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Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera sulla Riforma delle pensioni Fornero



    


Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero

sabato 18 gennaio 2020 - 21:32


ALLA C.A. DEL DIRETTORE LUCIANO FONTANA

CC: PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI LAVORO E POLITICHE SOCIALI, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI ECONOMIA E FINANZE, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, COMMISSIONI FINANZE CAMERA E SENATO, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO, PROF.SSA ELSA FORNERO, MEF, RGS, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI, ALTRI


Egr. direttore Luciano Fontana,

Mi sorprende che, nonostante le mie decine di lettere “circolari”, il Corriere continui a fare da tribuna prestigiosa alla generale DISINFORMAZIONE sulle pensioni (ormai mondiale), che dura dal 2013-14, per colpa di tutti i media, e coinvolge anche gli esperti previdenziali.

Dimentico di ciò che scriveva il Corriere nel 2012 riguardo agli effetti rilevanti della Riforma Sacconi.[1] E in sfregio alla normativa pensionistica, dal momento che le pensioni sono regolate da leggi emanate dal Parlamento e promulgate dal Presidente della Repubblica, al termine di un iter che coinvolge i servizi del Parlamento (gli ottimi e dettagliati dossier delle leggi elaborati dal Servizio Studi della Camera dei Deputati sono stati per il mio saggio e sono tra le mie principali e più affidabili fonti). Quindi è tutto verificabile, e se si vuole si può distinguere il grano dal loglio, il vero dal falso.

In data 27 dicembre 2019, il Corriere ha ospitato il seguente articolo di Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, scritto a quattro mani con Michaela Camilleri, anche lei di Itinerari Previdenziali:

L’articolo è stato rilanciato da parecchi media.

Poiché in esso veniva citata soltanto la Riforma Fornero e le veniva attribuito erroneamente l’aumento a 67 anni dell’età di pensionamento di vecchiaia, ho scritto la lettera n. 3 ad Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, inviata p.c. anche al Corriere della Sera.[2]

Ma, come in passato, Alberto Brambilla ha tenuto in non cale anche la mia terza lettera e, purtroppo, ha potuto pubblicare sul Corriere della Sera del 9.01.2020 un altro articolo, in cui ha ripetuto l’errata attribuzione alla Riforma Fornero del pensionamento a 67 anni:

Allora, dopo aver inutilmente segnalato la fake news di Alberto Brambilla alla segretaria di direzione del Corriere, che si è dichiarata non competente perfino a stampare la mia lettera pec e porla all’attenzione del direttore (già tra i destinatari della lettera a Brambilla), su suggerimento di un conoscente, ho inviato al Corriere, cinque volte complessivamente, via via modificata e ridotta, questa precisazione (ora integrata in alcuni elementi nella nota 3):

L'età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero ma dalla Riforma Sacconi.

9/1/2020 22:22

A  lettere@corriere.it,   letterealdocazzullo@corriere.it   Copia  lfontana@corriere.it,   nsaldutti@corriere.it,   emarro@corriere.it,   info@itinerariprevidenziali.it

In riferimento ai recenti articoli di Alberto Brambilla sul Corriere del 27.12.2019 e del 9.1.2020, Le segnalo di nuovo che l’età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero, che non ha quasi toccato le pensioni di vecchiaia se non per l’accelerazione dell’allineamento graduale da 60 a 65 anni delle donne del settore privato e la riduzione di 6 mesi della “finestra” (differimento dell’erogazione) per gli autonomi, ma dalla ben più severa (in termini sia di allungamento dell’età di pensionamento che del risparmio al 2060) Riforma Sacconi:

L’età di pensionamento a 67 anni è stata decisa dalla ben più severa (per allungamento dell’età di pensionamento e risparmio al 2060) Riforma Sacconi:

-          da 65 a 66 anni per i dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per gli autonomi uomini mediante la “finestra” di 12 o 18 mesi;

-          da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche;

-          da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);

-          da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita.

Riferimenti normativi: DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter; DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12; DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18; e DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, commi da 20 a 23. Può chiedere conferma al Vostro Enrico Marro.

[Trova l’analisi e le prove documentali in questo mio saggio LE MENZOGNE SULLE RIFORME DELLE PENSIONI SACCONI E FORNERO: Chi ha varato la riforma delle pensioni più severa (Le tre più grandi bufale del XXI secolo Vol. 2) https://www.amazon.it/dp/B07PVBXV98.]

Che il caporedattore Economia, Nicola Saldutti, mi ha chiesto di ridurre.[4]

Cosa che ho fatto, aggiungendo un lungo commento, inviato a vari destinatari.[5]

Il risultato finora (18.01) è stato che l’articolo di Alberto Brambilla con la notizia falsa sulla Riforma Fornero è rimasto in homepage del Corriere della Sera fino a giovedì 16.01, cioè per ben sette giorni, disinformando i lettori e alimentando la BUFALA gigantesca sulla Riforma Fornero, mentre la mia precisazione, per il poco che valeva, non è stata pubblicata.

Questo della DISINFORMAZIONE sulle pensioni (e sulle manovre finanziarie della XVI legislatura, Governi Berlusconi e Monti), che ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti, i docenti universitari, ministri, alti dirigenti pubblici, i sindacalisti, oltre all’estero, anche per colpa del Corriere della Sera, è davvero un caso surreale, che richiederebbe, come ho scritto pochi giorni fa al direttore de LINKIESTA in una lettera pec[6] inviata p.c. a centinaia di destinatari importanti, incluso il Corriere della Sera, un intervento della Procura della Repubblica o forse… dell’ONU, vista la sua dimensione ormai mondiale. E nella lettera al direttore de LINKIESTA aggiungevo: “Voi media, com’è noto, siete prodighi di esortazioni per la lotta in teoria alle fake news, alias BUFALE, ma poi siete i primi ad alimentarle nella prassi quotidiana”. E, nel caso della Riforma Fornero, limitatamente ai propalatori consapevoli delle BUFALE, con una ostinazione e una “resistenza” degne di una Commissione d’indagine (in senso lato: anche psicologico).

Distinti saluti,

V


_____________________


Note


[1] Si veda, ad esempio, questo articolo:

Corriere della Sera L'ETA MEDIA È SUPERIORE DI DUE ANNI RISPETTO ALLA FRANCIA E VICINA A QUELLA TEDESCA

Pensioni, «il sistema (ora) è in sicurezza» Mastrapasqua, la riforma e il bilancio dell'Inps

Nei primi sei mesi del 2012 l'età media per l'accesso alla pensione nel privato è stata di 61,3 anni

Il dato sull'aumento dell'età media di pensionamento risente soprattutto dell'effetto combinato dello scalino per la pensione di anzianità e dell'introduzione della finestra mobile mentre non tiene ancora conto della riforma Monti-Fornero che dispiegherà i suoi effetti a partire dal 2013.

28 luglio 2012

[2] Lettera n. 3 al Dott. Alberto Brambilla sulle sue notizie false sulle pensioni

[3] Questo è più completo:

-       -   da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[i] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche;[ii] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-      -    da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);[iii] accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018;

-       -   da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[iv] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

[i] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.

[ii] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.

[iii] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.

[iv] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 nel 2013, +4 nel 2016, +5 mesi nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.

[4] Il 12 gennaio 2020 alle 17.51 Saldutti Nicola <NSaldutti@rcs.it> ha scritto:
Buongiorno,

nei prossimi giorni metteremo il suo chiarimento, le chiedo solo di ridurre la sua precisazione a 1300 battute, Grazie

nicola saldutti

Caporedattore Economia

Inviato da iPhone

[5] Re: L’età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero ma dalla Riforma Sacconi.

v

12-01-2020 23:00

A  Saldutti Nicola   Copia  Corriere-dellaSera-Lettere-e-Idee,   Marro Enrico,   info@itinerariprevidenziali.it,   a.brambilla@itinerariprevidenziali.it,   michaela.camilleri@itinerariprevidenziali.it,   maurizio.sacconi@senato.it,   damiano_c@camera.it,   elsa.fornero@unito.it,   ichino@pietroichino.it,   ogiannino@yahoo.com,   tito.boeri@unibocconi.it,   pietro.garibaldi@carloalberto.org,   segreteria.landini@cgil.it,   segreteria.camusso@cgil.it,   segreteria.ghiselli@cgil.it,   nazionale@spi.cgil.it,   segreteria.generale@cisl.it,   segreteriagenerale@uil.it  

Buonasera,

Reivio la mia precisazione in dimensioni ridotte.

CC maurizio.sacconi@senato.it, damiano_c@camera.itelsa.fornero@unito.itichino@pietroichino.itogiannino@yahoo.comtito.boeri@unibocconi.itpietro.garibaldi@carloalberto.org,

Egr. direttore Fontana,

In riferimento ai recenti articoli di Alberto Brambilla sul Corriere del 27.12.2019 e del 9.1.2020, rilanciati da tutti i media, Le segnalo che l’età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero, ma dalla ben più severa (per allungamento dell’età di pensionamento e risparmio al 2060) Riforma Sacconi: da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” di 12 o 18 mesi; da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche; da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privatogradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita); da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita. Riferimenti normativi: DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter; DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12; DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18; e DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, commi da 20 a 23.

***

Vi ringrazio della pubblicazione, ma trovo davvero utile aggiungere che la DISINFORMAZIONE sulle pensioni (che costituisce quella che io ho battezzato la Seconda più grande Bufala del XXI secolo; la Prima riguarda le manovre correttive della XVI legislatura, che ha avuto per vittime 60 milioni di Italiani, inclusi quasi tutti gli economisti, e poi l’estero, inclusi premi Nobel e giornali prestigiosi; e la Terza gli obiettivi statutari della BCE, che ha colpito perfino la nostra banca centrale) richiederebbe ben altro, poiché ha fatto anch’essa in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero, assumendo ormai una dimensione mondiale. Per responsabilità di tutti i media, dimentichi di ciò che scrivevano nel 2012 sugli effetti portentosi della Riforma Sacconi (i quali adesso vengono erroneamente attribuiti da TUTTI alla Riforma Fornero); e, in particolare, di alcuni esperti previdenziali: tra i principali – come ho dimostrato per tabulas nel mio saggio, nel mio blog, e nelle mie decine di lettere “circolari” -, anche per la loro notorietà, si annoverano Elsa Fornero, a mio avviso fin dalla ‘anomala’ struttura e formulazione del testo della sua Riforma (si veda, ad esempio, proprio il caso dell’aumento a 66 anni della pensione di vecchiaia o di 41 anni e 3 mesi della pensione anticipata, che le viene erroneamente attribuito, com’ella stessa incongruamente lamenta nel suo libro del 2018), Maurizio Sacconi, Cesare Damiano, Giuliano Cazzola, Oscar Giannino, Tito Boeri, Pietro Garibaldi, Pietro Ichino, Alberto Brambilla, ai quali ho scritto numerose volte, ma o non leggono le e-mail e pec o palesano un’ostinazione degna di miglior causa e che andrebbe indagata sotto il profilo psicologico e stigmatizzata (stigmatizzare = deplorare severamente e pubblicamente); ri-trovate tutte le lettere nel mio blog http://vincesko.blogspot.it. Ai quali si aggiungono ministri, parlamentari, alti dirigenti pubblici, sindacalisti (perfino della CGIL, che fu l’unico sindacato ad opporsi nel 2010-11 alla severissima Riforma SACCONI ed avrebbe tutto l’interesse a combattere le BUFALE sulle pensioni, non ad alimentarle, come fanno Camusso, Landini, Ghiselli, Pedretti, che ignorano le norme pensionistiche ed imitano le “complici” di Sacconi e Tremonti, CISL e UIL), governatori di banca centrale, giornali stranieri prestigiosi, OCSE, FMI, ecc.

Essa ha avuto – ed in parte ha ancora - insieme alle altre due un impatto molto negativo sull’Italia, poiché – come ho osservato in una mia recente lettera al giornale economico tedesco Handelsblatt - i pregiudizi verso l’Italia (coltivati anche – e soprattutto - dalla tecnostruttura UE a trazione tedesca e olandese) sono alimentati spesso da false notizie o, peggio, notizie false, provenienti in primo luogo dall’Italia. Come avvenne in particolare durante l’anno orribile 2011, ma continua tutt’oggi. E non è necessario essere patrioti sfegatati per ritenerla una prassi autolesionistica e profondamente antitaliana.

In conclusione, segnalo che quasi l’unico che abbia risposto finora al mio centinaio di lettere, inviate a migliaia di destinatari, è stato il Quirinale, che avevo coinvolto come extrema ratio nel caso dell’errata interpretazione del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza delle chiarissime norme della Riforma Fornero e della Riforma Sacconi relative all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita. È sconfortante constatare che neppure l’inoltro delle mie osservazioni da parte del Quirinale al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali è riuscito, sei mesi dopo, ad evitare che la burocrazia ripetesse tale errata interpretazione nel decreto direttoriale del 5.11.2019. E che nessun altro dei destinatari (segnatamente gli esperti) mi abbia dato una mano in questa difficilissima incombenza, avendo a che fare col moloch della terribile burocrazia italiana, la peggiore dell’Europa occidentale (si veda il poscritto nella mia lettera a RGS).

Dopodiché sono tornato alla carica, prima con i predetti due alti dirigenti e poi con la Ministra. Ma (i) a un cittadino normale è precluso ricevere informazioni dalla segreteria del RGS e perfino accedere telefonicamente alla segreteria del Ministro del Lavoro (che forse ignora l’esistenza della Riforma SACCONI, poiché non la cita mai); mentre, essendo il numero diretto pubblicato sul suo sito, (ii) ho attualmente in corso un’interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza, che ha riconosciuto la bontà delle mie osservazioni e ha delegato per la risposta un funzionario, che però è spesso assente e dopo due mesi non mi ha ancora risposto. Vale forse la pena di precisare che io sono già in pensione e faccio questo soltanto per contrastare le BUFALE, a me particolarmente invise (‘vizio’ che andrebbe anch’esso indagato…), e per i milioni di futuri pensionandi, inclusi voi che leggete (ma sembra che non vi freghi niente).

Cordialissimi saluti,

V.

PS: Vi sarei grato se mi poteste avvisare del giorno di uscita della mia precisazione.

[6] Lettera al direttore de LINKIESTA Christian Rocca (e a tutti i media) sulle loro false notizie sulle pensioni



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Lettera a Stefano Mensurati di Rai1 RAI sul vero e il falso sulle pensioni





Pubblico la lettera che ho inviato, il 14 gennaio scorso, al giornalista Stefano Mensurati, conduttore della trasmissione Tra poco in edicola di Radio1 RAI, sulla questione delle BUFALE propalate da quasi 10 anni sulla Riforma delle pensioni Fornero. Sono intervenuto qualche volta in diretta telefonica per contrastarne qualcuna, come è avvenuto la notte prima che gli inviassi questa lettera, ad opera del responsabile Welfare della CGIL, Roberto Ghiselli, che, almeno in teoria, dovrebbe essere un esperto della materia pensionistica. A Ghiselli, come scrivo nella lettera, ho fatto omaggio del mio saggio, che al capitolo 2 esamina proprio tale materia, ed ho inviato decine di lettere “circolari” sulle false notizie sulle pensioni. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


v

14-01-2020 17:27

A  trapocoinedicola@rai.it


Egr. dott. Mensurati,

La Sua reazione ieri notte a difesa dell’indifendibile compagno Ghisleri della CGIL, al quale ho fatto omaggio del mio saggio e inviate tutte le decine di lettere di interesse dei sindacati, qualche volta telefonando alla sua segreteria per accertarmi che fossero poste alla sua attenzione (come ho fatto anche stamattina, ma non sono riuscito a parlargli) mi ha sorpreso.

Io, da perfetto ignorante fino ad allora (vede? non ho paura di definirmi tale, quando lo sono), m’interesso di pensioni dal 2010, quando mi mancava un anno per il pensionamento e, purtroppo, scoppiò la crisi greca, che indusse l’UE a chiedere anche all’Italia una stretta fiscale e sulle pensioni. Allora il Governo Berlusconi varò la prima manovra anticrisi, il DL 78 del 31 maggio 2010, di 62 mld cumulati a valere per il triennio successivo (ma le misure strutturali valgono tuttora), al cui art. 12 c’è la severissima Riforma SACCONI, che, tra le altre cose, aumentò l'età di pensionamento sia di vecchiaia che di anzianità, e perciò mi rinviò di un anno il pensionamento di vecchiaia da 65 a 66 anni, portando la “finestra” fissa, introdotta dalla Riforma Damiano nel 2007, da 4 a 12 mesi per i dipendenti e a 18 per gli autonomi; e modificò sostanzialmente l’adeguamento alla speranza di vita (ch’egli aveva introdotto un anno prima col DL 78/2009, art. 22-ter, comma 2, cioè 2 anni prima che arrivasse Elsa Fornero, alla quale viene erroneamente attribuito) relativamente alla pensione di vecchiaia, alle “quote” e all’assegno sociale, che poi, attraverso 3 scatti rispettivamente di 3+4+5=12 mesi, ha portato l’età di pensionamento di vecchiaia da 66 a 67 anni dall’1.1.2019. Ma (anche) Ghiselli lo imputa a Fornero (sic!).

La CGIL fu l’unico sindacato ad opporsi e, considerate le critiche che riceve nel Web per non essersi opposto alla Riforma Fornero, avrebbe tutto l’interesse a chiarire chi ha fatto che cosa in tema di pensioni, non ad attribuire i 67 anni e i 1.000 mld di risparmio alla Riforma Fornero, come improvvidamente e incredibilmente ha fatto ieri notte Roberto Ghiselli, alimentando la damnatio memoriae della severissima Riforma SACCONI e rivelando che non ha letto affatto lo studio di RGS LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017, che io esamino nel mio saggio rilevandone le incongruenze e dove si analizza il risparmio al 2060 delle riforme delle pensioni dal 2004 (che sono 4: Maroni, 2004; Damiano, 2007; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) e ne parla per sentito dire.

Tornando a Lei, io penso che un bravo giornalista debba fare esplicitamente o implicitamente del fact cheking e non alimentare le BUFALE. Lei è bravo, ha una voce che “passa”, talvolta perfino corregge gli interlocutori quando crede di padroneggiare l’argomento, ma ha un pessimo rapporto con alcune parole: come ignoranza e censura. E soprattutto con la Riforma delle pensioni Fornero. Capisco che, da quando ascolto la Sua trasmissione e, soltanto quando sento delle BUFALE enormi, intervengo per correggerle (come ho fatto obtorto collo ieri notte), le ho rotto il giocattolo che attira audience di parlar male della Riforma Fornero, come fanno tutte le trasmissioni, 60 milioni di Italiani e quasi tutti gli esperti. Ma questo non l’autorizza ad alimentare la universale DISINFORMAZIONE sulle pensioni, anziché contrastarla.

Le pensioni sono regolate da leggi, emanate dal Parlamento e promulgate dal Presidente della Repubblica, al termine di un iter che coinvolge i servizi del Parlamento (gli ottimi e dettagliati dossier delle leggi elaborati dal Servizio Studi della Camera dei Deputati sono stati per il mio saggio e sono tra le mie principali e più affidabili fonti). Quindi è tutto verificabile, e se si vuole si può distinguere il grano dal loglio, il vero dal falso. La Sua trasmissione Tra poco in edicola è inclusa da circa un anno nella mia mailing list e quindi ha ricevuto finora alcune mie decine di lettere “circolari”, diverse delle quali hanno riguardato le pensioni. In esse, ci sono sempre tutti i riferimenti legislativi a sostegno delle mie osservazioni critiche sugli autori delle BUFALE scritte o verbali ai quali le lettere, talvolta pec, sono indirizzate, da ultimo la risposta che ho inviato a Nicola Saldutti, caporedattore Economia del Corriere della Sera, sulle BUFALE diffuse sullo stesso Corriere da Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, sulla Riforma Fornero, e dove c’erano i riferimenti legislativi, che peraltro ho dovuto ridurre per ragioni di spazio (tra poco ne invierò un’altra, via pec, al giornale on-line LINKIESTA). Non ne ha letta nessuna? Se non le ha lette ha fatto malissimo. Le legga e così sarà in grado finalmente di distinguere chi dice il vero e chi il falso. Ammesso che Lei ami conoscere la verità, e non cullarsi comodamente nel pregiudizio e nell’ignoranza.

Cordiali saluti,

V.


PS: Se mi comunica il Suo indirizzo email ed è iscritto o intende iscriversi ad Amazon, Le farò omaggio del mio saggio in ebook, di 310 pagine e corredato da 480 note. Nella postfazione c’è il commento di Elsa Fornero, che io critico severamente nel mio, naturalmente per tabulas, perché la considero tra i principali responsabili della DISINFORMAZIONE ormai mondiale che circonda le pensioni italiane, la quale attesta che nella mia analisi mi sono attenuto alle norme di legge. Se preferisce può comunicarmi quello postale della sede della Sua trasmissione e le invierò, tramite Amazon, il cartaceo, che ho appena finito di revisionare. Attendo un Suo cortese riscontro di presa visione.

Pubblicherò questa lettera e la Sua eventuale risposta nel mio blog. Ometto questa volta, in via eccezionale, di indirizzarla p.c. ad altri destinatari.



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Lettera al Professor Peter Bofinger sugli obiettivi statutari della BCE




Pubblico la lettera che ho inviato, in data 7 gennaio, al professor Peter Bofinger economista tedesco ed ex membro del Consiglio degli Esperti Economici, dopo aver letto un suo articolo sugli obiettivi statutari della BCE. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera al Professor Peter Bofinger sugli obiettivi statutari della BCE

v

7/1/2020 17:06

A  peter.bofinger@uni-wuerzburg.de 

  

Egr. Prof. Peter Bofinger,

Ho letto il Suo interessante articolo Time is ripe for a new ECB strategy.[1] Mi permetta di osservare che la scarsa comprensione del pubblico, inclusi gli esperti, è voluta. Per responsabilità principale della BCE, che nasconde sistematicamente che la BCE non ha soltanto l’obiettivo della stabilità dei prezzi. Come, invece, si deduce facilmente dal titolo dell’art. 2 Statuto BCE: al plurale. Con l’ausilio, non so se volontario o involontario, della Commissione Europea, che riporta nel suo sito la seguente descrizione errata delle funzioni della BCE, ma rinvia per il secondo obiettivo al link Lista completa dei compiti della BCE:

«La Banca centrale europea (BCE) gestisce l'euro e definisce e attua la politica economica e monetaria dell'UE. Il suo compito principale è mantenere la stabilità dei prezzi, favorendo in tal modo la crescita e l'occupazione.»


Ma fino al 2015 era peggio. Ecco quanto compariva sul sito ufficiale della Commissione:

«La Banca centrale europea (BCE, con sede a Francoforte, in Germania) gestisce l'euro, la moneta unica dell'UE, e garantisce la stabilità dei prezzi nell'UE. La BCE contribuisce anche a definire e attuare la politica economica e monetaria dell'UE.
Obiettivo
La Banca centrale europea (BCE) è una delle istituzioni dell'UE. I suoi obiettivi principali sono:
• mantenere la stabilità dei prezzi (tenendo sotto controllo l'inflazione) specialmente nei paesi dell'area dell'euro
• mantenere stabile il sistema finanziario, assicurandosi che i mercati finanziari e le istituzioni siano controllati in modo appropriato.
La Banca lavora in collaborazione con le banche centrali dei 28 paesi dell'UE. Insieme costituiscono il Sistema europeo delle banche centrali (SEBC). Ne deriva così una cooperazione tra le banche centrali dell'area dell'euro, detta anche eurozona, ovvero i 18 paesi dell'UE che hanno adottato la moneta unica. La cooperazione all'interno di questo gruppo di banche è chiamata Eurosistema.»


Da semplice cittadino europeo, contrasto questa inadempienza della BCE da alcuni anni, anche presentando, nel 2014, una petizione al Parlamento Europeo.


A mio avviso, come conferma il professor Daniele Ciravegna dell’Università di Torino, da anni sono la Commissione Europea e la BCE a non rispettare i Trattati. Sarebbe utile che professori del Suo livello approfondissero e, se lo ritengano, divulgassero questa grave responsabilità degli Organi apicali dell’Unione Europea.

Per non ripetermi, Le segnalo:

(i) la mia recentissima Lettera alla Banca d’Italia sulla sua errata citazione dello Statuto BCE, chiedendole “una analisi critica dell’art. 2 Statuto BCE, fedele alla lettera e allo spirito dello Statuto BCE, derivato dai Trattati”.

Alla quale aggiungo, su aspetti collaterali legati comunque alla cattiva informazione:


(ii) la mia recentissima lettera ad Handelsblatt.

Cordiali saluti,

V.


[1] I tempi sono maturi per una nuova strategia della BCE

di Peter Bofinger - 6 gennaio 2020

Non è tanto ciò che la Banca centrale europea sta facendo che è sbagliato ma in quanto non inquadra la comprensione del pubblico. La prossima strategia della BCE, scrive Peter Bofinger, dovrebbe farlo.



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https://vincesko.blogspot.com/2020/01/lettera-al-professor-peter-bofinger.html  




Lettera a Limes sulla grave carenza di un suo articolo sulla caduta del IV Governo Berlusconi




Lettera a Limes sulla carenza di un suo articolo sulla caduta del IV Governo Berlusconi

v

19/12/2019 13:55

A limes@limesonline.comcopia carloclerix@gmail.com 


Egr. Direttore Caracciolo,

Ho letto soltanto oggi, per caso, l’articolo a firma di Andrea Muratore Il triplice fuoco contro l’Italia: così fu fatto cadere Berlusconi del 25.12.2018.

L’articolo cita come fonte ed analizza quattro libri. Tutti senza dubbio utili ed interessanti. Ma temo ne manchi uno, se non fondamentale, almeno necessario a comprendere a fondo ciò che successe nel 2011. Quello che riporta le CIFRE. Carenza che emerge chiaramente dall’articolo. Mi riferisco in particolare a due punti. Il primo è dove l’autore scrive: «Sul fronte finanziario, la manovra accerchiante per costringere l’Italia ad accettare una manovra di “lacrime e sangue” e, in prospettiva, l’intervento della Troika.»

Il secondo: «il presidente della Repubblica, negando l’uso del decreto per l’approvazione della manovra economica che doveva tranquillizzare la Ue, mandò Berlusconi disarmato al G20 di Cannes del 3 novembre.»

Sono affermazioni del tutto infondate, smentite dai dati ufficiali (la mia fonte principale è il Servizio Studi della Camera dei Deputati). Berlusconi aveva già fatto un mastodontico consolidamento fiscale, che infatti si riflette nei commenti positivi citati, direttamente o indirettamente, nell’articolo. Dal maggio 2010 all’agosto 2011, il Governo Berlusconi aveva già approvato ben tre manovre correttive “lacrime e sangue”, per un importo complessivo di 209 miliardi cumulati, a valere per il quadriennio 2011-14 (ma le misure strutturali valgono tuttora), così costituiti:

  • DL 78 del 31.05.2010, di 62 mld cumulati 2011-13 (la prima manovra correttiva, dopo la crisi della Grecia);
  • DL 98 del 6.07.2011, di 82 mld cumulati, per il quadriennio 2011-14;
  • DL 138 del 13.08.2011, di 65 mld cumulati, per il quadriennio 2011-14 (dopo la famosa lettera del 5.08.2011 della BCE; un’analoga lettera fu inviata alla Spagna, ma il premier Zapatero la chiuse in un cassetto e ne rivelò l’esistenza solo 2 anni dopo nel suo libro “El dilema”).

Nessuna delle persone citate nell’articolo (Ricolfi, che è menzionato nel mio libro come uno dei 40 esempi di vittime illustri della Prima Bufala, vedi appresso, Zapatero, Geithner, Friedman e Napoletano) conosceva almeno fino al 2015 tali cifre. Come, peraltro, quasi nessuno dei 60 milioni di Italiani, inclusi i docenti di Economia, oltre all’estero. Poche decine di persone le conoscevano, quasi tutti funzionari pubblici nel 2011 (non quelli di adesso). Tra questi c’è Renato Brunetta, che fu uno dei protagonisti della vicenda, che le ha riportate in vari suoi scritti. Purtroppo ha un difetto: la sua verità è a geometria variabile, a seconda della convenienza, ed ha un pessimo rapporto con Monti, per cui incoerentemente gli imputa la recessione, pur avendo Monti varato soltanto il 19% del valore totale delle manovre (330 mld).

La defenestrazione di Berlusconi non dipese dai numeri, né dalla sua renitenza ad adempiere le prescrizioni dell’UE (Commissione, Consiglio e BCE). Egli ubbidì in quasi tutto. Il “quasi” dipese esclusivamente dal veto, per motivi elettorali (prevedeva nuove elezioni a breve), del ministro leghista Bossi in tema di pensioni.

In sintesi, si può dire paradossalmente che Berlusconi è stato una vittima, oltre che del duo Sarkozy-Merkel, del suo potentissimo sistema (dis)informativo, che propalava e ancora propala la BUFALA cosmica che non ha mai messo le mani nelle tasche degli Italiani (e che le pensioni le ha toccate severamente Fornero).

Le accludo, qui sotto, il paragrafo 4 del mio saggio sulla XVI legislatura “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO”, dove ho anche analizzato criticamente sia il libro di Brunetta che quello di Napoletano.

La prefazione del mio saggio è di Carlo Clericetti, che conosce bene il mio lungo impegno solitario di divulgazione e controinformazione sulle cifre delle manovre correttive della XVI legislatura e sulle riforme delle pensioni Sacconi e Fornero.

Cordiali saluti,

V.


PS: Chiedo scusa per il passato, in futuro aggiungerò Limes tra i media destinatari delle mie periodiche lettere “circolari” di controinformazione.

4.   Il «golpe»

Il Consiglio europeo del 23-26 ottobre 2011, con l’irrisione pubblica di Silvio Berlusconi da parte del presidente francese e della cancelliera tedesca davanti ai media di tutto il mondo, chiuse il periodo cruciale per la sopravvivenza del Governo Berlusconi, cominciato con l’arrivo della lettera della BCE. Che a sua volta chiuse il primo periodo dell’attacco all’Italia da parte della speculazione mondiale, innescata, come abbiamo visto, dalla Deutsche Bank,[22] con la vendita, nel corso del secondo trimestre 2011, di quasi tutti i titoli sovrani italiani che deteneva in portafoglio. Ed allora vediamo come si è svolta l’importante vicenda di questa famosa lettera.

Il contenuto della lettera della BCE del 5 agosto 2011[55] – racconta l’On. Brunetta nel suo libro citato (pag. 19) - fu anticipato informalmente il 4 agosto al Governo, proprio nella persona del ministro Brunetta, da Mario Draghi (governatore della Banca d’Italia e presidente nominato della BCE dal Consiglio Europeo del 23-24 giugno 2011, dal 1° novembre successivo). Prima tramite il professore e senatore Nicola Rossi (del Partito Democratico) e poi in un colloquio telefonico con il PdC Berlusconi e lo stesso Brunetta. Il quale poi, su richiesta di Draghi, incontrò Daniele Franco (allora della Banca d’Italia, ora Ragioniere Generale dello Stato) che stava lavorando alla redazione della lettera, ibidem, pag. 38. Brunetta ne riassume così lo scopo:

«la Banca centrale europea avrebbe continuato ad acquistare sul mercato i nostri titoli, quindi raffreddando l’incendio speculativo esploso improvvisamente in pochi giorni, e senza che cambiasse alcun dato reale, solo e unicamente se noi avessimo dato delle risposte aggiuntive in termini di politica economica, di rigore e di riforme.»

E poi, a pag. 39, traduce il nocciolo delle richieste:

«Il punto centrale è proprio quello: l’anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al 2013 e la richiesta di una serie di riforme strutturali.»


Riguardo a tale importante lettera va evidenziato - come un anno fa ha rammentato l’ex ministro Giulio Tremonti[63] - quanto segue:

(i) il Governatore di Bankitalia Draghi, nelle Considerazioni finali del 31 maggio 2011[64] - cioè appena due mesi prima - aveva, invece, approvato la decisione del pareggio di bilancio nel 2014 («Appropriati sono l’obiettivo di pareggio del bilancio nel 2014 e l’intenzione di anticipare a giugno la definizione della manovra correttiva per il 2013-14.») e

(ii) il Consiglio Europeo del 21 luglio 2011, nel comunicato finale,[65] aveva confermato tale giudizio positivo («In questo contesto, accogliamo con favore il pacchetto di misure di bilancio recentemente presentato dal Governo italiano, che gli consentirà di portare il disavanzo al di sotto del 3% nel 2012 e di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014.» (DL 98 del 6.7.2011, di 82 miliardi cumulati);

(iii) la stampa internazionale e, soprattutto, la cancelliera tedesca Angela Merkel avevano manifestato il loro apprezzamento («Merkel: la manovra italiana va bene»[66]);

(iv) Tremonti deduce a ragione: «Ciò premesso è evidente come solo in malafede si possa pensare che i conti pubblici di un grande paese possano virare dal bene al male… in soli 15 giorni!»; e

(v) conclude, a ragione: «Come puoi fare riforme e sviluppo se parallelamente devi condurre una [terza!, ndr] selvaggia manovra di bilancio [e la precedente – di ben 82 miliardi cumulati - di appena 38 giorni prima, ndr]».

Proprio per questo, risulta improvvida o segno di estrema debolezza (tertium non datur) la decisione del governo Berlusconi di adempiere immediatamente i diktat della BCE, anziché rispedirli al mittente, in tutto o almeno in parte.

Come infatti fece l’altro destinatario di una lettera analoga, il primo ministro spagnolo José Luis Zapatero, che decise di non darvi seguito e la chiuse in un cassetto - forse anche perché si approssimavano le elezioni da lui anticipate di sei mesi rispetto alla scadenza naturale, alle quali aveva già deciso e comunicato di non ricandidarsi - e rivelò l’esistenza della lettera soltanto nel suo libro autobiografico del 2013 «El Dilema: 600 días de vértigo».[67][68] Le elezioni furono poi vinte dal leader del Partito Popolare, Mariano Rayoj, il quale per ottenere l’aiuto finanziario dell’UE, inclusa l’Italia, per far fronte alla grave crisi delle banche spagnole adempì tutte le prescrizioni della BCE, ricevendo in cambio dalla Commissione la «licenza» di violare il limite del 3 per cento del deficit/Pil per altri sei anni.

Per un Governo coeso e credibile c’è sempre un margine negoziale, a fortiori in questo caso in cui c’è un ribaltamento in pochi giorni del giudizio sui conti pubblici, già oggetto di due pesanti manovre correttive: il DL 78/2010 (62 miliardi) e il DL 98/2011 (82 miliardi), per ben 144 miliardi cumulati.[28] Ma il Governo Berlusconi-Tremonti non era né coeso – minato internamente dal forte dissidio tra il PdC e il ministro dell’Economia - né credibile, era retto da un leader ormai screditato a livello interno e internazionale, incapace caratterialmente di prenderne atto e comportarsi di conseguenza, poggiava su una alleanza politica e una maggioranza parlamentare che cominciavano a sgretolarsi, bersagliato da tutte le parti,[69] e per giunta – essendo incline a mentire e disinformare sistematicamente - ubbidiva facendo mostra di opporsi, togliendo efficacia a ciò che deliberava e ricevendone in cambio nulla, anzi maggiore austerità.

Poi, ad avvalorare quasi inconsapevolmente la contraddittorietà del comportamento del duo Berlusconi-Tremonti,

(vi) Giulio Tremonti, due anni dopo, parlerà di golpe,[70] motivando la grave accusa così: «la Bce non solo imponeva l’anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al '13, ma anche l’obiettivo di un fabbisogno netto dell’1% nel 2012. La Troika in confronto si è poi rivelata flessibile e lungimirante. Una doppia e contemporanea richiesta di questo tipo non è mai stata avanzata, né realizzata nella storia finanziaria europea»; e

(vii) il ministro Bossi, il 6 agosto, ne attestava il carattere di do ut des,[71] che in quella situazione (resa) drammatica aveva l’amaro sapore di un ricatto: «Tutti hanno paura che i titoli di stato si trasformino in carta straccia, ma facendo il pareggio di bilancio un anno prima, la Bce ci ha garantito che da lunedì ce li comprerà: quindi per noi è una soluzione, una garanzia».

Come confermerà l’ex ministro Brunetta nel suo libro citato (pag. 38). Il quale giustamente aggiunge che «un monito di quel tipo [è] incongruo rispetto al ruolo della BCE» (pag. 45) (ma – aggiungo io - è molto più che incongruo, è in palese violazione del proprio statuto derivato dai Trattati - si veda il capitolo 3 -, tant’è che l’UE protestò per avere il Governo italiano resa pubblica la lettera). Scrive Brunetta, additando la stampa di sinistra (ibidem, pag. 52):

«Predisponiamo una nuova manovra al fine di attuare le richieste della lettera.

Il 13 agosto 2011 si parte con la manovra correttiva che, nonostante le origini e le turbolenze di quelle settimane, si rivelerà tra le migliori mai poste in essere. Il suo ammontare è di 65 miliardi, di cui il 64% ricavato da tagli, il 32% da maggiori entrate e il 4% dedicati allo sviluppo.

Draghi mantiene le promesse, e la BCE compra 16 miliardi di titoli di Stato italiani sul mercato secondario.

Ma qui si palesa il lavorio dei nemici interni, una sorta di contro manovra, per annullarne gli effetti positivi. La Stampa di sinistra inizia a parlare di «Berlusconi trick».

Come dire: ehi, attenti cari speculatori, qui c’è roba buona per voi. Berlusconi finge. Fa un decreto di carta che non realizzerà mai. Intanto ottiene aiuti dalla BCE, la Commissione europea smette di guardare l’Italia in cagnesco, e Berlusconi ne approfitta per far ridurre artificialmente lo spread, con annunci farlocchi.

Piccolo ma sentito mea culpa. A questo disegno nefasto giovarono di certo i mal di pancia della nostra maggioranza, che impedivano sguardi lungimiranti e costringevano a frenate, a detti e contraddetti. Soprattutto con il principale partner di governo e di maggioranza: la Lega di Bossi (e Tremonti).

Per cui una manovra travagliata, ma assolutamente di entità corretta, bene impostata, finì per essere guardata torvamente anche nel nostro ambito.

Logico che una manovra aggiuntiva di quel tipo non poteva non destare grandi tensioni all’interno della maggioranza. Difficile spiegare la necessità di ulteriori sacrifici, di fare un altro buco alla cinghia, per imprese e famiglie che stavano per esaurire le riserve di grasso accumulate dalla nostra educazione di risparmiatori.

Tutto questo creò confusione attorno alla manovra, la quale confusione depresse il valore della manovra stessa, fornendo ulteriori argomenti alla favola, assolutamente ingiustificata, del Berlusconi trick. Cioè del dire senza fare, ma nel frattempo incassare. I fatti dicono tutt’altro.»


Giustappongo, sulle medesime manovre correttive di luglio e agosto, il giudizio negativo dell’allora direttore del Sole 24 ore, Roberto Napoletano, che certamente non è ascrivibile alla sinistra ed ebbe un peso nella vicenda con i suoi editoriali (prendo le citazioni dal suo libro «Il cigno nero e il cavaliere bianco», altro libro che ho apposta acquistato e letto per questa occasione). Egli vi scrive varie inesattezze, che attestano che non conosce la normativa pensionistica (si veda il capitolo 2), né bene le manovre correttive. Dato il suo ruolo di direttore del principale giornale economico italiano, vale la pena di esaminarne e commentarne criticamente qualcuna come ulteriore prova documentale paradigmatica dell’ignoranza generale sia in tema di manovre correttive (Prima Più Grande Bufala), sia in tema di pensioni (Seconda Più Grande Bufala), sia in tema di poteri-doveri della BCE (Terza Più Grande Bufala).

  1. «L’insieme delle misure «vale» 40 miliardi.» (Posizione kindle: 237).

Un anno dopo, Il Sole 24 ore scrive in un lungo e dettagliato articolo[28] che il totale della prima, pesantissima, manovra estiva (DL 98/2011) è pari a 80 mld cumulati per il quadriennio 2011-2014. Ma, in effetti, le misure strutturali (cioè permanenti) valgono tuttora.

  1. «unicamente sulla carta, poiché il decreto appena varato ne assicura solo 25,3. Altri 16,9 miliardi nel biennio 2013-2014 dovranno essere recuperati attraverso il gettito (ipotetico) atteso dal disegno di legge delega in materia fiscale e assistenziale, il cui iter di approvazione si presenta peraltro alquanto incerto.» (Posizione kindle: 237).

I 25,3 miliardi si sommano ai 62 miliardi cumulati del DL 78/2010 e sono integrati, appunto, dalla c.d. «clausola di salvaguardia» introdotta proprio dalla manovra di luglio 2011 (DL 98/2011, L. 111/2011, art. 40, e anticipandola col DL 138/2011) per apprestare la copertura all’anticipazione del pareggio di bilancio dal 2014 al 2013 chiesto dalla lettera del 5.08.2011 della BCE al Governo; clausola di salvaguardia, modificata dal Governo Monti, che ci trasciniamo da allora e che ogni anno riceve una regolare copertura temporanea.

  1. «La manovra non convince i mercati» (Posizione kindle: 239).

La manovra – come abbiamo visto - è giudicata positivamente dal Consiglio Europeo e dalla cancelliera Merkel, poi nel giro di 15 giorni tutto cambia. I cosiddetti mercati hanno scommesso sulla rottura dell’Euro; l’Italia, dopo l’attacco alla Grecia, all’Irlanda, al Portogallo e alla Spagna, è considerato il grimaldello. Nulla potrà il «salvatore» Monti, durante il cui governo, nel 2012, dopo un iniziale calo, lo spread BTP-Bund tornerà pericolosamente sopra i 500 punti base. Fino al decisivo «whatever it takes» di Draghi del 26 luglio 2012.

  1. «Si arriva alla vigilia di Ferragosto e il governo Berlusconi è costretto a varare un secondo intervento correttivo sotto dettatura della BCE (la famosa lettera) e di Bruxelles; ma la polpa (pensioni e lavoro) non c’è.» (Posizione kindle: 241).

Per le pensioni (si veda il capitolo 2), manca solo il completamento, come peraltro chiede la lettera della BCE del 5.08.2011, l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2021 è benchmark, ma tutto è sporcato e depotenziato dall’errore nella prima lettera di risposta (2026 in luogo di 2021) e soprattutto dalla credibilità prossima allo zero del PdC Berlusconi, che aveva scatenato la speculazione finanziaria mondiale contro l’Italia e favorito il complotto sui generis ai suoi danni.

  1. «Al punto che, poi, lo stesso Weidmann riconoscerà a Draghi il coraggio di avere scelto la politica monetaria espansiva.» (Posizione kindle: 314).

Certo, ma per l’Italia con ben sei anni di ritardo rispetto alla Federal Reserve USA (FED) e alla Banca d’Inghilterra (BoE) e gravi conseguenze economiche-sociali!, proprio a causa dell’opposizione soprattutto di Weidmann (si veda anche il capitolo 3).

  1. «All’Italia, grande malato d’Europa» (Posizione kindle: 320).

Falso, in base ai fondamentali. L’unico un po’ malato, secondo sua moglie, nonché il ministro Tremonti (cfr. i libri citati di Brunetta e Napoletano, si veda anche appresso), pare fosse il PdC Berlusconi.

Come ho già scritto, sulla base di un’analisi approfondita dei provvedimenti (vedi appresso il sottoparagrafo 5.3), per non parlare del giudizio di poi, il giudizio più congruo è quello di Brunetta; mentre quello di Napoletano, in linea con ciò che il suo giornale scrive a ridosso del varo della manovra, è contraddetto da articoli successivi del suo giornale, durante la sua direzione (si veda, tra gli altri, l’articolo alla nota 28).

Dopo nove giorni dall’approvazione della seconda manovra estiva, la BCE iniziava gli acquisti di titoli pubblici italiani (si veda il cap. 3).



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Lettera all’On. Marco Osnato (FdI) sul suo intervento alla Camera sulle case popolari





Pubblico con un discreto ritardo la lettera che inviai nell’ottobre 2019 al deputato di Fratelli d’Italia Marco Osnato su un tema che mi è molto caro, considerata la sua gravità in termini di estrema penuria e di decisività sull’esistenza economicamente sostenibile di milioni di poveri: le case popolari. Ad oggi non ho avuto nessuna risposta.


Lettera all’On. Marco Osnato (FdI) sul suo intervento alla Camera sulle case popolari

v

11/10/2019 14:21

A  osnato_m@camera.it   Copia  maria.alberticasellati@senato   e altri 48+390


ALLA C.A. DELL’ON. MARCO OSNATO

CC: PARLAMENTARI, MEDIA, SINDACATI, PROFESSORI, ALTRI


Egr. On. Marco Osnato,

Ho ascoltato su Radio Radicale il Suo intervento di ieri alla Camera dei Deputati sulla Nota di variazione al DEF 2019. Ne riporto, quasi integralmente, la parte relativa alle case popolari:

«Infrastrutture … Non abbiamo visto niente su un altro tema che a noi è sicuramente caro, che è quello dell’edilizia residenziale pubblica, non c’è stanziato un Euro per le nuove edificazioni … e purtroppo solo nella Milano dove io vivo ci sono 22 mila persone in lista d’attesa sulle case popolari … una casa che è un diritto, in primis per gli Italiani che hanno pagato per tanti anni la Gescal, che maldestramente un Governo di sinistra tolse, togliendo i finanziamenti proprio all’edilizia residenziale pubblica. E in questo Paese, dopo i grandi piani d’investimento degli anni ’20 e del Piano Fanfani sull’edilizia residenziale pubblica, non si è fatto più niente. E quindi noi abbiamo bisogno di dare delle case agli Italiani e poi anche agli stranieri che ne hanno diritto».[1]

Mi permetto informarLa che il 6 settembre u.s., in riferimento a questo problema enorme delle case popolari, ho inviato una lettera al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e p.c. al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato e ad altri, che accludo, assieme alla risposta del PdC e alla mia replica.[2]

In essa, ho evidenziato che in Italia risultano censiti alloggi pubblici popolari e ultrapopolari, spesso fatiscenti, per

appena 526.699 unità, pari all’1,5 per cento del totale di 35 milioni di immobili residenziali, contro il 10, 20, 30 per cento di altri Paesi UE (al 1° posto c’è l’Olanda col 32%); negli altri Paesi europei, infatti, vengono costruiti molti più alloggi popolari, per calmierare i prezzi degli affitti e tutelare i ceti più poveri.

Il numero delle case popolari e ultrapopolari è diminuito rispetto a quindici anni fa, a seguito della loro vendita (privatizzazioni).

Il divario con gli altri Paesi UE risulta ancora più marcato in termini di spesa per l’housing sociale, con un rapporto spesa/Pil dell’Italia pari (2005 e 2009) ad un misero 0,02%, contro una media dello 0,57% UE27”.


Mi permetto di aggiungere:

- che la Gescal non è stata chiusa da un Governo di sinistra ma dal Governo Andreotti I, con DPR del 30.12.1972 con effetto dal 31 dicembre 1973, e che il contributo Gescal fu abolito, dopo le proteste dei sindacati e dei lavoratori, perché non veniva più utilizzato per il suo scopo;[3]

- che anche su altre leggi, forse ancora più importanti, emanate dal Parlamento il Gruppo FdI pecca di approssimazione informativa;[4]

- che il Governo Berlusconi-Bossi-Fini stornò, nel 2008, 550 milioni stanziati dal precedente Governo Prodi per l’edilizia residenziale pubblica, che è stato l’ultimo provvedimento di una certa portata in materia (cfr.[2], nota 10);

- che sull’IMU-TASI (da Lei criticata nel Suo intervento, sollevando il solito polverone sull’introduzione di un’imposta patrimoniale, che invece, a mio avviso, sarebbe cosa buona e giusta se fosse limitata al decile più ricco, che si è arricchito con la crisi, anche perché ha partecipato poco al mastodontico risanamento dei conti pubblici[4]) si fa un piagnisteo ingiustificato da tutti i punti di vista (secondo il MEF, il gravame medio annuo è stato pari nel 2012 ad appena 225€ e l’85% ha pagato meno di 400€, cfr. anche la nota 8 della predetta lettera e i post collegati), alimentato colpevolmente da voi politici di destra; e che io suggerisco di ripristinarla sulla casa principale (4 mld), almeno sui ricchi e i benestanti, che ne pagano i 2/3, proprio per co-finanziare un grande piano pluriennale di case popolari di qualità, sulla falsariga del Piano Fanfani, anche da Lei evocato nel Suo intervento; e

- che, infine, l’attuale Governo M5S-PD-LeU intende prevedere un Piano Casa,[5] con una dotazione di un miliardo, ma esso, sia per il contenuto, sia per l’ammontare della spesa, mi sembra soltanto una timida anticipazione e del grande Piano Casa prospettato recentemente dal Segretario del PD Nicola Zingaretti[2], e del Suo auspicio che vengano costruite molte case popolari e, soprattutto, del grande Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità necessario per cominciare a ridurre lo scandaloso divario dell’Italia rispetto agli altri Paesi UE.

Cordiali saluti,

V.

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Note


[1] 10 Ottobre 2019 - Seduta 236ª - Nota di aggiornamento del Def 2019 (documento, discussione, votazioni)

10:41 Marco Osnato (FDI)

[2] Lettera al PdC Giuseppe Conte: proposta di un Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità

Risposta del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Replica alla risposta del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

[3] Gescal

Art. 13 DPR 30.12.1972, n. 1036-Norme per la riorganizzazione delle amministrazioni e degli enti pubblici operanti nel settore della edilizia residenziale pubblica https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1972-12-30;1036

Nel 1973, l'ente Gescal viene soppresso, ma il contributo continuerà ad essere versato praticamente fino al 1992https://it.wikipedia.org/wiki/Gescal

Taglio ai contributi, addio Gescal

11 luglio 1998

[4] Lettera all’On. Francesco Lollobrigida di FdI sulle sue false notizie sul Governo Monti

[5] Il governo prorogherà ecobonus e sisma bonus. Un miliardo per i quartieri a rischio

10 Ottobre 2019



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permalink | inviato da magnagrecia il 22/1/2020 alle 12:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Lettera al direttore de LINKIESTA Christian Rocca (e a tutti i media) sulle loro false notizie sulle pensioni





Lettera al direttore de LINKIESTA Christian Rocca (e a tutti i media) sulle loro false notizie sulle pensioni.


ALLA C.A. DEL DIRETTORE CHRISTIAN ROCCA

CC PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, PROF.SSA ELSA FORNERO, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO, RGS, DIR. GEN. PREVIDENZA, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI


martedì 14 gennaio 2020 - 21:13



Egr. direttore Christian Rocca,


Mi sorprende constatare che, nonostante le mie decine di lettere “circolari”, LINKIESTA continui ad alimentare, peraltro come fanno tutti i media, le BUFALE, ormai diventate mondiali, sulle pensioni ed in particolare sulla Riforma delle pensioni Fornero.

Come scrivo nel mio saggio LE MENZOGNE SULLE RIFORME DELLE PENSIONI SACCONI E FORNERO, secondo volume della trilogia LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO:

«A mio giudizio, formulato su base empirica, la materia pensionistica va distinta in due branche: (i) la legislazione e (ii) la spesa. Se è relativamente facile, per un docente universitario o un giornalista, analizzare e scrivere della spesa pensionistica, quasi nessuno si sobbarca al gravoso lavoro di studiare la complessa normativa pensionistica. Ma, ciononostante, tutti si sentono in grado di trattarla.»

In questo caso, siamo di fronte a un duplice errore: sia sulla normativa che sulla spesa pensionistica. Temo, dunque, che Lei debba fare e far fare un “tagliando” severo al Suo collaboratore Andrea Fioravanti (e ad altri) circa la vostra conoscenza delle norme pensionistiche, in particolare della Riforma SACCONI e della Riforma Fornero. Ma è (siete) in numerosissima compagnia: TUTTI i media, dimentichi di ciò che scrivevano nel 2012 sugli effetti rilevanti della Riforma Sacconi (oltre agli esperti italiani e internazionali e a 60 milioni di cittadini). Voi media, com’è noto, siete prodighi di esortazioni per la lotta in teoria alle fake news, alias BUFALE, ma poi siete i primi ad alimentarle nella prassi quotidiana.

1. Secondo l'Inps nel 2018 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 204,3 miliardi di euro, per erogare 17.827.676 pensioni, di cui il 63,1% è sotto la soglia di 750 euro. Più o meno il 16% del nostro prodotto interno lordo, quattro punti in più della media dei Paesi dell'Unione europea (12,6%).

Il Pil 2018 è pari a 1.753 mld. 204,3 su 1.753 fa dunque l’11,6%, lontano dal 16%. Ma involontariamente egli ha dato il dato corretto, cioè l’importo netto effettivo pagato dall’INPS. Infatti, coloro che raffrontano la spesa pensionistica al lordo delle imposte (55 mld), che sono una partita di giro, cioè quasi tutti, sono degli emeriti asini in Ragioneria, come capisce anche uno studente del 1° anno, che abbia studiato lepartite di giro e i conti transitori e di fatto dei propalatori di BUFALE e quindi degli imbroglioni, anche se sono dei luminari nel loro campo (nel mio saggio faccio qualche nome e cognome). Va anche considerato che il peso delle imposte italiane è il più alto in ambito OCSE, che, peraltro, è l’unico Ente che espone i dati al lordo e al netto fisco.


2. Su 204 miliardi però solo 183 miliardi sono arrivati dai contributi versati dai lavoratori. La differenza di 21 miliardi? L'ha messa lo Stato, cioè gli italiani con le loro tasse.

Falso, lo Stato copre la parte costituita dall’assistenza. Come risulta chiaramente anche dal Rapporto INPS relativo ai dati 2018, su cui si basa il vostro articolo:

«Le pensioni vigenti al 1° gennaio 2019 sono 17.827.676, di cui 13.867.818 di natura previdenziale (vecchiaia, invalidità e superstiti) e le restanti 3.959.858 di natura assistenziale (invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali). Nel 2018 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 204,3 miliardi di euro, di cui 183 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. È quanto emerge dall’Osservatorio sulle pensioni erogate dall’INPS che analizza i dati del 2018.»

http://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=52542


3. Se la popolazione invecchia crescono i costi delle pensioni pari al 90% dell'ultimo stipendio ricevuto, basate ancora sul vecchio sistema retributivo, non coperto dai contributi.

Doppiamente falso: (i) NO, come spiega l’INPS, in ragione di 2 punti per ogni anno di contributi completi e fino a un massimo di 40, per cui con 35 anni è pari al 70%, con 40 anni è pari al massimo all’80%; e (ii) non dell’ultimo, ma della media degli ultimi anni: da 5 a 15.


4. Come ha fatto il sistema a non crollare? Il merito è della ministra più odiata dai leghisti: Elsa Fornero. Alla fine del 2011 ha ideato una riforma che ha imposto il limite oltre i 66 anni per andare in pensione, ovviamente da ricalcolare in base all’adeguamento della prospettiva di vita.

Doppiamente falso! (i) La Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per l’accelerazione dell’allineamento da 60 a 65 anni delle donne del settore privato, gradualmente entro il 2018, già previsto da Sacconi gradualmente entro il 2023, e la riduzione da 18 a 12 mesi della “finestra” per i lavoratori autonomi (uomini e donne).

L’età di pensionamento a 67 anni è stata decisa dalla ben più severa (per allungamento dell’età di pensionamento e risparmio al 2060) Riforma Sacconi:

-          da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[1] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche;[2] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);[3] accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018;

-          da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[4] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

(ii) Da quest’ultimo punto si deduce facilmente che anche l’adeguamento alla speranza di vita è stato introdotto dalla Riforma Sacconi (DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-bis), relativamente alla pensione di vecchiaia, alle “quote” e all’assegno sociale, cioè due anni prima che arrivasse il Governo Monti-Fornero, al quale viene da (quasi) tutti erroneamente attribuito. La Riforma Fornero lo ha soltanto esteso alla pensione anticipata (L. 214/2011, art. 24, comma 12) e reso biennale (comma 13) “successivamente a quello del 2019”, cioè dal 2022. Riguardo a quest’ultimo punto, re-informo che il Ragioniere Generale dello Stato interpreta male la norma. Gli ho scritto e inviato p.c. anche al PdR, come extrema ratio e perché l’errore è presente in varie leggi promulgate dal Capo dello Stato. E il Quirinale (destinatario anche della presente lettera pec), giudicando fondate le mie osservazioni, le ha inoltrate nel marzo 2019 al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (ministro Di Maio). Ma RGS ha ripetuto l’errore nel decreto direttoriale del 5.11.2019. E allora sono tornato alla carica, sia con la nuova ministra Catalfo (che pare ignorare l’esistenza della Riforma Sacconi, poiché nomina sempre e soltanto la Riforma Fornero), che con i due alti dirigenti. Attualmente, sono da quasi due mesi in attesa della risposta della Direzione Generale Previdenza, che anch’essa ha ritenuto fondate le mie osservazioni e mi ha preannunciato una risposta.

Perché non mi date una mano, tutti voi che leggete, in particolare gli ottimi Roberto Petrini (Repubblica), Diego Marro (Corriere della Sera), Davide Colombo (Il Sole 24 ore), ecc., visto che in gran parte vi riguarda? A me no, poiché sono già in pensione (di vecchiaia) dal 2012, dopo aver subito il rinvio di 12 mesi stabilito dalla Riforma Sacconi, un anno e mezzo prima che arrivasse il Governo Monti-Fornero.

E aiutarmi anche a convincere la professoressa Elsa Fornero, che io considero (e spiego nel mio saggio perché, secondo il mio parere, lo fa) uno dei principali responsabili (assieme a noti esperti previdenziali, citati nel mio saggio adducendo le prove documentali) della DISINFORMAZIONE ormai mondiale che circonda le pensioni, a smettere la sua reticenza (anche le mezze verità sono bugie intere) e a denunciare, vista la sua onnipresenza sui media, via etere e con altri mezzi, sia ai media (come ho fatto io finora da solo, da ultimo col Corriere della Sera nel caso delle BUFALE diffuse sullo stesso Corriere da Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, sulla Riforma Fornero), sia se occorre perfino alla Procura della Repubblica o non so a chi (forse all’ONU…), l’erronea e sistematica attribuzione a lei anche di tutte le norme della ben più severa Riforma SACCONI.

Come fa perfino la CGIL, che fu l’unico sindacato ad opporsi nel 2010-11, anche con due scioperi generali, alla Riforma Sacconi, considerate le critiche feroci che riceve nel Web per non essersi opposta alla Riforma Fornero, e perciò avrebbe tutto l’interesse a chiarire chi ha fatto che cosa in tema di pensioni. Non ad attribuire i 67 anni alla Riforma Fornero, come fanno Landini, Pedretti, ecc., o i 67 anni e i 1.000 mld di risparmio, come improvvidamente e incredibilmente ha fatto ieri notte Roberto Ghiselli a Radio1 RAI, alimentando la damnatio memoriae della severissima Riforma SACCONI e rivelando che non ha letto lo studio di RGS “LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017,[6] che io esamino nel mio saggio rilevandone le incongruenze e dove si analizza il risparmio al 2060 delle riforme delle pensioni dal 2004 (che sono 4: Maroni, 2004; Damiano, 2007; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), e ne parla forse per sentito dire.

Infine, dei 1.000 mld di risparmi stimati da RGS al 2060[6] dalle riforme delle pensioni dal 2004, al lordo dell’errata attribuzione delle norme, agevolata a mio avviso da una poco chiara formulazione delle stesse (ad esempio, nel caso dell’“appropriazione” dell’aumento già deciso da Sacconi dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e anticipata a 41 anni e 3 mesi, tramite l’eliminazione della “finestra” di Sacconi-Damiano col comma 5 della L. 214/2011, art. 24, e la sua incorporazione nell’età base, ma con commi diversi, 6 e 10, senza però esplicitare il legame) attestata dalla stessa professoressa Fornero nel suo libro del 2018[7] e che può confermarlo, essendo tra i destinatari anche di questa mia lettera) soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi successivi) vengono ascritti alla Riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Mentre quelli della Riforma Sacconi arrivano al 2060 e oltre. Ne consegue, al lordo di errori di RGS, che, dal momento che le principali misure delle riforme Maroni (lo “scalone”, prima che entrasse in vigore, dalla Riforma Damiano) e Damiano (le “quote”, dalla Riforma Fornero) sono state abolite, la grandissima parte dei residui 700 mld è ascrivibile alla Riforma Sacconi. Di fatto, perché né RGS né nessun altro lo dice.

Cordiali saluti,

V.


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Note

[1] Lettera al direttore de LINKIESTA, Francesco Cancellato, su sue notizie false su Elsa Fornero

Lettera a Mauro Bottarelli de LINKIESTA sulle sue notizie false sul ministro Savona, la BCE e la Troika

Lettera a Francesco Vecchi de LINKIESTA sulla sua notizia falsa sulle pensioni

Lettera ad Andrea Danielli e Alessio Mazzucco de LINKIESTA sulle loro notizie false sul Governo Monti

[2] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.

[3] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.

[4] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.

[5] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 nel 2013, +4 nel 2016, +5 mesi nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.

[6] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017

[7] Traggo dal mio saggio:

«Si noti bene che la Riforma Fornero ha (col comma 5) opportunamente eliminato la «finestra» di 12 mesi (estesa anche ai lavoratori autonomi in luogo dei 18 mesi e quindi riducendola di 6 mesi), sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, sia delle pensioni di vecchiaia (comma 6, lettere c e d) che delle pensioni anticipate (comma 10), ma l’allungamento (già recato dalle Riforme Sacconi - 8 o 14 mesi - e Damiano – 4 mesi in media - con le «finestre») è solo formale. Ciò ha sia dato maggiore trasparenza al sistema, sia reso omogeneo il dato dell’età di pensionamento nel confronto internazionale. Per contro, non avendo il testo della Riforma Fornero esplicitato il legame tra l’allungamento dell’età base e l’abolizione delle «finestre», l’allungamento dell’età base di 12 mesi (o 18 mesi per gli autonomi, poi ridotto a 12 dalla Riforma Fornero) viene da tutti erroneamente attribuito alla Riforma Fornero e non alla Riforma Sacconicome lamenta la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro, già citato, che riporto in nota. E che, data la sua notevole importanza, trascrivo qua:

«Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche.» (Elsa Fornero, «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», posizione nel Kindle 3134).

Ma in questo caso si può dire: chi è causa del suo mal pianga sé stessa.»


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christian.rocca@linkiesta.itandrea.fioravanti@linkiesta.it

CC 



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Lettera a Itinerari Previdenziali sulle notizie false del suo presidente Alberto Brambilla




Fake news sulle pensioni.

9/1/2020 17:09

A  mara.guarino@itinerariprevidenziali.it  


Buona sera,


Io ho scritto un saggio sulle pensioni. Il dott. Alberto Brambilla continua a sostenere (v., da ultimo, il Corriere della Sera di oggi   https://www.corriere.it/economia/pensioni/cards/pensioni-giovani-via-lavoro-71-anni-tre-proposte-cambiare-quota-100/correggere-problemi-creati-riforma-montifornero_principale.shtml) che l’età di pensionamento a 67 anni l’ha decisa la Riforma Fornero. A mio avviso, è un’evidente fake news alias notizia falsa alias bufala, dovuta o a errore o a malafede. Gliel’ho già scritto più volte, da ultimo con lettera pec del 28.12.2019, 22:02 (

https://vincesko.blogspot.com/2020/01/lettera-n-3-al-dott-alberto-brambilla.html), inviata a: a.brambilla@itinerariprevidenziali.it michaela.camilleri@itinerariprevidenziali.it e p.c. a numerosi destinatari, incluso in primo luogo il Quirinale, col quale ho avuto, come extrema ratio, un’interlocuzione sul tema delle pensioni, in relazione all’errata interpretazione da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza della norma sull’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita.


Non le legge, le lettere a lui indirizzate? Allora, gli può chiedere, per favore, da parte mia, quale sarebbe la norma della Riforma Fornero che secondo lui avrebbe allungato l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni? Attendo fiducioso.


Grazie e cordiali saluti,


V.


PS: La informo che riporterò questa email e l’eventuale risposta nel mio blog.



Post collegato:

Lettera n. 3 al Dott. Alberto Brambilla sulle sue notizie false sulle pensioni



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Lettera n. 3 al Dott. Alberto Brambilla sulle sue notizie false sulle pensioni




Pubblico la terza lettera che ho inviato cinque giorni fa ad Alberto Brambilla, esperto di pensioni e presidente di Itinerari previdenziali, sulle sue notizie false sulle pensioni. Ho posposto l’aggettivo “false” al sostantivo “pensioni”, come faccio quando la falsità è intenzionale. Ad oggi, come per le due precedenti lettere, non ho ricevuto nessuna risposta.



Lettera n. 3 al Dott. Alberto Brambilla sulle sue notizie false sulle pensioni.


sabato 28 dicembre 2019 - 22:02



AL C.A. DEL DOTT. ALBERTO BRAMBILLA E DELLA DOTT.SSA MICHAELA CAMILLERI

CC PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, PROF.SSA ELSA FORNERO, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO, RGS, DIR. GEN. PREVIDENZA, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI


Egr. Dott. Alberto Brambilla,

Le scrivo per la terza volta per rappresentarLe, sorpreso ed anche un poco irritato, che neppure questa volta, nel Suo articolo Pensioni 2020, inizia il regno del contributivo.Così i giovani lavoreranno fino a 71 anni, pubblicato sul Corriere della Sera di ieri 27.12.2019, Lei è riuscito a nominare, neanche per sbaglio, la severa Riforma delle pensioni SACCONI. Commettendo una bugia di omissione, anzi peggio: poiché è un esperto, citando soltanto la Riforma Fornero, Lei falsifica l’informazione, deforma la verità, inganna chi legge. Anche Lei, purtroppo, fa parte di quel  gruppo di esperti previdenziali che, colpevolmente, alimenta la BUFALA, ormai mondiale, sulla Riforma delle pensioni Fornero, cui fa da pendant la damnatio memoriae della ben più severa Riforma delle pensioni SACCONI. Eppure dovrebbe conoscerla, visto che, dal Suo curriculum, risulta, tra l’altro, che Lei era Presidente del “Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale” presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del governo Berlusconi, dal luglio 2008 al giugno 2012, quando essa fu approvata nel 2010 (e modificata e integrata nel 2011). O forse proprio per questo la “dimentica”?


1) Pensione di vecchiaia[1]

Ad esempio quando ha scritto: “pur avendo un’età legale per l’accesso alla pensione di vecchiaia pari a 67 anni”.

La pensione di vecchiaia – come Lei sa - è uno dei due modi ordinari di pensionamento, anzi è quello “ordinario” in senso stretto. Essa è stata portata a 67 anni, per tutti, dalla Riforma SACCONIbenchmark in UE, vale a dire prima della Germania (2029), che l’ha ridotta nel 2014 a 63 anni in caso di 45 anni di anzianità contributiva, e molto prima della Francia, dove è a 62 anni e la riforma delle pensioni la si sta faticosamente approvando soltanto ora:

(i) per gli uomini, i quali non sono stati toccati dalla riforma Fornero;

(ii) per le dipendenti pubbliche, di 7 (sette) anni, quasi senza gradualità, le quali non sono state toccate dalla riforma Fornero; e

(iii) per le donne del settore privato, per le quali la riforma Fornero ha soltanto accelerato l’allineamento a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) da 60 anni (2010) a 65 anni entro il 2018, ma l’aumento da 65 a 67 è dovuto per 4 mesi alla Riforma Damiano (“finestra”, L. 247/2007) e per 1 anno (adeguamento all’aspettativa di vita) e 8 mesi (“finestra”) alla Riforma SACCONI.


2) Pensione anticipata (ex anzianità)[2]

Osservo che ai “42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne” della pensione anticipata, va aggiunta la ripristinata “finestra”, nel 2018, di 3 mesi.

Aggiungo che, dei 42 anni e 10 mesi per gli uomini (rispetto ai 40 del 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma SACCONI (tranne 4 mesi alla Riforma Damiano) e 1 anno e 7 mesi alla Riforma Fornero (55,9%).

Dei 41 anni e 10 mesi per le donne (rispetto ai 40 del 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma SACCONI (tranne 4 mesi alla Riforma Damiano) e 7 mesi alla Riforma Fornero (31,8%).

Va anche considerato che, per gli autonomi (maschi e femmine), la Riforma SACCONI ha aumentato l’età di pensione di vecchiaia e anticipata (tramite la “finestra”) di ulteriori 6 mesi, poi aboliti dalla Riforma Fornero.


3) Quote

gli anni medi di anticipo rispetto ai requisiti di legge ci dicono che siamo più vicini a Quota 103 che a Quota 100”.

D’accordo. Ma, per completezza, rilevo che, prima della Riforma Fornero (che ha abolito le “quote” ed è entrata in vigore dal 1° gennaio 2012), la “quota” era 97 nel 2012 e sarebbe aumentata di un anno, quindi a 98 anni, nel 2013, ma poiché era anche agganciata dalla Riforma Sacconi all’aspettativa di vita, il cui primo scatto, nel 2013, è stato di 3 mesi (limite massimo stabilito dalla riforma Sacconi, DL 78/2010, art. 12, comma 12-ter), sarebbe aumentata a 98 anni e 3 mesi nel 2013.

Se non ci fosse stata la Riforma Fornero, nel 2019, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita, deciso dalla Riforma Sacconi, la «quota» sarebbe aumentata di (3+4+5) 12 mesi, quindi si sarebbe arrivati a quota 99, cioè un anno meno della mirabolante «quota 100» salvinian-dimaiana.

E a quota 99 si sarebbe arrivati con un’età anagrafica tra i 62 e i 63 anni.

4) “Una riforma [Fornero] fin troppo rigida soprattutto per i più giovani, i cosiddetti contributivi puri; per loro, l’accesso alla pensione è previsto a 64 anni solo a patto di aver maturato un assegno pari a 2,8 il minimo”.

Va distinto: (i) il contributivo puro è stato deciso dalla Riforma Dini (L. 335/1995); e (ii) il relativo coefficiente 2,8 dalla Riforma Fornero.


5) Risparmio di spesa[3]

Infine, evidenzio che, del risparmio di spesa di 1.000 miliardi dalle riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), stimato dalla Ragioneria Generale dello Stato al 2060, meno di 1/3 è attribuito alla Riforma Fornero; la grandissima parte dei 2/3, di fatto, alla Riforma Sacconi.[3] Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo introdotto dalla riforma Fornero fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa all’anno (su una quindicina di miliardi annui), che poi si riducono in breve fino a sparire.

Ecco, questo è il dato forse più clamoroso, poiché la vulgata, alimentata dagli esperti, è che la riforma Fornero abbia sostituito il metodo contributivo al retributivo per tutti, mentre in realtà ha solo esteso, pro rata dall’1.01.2012, il metodo contributivo, introdotto dalla riforma Dini nel 1995, a coloro che ne erano esclusi, vale a dire coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di anzianità contributiva, quindi relativamente anziani e presumibilmente in massima parte oggi già pensionati. Come conferma RGS, ma già nella relazione tecnica del 2011 (pag. 48): «buona parte dei lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 hanno già acceduto al pensionamento;».

Conclusione.

Francamente, io che contrasto da nove anni queste BUFALE gigantesche, ormai diventate mondiali, sulle manovre finanziarie correttive della XVI legislatura e sulle pensioni, che hanno fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti e i docenti universitari, trovo che sia surreale e degno di studio, sotto i profili della comunicazione (riferito in particolare ai media) e psicologico, questa pervicacia Sua e di altri pochi esperti, inclusi la professoressa Elsa Fornero, l’ex senatore Maurizio Sacconi e l’ex deputato Cesare Damiano, oltre che dei media, e nell’indifferenza dei parlamentari, tutti destinatari da anni delle mie numerose lettere “circolari”, media che dal 2013 diffondono pari pari le notizie false proprie o di altri sulle pensioni (incluso il Corriere, che forse dovrebbe affidarsi maggiormente ad Enrico Marro, piuttosto che a esperti di previdenza complementare, cfr., da ultimo, la mia precedente lettera del 12.11.2019), di alimentare la BUFALA, ormai diventata mondiale per colpe “endogene”, sulla Riforma delle pensioni Fornero, alla quale viene attribuito scandalosamente anche ciò che ha deciso la severa Riforma delle pensioni SACCONI. Invece di fare – aggiungo speranzoso -  corretta divulgazione e di cooperare a far correggere, come sto provando ad ottenere io, semplice cittadino informato, da solo (ma, per fortuna, ora con l’appoggio del Quirinale!, l’unico che mi abbia risposto finora), le evidentissime errate interpretazioni del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza delle norme pensionistiche Sacconi e Fornero relative all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita, che impatteranno negativamente su milioni di pensionandi, scrivendo anche alla Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo (la cui segreteria è inaccessibile telefonicamente ad un semplice cittadino come me),[4] lettere che peraltro ho già trasmesse per conoscenza anche a Lei.

Distinti saluti,

V.


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Note

[1] Pensionamento di vecchiaia

Riforma Sacconi: da 65 a 66 anni dall’1.1.2011 per i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi (tramite la cosiddetta “finestra” di erogazione, di 12 mesi o di 18 mesi, DL 78/2010, art. 12, commi 1 e 2, DL 98/2011, art. 18, comma 22-ter, DL 138/2011, art. 1, comma 21); da 60 a 65 anni + “finestra” di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti pubbliche (DL 78/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies); e a 67 anni dall’1.1.2019 per tutti (grazie all’aggancio alla speranza di vita, DL 78/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato dal DL 78/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato dal DL 98/2011, art. 18, comma 4).

Riforma Fornero: accelerazione da 60 a 65 anni dell’allineamento delle donne del settore privato a tutti gli altri già regolati da Sacconi, gradualmente entro il 2018; riduzione di 6 mesi per gli autonomi, allineandoli a tutti gli altri.

[2] Pensionamento anticipato

Riforma Sacconi: 41 anni dall’1.1.2011 (DL 78/2010, L. 122, art. 12, comma 2), + 1 mese dall’1.1.2012, + 1 mese dall’1.1.2013, + 1 mese (41 anni e 3 mesi) dall’1.1.2014 (DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter); quindi, in forza della Riforma Sacconi, si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.

Riforma Fornero: aumento di un anno, da 41 anni e 3 mesi (già statuiti dalla riforma Sacconi, anche se dal nuovo testo l’aumento di 1 anno e 3 mesi rispetto al 2010 sembra deciso dalla Riforma Fornero) a 42 anni e 3 mesi, limitatamente agli uomini (DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, comma 10), + 7 mesi di adeguamento alla speranza di vita (L. 214/2011, art. 24, comma 12), che porta l’età a 42 anni e 10 mesi; un anno in meno per le donne.

Riduzione di 6 mesi per gli autonomi, allineandoli a tutti gli altri.

Ora 43 anni e 1 mese per gli uomini, un anno in meno per le donne, anziché 43 anni e 3 mesi previsto per gli uomini o 42 anni e 3 mesi per le donne, grazie all’ultima modifica legislativa del 2018, che ha sterilizzato l’adeguamento di 5 mesi alla speranza di vita, ma reintrodotto una “finestra” di 3 mesi, che è il solito trucco per indorare la pillola ai supposti cittadini allocchi.

[3] Risparmio dalle pensioni dal 2004

In sintesi, dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell’errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo ultimo libro), soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo Lei a chi vanno ascritti i residui 700 mld? Dei quali nessuno, neppure Lei, parla.

[4] Finora, non ho ricevuto alcuna risposta dalla ministra, né potuto sapere se il problema da me sollevato è al suo esame (esame - si badi bene - che è stato chiesto dal Quirinale nel marzo scorso al precedente ministro Di Maio, ma il recente decreto direttoriale del 5.11.2019 ha reiterato l’errata interpretazione della norma Fornero, di cui al comma 13 dell’art. 24 della L. 214/2011). Invece, dopo varie telefonate, ho in corso un’interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza, che ha ritenuto che le mie osservazioni non sono infondate e mi ha preannunciato una risposta.


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Destinatari:

a.brambilla@itinerariprevidenziali.it, michaela.camilleri@itinerariprevidenziali.it,

CC 



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Lettera alla Banca d’Italia sulla sua errata citazione dello Statuto BCE




L’ignoranza dello Statuto della BCE sembra aver fatto un’altra vittima illustre: la Banca d’ItaliaCome istituzione, poiché era già successo col suo ex direttore generale (v. appresso). Pubblico la lettera che ho inviato pochi giorni fa alla nostra banca centrale, dopo aver letto un suo documento in cui è stato commesso un errore di citazione del predetto statuto. Errore che mi è servito per sviluppare un esame critico dello statuto, della sua scarsissima conoscenza, alimentata dalla stessa BCE, e delle conseguenze della sua errata interpretazione ed applicazione. Esame che ho concluso con questo invito: Pertanto, sarebbe benvenuta una Vostra analisi critica dell’art. 2 Statuto BCE, fedele alla lettera e allo spirito dello Statuto BCE, derivato dai Trattati, a beneficio soprattutto del tedesco Jens Weidmann e dell’olandese Klaas KnotRispettivamente, presidente della banca centrale tedesca e presidente della banca centrale olandese.

Finora non ho ricevuto alcuna risposta.



Lettera alla Banca d’Italia sulla sua citazione errata dello Statuto BCE.

venerdì 27 dicembre 2019 - 14:21


Spett. Banca d’Italia,

Traggo dal Vostro documento “LA BANCA D’ITALIA: FUNZIONI E OBIETTIVI” (pag. 25), appena pubblicato: 

Gli obiettivi della politica monetaria unica sono stabiliti dal Trattato: «l’obiettivo principale è il mantenimento della stabilità dei prezzi»; fatto salvo il suo raggiungimento, la politica monetaria deve sostenere «le politiche economiche generali nella Comunità», finalizzate a perseguire «un elevato livello di occupazione (...), una crescita sostenibile e non inflazionistica, un alto grado di competitività e di convergenza dei risultati economici».

Mi permetto di segnalarVi che la fonte da Voi citata è lo statuto BCE protocollo 2, non più valido.[1]


[1] STATUTO DELLA BCE

PROTOCOLLO SULLO STATUTO DEL SISTEMA EUROPEO DI BANCHE CENTRALI E DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

Articolo 2 - Obiettivi

Conformemente all'articolo 105, paragrafo 1, del trattato, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali della Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell'articolo 2 del trattato.[*] Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all'articolo 4 del trattato.

[*] Secondo l'articolo 105, paragrafo 1, del Trattato sull'Unione europea, oltre all'obiettivo principale del mantenimento della stabilità dei prezzi il SEBC "sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità" agendo "in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza".

Tali obiettivi (definiti dall'articolo 2 del Trattato di Maastricht) sono:

• uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell'insieme della Comunità

• una crescita sostenibile, non inflazionistica, che rispetti l'ambiente

• il raggiungimento e il mantenimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale

• la coesione economica e sociale

• la solidarietà tra stati membri.


Questo era ciò che veniva riportato, sugli obiettivi, fino al 15 gennaio 2015 (circa), nel sito della BCE:

Obiettivi

“L’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi”.

Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2” (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea).

Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica.


Lo Statuto BCE in vigore è quello del protocollo 4, derivato dal Trattato di Lisbona (2007, con decorrenza 2009). Il testo attuale degli obiettivi della BCE (al plurale!) ricavabile dal protocollo 4 è il seguente:

«Articolo 2-Obiettivi Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, l’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all’articolo 119 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.»

Esso, ora, è richiamato nel sito della BCE enfatizzando l’obiettivo principale del SEBC (enfasi che sconta la solita influenza della Germania nell’interpretazione delle regole UE):

Obiettivi

L’articolo 127, paragrafo 1, del Trattato sancisce che

“L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi.”

Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea.”

L’UE si pone diversi obiettivi (articolo 3 del Trattato sull’Unione europea), fra i quali lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale. Pertanto, la stabilità dei prezzi non è solo l’obiettivo primario della politica monetaria della BCE, ma anche un obiettivo dell’intera Unione europea. Il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e il Trattato sull’Unione europea stabiliscono una chiara gerarchia di obiettivi per l’Eurosistema, rimarcando come la stabilità dei prezzi sia il contributo più importante che la politica monetaria può dare al conseguimento di un contesto economico favorevole e di un elevato livello di occupazione.


Il richiamato, fondamentale, art. 3 del TUE (che sostituisce l’art. 2 del precedente Trattato), riferendosi – come fa anche lo Statuto BCE - ovviamente all’Unione e non più alla Comunità, stabilisce - letteralmente - che tutti gli altri obiettivi, inclusa la stabilità dei prezzi (che soltanto col Trattato di Lisbona, approvato col forte impegno della Germania, è entrato tra gli obiettivi dell’UE), come traspare anche dal testo nel sito della BCE, sono dei sub-obiettivi funzionali alla missione dell’UE, rappresentata sinteticamente dall’obiettivo della “piena occupazione e del progresso sociale”. Eccone uno stralcio:

«Art. 3. […] 3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico.

L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore.

Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.

Essa rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo.»

Il Vostro errore conferma le mie tesi, dimostrabili per tabulas:

- che lo Statuto BCE, difficilmente reperibile perfino nel sito della BCE, è uno dei documenti meno conosciuti in Europa e nel mondo (in Wikipedia è riportato il protocollo 4 soltanto dal 2016, a seguito della mia segnalazione), anche da parte degli operatori del sistema bancario e finanziario, inclusi la Banca d’Italia e il suo vertice, la Deutsche Bundesbank e il suo presidente Jens Weidmann, e dei docenti universitari, incluso un premio Nobel;

- che la BCE, come si evince facilissimamente fin dal titolo dell’art. 2-Obiettivi (al plurale!), ha due obiettivi, non uno soltanto, anche se (a differenza della FEDil primo è principale e il secondo è subordinato e condizionato. Questa condizione fu imposta dalla Germania per aderire all’Euro e fatta propria dal Comitato dei Governatori costituito dal presidente della Commissione Delors, che suggerì di adottare il modello della Bundesbank. Però, (i) secondo alcuni studiosi,[2] tale rapporto non andrebbe applicato meccanicamente, ma distinguendo tra target inflazionistico nel breve o nel lungo periodo); (ii) non riuscirono del tutto a copiaincollare lo statuto della Bundesbank su quello della BCE; e (iii) tale condizione non vale, in ogni caso, in deflazione o quando il tasso d’inflazione è sensibilmente più basso del target, stabilito dalla stessa BCE (poco sotto il 2% nel medio periodo): in tale congiuntura, i due obiettivi non sono tra loro contrapposti e in un rapporto duale-gerarchico del secondo rispetto al primo, ma concordanti, convergenti e complementari, e quindi paritari ed entrambi cogenti, anche per la BCE, anch’essa subordinata ai Trattati e alle regole complementari (anche se essa recalcitra… «Se la Bce continuerà a ostacolare la verifica contabile sulla gestione delle crisi - è scritto nel rapporto dell’Eca - l’Agenzia si riserva il diritto di ricorrere alla Corte di Giustizia per poter svolgere il proprio lavoro: nessuno è al di sopra della legge e dei Trattati»);

[2] UNIBA - Gestione della politica monetaria: strumenti e obiettivi - corso PAS
La stabilità dei prezzi dovrebbe essere l’obiettivo principale della politica monetaria? (cont.)
• La BCE opera secondo un mandato gerarchico, che fissa cioè la priorità dell’obiettivo della stabilità dei prezzi e prevede poi la possibilità di perseguire altri obiettivi, sempre che non siano in conflitto con la stabilità.
• La Fed, al contrario, opera secondo un mandato duale, secondo il quale agli obiettivi della massima occupazione, della stabilità dei prezzi e di un livello moderato dei tassi di interesse di lungo termine viene data uguale importanza.
La stabilità dei prezzi dovrebbe essere l’obiettivo principale della politica monetaria? • Nel lungo periodo non vi è conflitto tra l’obiettivo della stabilità dei prezzi e gli altri obiettivi menzionati sopra. Per esempio, non esiste un trade-off fra inflazione e disoccupazione nel lungo periodo. • Tuttavia, nel breve periodo tali conflitti esistono. Per esempio, un aumento dei tassi di interesse servirà a prevenire l’inflazione, ma incrementerà la disoccupazione nel breve periodo.

- che la BCE, a partire dal suo presidente, è stata per anni il principale responsabile della BUFALA (intenzionale) che la BCE abbia un solo obiettivo: la stabilità dei prezzi; lo ha dichiarato perfino quando fu audito dal Parlamento italiano in data 26.03.2015 (il relativo video e un resoconto sintetico degli interventi sono riportati nel mio posttasso di cambio: a 1h 37’ 35” fa la dichiarazione su obiettivi differenti BCE e FED: «Quindi, nel nostro caso, a raggiungere un certo tasso di inflazione, nel caso degli Stati Uniti a raggiungere un certo tasso di inflazione e di disoccupazione»);

- che la BCE (gestione Trichet), anziché “sostenere le politiche economiche generali dell’Unione”, unica banca centrale a farlo, ha aumentato due volte (aprile e luglio 2011) il tasso di riferimento in piena crisi economica, quasi pavlovianamente, per paura dell’inflazione (rischio improbabile, considerata la pesantissima stretta fiscale imposta, anche dalla BCE, a una parte dell’Eurozona nel biennio 2010-11, in particolar modo all’Italia, 280 miliardi cumulati a valere per il solo quadriennio 2011-14, o autoimpostasi dalla Germania: -4,2, -1,0, -0,1, -0,1, +0,3 il suo deficit/Pil dal 2010 al 2014), aggravando e prolungando la crisi, che infatti in Italia si è trasformata in una doppia, profonda recessione, i cui effetti si propagano a tutt’oggi, a causa delle misure strutturali (cioè permanenti) di quelle pesanti manovre fortemente recessive;

- che la BCE – violando entrambi i suoi obiettivi statutari (art. 2) - ha atteso esattamente 6 (sei) anni, rispetto alle altre principali banche centrali, dopo aver lasciato andare l’Eurozona in deflazione (2014), prima di varare il QE (deliberato nel gennaio 2015 e avviato nel marzo successivo), con conseguenze molto negative sul popolo italiano e su altri popoli dell’Eurozona, paragonabili a quelle di una guerra

Pertanto, sarebbe benvenuta una Vostra analisi critica dell’art. 2 Statuto BCE, a beneficio soprattutto del tedesco Jens Weidmann e dell’olandese Klaas Knot.

Per concludere, un’ultima mia osservazione riguarda l’indipendenza della banca centrale, sempre rivendicata dai banchieri centrali, anche nel Vostro documento (pag. 25).

Come ho osservato nella mia precedente lettera pec del 10.12 u.s., 15:47, indirizzata al quotidiano economico tedesco Handelsblatt e inviataVi p.c. (in particolare per la cattiva informazione fornita all’UE nel 2011 circa le riforme delle pensioni italiane, anche da parte del Governatore Visco), l’indipendenza deve essere almeno reciproca con gli Stati, altrimenti, a mio sommesso parere, è ipotizzabile una violazione “implicita” dell’art. 7-Indipendenza Statuto BCE (e quindi, teoricamente, potrebbe diventare materia di competenza della Corte di Giustizia UE, ex art. 35 Statuto BCE, in sede giudiziaria, e del Parlamento Europeo, in sede politica; in tal senso presentai una petizione al Parlamento Europeo in data 3.11.2014, ancora all’esame della Commissione PETI, i cui coordinatori hanno bocciato, su mia richiesta motivata, il duplice tentativo del segretariato di archiviarla). Traggo dalla predetta lettera pec:

“Anche il grosso (l’81%) della pesantissima stretta fiscale chiesta (di fatto imposta) all’Italia dall’UE (Commissione, Barroso II; Consiglio, Van Rompuy, Merkel e Sarkozy; e BCE, Trichet-Draghi, per quest’ultima si veda la sua famosa e irrituale lettera del 5.08.2011 al Governo Italiano (e al Governo spagnolo, il cui premier Zapatero, però, la chiuse in un cassetto e ne rivelò l’esistenza soltanto due anni dopo), in violazione – a mio avviso - dell’art. 7-Indipendenza del proprio statuto derivato dai Trattati UE, poiché l’indipendenza della BCE dagli Stati UE non può non essere almeno reciproca, altrimenti si avrebbe la prevalenza di un organo tecnico e strumentale alla missione dell’UE, fissata nel preambolo e nel fondamentale art. 3 del TUE, su organi politici democraticamente eletti), contrariamente all’opinione generale (ormai mondiale), fu realizzato non dal Governo Monti ma dal Governo Berlusconi.”

La Prima più Grande Bufala del XXI Secolo riguarda proprio le manovre finanziarie correttive della XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti). La Seconda Più Grande Bufala è relativa alle Riforme delle pensioni Sacconi e Fornero. La bufala sugli obiettivi statutari della BCE è la Terza Più Grande Bufala del XXI Secolo. Considerata la sua importanza per il popolo dell’Eurozona, del quale è un organo strumentale, anche sulla BCE oportet ut veniant scandala.

Distinti saluti,




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Lettera alla Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo sull’errata interpretazione della norma relativa all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita




L’anno scorso, inviai due lettere al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza per segnalare la loro errata interpretazione di due norme pensionistiche: (i) l’inizio della decorrenza della periodicità biennale, al posto di quella triennale, dell’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita; e (ii) l’esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita. Da loro non ho ricevuto nessuna risposta. Poiché tale errata interpretazione era riportata anche in leggi dello Stato, le inviai p.c. anche al Presidente della Repubblica, che le ha promulgate. Il 5 marzo di quest’anno, ho ricevuto la gradita risposta del Segretariato Generale del Quirinale, il quale mi ha comunicato di aver trasmesso la mia seconda lettera al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza. Il ministro era Luigi Di Maio.

Tuttavia, il primo dei due errori è stato ripetuto nel decreto direttoriale del 5 novembre 2019, che ha sancito di quanto è aumentata l’età di pensionamento per effetto della variazione della speranza di vita, a valere per il biennio 2019-20, anziché per il triennio 2019-21.

Allora ho riscritto al Ragioniere Generale e alla Direttrice Generale. Poi, ho pensato di scrivere anche alla Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, che ha sostituito Luigi Di Maio. Finora, non ho né ricevuto alcuna risposta dalla ministra, né potuto sapere se è al suo esame. Invece, dopo varie telefonate, ho in corso un’interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza, che ha ritenuto che le mie osservazioni non sono infondate e mi ha preannunciato una risposta.


Lettera alla Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo sull’errata interpretazione della norma relativa all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita


lunedì 2 dicembre 2019 - 18:47


ALLA C.A. DELLA SIGNORA MINISTRA DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

CC SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PRESIDENTI SENATO, CAMERA E GOVERNO, MEF, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA SENATO E CAMERA, SINDACATI, MEDIA, ALTRI


Egr. Signora Ministra Nunzia Catalfo,

Le scrivo al riguardo del Decreto direttoriale emanato, in data 5 novembre u.s., dal Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con la Direttrice Generale Previdenza.

Faccio seguito alla mia lettera pec del 18 novembre scorso,[1] indirizzata al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza, inviataLe per conoscenza (che riallego in formato docx), che faceva seguito ad una mia prima lettera (e-mail) del 23 febbraio 2018[2] e ad una seconda lettera (e-mail) del 08 ottobre 2018[3] sullo stesso problema.

In essa ho evidenziato, per la terza volta, che il Ragioniere Generale dello Stato e la Direttrice Generale Previdenza interpretano in maniera errata la chiarissima norma della Riforma delle pensioni Fornero[4] che modifica la periodicità da triennale[5] a biennale dell’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita, oltre all’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione, facendo scattare l’adeguamento biennale dal 2021, e non dal 2022 (“adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019), decisione che via via impatterà negativamente su milioni di pensionandi.

Aggiungo, richiamando la Sua attenzione, che un’altra interpretazione erronea riguarda l’esclusione delle diminuzioni dal calcolo della variazione della speranza di vita, che dovrebbe valere – come recita la nitida norma - soltanto “in sede di prima applicazione”.[6][2]

Ribadisco che “il Segretariato Generale del Presidente della Repubblica, destinatario per conoscenza di entrambe le mie lettere (come già rilevato, l’errata interpretazione è contenuta anche in varie leggi promulgate dal Presidente della Repubblica), ha condiviso la mia interpretazione, suffragata dal commento della relazione tecnica della L. 214/2011, e in data 5 marzo 2019 mi ha inviato una lettera di risposta, con la quale mi ha informato che ha trasformato la mia lettera in un esposto e l’ha trasmessa al Ministero del Lavoro e Politiche sociali: «questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza».

Gli ho dovuto, però, riscrivere. Nella mia replica, ho osservato che l’esposto dovesse essere inviato soprattutto al Ragioniere Generale dello Stato. Ignoro se il Ministero del Lavoro abbia dato seguito alla lettera del Quirinale, ma parrebbe di no.”.[7]

Per inciso, La informo che, in data 28.11.2019, ho cercato di telefonare alla Sua Segreteria per accertarmi se la mia lettera (pec) n. 3 del 18.11.2019 fosse stata posta alla Sua attenzione, ma non mi è stato possibile poiché gli addetti del centralino hanno ricevuto disposizione di non passare telefonate alla Segreteria del Ministro.

Per concludere, ritengo opportuno informarLa che contrasto la BUFALA, ormai mondiale, sulla riforma delle pensioni Fornero da 9 anni, oltre che quella, analoga per dimensioni, sulle manovre finanziarie della XVI legislatura e le responsabilità della recessione (Governi Berlusconi, che ha deciso l’81% del totale di 330 mld, pari a 267 mld cumulati per il quadriennio 2011-14, e Monti, il 19%, pari a 63 mld cumulati per il triennio 2012-14, ed è stato molto più equo, vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF e modifica della iniqua clausola di salvaguardia tremontiana (DL 98/2011, art. 40), ma tutto il lavoro sporco viene ascritto a Monti). Alla Riforma Fornero vengono attribuite, anche a causa della formulazione insufficiente e poco chiara di norme della Riforma Fornero, norme importanti della Riforma Sacconi, anche da esperti e docenti universitari e, in un caso (l’aumento dell’età di pensionamento di vecchiaia da 65 a 66 anni), perfino dal Servizio Studi della Camera dei Deputati nel suo ottimo dossier della L. 214/2011 (cosiddetta salva-Italia), art. 24, commi 6 e 7, che non tiene conto della contestuale soppressione della cosiddetta “finestra” Sacconi, 8 o 14 mesi, e Damiano, 4 mesi, per un totale di 12 mesi per i dipendenti o di 18 mesi per gli autonomi (art. 24, comma 5), che viene inglobata nell’età base.

Rilevo che il Servizio Studi della Camera, al secondo capoverso, avvisa dell’inglobamento, ma lo fa con linguaggio burocratese e soltanto al comma 5 (Soppressione del regime delle decorrenze annuali),[8] e non anche – e soprattutto – ai commi 6 e 7 (Pensione di vecchiaia) e ai commi 10 e 11 (Pensione anticipata).

La conseguenza è che TUTTI attribuiscono l’aumento alla Riforma Fornero. Come lamenta la stessa Elsa Fornero nel suo ultimo libro. [9] Ma si può dire che ella, non evidenziando il legame e ripetendo talvolta norme di Sacconi, sia stata causa del suo mal. Alimentata anche dal suo libro (I edizione) e aggravata dalla sua reticenza le millanta volte che è stata intervistata.

Poiché ho riscontrato che, tra i 60 milioni di vittime della BUFALA, oltre all’estero (inclusi OCSE e FMI, che hanno grossi megafoni pedissequi in Italia), ci sono anche ministri del Lavoro, i parlamentari (anche di M5S, mentre il Sen. Salvini, al quale ho scritto due volte, è uno di quelli che alimentano scientemente la BUFALA) e, come si vede dalle mie lettere, anche alti funzionari pubblici, mi permetto di suggerirLe di approfondire personalmente la complessa normativa pensionistica.

E di tener conto che (i) la Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi (maschi e femmine) e l’accelerazione dell’allineamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento delle donne del settore privato da 60 a 65 anni, chiesto dalla famosa lettera del 5.08.2011 della BCE[10] e non adempiuto (uno dei pochissimi inadempimenti) dal Governo Berlusconi a causa del veto del ministro leghista Bossi, veto che contribuì ad aprire il varco al Governo Monti ed alla zelante professoressa Fornero; (ii) alla Riforma Fornero[4] vengono attribuite anche le misure decise dalla ben più severa riforma SACCONI,[11] per quanto riguarda l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni[12] e anticipata (ex anzianità) a 41 anni[13] e 3 mesi,[14] e l’introduzione dell’adeguamento triennale alla speranza di vita,[5] che ha portato l’età di pensionamento di vecchiaia da 66 a 67 anni dall’1.1.2019; oltre che dalla riforma Dini[15] per quanto concerne l’introduzione del metodo contributivo, che la Riforma Fornero ha soltanto estesopro rata dall’1.01.2012, a coloro che ne erano esclusi, tutti relativamente anziani e ormai già in pensione, realizzando un risparmio davvero esiguo;[3] e (iii) dei 1.000 mld di risparmi stimati da RGS al 2060[16] dalle riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell’errata attribuzione delle norme, soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045, mentre quelli della Riforma Sacconi arrivano al 2060 e oltre. Ne consegue che, dal momento che le principali misure delle riforme Maroni (lo “scalone”, prima che entrasse in vigore) e Damiano (le “quote”) sono state abolite, la grandissima parte dei residui 700 mld è ascrivibile alla Riforma Sacconi. Ma (quasi) nessuno mai la cita (anche all’estero, si vedano OCSE,[17] FMI,[18] i principali media[19]). Neppure RGS con la stessa evidenza della Riforma Fornero nei suoi commenti delle stime[20] o la Corte dei Conti nei suoi ponderosi rapporti o il CIV dell’INPS nei suoi Rendiconti sociali[21] o l’INPS nei suoi Osservatori sulle pensioni.[21] Neppure Lei. Nemmeno perfino la CGIL,[22] che fu l’unico sindacato che vi si oppose. Tutto ciò succede, a mio parere, per la ragione che, a causa soprattutto della potentissima DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra, di famosi esperti previdenziali che hanno decretato una sorta di damnatio memoriae,[23] dell’Ufficio parlamentare di Bilancio,[23] di Eurostat,[23] di Wikipedia,[23] dei Sindacati, ecc., dei media dal 2013, dimentichi di ciò che scrivevano appena un anno prima sugli effetti rilevanti della Riforma Sacconi,[23] e, non ultimi, del Sen. Sacconi e della Prof. Fornero[24] con la loro prolungata reticenza, la Riforma Sacconi è obliterata semplicemente chiamandola Fornero.

Spero di esserLe stato utile e che avrà la cortesia di rispondere a me ed agli altri destinatari, tra i quali sono inclusi il Sen. Sacconi e la Prof. Fornero, oltre ai principali Sindacati e Media, in particolare al Segretariato Generale del Presidente della Repubblica.

Distinti saluti,

V.


PS: Inoltrerò questa lettera ad altri destinatari e la pubblicherò assieme alla Sua eventuale risposta nel mio blog. Allego questa lettera in formato docx. Ho traslato tutto il mio lavoro saltuario quasi decennale di studioso dilettante delle pensioni nel saggio “LE MENZOGNE SULLE RIFORME DELLE PENSIONI SACCONI E FORNERO”.



[1] Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita

[2] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

[3] Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

[4] DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, comma 13.

[5] Riforma Sacconi, DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis, così come modificato, per quanto riguarda la decorrenza, dalla L. 111/2011, art. 18, comma 4[2].

[6] Riforma Sacconi, DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 12-ter.

[7] Replica alla risposta del Quirinale sulle errate interpretazioni della Ragioneria Generale dello Stato di norme pensionistiche

[8] Il comma 5 prevede, con riferimento esclusivamente ai soggetti che a decorrere dal 1° gennaio 2012 maturino i requisiti per il pensionamento di vecchiaia ordinario e anticipato (di cui ai commi da 6 ad 11 dell’articolo in esame), la non applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 12, commi 1 e 2 del D.L. 78/2010, e delle disposizioni di cui all’articolo 1, comma 21, primo periodo, del D.L. 138/2011, recanti, rispettivamente, disposizioni in materia di decorrenze per la generalità dei lavoratori e per il personale del comparto scuola (c.d. finestre).

Al riguardo, la relazione tecnica sottolinea che in conseguenza alla soppressione del richiamato regime i livelli dei requisiti di accesso sono stati rideterminati ”al fine di inglobare il posticipo originariamente implicito nel rinvio della decorrenza del trattamento”.

[9] «Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche.» (Elsa Fornero, «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», posizione nel Kindle 3134).

[10] «È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012.»

[11] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, più modifiche e integrazioni con DL 98/2011, L. 111/2011 e DL 138/2011, L. 148/2011.

[12] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 1.

[13] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 2.

[14] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter.

[15] L. 335/1995.

[16] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017

[17] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

[18] Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane

[19] Lettera n. 2 a Le Monde su un articolo di Jerome Gautheret con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

[20] «Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL [1.000 mld, ndr], cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011). Quest’ultimo intervento, in particolare, fornisce un contributo rilevante alla sostenibilità del sistema pensionistico, realizzando una riduzione della spesa in rapporto al PIL che si protrae per circa 30 anni, a partire dal 2012. L’effetto di contenimento, che include anche le misure di deindicizzazione delle pensioni nel breve periodo, è inizialmente crescente passando da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020. Successivamente, esso decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045. Nell’ultimo quindicennio del periodo di previsione, la riduzione del numero di pensioni, conseguente all’elevamento dei requisiti di accesso al pensionamento, risulta sostanzialmente compensato, in termini di spesa pensionistica, dai più elevati importi medi. L’effetto di contenimento del rapporto spesa/PIL, cumulato al 2060, assomma a circa 21 punti percentuali [350 mld, ndr].»

[21] Lettera al CIV dell’INPS: Osservazioni critiche su alcune carenze del Rendiconto sociale INPS 2017

[22] Lettera alla Segretaria generale Susanna Camusso sulle sue notizie false sulle pensioni

Lettera n. 7 a Maurizio Landini sulle sue false notizie sulla riforma Fornero

[23] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[24] Lettera n. 2 alla Professoressa Elsa Fornero sulla disinformazione mondiale sulla riforma Fornero



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Destinatari:

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CC protocollo.centrale@pec.quirinale.itufficio.affari.giuridici@pec.quirinale.it, segreteriagabinettopresidente@pec.senato.it, amministrazione@pec.senato.itcamera_protcentrale@certcamera.itpresidente@pec.governo.itmef@pec.mef.gov.it, rgs.ragionieregenerale.coordinamento@pec.mef.gov.it, dgprevidenza@pec.lavoro.gov.it, ragioniere.generale@mef.gov.it, dgprevidenza@lavoro.gov.itelsa.fornero@unito.it, maurizio.sacconi@senato.it, organizzazione@pec.cgil.itcisl@pec.cisl.itsegreteriagenerale@pecert.uil.itspi.cgil.nazionale@pec.itposta@pec.fnpcisl.pec.itsegreteria@pec.uilpensionati.itrcsmediagroupspa@rcs.legalmail.it,segretdir@rcs.itsegreteria_direzione@repubblica.itsegreteriasocietaria@pec.gedinewsnetwork.it,


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4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
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