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Alcune osservazioni sulla bugia, la menzogna, le bufale, la maldicenza e la diffamazione




La calunnia ha un filo più tagliente di una spada, una lingua più velenosa di quella di tutti i serpenti del Nilo, un fiato che cavalca i venti come fossero corrieri e diffonde la menzogna per tutti i quattro punti cardinali del mondo (Shakespeare).


Pubblico qua questo mio vecchio commento sulla menzogna, le bufale e la diffamazione, che ho ritrovato nel mio archivio, pubblicato originariamente in calce a questo blog su Repubblica:

Carlo Clericetti  -  1 GEN 2017  Lettera aperta a Pier Luigi Bersani

E’ un tema attualissimo, fin dalla notte dei tempi.



... e PdC (Renzi) contaballe seriale e traditore del mandato elettorale.
Vincesko



Caro Vincesko,
non ti facevo grillino.



Caro Silvestro,
Ed infatti non lo sono, e trovo strampalato che tu lo affermi, avendo io scritto di recente[1 e 2“Come si usa dire, il pesce puzza dalla testa. Nonostante (a) tutte le buone intenzioni di questo mondo palesate dal loro leader, (b) la ventata di aria nuova in un campo appestato per 20 anni dall’incompetente e fuori di testa miliardario narciso e schizoide Berlusconi; e (c) il merito, tutto sommato, di aver irreggimentato nell’ambito politico potabile quote di elettori turpiloquenti e facile preda di imbonitori di destra, non ci voleva Einstein per dedurre che un movimento politico capeggiato da un buffone ignorante eterodiretto da un paranoico avrebbe dato cattiva prova di sé proprio per la drammatica inadeguatezza delle qualità degli stessi leader e - inevitabile corollario - dei criteri di selezione dei vari dirigenti politici di seconda e terza fascia”.[…][1]

Talmente strampalato che ardisco arguirne che forse ti sono fischiate le orecchie.
Ma la tua deduzione strampalata mi dà l’agio di fare alcune osservazioni sulla bugia o menzogna, “meno pop. di bugia, che indica, di solito, una mancanza meno grave”.[2]


Bugia, menzogna

Da una statistica di qualche anno fa (che adesso non riesco a ritrovare), risultò che gli Italiani sono il popolo più bugiardo del mondo. Solo che non siamo bravi a dirle, le bugie. Ne risulta, perciò, secondo me, una certa, irresistibile simpateticità ( = sintonia, consonanza) con i bugiardi, in generale, e i leader politici bugiardi, in particolare, che sempre statisticamente risultano essere la categoria più bugiarda. Questo spiega perché, a differenza di Paesi molto più severi da questo punto di vista, in Italia un “grande bugiardo” (Silvio Berlusconi, copyright Eugenio Scalfari) abbia potuto ricoprire la carica di PdC per ben 8 anni, e un contaballe seriale (Matteo Renzi) abbia ricoperto tale carica per 3 anni, ma avrebbe potuto continuare a farlo ancora se non si fosse scontrato con la sonora batosta del NO al referendum costituzionale.

Per quanto riguarda la menzogna, io farei una distinzione: tra il caso in cui (a) si ricava un vantaggio, come è descritto in alcune ricerche, e quelli in cui lo si fa per (b) difesa o per (c) cattiveria.

Nel primo caso, dipende dal livello etico connesso all’educazione ricevuta, che ci mette in grado di scegliere tra ciò che è bene e ciò che è male, che agisce da remora, da freno inibitore (oltre ovviamente alla paura di essere beccati); nel secondo, la menzogna è un meccanismo di difesa che si adotta fin da piccoli, quando si ha la sfortuna di crescere con un genitore (o entrambi) troppo severo, autoritario, castrante; il terzo, o è frutto talvolta dei geni o è la conseguenza anch’esso di manipolazione psicologica o di modelli educativi deviati o di esperienze traumatiche di vera e propria violenza, fisica e/o psicologica, di grado tale da attivare automaticamente in certi casi il potente meccanismo della coazione a ripetere, perpetuando quella che io chiamo, più banalmente, la “catena”, che purtroppo si tramanda di genitori in figli, finché non trova - come spiega Alice Miller – “un testimone soccorrevole” che la spezza.


Bufale

E’ in corso una campagna contro le bufale online. Il presidente dell’Autorità Antitrust, Giovanni Pitruzzella, in un’intervista al Financial Times, ha indicato la necessità di un controllo del web, preceduto dalla presidentessa della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, e seguito dal PdC Paolo Gentiloni e dal PdR Sergio Mattarella.
Il primo a reagire, per difendere la post-verità (sic!), è stato Grillo, al quale sicuramente sono fischiate le orecchie e si è mossa la lunga coda di paglia, che ha parlato di “nuova Inquisizione contro il web”.

Io aborro le bufale, termine che ora uso in senso omnicomprensivo, cioè che abbraccia non solo le false notizie ma anche le maldicenze e le diffamazioni. Credo di essere stato il primo a smascherare quella sulle 600.000 auto blu.[3] Pochi giorni fa, leggendone il contenuto, ne ho smascherata subito un'altra (che pare sia vecchia), contro Prodi, diffusa in FC da un “amico” grillino. Ma occorre stigmatizzarle ed eventualmente sanzionarne severamente gli autori, tutte, anche quelle diffuse dai media tradizionali. E, soprattutto, quelle propalate ad arte dai poteri forti, dall’oligarchia dell’Unione europea e dai PdC contaballe (anche le mezze verità sono bugie intere).

[3] Post n. 230 del 22-11-2012
600 mila auto blu, una leggenda metropolitana
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762742.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/600-mila-auto-blu-una-leggenda.html 


Maldicenza

In una discussione, un mio interlocutore mi faceva notare che “nella morale cristiana, la maldicenza è il riferire a terzi senza un buon motivo un fatto spiacevole altrui, che risponde al vero”.

2477 Il rispetto della reputazione delle persone rende illecito ogni atteggiamento ed ogni parola che possano causare un ingiusto danno [Cf ? Codice di Diritto Canonico, 220]. Si rende colpevole:
- di giudizio temerario colui che, anche solo tacitamente, ammette come vera, senza sufficiente fondamento, una colpa morale nel prossimo;
- di maldicenza colui che, senza un motivo oggettivamente valido, rivela i difetti e le mancanze altrui a persone che li ignorano; [Cf 
? Sir 21,28 ]
- di calunnia colui che, con affermazioni contrarie alla verità, nuoce alla reputazione degli altri e dà occasione a erronei giudizi sul loro conto
”.

Ed io ho ribattuto:

Diciamo che il significato corrente del termine “maldicenza”, che anche io ho usato e come i vocabolari confermano,[4] comprende quello che il diritto canonico chiama “giudizio temerario”. Anche nel senso che, com’è nel pettegolezzo, passando di bocca in bocca una piccola verità s’ingrandisce sempre più. Solo che nella maldicenza l’intenzione è malevola.

Poi c’è la “diffamazione”, cioè un'accusa infondata tesa a distruggere la reputazione di una persona, detta anche volgarmente (come fa anche il diritto canonico) “calunnia”, che in senso strettamente giuridico si ha invece quando l’accusa infondata è contenuta in una denuncia rivolta all’Autorità giudiziaria.[5]

Nella Divina Commedia, Dante pone i calunniatori nel Cerchio VIII, “tormentati dalla febbre che li fa delirare falsando i sensi, così come in vita confusero le parole false dalle parole vere”.[6]

[4] maldicenza 1. discorso da maldicente; chiacchiera malevola 2. abitudine di dire male del prossimo
Etimologia: ? dal lat. tardo maledicentia(m), deriv. Di maledicens -entis; cfr. maldicente.
http://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=maldicenza&idl=b7568f6310474c1391f68c29435fcc96&v=IT)

[5] Ingiuria, diffamazione, calunnia http://www.studiolegale-online.net/penale_r02.php

[6] DIVINA COMMEDIA INFERNO RIASSUNTO CANTO 30

CANTO XXX
Cerchio VIII fraudolenti
10a bolgia falsari di persona, di moneta, di parola.
Dannati: falsari di persona coloro che si fingono altri per trarne vantaggi.
“ di moneta coloro che coniano monete false.
“ di parola calunniatori, spergiuri e bugiardi.
Pena e contrappasso. Falsari di persona afflitti da una rabbia che li fa correre come maiali impazziti fuori dal recinto la rabbia ricorda la bramosia e l’avidità che li ha condotti in vita a fingersi altri Falsari di moneta ammalati di idropisia con il ventre gonfio di cattivi umore come i metalli vili che introducevano nelle monete d’oro.
Falsari di parola tormentati dalla febbre che li fa delirare falsando i sensi, così come in vita confusero le parole false dalle parole vere.



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Il lupo Germania e la riforma del MES





La riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità: come si perfeziona l’austerità

di coniarerivolta

Created: 06 July 2019


Il lupo Germania - inidonea come paese leader dell’UE - ha il solito vizio: mantenere il potere agli Stati, dove essa detta legge. E contrastare il rafforzamento del Parlamento Europeo, unico organo dell’Unione Europea democraticamente eletto direttamente dal popolo. Che costituirebbe una naturale evoluzione verso gli Stati Uniti d’Europa. Ora siamo a metà del guado, con conseguenze negative sui Paesi periferici dell’Eurozona.

Traggo dalla conclusione del mio libro LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO:


L’Eurozona è un insieme di Paesi strutturalmente eterogenei; non sono previsti dai trattati europei (influenzati dall’ordoliberismo germanico, senza però le correzioni che ne hanno smussato le asperità in sede applicativa in Germania),[295] meccanismi di aggiustamento degli squilibri strutturali interni: né quelli tipici delle federazioni, né quelli che ne distribuiscono equamente i pesi tra Paesi forti e Paesi deboli. 

Gli USA sono una federazione e perciò hanno i trasferimenti fiscali (quindi a fondo perduto) dagli Stati ricchi a quelli meno ricchi, che fanno da riequilibratori, per il tramite del bilancio federale, pari al 20% del Pil annuo USA (pari complessivamente – fonte FMI - a 19.500 mld $).

L’UE è invece ancora una confederazione (atipica),[301] che non contempla i trasferimenti fiscali, il cui bilancio confederale ammonta ad appena l’1% del Pil complessivo (pari a 18.500 mld $) e la cui moneta è comune a 19 Paesi su 28. In un sistema di cambi variabili, il riequilibrio avviene attraverso la rivalutazione della moneta del Paese con surplus commerciale, la quale rende più costose le sue esportazioni. Questo non può avvenire nell’Eurozona essendo una unione monetaria. Il riequilibrio tra i Paesi membri avviene, non a spese dei Paesi ricchi, tramite i trasferimenti fiscali o, almeno, la sanzione dei surplus commerciali eccessivi (che, peraltro, deve tener conto di un parametro del 6%, dimensionato a misura della Germania, la quale, quando fu deciso dalla prona Commissione Barroso, aveva un surplus del 5,9%), ma a spese dei Paesi meno ricchi, attraverso la deflazione dei salari e la riduzione dei diritti e i trasferimenti di capitali in prestito (quindi a titolo oneroso) dai più forti e avvantaggiati dalla moneta unica (Germania, Olanda, Belgio, Francia, Austria, ecc.) a quelli deboli e svantaggiati dall’Euro (Piigs). […]


Nella diatriba in corso tra il Governo italiano e la Commissione Europea sulla deviazione del deficit, che comunque non sfora il limite del 3 per cento, come è avvenuto negli ultimi sette anni pur in una lunga fase di recessione e stagnazione che avrebbe richiesto una politica economica espansiva, il presidente Juncker è arrivato a paragonare l’Italia alla Grecia, paventando addirittura un rischio di default. Un rischio inesistente e un paragone improponibile, oggettivamente offensivo. A parte le notevoli differenze della dimensione e della struttura produttiva, manifatturiera, economica e finanziaria privata e pubblica tra l’Italia e la Grecia, la Grecia è tra i Paesi percettori netti dei fondi UE (4 miliardi annui), l’Italia tra i contribuenti netti (4 miliardi annui); la Grecia ha beneficiato dei soldi dei fondi salva-Stato (alcune centinaia di miliardi) e di un taglio del debito e degli interessi sul debito; l’Italia non ha preso un solo Euro ed ha anzi versato 60 miliardi per aiutare gli altri Paesi, tra cui la Grecia.[138][150] Per cui non è del tutto arbitrario pensare che tutto ciò sia voluto, politicamente determinato e riconducibile, da una parte, al progetto egemonico franco-tedesco (ma più francese che tedesco) sull’Italia, come scrive non un sovranista ma Roberto Napoletano, nel suo ultimo libro più volte citato; e, dall’altra, all’interesse dei Paesi «core» dell’UE (Germania, Olanda, Francia, Austria, Belgio, Lussemburgo, ecc.) a continuare a dirottare i capitali (anche quelli italiani) su di loro, sia, in primo luogo, sui titoli di Stato, mantenendo bassi o quasi nulli i tassi d’interesse sul loro debito, sia in investimenti. L’opposto della solidarietà inscritta nei Trattati. 


E l’opposto dello schema razionale e funzionale applicato dagli USA, che obbliga sì i singoli Stati della federazione all’equilibrio economico-finanziario, ma affida opportunamente al Governo federale l’implementazione delle politiche economiche anticicliche. 


Segnalo sulla riforma del MES questo articolo di Sergio Fabbrini sul “Sole 24 ore” sulla bozza del trattato relativo alla revisione del MES, che contempla una minoranza di blocco. Dell’articolo, riporto la conclusione. Chissà se anche il governo gialloverde, come hanno fatto i precedenti, firmerà questo trattato che penalizza l’Italia, ma non solo, poiché i nuovi criteri di “accesso alle linee precauzionali di emergenza dell’Esm”, secondo una simulazione di Marcello Minenna (riportata sullo stesso giornale) sulla base dei dati macro-economici della Commissione Europea, escluderebbero 10 dei 19 Paesi dell’Eurozona, inclusa la Francia.

Ovviamente, se si tenesse conto del debito totale pubblico + privato, che penalizza ancor più la Francia ma in particolare l’Olanda, abituale censora severa del debito pubblico italiano, le conclusioni sarebbero tutt’affatto diverse.


La partita vera sul Fondo Salva-Stati

di Sergio Fabbrini - 23 Giugno 2019

Anche se la Commissione è coinvolta nel processo di valutazione della richiesta di aiuto (insieme alla direzione del Fondo, alla Banca centrale europea e all’Fmi), appare evidente che il Fondo finirà per dare vita ad una supervisione delle condizioni finanziarie dei Paesi membri dell’Eurozona che si sovrapporrà a quella già stabilita dal Patto di stabilità e crescita (e dai suoi sviluppi successivi). Ma tra le due procedure c’è una differenza significativa. Nel Patto, la Commissione ha acquisito un ruolo autonomo nella valutazione delle condizioni finanziarie di un Paese, anche se le sue raccomandazioni (ad esempio, di avviare una procedura d’infrazione) possono essere poi neutralizzate da una maggioranza qualificata contraria del Consiglio dei ministri finanziari. Nel Fondo, invece, l’autonomia della Commissione viene fortemente ridimensionata da una governance costituita esclusivamente dai rappresentanti dei governi nazionali (i membri del Board of Governors, del Board of Directors, e il Managing Director sono tutti nominati dai governi nazionali).

Questi ultimi dovranno prendere decisioni generalmente all’unanimità (mutual agreement), oppure a maggioranza qualificata (in casi specifici) o a maggioranza semplice (in casi molto limitati). Ogni Paese dell’Eurozona che partecipa al Fondo ha un numero di voti correlato al suo contributo finanziario. Secondo l’Appendice II del Fondo, la Germania ha quasi il 27 per cento, la Francia poco più del 20 per cento e l’Italia poco più del 17 per cento dei voti. Naturalmente, ciò è giustificato dal contributo finanziario di quei Paesi. Si faccia attenzione, però. Recita l’articolo 4.4 (Capitolo 2 della bozza), «l’adozione di una decisione attraverso il mutual agreement (da parte dei due Board), nel contesto della procedura d’emergenza, richiede una maggioranza qualificata dell’85 per cento dei voti». Ciò significa, dunque, che nessuna decisione potrà essere presa, in condizioni di emergenza, senza l’autorizzazione della Germania, in quanto dotata (molto più che la Francia e l’Italia) di un pesante voto di blocco. Ecco come i governi nazionali (o alcuni di essi) contrastano la Commissione europea nella sua richiesta ad avere un ruolo nella politica finanziaria.

Insomma, dietro la confusione di Bruxelles c’è in realtà un conflitto tra governi nazionali e istituzioni sovranazionali. I primi vogliono trasformare l’Ue in un’associazione di Stati gestita dal Consiglio europeo, le seconde in un’unione parlamentare governata dalla Commissione. Più il Parlamento europeo e la Commissione hanno rivendicato nuovi poteri, più gli organismi intergovernativi hanno controbattuto con nuovi meccanismi (come il Fondo) da essi controllati. La logica intergovernativa richiederebbe di essere contrastata dal suo interno, non solo dall’esterno. Almeno da quei governi che la subiscono. Eppure, il governo italiano non dice niente. A Roma sono in campagna elettorale, mentre a Bruxelles stanno cambiando l’Europa contro i nostri interessi.


Allego il testo della bozza del trattato sulla revisione del MES (attualmente disponibile solo in inglese).


Questi sono gli allegati al trattato.



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permalink | inviato da magnagrecia il 7/7/2019 alle 10:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Lettera a Bruno Vespa sulla sua notizia falsa sul Governo Monti




Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa a Bruno Vespa dopo aver letto un suo articolo su Quotidiano.net, in cui attribuisce a Monti la colpa della recessione italiana, che come sanno i lettori di questo blog è la Prima più Grande Bufala del XXI Secolo.

Non sono riuscito a sapere l’indirizzo email di Bruno Vespa, allora gliel’ho inviata a quello di Porta a Porta (destinataria delle mie lettere circolari, che spesso cestina le email) e a Quotidiano.net, la cui scortese e saccente segretaria di direzione (secondo lei tanti esperti che vanno in tv sanno che la recessione è colpa di Berlusconi: non so, io non guardo la tv, quel che so è che tanti esperti famosi - tre per tutti: Carlo Cottarelli, Emiliano Brancaccio e Veronica De Romanis sono riportati più sotto nei post collegati, tanti altri sono pubblicati in questo blog - sono destinatari da anni delle mie lettere, dopo aver riscontrato la loro ignoranza al riguardo) mi ha detto di non conoscerlo e di inviarle la lettera via posta, che gliela avrebbe inoltrata (sic), cosa che comunque farò. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera a Bruno Vespa sulla sua notizia falsa sul Governo Monti

Da: v

25/6/2019 17:40


ALLA C.A. DEL DOTT. BRUNO VESPA

CC: DIRETTORE QUOTIDIANO.NET, PARLAMENTARI, MEDIA, ALTRI


Egr. Dott. Vespa,

Traggo dal Suo articolo su Quotidiano.net del 22 giugno scorso “Italia sotto accusa, i figliastri d'Europa”: 

La seconda ragione è che noi da molti anni veniamo messi in castigo per la nostra politica economica giudicata poco virtuosa. Dal 1993 nessun governo italiano è stato apprezzato dall’Europa su questo tema, tranne il governo Monti che pure resistette all’invio della Trojka che ci avrebbe commissariato. Ma l’austerità imposta a Monti non ha funzionato: peggiorarono i conti, aumentò la disoccupazione. La cura era sbagliata, il paziente smagrì e sarebbe un errore ripeterla.


Premesso che l’Italia, a giudicare dai dati, durante la crisi è stato uno dei Paesi più virtuosi (da ultimo, lho scritto ieri alla Commissaria Margrethe Vestager, p.c. anche a Porta a Porta), mi sorprende che Lei scriva questa BUFALA gigantesca su Monti. Non perché un noto giornalista come Lei dimostri di saperne sul Governo Monti quanto decine di milioni di uomini della strada o di casalinghe di Voghera, poiché vittime di tale BUFALA, oltre a tutti i media, ministri, parlamentari, sono anche quasi tutti i docenti universitari di Economia e perfino premi Nobel di Economia. Ma perché “Porta a Porta” è da un paio d’anni uno dei destinatari fissi delle mie periodiche lettere circolari in cui ho dato conto che si tratta di una BUFALA ormai mondiale. Evidentemente la redazione le ha cestinate tutte senza passargliele.

Traggo dal mio libro LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO, le cui fonti sono state Il Sole 24 ore, la CGIA di Mestre, l’ISTAT e i dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato):

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Come può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, Berlusconi ha battuto Monti per 4 a 1 (ancor di più in termini di iniquità).

E, come risulta dalla tabella n. 3, il grosso si concentrò dal maggio 2010 (dopo la crisi del debito greco, secondo Romano Prodi gestita malissimo, per colpa soprattutto della Germania) al dicembre 2011.

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

36

12.131

25.068

  25.033

-

  62.268

22,8

DL98/2011

-

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

-

732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

36

14.971

53.343

  79.298

61.795

     209.443

76,7

DL201/2011

-

-

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

-

-

603

   16

 27

 646

  0,2

Tot.Gov.M.

-

-

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

36

14.971

74.189

    100.633

83.254

     273.083

100,0

%

-

5,5

27,2

36,9

30,5

100,0


*Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

Tali manovre furono in buona parte imposte dalla Commissione Europea e dalla BCE, in primo luogo a Berlusconi, che adempì fedelmente i diktat dellUE, tranne il completamento (chiesto dalla irrituale lettera della BCE del 5.8.2011) della severa riforma delle pensioni SACCONI a causa del veto di Bossi. Dai dati dei Servizi Studi del Parlamento si ricava che il Governo Berlusconi ha dovuto varare in poco più di un anno manovre per ben 209 mld cumulati per il triennio o quadriennio successivo (ma le misure strutturali vigono tuttora), mentre il Governo Monti ne ha varato per “appena” 63 mld cumulati. La distribuzione degli importi nel periodo 2011-2014 spiega bene i nessi causali, facendo giustizia delle deduzioni infondate fatte al riguardo, in buona - dai 60 milioni di Italiani che ignorano le cifre - o cattiva fede: dai pochissimi – forse una ventina di persone - che le conoscono bene, come i ministri di allora Tremonti e Brunetta, i loro collaboratori e i funzionari del MEF o dei Servizi Studi del Parlamento o della Banca d’Italia, ma che o li nascondono o li interpretano - come fa l’on. Brunetta - a seconda della convenienza, ovvero se deve colpire l’inviso Monti, ed allora gli imputa incongruamente tutta la responsabilità della grave recessione, o replicare all’ex Commissario all’Economia Olli Rehn, che accusava il governo Berlusconi di avere fatto poco contro la crisi, ed allora gli oppone appunto i 267 mld su 330 mld. O smentire la sinistra, ed allora scrive nel suo sito e poi nel suo libro:

20 dicembre 2012 a cura di Renato Brunetta i dossier www.freefoundation.com TUTTI I FALSI DELLA SINISTRA La sinistra sostiene che Monti ha salvato l’Italia…FALSO! 253 www.freenewsonline.it 2 PAREGGIO DI BILANCIO NEL 2013 ¨ L’Italia raggiungerà il pareggio di bilancio nel 2013. Vero. Ma, come la sinistra ben sa, ai fini del conseguimento dell’obiettivo il governo Berlusconi ha contribuito per l’80%, il governo Monti per il restante 20%.

¨ I conti sono della Banca d’Italia: dal 2008 al 2011, il governo Berlusconi ha varato 4 manovre di finanza pubblica, finalizzate al pareggio di bilancio nel 2013, aventi effetto cumulato, fino al 2014, di 265 miliardi di euro. ¨ Il decreto cd. “Salva-Italia” del governo Monti avrà un impatto complessivo sulle finanze pubbliche, nel triennio 2012-2014, di 63 miliardi, e si è reso necessario a causa del

peggioramento della congiuntura economica nell’intera eurozona nell’autunno 2011.

http://www.freefoundation.com/wp-content/uploads/2013/08/253-La-sinistra-sostiene-che-Monti-ha-salvato-lItalia...FALSO_.pdf

Anche la riforma delle pensioni SACCONI, votata dal centrodestra nel 2010 e 2011, inclusa la Lega Nord, è molto più severa della riforma Fornero.

In particolare, sono ascrivibili alla riforma Sacconi (anche se vengono attribuiti erroneamente alla riforma Fornero praticamente da tutti, inclusi gli esperti, docenti universitari e, talvolta, Istituzioni come RGS, INPS e UPB) il pensionamento di vecchiaia a 67 anni, il pensionamento anticipato a 41 anni e 3 mesi e l’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, nonché circa il doppio del risparmio al 2060 rispetto alla riforma Fornero.

Poi la potentissima propaganda berlusconiana e del centrodestra ha addossato tutta la colpa sui cattivissimi Monti e Fornero - che hanno contribuito con le loro oggettive millanterie - e alimentato due BUFALE che hanno fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero.

Concludo dicendo che il Governo Monti fu molto più equo del Governo Berlusconi, v. IMU (particolarmente odiata dall’on. Brunetta), patrimonialina sui depositi, TTF, nonché la modifica della iniqua clausola di salvaguardia tremontiana recata dal DL 98/2011; mentre il Governo Berlusconi, tra l’altro, addossò la gran parte del peso del risanamento sui ceti medio e basso e tagliò anche, dell’87%, la spesa sociale dei Comuni e delle Regioni destinata ai poveri. Mentre, probabilmente, congegnò apposta male i due provvedimenti separati del contributo di solidarietà sulle pensioni e sulle retribuzioni elevate per farle poi cancellare dalla Corte Costituzionale (bastava metterli nella stessa legge). Uno dei meriti maggiori del Governo Monti fu la reintroduzione dell’IMU sulla casa principale (4 mld), che per due terzi fu pagata dai ricchi e dai benestanti ed il cui costo consuntivo pro capite smentì il piagnisteo generale  (secondo il MEF, 225€ il gravame medio annuo e l’85% dei contribuenti ha pagato meno di 400€).

Gli esodati, frutto soprattutto di un errore di stima della burocrazia (RGS e INPS) e di carenze nella rilevazione degli accordi di uscita dal lavoro, dopo l’ottava salvaguardia (le maglie sono state man mano ampliate), sono stati 153.389, di cui 10.000 sono di SACCONI (L. 122/2010, art. 12, comma 6), ma vengono anch’essi attribuiti a Fornero.

Il problema degli esodati è stato aggravato dall’allungamento dell’età di pensionamento deciso dalla riforma SACCONI.

Anche l’accettazione del fiscal compact, contrariamente a ciò che generalmente si sostiene, non è opera di Monti ma di Berlusconi, che lo negoziò e lo sottoscrisse nel Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011. Infatti, il relativo DdL costituzionale (come conferma lon. Brunetta nel suo libro) fu presentato dal governo Berlusconi nel mese di settembre 2011. Poi votato e introdotto in Costituzione nel 2012 durante il governo Monti, col voto favorevole di PDL, PD, Scelta Civica e Lega Nord.

Mi auguro di esserLe stato utile e che, col Suo potente megafono, voglia contribuire in futuro a contrastare queste due BUFALE mondiali.

Cordiali saluti,

V.



Post collegati:


Lettera ai Professori Brancaccio e Cottarelli sulle loro fake news su Monti e la riforma Fornero


Lettera n. 2 all’Osservatorio CPI (diretto da Carlo Cottarelli) sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012


Lettera alla professoressa Veronica De Romanis sulle sue notizie false su chi ha attuato l’austerità economica



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Lettera alla Commissaria Margrethe Vestager sui suoi pregiudizi sull’Italia





Pubblico la lettera che ho inviato alla Commissaria Margrethe Vestager dopo aver letto una sua dichiarazione resa al quotidiano Il Foglio nel corso del Tech Festival, l’evento sull’innovazione organizzato a Venezia dal Foglio. Riporto, in fondo, la breve risposta dello staff della Commissaria.


Lettera alla Commissaria Margrethe Vestager sui suoi pregiudizi sull’Italia

Da: v

24/6/2019 15:15


ALLA CORTESE ATTENZIONE DELLA COMMISSARIA MARGRETHE VESTAGER

CC: COMMISSIONE EUROPEA, PARLAMENTARI, ISTITUZIONI, MEDIA , UNIVERSITA'


Egr. Signora Commissaria Margrethe Vestager,

Cito dal Foglio del 22.06.2019 una Sua dichiarazione:

Il populismo mi preoccupa in tutte le sue forme”, e quello che sta succedendo in Italia non è affatto nuovo: “Non è un’idea nuova che qualcuno dica: ‘Tutti gli altri non hanno capito niente, io ho capito tutto e ho qui la soluzione miracolosa per tutti i vostri problemi’. Questa è un’idea vecchia. Non molto innovativa. I libri di storia sono pieni di esempi così. Ciò che deve far pensare è che i cittadini credano a queste storie e dicano: ‘Voglio votare per lui’”.

Io aborro il governo gialloverde, ma mi permetta di osservare che per capire occorre laicamente sapere, scevri il più possibile da ideologie e da pregiudizi, ma purtroppo anche Lei, come il Suo collega Moscovici (che vi abbina una dose insopportabile di ipocrisia e di improntitudine ed al quale ho già scritto), è un esempio eccellente di ignoranza dei dati.

La invito a leggere, se non lo ha ancora fatto, ciò che ha scritto di Lei, non un sovranista (nazionalista), ma un rappresentante dellestablishment come Roberto Napoletano, ex direttore de Il Sole 24 ore (il principale giornale economico italiano), nel suo ultimo libro, a proposito del trattamento riservato alle banche italiane:

«Questi pochi numeri sono sufficienti a far emergere in superficie i contorni ipotetici della questione bancaria italiana e sono tali da potere di nuovo rimettere all’indietro le lancette della nostra Grande crisi. La comunicazione al mercato di questi numeri avviene con queste parole: il prezzo del 17,5% è soggetto a valutazioni analitiche delle singole posizioni da parte di un valutatore indipendente nei successivi tre o quattro mesi. Il valutatore indipendente arriverà in seguito alla conclusione che il prezzo delle sofferenze delle quattro banche in risoluzione è più alto, pari al 22,5%, ma il suo lavoro rigoroso non servirà a nulla perché la frittata è già stata fatta e a imporre di servirla in tavola è stata la commissaria alla concorrenza, la danese Margrethe Vestager, assistita e indirizzata dal vicedirettore generale olandese, Gert-Jan Koopman, custode del formalismo europeo, che ha deciso di dare in pasto ai mercati un dato così poco attendibile e così sensibile. Con questa formalistica applicazione della comunicazione della commissione europea sugli aiuti di stato (il burden sharing, antesignano, anche se più leggero, del bail-in della BRRD – Bank Recovery and Resolution Directive, la direttiva comunitaria sul risanamento e la risoluzione delle banche) la Vestager mostra di capire poco di banche in genere e niente affatto di banche italiane e affianca il capo della vigilanza Nouy con i suoi stress test a senso unico nella poco nobile gara a chi butta prima giù e più rovinosamente dalla torre le banche italiane. A questa coppia si affiancherà poi con convinzione la tedesca Elke König, nominata nel 2015 presidente del board del Meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie. Di fatto con tali comportamenti, quanto meno discutibili, la coppia di ferro francotedesca, insieme alla commissaria danese, pone (volutamente?) le premesse per trasformare una bronchite in una broncopolmonite o in qualcosa di ancora più grave. Queste donne hanno nelle loro mani il risparmio degli italiani e sembra che custodirlo sia proprio l’ultima delle loro preoccupazioni.»

(“Il cigno nero e il cavaliere bianco” Yellow highlight | Location: 2,532).


Legga anche, se vuole, quello che ho scritto io nellAppendice 1 del mio libro, come 40esimo esempio clamoroso di ignoranza dei dati e delle responsabilità della recessione italiana.

«Infine, una Commissaria europea, Margrethe Vestager, che abbiamo già incontrato nel capitolo 3, nel paragrafo sugli organi di vigilanza sulle banche.

40. «Più o meno nelle stesse ore, il professor Mario Monti, officiante dell’apertura dell’anno accademico dell’Università Bocconi, si prendeva i complimenti della commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager, per aver «salvato l’Italia» durante la crisi dello spread del 2011. Ed Elsa Fornero, ministro del lavoro e della previdenza dello stesso governo, presenziando volontariamente alla visione del film «L’esodo» di Ciro Formisano alla Cascina Roccafranca di Torino, si consegnava al processo sommario di chi era stato penalizzato dagli effetti della sua riforma previdenziale.» https://www.linkiesta.it/it/article/2017/11/30/evviva-elsa-fornero-gigante-di-dignita-tra-i-nani-e-i-pavidi-della-pol/36352/

Egr. Dott. Cancellato,

Lei è ostinato, quasi quanto la coraggiosa millantatrice Elsa Fornero. E la commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager una ignorante dei dati (come quasi 60 milioni di Italiani, anche per colpa di voi giornalisti). Sulla base dei dati, Monti – con 63 mld cumulati - non ha salvato quasi un bel niente. Quando è arrivato, lo aveva già fatto Berlusconi – con 267 mld cumulati -, in maniera scandalosamente iniqua e perciò ancor più recessiva, anche perché vi è stato costretto dalla Commissione Europea e dalla BCE. Mi scusi, anche un bambino capisce che 267 è più del quadruplo di 63.

L’Italia è piena di difetti, che anche io critico severamente: una Pubblica Amministrazione inefficiente, una classe dirigente non sempre adeguata, un livello etico insufficiente in una quota significativa della popolazione e che riceve scarsa sanzione sociale e spesso civile e penale a causa dell’inefficienza dell’apparato giudiziario, il fardello del Sud poco e male affrontato con, da ultimo, un utilizzo solo parziale dei finanziamenti europei anche per la difficoltà di copertura del 50% di quota nazionale, l’allogazione inefficiente, sprechi e malversazioni delle risorse; ma temo che sia anche vittima sia di pregiudizi, sia di ignoranza dei dati, sia di un doppio standard nell’applicazione delle regole da parte della Commissione Europea (peraltro attestato dalla Corte dei Conti UE relativamente ai salvataggi). 

Segnalo alcuni dati relativi al periodo cruciale della crisi economica, utili per comprendere la situazione e verificare quanto ho appena affermato, cominciando dal deficit/Pil per poi passare al debito/Pil.


1. Il Commissario Moscovici ha affermato che le regole UE sono intelligenti e favoriscono la crescita. Le regole sono talmente intelligenti e favoriscono la crescita che lui, quando è stato ministro dell’Economia francese, le ha, analogamente ai suoi colleghi francesi, bellamente violate, complessivamente per 9 anni consecutivi (12 sui 17 dall’introduzione fisica dell’Euro, 2002), con uno sforamento totale dal 2007 al 2016 pari a 15 punti percentuali; la Spagna ha sforato anch’essa per 9 anni consecutivi, con uno sforamento totale pari a 40,2 punti percentuali; l’Italia per 3 anni, con uno sforamento totale pari a 4 punti percentuali.

EUROSTAT – Deficit/Pil

PAESE

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

2015

2016

Italia

-1,5

-2,7

-5,3

-4,2

-3,5

-2,9

-2,9

-3,0

-2,6

-2,4

Francia

-2,5

-3,2

-7,2

-6,8

-5,1

-4,8

-4,0

-4,0

-3,5

-3,4

Spagna

+2,0

-4,4

-11,0

-9,4

-9,6

-10,4

-6,9

-5,9

-5,1

-4,5

Gran Br

+0,2

+0,2

-10,7

-9,6

-7,7

-8,3

-5,6

-5,6

-4,4

-3,0

Germania

+0,2

-0,2

-3,2

-4,2

-1,0

-0,1

-0,1

+0,3

+0,7

+0,8

Olanda

+0,2

+0.2

-5,4

-5,0

-4,3

-3,9

-2,4

-2,3

-2,1

+0,4

Grecia

-6,7

-10,2

-15,1

-11,2

-10,3

-8,9

-13,1

-3,7

-5,9

+0,7

Irlanda

+0,3

-7,0

-13,8

-32,1

-12,6

-8,0

-5,7

-3,7

-2,0

-0,6

Portogallo

-3,0

-3,8

-9,8

-11,2

-7,4

-5,7

-4,8

-7,2

-4,4

-2,0

La Francia, assieme alla Germania, aveva già violato il limite del 3% nel 2003, oltre che nel 2002, per giunta impedendo alla Commissione Prodi di applicare la relativa sanzione. Cioè sono stati più gli anni che l’ha violato che quelli che l’ha rispettato, senza subire alcuna sanzione. Eh, ma si sa, come ha detto il presidente Juncker, la Francia è la Francia (sic!).

2. Ma, si obietta, l’Italia ha un alto debito pubblico. Questa accusa proviene in primo luogo dalla Germania, che come è noto definisce con la stessa parola, schuld, debito e colpa. Forse perché, dal 1800, la Germania ha fatto ben 8 volte default o ristrutturazione del debito (“This Time is Different”, pag. 99, Kenneth Rogoff e Carmen Reinhart). L’Italia quasi mai, tranne una parziale ristrutturazione del debito dopo la I Guerra Mondiale. Dopo la II Guerra Mondiale, ci ha pensato linflazione, ma anche l’Italia (assieme alla Grecia e ad altri 19 Paesi), decise generosamente di condonare il 50% del debito tedesco e di dilazionare il resto in 30 anni, successivamente ulteriormente tagliatoNel 2012, l’Italia ha regolarmente pagato interessi sul debito pubblico per 86 mld, ora ne paga regolarmente 66 su un ammontare di debito cresciuto di 450 mld (da 1.900 a 2.350, al lordo dei 58 mld dei “sostegni”e – peraltro potendo contare anche su una ricchezza privata di 9.000 mld - non ha mai chiesto ad altri di pagarli o aiuto ad altri per pagarli.

3. Includendo il debito “sotto il tappeto”, il rapporto debito pubblico/Pil della Germania e dell’Olanda (2016), abituali censori dell’Italia ed in particolare del suo debito pubblico, sale, rispettivamente, al 172% e al 173%, poco sotto quello dell’Italia, che si attesta al 180% (con un denominatore, il Pil, che ha subito un calo di 170 mld a causa della politica economica prociclica imposta dall’UE).

4. Considerando anche il debito privato (dati OCSE), parametro altrettanto importante del debito pubblico e che andrebbe inserito nei parametri UE, la situazione dell’Italia (172,5 per cento del Pil) è migliore della Spagna (207,9), della Francia (233,9) e, soprattutto, dell’Olanda (261,3), uno dei maggiori censori abituali dell’Italia, in particolare del suo debito pubblico.

5. Il rapporto debito/Pil della Francia è quasi il 100%, ben oltre il limite del 60% del trattato di Maastricht. In valore assoluto è uguale a quello italiano, ma paga la metà in spesa per interessi rispetto al Pil grazie al tasso dinteresse molto più basso, potendo beneficiare, fin dallo SME, dello scudo finanziario della Germania, alla quale in cambio fa da chaperon (come si vede anche dal comportamento vergognoso del Commissario francese Moscovici). Il debito totale pubblico e privato francese è molto più alto di quello italiano. Ha un disavanzo della bilancia commerciale. Ha una spesa pensionistica fuori controllo, infatti solo ora la stanno riformando, mentre l’Italia ha fatto 9 anni fa ben due riforme severe: SACCONI (2010 e 2011), soprattutto, e Fornero (2011), il che, a giudizio della Commissione Europea e perfino di Centri Studi tedeschi, ha reso il debito pubblico italiano il più sostenibile nel lungo periodo.

6. Il mercato finanziario è fatto di investitori e di speculatori. C’è un recente articolo del Sole 24 ore che spiega che, quando ci sono turbolenze, i trader la prima cosa che fanno, appena accendono il computer, vendono BTP, facendo crescere lo spread.  Non è estraneo a questo la cacofonia strumentale dei Commissari UE, oltre che dei media italiani (!), strano fenomeno, quest’ultimo, peculiare soltanto dell’ItaliaOvviamente senza che la BCE o la Banca dItalia possano intervenire a calmierare lo spread.

7. Da 28 anni (tranne il 2009, in piena crisi economica), l’Italia fa registrare un avanzo primario, spesso consistente, in totale (%) maggiore di quello della Germania. Questo vuol dire che il debito pubblico cresce esclusivamente per colpa della spesa per interessi.

8. Anche perché l’Italia paga tassi d’interesse medi doppio di quello francese e triplo di quello tedesco, ingiustificati in base ai fondamentali (avanzo primario, sostenibilità del sistema pensionistico nel lungo periodo, saldo positivo delle partite correnti, debito totale pubblico e privato), maggiore del tasso di crescita, compresso dalla politica economica restrittiva imposta dall’UE, il che, in un circolo vizioso, autoalimenta il rapporto debito pubblico/Pil e accresce la sfiducia del mercato finanziario.

9. Il Governatore Visco (Banca d’Italia) ha dichiarato pochi giorni fa: “Questo spread che abbiamo è ridicolo perché riflette la paura che il debito non sia ripagato o non sia ripagato ai valori giusti e quindi con una valuta diversa dall’euro. Alcuni lo dicono, alcuni anche ci credono ma è una grande sciocchezza che genera distanza tra il tasso di crescita e il tasso di interesse e dunque mette un limite alla capacità di utilizzare gli investimenti pubblici per fare investimenti”.

10. Ma è un problema annoso. Nel mio libro “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” l’ho definito una sorta di “divisione internazionale del lavoro”: da decenni all’Italia è stato assegnato il compito di pagare lauti interessi al resto del mondo (e alle banche e assicurazioni, poiché solo il 5% è attualmente detenuto dalle famiglie), e gli investitori più importanti (coadiuvati dalle screditate società di rating con i loro giudizi ridicoli sullItalia peggiori del 2011) sono restii a che questo cambi.

11. L’Italia è un contributore netto dell’UE per 4 mld annui.

12. L’Italia ha contribuito per 60 mld – prendendoli a prestito e che sono inclusi nel debito pubblico - ai vari fondi per aiutare i partner in difficoltà, non ha mai preso un € finora e si è dovuta accollare una parte (una trentina di miliardi) dei 140 mld di crediti inesigibili delle banche private francesi, tedesche e olandesi verso la Grecia (che li aveva ricevuti anche per acquistare sottomarini e carri armati tedeschi)Il salvataggio delle banche private francesi, tedesche e olandesi (complessivamente centinaia di miliardi, con soldi pubblici) fu addossato, limitatamente alla parte riguardante i debiti greci (2010), su tutti i Paesi dellEurozona, prima che nascesse il MES (operativo dal 2012), che ha sostituito due fondi salva-Stati precedenti, ma non i prestiti bilaterali (ad esempio uno di 10 mld dell’Italia alla Grecia). Addirittura, l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ritiene (lo ha dichiarato anche recentemente) che il governo Berlusconi fu defenestrato nel 2011 perché lui aveva proposto la ripartizione dei crediti in sofferenza verso la Grecia non in base alle “quote” Pil+popolazione, come pretendevano Merkel e Sarkozy (ed hanno poi ottenuto), ma in proporzione alle rispettive esposizioni.

13. L’Italia ha un rapporto debito/Pil pari al 132%. Se, però, come ho fatto nel mio libro (i dati sono al 30.6.2018):

«E (iii) una notazione controfattuale: che il rapporto debito/Pil dell’Italia risente della perdita, al denominatore, di 170 miliardi di prodotto a causa della doppia recessione impostale dall’UE, discriminandola rispetto alla Spagna e alla Francia (si veda il capitolo 1);[129] se al denominatore aggiungessimo questi 170 miliardi e al numeratore togliessimo i 48 miliardi di disponibilità liquide del Tesoro, il rapporto debito/PIL scenderebbe dal 131,5 al 116,9%; e se levassimo al numeratore anche i 58 miliardi di sostegni ai Paesi in difficoltà (lo fa anche il Governo per tali aiuti e i pagamenti debiti PA pregressi, nei report sul debito destinati alla Commissione europea), il rapporto debito/PIL calerebbe ulteriormente al 113,8%.»

14. Nel 2008 (inizio della crisi), la Francia aveva un rapporto debito/Pil pari al 68,8%, l’Italia al 102,4%. Nel 2018, rispettivamente, 98,4% (+29,6 punti; +43,0%) e 132,2% (+29,8 punti; +29,1%, con un denominatore, il Pil, che ha subito un calo di 170 mld). La Spagna, nel 2008, aveva un rapporto debito/Pil inferiore al 40%, cresciuto nel 2018 a quasi il 100% (+60 punti; +150%).

15. Infine, l’Italia, che ha subito una doppia recessione a causa della politica economica prociclica imposta dall’UE, mentre la Francia e la Spagna hanno potuto attuare per un decennio una politica keynesiana, non chiede di sforare il limite del 3%, ma una diversa applicazione della formula del deficit strutturale (output gap), che giudica “naturale”, non inflazionistico, per l’Italia un tasso di disoccupazione del 10-11% e che è ritenuta inaffidabile dalla stessa Commissione (2013) e dalla BCE, oltre che da decine di studiosi, anche ortodossi, e che è diversa e più prociclica della medesima regola utilizzata da OCSE e FMI. Ma voi della Commissione - anziché riformarla - continuate ad essere sordi e arroganti e ad applicare la vostra: errata, ascientifica, discrezionale e prociclica. Alimentando l’avversione verso l’Unione Europea, perfino negli europeisti come me, e il populismo che Lei tanto aborre. Quos vult Iupiter perdere dementat prius (a quelli che vuole rovinare, Giove toglie prima la ragione). E, si sa, i primi e quasi soli a pagare sono stati, sono e saranno i poveri cristi. E ad una social-liberale come Lei, almeno in teoria, questo dovrebbe importare molto.

Distinti saluti,

V.



***


Messaggio di posta da margrethe-vestager-contact@ec.europa.eu: Lettera alla Commissaria Margrethe Vestager sui suoi pregiudizi sull’Italia

25/6/2019 09:29

A  v  

Gentile Signore V.,

Nel confermarle presa visione del suo messaggio, la prego di accettare i nostri piú cordiali saluti.

Cab Vestager Team



**********





Lettera ai Senatori Mario Monti e Matteo Renzi sulle loro notizie false sulle misure varate e la colpa della recessione





Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa ai Senatori Mario Monti e Matteo Renzi dopo aver letto le notizie di stampa sulla loro diatriba sulle misure varate e la colpa della recessione. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera ai Senatori Mario Monti e Matteo Renzi sulle loro notizie false su chi ha causato la recessione

Da:  v

18/6/2019 15:15


ALLA C.A. DEI SENATORI MARIO MONTI E MATTEO RENZI

CC: PARLAMENTARI, MEDIA, UNIVERSITA’, ALTRI


Egr. Sen. Monti, Egr. Sen. Renzi,

Apprendo dalle notizie di stampa le Vostre accuse reciproche su chi abbia varato le misure peggiori e causato la recessione.

Francamente, permettetemi di osservare che la Vostra mi sembra una bella gara di ignoranza dei dati e delle correlazioni.

Infatti, anche Voi, come quasi tutti, ignorate che la depressione economica italiana è stata (in buona parte) causata dal governo Berlusconi-Bossi-Tremonti-Fini e di conseguenza non potete capire appieno né le responsabilità né i nessi causali.


Traggo dal capitolo 1 del mio libro “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO, le cui fonti sono Il Sole 24 ore, la CGIA di Mestre, l’ISTAT e i dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato) e dove sono riportati un centinaio di esempi davvero clamorosi di vittime della Prima o della Seconda o della Terza Più Grande Bufala:

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Come potete facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, Berlusconi ha battuto Monti per 4 a 1 (ancor di più in termini di iniquità).

E, come risulta dalla tabella n. 3, il grosso si concentrò dal maggio 2010 (dopo la crisi del debito greco, secondo Romano Prodi gestita malissimo, per colpa soprattutto della Germania) al dicembre 2011.

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

36

12.131

25.068

  25.033

-

  62.268

22,8

DL98/2011

-

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

-

732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

36

14.971

53.343

  79.298

61.795

 209.443

76,7

DL201/2011

-

-

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

-

-

     603

        16

       27

       646

  0,2

Tot.Gov.M.

-

-

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

36

14.971

74.189

    100.633

83.254

  273.083

100,0

  %

-

5,5

      27,2

      36,9

      30,5

100,0


*Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

Tali manovre furono in buona parte imposte dalla Commissione Europea e dalla BCE (v. la famosa, irrituale, abnorme lettera del 5.8.2011, con prescrizioni dettagliate in contropartita dell’acquisto di titoli di Stato nell’ambito del programma SMP per raffreddare lo spread, ma del tutto insufficienti). Dai dati dei Servizi Studi del Parlamento si ricava che il Governo Berlusconi ha dovuto varare in poco più di un anno manovre per ben 209 mld cumulati per il triennio o quadriennio successivo (ma le misure strutturali vigono tuttora), mentre il Governo Monti ne ha varato per “appena” 63 mld cumulati.


A questo, aggiungo che quasi nessuno sa che la riforma delle pensioni SACCONI, votata dal centrodestra nel 2010 e 2011, inclusa la Lega Nord, è molto più severa della riforma Fornero.

In particolare, sono ascrivibili alla riforma Sacconi (anche se vengono attribuiti erroneamente alla riforma Fornero praticamente da tutti, inclusi gli esperti, docenti universitari e, talvolta, Istituzioni come RGS, INPS e UPB) il pensionamento di vecchiaia a 67 anni e l’adeguamento dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, nonché il doppio del risparmio al 2060 rispetto alla riforma Fornero.


Poi la potentissima propaganda berlusconiana e del centrodestra ha addossato tutta la colpa sui cattivissimi Monti e Fornero - che hanno contribuito con le loro oggettive millanterie - e alimentato due BUFALE che hanno fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero.

Il Governo Monti fu molto più equo del Governo Berlusconi (v. IMU, patrimonialina sui depositi, TTF, oltre alla modifica della clausola di salvaguardia tremontiana recata dal DL 98/2011, mentre il Governo Berlusconi addirittura tagliò, anche, dell’87% la spesa sociale dei Comuni e delle Regioni destinata ai poveri). Uno dei meriti maggiori del Governo Monti fu la reintroduzione dell’IMU sulla casa principale (4 mld), che per due terzi fu pagata dai ricchi e dai benestanti ed il cui costo consuntivo pro capite smentì il piagnisteo generale  (secondo il MEF, 225€ il gravame medio annuo e l’85% dei contribuenti ha pagato meno di 400€).

Gli esodati, frutto soprattutto di un errore di stima della burocrazia (RGS e INPS) e di carenze nella rilevazione degli accordi di uscita dal lavoro, dopo l’ottava salvaguardia (le maglie sono state man mano ampliate), sono stati 153.389, di cui 10.000 sono di SACCONI (L. 122/2010, art. 12, comma 6), ma vengono anch’essi attribuiti a Fornero.

Anche l’accettazione del fiscal compact, contrariamente a ciò che generalmente si sostiene, non è opera di Monti ma di Berlusconi, che lo negoziò e lo sottoscrisse nel Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011. Infatti, il relativo DdL costituzionale fu presentato dal governo Berlusconi nel mese di settembre 2011. Poi votato e introdotto in Costituzione nel 2012 durante il governo Monti, col voto favorevole di PDL, PD, Scelta Civica e Lega Nord.

Una delle colpe maggiori del Governo Renzi fu la completa abolizione dell’IMU sulla casa principale (le c.d. case di lusso, sempre sbandierate dagli abolizionisti come esempio di equità, in una prima versione della legge anch’esse esenti!, erano appena 74.430 su un totale di 34.435.196), che causò un buco di bilancio coperto dalla fiscalità generale e quindi anche dagli affittuari a basso reddito. Esempio preclaro di come dare ai ricchi togliendo ai poveri, in barba al principio contenuto nell’art. 53 della Costituzione. E’ importante anche rilevare che le famiglie in casa di proprietà non sono né il 90 né l’80% - come in generale si sostiene - ma il 73% ed in alcune Regioni (come la Campania) intorno al 60%; e che gli alloggi pubblici popolari e ultrapopolari censiti dall’Agenzia delle Entrate, spesso fatiscenti, sono appena 589.969, pari all’1,7 per cento del totale degli immobili residenziali, contro il 10, 20, 30 per cento di altri Paesi UE; tale numero si è dimezzato rispetto a dieci anni fa, a seguito della loro vendita. Poi ci si scandalizza della guerra tra poveri dell’occupazione abusiva delle case popolari, mentre bisognerebbe scandalizzarsi per l’estrema penuria di alloggi pubblici e sollecitare vigorosamente un corposo piano pluriennale di case popolari di qualità, da finanziare in parte con la reintroduzione dell’imposta sulla casa principale, in particolare dei ricchi e dei benestanti (2,7 miliardi).


Il Governo Renzi ha potuto beneficiare del mastodontico risanamento dei conti pubblici operato nella XVI legislatura (anche grazie alle due severe riforme delle pensioni SACCONI e Fornero), che ha anche contribuito a rendere possibile una politica monetaria finalmente espansiva da parte della BCE (che per anni aveva violato il proprio statuto), con un effetto positivo sui tassi d’interesse e la correlata spesa per interessi, scesa in media di 15 mld annui rispetto al picco di 86 mld del 2012.

Spero di esserVi stato utile.

Cordiali saluti,

V.



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Lettera al Dottor Salvatore Rossi e al Professor Jean Paul Fitoussi sulla BCE





Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa al Dott. Salvatore Rossi, ex DG della Banca d’Italia, e al Prof. Jean Paul Fitoussi, docente della LUISS, dopo aver ascoltato un loro dibattito sulle politiche monetarie post-crisi, trasmesso da Radio Radicale. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.



ALLA C.A. DEL DOTT. SALVATORE ROSSI E DEL PROF. JEAN PAUL FITOUSSI

CC: Università, Parlamentari, Media


Egr. Dott. Rossi, Egr. Prof. Fitoussi,

Mi permettano di fare alcune osservazioni.

La prima riguarda gli obiettivi della BCE. Lei, Dott. Rossi, ha dichiarato (al minuto 19:25): “Ricordo per inciso – una cosa che tutti sanno – che la Banca Centrale Europea, essendo tra l’altro la più recentemente costituita delle grandi banche centrali del mondo, ha uno statuto molto rigido e molto orientato alla stabilità dei prezzi, quindi la stabilità dei prezzi è l’unico obiettivo che la Banca Centrale Europea ha; invece la FED e la Banca Centrale del Giappone hanno obiettivi più larghi e diversificati che includono la crescita economica, la piena occupazione, ecc.”.

Obiettivi statutari della BCE

La stabilità dei prezzi non è – come quasi tutti credono - l’unico obiettivo della BCE, come si deduce facilissimamente fin dal titolo dell’art. 2 Statuto BCE, di cui ho fatto un esame accurato[1] proprio allo scopo di contrastare nel mio piccolo la disinformazione generale, che ha un ambito mondiale, sullo statuto e i poteri-doveri della BCE.


«Articolo 2-Obiettivi Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, l’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all’articolo 119 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.»

Lo statuto della Bce come si deduce già dal titolo dell’articolo 2, stabilisce due obiettivi, non uno soltanto, come si crede, ma, a differenza della FED, essi sono in rapporto duale-gerarchico tra loro (tale clausola fu imposta dalla Germania come condizione per aderire all’Euro), però, secondo alcuni studiosi, tale rapporto non andrebbe applicato meccanicamente, ma distinguendo tra target inflazionistico nel breve o nel lungo periodo.

Il primo obiettivo è la stabilità dei prezzi, «sotto, ma vicino, al 2%». Il secondo obiettivo è stabilito nel medesimo articolo 2 dello statuto: «Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi», la Bce «sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea». Tra questi, i principali sono una «crescita economica equilibrata», la «piena occupazione» e il «progresso sociale»:

«Art. 3. […] L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente.»

Ne discende che, in deflazione o con tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (poco sotto il 2%), la condizione sospensiva («fatto salvo» - «without prejudice», nella versione inglese -), costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, è (più che) soddisfatta, quindi il rapporto duale-gerarchico tra i due obiettivi si modifica e diventa, come per la FED, paritario: pertanto, la BCE è obbligata dal suo statuto (art. 2) a sostenere il raggiungimento del secondo obiettivo - «crescita economica» e «piena occupazione». E, poiché la deflazione rende necessaria una politica monetaria espansiva, esso è del tutto concordante, convergente e complementare con l’obiettivo principale, che è quello di riportare l’inflazione, da sotto zero o quasi zero o molto inferiore, a poco sotto il 2%.

La stabilità dei prezzi è entrata a far parte degli obiettivi dell’UE soltanto col Trattato di Lisbona, ma certamente non è un obiettivo principale, bensì un mero sub-obiettivo, finalizzato alla missione dell’UE statuita dal fondamentale art. 3 del TUE: piena occupazione e progresso sociale. Quindi, a mio avviso, sono (state) la Commissione e la BCE, organi strumentali del popolo europeo, a non rispettare i Trattati.


Programma SMP

La seconda attiene al “Securities Markets Programme”. Mi permetta di osservare, Dott. Rossi, che Lei non ha menzionato le caratteristiche principali del SMP, che sono (i) l’acquisto limitato, che ne ha ridotto fortemente l’efficacia, di titoli pubblici di singoli Paesi, e senza condizionalità, almeno formalmente, al netto delle lettere segrete ai Governi, si vedano le lettere dell’agosto 2011 ai Governi italiano e spagnolo con prescrizioni dettagliate, quasi interamente adempiute dal Governo Berlusconi, che – quasi nessuno sa - nell’agosto 2011 dovette varare una terza, pesantissima manovra correttiva di 65 mld cumulati per il triennio successivo, dopo quella del maggio 2010 di 62 mld cumulati e quella del luglio 2011 di 80 mld cumulati (approfondimento in Lettera alla professoressa Veronica De Romanis); e (ii) la contestuale sterilizzazione, cioè la riduzione di un ammontare equivalente della massa monetaria, per paura della fantomatica inflazione.

Tale programma fu opportunamente rammentato, nel novembre 2014, dall’ex presidente della BCE Jean-Claude Trichet, sia ai fautori che ai critici del QE, che in grandissima maggioranza non ritenevano possibile l’acquisto di titoli di Stato dell’Eurozona e ancor meno di singoli Paesi.


QE

La terza concerne il Quantitative Easing. Il QE è stato sia tardivo (con ben sei anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE), sia insufficiente (v. l’intervista Repubblica dell’ex governatore della Banca centrale di Cipro Athanasios Orphanides), con effetti economici e sociali drammatici sui Paesi dell’Eurozona meridionale, causati in primo luogo dalla politica fiscale restrittiva imposta dalla Commissione Europea a trazione tedesca con due pesi e due misure, come ha attestato la Corte dei Conti UE. Poi è stato corretto strada facendo.

Così come aveva fatto contro le OMT, la Germania ha fatto ricorso alla Corte di Giustizia Europea contro il QE, perdendolo. Il ricorso è stato presentato “da ricorrenti tedeschi che si sono rivolti alla Corte Costituzionale federale tedesca, che, prima di decidere, ha rinviato la questione alla Corte di Giustizia UE, chiedendole di pronunciarsi su due questioni: se il QE (i) esulasse dai compiti statutari della BCE e (ii) favorisse singoli Paesi, riferendosi evidentemente in particolare all’Italia, che sono intervenuti nella causa C-493/17.” (v. Poscritto del libro citato).


Capitali ombra

Infine, nell’ascoltarLa, Dott. Rossi, ho constatato con piacere che, nel paragrafo sulla regolazione dei mercati finanziari, a proposito del Financial Stability Boardanche io ho evidenziato, come ha fatto Lei, il verbo fare al futuro.


Cordiali saluti,

V.


PS: Prego cortesemente il Prof. Fitoussi di voler far trasmettere questa lettera ai partecipanti al dibattito.




Articolo collegato:


Dal Sole 24 ore, traggo questo contrasto tra la Corte dei Conti UE e la BCE, poco pubblicizzato sui media. Se ne ricava che, dopo aver criticato la Commissione Europea per aver applicato, durante la crisi economica, le regole UE con due pesi e due misure [1 o 2], la Corte dei Conti UE contesta alla BCE la pretesa di ritenersi al di sopra delle regole UE.

Record di ispezioni Ue in Italia: 355 giorni di audit sulle spese

Controlli. La Corte dei Conti marca stretto il Governo sui conti: mai tante verifiche in soli 12 mesi. Fari accesi su Germania, Polonia e Francia. Causa alla Bce se non consegna i dati sulle crisi bancarie

[…] Uno degli aspetti più emblematici emersi dal rapporto Eca?riguarda la Bce:?tra la banca di Francoforte e la Corte è infatti in corso un durissimo scontro di potere sull’applicabilità delle regole di trasparenza e governance nella gestione delle crisi bancarie: la Bce, secondo la Corte, si rifiuta di consegnare ai revisori documenti-chiave sul suo operato, impedendogli di fatto la verifica amministrativa e la certificazione delle spese. «Se la Bce continuerà a ostacolare la verifica contabile sulla gestione delle crisi - è scritto nel rapporto dell’Eca - l’Agenzia si riserva il diritto di ricorrere alla Corte di Giustizia per poter svolgere il proprio lavoro: nessuno è al di sopra della legge e dei Trattati».



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https://vincesko.blogspot.com/2019/06/lettera-al-dottor-salvatore-rossi-e-al.html  








Minibot per il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione





Mi pare che, nelle intenzioni dei proponenti, i Minibot1 dovrebbero sopperire alla mancanza di liquidità, alternativa a quella acquisibile attraverso l’emissione di debito pubblico. Oltre a finanziare indirettamente la crescita, obiettivo per me condivisibile. Non menziono, se non ora incidentalmente, l’obiettivo occulto, l’uscita dall’Euro, che già, peraltro, almeno in parte, è scontata dall’attuale livello dei tassi dei titoli pubblici italiani, maggiori di quelli spagnoli e portoghesi, nonché, per i BTP a 5 anni, di quello greco.

Secondo i proponenti non si tratta di una moneta a corso legale (cioè forzoso), ma una sorta di “quasi moneta” a base fiduciaria emessa (e garantita) dallo Stato per pagare i debiti della PA, e che poi potrà essere utilizzata, sempre su base volontaria, per il pagamento delle tasse (e, nella proposta originaria della Lega Nord, carburanti e altro).

Il presidente della BCE Draghi2 ritiene che o è una moneta, e quindi illegale (poiché soltanto la BCE può emettere moneta3), o debito aggiuntivo.

Evidenzio che, in questi casi (interpretazione dei Trattati), non decide né la BCE né il Governo italiano, ma la Corte di Giustizia Europea, previo ricorso.

I debiti commerciali della PA, come dice la parola stessa, sono debiti, inscritti nel bilancio di competenza, ma non entrano nel debito pubblico finché non vengono inscritti nel bilancio di cassa e pagati, emettendo titoli pubblici, e quindi aumentando il debito pubblico. Con tutto quel che ne consegue: aumento del rapporto debito/Pil, con probabili effetti sullo spread BTP-Bund e il rischio quasi certo di una seconda procedura di infrazione, o un aggravamento di quella già attivata dalla Commissione Europea4, visti i pessimi rapporti del Governo gialloverde con l’Unione Europea, che, dopo le ultime elezioni europee, continuerà ad essere governata da una coalizione di centro-sinistra.

Uno dei sostenitori dei Minibot, Nino Galloni, ha affermato, tra l’altro, che “Se [lo Stato, ndr] avrà un -X (di euro) dal pagamento delle tasse, a saldo non cambierà nulla. Quindi non è che lo Stato si indebita di più perché riceve meno tasse in euro, essendo stato pagato il suo credito in minibot. Si è semplicemente regolata, parzialmente, la problematica della liquidità”.5

No, a me pare che se e quando i Minibot saranno utilizzati per pagare tasse causeranno un buco nelle entrate fiscali, che dovrà essere coperto o da un aumento del deficit (e perciò del debito) o da tagli di spesa o da tasse aggiuntive, per niente oppure in tutto o in parte (grazie al moltiplicatore) correlate a un incremento del reddito attivato dai Minibot. Quindi, i Minibot non eliminano interamente l’aumento formale del debito pubblico.

E’ ragionevole ipotizzare la nascita di un mercato dei Minibot, la cui quotazione dipenderà, oltre che dalla garanzia dello Stato, dalla fiducia che ispirerà questo strumento.

Osservo, infine, che finora, per i debiti pregressi della PA, si sono pagati 45 mld6 emettendo titoli pubblici, previo accordo con la Commissione Europea.

Nel periodo in cui è avvenuto, i rapporti periodici del Governo italiano alla Commissione Europea esponevano il debito pubblico in tre voci: (i) debito pubblico complessivo; (ii) sostegni ai Paesi in difficoltà; e (iii) pagamenti debiti pregressi PA, dando luogo a tre distinti rapporti debito/Pil, uno ponendo al numeratore il valore del debito complessivo, un altro sottraendo dal debito complessivo il valore dei sostegni, e il terzo, sottraendo anche i pagamenti debiti pregressi PA. Nel DEF 2019, sono stati scorporati soltanto i sostegni.7

Pertanto, l’alternativa ai Minibot è continuare come si è fatto finora concordando con la Commissione Europea la procedura.

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Note


[1] Cosa sono i minibot e perché se ne parla

Pubblicato il: 07/06/2019

di Federica Mochi

[3] GALLONI A DRAGHI: I MINIBOT NON SONO NÉ VALUTA NÉ DEBITO

[4] La Commissione Europea raccomanda contro l’Italia la procedura d’infrazione per debito eccessivo

https://vincesko.blogspot.com/2019/06/la-commissione-europea-raccomanda.html  

[5] Articolo 16 Banconote Conformemente all'articolo 128, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il consiglio direttivo ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote in euro all'interno dell'Unione. La BCE e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell'Unione. La BCE rispetta per quanto possibile la prassi esistente in materia di emissione e di progettazione di banconote.

[6] Debiti della PA - Aggiornamento del 10 luglio 2017



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La Commissione Europea raccomanda contro l’Italia la procedura d’infrazione per debito eccessivo




Ue, la Commissione raccomanda la procedura contro l'Italia. Il governo: "Ora dialogo"

Il report dell'esecutivo Ue: "Debito pesa per 38.400 euro ad abitante oltre a 1000 euro all'anno per rifinanziarlo". Conte: "Manovra bis non all'orizzonte". Dombrovskis: "Dall'esecutivo danni all'economia"


Di Maio e Salvini sono due incompetenti, ma questa storia del debito è una fesseria, che conferma il doppio standard applicato dalla Commissione contro l'Italia. Ma poiché non può contestare il deficit, perché il fiscal compact è ibernato, allora contesta il debito, finora mai contestato a nessun Paese dell’Unione Europea

Nel 2012 abbiamo pagato 86 mld di interessi passivi sul debito pubblico (inclusi 3 mld per i derivati), ora ne paghiamo 65, ancorché il debito pubblico sia cresciuto da allora di oltre 300 mld1. Scomponendo le determinanti, infatti, l’effetto tasso d'interesse (doppio o triplo di quello francese e tedesco) sull’ammontare e sulla dinamica del debito pubblico (che, per effetto degli interessi, si autoalimenta) è rilevante, in barba all’obiettivo strategico UE della convergenza.

Un rapporto serio, razionale, efficace tra l’UE e l’Italia dovrebbecontemplare un accordo politico basato su uno scambio tra politica di bilanciorigorosa e calo del tasso d’interesse, oggettivamente abnorme in base aifondamentali (avanzo primario, sostenibilità del sistemapensionistico nel lungo periodo, saldo positivo delle partite correnti, debitototale pubblico e privato), in modo da liberare fino ad unatrentina di miliardi all’anno, rivenienti dalla diminuzione della spesa perinteressi, per sostenere la crescita economica e dell’occupazione. 

Peraltro, l’80% degli acquisti BCE è detenuto dalla Banca d’Italia, che gira il 95% del suo utile d’esercizio al Governo (6 mld quest’anno per il 2018). La stessa BCE distribuisce fino all’80% del suo utile agli Stati membri, in ragione delle rispettive quote nel capitale della BCE.

Io ricorrerei anche alla Corte di Giustizia Europea contro la formula astrusa del deficit strutturale, che la stessa Commissione giudica inaffidabile, e che ritiene la disoccupazione del 10% “normale”. Usando il criterio applicato ad esempio dall’OCSE e da altri, l’Italia ha già raggiunto da anni il pareggio strutturale di bilancio ed ha un margine per aumentare il deficit. Ovviamente, è rilevante come lo si destina: a spesa corrente o a investimenti.

Ed invece il peggio, con Salvini - che era considerato dai decani della Lega Nord una scheggia impazzita -, probabilmente deve ancora venire.


[1] Traggo dal mio libro “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO”: “il debito italiano (dati del PIL revisionati dall’ISTAT) è passato dal 100% nel 2008 (1.650 miliardi, 2° governo Prodi) al 116,5% nel 2011 (4° governo Berlusconi, durato quasi 3 anni e mezzo) passando da 1.650 a 1.910 miliardi con un aumento di 260 miliardi (inclusi 13 miliardi per aiuti agli altri Paesi, di cui 10 miliardi per prestito bilaterale alla Grecia e 3 miliardi al Fondo salva-Stati), al 128% e 2.040 miliardi (inclusi 30 miliardi per contributi al Fondo salva-Stati) col Governo Monti, e, infine, al lordo di 58 miliardi di sostegni, al circa 131% attuale con 2.323 miliardi al 30.6.2018, quindi è ulteriormente aumentato in cinque anni e tre mesi di 273 mld, con un incremento percentuale dal 2008 del rapporto debito/PIL pari al +31,0%;”.

Quindi, il debito pubblico è aumentato col governo Berlusconi (3 anni e mezzo) di 260 mld, di cui 13 di “sostegni ai Paesi in crisi”, quindi di 247 mld; col governo Monti (un anno e mezzo) di 130 mld, di cui 30 mld di “sostegni”, quindi di 100 mld. In più, occorre scorporare le rispettive quote di debito pubblico per “pagamento debiti pregressi PA” e “disponibilità liquide Tesoro” (v. libro).




Post e articoli collegati


Fiscal compact, piove, anzi diluvia, sul bagnato. Alcune contromisure


Commissione UE, due pesi e due misure


Carlo Clericetti  -  8 MAG 2019

Robin contro l’output gap

Possiamo aggiungere che il Nairu stimato per l’Italia corrisponde al tasso di disoccupazione che effettivamente si registra. In altre parole, l’equilibrio della nostra economia, secondo la Commissione, comporta un tasso di disoccupazione a doppia cifra. C’è bisogno di ulteriori commenti?


Di chi è l’oro detenuto dalla Banca d’Italia

Io sono miscredente, ma una delle cose in cui credo con una certa sicurezza è che la Banca d’Italia è un Istituto di diritto pubblico, in definitiva di proprietà dello Stato. Come è confermato dalla ripartizione dell’utile, che risponde ad uno schema definito[4]: nel 2018, 3,36 mld al Tesoro e appena 218 mln a quelli che la vulgata dei propalatori di BUFALE alla Borghi ritiene siano i proprietari.[5] Nel 2019, 5.710 milioni allo Stato e appena 227 milioni ai Partecipanti.[6]

NB: Vale la pena di evidenziare che lo Stato (Tesoro) non è titolare di neppure una quota della Banca d’Italia.

https://vincesko.blogspot.com/2019/04/di-chi-e-loro-detenuto-dalla-banca.html  



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Le proposte gialloverdi e il conto della serva




Pare che i conti della serva attestino che:

- congelare l’aumento dell’IVA costi 23 mld (all’anno);

- la “flat tax” costi almeno 30 mld (all’anno);

- compensare la mancata vendita di beni pubblici, già messa a bilancio, costi 18 mld (all’anno).

Totale 71 miliardi annui.

Ai quali va aggiunto l’aumento della spesa per interessi, causato dalle grida salviniane.

Quali sono le coperture?

• Per l’IVA, non ci sono;

• per la “flat tax”, si interverrà con la rimodulazione delle deduzioni e detrazioni, ma allora diventa una partita di giro;

• per sostituire la vendita dei beni, non si sa.

L’aumento delle entrate da imposte derivanti dalla eventuale crescita causata dallo shock fiscale è aleatorio, soprattutto se (i) le classi beneficiarie, come si ventila per la “flat tax”, saranno i ricchi e i più abbienti, a bassa propensione al consumo; e (ii) l’aumento di reddito si trasformerà in tutto o in parte in risparmio e non in investimenti e in consumi.

Se è così, guardiamoci dai matti incompetenti, reticenti e turlupinatori.



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Lettera alla professoressa Veronica De Romanis sulle sue notizie false su chi ha attuato l’austerità economica




Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa alla professoressa Veronica De Romanis dopo aver letto un suo articolo in cui ha attribuito erroneamente al Governo Monti la responsabilità dell’austerità economica. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera alla professoressa Veronica De Romanis sulle sue notizie false su chi ha attuato l’austerità

Da:  v

29/5/2019 18:18

A:  vderomanis@luiss.it   Copia  vpue@stanford.edu   e altri 47+150



Egr. Professoressa De Romanis,

Traggo dal Suo blog del 27 maggio u.s. su Huffington Post “Chi promette meno regole in Europa, domani chiederà soldi ai contribuenti”:

“Per calmare la tensione sui mercati e ridurre lo spread - arrivato a oltre 500 punti base -, l’esecutivo guidato da Mario Monti dovette implementare dosi massicce di austerità.”

Osservo che anche Lei, come Suo marito e quasi tutti gli economisti italiani, più qualche premio Nobel, è vittima di quella che in un mio recente, modestissimo libro, che ho deciso di scrivere con fatica dopo nove anni di contrasto alla DISINFORMAZIONE generale su ciò che successe nella XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti), ho definito LA PRIMA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO. E non Le sembri esagerata questa definizione, dal momento che in Italia ha fatto 60 milioni di vittime, inclusi quasi tutti gli esperti e i docenti universitari. Per poi estendersi al mondo intero, includendo premi Nobel di Economia, Istituzioni importanti e i giornali più prestigiosi.

Traggo dal mio libro “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO”, capitolo 1, le cui fonti sono state Il Sole 24 ore, la CGIA di Mestre, l’ISTAT e i dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato):

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Come può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, Berlusconi ha battuto Monti per 4 a 1 (ancor di più in termini di iniquità).

E, come risulta dalla tabella n. 3, il grosso si concentrò dal maggio 2010 (dopo la crisi del debito greco, secondo Romano Prodi gestita malissimo, per colpa soprattutto della Germania) al dicembre 2011.

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

36

12.131

25.068

  25.033

-

  62.268

22,8

DL98/2011

-

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

-

    732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

36

14.971

53.343

  79.298

61.795

     209.443

76,7

DL201/2011

-

-

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

-

-

    603

        16

      27

       646

  0,2

Tot.Gov.M.

-

-

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

36

14.971

74.189

    100.633

83.254

     273.083

100,0

  %

-

 5,5

      27,2

      36,9

      30,5

100,0


*Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

In relazione al Suo blog, concernente le regole UE, osservo anche che, di fronte alla crisi scoppiata in UE nel 2008-09, la Commissione Europea inserì il pilota automatico (le regole a Lei tanto care e che il professor Romano Prodi definì stupide, privilegiando una razionale, sensata politica economica anticiclica: espansiva nelle congiunture negative, restrittiva in quelle positive) e implementato una politica economica prociclica e quindi recessiva, che ha aggravato e prolungato la crisi.

Per soprammercato, ha usato un doppio standard (come ha attestato la Corte dei Conti UE) e chiuso entrambi gli occhi verso alcuni Paesi (Francia, Spagna, ecc.), che hanno impunemente violato per ben 10 anni le predette regole a Lei tanto care. Ma non all'Italia, a causa dell’elevato debito pubblico, facendole perdere quasi 200 mld di Pil annui. Il che naturalmente ha peggiorato il rapporto debito/Pil.

Sulle politiche fiscali divergenti, questa tabella dell’EUROSTAT è più eloquente di tante parole:

Tabella n. 4 - EUROSTAT – Deficit/Pil

PAESE

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

2015

2016

Italia

-1,5

-2,7

-5,3

-4,2

-3,5

-2,9

-2,9

-3,0

-2,6

-2,4

Francia

-2,5

-3,2

-7,2

-6,8

-5,1

-4,8

-4,0

-4,0

-3,5

-3,4

Spagna

+2,0

-4,4

-11,0

-9,4

-9,6

-10,4

-6,9

-5,9

-5,1

-4,5

Gran Br

+0,2

+0,2

-10,7

-9,6

-7,7

-8,3

-5,6

-5,6

-4,4

-3,0

Germania

+0,2

-0,2

-3,2

-4,2

-1,0

-0,1

-0,1

+0,3

+0,7

+0,8

Olanda

+0,2

+0.2

-5,4

-5,0

-4,3

-3,9

-2,4

-2,3

-2,1

+0,4

Grecia

-6,7

-10,2

-15,1

-11,2

-10,3

-8,9

-13,1

-3,7

-5,9

+0,7

Irlanda

+0,3

-7,0

-13,8

-32,1

-12,6

-8,0

-5,7

-3,7

-2,0

-0,6

Portogallo

-3,0

-3,8

-9,8

-11,2

-7,4

-5,7

-4,8

-7,2

-4,4

-2,0

(Fonte: EUROSTAT)

Sul debito pubblico, trattato ampiamente nel libro, mi limito ad una sola annotazione: includendo il debito pubblico «sotto il tappeto», il rapporto debito pubblico/Pil della Germania e dell’Olanda (2016) sale, rispettivamente, al 172% e al 173%, poco sotto quello dell’Italia, che si attesta al 180%.

Poi, con un ritardo di 6 anni rispetto alla FED e alla BoE, dopo un massacro economico e umano in buona parte dell’Eurozona, segnatamente quella meridionale, e per parare il rischio di implosione dell’Euro, ha cercato di ovviare la BCE, che aveva per anni violato il proprio statuto (art. 2), mediante una politica monetaria espansiva, che ovviamente non ha potuto molto, se non incidere sul livello dei tassi di interesse con la conseguente riduzione della spesa per interessi.

Grosse responsabilità, pertanto, si possono imputare all’oligarchia europea (Commissione, Consiglio e BCE) sulla gestione della crisi economica, sul fatto che in Italia (e non solo) essa si è trasformata in depressione economica e sull’applicazione delle regole stabilite dai Trattati e dalle norme complementari alle quali Lei tiene tanto e si preoccupa che siano osservate dall’Italia alla lettera, come in effetti succede (soltanto in Italia) dal 2008, con effetti severi sul benessere degli Italiani, in particolare dei poveri cristi, dipendenti molto più dei ricchi e dei benestanti come Lei dallo Stato, forse ignorando che la missione dell’Unione Europea – come è stabilito dal suo preambolo e dal fondamentale art. 3 (art. 2 statuto BCE) dei Trattati UE - sono una “crescita economica equilibrata”, la “piena occupazione” e il “progresso sociale”.

Per giunta, Lei – analogamente a quasi tutti gli economisti, di qualunque orientamento - ignora che a implementare il grosso delle manovre correttive ed a causare la recessione, costretto dalla Commissione e dalla BCE (v. la famosa, irrituale, abnorme lettera del 5.8.2011, con prescrizioni dettagliate in contropartita dell’acquisto di titoli di Stato per raffreddare lo spread, ma del tutto insufficienti), è stato il Governo Berlusconi, che ha dovuto varare in poco più di un anno manovre per ben 267 mld [rectius: 209 mld, ndr] cumulati per il triennio o quadriennio successivo (ma le misure strutturali vigono tuttora), e non Monti, che ne ha varato per “appena” 63 mld cumulati, non capendo appieno, quindi, né le responsabilità né i nessi causali.

Spero di esserLe stato utile.

Cordiali saluti,

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