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Lettera a Francesco Vecchi de LINKIESTA sulla sua notizia falsa sulle pensioni



Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa a Francesco Vecchi de LINKIESTA sulla sua notizia falsa sulla riforma delle pensioni Fornero, ennesimo esempio di un rappresentante della categoria dei giornalisti che scrive di cose – le pensioni - che non conosce, ma che fanno tanto audience. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera a Francesco Vecchi de LINKIESTA sulla sua notizia falsa sulle pensioni

Da:  v

15/11/2018  22:20


ALLA C.A. DEL DOTT. FRANCESCO VECCHI

P.C. DIRETTORE FRANCESCO CANCELLATO


Egr. Dott. Vecchi,

Traggo dal Suo articolo pubblicato su LINKIESTA del 14 novembre 2018 “Quota 100? È una fabbrica di pensionati poveri”:

“A 62 anni si riceverebbe infatti un assegno da 685 euro, a 63 anni 737 euro, a 64 anni 790 euro e così via fino a chi prenderebbe 935 euro se decidesse di andare in pensione a 66 anni, cioè un anno prima di quanto previsto dalla Fornero”.

Mi spiace constatare che anche Lei scrive di pensioni senza conoscere bene la normativa pensionistica, come quasi tutti i 60 milioni di Italiani, inclusi i sedicenti esperti previdenziali, oltre all’estero.

Scusi, da dove ha ricavato che è stata la riforma Fornero ad avere fissato l’età di pensionamento a 67 anni? Ah, lo dicono tutti. La informo che si sbagliano tutti, perché l’età di pensionamento di vecchiaia oggi a 66 anni e 7 mesi e nel 2019 a 67 è dovuta esclusivamente alla severissima e misconosciutissima riforma Sacconi (Legge 30.7.2010, n.122, art. 12, più Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148).[1]

[1] PENSIONE DI VECCHIAIA (2019)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più sono di Sacconi, un anno da 65 a 66 tramite la “finestra” e un anno per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico è salita (da 60 nel 2010) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, deciso nel 2010 da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all'aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60 nel 2010) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più “finestra”, previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Aggiungo che la stessa professoressa Fornero, che mi legge p.c., ha lamentato recentemente sia nel suo ultimo libro Chi ha paura delle riforme. Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni, sul quale l’INKIESTA le ha fatto un articolo-intervista (Un’aliena a Palazzo: così hanno incastrato Elsa Fornero”), sia in interviste (ad esempio a Radio1-Zapping del 22 giugno u.s.) l’attribuzione errata alla sua riforma dell’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni (e di un anno e 3 mesi dell’età di pensionamento anticipato).[2]

[2] "Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. Nel commentare quest’ultima misura, mi sia consentita un’annotazione sullo stile di governo dei tecnici (e in ogni caso della sottoscritta): mentre le finestre erano state introdotte con lo scopo di ritardare il pensionamento senza farlo ben comprendere all’opinione pubblica, la loro cancellazione rispondeva a un criterio di trasparenza, riassumibile nel messaggio: «se hai maturato il diritto al pensionamento è assurdo che ti si chieda un anno di “attesa”, peraltro non contato a fini pensionistici». La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche” (Elsa Fornero, “Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni”, posizioni nel Kindle 3137-3141).

Spero di esserle stato utile. Ne faccia buon uso.

Cordiali saluti,

V.



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15/11/2018  22:20

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(n. 45)



**********


Lettera a Valentina Conte di “Repubblica” sulle sue notizie false sulle pensioni


Pubblico la lettera che ho inviato a Valentina Conte di Repubblica sulle sue notizie false sulle pensioni. Riporto in calce la sua risposta e la mia replica.


Lettera a Valentina Conte di "Repubblica" sulle sue notizie false sulle pensioni

Da:  v

28/10/2018  01:07

A:  v.conte@repubblica.it   Copia  redazione.internet@ansa.it   e altri 47+49


Gentile Dott.ssa Valentina Conte,

Lei è una dei destinatari delle mie periodiche e-mail circolari sugli strafalcioni relativi all’interpretazione delle norme pensionistiche, per cui mi sorprende leggere, nel Suo articolo di oggi “Senza quota 100, in pensione a 67 anni”   http://www.repubblica.it/economia/2018/10/27/news/senza_quota_100_in_pensione_a_67_anni-210159191/, quanto segue:


1. “Nel primo caso, l’età però sale di cinque mesi rispetto ad oggi: a 67 anni (con un minimo contributivo di 20 anni). Si adegua - come previsto dalla legge Fornero - alla speranza di vita.


Falso. Come previsto dalla legge SACCONI (L. 122/2010, art. 12, comma 12bis) http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=.

Vedi anche: Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni


2. “dunque nel biennio successivo (2021-2022)”.


Questa è l’interpretazione di RGS, che deve emettere il decreto direttoriale, come previsto dalla riforma SACCONI, ma è errata. Infatti la norma Fornero, che modifica la periodicità da triennale a biennale dell’adeguamento all’aspettativa di vita (L. 214/2011, art. 24, comma 13), così recita:

“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni […]”

Cioè è relativo agli “adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”. Quindi, non quello del 2019, ma quello successivo a quello del 2019, cioè nel 2022.


3. “O addirittura - se la mortalità aumentasse nei prossimi quattro anni - in discesa (si uscirebbe prima dei 67 anni).


No, secondo RGS (e altri), le diminuzioni non vanno computate, interpretando male la norma, che recita:

In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.


Limitazione che invece dovrebbe valere soltanto “in sede di prima applicazione” (2013).


4. “Il meccanismo che lega l’aumento dei requisiti per la pensione all’aumento della speranza di vita ha una sua logica tecnica.


Anche per le cosiddette “quote”, il meccanismo dell’adeguamento alla speranza di vita fu deciso dalla riforma SACCONI. La riforma Fornero lo estese soltanto alle pensioni anticipate, che prescindono dall’età anagrafica (art. 24, comma 12).


Spero di essere stato utile.


Cordiali saluti,

V.


***


Riporto la risposta di Valentina Conte e la mia replica.


Re: Lettera a Valentina Conte di "Repubblica" sulle sue notizie false sulle pensioni

Valentina Conte<v.conte@repubblica.it>(v.conte@repubblica.it)

28/10/2018  17:12

A:  v  


Gentile Signore, 

Le mail personali si mandano alle singole persone. 

Inviato da iPhone



Re: Lettera a Valentina Conte di "Repubblica" sulle sue notizie false sulle pensioni

Da:  v

28/10/2018  18:20

A:  Valentina Conte  


Gentile Signora,

Mi spiace, nulla di personale, come Lei sa l'ho fatto decine di volte, fin dal 2012, quando replicò pari pari, con gli stessi errori sulle pensioni, l'articolo di Gianni Trovati del 15 luglio 2012 su Il Sole 24 ore «Quattro anni di manovre: fisco pigliatutto», ma di tutta evidenza non sono servite a niente. Lei, peraltro, non mi ha mai ringraziato o risposto.

Lei sa bene, visto che è da tempo nella mia mailing list, che la DISINFORMAZIONE sulle pensioni (e sulle manovre correttive della XVI legislatura e le responsabilità della recessione) ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero, per colpa anche - forse soprattutto - dei media; faccio controinformazione da 7 anni, ho scoperto che l'unico modo efficace è fare come faccio da un anno (lo spiego nel post Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni, allegato all'interno della lettera).

Per gli errori di interpretazione delle norme, ho scritto 2 volte anche al Ragioniere generale dello Stato, inviando p.c., come Lei sa, anche al Presidente della Repubblica, oltre che a 700 destinatari. E non so se è servito. Nel Suo caso, pur essendo “plurirecidiva”, mi sono limitato ai media. 

Spero che ora mi darà una mano a fare chiarezza sulle pensioni (e sulle manovre correttive della XVI legislatura). Perché non scrive anche Lei - che conta molto più di me - al Ragioniere generale, facendo riferimento se vuole alle mie due lettere, per chiedergli se intende rispettare le norme pensionistiche, finché non le cambiano?

La informo che, come faccio sempre, pubblicherò questo scambio di email nel mio blog.

Cordiali saluti,

V.


Destinatari:


28/10/2018  1:07 


Buonasera,

Vi prego di voler inoltrare questa e-mail a Valentina Conte, che si ostina a non leggere le mie e-mail e ricommette errori marchiani sulle pensioni, al caporedattore economia e al caposervizio previdenza. Grazie.

Cordiali saluti,


28/10/2018  16:41 

(n. 50)



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Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche




Pubblico la seconda lettera che ho inviato l’8.10 scorso alla Ragioneria dello Stato, sulle sue notizie false e le sue errate interpretazioni delle norme pensionistiche, che ho ricavato questa volta dalla Nota di aggiornamento al DEF 2018. Alla solita errata interpretazione della decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento all’aspettativa di vita, che le ho contestato nella prima lettera, ora ha aggiunto l’errata interpretazione di norme relative all’allungamento dell’età di pensionamento e una sopravvalutazione dell’estensione del metodo contributivo deciso dalla riforma Fornero, oltre alla abituale obliterazione della riforma Sacconi. Poiché la prima errata interpretazione è presente anche in leggi già approvate e promulgate, ho trasmesso anche questa volta la lettera, per conoscenza, al Presidente della Repubblica. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

Da:  v

8/10/2018 17:59


ALLA RAGIONERIA GENERALE DELLO STATO

P.C. SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PARLAMENTO, GOVERNO, PARLAMENTARI EUROPEI, ALTRE ISTITUZIONI, MEF, MINISTERO LAVORO E POLITICHE SOCIALI, SINDACATI, UNIVERSITA’, ASSOCIAZIONI, FONDAZIONI, MEDIA 

Spett. Ragioneria Generale dello Stato,

«La previsione della spesa pensionistica45, riportata in Figura R1, sconta gli effetti delle misure contenute negli interventi di riforma adottati negli ultimi venti anni. Si fa riferimento, in particolare, all’applicazione del regime contributivo (Legge n. 335/1995) e alle nuove regole introdotte con la Legge n. 214/2011 che, elevando i requisiti di accesso per il pensionamento di vecchiaia ed anticipato, ha migliorato in modo significativo la sostenibilità del sistema pensionistico nel medio-lungo periodo, garantendo una maggiore equità tra le generazioni. Il processo di riforma ha previsto altresì l’estensione, a partire dal 2012, del regime contributivo a tutti i lavoratori. Infine, a partire dal 2013, tutti i requisiti di età (inclusi quelli per l’accesso all’assegno sociale) e quello contributivo per l’accesso al pensionamento anticipato indipendentemente dall’età anagrafica sono periodicamente indicizzati alle variazioni della speranza di vita, misurata dall’ISTAT. Con medesima periodicità ed analogo procedimento è previsto, inoltre, l’adeguamento dei coefficienti di trasformazione in funzione delle probabilità di sopravvivenza. Entrambi gli adeguamenti sono effettuati ogni tre anni dal 2013 al 2019, ed ogni due anni successivamente, secondo un procedimento che rientra interamente nella sfera di azione amministrativa e che garantisce la certezza delle date prefissate per le future revisioni46».

Mi permetto di esternarVi che trovo grave e preoccupante che anche RGS alimenti la DISINFORMAZIONE sulle pensioni, che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero, e che mi tocca contrastare da sei anni. Mi permetto, pertanto, di formulare le seguenti, puntuali osservazioni critiche (traggo i dati e i link dal mio libro-diario-denuncia “Le Tre Più Grandi Bufale del XXI Secolo” - la prima delle quali è la riforma delle pensioni Fornero, da sei anni la più grande vittima di bufale, la seconda sono le Manovre correttive della XVI legislatura e la responsabilità della Grande Recessione e la terza sono Gli obiettivi statutari della BCE -, di prossima pubblicazione).


1. Età di pensionamento

«nuove regole introdotte con la Legge n. 214/2011 che, elevando i requisiti di accesso per il pensionamento di vecchiaia ed anticipato».

Quali regole? La riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24) non ha toccato le pensioni di vecchiaia, se non:

  • per l’accelerazione gradualmente entro il 2018 dell’allineamento delle donne private a tutti gli altri a 65 anni (L. 214/2011, art. 24, comma 6), già previsto dalla riforma SACCONI (includendo l’adeguamento all’aspettativa di vita introdotto dalla riforma SACCONI) gradualmente entro il 2023, ma in ogni caso 2 anni, da 65 a 67 anni (nel 2019), "finestra" di 12 mesi e adeguamento di 12 mesi alla speranza di vita, sono dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano (L. 247/2007); e
  • per la riduzione di 6 mesi della “finestra” mobile per i lavoratori autonomi (uomini e donne), per allinearli ai lavoratori dipendenti.

Per tutti gli altri, la riforma Fornero non c’entra: l’età di pensionamento di vecchiaia è stata aumentata esclusivamente dalla ben più severa riforma SACCONI (L.122/2010, art. 12, L.111/2011, L. 148/2011): (i) di un anno (da 65 a 66 anni per i dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per gli autonomi) attraverso la “finestra” mobile, di 12 mesi per i dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi; e (ii) di ben 5 anni, più “finestra” di 12 mesi, quindi di 6 anni, per le dipendenti pubbliche (da 60 a 61 anni dal 1.1.2012 e da 61 a 65 dal 1.1.2013, più adeguamento di 12 mesi all’aspettativa di vita).

L’attribuzione erronea da parte di tutti, inclusi professori di Lavoro e Previdenza, alla riforma Fornero dell’aumento a 66 anni è dovuto presumibilmente alla formulazione insufficiente e poco chiara della norma Fornero, che non ha esplicitato il legame tra aumento dell’età base sia delle pensioni di vecchiaia (comma 6, lettere c e d) che delle pensioni anticipate (comma 10), e abolizione della “finestra” mobile SACCONI-Damiano (comma 5).

Lo stesso fraintendimento è avvenuto anche per l’aumento da 40 anni a 41 anni e 3 mesi per le pensioni anticipate, che a leggere la norma (comma 10) sembra deciso da Fornero - che anzi ha ridotto di 6 mesi per gli autonomi l’età di pensionamento di 41 anni e 9 mesi, allineandoli ai dipendenti -, mentre invece è stato deciso da SACCONI con la L. 122/2010 e la L. 111/2011.

La prova testimoniale dell’errata attribuzione a Fornero anziché a SACCONI dell’aumento dell’età di pensionamento ve la posso fornire io, che, per colpa della riforma SACCONI, dovetti procrastinare il pensionamento dal 1° marzo 2011 al 1° marzo 2012; quella documentale la potete reperire nel testo della legge 214/2011, art. 24, che ha aumentato l’età base ma contestualmente ha abolito la “finestra” mobile, o in ciò che scrive la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro, lamentando l’errata attribuzione a lei:

"Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche" (Elsa Fornero, “Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni”, posizione nel Kindle 3137).


2. Regime contributivo

«Il processo di riforma ha previsto altresì l’estensione, a partire dal 2012, del regime contributivo a tutti i lavoratori».

Tale affermazione (che, peraltro, fanno quasi tutti da sei anni, inclusa la professoressa Fornero talvolta nel suo libro citato) è ambigua e fuorviante:

(i) la riforma Fornero ha, appunto, soltanto esteso il metodo contributivo, pro rata dall’1.1.2012, ma non “a tutti i lavoratori”, bensì soltanto a coloro che erano esclusi dalla riforma Dini del 1995 (che lo ha introdotto), cioè coloro che al 31.12.1995 avevano già un’anzianità contributiva di almeno 18 anni, quindi tutti relativamente anziani, che forse oggi sono in grandissima parte già in pensione, come conferma RGS fin dalla relazione tecnica alla L. 214/2011 (pag. 48):

«buona parte dei lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 hanno già acceduto al pensionamento»;

(ii) da un’analisi di RGS, cioè Voi (relazione tecnica L. 214/2011), risulta che il “pro-rata” contributivo fa risparmiare, relativamente al periodo dal 2012 al 2018, rispettivamente, (al netto fisco) 5, 24, 39, 70, 116, 169 e 216 milioni, e, a regime, circa 200 milioni, che poi si riducono velocemente fino a sparire: numeri che dimostrano la scarsa incidenza della misura.

Traggo dal mio libro-diario-denuncia, che lo desume dalla relazione tecnica:

«Estensione del sistema contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012 (i valori di economia del 2018 sono sostanzialmente quelli di regime destinati a ridursi nel tempo in ragione dell'eliminazione delle pensioni interessate dalla misura)».


3. Adeguamento all’aspettativa di vita

«gli adeguamenti sono effettuati ogni tre anni dal 2013 al 2019, ed ogni due anni successivamente».

Come ho già osservato con e-lettera del 23.2.2018, 19:20, inviata p.c. via PEC anche al Presidente della Repubblica (che ha promulgato la Legge di Bilancio 2018), l’adeguamento biennale non decorre dal 2019, ma, come recita la chiarissima norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13), è relativo agli “adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”. Quindi, non quello del 2019, ma quello successivo a quello del 2019, cioè nel 2022.

Se, beninteso, è questo che intendete, in linea con quanto sostiene il Ragioniere Generale dello Stato nel decreto direttoriale emanato nel dicembre scorso; altrimenti, se intendete che l’adeguamento che decorrerà dal 2019 è triennale, a valere per il triennio 2019-2021, e quindi quello biennale decorrerà dal 2022, rilevo la contraddittorietà sia col predetto decreto direttoriale, sia con varie leggi che erroneamente lo prevedono, da ultimo la Legge di Bilancio 2018, oltre che con la tabella riportata a pag. 42 della relazione tecnica della L. 214/2011 (vedi appresso).

Vi informo che, dopo una lunga ricerca, ho infatti trovato che l’origine dell’errore (che ha ingannato tutti i commentatori e gli addetti ai lavori) è molto probabilmente nel posto più facile: la relazione tecnica della L. 214/2011. Traggo dal mio libro citato:

L’errata interpretazione viene offerta nella tabella a pag. 42[38] (l’evidenziazione in colore giallo dell’anno 2021 è nell’originale), la quale fa scattare l’adeguamento biennale dal 2019, che determina lo scatto a decorrere dal 2021 anziché dal 2022.

Per contro, la stessa relazione tecnica, contraddicendo quanto riportato dalla sua tabella a pag. 42, attesta nel commento (presumibilmente l’estensore è persona diversa da chi ha elaborato la tabella e probabilmente di grado gerarchico superiore) che l’adeguamento dell’età di pensionamento e del coefficiente di trasformazione del 2019 è triennale, e lo attesta sia a pag. 38, riproducendo fedelmente e correttamente la norma di legge (art. 24, comma 13):

- il passaggio da una periodicità triennale ad una biennale sia dell’adeguamento dei requisiti agli incrementi della speranza di vita sia dell’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione con riferimento agli adeguamenti e agli aggiornamenti aventi decorrenza successiva a quelli decorrenti dal 1° gennaio 2019;

sia, ancora più esplicitamente, a pag. 49 (dove, di tutta evidenza, manca nel periodo da me riportato un segno di interpunzione dopo le parole “4 mesi”) :

per i successivi adeguamenti triennali del 2016 e del 2019 la stima di tali adeguamenti incrementativi triennali è pari a 4 mesi[; ndr] per gli adeguamenti successivi [dal 2022, ndr] opera la nuova periodicità biennale.

Tale errore (2021) è ripetuto in varie leggi successive, da ultimo nelle leggi di bilancio 2017 e 2018, proposte, votate e approvate dal Parlamento e promulgate dal Presidente della Repubblica.

Rilevo che il Servizio Studi della Camera e l’INPS (ad esempio nella Circ. n. 37 del 14.3.2012), a ridosso dell’approvazione della L. 214/2011, interpretano correttamente la norma; successivamente l’INPS – ente pagatore delle pensioni - si allinea all’interpretazione errata di RGS (scatto dal 2021), riportata in leggi e nel decreto direttoriale.

INPS - Circolare n. 62 del 4.4.2018

Decreto 5 dicembre 2017. Adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita. Modifica dei criteri per la determinazione del meccanismo di adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento alla speranza di vita. Articolo 1, comma 146, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio per l’anno 2018)

Dal 1° gennaio 2019 si applicano i nuovi requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici adeguati agli incrementi della speranza di vita, stabiliti dal decreto 5 dicembre 2017. Con effetto dal 2021 (variazione della speranza di vita relativa al biennio 2021-2022) la legge n. 205 del 2017 ha previsto la revisione del meccanismo di calcolo dell’adeguamento alla speranza di vita dei requisiti di accesso al pensionamento

Legge di Bilancio 2017

232/2016, art. 1, comma 206, lettera c

206 Con effetto dalla data di entrata in vigore della presente legge:

2 c) all'articolo 1, comma 4, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In via transitoria, con riferimento ai requisiti di cui al presente comma non trovano applicazione gli adeguamenti alla speranza di vita di cui al citato articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, previsti per gli anni 2019, 2021, 2023 e 2025 ai sensi dell'articolo 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214»;

Legge di bilancio 2018 – Art. 1

146 Al comma 13 dell'articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al primo periodo sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: « , salvo quanto previsto dal presente comma »; b) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Con riferimento agli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma la variazione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento e' computata in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio medesimo e la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio precedente, con esclusione dell'adeguamento decorrente dal 1º gennaio 2021, in riferimento al quale la variazione della speranza di vita relativa al biennio 2017-2018 e' computata, ai fini dell'adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento, in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati negli anni 2017 e 2018 e il valore registrato nell'anno 2016. Gli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma non possono in ogni caso superare i tre mesi, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi nel caso di incremento della speranza di vita superiore a tre mesi; gli stessi adeguamenti non sono effettuati nel caso di diminuzione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento, computata ai sensi del terzo periodo del presente comma, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi ».

IL RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO           

del Ministero dell'economia e delle finanze

 di concerto con

IL DIRETTORE GENERALE DELLE POLITICHE PREVIDENZIALI E ASSICURATIVE

del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Visto l'art. 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che prevede che gli adeguamenti dei requisiti, previsti con cadenza triennale fino al 1° gennaio 2019, siano effettuati a decorrere dalla predetta data con cadenza biennale;

Aggiungo, ribadendo rilievi già fatti nella mia e-lettera citata, che un’altra errata interpretazione riguarda la norma che prescriverebbe che si calcolino soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni dell’aspettativa di vita, che invece dovrebbe valere soltanto in sede di prima applicazione: “In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.

Il testo della norma, in entrambi i casi, è chiarissimo, per cui pare lecito dedurre che errare è umano, perseverare diabolico.


4. Risparmi dalle riforme delle pensioni

In conclusione, osservo che anche questa volta avete citato la riforma Fornero, oltre a quella Dini, e non la ben più severa riforma SACCONI, della quale, peraltro, omettete nel relativo grafico, nel documento LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017, il terzo DL di Sacconi, il 138/2011, che, estendendo la “finestra” di 12 mesi al personale del comparto della scuola e dell’università e rinviando il pagamento della buonuscita, ha procurato un risparmio, nel primo triennio di applicazione, di 100 milioni nel 2012, 1.031 milioni nel 2013 e 774 milioni nel 2014, ben superiori al pro rata contributivo.

Riguardo alla riforma Fornero, RGS scrive:

«Poi la curva scende, con risparmi attorno allo 0,8% del Pil nel 2030, per azzerarsi nel 2045, quando ai minori pensionamenti corrispondono assegni più pesanti».

Invece la curva della riforma SACCONI (in nero nel grafico) – mai citata da nessuno - è bella gagliarda fino al 2060, anzi fino al 2070.

Ritengo che il Vostro sia un criterio di citazione - cui indulge perfino la Corte dei Conti - che contrasta con i rispettivi impatti finanziari delle due riforme SACCONI e Fornero. Infatti, l’RGS, cioè Voi, ha stimato che i risparmi rivenienti dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) equivalgono a 60 punti di Pil cumulati al 2060, pari a 1.000 miliardi, e di questi soltanto un terzo viene ascritto alla riforma Fornero, cioè 350 miliardi (poi scesi a 280 miliardi dopo i successivi interventi legislativi). Ma, poiché lo “scalone” di Maroni fu abolito da Damiano (che RGS non menziona) prima della sua andata in vigore e le “quote” di Damiano furono abolite da Fornero, ciò significa che l’RGS ascrive la grandissima parte dei residui 700 miliardi, cioè il doppio di 350 miliardi, alla riforma Sacconi, di cui però né RGS (specificamente nel commento della sua relazione, pur riportandola nel grafico) né nessun altro parla. Alimentando colpevolmente una vulgata che ha fatto, in Italia, quasi 60 milioni di vittime, oltre all'estero.

Mi auguro, pertanto, (i) che provvediate ad adeguare le Vostre determinazioni alle norme e (ii) che d’ora in poi, in stretta aderenza ai dati da Voi elaborati, nelle Vostre citazioni sostituiate alla riforma Fornero la ben più severa riforma SACCONI.

Cordiali saluti,

V.


PS: Allego (annulla e sostituisce quello accluso all’e-lettera del 23.2.2018):

Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (commi 3 e 10).

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi. I tre mesi in più sono stati decisi dal DL 98/2011 (L. 111/2011), art. 18, comma 22ter: più 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, più 2 mesi per chi li matura nel 2013, e più 3 mesi per chi li matura nel 2014. Quindi si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, deciso nel 2010 da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all'aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più “finestra”, previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma Sacconi) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi (uomini e donne); (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 o 18 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e Sacconi (8 o 14 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da Sacconi; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.


Destinatari:


8/10/2018  17:59 e 18:05


(Per gli altri destinatari, si veda il link sotto).


Allego la lettera in formato word docx.



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Lettera al professor Ivo Colozzi sulla sua notizia falsa sulla riforma delle pensioni Fornero





Pubblico la lettera che ho inviato il 25.9 scorso al professor Ivo Colozzi dell’Università di Bologna, dopo avere ascoltato alcune sue dichiarazioni alla trasmissione radiofonica di Radio1 “Tra poco in edicola”, diretto da Stefano Mensurati, di solito abbastanza obiettivo, ma un compulsivo diffusore di bufale sulla riforma Fornero. In calce, la risposta del professor Colozzi.


Lettera al professor Ivo Colozzi sulla sua notizia falsa sulla riforma delle pensioni Fornero

Da:  v

25/9/2018  20:05


ALLA C.A. DEL PROF. IVO COLOZZI - UNIBO

p.c. DOTT. STEFANO MENSURATI – RAI, DIRETTORE RADIO1 RAI, DIRETTORE GRR – RAI, ALTRI MEDIA


Egr. Prof. Colozzi,

Le invio, qui di seguito, il mio commento, che ho mandato alla trasmissione di Radio1 Tra poco in edicola, “Manovra e Pensioni” del 21/09/2018, condotta come d’abitudine da Stefano Mensurati, messaggio che purtroppo non è stato letto, come è successo anche qualche altra volta, da quando ho commentato severamente le fake news sulle pensioni, ed in particolare sulla riforma delle pensioni Fornero, che alcuni ospiti della sua trasmissione avevano propalato per ignoranza, con la ‘complicità’ di fatto di Stefano Mensurati, ormai da me edotto da mesi sull’argomento, sia con interventi in diretta alla sua trasmissione, sia avendolo inserito nella mia mailing list dei destinatari delle mie varie, periodiche lettere di precisazioni sulla materia pensionistica e sulle manovre correttive della XVI legislatura, ma che nel caso della riforma Fornero mostra un’ostinazione particolare a diffondere notizie false.


Rammento un mio intervento in diretta in particolare (interrotto continuamente dal conduttore, inconsapevole che gli stavo fornendo uno… scoop formidabile), presente Davide Colombo de Il Sole 24 ore, al quale avevo indirizzato qualche giorno prima un mio commento critico ad un suo articolo sulla spesa pensionistica,[1] il quale molto correttamente confermò quanto io avevo sostenuto poco prima in trasmissione (al punto 24’13” il mio intervento, al punto 30’40” quello di Colombo), e cioè che la riforma SACCONI è molto più severa della riforma Fornero, che soltanto 1/3 del risparmio dalle riforme delle pensioni dal 2004 è attribuibile a Fornero, di cui TUTTI parlano, anche se Colombo riferisce erroneamente il risparmio dei 2/3 dei 1.000 mld stimati al 2060 da RGS all’insieme delle riforme precedenti alla riforma Fornero (che sono sei), mentre in effetti si riferiscono soltanto alle tre riforme dal 2004 prima della Fornero: Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abolito da Damiano prima che entrasse in vigore, sostituendole con le c.d. “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva); Damiano, 2007, le cui “quote” sono state abolite da Fornero; e SACCONI, 2010 e 2011, per cui la stragrande parte dei 2/3 sono ascrivibili a SACCONI, di cui NESSUNO, neppure Mensurati, parla.[2]


[1] Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

[2] https://www.raiplayradio.it/audio/2018/02/TRA-POCO-IN-EDICOLA-5d4ab88a-1f65-4047-a8b8-af917a797cd2.html

Questo è il testo dell’sms non letto:

“Segnalo al prof. Colozzi che l’adeguamento alla speranza di vita NON lo ha introdotto Fornero ma SACCONI con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2 [modificata sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis].”

In effetti, la riforma Fornero, anche per colpa di sé medesima, è la più grande vittima di notizie false o fake news o BUFALE da sei anni, al secondo posto c’è Monti (anche per colpa di sé medesimo), al terzo ci sono i poteri-doveri statutari della BCE.

Peraltro, vedo ora che anche a Lei, assieme ad altri docenti, ho inviato via email, in data 25/10/2017 00:20[2] e in data 16/1/2018 13:24,[3] due miei lunghi post sui tre temi predetti, rispettivamente:

[3] Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana

[4] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

http://vincesko.blogspot.com/2018/01/lassassinio-della-verita-chi-ha-davvero.html

Spero che, se non l’ha già fatto, ora li legga e, in futuro, ne tenga conto, poiché sono argomenti sui quali la DISINFORMAZIONE ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero, tre veri casi di scuola che, come scrivevo ad un Suo collega molto noto, anch’egli vittima come – pare – quasi tutti i docenti di Economia, meriterebbero di essere studiati in sede accademica, e che mi hanno anche per questo determinato a scrivere (per la prima volta, e spero di non aver fatto un lavoro malvagio)) un libro, che ho quasi terminato e dove sono tentato di inscrivere Stefano Mensurati, che di solito è obiettivo, nella categoria peggiore, cioè coloro (pochi) che, conoscendo finalmente un po’ le cose su Fornero e/o Monti, continuano a diffondere su di loro notizie false.

Cordiali saluti,

V.



Pubblico la risposta del professor Colozzi:



Re: Lettera al professor Ivo Colozzi sulla sua notizia falsa sulla riforma delle pensioni Fornero

Da:  Ivo Colozzi<ivo.colozzi@unibo.it>(ivo.colozzi@unibo.it)

26/9/2018 09:36

A:  v


La ringrazio della precisazione. Cordiali saluti. IC


Prof. Ivo Colozzi

Professore Ordinario di Sociologia

Dipartimento Scienze Politiche e Sociali (DSPS)

Università di Bologna

Strada Maggiore 45



Destinatari:




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Lettera a Mauro Bottarelli de LINKIESTA sulle sue notizie false sul ministro Savona, la BCE e la Troika





Pubblico la lettera che ho inviato il 20.9 scorso a Mauro Bottarelli, giornalista economico che collabora con vari giornali, sulle sue notizie false sul professore e ministro Savona, sulla BCE e sulla Troika. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera a Mauro Bottarelli de LINKIESTA sulle sue notizie false sul professor Savona, la BCE e la Troika

Da:  v

20/9/2018 16:55


ALLA C.A. DEL DOTT. MAURO BOTTARELLI

pc DIRETTORE FRANCESCO CANCELLATO

Egr. dott. Bottarelli,

Traggo dal Suo articolo su LINKIESTA “Qualcuno ci salvi da Savona, dalle sue idee strampalate (e dal suo odio politico per Draghi) https://www.linkiesta.it/it/article/2018/09/17/qualcuno-ci-salvi-da-savona-dalle-sue-idee-strampalate-e-dal-suo-odio-/39444/ :

Ma attenzione, perché il meglio il ministro Savona lo ha dato nella sua disputa a distanza con Mario Draghi, oggetto di una malcelata idiosincrasia dai tempi di Bankitalia e ora bersaglio delle puntute e precise critiche dell'accademico sardo. A detta del quale, sempre nell'intervista a Libero, «l’abilità di Draghi ha consentito di superare i vincoli della sua azione di fronte alle carenze statutarie, ma ciò ha richiesto tempo e trascinato polemiche non ancora sopitesi. Il problema è che le istituzioni devono essere ben regolate per ogni circostanza, cosa che attualmente manca». […] senza gli acquisti di Mario Draghi, probabilmente lui allo scranno di ministro non sarebbe mai arrivato, perché avremmo la Troika insediata da almeno cinque anni abbondanti a Roma”.


1. Sulla BCE, il professor Savona ha ragione. Si legga i Trattati, lo statuto della BCE (cosa che probabilmente non ha mai fatto) e i giornali e i blog economici del 2013-2014, dai quali ricaverà che tutti, proprio tutti (tranne un profano come me) ritenevano che la BCE non potesse acquistare titoli di Stato e in modo differenziato; e che dovette intervenire l’ex presidente della BCE Trichet per informare che la BCE poteva ben comprarli e che anzi l’aveva già fatto (programma SMP) nel 2010-2012.[1]

Detto questo, va anche considerato che, sia nell’ambito del Consiglio direttivo della BCE, sia all’esterno (la Corte Cost. tedesca), si contestava lo sconfinamento della politica monetaria della BCE nel campo economico e la liceità degli acquisti differenziati e illimitati di titoli pubblici, previsti dalle OMT (decise nell’agosto 2012, dopo il famoso e risolutivo “Whatever it takes” di Draghi), cioè l'acquisto, sul mercato secondario con contestuale sterilizzazione, di titoli pubblici di un singolo Paese dell'Eurozona in difficoltà economica che accettava un piano di condizionalità. Esse, forse non a caso, non sono mai state implementate, anche se la Corte di Giustizia Europea, contro il ricorso proposto dalla Corte Cost. tedesca, ha deliberato – stiracchiando l’interpretazione e in contraddizione con sue decisioni precedenti (si legga in merito l’analisi del logorroico Barra Caracciolo, che era uno degli espertoni che ritenevano che la BCE non potesse acquistare titoli di Stato in maniera differenziata) - che esse fossero compatibili con il diritto dell'Unione.[2]

Dopo il varo delle OMT e del QE, lo stesso professor Savona scrisse (cito a memoria): “Nonostante le norme, quando vogliono, questi dell'Unione Europea le soluzioni le trovano”.

Sul QE, osservo che, a causa delle resistenze sia interpretative dei Trattati che politiche, che facevano capo soprattutto alla Germania, la BCE lo ha varato con ben 6 anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoJ, con conseguenze economico-sociali devastanti sui Paesi dell’Eurozona (tranne Germania e satelliti), inclusa l’Italia, peraltro discriminata dall’UE rispetto ad altri Paesi, in particolare la Francia e la Spagna, per il rispetto del limite del 3% deficit/Pil, con la solita motivazione dell'elevato debito pubblico. Ma se si considera (i) la dinamica di crescita del debito pubblico rispetto all'inizio della Grande Recessione (l'Italia ha speso molto meno degli altri per salvare le banche e per la crescita), (ii) il debito totale (pubblico + privato), (iii) il debito estero e (iv) la sua sostenibilità nel lungo periodo (nonché l'avanzo primario), l'Italia sta molto meglio sia della Francia che della Spagna. 

2. Sulla Troika, Lei si sbaglia. Ne deduco che Lei è una dei quasi 60 milioni di vittime della DISINFORMAZIONE del centrodestra ed ignora del tutto che i fondamentali macroeconomici, dopo il mastodontico consolidamento fiscale attuato dal governo Berlusconi, soltanto completato dal governo Monti per 1/5 del totale, erano a posto. E che la defenestrazione dell’incompetente Berlusconi nel 2011 fu l’epilogo di un complotto sui generis orchestrato su input del duo egemonico Sarkozy-Merkel.[3]


[1] L’EX PRESIDENTE DELL’EUROTOWER

«Francoforte ha tutti gli strumenti, non c’è bisogno di ampliarne i poteri»
di Giuliana Ferraino 26/11/2014

«Comprare i titoli di Stato dei Paesi dell’eurozona è totalmente in linea con il mandato della Bce. Lo ha già fatto quando io ero presidente, prima comprando i titoli pubblici greci e irlandesi nel 2010, poi i titoli di Sato italiani e spagnoli nell’agosto del 2011». Jean-Claude Trichet, ex presidente della Banca centrale europea dal 2003 al 2011 risponde così davanti agli studenti dell’Osservatorio permanente Giovani-Editori alla domanda se sia giusto per la Bce acquistare il debito sovrano dei Paesi dell’eurozona, il cosiddetto «quantitative easing», invocato dagli investitori e promesso da Mario Draghi per combattere il rischio deflazione, se la situazione economica peggiorerà ancora. «La Banca centrale europea ha tutte le caratteristiche e gli strumenti di una banca centrale indipendente per mantenere la stabilità dei prezzi. Non ci sono handicap, non serve ampliare i poteri del suo mandato», insiste Trichet.


[2] LA SENTENZA DELLA CORTE €UROPEA SULL'OMT. L'ARMA SPUNTATA CHE RATIFICA IL METODO GRECIA E LETTERA BCE

DOMENICA 21 GIUGNO 2015


[3] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


Cordiali saluti,


V.




Destinatari:



20/09/2018  17:02

(n. 50) 


20/9/2018 18:15

(n. 41)



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Lettera al Prof. Michel Martone sulle sue notizie false sulla riforma delle pensioni Fornero






Pubblico la lettera che ho inviato ieri al professor Michel Martone, ex Vice Ministro del Lavoro nel Governo Monti e attualmente Professore ordinario di Diritto del Lavoro e di Relazioni Industriali alla LUISS, su alcune sue notizie false sulla riforma delle pensioni Fornero, in un suo breve saggio.



Lettera al Prof. Michel Martone sulle sue notizie false sulla riforma delle pensioni Fornero

Da:  v

19:24


ALLA C.A. DEL PROF. MICHEL MARTONE

CC OPEN LUISS, MEDIA, ALTRI


Egr. Prof. Martone,

Rilevo nel Suo articolo-saggio “Perché tutti (s)parlano della Riforma Fornero ma nessuno l’abolisce” http://open.luiss.it/2017/12/19/perche-tutti-sparlano-della-riforma-fornero-ma-nessuno-labolisce/ alcune sorprendenti imprecisioni, che purtroppo alimentano la vulgata sulla riforma Fornero (e sulla spesa pensionistica), che ha fatto in Italia (quasi) 60 milioni di vittime, oltre all’estero, che sto cercando di contrastare da sei anni. Quindi mi permetto di osservare:


1. «Il decreto in questione, che ha innalzato a 67 anni l’età pensionabile fissata dalla riforma Fornero in 66 anni e 7 mesi».


Scusi, da dove lo ha ricavato? Visto che peraltro Lei attribuisce correttamente – rara avis - la paternità dell’adeguamento alla speranza di vita alla riforma Sacconi?

L’età di pensionamento di vecchiaia oggi a 66 anni e 7 mesi e nel 2019 a 67 è dovuto esclusivamente alla riforma Sacconi.[1]


[1] PENSIONE DI VECCHIAIA (2019)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni nel 2019 e questi 2 anni in più sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi lFornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, deciso nel 2010 da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all'aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più “finestra”, previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.


Aggiungo che la stessa professoressa Fornero, che mi legge p.c., ha lamentato recentemente sia nel suo ultimo libro, sia in interviste l’attribuzione errata alla sua riforma dell’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni (e di un anno e 3 mesi dell'età di pensionamento anticipato). Ma io temo sia colpa della formulazione insufficiente e poco chiara del testo della norma, nel senso che ella non ha esplicitato il legame della sua decisione molto opportuna tra l'aumento dell’età base e l'abolizione della c.d. “finestra” Sacconi-Damiano, “appropriandosi” così di fatto di entrambe le misure, che infatti TUTTI non a caso le attribuiscono, perfino un Professore ordinario di Diritto del Lavoro e Relazioni Industriali come Lei.[2]


[2] "Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. Nel commentare quest’ultima misura, mi sia consentita un’annotazione sullo stile di governo dei tecnici (e in ogni caso della sottoscritta): mentre le finestre erano state introdotte con lo scopo di ritardare il pensionamento senza farlo ben comprendere all’opinione pubblica, la loro cancellazione rispondeva a un criterio di trasparenza, riassumibile nel messaggio: «se hai maturato il diritto al pensionamento è assurdo che ti si chieda un anno di “attesa”, peraltro non contato a fini pensionistici». La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche” (Elsa Fornero, “Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni, posizioni nel Kindle 3137-3141).


2. «gli articoli. 22-ter, comma 2 D.l. n. 78 del 2009 (norma Sacconi) e 12 del D.l. n. 78 del 2010, che hanno disposto l’adeguamento automatico dell’età pensionabile alle aspettative di vita nella formulazione finale che è stata ripresa dall’art. 24, comma 13, del D.l. n. n.201 del 2011 della riforma Fornero».

Più che riprendere, la riforma Fornero (i) lo ha esteso alle pensioni anticipate (ex anzianità) (comma 12); e (ii) ne ha modificato la periodicità da triennale a biennale, “successivamente a quello del 2019” (comma 13), anche se il Ragioniere Gen. dello Stato scrive erroneamente che decorre dal 2019 (gli ho scritto, inviando la lettera p.c. al Presidente della Repubblica, poiché l’errore è stato ripetuto, da ultimo, nella Legge di Bilancio 2018 promulgata a fine anno, ma non mi ha risposto).


3. «il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha emanato il decreto di adeguamento dell’età pensionabile».


Per esattezza, la decisione è stata sottratta (dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12bis) ai politici e attribuita a due alti burocrati a pena di sanzione erariale: il Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con la Direttrice Previdenza, che hanno emesso un decreto direttoriale.


4. «L’abolizione della Riforma Fornero costerebbe, infatti, tra gli 80 e i 90 miliardi di euro».


RGS (i) stima il risparmio complessivo dalla riforma Fornero in 350 mld, poi calati a 280 dopo gli interventi legislativi successivi; (ii) scrive che il risparmio è crescente, “passando da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020. Successivamente, esso decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045”.


5. «Non è un caso che l’INPS abbia chiuso il bilancio 2015 con un risultato economico di esercizio negativo per 16.297 milioni di euro».


Suggerirei di prendere questa cifra con le molle, sia per la commistione tra spesa pensionistica (compito istituzionale dell’INPS) e spesa assistenziale (a carico della fiscalità generale), sia per la presenza di altre voci spurie, sia per il deficit di INPDAP ed ENPALS incorporati nell’INPS, a causa del loro strutturale mancato versamento dei contributi sociali.[3]


[3] IL BUCO NEI CONTRIBUTI DEL PUBBLICO IMPIEGO

La Cassa degli Statali manda in rosso l'Inps

L'impatto della fusione con Inpdap e Enpals 

Enrico Marro - 1 ottobre 2012


Spero di essere stato utile e che vorrà contribuire in futuro a chiarire con maggiore cura chi ha fatto che cosa in tema di riforme pensionistiche.

Cordiali saluti,

V.



Destinatari:


26/09/2018  19:24

(n. 49)


26/09/2018  19:28 ,

(n. 50)


26/9/2018 19:32

(n. 49)



**********





Lettera n. 2 all’Osservatorio CPI (diretto da Carlo Cottarelli) sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012





Pubblico la seconda lettera che ho inviato sei giorni fa all’Osservatorio sui conti pubblici italiani, dell’Università Cattolica, diretto da Carlo Cottarelli. La prima riguardava la spesa pensionistica, questa seconda riguarda le manovre correttive della XVI legislatura e la responsabilità della recessione. In calce, riporto il successivo scambio di email con Carlo Cottarelli.


Lettera n. 2 all’Osservatorio sui conti pubblici sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012

Da: v

19/9/2018 17:52


ALL’OSSERVATORIO CPI

p.c. PARLAMENTARI, MEDIA, SINDACATI


Spett. Osservatorio CPI,

Traggo dal Vostro articolo (senza data!) “L’andamento del debito dopo la stretta fiscale del 2012

Resta però il fatto che nel 2012 la politica fiscale è stata stretta in modo significativo, attraverso tagli di spesa e aumenti delle tasse pari a 2,4 per cento del Pil. […] La figura 3 riporta i risultati della simulazione. Il rapporto tra debito pubblico e Pil, in assenza della stretta operata da Monti, sarebbe cresciuto più rapidamente di quanto osservato, arrivando nel 2018 a 142,1 per cento (circa 11 punti percentuali al di sopra di quanto attualmente previsto per il rapporto tra debito pubblico e Pil alla fine di quest’anno).

1. Innanzitutto, osservo che il 2,4% equivale a circa 40 mld, cioè il doppio dell’importo netto della prima manovra di Monti (DL 201/2011, L.214/2011, c.d. decreto “Salva-Italia”), che cifra 32 mld lordi (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi).

2. Quindi almeno la metà è di altri, cioè del governo Berlusconi precedente.

3. Ma vediamo meglio le cifre. Premetto che:

(i) le manovre da me esaminate hanno avuto attuazione anche prima e dopo il 2012;

(ii) l’impatto sul 2012 del primo DL del governo Monti è stimato da RGS in 20,2 mld (http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Pubblicazioni/Note-brevi/La-manovra-di-FP/2011-2014/Le_manovre_di_finanza_pubblica_del_2011.pdf  pag. 5, tav. 11); ma

(iii) nel 2012 si sono concretizzate anche le precedenti misure di Berlusconi contenute in ben tre DL mastodontici, molto maggiori, singolarmente, del primo DL di Monti: il DL 78/2010, L. 122/2010, di 62 mld cumulati; il DL 98/2011, L. 111/2011, di 80 mld cumulati (pag. 2, tav. 4); e il DL 138/2011, L. 148/2011 (pag. 2, tav. 5), di 65 mld cumulati, per un totale di 207 mld cumulati per il quadriennio 2011-2014 (contro 62 mld delle due manovre di Monti), per un ammontare rispettivo stimato da RGS in 12, 5 (attribuisco il 50% dell’importo di 24,9 mld che è il totale non cumulato del DL 78/2010 a valere per il biennio 2011-2012), 5,5 e 22,7 mld, pari a un totale di 40,7 mld; solo per info (salvo approfondimento), aggiungo che dalla relazione del Servizio Studi – Dipartimento Bilancio della Camera dei Deputati, risulta per il DL 78/2010 (L. 122/2010) un importo di manovra netta per gli anni dal 2010 al 2013 (in milioni), rispettivamente, di 108, 14.312, 24.952 e 23.985, cioè l'impatto sul 2012 è stimato in 25 mld, maggiore da solo del primo DL Monti.


Saldo netto da finanziare

2010

2011

2012

2013

Risorse





Minori spese correnti

264,5

9.413,4

13.362,9

13.724,9

Minori spese in conto capitale

0,0

1.613,0

1.395,0

1.571,0

Maggiori entrate

848,0

7.835,3

11.671,7

9.359,8

Impieghi





Maggiori spese correnti

984,5

1.911,1

532,3

150,0

Maggiori spese in conto capitale

20,0

320,0

320,0

320,0

Minori entrate

0,0

2.318,4

624,5

200,2






Totale risorse (manovra lorda)

1.112,5

18.861,7

26.429,6

24.655,7

Totale impieghi (misure espansive)

1.004,5

4.549,5

1.476,8

670,2

Manovra netta

108,0

14.312,2

24.952,8

23.985,5

4. Sulla base dei documenti citati, perciò, si può ipotizzare che le misure del governo Berlusconi abbiano avuto un impatto sul 2012 almeno doppio di quelle del governo Monti, per cui ne discende che a quest’ultimo si possono attribuire al massimo 1/3 dei 40 mld iniziali, e cioè 13 mld.

5. Inoltre, va anche considerato che le entrate del primo DL Monti (DL 201/2011-“Salva-Italia”) sono ascrivibili per 23,7 mld all’IMU, ma 4 mld sono relativi all’IMU sulla casa principale, poi abolita (http://www.tesoro.it/primo-piano/article_0101.html).

6. Successivamente, ho trovato in Rete questo video, in cui il professor Cottarelli, soltanto a mo’ di inciso (“peraltro con misure per metà introdotte dal governo Berlusconi”), afferma che la metà dell’importo relativo al 2,4% è stato deciso dal governo precedente. Il video è del quotidiano online Affari Italiani, che ha titolato così:

Debito-Pil, Cottarelli: "Se Monti non avesse contenuto il deficit, il debito sarebbe aumentato"

Sabato, 30 giugno 2018 - 12:29:56

Anche gli altri media hanno titolato nello stesso modo, citando soltanto Monti.

Cioè, come sta succedendo da sette anni, i media - anche perché fuorviati da informazioni spesso errate o, in piccola parte, volutamente false - hanno completamente obliterato il nome del governo Berlusconi, alimentando la BUFALA che il mastodontico consolidamento fiscale e la recessione li abbia deciso o causato Monti; analogamente succede da cinque anni per la riforma delle pensioni Fornero, alla quale vengono erroneamente attribuite misure severe della riforma Sacconi; come ho già avuto modo di segnalare nel gennaio scorso al professor Cottarelli sia per le manovre che per le pensioni, il quale molto stranamente (forse perché era afflitto da influenza) mi ribatté che non interessa chi l’ha fatto esattamente (sic!).

7. Conclusione. Sorprende e spiace, pertanto, che alimentiate la diffusione di notizie false o fake news o BUFALE sul governo Monti, che (come sulla riforma delle pensioni Fornero) in Italia hanno fatto (quasi) 60 milioni di vittime, oltre all’estero. Per cui, in conclusione, mi permetto di invitarVi - e di reiterare il mio invito al professor Cottarelli - di dedicare finalmente la Vostra/sua analisi al governo Berlusconi, che ha varato il quadruplo delle manovre correttive del governo Monti, ed a pubblicizzarlo adeguatamente, tenendo conto della superficialità dei media, irretiti dalla DISINFORMAZIONE propalata da sette anni dal centrodestra e da millanta sedicenti esperti, inclusi – pare – tutti i professori di Economia, nonché dalle oggettive millanterie del professor Monti, lasciando stare per un po’ il povero, sopravvalutato, ‘diffamato’ governo Monti-Fornero.

Cordiali saluti,

V.


Post scriptum

Per un utile e (spero) risolutivo promemoria, riporto le CIFRE relative alle manovre della XVI legislatura:

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mldhttp://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-07-07/oggi-garantiti-formalmente-miliardi-063705_PRN.shtml) che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA, piuttosto che confermare il taglio delle agevolazioni fiscali-assistenziali, e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.

Il Sole 24 ore Quattro anni di manovre: fisco pigliatutto Gianni Trovati 15 luglio 2012

(cifre analoghe sono riportate da altre fonti, in linea con quelle di RGS e Servizio Studi della Camera dei Deputati).

Vale a dire, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi ha battuto Monti 4 a 1. Per l’iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine, scandali e cattivo rapporto con i partner europei, che incisero sul rating dell’Italia, al di là dei fondamentali macroeconomici), è stato anche peggio.


PPS:

E-mail collegata:

Lettera sulla spesa pensionistica all’Osservatorio sui conti pubblici (Università Cattolica), diretto da Carlo Cottarelli



Destinatari:


19/09/2018  17:52

(n. 50)


19/09/2018  19:02

(n. 50) 


19/9/2018 19:11

(n. 47)


19/9/2018 19:12

(n. 50)


19/09/2018 19:14

(n. 50)


19/09/2018 19:17

Commissione Bilancio del Senato

(n. 25)

Commissione Finanze e Tesoro del Senato

(n. 25)


19/09/2018 19:18

Commissione Bilancio della Camera

(n. 47)


19/09/2018 19:19

Commissione Finanze della Camera

(n. 45)


19/09/2018  19:21

angelo.baglioni@unicatt.itandrea.boitani@unicatt.itmassimo.bordignon@unicatt.itlorenzo.cappellari@unicatt.itlucava.colombo@unicatt.itrosario.crino@unicatt.itdomenico.delligatti@unicatt.itgianluca.femminis@unicatt.itpiero.giarda@unicatt.itmichele.grillo@unicatt.itmarco.lossani@unicatt.itclaudio.lucifora@unicatt.itmaurizio.motolese@unicatt.itpiero.tedeschi@unicatt.itsimona.beretta@unicatt.itfloriana.cerniglia@unicatt.itemilio.colombo@unicatt.itmario.maggioni@unicatt.itguido.merzoni@unicatt.itfausta.pellizzari@unicatt.itantonio.albanese@unicatt.itantonio.cetra@unicatt.italessandro.dadda@unicatt.itfrancesco.dalessandro@unicatt.itmaurizio.logozzo@unicatt.itmcmalaguti@hotmail.com, stefano.baraldi@unicatt.itandrea.lionzo@unicatt.itpaolo.russo@unicatt.itmario.anolli@unicatt.italberto.banfi@unicatt.itelena.beccalli@unicatt.itmassimo.belcredi@unicatt.itlorenzo.caprio@unicatt.itpaolo.gualtieri@unicatt.itgiuliano.iannotta@unicatt.itmarco.oriani@unicatt.itgiovanni.petrella@unicatt.iteugenio.anessi@unicatt.italessandro.baroncelli@unicatt.itdonatella.depperu@unicatt.itcerif@unicatt.itmanuela.macinati@unicatt.itmario.molteni@unicatt.itrenato.fiocca@unicatt.itannalisa.tunisini@unicatt.itdomenico.bodega@unicatt.itamerico.cicchetti@unicatt.itluigi.manzolini@unicatt.itfederico.rajola@unicatt.it

(n. 50)


19/09/2018  19:22 

(n. 50)




*** 


Riporto, qui di seguito, il successivo scambio di email con Carlo Cottarelli.


Re: Lettera n. 2 all’Osservatorio sui conti pubblici sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012

Da:  Cottarelli Carlo<carlo.cottarelli@unicatt.it>(carlo.cottarelli@unicatt.it)

19/9/2018  17:56

A:  v


Caro V.

conosco bene la sua posizione e come lei dice anche io ho indicato che metà delle misure erano già state introdotte dal governo precedente. Non credo che quello fosse il punto della nostra nota In ogni caso in futuro sottolineerò più chiaramente che parte del misure erano già state introdotte. Noti comunque che un governo può sempre disfare le misure fatte da un governo precedente Quando entra in carica. Quindi aver accettato le misure introdotte da Berlusconi voleva dire fondamentalmente e sottoscrivere quelle misure. Cordialmente. 

Carlo Cottarelli



Re: Lettera n. 2 all’Osservatorio sui conti pubblici sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012

Da:  v

19/9/2018 22:08


Caro professor Cottarelli,

Ritengo utile premettere, ove avesse qualche dubbio, che io non ho niente contro di Lei; ieri, ad esempio, ho inviato una lettera alla Segretaria generale della CGIL Susanna Camusso, che ha dato una notizia falsa sulla riforma delle pensioni Fornero, se va nel mio blog la trova e ne trova decine di altre dello stesso tenore inviate alle persone più disparate quando propalano bufale.

La “mia” posizione è solo quella della corretta informazione. La Sua qual è? A giudicare dalla Sua terribile “resistenza” a fornire i dati corretti, dopo aver riscontrato quest’ultima prova, io - detto molto francamente - ne ho tratto un giudizio severo.

Lei ha fatto soltanto una dichiarazione verbale, che peraltro tutti hanno travisato: si è chiesto perché? Ha fatto una rettifica? Nel Suo ruolo di depositario della verità sui conti pubblici, che ormai Le hanno attribuito, è il minimo che dovrebbe fare, anche perché rischia che un modesto censore come me, sulla base dei dati, la smentisca inviando una lettera di CONTROINFORMAZIONE a 500 destinatari (ne troverà l'elenco nel mio blog quando pubblicherò la lettera).

L’analisi scritta dell’Osservatorio CPI non fa nessuna menzione di Berlusconi, che ha deciso almeno i 2/3 della manovra di competenza del 2012, ma cita soltanto Monti, che ne ha deciso al massimo 1/3. Io vi ho dimostrato che questi sono i dati corretti: adesso, a mio avviso, Lei non dovrebbe rinviare la precisazione al futuro, ma pubblicare in calce al vostro articolo la mia lettera (come peraltro invitavate a fare, ma stranamente non trovo più l'invito...) o almeno una rettifica. E poi dedicare un po’ del vostro tempo ad analizzare quanto – tantissimo: l’81%! altro che una parte, come Lei insiste a scrivere - fatto dal governo Berlusconi, lasciando perdere Monti, che ha fatto soltanto il residuo 19% e che - Lei dimentica il mio post - ha sostituito Berlusconi, fatto fuori da un complotto sui generis, proprio per COMPLETARE quanto prescritto dalla lettera del 5/8/2011 della BCE, senza cancellare una virgola di quanto già fatto da Berlusconi, atteso che giuridicamente le leggi di Berlusconi non avevano bisogno di nessun avallo o conferma da parte di Monti, come Lei adombra, e come strampalatamente afferma il professor Cazzola per la riforma Sacconi da parte della Fornero, per tacitare la sua lunga coda di paglia (sto provando a scrivere su tutto ciò un libro, inclusa la DISINFORMAZIONE da parte degli esperti).

Non ho affrontato apposta il resto della vostra analisi. Se vuole sapere che cosa ne penso, a mio avviso essa ha un’evidente impostazione ideologica e perciò un epilogo preconfezionato, al quale tutto viene subordinato. Peraltro, sui moltiplicatori gli esponenti passati del FMI hanno fatto una magra figura: errare è umano, perseverare diabolico.

Cordiali saluti,

V.

PS: La informo che pubblicherò queste email nel mio blog.



Re: Lettera n. 2 all’Osservatorio sui conti pubblici sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012

Da:  Cottarelli Carlo<carlo.cottarelli@unicatt.it>(carlo.cottarelli@unicatt.it)

19/9/2018 22:54

A:  v


Mi scuso ma Io no la capisco bene. Cosa centra l'impostazione ideologica e la storia dei moltiplicatori con l'attribuire a Monti o Berlusconi la stretta del 2012?

In ogni caso , Come le ho detto, se Monti fosse stato in disaccordo con quanto fatto da Berlusconi lo avrebbe disfatto. Invece ha proseguito sulla stessa strada Non avendo peraltro alternative. 

Buonanotte

CC (Ottieni Outlook per Android)



Re: Lettera n. 2 all’Osservatorio sui conti pubblici sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012

20/9/2018 17:55


Infatti, ha ragione, se nota io apposta non ne ho parlato per niente nella mia prima email, ho solo dovuto rispondere ora alla Sua osservazione che non era quello il punto della vostra nota.

Scusi, ma a mia volta le chiedo: "Che c'entra che Monti non ha cancellato quanto fatto da Berlusconi?". La risposta è semplice: non poteva e non doveva farlo. Guardi che è solo un'ulteriore prova che Lei ignora(va) che Berlusconi ha ubbidito in tutto alle imposizioni dell'UE (Commissione, Consiglio e BCE), tranne, a causa del veto di Bossi (che si preparava già a nuove elezioni dopo la prevedibile caduta di Berlusconi), per le pensioni di anzianità (concentrate al Nord) e l'accelerazione dell'allineamento delle donne private a tutti gli altri. Cosa che poi ha fatto Fornero, con un sovrappiù di zelo, come ho scritto alla stessa professoressa Fornero, lo trova nel mio blog nella Lettera n. 2 alla professoressa Elsa Fornero, anzi gliela linko perché mi ha anche risposto: http://vincesko.blogspot.com/2018/06/lettera-n-2-alla-professoressa-elsa.html.

Confesso, però, che la mia è una domanda retorica: essa conferma la mia deduzione iniziale di parecchie email fa che Lei è stato una dei quasi 60 milioni di vittime della potente DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra, sia sulle manovre correttive della XVI legislatura che sulla riforma Fornero, ed ora fa resistenza ad ammetterlo con me e soprattutto con se stesso (ovviamente salvo prova contraria).

Ed anche per questo elude le mie richieste di fare una rettifica e un'analisi accurata - da par Suo - sui molto corposi e molto iniqui provvedimenti del governo Berlusconi.

Cordiali saluti,

V.


PS: Per inciso, segnalo che per scrivere il mio libro ho letto, oltre all'ultimo libro della Fornero, il libro di Brunetta del 2014 sul complotto contro Berlusconi e quello di Roberto Napoletano sul periodo della crisi. Brunetta, essendo stato uno dei protagonisti, conosce bene le norme, i fatti e le cifre, ma li interpreta a seconda della convenienza e furbescamente attribuisce la recessione all'inviso Monti; Napoletano ha scritto parecchie imprecisioni, è anche lui una vittima della disinformazione. Ho dato un'occhiata anche al Suo sul debito. Li cito e commento tutti e quattro nel mio libro. 



R: Lettera n. 2 all’Osservatorio sui conti pubblici sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012

Da:  Cottarelli Carlo<carlo.cottarelli@unicatt.it>(carlo.cottarelli@unicatt.it)

20/9/2018  19:26

A:  v  


Mah, non so….

Lei continua a usare un tono un po’ offensivo e non capisco perché (“da par suo” eccetera)

Non è che aiuta molto il dialogo

Comunque le auguro una buona serata

CC



Re: R: Lettera n. 2 all’Osservatorio sui conti pubblici sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012

Da:  v

20/9/2018 21:45


No, perché offensivo? Il "da par suo" era sinceramente elogiativo. In fatto di competenza tecnica, io avrei solo da imparare da Lei. Ma forse si riferisce al resto, alla mia voluta severità quando qualcuno "resiste" all'evidenza dei dati, ed allora ha ragione, ma essa è strumentale al raggiungimento dello scopo di diffondere un'informazione corretta. Mi spiace, io sono fatto così, ognuno ha i suoi difetti... Io aborro le informazioni false. E sulle manovre finanziarie della XVI legislatura, di un'evidenza assoluta (i 267 mld di Berlusconi sono più del quadruplo dei 63 di Monti), mi farebbe piacere vederLa dalla parte della verità dei dati, e delle responsabilità che da essi si possono razionalmente inferire. Poi, naturalmente, faccia come crede.

Buona serata,

V.



Re: R: Lettera n. 2 all’Osservatorio sui conti pubblici sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012

Da:  Cottarelli Carlo<carlo.cottarelli@unicatt.it>(carlo.cottarelli@unicatt.it)

20/9/2018  21:54

A:  v  


Mah. Certo che non avrei mai pensato che qualcuno mi prendesse per un difensore di Berlusca....

Buonanotte

CC



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Lettera alla Segretaria generale Susanna Camusso sulle sue notizie false sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato due giorni fa alla Segretaria generale della CGIL Susanna Camusso, dopo aver letto la sua dichiarazione in cui attribuisce erroneamente alla riforma Fornero l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera alla Segretaria generale Susanna Camusso sulle sue notizie false sulle pensioni.

Da:  v

17/9/2018 12:35


ALLA SEGRETARIA GENERALE SIGNORA SUSANNA CAMUSSO

pc MEDIA, SINDACATI


Egr. Signora Segretaria generale Camusso,

Traggo dall’articolo di Repubblica di ieri “Manovra, Salvini e Di Maio affilano le armi. Brambilla contro le pensioni minime a 780 euro: "Spacchiamo il sistema"” http://www.repubblica.it/economia/2018/09/16/news/manovra_brambilla_contro_le_pensioni_minime_a_780_euro_spacchiamo_il_sistema_-206622328/ :

Insiste Camusso: "L'annuncio di quota cento, un giorno a 62 anni, un giorno a 64: numeri al lotto", la possibile riforma "messa come la sta mettendo il governo riguarda una piccola parte, fabbriche del Nord, e una parte della pubblica amministrazione. Ma per un lavoratore edile, per esempio, resta l'impianto della Fornero: deve restare fino a 67 anni sulle impalcature. Se vuoi eliminare delle ingiustizie non lo puoi fare solo per una parte perché la rappresenti elettoralmente. Vuol dire corporativizzare la riforma".

Le segnalo per l’ennesima volta (visti i Suoi reiterati errori in materia pensionistica, ho telefonato tempo fa al Suo ufficio e mi sono accertato che la Sua segretaria finalmente stampasse e Le trasmettesse le mie email) che l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni l'ha decisa la riforma SACCONI (DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12 + DL 98/2011, L. 111/2011 + DL 138/2011, L. 148/2011), contro la quale la CGIL fece due scioperi generali, e NON la riforma Fornero (DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24), contro la quale la CGIL non ha fatto nessuno sciopero, ma solo rivolto critiche spesso in gran parte infondate, poiché la scambia – come si vede anche in questo caso – con la ben più severa riforma SACCONI. E questo purtroppo è avvenuto non soltanto per bocca Sua, Segretaria Generale Camusso, ma anche di altri dirigenti della CGIL, come ad esempio l’ex segretario generale della FIOM, Maurizio Landini,[1] e l’attuale Segretario generale dello SPI-CGIL, Ivan Pedretti, che per soprammercato, nel suo blog su Huffington Post, censura o fa censurare o consente di censurare i commenti scomodi[2]).

E, infine, non ometto certamente di citare anche gli altri due Segretari generali della CISL, Annamaria Furlan, e della UIL, Carmelo Barbagallo, che, obliterando sistematicamente SACCONI e dando tutte le colpe a Fornero, almeno dimostrano una sorta di coerenza (si fa per dire), poiché i Segretari generali dell’epoca, Bonanni e Angeletti, furono “complici” dell’allora ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi nella stesura della sua severissima riforma delle pensioni.

Dispiace molto e sorprende sinceramente che anche voi della CGIL e voi sindacalisti, quasi tutti, abbiate contribuito e contribuiate ad alimentare una vulgata sulle riforme delle pensioni SACCONI, obliterandola, e soprattutto Fornero, attribuendole tutto, che ha fatto in Italia (quasi) 60 milioni di vittime, oltre all'estero (inclusi OCSE e FMI).


[1] Lettera n. 6 a Maurizio Landini sulle pensioni, e su chi ha deciso l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento


Cordiali saluti,

V.


Allego:

Susanna Camusso -  Fu Maroni ad agganciare età pensionabile e aspettativa di vita?

Pubblicato:28.11.2017 



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17/09/2018  12:47