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Referendum costituzionale, il NO vince col 59% contro il 41% del SI’ e riapre i giochi politici


  

Dalle elezioni europee[1] non voto più PD. Io ho sostenuto il NO nel Referendum,[2] non solo per difendere la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza dalle grinfie dei miliardari, dei ricchi, dei media controllati dai predetti, dei conservatori potenti alla Juncker, dei reazionari potenti alla Schaeuble, nonché dei loro milioni di UTILI IDIOTI, come Renzi; ma anche per cacciare il contaballe seriale sleale e traditore del mandato elettorale Renzi, per sostituirlo con uno di sinistra riformista del PD (inclusi gli ex), tenendo conto del voto e del programma del 2013 (della sinistra riformista, fanno parte o facevano parte, ad esempio, Pier Luigi Bersani, Enrico Rossi, Alfredo D'Attorre).

Rammento un fatto che sembra essere dimenticato da quasi tutti: tutti i parlamentari del PD (maggioranza assoluta alla Camera e relativa al Senato), inclusi i renziani, alcuni dei quali inseriti addirittura nel listino bloccato di Bersani (Bonafè, Boschi, Bonifazi e Lotti),[3] sono stati eletti con Bersani segretario e candidato informale a PdC, in coalizione con SEL, PSI e Centro Democratico, col programma di Csx “Italia bene comune”. Renzi non era neppure candidato. 

Ora Renzi ha perso e si dimette; Napolitano, che rifiutò il mandato pieno a Bersani, non c'è più; nulla impedisce di rispettare il mandato elettorale, anzi sarebbe doveroso. 

Bersani rifiutò, per coerenza, l'alleanza col pregiudicato Berlusconi, non c'era ancora NCD, quindi anche nel Cdx il quadro è mutato. 

La non disponibilità di M5S era obbligata, determinata dal divieto statutario di allearsi con chicchessia; Grillo era eterodiretto da Casaleggio - contrario a qualunque alleanza -, che ora è morto; nulla dovrebbe impedire, tranne lo statuto, di mutare la strategia.

Premesso questo, dunque si riaprono i giochi, che possono sfociare in uno dei seguenti esiti (i nomi sono meramente indicativi): 

1. Nuovo PdC del PD diverso da Renzi che tenga anche conto dell'esito del referendum, stessa alleanza PD-NCD fino alla fine della legislatura. 

2. Nuovo PdC del PD diverso da Renzi (ad esempio, Enrico Rossi o D'Attorre, che ha espresso recentemente una critica ragionata severa verso gli squilibri strutturali dell'Euro[4]) e alleanza con M5S. 

3. Governo tecnico per approvare la legge elettorale ed elezioni politiche nel 2017.


Elemento importante da considerare è se Renzi rimane segretario del PD,[5] partito che conserva la maggioranza parlamentare. Io mi auguro che si dimetta anche da segretario.

Altro elemento da valutare è che M5S dovrebbe cercare un leader, anche esterno, un poco meglio del buffone ignorante Grillo. E, se non lo hanno ancora fatto, provvedere urgentemente a modificare il loro statuto, che vieta alleanze.

La politica è un mestiere nobile e difficile, bisogna esserci portati. E fare il PdC è come la Formula1, alla portata di pochissimi, capaci anche di fare una buona squadra.

I politici mediocri - vedete Berlusconi o Renzi - si scelgono immancabilmente collaboratori mediocri. La situazione dell'Italia è ancora difficile, non ce lo possiamo permettere.

In un’ipotesi ideale, essendo il galantuomo Bersani usurato, io tifo, come prima scelta, per Alfredo D’Attorre, anche per la sua consapevolezza della necessità di ridefinire i vincoli europei;[6] in subordine, in un’ipotesi più concreta, per Enrico Rossi.


[1] Analisi quali-quantitative/29 - Elezioni Europee 2014


[2] Referendum, vince il No con il 59%. Sì al 41%. Renzi si dimette. Affluenza al 68%

Domenica 4 Dicembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 05-12-2016 07:41


[3] VERSO LE URNE. Liste Pd, Bersani fa la parte del leone

Roberta D'Angelo sabato 5 gennaio 2013


[4] Noi di sinistra dobbiamo chiedere scusa per l’euro

Alfredo D'Attorre

Il Fatto Quotidiano 26.10.'16


[5] PD, metamorfosi incipiente di un partito


[6] Unione Europea: rischio di disintegrazione, ma va salvata su nuove basi


L’illogicità del neo-liberismo ha assunto dignità costituzionale



  

Chi ha paura del governo tecnico?

Carlo Clericetti  -  28 NOV 2016


Citazione: “non sarebbe però male ogni tanto notare che la scienza economica non si limita ad un unico paradigma e che la complessità dei tempi che viviamo non sopporta risposte univoche”.


Prendo spunto dalla frase di Domenico, per fare, anzi ri-ripetere, alcune considerazioni.


Neo-liberismo

La frase di Domenico è un esempio preclaro di proiezione. Come se non avessero fatto già abbastanza danni col neo-liberismo, dopo 30 anni di sfracelli pagati dai poveri cristi per colpa di questa ideologia fallimentare (che suppongo il padre del liberismo, l’economista e filosofo morale Adam Smith, aborrirebbe), gli utili idioti al soldo dei ricchi non sono mai paghi, devono guadagnarsi la pagnotta. D’altronde, come farebbero i ricchi, che sono 4 gatti, a spadroneggiare se non potessero contare su risorse enormi, il controllo dei media, ormai da 30 anni anche quello accademico, e l’ausilio di utili idioti ben retribuiti e non? La loro presunta terapia, più che rasentare, anzi oltrepassare, la solita spietatezza degli adepti del neo-liberismo, come per solito capita a chi ha subìto un’educazione autoritaria e repressiva e diventa facile strumento della manipolazione psicologica, sfocia ormai nel ridicolo. Esilarante, se non fosse tragico per le vite di miliardi di persone.


Spread 2011


(a) Manovre correttive.

Come ho già rilevato più volte, il risanamento dei conti pubblici è iniziato nel 2010 (la prima manovra correttiva dopo la crisi della Grecia è stata il DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla Legge 122/2010, di 62 mld cumulati) ed è stato mastodontico (nella scorsa legislatura, sono state varate manovre correttive per 330 mld cumulati, ¾ dal governo Berlusconi, pari a 267 mld cumulati, distribuiti in maniera molto iniqua, e ¼ dal governo Monti, pari a 63 mld cumulati, ripartiti in modo più equo, vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF), per far fronte soprattutto agli accresciuti oneri per interessi passivi.

Le misure strutturali (cioè permanenti) delle manovre correttive, tra cui, ad esempio, la riforma delle pensioni Sacconi (2010 e 2011), ben più severa e incisiva della tanto vituperata riforma delle pensioni Fornero, valgono tuttora.

E’ ovvio, tranne per i neo-liberisti, che queste misure pro cicliche hanno avuto l’effetto di aggravare e prolungare la crisi economica.


(b) Latitanza della BCE

Gli interventi si resero necessari, e in quella dimensione, proprio a causa della latitanza della BCE, i cui interventi a favore degli Stati in crisi, assieme alla decisione assurda di aumentare, unica banca centrale ad averlo fatto, il tasso di riferimento in piena crisi economica (Gavronski, Graf.8 http://www.fulm.org/articoli/economia/progetto-euro-andato-storto-riforma-necessaria-dell-eurozona-1), chiedendo in cambio “riforme”, si sono limitati agli SMP per 209 mld, di cui 99 all’Italia (tra il maggio 2010 e il marzo 2011, la BCE ha acquistato titoli di Stato greci, irlandesi e portoghesi; da agosto 2011 a gennaio 2012, titoli italiani e spagnoli), al famoso e decisivo “whatever it takes” di Draghi del luglio del 2012, che non è costato 1 solo € alla BCE, e agli OMT, mai implementati finora.

In più, a differenza della FED (i cui interventi sono stati, invece, massicci), sterilizzando ogni volta gli importi, cioè riducendo di pari importo la massa monetaria, per paura della (fantomatica) inflazione.


(c) Riforme strutturali

Al posto dell’azione di politica monetaria, la BCE si è dedicata, travalicando il suo ruolo, alla declamazione-imposizione delle cosiddette riforme strutturali, che, se sono utili, lo sono soltanto nel medio-lungo periodo, oltre al “consolidamento” dei conti pubblici nel breve-medio periodo.

Infatti, nell’ambito del programma SMP, gli acquisti da parte della BCE di titoli di Stato italiani cominciarono il 22 agosto 2011, cioè 17 giorni dopo l’invio della famosa (o famigerata) lettera del 5.8.2011 della BCE, firmata da Trichet e Draghi, e 9 giorni dopo il varo da parte del governo Berlusconi-Tremonti del DL 138 del 13.8.2011, di 60 mld cumulati, contenente una buona parte delle misure chieste nella predetta lettera, e che faceva seguito, a distanza di neppure 40 giorni, al DL 98 del 6.7.2011, di 80 mld cumulati.


Politica economica keynesiana

Naturalmente, col solito meccanismo della proiezione, gli adepti del neo-liberismo imputano alla teoria keynesiana l’ostinazione di applicare in ogni congiuntura, sia quelle favorevoli che quelle negative, la stessa terapia economica. Ma questo non è affermato da Keynes. La deroga a questa regola, pur verificatasi in varie occasioni da parte dei governi in carica, non fa venir meno l’assunto principale della teoria keynesiana che, in congiunture economiche negative, è necessario l’intervento pubblico, aumentando la spesa pubblica e finanziandola a deficit accrescendo il debito pubblico. Provvedendo poi a ridurre la spesa ed aumentare le imposte, ove necessario, quando la crisi economica sia superata.

Purtroppo, con l’adozione della norma del pareggio strutturale di bilancio in Costituzione, sia nel vecchio che nel nuovo, eventuale, testo dell’art. 81, interpretata in maniera restrittiva dall’oligarchia europea, ci siamo preclusi “strutturalmente” la possibilità di attuare politiche economiche anticicliche. 

L’illogicità del neo-liberismo ha assunto dignità costituzionale. 



Post collegati:


Analisi parziale del complotto contro Berlusconi


La religione neo-liberista


Spread, tornano la strumentalizzazione e la paura



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Spread, tornano la strumentalizzazione e la paura



1. Prima osservazione. Tra tutte le spiegazioni sullo spread, che ho letto in giro, manca quella forse più importante per il dibattito contingente, scatenato dalla strumentalizzazione dello spread che ne stanno facendo i cosiddetti poteri forti ai fini della campagna referendaria a favore del .[1] Analogamente a quanto successe nel 2011.[2] E che è questa: lo spread riguarda i titoli di Stato già emessi e che vengono negoziati sul secondo mercato (mercato aperto). Non c’è una relazione diretta tra lo spread e gli interessi pagati sui titoli pubblici di nuova emissione acquistati da pochi dealer (una ventina) sul mercato primario.[3]

2. Seconda osservazione. La stessa propaganda ventila, in caso di vittoria del NO, il rischio di fallimento di ben 8 banche italiane. Con inevitabili, gravi riflessi negativi - si dice - sul debito pubblico italiano, poiché le banche sarebbero detentrici di una grossa aliquota di esso, addirittura, secondo alcuni, di una quota che arriverebbe al 70%. In realtà, il debito pubblico italiano è detenuto per il 10% circa da famiglie, per 1/3 all'estero = subtotale 44%; il residuo 56% da banche (circa 20%), assicurazioni (circa 20%), fondi comuni (circa 5%) e Banca d'Italia (circa 10%).[4]

3. Terza osservazione. Sostenibilità.
(a) Il debito pubblico italiano, pari al 30/9/2016 a 2.212,6 mld,[5] è, in rapporto al Pil, poco più della metà del debito pubblico del Giappone, il che dimostra che, se si ha alle spalle una banca centrale degna di questo nome, esso non è un grosso problema. Inoltre, la sostenibilità del nostro debito pubblico, garantita nel breve periodo dall’esistenza di un avanzo primario, è attestata, nel medio-lungo periodo, sia dall’UE che da Centri studi internazionali, grazie alla dinamica sotto controllo soprattutto della spesa pensionistica.[6]
(b) Finché c'è un deficit, il debito pubblico non può che crescere.
(c) Poiché c’è un avanzo primario (quasi sempre negli ultimi 20 anni) e talvolta consistente, il debito è cresciuto - come spiega la Banca d’Italia - non a causa della spesa primaria (che è più o meno in linea con la media UE28), ma degli interessi passivi; i cui tassi hanno risentito del fatto che l’Italia è stata per troppi anni (una trentina) priva dello scudo della sua banca centrale.
(d) Il Csx, “stranamente”, ha sempre fatto crescere meno il debito pubblico rispetto al Cdx, pare perché vince le elezioni nei periodi di crisi economica e deve riparare ai guasti causati dal Cdx e rientrare nei parametri UE, cosa che fa con zelo.
(e) Il debito pubblico italiano include attualmente delle poste straordinarie:
- aiuti a titolo oneroso agli altri Paesi (60 mld) e
- pagamento debiti pregressi PA (40 mld);
- disponibilità liquide del Tesoro (39,3 mld al 30/9/2016, dopo aver coperto i cali del debito pubblico sia in agosto, 30,9 mld, che in settembre, 12,1 mld).
(f) A fronte di un debito pubblico elevato, c’è una ricchezza privata elevata, tra le più alte al mondo, e un debito privato relativamente basso.
(g) In depressione/recessione/stagnazione, occorre fare una politica economica anticiclica e la riduzione del debito pubblico non è una priorità, anzi è esiziale, a meno che non lo si riduca attraverso un’imposta patrimoniale congrua sulla metà del decile più ricco, a bassissima propensione al consumo.[7]
(h) E, in ogni caso, il parametro che conta è il rapporto debito/Pil, che dipende anche dal denominatore, i.e. crescita, ma ciò è impedito dai vincoli UE; che hanno co-determinato un calo del Pil (denominatore) di almeno 150 mld (-10%) e impedito finora di recuperarlo.


[1] Referendum, meglio tenerci la Costituzione che abbiamo


[2] La Procura di Trani, Deutsche Bank e Mario Seminerio, il terzo più “stupido” d’Italia


[3] QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED


[4] Finanza pubblica, fabbisogno e debito

Anno XXVI - 15 Novembre 2016, n. 62



[6] Debito italiano a rischio, anzi il più sostenibile

Carlo Clericetti  -  28 FEB 2016


[7] Piano taglia-debito per la crescita



Post collegato:


Le determinanti dello spread





Referendum, meglio tenerci la Costituzione che abbiamo



Carlo Clericetti  -  26 NOV 2016

Il funerale della Costituzione


Prima osservazione: referendum

1. La deforma costituzionale è in gran parte un obbrobrio, prima di tutto linguistico. La prosa è efficacia, basta confrontare i due testi vecchio e nuovo per appurarlo facilmente http://documenti.camera.it/Leg17/Dossier/Pdf/AC0500N.Pdf.

2. Quelli del sì accusano quelli del NO di conservatorismo. Ma da gente che stravolge abitualmente il termine riforma ed ignora il significato deteriore di conservatore (cfr. http://www.treccani.it/vocabolario/conservatore/) sarebbe sorprendente aspettarsi che affermasse il contrario. 

3. La ragione principale per sostenere che l’attuale Parlamento non avrebbe dovuto revisionare la Costituzione è che la revisione costituzionale attuata - con una differente maggioranza non di Csx ma di Cdx - è giocoforza per vari aspetti opposta a quella delineata nel programma elettorale vincente (“Italia bene comune”, maggioranza assoluta alla Camera e relativa al Senato  http://archive.partitodemocratico.it/speciale/cartadintenti/home.htm). E questo da solo già basta e avanza. 

4. In più, l’attuale Parlamento è stato eletto con una legge elettorale incostituzionale; la Corte Cost. ha ritenuto – illogicamente - di salvare la legislatura, ma il Parlamento avrebbe fatto meglio ad astenersi dal toccare la Costituzione. 

5. In più, ancora, l’iniziativa della revisione è stata del Governo, che - Calamandrei a parte -, ha tradito, facendo questo, il mandato elettorale; presieduto da un PdC neppure candidato e che per giunta ha proceduto con modalità “di parte”, molto divisive, ripetendo l’errore fatto in precedenza quando si è modificato la Costituzione a colpi di maggioranza; e varando misure e con una maggioranza parlamentare opposte alla coalizione ed al programma elettorale vittorioso, tradendo così per 2 volte il suo elettorato. 

6. Sul merito della revisione, la riforma/deforma Renzi-Boschi ha alcune cose buone (ad esempio, a mio avviso, la modifica del Titolo V, che, però, sarebbe dovuta essere più radicale e contemplare una riduzione del numero delle Regioni, cosa difficilissima ma necessaria, soprattutto al Sud), ma tantissime sbagliate, cfr. l’analisi puntuale dell’Avv. Besostri, colui che ha iniziato l’iter che ha portato alla sentenza sull’incostituzionalità del “Porcellum”, COSTITUZIONE ITALIANA: RIFORMA O DEFORMA? (Puntata 01) https://www.youtube.com/watch?v=1IFUdUBu5e8, COSTITUZIONE ITALIANA: RIFORMA O DEFORMA? (Puntata 02)

https://www.youtube.com/watch?v=ZZcWnv7f_lY, COSTITUZIONE ITALIANA: RIFORMA O DEFORMA? (Puntata 03) https://www.youtube.com/watch?v=5SZvn87ROJA

7. Il popolo, come massa, è fatto da sempre in gran parte di disinformati, utili idioti manipolabili, facili prede di pifferai magici (cfr. il carteggio tra Einstein e Freud in “Perché la guerra?”[1]). Era compito degli intellettuali di sinistra educarlo, elevarlo, dargli coscienza critica. Da 20 anni, gli intellettuali di sinistra si sono omologati agli agit-prop di destra. I VIP del sì, con l’alibi del cambiamento, sembrano diventati anche loro dei vecchi conservatori. E supportano la deforma costituzionale di un contaballe seriale e traditore. La questione è prepolitica, attiene all'etica. Dispiace. Sarebbe stato meglio il silenzio da parte loro.


Seconda osservazione: Unione Europea in Costituzione

Citazione: “Barra Caracciolo mette in evidenza che non solo l'adesione all'Unione viene costituzionalizzata, ma la formulazione è tale che le norme europee diventano sovraordinate rispetto a quelle della nostra Costituzione”.

Barra Caracciolo ne sa più di me, ma anche in questo caso credo disinformi, poiché il nuovo testo sostituisce soltanto il termine “comunitario” con “dell’Unione europea”.

LA RIFORMA COSTITUZIONALE

Testo di legge costituzionale

Testo a fronte con la Costituzione vigente

Art. 117

Vecchio testo

“La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”.

Nuovo testo

“La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali”.


Terza osservazione: missione dell’Unione europea

Citazione: “per la Costituzione italiana il valore più importante è quello del lavoro, come recita la prima frase, per l'Unione è invece la stabilità dei prezzi, a cui tutto il resto deve essere subordinato”.

Ne abbiamo già discusso. Questo vale solo per la BCE (art. 2-Obiettivi Statuto BCE). E’ falso, invece, che la stabilità dei prezzi sia sovraordinata a tutti gli altri obiettivi anche per l’Unione europea. Questo è quello che cercano di far passare informalmente e nella comunicazione sia la Germania, sia la burocrazia europea, dopo l’approvazione del Trattato di Lisbona, ma la stessa BCE, che nel suo sito ha adeguato il testo delle sue funzioni proprio a tale scopo, si è limitata a mettere in rilievo che la stabilità dei prezzi è diventato un obiettivo anche dell’Unione europea, e non arriva ancora a scrivere che esso sia sovraordinato anche per l’UE.

L’UE si pone diversi obiettivi (articolo 3 del Trattato sull’Unione europea), fra i quali lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale. Pertanto, la stabilità dei prezzi non è solo l’obiettivo primario della politica monetaria della BCE, ma anche un obiettivo dell’intera Unione europea”.

Come dicevo, ne abbiamo già discusso in passato (cfr. http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/06/24/gli-apprendisti-stregoni-dellausterita/), la missione dell’UE è statuita dall’art. 3 del TUE, che pone come obiettivi prioritari dell’Unione europea, non la stabilità dei prezzi, ma “una crescita economica equilibrata” e “la piena occupazione”. Io, su questo aspetto fondamentale, anziché con Barra Caracciolo e Giacché, sono d’accordo col prof. Daniele Ciravegna: sono l’UE e la BCE a non rispettare i Trattati europei.[2]

Sono Ue e Bce a non rispettare i trattati europei

04/08/2015

Il modello d’Europa definito dai trattati europei appare assai migliore rispetto all’effettiva gestione che alla comunità europea stanno dando gli organismi investiti del governo dell’Ue


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1. Ho scoperto che il blog di Barra Caracciolo è censurato da Twitter: ben gli sta, chi la fa l’aspetti! Chi di censura ferisce di censura perisce. Non ne so altri…[3]

2. Sono ignorante in materia, ma Barra Caracciolo, anche perché scrive malissimo, mi sembra poco condivisibile. E temo faccia artatamente confusione tra compiti e missione, che in definitiva sono gli obiettivi primari di un’organizzazione.

“Art. 55 Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. Concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. Valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori. Concorre ad esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge e a verificare l’attuazione delle leggi dello Stato”.

3. Anche il lungo art. 70 definisce le competenze e le modalità in cui si svolgono i compiti della Camera e del Senato. Ma che c’entra la subordinazione rispetto all’UE? Quella in parte già c’è, se no che Unione è. Il problema è che l’ispirazione primigenia neo-liberista-ordoliberista e burocratica è il peccato originale,[4] con un Parlamento europeo dimidiato, una BCE troppo indipendente,[5] con i testi dei Trattati ambigui e la loro interpretazione troppo discrezionale, “orientata” e spesso fatta con 2 pesi e 2 misure.[6] Un mezzo casino. Gestito da politici mediocri, come Renzi, Merkel, Hollande,[7] facili prede dei poteri forti. Meglio, perciò, stare fermi un giro, tenerci la Costituzione che abbiamo, in attesa di tempi e uomini migliori. NO!  


[1] L’ammuina dei poveri e l’egoismo dei ricchi


[2] Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei


[3] Dialogo acceso tra Quarantotto (Luciano Barra Caracciolo) e me sui poteri della BCE


[4] UE malata, governata dalla destra reazionaria, con la complicità dei sedicenti socialisti


[5] Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE


[6] Commissione UE, due pesi e due misure


[7] UE, classifica (personale) dei mediocri



Articolo collegato:


Gustavo Zagrebelsky: “Costituzione indifesa come a Weimar. Fermiamo gli apprendisti stregoni” «Parlamento illegittimo, non poteva cambiare la Carta. Ma i garanti tacciono Mourinho direbbe: riforma zero tituli. Col proporzionale torna la politica»

GIUSEPPE SALVAGGIULO  -  29/11/2016

[…] La riforma non tocca i principi, la prima parte della Carta.

«Davvero si tratta solo di efficienza dell’esecutivo e non anche di partecipazione di coloro che a quei principi sono interessati? A proposito: a me pare che sia stato violato proprio l’articolo 1». 

In che modo?

«La riforma è stata approvata da un Parlamento eletto con una legge incostituzionale. Fatto senza precedenti». 

Però la sentenza della Consulta sul Porcellum dice che il Parlamento resta in carica.

«La prima parte della sentenza dice che la legge è incostituzionale perché ha rotto il rapporto di rappresentanza democratica tra elettori ed eletti. La seconda che, per il principio di continuità dello Stato, il Parlamento non decade automaticamente. Bisognava superare il più presto possibile la contraddizione. Invece il famigerato Porcellum, che tutti aborrono a parole, non è affatto estinto: vive e combatte insieme a noi perché il Parlamento che abbiamo è ancora quello lì. La riforma costituzionale è stata approvata con i voti determinanti degli eletti col premio di maggioranza dichiarato incostituzionale. Ma i garanti della Costituzione fanno finta di niente e tacciono». 

Chi sono i garanti?

«Dal presidente della Repubblica ai singoli cittadini. La Repubblica di Weimar, nella Germania degli Anni 30, implose anche per l’assenza di un “partito della Costituzione” che la difendesse oltre gli interessi contingenti dei partiti. Oggi accade lo stesso». 

Perché è violato l’articolo 1? 

«L’articolo 1 dice che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Ebbene, questo Parlamento non è stato eletto secondo le forme ammesse dalla Costituzione. C’è stata un’usurpazione della sovranità popolare. La riforma è viziata ex defectu tituli». 

Professore, così diamo nuovo materiale a Crozza.

«Allora citiamo Mourinho: è una riforma “zero tituli”».



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Dialogo tra Maurizio Sgroi e me su Jens Weidmann




Riporto la discussione tra Maurizio Sgroi e me su Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, la banca centrale tedesca, svoltasi il mese scorso in calce a questo suo articolo:


07/10/2016

La versione di Weidmann sul futuro dell’EZ



Articolo troppo tenero con uno dei massimi responsabili dei guai dell’Eurozona, un “infame” (copyright Thomas Fazi https://www.socialeurope.eu/2016/10/renzis-anti-austerity-charade-and-the-truth-about-italys-deficit/), che ha sulla coscienza i milioni di morti e feriti (in senso figurato e non) vittime della crisi economica che attanaglia da 8 anni i poveri cristi dei Piigs. Un bugiardo matricolato che fa finta di non conoscere né i Trattati UE (in particolare il fondamentale art. 3 del TUE, che definisce ed esplicita l’intera “missione” dell’Unione Europea, di cui la BCE è solo un mero strumento e non certamente il dominus), né lo Statuto della BCE (in particolare l’art. 2-Obiettivi, al plurale!), del cui Consiglio direttivo è membro.


salve,
l’idea, o forse il bisogno, di personalizzare, di cercare un capro espiatorio, non appartiene alla cultura di questo blog. molto modestamente mi faccio portatore di una visione del mondo che crede sicuramente nelle responsabilità individuali, e questo mi accomuna al suo arcinemico, ma al tempo stesso ho una profonda consapevolezza della loro finitezza. non credo, insomma, che un uomo, e tantomeno un banchiere centrale più o meno tedesco, possa essere responsabile, come dice lei, dei mali dell’eurozona. capisco che possa risultare antipatico e sgradevole, ma weidmann non ha superpoteri, come non ce li ha nessuno. i grandi momenti della storia – così almeno la vedo io – sono costruiti dalle popolazioni. i singoli servono solo agli storici e ai giornalisti per creare punti di riferimento narrativi. perciò, se fossimo un filo più onesti con noi stessi, dovremmo prenderci ognuno la nostra parte di responsabilità in tutti i guai che sono capitati. e poi magari valutare caso per caso quelle degli altri. nel merito, però, non basandosi sulla suggestione.
Quindi, per usare le sue parole, non sono troppo tenere con weidmann, al quale semplicemente riconosco di essere a sua volta portatore di una visione – la si condivida o meno – sono troppo tenero innanzitutto con me stesso.
grazie per il commento


Salve,
Naturalmente, conosco il suo stile (che in parte apprezzo), ma questa volta trovo che ha esagerato, e continua ad esagerare. Lei è troppo colto per non sapere che ogni esagerazione è un indizio di coda di paglia per senso di colpa…
Innanzitutto, Weidmann non è il mio supernemico, termine peraltro poco confacente al suo stile.
Inoltre, se crede nelle responsabilità individuali, non dovrebbe glissare così facilmente su quelle personali – gravi – di Weidmann, che è solo il cane da guardia principale (assieme a Merkel e Schaeuble) degli interessi del blocco coeso (a differenza di noi Italiani, che amiamo dividerci masochisticamente) industriale-finanziario-commerciale tedesco.
Il quale Weidmann non è Superman, ma per quanto riguarda la politica monetaria dell’Eurozona, ci si avvicina, poiché, pur essendo soltanto 1/25 del Consiglio direttivo della BCE, ne è uno di coloro che l’ha determinata, nel caso di specie come frenatore.
E’ quindi imparagonabile con me o qualunque altro povero cristo (in senso lato) dell’Eurozona.
Lei sa meglio di me – e ne abbiamo giù discusso più volte in passato (cfr., ad es., 
https://thewalkingdebt.org/2015/03/12/il-qe-europeo-ovvero-il-trionfo-dellegemonia-monetaria/) – che la BCE ha varato il QE con ben 6 (sei) anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoJ, e la colpa è di Jens Weidmann (come rappresentante della Germania). E questo al di là dell’efficacia del QE. E’ indifferente per lei?
Ci sono fior di economisti, a partire dall’ex governatore della Banca centrale di Cipro e ora professore al MIT, Athanasios Orphanides, ex membro del Consiglio direttivo della BCE, che hanno, invece, giudicato molto negativamente l’inerzia della BCE, per ubbidire alla Germania.
“Se passa la linea di Berlino sui bond, Eurolandia rischia la disintegrazione”
http://www.repubblica.it/economia/2015/01/20/news/se_passa_la_linea_di_berlino_sui_bond_eurolandia_rischia_la_disintegrazione-105353689/
Il loquacissimo presidente della Bundesbank è, infine, un bugiardo, come si evince da questa intervista, una delle tante che rilascia, in cui (similmente al presidente Draghi) oblitera sistematicamente il secondo obiettivo statutario o omette ad arte il termine “close” al target del sotto il 2% o nasconde che gli Stati sono vincolati dai parametri e sottoposti al controllo della Commissione:
“Weidmann: “Caro Draghi, acquistare titoli di Stato è un invito a indebitarsi. L’Italia sia responsabile””
http://www.repubblica.it/economia/2014/12/13/news/jens_weidmann_caro_draghi_sbagliato_acquistare_titoli_di_stato_un_invito_a_indebitarsi_l_italia_sia_responsabile-102771498/
Grave che un governatore di banca centrale sia un bugiardo.


Salve,
L’uso del termine arcinemico si proponeva di essere ironico, ma evidentemente con poca fortuna. Non c’è nulla di male a vedere le cose diversamente. Lei crede che Weidmann abbia potere sulla Bce notevole io ne sono meno convinto. Tutto qua. I fatti sono che al momento la Bce sta facendo una politica che poco piace a molti tedeschi. In futuro vedremo.
Grazie per il commento


Salve,
No, mi spiace, i fatti sono, prima, quelli da me descritti sopra. E’ vero, ora la BCE sta facendo “una politica che poco piace a molti tedeschi”, ma, per ubbidire alla Germania di Weidmann, ha aspettato 6 anni, e causato migliaia di morti e feriti.


salve,
non ho nessuna intenzione né possibilità di mutare le sue opinioni. lei crede che senza le resistenze tedesche il QE sarebbe partito prima. forse ha ragione, forse no. io non lo so. non so neanche se le cose sarebbero state diverse se il qe fosse partito prima. sono perfettamente consapevole dei miei limiti cognitivi
in ogni caso, grazie per il commento


Salve,
Io non ho espresso opinioni, ma indicato essenzialmente fatti, che si possono ovviamente interpretare in vari modi, ma solo entro certi limiti. Uno di questi limiti – sono certo che stavolta non potrà che convenire con me – è che vi è dal punto di vista tecnico assoluta certezza che il QE sarebbe servito, non certamente ad influire da solo sul tasso d’inflazione portandolo al livello del suo “target”, ma, accrescendone la domanda, a ridurre i tassi d’interesse dei titoli di Stato già emessi (mercato secondario), sui quali peraltro si calcola il famoso (o famigerato) “spread”, “inducendo” anche un calo di quelli ai quali gli Stati dell’Eurozona avrebbero finanziato le nuove emissioni di debito pubblico (mercato primario). Con grande sollievo delle Casse pubbliche di questi Paesi e la conseguente minore necessità di tartassare i poveri cristi, sulle cui spalle, almeno in Italia, è ricaduto iniquamente, per scelta soprattutto del governo Berlusconi-Tremonti-Bossi (che ha varato manovre finanziarie per 267 mld cumulati su 330 nella scorsa legislatura, e le misure strutturali valgono tuttora), la gran parte dell’onere del risanamento dei conti pubblici.


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PS: Ho commentato l’intervista di Weidmann nella parte degli Aggiornamenti di questo mio post (già riportato qua in passato) 

Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto



Post collegati:


Mario Draghi e Jens Weidmann


Dialogo con Vincenzo Comito sulla BCE, Draghi, Weidmann e il QE


Il bugiardo e imbroglione Jens Weidmann e la massima di Goebbels



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Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive



Pubblico la lettera che ho inviato alla professoressa Elsa Fornero, lo scorso 3 novembre, a seguito della sua intervista al quotidiano on-line LINKIESTA, nella quale ha decantato, come ha l’abitudine di fare da 5 anni, gli effetti severi ma quasi taumaturgici sui conti previdenziali della sua riforma delle pensioni. Volevo farlo da parecchio tempo, ma francamente avevo soprasseduto perché, alle tantissime critiche e spesso vere e proprie maledizioni, condite talvolta con qualche minaccia, che le sono piovute addosso in tutti questi anni per averla varata, non volevo aggiungere il dispiacere di metterla di fronte alla constatazione che era, in parte, analogamente al Prof. Mario Monti per il risanamento dei conti pubblici,[1] una millantatrice. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.

[1] Il Prof. Mario Monti, il millantatore (4/12/2012)



Pensioni e manovre correttive

Da:

v

03 nov 2016 - 16:30                  

A:

<elsa.fornero@unito.it> 

CC:

<redazione@linkiesta.it>


Gentile Professoressa Fornero,

In riferimento all’intervista da Lei rilasciata ad Alessandro Franzi “Elsa Fornero: «Ora Renzi non ricominci a caricare i giovani di debiti»”, del 2 novembre 2016, che ho appena letto su LINKIESTA (http://www.linkiesta.it/it/article/2016/11/02/elsa-fornero-ora-renzi-non-ricominci-a-caricare-i-giovani-di-debiti/32254/), mi permetto di osservare (lo volevo fare da parecchio tempo), scusandomi in anticipo della necessaria lunghezza:


PENSIONI

Sacconi (e Dini), non Fornero.

Mi spiace rilevare, anche per Sua responsabilità, una DISINFORMAZIONE (io lo scrivo sempre in maiuscolo) generale sulla legislazione pensionistica e sulla falsificazione e sopravvalutazione degli effetti della riforma delle pensioni Fornero.

Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state 8 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011). 

L’allungamento (eccessivo) dell’età di pensionamento è stato deciso molto più dalla riforma Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) – il cui autore, infatti, da bravo furbacchione, fa lo gnorri – che dalla riforma Fornero (DL 201/2011, art. 24):

– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto la riforma Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2021;

– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto la riforma Dini nel 1995, non la riforma Fornero nel 2011; questa ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, coloro che erano esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già 18 anni di contributi, quindi nel 2012 TUTTI relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

Come scrive da anni l'on. Cesare Damiano, attuale presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, da ultimo una settimana fa, i risparmi pensionistici dal 2012 al 2050 sono ascrivibili alle riforme varate dal 2004 ed ammonteranno a varie centinaia di mld (io però aggiungerei la riforma Dini del 1995): “le riforme, dal 2004 ad oggi, come ha certificato il Governo lo scorso aprile, produrranno un risparmio previdenziale di 900 miliardi di euro nel periodo 2004-2050” http://www.cesaredamiano.org/2016/10/28/inps-damiano-boeri-irrituale-da-cifre-personali-o-ufficiali/.

A riprova della DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni, che include espertoni, sindacati, tutti i media e perfino l’INPS, oltre alla coraggiosa millantatrice Fornero, allego (ivi le prove documentali):

Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli

Vedi anche, infine, la modifica/integrazione, aggiungendo il cap. 4, alla voce di Wikipedia “Riforma delle pensioni Fornero”, da me elaborata (versione completa, in parte censurata - vedi cronologia - da un volontario-amministratore ignorante e strampalato di Wikipedia, Ignis Delavega: ce ne sono diversi, che stanno lì anche da 10 anni, si sono in un certo senso impadroniti di Wikipedia e, applicando ottusamente e con 2 pesi e 2 misure le regole, mantengono basso - come riteneva Umberto Eco -  il livello qualitativo e di affidabilità di Wikipedia italiana, segnatamente di Economia, incluse le pensioni; vedi anche la mia modifica/integrazione della voce “Banca centrale europea”, aggiungendo il cap. 8 e 100 note, anch’essa integralmente cancellata, che mi permetto di suggerirLe di leggere attentamente, così forse cambierà leggermente il Suo giudizio positivo sul presidente Draghi (scorrere la lunga pagina fino all'indice e cliccare sul cap. 8) 8. Attività della BCE dopo il trattato di Lisbona: analisi critica https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Banca_centrale_europea&diff=83520825&oldid=835061):

Cap. 4 Legislazione pensionistica dal 2010: Riforme Sacconi e Fornero

(scorrere la pagina fino all'indice e cliccare sul cap. 4, oppure continuare a scorrere).

In esso, può trovare le prove, anche di articoli di giornali che ora pare se ne siano completamente dimenticati, sia del fatto che la riduzione immediata e nel breve periodo del numero delle pensioni non è ascrivibile alla Sua riforma ma a quella Sacconi (+ Damiano), sia le prove dei probabili motivi dell’errata attribuzione alla riforma delle pensioni Fornero, da parte di tutti, anche delle misure della riforma Dini e soprattutto della riforma Sacconi.


MANOVRE CORRETTIVE

Berlusconi, non Monti.

Come ho scritto, da ultimo, tre giorni fa al Prof. Giulio Sapelli, dopo la sua intervista a LINKIESTA [1 oppure 2] (è un’opera di Sisifo che faccio da 4 anni), le manovre correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24 ore”), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'equità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.

(Cfr., per le prove documentali di dettaglio, Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html  oppure (se in avaria)  http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-lavoro-sporco-del-governo-berlusconi.html).

E’ tale la dimensione del rapporto quali-quantitativo tra i governi Berlusconi e Monti (267 mld cumulati contro 63, cioè 4 a 1, 80% contro 20%, anche per l’equità), che è del tutto infondato attribuire a Monti il risanamento dei conti pubblici, gli effetti recessivi, il calo del Pil (-10%), la moria di imprese (quasi il -25% dell'apparato produttivo) ed il calo dell'occupazione, oltre ad alcune centinaia di morti, obliterando completamente Berlusconi, che, Le rammento, ha eseguito quasi tutte le imposizioni di UE e lettera BCE del 5.8.2011, tranne, per l'opposizione di Bossi, l'eliminazione delle pensioni di anzianità (concentrate soprattutto al Nord) e l'adeguamento a TUTTI gli altri delle lavoratrici dipendenti private, a cui poi provvide Lei.

Invece, sicuramente, sia il risanamento dei conti che i dati economici negativi sono in gran parte gli effetti delle mastodontiche manovre correttive molto inique e recessive del governo Berlusconi-Tremonti, fatte in gran parte di misure strutturali ( =permanenti, quindi che valgono tuttora), almeno in un rapporto di 4 a 1 rispetto al governo Monti, e che cominciarono a dispiegare i loro effetti dall’1.1.2011, ben prima che arrivasse Monti.


Cordialmente,

V.


PS: Concordo con Lei sul complotto contro Berlusconi. Qui sotto può trovare qualche utile notazione e una selezione di articoli dell’epoca con le prove dei pessimi rapporti tra Berlusconi e i suoi ministri.

Analisi parziale del complotto contro Berlusconi



Post e articolo collegati:


Lettera al Prof. Mario Deaglio dopo un suo articolo su Tremonti, la sua risposta e la mia replica


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Lettera al Prof. Giulio Sapelli su Monti, le manovre correttive e le pensioni


Riporto la lettera che, continuando la mia opera di CONTROINFORMAZIONE diuturna, ho inviato in data 30 ottobre 2016 al Prof. Giulio Sapelli,[1] dopo una sua intervista al giornale on-line LINCHIESTA.[2] Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Oggetto: Manovre correttive e pensioni: Berlusconi-Sacconi vs Monti-Fornero

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Da:

v@http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

30 ott 2016 - 22:06 http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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A:

<giulio.sapelli@unimi.it>



Egr. Prof. Sapelli,

Le scrivo in riferimento alla Sua intervista a L’INKIESTA (“L'Italia è un paese governato dall'esterno. È ora che si torni a votare”).

Mi spiace, non concordo affatto con Lei, poiché, assieme a qualche verità (defenestrazione di Berlusconi su pressioni soprattutto franco-tedesche) ha detto alcune inesattezze macroscopiche, frutto di scarsa conoscenza dei dati e delle leggi. 

Sono 4 anni che mi tocca contrastare tale vulgata, alimentata ad arte dalla propaganda berlusconiana ed anche dalle millanterie del Prof. Monti (e della Prof.ssa Fornero), a cominciare già dal titolo del suo primo DL: “Salva-Italia”. Mi creda, è una fatica di Sisifo!

Premesso che io sono “antimontiano” (oltre che antiberlusconiano) e ho scritto nel mio blog ben 8 post di critica severa contro il "millantatore" Monti, cominciando quando era sulla cresta dell’onda (qui l’ultimo, in calce gli altri 7: Tre misfatti quasi sconosciuti del fu governo dei tecnici [1 oppure 2]),

1. Berlusconi, non Monti.

Segnalo che le manovre correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24 ore”), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'equità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.

(Cfr. Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti

E’ tale la dimensione del rapporto quali-quantitativo tra i governi Berlusconi e Monti (267 mld cumulati contro 63, cioè 4 a 1, 80% contro 20%, anche per l’equità), che è del tutto infondato attribuire a Monti gli effetti recessivi, il calo del Pil (-10%), la moria di imprese (quasi il -25% dell'apparato produttivo) ed il calo dell'occupazione, oltre ad alcune centinaia di morti, obliterando completamente Berlusconi, che, rammento, ha eseguito quasi tutte le imposizioni di UE e lettera BCE del 5.8.2011, tranne, per l'opposizione di Bossi, l'eliminazione delle pensioni di anzianità (concentrate soprattutto al Nord) e l'adeguamento a TUTTI gli altri delle lavoratrici dipendenti private.

Invece, sicuramente, i dati negativi sono in gran parte gli effetti delle mastodontiche manovre correttive molto inique e recessive del governo Berlusconi-Tremonti, fatte in gran parte di misure strutturali ( =permanenti, quindi che valgono tuttora), almeno in un rapporto di 4 a 1 rispetto al governo Monti, e che cominciarono a dispiegare i loro effetti dall’1.1.2011, ben prima che arrivasse Monti.


2. Sacconi, non Fornero.

Discorso più o meno analogo per le pensioni: Sacconi batte Fornero 3 a 1.

L’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) – che infatti, da bravo furbacchione, fa lo gnorri – che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2021;

– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

A riprova della DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni, che include esperti, sindacati, tutti i media e perfino l’INPS, oltre alla millantatrice Fornero, la quale – se controlla il testo dell’art. 24 del DL 201/2011 -, anziché limitarsi a riportare nel suo DL le modifiche ed integrazioni alla legislazione pensionistica precedente, ha pleonasticamente (e “furbescamente”, ma masochisticamente) anche confermato quelle, molto severe, già approvate dal DL Sacconi nel 2010, allego (ivi le prove documentali):

Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli

Cordiali saluti,

V.


Note:



[2] Giulio Sapelli: "L'Italia è un paese governato dall'esterno. È ora che si torni a votare"

Secondo l'economista, nel 2011, Berlusconi fu al centro di forti pressioni tedesche e francesi e Napolitano non seppe far di meglio che chiamare Monti, autore di politiche scellerate che hanno distrutto l'industria

22 Ottobre 2016

http://www.linkiesta.it/it/article/2016/10/22/giulio-sapelli-litalia-e-un-paese-governato-dallesterno-e-ora-che-si-t/32137/



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Pomodoro “San Marzano”, quando coloro che dovevano tutelarlo lo affossarono




La falsa polemica sul San Marzano

I campani hanno perso da tempo la loro tutela. Restano solo le lobby agricole a battersi contro l'Europa e i mulini a vento. E una parte della politica a dar loro una mano.

Far nulla è spesso difficile, perché richiede di essere presenti e decidere di non agire. Il concetto, elaborato dall'artista britannico Robert Fripp, spiega perché qui sotto c'è un articolo scritto da un altro giornalista. E' un pezzo costruito da Angelo di Mambro e apparso sull'Informatore Agrario. E' fatto talmente bene che sarebbe stato inutile riscriverlo daccapo. Spiega perché il primato del pomodoro San Marzano campano è perso da tempo. E perché l'energia messa nella polemica da Coldiretti e simili dovrebbe essere più saggiamente rivolta altrove.


Nell’articolo qui sopra, assieme a qualche inesattezza, ci sono alcune scomode verità.

A togliere il sapore ai pomodori, come nel caso dei pomodori belgi, ci ha già pensato la ricerca, che per conto delle grandi multinazionali o degli industriali locali ha "inventato" e apprestato gli ibridi.

Come successe, per fare l'esempio massimo, negli anni '80 del secolo scorso, con Sua Maestà il pomodoro “San Marzano”,[1] da parte in primo luogo di Cirio, De Rica, ecc., che avevano l'esigenza, per concentrare temporalmente i volumi prodotti, di disporre di un tipo di pomodoro con maggiore consistenza e che maturasse nell'arco di 40 giorni; e la complicità fattiva dei cosiddetti Consorzi di valorizzazione e tutela del "San Marzano", i quali, anziché tutelare il prodotto, lo affossarono. Perché il "San Marzano", che si distingueva per l’ottimo sapore e la salubrità della modalità di coltivazione (non a terra), comportava anche alcune caratteristiche poco confacenti alle esigenze delle industrie trasformatrici. 

Le caratteristiche e le tecniche di produzione del “S. Marzano” sono:

- la coltivazione su sostegno (cioè su un paletto); perciò richiede(va)

- molta manodopera, sia in fase di piantagione, che di allevamento che di raccolta; è quindi

- più costoso, rispetto a quelli coltivati a terra;

- è soggetto ad ammalarsi;

- è di consistenza scarsa (per un basso tenore di peptina), per cui va presto messo in lavorazione dopo la raccolta (per rendersene conto, bastava vedere i pomodori ammassati nei cassoni che colavano succo, sui camion in fila per diverse ore, sotto il sole estivo, davanti alle fabbriche in attesa del loro turno di entrata);

- ha una maturazione scalare, cioè i frutti non maturano in un breve periodo, ma differenziati nell'arco di 3-4 mesi; infine, last but not least,

- subiva la concorrenza sleale di varietà somiglianti nella forma ma di qualità decisamente inferiore, che, a causa della complicità dei Consorzi di tutela e dei contadini associati, ne usurpa(va)no il nome (e i contributi dell'allora CEE).

Il “San Marzano”, infatti, fu condannato a morte dai suoi stessi produttori e protettori, a favore della varietà ibrida “Roma” e degli ibridi americani (Ipeel, Mac1, Mac2, Mac3, ecc.). 

Successivamente, la Regione Campania lo ha recuperato, difeso con il marchio DOP e distribuito ad alcune aziende agricole, che lo coltivano e lo producono.

*

Il comparto del pomodoro “S. Marzano” attirava appetiti di vario genere, da quelli dei vari portatori d’interessi economico-finanziari, in primo luogo gli industriali nazionali e locali dediti alla trasformazione del pomodoro, a quelli delle categorie, a quelli politici, a quelli criminali della Camorra, che erano cointeressati nell’attività agricola, industriale e commerciale locale e talvolta di controllo delle maestranze per conto degli industriali.

Il regolamento CEE prevedeva che, per avere diritto ai contributi CEE, l’azienda agricola dovesse costituirsi in Società cooperativa. Ma, come al solito, fatta la legge trovato l’inganno: nel Comune di San Marzano, su 30 cooperative agricole, soltanto 3 erano di veri contadini, le altre 27 erano state costituite ed erano controllate da commercianti, che si avvalevano di prestanome.

Contrariamente a ciò che viene sostenuto nell’articolo de La Stampa, la Zona tipica era ben delimitata già allora (io ho avuto tra le mani e utilizzato per un’importante iniziativa sul pomodoro “San Marzano” un lucido che la rappresentava, predisposto dalla Facoltà di Agraria di Portici[2]), anche se, su pressioni politiche, la Regione aveva incluso – se ricordo bene - persino qualche Comune delle province di Caserta ed Avellino. 

Naturalmente, occorreva che i controlli fossero i più laschi ed inefficaci possibile.

I contadini, con le loro aziende cooperative, erano associati ai Consorzi di tutela. Ce n’era uno per ogni partito politico. Quello di gran lunga più grosso era il CONCOSA, patrocinato dalla DC, con sede a Nocera Inferiore (SA), che raggruppava quasi il 90% dei produttori. Poi veniva l’AOSA, di area PCI. Ed infine alcune Associazioni di produttori, sparse per il resto della provincia di Salerno, soprattutto; per inciso, il presidente di una di queste fu arrestato per una truffa legata al pomodoro. 

La COLDIRETTI,[3] la principale Organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale, di area DC,[4] tirava le fila. Ed esercitava il suo potere di lobbing sui politici regionali (la Regione Campania era governata dalla Democrazia Cristiana e suoi alleati del pentapartito), da una parte, e sugli imprenditori agricoli, dall’altra, anche ricorrendo (ho raccolto personalmente al riguardo le testimonianze di tre coltivatori diretti) a pressioni indebite e vere e proprie minacce fisiche sui coltivatori ancora legati sentimentalmente al pomodoro “S. Marzano” verace. Nei vari organismi, anche comunali, che venivano costituiti per gestire le varie iniziative sul pomodoro, era sempre presente almeno un rappresentante della COLDIRETTI, messo lì apposta per frenare, controllare, riferire ai suoi capi.

Ci furono alcuni tentativi di ottenere il riconoscimento DOC,[5] ma fallirono tutti, poiché i soggetti forti erano contrari a regolamentare il settore con il disciplinare di produzione che il marchio DOC (ora DOP) comporta e ad accettare le limitazioni ed i controlli conseguenti.

Io, che non c’entravo per niente col settore, profano della materia, dopo aver ascoltato casualmente per radio o tv, nel mese di marzo del 1985, la notizia che l’assessore regionale all’Agricoltura, Armando De Rosa, intendeva realizzare il marchio DOC per il pomodoro “S. Marzano”, ne parlai con un amico assessore comunale di un Comune della Zona tipica, che cascò dalle nuvole, e proposi, e mi impegnai in essa, un’iniziativa dal basso di cittadini. Che piano piano, coinvolgendo esponenti politici locali e dell’Università e della ricerca, riuscì a farsi strada nello scetticismo quasi generale. 

Racconto ora per la prima volta questo aneddoto che ha dell’incredibile. Un giorno, nel corso del lavoro organizzativo, fui invitato personalmente, per il tramite ed accompagnato da un suo giovane funzionario, ad un incontro presso la sede del CONCOSA di Nocera (rammento ancora oggi che era un lunedì mattina), durante il quale il giovane direttore dello stesso, che aveva il compito istituzionale di tutelare e valorizzare il pomodoro “S. Marzano” - e veniva pagato per questo -, sbandierandolo ad arte in documenti, opuscoli, interviste ed interventi pubblici a beneficio dell’opinione pubblica ignara, mi propose di partecipare ad un giro di visite congiunte, da effettuarsi il successivo mercoledì, presso i produttori agricoli del pomodoro “San Marzano”, appartenenti sia al CONCOSA che all’AOSA – tenne a precisare -, per verificare direttamente il loro scarsissimo interesse a continuare a coltivare il “San Marzano”, per sostituirlo con le varietà ibride, come richiesto prima dalla Cirio e poi dagli altri industriali di trasformazione. Io ritenni l’invito talmente assurdo che pensai di considerarlo come non avvenuto e, albergando allora un forte sentimento di discrezione, non ne feci menzione a nessuno, ed è ora la prima volta che lo rendo pubblico. 

Da quel momento, il CONCOSA moltiplicò la sua azione di boicottaggio dell’iniziativa importante che stavamo organizzando. 

Che grazie al nostro impegno si poté svolgere, invece, con pieno successo, anche se con molto ritardo rispetto al programma - soltanto nella seconda metà del mese di ottobre, a campagna del pomodoro “San Marzano” ormai abbondantemente esaurita -, a causa della solita crisi politica della Giunta regionale campana, dopo che avvenne finalmente la nomina del nuovo assessore regionale dc all’Agricoltura, Alfredo Vito, il famoso Mister Centomila preferenze,[6] poi condannato per Tangentopoli, subentrato all’assessore dc all’Agricoltura Armando De Rosa, anch’egli poi condannato per Tangentopoli.[7] Che, su nostro invito, partecipò al convegno da noi organizzato, la domenica mattina, nel terzo ed ultimo dei tre giorni in cui si dispiegò l’iniziativa, e che vide anche la partecipazione del ministro socialista salernitano Carmelo Conte e di rappresentanti del mondo politico regionale (il presidente della Terza Commissione Agricoltura della Regione Campania) e locali (tra i quali Isaia Sales, del PCI[8]), accademico (il prof. Luigi Monti, ordinario della Facoltà di Agraria dell’Università di Portici[9]) e della ricerca (il prof. Sergio Porcelli, direttore dell’Istituto sperimentale di ricerca di Pontecagnano[10]), con un parterre affollato di rappresentanti delle varie categorie, ma quasi disertato dalla categoria più coinvolta, quella dei contadini. Moderatore del dibattito (ma in effetti vi fu una successione di interventi) fu Carmine Nardone, futuro presidente della Provincia di Benevento[11]

In qualità di coordinatore del Comitato di cittadini, io svolsi la relazione introduttiva, che, a giudicare dai riscontri successivi sia dei presenti che dei media (“Il Mattino”, una tv e un paio di giornali locali) fu apprezzata molto, in particolare per il taglio concreto, la denuncia schietta delle “anomalie” del comparto, la dimostrazione con dati alla mano che la crisi da sovrapproduzione dei pomodori non era imputabile al “San Marzano”, che i suoi difetti intrinseci (scarsa consistenza e vulnerabilità alle malattie), cosa confermata dai relatori tecnici, potevano essere superati con adeguati interventi (selezione massale o ibridazione), la proposta di un piano triennale, denominato “Progetto ‘88”, che includeva l’abbozzo di un piano di marketing, che, poggiando sulla notorietà mondiale già conquistata dal prodotto e sulla scelta di una strategia di differenziazione, sfruttasse i punti di forza del pomodoro “S. Marzano” per posizionarsi nella fascia alta di mercato per prezzo/qualità e rendesse sostenibile e profittevole un pomodoro caratterizzato, a causa delle tecniche colturali, da un costo di produzione elevato. Ma quella fu l’unica soddisfazione per me.

Infatti, non ci furono gli effetti sperati. Anzi, con quei funzionari felloni, che tradivano scandalosamente la loro missione, e quei rappresentanti politici, preoccupati più della loro carriera politica che del bene dell’agricoltura e di salvaguardare un prodotto tipico campano ottimo e già noto in tutto il mondo, i cui produttori (che erano anche elettori) erano i primi nemici, era inevitabile che il pomodoro “San Marzano” cadesse vittima dei piani di sostituzione orchestrati dagli industriali e che venisse sostituito da pomodori ibridi insipidi, ma somiglianti e più pesanti, che arricchivano così più facilmente le fameliche borse degli attori in campo rimpinguate dai contributi europei.

La Regione Campania, fortunatamente, dopo qualche anno lo ha recuperato, rilanciato e difeso con la DOP, affidandone la produzione a coltivatori selezionati,[12] per la fortuna dei buongustai e degli chef rinomati, italiani ed internazionali, che ne apprezzano le grandi qualità.


Note

[1] Pomodoro “San Marzano”


[2] Dipartimento di Agraria dell’Università “Federico II” di Napoli http://www.dipartimentodiagraria.unina.it/  




[5] Allora, non esisteva la DOP





[9] Cercando in rete il nome del prof. Monti, ho trovato (oggi, 29.10.2016) questa notizia corredata con il suo curriculum, e mi sono almeno un po’ spiegato il comportamento, che allora mi apparve un po’ strano, del suo assistente che ci fornì inizialmente un aiuto per la nostra iniziativa sul pomodoro “San Marzano” (ad esempio, ci fornì il lucido che rappresentava la Zona tipica), ma poi ad un certo punto (quando la cosa si stava concretizzando e nella direzione di un suo recupero e valorizzazione) smise di farlo, con la motivazione che la sua ricerca si era indirizzata verso la patata. Ricordo che partecipò come spettatore al convegno (presumo abbia accompagnato il prof. Monti), ma quando, vistolo seduto in una poltroncina del cinema-teatro in cui si svolse il convegno, mi avvicinai e lo salutai, né si congratulò con me per l’esito dell’iniziativa, né mi sembrò particolarmente contento. E rilevai anche la contraddizione tra il suo comportamento ed il successivo intervento del prof. Monti, che, secondo il programma da me suggerito al moderatore, intervenne subito dopo di me per fare preliminarmente il punto, assieme al prof. Porcelli, sullo stato dell’arte della ricerca sul pomodoro, sostenne che il pomodoro “S. Marzano” andava valorizzato, migliorando tramite la ricerca i suoi punti deboli (la scarsa consistenza e la vulnerabilità alle malattie).

Incidenti prevedibili

di Nicoletta Forcheri  -  09 feb 2008

QUASI Distrutta la banca della biodiversità di Bari. 40% DEGLI Ottantamila semi, patrimonio della biodiversità mondiale, morti.

Luigi Monti Curriculum vitae

Ho trovato anche questo post, più ampio:


[10] Centro di ricerca per l’orticoltura 



[12] Pomodoro San Marzano dell'Agro Sarnese-nocerino DOP  



Articoli collegati:


Quattrocento in gara per l'oscar del pomodoro

Tutto pronto per l’assegnazione dell’edizione numero 17 del “Pomodorino d’oro”. Una competizione tra oltre quattrocento fornitori di un unico, esclusivo distretto, nel cuore della mitica food valley. Il sorprendente “gemellaggio” con il parmigiano reggiano e i severi parametri per l’aggiudicazione del trofeo.

24 ottobre 2016

(l’articolo è sponsorizzato)



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Dialogo n. 2 tra gio.d e me su Draghi il temporeggiatore


Dopo il primo,[1] riporto il secondo dialogo tra gio.d e me, un po’ più acceso del precedente, sullo stesso tema: Draghi e il suo temporeggiare di fronte al perdurare della crisi economica nella maggior parte dei Paesi dell’Eurozona, svoltosi nel mese di novembre 2014 in calce al seguente articolo:


La contraddizione del banchiere centrale

Pubblicato da keynesblog il 19 novembre 2014


E’ chiaramente un gioco delle parti. Rossi segue l’esempio del suo ex capo. Anche la metà cattiva di Draghi, per tener buona la Germania, chiede a gran voce le c.d. riforme strutturali; la metà buona afferma, invece, che le c.d. riforme strutturali produrranno i loro effetti solo nel lungo periodo. Anche Ignazio Visco, a Napoli, in un discorso ad ampio respiro culturale, ha giudicato insufficiente l’azione pregressa della BCE, ma poi anch’egli si rifugia nell’invocazione delle riforme strutturali.
La politica monetaria – come è noto – è insufficiente da sola a far ripartire la crescita economica, essa va accompagnata da una politica fiscale (taglio di tasse e aumento di spesa selezionata); il QE – ventilato da Draghi, ma mai attuato – ha lo scopo proprio di rendere possibile agli Stati tale indispensabile politica fiscale, ma la Germania non vuole, a causa di quella che Vincenzo Comito (v. il suo articolo sull’ultimo numero di Sbilanciamoci) definisce ostinazione, ma che – ho eccepito – più propriamente può essere chiamata arroganza fino all’ottusità. Egli, nella chiusa, scrive: “Apparentemente non resta quindi che rassegnarsi ad un lento ulteriore declino economico dei nostri paesi, in attesa almeno che l’aggravarsi della situazione induca qualcuno a più miti consigli”.
Ma è una conclusione, a mio giudizio, inaccettabile.
E’ Draghi il primo responsabile del perdurare della depressione economica italiana. Il Consiglio direttivo della BCE, costituito in gran parte dai governatori delle banche centrali dell’Eurozona, cioè da funzionari pubblici pagati lautamente dalla collettività europea, per ubbidire al veto della egemone Germania, sta disattendendo il suo statuto (art. 2) e sta mancando entrambi gli obiettivi, sia quello principale di tenere l’inflazione poco sotto il 2%, sia quello subordinato (fu deciso che fosse tale per imposizione della Germania) di “sostenere la crescita economica e un elevato livello dell’occupazione”. Con gravi conseguenze sulla vita e il benessere della collettività al cui servizio (teoricamente) essi operano. Il re è nudo, ma (quasi) nessuno fiata contro il potente sovrano monetario (la BCE) e si guarda bene dal menare scandalo per la sua condotta giuridicamente omissiva e moralmente criminosa.
E’ (quasi) vano sperare nella resipiscenza della Germania. Per uscire dall’impasse, ribadisco, l’unica strada è presentare una denuncia collettiva alla Corte di Giustizia Europea contro la BCE (art. 35), dopo aver sollecitato un pronunciamento politico al Parlamento Europeo.


QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED

E’ falso – come molti affermano – che lo statuto della BCE vieti l’acquisto di titoli di Stato. Questo divieto (art. 21 dello Statuto) è limitato al mercato primario, esattamente come per la FED, che NON può acquistare titoli del Tesoro direttamente dal Tesoro, ma soltanto sul “mercato aperto” (open market) (cfr. allegato in fondo).
L’art. 21 dello statuto della BCE, infatti, così recita: “21.1. Conformemente all’articolo 123 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, è vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia da parte della BCE o da parte delle banche centrali nazionali, a istituzioni, organi o organismi dell’Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di settore pubblico o ad imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali.”

Per uscire dal pantano (recessione – che colpisce tutti, tranne la Germania, anche se… – e deflazione, che avvantaggia i Paesi creditori – Germania e satelliti), la BCE deve acquistare titoli di Stato, ma la Germania non vuole e la BCE ubbidisce, violando il suo statuto (artt. 2-Obiettivi e 7-Indipendenza).
Anche la BCE è obbligata statutariamente a: a) controllare l’inflazione che deve essere “sotto il 2%, ma vicino” (ed ora è prossima allo zero ed in alcuni Paesi sotto zero); e b) “sostenere le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione” (tra cui un elevato livello di occupazione). In condizioni normali, la BCE NON ha gli stessi poteri della FED, i cui 4 obiettivi sono sullo stesso piano ed al primo posto è menzionata la piena occupazione; ATTUALMENTE, invece, i poteri sono gli stessi, perché la condizione sospensiva, costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, in deflazione è (più che) soddisfatta, quindi la BCE è obbligata dal suo statuto a raggiungere il secondo obiettivo – “crescita economica e un elevato livello dell’occupazione” -, che – stante l’inflazione dell’Eurozona prossima allo zero – è, peraltro, del tutto concordante e convergente con l’obiettivo principale, che ora è quello di riportare l’inflazione da quasi zero a poco sotto il 2% (cfr “Allegato alla petizione al Parlamento Europeo: la BCE non rispetta il suo statuto”).
La BCE dovrebbe varare un QE (senza sterilizzazione) per almeno 3.000 mld per tutta l’Eurozona. La base di ripartizione dei 3.000 mld potrebbe essere: a) o unica: il PIL; oppure, meglio, b) multipla: ad esempio, metà in base al Pil e metà in base all’eccedenza rispetto al limite del 60% debito/Pil), quindi all’Italia andrebbe il 20-25% del QE (3.000×0,25=750mld), che è la stessissima cosa che acquistare, selettivamente, 750 mld di titoli italiani, per alleviare sensibilmente la spesa per interessi passivi e liberare così risorse congrue per varare un’adeguata politica fiscale per la crescita economica e dell’occupazione.

La FED acquista sul mercato aperto (mercato secondario) titoli a bassissimo interesse e a lunga scadenza di solito subito dopo l’emissione, attraverso i “dealer”. E’ chiaro che la BCE dovrebbe fare la stessa cosa “mascherata”, anche noi abbiamo i “dealer”, per l’Italia, ad esempio, sono una ventina: cinque banche americane (Goldman Sachs, Merril Lynch, JP Morgan, Morgan Stanley, Citigroup), due banche tedesche (Deutsche Bank e Commerzbank), due banche svizzere (UBS Bank e Credit Suisse), una banca olandese (ING Bank), una banca giapponese (Nomura), due banche britanniche (Barclays e Royal Bank of Scotland), tre banche italiane (Banca Intesa, Unicredit e Banca Montepaschi di Siena), e quattro banche francesi (Credit Agricole, BNP Paribas, Societe Generale, HSBC).

PS:
Allegato
1 – Motivazioni della petizione
2 – Statuto BCE
3 – Obiettivo inflazione sotto 2%, ma vicino
4 – Federal Reserve Act (e divieto acquisto diretto titoli Tesoro USA)
5 – Trattato di Lisbona
6 – Trattato di Maastricht

“Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto”
(cerca con Google).[2]


@vincesko: putroppo l’interpretazione della Bundesbank è che qualsiasi intervento sui titoli di stato che vada oltre le normali operazioni di mercato aperto è un finanziamento monetario e addirittura (so che la cosa può destare ilarità) un trasferimento fiscale mascherato. Ora la Corte dovrà sciogliere il nodo, vedremo.


So bene che per la forza oggettiva, il fascino del più forte, la capacità di alleanze e, non ultimo, la passività e la disunione degli altri, il peso della Germania è diventato predominante, ma mi permetto di eccepire che Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, vale 1/24 del Consiglio direttivo della BCE.
Il nodo è quello del ricorso dell’arrogante Corte Cost. tedesca, nulla impedisce, anzi sarebbe molto opportuno, aggiungere un ricorso collettivo dei cittadini.


Se togli Draghi chi preferisci? Katainen? Junker? Schauble? Hai solo l’imbarazzo della scelta…a parte questo piccolo particolare se pensi che la corte di giustizia europea sia un’istituzione migliore della Bce, si vede che non conosci né la Bce, né la corte di giustizia…sono d’accordo con chi afferma che occorre rassegnarsi al declino e sperare che lo stesso declino ci fornisca la soluzione, in fondo la Grande Germania non sta facendo altro che limitare i suoi mercati europei e trasformare i suoi clienti in suoi competitor, prima o poi se ne renderanno conto. Prepararsi al peggio e sperare per il meglio, in fondo, è meglio che lottare contro i mulini a vento, col rischio nel caso specifico, che una pala del mulino ti finisce anche in testa…


Commento strampalato, intriso di pessimismo rinunciatario.
1. Prescindendo dal piccolo particolare che Draghi – al di là delle dichiarazioni – è prono alla Germania e fa in concreto solo quel che dice e farebbe Schaeuble, scelgo Tsipras.
2. Io sono abituato a valutare i fatti ed a seguire la logica: la BCE sta oggettivamente violando il suo statuto e quindi è fuorilegge, con gravi conseguenze su milioni di persone, e la posso perciò giudicare molto negativamente; la Corte di Giustizia – salvo prova contraria valida – finora no; se e quando lo sarà, fuorilegge, la giudicherò altrettanto negativamente.
3. Io aborro il pessimismo cosmico e la sterile lamentela; in questo caso, ritengo doveroso applicare la massima: fai quel che devi, accada quel che può; anche perché “cave peiora”, ma peggio di così è difficile; e, infine, perché soltanto l’arrogante Corte Cost. tedesca può ricorrere alla Corte di giustizia?


L’unica cosa strampalata è fare causa al meno peggio delle alternative che ci sono, tsipras non conta una beata fava in Grecia, figuriamoci in Europa…Draghi è un nostro alleato non un nemico solo uno sprovveduto non se ne accorge, la Germania è ricorsa alla corte di giustizia Europea proprio contro Draghi, il nemico di un mio nemico è mio amico, ovvio che la sua strategia è fare delle concessioni alla Germania, mica si puo’ mettere apertamente contro i tedeschi, sarebbe impallinato ad alzo zero in un minuto secondo, e lui non è mica uno tsipras qualunque, è uno che di tattica e strategia qualcosa ci capisce…sottotraccia però Draghi cerca di fare il suo, supplendo persino alle mancanze politiche di Francia e Italia. Se non fosse stato per l’omt, invenzione di Draghi, l’Italia avrebbe già fatto default da tempo, è Draghi che insiste per i Qe, che cerca soluzioni e forse l’ha anche trovata una per comprare titoli di stato in una maniera accettabile per la Germania, notizia di ieri,ti aggiorno. E tu vorresti fargli causa? Per cosa , per farti pubblicita’? Hai intenzione di candidarti alle prossime tornate elettorali? Di professorucoli in cerca di visibilità l’Italia è piena di visibilità l’Italia è piena oggi come oggi, sorry.


Il tuo è un bla bla bla isterico da saputello, che odia i fatti e la logica e non sa neppure incolonnare i commenti… Draghi è statutariamente fuorilegge: questo è un fatto! Finora la BCE ha solo fatto la metà della metà del suo dovere: questo è un fatto! Nessuno, neppure un saputello come te può dimostrare che un eventuale sostituto farebbe meno: questo – come dire? – è un fatto logico! La scelta di Tsipras (1° in Grecia secondo i sondaggi, fonte: La Stampa di 4 gg fa), visto che non l’hai capito (ti piacciono i mulini a vento immaginari, vero? perciò me l’hai attribuito prima), esprime solo una preferenza personale, per consentaneità di vedute sullo strapotere del potere finanziario in Europa, da regolare: questo è un fatto! Dov’è la prova che la Corte di giustizia sia fuorilegge come la BCE? L’hai detto solo per dare aria alla bocca e fare fumo per ammannirci le tue tesi strampalate? Anche quella del professorucolo in cerca di pubblicità te la potevi risparmiare, è un altro chiaro indizio di proiezione. Stai calmo e non scoprirti troppo.


Siamo a rischio deflazione, e occorrono politiche di stimolo della domanda. Ok.

Però, un dubbio è legittimo. Non è la stessa cosa che ha provato a fare il Giappone?

Politiche di defici spending e stimolo alla domanda da decenni. Hanno risolto il problema? A me non sembra.

Non sono anti-keynesiano a prescindere, come molti bimbiminkia liberaloidi, ma mi piacerebbe avere delle delucidazioni dai keynesiani.

Grazie.


In questo articolo è spiegato perché:

“L’Abenomics è stata davvero un flop? Parola ad accusa e difesa. E un primo verdetto”
di Stefano Carrer
19-11-2014
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-11-18/processo-all-abenomics-effetti-sull-economia-193619.shtml


A parte che il Giappone non se la passa peggio di noi.
BISOGNA AUMENTARE I SALARI.
Questo Abe non lo ha fatto. Ecco il suo fallimento.


Prima di Abe il Giappone, cultura mercantilista per antonomasia, vatti a vedere il saldo del conto corrente con l’estero, positivo per 30 anni consecutivi, i tedeschi da questo punto di vista stanno ai giapponesi come i portoghesi ai tedeschi…ha cercato in tutti i modi di mantenere la sua competitività, pur avendo Korea, Cina e Indonesia a un tiro di schioppo…in questo sforzo impossibile hanno però pensato a mantenere alta la domanda interna, per non fare la fine della Grecia e di tutta l’Europa se continueremo cosi’…risultato: deficit e debito pubblico alle stelle…adesso con Abe il debito se lo stanno ricomprando, in sostanza gran parte del debito pubblico giapponese non esiste piu’…vogliono cercare di aumentare l’inflazione e convincere cosi’ i giapponesi a spendere, per far questo pero’ han commesso l’errore di aumentare l’Iva, manovra recessiva…ad ogni modo il Giappone ha il record della disoccupazione più bassa del mondo, debito sempre più nella pancia della banca centrale e cmq a tassi piu’ bassi del mondo, moneta riserva valutaria internazionale e inflazione in ripresa…per un isolotto stracolmo di gente non mi sembrano risultati da buttar via…la bilancia commerciale e’ in declino è vero, ma questa è una brutta notizia solo per i paesi mercantilisti, ma una ottima notizia per chi di Macroeconomia qualcosa né capisce: non possiamo essere tutti esportatori netti, se qualcuno vende, c’è bisogno che qualcun altro compri…è bene che a comprare siano le nazioni più ricche e con le monete più forti…


[1] Dialogo n. 1 tra gio.d e me su Draghi senza più armi


[2] Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto



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Dialogo n. 1 tra gio.d e me su Draghi senza più armi


Poiché può essere utile ogni tanto rivolgere lo sguardo all’indietro, riporto questo lungo dialogo tra gio.d e me, svoltosi nel mese di settembre 2014, sui poteri della BCE, il vero ganglio dell’attuale assetto oligarchico-burocratico UE, in calce a questo articolo.

Draghi senza più armi

Pubblicato da keynesblog il 17 settembre 2014

Antonio Lettieri da Eguaglianza e Libertà

Erano tempi ancora molto difficili a causa dell’inerzia della Banca centrale europea, che da più parti veniva sollecitata ad implementare una politica monetaria espansiva, da accompagnare con una politica fiscale altrettanto espansiva da parte degli Stati.

Nel mese di gennaio 2015, il Consiglio direttivo della BCE finalmente vince al suo interno le forti resistenze della Germania e decide di varare, a partire da marzo, il quantitative easing, cioè l’acquisto di attività, tra cui titoli di Stato.

Purtroppo, gli Stati dell’UE, succubi del predominio tedesco, non la seguono sulla stessa strada, in particolare l’Italia, il cui presidente del Consiglio Renzi a parole dichiara guerra all’austerità, ma nei fatti, sotto il controllo occhiuto della Commissione europea, continua a perseguire una politica di bilancio restrittiva. L’inerzia degli Stati depotenzia fortemente gli effetti del QE, che non riesce neppure a far risalire il tasso d’inflazione. Per cui, ironia della sorte, anche oggi, ma stavolta forse a ragione, si parla di BCE senza più armi. Ed il cerchio si chiude.

N.B.: Sbilanciamoci, in occasione della ristrutturazione del suo sito, ha cancellato quasi tutti i miei commenti scomodi.



Da almeno 2 anni, mi tocca riscontrare, anche in ambito accademico (!!), un’ignoranza dei poteri della BCE. Un mese fa, ho lanciato un Quesito-proposta di denunciare la BCE alla Corte di Giustizia Europea per violazione del suo statuto (art. 2) e dei trattati UE (l’ho fatto anche qui, v. “John Maynard Giavazzi (o quasi)” e poi “Uscire dall’euro o “uscire” da questa BCE?”, v. anche il precedente post di questo blog “Siamo tutti keynesiani?”). Ho dovuto purtroppo registrare un riscontro quasi nullo. Come piccola soddisfazione, noto ora con piacere che Antonio Lettieri ha preso atto del mio, evidentemente, utile commento a questo stesso suo articolo, pubblicato su Sbilanciamoci, che l’ha determinato a cancellare una sua erronea affermazione (cfr. punto 3, quarto capoverso), concernente i poteri della BCE. Riporto l’incipit del mio commento e, per non ripetermi, il link all’articolo di Sbilanciamoci:

Tutto giusto e condivisibile, tranne un punto dirimente.
Citazione: “Dunque, la politica monetaria sembra svolgere, sia pure in ritardo e con i limiti statutari e della sorda opposizione della Bundesbank, il proprio ruolo”.
Antonio Lettieri lo ha mai letto attentamente lo statuto della BCE? […]
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Moneta-morbida-lavoro-duro-26135 .(Link sostituito da: http://old.sbilanciamoci.info/Newsletter/Newsletter-n.357-13-settembre-2014/Moneta-morbida-lavoro-duro-26146.html, commenti cancellati).


Temo che il problema non sia tecnico, ovvero capire cosa puo’ e non può fare la Bce, ma politico, cioè di politica economica….se siamo tutti impegnati a vendere e a tenere i conti in ordine la banca centrale in quale modo ci può aiutare? Comprando debito estero per affossare il cambio? Quindi sempre al modello cinese si finisce…noi dovremmo sostenere l’export cinese e degli altri paesi in via di sviluppo, come fanno gli Usa, Uk e probabilmente anche il Giappone in un futuro molto prossimo, non competere con loro…se tutti vendono chi è che compra? La regola non scritta è chi ha moneta forte compra, gli altri vendono…finirà molto male


Mi meraviglio che tu dica questo, se hai letto i miei commenti precedenti.

1. Che il problema sia politico è evidente, direi ovvio.

2. Ma è ovvio solo a 2 condizioni: a) che anche Draghi (anzi, la sua metà buona – il buono Dottor Jekyll -, ché l’altra metà – il cattivo Signor Hyde – è prona al veto, appunto politico, della Germania) diventi, tecnicamente, keynesiano e prevalga – cosa (quasi) impossibile nella schizofrenia – sulla metà cattiva; e b) che si sgombri interamente – interamente! – il campo dall’asserito impedimento statutario, che è l’alibi perfetto – alimentato dall’ignoranza quasi universale (!!) dei suoi poteri – per l’inerzia della BCE. Cioè occorre che qualcuno dica e dimostri che il re è nudo. E’ incredibile – ma piacevole per me, poiché uno dei fondamenti della mia educazione è stata la famosa fiaba di Andersen de “I vestiti nuovi dell’imperatore”, più nota, appunto, come “Il re è nudo” – che stia toccando a me svolgere il ruolo del bambino che svela l’inganno (anche se credo che, nel mare magno del web, ve ne siano molti altri). Ma siccome è certo che questo non sia sufficiente a superare il veto politico della egoista ed egemone Germania, che non lo farà mai con le buone, l’unico modo per uscire dall’impasse ed evitare la probabile implosione dell’Euro (e poi forse dell’UE) è o minacciare di uscire dall’Euro o denunciare la Bce alla Corte di Giustizia Europea per flagrante violazione del suo statuto (art. 2).

3. Detto questo, che cosa debba fare la BCE (cioè il suo Consiglio Direttivo, formato da Draghi e dai 18 governatori dell’Eurozona) l’ho già scritto: QE e acquisto della parte di debito pubblico eccedente il 60% del Pil di tutti i 18 Paesi EUZ, attraverso titoli nuovi a lunga scadenza e a tasso zero o quasi, alleviando così sensibilmente la spesa degli interessi passivi, il cui risparmio va destinato alla crescita. In tal caso, si deve lasciare l’obbligo del pareggio di bilancio e cedere sovranità all’UE per il controllo preventivo e successivo del bilancio pubblico e delle variabili sottostanti, prevedendo, per un certo periodo, sanzioni non soltanto pecuniarie ma anche politiche (decadenza-rimozione dei responsabili). In alternativa, c’è soltanto che l’UE vari gli EuroUnionBond (proposta Prodi-Quadrio Curzio), che mobilitano un ammontare complessivo di 3.000 mld (all’Italia spetterebbe il 17,9%, pari alla sua quota nella BCE). Siamo in guerra, anche se solo economica, che durerà a lungo, ed occorre un cambiamento radicale di mentalità e di soluzioni. Allora, à la guerre comme à la guerre.


Nessuna struttura pubblica è mai indipendente dal potere politico, anche se nel suo statuto è scritto a caratteri cubitali, hanno scritto a caratteri cubitali una idiozia banalmente…l’unico modo per rendere una struttura pubblica indipendente è renderla elettiva, cioe’ creare un’altra struttura politica e dotarla di autonomia finanziaria…chi mette i dipendenti pubblici della Bce al loro posto infatti? Il potere politico, chi decide di rimuoverli o cambiarli? Il potere politico…le banche centrali sono espressione della politica del governo, e ti dico di più: è un bene che sia così, se non fosse così le nostre democrazie sarebbero zoppe, perché in caso contrario ci sarebbe un organo istituzionale dotato di amplissimi poteri del tutto autoreferenziale…


Vedo che tu – recidivo – ami le affermazioni ovvie (“Nessuna struttura pubblica è mai indipendente dal potere politico”), ma che, se le sottoponi a verifica e neanche tanto approfondita, lo sono – ovvie – a certe condizioni: nel caso della BCE, che a) la maggioranza dei membri del Consiglio direttivo esegua fedelmente i desiderata (poiché tali sono) del potere politico; b) rinunciando alla sua indipendenza sancita dalla legge, a partire dal momento stesso in cui il potere politico li ha nominati, c) sia disposta – per soddisfare quei desiderata – a disapplicare lo statuto, che, bada bene, contiene regole fissate nei trattati UE dal potere politico (ma in cui vige la regola dell’unanimità); d) assuma che per potere politico s’intenda, non l’unanimità dei Paesi EUZ, ma la Germania e satelliti, poiché i Piigs hanno altri desiderata.
Tu giustamente obietterai: non è quello che sta succedendo? Ed allora io ti porrei l’obiezione fondamentale in uno Stato (o Unione di Stati) di diritto, che è la seguente: che la ‘moral suasion’ (da te definita impropriamente dipendenza, senza virgolette) esercitata indebitamente dal potere politico minoritario ed egemone sulla BCE svanirebbe come neve al sole nel caso in cui si denunciasse la BCE all’unica Autorità ad essa sovraordinata: la Corte di Giustizia Europea, per flagrante violazione del suo statuto e dei trattati UE. Perché anche per i misfatti della BCE c’è un giudice a Berlino.
Ma già prevedo la tua affermazione “ovvia”: che anche la Corte di Giustizia Europea non è indipendente dal potere politico… O in questo caso ti arrenderesti? E, anziché continuare a fare affermazioni ovvie all’infinito, decideresti di dare una mano – se non altro diffondendo nel web la mia proposta – a realizzare quel che ora appare come l’unica via d’uscita rapida dal pantano in cui ci troviamo?


Sono convinto che anche il qe di cui parli tu (che comunque non verrà mai effettuato in un’Europa come questa qui, al massimo ripeto la Bce comprerà titoli di stato esteri non europei) non servirebbe a politiche fiscali invariate…occorre fare deficit, ampi e prolungati, li deve fare soprattutto la Germania, occorre smettere per 20 anni almeno di fare saldi commerciali positivi, lo deve fare soprattutto la Germania, questa è la precondizione necessaria e non sufficiente per uscire da questo enorme casino…poi la Bce può essere utile senzaltro, anzi essenziale, perché se fai deficit devi monetizzarlo, allora ha senso il tuo qe, ma da sola non puo’ decidere la politica economica e il modello di sviluppo del continente, non è che il re è nudo, il re non fa il suo dovere e il suo stato maggiore non puo’ prendere le decisioni al posto suo…


Sono d’accordo, tanto è vero che l’ho scritto pure qui 3 settimane fa, ma non pretendo che tu lo rammenti, anche se hai partecipato alla discussione; né si può scrivere ogni volta tutto, ripetendosi.
Il re è nudo ovviamente era riferito alla BCE.
Lo Stato maggiore è indipendente dai politici ed ha come riferimento esclusivamente il proprio statuto e la propria coscienza di funzionari pubblici lautamente pagati dalla collettività europea al cui servizio (teoricamente) essi operano.

vincesko 27 agosto 2014 alle 15:57
1. La BCE, nell’attuale struttura monca dell’assetto UE, è il vero ganglio del sistema, dire che non è ‘la’ causa dei problemi è vero, ma sicuramente è una delle concause, attualmente la principale, sia per quello che fa (continuare a suggerire l’austerità), sia per quello che non fa, violando il suo stesso statuto (art. 2).
2. La proposta di aumentare il credito è uno dei provvedimenti necessari, ma non sufficienti; occorre integrarlo con una politica fiscale, ma per attuarla è indispensabile, visti i vincoli UE, che la BCE dia i soldi –molti soldi – agli Stati, poiché solo lei ha i soldi, ad esempio per comprare il loro debito e alleviare la spesa per interessi, destinandone il risparmio alla crescita economica e dell’occupazione. In alternativa, in Italia, c’è il varo di una corposa imposta patrimoniale sui ricchi (5% delle famiglie), a bassa propensione al consumo; ovvero, in UE, il varo degli EuroUnionBond (proposta Prodi-Quadrio Curzio): fondo di 1.000 mld garantito dall’oro e da asset pubblici, per mobilitare (moltiplicatore 3) un ammontare complessivo di 3.000 mld, da destinare parte alla riduzione del debito pubblico e parte alla crescita economica e dell’occupazione.

vincesko 27 agosto 2014 alle 15:57
1. La BCE, nell’attuale struttura monca dell’assetto UE, è il vero ganglio del sistema, dire che non è ‘la’ causa dei problemi è vero, ma sicuramente è una delle concause, attualmente la principale, sia per quello che fa (continuare a suggerire l’austerità), sia per quello che non fa, violando il suo stesso statuto (art. 2).
2. La proposta di aumentare il credito è uno dei provvedimenti necessari, ma non sufficienti; occorre integrarlo con una politica fiscale, ma per attuarla è indispensabile, visti i vincoli UE, che la BCE dia i soldi –molti soldi – agli Stati, poiché solo lei ha i soldi, ad esempio per comprare il loro debito e alleviare la spesa per interessi, destinandone il risparmio alla crescita economica e dell’occupazione. In alternativa, in Italia, c’è il varo di una corposa imposta patrimoniale sui ricchi (5% delle famiglie), a bassa propensione al consumo; ovvero, in UE, il varo degli EuroUnionBond (proposta Prodi-Quadrio Curzio): fondo di 1,000 mld garantito dall’oro e da asset pubblici, per mobilitare (moltiplicatore 3) un ammontare complessivo di 3.000 mld, da destinare parte alla riduzione del debito pubblico e parte alla crescita economica e dell’occupazione.


Non avertene a male non c’è vis polemica nei miei interventi, cerco solo, come è mio costume di ragionare sulle cose…allora io dico semplicemente che prendersela con la Bce, con questa Bce a guida Draghi che è bene ricordarlo, è migliore 100 volte di quella precedente e tutto lascia presagire di una qualunque Bce a guida non-Draghi, è un errore strategico fatale in una guerra, visto che e’ così che hai detto la consideri tu.
È alquanto evidente che Draghi cerca di destreggiarsi tra mille difficoltà per tenere a bada un board recalcitrante, pieni di nemici veri non del sud-Europa bada bene, ma di tutta l’Europa, visto che la visione credo comune ad entrambi è che questa sorta di neoideologia calvinista-mercantilista, porterà allo sfacelo l’Europa intera…se non fosse stato per Draghi noi la guerra l’avremmo già abbondantemente persa, ora tu cosa vorresti fare? Denunciarlo? E perche’ di grazia? Perché non rispetta un codicillo del suo statuto? Uno statuto che cerca di garantire per legge l’impossibile, cioe’ che la banca centrale è indipendente dal potere politico? Scrive Casanova nella sua histoire, un libro che solo pochi riescono a cogliere per quel che è, vale a dire un ottimo manuale di filosofia, specie politica ed economica, scrive dicevo che solo un legislatore stupido fa una legge che non e’ possibile osservare! Per come la vedo io quindi, come strategia di “guerra” è molto piu’ utile denunciare al tribunale della stupidità coloro che hanno impostato l’unione europea su queste basi ridicole e con queste regole demenziali, dimostrandone appunto la loro demenzialita’ e mostrandone apertamente i danni che hanno già arrecato e quelli che produrranno in futuro. Dopodiché come in ogni guerra che si rispetti cercherei alleati, ce n’è uno in particolare dall’altra parte dell’Oceano bello grosso, che ci ha già aiutato parecchio in un’altra guerra mezzo secolo fa, guarda caso proprio contro dei nemici che popolavano la medesima regione dei nemici di oggi, strana la vita a volte eh? Credo che non vedrebbero l’ora di aiutarci ancora…


1. Gioco dell’oca.
E’ che a te – mi pare – piace il gioco dell’oca: un passo avanti e uno indietro, purché si resti alla casella di partenza. A me no. Ma non c’è problema.
Anche in quest’ultimo commento, tu fai un’obiezione sensata (se si denunciasse la BCE, ci sarebbero conseguenze sulla stessa), ma la “sporchi”, prima cambiando l’oggetto della denuncia (Draghi e non la BCE), poi ne trai conseguenze arbitrarie o almeno non automatiche (le dimissioni o forse addirittura la rimozione di Draghi) e pessimistiche (al suo posto arriverà uno peggiore). Certamente, un’eventuale pronuncia della Corte di Giustizia Europea sfavorevole alla BCE produrrebbe degli effetti seri, ma non necessariamente quelli che tu paventi. Sarebbe come affermare che ogni qual volta la Corte di Giustizia Europea sanziona l’Italia (è già successo decine. forse centinaia di volte) il governo o il ministro competente si dimette. Non è mai successo.

2. Guerra.
Intanto, preciso che quando parlo di guerra non mi riferisco alla BCE ma alla competizione-trasformazione epocale economica planetaria, che è la causa prima dell’attuale depressione economica italiana.
Per me, il quadro delle determinanti è questo: Si tratta di una crisi economica frutto in primo luogo, appunto, della trasformazione epocale planetaria in corso già da un decennio, che sta rivoluzionando la distribuzione della produzione, della ricchezza e del benessere consolidatasi negli ultimi 250 anni (a metà del 1700, il Paese più ricco al mondo era la Cina e uno dei più ricchi l’Indostan).
In secondo luogo, la crisi è esacerbata nell’Eurozona dall’assetto monco dell’UE, dell’Euro e della BCE, che non contempla i necessari correttivi degli squilibri tra i Paesi che hanno in comune la moneta, ma strutture economiche disomogenee.
Ed, in terzo luogo, dall’egoismo della egemone Germania (e suoi satelliti), che trae tutti i vantaggi da questo assetto monco e non intende rinunciarvi.
Osservo, infine, che, per quanto riguarda in particolare la situazione italiana, anche professori di Economia (da ultimo, 3 giorni fa Francesco Daveri sul “Corriere della Sera”, cfr. “Malati d’Europa e sorvegliati speciali”) danno la colpa a Monti e ignorano o fanno finta di ignorare che la vera causa dell’attuale recessione (oltre ad altre cause preesistenti) sono le sesquipedali ed inique manovre correttive varate dal governo Berlusconi-Tremonti nella scorsa legislatura (valore cumulato di 267 mld, contro i 63 mld di Monti), ma le cui misure permanenti dispiegano tuttora i loro effetti.

3. Soluzioni.
USA. Ora, in questo quadro piuttosto complicato, tu sostieni che la soluzione non debba essere quella “interna” di denunciare la BCE, che è – rammento – solo un’extrema ratio, ma che appare come l’unica via d’uscita dal pantano, perché, pur essendo venute meno le basi teoriche della politica di austerità propugnate dalla corrente mainstream e applicate ai Paesi in crisi economica negli ultimi decenni prima dal solo FMI ed ora dalla troika (FMI, UE e BCE), ed abbandonate anche da famosi neo-liberisti che le propugnavano (Giavazzi, Tabellini, Zingales, Alesina, Guiso), i quali chiedono ora un intervento pubblico, sia al governo italiano, sia alla BCE, gli organismi internazionali ciurlano nel manico e sono renitenti a cambiare la terapia (non più tardi di pochi giorni fa, al summit UE a Milano, hanno detto esplicitamente che non possono allentare i cordoni della borsa perché se no gli Stati frenerebbero gli sforzi di risanamento; ma sostieni, dicevo, che debba essere quella “esterna” di chiedere un intervento degli USA. Ma mi è facilissimo eccepire che gli USA lo stanno chiedendo da 5 anni alla Germania di cambiare politica economica, ma invano. A dimostrazione di ciò, riporto quanto l’ex Segretario al Tesoro USA ha scritto nel suo libro, che ha avuto molta eco sui media italiani, poiché vi si parla anche del supposto complotto per far cadere Berlusconi:
“L’ex ministro Usa: funzionari europei ci proposero di far cadere Silvio”
Nell’estate del 2011la situazione era peggiorata, però «la cancelliera Merkel insisteva sul fatto che il libretto degli assegni della Germania era chiuso», anche perché «non le piaceva come i ricettori dell’assistenza europea – Spagna, Italia e Grecia -stavano facendo marcia indietro sulle riforme promesse». (cfr. il mio post “Analisi parziale del complotto contro Berlusconi”).
In esso, Geitner rivela anche il suo lavoro di persuasione su Draghi perché facesse, insieme, quel che serviva per uscire dalla crisi economica. Draghi qualcosa, infatti, fece, ma fu tantissimo come mere dichiarazioni, rivelatesi determinanti a spegnere l’incendio dello spread, troppo poco come misure effettive anti-crisi.
Referendum. Infine, osservo che anche gli economisti italiani, visti vani gli appelli, i libri, gli innumerevoli articoli scritti per convincere il potere politico a cambiare rotta, hanno deciso intelligentemente di indire il referendum contro l’austerità, pur consapevoli che si tratta di un atto simbolico (verrebbero abrogate soltanto le parti peggiorative degli stessi obblighi UE, decise dal governo Monti), ma che ciononostante potrebbe rivelarsi, se non decisivo, almeno molto più produttivo di effetti concreti positivi. .
Conclusione.
Per concludere, ripeto ciò che ho già scritto qui in calce a “John Maynard Giavazzi (o quasi)”:
Dato l’evidente, enorme squilibrio delle forze e degli interessi contrapposti, io sommessamente penso che occorra seguire l’esempio dei vecchi socialisti e sindacalisti a cavallo tra l’800 e il ‘900 (fino ad allora le leggi e l’apparato poliziesco venivano usati esclusivamente dai padroni contro i lavoratori): UTILIZZARE AL MEGLIO LE LEGGI E GLI ORGANI DEPUTATI A FARLE RISPETTARE.
Quindi, da una parte, occorre contare ed appoggiarsi il più possibile sull’unico organo europeo, pur con i suoi limiti decisionali, davvero democratico: il Parlamento Europeo. Dall’altra, attaccare e stanare il ganglio vitale: la BCE. Perciò sto proponendo di denunciare la BCE alla Corte di Giustizia Europea per violazione del suo statuto e dei trattati UE.
https://keynesblog.com/2014/08/22/john-maynard-giavazzi-o-quasi/#comment-22499

PS: Attenzione, per incolonnare correttamente le risposte, basta cliccare sul riquadro “Rispondi” presente nella e-mail di segnalazione del commento.


Premessa: scrivo dal cellulare, non ricevo alcuna mail né trovo l’opzione rispondi su tutti i commenti.
Cercando di essere più schematico e conciso possibile:
1. Non è che a me piace il gioco dell’oca, sono le soluzioni estemporanee che inevitabilmente giungono ad un punto morto;
2. Guerra: occorre intendersi chi sono i nemici, che risultati si vogliono raggiungere e qual è la strategia migliore da mwttere in campo per ottenerli, se no si corre il rischio di impallinare i tuoi incursori avanzati nelle file nemiche; allora la guerra la dobbiamo fare ad un certo modo di intendere la macroeconomia e la globalizzazione più in generale, che ci porterà allo sfacelo sociale e a tensioni geopolitiche sempre più forti. La Bce è uno strumento al servizio della politica, tecnicamente indipendente ma de facto asservita al pensiero dominante, è scontato che sia così, e’ ripeto corretto che sia così, altrimenti avremmo un organismo autoreferenziale che decide buona parte della politica economica di un continente; è poi inutile cercare di modificare lo strumento senza modificare le intenzioni di chi adopera lo stesso, e d’altra parte se vinciamo la nostra guerra, cioè riusciamo a cambiare le vision strategiche dei policy makers europei, a quel punto lo strumento sarà adoperato nel modo opportuno; la guerra dunque non è una crociata santa contro la globalizzazione, che è un fatto ineluttabile e tutto sommato anche positivo, se siamo autenticamente solidali e promotori dell’uguaglianza dei diritti, impossibile da ottenere senza una più compiuta uguaglianza economica globale, ma dei modi con i quali la globalizzazione stessa va gestita, che non è certo questa folle idea di competere tutti contro tutti in una perenne lotta all’ultimo sangue.
3. Sottovalutiamo sempre troppo l’enorme potenziale di moral suation del mondo anglosassone nei confronti del resto del mondo…soprattutto nei confronti di una nazione per la quale il mondo anglosassone rappresenta il miglior cliente, del resto è curioso come lei stimi significativi i referendum sul nulla e le denunce più o meno a casaccio e sottovaluti invece il potere coercitivo di una eventuale strategia comune, politica e diplomatica, ma in seguito anche economica di Usa, uk, Francia, italia, spagna, nei confronti di una parte tedesca…


Premessa: E’ sufficiente cliccare sul primo “Rispondi” che trovi scorrendo verso l’alto. Le e-mail di segnalazione di un nuovo commento pervengono solo a chi ha ‘postato’ commenti in precedenza. (in calce a un determinato ‘post’).
1. Anche con quelle non estemporanee.
2. Guerra. Non bisogna complicare le cose semplici. Io di solito, quando affronto un problema complesso cerco di dividerlo in parti più semplici senza perdere di vista le interrelazioni. Sono d’accordo con te che la globalizzazione può essere un’opportunità, ma il gioco dev’essere equo. Ed ora non lo è. E’ nemico chi non rispetta questo principio, Può essere la Cina, ma può essere anche la Germania o la BCE.
3. Premesso che io non disdegno l’aiuto di nessuno, né tanto meno di una potenza come gli Usa, ti ho dimostrato che finora la pressione USA sulla Germania è stata del tutto inefficace. Nella scorsa puntata di “Ballarò”, Prodi ha detto 3 cose importanti: a) che il sistema UE nelle intenzioni originarie dei leader doveva essere completato passo passo, b) che ora è incompleto e c) perché manca una vera leadership e non va bene che sia la Germania da sola (non c’è più neppure la diarchia con la Francia) a comandare. Che si fa, si continua ad aspettare che l’intervento USA sortisca qualche effetto o si sperimenta qualche altra strada per evitare che la barca affondi? Anche i popoli, non soltanto gli individui, hanno una psicologia. Primo Levi scrive (ne ‘La Tregua’) che i Tedeschi sono arroganti. Dostoevskij scrive (‘Memorie dalla casa dei morti’): “Di certo si doveva credere un uomo molto intelligente, come accade per solito a tutti gli uomini ottusi e limitati”. L’arroganza dei Tedeschi rasenta l’ottusità, ma ovviamente c’è anche un calcolo egoistico da ‘bottegai’: l’attuale UE li favorisce ed essi inclinano irresistibilmente a prendere solo i vantaggi e non ad assumersi anche gli oneri di Paese leader. E’ vano e/o ci vuole troppo tempo (per) convincere i Tedeschi; qualcuno arriva ad affermare che essi sono talmente arroganti e ottusi che non cambieranno neppure quando ci smeneranno anche loro (come in parte sta già succedendo). Nessuno convincerà la Germania, allora cerchiamo un’altra opzione. Io l’ho individuata nella denuncia della BCE; non sono un esperto, ma ritengo che anche un gruppo di cittadini, o forse persino uno solo, possa presentare un esposto-denuncia contro la BCE alla Corte di Giustizia Europea. Chissà, forse “chianci-piero” l’ha già fatto e ce lo tiene nascosto (v. discussione in https://keynesblog.com/2014/08/22/john-maynard-giavazzi-o-quasi/#more-5701 ).
Tu, intanto, elabora la tua strategia meditata, realizzala e facci sapere. Auguri.



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UE, che fare contro e con le regole europee


Renzi’s ‘Anti-Austerity’ Charade And The Truth About Italy’s Deficit

by Thomas Fazi on 6 October 2016


Ne riporto l'ultima parte:

"Tornando alla più recente legge finanziaria in Italia: la sua natura restrittiva è confermata dalla crescita stimata dell'avanzo primario, 1,5-1,7 per cento nel 2017. Questo è destinato a deprimere ulteriormente l'economia italiana, come il governo sa perfettamente. Niente meno che il ministro delle finanze del paese, Pier Carlo Padoan, ha riconosciuto in una recente intervista con il quotidiano Il Messaggero che 'la riduzione della spesa pubblica in Italia ha portato a tassi di crescita inferiori rispetto ad altri paesi'. Quel che è peggio, però, è il fatto che questa ulteriore stretta fiscale avrà luogo nonostante una riduzione stimata della spesa per interessi del paese nel periodo 2015-2017 di circa il 2 per cento del PIL , grazie alle politiche di ultra-bassi tassi di interesse della BCE. Questo per quanto riguarda lo 'spazio fiscale' che il QE avrebbe dovuto liberare per i governi; nella migliore delle ipotesi si potrebbe sostenere che l'austerità sarebbe stata ancora maggiore senza di essa.

Ma questo ultimo sviluppo non dovrebbe essere una sorpresa. Nonostante la roboante retorica anti-austerità del primo ministro, la verità è che da quando è arrivato al potere il saldo primario in Italia è stato in costante aumento e il bilancio complessivo in costante diminuzione. Qualcosa che la performance economica disastrosa del Paese negli ultimi anni mostra fin troppo bene.

Pertanto si può concludere che: (a) Renzi non ha mai avuto alcuna intenzione di sfidare seriamente l'austerità, che fa di lui il più inaffidabile venditore di fumo dopo Berlusconi; o (b) la sua idea di sfidare l'austerità è denunciare costantemente le regole, mentre dice di essere l'unico governo in Europa a seguirle, forse in un tentativo perverso di dimostrare la loro inutilità commettendo harakiri economico. In entrambi i casi, l'Italia è saldamente in corsa per un secondo decennio perduto a causa delle politiche affossatrici di Renzi".



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permalink | inviato da magnagrecia il 20/10/2016 alle 18:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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