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Analisi quali-quantitativa/36 - Classifica Forbes 2021 dei ricchissimi



Ovunque c'è grande proprietà, c'è grande diseguaglianza. Per ogni uomo molto ricco ce ne devono essere per lo meno cinquecento poveri, e l'opulenza di pochi presuppone l'indigenza di molti” (Adam Smith). 

Jeff Bezos ancora al comando della nuova Forbes Billionaires: chi sono i più ricchi del mondo nel 2021
Di Forbes.it Staff
Questo articolo di Kerry A. Dolan è apparso su Forbes.com.
Ci sono ben 493 nomi nuovi in lista – un altro record -, vale a dire un nuovo miliardario ogni 17 ore. Tra questi, 210 vengono dalla Cina o da Hong Kong, 98 dagli Stati Uniti. La new entry più in alto in classifica, con 38,2 miliardi di dollari, è Miriam Adelson, del Nevada, che ha ereditato l’impero dei casinò del marito, Sheldon Adelsonmorto a gennaio. Altri nuovi ingressi degni di nota sono quelli del produttore di film e programmi televisivi Tyler Perry, della co-fondatrice della app di incontri Bumble, Whitney Wolfe Herd (la più giovane miliardaria self-made al mondo), e dell’europeo Guillaume Pousaz, fondatore della società di pagamenti Checkout.com. Altre 250 persone che erano uscite dalla lista in passato sono ricomparse. È incredibile notare come, tutto considerato, l’86% dei miliardari sia più ricco di un anno fa.
Jeff Bezos è la persona più ricca del mondo per il quarto anno consecutivo, con un patrimonio di 177 miliardi di dollari: 64 miliardi in più dello scorso anno, grazie alla crescita delle azioni di Amazon.
https://forbes.it/2021/04/06/forbes-billionaires-list-2021-ricchi-mondo/
https://www.forbes.com/billionaires/

La top ten (tra parentesi, gli anni 2020, 2019 e 2018)
1  Jeff Bezos 177 (113 - 131 - 112) miliardi di dollari
2. Elon Musk 151 (24,6 - - ) miliardi di dollari
3. Bernard Arnault 150 (76 - 76 - 82,7) miliardi di dollari
4. Bill Gates 124 (98 - 96,5 - 90) miliardi di dollari
5. Mark Zuckerberg 97 (54,7 - 62,3 - 71) miliardi di dollari
6. Warren Buffett 96 (67,5 - 82,5 - 84) miliardi di dollari
7. Larry Ellison 93 (59 - 62,5 - 58,5) miliardi di dollari
8. Larry Page 91,5 ( - 50,8 - ) miliardi di dollari
9. Sergei Brin 89 ( - 49,8 - ) miliardi di dollari
10. Mukesh Ambani 84,5 (36,8 - - ) miliardi di dollari 

I 10 italiani tra i primi 705 (tra parentesi, gli anni 2020, 2019 e 2018)
40  (32  -  39  -  37)    Giovanni Ferrero 35,1 (24,5 - 22,4 - 23) miliardi di dollari (ora residente in Belgio)
62  (62   -   50   -  45)  Leonardo Del Vecchio 25,8 (16,1 - 19,8 - 21,2) miliardi di dollari
234 (133 - 107 - 127)  Stefano Pessina 9,7 (10,2 - 12,4 - 11,8) miliardi di dollari (ora residente a Monte Carlo)
256 (224 - 198 - 196)  Massimiliana Aleotti (Menarini) 9,1 (6,6 - 7,4 - 7,9) miliardi di dollari
323 (304 - 173 - 174)  Giorgio Armani 7,7 (5,4 - 8,5 - 8,9) miliardi di dollari
327 (308 - 257 - 190)  Silvio Berlusconi 7,6 (5,3 - 6,3 - 8) miliardi di dollari
539 (680 - 546 - 499)  Giuseppe De Longhi 5,2 (3 - 3,8 - 4,3) miliardi di dollari
550 (648 - .......- ......)  Gustavo Denegri 5,1 (3,1 - 2,6) miliardi di dollari
622 (…...-.........-..…)  Patrizio Bertelli 4,6 miliardi di dollari
622 (…...-.........-..…)  Miuccia Prada 4,6 miliardi di dollari
680 (…...-.........-......)  Luca Garavoglia 4,2 miliardi di dollari
705 (…...-.........-…..)  Piero Ferrari 4,1 miliardi di dollari
https://forbes.it/2021/04/06/del-vecchio-il-piu-ricco-john-elkann-tra-le-new-entry-chi-sono-i-46-miliardari-ditalia-nella-classifica-billionaires-2021/

NB: Il valore della ricchezza è influenzato dal valore dell’Euro rispetto al Dollaro. 

I primi 10 hanno una ricchezza pari a 1.153 miliardi di dollari, con un incremento di 466,6 miliardi di dollari rispetto ai 686,4 del 2020 e di 409,2 rispetto ai 743,8 miliardi di $ del 2019.

I primi 10 Italiani hanno una ricchezza pari a 78 miliardi di dollari, con una diminuzione di 3,5 miliardi rispetto agli 81,5 miliardi del 2020 e di 16,4 rispetto ai 94,4 miliardi del 2019.

Per una comparazione con gli anni scorsi (ho modificato l’anno in quello della pubblicazione):

 
AnalisiQQ/35/Classifica Forbes 2020 dei ricchissimi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2869231.html oppure
https://vincesko.blogspot.com/2020/04/analisi-quali-quantitativa35-classifica.html
 
AnalisiQQ/34/Classifica Forbes 2019 dei ricchissimi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2865398.html oppure 
https://vincesko.blogspot.com/2019/03/analisi-quali-quantitativa34-classifica.html
 
AnalisiQQ/33/Classifica Forbes 2018 dei ricchissimi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2860581.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2018/03/analisi-quali-quantitativa33-classifica.html
 
AnalisiQQ/32/Classifica Forbes 2016 dei ricchissimi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2844235.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2016/03/analisi-quali-quantitativa32-classifica.html
 
AnalisiQQ/31/Classifica Forbes 2015 dei ricchissimi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828570.html oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/analisi-quali-quantitativa31-classifica.html
 
AnalisiQQ/26/Classifica Forbes2014 dei ricchissimi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2806290.html oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/07/analisi-quali-quantitativa26-classifica.html
 
AnalisiQQ/23/Classifica Forbes 2013 dei ricchissimi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2774560.html oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/06/analisi-quali-quantitativa23-classifica.html
 
AnalisiQQ/17/Classifica Forbes 2012 dei ricchissimi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2730276.html oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/analisi-quali-quantitative17-classifica.html
 
Classifica 2011 dei ricchissimi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2609397.html oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/03/analisi-quali-quantitativa12-classifica.html
 
Classifica 2010 dei ricchissimi
http://www.repubblica.it/persone/2010/03/11/news/forbes_ricchi-2588296
http://www.forbes.com/lists/2010/10/billionaires-2010_The-Worlds-Billionaires_Rank.html
http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2553957
 
 
Post e articoli collegati:
 
Dossier Imposta Patrimoniale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/analisi-quali-quantitativa14imposta.html
 
Piketty, i ricchi si abbuffano e i poveri annaspano
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2820021.html oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/07/piketty-i-ricchi-si-abbuffano-e-i.html
 
Piketty: "L'economia è soffocata dal denaro. Come ai tempi di Marx"
Lo studioso francese analizza tre secoli di evoluzione dei paesi occidentali: "La rendita cresce più del Pil, per questo aumenta la disuguaglianza"
di Fabio Gambaro
06 marzo 2014
http://www.repubblica.it/cultura/2014/03/06/news/piketty_l_economia_soffocata_dal_denaro_come_ai_tempi_di_marx-80333829/
 
Les limites du classement des milliardaires par « Forbes »
Le palmarès des grandes fortunes établi chaque année par le magazine américain est entaché de nombreuses limites méthodologiques.
LE MONDE | 06.03.2018 à 16h44 • Mis à jour le 07.03.2018 à 06h37 |
Par MaximeVaudano et JérémieBaruch
http://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2018/03/06/les-limites-du-classement-des-milliardaires-par-forbes_5266520_4355770.html
 
 
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https://vincesko.blogspot.com/2021/04/analisi-quali-quantitativa36-classifica.html

 
 

 


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permalink | inviato da magnagrecia il 6/4/2021 alle 22:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Lettera alla Ministra Mara Carfagna: PNRR, due proposte per il Mezzogiorno e l’Italia




 ALLA SIGNORA MINISTRA PER IL SUD MARA CARFAGNA

P.C. SIG. PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Oggetto: Due proposte per il Mezzogiorno e l’Italia.

 

Egr. Signora Ministra Carfagna,

Dato lo scarso spazio a disposizione nell’apposito form, mi pregio sottoporre al Suo vaglio, più estesamente, i due seguenti progetti, nell’ambito del Fondo Nazionale di Ripresa e Resilienza.

PREMESSA

PNRR: LA STRATEGIA DEI TRE PASSI PRIORITARI

La burocrazia riesce a spendere neppure 2 miliardi all'anno di fondi europei, ora dovrebbe riuscire a spenderne oltre 15 volte tanto per 6 anni. Non sembra possibile.
Occorrono, dunque, questi TRE passi prioritari:

1. il primo passo è la RIPARTIZIONE territoriale delle risorse: sia per gli obiettivi stabiliti dall'UE, oltre che dalla nostra Costituzione - riduzione dei divari territoriali -, sia in base ai moltiplicatori (al Sud oltre 4, al Nord meno di 1, cfr. precedente bozza PNRR), la quota maggioritaria deve essere assegnata al Mezzogiorno (non a caso, l'UE ha attribuito al Sud il 66% del contributo a fondo perduto);

2. il secondo passo è una logica conseguenza del primo passo: i progetti devono essere pochi e grandi, a partire dall'unificazione ferroviaria nazionale, obiettivo strategico indicato da Cavour 175 anni faalle strade, ai porti, agli acquedotti, alle CASE POPOLARI (1,5% del totale degli immobili residenziali in Italia, contro il 32% dell’Olanda, il 23% dell’Austria, il 19% della Danimarca, il 16% della Francia), al PROGETTO EDUCATIVO rivolto, a domicilio, alle mamme in gravidanza e nei primi 3 anni di vita dei figli (dopo è già tardi);

3. il terzo passo è la creazione di una tecnostruttura gestionale dedicata altamente competente ed efficiente (CDP, BEI, Banca d'Italia, Accademia, ecc.), svincolata dalle pastoie della inefficientissima burocrazia nazionale e regionale, che deve solo fornire le persone più adatte e competenti, prendendo i migliori, che abbia ramificazioni anche nelle Regioni; regolata da norme europee.

 

PROGETTI

 

DUE PROPOSTE PER IL MEZZOGIORNO E L’ITALIA

(che quasi nessuno fa)

La Questione meridionale - lo dimostrano la storia economica e l’analisi di tutti gli indicatori dall’unità d’Italia (cfr., tra gli altri, questo eccellente studio della Banca d’Italia che dà uno sguardo anche alla ex Germania Est, destinataria di imponenti risorse dopo l’unificazione, molto superiori a quelle asseritamente riversate nel nostro Mezzogiorno) - non è soltanto un problema di risorse finanziarie. Occorre agire congiuntamente sulla leva economico-finanziaria e su quella educativa. Sono cose che propongo, nel mio piccolo, da 10 anni (le ho proposte anche al precedente PdC e al precedente ministro per gli Affari Europei).

 

1. GRANDE PIANO PLURIENNALE DI CASE POPOLARI DI QUALITA’

Soltanto il 73% degli Italiani abita in case di proprietà;[1] in alcune Regioni del Sud, intorno al 60%. La prima infrastruttura deve essere un Grande Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità. Le case popolari e ultrapopolari in Italia sono appena l’1,5% dei 35 milioni di immobili residenziali,[2] contro il 32% in Olanda, il 23% in Austria, il 19% in Danimarca e il 16% in Francia.[3] Nel 2010, in Francia - ed è il record - si sono costruiti 131.500 alloggi pubblici, cioè quanti, al ritmo attuale, se ne costruiscono in Italia in 50 anni. Negli altri Paesi europei, infatti, vengono costruiti molti più alloggi popolari, per calmierare i prezzi degli affitti e tutelare i ceti più poveri.

Il numero delle case popolari e ultrapopolari è diminuito rispetto a quindici anni fa, a seguito della loro vendita (privatizzazioni).

Il divario con gli altri Paesi UE risulta ancora più marcato in termini di spesa per l’housing sociale, con un rapporto spesa/Pil dell’Italia pari (2005 e 2009) ad un misero 0,02%, contro una media dello 0,57% UE27.[4]

Poi ci si scandalizza della guerra tra poveri dell’occupazione abusiva delle case popolari, mentre bisognerebbe scandalizzarsi per l’estrema penuria di alloggi pubblici e sollecitare vigorosamente un corposo piano pluriennale di alloggi pubblici.

Pertanto, l’obiettivo prioritario in Italia deve essere un GRANDE PIANO PLURIENNALE DI CASE POPOLARI DI QUALITA’, sulla falsariga del piano Fanfani[5] (all’epoca ministro del Lavoro e della Previdenza sociale), adattato alle esigenze attuali, anche in termini di consumo di suolo, e tenendo conto eventualmente della grande disponibilità di case sfitte o invendute (così si depotenzia la contrarietà della potente lobby delle banche e degli immobiliaristi, oltre che dei proprietari di casa, beneficiari senza alcun merito, da 60 anni, della legislazione urbanistica sul regime dei suoli).

Come disse una ragazza ricca alla trasmissione “Ballarò”, si è poveri quando non si possiede una casa. O, aggiungo io, quando con un basso reddito non è possibile pagare un affitto sociale.

È una misura che verrebbe approvata sicurissimamente dall’UE, perché è inclusa nelle proposte del gruppo di studio, presieduto da Romano Prodi, per conto della Commissione Europea.[6]

Ed è, soprattutto, una misura che coniuga assistenza (che è uno dei compiti istituzionali - e costituzionali - dello Stato), equità e sviluppo produttivo.

Il piano andrebbe affidato, almeno, ad un Sottosegretario di Stato forte politicamente ed efficiente.

 

2. PROGETTO EDUCATIVO

Oltre alle carenze evidenti della capacità amministrativa delle Regioni del Sud, cui si può sopperire, nel breve periodo, gemellando Regioni del Sud e Regioni del Nord e/o unificando e centralizzando le migliori competenze per l’amministrazione delle risorse destinate al Sud, svincolate finalmente dal criterio iniquo, sperequato e incostituzionale della spesa storica per il riparto della spesa ordinaria e che prevedano una quota addizionale per la spesa per investimenti (art. 119 Cost.), occorre implementare una rivoluzione culturale (in senso lato) ed un correlato PROGETTO EDUCATIVO.

Esso deve avere come soggetto e oggetto principale la DONNA meridionale, al fine di incrementare il capitale umano e il capitale sociale.

La donna, infatti, nel suo duplice ruolo di madre e poi di insegnante, è il principale agente educativo e culturale nelle famiglie (è lì, coinvolgendo i padri, e i nonni quando presenti, molto più che negli asili nido, che è necessario intervenire, in un’intelligente ottica di prevenzione/efficacia/economicità), e va supportata attraverso un lavoro di assistenza a domicilio, durante la gravidanza e nei primi tre anni di vita dei figli, che è il periodo critico per lo sviluppo affettivo (principale mattone della personalità), intellettivo (è il periodo principale in cui si sviluppano le sinapsi e gli assoni - che collegano i 100 miliardi di neuroni di cui ciascuno di noi è dotato alla nascita ma quasi privi di sinapsi -, a condizione che essi vengano “fissati” dall’educazione, vale a dire dall’interazione con l’ambiente, gli altri si atrofizzano) ed etico-normativo (l’altro mattone della personalità).[7]

 

Esprimo la speranza che i due sopra descritti, fondamentali progetti vengano inclusi in quelli approvati e finanziati.

La ringrazio dell’attenzione e Le porgo i miei migliori saluti e auguri di buon lavoro,

V.

 

____________________________

Note 

[1] ISTAT-CENSIMENTO DELLE ABITAZIONI 2011
http://www.istat.it/it/archivio/108392

EUROSTAT
https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Housing_statistics https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/images/0/00/Fig18_2_1.png

[2] Statistiche catastali 2018
Tabella 5: Numero unità immobiliari residenziali per categoria catastale e per tipologia di intestatari e variazione % annua Categoria Intestatari Totale Var % stock 2018/2017 PF PNF BCC
A/1 28.613 5.429 8 34.050 -1,8%
A/2 11.958.361 887.467 2.462 12.848.290 0,7%
A/3 11.679.209 1.068.467 3.709 12.751.385 0,4%
A/4 5.120.707 445.754 2.718 5.569.179 -0,5%
A/5 728.970 80.945 366 810.281 -2,6%
A/6 571.492 34.257 114 605.863 -3,2%
A/7 2.342.454 65.422 260 2.408.136 1,0%
A/8 28.364 6.225 15 34.604 -0,5%
A/9 1.648 848 3 2.499 -0,2%
A/11 19.562 4.984 40 24.586 0,5%
Totale 32.479.380 2.599.798 9.695 35.088.873 0,3%
https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/Nsilib/Nsi/Schede/FabbricatiTerreni/omi/Pubblicazioni/Statistiche+catastali/Statistiche+catastali+2018/Statistiche_Catastali_2018_18072019_.pdf
link sostituito da:
https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/documents/20143/263802/Statistiche_Catastali_2018_18072019.pdf/92569312-eb38-f34d-1ea5-d69c9e3f8db9

[3] Edilizia sociale nell'Unione Europea (pag. 23)
http://fupress.net/index.php/techne/article/viewFile/11486/10976
link sostituito da:
https://search.proquest.com/openview/11de67b2778040203932ea2fc95c26fb/1?pq-origsite=gscholar&cbl=756407

[4] Rapporto CIES 2011-2012
Secondo il Rapporto CIES 2011-2012 (tabella 3.4), la spesa per l’housing sociale in Italia nel 2005 e nel 2009 è stata appena dello 0,02% sul PIL, contro lo 0,57% della UE27, lo 0,75% della Danimarca, lo 0,65% della Germania, lo 0,20% della Spagna, lo 0,85% della Francia e l’1,47% della Gran Bretagna, con un rapporto tra questi altri Paesi UE e l’Italia, rispettivamente, di 28,5, 37,5, 32,5, 10, 42,5 e 73,5 volte: sono dati che parlano da soli e costituiscono un vero scandalo! http://sitiarcheologici.lavoro.gov.it/Documents/Resources/Lavoro/CIES/RAPPORTO_2011_2012_Fabbris.pdf#page=105
http://sitiarcheologici.lavoro.gov.it/Documents/Resources/Lavoro/CIES/RAPPORTO_2011_2012_Fabbris.pdf

[5] Il piano INA-Casa: 1949-1963
http://www.treccani.it/enciclopedia/il-piano-ina-casa-1949-1963_(Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero:-Tecnica)/
Ina-case, quando l’utopia
50 anni fa si chiudeva il piano ideato da Fanfani per l’edilizia popolare
https://www.lastampa.it/cultura/2013/02/20/news/ina-case-quando-l-utopia-1.36122560

[6] New Deal sociale da 150 miliardi l’anno, il piano di Prodi per salvare l’Europa
Il dossier preparato da un team di esperti: investire su salute, istruzione ed edilizia
https://www.lastampa.it/esteri/2017/12/23/news/new-deal-sociale-da-150-miliardi-l-anno-il-piano-di-prodi-per-salvare-l-europa-1.34086452
Il “New Deal” di Prodi: investire 150 miliardi per rilanciare l’Europa sociale
http://www.romanoprodi.it/notizie/il-new-deal-di-prodi-investire-150-miliardi-per-rilanciare-leuropa-sociale_14786.html (ivi il rapporto, nel quale è interessante notare (pag. 32) che nella classifica della Social housing as a proportion of overall housing stock ai primi tre posti ci sono l’Olanda col 34,1%, l’Austria col 26,2% e la Danimarca col 22,2%, mentre l’Italia non figura affatto).

[7] La mancanza di organizzazione, concretezza, pragmatismo deriva dal clima? Non so, può darsi che sia una concausa. Io però penso che sia un prodotto essenzialmente della cultura (nel duplice senso: classico e soprattutto moderno), nelle forme e nello stadio in cui è in un dato periodo storico (pensiamo ai Romani o agli Arabi).

Ma naturalmente è estremamente difficile, anzi impossibile, creare un sistema-Paese efficiente se ognuno si crede un dio, quindi perfetto (cfr. Il Gattopardo). È il principe di Salina che parla:

«Rimasero [gli ufficiali inglesi] estasiati dal panorama, della irruenza della luce; confessarono però che erano stati pietrificati osservando lo squallore, la vetustà, il sudiciume delle strade di accesso. […] Vengono [i garibaldini] per insegnarci le buone creanze ma non lo potranno fare, perché noi siamo dèi. […] i Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti.»

È quasi superfluo aggiungere che, come scriveva Dostoevskij, tutti gli ottusi si credono perfetti. Il Sud è strapieno di individui, a tutti – proprio tutti – i livelli, che si credono perfetti.

Che fare? Diffondere, attraverso l’educazione, tonnellate, vagoni, bastimenti di logica e pragmatismo! Ripeto: non soltanto la logica (greca), ma anche il pragmatismo (anglosassone) o, se si preferisce, la concretezza romana (della Roma antica, naturalmente); il rispetto delle regole; l’etica della responsabilità; la propensione al rischio.

E intervenire alla radice sulla relazione tra ruolo e partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese, che caratterizza negativamente il Sud, similmente ai Paesi arabi.

Educazione. «Lo scopo principale della vita da cui dipendeva ogni felicità» (Lev Tolstoj, Anna Karenina).

Ciascuno di noi è il prodotto di due fattori: i geni e l’educazione. Il primo è una variabile non controllabile, un dato immodificabile, a meno che non si prenda in considerazione l’eugenetica; il secondo è invece una variabile controllabile, attraverso l’interazione con l’ambiente: familiare, scolastico, sociale. Possiamo chiamare questa interazione «educazione».

Il processo educativo dovrebbe svolgersi considerando, nell’ordine indicato, questi tre ambiti.

Fascia d’età critica. Il periodo fondamentale è dalla gravidanza a 3 anni! È in questo lasso di tempo che si formano le sinapsi e gli assoni, che legano i neuroni, ma essi si fissano a condizione che vengano utilizzati/stimolati dall’educazione, altrimenti si atrofizzano.

Corollario: elementare decidere di intervenire sui soggetti giusti, nella fascia d’età giusta e nel luogo giusto.

PROGETTO EDUCATIVO. La mia proposta è questa: in Italia ogni anno nascono ormai poco più di 400.000 bambini, quindi ci sono poco più di 400.000 madri in gravidanza, occorre e conviene investire su di loro, attraverso un programma strategico pluriennale di assistenza a domicilio alle mamme in gravidanza e nei primi 3 anni di vita dei figli (e ovviamente ai padri), che poi, su questa solida base, si svilupperà – ma solo dopo – attraverso la scuola e gli altri organismi sociali.

A tale scopo, verrebbe selezionato e formato rigorosamente (con stage anche all’estero), attingendo tra gli psicologi, i pedagoghi, gli assistenti sociali, ecc., un piccolo esercito di 25.000-50.000 Assistenti-educatori a domicilio (sulla falsariga degli Health Visitor finlandesi), diretti secondo standard elevati di efficacia-efficienza-qualità e basandosi sul concetto di prevenzione, più semplice ed efficace e meno costoso degli interventi ex post.

Come progetto pilota, suggerisco di cominciare dalla Calabria e dall’asse Napoli-Caserta. L’Italia diventerà un Paese normale soltanto quando la Calabria e l’asse Napoli-Caserta usciranno dal sottosviluppo ferroviario e/o culturale-antropologico.

***

Segreteria del Ministro:
tel. (+39) 06.67793838
segreteria.ministrosud@governo.it
p.c. presidente@pec.governo.it

 

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 https://vincesko.blogspot.com/2021/03/lettera-alla-ministra-mara-carfagna.html

 

 

Il bino Draghi

 


IL REALISMO GENEROSO DI DRAGHI
LA CRISI EUROPEA DEI VACCINI/FARE PRESTO FARE TUTTI INSIEME 
ROBERTO NAPOLETANO | 25 FEB. 2021 22:47 | 1
https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/gli-editoriali/politica/2021/02/25/leditoriale-di-roberto-napoletano-laltravoce-dellitalia-il-realismo-generoso-di-draghi/ 

 

Direttore Napoletano, Lei ha troppo entusiasmo per Draghi.

Parliamoci chiaro. Draghi ha iniziato la sua presidenza della BCE l’1.11.2011, in sostituzione di Trichet. L'ho già scritto[1]: i FATTI attestano che il Consiglio Direttivo della BCE presieduta da Draghi ha deliberato una politica monetaria effettivamente espansiva (QE) nel gennaio 2015 e l'ha implementata ( = attivata) nel marzo successivo. Esattamente con 6 (anni) di ritardo rispetto alla FED e alla BoE. E l'ha fatto in misura insufficiente, poi si è corretto strada facendo. Nel frattempo, in alcuni Paesi, tra i quali l'Italia, ci sono state: una doppia, profonda recessione (la Grande Recessione) e conseguenze nefaste paragonabili a quelle di una guerra. Non dico che sia tutta o soltanto colpa della BCE di Draghi, ma essa ha contribuito nascondendo sistematicamente al popolo europeo che lo statuto della BCE contempla non uno soltanto (la stabilità dei prezzi) ma due obiettivi, ed il secondo fa riferimento alla missione dell’UE statuita dal fondamentale art. 3 del TUE, che è la piena occupazione e il progresso sociale, obiettivo statutario che essa BCE ha violato per 5 (cinque) anni!

Io giudico dai FATTI. Ci sono due Draghi: una metà buona e una cattiva. La scelta dell'"ignorante" Giavazzi, neo-liberista, propugnatore della fallace e ossimorica "austerità espansiva" (teorizzata dal suo amico e defunto Alesina) o della teoria altrettanto fallace dei moltiplicatori correlati a meno tasse e più tagli di spesa (applicate pedissequamente e improvvidamente dall'UE) come suo consigliere economico lascia presagire che, almeno in economia, stia prevalendo la sua metà cattiva. Perché Draghi dovrebbe sapere che Giavazzi, anziché fare ammenda e tacere, continua a propalare dal pulpito del Corriere della Sera le sue fesserie.

Vedremo gli sviluppi, ma la inviterei ad essere meno entusiasta a priori e più analista critico dei fatti e delle decisioni concrete, come prima dell’incompetente Conte, ora del bino Draghi.

 

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[1]https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/gli-editoriali/2020/12/16/leditoriale-di-roberto-napoletano-laltavoce-dellitalia-ma-impariamo-a-spendere-i-soldi/  

https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/gli-editoriali/2021/02/03/leditoriale-di-roberto-napoletano-laltravoce-dellitalia-draghi-come-de-gasperi-per-il-nuovo-dopoguerra/

  

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 https://vincesko.blogspot.com/2021/02/il-bino-draghi.html

 

 

 


Il debito pubblico italiano è sostenibile


Segnalo il comunicato di ieri della BCE.[1] Da esso si evince che l’utile netto della BCE, pari a 1,6 mld, in calo rispetto al 2019, è interamente distribuito alle banche centrali nazionali, tra cui la Banca d’Italia (nella misura del quasi 17,5% del totale, cioè la quota “corretta” di partecipazione dell’Italia nel capitale della BCE), la quale a sua volta lo girerà quasi integralmente al Tesoro.

Evidenzio che questo meccanismo virtuoso, che si estende ai titoli pubblici (di ammontare molto più elevato) acquistati direttamente dalla Banca d’Italia, alleggerirà ulteriormente il carico della spesa per interessi passivi, già ridottosi notevolmente dal 2012 (86 mld) grazie alla diminuzione dei tassi d’interesse sul debito, riducendo il circolo vizioso che ha caratterizzato per decenni il debito pubblico italiano, che cresce esclusivamente a causa degli interessi passivi, gravati da tassi di interesse elevati, doppi o tripli rispetto alla Francia e alla Germania. Alla fine del 2019, nonostante l’aumento del debito di circa 400 mld rispetto al 2012,[2] la spesa annua per interessi passivi è calata di 20 mld. E questo trend è il più probabile nei prossimi anni.[3]

Non dico che esso non sia un grosso problema, ma quando ascoltate o leggete i catastrofisti sul debito pubblico italiano fuori controllo, dite loro che ora esso è più sotto controllo di quanto lo fosse 10 anni fa, quando, peraltro, era giudicato tra i più sostenibili nel lungo periodo. Perché, finalmente, sono mutati sostanzialmente i fattori esogeni (politica monetaria della BCE, che è lascito della presidenza Draghi dal 2015, e politica economica della Unione Europea meno a trazione della Germania ordoliberista e antitaliana). 

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[1] Comunicato stampa 18 febbraio 2021
Bilancio della BCE per il 2020
• L’utile netto della BCE ammonta a 1,6 miliardi di euro (2,4 miliardi nel 2019) ed è distribuito integralmente alle banche centrali nazionali
• Gli interessi attivi netti sui titoli detenuti per finalità di politica monetaria si collocano a 1,3 miliardi di euro (1,4 miliardi nel 2019)
• Il totale di bilancio della BCE è aumentato, portandosi a 569 miliardi di euro (457 miliardi nel 2019)
Il bilancio 2020 della Banca centrale europea (BCE), sottoposto a revisione, evidenzia un utile d’esercizio pari a 1.643 milioni di euro (2.366 milioni nel 2019). La diminuzione di 722 milioni di euro rispetto all’anno precedente è dovuta principalmente alla riduzione degli interessi attivi netti sulle riserve valutarie e sui titoli detenuti per finalità di politica monetaria. Il Consiglio direttivo ha inoltre deciso di effettuare un trasferimento di 48 milioni di euro al fondo di accantonamento a fronte dei rischi finanziari della BCE, che ha determinato una diminuzione dell’utile della Banca per un importo equivalente.
Nel 2020 si rilevano interessi attivi netti per 2.017 milioni di euro (2.686 milioni nel 2019). Gli interessi attivi netti sulle riserve ufficiali sono diminuiti, portandosi a 474 milioni di euro (1.052 milioni nel 2019), per effetto della riduzione degli interessi derivanti dal portafoglio in dollari statunitensi. Gli interessi attivi netti generati dai titoli detenuti per finalità di politica monetaria sono scesi a 1.337 milioni di euro (1.447 milioni nel 2019), principalmente a seguito della flessione degli interessi attivi rivenienti dal Programma per il mercato dei titoli finanziari (Securities Markets Programme, SMP) dovuta ai rimborsi.
Gli utili realizzati su operazioni finanziarie ammontano a 342 milioni di euro (197 milioni nel 2019). L’aumento è da ricondurre in gran parte ai più elevati utili da prezzo sulla vendita di titoli denominati in dollari statunitensi, il cui valore di mercato ha beneficiato della diminuzione dei rendimenti obbligazionari in dollari statunitensi nel 2020
https://www.bancaditalia.it/media/bce-comunicati/documenti/2021/ecb.pr210218.it.pdf  

[2] Andamento del debito negli ultimi anni confrontato con il PIL (in milioni di €):

AnnoDebito (MEuro)PIL (MEuro)% sul PIL
20051.512.7791.429.479101,90%
20061.582.0091.485.377102,60%
20071.602.1151.546.177103,60%
20081.666.6031.567.761102,40%
20091.763.8641.519.702112,50%
20101.843.0151.548.816115,40%
20111.897.9001.580.220116,50%
20121.989.7811.613.265123,40%
20132.070.2281.604.599129,00%
20142.137.3221.621.827131,80%
20152.239.3041.655.355135,30%
20162.285.6191.695.787134,80%
20172.329.5531.736.593134,10%
20182.380.4921.766.168134,80%
20192.409.8411.787.664134,80%

https://it.wikipedia.org/wiki/Debito_pubblico

[3] Ma c’è un paradosso: gestire questo debito sempre più enorme costa sempre meno. È la stessa stima di UniCredit a disegnare tre scenari per il decennio 2021-2030. Nello scenario market-base, quello ritenuto più probabile, nei prossimi dieci anni l’Italia spenderà 630 miliardi di euro per pagare gli interessi sul suo debito pubblico, cioè meno dei 707 miliardi pagati per gli interessi tra il 2010 e il 2019 e dei 727 miliardi spesi nel decennio 2000-2009. Anche in rapporto al Pil la spesa annua per interessi sul debito pubblico cala: è prevista al 3,4% il prossimo decennio, è stata al 4,2% nel decennio che si conclude ora e del 5% in quello precedente. Negli altri due scenari indicati da UniCredit le cifre cambiano: la spesa complessiva scende a 563 miliardi nello scenario “benigno” mentre sale a 1006 miliardi in quello “negativo”. La prospettiva “benigna”, basata su uno spread Btp-Bund attorno ai 125 punti, è considerata più probabile, perché «in linea con ulteriori passi avanti presi dagli Stati membri verso una maggiore integrazione europea» (il report era stato scritto prima dell’accordo del 21 luglio sul Recovery Fund).
https://www.avvenire.it/economia/pagine/debito-pubblico-altro-record-ma-cala-la-spesa-per-interessi 

 

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Il Governo Draghi, un governo a trazione settentrionale



Questo governo non mi piace. Non sono ottimista. Tre su quattro sono ministri settentrionali.

Ad esempio, la settentrionale tosta Gelmini agli Affari Regionali, che ingloba l’autonomia differenziata, altrimenti detta secessione dei ricchi, farà peggio del pugliese Boccia, che è stato pessimo, ma alla fine è stato fermato dalla caduta del governo.

Quanti sanno che il tuttologo settentrionale veneziano Brunetta, docente ordinario di Economia del Lavoro, ha già fallito come ministro per la PA? La sua riforma, che io seguii passo passo, alla fine fu molto fumo e poco arrosto, tanto è vero che la PA è rimasta il problema n. 1 italiano. Si arrese ai sindacati anche sugli incentivi che premiano il merito, ma vengono dati a tutti, e fece riscappare in GB l’esperto che aveva chiamato apposta.[1] Però è “amico” di Draghi, del quale ha appoggiato la candidatura, e, come nel 2011, nel caso della famosa lettera della BCE, farà da tramite fra la coppia Draghi-Daniele Franco e quel che è rimasto di Berlusconi.

Il settentrionale leghista Giorgetti avrà la polpa del Ministero per lo Sviluppo economico, per soddisfare gli appetiti dei bulimici nordisti.

Voi pensate che, con tutti questi ministri settentrionali, al Sud arriveranno i soldi che gli spettano? Che, per la verità, manco col governo Conte2, pieno di ministri meridionali, arrivavano.

Visto che il presidente di Giunta regionale De Luca fa solo chiacchiere, assieme ai suoi colleghi meridionali, dobbiamo sperare nel poliedrico Giovannini, ministro romano delle Infrastrutture e dei Trasporti (che ha molta polpa), e nella incompetente Carfagna, una dei pochissimi meridionali, ministro per il Sud, che è abbastanza tosta.

Comunque, buon lavoro.

 

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LA POLEMICA Flop della guerra ai fannulloni "Commissione inutile, mi dimetto" Micheli a Brunetta: troppe pressioni e burocrazia. Nella bufera l'ente di valutazione della Pubblica amministrazione, riforma a rischio
di Paola Coppola - 15 gennaio 2011
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/01/15/news/brunetta_civit-11246926
 
LA RESA INCONDIZIONATA DI BRUNETTA TRADUZIONE DAL BURO-SINDACALESE IN ITALIANO DELL’ATTO DI CAPITOLAZIONE DEL MINISTRO NEI CONFRONTI DEI SINDACATI DELLA FUNZIONE PUBBLICA “Lettera sul lavoro” pubblicata sul Corriere della Sera del 7 febbraio 2011 https://www.pietroichino.it/?p=12686
 
Intesa Brunetta-Sindacati
CON UN ATTO DI VERA E PROPRIA CAPITOLAZIONE IL MINISTRO DELLA FUNZIONE PUBBLICA AZZERA LA PROPRIA RIFORMA: DOPO L’ABOLIZIONE DELLA “CAROTA”, DISPOSTA NELL’ESTATE 2010 DAL MINISTRO DELL’ECONOMIA, VIENE ABOLITO ANCHE IL “BASTONE” – E LA VALUTAZIONE DELLA PERFORMANCE VIENE AFFIDATA A ORGANISMI PARITETICI GOVERNO-SINDACATI
http://www.pietroichino.it/?p=12643
 
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: LA RIFORMA PERDE I PEZZI
di Pietro Micheli 01.02.2011
Il miglioramento dei servizi pubblici è un obiettivo irrinunciabile per l'Italia. Ma la riforma della pubblica amministrazione si sta trasformando da storica opportunità a contenitore sterile di adempimenti burocratici. Mancano infatti tutte le condizioni necessarie per il suo successo: dal supporto politico alle risorse umane e finanziarie. A preoccupare è soprattutto l'impatto a lungo termine di una percezione della valutazione del personale come strumento utile solo a castigare. Unito all'erezione di barriere impenetrabili a qualsiasi strumento gestionale.
https://www.lavoce.info/archives/26740/pubblica-amministrazione-la-riforma-perde-i-pezzi/

 

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PNRR, la strategia dei tre passi prioritari



COME DISINNESCARE LA BOMBA SOCIALE
Ristori senza copertura, cartelle fiscali in arrivo e incubo licenziamenti
ROBERTO NAPOLETANO | 14 FEB. 2021 21:47 | 1
https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/gli-editoriali/politica/2021/02/14/leditoriale-di-roberto-napoletano-laltravoce-dellitalia-come-disinnescare-la-bomba-sociale/

Chi è dotato di un minimo di capacità di analisi, di logica e di onestà intellettuale non può non concordare col direttore Napoletano. La priorità deve essere il Mezzogiorno, per lo sviluppo dell'Italia intera.

Conte e Gualtieri erano inesperti. L'unica loro decisione giusta (che però forse l'avevano adottata per avere il monopolio sui 209 mld e più), la tecnostruttura di gestione dedicata, è stata affossata da Renzi, che ora pare fuori gioco.

Draghi e Franco sono di ben altro livello e possono anche contare sulla tecnostruttura della Banca d'Italia.

La burocrazia riesce a spendere neppure 2 miliardi all'anno di fondi europei, ora dovrebbe riuscire a spenderne oltre 15 volte tanto per 6 anni. Vi sembra possibile?

Occorrono dunque questi TRE passi prioritari.

1. Il primo passo è la RIPARTIZIONE territoriale delle risorse: sia per gli obiettivi stabiliti dall'UE, oltre che dalla nostra Costituzione (art. 119, riduzione dei divari territoriali), sia in base ai moltiplicatori (al Sud oltre 4, al Nord meno di 1), la quota maggioritaria deve essere assegnata al Mezzogiorno (l'UE ha attribuito al Sud il 66% del contributo a fondo perduto).

2. Il secondo passo è una logica conseguenza del primo passo: i progetti devono essere pochi e grandi, a partire dall'unificazione ferroviaria nazionale, obiettivo strategico indicato da Cavour 175 anni fa,[1] alle strade, ai porti, agli acquedotti, alle case popolari.

3. il terzo passo è la creazione di una tecnostruttura dedicata altamente competente (CDP, BEI, Banca d'Italia, Accademia, ecc.), svincolata dalle pastoie della inefficientissima burocrazia nazionale e regionale, in particolare dagli arroganti Mandarini ministeriali, che deve solo fornire le persone più adatte e competenti; regolata da norme europee. 

Il PdC, i ministri e il Parlamento, definiti la strategia, le quote territoriali e i progetti, devono limitarsi a controllare severamente l'attuazione del PNRR, apportando, in caso di ritardi, le modifiche del caso ai soggetti e alle modalità di gestione e di controllo operativo.

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[1] Il sottosviluppo del Sud è figlio della mancata unificazione ferroviaria e culturale-antropologica nazionale.

Quella ferroviaria fu indicata come obiettivo strategico da Cavour 175 anni fa.

La seconda - come afferma Renato Brunetta, ed io in questo caso concordo pienamente con lui, ma vado oltre e propongo da una decina d'anni un Progetto Educativo pluriennale a domicilio rivolto alle mamme in gravidanza e nei primi tre anni di vita dei figli perché dopo è già tardi - riguarda in particolare l'asse Napoli-Caserta-Calabria.

L'Italia diventerà un Paese normale soltanto quando l'asse Napoli-Caserta-Calabria uscirà dal sottosviluppo ferroviario e culturale.

 

Cavour

«In Inghilterra non esistono più distanze. Le comunicazioni anche tra città lontane, come Londra e Liverpool, sono diventate più facili che tra quartieri diversi della stessa città. La posta parte da Londra due volte al giorno per quasi tutte le direzioni» (cit. in Romeo, Cavour e il suo tempo, 1° vol., 1977, p. 735). Così scriveva estasiato nel proprio diario l’unico che al tempo fu in grado di intuire pienamente le potenzialità del nuovo mezzo di trasporto e di disegnare in modo lungimirante una rete ferroviaria già italiana prima ancora dell’esistenza dell’Italia.

Camillo Benso conte di Cavour, verso la metà degli anni Quaranta, indovinando il destino unitario del Paese, affidava alle ferrovie, potente stimolo per l’economia e al tempo stesso elemento di civiltà e di progresso, un ruolo decisivo rispetto al processo di unificazione politica ed economica e le incorporava nel proprio modello di sviluppo. Il suo Des chemins de fer en Italie, pubblicato nel maggio 1846 sulla parigina «Revue nouvelle» in forma di recensione all’opera di Carlo Ilarione Petitti di Roreto, rappresenta la dimostrazione della chiarezza della visione cavouriana in tema di ferrovie e la sua completa capacità di padroneggiare la materia.

Cavour comprendeva la rilevanza della rete, quando ancora si ragionava prevalentemente in termini di acquisizioni singole, affidando alle ferrovie un ruolo cruciale rispetto al processo di unificazione politica ed economica. Si trattava per Cavour del punto di arrivo della sua elaborazione e si giovava della vasta esperienza maturata all’estero, grazie agli svariati viaggi compiuti e alle altrettanto numerose relazioni che intratteneva con personaggi influenti sparsi per l’Europa occidentale. Il famoso scritto ferroviario fu importante per il celebre politico piemontese anche perché era la prima volta che sosteneva pubblicamente il tema della nazionalità italiana, legandolo strettamente alla diffusione della più innovativa infrastruttura del tempo. Sulle ferrovie il conte puntava anche in termini morali: «Più di ogni altra riforma amministrativa – scriveva nell’articolo – e forse anche di larghe concessioni politiche, l’esecuzione delle strade ferrate contribuirà a consolidare questo stato di mutua confidenza fra i governi e i popoli, base delle nostre future speranze.

La mappa ferroviaria ideata da Cavour indicava come centrale l’unione delle linee piemontesi con quelle lombarde e altrettanto strategico era considerato il progetto che indicava di unire i porti tirrenici con quelli adriatici. Per il Meridione la considerazione non cambiava: il treno gli appariva il mezzo ideale per aggregare anche quelle regioni alla nuova nazione in fieri.

Un altro fattore decisivo fu il buon livello di preparazione, nei ranghi statali, di un personale tecnico in grado di realizzare i programmi di espansione ferroviaria e il graduale sviluppo di capacità adeguate tra gli imprenditori locali di lavori pubblici, istruiti in precedenza dagli appalti per la costruzione dei tronchi delle linee statali, cui si sommò la costituzione di un’azienda ferroviaria di Stato, capace di gestire, con risultati economicamente validi, le linee via via approntate. [...]»

https://www.treccani.it/enciclopedia/la-nascita-del-sistema-ferroviario-e-il-ruolo-della-tecnica_(Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero:-Tecnica)/

 

 

Post collegati:

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e il monarca Giuseppe Conte
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2871228.html oppure
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PNRR, l’immobilismo del Governo Conte è figlio naturale dell’incompetenza
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Questione femminile, questione meridionale, rivoluzione culturale e progetto educativo
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PNRR, l’immobilismo del Governo Conte è figlio naturale dell’incompetenza



IN ALTO MARE CON IL SURPLACE NON GALLEGGI
ITALIA&EUROPA. Se si innesca una crisi di governo si sa come si parte ma non dove si finisce
ROBERTO NAPOLETANO | 26 DIC. 2020 23:24 | 1
https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/gli-editoriali/politica/2020/12/26/leditoriale-di-roberto-napoletano-laltravoce-dellitalia-in-alto-mare-con-il-surplace-non-galleggi/  


PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

La PA italiana è la peggiore dEuropa. È come quella russa, ma del tempo di Gogol: inefficiente e corrotta. In tutti i manuali di Economia, da decenni, è indicata come la principale palla al piede dello sviluppo italiano. È dominata, in particolare al Sud, dalla cultura (in senso antropologico) del ferroviere-controllore. La spiegazione plausibile, infatti, ce la dà il grande Fedor M. Dostoevskij ne “I Demoni”, per bocca di Stepan Trofimovic Verchovenskij, parlando di ferrovieri (cito a memoria):

“Tu prendi un qualunque imbecille e lo metti dietro una scrivania a vendere biglietti ferroviari; la sua prima preoccupazione sarà quella di ‘nous montrer son pouvoir’.”

La PA è lo specchio dellItalia.

Una cultura di regole ambigue e di accese discussioni che non portano a nessun risultato preciso sembra fatta apposta per indurti a assumere un atteggiamento mentale basato sulla vendetta e il risentimento che succhia lenergia a ogni altro settore della vita. (Tim Parks).

Con uno strapotere dei Mandarini di Stato, i quali nell’esercizio abnorme e illogico del loro potere (“pour montrer leur pouvoir” ottuso) tengono in non cale perfino gli esposti adeguatamente motivati della Presidenza della Repubblica.[1]

Ed allora non bisogna meravigliarsi se da tutto ciò derivi lo spirito negativo che permea da 40 anni lintera società italiana, alimentato dalla terribile tv italiana che andrebbe chiusa per almeno 20 anni. Il contrario dello spirito positivo, che - secondo Robert Musil - è il vero fattore che fa forte un popolo.


IL PESCE PUZZA DALLA TESTA

Perché il Governo dovrebbe essere migliore della società che rappresenta? Soprattutto se al suo vertice c’è una persona che non ha le qualità e l’esperienza per pianificare e controllare progetti di sviluppo di alto livello, la cui gestione, necessariamente, deve coinvolgere le risorse umane più competenti.

Il PdC Conte, intellettualmente, non è né Prodi né Ciampi, neppure per la sensibilità alla Questione meridionale, intesa come fattore sia di equità che di sviluppo. Ed allora è “normale” se succede che al Sud vengano incredibilmente assegnate il 30% delle risorse perfino del PNRR, la cui missione principale è la riduzione dei divari territoriali. Anche per colpa dei presidenti di Giunta delle Regioni meridionali, di fatto incompetenti e psicologicamente vassalli di quelli spocchiosi, egoisti e sopravvalutati del Nord.


L’IMMOBILISMO È FIGLIO NATURALE DELL’INCOMPETENZA

A tutto questo si aggiunge la debolezza del quadro politico centrale. Con una maggioranza che deve sottostare ai ricatti del tagliatore di teste Renzi, il quale, dall’alto della sua incompetenza, affossa l’unica scelta intelligente (voluta dall’UE e adottata da tutti i Paesi) di Conte (anche se a modo suo, cioè dell’incompetente bulimico di poteri): vale a dire quella – considerata la storica inefficienza della PA – di far gestire il PNRR da un organismo dedicato, composto da persone altamente competenti. E l’incompetente Renzi muove come una marionetta l’incompetente e improvvida ministra Bellanova, che assicura che il problema storico dell’inefficienza della PA italiana, che, tranne qualche rara eccezione, non si riesce a risolvere da 150 anni, sarà risolto in pochi mesi. Se non fosse tragico, ci sarebbe da sganasciarsi dal ridere.

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[1] L'ineffabile Ragioniere Generale Biagio Mazzotta, che fa tanto il maestrino con il Parlamento bocciandone i provvedimenti a suo dire privi di copertura finanziaria, di concerto con la Direttrice Generale Previdenza Concetta Ferrari, interpretando alla belin di segugio la chiarissima norma della Riforma delle pensioni Fornero che modifica l’adeguamento periodico dell’età di pensionamento alla speranza di vita e dei coefficienti di trasformazione da triennale a biennale (L. 214/2011, art. 24, comma 13, ecc.) taglierà INGIUSTAMENTE le pensioni di coloro che andranno in pensione il prossimo 1.1.2021.

Ho scritto loro tre volte,[1] ed ho ottenuto anche l’appoggio del Quirinale. Ma se ne sono fregati non solo di me, il che forse è comprensibile, ma – incredibile ma vero - anche del Presidente della Repubblica.[2] (https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/gli-editoriali/economia/2020/12/23/leditoriale-del-direttore-roberto-napoletano-laltravoce-dellitalia-pensavo-fosse-amore-invece-era-un-calesse/ ).


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Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e il monarca Giuseppe Conte
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La cultura del ferroviere-controllore
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2824470.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/la-cultura-del-ferroviere-controllore.html


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La resipiscenza tardiva del Governatore Ignazio Visco sugli obiettivi della BCE



Com’è noto ai lettori di questo blog, denuncio da sette anni la BUFALA, ormai mondiale, che la BCE ha un unico obiettivo statutario, la stabilità dei prezzi, bufala che ha come vittime quasi tutti gli economisti italiani e forse del mondo.[1]

Come forse è altrettanto noto, il protagonista assoluto della diffusione consapevole di questa BUFALA è l’ex presidente della BCE Mario Draghi.[2] Subito dopo viene il presidente della banca centrale tedesca Jens Weidmann.[3]

Voi non ci crederete, ma nel novero degli inconsapevoli propalatori sono incline a credere ci sia anche l’ex DG di Bankitalia Salvatore Rossi,[4] ma non sono sicurissimo che lo faccia inconsapevolmente.

In ogni caso, sono invece quasi sicuro che esponenti sia della BCE che della Banca d’Italia lo facciano inconsapevolmente, influenzati dai loro capi e dai documenti che sia la BCE che la Banca d’Italia diffondono periodicamente e che spiegano che la BCE abbia un unico obiettivo, e spesso lo fanno citando il vecchio testo superato dello statuto della BCE e non l’ultimo modificato dopo il Trattato di Lisbona.

Come è successo qualche mese fa alla Banca d’Italia.[5] Alla cui risposta molto deludente fui costretto a replicare manifestando la mia insoddisfazione.[6]

Leggo abbastanza assiduamente le dichiarazioni del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e perciò non mi risulta che egli abbia partecipato, assieme alla protagonista BCE, a propalare la bufala. Anzi, se gli si può addebitare qualcosa è proprio che non ha mai fatto chiarezza sugli obiettivi della BCE.

Fa eccezione soltanto un suo recente colloquio, il 28.09 scorso, con Repubblica, in cui egli ha finalmente precisato che la BCE in questa fase, come la FED, ha due obiettivi, non uno soltanto: la stabilità dei prezzi e la crescita.

Bce: Visco, in questa fase e' come la Fed, ha due obiettivi
(AGI) - Roma, 28 set. - La Bce? In questa fase "e' esattamente come la Fed: il nostro obiettivo e' accrescere la domanda e l'occupazione per ottenere una stabilita' dei prezzi in linea con i nostri obiettivi". Lo dichiara in un colloquio con Repubblica, a margine del Festival Economia di Trento, il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, per il quale si dice sempre che gli Stati Uniti "hanno un obiettivo duale; noi singolo. Ma non e' cosi'. Noi abbiamo un obiettivo primario che e' la stabilita' dei prezzi. Ma poi abbiamo quello, scritto nel Trattato, in base al quale, pur soggetti alla stabilita' dei prezzi, dobbiamo fare di tutto per contribuire agli obiettivi dell'Unione europea". E gli obiettivi, semmai, "sono la piena occupazione con uno stato sociale soddisfacente, e la stabilita' finanziaria". Pertanto, "esattamente come la Fed". Percio' quello di dire che la Fed ha due obiettivi inflazione e occupazione e la Bce uno solo, per Visco "e' un falso dilemma". (AGI)Rm3/Gip.[7]

Che è esattamente ciò che sostengo io dal 2013[8] e, da ultimo, anche in un mio saggio del 2018.[9] Osservo, infatti, che è una fase (di deflazione o troppo bassa inflazione) che dura dal lontano 2013, talché nel novembre 2014 presentai una petizione al Parlamento Europeo contro la BCE per violazione del proprio statuto, che è ancora all’esame della Commissione PETI, dopo due tentativi del segretariato di commissione di archiviarla, a seguito della risposta evasiva, incoerente e insufficiente della BCE, come da me segnalato e motivato alla predetta Commissione,[10] i cui coordinatori decisero di mantenerla all’esame.

Infatti, la BCE di Draghi ha continuato a violare il proprio statuto, derivato dai Trattati, ed ha aspettato altri due anni per dare avvio al QE (marzo 2015), con esattamente 6 anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, ed ancor più alla BoJ. Nel frattempo, in Italia, c'è stata una doppia, profonda recessione, con conseguenze negative equivalenti a quelle di una guerra. E per salvarsi la coscienza e nascondere le sue responsabilità ha occultato accuratamente il secondo obiettivo statutario (si vedano i miei post sotto), ingannando quasi tutti, inclusi gli esperti e premi Nobel.

 

______________________

 

[1] Chi non conosce lo statuto della BCE (elenco in divenire)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2825230.html oppure
http://vincesko.blogspot.it/2015/03/chi-non-conosce-lo-statuto-della-bce.html

[2] Mario Draghi confessa che la BCE vìola il suo statuto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2831066.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/mario-draghi-confessa-che-la-bce-viola.html

[3] Il bugiardo e imbroglione Jens Weidmann e la massima di Goebbels
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2845940.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2016/04/il-bugiardo-e-imbroglione-jens-weidmann.html

[4] Lettera al Dottor Salvatore Rossi e al Professor Jean Paul Fitoussi sulla BCE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2866297.html oppure
https://vincesko.blogspot.com/2019/06/lettera-al-dottor-salvatore-rossi-e-al.html 

[5] L’ignoranza dello Statuto della BCE sembra aver fatto un’altra vittima illustre: la Banca d’Italia. Come istituzione, poiché era già successo col suo ex direttore generale (v. appresso). Pubblico la lettera che ho inviato pochi giorni fa alla nostra banca centrale, dopo aver letto un suo documento in cui è stato commesso un errore di citazione del predetto statuto. Errore che mi è servito per sviluppare un esame critico dello statuto, della sua scarsissima conoscenza, alimentata dalla stessa BCE, e delle conseguenze della sua errata interpretazione ed applicazione. Esame che ho concluso con questo invito: Pertanto, sarebbe benvenuta una Vostra analisi critica dell’art. 2 Statuto BCE, fedele alla lettera e allo spirito dello Statuto BCE, derivato dai Trattati, a beneficio soprattutto del tedesco Jens Weidmann e dell’olandese Klaas Knot. Rispettivamente, presidente della banca centrale tedesca e presidente della banca centrale olandese.

Lettera alla Banca d’Italia sulla sua errata citazione dello Statuto BCE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2868142.html oppure
https://vincesko.blogspot.com/2019/12/lettera-alla-banca-ditalia-sulla-sua.html

[6] Replica alla risposta della Banca d’Italia sugli obiettivi e i poteri-doveri statutari della BCE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2868821.html oppure
https://vincesko.blogspot.com/2020/03/replica-alla-risposta-della-banca.html

[7] Non voglio pensare che nella “conversione a U” del governatore Visco abbia influito il mio invito a fare chiarezza sull’art. 2 dello Statuto BCE, ma ripeto ciò che ho scritto nella mia lettera alla Banca d’Italia, alla quale ha poi fatto seguito la sua risposta deludente. Come fu deludente la risposta della BCE alla mia petizione al Parlamento Europeo contro la BCE.

Pertanto, sarebbe benvenuta una Vostra analisi critica dell’art. 2 Statuto BCE, fedele alla lettera e allo spirito dello Statuto BCE, derivato dai Trattati, a beneficio soprattutto del tedesco Jens Weidmann e dell’olandese Klaas Knot. Rispettivamente, presidente della banca centrale tedesca e presidente della banca centrale olandese.

Per chi è abbonato segnalo il link a Repubblica:
https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/09/27/news/visco_bce_come_la_fed_punta_alla_crescita_e_all_occupazione_-268743908/

Bce: Visco, in questa fase e' come la Fed, ha due obiettivi
lunedì 28 settembre 2020
http://www.regioni.it/ue-esteri/2020/09/28/bce-visco-in-questa-fase-e-come-la-fed-ha-due-obiettivi-619216/

[8] Bce, troppo poco e troppo tardi
di Nicola Melloni 08/11/2013
http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Bce-troppo-poco-e-troppo-tardi-20880.html 

[9] Dal quale traggo:
Ne discende che, in deflazione o con tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (fissato a poco sotto il 2 per cento), la condizione sospensiva («fatto salvo» - «without prejudice», nella versione inglese -), costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, è (più che) soddisfatta, quindi il rapporto duale-gerarchico tra i due obiettivi si modifica e diventa, come per la FED, paritario. Pertanto, la BCE è obbligata dal suo statuto (art. 2) a sostenere il raggiungimento del secondo obiettivo - «crescita economica» e «piena occupazione». E poiché l’inflazione dell’Eurozona è stata per cinque anni sotto zero (deflazione) o prossima allo zero o molto sotto il target (che rende necessaria una politica monetaria espansiva) il secondo obiettivo era (è tuttora) del tutto concordante, convergente e complementare con l’obiettivo principale, che è quello di riportare l’inflazione, da sotto zero o quasi zero o molto inferiore, a poco sotto il 2 per cento.

- Ne deriva come corollario che, in situazioni di deflazione o di tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target, come per la FED, i due obiettivi – controllo dei prezzi e crescita economica e dell’occupazione - sono su un piano paritario e la BCE ha i medesimi poteri-doveri della FED.

[10] Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2845674.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2016/04/replica-alla-risposta-della-bce-alla.html

 

 

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 https://vincesko.blogspot.com/2020/12/la-resipiscenza-tardiva-del-governatore.html

 

 


Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e il monarca Giuseppe Conte



La prima bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) aveva assegnato al Sud appena il 30% del totale delle risorse, cioè un livello neppure proporzionale alla popolazione, quantunque – ancorché fosse già stato rilevato in passato - sia ormai venuto completamente alla luce del Sole da oltre un anno per merito in particolare del Quotidiano del Sud, diretto da Roberto Napoletano, e sia ora oggetto di disputa tra gli specialisti, l’iniquo riparto delle risorse fra le tre ripartizioni territoriali dell’Italia: Nord, Centro e Sud.

Sarebbe utile sapere i nomi e i cognomi di chi ha (i) stilato e (ii) appoggiato la prima bozza del PNRR.

Sarebbe anche utile indagare se il 30% è stato un errore non intenzionale di un funzionario o una mossa tattica per rendere digeribile il 34% poi indicato a pag. 117 della seconda bozza del PNRR,[1] che rappresenta la quota di popolazione del Sud, ma comunque è ben lontano dal 45% della cosiddetta “clausola Ciampi” e ancor di più dal 60% che rappresenta la quota maggioritaria auspicata, pare anzi prescritta, dall’Unione Europea per il Mezzogiorno, che sarebbe la misura minima congrua sia per cominciare seriamente a colmare i divari territoriali, sia per compensare il Sud dello “scippo” dei fondi ordinari degli ultimi decenni determinato dal riparto iniquo e incostituzionale (art. 119)[2] basato sulla spesa storica e contravvenendo a quanto stabilito dalla legge 42 del 2009 (cosiddetta Legge Calderoli sul federalismo fiscale).[3]

Il PdC Conte non è Prodi o Ciampi. L’ex PdC Renzi ha contestato la governance verticistica del PNRR e minacciato la crisi di governo. In fatto di autoreferenzialità ed egotismo, Renzi è l’ultimo a poter parlare, ma nel caso del PNRR segnala un problema reale. Data l’inefficienza della PA, la centralizzazione della gestione dei 200 mld del PNRR – vedi appresso - è non solo utile ma necessaria. Ma in fatto di scelta e gestione di progetti complessi e competenze di eccellenza il ‘parvenu’ tuttologo e tuttofare PdC Conte non è, manco alla lontana, Prodi o Ciampi.

Nel difficile ruolo di PdC, egli ha palesemente raggiunto il suo livello di incompetenza.[4] Maschera e compensa i suoi limiti evidenti con una straordinaria capacità di resilienza.[5] Neppure Prodi aveva un suo partito, e pagò ciò caramente, ma aveva visione strategica, competenza tecnico-economica, sensibilità per la Questione meridionale, spirito di squadra e la statura intellettuale per avvalersi di persone altamente competenti (ancor più Ciampi), secondo il principio “Dimmi che collaboratori hai e ti dirò chi sei”. Forse il suo vero punto debole fu che si scelse il portavoce più taciturno del mondo, con conseguente défaillance comunicativa degli ottimi risultati ottenuti nonostante la breve durata dei suoi due governi.

Ecco, per incompetenza e inadeguatezza Conte è paragonabile a Berlusconi, che in politica, infatti, a differenza che nelle sue aziende, si è sempre contornato di personaggi mediocri, pescando - nellipotesi migliore - tra le seconde o terze file della Prima Repubblica. Ma almeno lui è un eccellente venditore. Beninteso, della corrente che propugna la tecnica di vendita manipolatoria (laltra corrente caldeggia la metodologia basata sulla costruzione di un rapporto di fiducia con il cliente).
In che cosa eccella Conte, tranne la sua formidabile resilienza, io non saprei dire. Neppure in lingua italiana, eccelle. Neppure in aritmetica o in diritto costituzionale, eccelle, visto che... la sua prima bozza del PNRR assegnava al Sud il 30% delle risorse, calpestando in un colpo solo la matematica, la demografia, la Costituzione, nonché la sua origine meridionale. Purtroppo, perché è doloroso ammetterlo.

Asili nido anziché case popolari. Le persone non vivono negli asili nido, come pare immagini il tuttologo e tuttofare PdC Conte, ma nelle case. Ma non sembra ci sia traccia nel PNRR del piano corposo di alloggi pubblici di qualità, estremamente carenti in Italia, in particolare al Sud, poiché essi attualmente rappresentano un misero 1,5% del totale dei 35.000.000 di immobili residenziali, che fa assegnare all’Italia, di gran lunga, l’ultimo posto in UE. Esprimo, allora, la speranza, come ho scritto a Conte, che lo si possa varare e finanziare con i 4 mld derivanti dal ripristino dell’ICI-IMU-TASI sulla casa principale, che verrebbe pagata per 2/3 dai ricchi e dai benestanti, mentre gli altri pagherebbero un piatto di lenticchie.[6]

Tasse. La riduzione delle tasse – come ha avvertito ripetutamente il Commissario europeo Gentiloni - non è finanziabile con il Piano Ripresa e Resilienza europeo, ma Conte, novello monarca all’incontrario, l’ha inclusa lo stesso.

Il Vice Segretario del PD, Andrea Orlando, ha affermato in un’intervista al Corriere della Sera: «Dovremo capire come questa struttura si raccorderà al lavoro dei ministeri, evitando duplicazioni, e come si eviteranno forme di accentramento. L’accentramento, comunque, non ha nulla a che vedere con la struttura esterna, si può avere anche senza e va evitato in tutti casi, non perché c’è diffidenza nei confronti di Conte ma perché se tutto arriva su un solo tavolo le risposte rischiano di giungere troppo tardi».

Duplicazioni. Giusto evitare le duplicazioni, ma bisogna risolvere questo problema a monte, suddividendo i compiti e gli obiettivi tra la struttura ordinaria, cioè quella ministeriale, e la struttura straordinaria che dovrà gestire i 209 mld, altrimenti sono inevitabili.

Accentramento. È fondamentale chiarire questo aspetto. Se per accentramento si intende evitare che il tuttologo e tuttofare PdC Conte entri nella gestione delle risorse è giusto e opportuno. Egli dovrà operare come opera un Presidente del Consiglio di amministrazione NON operativo in un’azienda, quindi limitarsi a nominare l’Amministratore Delegato, rappresentare legalmente l’azienda, curare i rapporti latamente politici, approvare il piano strategico aziendale e valutare i risultati.
L’accentramento, invece, è una condizione necessaria per il successo del PNRR (si veda il punto successivo). All’accentramento – variabile fondamentale – vanno perciò subordinate e condizionate le scelte organizzative e procedurali conseguenti.

Schema triangolare. Fontana, Zaia e Bonaccini, i primi due della Lega Nord, il terzo del PD e presidente della Conferenza Stato-Regioni, un organo non previsto dalla Costituzione ma che, secondo Roberto Napoletano, è diventato di fatto una sorta di terza Camera, i quali hanno chiesto, l’ultimo rivolgendosi direttamente a Bruxelles, i fondi del PNRR, rappresentano il vecchio schema.

L’attuale schema dei fondi europei è basato sulla triangolazione Stati -- > UE -- > Regioni: gli Stati nazionali versano a Bruxelles le risorse, che vengono retrocesse alle Regioni, che realizzano i vari piani. Come è noto, per varie ragioni, quote cospicue restano inutilizzate, in particolare nelle Regioni in ritardo di sviluppo, inefficienza che si somma al riparto iniquo e incostituzionale delle risorse nazionali tra le Regioni del Nord e quelle del Sud, aggravando i divari.

Questo schema inefficiente e iniquo va ribaltato nella gestione del PNRR, proprio attraverso la centralizzazione della gestione delle risorse. Pertanto, le richieste dei soliti egoisti e bulimici Fontana, Zaia e Bonaccini (presidenti di Regioni del Nord che da decenni prendono più soldi di quanti spetterebbero loro in base alla popolazione, sottraendoli al Sud) vanno rigettate, anzi si autoescludono, perché rispondono al vecchio schema triangolare, dimostratosi inefficiente e iniquo.

Nel nuovo schema, la ripartizione dei fondi viene decisa al centro, deve tener conto dei divari profondi tra il Nord e il Sud e quindi concentrare gran parte dei 209 mld del PNRR nel Mezzogiorno, dove peraltro, secondo il PNRR (pag. 118), i moltiplicatori sono molto più alti che al Nord.[7] 

_________________________

Note:

[1] PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA
“Per quanto riguarda la quota del PNRR afferente alle Regioni del Sud si è utilizzata l’ipotesi che ad esse sia destinato il 34 per cento dei fondi additivi.”
https://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato7468930.pdf

[2] Art. 119 […] La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.

Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.
https://www.senato.it/1025?sezione=136&articolo_numero_articolo=119

[3] Legge 5 maggio 2009, n. 42 "Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione"
http://www.parlamento.it/parlam/leggi/09042l.htm

[4] resilienza
1. Capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi.
2. In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.

[5] Principio di Peter https://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_Peter

[6] Secondo il MEF, il gravame medio annuo nel 2012, ultimo anno di applicazione, fu di 225€ e l’85% pagò meno di 400€.

[7] Tavola 4-11: IMPATTO SUL PIL (deviazione percentuale dallo scenario di base)

 

Base

2021

2022

2023

ITALIA

0,43

0,93

1,05

1,10

Sud

1,96

4,21

4,89

5,29

Abruzzo

1,14

2,61

3,35

3,75

Molise

1,96

4,39

5,35

5,82

Campania

2,09

4,46

5,17

5,60

Puglia

1,94

4,17

4,85

5,23

Basilicata

1,50

3,18

3,69

4,00

Calabria

1,98

4,19

4,75

5,08

Sicilia

2,19

4,67

5,35

5,74

Sardegna

1,95

4,18

4,90

5,34

Fonte: Elaborazione su dati MACGEM-IT.

Come si evince dai risultati della simulazione, l’impatto sul PIL reale nazionale della manovra complessiva (shock combinati) raggiunge nel 2024 l’1,1 per cento. A livello regionale l’impatto della manovra complessiva si attesta per l’intera area interessata nel 2024 al 5,3 per cento circa con una variabilità regionale che va dal 3,75 per cento registrato in Abruzzo a oltre il 5 per cento per le altre Regioni. L’impatto differenziato è legato alla diversa struttura produttiva delle singole regioni. Inoltre, si evidenzia che la sinergia delle azioni ha un impatto sul PIL nazionale e regionale più elevato rispetto alla somma degli effetti delle manovre condotte separatamente. Tale risultato conferma la rilevanza degli impatti indiretti, indotti e non lineari che le manovre hanno a livello nazionale e regionale.

  

**********

https://vincesko.blogspot.com/2020/12/il-piano-nazionale-ripresa-e-resilienza.html

 

  

Carlo Cottarelli, l’ostinato


 

L’ITALIA DA RIUNIRE
I NUMERI DA CHIARIRE DI COTTARELLI E LE CERTEZZE DELL’OPERAZIONE VERITÀ
ROBERTO NAPOLETANO | 05 DIC. 2020 22:41 | 1 commento
https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/gli-editoriali/2020/12/05/leditoriale-di-roberto-napoletano-laltravoce-dellitalia-litalia-da-riunire/

 

Carlo Cottarelli

Conosco un poco il professor Carlo Cottarelli perché ho avuto con lui alcune interlocuzioni epistolari e perciò penso di poter esprimere la mia opinione su di lui. Che è questa:

1. Carlo Cottarelli è un bravo economista, ma capisce poco di contabilità (secondo la declaratoria dei settori universitari, le competenze di economia aziendale, ragionieristiche e finanziarie aziendali - da P/07 a P/09 - non rientrano nell’ambito dell’Economia Politica, da P/01 a P/06).

2. E’ di un’ostinazione rara quando difende le sue tesi, anche quando sono palesemente errate, o giustifica i suoi strafalcioni tecnici.

3. Purtroppo (avviso il direttore Napoletano) Cottarelli non ha nessuna remora quando è in gioco l’interesse e il buon nome nazionale (come ho rinfacciato esplicitamente a lui e al suo Osservatorio CPI in una delle mie lettere, allegate sotto "Oltre che per motivi tecnici, non c’è bisogno di essere patrioti sfegatati per evitare di prestarsi a danneggiare il proprio Paese."), difetto che lo accomuna, peraltro, a tutti i neo-liberisti (anche se lui dice di non esserlo), che io considero antitaliani in servizio permanente effettivo.

4. Con tutta la sua scienza, è rimasto anche lui vittima – come 60 milioni di Italiani, inclusi quasi tutti i docenti universitari - della potente DISINFORMAZIONE berlusconiana e del Centrodestra sulle responsabilità della recessione italiana e su chi ha varato la riforma delle pensioni più severa e incisiva.

5. Poi le due grandi BUFALE su Berlusconi e Monti (manovre finanziarie della XVI legislatura) e sulle riforme delle pensioni sono diventate mondiali, colpendo anche ISTAT, INPS, UPB, OCSE, FMI, premi Nobel e i più grandi media nazionali, incluso il Sole 24 Ore, e internazionali (su di esse ho scritto un saggio di 300 pagine, con tutte le prove documentali).


Allego le mie lettere e dialoghi con lui e/o il CPI:

Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica sulla spesa pensionistica
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/lettera-carlo-cottarelli-direttore.html 
 
Lettera ai Professori Brancaccio e Cottarelli sulle loro fake news su Monti e la riforma Fornero
http://vincesko.blogspot.com/2018/02/lettera-ai-professori-brancaccio-e.html

Lettera sulla spesa pensionistica all’Osservatorio sui conti pubblici (Università Cattolica), diretto da Carlo Cottarelli
http://vincesko.blogspot.com/2018/09/lettera-sulla-spesa-pensionistica.html 
 
Lettera n. 2 all’Osservatorio CPI (diretto da Carlo Cottarelli) sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012
http://vincesko.blogspot.com/2018/09/lettera-n-2-allosservatorio-cpi-diretto.html
(In calce, c'è il dialogo conseguente tra Cottarelli e me).
 

***

Poiché in rete quasi nessuno si prende la briga o ha la curiosità di cliccare sui link, riporto il mio commento severo a Carlo Cottarelli (cfr. l’ultima lettera allegata).

Re: Lettera n. 2 all’Osservatorio sui conti pubblici sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012
Da:  v
19/9/2018 22:08
A:  Cottarelli Carlo  

Caro professor Cottarelli,

Ritengo utile premettere, ove avesse qualche dubbio, che io non ho niente contro di Lei; ieri, ad esempio, ho inviato una lettera alla Segretaria generale della CGIL Susanna Camusso, che ha dato una notizia falsa sulla riforma delle pensioni Fornero, se va nel mio blog la trova e ne trova decine di altre dello stesso tenore inviate alle persone più disparate quando propalano bufale.

La “mia” posizione è solo quella della corretta informazione. La Sua qual è? A giudicare dalla Sua terribile “resistenza” a fornire i dati corretti, dopo aver riscontrato quest’ultima prova, io - detto molto francamente - ne ho tratto un giudizio severo.

Lei ha fatto soltanto una dichiarazione verbale, che peraltro tutti hanno travisato: si è chiesto perché? Ha fatto una rettifica? Nel Suo ruolo di depositario della verità sui conti pubblici, che ormai Le hanno attribuito, è il minimo che dovrebbe fare, anche perché rischia che un modesto censore come me, sulla base dei dati, la smentisca inviando una lettera di CONTROINFORMAZIONE a 500 destinatari (ne troverà l'elenco nel mio blog quando pubblicherò la lettera).

L’analisi scritta dell’Osservatorio CPI non fa nessuna menzione di Berlusconi, che ha deciso almeno i 2/3 della manovra di competenza del 2012, ma cita soltanto Monti, che ne ha deciso al massimo 1/3. Io vi ho dimostrato che questi sono i dati corretti: adesso, a mio avviso, Lei non dovrebbe rinviare la precisazione al futuro, ma pubblicare in calce al vostro articolo la mia lettera (come peraltro invitavate a fare, ma stranamente non trovo più l'invito...) o almeno una rettifica. E poi dedicare un po’ del vostro tempo ad analizzare quanto – tantissimo: l’81%! altro che una parte, come Lei insiste a scrivere - fatto dal governo Berlusconi, lasciando perdere Monti, che ha fatto soltanto il residuo 19% e che - Lei dimentica il mio post - ha sostituito Berlusconi, fatto fuori da un complotto sui generis, proprio per COMPLETARE quanto prescritto dalla lettera del 5/8/2011 della BCE, senza cancellare una virgola di quanto già fatto da Berlusconi, atteso che giuridicamente le leggi di Berlusconi non avevano bisogno di nessun avallo o conferma da parte di Monti, come Lei adombra, e come strampalatamente afferma il professor Cazzola per la riforma Sacconi da parte della Fornero, per tacitare la sua lunga coda di paglia (sto provando a scrivere su tutto ciò un libro, inclusa la DISINFORMAZIONE da parte degli esperti).

Non ho affrontato apposta il resto della vostra analisi. Se vuole sapere che cosa ne penso, a mio avviso essa ha un’evidente impostazione ideologica e perciò un epilogo preconfezionato, al quale tutto viene subordinato. Peraltro, sui moltiplicatori gli esponenti passati del FMI hanno fatto una magra figura: errare è umano, perseverare diabolico.

Cordiali saluti,

V.

PS: La informo che pubblicherò queste email nel mio blog.

 

 

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 https://vincesko.blogspot.com/2020/12/carlo-cottarelli-lostinato.html


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Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
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