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Petizione al Parlamento sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza




Pubblico la petizione che ho inviato oggi, via lettera pec, sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica. Nel primo caso, l’ho indirizzata a camera_protcentrale@certcamera.it, fico@camera.it; nel secondo, a petizioni@senato.it, segreteriagabinettopresidente@pec.senato.it, maria.alberticasellati@senato.it.

Due giorni dopo, a seguito di richiesta telefonica dellUfficio Petizioni del Senato, ho provveduto a modificarla.



Petizione (art. 50 Cost.) al Parlamento sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza


Petizione (art. 50 Cost.) al Sig. Presidente della Camera dei Deputati sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza

lunedì 22 giugno 2020 - 15:25


Petizione (art. 50 Cost.) al Sig. Presidente del Senato della Repubblica sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza

lunedì 22 giugno 2020 - 16:25


Illustrissimo Signor Presidente,

La Riforma delle pensioni Sacconi, con la L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, ha introdotto l’adeguamento, con cadenza quinquennale, dell’età di pensionamento alla speranza di vita. Poi lo ha modificato sostanzialmente con la Legge 30.7.2010, n.122, art. 12, comma 12-bister, ecc. rendendolo a cadenza triennale. Con la stessa L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis, ha attribuito al “Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali”, il compito di emanare un decreto direttoriale almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento e che, come stabilito dal successivo comma ter, “aggiorna con cadenza triennale i requisiti di età e di anzianità contributiva in misura pari all’incremento della predetta speranza di vita accertato dall’ISTAT in relazione al triennio di riferimento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale.”.

La Riforma delle pensioni Fornero, con la L. 214/2011, art. 24, ha esteso l’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita alle pensioni anticipate (comma 12) e ha modificato la periodicità dell’aggiornamento da triennale a biennale sia dell’età di pensionamento (comma 13), sia dei coefficienti di trasformazione[*] (comma 16).

[*] L’importo pensionistico contributivo si calcola moltiplicando il montante contributivo individuale per il coefficiente di trasformazione (il montante contributivo individuale si determina sommando l’ammontare dei contributi di ciascun anno, rivalutato annualmente sulla base del tasso annuo di capitalizzazione risultante dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo nominale (PIL), appositamente calcolata dall’ISTAT con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare).

In entrambi i casi (ma scambiandosi i ruoli), i soggetti che materialmente firmano il decreto direttoriale, a pena di sanzione erariale, sono il Ragioniere Generale dello Stato (MEF) e la Direttrice Generale Previdenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Ho scritto loro due volte,[1] per evidenziare che sbagliano ad interpretare le norme pensionistiche, adducendo come prova documentale anche la stessa relazione tecnica della L. 214/2011 (co-elaborata da MinLav ed RGS), che al di là di ogni ragionevole dubbio attesta più volte che l’adeguamento del 2019 è triennale, per cui il successivo adeguamento biennale dovrà decorrere dal 2022, e non dal 2021, come erroneamente interpretano il Ragioniere Generale e la Direttrice Generale Previdenza (e tutti gli altri, incluso il Parlamento (sic!), si vedano, ad esempio, le Leggi di Bilancio 2017 e 2018, che si sono allineati).

L’errata interpretazione viene esposta nella tabella a pag. 42 (l’evidenziazione in colore giallo dell’anno 2021 è nell’originale), la quale fa scattare l’adeguamento biennale dal 2019, che determina lo scatto a decorrere dal 2021 anziché dal 2022.

Per contro, la stessa relazione tecnica, contraddicendo quanto riportato dalla sua tabella a pag. 42, attesta nel commento (presumibilmente l’estensore è persona diversa da chi ha elaborato la tabella e probabilmente di grado gerarchico superiore) che l’adeguamento dell’età di pensionamento e dei coefficienti di trasformazione del 2019 è triennale, e lo attesta sia a pag. 38, riproducendo fedelmente e correttamente la norma di legge (art. 24, comma 13):

«- il passaggio da una periodicità triennale ad una biennale sia dell’adeguamento dei requisiti agli incrementi della speranza di vita sia dell’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione con riferimento agli adeguamenti e agli aggiornamenti aventi decorrenza successiva a quelli decorrenti dal 1° gennaio 2019

sia, ancora più chiaramente scrivendo l’aggettivo «triennali» due volte nella stessa frase, a pag. 49 (dove, di tutta evidenza, manca nel periodo da me riportato un segno di interpunzione dopo le parole «4 mesi»):

«per i successivi adeguamenti triennali del 2016 e del 2019 la stima di tali adeguamenti incrementativi triennali è pari a 4 mesi[; N.d.A.] per gli adeguamenti successivi [dal 2022, N.d.A.] opera la nuova periodicità biennale.»

Come extrema ratio e poiché queste loro errate interpretazioni sono presenti anche in leggi, ho inviato per conoscenza le lettere anche al Presidente della Repubblica.

Il Segretariato Generale del Quirinale, avendo evidentemente trovato fondate le mie osservazioni, mi ha comunicato il 4 marzo 2019 di aver trasformato la mia lettera del 23 febbraio 2018 in un esposto e di averlo trasmesso al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, “per l’esame di competenza”.

Ma i due Alti DirigentiBiagio Mazzotta e Concetta Ferrari, non se ne sono dati per intesi ed Uffici (RGS e DG Previdenza) hanno ripetuto l’errata interpretazione nel Decreto direttoriale del 5 novembre 2019.

Ho allora riscritto loro[2] e poi contattato telefonicamente prima la Ragioneria Generale dello Stato (senza risultato), la Segreteria della Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (il centralinista ha disposizione di non passarle nessun cittadino semplice) e poi la Segreteria della Direzione Generale Previdenza (nel suo sito c’è il numero telefonico diretto), con la quale ho avuto un’interlocuzione, ma - pur avendo il funzionario che forse ha commesso lo strafalcione, delegato per la risposta (Francesco Saverio Longo), riconosciuto che non avevo torto e poi l’aveva già redatta (tre mesi dopo) -, mi ha comunicato che non potevano trasmettermela per decisione – mi ha detto – del Capo Divisione III Stefano Listanti; esito negativo del quale ho informato il Segretariato Generale del Quirinale.[3]

È solo un’impressione e la manifesto come tale, eppure soltanto alla prima telefonata la segretaria della Direttrice Generale Ferrari fu gentile, solerte e preoccupata del fatto che fosse coinvolta la Presidenza della Repubblica, mentre già dalla seconda ci fu un decrescendo. E si sa che le segretarie per solito riflettono l’“atmosfera”, se non la volontà esplicita o adombrata del superiore gerarchico.


In ogni caso, parlano i fatti.

I due Alti Dirigenti Uffici (RGS e DG Previdenza) hanno ora emanato un altro decreto direttoriale del 1 giugno 2020, relativamente all’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione (che la Riforma Dini aveva stabilito decennale, modificato poi dalla Riforma Damiano in triennale e dalla Riforma Fornero in biennale), ed anche per questo hanno erroneamente fissato la decorrenza biennale dall’1.01.2021.

Anche in questo decreto essi riportano la chiarissima norma pensionistica della Riforma Fornero:

“e ogni due anni per le rideterminazioni successive a quella decorrente dal 1° gennaio 2019”,

non avvertendo – come rilevai nella lettera precedente – neppure questa volta l’evidente illogicità della loro interpretazione, dal momento che, se la periodicità biennale vale per “le rideterminazioni successive a quella decorrente dal 1° gennaio 2019”, significa necessariamente, dal punto di vita logico, che quella del 2019 NON può essere anch’essa biennale, ma triennale.

Evidenzio che le varie interpretazioni errate di RGS e DG Previdenza (decorrenza della periodicità degli aggiornamenti dell’età di pensionamento e dei coefficienti di trasformazione ed esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita) si tradurranno in un danno economico per tutti i futuri pensionati (io sono già in pensione).

Tali errate interpretazioni, infatti, impattano negativamente su tre fattori: (i) decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento (a) dell’età di pensionamento alla speranza di vita e (b) dei coefficienti di trasformazione; e (ii) esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, reitero ciò che scrissi nella prima lettera a RGS[1]:

Seconda errata interpretazione

L’adeguamento non avviene in caso di calo della speranza di vita

Com’è noto, l’interpretazione ufficiale è che la riduzione dell’aspettativa di vita non abbassa l’età pensionabilecriterio, peraltro, criticabile sia sotto il profilo dell'equità che della logica. Ma vediamo, anche in questo caso, che cosa dice la norma (L. 122/2010, art. 12, comma 12terriforma Sacconi):

In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.

Anche qui, a me pare non possano sussistere dubbi interpretativi: l’unica volta in cui la norma cita il divieto di aggiornamento in caso di diminuzione della speranza di vita lo limita alla sua “prima applicazione” (2013). Infatti, interpretando la norma facendone l’analisi del periodo, si può constatare l’assenza assoluta di segni di interpunzione tra la subordinata iniziale e le due principali, e tra le due principali, unite dalla congiunzione “e”, e dedurne che soltanto “in sede di prima applicazione ... lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.


A seguito dell’emanazione di questo ultimo decreto direttoriale del 1 giugno 2020, tutti i media hanno segnalato il calo delle future pensioni dal 1° gennaio 2021.

Né i Sindacati, né i Media, né la professoressa Elsa Fornero, da me informati, mi hanno aiutato in questa specifica impresa che porto avanti da solo da oltre due anni o, più in generale, sulla disinformazione prima nazionale e poi mondiale, che coinvolge anche gli esperti, i docenti universitari, ministri, parlamentari ed Enti terzi, inclusi l’INPS e l’UPB, sulle Riforme delle pensioni Sacconi e Fornero, con una erronea attribuzione alla seconda di norme importanti della prima, disinformazione che contrasto da solo da una decina d’anni e sulla quale – unitamente a quella ancor più grave che riguarda le manovre finanziarie correttive della XVI legislatura - andrebbe fatta una indagine approfondita (vi ho scritto su un saggio di 300 pagine, utilizzando come fonte anche gli ottimi dossier del Servizio Studi della Camera o del Senato).

Chiedo (i) che i due Alti Dirigenti – il Ragioniere Generale Mazzotta e la Direttrice Generale Ferrari - la Ragioneria Generale dello Stato e la Direzione Generale Previdenza – se possibile - diano conto delle loro evidenti errate interpretazioni, perché essi sono del tutto autonomi, per deliberazione legislativa (Riforma delle pensioni Sacconi), nell’emanazione dei decreti direttoriali, ma non nell’interpretazione delle norme; (ii) che il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali spieghi la sua (apparente) inerzia dopo la trasmissione dell’esposto del Quirinale; e, soprattutto, (iii) che la competente Commissione Lavoro della Camera dei Deputati/ del Senato della Repubblica (i cui Membri sono già stati da me informati più volte della questione), dia un’interpretazione autentica delle norme violate, vincolante per il Ragioniere Generale dello Stato e la Direttrice Generale Previdenza tutti, in tempo per evitarne la non corretta applicazione dal 1° gennaio 2021.

Distinti saluti,

V.


Napoli, 22 24 giugno 2020

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Note

[1] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

[2] Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita

[3] Lettera n. 2 all’Ufficio Affari Giuridici del Quirinale sull’errata interpretazione di RGS e DG Previdenza di norme delle Riforme Fornero e Sacconi: comunicazione dell’esito negativo


_________________________


Dati anagrafici


***


Aggiornamento


In data 24 giugno, a seguito della richiesta telefonica di un funzionario dellUfficio Petizioni del Senato, ho tolto i nomi e cognomi da me citati, incompatibili - mi ha detto - con una petizione. Ne ho approfittato per togliere anche il passo sullimpressione circa il comportamento della segretaria della DG Previdenza e aggiungere la spiegazione della seconda errata interpretazione. Ho proceduto nello stesso modo per la petizione presentata alla Camera dei Deputati. Che ha anchessa un Ufficio Petizioni, al quale era già stata subito trasmessa dalla Segreteria di Presidenza (alla quale avevo spiegato che la questione era di interesse generale di tutti i lavoratori e futuri pensionati, che subiranno un danno) la prima versione. 


Aggiornamento


Pubblico la comunicazione del 10.07 scorso dell’Ufficio petizioni del Senato:


Rif: Petizione modificata.

petizioni@senato.it

10/7/2020 13:37

A  v  

Gentile Signore,

        La informo che la petizione da Lei inviata è stata annunciata all’Assemblea del Senato nella seduta n. 238 del 9 luglio 2020.
La predetta petizione reca il numero 630 ed è stata assegnata alla 11a Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, Previdenza sociale), che ne curerà i seguiti secondo quanto previsto dall'articolo 141 del Regolamento del Senato.       


Con i migliori saluti.
Ufficio Atti non legislativi Senato



Post collegato:

Lettera ai Media sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche e lo scarso rispetto del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza per la Presidenza della Repubblica e la logica



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https://vincesko.blogspot.com/2020/06/petizione-al-parlamento-sulle-errate.html




Lettera ai Media sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche e lo scarso rispetto del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza per la Presidenza della Repubblica e la logica





Pubblico la lettera che ho inviato ieri ai Media e per conoscenza al Presidente della Repubblica sull’errata interpretazione di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza, che si tradurrà in un danno economico per i futuri pensionati.


Lettera ai Media sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche e lo scarso rispetto del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza per la Presidenza della Repubblica e la logica

lunedì 15 giugno 2020 - 18:31

AI MEDIA (DIRETTORI, VICE DIRETTORI, CAPIREDATTORI, CAPIREDATTORI ECONOMIA, GIORNALISTI)

P.C. SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PARLAMENTO, GOVERNO, ALTRE ISTITUZIONI, MEF, MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, SINDACATI, UNIVERSITA’, ASSOCIAZIONI, FONDAZIONI, RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO, DIRETTRICE GENERALE PREVIDENZA, PROF.SSA ELSA FORNERO

Gentilissimi Signori Direttori e Giornalisti,

La Riforma delle pensioni Sacconi, con la L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, ha introdotto l’adeguamento, con cadenza quinquennale, dell’età di pensionamento alla speranza di vita. Poi lo ha modificato sostanzialmente con la Legge 30.7.2010, n.122, art. 12, comma 12-bister, ecc. rendendolo a cadenza triennale. Con la stessa L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis, ha attribuito al “Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali”, il compito di emanare un decreto direttoriale almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento e che, come stabilito dal successivo comma ter, “aggiorna con cadenza triennale i requisiti di età e di anzianità contributiva in misura pari all’incremento della predetta speranza di vita accertato dall’ISTAT in relazione al triennio di riferimento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale.”.

La Riforma delle pensioni Fornero, con la L. 214/2011, art. 24, ha esteso l’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita alle pensioni anticipate (comma 12) e ha modificato la periodicità dell’aggiornamento da triennale a biennale sia dell’età di pensionamento (comma 13), sia dei coefficienti di trasformazione[*] (comma 16).

[*] L’importo pensionistico contributivo si calcola moltiplicando il montante contributivo individuale per il coefficiente di trasformazione (il montante contributivo individuale si determina sommando l’ammontare dei contributi di ciascun anno, rivalutato annualmente sulla base del tasso annuo di capitalizzazione risultante dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo nominale (PIL), appositamente calcolata dall’ISTAT con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare).

In entrambi i casi (ma scambiandosi i ruoli), i soggetti che materialmente firmano il decreto direttoriale, rispondendone sotto il profilo erariale, sono il Ragioniere Generale dello Stato (MEF) e la Direttrice Generale Previdenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Ho scritto loro due volte,[1] per evidenziare che sbagliano ad interpretare le norme pensionistiche, adducendo come prova documentale anche la stessa relazione tecnica della L. 214/2011 (co-elaborata da Ministero Lavoro e da RGS), che al di là di ogni ragionevole dubbio attesta più volte che l’adeguamento del 2019 è triennale, per cui il successivo adeguamento biennale dovrà decorrere dal 2022, e non dal 2021, come erroneamente interpretano il Ragioniere Generale e la Direttrice Generale Previdenza (e tutti gli altri, incluso il Parlamento (sic!), che si sono allineati).

L’errata interpretazione viene esposta nella tabella a pag. 42 (l’evidenziazione in colore giallo dell’anno 2021 è nell’originale), la quale fa scattare l’adeguamento biennale dal 2019, che determina lo scatto a decorrere dal 2021 anziché dal 2022.

Per contro, la stessa relazione tecnica, contraddicendo quanto riportato dalla sua tabella a pag. 42, attesta nel commento (presumibilmente l’estensore è persona diversa da chi ha elaborato la tabella e probabilmente di grado gerarchico superiore) che l’adeguamento dell’età di pensionamento e dei coefficienti di trasformazione del 2019 è triennale, e lo attesta sia a pag. 38, riproducendo fedelmente e correttamente la norma di legge (art. 24, comma 13):

«- il passaggio da una periodicità triennale ad una biennale sia dell’adeguamento dei requisiti agli intabella a pag. 42crementi della speranza di vita sia dell’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione con riferimento agli adeguamenti e agli aggiornamenti aventi decorrenza successiva a quelli decorrenti dal 1° gennaio 2019

sia, ancora più chiaramente scrivendo l’aggettivo «triennali» due volte nella stessa frase, a pag. 49 (dove, di tutta evidenza, manca nel periodo da me riportato un segno di interpunzione dopo le parole «4 mesi»):

«per i successivi adeguamenti triennali del 2016 e del 2019 la stima di tali adeguamenti incrementativi triennali è pari a 4 mesi[; N.d.A.] per gli adeguamenti successivi [dal 2022, N.d.A.] opera la nuova periodicità biennale.»

Come extrema ratio e poiché queste loro errate interpretazioni sono presenti anche in leggi, ho inviato per conoscenza le lettere anche al Presidente della Repubblica.

Il Segretariato Generale del Quirinale, avendo evidentemente trovato fondate le mie osservazioni, mi ha comunicato il 4 marzo 2019 di aver trasformato la mia lettera del 23 febbraio 2018 in un esposto e di averlo trasmesso al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, “per l’esame di competenza”.

Ma i due Alti Dirigenti, Biagio Mazzotta e Concetta Ferrari, non se ne sono dati per intesi ed hanno ripetuto l’errata interpretazione nel Decreto direttoriale del 5 novembre 2019.

Ho allora riscritto loro[2] e poi contattato telefonicamente prima la Ragioneria Generale dello Stato (senza risultato), la Segreteria della Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (il centralinista ha disposizione di non passarle nessun cittadino semplice) e poi la Segreteria della Direzione Generale Previdenza (nel suo sito c’è il numero telefonico diretto), con la quale ho avuto un’interlocuzione, ma - pur avendo il funzionario che forse ha commesso lo strafalcione, delegato per la risposta (Francesco Saverio Longo), riconosciuto che non avevo torto e poi l’aveva già redatta (tre mesi dopo) ed era alla firma -, mi ha comunicato che non potevano trasmettermela per decisione – mi ha detto – del Capo Divisione III Stefano Listanti; esito negativo del quale ho informato il Segretariato Generale del Quirinale.[3]

È solo un’impressione e la manifesto come tale, eppure soltanto alla prima telefonata la segretaria della Direttrice Generale Ferrari fu gentile, solerte e preoccupata del fatto che fosse coinvolta la Presidenza della Repubblica, mentre già dalla seconda ci fu un decrescendo. E si sa che le segretarie per solito riflettono l’“atmosfera”, se non la volontà esplicita o adombrata del superiore gerarchico.

In ogni caso, parlano i fatti.

I due Alti Dirigenti hanno ora emanato un altro decreto direttoriale del 1 giugno 2020, relativamente all’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione (che la Riforma Dini aveva stabilito decennale, modificato poi dalla Riforma Damiano in triennale e dalla Riforma Fornero in biennale), ed anche per questo hanno erroneamente fissato la decorrenza biennale dall’1.01.2021.

Anche in questo decreto essi riportano la chiarissima norma pensionistica della Riforma Fornero:

“e ogni due anni per le rideterminazioni successive a quella decorrente dal 1° gennaio 2019”,

non avvertendo – come rilevai nella lettera precedente – neppure questa volta l’evidente illogicità della loro interpretazione, dal momento che, se la periodicità biennale vale per “le rideterminazioni successive a quella decorrente dal 1° gennaio 2019”, significa necessariamente, dal punto di vita logico, che quella del 2019 NON può essere anch’essa biennale, ma triennale.

Evidenzio che le varie interpretazioni errate di RGS e DG Previdenza ((i) decorrenza della periodicità biennale degli aggiornamenti (a) dell’età di pensionamento e (b) dei coefficienti di trasformazione e (ii) esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita) si tradurranno in un danno economico per tutti i futuri pensionati (anche di voi che state leggendo, io sono già in pensione).

A seguito dell’emanazione di questo ultimo decreto, tutti i media hanno segnalato il calo delle future pensioni.

Vi invito, pertanto, per lo scopo nobile della giustizia, ed anche nel Vostro interesse, a darmi una mano – come purtroppo non avete fatto finora né Voi né i Sindacati né la professoressa Elsa Fornero - per evitarlo, chiedendo conto delle loro evidenti errate interpretazioni al Ragioniere Generale Mazzotta e alla Direttrice Generale Ferrari, del tutto autonomi, per deliberazione legislativa, nell’emanazione dei decreti direttoriali, ma non nell’interpretazione delle norme.

Cordiali saluti,

V.


____________________________


Note

[1] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

[2] Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita

[3] Lettera n. 2 all’Ufficio Affari Giuridici del Quirinale sull’errata interpretazione di RGS e DG Previdenza di norme delle Riforme Fornero e Sacconi: comunicazione dell’esito negativo



Aggiornamento


I: Lettera ai Media sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche e lo scarso rispetto del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza per la Presidenza della Repubblica e la logica

giovedì 18 giugno 2020 - 13:37

Egregi Signori Presidenti e Membri delle Commissioni Lavoro di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica (elenco aggiornato),

Vi inoltro (di nuovo) la lettera pec che ho inviato il giorno 15 giugno u.s. ai Media e, p.c., al Sig. Presidente della Repubblica sulle reiterate ed evidenti errate interpretazioni di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza, nonostante l’intervento del Segretariato Generale del Quirinale, che ha trasformato la mia precedente lettera pec del 23 febbraio 2018 in un esposto e l’ha trasmesso al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per “l’esame di competenza”.

Le errate interpretazioni di RGS e DG Previdenza – che si tradurranno in un ingiusto taglio alle pensioni future - sono replicate in tutte le leggi approvate in materia negli ultimi anni da Codesto Spettabile Parlamento e promulgate dal Capo dello Stato.

Ho sempre trasmesso p.c. a Codeste Spettabili Commissioni parlamentari le lettere da me inviate in passato ai due Alti Dirigenti (oltre a molte altre sulle BUFALE ormai mondiali, che in Italia hanno fatto 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti, quasi tutti i docenti universitari di Economia o di Lavoro e Previdenza, Ministri, Parlamentari, Istituzioni, Sindacati e Media, riguardanti le Manovre finanziarie correttive della XVI legislatura e le Riforme delle pensioni Sacconi e Fornero, sulle quali porto avanti da una decina d’anni un’opera solitaria e quasi inane di CONTROINFORMAZIONE).

Tra i destinatari della presente comunicazione, oltre ai due Alti Dirigenti, includo di nuovo la Ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, destinataria dell’esposto del Quirinale del marzo 2019, esposto che presumibilmente e stranamente non ha avuto nessun esito, almeno finora.

Con i migliori saluti,

V.


PS: Nella lettera allegata, ho corretto due refusi relativi ai coefficienti di trasformazione. Inoltrerò questa lettera ad altre Istituzioni e ai Media.



Post collegato:


Vista la sordità dei media e dei sindacati dei lavoratori e pensionati, in data 22 giugno 2020 ho presentato una petizione alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica. In data 24 giugno, a seguito della richiesta telefonica di un funzionario dellUfficio Petizioni del Senato, ho tolto i nomi e cognomi da me citati, incompatibili - mi ha detto - con una petizione. Ne ho approfittato per togliere anche il passo sullimpressione circa il comportamento della segretaria della DG Previdenza e aggiungere la spiegazione della seconda errata interpretazione. Ho proceduto nello stesso modo per la petizione presentata alla Camera dei Deputati. 

Petizione al Parlamento sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza



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permalink | inviato da magnagrecia il 17/6/2020 alle 0:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

La mia discesa a rotta di collo dal Passo dei Monaci





Oggi, per telefono, rievocavo con un mio amico montanaro altoatesino, che fa lunghe escursioni in montagna, il Passo dei Monaci. E gli ho raccontato la mia incredibile discesa di corsa. La racconto anche a voi.

Ci sono stato, al Passo dei Monaci (quasi), versante molisano, alla fine degli anni 90. Partecipai ad un’escursione organizzata da Legambiente Napoli. Non ricordo il mese. Forse era giugno o settembre. A parte la naja, non avevo esperienza di questo tipo di percorso in salita sopra i mille metri s.l.m. Andammo in pullman da Napoli fino al pianoro-parcheggio. Poi, a piedi, salimmo per il sentiero che costeggia una sorta di fabbricato-acquedotto non grande.

Ebbi un problema fisico (una leggera tachicardia) lungo la salita.

Arrivati al pianoro superiore (che si vede nell’immagine qui sopra, con sullo sfondo il passo, situato tra la cima di sinistra e le due di destra), non me la sentii di salire al Passo dei Monaci. Rimasi nel pianoro assieme ad altri. Eravamo sudati, ci cambiammo e mangiammo. Una metà del gruppo salì al Passo dei Monaci.

Quando tornarono, scendemmo giù tutti. La pendenza era notevole. Procedevamo un po' in fila indiana, lentissimamente. Troppo per me. Ero allinizio della fila assieme al capo spedizione, ad un altro compagno di escursione e a suo figlio di una quindicina d’anni. Non ho un grande senso di orientamento. Chiesi dove avrei dovuto svoltare al bivio allaltezza dell'acquedotto, me lo dissero e mi lanciai giù di corsa lungo il sentiero tra gli alberi.


Avete presente il film con – mi pare - James Bond in cui i due si inseguono a piedi giù lungo il terreno ripido e glabro? Ecco, pensate a quello, come avevo fatto io prima di decidere di lanciarmi. Il sentiero era stretto, curvilineo e ricoperto di foglie e sassi. La sensazione era bellissima. Scivolai a terra (sul di dietro, data l’inclinazione del mio corpo) un paio di volte, per fortuna non sui sassi ma sulle foglie. Nonostante il timore di cascare su un sasso appuntito, continuai. Mi andò bene.

Arrivato al bivio, non mi ricordavo più se dovevo andare a destra o a sinistra. C’era un cartello, ma non mi aiutò. Dovetti perciò aspettare i tre che conducevano il gruppo, piuttosto frazionato. Li avevo lasciati da pochissimi minuti, ma dovetti aspettarne almeno una ventina prima che li intravvedessi tra gli alberi. Percorrevano un piccolo tornante, per cui li avevo una decina di metri sopra la mia testa, a ore 2 provenienti da destra. Il ragazzo, che mi aveva visto partire a rotta di collo lungo la discesa, mi guardava con gli occhi sbarrati per la meraviglia. Prima che mi raggiungessero, chiesi ad alta voce la direzione, dopodiché mi lanciai di nuovo per la discesa scoscesa. Arrivai in poco tempo al pianoro dov’era il pullman.

Perché arrivassero tutti dovetti aspettare un’ora o forse più. La zona era bellissima, piena di fiori. Ed anch’io mi sentivo una specie di superman. Anzi, uno… 007.



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permalink | inviato da magnagrecia il 10/6/2020 alle 23:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Due strafalcioni del 9 giugno 2020: edilizia sociale e plexiglass


Segnalo due strafalcioni di oggi. Uno l’ha commesso il consulente del Governo, Vittorio Colao (o chi per lui), nel suo Piano di sviluppo economico, che dovrebbe tirar fuori in maniera innovativa l’Italia dalla grave crisi post-pandemia, consegnato ieri al PdC Giuseppe Conte. L’altro l’ha commesso la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, sul termine plexiglass. A mio parere, è molto più grave il primo, anche perché anche io pensavo si scrivesse plexiglass, perché in inglese glass vuol dire vetro, ma plexiglas, che è una plastica trasparente, è un nome e i nomi - si sa - non sottostanno alle regole linguistiche.



Traggo dal Piano Colao1

• Infrastrutture sociali. La crisi in atto ha messo in ulteriore evidenza l’inadeguatezza delle infrastrutture sociali, sia abitative che relative ai servizi socio-sanitari, oggi spesso qualitativamente carenti. È dunque necessario che le infrastrutture sociali rientrino nel più ampio piano di rilancio infrastrutturale, anche attraverso modalità di investimento pubblico-privato.


41. Edilizia sociale. Investire nell’ammodernamento dell’edilizia sociale, con particolare attenzione alle infrastrutture scolastiche e socio-sanitarie, anche ricorrendo all’emissione di social impact bond come forma di finanziamento misto pubblico-privato (ad es. fondi ex Voluntary Disclosure).


“Edilizia sociale”, dott. Colao, sono innanzitutto le CASE POPOLARI DI QUALITA’, non le “infrastrutture scolastiche e socio-sanitarie”! Lo sostiene anche l’Alto Comitato costituito dalla Commissione Europea.2 Lei non lo sa?

E la copertura finanziaria strutturale deve essere il ripristino dell’ICI-IMU-TASI sulla casa principale (4 mld), non un condono una tantum.



Secondo strafalcione

Botta e risposta tra la ministra dell’Istruzione Azzolina e il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini sul termine plexiglass.

Lui ne critica l’operato, lei lo corregge: “Non sai neanche scrivere plexiglass”, ma il vocabolario Treccani la smentisce.

Ho fatto una breve ricerca. Come il Treccani,3 citato dai giornali, anche il dizionario di Cambridge,4 a differenza di altri, dice “plexiglas”, con una sola ‘s’.

Dice anche che in Gran Bretagna è commercializzato con il marchio commerciale “perspex”.

Ovviamente, Salvini l’ha scritto giusto per caso…


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Note


[1] Iniziative per il rilancio “Italia 2020-2022”


[2] Lettera al PdC Giuseppe Conte: proposta di un Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità


[3] plexiglas


[4] Plexiglas

noun U ]

 US trademark

UK 

 /'plek.si.gl??s/ US 

 /'plek.si.glæs/

(UK trademark Perspex)

brand name for a strongtransparent plastic that is sometimes used instead of glass





Aggiornamento


Riporto un commento letto nel web:

Il polimetilmetacrilato è stato scoperto dal tedesco Röhm.
In tedesco vetro si scrive glas. Da cui il nome commerciale del plimetimetacrilato: Plexiglas.



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Coronavirus, la sparata del dottor Zangrillo




Guglielmo Pepe - 2 GIU 2020

La sparata di Zangrillo? Bufale, omissioni, verità


Sono assolutamente d’accordo con Guglielmo Pepe sulle parole usate dal dott. Zangrillo (sul tono non posso pronunciarmi perché non guardo la tv).

Sarà stato “infettato” dal comunicatore sopra le righe (eufemismo) SB.


Provo ad analizzare l’espressione usata.


Come si fa a dire, ammesso e non concesso che sia vero (tale opinione ha già trovato numerosi e autorevoli dissensi): “Il virus non esiste clinicamente”, senza neppure la preoccupazione che possa venire interpretata male? Infatti, l’attenzione di tutti - come era inevitabile - si è accentrata sul soggetto e sul verbo, al negativo – il virus non esiste - più che sull’avverbio – clinicamente -, di non immediata comprensione e che infatti alcuni giornali hanno del tutto omesso.


Dal punto di vista semantico: clìnico agg. e s. m. [dal lat. clinicus, gr. ????????, der. di ????? «letto»] (pl. m. -ci). – 1. agg. Che riguarda la clinica medica, cioè l’esame, lo studio e la cura del malato: quadro c., il complesso dei sintomi; caso c., la concreta realizzazione di una malattia o di una sindrome (nell’uso com., essere un caso c., di persona che esce dalla normalità); guarigione c., regressione o scomparsa del quadro morboso, con o senza scomparsa delle lesioni organiche.


Inoltre, tecnicamente, "Si definisce clinicamente guarito da Covid-19, un paziente che, dopo aver presentato manifestazioni cliniche (febbre, rinite, tosse, mal di gola, eventualmente dispnea e, nei casi più gravi, polmonite con insufficienza respiratoria) associate all’infezione virologicamente documentata da SARS-CoV-2, diventa asintomatico per risoluzione della sintomatologia clinica presentata. Il soggetto clinicamente guarito può risultare ancora positivo al test per la ricerca di SARS-CoV-2."


È certo che il virus esiste: ogni giorno vengono ancora accertati centinaia di nuovi malati, la più parte in Lombardia. Oggi sono stati rispettivamente 318 e 187. Sono tutti clinicamente guariti? Cioè senza sintomi? Né gravi né lievi?


Ha detto “inesistente”, non “meno grave”, “più lieve”, “attenuato”.


Il dott. Zangrillo è un tecnico rinomato, a prescindere dall’intenzionalità comunicativa e dal sospetto di un uso imprudente e/o strumentale delle parole, è stato per lo meno impreciso, tecnicamente e semanticamente. Con un effetto moltiplicativo in termini di clamore mediatico e di responsabilità, proporzionale al fenomeno eccezionale in discorso.



Aggiornamento


Antonella Ronchi 3 giugno 2020 alle 12:31

Caro Pepe, condivido completamente quanto affermato da bdg.Il contenuto della comunicazione è tutto centrato sul termine "clinicamente" che in tanti titoli e commenti è stato omesso, confondendo pesantemente le cose. Sul tono, alla luce di quanto è avvenuto in questi mesi, in cui le voci "diverse" sono state ignorate (vedi la partecipazione istituzionale di Burioni da Fazio, ma non solo), bisogna alzare la voce per farsi sentire. E comunque a me preoccupa moltissimo il fatto che vengano oscurati su youtube interviste a personaggi che dicono cose fuori dal coro, come Tarro . Una narrazione a senso unico che sta diventando minacciosa per la democrazia.


@Antonella Ronchi (3 giugno 2020 alle 12:31)
Essendo io un assiduo frequentatore del web, non mi sorprende l'inclinazione di tantissime persone (davvero troppe) a tenere OSTINATAMENTE in non cale i fatti, la logica e la lingua italiana. E' utile segnalare che l'eziologia è l'educazione fin da piccoli in famiglia, quindi di difficilissimo contrasto.
Mi spiace, avete torto entrambe. E questo non lo dico io ma lo attesta il dottor Zangrillo, nella sua lunga intervista di ieri a Un giorno da pecora su Radio1-RAI (io ascolto solo la radio). La potete ascoltare qui, a una decina di minuti dall’inizio.
https://www.raiplayradio.it/audio/2020/05/UN-GIORNO-DA-PECORA-95875bf9-86c8-4d14-9134-d4b37653223d.html

L’attenzione, come ho spiegato più sopra, va OVVIAMENTE posta in primo luogo sul verbo (“non esiste”), non sull’avverbio (“clinicamente”), ma beninteso anche su questo Zangrillo, essendo un tecnico, ha commesso un grave ed evidentissimo errore semantico e tecnico. Volutamente.

Infatti, nella predetta intervista, Zangrillo è su questo che si corregge e parla di virus “molto più lieve”, dal che si deduce che, almeno, esiste. Non solo, ammette anche (verso la fine dell'intervista) che ha intenzionalmente reso una dichiarazione ottimistica, e fa anche ammenda, rivolgendosi ai giovani.



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QE, la Corte Costituzionale federale tedesca attacca i poteri della BCE e della CGUE




1. Da almeno 10 anni, poiché - un po’ esagerando - i Trattati dicono tutto e il contrario di tutto - molto dipende dalla loro interpretazione e applicazione, che sono decise politicamente da Berlino (e satelliti, con l’aiuto della Francia), spesso in conflitto con la “missione” dell’Unione Europea, cioè i suoi scopi primari (v. preambolo e art. 3 TUE).

2. In questo solco, si inserisce il giudizio sul funzionamento della Banca Centrale Europea rispetto ai Trattati (e al suo statuto, che deriva dai Trattati) e sulle sue decisioni. Nel caso della BCE (art. 35 Statuto BCE), essa è sottoposta soltanto alla Corte di Giustizia UE, che si è già pronunciata nel dicembre 2018 sul punto ora evidenziato dalla Corte Cost. tedesca con una sentenza contraddittoria (sconfinamento nella politica economica, che le è preclusa), decidendo, nel dicembre 2018, sul primo ricorso della Corte Cost. tedesca (Bundesregierung) contro il QE, con intervento anche del Bundestag e della Deutsche Bundesbank.[1]

3. L’Unica Autorità legittimata a interpretare giuridicamente i Trattati è la CGUE, non certamente la Corte Cost. tedesca, che ha giurisdizione esclusivamente in Germania, tanto è vero che - a parte il tono imperioso - la conseguenza, nel caso la BCE non darà una risposta soddisfacente, sarà l’autoesclusione della Bundesbank dal QE.

4. I Tedeschi - che io giudico furbi intelligenti - vogliono solo i vantaggi dell’attuale sistema monco UE/Euro, situazione insostenibile nelle congiunture economiche negative. Figuriamoci in questa, che in Italia, tra alti e bassi, dura da 12 anni e che ha fatto crescere abnormemente il debito pubblico e il rapporto debito/Pil, che, com’è noto, è la bestia nera dei Tedeschi. Anche per colpa del calo del denominatore (PIL) a causa della politica economica prociclica imposta dallUE all’Italia, discriminandola rispetto alla Spagna, alla Francia, all’Irlanda, al Portogallo, alla Grecia (cfr. deficit/Pil dal 2008 al 2017).

5. Il problema ora, cioè da 12 anni, da quando è scoppiata la crisi economica nell’Eurozona (ma non in tutti!), è la politica economica, che è competenza degli Stati ed esige che sia anticiclica, non prociclica. E la responsabilità di questo è della Germania e satelliti, che danno un’ottusa interpretazione neo-liberista dei Trattati e delle sue regole complementari (Fiscal Compact), in particolare verso l’Italia. La BCE, che è indipendente e vota a maggioranza dei 25 Membri del Consiglio Direttivo, di cui solo due sono tedeschi, sopperisce dal 2012 (“wathever it takes” di Draghi e le conseguenti OMT, mai utilizzate finora, contro le quali i Tedeschi fecero subito ricorso, rigettato dalla CGUE nel giugno 2015).

6. Non si sa come finirà questa vicenda, potrà anche avere un effetto benefico perché la decisione della Corte Costituzionale tedesca è esagerata e perciò un passo falso, poiché attacca due capisaldi della costruzione UE: l’indipendenza della BCE e la primazìa della Corte di Giustizia UE sulle Corti nazionali. Come si vede dalla reazione della stessa BCE (vedi il suo comunicato[2]) e della Commissione Europea.

7. In ogni caso, non se ne può più dell’arroganza dei furbi-intelligenti Tedeschi. I quali, a differenza nostra, fanno gioco di squadra, con una sola stella polare: l’interesse dell’apparato industriale-finanziario-commerciale tedesco. E, con qualche eccezione (vedi da ultimo il sorprendente Der Spiegel[3]), furbescamente additano l’Italia spendacciona (una BUFALA cosmica) come capro espiatorio delle loro colpe. Imitati dai furbi-intelligenti Olandesi.


Soluzione? Sono due, da realizzare in parallelo.

- Contare sulla forza della legge UE, che a differenza del passato è a sfavore della Germania, perché il rischio del suicidio fa ora parte della consapevolezza dell’intera struttura europea.

- Poiché, a differenza del passato (sentenza della CGUE del dicembre 2018[1]), se la Corte Cost. tedesca riterrà la risposta della BCE insoddisfacente, si determinerà l’autoesclusione della Bundesbank dal QE, prima di chiedere soldi ai tirchi Tedeschi e Olandesi, dovremmo chiederli ai tirchi ricchi italiani, che sono più ricchi dei ricchi tedeschi.


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Note


[1] QE (OMT), la Corte di Giustizia Europea dà torto alla Corte Costituzionale tedesca


[2] Comunicato stampa della BCE sulla sentenza della Corte costituzionale federale tedesca

05 maggio 2020


[3] "Basta con la spocchia contro l'Italia. Dolce vita? Sciocchezze. Non è sprecona"

Un articolo di der Spiegel difende il nostro Paese. "Non è sprecona. Eurobond o l'Ue crollerà"



Articolo collegato:


L’azione esagerata della Corte Costituzionale tedesca provoca la reazione eccezionale della Corte di Giustizia UE.

La Corte Ue contro i giudici tedeschi: "Sulla Bce possiamo decidere solo noi"

Presa di posizione contro i giudici costituzionali della Germania: "Solo una istituzione europea può giudicare se un atto è contrario al diritto dell'Unione"

08 Maggio 2020



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MES, diverbio Conte vs Salvini-Meloni: analisi dei fatti




Per me i fatti non hanno colore politico: sono veri o falsi.

È un criterio che ho seguito nel caso di Conte come negoziatore: io penso, sulla base dei fatti, che è una schiappa, perfino un autolesionista.[1]

O delle scelte Conte-Gualtieri sul Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) - il Fondo salva-Stati -, che non mi sono piaciute.[2] 

Anche nel diverbio in corso Conte vs Salvini-Meloni sul MES, io ho esaminato i fatti, che sono rinvenibili nei documenti UE e parlamentari e nelle scelte concrete che se ne desumono.

E ne ho dedotto che Salvini e Meloni sono due bugiardi. Perché anche le mezze verità sono bugie intere.

Analizziamo i fatti.

Il PdC Giuseppe Conte ha accusato Matteo Salvini (Lega Nord) e Giorgia Meloni (FdI) di diffondere notizie false su chi abbia approvato il MES, che essi ritengono uno strumento troppo oneroso date le sue pesanti condizionalità, che includono l’attivazione della cosiddetta troika (Commissione, BCE e FMI) e l’adozione di misure severe di riduzione del deficit e del debito pubblico, oltre alle cosiddette riforme strutturali.

Le gestazioni dei trattati richiedono anni. La trattativa sul MES è cominciata nel 2010, dopo la crisi del debito greco. La decisione di istituire il MES risale all’ECOFIN del 9-10 maggio 2010. Rappresentante per l’Italia fu il ministro dell’Economia del governo Berlusconi-Bossi-Fini-Meloni: Giulio Tremonti.

Traggo dal mio saggio LE MENZOGNE SUI GOVERNI BERLUSCONI E MONTI (nota 127):

[127] Fiscal compact e MES

Il Consiglio Economia e Finanza (ECOFIN) del 9-10 maggio 2010, a seguito della crisi del debito sovrano greco, deliberò di istituire due fondi temporanei di assistenza per gli Stati membri dell’Eurozona in condizioni finanziarie critiche: il Meccanismo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria (MESF), volume di risorse fino a 60 miliardi, finanziati dal bilancio dell’UE, e il Fondo Europeo per la Stabilità Finanziaria (FESF), volume di risorse fino a 440 miliardi, integrati da 220 miliardi del Fondo Monetario Internazionale: «In terzo luogo abbiamo deciso di stabilire un meccanismo europeo di stabilizzazione, che si fonda sull'articolo 122, paragrafo 2 del trattato e su un accordo intergovernativo degli Stati membri della zona euro; la sua attivazione è subordinata a una forte condizionalità, nel contesto di un sostegno congiunto UE/FMI, e a condizioni analoghe a quelle dell'FMI. L'FMI parteciperà alle disposizioni finanziarie e si prevede che fornisca un contributo pari almeno alla metà del contributo dell'UE»; a rappresentare l’Italia fu il ministro dell’Economia e delle Finanze del IV Governo Berlusconi, Giulio Tremonti, http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/it/ecofin/121115.pdf.

Il Consiglio Europeo del 24-25 marzo 2011 decise di istituire un Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), in sostituzione sia del MESF che del FESF, ma non dei prestiti bilaterali (tra cui quello di 10 miliardi dell’Italia alla Grecia), vi confermò le severe condizionalità dei due fondi temporanei MESF e FESF modificò allo scopo l’art. 136 del TFUE: «Art. 136 3. Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità».

L’11 luglio 2011 i ministri delle Finanze dei 17 Paesi dell’area euro (per l’Italia Giulio Tremonti) firmarono il Trattato che istituisce il MES.


Quello che nessuno evidenzia, poi, è che il MES è un complemento, in un certo senso positivo, del famigerato FISCAL COMPACT, che fu deciso dal Consiglio Europeo del 24-25 marzo 2011. In quella sede fu anche decisa la modifica dell’art. 136 del TFUE per inserirvi il MES, del quale furono ribadite le pesanti condizionalità. L’Italia era rappresentata dal PdC Silvio Berlusconi. Il quale poi presentò i due DdL per il MES e il FISCAL COMPACT (il secondo fu un DdL costituzionale), entrambi votati, durante il governo Monti, nel 2012.

Questo secondo è stato votato anche da Meloni e dalla Lega Nord (Salvini era europarlamentare).

Riporto la nota [128] del mio saggio citato.

[128] Fiscal Compact. Questo patto, come avviene sempre per accordi di tale importanza, si è sviluppato in più fasi. Le basi giuridiche del Fiscal Compact furono poste nel Consiglio Europeo del 24 e 25 marzo 2011[a] (pag. 19), con l’accettazione e la firma da parte del PdC Berlusconi, assieme alla modifica del Trattato (art. 136 TFUE), approvato il 23 marzo dal Parlamento Europeo, per inserirvi il MES,[b] nel quale furono confermate le severe condizionalità dei due fondi temporanei MESF e FESF. Il Fiscal Compact fu firmato il 2 marzo 2012.[c] Poi il patto venne ratificato da 25 Paesi su 27.[d] Quindi, com’era stato raccomandato, fu necessario inserirlo nella legislazione dei singoli Paesi in una norma di rango costituzionale o equivalente. Il relativo DdL costituzionale fu presentato dal governo Berlusconi nel mese di settembre 2011. Poi votato e introdotto in Costituzione nel 2012 durante il governo Monti, col voto favorevole di PDL, PD, Scelta Civica e Lega Nord.[e]

Lo stesso Monti ha rammentato più volte che il Fiscal Compact fu accettato da Berlusconi, che infatti diede inizio all'iter di approvazione parlamentare.

[a] Consiglio Europeo del 24 e 25 marzo 2011 - Conclusioni

§ Regole di bilancio nazionali Gli Stati membri partecipanti si impegnano a recepire nella legislazione nazionale le regole di bilancio dell'UE fissate nel patto di stabilità e crescita. Gli Stati membri manterranno la facoltà di scegliere lo specifico strumento giuridico nazionale cui ricorrere ma faranno sì che abbia una natura vincolante e sostenibile sufficientemente forte (ad esempio costituzione o normativa quadro). Anche l'esatta forma della regola sarà decisa da ciascun paese (ad esempio potrebbe assumere la forma di "freno all'indebitamento", regola collegata al saldo primario o regola di spesa), ma dovrebbe garantire la disciplina di bilancio a livello sia nazionale che subnazionale. La Commissione avrà la possibilità, nel pieno rispetto delle prerogative dei parlamenti nazionali, di essere consultata in merito alla precisa regola di bilancio prima dell'adozione in modo da assicurare che sia compatibile e sinergica con le regole dell'UE. https://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/it/ec/120304.pdf

[b] TRATTATO SULL’UNIONE EUROPEA (VERSIONE CONSOLIDATA)


Conclusione. L’accettazione del MES fu sicuramente una decisione del IV Governo Berlusconi, che avviò anche l’iter legislativo parlamentare. Né Matteo Salvini, all’epoca parlamentare europeo, né tanto meno Giorgia Meloni, all’epoca ministra della Gioventù, si pronunciarono contro il MES o ne presero le distanze in alcun modo durante il periodo che intercorre tra la decisione di istituirlo (9-10 maggio 2010 come FESF; 24-25 marzo 2011 come MES), prevedendo fin dall’inizio pesanti condizioni, e la caduta del Governo Berlusconi (16 novembre 2011).

Col Governo Monti, subentrato al Governo Berlusconi, i Gruppi parlamentari di appartenenza di Salvini e Meloni appoggiarono o non appoggiarono i vari provvedimenti valutando di volta in volta. Nel caso del MES, la Lega Nord votò contro, mentre il PDL votò a favore, ma Giorgia Meloni risultò assente. Nel caso del Fiscal Compact, entrambi votarono a favore.


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Note

[1] Vedi la modifica del regolamento di Dublino nel 2018, in cui ha rinunciato all’obbligatorietà della ripartizione degli immigrati (sancita anche da una decisione del Parlamento Europeo), faticosamente costruita dalla Commissione Europea, dicendo che avrebbe convinto lui i partner europei. Si è visto come è andata: non ha convinto nessuno.

Poi ha sabotato la candidatura del socialista Timmermans a favore di una tedesca della CDU, che come tutti i Tedeschi aborre i Paesi con alto debito.


[2] Riporto questo mio commento del 26 giugno 2019.

Il lupo Germania - inidonea come paese leader dell’UE - ha il solito vizio: mantenere il potere agli Stati, dove essa detta legge. Segnalo questo articolo di Sergio Fabbrini sul Sole 24 ore sulla bozza del trattato relativo alla revisione del MES, che contempla una minoranza di blocco. Chissà se anche il governo gialloverde, come hanno fatto i precedenti,[*] firmerà questo trattato che penalizza l’Italia (ma non solo, poiché i nuovi criteri di “accesso alle linee precauzionali di emergenza dell’Esm”, secondo una simulazione di Marcello Minenna sulla base dei dati macro-economici della Commissione Europea, escluderebbero 10 dei 19 Paesi dell’Eurozona, inclusa la Francia).

[*] Come ex iscritto PD, dico che questi PD-dc sono o degli ignoranti o degli autolesionisti che non difendono l’interesse del Paese che rappresentano. Non c’entra nulla la credibilità dell’Italia, è soltanto il solito appello a sottoscrivere accordi svantaggiosi. Negli altri accordi svantaggiosi per l’Italia: Fiscal Compact e MES (Berlusconi-Tremonti) o Unione bancaria (priva del cosiddetto terzo pilastro, cioè l’assicurazione dei depositi) e Bail-in, cioè il salvataggio “interno” con i soldi degli azionisti e dei correntisti sopra i 100.000€, delle banche in difficoltà, applicato in maniera retroattiva e senza gradualità[i] (Letta-Saccomanni e Renzi-Padoan) sono stati ricattati (lo hanno scritto millanta per quanto riguarda l’azzoppatissimo Berlusconi, lo ha detto Tria l'anno scorso, su confidenze di Saccomanni, nel secondo caso. Non dobbiamo ripetere gli stessi errori. La riforma del MES - che è una tecnostruttura, frutto di un trattato intergovernativo, controllata dalla Germania e priva di responsabilità - serve ai Paesi del Nord per continuare a tenere sotto schiaffo l’Italia, poiché si sono resi conto che la Commissione Europea non è abbastanza severa. È questo il nocciolo della questione, non la sbandierata ad arte credibilità dell’Italia, che è quella che rispetta di più la regola del deficit/Pil da 27 anni (che equivale ad una politica economica restrittiva, che deprime il Pil). Atteso che il debito pubblico cresce ESCLUSIVAMENTE a causa della spesa per interessi passivi, che è elevata soprattutto a cagione del livello troppo alto e ingiustificato del tasso d’interesse.

[i] Salvataggio banche italiane, il Tribunale UE dà torto alla Commissione Europea

https://vincesko.blogspot.com/2019/03/salvataggio-banche-italiane-il.html   


La partita vera sul Fondo Salva-Stati

di Sergio Fabbrini - 23 Giugno 2019

Anche se la Commissione è coinvolta nel processo di valutazione della richiesta di aiuto (insieme alla direzione del Fondo, alla Banca centrale europea e all’Fmi), appare evidente che il Fondo finirà per dare vita ad una supervisione delle condizioni finanziarie dei Paesi membri dell’Eurozona che si sovrapporrà a quella già stabilita dal Patto di stabilità e crescita (e dai suoi sviluppi successivi). Ma tra le due procedure c’è una differenza significativa. Nel Patto, la Commissione ha acquisito un ruolo autonomo nella valutazione delle condizioni finanziarie di un Paese, anche se le sue raccomandazioni (ad esempio, di avviare una procedura d’infrazione) possono essere poi neutralizzate da una maggioranza qualificata contraria del Consiglio dei ministri finanziari. Nel Fondo, invece, l’autonomia della Commissione viene fortemente ridimensionata da una governance costituita esclusivamente dai rappresentanti dei governi nazionali (i membri del Board of Governors, del Board of Directors, e il Managing Director sono tutti nominati dai governi nazionali).

Questi ultimi dovranno prendere decisioni generalmente all’unanimità (mutual agreement), oppure a maggioranza qualificata (in casi specifici) o a maggioranza semplice (in casi molto limitati). Ogni Paese dell’Eurozona che partecipa al Fondo ha un numero di voti correlato al suo contributo finanziario. Secondo l’Appendice II del Fondo, la Germania ha quasi il 27 per cento, la Francia poco più del 20 per cento e l’Italia poco più del 17 per cento dei voti. Naturalmente, ciò è giustificato dal contributo finanziario di quei Paesi. Si faccia attenzione, però. Recita l’articolo 4.4 (Capitolo 2 della bozza), «l’adozione di una decisione attraverso il mutual agreement (da parte dei due Board), nel contesto della procedura d’emergenza, richiede una maggioranza qualificata dell’85 per cento dei voti». Ciò significa, dunque, che nessuna decisione potrà essere presa, in condizioni di emergenza, senza l’autorizzazione della Germania, in quanto dotata (molto più che la Francia e l’Italia) di un pesante voto di blocco. Ecco come i governi nazionali (o alcuni di essi) contrastano la Commissione europea nella sua richiesta ad avere un ruolo nella politica finanziaria.

Insomma, dietro la confusione di Bruxelles c’è in realtà un conflitto tra governi nazionali e istituzioni sovranazionali. I primi vogliono trasformare l’Ue in un’associazione di Stati gestita dal Consiglio europeo, le seconde in un’unione parlamentare governata dalla Commissione. Più il Parlamento europeo e la Commissione hanno rivendicato nuovi poteri, più gli organismi intergovernativi hanno controbattuto con nuovi meccanismi (come il Fondo) da essi controllati. La logica intergovernativa richiederebbe di essere contrastata dal suo interno, non solo dall’esterno. Almeno da quei governi che la subiscono. Eppure, il governo italiano non dice niente. A Roma sono in campagna elettorale, mentre a Bruxelles stanno cambiando l’Europa contro i nostri interessi.


Allego il testo della bozza del trattato sulla revisione del MES (attualmente disponibile solo in inglese).


Questi sono gli allegati al trattato.



Post collegati:


Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero


Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?



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Analisi quali-quantitativa/35 - Classifica Forbes 2020 dei ricchissimi





Ovunque c'è grande proprietà, c'è grande diseguaglianza. Per ogni uomo molto ricco ce ne devono essere per lo meno cinquecento poveri, e l'opulenza di pochi presuppone l'indigenza di molti”(Adam Smith).


La classifica dei miliardari di Forbes: super ricchi in calo. Trump esce dai primi mille

Il coronavirus e la turbolenza dei mercati borsistici stanno deprimendo il patrimonio personale di molti Paperoni del mondo. In un solo mese, il presidente degli Stati Uniti ha visto ridursi il suo patrimonio

di ALDO FONTANAROSA - 07 Aprile 2020


La top ten (tra parentesi, gli anni 2019 e 2018)
1   - Jeff Bezos 113 (131 - 112) miliardi di dollari

2   - Bill Gates 98 (96,5 - 90) miliardi di dollari
3  - Bernard Arnault 76 (76 - 82,7) miliardi di dollari

4   - Warren Buffett 67,5 (82,5 - 84) miliardi di dollari
5  - Larry Ellison 59 (62,5 - 58,5) miliardi di dollari

6   - Amancio Ortega 55,1 (62,7 - 70) miliardi di dollari

7  - Mark Zuckerberg 54,7 (62,3 - 71) miliardi di dollari

8   - Jim Walton 54,6 (44,6) miliardi di dollari

9   - Alice Walton 54,4 (44,4) miliardi di dollari

10   - Rob Walton 54,1 (44,3) miliardi di dollari


I 10 italiani tra i primi 495 (tra parentesi, gli anni 2019 e 2018)
32 (39 - 37) - Giovanni Ferrero 24,5 (22,4 - 23) miliardi di dollari
62 (50 - 45) - Leonardo Del Vecchio 16,1 (19,8 - 21,2) miliardi di dollari
133 (107 - 127) - Stefano Pessina 10,2 (12,4 - 11,8) miliardi di dollari

224 (198 - 196) – Massimiliana Aleotti (Menarini) 6,6 (7,4 - 7,9) miliardi di dollari

304 (173 - 174) - Giorgio Armani 5,4 (8,5 - 8,9) miliardi di dollari
308 (257 - 190) - Silvio Berlusconi 5,3 (6,3 - 8) miliardi di dollari
437 (244 - 251) - Augusto & Giorgio Perfetti 4,1 (6,5 - 6,6) miliardi di dollari

616 (478 - 404) - Paolo &Gianfelice Mario Rocca 3,2 (4,1 - 4,9) miliardi di dollari

648 (               ) - Gustavo Denegri 3,1 (2,6) miliardi di dollari

680 (546 499) - Giuseppe De Longhi 3 (3,8 - 4,3) miliardi di dollari


NB: Il valore della ricchezza è influenzato dal valore dell’Euro rispetto al Dollaro.



I primi 10 hanno una ricchezza pari a 686,4 miliardi di dollari, con un decremento di 57,4 miliardi di dollari rispetto ai 743,8 del 2019 e di 68,9 rispetto ai 755,3 miliardi di $ del 2018.


I primi 10 Italiani hanno una ricchezza pari a 81,5 miliardi di dollari, con una diminuzione di 12,9 miliardi rispetto ai 94,4 del 2019 e di 19,2 rispetto ai 100,7 miliardi di dollari del 2018.


Per una comparazione con gli anni scorsi (ho modificato l’anno in quello della pubblicazione):


AnalisiQQ/34/Classifica Forbes 2019 dei ricchissimi


AnalisiQQ/33/Classifica Forbes 2018 dei ricchissimi


AnalisiQQ/32/Classifica Forbes 2016 dei ricchissimi


AnalisiQQ/31/Classifica Forbes 2015 dei ricchissimi


AnalisiQQ/26/Classifica Forbes2014 dei ricchissimi


AnalisiQQ/23/Classifica Forbes 2013 dei ricchissimi


AnalisiQQ/17/Classifica Forbes 2012 dei ricchissimi


Classifica 2011 dei ricchissimi


Classifica 2010 dei ricchissimi



Post e articoli collegati:


Dossier Imposta Patrimoniale


Piketty, i ricchi si abbuffano e i poveri annaspano


Piketty: "L'economia è soffocata dal denaro. Come ai tempi di Marx"

Lo studioso francese analizza tre secoli di evoluzione dei paesi occidentali: "La rendita cresce più del Pil, per questo aumenta la disuguaglianza"

di Fabio Gambaro

06 marzo 2014


Les limites du classement des milliardaires par « Forbes »

Le palmarès des grandes fortunes établi chaque année par le magazine américain est entaché de nombreuses limites méthodologiques.

LE MONDE | 06.03.2018 à 16h44 • Mis à jour le 07.03.2018 à 06h37 |



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permalink | inviato da magnagrecia il 10/4/2020 alle 9:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Lettera a Die Welt su un suo articolo mediocre sull’Italia a tinta unica e dominata dalla Mafia





Commento a un Vostro mediocre articolo sull'Italia a tinta unica e dominata dalla Mafia.

v

9/4/2020 13:00

A  redaktion@welt.de


Spett. Die Welt,

Egregio Signor Direttore,

Egr. Signora Virginia Kirst,

In riferimento al Vostro articolo, francamente piuttosto mediocre, che dipinge un’Italia – il secondo Paese manifatturiero d’Europa - a tinta unica e dominata dalla Mafia,

AUSLAND CORONA NOSTRA

„Die Pandemie ist der ideale Nährboden für die Mafia“

Stand: 05.04.2020 – Von Virginia Kirst

osservo che l’Italia è il Paese che da 28 anni fa registrare il maggiore avanzo primario (entrate meno spese, esclusa la spesa per interessi passivi); è contribuente netto dell’Unione Europea, ha contribuito per decine di miliardi e non ha mai preso un Euro netto finora; e ha molti svantaggi dall’appartenenza all’UE e all’UEM (Euro). Ma gli Italiani sono furbi stupidi ed, anche per colpa dei media tedeschi e italiani, hanno la nomea di essere tutti spendaccioni e approfittatori.

Mentre la Germania è il Paese che trae i maggiori vantaggi e vuole soltanto i vantaggi dell’attuale assetto incompleto UE/Euro. In più, i furbi intelligenti Tedeschi hanno preteso e ottenuto dall’Italia i soldi per salvare le banche tedesche, francesi e olandesi dai crediti inesigibili verso la Grecia. E siccome il governo Berlusconi-Tremonti non era d’accordo di accollarseli in proporzione alle quote nel capitale del fondo salva-Stati ma in proporzione alle rispettive esposizioni, hanno organizzato una sorta di golpe e lo hanno defenestrato, quantunque avesse ubbidito a quasi tutti i diktat dell’UE. E poi hanno imposto e ottenuto che il subentrato governo Monti completasse la severa opera fiscale. Causando una depressione economica, le cui conseguenze noi Italiani paghiamo tuttora.

Altro che la mafia!

Potete trovare i dettagli e le prove documentali nel mio saggio:

 “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO: La responsabilità della Grande Recessione – Berlusconi vs Monti. La Riforma delle pensioni più severa – Sacconi vs Fornero. Gli Obiettivi e i poteri-doveri statutari della BCE – Draghi vs Yellen.” (con prefazione di Carlo Clericetti e commento di Elsa Fornero).

Distinti saluti,

V.


PS: Altre considerazioni in:

Lettera a Regina Krieger e Frank Wiebe di Handelsblatt sui pregiudizi verso l’Italia, l’ignoranza dei dati e i furbi stupidi o intelligenti


***


Traduzione (giudicate anche voi se non è un articolo mediocre e a senso unico, facendo un collage ad arte):

L'Italia soffre della crisi del Corona-virus come nessun altro paese. E di tutte le cose, la mafia potrebbe trarne il massimo beneficio. I clan sono già pronti ad arricchirsi dalla chiusura del Paese.

Sulla scia della crisi del Coronavirus, la paura di un vecchio nemico: la mafia sta crescendo in Italia. Perché i clan sono ben posizionati per arricchirsi dalla chiusura del paese e dalla grave crisi economica che seguirà.Il giornalista ed esperto di mafia Roberto Saviano avverte in un contributo per il quotidiano "La Repubblica": "La pandemia è il terreno fertile ideale per la mafia per una semplice ragione: chi ha fame cerca il pane, non importa da quale forno provenga o da chi lo distribuisce , Chiunque abbia bisogno di un farmaco paga per questo senza chiedere chi lo vende. Puoi permetterti il lusso di scegliere solo in tempi di pace e prosperità. "In effetti, la mafia si è affermata in quelle aree della vita sociale che sono indispensabili anche in tempi di crisi. Il portafoglio dei clan comprende partecipazioni in società attive in settori essenziali come lo smaltimento dei rifiuti, la pulizia degli edifici, la logistica, i servizi funebri e la vendita di cibo e benzina. “La mafia sa cosa sarà necessario ora e cosa sarà necessario in futuro e lo distribuiscono alle loro condizioni. È sempre stato così ”, scrive Saviano. Ancora più drammatico è che la mafia si è diffusa in tutto il paese nel settore sanitario, come dimostra la convinzione di Carlo Chiriaco. Il direttore dell'autorità sanitaria di Pavia, nel nord Italia, era anche la persona di contatto per "Ndrangheta, sorella calabrese dell'organizzazione mafiosa siciliana Cosa Nostra.

Un altro vantaggio della criminalità organizzata in tempi di crisi è il calo dell'attenzione. La pandemia domina la notizia quasi completamente, quindi la mafia può operare in modo più inosservato e il già lento sistema giudiziario ha ancora meno pressioni per agire.

Naturalmente, la mafia soffre anche della limitata libertà di movimento nel quadro del blocco, ma è agile e può adattarsi rapidamente alle mutate condizioni. Ad esempio, il traffico di droga è stato rapidamente spostato dai luoghi pubblici alle infinite file di persone schierate di fronte a supermercati e farmacie in tutta Italia in questi giorni.

Ma i benefici che la mafia può ottenere dalla crisi del coronavirus non si esauriscono se le rigide misure precauzionali per contenere il virus sono allentate. Dopo la pandemia, l'Italia si troverà in una grave crisi economica in cui la mafia può anche sfruttare la sua elevata liquidità a suo vantaggio.Giuseppe Sala, il sindaco di Milano, ha formulato il rischio per la sua città nel modo seguente: “Dopo questa crisi, i più adatti avranno le migliori possibilità di fare affari. I clan mafiosi hanno una grande solidità finanziaria, quindi saranno in grado di sfruttare le opportunità che offre il mercato ".

Tuttavia, la situazione nel sud del paese sta diventando più grave, afferma Sala: "Lì, la mafia si prenderà cura dei cittadini più bisognosi e conquisterà questa parte della popolazione". Il governo italiano è consapevole di questo pericolo, ma ha affrontato il problema la crisi della Corona nel nord e la preparazione del sud per un'eventuale diffusione del virus lì così tanto che gli aiuti non arrivano sempre così rapidamente e in modo non burocratico quanto è necessario.

I giornali italiani, ad esempio, sono gelosi del fatto che gli imprenditori in difficoltà in Germania ricevano ingenti quantità di aiuti pubblici di emergenza dal governo. In Italia, d'altra parte, il sito web dell'autorità fiscale è crollato il 1 ° aprile perché troppi lavoratori autonomi che avevano perso il lavoro volevano richiedere il "Bonus Coronavirus" per un importo di 600 euro - rimarranno tali per due settimane dopo la chiusura dei negozi senza il sostegno del governo.

Il pubblico ministero Nicola Gratteri, che è stato sotto la protezione della polizia per la sua lotta contro la 'Ndrangheta calabrese dal 1989, ora ha proposto al programma radiofonico "Circo Massimo" per combinare la distribuzione di aiuti governativi per mitigare la crisi da Coronavirus con la lotta alla mafia , Lo stato dovrebbe fornire i fondi che vengono distribuiti ai bisognosi dalle amministrazioni comunali solo se il rispettivo sindaco dichiara chi ottiene quanti soldi e quale destinatario è sospettato di essere mafioso."È positivo mettere i fondi direttamente a disposizione dei sindaci perché consente di risparmiare molti passaggi", afferma Gratteri. "Ma se il sindaco è un intermediario mafioso o mafioso, passerà tutti i vantaggi ai soliti sospetti e ai suoi potenziali elettori, e gli altri non otterranno nulla."

D'altra parte, se fossero stati creati almeno elenchi di beneficiari e si notassero casi sospetti, ci sarebbe un po 'più di trasparenza. E questo è forse il mezzo più importante contro la mafia.



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Le BUFALE dell’ex ministro dell’Economia dalla lingua biforcuta Giulio Tremonti





Giulio Tremonti conferma la mia antica accusa, oltre che di essere come ministro dell’Economia un esempio preclaro della validità del principio di Peter, di avere una lingua biforcuta; accusa rinnovata nel mio saggio sulla XVI legislatura: mentre, su richiesta del suo protettore Bossi, stornava decine di miliardi di fondi FAS dal Sud al Nord, diceva di essere filomeridionale perché aveva zie calabresi.


La settimana scorsa ha sparato due BUFALE gigantesche.

Prima BUFALA

Il 30 marzo scorsoa Radio Radicale, l’ex ministro dellEconomia del IV governo Berlusconi, Giulio Tremonti, oltre a dirsi ovviamente contrario all’imposta patrimoniale sui ricchi, ha accusato il governo Monti di aver causato l’austerità.

Lo trovo scandaloso. Si tratta di una BUFALA gigantesca. Una BUFALA propalata intenzionalmente.

Come è noto ai lettori di questo blog, l’importo totale delle manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi-Tremonti, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), è stato ben il quadruplo di quelle del governo Monti, come risulta dalla sintesi dei loro valori:


Riepilogo delle manovre correttive XVI legislatura (valori cumulati)

- Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%)

- Governo Monti 63,2 mld (19,2%)

Totale 329,5 mld (100,0%)

Il governo Berlusconi-Tremonti è stato molto più iniquo del governo Monti e perciò ancor più recessivo. Il fiscalista dei ricchi Tremonti arrivò a tagliare dell’87% la spesa sociale dei Comuni e delle Regioni, destinata ai poveri. Mentre sbagliò apposta il contributo di solidarietà sui redditi e sulle pensioni elevati per farlo poi dichiarare incostituzionale.

Il governo Monti fu molto più equo: v. IMU, patrimonialina sui depositi, TTF e modifica dell’iniqua clausola di salvaguardia tremontiana.

Le misure strutturali (cioè permanenti) valgono tuttora.

Seconda BUFALA

Naturalmente il fiscalista dei ricchi, il sunnominato milionario Tremonti, per difendere i suoi soldi, prefigura disastri e arriva a scrivere sul Corriere: “E’ da escludere in radice l’introduzione di un’imposta patrimoniale che, per effetto del suo prelievo, dirottando verso lo Stato capitali attualmente depositati o investiti in banche e assicurazioni, le farebbe fallire, così creando un disastro ancora peggiore di quello che si vorrebbe evitare”. Si badi che sui conti bancari e postali sono depositati 1.300 miliardi.

E propone: “In alternativa rispetto all’imposta patrimoniale, rispetto alla troika, rispetto alle perdite in linea capitale che ovunque e comunque sarebbero generate da una crisi così determinata, si lancia un “piano di difesa e ricostruzione nazionale”. “Un piano basato sull’emissione di titoli pubblici a lunghissima scadenza, con rendimenti moderati, ma sicuri e fissi, garantito dal sottostante patrimonio della Repubblica (per cui si può e si deve introdurre un regime speciale, anche urbanistico), titoli assistiti, come in un tempo che è stato felice, da questa formula: “esenti da ogni imposta presente e futura”.

E conclude da vero patriota: “E’ essenziale che tutti insieme e ora più che mai si abbia una proiezione patriottica, comunitaria e sociale”.

Risata oceanica.



Post collegato:

Il Sig. Giulio T. ed il principio di Peter/9/IRI

Nel post/1, ho scritto della sua “pulsione bulimica (potente quasi come quella del suo Capo S.B.) - che nel caso di Tremonti è forse riconducibile al c.d. istinto di proprietà... che caratterizza i bambini fino a 5 anni di età” e concludevo così: “Speriamo di evitare che al "matto" S.B. possa eventualmente subentrare un altro "matto" (beninteso: "Sarà pazzia, ma non manca di logica", Amleto), fors'ancora più incompetente e dannoso”. Quanto tempo deve ancora passare e quanti danni deve ancora arrecare quest’incompetente al popolo italiano ed alle classi medio-basse (lavoratori, precari, pensionati, disoccupati, inattivi, invalidi, altre categorie a rischio, poveri) prima che riusciamo a mandarlo via, assieme al suo sodale, ancor più incompetente e bulimico, S.B.? 



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"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
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Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
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