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PNRR, l’immobilismo del Governo Conte è figlio naturale dell’incompetenza



IN ALTO MARE CON IL SURPLACE NON GALLEGGI
ITALIA&EUROPA. Se si innesca una crisi di governo si sa come si parte ma non dove si finisce
ROBERTO NAPOLETANO | 26 DIC. 2020 23:24 | 1
https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/gli-editoriali/politica/2020/12/26/leditoriale-di-roberto-napoletano-laltravoce-dellitalia-in-alto-mare-con-il-surplace-non-galleggi/  


PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

La PA italiana è la peggiore dEuropa. È come quella russa, ma del tempo di Gogol: inefficiente e corrotta. In tutti i manuali di Economia, da decenni, è indicata come la principale palla al piede dello sviluppo italiano. È dominata, in particolare al Sud, dalla cultura (in senso antropologico) del ferroviere-controllore. La spiegazione plausibile, infatti, ce la dà il grande Fedor M. Dostoevskij ne “I Demoni”, per bocca di Stepan Trofimovic Verchovenskij, parlando di ferrovieri (cito a memoria):

“Tu prendi un qualunque imbecille e lo metti dietro una scrivania a vendere biglietti ferroviari; la sua prima preoccupazione sarà quella di ‘nous montrer son pouvoir’.”

La PA è lo specchio dellItalia.

Una cultura di regole ambigue e di accese discussioni che non portano a nessun risultato preciso sembra fatta apposta per indurti a assumere un atteggiamento mentale basato sulla vendetta e il risentimento che succhia lenergia a ogni altro settore della vita. (Tim Parks).

Con uno strapotere dei Mandarini di Stato, i quali nell’esercizio abnorme e illogico del loro potere (“pour montrer leur pouvoir” ottuso) tengono in non cale perfino gli esposti adeguatamente motivati della Presidenza della Repubblica.[1]

Ed allora non bisogna meravigliarsi se da tutto ciò derivi lo spirito negativo che permea da 40 anni lintera società italiana, alimentato dalla terribile tv italiana che andrebbe chiusa per almeno 20 anni. Il contrario dello spirito positivo, che - secondo Robert Musil - è il vero fattore che fa forte un popolo.


IL PESCE PUZZA DALLA TESTA

Perché il Governo dovrebbe essere migliore della società che rappresenta? Soprattutto se al suo vertice c’è una persona che non ha le qualità e l’esperienza per pianificare e controllare progetti di sviluppo di alto livello, la cui gestione, necessariamente, deve coinvolgere le risorse umane più competenti.

Il PdC Conte, intellettualmente, non è né Prodi né Ciampi, neppure per la sensibilità alla Questione meridionale, intesa come fattore sia di equità che di sviluppo. Ed allora è “normale” se succede che al Sud vengano incredibilmente assegnate il 30% delle risorse perfino del PNRR, la cui missione principale è la riduzione dei divari territoriali. Anche per colpa dei presidenti di Giunta delle Regioni meridionali, di fatto incompetenti e psicologicamente vassalli di quelli spocchiosi, egoisti e sopravvalutati del Nord.


L’IMMOBILISMO È FIGLIO NATURALE DELL’INCOMPETENZA

A tutto questo si aggiunge la debolezza del quadro politico centrale. Con una maggioranza che deve sottostare ai ricatti del tagliatore di teste Renzi, il quale, dall’alto della sua incompetenza, affossa l’unica scelta intelligente (voluta dall’UE e adottata da tutti i Paesi) di Conte (anche se a modo suo, cioè dell’incompetente bulimico di poteri): vale a dire quella – considerata la storica inefficienza della PA – di far gestire il PNRR da un organismo dedicato, composto da persone altamente competenti. E l’incompetente Renzi muove come una marionetta l’incompetente e improvvida ministra Bellanova, che assicura che il problema storico dell’inefficienza della PA italiana, che, tranne qualche rara eccezione, non si riesce a risolvere da 150 anni, sarà risolto in pochi mesi. Se non fosse tragico, ci sarebbe da sganasciarsi dal ridere.

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[1] L'ineffabile Ragioniere Generale Biagio Mazzotta, che fa tanto il maestrino con il Parlamento bocciandone i provvedimenti a suo dire privi di copertura finanziaria, di concerto con la Direttrice Generale Previdenza Concetta Ferrari, interpretando alla belin di segugio la chiarissima norma della Riforma delle pensioni Fornero che modifica l’adeguamento periodico dell’età di pensionamento alla speranza di vita e dei coefficienti di trasformazione da triennale a biennale (L. 214/2011, art. 24, comma 13, ecc.) taglierà INGIUSTAMENTE le pensioni di coloro che andranno in pensione il prossimo 1.1.2021.

Ho scritto loro tre volte,[1] ed ho ottenuto anche l’appoggio del Quirinale. Ma se ne sono fregati non solo di me, il che forse è comprensibile, ma – incredibile ma vero - anche del Presidente della Repubblica.[2] (https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/gli-editoriali/economia/2020/12/23/leditoriale-del-direttore-roberto-napoletano-laltravoce-dellitalia-pensavo-fosse-amore-invece-era-un-calesse/ ).


Post collegati:

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e il monarca Giuseppe Conte
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2871228.html oppure 
https://vincesko.blogspot.com/2020/12/il-piano-nazionale-ripresa-e-resilienza.html

La cultura del ferroviere-controllore
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2824470.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/la-cultura-del-ferroviere-controllore.html


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https://vincesko.blogspot.com/2020/12/pnrr-limmobilismo-del-governo-conte-e.html 

 

 

La resipiscenza tardiva del Governatore Ignazio Visco sugli obiettivi della BCE



Com’è noto ai lettori di questo blog, denuncio da sette anni la BUFALA, ormai mondiale, che la BCE ha un unico obiettivo statutario, la stabilità dei prezzi, bufala che ha come vittime quasi tutti gli economisti italiani e forse del mondo.[1]

Come forse è altrettanto noto, il protagonista assoluto della diffusione consapevole di questa BUFALA è l’ex presidente della BCE Mario Draghi.[2] Subito dopo viene il presidente della banca centrale tedesca Jens Weidmann.[3]

Voi non ci crederete, ma nel novero degli inconsapevoli propalatori sono incline a credere ci sia anche l’ex DG di Bankitalia Salvatore Rossi,[4] ma non sono sicurissimo che lo faccia inconsapevolmente.

In ogni caso, sono invece quasi sicuro che esponenti sia della BCE che della Banca d’Italia lo facciano inconsapevolmente, influenzati dai loro capi e dai documenti che sia la BCE che la Banca d’Italia diffondono periodicamente e che spiegano che la BCE abbia un unico obiettivo, e spesso lo fanno citando il vecchio testo superato dello statuto della BCE e non l’ultimo modificato dopo il Trattato di Lisbona.

Come è successo qualche mese fa alla Banca d’Italia.[5] Alla cui risposta molto deludente fui costretto a replicare manifestando la mia insoddisfazione.[6]

Leggo abbastanza assiduamente le dichiarazioni del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e perciò non mi risulta che egli abbia partecipato, assieme alla protagonista BCE, a propalare la bufala. Anzi, se gli si può addebitare qualcosa è proprio che non ha mai fatto chiarezza sugli obiettivi della BCE.

Fa eccezione soltanto un suo recente colloquio, il 28.09 scorso, con Repubblica, in cui egli ha finalmente precisato che la BCE in questa fase, come la FED, ha due obiettivi, non uno soltanto: la stabilità dei prezzi e la crescita.

Bce: Visco, in questa fase e' come la Fed, ha due obiettivi
(AGI) - Roma, 28 set. - La Bce? In questa fase "e' esattamente come la Fed: il nostro obiettivo e' accrescere la domanda e l'occupazione per ottenere una stabilita' dei prezzi in linea con i nostri obiettivi". Lo dichiara in un colloquio con Repubblica, a margine del Festival Economia di Trento, il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, per il quale si dice sempre che gli Stati Uniti "hanno un obiettivo duale; noi singolo. Ma non e' cosi'. Noi abbiamo un obiettivo primario che e' la stabilita' dei prezzi. Ma poi abbiamo quello, scritto nel Trattato, in base al quale, pur soggetti alla stabilita' dei prezzi, dobbiamo fare di tutto per contribuire agli obiettivi dell'Unione europea". E gli obiettivi, semmai, "sono la piena occupazione con uno stato sociale soddisfacente, e la stabilita' finanziaria". Pertanto, "esattamente come la Fed". Percio' quello di dire che la Fed ha due obiettivi inflazione e occupazione e la Bce uno solo, per Visco "e' un falso dilemma". (AGI)Rm3/Gip.[7]

Che è esattamente ciò che sostengo io dal 2013[8] e, da ultimo, anche in un mio saggio del 2018.[9] Osservo, infatti, che è una fase (di deflazione o troppo bassa inflazione) che dura dal lontano 2013, talché nel novembre 2014 presentai una petizione al Parlamento Europeo contro la BCE per violazione del proprio statuto, che è ancora all’esame della Commissione PETI, dopo due tentativi del segretariato di commissione di archiviarla, a seguito della risposta evasiva, incoerente e insufficiente della BCE, come da me segnalato e motivato alla predetta Commissione,[10] i cui coordinatori decisero di mantenerla all’esame.

Infatti, la BCE di Draghi ha continuato a violare il proprio statuto, derivato dai Trattati, ed ha aspettato altri due anni per dare avvio al QE (marzo 2015), con esattamente 6 anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, ed ancor più alla BoJ. Nel frattempo, in Italia, c'è stata una doppia, profonda recessione, con conseguenze negative equivalenti a quelle di una guerra. E per salvarsi la coscienza e nascondere le sue responsabilità ha occultato accuratamente il secondo obiettivo statutario (si vedano i miei post sotto), ingannando quasi tutti, inclusi gli esperti e premi Nobel.

 

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[1] Chi non conosce lo statuto della BCE (elenco in divenire)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2825230.html oppure
http://vincesko.blogspot.it/2015/03/chi-non-conosce-lo-statuto-della-bce.html

[2] Mario Draghi confessa che la BCE vìola il suo statuto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2831066.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/mario-draghi-confessa-che-la-bce-viola.html

[3] Il bugiardo e imbroglione Jens Weidmann e la massima di Goebbels
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2845940.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2016/04/il-bugiardo-e-imbroglione-jens-weidmann.html

[4] Lettera al Dottor Salvatore Rossi e al Professor Jean Paul Fitoussi sulla BCE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2866297.html oppure
https://vincesko.blogspot.com/2019/06/lettera-al-dottor-salvatore-rossi-e-al.html 

[5] L’ignoranza dello Statuto della BCE sembra aver fatto un’altra vittima illustre: la Banca d’Italia. Come istituzione, poiché era già successo col suo ex direttore generale (v. appresso). Pubblico la lettera che ho inviato pochi giorni fa alla nostra banca centrale, dopo aver letto un suo documento in cui è stato commesso un errore di citazione del predetto statuto. Errore che mi è servito per sviluppare un esame critico dello statuto, della sua scarsissima conoscenza, alimentata dalla stessa BCE, e delle conseguenze della sua errata interpretazione ed applicazione. Esame che ho concluso con questo invito: Pertanto, sarebbe benvenuta una Vostra analisi critica dell’art. 2 Statuto BCE, fedele alla lettera e allo spirito dello Statuto BCE, derivato dai Trattati, a beneficio soprattutto del tedesco Jens Weidmann e dell’olandese Klaas Knot. Rispettivamente, presidente della banca centrale tedesca e presidente della banca centrale olandese.

Lettera alla Banca d’Italia sulla sua errata citazione dello Statuto BCE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2868142.html oppure
https://vincesko.blogspot.com/2019/12/lettera-alla-banca-ditalia-sulla-sua.html

[6] Replica alla risposta della Banca d’Italia sugli obiettivi e i poteri-doveri statutari della BCE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2868821.html oppure
https://vincesko.blogspot.com/2020/03/replica-alla-risposta-della-banca.html

[7] Non voglio pensare che nella “conversione a U” del governatore Visco abbia influito il mio invito a fare chiarezza sull’art. 2 dello Statuto BCE, ma ripeto ciò che ho scritto nella mia lettera alla Banca d’Italia, alla quale ha poi fatto seguito la sua risposta deludente. Come fu deludente la risposta della BCE alla mia petizione al Parlamento Europeo contro la BCE.

Pertanto, sarebbe benvenuta una Vostra analisi critica dell’art. 2 Statuto BCE, fedele alla lettera e allo spirito dello Statuto BCE, derivato dai Trattati, a beneficio soprattutto del tedesco Jens Weidmann e dell’olandese Klaas Knot. Rispettivamente, presidente della banca centrale tedesca e presidente della banca centrale olandese.

Per chi è abbonato segnalo il link a Repubblica:
https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/09/27/news/visco_bce_come_la_fed_punta_alla_crescita_e_all_occupazione_-268743908/

Bce: Visco, in questa fase e' come la Fed, ha due obiettivi
lunedì 28 settembre 2020
http://www.regioni.it/ue-esteri/2020/09/28/bce-visco-in-questa-fase-e-come-la-fed-ha-due-obiettivi-619216/

[8] Bce, troppo poco e troppo tardi
di Nicola Melloni 08/11/2013
http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Bce-troppo-poco-e-troppo-tardi-20880.html 

[9] Dal quale traggo:
Ne discende che, in deflazione o con tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (fissato a poco sotto il 2 per cento), la condizione sospensiva («fatto salvo» - «without prejudice», nella versione inglese -), costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, è (più che) soddisfatta, quindi il rapporto duale-gerarchico tra i due obiettivi si modifica e diventa, come per la FED, paritario. Pertanto, la BCE è obbligata dal suo statuto (art. 2) a sostenere il raggiungimento del secondo obiettivo - «crescita economica» e «piena occupazione». E poiché l’inflazione dell’Eurozona è stata per cinque anni sotto zero (deflazione) o prossima allo zero o molto sotto il target (che rende necessaria una politica monetaria espansiva) il secondo obiettivo era (è tuttora) del tutto concordante, convergente e complementare con l’obiettivo principale, che è quello di riportare l’inflazione, da sotto zero o quasi zero o molto inferiore, a poco sotto il 2 per cento.

- Ne deriva come corollario che, in situazioni di deflazione o di tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target, come per la FED, i due obiettivi – controllo dei prezzi e crescita economica e dell’occupazione - sono su un piano paritario e la BCE ha i medesimi poteri-doveri della FED.

[10] Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2845674.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2016/04/replica-alla-risposta-della-bce-alla.html

 

 

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 https://vincesko.blogspot.com/2020/12/la-resipiscenza-tardiva-del-governatore.html

 

 


Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e il monarca Giuseppe Conte



La prima bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) aveva assegnato al Sud appena il 30% del totale delle risorse, cioè un livello neppure proporzionale alla popolazione, quantunque – ancorché fosse già stato rilevato in passato - sia ormai venuto completamente alla luce del Sole da oltre un anno per merito in particolare del Quotidiano del Sud, diretto da Roberto Napoletano, e sia ora oggetto di disputa tra gli specialisti, l’iniquo riparto delle risorse fra le tre ripartizioni territoriali dell’Italia: Nord, Centro e Sud.

Sarebbe utile sapere i nomi e i cognomi di chi ha (i) stilato e (ii) appoggiato la prima bozza del PNRR.

Sarebbe anche utile indagare se il 30% è stato un errore non intenzionale di un funzionario o una mossa tattica per rendere digeribile il 34% poi indicato a pag. 117 della seconda bozza del PNRR,[1] che rappresenta la quota di popolazione del Sud, ma comunque è ben lontano dal 45% della cosiddetta “clausola Ciampi” e ancor di più dal 60% che rappresenta la quota maggioritaria auspicata, pare anzi prescritta, dall’Unione Europea per il Mezzogiorno, che sarebbe la misura minima congrua sia per cominciare seriamente a colmare i divari territoriali, sia per compensare il Sud dello “scippo” dei fondi ordinari degli ultimi decenni determinato dal riparto iniquo e incostituzionale (art. 119)[2] basato sulla spesa storica e contravvenendo a quanto stabilito dalla legge 42 del 2009 (cosiddetta Legge Calderoli sul federalismo fiscale).[3]

Il PdC Conte non è Prodi o Ciampi. L’ex PdC Renzi ha contestato la governance verticistica del PNRR e minacciato la crisi di governo. In fatto di autoreferenzialità ed egotismo, Renzi è l’ultimo a poter parlare, ma nel caso del PNRR segnala un problema reale. Data l’inefficienza della PA, la centralizzazione della gestione dei 200 mld del PNRR – vedi appresso - è non solo utile ma necessaria. Ma in fatto di scelta e gestione di progetti complessi e competenze di eccellenza il ‘parvenu’ tuttologo e tuttofare PdC Conte non è, manco alla lontana, Prodi o Ciampi.

Nel difficile ruolo di PdC, egli ha palesemente raggiunto il suo livello di incompetenza.[4] Maschera e compensa i suoi limiti evidenti con una straordinaria capacità di resilienza.[5] Neppure Prodi aveva un suo partito, e pagò ciò caramente, ma aveva visione strategica, competenza tecnico-economica, sensibilità per la Questione meridionale, spirito di squadra e la statura intellettuale per avvalersi di persone altamente competenti (ancor più Ciampi), secondo il principio “Dimmi che collaboratori hai e ti dirò chi sei”. Forse il suo vero punto debole fu che si scelse il portavoce più taciturno del mondo, con conseguente défaillance comunicativa degli ottimi risultati ottenuti nonostante la breve durata dei suoi due governi.

Ecco, per incompetenza e inadeguatezza Conte è paragonabile a Berlusconi, che in politica, infatti, a differenza che nelle sue aziende, si è sempre contornato di personaggi mediocri, pescando - nellipotesi migliore - tra le seconde o terze file della Prima Repubblica. Ma almeno lui è un eccellente venditore. Beninteso, della corrente che propugna la tecnica di vendita manipolatoria (laltra corrente caldeggia la metodologia basata sulla costruzione di un rapporto di fiducia con il cliente).
In che cosa eccella Conte, tranne la sua formidabile resilienza, io non saprei dire. Neppure in lingua italiana, eccelle. Neppure in aritmetica o in diritto costituzionale, eccelle, visto che... la sua prima bozza del PNRR assegnava al Sud il 30% delle risorse, calpestando in un colpo solo la matematica, la demografia, la Costituzione, nonché la sua origine meridionale. Purtroppo, perché è doloroso ammetterlo.

Asili nido anziché case popolari. Le persone non vivono negli asili nido, come pare immagini il tuttologo e tuttofare PdC Conte, ma nelle case. Ma non sembra ci sia traccia nel PNRR del piano corposo di alloggi pubblici di qualità, estremamente carenti in Italia, in particolare al Sud, poiché essi attualmente rappresentano un misero 1,5% del totale dei 35.000.000 di immobili residenziali, che fa assegnare all’Italia, di gran lunga, l’ultimo posto in UE. Esprimo, allora, la speranza, come ho scritto a Conte, che lo si possa varare e finanziare con i 4 mld derivanti dal ripristino dell’ICI-IMU-TASI sulla casa principale, che verrebbe pagata per 2/3 dai ricchi e dai benestanti, mentre gli altri pagherebbero un piatto di lenticchie.[6]

Tasse. La riduzione delle tasse – come ha avvertito ripetutamente il Commissario europeo Gentiloni - non è finanziabile con il Piano Ripresa e Resilienza europeo, ma Conte, novello monarca all’incontrario, l’ha inclusa lo stesso.

Il Vice Segretario del PD, Andrea Orlando, ha affermato in un’intervista al Corriere della Sera: «Dovremo capire come questa struttura si raccorderà al lavoro dei ministeri, evitando duplicazioni, e come si eviteranno forme di accentramento. L’accentramento, comunque, non ha nulla a che vedere con la struttura esterna, si può avere anche senza e va evitato in tutti casi, non perché c’è diffidenza nei confronti di Conte ma perché se tutto arriva su un solo tavolo le risposte rischiano di giungere troppo tardi».

Duplicazioni. Giusto evitare le duplicazioni, ma bisogna risolvere questo problema a monte, suddividendo i compiti e gli obiettivi tra la struttura ordinaria, cioè quella ministeriale, e la struttura straordinaria che dovrà gestire i 209 mld, altrimenti sono inevitabili.

Accentramento. È fondamentale chiarire questo aspetto. Se per accentramento si intende evitare che il tuttologo e tuttofare PdC Conte entri nella gestione delle risorse è giusto e opportuno. Egli dovrà operare come opera un Presidente del Consiglio di amministrazione NON operativo in un’azienda, quindi limitarsi a nominare l’Amministratore Delegato, rappresentare legalmente l’azienda, curare i rapporti latamente politici, approvare il piano strategico aziendale e valutare i risultati.
L’accentramento, invece, è una condizione necessaria per il successo del PNRR (si veda il punto successivo). All’accentramento – variabile fondamentale – vanno perciò subordinate e condizionate le scelte organizzative e procedurali conseguenti.

Schema triangolare. Fontana, Zaia e Bonaccini, i primi due della Lega Nord, il terzo del PD e presidente della Conferenza Stato-Regioni, un organo non previsto dalla Costituzione ma che, secondo Roberto Napoletano, è diventato di fatto una sorta di terza Camera, i quali hanno chiesto, l’ultimo rivolgendosi direttamente a Bruxelles, i fondi del PNRR, rappresentano il vecchio schema.

L’attuale schema dei fondi europei è basato sulla triangolazione Stati -- > UE -- > Regioni: gli Stati nazionali versano a Bruxelles le risorse, che vengono retrocesse alle Regioni, che realizzano i vari piani. Come è noto, per varie ragioni, quote cospicue restano inutilizzate, in particolare nelle Regioni in ritardo di sviluppo, inefficienza che si somma al riparto iniquo e incostituzionale delle risorse nazionali tra le Regioni del Nord e quelle del Sud, aggravando i divari.

Questo schema inefficiente e iniquo va ribaltato nella gestione del PNRR, proprio attraverso la centralizzazione della gestione delle risorse. Pertanto, le richieste dei soliti egoisti e bulimici Fontana, Zaia e Bonaccini (presidenti di Regioni del Nord che da decenni prendono più soldi di quanti spetterebbero loro in base alla popolazione, sottraendoli al Sud) vanno rigettate, anzi si autoescludono, perché rispondono al vecchio schema triangolare, dimostratosi inefficiente e iniquo.

Nel nuovo schema, la ripartizione dei fondi viene decisa al centro, deve tener conto dei divari profondi tra il Nord e il Sud e quindi concentrare gran parte dei 209 mld del PNRR nel Mezzogiorno, dove peraltro, secondo il PNRR (pag. 118), i moltiplicatori sono molto più alti che al Nord.[7] 

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Note:

[1] PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA
“Per quanto riguarda la quota del PNRR afferente alle Regioni del Sud si è utilizzata l’ipotesi che ad esse sia destinato il 34 per cento dei fondi additivi.”
https://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato7468930.pdf

[2] Art. 119 […] La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.

Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.
https://www.senato.it/1025?sezione=136&articolo_numero_articolo=119

[3] Legge 5 maggio 2009, n. 42 "Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione"
http://www.parlamento.it/parlam/leggi/09042l.htm

[4] resilienza
1. Capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi.
2. In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.

[5] Principio di Peter https://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_Peter

[6] Secondo il MEF, il gravame medio annuo nel 2012, ultimo anno di applicazione, fu di 225€ e l’85% pagò meno di 400€.

[7] Tavola 4-11: IMPATTO SUL PIL (deviazione percentuale dallo scenario di base)

 

Base

2021

2022

2023

ITALIA

0,43

0,93

1,05

1,10

Sud

1,96

4,21

4,89

5,29

Abruzzo

1,14

2,61

3,35

3,75

Molise

1,96

4,39

5,35

5,82

Campania

2,09

4,46

5,17

5,60

Puglia

1,94

4,17

4,85

5,23

Basilicata

1,50

3,18

3,69

4,00

Calabria

1,98

4,19

4,75

5,08

Sicilia

2,19

4,67

5,35

5,74

Sardegna

1,95

4,18

4,90

5,34

Fonte: Elaborazione su dati MACGEM-IT.

Come si evince dai risultati della simulazione, l’impatto sul PIL reale nazionale della manovra complessiva (shock combinati) raggiunge nel 2024 l’1,1 per cento. A livello regionale l’impatto della manovra complessiva si attesta per l’intera area interessata nel 2024 al 5,3 per cento circa con una variabilità regionale che va dal 3,75 per cento registrato in Abruzzo a oltre il 5 per cento per le altre Regioni. L’impatto differenziato è legato alla diversa struttura produttiva delle singole regioni. Inoltre, si evidenzia che la sinergia delle azioni ha un impatto sul PIL nazionale e regionale più elevato rispetto alla somma degli effetti delle manovre condotte separatamente. Tale risultato conferma la rilevanza degli impatti indiretti, indotti e non lineari che le manovre hanno a livello nazionale e regionale.

  

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https://vincesko.blogspot.com/2020/12/il-piano-nazionale-ripresa-e-resilienza.html

 

  

Carlo Cottarelli, l’ostinato


 

L’ITALIA DA RIUNIRE
I NUMERI DA CHIARIRE DI COTTARELLI E LE CERTEZZE DELL’OPERAZIONE VERITÀ
ROBERTO NAPOLETANO | 05 DIC. 2020 22:41 | 1 commento
https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/gli-editoriali/2020/12/05/leditoriale-di-roberto-napoletano-laltravoce-dellitalia-litalia-da-riunire/

 

Carlo Cottarelli

Conosco un poco il professor Carlo Cottarelli perché ho avuto con lui alcune interlocuzioni epistolari e perciò penso di poter esprimere la mia opinione su di lui. Che è questa:

1. Carlo Cottarelli è un bravo economista, ma capisce poco di contabilità (secondo la declaratoria dei settori universitari, le competenze di economia aziendale, ragionieristiche e finanziarie aziendali - da P/07 a P/09 - non rientrano nell’ambito dell’Economia Politica, da P/01 a P/06).

2. E’ di un’ostinazione rara quando difende le sue tesi, anche quando sono palesemente errate, o giustifica i suoi strafalcioni tecnici.

3. Purtroppo (avviso il direttore Napoletano) Cottarelli non ha nessuna remora quando è in gioco l’interesse e il buon nome nazionale (come ho rinfacciato esplicitamente a lui e al suo Osservatorio CPI in una delle mie lettere, allegate sotto "Oltre che per motivi tecnici, non c’è bisogno di essere patrioti sfegatati per evitare di prestarsi a danneggiare il proprio Paese."), difetto che lo accomuna, peraltro, a tutti i neo-liberisti (anche se lui dice di non esserlo), che io considero antitaliani in servizio permanente effettivo.

4. Con tutta la sua scienza, è rimasto anche lui vittima – come 60 milioni di Italiani, inclusi quasi tutti i docenti universitari - della potente DISINFORMAZIONE berlusconiana e del Centrodestra sulle responsabilità della recessione italiana e su chi ha varato la riforma delle pensioni più severa e incisiva.

5. Poi le due grandi BUFALE su Berlusconi e Monti (manovre finanziarie della XVI legislatura) e sulle riforme delle pensioni sono diventate mondiali, colpendo anche ISTAT, INPS, UPB, OCSE, FMI, premi Nobel e i più grandi media nazionali, incluso il Sole 24 Ore, e internazionali (su di esse ho scritto un saggio di 300 pagine, con tutte le prove documentali).


Allego le mie lettere e dialoghi con lui e/o il CPI:

Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica sulla spesa pensionistica
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/lettera-carlo-cottarelli-direttore.html 
 
Lettera ai Professori Brancaccio e Cottarelli sulle loro fake news su Monti e la riforma Fornero
http://vincesko.blogspot.com/2018/02/lettera-ai-professori-brancaccio-e.html

Lettera sulla spesa pensionistica all’Osservatorio sui conti pubblici (Università Cattolica), diretto da Carlo Cottarelli
http://vincesko.blogspot.com/2018/09/lettera-sulla-spesa-pensionistica.html 
 
Lettera n. 2 all’Osservatorio CPI (diretto da Carlo Cottarelli) sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012
http://vincesko.blogspot.com/2018/09/lettera-n-2-allosservatorio-cpi-diretto.html
(In calce, c'è il dialogo conseguente tra Cottarelli e me).
 

***

Poiché in rete quasi nessuno si prende la briga o ha la curiosità di cliccare sui link, riporto il mio commento severo a Carlo Cottarelli (cfr. l’ultima lettera allegata).

Re: Lettera n. 2 all’Osservatorio sui conti pubblici sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012
Da:  v
19/9/2018 22:08
A:  Cottarelli Carlo  

Caro professor Cottarelli,

Ritengo utile premettere, ove avesse qualche dubbio, che io non ho niente contro di Lei; ieri, ad esempio, ho inviato una lettera alla Segretaria generale della CGIL Susanna Camusso, che ha dato una notizia falsa sulla riforma delle pensioni Fornero, se va nel mio blog la trova e ne trova decine di altre dello stesso tenore inviate alle persone più disparate quando propalano bufale.

La “mia” posizione è solo quella della corretta informazione. La Sua qual è? A giudicare dalla Sua terribile “resistenza” a fornire i dati corretti, dopo aver riscontrato quest’ultima prova, io - detto molto francamente - ne ho tratto un giudizio severo.

Lei ha fatto soltanto una dichiarazione verbale, che peraltro tutti hanno travisato: si è chiesto perché? Ha fatto una rettifica? Nel Suo ruolo di depositario della verità sui conti pubblici, che ormai Le hanno attribuito, è il minimo che dovrebbe fare, anche perché rischia che un modesto censore come me, sulla base dei dati, la smentisca inviando una lettera di CONTROINFORMAZIONE a 500 destinatari (ne troverà l'elenco nel mio blog quando pubblicherò la lettera).

L’analisi scritta dell’Osservatorio CPI non fa nessuna menzione di Berlusconi, che ha deciso almeno i 2/3 della manovra di competenza del 2012, ma cita soltanto Monti, che ne ha deciso al massimo 1/3. Io vi ho dimostrato che questi sono i dati corretti: adesso, a mio avviso, Lei non dovrebbe rinviare la precisazione al futuro, ma pubblicare in calce al vostro articolo la mia lettera (come peraltro invitavate a fare, ma stranamente non trovo più l'invito...) o almeno una rettifica. E poi dedicare un po’ del vostro tempo ad analizzare quanto – tantissimo: l’81%! altro che una parte, come Lei insiste a scrivere - fatto dal governo Berlusconi, lasciando perdere Monti, che ha fatto soltanto il residuo 19% e che - Lei dimentica il mio post - ha sostituito Berlusconi, fatto fuori da un complotto sui generis, proprio per COMPLETARE quanto prescritto dalla lettera del 5/8/2011 della BCE, senza cancellare una virgola di quanto già fatto da Berlusconi, atteso che giuridicamente le leggi di Berlusconi non avevano bisogno di nessun avallo o conferma da parte di Monti, come Lei adombra, e come strampalatamente afferma il professor Cazzola per la riforma Sacconi da parte della Fornero, per tacitare la sua lunga coda di paglia (sto provando a scrivere su tutto ciò un libro, inclusa la DISINFORMAZIONE da parte degli esperti).

Non ho affrontato apposta il resto della vostra analisi. Se vuole sapere che cosa ne penso, a mio avviso essa ha un’evidente impostazione ideologica e perciò un epilogo preconfezionato, al quale tutto viene subordinato. Peraltro, sui moltiplicatori gli esponenti passati del FMI hanno fatto una magra figura: errare è umano, perseverare diabolico.

Cordiali saluti,

V.

PS: La informo che pubblicherò queste email nel mio blog.

 

 

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 https://vincesko.blogspot.com/2020/12/carlo-cottarelli-lostinato.html


Petizione al Parlamento sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza




Pubblico la petizione che ho inviato oggi, via lettera pec, sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica. Nel primo caso, l’ho indirizzata a camera_protcentrale@certcamera.it, fico@camera.it; nel secondo, a petizioni@senato.it, segreteriagabinettopresidente@pec.senato.it, maria.alberticasellati@senato.it.

Due giorni dopo, a seguito di richiesta telefonica dellUfficio Petizioni del Senato, ho provveduto a modificarla.



Petizione (art. 50 Cost.) al Parlamento sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza


Petizione (art. 50 Cost.) al Sig. Presidente della Camera dei Deputati sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza

lunedì 22 giugno 2020 - 15:25


Petizione (art. 50 Cost.) al Sig. Presidente del Senato della Repubblica sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza

lunedì 22 giugno 2020 - 16:25


Illustrissimo Signor Presidente,

La Riforma delle pensioni Sacconi, con la L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, ha introdotto l’adeguamento, con cadenza quinquennale, dell’età di pensionamento alla speranza di vita. Poi lo ha modificato sostanzialmente con la Legge 30.7.2010, n.122, art. 12, comma 12-bister, ecc. rendendolo a cadenza triennale. Con la stessa L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis, ha attribuito al “Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali”, il compito di emanare un decreto direttoriale almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento e che, come stabilito dal successivo comma ter, “aggiorna con cadenza triennale i requisiti di età e di anzianità contributiva in misura pari all’incremento della predetta speranza di vita accertato dall’ISTAT in relazione al triennio di riferimento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale.”.

La Riforma delle pensioni Fornero, con la L. 214/2011, art. 24, ha esteso l’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita alle pensioni anticipate (comma 12) e ha modificato la periodicità dell’aggiornamento da triennale a biennale sia dell’età di pensionamento (comma 13), sia dei coefficienti di trasformazione[*] (comma 16).

[*] L’importo pensionistico contributivo si calcola moltiplicando il montante contributivo individuale per il coefficiente di trasformazione (il montante contributivo individuale si determina sommando l’ammontare dei contributi di ciascun anno, rivalutato annualmente sulla base del tasso annuo di capitalizzazione risultante dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo nominale (PIL), appositamente calcolata dall’ISTAT con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare).

In entrambi i casi (ma scambiandosi i ruoli), i soggetti che materialmente firmano il decreto direttoriale, a pena di sanzione erariale, sono il Ragioniere Generale dello Stato (MEF) e la Direttrice Generale Previdenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Ho scritto loro due volte,[1] per evidenziare che sbagliano ad interpretare le norme pensionistiche, adducendo come prova documentale anche la stessa relazione tecnica della L. 214/2011 (co-elaborata da MinLav ed RGS), che al di là di ogni ragionevole dubbio attesta più volte che l’adeguamento del 2019 è triennale, per cui il successivo adeguamento biennale dovrà decorrere dal 2022, e non dal 2021, come erroneamente interpretano il Ragioniere Generale e la Direttrice Generale Previdenza (e tutti gli altri, incluso il Parlamento (sic!), si vedano, ad esempio, le Leggi di Bilancio 2017 e 2018, che si sono allineati).

L’errata interpretazione viene esposta nella tabella a pag. 42 (l’evidenziazione in colore giallo dell’anno 2021 è nell’originale), la quale fa scattare l’adeguamento biennale dal 2019, che determina lo scatto a decorrere dal 2021 anziché dal 2022.

Per contro, la stessa relazione tecnica, contraddicendo quanto riportato dalla sua tabella a pag. 42, attesta nel commento (presumibilmente l’estensore è persona diversa da chi ha elaborato la tabella e probabilmente di grado gerarchico superiore) che l’adeguamento dell’età di pensionamento e dei coefficienti di trasformazione del 2019 è triennale, e lo attesta sia a pag. 38, riproducendo fedelmente e correttamente la norma di legge (art. 24, comma 13):

«- il passaggio da una periodicità triennale ad una biennale sia dell’adeguamento dei requisiti agli incrementi della speranza di vita sia dell’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione con riferimento agli adeguamenti e agli aggiornamenti aventi decorrenza successiva a quelli decorrenti dal 1° gennaio 2019

sia, ancora più chiaramente scrivendo l’aggettivo «triennali» due volte nella stessa frase, a pag. 49 (dove, di tutta evidenza, manca nel periodo da me riportato un segno di interpunzione dopo le parole «4 mesi»):

«per i successivi adeguamenti triennali del 2016 e del 2019 la stima di tali adeguamenti incrementativi triennali è pari a 4 mesi[; N.d.A.] per gli adeguamenti successivi [dal 2022, N.d.A.] opera la nuova periodicità biennale.»

Come extrema ratio e poiché queste loro errate interpretazioni sono presenti anche in leggi, ho inviato per conoscenza le lettere anche al Presidente della Repubblica.

Il Segretariato Generale del Quirinale, avendo evidentemente trovato fondate le mie osservazioni, mi ha comunicato il 4 marzo 2019 di aver trasformato la mia lettera del 23 febbraio 2018 in un esposto e di averlo trasmesso al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, “per l’esame di competenza”.

Ma i due Alti DirigentiBiagio Mazzotta e Concetta Ferrari, non se ne sono dati per intesi ed Uffici (RGS e DG Previdenza) hanno ripetuto l’errata interpretazione nel Decreto direttoriale del 5 novembre 2019.

Ho allora riscritto loro[2] e poi contattato telefonicamente prima la Ragioneria Generale dello Stato (senza risultato), la Segreteria della Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (il centralinista ha disposizione di non passarle nessun cittadino semplice) e poi la Segreteria della Direzione Generale Previdenza (nel suo sito c’è il numero telefonico diretto), con la quale ho avuto un’interlocuzione, ma - pur avendo il funzionario che forse ha commesso lo strafalcione, delegato per la risposta (Francesco Saverio Longo), riconosciuto che non avevo torto e poi l’aveva già redatta (tre mesi dopo) -, mi ha comunicato che non potevano trasmettermela per decisione – mi ha detto – del Capo Divisione III Stefano Listanti; esito negativo del quale ho informato il Segretariato Generale del Quirinale.[3]

È solo un’impressione e la manifesto come tale, eppure soltanto alla prima telefonata la segretaria della Direttrice Generale Ferrari fu gentile, solerte e preoccupata del fatto che fosse coinvolta la Presidenza della Repubblica, mentre già dalla seconda ci fu un decrescendo. E si sa che le segretarie per solito riflettono l’“atmosfera”, se non la volontà esplicita o adombrata del superiore gerarchico.


In ogni caso, parlano i fatti.

I due Alti Dirigenti Uffici (RGS e DG Previdenza) hanno ora emanato un altro decreto direttoriale del 1 giugno 2020, relativamente all’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione (che la Riforma Dini aveva stabilito decennale, modificato poi dalla Riforma Damiano in triennale e dalla Riforma Fornero in biennale), ed anche per questo hanno erroneamente fissato la decorrenza biennale dall’1.01.2021.

Anche in questo decreto essi riportano la chiarissima norma pensionistica della Riforma Fornero:

“e ogni due anni per le rideterminazioni successive a quella decorrente dal 1° gennaio 2019”,

non avvertendo – come rilevai nella lettera precedente – neppure questa volta l’evidente illogicità della loro interpretazione, dal momento che, se la periodicità biennale vale per “le rideterminazioni successive a quella decorrente dal 1° gennaio 2019”, significa necessariamente, dal punto di vita logico, che quella del 2019 NON può essere anch’essa biennale, ma triennale.

Evidenzio che le varie interpretazioni errate di RGS e DG Previdenza (decorrenza della periodicità degli aggiornamenti dell’età di pensionamento e dei coefficienti di trasformazione ed esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita) si tradurranno in un danno economico per tutti i futuri pensionati (io sono già in pensione).

Tali errate interpretazioni, infatti, impattano negativamente su tre fattori: (i) decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento (a) dell’età di pensionamento alla speranza di vita e (b) dei coefficienti di trasformazione; e (ii) esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, reitero ciò che scrissi nella prima lettera a RGS[1]:

Seconda errata interpretazione

L’adeguamento non avviene in caso di calo della speranza di vita

Com’è noto, l’interpretazione ufficiale è che la riduzione dell’aspettativa di vita non abbassa l’età pensionabilecriterio, peraltro, criticabile sia sotto il profilo dell'equità che della logica. Ma vediamo, anche in questo caso, che cosa dice la norma (L. 122/2010, art. 12, comma 12terriforma Sacconi):

In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.

Anche qui, a me pare non possano sussistere dubbi interpretativi: l’unica volta in cui la norma cita il divieto di aggiornamento in caso di diminuzione della speranza di vita lo limita alla sua “prima applicazione” (2013). Infatti, interpretando la norma facendone l’analisi del periodo, si può constatare l’assenza assoluta di segni di interpunzione tra la subordinata iniziale e le due principali, e tra le due principali, unite dalla congiunzione “e”, e dedurne che soltanto “in sede di prima applicazione ... lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.


A seguito dell’emanazione di questo ultimo decreto direttoriale del 1 giugno 2020, tutti i media hanno segnalato il calo delle future pensioni dal 1° gennaio 2021.

Né i Sindacati, né i Media, né la professoressa Elsa Fornero, da me informati, mi hanno aiutato in questa specifica impresa che porto avanti da solo da oltre due anni o, più in generale, sulla disinformazione prima nazionale e poi mondiale, che coinvolge anche gli esperti, i docenti universitari, ministri, parlamentari ed Enti terzi, inclusi l’INPS e l’UPB, sulle Riforme delle pensioni Sacconi e Fornero, con una erronea attribuzione alla seconda di norme importanti della prima, disinformazione che contrasto da solo da una decina d’anni e sulla quale – unitamente a quella ancor più grave che riguarda le manovre finanziarie correttive della XVI legislatura - andrebbe fatta una indagine approfondita (vi ho scritto su un saggio di 300 pagine, utilizzando come fonte anche gli ottimi dossier del Servizio Studi della Camera o del Senato).

Chiedo (i) che i due Alti Dirigenti – il Ragioniere Generale Mazzotta e la Direttrice Generale Ferrari - la Ragioneria Generale dello Stato e la Direzione Generale Previdenza – se possibile - diano conto delle loro evidenti errate interpretazioni, perché essi sono del tutto autonomi, per deliberazione legislativa (Riforma delle pensioni Sacconi), nell’emanazione dei decreti direttoriali, ma non nell’interpretazione delle norme; (ii) che il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali spieghi la sua (apparente) inerzia dopo la trasmissione dell’esposto del Quirinale; e, soprattutto, (iii) che la competente Commissione Lavoro della Camera dei Deputati/ del Senato della Repubblica (i cui Membri sono già stati da me informati più volte della questione), dia un’interpretazione autentica delle norme violate, vincolante per il Ragioniere Generale dello Stato e la Direttrice Generale Previdenza tutti, in tempo per evitarne la non corretta applicazione dal 1° gennaio 2021.

Distinti saluti,

V.


Napoli, 22 24 giugno 2020

____________________________


Note

[1] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

[2] Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita

[3] Lettera n. 2 all’Ufficio Affari Giuridici del Quirinale sull’errata interpretazione di RGS e DG Previdenza di norme delle Riforme Fornero e Sacconi: comunicazione dell’esito negativo


_________________________


Dati anagrafici


***


Aggiornamento


In data 24 giugno, a seguito della richiesta telefonica di un funzionario dellUfficio Petizioni del Senato, ho tolto i nomi e cognomi da me citati, incompatibili - mi ha detto - con una petizione. Ne ho approfittato per togliere anche il passo sullimpressione circa il comportamento della segretaria della DG Previdenza e aggiungere la spiegazione della seconda errata interpretazione. Ho proceduto nello stesso modo per la petizione presentata alla Camera dei Deputati. Che ha anchessa un Ufficio Petizioni, al quale era già stata subito trasmessa dalla Segreteria di Presidenza (alla quale avevo spiegato che la questione era di interesse generale di tutti i lavoratori e futuri pensionati, che subiranno un danno) la prima versione. 


Aggiornamento


Pubblico la comunicazione del 10.07 scorso dell’Ufficio petizioni del Senato:


Rif: Petizione modificata.

petizioni@senato.it

10/7/2020 13:37

A  v  

Gentile Signore,

        La informo che la petizione da Lei inviata è stata annunciata all’Assemblea del Senato nella seduta n. 238 del 9 luglio 2020.
La predetta petizione reca il numero 630 ed è stata assegnata alla 11a Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, Previdenza sociale), che ne curerà i seguiti secondo quanto previsto dall'articolo 141 del Regolamento del Senato.       


Con i migliori saluti.
Ufficio Atti non legislativi Senato



Post collegato:

Lettera ai Media sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche e lo scarso rispetto del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza per la Presidenza della Repubblica e la logica



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https://vincesko.blogspot.com/2020/06/petizione-al-parlamento-sulle-errate.html




Lettera ai Media sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche e lo scarso rispetto del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza per la Presidenza della Repubblica e la logica





Pubblico la lettera che ho inviato ieri ai Media e per conoscenza al Presidente della Repubblica sull’errata interpretazione di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza, che si tradurrà in un danno economico per i futuri pensionati.


Lettera ai Media sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche e lo scarso rispetto del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza per la Presidenza della Repubblica e la logica

lunedì 15 giugno 2020 - 18:31

AI MEDIA (DIRETTORI, VICE DIRETTORI, CAPIREDATTORI, CAPIREDATTORI ECONOMIA, GIORNALISTI)

P.C. SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PARLAMENTO, GOVERNO, ALTRE ISTITUZIONI, MEF, MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, SINDACATI, UNIVERSITA’, ASSOCIAZIONI, FONDAZIONI, RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO, DIRETTRICE GENERALE PREVIDENZA, PROF.SSA ELSA FORNERO

Gentilissimi Signori Direttori e Giornalisti,

La Riforma delle pensioni Sacconi, con la L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, ha introdotto l’adeguamento, con cadenza quinquennale, dell’età di pensionamento alla speranza di vita. Poi lo ha modificato sostanzialmente con la Legge 30.7.2010, n.122, art. 12, comma 12-bister, ecc. rendendolo a cadenza triennale. Con la stessa L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis, ha attribuito al “Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali”, il compito di emanare un decreto direttoriale almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento e che, come stabilito dal successivo comma ter, “aggiorna con cadenza triennale i requisiti di età e di anzianità contributiva in misura pari all’incremento della predetta speranza di vita accertato dall’ISTAT in relazione al triennio di riferimento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale.”.

La Riforma delle pensioni Fornero, con la L. 214/2011, art. 24, ha esteso l’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita alle pensioni anticipate (comma 12) e ha modificato la periodicità dell’aggiornamento da triennale a biennale sia dell’età di pensionamento (comma 13), sia dei coefficienti di trasformazione[*] (comma 16).

[*] L’importo pensionistico contributivo si calcola moltiplicando il montante contributivo individuale per il coefficiente di trasformazione (il montante contributivo individuale si determina sommando l’ammontare dei contributi di ciascun anno, rivalutato annualmente sulla base del tasso annuo di capitalizzazione risultante dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo nominale (PIL), appositamente calcolata dall’ISTAT con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare).

In entrambi i casi (ma scambiandosi i ruoli), i soggetti che materialmente firmano il decreto direttoriale, rispondendone sotto il profilo erariale, sono il Ragioniere Generale dello Stato (MEF) e la Direttrice Generale Previdenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Ho scritto loro due volte,[1] per evidenziare che sbagliano ad interpretare le norme pensionistiche, adducendo come prova documentale anche la stessa relazione tecnica della L. 214/2011 (co-elaborata da Ministero Lavoro e da RGS), che al di là di ogni ragionevole dubbio attesta più volte che l’adeguamento del 2019 è triennale, per cui il successivo adeguamento biennale dovrà decorrere dal 2022, e non dal 2021, come erroneamente interpretano il Ragioniere Generale e la Direttrice Generale Previdenza (e tutti gli altri, incluso il Parlamento (sic!), che si sono allineati).

L’errata interpretazione viene esposta nella tabella a pag. 42 (l’evidenziazione in colore giallo dell’anno 2021 è nell’originale), la quale fa scattare l’adeguamento biennale dal 2019, che determina lo scatto a decorrere dal 2021 anziché dal 2022.

Per contro, la stessa relazione tecnica, contraddicendo quanto riportato dalla sua tabella a pag. 42, attesta nel commento (presumibilmente l’estensore è persona diversa da chi ha elaborato la tabella e probabilmente di grado gerarchico superiore) che l’adeguamento dell’età di pensionamento e dei coefficienti di trasformazione del 2019 è triennale, e lo attesta sia a pag. 38, riproducendo fedelmente e correttamente la norma di legge (art. 24, comma 13):

«- il passaggio da una periodicità triennale ad una biennale sia dell’adeguamento dei requisiti agli intabella a pag. 42crementi della speranza di vita sia dell’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione con riferimento agli adeguamenti e agli aggiornamenti aventi decorrenza successiva a quelli decorrenti dal 1° gennaio 2019

sia, ancora più chiaramente scrivendo l’aggettivo «triennali» due volte nella stessa frase, a pag. 49 (dove, di tutta evidenza, manca nel periodo da me riportato un segno di interpunzione dopo le parole «4 mesi»):

«per i successivi adeguamenti triennali del 2016 e del 2019 la stima di tali adeguamenti incrementativi triennali è pari a 4 mesi[; N.d.A.] per gli adeguamenti successivi [dal 2022, N.d.A.] opera la nuova periodicità biennale.»

Come extrema ratio e poiché queste loro errate interpretazioni sono presenti anche in leggi, ho inviato per conoscenza le lettere anche al Presidente della Repubblica.

Il Segretariato Generale del Quirinale, avendo evidentemente trovato fondate le mie osservazioni, mi ha comunicato il 4 marzo 2019 di aver trasformato la mia lettera del 23 febbraio 2018 in un esposto e di averlo trasmesso al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, “per l’esame di competenza”.

Ma i due Alti Dirigenti, Biagio Mazzotta e Concetta Ferrari, non se ne sono dati per intesi ed hanno ripetuto l’errata interpretazione nel Decreto direttoriale del 5 novembre 2019.

Ho allora riscritto loro[2] e poi contattato telefonicamente prima la Ragioneria Generale dello Stato (senza risultato), la Segreteria della Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (il centralinista ha disposizione di non passarle nessun cittadino semplice) e poi la Segreteria della Direzione Generale Previdenza (nel suo sito c’è il numero telefonico diretto), con la quale ho avuto un’interlocuzione, ma - pur avendo il funzionario che forse ha commesso lo strafalcione, delegato per la risposta (Francesco Saverio Longo), riconosciuto che non avevo torto e poi l’aveva già redatta (tre mesi dopo) ed era alla firma -, mi ha comunicato che non potevano trasmettermela per decisione – mi ha detto – del Capo Divisione III Stefano Listanti; esito negativo del quale ho informato il Segretariato Generale del Quirinale.[3]

È solo un’impressione e la manifesto come tale, eppure soltanto alla prima telefonata la segretaria della Direttrice Generale Ferrari fu gentile, solerte e preoccupata del fatto che fosse coinvolta la Presidenza della Repubblica, mentre già dalla seconda ci fu un decrescendo. E si sa che le segretarie per solito riflettono l’“atmosfera”, se non la volontà esplicita o adombrata del superiore gerarchico.

In ogni caso, parlano i fatti.

I due Alti Dirigenti hanno ora emanato un altro decreto direttoriale del 1 giugno 2020, relativamente all’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione (che la Riforma Dini aveva stabilito decennale, modificato poi dalla Riforma Damiano in triennale e dalla Riforma Fornero in biennale), ed anche per questo hanno erroneamente fissato la decorrenza biennale dall’1.01.2021.

Anche in questo decreto essi riportano la chiarissima norma pensionistica della Riforma Fornero:

“e ogni due anni per le rideterminazioni successive a quella decorrente dal 1° gennaio 2019”,

non avvertendo – come rilevai nella lettera precedente – neppure questa volta l’evidente illogicità della loro interpretazione, dal momento che, se la periodicità biennale vale per “le rideterminazioni successive a quella decorrente dal 1° gennaio 2019”, significa necessariamente, dal punto di vita logico, che quella del 2019 NON può essere anch’essa biennale, ma triennale.

Evidenzio che le varie interpretazioni errate di RGS e DG Previdenza ((i) decorrenza della periodicità biennale degli aggiornamenti (a) dell’età di pensionamento e (b) dei coefficienti di trasformazione e (ii) esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita) si tradurranno in un danno economico per tutti i futuri pensionati (anche di voi che state leggendo, io sono già in pensione).

A seguito dell’emanazione di questo ultimo decreto, tutti i media hanno segnalato il calo delle future pensioni.

Vi invito, pertanto, per lo scopo nobile della giustizia, ed anche nel Vostro interesse, a darmi una mano – come purtroppo non avete fatto finora né Voi né i Sindacati né la professoressa Elsa Fornero - per evitarlo, chiedendo conto delle loro evidenti errate interpretazioni al Ragioniere Generale Mazzotta e alla Direttrice Generale Ferrari, del tutto autonomi, per deliberazione legislativa, nell’emanazione dei decreti direttoriali, ma non nell’interpretazione delle norme.

Cordiali saluti,

V.


____________________________


Note

[1] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

[2] Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita

[3] Lettera n. 2 all’Ufficio Affari Giuridici del Quirinale sull’errata interpretazione di RGS e DG Previdenza di norme delle Riforme Fornero e Sacconi: comunicazione dell’esito negativo



Aggiornamento


I: Lettera ai Media sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche e lo scarso rispetto del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza per la Presidenza della Repubblica e la logica

giovedì 18 giugno 2020 - 13:37

Egregi Signori Presidenti e Membri delle Commissioni Lavoro di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica (elenco aggiornato),

Vi inoltro (di nuovo) la lettera pec che ho inviato il giorno 15 giugno u.s. ai Media e, p.c., al Sig. Presidente della Repubblica sulle reiterate ed evidenti errate interpretazioni di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza, nonostante l’intervento del Segretariato Generale del Quirinale, che ha trasformato la mia precedente lettera pec del 23 febbraio 2018 in un esposto e l’ha trasmesso al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per “l’esame di competenza”.

Le errate interpretazioni di RGS e DG Previdenza – che si tradurranno in un ingiusto taglio alle pensioni future - sono replicate in tutte le leggi approvate in materia negli ultimi anni da Codesto Spettabile Parlamento e promulgate dal Capo dello Stato.

Ho sempre trasmesso p.c. a Codeste Spettabili Commissioni parlamentari le lettere da me inviate in passato ai due Alti Dirigenti (oltre a molte altre sulle BUFALE ormai mondiali, che in Italia hanno fatto 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti, quasi tutti i docenti universitari di Economia o di Lavoro e Previdenza, Ministri, Parlamentari, Istituzioni, Sindacati e Media, riguardanti le Manovre finanziarie correttive della XVI legislatura e le Riforme delle pensioni Sacconi e Fornero, sulle quali porto avanti da una decina d’anni un’opera solitaria e quasi inane di CONTROINFORMAZIONE).

Tra i destinatari della presente comunicazione, oltre ai due Alti Dirigenti, includo di nuovo la Ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, destinataria dell’esposto del Quirinale del marzo 2019, esposto che presumibilmente e stranamente non ha avuto nessun esito, almeno finora.

Con i migliori saluti,

V.


PS: Nella lettera allegata, ho corretto due refusi relativi ai coefficienti di trasformazione. Inoltrerò questa lettera ad altre Istituzioni e ai Media.



Post collegato:


Vista la sordità dei media e dei sindacati dei lavoratori e pensionati, in data 22 giugno 2020 ho presentato una petizione alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica. In data 24 giugno, a seguito della richiesta telefonica di un funzionario dellUfficio Petizioni del Senato, ho tolto i nomi e cognomi da me citati, incompatibili - mi ha detto - con una petizione. Ne ho approfittato per togliere anche il passo sullimpressione circa il comportamento della segretaria della DG Previdenza e aggiungere la spiegazione della seconda errata interpretazione. Ho proceduto nello stesso modo per la petizione presentata alla Camera dei Deputati. 

Petizione al Parlamento sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza



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permalink | inviato da magnagrecia il 17/6/2020 alle 0:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

La mia discesa a rotta di collo dal Passo dei Monaci





Oggi, per telefono, rievocavo con un mio amico montanaro altoatesino, che fa lunghe escursioni in montagna, il Passo dei Monaci. E gli ho raccontato la mia incredibile discesa di corsa. La racconto anche a voi.

Ci sono stato, al Passo dei Monaci (quasi), versante molisano, alla fine degli anni 90. Partecipai ad un’escursione organizzata da Legambiente Napoli. Non ricordo il mese. Forse era giugno o settembre. A parte la naja, non avevo esperienza di questo tipo di percorso in salita sopra i mille metri s.l.m. Andammo in pullman da Napoli fino al pianoro-parcheggio. Poi, a piedi, salimmo per il sentiero che costeggia una sorta di fabbricato-acquedotto non grande.

Ebbi un problema fisico (una leggera tachicardia) lungo la salita.

Arrivati al pianoro superiore (che si vede nell’immagine qui sopra, con sullo sfondo il passo, situato tra la cima di sinistra e le due di destra), non me la sentii di salire al Passo dei Monaci. Rimasi nel pianoro assieme ad altri. Eravamo sudati, ci cambiammo e mangiammo. Una metà del gruppo salì al Passo dei Monaci.

Quando tornarono, scendemmo giù tutti. La pendenza era notevole. Procedevamo un po' in fila indiana, lentissimamente. Troppo per me. Ero allinizio della fila assieme al capo spedizione, ad un altro compagno di escursione e a suo figlio di una quindicina d’anni. Non ho un grande senso di orientamento. Chiesi dove avrei dovuto svoltare al bivio allaltezza dell'acquedotto, me lo dissero e mi lanciai giù di corsa lungo il sentiero tra gli alberi.


Avete presente il film con – mi pare - James Bond in cui i due si inseguono a piedi giù lungo il terreno ripido e glabro? Ecco, pensate a quello, come avevo fatto io prima di decidere di lanciarmi. Il sentiero era stretto, curvilineo e ricoperto di foglie e sassi. La sensazione era bellissima. Scivolai a terra (sul di dietro, data l’inclinazione del mio corpo) un paio di volte, per fortuna non sui sassi ma sulle foglie. Nonostante il timore di cascare su un sasso appuntito, continuai. Mi andò bene.

Arrivato al bivio, non mi ricordavo più se dovevo andare a destra o a sinistra. C’era un cartello, ma non mi aiutò. Dovetti perciò aspettare i tre che conducevano il gruppo, piuttosto frazionato. Li avevo lasciati da pochissimi minuti, ma dovetti aspettarne almeno una ventina prima che li intravvedessi tra gli alberi. Percorrevano un piccolo tornante, per cui li avevo una decina di metri sopra la mia testa, a ore 2 provenienti da destra. Il ragazzo, che mi aveva visto partire a rotta di collo lungo la discesa, mi guardava con gli occhi sbarrati per la meraviglia. Prima che mi raggiungessero, chiesi ad alta voce la direzione, dopodiché mi lanciai di nuovo per la discesa scoscesa. Arrivai in poco tempo al pianoro dov’era il pullman.

Perché arrivassero tutti dovetti aspettare un’ora o forse più. La zona era bellissima, piena di fiori. Ed anch’io mi sentivo una specie di superman. Anzi, uno… 007.



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https://vincesko.blogspot.com/2020/06/il-passo-dei-monaci.html




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permalink | inviato da magnagrecia il 10/6/2020 alle 23:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Due strafalcioni del 9 giugno 2020: edilizia sociale e plexiglass


Segnalo due strafalcioni di oggi. Uno l’ha commesso il consulente del Governo, Vittorio Colao (o chi per lui), nel suo Piano di sviluppo economico, che dovrebbe tirar fuori in maniera innovativa l’Italia dalla grave crisi post-pandemia, consegnato ieri al PdC Giuseppe Conte. L’altro l’ha commesso la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, sul termine plexiglass. A mio parere, è molto più grave il primo, anche perché anche io pensavo si scrivesse plexiglass, perché in inglese glass vuol dire vetro, ma plexiglas, che è una plastica trasparente, è un nome e i nomi - si sa - non sottostanno alle regole linguistiche.



Traggo dal Piano Colao1

• Infrastrutture sociali. La crisi in atto ha messo in ulteriore evidenza l’inadeguatezza delle infrastrutture sociali, sia abitative che relative ai servizi socio-sanitari, oggi spesso qualitativamente carenti. È dunque necessario che le infrastrutture sociali rientrino nel più ampio piano di rilancio infrastrutturale, anche attraverso modalità di investimento pubblico-privato.


41. Edilizia sociale. Investire nell’ammodernamento dell’edilizia sociale, con particolare attenzione alle infrastrutture scolastiche e socio-sanitarie, anche ricorrendo all’emissione di social impact bond come forma di finanziamento misto pubblico-privato (ad es. fondi ex Voluntary Disclosure).


“Edilizia sociale”, dott. Colao, sono innanzitutto le CASE POPOLARI DI QUALITA’, non le “infrastrutture scolastiche e socio-sanitarie”! Lo sostiene anche l’Alto Comitato costituito dalla Commissione Europea.2 Lei non lo sa?

E la copertura finanziaria strutturale deve essere il ripristino dell’ICI-IMU-TASI sulla casa principale (4 mld), non un condono una tantum.



Secondo strafalcione

Botta e risposta tra la ministra dell’Istruzione Azzolina e il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini sul termine plexiglass.

Lui ne critica l’operato, lei lo corregge: “Non sai neanche scrivere plexiglass”, ma il vocabolario Treccani la smentisce.

Ho fatto una breve ricerca. Come il Treccani,3 citato dai giornali, anche il dizionario di Cambridge,4 a differenza di altri, dice “plexiglas”, con una sola ‘s’.

Dice anche che in Gran Bretagna è commercializzato con il marchio commerciale “perspex”.

Ovviamente, Salvini l’ha scritto giusto per caso…


____________________


Note


[1] Iniziative per il rilancio “Italia 2020-2022”


[2] Lettera al PdC Giuseppe Conte: proposta di un Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità


[3] plexiglas


[4] Plexiglas

noun U ]

 US trademark

UK 

 /'plek.si.gl??s/ US 

 /'plek.si.glæs/

(UK trademark Perspex)

brand name for a strongtransparent plastic that is sometimes used instead of glass





Aggiornamento


Riporto un commento letto nel web:

Il polimetilmetacrilato è stato scoperto dal tedesco Röhm.
In tedesco vetro si scrive glas. Da cui il nome commerciale del plimetimetacrilato: Plexiglas.



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Coronavirus, la sparata del dottor Zangrillo




Guglielmo Pepe - 2 GIU 2020

La sparata di Zangrillo? Bufale, omissioni, verità


Sono assolutamente d’accordo con Guglielmo Pepe sulle parole usate dal dott. Zangrillo (sul tono non posso pronunciarmi perché non guardo la tv).

Sarà stato “infettato” dal comunicatore sopra le righe (eufemismo) SB.


Provo ad analizzare l’espressione usata.


Come si fa a dire, ammesso e non concesso che sia vero (tale opinione ha già trovato numerosi e autorevoli dissensi): “Il virus non esiste clinicamente”, senza neppure la preoccupazione che possa venire interpretata male? Infatti, l’attenzione di tutti - come era inevitabile - si è accentrata sul soggetto e sul verbo, al negativo – il virus non esiste - più che sull’avverbio – clinicamente -, di non immediata comprensione e che infatti alcuni giornali hanno del tutto omesso.


Dal punto di vista semantico: clìnico agg. e s. m. [dal lat. clinicus, gr. ????????, der. di ????? «letto»] (pl. m. -ci). – 1. agg. Che riguarda la clinica medica, cioè l’esame, lo studio e la cura del malato: quadro c., il complesso dei sintomi; caso c., la concreta realizzazione di una malattia o di una sindrome (nell’uso com., essere un caso c., di persona che esce dalla normalità); guarigione c., regressione o scomparsa del quadro morboso, con o senza scomparsa delle lesioni organiche.


Inoltre, tecnicamente, "Si definisce clinicamente guarito da Covid-19, un paziente che, dopo aver presentato manifestazioni cliniche (febbre, rinite, tosse, mal di gola, eventualmente dispnea e, nei casi più gravi, polmonite con insufficienza respiratoria) associate all’infezione virologicamente documentata da SARS-CoV-2, diventa asintomatico per risoluzione della sintomatologia clinica presentata. Il soggetto clinicamente guarito può risultare ancora positivo al test per la ricerca di SARS-CoV-2."


È certo che il virus esiste: ogni giorno vengono ancora accertati centinaia di nuovi malati, la più parte in Lombardia. Oggi sono stati rispettivamente 318 e 187. Sono tutti clinicamente guariti? Cioè senza sintomi? Né gravi né lievi?


Ha detto “inesistente”, non “meno grave”, “più lieve”, “attenuato”.


Il dott. Zangrillo è un tecnico rinomato, a prescindere dall’intenzionalità comunicativa e dal sospetto di un uso imprudente e/o strumentale delle parole, è stato per lo meno impreciso, tecnicamente e semanticamente. Con un effetto moltiplicativo in termini di clamore mediatico e di responsabilità, proporzionale al fenomeno eccezionale in discorso.



Aggiornamento


Antonella Ronchi 3 giugno 2020 alle 12:31

Caro Pepe, condivido completamente quanto affermato da bdg.Il contenuto della comunicazione è tutto centrato sul termine "clinicamente" che in tanti titoli e commenti è stato omesso, confondendo pesantemente le cose. Sul tono, alla luce di quanto è avvenuto in questi mesi, in cui le voci "diverse" sono state ignorate (vedi la partecipazione istituzionale di Burioni da Fazio, ma non solo), bisogna alzare la voce per farsi sentire. E comunque a me preoccupa moltissimo il fatto che vengano oscurati su youtube interviste a personaggi che dicono cose fuori dal coro, come Tarro . Una narrazione a senso unico che sta diventando minacciosa per la democrazia.


@Antonella Ronchi (3 giugno 2020 alle 12:31)
Essendo io un assiduo frequentatore del web, non mi sorprende l'inclinazione di tantissime persone (davvero troppe) a tenere OSTINATAMENTE in non cale i fatti, la logica e la lingua italiana. E' utile segnalare che l'eziologia è l'educazione fin da piccoli in famiglia, quindi di difficilissimo contrasto.
Mi spiace, avete torto entrambe. E questo non lo dico io ma lo attesta il dottor Zangrillo, nella sua lunga intervista di ieri a Un giorno da pecora su Radio1-RAI (io ascolto solo la radio). La potete ascoltare qui, a una decina di minuti dall’inizio.
https://www.raiplayradio.it/audio/2020/05/UN-GIORNO-DA-PECORA-95875bf9-86c8-4d14-9134-d4b37653223d.html

L’attenzione, come ho spiegato più sopra, va OVVIAMENTE posta in primo luogo sul verbo (“non esiste”), non sull’avverbio (“clinicamente”), ma beninteso anche su questo Zangrillo, essendo un tecnico, ha commesso un grave ed evidentissimo errore semantico e tecnico. Volutamente.

Infatti, nella predetta intervista, Zangrillo è su questo che si corregge e parla di virus “molto più lieve”, dal che si deduce che, almeno, esiste. Non solo, ammette anche (verso la fine dell'intervista) che ha intenzionalmente reso una dichiarazione ottimistica, e fa anche ammenda, rivolgendosi ai giovani.



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QE, la Corte Costituzionale federale tedesca attacca i poteri della BCE e della CGUE




1. Da almeno 10 anni, poiché - un po’ esagerando - i Trattati dicono tutto e il contrario di tutto - molto dipende dalla loro interpretazione e applicazione, che sono decise politicamente da Berlino (e satelliti, con l’aiuto della Francia), spesso in conflitto con la “missione” dell’Unione Europea, cioè i suoi scopi primari (v. preambolo e art. 3 TUE).

2. In questo solco, si inserisce il giudizio sul funzionamento della Banca Centrale Europea rispetto ai Trattati (e al suo statuto, che deriva dai Trattati) e sulle sue decisioni. Nel caso della BCE (art. 35 Statuto BCE), essa è sottoposta soltanto alla Corte di Giustizia UE, che si è già pronunciata nel dicembre 2018 sul punto ora evidenziato dalla Corte Cost. tedesca con una sentenza contraddittoria (sconfinamento nella politica economica, che le è preclusa), decidendo, nel dicembre 2018, sul primo ricorso della Corte Cost. tedesca (Bundesregierung) contro il QE, con intervento anche del Bundestag e della Deutsche Bundesbank.[1]

3. L’Unica Autorità legittimata a interpretare giuridicamente i Trattati è la CGUE, non certamente la Corte Cost. tedesca, che ha giurisdizione esclusivamente in Germania, tanto è vero che - a parte il tono imperioso - la conseguenza, nel caso la BCE non darà una risposta soddisfacente, sarà l’autoesclusione della Bundesbank dal QE.

4. I Tedeschi - che io giudico furbi intelligenti - vogliono solo i vantaggi dell’attuale sistema monco UE/Euro, situazione insostenibile nelle congiunture economiche negative. Figuriamoci in questa, che in Italia, tra alti e bassi, dura da 12 anni e che ha fatto crescere abnormemente il debito pubblico e il rapporto debito/Pil, che, com’è noto, è la bestia nera dei Tedeschi. Anche per colpa del calo del denominatore (PIL) a causa della politica economica prociclica imposta dallUE all’Italia, discriminandola rispetto alla Spagna, alla Francia, all’Irlanda, al Portogallo, alla Grecia (cfr. deficit/Pil dal 2008 al 2017).

5. Il problema ora, cioè da 12 anni, da quando è scoppiata la crisi economica nell’Eurozona (ma non in tutti!), è la politica economica, che è competenza degli Stati ed esige che sia anticiclica, non prociclica. E la responsabilità di questo è della Germania e satelliti, che danno un’ottusa interpretazione neo-liberista dei Trattati e delle sue regole complementari (Fiscal Compact), in particolare verso l’Italia. La BCE, che è indipendente e vota a maggioranza dei 25 Membri del Consiglio Direttivo, di cui solo due sono tedeschi, sopperisce dal 2012 (“wathever it takes” di Draghi e le conseguenti OMT, mai utilizzate finora, contro le quali i Tedeschi fecero subito ricorso, rigettato dalla CGUE nel giugno 2015).

6. Non si sa come finirà questa vicenda, potrà anche avere un effetto benefico perché la decisione della Corte Costituzionale tedesca è esagerata e perciò un passo falso, poiché attacca due capisaldi della costruzione UE: l’indipendenza della BCE e la primazìa della Corte di Giustizia UE sulle Corti nazionali. Come si vede dalla reazione della stessa BCE (vedi il suo comunicato[2]) e della Commissione Europea.

7. In ogni caso, non se ne può più dell’arroganza dei furbi-intelligenti Tedeschi. I quali, a differenza nostra, fanno gioco di squadra, con una sola stella polare: l’interesse dell’apparato industriale-finanziario-commerciale tedesco. E, con qualche eccezione (vedi da ultimo il sorprendente Der Spiegel[3]), furbescamente additano l’Italia spendacciona (una BUFALA cosmica) come capro espiatorio delle loro colpe. Imitati dai furbi-intelligenti Olandesi.


Soluzione? Sono due, da realizzare in parallelo.

- Contare sulla forza della legge UE, che a differenza del passato è a sfavore della Germania, perché il rischio del suicidio fa ora parte della consapevolezza dell’intera struttura europea.

- Poiché, a differenza del passato (sentenza della CGUE del dicembre 2018[1]), se la Corte Cost. tedesca riterrà la risposta della BCE insoddisfacente, si determinerà l’autoesclusione della Bundesbank dal QE, prima di chiedere soldi ai tirchi Tedeschi e Olandesi, dovremmo chiederli ai tirchi ricchi italiani, che sono più ricchi dei ricchi tedeschi.


______________________


Note


[1] QE (OMT), la Corte di Giustizia Europea dà torto alla Corte Costituzionale tedesca


[2] Comunicato stampa della BCE sulla sentenza della Corte costituzionale federale tedesca

05 maggio 2020


[3] "Basta con la spocchia contro l'Italia. Dolce vita? Sciocchezze. Non è sprecona"

Un articolo di der Spiegel difende il nostro Paese. "Non è sprecona. Eurobond o l'Ue crollerà"



Articolo collegato:


L’azione esagerata della Corte Costituzionale tedesca provoca la reazione eccezionale della Corte di Giustizia UE.

La Corte Ue contro i giudici tedeschi: "Sulla Bce possiamo decidere solo noi"

Presa di posizione contro i giudici costituzionali della Germania: "Solo una istituzione europea può giudicare se un atto è contrario al diritto dell'Unione"

08 Maggio 2020



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