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Lettera a Pieremilio Gadda del Corriere della Sera sulle sue false notizie sulle pensioni


 


Pubblico la lettera che ho inviato in data 12 novembre scorso a Pieremilio Gadda, direttore di We Wealth, società di servizi nel settore della gestione patrimoniale, e collaboratore del Corriere della Sera. Finora non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera a Pieremilio Gadda sulle sue false notizie sulle pensioni

v

12/11/2019 00:21


ALLA C.A. DEL DOTT. PIEREMILIO GADDA

CC SEN. MAURIZIO SACCONI, PROF.SSA ELSA FORNERO, DOTT. ENRICO MARRO, PROGETICA, MEDIA, ALTRI


Egr. Dott. Gadda,

Traggo dal Suo articolo di oggi sul Corriere della Sera Pensione, quanto dovremo lavorare per andarci: se hai 30 anni fino a 72

“Vale la pena ricordare che, dopo gli scatti effettuati nel 2016 e nel 2019, le regole prevedono un adeguamento ogni due anni, agganciato all’aumento della longevità, da quantificare tramite apposito decreto, che sarà emanato a breve.”

E aggiunge una tabella che espone “Quanto verranno adeguati i requisiti nel 2021”.

No, l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla riforma SACCONI nel 2009 (L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente da SACCONI con la L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis) e stabilito con cadenza triennale, è stato reso biennale dalla riforma Fornero, a decorrere dal 2022. Almeno stando ad una semplice lettura della norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13): “Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalità previste dall'articolo 12 della legge n. 122/2010.”

Quindi, non dopo quello del 2019, ma successivi a quello [triennale] del 2019.

La norma è così chiara e l’errore è così evidente, che stentavo a credere che TUTTI, inclusi i docenti, lo commettessero, per cui pensai di segnalarlo a un giornalista esperto di pensioni col quale avevo già avuto un’interlocuzione: Enrico Marro del Corriere. Il quale, ovviamente, concordò con la mia interpretazione.

Dopodiché, decisi di scrivere una prima lettera, in febbraio 2018, e poi una seconda lettera alla Ragioneria Generale dello Stato, ampliata su altre errate interpretazioni, in ottobre 2018.

L’errore nasce probabilmente dalla relazione tecnica del decreto «Salva-Italia», DL 201/2011. Tale relazione – quasi impossibile da trovare - contiene una evidente contraddizione tra quanto scrive nel testo (l’adeguamento del 2019 è triennale, e quindi l’adeguamento biennale decorre dal 2022) e quanto riporta nella tabella a pag. 42, che fa decorrere l’adeguamento biennale dal 2021.

Successivamente, tutti si sono adeguati a questa interpretazione errata. Anche l’INPS. Anche il Parlamento in varie leggi. Per cui ho inviato le mie due lettere p.c. anche al Presidente della Repubblica, che ha promulgato quelle leggi.

In data 5 marzo 2019, mi è pervenuta la graditissima risposta del Segretariato Generale del Quirinale, con la quale mi ha informato che ha trasformato la mia lettera in un esposto e l’ha trasmessa al Ministero del Lavoro e Politiche sociali: «questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza».

Gli ho dovuto, però, riscrivere. Pubblico, qui di seguito, la mia replica, nella quale ho osservato che l’esposto dovesse essere inviato soprattutto al Ragioniere Generale dello Stato.

Per inciso, non è affatto superfluo precisare che l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni (e oltre) è dovuto esclusivamente alla riforma SACCONI.

Purtroppo, anche in questi casi la professoressa Elsa Fornero, alla quale ho tramesso le mie decine di lettere “circolari” per conoscenza (come si vede, anche la presente), è stata sostanzialmente reticente. Alimentando la sopravvalutazione della sua riforma e la damnatio memoriae della ben più severa riforma SACCONI.

Cordiali saluti,

V.


PS: Il pensionamento anticipato (ex anzianità) prescinde dall’età anagrafica. Il pensionamento contributivo a 64 anni è un’eccezione. Il minimo di 20 anni di contributi vale per tutti, sia per il pensionamento retributivo (stabilito dalla riforma Amato del 1992), sia per il pensionamento anticipato (stabilito dalla riforma Fornero), salvo, in questo secondo caso, che si abbiano 71 anni (dall’1.1.2019), agganciato all’aspettativa di vita, nel qual caso vale il minimo precedente di 5 anni (stabilito dalla riforma Maroni del 2004).

(( 15-bis. In via eccezionale per i lavoratori dipendenti del settore privato le cui pensioni sono liquidate a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive della medesima: ))

    ((  a) i lavoratori che abbiano maturato un'anzianita' contributiva di almeno 35 anni entro il 31 dicembre 2012 i quali avrebbero maturato, prima dell'entrata in vigore del presente decreto, i requisiti per il trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2012 ai sensi della Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, possono conseguire il trattamento della pensione anticipata al compimento di un' eta' anagrafica non inferiore a 64 anni; ))

    ((  b) le lavoratrici possono conseguire il trattamento di vecchiaia oltre che, se piu' favorevole, ai sensi del comma 6, lettera a), con un'eta' anagrafica non inferiore a 64 anni qualora maturino entro il 31 dicembre 2012 un'anzianita' contributiva di almeno 20 anni e alla medesima data conseguano un'eta' anagrafica di almeno 60 anni di eta'. ))



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Terza risposta della Direzione Generale Affari economici della Commissione Europea




Nello scorso mese di giugno inviai una lunga Lettera alla Commissaria europea Margrethe Vestager sui pregiudizi sull’Italia [o 2]. Alla quale è seguita la risposta della Direzione Generale Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea, anche per conto della Commissaria Vestager [o 2] e la mia replica [1 o 2]. E poi la seconda risposta della DG Affari Economici [1 o 2] e la mia seconda replica [1 o 2]. Oggi, con un po’ di ritardo perché sono stato impegnato a revisionare il mio saggio e con altre lettere che via via pubblicherò qua, pubblico la terza risposta della DG Affari economici, alla quale ho deciso di non replicare.


Bruxelles, 8 ottobre 2019

ECFIN.DDG1.G.3/AM

Egregio signor V.,

Le scrivo in risposta alla sua lettera inviata lo scorso 9 settembre.

Riguardo il suo primo punto, non è corretto parlare di “Diktat UE”. Come evidenziato nella mia prima risposta, le regole fiscali europee sono il risultato di un lungo processo, che ha coinvolto tutti gli Stati Membri e il Parlamento Europeo nel suo ruolo di co-legislatore. L’Italia non solo ne ha sottoscritto gli esiti, ma è stata parte attiva durante tutto il processo. L’applicazione delle regole è stata a sua volta un processo inclusivo in cui si è fatto uso di tutti i margini di flessibilità previsti per tenere conto delle peculiarità della situazione dell’Italia. Seppure le regole fiscali esistenti sono certamente migliorabili, e come già accennavo un processo di revisione è in corso, non è possibile polarizzare un’opposizione “Italia-UE”, dal momento che il contesto normativo e le decisioni assunte a livello europeo sono il frutto di un processo collettivo di cui l’Italia fa parte.

Sono d’accordo con Lei che l’alto livello dei tassi di interesse sui titoli sovrani italiani degli ultimi anni, e in particolare il picco registrato nei 12 mesi a cavallo tra 2018 e 2019, non sono giustificati solo sulla base dei fondamentali macroeconomici del paese. L’economia italiana, come spesso evidenziato nei rapporti della Commissione, è certamente solida, nonostante alcune debolezze strutturali e gli effetti negativi della crisi economica. Tra gli indicatori rilevanti figurano il saldo commerciale positivo e il basso livello del debito privato, da Lei menzionato nella sua lettera di giugno. Ciononostante, l’elevato livello di debito pubblico insieme alla persistente bassa crescita dell’economia si riflettono in un’alta sensibilità degli investitori. In questo senso, una politica fiscale prudente unita a un ambizioso programma di riforme contribuirebbe a ridurre i tassi d’interesse, alleviando la pressione sulle finanze pubbliche in un circolo virtuoso. Naturalmente, come Lei rileva, una comunicazione istituzionale accorta è a sua volta importante per preservare la fiducia degli investitori, soprattutto per quanto riguarda questioni cruciali quanto l’appartenenza dell’Italia all’unione monetaria.

La definizione di spesa pubblica per pensioni in Italia è la stessa utilizzata a livello europeo, e in particolare nell’ambito del gruppo di lavoro sugli effetti dell’invecchiamento demografico costituito presso il Comitato di politica economica del Consiglio. Detto ciò, è certamente vero che l’alta spesa pensionistica in Italia ha tradizionalmente supplito a una carenza di trasferimenti e sostegni sociali di altro tipo, così come è vero che le riforme del sistema pensionistico introdotte negli ultimi anni ne hanno notevolmente migliorato la sostenibilità di medio e lungo periodo. Ciononostante, non va a benefìcio della crescita economica il fatto che, in proporzione alla spesa pubblica totale, la porzione di spesa pensionistica abbia continuato a salire negli ultimi anni, mentre altre voci di spesa più orientate al futuro, come l’istruzione e la ricerca, sono diminuite.

Riguardo la sua gentile proposta di inviarmi il suo libro in omaggio, La ringrazio e confermo che l’indirizzo postale ed e-mail da Lei indicato è corretto.

Vorrei anche informarla che questa risposta esaurisce il nostro scambio su questi argomenti.

Con i migliori saluti.

Alienor MARGERIT

La Capounità



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Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita




La riforma delle pensioni Sacconi, con la L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, ha introdotto l’adeguamento, con cadenza quinquennale, dell’età di pensionamento alla speranza di vita. Poi lo ha modificato sostanzialmente con la Legge 30.7.2010, n.122, art. 12, comma 12-bister, ecc. rendendolo a cadenza triennale. Con la stessa L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis, ha attribuito al “Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali”, il compito di emanare un decreto direttoriale almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento e che, come stabilito dal successivo comma ter, “aggiorna con cadenza triennale i requisiti di età e di anzianità contributiva in misura pari all’incremento della predetta speranza di vita accertato dall’ISTAT in relazione al triennio di riferimento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale.”.

I soggetti che materialmente firmano il predetto decreto direttoriale è il Ragioniere Generale dello Stato (MEF), di concerto con la Direzione Generale Previdenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.


Il decreto direttoriale esaminato nella presente lettera è il terzo finora, dopo quelli emanati a decorrere dal 2016 e dal 2019.

Pubblico la lettera che ho inviato in data 18 novembre 2019 al Ragioniere Generale dello Stato Biagio Mazzotta e alla Direttrice Generale Previdenza Concetta Ferrari. 



AL RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO E ALLA DIRETTRICE GENERALE PREVIDENZA

P.C. SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PARLAMENTO, GOVERNO, ALTRE ISTITUZIONI, MEF, MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, SINDACATI, UNIVERSITA’, ASSOCIAZIONI, FONDAZIONI, MEDIA



Egr. Ragioniere Generale dello Stato, Egr. Direttrice Generale Previdenza,

Faccio seguito alle mie precedenti e-lettere del 23-02-2018 e del 08-10-2018.

Ricavo dal Vostro Decreto direttoriale del 5 novembre 2019 che avete deciso che

1. A decorrere dal 1° gennaio 2021, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici di cui all'art. 12, commi 12-bis e 12-quater, fermo restando quanto previsto dall'ultimo periodo del predetto comma 12-quater, del decreto-legge 30 luglio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni e integrazioni, non sono ulteriormente incrementati.

e il seguente passo:

Visto l'art. 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n.201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che prevede che gli adeguamenti dei requisiti, con cadenza triennale fino al 1° gennaio 2019, siano effettuati con cadenza biennale a partire dall'adeguamento successivo a quello decorrente dalla predetta data;


Mi permetto di ribadire che, a mio parere, si tratta, nel primo caso (A decorrere dal 1° gennaio 2021), di un evidente errore interpretativo della norma e, nel secondo caso (fino al 1° gennaio 2019), di un’evidente fallacia letterale e logica, poiché:

(i) la riforma Sacconi (L. 122/2010, art. 12) prevede che l’adeguamento (da essa già introdotto con la L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2) sia sempre triennale, quindi anche quello dal 1° gennaio 2019 (cfr. la mia prima lettera del 23.02.2018[1]);

[1] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

(ii) non è scritto in nessuna norma delle riforme delle pensioni Sacconi e Fornero il termine del periodo di applicazione dell’adeguamento, ma soltanto la decorrenza, per cui scrivere (con sintassi imperfetta) “con cadenza triennale fino al 1° gennaio 2019” (decorrenza) equivale a confermare (lapsus freudiano?) che esso è triennale (2019-21);

(iii) analizzando la stessa norma citata della riforma Fornero (art. 24, comma 13[2]), è altresì evidente anche dal punto di vista logico, oltre che da un esame letterale della chiarissima norma (si veda la mia lettera n. 1), che l’adeguamento che decorre dal 1° gennaio 2019 sia triennale, perché se la periodicità biennale vale - come Voi scrivete - “a partire dall'adeguamento successivo a quello decorrente dalla predetta data”, vuol necessariamente dire che l’adeguamento precedente (dal 1° gennaio 2019) è triennale;

[2] 13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.[…]

e

(iv) daltra parte, come già rilevato con la mia lettera n. 2 del 8.10.2018,[3] 

[3] Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

tale mia interpretazione è confermata dalla stessa relazione tecnica della L. 214/2011 (che è elaborata o almeno co-elaborata dalla Ragioneria Generale dello Stato), la quale, anche se contiene una palese contraddizione, nella stessa frase definisce - per due volte - triennali gli adeguamenti sia del 2016 che del 2019, come appunto prescrive chiarissimamente il citato comma 13:

L’errata interpretazione viene offerta nella tabella a pag. 42 (l’evidenziazione in colore giallo dell’anno 2021 è nell’originale), la quale fa scattare l’adeguamento biennale dal 2019, che determina lo scatto a decorrere dal 2021 anziché dal 2022.

Per contro, la stessa relazione tecnica, contraddicendo quanto riportato dalla sua tabella a pag. 42, attesta nel commento (presumibilmente l’estensore è persona diversa da chi ha elaborato la tabella e probabilmente di grado gerarchico superiore) che l’adeguamento dell’età di pensionamento e del coefficiente di trasformazione del 2019 è triennale, e lo attesta sia a pag. 38, riproducendo fedelmente e correttamente la norma di legge (art. 24, comma 13):

- il passaggio da una periodicità triennale ad una biennale sia dell’adeguamento dei requisiti agli incrementi della speranza di vita sia dell’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione con riferimento agli adeguamenti e agli aggiornamenti aventi decorrenza successiva a quelli decorrenti dal 1° gennaio 2019;

sia, ancora più esplicitamente, a pag. 49 (dove, di tutta evidenza, manca nel periodo da me riportato un segno di interpunzione dopo le parole “4 mesi”):

per i successivi adeguamenti triennali del 2016 e del 2019 la stima di tali adeguamenti incrementativi triennali è pari a 4 mesi[; ndr] per gli adeguamenti successivi [dal 2022, ndr] opera la nuova periodicità biennale.

Come ho già rilevato nella lettera n. 2, anche il Servizio Studi della Camera dei Deputati (nel suo dossier della legge 214/2011) si limita a ripetere la chiarissima norma:

Il successivo comma 13 stabilisce la cadenza biennale dell’aggiornamento degli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019, secondo le modalità previste dall'articolo 12 del D.L. 78/2010.

Per esigenze di coordinamento legislativo, inoltre, dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del richiamato D.L. 78/2010, devono riferirsi al biennio.

Ad abudantiam, sottolineo, per analogia, il commento del Servizio Studi circa la decisione della riforma Sacconi di eliminare la periodicità biennale previsto in precedenza dalla medesima riforma per gli adeguamenti successivi al primo (cioè dal secondo in poi), analogo al “successivi a quello effettuato con decorrenza dal 1° gennaio 2019”, recato dal predetto comma 13:

Infine, attraverso l’abrogazione dell’ultimo periodo del comma 12-ter, è stata eliminata la previsione che il secondo adeguamento fosse calcolato su base biennale, in relazione a ciò tutti gli adeguamenti successivi al primo hanno pertanto cadenza triennale.

Vale la pena, infine, di evidenziare che il Segretariato Generale del Presidente della Repubblica, destinatario per conoscenza di entrambe le mie lettere (come già rilevato, l’errata interpretazione è contenuta anche in varie leggi promulgate dal Presidente della Repubblica, tra cui le leggi di Bilancio 2017 e 2018) ha condiviso la mia interpretazione, suffragata dal commento della relazione tecnica della L. 214/2011, e in data 5 marzo 2019 mi ha inviato una lettera di risposta, con la quale mi ha informato che ha trasformato la mia lettera in un esposto e l’ha trasmessa al Ministero del Lavoro e Politiche sociali: «questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza».

Gli ho dovuto, però, riscrivere. Nella mia replica, ho osservato che l’esposto dovesse essere inviato soprattutto al Ragioniere Generale dello Stato.[4] Ignoro se il Ministero del Lavoro abbia dato seguito alla lettera del Quirinale, ma parrebbe di no.

[4] Replica alla risposta del Quirinale sulle errate interpretazioni della Ragioneria Generale dello Stato di norme pensionistiche

Purtroppo, per motivi imperscrutabili, è prevalsa incredibilmente l’evidentissima interpretazione erronea dell’estensore della tabella, fatta propria da tutti, incluso il Parlamento.

Conclusione. Se la mia interpretazione è corretta - e a me pare che lo sia al di là di ogni ragionevole dubbio – l’anno 2021 è già coperto dal Vostro precedente decreto direttoriale che, a decorrere dal 1° gennaio 2019, ha aumentato l’età di pensionamento di cinque mesi portandola a 67 anni per tutti, che deve valere per il triennio 2019-21, e l’età di pensionamento non è ulteriormente incrementata per il biennio 2022-2(salvo che non si decida di rifare il calcolo l’anno venturo).

Distinti saluti,

V.


PS: E’ sconsolante constatare che un problema burocratico così semplice non si riesce a risolvere neppure scomodando il Presidente della Repubblica. E’ proprio vero che la burocrazia italiana è la peggiore dell’Europa occidentale.


I media, come al solito (qui l’ANSA, qui Il Corriere della Sera, qui la Repubblica, qui La Stampa, qui Il Messaggero, qui Il Fatto Quotidiano, qui Il Sole 24 Ore , qui Il Giornale, qui  Il Secolo XIXecc., tutti destinatari delle mie due lettere citate e di un centinaio di altre sulle enormi BUFALE concernenti le riforme delle pensioni Sacconi e Fornero e su altre due enormi BUFALE  - provate per tabulas - riguardanti, rispettivamente, i Governi Berlusconi e Monti e gli obiettivi statutari della BCE,  alimentate da tutti i media e divenute ormai mondiali), diffondono la falsa notizia in discorso. Che in effetti è una notizia falsa, considerato che il Ragioniere Generale dello Stato potrebbe accampare la scusante che è nuovo, ma la Direttrice Generale Previdenza è la medesima dell’anno scorso.



Post collegati:


Lettera al Ragioniere Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche


Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche



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Destinatari:


Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento all’aspettativa di vita

lunedì 18 novembre 2019 - 12:20


Da:

v

A:


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ecc. ecc.



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Lettera a Repubblica: articolo oggettivamente vergognoso



Articolo oggettivamente vergognoso.

07/11/2019 22:28



Secondo il Financial Times, i rendimenti dei Btp a 10 anni di Atene sono scesi per la prima volta sotto quelli emessi con la stessa scadenza dal Tesoro"

07 Novembre 2019 


L’ennesimo articolo oggettivamente antitaliano. Durante la crisi dello spread scrivevate contro i titoli di Stato italiani, consigliandone la vendita.

Fu una gara tra voi e il Corriere.

Una vergogna.

E adesso non vi nascondete dietro il dovere della notizia. Prendete esempio dai Francesi. E fate un articolo sull’«impazzimento» strumentale dei cosiddetti mercati, aiutati dalle ineffabili società di rating, che da 30 anni hanno designato l’Italia come pagatrice di lauti interessi sul debito e, in barba ai fondamentali macroeconomici, fanno di tutto perché rimanga tale. E pretendono un tasso maggiore di quello che chiedono al Portogallo e alla Grecia. Vi sembra razionalmente giustificato? Tecnicamente è ridicolo.

Aiutati purtroppo, allora come ora, dalla cacofonia autolesionistica dei media italiani. Uno schifo.

V.



PS: Il giorno dopo:


Nonostante la quarta elezione in quattro anni, il decennale di Madrid rende meno dello 0,4% sul mercato secondario mentre quello italiano supera l'1,1% ed è vicino ad Atene. Milano chiude a +0,1%

di RAFFAELE RICCIARDI - 08 Novembre 2019

Oggi il famoso termometro della credibilità di un Paese sui mercati finanziari si è allargato per chiudere in area 145 punti per il Belpaese, mentre quello greco risulta sulla piattaforma Bloomberg una decina di punti base sopra. Ieri sera - per la prima volta dal 2008, secondo i dati del Financial Times - si era vista una inversione nelle gerarchie che oggi è appunto rientrata. Il rendimento del Btp si attesta poco sotto l'1,2% a fine giornata.


PPS: Due giorni dopo:


Perché il Financial Times sbaglia a lanciare l’allarme sul ‘sorpasso’ dei Btp greci su quelli italiani

Mauro Bottarelli 10 novembre 2019



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Lettera al Dott. Vladimiro Giacché sulle sue false notizie sulla BCE e sul Governo Monti



Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa all’economista Vladimiro Giacché, presidente del Centro Europa Ricerche dopo aver letto un suo articolo nel quale ha confermato di conoscere male sia lo statuto della BCE che le responsabilità della recessione, che egli attribuisce erroneamente al Governo Monti. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.



Lettera al Dott. Vladimiro Giacché sulle sue false notizie sulla BCE e sul Governo Monti

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2/10/2019 16:32


Egr. Dott. Giacché,

Mi permetta di commentare alcune affermazioni che io ritengo errate da Lei fatte nel Suo articolo

“Il coraggio di ciò che si sa” Il secondo governo Conte e la sinistra

di Vladimiro Giacché - Created: 21 September 2019

A. BCE: ACQUISTO TITOLI PUBBLICI E OBIETTIVI

Citazione1: “In effetti la fine del rischio di cambio è l’altra faccia della medaglia della perdita della sovranità monetaria e della conseguente emissione del debito in una moneta straniera, per di più regolata da una Banca Centrale indipendente che ha il divieto di acquistare titoli del debito pubblico degli Stati e il cui unico obiettivo è la stabilità dei prezzi (e non l’occupazione)”.

Lei continua a ignorare lo statuto della BCE, fatto che La accomuna alla quasi totalità dei cosiddetti esperti:

Anche il professor Vladimiro Giacché non conosce bene né i Trattati, né lo statuto BCE

Traggo dal mio saggio LE VIOLAZIONI STATUTARIE DELLA BCE: Gli Obiettivi e i poteri-doveri statutari della BCE (LE TRE PIU' GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO Vol. 3) https://www.amazon.it/dp/B07PYZ71YB:

1. Acquisto titoli pubblici

Per quanto attiene al secondo punto (l’acquisto di titoli pubblici), in generale, prima del varo del QE, si riteneva che la BCE non potesse acquistare titoli di Stato, facendo confusione tra l’art. 18 e l’art. 21, che sono invece di una chiarezza palmare:

- L’art. 18 dello Statuto, infatti, consente alla BCE l’acquisto di titoli pubblici, purché questo avvenga sul mercato secondario, cioè dagli investitori (mercato aperto).

«Articolo 18-Operazioni di credito e di mercato aperto 18.1. Al fine di perseguire gli obiettivi del SEBC e di assolvere i propri compiti, la BCE e le banche centrali nazionali hanno la facoltà di: — operare sui mercati finanziari comprando e vendendo a titolo definitivo (a pronti e a termine), ovvero con operazioni di pronti contro termine, prestando o ricevendo in prestito crediti e strumenti negoziabili, in euro o in altre valute, nonché metalli preziosi, — effettuare operazioni di credito con istituti creditizi ed altri operatori di mercato, erogando i prestiti sulla base di adeguate garanzie. 18.2. La BCE stabilisce principi generali per le operazioni di credito e di mercato aperto effettuate da essa stessa o dalle banche centrali nazionali, compresi quelli per la comunicazione delle condizioni alle quali esse sono disponibili a partecipare a tali operazioni.»[15]

- Va evidenziato che, contrariamente all’opinione quasi generale,[76] neppure la FED può acquistare titoli del Tesoro direttamente dal Tesoro degli Stati Uniti, ma soltanto sul mercato aperto;[77][78] quando lo fa, lo fa surrettiziamente attraverso i dealer.[79]

2. Obiettivi BCE

Per provare che quello che Lei scrive è falso, basta o leggere lo Statuto della BCE, che all’art. 2 recita:

“Articolo 2-Obiettivi

Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all'articolo 119 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea”.

O consultare il sito della BCE e leggerne le Funzioni:

“Obiettivi

L’articolo 127, paragrafo 1, del Trattato sancisce che “L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi.”

Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea.”


Come si vede, in entrambi i casi già dal titolo, al plurale: “Obiettivi”, si può facilmente dedurre che Lei si sbaglia.

Per il resto dell’analisi, rinvio al saggio citato.

B. GOVERNO MONTI

Citazione2: “Occorre ancora un elemento preliminare, ma è così noto che mi limito a enunciarlo: a fare l’esecutore materiale di tutto quanto abbiamo visto sopra, insomma gli artefici del “successo catastrofico” di cui ho dato qualche cifra, sono stati la sinistra postcomunista e il centro postdemocristiano, dal 2008 plasticamente riunitisi in un unico partito: sono loro, in particolare, i principali responsabili del governo Monti, che ci ha lasciato in eredità non soltanto la crisi peggiore dall’Unità d’Italia, ma anche – e precisamente per questo – un incremento del rapporto debito/pil del 13% (in termini percentuali, è poco meno dell’entità dell’intero decremento del debito tra il 1994 e il 2008!).”

1. Manovre finanziarie

Ancora più grave è il Suo errore in merito alla responsabilità del governo Monti della recessione, che per il numero delle vittime io chiamo LA PRIMA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO (la seconda è quella sulla legge Fornero e la terza è sugli obiettivi della BCE).

Questa BUFALA ormai mondiale ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti e – incredibile ma vero – (quasi) tutti i professori di Economia, tra cui Lei.

Traggo dal mio saggio (il primo della trilogia) IL LAVORO SPORCO DEL GOVERNO BERLUSCONI Chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la Grande Recessione - Berlusconi vs Monti – https://www.amazon.it/dp/B07PBXVWRS

«Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano nel 2011, che, a causa della quasi latitanza della BCE, aveva portato lo spread[22] BTP-Bund ad un picco di 574 punti base[23] e faceva temere il default, causò le dimissioni del Governo Berlusconi,[24] ritenuto dall’UE - e forse dai mercati finanziari, che in realtà avevano scommesso sulla rottura dell’Euro - inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell’UE, con il Governo tecnico Monti,[25] che appariva quindi in quelle circostanze drammatiche un salvatore dell’Italia.

Questo duplice giudizio è falso, poiché non è confermato da un’analisi obiettiva ex post dei dati.


Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld (valore non cumulato); • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+65 mld cumulati), con la scopertura di 15 mld[26][27] che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia (DL 98/2011, art. 40), con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA, piuttosto che confermare l’iniquo taglio tremontiano delle agevolazioni fiscali-assistenziali, cfr. il libro di Elsa Fornero che verrà commentato estesamente nel capitolo 2 «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», dove ella scrive:

«La «salvaguardia» stabiliva che, se entro il 30 settembre 2013 il (nuovo) governo non avesse ottenuto i risparmi promessi attraverso un’improbabile delega fiscale-assistenziale, sarebbe entrato automaticamente in azione un taglio lineare (del 5 per cento nel 2013 e addirittura del 20 per cento a decorrere dal 2014) di tutte le agevolazioni fiscali. Fu uno dei compiti, oggi dimenticati, del governo Monti quello di scongiurare gli effetti di una simile mannaia che avrebbe colpito soprattutto le famiglie più povere: tali agevolazioni consistevano, infatti, per lo più in detrazioni per redditi di lavoro e pensione, per carichi familiari e nelle aliquote ridotte dell’Iva per i beni di prima necessità.» (Posizione kindle: 2451),

e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld «lordi» (10 sono stati «restituiti» in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+65 = tot. 170 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.»

Come si può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, il Governo Berlusconi-Bossi-Fini ha battuto il Governo Monti-Fornero per 4 a 1; ancor di più in termini di iniquità, essendo arrivato a stornare 550 milioni appostati dal precedente Governo Prodi per l’edilizia pubblica, e, per far fronte alla grave crisi, perfino a tagliare del 87% la spesa sociale destinata ai poveri, salvaguardando invece i ricchi e i benestanti, i cui contributi di solidarietà prima sui redditi elevati e poi sulle pensioni furono congegnati apposta male (bastava vararli assieme) per farli poi dichiarare incostituzionali (cfr. il mio saggio).

2. Debito pubblico

Citazione3: “governo Monti, che ci ha lasciato in eredità non soltanto la crisi peggiore dall’Unità d’Italia, ma anche – e precisamente per questo – un incremento del rapporto debito/pil del 13% (in termini percentuali, è poco meno dell’entità dell’intero decremento del debito tra il 1994 e il 2008!).

Traggo dal mio primo saggio citato:

«Per quel che concerne il secondo aspetto – la dinamica -, il debito italiano – come abbiamo visto nel volume 1 - è quello cresciuto meno durante la crisi, sia rispetto alla Germania, sia rispetto alla Francia, sia rispetto alla Spagna, poiché l’Italia ha speso molto meno degli altri sia per il salvataggio delle banche, rimaste (quasi) indenni dai titoli tossici, sia per la crescita, purtroppo. In particolare verso la Spagna, nei cui confronti l’Italia ha visto uno spread crescente BTP-Bonos dal 2011, il debito italiano (dati del PIL revisionati dall’ISTAT) è passato dal 100% nel 2008 (1.650 miliardi,[160] 2° governo Prodi) al 116,5% nel 2011 (4° governo Berlusconi, durato quasi 3 anni e mezzo) passando da 1.650 a 1.910 miliardi[160] con un aumento di 260 miliardi (inclusi 13miliardi per aiuti agli altri Paesi, di cui 10 miliardi per prestito bilaterale alla Grecia e 3 miliardi al Fondo salva-Stati[137]), al 128% e 2.040 miliardi[160] col Governo Monti, con un incremento di 130 miliardi (inclusi 30 miliardi per contributi al Fondo salva-Stati; va anche considerato che il debito include, per entrambi i Governi, le c.d. disponibilità liquide del Tesoro: 23.292 mln al 31.12.2011 e 33.501 al 31.12.2012 e, limitatamente al Governo Monti, i pagamenti dei debiti pregressi della PA, che – autorizzati dall’UE e coperti aumentando il debito pubblico - cominciarono proprio sotto il Governo Monti), e, infine, al lordo di 58 miliardi di sostegni,[137] al circa 131%[160] attuale con 2.323 miliardi al 30.6.2018,[134] quindi è ulteriormente aumentato in cinque anni e tre mesi di 273 mld, con un incremento percentuale dal 2008 del rapporto debito/PIL pari al +31,0%; mentre quello spagnolo è cresciuto dal 40% pre-crisi[133] al 99% attuale, con un incremento percentuale del +147,5%, ossia quasi il quintuplo dell’Italia.»

Come si può facilmente dedurre, è falso che il Governo Monti abbia prodotto l’aumento del debito nella misura da Lei indicata: al netto dei 30 mld di sostegni agli altri Paesi e senza considerare i pagamenti dei debiti PA, l’aumento è stato di 100 mld, contro i (260-13) 247 mld del governo Berlusconi.

Spero di esserLe stato utile.

Cordiali saluti,

V.



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Lettera all’On. Giulio Centemero della Lega Nord sulle sue false notizie sul Governo Monti




Pubblico la lettera che ho inviato cinque giorni fa al deputato Giulio Centemero della Lega Nord, dopo il nostro breve scambio in diretta a Radio Radicale sui Governi Berlusconi e Monti, nel corso del suo Filo diretto con i radioascoltatori, moderato da Lanfranco Palazzolo. Nel titolo, ho anteposto l’aggettivo “false” al sostantivo “notizie” perché ritengo che nel suo caso si sia trattato non di malafede ma di ignoranza dei dati; se avessi ravvisato la malafede lo avrei posposto. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera all’On. Giulio Centemero della Lega Nord sulle sue false notizie sul Governo Monti

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25/9/2019 14:55



ALLA C.A. DELL’ON. GIULIO CENTEMERO

CC: PARLAMENTARI, MEDIA, SINDACATI, PROFESSORI, ALTRI


Egr. On. Giulio Centemero,

Ieri mattina, ho fatto il seguente commento nel corso del Suo Filo diretto (al minuto 19.55) su Radio Radicale:

Il governo Berlusconi-Bossi varò manovre finanziarie molto inique per un importo QUADRUPLO rispetto al governo Monti (267 miliardi contro 63) e una riforma delle pensioni SACCONI più severa della riforma Fornero, con un risparmio DOPPIO al 2060. Le pesanti misure strutturali vigono tutt’oggi, alimentando la crisi. Poi Berlusconi e Salvini hanno dato tutta la colpa a Monti, Fornero e i comunisti ingannando 60 milioni di Italiani, inclusi gli esperti, e creando una BUFALA mondialeL’analisi e le prove documentali, già inviatevi, nel mio blog Vincesko (con la kappa). Grazie.

Lei ha risposto (al minuto 21.30) che non Le risulta. Ed ha inanellato una serie di false notizie. Viste l’importanza e la gravità delle Sue affermazioni, la mia replica non sarà breve.

Mi permetta, preliminarmente, di osservare che il mio commento (tenuto nel limite stretto dei 40 secondi concessi da Radio Radicale) indica cifre precise e di cercarne le prove documentali, già inviate a Radio Radicale più volte, nel mio blog. Se si fa la fatica di cercarle e di leggerle, esse rinviano agli ottimi e dettagliati dossier del Servizio Studi della Camera e del Senato sulle manovre varate, cioè del Parlamento di cui Lei è un importante esponente, e attestano che il governo Berlusconi-Bossi ha varato manovre finanziarie per un importo quadruplo del Governo Monti, a valere, rispettivamente, per il quadriennio o triennio successivi, ma le misure c.d. strutturali (cioè permanenti) vigono tuttora. Confermando quanto da me sostenuto.

Poiché il mio blog (http://vincesko.ilcannocchiale.it o http://vincesko.blogspot.it) comprende 832 post, mi permetto di fornirLe io tali prove documentali. La preavverto che, tra i 60 milioni di Italiani, anche ministri, parlamentari e quasi tutti gli economisti italiani – incredibile ma vero - (inclusi i Suoi colleghi parlamentari Bagnai e Borghi) sono vittime di quella che in un mio modestissimo saggio, che ho deciso di scrivere e pubblicare dopo otto anni di contrasto solitario e costante alla DISINFORMAZIONE generale su ciò che successe nella XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti) – una vera fatica di Sisifo! -, ho definito LA PRIMA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO. Poi, come ho detto nel commento, la BUFALA è diventata mondiale, colpendo anche qualche premio Nobel oltre ai più famosi giornali esteri.

1. Manovre finanziarie

Traggo, allora, dal capitolo 1 del mio saggio “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” (corredato di 480 note e centinaia di link), le cui fonti sono state, in ordine cronologico, Il Sole 24 ore, la CGIA di Mestre, l’ISTAT e i dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato):

Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano nel 2011, che, a causa della quasi latitanza della BCE, aveva portato lo spread[22] BTP-Bund ad un picco di 574 punti base[23] e faceva temere il default, causò le dimissioni del Governo Berlusconi,[24] ritenuto dall’UE - e forse dai mercati finanziari, che in realtà avevano scommesso sulla rottura dell’Euro - inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell’UE, con il Governo tecnico Monti,[25] che appariva quindi in quelle circostanze drammatiche un salvatore dell’Italia.

Questo duplice giudizio è falso, poiché non è confermato da un’analisi obiettiva ex post dei dati.

Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld (valore non cumulato); • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+65 mld cumulati), con la scopertura di 15 mld[26][27] che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia (DL 98/2011, art. 40), con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA, piuttosto che confermare l’iniquo taglio tremontiano delle agevolazioni fiscali-assistenziali, cfr. il libro di Elsa Fornero che verrà commentato estesamente nel capitolo 2 «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», dove ella scrive:

«La «salvaguardia» stabiliva che, se entro il 30 settembre 2013 il (nuovo) governo non avesse ottenuto i risparmi promessi attraverso un’improbabile delega fiscale-assistenziale, sarebbe entrato automaticamente in azione un taglio lineare (del 5 per cento nel 2013 e addirittura del 20 per cento a decorrere dal 2014) di tutte le agevolazioni fiscali. Fu uno dei compiti, oggi dimenticati, del governo Monti quello di scongiurare gli effetti di una simile mannaia che avrebbe colpito soprattutto le famiglie più povere: tali agevolazioni consistevano, infatti, per lo più in detrazioni per redditi di lavoro e pensione, per carichi familiari e nelle aliquote ridotte dell’Iva per i beni di prima necessità.» (Posizione kindle: 2451),

e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld «lordi» (10 sono stati «restituiti» in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+65 = tot. 170 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.

Come può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, il Governo Berlusconi-Bossi ha battuto il Governo Monti per 4 a 1, una vittoria schiacciante; ancor di più in termini di iniquità, essendo arrivato a stornare 550 milioni appostati dal precedente Governo Prodi per l’edilizia pubblica, e, per far fronte alla grave crisi, perfino a tagliare del 87% la spesa sociale destinata ai poveri, salvaguardando invece i ricchi e i benestanti, i cui contributi di solidarietà prima sui redditi elevati e poi sulle pensioni furono congegnati apposta male (bastava vararli assieme) per farli poi dichiarare incostituzionali.

Traggo ancora dal mio saggio citato:

Il DL 78 fu iniquo e crudele perché contemplò anche, tra l’altro, (i) il blocco del rinnovo del contratto del pubblico impiego, (ii) il licenziamento del 50% dei lavoratori precari pubblici, (iii) il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (destinata ai poveri: sussidi all’affitto, provvidenze a disabili, disoccupati, anziani, minorenni a rischio, ragazze-madri, matti, ex drogati, ex carcerati, LSU, ecc.), poi tagliata di un ulteriore 15% col DL 98/2011 (qui un’analisi dell’impatto delle manovre 2010 e 2011 sulla spesa sanitaria e sociale,[90] dalla quale emerge che il Fondo nazionale per le politiche sociali al netto della quota INPS scende vertiginosamente da 1.000 milioni nel 2007 a 712 nel 2008, a 578 nel 2009, a 435 nel 2010, a 218 nel 2011, a 70 nel 2012 e a 45 nel 2013; complessivamente, i fondi sociali calarono da 1.134 milioni nel 2010 a 144 nel 2013, pari al -87 per cento); e (iv) l’aumento della percentuale minima di invalidità sufficiente per la concessione dell’assegno mensile di assistenza dal 74 all’85 per cento, che avrebbe escluso i down (indennità di 256€ mensili), poi cancellato in sede di conversione per le corali proteste,[91] che in questo caso si addensarono sul governo e sul fido esecutore di Tremonti, il Sen. Antonio Azzollini,[92] presidente della strategica Commissione Bilancio del Senato. […]

Invece, ai percettori di redditi privati (ad eccezione dei produttori e distributori di farmaci e dei farmacisti in quanto fornitori del SSN), anche miliardari (i primi tre erano Ferrero, Del Vecchio e Berlusconi) o milionari (come Tremonti), in concreto non venne chiesto - letteralmente - neppure un centesimoCioè i pesanti sacrifici vennero imposti dal Governo Berlusconi-Bossi-Tremonti-Fini ai non ricchi e perfino ai poveri, quasi nulla ai miliardari e ai milionari.

Infatti, il contributo di solidarietà, varato in due DL separati, prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – sarebbe bastato metterli assieme - per farlo ritenere illegittimo, come poi avvenne con le sentenze nn. 223/2012, 241/2012 e 116/2013).[93]

Così successe per la tassazione delle stock option limitatamente alle imprese che operano nel settore finanziario (art. 33), per le quali fu prevista una soglia troppo alta, per cui neppure manager milionari come Passera e Profumo probabilmente ne vennero colpiti.

E, come risulta dalla Tabella n. 3, il grosso delle manovre si concentrò dal maggio 2010 (dopo la crisi del debito greco, secondo Romano Prodi gestita malissimo, per colpa soprattutto della Germania) al dicembre 2011.

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

     36

12.131

25.068

  25.033

-

  62.268

22,8

DL98/2011

-

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

-

   732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

     36

14.971

53.343

  79.298

61.795

      209.443

76,7

DL201/2011

-

-

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

-

-

603

        16

      27

       646

  0,2

Tot.Gov.M.

-

-

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

     36

14.971

74.189

     100.633

83.254

      273.083

100,0

  %

-

5,5

      27,2

      36,9

      30,5

100,0


*Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

Contrariamente a ciò che Lei ha affermato, il Governo Berlusconi-Bossi-Tremonti è quello che ha investito di meno contro la crisi, per la semplice ragione che, avendo prima sprecato vari miliardi (abolizione ICI, salvataggio Alitalia, doppio G8, ecc.) e poi deciso di salvaguardare i ricchi, non aveva un Euro per farlo dopo aver ubbidito ai diktat dell’UE (Commissione, Consiglio e BCE), come conferma lo stesso Tremonti, dopo la lettera del 5.8.2011 della BCE, adempiuta con la seconda manovra estiva del 2011 (DL 138/2011, di 65 mld cumulati). Traggo dal mio saggio (pag. 31):

[…] (v) [Tremonti] conclude, a ragione: «Come puoi fare riforme e sviluppo se parallelamente devi condurre una [terza!, ndr] selvaggia manovra di bilancio [e la precedente – di ben 82 miliardi cumulati - di appena 38 giorni prima, ndr]». […]


(vi) Giulio Tremonti parlerà di golpe,[70] motivando la grave accusa così: «la Bce non solo imponeva l’anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al '13, ma anche l’obiettivo di «un fabbisogno netto dell’1% nel 2012». La Troika in confronto si è poi rivelata flessibile e lungimirante. Una doppia e contemporanea richiesta di questo tipo non è mai stata avanzata, né realizzata nella storia finanziaria europea»;

Traggo ancora dal mio saggio (pag. 49, fonte ISTAT)

8. Politica fiscale del Governo

[…] c) una politica fiscale divergente rispetto a tutti gli altri Paesi: «Nel confronto complessivo, si evidenzia il grande sforzo di consolidamento fiscale compiuto dall’Italia nel periodo della crisi: il nostro è stato l’unico paese della Uem a non aver attuato nel complesso politiche espansive, presentando effetti cumulati restrittivi per oltre 5 punti di Pil. Nell’area dell’euro l’impatto è risultato espansivo per 13 punti di Pil, in Francia per 14 e in Germania per 6.»;[38]

Infine, il Governo Monti fu molto più equo (v. IMU, patrimonialina sui depositi, TTF e modifica dell’iniqua clausola di salvaguardia tremontiana, mentre per la questione esodati rinvio al capitolo 2 del libro citato o al mio blog).

2. Riforme delle pensioni

Nel capitolo 2 del libro citato, si trova la illustrazione de LA SECONDA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO, che riguarda le riforme delle pensioni.

Lei ha contestato che la riforma SACCONI sia più severa della riforma Fornero ed ha parlato solo delle lamentate nequizie della seconda.

Traggo dal mio saggio citato, nel quale è anche spiegato che l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni e anticipato a 41 anni e 3 mesi, oltre all’adeguamento alla speranza di vita, è stata decisa dalla riforma SACCONI, ma tali misure vengono erroneamente ascritte, anche dagli esperti, alla riforma Fornero:

4. Confronto sintetico della Riforma Sacconi e della Riforma Fornero

[...] Come si arguisce confrontando le misure, l’allungamento dell’età di pensionamento è stato deciso più da Sacconi che da Fornero, segnatamente per il pensionamento di vecchiaia:


- sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, tramite la «finestra» mobile (cioè differimento dell’erogazione) di 12 o 18 mesi, da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici (dipendenti e autonome) del settore privato, per le quali ha previsto, includendo l’adeguamento alla speranza di vita, l’allineamento graduale entro il 2023 (accelerato poi dalla riforma Fornero nel 2011, gradualmente entro il 2018);

- sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, quasi senza gradualità, da 60 a 65 anni per le lavoratrici dipendenti pubbliche, a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea,[175] ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni,[176] più «finestra» di 12 mesi;

- sia portando l’età di pensionamento di anzianità, tramite la «finestra» mobile, a 41 anni per uomini e donne (DL 78/2010, L. 122/2010), più (col DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter),[27] 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, o +2 mesi per chi li matura nel 2013, o +3 mesi per chi li matura nel 2014, portando l’età a 41 anni e 1 mese e poi 2 o 3 mesi per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi;

- sia introducendo - sempre Sacconi e non Fornero - con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2,[159] modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis,[165] l’incisivo e fondamentale adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che ha portato finora (2018) l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2019, e poi via via a 70 e oltre. In forza della riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), la sua periodicità diverrà biennale, relativamente agli «adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019», e cioè dal 2022, quantunque il Ragioniere Generale dello Stato affermi sorprendentemente ed erroneamente che la periodicità biennale decorre dal 2019.[177]

- Anche il sistema contributivo lo ha introdotto la riforma Dini nel 1995,[161] non la riforma Fornero nel 2011; questa ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1° gennaio 2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già almeno 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

- Va però aggiunto che la riforma Fornero, oltre a renderne la periodicità biennale, ha anche esteso, col comma 12 dell’art. 24, l’adeguamento all’aspettativa di vita alle pensioni anticipate (ex anzianità).

E, la riforma Fornero, ha ridotto di 6 mesi l’età di pensionamento degli autonomi (maschi e femmine) allineandoli a tutti gli altri.

E, più avanti:

8. Risparmi dalle riforme delle pensioni

Ed ora veniamo al fattore decisivo, per chi, arrivati a questo punto, covasse ancora qualche dubbio sulla maggiore severità ed efficacia della riforma Sacconi rispetto alla riforma Fornero. Anche sulla base dei risparmi rivenienti dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), stimati dalla Ragioneria Generale dello Stato[173] in 60 punti di Pil cumulati al 2060, pari a 1.000 miliardi, emerge un rilevante maggiore impatto della riforma Sacconi rispetto alla riforma Fornero, della quale tutti parlano, poiché meno di un terzo viene ascritto a quest’ultima, mentre la gran parte dei residui 700 miliardi è merito della riforma Sacconi, di cui, invece, nessuno parlaDetto sinteticamente in linguaggio calcistico, Sacconi batte Fornero 2 a 1Vediamo perché. Scrive RGS:

«Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) [riforme Maroni, Damiano e Sacconi, ndr] e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).» [cioè 350 miliardipoi scesi a 280 miliardi[196] dopo i successivi interventi legislativi e la sentenza che ha sancito l’incostituzionalità del blocco della perequazione dal 2012 al 2013, che da solo vale 5 miliardi all’anno, ndr].

RGS aggiunge:

«Quest’ultimo intervento, in particolare, fornisce un contributo rilevante alla sostenibilità del sistema pensionistico, realizzando una riduzione della spesa in rapporto al PIL che si protrae per circa 30 anni, a partire dal 2012. L’effetto di contenimento, che include anche le misure di deindicizzazione delle pensioni nel breve periodo [poi dichiarato incostituzionale, ndr], è inizialmente crescente passando da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020. Successivamente, esso decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045. Nell’ultimo quindicennio del periodo di previsione, la riduzione del numero di pensioni, conseguente all’elevamento dei requisiti di accesso al pensionamento, risulta sostanzialmente compensato, in termini di spesa pensionistica, dai più elevati importi medi. L’effetto di contenimento del rapporto spesa/PIL, cumulato al 2060, assomma a circa 21 punti percentuali [350 miliardi, ndr].»

Ma, poiché lo «scalone» di Maroni fu abolito da Damiano (che RGS non menziona) prima della sua andata in vigore e le «quote» di Damiano furono abolite da Fornero, ciò significa che l’analisi di RGS ascrive implicitamente la gran parte dei residui quasi 700 miliardi, cioè il doppio di 350 miliardi, alla riforma Sacconi, di cui però né RGS (specificamente nel commento della sua relazione, pur riportandola nel grafico) né nessun altro parla.

3. Debito pubblico

Infine, Lei ha accusato il Governo Monti di avere aumentato sensibilmente il debito pubblico. E’ falso. Traggo dal capitolo 3 del mio saggio:

«Per quel che concerne il secondo aspetto – la dinamica -, il debito italiano – come abbiamo visto nel capitolo 1 - è quello cresciuto meno durante la crisi, sia rispetto alla Germania, sia rispetto alla Francia, sia rispetto alla Spagna, poiché l’Italia ha speso molto meno degli altri sia per il salvataggio delle banche, rimaste (quasi) indenni dai titoli tossici, sia per la crescita, purtroppo. In particolare verso la Spagna, nei cui confronti l’Italia ha visto uno spread crescente BTP-Bonos dal 2011, il debito italiano (dati del PIL revisionati dall’ISTAT) è passato dal 100% nel 2008 (1.650 miliardi,[436] 2° governo Prodi) al 116,5% nel 2011 (4° governo Berlusconi, durato quasi 3 anni e mezzo) passando da 1.650 a 1.910 miliardi[436] con un aumento di 260 miliardi (inclusi 13 miliardi per aiuti agli altri Paesi, di cui 10 miliardi per prestito bilaterale alla Grecia e 3 miliardi al Fondo salva-Stati[413]), al 128% e 2.040 miliardi[436] col Governo Monti, con un incremento di 130 miliardi (inclusi 30 miliardi per contributi al Fondo salva-Stati), e, infine, al lordo di 58 miliardi di sostegni,[413] al circa 131%[436] attuale con 2.323 miliardi al 30.6.2018,[134] quindi è ulteriormente aumentato in cinque anni e tre mesi di 273 mld, con un incremento percentuale dal 2008 del rapporto debito/PIL pari al +31,0%; mentre quello spagnolo è cresciuto dal 40% pre-crisi[133] al 99% attuale, con un incremento percentuale del +147,5%, ossia quasi il quintuplo dell’Italia.»

Come può facilmente dedurre, è falso che il Governo Monti abbia prodotto l’aumento del debito nella misura indicata da Lei: al netto dei 30 mld di sostegni agli altri Paesi, in un anno e mezzo l’aumento è stato di 100 mld (66,7 mld annui), contro i (260-13) 247 mld del governo Berlusconi in tre anni e mezzo (70,6).

Va anche considerato che il debito include, per entrambi i Governi, le c.d. disponibilità liquide del Tesoro: 23.292 mln al 31.12.2011 e 33.501 al 31.12.2012 e, limitatamente al Governo Monti, i pagamenti dei debiti pregressi della PA, che – autorizzati dall’UE e coperti aumentando il debito pubblico - cominciarono proprio sotto il Governo Monti. Traggo dalle note del mio saggio:

[139] Pagamento debiti della PA ai creditori

[140] Debiti della PA - Aggiornamento del 10 luglio 2017

[141] Disponibilità liquide del Tesoro

Conclusione

In conclusione, nel rammentarle che la Lega Nord annoverava 90 parlamentari, e non 30 o 40 come Le ha suggerito il moderatore Lanfranco Palazzolo, e in ogni caso erano determinanti, come dimostrò Bossi ponendo il veto alla revisione delle pensioni di anzianità chiesta dalla lettera del 5.8.2011 della BCE, veto che poi offrirà il varco alla troppo zelante professoressa Fornero, ne emerge che anche Lei, On. Centemero, è stata una vittima della DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra, come un qualunque uomo della strada. Spero, allora, di esserle stato utile e che in futuro vorrà contrastare le due BUFALE mondiali create e alimentate da Berlusconi e Salvini.

Cordiali saluti,



Replica alla risposta del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte




In data 6 settembre 2019, ho inviato al PdC Giuseppe Conte una lettera pec [1 o 2] (lo si può contattare soltanto via pec) con la quale gli ho suggerito che al primo posto del programma del nuovo Governo M5S-PD-LeU debba essere contemplato un Grande Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità. Ieri, ho pubblicato molto volentieri la sua risposta [1 o 2]Oggi, pubblico la mia replica.


Re: R: Lettera al PdC Giuseppe Conte sul Piano Pluriennale Case Popolari di Qualità

martedì 24 settembre 2019 - 22:44

Da:      v

A:        presidente@pec.governo.it


Buonasera,

La Prego di ringraziare il Sig. Presidente Giuseppe Conte per la sua gentile risposta. Ma mi permetto di aggiungere:

1. l’estrema penuria di case popolari, che con l’1,5% sul totale degli immobili residenziali e lo 0,02% del Pil della spesa per l’housing sociale relega l’Italia all’ultimo posto in UE, non è soltanto un problema di emergenza abitativa, ma una cronica e crescente deficienza strutturale del welfare, che condiziona e pregiudica l’efficacia delle politiche sociali nazionali (incluso il c.d. Reddito di cittadinanza, che in realtà è un Reddito minimo garantito e condizionato, la cui congruità - a ben vedere - dipende dalla proprietà della casa o un affitto sociale) e, in definitiva, il benessere e la sostenibilità economica di un’aliquota importante (25%) del popolo italiano, quello più fragile, costretto a pagare affitti elevati rispetto al reddito, ormai insostenibili, proprio per la carenza dell’offerta;

2. ne consegue che la casa popolare è oggettivamente l’infrastruttura prioritaria; e

3. per allinearsi alla Francia, che occupa il quarto posto con poco meno del 20%, occorrerebbe implementare un ambizioso PIANO PLURIENNALE DI CASE POPOLARI DI QUALITA’ e costruire 6.500.000 alloggi pubblici, utilizzando anche la leva finanziaria UE, con effetti altamente positivi sull’economia e l’occupazione;

4. il segretario del PD, Nicola Zingaretti, destinatario p.c. della mia lettera, ha parlato recentemente sia alla Festa dell’Unità di Milano, sia in un’intervista al Corriere della Sera di un “importante Piano Casa”;[1]

5. infine, il presidente Conte ha accennato ad un piano prioritario di asili nido: è positivo, ma io ritengo che (i) la casa popolare sia, per le ragioni anzidette, più importante dell’asilo nido; e (ii) occorra fare attenzione alle controindicazioni: se l’asilo nido viene considerato un luogo di parcheggio e non un momento fondamentale dello sviluppo psichico dei bambini può essere perfino dannoso.[2]

Con i migliori saluti,

V.


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Note:

[1] Il Segretario del PD Nicola Zingaretti ha concluso il suo intervento alla Festa dell’Unità di Milano, trasmesso da Radio Radicale https://www.radioradicale.it/scheda/584242/festa-dellunita-incontro-con-nicola-zingaretti, lanciando il PIANO CASA.

L’INTERVISTA

Zingaretti: «Ora il Pd guardi al futuro. La scissione di Renzi? Io non l’ho capito»

Il segretario: «Errore dividere il Pd ma ora noi dobbiamo portare il partito nel futuro. E con il governo subito interventi per l’economia, il lavoro e l’ambiente»

[…] Ma vi alleerete con i 5 Stelle anche alle prossime elezioni politiche per sconfiggere la destra
«Io credo che uno degli errori del governo gialloverde sia stato quello di mantenere cristallizzate le differenze tra le due forze politiche della maggioranza. Questo ha generato mesi di ritardi, incomprensioni e litigi, provocando un danno immenso pagato dall’Italia e dagli italiani. Noi ora dobbiamo fare l’opposto. Cioè maturare un processo politico di confronto, di dialogo e di avvicinamento che porti a dei risultati molto concreti. Come è avvenuto adesso, nelle trattative per la formazione del governo grazie agli sforzi di entrambe le parti, si lavora per alzare gli stipendi degli italiani attraverso il taglio delle tasse, per varare un importante piano casa per le fasce sociali più deboli e aprire una nuova stagione di investimenti per le imprese. Credo che sia segno di grande maturità non rinunciare alle proprie idee ma al contempo non avere paura di confrontarsi e fare altri passi insieme».

18 settembre 2019 | 07:07


[2] Dialogo breve tra il Prof. Andrea Ichino e me sulla dannosità degli asili nido

L’asilo nido fa bene o non? Dipende



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Risposta del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte





Pubblico molto volentieri la risposta della Segreteria del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla mia lettera pec del 6 settembre scorso,[1] con la quale ho caldeggiato un Grande Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità. Domani pubblicherò la mia lettera di replica.


CONSEGNA: Re: R: Lettera al PdC Giuseppe Conte sul Piano Pluriennale Case Popolari di Qualità

martedì 24 settembre 2019 - 18:35

Da:        Posta Certificata Legalmail

A:          v


Gentile Sig. V,

il Presidente Conte desidera ringraziarLa per aver voluto condividere osservazioni e suggerimenti su di un tema importante come l’emergenza abitativa. Desidera nel contempo trasmetterle rassicurazione circa il pieno impegno di tutto il Governo nella ricerca delle soluzioni migliori. Grato per lo spirito di collaborazione, tiene a farle avere questo breve riscontro assieme ai suoi più cordiali saluti.

La Segreteria del Presidente del Consiglio dei Ministri


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Note


[1] Lettera al PdC Giuseppe Conte: proposta di un Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità



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Lettera all’On. Francesco Lollobrigida di FdI sulle sue false notizie sul Governo Monti




Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa al deputato Francesco Lollobrigida, presidente del Gruppo parlamentare FdI alla Camera dei Deputati, dopo il nostro breve scambio in diretta a Radio Radicale sui Governi Berlusconi e Monti, nel corso del suo Filo diretto con i radioascoltatori, moderato da Lanfranco Palazzolo. Nel titolo, ho anteposto l’aggettivo “false” al sostantivo “notizie” perché ritengo che nel suo caso si sia trattato non di malafede ma di ignoranza dei dati; se avessi ravvisato la malafede, come uso fare, lo avrei posposto. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera all’On. Francesco Lollobrigida di FdI sulle sue false notizie sul Governo Monti

20/9/2019 13:15


ALLA C.A. DELL’ON. FRANCESCO LOLLOBRIGIDA

CC: PARLAMENTARI, MEDIA, SINDACATI, PROFESSORI, ALTRI


Egr. On. Francesco Lollobrigida,

Ieri mattina, ho fatto il seguente commento nel corso del Suo Filo diretto (al minuto 23.50) su Radio Radicale:

Il governo Berlusconi-Bossi-Brunetta-Meloni varò manovre finanziarie molto inique per un importo QUADRUPLO rispetto al governo Monti (267 miliardi contro 63) e una riforma delle pensioni SACCONI molto più severa della riforma Fornero, con un risparmio DOPPIO al 2060. Le pesanti misure strutturali vigono tutt’oggi, alimentando la crisi. Poi con i suoi potenti megafoni ha dato tutta la colpa a Monti, Fornero e i comunisti ed ha ingannato 60 milioni di ItalianiL’analisi e le prove documentali nel mio blog Vincesko (con la kappa). Grazie.

Lei ha replicato (al minuto 27.10) che “tutti”, cioè 60 milioni di Italiani, la pensano diversamente da me. Riporto la Sua risposta:

Visto che s’è fatto pubblicità c’andremo a leggere il suo blog per capire qual è la sua analisi, perché evidentemente quella dei cittadini non è stata la stessa, evidentemente il governo Monti è stato giudicato con severità, per fortuna, dai cittadini italiani, tutti hanno capito che era un governo eterodiretto che non faceva gli interessi degli Italiani. E oggi i risultati del centrodestra nelle Elezioni regionali, nelle Elezioni europee, nelle Elezioni politiche che prima o poi verranno dimostrano che il giudizio degli Italiani, per fortuna, non è il giudizio di questo radioascoltatore”.

Mi permetta di osservare che, poiché il mio commento (tenuto nel limite stretto dei 40 secondi concessi da Radio Radicale) indica cifre precise e di cercarne le prove documentali nel mio blog e che, se si fa la fatica di leggerle, rinviano agli ottimi e dettagliati dossier del Servizio Studi della Camera e del Senato, cioè del Parlamento di cui Lei è un importante esponente, che attestano che il governo Berlusconi-Bossi-Meloni-Sacconi ha varato manovre finanziarie per un importo quadruplo del Governo Monti-Fornero, a valere, rispettivamente, per il quadriennio o triennio successivi, ma le misure c.d. strutturali (cioè permanenti) vigono tuttora, la Sua risposta recisa non suffragata da una conoscenza diretta dei dati ufficiali ma basata sul sentito dire (i) si rivela essere, oltre che un’imprudenza, un chiaro esempio di fallacia logica; (ii) dimostra che anche Lei o è una dei 60 milioni di vittime della DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra o ha mentito, tertium non datur; e (iii) conferma che il giudizio degli Italiani sul centrodestra è basato su BUFALE gigantesche, alimentate ad arte dalle tv e dai giornali di uno dei contendenti e dai suoi sodali.

Lei ha detto che, poiché avevo fatto pubblicità al mio blog, sarebbe andato a vedervi le prove.

Mi permetto (i) di puntualizzare, intanto, che nel mio blog (http://vincesko.ilcannocchiale.it o http://vincesko.blogspot.it) non c’è alcuna pubblicità commerciale; e, poiché i post sono 830, (ii) di fornirLe tali prove documentali. La preavverto che, tra i 60 milioni di Italiani, anche ministri, parlamentari e quasi tutti gli economisti italiani sono vittime di quella che in un mio modestissimo libro, che ho deciso di scrivere e pubblicare a mie spese dopo otto anni di contrasto solitario e costante alla DISINFORMAZIONE generale su ciò che successe nella XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti) – una vera fatica di Sisifo! -, ho definito LA PRIMA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO. Poi la BUFALA è diventata mondiale, colpendo anche qualche premio Nobel oltre ai più famosi giornali esteri.

Traggo, allora, dal capitolo 1 del mio saggio “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” (corredato di 480 note e centinaia di link), le cui fonti sono state, in ordine cronologico, Il Sole 24 ore, la CGIA di Mestre, l’ISTAT e i dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato):


Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano nel 2011, che, a causa della quasi latitanza della BCE, aveva portato lo spread[22] BTP-Bund ad un picco di 574 punti base[23] e faceva temere il default, causò le dimissioni del Governo Berlusconi,[24] ritenuto dall’UE - e forse dai mercati finanziari, che in realtà avevano scommesso sulla rottura dell’Euro - inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell’UE, con il Governo tecnico Monti,[25] che appariva quindi in quelle circostanze drammatiche un salvatore dell’Italia.

Questo duplice giudizio è falso, poiché non è confermato da un’analisi obiettiva ex post dei dati.

Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld (valore non cumulato); • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+65 mld cumulati), con la scopertura di 15 mld[26][27] che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia (DL 98/2011, art. 40), con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA, piuttosto che confermare l’iniquo taglio tremontiano delle agevolazioni fiscali-assistenziali, cfr. il libro di Elsa Fornero che verrà commentato estesamente nel capitolo 2 «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», dove ella scrive:

«La «salvaguardia» stabiliva che, se entro il 30 settembre 2013 il (nuovo) governo non avesse ottenuto i risparmi promessi attraverso un’improbabile delega fiscale-assistenziale, sarebbe entrato automaticamente in azione un taglio lineare (del 5 per cento nel 2013 e addirittura del 20 per cento a decorrere dal 2014) di tutte le agevolazioni fiscali. Fu uno dei compiti, oggi dimenticati, del governo Monti quello di scongiurare gli effetti di una simile mannaia che avrebbe colpito soprattutto le famiglie più povere: tali agevolazioni consistevano, infatti, per lo più in detrazioni per redditi di lavoro e pensione, per carichi familiari e nelle aliquote ridotte dell’Iva per i beni di prima necessità.» (Posizione kindle: 2451),

e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld «lordi» (10 sono stati «restituiti» in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+65 = tot. 170 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.

Come può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, il Governo Berlusconi-Bossi-Meloni ha battuto il Governo Monti-Fornero per 4 a 1; ancor di più in termini di iniquità, essendo arrivato a stornare 550 milioni appostati dal precedente Governo Prodi per l’edilizia pubblica, e, per far fronte alla grave crisi, perfino a tagliare del 87% la spesa sociale destinata ai poveri, salvaguardando invece i ricchi e i benestanti, i cui contributi di solidarietà prima sui redditi elevati e poi sulle pensioni furono congegnati apposta male (bastava vararli assieme) per farli poi dichiarare incostituzionali.

Traggo ancora dal mio saggio citato:

Il DL 78 fu iniquo e crudele perché contemplò anche, tra l’altro, (i) il blocco del rinnovo del contratto del pubblico impiego, (ii) il licenziamento del 50% dei lavoratori precari pubblici, (iii) il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (destinata ai poveri: sussidi all’affitto, provvidenze a disabili, disoccupati, anziani, minorenni a rischio, ragazze-madri, matti, ex drogati, ex carcerati, LSU, ecc.), poi tagliata di un ulteriore 15% col DL 98/2011 (qui un’analisi dell’impatto delle manovre 2010 e 2011 sulla spesa sanitaria e sociale,[90] dalla quale emerge che il Fondo nazionale per le politiche sociali al netto della quota INPS scende vertiginosamente da 1.000 milioni nel 2007 a 712 nel 2008, a 578 nel 2009, a 435 nel 2010, a 218 nel 2011, a 70 nel 2012 e a 45 nel 2013; complessivamente, i fondi sociali calarono da 1.134 milioni nel 2010 a 144 nel 2013, pari al -87 per cento); e (iv) l’aumento della percentuale minima di invalidità sufficiente per la concessione dell’assegno mensile di assistenza dal 74 all’85 per cento, che avrebbe escluso i down (indennità di 256€ mensili), poi cancellato in sede di conversione per le corali proteste,[91] che in questo caso si addensarono sul governo e sul fido esecutore di Tremonti, il Sen. Antonio Azzollini,[92] presidente della strategica Commissione Bilancio del Senato. […]

Invece, ai percettori di redditi privati (ad eccezione dei produttori e distributori di farmaci e dei farmacisti in quanto fornitori del SSN), anche miliardari (i primi tre erano Ferrero, Del Vecchio e Berlusconi) o milionari (come Tremonti), in concreto non venne chiesto - letteralmente - neppure un centesimoCioè i pesanti sacrifici vennero imposti dal Governo Berlusconi-Bossi-Tremonti-Fini ai non ricchi e perfino ai poveri, quasi nulla ai miliardari e ai milionari.

Infatti, il contributo di solidarietà, varato in due DL separati, prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – sarebbe bastato metterli assieme - per farlo ritenere illegittimo, come poi avvenne con le sentenze nn. 223/2012, 241/2012 e 116/2013).[93]

Così successe per la tassazione delle stock option limitatamente alle imprese che operano nel settore finanziario (art. 33), per le quali fu prevista una soglia troppo alta, per cui neppure manager milionari come Passera e Profumo probabilmente ne vennero colpiti.

E, come risulta dalla Tabella n. 3, il grosso delle manovre si concentrò dal maggio 2010 (dopo la crisi del debito greco, secondo Romano Prodi gestita malissimo, per colpa soprattutto della Germania) al dicembre 2011.

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

     36

12.131

25.068

  25.033

-

  62.268

22,8

DL98/2011

-

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

-

     732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

     36

14.971

53.343

  79.298

61.795

      209.443

76,7

DL201/2011

-

-

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

-

-

     603

        16

      27

       646

  0,2

Tot.Gov.M.

-

-

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

     36

14.971

74.189

   100.633

83.254

      273.083

100,0

 %

-

 5,5

      27,2

     36,9

      30,5

100,0


*Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

Nel capitolo 2 del libro citato, si trova la illustrazione de LA SECONDA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO, che riguarda le riforme delle pensioni.

Conclusione

Concludo rilevando (i) che il PdC Berlusconi – le prove sono nel libro ed evidenti negli stessi dati esposti sopra - ubbidì quasi in tutto alle richieste pesantissime e recessive dell’UE (Commissione, Consiglio e BCE); il “quasi” dipese dal veto del suo alleato Bossi circa il completamento della severa riforma delle pensioni SACCONI (che aveva allungato l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e, grazie all’adeguamento all’aspettativa di vita, l’ha portata a 67 anni nel 2019, benchmark in UE28), dalla irrituale lettera del 5.8.2011 della BCE (preparata a Roma dal dott. Daniele Franco della Banca d’Italia, cfr. il libro di Renato Brunetta), veto improvvido col senno di poi, poiché aprì il varco allo zelo eccessivo della professoressa Fornero, zelo a sua volta necessitato non dai numeri reali e dalle norme ma dalla ignoranza di essi (anche di noti parlamentari che li avevano votati, v. il mio saggio) e dalla percezione negativa generale creata dalla cattiva fama di inaffidabile del PdC Berlusconi, che aveva scatenato la speculazione finanziaria contro l’Italia, con la quasi inerzia della BCE (che aveva apprestato, in cambio delle pesanti manovre (sic!), l’insufficiente programma SMP, v. cap. 3 del saggio citato), e addirittura provocato gli ingiustificati sorrisetti dell’ineffabile francese Sarkozy, presidente di una Francia che la riforma delle pensioni la sta discutendo soltanto in questi giorni, a distanza di nove anni dalla severa riforma SACCONI e di otto anni dalla severa riforma Fornero: infatti, pur non facendo parte dei Paesi sottoposti a un programma formale di aggiustamento, l’Italia – a causa di debolezze varie, anche extratecniche - è stato l’unico Paese che, nell’ambito di un mastodontico consolidamento fiscale,  ha varato ben due riforme delle pensioni severe (rispettivamente, la sesta e la settima dal 1992); (ii) che il Governo Monti fu molto più equo (v. IMU, patrimonialina sui depositi, TTF e modifica dell’iniqua clausola di salvaguardia tremontiana, mentre per la questione esodati rinvio al capitolo 2 del libro citato o al mio blog); e, infine, (iii) che se Lei lo avesse chiesto all’On. Giorgia Meloni, alla quale ho scritto nel gennaio 2018[1] e poi p.c. più volte, Le avrebbe potuto confermare quanto ho sostenuto sia sulle manovre che sulle pensioni, ma evidentemente non ha ritenuto opportuno informarne i Gruppi parlamentari di FdI, anzi continua imperterrita ad alimentare le due BUFALE gigantesche. Spero vorrà supplire Lei in futuro, con onestà e zelo.


[1] Lettera all’On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?

Cordiali saluti,

V.



**********








Lettera al PdC Giuseppe Conte: proposta di un Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità




Pubblico la lettera pec (gli si può scrivere soltanto via pec) che ho inviato una settimana fa al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e p.c. al Presidente della Repubblica e ad altri 248 destinatari, per proporgli di includere al primo posto nel programma del governo Conte II (M5S, PD e LeU) un grande Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.

Informo molto volentieri che il Segretario del PD Nicola Zingaretti ha ieri concluso il suo intervento alla Festa dell’Unità di Milano, trasmesso da Radio Radicale, lanciando il PIANO CASA. Zingaretti è stato uno dei destinatari della mia lettera pec.


Lettera al PdC Giuseppe Conte sul Piano Pluriennale Case Popolari di Qualità

venerdì 6 settembre 2019 - 11:35

Da: v


ALLA C.A. DEL SIG. PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

CC: SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PARLAMENTARI, MINISTRI, SINDACATI, MEDIA


Egr. Sig. Presidente Conte,

Al primo punto della bozza del programma del Governo giallorosso c’è “il perseguimento di politiche per l’emergenza abitativa”.

E’ positivo, ma un po’ poco.

Tra le opere infrastrutturali strategiche e indispensabili, a mio avviso, va incluso al primo posto un corposo PIANO PLURIENNALE DI ALLOGGI PUBBLICI DI QUALITA’, allo scopo di alleviare gli effetti della grave crisi economica a beneficio della parte più fragile del popolo italiano, poiché, a ben vedere, la proprietà della casa o un affitto agevolato (affitto sociale) sono spesso per milioni di persone percettrici di redditi bassi (salari o pensioni) ciò che fa o potrebbe fare la differenza tra un’esistenza difficile ma economicamente sostenibile e la povertà.

Le famiglie in casa di proprietà non sono né il 90 né l’80% - come in generale si sostiene - ma il 72% di quelle censite dall’ISTAT/EUROSTAT[1] ed in alcune Regioni (come la Campania) intorno al 60%.

E gli alloggi pubblici popolari (cat. A4) e ultrapopolari (cat. A5) censiti dall’Agenzia delle Entrate, spesso fatiscenti, sono appena 526.699 unità[2], pari all’1,5 per cento del totale di 35 milioni di immobili residenziali, contro il 10, 20, 30 per cento di altri Paesi UE (al 1° posto c’è l’Olanda col 32%[3]); negli altri Paesi europei, infatti, vengono costruiti molti più alloggi popolari, per calmierare i prezzi degli affitti e tutelare i ceti più poveri.

Il numero delle case popolari e ultrapopolari è diminuito rispetto a quindici anni fa, a seguito della loro vendita (privatizzazioni).

Il divario con gli altri Paesi UE risulta ancora più marcato in termini di spesa per l’housing sociale, con un rapporto spesa/Pil dell’Italia pari (2005 e 2009) ad un misero 0,02%, contro una media dello 0,57% UE27.[4]

Poi ci si scandalizza della guerra tra poveri dell’occupazione abusiva delle case popolari, mentre bisognerebbe scandalizzarsi per l’estrema penuria di alloggi pubblici e sollecitare vigorosamente un corposo piano pluriennale di case popolari.

Pertanto, l’obiettivo prioritario in Italia deve essere un GRANDE PIANO PLURIENNALE DI CASE POPOLARI DI QUALITA’, sulla falsariga del piano Fanfani[5] (all’epoca ministro del Lavoro e della Previdenza sociale), adattato alle esigenze attuali, anche in termini di consumo di suolo, e tenendo conto eventualmente della grande disponibilità di case sfitte o invendute (così si depotenzia la contrarietà della potente lobby delle banche e degli immobiliaristi, oltre che dei proprietari di casa, beneficiari senza alcun merito, da 60 anni, della legislazione urbanistica sul regime dei suoli).

Sarebbe un piano, peraltro, in raccordo con le recenti proposte del gruppo di studio di alto livello, presieduto da Romano Prodi, per conto della Commissione Europea.[6]

La prima copertura finanziaria (parziale) che mi viene in mente è la reintroduzione della IMU-TASI sulla casa principale (4 mld), in particolare dei ricchi e dei benestanti (2,7 miliardi)[7], resa esente per meri motivi elettoralistici e contro il dettato costituzionale (art. 53). Secondo il MEF, il gravame medio annuo è stato pari nel 2012 ad appena 225€ e l’85% ha pagato meno di 400€ [8]. Con i quali, ipotizzando un costo unitario medio di 100.000€, si potrebbero costruire 40.000 alloggi l’anno.

In conclusione, osservo:

- che l’ottimo, ancorché breve, secondo Governo Prodi (2006-2008) stanziò nella legge finanziaria del 2007 550 milioni per la casa, inclusa l’edilizia pubblica;[9]

- che il governo Berlusconi-Bossi-Tremonti-Meloni, tra i suoi primi provvedimenti, stornò tale stanziamento di 550 milioni,[10] anche per finanziare l’abolizione dell’ICI ai ricchi e ai benestanti (2,2 mld)[11];

- che, come in altri Paesi, andrebbe costituito un Sottosegretariato (con un titolare forte ed efficiente) alla casa e al RdC (RGM);

- che, per prevenire le solite obiezioni di poveri contro altri poveri (mai rivolte contro i sussidi regalati ai ricchi e ai benestanti, perfino dal capitolo spesa sociale!), si deve cambiare paradigma: se si costruissero case popolari di qualità in numero congruo, pari, in percentuale, alla metà dell’Olanda (32/2=16% del totale di 35.000.000=5.600.000, cioè il decuplo di oggi), occorrerebbe cambiare i criteri di assegnazione; gli assegnatari potranno essere percettori di un reddito ben superiore al limite di 10 mila€ circa attuali; le sanzioni ai morosi “capienti” dovranno essere severe; ai poveri, invece, l’affitto (sociale) dovrà tendere a zero e far parte del sistema di protezione sociale assieme al Reddito minimo garantito.

La ringrazio dell’attenzione e Le porgo i miei migliori saluti e auguri di buon lavoro,

V.

_________________________________

Note


[1] ISTAT-CENSIMENTO DELLE ABITAZIONI 2011

EUROSTAT

[2] Statistiche catastali 2018

Tabella 5: Numero unità immobiliari residenziali per categoria catastale e per tipologia di intestatari e variazione % annua Categoria Intestatari Totale Var % stock 2018/2017 PF PNF BCC

A/1 28.613 5.429 8 34.050 -1,8%

A/2 11.958.361 887.467 2.462 12.848.290 0,7%

A/3 11.679.209 1.068.467 3.709 12.751.385 0,4%

A/4 5.120.707 445.754 2.718 5.569.179 -0,5%

A/5 728.970 80.945 366 810.281 -2,6%

A/6 571.492 34.257 114 605.863 -3,2%

A/7 2.342.454 65.422 260 2.408.136 1,0%

A/8 28.364 6.225 15 34.604 -0,5%

A/9 1.648 848 3 2.499 -0,2%

A/11 19.562 4.984 40 24.586 0,5%

Totale 32.479.380 2.599.798 9.695 35.088.873 0,3%

[3] Edilizia sociale nell'Unione Europea

[4] Rapporto CIES 2011-2012

Secondo il Rapporto CIES 2011-2012 (tabella 3.4), la spesa per l’housing sociale in Italia nel 2005 e nel 2009 è stata appena dello 0,02% sul PIL, contro lo 0,57% della UE27, lo 0,75% della Danimarca, lo 0,65% della Germania, lo 0,20% della Spagna, lo 0,85% della Francia e l’1,47% della Gran Bretagna, con un rapporto tra questi altri Paesi UE e l’Italia, rispettivamente, di 28,5, 37,5, 32,5, 10, 42,5 e 73,5 volte: sono dati che parlano da soli e costituiscono un vero scandalo! http://sitiarcheologici.lavoro.gov.it/Documents/Resources/Lavoro/CIES/RAPPORTO_2011_2012_Fabbris.pdf#page=105

[5] Il piano INA-Casa: 1949-1963

Ina-case, quando l’utopia

50 anni fa si chiudeva il piano ideato da Fanfani per l’edilizia popolare

[6] New Deal sociale da 150 miliardi l’anno, il piano di Prodi per salvare l’Europa

Il dossier preparato da un team di esperti: investire su salute, istruzione ed edilizia

Il “New Deal” di Prodi: investire 150 miliardi per rilanciare l’Europa sociale

http://www.romanoprodi.it/notizie/il-new-deal-di-prodi-investire-150-miliardi-per-rilanciare-leuropa-sociale_14786.html (ivi il rapporto, nel quale è interessante notare (pag. 32) che nella classifica della Social housing as a proportion of overall housing stock ai primi tre posti ci sono l’Olanda col 34,1%, l’Austria col 26,2% e la Danimarca col 22,2%, mentre l’Italia non figura affatto).

[7] Una delle colpe maggiori del Governo Berlusconi e del Governo Renzi fu la completa abolizione dell’ICI/IMU sulla casa principale (le c.d. case di lusso, sempre sbandierate dagli abolizionisti come esempio di equità, in una prima versione della legge anch’esse esenti nel caso di Renzi!, erano appena 74.430 su un totale di 34.435.196), che causò un buco di bilancio coperto dalla fiscalità generale e quindi anche dagli affittuari a basso reddito. Esempio preclaro di come dare ai ricchi togliendo ai poveri, in barba al principio contenuto nell’art. 53 della Costituzione.

[8] I dati consuntivi del MEF confermano il piagnisteo per l’IMU

Prodi ha infine sottolineato come "i fondi per la casa siano un punto centrale". "C'è un piano che prevede 550 milioni di euro per la ricostruzione delle case e per avviare un fondo che insieme al patrimonio dello Stato costituisce un volano per costruire nuove abitazioni".

[10] I veri vantaggi provengono dalle misure del Governo Prodi. D’altro canto, alcune delle misure a cui il Governo dà grande enfasi non costituiscono un vantaggio supplementare. Il “piano casa” è interamente finanziato con le risorse stanziate dal Governo Prodi: 550 milioni per il programma straordinario triennale di edilizia residenziale pubblica e 100 milioni per valorizzare il patrimonio del demanio e mettere a disposizione alloggi derivano dal DL 159/2007 collegato alla finanziaria 2008, 60 milioni di euro per l’edilizia residenziale pubblica sovvenzionata provengono dalla finanziaria 2007.

MA QUALE PIANO CASA: IL GOVERNO CANCELLA I FONDI PER 195 ALLOGGI PER GLI SFRATTATI !!!

Modena, 24 giugno 2008

di Antonietta Mencarelli, segretario provinciale sindacato inquilini SUNIA

Parte male la politica abitativa del governo Berlusconi. I primi provvedimenti contenuti nella manovra economico-finanziaria che il governo sta approntando non vanno nella direzione di dare risposta al caro-affitti e di sostenere le fasce sociali più deboli in difficoltà per affitti troppo alti rispetto al reddito.

Il taglio di 550 milioni di euro destinati al recupero di 12.000 alloggi per gli sfrattati su tutto il territorio nazionale, penalizza proprio quegli inquilini in condizioni disagiate – spesso anziani soli, portatori di handicap, famiglie con figli e basso reddito – colpiti da sfratto esecutivo spesso per causa di morosità. Si ricorda che nella nostra provincia l’80% degli sfratti avviene per morosità, evidenziando dunque un’emergenza sociale di famiglie che faticano a pagare affitti troppi alti per i loro redditi.

[11] Abolizione dell’ICI


Post Scriptum: Ho tratto parte dei dati dal mio libro “LE TRE PIU' GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” (cap. 1) sui Governi Berlusconi e Monti, le riforme delle pensioni Sacconi e Fornero e le violazioni statutarie della BCE https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M



Post collegato:

La casa è un diritto essenziale


Aggiornamento

Il Segretario PD Zingaretti, dopo la Festa dell’Unità di Milano, ribadisce la proposta del PIANO CASA in questa intervista al Corriere della Sera. Sottolineo l’aggettivo “importante”.


L’INTERVISTA

Zingaretti: «Ora il Pd guardi al futuro. La scissione di Renzi? Io non l’ho capito»

Il segretario: «Errore dividere il Pd ma ora noi dobbiamo portare il partito nel futuro. E con il governo subito interventi per l’economia, il lavoro e l’ambiente»

[…] Ma vi alleerete con i 5 Stelle anche alle prossime elezioni politiche per sconfiggere la destra

«Io credo che uno degli errori del governo gialloverde sia stato quello di mantenere cristallizzate le differenze tra le due forze politiche della maggioranza. Questo ha generato mesi di ritardi, incomprensioni e litigi, provocando un danno immenso pagato dall’Italia e dagli italiani. Noi ora dobbiamo fare l’opposto. Cioè maturare un processo politico di confronto, di dialogo e di avvicinamento che porti a dei risultati molto concreti. Come è avvenuto adesso, nelle trattative per la formazione del governo grazie agli sforzi di entrambe le parti, si lavora per alzare gli stipendi degli italiani attraverso il taglio delle tasse, per varare un importante piano casa per le fasce sociali più deboli e aprire una nuova stagione di investimenti per le imprese. Credo che sia segno di grande maturità non rinunciare alle proprie idee ma al contempo non avere paura di confrontarsi e fare altri passi insieme».

18 settembre 2019 | 07:07



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ultimi commenti
4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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