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LETTERA AL MINISTRO RENATO BRUNETTA

 

Riporto la lettera che inviai, nel mese di agosto, al ministro Renato Brunetta (con acclusa la lettera alle Commissioni Bilancio e Finanze del Senato e per conoscenza al Presidente della Repubblica sulla manovra finanziaria correttiva). Non ho ricevuto alcuna risposta.

 
Egr. Sig. Ministro Brunetta,
ci deve essere un motivo se una persona sedicente socialista come Lei si mette a fare politica in un partito di destra, e questo motivo deve avere a che fare per forza con il suo retroterra educativo. Leggendo la Sua intervista al Corriere della Sera (ma lo stesso discorso vale per tutte le più o meno recenti dichiarazioni di voi tre ministri sedicenti socialisti), sembra di essere davanti al solito film: un'analisi solo in parte rispondente ai dati della realtà e per il resto fatta di autoconsolatorie rivendicazioni di supposti, roboanti successi. Se ne ricava la fondata impressione che Lei, Sig. Ministro, abbia dovuto da piccolo subire troppi no e troppe frustrazioni e si sia per questo creato una sorta di “realtà parallela”, che Le fa prendere lucciole per lanterne ancora oggi che è adulto e ricopre un ruolo di responsabilità. E – come gli altri due ministri sedicenti socialisti, l'incompetente (l'ha detto anche Lei) Tremonti ed il “talebano” Sacconi -, conseguenza significativa e ricorrente, poiché questo Le provoca anche qualche senso di colpa, reiteri ancor più spietatamente ciò che dovette subire da piccolo.
Ed allora forse si spiega perché tre ministri-sedicenti-socialisti, Tremonti, Sacconi e Brunetta (in ordine di responsabilità), siano stati gli autori della manovra correttiva più feroce ed iniqua della storia repubblicana.

 
Le ritrasmetto, per dimostrare l'iniquità della manovra correttiva, la lettera relativa alla previdenza, inviata al Presidente ed ai Membri delle Commissioni Finanze e Bilancio del Senato, e per conoscenza al Sig. Presidente della Repubblica (poi, ai Presidenti della Camera e del Senato, nonché ai Gruppi parlamentari).

 
Iniquità della manovra finanziaria correttiva: Previdenza

 
Il Presidente della Repubblica ha chiesto più volte che la manovra correttiva fosse equa. Purtroppo, essa non lo è affatto. Isolando uno dei capitoli della manovra - quello della previdenza -, per evidenziare l'iniquità della misura prevista dal DL 78 di un rinvio di 6-9 mesi per le pensioni di vecchiaia, che si aggiunge a quello prima vigente di 3-6 mesi , che fu deciso dal governo Prodi con la legge 247/07, il cui combinato disposto porta quindi l'età pensionabile per vecchiaia da 65 a 66 anni (l'allungamento di 12 mesi vale anche per quelle di anzianità), è sufficiente dire che in soli 3 anni si è aumentata l'età pensionabile di 4 trimestri, mentre per l'aumento a 67 anni, cioè di altrettanti 4 trimestri, come prevede il regolamento emanato dal governo la settimana scorsa, ci vorranno ben 11 anni.
Il DL ora approvato ha visto succedersi varie stesure ed anche la parte relativa alla previdenza ha avuto – pare - quattro redazioni e subìto varie modifiche, ma mentre quelle riguardanti altri capitoli sono state migliorative per i destinatari, la quarta, quella definitiva, riguardante la previdenza è stata invece molto peggiorativa. In un primo momento (come risultava dal testo del DL approvato dal Consiglio dei Ministri), questa “finestra” mobile era stata fissata a 6 mesi dalla maturazione del diritto (cioè a 65 anni e mezzo), poi, chissà perché e senza colpo ferire, a 12 mesi.
Se si analizza il testo del DL relativo alla previdenza - valido d'ora in poi permanentemente per tutti e perciò da considerare intervento strutturale -, riepilogando, risulta quanto segue: il rinvio di 12 mesi vale anche per chi ha maturato già 40 anni di anzianità (!); non vale per i lavoratori in mobilità, ma fino al limite di 10.000 persone (!!); vale anche per gli inoccupati o inattivi a qualunque titolo (!!!).
Ne discende che l'onere dell'aggiustamento dei conti pubblici (non dell'INPS, si badi, la cui gestione presenta un avanzo record di 7,9 miliardi) ricadrà anche su categorie deboli o debolissime, a reddito basso, bassissimo o addirittura pari a zero – che perderanno in un solo anno introiti di migliaia o decine di migliaia di € [ciascun pensionando perderà tredici mensilità di pensione: nell'ipotesi che la pensione sia di 1.000 €, avrà perso, in un solo anno, 13 mila €; se è di 1.500, ne avrà perse 19.500, e così via, perdita molto, ma molto maggiore del congelamento per 3.000 € in 3 anni degli scatti ai dipendenti pubblici (che uno stipendio continueranno a prenderlo), che ha fatto protestare i Sindacati ed altri] -, mentre tutti i percettori di reddito privati - ad eccezione dei produttori di farmaci generici, dei grossisti di farmaci, dei farmacisti e dei beneficiari di stock option, per la parte eccedente il triplo della retribuzione fissa (cioè nessuno, neanche Passera e Profumo!) -, anche milionari, non pagheranno – letteralmente - neanche un centesimo.
Non pare esagerato, allora, definire la manovra finanziaria correttiva – per la parte relativa alla previdenza (e all'invalidità) - iniqua, anzi crudele ed iniqua, molto iniqua.
Chiediamo di correggerla prevedendo: a) una “finestra” mobile al massimo di 6 mesi dalla maturazione del diritto; b) che il rinvio non si applichi per i lavoratori in mobilità; c) che il rinvio non si applichi ai pensionandi inattivi (gli over 45-50 rimasti senza lavoro sono stimati in oltre un milione: quanti sono – e saranno - su 140.000 nuovi pensionati ogni anno?).

 
In conclusione, Sig. Ministro, la Sua proposta di organizzare manifestazioni (di parte) per verificare il consenso del “popolo” (Le rammento: nel “villaggio” Italia, 23 votanti PDL alle ultime elezioni politiche e 17 a quelle europee) è davvero incongrua e s'inscrive coerentemente nello schema accennato della Sua “realtà parallela”. Faccia uno sforzo, scenda con i piedi per terra, e forse s'accorgerà anche Lei che far pagare per il risanamento dei conti pubblici, ad esempio, ad un pensionando inattivo qualche decina di migliaia di € in un anno, mentre né un miliardario come Berlusconi, né un milionario come Tremonti, né un abbiente come Lei o Sacconi pagherà un solo centesimo, è una misura crudele ed iniqua, molto iniqua, inaccettabile per un ministro sedicente socialista, che dovrebbe avere – lo affermava il socialista Sandro Pertini – come stella polare, oltre alla libertà, la giustizia sociale.
Distinti saluti



Appendice


commento di torquemada58 inviato il 5 novembre 2010

Caro magnagrecia,
nelle mie scorribande virtuali incappo spesso nelle cose che scrivi e le trovo sempre istruttive e utili per la documentazione. 
Nel caso specifico di questa lettera a Brunetta, c'è solo un'osservazione che mi permetto di fare, è una cosa da nulla, sono un pignolo per natura e non resisto : sul finale scrivi "Faccia uno sforzo, scenda con i piedi per terra" , ti volevo ricordare che Brunetta non ha bisogno di fare uno sforzo per scendere a terra, è già a terra.
Carissimi saluti


commento di magnagrecia inviato il 5 novembre 2010


Caro Torquemada58,

te lo avevo promesso, che avevo qualche dato utile da trasferire. Ne ho ancora in serbo qualche altro.

La tua osservazione sul ministro Brunetta è giustissima, nel senso che in fondo è anch'egli un mediocre, di quella mediocrità non tanto tecnica, quanto morale, perché disposto, per emergere,  scegliendosi furbescamente una parte del campo con molto meno competitori, a farsi strumento di leader incompetenti e spregiudicati e di politiche contrarie al suo credo originario, ancora ipocritamente esibito.

L'invito a scendere a terra nella dimensione della realtà effettuale serve proprio a smascherare questa contraddizione, ed a riportarlo giù dalla dimensione "onirica", che gli serve per compensare la sua debolezza ed i sensi di colpa.

Carissimi saluti 


commento di partigiano49 inviato il 5 novembre 2010

Magnagrecia, sei proprio sadico a ricordare Sandro Pertini al mezza pugnetta, gli fai prendere un colpo.....


commento di magnagrecia inviato il 5 novembre 2010

Approfitto della citazione da parte di Partigiano49 dell'aggettivo 'sadico' per fare alcune considerazioni.

1. Io, nella lettera alle Commissioni parlamentari, ho definito, verso la fine, la manovra correttiva "crudele ed iniqua", sia per la parte relativa alla previdenza, sia per la parte relativa all'invalidità.

2. Per quanto riguarda la "crudeltà", mi ricordo che Curzio Malaparte, credo nel "Diario di uno straniero a Parigi", distingueva la "ferocia", propria degli animali, perché inconsapevoli del male che arrecano, dalla "crudeltà", peculiare degli umani, perché invece ne sono consapevoli.

3. Il meccanismo della crudeltà è abbastanza strano. Anni fa, fu fatto un esperimento: un certo gruppo di studenti universitari fu invitato a misurare il proprio grado di pietà/crudeltà, manovrando una manopola di un'apparecchiatura elettrica che provocava scosse lettriche d'intensità crescente ad una persona situata in una stanza attigua, che essi non potevano vedere, ma di cui potevano sentire le urla (in realtà simulate). Beh, la maggioranza di loro palesò un grado elevato di crudeltà.

4. Io sono stato responsabile del controllo di gestione di una grande e ricca azienda. Quando, per effetto della liberalizzazione del mercato (fino ad allora oligopolistico), ci fu una riduzione dei prezzi/ricavo, mi chiesero di formulare delle proposte di riduzione dei costi, ed io, senza "pietà", tra le misure da adottare indicai una rinegoziazione dei contratti di fornitura per scaricare sui fornitori (PMI) buona parte della riduzione dei prezzi/ricavo, ma non c'erano molte alternative (poi, infatti, ci fu la messa in mobilità di migliaia di persone). SEGUE


SEGUE. 5. Nel caso della manovra correttiva, mi pare si possa affermare senza tema di smentita che i ministri Tremonti, Sacconi e Brunetta (in ordine decrescente di responsabilità) sono stati gli ideatori ed attuatori – ostinati ed inflessibili - della manovra finanziaria correttiva più crudele ed iniqua della storia repubblicana, perché – scientemente! - addossa l'onere del risanamento del bilancio pubblico su categorie debolissime e preserva TOTALMENTE i ricchi ed i ricchissimi. Basti dire che, nel testo originario, era previsto l'innalzamento della percentuale minima d'invalità dal 74% all'85%, per cui sarebbero stati esclusi ad esempio i down, la cui indennità è pari a poco più di 250 € mensili. Soltanto dopo le corali e vibrate proteste (incluso Bersani), il comma fu cancellato in Commissione Bilancio.











permalink | inviato da magnagrecia il 5/11/2010 alle 0:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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