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La classifica dell’Italia spesso non è giustificata dai dati oggettivi



I cialtroni delle classifiche

Carlo Clericetti  -  28 LUG 2017


E’ vero, è un problema molto serio, la cattiva fama del nostro Paese, spesso non giustificata dai dati oggettivi. Le concause, a mio avviso, sono, da una parte, l’inclinazione marcata di milioni di Italiani all’autodenigrazione (in fondo, l’Italia è uno Stato giovane, ha appena 156 anni, ed è nato, dopo oltre un millennio di divisione in staterelli che ha agevolato l'invasione e occupazione straniera, con una sorta di regalo-annessione di Giuseppe Garibaldi al re del Piemonte, Vittorio Emanuele II); da un’altra, la scarsa autostima come popolo e, di conseguenza, come dirigenti politici; dall’altra ancora, la tendenza di alcuni (troppi) alla fellonìa.

Per la prima - l’autodenigrazione -, basta una minima frequentazione dei luoghi di discussione, fisici o virtuali, per toccarla con mano e rendersi conto che è una caratteristica estesissima.

Per la seconda - la scarsa autostima dei politici, riflesso della scarsa autostima del popolo in genere -, basta fare alcuni esempi:

1. Il Trattato di amicizia Italia-Libia, iniziato da Prodi (che però rifiutò di firmarlo perché troppo oneroso, con un costo di 5 mld $, 250 mln all’anno per 20 anni) e sottoscritto da Berlusconi; con l’aggiunta dell’indecoroso spettacolo della sceneggiata di Gheddafi in occasione della sua prima visita in Italia e del baciamano di Berlusconi al medesimo Gheddafi.

2. La gestione della crisi da spread, che tanti sacrifici ha imposto ai poveri cristi, con i media italiani che hanno fatto da cassa di risonanza dei problemi e dei dissidi interni al governo, con riflessi immediati sullo spread.[1]

3. La cosiddetta flessibilità ottenuta a fatica dall’Italia, che ha fatto la figura del questuante spendaccione e reprobo, mentre altri Paesi se ne sono bellamente fregati, dei limiti imposti dai trattati e dalla Commissione europea, che ha chiuso entrambi gli occhi:

EUROSTAT – Deficit/Pil

................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia.........-1,5...-2,7..-5,3...-4,2..-3,5..-2,9...-2,9...-3,0...-2,6...-2,4

Francia.…-2,5...-3,2..-7,2...-6,8..-5,1..-4,8...-4,0...-4,0...-3,5...-3,4

Spagna....+2,0..-4,4.-11,0..-9.4..-9,6.-10,4...-6,9...-5,9...-5,1...-4,5

GB............-3,0..-5,0..-10,7..-9,6..-7,7...-8,3...-5,6...-5,6...-4,4..-3,0

Germania.+0,2.-0,2...-3,2...-4,2..-1,0…-0,1...-0,1..+0,3..+0,7..+0,8

Olanda….+0,2.+0,2...-5,4...-5.0..-4,3...-3,9…-2,4..-2,3...-2,1..+0,4

4. Le innumerevoli volte in cui l’Italia ha sottoscritto trattati o accordi internazionali in cui venivano statuite clausole che danneggiavano l’interesse del nostro Paese, facendo la parte dei fessi, per poi, da un canto, lamentarsene; e, da un altro canto, cercare di eluderle (spesso marginalmente), facendo la figura dei furbi stupidi. Perché, a mio avviso, ci sono due categorie di furbi: quelli intelligenti, come i Tedeschi, che si prendono i vantaggi e fanno pure le vittime, e quelli stupidi, come gli Italiani, che si prendono gli svantaggi e passano anche per furbi e inaffidabili. Vedi, ad esempio, l’Unione bancaria o, più in generale, l’attuale assetto monco dell’Euro.

5. Oltre al caso delle spese della Sanità, evidenziato dallo studio comparativo, io aggiungerei quello della spesa pensionistica, molto più agitato dai censori interni ed esterni contro l’Italia, perfino dalla Francia (vedi il presidente francese Sarkozy, che derideva il PdC Berlusconi, che aveva già varato la severissima riforma delle pensioni SACCONI ma la gestì in maniera pessima dal punto di vista comunicativo) che una riforma severa delle pensioni non l’ha ancora oggi implementata, anzi qualcuno ha chiesto di ritornare al pensionamento a 60 anni (per un confronto internazionale, cfr. la nota 2).

Per la terza - la fellonìa -, allego questa recente intervista al prof. Giulio Sapelli, che mi ha incuriosito molto:

“Fin dall'inizio avevo detto che questa partita sarebbe stata preclusa all'Italia. Fincantieri è entrata in un gioco senza partita. La Francia non cede le chiavi di un porto militare a un Paese straniero. E le ragioni riguardano l'interesse nazionale. Queste sono cose che possono accadere solo in Italia, dove molti politici fanno gli interessi di altri Stati”.

Ovvero?

“I nomi li farò in un libro. Si possono elencare uno a uno con lo Stato accanto”.[3]


________________________


Note:


[1] Le determinanti dello spread


[2] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli


[3] Fincantieri-Stx, intervista a Giulio Sapelli. "L'Italia si illude, alla fine abbasseremo la testa davanti al gollismo di Macron"

Intervista all'economista. "Fincantieri è entrata in un gioco senza partita. La Francia non cede le chiavi di un porto militare a un Paese straniero"

26/07/2017 15:03 CEST | Aggiornato 26/07/2017 15:10 CEST

Bianca Di Giovanni


Appendice


Un caso particolare è quello della classifica della corruzione, fenomeno beninteso reale e consistente in Italia, ma la cui dimensione è alimentata da una bufala.


60 MILIARDI: UNA STIMA GROSSOLANA

L’Italia genera la metà del giro d’affari della corruzione in Europa, con un costo per la collettività di 60 miliardi di euro l’anno. Questi i titoli sui giornali e telegiornali che sintetizzano il primo Rapporto dell’Unione Europea sulla corruzione, a firma del Commissario agli Affari Interni Cecilia Malmstrom. In questa notizia una grossa confusione e un triste dato di verità. La confusione sta nella cifra e nella quota italiana. Il dato di 60 miliardi di euro l’anno nasce da una grossolana stima, figlia di un curioso passaparola: nel 2004 stime mondiali indicano nel 3-4 per cento del Pil il costo della corruzione, percentuale che, applicata al Pil italiano, genera quella cifra. Chi per primo fa questo calcolo abborracciato ottiene la cifra di 60 miliardi di euro. Un numero che poi viene passato di rapporto in rapporto, ogni volta precisando che è una stima approssimativa, ma continuando nella sua fortunata carriera di unico numero disponibile. Non comparabile, tra l’altro, con il dato europeo di 120 miliardi di euro, dal cui confronto emerge infine il nostro triste primato di detentori della metà del fenomeno comunitario. Questo pasticcio segnala la bassa qualità dell’informazione, e la difficoltà di quantificare un fenomeno che, in quanto illegale, per sua natura è di difficile stima. [...]

Corruzione: come mai l’Italia sta peggio?

Michele Polo  -  04.02.14


La bufala dei 60 miliardi di euro di corruzione in Italia

DAVIDE DE LUCA BLOG  -  3 FEBBRAIO 2014

http://www.ilpost.it/davidedeluca/2014/02/03/la-bufala-dei-60-miliardi-euro-corruzione/  


La leggenda dei 60 miliardi, stima falsa che tutti citano

–di Caterina Guidoni

21 agosto 2016



Articolo collegato:


Italia poco competitiva? O magari no 

Carlo Clericetti  -  27 SET 2017



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