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Il bino Draghi

 


IL REALISMO GENEROSO DI DRAGHI
LA CRISI EUROPEA DEI VACCINI/FARE PRESTO FARE TUTTI INSIEME 
ROBERTO NAPOLETANO | 25 FEB. 2021 22:47 | 1
https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/gli-editoriali/politica/2021/02/25/leditoriale-di-roberto-napoletano-laltravoce-dellitalia-il-realismo-generoso-di-draghi/ 

 

Direttore Napoletano, Lei ha troppo entusiasmo per Draghi.

Parliamoci chiaro. Draghi ha iniziato la sua presidenza della BCE l’1.11.2011, in sostituzione di Trichet. L'ho già scritto[1]: i FATTI attestano che il Consiglio Direttivo della BCE presieduta da Draghi ha deliberato una politica monetaria effettivamente espansiva (QE) nel gennaio 2015 e l'ha implementata ( = attivata) nel marzo successivo. Esattamente con 6 (anni) di ritardo rispetto alla FED e alla BoE. E l'ha fatto in misura insufficiente, poi si è corretto strada facendo. Nel frattempo, in alcuni Paesi, tra i quali l'Italia, ci sono state: una doppia, profonda recessione (la Grande Recessione) e conseguenze nefaste paragonabili a quelle di una guerra. Non dico che sia tutta o soltanto colpa della BCE di Draghi, ma essa ha contribuito nascondendo sistematicamente al popolo europeo che lo statuto della BCE contempla non uno soltanto (la stabilità dei prezzi) ma due obiettivi, ed il secondo fa riferimento alla missione dell’UE statuita dal fondamentale art. 3 del TUE, che è la piena occupazione e il progresso sociale, obiettivo statutario che essa BCE ha violato per 5 (cinque) anni!

Io giudico dai FATTI. Ci sono due Draghi: una metà buona e una cattiva. La scelta dell'"ignorante" Giavazzi, neo-liberista, propugnatore della fallace e ossimorica "austerità espansiva" (teorizzata dal suo amico e defunto Alesina) o della teoria altrettanto fallace dei moltiplicatori correlati a meno tasse e più tagli di spesa (applicate pedissequamente e improvvidamente dall'UE) come suo consigliere economico lascia presagire che, almeno in economia, stia prevalendo la sua metà cattiva. Perché Draghi dovrebbe sapere che Giavazzi, anziché fare ammenda e tacere, continua a propalare dal pulpito del Corriere della Sera le sue fesserie.

Vedremo gli sviluppi, ma la inviterei ad essere meno entusiasta a priori e più analista critico dei fatti e delle decisioni concrete, come prima dell’incompetente Conte, ora del bino Draghi.

 

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[1]https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/gli-editoriali/2020/12/16/leditoriale-di-roberto-napoletano-laltavoce-dellitalia-ma-impariamo-a-spendere-i-soldi/  

https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/gli-editoriali/2021/02/03/leditoriale-di-roberto-napoletano-laltravoce-dellitalia-draghi-come-de-gasperi-per-il-nuovo-dopoguerra/

  

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 https://vincesko.blogspot.com/2021/02/il-bino-draghi.html

 

 

 


Il debito pubblico italiano è sostenibile


Segnalo il comunicato di ieri della BCE.[1] Da esso si evince che l’utile netto della BCE, pari a 1,6 mld, in calo rispetto al 2019, è interamente distribuito alle banche centrali nazionali, tra cui la Banca d’Italia (nella misura del quasi 17,5% del totale, cioè la quota “corretta” di partecipazione dell’Italia nel capitale della BCE), la quale a sua volta lo girerà quasi integralmente al Tesoro.

Evidenzio che questo meccanismo virtuoso, che si estende ai titoli pubblici (di ammontare molto più elevato) acquistati direttamente dalla Banca d’Italia, alleggerirà ulteriormente il carico della spesa per interessi passivi, già ridottosi notevolmente dal 2012 (86 mld) grazie alla diminuzione dei tassi d’interesse sul debito, riducendo il circolo vizioso che ha caratterizzato per decenni il debito pubblico italiano, che cresce esclusivamente a causa degli interessi passivi, gravati da tassi di interesse elevati, doppi o tripli rispetto alla Francia e alla Germania. Alla fine del 2019, nonostante l’aumento del debito di circa 400 mld rispetto al 2012,[2] la spesa annua per interessi passivi è calata di 20 mld. E questo trend è il più probabile nei prossimi anni.[3]

Non dico che esso non sia un grosso problema, ma quando ascoltate o leggete i catastrofisti sul debito pubblico italiano fuori controllo, dite loro che ora esso è più sotto controllo di quanto lo fosse 10 anni fa, quando, peraltro, era giudicato tra i più sostenibili nel lungo periodo. Perché, finalmente, sono mutati sostanzialmente i fattori esogeni (politica monetaria della BCE, che è lascito della presidenza Draghi dal 2015, e politica economica della Unione Europea meno a trazione della Germania ordoliberista e antitaliana). 

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[1] Comunicato stampa 18 febbraio 2021
Bilancio della BCE per il 2020
• L’utile netto della BCE ammonta a 1,6 miliardi di euro (2,4 miliardi nel 2019) ed è distribuito integralmente alle banche centrali nazionali
• Gli interessi attivi netti sui titoli detenuti per finalità di politica monetaria si collocano a 1,3 miliardi di euro (1,4 miliardi nel 2019)
• Il totale di bilancio della BCE è aumentato, portandosi a 569 miliardi di euro (457 miliardi nel 2019)
Il bilancio 2020 della Banca centrale europea (BCE), sottoposto a revisione, evidenzia un utile d’esercizio pari a 1.643 milioni di euro (2.366 milioni nel 2019). La diminuzione di 722 milioni di euro rispetto all’anno precedente è dovuta principalmente alla riduzione degli interessi attivi netti sulle riserve valutarie e sui titoli detenuti per finalità di politica monetaria. Il Consiglio direttivo ha inoltre deciso di effettuare un trasferimento di 48 milioni di euro al fondo di accantonamento a fronte dei rischi finanziari della BCE, che ha determinato una diminuzione dell’utile della Banca per un importo equivalente.
Nel 2020 si rilevano interessi attivi netti per 2.017 milioni di euro (2.686 milioni nel 2019). Gli interessi attivi netti sulle riserve ufficiali sono diminuiti, portandosi a 474 milioni di euro (1.052 milioni nel 2019), per effetto della riduzione degli interessi derivanti dal portafoglio in dollari statunitensi. Gli interessi attivi netti generati dai titoli detenuti per finalità di politica monetaria sono scesi a 1.337 milioni di euro (1.447 milioni nel 2019), principalmente a seguito della flessione degli interessi attivi rivenienti dal Programma per il mercato dei titoli finanziari (Securities Markets Programme, SMP) dovuta ai rimborsi.
Gli utili realizzati su operazioni finanziarie ammontano a 342 milioni di euro (197 milioni nel 2019). L’aumento è da ricondurre in gran parte ai più elevati utili da prezzo sulla vendita di titoli denominati in dollari statunitensi, il cui valore di mercato ha beneficiato della diminuzione dei rendimenti obbligazionari in dollari statunitensi nel 2020
https://www.bancaditalia.it/media/bce-comunicati/documenti/2021/ecb.pr210218.it.pdf  

[2] Andamento del debito negli ultimi anni confrontato con il PIL (in milioni di €):

AnnoDebito (MEuro)PIL (MEuro)% sul PIL
20051.512.7791.429.479101,90%
20061.582.0091.485.377102,60%
20071.602.1151.546.177103,60%
20081.666.6031.567.761102,40%
20091.763.8641.519.702112,50%
20101.843.0151.548.816115,40%
20111.897.9001.580.220116,50%
20121.989.7811.613.265123,40%
20132.070.2281.604.599129,00%
20142.137.3221.621.827131,80%
20152.239.3041.655.355135,30%
20162.285.6191.695.787134,80%
20172.329.5531.736.593134,10%
20182.380.4921.766.168134,80%
20192.409.8411.787.664134,80%

https://it.wikipedia.org/wiki/Debito_pubblico

[3] Ma c’è un paradosso: gestire questo debito sempre più enorme costa sempre meno. È la stessa stima di UniCredit a disegnare tre scenari per il decennio 2021-2030. Nello scenario market-base, quello ritenuto più probabile, nei prossimi dieci anni l’Italia spenderà 630 miliardi di euro per pagare gli interessi sul suo debito pubblico, cioè meno dei 707 miliardi pagati per gli interessi tra il 2010 e il 2019 e dei 727 miliardi spesi nel decennio 2000-2009. Anche in rapporto al Pil la spesa annua per interessi sul debito pubblico cala: è prevista al 3,4% il prossimo decennio, è stata al 4,2% nel decennio che si conclude ora e del 5% in quello precedente. Negli altri due scenari indicati da UniCredit le cifre cambiano: la spesa complessiva scende a 563 miliardi nello scenario “benigno” mentre sale a 1006 miliardi in quello “negativo”. La prospettiva “benigna”, basata su uno spread Btp-Bund attorno ai 125 punti, è considerata più probabile, perché «in linea con ulteriori passi avanti presi dagli Stati membri verso una maggiore integrazione europea» (il report era stato scritto prima dell’accordo del 21 luglio sul Recovery Fund).
https://www.avvenire.it/economia/pagine/debito-pubblico-altro-record-ma-cala-la-spesa-per-interessi 

 

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Il Governo Draghi, un governo a trazione settentrionale



Questo governo non mi piace. Non sono ottimista. Tre su quattro sono ministri settentrionali.

Ad esempio, la settentrionale tosta Gelmini agli Affari Regionali, che ingloba l’autonomia differenziata, altrimenti detta secessione dei ricchi, farà peggio del pugliese Boccia, che è stato pessimo, ma alla fine è stato fermato dalla caduta del governo.

Quanti sanno che il tuttologo settentrionale veneziano Brunetta, docente ordinario di Economia del Lavoro, ha già fallito come ministro per la PA? La sua riforma, che io seguii passo passo, alla fine fu molto fumo e poco arrosto, tanto è vero che la PA è rimasta il problema n. 1 italiano. Si arrese ai sindacati anche sugli incentivi che premiano il merito, ma vengono dati a tutti, e fece riscappare in GB l’esperto che aveva chiamato apposta.[1] Però è “amico” di Draghi, del quale ha appoggiato la candidatura, e, come nel 2011, nel caso della famosa lettera della BCE, farà da tramite fra la coppia Draghi-Daniele Franco e quel che è rimasto di Berlusconi.

Il settentrionale leghista Giorgetti avrà la polpa del Ministero per lo Sviluppo economico, per soddisfare gli appetiti dei bulimici nordisti.

Voi pensate che, con tutti questi ministri settentrionali, al Sud arriveranno i soldi che gli spettano? Che, per la verità, manco col governo Conte2, pieno di ministri meridionali, arrivavano.

Visto che il presidente di Giunta regionale De Luca fa solo chiacchiere, assieme ai suoi colleghi meridionali, dobbiamo sperare nel poliedrico Giovannini, ministro romano delle Infrastrutture e dei Trasporti (che ha molta polpa), e nella incompetente Carfagna, una dei pochissimi meridionali, ministro per il Sud, che è abbastanza tosta.

Comunque, buon lavoro.

 

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LA POLEMICA Flop della guerra ai fannulloni "Commissione inutile, mi dimetto" Micheli a Brunetta: troppe pressioni e burocrazia. Nella bufera l'ente di valutazione della Pubblica amministrazione, riforma a rischio
di Paola Coppola - 15 gennaio 2011
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/01/15/news/brunetta_civit-11246926
 
LA RESA INCONDIZIONATA DI BRUNETTA TRADUZIONE DAL BURO-SINDACALESE IN ITALIANO DELL’ATTO DI CAPITOLAZIONE DEL MINISTRO NEI CONFRONTI DEI SINDACATI DELLA FUNZIONE PUBBLICA “Lettera sul lavoro” pubblicata sul Corriere della Sera del 7 febbraio 2011 https://www.pietroichino.it/?p=12686
 
Intesa Brunetta-Sindacati
CON UN ATTO DI VERA E PROPRIA CAPITOLAZIONE IL MINISTRO DELLA FUNZIONE PUBBLICA AZZERA LA PROPRIA RIFORMA: DOPO L’ABOLIZIONE DELLA “CAROTA”, DISPOSTA NELL’ESTATE 2010 DAL MINISTRO DELL’ECONOMIA, VIENE ABOLITO ANCHE IL “BASTONE” – E LA VALUTAZIONE DELLA PERFORMANCE VIENE AFFIDATA A ORGANISMI PARITETICI GOVERNO-SINDACATI
http://www.pietroichino.it/?p=12643
 
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: LA RIFORMA PERDE I PEZZI
di Pietro Micheli 01.02.2011
Il miglioramento dei servizi pubblici è un obiettivo irrinunciabile per l'Italia. Ma la riforma della pubblica amministrazione si sta trasformando da storica opportunità a contenitore sterile di adempimenti burocratici. Mancano infatti tutte le condizioni necessarie per il suo successo: dal supporto politico alle risorse umane e finanziarie. A preoccupare è soprattutto l'impatto a lungo termine di una percezione della valutazione del personale come strumento utile solo a castigare. Unito all'erezione di barriere impenetrabili a qualsiasi strumento gestionale.
https://www.lavoce.info/archives/26740/pubblica-amministrazione-la-riforma-perde-i-pezzi/

 

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PNRR, la strategia dei tre passi prioritari



COME DISINNESCARE LA BOMBA SOCIALE
Ristori senza copertura, cartelle fiscali in arrivo e incubo licenziamenti
ROBERTO NAPOLETANO | 14 FEB. 2021 21:47 | 1
https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/gli-editoriali/politica/2021/02/14/leditoriale-di-roberto-napoletano-laltravoce-dellitalia-come-disinnescare-la-bomba-sociale/

Chi è dotato di un minimo di capacità di analisi, di logica e di onestà intellettuale non può non concordare col direttore Napoletano. La priorità deve essere il Mezzogiorno, per lo sviluppo dell'Italia intera.

Conte e Gualtieri erano inesperti. L'unica loro decisione giusta (che però forse l'avevano adottata per avere il monopolio sui 209 mld e più), la tecnostruttura di gestione dedicata, è stata affossata da Renzi, che ora pare fuori gioco.

Draghi e Franco sono di ben altro livello e possono anche contare sulla tecnostruttura della Banca d'Italia.

La burocrazia riesce a spendere neppure 2 miliardi all'anno di fondi europei, ora dovrebbe riuscire a spenderne oltre 15 volte tanto per 6 anni. Vi sembra possibile?

Occorrono dunque questi TRE passi prioritari.

1. Il primo passo è la RIPARTIZIONE territoriale delle risorse: sia per gli obiettivi stabiliti dall'UE, oltre che dalla nostra Costituzione (art. 119, riduzione dei divari territoriali), sia in base ai moltiplicatori (al Sud oltre 4, al Nord meno di 1), la quota maggioritaria deve essere assegnata al Mezzogiorno (l'UE ha attribuito al Sud il 66% del contributo a fondo perduto).

2. Il secondo passo è una logica conseguenza del primo passo: i progetti devono essere pochi e grandi, a partire dall'unificazione ferroviaria nazionale, obiettivo strategico indicato da Cavour 175 anni fa,[1] alle strade, ai porti, agli acquedotti, alle case popolari.

3. il terzo passo è la creazione di una tecnostruttura dedicata altamente competente (CDP, BEI, Banca d'Italia, Accademia, ecc.), svincolata dalle pastoie della inefficientissima burocrazia nazionale e regionale, in particolare dagli arroganti Mandarini ministeriali, che deve solo fornire le persone più adatte e competenti; regolata da norme europee. 

Il PdC, i ministri e il Parlamento, definiti la strategia, le quote territoriali e i progetti, devono limitarsi a controllare severamente l'attuazione del PNRR, apportando, in caso di ritardi, le modifiche del caso ai soggetti e alle modalità di gestione e di controllo operativo.

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[1] Il sottosviluppo del Sud è figlio della mancata unificazione ferroviaria e culturale-antropologica nazionale.

Quella ferroviaria fu indicata come obiettivo strategico da Cavour 175 anni fa.

La seconda - come afferma Renato Brunetta, ed io in questo caso concordo pienamente con lui, ma vado oltre e propongo da una decina d'anni un Progetto Educativo pluriennale a domicilio rivolto alle mamme in gravidanza e nei primi tre anni di vita dei figli perché dopo è già tardi - riguarda in particolare l'asse Napoli-Caserta-Calabria.

L'Italia diventerà un Paese normale soltanto quando l'asse Napoli-Caserta-Calabria uscirà dal sottosviluppo ferroviario e culturale.

 

Cavour

«In Inghilterra non esistono più distanze. Le comunicazioni anche tra città lontane, come Londra e Liverpool, sono diventate più facili che tra quartieri diversi della stessa città. La posta parte da Londra due volte al giorno per quasi tutte le direzioni» (cit. in Romeo, Cavour e il suo tempo, 1° vol., 1977, p. 735). Così scriveva estasiato nel proprio diario l’unico che al tempo fu in grado di intuire pienamente le potenzialità del nuovo mezzo di trasporto e di disegnare in modo lungimirante una rete ferroviaria già italiana prima ancora dell’esistenza dell’Italia.

Camillo Benso conte di Cavour, verso la metà degli anni Quaranta, indovinando il destino unitario del Paese, affidava alle ferrovie, potente stimolo per l’economia e al tempo stesso elemento di civiltà e di progresso, un ruolo decisivo rispetto al processo di unificazione politica ed economica e le incorporava nel proprio modello di sviluppo. Il suo Des chemins de fer en Italie, pubblicato nel maggio 1846 sulla parigina «Revue nouvelle» in forma di recensione all’opera di Carlo Ilarione Petitti di Roreto, rappresenta la dimostrazione della chiarezza della visione cavouriana in tema di ferrovie e la sua completa capacità di padroneggiare la materia.

Cavour comprendeva la rilevanza della rete, quando ancora si ragionava prevalentemente in termini di acquisizioni singole, affidando alle ferrovie un ruolo cruciale rispetto al processo di unificazione politica ed economica. Si trattava per Cavour del punto di arrivo della sua elaborazione e si giovava della vasta esperienza maturata all’estero, grazie agli svariati viaggi compiuti e alle altrettanto numerose relazioni che intratteneva con personaggi influenti sparsi per l’Europa occidentale. Il famoso scritto ferroviario fu importante per il celebre politico piemontese anche perché era la prima volta che sosteneva pubblicamente il tema della nazionalità italiana, legandolo strettamente alla diffusione della più innovativa infrastruttura del tempo. Sulle ferrovie il conte puntava anche in termini morali: «Più di ogni altra riforma amministrativa – scriveva nell’articolo – e forse anche di larghe concessioni politiche, l’esecuzione delle strade ferrate contribuirà a consolidare questo stato di mutua confidenza fra i governi e i popoli, base delle nostre future speranze.

La mappa ferroviaria ideata da Cavour indicava come centrale l’unione delle linee piemontesi con quelle lombarde e altrettanto strategico era considerato il progetto che indicava di unire i porti tirrenici con quelli adriatici. Per il Meridione la considerazione non cambiava: il treno gli appariva il mezzo ideale per aggregare anche quelle regioni alla nuova nazione in fieri.

Un altro fattore decisivo fu il buon livello di preparazione, nei ranghi statali, di un personale tecnico in grado di realizzare i programmi di espansione ferroviaria e il graduale sviluppo di capacità adeguate tra gli imprenditori locali di lavori pubblici, istruiti in precedenza dagli appalti per la costruzione dei tronchi delle linee statali, cui si sommò la costituzione di un’azienda ferroviaria di Stato, capace di gestire, con risultati economicamente validi, le linee via via approntate. [...]»

https://www.treccani.it/enciclopedia/la-nascita-del-sistema-ferroviario-e-il-ruolo-della-tecnica_(Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero:-Tecnica)/

 

 

Post collegati:

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e il monarca Giuseppe Conte
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2871228.html oppure
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PNRR, l’immobilismo del Governo Conte è figlio naturale dell’incompetenza
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Questione femminile, questione meridionale, rivoluzione culturale e progetto educativo
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PNRR, l’immobilismo del Governo Conte è figlio naturale dell’incompetenza



IN ALTO MARE CON IL SURPLACE NON GALLEGGI
ITALIA&EUROPA. Se si innesca una crisi di governo si sa come si parte ma non dove si finisce
ROBERTO NAPOLETANO | 26 DIC. 2020 23:24 | 1
https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/gli-editoriali/politica/2020/12/26/leditoriale-di-roberto-napoletano-laltravoce-dellitalia-in-alto-mare-con-il-surplace-non-galleggi/  


PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

La PA italiana è la peggiore dEuropa. È come quella russa, ma del tempo di Gogol: inefficiente e corrotta. In tutti i manuali di Economia, da decenni, è indicata come la principale palla al piede dello sviluppo italiano. È dominata, in particolare al Sud, dalla cultura (in senso antropologico) del ferroviere-controllore. La spiegazione plausibile, infatti, ce la dà il grande Fedor M. Dostoevskij ne “I Demoni”, per bocca di Stepan Trofimovic Verchovenskij, parlando di ferrovieri (cito a memoria):

“Tu prendi un qualunque imbecille e lo metti dietro una scrivania a vendere biglietti ferroviari; la sua prima preoccupazione sarà quella di ‘nous montrer son pouvoir’.”

La PA è lo specchio dellItalia.

Una cultura di regole ambigue e di accese discussioni che non portano a nessun risultato preciso sembra fatta apposta per indurti a assumere un atteggiamento mentale basato sulla vendetta e il risentimento che succhia lenergia a ogni altro settore della vita. (Tim Parks).

Con uno strapotere dei Mandarini di Stato, i quali nell’esercizio abnorme e illogico del loro potere (“pour montrer leur pouvoir” ottuso) tengono in non cale perfino gli esposti adeguatamente motivati della Presidenza della Repubblica.[1]

Ed allora non bisogna meravigliarsi se da tutto ciò derivi lo spirito negativo che permea da 40 anni lintera società italiana, alimentato dalla terribile tv italiana che andrebbe chiusa per almeno 20 anni. Il contrario dello spirito positivo, che - secondo Robert Musil - è il vero fattore che fa forte un popolo.


IL PESCE PUZZA DALLA TESTA

Perché il Governo dovrebbe essere migliore della società che rappresenta? Soprattutto se al suo vertice c’è una persona che non ha le qualità e l’esperienza per pianificare e controllare progetti di sviluppo di alto livello, la cui gestione, necessariamente, deve coinvolgere le risorse umane più competenti.

Il PdC Conte, intellettualmente, non è né Prodi né Ciampi, neppure per la sensibilità alla Questione meridionale, intesa come fattore sia di equità che di sviluppo. Ed allora è “normale” se succede che al Sud vengano incredibilmente assegnate il 30% delle risorse perfino del PNRR, la cui missione principale è la riduzione dei divari territoriali. Anche per colpa dei presidenti di Giunta delle Regioni meridionali, di fatto incompetenti e psicologicamente vassalli di quelli spocchiosi, egoisti e sopravvalutati del Nord.


L’IMMOBILISMO È FIGLIO NATURALE DELL’INCOMPETENZA

A tutto questo si aggiunge la debolezza del quadro politico centrale. Con una maggioranza che deve sottostare ai ricatti del tagliatore di teste Renzi, il quale, dall’alto della sua incompetenza, affossa l’unica scelta intelligente (voluta dall’UE e adottata da tutti i Paesi) di Conte (anche se a modo suo, cioè dell’incompetente bulimico di poteri): vale a dire quella – considerata la storica inefficienza della PA – di far gestire il PNRR da un organismo dedicato, composto da persone altamente competenti. E l’incompetente Renzi muove come una marionetta l’incompetente e improvvida ministra Bellanova, che assicura che il problema storico dell’inefficienza della PA italiana, che, tranne qualche rara eccezione, non si riesce a risolvere da 150 anni, sarà risolto in pochi mesi. Se non fosse tragico, ci sarebbe da sganasciarsi dal ridere.

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[1] L'ineffabile Ragioniere Generale Biagio Mazzotta, che fa tanto il maestrino con il Parlamento bocciandone i provvedimenti a suo dire privi di copertura finanziaria, di concerto con la Direttrice Generale Previdenza Concetta Ferrari, interpretando alla belin di segugio la chiarissima norma della Riforma delle pensioni Fornero che modifica l’adeguamento periodico dell’età di pensionamento alla speranza di vita e dei coefficienti di trasformazione da triennale a biennale (L. 214/2011, art. 24, comma 13, ecc.) taglierà INGIUSTAMENTE le pensioni di coloro che andranno in pensione il prossimo 1.1.2021.

Ho scritto loro tre volte,[1] ed ho ottenuto anche l’appoggio del Quirinale. Ma se ne sono fregati non solo di me, il che forse è comprensibile, ma – incredibile ma vero - anche del Presidente della Repubblica.[2] (https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/gli-editoriali/economia/2020/12/23/leditoriale-del-direttore-roberto-napoletano-laltravoce-dellitalia-pensavo-fosse-amore-invece-era-un-calesse/ ).


Post collegati:

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e il monarca Giuseppe Conte
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https://vincesko.blogspot.com/2020/12/il-piano-nazionale-ripresa-e-resilienza.html

La cultura del ferroviere-controllore
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2824470.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/la-cultura-del-ferroviere-controllore.html


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https://vincesko.blogspot.com/2020/12/pnrr-limmobilismo-del-governo-conte-e.html 

 

 

La resipiscenza tardiva del Governatore Ignazio Visco sugli obiettivi della BCE



Com’è noto ai lettori di questo blog, denuncio da sette anni la BUFALA, ormai mondiale, che la BCE ha un unico obiettivo statutario, la stabilità dei prezzi, bufala che ha come vittime quasi tutti gli economisti italiani e forse del mondo.[1]

Come forse è altrettanto noto, il protagonista assoluto della diffusione consapevole di questa BUFALA è l’ex presidente della BCE Mario Draghi.[2] Subito dopo viene il presidente della banca centrale tedesca Jens Weidmann.[3]

Voi non ci crederete, ma nel novero degli inconsapevoli propalatori sono incline a credere ci sia anche l’ex DG di Bankitalia Salvatore Rossi,[4] ma non sono sicurissimo che lo faccia inconsapevolmente.

In ogni caso, sono invece quasi sicuro che esponenti sia della BCE che della Banca d’Italia lo facciano inconsapevolmente, influenzati dai loro capi e dai documenti che sia la BCE che la Banca d’Italia diffondono periodicamente e che spiegano che la BCE abbia un unico obiettivo, e spesso lo fanno citando il vecchio testo superato dello statuto della BCE e non l’ultimo modificato dopo il Trattato di Lisbona.

Come è successo qualche mese fa alla Banca d’Italia.[5] Alla cui risposta molto deludente fui costretto a replicare manifestando la mia insoddisfazione.[6]

Leggo abbastanza assiduamente le dichiarazioni del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, e perciò non mi risulta che egli abbia partecipato, assieme alla protagonista BCE, a propalare la bufala. Anzi, se gli si può addebitare qualcosa è proprio che non ha mai fatto chiarezza sugli obiettivi della BCE.

Fa eccezione soltanto un suo recente colloquio, il 28.09 scorso, con Repubblica, in cui egli ha finalmente precisato che la BCE in questa fase, come la FED, ha due obiettivi, non uno soltanto: la stabilità dei prezzi e la crescita.

Bce: Visco, in questa fase e' come la Fed, ha due obiettivi
(AGI) - Roma, 28 set. - La Bce? In questa fase "e' esattamente come la Fed: il nostro obiettivo e' accrescere la domanda e l'occupazione per ottenere una stabilita' dei prezzi in linea con i nostri obiettivi". Lo dichiara in un colloquio con Repubblica, a margine del Festival Economia di Trento, il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, per il quale si dice sempre che gli Stati Uniti "hanno un obiettivo duale; noi singolo. Ma non e' cosi'. Noi abbiamo un obiettivo primario che e' la stabilita' dei prezzi. Ma poi abbiamo quello, scritto nel Trattato, in base al quale, pur soggetti alla stabilita' dei prezzi, dobbiamo fare di tutto per contribuire agli obiettivi dell'Unione europea". E gli obiettivi, semmai, "sono la piena occupazione con uno stato sociale soddisfacente, e la stabilita' finanziaria". Pertanto, "esattamente come la Fed". Percio' quello di dire che la Fed ha due obiettivi inflazione e occupazione e la Bce uno solo, per Visco "e' un falso dilemma". (AGI)Rm3/Gip.[7]

Che è esattamente ciò che sostengo io dal 2013[8] e, da ultimo, anche in un mio saggio del 2018.[9] Osservo, infatti, che è una fase (di deflazione o troppo bassa inflazione) che dura dal lontano 2013, talché nel novembre 2014 presentai una petizione al Parlamento Europeo contro la BCE per violazione del proprio statuto, che è ancora all’esame della Commissione PETI, dopo due tentativi del segretariato di commissione di archiviarla, a seguito della risposta evasiva, incoerente e insufficiente della BCE, come da me segnalato e motivato alla predetta Commissione,[10] i cui coordinatori decisero di mantenerla all’esame.

Infatti, la BCE di Draghi ha continuato a violare il proprio statuto, derivato dai Trattati, ed ha aspettato altri due anni per dare avvio al QE (marzo 2015), con esattamente 6 anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, ed ancor più alla BoJ. Nel frattempo, in Italia, c'è stata una doppia, profonda recessione, con conseguenze negative equivalenti a quelle di una guerra. E per salvarsi la coscienza e nascondere le sue responsabilità ha occultato accuratamente il secondo obiettivo statutario (si vedano i miei post sotto), ingannando quasi tutti, inclusi gli esperti e premi Nobel.

 

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[1] Chi non conosce lo statuto della BCE (elenco in divenire)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2825230.html oppure
http://vincesko.blogspot.it/2015/03/chi-non-conosce-lo-statuto-della-bce.html

[2] Mario Draghi confessa che la BCE vìola il suo statuto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2831066.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/mario-draghi-confessa-che-la-bce-viola.html

[3] Il bugiardo e imbroglione Jens Weidmann e la massima di Goebbels
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2845940.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2016/04/il-bugiardo-e-imbroglione-jens-weidmann.html

[4] Lettera al Dottor Salvatore Rossi e al Professor Jean Paul Fitoussi sulla BCE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2866297.html oppure
https://vincesko.blogspot.com/2019/06/lettera-al-dottor-salvatore-rossi-e-al.html 

[5] L’ignoranza dello Statuto della BCE sembra aver fatto un’altra vittima illustre: la Banca d’Italia. Come istituzione, poiché era già successo col suo ex direttore generale (v. appresso). Pubblico la lettera che ho inviato pochi giorni fa alla nostra banca centrale, dopo aver letto un suo documento in cui è stato commesso un errore di citazione del predetto statuto. Errore che mi è servito per sviluppare un esame critico dello statuto, della sua scarsissima conoscenza, alimentata dalla stessa BCE, e delle conseguenze della sua errata interpretazione ed applicazione. Esame che ho concluso con questo invito: Pertanto, sarebbe benvenuta una Vostra analisi critica dell’art. 2 Statuto BCE, fedele alla lettera e allo spirito dello Statuto BCE, derivato dai Trattati, a beneficio soprattutto del tedesco Jens Weidmann e dell’olandese Klaas Knot. Rispettivamente, presidente della banca centrale tedesca e presidente della banca centrale olandese.

Lettera alla Banca d’Italia sulla sua errata citazione dello Statuto BCE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2868142.html oppure
https://vincesko.blogspot.com/2019/12/lettera-alla-banca-ditalia-sulla-sua.html

[6] Replica alla risposta della Banca d’Italia sugli obiettivi e i poteri-doveri statutari della BCE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2868821.html oppure
https://vincesko.blogspot.com/2020/03/replica-alla-risposta-della-banca.html

[7] Non voglio pensare che nella “conversione a U” del governatore Visco abbia influito il mio invito a fare chiarezza sull’art. 2 dello Statuto BCE, ma ripeto ciò che ho scritto nella mia lettera alla Banca d’Italia, alla quale ha poi fatto seguito la sua risposta deludente. Come fu deludente la risposta della BCE alla mia petizione al Parlamento Europeo contro la BCE.

Pertanto, sarebbe benvenuta una Vostra analisi critica dell’art. 2 Statuto BCE, fedele alla lettera e allo spirito dello Statuto BCE, derivato dai Trattati, a beneficio soprattutto del tedesco Jens Weidmann e dell’olandese Klaas Knot. Rispettivamente, presidente della banca centrale tedesca e presidente della banca centrale olandese.

Per chi è abbonato segnalo il link a Repubblica:
https://rep.repubblica.it/pwa/generale/2020/09/27/news/visco_bce_come_la_fed_punta_alla_crescita_e_all_occupazione_-268743908/

Bce: Visco, in questa fase e' come la Fed, ha due obiettivi
lunedì 28 settembre 2020
http://www.regioni.it/ue-esteri/2020/09/28/bce-visco-in-questa-fase-e-come-la-fed-ha-due-obiettivi-619216/

[8] Bce, troppo poco e troppo tardi
di Nicola Melloni 08/11/2013
http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Bce-troppo-poco-e-troppo-tardi-20880.html 

[9] Dal quale traggo:
Ne discende che, in deflazione o con tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (fissato a poco sotto il 2 per cento), la condizione sospensiva («fatto salvo» - «without prejudice», nella versione inglese -), costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, è (più che) soddisfatta, quindi il rapporto duale-gerarchico tra i due obiettivi si modifica e diventa, come per la FED, paritario. Pertanto, la BCE è obbligata dal suo statuto (art. 2) a sostenere il raggiungimento del secondo obiettivo - «crescita economica» e «piena occupazione». E poiché l’inflazione dell’Eurozona è stata per cinque anni sotto zero (deflazione) o prossima allo zero o molto sotto il target (che rende necessaria una politica monetaria espansiva) il secondo obiettivo era (è tuttora) del tutto concordante, convergente e complementare con l’obiettivo principale, che è quello di riportare l’inflazione, da sotto zero o quasi zero o molto inferiore, a poco sotto il 2 per cento.

- Ne deriva come corollario che, in situazioni di deflazione o di tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target, come per la FED, i due obiettivi – controllo dei prezzi e crescita economica e dell’occupazione - sono su un piano paritario e la BCE ha i medesimi poteri-doveri della FED.

[10] Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2845674.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2016/04/replica-alla-risposta-della-bce-alla.html

 

 

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 https://vincesko.blogspot.com/2020/12/la-resipiscenza-tardiva-del-governatore.html

 

 


Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e il monarca Giuseppe Conte



La prima bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) aveva assegnato al Sud appena il 30% del totale delle risorse, cioè un livello neppure proporzionale alla popolazione, quantunque – ancorché fosse già stato rilevato in passato - sia ormai venuto completamente alla luce del Sole da oltre un anno per merito in particolare del Quotidiano del Sud, diretto da Roberto Napoletano, e sia ora oggetto di disputa tra gli specialisti, l’iniquo riparto delle risorse fra le tre ripartizioni territoriali dell’Italia: Nord, Centro e Sud.

Sarebbe utile sapere i nomi e i cognomi di chi ha (i) stilato e (ii) appoggiato la prima bozza del PNRR.

Sarebbe anche utile indagare se il 30% è stato un errore non intenzionale di un funzionario o una mossa tattica per rendere digeribile il 34% poi indicato a pag. 117 della seconda bozza del PNRR,[1] che rappresenta la quota di popolazione del Sud, ma comunque è ben lontano dal 45% della cosiddetta “clausola Ciampi” e ancor di più dal 60% che rappresenta la quota maggioritaria auspicata, pare anzi prescritta, dall’Unione Europea per il Mezzogiorno, che sarebbe la misura minima congrua sia per cominciare seriamente a colmare i divari territoriali, sia per compensare il Sud dello “scippo” dei fondi ordinari degli ultimi decenni determinato dal riparto iniquo e incostituzionale (art. 119)[2] basato sulla spesa storica e contravvenendo a quanto stabilito dalla legge 42 del 2009 (cosiddetta Legge Calderoli sul federalismo fiscale).[3]

Il PdC Conte non è Prodi o Ciampi. L’ex PdC Renzi ha contestato la governance verticistica del PNRR e minacciato la crisi di governo. In fatto di autoreferenzialità ed egotismo, Renzi è l’ultimo a poter parlare, ma nel caso del PNRR segnala un problema reale. Data l’inefficienza della PA, la centralizzazione della gestione dei 200 mld del PNRR – vedi appresso - è non solo utile ma necessaria. Ma in fatto di scelta e gestione di progetti complessi e competenze di eccellenza il ‘parvenu’ tuttologo e tuttofare PdC Conte non è, manco alla lontana, Prodi o Ciampi.

Nel difficile ruolo di PdC, egli ha palesemente raggiunto il suo livello di incompetenza.[4] Maschera e compensa i suoi limiti evidenti con una straordinaria capacità di resilienza.[5] Neppure Prodi aveva un suo partito, e pagò ciò caramente, ma aveva visione strategica, competenza tecnico-economica, sensibilità per la Questione meridionale, spirito di squadra e la statura intellettuale per avvalersi di persone altamente competenti (ancor più Ciampi), secondo il principio “Dimmi che collaboratori hai e ti dirò chi sei”. Forse il suo vero punto debole fu che si scelse il portavoce più taciturno del mondo, con conseguente défaillance comunicativa degli ottimi risultati ottenuti nonostante la breve durata dei suoi due governi.

Ecco, per incompetenza e inadeguatezza Conte è paragonabile a Berlusconi, che in politica, infatti, a differenza che nelle sue aziende, si è sempre contornato di personaggi mediocri, pescando - nellipotesi migliore - tra le seconde o terze file della Prima Repubblica. Ma almeno lui è un eccellente venditore. Beninteso, della corrente che propugna la tecnica di vendita manipolatoria (laltra corrente caldeggia la metodologia basata sulla costruzione di un rapporto di fiducia con il cliente).
In che cosa eccella Conte, tranne la sua formidabile resilienza, io non saprei dire. Neppure in lingua italiana, eccelle. Neppure in aritmetica o in diritto costituzionale, eccelle, visto che... la sua prima bozza del PNRR assegnava al Sud il 30% delle risorse, calpestando in un colpo solo la matematica, la demografia, la Costituzione, nonché la sua origine meridionale. Purtroppo, perché è doloroso ammetterlo.

Asili nido anziché case popolari. Le persone non vivono negli asili nido, come pare immagini il tuttologo e tuttofare PdC Conte, ma nelle case. Ma non sembra ci sia traccia nel PNRR del piano corposo di alloggi pubblici di qualità, estremamente carenti in Italia, in particolare al Sud, poiché essi attualmente rappresentano un misero 1,5% del totale dei 35.000.000 di immobili residenziali, che fa assegnare all’Italia, di gran lunga, l’ultimo posto in UE. Esprimo, allora, la speranza, come ho scritto a Conte, che lo si possa varare e finanziare con i 4 mld derivanti dal ripristino dell’ICI-IMU-TASI sulla casa principale, che verrebbe pagata per 2/3 dai ricchi e dai benestanti, mentre gli altri pagherebbero un piatto di lenticchie.[6]

Tasse. La riduzione delle tasse – come ha avvertito ripetutamente il Commissario europeo Gentiloni - non è finanziabile con il Piano Ripresa e Resilienza europeo, ma Conte, novello monarca all’incontrario, l’ha inclusa lo stesso.

Il Vice Segretario del PD, Andrea Orlando, ha affermato in un’intervista al Corriere della Sera: «Dovremo capire come questa struttura si raccorderà al lavoro dei ministeri, evitando duplicazioni, e come si eviteranno forme di accentramento. L’accentramento, comunque, non ha nulla a che vedere con la struttura esterna, si può avere anche senza e va evitato in tutti casi, non perché c’è diffidenza nei confronti di Conte ma perché se tutto arriva su un solo tavolo le risposte rischiano di giungere troppo tardi».

Duplicazioni. Giusto evitare le duplicazioni, ma bisogna risolvere questo problema a monte, suddividendo i compiti e gli obiettivi tra la struttura ordinaria, cioè quella ministeriale, e la struttura straordinaria che dovrà gestire i 209 mld, altrimenti sono inevitabili.

Accentramento. È fondamentale chiarire questo aspetto. Se per accentramento si intende evitare che il tuttologo e tuttofare PdC Conte entri nella gestione delle risorse è giusto e opportuno. Egli dovrà operare come opera un Presidente del Consiglio di amministrazione NON operativo in un’azienda, quindi limitarsi a nominare l’Amministratore Delegato, rappresentare legalmente l’azienda, curare i rapporti latamente politici, approvare il piano strategico aziendale e valutare i risultati.
L’accentramento, invece, è una condizione necessaria per il successo del PNRR (si veda il punto successivo). All’accentramento – variabile fondamentale – vanno perciò subordinate e condizionate le scelte organizzative e procedurali conseguenti.

Schema triangolare. Fontana, Zaia e Bonaccini, i primi due della Lega Nord, il terzo del PD e presidente della Conferenza Stato-Regioni, un organo non previsto dalla Costituzione ma che, secondo Roberto Napoletano, è diventato di fatto una sorta di terza Camera, i quali hanno chiesto, l’ultimo rivolgendosi direttamente a Bruxelles, i fondi del PNRR, rappresentano il vecchio schema.

L’attuale schema dei fondi europei è basato sulla triangolazione Stati -- > UE -- > Regioni: gli Stati nazionali versano a Bruxelles le risorse, che vengono retrocesse alle Regioni, che realizzano i vari piani. Come è noto, per varie ragioni, quote cospicue restano inutilizzate, in particolare nelle Regioni in ritardo di sviluppo, inefficienza che si somma al riparto iniquo e incostituzionale delle risorse nazionali tra le Regioni del Nord e quelle del Sud, aggravando i divari.

Questo schema inefficiente e iniquo va ribaltato nella gestione del PNRR, proprio attraverso la centralizzazione della gestione delle risorse. Pertanto, le richieste dei soliti egoisti e bulimici Fontana, Zaia e Bonaccini (presidenti di Regioni del Nord che da decenni prendono più soldi di quanti spetterebbero loro in base alla popolazione, sottraendoli al Sud) vanno rigettate, anzi si autoescludono, perché rispondono al vecchio schema triangolare, dimostratosi inefficiente e iniquo.

Nel nuovo schema, la ripartizione dei fondi viene decisa al centro, deve tener conto dei divari profondi tra il Nord e il Sud e quindi concentrare gran parte dei 209 mld del PNRR nel Mezzogiorno, dove peraltro, secondo il PNRR (pag. 118), i moltiplicatori sono molto più alti che al Nord.[7] 

_________________________

Note:

[1] PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA
“Per quanto riguarda la quota del PNRR afferente alle Regioni del Sud si è utilizzata l’ipotesi che ad esse sia destinato il 34 per cento dei fondi additivi.”
https://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato7468930.pdf

[2] Art. 119 […] La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.

Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.
https://www.senato.it/1025?sezione=136&articolo_numero_articolo=119

[3] Legge 5 maggio 2009, n. 42 "Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione"
http://www.parlamento.it/parlam/leggi/09042l.htm

[4] resilienza
1. Capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi.
2. In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.

[5] Principio di Peter https://it.wikipedia.org/wiki/Principio_di_Peter

[6] Secondo il MEF, il gravame medio annuo nel 2012, ultimo anno di applicazione, fu di 225€ e l’85% pagò meno di 400€.

[7] Tavola 4-11: IMPATTO SUL PIL (deviazione percentuale dallo scenario di base)

 

Base

2021

2022

2023

ITALIA

0,43

0,93

1,05

1,10

Sud

1,96

4,21

4,89

5,29

Abruzzo

1,14

2,61

3,35

3,75

Molise

1,96

4,39

5,35

5,82

Campania

2,09

4,46

5,17

5,60

Puglia

1,94

4,17

4,85

5,23

Basilicata

1,50

3,18

3,69

4,00

Calabria

1,98

4,19

4,75

5,08

Sicilia

2,19

4,67

5,35

5,74

Sardegna

1,95

4,18

4,90

5,34

Fonte: Elaborazione su dati MACGEM-IT.

Come si evince dai risultati della simulazione, l’impatto sul PIL reale nazionale della manovra complessiva (shock combinati) raggiunge nel 2024 l’1,1 per cento. A livello regionale l’impatto della manovra complessiva si attesta per l’intera area interessata nel 2024 al 5,3 per cento circa con una variabilità regionale che va dal 3,75 per cento registrato in Abruzzo a oltre il 5 per cento per le altre Regioni. L’impatto differenziato è legato alla diversa struttura produttiva delle singole regioni. Inoltre, si evidenzia che la sinergia delle azioni ha un impatto sul PIL nazionale e regionale più elevato rispetto alla somma degli effetti delle manovre condotte separatamente. Tale risultato conferma la rilevanza degli impatti indiretti, indotti e non lineari che le manovre hanno a livello nazionale e regionale.

  

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https://vincesko.blogspot.com/2020/12/il-piano-nazionale-ripresa-e-resilienza.html

 

  

Carlo Cottarelli, l’ostinato


 

L’ITALIA DA RIUNIRE
I NUMERI DA CHIARIRE DI COTTARELLI E LE CERTEZZE DELL’OPERAZIONE VERITÀ
ROBERTO NAPOLETANO | 05 DIC. 2020 22:41 | 1 commento
https://www.quotidianodelsud.it/laltravoce-dellitalia/gli-editoriali/2020/12/05/leditoriale-di-roberto-napoletano-laltravoce-dellitalia-litalia-da-riunire/

 

Carlo Cottarelli

Conosco un poco il professor Carlo Cottarelli perché ho avuto con lui alcune interlocuzioni epistolari e perciò penso di poter esprimere la mia opinione su di lui. Che è questa:

1. Carlo Cottarelli è un bravo economista, ma capisce poco di contabilità (secondo la declaratoria dei settori universitari, le competenze di economia aziendale, ragionieristiche e finanziarie aziendali - da P/07 a P/09 - non rientrano nell’ambito dell’Economia Politica, da P/01 a P/06).

2. E’ di un’ostinazione rara quando difende le sue tesi, anche quando sono palesemente errate, o giustifica i suoi strafalcioni tecnici.

3. Purtroppo (avviso il direttore Napoletano) Cottarelli non ha nessuna remora quando è in gioco l’interesse e il buon nome nazionale (come ho rinfacciato esplicitamente a lui e al suo Osservatorio CPI in una delle mie lettere, allegate sotto "Oltre che per motivi tecnici, non c’è bisogno di essere patrioti sfegatati per evitare di prestarsi a danneggiare il proprio Paese."), difetto che lo accomuna, peraltro, a tutti i neo-liberisti (anche se lui dice di non esserlo), che io considero antitaliani in servizio permanente effettivo.

4. Con tutta la sua scienza, è rimasto anche lui vittima – come 60 milioni di Italiani, inclusi quasi tutti i docenti universitari - della potente DISINFORMAZIONE berlusconiana e del Centrodestra sulle responsabilità della recessione italiana e su chi ha varato la riforma delle pensioni più severa e incisiva.

5. Poi le due grandi BUFALE su Berlusconi e Monti (manovre finanziarie della XVI legislatura) e sulle riforme delle pensioni sono diventate mondiali, colpendo anche ISTAT, INPS, UPB, OCSE, FMI, premi Nobel e i più grandi media nazionali, incluso il Sole 24 Ore, e internazionali (su di esse ho scritto un saggio di 300 pagine, con tutte le prove documentali).


Allego le mie lettere e dialoghi con lui e/o il CPI:

Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica sulla spesa pensionistica
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/lettera-carlo-cottarelli-direttore.html 
 
Lettera ai Professori Brancaccio e Cottarelli sulle loro fake news su Monti e la riforma Fornero
http://vincesko.blogspot.com/2018/02/lettera-ai-professori-brancaccio-e.html

Lettera sulla spesa pensionistica all’Osservatorio sui conti pubblici (Università Cattolica), diretto da Carlo Cottarelli
http://vincesko.blogspot.com/2018/09/lettera-sulla-spesa-pensionistica.html 
 
Lettera n. 2 all’Osservatorio CPI (diretto da Carlo Cottarelli) sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012
http://vincesko.blogspot.com/2018/09/lettera-n-2-allosservatorio-cpi-diretto.html
(In calce, c'è il dialogo conseguente tra Cottarelli e me).
 

***

Poiché in rete quasi nessuno si prende la briga o ha la curiosità di cliccare sui link, riporto il mio commento severo a Carlo Cottarelli (cfr. l’ultima lettera allegata).

Re: Lettera n. 2 all’Osservatorio sui conti pubblici sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012
Da:  v
19/9/2018 22:08
A:  Cottarelli Carlo  

Caro professor Cottarelli,

Ritengo utile premettere, ove avesse qualche dubbio, che io non ho niente contro di Lei; ieri, ad esempio, ho inviato una lettera alla Segretaria generale della CGIL Susanna Camusso, che ha dato una notizia falsa sulla riforma delle pensioni Fornero, se va nel mio blog la trova e ne trova decine di altre dello stesso tenore inviate alle persone più disparate quando propalano bufale.

La “mia” posizione è solo quella della corretta informazione. La Sua qual è? A giudicare dalla Sua terribile “resistenza” a fornire i dati corretti, dopo aver riscontrato quest’ultima prova, io - detto molto francamente - ne ho tratto un giudizio severo.

Lei ha fatto soltanto una dichiarazione verbale, che peraltro tutti hanno travisato: si è chiesto perché? Ha fatto una rettifica? Nel Suo ruolo di depositario della verità sui conti pubblici, che ormai Le hanno attribuito, è il minimo che dovrebbe fare, anche perché rischia che un modesto censore come me, sulla base dei dati, la smentisca inviando una lettera di CONTROINFORMAZIONE a 500 destinatari (ne troverà l'elenco nel mio blog quando pubblicherò la lettera).

L’analisi scritta dell’Osservatorio CPI non fa nessuna menzione di Berlusconi, che ha deciso almeno i 2/3 della manovra di competenza del 2012, ma cita soltanto Monti, che ne ha deciso al massimo 1/3. Io vi ho dimostrato che questi sono i dati corretti: adesso, a mio avviso, Lei non dovrebbe rinviare la precisazione al futuro, ma pubblicare in calce al vostro articolo la mia lettera (come peraltro invitavate a fare, ma stranamente non trovo più l'invito...) o almeno una rettifica. E poi dedicare un po’ del vostro tempo ad analizzare quanto – tantissimo: l’81%! altro che una parte, come Lei insiste a scrivere - fatto dal governo Berlusconi, lasciando perdere Monti, che ha fatto soltanto il residuo 19% e che - Lei dimentica il mio post - ha sostituito Berlusconi, fatto fuori da un complotto sui generis, proprio per COMPLETARE quanto prescritto dalla lettera del 5/8/2011 della BCE, senza cancellare una virgola di quanto già fatto da Berlusconi, atteso che giuridicamente le leggi di Berlusconi non avevano bisogno di nessun avallo o conferma da parte di Monti, come Lei adombra, e come strampalatamente afferma il professor Cazzola per la riforma Sacconi da parte della Fornero, per tacitare la sua lunga coda di paglia (sto provando a scrivere su tutto ciò un libro, inclusa la DISINFORMAZIONE da parte degli esperti).

Non ho affrontato apposta il resto della vostra analisi. Se vuole sapere che cosa ne penso, a mio avviso essa ha un’evidente impostazione ideologica e perciò un epilogo preconfezionato, al quale tutto viene subordinato. Peraltro, sui moltiplicatori gli esponenti passati del FMI hanno fatto una magra figura: errare è umano, perseverare diabolico.

Cordiali saluti,

V.

PS: La informo che pubblicherò queste email nel mio blog.

 

 

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 https://vincesko.blogspot.com/2020/12/carlo-cottarelli-lostinato.html


Petizione al Parlamento sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza




Pubblico la petizione che ho inviato oggi, via lettera pec, sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica. Nel primo caso, l’ho indirizzata a camera_protcentrale@certcamera.it, fico@camera.it; nel secondo, a petizioni@senato.it, segreteriagabinettopresidente@pec.senato.it, maria.alberticasellati@senato.it.

Due giorni dopo, a seguito di richiesta telefonica dellUfficio Petizioni del Senato, ho provveduto a modificarla.



Petizione (art. 50 Cost.) al Parlamento sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza


Petizione (art. 50 Cost.) al Sig. Presidente della Camera dei Deputati sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza

lunedì 22 giugno 2020 - 15:25


Petizione (art. 50 Cost.) al Sig. Presidente del Senato della Repubblica sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza

lunedì 22 giugno 2020 - 16:25


Illustrissimo Signor Presidente,

La Riforma delle pensioni Sacconi, con la L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, ha introdotto l’adeguamento, con cadenza quinquennale, dell’età di pensionamento alla speranza di vita. Poi lo ha modificato sostanzialmente con la Legge 30.7.2010, n.122, art. 12, comma 12-bister, ecc. rendendolo a cadenza triennale. Con la stessa L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis, ha attribuito al “Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali”, il compito di emanare un decreto direttoriale almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento e che, come stabilito dal successivo comma ter, “aggiorna con cadenza triennale i requisiti di età e di anzianità contributiva in misura pari all’incremento della predetta speranza di vita accertato dall’ISTAT in relazione al triennio di riferimento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale.”.

La Riforma delle pensioni Fornero, con la L. 214/2011, art. 24, ha esteso l’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita alle pensioni anticipate (comma 12) e ha modificato la periodicità dell’aggiornamento da triennale a biennale sia dell’età di pensionamento (comma 13), sia dei coefficienti di trasformazione[*] (comma 16).

[*] L’importo pensionistico contributivo si calcola moltiplicando il montante contributivo individuale per il coefficiente di trasformazione (il montante contributivo individuale si determina sommando l’ammontare dei contributi di ciascun anno, rivalutato annualmente sulla base del tasso annuo di capitalizzazione risultante dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo nominale (PIL), appositamente calcolata dall’ISTAT con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare).

In entrambi i casi (ma scambiandosi i ruoli), i soggetti che materialmente firmano il decreto direttoriale, a pena di sanzione erariale, sono il Ragioniere Generale dello Stato (MEF) e la Direttrice Generale Previdenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Ho scritto loro due volte,[1] per evidenziare che sbagliano ad interpretare le norme pensionistiche, adducendo come prova documentale anche la stessa relazione tecnica della L. 214/2011 (co-elaborata da MinLav ed RGS), che al di là di ogni ragionevole dubbio attesta più volte che l’adeguamento del 2019 è triennale, per cui il successivo adeguamento biennale dovrà decorrere dal 2022, e non dal 2021, come erroneamente interpretano il Ragioniere Generale e la Direttrice Generale Previdenza (e tutti gli altri, incluso il Parlamento (sic!), si vedano, ad esempio, le Leggi di Bilancio 2017 e 2018, che si sono allineati).

L’errata interpretazione viene esposta nella tabella a pag. 42 (l’evidenziazione in colore giallo dell’anno 2021 è nell’originale), la quale fa scattare l’adeguamento biennale dal 2019, che determina lo scatto a decorrere dal 2021 anziché dal 2022.

Per contro, la stessa relazione tecnica, contraddicendo quanto riportato dalla sua tabella a pag. 42, attesta nel commento (presumibilmente l’estensore è persona diversa da chi ha elaborato la tabella e probabilmente di grado gerarchico superiore) che l’adeguamento dell’età di pensionamento e dei coefficienti di trasformazione del 2019 è triennale, e lo attesta sia a pag. 38, riproducendo fedelmente e correttamente la norma di legge (art. 24, comma 13):

«- il passaggio da una periodicità triennale ad una biennale sia dell’adeguamento dei requisiti agli incrementi della speranza di vita sia dell’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione con riferimento agli adeguamenti e agli aggiornamenti aventi decorrenza successiva a quelli decorrenti dal 1° gennaio 2019

sia, ancora più chiaramente scrivendo l’aggettivo «triennali» due volte nella stessa frase, a pag. 49 (dove, di tutta evidenza, manca nel periodo da me riportato un segno di interpunzione dopo le parole «4 mesi»):

«per i successivi adeguamenti triennali del 2016 e del 2019 la stima di tali adeguamenti incrementativi triennali è pari a 4 mesi[; N.d.A.] per gli adeguamenti successivi [dal 2022, N.d.A.] opera la nuova periodicità biennale.»

Come extrema ratio e poiché queste loro errate interpretazioni sono presenti anche in leggi, ho inviato per conoscenza le lettere anche al Presidente della Repubblica.

Il Segretariato Generale del Quirinale, avendo evidentemente trovato fondate le mie osservazioni, mi ha comunicato il 4 marzo 2019 di aver trasformato la mia lettera del 23 febbraio 2018 in un esposto e di averlo trasmesso al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, “per l’esame di competenza”.

Ma i due Alti DirigentiBiagio Mazzotta e Concetta Ferrari, non se ne sono dati per intesi ed Uffici (RGS e DG Previdenza) hanno ripetuto l’errata interpretazione nel Decreto direttoriale del 5 novembre 2019.

Ho allora riscritto loro[2] e poi contattato telefonicamente prima la Ragioneria Generale dello Stato (senza risultato), la Segreteria della Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (il centralinista ha disposizione di non passarle nessun cittadino semplice) e poi la Segreteria della Direzione Generale Previdenza (nel suo sito c’è il numero telefonico diretto), con la quale ho avuto un’interlocuzione, ma - pur avendo il funzionario che forse ha commesso lo strafalcione, delegato per la risposta (Francesco Saverio Longo), riconosciuto che non avevo torto e poi l’aveva già redatta (tre mesi dopo) -, mi ha comunicato che non potevano trasmettermela per decisione – mi ha detto – del Capo Divisione III Stefano Listanti; esito negativo del quale ho informato il Segretariato Generale del Quirinale.[3]

È solo un’impressione e la manifesto come tale, eppure soltanto alla prima telefonata la segretaria della Direttrice Generale Ferrari fu gentile, solerte e preoccupata del fatto che fosse coinvolta la Presidenza della Repubblica, mentre già dalla seconda ci fu un decrescendo. E si sa che le segretarie per solito riflettono l’“atmosfera”, se non la volontà esplicita o adombrata del superiore gerarchico.


In ogni caso, parlano i fatti.

I due Alti Dirigenti Uffici (RGS e DG Previdenza) hanno ora emanato un altro decreto direttoriale del 1 giugno 2020, relativamente all’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione (che la Riforma Dini aveva stabilito decennale, modificato poi dalla Riforma Damiano in triennale e dalla Riforma Fornero in biennale), ed anche per questo hanno erroneamente fissato la decorrenza biennale dall’1.01.2021.

Anche in questo decreto essi riportano la chiarissima norma pensionistica della Riforma Fornero:

“e ogni due anni per le rideterminazioni successive a quella decorrente dal 1° gennaio 2019”,

non avvertendo – come rilevai nella lettera precedente – neppure questa volta l’evidente illogicità della loro interpretazione, dal momento che, se la periodicità biennale vale per “le rideterminazioni successive a quella decorrente dal 1° gennaio 2019”, significa necessariamente, dal punto di vita logico, che quella del 2019 NON può essere anch’essa biennale, ma triennale.

Evidenzio che le varie interpretazioni errate di RGS e DG Previdenza (decorrenza della periodicità degli aggiornamenti dell’età di pensionamento e dei coefficienti di trasformazione ed esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita) si tradurranno in un danno economico per tutti i futuri pensionati (io sono già in pensione).

Tali errate interpretazioni, infatti, impattano negativamente su tre fattori: (i) decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento (a) dell’età di pensionamento alla speranza di vita e (b) dei coefficienti di trasformazione; e (ii) esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, reitero ciò che scrissi nella prima lettera a RGS[1]:

Seconda errata interpretazione

L’adeguamento non avviene in caso di calo della speranza di vita

Com’è noto, l’interpretazione ufficiale è che la riduzione dell’aspettativa di vita non abbassa l’età pensionabilecriterio, peraltro, criticabile sia sotto il profilo dell'equità che della logica. Ma vediamo, anche in questo caso, che cosa dice la norma (L. 122/2010, art. 12, comma 12terriforma Sacconi):

In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.

Anche qui, a me pare non possano sussistere dubbi interpretativi: l’unica volta in cui la norma cita il divieto di aggiornamento in caso di diminuzione della speranza di vita lo limita alla sua “prima applicazione” (2013). Infatti, interpretando la norma facendone l’analisi del periodo, si può constatare l’assenza assoluta di segni di interpunzione tra la subordinata iniziale e le due principali, e tra le due principali, unite dalla congiunzione “e”, e dedurne che soltanto “in sede di prima applicazione ... lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.


A seguito dell’emanazione di questo ultimo decreto direttoriale del 1 giugno 2020, tutti i media hanno segnalato il calo delle future pensioni dal 1° gennaio 2021.

Né i Sindacati, né i Media, né la professoressa Elsa Fornero, da me informati, mi hanno aiutato in questa specifica impresa che porto avanti da solo da oltre due anni o, più in generale, sulla disinformazione prima nazionale e poi mondiale, che coinvolge anche gli esperti, i docenti universitari, ministri, parlamentari ed Enti terzi, inclusi l’INPS e l’UPB, sulle Riforme delle pensioni Sacconi e Fornero, con una erronea attribuzione alla seconda di norme importanti della prima, disinformazione che contrasto da solo da una decina d’anni e sulla quale – unitamente a quella ancor più grave che riguarda le manovre finanziarie correttive della XVI legislatura - andrebbe fatta una indagine approfondita (vi ho scritto su un saggio di 300 pagine, utilizzando come fonte anche gli ottimi dossier del Servizio Studi della Camera o del Senato).

Chiedo (i) che i due Alti Dirigenti – il Ragioniere Generale Mazzotta e la Direttrice Generale Ferrari - la Ragioneria Generale dello Stato e la Direzione Generale Previdenza – se possibile - diano conto delle loro evidenti errate interpretazioni, perché essi sono del tutto autonomi, per deliberazione legislativa (Riforma delle pensioni Sacconi), nell’emanazione dei decreti direttoriali, ma non nell’interpretazione delle norme; (ii) che il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali spieghi la sua (apparente) inerzia dopo la trasmissione dell’esposto del Quirinale; e, soprattutto, (iii) che la competente Commissione Lavoro della Camera dei Deputati/ del Senato della Repubblica (i cui Membri sono già stati da me informati più volte della questione), dia un’interpretazione autentica delle norme violate, vincolante per il Ragioniere Generale dello Stato e la Direttrice Generale Previdenza tutti, in tempo per evitarne la non corretta applicazione dal 1° gennaio 2021.

Distinti saluti,

V.


Napoli, 22 24 giugno 2020

____________________________


Note

[1] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

[2] Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita

[3] Lettera n. 2 all’Ufficio Affari Giuridici del Quirinale sull’errata interpretazione di RGS e DG Previdenza di norme delle Riforme Fornero e Sacconi: comunicazione dell’esito negativo


_________________________


Dati anagrafici


***


Aggiornamento


In data 24 giugno, a seguito della richiesta telefonica di un funzionario dellUfficio Petizioni del Senato, ho tolto i nomi e cognomi da me citati, incompatibili - mi ha detto - con una petizione. Ne ho approfittato per togliere anche il passo sullimpressione circa il comportamento della segretaria della DG Previdenza e aggiungere la spiegazione della seconda errata interpretazione. Ho proceduto nello stesso modo per la petizione presentata alla Camera dei Deputati. Che ha anchessa un Ufficio Petizioni, al quale era già stata subito trasmessa dalla Segreteria di Presidenza (alla quale avevo spiegato che la questione era di interesse generale di tutti i lavoratori e futuri pensionati, che subiranno un danno) la prima versione. 


Aggiornamento


Pubblico la comunicazione del 10.07 scorso dell’Ufficio petizioni del Senato:


Rif: Petizione modificata.

petizioni@senato.it

10/7/2020 13:37

A  v  

Gentile Signore,

        La informo che la petizione da Lei inviata è stata annunciata all’Assemblea del Senato nella seduta n. 238 del 9 luglio 2020.
La predetta petizione reca il numero 630 ed è stata assegnata alla 11a Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato, Previdenza sociale), che ne curerà i seguiti secondo quanto previsto dall'articolo 141 del Regolamento del Senato.       


Con i migliori saluti.
Ufficio Atti non legislativi Senato



Post collegato:

Lettera ai Media sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche e lo scarso rispetto del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza per la Presidenza della Repubblica e la logica



**********


https://vincesko.blogspot.com/2020/06/petizione-al-parlamento-sulle-errate.html




Lettera ai Media sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche e lo scarso rispetto del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza per la Presidenza della Repubblica e la logica





Pubblico la lettera che ho inviato ieri ai Media e per conoscenza al Presidente della Repubblica sull’errata interpretazione di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza, che si tradurrà in un danno economico per i futuri pensionati.


Lettera ai Media sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche e lo scarso rispetto del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza per la Presidenza della Repubblica e la logica

lunedì 15 giugno 2020 - 18:31

AI MEDIA (DIRETTORI, VICE DIRETTORI, CAPIREDATTORI, CAPIREDATTORI ECONOMIA, GIORNALISTI)

P.C. SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PARLAMENTO, GOVERNO, ALTRE ISTITUZIONI, MEF, MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, SINDACATI, UNIVERSITA’, ASSOCIAZIONI, FONDAZIONI, RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO, DIRETTRICE GENERALE PREVIDENZA, PROF.SSA ELSA FORNERO

Gentilissimi Signori Direttori e Giornalisti,

La Riforma delle pensioni Sacconi, con la L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, ha introdotto l’adeguamento, con cadenza quinquennale, dell’età di pensionamento alla speranza di vita. Poi lo ha modificato sostanzialmente con la Legge 30.7.2010, n.122, art. 12, comma 12-bister, ecc. rendendolo a cadenza triennale. Con la stessa L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis, ha attribuito al “Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali”, il compito di emanare un decreto direttoriale almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento e che, come stabilito dal successivo comma ter, “aggiorna con cadenza triennale i requisiti di età e di anzianità contributiva in misura pari all’incremento della predetta speranza di vita accertato dall’ISTAT in relazione al triennio di riferimento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale.”.

La Riforma delle pensioni Fornero, con la L. 214/2011, art. 24, ha esteso l’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita alle pensioni anticipate (comma 12) e ha modificato la periodicità dell’aggiornamento da triennale a biennale sia dell’età di pensionamento (comma 13), sia dei coefficienti di trasformazione[*] (comma 16).

[*] L’importo pensionistico contributivo si calcola moltiplicando il montante contributivo individuale per il coefficiente di trasformazione (il montante contributivo individuale si determina sommando l’ammontare dei contributi di ciascun anno, rivalutato annualmente sulla base del tasso annuo di capitalizzazione risultante dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo nominale (PIL), appositamente calcolata dall’ISTAT con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare).

In entrambi i casi (ma scambiandosi i ruoli), i soggetti che materialmente firmano il decreto direttoriale, rispondendone sotto il profilo erariale, sono il Ragioniere Generale dello Stato (MEF) e la Direttrice Generale Previdenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Ho scritto loro due volte,[1] per evidenziare che sbagliano ad interpretare le norme pensionistiche, adducendo come prova documentale anche la stessa relazione tecnica della L. 214/2011 (co-elaborata da Ministero Lavoro e da RGS), che al di là di ogni ragionevole dubbio attesta più volte che l’adeguamento del 2019 è triennale, per cui il successivo adeguamento biennale dovrà decorrere dal 2022, e non dal 2021, come erroneamente interpretano il Ragioniere Generale e la Direttrice Generale Previdenza (e tutti gli altri, incluso il Parlamento (sic!), che si sono allineati).

L’errata interpretazione viene esposta nella tabella a pag. 42 (l’evidenziazione in colore giallo dell’anno 2021 è nell’originale), la quale fa scattare l’adeguamento biennale dal 2019, che determina lo scatto a decorrere dal 2021 anziché dal 2022.

Per contro, la stessa relazione tecnica, contraddicendo quanto riportato dalla sua tabella a pag. 42, attesta nel commento (presumibilmente l’estensore è persona diversa da chi ha elaborato la tabella e probabilmente di grado gerarchico superiore) che l’adeguamento dell’età di pensionamento e dei coefficienti di trasformazione del 2019 è triennale, e lo attesta sia a pag. 38, riproducendo fedelmente e correttamente la norma di legge (art. 24, comma 13):

«- il passaggio da una periodicità triennale ad una biennale sia dell’adeguamento dei requisiti agli intabella a pag. 42crementi della speranza di vita sia dell’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione con riferimento agli adeguamenti e agli aggiornamenti aventi decorrenza successiva a quelli decorrenti dal 1° gennaio 2019

sia, ancora più chiaramente scrivendo l’aggettivo «triennali» due volte nella stessa frase, a pag. 49 (dove, di tutta evidenza, manca nel periodo da me riportato un segno di interpunzione dopo le parole «4 mesi»):

«per i successivi adeguamenti triennali del 2016 e del 2019 la stima di tali adeguamenti incrementativi triennali è pari a 4 mesi[; N.d.A.] per gli adeguamenti successivi [dal 2022, N.d.A.] opera la nuova periodicità biennale.»

Come extrema ratio e poiché queste loro errate interpretazioni sono presenti anche in leggi, ho inviato per conoscenza le lettere anche al Presidente della Repubblica.

Il Segretariato Generale del Quirinale, avendo evidentemente trovato fondate le mie osservazioni, mi ha comunicato il 4 marzo 2019 di aver trasformato la mia lettera del 23 febbraio 2018 in un esposto e di averlo trasmesso al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, “per l’esame di competenza”.

Ma i due Alti Dirigenti, Biagio Mazzotta e Concetta Ferrari, non se ne sono dati per intesi ed hanno ripetuto l’errata interpretazione nel Decreto direttoriale del 5 novembre 2019.

Ho allora riscritto loro[2] e poi contattato telefonicamente prima la Ragioneria Generale dello Stato (senza risultato), la Segreteria della Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (il centralinista ha disposizione di non passarle nessun cittadino semplice) e poi la Segreteria della Direzione Generale Previdenza (nel suo sito c’è il numero telefonico diretto), con la quale ho avuto un’interlocuzione, ma - pur avendo il funzionario che forse ha commesso lo strafalcione, delegato per la risposta (Francesco Saverio Longo), riconosciuto che non avevo torto e poi l’aveva già redatta (tre mesi dopo) ed era alla firma -, mi ha comunicato che non potevano trasmettermela per decisione – mi ha detto – del Capo Divisione III Stefano Listanti; esito negativo del quale ho informato il Segretariato Generale del Quirinale.[3]

È solo un’impressione e la manifesto come tale, eppure soltanto alla prima telefonata la segretaria della Direttrice Generale Ferrari fu gentile, solerte e preoccupata del fatto che fosse coinvolta la Presidenza della Repubblica, mentre già dalla seconda ci fu un decrescendo. E si sa che le segretarie per solito riflettono l’“atmosfera”, se non la volontà esplicita o adombrata del superiore gerarchico.

In ogni caso, parlano i fatti.

I due Alti Dirigenti hanno ora emanato un altro decreto direttoriale del 1 giugno 2020, relativamente all’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione (che la Riforma Dini aveva stabilito decennale, modificato poi dalla Riforma Damiano in triennale e dalla Riforma Fornero in biennale), ed anche per questo hanno erroneamente fissato la decorrenza biennale dall’1.01.2021.

Anche in questo decreto essi riportano la chiarissima norma pensionistica della Riforma Fornero:

“e ogni due anni per le rideterminazioni successive a quella decorrente dal 1° gennaio 2019”,

non avvertendo – come rilevai nella lettera precedente – neppure questa volta l’evidente illogicità della loro interpretazione, dal momento che, se la periodicità biennale vale per “le rideterminazioni successive a quella decorrente dal 1° gennaio 2019”, significa necessariamente, dal punto di vita logico, che quella del 2019 NON può essere anch’essa biennale, ma triennale.

Evidenzio che le varie interpretazioni errate di RGS e DG Previdenza ((i) decorrenza della periodicità biennale degli aggiornamenti (a) dell’età di pensionamento e (b) dei coefficienti di trasformazione e (ii) esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita) si tradurranno in un danno economico per tutti i futuri pensionati (anche di voi che state leggendo, io sono già in pensione).

A seguito dell’emanazione di questo ultimo decreto, tutti i media hanno segnalato il calo delle future pensioni.

Vi invito, pertanto, per lo scopo nobile della giustizia, ed anche nel Vostro interesse, a darmi una mano – come purtroppo non avete fatto finora né Voi né i Sindacati né la professoressa Elsa Fornero - per evitarlo, chiedendo conto delle loro evidenti errate interpretazioni al Ragioniere Generale Mazzotta e alla Direttrice Generale Ferrari, del tutto autonomi, per deliberazione legislativa, nell’emanazione dei decreti direttoriali, ma non nell’interpretazione delle norme.

Cordiali saluti,

V.


____________________________


Note

[1] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

[2] Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita

[3] Lettera n. 2 all’Ufficio Affari Giuridici del Quirinale sull’errata interpretazione di RGS e DG Previdenza di norme delle Riforme Fornero e Sacconi: comunicazione dell’esito negativo



Aggiornamento


I: Lettera ai Media sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche e lo scarso rispetto del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza per la Presidenza della Repubblica e la logica

giovedì 18 giugno 2020 - 13:37

Egregi Signori Presidenti e Membri delle Commissioni Lavoro di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica (elenco aggiornato),

Vi inoltro (di nuovo) la lettera pec che ho inviato il giorno 15 giugno u.s. ai Media e, p.c., al Sig. Presidente della Repubblica sulle reiterate ed evidenti errate interpretazioni di norme pensionistiche da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza, nonostante l’intervento del Segretariato Generale del Quirinale, che ha trasformato la mia precedente lettera pec del 23 febbraio 2018 in un esposto e l’ha trasmesso al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per “l’esame di competenza”.

Le errate interpretazioni di RGS e DG Previdenza – che si tradurranno in un ingiusto taglio alle pensioni future - sono replicate in tutte le leggi approvate in materia negli ultimi anni da Codesto Spettabile Parlamento e promulgate dal Capo dello Stato.

Ho sempre trasmesso p.c. a Codeste Spettabili Commissioni parlamentari le lettere da me inviate in passato ai due Alti Dirigenti (oltre a molte altre sulle BUFALE ormai mondiali, che in Italia hanno fatto 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti, quasi tutti i docenti universitari di Economia o di Lavoro e Previdenza, Ministri, Parlamentari, Istituzioni, Sindacati e Media, riguardanti le Manovre finanziarie correttive della XVI legislatura e le Riforme delle pensioni Sacconi e Fornero, sulle quali porto avanti da una decina d’anni un’opera solitaria e quasi inane di CONTROINFORMAZIONE).

Tra i destinatari della presente comunicazione, oltre ai due Alti Dirigenti, includo di nuovo la Ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, destinataria dell’esposto del Quirinale del marzo 2019, esposto che presumibilmente e stranamente non ha avuto nessun esito, almeno finora.

Con i migliori saluti,

V.


PS: Nella lettera allegata, ho corretto due refusi relativi ai coefficienti di trasformazione. Inoltrerò questa lettera ad altre Istituzioni e ai Media.



Post collegato:


Vista la sordità dei media e dei sindacati dei lavoratori e pensionati, in data 22 giugno 2020 ho presentato una petizione alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica. In data 24 giugno, a seguito della richiesta telefonica di un funzionario dellUfficio Petizioni del Senato, ho tolto i nomi e cognomi da me citati, incompatibili - mi ha detto - con una petizione. Ne ho approfittato per togliere anche il passo sullimpressione circa il comportamento della segretaria della DG Previdenza e aggiungere la spiegazione della seconda errata interpretazione. Ho proceduto nello stesso modo per la petizione presentata alla Camera dei Deputati. 

Petizione al Parlamento sulle errate interpretazioni di norme pensionistiche del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza



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