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QE, la Corte Costituzionale federale tedesca attacca i poteri della BCE e della CGUE




1. Da almeno 10 anni, poiché - un po’ esagerando - i Trattati dicono tutto e il contrario di tutto - molto dipende dalla loro interpretazione e applicazione, che sono decise politicamente da Berlino (e satelliti, con l’aiuto della Francia), spesso in conflitto con la “missione” dell’Unione Europea, cioè i suoi scopi primari (v. preambolo e art. 3 TUE).

2. In questo solco, si inserisce il giudizio sul funzionamento della Banca Centrale Europea rispetto ai Trattati (e al suo statuto, che deriva dai Trattati) e sulle sue decisioni. Nel caso della BCE (art. 35 Statuto BCE), essa è sottoposta soltanto alla Corte di Giustizia UE, che si è già pronunciata nel dicembre 2018 sul punto ora evidenziato dalla Corte Cost. tedesca con una sentenza contraddittoria (sconfinamento nella politica economica, che le è preclusa), decidendo, nel dicembre 2018, sul primo ricorso della Corte Cost. tedesca (Bundesregierung) contro il QE, con intervento anche del Bundestag e della Deutsche Bundesbank.[1]

3. L’Unica Autorità legittimata a interpretare giuridicamente i Trattati è la CGUE, non certamente la Corte Cost. tedesca, che ha giurisdizione esclusivamente in Germania, tanto è vero che - a parte il tono imperioso - la conseguenza, nel caso la BCE non darà una risposta soddisfacente, sarà l’autoesclusione della Bundesbank dal QE.

4. I Tedeschi - che io giudico furbi intelligenti - vogliono solo i vantaggi dell’attuale sistema monco UE/Euro, situazione insostenibile nelle congiunture economiche negative. Figuriamoci in questa, che in Italia, tra alti e bassi, dura da 12 anni e che ha fatto crescere abnormemente il debito pubblico e il rapporto debito/Pil, che, com’è noto, è la bestia nera dei Tedeschi. Anche per colpa del calo del denominatore (PIL) a causa della politica economica prociclica imposta dallUE all’Italia, discriminandola rispetto alla Spagna, alla Francia, all’Irlanda, al Portogallo, alla Grecia (cfr. deficit/Pil dal 2008 al 2017).

5. Il problema ora, cioè da 12 anni, da quando è scoppiata la crisi economica nell’Eurozona (ma non in tutti!), è la politica economica, che è competenza degli Stati ed esige che sia anticiclica, non prociclica. E la responsabilità di questo è della Germania e satelliti, che danno un’ottusa interpretazione neo-liberista dei Trattati e delle sue regole complementari (Fiscal Compact), in particolare verso l’Italia. La BCE, che è indipendente e vota a maggioranza dei 25 Membri del Consiglio Direttivo, di cui solo due sono tedeschi, sopperisce dal 2012 (“wathever it takes” di Draghi e le conseguenti OMT, mai utilizzate finora, contro le quali i Tedeschi fecero subito ricorso, rigettato dalla CGUE nel giugno 2015).

6. Non si sa come finirà questa vicenda, potrà anche avere un effetto benefico perché la decisione della Corte Costituzionale tedesca è esagerata e perciò un passo falso, poiché attacca due capisaldi della costruzione UE: l’indipendenza della BCE e la primazìa della Corte di Giustizia UE sulle Corti nazionali. Come si vede dalla reazione della stessa BCE (vedi il suo comunicato[2]) e della Commissione Europea.

7. In ogni caso, non se ne può più dell’arroganza dei furbi-intelligenti Tedeschi. I quali, a differenza nostra, fanno gioco di squadra, con una sola stella polare: l’interesse dell’apparato industriale-finanziario-commerciale tedesco. E, con qualche eccezione (vedi da ultimo il sorprendente Der Spiegel[3]), furbescamente additano l’Italia spendacciona (una BUFALA cosmica) come capro espiatorio delle loro colpe. Imitati dai furbi-intelligenti Olandesi.


Soluzione? Sono due, da realizzare in parallelo.

- Contare sulla forza della legge UE, che a differenza del passato è a sfavore della Germania, perché il rischio del suicidio fa ora parte della consapevolezza dell’intera struttura europea.

- Poiché, a differenza del passato (sentenza della CGUE del dicembre 2018[1]), se la Corte Cost. tedesca riterrà la risposta della BCE insoddisfacente, si determinerà l’autoesclusione della Bundesbank dal QE, prima di chiedere soldi ai tirchi Tedeschi e Olandesi, dovremmo chiederli ai tirchi ricchi italiani, che sono più ricchi dei ricchi tedeschi.


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Note


[1] QE (OMT), la Corte di Giustizia Europea dà torto alla Corte Costituzionale tedesca


[2] Comunicato stampa della BCE sulla sentenza della Corte costituzionale federale tedesca

05 maggio 2020


[3] "Basta con la spocchia contro l'Italia. Dolce vita? Sciocchezze. Non è sprecona"

Un articolo di der Spiegel difende il nostro Paese. "Non è sprecona. Eurobond o l'Ue crollerà"



Articolo collegato:


L’azione esagerata della Corte Costituzionale tedesca provoca la reazione eccezionale della Corte di Giustizia UE.

La Corte Ue contro i giudici tedeschi: "Sulla Bce possiamo decidere solo noi"

Presa di posizione contro i giudici costituzionali della Germania: "Solo una istituzione europea può giudicare se un atto è contrario al diritto dell'Unione"

08 Maggio 2020



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Risposta della Banca d’Italia sulla sua citazione errata dello Statuto della BCE





In data 27 dicembre 2019, avevo inviato una lettera alla Banca d’Italia,[1] nella quale avevo rilevato una sua errata citazione dello Statuto della BCE e, dopo aver evidenziato che lo Statuto BCE è scarsamente conosciuto anche da alti esponenti di banca centrale, a causa di un’apparente opera di disinformazione della stessa BCE, avevo anche chiesto:

In data 16 gennaio, ho telefonato alla segreteria del Governatore Visco, per accertarmi che l’avesse letta e per chiedere se mi avrebbero risposto. La segretaria del Governatore mi aveva risposto in senso affermativo.

Pubblico la deludente risposta. Domani pubblicherò la mia replica.



Il Capo del Servizio

Segreteria particolare del Direttorio e comunicazione


                                                                                               Roma, 18 febbraio 2020


Gentilissimo Signor. V.,

faccio riferimento alla Sua nota con cui ha qui rappresentato talune considerazioni sulle pubblicazioni della Banca d’Italia e, più in generale, sulle funzioni della Banca centrale europea.

La ringrazio innanzitutto sulla Sua segnalazione concernente il documento “La Banca d’Italia: funzioni e obiettivi”, nella parte in cui attribuisce gli obiettivi secondari del Sebc alla “Comunità”, anziché all’“Unione Europea”; questo riferimento è riconducibile a una versione dello statuto del Sebc previgente al Trattato di Lisbona, che, pur privo di rilievo sostanziale per l’invarianza del contenuto delle norme statutarie, costituirà tuttavia oggetto di rettifica.

Con riferimento alle Sue considerazioni relative agli obiettivi della Banca centrale europea e allo svolgimento della sua azione, potrà trovare utili ed esaustive informazioni nel sito istituzionale della BCE, contenente pubblicazioni e comunicazioni in materia, di carattere sia istituzionale sia più prettamente scientifico: nello stesso sito è presente anche il quadro informativo disciplinante il Sebc e la BCE, tra cui il relativo Statuto.

Nel ringraziarLa per l’attenzione riservata, Le invio i migliori saluti,

                                                                                     G.L. Trequattrini


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[1] Lettera alla Banca d’Italia sulla sua errata citazione dello Statuto BCE



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Lettera al Professor Peter Bofinger sugli obiettivi statutari della BCE




Pubblico la lettera che ho inviato, in data 7 gennaio, al professor Peter Bofinger economista tedesco ed ex membro del Consiglio degli Esperti Economici, dopo aver letto un suo articolo sugli obiettivi statutari della BCE. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera al Professor Peter Bofinger sugli obiettivi statutari della BCE

v

7/1/2020 17:06

A  peter.bofinger@uni-wuerzburg.de 

  

Egr. Prof. Peter Bofinger,

Ho letto il Suo interessante articolo Time is ripe for a new ECB strategy.[1] Mi permetta di osservare che la scarsa comprensione del pubblico, inclusi gli esperti, è voluta. Per responsabilità principale della BCE, che nasconde sistematicamente che la BCE non ha soltanto l’obiettivo della stabilità dei prezzi. Come, invece, si deduce facilmente dal titolo dell’art. 2 Statuto BCE: al plurale. Con l’ausilio, non so se volontario o involontario, della Commissione Europea, che riporta nel suo sito la seguente descrizione errata delle funzioni della BCE, ma rinvia per il secondo obiettivo al link Lista completa dei compiti della BCE:

«La Banca centrale europea (BCE) gestisce l'euro e definisce e attua la politica economica e monetaria dell'UE. Il suo compito principale è mantenere la stabilità dei prezzi, favorendo in tal modo la crescita e l'occupazione.»


Ma fino al 2015 era peggio. Ecco quanto compariva sul sito ufficiale della Commissione:

«La Banca centrale europea (BCE, con sede a Francoforte, in Germania) gestisce l'euro, la moneta unica dell'UE, e garantisce la stabilità dei prezzi nell'UE. La BCE contribuisce anche a definire e attuare la politica economica e monetaria dell'UE.
Obiettivo
La Banca centrale europea (BCE) è una delle istituzioni dell'UE. I suoi obiettivi principali sono:
• mantenere la stabilità dei prezzi (tenendo sotto controllo l'inflazione) specialmente nei paesi dell'area dell'euro
• mantenere stabile il sistema finanziario, assicurandosi che i mercati finanziari e le istituzioni siano controllati in modo appropriato.
La Banca lavora in collaborazione con le banche centrali dei 28 paesi dell'UE. Insieme costituiscono il Sistema europeo delle banche centrali (SEBC). Ne deriva così una cooperazione tra le banche centrali dell'area dell'euro, detta anche eurozona, ovvero i 18 paesi dell'UE che hanno adottato la moneta unica. La cooperazione all'interno di questo gruppo di banche è chiamata Eurosistema.»


Da semplice cittadino europeo, contrasto questa inadempienza della BCE da alcuni anni, anche presentando, nel 2014, una petizione al Parlamento Europeo.


A mio avviso, come conferma il professor Daniele Ciravegna dell’Università di Torino, da anni sono la Commissione Europea e la BCE a non rispettare i Trattati. Sarebbe utile che professori del Suo livello approfondissero e, se lo ritengano, divulgassero questa grave responsabilità degli Organi apicali dell’Unione Europea.

Per non ripetermi, Le segnalo:

(i) la mia recentissima Lettera alla Banca d’Italia sulla sua errata citazione dello Statuto BCE, chiedendole “una analisi critica dell’art. 2 Statuto BCE, fedele alla lettera e allo spirito dello Statuto BCE, derivato dai Trattati”.

Alla quale aggiungo, su aspetti collaterali legati comunque alla cattiva informazione:


(ii) la mia recentissima lettera ad Handelsblatt.

Cordiali saluti,

V.


[1] I tempi sono maturi per una nuova strategia della BCE

di Peter Bofinger - 6 gennaio 2020

Non è tanto ciò che la Banca centrale europea sta facendo che è sbagliato ma in quanto non inquadra la comprensione del pubblico. La prossima strategia della BCE, scrive Peter Bofinger, dovrebbe farlo.



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https://vincesko.blogspot.com/2020/01/lettera-al-professor-peter-bofinger.html  




Lettera alla Banca d’Italia sulla sua errata citazione dello Statuto BCE




L’ignoranza dello Statuto della BCE sembra aver fatto un’altra vittima illustre: la Banca d’ItaliaCome istituzione, poiché era già successo col suo ex direttore generale (v. appresso). Pubblico la lettera che ho inviato pochi giorni fa alla nostra banca centrale, dopo aver letto un suo documento in cui è stato commesso un errore di citazione del predetto statuto. Errore che mi è servito per sviluppare un esame critico dello statuto, della sua scarsissima conoscenza, alimentata dalla stessa BCE, e delle conseguenze della sua errata interpretazione ed applicazione. Esame che ho concluso con questo invito: Pertanto, sarebbe benvenuta una Vostra analisi critica dell’art. 2 Statuto BCE, fedele alla lettera e allo spirito dello Statuto BCE, derivato dai Trattati, a beneficio soprattutto del tedesco Jens Weidmann e dell’olandese Klaas KnotRispettivamente, presidente della banca centrale tedesca e presidente della banca centrale olandese.

Finora non ho ricevuto alcuna risposta.



Lettera alla Banca d’Italia sulla sua citazione errata dello Statuto BCE.

venerdì 27 dicembre 2019 - 14:21


ALLA BANCA D’ITALIA

CC: PdR, Presidenti Senato e Camera, PdC, Commissioni parlamentari competenti, Media, Altri


Spett. Banca d’Italia,

Traggo dal Vostro documento “LA BANCA D’ITALIA: FUNZIONI E OBIETTIVI” (pag. 25), appena pubblicato: 

Gli obiettivi della politica monetaria unica sono stabiliti dal Trattato: «l’obiettivo principale è il mantenimento della stabilità dei prezzi»; fatto salvo il suo raggiungimento, la politica monetaria deve sostenere «le politiche economiche generali nella Comunità», finalizzate a perseguire «un elevato livello di occupazione (...), una crescita sostenibile e non inflazionistica, un alto grado di competitività e di convergenza dei risultati economici».

Mi permetto di segnalarVi che la fonte da Voi citata è lo statuto BCE protocollo 2, non più valido.[1]


[1] STATUTO DELLA BCE

PROTOCOLLO SULLO STATUTO DEL SISTEMA EUROPEO DI BANCHE CENTRALI E DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

Articolo 2 - Obiettivi

Conformemente all'articolo 105, paragrafo 1, del trattato, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali della Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell'articolo 2 del trattato.[*] Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all'articolo 4 del trattato.

[*] Secondo l'articolo 105, paragrafo 1, del Trattato sull'Unione europea, oltre all'obiettivo principale del mantenimento della stabilità dei prezzi il SEBC "sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità" agendo "in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza".

Tali obiettivi (definiti dall'articolo 2 del Trattato di Maastricht) sono:

• uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell'insieme della Comunità

• una crescita sostenibile, non inflazionistica, che rispetti l'ambiente

• il raggiungimento e il mantenimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale

• la coesione economica e sociale

• la solidarietà tra stati membri.


Questo era ciò che veniva riportato, sugli obiettivi, fino al 15 gennaio 2015 (circa), nel sito della BCE:

Obiettivi

“L’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi”.

Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2” (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea).

Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica.


Lo Statuto BCE in vigore è quello del protocollo 4, derivato dal Trattato di Lisbona (2007, con decorrenza 2009). Il testo attuale degli obiettivi della BCE (al plurale!) ricavabile dal protocollo 4 è il seguente:

«Articolo 2-Obiettivi Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, l’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all’articolo 119 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.»

Esso, ora, è richiamato nel sito della BCE enfatizzando l’obiettivo principale del SEBC (enfasi che sconta la solita influenza della Germania nell’interpretazione delle regole UE):

Obiettivi

L’articolo 127, paragrafo 1, del Trattato sancisce che

“L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi.”

Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea.”

L’UE si pone diversi obiettivi (articolo 3 del Trattato sull’Unione europea), fra i quali lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale. Pertanto, la stabilità dei prezzi non è solo l’obiettivo primario della politica monetaria della BCE, ma anche un obiettivo dell’intera Unione europea. Il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e il Trattato sull’Unione europea stabiliscono una chiara gerarchia di obiettivi per l’Eurosistema, rimarcando come la stabilità dei prezzi sia il contributo più importante che la politica monetaria può dare al conseguimento di un contesto economico favorevole e di un elevato livello di occupazione.


Il richiamato, fondamentale, art. 3 del TUE (che sostituisce l’art. 2 del precedente Trattato), riferendosi – come fa anche lo Statuto BCE - ovviamente all’Unione e non più alla Comunità, stabilisce - letteralmente - che tutti gli altri obiettivi, inclusa la stabilità dei prezzi (che soltanto col Trattato di Lisbona, approvato col forte impegno della Germania, è entrato tra gli obiettivi dell’UE), come traspare anche dal testo nel sito della BCE, sono dei sub-obiettivi funzionali alla missione dell’UE, rappresentata sinteticamente dall’obiettivo della “piena occupazione e del progresso sociale”. Eccone uno stralcio:

«Art. 3. […] 3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico.

L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore.

Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.

Essa rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo.»

Il Vostro errore conferma le mie tesi, dimostrabili per tabulas:

- che lo Statuto BCE, difficilmente reperibile perfino nel sito della BCE, è uno dei documenti meno conosciuti in Europa e nel mondo (in Wikipedia è riportato il protocollo 4 soltanto dal 2016, a seguito della mia segnalazione), anche da parte degli operatori del sistema bancario e finanziario, inclusi la Banca d’Italia e il suo vertice, la Deutsche Bundesbank e il suo presidente Jens Weidmann, e dei docenti universitari, incluso un premio Nobel;

- che la BCE, come si evince facilissimamente fin dal titolo dell’art. 2-Obiettivi (al plurale!), ha due obiettivi, non uno soltanto, anche se (a differenza della FEDil primo è principale e il secondo è subordinato e condizionato. Questa condizione fu imposta dalla Germania per aderire all’Euro e fatta propria dal Comitato dei Governatori costituito dal presidente della Commissione Delors, che suggerì di adottare il modello della Bundesbank. Però, (i) secondo alcuni studiosi,[2] tale rapporto non andrebbe applicato meccanicamente, ma distinguendo tra target inflazionistico nel breve o nel lungo periodo); (ii) non riuscirono del tutto a copiaincollare lo statuto della Bundesbank su quello della BCE; e (iii) tale condizione non vale, in ogni caso, in deflazione o quando il tasso d’inflazione è sensibilmente più basso del target, stabilito dalla stessa BCE (poco sotto il 2% nel medio periodo): in tale congiuntura, i due obiettivi non sono tra loro contrapposti e in un rapporto duale-gerarchico del secondo rispetto al primo, ma concordanti, convergenti e complementari, e quindi paritari ed entrambi cogenti, anche per la BCE, anch’essa subordinata ai Trattati e alle regole complementari (anche se essa recalcitra… «Se la Bce continuerà a ostacolare la verifica contabile sulla gestione delle crisi - è scritto nel rapporto dell’Eca - l’Agenzia si riserva il diritto di ricorrere alla Corte di Giustizia per poter svolgere il proprio lavoro: nessuno è al di sopra della legge e dei Trattati»);

[2] UNIBA - Gestione della politica monetaria: strumenti e obiettivi - corso PAS
La stabilità dei prezzi dovrebbe essere l’obiettivo principale della politica monetaria? (cont.)
• La BCE opera secondo un mandato gerarchico, che fissa cioè la priorità dell’obiettivo della stabilità dei prezzi e prevede poi la possibilità di perseguire altri obiettivi, sempre che non siano in conflitto con la stabilità.
• La Fed, al contrario, opera secondo un mandato duale, secondo il quale agli obiettivi della massima occupazione, della stabilità dei prezzi e di un livello moderato dei tassi di interesse di lungo termine viene data uguale importanza.
La stabilità dei prezzi dovrebbe essere l’obiettivo principale della politica monetaria? • Nel lungo periodo non vi è conflitto tra l’obiettivo della stabilità dei prezzi e gli altri obiettivi menzionati sopra. Per esempio, non esiste un trade-off fra inflazione e disoccupazione nel lungo periodo. • Tuttavia, nel breve periodo tali conflitti esistono. Per esempio, un aumento dei tassi di interesse servirà a prevenire l’inflazione, ma incrementerà la disoccupazione nel breve periodo.

- che la BCE, a partire dal suo presidente, è stata per anni il principale responsabile della BUFALA (intenzionale) che la BCE abbia un solo obiettivo: la stabilità dei prezzi; lo ha dichiarato perfino quando fu audito dal Parlamento italiano in data 26.03.2015 (il relativo video e un resoconto sintetico degli interventi sono riportati nel mio posttasso di cambio: a 1h 37’ 35” fa la dichiarazione su obiettivi differenti BCE e FED: «Quindi, nel nostro caso, a raggiungere un certo tasso di inflazione, nel caso degli Stati Uniti a raggiungere un certo tasso di inflazione e di disoccupazione»);

- che la BCE (gestione Trichet), anziché “sostenere le politiche economiche generali dell’Unione”, unica banca centrale a farlo, ha aumentato due volte (aprile e luglio 2011) il tasso di riferimento in piena crisi economica, quasi pavlovianamente, per paura dell’inflazione (rischio improbabile, considerata la pesantissima stretta fiscale imposta, anche dalla BCE, a una parte dell’Eurozona nel biennio 2010-11, in particolar modo all’Italia, 280 miliardi cumulati a valere per il solo quadriennio 2011-14, o autoimpostasi dalla Germania: -4,2, -1,0, -0,1, -0,1, +0,3 il suo deficit/Pil dal 2010 al 2014), aggravando e prolungando la crisi, che infatti in Italia si è trasformata in una doppia, profonda recessione, i cui effetti si propagano a tutt’oggi, a causa delle misure strutturali (cioè permanenti) di quelle pesanti manovre fortemente recessive;

- che la BCE – violando entrambi i suoi obiettivi statutari (art. 2) - ha atteso esattamente 6 (sei) anni, rispetto alle altre principali banche centrali, dopo aver lasciato andare l’Eurozona in deflazione (2014), prima di varare il QE (deliberato nel gennaio 2015 e avviato nel marzo successivo), con conseguenze molto negative sul popolo italiano e su altri popoli dell’Eurozona, paragonabili a quelle di una guerra

Pertanto, sarebbe benvenuta una Vostra analisi critica dell’art. 2 Statuto BCE, a beneficio soprattutto del tedesco Jens Weidmann e dell’olandese Klaas Knot.

Per concludere, un’ultima mia osservazione riguarda l’indipendenza della banca centrale, sempre rivendicata dai banchieri centrali, anche nel Vostro documento (pag. 25).

Come ho osservato nella mia precedente lettera pec del 10.12 u.s., 15:47, indirizzata al quotidiano economico tedesco Handelsblatt e inviataVi p.c. (in particolare per la cattiva informazione fornita all’UE nel 2011 circa le riforme delle pensioni italiane, anche da parte del Governatore Visco), l’indipendenza deve essere almeno reciproca con gli Stati, altrimenti, a mio sommesso parere, è ipotizzabile una violazione “implicita” dell’art. 7-Indipendenza Statuto BCE (e quindi, teoricamente, potrebbe diventare materia di competenza della Corte di Giustizia UE, ex art. 35 Statuto BCE, in sede giudiziaria, e del Parlamento Europeo, in sede politica; in tal senso presentai una petizione al Parlamento Europeo in data 3.11.2014, ancora all’esame della Commissione PETI, i cui coordinatori hanno bocciato, su mia richiesta motivata, il duplice tentativo del segretariato di archiviarla). Traggo dalla predetta lettera pec:

“Anche il grosso (l’81%) della pesantissima stretta fiscale chiesta (di fatto imposta) all’Italia dall’UE (Commissione, Barroso II; Consiglio, Van Rompuy, Merkel e Sarkozy; e BCE, Trichet-Draghi, per quest’ultima si veda la sua famosa e irrituale lettera del 5.08.2011 al Governo Italiano (e al Governo spagnolo, il cui premier Zapatero, però, la chiuse in un cassetto e ne rivelò l’esistenza soltanto due anni dopo), in violazione – a mio avviso - dell’art. 7-Indipendenza del proprio statuto derivato dai Trattati UE, poiché l’indipendenza della BCE dagli Stati UE non può non essere almeno reciproca, altrimenti si avrebbe la prevalenza di un organo tecnico e strumentale alla missione dell’UE, fissata nel preambolo e nel fondamentale art. 3 del TUE, su organi politici democraticamente eletti), contrariamente all’opinione generale (ormai mondiale), fu realizzato non dal Governo Monti ma dal Governo Berlusconi.”

La Prima più Grande Bufala del XXI Secolo riguarda proprio le manovre finanziarie correttive della XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti). La Seconda Più Grande Bufala è relativa alle Riforme delle pensioni Sacconi e Fornero. La bufala sugli obiettivi statutari della BCE è la Terza Più Grande Bufala del XXI Secolo. Considerata la sua importanza per il popolo dell’Eurozona, del quale è un organo strumentale, anche sulla BCE oportet ut veniant scandala.

Distinti saluti,

V.



Aggiornamento

In data 16 gennaio, ho telefonato, nel primo pomeriggio, alla segreteria del Governatore Visco, per accertarmi che avesse lette le mie due lettere pec (la prima dopo la sua intervista al quotidiano economico tedesco Handelsblatt e la seconda dopo il documento sulle funzioni della BCE), e se mi avrebbero risposto circa la mia richiesta contenuta in questa seconda. La gentilissima segretaria ha preso nota e mi ha detto di richiamarla alle 19, per darle il tempo di fare le verifiche. Ho ritelefonato alle 19:05, ma un messaggio registrato mi ha risposto che il centralino cessava il servizio alle 19, e dava un numero per le comunicazioni urgenti. Ho allora richiamato il giorno dopo, e la stessa segretaria (dopo averla informata del ritardo legato all’orario del centralino, che ella ignorava) mi ha comunicato che le mie lettere erano state lette e che la seconda era stata smistata a chi di competenza per la risposta, ma che avrei dovuto pazientare poiché avevano altre richieste da evadere.



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Lettera al Dott. Vladimiro Giacché sulle sue false notizie sulla BCE e sul Governo Monti



Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa all’economista Vladimiro Giacché, presidente del Centro Europa Ricerche dopo aver letto un suo articolo nel quale ha confermato di conoscere male sia lo statuto della BCE che le responsabilità della recessione, che egli attribuisce erroneamente al Governo Monti. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.



Lettera al Dott. Vladimiro Giacché sulle sue false notizie sulla BCE e sul Governo Monti

v

2/10/2019 16:32

A  v.giacche@centroeuroparicerche.it,   organizzazione@patriaecostituzione.it     e altri 47+150


Egr. Dott. Giacché,

Mi permetta di commentare alcune affermazioni che io ritengo errate da Lei fatte nel Suo articolo

“Il coraggio di ciò che si sa” Il secondo governo Conte e la sinistra

di Vladimiro Giacché - Created: 21 September 2019

A. BCE: ACQUISTO TITOLI PUBBLICI E OBIETTIVI

Citazione1: “In effetti la fine del rischio di cambio è l’altra faccia della medaglia della perdita della sovranità monetaria e della conseguente emissione del debito in una moneta straniera, per di più regolata da una Banca Centrale indipendente che ha il divieto di acquistare titoli del debito pubblico degli Stati e il cui unico obiettivo è la stabilità dei prezzi (e non l’occupazione)”.

Lei continua a ignorare lo statuto della BCE, fatto che La accomuna alla quasi totalità dei cosiddetti esperti:

Anche il professor Vladimiro Giacché non conosce bene né i Trattati, né lo statuto BCE

Traggo dal mio saggio LE VIOLAZIONI STATUTARIE DELLA BCE: Gli Obiettivi e i poteri-doveri statutari della BCE (LE TRE PIU' GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO Vol. 3) https://www.amazon.it/dp/B07PYZ71YB:

1. Acquisto titoli pubblici

Per quanto attiene al secondo punto (l’acquisto di titoli pubblici), in generale, prima del varo del QE, si riteneva che la BCE non potesse acquistare titoli di Stato, facendo confusione tra l’art. 18 e l’art. 21, che sono invece di una chiarezza palmare:

- L’art. 18 dello Statuto, infatti, consente alla BCE l’acquisto di titoli pubblici, purché questo avvenga sul mercato secondario, cioè dagli investitori (mercato aperto).

«Articolo 18-Operazioni di credito e di mercato aperto 18.1. Al fine di perseguire gli obiettivi del SEBC e di assolvere i propri compiti, la BCE e le banche centrali nazionali hanno la facoltà di: — operare sui mercati finanziari comprando e vendendo a titolo definitivo (a pronti e a termine), ovvero con operazioni di pronti contro termine, prestando o ricevendo in prestito crediti e strumenti negoziabili, in euro o in altre valute, nonché metalli preziosi, — effettuare operazioni di credito con istituti creditizi ed altri operatori di mercato, erogando i prestiti sulla base di adeguate garanzie. 18.2. La BCE stabilisce principi generali per le operazioni di credito e di mercato aperto effettuate da essa stessa o dalle banche centrali nazionali, compresi quelli per la comunicazione delle condizioni alle quali esse sono disponibili a partecipare a tali operazioni.»[15]

- Va evidenziato che, contrariamente all’opinione quasi generale,[76] neppure la FED può acquistare titoli del Tesoro direttamente dal Tesoro degli Stati Uniti, ma soltanto sul mercato aperto;[77][78] quando lo fa, lo fa surrettiziamente attraverso i dealer.[79]

2. Obiettivi BCE

Per provare che quello che Lei scrive è falso, basta o leggere lo Statuto della BCE, che all’art. 2 recita:

“Articolo 2-Obiettivi

Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all'articolo 119 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea”.

O consultare il sito della BCE e leggerne le Funzioni:

“Obiettivi

L’articolo 127, paragrafo 1, del Trattato sancisce che “L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi.”

Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea.”


Come si vede, in entrambi i casi già dal titolo, al plurale: “Obiettivi”, si può facilmente dedurre che Lei si sbaglia.

Per il resto dell’analisi, rinvio al saggio citato.

B. GOVERNO MONTI

Citazione2: “Occorre ancora un elemento preliminare, ma è così noto che mi limito a enunciarlo: a fare l’esecutore materiale di tutto quanto abbiamo visto sopra, insomma gli artefici del “successo catastrofico” di cui ho dato qualche cifra, sono stati la sinistra postcomunista e il centro postdemocristiano, dal 2008 plasticamente riunitisi in un unico partito: sono loro, in particolare, i principali responsabili del governo Monti, che ci ha lasciato in eredità non soltanto la crisi peggiore dall’Unità d’Italia, ma anche – e precisamente per questo – un incremento del rapporto debito/pil del 13% (in termini percentuali, è poco meno dell’entità dell’intero decremento del debito tra il 1994 e il 2008!).”

1. Manovre finanziarie

Ancora più grave è il Suo errore in merito alla responsabilità del governo Monti della recessione, che per il numero delle vittime io chiamo LA PRIMA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO (la seconda è quella sulla legge Fornero e la terza è sugli obiettivi della BCE).

Questa BUFALA ormai mondiale ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti e – incredibile ma vero – (quasi) tutti i professori di Economia, tra cui Lei.

Traggo dal mio saggio (il primo della trilogia) IL LAVORO SPORCO DEL GOVERNO BERLUSCONI Chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la Grande Recessione - Berlusconi vs Monti – https://www.amazon.it/dp/B07PBXVWRS

«Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano nel 2011, che, a causa della quasi latitanza della BCE, aveva portato lo spread[22] BTP-Bund ad un picco di 574 punti base[23] e faceva temere il default, causò le dimissioni del Governo Berlusconi,[24] ritenuto dall’UE - e forse dai mercati finanziari, che in realtà avevano scommesso sulla rottura dell’Euro - inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell’UE, con il Governo tecnico Monti,[25] che appariva quindi in quelle circostanze drammatiche un salvatore dell’Italia.

Questo duplice giudizio è falso, poiché non è confermato da un’analisi obiettiva ex post dei dati.


Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld (valore non cumulato); • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+65 mld cumulati), con la scopertura di 15 mld[26][27] che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia (DL 98/2011, art. 40), con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA, piuttosto che confermare l’iniquo taglio tremontiano delle agevolazioni fiscali-assistenziali, cfr. il libro di Elsa Fornero che verrà commentato estesamente nel capitolo 2 «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», dove ella scrive:

«La «salvaguardia» stabiliva che, se entro il 30 settembre 2013 il (nuovo) governo non avesse ottenuto i risparmi promessi attraverso un’improbabile delega fiscale-assistenziale, sarebbe entrato automaticamente in azione un taglio lineare (del 5 per cento nel 2013 e addirittura del 20 per cento a decorrere dal 2014) di tutte le agevolazioni fiscali. Fu uno dei compiti, oggi dimenticati, del governo Monti quello di scongiurare gli effetti di una simile mannaia che avrebbe colpito soprattutto le famiglie più povere: tali agevolazioni consistevano, infatti, per lo più in detrazioni per redditi di lavoro e pensione, per carichi familiari e nelle aliquote ridotte dell’Iva per i beni di prima necessità.» (Posizione kindle: 2451),

e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld «lordi» (10 sono stati «restituiti» in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+65 = tot. 170 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.»

Come si può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, il Governo Berlusconi-Bossi-Fini ha battuto il Governo Monti-Fornero per 4 a 1; ancor di più in termini di iniquità, essendo arrivato a stornare 550 milioni appostati dal precedente Governo Prodi per l’edilizia pubblica, e, per far fronte alla grave crisi, perfino a tagliare del 87% la spesa sociale destinata ai poveri, salvaguardando invece i ricchi e i benestanti, i cui contributi di solidarietà prima sui redditi elevati e poi sulle pensioni furono congegnati apposta male (bastava vararli assieme) per farli poi dichiarare incostituzionali (cfr. il mio saggio).

2. Debito pubblico

Citazione3: “governo Monti, che ci ha lasciato in eredità non soltanto la crisi peggiore dall’Unità d’Italia, ma anche – e precisamente per questo – un incremento del rapporto debito/pil del 13% (in termini percentuali, è poco meno dell’entità dell’intero decremento del debito tra il 1994 e il 2008!).

Traggo dal mio primo saggio citato:

«Per quel che concerne il secondo aspetto – la dinamica -, il debito italiano – come abbiamo visto nel volume 1 - è quello cresciuto meno durante la crisi, sia rispetto alla Germania, sia rispetto alla Francia, sia rispetto alla Spagna, poiché l’Italia ha speso molto meno degli altri sia per il salvataggio delle banche, rimaste (quasi) indenni dai titoli tossici, sia per la crescita, purtroppo. In particolare verso la Spagna, nei cui confronti l’Italia ha visto uno spread crescente BTP-Bonos dal 2011, il debito italiano (dati del PIL revisionati dall’ISTAT) è passato dal 100% nel 2008 (1.650 miliardi,[160] 2° governo Prodi) al 116,5% nel 2011 (4° governo Berlusconi, durato quasi 3 anni e mezzo) passando da 1.650 a 1.910 miliardi[160] con un aumento di 260 miliardi (inclusi 13miliardi per aiuti agli altri Paesi, di cui 10 miliardi per prestito bilaterale alla Grecia e 3 miliardi al Fondo salva-Stati[137]), al 128% e 2.040 miliardi[160] col Governo Monti, con un incremento di 130 miliardi (inclusi 30 miliardi per contributi al Fondo salva-Stati; va anche considerato che il debito include, per entrambi i Governi, le c.d. disponibilità liquide del Tesoro: 23.292 mln al 31.12.2011 e 33.501 al 31.12.2012 e, limitatamente al Governo Monti, i pagamenti dei debiti pregressi della PA, che – autorizzati dall’UE e coperti aumentando il debito pubblico - cominciarono proprio sotto il Governo Monti), e, infine, al lordo di 58 miliardi di sostegni,[137] al circa 131%[160] attuale con 2.323 miliardi al 30.6.2018,[134] quindi è ulteriormente aumentato in cinque anni e tre mesi di 273 mld, con un incremento percentuale dal 2008 del rapporto debito/PIL pari al +31,0%; mentre quello spagnolo è cresciuto dal 40% pre-crisi[133] al 99% attuale, con un incremento percentuale del +147,5%, ossia quasi il quintuplo dell’Italia.»

Come si può facilmente dedurre, è falso che il Governo Monti abbia prodotto l’aumento del debito nella misura da Lei indicata: al netto dei 30 mld di sostegni agli altri Paesi e senza considerare i pagamenti dei debiti PA, l’aumento è stato di 100 mld, contro i (260-13) 247 mld del governo Berlusconi.

Spero di esserLe stato utile.

Cordiali saluti,

V.



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Lettera al Dottor Salvatore Rossi e al Professor Jean Paul Fitoussi sulla BCE





Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa al Dott. Salvatore Rossi, ex DG della Banca d’Italia, e al Prof. Jean Paul Fitoussi, docente della LUISS, dopo aver ascoltato un loro dibattito sulle politiche monetarie post-crisi, trasmesso da Radio Radicale. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.



ALLA C.A. DEL DOTT. SALVATORE ROSSI E DEL PROF. JEAN PAUL FITOUSSI

CC: Università, Parlamentari, Media


Egr. Dott. Rossi, Egr. Prof. Fitoussi,

Mi permettano di fare alcune osservazioni.

La prima riguarda gli obiettivi della BCE. Lei, Dott. Rossi, ha dichiarato (al minuto 19:25): “Ricordo per inciso – una cosa che tutti sanno – che la Banca Centrale Europea, essendo tra l’altro la più recentemente costituita delle grandi banche centrali del mondo, ha uno statuto molto rigido e molto orientato alla stabilità dei prezzi, quindi la stabilità dei prezzi è l’unico obiettivo che la Banca Centrale Europea ha; invece la FED e la Banca Centrale del Giappone hanno obiettivi più larghi e diversificati che includono la crescita economica, la piena occupazione, ecc.”.

Obiettivi statutari della BCE

La stabilità dei prezzi non è – come quasi tutti credono - l’unico obiettivo della BCE, come si deduce facilissimamente fin dal titolo dell’art. 2 Statuto BCE, di cui ho fatto un esame accurato[1] proprio allo scopo di contrastare nel mio piccolo la disinformazione generale, che ha un ambito mondiale, sullo statuto e i poteri-doveri della BCE.


«Articolo 2-Obiettivi Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, l’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all’articolo 119 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.»

Lo statuto della Bce come si deduce già dal titolo dell’articolo 2, stabilisce due obiettivi, non uno soltanto, come si crede, ma, a differenza della FED, essi sono in rapporto duale-gerarchico tra loro (tale clausola fu imposta dalla Germania come condizione per aderire all’Euro), però, secondo alcuni studiosi, tale rapporto non andrebbe applicato meccanicamente, ma distinguendo tra target inflazionistico nel breve o nel lungo periodo.

Il primo obiettivo è la stabilità dei prezzi, «sotto, ma vicino, al 2%». Il secondo obiettivo è stabilito nel medesimo articolo 2 dello statuto: «Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi», la Bce «sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea». Tra questi, i principali sono una «crescita economica equilibrata», la «piena occupazione» e il «progresso sociale»:

«Art. 3. […] L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente.»

Ne discende che, in deflazione o con tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (poco sotto il 2%), la condizione sospensiva («fatto salvo» - «without prejudice», nella versione inglese -), costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, è (più che) soddisfatta, quindi il rapporto duale-gerarchico tra i due obiettivi si modifica e diventa, come per la FED, paritario: pertanto, la BCE è obbligata dal suo statuto (art. 2) a sostenere il raggiungimento del secondo obiettivo - «crescita economica» e «piena occupazione». E, poiché la deflazione rende necessaria una politica monetaria espansiva, esso è del tutto concordante, convergente e complementare con l’obiettivo principale, che è quello di riportare l’inflazione, da sotto zero o quasi zero o molto inferiore, a poco sotto il 2%.

La stabilità dei prezzi è entrata a far parte degli obiettivi dell’UE soltanto col Trattato di Lisbona, ma certamente non è un obiettivo principale, bensì un mero sub-obiettivo, finalizzato alla missione dell’UE statuita dal fondamentale art. 3 del TUE: piena occupazione e progresso sociale. Quindi, a mio avviso, sono (state) la Commissione e la BCE, organi strumentali del popolo europeo, a non rispettare i Trattati.


Programma SMP

La seconda attiene al “Securities Markets Programme”. Mi permetta di osservare, Dott. Rossi, che Lei non ha menzionato le caratteristiche principali del SMP, che sono (i) l’acquisto limitato, che ne ha ridotto fortemente l’efficacia, di titoli pubblici di singoli Paesi, e senza condizionalità, almeno formalmente, al netto delle lettere segrete ai Governi, si vedano le lettere dell’agosto 2011 ai Governi italiano e spagnolo con prescrizioni dettagliate, quasi interamente adempiute dal Governo Berlusconi, che – quasi nessuno sa - nell’agosto 2011 dovette varare una terza, pesantissima manovra correttiva di 65 mld cumulati per il triennio successivo, dopo quella del maggio 2010 di 62 mld cumulati e quella del luglio 2011 di 80 mld cumulati (approfondimento in Lettera alla professoressa Veronica De Romanis); e (ii) la contestuale sterilizzazione, cioè la riduzione di un ammontare equivalente della massa monetaria, per paura della fantomatica inflazione.

Tale programma fu opportunamente rammentato, nel novembre 2014, dall’ex presidente della BCE Jean-Claude Trichet, sia ai fautori che ai critici del QE, che in grandissima maggioranza non ritenevano possibile l’acquisto di titoli di Stato dell’Eurozona e ancor meno di singoli Paesi.


QE

La terza concerne il Quantitative Easing. Il QE è stato sia tardivo (con ben sei anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE), sia insufficiente (v. l’intervista Repubblica dell’ex governatore della Banca centrale di Cipro Athanasios Orphanides), con effetti economici e sociali drammatici sui Paesi dell’Eurozona meridionale, causati in primo luogo dalla politica fiscale restrittiva imposta dalla Commissione Europea a trazione tedesca con due pesi e due misure, come ha attestato la Corte dei Conti UE. Poi è stato corretto strada facendo.

Così come aveva fatto contro le OMT, la Germania ha fatto ricorso alla Corte di Giustizia Europea contro il QE, perdendolo. Il ricorso è stato presentato “da ricorrenti tedeschi che si sono rivolti alla Corte Costituzionale federale tedesca, che, prima di decidere, ha rinviato la questione alla Corte di Giustizia UE, chiedendole di pronunciarsi su due questioni: se il QE (i) esulasse dai compiti statutari della BCE e (ii) favorisse singoli Paesi, riferendosi evidentemente in particolare all’Italia, che sono intervenuti nella causa C-493/17.” (v. Poscritto del libro citato).


Capitali ombra

Infine, nell’ascoltarLa, Dott. Rossi, ho constatato con piacere che, nel paragrafo sulla regolazione dei mercati finanziari, a proposito del Financial Stability Boardanche io ho evidenziato, come ha fatto Lei, il verbo fare al futuro.


Cordiali saluti,

V.


PS: Prego cortesemente il Prof. Fitoussi di voler far trasmettere questa lettera ai partecipanti al dibattito.




Articolo collegato:


Dal Sole 24 ore, traggo questo contrasto tra la Corte dei Conti UE e la BCE, poco pubblicizzato sui media. Se ne ricava che, dopo aver criticato la Commissione Europea per aver applicato, durante la crisi economica, le regole UE con due pesi e due misure [1 o 2], la Corte dei Conti UE contesta alla BCE la pretesa di ritenersi al di sopra delle regole UE.

Record di ispezioni Ue in Italia: 355 giorni di audit sulle spese

Controlli. La Corte dei Conti marca stretto il Governo sui conti: mai tante verifiche in soli 12 mesi. Fari accesi su Germania, Polonia e Francia. Causa alla Bce se non consegna i dati sulle crisi bancarie

[…] Uno degli aspetti più emblematici emersi dal rapporto Eca?riguarda la Bce:?tra la banca di Francoforte e la Corte è infatti in corso un durissimo scontro di potere sull’applicabilità delle regole di trasparenza e governance nella gestione delle crisi bancarie: la Bce, secondo la Corte, si rifiuta di consegnare ai revisori documenti-chiave sul suo operato, impedendogli di fatto la verifica amministrativa e la certificazione delle spese. «Se la Bce continuerà a ostacolare la verifica contabile sulla gestione delle crisi - è scritto nel rapporto dell’Eca - l’Agenzia si riserva il diritto di ricorrere alla Corte di Giustizia per poter svolgere il proprio lavoro: nessuno è al di sopra della legge e dei Trattati».



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https://vincesko.blogspot.com/2019/06/lettera-al-dottor-salvatore-rossi-e-al.html  








Minibot per il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione





Mi pare che, nelle intenzioni dei proponenti, i Minibot1 dovrebbero sopperire alla mancanza di liquidità, alternativa a quella acquisibile attraverso l’emissione di debito pubblico. Oltre a finanziare indirettamente la crescita, obiettivo per me condivisibile. Non menziono, se non ora incidentalmente, l’obiettivo occulto, l’uscita dall’Euro, che già, peraltro, almeno in parte, è scontata dall’attuale livello dei tassi dei titoli pubblici italiani, maggiori di quelli spagnoli e portoghesi, nonché, per i BTP a 5 anni, di quello greco.

Secondo i proponenti non si tratta di una moneta a corso legale (cioè forzoso), ma una sorta di “quasi moneta” a base fiduciaria emessa (e garantita) dallo Stato per pagare i debiti della PA, e che poi potrà essere utilizzata, sempre su base volontaria, per il pagamento delle tasse (e, nella proposta originaria della Lega Nord, carburanti e altro).

Il presidente della BCE Draghi2 ritiene che o è una moneta, e quindi illegale (poiché soltanto la BCE può emettere moneta3), o debito aggiuntivo.

Evidenzio che, in questi casi (interpretazione dei Trattati), non decide né la BCE né il Governo italiano, ma la Corte di Giustizia Europea, previo ricorso.

I debiti commerciali della PA, come dice la parola stessa, sono debiti, inscritti nel bilancio di competenza, ma non entrano nel debito pubblico finché non vengono inscritti nel bilancio di cassa e pagati, emettendo titoli pubblici, e quindi aumentando il debito pubblico. Con tutto quel che ne consegue: aumento del rapporto debito/Pil, con probabili effetti sullo spread BTP-Bund e il rischio quasi certo di una seconda procedura di infrazione, o un aggravamento di quella già attivata dalla Commissione Europea4, visti i pessimi rapporti del Governo gialloverde con l’Unione Europea, che, dopo le ultime elezioni europee, continuerà ad essere governata da una coalizione di centro-sinistra.

Uno dei sostenitori dei Minibot, Nino Galloni, ha affermato, tra l’altro, che “Se [lo Stato, ndr] avrà un -X (di euro) dal pagamento delle tasse, a saldo non cambierà nulla. Quindi non è che lo Stato si indebita di più perché riceve meno tasse in euro, essendo stato pagato il suo credito in minibot. Si è semplicemente regolata, parzialmente, la problematica della liquidità”.5

No, a me pare che se e quando i Minibot saranno utilizzati per pagare tasse causeranno un buco nelle entrate fiscali, che dovrà essere coperto o da un aumento del deficit (e perciò del debito) o da tagli di spesa o da tasse aggiuntive, per niente oppure in tutto o in parte (grazie al moltiplicatore) correlate a un incremento del reddito attivato dai Minibot. Quindi, i Minibot non eliminano interamente l’aumento formale del debito pubblico.

E’ ragionevole ipotizzare la nascita di un mercato dei Minibot, la cui quotazione dipenderà, oltre che dalla garanzia dello Stato, dalla fiducia che ispirerà questo strumento.

Osservo, infine, che finora, per i debiti pregressi della PA, si sono pagati 45 mld6 emettendo titoli pubblici, previo accordo con la Commissione Europea.

Nel periodo in cui è avvenuto, i rapporti periodici del Governo italiano alla Commissione Europea esponevano il debito pubblico in tre voci: (i) debito pubblico complessivo; (ii) sostegni ai Paesi in difficoltà; e (iii) pagamenti debiti pregressi PA, dando luogo a tre distinti rapporti debito/Pil, uno ponendo al numeratore il valore del debito complessivo, un altro sottraendo dal debito complessivo il valore dei sostegni, e il terzo, sottraendo anche i pagamenti debiti pregressi PA. Nel DEF 2019, sono stati scorporati soltanto i sostegni.7

Pertanto, l’alternativa ai Minibot è continuare come si è fatto finora concordando con la Commissione Europea la procedura.

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Note


[1] Cosa sono i minibot e perché se ne parla

Pubblicato il: 07/06/2019

di Federica Mochi

[3] GALLONI A DRAGHI: I MINIBOT NON SONO NÉ VALUTA NÉ DEBITO

[4] La Commissione Europea raccomanda contro l’Italia la procedura d’infrazione per debito eccessivo

https://vincesko.blogspot.com/2019/06/la-commissione-europea-raccomanda.html  

[5] Articolo 16 Banconote Conformemente all'articolo 128, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il consiglio direttivo ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote in euro all'interno dell'Unione. La BCE e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell'Unione. La BCE rispetta per quanto possibile la prassi esistente in materia di emissione e di progettazione di banconote.

[6] Debiti della PA - Aggiornamento del 10 luglio 2017



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Lettera all’economista Giampaolo Galli sulla sua notizia falsa sugli obiettivi statutari della BCE





Pubblico la lettera che ho inviato il 2 maggio scorso all’economista Giampaolo Galli, ex vice presidente di Confindustria e parlamentare del PD, sugli obiettivi statutari della BCE, dopo aver letto un suo articolo sul sito dell’Osservatorio CPI diretto da Carlo Cottarelli. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera al Dott. Giampaolo Galli sulla sua notizia falsa sugli obiettivi statutari della BCE.

Da: v

2/5/2019 14:27

A:  osservatoriocpi@unicatt.it,    angelo.baglioni@unicatt.it   e altri 48+150 


ALLA C.A. DEL DOTT. GIAMPAOLO GALLI


Egr. Dott. Galli,

Nel Suo articolo Il divorzio fra Banca d’Italia e Tesoro: teorie sovraniste e realtà , pubblicato nel sito dell’Osservatorio CPI, Lei scrive una cosa giusta ed una – grave - sbagliata.

Quella giusta è che, anche dopo il c.d. divorzio tra la Banca d’Italia e il Tesoro, Bankitalia continuò a comprare titoli di Stato italiani per diversi anni.

Quella sbagliata è che la BCE abbia un solo obiettivo: la stabilità dei prezzi. Che è la Terza più Grande Bufala del XXI Secolo.

La stessa decisione, che oggi alcuni mettono in discussione, di dare un unico obiettivo alla Bce, la stabilità dei prezzi, si spiega in termini teorici con la finalità di minimizzare i costi del controllo dell’inflazione in termini di prodotto e occupazione.

Se ne deduce che Lei, dottor Galli, – come quasi tutti gli economisti, incluso qualche premio Nobel - non conosce bene né i Trattati UE, né lo statuto BCE.

1. La stabilità dei prezzi non è l’unico obiettivo della BCE, come si deduce facilissimamente fin dal titolo, al plurale, dell’art. 2 Statuto BCE, di cui – viste l’importanza del tema per il popolo dell’Eurozona, in particolare del Sud, e l’ignoranza quasi universale - ho fatto un esame accurato nel mio libro “Le violazioni statutarie della BCE”.

2. La stabilità dei prezzi entra a far parte degli obiettivi dell’UE soltanto col Trattato di Lisbona, ma certamente non è l’obiettivo principale, ma un mero sub-obiettivo, finalizzato alla missione dell’UE statuita dal fondamentale art. 3 del TUE: “piena occupazione” e “progresso sociale”.

3. La BCE, citata in una recente lettera del presidente Mattarella (lettera ai presidenti delle Camere sulla legge “Istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario”) quasi come se fosse un organo sovraordinato agli organi politici, è un mero organo strumentale dell’Unione Europea, al servizio del popolo europeo nel cui interesse esclusivo essa deve operare. 

Traggo il passo pertinente dal mio libro citato.


Statuto BCE


Le regole statutarie della BCE sono mutuate dai Trattati UE  (ad esempio gli obiettivi, art. 2, dagli artt. 127 e 282 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, acronimo TFUE), perciò hanno valore cogente sia per la BCE che per tutti gli altri membri e organi dell’UE. Quindi inscrivere altri obiettivi nel mandato della BCE esige la modifica dei Trattati e perciò l’unanimità. Lo Statuto BCE, protocollo 4, infatti, include le modifiche ai Trattati intervenute col trattato di Lisbona.

Ma è difficilissimo cambiarle, sia perché è necessaria l’unanimità tra Paesi con interessi divergenti, sia perché le regole statutarie della BCE sono, storicamente, il frutto di un compromesso sull’adozione della moneta unica, prima politico tra la Francia e la Germania, e poi tecnico, impostato abilmente dalla Commissione europea Delors, gestito dal comitato dei governatori delle banche centrali, che suggerirono di adottare le regole più severe, quelle della Bundesbank, la banca centrale della Germania (vedi l’interessante ricostruzione fatta dal politico ed economista Giorgio La Malfa «Deficit – Il punto sull’Europa tra sogno e realtà» - Seconda parte) [Attenzione: il video comincia a 52’51”, portare il cursore all’inizio del video].

L’obliterazione dell’obiettivo subordinato risale a quel peccato originale. Bisogna, però, anche dire che per fortuna non riuscirono del tutto a copiare il testo dello statuto della Bundesbank e a incollarlo su quello della BCE.

Ancor meno ciò avvenne nei Trattati se la stabilità dei prezzi – con buona pace di Draghi e degli altri esponenti della BCE, in primis il potente presidente della Bundesbank, Jens Weidmann - vi entra soltanto con il Trattato di Lisbona,[14] finalizzato grazie al forte impegno e sotto la presidenza tedesca del Consiglio Europeo (2007, con decorrenza dicembre 2009), che gli impresse una forte impronta e riuscì a introdurvi anche il principio ordoliberista – invero lessicalmente ambiguo e fuorviante - della «economia sociale di mercato» (cfr. l’art. 3 del Trattato dell’Unione Europea, acronimo TUE). […]



1.1 Obiettivi

«Articolo 2-Obiettivi Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, l’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all’articolo 119 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.»[15]

Lo statuto della Bce, come si deduce già dal titolo dell’articolo 2, stabilisce due obiettivi, non uno soltanto, come si crede, ma, a differenza della FED, essi sono in rapporto duale-gerarchico tra loro (tale clausola fu imposta dalla Germania come condizione per aderire all’Euro, si veda la nota 17), però, secondo alcuni studiosi, tale rapporto non andrebbe applicato meccanicamente, ma distinguendo tra target inflazionistico nel breve o nel lungo periodo.

Il primo obiettivo è la stabilità dei prezzi, «sotto, ma vicino, al 2%». Il secondo obiettivo è stabilito nel medesimo articolo 2 dello statuto: «Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi», la Bce «sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea». Tra questi, i principali sono una «crescita economica equilibrata», la «piena occupazione» e il «progresso sociale»:

«Art. 3. […] L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente.»[14]

Ne discende che, in deflazione o con tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (poco sotto il 2%), la condizione sospensiva («fatto salvo» - «without prejudice», nella versione inglese -), costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, è (più che) soddisfatta, quindi il rapporto duale-gerarchico tra i due obiettivi si modifica e diventa, come per la FED, paritario: pertanto, la BCE è obbligata dal suo statuto (art. 2) a sostenere il raggiungimento del secondo obiettivo - «crescita economica» e «piena occupazione» -, il quale – poiché l’inflazione dell’Eurozona è stata per cinque anni sotto zero (deflazione) o prossima allo zero o molto sotto il targetche rende necessaria una politica monetaria espansiva – è del tutto concordante, convergente e complementare con l’obiettivo principale, che è quello di riportare l’inflazione, da sotto zero o quasi zero o molto inferiore, a poco sotto il 2%.


Cordiali saluti,

V.



Post collegati:


Lettera sulla spesa pensionistica all’Osservatorio sui conti pubblici (Università Cattolica), diretto da Carlo Cottarelli


Lettera n. 2 all’Osservatorio CPI (diretto da Carlo Cottarelli) sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012



Destinatari:

osservatoriocpi@unicatt.it,

Docenti UNICATT

Media




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permalink | inviato da magnagrecia il 9/5/2019 alle 9:22 | Versione per la stampa

Di chi è l’oro detenuto dalla Banca d’Italia





Pubblico qua la mia spiegazione di chi è l’oro detenuto dalla Banca d’Italia, che ho esposto nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica.[1]


Vista la pertinenza, lo ripubblico


Come forse è noto, l’on. Borghi della Lega Nord ha presentato una proposta di legge tendente a stabilire chi è il proprietario dell’oro detenuto dalla Banca d’Italia.

Ieri, il presidente della BCE ha risposto ad un’interrogazione di due parlamentari europei, con la quale gli hanno chiesto di rispondere per iscritto sul “tema della proprietà legale delle riserve auree degli Stati membri e delle competenze della BCE”.[2]

Ne è scaturito un dibattito in Rete [infatti, ho già pubblicato questo commento due giorni prima in Huffington Post].

Prescindendo dalla scheggia impazzita Borghi, la questione attiene al vecchio rapporto di potere tra gli organi politici e la banca centrale, che ora, con la nascita della BCE, si è complicata.

Ma tutto sommato, basandoci sulla stessa fonte su cui si è basato il presidente Draghi nella sua risposta ai 2 parlamentari europei interroganti (lo Statuto della BCE),[3] a me sembra abbastanza chiara.

1. Il trasferimento delle riserve dalle BCN, e quindi anche da Bankitalia, alla BCE, in proporzione alle quote di partecipazione al suo capitale sociale, serve a quest’ultima per adempiere i suoi compiti statutari, in particolare come riserva di garanzia.

2. Il comma 3 dell'art. 30 dello Statuto BCE, non citato da Draghi, recita:

30.3. Ogni banca centrale nazionale ha nei confronti della BCE un credito pari al proprio contributo. Il consiglio direttivo determina la denominazione e la remunerazione di tali crediti.

Cioè parla di credito, che è connesso a un diritto realeSe ne deduce che l’oro trasferito rimane di proprietà delle BCN, anche se vincolato.

3. A maggior ragione, è di proprietà delle BCN, e quindi di Bankitalia, la parte (preponderante nel caso di Bankitalia) di oro rimasta alle BCN.

4. E, poiché Bankitalia è in definitiva una costola dello Stato, il suo patrimonio appartiene allo Stato, beninteso fatti salvi i vincoli nazionali e internazionali.

5. E qui entra in gioco il potere della BCE di cui all’art. 31.2, citato da Draghi:

“31.2. Tutte le altre operazioni aventi per oggetto attività di riserva in valuta che restano alle banche centrali nazionali dopo i trasferimenti di cui all'articolo 30, nonché le operazioni degli Stati membri aventi per oggetto le loro attività di riserva in valuta estera dei saldi operativi, eccedenti un limite da stabilire nel quadro dell’articolo 31.3, sono soggette all’approvazione della BCE al fine di assicurarne la coerenza con le politiche monetaria e del cambio dell’Unione.”

Conclusione. Sulla base delle norme e della prassi, la BCE è la banca centrale più indipendente al mondo dal potere politico, anche - e soprattutto - per quanto riguarda la politica monetaria. Per cui, fare riferimento alla “coerenza con le politiche monetaria e del cambio” comporta una discrezionalità che è un passepartout per ogni tipo di decisione, come si è visto durante la crisi economica.

Va aggiunto (i) che l’utile della BCE viene ripartito tra le BCN, che lo girano ai rispettivi Stati; e (ii) che un eventuale dissidio sull’uso delle riserve auree tra lo Stato italiano e la BCE potrebbe essere risolto soltanto dalla Corte di Giustizia europea (art. 35 Statuto BCE).

Io sono miscredente, ma una delle cose in cui credo con una certa sicurezza è che la Banca d’Italia è un Istituto di diritto pubblico, in definitiva di proprietà dello Stato. Come è confermato dalla ripartizione dell’utile, che risponde ad uno schema definito[4]: nel 2018, 3,36 mld al Tesoro e appena 218 mln a quelli che la vulgata dei propalatori di BUFALE alla Borghi ritiene siano i proprietari.[5] Nel 2019, 5.710 milioni allo Stato e appena 227 milioni ai Partecipanti.[6]

NB: Vale la pena di evidenziare che lo Stato (Tesoro) non è titolare di neppure una quota della Banca d’Italia.

Come abbiamo visto, l’utilizzo è vincolato, però, al di sopra di una certa soglia (v. indirizzo di cui all’art. 31.3 Statuto BCE).

Da una ricerca, ho trovato che la Soglia per la segnalazione preventiva e la previa approvazione della BCE è la seguente:

- nel 2003 la soglia è di 500 milioni in un solo giorno (art. 3, che rinvia all’allegato 1).[7]

Ritengo utile aggiungere che l’oro non è nominato esplicitamente, ma che è compreso nell’art. 23 (secondo trattino), citato (quasi all’inizio) nell’Indirizzo del 2003.[8]

Nel 2014, un altro Indirizzo[9] ha fissato una soglia di 200 milioni in un solo giorno, e si applica alle operazioni pronti contro termine,[10] ma non si applica all’oro, per il quale la soglia rimane quella fissata nel 2003, cioè 500 mln.


Non ho trovato altro.


___________________________


Note


[1] 29 MAR 2019

La Costituzione secondo Mattarella




[4] Banca d’Italia – Partecipanti al capitale


Il capitale della Banca d'Italia è di 7.500.000.000 euro rappresentato da quote nominative di partecipazione il cui valore nominale, determinato per legge, è di euro 25.000 ciascuna. […]

L'art. 38 dello Statuto si occupa della distribuzione degli utili. Il Consiglio superiore, su proposta del Direttorio e sentito il Collegio sindacale, delibera il piano di ripartizione dell'utile netto e la presentazione della proposta di destinazione dell'utile netto all'assemblea per l'approvazione. L'utile netto è destinato:

-          alla riserva ordinaria, fino alla misura massima del 20 per cento

-          ai partecipanti, che risultino titolari delle quote al termine del quarantesimo giorno precedente alla data dell'assemblea in prima convocazione, fino alla misura massima del 6 per cento del capitale

-          alla riserva straordinaria e a eventuali fondi speciali, fino alla misura massima del 20 per cento

-          allo Stato, per l'ammontare residuo.


[5] “La Banca d'Italia ha chiuso il bilancio 2017 con un utile netto record di 3,9 miliardi che consente di girare allo Stato un dividendo di 3,36 miliardi e ai partecipanti privati, banche, assicurazioni e Casse previdenziali privatizzate, 218 milioni. I dati sono stati esposti dal Governatore Ignazio Visco nell’assemblea dei partecipanti al capitale. Allo Stato, ha osservato Visco, la Banca verserà anche le imposte di competenza, pari a 1,56 miliardi quindi le somme complessivamente destinate allo Stato ammontano a 4,9 miliardi, un livello superiore di circa 1,5 miliardi a quello, elevato, dello scorso anno.”
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-03-29/bankitalia-utile-netto-record-grazie-qe-stato-cedola-336-miliardi-123037.shtml


[6] Traggo dalla Relazione del Governatore all’Assemblea ordinaria dei Partecipanti al capitale della Banca d’Italia del 29 marzo 2019:

- Nell’ultimo anno è proseguito il processo di riallocazione del capitale della Banca avviato con la riforma dell’assetto proprietario (legge 29 gennaio 2014, n. 5). Al 17 febbraio scorso – ultima data utile per acquistare quote aventi diritto al dividendo relativo al 2018 – risultava trasferito il 33,3 per cento del capitale. Dei 124 partecipanti registrati a tale data, 92 sono entrati dopo la riforma: 6 assicurazioni, 7 fondi pensione, 9 enti di previdenza, 24 fondazioni di origine bancaria e 46 banche.

- Il bilancio sottoposto oggi alla Vostra approvazione prospetta un utile netto di 6,2 miliardi di euro. Si tratta di un risultato considerevolmente superiore a quello dello scorso anno, pari a 3,9 miliardi, che pure rappresentava il livello più elevato mai raggiunto dall’Istituto. Hanno contribuito al miglioramento del risultato l’ulteriore aumento delle consistenze dei titoli detenuti per finalità di politica monetaria e una minore esigenza di accantonamento ai fondi patrimoniali a fronte dei rischi di bilancio. Dopo quattro anni di crescita ininterrotta, lo scorso dicembre si è concluso il programma di acquisti netti di attività finanziarie per finalità di politica monetaria. Nell’arco temporale considerato il bilancio della Banca d’Italia e quello dell’Eurosistema sono raddoppiati; i titoli riconducibili a finalità di politica monetaria sono cresciuti di circa dieci volte; l’utile lordo, prima delle imposte e degli accantonamenti patrimoniali necessari per fronteggiare i rischi assunti, è cresciuto del 50 per cento circa, portandosi a 8,9 miliardi.

- Alla fine del 2018 l’attivo di bilancio della Banca d’Italia era di 968 miliardi di euro, 37 in più rispetto all’anno precedente. L’incremento – sensibilmente inferiore a quello registrato nel 2017 – è quasi interamente riconducibile ai titoli acquistati per finalità di politica monetaria, la cui consistenza ha toccato 393 miliardi; al loro interno, la gran parte è costituita da titoli dello Stato italiano, il cui valore lo scorso anno ha raggiunto i 320 miliardi.

- Il valore delle riserve auree si è attestato a 88 miliardi, 3 in più rispetto allo scorso esercizio.

- L’utile lordo del 2018, prima delle imposte e dell’accantonamento al fondo rischi generali, si è attestato, come detto, a 8,9 miliardi.

- Alla fine del 2018 il numero dei dipendenti della Banca era inferiore alle 6.700 unità, 1.000 in meno rispetto a dieci anni prima.

- In linea con tale indirizzo, a valere sull’utile netto di 6.240 milioni, si propone di attribuire ai Partecipanti un dividendo di importo uguale a quello degli ultimi anni: 340 milioni, pari al 4,5 per cento del capitale. Di conseguenza anche quest’anno la posta speciale sarebbe alimentata per 40 milioni, attestandosi così a 120 milioni. In base allo Statuto, alle quote eccedenti il 3 per cento del capitale non spettano diritti economici. I corrispondenti dividendi, pari a circa 113 milioni, sarebbero imputati alla riserva ordinaria. I dividendi effettivamente erogati ai Partecipanti ammonterebbero, pertanto, a 227 milioni di euro. La riserva ordinaria verrebbe aumentata di 150 milioni; tenendo anche conto dei dividendi trattenuti sulle quote eccedenti, l’attribuzione complessiva sarebbe pari a 263 milioni. In definitiva, considerando l’accantonamento al fondo rischi generali di 1,5 miliardi e la quota di utile assegnata alla riserva ordinaria, l’importo complessivamente destinato ai fondi patrimoniali ammonterebbe a 1,8 miliardi. Tenuto conto di quanto precede, l’utile netto da assegnare allo Stato sarebbe pari a 5.710 milioni, ammontare superiore di 2.344 milioni a quello dello scorso anno.


[7] INDIRIZZO DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA del 23 ottobre 2003 relativo alle operazioni degli Stati membri partecipanti aventi ad oggetto le loro attività di riserva in valuta estera dei saldi operativi in conformità dell'articolo 31.3 dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea (BCE/2003/12) (2003/775/CE)

Articolo 3

Soglie per la segnalazione preventiva

1. Le soglie alle quali o sotto le quali le autorità pubbliche degli Stati membri partecipanti possono effettuare, senza la necessità di una segnalazione preventiva alla BCE e in un qualunque giorno di negoziazione, operazioni aventi ad oggetto i loro saldi operativi in valuta estera, e le soglie al di sopra delle quali i vari tipi di operazioni aventi ad oggetto i loro saldi operativi in valuta estera non possono essere effettuate senza la segnalazione preventiva alla BCE e in un qualunque giorno di negoziazione, sono stabilite nell'allegato I.

ALLEGATO I Soglie per la segnalazione preventiva alla BCE delle operazioni in valuta estera degli Stati membri in conformità dell’articolo 3, paragrafo 1

Tipi di operazioni Soglia applicabile (riferimento: data di contrattazione) Acquisti o vendite a titolo definitivo, a pronti e a termine, di attività in valuta estera Contro euro — 500 milioni di euro (operazioni aggregate lorde) Contro altre attività in valuta estera («operazioni a valute incrociate») — Controvalore di 500 milioni di euro (operazioni aggregate lorde per coppia di valute)


[8] Indirizzo del 2003

— per «operazioni» si intendono tutte le operazioni elencate nel secondo e terzo trattino dell'articolo 23 dello statuto, effettuate sul mercato da parte degli Stati membri partecipanti, che comportano lo scambio di attività non denominate in euro contro euro, o contro qualunque altra attività non denominata in euro, incluse, a titolo esemplificativo, le operazioni effettuate dalle banche centrali nazionali per conto degli Stati membri partecipanti e non registrate nei rendiconti finanziari delle banche centrali nazionali

Art. 23 (Statuto BCE)

— acquistare o vendere a pronti e a termine tutti i tipi di attività in valuta estera e metalli preziosi. Il termine attività in valuta estera include i titoli e ogni altra attività nella valuta di qualsiasi paese o in unità di conto e in qualsiasi forma essi siano detenuti;


[9] INDIRIZZO DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA del 20 febbraio 2014 sulla gestione di attività e passività nazionali da parte delle banche centrali nazionali (BCE/2014/9) (2014/304/UE)

Articolo 7 Soglie

1. Non possono essere effettuate operazioni eccedenti la soglia di cui all'allegato I al presente Indirizzo senza la previa approvazione della BCE. Tale soglia si applica alle operazioni di pronti contro termine,[4]   fatta salva la procedura di previa approvazione scritta per gli accordi di pronti contro termine di cui all'articolo 4. 2. Oltre alla soglia per le operazioni giornaliere aggregate di cui all'allegato I del presente Indirizzo, la BCE può specificare e applicare soglie aggiuntive per acquisti e vendite cumulative di attività e passività in un determinato periodo di tempo.

3. Il Consiglio direttivo può modificare la soglia di cui all'allegato I al presente Indirizzo in ogni momento.

ALLEGATO I SOGLIE PER LE OPERAZIONI DELLE BCN IN ATTIVITÀ E PASSIVITÀ NAZIONALI EFFETTUATE IN UN SOLO GIORNO Soglia applicabile Effetto alla data di regolamento (aggregato netto delle operazioni) ( 1) 200 milioni di EUR

Il presente Indirizzo non si applica alle seguenti operazioni:

b) operazioni in metalli preziosi e in valuta estera contro euro disciplinati dall’Indirizzo BCE/2003/12 (2);


[10] Operazioni pronti contro termine



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permalink | inviato da magnagrecia il 1/4/2019 alle 21:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

“LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO”


VINCENZO BATTIPAGLIA

LE  TRE

PIU’  GRANDI

BUFALE

DEL XXI SECOLO

_______________________________________________­

1. La responsabilità della Grande Recessione

- Berlusconi vs Monti –

2. La Riforma delle pensioni più severa

- Sacconi vs Fornero -

3. Gli Obiettivi e i poteri-doveri statutari della BCE

- Draghi vs Yellen -

Prefazione di Carlo Clericetti

Commento di Elsa Fornero



***


“LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO”


Io ritengo che chi voglia o debba esplicare un impegno civile, sindacale o politico, o approfondire per motivi di studio o di lavoro:

• le cause e le vere responsabilità – Berlusconi o Monti - della grave crisi economica italiana,

•  le ultime due severe Riforme delle pensioni - Sacconi e Fornero,

• i poteri-doveri statutari della BCE, che è il vero ganglio del sistema Euro, (in parte violati durante la crisi, con gravi conseguenze su una parte del popolo dellEurozona),

o semplicemente soddisfare il suo bisogno di corretta informazione in questi tre ambiti, e – non ultimo - capire la situazione politico-economica attuale, non possa fare a meno di conoscere fondatamente i dati, i fatti e le responsabilità relativi alla XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti).

Nel solco di un’opera di controinformazione che svolgo da sette anni, soprattutto attraverso il mio blog, oltre a lettere circolari inviate ai vari esperti, autori delle notizie false, e a numerosi destinatari per conoscenza, essi sono descritti, approfonditi e provati documentalmente – e spesso nominativamente - nel mio libro, appena pubblicato in Amazon, e smentiscono una vulgata che ha ingannato 60 milioni di Italiani, inclusi i professori universitari di Economia o Lavoro e Previdenza, gli esperti, enti terzi (INPS, RGS, UPB, ISTAT), e poi assunto una dimensione mondiale (OCSE, FMI, premi Nobel di Economia, giornali prestigiosi).

E’ proprio questo il nocciolo, e lo scopo, del libro: che anche un ragazzino, guardando i dati desumibili dai documenti ufficiali, ai quali mi sono fedelmente attenuto – come confermano Carlo Clericetti nella sua prefazione ed Elsa Fornero nel suo commento nella postfazione -, è in grado di capire che – detto sinteticamente in linguaggio calcistico - Berlusconi ha battuto Monti per 4 a 1 e Sacconi ha battuto Fornero per 2 a 1.

Eppure, ancora oggi 60 milioni di Italiani, inclusi i professori universitari, gli esperti, i giornalisti economici e previdenziali e perfino i politici legislatori e i loro ausiliari, oltre all’estero, sono (stati) convinti del contrario. Sembra incredibile, ma è proprio vero.

Grazie dell’attenzione.


“LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO: La responsabilità della Grande Recessione – Berlusconi vs Monti. La Riforma delle pensioni più severa – Sacconi vs Fornero. Gli Obiettivi e i poteri-doveri statutari della BCE – Draghi vs Yellen.” (con prefazione di Carlo Clericetti e commento finale di Elsa Fornero).


Link all’edizione digitale, collegata con l’edizione cartacea (mercato italiano) https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M


Link all’estratto dell’ebook http://amzn.eu/6vArubk


Presentazione del libro

Questo libro tratta tre temi importanti e attuali: “tre grandissime bufale”, che riguardano vicende di cui si parla continuamente, tanto sui media quanto nei talk show da parte sia di opinionisti che di economisti, e sono: chi ha fatto più “austerità” in politica economica in seguito alla crisi esplosa nel 2008: Berlusconi o Monti; a chi vada attribuita la riforma previdenziale più severa e incisiva: Sacconi o Fornero; e quale sia – o dovrebbe essere – il ruolo della Banca centrale europea: Draghi (BCE) versus Yellen (FED).
Si tratta di tre temi che hanno colpito più di altri l’attenzione e l’interesse del popolo italiano negli ultimi sette anni. E che, secondo l’autore, Vincenzo Battipaglia, che ha analizzato le fonti originarie delle leggi, delle prove documentali e dei dati, attenendovisi fedelmente (come confermano Carlo Clericetti, di «Repubblica», nella sua prefazione ed Elsa Fornero nel suo commento nella postfazione), registrano il maggiore iato tra la realtà e il percepito da parte:
- dei 60 milioni di Italiani; inclusi
- i cosiddetti esperti: studiosi e operatori di previdenza, sindacalisti, politici, ministri, parlamentari, giornalisti e docenti universitari di Diritto del Lavoro o di Economia, citati nominativamente nel libro adducendo le prove documentali (ad esempio, Mario Monti, Carlo Cottarelli e Alberto Bagnai); ed
- enti generalmente considerati terzi e attendibili (RGS, UPB, INPS, ISTAT).
E all’estero, da parte:
- di addetti ai lavori (inclusi premi Nobel di Economia, come Krugman e Stiglitz),
- di media prestigiosi (come il «Financial Times», «The Economist» e «Le Monde») e
- dei principali organismi economico-statistici internazionali (EUROSTAT, OCSE e FMI).
Tanto da costituire tre casi di scuola di disinformazione mondiale. Da qui il titolo: «LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO».
«Con questo libro–diario-denuncia di un cittadino-testimone, che vuole essere insieme pamphlet, saggio e manuale di scuola, cerco allora di fare un po’ di chiarezza su tre casi di studio emblematici della disinformazione di un popolo intero di ben 60 milioni di abitanti, oltre all’estero, che varrebbe la pena indagare a livello accademico, come suggerii l’anno scorso al professor Francesco Daveri, ordinario di Economia all’Università Cattolica, una delle vittime illustri della Prima Più Grande Bufala, che è oggetto del capitolo 1.»

«Il proposito di Vincenzo Battipaglia – scrive Clericetti - era di fare corretta informazione e sicuramente ha fatto un notevole lavoro di ricerca. Questo libro offre al lettore dati e documenti sulle materie trattate che in modo organico sarebbe difficile reperire altrove.» 



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