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Salvataggio banche italiane, il Tribunale UE dà torto alla Commissione Europea





Segnalo molto volentieri la recentissima sentenza del Tribunale dell’Unione Europea,[1]   che ha bocciato la decisione della Commissione Europea, in particolare della Commissaria danese Margrethe Vestager, di considerare aiuto di Stato il salvataggio nel 2014 di una piccola banca, la Tercas, tramite l’intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD).

«Non ci fu ‘aiuto di Stato’ nei fondi concessi dal Fondo Interbancario (Fitd) alla Popolare di Bari per il salvataggio di Tercas nel 2014 e bocciato dall'Antitrust Ue all'epoca. Il tribunale Ue. accogliendo il ricorso dell'Italia e della Bari (sostenuto dalla Banca d'Italia) ha così annullato la decisione della Commissione Ue “che non ha dimostrato che i fondi concessi a Tercas a titolo di sostegno del Fitd (dove sedeva nel consiglio un rappresentante di Bankitalia ndr) fossero controllati dalle autorità pubbliche italiane”. L’Abi plaude e chiede alla commissione Ue i rimborsi per risparmiatori e banche concorrenti danneggiate dalle conseguenze delle sue non corrette decisioni sugli altri quattro istituti italiani.»[2]


Il divieto costituì poi il grimaldello per applicare il bail-in – in maniera retroattiva e senza gradualità - alle quattro banche medio-piccole Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti e Carife.[3]

Il nuovo capo della Vigilanza bancaria europea, l’italiano Andrea Enria, finora non particolarmente amichevole con l’Italia, ravvisa nella sentenza una novità positiva per le banche dell’Eurozona.[4]

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Note


[1] Tribunale dell’Unione europea COMUNICATO STAMPA n. 34/19 Lussemburgo, 19 marzo 2019

Il Tribunale annulla la decisione della Commissione secondo cui un intervento di sostegno di un consorzio di diritto privato a favore di uno dei suoi membri costituiva un «aiuto concesso da uno Stato»


[2] Ue, Fondo Interbancario salvataggi non fu aiuto di stato

19 marzo 2019

PER IL SALVATAGGIO DI BANCA TERCAS

Corte Ue: i fondi alla Popolare di Bari non sono aiuti di Stato. Patuelli (Abi) chiede le dimissioni di Vestager

19 marzo 2019


[3] Salvataggio Banca Marche, Popolare Etruria, Carichieti e Carife


Il governo deve ristorare i risparmiatori delle quattro banche Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti e Carife?


[4] 21 MARZO 2019 / 11:54

Banche Ue, Enria (Bce): decisione Corte su Tercas apre nuove strade su crisi

(Reuters) - La pronuncia della Corte di giustizia europea di annullare la decisione dell’esecutivo Ue, che aveva giudicato come aiuto di Stato l’intervento del Fondo di tutela dei depositi per il salvataggio di Banca Tercas nel 2014, apre una nuova strada per la risoluzione delle crisi bancarie della zona euro.

Lo dice Andrea Enria, nuovo responsabile Bce per la vigilanza.

Quanto alla potenziale fusione tra Commerzbank e Deustche Bank, sempre secondo Enria, un istituto di credito di grandi dimensioni deve avere una sufficiente dotazione di capitale ed essere “solvibile”.




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Il massone neoaristocratico Jeroen Dijsselbloem frena sul salvataggio delle banche italiane


Un anno fa mi sono espresso così sul conto di Jeroen Dijsselbloem: il presidente olandese dell’Eurogruppo, il nevrotico e inesperto sedicente socialista Dijsselbloem, mero strumento del duo massonico reazionario Merkel-Schaeuble”.[1]

Egli non perde occasione per contrastare tutte le decisioni dell’Italia, allineandosi fedelmente alla posizione della Germania.

Lo ha fatto quando l’Italia, che è uno dei pochissimi Paesi dei 19 dell’Eurozona, a rispettare il limite del 3% del rapporto deficit/Pil e viene da quasi 7 anni di recessione per colpa dell’austerità imposta dalla Commissione europea per conto della Germania, ha chiesto la “flessibilità” (cioè di aumentare il deficit) di qualche decimale di punto, che è un semplice palliativo poiché servirebbe ben altro: uno shock di una cinquantina di miliardi.[2]

Lo ha fatto quando si è trattato di aiutare le banche italiane, che non ebbero bisogno di essere salvate all’inizio della crisi economica, mentre ora sono oberate di sofferenze per centinaia di miliardi causate dal prolungamento della crisi economica, perché lo vieta la recente normativa del bail-in, che ha innovato le regole che permisero alle banche soprattutto tedesche, ma anche francesi, belghe, olandesi, spagnole, ecc. di essere salvate con centinaia di miliardi di soldi pubblici.[3]

Lo ha fatto quando ha condiviso la posizione della Germania che si è opposta all'assicurazione europea dei depositi, che rientra nellaccordo già sottoscritto e implementato dellunione bancaria, ma che ora viene condizionata alla riduzione dei rischi bancari, che secondo i Tedeschi sarebbero legati ai troppi titoli di Stato in portafoglio alle banche, in particolare italiane, titoli che avrebbero un rischio maggiore dei derivati, di cui sono strapiene le banche tedesche.[4]

Lo ha fatto oggi quando ha frenato sulla trattativa in corso tra l’Italia e la Commissione europea per avere il via libera a un intervento con garanzia pubblica per puntellare il capitale di Mps.[5]

In teoria, parrebbe un comportamento davvero strano se si considerasse la sola appartenenza di Dijsselbloem al PSE, lo stesso gruppo del quale fa parte il PD renziano; lo appare un po’ meno se si valutano tre altri elementi: il primo, il complesso di superiorità di un olandese rispetto agli Italiani e in generale i mediterranei;[6] il secondo, il conflitto d’interessi nell’ambito del sistema Euro tra il blocco centro-europeo (Paesi creditori) e i Pigs (Paesi debitori); e terzo, l’appartenenza di Jeroen Dijsselbloem alla Massoneria neoaristocratica (se non reazionaria).[7]



Note


[1] UE, classifica (personale) dei mediocri 


[2] UE “FRENA” L’ITALIA SULLA FLESSIBILITA’

07 gennaio 2016 21.35 Dijsselbloem richiama l’Italia sulla flessibilità dei conti pubblici prevista dal patto di Stabilità per l’euro. “La flessibilità è un margine, si può usare una volta sola. Non si può esagegare”, dice il presidente dell’Eurogruppo e dell’Ecofin. L’Italia “ha chiesto varie flessibilità, per le riforme istituzionali, per gli investimenti, per i migranti, dipende dalla commissione UE”, che deciderà sulla questione. “L’unica cosa che posso dire è: non spingiamo”.


[3] Crisi banche, il Pd guida l'assalto al bail in

Giuseppe Falci, L'Huffington Post

Pubblicato:14/02/2016 20:51 CETAggiornato: 14/02/2016 20:51 CET

Giunta la notizia a Bruxelles il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem si è infuriato: “Un ritorno al passato sarebbe la cosa peggiore”.


[4] ECONOMIA

Banche: Dijsselbloem spalleggia Schaeuble, frena su sistema unico depositi -2-

14-01-2016

19:34  (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Bruxelles, 14 gen - Il ministro delle finanze olandesi (che si trova a guidare nei prossimi sei mesi anche l'Ecofin) ha fatto un lungo ragionamento quando gli e' stato chiesto di commentare l'opinione del ministro Pier Carlo Padoan sulla posizione tedesca ("E' molto lontana da cio' che e' utile per l'Europa"). Dijsselbloem ha citato il caso del 'manuale unico' bancario: "Ci sono tante pagine bianche che dobbiamo riempire, dobbiamo essere d'accordo su che cosa intendiamo per qualita' di capitale delle banche, su che cosa sono i rischi bancari iscritti nei bilanci, sulle discrezionalita' della legislazione nazionale che vanno superate: la presidenza olandese della Ue e' molto impegnata, questo e' il lavoro da fare, non possiamo parlare di rischi da condividere senza parlare di rischi da ridurre". Dijsselbloem non ha citato una delle questioni centrali che fa parte della discussione e delle richieste tedesche: la riduzione dell'esposizione delle banche verso il debito sovrano nazionale. Si tratta di un principio sul quale tutti magari concordano in linea generale, ma e' una questione spinosissima. Da un lato la riduzione dell'esposizione al debito sovrano nazionale va nella direzione dello sganciamento (relativo) dei rischi bancari dai rischi sovrani, appunto. Dall'altro lato, le banche di un paese (in Italia quanto in Germania, Francia e altri paesi chiave della zona euro) sono grandi acquirenti di titoli del debito pubblico. Il presidente dell'Eurogruppo ha rivendicato il fatto che la filosofia dell'unione bancaria si fonda sull'accoppiamento riduzione dei rischi-condivisione dei rischi. Di solito gli esponenti europei sono restii a riferire pubblicamente delle posizioni di dissenso degli Stati membri. Questa volta Dijsselbloem ha fatto un'eccezione affermando: "Non e' un segreto che la Germania e' molto critica sul fatto di parlare adesso di un sistema unico europeo di garanzia dei depositi, mentre altri paesi non vogliono parlare di riduzione del rischio" (nel contesto della discussione sull'assicurazione europea dei depositi). Antonio Pollio Salimbeni Aps-y- (RADIOCOR) 14-01-16 19:34:37 (0551) 5


[5] Banche scommettono sul governo, ma Dijsselbloem frena. Si sgonfia il rimbalzo delle Borse

di GIULIANO BALESTRERI

07 luglio 2016


[6] La supposta superiorità e l’arroganza degli Europei del Centro-Nord


[7] Traggo dal libro “Massoni” di Gioele Magaldi: “Jeroen Dijsselbloem (classe 1966, politico, affiliato alla «Compass Star-Rose/Rosa Stella Ventorum» e alla «Three Eyes»”, due superlogge reazionarie, in particolare la potentissima rockefeller-kissingeriana seconda.



Post collegato:


UE, dirigenti illuminati o massoni reazionari?



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Maria Elena Boschi, analisi di una ministra mezza bugiarda

 
Banca Etruria, Boschi: ‘Mio padre eletto in cda nel 2014'. Si e M5S: ‘Mente, dal 2011'
Polemica per le parole del ministro per le Riforme in occasione della discussione della mozione di sfiducia contro di lei a Montecitorio. Sinistra Italiana e il Movimento 5 Stelle: "Ha mentito spudoratamente, siamo esterrefatti"
di F. Q. | 18 dicembre 2015
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/18/banca-etruria-boschi-mio-padre-eletto-in-cda-nel-2014-si-e-m5s-mente-dal-2011/2317627/

 

Non guardo la tv da anni,[1] tranne qualcosa via computer per tenermi aggiornato sulla politica, per cui non ho mai visto quelle trasmissioni statunitensi seriali che affrontano il tema della menzogna.

A chi obietta sulla validità delle metodiche che esaminano dettagli apparentemente insignificanti, contrappongo le teorie di Freud (per dire una persona intelligente), che ha analizzato i lapsus e le dimenticanze.[2]

In generale, ho notato che le persone intelligenti (in senso etimologico) analizzano soprattutto i dettagli, per capire prima e meglio; gli stupidi manco li guardano, i dettagli.

Della Boschi, mi colpisce soprattutto la voce (non mi riferisco all’accento toscano): è illuminante. Come per tutti, beninteso.[3]

 

Solo per la... verità dei fatti. Premetto che ho constatato da parecchio tempo che la ministra Boschi (ma è un “peccato” che commettono in tanti, in TUTTI i partiti, inclusi M5S e PD[4], massimamente gli ex fascisti, un campione in tal senso è La Russa) è incline a dire mezze verità, che, secondo un saggio proverbio ebraico, equivalgono a bugie intere.

E sto parlando solo di mezze verità e non di bugie intere come, per fare i due nomi più famosi in campo politico, inclinano abitualmente a dire Berlusconi e Renzi, due contaballe compulsivi.

Nella scorsa puntata della trasmissione de La7 "Piazza pulita",[5] il solito esperto, che interviene verso la fine e analizza il comportamento non verbale per dedurne se una persona ha detto o non la verità, ha esaminato una dichiarazione della ministra Boschi, ricavando da un quasi impercettibile movimento della sua faccia che stava mentendo.

Talmente impercettibile, che il conduttore Formigli ha dichiarato che, per la prima volta, non l'aveva convinto. Ed ha chiesto di rivederlo. L'han fatto, ed effettivamente nel proferire le parole riguardanti suo padre la Boschi "stirava" la zona vicino alla bocca; poi l'esperto ha spiegato che, come d'abitudine, aveva impiegato parecchio tempo ad esaminare attentamente e al rallentatore il comportamento non verbale della ministra.

Ciò che però mi ha colpito, e che è sfuggito all'esperto, a Formigli e, credo, a tutti, è che la ministra Boschi ha dichiarato testualmente: "Mio padre è stato membro e Vice Presidente del Consiglio di amministrazione per 8 (otto) mesi, dal maggio al febbraio". Che è un'evidente mezza verità, poiché tra maggio e febbraio intercorrono 10 mesi, o almeno 9, certamente non otto.

 

PS: Non ho preso in esame la dichiarazione della ministra Boschi che suo padre è entrato nel Consiglio di amministrazione della Banca Etruria nel 2014 e non nel 2011, poiché questa è una palese bugia intera. O una dimenticanza, in senso freudiano.[2]

 
[1] La mitridatizzazione televisiva
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2742044.html oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/la-mitridatizzazione-televisiva.html
 
[2] Lapsus e dimenticanze
http://www.clicmedicina.it/pagine%20n%205/lapsus.htm
 
[3] A nuda voce. Vocalità, inconscio, sessualità
Laura Pigozzi (2008)
"La voce - ricorda Lacan - è il vettore dell'esperienza più prossimo all'inconscio" (43). Come possiamo pensare alla soggettività, ossia a ciò che fa nodo nella pratica clinica, senza l'uditivo, senza cioè prestare ascolto alla voce, al suo timbro o alla sua grana? "E' la voce e non solo il linguaggio, ad aprire l'accesso all'inconscio".
http://www.spiweb.it/index.php?option=com_content&view=article&id=343:a-nuda-voce-vocalit-inconscio-sessualit&catid=39&Itemid=608
 
Laura Pigozzi
A NUDA VOCE Vocalità, inconscio, sessualità
Anche un’altra ragione porta la psicanalisi verso una riflessione sulla voce: essa riguarda la relazione profonda che la voce intrattiene con la sfera della sessualità.
http://www.sciacchitano.it/Oggetti/Menu%20oggettuale/introduzione%20a20nuda%20voce.pdf
 
La voce. Uno studio psicoanalitico
Gilda Sabsay Foks
Dimmi con che voce parli e ti dirò chi sei
http://www.psychomedia.it/neuro-amp/98-99-sem/sabsayfoks.htm
 
Aspetti simbolici nell’uso della voce
dott.ssa Francesca Romano
http://www.studiobumbaca.it/2013/01/17/limportanza-della-voce-e-della-risonanza-corporea/
 
LA QUALITÀ DELLA VOCE
Antonio Romano (coord.), Ugo Cesari, Michele Mignano, Oskar Schindler, Irene Vernero
La voce può essere intesa tuttavia non solo come mero strumento di espressione linguistica, ma come fulcro vitale di numerose attività e stati umani; non solo come strumento di comunicazione o di più sofisticata espressione intellettuale e artistica, ma come elemento di caratterizzazione personale e del proprio stato bio-psicologico, come connotato dell’identità individuale, come “simbolo di sé”.
http://www.lfsag.unito.it/ricerca/Fonazione_Qualit%C3%A0_della_Voce_ROMANO_et%20alii_2012AISV.pdf
 
[4] PD, metamorfosi incipiente di un partito
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821607.html oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/pd-metamorfosi-incipiente-di-un-partito.html
 
Lettera a Sandro Gozi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821489.html oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/lettera-sandro-gozi.html
 
[5] http://www.la7.it/piazzapulita/rivedila7/la-giaguara-18-12-2015-170650
 
 
Appendice
 
Riporto uno stralcio della corrispondenza intercorsa quattro anni fa tra il senatore Pietro Ichino e me, incentrato sulla comunicazione e sul ruolo della voce.
 
3. Che cosa ne ho ricavato: a) leggendoLa ed ascoltandoLa, fui colpito - positivamente – dalla preparazione, competenza, capacità argomentativa, franchezza, coraggio; negativamente, dalla voce: insieme, strumento fondamentale di comunicazione e spia infallibile sia della personalità che dei sentimenti più riposti. Si può dire: dimmi che voce hai e ti dirò chi sei. Mi venne allora, il desiderio di scriverLe al riguardo. Purtroppo, non trovo on-line un ottimo articolo esplicativo su Repubblica Salute “Esercizi di voce”, allora allego questi link appena trovati: http://canali.kataweb.it/salute/2010/03/31/per-la-voce-o-per-le-dita-la-terapia-si-fa-nella-spa/ soprattutto questo:http://www.romolocalandruccio.com/Allegaticoro/Rieducazione_voce_Esercizi.pdf : b) Dallo scambio di e-mail, mi pare emerga la conferma della sua scarsa capacità comunicativa ed empatica nel rapporto diretto (non giustificata dalla modalità usata): vedi la comparazione tra i rispettivi “incipit” (il "caro" l'ho usato apposta) e chiuse; e, soprattutto (Freud docet), il dettaglio che nel Suo ultimo quesito Lei ha “omesso” la parola “empatia”, spia evidente che è su questo aspetto che dovrebbe lavorare, ancorché comprensibilmente scomodo per un giuslavorista… riformista.
4. Suggerimenti conclusivi: è un peccato che il Suo ottimo lavoro e le Sue indubbie capacità debbano scontare poi un deficit di efficacia e di – aggiungo – equità, se non altro percepita, a causa della scarsa capacità comunicativa ed empatica, ed allora: 1. poiché il Placebo di Peter recita: “Un grammo di immagine vale più di un chilo di fatti”, sarebbe utile la frequentazione sia di un breve corso di scienza della comunicazione, adattato alla natura dell'italiano medio, che in stragrande maggioranza si ferma all'apparenza e s'informa alla tv; sia di un buon corso di esercizi della voce, allargati alla struttura corporea e muscolare per sciogliere le rigidità; 2. per accrescere la capacità empatica, dovrebbe risalire alla causa determinante, che è sempre collocabile cronologicamente nell’infanzia ed al rapporto con la figura educativa prevalente (per avere qualche cenno a questo riguardo, potrebbe dare un’occhiata, fino in fondo, al mio lungo ‘post’ riportato nella nota 18 della Lettera, nel quale racconto la mia esperienza http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2580796.html oppure http://vincesko.blogspot.it/2015/03/questione-femminile-questione.html).
Cordiali saluti
PS: più tardi andrò a leggere - se c'è - la voce di Wikipedia che La riguarda.

Da: Carteggio tra il Sen. Pietro Ichino e me
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762171.html oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/carteggio-tra-il-sen-pietro-ichino-e-me.html
 
 
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http://vincesko.blogspot.com/2015/12/maria-elena-boschi-analisi-di-una.html
 

Il governo deve ristorare i risparmiatori delle quattro banche Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti e Carife?

 
Da più parti, vengono rivolte richieste al governo di ristorare i risparmiatori delle quattro piccole banche Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti e Carife, salvate con decreto dal governo imputandone il costo agli azionisti e agli obbligazionisti subordinati;[1] e qualcuno accusa Monti di aver rifiutato a suo tempo aiuti dall’UE, il che avrebbe causato la crisi delle banche italiane.
 
Faccio alcune osservazioni, per ristabilire la verità dei fatti e come promemoria per gli ignari e gli smemorati.
 

1. Io sono – diciamo così - antimontiano, ma rilevo che Berlusconi, prima di Monti, ha rifiutato l’aiuto dell’UE, della BCE e del FMI (la famigerata troika) per non mettere l’Italia sotto tutela; e ben più di Monti, in un equivalente lasso di tempo (un anno e mezzo), ha, in maniera molto più iniqua, messo tasse e tagliato spese per risanare i conti pubblici (le banche italiane erano a posto) attingendo le enormi risorse dall’interno del Paese.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
- governo Monti 63,2 mld;
Totale 329,5 mld. [2]

2. Il problema, quindi, è nato non nel 2012, ma nel 2010 (v. punto 1).

3. Le banche italiane non hanno chiesto aiuto, poiché dicevano che erano a posto, ed è vero soprattutto per quanto riguarda l’esposizione verso i titoli derivati tossici, che hanno invece colpito pesantemente le banche estere piccole e grandi, salvate dai rispettivi Paesi aumentando il debito pubblico; alcune, ad esempio la Deutsche Bank, pare abbiano ancora in corpo notevoli ammontari di tali titoli derivati;[3] ed è vero che le banche estere salvate anche con i nostri soldi, tramite il fondo salva-Stati, hanno speculato contro l’Italia (titoli pubblici) o finanziato scalate di aziende italiane (vedi, ad esempio, le banche spagnole, beneficiarie di una cinquantina di mld del MES (di cui il 17% dell'Italia), nella scalata da parte della spagnola Telefonica della nostra Telecom);[4] le difficoltà delle banche italiane si sono accumulate nel corso di ben sette anni di crisi economica (vedi le considerazioni conclusive).

4. I prestiti del MES sono a titolo oneroso, sui quali vengono pagati e riscossi interessi a beneficio degli Stati, in ragione delle rispettive quote di partecipazione al capitale del MES (Italia 17% circa).

5. Non avevamo e non abbiamo bisogno di prestiti dall’UE, subendone ancor più la tutela ordo-liberista di deflazione dei salari e dei diritti sindacali, l’Italia è piena di soldi dei ricchi: quasi 5.000 mld di beni immobiliari, distribuiti su una platea vasta (anche se in valore “il 59 per cento è detenuto dal 20 per cento delle famiglie più abbienti”), e 3.850 mld di attività finanziarie, molto più concentrate.[5]

 

Considerazioni conclusive

Rimborsare i risparmiatori delle quattro piccole banche? Dobbiamo essere solidali con loro? Francamente, io ho qualche remora, poiché mi chiedo dov’erano i risparmiatori… al 7% delle quattro banche quando è cominciato l’attuale ambaradan, nel 2010, dopo la crisi del debito greco, e in Italia si sono succedute, in un anno e mezzo, ad opera del governo Berlusconi-Tremonti, manovre correttive per un importo cumulato di oltre 250 mld, addossate molto iniquamente, in grandissima parte, sui ceti medio (una parte) e basso, e perfino sui poveri, col taglio feroce della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni.[2] Ed i ricchi e i benestanti, inclusi forse pochi o tanti dei risparmiatori delle quattro banche ora salvate, manco se ne sono accorti o hanno fatto finta di niente o hanno successivamente preteso e ottenuto indietro (qualcuno ha chiesto anche gli interessi!) il contributo di solidarietà sui redditi e le pensioni elevati, ma con leggi e in tempi diversi, prima sui pubblici e poi sui privati – presumibilmente congegnato apposta male, come fu fatto notare - dichiarato poi incostituzionale.

Poi è arrivato il governo Monti e ne ha varate altre due, di manovre correttive, per un importo cumulato di 63 mld, ed ha cercato di farlo in modo più equo, ed allora i ricchi e i benestanti, inclusi forse quasi tutti i risparmiatori delle quattro banche ora salvate, hanno cominciato, prima a lamentarsi (lo sport nazionale più diffuso)[6]e poi a strepitare chiamando in aiuto i loro potenti santi protettori politici (Berlusconi e simili), perché Monti ha ripristinato l’IMU sulla casa principale (un gravame medio annuo di ben 225€ e l’80% ha pagato meno di 400€!),[7] introdotto una patrimonialina sui depositi e una tassa sulle transazioni finanziarie (TTF) molto annacquata.

 
Non confondiamo gli effetti con le cause. Sono state queste manovre fatte in gran parte di misure strutturali, vale a dire permanenti, inique (segnatamente quelle del governo Berlusconi-Tremonti-Bossi-Sacconi) e perciò recessive, unitamente alla quasi latitanza della BCE per 3 anni, violando il proprio statuto (art. 2), e all’ostinazione dell’UE a trazione tedesca votata all’ossimorica e nefasta austerità espansiva di impedire politiche economiche anticicliche,[8] a trasformare la crisi economica italiana (e non solo) in depressione economica, distruggendo il 25% del tessuto industriale italiano e le condizioni per erogare credito bancario. In più, per le quattro banche, c’è stata una gestione a dir poco dissennata (vedi l’articolo dettagliato e illuminante di Alberto Statera). E gli stessi risparmiatori, che lucravano interessi elevati, non potevano tutti ignorare, come ora affermano, che a interessi elevati corrisponde un livello di rischio elevato: nel mercato capitalistico nessuno regala niente.
 
Mi chiedo perciò sommessamente da qual pulpito arrivano oggi le prediche dei risparmiatori e loro santi in Paradiso o difensori d’ufficio, che parlano di egoismo e di solidarietà e chiedono l’intervento pubblico.
 
 

[1] Salvataggio Banca Marche, Popolare Etruria, Carichieti e Carife
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2840869.html oppure (se in avaria) 
http://vincesko.blogspot.com/2015/11/salvataggio-banca-marche-popolare.html
 
[2] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-lavoro-sporco-del-governo-berlusconi.html.
 
[3] La Deutsche Bank è piena di derivati: l’Europa dorme?
L'istituto teutonico ne ha per 54.700 miliardi di euro, pari a venti volte il Pil tedesco e cinque volte quello dell'eurozona. Come ha fatto ha passare così brillantemente gli stress test della Banca Centrale Europea?
di Federico Fornaro
26 Ottobre 2015
http://www.linkiesta.it/it/article/2015/10/26/la-deutsche-bank-e-piena-di-derivati-leuropa-dorme/27928/

[4] Telecom
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2792868.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/06/telecom.html
 
[5] Supplementi al Bollettino Statistico
Indicatori monetari e finanziari
La ricchezza delle famiglie italiane Anno 2013
Nuova serie Anno XXIV - Numero 69 - 16 Dicembre 2014
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/ricchezza-famiglie-italiane/2014-ricchezza-famiglie/suppl_69_14.pdf
 
Supplementi al Bollettino Statistico
Indagini campionarie
I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2014
Nuova serie Anno XXV - 3 Dicembre 2015 Numero 64
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/indagine-famiglie/bil-fam2014/suppl_64_15.pdf
 
[6] In Italia, Paese femmina, la lamentela non è peccato
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2791596.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/06/in-italia-paese-femmina-la-lamentela.html 
 
[7] I dati consuntivi del MEF confermano il piagnisteo per l’IMU
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2772245.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/06/i-dati-consuntivi-del-mef-confermano-il.html
 
[8] Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2837437.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/09/sono-lue-e-la-bce-non-rispettare-i.html


Articolo collegato:
 
Renzi aveva iniziato da PdC facendo la voce grossa contro l’Unione Europea, poi, forse “addomesticato” dal burocrate prudente Padoan, si è ritirato in buon ordine. Ha ripreso da un po’ di tempo a criticarla di nuovo: a parole, perché nei fatti si arrende troppo facilmente. Come in quest’ultimo caso del decreto salva-banche. Anche io, da profano, mi ero chiesto perché l'UE considerasse i fondi del Fondo interbancario aiuti di Stato.
 
Il caso-Boschi scuote il Partito Democratico, Mucchetti attacca: “Il padre dovrebbe rispondere”
14 dicembre 2015
“Mi ha colpito, invece, che non siano state ricapitalizzate attraverso il Fondo interbancario di garanzia dei depositi solo perché la Direzione Ue per la Concorrenza ha espresso un orientamento contrario. A suo dire il Fondo avrebbe natura pubblica, e dunque il suo intervento costituirebbe aiuto di Stato, perché istituito per legge e con un esponente della Banca d’Italia in consiglio. Un po’ poco ove si consideri che i quattrini del fondo li mettono le banche”.
Per Mucchetti – aggiunge l’Ansa – l’Italia avrebbe dovuto “tirare diritto, lasciar formalizzare l’orientamento e, ove fosse, impugnarlo. Il Lussemburgo si è difeso sul tax ruling e ha subito impugnato la procedura d’infrazione. E invece, meno coraggiosi del Granducato, abbiamo colpito, oltre agli azionisti com’era nell’ordine delle cose, anche gli obbligazionisti subordinati, che rappresenta la novità, discutibile, delle nuove regole di risoluzione”.
http://www.italiaora.net/il-caso-boschi-scuote-il-partito-democratico-mucchetti-attacca-il-padre-dovrebbe-rispondere/
 
 
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http://vincesko.blogspot.com/2015/12/il-governo-deve-ristorare-i.html
 
 

La cattiva memoria dei benpensanti sul caso Grecia

 
Leggo le analisi e i commenti nel web sul caso Grecia. La Grecia ha indubbiamente le sue colpe, ma i benpensanti temo abbiano un problema di memoria. Nessuna dimenticanza – direbbe Freud – è casuale.
 

Riepilogo

1. Secondo l’OCSE, la Grecia è il Paese in UE 28 che ha fatto più riforme (poi siccome era una rivelazione scomoda per qualcuno che comanda in UE ha tentato di nasconderla, cfr. “La Grecia, le riforme e il giallo della tabella” di Carlo Clericetti),[1] lo dimostra anche il suo avanzo primario.

2. La Grecia ha chiesto all’UE: a) di portare l’avanzo primario, previsto nel 3% nel 2015 e nel 4,5% nel 2016 (umanamente insostenibile dopo 5 anni di sacrifici e di tagli) all’1-1,5%, per poter affrontare la crisi umanitaria (v. “Piano di Salonicco”);[2] e b) un prestito ponte, in attesa di trovare un accordo definitivo e soddisfacente per tutti.

3. Gli attuali governanti non hanno alcuna responsabilità degli imbrogli del passato ed hanno solo chiesto di non essere discriminati dall’UE e dalla BCE rispetto ai governi precedenti (v. l’intervista di Danilo Taino a Yanis Varoufakis pubblicata dal Corriere della Sera [3]).

4. Per i meccanismi della struttura monetaria dell’Eurozona e per volontà della Germania e della Francia, “la stragrande maggioranza del debito greco” (330 miliardi), fino al 2012 detenuto soprattutto dalle banche francesi, tedesche e olandesi, ora è distribuito così: il 72% in mano a istituzioni pubbliche (60% della Ue attraverso i suoi fondi Efsf e Esm, e 12% dell’Fmi); l'8% è detenuto dalla Bce; il 5% sono altri prestiti; il restante 15% sono marketable debt, cioè titoli di debito trattabili sul mercato secondario). Dei famosi prestiti alla Grecia (254 mld), solo 27 mld sono andati alla gente greca. Il resto è servito soprattutto per salvare le banche private tedesche, francesi, olandesi e greche, ma non a spese solo dei rispettivi Paesi, ma di tutti, inclusa l’Italia (cfr., per i dati di dettaglio, “I furbetti del salvataggio”).[4]

5. Il “taglio” (“haircut” = sconto) è stato subìto dalle banche private (soprattutto francesi, tedesche e olandesi), non dai fondi salva-Stato.

6. Ma dopo aver introitato interessi a tassi elevatissimi, correlati al livello del rischio. Poi le stesse banche, in barba al principio liberista che l’investitore si assume il rischio, hanno gentilmente “girato” i loro crediti residui ai fondi salva-Stato, ai quali l’incolpevole Italia ha partecipato e partecipa per il 17,9%, cioè per salvare dette banche – tedesche, francesi e olandesi - si è trovata sul groppone circa 30 mld (+ altri 10 di prestiti bilaterali a titolo oneroso) finanziati a debito.

7. I debiti della Grecia sono serviti a pagare beni tedeschi e francesi, talvolta ridondanti o inutili, tra cui le armi (sommergibili, aerei, che ha più della Germania e della Francia, ecc.), nell'ambito di un "sistema" basato anche sulla corruzione, in cui le pure aziende tedesche o francesi (come è risultato da inchieste giudiziarie) svolgevano il ruolo di corruttori interessati ed i governanti e funzionari greci quello di corrotti.[5] 

8. Il TARGET2 [6] è un meccanismo imperfetto che serve a far funzionare l'imperfetto Eurosistema, che mette insieme ECONOMIE DISOMOGENEE, sostituendo i TRASFERIMENTI FISCALI, come avviene in Italia tra Centro-Nord e Sud o negli USA o come avverrebbe negli Stati Uniti d'Europa.

9. O altri ammennicoli tecnici del genere, come le sanzioni ai Paesi con surplus commerciale eccessivo, aborrite - et pour cause - dalla Germania.[7]

10. Ora la Germania, anziché fare i compiti a casa sua, pretende di continuare imponendo alla Grecia un ulteriore aggiustamento di oltre 13 mld. Che è un ammontare enorme ed insostenibile per la Grecia. E’ “anomalo” che non si parli mai dei compiti che toccano alla Germania, ma soltanto di quelli che deve (continuare a) fare la Grecia, che poi consistono dappertutto nell’addossare ai non ricchi l’onere del risanamento, impoverendo milioni di persone, preservando i ricchi (tra cui le banche).

11. Come si vede, il problema è un po' più complesso dello schema tipico dei benpensanti, che stravedono per la supposta virtuosa, egemone Germania (che è il Paese che trae i maggiori vantaggi dall'attuale, squilibrato Eurosistema) e disprezzano la Grecia imbrogliona, che (assieme agli altri Piigs, inclusa quindi l'Italia) è punita dall'attuale Eurosistema, poiché ne trae più svantaggi che vantaggi.

 

Il problema per l’UE non è la furba Grecia, ma l’arrogante ed egoistica Germania

Il Pil della Grecia pesa meno del 3% del totale dell’UE. Ancor meno il suo potere. Il problema è lo strapotere della Germania.[8]

L’UE si sta conformando sempre più ad immagine e somiglianza della Germania, bulimica come tutti gli arroganti. Nulla sazia gli arroganti egoisti e moralistici.

Tralascio questa volta il riferimento al disegno della Massoneria reazionaria e vincente.[9] Segnalo, invece, in conclusione, questo articolo offerto da Economia e politica, su cui secondo me - anche se propone una prospettiva che sospetto sia di gradimento dei benpensanti, poiché massimizza il ruolo del banchiere-burocrate - farebbero bene tutti, anche i benpensanti, a riflettere.[10]

 
[1] La Grecia, le riforme e il giallo della tabella
Carlo Clericetti 20 FEB 2015
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2015/02/20/la-grecia-le-riforme-e-il-giallo-della-tabella/

[2] Buon voto, Grecia, dai la sveglia all’Europa!
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2826456.html
 
[3] Grecia, parla Varoufakis: «Atene non chiederà altri prestiti»
Intervista al ministro delle Finanze greco: «La Bce nel 2012, in una crisi simile ma con un governo conservatore, aumentò senza problemi la nostra possibilità di emettere titoli a breve termine Ora invece è molto ”disciplinante” con la Grecia»
di Danilo Taino, inviato a Venezia
8 marzo 2015 | 07:58
Com’è il suo rapporto con Mario Draghi e la Bce?
«Formale».
Cosa intende?
«La Bce è molto “disciplinante” nei confronti della Grecia. Nel 2012, in una situazione di crisi simile ma con un governo conservatore, fu flessibile, aumentò senza problemi la possibilità del governo di emettere titoli a breve termine. Ora invece ha molto ridotto la nostra agibilità». 
Quando crede che la Bce comprerà titoli greci all’interno del programma di Quantitative Easing che ha lanciato? Si dice a luglio.
«Penso che il Quantitative Easing andrebbe fatto dove la mancanza di crescita è massima. Invece si compreranno grandi quantità di titoli tedeschi. Quindi credo che la Bce avrebbe dovuto comprarli ieri i titoli greci. Non un domani. Ritengo Draghi uno splendido banchiere centrale, date le condizioni di scarsa libertà in cui si muove. Ma l’indipendenza della banca centrale deve essere nei due sensi: anche la Bce non deve dare giudizi politici, deve trattare tutti i Paesi allo stesso modo».
http://www.corriere.it/economia/15_marzo_08/varoufakis-atene-non-chiedera-altri-prestiti-all-europa-e09010f6-c55e-11e4-a88d-7584e1199318.shtml
 
[4] L’arrogante predominio tedesco, il salvataggio della Grecia e l’abuso delle stupide regole UE  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828301.html  

[5] Siemens, tangenti in Grecia: chiesto rinvio a giudizio per 19 dirigenti tedeschi
Tra mazzette e mancati incassi, gli imputati sono accusati di aver prodotto un danno di 70 milioni di euro all'azienda greca di telecomunicazioni Ote. Il caso ha già portato alla sostituzione dei vertici della multinazionale. Nel mirino anche gli appalti vinti per le Olimpiadi del 2004 costate il triplo del previsto
di Francesco De Palo | 25 novembre 2014
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/25/tangenti-siemens-in-grecia-chiesto-rinvio-giudizio-per-19-dirigenti-tedeschi/1231650/
 
[6] Ecco come funziona il cervellone che protegge l'euro (e perché al Sud viene imposta austerity anche in fasi recessive)
di Vito Lops  16 aprile2014
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-04-16/ecco-come-funziona-cervellone-che-protegge-euro-e-perche-sud-viene-imposta-austerity-anche-fasi-recessive-111444.shtml
 
I famosi saldi TARGET2
28 marzo 2013 • enzo michelangeli
http://noisefromamerika.org/articolo/famosi-saldi-target2
 
[7] Dialogo sul surplus commerciale eccessivo e il taglio dei salari
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828411.html

[8] Eliminare l’Euro o ridurre lo strapotere della Germania?
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2810032.html

[9] UE, dirigenti illuminati o massoni reazionari?
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2826862.html

[10] La stretta monetaria
Manfredi De Leo* - 09 marzo 2015
Altro che effetti espansivi sulla crescita. Come sostenuto più volte su Economia e Politica, in assenza di una ripresa degli investimenti pubblici il quantitative easing della BCE non servirà a rimettere in moto l’economia. Sarà piuttosto uno strumento con il quale le autorità monetarie potranno imporre nuovi tagli e riforme strutturali.
[…] Il programma di acquisti della BCE può essere dunque considerato come una sorta di “accumulazione originaria” di titoli pubblici, un processo che trasformerebbe l’autorità monetaria nel principale creditore di tutti i governi dell’eurozona: da quella posizione, la banca centrale potrà esercitare un’influenza sulle economie europee ben superiore a quella formalmente prevista. […]
http://www.economiaepolitica.it/europa-e-mondo/la-stretta-monetaria/ 



Articolo collegato:
 
L'Eurozona non ha permesso la bancarotta della Grecia nel 2010 per proteggere le banche tedesche e francesi. La tv di stato tedesca
12/03/2015
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=10901 


 
Aggiornamento (28/04/2015)
 
 Se la Grecia fa default è anche colpa dell’Italia : [di Elido Fazi] Non solo l'Italia è stato il paese più danneggiato dalle politiche di austerity, dopo la Grecia, ma i contribuenti italiani sono anche stati costretti a salvare le banche tedesche e francesi.
 
 - Varoufakis: "Ecco la mia offerta all'Eurogruppo" : [di Yanis Varoufakis] "Il programma della troika ha fallito miseramente. Ecco il nostro contro-programma". 
 
- Pablo Iglesias: "La Germania va fermata" : [di Pablo Iglesias] "A Francia e Italia dico: se volete salvare l'Unione aiutateci a fermare la Germania e a ribaltare l'austerità".  
 
- Grecia, i sei miti da sfatare: Tutte le bugie sulla Grecia, dall'idea che "è tutta colpa dei greci" a quella secondo cui "la Grecia non ha fatto le riforme".
 
 
Leggetelo qui ... oppure scaricate la app disponibile per tablet iOS  e Android .

 
 

Aggiornamento (20-08-2015):

Come decollano affarucci e ricattini della Germania in Grecia
19-08–2015  Luca Volontè
http://www.formiche.net/2015/08/19/decollano-ricatti-affari-della-germania-grecia/


Dialogo su debito pubblico, privatizzazioni, neo-liberismo, stato sociale

 
Riporto la discussione su debito pubblico, privatizzazioni, neo-liberismo, stato sociale, svoltasi nei giorni dal 16 al 19 febbraio 2015, in calce a questo articolo del blog di Carlo Clericetti su Repubblica.it.
 
Carlo Clericetti  15 FEB 2015
La frase che svela le ipocrisie
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2015/02/15/la-frese-che-svela-le-ipocrisie/
 
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magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 01:56
L’importo delle privatizzazioni previsto dalla legge di stabilità 2014 (governo Renzi-Padoan) era pari a 7 mld, in precedenza portato a parole a 10-12mld dal governo Letta, dopo le critiche della Commissione europea. La legge di stabilità 2015 prevede un importo di privatizzazioni pari allo 0,7% del Pil (cioè una decina di mld), definito ambizioso (
“In addition, I would like to restate the commitment of the Italian government to its ambitious plan of privatisation of state owned companies and assets. In 2014, a number of assets, including stakes in Fincantieri and Rai Way through IPOs and in CDP through trade sale, have been put on the market. Over the period 2015-2017, privatisation proceeds are expected to amount to 0.7 per cent of GDP on average and to be fully allocated to debt reduction”. http://www.mef.gov.it/primo-piano/article_0142.html, vedi la lettera del ministro Padoan).
Le quote da privatizzare riguardano ENI, ENEL, STM, ENAV, SACE, Fincantieri, CDP Reti, TAG, RAI WAY, FS, Poste italiane.
La motivazione ufficiale è la riduzione del debito, che è ora pari complessivamente a 2.160 mld, per cui l’importo atteso dalla vendita ne rappresenta un’aliquota quasi insignificante.
Stante la situazione dei tassi d’interesse, la redditività delle aziende le cui quote si intendono vendere (in particolare Eni ed Enel) è superiore al costo del debito, per cui sarebbe più conveniente, anziché vendere le quote, acquistarne indebitandosi.
Nonostante tutte le critiche avanzate al programma di privatizzazioni, presso il MEF sono stati già costituiti gruppi di lavoro ad hoc, che dovrebbero guadagnare il ritardo causato anche dalla decisione governativa di rinviare una parte delle privatizzazioni per il calo dei corsi azionari.
Per tutte le considerazioni predette, non si può che dar ragione a Carlo Clericetti per le motivazioni ideologiche sottostanti al programma di privatizzazioni, nonché alla disciplina del lavoro.
Nell’ambito di una visuale interpretativa “atipica”, ma a mio avviso intrigante, questo modo oggettivamente irrazionale e quindi apparentemente inspiegabile di procedere della Commissione europea, ormai braccio operativo degli ottimati più retrivi, è più comprensibile se si considera che è anch’esso il portato dei piani della corrente conservatrice e reazionaria della Massoneria sovranazionale, che annovera trasversalmente nelle sue file tutti gli attuali e principali rappresentanti delle Istituzioni europee.
Vincesko
 
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mainessuno 16 febbraio 2015 alle 04:20
In verità in quella frase non vedo nulla di ipocrita, non fosse altro perchè sono tematiche non introdote surretiziamente ma al centro del dibattito.
Vedo invece, nell'articolo, un atteggiamento ideologico, per non parlare dei 4 commenti che mi precedono (alcuni deliranti), dovuto a vari assunti 1) che il neo-liberismo è il male, 2) che ha fallito, 3) che il neo-liberismo non possa prevedere politiche di redistribuzione del reddito che sono le uniche a calmierare la pretese disuguaglianze.
Poi si tratta anche di intenderci su cosa sia liberismo: il rifiuto del salvataggio di Lehmann è stato concepito all'insegna del liberismo, ed è stato un errore colossale, la madre di tutti gli errori, il salvataggio di Dexia, Fortis, Royal Bank of Scotland, etc. è stato il contrario del liberismo, ma un'azione statale dentro l'economia, eppure il "salvataggio delle Banche" è comunemente inteso come cifra del liberismo, e potrei continuare.
Le privatizzazioni non sono buone o cattive, di certo lo Stato-Imprenditore ha dato più esempi di insipienza che altro, e se società pubbliche mal gestite vengono privatizzate si toglie un fardello ai conti e si recupera un pò di denari.
Di certo trovo un non-sense la privatizzazione di Enel o ENI ma forse per il Porto del Pireo è tutt'altra cosa.
 
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cclericetti 16 febbraio 2015 alle 11:06
L'ipocrisia sta nel fatto che si afferma di puntare ad un risanamento dei conti pubblici, mentre invece si vuole imporre un modello sociale. Non dico che il neo-liberismo "è il male", dico che è un'ideologia con una precisa connotazione politica (mascherata dalla pretesa di perseguire l'efficienza), che io non condivido perché non la ritengo adatta a regolare al meglio la società; e non dico affatto che ha fallito (rilegga le ultime righe): ha funzionato perfettamente per gli scopi che si prefiggeva. Quanto alla redistribuzione, certo che si potrebbe fare, ma si dà il caso che non si faccia: secondo lei le disuguaglianze sono "pretese"? Cioè si tratta solo di un mio abbaglio?
Quanto al fatto che lo Stato imprenditore abbia dato solo "esempi di insipienza", mi sembra un giudizio assai discutibile: l'Italia, con il settore pubblico più esteso dopo l'Unione sovietica, era diventata la quinta potenza industriale del mondo: non mi sembra che dopo l'ondata di privatizzazioni le cose siano andate meglio.
 
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desertflower 16 febbraio 2015 alle 05:57
Ipocrisie? Palesi "bugie", le chiamerei. I risparmi veramente esigui delle privatizzazioni, sono "disagi, sacrifici" immensi per le famiglie, con tutta la contabilità creativa che Padoan mostra di avere! La previsione di crescita del Pil è veramente un pio desiderio/bugia: 2014 +0,5; 2015 +1,0; 2016 +2,1 2017 +2,7, 2018 +2,8%, senza alcun cambio di legislazione, di quello che va nel Pil. ( TABLE I.1-1) Qualcuno faccia il conto: per il 2018 dovremmo avere un Pil d'un ammontare tale da aver risolto tutti i problemi. Fatto è che il 2014 si è chiuso con un - 0,5 e la fantasia di Padoan porta per il 2015 un +1,5% E tutta questa manfrina per portare il rapporto debito/pil da 131,7 nel 2014 a 129,5 nel 2018. E' "solo" un programma politico. Le privatizzazioni (7 miliardi, una goccia) servono solo a schiavizzare il lavoratore. E non vedo come possano essere caldeggiate, con quale motivazione? Ah, ma Padoan è lo stesso che ha detto che il debito Italiano di 2160 miliardi è sostenibile! Quello Greco di 370 miliardi di euro, no! Da farsi le croci!
 
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lucianoavogadri 16 febbraio 2015 alle 07:36
Vorrei sommessamente ricordare che questa "ideologia fallita" è quella che sta permettendo a tutto il resto del mondo, dagli Stati Uniti alla Cina, dall'India al Canada, dal Nord europeo al Sud-Est asiatico di avere aumenti di ricchezza che invece le teorie "non fallite né fallimentarie" dell'Europa mediterranea si sognano da anni. Basta solo smetterla di sentirsi i migliori, soprattutto quando poi si vanno a chiedere i soldi agli altri "ideologi falliti".
 
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cclericetti 16 febbraio 2015 alle 11:20
Come ho risposto a mainessuno non ho affatto affermato che quell'ideologia ha fallito. Quanto ai mirabolanti aumenti di ricchezza (ma perché, prima del neo-liberismo non c'era progresso?) provi a chiedere che cosa ne pensano quelli del movimento americano del "99%".
 
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vincenzoaversa 16 febbraio 2015 alle 11:16
Purtroppo la situazione politica in Italia non ci consente di nutrire molte speranze: è vero che in politica (specialmente in Italia!) le posizioni ideologiche sono molto "fluide", ma quale partito al momento dovrebbe guidare la lotta all'austerità?
1. PD, NCD e Scelta Civica (o quel che ne rimane) sposano in pieno le politiche di Bruxelles; nessuno dei leader di questi partiti oserà mai di mettersi contro la Germania, semmai cercheranno di blandirla ed ottenere un po' di flessibilità sui conti, ma nulla che serva a cambiare sostanzialmente la situazione attuale.
2. Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d'Italia sono da tempo orientati verso posizioni anti-Euro, ma si tratta più di posizioni di convenienza elettorale piuttosto che di strategia economica. Una volta fuori dall'Euro, Salvini ci condurrebbe dritto verso il disastro economico perchè del tutto incapace di gestire la situazione.
3. Il M5S è troppo impegnato sul fronte dei rimborsi elettorali/scontrini fiscali per realizzare che gli "sprechi della Casta" sono pochissima cosa rispetto alle risorse economiche che sarebbero necessarie per far riprendere il Paese.
4. SEL esprime posizioni tipiche della sinistra massimalista europea (pari pari quello che lo Sinn Fein sostiene qui in Irlanda): guardano alla redistribuzione del reddito, all'imposizione di patrimoniali, ma nessuno ha il coraggio di dire che serve più deficit.
 
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ClaudeTadolti 16 febbraio 2015 alle 12:08
Carissimo dott. Clericetti,
pur dandole ragione nel complesso, è innegabile infatti che ci sia da almeno 2 decenni una pressione "neo-liberista" che spinge per eliminare dalla scena un modello sociale preciso, mi preme suggerirle qualche spunto per una migliore analisi...spunti che mi permetto di darle non dall'alto di chissà quale altisonante cattedra accademica ma dalle mie personali esperienze di vita e professionali svolte su 2/3 del pianeta Terra (sono infatti cresciuto negli USA e per svago/apprendimento/lavoro ho soggiornato in 28 Paesi su 4 diversi continenti).
Il modello "minacciato" a cui lei si riferisce è certamente il modello sociale non nato dalla rivoluzione d'Ottobre in Russia, il lavoro nell'URSS degli inizi più che un diritto era un obbligo con la gente deportata nelle fabbriche in mezzo al nulla che poi costituiscono parecchie "città" semi-abbandonate che rimangono in tutta l'area dell'ex URSS, bensì il modello sociale nato in Europa dopo il '68.
Senza scendere nei particolari, sarebbe troppo lungo, questo modello sociale che respinge la meritocrazia ed i suoi risvolti a favore di una "solidarietà" fatta di "diritti" acquisiti da tutti, il più possibile e senza alcun riguardo della sostenibilità in un dato momento (o del senso logico) di tali "diritti" fà semplicemente parte del passato.
Un passato in cui c'erano enormi palazzoni con dentro centinaia di impiegati che timbravano o trascrivevano pratiche a mano...operazioni che oggi svolge un solo server in pochi secondi.
Questa non è una idea politica ma la semplice realtà.
Quello che è cambiato, oltre all'innovazione tecno-informatica, è il panorama mondiale con la globalizzazione (dovuta, nessuno lo dice, all'evoluzione delle tecnologie dei trasporti di uomini, cose e dati che hanno "accorciato le distanze" annullandole).
Là fuori ci sono strutture economico-produttive colossali e funzionano tutte non sul "neo-liberismo"...ma su di una competizione feroce e senza quartiere.
Penso alla Cina, all'India ma anche al Pakistan, al Brasile, alla Nigeria (non se ne parla ma la Nigeria è la nuova frontiera della manodopera meccanica e tessile)...le ho appena elencato paesi che sommano quasi 3 miliardi di persone, gran parte delle quali con un tenore di vita bassissimo, vogliose di emergere, vogliose di crearsi una famiglia e vite dignitose.
Queste persone competono senza alcun problema, anzi degenerano appena hanno un minimo di successo in veri e propri schiavisti dei loro connazionali (ho visto cose agghiaccianti mi creda, le basti sapere che 1/3 dell'olio per friggere venduto in Cina è riciclato dalle fogne da aziende Cinesi senza scrupoli).
In questo quadro non dobbiamo assolutamente pensare di imitarli ma nemmeno sperare di poter mantenere i nostri attuali livelli di vita senza diventare nemmeno un pò "neo-liberisti" (ovvero opportunità pari per tutti, darci dentro e c'è chi vince e chi "perde" fatte salve le normali solidarietà per la salute e l'istruzione).
Insomma mantenere un bengodi di fancazzismo impunito nella piccola Italia nel generale quadro del mondo dominato dalla Cina, dall'India, dal Pakista etc... vuol dire solo condannare i nostri discendenti alla povertà futura, a diventare la "Nigeria" del 2200.
Saluti.
 
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cclericetti 16 febbraio 2015 alle 13:35
Gentile dr. Tadolti, quel modello sociale è il frutto di un'evoluzione storica iniziata ben prima del '68: bisogna risalire almeno a Bismarck. I suoi concetti basilari sono che lo Stato si occupi di assicurare i cittadini rispetto alle avversità della vita (malattia, perdita del lavoro, previdenza: cose che può fare in modo più efficiente del settore privato), garantisca l'istruzione, garantisca la dignità del lavoro tutelandone i diritti e la libertà di associazione. Nessuno ha mai sostenuto che debba "respingere la meritocrazia", ma il concetto di "merito" ha implicazioni più complesse di quel che potrebbe sembrare a prima vista, e va maneggiato con cura. La sostenibilità è certamente un fattore da considerare, e lei ha ragione ad osservare che spesso in passato si è trascurato di farlo. Ma anche quello non è un dato oggettivo, ma in parte dipendente da scelte politiche sulla distribuzione della ricchezza. Che la globalizzazione debba spazzare via quel modello è del tutto opinabile. L'Europa nel suo complesso è certo cresciuta molto poco, ma non è diventata più povera: non si vede dunque perché debbano peggiorare le condizioni della grande maggioranza dei suoi cittadini, mentre migliorano enormemente quelle di una piccola minoranza. Anche questo è frutto di una scelta politica, e io ne preferisco una diversa. Che non implica affatto la protezione del fancazzismo, né aborrisce il merito (con le avvertenze di cui sopra). Il punto è che bisogna decidere quali obiettivi perseguire, e a vantaggio di chi: la creazione della maggior ricchezza possibile, anche se poi va a vantaggio di un numero limitato di persone, o il maggior benessere possibile per tutti (senza che questo significhi appiattimento)? La differenza fra i due modelli è tutta qui.
 
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magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 12:12
@Mainessuno (16 febbraio 2015 alle 04:20)
Dopo 6 anni di frequentazione di Internet, ho imparato che già la scelta del nickname svela la psicologia del commentatore. Il tuo è un esempio evidente di proiezione, dal momento che uno può facilmente eccepire che anche la tua è un’ideologia.
Il problema naturalmente non è il termine ideologia, ma le tesi, le argomentazioni a supporto e soprattutto l’analisi il più possibile oggettiva degli effetti di essa.
Io ad esempio mi sono limitato a fotografare gli atti normativi ufficiali, le loro motivazioni e le cifre: anziché contestarli nel merito, ti sei permesso di qualificarli come ideologici, tipico esempio di pregiudizio ideologico.
Che il neo-liberismo (che arrivo a pensare che anche il padre del liberismo, Adam Smith, economista e filosofo morale, criticherebbe), egemone negli ultimi 30 anni, abbia fallito, soprattutto nella gestione delle crisi, è un dato di realtà, che soltanto uno condizionato come te da una visione ideologica preconcetta, svelata plasticamente anche dall’aggettivo “pretese”, riferito alle disuguaglianze macroscopiche, scandalose e crescenti, denunciate spesso anche da Papa Francesco, e prima di lui dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (“Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”
http://www.pcgp.it/dati/2011-10/24-999999/RIFORMA-MONETARIA-italiano.pdf), può revocare in dubbio.
Anche il riferimento al salvataggio delle banche, portato ad esempio come decisione contraria al liberismo, è un giudizio ideologico, smentito dalla semplice osservazione che il neoliberismo solo a chiacchiere afferma la libertà economica, purché questa però non pregiudichi gli interessi sostanziali del ceto dominante, che ha al vertice la Cupola bancaria (copyright New York Times), talmente potente da aver ottenuto l’eliminazione delle regole del funzionamento del sistema bancario e finanziario, che avevano funzionato egregiamente per 60 anni, e da impedirne da tempo il ripristino, ma sempre pronta a sostenere le regole che riguardano gli altri, in particolare i poveri cristi, come me e te.
Dovresti, infine, aggiornarti: a) dopo le grandi privatizzazioni degli anni ’90, di aziende di proprietà dello Stato è rimasto ben poco, tant’è che gli incassi previsti sono molto esigui; b) non sempre privato è meglio del pubblico, dipende; e c) quasi sempre, i privati che acquistano cercano bellamente di mantenere i privilegi e le privative del pubblico. Alla faccia del liberismo.
Vincesko
 
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magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 12:38
@lucianoavogadri 16 febbraio 2015 alle 07:36
La tua è un’analisi (si fa per dire...) semplicistica. 1) La crescita del Pil degli USA è un effetto della politica keynesiana di Barack Obama. 2) Anche l’Italia aveva tassi di sviluppo importanti negli anni ’50-’60, che erano una conseguenza prima del Piano Marshall e poi degli investimenti pubblici. 3) Il neo-liberismo è la teoria economica meno adatta a gestire le crisi, che essa stessa periodicamente provoca. 4) Nessuno dei Paesi mediterranei (a parte forse la sciovinista Francia…) si sente migliore, anzi sono i Paesi del Nord Europa che si sentono tali, talvolta a ragione, talaltra a torto. 5) L’Italia non ha preso 1 € dagli altri Paesi, ma ha contribuito in ragione del 17,9% del totale degli aiuti.
Vincesko
 
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ClaudeTadolti 16 febbraio 2015 alle 12:40
@DesertFlower
Il debito pubblico della Grecia è di 360 miliardi di euro contro i 2160 miliardi del nostro...ma il PIL della Grecia (11 milioni di abitanti) è pari alla metà del PIL della sola Lombardia (9 milioni di abitanti).
Non serve la calcolatrice per capire come la Grecia abbia un debito che è un ottavo del nostro ma una efficenza produttiva che è circa 1/3 della nostra.
Se poi consideri che demograficamente i 2 paesi sono uguali ma loro hanno in proporzione quasi il 30% in piu di pensionati mentre l'evasione galoppa in terra Ellenica oltre il 30% (ci sono isole in cui l'evazione è quasi del 70%!) si capisce perfettamente come mai il nostro debito sia sostenibile (potrei tirare in ballo quello aggregato, tra i più bassi d'europa, a fronte di una ricchezza complessiva tra mobiliare e immobiliare che è 3 volte il debito pubblico ma poi diventa complicato).
In sostanza la Grecia è in bancarotta per la quinta volta dagli anni '50, è stata salvata con i soldi anche nostri, e anche stavolta sta cercando di non poagare o pagare di meno o pagare quando vuole.
 
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magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 12:51
@vincenzoaversa (16 febbraio 2015 alle 11:16)
“4. SEL esprime posizioni tipiche della sinistra massimalista europea (pari pari quello che lo Sinn Fein sostiene qui in Irlanda): guardano alla redistribuzione del reddito, all'imposizione di patrimoniali, ma nessuno ha il coraggio di dire che serve più deficit.
Che hai, Vincenzo? Ne hai sparato un’altra, dopo quella di ieri su Prodi.
a) SEL non è assimilabile alla sinistra massimalista (tipo RC o PdCI e simili), Vendola fece apposta una scissione. b) La redistribuzione del reddito è un pilastro della socialdemocrazia. c) L’imposta patrimoniale sui ricchi (5% delle famiglie) sarebbe una santa misura. d) Non mi pare che SEL sia contraria all’aumento del deficit come misura anticiclica o che non lo dica. Forse in Irlanda hanno nascosto la notizia...
Vincesko
 
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magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 13:28
@Desertflower (16 febbraio 2015 alle 05:57)
Come ho già segnalato, credo, qui in passato, che il debito pubblico italiano sia tra i più sostenibili nel lungo termine lo scrive da anni la Commissione Europea, che all'analisi della sostenibilità del debito pubblico in UE dedica un report periodico, reperibile nel suo sito. Varoufakis in questo caso ha sbagliato.
Il debito italiano è sostenibile. Mai rischiato il fallimento
Pubblicato da keynesblog il 20 dicembre 2012 in Economia, Europa, Italia
di Domenico Moro – da Pubblico
http://keynesblog.com/2012/12/20/il-debito-italiano-e-sostenibile-mai-rischiato-il-fallimento/
Vincesko
 
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magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 13:29
PS:
#prideandprejudice
“L'Italia viene spesso descritta, soprattutto nella comunità internazionale, sulla base di alcuni indicatori negativi: il debito pubblico, la bassa competitività, il deficit nominale di bilancio (che in passato ha determinato l'apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea). Tuttavia, accanto a questi dati ci sono grandezze economiche utili a rappresentare l'Italia per ciò che è: uno dei paesi principali del mondo sviluppato, il secondo paese per produzione manifatturiera in Europa, la terza economia dell'Eurozona.
Un paese che negli ultimi venti anni ha saputo tenere i propri conti sotto controllo collocandosi tra i più virtuosi in Europa e nel mondo. Raccogliamo qui alcuni dati economici dell'Italia di cui non si parla mai, o non abbastanza, per combattere il pregiudizio e rappresentare adeguatamente un Paese che ha contribuito a fondare l'Unione Europea.
http://www.mef.gov.it/primo-piano/article_0143.html
 
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lucianoavogadri 16 febbraio 2015 alle 13:34
@Magna Grecia e @clericetti. Penso che le parole liberismo, neoliberismo e simili vengono usate per coprire situazioni di privilegio, che si vogliono tenere ma facendosele pagare dagli altri. Fate un giro in Vietnam, Cambogia, Cina, Africa, America Meridionale per vedere i veri poveri, e chiedetevi come fanno a vivere. E poi chiedetevi a che cosa possano essere disposti pur di ottenere una parte della ricchezza (sì, della ricchezza) dei "poveri" italiani. Se volete un altro esempio piu vicino, pensate ai bergamaschi e ai veneti di cinquanta sessant'anni fa rispetto ai milanesi. Pensate poi ai miliardi di persone che il lavoro (= come procurarsi da vivere) se lo devono inventare senza nemmeno pensare di "poterlo" aspettare da qualcuno. Tralascio per ora lo Stato e il Pubblico usato per difendere i privilegi di chi ci è entrato, per sottrarsi alla concorrenza e in buona sostanza per evitare di rapportarsi al fruitore come cliente, in quel rapporto fornitore-cliente che sta alla base delle organizzazioni della Qualità. E mi scuso se il movimento 99% negli Stati Uniti non lo vedo.
 
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vincenzoaversa 16 febbraio 2015 alle 14:10
@magnagrecia 12:51
a. Per "sinistra massimalista" intendevo qualcosa più a sinistra dei partiti aderenti al PSE all'Europarlamento. Magari non è il termine appropriato, visto che come hai fatto notare ci sono formazioni ancora più a sinistra di SEL che si richiamano più o meno direttamente al PCI.
b. Concordo sulla redistribuzione del reddito, ma la mia osservazione era: quale reddito dobbiamo redistribuire? quello attuale è misera cosa, l'ideale sarebbe prima creare più reddito e cercare poi di distribuirlo equamente.
c. L'imposta patrimoniale è giusta dal punto di vista etico, ma non è necessaria da quello economico. Non è la presenza dei ricchi che sottrae risorse alla classe media, è la tassazione del governo che sottrae risorse a tutto il settore privato.
d. Non ho mai sentito SEL dire qualcosa a proposito della necessità di aumentare il deficit. Solitamente il giochino che fanno quando viene varata una finanziaria è quello di proporre una contro-finanziaria, ma a saldi invariati! E' questo approccio che io non condivido, qualcuno di sinistra dovrebbe avere il coraggio di dire che i saldi non devono essere invariati, bisogna fare più deficit e destinarlo a promuovere l'occupazione.
 
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magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 14:52
@vincenzoaversa (16 febbraio 2015 alle 14:10)
a) SEL è un partito, in sostanza, riformista, che alberga una minoranza (meno del 20%) di intelligentoni massimalisti. D’altra parte, Vendola, che fece apposta la scissione da RC, è da quasi 10 anni governatore pragmatico della Puglia. E ci sono piccole formazioni politiche ancora più a sinistra di RC e PdCI.
b) Il reddito attuale non è affatto misera cosa.
c) Dati i vincoli UE, e la sordità della Germania per gli EuroUnionBond, l’imposta patrimoniale sui ricchi è l’unica misura (interna) anti-crisi congrua e possibile, suggerita anche da Confindustria nel 2011 e 2012, FMI e Bundesbank (cfr. Dossier Imposta Patrimoniale http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html ).
d) SEL è a favore del deficit spending, quella della contromanovra a saldi invariati è un esercizio accademico che svolge ogni anno Sbilanciamoci.info.
Vincesko
 
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luamat 16 febbraio 2015 alle 15:30
Penso che ci siano tanti corrotti, boiardi, mafiosi, mazzettari... insomma tutti quelli che per decenni hanno usato il denaro pubblico (che è sempre bene ricordarlo NON è la ricchezza dei parassiti MA il sudore degli ultimi!) come roba loro che le saranno molto ma molto grati.
La sinistra o comunque quei movimenti anti liberisti e anti mercato in teoria si battono per cose moralmente alte: la lotta alle diseguaglianze, redistribuzione della ricchezza, una società più giusta e solidale. Ma invece quello che fanno puzza! Puzza parecchio!
Tutto sa di casta e spartizione, di ipocrisia e privilegio.
Dietro ma anche molto davati alle loro battaglie c'è un mondo parassita, privilegiato e corrotto fino al midollo che abbraccia sindacati opulenti e imprenditori parassiti, tutti uniti nel mantenimento dello status quo. Quello che ben conosciamo e che è tutto tranne che solidale e ancor meno meritocratico.
Mandano in piazza utili idioti con le sirene del posto fisso a vita o della pensione a cinquanta o meno anni. Li imbrigliano su un futuro che non ci sarà mentre gli rubano il presente.
Il peggio del peggio!
Insomma lei ha poche idee ma assai chiare. Ma tutte sbagliate.
 
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cclericetti 16 febbraio 2015 alle 16:05
Dall'altra parte, invece, ci sono tutte persone integerrime, caritatevoli, pensose del bene comune. Meno male che c'è chi come lei mi spiega come va il mondo.
 
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mainessuno 16 febbraio 2015 alle 15:59
@magnagrecia, mi scuso ma il sistema delle repliche è qui un pò barocco.
Tralascio la parte in cui fai riferimento alla tua lunga frequentazione di internet e i relativi insegnamenti tratti in fatto di nick. Non saprei cosa dirti, vedo hai le tue convinzioni, coltivale.
Circa il fallimento di quello che chiami neoliberismo, su cui ci sono differenti sensi (gli USA fanno una politica neoliberista con 4 anni di QE ?, o la GB che ha nazionalizzato R.B.oS. ?), credo che anche qui si tratti piuttosto di convinzione.
Le crisi sono cicliche, questa è stata più lunga del ragionevole, per grossolani errori di percorso (la Grecia p.e. è stata lasciata marinare per 2 anni interi prima di prendere una decisione) e inficiata da quello che ho definito la madre di tutti gli errori, cioè l'aver lasciato fallire Lehmann.
Sono sicuro che senza quel fallimento le cose sarebbero andate molto diversamente.
Circa il salvataggio delle banche, constato che te la giri come vuoi, ovvero quello che conviene al tuo discorso è nel campo del neoliberismo, che lo sia di fatto oppure no.
Siccome non mi interessa una discussione nominalista, cioè non me ne frega nulla del neoliberismo, non resta che opporre convinzioni opposte.
Viene però nel complesso difficile replicare alle teorie complottiste (la Cupola, la massoneria, etc.). Di certo so che se il fior fiore del sistema bancario europeo fosse stato lasciato fallire adesso saremmo messi molto ma molto peggio.
Circa le privatizzazioni non sono a priori nè pro nè a favore.
Ho scritto che trovo stupido privatizzare ENEL, o ENi, ma il caso RAI per esempio è molto diverso. E soprattutto è stupido venderla con la finalità di abbattere il debito tanto la cifre sono incomparabili, semmai per raggranellare un pò di denari per progetti di sviluppo.
Invece la miriade di partecipate pubbliche, su cui si era soffermata la Spending Review di Cottarelli ha evidenziato un comparto largamente da privatizzare, a cominciare dalle partecipate comunali, cronicamente in rosso da decenni, i cui debiti vengono costantemente ripianati con soldi nostri, miei e tuoi.
P.S. - Quando ho scritto "alcuni deliranti" non mi riferivo al tuo commento ma in particolare a quelli di aquila 5
 
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mainessuno 16 febbraio 2015 alle 16:03
Piccola postilla sempre per @magnagrecia.
Come mai se la patrimoniale è un toccasana (addiritttura etica dice vincenzoaversa) l'unico paese che l'ha in ordinamento è la Francia, e fior fiore di Paesi dopo averla introdotta l'hanno poi cancellata ?
Sempre figli massonici della Cupola ?
 
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rramella 16 febbraio 2015 alle 16:19
i Greci hanno eletto ripetutamente governi corrotti che hanno portato il debito alle stelle; non possono per questo morire di fame ed è giusto aiutarli ma almeno che privatizzino una parte dei carrozzoni mal gestiti e lavorino anche se sono pubblici impiegati: sembra la minima richiesta, un pò di neo liberismo che tanto odio là sarebbe l'uscita dalla palude.
 
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luamat 16 febbraio 2015 alle 17:09
Cari CC,
Punto primo, lei gestisce un blog ospite di Repubblica può fare il permaloso come su un forum da quattro soldi o mantenere un pò di distacco. Il fatto che si impermalosisca (io posso farlo lei no) come al bar la dice lunga su quanto abbia ragione e lei parli di cose ben al di là della sue capacità.
Punto secondo, le rispondo parafrasando Robin Williams a Matt Damon in genio ribelle, lei è solo (non un ragazzo) ma uno sprovveduto.
Lei è non mai stato in una trattativa tra sindacato e azienda dove si scambiano soldi pubblici(!!) in cambio di un ruolo,
lei non ha mai visto un appalto vinto per dieci divenire nel tempo cento e poi mille e non fare mai il lavoro,
lei non ha mai visto persone perdere la propria dignità e prostrarsi e piagnere e piegarsi in sagrestia, in sede sindacale o di partito per un posto(!!) di lavoro da fame che era solo lo spechietto delle allodole per far girare un sistema che li avrebbe costretti (ironia della sorte) ad una vita in schiavitù,
lei non ha mai visto persone vendersi per un pacchetto di patatatine e cercare di fottere compagni e amici per ancor meno per difendere il posto(!!) di lavoro. Perchè il posto(!!) di lavoro che difendevano non lo facevano con la professionalità ma era grazia ricevuta, e dovevano ubbidienza a vita a chi di dovere e la delazione faceva parte dello scotto,
.... e potrei continuare a lungo, molto a lungo.
Lei è tra i molti che nulla sa di economia e che non ha neppure mai vissuto nel mondo reale, o se lo ha fatto poco ha capito. Parla di cose di cui ha solo una vaga, vaghissima idea e che analizza e giudica secondo pregiudizi piccoli e stantii come tutti i pregiudizi. E in quetso internet le/vi da una gran mano!
Vede io sono liberista comePaperino!,e vorrei un mondo più giusto, meritocratico e libertario. Se non altro perché sono povero! E detesto gente come Limbaugh o Pallin (neocon doc) per gli stessi motivi che detesto lei; siete superficiali e manichei. Loro almeno ci diventano ricchi, e lei?, non credo ma quetso non la giustifica.
Entrambi gli schieramenti ideologici alfieri di un modo dove censo e caste (magari diversi tipi di caste ma non cambia nulla!) sono al potere e gli ultimi devono chiedere il permesso anche solo per sopravvivere. non volete ne welfare o merito ma sudditi di un potere più forte, per uno è lo stato per l'altro aziende non controllate dalla legge. Stessa cosa.
Insomma di due una, o lei è veramnte tanto ignorante (nel senso etimologico del termine) o veramnte tanto in cattiva fede.
Lei sa.
 
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cclericetti 16 febbraio 2015 alle 17:39
Egregio luamat, a differenza di quanto ha fatto lei io non l'ho insultata, e se dà del permaloso a me posso ricordarle la storiella del bue che dice cornuto all'asino. Sul resto di quello che dice non aggiungo nulla a quanto ho già scritto. Le posso solo far presente che io ho sempre lavorato nel settore privato e non ho mai frequentato sagrestie, né mi sono fatto appoggiare da sindacati o altri. Comunque, data la sua visione apocalittica del "mondo reale", non capisco che cosa ci possa essere oltre la sua rabbia ecumenica.
 
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lords 16 febbraio 2015 alle 17:17
Caro Clericetti,
Grazie per il post, e' un tema cruciale. Purtroppo il giornale che la ospita e' l'agenzia culturale che piu' ha contribuito a quella linea politica, una linea politica che mira ad utilizzare i vincoli europei per imporre quelle che lei giustamente chiama 'controriforme neoliberali'. Gli intellettuali che scrivono su questo giornale e il partito che questo giornale sponsorizza sono un pilastro dell'ipocrisia che lei denuncia. Quando Renzi ha giudicato 'legittimo ed opportuno' il trattamento riservato dalla BCE alla Grecia, ha semplicemente fatto propria la teoria politica dei vari europeisti Amato, Ciampi, Prodi, Andreatta (si puo' continuare) - per non parlare dei governi della Troika, di cui Renzi e' l'ultima incarnazione. Di questa triste deriva antidemocratica, l'antiberlusconismo di la Repubblica e' stata un'arma potente, un'arma potente utilizzata per convincere gli Italiani della loro incapacita' a governarsi (indi la necessita' della troika e dell'europeismo, come invocato su queste pagine dai principali responsabili del giornale) e per nascondere il vero conflitto di interessi: quello dei tecnocrati del PD, pronti a riciclarsi nei gangli delle istituzioni UE e nelle compagnie finanziarie. Nel ringraziarla per l'intervento, la imploro di dissociarsi: senza la pasokificazione del PD e di Repubblica nulla puo' cambiare in Italia e in Europa!
Saluti e grazie ancora per l'intervento.
 
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cclericetti 16 febbraio 2015 alle 17:47
Gentile lords, per fortuna Repubblica dà spazio anche a riformisti all'antica come me.
 
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magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 17:24
@mainessuno (16 febbraio 2015 alle 15:59)
1. “mi scuso ma il sistema delle repliche è qui un pò barocco”.
Quale barocco? Vedi che t’inventi le cose o le proietti? A differenza di quasi tutti gli altri blog, non c’è neppure da aspettare la moderazione, a meno che non si alleghi più di 1 link.
2. I cognomi si ereditano, i nomi non si possono scegliere, i nickname sì. Secondo te, non c’è nessun motivo perché tu ti sia scelto un nickname doppiamente “strano” (tra virgolette) come mainessuno (doppiamente, perché è composto da “mai” e “nessuno”) o io mi sia scelto il mio – magnagrecia - che è il mio primo e che ora il server di Repubblica mi costringe ad usare di nuovo al posto di Vincesko?
3. Vedi che t’inventi di nuovo le cose? Lo fai perché non sei in grado di replicare puntualmente e in maniera pertinente (ideologia, proiezione, disuguaglianze)? Dove avrei scritto che gli USA hanno fatto una politica liberista? Peraltro, se leggi la mia risposta a lucianoavogadri del 16 febbraio 2015 alle 12:38, puoi verificare che ho scritto esattamente il contrario: “1) La crescita del Pil degli USA è un effetto della politica keynesiana di Barack Obama”.
4. Il tema dei ritardi nell’aiuto alla Grecia qui è pane quasi quotidiano (v. il precedente post del blog), sfondi una porta aperta. Ma ometti di individuare le responsabilità.
5. Troppo comodo dire che le crisi sono cicliche, senza sceverarne le determinanti strutturali, gli effetti differenziati e i rimedi possibili. Comunque, sei ancora distratto: il mio assunto non sono le crisi, ma se il neo-liberismo è l’ideologia meno adatta a risolverle.
6. Io sono miscredente e aborro i paranoici del complotto. Mi piace indicare chiavi interpretative, anche eterodosse, fornendo le fonti (sulla Massoneria reazionaria, le ho già date qui in passato), poi ognuno ne fa l’uso che vuole.
7. E’ chiaro che il fallimento delle banche sarebbe stato dannosissimo, ma ometti di aggiungere – ed è una mancanza molto grave, ideologica… - che come contropartita non c’è stata neppure la regolazione adeguata della finanza malata, per cui paradossalmente le stesse banche hanno utilizzato i soldi ricevuti per non fallire, presi dalle tasche dei contribuenti (in Italia, in grandissima parte poveri cristi ad alta propensione al consumo, e per salvare banche straniere) e aumentando il debito pubblico, per speculare contro gli stessi Stati, aggravando le misure correttive e prolungando la crisi economica. Semplicemente pazzesco, ma tu colpevolmente non ne fai neppure un minimo accenno.
PS: Precisazione superflua, infatti io ho replicato sull’ideologia, non sul… delirio, che aborro anch’io.
PPS: Ti informo che, in sei anni, ho fatto centinaia di duelli dialettici, anche con professoroni, non ne ho mai perso nessuno. Poi mi sono scocciato. Però devi impegnarti maggiormente…
Vincesko
 
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mainessuno 16 febbraio 2015 alle 17:29
@clericetti
Potrebbe anche essere che per risanare i conti pubblici bisogni imporre un modello sociale, invece che il contrario, magari in particolare a quei paesi mediterranei, per storia un po’ furbi e levantini, che faticano a vestirsi con un modello sociale solidale, assunto e rispettato.
L'altro ieri abbiamo imparato che un insegnante su 5 è handicappato o ha handicappati a casa ….., da tempo sappiamo che quando gioca la nazionale in certi luoghi l'assenteismo aumenta, sappiamo che laddove a coprire i costi è il Pubblico, questi lievitano (esempio dicotomico RAI/Mediaset), etc., etc., etc.
Ecco forse per queste ragioni, perché non sappiamo disciplinarci, c'è bisogno lo faccia qualcun' altro.
Questo tipo di atteggiamenti, che la Grecia ha strutturali, il nuovo Governo greco li ha promessi di ritorno, davanti agli elettori.
Circa lo Stato Imprenditore, eravamo si la 5 potenza industriale, ma quando a competere ce ne stavano 7, poi i dati sono cambiati …….. e le privatizzazioni all'italiana sono state spesso una catastrofe.
Però, nel contempo, negli anni '70 circa da interi comparti industriali eravamo del tutto spariti (chimica, farmaceutica per esempio).
 
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michelex 16 febbraio 2015 alle 17:37
Finalmente un articolo che mette in chiaro quali sono i veri fini di questa crisi: tramite il ricatto economico, obbligare il mondo intero a porsi su una linea neoliberista, mettendo all'angolo qualsiasi pulsione di tipo socialdemocratico. Dopo la caduta del muro di Berlino, la globalizzazione è stato l'atto preparatorio di questa maxitruffa; con essa si sono raggiunti contemporaneamente due obiettivi: corrompere l'ultimo baluardo rappresentato dalla Cina e contemporaneamente affamare le economie europee che, per l'alto livello culturale, avevano un rispetto per i lavoratori e i servizi sociali inconciliabile con le razzie egoistiche tipiche del capitalismo. L'Europa poteva essere un faro culturale per il mondo intero e invece si è lasciata sconfiggere dai barbari. La speranza è che, toccando il fondo, si liberi una reazione che con forza ripristini i principi basilari della cultura europea. Forse qualcosa già si sta muovendo e questo articolo lo dimostra.
 
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magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 17:59
@luamat (16 febbraio 2015 alle 17:09)
“Cari CC, lei gestisce un blog ospite di Repubblica può fare il permaloso”
Scusandomi dell’intromissione, io, invece, l’ho trovata una risposta per niente permalosa, ma ironica e degna di un gentiluomo.
Luamat (nomen omen http://it.wikipedia.org/wiki/Nomen_omen), ti informo che qui non ci sono Carabinieri, in compenso siamo già forniti di paranoici che pensano di usare questo blog come terapia, scrivendo in un italiano improbabile. Fatica vana.
Vincesko
 
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luamat 16 febbraio 2015 alle 18:14
Dott. Clericetti,
non voglio fare polemica, ma la sua risposta stimola in me la riflessione. Infatti ero e sono(!) convito che anche un laureato in filosofia (pur non sapendo nulla di economia) sapesse leggere. Lei un pò mi lascia interdetto.
Detto questo quella che lei chiama rabbia e comunica (è un po di rancore c'è), non è affatto ecumenica io ce l'ho con lei e quelli come lei. Di estrema destra o estrema sinistra. Non con tutti. E soprattutto so cosa mi piace. Un mondo dove c'è diritto e onestà. Lei lo sa cosa le piace?
Lei avrà anche lavorato nel privato, come ho fatto io per 23 anni, ma lei (forse) saprà che il privato in Italia è spesso tale di facciata. Ad esempio l'editoria vive da decenni di contributi pubblici. È un fatto. E dunque qualcuo o in qualche sagrestia o sezione è andato, sennò i soldi...
Lei ha su tutto una grande fortuna, è nato nel '51(!), certe cose semplicemnete non le comprende. Ha vissuto l'età dell'oro. E non se ne rende neppure conto. Tutto era infinitamente più semplice e facile. Tutto, da aprire una pizzeria a fare l'impiegato. E anche il mondo era facile facile. O qui o lì. E fino a un paio di decadi fa passavi per intellettuale dicendo che era tutto colpa dell'Amerika. Si immagina qualcosa di più semplice.
Oggi se cerchi il nemico senza trovare soluzioni hai sicuramente un successone (fai una bella carriera nella lega, nel fronte nazionale, In Tzipras o nel m5stelle) ma almeno tutti sanno che per contare fino venti ti devi togliere le scarpe.
Buona serata... Io vado a cucinare
Post scriptum lei è veramnte molto permaloso ha mai pensato come sarebbe diventato se avesse passato venti anni tra call center e simili? Ci pensi.
La favoletta del bue e l'asino la raccontano solo i più astiosi, lo sai dal ginnasio.
 
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mainessuno 16 febbraio 2015 alle 18:14
@magnagrecia, dal tono del post e con evidenza della chiusa sei uno sbruffoncello da blog, e data questa situazione non c'è nessun interesse da parte mia a continuare.
Circa il "barocco" mi riferivo all'impossibiltà di replica sotto l'intervento cui si vuole replicare. Che obbliga a cercare di continuo il testo in questione, e d'altra parte ha trovare repliche ai propri parecchie righe sotto.
Una buona serata.
 
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magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 18:18
@lords (16 febbraio 2015 alle 17:17)
'controriforme neoliberali'
Non “neoliberali”, ma “neoliberiste”. In Italia, è l’unico Paese in cui si deve fare la distinzione tra “liberalismo” (in politica) e “liberismo” (in economia).
Anche io, socialista riformista o socialdemocratico (europeo), sono liberale, ma non liberista.
Liberismo e liberalismo [Wikipedia]
Nella lingua italiana liberismo e liberalismo non hanno lo stesso significato: mentre il primo è una dottrina economica che teorizza il disimpegno dello stato dall'economia (perciò un'economia liberista è un'economia di mercato solo temperata da interventi esterni), il secondo è un'ideologia politica che sostiene l'esistenza di diritti fondamentali e inviolabili facenti capo all'individuo e l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge (eguaglianza formale).
Nella lingua inglese i due concetti tendono a sovrapporsi nell'unico termine liberalism.[senza fonte] Nella tradizione politica degli Stati Uniti, il termine liberal indica un liberalismo progressista molto attento alle questioni sociali, ma nel contempo geloso custode del rispetto dei diritti individuali[2]. Secondo alcuni, i liberal americani sono l'equivalente dei socialdemocratici europei, o, secondo un'accezione diffusa, dei liberali sociali.
Alcuni danno come analogo inglese di liberismo il termine free trade (libero commercio). Un termine francese spesso usato in modo equivalente è laissez faire ("lasciate fare").
http://it.wikipedia.org/wiki/Liberismo
Vincesko
 
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magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 19:04
@mainessuno (16 febbraio 2015 alle 18:14)
Strano che della mia replica articolata e puntuale ti abbia colpito così tanto solo la chiusa. Che ti ha impedito addirittura di rispondermi in tema in maniera educata.
Anche per mestiere, ne ho incrociato centinaia come te nella vita reale. Poi nel web. Che ne sono pieni. All’inizio, inesperto, non capivo. Ma ad un certo punto, dopo averne visti tanti, ci mett(ev)o 3 secondi a riconoscerli.
La tua risposta sopra le righe è soltanto la conferma (per gli altri, non per me) che hai la leggerezza di un caprone, il senso dell’umorismo di un calabrese permalosissimo (o un leghista del Nord) e soprattutto la perspicacia istintiva di un moscerino... Ma naturalmente (come insegnava il grande Dostoevskij, che per capacità introspettiva Robert Musil paragonava a Freud) pensi di essere un sapientone intelligentissimo che dispensa la sua scienza agli ottusi. Perciò ti sei scelto quel nickname rivelatore. Ma è solo - illusoria - proiezione.
Vincesko
PS: Che ti riferissi all’incolonnamento ovviamente l’avevo capito, ma era solo per sottolineare – indirettamente - la tua irresistibile inclinazione a pretendere dagli altri ciò che – purtroppo solo inconsciamente - “sai” di non essere in grado di dare. Il meccanismo difensivo della proiezione è soltanto un indizio di questo. Ma temo che questa spiegazione sia troppo difficile da capire per un sedicente sapientone come te.
 
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domenicobasile 16 febbraio 2015 alle 21:04
Le considerazioni di Carlo Clericetti sono ampiamente condivisibili sul piano strettamente politico ancorché bisognerebbe fare attenzione, trattando queste tematiche, a non portare acqua ed argomenti al mulino del populismo e dell'antipolitca come facilmente riscontrabile in alcuni post.
La saldatura fra pensiero neo-conservatore di matrice reaganiana e tatcheriana e la visione economica neo-liberista è un dato storico inconfutabile.
Quello su cui le nostre analisi divergono e non è poco, è sulle premesse che sottintendono la sua analisi e sulle implicazioni nelle dinamiche economiche in atto.
Ricondurre per esempio gli interventi sulle "privatizzazioni" o sulla "flessibilità del mercato del lavoro" a un disegno emanante dalla pervicacia dei, già evocati, "ciechi tecnocrati" (unicamente preoccupati del rispetto di rigidi ed inutili parametri), equivale a gettare discredito sulla totalità della costruzione europea e dell'eurozona, ignorando colpevolmente gli sforzi di chi opera proprio contro l'ortodossia monetarista e agisce per la riforma delle istituzioni.
Sbandierare contro la supposta dominazione del pensiero neo-liberista, un ritorno alla statalizzazione dell'economia, sembra preconizzare un rimedio peggiore del male e fa astrazione delle mutazioni intervenute rispetto all'epoca in cui l'Italia era la quinta potenza mondiale.
La fine dei blocchi, l'emergere dei paesi asiatici, la crescita dei Brics, in pratica la mondializzazione hanno sconvolto il mondo conosciuto ed imposto nuove sfide.
Possiamo forse essere nostalgici di economie regolate ed assistite a spese dei contribuenti, ma dobbiamo riconoscere che a parte settori come l'industria petrolifera dove il prezzo mondiale fa da calmiere alla redditività o la distribuzione di energia in cui il bacino captivo di clientela adatta in permanenza la struttura di costo ai margini, in settori come la siderurgia, l'automobile, la farmacia, l'aviazione civile, il disastro della statalizzazione è sotto gli occhi di tutti.
Privatizzare non voleva dire obbedire ai diktat del neo-liberismo, era il risultato di considerazioni economiche legate da un lato alla insostenibilità di modelli di business confrontati a nuove condizioni di concorrenza mondiale e dall'altro al bisogno di scindere il vincolo incestuoso e distorsivo della democrazia determinato dal connubio fra politica e potentati economici (ne sappiamo qualcosa) volti alla riproduzione di una certa classe politica.
Anche nel campo delle politiche sociali, a parte i bastioni neo-lib, neo-con (Stati Uniti, Gran Bretagna), siamo sicuri che i paesi a forte penetrazione sindacale (Germania, Francia...) si siano fatti laminare dalla dominazione reazionaria?
In Spagna dove le politiche di "deregulation" erano state inaugurate da Zapatero, in Italia dove, in tempi non sospetti Reichlin si era scagliato contro le Partecipazioni statali e Amendola aveva infranto il tabù del l'austerità, siamo sicuri che la flessibilità sia una battaglia di destra e che Renzi sia asservito al giogo dei "parametri"?
Non è piuttosto che i modelli di politica industriale concepiti nel dopoguerra e praticati fino agli anni 2000, si siano infranti, per mancanza di flessibilità, di fronte alle nuove condizioni concorrenziali che le imprese subiscono a causa della mondializzazione?
È ragionevole imputare all'Ue la miopia delle successive classi politiche?
Ps
Coraggio comunque a Clericetti poiché il tema sollevato è di quelli che fanno apparire i peggiori istinti.
 
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cclericetti 17 febbraio 2015 alle 00:35
Caro Basile, non mi faccia passare come un fautore della sovietizzazione dell'economia, perché non lo sono. Penso però che ci siano alcune cose che è opportuno - ognuna per ragioni specifiche, che ora sarebbe troppo lungo esaminare - riservare al settore pubblico. Così come penso che ci siano occasioni in cui l'intervento dello Stato non sarebbe solo opportuno, ma doveroso: il caso Ilva, tanto per fare un esempio. Invece non sono stato affatto tifoso delle manovre sull'Alitalia, che avrei venduto di corsa. L'avevo anche scritto su Rep (se vuole togliersi lo sfizio il pezzo è questo: http://nuke.carloclericetti.it/Telefonieaerei/tabid/137/Default.aspx , di Alitalia si parla verso la fine). Insomma, bisogna vedere caso per caso quando è bene che di una cosa si occupi lo Stato e quando invece è meglio lasciarla al mercato: non si può fare una regola generale, che invece è appunto quello che fanno i neo-liberisti. E a proposito dei "disastri della statalizzazione" non posso che ripetere che il nostro sviluppo è stato guidato dall'industria pubblica e che se ci sono stati disastri (e certo ci sono stati) non sono stati più di quelli dell'industria privata. Lei ricorda i (ne)fasti dell'Alfa Romeo pubblica, ma non è che la Fiat abbia fatto sfracelli, nonostante che sia sempre stata amorevolmente assistita. E la Telecom pubblica, con tutte le sue inefficienze, era tra le aziende più avanzate del settore: vogliamo parlare di come è ridotta dopo la privatizzazione?
Quanto al "disegno", magari fosse solo dei ciechi tecnocrati: è invece condiviso dalla quasi totalità delle classi dirigenti europee, compresi i cosiddetti socialisti che da Blair in poi sono passati armi e bagagli dall'altra parte. Ed è un "disegno" insito nella costruzione europea da Maastricht in poi, perché è stata fatta appunto in base a quei principi. Ora non mi faccia dire che voglio distruggere l'Europa: io sono molto europeista, ma vorrei un'Europa più simile a quella che avevano in mente i fondatori, che non mi risulta fossero leninisti e per la maggior parte neanche socialdemocratici. Lei dice che il mondo è cambiato e non è più possibile: davvero? Cioè il progresso consisterebbe nel peggioramento delle condizioni della maggioranza dei cittadini? A me sembra che soluzioni alternative ci sarebbero, a volerle attuare.
 
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domenicobasile 16 febbraio 2015 alle 21:29
Vincesko
Non so cosa tu possa avere contro i calabresi...;-) vorrei farti notare che fanno parte integrante della bella...magnagrecia.
Ciao.
 
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feanaaro 16 febbraio 2015 alle 22:26
Sarà così... peccato però che la Germania, principale promotrice delle politiche di austerity e di riforma del mercato del lavoro, è al contempo uno dei paesi con lo stato sociale più sviluppato, ivi comprese politiche di co-gestione delle imprese con lavoratori e sindacati. Quindi, insomma, qualche rotella gira a vuoto in questo ragionamento.
 
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desertflower 16 febbraio 2015 alle 22:54
@magnagrecia7 Ho cercato di commentare una tabella che ho trovato nel "documento programmatico di bilancio 2015" dal link che lei ci ha fornito! E mi sembra che i numeri non giustifichino la politica di Padoan-Renzi e fin qui perseguita. Anche perché "luce" per uscire dal buio non se ne vede, nonostante i sacrifici fatti e gli spending review ancora applicate. Guardavo le cifre in assoluto. I 360 miliardi di debito greco sono senz'altro spiccioli per le banche private che girano in Europa; i 2160 miliardi del nostro debito sono tanti! E se ci hanno attirato tanti sacrifici e lo sfascio dello stato..... allora checché sia stato giudicato sostenibile, è un debito che ci sta causando un sacco di..... grane! Ripresa dell'economia reale neanche a parlarne. Mettere alla gogna la nazione, l'Italia, o ricattare la Grecia e la democrazia perché la finanza vuole la meglio.... beh, lascio perdere. Purtroppo è la finanza e il governo che non "ci" lasciano perdere! Saluti!
 
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magnagrecia7 17 febbraio 2015 alle 01:25
@feanaaro (16 febbraio 2015 alle 22:26)
il discorso, come si usa dire, è complesso. Comunque, l'uno non esclude l'altro: sono veri entrambi. Lo stato sociale serve anche ad integrare i 7-8 mln di mini job, ed eroga aiuti surrettizi di Stato alle imprese, vietati dall'UE, per deflazionare i salari e fare concorrenza sleale agli altri Paesi. La cogestione (Mitbestimmung) è un lascito socialdemocratico degli anni '50 del secolo scorso, riformata negli anni '70, e riguarda le aziende sopra i 500 dipendenti (qui un piccolo dossier: “Partecipazione dei lavoratori alla proprietà ed al controllo delle aziende” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2586257.html).
Vincesko
 
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magnagrecia7 17 febbraio 2015 alle 01:33
@domenicobasile (16 febbraio 2015 alle 21:29)
Domenico, ecco la mia risposta serissima:
Il Sud uscirà dalla sua condizione di minorità soltanto quando la Calabria giungerà ad un livello di progresso socio-economico-culturale in linea con il resto d'Italia.
Dialogo sulla Calabria, sul Mezzogiorno http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783416.html
Vincesko
 
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febo50 17 febbraio 2015 alle 10:34
Vero, ritengo che lei abbia ragione. E' un'ideologia che dai tempi di Regan e della Thatcher ha fatto danni inenarrabili. Forse aveva ragione Schumpeter quando diceva che durante le crisi economiche sarebbe meglio non intervenire perché altrimenti "quello che c'è da imparare va' perso". Senza l'intervento delle banche centrali già dal 2000 il sistema finanziario come lo conosciamo sarebbe stato spazzato via. Lo hanno tenuto su con le flebo ed è successo ancora peggio nel 2008. E' un problema interessante, continuano ad insistere con mezzi surrettizi ma evidentemente non funziona. Chissà cosa dovrà ancora succedere prima che si cambi rotta. Noto in un articolo di oggi che la Germania, prima potenza economica europea è quarta in quanto a salari medi, e l'Italia, quarta economicamente, è ottava in quanto a salari.
 
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vincenzoaversa 17 febbraio 2015 alle 10:51
A parte le privatizzazioni e la (de)regolamentazione del lavoro, il terzo perno su cui si basa l'ideologia neoliberista propugnata da Bruxelles è rappresentata dalle esportazioni. Ho più volte affrontato questo tema partecipando al blog, ma credo valga la pena di fare un paio di considerazioni:
1. In generale, non c'è nulla di male ad esportare: è un'indicazione che alcune (o molte) aziende di un territorio riescono a produrre beni e servizi di qualità tale che vengono richiesti all'estero. Il problema nasce quando l'export è l'unica possibilità che viene data ad uno Stato per aumentare il proprio PIL (dato che l'austerità deprime i consumi interni, non c'è altra via per cui uno Stato dell'Eurozona possa crescere): bisogna aumentare le "competitività", che detto in soldoni significa deflazione salariale. Si scatena una corsa al ribasso che ha come conseguenza un peggioramento delle condizioni lavorative dei lavoratori dipendenti.
2. Puntare esclusivamente sulle esportazioni ha un altro indubbio svantaggio, ovvero la dipendenza della propria economia da quelle dei propri "clienti" esteri. Il fatto che la Merkel in persona (anche se il compito presumo sarebbe toccato alla Mogherini?) si spenda per riportare la pace sul fronte russo-ucraino la dice lunga su quanto quel mercato sia importante per la Germania.
 
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stefanus88 17 febbraio 2015 alle 11:22
RISPOSTA a MAINESSUNO: VOlevo solo precisare che in belgio quando DEXIA e FORTIS stavano fallendo hanno fatto pressione allo stato con una propaganda pubblicitaria ed anche con altri metodi, che lo stato doveva salvarli il sedere dando a loro tot migliardi di euro (soldi dei cittadini) ma che una volta salvati dovevano essere rivenduti a prezzo stracciato di nuovo al privato !!!! ed e SCANDALOSO , E proprio questo il neo-liberismo dell'europa :"" IO privato, faccio i cavoli miei ,poi faccio cazzate,vado quasi in fallimento, vado dallo stato mi frego i suoi(cittadini) soldi dicendo che mi DEVE aiutare ,e poi di nuovo arrivederci !!! "" in pratica secondo il neo liberismo lo stato deve stare li solo come pappagallo e intervenire (sempre a spese nostri ,perche lo stato siamo noi) ,quando i privati fanno le cazzate e vanno quasi in fallimento.... MA SCHIFO é ??!!! Fossi IO uno come tsipras ,statalizzerei proprio tutto cio che ha un funzionamento pubblico e cosi deve essere dappertutto e basta con quaste privatizzazioni e banchieri ,fra poco non ci rimane neanche l'orto di casa...tutto cio puo avvenire solo con un partito serio con un programma serio...
 
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stefanus88 17 febbraio 2015 alle 11:33
mainessuno é mainessuno,... MA magna grecia fa solo copia incolla...
 
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magnagrecia7 17 febbraio 2015 alle 12:10
Su 254 mld di prestiti alla Grecia, soltanto 11,7+15,3=27 mld sono andati alla gente.
Dove sono finiti i soldi della troika alla Grecia (mld):
Riacquisto del debito: 11,3 (4%)
Fabbisogno di cassa 11,7 (5%)
Debito in scadenza: 81,3 (32%)
Restituzione all’FMI 9,1 (3%)
Capitale all’ESM 2,3 (1%)
Ricapitalizzazione banche greche 48,2 (19%)
Deficit primario 15,3 (6%)
Pagamento degli interessi 40,6 (16%)
Spese per l’haircut sui bond sovrani 34,6 (14%)
Totale 254,4 (100,0%)
La troika ha salvato le banche, non la Grecia. Per questo il debito va rinegoziato
ONEURO – REDAZIONE - 14 gennaio 2015
http://www.eunews.it/2015/01/14/la-troika-ha-salvato-le-banche-non-la-grecia-ecco-perche-ora-il-paese-deve-ripudiare-il-debito/28422
Vincesko
 
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magnagrecia7 17 febbraio 2015 alle 12:13
Ma chi sono i detentori del debito greco? Dei 330 miliardi di euro complessivi del debito greco il 72% sono da considerarsi “officials loans”, cioè crediti in mano a istituzioni pubbliche (60% della Ue attraverso i suoi fondi Efsf e Esm, e 12% dell’Fmi); 5% sono altri prestiti; l'8% è detenuto dalla Bce; il restante 15% sono marketable debt, cioè titoli di debito trattabili sul mercato secondario (11% sono bond e 4% sono bills, cioèprestiti a breve termine). Quindi, se si arrivasse a uno “sconto” per evitare l'uscita di Atene dall'euro, a perderci sarebbe soprattutto la Ue, attraverso l'Esm (il fondo salva-Stati) e i suoi stati membri: in percentuale maggiore laGermania, che ha una quota del 27% del fondo salva-stati europeo, seguita dalla Francia con il 20%, dall'Italia con poco meno del 18% e dalla Spagna con l’11,9 per cento. In una recente intervista sulla dimensione del debito pubblico ellenico, che quest'anno toccherà il picco del 177% del Pil, Klaus Regling, presidente del Fondo salva-Stati, ha spiegato come il debito greco sia comunque «sostenibile» finché proseguono le riforme strutturali. L'Esm detiene attualmente il 44% del debito pubblico greco, mentre sui fondi prestati, con una durata media di 32 anni, Atene paga tassi annui di interesse molto bassi «intorno all'1,5%».
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-12-11/grecia-chi-resta-il-cerino-mano-caso-ristrutturazione-debito-ma-tedeschi-ovvio-093535.shtml
Vincesko
 
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vincenzoaversa 17 febbraio 2015 alle 14:01
vorrei segnalare questo articolo di Varoufakis apparso ieri sul NYT:
http://www.nytimes.com/2015/02/17/opinion/yanis-varoufakis-no-time-for-games-in-europe.html?smid=tw-share&_r=0
lo trovo molto onesto nel definire quali siano i limiti invalicabili della negoziazione sul debito in corso (e che pare sull'orlo di un drammatico fallimento).
 
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magnagrecia7 17 febbraio 2015 alle 15:39
Avevo ascoltato questa notizia ieri notte, questo articolo ne fa un ottimo resoconto:
Il giallo dell’accordo per salvare la Grecia scomparso
In conferenza stampa Varoufakis racconta di un documento sottopostogli da Moscovici che era pronto a firmare. Ma la mediazione di Parigi è saltata. E il fronte anti-Atene si è ricompattato
martedì 17 febbraio 2015 08:21
http://www.nextquotidiano.it/giallo-dellaccordo-per-salvare-grecia-scomparso/
Vincesko
 
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viaen 17 febbraio 2015 alle 16:00
Il problema è, per l'appunto, culturale prima ancora che economico.
Col crollo del muro di Berlino il reaganismo, cioè l'idea di uno Stato sostanzialmente asservito alle grandi concentrazioni finanziarie la cui ricchezza sarebbe "gocciolata" sulle classi più basse, si presentò al mondo come vincitore della più costosa e (geograficamente) vasta guerra della storia: la guerra fredda. Guerra che in buona sostanza era iniziata già all'indomani della Rivoluzione d'ottobre, con una pausa dettata da un nemico comune.
La vittoria reaganista è una balla. Non vi fu una straordinaria vittoria neoliberista ma un Occidente infinitamente più ricco che riuscì a logorare quella che Ronchey chiamava "la superpotenza sottosviluppata". Superpotenza che, per dirla con Berlinguer aveva, comunque, esaurito la sua spinta propulsiva.
È da allora che la politica occidentale (e pure orientale per la verità) non riesce a mettere in dubbio alcuni dogmi di fondo del neoliberismo, in primo luogo la tecnocrazia.
Le scienze, per loro natura, non prendono decisioni ma provano a spiegare la realtà e, entro certi limiti, a prevederla.
La scienza economica, quindi, si deve muovere a valle di scelte "politiche", scelte che, per loro natura, sono arbitrarie. Nessuna formula matematica ci imporrà mai di privilegiare un'equa distribuzione della ricchezza e uno sviluppo ecologicamente e socialmente sostenibile.
Siamo noi, società, a doverlo scegliere.
Dal 1989 a oggi l'Occidente ha messo su il pilota automatico: destinazione "massima produzione di ricchezza".
Quale sia il costo sociale e ambientale di tale ricchezza non conta, a chi vada a finire tale ricchezza non conta nemmeno.
Così un'impersonale (e quindi irresponsabile) tecnocrazia ci porta a privilegiare sempre più l'accumulazione di ricchezza finiamo per distruggere il modello, (neo)keynesiano che ha portato a praticamente tutte le conquiste del '900.
Il modello keynesiano è comunque nato come risposta alle rivoluzioni e dittature della prima metà del '900 e temo che, analogamente, l'unico fattore che porterà all'accantonamento (magari parziale) del neoliberismo sia la paura dei vari fondamentalismi che si nutrono di disuguaglianza e sfruttamento.
 
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febo50 17 febbraio 2015 alle 16:09
@vincenzoaversa Segnalo uno dei commenti sul NYT all'articolo citato: "
The Fig
Sudbury, MA 7 minutes ago
Enough with the financial double-talk. Pay your debts, the free lunch is over. You believe, like other welfare recipients that it is one else's problem to give you a hand-out. I'll let you in on a little in about game-theory: unless you are a bunch of geniuses from MIT, the house always wins. "
Certe mentalità sono dure a morire, chissà se "The Fig", il fico, si rende conto che senza l'intervento governativo in USA nel 2008 sarebbero sparite un bel po' di banche e pensioni. Ma i repubblicani insistono, come ho detto, mi sa che Schumpeter aveva ragione da vendere.
 
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feanaaro 17 febbraio 2015 alle 16:44
@magnagrecia7 è vero che lo stato sociale serve anche a quello. Tuttavia, se arrivi ad includere un robusto stato sociale nella tua definizione di liberismo, o neoliberismo che dir si voglia, allora la definizione ha ormai perso qualunque significato.
 
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domenicobasile 17 febbraio 2015 alle 19:50
Buonasera Clericetti
Lungi da me l'idea di farla apparire per quello che non è..!
Tuttavia la polemica fra proprietà pubblica, privata o italianità dell'azienda gioca brutti scherzi alla maggior parte degli osservatori.
Bisognerebbe notare che a discapito della supposta dominazione neo-liberista, in quasi tutti i paesi dell'Unione prevale già il pragmatismo del "caso per caso". Che il più delle volte non serve a granché soprattutto quando il modello di business non è sostenibile rispetto alle condizioni concorrenziali del settore.
Lei cita l'Ilva ma certamente conosce la vicenda Gandrange e Florange in Francia e l'impossibilità per i governi Sarkozy e Hollande di nazionalizzare gli stabilimenti.
Non è stata una questione di neo-liberismo galoppante ma piuttosto una scelta obbligata in un mercato come quello dell'acciaio impattato dalla concorrenza mondiale.
Che vuole fare con l'Ilva? Condannare generazioni di contribuenti a finanziare un mostro ambientale senza nessuna sostenibilità economica?
La inviterei, riguardo l'UE, ad osservare più da vicino l'enorme arsenale normativo che ha come principale obiettivo quello di stemperare, non di favorire, le tendenze neo-liberiste che spingono per una deregulation dei mercati.
È questo come Lei sa, va nella direzione dei principi espressi dai padri fondatori.
È l'Europa il vero campo di battaglia, è là che non bisogna cedere nulla ma per farlo è necessario osservare le strategie in atto tralasciando la lente rassicurante delle nostre ideologie.
 
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cclericetti 17 febbraio 2015 alle 20:22
Ma caro Basile, guardi che l'Ilva guadagnava, e pure bene, prima che scoppiasse (finalmente) lo scandalo. Come guadagnava la Terni: la decisione di chiuderla era dovuta al fatto che Thyssen aveva deciso di ridurre la produzione e, guarda un po', preferiva farlo in Italia piuttosto che in Germania. Gioie degli investimenti esteri...
Quanto al neo-liberismo europeo, si esprime essenzialmente nella compressione delle condizioni dei lavoratori e nella pressione per privatizzare anche le nonne, ma solo nei paesi periferici (anche qui: ma guarda un po'...). E comunque voglio vedere come va a finire la vicenda del TTIP, che dovrebbe chiamarsi piuttosto TPLM (Trattato per le multinazionali). A lei sembra che io usi la lente dell'ideologia, io sono ingenuamente convinto di guardare ai fatti.
 
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domenicobasile 17 febbraio 2015 alle 19:54
Grazie Vincesko
Per la citazione dell'articolo del Sole che conferma quello che sostenevo contro Carlo Clericetti e buona parte dei bloggers nei miei post dell'11 e 12 febbraio scorsi.
 
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cclericetti 17 febbraio 2015 alle 20:06
Dovrebbe riuscire a convincerne Vincenzo Visco. Ecco cosa scrive sul Sole di oggi:
"Se poi si guarda a come sono stati gestiti i cosiddetti “aiuti” alla Grecia c'è di che vergognarsi: dei 230-240 miliardi investiti dall'Unione solo il 25% circa è andato a beneficio diretto o indiretto del popolo greco. Il resto è servito ad evitare che le banche tedesche e francesi che avevano generosamente finanziato la Grecia subissero delle perdite, ed assicurare che Fmi, Bce e banche centrali di Francia e Germania ottenessero il rimborso pieno dei prestiti ottenuti. In questa operazione si è perfino ottenuto che Paesi come l'Italia e la Spagna che all'inizio della crisi greca avevano una esposizione molto modesta nei confronti del debito pubblico del Paese pari rispettivamente a 1,7 e a 2 miliardi, oggi si trovino esposti nei confronti della Grecia di 36 e 26 miliardi! I soldi dei contribuenti di Spagna e Italia sono stati di fatto utilizzati a favore di chi improvvidamente aveva finanziato lo sviluppo drogato dell'economia greca". http://24o.it/SyxEiu
 
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magnagrecia7 17 febbraio 2015 alle 20:14
@feanaaro (17 febbraio 2015 alle 16:44)
Il welfare non è il discrimine. Non sono un espertone, ma da “La ricchezza delle Nazioni” di Adam Smith, padre del liberismo, ho appreso che la Gran Bretagna, storicamente uno dei Paesi con le maggiori diseguaglianze e dove il neoliberismo[1] certamente si applica, in passato aveva una legislazione nazionale di assistenza ai poveri, basata sui Comuni e le parrocchie. Dopo Beveridge,[2] ha introdotto uno dei migliori welfare.
La Germania ha sia l’Ordoliberismo,[3] che non si identifica col neo-liberismo, sia un forte partito socialdemocratico, che, tranne nell’ultimo periodo, si alternava al governo con i popolari ed ovviamente emanava leggi di sinistra. Ora vanno di moda le Grandi Coalizioni. E le Terze Vie.[4] E la sinistra riformista si è omologata alla destra.
Il discrimine sono le regole per il mercato (con particolare riguardo, oggigiorno, a quello finanziario, senza trascurare le imprese multinazionali, entrambi capaci di condizionare il decisore politico). E le disuguaglianze.
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Neoliberismo
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/William_Beveridge
[3] Che cos’è davvero l’Ordoliberalismo http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=12097
[4] La Terza Via secondo D’Alema http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2823368.html
Vincesko
 
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domenicobasile 17 febbraio 2015 alle 21:14
Caro Clericetti
Mi sono già espresso su queste questioni nei miei post della scorsa settimana che oggi sono confermati dall'articolo del Sole citato da Vincesko.
Ribadisco che l'esposizione italiana da Lei citata ignora i titoli greci detenuti massicciamente da investitori privati convogliati nelle coperture garantite in mano all'Esm.
Il saldo non penalizza affatto i contribuenti italiani né spagnoli.
Il governatore Visco dovrebbe esimersi dal confondere "impieghi" (contabilizzati nel conto economico) e "titoli" (contabilizzati nello stato patrimoniale) per manifestare sottotraccia il suo "risentimento" rispetto alle condizioni del QE.
(off al forex)
Riguardo le trattative Ttip conferma quello che ho scritto già molte volte che la strategia americana ha 2 obiettivi
- imporre il predominio neo-lib delle multinazionali americane contro il rispetto della reciprocità normativa propugnata dalla UE
- disarticolare con ogni mezzo la zona euro per ritrovarsi (con buona pace di Obama) attore dominante nello spazio commerciale e finanziario europeo.
Ps
Se un giorno fosse possibile, La inviterei a effettuare uno stage esplorativo negli uffici della BCE per capire dove si situa il vero fronte contro il neo-liberismo.
(La ringrazio cordialmente per le Sue risposte)
 
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cclericetti 17 febbraio 2015 alle 21:34
Attenzione, non è il governatore (Ignazio), ma l'ex ministro delle Finanze (Vincenzo).
 
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domenicobasile 17 febbraio 2015 alle 21:59
Grazie della correzione.
Porgo le mie umili scuse al governatore!
 
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gorby07 17 febbraio 2015 alle 22:41
Clericetti scrive......
>>> Si fa poco o nulla per superare la crisi in modo da mantenere alta la pressione ad introdurre le cosiddette “riforme strutturali”, che altro non sono se non il modo di trasformare definitivamente la società in senso reazionario>>>
Ariecco la teoria del complotto.
Anche in Germania hanno introdotto le cosiddette "riforme strutturali".
Anzi, le hanno introdotte per primi.
Ed oggi non mi sembra che in Germania se la passino male.
Ed allora, com'è che in certi paesi le riforme strutturali hanno messo quei paesi in ginocchio ?
La ragione è banale......
Perché quei paesi, negli anni prima della crisi, avevano fatto la bella vita.
Guardate quanto era cresciuto il debito pubblico greco (e portoghese) prima della crisi...... Guardate il grafico......
http://www.huffingtonpost.it/2015/02/17/debito-italia-wp-bomba-orologeria-europa_n_6696674.html?utm_hp_ref=italy
Praticamente, tra il 2000 ed il 2007, il pil greco era cresciuto del 40% abbondante.
Come ?
Con la spesa pubblica. Con gli stipendi pubblici. Con le pensioni regalate.
Ed allora, mi sembra evidente che non è il neoliberismo reazionario, che ha messo in ginocchio la Grecia.
E' stata la spesa pubblica cresciuta in modo folle prima della crisi, ad aver messo in ginocchio la Grecia.
Clericetti, lasci perdere il complotto.
 
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cclericetti 17 febbraio 2015 alle 23:10
Gorby, ma quale "teoria del complotto"... L'hanno detto chiaro e tondo, e anche più d'una volta.
 
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magnagrecia7 17 febbraio 2015 alle 23:03
@gorby07 (17 febbraio 2015 alle 22:41)
"Ariecco la teoria del complotto".
Evidente esempio di proiezione. Non scoprire ulteriormente la tua natura paranoica. Ormai sei nudo.
Vincesko
 
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magnagrecia7 17 febbraio 2015 alle 23:17
Domenicobasile (17 febbraio 2015 alle 21:14)
Domenico, volevo chiedertelo l’altro giorno, poi sono stato preso da altre cose. Non mi pare che i dati che ho riportato ti diano ragione. Ma, prima di argomentare, ti prego di spiegarti meglio, evitando, per la comprensione anche degli altri, il più possibile i tecnicismi.
In sostanza, ti chiedo di rispondere ai 2 seguenti, semplici quesiti:
1. E’ vero che i debiti greci verso le banche (soprattutto) tedesche e francesi sono diventati debiti pubblici verso gli organismi europei (fondi salva-Stato e BCE, oltre FMI)?
2. E’ vero che, a seguito di ciò, l’Italia ha visto moltiplicarsi per 20 o 30 la sua esposizione verso la Grecia?
Grazie,
Vincesko
 
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magnagrecia7 18 febbraio 2015 alle 00:44
Segnalo:
“Il problema di Bruxelles non è il debito pubblico ma quello delle banche”
Gaël Giraud, economista gesuita, si batte in Francia per separare il credito dalla finanza: in Europa ci sono molte bombe a orologeria
Non esiste un’«economia cattolica», ci dice padre Giraud, esiste un «forum pubblico mondiale nel quale si discutono le opzioni politiche. In questo forum gli economisti hanno un ruolo importante nell’aiutare la ripartizione delle risorse». La voce del quarantenne gesuita Gaël Giraud, che prima di diventare gesuita ha studiato da economista nelle alte scuole parigine (Normale e Polytechnique), ha un suo peso in questo «forum» e – ovviamente – una sua originalità. Non solo per la denuncia del «cin...
CESARE MARTINETTI
08/10/2014
http://www.lastampa.it/2014/10/08/cultura/il-problema-di-bruxelles-non-il-debito-pubblico-ma-quello-delle-banche-kyR0JBN09yh0ube3pKuhxH/premium.html
Vincesko
 
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domenicobasile 18 febbraio 2015 alle 16:14
Ciao Vincesko,
Avevo tentato di rispondere a queste domande nei miei post della scorsa settimana ma vedo che non sono riuscito a spiegarmi.
Se vogliamo capirci, dobbiamo prima fare la differenza fra esposizione ai titoli di stato ed esposizione attraverso altre classi di attivi (finanziamenti, portafogli creditizi, filiali...)
Nei dati riportati questa separazione non appare.
Quando nel 2012 c'è stato il secondo piano di ristrutturazione per la Grecia, il fondo ESM ha essenzialmente ricomprato al nominale gran parte dei titoli greci detenuti da investitori privati (banche e assicurazioni).
Gli altri veicoli di esposizione (filiali, finanziamenti, portafogli creditizi) hanno continuato a pesare sui bilanci delle banche francesi e tedesche che hanno registrato perdite importanti e in alcuni casi fenomenali.
Ora restando all'esposizione sui titoli di stato greci, la situazione dell'epoca fra banche tedesche, francesi, italiane e spagnole era pressoché equivalente.
Quindi alla tua prima domanda rispondo :
1) Si ; i debiti greci (titoli di stato) in mano alle banche tedesche, francesi, italiane e spagnole, sono stati ricomprati dall'ESM e trasformati in debito pubblico spalmato secondo la chiave di ripartizione.
Alla tua seconda domanda rispondo:
2) No ; l'esposizione delle banche italiane è nell'immediato globalmente diminuita.
Per questa ragione tra l'altro i nostri istituti (al contrario degli altri) hanno ripreso gli acquisti massicci di titoli greci in 2013 e 2014.
Ps
(Cito un po' a memoria sulla base degli stress test Eba di quel periodo ma per avere la prova definitiva bisognerebbe spulciare i bilanci bancari e fare diversi confronti incrociati, ma non entrò nella tecnica).
Ciao.
 
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magnagrecia7 18 febbraio 2015 alle 18:50
@domenicobasile (18 febbraio 2015 alle 16:14)
”Alla tua seconda domanda rispondo:
2) No ; l'esposizione delle banche italiane è nell'immediato globalmente diminuita.
Ciao, Domenico, la mia seconda domanda (peraltro ho esagerato l’entità dell’esposizione dell’Italia attribuendola tutta alla Grecia) non attiene alle banche ma allo Stato italiano, i cui prestiti ai Paesi in difficoltà, secondo la Banca d’Italia, ammontano complessivamente (quindi dati non solo alla Grecia) a 60 mld.[*] E’ indubbio che l’Italia sia stata chiamata a finanziare attraverso i fondi salva-Stato (ai quali contribuisce in ragione del 17,9% del totale) crediti che erano originariamente detenuti dalle banche tedesche e francesi, ecc. E’ininfluente se questi crediti siano rappresentati da titoli di Stato o da passività Target2 (v. PS).
[*] Anziché quello della Banca d'Italia, reperibile sul suo sito alla voce debito pubblico, allego questo report del MEF che avevo per errore omesso dopo il post di Keynesblog linkato più sopra (16 febbraio 2015 alle 13:28), che contiene anche gli Aiuti di Stato alle banche in UE (2007-2013):
#prideandprejudice
“L'Italia viene spesso descritta, soprattutto nella comunità internazionale, sulla base di alcuni indicatori negativi: il debito pubblico, la bassa competitività, il deficit nominale di bilancio (che in passato ha determinato l'apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea).Tuttavia, accanto a questi dati ci sono grandezze economiche utili a rappresentare l'Italia per ciò che è: uno dei paesi principali del mondo sviluppato, il secondo paese per produzione manifatturiera in Europa, la terza economia dell'Eurozona.
Un paese che negli ultimi venti anni ha saputo tenere i propri conti sotto controllo collocandosi tra i più virtuosi in Europa e nel mondo. Raccogliamo qui alcuni dati economici dell'Italia di cui non si parla mai, o non abbastanza, per combattere il pregiudizio e rappresentare adeguatamente un Paese che ha contribuito a fondare l'Unione Europea.
http://www.mef.gov.it/primo-piano/article_0143.html
Vincesko
 
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magnagrecia7 18 febbraio 2015 alle 18:50
PS:
Grexit, l'Italia rischia 61,2 miliardi
EUGENIO OCCORSIO
13 febbraio 2015
[…] l'esposizione dell'Italia verso la Grecia, che diventa automaticamente a rischio nel caso di uscita di Atene dall'euro, arriverebbe a 61,2 miliardi. Il calcolo è della Barclays, […] E si fanno i calcoli dei costi per i partner europei.
[…] La tabella sull' official exposure per l'Italia recita: 10 miliardi di prestiti bilaterali, 27,2 tramite il fondo salvastati, 4,8 come quota parte dell'operazione Securities Markets Programme del 2012 (l'acquisto di titoli di debito da parte della Bce di cui peraltro beneficiò anche il nostro Paese),19,2 come passività derivanti dal Target 2 (il sistema di compensazione dei pagamenti fra banche nazionali coordinato dalla Bce che rimarrebbe congelato dalla Grexit). Le ultime due voci sono calcolate sulla base del capital key, la quota dell'Italia nel capitale Bce che è del 17%. Totale: 61,2 miliardi,
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/02/13/grexit-litalia-rischia-61-2-miliardi06.html
 
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domenicobasile 18 febbraio 2015 alle 18:53
Scusa Vincesko
Manca un paragrafo
.....2013 e 2014.
"In termini di paese, l'Italia ha aumentato la sua esposizione relativa poiché ha integrato quella delle sue banche ma non si è fatta carico del costo connesso alla quota proveniente da altre banche e parimenti importata nel fondo ESM.
 
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magnagrecia7 18 febbraio 2015 alle 18:57
PPS: Sul Target2,segnalo questa interessante analisi (inclusi i commenti):
I famosi saldi TARGET2
28 marzo 2013 • enzo michelangeli
A partire dai primi mesi dell'anno passato, sulla stampa e in rete si è discusso in varie occasioni dei saldi del sistema di pagamento intra-eurozona chiamato TARGET (o, per essere precisi, TARGET2, per distinguerlo da sua una prima versione operativa fino al 2007). I commentatori si sono divisi tra coloro che considerano la cosa un sintomo di disfunzionalità dell'Eurozona, se non un preludio al suo crollo, e quelli che ne minimizzano l'importanza come dettaglio contabile di scarsa incidenza economica. In quest'articolo cercherò di fornire al lettore qualche elemento di valutazione in modo da aiutarlo a decidere a quale campo si senta di dar ragione.
http://noisefromamerika.org/articolo/famosi-saldi-target2
 
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magnagrecia7 18 febbraio 2015 alle 19:24
Domenico, non mi pare che la tua risposta sia esauriente e sorretta da prove.
Purtroppo, io non sono riuscito a trovare le cifre relative ai singoli Paesi destinatari dei 60 mld prestati dall’Italia, ad eccezione dei 10 mld del prestito bilaterale alla Grecia, né quanti sono gli ex crediti delle banche tedesche e francesi verso la Grecia, “sostituiti” da noi.
La Banca d’Italia fornisce solo questi numeri:
Supplementi al Bollettino Statistico Indicatori monetari e finanziari /VNFSP
Finanza pubblica, fabbisogno e debito Nuova serie Anno XXV - 14 Gennaio 2015
Fig. 1 SOSTEGNO FINANZIARIO AI PAESI DELLA UEM (2) (valori cumulati; miliardi di euro) (1) Cfr. appendice metodologica. (2) Sono escluse le passività connesse con i prestiti in favore di paesi della UEM, erogati sia bilateralmente sia attraverso lo European Financial Stability Facility (EFSF) (serie S452657M), e con il contributo al capitale dello European Stability Mechanism (ESM) (serie S271668M) 
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica/2015-finanza-pubblica/suppl_3_15.pdf
Vincesko
 
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magnagrecia7 18 febbraio 2015 alle 19:26
PS: Per completare la disamina dei dati in mio possesso, la Voce.info dà questi numeri:
La Grecia ci deve 43 miliardi
26.01.15
First financing program, bilateral loans 10,01 mld
First financing program, IMF (SBA) 0,66 mld
Second financing program, EFSF 27,22 mld
Second financing program, IMF (EFF) 0,4 mld
ECB security Market Program 4,84 mld 
http://www.lavoce.info/archives/32587/grecia-ci-43-miliardi-2/
 
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domenicobasile 18 febbraio 2015 alle 21:40
Vincesko
Solo le banche francesi hanno comunicato in 2011 le cifre della loro esposizione ma senza dettagliare. Le banche tedesche e italiane tradizionalmente restano opache e spalmano i titoli che detengono sull'insieme delle loro filiali.
Quindi per esempio se vuoi ricostruìre il possesso di titoli in Unicredito dovresti spulciare circa 200 bilanci.....
Ti prometto che in marzo riprenderò gli stress tests e cercherò una spiegazione.
Una cosa è chiara, più il sistema bancario è frammentato come in Italia o Germania, più l'opacità è grande e l'esposizione al rischio è "esponenziale".
Ma ricorda nelle tue ricerche che il problema sono i titoli di stato non i portafogli creditizi portati in diretta o attraverso le filiali. L'Esm ha ricomprato solo i titoli cercando di compensare l'effetto dell'haircut.
Per questo dico che le banche italiane se ne sono trovate avvantaggiate perché non avendo filiali importanti in Grecia non hanno subito perdite di bilancio ed hanno giocato con la loro esposizione netta in titoli per "lucrare" sulla cessione all'Esm, ritornando immediatamente sul mercato dei titoli greci.
Interessante il secondo articolo su Target2, un'arma a doppio taglio.
Ci ritornerò più tardi.
Ciao
 
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domenicobasile 18 febbraio 2015 alle 22:56
Vincesko
Incrociando i dati delle tabelle che presenti si evince che, nel periodo di riferimento -2012-, l'aumento dell'esposizione italiana all'EFSF è stata di 27 miliardi.
Pottebbe essere questo l'ordine di grandezza che corrisponde alla copertura dei titoli delle banche italiane.
Ora bisognerebbe analizzare se a partire dall'esposizione totale del fondo Esm alla Grecia (al netto del contributo al capitale) azionando la chiave di ripartizione, si arriva ad un valore analogo.
Bisognerebbe poi fare la prova del nove con i dati analoghi emananti da Buba e Banque de France.
(e non è detto che dati analoghi siano disponibili)
 
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domenicobasile 19 febbraio 2015 alle 08:51
Vincesko
Per completare le riflessioni in corso, direi che la cifra di 27 miliardi è comprensiva delle partecipazione italiana al secondo piano di salvataggio.
Quindi i fondi dedicati all'acquisto dei titoli greci detenuti dai privati è una frazione di quel numero.
In un resoconto dell'Ecofin di novembre 2012, è indicato che la somma stanziata a questo effetto era inizialmente di 10M ma è stata in seguito aumentata per far fronte ad un'offerta di titoli di 31M.
Questo non chiarisce ancora la ripartizione paese per paese ma per arrivarci bisogna partire da lì.
Ciao
 
 

Dialogo sul liberismo, il liberalismo, le banche, la speculazione, il comunismo ed altro

 
A fini di archivio, riporto una vecchia discussione tra Vanishing e me svoltasi nel 2010 nel forum del “Circolo PD-Obama” (ormai chiuso), nel thread “Le 10 domande di Open Democracy al centrosinistra”.
(http://pdobama.ning.com/xn/detail/2003916:Comment:164661). 
Essa ha preceduto quella che ho già riportato in Dialogo sulla crisi economica, i PIL che si inseguono ed altro http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783599.html.

 
Vincesko
Trovo questa discussione – al netto di una certa astrattezza - molto interessante e vi faccio anche i miei complimenti, ma vorrei fare alcune osservazioni.
In italiano, liberismo è sinonimo di liberalismo economico, mentre liberalismo si usa nell'accezione politica.
Né la finanza né la speculazione vanno demonizzate.
Anche la finanza è una forma di produzione: nel tempo.
Anche la speculazione – lo si percepisce intuitivamente – ha la funzione di accrescere l'efficienza del sistema economico-finanziario.
Liberismo e liberalismo
Sebbene per entrambi si usi spesso l'aggettivo liberale, nella lingua italiana c'è differenza tra liberismo e liberalismo: mentre il primo è una dottrina economica che teorizza il disimpegno dello stato dall'economia (perciò un'economia liberista è un'economia di mercato solo temperata da interventi esterni), il secondo è un'ideologia politica che sostiene l'esistenza di diritti fondamentali e inviolabili facenti capo all'individuo e l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge (eguaglianza formale).
Nella lingua inglese i due concetti tendono a sovrapporsi nell'unico termine liberalism.[senza fonte] Nella tradizione politica degli Stati Uniti, il termine liberal indica un liberalismo progressista molto attento alle questioni sociali, ma nel contempo geloso custode del rispetto dei dirittii ndividuali[1]. Secondo alcuni, i liberal americani sono l'equivalente dei socialdemocratici europei, o, secondo un'accezione diffusa, dei liberali sociali.
Alcuni danno come analogo inglese di liberismo il termine free trade (libero commercio). Un termine francese spesso usato in modo equivalente è laissez faire ("lasciate fare"). (Wikipedia).
 
Liberalismo e liberismo
La lingua italiana pone una distinzione tra liberalismo e liberismo: mentre il primo è una teorizzazione politica, il secondo è una dottrina economica che teorizza il disimpegno dello Stato dall'economia: perciò un'economia liberista pura è un'economia di mercato non temperata da interventi esterni.
La lingua francese parla di libéralisme politique e libéralisme économique (quest'ultimo chiamato anche laissez-faire, lett. lasciate fare), lo spagnolo di liberalismo social e liberalismo económico. La lingua inglese parla di free trade (libero commercio) ma usa il termine liberalism anche per riferirsi al liberismo economico. Neo-liberalism (in italiano neoliberismo) è il termine usato dagli opponenti del liberismo per indicare la politica sostenuta da Margaret Thatcher e Ronald Reagan. Sebbene i neoliberisti si proclamino talvolta i veri eredi del liberalismo classico molti hanno contestato questa pretesa e ritengono che i neoliberisti possano piuttosto essere collocati tra i conservatori (al Partito Conservatore inglese apparteneva infatti la Thatcher).
La formulazione della dottrina liberista si deve ad Adam Smith e al suo saggio La Ricchezza delle Nazioni.(...). (Wikipedia).
http://it.wikipedia.org/wiki/Liberismo
Liberismo e liberalismo
http://www.ernestopaolozzi.it/dettaglio.php?id=764
Civiltà del liberismo
http://cronologia.leonardo.it/mondo38m.htm 
Liberismo e liberalismo
http://www.generazionevaselina.it/?p=666 
Speculazione (Wikipedia)
http://it.wikipedia.org/wiki/Speculazione  

 
Vanishing
Caro B., grazie di essere intervenuto e di avere portato il tuo contributo.
I temi che stiamo trattando richiedono un certo grado di “astrattezza” perché sono temi molto generali. L'importante è scendere nello specifico quando serva,ma le cose che discutiamo hanno implicazioni molto concrete.
Veniamo alla speculazione.
Che la speculazione accresca l'efficienza del sistema economico-finanziario, è anch'esso un mantra tutt'altro che “percepibile intuitivamente”. Ritieni che un'affermazione del genere, oggi come oggi, trovi diretti riscontri empirici?
Un'affermazione così impegnativa meriterebbe inoltre non dico una dimostrazione, ma almeno un'argomentazione.
E cos'è “l'efficienza del sistema economico-finanziario”. Efficienza nel fare cosa?
Secondo i libri di testo, il sistema finanziario è colui che mobilizza la ricchezza accumulata assegnandola a compiti produttivi. Ora si da il fatto che il sistema finanziario che esiste effettivamente faccia questo per meno dell'1% del suo volume, e per il restante più del 99% faccia cose che mettono allegramente in discussione la sua funzione di sostegno al sistema produttivo (a proposito di “efficienza”). Servono “prove” di quanto sto dicendo? O non è forse esattamente quel che è recentemente avvenuto (ed è ancora in corso: parla con gli imprenditori e fatti raccontare quante difficoltà abbiano nel farsi finanziare non “investimenti rischiosi”, ma la normale necessità di cassa per il fisiologico ritardo ricavi-costi). Non solo è avvenuto, ma è avvenuto per l'ennesima volta.
Il paradigma con il quale la speculazione finanziaria si autogiustifica – c'è sempre qualcuno disposto ad elaborare teorie per compiacere il Re e giustificarne i comportamenti - è il seguente.
Ci sono attività il cui rischio non è misurabile, e pertanto non sono assicurabili (non sapresti come calcolare il premio). Queste sono l'oggetto della speculazione finanziaria, secondo alcuni della finanza tout court. Hanno ragione – involontariamente – questi “alcuni”, perché non s'è mai vista una finanza non speculativa, ad eccezione di quella messa in piedi da Yunus, ma oggi anche nel microcredito si sono inserite banche e istituzioni finanziarie che praticano tassi da strozzinaggio (Vedi NY Times http://www.nytimes.com/2010/04/14/world/14microfinance.html) col rischio di bolle.
Ma se un rischio non è misurabile, perché la finanza poi lo misura,valorizzandolo e vendendolo? Come mai le banche classificano per i propri clienti-risparmiatori gli investimenti (finanziari) in basso, medio, alto rischio se per definizione gli investimenti finanziari sono coloro i quali non sono misurabili? Come mai tutte le teorie finanziarie sulle quali si basa la speculazione (gravemente deficitarie sotto il profilo scientifico, nonostante i Nobel, si veda il rapporto Dahlem, “La crisi finanziaria e il fallimento sistemico dell'Economia Accademica” http://documentazione.altervista.org/dahlem_report.htm), come mai dunque queste finiscono poi per misurarlo, almeno implicitamente, questo rischio?
E come mai accade che un'assicurazione sulla vita (un rischio misurabile), stipulata presso una compagnia di assicurazioni, abbia di fatto come “sottostante” una scommessa (altro nome per speculazione) sul mercato finanziario, come se fosse un rischio invece non misurabile, secondo la quale invece se il non misurabile rischio del fallimento della Lehman Brothers si avvera, l'assicurato perde il diritto alla rendita in caso di morte (E' successo, non è un caso di scuola, è un caso reale tra mille)?
Questo è quanto avvenuto e quanto correntemente avviene, e questa è la finanza del mondo dei fenomeni, anche se non del mondo formale dei libri di testo e delle teorie ad usum delphini (sgangherate e prive di consistenza).
La verità è che la finanza, o la speculazione, si è allegramente allargata anche a rischi perfettamente misurabili, che potrebbero essere coperti da assicurazioni e mutue. Ma queste ultime hanno un grande svantaggio: sono trasparenti e facilmente controllabili, e non si prestano alla realizzazione di grandi profitti (ad esclusione forse delle assicurazioni sanitarie, quelle che negli USA alimentano quella schiera di quelli che James Kenneth Galbraith chiama“costosi parassiti”, e che fanno di quello USA il peggiore e più costoso sistema sanitario del mondo).
Non si pensi neanche che questa situazione della “finanza” sia una “distorsione” recente. La finanza (quella fenomenica, non quella formale dei libri di testo e delle definizioni di comodo) è sempre stata quel che è oggi: nessun nesso, se non pretestuoso, con la cosiddetta “economia reale”. Questo nesso ha un solo scopo: poter incantare i gonzi per farli entrare nella catena di Sant'Antonio (Paul Krugman: I profitti e il peso problem).
Cito qui l'incipit:
“Recentemente ho avanzato un'ipotesi (certo non originale) e cioè che la stabilità delle banche dal 1935 fino più o meno al 1980 avesse moltissimo a che fare con la mancanza di concorrenza, che offriva alle banche un valore d'esclusiva che i vertici non volevano mettere in pericolo con strategie rischiose. … Questo, a mio parere, è quello che ha fatto per molto tempo il settore finanziario: prendere soldi in prestito e mettendo asset teoricamente sicuri, poi investire i proventi in asset che in realtà non rendevano molto ma in apparenza sì. Se vi ricorda le piramidi finanziarie è perché ci assomiglia molto. Come ha evidenziato Robert J. Shiller nel suo libro Euforia irrazionale, una bolla, in realtà, è una piramide finanziaria che si crea spontaneamente, senza bisogno di un deliberato atto di frode ma con lo stesso effetto.
E senza riforme serie, tornerà a succedere. ”
Questo a proposito dei sempre benefici effetti della concorrenza ... leggasi inoltre qui quanto dico a proposito della "spontaneità".
L'unica vera differenza rispetto al passato è che oggi la cosiddetta “Economia reale” (industria, servizi) è totalmente intrecciata con la finanza al punto tale che la General Electric, che è come dire la quintessenza della “industrialità”, ha più del 20% del suo patrimonio in asset. E per questo la situazione è ancora più pericolosa di quanto non lo fosse nel '29.
Si potrebbe leggere il libro di John Kenneth Galbraith sulla grande crisi del '29, oppure più brevemente i dialoghi del documentario “Il Crash del '29”.
C'è un'altra spiegazione che mi urgerebbe: se questa è la finanza, in che senso sarebbe un vantaggio (e per chi) un aumento della sua “efficienza”, intesa come "capacità di raggiungere i suoi scopi"?

 
Vincesko
Avendo io scarsissima competenza in materia di economia finanziaria (m'intendo più di economia aziendale ed analisi gestionali), ti rispondo... “tangenzialmente”.
1. Il tuo vezzo – diciamo così - di interloquire usando il cognome la dice lunga sulla tua essenza comunista. Mi fai rammentare una battuta dell'ex segretario del PCI, Alessandro Natta: intervistato quando era già ex, disse che tra comunisti ci si rivolge col cognome. Era forse anche quello un modo di differenziarsi dai compagni del PSI (fine anni '80, credo) che invece – “imborghesiti” - usavano abitualmente il nome.
2. Tu sei uno che deve aver letto molto, ma più volentieri saggi che romanzi. Lo deduco – arbitrariamente? - dal fatto che non conosci o almeno sei incline a non considerare i significati plurimi o traslati dei termini.
3. Così è stato nel caso di “ideologia” parlando con Roberto M. Ideologia ha anche un significato deteriore: nel senso di rigida, troppo schematica, dogmatica.
4. Così è stato nel caso della servitù della gleba, abolita non da Lenin ma dallo Zar Alessandro II -  hai precisato - come se la sua abolizione (citata anche ne “Le anime morte” di N. Gogol) avesse potuto magicamente cancellare la stratificazione culturale e, direi, psicologica di massa, che consegue ad un fenomeno diffuso, profondo, che ha esplicato i suoi effetti per secoli (basta leggere i romanzi dei grandi scrittori russi, ad esempio Tolstoj, per capirlo).
 5. Così è ora nel caso di “astrattezza”, perché, scusami, è un'ovvietà dire che “le cose che (sic)  discutiamo hanno implicazioni molto concrete”: l'astrattezza va giudicata (la giudicavo) in rapporto al luogo in cui avviene questa discussione: un forum di un circolo del PD.
4. Così è anche nel caso di speculazione: è proprio per questo che ti ho allegato la voce di Wikipedia, dove, se vedi, è tra l'altro scritto:
 
Origine del termine
Il termine speculazione nasce dalla voce latina specula (vedetta), da specere (osservare, scrutare), ovvero colui che compiva l'attività di guardia dei legionari. Da qui deriva il senso etimologico di "guardare lontano" e "guardare in profondità con attenzione", e così in senso traslato "guardare nel futuro" o "prevedere il futuro".(…).
I pensatori della scuola neoclassica invece intendono la speculazione come l'attività di un operatore che si assume dei rischi per i quali richiede una adeguata remunerazione. Secondo questa scuola di pensiero lo speculatore è un elemento fondamentale del mercato poiché assicura liquidità e concorre alla formazione di un prezzo efficiente.
Secondo Ludwig von Mises,ogni attore economico è uno speculatore, in quanto l'azione umana è sempre diretta verso il futuro che è di per sé sconosciuto e quindi incerta. Il modo distintivo di pensare dello speculatore sta nella capacità di comprendere i vari fattori che determineranno il corso degli eventi futuri. Ogni genere di investimento è quindi una forma di speculazione[1].

Tu invece  - mi pare - assumi il termine speculazione soltanto nella sua accezione negativa e, sulla base degli accadimenti sui mercati finanziari attuali (ma come darti torto?), molto deteriore.
5. Il problema – correggimi se sbaglio – è che il mercato – lasciato a briglie sciolte e in balia degli egoismi e cupidigie più sfrenati - è degenerato, poiché è venuto meno sempre più il nesso diretto sia tra le grandezze monetarie e finanziarie scambiate ed i beni reali sottostanti, sia tra i debitori ed i creditori. Urgono regole.
6. Il fatto è che – come è anche, lasciamelo dire finalmente, per le degenerazioni del comunismo - che l'uomo è una brutta bestia: egoista, individualista, competitivo, prepotente, prevaricatore, dominatore, ecc., e, se gli si lascia esprimere liberamente i suoi spiriti animali, ci sono opportunità, ma anche problemi, talora seri.
7. Infine, un'osservazione sulla Cina. Io preferisco buoni romanzi ai saggi (pur essendo da sempre uno di sinistra e avendo sempre votato a sinistra, non ho mai letto – per scelta istintiva - Marx), però ho letto “La ricchezza delle Nazioni”, di Adam Smith, dalla quale ho scoperto che il Paese più ricco al mondo nel 1700 era la Cina, che poi ha subito una decadenza protrattasi per oltre due secoli, a favore dei Paesi dell'Occidente. Ora il pendolo della supremazia economica è tornato ad oscillare verso Est. Dov'è la novità, è sempre stato così nei cicli storici. Loretta Napoleoni sostiene che la globalizzazione – a giudicare dagli effetti –è stata molto più vantaggiosa per la Cina che per noi. Amen, ormai è fatta,vediamo – come successe 30 anni fa col Giappone - di resistere e di reagire al meglio. 
8. Il fatto è – per tornare alla concretezza di un forum di un partito politico – che, oltre alle banche ed ai finanzieri ed ai manager, anche le grandi multinazionali ed i loro azionisti e i manager, e le aziende medio-grandi ed i loro proprietari ed azionisti e i loro manager, occidentali, ne hanno beneficiato, producendo a costi cinesi e vendendo a prezzi occidentali, il che ha prodotto un aumento delle sperequazioni e dell'ingiustizia sociale: questione eminentemente politica, che i politici non sanno o non possono ormai contrastare. Che fare?
 
Dizionario di storiografia
ideologia
http://www.pbmstoria.it/dizionari/storiografia/lemmi/203.htm
 
[Purtroppo, non ho salvato la replica di Vanishing]
 
Vincesko
Poche osservazioni:
1. Il tuo “vezzo” di rivolgerti col cognome ha “sicuramente” un significato più profondo, che - forse? -  sfugge anche a te stesso: infatti tu (non casualmente: Freud afferma che nulla è casuale) avevi scritto: “Caro B.”, ed ora invece scrivi “Egr. Sig, Vincesko”).
2. Nel 1986, accompagnando alcuni amici socialisti, ho passato qualche ora presso la sede nazionale di Via del Corso del PSI: tutti si rivolgevano col nome e si davano del tu e, riferendosi a Craxi, dicevano 'Bettino'. Questo, ti posso assicurare, non accadeva nel PCI, neppure nella mia piccola sezione di paese. Perciò lo notai, me lo ricordo ancora ed ho citato l'aneddoto di Natta.
3. Per la precisione, “Le anime morte” (in russo, 'anima' vuol dire anche 'servo della gleba') consta di 2 tomi: il primo fu terminato nel 1841 e pubblicato il 21 maggio 1842; il secondo tomo (quello incompleto) è stato scritto in due redazioni, la prima iniziata nel 1840 e la seconda – che vide vari rifacimenti - dal 1842 al 1851: tutto quello scritto dal 1845 al 1851 fu bruciato dall'autore nel 1852. e ne sono rimasti soltanto alcuni quaderni. Ho trovato queste notizie sull'edizione Einaudi/Gli Struzzi de “Le anime morte” (prelevato nella biblioteca comunale del piccolo paese che mi ospita), che casualmente ho riletto proprio 1 mese fa e dalla quale credevo di aver ricavato il riferimento all'abolizione della servitù della gleba, che comunque avevo letto proprio poco prima che tu ne scrivessi qua (nei romanzi, le notizie si ricavano anche dall'introduzione o dalle note).
4. La lingua è un organismo vivo e mutevole, frutto anche della consuetudine, e questo vale per tutti i termini, anche quelli che sono simpatici o antipatici a te (o a me o a tutti): a) forse non 'ideologia'', ma 'ideologico' ha anche un'accezione negativa (mutuato dalla religione, l'equivalente peggiore è 'dogmatico'), e questo valeva anche prima del 1989 e non solo in Italia; dopo la caduta del muro di Berlino si è solo rafforzata; b) 'speculatore' non è necessariamente negativo, qualunque investitore – anche la massaia – lo è; c) i 'liberali', al tempo delle monarchie assolute e del Risorgimento, erano i 'progressisti', ora  in Italia, all'opposto, identificano i 'conservatori'.
5. Il comunismo (detto da uno che lo ha sempre votato in Italia), come si è concretamente realizzato sulla faccia della Terra, è stato un fallimento. Punto. Secondo me, con l'essere umano che vive sulla Terra, in ragione del suo bagaglio genetico, vitale (a parte forse in piccole comunità, per brevi periodi)  sem-pli-ce-men-te  non può fun-zio-na-re.
6. La Cina. Ti contraddici, perché parli di un Paese che è partito da zero e di sviluppo impetuoso e poi che non va sopravvalutato e che non arriverà lontano. Ripeto: nel 1700 era il Paese più ricco del mondo, con l'attuale tasso di sviluppo e soprattutto considerando il differenziale con gli altri Paesi, entro il 2050 e forse prima ritornerà ad esserlo, almeno in termini di PIL globale. Sapendo benissimo, beninteso, che il parametro quantitativo per poter definire il ranking della ricchezza è il PIL pro capite o il reddito pro capite (in base a quest'ultimo, nel 1700 – fonte “La Ricchezza delle Nazioni” - il Paese europeo più ricco era l'Olanda e, in Italia, il territorio di Genova).    

 
Vanishing
Caro B.,
Dove Freud avrebbe detto "nulla è casuale"? E tu cosa pensi in proposito, che viviamo nell'Universo deterministico di Laplace?
Secondo, mi rifiuto di continuare questa sciocca discussione sul nome. Per la cronaca: mi chiamo Vanishing di nome, e Leprechaun di cognome. Se poi ti domandi chi platonicamente io sia, ti rispondo: io sono ciò che dico. Come peraltro tu e chiunque altro su questo forum, ad onta delle generalità anagrafiche esibite che non dicono niente.
Terzo: Noi siamo qui per discutere del mondo, non delle nostre auguste persone. Bisognerebbe evitare di fare delle polemiche personali, e soprattutto della psicoanalisi (freudiana, junghiana o adleriana che sia) on-line: la SIP (Società Italiana di Psicoanalisi) ne fa oltretutto esplicito divieto.
Inoltre i leprecauni sono personaggi immaginari. Dubito per loro valgano le categorie analitiche.
Quanto al "signor Vincesko", come sottolineato dallo smile, era una garbata presa in giro, per mostrarti che chiamare uno per nome non significa nulla.
Veniamo ai singoli punti (evitiamo però di ripeterci):
2. Tu forse hai accompagnato degli amici nella sede del PSI, io ho forse fatto qualcos'altro, di più complesso e impegnativo che accompagnare degli amici. Prova a mettere nel conto una congettura del genere. Hai appunto accompagnato amici che si sono incontrati in un sede ristretta dove si conoscevano tutti bene, stavano fra di loro, e quindi si chiamavano ovviamente per nome. Se avessi accompagnato qualcuno ad un congresso del PSI, avresti notato che gli stessi amici che in privato lo chiamavano Bettino (ad esempio: Martelli) dal palco lo chiamavano "il compagno Craxi" (come peraltro fa ancora oggi Martelli, sia pure omettendo il “compagno”). C'è differenza tra una sede e un momento ristretto e privato, e una riunione pubblica di partito. Alla Camera si chiamano "Onorevole" seguito dal cognome, anche se sono compagni di sbronze. Poi nel Transatlantico magari si mandano a quel paese chiamandosi per nome.
Prova a leggere sul Corriere di oggi la risposta di Ferruccio ad Angelo in merito alla commissione di inchiesta sulla Rizzoli, e troverai una spiegazione dei motivi per i quali questi due momenti sono diversi, e richiedono pertanto comportamenti diversi. Dal 1841 e anche prima in poi.
4. "Liberali" non ha mai significato "progressisti". Semmai erano i "democratici" e i "socialisti" i "progressisti" (termine entrato in uso molto dopo, quindi questa è comunque una decontestualizzazione). Rileggiti (o leggiti) Bismark e controlla con chi ce l'aveva. "I signori democratici ora andranno a suonare il piffero ...". Mazzini era un democratico (e repubblicano), non un liberale. Garibaldi un socialista. Alcuni dei carbonari erano dei liberali, e in tal caso erano frammassoni. Cavour era un liberale. Quintino Sella un conservatore (come Bismark).
Sul fatto che la lingua sia un organismo mutevole siamo d'accordo, Non tutte le mutazioni sono però utili ed espressive. Non tutto ciò che accade va bene peri l solo fatto di essere accaduto. Il punto della discussione è questo. Per tutto l'800 e gran parte del '900 "ideologia" ha significato altro, ed era un termine analitico spogliato di giudizio di valore. Marx critica "l'ideologia borghese" (critica dell'economia politica) non in quanto tale, ma in quanto si nasconde dietro pretese di "oggettività" e "scientificità". Questa parte di Marx resta a mio avviso (e non solo mio) valida ancora oggi. Nel pensiero comunista (nel significato che assume la parola dopo l'Ottobre) è Stalin (che non ha capito un acca di Marx, essendo un ex seminarista impregnato di platonismo cristiano) che introduce il determinismo storico (in senso meccanico, non hegeliano), e la categoria della "oggettività scientifica", lo "oggetto senza soggetto", e la definizione della soggettività come "inganno" (borghese).
4. Il "comunismo", per detta degli stessi protagonisti, non si è mai realizzato da nessuna parte del mondo. Quei paesi, assieme al loro regime socioeconomico, si autodefinivano "socialisti" (Cina inclusa) non "comunisti". "Comunisti" li chiamano ora i liberali, che non hanno mai capito nulla di cosa stesse succedendo da quelle parti. Dicono anche che erano regimi “statalisti” il che è una fregnaccia. Men che meno i conservatori hanno capito mai qualcosa. Erano i progressisti (americani, e neanche tutti, non Roosvelt, ad esempio) e i socialisti europei (e anche alcuni comunisti) a capire bene quale disastro stesse là succedendo, e fin dall'inizio. No, scusa, dimenticavo: il comunismo è esistito (anzi: esiste ancora) ma solamente nella Isla de Pinos (Isla de la Juventud) a Cuba, a sentire Fidel (vedi? Lo chiamo per nome, come fanno i compagni cubani). Ciò che ha fatto fallire la URSS è stata la mancanza totale di democrazia, non "l'economia statale" (che poi significava in realtà: economia di partito), mancanza totale che c'è sempre stata dall'inizio alla fine, e che era nelle premesse dei bolscevichi (e motivo di contrasto tra Vladimir e Rosa).Glasnost e Perestroika non sono "democrazia", semmai blandi antecedenti. Il sistema non era democratizzabile, cosa della quale si illudeva invece Michail.
5. Mi fa piacere scoprire una nuova versione di pensiero razzista "di sinistra". Tu conosci a menadito il bagaglio genetico degli esseri umani e ne sai perfino dedurre le conseguenze sul piano dei comportamenti individuali e collettivi, sul piano diacronico e sincronico per il futuro. Meriti il posto alla destra del Padre. Io non so se il “comunismo” (intendendosi bene prima su cosa si intenda con questo) sia realizzabile. Non lo è sulla scala dei tempi politici – a mio avviso ma fino a prova contraria - quindi resta una speculazione, magari interessante, ma non la si può mettere “all'ordine del giorno”.Speculazione alla quale peraltro non si dedica oggi nessuno, quindi questa discussione è un tantino “astratta” ...
6. Può essere che mi contraddica, e in tal caso faresti bene a farmelo rilevare. Ma io non dico ciò che mi attribuisci, perché non sono un determinista. Non ho la sfera di cristallo e non sono in grado di prevedere il futuro. Dire "all'attuale tasso" è fare una congettura, che però non ha fondamento empirico. L'attuale tasso è l'8 per cento. Quando sono "partiti" con il capitalismo erano e sono rimasti per un po' al 25%, poi sono calati al 18-15%, poi circa al 10%. Il tasso di incremento del PIL dell'Italia e di qualunque paese europeo del dopoguerra viaggiava attorno al 7-8%. Poi è calato, perché non poteva che essere così. Oggi nei paesi sviluppati si festeggia il 3%. Non so cosa farà la Cina. Dubito ci sia qualcuno che lo sappia, cinesi compresi. Noto solo che la popolazione "modernizzata" non aumenta al ritmo del suo PIL. Vedo sempre dire: 400 milioni e 800 milioni. E queste erano le proporzioni dell'epoca di Mao. Perché un'operazione di modernizzazione del genere non è una cosa da nulla. Tra l'altro la loro politica demografica stabilita per legge (non dello stato, ma del partito) punta al dimezzamento della popolazione. Ma questa legge è rispettata solo nella fascia costiera, quella dei 400 milioni, non nell'interno dove prevale ancora una cultura contadina che funziona sul lavoro delle braccia (quindi dei figli maschi). Anche questo è un punto interrogativo, perché potrebbe addirittura portare ad un peggioramento di quel rapporto, con una popolazione costiera sempre più ricca e sempre minore, rispetto ad una interna che resta dov'era, che invece cresce. Ma queste sono congetture, non previsioni. Non sono un aruspice.
Le riserve sul reale significato del PIL cinese non sono inoltre mie, ma del loro ministro dell'ambiente. Inoltre qualunque economista ti spiega che l'emersione dall'economia informale a quella formale in genere "droga" l'aumento del PIL, in una misura difficilmente stimabile (il che non significa che non esista).
Quanto al PIL pro capite, con tutte le riserve sul significato del PIL, appunto: quanto ci vorrà perché il PIL pro capite (io preferisco dire: il livello di vita) dei cinesi (tutti) raggiunga quello europeo? BTW: in Cina non esiste stato sociale, non c'è né un sistema sanitario né uno pensionistico generalizzato. E nemmeno di trasporti pubblici: a Pechino sono municipali (e insufficienti), ma a Shanghai sono privati. Prova a dare sanità, pensione e trasporti pubblici a 1,2 Miliardi di persone e capirai quale razza di problemi abbia davanti quel paese.
Inoltre: man mano che il loro tenore di vita aumenterà, aumenteranno i loro prezzi, il che significa che ne risentiranno anche le loro esportazioni (che oggi non sono comunque gran cosa). Per loro non sarà un problema, col mercato interno "vergine" che si ritrovano. Ma tutte queste cose ci dicono che sono un paese in un fase storica antecedente – e di molto - alla nostra.
Poi ognuno è libero di pensare che la Cina sia la minaccia (a cosa?) prossima ventura ... io dormo sonni tranquilli, anzi no, ma non certo per la Cina.
Nel '400 Genova era la sede del capitalismo neoformato, bancario, la "Haute Finance" di Karl (Polany). Si spostò poi progressivamente in Olanda (alcune strade di Amsterdam hanno portato e credo portino ancora il cognome di famiglie genovesi) e da lì, in seguito, all'Inghilterra. Erano paesi ricchi per questo, e insieme i banchieri erano là perché erano paesi ricchi (per via del commercio intercontinentale). Le Banche allora finanziavano appunto i commerci intercontinentali, però, non emettevano derivati e non speculavano in Borsa (che non esisteva).
 
Caro Vanishing,
1. Freud: “Psicopatologia della vita quotidiana”. Chiaramente, “nulla” non andava preso alla lettera, è stata una mia semplificazione, ma va inteso in rapporto ai fenomeni esaminati: lapsus, tic,  manie innocenti, ecc.
2. La questione del nome l'hai montata tu, io mi ero limitato a fare una semplice battuta. La tua reazione – com'è sempre (in questo sono un... “determinista”, ma – a parte che ci sono ora evidenze scientifiche: zone del cervello e strutture neuronali deputate all'amore, all'odio, all'egoismo, all'altruismo - è solo frutto di esperienza, di osservazione empirica e di deduzione di nessi causali anche “sottostanti”) – rafforza la mia ipotesi interpretativa iniziale.
Inoltre, mi meraviglio che ti sfugga che la questione del nome ora è vieppiù strumentale: mi serve ad alludere ad altro: alla tua pretesa di voler imporre sempre il tuo punto di vista. Ti viene mai il dubbio che – per fare una similitudine – il presbite abbia per ciò stesso un deficit nella visione da vicino? La presbiopia, in certi casi, è una enorme, invidiabile cultura, che avvantaggia nelle analisi di ampio respiro e nelle interrelazioni, ma forse fa perdere di vista la visione dei dettagli e probabilmente anche quella in profondità (da dove hai ricavato - vedi l'altro '3d' - che Scalfari è tremontiano? E' vero l'opposto). Io credo che la tua indubbia capacità analitica, sempre con troppe subordinate (questo ha un nome greco che non ricordo ed è un'abitudine che ho anch'io, ma soprattutto quando parlo), ha come contraltare un deficit di capacità di sintesi (infatti, ogni tuo 'post' è un breve saggio con troppe variabili!).  
Nel caso del PSI: ostenti la tua personale esperienza come se fosse un postulato valido per tutti. Se permetti, non sono d'accordo: avendo da sempre (chissà perché, ci sarà senz'altro un motivo) un'idiosincrasia per l'uso del cognome tra amici o compagni ed un'attenzione elevata ai dettagli (fondamentali per chi come me usa il metodo logico-deduttivo) fu una delle prime caratteristiche peculiari del PCI che notai, confermata dall'aneddoto di Natta che ho raccontato, e poi, per contro, dalla visita alla sede nazionale del PSI. Va da sé, poi, che nelle riunioni pubbliche importanti o in tv si usasse – e si usi - il cognome. Comunque, usa pure quel che vuoi, ma mi vuoi dire che c'entra questo con questo forum, che sarà anche pubblico, ma riunisce un ristretto gruppo di amici e compagni aderenti allo stesso partito? Comunque, è bizzarro – penso sarai d'accordo almeno su questa contraddizione logica – che ti rivolgi col cognome agli interlocutori, ma qui hai deciso di chiamarti col nome – reale o inventato – Vanishing.
3. Questione del termine “liberali”. Ho usato il termine “progressista” semplicemente per contrapporlo a “conservatore” (in un primo momento avevo scritto “estremisti”). Ho fatto una ricerca e rinverdito e trovato conferma di cose che avevo appreso alcune decine di anni fa. Eccone il risultato: i liberali erano i... rivoluzionari del tempo.
[Purtroppo, alcuni link non sono più attivi]
Il movimento liberale in Italia (negli anni '20 del 1800)
http://cioccolatablu.interfree.it/le_potenze_europee_negli_anni_'20_-_il_movimento_liberale_in_italia.htm 
http://www.skuola.net/storia-moderna/liberalismo-nell-eta-della-restaurazione.html
I moti liberali europei degli anni venti
http://doc.studenti.it/appunti/storia/moti-liberali-europei-anni-venti.html
Restaurazione e primi moti liberali
Liberali erano soprattutto gli studenti, i giornalisti, i letterati, i professionisti e in genere coloro che avevano combattuto nelle legioni napoleoniche. Furono costoro a non rassegnarsi alla Restaurazione.
http://www.scuolascacchi.com/risorgimento/reastaurazione%20e%20primi%20moti%20liberali.htm
4. Comunismo. E' inutile che insisti: te lo ripeto, io ho sempre votato PCI, ecc., ma mi limito ad osservare che la traduzione in pratica dell'ideologia comunista (chiamala come vuoi) è stata fallimentare. La tua è un'adesione ideologica (se preferisci, ideale) ad una dottrina politica del tutto legittima, ma che non trova ancora riscontro nella realtà effettuale. Se permetti, credo sia inutile insistere con tali argomentazioni teoretiche, prova a metterle in pratica, poi ne riparliamo. Per ora, detto francamente, perciò ne riparlo, io le giudico molto severamente e deleterie per un partito riformista.
5. Bagaglio genetico. Confesso, sono un ignorante anche in questo, ma osservando la realtà, quella macro (il cosmo, l'universo) e quella micro (gli esseri viventi: gli alberi, gli animali, l'uomo) rilevo che tutto si basa, non esclusivamente ma prevalentemente, sul conflitto ed anche sull'istinto di sopraffazione e di prevaricazione, e quindi sulla pulsione egoistica. Tu stesso – lo si vede qui – sei sottomesso a questa legge naturale. Certo, l'educazione e l'elaborazione culturale (in senso antropologico) possono contenere o anche temperare gli istinti naturali di fondo ed incentivare la propensione all'altruismo e alla cooperazione, per un interesse generale, ma ciò  credo sia  concretamente realizzabile in piccole comunità per molto tempo (ad esempio, tribù) o in grandi comunità (popoli) per un tempo relativamente limitato.  
6. Per finire, la Cina. Guarda che condivido buona parte delle tue obiezioni. Ma io mi sono limitato a rilevare un dato di fatto incontrovertibile: la Cina era il Paese più ricco nel 1700, e tornerà ad esserlo tra 2 o 3 decenni, almeno in termini di PIL globale, e questo si verificherà anche se il suo tasso di sviluppo rallenterà (in gergo tecnico, degressione). Rammento ancora un breve, interessante saggio del Prof. Giorgio Fuà, pubblicato una trentina o quarantina di anni fa, nel quale egli comparava i saggi di sviluppo tra i vari Paesi: riprendendo la formula (che è poi quella, credo, del metodo di rivalutazione di un capitale a interesse composto), perché un Paese più povero raggiunga un Paese più ricco, ci vogliono - mi pare - oltre 60 anni se il differenziale (= differenza di percentuali) è di 1 punto percentuale, ma la metà degli anni se il differenziale è di 2 punti percentuali, e la metà della metà se il differenziale è di 4 punti percentuali.
[Cfr. poi lo sviluppo della discussione in Dialogo sulla crisi economica, i PIL che si inseguono ed altro http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783599.html].

 
Vanishing
2. Siamo OT rispetto ad un forum politico, ma questa rappresentazione della corteccia, ricavata dalla lettura di quotidiani, non ha alcun riscontro scientifico. La suddivisione in zone del cervello non è "per funzioni antropomorfe". La corteccia è una cosa molto complicata, e i quotidiani non sono una fonte affidabile quasi per nessun argomento, tanto meno per questi.
Quanto al fatto che io "vorrei imporre il mio punto di vista", non vedo come potrei, Posso solo ribattere alle cose con le quali non sono d'accordo, il che significa discutere. Poi ci sono le conversazioni da salotto, nelle quali si parla del tempo e ci si da sempre vicendevolmente ragione. Se vuoi ti do ragione, non c'è problema.
Se invece vuoi discutere: un'opinione è una cosa, e un dato di fatto, anche se ad un livello diverso è sempre suscettibile di soggettività, è un'altra. Come vedi, il significato del chiamarsi per cognome non è quello da cui sei partito, per tua stessa ammissione. Ora questo non è un "gruppo di amici". Io non sono tuo amico e tu non sei mio amico. Non sono amico neanche di Borrello,anche se mi trovo spesso in accordo con lui (a differenza che con te). L'amicizia è una cosa seria, e un'altra cosa. Naturalmente niente impedice che io, te e Borello possiamo diventare amici, e anche per la pelle. Ma forse non basta scriversi su un forum, penso.
Quanto al forum, questo è un consesso politico, e io non sono nemmeno iscritto al PD. Quando scrivi qui, ti può leggere potenzialmente chiunque, tra i miliardi di frequentatori di Internet. Non è un posto privato. Quindi è bene comportarsi come ci si comporta in un posto pubblico. Ad esempio: scrivere finché possibile in modo universalmente comprensibile, usando un lessico il più possibile condiviso, e non per allusioni come si fa tra amici. Non lo fanno tutti, e così capita di leggere delle cose che non si capiscono neanche linguisticamente.
Questo allunga il discorso, inevitabilmente. Ma abbiamo fretta di qualcosa?
3. Appunto: A conservatore si contrappongono molti termini. E non tutti i liberali erano rivoluzionari, a meno di non voler dire che Cavour era un rivoluzionario. Dillo pure, se vuoi, ma poi ti sconsiglio di avvicinarti alla sua tomba.
4. Non so in base a cosa tu abbia decretato che io sarei comunista. Non lo sono. E - insisto - e non è "un'opinione", ma una realtà storica (discutibile quanto ti pare, ma sul piano dei documenti, dei testi, delle analisi, non delle "inclinazioni personali"), quello che tu chiami "comunismo" non era la realizzazione di nessun comunismo, qualunque significato si voglia dare a questo termine tra quelli che ha avuto nella storia. Da questo tu arbitrariamente deduci che io stia parlando in difesa di uno dei comunismi, o di tutti. No: sto parlando in difesa della storia, quella dei documenti, delle indagini, degli storici, e della storia del pensiero politico.
5. Sei libero di pensare quello che vuoi, ovviamente. Vorrei solo sottolinearti il pericolo insito nel credere alle predeterminazioni su base genetica. Anche qui, stai attento a quel che leggi sui giornali, dove spesso trovi l'eco di Wall Street, nel senso che c'è un'enorme superfetazione della genetica e della biologia molecolare (con risultati talvolta comici) al solo scopo di "pompare" qualche spin-off su presunte scoperte spettacolari sul gene del prurito al naso, o della predisposizione a detestare Brahms. Sono bolle, o tentativi di gonfiarle.
6. Il ragionamento di Fuà è corretto (anzi: è un calcolo. Non se i numeri che citi, su due piedi, siano giusti, ma posso verificare, se vuoi). Il punto è che né tu, né io, né nessuno sa quale sarà l'andamento futuro della crescita del PIL cinese, e neanche del PIL americano (potrebbe pure crollare). Questo a parte il fatto che il PIL non è un indicatore sufficiente di ricchezza. Più sopra ho postato un link ad un articolo di Corrado Passera che spiega molto bene questo punto.
Tu forse sei giovane, e in tal caso non puoi dunque ricordare che i discorsi che si fanno e che fai sulla Cina, si sono fatti di volta in volta (con argomenti identici) sul Giappone (c'è stata una specie di "Sindrome del Giappone" in USA), e poi delle "Tigri asiatiche", una della quali (La Thailandia) è finita in default sotto l'attacco ribassista dello hedge fund di Soros. Il fatto è che il futuro non è lineare, ed è assai probabile che il tasso di crescita tendenziale (asintotico) della Cina sia uguale a quello medio degli USA attuale. Il che significa che non è detto che lo raggiunga mai, dipende dalla forma delle due curve. Oppure che lo raggiunga tra due secoli, il che vuol dire oltre l'orizzonte per il quale ha senso fare congetture.
Il fatto fondamentale non è però questo: è che si è fatto una specie di "terrorismo ideologico" sulla Cina, che non condivido. E ancora oggi la Cina è usata a sproposito come l'ipotetico "avversario competitivo" con il quale fare i conti, o si dovranno fare i conti. Non la vedo così. Per ora, dobbiamo "fare i conti" assai più con la Germania
 
Vincesko
Anche se OT, mi costringi a puntualizzare (tanto qua non ci legge nessuno...).
1. Cognome, amicizia. Sopra – nella mia prima replica - ho scritto che Il tuo “vezzo” di rivolgerti col cognome ha “sicuramente” un significato più profondo. Ora, le tue considerazioni – posso definirle ovvie?  (io sono iscritto a FB, ma non lo frequento, ho da molto tempo in stand by sei proposte di amicizia: non le ho ancora accettate) - sull'amicizia ne sono una conferma indiretta. Non vorrei fare dello psicologismo spicciolo, ma anche la tua “resistenza” - lo sai, vero? - è un'ulteriore conferma.
2. Liberali. Come al solito rifiuti l'evoluzione del significato dei termini e, in ogni caso, invece di ammettere – semplicemente - che non sapevi che gli attori dei moti risorgimentali venissero chiamati liberali, un po' cambi la pizza, un po' fai ammuina rimettendo in mezzo Cavour. Mi vuoi dire che c'entra Cavour, che nel '20 aveva 10 anni? In ogni caso, anche lui – figlio di Michele, schedato dalla Polizia come giacobino -  era liberale, ma non era rivoluzionario, anzi: (preso da Wikipedia) “Ammiratore del liberismo economico e del liberalismo politico inglese, egli era convinto che con il metodo delle tempestive riforme si sarebbe evitato ogni sovvertimento socialista”.
Guarda, comunque, che anch'io sono un conservatore in campo linguistico e mal sopporto perfino gli adattamenti operati dall'Accademia della Crusca o dal Devoto-Oli, e coltivo addirittura il vezzo di contrastare il radicamento nell'uso corrente di termini lessicali errati (ad esempio: 'serrare le fila' anziché 'file' oppure 'implementare' usato nel senso di ampliare, potenziare, oppure 'complementarietà' o 'multidisciplinarietà' anziché 'complementarità' e 'multidisciplinarità', oppure 'piuttosto' nel senso di 'oppure', oppure 'affatto' come se equivalesse a 'nient'affatto', oppure – per tornare a bomba e come ho appunto segnalato qua - 'liberista' e 'liberale' come se non fossero sinonimi ma addirittura opposti (il primo da usare in economia, il secondo in politica). Ma è – come si vede anche qua - una fatica di Sisifo.
3. Quello delle aree deputate del cervello va preso cum grano salis, (scusa, lo so, hai qualche problema col... sale, diciamo così), visto che il cervello è un organo molto complesso in buona parte ancora inesplorato. Detto questo, adesso con la tecnica dell'imaging cerebrale è possibile individuare delle aree funzionali deputate. A questo proposito: il maggior cruccio di Sigmund Freud – che era laureato in medicina – fu forse proprio quello di non essere riuscito ad ottenere – dato il livello tecnologico di allora - le evidenze oggettive, neurofisiologiche della sua teoria psicanalitica. Ho citato apposta la coppia amore-odio e le strutture neuronali, perché egli inferì/ipotizzò dal fatto che l'amore potesse trasformarsi molto rapidamente in odio (e viceversa) che probabilmente fossero situati in aree contigue del cervello. Due anni fa, una ricerca inglese, proprio utilizzando la tecnica dell'imaging cerebrale, ha avuto l'evidenza scientifica che non solo sono contigui, ma che addirittura hanno una struttura neuronale parzialmente in comune. La fonte della notizia per me fu Enrico Franceschini su Repubblica, ma non riesco a trovare l'articolo del 2008, allora linko quest'altro che ne riprende la notizia:
http://www.fondfranceschi.it/cogito-ergo-sum/neuroestetica.-cosi-la-scienza-spiega-l-arte-e-l-amore
4. Io non voglio affatto che tu mi dia ragione, perché poi? Ma semplicemente avere il diritto di non dare ragione a te (o a nessun altro, beninteso) se e quando non ce l'hai. Tutto qua.
5. Comunismo. E ri-ridagli. Mettiamola così: prendo atto che non sei comunista, anche se parli spesso e sostieni – a me pare – l'ideologia, vogliamo dire 'marxista'? volgarmente (= dal volgo, quorum ego) intesa 'comunista'? Comunque, io non contrasto l'ideologia marxista, non mi può fregare di meno farlo; io, pur avendo sempre votato per il PCI-PDS-DS, contrasto severamente - perché lo ritengo pragmaticamente un danno enorme - gli Italiani di estrema sinistra che uso definire – et pour cause - “ottusi” (=intelligentoni),  perché i comunisti massimalisti sono tendenzialmente a-logici, a-pragmatici, “benaltristi”, obnubilati dall’ideologia e (per fare ancora della psicologia spicciola), non avendo risolto il complesso edipico, se ne lasciano dominare e non gli va mai bene nessuna soluzione e perdono tempo ad "ammazzare" tutti i giorni il proprio padre. Sono una iattura.
6. Vedo che non hai replicato sullo Scalfari supposto tremontiano: come mai? Sai, è una questione di... 2+2.
7. Sul calcolo del differenziale dei saggi di sviluppo, se vuoi puoi verificare, non hai affatto bisogno del mio permesso. Peraltro mi farebbe piacere, poiché è un aspetto cui, da meridionale, annetto molta importanza e che tratto spesso – e lo farò anche in questo forum - nella sua applicazione alla questione meridionale.
8. Cina. Io giovane? Lo vedi? Hai una cultura immensa, ma non riesci a fare 2+2. Come faccio ad essere giovane avendoti informato che la mia visita - con amici - alla sede nazionale del PSI è del 1986? Quindi ho vissuto anch'io il fenomeno Giappone e l'ho anche citato nel mio primo 'post' di questa discussione. Ed anche per chiarire che io non c'entro nulla con le obiezioni rispetto alla Cina e che forse mi confondi con qualche altro ne riporto uno stralcio: “Ora il pendolo della supremazia economica è tornato ad oscillare verso Est. Dov'è la novità, è sempre stato così nei cicli storici. Loretta Napoleoni sostiene che la globalizzazione – a giudicare dagli effetti – è stata molto più vantaggiosa per la Cina che per noi. Amen, ormai è fatta, vediamo – come successe 30 anni fa col Giappone - di resistere e di reagire al meglio”.

 
Vanishing
Caro B.,
mi spiace chiudere qui questa discussione. Il tono e il modo che sta prendendo non mi interessa. Non voglio fare questioni personali. Oltre tutto ci stiamo ripetendo.
Risponderò solo all'unica questione che non ci riguarda personalmente: ho scritto "tremontiano Scalfari", perché uno dei leit-motiv di Tremonti (anzi, il suo leit-motiv fondamentale, al quale lui stesso annette grande importanza) è l'idea di passare dalla tassazione delle persone alla tassazione delle cose. Visco lo incenerirebbe con il solo sguardo, se potesse, ed ha ragione (e non sono un fan di Visco, come avrai potuto osservare se mi leggi). Considero quest'idea una riedizione della Reaganomics. In ogni caso, una posizione del genere, anche se velleitaria, è assai qualificante sul piano politico, più che economico (BTW: Tremonti non è un economista, e per la verità ripete in continuazione di non esserlo). Scalfari è d'accordo con lui proprio su questo. Non è poco, sul piano politico.
Ora io leggo poco Scalfari, perché lo giudico poco interessante (mi sto esprimendo eufemisticamente), ma mi pare che abbia in generale un certa velata "simpatia" per Tremonti. Non c'è niente di male. Io stesso non giudico male Tremonti, è meno peggio di altri, anche se è di un narcisismo che lo danneggia. Apprezzo ad esempio che vada a Report e dichiari esplicitamente che non intende sottrarsi ad un giornalista che lo incalza, con l'aria di dire: "è normale che un giornalista incalzi un ministro ..". Questo sul piano personale. Sul piano politico, non sono d'accordo con le sue vedute fondamentali, a differenza di Scalfari.
Tutto qui.
 
Vincesko
@ Vanishing
Finalmente, decisione intelligente.
Scalfari. Io leggo Scalfari dal 1970 (ben quaranta anni fa, diavolo!) quando dirigeva L'Espresso (formato lenzuolo) e poi l'ho seguito con Repubblica (1976). Lo reputo una persona molto intelligente e coltissima, anche di economia. Tremonti lo tengo “sotto osservazione” da oltre dieci anni, da quando partecipava alla trasmissione di Gad Lerner “Milano, Italia”. Non ripeto qua quello che ho già scritto (e che scriverò) nel thread che gli ho dedicato. Dagli un'occhiata, se non l'hai già fatto.
Scalfari – te lo ripeto, puoi fidarti – non è tremontiano, anzi è un antitremontiano, nel senso che – come me - lo reputa un incompetente (poi linkerò le prove nel suo thread). Sulla questione della tassazione delle cose, in luogo delle persone, temo che hai preso un abbaglio. Volevo dirtelo nell'altro thread, dove l'hai scritto (vedi come ti leggo attentamente, a differenza tua per i miei 'post'?). Lo faccio qua. Rileggiti l'articolo di Scalfari, non mi pare proprio parlasse di IVA.
 
P.S.: mentre scrivo, ho sentito Tremonti ad Annozero affermare che ha tassato le stock option (per dire che ha colpito anche i ricchi). Ah ah ah ah ah, sì, ma per la parte eccedente 3 volte la retribuzione fissa, cioè non la pagherà neanche Passera!). Ecco, chiunque commenterebbe semplicemente che è una bugia, io che è il modo in cui si comporta un bambino che non ha le (s)palle per reggere il confronto leale e le critiche e slealmente si mette a barare. Brutto segno per una persona normale, pessimo per un uomo di governo.
 
 
Post e articolo collegati:
 
Il Sig. Giulio T. ed il principio di Peter/10/Lettera
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2769133.html

L’eredità del Liberalismo italiano: uomini e fatti
08-03–2015  Paolo Savona
http://formiche.us8.list-manage2.com/track/click?u=36b7a9702ea86a9f69b819156&id=8b5e9f6e5e&e=07e3b92ad9 


Le proposte del Partito Democratico/14 - Liberalizzazioni

 
Termino (almeno per ora) con le proposte sulle liberalizzazioni, che non fanno ancora parte delle Proposte per l’Italia di domani, perché non ancora definitive ed approvate.
 
LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/14
 
POSIZIONE PD
Liberalizzazioni: dal PD 41 norme ad effetto immediato
Ecco la risposta Pd alla propaganda berlusconiana: 35 proposte, da discutere con gli italiani. Non per modificare l'art.41 ma per aiutare i consumatori e le imprese, abbassare i prezzi, sbloccare gli investimenti, creare lavoro.
pubblicato il 9 febbraio 2011 , 36078 letture
Quarantuno norme ad effetto immediato e nessun altro show di propaganda. Questa è la risposta del Pd alla nuova mossa di Berlusconi che vuole modificare tre articoli della Costituzione per dare “una scossa per l'economia”. Per Bersani “qui non c'è nessuna scossa e nemmeno il solletico. Siamo davanti ad un insieme di norme astratte, calendari, rinvii a nuove norme. Insomma niente di concreto”.

L'azione del Pd è la prima risposta alla nuova campagna mediatica con cui, questa mattina, il Consiglio dei ministri ha dato via libera al disegno di legge costituzionale recante modifiche agli articoli 41, 97 e 118, comma quarto, della Carta sulla libertà di impresa e ha approvato il decreto sugli incentivi.

Il governo pensa di risollevare l'economia con incentivi pari all'1,5 del Pil. “Se arrivano all'1,5% prendo il saio – ha continuato il leader del Pd – e vado ad Arcore a piedi. Con le manovre proposte non smuovono neanche l'0,15% del Pil”. C'è un profondo senso di amarezza perché mentre il governo fa propaganda, la situazione per il Paese si fa critica nella stagnazione economica, nei problemi di occupazione e nelle difficoltà del sistema impresa.

“La modifica dell'Articolo 41 della Costituzione è solo una misura di distrazione. Un po' come buttare la palla in corner.Questo articolo non ha mai impedito misure di semplificazione, di liberalizzazione o manovre di controllo ex post. Molto meglio realizzare 41 norme ad effetto immediato. Oggi ne proponiamo 35 e chiediamo a chiunque abbia un'idea di interloquire con noi in rete per una mega lenzuolata di 41 norme in una sfida reciproca”.

“Gli incentivi? Sono norme ornamentali ovvero concetto che non provocano nulla e non aggiungono nulla alla legge Bassanini o alle liberalizzazioni introdotte dalla legge Bersani. Anche qui nessun rilievo pratico così come gli incentivi per il Sud: un calendario, un timing”.

“Quella di Berlusconi è solo un'operazione di distrazione fallita dove resta inevaso il tema delle politiche economiche. Senza processi di crescita si rinvia il problema della stabilità. Ha protratto propaganda oltre un segno minimo di credibilità”.

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Ecco le proposte del Pd

L'Italia ha bisogno di una nuova stagione di liberalizzazioni, intesa in senso ampio e molteplice. Ciò vuol dire: aprire alla concorrenza mercati chiusi o in regime di monopolio; dare più potere e libertà ai consumatori nei mercati caratterizzati dalla presenza di forti operatori; ridurre le barriere di accesso a categorie economiche e professioni; dotarsi di Autorità di regolazione realmente indipendenti dal potere politico, sia nei settori dove già operano, sia in quelli in cui si è sprovvisti; rivedere la regolamentazione di alcuni settori di grande impatto sociale, in cui la liberalizzazione ha funzionato poco e male, prevedendo anche forme di intervento pubblico al fine di assicurare la fruibilità dei servizi ai cittadini a costi accessibili.
 
 
GLI OBIETTIVI
 
 - SERVIZI E PROFESSIONIPIÙ CONCORRENZIALI
 - PIÙ TUTELE E MENOCOSTI PER I CONSUMATORI
 - MIGLIORIOPPORTUNITÀ PER I GIOVANI
 - IMPRESA PIÙLIBERA
 - INVESTIMENTI EOCCUPAZIONE DA SBLOCCARE
 
 
AMBITI DI INTERVENTO E PROPOSTE
·        Professioni
·        Farmaci 
·        Carburanti ed energia
·        Banche
·        Autorità di Regolazione, Trasporti e Poste
·        Assicurazioni
·        Commercio
·        Semplificazioni per le imprese
·        Tutela dei consumatori
 

IL PACCHETTO COMPLETO:
 
Professioni
Portare a compimento lariforma organica del sistema delle professioni dopo quindici anni di steriledibattito parlamentare. 
 
Proposte:
1. Modernizzare il ruolo e l’assetto degli Ordini professionali
La modernizzazione è necessaria per qualificare l’esercizio delle professioni, assicurare gli obblighi di corretta e trasparente informazione agli utenti, la concorrenza e la credibilità della professione nonché per tutelare l’interesse pubblico risolvendo situazioni di conflitto. Non meno importante è ridurre in maniera incisiva i costi, a carico degli iscritti, per il funzionamento degli organi e delle strutture amministrative degli Ordini.
2. Garantire pari opportunità alle giovani generazioni
Accorciare la distanza tra le fasi di studio e accesso all’esercizio effettivo della professione, eliminare qualunque requisito di età o anzianità di esercizio nell’accesso alle cariche elettive degli organi nazionali e territoriali degli Ordini e infine prevedere sostegni e borse di studio per giovani professionisti in situazioni di disagio economico.
3. Riformare il tirocinio, prevedendo una durata limitata ed un equo compenso
4. Equiparare le professioni intellettuali al settore dei servizi
L’equiparazione è necessaria ai fini del riconoscimento delle misure (comunitarie e nazionali) di sostegno economico per lo sviluppo dell’occupazione e degli investimenti, con particolare riferimento ai giovani.
5. Riconoscere le professioni non regolamentate
Vanno regolate le libere associazioni costituite su base volontaria e senza diritto di esclusiva tra professionisti (sono circa 3 milioni) che svolgono attività non regolamentate in Ordini, attribuendo ad esse anche compiti di qualificazione professionale.
(Su tutte queste proposte il PD ha già presentato ddl in Parlamento)
 
Farmaci 
Ampliare il processo di liberalizzazione avviato nel 2006 (che ha aperto alla concorrenza la vendita dei medicinali da banco, cioè quelli che non hanno bisogno di prescrizione medica), dando ora la facoltà alle parafarmacie e ai corner della grande distribuzione (in tutto 3.300 punti di vendita che occupano  circa 6.000 farmacisti) di vendere anche i farmaci di fascia C (un segmento che vale circa 3 miliardi di euro in termini di fatturato) e quindi così tutti i medicinali non dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale. 
Altre misure dovrebbero essere poi definite per migliorare l’efficienza e la concorrenzialità in tutta la filiera del farmaco (dall’industria fino al consumo, passando per la distribuzione intermedia) allo scopo di abbassare i costi e rendere più accessibile il servizio distributivo ai cittadini, dando ai titolari di esercizio la facoltà di tenere aperto oltre l’orario stabilito dai regolamenti.
 
Proposte:
1. Liberalizzazione della vendita di tutti i medicinali a carico dei cittadini 
(Ddl già depositato a Camera e Senato) 
2. Facoltà alle farmacie di stabilire un orario di apertura superiore al minimo
(Testo in corso di elaborazione)
 
Carburanti ed energia
Creare condizioni di mercato maggiormente concorrenziali in tutta la filiera petrolifera che è oggi dominata da un oligopolio costituito da 8 società integrate verticalmente (cioè che contestualmente producono, commercializzano all’ingrosso e vendono al dettaglio) e che determina un extra prezzo di alcuni centesimi di euro per ogni litro di carburante a carico dei nostri automobilisti rispetto al panorama europeo. 
Mancano nel nostro Paese sia forti operatori commerciali puri in grado di contrattare liberamente con i produttori sul piano nazionale e internazionale le migliori condizioni di acquisto dei carburanti, sia un numero sufficiente di rivenditori al dettaglio (cioè di stazioni di rifornimento) autonomi rispetto ai produttori e indipendenti sul piano dell’offerta commerciale e quindi dei prezzi di vendita. In virtù di una maggiore pressione concorrenziale, con una diminuzione prevista dei prezzi di vendita di 4 centesimi al litro si potrebbe assicurare alla collettività un risparmio complessivo stimabile in circa 2 miliardi di euro nel triennio.
È possibile creare maggiore concorrenza nel mercato e far diminuire il peso della bolletta del gas procedendo immediatamente alla separazione dell’operatore della rete di trasporto del gas naturale e degli stoccaggi dall’operatore dominante (Eni). 
Si può stimare, sulla base di quanto avvenuto anche nel mercato elettrico, che l’impatto a regime della separazione proprietaria potrebbe consentire all’Italia di recuperare il differenziale con la media UE relativamente al prezzo all’ingrosso del gas, con un risparmio pari circa 4 miliardi di euro. 
Inoltre, tale separazione potrà determinare un potenziamento degli investimenti in trasporto e soprattutto in stoccaggio volto a garantire un dimensionamento delle infrastrutture stesse indispensabile sia in termini di sicurezza che di competitività e concorrenzialità del sistema del gas nel nostro Paese.
La questione della separazione proprietaria della rete è stata sollecitata più volte dall’Autorità per l’Energia e il Gas.
 
Proposte:
1. Libertà di approvvigionamento dei gestori della rete dei carburanti
Concedere ai distributori legati da vincoli di esclusiva alle compagnie petrolifere (che gestiscono direttamente o indirettamente la gran parte dei 22.450 punti di vendita al dettaglio) la facoltà di approvvigionarsi di carburanti presso altri fornitori: l’acquisto in esclusiva non potrà superare il 50% e il singolo esercente al dettaglio potrà acquistare la restante parte da altri rifornitori ai migliori prezzi presenti sul libero mercato.
2. Acquirente unico per il commercio all’ingrosso dei carburanti
Assegnare in via straordinaria e temporanea alla società pubblica “Acquirente unico”  (che attualmente svolge funzioni analoghe nel mercato dell’energia elettrica) il compito di esercitare anche attività di commercio all’ingrosso dei carburanti, in modo da rifornire migliaia di punti di vendita al dettaglio a prezzi competitivi e così contribuire al contenimento dei prezzi al consumo, superando le attuali strozzature del mercato.
3. Eliminazione dei vincoli regionali sulla liberalizzazione della distribuzionedei carburanti
Intervenire, rimuovendo vincoli normativi e amministrativi a livello regionale e locale e varando misure di accompagnamento, sia sulla distribuzione all’ingrosso che su quella al dettaglio, allo scopo di dotare il nostro Paese di un numero percentualmente adeguato di stazioni di rifornimento indipendenti e maggiormente dotate di pompe self-service, anche offrendo la possibilità ai gestori degli attuali impianti in comodato di diventare imprenditori autonomi.
4. Separazione proprietaria rete trasporto gas
La questione della separazione proprietaria della rete è stata sollecitata più volte dall’Autorità per l’Energia e il Gas. L’Eni infatti possiede tutt’ora il 50% della società proprietaria delle rete, Snam Rete Gas, la quale controlla dal febbraio 2009 il100% di Stogit, società che gestisce il sistema dello stoccaggio in una sorta di monopolio tecnico.
(Testi già elaborati e presentati come emendamenti alla manovra di luglio )
 
Banche 
Nel settore dei servizi bancari molto si può ancora fare per sviluppare la competizione concorrenziale, per migliorare la trasparenza dei prezzi e le condizioni e per contenere i costi per Pmi e consumatori che, secondo un recente studio della Commissione europea, pagano due volte e mezzo la media UE per un conto corrente.
Nel corso del 2010 si è poi registrato un peggioramento delle condizioni per la clientela italiana, con un aggravamento di tutte le voci di costo di gestione di un conto corrente (dalle singole operazioni fino al canone per bancomat e carta di credito, oltre a commissioni e oneri vari). E questo, in un mercato armonizzato e concorrenziale su base comunitaria, non è più giustificato nei diversi luoghi di negoziazione, né la complessità tecnica e l’innovazione tecnologica possono essere un pretesto per il sistema bancario per trascurare continuamente i principi di trasparenza e di rigorosa condotta nei confronti dei clienti. 
Un indicatore per misurare la concorrenza nel settore è la mobilità dei clienti: nel nostro Paese la quota percentuale di coloro che cambiano conto corrente ogni anno è la metà rispetto ai principali paesi europei. Allora, sulla falsa riga delle norme sulla portabilità gratuità dei mutui varate nel 2007 (che andrebbero comunque rafforzate nonostante il fatto che da un po’di tempo le c.d. surroghe e le rinegoziazioni costituiscono oramai circa un quarto delle totale delle pratiche di mutuo immobiliare), occorre far nascere una analoga procedura obbligatoria per la rapida e non onerosa portabilità dei c/c, quale leva concorrenziale per far abbassare i costi per la clientela.
Parallelamente si dovrebbe stabilire per legge la nullità di tutte le clausole, indipendentemente dalla denominazione utilizzata dalle singole banche, che prevedono una commissione per l’affidamento temporale di fondi, cioè per l’utilizzo di somme oltre la disponibilità del conto corrente (scoperto transitorio), sostituendo la norma introdotta dal Governo Berlusconi che limita solo parzialmente l’uso delle cosiddette “commissioni di massimo scoperto” nei conti correnti. Infatti, come ha rilevato l’Antitrust, tale norma ha determinato un innalzamento dei costi a carico dei correntisti rispetto alle strutture di prezzo precedentemente in uso nella prassi bancaria.
La governance delle banche italiane è infine segnata, come sostenuto più volte dal presidente dell'Antitrust, da intensi intrecci azionari e personali tra imprese concorrenti che costituiscono una peculiarità nazionale che frena le spinte concorrenziali, riduce la contendibilità del controllo e attenua il rapporto tra capitale di rischio investito e responsabilità. Occorrere pertanto porre rimedio o freno a tale situazione. 
 
Proposte:
1. Portabilità gratuita dei conti correnti 
(Testo in corso di elaborazione)
2. Abolizione della clausola di massimo scoperto e di altre commissioni analoghe nei c/c bancari
Stabilire la nullità di tutte le clausole, comunque denominate, che prevedono una commissione per l’affidamento temporale di fondi, cioè per l’utilizzo di somme oltre la disponibilità del conto corrente (scoperto transitorio). Poiché l’Autorità ha invitato il legislatore a porvi rimedio, la norma proposta intende mettere uno stop definitivo a queste voci di costo dei conti correnti, che oltre ad essere particolarmente onerose per famiglie e piccole imprese, sono anche poco trasparenti. Si affida, inoltre, alla Banca d’Italia il controllo sul corretto rispetto delle nuove prescrizioni e il potere di stabilire i criteri e le modalità per la corretta informazione ai clienti delle condizioni economiche dei servizi  offerti dalle banche. Lo stesso Governatore della Banca d’Italia, del resto, era intervenuto lo scorso febbraio chiedendo una nuova legge per semplificare e rendere più trasparente la struttura delle commissioni bancarie.
(Testo già  presentato come emendamento alla manovra di luglio)
3. Divieto di ricoprire incarichi incrociati nei CdA delle banche
(Testi in corso di presentazione) 
 
Autorità di Regolazione, Trasporti e Poste
Trasporti e infrastrutture sono due settori in cui la liberalizzazione dei vari segmenti dell’offerta commerciale e l’affacciarsi di nuovi operatori sul mercato procedono lentamente, secondo principi fissati dalle direttive comunitarie e in base alle decisioni governative. Qualunque intervento in questi ambiti richiede particolare attenzione al fine di conciliare i diritti di accesso dei nuovi operatori entranti con gli obblighi di universalità posti attualmente a carico dei soggetti ex monopolisti per la fornitura di servizi di interesse pubblico.
Per questo motivo, e allo scopo di assicurare una corretta e leale concorrenza tra gli operatori, regole, tempi, modalità e compiti di controllo non possono essere decisi e svolti da istituzioni governative (che oggi sono costituiti dai rispettivi Ministeri di competenza; per i servizi postali il Governo, in uno schema di decreto legislativo attualmente all’esame, intende attribuire la vigilanza a un’Agenzia sempre di emanazione ministeriale), bensì da Autorità realmente indipendenti dalla politica e dal Governo.
Per impedire il passaggio delle stesse persone da un’autorità all’altra, pratica che rischia di minarne l'indipendenza ed autonomia di giudizio e di non garantire la necessaria acquisizione di competenze va stabilito il divieto di assumere un nuovo incarico in altra Autorità, prima di un certo lasso di tempo, da parte di chi è stato componente di un’Autorità indipendente.
Va poi riformato il meccanismo di adeguamento tariffario, per i pedaggi autostradali,  ancorato all’andamento dell’inflazione legandolo maggiormente alla qualità del servizio offerto e degli investimenti effettuati. 
È infine opportuno sopprimere il PRA (Pubblico registro automobilistico) poiché assolve alle stesse funzioni dell’Archivio nazionale degli autoveicoli che è un registro più completo e perché costituisce un inutile e dispendioso adempimento amministrativo per gli automobilisti. 
 
Proposte:
1. Istituzione dell’Autorità dei trasporti
2. Regolazione del settore dei trasporti
3. Trasferimento delle funzioni di regolamentazione dei servizi postali all’AGCOM
(Su tutte queste proposte il PD ha già presentato ddl in Parlamento)
4. Divieto di ricoprire più incarichi nelle autorità indipendenti
5. Regolamentazione delle tariffe autostradali
6. Soppressione del pubblico registro automobilistico (PRA)
(Testi in corso di elaborazione)
 
Assicurazioni
L’abnorme incremento delle tariffe dal 1994 ad oggi, cioè da quando fu avviata (formalmente) la liberalizzazione dei prezzi, in attuazione di norme comunitarie, e il contesto di difficoltà nel quale si muovono i clienti, con scarse e contrastanti informazioni, sono oramai sintomi accertati che dimostrano come in Italia il mercato della rc-auto non sia affatto concorrenziale. 
Si tratta di un mercato asfittico che, in queste condizioni, non può funzionare come qualsiasi mercato libero di beni o servizi. La domanda è certa e statica in quanto scaturisce dall’obbligatorietà per gli automobilisti di assicurarsi. I clienti che ogni anno cambiano compagnia assicurativa rappresentano una bassissima percentuale, anche a causa delle clausole di tacito rinnovo delle polizze che quindi devono essere vietate.
Le imprese di assicurazione, che sono tenute obbligatoriamente a fornire il servizio, possono di anno in anno modificare unilateralmente le condizioni tariffarie oppure, come sta accadendo in modo diffuso e con gravi ripercussioni di ordine sociale in diverse aree del Sud, possono procedere alla disdetta del contratto con i propri clienti. Il comparto della rc-auto non deve essere trattato come un mercato in cui sono solo i contraenti più deboli a rischiare, pagando (praticamente a pie’ di lista) i costi globali del sistema.
La costituzione di gruppi di acquisto tra automobilisti a livello territoriale va promossa da parte dello Stato, per consentire agli stessi di trattare le condizioni avendo più potere contrattuale con le imprese di assicurazione.
Il sistema del bonus-malus si è rivelato un fallimento per gli assicurati: la stragrande maggioranza di essi oggi si concentra nelle prime tre classi di merito e questo non ha portato, come avrebbe dovuto essere secondo i principi originari del sistema, ad una progressiva diminuzione del premio da pagare in rapporto alla condizione di minor rischio per le imprese assicurative. 
In tutti questi anni, le polizze bonus-malus alla fine hanno quindi penalizzato soprattutto gli automobilisti virtuosi (per loro è sempre malus-malus), oltre a discriminare, oltre misura ed in  modo generalizzato, i giovani e gli automobilisti delle regioni meridionali che si trovano di fronte ad offerte di prezzo insostenibili. 
Alla luce di tutto ciò appare necessario ripensare profondamente il meccanismo della rc-auto che non può non essere considerato alla stregua di un servizio di pubblica utilità e pertanto andrebbe ipotizzato un vigoroso intervento pubblico di regolamentazione, se si ritiene prevalente la finalità di far conciliare il principio di mutualità, posto alla base dell’obbligo di assicurazione, con l’interesse pubblico a garantire ai cittadini l’esercizio di un fruibile ed universale servizio di tutela.
Contestualmente all’esigenza, non più procrastinabile, di procedere ad una riforma della rc-auto, occorrerebbe infine intervenire, anche con misure collaterali, quali quelle per il contrasto alle frodi assicurative, accelerando la nascita dell’apposito Ufficio centrale antifrode, e alla lievitazione anomala del costo dei sinistri, secondo quando segnalato da Isvap.
 
Proposte:
1. Abrogazione del tacito rinnovo del contratto RC auto
2. Divieto di modifiche unilaterali del contratto RC auto
3. Promozione dei gruppi di acquisto solidali polizze RC auto
4. Revisione del meccanismo del bonus malus
(Testi in corso di elaborazione) 
5. Istituzione dell’Ufficio centrale antifrode
(In corso di approvazione alla Camera)
 
Commercio
Il commercio al dettaglio è stato il primo grande settore privato (circa 800.000 imprese coinvolte) che è stato oggetto di un incisivo intervento di liberalizzazione e sburocratizzazione: nel lontano 1998 (riforma Bersani), furono eliminati i vincoli numerici, i requisiti di abilitazione e le licenze per l’apertura dei negozi e successivamente furono trasferite alle Regioni le competenze legislative.
Oggi la regolazione del settore è diventata più complessa: per alcuni versi, occorre disporre, in un mercato globalizzato, di poche e uniformi, sul piano territoriale, regole concorrenziali; per altro verso è indispensabile avere una connotazione locale e integrata dei fattori di sviluppo delle imprese e dei luoghi del commercio, come strumenti di servizio ad alto valore aggiunto per le comunità di riferimento.
Il PD ribadisce l’ esigenza di un rinnovato governo del sistema perché il commercio è elemento genetico e qualificante della stessa costituzione urbana, gli assetti commerciali hanno un impatto generale, non solo imprenditoriale; governo del sistema non per limitare la concorrenza ma per favorire una evoluzione sostanziale non traumatica dei vari ambiti del commercio che tenga conto anche delle funzioni territoriali, sociali e ambientali
Alle attività classiche di vendita di beni ai consumatori, si vanno progressivamente aggiungendo altre tipologie di servizi: si tende, in alcune componenti, ad internalizzare funzioni tipiche della produzione; si svolgono funzioni connesse con il valore d’uso dei prodotti (specie per il risparmio di tempo), con i bisogni informativi ed educativi, con il bisogno di svago, divertimento e socialità. 
Occorrono quindi politiche mirate alla promozione di una maggiore integrazione tra attività commerciale e servizi rivolti alla persona e alla famiglia incoraggiando una maggiore creazione di valore a favore del consumatore e a tutto vantaggio anche dell’impresa commerciale.
In questo senso occorre rimuovere i restanti vincoli che ancora oggi impediscono l’innovazione dell’impresa commerciale, e più in particolare la libertà di abbinare la vendita di beni alla fornitura di servizi ai consumatori.
Per quanto riguarda l’apertura domenicale, appare oggi anacronistica e discriminatoria (per la discrasia nei criteri utilizzati dalle Regioni) la distinzione tra comuni turistici e non turistici per quanto riguarda il potere di fissare il calendario delle aperture domenicali degli esercizi commerciali: a tutti i comuni dovrebbe essere quindi essere attribuita la competenza a stabilire in quali giorni dell’anno concedere agli operatori la facoltà di aprire la domenica, nel rispetto delle deroghe e dei limiti stabiliti dalle leggi regionali.  
Oltre a rispondere ad esigenze di carattere "sociale" il commercio dei piccoli negozi può contribuire a mantenere "alto" il livello qualitativo delle aree in cui è insediato. La rarefazione delle attività tradizionali nei centri storici (anche a causa delle rendite immobiliari che nei centri storici sono molto alte) e il determinarsi di una selettività solo di determinati operatori può produrre come risultato che i centri storici divengano pressoché uguali perdendo quelle caratteristiche che li identificavano da un punto di vista sociale e culturale.
Bisognerebbe perciò incentivare l’apertura di piccoli esercizi di prossimità nei centri più svantaggiati, prevedendo un alleggerimento fiscale per i “negozi alimentari” di vicinato nei centri urbani di piccole dimensioni e nelle frazioni
 
Proposte:
1. Estensione a tutte le attività commerciali di fornire liberamente ai consumatori anche servizi integrati con la propria attività economica principale
2. Facoltà apertura domenicale dei negozi nei Comuni non turistici
3. Sostegno fiscale, per i primi anni di attività, agli esercizi di prossimità nei centri minori 
(Testi in corso di elaborazione)
 
Semplificazioni per le imprese
L’obiettivo è semplificare e accelerare le procedure di avvio delle attività sia nella fase progettuale che nella fase di ultimazione dei lavori e messa in funzione operativa degli impianti.
 
Proposte:
1. Consentire l’avvio immediato di stabilimenti produttivi con autocertificazione e controlli ex-post 
Va consentito all’imprenditore, tramite la semplice autocertificazione sulla base della sussistenza dei requisiti attestati da un professionista, di ottenere immediatamente dal Comune una ricevuta che abilita all’avvio dell’attività ovvero dei lavori di realizzazione dell’impianto. Al Comune spetta poi l’onere di provare la sussistenza dei requisiti con attività di verifica e controlli. 
Se gli interventi previsti sono in contrasto con gli strumenti urbanistici, l’imprenditore può richiedere l’immediata convocazione della Conferenza dei servizi.
La messa in funzione operativa dell’impianto, a conclusione dei lavori, è consentita immediatamente sulla base di una semplice comunicazione al Comune corredata da una dichiarazione del direttore dei lavori. Comuni e altre amministrazioni sono tenuti a svolgere a posteriori verifiche e controlli e possono interrompere il procedimento in sede di autotutela una sola volta.
2. Dare piena autonomia alle imprese
Le imprese devono poter scegliere le modalità di esercizio e i tempi di svolgimento delle attività economiche con libertà di stabilire gli orari di attività, salvi gli eventuali limiti minimi a tutela dell’accesso dei consumatori  e gli eventuali limiti  giustificati da specifiche ragioni di pubblica quiete.
3. Facilitare l’accesso a nuove attività economiche
Va data piena attuazione alla “direttiva europea servizi” rivedendo tutte le norme attuative del Governo Berlusconi (decreto legislativo n. 59 del 2010) che escludono l’efficacia della direttiva per particolari attività e che consentono di mantenere vecchie procedure autorizzatorie.
 
Tutela dei consumatori
Con l’arrivo del governo Berlusconi gli oppositori della legge sulla class action voluta dal Governo Prodi (faceva parte del pacchetto cittadino-consumatore del giugno 2006) hanno trovato facile ascolto: l’entrata in vigore - originariamente prevista per il 1 luglio 2008 - è stata rinviata di un anno e mezzo. 
Nella nuova versione, entrata in vigore il 1 gennaio 2010, è stata completamente svuotata la potenzialità di questo strumento di tutela collettiva, destinato inizialmente a ridurre le asimmetrie nel mercato e a moralizzare i comportamenti e la pratiche commerciali nei confronti del cittadino-consumatore. 
È evidente, anche dai primi pronunciamenti di inammissibilità, che questo strumento giudiziario di tipo risarcitorio non fa più paura alle grandi imprese di servizi che perpetuano nei confronti di migliaia di clienti, pratiche vessatorie il più delle volte del valore di poche decine di euro. Va quindi reso meno oneroso e rischioso, e quindi più agevole, l’accesso alla giustizia per i consumatori e le loro associazioni. 
 
Proposte:
1. Semplificazione dell’accesso alla class action
Attualmente il consumatore deve farsi carico dell’azione giudiziaria di classe, sia come proponente sia come aderente al gruppo, e deve per questo rivolgersi a un avvocato oppure dare mandato all’avvocato dell’associazione proponente per depositare alla Cancelleria del Tribunale l’atto di adesione e la documentazione. Anche la scelta di assegnare la competenza a valutare l’ammissibilità delle class action solo ai tribunali dei capoluoghi di regione crea problemi di accesso. Alla fine ci si dovrà quasi sempre rivolgere ai già intasati tribunali di Roma e Milano
2. Estensione del campo di applicazione della class action
Il campo di applicazione della legge è stato limitato: per presentare una richiesta di risarcimento collettivo è necessario che i diritti dei componenti della classe da tutelare siano identici. 
3. Eliminazione dei disincentivi a intraprendere azioni di tutela
Beffarda e disincentivante è la disposizione che prevede che qualora il proponente, anche il singolo individuo, presenti un’azione manifestamente infondata oppure non sia in grado di curare adeguatamente gli interessi della classe è tenuto a pagare sia le spese di pubblicità della decisione di inammissibilità operata dal giudice, sia gli eventuali danni per responsabilità aggravata, quali quelli di immagine, procurati all’impresa chiamata in giudizio.
 
http://mmk.pdnetwork.it/link.php?M=59320&N=114&L=207&F=H

 
COMMENTO 
Liberalizzazioni
Le liberalizzazioni di per sé, anche se io ne fui una vittima, non sono negative. Anzi, se fatte bene, si concretano in un vantaggio per i consumatori, come è stato in particolare per il mio ex settore di appartenenza, quello telefonico, o in parte per l’energia; non altrettanto, invece, nel settore assicurativo o bancario. Questo è il motivo per cui esse costituiscono uno dei compiti istituzionali della UE.
Lo stesso dicasi per le privatizzazioni, che di solito le accompagnano. E qui ci sono le note più dolenti. Quando, cioè, al monopolista pubblico si è sostituito il monopolista privato, come è stato nel caso delle aziende delle autostrade. Le critiche si possono estendere senza dubbio alle costose Autorità di controllo, efficaci nelle telecomunicazioni, meno nell’energia, molto insoddisfacenti, visti i risultati, in tutti gli altri settori.
Infine, osservo che una delle vittime delle privatizzazioni fu il Gruppo IRI (nel quale operavano le aziende di telecomunicazione, sotto la finanziaria STET), la più grande conglomerata italiana; la sua scomparsa ha avuto almeno 2 conseguenze negative: la prima, la riduzione drastica del numero dei cosiddetti campioni nazionali (v. la Francia), cioè di aziende aventi una taglia congrua per competere in un mercato globale come quello attuale; la seconda, la perdita di aziende del settore privato in cui c’erano le risorse finanziarie ed umane per fare della buona ricerca (R&S), ora molto deficitaria.
 
Ps: Uno dei più noti e tenaci avversari dello smembramento e della privatizzazione dell’IRI (conseguenza, in buona parte, della normativa UE) fu l’ex ministro dell’Industria Giuseppe Guarino, che ora ha appena dato alle stampe un libro di critica al “fiscal compact”. (Fonte: “L’Espresso” di venerdì 9/11 scorso [*]).
[*] L’EX MINISTRO GUARINO -FISCAL COMPACT FUORI LEGGE
Il Fiscal compact? Incostituzionale. Anzi di più, illegittimo secondo gli stessi Trattati europei. Una boutade di Beppe Grillo? No, sono le opinioni sostenute in un saggio zeppo di riferimenti legislativi scritto da Giuseppe Guarino, professore emerito di Diritto amministrativo alla Sapienza di Roma e già ministro delle Finanze e dell’Industria. “Euro, venti anni di depressione” è il titolo dell’analisi dell’ex ministro. Il capitolo clou è il sedicesimo su “Esame del Fiscal compact, contrasto con i trattati e con il diritto dell’Unione europea”. La tesi finale di Guarino è che «il Fiscal compact si è proposto di modificare i trattati vigenti ma eludendo gli ostacoli derivanti dai suoi vincoli procedimentali». Quanto al merito, per gli Stati «le misure provocano danni superiori ai benefici».
 
Banche
Le proposte sono ottime. Le banche sono le vere padrone d'Italia. Arroganti come tutti i padroni egoisti. Esose e scorrette come può esserlo un bottegaio disonesto che bara sul prezzo e sul peso. Io aggiungo, sull'altro versante, la proposta dell'introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie.
 
Autorità di Vigilanza
Un’altra Autorità? Nel quadro complessivo della PA, la cui inefficienza rappresenta sia un costo notevole (50 miliardi) per le imprese ed i cittadini, sia un fattore critico per qualunque strategia di miglioramento e di crescita, abbiamo già notevoli sprechi delle attuali cosiddette Autorità di Garanzia, infarcite di garanti strapagati provenienti dalla classe politica e ad essa asserviti e di impiegati pagati lautamente che in maggioranza non fanno letteralmente nulla (dall’inchiesta televisiva sullo spionaggio Telecom, risultò che fossero forti fruitori di siti porno durante l’orario di lavoro; mentre, se capita di ricorrervi per qualche contenzioso, o non danno risposta o la danno con tempi biblici); addirittura con doppi stipendi, se si tratti  di magistrati posti fuori ruolo (cioè che ricoprono nuovi incarichi, ma continuano a prendere – vedi l’ex presidente dell’Antitrust Catricalà - anche lo stipendio precedente, ora ridotto dal decreto “Salva-Italia” del dicembre 2011 al 25%).
Atteso che le Autorità hanno autonomia nella definizione del loro regolamento di funzionamento, occorre dare un’attenta e seria occhiata preliminare anche a questo aspetto, poiché, con la crisi economica ed occupazionale che sarà lunga e dura, non ci possiamo più permettere sprechi e sperequazioni inique di trattamento tra i cittadini-lavoratori.
 
Assicurazioni
Il rapporto Impresa assicuratrice/Assicurato è un rapporto asimmetrico, ancor più, data l’obbligatorietà, di quello tra Banca e Cliente.  Le proposte vanno rafforzate, consultando gli operatori e le Associazioni dei consumatori. Un risultato positivo avrebbe presumibilmente una ricaduta favorevole come quella sull’eliminazione della maggiorazione sulle ricariche telefoniche.
 
 
POSIZIONE PD
Decreto Crescitalia
Le dieci proposte prioritarie del Partito Democratico nel campo delle Liberalizzazioni, presentate al Senato. "Deve essere fatto un ulteriore passo in avanti perché il paese ne ha grande bisogno. Il decreto del governo è il primo tentativo serio di liberalizzare il mercato". VIDEO
pubblicato il 9 febbraio 2012
http://mmk.pdnetwork.it/link.php?M=179631&N=332&L=662&F=H
 
 
Post precedenti:
Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760256.html  
Le proposte del Partito Democratico/2 – Famiglia e Politiche sociali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html
Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760711.html
Le proposte del Partito Democratico/4 - Scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761480.html
Le proposte del Partito Democratico/5 - Giustizia
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762322.html
Le proposte del Partito Democratico/6 - Salute
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762929.html
Le proposte del Partito Democratico/7 - Immigrazione
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763032.html
Le proposte del Partito Democratico/8 - Cultura
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763263.html
Le proposte del Partito Democratico/9 - Sicurezza
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763402.html
Le proposte del Partito Democratico/10 – Green Economy
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763535.html
Le proposte del Partito Democratico/11 - Mezzogiorno
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763786.html
Le proposte del Partito Democratico/12 - Agricoltura
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2764273.html
Le proposte del Partito Democratico/13 – Pubblica Amministrazione
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2766980.html
 
 

I facitori dello spread

19 luglio 2012
Crisi - Le preoccupazioni di Monti per l'estate bollente. Grilli: continuiamo per la strada definita
Rischio manovra-bis dietro l’angolo. Dipende dallo spread
Raffaella Cascioli
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/136114/rischio_manovrabis_dietro_langolo_dipende_dallo_spread
 
Tre osservazioni:
1) Lo spread [*] riguarda il mercato secondario. [1]
2) L’ultima asta dei titoli di Stato italiani di pochi giorni fa (BOT e BTP a 3 anni) è andata bene, con tassi inferiori di un punto percentuale (100 punti base) rispetto al mese precedente.
3) Ho letto che il governo, prudenzialmente, ha comunque deciso di annullare l’asta di agosto, anche perché il fabbisogno è minore del previsto [, e di indire aste solo sui titoli a breve termine, che fanno registrare tassi più favorevoli].

[*] tranne i pochi giorni (2 o al massimo 4 le emissioni), al mese in cui si può rilevare lo spread che si riferisce ai tassi delle aste sul mercato primario.

[1] 29/12/2011 - Perché d'improvviso all'asta di ieri i Bot sono andati a ruba?
http://altrimondi.gazzetta.it/2011/12/29122011-perche-dimprovviso-al.html
TITOLI DI STATO, SPREAD, ASTE PRIMARIE DI COLLOCAMENTO E MERCATO SECONDARIO
http://www.ultimenotizie.we-news.com/politica/interna/6320-titoli-di-stato-spread-aste-primarie-di-collocamento-e-mercato-secondario
 

***

 

LE BANCHE CHE COMPRANO ALL’ASTA TITOLI DI STATO ITALIANI E INFLUENZANO I MERCATI

Queste banche vengono definite dal Ministero dell’Economia e delle Finanze “Specialisti in Titoli di Stato” e hanno particolari requisiti patrimoniali e organizzativi che vengono verificati dal ministero stesso, che una volta approvata la loro funzione di market maker inserisce le banche in un particolare elenco.

Attualmente le banche inserite nell’elenco degli specialisti in titoli di stato sono in tutto venti e l’elenco viene periodicamente aggiornato in base alle richieste che arrivano dalle banche internazionali.

Le venti banche internazionali possono essere divise in base alla loro provenienza geografica in tre banche italiane, quattro banche francesi, cinque banche americane (Goldman Sachs, Merril Lynch, JP Morgan, Morgan Stanley, Citigroup), due banche tedesche, due banche svizzere (UBS Bank e Credit Suisse), una banca olandese (ING Bank), una banca giapponese (Nomura), due banche britanniche (Barclays e Royal Bank of Scotland).

Le banche europee sono per il momento quelle più attive nell’acquisto di titoli di stato italiani nelle aste periodiche di collocamento, in particolare le tre banche italiane (Banca Intesa, Unicredit e Banca Montepaschi di Siena), le quattro banche francesi (Credit Agricole, BNP Paribas, Societe Generale, HSBC) e le due banche tedesche (Deutsche Bank e Commerzbank).

Una volta acquistati i titoli di stato italiani all’asta di collocamento, le venti banche internazionali poi iniziano ad operare con le compravendite dei titoli nel mercato secondario, dove hanno accesso altre banche, società di investimento, fondi comuni, fondi sovrani, fondi pensione, assicurazioni, facendo oscillare il famoso spread fra i titoli di stato italiani e i bund tedeschi.

La definizione quindi vaga di mercati è abbastanza circoscritta e si limita, almeno nella sola fase di collocamento in asta, a una quantità ristretta di venti banche internazionali, che influenzano con le loro offerte e intenzioni di investimento la vita dello stato italiano e dei suoi cittadini.

http://www.ultimenotizie.we-news.com/politica/interna/6348-le-banche-che-comprano-allasta-titoli-di-stato-italiani-e-influenzano-i-mercati

 

L’ultima proroga dell’euro
di Joseph Stiglitz
Non è solo la fiducia nei paesi periferici dell’Europa ad essere in declino, ma è la stessa sopravvivenza dell’euro ad essere ora in dubbio
3 luglio 2012
http://www.sinistrainrete.info/europa/2201-joseph-stiglitz-lultima-proroga-delleuro.html
 
I mercati puniscono le moine
La riunione dell’Eurogruppo, per quanto si sa al momento, è servita solo ad approvare un documento che riporta le decisioni prese dieci giorni fa. Decisioni inadeguate a contrastare la fase acuta della crisi che si aggiungono agli errori più generali di politica economica. La reazione dei mercati, spread alle stelle e Borse in caduta, è il giudizio su questa linea
Carlo Clericetti   20 luglio 2012
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1536

Forum
Cinque passi su un'altra strada
16/07/2012
Come uscire dalla dittatura dello spread: ecco le proposte avanzate dal Forum «Uscire dalla crisi con un’altra Europa» (Green European Foundation e Sbilanciamoci!, Roma, luglio 2012)
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Cinque-passi-su-un-altra-strada-14300 

 
Post collegati:

Le promesse da marinaio della “bottegaia” Merkel
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2739381.html
Il solito Olli Rehn, l’amico del giaguaro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2744430.html
L’Europa riparte da qui
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2745490.html
Le determinanti dello spread
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2746466.html
Il chiagne e fotte dei furbi “bottegai” tedeschi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747517.html
Lo spread e gli ‘amici del giaguaro’
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2748385.html
Lo ‘schiaffo’ benvenuto di Draghi alla cancelliera Merkel
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753007.html

 

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ultimi commenti
4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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