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Lettera: La BUFALA del Corriere della Sera (e di tutti i media) sul numero di Italiani in casa di proprietà





Lettera: La BUFALA del Corriere della Sera (e di tutti i media) sul numero di Italiani in casa di proprietà

v

9/2/2020 22:45

lfontana@corriere.itnsaldutti@corriere.it     e altri 48


Rilevo, preliminarmente, che non avete mantenuto la parola di pubblicare la mia precisazione sulle BUFALE del Corriere della Sera sulla Riforma delle pensioni Fornero.[1]

[1] Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero

Ve ne invio un’altra. Vi segnalo la solita BUFALA del Corriere della Sera (e di tutti i media) sul numero di Italiani in casa di proprietà.

Traggo dalla vostra homepage di oggi:

La proprietà immobiliare italiana è diffusa e saldamente in mano ai privati. I numeri più recenti che confermano la peculiarità del mercato del mattone nazionale sono presenti nel rapporto Gli immobili in Italia 2019 redatto dall’Agenzia delle Entrate. Su 34.871.821 unità residenziali censite, ben 32.192.053 risultavano possedute da persone fisiche, con una quota pari al 92,3%.”

Il titolo del Corriere è una evidente fake news:

Il 92% degli italiani ha la casa, ma solo il 6% ha meno di 35 anni

di Gino Pagliuca 09 feb 2020


Osservo che, secondo l’ISTAT/EUROSTAT, gli Italiani che abitano in case di proprietà sono il 72%, ed in alcune Regioni (come la Campania) intorno al 60%.[2]

[2] ISTAT-CENSIMENTO DELLE ABITAZIONI 2011

EUROSTAT

È una DISINFORMAZIONE grave, quella del Corriere (e degli altri media), perché concorre a nascondere il problema principale italiano: che gli alloggi pubblici popolari (cat. A4) e ultrapopolari (cat. A5) censiti dall’Agenzia delle Entrate, spesso fatiscenti, sono appena 526.699 unità[3], pari all’1,5 per cento del totale di 35 milioni di immobili residenziali, contro il 10, 20, 30 per cento di altri Paesi UE (al 1° posto c’è l’Olanda col 32%[4]); negli altri Paesi europei, infatti, vengono costruiti molti più alloggi popolari, per calmierare i prezzi degli affitti e tutelare i ceti più poveri.

[3] Statistiche catastali 2018

Tabella 5: Numero unità immobiliari residenziali per categoria catastale e per tipologia di intestatari e variazione % annua Categoria Intestatari Totale Var % stock 2018/2017 PF PNF BCC

A/1 28.613 5.429 8 34.050 -1,8%

A/2 11.958.361 887.467 2.462 12.848.290 0,7%

A/3 11.679.209 1.068.467 3.709 12.751.385 0,4%

A/4 5.120.707 445.754 2.718 5.569.179 -0,5%

A/5 728.970 80.945 366 810.281 -2,6%

A/6 571.492 34.257 114 605.863 -3,2%

A/7 2.342.454 65.422 260 2.408.136 1,0%

A/8 28.364 6.225 15 34.604 -0,5%

A/9 1.648 848 3 2.499 -0,2%

A/11 19.562 4.984 40 24.586 0,5%

Totale 32.479.380 2.599.798 9.695 35.088.873 0,3%

[4] Edilizia sociale nell'Unione Europea

Il numero delle case popolari e ultrapopolari è diminuito rispetto a quindici anni fa, a seguito della loro vendita (privatizzazioni).

Il divario con gli altri Paesi UE risulta ancora più marcato in termini di spesa per l’housing sociale, con un rapporto spesa/Pil dell’Italia pari (2005 e 2009) ad un misero 0,02%, contro una media dello 0,57% UE27.[5]

[5] Rapporto CIES 2011-2012

Secondo il Rapporto CIES 2011-2012 (tabella 3.4), la spesa per l’housing sociale in Italia nel 2005 e nel 2009 è stata appena dello 0,02% sul PIL, contro lo 0,57% della UE27, lo 0,75% della Danimarca, lo 0,65% della Germania, lo 0,20% della Spagna, lo 0,85% della Francia e l’1,47% della Gran Bretagna, con un rapporto tra questi altri Paesi UE e l’Italia, rispettivamente, di 28,5, 37,5, 32,5, 10, 42,5 e 73,5 volte: sono dati che parlano da soli e costituiscono un vero scandalo! http://sitiarcheologici.lavoro.gov.it/Documents/Resources/Lavoro/CIES/RAPPORTO_2011_2012_Fabbris.pdf#page=105

Poi ci si scandalizza della guerra tra poveri dell’occupazione abusiva delle case popolari, mentre bisognerebbe scandalizzarsi per l’estrema penuria di alloggi pubblici e sollecitare vigorosamente un corposo piano pluriennale di case popolari di qualità.

Cordiali saluti,

V.



Post collegati


Lettera al PdC Giuseppe Conte: proposta di un Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità


La casa è un diritto essenziale



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Lettera: Le BUFALE del Prof. Fabio Pammolli e del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla spesa pensionistica italiana




Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla spesa pensionistica italiana

lunedì 17 febbraio 2020 - 18:30


ALLA C.A. DEL DIRETTORE LUCIANO FONTANA

CC: PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI LAVORO E POLITICHE SOCIALI, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI ECONOMIA E FINANZE, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, COMMISSIONI FINANZE CAMERA E SENATO, MEF, RGS, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI, ALTRI, SEN. MARIO MONTI


Egr. direttore Luciano Fontana,

Rilevo due gravi inesattezze nel Vostro articolo Pensioni l’insostenibile peso del «super inps» del 27 Gennaio 2020 di Fabio Pammolli[1] pubblicato sul supplemento Economia (che occupa tutta la pag. 6) (qui ne è riportata una parte, mentre qui, scorrendo la rassegna stampa, integralmente). 


1. Errata contabilizzazione e valutazione della spesa pensionistica

Già oggi, lo Stato spende circa 300 miliardi all’anno per le pensioni del primo pilastro. Nel 2018, l’incidenza sul Pil è stata del 16,6 per cento: più di un terzo della spesa pubblica va in pensioni.

Innanzitutto, ne deduco che il professor Pammolli o non legge il Corriere della Sera Economia o tiene in non cale ciò che vi scrive Alberto Brambilla, il quale propala BUFALE sulla Riforma delle pensioni Fornero,[2] ma informa correttamente sulla spesa pensionistica e sul suo rapporto sul Pil.

In secondo luogo, come già invitavo a fare Il Sole 24 Ore,[3] che trascrivo quasi integralmente, sarebbe auspicabile che anche il Corriere, con la sua autorevolezza, non alimentasse la BUFALA gigantesca sull’ammontare della spesa pensionistica italiana, BUFALA che tanti problemi ha causato (in particolare nell’anno orribile 2011) e, in parte, ancora causa all’Italia. E attestasse pubblicamente con voce chiara e forte che nell’importo lordo di 290 mld circa ci sono 90 mld di voci spurie: (i) in primo luogo 58 mld di imposte, le quali (oltre ad essere le più alte in ambito OCSE) sono una partita di giro, e, come sa anche uno studente del 1° anno che abbia studiato le partite di giro e i conti transitori, esse hanno un impatto nullo sulla spesa pensionistica; ripeto: hanno un impatto nullo sulla spesa pensionistica (e “normalmente” ci vorrebbero né anni, né mesi, né giorni, ma pochi minuti per sistemare una siffatta questione, che invece si trascina da sempre); (ii) poi, la spesa assistenziale (20-25 mld), che va a carico della fiscalità generale; e (iii) il TFR (10-15 mld), che può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento. Al netto, il rapporto spesa pensionistica/Pil cala di 5 punti percentuali, a circa il 10,5%. Ben più basso del 16,6% propalato dal prof. Pammolli (e da quasi tutti).

Come, nel mio piccolo, posso testimoniare io, che incasso l’assegno pensionistico al netto delle gravose imposte.

E, soprattutto, come è confermato dal Rapporto INPS relativo ai dati netti 2018:

«Le pensioni vigenti al 1° gennaio 2019 sono 17.827.676, di cui 13.867.818 di natura previdenziale (vecchiaia, invalidità e superstiti) e le restanti 3.959.858 di natura assistenziale (invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali). Nel 2018 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 204,3 miliardi di euro, di cui 183 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. È quanto emerge dall’Osservatorio sulle pensioni erogate dall’INPS che analizza i dati del 2018.»

Il Pil 2018 è pari a 1.753,3 mld; 204,3 su 1.753,3 fa dunque l’11,6% e, soprattutto, 183 (cioè l’importo netto effettivo pagato dalle gestioni previdenziali dell’INPS) su 1.753 è pari al 10,4%. Il che smentisce tutti gli allarmismi dei luminari e dei vari dirigenti di OCSE e FMI che hanno edificato le loro carriere sull’additare – poco patriotticamente - la spesa pensionistica italiana come quasi la più alta al mondo in rapporto al Pil, fuori controllo e bisognevole di un’ennesima riforma. Come fa anche Fabio Pammolli, nell’articolo esaminato, sul fondamento di dati falsi.


2. Calcolo della pensione

Prima o poi, il montante pensionistico dovrà tener conto sì dei contributi versati, ma in base a un rendimento percentuale annuo che dovrà ancorarsi, senza correttivi benevoli, alla crescita del Pil: proprio quella crescita che l’eccesso di finanziamento a ripartizione ostacola e comprime.

Il presidente, professor ed ex membro del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale Fabio Pammolli ignora che è già così fin dalla lontana Riforma Dini del 1995 (L. 335/1995, comma 9 dell’articolo 1 della legge 335 del 1995):

“9. Il tasso annuo di capitalizzazione è dato dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo (PIL) nominale, appositamente calcolata dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT), con riferimento al quinquennio precedente l'anno da rivalutare.[4]

Cordiali saluti,

V.


Post scriptum

Mi permetto di suggerirLe di dare anche un’occhiata critica, oltre a ciò che scrivono impudentemente da anni sul Corriere della Sera i professori Alesina e Giavazzi (con la loro ossimorica e strampalata austerità espansiva, una iattura per i non ricchi, o la difesa dei ricchi dalle tasse), quel che ha scritto o dichiarato recentemente l’ex direttore Ferruccio de Bortoli, il quale, nonostante le mie lettere inviate p.c. anche a lui presso la casa editrice Longanesi, propala BUFALE su ciò che avvenne nella XVI legislatura (governi Berlusconi e Monti),[5] che costituisce la Prima Più Grande BUFALA del XXI Secolo, alimentata anche dal Sen. Mario Monti (La Seconda è quella sulle pensioni e La Terza è quella sugli obiettivi statutari della BCE).


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Note


[1] Fabio Pammolli è professore ordinario di Economia e Management presso il Dipartimento d’Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milanopresidente del CERM ed “È stato membro del Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale presso il Ministero del Lavoro e del Welfare”.


[2] Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero


[3] Lettera: Le BUFALE del Sole 24 Ore (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero


[4] INPS - Calcolo della pensione

“determinare il montante individuale che si ottiene sommando i contributi di ciascun anno opportunamente rivalutati sulla base del tasso annuo di capitalizzazione derivante dalla variazione media quinquennale del PIL (prodotto interno lordo) determinata dall'Istat;”


[5] Per Ferruccio de Bortoli, 330 mld in 4 anni sono pochissimi.[i] Evidentemente lui non ha contribuito neppure per 1 Euro, ché – assieme a tutti i direttori ed editorialisti - scatenò una canea contro il contributo di solidarietà del 10% sui redditi maggiori di 90.000€, che il governo Berlusconi-Tremonti intendeva deliberare, sbagliando forse apposta – come si disse allora – quello del 5% sui redditi fino a 90.000€, per farlo poi dichiarare illegittimo dalla Corte Cost., come poi avvenne); e i soliti Alesina e Giavazzi contro Mario Monti, che intendeva aumentare di 2 punti le due aliquote IRPEF maggiori, e bastò un loro editoriale sul Corrierone[ii] per riuscire a far revocare nel giro di 24 ore la decisione del governo Monti di aumentare le 2 aliquote Irpef del 41 e del 43%, nell’ambito del decreto Salva-Italia (DL 201/2011), decisione che avrebbe colpito i redditi dei ricchi e dei più abbienti. Risultato: i ricchi contribuirono pochissimo al mastodontico consolidamento fiscale, che fu addossato, dal governo Berlusconi-Tremonti-Bossi-Fini, in grandissima parte sul ceto medio (quorum ego) e perfino sui poveri, col taglio del 90% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni. Incredibile ma vero, è tutto spiegato e provato nel mio saggio.

[i] “Manca un discorso di verità agli italiani”. Intervista a Ferruccio De Bortoli

L'editorialista e saggista all'Huffpost: "Gli italiani credono di aver ingoiato troppa austerità. Invece, ne hanno avuta pochissima e di cattiva qualità. Io credo che se ci fosse un leader capace di dire come stanno veramente le cose i voti li prenderebbe"

By Nicola Mirenzi - 16/02/2020 11:44 CET

(ii) TROPPE TASSE E POCHI TAGLI
Caro presidente no, così non va
Alberto Alesina e Francesco Giavazzi - 4 dicembre 2011



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Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero



  

Ecco uno degli esempi preclari della mia fatica di Sisifo.   


Lettera:Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma dellepensioni Fornero.

sabato 18 gennaio 2020 - 21:32


ALLA C.A. DEL DIRETTORE LUCIANO FONTANA

CC: PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI LAVORO E POLITICHE SOCIALI, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI ECONOMIA E FINANZE, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, COMMISSIONI FINANZE CAMERA E SENATO, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO, PROF.SSA ELSA FORNERO, MEF, RGS, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI, ALTRI


Egr. direttore Luciano Fontana,

Mi sorprende che, nonostante le mie decine di lettere “circolari”, il Corriere continui a fare da tribuna prestigiosa alla generale DISINFORMAZIONE sulle pensioni (ormai mondiale), che dura dal 2013-14, per colpa di tutti i media, e coinvolge anche gli esperti previdenziali.

Dimentico di ciò che scriveva il Corriere nel 2012 riguardo agli effetti rilevanti della Riforma Sacconi.[1] E in sfregio alla normativa pensionistica, dal momento che le pensioni sono regolate da leggi emanate dal Parlamento e promulgate dal Presidente della Repubblica, al termine di un iter che coinvolge i servizi del Parlamento (gli ottimi e dettagliati dossier delle leggi elaborati dal Servizio Studi della Camera dei Deputati sono stati per il mio saggio e sono tra le mie principali e più affidabili fonti). Quindi è tutto verificabile, e se si vuole si può distinguere il grano dal loglio, il vero dal falso.

In data 27 dicembre 2019, il Corriere ha ospitato il seguente articolo di Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, scritto a quattro mani con Michaela Camilleri, anche lei di Itinerari Previdenziali:

L’articolo è stato rilanciato da parecchi media.

Poiché in esso veniva citata soltanto la Riforma Fornero e le veniva attribuito erroneamente l’aumento a 67 anni dell’età di pensionamento di vecchiaia, ho scritto la lettera n. 3 ad Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, inviata p.c. anche al Corriere della Sera.[2]

Ma, come in passato, Alberto Brambilla ha tenuto in non cale anche la mia terza lettera e, purtroppo, ha potuto pubblicare sul Corriere della Sera del 9.01.2020 un altro articolo, in cui ha ripetuto l’errata attribuzione alla Riforma Fornero del pensionamento a 67 anni:

Allora, dopo aver inutilmente segnalato la fake news di Alberto Brambilla alla segretaria di direzione del Corriere, che si è dichiarata non competente perfino a stampare la mia lettera pec e porla all’attenzione del direttore (già tra i destinatari della lettera a Brambilla), su suggerimento di un conoscente, ho inviato al Corriere, cinque volte complessivamente, via via modificata e ridotta, questa precisazione (ora integrata in alcuni elementi nella nota 3):

L'età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero ma dalla Riforma Sacconi.

9/1/2020 22:22

A  lettere@corriere.it,   letterealdocazzullo@corriere.it   Copia  lfontana@corriere.it,   nsaldutti@corriere.it,   emarro@corriere.it,   info@itinerariprevidenziali.it

In riferimento ai recenti articoli di Alberto Brambilla sul Corriere del 27.12.2019 e del 9.1.2020, Le segnalo di nuovo che l’età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero, che non ha quasi toccato le pensioni di vecchiaia se non per l’accelerazione dell’allineamento graduale da 60 a 65 anni delle donne del settore privato e la riduzione di 6 mesi della “finestra” (differimento dell’erogazione) per gli autonomi, ma dalla ben più severa (in termini sia di allungamento dell’età di pensionamento che del risparmio al 2060) Riforma Sacconi:

L’età di pensionamento a 67 anni è stata decisa dalla ben più severa (per allungamento dell’età di pensionamento e risparmio al 2060) Riforma Sacconi:

-          da 65 a 66 anni per i dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per gli autonomi uomini mediante la “finestra” di 12 o 18 mesi;

-          da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche;

-          da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);

-          da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita.

Riferimenti normativi: DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter; DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12; DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18; e DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, commi da 20 a 23. Può chiedere conferma al Vostro Enrico Marro.

[Trova l’analisi e le prove documentali in questo mio saggio LE MENZOGNE SULLE RIFORME DELLE PENSIONI SACCONI E FORNERO: Chi ha varato la riforma delle pensioni più severa (Le tre più grandi bufale del XXI secolo Vol. 2) https://www.amazon.it/dp/B07PVBXV98.]

Che il caporedattore Economia, Nicola Saldutti, mi ha chiesto di ridurre.[4]

Cosa che ho fatto, aggiungendo un lungo commento, inviato a vari destinatari.[5]

Il risultato finora (18.01) è stato che l’articolo di Alberto Brambilla con la notizia falsa sulla Riforma Fornero è rimasto in homepage del Corriere della Sera fino a giovedì 16.01, cioè per ben sette giorni, disinformando i lettori e alimentando la BUFALA gigantesca sulla Riforma Fornero, mentre la mia precisazione, per il poco che valeva, non è stata pubblicata.

Questo della DISINFORMAZIONE sulle pensioni (e sulle manovre finanziarie della XVI legislatura, Governi Berlusconi e Monti), che ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti, i docenti universitari, ministri, alti dirigenti pubblici, i sindacalisti, oltre all’estero, anche per colpa del Corriere della Sera, è davvero un caso surreale, che richiederebbe, come ho scritto pochi giorni fa al direttore de LINKIESTA in una lettera pec[6] inviata p.c. a centinaia di destinatari importanti, incluso il Corriere della Sera, un intervento della Procura della Repubblica o forse… dell’ONU, vista la sua dimensione ormai mondiale. E nella lettera al direttore de LINKIESTA aggiungevo: “Voi media, com’è noto, siete prodighi di esortazioni per la lotta in teoria alle fake news, alias BUFALE, ma poi siete i primi ad alimentarle nella prassi quotidiana”. E, nel caso della Riforma Fornero, limitatamente ai propalatori consapevoli delle BUFALE, con una ostinazione e una “resistenza” degne di una Commissione d’indagine (in senso lato: anche psicologico).

Distinti saluti,

V


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Note


[1] Si veda, ad esempio, questo articolo:

Corriere della Sera L'ETA MEDIA È SUPERIORE DI DUE ANNI RISPETTO ALLA FRANCIA E VICINA A QUELLA TEDESCA

Pensioni, «il sistema (ora) è in sicurezza» Mastrapasqua, la riforma e il bilancio dell'Inps

Nei primi sei mesi del 2012 l'età media per l'accesso alla pensione nel privato è stata di 61,3 anni

Il dato sull'aumento dell'età media di pensionamento risente soprattutto dell'effetto combinato dello scalino per la pensione di anzianità e dell'introduzione della finestra mobile mentre non tiene ancora conto della riforma Monti-Fornero che dispiegherà i suoi effetti a partire dal 2013.

28 luglio 2012

[2] Lettera n. 3 al Dott. Alberto Brambilla sulle sue notizie false sulle pensioni

[3] Questo è più completo:

-       -   da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[i] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche;[ii] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-      -    da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);[iii] accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018;

-       -   da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[iv] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

[i] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.

[ii] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.

[iii] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.

[iv] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 nel 2013, +4 nel 2016, +5 mesi nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.

[4] Il 12 gennaio 2020 alle 17.51 Saldutti Nicola <NSaldutti@rcs.it> ha scritto:
Buongiorno,

nei prossimi giorni metteremo il suo chiarimento, le chiedo solo di ridurre la sua precisazione a 1300 battute, Grazie

nicola saldutti

Caporedattore Economia

Inviato da iPhone

[5] Re: L’età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero ma dalla Riforma Sacconi.

v

12-01-2020 23:00

A  Saldutti Nicola   Copia  Corriere-dellaSera-Lettere-e-Idee,   Marro Enrico,   info@itinerariprevidenziali.it,   a.brambilla@itinerariprevidenziali.it,   michaela.camilleri@itinerariprevidenziali.it,   maurizio.sacconi@senato.it,   damiano_c@camera.it,   elsa.fornero@unito.it,   ichino@pietroichino.it,   ogiannino@yahoo.com,   tito.boeri@unibocconi.it,   pietro.garibaldi@carloalberto.org,   segreteria.landini@cgil.it,   segreteria.camusso@cgil.it,   segreteria.ghiselli@cgil.it,   nazionale@spi.cgil.it,   segreteria.generale@cisl.it,   segreteriagenerale@uil.it  

Buonasera,

Reivio la mia precisazione in dimensioni ridotte.

CC maurizio.sacconi@senato.it, damiano_c@camera.itelsa.fornero@unito.itichino@pietroichino.itogiannino@yahoo.comtito.boeri@unibocconi.itpietro.garibaldi@carloalberto.org,

Egr. direttore Fontana,

In riferimento ai recenti articoli di Alberto Brambilla sul Corriere del 27.12.2019 e del 9.1.2020, rilanciati da tutti i media, Le segnalo che l’età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero, ma dalla ben più severa (per allungamento dell’età di pensionamento e risparmio al 2060) Riforma Sacconi: da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” di 12 o 18 mesi; da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche; da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privatogradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita); da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita. Riferimenti normativi: DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter; DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12; DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18; e DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, commi da 20 a 23.

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Vi ringrazio della pubblicazione, ma trovo davvero utile aggiungere che la DISINFORMAZIONE sulle pensioni (che costituisce quella che io ho battezzato la Seconda più grande Bufala del XXI secolo; la Prima riguarda le manovre correttive della XVI legislatura, che ha avuto per vittime 60 milioni di Italiani, inclusi quasi tutti gli economisti, e poi l’estero, inclusi premi Nobel e giornali prestigiosi; e la Terza gli obiettivi statutari della BCE, che ha colpito perfino la nostra banca centrale) richiederebbe ben altro, poiché ha fatto anch’essa in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero, assumendo ormai una dimensione mondiale. Per responsabilità di tutti i media, dimentichi di ciò che scrivevano nel 2012 sugli effetti portentosi della Riforma Sacconi (i quali adesso vengono erroneamente attribuiti da TUTTI alla Riforma Fornero); e, in particolare, di alcuni esperti previdenziali: tra i principali – come ho dimostrato per tabulas nel mio saggio, nel mio blog, e nelle mie decine di lettere “circolari” -, anche per la loro notorietà, si annoverano Elsa Fornero, a mio avviso fin dalla ‘anomala’ struttura e formulazione del testo della sua Riforma (si veda, ad esempio, proprio il caso dell’aumento a 66 anni della pensione di vecchiaia o di 41 anni e 3 mesi della pensione anticipata, che le viene erroneamente attribuito, com’ella stessa incongruamente lamenta nel suo libro del 2018), Maurizio Sacconi, Cesare Damiano, Giuliano Cazzola, Oscar Giannino, Tito Boeri, Pietro Garibaldi, Pietro Ichino, Alberto Brambilla, ai quali ho scritto numerose volte, ma o non leggono le e-mail e pec o palesano un’ostinazione degna di miglior causa e che andrebbe indagata sotto il profilo psicologico e stigmatizzata (stigmatizzare = deplorare severamente e pubblicamente); ri-trovate tutte le lettere nel mio blog http://vincesko.blogspot.it. Ai quali si aggiungono ministri, parlamentari, alti dirigenti pubblici, sindacalisti (perfino della CGIL, che fu l’unico sindacato ad opporsi nel 2010-11 alla severissima Riforma SACCONI ed avrebbe tutto l’interesse a combattere le BUFALE sulle pensioni, non ad alimentarle, come fanno Camusso, Landini, Ghiselli, Pedretti, che ignorano le norme pensionistiche ed imitano le “complici” di Sacconi e Tremonti, CISL e UIL), governatori di banca centrale, giornali stranieri prestigiosi, OCSE, FMI, ecc.

Essa ha avuto – ed in parte ha ancora - insieme alle altre due un impatto molto negativo sull’Italia, poiché – come ho osservato in una mia recente lettera al giornale economico tedesco Handelsblatt - i pregiudizi verso l’Italia (coltivati anche – e soprattutto - dalla tecnostruttura UE a trazione tedesca e olandese) sono alimentati spesso da false notizie o, peggio, notizie false, provenienti in primo luogo dall’Italia. Come avvenne in particolare durante l’anno orribile 2011, ma continua tutt’oggi. E non è necessario essere patrioti sfegatati per ritenerla una prassi autolesionistica e profondamente antitaliana.

In conclusione, segnalo che quasi l’unico che abbia risposto finora al mio centinaio di lettere, inviate a migliaia di destinatari, è stato il Quirinale, che avevo coinvolto come extrema ratio nel caso dell’errata interpretazione del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza delle chiarissime norme della Riforma Fornero e della Riforma Sacconi relative all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita. È sconfortante constatare che neppure l’inoltro delle mie osservazioni da parte del Quirinale al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali è riuscito, sei mesi dopo, ad evitare che la burocrazia ripetesse tale errata interpretazione nel decreto direttoriale del 5.11.2019. E che nessun altro dei destinatari (segnatamente gli esperti) mi abbia dato una mano in questa difficilissima incombenza, avendo a che fare col moloch della terribile burocrazia italiana, la peggiore dell’Europa occidentale (si veda il poscritto nella mia lettera a RGS).

Dopodiché sono tornato alla carica, prima con i predetti due alti dirigenti e poi con la Ministra. Ma (i) a un cittadino normale è precluso ricevere informazioni dalla segreteria del RGS e perfino accedere telefonicamente alla segreteria del Ministro del Lavoro (che forse ignora l’esistenza della Riforma SACCONI, poiché non la cita mai); mentre, essendo il numero diretto pubblicato sul suo sito, (ii) ho attualmente in corso un’interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza, che ha riconosciuto la bontà delle mie osservazioni e ha delegato per la risposta un funzionario, che però è spesso assente e dopo due mesi non mi ha ancora risposto. Vale forse la pena di precisare che io sono già in pensione e faccio questo soltanto per contrastare le BUFALE, a me particolarmente invise (‘vizio’ che andrebbe anch’esso indagato…), e per i milioni di futuri pensionandi, inclusi voi che leggete (ma sembra che non vi freghi niente).

Cordialissimi saluti,

V.

PS: Vi sarei grato se mi poteste avvisare del giorno di uscita della mia precisazione.

[6] Lettera al direttore de LINKIESTA Christian Rocca (e a tutti i media) sulle loro false notizie sulle pensioni



Post collegato:


Lettera: Le BUFALE del Sole 24 Ore (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero_20-01-2020



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Lettera a Pieremilio Gadda del Corriere della Sera sulle sue false notizie sulle pensioni


 


Pubblico la lettera che ho inviato in data 12 novembre scorso a Pieremilio Gadda, direttore di We Wealth, società di servizi nel settore della gestione patrimoniale, e collaboratore del Corriere della Sera. Finora non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera a Pieremilio Gadda sulle sue false notizie sulle pensioni

v

12/11/2019 00:21

A  segretcor@rcs.it,   redazione@we-wealth.com     e altri 48


ALLA C.A. DEL DOTT. PIEREMILIO GADDA

CC SEN. MAURIZIO SACCONI, PROF.SSA ELSA FORNERO, DOTT. ENRICO MARRO, PROGETICA, MEDIA, ALTRI


Egr. Dott. Gadda,

Traggo dal Suo articolo di oggi sul Corriere della Sera Pensione, quanto dovremo lavorare per andarci: se hai 30 anni fino a 72

“Vale la pena ricordare che, dopo gli scatti effettuati nel 2016 e nel 2019, le regole prevedono un adeguamento ogni due anni, agganciato all’aumento della longevità, da quantificare tramite apposito decreto, che sarà emanato a breve.”

E aggiunge una tabella che espone “Quanto verranno adeguati i requisiti nel 2021”.

No, l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla riforma SACCONI nel 2009 (L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente da SACCONI con la L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis) e stabilito con cadenza triennale, è stato reso biennale dalla riforma Fornero, a decorrere dal 2022. Almeno stando ad una semplice lettura della norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13): “Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalità previste dall'articolo 12 della legge n. 122/2010.”

Quindi, non dopo quello del 2019, ma successivi a quello [triennale] del 2019.

La norma è così chiara e l’errore è così evidente, che stentavo a credere che TUTTI, inclusi i docenti, lo commettessero, per cui pensai di segnalarlo a un giornalista esperto di pensioni col quale avevo già avuto un’interlocuzione: Enrico Marro del Corriere. Il quale, ovviamente, concordò con la mia interpretazione.

Dopodiché, decisi di scrivere una prima lettera, in febbraio 2018, e poi una seconda lettera alla Ragioneria Generale dello Stato, ampliata su altre errate interpretazioni, in ottobre 2018.

L’errore nasce probabilmente dalla relazione tecnica del decreto «Salva-Italia», DL 201/2011. Tale relazione – quasi impossibile da trovare - contiene una evidente contraddizione tra quanto scrive nel testo (l’adeguamento del 2019 è triennale, e quindi l’adeguamento biennale decorre dal 2022) e quanto riporta nella tabella a pag. 42, che fa decorrere l’adeguamento biennale dal 2021.

Successivamente, tutti si sono adeguati a questa interpretazione errata. Anche l’INPS. Anche il Parlamento in varie leggi. Per cui ho inviato le mie due lettere p.c. anche al Presidente della Repubblica, che ha promulgato quelle leggi.

In data 5 marzo 2019, mi è pervenuta la graditissima risposta del Segretariato Generale del Quirinale, con la quale mi ha informato che ha trasformato la mia lettera in un esposto e l’ha trasmessa al Ministero del Lavoro e Politiche sociali: «questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza».

Gli ho dovuto, però, riscrivere. Pubblico, qui di seguito, la mia replica, nella quale ho osservato che l’esposto dovesse essere inviato soprattutto al Ragioniere Generale dello Stato.

Per inciso, non è affatto superfluo precisare che l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni (e oltre) è dovuto esclusivamente alla riforma SACCONI.

Purtroppo, anche in questi casi la professoressa Elsa Fornero, alla quale ho tramesso le mie decine di lettere “circolari” per conoscenza (come si vede, anche la presente), è stata sostanzialmente reticente. Alimentando la sopravvalutazione della sua riforma e la damnatio memoriae della ben più severa riforma SACCONI.

Cordiali saluti,

V.


PS: Il pensionamento anticipato (ex anzianità) prescinde dall’età anagrafica. Il pensionamento contributivo a 64 anni è un’eccezione. Il minimo di 20 anni di contributi vale per tutti, sia per il pensionamento retributivo (stabilito dalla riforma Amato del 1992), sia per il pensionamento anticipato (stabilito dalla riforma Fornero), salvo, in questo secondo caso, che si abbiano 71 anni (dall’1.1.2019), agganciato all’aspettativa di vita, nel qual caso vale il minimo precedente di 5 anni (stabilito dalla riforma Maroni del 2004).

(( 15-bis. In via eccezionale per i lavoratori dipendenti del settore privato le cui pensioni sono liquidate a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive della medesima: ))

    ((  a) i lavoratori che abbiano maturato un'anzianita' contributiva di almeno 35 anni entro il 31 dicembre 2012 i quali avrebbero maturato, prima dell'entrata in vigore del presente decreto, i requisiti per il trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2012 ai sensi della Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, possono conseguire il trattamento della pensione anticipata al compimento di un' eta' anagrafica non inferiore a 64 anni; ))

    ((  b) le lavoratrici possono conseguire il trattamento di vecchiaia oltre che, se piu' favorevole, ai sensi del comma 6, lettera a), con un'eta' anagrafica non inferiore a 64 anni qualora maturino entro il 31 dicembre 2012 un'anzianita' contributiva di almeno 20 anni e alla medesima data conseguano un'eta' anagrafica di almeno 60 anni di eta'. ))



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Fubini del Corriere della Sera disinforma sul debito pubblico per parare il culo ai ricchi


parare il culo

loc.v. CO volg., proteggere, tutelare qcn. da un rischio: ha fatto un grosso errore, ma i suoi soci gli hanno parato il culo.


DEBITO PUBBLICO

La Banca d’Italia e il sollievo al debito con le nuove mosse della Bce

Gli acquisti di Btp della Banca centrale varranno a regime 215 miliardi. Più consistenti
i risparmi di spesa per gli interessi. Ma è una finestra di opportunità a durata limitata

Federico Fubini   29 marzo 2016


Dell’articolo di Fubini riporto la conclusione, che a mio avviso rappresenta plasticamente il ruolo del Corriere della Sera e dei Fubini,[1] quello di DISINFORMARE e di parare il sedere ai ricchi:

[1] Gli utili idioti dei ricchi del Corriere della Sera


Il governo ha l’ultima occasione per ridurre la spesa e le tasse

Niente di tutto questo risolve il problema del debito, ma il governo italiano oggi ha l’ultima occasione per ridurre la spesa e le tasse, e ridistribuire queste ultime in modo da rendere l’intero sistema più efficiente prima che la magia della Bce svanisca. Se sprecasse l’occasione distribuendo risorse a pioggia e dimenticando la spesa, il contraccolpo arriverebbe con l’esaurirsi del quantitative easing. Le faglie oggi in movimento aprirebbero nuove voragini nell’economia. Già oggi gli italiani vedono assorbiti in interessi sul debito pubblico ben nove euro ogni cento pagati in tasse, più che in Grecia. E gli investitori esteri ormai si tengono sempre più a distanza: ormai detengono solo il 39% dello stock dei titoli del Tesoro, uno dei livelli in assoluto più bassi d’Europa. La Bce e la Banca d’Italia oggi aprono una finestra. Solo l’Italia può approfittarne, oppure no".


Quindi, secondo Fubini, 1. La quota di titoli pubblici italiani detenuti da investitori esteri è pari al 39% del totale; 2. Questo indica che c’è una fuga degli investitori esteri dai titoli di Stato italiani; e 3. Occorre approfittare delle attuali condizioni favorevoli secondo lui irripetibili determinate dal QE della BCE e tagliare le tasse tagliando la spesa pubblica per rendere l’Italia più efficiente (di equità Fubini non parla).

Vediamo allora punto per punto la validità delle tesi di Fubini.


1. Quota del debito pubblico detenuto da investitori esteri

Dall'ultimo bollettino della Banca d'Italia, nell’ambito delle sue pubblicazioni mensili che riportano i dati relativi al fabbisogno e al debito lordo delle Amministrazioni pubbliche[2]

[2] https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica/, in alto a destra si può scegliere l’anno, il dato “non residenti” fino al 2012 è nella tavola 5, dal 2013 nella tavola 8, ma poiché ciascun anno arriva al mese di ottobre ho preso il 2011 per ricavare il 2009 e il 2010, il 2013 per ricavare il 2011 e il 2012, e il 2016 per ricavare il 2014 e il 2015)

Finanza pubblica, fabbisogno e debito  https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica/2016-finanza-pubblica/suppl_24_16.pdf, tavola 8, risulta che, al 28 febbraio 2016, la quota del debito pubblico in mano a non residenti ammonta a 745.012 milioni di €, pari al 33,6% del totale di 2.214.784€, quota sostanzialmente stabile da alcuni anni intorno ad 1/3 del totale, anzi in leggera risalita nell’ultimo biennio.[3]

[3] 2009 744.405 milioni di € su un totale di 1.763.628 pari al 42,2%; 2010 811.208 su 1.842.826 pari al 44,0%; 2011 730.301 su 1.907.612 pari al 38,3%; 2012 695.432 su 1.989.431 pari al 34,9%; 2013 658.683 su 2.069.692 pari al 31,8%; 2014 716.328 su 2.135.902 pari al 33,5%; 2015 740.283 su 2.171.671 pari al 34,1%.

Quindi, dai dati della Banca d’Italia, il dato effettivo è inferiore di cinque punti percentuali al 39% indicato da Fubini (che è invece in linea con il valore consuntivato nel 2011) e giudicato da lui allarmante perché indicativo di fuga dai titoli di Stato italiani degli investitori esteri.


2. Fuga degli investitori esteri dai titoli di Stato italiani

La quota di debito pubblico italiano detenuto dall’estero non si è contratta negli ultimi tre anni, evidentemente Fubini o lo ignora o ha scritto una balla per sorreggere la sua tesi. Dagli stessi dati della Banca d’Italia esposti sopra, risulta che la fuga dai titoli di Stato italiani (ma, rispetto al 2009, non in valore assoluto, bensì soltanto in percentuale sul totale) è avvenuta ben prima di quanto afferma Fubini e cioè in piena crisi economica nel triennio 2011-2013,[3] e fu senz’altro effetto della crisi di fiducia dei mercati finanziari, però indotta, a ben guardare i dati, più dalla cattiva fama del governo Berlusconi e dall’attacco della speculazione finanziaria mondiale che aveva scommesso sul fallimento dell’Euro, agevolata dalla quasi latitanza della BCE, che dai fondamentali macroeconomici dopo il mastodontico risanamento dei conti pubblici effettuato a partire dal 2010 dopo la crisi della Grecia, per 4/5 dal governo Berlusconi e 1/5 dal governo Monti.[4]

[4] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Infatti, nel luglio del 2012, bastò una semplice frase, il famoso “whatever it takes” del presidente della BCE Draghi, a fermarla, senza spendere un Euro. A dimostrazione del fatto che il debito pubblico, se si ha alle spalle una banca centrale degna di questo nome (FED, BoJ, BoE, ecc. e com'è l'attuale BCE, dopo un’inerzia di sei anni rispetto alle altre!)[5] non è un grosso problema. 

[5] Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE

Il debito pubblico italiano è molto elevato, ma, grazie ai sacrifici degli Italiani, soprattutto i poveri cristi, e alla BCE che fa finalmente il suo dovere e lo dovrà continuare a fare, in parte, anche in futuro, gli interessi passivi sono calati sia in valore assoluto (da un picco di 84 mld nel 2012 a 70 mld nel 2015) che come incidenza sul Pil (dal 5,2% al 4,2%).

Inoltre, come dimostra ampiamente il Giappone che pur avendo un debito pubblico monstre pari quasi al 250% del Pil paga un tasso d’interesse irrisorio, si può senza dubbio aggiungere che è meglio che il debito pubblico sia in mani italiane anziché straniere, tipo la Deutsche Bank, le cui vendite nel 1° semestre 2011 di titoli di Stato italiani[6] innescarono la speculazione mondiale sul debito pubblico italiano e la febbre da spread, con conseguente necessità di varare manovre correttive pesantissime e inique (segnatamente del governo Berlusconi-Tremonti) a carico in grandissima parte dei poveri cristi.

[6] La Procura di Trani, Deutsche Bank e Mario Seminerio, il terzo più “stupido” d’Italia


3. Taglio della spesa pubblica per tagliare le tasse e aumentare l’efficienza dell’Italia

In recessione ridurre il debito non è una priorità, anzi è dannoso. Inoltre, poiché ogni anno c’è un deficit, il debito pubblico ovviamente non può che crescere in termini assoluti, come avviene da almeno 20 anni, quindi, come spiega anche Padoan, vedi l’ultima diatriba con il bugiardo Weidmann,[7] occorre, oltre che aumentare l’inflazione (al livello dell’obiettivo statutario della BCE: poco sotto il 2%) per ridurre l’onere reale del debito (e il QE da solo, checché ne dicano i neo-liberisti, come si vede non è capace di ottenerlo), preoccuparsi e intervenire solo sul rapporto debito/Pil, intervenendo sul denominatore (i.e. crescita).

Ma non basta una politica monetaria espansiva (tassi bassi e QE), occorre anche una politica fiscale espansiva da parte degli Stati (o dell'UE), ma la Commissione europea (lèggi: Germania) non vuole. Come spiega anche Martin Wolf (in ritardo di 3 anni rispetto ad altri), il problema dell'Eurozona è la GERMANIA.[8]

[8] È la Germania il più grande problema dell'Eurozona

di Martin Wolf 12 maggio 2016

E i 7 o 9 mld annui di Fubini, prodotti dal calo dei tassi sul debito pubblico, come egli presumo sappia benissimo ma fa finta per parare il culo ai ricchi, sono drammaticamente insufficienti per rendere più efficiente il Paese (e l'equità?) e incentivare la crescita; perfino un neo-liberista (un po’ pentito, come tantissimi altri neo-liberisti) come Giavazzi scriveva tre anni fa sul Corriere, assieme al suo sodale Alesina, di uno shock di 50 mld, anche se a modo suo, cioè sbagliato[9]. Che comunque si possono ricavare da un mix di misure purché eque, che cioè chiamino a contribuire soprattutto i ricchi introducendo un’imposta patrimoniale straordinaria (vedi ad esempio Piano taglia-debito per la crescita  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2792930.html  oppure (se in avaria) http://vincesko.blogspot.com/2015/06/piano-taglia-debito-per-la-crescita.html).

E’ vero che un’imposta patrimoniale straordinaria sui ricchi darebbe un beneficio solo temporaneo, ma comunque, primo, sarebbe intanto una misura di equità visto che l’onere del risanamento mastodontico è stato addossato in grandissima parte sui NON ricchi (parlo anche per esperienza personale); secondo, ci darebbe, oltre che l’agio di non sottostare ai ricatti dei creditori, il tempo - visti i vincoli esterni che impediscono di manovrare sul cambio e di aumentare il deficit - di migliorare l’efficienza del sistema-Paese: aumento della produttività e riqualificazione – NON riduzione - della spesa pubblica, la cui componente principale, la spesa pensionistica, dopo le ben 8 riforme delle pensioni dal 1992, è giudicata dalla Commissione europea e dagli esperti (anche finanziari!) tra le meno preoccupanti e più sostenibili nel lungo termine[10]

[10] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html  oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html

Né in recessione va ridotta la spesa pubblica poiché è una misura pro-ciclica e quindi aggrava la crisi, spesa che peraltro non è comparativamente elevata rispetto agli altri Paesi dell’Unione europea,[11] e questo Fubini dovrebbe saperlo; essa quindi va solo riqualificata, stornando quote di essa da capitoli improduttivi a produttivi, i.e. investimenti in infrastrutture e in settori mirati.

[11] La spesa pubblica non va tagliata

La spesa pubblica, infatti, è COMPLESSIVAMENTE in linea con la media UE e l’Italia è OGGETTIVAMENTE (cioè in base ai dati) il Paese più virtuoso poiché da 20 anni (tranne due) fa registrare un avanzo primario (al netto degli interessi passivi) talvolta anche consistente ed è uno dei pochissimi Paesi che rispetta il limite del 3% del deficit/Pil (cfr., più sopra, Piano taglia-debito per la crescita).


[9] Data l'importanza dell'argomento, ho posto questa nota alla fine e suggerisco di leggere con attenzione l'articolo di Alesina e Giavazzi, la risposta di Fassina, la replica di Alesina e Giavazzi e il mio commento:


DEFICIT, TAGLIO DELLE TASSE E CRESCITA

La prigionia dei numeri

Alberto Alesina e Francesco Giavazzi  24 settembre 2013


DISPUTE

I tagli «impossibili», le spese eccessive

Stefano Fassina   25 settembre 2013

NB: In calce c’è la replica di Alesina e Giavazzi (sacerdoti dell’ossimorica austerità espansiva che tanti danni ha causato ai poveri cristi poiché è stata presa a base dalla Commissione europea e dal FMI (che però poi tre anni fa si è pentito e ha invitato a cambiare la politica economica in senso keynesiano (cfr. ad esempio Il FMI, gli investimenti pubblici si ripagano da soli   http://keynesblog.com/2014/10/09/il-fmi-gli-investimenti-pubblici-si-ripagano-da-soli/) per imporre l’austerità economica e le cosiddette riforme strutturali, i. e. deflazione dei salari e dei diritti) che si fanno forti della tesi FMI, poi rivelatasi errata per ammissione dello stesso FMI, per bocca del suo capo economista Blanchard, dei moltiplicatori taglio spesa/taglio tasse (cfr. Il Fondo Monetario insiste: sull’austerità ci siamo sbagliati 8 gennaio 2013   http://keynesblog.com/2013/01/08/il-fondo-monetario-insiste-sullausterita-ci-siamo-sbagliati/). Al riguardo vedi anche questo mio commento (in Dialogo su John Maynard Giavazzi (o quasi)  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2817550.html  oppure  http://vincesko.blogspot.com/2015/07/dialogo-su-john-maynard-giavazzi-o-quasi.html):

3) A proposito di errori e di moltiplicatori, faccio rilevare che, nel 1° articolo del Corriere che ho linkato, Giavazzi e Alesina scrivono:

“Punto primo. Tutti gli studi (sia accademici che del Fondo monetario internazionale che della Commissione europea) concordano sul fatto che gli aggiustamenti fiscali fatti aumentando le aliquote hanno creato recessioni più forti di quelli che hanno operato riducendo le spese. Non solo: la spirale di aumenti di aliquote, recessione, riduzione di gettito, tende a creare un circolo vizioso in cui l’economia si avvita in una recessione sempre più grave. Quella di cui leggiamo è una manovra fatta per tre quarti di maggiori tasse e solo per un quarto di minori spese”.

Com’è noto, a) l’FMI ha ora ribaltato la sua convinzione sul moltiplicatore delle tasse e della spesa; b) un fatto analogo è successo per la tesi di Reinhardt e Rogoff; (i cui studi sono un punto di riferimento e uno dei fondamenti teorici degli interventi dell’FMI e non solo): c’è sì una relazione tra debito pubblico e crescita, ma nel senso che è il rallentamento della crescita che fa salire il debito pubblico: praticamente l’opposto; e infine c) è stata messa in discussione la formula applicata dalla Commissione Europea sulla disoccupazione strutturale per il calcolo del deficit strutturale.[1 2]



Articolo collegato:


Ho trovato oggi, 9/2/2017, questo articolo di critica ad un altro articolo di Fubini sul debito pubblico (http://www.corriere.it/economia/16_febbraio_19/veto-renzi-berlino-partita-banche-147263b6-d67e-11e5-8e4b-2c56813c9298.shtml).


Il Corriere della Sera, Monti, l’ossessione per il debito e la religione sbagliata

Michele Arnese  -   



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Il Corriere della Sera prima ha censurato poi ha pubblicato poi ha cancellato un mio commento sui pesi del risanamento

 

Ho partecipato tre giorni fa alla animata discussione su questo articolo del Corriere della Sera http://www.corriere.it/politica/14_luglio_29/riforma-senato-mediazione-chiti-minoranza-pd-a1fce54c-16f6-11e4-ad95-f737a6cb8946.shtml . L’altro ieri, prima in mattinata poi nel pomeriggio, ho inviato, in risposta ad una domanda di un mio interlocutore, questo lungo commento riportato più sotto, che ho dovuto dividere in quattro parti per il limite del numero dei caratteri. La mattina, non ne è stata pubblicata nessuna; ho protestato, minacciato di astenermi dal commentare per un anno per protesta dopo aver segnalato la cosa al direttore (minaccia rivelatasi efficace in un caso analogo precedente), al quale avevo già scritto le stesse cose nel novembre 2011,[1] ma invano. Ho riprovato nel pomeriggio, sperando in una sostituzione del moderatore, ed infatti sono stati pubblicati i nn. 1, 2 e 4, da me leggermente modificati e con l’aggiunta del nome di Azzollini. Ho modificato il n. 3, togliendo l’epiteto “cul. inch.” riferito alla Merkel (nel commento inviato la mattina lo avevo scritto per esteso) ed il riferimento ai giornalisti, sostituendolo col più generico “media”, ma non è stato pubblicato lo stesso. Poi, all’improvviso, sono stati cancellati anche gli altri tre. Secondo voi perché?  Secondo me (ovviamente è solo un’ipotesi), non per colpa della citazione né di Berlusconi né di Tremonti, ma forse perché si sono accorti che avevo menzionato anche il potente presidente della Commissione Bilancio del Senato, Antonio Azzollini (ora trasmigrato - è un suo vizio antico - da FI a NCD), ancora oggi presidente della strategica Commissione Bilancio del Senato, il quale è talmente potente che perfino Ballarò, quando diede la notizia di una sua malefatta, omise di citarlo per nome e cognome. [2]

Riporto il commento del mio interlocutore e la mia lunga e dettagliata risposta (censurata).

Ieri, il dialogo è stato pubblicato senza problemi nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica.

 

http://d3e4r6ceupz1gi.cloudfront.net/pub/avatar/avatar_default_medium.jpgrafraf81 29 luglio 2014 | 22:26

Tanto per essere precisi, se si pensa che la crisi sia "scoppiata" solo quando i suoi effetti hanno cominciato a farsi sentire sulle tasche di una significativa parte delle gente allora è vero che è iniziata nel 2009. Però la data "storico-ufficiale" di inizio è il 15/9/2008 (anche se le principali borse avevano "scricchiolato" un po' quasi un anno prima),e gli operatori finanziari (banche, ecc.) di tutto il mondo, Italia compresa, avevano reagito immediatamente, senza aspettare il 2009. Sono d'accordo che il peso delle manovre berluscon-montiane sia ricaduto, in termini generali, maggiormente sui non-ricchi (strana definizione), però mi insospettisce molto quel "alta propensione al consumo". I soldi, dei ricchi o dei non-ricchi, non spariscono mai (se non in pochi e ben definiti casi); si spostano e basta, e vengono pertanto usati in un modo piuttosto che in un altro. Non sto certo dicendo che va bene prenderli ai non-ricchi (per lo meno è iniquo) però la domanda si pone: visto che i ricchi sono meno propensi a spenderli (ragionevolissimo), e visto che non si imbottiscono i materassi con le banconote, dove sono finiti i soldi "non presi ai ricchi" e, dunque,chi ci avrebbe rimesso?

 

@rafraf81 Bella domanda. Non sarò breve. Io avevo un discreto osservatorio (uno studio di consulenza alle imprese ed un call center): in Campania, dove la crisi è endemica, è scoppiata in maniera virulenta a partire dal secondo semestre del 2009. Per i cittadini normali, invece, a partire dal maggio 2010, quando è stata varata dal governo Berlusconi-Tremonti (dopo la crisi del debito greco) la prima manovra lacrime e sangue (DL 78 del 31.5.2010; essendone io uno dei destinatari, ne ho seguito l’iter passo passo), di 24,9 mld, [3] la più iniqua di tutte, poiché colpì quasi esclusivamente il ceto medio-basso e persino i poveri, col taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni, poi tagliata di un ulteriore 15% dal DL 98/2011; decise il procrastinamento di 12 o 18 mesi dell’erogazione delle pensioni (per tutti, anche quelli disoccupati o in mobilità, dopo i primi 10 mila, o inattivi, a reddito zero), elevò di 5 anni l’età di pensionamento delle dipendenti pubbliche e introdusse l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita; dimezzò il numero dei lavoratori precari pubblici, congelò i contratti della PA; tentò di risparmiare anche sulla spesa degli invalidi, elevando il livello minimo d'invalidità dal 74% all'85%, il che avrebbe escluso i down (che sono invalidi al 75% e ricevono una pensione d'invalidità di circa 250 € al mese); la misura fu poi ritirata all'ultimo momento solo grazie alle corali proteste. /1.

 

@rafraf81  Lasciò letteralmente indenni (tranne i farmacisti e i produttori di farmaci, in quanto fornitori del SSN) i ricchi e i ricchissimi (inclusi i miliardari), protetti da “santi” potenti. Anche il famoso contributo sui redditi elevati del pubblico impiego fu congegnato apposta male per farlo poi cassare – come era stato previsto - dalla Corte Cost. Per dire l’ipocrisia e la furbizia del ministro Tremonti, sedicente socialista e Robin Hood alla rovescia (e del suo fedele esecutore, il presidente della Commissione Bilancio del Senato, Antonio Azzollini), a mo’ di equità, fu inserita la tassazione delle stock option, ma si pensò bene di aggiungere “limitatamente alla parte eccedente il triplo della retribuzione”, il che ha semplicemente significato che erano TUTTI esenti, persino Passera e Profumo (poi, in un accesso di tardiva resipiscenza, tale limitazione è stata cassata dalla manovra 2011-14).

Ma la stragrande maggioranza del popolo italiano, a causa della sistematica disinformazione berlusconiana-tremontiana-sacconiana, manco si accorse o fece finta di niente dei sacrifici imposti ad una parte degli Italiani, la più debole e la meno protetta da santi in Paradiso.

Anche le 2 manovre correttive varate nel 2011 dal governo Berlusconi-Tremonti (DL 98 e DL 138, di 80+60 mld) furono soltanto un poco meno inique, ma, nonostante il loro ammontare enorme, risultarono inefficaci a calmare i mercati finanziari e le Autorità europee e provocarono la caduta del governo Berlusconi. /2.

 

@rafraf81  A mio avviso essenzialmente per tre motivi: a) la  volontà della potentissima cancelliera Merkel di far pagare a SB [nella versione del mattino il nome era scritto per esteso] l’epiteto volgare rivoltole; b) il rifiuto del potente ministro Bossi – autoproclamatosi santo protettore dei pensionandi di anzianità, che sono in maggioranza nel Nord - di eliminare le pensioni di anzianità e allineare l'età di pensionamento delle lavoratrici del settore privato a tutti gli altri; e c) un errore grave sulle pensioni nella lettera di illustrazione delle misure inviata dal governo Berlusconi alla UE (quella che Tremonti rifiutò di firmare), poi corretto nella successiva lettera di spiegazioni sollecitate dall’UE.[4]

La maggioranza del popolo italiano, o almeno una buona fetta di esso, (inclusi quasi tutti i media e perfino famosi parlamentari, in tema di pensioni, ho pubblicato l’elenco nel blog di un importante quotidiano)[5] si lasciò ancora una volta irretire dalla propaganda governativa, che negava addirittura l’esistenza della crisi, e ancora oggi è convinta che i sacrifici lacrime e sangue (con conseguente salvataggio dell’Italia) siano opera del subentrato governo Monti, il cui decreto salva-Italia ammonta ad appena 30 mld “lordi” (10 mld sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi vari), distribuiti in maniera molto più equa (a parte gli esodati), ma che ha avuto il “torto” di colpire 2 tipologie di beni molto sensibili agli occhi ed alle tasche degli Italiani: la prima casa con l’IMU e l’autovettura con l’aumento delle accise sui carburanti (nonché l’aumento dell’IVA, che in realtà era stato già deciso dal governo precedente). /3.

 

@rafraf81  Il valore cumulato (cioè sommando gli effetti anno per anno, considerando che le misure strutturali sono permanenti e quindi dispiegano i loro effetti tuttora) delle manovre correttive della scorsa legislatura ammontò a 330 mld (4/5 Berlusconi e 1/5 Monti), che servirono (assieme ad un aumento del debito stesso) a pagare gli interessi passivi sul debito (75-80 mld in media per 5 anni), a ricostituire in parte l’avanzo primario ricevuto in eredità da Berlusconi e da lui dilapidato e a ridurre il deficit. La depressione economica prolungata italiana è conseguenza di quelle manovre correttive inique e recessive. Il debito pubblico italiano è detenuto per il 10% dalle famiglie e per il 90% dalle banche e da altri soggetti finanziari (il 30-40% è in mani estere). In definitiva, abbiamo fatto (non tutti, però!) enormi sacrifici per migliorare i conti pubblici e, soprattutto, per le banche e i ricchi. /4-Fine

 

[1] Lettera al direttore Ferruccio De Bortoli
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2697282.html
[2] Il miracolo di Molfetta del Sen. Antonio Azzollini
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2801595.html
[3] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html
[4] Analisi parziale del complotto contro Berlusconi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2811413.html
[5] Ricostruzione del caso Berlusconi-Olli Rehn
[*] Ilgrossolano errore riguardante le pensioni di vecchiaia, nella risposta del governo alla lettera dell’UE, poi corretto nelle precisazioni, fu fatto (presumibilmente per colpa dell’ANSA) praticamente da tutti i media italiani (inclusa “Europa”) e persino da alcuni parlamentari; in questo mio commento su “Repubblica” (22 novembre 2011 alle 16:58, nickname Vincesko), l’elenco dei destinatari della mia e-mail di precisazione:
Disinformazione sulle pensioni.
La disinformazione voluta o l’informazione erronea riguarda tutti gli organi d’informazione, sia di destra che di sinistra.
Negli ultimi 20 giorni, ho dovuto scrivere: all’ANSA, a “Repubblica” (Ezio Mauro, Francesco Bei, Marco Ruffolo, Roberto Petrini ed Elena Polidori), al “Corriere della Sera” (De Bortoli, Paolo Mieli, Francesca Basso, Giovanni Stringa ed Enrico Marro), a “Europa”, al TG3 (Bianca Berlinguer), al GR3 (direttore Antonio Preziosi), a “Ballarò” ed ai politici Rocco Buttiglione, Pierferdinando Casini, Mario Baldassarri (che mi ha risposto, chiarendo l’equivoco) e Italo Bocchino, nonché al vice presidente UE Olli Rehn, tutti a favore dell’ennesima riforma delle pensioni e/o diffusori di dati falsi sulle pensioni. […]
http://rivara.blogautore.repubblica.it/2011/11/22/la-mina-della-patrimoniale/comment-page-1/
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2770782.html
 
 
Post scriptum
 
Ieri, ho pubblicato il dialogo nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica
 
McKinsey ministero ombra
di Carlo Clericetti
31 luglio 2014
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/07/31/mckinsey-ministero-ombra/
 

 
Articolo collegato:
 
Rcs, de Bortoli dà l'addio al Corriere:
"Non ho dato io le dimissioni"
31 luglio 2014
http://www.repubblica.it/economia/finanza/2014/07/31/news/rcs_de_bortoli_annuncia_l_addio_al_corriere_dalla_primavera_del_2015-92821725/

 

Gli utili idioti dei ricchi del Corriere della Sera

 
12 dicembre 2012   Davvero Pdl e Pd pari sono al Corriere?  Stefano Menichini
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/139054/davvero_pdl_e_pd_pari_sono_al_corriere 

Non capisco perché il direttore Menichini si meravigli, è quello che fecero col 2° governo Prodi, dal giorno dopo la vittoria. Con la terribile crisi in corso, che sarà dura e lunga, la preoccupazione prioritaria dei ricchi, tipo Montezemolo, è difendere la roba e scaricare il costo dei sacrifici sulla massa. Finora - per i ben 330 mld di manovre correttive – [1] ci sono riusciti; col centrosinistra al governo, finirebbe (in parte più o meno grande: dipende dal peso dei cosiddetti liberali, nel Centro e nel PD) la pacchia. La polarizzazione della ricchezza e la globalizzazione riducono a due, in Occidente, le categorie a confronto per i prossimi decenni (un ritorno ai secoli passati): i ricchi e i poveri.
 
Il professore strabico Panebianco sarà (?) un grande politologo (a me, che sono ignorante, quando lo sento non sembra, perché la sua voce faziosa suona falsa al mio orecchio sincero; come non sembra che lo sia il soporifero Stefano Folli, pagato per scrivere talvolta vere e proprie sciocchezze; lo scrissi anche in un commento sul “Sole 24 ore”, ma me lo censurarono…), ma sicuramente è un, ancora più grande, utile idiota dei ricchi. Assieme al suo direttore, de Bortoli, al quale lo scrissi anche, nella lettera che ho già linkato qui (cfr. http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137290/il_segretario_non_ci_risponde) e che reitero:

 
inviato il 21/9/2012 alle 16:29
Ripeto, non ne so molto, ma mi permetto di osservare che NON siete affatto d’accordo. Il sistema francese, preferito dal PD, da me e da Pietro Bolenares, prevede proprio i collegi uninominali.
SCHEDA SUL SISTEMA ELETTORALE FRANCESE
http://w3.uniroma1.it/ceccanti/schedafrancia.doc
Ps: Il Corriere della Sera ospita sempre gli articoli del “montiano” Pietro Ichino. Organo dei poteri forti, bombardò il 2° governo Prodi dal giorno dopo la vittoria. Ho letto decine di articoli severi. Ha sempre messo zizzania nel PD (ora, dopo il clamoroso fallimento del governo Berlusconi, molto meno). Rammento, al riguardo, l’intervista del direttore De Bortoli alla trasmissione di Fazio “Che tempo che fa”, in cui accusò il PD di… estremismo, perché voleva allearsi con Vendola e non con Casini. De Bortoli è pagato profumatamente per questo: fare l’utile idiota dei ricchi (glielo ho anche scritto). [*]
[*] Lettera al direttore Ferruccio DeBortoli
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2697282.html
Egr.Direttore De Bortoli,
Lei, anche stasera a “Ballarò”, ed il “Corriere” e persino giornali supposti di sinistra non fate altro che parlare di necessità di riformare le pensioni, mentre, come Lei sa bene, finora i ricchi l’hanno fatta quasi franca, e i giornalisti, capitanati da direttori ed editorialisti di giornale di destra, Belpietro, Sechi, Bechis, Porro, ecc., cui si sono aggregati anche alcuni di sinistra, come Mineo e Menichini, hanno montato una vera e propria canea contro il contributo di solidarietà, che li colpiva direttamente.
E’superfluo notare che troppo spesso, in un Paese stortignaccolo come il nostro, si appronta un tavolo con le solite 3 gambe che riguardano i ceti meno abbienti, “dimenticando” o riducendo le dimensioni della quarta, che riguarda i più abbienti.
E’ perciò colpevole, Dott. De Bortoli, contribuire ad alimentare la solita disinformazione ed ammuina da “utili idioti” dei ricchi. […]
Pps:
Dimenticavo, Ferruccio De Bortoli mi rispose, molto sinteticamente, e non so perché: “Grazie a lei”.
 
 
Dedicato, in particolare, ai cosiddetti liberali e "montiani" che frequentano questo sito:

L’ammuina dei poveri e l’egoismo dei ricchi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2671843.html
Utili idioti.
Nel breve carteggio tra Einstein e Freud (v. “Perché la guerra?” Lettera di Albert Einstein a Sigmund Freud e risposta di quest’ultimo http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2595199 ),[il link non è più attivo, v. nota in calce *] Einstein chiede a Freud perché tantissime persone (la maggioranza) arrivano a sostenere politiche di guerra, propugnate da pochi, che vanno a loro danno.
Anch’io me lo chiedo a proposito della politica economica e combatto contro sia la DISINFORMAZIONE di pochi UTILI IDIOTI ben retribuiti (spesso direttori o editorialisti di giornale), sia la scelta autolesionistica di tantissimi UTILI IDIOTI che gratuitamente appoggiano le politiche portate avanti dai governi di destra.
Ammuina.
Se la stragrande maggioranza della popolazione, in piccolissima parte composta da utili idioti ben retribuiti, la più parte gratis, non avesse l’abitudine di dividersi e di fare ammuina, come potrebbe un’esigua (in Italia) o infima (nel mondo) minoranza decidere per tutti e riuscire a “schiavizzare” il resto dell’umanità per continuare ad arricchirsi? [...]
 
[1] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html  
Riepilogo delle manovre correttive, valori cumulati da inizio legislatura:
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
- governo Monti 63,2 mld.
 
 
 

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