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Lettera a Tecnica della Scuola: L’età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero ma dalla Riforma Sacconi




 L’età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero ma dalla Riforma Sacconi


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15/1/2020 13:40

A  ilettoriciscrivono@tecnicadellascuola.it   Copia  redazione@eguaglianzaeliberta.it   e altri 47



L’età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero ma dalla Riforma Sacconi. Il risparmio dalla Riforma Sacconi è quasi il doppio della Riforma Fornero. L’ammontare delle manovre finanziarie del Governo Berlusconi (267 mld, 81%) è stato il quadruplo di quello del Governo Monti (63 mld, 19%).


Cara Redazione di Tecnica della Scuola,

Mi sorprende che, nonostante le mie decine di lettere “circolari”, forse influenzati da propalatori di BUFALE come Alberto Brambilla, che purtroppo dispone di una tribuna prestigiosa come il Corriere della Sera (al quale ho inviato una precisazione analoga, che - mi ha detto il caporedattore Nicola Saldutti - dovrebbe essere pubblicata in settimana nelle lettere) alimentiate le BUFALE sulle pensioni e scriviate:

Elsa Fornero, oggi in pensione, economista esperta di previdenza e promotrice della riforma che nel 2011 innalzò per uomini e donne l’accesso alla pensione di vecchiaia a 67 anni, introducendo il sistema contributivo pro rata per tutti con forti limiti al pensionamento anticipato”

È doppiamente falso. (i) La Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per l’accelerazione dell’allineamento da 60 a 65 anni delle donne del settore privato, gradualmente entro il 2018, già previsto da Sacconi gradualmente entro il 2023, e la riduzione da 18 a 12 mesi della “finestra” per i lavoratori autonomi (uomini e donne).

L’età di pensionamento a 67 anni è stata decisa dalla ben più severa (per allungamento dell’età di pensionamento e risparmio al 2060) Riforma Sacconi:

-          da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[1] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche;[2] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita); accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018;[3]

-          da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[4] quindi la Riforma Fornero non c’entra.


(ii) La Riforma Fornero ha soltanto esteso il metodo contributivo a coloro che erano esclusi dalla Riforma Dini, che l’ha introdotto (L. 335/1995), cioè coloro che al 31 dicembre 1995 avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani e ormai già tutti o quasi tutti in pensione.

Traggo dal mio saggio LE MENZOGNE SULLE RIFORME DELLE PENSIONI SACCONI E FORNERO, 2° volume della trilogia LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO:

***

«Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa, che poi si riducono in breve fino a sparire:[33]

«Estensione del sistema contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012 (i valori di economia del 2018 sono sostanzialmente quelli di regime destinati a ridursi nel tempo in ragione dell'eliminazione delle pensioni interessate dalla misura).»

Ecco, questo è il dato forse più clamoroso, poiché la vulgata è che la Riforma Fornero abbia sostituito il metodo contributivo al retributivo per tuttisalvando i conti pensionistici, mentre in realtà ha solo estesopro rata dall’1.01.2012, il metodo contributivo, introdotto dalla Riforma Dini nel 1995, a coloro che ne erano esclusi, vale a dire coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di contributi, quindi relativamente anziani e presumibilmente in massima parte (che non sono in grado di quantificare) oggi già pensionati. Come conferma RGS, ma già nella relazione tecnica del 2011 (pag. 48)[38]:

«buona parte dei lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 hanno già acceduto al pensionamento;».

9. Informazione cattiva sulle riforme delle pensioni

Ad eccezione di RGS (con qualche licenza) e Corte dei Conti, quasi tutti in Italia, inclusi ISTAT[199] e UPB,[200] famosi esperti di previdenza, noti ex parlamentari ed esperti previdenziali, professori universitari, sindacalisti, politici; e all’estero, inclusi EUROSTAT[201] (che riceve i dati dall’ISTAT), OCSE[202], che usa dati vecchi e in parte errati, ma è l’unico Ente che propone i dati pensionistici al lordo e al netto delle imposte (il peso fiscale sulle pensioni in Italia è il più alto dell’area OCSE), e FMI[203], che usa dati vecchi e in parte errati, ma molto pubblicizzati a livello mondiale, ascrivono tutto alla Riforma Fornero, decretando un’impropria damnatio memoriae della Riforma Sacconi, o, al minimo, le attribuiscono l’adeguamento periodico alla speranza di vita, creando e alimentando – specularmente - la sopravvalutazione abnorme della Riforma Fornero.

Valga a dimostrarlo anche il previsto risparmio – già citato - dalla mera estensione del metodo contributivo (mentre la vulgata – come ho già osservato - è che la Riforma Fornero abbia salvato i conti pensionistici sostituendo il contributivo al retributivo per tutti), quantificato dalla RGS,[178] relativamente al periodo dal 2012 al 2018, in, rispettivamente, (al netto fisco) 5, 24, 39, 70, 116, 169 e 216 milioni, numeri che dimostrano la scarsa incidenza della misura, pari ad appena l’1 per cento circa del risparmio annuo accreditato alla Riforma Fornero, destinato ad azzerarsi a breve.

media hanno invece avuto un comportamento oscillante: in una prima fase che si può circoscrivere al periodo a ridosso dell’approvazione della Riforma Sacconi e della Riforma Fornero (2012-2013), essi hanno evidenziato gli effetti notevoli della Riforma Sacconi; in una seconda fase, a partire dal 2014, hanno invece anch’essi in stragrande maggioranza obliterato la Riforma Sacconi, attribuendone le misure, in tutto o in parte, alla Riforma Fornero. La stessa Elsa Fornero scrive nel suo libro già citato:

«La comprensione, in ogni caso, è fatta anche di informazione corretta (le deformazioni mediatiche dei meccanismi pensionistici e delle loro conseguenze sono state notevoli, in Italia e altrove)» (Posizione kindle: 468).

Anche l’INPS ha partecipato talvolta alla «cancellazione» della Riforma Sacconi.

Vediamo in dettaglio alcuni esempi davvero eclatanti, con le relative prove documentali.»

***

Contrasto le BUFALE sulle manovre della XVI legislatura, incluse le Riforme delle pensioni, dal 2010.

Il professor Mario Monti (al quale ho scritto più volte) è, in parte, un ignorante dei dati, soprattutto quelli pensionistici, e, in parte, un millantatore. Come la professoressa Fornero, la quale con le sue reticenze e le sue mezze verità è uno dei principali responsabili della DISINFORMAZIONE che circonda le pensioni (nel mio saggio spiego perché lo fa; nella postfazione del mio saggio, severo nei suoi confronti, c'è il suo commento, nel quale attesta che mi sono attenuto alle norme).


Traggo dal 1° volume della trilogia “LE MENZOGNE SUI GOVERNI BERLUSCONI E MONTI”, la cui principale fonte sono stati gli ottimi e dettagliati dossier elaborati dal Servizio Studi della Camera (o del Senato):


***

«1. Manovre finanziarie correttive varate nella XVI legislatura

Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano – come risulta dai dati - cominciò nel secondo trimestre 2011 e si accentuò nell’estate 2011, con una prima impennata del differenziale BTP-Bund, poco dopo la comunicazione del 26 luglio[22] - improvvisa, parziale e di fatto manipolatoria del mercato - della vendita al 30.06.2011 di sette miliardi di titoli di Stato italiani da parte della Deutsche Bank,[22] degli otto che possedeva l’1.1.2011; ma già in luglio risaliti da uno a tre miliardi, dato che, invece, fu tenuto nascosto. L’attacco della speculazione continuò e determinò, a fine agosto, l’intervento della BCE, che era stato ‘negoziato’ a certe condizioni col Governo italiano (si veda, appresso, il paragrafo 4; e il capitolo 3). Ma, poi, la quasi latitanza della stessa BCE o, almeno, l’inefficacia del suo intervento limitato (ai mercati finanziari era noto che fosse tale) avevano portato, il 9 novembre, lo spread BTP-Bund ad un picco di 574 punti base,[23] che faceva temere il default. Esso causò le dimissioni del Governo Berlusconi,[24] ritenuto dall’UE - e forse dai mercati finanziari, che in realtà avevano scommesso sulla rottura dell’Euro - inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell’UE, con il Governo tecnico Monti,[25] che appariva quindi, in quelle circostanze drammatiche, un salvatore dell’Italia.

Questo duplice giudizio – renitenza del Governo Berlusconi ad adempiere le prescrizioni dell’UE e decisività del Governo Monti -, fatto proprio da quasi 60 milioni di Italiani, inclusi i docenti universitari, è del tutto falso, poiché è molto lontano dall’essere confermato da un’analisi obiettiva ex post dei dati.

Berlusconi, non Monti. L’importo totale delle manovre finanziarie correttive del Governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), è stato ben il quadruplo di quelle del Governo Monti, come risulta dalla sintesi dei loro valori:

- Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%)

- Governo Monti 63,2 mld (19,2%)

Totale 329,5 mld (100,0%)

I decreti e le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: Governo Berlusconi: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld (valore cumulato dichiarato dal Governo per il biennio 2011-12); • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011) DL 98/2011 e DL 138/2011, di 80+65 mld cumulati, con la scopertura di 15 mld[26][27] che Tremonti si riprometteva di coprire - la cosiddetta clausola di salvaguardia (DL 98/2011, art. 40) - con la delega fiscale.

Clausola di salvaguardia che ha poi dovuto gestire Monti, aumentando l’IVA, piuttosto che confermare l’iniquo taglio tremontiano delle agevolazioni fiscali-assistenziali, cfr. il libro di Elsa Fornero che verrà commentato estesamente nel capitolo 2 «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», dove ella scrive:

«La “salvaguardia” stabiliva che, se entro il 30 settembre 2013 il (nuovo) governo non avesse ottenuto i risparmi promessi attraverso un’improbabile delega fiscale-assistenziale, sarebbe entrato automaticamente in azione un taglio lineare (del 5 per cento nel 2013 e addirittura del 20 per cento a decorrere dal 2014) di tutte le agevolazioni fiscali. Fu uno dei compiti, oggi dimenticati, del governo Monti quello di scongiurare gli effetti di una simile mannaia che avrebbe colpito soprattutto le famiglie più povere: tali agevolazioni consistevano, infatti, per lo più in detrazioni per redditi di lavoro e pensione, per carichi familiari e nelle aliquote ridotte dell’Iva per i beni di prima necessità.» (Posizione kindle: 2451).

Quindi in totale sono, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+65 = tot. 170 mld; - Governo Monti: 22+0,6 = tot. 22,6 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura, fonte un articolo de Il Sole 24 ore (che confronta i dati omogenei), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. È utile riportarlo:

«I numeri messi in fila (finora) dalla legislatura della crisi mostrano lo sforzo fatto fin qui dal Paese per rimettersi in sesto: imponente. Quattro anni, dieci manovre, e richieste per 329 miliardi e 520 milioni di euro, per il 55% (cioè 178 miliardi) rappresentato da aumenti di entrate vale a dire, quasi sempre, di nuove tasse. Un tema, quello della composizione delle manovre, che ha acceso dibattiti scatenati fra i partiti, piuttosto ingiustificati alla luce dei numeri. La composizione del «Salva-Italia» di Natale, che tra Imu, addizionale Irpef e fisco vario è stata bersagliata di critiche per l'eccessivo ruolo giocato dalle tasse, ha una composizione identica alla manovra-bis di Ferragosto 2011, ultimo intervento di peso del Governo Berlusconi: 73% di maggiori entrate, e 27% di tagli di spesa. […]

L'impatto decreto per decreto

È il conto complessivo delle dieci principali manovre anti-crisi varate dal giugno 2008 a oggi, dai governi guidati da Silvio Berlusconi e Mario Monti. Il conteggio non è effettuato in base all'impatto a regime sui saldi, ma in base al totale reale delle risorse coinvolte dagli aumenti di entrata (in termini di imposte e, in misura marginale, di riversamenti da parte delle Regioni a Statuto speciale) e tagli di spesa. In pratica: l'introduzione di un'imposta che genera un gettito di 100 il primo anno, 150 il secondo e 200 il terzo ha un effetto a regime di 200, ma nei tre anni chiede ai cittadini un totale di 450: è questo secondo dato a essere preso in considerazione nell'analisi.» [28]

Ciò significa che per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, Berlusconi ha battuto Monti 4 a 1mettendo le mani ampiamente nelle tasche degli Italiani: 148 miliardi solo di maggiori tasse in 4 anniPer l’iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine, scandali e cattivo rapporto con i partner europei, che incisero sul rating[29] dell’Italia al di là dei fondamentali macroeconomici), è stato anche peggio.

È tale la dimensione del rapporto quali-quantitativo tra le manovre finanziarie dei Governi Berlusconi e Monti (267 miliardi cumulati contro 63, 81 per cento contro 19, ancor più per l’iniquità) che è del tutto infondato attribuire a Monti – come fanno quasi tutti (nel mondo) - il risanamento severo, perfino feroce dei conti pubblici, gli effetti recessivi, il calo del Pil (meno 10 per cento), la moria di imprese (meno 22 per cento della produzione industriale) ed il calo dell’occupazione, oltre ad alcune centinaia di morti suicidi. Per giunta obliterando completamente Berlusconi. Il quale, come vedremo, ha eseguito quasi tutte le imposizioni di UE e lettera BCE del 5.08.2011, tranne, per l’opposizione del ministro leghista Bossi, la revisione delle pensioni di anzianità[30] (concentrate soprattutto al Nord, bacino elettorale della Lega Nord) e l’accelerazione dell’allineamento a tutti gli altri dell’età di pensionamento delle donne del settore privato.

I dati economici negativi, invece, sono in gran parte gli effetti delle mastodontiche manovre correttive molto inique e recessive del Governo Berlusconi-Tremonti, fatte in buona parte di misure strutturali (cioè permanenti, quindi che valgono tuttora), almeno in un rapporto di 4 a 1 rispetto al Governo Monti e che cominciarono a dispiegare i loro effetti dal 1° gennaio 2011, ben prima che arrivasse Monti.»


La mia è una fatica di Sisifo. Vi prego di prenderne buona nota e di divulgarlo.

Cordiali saluti,

V.


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Note

[1] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.

[2] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.

[3] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.

[4] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 nel 2013, +4 nel 2016, +5 mesi nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.



Post collegato:


Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero



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Lettera al Dott. Vladimiro Giacché sulle sue false notizie sulla BCE e sul Governo Monti



Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa all’economista Vladimiro Giacché, presidente del Centro Europa Ricerche dopo aver letto un suo articolo nel quale ha confermato di conoscere male sia lo statuto della BCE che le responsabilità della recessione, che egli attribuisce erroneamente al Governo Monti. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.



Lettera al Dott. Vladimiro Giacché sulle sue false notizie sulla BCE e sul Governo Monti

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2/10/2019 16:32

A  v.giacche@centroeuroparicerche.it,   organizzazione@patriaecostituzione.it     e altri 47+150


Egr. Dott. Giacché,

Mi permetta di commentare alcune affermazioni che io ritengo errate da Lei fatte nel Suo articolo

“Il coraggio di ciò che si sa” Il secondo governo Conte e la sinistra

di Vladimiro Giacché - Created: 21 September 2019

A. BCE: ACQUISTO TITOLI PUBBLICI E OBIETTIVI

Citazione1: “In effetti la fine del rischio di cambio è l’altra faccia della medaglia della perdita della sovranità monetaria e della conseguente emissione del debito in una moneta straniera, per di più regolata da una Banca Centrale indipendente che ha il divieto di acquistare titoli del debito pubblico degli Stati e il cui unico obiettivo è la stabilità dei prezzi (e non l’occupazione)”.

Lei continua a ignorare lo statuto della BCE, fatto che La accomuna alla quasi totalità dei cosiddetti esperti:

Anche il professor Vladimiro Giacché non conosce bene né i Trattati, né lo statuto BCE

Traggo dal mio saggio LE VIOLAZIONI STATUTARIE DELLA BCE: Gli Obiettivi e i poteri-doveri statutari della BCE (LE TRE PIU' GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO Vol. 3) https://www.amazon.it/dp/B07PYZ71YB:

1. Acquisto titoli pubblici

Per quanto attiene al secondo punto (l’acquisto di titoli pubblici), in generale, prima del varo del QE, si riteneva che la BCE non potesse acquistare titoli di Stato, facendo confusione tra l’art. 18 e l’art. 21, che sono invece di una chiarezza palmare:

- L’art. 18 dello Statuto, infatti, consente alla BCE l’acquisto di titoli pubblici, purché questo avvenga sul mercato secondario, cioè dagli investitori (mercato aperto).

«Articolo 18-Operazioni di credito e di mercato aperto 18.1. Al fine di perseguire gli obiettivi del SEBC e di assolvere i propri compiti, la BCE e le banche centrali nazionali hanno la facoltà di: — operare sui mercati finanziari comprando e vendendo a titolo definitivo (a pronti e a termine), ovvero con operazioni di pronti contro termine, prestando o ricevendo in prestito crediti e strumenti negoziabili, in euro o in altre valute, nonché metalli preziosi, — effettuare operazioni di credito con istituti creditizi ed altri operatori di mercato, erogando i prestiti sulla base di adeguate garanzie. 18.2. La BCE stabilisce principi generali per le operazioni di credito e di mercato aperto effettuate da essa stessa o dalle banche centrali nazionali, compresi quelli per la comunicazione delle condizioni alle quali esse sono disponibili a partecipare a tali operazioni.»[15]

- Va evidenziato che, contrariamente all’opinione quasi generale,[76] neppure la FED può acquistare titoli del Tesoro direttamente dal Tesoro degli Stati Uniti, ma soltanto sul mercato aperto;[77][78] quando lo fa, lo fa surrettiziamente attraverso i dealer.[79]

2. Obiettivi BCE

Per provare che quello che Lei scrive è falso, basta o leggere lo Statuto della BCE, che all’art. 2 recita:

“Articolo 2-Obiettivi

Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all'articolo 119 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea”.

O consultare il sito della BCE e leggerne le Funzioni:

“Obiettivi

L’articolo 127, paragrafo 1, del Trattato sancisce che “L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi.”

Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea.”


Come si vede, in entrambi i casi già dal titolo, al plurale: “Obiettivi”, si può facilmente dedurre che Lei si sbaglia.

Per il resto dell’analisi, rinvio al saggio citato.

B. GOVERNO MONTI

Citazione2: “Occorre ancora un elemento preliminare, ma è così noto che mi limito a enunciarlo: a fare l’esecutore materiale di tutto quanto abbiamo visto sopra, insomma gli artefici del “successo catastrofico” di cui ho dato qualche cifra, sono stati la sinistra postcomunista e il centro postdemocristiano, dal 2008 plasticamente riunitisi in un unico partito: sono loro, in particolare, i principali responsabili del governo Monti, che ci ha lasciato in eredità non soltanto la crisi peggiore dall’Unità d’Italia, ma anche – e precisamente per questo – un incremento del rapporto debito/pil del 13% (in termini percentuali, è poco meno dell’entità dell’intero decremento del debito tra il 1994 e il 2008!).”

1. Manovre finanziarie

Ancora più grave è il Suo errore in merito alla responsabilità del governo Monti della recessione, che per il numero delle vittime io chiamo LA PRIMA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO (la seconda è quella sulla legge Fornero e la terza è sugli obiettivi della BCE).

Questa BUFALA ormai mondiale ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti e – incredibile ma vero – (quasi) tutti i professori di Economia, tra cui Lei.

Traggo dal mio saggio (il primo della trilogia) IL LAVORO SPORCO DEL GOVERNO BERLUSCONI Chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la Grande Recessione - Berlusconi vs Monti – https://www.amazon.it/dp/B07PBXVWRS

«Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano nel 2011, che, a causa della quasi latitanza della BCE, aveva portato lo spread[22] BTP-Bund ad un picco di 574 punti base[23] e faceva temere il default, causò le dimissioni del Governo Berlusconi,[24] ritenuto dall’UE - e forse dai mercati finanziari, che in realtà avevano scommesso sulla rottura dell’Euro - inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell’UE, con il Governo tecnico Monti,[25] che appariva quindi in quelle circostanze drammatiche un salvatore dell’Italia.

Questo duplice giudizio è falso, poiché non è confermato da un’analisi obiettiva ex post dei dati.


Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld (valore non cumulato); • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+65 mld cumulati), con la scopertura di 15 mld[26][27] che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia (DL 98/2011, art. 40), con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA, piuttosto che confermare l’iniquo taglio tremontiano delle agevolazioni fiscali-assistenziali, cfr. il libro di Elsa Fornero che verrà commentato estesamente nel capitolo 2 «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», dove ella scrive:

«La «salvaguardia» stabiliva che, se entro il 30 settembre 2013 il (nuovo) governo non avesse ottenuto i risparmi promessi attraverso un’improbabile delega fiscale-assistenziale, sarebbe entrato automaticamente in azione un taglio lineare (del 5 per cento nel 2013 e addirittura del 20 per cento a decorrere dal 2014) di tutte le agevolazioni fiscali. Fu uno dei compiti, oggi dimenticati, del governo Monti quello di scongiurare gli effetti di una simile mannaia che avrebbe colpito soprattutto le famiglie più povere: tali agevolazioni consistevano, infatti, per lo più in detrazioni per redditi di lavoro e pensione, per carichi familiari e nelle aliquote ridotte dell’Iva per i beni di prima necessità.» (Posizione kindle: 2451),

e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld «lordi» (10 sono stati «restituiti» in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+65 = tot. 170 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.»

Come si può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, il Governo Berlusconi-Bossi-Fini ha battuto il Governo Monti-Fornero per 4 a 1; ancor di più in termini di iniquità, essendo arrivato a stornare 550 milioni appostati dal precedente Governo Prodi per l’edilizia pubblica, e, per far fronte alla grave crisi, perfino a tagliare del 87% la spesa sociale destinata ai poveri, salvaguardando invece i ricchi e i benestanti, i cui contributi di solidarietà prima sui redditi elevati e poi sulle pensioni furono congegnati apposta male (bastava vararli assieme) per farli poi dichiarare incostituzionali (cfr. il mio saggio).

2. Debito pubblico

Citazione3: “governo Monti, che ci ha lasciato in eredità non soltanto la crisi peggiore dall’Unità d’Italia, ma anche – e precisamente per questo – un incremento del rapporto debito/pil del 13% (in termini percentuali, è poco meno dell’entità dell’intero decremento del debito tra il 1994 e il 2008!).

Traggo dal mio primo saggio citato:

«Per quel che concerne il secondo aspetto – la dinamica -, il debito italiano – come abbiamo visto nel volume 1 - è quello cresciuto meno durante la crisi, sia rispetto alla Germania, sia rispetto alla Francia, sia rispetto alla Spagna, poiché l’Italia ha speso molto meno degli altri sia per il salvataggio delle banche, rimaste (quasi) indenni dai titoli tossici, sia per la crescita, purtroppo. In particolare verso la Spagna, nei cui confronti l’Italia ha visto uno spread crescente BTP-Bonos dal 2011, il debito italiano (dati del PIL revisionati dall’ISTAT) è passato dal 100% nel 2008 (1.650 miliardi,[160] 2° governo Prodi) al 116,5% nel 2011 (4° governo Berlusconi, durato quasi 3 anni e mezzo) passando da 1.650 a 1.910 miliardi[160] con un aumento di 260 miliardi (inclusi 13miliardi per aiuti agli altri Paesi, di cui 10 miliardi per prestito bilaterale alla Grecia e 3 miliardi al Fondo salva-Stati[137]), al 128% e 2.040 miliardi[160] col Governo Monti, con un incremento di 130 miliardi (inclusi 30 miliardi per contributi al Fondo salva-Stati; va anche considerato che il debito include, per entrambi i Governi, le c.d. disponibilità liquide del Tesoro: 23.292 mln al 31.12.2011 e 33.501 al 31.12.2012 e, limitatamente al Governo Monti, i pagamenti dei debiti pregressi della PA, che – autorizzati dall’UE e coperti aumentando il debito pubblico - cominciarono proprio sotto il Governo Monti), e, infine, al lordo di 58 miliardi di sostegni,[137] al circa 131%[160] attuale con 2.323 miliardi al 30.6.2018,[134] quindi è ulteriormente aumentato in cinque anni e tre mesi di 273 mld, con un incremento percentuale dal 2008 del rapporto debito/PIL pari al +31,0%; mentre quello spagnolo è cresciuto dal 40% pre-crisi[133] al 99% attuale, con un incremento percentuale del +147,5%, ossia quasi il quintuplo dell’Italia.»

Come si può facilmente dedurre, è falso che il Governo Monti abbia prodotto l’aumento del debito nella misura da Lei indicata: al netto dei 30 mld di sostegni agli altri Paesi e senza considerare i pagamenti dei debiti PA, l’aumento è stato di 100 mld, contro i (260-13) 247 mld del governo Berlusconi.

Spero di esserLe stato utile.

Cordiali saluti,

V.



**********






Lettera all’On. Giulio Centemero della Lega Nord sulle sue false notizie sul Governo Monti




Pubblico la lettera che ho inviato cinque giorni fa al deputato Giulio Centemero della Lega Nord, dopo il nostro breve scambio in diretta a Radio Radicale sui Governi Berlusconi e Monti, nel corso del suo Filo diretto con i radioascoltatori, moderato da Lanfranco Palazzolo. Nel titolo, ho anteposto l’aggettivo “false” al sostantivo “notizie” perché ritengo che nel suo caso si sia trattato non di malafede ma di ignoranza dei dati; se avessi ravvisato la malafede lo avrei posposto. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera all’On. Giulio Centemero della Lega Nord sulle sue false notizie sul Governo Monti

v

25/9/2019 14:55


A  centemero_g@camera.it   Copia  maria.alberticasellati@senato.it   e altri 48+1.155


ALLA C.A. DELL’ON. GIULIO CENTEMERO

CC: PARLAMENTARI, MEDIA, SINDACATI, PROFESSORI, ALTRI


Egr. On. Giulio Centemero,

Ieri mattina, ho fatto il seguente commento nel corso del Suo Filo diretto (al minuto 19.55) su Radio Radicale:

Il governo Berlusconi-Bossi varò manovre finanziarie molto inique per un importo QUADRUPLO rispetto al governo Monti (267 miliardi contro 63) e una riforma delle pensioni SACCONI più severa della riforma Fornero, con un risparmio DOPPIO al 2060. Le pesanti misure strutturali vigono tutt’oggi, alimentando la crisi. Poi Berlusconi e Salvini hanno dato tutta la colpa a Monti, Fornero e i comunisti ingannando 60 milioni di Italiani, inclusi gli esperti, e creando una BUFALA mondialeL’analisi e le prove documentali, già inviatevi, nel mio blog Vincesko (con la kappa). Grazie.

Lei ha risposto (al minuto 21.30) che non Le risulta. Ed ha inanellato una serie di false notizie. Viste l’importanza e la gravità delle Sue affermazioni, la mia replica non sarà breve.

Mi permetta, preliminarmente, di osservare che il mio commento (tenuto nel limite stretto dei 40 secondi concessi da Radio Radicale) indica cifre precise e di cercarne le prove documentali, già inviate a Radio Radicale più volte, nel mio blog. Se si fa la fatica di cercarle e di leggerle, esse rinviano agli ottimi e dettagliati dossier del Servizio Studi della Camera e del Senato sulle manovre varate, cioè del Parlamento di cui Lei è un importante esponente, e attestano che il governo Berlusconi-Bossi ha varato manovre finanziarie per un importo quadruplo del Governo Monti, a valere, rispettivamente, per il quadriennio o triennio successivi, ma le misure c.d. strutturali (cioè permanenti) vigono tuttora. Confermando quanto da me sostenuto.

Poiché il mio blog (http://vincesko.ilcannocchiale.it o http://vincesko.blogspot.it) comprende 832 post, mi permetto di fornirLe io tali prove documentali. La preavverto che, tra i 60 milioni di Italiani, anche ministri, parlamentari e quasi tutti gli economisti italiani – incredibile ma vero - (inclusi i Suoi colleghi parlamentari Bagnai e Borghi) sono vittime di quella che in un mio modestissimo saggio, che ho deciso di scrivere e pubblicare dopo otto anni di contrasto solitario e costante alla DISINFORMAZIONE generale su ciò che successe nella XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti) – una vera fatica di Sisifo! -, ho definito LA PRIMA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO. Poi, come ho detto nel commento, la BUFALA è diventata mondiale, colpendo anche qualche premio Nobel oltre ai più famosi giornali esteri.

1. Manovre finanziarie

Traggo, allora, dal capitolo 1 del mio saggio “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” (corredato di 480 note e centinaia di link), le cui fonti sono state, in ordine cronologico, Il Sole 24 ore, la CGIA di Mestre, l’ISTAT e i dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato):

Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano nel 2011, che, a causa della quasi latitanza della BCE, aveva portato lo spread[22] BTP-Bund ad un picco di 574 punti base[23] e faceva temere il default, causò le dimissioni del Governo Berlusconi,[24] ritenuto dall’UE - e forse dai mercati finanziari, che in realtà avevano scommesso sulla rottura dell’Euro - inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell’UE, con il Governo tecnico Monti,[25] che appariva quindi in quelle circostanze drammatiche un salvatore dell’Italia.

Questo duplice giudizio è falso, poiché non è confermato da un’analisi obiettiva ex post dei dati.

Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld (valore non cumulato); • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+65 mld cumulati), con la scopertura di 15 mld[26][27] che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia (DL 98/2011, art. 40), con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA, piuttosto che confermare l’iniquo taglio tremontiano delle agevolazioni fiscali-assistenziali, cfr. il libro di Elsa Fornero che verrà commentato estesamente nel capitolo 2 «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», dove ella scrive:

«La «salvaguardia» stabiliva che, se entro il 30 settembre 2013 il (nuovo) governo non avesse ottenuto i risparmi promessi attraverso un’improbabile delega fiscale-assistenziale, sarebbe entrato automaticamente in azione un taglio lineare (del 5 per cento nel 2013 e addirittura del 20 per cento a decorrere dal 2014) di tutte le agevolazioni fiscali. Fu uno dei compiti, oggi dimenticati, del governo Monti quello di scongiurare gli effetti di una simile mannaia che avrebbe colpito soprattutto le famiglie più povere: tali agevolazioni consistevano, infatti, per lo più in detrazioni per redditi di lavoro e pensione, per carichi familiari e nelle aliquote ridotte dell’Iva per i beni di prima necessità.» (Posizione kindle: 2451),

e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld «lordi» (10 sono stati «restituiti» in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+65 = tot. 170 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.

Come può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, il Governo Berlusconi-Bossi ha battuto il Governo Monti per 4 a 1, una vittoria schiacciante; ancor di più in termini di iniquità, essendo arrivato a stornare 550 milioni appostati dal precedente Governo Prodi per l’edilizia pubblica, e, per far fronte alla grave crisi, perfino a tagliare del 87% la spesa sociale destinata ai poveri, salvaguardando invece i ricchi e i benestanti, i cui contributi di solidarietà prima sui redditi elevati e poi sulle pensioni furono congegnati apposta male (bastava vararli assieme) per farli poi dichiarare incostituzionali.

Traggo ancora dal mio saggio citato:

Il DL 78 fu iniquo e crudele perché contemplò anche, tra l’altro, (i) il blocco del rinnovo del contratto del pubblico impiego, (ii) il licenziamento del 50% dei lavoratori precari pubblici, (iii) il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (destinata ai poveri: sussidi all’affitto, provvidenze a disabili, disoccupati, anziani, minorenni a rischio, ragazze-madri, matti, ex drogati, ex carcerati, LSU, ecc.), poi tagliata di un ulteriore 15% col DL 98/2011 (qui un’analisi dell’impatto delle manovre 2010 e 2011 sulla spesa sanitaria e sociale,[90] dalla quale emerge che il Fondo nazionale per le politiche sociali al netto della quota INPS scende vertiginosamente da 1.000 milioni nel 2007 a 712 nel 2008, a 578 nel 2009, a 435 nel 2010, a 218 nel 2011, a 70 nel 2012 e a 45 nel 2013; complessivamente, i fondi sociali calarono da 1.134 milioni nel 2010 a 144 nel 2013, pari al -87 per cento); e (iv) l’aumento della percentuale minima di invalidità sufficiente per la concessione dell’assegno mensile di assistenza dal 74 all’85 per cento, che avrebbe escluso i down (indennità di 256€ mensili), poi cancellato in sede di conversione per le corali proteste,[91] che in questo caso si addensarono sul governo e sul fido esecutore di Tremonti, il Sen. Antonio Azzollini,[92] presidente della strategica Commissione Bilancio del Senato. […]

Invece, ai percettori di redditi privati (ad eccezione dei produttori e distributori di farmaci e dei farmacisti in quanto fornitori del SSN), anche miliardari (i primi tre erano Ferrero, Del Vecchio e Berlusconi) o milionari (come Tremonti), in concreto non venne chiesto - letteralmente - neppure un centesimoCioè i pesanti sacrifici vennero imposti dal Governo Berlusconi-Bossi-Tremonti-Fini ai non ricchi e perfino ai poveri, quasi nulla ai miliardari e ai milionari.

Infatti, il contributo di solidarietà, varato in due DL separati, prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – sarebbe bastato metterli assieme - per farlo ritenere illegittimo, come poi avvenne con le sentenze nn. 223/2012, 241/2012 e 116/2013).[93]

Così successe per la tassazione delle stock option limitatamente alle imprese che operano nel settore finanziario (art. 33), per le quali fu prevista una soglia troppo alta, per cui neppure manager milionari come Passera e Profumo probabilmente ne vennero colpiti.

E, come risulta dalla Tabella n. 3, il grosso delle manovre si concentrò dal maggio 2010 (dopo la crisi del debito greco, secondo Romano Prodi gestita malissimo, per colpa soprattutto della Germania) al dicembre 2011.

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

     36

12.131

25.068

  25.033

-

  62.268

22,8

DL98/2011

-

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

-

   732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

     36

14.971

53.343

  79.298

61.795

      209.443

76,7

DL201/2011

-

-

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

-

-

603

        16

      27

       646

  0,2

Tot.Gov.M.

-

-

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

     36

14.971

74.189

     100.633

83.254

      273.083

100,0

  %

-

5,5

      27,2

      36,9

      30,5

100,0


*Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

Contrariamente a ciò che Lei ha affermato, il Governo Berlusconi-Bossi-Tremonti è quello che ha investito di meno contro la crisi, per la semplice ragione che, avendo prima sprecato vari miliardi (abolizione ICI, salvataggio Alitalia, doppio G8, ecc.) e poi deciso di salvaguardare i ricchi, non aveva un Euro per farlo dopo aver ubbidito ai diktat dell’UE (Commissione, Consiglio e BCE), come conferma lo stesso Tremonti, dopo la lettera del 5.8.2011 della BCE, adempiuta con la seconda manovra estiva del 2011 (DL 138/2011, di 65 mld cumulati). Traggo dal mio saggio (pag. 31):

[…] (v) [Tremonti] conclude, a ragione: «Come puoi fare riforme e sviluppo se parallelamente devi condurre una [terza!, ndr] selvaggia manovra di bilancio [e la precedente – di ben 82 miliardi cumulati - di appena 38 giorni prima, ndr]». […]


(vi) Giulio Tremonti parlerà di golpe,[70] motivando la grave accusa così: «la Bce non solo imponeva l’anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al '13, ma anche l’obiettivo di «un fabbisogno netto dell’1% nel 2012». La Troika in confronto si è poi rivelata flessibile e lungimirante. Una doppia e contemporanea richiesta di questo tipo non è mai stata avanzata, né realizzata nella storia finanziaria europea»;

Traggo ancora dal mio saggio (pag. 49, fonte ISTAT)

8. Politica fiscale del Governo

[…] c) una politica fiscale divergente rispetto a tutti gli altri Paesi: «Nel confronto complessivo, si evidenzia il grande sforzo di consolidamento fiscale compiuto dall’Italia nel periodo della crisi: il nostro è stato l’unico paese della Uem a non aver attuato nel complesso politiche espansive, presentando effetti cumulati restrittivi per oltre 5 punti di Pil. Nell’area dell’euro l’impatto è risultato espansivo per 13 punti di Pil, in Francia per 14 e in Germania per 6.»;[38]

Infine, il Governo Monti fu molto più equo (v. IMU, patrimonialina sui depositi, TTF e modifica dell’iniqua clausola di salvaguardia tremontiana, mentre per la questione esodati rinvio al capitolo 2 del libro citato o al mio blog).

2. Riforme delle pensioni

Nel capitolo 2 del libro citato, si trova la illustrazione de LA SECONDA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO, che riguarda le riforme delle pensioni.

Lei ha contestato che la riforma SACCONI sia più severa della riforma Fornero ed ha parlato solo delle lamentate nequizie della seconda.

Traggo dal mio saggio citato, nel quale è anche spiegato che l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni e anticipato a 41 anni e 3 mesi, oltre all’adeguamento alla speranza di vita, è stata decisa dalla riforma SACCONI, ma tali misure vengono erroneamente ascritte, anche dagli esperti, alla riforma Fornero:

4. Confronto sintetico della Riforma Sacconi e della Riforma Fornero

[...] Come si arguisce confrontando le misure, l’allungamento dell’età di pensionamento è stato deciso più da Sacconi che da Fornero, segnatamente per il pensionamento di vecchiaia:


- sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, tramite la «finestra» mobile (cioè differimento dell’erogazione) di 12 o 18 mesi, da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici (dipendenti e autonome) del settore privato, per le quali ha previsto, includendo l’adeguamento alla speranza di vita, l’allineamento graduale entro il 2023 (accelerato poi dalla riforma Fornero nel 2011, gradualmente entro il 2018);

- sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, quasi senza gradualità, da 60 a 65 anni per le lavoratrici dipendenti pubbliche, a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea,[175] ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni,[176] più «finestra» di 12 mesi;

- sia portando l’età di pensionamento di anzianità, tramite la «finestra» mobile, a 41 anni per uomini e donne (DL 78/2010, L. 122/2010), più (col DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter),[27] 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, o +2 mesi per chi li matura nel 2013, o +3 mesi per chi li matura nel 2014, portando l’età a 41 anni e 1 mese e poi 2 o 3 mesi per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi;

- sia introducendo - sempre Sacconi e non Fornero - con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2,[159] modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis,[165] l’incisivo e fondamentale adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che ha portato finora (2018) l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2019, e poi via via a 70 e oltre. In forza della riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), la sua periodicità diverrà biennale, relativamente agli «adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019», e cioè dal 2022, quantunque il Ragioniere Generale dello Stato affermi sorprendentemente ed erroneamente che la periodicità biennale decorre dal 2019.[177]

- Anche il sistema contributivo lo ha introdotto la riforma Dini nel 1995,[161] non la riforma Fornero nel 2011; questa ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1° gennaio 2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già almeno 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

- Va però aggiunto che la riforma Fornero, oltre a renderne la periodicità biennale, ha anche esteso, col comma 12 dell’art. 24, l’adeguamento all’aspettativa di vita alle pensioni anticipate (ex anzianità).

E, la riforma Fornero, ha ridotto di 6 mesi l’età di pensionamento degli autonomi (maschi e femmine) allineandoli a tutti gli altri.

E, più avanti:

8. Risparmi dalle riforme delle pensioni

Ed ora veniamo al fattore decisivo, per chi, arrivati a questo punto, covasse ancora qualche dubbio sulla maggiore severità ed efficacia della riforma Sacconi rispetto alla riforma Fornero. Anche sulla base dei risparmi rivenienti dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), stimati dalla Ragioneria Generale dello Stato[173] in 60 punti di Pil cumulati al 2060, pari a 1.000 miliardi, emerge un rilevante maggiore impatto della riforma Sacconi rispetto alla riforma Fornero, della quale tutti parlano, poiché meno di un terzo viene ascritto a quest’ultima, mentre la gran parte dei residui 700 miliardi è merito della riforma Sacconi, di cui, invece, nessuno parlaDetto sinteticamente in linguaggio calcistico, Sacconi batte Fornero 2 a 1Vediamo perché. Scrive RGS:

«Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) [riforme Maroni, Damiano e Sacconi, ndr] e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).» [cioè 350 miliardipoi scesi a 280 miliardi[196] dopo i successivi interventi legislativi e la sentenza che ha sancito l’incostituzionalità del blocco della perequazione dal 2012 al 2013, che da solo vale 5 miliardi all’anno, ndr].

RGS aggiunge:

«Quest’ultimo intervento, in particolare, fornisce un contributo rilevante alla sostenibilità del sistema pensionistico, realizzando una riduzione della spesa in rapporto al PIL che si protrae per circa 30 anni, a partire dal 2012. L’effetto di contenimento, che include anche le misure di deindicizzazione delle pensioni nel breve periodo [poi dichiarato incostituzionale, ndr], è inizialmente crescente passando da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020. Successivamente, esso decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045. Nell’ultimo quindicennio del periodo di previsione, la riduzione del numero di pensioni, conseguente all’elevamento dei requisiti di accesso al pensionamento, risulta sostanzialmente compensato, in termini di spesa pensionistica, dai più elevati importi medi. L’effetto di contenimento del rapporto spesa/PIL, cumulato al 2060, assomma a circa 21 punti percentuali [350 miliardi, ndr].»

Ma, poiché lo «scalone» di Maroni fu abolito da Damiano (che RGS non menziona) prima della sua andata in vigore e le «quote» di Damiano furono abolite da Fornero, ciò significa che l’analisi di RGS ascrive implicitamente la gran parte dei residui quasi 700 miliardi, cioè il doppio di 350 miliardi, alla riforma Sacconi, di cui però né RGS (specificamente nel commento della sua relazione, pur riportandola nel grafico) né nessun altro parla.

3. Debito pubblico

Infine, Lei ha accusato il Governo Monti di avere aumentato sensibilmente il debito pubblico. E’ falso. Traggo dal capitolo 3 del mio saggio:

«Per quel che concerne il secondo aspetto – la dinamica -, il debito italiano – come abbiamo visto nel capitolo 1 - è quello cresciuto meno durante la crisi, sia rispetto alla Germania, sia rispetto alla Francia, sia rispetto alla Spagna, poiché l’Italia ha speso molto meno degli altri sia per il salvataggio delle banche, rimaste (quasi) indenni dai titoli tossici, sia per la crescita, purtroppo. In particolare verso la Spagna, nei cui confronti l’Italia ha visto uno spread crescente BTP-Bonos dal 2011, il debito italiano (dati del PIL revisionati dall’ISTAT) è passato dal 100% nel 2008 (1.650 miliardi,[436] 2° governo Prodi) al 116,5% nel 2011 (4° governo Berlusconi, durato quasi 3 anni e mezzo) passando da 1.650 a 1.910 miliardi[436] con un aumento di 260 miliardi (inclusi 13 miliardi per aiuti agli altri Paesi, di cui 10 miliardi per prestito bilaterale alla Grecia e 3 miliardi al Fondo salva-Stati[413]), al 128% e 2.040 miliardi[436] col Governo Monti, con un incremento di 130 miliardi (inclusi 30 miliardi per contributi al Fondo salva-Stati), e, infine, al lordo di 58 miliardi di sostegni,[413] al circa 131%[436] attuale con 2.323 miliardi al 30.6.2018,[134] quindi è ulteriormente aumentato in cinque anni e tre mesi di 273 mld, con un incremento percentuale dal 2008 del rapporto debito/PIL pari al +31,0%; mentre quello spagnolo è cresciuto dal 40% pre-crisi[133] al 99% attuale, con un incremento percentuale del +147,5%, ossia quasi il quintuplo dell’Italia.»

Come può facilmente dedurre, è falso che il Governo Monti abbia prodotto l’aumento del debito nella misura indicata da Lei: al netto dei 30 mld di sostegni agli altri Paesi, in un anno e mezzo l’aumento è stato di 100 mld (66,7 mld annui), contro i (260-13) 247 mld del governo Berlusconi in tre anni e mezzo (70,6).

Va anche considerato che il debito include, per entrambi i Governi, le c.d. disponibilità liquide del Tesoro: 23.292 mln al 31.12.2011 e 33.501 al 31.12.2012 e, limitatamente al Governo Monti, i pagamenti dei debiti pregressi della PA, che – autorizzati dall’UE e coperti aumentando il debito pubblico - cominciarono proprio sotto il Governo Monti. Traggo dalle note del mio saggio:

[139] Pagamento debiti della PA ai creditori

[140] Debiti della PA - Aggiornamento del 10 luglio 2017

[141] Disponibilità liquide del Tesoro

Conclusione

In conclusione, nel rammentarle che la Lega Nord annoverava 90 parlamentari, e non 30 o 40 come Le ha suggerito il moderatore Lanfranco Palazzolo, e in ogni caso erano determinanti, come dimostrò Bossi ponendo il veto alla revisione delle pensioni di anzianità chiesta dalla lettera del 5.8.2011 della BCE, veto che poi offrirà il varco alla troppo zelante professoressa Fornero, ne emerge che anche Lei, On. Centemero, è stata una vittima della DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra, come un qualunque uomo della strada. Spero, allora, di esserle stato utile e che in futuro vorrà contrastare le due BUFALE mondiali create e alimentate da Berlusconi e Salvini.

Cordiali saluti,



Lettera all’On. Francesco Lollobrigida di FdI sulle sue false notizie sul Governo Monti




Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa al deputato Francesco Lollobrigida, presidente del Gruppo parlamentare FdI alla Camera dei Deputati, dopo il nostro breve scambio in diretta a Radio Radicale sui Governi Berlusconi e Monti, nel corso del suo Filo diretto con i radioascoltatori, moderato da Lanfranco Palazzolo. Nel titolo, ho anteposto l’aggettivo “false” al sostantivo “notizie” perché ritengo che nel suo caso si sia trattato non di malafede ma di ignoranza dei dati; se avessi ravvisato la malafede, come uso fare, lo avrei posposto. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera all’On. Francesco Lollobrigida di FdI sulle sue false notizie sul Governo Monti

v

20/9/2019 13:15

A  lollobrigida_f@camera.it   Copia  maria.alberticasellati@senato.it   e altri 48+550


ALLA C.A. DELL’ON. FRANCESCO LOLLOBRIGIDA

CC: PARLAMENTARI, MEDIA, SINDACATI, PROFESSORI, ALTRI


Egr. On. Francesco Lollobrigida,

Ieri mattina, ho fatto il seguente commento nel corso del Suo Filo diretto (al minuto 23.50) su Radio Radicale:

Il governo Berlusconi-Bossi-Brunetta-Meloni varò manovre finanziarie molto inique per un importo QUADRUPLO rispetto al governo Monti (267 miliardi contro 63) e una riforma delle pensioni SACCONI molto più severa della riforma Fornero, con un risparmio DOPPIO al 2060. Le pesanti misure strutturali vigono tutt’oggi, alimentando la crisi. Poi con i suoi potenti megafoni ha dato tutta la colpa a Monti, Fornero e i comunisti ed ha ingannato 60 milioni di ItalianiL’analisi e le prove documentali nel mio blog Vincesko (con la kappa). Grazie.

Lei ha replicato (al minuto 27.10) che “tutti”, cioè 60 milioni di Italiani, la pensano diversamente da me. Riporto la Sua risposta:

Visto che s’è fatto pubblicità c’andremo a leggere il suo blog per capire qual è la sua analisi, perché evidentemente quella dei cittadini non è stata la stessa, evidentemente il governo Monti è stato giudicato con severità, per fortuna, dai cittadini italiani, tutti hanno capito che era un governo eterodiretto che non faceva gli interessi degli Italiani. E oggi i risultati del centrodestra nelle Elezioni regionali, nelle Elezioni europee, nelle Elezioni politiche che prima o poi verranno dimostrano che il giudizio degli Italiani, per fortuna, non è il giudizio di questo radioascoltatore”.

Mi permetta di osservare che, poiché il mio commento (tenuto nel limite stretto dei 40 secondi concessi da Radio Radicale) indica cifre precise e di cercarne le prove documentali nel mio blog e che, se si fa la fatica di leggerle, rinviano agli ottimi e dettagliati dossier del Servizio Studi della Camera e del Senato, cioè del Parlamento di cui Lei è un importante esponente, che attestano che il governo Berlusconi-Bossi-Meloni-Sacconi ha varato manovre finanziarie per un importo quadruplo del Governo Monti-Fornero, a valere, rispettivamente, per il quadriennio o triennio successivi, ma le misure c.d. strutturali (cioè permanenti) vigono tuttora, la Sua risposta recisa non suffragata da una conoscenza diretta dei dati ufficiali ma basata sul sentito dire (i) si rivela essere, oltre che un’imprudenza, un chiaro esempio di fallacia logica; (ii) dimostra che anche Lei o è una dei 60 milioni di vittime della DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra o ha mentito, tertium non datur; e (iii) conferma che il giudizio degli Italiani sul centrodestra è basato su BUFALE gigantesche, alimentate ad arte dalle tv e dai giornali di uno dei contendenti e dai suoi sodali.

Lei ha detto che, poiché avevo fatto pubblicità al mio blog, sarebbe andato a vedervi le prove.

Mi permetto (i) di puntualizzare, intanto, che nel mio blog (http://vincesko.ilcannocchiale.it o http://vincesko.blogspot.it) non c’è alcuna pubblicità commerciale; e, poiché i post sono 830, (ii) di fornirLe tali prove documentali. La preavverto che, tra i 60 milioni di Italiani, anche ministri, parlamentari e quasi tutti gli economisti italiani sono vittime di quella che in un mio modestissimo libro, che ho deciso di scrivere e pubblicare a mie spese dopo otto anni di contrasto solitario e costante alla DISINFORMAZIONE generale su ciò che successe nella XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti) – una vera fatica di Sisifo! -, ho definito LA PRIMA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO. Poi la BUFALA è diventata mondiale, colpendo anche qualche premio Nobel oltre ai più famosi giornali esteri.

Traggo, allora, dal capitolo 1 del mio saggio “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” (corredato di 480 note e centinaia di link), le cui fonti sono state, in ordine cronologico, Il Sole 24 ore, la CGIA di Mestre, l’ISTAT e i dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato):


Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano nel 2011, che, a causa della quasi latitanza della BCE, aveva portato lo spread[22] BTP-Bund ad un picco di 574 punti base[23] e faceva temere il default, causò le dimissioni del Governo Berlusconi,[24] ritenuto dall’UE - e forse dai mercati finanziari, che in realtà avevano scommesso sulla rottura dell’Euro - inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell’UE, con il Governo tecnico Monti,[25] che appariva quindi in quelle circostanze drammatiche un salvatore dell’Italia.

Questo duplice giudizio è falso, poiché non è confermato da un’analisi obiettiva ex post dei dati.

Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld (valore non cumulato); • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+65 mld cumulati), con la scopertura di 15 mld[26][27] che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia (DL 98/2011, art. 40), con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA, piuttosto che confermare l’iniquo taglio tremontiano delle agevolazioni fiscali-assistenziali, cfr. il libro di Elsa Fornero che verrà commentato estesamente nel capitolo 2 «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», dove ella scrive:

«La «salvaguardia» stabiliva che, se entro il 30 settembre 2013 il (nuovo) governo non avesse ottenuto i risparmi promessi attraverso un’improbabile delega fiscale-assistenziale, sarebbe entrato automaticamente in azione un taglio lineare (del 5 per cento nel 2013 e addirittura del 20 per cento a decorrere dal 2014) di tutte le agevolazioni fiscali. Fu uno dei compiti, oggi dimenticati, del governo Monti quello di scongiurare gli effetti di una simile mannaia che avrebbe colpito soprattutto le famiglie più povere: tali agevolazioni consistevano, infatti, per lo più in detrazioni per redditi di lavoro e pensione, per carichi familiari e nelle aliquote ridotte dell’Iva per i beni di prima necessità.» (Posizione kindle: 2451),

e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld «lordi» (10 sono stati «restituiti» in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+65 = tot. 170 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.

Come può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, il Governo Berlusconi-Bossi-Meloni ha battuto il Governo Monti-Fornero per 4 a 1; ancor di più in termini di iniquità, essendo arrivato a stornare 550 milioni appostati dal precedente Governo Prodi per l’edilizia pubblica, e, per far fronte alla grave crisi, perfino a tagliare del 87% la spesa sociale destinata ai poveri, salvaguardando invece i ricchi e i benestanti, i cui contributi di solidarietà prima sui redditi elevati e poi sulle pensioni furono congegnati apposta male (bastava vararli assieme) per farli poi dichiarare incostituzionali.

Traggo ancora dal mio saggio citato:

Il DL 78 fu iniquo e crudele perché contemplò anche, tra l’altro, (i) il blocco del rinnovo del contratto del pubblico impiego, (ii) il licenziamento del 50% dei lavoratori precari pubblici, (iii) il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (destinata ai poveri: sussidi all’affitto, provvidenze a disabili, disoccupati, anziani, minorenni a rischio, ragazze-madri, matti, ex drogati, ex carcerati, LSU, ecc.), poi tagliata di un ulteriore 15% col DL 98/2011 (qui un’analisi dell’impatto delle manovre 2010 e 2011 sulla spesa sanitaria e sociale,[90] dalla quale emerge che il Fondo nazionale per le politiche sociali al netto della quota INPS scende vertiginosamente da 1.000 milioni nel 2007 a 712 nel 2008, a 578 nel 2009, a 435 nel 2010, a 218 nel 2011, a 70 nel 2012 e a 45 nel 2013; complessivamente, i fondi sociali calarono da 1.134 milioni nel 2010 a 144 nel 2013, pari al -87 per cento); e (iv) l’aumento della percentuale minima di invalidità sufficiente per la concessione dell’assegno mensile di assistenza dal 74 all’85 per cento, che avrebbe escluso i down (indennità di 256€ mensili), poi cancellato in sede di conversione per le corali proteste,[91] che in questo caso si addensarono sul governo e sul fido esecutore di Tremonti, il Sen. Antonio Azzollini,[92] presidente della strategica Commissione Bilancio del Senato. […]

Invece, ai percettori di redditi privati (ad eccezione dei produttori e distributori di farmaci e dei farmacisti in quanto fornitori del SSN), anche miliardari (i primi tre erano Ferrero, Del Vecchio e Berlusconi) o milionari (come Tremonti), in concreto non venne chiesto - letteralmente - neppure un centesimoCioè i pesanti sacrifici vennero imposti dal Governo Berlusconi-Bossi-Tremonti-Fini ai non ricchi e perfino ai poveri, quasi nulla ai miliardari e ai milionari.

Infatti, il contributo di solidarietà, varato in due DL separati, prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – sarebbe bastato metterli assieme - per farlo ritenere illegittimo, come poi avvenne con le sentenze nn. 223/2012, 241/2012 e 116/2013).[93]

Così successe per la tassazione delle stock option limitatamente alle imprese che operano nel settore finanziario (art. 33), per le quali fu prevista una soglia troppo alta, per cui neppure manager milionari come Passera e Profumo probabilmente ne vennero colpiti.

E, come risulta dalla Tabella n. 3, il grosso delle manovre si concentrò dal maggio 2010 (dopo la crisi del debito greco, secondo Romano Prodi gestita malissimo, per colpa soprattutto della Germania) al dicembre 2011.

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

     36

12.131

25.068

  25.033

-

  62.268

22,8

DL98/2011

-

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

-

     732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

     36

14.971

53.343

  79.298

61.795

      209.443

76,7

DL201/2011

-

-

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

-

-

     603

        16

      27

       646

  0,2

Tot.Gov.M.

-

-

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

     36

14.971

74.189

   100.633

83.254

      273.083

100,0

 %

-

 5,5

      27,2

     36,9

      30,5

100,0


*Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

Nel capitolo 2 del libro citato, si trova la illustrazione de LA SECONDA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO, che riguarda le riforme delle pensioni.

Conclusione

Concludo rilevando (i) che il PdC Berlusconi – le prove sono nel libro ed evidenti negli stessi dati esposti sopra - ubbidì quasi in tutto alle richieste pesantissime e recessive dell’UE (Commissione, Consiglio e BCE); il “quasi” dipese dal veto del suo alleato Bossi circa il completamento della severa riforma delle pensioni SACCONI (che aveva allungato l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e, grazie all’adeguamento all’aspettativa di vita, l’ha portata a 67 anni nel 2019, benchmark in UE28), dalla irrituale lettera del 5.8.2011 della BCE (preparata a Roma dal dott. Daniele Franco della Banca d’Italia, cfr. il libro di Renato Brunetta), veto improvvido col senno di poi, poiché aprì il varco allo zelo eccessivo della professoressa Fornero, zelo a sua volta necessitato non dai numeri reali e dalle norme ma dalla ignoranza di essi (anche di noti parlamentari che li avevano votati, v. il mio saggio) e dalla percezione negativa generale creata dalla cattiva fama di inaffidabile del PdC Berlusconi, che aveva scatenato la speculazione finanziaria contro l’Italia, con la quasi inerzia della BCE (che aveva apprestato, in cambio delle pesanti manovre (sic!), l’insufficiente programma SMP, v. cap. 3 del saggio citato), e addirittura provocato gli ingiustificati sorrisetti dell’ineffabile francese Sarkozy, presidente di una Francia che la riforma delle pensioni la sta discutendo soltanto in questi giorni, a distanza di nove anni dalla severa riforma SACCONI e di otto anni dalla severa riforma Fornero: infatti, pur non facendo parte dei Paesi sottoposti a un programma formale di aggiustamento, l’Italia – a causa di debolezze varie, anche extratecniche - è stato l’unico Paese che, nell’ambito di un mastodontico consolidamento fiscale,  ha varato ben due riforme delle pensioni severe (rispettivamente, la sesta e la settima dal 1992); (ii) che il Governo Monti fu molto più equo (v. IMU, patrimonialina sui depositi, TTF e modifica dell’iniqua clausola di salvaguardia tremontiana, mentre per la questione esodati rinvio al capitolo 2 del libro citato o al mio blog); e, infine, (iii) che se Lei lo avesse chiesto all’On. Giorgia Meloni, alla quale ho scritto nel gennaio 2018[1] e poi p.c. più volte, Le avrebbe potuto confermare quanto ho sostenuto sia sulle manovre che sulle pensioni, ma evidentemente non ha ritenuto opportuno informarne i Gruppi parlamentari di FdI, anzi continua imperterrita ad alimentare le due BUFALE gigantesche. Spero vorrà supplire Lei in futuro, con onestà e zelo.


[1] Lettera all’On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?

Cordiali saluti,

V.



**********








Lettera a Bruno Vespa sulla sua notizia falsa sul Governo Monti




Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa a Bruno Vespa dopo aver letto un suo articolo su Quotidiano.net, in cui attribuisce a Monti la colpa della recessione italiana, che come sanno i lettori di questo blog è la Prima più Grande Bufala del XXI Secolo.

Non sono riuscito a sapere l’indirizzo email di Bruno Vespa, allora gliel’ho inviata a quello di Porta a Porta (destinataria delle mie lettere circolari, che spesso cestina le email) e a Quotidiano.net, la cui scortese e saccente segretaria di direzione (secondo lei tanti esperti che vanno in tv sanno che la recessione è colpa di Berlusconi: non so, io non guardo la tv, quel che so è che tanti esperti famosi - tre per tutti: Carlo Cottarelli, Emiliano Brancaccio e Veronica De Romanis sono riportati più sotto nei post collegati, tanti altri sono pubblicati in questo blog - sono destinatari da anni delle mie lettere, dopo aver riscontrato la loro ignoranza al riguardo) mi ha detto di non conoscerlo e di inviarle la lettera via posta, che gliela avrebbe inoltrata (sic), cosa che comunque farò. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera a Bruno Vespa sulla sua notizia falsa sul Governo Monti

Da: v

25/6/2019 17:40

A  b.vespa@rai.it,   portaaporta@rai.it     e altri 48+200


ALLA C.A. DEL DOTT. BRUNO VESPA

CC: DIRETTORE QUOTIDIANO.NET, PARLAMENTARI, MEDIA, ALTRI


Egr. Dott. Vespa,

Traggo dal Suo articolo su Quotidiano.net del 22 giugno scorso “Italia sotto accusa, i figliastri d'Europa”: 

La seconda ragione è che noi da molti anni veniamo messi in castigo per la nostra politica economica giudicata poco virtuosa. Dal 1993 nessun governo italiano è stato apprezzato dall’Europa su questo tema, tranne il governo Monti che pure resistette all’invio della Trojka che ci avrebbe commissariato. Ma l’austerità imposta a Monti non ha funzionato: peggiorarono i conti, aumentò la disoccupazione. La cura era sbagliata, il paziente smagrì e sarebbe un errore ripeterla.


Premesso che l’Italia, a giudicare dai dati, durante la crisi è stato uno dei Paesi più virtuosi (da ultimo, lho scritto ieri alla Commissaria Margrethe Vestager, p.c. anche a Porta a Porta), mi sorprende che Lei scriva questa BUFALA gigantesca su Monti. Non perché un noto giornalista come Lei dimostri di saperne sul Governo Monti quanto decine di milioni di uomini della strada o di casalinghe di Voghera, poiché vittime di tale BUFALA, oltre a tutti i media, ministri, parlamentari, sono anche quasi tutti i docenti universitari di Economia e perfino premi Nobel di Economia. Ma perché “Porta a Porta” è da un paio d’anni uno dei destinatari fissi delle mie periodiche lettere circolari in cui ho dato conto che si tratta di una BUFALA ormai mondiale. Evidentemente la redazione le ha cestinate tutte senza passargliele.

Traggo dal mio libro LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO, le cui fonti sono state Il Sole 24 ore, la CGIA di Mestre, l’ISTAT e i dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato):

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Come può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, Berlusconi ha battuto Monti per 4 a 1 (ancor di più in termini di iniquità).

E, come risulta dalla tabella n. 3, il grosso si concentrò dal maggio 2010 (dopo la crisi del debito greco, secondo Romano Prodi gestita malissimo, per colpa soprattutto della Germania) al dicembre 2011.

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

36

12.131

25.068

  25.033

-

  62.268

22,8

DL98/2011

-

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

-

732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

36

14.971

53.343

  79.298

61.795

     209.443

76,7

DL201/2011

-

-

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

-

-

603

   16

 27

 646

  0,2

Tot.Gov.M.

-

-

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

36

14.971

74.189

    100.633

83.254

     273.083

100,0

%

-

5,5

27,2

36,9

30,5

100,0


*Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

Tali manovre furono in buona parte imposte dalla Commissione Europea e dalla BCE, in primo luogo a Berlusconi, che adempì fedelmente i diktat dellUE, tranne il completamento (chiesto dalla irrituale lettera della BCE del 5.8.2011) della severa riforma delle pensioni SACCONI a causa del veto di Bossi. Dai dati dei Servizi Studi del Parlamento si ricava che il Governo Berlusconi ha dovuto varare in poco più di un anno manovre per ben 209 mld cumulati per il triennio o quadriennio successivo (ma le misure strutturali vigono tuttora), mentre il Governo Monti ne ha varato per “appena” 63 mld cumulati. La distribuzione degli importi nel periodo 2011-2014 spiega bene i nessi causali, facendo giustizia delle deduzioni infondate fatte al riguardo, in buona - dai 60 milioni di Italiani che ignorano le cifre - o cattiva fede: dai pochissimi – forse una ventina di persone - che le conoscono bene, come i ministri di allora Tremonti e Brunetta, i loro collaboratori e i funzionari del MEF o dei Servizi Studi del Parlamento o della Banca d’Italia, ma che o li nascondono o li interpretano - come fa l’on. Brunetta - a seconda della convenienza, ovvero se deve colpire l’inviso Monti, ed allora gli imputa incongruamente tutta la responsabilità della grave recessione, o replicare all’ex Commissario all’Economia Olli Rehn, che accusava il governo Berlusconi di avere fatto poco contro la crisi, ed allora gli oppone appunto i 267 mld su 330 mld. O smentire la sinistra, ed allora scrive nel suo sito e poi nel suo libro:

20 dicembre 2012 a cura di Renato Brunetta i dossier www.freefoundation.com TUTTI I FALSI DELLA SINISTRA La sinistra sostiene che Monti ha salvato l’Italia…FALSO! 253 www.freenewsonline.it 2 PAREGGIO DI BILANCIO NEL 2013 ¨ L’Italia raggiungerà il pareggio di bilancio nel 2013. Vero. Ma, come la sinistra ben sa, ai fini del conseguimento dell’obiettivo il governo Berlusconi ha contribuito per l’80%, il governo Monti per il restante 20%.

¨ I conti sono della Banca d’Italia: dal 2008 al 2011, il governo Berlusconi ha varato 4 manovre di finanza pubblica, finalizzate al pareggio di bilancio nel 2013, aventi effetto cumulato, fino al 2014, di 265 miliardi di euro. ¨ Il decreto cd. “Salva-Italia” del governo Monti avrà un impatto complessivo sulle finanze pubbliche, nel triennio 2012-2014, di 63 miliardi, e si è reso necessario a causa del

peggioramento della congiuntura economica nell’intera eurozona nell’autunno 2011.

http://www.freefoundation.com/wp-content/uploads/2013/08/253-La-sinistra-sostiene-che-Monti-ha-salvato-lItalia...FALSO_.pdf

Anche la riforma delle pensioni SACCONI, votata dal centrodestra nel 2010 e 2011, inclusa la Lega Nord, è molto più severa della riforma Fornero.

In particolare, sono ascrivibili alla riforma Sacconi (anche se vengono attribuiti erroneamente alla riforma Fornero praticamente da tutti, inclusi gli esperti, docenti universitari e, talvolta, Istituzioni come RGS, INPS e UPB) il pensionamento di vecchiaia a 67 anni, il pensionamento anticipato a 41 anni e 3 mesi e l’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, nonché circa il doppio del risparmio al 2060 rispetto alla riforma Fornero.

Poi la potentissima propaganda berlusconiana e del centrodestra ha addossato tutta la colpa sui cattivissimi Monti e Fornero - che hanno contribuito con le loro oggettive millanterie - e alimentato due BUFALE che hanno fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero.

Concludo dicendo che il Governo Monti fu molto più equo del Governo Berlusconi, v. IMU (particolarmente odiata dall’on. Brunetta), patrimonialina sui depositi, TTF, nonché la modifica della iniqua clausola di salvaguardia tremontiana recata dal DL 98/2011; mentre il Governo Berlusconi, tra l’altro, addossò la gran parte del peso del risanamento sui ceti medio e basso e tagliò anche, dell’87%, la spesa sociale dei Comuni e delle Regioni destinata ai poveri. Mentre, probabilmente, congegnò apposta male i due provvedimenti separati del contributo di solidarietà sulle pensioni e sulle retribuzioni elevate per farle poi cancellare dalla Corte Costituzionale (bastava metterli nella stessa legge). Uno dei meriti maggiori del Governo Monti fu la reintroduzione dell’IMU sulla casa principale (4 mld), che per due terzi fu pagata dai ricchi e dai benestanti ed il cui costo consuntivo pro capite smentì il piagnisteo generale  (secondo il MEF, 225€ il gravame medio annuo e l’85% dei contribuenti ha pagato meno di 400€).

Gli esodati, frutto soprattutto di un errore di stima della burocrazia (RGS e INPS) e di carenze nella rilevazione degli accordi di uscita dal lavoro, dopo l’ottava salvaguardia (le maglie sono state man mano ampliate), sono stati 153.389, di cui 10.000 sono di SACCONI (L. 122/2010, art. 12, comma 6), ma vengono anch’essi attribuiti a Fornero.

Il problema degli esodati è stato aggravato dall’allungamento dell’età di pensionamento deciso dalla riforma SACCONI.

Anche l’accettazione del fiscal compact, contrariamente a ciò che generalmente si sostiene, non è opera di Monti ma di Berlusconi, che lo negoziò e lo sottoscrisse nel Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011. Infatti, il relativo DdL costituzionale (come conferma lon. Brunetta nel suo libro) fu presentato dal governo Berlusconi nel mese di settembre 2011. Poi votato e introdotto in Costituzione nel 2012 durante il governo Monti, col voto favorevole di PDL, PD, Scelta Civica e Lega Nord.

Mi auguro di esserLe stato utile e che, col Suo potente megafono, voglia contribuire in futuro a contrastare queste due BUFALE mondiali.

Cordiali saluti,

V.



Post collegati:


Lettera ai Professori Brancaccio e Cottarelli sulle loro fake news su Monti e la riforma Fornero


Lettera n. 2 all’Osservatorio CPI (diretto da Carlo Cottarelli) sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012


Lettera alla professoressa Veronica De Romanis sulle sue notizie false su chi ha attuato l’austerità economica



**********






Lettera alla professoressa Veronica De Romanis sulle sue notizie false su chi ha attuato l’austerità economica




Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa alla professoressa Veronica De Romanis dopo aver letto un suo articolo in cui ha attribuito erroneamente al Governo Monti la responsabilità dell’austerità economica. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera alla professoressa Veronica De Romanis sulle sue notizie false su chi ha attuato l’austerità

Da:  v

29/5/2019 18:18

A:  vderomanis@luiss.it   Copia  vpue@stanford.edu   e altri 47+150



Egr. Professoressa De Romanis,

Traggo dal Suo blog del 27 maggio u.s. su Huffington Post “Chi promette meno regole in Europa, domani chiederà soldi ai contribuenti”:

“Per calmare la tensione sui mercati e ridurre lo spread - arrivato a oltre 500 punti base -, l’esecutivo guidato da Mario Monti dovette implementare dosi massicce di austerità.”

Osservo che anche Lei, come Suo marito e quasi tutti gli economisti italiani, più qualche premio Nobel, è vittima di quella che in un mio recente, modestissimo libro, che ho deciso di scrivere con fatica dopo nove anni di contrasto alla DISINFORMAZIONE generale su ciò che successe nella XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti), ho definito LA PRIMA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO. E non Le sembri esagerata questa definizione, dal momento che in Italia ha fatto 60 milioni di vittime, inclusi quasi tutti gli esperti e i docenti universitari. Per poi estendersi al mondo intero, includendo premi Nobel di Economia, Istituzioni importanti e i giornali più prestigiosi.

Traggo dal mio libro “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO”, capitolo 1, le cui fonti sono state Il Sole 24 ore, la CGIA di Mestre, l’ISTAT e i dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato):

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Come può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, Berlusconi ha battuto Monti per 4 a 1 (ancor di più in termini di iniquità).

E, come risulta dalla tabella n. 3, il grosso si concentrò dal maggio 2010 (dopo la crisi del debito greco, secondo Romano Prodi gestita malissimo, per colpa soprattutto della Germania) al dicembre 2011.

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

36

12.131

25.068

  25.033

-

  62.268

22,8

DL98/2011

-

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

-

    732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

36

14.971

53.343

  79.298

61.795

     209.443

76,7

DL201/2011

-

-

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

-

-

    603

        16

      27

       646

  0,2

Tot.Gov.M.

-

-

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

36

14.971

74.189

    100.633

83.254

     273.083

100,0

  %

-

 5,5

      27,2

      36,9

      30,5

100,0


*Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

In relazione al Suo blog, concernente le regole UE, osservo anche che, di fronte alla crisi scoppiata in UE nel 2008-09, la Commissione Europea inserì il pilota automatico (le regole a Lei tanto care e che il professor Romano Prodi definì stupide, privilegiando una razionale, sensata politica economica anticiclica: espansiva nelle congiunture negative, restrittiva in quelle positive) e implementato una politica economica prociclica e quindi recessiva, che ha aggravato e prolungato la crisi.

Per soprammercato, ha usato un doppio standard (come ha attestato la Corte dei Conti UE) e chiuso entrambi gli occhi verso alcuni Paesi (Francia, Spagna, ecc.), che hanno impunemente violato per ben 10 anni le predette regole a Lei tanto care. Ma non all'Italia, a causa dell’elevato debito pubblico, facendole perdere quasi 200 mld di Pil annui. Il che naturalmente ha peggiorato il rapporto debito/Pil.

Sulle politiche fiscali divergenti, questa tabella dell’EUROSTAT è più eloquente di tante parole:

Tabella n. 4 - EUROSTAT – Deficit/Pil

PAESE

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

2015

2016

Italia

-1,5

-2,7

-5,3

-4,2

-3,5

-2,9

-2,9

-3,0

-2,6

-2,4

Francia

-2,5

-3,2

-7,2

-6,8

-5,1

-4,8

-4,0

-4,0

-3,5

-3,4

Spagna

+2,0

-4,4

-11,0

-9,4

-9,6

-10,4

-6,9

-5,9

-5,1

-4,5

Gran Br

+0,2

+0,2

-10,7

-9,6

-7,7

-8,3

-5,6

-5,6

-4,4

-3,0

Germania

+0,2

-0,2

-3,2

-4,2

-1,0

-0,1

-0,1

+0,3

+0,7

+0,8

Olanda

+0,2

+0.2

-5,4

-5,0

-4,3

-3,9

-2,4

-2,3

-2,1

+0,4

Grecia

-6,7

-10,2

-15,1

-11,2

-10,3

-8,9

-13,1

-3,7

-5,9

+0,7

Irlanda

+0,3

-7,0

-13,8

-32,1

-12,6

-8,0

-5,7

-3,7

-2,0

-0,6

Portogallo

-3,0

-3,8

-9,8

-11,2

-7,4

-5,7

-4,8

-7,2

-4,4

-2,0

(Fonte: EUROSTAT)

Sul debito pubblico, trattato ampiamente nel libro, mi limito ad una sola annotazione: includendo il debito pubblico «sotto il tappeto», il rapporto debito pubblico/Pil della Germania e dell’Olanda (2016) sale, rispettivamente, al 172% e al 173%, poco sotto quello dell’Italia, che si attesta al 180%.

Poi, con un ritardo di 6 anni rispetto alla FED e alla BoE, dopo un massacro economico e umano in buona parte dell’Eurozona, segnatamente quella meridionale, e per parare il rischio di implosione dell’Euro, ha cercato di ovviare la BCE, che aveva per anni violato il proprio statuto (art. 2), mediante una politica monetaria espansiva, che ovviamente non ha potuto molto, se non incidere sul livello dei tassi di interesse con la conseguente riduzione della spesa per interessi.

Grosse responsabilità, pertanto, si possono imputare all’oligarchia europea (Commissione, Consiglio e BCE) sulla gestione della crisi economica, sul fatto che in Italia (e non solo) essa si è trasformata in depressione economica e sull’applicazione delle regole stabilite dai Trattati e dalle norme complementari alle quali Lei tiene tanto e si preoccupa che siano osservate dall’Italia alla lettera, come in effetti succede (soltanto in Italia) dal 2008, con effetti severi sul benessere degli Italiani, in particolare dei poveri cristi, dipendenti molto più dei ricchi e dei benestanti come Lei dallo Stato, forse ignorando che la missione dell’Unione Europea – come è stabilito dal suo preambolo e dal fondamentale art. 3 (art. 2 statuto BCE) dei Trattati UE - sono una “crescita economica equilibrata”, la “piena occupazione” e il “progresso sociale”.

Per giunta, Lei – analogamente a quasi tutti gli economisti, di qualunque orientamento - ignora che a implementare il grosso delle manovre correttive ed a causare la recessione, costretto dalla Commissione e dalla BCE (v. la famosa, irrituale, abnorme lettera del 5.8.2011, con prescrizioni dettagliate in contropartita dell’acquisto di titoli di Stato per raffreddare lo spread, ma del tutto insufficienti), è stato il Governo Berlusconi, che ha dovuto varare in poco più di un anno manovre per ben 267 mld [rectius: 209 mld, ndr] cumulati per il triennio o quadriennio successivo (ma le misure strutturali vigono tuttora), e non Monti, che ne ha varato per “appena” 63 mld cumulati, non capendo appieno, quindi, né le responsabilità né i nessi causali.

Spero di esserLe stato utile.

Cordiali saluti,

Dialogo breve con la Sen. Stefania Pucciarelli della Lega Nord sulle bufale del Sen. Alberto Bagnai sul Governo Monti





Pubblico il breve scambio di email intercorso tra la senatrice Stefania Pucciarelli della Lega Nord e me, dopo che ho inviato p.c. a tutti i membri del Gruppo parlamentare della Lega Nord del Senato una lettera inviata al senatore Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulle sue bufale sul Governo Monti.



Re: Lettera n. 2 al Sen. Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulla correlazione spuria e sulle sue bufale sul Governo Monti

Da:  stefania.pucciarelli@senato.it

19/4/2019 12:07

A: v  


Le chiedo cortesemente di noi inoltrarmi più queste lettere in quanto non sono interessata.Buona giornata,Stefania Pucciarelli.

Inviato da iPad




Re: Lettera n. 2 al Sen. Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulla correlazione spuria e sulle sue bufale sul Governo Monti

Da: v

19/4/2019 22:48

A:  stefania.pucciarelli@senato.it  


Egr. Senatrice Pucciarelli,

Pensavo volesse ringraziarmi dell’utile informazione. Invece mi dice che Lei, senatrice della Repubblica, non è interessata a sapere che un Suo collega leghista, professore universitario di Economia e presidente della Commissione Bilancio e Finanze del Senato, ignora i dati economico-finanziari delle leggi fondamentali della XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti, che hanno gestito la più grave crisi economica dal 1929), ne parla ad ogni pie’ sospinto e propala bufale gigantesche sul Governo Monti, al quale imputa la responsabilità della predetta crisi e dell’aumento della povertà, quando Monti ha varato soltanto il 19% del totale delle manovre contro l'81% di Berlusconi ed è stato molto più equo.

In effetti tanto strano non è, poiché la Lega Nord (statutariamente è ancora tale) approvò tutte le manovre pesantissime e scandalosamente inique del governo Berlusconi, inclusa la severa riforma Sacconi, ma poi ha addossato tutta la colpa su Monti e Fornero, che hanno dato una mano con le loro millanterie.

In primis Matteo Salvini, al quale l’ho contestato sia per lettera due volte, sia in diretta su Radio1 Zapping.[1] E Salvini ha basato su queste due BUFALE ormai diventate mondiali la vittoriosa propaganda elettorale del 2018. Ma la verità – si sa - fa male, in particolare a voi di destra, per l’educazione severa ricevuta. Per cui non legga il mio libro, vi troverebbe tutto spiegato e provato attraverso i documenti parlamentari. Buona notte,

V.

[1Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero


PS: La informo che, come faccio sempre, riporterò questo scambio di email nel mio blog.





Re: Lettera n. 2 al Sen. Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulla correlazione spuria e sulle sue bufale sul Governo Monti

Da:  stefania.pucciarelli@senato.it

22/4/2019 09:33

A: v 


Le ripeto,che non gradisco ricevere più sue mail.Buona giornata,Stefania.

Inviato da iPad



Post collegato:


Lettera n. 2 al Sen. Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulla correlazione spuria e sulle sue bufale sul Governo Monti



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Lettera n. 2 al Sen. Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulla correlazione spuria e sulle sue bufale sul Governo Monti




Pubblico la lettera che ho inviato in data 18 aprile al senatore Alberto Bagnai, della Lega Nord, presidente della Commissione Finanze del Senato, sulla sua censura di un mio commento nel suo blog sulla correlazione spuria e sulle sue ennesime bufale sul Governo Monti. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.




Lettera n. 2 al Sen. Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulla correlazione spuria e sulle sue bufale sul Governo Monti

Da: v

18/4/2019  20:31

A:  alberto.bagnai@senato.it,    stanislao.dipiazza@senato.it   e altri 47+553


Egr. Sen. Bagnai,

Come Le avevo promesso, Le invio il mio commento sulle Sue bufale sul Governo Monti, che ha censurato. Di seguito, c’è la spiegazione del perché il Suo post mi ha fatto sganasciare dal ridere.

Distinti saluti,

V.



martedì 9 aprile 2019

The awanagana approach to monetary theory and policy (chapter 1)


Vincesko ha detto...

Non frequento questo sito di adepti, stamattina questo post mi è arrivato sul telefonino tra la selezione di Google, e l’ho letto, ma arrivato a questa frase ”solo che uno che non capisce cosa sia una correlazione spuria cosa volete ne capisca di etichetta!?”, ho pensato subito a questi Suoi post precedenti, che affermano che il millantatore Monti avrebbe causato la recessione e aumentato i poveri, ed allora mi sono sganasciato dal ridere.

venerdì 11 marzo 2016
Fukushima vs. Monti (offerta vs. domanda)
http://goofynomics.blogspot.com/2016/03/fukushima-vs-monti-offerta-vs-domanda.html 
giovedì 1 giugno 2017
QED74: "Dottò, è 'a frizzione! Come 'a tocchi sossòrdi..."
Ora, c’è una cosa da apprezzare in questo QED. Certo, in termini giornalistici (e anche in termini fattuali) è interessante sottolineare l’enormità della pedita che Monti ci ha inflitto (i famosi 300 miliardi). Ma in termini scientifici, intellettuali, ci sono cose più stuzzicanti da rilevare.
http://goofynomics.blogspot.com/2017/06/qed74-dotto-e-frizzione-come-tocchi.html 
Alberto Bagnai: "Il governo Monti ci ha lasciato un buco di 400 miliardi. Questa è la sua eredità, i poveri"
1 Ottobre 2018
C'è poco da criticare la manovra, spiega il leghista Alberto Bagnai, ospite ad Agorà su Raitre. Perché se le condizioni economiche e finanziarie sono queste non è certo colpa di questo governo. "Due anni fa il Def fatto da Pier Carlo Padoan riportava che con l'austerità del governo Monti avevamo avuto un buco di circa 400 miliardi". E questa, sottolinea il presidente della commissione Finanze del Senato, "è l'eredità che lasciamo ai nostri figli, i poveri. Noi stiamo intervenendo su questa eredità. Il tema è il lavoro e la povertà".
https://tv.liberoquotidiano.it/video/politica/13383140/alberto-bagnai-governo-mario-monti-ci-ha-lasciato-un-buco-di-400-miliardi-questa-e-la-sua-eredita-i-poveri.html 

PS: Spero che non lo censuri, è antipatico sobbarcarmi alla fatica di risegnalare ai Suoi colleghi che anche Lei ha il vizietto della censura (che accomuna i professori di sinistra, di centro e di destra come Lei).

9 aprile 2019 11:57


Traggo dall’Appendice al capitolo 1 del mio libro LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO, dove sono riportati 40 esempi clamorosi (quasi tutti economisti, tra cui un premio Nobel, o giornali economici prestigiosi) vittime della Prima Più Grande Bufala.


Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

[...]


Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

      36

12.131

25.068

  25.033

 -

  62.268

22,8

DL98/2011

          -

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

          -

    732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

      36

14.971

53.343

  79.298

61.795

    209.443

76,7

DL201/2011

          -

 -

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

          -

 -

     603

         16

      27

      646

  0,2

Tot.Gov.M.

          -

 -

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

      36

14.971

74.189

    100.633

83.254

    273.083

100,0

      %

          -

           5,5

         27,2

         36,9

         30,5

100,0


 *Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)


2. Anche gli economisti sono stati vittime del pifferaio magico Berlusconi

[…] Si tratta di un fenomeno di obnubilamento della quasi intera classe degli economisti (oltre che degli esperti di previdenza), che (a) o/e sbagliano la paternità delle manovre; (b) o/e applicano una teoria economica strampalata: considerano gli effetti delle stesse come farebbe il cemento a presa rapida; (c) o/e confondono la correlazione con la causalità (anche se, in realtà, tutto nasce – vittime anch’essi della potente disinformazione berlusconiana e del centrodestra come una qualunque casalinga - dalla ignoranza dei dati).

«Nella ricerca scientifica si confondono spesso due concetti: la correlazione e la causalità. La correlazione si riferisce ad una relazione tra due (o più) variabili che cambiano insieme. Una correlazione può essere positiva o negativa.

• Una correlazione positiva vuole dire che se una variabile aumenta (per es., il consumo di gelato) anche l'altra aumenta.

• Una correlazione negativa funziona all'opposto: se una aumenta l'altra diminuisce.

La causalità si riferisce ad una relazione tra due (o più) variabili dove una variabile causa l'altra. Devono essere soddisfatti tre criteri perché si abbia causalità:

• le variabili devono essere correlate;

• una variabile deve precedere l'altra variabile;

• deve essere dimostrato che una terza variabile non stia provocando alcun cambiamento nelle due variabili di interesse (assenza di correlazione spuria).»

Ecco 40 esempi davvero clamorosi (tra i meno clamorosi, c’è l’onorevole Claudio Borghi, ndr).

[…]

Riporto ciò che ha scritto nel 2016 e 2017, e poi dichiarato recentemente già ricoprendo il ruolo di presidente della Commissione Finanze del Senato, il sedicente di sinistra, eletto con la Lega Nord, professore di Economia, Alberto Bagnai, su Monti come solo responsabile della recessione, coadiuvato – udite, udite – dal Ministero dell’Economia e dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan: (a) sbagliano la paternità delle manovre; (b) applicano la teoria economica strampalata del cemento a presa rapida, quando è noto, soprattutto agli economisti, che dall’emanazione di una legge a che questa esplichi i suoi effetti passano al minimo sei mesi. Come è il caso anche del decreto “Salva-Italia”, le cui principali misure sono state l’IMU (reintroduzione sulla casa principale e aggravamento sugli altri cespiti), che, com’è noto, viene pagata in due rate semestrali posticipate; e, ancor più, la riforma delle pensioni Fornero, che, come ormai è noto ai lettori di questo libro, esplica i suoi effetti a decorrere dal 2013, con un trend crescente fino al 2020; e (c) confondono la correlazione con la causalità.

Ora, anche volendo considerare l’effetto delle aspettative, a me pare che questo triplice concorso di “colpa” di errata attribuzione delle responsabilità della recessione sia del tutto clamoroso.

Il professor Bagnai imputa tutto a Monti, prima (i) comparando il Giappone con l’Italia di Monti e quantunque il secondo grafico attesti che la curva del PIL è in flessione già prima che arrivasse Monti; poi (ii) portando come fonte di un suo post quanto ha scritto il Ministero di Economia e Finanze nel Programma Nazionale di Riforma, la terza parte del Documento di Economia e Finanza 2017, senza capire che questo – dimentico di ciò che il medesimo ministero aveva scritto nel 2011 - attribuisce erroneamente a Monti anche le manovre, molto più corpose, decise da Berlusconi; e, infine, (iii) citando il ministro dell’Economia ed anch’egli economista, Pier Carlo Padoan, che commette lo stesso errore. Tra i primi due interventi e il terzo, i miliardi crescono da 300 a 400.

17. venerdì 11 marzo 2016

Fukushima vs. Monti (offerta vs. domanda)

giovedì 1 giugno 2017

QED74: "Dottò, è 'a frizzione! Come 'a tocchi sossòrdi..."

Ora, c’è una cosa da apprezzare in questo QED. Certo, in termini giornalistici (e anche in termini fattuali) è interessante sottolineare l’enormità della pedita che Monti ci ha inflitto (i famosi 300 miliardi). Ma in termini scientifici, intellettuali, ci sono cose più stuzzicanti da rilevare.

Alberto Bagnai: "Il governo Monti ci ha lasciato un buco di 400 miliardi. Questa è la sua eredità, i poveri"

1 Ottobre 2018

C'è poco da criticare la manovra, spiega il leghista Alberto Bagnai, ospite ad Agorà su Raitre. Perché se le condizioni economiche e finanziarie sono queste non è certo colpa di questo governo. "Due anni fa il Def fatto da Pier Carlo Padoan riportava che con l'austerità del governo Monti avevamo avuto un buco di circa 400 miliardi". E questa, sottolinea il presidente della commissione Finanze del Senato, "è l'eredità che lasciamo ai nostri figli, i poveri. Noi stiamo intervenendo su questa eredità. Il tema è il lavoro e la povertà".

Anche il presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, professor Alberto Bagnai, sedicente-di-sinistra-eletto-dalla-Lega-Nord, ha il vizietto della censura.

Lettera al Sen. Alberto Bagnai, presidente della Commissione Finanze del Senato, sulla sua censura di un mio commento


Naturalmente, la bufala del Ministero del Tesoro fa strage tra i media.



Destinatari:


Commissione Finanze e Tesoro del Senato


Commissione Bilancio del Senato


Commissione Bilancio della Camera


Commissione Finanze della Camera


Gruppo parlamentare Lega Nord Senato


Gruppo parlamentare PD Senato


Media





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permalink | inviato da magnagrecia il 23/4/2019 alle 11:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Lettera ad Andrea Danielli e Alessio Mazzucco de LINKIESTA sulle loro notizie false sul Governo Monti




ALLA C.A. DEL DOTT. ANDREA DANIELLI E DEL DOTT. ALESSIO MAZZUCCO

C.C. DIRETTORE FRANCESCO CANCELLATO, REDAZIONE de LINKIESTA, ALTRI MEDIA



Egregi Dott. Danielli e Dott. Mazzucco,

Traggo dalla Vostra intervista con la professoressa Elsa Fornero la seguente frase: “Lei è stata Ministro in un Governo in carica in un momento incandescente nella storia degli ultimi 20 anni del Paese, e il Paese si è salvato proprio grazie a quel Governo e alle riforme che ha portato.” https://www.linkiesta.it/it/blog-post/2019/03/25/elsa-fornero-i-politici-devono-avere-il-coraggio-di-dire-la-verita-per/27875/


Osservo con sorpresa e sincero rammarico che, sebbene LINKIESTA sia da anni tra i destinatari delle mie lettere circolari (l’ultima ieri), tese a combattere la DISINFORMAZIONE generale su ciò che ha legiferato il Parlamento nella XVI legislatura contro la grave crisi economica, anche Voi due siete vittime della vulgata che attribuisce al Governo Monti meriti inesistenti, speculare all’accusa propalata da sette anni dal centrodestra e da millanta sedicenti esperti, inclusi quasi tutti i professori di Economia, nonché dalle oggettive millanterie del professor Monti di aver “salvato” l’Italia, di aver causato la recessione con un feroce consolidamento fiscale. Che, dopo aver fatto in Italia 60 milioni di vittime, è diventata una BUFALA mondiale.

Per un utile e (spero) risolutivo promemoria, formulo le seguenti osservazioni.


Manovre correttive

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Il Sole 24 ore Quattro anni di manovre: fisco pigliatutto Gianni Trovati 15 luglio 2012

Altre fonti sono:

Servizio Studi della Camera dei Deputati. Sulla base dei dati di quest’ultimo, ho elaborato questa tabella relativa alle principali cinque manovre correttive, molte delle cui misure sono strutturali e quindi permanenti.[1]

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL 78/2010

          36

12.131

25.068

25.033

 -

62.268

22,8

DL98/201 1

 -

  2.108

  5.577

24.406

49.973

82.064

30,1

DL138/2011

 -