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LETTERA AL MINISTRO MAURIZIO SACCONI

Riporto la lettera che inviai il 17 ottobre scorso al ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta. 

Egr. Sig. Ministro Sacconi,
 
ci deve essere un motivo serio se una persona sedicente socialista come Lei si mette a fare politica in un partito di destra, e questo motivo deve avere a che fare per forza con il suo retroterra educativo. Leggendo la Sua dichiarazione di ieri, dopo la grande manifestazione della FIOM-CGIL (ma lo stesso discorso vale per tutte le più o meno recenti dichiarazioni di voi tre ministri sedicenti socialisti), sembra di essere davanti al solito film: un'analisi solo in parte rispondente ai dati della realtà e per il resto fatta di autoconsolatorie rivendicazioni di supposti, roboanti successi, appetto di sempre minoritarie, anacronistiche, perdenti posizioni degli avversari. Se ne ricava la fondata impressione che Lei, Sig. Ministro, abbia dovuto da piccolo subire troppi no e troppe frustrazioni e si sia per questo creato una sorta di “realtà parallela”, che Le fa prendere lucciole per lanterne ancora oggi che è adulto e ricopre un ruolo di responsabilità. E – come gli altri due ministri sedicenti socialisti, l'incompetente (l'ha detto anche il suo collega Brunetta) ministro dell'Economia Tremonti ed appunto il ministro Brunetta -, conseguenza significativa e ricorrente, poiché questo Le provoca anche qualche senso di colpa, reiteri ancor più spietatamente e zelantemente ciò che dovette subire da piccolo.
Ed allora forse si spiega perché tre ministri-sedicenti-socialisti, Tremonti, Sacconi e Brunetta (in ordine di responsabilità), siano stati gli autori della manovra correttiva più feroce ed iniqua della nostra storia repubblicana.

 
Le ritrasmetto, per dimostrare l'iniquità della manovra correttiva, la lettera relativa alla previdenza, inviata al Presidente ed ai Membri delle Commissioni Finanze e Bilancio del Senato, e per conoscenza al Sig. Presidente della Repubblica (poi, ai Presidenti della Camera e del Senato, nonché ai Gruppi parlamentari).
 
 
Iniquità della manovra finanziaria correttiva: Previdenza
 
 
Il Presidente della Repubblica ha chiesto più volte che la manovra correttiva fosse equa. Purtroppo, essa non lo è affatto. Isolando uno dei capitoli della manovra - quello della previdenza -, per evidenziare l'iniquità della misura prevista dal DL 78 di un rinvio di 6-9 mesi per le pensioni di vecchiaia, che si aggiunge a quello prima vigente di 3-6 mesi , che fu deciso dal governo
Prodi con la legge 247/07, il cui combinato disposto porta quindi l'età pensionabile per vecchiaia da 65 a 66 anni (l'allungamento di 12 mesi vale anche per quelle di anzianità), è sufficiente dire che in soli 3 anni si è aumentata l'età pensionabile di 4 trimestri, mentre per l'aumento a 67 anni, cioè di altrettanti 4 trimestri, come prevede il regolamento emanato dal governo la settimana scorsa, ci vorranno ben 11 anni.
Il DL ora approvato ha visto succedersi varie stesure ed anche la parte relativa alla previdenza ha avuto – pare - quattro redazioni e subìto varie modifiche, ma mentre quelle riguardanti altri capitoli sono state migliorative per i destinatari, la quarta, quella definitiva, riguardante la previdenza è stata invece molto peggiorativa.In un primo momento (come risultava dal testo del DL approvato dal Consiglio dei Ministri), questa “finestra” mobile era stata fissata a 6 mesi dalla maturazione del diritto (cioè a 65 anni e mezzo), poi, chissà perché e senza colpo ferire, a 12 mesi.
Se si analizza il testo del DL relativo alla previdenza - valido d'ora in poi permanentemente per tutti e perciò da considerare intervento strutturale -, riepilogando, risulta quanto segue: il rinvio di 12 mesi vale anche per chi ha maturato già 40 anni di anzianità (!); non vale per i lavoratori in mobilità, ma fino al limite di 10.000 persone (!!); vale anche per gli inoccupati o inattivi a qualunque titolo (!!!).
Ne discende che l'onere dell'aggiustamento dei conti pubblici (non dell'INPS, si badi, la cui gestione presenta un avanzo record di 7,9 miliardi) ricadrà anche su categorie deboli o debolissime, a reddito basso, bassissimo o addirittura pari a zero – che perderanno in un solo anno introiti di migliaia o decine di migliaia di € [ciascun pensionando perderà tredici mensilità di pensione: nell'ipotesi che la pensione sia di 1.000 €, avrà perso, in un solo anno, 13 mila €; se è di 1.500, ne avrà perse 19.500, e così via, perdita molto, ma molto maggiore del congelamento per 3.000 € in 3 anni degli scatti ai dipendenti pubblici (che uno stipendio continueranno a prenderlo), che ha fatto protestare i Sindacati ed altri] -, mentre tutti i percettori di reddito privati - ad eccezione dei produttori di farmaci generici, dei grossisti di farmaci, dei farmacisti e dei beneficiari di stock option, per la parte eccedente il triplo della retribuzione fissa (cioè nessuno, neanche Passera e Profumo!) -, anche milionari, non pagheranno – letteralmente - neanche un centesimo.
Non pare esagerato, allora, definire la manovra finanziaria correttiva – per la parte relativa alla previdenza (e all'invalidità) - iniqua, anzi crudele ed iniqua, molto iniqua.
Chiediamo di correggerla prevedendo: a) una “finestra” mobile al massimo di 6 mesi dalla maturazione del diritto; b) che il rinvio non si applichi per i lavoratori in mobilità; c) che il rinvio non si applichi ai pensionandi inattivi (gli over 45-50 rimasti senza lavoro sono stimati in oltre un milione: quanti sono – e saranno - su 140.000 nuovi pensionati ogni anno?).
 
 
In conclusione, Sig. Ministro, dopo la Sua "talebana", strenua difesa della vita vegetativa , il Suo ostinato, crudele, inverecondo, filoconfindustriale affossamento dei diritti di persone in carne ed ossa è davvero incongruo e s'inscrive coerentemente nello schema accennato della Sua “realtà parallela”. Faccia uno sforzo, scenda con i piedi per terra, e forse s'accorgerà anche Lei che far pagare per il risanamento dei conti pubblici, ad esempio, ad un pensionando inattivo o ad un precario qualche decina di migliaia di € in un anno, mentre né un miliardario come Berlusconi, né un milionario come Tremonti, né un abbiente come Lei o Brunetta o Bonanni o Angeletti pagherà un solo centesimo, è una misura crudele ed iniqua, molto iniqua, inaccettabile per un ministro sedicente socialista, che dovrebbe avere – lo affermava il socialista Sandro Pertini – come stella polare, oltre alla libertà, la giustizia sociale.
 
Distinti saluti
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