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Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica




Pubblico la lettera che ho inviato l’otto gennaio scorso al Dott. Stefano Scarpetta, Direttore Impiego, Lavoro e Affari Sociali dell’OCSE, dopo aver letto una sua intervista rilasciata all’agenzia AGI, con una notizia falsa-fake news-bufala sulla spesa pensionistica italiana, la sua risposta e la mia replica.


Notizia falsa, fake news, bufala dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana

Da:  v

8/1/2018 01:01


Egr. Dott. Scarpetta,

Innanzitutto, ho l’obbligo di motivare la descrizione dell’oggetto. Sono anni che, per caso, ho cominciato ad interessarmi di pensioni ed ho incrociato le analisi sulla spesa pensionistica italiana, le critiche argomentate sui criteri di classificazione di tale spesa, e la nonchalance con la quale queste vengono trattate. Tali critiche sono di una tale evidenza che “normalmente” ci vorrebbero, non dico pochi giorni, ma poche ore o perfino pochi minuti per porvi rimedio, almeno in parte. Ed invece da anni il mondo intero, per colpa dei propalatori di tale fake news sostanziale (tra cui l’OCSE) addita l’Italia come spendacciona e sprecona in fatto di pensioni, ché avrebbe una spesa pensionistica addirittura doppia della media OCSE. Capisco che forse è più colpa di fonti autoctone che dell’OCSE (vedi appresso), ma l’OCSE è comunque corresponsabile.

In più, in Italia - ho scoperto con ancora maggiore sorpresa e raccapriccio - impera da anni una DISINFORMAZIONE generale sulle riforme delle pensioni (e non solo) che ha fatto quasi 60 milioni di vittime, per colpa di TUTTI i media, di noti esperti, Sindacati, e di enti terzi, supposti imparziali e attendibili, quali: ISTAT, EUROSTAT, Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), Wikipedia, Bankpedia e, talora, lo stesso INPS, i quali hanno in buona parte o completamente obliterato la riforma SACCONI, semplicemente chiamandola Fornero (sic!). Incredibile, ma purtroppo vero. Trova tutte le prove documentali nel mio lungo articolo riportato in calce[1] (inviato a centinaia di destinatari, inclusi gli interessati).

Mi ripromettevo di scrivere anche ad EUROSTAT e all’OCSE (all’FMI, scrissi p.c. in occasione di un dialogo con il Dott. Carlo Cottarelli),[2] senza soverchie speranze, se la Commissione Europea continua ad usare la formula del Pil strutturale che essa stessa giudica inaffidabile.

Ho letto stasera la Sua intervista all’AGI,[3] rilanciata dalla newsletter[4] dell’On. Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, ed ho colto l’occasione per scrivere all’OCSE tramite Lei.

Traggo dalla Sua intervista:

Citazione1: “È una misura necessaria anche perché in Italia la media della spesa pensionistica rispetto al Pil è doppia rispetto alla media dell'Ocse e le aspettative di vita sono decisamente piu' alte rispetto alla media degli altri Paesi Ocse”.

Intanto, mi sorprende che Lei, esponente dell’OCSE, che a quanto mi risulta è l’unico Ente che compara la spesa pensionistica al lordo e al netto delle imposte, non accenni minimamente al fatto che, in Italia, il peso fiscale sulle pensioni è il più alto in ambito OCSE (area, peraltro, più eterogenea dell’UE), e che il dato relativo alla spesa al netto delle imposte dell’Italia è più basso, comparativamente, tra 1 e 2 punti percentuali.[5]

Ma il problema è più generale, la comparazione è inficiata alla radice, poiché – come osservavo ad un’analoga deduzione di Carlo Cottarelli,[1] - si confrontano le pere con le mele.

Infatti, la spesa pensionistica italiana include (nel confronto internazionale) varie voci spurie, che sono:

1.     TFR (1-1,5% del Pil), che è salario differito[6] e può essere riscosso decenni prima del pensionamento;

2.     un 10% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica (1,5% circa del Pil);

3.     un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di quasi 50 mld di imposte, che per lo Stato è una mera partita di giro: gli assegni pensionistici sono erogati al netto);[7]

4.     un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

5.     infine, ad essere esaustivi, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali (= minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

Al netto dei 90 mld di voci spurie, la spesa pensionistica gestioni private effettivamente erogata è pari, al 31.12.2016, a 176,8 mld (cfr. Osservatorio INPS sulle pensioni al 31.12.2016[7]), e l’incidenza sul Pil cala dal 16% (già influenzato dal calo di 150 mld del denominatore a causa della lunga e grave crisi economica) al 12%, che è inferiore al dato “lordo” previsto per il 2060, con ampio spazio quindi almeno per introdurre due correttivi compatibili col sistema vigente: (i) che l’adeguamento sia anche previsto in diminuzione in caso di riduzione dell’aspettativa di vita; e (ii) che esso resti a cadenza triennale anche dopo il 2019, quando dovrebbe diventare biennale.[7]

Per quanto riguarda l’aspettativa di vita (al singolare nel calcolo dell’ISTAT, anche se nella realtà ci sono aspettative di vita differenziate a seconda del reddito, del titolo di studio, della Regione, per cui applicare il dato medio è una misura iniqua e regressiva[8]), infatti, osservo che il comma 12ter dell’art. 12 della legge 122/2010 (riforma SACCONI, che ha introdotto il meccanismo automatico) prescrive che l’ISTAT calcoli soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni dell’aspettativa di vita.[9] Decisione crudele e strampalata, che non è stata corretta neppure quest’anno, ma che andrebbe corretta alla luce sia delle considerazioni precedenti, sia della logica (concetto che spesso pare estraneo alla burocrazia al servizio dell’oligarchia che governa il mondo), sia del risparmio realizzato e atteso dalle riforme delle pensioni (vedi appresso).

Citazione2: “Diciamo che in Italia le ultime riforme, soprattutto quella più recente, hanno messo i conti in sicurezza”.

Questo, se si sgombra il campo dal sospetto che anche Lei obliteri la riforma SACCONI, è smentito dalla stima fatta dalla RGS, che ascrive meno di un terzo del risparmio di 900 mld al 2060 dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano, Damiano, Sacconi e Fornero) alla riforma Fornero.[7]

Conclusione

In conclusione, Egr. Dott. Scarpetta, io mi auguro che Lei – come italiano - faccia tesoro di queste mie osservazioni e convinca il ministro uscente Padoan, ex vice segretario generale e capo economista dell’OCSE, a farsi carico di una forte sollecitazione all’ISTAT (secondo il Prof. Alberto Brambilla, inizio della catena della predetta fake news)[10] perché modifichi il criterio di classificazione della spesa pensionistica italiana (giudicata dalla Corte dei Conti, dalla Commissione Europea e dalla BCE tra le più sostenibili nel lungo periodo[7[), criterio che tanti danni ha arrecato e arreca all’immagine dell’Italia e ai poveri cristi.[11]

Cordiali saluti,

V.

___________________________________

Note:

[1] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[2] Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica

[5] Gross and Net Public Pension Expenditure (% of GDP) – 2009

(figura 6.2 pag. 171 di Pension at a Glance, e l'ultimo è riportato in OECD Pensions at a Glance 2013)

[6] TFR Eurostat, l’OCSE e l’FMI considerano il TFR spesa pensionistica (!).

Mentre tale non è la pensione, almeno secondo una parte della giurisprudenza italiana – si veda la sentenza della Corte dei Conti 951/2012 http://it.wikipedia.org/wiki/Pensione - e , soprattutto, la Corte di Giustizia Europea - si veda la sentenza nel caso della BCE “Il Tribunale dell’UE ha osservato che i diritti pensionistici non rientrano nel concetto di “retribuzione” come inteso nella Direttiva 91/533/CEE96 e non costituiscono pertanto un elemento intangibile del contratto di lavoro; la BCE può quindi riformare lo schema pensionistico senza il consenso del personale”. (pag. 96) Rapporto annuale BCE sul 2016 http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/rapporto-bce/2016-bce/index.html -.

[7] https://www.sinistrainrete.info/spesa-pubblica/10826-vincesko-pensioni-l-estremismo-di-bankitalia-e-corte-dei-conti.html, nota[2] L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1° gennaio 2017 e liquidate nel 2016. Al 1° gennaio 2017 le pensioni erogate dall’INPS, con esclusione di quelle a carico delle Gestioni Dipendenti Pubblici ed ex-ENPALS, sono 18.029.590. Di queste, 14.114.464 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.915.126, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale. Nel 2016 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali).

[9] “e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita” http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=

[10] Ho inviato l’articolo riportato alla nota 1 anche al Prof. Alberto Brambilla, esperto di previdenza, dopo aver letto un suo articolo pubblicato sul Corriere della Sera e riportato dal sito di cui è presidente, Itinerari Previdenziali. Da esso, ho scoperto una cosa che non sapevo esattamente: che EUROSTAT riporta pari pari i dati forniti dall’ISTAT, per cui avrei dovuto scrivere ISTAT e non EUROSTAT.

[11] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


***


RE: Notizia falsa, fake news, bufala dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana

8/1/2018 19:52


Egr. V.,

Grazie dei suoi commenti alla mia intervista e per i dettagli che ha voluto condividere sul computo della spesa pensionistica in Italia. Come lei forse saprà, l’OCSE pubblica ogni due anni il suo Panorama delle Pensioni – Pensions at a Glance – che contiene inter alia le stime sulla spesa pensionistica – in rapporto al PIL – così come delle analisi comparative dei sistemi pensionistici nei paesi OCSE. La nostra pubblicazione contiene tutti i dettagli del caso sulla fonte dei dati (in generale gli istituti di statistica dei paesi membri), le ipotesi formulate per il computo degli indicatori e delle analisi contenute nella pubblicazione, come lei potrà facilmente verificare (http://www.oecd.org/els/public-pensions/oecd-pensions-at-a-glance-19991363.htm ). Inoltre, i nostri rapporti sono discussi con i paesi membri nei nostri comitati e gruppi di lavoro. Se questo non ci esime da possibili errori, dire che trattiamo con nonchalance queste stime mi sembra quanto meno inappropriato, e questa si è una fake news.


Rispetto alle osservazioni più dettagliate che lei avanza nel suo email, mi permetta alcune osservazioni:


?       Credo che siamo d’accordo che le riforme pensionistiche in Italia, inclusa ovviamente le riforme Sacconi e la Fornero comporteranno nei prossimi decenni una riduzione della spesa per pensioni sul PIL – non a caso il titolo della mia intervista parla di conti in sicurezza ma di rischio di assegni troppo bassi.  L’intervista fa riferimento alla spesa attuale e al rischio che, se alcuni pilastri delle recenti riforme fossero modificati, anche la spesa futura potrebbe ridivenire non sostenibile.

?       Come lei ha giustamente sottolineato, l’OCSE elabora dati sulla spesa pensionistica pubblica rispetto al PIL in termini sia lordi e netti (Tabella 7.3 dell’ultima pubblicazione Panorama delle Pensioni). Al 2013, il dato per l’Italia era, rispettivamente, del 16.3% (16.2% secondo Eurostat nel 2015)e del 14%. Nella mia intervista metto in rapporto queste stime con quelle riferite alla media OCSE  (8.2% e 7.6%, rispettivamente) -- e non come erroneamente riportato in un commento alla mia intervista del Presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, alla media europea (22 paesi europei dell’OCSE, 10% e 9.2%, rispettivamente). Quindi, secondo i nostri dati, la spesa italiana in rapporto al PIL è quasi il doppio di quella della media OCSE, come da me affermato nella mia intervista in termini lordi, ma non si discosta di molto da questo rapporto neanche in termini netti.

?       Rispetto al calcolo e alle voci che lei considera spurie:

o   Il TFR (0.6% del PIL nel 2013 secondo le nostre fonti) non è incluso nel computo della spesa pensionistica pubblica in rapporto al PIL (Tabella 4.3), quindi la sua osservazione non è fondata rispetto alle stime OCSE.

o   Rispetto alla spesa assistenziale, i nostri dati (1.6% del PIL) sono in linea con i suoi; questa spesa è inclusa nel computo della spesa totale pensionistica pubblica, ma lo stesso si applica a tutti gli altri paesi; scorporarla per l’Italia ma non per gli altri paesi falserebbe il confronto internazionale.

o   Il peso fiscale è preso in conto nella stima della spesa al netto appunto delle tasse sul reddito e contributi sociali. Quindi, anche se rilevante da un punto di vista economico, da un punto di vista comparativo l’OCSE offre entrambe le opzioni e, come sottolineato in precedenza, il confronto con la media OCSE o dei ventidue paesi europei dell’OCSE non cambia in maniera radicale. Occorre anche sottolineare che, come anche ricordato da Carlo Cottarelli nel vostro lungo scambio, correggere per la maggiore pressione fiscale in Italia rispetto ad altri paesi OCSE non è corretto senza allo stesso tempo tener conto anche del differenziale dei servizi cui possono accedere i pensionati italiani rispetto a quelli di altri paesi OCSE.


La sua osservazione riguardo al fatto che il meccanismo automatico di adeguamento dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita si dovrebbe applicare sia per aumenti sia per riduzioni di quest’ultima è interessante, ma è un ragionamento puramente ipotetico almeno nel contesto italiano in cui l’aspettativa di vita è aumentata negli ultimi decenni (di sette anni negli ultimi tre decenni). Occorre rilevare anche che l’Italia è già uno dei paesi più vecchi dell’OCSE e che se oggi vi sono 38 persone con 65 anni o più per ogni 100 in età lavorativa (20-64 anni), nel 2050 le stime suggeriscono 74 persone 65+ per ogni 100 in età lavorativa. Più pertinente è a mio avviso la sua osservazione rispetto al fatto che le aspettative di vita variano tra gruppi socioeconomici. Ed è per questo che da anni l’OCSE, come anche rilevato Cesare Damiano, si concentra molto sull’adeguatezza degli importi degli assegni pensionistici; in una sua recente pubblicazione – Preventing Ageing Unequally, 2017 (http://www.oecd.org/health/preventing-ageing-unequally-9789264279087-en.htm ) mettiamo l’accento sulla necessità di un intervento ad ampio spettro che affronti in maniera determinata le diseguaglianze nelle opportunità offerte durante tutto l’arco di vita – scuola, salute, mercato del lavoro – così da ridurre le sperequazioni di reddito, durante la vita lavorativa ma anche tra i pensionati che hanno a quel punto pochi strumenti per affrontarle.


Cordialmente

Stefano Scarpetta             


*** 


RE: Notizia falsa, fake news, bufala dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana

Da:  v

9/1/2018 23:50


Egr. Dott. Scarpetta,

La ringrazio della Sua cortese e per me utile risposta. Che merita, però, qualche ulteriore osservazione puntuale.

Preliminarmente, debbo ribadire che io m’interesso di pensioni da qualche anno, per caso, e che non sono affatto un esperto, anche se mi accorgo di saperne talvolta di più di supposti tali, e inoltre puntualizzare che la mia esperienza professionale è stata soprattutto nella veste di controller divisionale di una grossa azienda del Gruppo IRI, dove durante tangentopoli la manipolazione dei dati fu pratica corrente, cui mi sottrassi pagando qualche prezzo, e scrivo questo non per proporre analogie, ma per affermare il principio che il dato, per avere dignità di informazione, deve rappresentare nella maniera più fedele possibile il fenomeno osservato; e, infine, che, per impegni personali, non ho ancora avuto il tempo di leggere con la dovuta attenzione e completezza il testo che Lei ha linkato.

Premesso questo, vengo ai punti.

1. La nonchalance riguarda principalmente le critiche ai criteri di classificazione della spesa pensionistica fatta dall’ISTAT (e quindi da EUROSTAT, che secondo il Prof. Alberto Brambilla, li assume pari pari, cfr. http://www.ilpuntopensionielavoro.it/site/home/il-punto-di-vista/numeri-corretti-europa-per-tutelare-veri-pensionati.html) e in via subordinata all’OCSE, se lo fa.

2. Che però – da ciò che Lei afferma - non rileverebbero per quanto riguarda l’OCSE, almeno limitatamente alle prime due voci spurie, poiché l’OCSE (a) non includerebbe, per l’Italia, il TFR; e (b) invece, includerebbe la spesa assistenziale per tutti i 35 (?) Paesi dell’OCSE. Per EUROSTAT, i criteri sono diversi http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit--i/Spesa-soci/Attivita_di_previsione_RGS/2013/09-appendice2-A.pdf.

Al riguardo, mi permetta di riosservare con franchezza che parlare come ha fatto Lei per l’Italia di “spesa pensionistica del 16% sul Pil e quasi doppia della media OCSE” costituisce comunque una fake news, dal momento che (i) vi sono incluse voci spurie, che andrebbero perciò obbligatoriamente detratte: il TFR e la spesa assistenziale, a nulla rilevando che lo debba fare anche per tutti gli altri Paesi (io Le ho chiesto di farlo per l’Italia, sulla base dell’opinione degli esperti che solo per l’Italia è inclusa la spesa assistenziale, cosa che Lei confuta, ma senza linkare la prova diretta di questa asserita fake news), poiché, se e vero – come Lei afferma - che i rapporti relativi rimarrebbero pressoché invariati, questo non avverrebbe ovviamente per il rapporto col Pil; (ii) ci deve essere un’incongruenza, poiché il 16% è anche il rapporto secondo EUROSTAT e altri, che invece include il TFR (che in qualche anno ha raggiunto anche l’1% sul totale); (iii) al netto di entrambe le voci, il rapporto spesa/Pil cala di un paio di punti (e già siamo al 14% in luogo del 16%); inoltre, (iv) quando il fenomeno osservato presenta dati molto eterogenei, è consigliabile – che io sappia - usare la mediana in luogo della media; infine, (v) come rafforzamento dell’obiezione precedente, desta qualche dubbio, stante una media spesa/Pil pari all’8%, che Paesi che si collocano al di sotto di tale media possano erogare, oltre che pensioni pubbliche di livello congruo, anche una spesa assistenziale congrua.

3. Per quanto riguarda la terza voce spuria, il “lordo/netto”, io mi basavo sui dati OCSE 2009 che analizzai per una discussione nel 2015 (cfr. http://noisefromamerika.org/articolo/sintomi-cause-declino-tre-esempi, in cui riportai osservazioni analoghe del Prof. Pizzuti e altri) e che mi diedero – li ho ora recuperati - questi risultati limitatamente a Paesi di confronto omogeneo (come dicevo fin dall’inizio, l’OCSE aggrega Paesi molto eterogenei): “Se si considera la spesa pensionistica al netto delle imposte (che sono una partita di giro), il divario tra l’Italia e gli altri Paesi cala di almeno mezzo punto se non di uno intero; infatti, a fronte di una diminuzione di circa 2 punti percentuali dell’Italia (dal 15,44% al 13,49%, dati 2009), gli altri Paesi calano in media sotto il punto percentuale (ad esempio, la Francia dal 13,73% al 12,82%, la Germania dal 11,25% al 10,86%, il Giappone dal 10,17% al 9,50% e la Spagna dal 9,28% all’8,99%)”.

In ogni caso, come risulta dai dati INPS (vedi Osservatorio INPS sulle pensioni nella prima email) e ovviamente dai dati RGS nel rispetto delle regole della partita doppia, le pensioni erogate sono al netto delle imposte, che sono una partita di giro e ascendono a quasi 50 mld; detratte anche queste, il rapporto spesa/Pil scende al 12% circa, sostanzialmente in linea con i Paesi di confronto UE, ed anche considerando l’evoluzione favorevole della spesa pensionistica italiana nel lungo periodo, grazie alle ben 7 (sette) riforme delle pensioni dal 1992, di cui le ultime quattro produrranno, secondo l’RGS, in un arco temporale necessariamente non breve com’è per tutte le riforme delle pensioni, un risparmio di 900 mld al 2060, di cui meno di un terzo ascrivibile alla riforma Fornero (cfr. https://www.sinistrainrete.info/spesa-pubblica/10826-vincesko-pensioni-l-estremismo-di-bankitalia-e-corte-dei-conti.html).

4. Nulla Lei dice, invece, per la quarta (le pensioni di anzianità usate lungamente in Italia come ammortizzatore sociale, mentre negli altri Paesi – vedi ad esempio la Svezia - sono stati usati e vengono usati altri tipi di protezione sociale, che non entrano nella spesa pensionistica) e la quinta voce spuria (incentivi fiscali alle pensioni private, vedi in particolare GB e USA).

5. Considerare anche il “differenziale dei servizi”. Come replicai a Carlo Cottarelli: perché no? Qualunque cosa questo significhi, fatelo. Ma, in ogni caso, non usatelo come alibi per poter sommare e confrontare le pere con le mele, che è un obbrobrio tecnico, inammissibile in una materia così importante e delicata.

6. Meccanismo di adeguamento all’aspettativa di vita. No, a parte l’illogicità e la crudeltà (concetti – mi sono accorto con raccapriccio - “spuri” per la burocrazia dell’oligarchia al potere mondiale e per il Sen. Sacconi), non è affatto ipotetico, visto che nel 2015 c’è stato un calo e ho letto che pare ci sia stato anche nel 2017, ciononostante l’ISTAT ha calcolato un adeguamento in più di ben 5 mesi, a valere dal 2019, evidentemente basandosi sul sensibile aumento registrato nel 2016.

7. Dato unico. Non è solo un problema di congruità degli assegni, ma anche di equità: la misura è regressiva, i poveri “finanziano” le pensioni dei ricchi.

8. Infine, sull’ISTAT e l’attendibilità dei dati (Le segnalo che il Prof. Brambilla, nell’articolo che ho linkato sopra, scrive: “Ma da dove arrivano i dati sulla previdenza? Sono forniti dall’Istat. Ed è l’Istat che li fornisce a Eurostat e agli altri organismi internazionali (spero sia chiaro a tutti che né Eurostat né Ocse né Fmi hanno modelli econometrici sull’Italia e quindi si basano sulle cifre dell’Istituto Nazionale”), osservo che la sua (dell’ISTAT) completa obliterazione della riforma SACCONI, fatta anche da EUROSTAT, UPB, noti esperti e, a catena, da tutti i media e da quasi 60 milioni di Italiani, forse suggerirebbero, anche all’OCSE se non l’ha fatto finora, atteso l’impatto mondiale dei suoi report, soprattutto sui poveri cristi (cfr. documento riportato alla nota 11 della prima email), una revisione dei criteri di classificazione vigenti, affatto carenti, nella direzione sopra accennata, un utilizzo maggiormente critico dei dati, fornendo possibilmente anche un quadro comparativo con quelli di EUROSTAT (che utilizza la stessa fonte ma segue criteri parzialmente diversi di classificazione) e note in calce esplicative sulla composizione delle voci e sui delta, idonee ad un pubblico non tecnico. E che tenga conto in futuro – almeno come conoscenza della normativa pensionistica sottostante - della attuale, seguente situazione relativamente all’età di pensionamento vigente e ai suoi autori.

PENSIONI ANTICIPATE (ex anzianità)

L’età delle pensioni anticipate:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 2 anni e 10 mesi (da 40 anni a 42 anni e 10 mesi) e, di questi, 1 anno e 10 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI (da 40 a 41 anni + 1 mese se i requisiti maturano nel 2012 o 2 mesi se i requisiti maturano nel 2013 o 3 mesi se i requisiti maturano nel 2014 http://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Numero-30-settembre-2011.pdf) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI col comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010 http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=, e soltanto 1 anno alla riforma Fornero;

- delle donne, è aumentata di 1 anno e 10 mesi, da 40 a 41 anni nel 2010 (SACCONI) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI, quindi l'incremento di 1 anno e 10 mesi è interamente dovuto a SACCONI.

Dal 2019:

- l'età di pensionamento degli uomini aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI e soltanto 1 anno a Fornero [rectius1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi];

- l'età di pensionamento delle donne aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’incremento di 2 anni e 3 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI [rectius: 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero].

PENSIONI DI VECCHIAIA

L’età delle pensioni di vecchiaia:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 1 anno e 7 mesi (da 65 a 66 anni e 7 mesi) e questo anno e 7 mesi in più sono dovuti quasi interamente alla riforma SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano, L.247/07);

- delle donne del settore pubblico, è aumentata di botto di 6 anni e finora da 60 a 66 anni e 7 mesi, e i 6 anni e 7 mesi in più sono ascrivibili quasi interamente alla riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano);

- delle donne del settore privato, è aumentata da 60 a 66 anni e 7 mesi, e l’allineamento a tutti gli altri, previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026, è stato accelerato dalla riforma Fornero entro il 2018;

- degli uomini e delle donne autonomi, la riforma Fornero ha eliminato il disallineamento di 6 mesi in più rispetto agli altri, che era contemplato dalla riforma SACCONI.

Dal 2019:

- l’età di pensionamento di tutti aumenterà a 67 anni, e questo ulteriore incremento di 5 mesi è dovuto interamente all’adeguamento automatico previsto dalla riforma SACCONI.

Ne consegue, senza ombra di dubbio, (i) che – in barba ai millanta disinformatori che anche in questi giorni impazzano (è proprio il caso di dirlo) su tutti i media italiani - l’età di pensionamento è stata allungata molto più dalla riforma SACCONI che dalla riforma Fornero; (ii) che la professoressa Fornero è una coraggiosa millantatrice e (iii) che quasi 60 milioni di Italiani sono da anni disinformati dagli ignoranti delle norme pensionistiche e ingannati colpevolmente dagli esperti previdenziali bugiardi che ascrivono tutto alla riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI.

Cordiali saluti,

V.

PS: Ho l’obbligo di informarLa che ho inoltrato l’inizio del nostro dialogo ad altri destinatari, inclusi, da ultimo, il Presidente, i Vice Presidenti e i Membri Commissari della Commissione Europea, ai quali tutti provvederò a inoltrare anche il prosieguo.



***


Fwd: Notizia falsa, fake news, bufala dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana

Da:  v

17/1/2018 21:12


Egr. Dott. Scarpetta,

Ho letto le parti più rilevanti dal mio punto di vista del report OCSE (http://www.oecd.org/els/public-pensions/oecd-pensions-at-a-glance-19991363.htm). Mi permetta di aggiungere alcune osservazioni.

1. La prima osservazione che ne è emersa è che i dati sono piuttosto vecchi: quelli più recenti, rilevanti ad esempio per fare un confronto dei dati “lordi” e “netti”, sono del 2013 (tab. 7.3, pag. 143), cioè relativi alla fase di avviamento delle incisive riforme SACCONI (2010 e 2011) e Fornero (2011, con decorrenza formale 2012 ma sostanziale in termini di risparmio dal 2013 e, soprattutto, dal 2020, cfr. il rapporto RGS http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit--i/Spesa-soci/Attivita_di_previsione_RGS/2017/NARP2017-08.pdf); mentre quelli relativi alla spesa sociale pubblica e privata sono addirittura del 2005 (tab. 4.2, cfr. quarta osservazione).

2. La seconda osservazione riguarda il confronto dei dati al netto delle imposte.

Il dato dell’Italia è quello che cala di più, di ben 2,3 punti, mentre la Francia di 1,2; la Germania di 0,4; la Spagna di 0,5; la GB di 0,2; l’Olanda di 0,5; l’Austria di 1,0; la Danimarca di 2,2; la Svezia di 1,7; il Giappone di 0,5; gli USA di 0,5; il Canada di 0,3.

01. Greece                     17,4  16,2  -1,2

02. Italy                         16,3  14,0  -2,3

03. Portugal                  14,0  13,0  -1,0

04. France                     13,8  12,6  -1,2

05. Austria                    13,4  11,4  -1,0

06. Slovenia -                11,8  11,8   -0,0

07. Spain                       11,4  10,9   -0,5

08. Finland                    11,1    9,2  -1,9

09. Hungary -               10,3  10,3   -0,0

10. Poland                     10,3    9,3  -1,0

11. Belgium                   10,2  10,2  -0,0

12. Japan                       10,2    9,7   -0,5

13. Germany                10,1    9,7   -0,4

14. Czech Republic        8,7    8,7  -0,0

15. Turkey                       8,1    8,1   -0,0

16. Luxembourg            8,5    7,5   -1,0

17. Latvia                       7,5    7,2   -0,3

18. Slovak Republic      7,2    7,2   -0,0

19. United States             7,0    6,5   -0,5

20. Estonia                      6,9    6,5  -0,4

21. Sweden                     7,7    6,0   -1,7

22. United Kingdom      6,1    5,9   -0,2

23. Denmark                  8,0    5,8   -2,2

24. Switzerland               6,4    5,2   -1,2

25. Netherlands             5,4    4,9   -0,5

26. New Zealand             5,1    4,4   -0,7

27. Israel -                       4,9    4,9   -0,0

28. Norway                     5,8    4,7   -1,1

29. Ireland                     4,9    4,5   -0,4

30. Canada                      4,6    4,3   -0,3

31. Australia                   4,3    4,3   -0,0

32. Chile -                       3,0    2,9   -0,1

33. Korea                        2,6    2,6   -0,0

34. Mexico                     2,3    2,3   -0,0

35. Iceland                      2,0   2,0   -0,0

OECD 5                          8,2    7,6  -0,6

Rapportato al valore mediano (Latvia e Slovacchia, 7,2), il divario è di 6,8 punti, pari al +94,4%.

Rapportato al valore mediano dei Paesi UE (il Belgio, 10,2) il divario è di 3,8 punti, pari al +37,2%.

La terza osservazione attiene al tasso dei contributi sociali, che includono i contributi previdenziali: col 33%, l’Italia detiene il primato; mentre va segnalata l’Olanda (25esima nella classifica OCSE del rapporto spesa/Pil), che presenta un dato del 4,9% per le pensioni pubbliche e di ben il 36,9% per quelle private (tab. 7.1, pag. 141). Quanto della spesa pensionistica privata si è tradotto in incentivi pubblici, vale a dire in minori introiti fiscali? Lo stesso quesito riguarda - come scrivevo - altri Paesi, segnatamente la GB e gli USA.

La quarta osservazione riguarda il contenuto dei dati: non sono riuscito a trovare una tabella riassuntiva esplicativa del dettaglio, analogo a quello di RGS-EUROSTAT. Dalla tab. 4.2-Composition of private social spending, riportata negli ulteriori dati (http://dx.doi.org/10.1787/220615515052), rilevo che contro un dato privato/totale dell’Italia di 7,6, abbiamo 38,9 degli USA, 25,1 della GB, 28,5 dell’Olanda, 27,5 della Corea, 25,1 del Canada, 29,3 della Svizzera, tutti Paesi che figurano nell’intervallo più basso del rapporto spesa pensionistica/Pil. Per non parlare di quei Paesi, come accennavo nella mia prima email, che avendo valori della spesa pensionistica inferiori al 5% del Pil, hanno quasi rinunciato ad avere un welfare adeguato: “desta qualche dubbio, stante una media spesa/Pil pari all’8%, che Paesi che si collocano al di sotto di tale media possano erogare, oltre che pensioni pubbliche di livello congruo, anche una spesa assistenziale congrua.

La quinta e ultima osservazione riguarda la previsione al 2060 della spesa pensionistica (tab. 7.5, pag. 147): chiarito, per completezza, che il dato 2010 e 2015 è influenzato dal calo del Pil di circa 150 mld a causa della grande recessione, a parte l’aleatorietà delle previsioni a lungo e lunghissimo termine, il dato del 13.8% nel 2060 è un dato lordo. Se defalchiamo i 2,3 punti di imposte, caliamo a 11,5; e se sottraiamo il TFR e l’assistenza (altri 2 punti), scendiamo a 9,5.

La ringrazio della cortese attenzione.

Cordiali saluti

V.


***

Fwd: Notizia falsa, fake news, bufala dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana/Segnalazione errori.
Da:  v
10:50
A:  stefano.scarpetta@oecd.org  

Egr, Dott. Scarpetta,

Nella precedente e-mail, ho dimenticato di aggiungere la segnalazione di alcuni errori contenuti nel rapporto “Pensions at a Glance”, nella parte relativa all’Italia, e ripresi pari pari da tutti i media italiani.

Gli errori sono colorati in rosso.

Panoramica- Riforme recenti e pensionamento flessibile.

Dal 2011 [la legge è la 122 del 30.7.2010/Sacconi, la decorrenza è dal 2013/Sacconi, ndr] esiste un collegamento automatico tra l'età pensionabile e l'aspettativa di vita. Dall'attuale [2016, ndr] livello di 66,6 [66 anni e 7 mesi, ndr] anni per gli uomini [e le donne del settore pubblico, ndr] e 65,6 [65 anni e 7 mesi, ndr] anni per le donne [del settore privato, ndr], l'età pensionabile legale dovrebbe aumentare ad almeno 67 e 66,6 [67, ndr] anni nel 2019, rispettivamente, e poi raggiungere 71,2 anni per la generazione nata nel 1996 basato su proiezioni di aspettativa di vita. Nell'OCSE solo Danimarca e Paesi Bassi avranno un'età pensionabile sopra 70 per la stessa coorte di nascita del 1996, contro una media OCSE di 65,8 per gli uomini e 65,5 per le donne.

I futuri tassi di sostituzione in Italia saranno alti per quelli a lungo permanenza in carica; quelli con carriere irregolari o che non lavorano affatto probabilmente dovranno affrontare un alto rischio di povertà di vecchiaia. Lo schema pensionistico a Contributo nozionale definito (CND)  darà una pensione netta uguale al 93% degli ultimi guadagni per un lavoratore con salario medio con una carriera piena dall'età di 20 anni. I tassi di sostituzione sono più alti solo in Olanda, Portogallo e Turchia.

http://www.oecd.org/italy/PAG2017-ITA.pdf 

*** 

I coefficienti di trasformazione sono rivisti ogni tre anni fino a quello del 2019 [che vale per il triennio 2019-2021, ndr] e ogni due anni a partire dal 2021 [2022, ndr].

(13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.

 


***


Riporto il messaggio che mi ha fatto inviare il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker.


Ares(2018)733772 - R / ju-ca-01(2018)112977. RE: Notizia falsa, fake news, bufala dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana

EC ARES NOREPLY (DIGIT-NOREPLYARES@nomail.ec.europa.eu)

07/2/2018  17:27

A:  v



Sent by GANGL Robert (ECFIN) <robert.gangl@ec.europa.eu>. All responses have to be sent to this email address.

Envoyé par GANGL Robert (ECFIN) <robert.gangl@ec.europa.eu>. Toutes les réponses doivent être effectuées à cette adresse électronique.


Egregio Signor V.,

Il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker mi ha chiesto di ringraziarLa per la email da Lei inviata in data 8 enero.


Distinti saluti,


Philip Tod


Capo dell'unità

Relazioni inter-istituzionali e comunicazione

Direzione generale degli affari economici e finanziari

Commissione europea



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Governo, staffetta Renzi-Gentiloni



Il Governo Renzi (come quello Letta) non ha avuto quasi nessun merito, ha campato di rendita sul risanamento mastodontico effettuato nella scorsa legislatura (330 mld cumulati)[1] per 4/5 dal Governo Berlusconi (267 mld cumulati), in maniera scandalosamente iniqua, e per 1/5 dal Governo Monti (63 mld cumulati), in maniera più equa (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF). E le cui misure strutturali valgono tuttora (vedi, in particolare, la severissima riforma delle pensioni Sacconi, 2010 e 2011, e la riforma delle pensioni Fornero, 2011[2]), che procurano risparmi di una ventina di miliardi l'anno e che hanno reso possibile la politica monetaria espansiva della BCE,[3] che procura anch’essa un risparmio di circa 20 mld annui di interessi passivi. 

Renzi è tosto, non c'è dubbio, ma si è opposto all'UE solo a chiacchiere, ha fatto solo scena: l'Italia è il Paese che rispetta di più il parametro deficit/Pil[4] (durante la crisi, gli altri Paesi se ne sono altamente fregati delle richieste dell'UE; come ora nella ripartizione dei migranti); ha l'avanzo primario più alto, che toglie risorse all'economia reale e perpetua la recessione-stagnazione. Renzi è stato solo interessato ad ottenere dall'UE una miserevole flessibilità, da distribuire e sprecare in mance elettorali o in regali costosi ed inefficaci agli imprenditori (22 mld) e non in provvedimenti più idonei (vedi l'ultimo rapporto OCSE, che suggerisce di investire in opere pubbliche in settori mirati[5]), tesi alla crescita economica, che intervengano congruamente sul denominatore del rapporto debito/Pil, che è l'unico che conta per la valutazione della sostenibilità del debito pubblico, che ovviamente finché c’è un deficit non può che crescere in valore assoluto. Va aggiunto che Renzi ci ha messo del suo per meritarsi la benevolenza dell'UE e della BCE: ha varato la riforma del lavoro, giudicata severa perfino dalla Professoressa Fornero.[6]

Infine, last but not least, l'anno prossimo è prevista l'approvazione dell'inserimento dello stupido (copyright Prodi, riferito già al 3%) fiscal compact nei trattati UE, che come si vede impedisce politiche economiche anticicliche: l'Italia dovrà dire NO! Però, intanto, Renzi l'aveva confermato nell'art. 81 della "sua" Costituzione, bocciata sonoramente dal popolo italiano.[7]

Ecco, il Governo Gentiloni non dovrà ripetere gli stessi errori e, soprattutto, dovrà, assieme a Renzi, che rimane segretario del PD ed ha i numeri al Parlamento europeo per far cadere la Commissione Juncker,[8] affrontare la questione fondamentale delle regole europee, sapendo, come conferma purtroppo il lavoro fatto dai parlamentari europei Mercedes Bresso e Elmar Brok nell’ambito della Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo che ha approvato il loro rapporto[9], che va fatto un duro lavoro perché esse, dall’approvazione del Trattato di Lisbona, vadano finalmente interpretate ed applicate NON in senso ordoliberista, secondo l'ottica e nell'interesse della Germania e dei suoi satelliti, ma mirate alla piena occupazione e al progresso sociale dell'intero popolo dell'Unione europea (vedi Preambolo e art. 3 del TUE).

Infine, il nuovo Governo ha ripristinato il Ministero per il Mezzogiorno, decisione sicuramente molto positiva che riporta sul tavolo l’annosa e dirimente per l’Italia questione meridionale, in parte “sporcata” dall’affidamento del CIPE al nuovo Ministero dello Sport, retto dal renziano Lotti, perché è di tutta evidenza che la chiave di volta per cominciare a risolverla è anche, ma non soltanto, l’entità delle risorse e la qualità del loro utilizzo.[10]


[1] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti


[2] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli


[3] Quantitative easing e uscita dalla crisi economica


[4] EUROSTAT – Deficit/Pil

.................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015

Italia........ -1,5...-2,7..-5,3..-4,2...-3,5..-2,9...-2,9…-3,0..-2,6

Francia.....-2,5...-3,2...-7,2..-6,8..-5,1..-4,8...-4,0…-4,0...-3,5

Spagna.....+2,0..-4,4..-11,0..-9.4..-9,6.-10,4..-6,9…-5,9..-5,1

Gran Br.... -3,0..-5,0..-10,7..-9,6..-7,7...-8,3..-5,6…-5,6..-4,4

Germania +0,2..-0,2....-3,2..-4,2..-1,0...-0,1..-0,1...+0,3..+0,7


[5] Ocse: “Più investimenti pubblici per evitare trappola della bassa crescita. Il pil dell’Italia aumenterebbe fino al 2%”

L'organizzazione parigina ha calcolato di quanto salirebbe il prodotto interno dei diversi Paesi se abbandonassero l'austerity e aumentassero la spesa pubblica produttiva dello 0,5% del pil. Nell'Ue sarebbe la Germania a guadagnare più di tutti: +2,5% nel lungo periodo. Roma dovrebbe partire da interventi per la sicurezza anti-sismica, "la promozione di un’economia a basse emissioni" e spese per scuola e famiglie

di F. Q. | 28 novembre 2016


[6] Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2851776.html  oppure  
http://vincesko.blogspot.com/2016/11/lettera-alla-professoressa-elsa-fornero.html  


[7] Referendum costituzionale, il NO vince col 59% contro il 41% del SI’ e riapre i giochi politici


[8] Il premier ribatte a Juncker: “È il ruggito di un debole, l’Italia merita rispetto”

FEDERICO GEREMICCA

16/01/2016

Sia come sia - e vista la decisione di Juncker di rispondere colpo su colpo - la scontro rischia di finire davvero fuori controllo: in un momento, per altro, tra i più difficili nella storia dell’Unione europea. Matteo Renzi, però, non sembra spaventato dalla prospettiva, e dopo l’affondo anti-Juncker prodotto mercoledì da Gianni Pitella a Strasburgo, la mette così, a chi gli chiede cosa accadrà: «Non credo nello scontro. E non credo, soprattutto, che convenga a Juncker. Abbiamo i numeri per far saltare la sua maggioranza», dice. Poi sorride e aggiunge: «Ma siamo saggi, e non lo faremo».


[9] 30.10.2015 DOCUMENTO DI LAVORO sul tema Migliorare il funzionamento dell'Unione europea sfruttando le potenzialità del Trattato di Lisbona Commissione per gli affari costituzionali Correlatori: Mercedes Bresso, Elmar Brok

http://www.mercedesbresso.it/wp-content/uploads/2015/11/Bresso-Brok.pdf  

C’è al par. 29 e al par. 45 la conferma di tutto l'armamentario attuale, incluso lo stupido e nefasto fiscal compact.

29. Abbiamo bisogno di ulteriori riforme dell'UEM che la dotino di una governance economica efficace e democratica (per i settori in cui la Commissione può fungere da organo esecutivo e il Parlamento europeo e il Consiglio possono agire in qualità di colegislatori). Qualsiasi ulteriore sviluppo dell'UEM dovrebbe essere basato e sulla normativa in vigore (come il Six pack, il Two pack e l'Unione bancaria) e sulla sua attuazione. Per essere efficace e legittimo, tale governo dovrebbe essere pienamente collocato all'interno del quadro istituzionale dell'Unione (cfr. il punto H di seguito) e dovrebbe rafforzare le sue capacità in sette ambiti (cfr. i punti da A a G):

45. Si dovrebbe garantire la piena attuazione dell'attuale quadro basato sul Six pack e sul Two pack e del semestre europeo. Gli squilibri macroeconomici dovrebbero essere affrontati in modo specifico, e il controllo di lungo periodo sul disavanzo e sui livelli ancora estremamente elevati del debito dovrebbe essere garantito migliorando l'efficienza della spesa, dando la PE569.777v02-00 8/15 DT\1077428IT.doc IT priorità agli investimenti produttivi, offrendo incentivi alle riforme strutturali e tenendo conto delle condizioni del ciclo economico.


C'è una sola menzione dell'art. 3 del TUE e parla di "rafforzare l'economia sociale di mercato", che è una presa in giro, uno specchietto per le allodole, poiché il titolo altisonante è ingannevole e smentito sia dal vero contenuto teorico che dalla realtà (v. Dialogo con Carlo Clericetti sulla solidarietà tra gli Stati dell’UE e sull’economia sociale di mercato  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2848095.html  oppure  

31. Dovrebbe essere individuato e stabilito per legge un numero limitato di ambiti chiave per le riforme strutturali che consentano di incrementare la competitività, la convergenza dell'economia reale e la coesione sociale nell'arco di un periodo di 5 anni, con l'obiettivo di rafforzare l'economia sociale di mercato europea (come previsto dall'articolo 3, paragrafo 3, del TUE).


Non c'è, invece, nessuna menzione dei veri obiettivi contenuti nella missione dell'Unione Europea, sanciti nel Preambolo e nell'art. 3 del TUE: la piena occupazione e il progresso sociale (v. Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei   http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2837437.html  oppure  http://vincesko.blogspot.com/2015/09/sono-lue-e-la-bce-non-rispettare-i.html).


[10] Sud, false opinioni, alcuni dati e proposte



**********


L’irascibile, turpiloquente prof. Michele Boldrin, lo smemorato di NoisefromAmerika


1. ARTICOLO DEL 25.06.2009 DEL PROF. MICHELE BOLDRIN SULLA COMPARAZIONE TRA DATI NON OMOGENEI DELLA SPESA PENSIONISTICA E DISCUSSIONE CON CARLO CLERICETTI.

2. ARTICOLO DEL 06.04.2015 DEL PROF. MICHELE BOLDRIN SULLA COMPARAZIONE TRA DATI NON OMOGENEI DELLA SPESA PENSIONISTICA E DISCUSSIONE CON ME.


*


Facendo oggi, 5.9.2016, una ricerca in Google, ho per caso incrociato questo articolo del 2009 del prof. Michele Boldrin sul tema delle pensioni, in NoisefromAmerika,[1] ed ho scoperto – incredibile ma vera o la sua cattiva memoria o, più probabilmente, la sua malafede, per cui il calcio in culo metaforico che gli affibbiai al termine della nostra discussione fu meritatissimo – che la discussione tra lui e Carlo Clericetti che ne scaturì è praticamente la stessa che ho avuto io con lui 6 anni dopo sulla medesima comparazione tra valori non omogenei della spesa pensionistica. Da lui infarcite entrambe di argomentazioni deboli, scorrette dal punto di vista tecnico-contabile (confrontare le pere con le mele) e talvolta perfino strampalate (vedi la partita di giro delle imposte, che secondo lui riguarda i percettori delle pensioni e gli erogatori dei contributi sociali (sic!), anziché ricondurle – come effettivamente avviene, poiché l’INPS paga gli assegni pensionistici netti e gira il resto allo Stato, di cui esso fa parte integrante - nell’ambito dello Stato);[2] talvolta di frasi infantilmente bugiarde, aggressive e turpiloquenti; e di giudizi selettivi a senso unico.[3]

La differenza sostanziale è che, nel lasso di tempo intercorso tra i due articoli, a) l’OCSE ha deciso di confrontare opportunamente la spesa pensionistica non solo al lordo ma anche al netto delle imposte, riconoscendole perciò almeno implicitamente come voce spuria, o almeno come elemento che inficia il confronto, data la differente tassazione delle pensioni esistente tra i vari Paesi; e b) soprattutto, sono intervenute in Italia due severe riforme delle pensioni: quella Sacconi (DL 78/2010, art. 12) e quella Fornero (DL 201/2011, art. 24), che hanno risolto alla radice il disallineamento dell’incidenza della spesa pensionistica sul Pil tra l’Italia e gli altri Paesi.

Nonostante questo, c’è ancora chi (ad esempio Carlo Cottarelli) giudicava l’anno scorso la Spesa pensionistica italiana la più elevata del mondo rispetto al Pil.[4] Oltre naturalmente al neo-liberista prof. Boldrin, uomo dalle idee fisse, radicate, tetragono a qualunque prova contraria; e a tantissimi altri. Una balla assoluta, se si depura la spesa pensionistica italiana dalle voci spurie.[5]


[1] Pensioni: Repubblica dà i numeri OECD

25 giugno 2009 • michele boldrin


[2] Come è confermato dall’ammontare dell’importo effettivamente erogato annualmente dall’INPS, pari nel 2014 a 192,6 mld, contro i circa 280 della spesa lorda, che poi va a formare il numeratore del rapporto spesa/Pil.

Osservatorio sulle pensioni

L’importo complessivo annuo risulta pari a 192,6 miliardi di euro, di cui 173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. Il 66% dell’importo è erogato dalle gestioni lavoratori dipendenti, il 23,8% da quelle dei lavoratori autonomi, il 10,1% da quelle assistenziali.


[3] Dialogo n. 2 nel blog neo-liberista NoisefromAmerika: pensioni


[4] Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica


[5] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli


Post scriptum:

Al termine della discussione n. 5 sul sito NoisefromAmerika, dopo la settimana di Ferragosto cancellata dalla redazione, mi sono cancellato dalla loro newsletter, dandone le motivazioni negli ultimi miei 2 commenti intitolati “Boccaloni e incontinenti verbali” e “Il frate assassino de “Il nome della rosa”. Ho riportato la discussione completa qui:

Dialogo n. 5 nel blog neo-liberista NoisefromAmerika: Isis

Ho esagerato apposta, ma il sedicente liberale, irascibile e permaloso prof. Michele Boldrin meritava anche peggio.



Post collegati:


Dialogo nel blog neo-liberista NoisefromAmerika su Keynes e dintorni


Dialogo n. 3 nel blog neo-liberista NoisefromAmerika: pensioni


Dialoghi sull’INPS che ha un buco e può fallire



La mezza verità dell’OCSE sulla spesa pensionistica italiana

 
Ocse: rischio pensioni per l'Italia. Penalizzati mamme e giovani
La spesa previdenziale è la più alta dell'intera area, mentre i contributi versati da lavoratori e imprese sono al 33%. A rendere più difficile la tenuta del sistema contribuisce la sentenza della Consulta sulle perequazioni
01 dicembre 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/12/01/news/ocse_pensioni-128543541/


***

1.    Spesa pensionistica italiana: disinformazione e controinformazione infinite.

2.     Secondo un proverbio ebraico, le mezze verità equivalgono a bugie intere.

3.     Il gruppo di Paesi OCSE è, dal punto di vista del welfare, molto più eterogeneo dei Paesi che compongono l’Unione Europea. 

*** 

Questo articolo di Repubblica alimenta erroneamente la convinzione che il sistema pensionistico italiano sia il più costoso oggi e insostenibile nel lungo periodo e che abbia perciò bisogno – come chiede l’OCSE - di ulteriori interventi strutturali. Sarebbe la nona riforma negli ultimi 25 anni.

Dal 1992, infatti, le riforme delle pensioni sono state 8 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011).

Oltre a quella Dini che ha introdotto il metodo contributivo, le ultime 4 riforme: Damiano (2007, in parte), Sacconi (2010 e 2011) e Fornero (2011) stanno producendo e produrranno risparmi fino al 2060 per centinaia di miliardi di € (cfr. MEF). Dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano, come riconosciuto dall’UE, è tra i più severi e sostenibili in UE28.

Ancor più se si depura la spesa pensionistica dalle voci spurie, con un rapporto spesa pensionistica/Pil che scende dal 15,8% (dato OCSE) al massimo al 11,8%!

Le voci spurie sono:

1.    TFR, che è salario differito e può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento[10] (circa 1,5% del Pil);

2.    un 8% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica;[11]

3.    un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di 42-45 mld di imposte, più vicino ai 45);

4.    un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi, dove non vengono classificati spesa pensionistica), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

5.    infine, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali ( = minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna). 

Altro discorso, invece, è:

a) l’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento, decisa non da Fornero ma da Sacconi, quindi non nel 2011, come scrive erroneamente l’OCSE e ripete pari pari Repubblica, ma nel 2010 (DL 78/2010),

- sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti (66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi), tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2021;

- sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero - l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che dal 2018, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale.

Basterebbe, come in Francia, adottare un criterio meno severo e intervenire su questo meccanismo per fermare o almeno rallentare questa sorta di giostra impazzita dell’età di pensionamento crescente;

b) l’inadeguatezza delle future pensioni dei lavoratori precari, che andrebbe risolto attingendo o dalla spesa pensionistica delle classi più remunerate o dalla spesa sociale allargata o dalla fiscalità generale (ci sono già delle proposte). 

Infine, va rimarcato con forza che sia l’OCSE, che almeno compara la spesa pensionistica dei vari Paesi sia al lordo che al netto delle imposte, sia, ancor di più, l’FMI, sia numerosi altri alimentano colpevolmente la DISINFORMAZIONE sulla spesa pensionistica italiana. 

(Cfr. Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html oppure, se in avaria,
http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html),
 
 
Documento collegato:
 
Pensions at a Glance 2015
OECD and G20 indicators
http://www.oecd.org/publications/oecd-pensions-at-a-glance-19991363.htm  
 
 
**********
 
http://vincesko.blogspot.com/2015/12/la-mezza-verita-dellocse-sulla-spesa.html
 


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permalink | inviato da magnagrecia il 2/12/2015 alle 13:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Cucinare, pulire e crescere i figli vale da un quinto alla metà del Pil

Sempre durante il recupero del miei dati dal blog “Percentualmente”, ho ritrovato questo mio commento che ora riporto volentieri nel mio blog.

 

4 apr 2011

 

Vincesko  4 aprile 2011 alle 16:34

Rifletto sul ruolo delle donne da oltre 15 anni. In base all’osservazione empirica, suffragata da qualche buona lettura, sono pervenuto alla conclusione – l’ho già scritto più volte, anche nel mio blog e qui http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/03/08/le-donne-secondo-listat/– che la donna italiana non è la soluzione, ma il problema, in particolare al Sud (sono meridionale), sia nel ruolo di insegnante che, soprattutto, di madre.

Lo scorso 20 ottobre, a “Linea Notte”, discutendo dell’omicidio di Sarah e commentando il titolo del “Riformista” “Povero maschio”, l’intelligente Dacia Maraini arrivò alla conclusione che al Sud forse (!) vige il matriarcato. Avrei voluto farle osservare che nel Sud il matriarcato c’è da secoli e non ha mai smesso. E’ sufficiente fare una riflessione su chi comanda nelle famiglie, osservando il parentado e la cerchia amicale: nell’80% è la donna, anche se questo spesso viene negato. Il matriarcato, auspicato dal Prof. Veronesi nel suo ultimo libro, è invece nel Sud forse il principale freno al cambiamento, costituito in generale dalla donna, soprattutto come madre ed insegnante. Ma, come ho già scritto altrove, non è casuale, ci sono due motivi: il primo, è un problema di modello: il modello delle figlie femmine è la madre, se la madre è educata male, educherà male i propri figli e le figlie tenderanno inevitabilmente ad imitarla; il secondo, le figlie femmine sono trattate peggio in famiglia, vengono represse di più, anche e forse soprattutto sul versante sessuale (cfr. Sigmund Freud “La repressione delle curiosità sessuali e sviluppo intellettuale”, v. post/1 in calce a questo http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2620263.html ), e questo produce inevitabilmente il tramandarsi ed il perpetuarsi di un paradigma educativo repressivo, col corollario (= conseguenza) di “resistenze”: al cambiamento, al miglioramento, individuale e collettivo.

Secondo gli esperti, pare incontestabile il fenomeno che va sotto il nome di FEMMINILIZZAZIONE della società, effetto della perdita di ruolo da parte del padre, a fronte di una prevalenza crescente del ruolo della madre. Questo ribaltamento crescente tra i ruoli padre/madre ha come conseguenza l’affievolirsi del peso della figura paterna nella costruzione della personalità dei maschi, a vantaggio delle femmine. Io, per ragioni di lavoro, ho conosciuto centinaia di femmine meridionali over 22 (ma poche laureate); dalla mia esperienza ho tratto la constatazione di un deficit – talora elevato – del livello medio di autostima.

E’ strano per me che non si riesca a fare 2+2.
1. Da sempre, in Italia, in particolare al Sud, c’è una sorta di tacita divisione del potere: la donna comanda in casa, l’uomo fuori dalla casa.
2. La scarsa partecipazione delle donne – in politica come nel lavoro esterno – rende l’Italia più debole e vulnerabile e condannata ad un più basso tasso di crescita. Succede la stessa cosa, secondo uno studio dell’ONU che ho già ‘postato’ qui, beninteso in più ampia scala, per i paesi arabi e mussulmani in genere.
3. Le quote rosa per iniziare servono, ma sono solo un palliativo; occorre pensare ad un progetto educativo che abbia come soggetto ed oggetto principale le donne-madri (v. http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2580796.html ).
4. E’ ingenuo ed inefficace (inefficace = improduttivo di effetti concreti, quindi inutile perdita di tempo), lamentarsi (la lamentela è lo sport nazionale più diffuso, sia degli uomini che, in particolare, delle donne) ed affidarsi alla generosità degli altri, soprattutto degli uomini, in particolare degli uomini politici. E’ la donna-madre-educatrice – assieme alle modalità in cui dispiega il suo ruolo nella famiglia – l’artefice non solo del proprio destino, del proprio ruolo e di quello dei figli/figlie, ma del carattere e del destino dell’intero popolo italiano.
5. Qualunque semplice auspicio di una maggiore collaborazione tra l’uomo e la donna – apprezzabile – non serve a niente: occorre agire, aggredendo le cause determinanti: il ruolo della donna-madre-educatrice (delle responsabilità dell’uomo non impedirei a nessuno di parlare, nel senso che gli darei subito ragione e anche una mano).

PS: Io vivo da 16 anni da single, e per necessità e per scelta (tranne brevi periodi) mi faccio tutto – tutto – da me.

http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/04/04/cucinare-pulire-e-crescere-i-figli-vale-da-un-quinto-alla-meta-del-pil/

LETTERA AL DIRETTORE FERRUCCIO DE BORTOLI

           

Egr. Direttore De Bortoli,

 

Lei, anche stasera [8-11] a “Ballarò”, ed il “Corriere” e persino giornali supposti di sinistra non fate altro che parlare di necessità di riformare le pensioni, mentre, come Lei sa bene, finora i ricchi l’hanno fatta quasi franca, e i giornalisti, capitanati da direttori ed editorialisti di giornale di destra, Belpietro, Sechi, Bechis, Porro, ecc., cui si sono aggregati anche alcuni di sinistra, come Mineo e Menichini, hanno montato una vera e propria canea contro il contributo di solidarietà, che li colpiva direttamente.

 

E’ superfluo notare che troppo spesso, in un Paese stortignaccolo come il nostro, si appronta un tavolo con le solite 3 gambe che riguardano i ceti meno abbienti, “dimenticando” o riducendo le dimensioni della quarta, che riguarda i più abbienti.

E’ perciò colpevole, Dott. De Bortoli, contribuire ad alimentare la solita disinformazione ed ammuina da “utili idioti” dei ricchi.

 

In conclusione, concretamente, al sottoscritto le manovre correttive per il risanamento dei conti pubblici (non dell’INPS, i cui conti sono in attivo ed in equilibrio fino al 2050) stanno comportando quest’anno un mancato introito pensionistico di 20 mila €; ai ricchi, ai loro utili idioti ed a voi giornalisti che chiedete le riforme per gli altri ad ogni piè sospinto, quanto?

 

Mi permetto di inviarLe questo appunto esplicativo.

 

Cordialmente,

 

 

APPUNTO DOPO LE LETTERE DELLA BCE AL GOVERNO E DEL GOVERNO ALL’UE

 

Com’è noto, l’ammontare elevatissimo del debito pubblico e la stentata crescita, in un contesto di grave crisi economica che ha investito, a partire dal 2008, tutti i Paesi occidentali, hanno reso necessario il varo di una serie di manovre correttive severe, che hanno sempre interessato, ogni volta, anche la previdenza e l’assistenza. Ma non è finita. Si preannunciano, per reperire risorse, ulteriori interventi sulle pensioni, sollecitati dagli organismi europei. Provo allora a fare il punto.

 

Vorrei osservare che: a) si sbaglia, almeno per indeterminatezza, non distinguendo opportunamente tra le due tipologie di pensione: vecchiaia e anzianità;  b) il sistema pensionistico italiano, dopo le 7 più o meno importanti riforme varate dal 1992 [1], è per il 3° anno inattivo [2] (nonostante la crisi occupazionale) ed in equilibrio fino al 2050 [3] (l’UE lo sa molto bene, ed anche la BCE, che ha menzionato nella famosa lettera soltanto quelle d’anzianità [4]); c) per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia, infatti, è in linea addirittura col “benchmark” europeo [5], poiché è già ora a 66 anni (per effetto dell’eufemistica “finestra” di 12 mesi), dal 2013 a 66 anni e 3 mesi, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita; per crescere fino a 67 nel 2021 ed oltre 68 nel 2032 [6]; d) è vero, invece, che non sono state riformate ulteriormente le pensioni di anzianità anticipate (età + anzianità di lavoro), disallineate rispetto alla media Ocse [7]; ma quelle ordinarie sono già a 41 anni e saliranno anch’esse gradualmente in base all’aspettativa di vita.

 

E’ opportuno puntualizzare, inoltre, che il problema del sistema previdenziale non è soltanto l’età pensionabile di anzianità o non è soltanto il c.d. “tasso di sostituzione”, ma anche l’assenza di un limite agli importi pensionistici. Dai dati dell’osservatorio statistico sulle pensioni dell’Inps, emerge che al 2009 il 2,21 per cento delle pensioni vigenti è di importo superiore ai 2.500 euro mensili, che incidono per più del 10,6 per cento della spesa complessiva [8] (tra queste quelle dei dirigenti, la cui gestione è dovuta confluire nell’Inps perché andata in difficoltà per troppa generosità [9]).

E tutto questo mentre, dai dati Istat sul rapporto annuale dell’Inps diffuso a maggio scorso, emerge che il 70,5 per cento dei trattamenti pensionistici erogati non supera i mille € al mese e che il 39,1 per cento delle pensioni è inferiore a 500 € al mese [10].

 

In ogni caso, per restare allineati alla media Ocse della spesa sociale complessiva, i risparmi rivenienti dall’aumento dell’età pensionabile di anzianità (da attuare attraverso il meccanismo di incentivi/disincentivi previsto dalla riforma Dini) dovranno rimanere nel capitolo previdenza (e assistenza), ad esempio finanziando il reddito minimo garantito universale (l’Italia è l’unico paese,oltre alla Grecia, che non lo prevede), oppure per adeguare il ‘tasso di sostituzione’ pensionistico per i lavoratori precari.

 

Dopo aver addossato l’onere del risanamento (140 mld nell’ultimo anno e mezzo soltanto come manovre correttive, escludendo quindi le leggi di stabilità, ex finanziaria) in gran parte sul ceto medio-basso e sui poveri, le risorse indispensabili alla crescita vanno prese da quelli che i soldi ce li hanno: il 10% di Italiani che detiene il 45% della ricchezza nazionale [11].

Le misure ormai sono condivise dalla stragrande maggioranza degli Italiani (tranne Silvio B. e Giulio T. ed i loro utili idioti).
In attesa degli eurobond [12] (non a caso caldeggiati anche da Tremonti) e della TTF [13], occorre, in particolare:
a) reintrodurre, come ha suggerito anche la Banca d’Italia recentemente [14], l’ICI sulla prima casa dei più abbienti, abolita dal governo Berlusconi (2,5 mld circa), lasciando le franchigie decise dal 2° governo Prodi [15].
b) introdurre, come hanno suggerito, da ultimo, anche le associazioni imprenditoriali, un’imposta patrimonialeordinaria ad aliquota bassa sulla ricchezza netta al di sopra di una certa soglia, cioè prevedendo una franchigia di almeno 800 mila € [16];
c) ritassare, come suggerito da Pierluigi Bersani, i capitali scudati;
d) eliminare lo scandaloso doppio stipendio ai magistrati fuori ruolo.

La concentrazione della ricchezza e le disuguaglianze sono scandalose e crescenti; basta leggere le statistiche (dell’ONU, dell’OCSE, della Banca d’Italia, non di “Liberazione” [11]), per rendersene conto. O il documento del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, uscito il 24-10 scorso [17]. O basta analizzare sulle spalle di chi, ripeto, sta gravando e graverà l’onere dei 140 miliardi di € (pari a 270.000 mld di Lire) delle manovre correttive varate dall’attuale governo nell’ultimo anno e mezzo. Anche… Catalano direbbe che è più equo se la crisi la pagano anche i ricchi (soprattutto quelli che l'hanno provocata), non solo i meno abbienti ed i poveri.

 

 

[1] Riforme delle Pensioni:Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011.

 

[2] Il Sole 24 Ore Radiocor - Roma, 28 lug

“Inps: Civ approva consuntivo 2010, avanzo finanziario cala a 1,66 mld”

http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-961509/inps-civ-approva-consuntivo-2010/

 

[3] Programma Nazionale di Riforma

Bozza* – novembre 2010

http://europa.dol.it/allegatidef/piano%20Tremonti122384.pdf

N.B.: nella proiezione ivi contenuta, non sono comprese le misure 2011 sulle pensioni.

 

[4] Lettera BCE
http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml

 

[5] Joint Report of Pensions 2010 della Commissione europea - News

http://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=it&catId=89&newsId=958&furtherNews

N.B.: I dati sono sintetizzati in questo articolo:

http://www.businesspeople.it/Societa/Attualita/Pensioni-cosa-ci-differenzia-dall-Europa_25723 

 

[6] La Normativa in Materia di Pensioni Pubbliche dopo le Manovre Economiche del 2011

http://www.flcgil.it/sindacato/documenti/approfondimenti/scheda-flc-cgil-la-normativa-sulle-pensioni-pubbliche-dopo-le-manovre-economiche-del-2011.flc

 

[7] Punti salienti OCSE "Pensions at a Glance 2011"

http://www.oecd.org/dataoecd/16/60/47368940.pdf 

Sintesi in italiano

http://www.oecdbookshop.org/oecd/get-it.asp?REF=8111016e5.pdf&TYPE=browse

 

[8] “L’austerità vista da sinistra”

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002251.html

 

[9] “L’avventurosa storia dell’istituto di previdenza dei dirigenti industriali”

http://www.manageritalia.it/content/download/Informazione/Giornale/Dicembre2002/pag28.pdf

 

[10] Dati ISTAT sulla base del Rapporto INPS (v. Fig. 7)

http://www.istat.it/it/files/2011/06/testointegrale20110621.pdf?title=Trattamenti+pensionistici+e+beneficiari+-+21%2Fgiu%2F2011+-+Testo+integrale.pdf

Il rapporto INPS 2010

http://www.pmi.it/file/whitepaper/000560.pdf

 

[11] Distribuzione della ricchezza

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2563890.html

 

[12] “EuroUnionBond per la nuova Europa”

di Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml

 

[13] “Risoluzione del Parlamento europeo dell’8 marzo 2011 su un finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo”

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2011-0080+0+DOC+XML+V0//IT&language=IT

 

[14] “E Bankitalia rilancia l'Ici. Ripristinarla sulla prima casa ma tagliando le tasse sul lavoro”

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/10/14/bankitalia-rilancia-ici-ripristinarla-sulla.html

 

[15] “Abolizione dell’ICI”

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558596.html)

 

[16] Dossier “Imposta patrimoniale”

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html)

 

[17] “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”

http://www.pcgp.it/dati/2011-10/24-999999/RIFORMA-MONETARIA-italiano.pdf

 

 

P.S.: Per reperire i vari link attivi, do il link al mio 'post'
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2695770.html

 

 

APPUNTO DOPO LE LETTERE DELLA BCE AL GOVERNO E DEL GOVERNO ALL’UE

           

Com’è noto, l’ammontareelevatissimo del debito pubblico e la stentata crescita, in un contesto di gravecrisi economica che ha investito, a partire dal 2008, tutti i Paesi occidentali,hanno reso necessario il varo di una serie di manovre correttive severe, che hannosempre interessato, ogni volta, anche la previdenza e l’assistenza. Ma non èfinita. Si preannunciano, per reperire risorse, ulteriori interventi sullepensioni, sollecitati dagli organismi europei. Provo allora a fare il punto.

 

Vorreiosservare che: a) si sbaglia, almeno per indeterminatezza, non distinguendoopportunamente tra le due tipologie di pensione: vecchiaia e anzianità;  b) ilsistema pensionistico italiano, dopo le 7 più o meno importanti riforme varatedal 1992 [1], è per il 3° anno inattivo [2] (nonostante la crisioccupazionale) ed in equilibrio fino al 2050 [3] (l’UE lo sa molto bene, ed anche la BCE, che ha menzionatonella famosa lettera soltanto quelle d’anzianità [4]); c) per quantoriguarda le pensioni di vecchiaia, infatti, è in linea addirittura col“benchmark” europeo [5], poiché ègià ora a 66 anni (per effetto dell’eufemistica “finestra” di 12 mesi), dal2013 a 66 anni e 3 mesi, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita;per crescere fino a 67 nel 2021 ed oltre 68 nel 2032 [6]; d) è vero, invece,che non sono state riformate ulteriormente le pensioni di anzianità anticipate(età + anzianità di lavoro), disallineate rispetto alla media Ocse [7]; ma quelle ordinarie sono già a 41anni e saliranno anch’esse gradualmente in base all’aspettativa di vita.

 

E’ opportunopuntualizzare, inoltre, che il problema del sistema previdenziale non èsoltanto l’età pensionabile di anzianità o non è soltanto il c.d. “tasso disostituzione”, ma anche l’assenza di un limite agli importi pensionistici. Daidati dell’osservatorio statistico sulle pensioni dell’Inps, emerge che al 2009il 2,21 per cento delle pensioni vigenti è di importo superiore ai 2.500 euromensili, che incidono per più del 10,6 per cento della spesa complessiva [8] (tra queste quelle dei dirigenti,la cui gestione è dovuta confluire nell’Inps perché andata in difficoltà pertroppa generosità [9]).

E tutto questomentre, dai dati Istat sul rapporto annuale dell’Inps diffuso a maggio scorso,emerge che il 70,5 per cento dei trattamenti pensionistici erogati non supera imille € al mese e che il 39,1 per cento delle pensioni è inferiore a 500 € almese [10].

 

In ogni caso,per restare allineati alla media Ocse della spesa sociale complessiva, irisparmi rivenienti dall’aumento dell’età pensionabile di anzianità (da attuaremediante il meccanismo di incentivi/disincentivi previsto dalla riforma Dini)dovrannorimanere nel capitolo previdenza (e assistenza), ad esempio finanziando ilreddito minimo garantito universale (l’Italia è l’unico paese, oltre allaGrecia, che non lo prevede), oppure per adeguare il ‘tasso di sostituzione’pensionistico per i lavoratori precari.

 

Dopo aver addossatol’onere del risanamento (140 mld nell’ultimo anno e mezzo soltanto come manovrecorrettive, escludendo quindi le leggi di stabilità, ex finanziaria) in granparte sul ceto medio-basso e sui poveri, lerisorse indispensabili alla crescita vanno prese da quelli che i soldi ce lihanno: il 10% di Italiani che detiene il 45% della ricchezza nazionale [11].

Le misure ormai sonocondivise dalla stragrande maggioranza degli Italiani (tranne Silvio B. eGiulio T. ed i loro utili idioti).
In attesa degli eurobond [12] (non acaso caldeggiati anche da Tremonti) e della TTF [13], occorre, in particolare:
a) reintrodurre, come ha suggerito anche la Banca d’Italiarecentemente [14], l’ICI sulla prima casa dei più abbienti,abolita dal governo Berlusconi (2,5 mld circa), lasciando le franchigie decisedal 2° governo Prodi [15].
b) introdurre, come hanno suggerito, da ultimo, anche le associazioniimprenditoriali, un’imposta patrimonialeordinaria ad aliquota bassa sulla ricchezza netta al di sopra di una certasoglia, cioè prevedendo una franchigia di almeno 800 mila € [16];
c) ritassare, come suggerito da Pierluigi Bersani, i capitali scudati;
d) eliminare lo scandaloso doppiostipendio ai magistrati fuori ruolo.

La concentrazione della ricchezza e le disuguaglianze sono scandalosee crescenti; basta leggere le statistiche (dell’ONU, dell’OCSE, della Bancad’Italia, non di Liberazione [11]), per rendersene conto. O ildocumento del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, uscito il24-10 scorso [17]. O bastaanalizzare sulle spalle di chi, ripeto, sta gravando e graverà l’onere dei 140miliardi di € (pari a 270.000 mld di Lire) delle manovre correttive varatedall’attuale governo nell’ultimo anno e mezzo. Anche… Catalano direbbe che èpiù equo se la crisi la pagano anchei ricchi (soprattutto quelli che l'hanno provocata), non solo i meno abbientied i poveri.

 

 

[1] Riforme delle Pensioni: Amato, 1992; Dini, 1995;Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi,2010; Berlusconi/Sacconi, 2011.

 

[2] Il Sole 24 Ore Radiocor - Roma, 28 lug

“Inps: Civ approva consuntivo2010, avanzo finanziario cala a 1,66 mld”

http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-961509/inps-civ-approva-consuntivo-2010/

“Pensioni.Perché è giusto indignarsi”

diFelice Roberto Pizzuti

Il sistema previdenziale è strutturalmente inequilibrio. Il saldo tra le entrate e le prestazioni pensionistiche al nettodelle ritenute fiscali è attivo per un ammontare di 27,6 miliardi

http://www.sinistrainrete.info/component/content/article/73-spesa-pubblica/1665-felice-roberto-pizzuti-pensioni-perche-e-giusto-indignarsi.html

[3] Programma Nazionale diRiforma

Bozza* – novembre 2010

http://europa.dol.it/allegatidef/piano%20Tremonti122384.pdf

N.B.: nella proiezione ivicontenuta, non sono comprese le misure 2011 sulle pensioni.

 

[4] Lettera BCE
http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml

 

[5] Joint Report of Pensions2010 della Commissione europea - News

http://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=it&catId=89&newsId=958&furtherNews

N.B.: I dati sono sintetizzatiin questo articolo:

http://www.businesspeople.it/Societa/Attualita/Pensioni-cosa-ci-differenzia-dall-Europa_25723 

 

[6] La Normativa in Materia diPensioni Pubbliche dopo le Manovre Economiche del 2011

http://www.flcgil.it/sindacato/documenti/approfondimenti/scheda-flc-cgil-la-normativa-sulle-pensioni-pubbliche-dopo-le-manovre-economiche-del-2011.flc

 

[7] Punti salienti OCSE"Pensions at a Glance 2011"

http://www.oecd.org/dataoecd/16/60/47368940.pdf 

Sintesi in italiano

http://www.oecdbookshop.org/oecd/get-it.asp?REF=8111016e5.pdf&TYPE=browse

 

[8] “L’austeritàvista da sinistra”

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002251.html

 

[9] “L’avventurosastoria dell’istituto di previdenza dei dirigenti industriali”

http://www.manageritalia.it/content/download/Informazione/Giornale/Dicembre2002/pag28.pdf

 

[10] Dati ISTAT sulla base del Rapporto INPS (v. Fig. 7)

http://www.istat.it/it/files/2011/06/testointegrale20110621.pdf?title=Trattamenti+pensionistici+e+beneficiari+-+21%2Fgiu%2F2011+-+Testo+integrale.pdf

Il rapporto INPS 2010

http://www.pmi.it/file/whitepaper/000560.pdf

 

[11] Distribuzione della ricchezza

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2563890.html

 

[12] “EuroUnionBond per la nuova Europa”

di Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml

 

[13] “Risoluzione del Parlamento europeo dell’8 marzo 2011 suun finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo”

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2011-0080+0+DOC+XML+V0//IT&language=IT

 

[14] “E Bankitalia rilancia l'Ici. Ripristinarla sulla prima casa ma tagliandole tasse sul lavoro”

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/10/14/bankitalia-rilancia-ici-ripristinarla-sulla.html

 

[15] “Abolizione dell’ICI”

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558596.html)

 

[16] Dossier “Imposta patrimoniale”

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html)

 

[17] “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionalenella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”

link sostituito da:




 

LETTERE A PAOLO MIELI E BIANCA BERLINGUER

             

Egr. Dott. Mieli,

Egr. Dottoressa Berlinguer,

 

Ho ascoltato poco fa la Sua dichiarazione, alla trasmissione di Santoro “Servizio pubblico”, sulle pensioni, che andrebbero riformate. E’ un ritornello che si sente spesso, e si legge anche su giornali supposti di sinistra. Sovente come unica soluzione alla crisi, o almeno senza citare altro.

 

[Ho ascoltato poco fa, come d’abitudine, “Linea Notte” e, come capita spesso quando si parla di crisi, il conduttore, segnatamente Giuliano Giubilei, cita le pensioni, che andrebbero riformate. E’ un ritornello che si legge o si sente spesso anche su giornali o tv supposti di sinistra. Talora come unica soluzione alla crisi, o almeno senza citare altro.]

 

Preliminarmente, ci si sbaglia, almeno per indeterminatezza, non distinguendo opportunamente tra le due tipologie di pensione: vecchiaia ed anzianità.

Poi: a) il sistema pensionistico italiano, dopo le 7 più o meno importanti riforme varate dal 1992, è per il 3° anno in attivo [1] (nonostante la crisi occupazionale) ed in equilibrio fino al 2050 [2] (l’UE lo sa molto bene! Ed anche la BCE, che ha menzionato nella famosa lettera soltanto quelle d’anzianità [3]; la lettera della BCE, peraltro, va considerata integralmente, anche per quanto riguarda il rafforzamento degli ammortizzatori sociali, poiché – s’informi - ci sono milioni di cittadini, parecchi di loro over 45, ed anche over 60, anche con famiglia a carico, senza lavoro e completamente privi di tutele); b) per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia, infatti, è in linea addirittura col “benchmark” europeo [4], poiché è già ora a 66 anni (per effetto dell’eufemistica “finestra” di 12 mesi), dal 2013 a 66 anni e 3 mesi, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita; per crescere fino a 67 entro il 2021 ed oltre 68 nel 2032 [5]; c) è vero, invece, che non sono state riformate ulteriormente le pensioni di anzianità anticipate (età + anzianità di lavoro), disallineate rispetto alla media Ocse [6]; ma quelle ordinarie sono già a 41 anni e saliranno anch’esse gradualmente in base all’aspettativa di vita. Le pensioni di anzianità vanno eventualmente riformate sulla base di incentivi/disincentivi previsti dalla legge Dini.

 

E’ opportuno puntualizzare, inoltre, che il problema del sistema previdenziale non è soltanto l’età pensionabile di anzianità o non è soltanto il c.d. “tasso di sostituzione”, ma anche l’assenza di un limite agli importi pensionistici. Dai dati dell’osservatorio statistico sulle pensioni dell’Inps, emerge che al 2009 il 2,21 per cento delle pensioni vigenti è di importo superiore ai 2.500 euro mensili, che incidono per più del 10,6 per cento della spesa complessiva (tra queste quelle dei dirigenti, la cui gestione è dovuta confluire nell’Inps perché andata in difficoltà per troppa generosità).

E tutto questo mentre, dai dati Istat sul rapporto annuale dell’Inps diffuso a maggio scorso, emerge che il 70,5 per cento dei trattamenti pensionistici erogati non supera i mille € al mese e che il 39,1 per cento delle pensioni è inferiore a 500 € al mese.

 

In ogni caso, per restare allineati alla media Ocse della spesa sociale complessiva, i risparmi rivenienti dall’aumento dell’età pensionabile di anzianità dovranno rimanere nel capitolo previdenza (e assistenza), ad esempio finanziando il reddito minimo garantito universale (l’Italia è l’unico paese, oltre alla Grecia, che non lo prevede), oppure per adeguare il ‘tasso di sostituzione’ pensionistico per i lavoratori precari.

 

Dopo aver addossato l’onere del risanamento (140 mld nell’ultimo anno e mezzo soltanto come manovre correttive, escludendo quindi le leggi di stabilità, ex finanziaria) in gran parte sul ceto medio-basso e sui poveri (mentre i giornalisti, capitanati da direttori ed editorialisti di giornale di destra, Belpietro, Sechi, Bechis, Porro, ecc., cui si sono aggregati anche alcuni di sinistra, come Mineo e Menichini, hanno montato una vera e propria canea contro il contributo di solidarietà, che li colpiva direttamente), le risorse indispensabili alla crescita vanno prese da quelli che i soldi ce li hanno: il 10% di Italiani che detiene il 45% della ricchezza nazionale.

Le misure ormai sono condivise dalla stragrande maggioranza degli Italiani (tranne Silvio B. e Giulio T. ed i loro utili idioti).
In attesa degli eurobond (non a caso caldeggiati da Tremonti) e della TTF, occorre:
a) reintrodurre, come ha suggerito anche la Banca d’Italia recentemente, l’ICI sulla prima casa dei più abbienti, abolita dal governo Berlusconi (2,5 mld circa), lasciando le franchigie decise dal 2° governo Prodi (v. “Abolizione ICI

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558596.html )
b) introdurre, come hanno suggerito, da ultimo, anche le associazioni imprenditoriali, un’imposta patrimoniale ordinaria ad aliquota bassa sulla ricchezza netta al di sopra di una certa soglia, cioè prevedendo una franchigia di almeno 800 mila € (v. Dossier “Imposta patrimoniale”

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html );
c) ritassare, come suggerito da Pierluigi Bersani, i capitali scudati;
d) eliminare lo scandaloso doppio stipendio ai magistrati fuori ruolo.

E’ colpevole contribuire ad alimentare, Dott. Mieli [Dott.ssa Berlinguer], la solita disinformazione ed ammuina da “utili idioti” dei ricchi. La concentrazione della ricchezza e le disuguaglianze sono scandalose e crescenti; basta leggere le statistiche (dell’ONU, dell’OCSE, della Banca d’Italia, non di Liberazione [7]), per rendersene conto. O il documento del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, uscito il 24-10 scorso [8]. O basta analizzare sulle spalle di chi, ripeto, sta gravando e graverà l’onere dei 140 miliardi di € (pari a 270.000 mld di Lire) delle manovre correttive varate dall’attuale governo nell’ultimo anno e mezzo. Anche… Catalano direbbe che è più equo se la crisi la pagano ANCHE i ricchi (soprattutto quelli che l'hanno provocata), non solo i meno abbienti ed i poveri.

 

Cordialmente,

 

 

[1] (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 28 lug

Inps: Civ approva consuntivo 2010, avanzo finanziario cala a 1,66 mld

http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-961509/inps-civ-approva-consuntivo-2010/

 

[2] Programma Nazionale di Riforma

Bozza* – novembre 2010

http://europa.dol.it/allegatidef/piano%20Tremonti122384.pdf

N.B.: nella proiezione ivi contenuta, non sono comprese le misure 2011 sulle pensioni.

 

[3] Lettera BCE
http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml

 

[4] Joint Report of Pensions 2010 della Commissione europea - News

http://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=it&catId=89&newsId=958&furtherNews

N.B.: I dati sono sintetizzati in questo articolo:

http://www.businesspeople.it/Societa/Attualita/Pensioni-cosa-ci-differenzia-dall-Europa_25723  

 

[5] La Normativa In Materia Di Pensioni Pubbliche dopo le Manovre Economiche del 2011

http://www.flcgil.it/sindacato/documenti/approfondimenti/scheda-flc-cgil-la-normativa-sulle-pensioni-pubbliche-dopo-le-manovre-economiche-del-2011.flc

 

[6] Punti salienti OCSE "Pensions at a Glance 2011"

http://www.oecd.org/dataoecd/16/60/47368940.pdf  

Sintesi in italiano

http://www.oecdbookshop.org/oecd/get-it.asp?REF=8111016e5.pdf&TYPE=browse

 

[7] Distribuzione della ricchezza

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2563890.html

 

[8] “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”

http://www.pcgp.it/dati/2011-10/24-999999/RIFORMA-MONETARIA-italiano.pdf

LETTERA A EUGENIO SCALFARI

           

Egr. Dott. Scalfari,

 

La leggo dal lontano 1970, da quando Lei era direttore de "L'Espresso" (formato lenzuolo), e finora mi sono trovato praticamente sempre d'accordo con quello che Lei ha scritto. M'è capitato, nella mia vita, soltanto con un altro giornalista, il grande Gianni Brera, tranne nel giudizio su Dino Zoff, ch'egli appellava il "portierone" ed io (dopo il campionato mondiale in Argentina) il "mongoloide".

 

Ma non condivido ciò che Lei ha scritto oggi nel Suo editoriale http://www.repubblica.it/politica/2011/10/30/news/l_europa_ci_protegge_ma_diffida_di_lui-24123552/ riguardo a 2 punti:

 

1) Lei ha scritto (rivolgendosi a Mario Draghi): "Nel frattempo avete dimostrato soddisfazione per la riforma delle pensioni che però non avete affatto ottenuto".

Si sbaglia, almeno per indeterminatezza, non distinguendo opportunamente tra le due tipologie di pensione: come ho eccepito a Ezio Mauro (Le inoltro lo scambio delle 3 e-mail[*]), a) il sistema pensionistico italiano, dopo le 7 più o meno importanti riforme varate dal 1992, è in notevole attivo ed in equilibrio fino al 2050 (e l'UE lo sa molto bene!); b) per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia, è in linea addirittura col "benchmark" europeo, poiché è già ora a 66 anni (per effetto dell'eufemistica "finestra" di 12 mesi), dal 2013 a 66 anni e 3 mesi, per effetto dell'adeguamento all'aspettativa di vita, per crescere fino a oltre 67 entro il 2024 ed oltre 68 nel 2032; c) è vero, invece, che non sono state riformate ulteriormente le pensioni di anzianità anticipate (età + anzianità di lavoro), disallineate rispetto alla media OCSE; ma quelle ordinarie sono già a 41 anni e saliranno anch'esse gradualmente in base all'aspettativa di vita. In ogni caso, i risparmi rivenienti dalla futura riforma delle pensioni d'anzianità devono rimanere nel capitolo della previdenza ed assistenza (per finanziare l'indispensabile reddito minimo garantito universale e le pensioni dei precari), poiché la spesa sociale complessiva è in linea con la media OCSE.

 

2) Il secondo punto riguarda Renzi. Premetto che non sono né - ovviamente, da quel che ho scritto: ho una ventina d'anni meno di Lei - giovane, né renziano. Ma giudico salutare e benvenuta l'iniziativa di Renzi, in un Paese conservatore, stortignaccolo e governato dai nonni e dai bisnonni, come il nostro. Francamente, mi sembra strano - e ne sono sinceramente dispiaciuto - che Lei sia talmente invecchiato spiritualmente da non sostenere - persino, in parte, beninteso, al di là del merito delle proposte di Renzi (che peraltro sono in divenire) - un'opportunità del genere.

 

Con sincera stima e cordialità,

 

Data: 30/10/2011  16:45

 

 

[*] Lettera al direttore di "Repubblica" Ezio Mauro

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2692273.html

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LETTERA ALL'ON. PIERFERDINANDO CASINI

           

Egr. Sig. Presidente Casini,

 

Lei, in questi ultimi giorni, come misura strutturale per finanziare la crescita, ha affermato che l’UDC appoggerebbe la riforma delle pensioni. Senza menzionare altro.

 

Mi permetto di osservare (premettendo che io sono già in pensione, ma la stessa mi verrà erogata dopo 12 mesi, con un mancato introito quest'anno di quasi 20 mila €):

 

1) Spesa pensionistica.

E’ vero che la spesa sociale italiana è in linea con quella media OCSE, ma non la voce pensioni, né l’età di pensionamento. Quindi ci sono margini d’intervento, che andrebbero però definiti sulla base di incentivi-disincentivi decisi con la riforma Dini del 1995, che è una delle 7 (sette) riforme delle pensioni varate a partire dal 1992,

che hanno messo in equilibrio il sistema pensionistico italiano fino al 2050, per cui esso è ora tra i più solidi e severi (e l’UE lo sa molto bene!). Dopo le manovre economiche del 2011, nel 2026 gli uomini riscuoteranno la pensione di vecchiaia a 67 anni e 7 mesi, nel 2032 a 68 anni e 2 mesi. L’accordo intervenuto uniformerà (sembra) il trattamento pensionistico per vecchiaia delle donne del settore privato a quello degli uomini, e delle donne del settore pubblico (come chiesto dalla BCE, vedi sotto).

E’ altresì vero, però, che il problema del sistema previdenziale non è soltanto l’età pensionabile di anzianità o non è soltanto il c.d. “tasso di sostituzione”, ma anche l’assenza di un limite agli importi pensionistici. Dai dati dell’Osservatorio statistico sulle pensioni dell’Inps emerge che al 2009 il 2,21 per cento delle pensioni vigenti è di importo superiore ai 2.500 euro mensili, che incidono per più del 10,6 per cento della spesa complessiva (tra queste quelle dei dirigenti, la cui gestione è dovuta confluire nell’INPS perché andata in difficoltà per troppa generosità).

In ogni caso, per allinearci alla media OCSE, i risparmi rivenienti dall’aumento dell’età pensionabile dovranno rimanere nel capitolo previdenza (e assistenza), ad esempio finanziando il REDDITO MINIMO GARANTITO UNIVERSALE (l’Italia è l’unico Paese, oltre alla Grecia, che non lo prevede) oppure per adeguare il ‘tasso di sostituzione’ per i lavoratori precari.

 

Della famosa lettera della BCE, * scritta da Draghi e Trichet, resa pubblica dal “Corriere”, riporto il passo relativo alle pensioni:
È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012”.

La lettera della BCE, però, va considerata integralmente, anche per quanto riguarda il rafforzamento degli ammortizzatori sociali, poiché - s'informi - ci sono milioni di cittadini, parecchi di loro over 45, ed anche over 60, anche con famiglia a carico, senza lavoro e completamente privi di tutele:
c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi”.

2) Imposta patrimoniale.

Non credo che l’UDC sia composto solo da milionari, come Suo suocero. Ormai l’imposta patrimoniale, sulla ricchezza netta oltre una certa soglia (almeno 800 mila €), è chiesta dal 70 per cento degli Italiani; e non è un tabù neppure per le associazioni imprenditoriali, ed è positivo che esse abbiano aperto alla sua introduzione, anche se, se si guardano i numeri delle loro proposte, si vede che:

http://www.confindustria.it/Conf2004/DbDoc2004.nsf/0/b4cb2e9b9b84e42cc125791e004f26b4/$FILE/ProgettoImprese.pdf

a) le entrate da loro previste per le pensioni vanno da 2,9 a 18 mld (“Si può stimare che le misure proposte - vedi box - determinino un risparmio iniziale complessivo di circa 2,9 miliardi di euro nel 2013 e di circa 18 miliardi di euro nel 2019. Tali stime si riferiscono al solo sistema Inps”.).

b) Mentre dall’imposta patrimoniale prevedono un introito di 6 mld, che a me appare decisamente insufficiente, se si pensa che la sola abolizione dell’ICI sulla prima casa ha comportato minori entrate per quasi 4 mld (cfr. “Abolizione ICI

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558596.html ).

In altri studi e proposte (cfr. Dossier Imposta patrimoniale

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html ),

si ipotizzano ed auspicano introiti maggiori.

 

3) Doppio stipendio ai magistrati fuori ruolo.

Il nostro Bel Paese è pieno di ingiustizie e di privilegi. Tra questi ultimi spicca lo scandaloso doppio stipendio dei quasi 250 magistrati posti fuori ruolo e passati ad altro incarico, che prendono non uno ma due lauti stipendi, per un costo complessivo annuo di ben 20 milioni. Ad esempio, il presidente dell’Autorità Antitrust, Antonio Catricalà, che prende il lautissimo stipendio di presidente pari a 500 mila € e quello di magistrato, di oltre 200 mila; o il consigliere giuridico del presidente della Repubblica, Salvatore Sechi.

E tutto questo mentre, dai dati ISTAT sul rapporto annuale dell'INPS diffuso a maggio scorso, emerge che il 70,5 per cento dei trattamenti pensionistici erogati non supera i mille € al mese e che il 39,1 per cento delle pensioni è inferiore a 500 € al mese.

 

Conclusione.

E’ necessario evitare, Egr. Onorevole, che, come succede troppo spesso in un Paese stortignaccolo come il nostro, si appronti un tavolo con le solite 3 gambe che riguardano i ceti meno abbienti, “dimenticando” o riducendo le dimensioni della quarta, che riguarda i più abbienti.

E perciò è colpevole chiunque contribuisce ad alimentare la solita ammuina da “utili idioti” dei ricchi. La concentrazione della ricchezza e le disuguaglianze sono scandalose e crescenti; basta leggere le statistiche (dell’ONU, dell’OCSE, della Banca d’Italia, non di “Liberazione” **) o il documento del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, uscito lunedì scorso ***, dove nelle conclusioni si legge: “In tale contesto, per ogni cristiano c’è una speciale chiamata dello Spirito ad impegnarsi con decisione e generosità, perché le molteplici dinamiche in atto si volgano verso prospettive di fraternità e di bene comune. Si aprono immensi cantieri di lavoro per lo sviluppo integrale dei popoli e di ogni persona. Come affermano i Padri del Concilio Vaticano II, si tratta di una missione al tempo stesso sociale e spirituale, che, « nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, è di grande importanza per il regno di Dio »”, per rendersene conto. O basta analizzare sulle spalle di chi sta gravando e graverà l’onere dei quasi 140 miliardi di € (pari a 270.000 mld di Lire) delle manovre correttive (escluse, cioè, le leggi di stabilità) varate dall’attuale governo nell’ultimo anno e mezzo. Anche… Catalano direbbe che è più equo se la crisi – e la crescita - la pagano ANCHE i ricchi (soprattutto quelli che l'hanno provocata), non soltanto i meno abbienti ed i poveri.

 

Cordialmente,

 

Data: 27/10/2011   20:20

 

 

[*] Lettera BCE
http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml

 

 [**] Ricchezza dei ricchissimi.

Nel 2006, secondo il World Institute for Development Economics Research of the United Nations, riportato dal "Guardian", il 10% della popolazione adulta del mondo detiene l'85% della ricchezza mondiale; la metà più povera della popolazione adulta se ne spartisce solo l'1 per cento

http://money.guardian.co.uk/news_/story/0,,1965033,00.html

Nel 2008 (dati Bankitalia), il 10% della popolazione italiana possiede il 45% della ricchezza nazionale.

http://www.bancaditalia.it/statistiche/indcamp/bilfait/boll_stat/suppl_08_10_corr.pdf

http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2010/suppl_67_10.pdf

Classifica 2009 dei ricchissimi

http://www.repubblica.it/persone/2010/03/11/news/forbes_ricchi-2588296

http://www.forbes.com/lists/2010/10/billionaires-2010_The-Worlds-Billionaires_Rank.html

http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2553957

Disuguaglianze sociali

“Dal rapporto Growing Unequal dell’Ocse emerge che tra i 30 paesi Ocse oggi l’Italia ha il sesto più grande gap tra ricchi e poveri. Non è solo colpa della crisi, anche se la crisi certo ha accentuato questa tendenza: redditi da lavoro, capitale e risparmi sono diventati il 33% più diseguali a partire dalla metà degli anni ottanta. Si tratta del più elevato aumento nei paesi Ocse, dove l’aumento medio é stato del 12%”.

http://amato.blogautore.repubblica.it/2010/11/19/la-crisi-non-e-uguale-per-tutti/

http://www.oecd.org/dataoecd/44/45/41524655.pdf

 

[***] “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”

http://www.justpax.it/pls/pcgp/ext_pcgp_new.h_select_attivita?dicastero=2&tema=60&argomento=0&sottoargomento=0&lingua=3&Classe=1&operazione=ges_doc&rif=256&rif1=256lunedi&inevi=2#  

 

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