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Lettera a Ugo Magri: le bufale elettorali di Salvini e Di Maio continuano, la mirabolante ‘quota 100’



Dopo le reboanti e in gran parte menzognere promesse elettorali sia della Lega Nord che di M5S, anche sulle pensioni con la preannunciata abolizione della odiata riforma Fornero, alla quale vengono attribuite erroneamente ed essi stessi attribuivano scientemente misure severe della ben più severa riforma SACCONI,[*] è necessario che l’inganno continui e i nodi non arrivino al pettine. Pubblico la lettera che ho inviato ieri a Ugo Magri de La Stampa, dopo aver letto un suo articolo con una bufala sulle pensioni; e, di seguito, la sua risposta.


[*] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

Lettera all’On. Carla Ruocco di M5S sulle sue fake news sulla riforma Fornero e sul Governo Monti



Le bufale elettorali di Salvini e Di Maio continuano: la mirabolante quota 100.

Da:  v

15/5/2018  14:37


Egr. Dott. Magri,

Traggo dal Suo articolo di oggi «Il Colle non dà alibi a chi cerca pretesti: “Altre 48 ore purché sia la volta buona”» la seguente frase: “c’è un intero paese che attende «quota 100» per le pensioni”.

Lei è da sei mesi uno dei destinatari di alcune delle mie numerose lettere circolari volte a contrastare la generale DISINFORMAZIONE sulle pensioni, operata da sei anni dal centrodestra, col contributo di alcuni noti esperti previdenziali, inclusa la millantatrice professoressa Fornero, e di tutti i media.

Le bufale elettorali dei due candidati Salvini e Di Maio, a beneficio di milioni di allocchi, ovviamente continuano. Cerchi di non alimentarle, anche se - presumo - inconsapevolmente. Le segnalo che prima della riforma Fornero si era a quota 98. Se non ci fosse stata la riforma Fornero (che ha abolito le quote, somma di età anagrafica e anzianità contributiva), nel 2019 si sarebbe a quota 99, per effetto dell'adeguamento automatico SACCONI all'aspettativa di vita, cioè un anno in meno della, da Lei tanto decantata, mirabolante quota 100 salvinian-dimaiana.[1]

[1] La Normativa in Materia di Pensioni Pubbliche dopo le Manovre Economiche del 2011

Cordiali saluti,

V.


***


Riporto la risposta di Ugo Magri.


Re: Le bufale elettorali di Salvini e Di Maio continuano: la mirabolante quota 100.

Da:  Magri Ugo<ugo.magri@lastampa.it>(Ugo.MAGRI@lastampa.it)

15/5/2018  15:26

A:  v  


Gentile V., “quota 100” in verità è ciò che stanno ipotizzando Di Maio e Salvini. Io mi limito a riferire quanto loro vanno promettendo, senza ovviamente la competenza che ha lei.

Grazie della lettera. Cordialmente

Ugo Magri 

Inviato da iPhone


***


Destinatari:


15/5/2018 14:37

CC

(n. 49)


15/5/2018 14:41

(n. 45)


15/5/2018 14:44

(n. 50)



**********







Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane





Pubblico la lettera che ho inviato in data 11.4 a due economisti della BCE, in merito ad un loro articolo contenuto nel Bollettino n. 2 della BCE, nel quale hanno sollecitato, similmente al FMI, l’ennesima riforma delle pensioni nei Paesi della Zona Euro, di cui l’Italia fa parte, e che ha avuto una ampia eco sui media italiani. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane

Da:  v

11/4/2018  14:50


Egregi Dr. Carolin Nerlich e Dr. Joachim Schroth,

Vi inoltro, per Vostra opportuna conoscenza, la lettera che ho inviato recentemente al FMI,[1] che ha analizzato le pensioni italiane e, basandosi sui soliti dati errati, ha formulato delle proposte estremistiche di riduzione della spesa pensionistica.

Poiché anche dal Vostro recente articolo incluso nel Bollettino della BCE del marzo 2018 che ha avuto, in abbinamento a quello del FMI, anch’esso una eco notevole in Italia e suscitato generali preoccupazioni, si desumerebbe la necessità di ulteriori interventi sulle pensioni nei Paesi dell’Eurozona, ritengo opportuno formulare, anche al riguardo delle Vostre proposte, alcune, brevi osservazioni critiche.

Citazione1: “Gli interventi previdenziali sono stati particolarmente intensi nei paesi sottoposti ai programmi di aggiustamento, quali Grecia, Spagna, Cipro e Portogallo” (4.1 Pension reforms in the euro area   https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/ebart201802_02.en.pdf oppure https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-eco-bce/2018/bol-eco-2-2018/bolleco-BCE-2-2018.pdf#page=105).

Vi segnalo, a meri fini informativi, che andrebbe aggiunta l’Italia, la quale, anche se non è stata sottoposta formalmente a programmi di aggiustamento, dopo la crisi del debito greco, ha varato (i) nell’arco di due anni, ben due severe riforme pensionistiche (SACCONI, 2010 e 2011, e Fornero, 2011), che facevano seguito ad altre cinque precedenti riforme dal 1992, per un totale di sette; e (ii) manovre finanziarie correttive per ben 330 mld cumulati (4/5, pari a 267 mld, dal Governo Berlusconi e 1/5, pari a 63 mld, dal Governo Monti, e le misure strutturali valgono tuttora),[2] in parte per scelta autonoma, in gran parte per input (eufemismo) dell’Unione Europea - Commissione Europea e BCE -, per quest’ultima vedi la lettera del 5/8/2011 al Governo italiano, con prescrizioni dettagliate sugli interventi da adottare, inclusa la ulteriore revisione delle pensioni (“È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012”), in palese violazione dell’art. 7-Indipendenza, Statuto BCEmutuato dall’art. 130 del TFUE, poiché l’indipendenza tra la BCE e gli Stati membri deve essere reciproca.[3]

Ma, purtroppo, sulle riforme delle pensioni italiane  si registra da sei anni una notevole DISINFORMAZIONE, sia in Italia (soltanto negli ultimi quattro mesi ho scritto a 46 destinatari, cfr. http://vincesko.ilcannocchiale.it  oppure   http://vincesko.blogspot.it) che all’estero (vedi, appunto, le mie lettere a OCSE e FMI), poiché alla riforma Fornero, che è soltanto la settima e ultima riforma dal 1992, e non la più severa, vengono attribuite anche le misure della ben più severa riforma SACCONI.[4]

Quello delle pensioni, però, non è il solo caso di scuola di DISINFORMAZIONE generale, va aggiunto – come scrivevo - quello delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura e delle responsabilità della grande recessione, con un ruolo decisivo dell’Unione Europea (Commissione e BCE).[2]

Citazione2: “L’implementazione di ulteriori riforme in questa area si rivela essenziale e non deve essere differita, anche in vista di considerazioni di economia politica” (pag. 112).

Per quanto riguarda l’Italia, oggetto di ricorrenti, preoccupate analisi da parte dell’OCSE,[5] del FMI e, stranamente, dall’interno dell’UE, basate su dati errati e fuorvianti, è una richiesta infondata e oggettivamente estremistica:

(i) dopo le sette riforme dal 1992, il sistema pensionistico italiano è in equilibrio e giudicato tra i più sostenibili nel lungo periodo;[4]

(ii) l’età di pensionamento di vecchiaia, con 67 anni per tutti dall’1.1.2019, è la più alta in UE assieme alla Grecia, superiore a quella della Germania e della Spagna e molto superiore a quella della Francia; l’età di pensionamento anticipato (che prescinde dall’età anagrafica) è, dall’1.1.2019, di 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne;

(iii) essa è agganciata alla speranza di vita, quindi si adegua automaticamente;

(iv) dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, Damiano, SACCONI e Fornero), è stato stimato dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) un risparmio cumulato al 2060 di 60 punti di Pil, pari a 1.000 mld;[1]

(v) al netto delle voci spurie, la spesa pensionistica sul Pil scende dal 16% attuale (influenzato, peraltro, dal calo di 150 mld del denominatore a causa della lunga e grave crisi economica e con gli effetti delle riforme non esplicati pienamente) al 12%; nel 2060, dal 13,8% al 9,5%.

Spero di esserVi stato utile.

Cordiali saluti

V.


________________



Note:

[1] Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane

In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni), contro le fake news sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto, in Italia, quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero.

[2] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

[3] Replica alla seconda risposta della BCE alla petizione sulla BCE

[4] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

[5] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica



***


Destinatari: BCE, Parlamento, Altre Istituzioni, Media, Sindacati

NB: Poiché ho ricostruito gli indirizzi e-mail, prego inoltrare a quelli eventualmente errati.



(n.48) Ho poi chiesto a info@ecb.europa.eu di inoltrare la lettera ai destinatari in colore rosso.


11/4/2018 14:59

(n. 50)


11/4/2018 15:05

(n. 50)


11/4/2018 15:07

(n. 50)



11/4/2018 15:08

(n. 50)


11/04/2018  15:10

(n. 50)


11/04/2018  15:11

(n. 50)


11/04/2018  15:13  

(n. 50)


11/04/2018  15:24 

isabella.adinolfi@europarl.europa.eu, marco.affronte@europarl.europa.eu, laura.agea@europarl.europa.eu, daniela.aiuto@europarl.europa.eu, tiziana.beghin@europarl.europa.eu, brando.benifei@europarl.europa.eu, goffredo.bettini@europarl.europa.eu, mara.bizzotto@europarl.europa.eu, simona.bonafe@europarl.europa.eu, mario.borghezio@europarl.europa.eu, david.borrelli@europarl.europa.eu, mercedes.bresso@europarl.europa.eu, renata.briano@europarl.europa.eu, nicola.caputo@europarl.europa.eu, fabiomassimo.castaldo@europarl.europa.eu, lorenzo.cesa@europarl.europa.eu, caterina.chinnici@europarl.europa.eu, salvatore.cicu@europarl.europa.eu,  angelo.ciocca@europarl.europa.eu, alberto.cirio@europarl.europa.eu, sergio.cofferati@europarl.europa.eu, lara.comi@europarl.europa.eu, ignazio.corrao@europarl.europa.eu, silvia.costa@europarl.europa.eu, andrea.cozzolino@europarl.europa.eurosa.damato@europarl.europa.eu, nicola.danti@europarl.europa.eu, paolo.decastro@europarl.europa.eu, isabella.demonte@europarl.europa.eu, herbert.dorfmann@europarl.europa.eu, eleonora.evi@europarl.europa.eu,  laura.ferrara@europarl.europa.euraffaele.fitto@europarl.europa.eu, eleonora.forenza@europarl.europa.eu,  elisabetta.gardini@europarl.europa.eu, enrico.gasbarra@europarl.europa.eu, elena.gentile@europarl.europa.eu, michela.giuffrida@europarl.europa.eu, roberto.gualtieri@europarl.europa.eu, kashetu.kyenge@europarl.europa.eu, giovanni.lavia@europarl.europa.eu, curzio.maltese@europarl.europa.eu, fulvio.martusciello@europarl.europa.eu, barbara.matera@europarl.europa.eu, giulia.moi@europarl.europa.eu, luigi.morgano@europarl.europa.eu, alessia.mosca@europarl.europa.eu, alessandra.mussolini@europarl.europa.eupierantonio.panzeri@europarl.europa.eu,   

(50)


11/04/2018  15:25

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(n. 50) 


11/04/2018  19:20


12/04/2018  15:01

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(n. 49)


12/04/2018  15:14

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(n.49)


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(n. 49)


***


Ricevo e pubblico volentieri, non solo perché l'apprezzamento mi ha fatto piacere (anche per la sua rarità), ma anche perché un collega di Stefano Lucarelli (di altro ateneo) molto stranamente ha minacciato di denunciarmi se non lo avessi cancellato dall’elenco dei destinatari (cosa che non ho fatto, come ho raccontato nel blog).

Re: Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane

Da:  Stefano Lucarelli<stefano.lucarelli@unibg.it>(stefano.lucarelli@unibg.it)

11/4/2018 18:24

A:  v

Grazie, apprezzo il lavoro che stai facendo.


***


RISPOSTA DELLA BCE


Pubblico la lettera che ho ricevuto oggi dalla BCE, in riferimento alla mia dell’11.4 scorso.


Lettera a Carolin Nerlich e Joachim Schroth della BCE sulle pensioni italiane (#4 - 70242)

ECB Information (info@ecb.int)

17/4/2018  16:22


Egregio Signor V.,

Le confermiamo di aver ricevuto le Sue email dell’11 aprile 2018 e La ringraziamo di aver condiviso con noi i suoi commenti sull’articolo “L’impatto economico dell’invecchiamento della popolazione e delle riforme pensionistiche”, pubblicato sul Bollettino Economico della Banca centrale europea (BCE) il 22 marzo scorso.

I Suoi commenti e le Sue osservazioni sono state condivise con i nostri colleghi e autori dell’articolo, Carolin Nerlich e Joachim Schroth, per loro opportuna conoscenza.

La ringraziamo per il Suo interesse nell’argomento e nella BCE.

Cordiali saluti,

Veronica Venturini

Internal and External Engagement Division 
Directorate General Communications
EUROPEAN CENTRAL BANK
Tel: +49 69 1344 1300
E-mail
info@ecb.europa.eu
http://www.ecb.europa.eu
http://www.youtube.com/ecbeuro
http://twitter.com/ecb



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Lettera a Giuseppe Roma, ex DG Censis, sulle sue dichiarazioni imprecise sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato una decina di giorni fa a Giuseppe Romasociologo, ex direttore generale del CENSIS, sulle sue dichiarazioni sulle pensioni, in cui ha ripetuto anche lui il solito mantra sulla riforma Fornero che avrebbe aumentato eccessivamente l'età di pensionamento. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.


Non Fornero ma Sacconi ha allungato di più l'età di pensionamento

Da: v

29/3/2018 13:25


Egr. Dott. Roma,

L’ho riascoltata ieri notte Tra poco in edicola su Radio1, trasmissione condotta da Stefano Mensurati, al quale, detto per inciso, ho già scritto più volte e detto in diretta[1] quanto sto per dirLe, ma invano (anche ieri notte non ha letto il mio sms).

Osservo che la stessa ossessione dell'onorevole Salvini contro la riforma Fornero, come gli ho contestato in diretta a Zapping,[2] è una cortina fumogena per nascondere la ben più severa riforma SACCONI (Legge 30.07.2010, n.122Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148), votata dalla Lega Nord e della quale attribuisce furbescamente misure severe alla riforma Fornero, in particolare l'adeguamento automatico alla speranza di vita, in realtà introdotto da SACCONI con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, poi modificato sostanzialmente da SACCONI con la L. 122/2010, art. 12, commi 12bis e 12ter.

Temo che anche Lei, ricitando soltanto la riforma Fornero in relazione all'allungamento dell'età di pensionamento, sia rimasto vittima della vulgata sulla riforma Fornero, che, per responsabilità varie, anche illustri,[3] inclusa la piangente millantatrice Fornero, ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, cosa che cerco di contrastare da sei anni: una fatica di Sisifo!

La mia modifica della voce di Wikipedia, dove peraltro non esiste una voce “Riforma delle pensioni Sacconi”, descrive bene entrambe le riforme https://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_delle_pensioni_Fornero, oppure può leggere questo post:

Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

Le segnalo, dunque, che la riforma SACCONI ha allungato l’età di pensionamento molto più della riforma Fornero.

Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE (somma di età anagrafica e anzianità contributiva): abolite dalla riforma Fornero. Va notato, per inciso, che, se non ci fosse stata la riforma Fornero, la “quota”, nel 2019, sarebbe stata di 99, soltanto un anno in meno delle richieste formulate in campagna elettorale dai due partiti M5S e Lega Nord.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e  solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.

Mi auguro vorrà tenerne conto in futuro.

Cordiali saluti

V.


PS: La informo che pubblicherò questa lettera e la Sua eventuale risposta nel mio blog.


____________________________


Note:


[1] Vedi in particolare la puntata con Davide Colombo del Sole 24 ore sul risparmio cumulato al 2060 dalle quattro riforme delle pensioni dal 2004, stimato dalla RGS in 60 punti di Pil, pari a 1.000 mld, di cui solo un terzo dovuto alla riforma Fornero, di cui tanto si parla, dimenticando gli altri due terzi, ben maggiori, in gran parte dovuti alla riforma SACCONI (come confermatogli correttamente da Colombo, col quale avevo dialogato via email), di cui nessuno parla.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

[2] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

[3] Nella nota 1 del primo post troverà una selezione dei quotidiani che nel 2012 hanno correttamente informato sugli effetti della riforma SACCONI. Poi (se controlla i post del mio blog relativi agli ultimi quattro mesi) se ne sono tutti dimenticati.

I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi, ai quali si aggiungono ISTAT, EUROSTAT, UPB, OCSE, ecc.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile



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Dialogo acceso con il professor Paolo Pini sulla sua richiesta di essere cancellato dalla mailing list




Pubblico lo scambio di e-mail che ho intrattenuto, due settimane fa, con il professor Paolo Pini, docente ordinario di Economia all’Università di Ferrara, innescato dal mio invio della ennesima e-mail circolare per contrastare la vulgata sulle pensioni, questa volta indirizzata al Ragioniere dello Stato e p.c. al Presidente della Repubblica per confutare l’errata interpretazione della norma pensionistica che regola l’adeguamento automatico alla speranza di vita.[1] Come si vede, anziché ringraziarmi, egli mi minaccia un’azione legale. Per spiegare, prima di tutti a me stesso, la sua strana richiesta, informo che (i) avevo già dialogato con lui (era uno dei pochi che rispondeva, in maniera molto gentile) in calce ai suoi articoli su Sbilanciamoci;[2] ma (ii) alcuni miei commenti “scomodi” sui poteri della BCE erano stati successivamente eliminati dalla redazione del sito, solo per uno di essi – proprio ad un articolo di Paolo Pini - ripristinati dopo il commento di protesta di un altro lettore,[3] e (iii) avevo già criticato l’inefficacia degli appelli,[4] anche su Sbilanciamoci (che, in occasione della ristrutturazione del suo sito, ha cambiato tutti gli URL dei vecchi articoli, cancellato quasi tutti i commenti scomodi e tolta la possibilità di commentare, riducendo ancor più l'appeal del sito, un vero peccato).[5][2] Mi è rimasta la curiosità della reale ragione della sua “strana” richiesta di cancellazione.


Re: Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

Da:  Paolo Pini (pnipla@unife.it)

23/2/2018 20:40

A  v   CC presidente@cnel.it   e altri 49


Mi tolga da questa lista per cortesia



Re: Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

23/2/2018 22:32

A  Paolo Pini  


Richiesta francamente incomprensibile: è più utile leggere questa email che firmare gli inutili appelli. Poi, de gustibus...

VB



Re: Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

Paolo Pini (pnipla@unife.it)

23/2/2018 22:58


Come si permette? 

Decido io cosa ricevere

Mi tolga immediatamente dalla sua lista



Re: Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

Da: v

23/2/2018 23:58

A  Paolo Pini  


Come si permette lei? Lo consideri spam.

PS: Ogni reazione esagerata è infallibile indizio di coda di paglia.



Re: Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

Da: Paolo Pini (pnipla@unife.it)

24/2/2018 09:29

A:  v


Senta v.

Io non la conosco e non voglio ricevere nulla da lei nella mail istituzionale della mia università

Segnalerò la qùestione all'ufficio legale che valutera' una iniziativa di diffida

La invito di nuovo a togliere il mio indirizzo mail dalla sua mailing list

P



Re: Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

Da:  v

24/2/2018  14:15

A:  Paolo Pini  


Senta pini,

E’ sicuramente un mio limite, ma francamente non riesco a comprendere, non la sua richiesta di essere cancellato dalla lista, legittima se fatta con toni educati e possibilmente non minatori (finora me l'ha chiesto solo un altro destinatario su migliaia), ma la sua reazione, che ritengo non solo immotivata ma esagerata, per aver ricevuto un documento, inviato addirittura p.c. al Presidente della Repubblica (vedi appresso), che riguarda sia il suo ambito scientifico “Lavoro e Previdenza” (Welfare), sia lei direttamente come pensionando (?).

Noi non ci conosciamo personalmente, ma abbiamo avuto talvolta qualche scambio di commenti in calce ai suoi interessanti articoli su Sbilanciamoci. Ecco, anche io sono “costretto” a riceverli, visto che sono iscritto alla newsletter di tale sito, ma non me ne adonto, poiché posso sempre decidere se leggerli o non (anche se, dopo avere riscontrato – in occasione della ristrutturazione del sito – la censura dei miei commenti “scomodi”, in particolare sulla BCE, non seguo più Sbilanciamoci con l’interesse di prima).

Più in generale, il motivo per il quale ho deciso di inserirla nella lista, è che contrasto da quasi 7 anni la generale DISINFORMAZIONE sulle pensioni (oltre che sulle manovre correttive varate nella scorsa legislatura e sullo statuto della BCE), che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, inclusi – pare – i docenti universitari di Economia, talché l’anno scorso ho invitato Francesco Daveri, una delle vittime, col quale ho avuto un breve scambio di email, a farne un caso di studio.

Ecco, poiché combattere da solo la predetta DISINFORMAZIONE è impossibile e una fatica di Sisifo, invio queste mie email (le ho risparmiato quelle ai millanta giornalisti che spargono fake news sulla riforma delle pensioni Fornero, eventualmente cfr. http://vincesko.blogspot.it) a coloro che possono (i) spezzare la catena disinformativa che origina anche da esponenti dell’Accademia (v. Zanardi, Perotti, Boeri, Garibaldi, Ichino nell’ultima email,[1] Brancaccio, Bagnai, ecc.); e (ii) contribuire a combattere la vulgata che ha fatto – ripeto – quasi 60 milioni di vittime, in maniera molto più efficace di quanto possa fare io, vista la loro notorietà e la loro frequentazione dei media.

Infine, per la prima volta ho deciso di coinvolgere il Presidente della Repubblica, perché era l’unico che m’era rimasto da coinvolgere tra quelli che possono fare qualcosa, anche indirettamente contro gli spargitori seriali di bufale come Salvini, ed anche perché ha promulgato leggi (da ultimo la Legge di Bilancio 2018) che contengono “fake news” sulla riforma Fornero.

[1] Riallego il documento, nel caso lo avesse eliminato senza leggerlo, per verificare le prove documentali di quanto ho scritto.

V.

PS: Debbo informarla che probabilmente pubblicherò questo scambio di email nel mio blog.



Re: Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

Paolo Pini (pnipla@unife.it)

24/2/2018 20:26

A:  v


faccia come crede

io le ho chiesto di essere cancellato dalla sua lista per non ricevere altre mail

come lei dice è una richiesta che è mio diritto fare

per cui confido in cio'



Re: Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

Da:  v

25/2/2018 00:58

A  Paolo Pini  


Vediamo se riesco a spiegarmi: 1. lei vuole impormi l'asimmetria: io debbo ricevere i suoi articoli e leggere le sue lettere aperte, ma lei non vuole ricevere le mie 2 o 3 email l'anno: le sembra equo? 2. Ho capito che non vuole riceverle, ma, a parte il suo diritto di chiedermelo (anche se, ho visto, capita anche a lei di mandare in giro email, però scusandosi del disturbo), dopo aver letto la mia lunga replica esplicativa, come se niente fosse, non mi ha dato un solo motivo valido, razionale, logico, soddisfacente per me di voler rifiutare informazioni sulle pensioni (o su altro) che io conosco più di lei, salvo prova contraria (altrimenti non gliele invierei), e comunque allo scopo concreto - concreto! - di diffonderle e/o di impedire che anche lei contribuisca alla diffusione di fake news sulla riforma Fornero, che hanno fatto - ripeto - quasi 60 milioni di vittime, uno dei casi più macroscopici di DISINFORMAZIONE della storia italiana: le sembra un obiettivo del tutto trascurabile? 3. Per quanto riguarda l'invio al suo indirizzo email dell'Università, (i) è pubblico; (ii) non ne ho altri; e (iii) non le invio pubblicità, ma documenti relativi al suo ambito scientifico: anziché essermene grato e ringraziarmi, lei si adonta e minaccia azioni legali?

PS: Ovviamente, nulla di personale, è una "regola" che applicherei verso tutti, ma, ripeto, solo un altro finora su un migliaio e forse più di destinatari, di vari ambiti, me l'ha chiesto, l'ho cancellato, ma né lo conosco, né ne ricevo articoli. Visto che ci tiene tanto (!), mi dia un motivo valido, che giustifichi l'asimmetria, e cancello anche lei dalla “mailing list”.

V.



___________________


Note:

[1] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

[2] Chi non conosce lo statuto della BCE (elenco in divenire)

[3] di Paolo Pini

I ripensamenti a metà della Bce

13/09/2014

link sostituito da (commenti prima eliminati e poi ripristinati):

Moneta morbida, lavoro duro

13/09/2014

link sostituito da (commenti eliminati):

[4] Appelli o minacce forti?

[5] Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei



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Lettera ai professori Pasquale Tridico e Andrea Roventini, ministri designati da M5S, sulle loro fake news sulla riforma Fornero


     



Pubblico la lettera che ho inviato alcuni giorni fa ai professori Pasquale Tridico Andrea Roventiniministri designati da M5S, rispettivamente al Lavoro e Previdenza e all’Economia, dopo aver letto le loro dichiarazioni sulla riforma delle pensioni Fornero. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera ai professori Pasquale Tridico e Andrea Roventini, ministri designati da M5S, sulle loro fake news sulla riforma Fornero

Da:  v

2/3/2018  13:27


Egregi Professori Tridico e Roventini,

Contrasto la vulgata sulle pensioni da sei anni, perciò non mi sorprende che anche Voi, come quasi 60 milioni di Italiani (e non solo), siate vittime della DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra sulla riforma Fornero, alla quale vengono erroneamente o furbescamente attribuite norme della riforma SACCONI o di un’altra delle ben sette riforme delle pensioni dal 1992.


Debbo osservare, infatti, che, in quanto designati ministri da M5S, non cominciate bene: ignorate anche Voi che non basta abolire la riforma Fornero per scendere a 41 anni di anzianità contributiva di età di pensionamento, occorre abolire almeno in parte anche la ben più severa riforma SACCONI.

Traggo dall’intervista rilasciata a La Stampa il 28 febbraio 2018 dal designato ministro del Lavoro, Pasquale Tridico:

Citazione: “Stiamo pensando a un superamento graduale, che costerà 11 miliardi annui. Con la nostra riforma si potrà andare in pensione o con 41 anni di contributi versati, qualunque sia l'età, o quando la somma tra età contributiva e anagrafica è quota 100. Inoltre bloccheremo per 5 anni l'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita”.


Vediamo per punto.


(i) “Con la nostra riforma si potrà andare in pensione o con 41 anni di contributi versati, qualunque sia l'età”.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità), nel 2019:

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano (L. 247/2007solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

Come si vede, non basta abolire o congelare la riforma Fornero per raggiungere l’obiettivo dei 41 anni di contributi.


(ii) “o quando la somma tra età contributiva e anagrafica è quota 100”

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (L. 214/2011), quando la somma era 96 + “finestra” di 12 mesi (differimento dell’erogazione); e sarebbe aumentata a 97 anni, più “finestra” di 12 mesi, più 3 mesi di adeguamento automatico, nel 2013. Perché anch’esse erano sottoposte sia alla “finestra” che all’adeguamento automatico deciso da SACCONI nel 2009 e 2010 (vedi appresso). Vale a dire: se non fosse stata approvata la riforma Fornero, comunque la quota ora sarebbe pari a 98 anni e 7 mesi e nel 2019 a 99.

Come si vede, non basta abolire o congelare la riforma Fornero per raggiungere l’obiettivo, e mantenerlo, della quota 100, che peraltro è solo di 1 anno superiore a quella che sarebbe stata se la riforma Fornero non fosse mai stata varata.


(iii) “Inoltre bloccheremo per 5 anni l'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita".


Non è stata la riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24), che è soltanto la settima delle riforme delle pensioni dal 1992 e non la più severa, ma la riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011) a decidere sia il maggiore allungamento dell’età di pensionamento, sia di vecchiaia (67 anni nel 2019) che anticipata (ex anzianità, 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne, nel 2019), sia l’introduzione dell’adeguamento automatico, deciso, con un richiamo al DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, che lo aveva già previsto, dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010. La riforma Fornero ha solo modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, a decorrere da quello successivo a quello triennale del 2019 (L. 214/2011, art. 24, comma 13), e cioè dal 2022, anche se tutti, incluso il Parlamento (sic!), dicono dal 2021.[1]

Come si vede, non basta abolire o congelare la riforma Fornero per raggiungere l’obiettivo di bloccare per 5 anni l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita.

Spero di esserVi stato utile e che vogliate contribuire in futuro sia a fare chiarezza sugli autori delle norme pensionistiche, sia ad ottenere da RGS e DG-Previdenza la rettifica del decreto direttoriale per renderlo conforme alla norma.

Cordiali saluti

Vincenzo Battipaglia


_________________________


Note:

Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile



***

Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e  solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Pertanto, l’abolizione della riforma Fornero cambierebbe poco, in meglio, soltanto per le donne del settore privato (dipendenti e autonome) e, per contro, aumenterebbe di 6 mesi l’età di pensionamento degli autonomi (uomini e donne).

E, come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.


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Quello delle pensioni non è il solo caso di scuola di DISINFORMAZIONE generale, va aggiunto quello delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura e delle responsabilità della recessione.

In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni, in merito alle quali l’errore dei 67 anni entro il 2026 anziché 2021, riportato dall’ANSA e da tutti i media, ebbe un’influenza importante sulla sorte del governo Berlusconi), contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto quasi 60 milioni di vittime.

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile





Adeguamento età pensionabile: errori interpretativi della Ragioneria Generale dello Stato, della Direzione Generale Previdenza (e del Parlamento!)



Pubblico la lettera che ho inviato in data 23.2 al Ragioniere Generale dello Stato, Daniele Franco, e alla Direttrice Generale Previdenza, Concetta Ferrari, per contestare loro l’errata interpretazione della norma della riforma delle pensioni Fornero, relativamente all’adeguamento automatico dell’età di pensionamento alla speranza di vita, nel decreto direttoriale previsto dalla riforma Sacconi. Poiché la stessa errata interpretazione l’ha fatta anche il Parlamento, da ultimo anche nella Legge di Bilancio 2018, come ho scoperto nel corso della mia caccia, che ha registrato varie tappe, le più importanti delle quali sono state: OCSE, [1 o 2] ISTAT,[1 o 2] Stefano Patriarca, consulente del Governo, [1 o 2] Luciana Patrizi, Ispettrice Generale di RGS-IGESPES[1 o 2] e, infine, appunto, di nuovo la Ragioneria Generale dello Stato, sia nella persona del suo massimo responsabile nel decreto direttoriale del 2017, sia nella fonte originaria dell'errore che è stata la relazione tecnica della Legge 214 “salva-Italia” Monti-Fornero del 2011, ho inviato per conoscenza la lettera anche al Presidente della Repubblica, che ha promulgato la Legge di Bilancio. Mi sono accertato telefonicamente che l’avessero ricevuta. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

Da:  v

23/2/2018 19:20


ALLA C.A. DEL DOTT. DANIELE FRANCO E DELLA DOTT.SSA CONCETTA FERRARI

p.c. Sig. Presidente della Repubblica (via pec, per poter allegare documenti), Sig. Presidente del Senato della Repubblica, Signora Presidentessa della Camera dei Deputati, Sig. Presidente del Consiglio, Signori Ministri, Signori Sottosegretari, Signori Parlamentari, Professori, Signore e Signori dei Sindacati, di Istituzioni, di Associazioni, di Fondazioni e dei Media


Egregi Dott. Franco e Dott.ssa Ferrari,

Premetto che faccio controinformazione da sei anni sulle pensioni, che vedono una sopravvalutazione, e talora una sovrapposizione integrale, della riforma Fornero a spese delle precedenti riforme (dal 1992, ne sono state varate ben sette,[1] delle quali la riforma Fornero è soltanto la settima in ordine di tempo e non la più severa).

Mi spiace constatare che, forse per una carente conoscenza della normativa pensionistica, anche nella stesura del Vostro decreto direttoriale di cui alla Legge 122/2010, art. 12, comma 12bis, che statuisce l'ammontare del numero di mesi di aumento della speranza di vita ai fini dell’età di pensionamento, siano stati commessi, a mio avviso, ben due errori di interpretazione delle norme sull’adeguamento dell’età pensionabile, il primo sulla decorrenza della modifica legislativa della periodicità da triennale (riforma SACCONI) a biennale (riforma Fornero) e il secondo, indirettamente, sulla prescrizione normativa che l’adeguamento citato non avviene in caso di calo della speranza di vita. Provo a spiegarVi perché.


Normativa

1. Età di pensionamento e aggancio alla speranza di vita

L’età di pensionamento è agganciata alla speranza di vita. E’ utile chiarire, preliminarmente, che, contrariamente a ciò che quasi tutti pensano, l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento non è stato introdotto dalla riforma Fornero, ma dal DL 78/2009, art. 22ter (SACCONI), convertito dalla L. 102/2009, poi modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, art. 12, comma 12bis, convertito dalla L. 122/2010 (SACCONI).  


2. Periodicità

La legge SACCONI 2009 stabilisce una cadenza quinquennale (L. 102/2009, art. 22ter, comma 2).[2]  

La legge SACCONI 2010 modifica la cadenza quinquennale in triennale (L. 122/2010, art. 12, comma 12bis).[3]   

La legge Fornero modifica la periodicità da triennale a biennale (L. 214/2011, art. 24, comma 13).[4]


3. Decorrenza

Per quanto riguarda la decorrenza dell’adeguamento, lo sviluppo normativo è stato il seguente:

DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22ter, comma 2 (Sacconi): dal 1° gennaio 2015.

DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 12bis (Sacconi): dal 1° gennaio 2015.

DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4 (Sacconi): dal 1° gennaio 2013.

DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, comma 13 (Fornero): dal 1° gennaio dell’anno?


4. Fonte

La fonte legislativa da me utilizzata è, prioritariamente, Normattiva, progetto del Parlamento italiano, che aggiorna via via la normativa. Nel caso delle norme in discorso, gli aggiornamenti includono anche la Legge di bilancio 2018 (vedi in particolare il comma 13 della L. 214/2011, art. 24).


Prima errata interpretazione

Decorrenza della modifica della periodicità da triennale a biennale

Quando andrà in vigore la modifica, recata dalla riforma Fornero, della periodicità dell’adeguamento da triennale a biennale? A leggere la norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13), senza dubbio nel 2022:

13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.[…]

Non mi pare ci possano essere dubbi di sorta su una norma di un’evidenza assoluta: la periodicità SACCONI è triennale, essa diventa biennale, in forza della riforma Fornero, relativamente agli “adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”. Pertanto, sembra assolutamente escluso che la decorrenza biennale possa essere il 1° gennaio 2019 (“a decorrere dalla predetta data”), come sostenete Voi, Ragioneria Generale dello Stato di concerto con la Direzione Generale Previdenza (cfr. il decreto direttoriale del 5.12.2017[5]), oltre al Parlamento (cfr. la Legge di Bilancio 2018, art. 1, comma 146, e prima ancora la L. 232/2016, art. 1, comma 206, lettera c, che indica la periodicità nel 2019, 2021, 2023, 2025 “previsti per gli anni 2019, 2021, 2023 e 2025 ai sensi dell'articolo 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214”, ma che, contraddittoriamente, facendo riferimento al comma 13 dell'art. 24 della L. 214/2011, mai modificato nella prima parte, si smentisce da sé[6]), a consulenti del Governo come Stefano Patriarca (cfr. quotidiani del giorno 2.2.2018)[7] e a vari altri, tra cui l’OCSE[8] e i media.

La Vostra deduzione “a decorrere dalla predetta data” (2019) è del tutto infondata e quindi errata, perché, se la decorrenza biennale doveva essere dal 1° gennaio 2019, bastava scrivere, e, presumo, si sarebbe scritto, semplicemente: “Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita, dal 1° gennaio 2019, sono aggiornati con cadenza biennale”; invece è scritto: Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”Cioè non dal 2019 ma dal 2022.

Permettetemi di chiosare che, a me che contrasto da sei anni la vulgata imperante che avrebbe fatto tutto la riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI, questa interpretazione erronea dello stesso Parlamento e della Alta Burocrazia nazionale sembra l’apoteosi in un caso di DISINFORMAZIONE generale che ha fatto quasi 60 milioni di vittime.

Inoltre, ne discende che l’anticipazione erronea della cadenza biennale dal 2022 al 2019 è un aggravamento e non un alleggerimento della specifica normativa, come chiesto dai Sindacati e da esponenti politici di tutti gli schieramenti, obiettivo da traslare nella ratio della norma, come poi è avvenuto con la previsione del limite massimo di tre mesi.


Seconda errata interpretazione

L’adeguamento non avviene in caso di calo della speranza di vita

Com’è noto, l’interpretazione ufficiale è che la riduzione dell’aspettativa di vita non abbassa l’età pensionabilecriterio, peraltro, altamente criticabile sia sotto il profilo dell'equità che della logica. Ma vediamo, anche in questo caso, che cosa dice la norma (L. 122/2010, art. 12, comma 12terriforma SACCONI):

In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.

Anche qui, a me pare non possano sussistere dubbi interpretativi: l’unica volta in cui la norma cita il divieto di aggiornamento in caso di diminuzione della speranza di vita lo limita alla sua “prima applicazione” (2013). Infatti, interpretando la norma facendone l’analisi del periodo, si può constatare l’assenza assoluta di segni di interpunzione tra la subordinata iniziale e le due principali, e tra le due principali, unite dalla congiunzione “e”, e dedurne che soltanto “in sede di prima applicazione ... lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.

C’è da chiedersi, dunque - se questa interpretazione letterale è corretta, come pare (purtroppo, la relazione tecnica della L. 122/2010 che ho trovato in Rete è molto carente, forse anche perché i commi rilevanti ai fini della presente analisi - da 12 bis a 12 terdecies - sono stati aggiunti in sede di conversione in legge e al termine delliter) - (i) chi ha deciso per primo e su quale base di interpretare erroneamente in senso estensivo questo divieto a tutti gli aggiornamenti in caso di diminuzione? Il Parlamento (e si tratterebbe di una modifica legislativa o di un mero richiamo erroneo?) o l’ISTAT (al quale è stato commesso, dalla stessa L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, il compito di determinare l’ammontare della variazione), e di conseguenza la Ragioneria Generale dello Stato di concerto con la Direzione Generale Previdenza? E (ii) in questo secondo caso, se non sanato, equivarrebbe a un abuso di potere?[5]

La domanda sull’origine degli errori non è pleonastica, poiché fin dal 2011 (errore grave sulle pensioni contenuto nella prima lettera di chiarimenti del Governo all’UE, che segnalai a tutti i media, si veda appresso, alla nota 15), ho potuto constatare che (i) la materia pensionistica riveste una sensibilità elevatissima in ambito sia nazionale che internazionale; (ii) l'élite e la burocrazia sono a loro volta sensibili all'esigenza della sostenibilità dei conti pensionistici; (iii) parecchi scrivono di pensioni senza aver mai letto le relative norme, inclusi supposti esperti e Organismi importanti e ritenuti imparziali e attendibili; (iv) quindi, a catena, l’errore viene ripetuto da (quasi) tutti; e (v) occorrerebbe, perciò, tagliare la catena nel punto d’origine e… riavvolgere la bobina, ma purtroppo la mia lunga esperienza mi dice che è come voler rimettere il dentifricio nel tubetto.

Anche in questo secondo caso, inoltre, l’interpretazione erronea si traduce in un aggravamento e non in un alleggerimento della normativa specifica, che era l’obiettivo originario da trasfondere nella norma, come poi è avvenuto con la previsione del limite massimo di tre mesi.


Risparmio dalle pensioni dal 2004

C’è anche da chiedersi, infine, (i) se il calcolo del risparmio cumulato al 2060 dalle quattro riforme pensionistiche dal 2004 (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) fatto dalla RGS, per la quota parte ascritta alla riforma Fornero (nell’ultima versione, “21 punti percentuali” di Pil su 60, pari a 350 mld, cioè poco più di un terzo del totale di 1.000 mld),[9] a decorrere dall'1.1.2012, inclusi le spese delle salvaguardie degli esodati e il blocco dell'indicizzazione poi dichiarato incostituzionale, è inficiato, oltre che dalla non inclusione della L. 247/2007 (Damiano), anche dall’errata anticipazione della periodicità biennale Fornero al 1° gennaio 2019[10] e in generale da una “commistione” degli effetti delle varie riforme (analogo a quello indicato dalla relazione tecnica della legge Fornero: Sul piano metodologico si precisa che la valutazione degli effetti delle diverse disposizioni di cui ai commi da 1 a 20 non può che essere complessiva attesa la interazione tra i diversi istituti afferenti sia i requisiti di accesso sia il sistema di calcolo.), riforme tra le quali spicca nettamente la riforma SACCONI, non certamente la riforma Fornero (si veda attentamente la situazione dell’età di pensionamento nel 2019 per autore, nell’Appendice); e (ii) a chi è ascrivibile la quota dei due terzi residui, pari a quasi 700 mld, ben maggiore del poco più di un terzo “lordo”[11] attribuito alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045, ma chissà perché l’unica ad essere citata dalla RGS (la stessa cosa, peraltro, l'ha fatta la Corte dei Conti, nei suoi ponderosi rapporti, ripresi da tutti i media[9]), con l’effetto involontario di alimentare ulteriormente la vulgata sulla riforma Fornero.


Conclusione

In conclusione, poiché quello delle pensioni costituisce un vero caso di scuola, con la demonizzazione ingiustificata della riforma Fornero e la cancellazione ancor più ingiustificata della riforma SACCONI, va evidenziato, da un lato, l’apporto disinformativo, purtroppo, anche da parte di parlamentari e di noti esperti[12] (i giornalisti sono troppi per citarli tutti, sopperisco rinviando al mio blog http://vincesko.blogspot.it), e, dall’altro, l’importanza delle pensioni, i cui dati sono inficiati da criteri di classificazione errati e/o fuorvianti (si veda in particolare l’inclusione, nella spesa pensionistica, delle imposte, che sono una partita di giro, ascendono a quasi 50 mld e sono più elevate in Italia, e di altre voci spurie (assistenza e TFR/TFS) per un ammontare complessivo di altri 40 mld)[9] nel giudizio interno e internazionale sull’Italia, il che esigerebbe un maggiore spirito di sano e laico patriottismo nella tutela dell’interesse, non soltanto dell'élite ma del popolo italiano intero, e del buon nome dell'Italia, nei grand commis e negli esperti, in particolare in quelli di religione neo-liberista, che devono avere qualche peccato grave da farsi perdonare, poiché mostrano abitualmente una spietatezza fuori dal comune.

Dalle analisi interne e dal confronto internazionale dei dati, infatti, emergono con sufficiente chiarezza due criticità: la prima, è che gli errori della fonte primaria (ISTAT?[13]) inficiano tutte le altre, le quali – secondo il professor Alberto Brambilla - non disponendo di data base propri, ne riprendono i dati, come EUROSTAT, UPB[12] e OCSE;[8] e forse anche Università[14] ed RGS[10] (per il Parlamento forse è l’opposto, visto che l’errata interpretazione – ho scoperto ora – risale alla relazione tecnica della L. 214/2011, cfr. tabella a pag. 42; ma se, come mi è stato spiegato da un esperto giornalista, la relazione tecnica è stata elaborata da RGS, il cerchio si chiude);[6] e, la seconda, è che l’Italia è penalizzata dagli attuali criteri di classificazione della spesa pensionistica, che andrebbero perciò modificati, se del caso cambiando la legge di riferimento, o, in subordine, chiedendo note esplicative integrative ‘obbligatorie’ ai vari Organismi interni e internazionali.[8]

Egregi Dott. Franco e Dott.ssa Ferrari,

Mi auguro di essere stato utile e congruamente esauriente e che - condividendo la mia interpretazione, obiettivamente l’unica possibile - possiate attivarVi per adeguare i Vostri provvedimenti alla corretta normativa pensionistica specifica, che riguarda centinaia di migliaia di cittadini, e (ii) vogliate contribuire a chiarire in futuro chi ha fatto che cosa in materia di pensioni.

Distinti saluti

V.

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Note:

[1] Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un'unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla Legge 3.8.2009, n. 102), sono state 7 (Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992; Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449; Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243; Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247; Berlusconi/Sacconi, Legge 30.07.2010, n. 122, Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148; Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n. 214).

[2] Art. 22-ter-2. A decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di eta' anagrafica per l'accesso al sistema pensionistico italiano sono adeguati all'incremento della speranza di vita accertato dall'Istituto nazionale di statistica e validato dall'Eurostat, con riferimento al quinquennio precedente. Con regolamento da emanare entro il 31 dicembre 2014, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, su proposta del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, e' emanata la normativa tecnica di attuazione. In sede di prima attuazione, l'incremento dell'eta' pensionabile riferito al primo quinquennio antecedente non puo' comunque superare i tre mesi. Lo schema di regolamento di cui al presente comma, corredato di relazione tecnica, e' trasmesso alle Camere per il parere delle Commissioni competenti per materia e per i profili di carattere finanziario.

http://www.parlamento.it/parlam/leggi/09102l.htm    

[3] 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2013 i requisiti di eta' e i valori di somma di eta' anagrafica e di anzianita' contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, e il requisito contributivo ai fini del conseguimento del diritto all'accesso al pensionamento indipendentemente dall'eta' anagrafica devono essere aggiornati a cadenza triennale con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilita' erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.(20)(59)((77))

[4] 13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio. ((Con riferimento agli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma la variazione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento e' computata in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio medesimo e la media dei valori registrati nei singoli anni del biennio precedente, con esclusione dell'adeguamento decorrente dal 1º gennaio 2021, in riferimento al quale la variazione della speranza di vita relativa al biennio 2017-2018 e' computata, ai fini dell'adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento, in misura pari alla differenza tra la media dei valori registrati negli anni 2017 e 2018 e il valore registrato nell'anno 2016. Gli adeguamenti biennali di cui al primo periodo del presente comma non possono in ogni caso superare i tre mesi, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi nel caso di incremento della speranza di vita superiore a tre mesi; gli stessi adeguamenti non sono effettuati nel caso di diminuzione della speranza di vita relativa al biennio di riferimento, computata ai sensi del terzo periodo del presente comma, salvo recupero in sede di adeguamento o di adeguamenti successivi)) [così modificato dalla Legge di bilancio 2018, comma 146].

[5] 21 DICEMBRE 2017 - "ADEGUAMENTO ETA' PENSIONABILE"

MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE

DECRETO 5 dicembre 2017

Adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita. (17A08386) (GU Serie Generale n.289 del 12-12-2017)

IL RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO

del Ministero dell'economia e delle finanze

di concerto con

IL DIRETTORE GENERALE DELLE POLITICHE PREVIDENZIALI E ASSICURATIVE

del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Visto l'art. 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che prevede che gli adeguamenti  dei requisiti,  previsti  con cadenza triennale fino al 1° gennaio 2019, siano effettuati a decorrere dalla predetta data con cadenza biennale;

[6] 24 GENNAIO 2018 - "LEGGE DI BILANCIO 2018"

La Banca Dati è aggiornata in multivigenza con le modifiche apportate dalla Legge 27 dicembre 2017, n. 205.

Legge di stabilità 2018: l'innalzamento dell'età pensionabile

Cosa prevede la legge di stabilità sull'innalzamento dell'età pensionabile collegato all'aumento della speranza di vita

206. Con effetto dalla data di entrata in vigore della presente legge: a) l'articolo 24, comma 17-bis, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e' abrogato; b) all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, sono apportate le seguenti modificazioni: 1) alla lettera a), le parole: «, compreso l'anno di maturazione dei requisiti,» sono soppresse e le parole: «per le pensioni aventi decorrenza entro il 31 dicembre 2017;» sono sostituite dalla seguente: «ovvero»; 2) alla lettera b), le parole: «, per le pensioni aventi decorrenza dal 1º gennaio 2018» sono soppresse; c) all'articolo 1, comma 4, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67   [4. A decorrere dal 1° gennaio 2013, i lavoratori dipendenti di  cui al comma 1 conseguono il diritto  al  trattamento  pensionistico  con un'eta'  anagrafica  ridotta di tre anni ed una somma di eta' anagrafica e anzianita' contributiva ridotta di tre unita' rispetto ai requisiti previsti dalla Tabella B di cui all'Allegato 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 247. Restano fermi gli adeguamenti dei requisiti agli incrementi della speranza di vita previsti dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.] e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «In via transitoria, con riferimento ai requisiti di cui al presente comma non trovano applicazione gli adeguamenti alla speranza di vita di cui al citato articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, previsti per gli anni 2019, 2021, 2023 e 2025 ai sensi dell'articolo 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214»; d) all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, sono apportate le seguenti modificazioni: 1) alla lettera b), le parole: «a decorrere dal 1º gennaio 2012» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 31 dicembre 2016»; 2) dopo la lettera b) sono aggiunte le seguenti: «b-bis) entro il 1º marzo dell'anno di maturazione dei requisiti agevolati qualora tali requisiti siano maturati nel corso dell'anno 2017; b-ter) entro il 1º maggio dell'anno precedente a quello di maturazione dei requisiti agevolati qualora tali requisiti siano maturati a decorrere dal 1º gennaio 2018».

[7] Dialogo con Stefano Patriarca, consulente economico del Governo, sulla sua fake news sulle pensioni

[8] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

[9] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

Qui sotto, c’è anche (migliorato qualitativamente) il grafico della RGS e altre mie osservazioni critiche sul risparmio calcolato dalla RGS.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

    [11] Ad esempio, come sono stati attribuiti i risparmi in questi altri quattro casi? (i) Al netto della riduzione di 6 mesi per gli autonomi, la riforma Fornero non ha toccato la pensione di vecchiaia per gli uomini e per le dipendenti pubbliche, già regolati da Sacconi; ha solo accelerato l’allineamento delle donne del settore privato, che Sacconi (DL 98/2011) aveva previsto entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico). (ii) La riforma Fornero ha aumentato l’età a 66 anni per gli uomini (dipendenti ed autonomi) e per le lavoratrici del pubblico impiego, ma solo formalmente poiché ha contestualmente abolito la “finestra” Damiano-Sacconi di 12 mesi. (iii) RGS ha accreditato - e poi stornato - alla riforma Fornero 5 mld annui per 2 anni per il blocco della perequazione, ma la sentenza n. 70/2015 della Corte Cost. ha dichiarato incostituzionale il blocco della contingenza per le pensioni superiori a 3 volte il minimo deciso dal DL 201/2011 Salva-Italia (Governo Monti-Fornero), ma lo stesso DL abrogò un analogo provvedimento di blocco della perequazione recato dal DL 98/2011 (L. 111/2011) del governo Berlusconi-Sacconi, meno severo, poiché il blocco riguardava le pensioni superiori a 5 volte il minimo, che forse avrebbe superato il vaglio della Corte Cost., com’era successo in passato per provvedimenti analoghi. E, (iv) dal 2019 o 2022, la riforma Fornero ha modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, ma comunque è solo un’accelerazione del meccanismo introdotto da SACCONI.

    [12] I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi. I politici maggiormente impegnati nel propalare notizie false sulla riforma Fornero sono Matteo Salvini, soprattutto, e Giorgia Meloni, con l’aiuto saltuario, non si sa quanto consapevole, di Silvio Berlusconi, che votarono la riforma Sacconi e della quale attribuiscono furbescamente misure severe, in particolare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, alla riforma Fornero.

    Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

    Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

    Lettera n. 2 all’on. Massimiliano Fedriga sulle sue fake news sulle pensioni e su Monti che avrebbe causato la recessione

    Lettera a Deputati Lega Nord sulla loro proposta di legge con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

    Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?

    [13] Lettera all’ISTAT di richiesta di informazione sulla fonte di dati pensionistici errati

    [14] Lettera al Prof. Alberto Zanardi: documento di un corso universitario con errori marchiani sulle pensioni

    Lettera al Prof. Roberto Perotti: errori sulle pensioni in due suoi articoli su Repubblica

    http://vincesko.blogspot.com/2018/02/lettera-al-prof-roberto-perotti-errori.html  


    Quello delle pensioni non è il solo caso di scuola di DISINFORMAZIONE generale, va aggiunto quello delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura e delle responsabilità della recessione.[15]

    In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni, in merito alle quali l’errore dei 67 anni entro il 2026 anziché 2021, riportato dall’ANSA e da tutti i media, ebbe un’influenza importante sulla sorte del governo Berlusconi), contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto quasi 60 milioni di vittime.

    [15] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


    ***

    Appendice


    Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

    QUOTE: abolite dalla riforma Fornero.

    PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

    - L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e  solo 1 anno di Fornero.

    - L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

    PENSIONE DI VECCHIAIA

    - L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

    - L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

    - L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

    Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

    Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.


    ***

    Destinatari:


    23/2/2018  19:20

    (n. 50)


    (L'elenco continua nel post qui sotto) 

    **********

    http://vincesko.blogspot.com/2018/03/lettera-al-ragioniere-generale-dello.html  




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    permalink | inviato da magnagrecia il 1/3/2018 alle 20:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

    Dialogo con il Prof. Carlo Mazzaferro sulle sue fake news sulla riforma Fornero



    Pubblico la lettera che ho inviato nove giorni fa al professor Carlo Mazzaferro, dell’Università di Bologna, dopo aver letto un suo articolo su LaVoce.info, contenente la solita errata attribuzione alla tanto vituperata riforma Fornero di misure della ben più severa riforma SACCONI, le sue risposte e le mie repliche.


    Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

    Da:  v

    19/2/2018  14:10


    Egr. Prof. Mazzaferro,

    Traggo dal Suo articolo su LaVoce.info Riforma Fornero: perché non si può tornare indietro

    Citazione: “Aumentare l’età di pensionamento nella stessa misura dell’aumento nell’aspettativa di vita (come fa la riforma Fornero) provoca una riduzione nel rapporto tra pensionati e occupati. Misure meno draconiane sono sufficienti a mantenerlo costante: nel nostro caso, basta l’aumento di un anno nell’età di pensionamento.
    Il legislatore è stato dunque eccessivamente severo nel 2011?
    ”.

    Mi permetta di correggerLa. Non è stata la riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24)che è soltanto la settima delle riforme delle pensioni dal 1992 e non la più severa, ma la riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011) a decidere sia il maggiore allungamento dell’età di pensionamento, sia di vecchiaia (67 anni nel 2019) che anticipata (ex anzianità, 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne, nel 2019), sia l’introduzione dell’adeguamento automatico, deciso, con un richiamo al DL 78/2009 che lo aveva già previsto, dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010. La riforma Fornero ha solo modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, a decorrere da quello successivo a quello triennale del 2019 (L. 214/2011, art. 24, comma 13), e cioè dal 2022, anche se tutti, incluso il Parlamento (sic!), dicono dal 2021.

    Cordiali saluti

    V.


    PS: La prego di inoltrare questa mia e-mail al professor Marcello Morciano, del quale non ho l’indirizzo e-mail, coestensore con Lei di articoli per LaVoce.info, e che cita sempre soltanto la riforma Fornero. Numerosi altri sono riportati nel mio blog http://vincesko.ilcannocchiale.it oppure http://vincesko.blogspot.it.


    Appendice


    Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

    QUOTE: abolite dalla riforma Fornero.

    PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

    - L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e  solo 1 anno di Fornero.

    - L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

    PENSIONE DI VECCHIAIA

    - L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

    - L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

    - L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

    Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

    Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.



    Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

    Da: Carlo Mazzaferro (carlo.mazzaferro@unibo.it)

    19/2/2018  21:20

    A:  v   CC Morciano Marcello Dr  


    Gentile V.,

    la ringrazio della segnalazione. Sono coscente del fatto che l'aggancio automatico è stato introdotto da Sacconi, quando era ministro del lavoro. Del resto nel mio testo, per precisione, non dico che l'aggancio all'aspettativa di vita è stato introdotto dalla Fornero. La riforma di fine 1022 tuttaiva, se non ricordo male, ha introdotto comunque l'aggancio delle condizioni di eligibilità sulla contribuzione e l'aggancio alle aspettative anche dell'assegno sociale.

    In ogni caso il tema centrale dell'articolo non è chi abbia introdotto l'aggancio, ma se questo nelle attuali condizioni ed in quelle prospettiche, della popolazione e dell'economia italiana, sia o meno sensato.

    MI stupisce in questo il titolo del suo messaggio. Io non volevo travisare ne ingannare nessuno.

    Le allego a questo proposito una definizione dei fake new da wikipedia, non certo il dizionario della Zanichelli, ma un sito che bene si attaglia a questo tipo di definizioni:

    "Il termine inglese fake news (in italiano notizie false) indica articoli redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte, resi pubblici con il deliberato intento di disinformare o diffondere bufale attraverso i mezzi di informazione."

    I miei più cordiali saluti

    Carlo Mazzaferro


    ps non mancherò di estendere questa sua a Marcello



    Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

    Da:  v

    19/2/2018  23:34


    Gentile Prof. Mazzaferro,

    Lei afferma che è “cosciente del fatto che l'aggancio automatico è stato introdotto da Sacconi”. Mi fa piacere, Lei sarebbe uno dei pochi su 60.000.000 di Italiani (e non solo) a conoscerne l’autore. Ma, francamente - si metta nei panni di chi legge -, tutto lo revoca in dubbio: (i) il titolo, che cita soltanto Fornero (“Riforma Fornero: perché non si può tornare indietro”), (ii) il sottotitolo, che cita solo Fornero e la lega esplicitamente all’“aggancio automatico” (“Vari partiti promettono di cancellare la riforma Fornero. Ma l’aggancio automatico dell’età della pensione alle aspettative di vita è una politica ragionevole se non si vuole mettere in discussione la stabilità finanziaria del sistema pensionistico.), (iii) facendo riferimento a proposte di partiti che chiedono la cancellazione esclusivamente della riforma Fornero, che – Lei non l’ha intuito – è solo cortina fumogena per nascondere la ben più colpevole riforma SACCONI (cfr. Appendice nell’email precedente), che essi votarono nel 2010 e 2011;[1] ma titolo e sottotitolo possono essere redazionali; e (iv) l’articolo, che esordisce facendo riferimento alla richiesta dei partiti di bloccare l’adeguamento automatico, introdotto da SACCONI, che però non viene mai citato. Invece cita i 140 mld dell’INPS (di Tito Boeri, che ignora l’esistenza della riforma SACCONI[1]), che – detto per inciso – a me sembrano numeri un po’ ballerini e probabilmente numeri del lotto, o almeno un po’ esagerati, un po’ come quelli della RGS,[2] che interpreta anch’essa male la norma pensionistica,[3] come tutti, ma questo sarà oggetto di un altro documento, poiché non riguarda soltanto le statistiche, che invierò anche a Lei.

    Fake news non vuol dire notizia falsa soltanto frutto di malafede, ma notizia “non vera”, frutto sia di ignoranza che di malafede.[4]

    In ogni caso, poiché non ero sicurissimo della mia deduzione e non ho ravvisato malafede, non ho inviato la mia email p.c. ad altri destinatari, come faccio negli ultimi mesi, per contrastare in maniera un po’ più efficace la DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni e su Monti, contro la quale sono impegnato da quasi 7 (sette) anni: una vera fatica di Sisifo! Peraltro, mi sono accorto, cercando il Suo nome nel mio archivio (ricordavo di avere già postato una mia segnalazione rettificativa nelle bacheche Facebook Sua e di Marcello Morciano, poiché non avevo l’indirizzo email, ma non ne ho trovato ancora riscontro, forse riguardava un’altra coppia giovane che scrive sulla Voce.info), che Lei è stato uno di questi destinatari in due precedenti occasioni (25/10/17 00:08 Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana e 16/1/18 13:15 L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione).

    Infine, colgo l’occasione, se non l’ha ancora letto, per segnalarLe l’articolo nel mio blog sul documento del corso del professor Alberto Zanardi, di UniBo, con grossi errori sulle pensioni.[5]

    Mi auguro che Lei, nei Suoi prossimi articoli sulle pensioni, contribuisca a chiarire gli autori delle norme e ponga bene in rilievo che, sulla base delle norme, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della tanto vituperata riforma Fornero.

    Cordialissimi saluti

    V.

     ______________________________


    Note:

    [1] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

    Lettera n. 2 all’on. Massimiliano Fedriga sulle sue fake news sulle pensioni e su Monti che avrebbe causato la recessione

    Lettera a Deputati Lega Nord sulla loro proposta di legge con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

    Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?

    [2] I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi. Vi si aggiungono ISTAT, EUROSTAT, UPB, INPS, OCSE.

    Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

    [3] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

    Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

    di Vincesko - 27 October 2017

    Qui sotto, c’è anche (migliorato qualitativamente) il grafico della RGS e altre mie osservazioni critiche sul risparmio calcolato dalla RGS.

    Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

    [4] Lettera a Luciana Patrizi, Ispettrice generale della RGS-IGESPES, sulla loro fake news sulle pensioni

    [6] Lettera al Prof. Alberto Zanardi: documento di un corso universitario con errori marchiani sulle pensioni



    Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

    Da:  Carlo Mazzaferro (carlo.mazzaferro@unibo.it)

    10:07

    A:  v   CC m.morciano@uea.ac.uk  


    Salve di nuovo,

    come lei ben immagina il titolo è di scelta redazionale. Quanto al fatto di essere cosciente che l'età di pensionamento è legata alle aspettative a partire dalla riforma Sacconi sono sicuro di saperlo perché l'ho scritto nel rapporto di finanza pubblica edito annualmente dal Mulino, quando la riforma venne approvata. A meno di un'anticipo di demenza senile ricordo ancora quello che è successo e quello che ho scritto nel passato recente.

    Ribadisco comunque i miei due punti:

    1. L'elemento chiave del mio articolo riguarda la proposta di abolizione del provvedimento (peraltro modificato dalla riforma Fornero in senso restrittivo rispetto a quanto fatto da Sacconi). Da un punto di vista strettamente (micro) economico poi quello che rileva è il momento in cui gli agenti (in questo caso gli occupati) percepiscono la modifica. Su questo proprio lei sostiene che nessuno (o pochi sanno della Scconi) e quindi è ragionevole immaginare che se qualche comportamento è cambiato a seguito della modifica, questo sia avvenuto dopo il 2011 e non tra il 2010 e il 2011.

    2 Fake news lascia intendere che ci sia volontà di disinformare e questo, alla luce di quanto detto al punto 1, sopra mi sento negarlo

    Sugli altri punti non saprei. Il prof Zanardi è molto più in gradi di me di difendere i suoi appunti. Io peraltro uso i miei.

    Sul maggior peso della riforma Sacconi rispetto alla Fornero non ho risposte. Le uniche sono quelle di RGS ma su queste, unico elemento che mi trova parzialmente in accordo con lei, non ci metterei la mano sul fuoco.

    Di nuovo cordialmente

    Carlo Mazzaferro



    Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

    Da:  v

    20/2/2018  17:55


    Salve,

    Innanzitutto, Le esterno con molta franchezza la mia deduzione dopo aver letto questa Sua seconda risposta: Lei vuole convincere se stesso della Sua “innocenza”, selezionando ad arte le “prove”.

    Tuttavia, quale uomo di scienza, Lei sa meglio di me che non contano le affermazioni, ma le prove documentali e una loro valutazione completa e il più possibile obiettiva. Vediamo in dettaglio.


    Citazione1: “Quanto al fatto di essere cosciente che l'età di pensionamento è legata alle aspettative a partire dalla riforma Sacconi sono sicuro di saperlo perché l'ho scritto nel rapporto di finanza pubblica edito annualmente dal Mulino, quando la riforma venne approvata”.

    Obiezioni: (i) chi legge non è in grado di verificarlo, a meno di non comprare il volume citato, o che Lei lo possa allegare; (ii) ove fosse vera, questa affermazione è teoricamente controproducente, poiché può essere considerata una prova a dimostrazione della malafede nell’omissione assoluta del nome SACCONI dal/i suoi articolo/i; (iii) omissione riscontrabile, infatti, non soltanto nell’ultimo articolo del 16 febbraio 2018 (quindi in data molto posteriore al varo della riforma SACCONI, 2010 e 2011, 2010 per l’introduzione dell’adeguamento automatico), ma anche in tutti gli articoli precedenti, fin dal dicembre 2011, dai quali emerge una focalizzazione sulla riforma Fornero e un’evidente (per me che conosco le norme e gli effetti, cfr. Appendice nella mia prima email) commistione degli effetti “della riforma” (Fornero) e di quelli delle altre riforme, in particolare di quella SACCONI, come conferma la chiusa della Sua email (vedi appresso); (iv) dall’articolo n. 4 del 01.07.14, scritto a sei mani da Massimo Baldini, Carlo Mazzaferro e Paolo Onofri, c’è un riferimento esplicito – l’unico - alla riforma del 2010 (SACCONI) “È proprio a partire dal 2010 che, surrettiziamente, il Governo allora in carica ha legato l’età di pensionamento alle aspettative di vita”, con lo strano uso dell’avverbio “surrettiziamente” e della locuzione errata “alle aspettative di vita, quando dovrebbe essere noto che il dato applicato è unico per tutti, iniquo proprio per questo (cfr. il mio dialogo con Stefano Scarpetta dell’OCSE);[2] (v) consapevolezza di chi è l’autore dell’adeguamento automatico purtroppo smentita dall’articolo n. 6, scritto soltanto da Lei, dal quale ricavo la prova documentale di una errata attribuzione della paternità del meccanismo: “L’incremento nei requisiti di età necessari per la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, conseguenza degli automatismi introdotti dalla riforma del 2011 […] per riaffermare, con la riforma del 2011, una fittizia flessibilità ornata dalla presenza di vincoli sull’importo maturato (2,8 volte l’assegno sociale per un anticipo di tre anni e 1,5 volte l’assegno sociale al raggiungimento dell’età della pensione di vecchiaia) e dall’introduzione del legame automatico, e quindi non negoziabile, tra variazione nell’aspettativa di vita a 65 anni e requisiti di età e contributivi per l’accesso alla pensione.”; e (vi) smentito anche dall’altra prova documentale offerta dall’articolo n. 7 del 16.2.2018 “Il legislatore è stato dunque eccessivamente severo nel 2011?”. Se ne deduce senza ombra di dubbio che (i) o non lo sapeva; (ii) o lo sapeva, nel 2010, e l’ha dimenticato, nel 2011; (iii) o lo sapeva e ha attribuito in malafede l’adeguamento automatico alla riforma Fornero. Decida Lei.


    Citazione2: “L'elemento chiave del mio articolo riguarda la proposta di abolizione del provvedimento (peraltro modificato dalla riforma Fornero in senso restrittivo rispetto a quanto fatto da Sacconi)”.

    Obiezioni: (i) che io sappia, nessuno dei partiti o dei sindacati ha proposto l’abolizione del meccanismo, ma soltanto o un congelamento temporaneo o un alleggerimento (ad esempio il duo Damiano-Sacconi, cfr. nota 2 email precedente) o l’abolizione della riforma Fornero (Lega Nord, cfr. nota 1 prec.) e/o, successivamente, l’età massima a 41 anni di anzianità contributiva (Lega Nord e M5S), facendo finta di ignorare (Salvini) o forse ignorando (Di Maio) che per scendere a 41 anni è necessario abolire, almeno in parte, anche la riforma SACCONI, segnatamente l’adeguamento automatico; e (ii) appunto, la riforma Fornero ha solo accelerato il meccanismo introdotto da SACCONI, modificandolo da triennale a biennale, e che, a leggere la chiarissima norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13), dovrebbe decorrere dal 2022 (anche se tutti, incluso il Parlamento e la RGS, dicono 2019, ma questo – ripeto – sarà oggetto di un mio prossimo documento).


    Citazione3: “Da un punto di vista strettamente (micro) economico poi quello che rileva è il momento in cui gli agenti (in questo caso gli occupati) percepiscono la modifica. Su questo proprio lei sostiene che nessuno (o pochi sanno della Scconi) e quindi è ragionevole immaginare che se qualche comportamento è cambiato a seguito della modifica, questo sia avvenuto dopo il 2011 e non tra il 2010 e il 2011”.

    Obiezione: Per me ciò che ha scritto è quasi incomprensibile, a parte l’evidente lapsus calami “Scconi”. Quale comportamento? Qui stiamo discutendo la mia osservazione, che (i) riguarda la norma dell’adeguamento e chi sia il suo autore, e se Lei sapeva che è stato SACCONI a introdurla; e (ii) è stato SACCONI, e non Fornero, ad allungare molto di più l’età di pensionamento.


    Citazione4: “Fake news lascia intendere che ci sia volontà di disinformare e questo, alla luce di quanto detto al punto 1, sopra mi sento negarlo”

    Obiezione: Ho già spiegato che non è così, accludendo la voce del dizionario Treccani. Dal punto di vista psicologico, questo glissare sulle prove è per me indizio per solito di senso di colpa per coda di paglia. Infatti, sulla base delle prove documentali, è aperta la domanda se Lei lo abbia fatto per dimenticanza o in malafede. Ma, ripeto, lo faccio decidere a Lei.


    Citazione5: “Sugli altri punti non saprei. Il prof Zanardi è molto più in gradi di me di difendere i suoi appunti. Io peraltro uso i miei”.

    Obiezione: Era solo la segnalazione della obliterazione totale della riforma SACCONI da parte del professor Zanardi (emulo di tantissimi altri), che è docente ordinario della Sua stessa Università di Bologna, di cui ho ipotizzato fosse stato una vittima, ma prendo atto che Lei non lo è stato.


    Citazione6: “Sul maggior peso della riforma Sacconi rispetto alla Fornero non ho risposte. Le uniche sono quelle di RGS ma su queste, unico elemento che mi trova parzialmente in accordo con lei, non ci metterei la mano sul fuoco.

    Obiezione: Se non ha risposte vuol dire soltanto che Lei ammette di non conoscere bene la normativa pensionistica, vittima anche Lei della stessa Fornero, che s’intesta nel testo della sua legge misure di SACCONI (ad esempio, l’aumento dell’età a 66 anni e a 41 anni, in realtà decisa dalla “finestra” Damiano-SACCONI, cfr. Appendice), e quindi conferma la mia deduzione, leggendo i Suoi articoli, che Lei ha fatto “un’evidente commistione tra le varie riforme”, che attribuisce erroneamente alla riforma Fornero; (ii) basta leggere gli articoli di giornale del 2012 riportati alla nota 1 dell’articolo Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero per rendersi conto degli effetti della riforma SACCONI, eccone uno: Crollano le nuove pensioni. Nei primi nove mesi il 35,5% in meno (e la riforma Fornero non c'entra) di An. C. 21 ottobre 2012 http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-10-21/crollano-nuove-pensioni-primi-194003.shtmlora può decidere di porre un’errata corrige a tutti i suoi articoli e libri, ma capisco che è una scelta difficile, oppure fare come ha fatto Tito Boeri e fare scrivere fake news anche dall’INPS (cfr. articolo appena citato); e (ii) il riferimento alla RGS, mi spiace, non smentisce ma conferma la mia deduzione, poiché RGS stima un risparmio complessivo di 1.000 mld (60 punti di Pil) al 2060 dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) e (al lordo di errori di commistione e del blocco della perequazione, giudicato incostituzionale) ascrive soltanto un terzo alla riforma Fornero (chissà perché l’unica citata, anche dalla Corte dei Conti), pari a circa 330 mld, il che significa che i 2/3 residui, pari a quasi 700 mld, sono attribuibili alle altre 3 riforme, quindi il grosso dei 2/3 e più, molto maggiore del “un terzo” della riforma Fornero, è ascrivibile alla ben più severa riforma SACCONI, che essa non cita nominativamente. 

    Onde evitare di rendere questo nostro un dialogo tra sordi (prescindendo dalla malafede, la “cattura” da parte delle nostre convinzioni errate, coltivate per molto tempo, è un meccanismo potente che riguarda tutti), se ha da obiettare (i) sull’adeguamento automatico, accluda le prove documentali; e (ii) sull’allungamento dell’età di pensionamento, lo faccia sulla base di ciò che ho riportato nell’Appendice, citando la norma.

    Cordialmente,

    V.

     ____________________________


    Note:

    [1]

    20.12.11

    L’adozione pro rata del metodo contributivo per tutti i lavoratori dal 1° gennaio 2012 è un provvedimento apprezzabile sia per i suoi effetti sull’equità intergenerazionale, sia per le implicazioni, almeno nel medio termine, sul contenimento della spesa per pensioni. Se questa scelta fosse stata adottata nel 1995 con la riforma del sistema previdenziale, i risparmi per il bilancio del settore pubblico sarebbero stati crescenti nel tempo, per un ammontare complessivo pari a quasi due punti di Pil. E la riduzione sarebbe stata maggiore per le prestazioni elevate.

    03.02.12

    Nel breve periodo la riforma delle pensioni del governo Monti porterà a un aumento del 5 per cento circa della forza lavoro e a una riduzione dei pensionati compresa tra il 10 e il 15 per cento. Di conseguenza, la popolazione attiva sul mercato del lavoro nei prossimi decenni sarà progressivamente più anziana, in particolare fra le donne. La sostenibilità e l’adeguatezza del nostro sistema pensionistico si giocherà allora sugli effetti che questo avrà sulla produttività della nostra economia e sulla domanda di lavoro da parte delle imprese.

    L’aumento dell’età di pensionamento è l’elemento caratterizzante della riforma delle pensioni approvata dal Parlamento in dicembre. [Bufala macroscopica, lo ha fatto molto meno della riforma SACCONI, ma viene attribuito a Fornero, v. grafico alla figura1, ndr].


    20.03.12

    Anche in futuro il sistema pensionistico pubblico italiano sembra capace di garantire prestazione adeguate. In base alle simulazioni, la riduzione attesa del tasso di sostituzione nel corso dei prossimi decenni non è drammatica, almeno rispetto a proiezioni elaborate prima della riforma. Tutto dipende dall’innalzamento dell’età media di pensionamento, destinata ad agganciarsi alla dinamica delle aspettative di vita. Ma per rendere perseguibile e realistica questa soluzione, occorrono cambiamenti importanti nel mercato del lavoro.

    2) l’aumento dell’età di pensionamento, soprattutto dopo la riforma del 2011, [è una bufala macroscopica, ndr] è stato molto intenso ed è destinato a crescere ancora nei prossimi decenni.[…]. [sì, ma soprattutto a causa dell’adeguamento automatico SACCONI, ndr].

    La musica inizierà a cambiare sensibilmente a partire dalla seconda metà del prossimo decennio: se da un lato l’età media di pensionamento continuerà ad aumentare, dall’altro le nostre proiezioni segnalano una riduzione prospettica del tasso di sostituzione, causata della progressiva entrata a regime del sistema contributivo. [bufala se ci riferisce alla riforma Fornero: il sistema contributivo è stato introdotto dalla riforma Dini nel 1995; coloro che ne erano esclusi, essendo tutti relativamente anziani, saranno già in pensione entro questo decennio, ndr].

    01.07.14

    I lavoratori di oggi sembrano consapevoli del fatto che andranno in pensione con regole di calcolo delle prestazioni meno generose e più avanti negli anni. Ma hanno davvero capito i cambiamenti intervenuti nel sistema pensionistico pubblico? 

    È proprio a partire dal 2010 che, surrettiziamente, il Governo allora in carica ha legato l’età di pensionamento alle aspettative di vita, portando verso i 70 anni l’età di pensionamento di vecchiaia nel 2050. Questo non marginale cambiamento di prospettiva, riconfermato e reso ancora più rigido dalla riforma del 2011, non sembra ancora essere del tutto presente nella mente dei lavoratori italiani.

    02.08.16

    Nella lunga recessione dell’economia italiana l’aumento dell’età media di pensionamento ha finito per spostare sui giovani buona parte dei costi. Ecco perché ora si parla di flessibilità in uscita. Difficile però attuarla perché implica pensioni più basse e debiti da ripagare per molti anni.

    L’analisi delle scelte di politica pensionistica operate a partire dal 2011 non lasciano pensare che lo strumento sarà usato per provare a risolvere le tensioni che si sono create sul mercato del lavoro a causa dell’interazione di una riforma restrittiva del sistema pensionistico e di una lunga recessione dell’economia.
    La richiesta di flessibilità in uscita per i lavoratori che si trovano in prossimità dell’età pensionabile è una delle conseguenze della riforma Monti-Fornero, che ha realizzato un irrigidimento repentino nei criteri di eleggibilità per il pensionamento in un momento di grave crisi della finanza pubblica. L’inasprimento delle condizioni di uscita “ha congelato” per alcuni anni pensioni a prevalente contenuto retributivo e ha avuto un immediato effetto benefico sul contenimento dei saldi del bilancio pubblico. [gli effetti dell’abolizione delle “quote” sono stati esacerbati dalla riforma SACCONI, in particolare dall’adeguamento automatico, ndr].

    16.01.18

    In un vero sistema contributivo non esiste un’età di pensionamento. Ma in Italia alle ragioni di finanza pubblica si somma una questione demografica che potrebbe rendere insostenibile il sistema. E sulle deroghe per i lavori usuranti serve trasparenza.

    L’incremento nei requisiti di età necessari per la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, conseguenza degli automatismi introdotti dalla riforma del 2011. […] Dal 2005 al 2011 poi si è tornati all’età fissa per riaffermare, con la riforma del 2011, una fittizia flessibilità ornata dalla presenza di vincoli sull’importo maturato (2,8 volte l’assegno sociale per un anticipo di tre anni e 1,5 volte l’assegno sociale al raggiungimento dell’età della pensione di vecchiaia) e dall’introduzione del legame automatico, e quindi non negoziabile, tra variazione nell’aspettativa di vita a 65 anni e requisiti di età e contributivi per l’accesso alla pensione.

    16.02.18

    Vari partiti promettono di cancellare la riforma Fornero. Ma l’aggancio automatico dell’età della pensione alle aspettative di vita è una politica ragionevole se non si vuole mettere in discussione la stabilità finanziaria del sistema pensionistico.

    Aumentare l’età di pensionamento nella stessa misura dell’aumento nell’aspettativa di vita (come fa la riforma Fornero) provoca una riduzione nel rapporto tra pensionati e occupati. Misure meno draconiane sono sufficienti a mantenerlo costante: nel nostro caso, basta l’aumento di un anno nell’età di pensionamento.
    Il legislatore è stato dunque eccessivamente severo nel 2011?


    [2] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica



    Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

    Da:  Carlo Mazzaferro (carlo.mazzaferro@unibo.it)

    20/2/2018  21:35

    A:  v


    Salve,

    continuo sinceramente a non capire il suo accanimento. Il senso generale del mio articolo era di ragionare su cosa implichi abbandonare il meccanismo di adeguamento dell'età di pensionamento alle aspettative di vita, introdotto da Sacconi e irrigidito dalla Fornero. Su questo non trovo alcuna sua osservazione e sinceramente me ne dolgo.

    Il tenore della sua mail mi lascia capire che, per ragioni che non conosco e sinceramente non mi interessano, lei si senta discriminato da chi si occupa di pensioni e che per altre ragioni che non mi sono ugualmente chiare, ritenga che la stessa riforma Sacconi rimanga discrminata rispetto alla Fornero. Io non so che dirle a riguardo. 

    Io non cerco innocenza perché non mi sento colpevole e lei non è un giudice. Quando verrà chiamato ad essere referee dei miei lavori potrà decidere se questi siano o meno pubblicabili, naturalmente dopo essersi confrontato con l'editor della rivista che eventualmente la chiamerà a quel ruolo.

    La ringrazio comunque delle precisazioni e la informo che non risponderò ad altre sue mail, primo perché in questi giorni sono molto impegnato nella didattica e secondo perché non mi pare che impiegare altro tempo in quello che lei chiama "dialogo tra sordi" abbia un qualche beneficio.

    Potrei eventualmente inviarle le mie slides delle lezioni (anche se non si tratta di materia pensionistica in senso stretto) in modo che lei possa verificare se al loro interno ci siano imprecisioni. 

    Quanto al capitolo del libro del Mulino potrebbe veedere in qualche biblioteca, oppure, se ha un po' di pazienza, mi posso impegnare a farne una copia in pdf ed inviarla, ma solo nella prossima settimana.

    Carlo Mazzaferro



    Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

    20/2/2018 22:51


    Salve,

    Non proietti il Suo difetto, l’accanimento è tutto Suo: se avesse ammesso subito che aveva scritto delle… imprecisioni, il nostro dialogo sarebbe finito subito. Da parte mia, nulla di personale, io aborro solo le bufale, in particolare quelle intenzionali.

    Non faccia supposizioni insensate. Lei scriva la verità, senza chiedersi cui prodest, la verità è un valore in sé, tranne beninteso per i bugiardi.

    Io ho obiettato sulle cose sulle quali non ero d’accordo, sul resto sono d’accordo, in particolare sul fatto che, con l’estensione a tutti del sistema contributivo, andrebbe flessibilizzata l’uscita, piuttosto che allungare l’età di pensionamento ad libitum, per giunta prevedendo che l'età non cala in caso di diminuzione della speranza di vita (L. 122/2010, art. 12, comma 12ter SACCONI), anche se, a mio avviso, anche in questo caso, c'è un'errata interpretazione della norma; flessibilità che era prevista dalla riforma Dini (copiataci dalla Svezia), poi abolita dalla riforma Maroni.

    Se scriviamo in Internet, tutti coloro che leggono sono dei giudici, l’importante è che i giudizi siano suffragati da prove.

    No grazie, (i) io faccio debunking solo in tre materie: pensioni, manovre correttive della scorsa legislatura e statuto BCE, che hanno fatto centinaia di milioni di vittime; e (ii) non mi serve nessuna ulteriore prova, poi sarebbe peggio per Lei, poiché - ragionando in astratto - dimostrerebbe la Sua malafede.