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Dialogo con Carlo Clericetti sulla damnatio memoriae della riforma delle pensioni Sacconi




Riporto il dialogo tra Carlo Clericetti e me sulla cancellazione del nome e perfino – sembra – della memoria, una sorta di damnatio memoriae e di oblio, alimentati dalla congiunzione di un coacervo di motivazioni varie, contrastanti nella loro natura ma convergenti nel loro effetto: ambizione, millanteria, superbia, pusillanimità, e, come recita la voce “oblio” del vocabolario Treccani, “un processo difensivo di rimozione contro l’emergere di contenuti di memoria sgraditi”, dei vari attori in campo, della importante riforma delle pensioni Sacconi da parte dell’Ufficio parlamentare di Bilancio (UPB), obliterata completamente dalla successiva e meno severa riforma delle pensioni Fornero (cfr. il grafico nell'appendice), svoltosi nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica.it, in calce a questo suo articolo:


Carlo Clericetti  -  1 LUG 2017

Chi ruba il lavoro ai giovani


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Carlo Carlo,
mi sorprende che anche lei contribuisca alla DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni, che coinvolge tutti i media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012 (vedi il primo link più sotto), e perfino l’INPS.
Per riparare, faccio un riepilogo sintetico di cose che ho già scritto, anche qui, decine di volte.

Riforme delle pensioni
Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state 8 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011).

Sacconi, non Fornero
L’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) – che infatti, da bravo furbacchione, fa lo gnorri – che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):
– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2021;
– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020.
Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già 18 anni di contributi, quindi nel 2012 TUTTI relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.
Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità (Goebbels).
Come è potuto succedere un caso così eclatante di DISINFORMAZIONE sulle pensioni, analogo a quello sul risanamento iniquo dei conti pubblici nella scorsa legislatura, che sarebbe ascrivibile a Monti, quando invece Berlusconi lo ha battuto per 4 a 1, ed a vari altri che hanno contrassegnato i vari governi berlusconiani? I quasi 60 milioni di Italiani sono stati vittime della vulgata diffusa ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana-leghista e simile; coadiuvata dalla stessa millantatrice professoressa Fornero, la quale, nella sua legge (DL 201/2011, art. 24), anziché limitarsi a modificare ed integrare la legislazione preesistente, ha ripetuto le misure della severissima riforma SACCONI (che da bravo furbacchione fa da anni lo gnorri) - è facile verificarlo confrontando i testi delle due leggi -, e poi l’ha menata per anni, per vantarsi di aver salvato l’Italia dal default, prendendosi masochisticamente insulti e maledizioni, perfino dall’on. Matteo Salvini, il bugiardo finto smemorato che votò assieme al suo partito la riforma Sacconi.
Gliel’ho anche scritto, alla Prof.ssa Fornero (oltre che al Prof. Monti).
Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive.
Vincesko


 

Caro Vincesko, ho scritto "dopo l'ultimo innalzamento dell'età pensionabile", non che li avesse fatti tutti la Fornero. Comunque un ripassino fa sempre bene.


 

Caro Carlo,
La riforma Fornero, in sostanza, ha innalzato - gradualmente entro il 2021 - l'età di pensionamento soltanto delle lavoratrici dipendenti private; a TUTTI gli altri (uomini dei settori privato e pubblico e donne del settore pubblico) lo ha fatto la riforma SACCONI, e di botto, senza gradualità, anche di 6 anni!
Provi a vedere la raccolta di Repubblica del 2010, quando, con la scusa della sentenza della Corte di Giustizia europea (che aveva solo chiesto l'equiparazione uomini-donne del settore pubblico), il destrorso sedicente socialista Sacconi aumentò di botto l'età di pensionamento delle lavoratrici dipendenti pubbliche anche di 6 anni (5 anni da 60 a 65 + la cosiddetta "finestra" di 1 anno per l'erogazione effettiva dell'assegno pensionistico).
E ad allungare l'età di pensionamento a 66 anni e 7 mesi oggi, a 67 nel 2020 e via via a 70 e oltre è stato SACCONI con l'introduzione dell'adeguamento triennale all'aspettativa di vita, e non la Fornero, come invece la accusa il bugiardo e senza vergogna Matteo Salvini.
Eppure, nell'articolo, per colpa beninteso - incredibile ma vero - soprattutto dei professoroni del lavoro e simili, si cita soltanto la Fornero e NON Sacconi.
E questo avviene - dappertutto e in tutte le salse - da ben 6 anni, perfino ad opera dell'INPS (ho prodotto la prova in fondo al primo post linkato sopra).
Altro che regime hitlerian-goebbelsiano!
Vincesko


 

Traggo dal mio archivio un articolo del 2010 sul DL 78/2010, la prima manovra correttiva (di 62 mld cumulati) dopo la crisi della Grecia, convertito dalla legge 122/2010, che, all’art. 12, reca anche la severa riforma delle pensioni SACCONI (poi resa ancora più severa dal DL 98/2011 e dal DL 138/2011):

Manovra, si andrà in pensione più tardi anche con 40 anni di contributi
Sale di un anno il requisito per ottenere le rendite d'anzianità. Dopo il 2020 si andrà a riposo a 67 anni
di Diodato Pirone
ROMA (30 maggio 2010) - Bisogna tornare al 1992 o al 1994, all’Italia della liretta o al primo Berlusconi in lite con Bossi, per raccontare di una mazzata così forte sul fronte delle pensioni.
Ma è il quarto punto quello destinato ad incidere di più nel lungo termine. Un punto non inserito nella manovra ma in un regolamento entrato in vigore un paio di giorni fa nell’indifferenza generale. Invece si tratta di una norma che cambierà la vita di milioni di italiani poiché lega l’età pensionabile all’aspettativa di vita dal primo gennaio 2015. In questo modo è già certo che fra poco più di 4 anni l’età pensionabile salirà di altri 3 mesi. Il regolamento prevede inoltre che il conteggio venga rifatto ogni 3 anni e questo vuol dire che con gli aumenti pressocché certi del 2018 e del 2021, nel 2024 gli italiani andranno in pensione a 67 anni. E’ un traguardo importante, non solo per l’orizzonte lavorativo ma anche per il giudizio dei mercati finanziari e della Commissione Europea sui conti pubblici italiani. La Germania, tanto per fare un esempio, prevede di raggiungere i 67 anni nel 2027. Secondo il Tesoro questa operazione vale circa mezzo punto di Pil (7-8 miliardi di euro) dopo il 2025. E c’è infine un’ulteriore novità: i futuri calcoli previdenziali saranno differenziati fra maschi e femmine che, dunque, in futuro potrebbero andare a riposo dopo gli uomini visto che hanno un’aspettativa di vita molto più alta.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=104209
Vincesko
(continua)


 

(segue)

In effetti, ad introdurre l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita non è stato il regolamento citato dal Messaggero, ma il comma 12bis dell’art. 12 del DL 78/2010, convertito dalla legge 122/2010

(( 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.
http://www.dps.tesoro.it/documentazione/uval/DL_78_2010.pdf

link non più attivo, sostituito da:

Vincesko
(continua)


 

(segue)

Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea

ECONOMIA
Ingiusto, secondo i giudici di Lussemburgo, il regime previdenziale
che prevede, per i dipendenti pubblici, la differenza di cinque anni con gli uomini
La Corte Europea condanna l'Italia per l'età pensionabile delle donne
Saraceno: "Adesso si investa in servizi e si compensi davvero chi fa il lavoro di cura"
Bonino: "E' una questione che non dovrebbe essere più di attualità in uno Stato moderno"
di ROSARIA AMATO
(13 novembre 2008)

http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/economia/pensioni-corte-giustizia/pensioni-corte-giustizia/pensioni-corte-giustizia.html
Vincesko
(continua)


 

(segue)
Delle 5 ipotesi suggerite dalla commissione di studio, il governo Berlusconi-Tremonti-Bossi, con i DL del 2010 e del 2011, scelse la più severa nei riguardi delle dipendenti pubbliche.
LA SENTENZA EUROPEA E LA RIFORMA DELLE PENSIONI
10.02.09 - Leonello Tronti

http://www.lavoce.info/archives/25482/la-sentenza-europea-e-la-riforma-delle-pensioni/
Vincesko
(continua)


 

(segue)

Infine, questa è un’analisi delle modifiche peggiorative recate dal DL 98/2011 e 138/2011, varati a cavallo della famosa lettera ultimativa del 5/8/2011 della BCE (Trichet e Draghi) al governo Berlusconi.

FNP – Previdenza.flash
Numero 30 Settembre 2011
Decreto Legge n.98/2011 convertito nella Legge 111/2011) Decreto Legge n.138/2011 convertito nella Legge 148/2011)
La manovra d'estate 2011 Le novità in tema di pensioni e previdenza
C’era da aspettarselo! Solo un inguaribile ottimista poteva pensare che la “nave” della previdenza potesse uscire dalla tempesta finanziaria di questi ultimi due mesi senza riportare danni a vele, alberi e timone.
Così non è stato! I due provvedimenti di legge adottati a luglio (decreto Legge n.98/2011 convertito nella Legge 111/2011) ed agosto (Decreto Legge n.138/2011 convertito nella Legge 148/2011) per raddrizzare i nostri conti pubblici hanno, infatti, ritoccato, seppur tra tante esitazioni, il nostro sistema pensionistico, chiamando a sacrifici i pensionati, i lavoratori ormai prossimi al pensionamento e, infine, quelli che andranno in pensione tra qualche anno.
A rendere più indigesta la pillola c’è stata, poi, la grande confusione creatasi sia per l’accavalcarsi in breve tempo di due leggi sia per la ridda di proposte di modifica prima avanzate e, poi, frettolosamente ritirate.
A beneficio di chi ha trascorso questi mesi in vacanza, dimenticando i problemi che troverà nei prossimi mesi, vediamo, in breve, che cosa è cambiato in materia di previdenza e pensioni.
Ma, forse, non è finita qui………..
https://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Numero-30-settembre-2011.pdf 
Vincesko


 

Caro Carlo,
Poiché io penso siamo di fronte ad uno dei casi più macroscopici di DISINFORMAZIONE circa la storia legislativa italiana (paragonabile soltanto ai casi coevi del "salvataggio dell'Italia" ad opera di Monti e della violazione statutaria da parte della BCE), vale la pena di aggiungere qualche altra considerazione.
Di Nicola Salerno, ho letto sia l’articolo da lei linkato, sia questo suo ampio studio Il dibattito sulla flessibilità pensionistica http://doczz.it/doc/1475972/il-dibattito-sulla-flessibilit%C3%A0-pensionistica. Beh, in nessuno dei due egli cita la riforma SACCONI delle pensioni, ben più incisiva e severa della tanto vituperata riforma delle pensioni Fornero, che invece, nello studio, egli cita ben 6 volte ed alla quale attribuisce tutte le misure della riforma Sacconi.
A dimostrarlo, valga per tutte e sei il passo più significativo al riguardo:
La figura 2 propone un approfondimento sull’Italia tra il primo trimestre 1998 e il primo trimestre 2016. Sino al 2004, tutte le serie, fuorché quella degli ultrasessantacinquenni, coevolvono lungo un trend crescente. Poi si presentano, una dopo l’altra, tre rotture, ciascuna coincidente con una riforma delle pensioni, la “Maroni”, la “Prodi”, la “Fornero”. (pag. 8)
La prima rottura (2004) separa il trend dei 50-54enni e dei 55-64enni, che continua positivo, da quello dei 15-24enni, che avvia il percorso di contrazione continuato sino a oggi13. La seconda rottura (2007-08) separa il tasso di occupazione dei 55-64enni, che intensifica il suo trend positivo, da quello dei 50-54enni; contestualmente il trend del tasso di occupazione dei 25-49enni diviene negativo e quello dei 15-24enni subisce una ulteriore spinta alla riduzione14. Con la terza rottura (2011-12), il tasso di occupazione dei 55-64enni rafforza il trend positivo, mentre quello dei 15-24enni quello negativo; quest’ultima rottura l’apertura di un trend crescente per il tasso di occupazione degli ultrasessantacinquenni, sino a quel momento in lenta ma continua contrazione dal 199815. (pag. 10).
Bisognerebbe segnalare al funzionario dell’Ufficio parlamentare di bilancio che è rimasto vittima anch’egli, come quasi 60 milioni di Italiani, della propaganda berlusconiana e della mistificazione – un vero e proprio plagio e appropriazione indebita – operata dalla professoressa Elsa Fornero, ripetendo nel DL 201 del 6 dicembre 2011 (c.d. “Salva-Italia”), art. 24, le misure già varate da Sacconi, soprattutto nel 2010, e vigenti dall’1.1.2011, a danno appunto del sedicente socialista Sacconi, che da bravo furbacchione non grida “al ladro, al ladro!” ma sta al gioco (forse per paura della minaccia di esilio lanciata dal bugiardo Matteo Salvini a danno della professoressa Fornero…).
Aggiungo, infine, un’ultima notazione. Nicola Salerno non avverte neppure un campanello d’allarme quando cita la “terza rottura” e scrive di “2011-2012”, quando si sa bene che il governo Monti è arrivato nel novembre 2011 e la riforma Fornero, decisa in dicembre, viene applicata dall’1 gennaio 2012, e quindi nel 2011 gli effetti non possono che essere quelli prodotti dalla riforma Sacconi (DL 78 del 31 maggio 2010, art.12).
Vincesko


  

Caro Vincesko, giro le sue precisazioni a Salerno, che è persona cortese e disponibile. Le farò sapere.

PS: Salerno prende atto e dice che ha senz'altro considerato la riforma Sacconi, e comunque il suo intento era concentrarsi essenzialmente sugli effetti dei cambi di normativa più che sulle attribuzioni specifiche a chi le aveva attuate.


 

PS: A Matteo Salvini, glielo scrissi 2 anni fa che è un bugiardo e, anziché chiederlo a Monti e Fornero, dovrebbe vergognarsi e dimettersi lui.
Lettera all’On. Matteo Salvini


 

@Vincesko ho letto la lettera a Salvini nel suo link. Grazie per aver precisato. Mi hai in qualche modo dato conferma che TUTTO "l'arco costituzionale" Italiano è costituito da "AMICI DELLA FINANZA"!

Il contrasto fra di loro è tutto su chi "si dimostra più amico", continuando a imbrogliare gli Italiani, avendo più seguaci.

Sì, è ora di smascherare l'andazzo!

Saluti.


 

Caro Carlo,
L’intento di Nicola Salerno è fuori discussione, mi pare ovvio. Non si capisce, invece, in che senso egli abbia considerato la “riforma Sacconi”, visto che non l’ha citata affatto né nell’articolo né nel lungo studio e, anzi, ha attribuito tutte le misure di Sacconi, e perfino gli effetti del 2011, alla riforma Fornero. Come fanno quasi 60 milioni di Italiani. Ma (almeno io) trovo preoccupante che lo faccia, oltre all’INPS, un funzionario dell’organo che fa le leggi. Come minimo, mi aspetto che ora egli faccia, non un comunicato stampa, ma almeno un’errata corrige… (i puntini sospensivi stanno ad indicare una battuta ironica).
Vincesko


Post collegati:


Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana


Pensioni: notizie false (fake news)


Pensioni: l’estremismo di Banca D’Italia e Corte dei Conti



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Lettera n. 6 all’On. Cesare Damiano sulle sue notizie false sulle pensioni



E-mail all’on. Cesare Damiano_Notizie false sulle pensioni


Pensioni: notizie false (fake news)

Da:  v

2/11/2017 23:59


Egr. On. Damiano,

Lei continua, nella Sua newsletter di oggi 2 novembre, forse per colpa del virus che Le ho segnalato, (a) ad omettere sistematicamente, quando scrive dell’adeguamento all’aspettativa di vita, il nome del suo autore: Maurizio SACCONI (comma 12bis dell’art. 12 del DL 78/2010, convertito dalla legge 122/2010); e (b) ad affermare un’altra cosa non vera: il “brusco innalzamento di 5-6 anni dell'uscita dal lavoro voluta dal Governo Monti”, che invece aumentò gradualmente entro il 2018 l’età di pensionamento delle dipendenti private, per allinearle a tutti gli altri, e ridusse di 6 mesi quella dei lavoratori autonomi, allineandoli a tutti gli altri; e omette ancora una volta il nome dell’attuale Sen. SACCONI, che aumentò, senza gradualità, di 5 anni + “finestra” di 12 mesi (di cui 4 mesi in media decisi dalla Sua riforma, L. 247/2007) l’età di pensionamento delle dipendenti pubbliche.

Ho notato che anche il Sen. Pietro Ichino, nella sua ultima newsletter, ha erroneamente e sorprendentemente attribuito alla riforma Fornero, anziché alla riforma SACCONI, l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita.

Se non fosse inverosimile, a giudicare dalla Vostra pervicacia di propalare notizie false (fake news) sulle pensioni, mi verrebbe da pensare che ci sia una congiura di Voi parlamentari esperti del ramo contro la povera millantatrice professoressa Fornero… Cosa che, anche se ella è antipatica e spietata, non vi farebbe onore.

Cordiali saluti,

V.


PS: La scorsa settimana, ho omesso di inviarLe questa e-mail, colmo la lacuna:

Pensioni: notizie false (fake news)



Appendice


La mia prima e-mail è del 6/7/2015:


Pensioni

Da: v

6/7/2015 17:23

A:  damiano_c@cameta.it


Egr. On. Damiano,

Leggo quotidianamente i Suoi comunicati stampa e mi sono reso conto che anche Lei è DISINFORMATO sulle pensioni oppure, più probabilmente, fa finta di esserlo, poiché attribuisce tutto alla riforma Fornero.

Le chiedo, perciò, di voler spendere qualche minuto per leggere la mia:

Lettera ai media, al governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html  oppure, se la piattaforma IlCannocchiale è in avaria, http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html.

Cordiali saluti

V.



Post collegato:


Lettera all’On. Cesare Damiano e al Sen. Fabrizio Sacconi



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Pensioni: l’estremismo di Banca D’Italia e Corte dei Conti


Dopo che avevo ‘postato’ un commento rettificativo sul loro sito in calce a questo articolo https://www.lacittafutura.it/interni/la-truffa-si-vive-meno-ma-aumenta-l-eta-per-andare-in-pensione.html, la redazione del giornale on-line La Città Futura mi ha chiesto di inviarle un articolo sulle pensioni, includendo se possibile un riferimento a quanto sostenuto dalla Corte dei Conti all’inizio del mese. Lo pubblico anche qua. Il titolo e alcune piccole modifiche utili alla polemica politica sono redazionali.



Pensioni: l’estremismo di Banca D’Italia e Corte dei Conti

Pur nel quadro delle compatibilità neo-liberiste, c’è davvero bisogno di tanto rigore?

di Vincesko  -  21/10/2017


Il governo ha da poco varato la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF) sposando le considerazioni di Bankitalia e Corte dei Conti sulle pensioni. “Le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro”, osserva palazzo Koch, mentre i magistrati contabili evidenziano che “non si tratta, evidentemente, di rispondere alle nuove evidenze con ulteriori restrizioni dei parametri sottostanti al disegno di riforma completato con la legge Fornero; si tratta invece di cogliere ancor meglio il senso della delicatezza del comparto e confermare i caratteri strutturali della riforma, a partire dai meccanismi di adeguamento automatico di alcuni parametri (come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione). Ogni arretramento su questo fronte, esporrebbe il comparto e quindi la finanza pubblica in generale a rischi di sostenibilità”.

Parole pesanti che chiudono la porta ai Sindacati che avevano chiesto un ammorbidimento del meccanismo introdotto dalla riforma Sacconi dell’adeguamento all’aspettativa di vita, che dovrebbe far scattare un altro aumento di ben 5 mesi a decorrere dal 2019, portando così l’età di pensionamento di vecchiaia esattamente a 67 anni per tutti.

Ma pur nel quadro delle compatibilità neo-liberiste, c’è davvero bisogno di tanto rigore?

Dopo la crisi del debito greco, vengono emanate in Italia nuove ed incisive norme riguardanti le pensioni, i cui scopi dichiarati sono: (i) di equilibrare ‘strutturalmente’ la spesa pensionistica pubblica, costituita dagli assegni pensionistici correnti, con i contributi sociali (che comprendono i contributi previdenziali) versati dai lavoratori in attività; (ii) di mettere ‘in sicurezza’ i conti previdenziali, facenti parte dei conti pubblici, e rendere ‘sostenibile’ il sistema previdenziale nel lungo periodo.

Le nuove norme pensionistiche sono comprese in due provvedimenti legislativi organici, che vanno sotto il nome, rispettivamente, di “Riforma delle pensioni Sacconi” e “Riforma delle pensioni Fornero”. Esse completano un ciclo di incisive riforme pensionistiche iniziato nel 1992. Da allora, le riforme delle pensioni, considerando un’unica riforma le norme emanate da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre che nel 2009, col DL 78/2009), sono state sette: Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011.

La riforma Sacconi (2010 e 2011, oltre a Damiano, 2007: DL 78/2010, L. 122/2010, DL 98/2011, L. 111/2011 e DL 138/2011, L. 148/2011), è più corposa, immediata e recessiva di quella Fornero; in sintesi, essa ha introdotto:

1.     L’aumento dell'età per il pensionamento sia di vecchiaia che di anzianità;

2.     La "finestra” (= differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi (“finestra” mobile che incorpora la “finestra” fissa, mediamente di 4 mesi, introdotta dalla Riforma delle pensioni Damiano con la L. 24/12/2007, n. 247);

3.     L'allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più “finestra”), tranne le lavoratrici private;

4.     L'adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che porterà l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2020.

La riforma Fornero (DL 201/2011, L. 214/2011) ha stabilito, principalmente:

1.     L’estensione pro-rata del metodo contributivo a coloro che erano esclusi dalla riforma Dini del 1995 (anzianità contributiva maggiore di 18 anni), a decorrere dall'1.1.2012;

2.     L’aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”) ed eliminazione delle cosiddette quote (somma di età anagrafica e anzianità contributiva);

3.     L’allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più ‘finestra’), per allinearle a tutti gli altri;

4.     L’adeguamento all’aspettativa di vita, dopo quello del 2019, non più a cadenza triennale ma biennale.

Gli effetti della riforma si avranno soprattutto a partire dal 2020.

Si noti bene che la legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 mesi (estesa anche ai lavoratori autonomi, in luogo dei 18 mesi) sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, ma l’allungamento (già recato dalle riforme Sacconi e Damiano con le “finestre”) è solo formale. Ciò ha sia dato maggiore trasparenza al sistema, sia reso omogeneo il dato dell’età di pensionamento nel confronto internazionale.

Come si arguisce facilmente confrontando le misure, l’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

·         sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2018;

·         sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020, o forse prima.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1° gennaio 2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già più di 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

Come è potuto succedere un caso così eclatante di disinformazione sulle pensioni, analogo a quelli coevi sul risanamento iniquo e recessivo dei conti pubblici nella scorsa legislatura, che quasi tutti i 60 milioni di italiani ascrivono a Monti, quando invece Berlusconi lo ha battuto per ben 4 a 1 (267 mld cumulati contro 63), o sugli obiettivi statutari della BCE che sono due e non uno soltanto? I 60 milioni di Italiani sono stati vittime della vulgata diffusa ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana-leghista e simile; coadiuvata dalla stessa professoressa Fornero, la quale, nella sua legge di riforma (DL 201/2011, art. 24), anziché – come si fa di solito – limitarsi a modificare ed integrare la legislazione preesistente, ha confermato e ripetuto le misure della severa riforma Sacconi, il quale, dal suo canto, non ha rivendicato la paternità e smascherato il plagio ma col suo lunghissimo silenzio lo ha assecondato.

Per quanto attiene, infine, alla spesa pensionistica, i risparmi di spesa dopo le varie riforme dal 2004 sono stati dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) quantificati in 900 mld fino al 2060 e ascritti, tagliando istituzionalmente la testa al toro della disinformazione sulle pensioni, solo per circa un terzo del totale alle riforme dal 2011 (modifiche della riforma Sacconi e riforma Fornero) e quindi per meno di un terzo ascrivibili alla riforma Fornero [1].

Nonostante questi risparmi di entità elevatissima, oltre alla RGS, sia la Banca d’Italia sia la Corte dei Conti, nelle loro audizioni al Parlamento sulla Nota di variazione al DEF 2017, si sono dette contrarie ad intervenire “sull’adeguamento automatico di alcuni parametri (come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione)”. Il motivo della contrarietà è riconducibile al rischio di pregiudicare nel medio-lungo periodo la ‘sostenibilità’ del sistema pensionistico, a causa di una riduzione del Pil dovuta soprattutto a due fattori di ordine demografico: (a) la flessione del tasso di natalità e (b) un minore apporto netto dell’immigrazione, relativamente al periodo dal 2020 al 2045. “Per effetto della revisione delle ipotesi demografiche, e principalmente della riduzione del flusso netto di immigrati, la popolazione italiana al 2060 è prevista contrarsi di oltre 9 milioni rispetto al livello stimato nel precedente round previsivo e, contestualmente, l’indice di dipendenza degli anziani aumenta di oltre 8 punti percentuali”, per cui “il livello della spesa pensionistica in rapporto al PIL aumenta di circa 2 punti percentuali nel 2035, raggiunge un massimo di 2,6 punti percentuali intorno al 2045, per poi ridursi a circa 1,2 punti percentuali al 2060 e a 0,5 punti percentuali al 2070”.

Tra le tante critiche che si possono muovere al riguardo, ve ne sono tre che rivelano il carattere politico della posizione estremista e ortodossa di Bankitalia e Corte dei Conti: (i) l’aleatorietà delle previsioni a lunghissimo termine, per altro condivisa dalla stessa Corte dei Conti (“forti incertezze connaturate a previsioni di lunghissimo periodo”); (ii) la stranezza dell’evoluzione demografica posta a base della nuova previsione ISTAT, che, a pensar male, sembra confezionata ad arte per parare richieste di modifica alle pensioni; e (iii) soprattutto, la composizione della spesa pensionistica, che comprende voci spurie.

È importante osservare, infatti, che la spesa pensionistica italiana include (nel confronto internazionale) delle voci spurie, che sono:

1.     TFR, che è salario differito e può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento;

2.     Un 10% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica, che è stata pari nel 2016 a 265 mld;

3.     Un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di quasi 50 mld di imposte, che per il bilancio pubblico è una mera partita di giro);

4.     Un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi, dove non vengono classificati spesa pensionistica), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

5.     Infine, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali ( = minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

Al netto delle voci spurie, la spesa pensionistica liquidata nel 2016 ammonta a quasi 200 mld, di cui circa 20 mld di natura assistenziale, [2] e la sua incidenza sul Pil passa dal 16% al 12% circa, che è inferiore al dato “lordo” previsto per il 2060, con ampio spazio quindi almeno per introdurre due correttivi compatibili col sistema vigente: (i) che l’adeguamento sia anche previsto in diminuzione in caso di riduzione dell’aspettativa di vita; e (ii) che esso resti a cadenza triennale anche dopo il 2019, quando dovrebbe diventare biennale.

In conclusione, è ragionevole pensare che la preoccupazione della Corte dei Conti su un parziale alleggerimento dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita non potrebbe inficiare il suo giudizio che “nel panorama internazionale il nostro Paese può vantare un sistema pensionistico di avanguardia, sistema che per le sue intrinseche caratteristiche (stretta correlazione attuariale tra prestazioni e contributi versati) è stabile e intergenerazionalmente sostenibile nel lungo termine” [3]. E che sarebbe strano se anche la Commissione Europea, nel suo prossimo rapporto, non confermasse il giudizio espresso in passato, e confermato dalla BCE, ossia che, dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano è tra i più severi e ‘sostenibili’ in UE28 [4].


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Note:

[1] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – Rapporto n. 18. Previsioni elaborate con i modelli della Ragioneria Generale dello Stato aggiornati al 2017 – Rapporto n. 18

Box 2.3 - Effetti finanziari del complessivo ciclo di riforme adottate dal 2004 (pag. 76):

Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).

[2] L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1° gennaio 2017 e liquidate nel 2016. Al 1° gennaio 2017 le pensioni erogate dall’INPS, con esclusione di quelle a carico delle Gestioni Dipendenti Pubblici ed ex-ENPALS, sono 18.029.590. Di queste, 14.114.464 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.915.126, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale. Nel 2016 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali.

2. I risultati dell’analisi allora offerta [Rapporto 2016] portarono a tre principali conclusioni: i) nel panorama internazionale il nostro Paese può vantare un sistema pensionistico di avanguardia, sistema che per le sue intrinseche caratteristiche (stretta correlazione attuariale tra prestazioni e contributi versati) è stabile e intergenerazionalmente sostenibile nel lungo termine ed è riuscito anche a correggere alcuni squilibri di medio periodo che si manifestavano, dopo la riforma Dini, soprattutto in termini di una indesiderata “gobba” nella curva tra spesa pensionistica e prodotto interno lordo; ii) tuttavia, la sostenibilità finanziaria del sistema poggia crucialmente su parametri macroeconomici di lungo termine (evoluzione demografica - flussi di natalità, mortalità, migratori -, andamento dell’occupazione e della produttività, ecc.) la cui dinamica è di difficile previsione e soggetta a rischi, dal che consegue che l’aver realizzato un sistema equilibrato nel suo disegno è condizione necessaria ma non sufficiente per gli equilibri dei saldi pubblici dei prossimi decenni; iii) il sistema realizzato, pur complessivamente solido, non è privo di residue insufficienze, tali essendo in particolare l’elevata quota di prestazioni pensionistiche “povere”, la modesta flessibilità nelle modalità di accesso alle prestazioni, l’inadeguata soluzione del problema del rapporto tra longevità e capacità lavorative degli anziani.

[4] Si veda anche l’Annual Ageing Report. Si veda anche: Vítor Constâncio, Vice Presidente BCE quando dichiara che “è precisamente nel campo delle riforme per contenere il peso a lungo termine dell’invecchiamento della popolazione sulla spesa pubblica che I paesi sotto stress hanno già effettuato aggiustamenti. L’Italia ed il Portogallo, per esempio, hanno aumenti stimati per spese legate alla longevità minimali…”. Come il grafico sottostante conferma.



Post collegati:


Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana


Pensioni: notizie false (fake news)


Lettera al Sen. Prof. Pietro Ichino su un suo errore di attribuzione di un’importante norma pensionistica


Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni


L’articolo è stato ripreso dal sito Sinistrainrete.


Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko

Created: 27 October 2017



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Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni



Pubblico la lettera che ho inviato ieri al quotidiano la Repubblica per segnalare una notizia falsa che circola da sei anni, contenuta in un loro articolo sulle pensioni, ossia che l’incisivo meccanismo dell’adeguamento periodico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita l’abbia deciso la riforma Fornero del dicembre 2011, anziché la riforma Sacconi del 2010.

La mia e-mail è delle 16:30, in serata Repubblica ha rettificato la notizia.

Nel corso della giornata, l’articolo è stato ripreso da vari siti, alcuni dei quali linkando semplicemente l’articolo, altri riportandone anche le prime righe, proprio quelle dell’incipit che riportava la notizia falsa col nome della professoressa Fornero, o l’intero articolo, i quali, poiché non ho salvato l’intero articolo ma soltanto l’incipit, costituiscono la prova documentale di quanto successo.


E-mail a Repubblica.it_Adeguamento età di pensionamento


Pensioni: notizie false (fake news)

Da: v

3/11/2017 16:30 


Buonasera,

La Vostra pervicacia, nonostante le mie due lettere inviate al direttore Mario Calabresi, al fondatore Eugenio Scalfari, all’ex direttore Ezio Mauro e ai più noti giornalisti di Repubblica, e varie altre, nel diffondere NOTIZIE FALSE (FAKE NEWS) sulle pensioni è degna di miglior causa.

Traggo dal Vostro articolo non firmato di oggi “Pensioni, ecco i lavori gravosi esentati dall'aumento dell'età   http://www.repubblica.it/economia/2017/11/03/news/pensioni_ecco_i_lavori_gravosi_esentati_dall_aumento_dell_eta_-180108007/ l'incipit “Alcuni lavoratori potranno essere esentati dalle rigide maglie della legge Fornero”.

No, questa è una delle tante NOTIZIE FALSE (FAKE NEWS) che circolano da 6 anni sulle pensioni e sulla Fornero. Vi ri-risegnalo che l’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita è stato introdotto dalla riforma delle pensioni SACCONI (L. 122/2010, art. 12, comma 12bis).

DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122 del 30.7.2010, art. 12, comma 12bis:

(( 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.

Peraltro, nell’articolo di Rosaria Amato (con la quale ho avuto due scambi di e-mail, nel primo dei quali l’ho invitata a far modificare il titolo errato che contraddiceva il suo articolo sulla conferenza stampa Damiano-Sacconi, cfr. Lettera a Rosaria Amato di Repubblica sull’adeguamento all’aspettativa di vita, sue risposte e mie repliche http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2856676.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2017/07/lettera-rosaria-amato-di-repubblica.html), linkato al termine dell’articolo di oggi, è scritto correttamente: “L'adeguamento è previsto dalla legge Tremonti-Sacconi del 2010”, ma poi aggiunge pleonasticamente “successivamente reso automatico dalla riforma Fornero”, poiché il meccanismo SACCONI è già automatico e affidato alla burocrazia ministeriale e la clausola di salvaguardia, introdotta dalla riforma Fornero, dei 67 anni nel 2021 è nei fatti superflua, dal momento che a 67 anni si arriva già nel 2019, per effetto ESCLUSIVAMENTE della riforma SACCONI.

Segnalo, inoltre, che il decreto che deve essere emanato – come dicevo - è un decreto direttoriale, poiché il compito di emetterlo è stato sottratto ai politici e attribuito alla burocrazia ministeriale, che ne è responsabile dal punto di vista erariale.

Ri-risegnalo, infine, che “non è questa la sola misura che la professoressa “contrabbanda” come propria, poiché ella non si è limitata nella sua legge di riforma (DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24), come si fa di solito, a modificare e/o integrare la normativa preesistente, ma ha anche confermato e ripetuto norme incisive della riforma SACCONI; il quale dal suo canto non denuncia pubblicamente il plagio e, anzi, lo asseconda di fatto da anni col suo silenzio […]”.

Il resto della lettera e le prove documentali li trovate nel mio secondo post qui sotto; lettera già inviata a centinaia di destinatari, inclusi la professoressa Elsa Fornero, il senatore Maurizio Sacconi, il presidente dell’INPS Tito Boeri e i media, e che è stata pubblicata finora – che io sappia - soltanto dal giornale on-line Affari Italiani.

Perché non pubblicate anche Voi la mia lettera, per contribuire a rettificare le false notizie sulle pensioni, anche ad opera di Repubblica, che in Italia hanno fatto - pare - quasi 60 milioni di vittime?

Prima lettera:

Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana

Seconda lettera:

Pensioni: notizie false (fake news)

Cordiali saluti,

V.


Appendice


Vittoria! Dopo la mia e-mail, Repubblica ha modificato l’articolo, togliendo il (duplice) riferimento alla Fornero e sostituendolo con Sacconi.

Non ho salvato, purtroppo, la versione precedente dell’articolo di Repubblica, ma una prova indiretta la si trova nel sito di Libero 24x7, dove nei “luoghi” dell’articolo sono riportati: Fornero e Roma.


3-11-2017

Politica - Dai macchinisti dei treni ai 'minatori', passando per operatori ecologici e insegnanti di asili e materne. Tutte le categorie sono incluse già nel beneficio dell'Ape social. In totale si tratta di oltre 15mila lavoratori. Le categorie che ...

Luoghi: fornero roma

Tags: età lavori


Una prova diretta l’ho trovata nel sito di Nuova Rassegna, che riporta l’incipit dell’articolo (vedi la mia email).

Pensioni, ecco i lavori gravosi esentati dall’aumento dell’età

PUBBLICATO IL 03/11/2017 ECONOMIA

ROMA – Alcuni lavoratori potranno essere esentati dalle rigide maglie della legge Fornero. Ci sono i “minatori”, i macchinisti dei treni, oppure gli insegnanti di materne e asili. Le categorie che potrebbero rientrare tra le esclusioni dell’incremento dell’età per poter accedere alla pensione sono diverse e in Vai all’articolo originale


E ancor più in quest’altro sito, che riporta per intero l’articolo di Repubblica, dove come si vede si cita per due volte la Fornero e nessuna volta Sacconi (aggiungendo l’ultima parte sui Sindacati).

www.notizie.it/riforma-pensioni-lavori-gravosi/

12 ore fa – Riforma pensioni, quali sono i lavori gravosi esentati dall'aumento dell' ... maglie della legge Fornero per quanto riguarda l'aumento dell'età.

Riforma pensioni, quali sono i lavori gravosi esentati dall’aumento dell’età

3 novembre 2017  Roberto Bernocchi  Tempo di lettura: 2 minuti

Riforma pensioni, alcune categorie di lavoratori gravosi potranno essere esentati dalle maglie della legge Fornero per quanto riguarda l'aumento dell'età.

Riforma pensioni, alcune categorie di lavoratori gravosi potranno essere esentati dalle rigide maglie della legge Fornero per quanto riguarda l’aumento dell’età. Dai macchinisti dei treni ai minatori, passando poi per gli operatori ecologici e le insegnanti degli asili e delle scuole materne. Tutte queste categorie ed altre ancora sono state inserite già nel beneficio dell’Ape Social. In tutto, secondo le prime stime si tratta di oltre quindicimila lavoratori.

Riforma pensioni

Alcune categorie di lavoratori avranno la possibilità di essere esentati dalle rigide maglie della Legge Fornero. Tra queste categorie troviamo i minatori, i macchinisti dei treni. Ma anche gli insegnanti di asili e scuole materne.

Sono diverse le categorie che potrebbero rientrare tra le esclusioni dell’incremento dell’età, in modo tale da poter accedere alla pensione. In queste ultime ore si sta cercando di definire in maniera precisa questa platea, che non dovrebbe comunque superare le quindicimila unità.

Questi tipi di lavoratori beneficiano già adesso della possibilità di aderire all’Ape Sociale.

Sono gli stessi che nelle ultime settimane avrebbero presentato la richiesta di adesione dell’uscita anticipata. Lo schema con tutte le categorie ben definite sarà inserito nella Legge di Bilancio entro metà novembre.

Le categorie

Entrando maggiormente nel dettaglio, in questa lista sarebbero incluse tutte le persone che normalmente sono inseriti in turni di lavoro pesanti o a rotazione. Stiamo parlando ad esempio di operai edili addetti alle gru, scavatrici o manutentori di edifici.

Ma ci sono anche i macchinisti e parte dei ferrovieri, i conciatori, camionisti, lavoratori impegnati in turni di facchinaggio. E ancora gli infermieri (non tutti), operatori ecologici, insegnanti delle materne e degli asili, badanti che assistono persone non autosufficienti.

Per tutte queste categorie di lavoratori dunque potrebbero saltare le griglie che sono state imposte dalla riforma Fornero, riuscendo in questo modo ad anticipare il giorno della pensione anche di cinque anni rispetto ai sessantasette (e oltre) attualmente imposti dalla norma.

Questa lista però potrebbe essere rivista, con l’ingresso anche di nuove categorie.

Come possono essere per esempio gli operai agricoli, marittimi, chimici, operai impegnati nella lavorazione di legno, gomma e plastica. in ballo ci sarebbero anche alcuni profili della manifattura e dell’industria tessile.

Per quanto riguarda invece il fronte dell’automatismo, è utile ricordare che il congelamento, fino al 2026, è stato già applicato attraverso la precedente manovra ai lavori usuranti.

Tregua sindacati-governo

Insomma, i sindacati e il governo sono riusciti a raggiungere una sorta di tregua. Ma in ogni caso, Cgil, Cisl e Uil attendono di vedere se il prossimo 13 novembre sarà possibile davvero individuare delle soluzioni condivise.

Tra queste soluzioni non ci potrà comunque essere quella del rinvio della procedura amministrativa. Il Premier Gentiloni, infatti, avrebbe confidato ad alcuni collaboratori che quella potrebbe non essere la strada giusta, in quanto potrebbe provocare dei problemi con l’Europa.

Gentiloni ha poi aggiunto: “I principi generali della norma restano validi, il Parlamento è sovrano ma non escludiamo che si possa correggere qualcosa al tavolo con le parti”.



Post collegato:


Lettera al Sen. Prof. Pietro Ichino su un suo errore di attribuzione di un’importante norma pensionistica



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Lettera al Sen. Prof. Pietro Ichino su un suo errore di attribuzione di un'importante norma pensionistica



Pubblico la lettera che ho inviato oggi al Sen. Prof. Pietro Ichino, dopo aver letto un articolo della sua ultima newsletter e aver rilevato un suo grave e molto sorprendente errore di attribuzione dell'importante norma pensionistica relativa all’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, di cui tanto si discute in questi giorni, meccanismo che porterà, salvo modifica della legge entro quest'anno, l'età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2019, e poi oltre, che è   benchmark in UE28.


Pensioni: notizie false (fake news)

Da  v

02/11/2017  19:10


Caro Sen. Prof. Pietro Ichino,

Traggo da uno degli articoli della Sua ultima newsletter, intitolato PARADOSSI DI FINE LEGISLATURA – 2 Cesare Damiano, sinistra Pd, e Maurizio Sacconi, rientrato in FI, convergono su di un grande obiettivo bi-partisan: smontare la riforma Fornero delle pensioni “Eppure qual è la questione sociale considerata più grave e urgente dai presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, Damiano e Sacconi? Bloccare urgentemente il meccanismo di adeguamento dell’età del pensionamento alle aspettative di vita degli italiani, che la legge Fornero ha molto opportunamente istituito sei anni fahttp://www.pietroichino.it/?p=4694.

Mi sorprende moltissimo che Lei non sappia, il che è preoccupante, o che faccia finta di non sapere, il che è grave, che l’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa (al singolare) di vita è stato introdotto dalla severissima riforma delle pensioni SACCONI, col comma 12bis dell’art. 12 del DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122 del 30.7.2010.

DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122 del 30.7.2010, art. 12, comma 12bis:

(( 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.

link non più attivo, sostituito da:

Dopo l’adeguamento del 2019, che varrà fino al 2021, la cadenza (a decorrere dal 2022), in forza della riforma Fornero, sarà biennale. Ma questo, in ogni caso, è solo un’accelerazione del meccanismo periodico introdotto da SACCONI nel 2010.

Poiché sto contrastando da 6 (sei) anni la vulgata – diffusa ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana-tremontiana-sacconiana-cazzoliana-leghista, coadiuvata dalla stessa millantatrice professoressa Fornero, che ha fatto quasi 60 milioni di vittime, - che attribuisce alla riforma Fornero anche tutto quello che ha deciso la ben più severa riforma Sacconi, ed ho riscritto recentemente al Governo, a politici, a tutti i media e a un buon numero di docenti universitari (tra cui Lei), fondazioni, siti economici e Istituzioni varie (tra le quali Corte dei Conti, Banca d’Italia e Confindustria), ma è una fatica di Sisifo, mi permetto di chiederLe di voler contribuire a fare chiarezza sulla paternità delle norme pensionistiche, cominciando a pubblicare una nota di rettifica del Suo articolo citato all’inizio.

Per una scorsa e ripassata delle norme e dei dati pensionistici attuali e al 2060, Le reinvio la mia seconda e-mail del 27.10 scorso, che ho travasato nel mio blog, che contiene anche due richieste di modifica della legge compatibili con l’attuale sistema:

Cordiali saluti,

V.



Post e articolo collegati:


Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana


Stime della speranza di vita e conseguenze sociali

Giuseppe Costa and Aldo Rosano 2 novembre 2017

Aldo Rosano e Giuseppe Costa dopo avere ricordato le difficoltà che pone la stima della speranza di vita, illustrano i diversi metodi che possono essere utilizzati per efettuare tale stima. Rosano e Costa si occupano poi degli effetti che la speranza di vita ha sulla valutazione della sostenibilità dei sistemi di welfare esaminando criticamente la relazione tra i cambiamenti della struttura demografica del nostro paese, da un lato, e la tendenza della spesa prevista per la previdenza, la sanità e l’assistenza sociale, dall’altro.

https://www.eticaeconomia.it/stime-della-speranza-di-vita-e-conseguenze-sociali/  



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Pensioni: notizie false (fake news)




Pubblico la lettera che ho inviato oggi al GR-RAI e per conoscenza alla Professoressa Elsa Fornero, al Sen. Maurizio Sacconi, alla Segreteria del Governo e ad altri 69 destinatari, sulle false notizie che circolano sulle pensioni da sei anni e che hanno fatto, in Italia, quasi 60 milioni di vittime.


A: GRR (grr@rai.it)

p.c. elsa.fornero@unito.itmaurizio.sacconi@senato.it, segreteriausg@governo.it e altri 69 destinatari (Media e Sindacati, l'elenco è in calce, suscettibile di integrazione)


Buonasera,

In riferimento alle notizie da Voi diffuse oggi sulle pensioni, in particolare sull’adeguamento dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, in primo luogo, osservo che non avete intervistato il suo autore, che NON è la Professoressa Fornero, intervistata da tutti i media, incluso da Amerigo Mancini del GR3 delle 8:45 (io ascolto solo la radio), il cui lancio l'ha presentata come l'autrice (sic!), bensì l'attuale senatore SACCONI, che l'ha introdotto col comma 12bis, art. 12, DL 78 del 31.05.2010, convertito dalla L. 122 del 30.7.2010   http://www.dps.tesoro.it/documentazione/uval/DL_78_2010.pdf.

link non più attivo, sostituito da:

http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=

In secondo luogo, rilevo che non è questa la sola misura che la professoressa “contrabbanda” come propria, poiché ella non si è limitata nella sua legge di riforma (DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24), come si fa di solito, a modificare e/o integrare la normativa preesistente, ma ha anche confermato e ripetuto norme incisive della riforma SACCONI; il quale dal suo canto non denuncia pubblicamente il plagio e, anzi, lo asseconda di fatto da anni col suo silenzio (a parte la sua recente conferenza stampa tenuta assieme all’On. Cesare Damiano, peraltro anch’essa oggetto di deformazioni informative da parte di alcuni, incluso lo stesso On. Damiano nella sua newsletter, alimentando una DISINFORMAZIONE generale che dura da 6 anni e ha fatto – pare - quasi 60 milioni di vittime).

In terzo luogo, infatti, come si arguisce facilmente confrontando le misure delle due riforme, l’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più dalla riforma Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) che dalla riforma Fornero (DL 201/2011, art. 24):

– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2018;

– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale a decorrere dal 2022), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2021, o forse prima.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto la riforma Dini nel 1995, non la riforma Fornero nel 2011; quest’ultima ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già più di 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

In quarto luogo, rilevo che il dato fondamentale che va evidenziato è che la spesa pensionistica, pari al 31.12.2016 a 265 miliardi, che è il dato su cui TUTTI ragionano, inclusi i soloni interni e internazionali, tra cui l'UE e il FMI, al netto delle voci spurie (imposte - il peso fiscale è comparativamente maggiore in Italia che negli altri Paesi -  pari a quasi 50 mld, che per i conti pubblici sono una mera partita di giro, assistenza e TFR), scende di circa 90 mld e si attesta a 176,8 mld, che è la spesa pensionistica liquidata nel 2016 dall’INPS (cfr. INPS, Osservatorio sulle pensioni al 31.12.2016 https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemDir=50778), e la sua incidenza sul Pil passa dal 16% al 12% circa, che è inferiore al dato “lordo” previsto dalla RGS per il 2060, con ampio spazio quindi almeno per introdurre due correttivi compatibili col sistema vigente: (i) che l’adeguamento sia anche previsto in diminuzione in caso di riduzione dell’aspettativa di vita; e (ii) che esso resti a cadenza triennale anche dopo il 2019, quando (a decorrere dal 2022) dovrebbe diventare biennale.

In quinto luogo, un altro dato importante che va evidenziato è che la RGS ha quantificato in ben 900 mld il risparmio dalle riforme pensionistiche dal 2004 entro il 2060. E, tagliando istituzionalmente la testa al toro della DISINFORMAZIONE sulle pensioni, “Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011”)   http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit--i/Spesa-soci/Attivita_di_previsione_RGS/2017/NARP2017-08.pdf.

In sesto luogo, un altro dato importante da sottolineare è la strana nuova evoluzione demografica dal 2020 al 2045 calcolata dall'ISTAT, che porta RGS, Bankitalia e Corte dei Conti a dire che la sostenibilità del nostro sistema pensionistico, secondo la Corte dei Conti ora all'avanguardia, sarebbe messo a rischio da un alleggerimento del meccanismo dell'adeguamento periodico all'aspettativa di vita.

In settimo luogo, infine, un altro dato importante da considerare è che, dopo le 7 riforme delle pensioni dal 1992, sia la Commissione Europea sia la BCE giudicano il sistema pensionistico italiano tra i più severi e sostenibili in UE28.

Per un'analisi completa e le altre prove documentali, segnalo il seguente articolo richiestomi da un giornale on-line dopo un mio commento rettificativo sulle pensioni (il titolo e alcune piccole modifiche utili alla polemica politica sono redazionali):

Pensioni: l’estremismo di Banca D’Italia e Corte dei Conti

Ad integrazione, riporto qua il post già inviatovi via e-mail:

Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana

Cordiali saluti,

V.


PS: Sarebbe opportuno inoltrare questa e-mail ai redattori, pena la perpetuazione nei secoli della diffusione di false notizie (fake news) sulle pensioni, oltre che sulle manovre finanziarie correttive varate nella scorsa legislatura e sui poteri/doveri della BCE.



Destinatari:

26/10/2017

p.c.

N. 73 indirizzi; gli indirizzi in colore rosso risultano errati.

27/10/2017

(N. 49 indirizzi) reinviata a apolito@corriere.it

(N. 27 indirizzi)

(N. 48 indirizzi)

sd@repubblica.it (alla c.a. del Dott. Eugenio Scalfari)

05/11/2017: leggioggi@maggioli.it  

12/11/2017: PensioniOggi.it (tramite suo sito),   sir@agensir.it,   fra.abruzzo@live.com,   ilettoriciscrivono@tecnicadellascuola.it  


Appendice


#2 carlo 2017-10-28 20:27

A me risulta che prima della Fornero si poteva andare in pensione con 40 anni di anzianità di lavoro attendendo la finestra in uscita, posta di solito a 3 /6 mesi. Subito dopo la Fornero si è passati a 42 anni e 1 mese, per aumentare fino agli attuali 42 e 10 mesi. Tant'è che nella mia ditta diversi lavoratori si sono trovati la sorpresa di 2 anni in più di lavoro. Se queste mie affermazioni sono vere non si può minimizzare la Fornero rispetto alla precedente Sacconi: anche la Fornero ha penalizzato in modo sensibile noi lavoratori.


#3 Vincesko 2017-10-28 23:57

@carlo
Citazione1: “A me risulta che prima della Fornero si poteva andare in pensione con 40 anni di anzianità di lavoro attendendo la finestra in uscita, posta di solito a 3 /6 mesi”.

Questo valeva con la riforma DAMIANO (L. 247/2007), ossia prima della riforma Sacconi.

Citazione2: “Subito dopo la Fornero si è passati a 42 anni e 1 mese, per aumentare fino agli attuali 42 e 10 mesi. Tant'è che nella mia ditta diversi lavoratori si sono trovati la sorpresa di 2 anni in più di lavoro”.

Pensioni di anzianità (adesso “pensioni anticipate”)
SACCONI:
DL 78/2010: 40 anni + ‘finestra’ di 12 mesi per i lavoratori dip. o 18 mesi per i lavoratori aut.
DL 98/2011: + 1 mese per chi matura requisiti nel 2012, o +2 mesi per chi li matura nel 2013, o +3 mesi per chi li matura nel 2014.
Quindi siamo a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lav. dip. e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lav. aut.
http://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Numero-30-settembre-2011.pdf
FORNERO
Uomini 42 anni e 1 mese; donne 41 anni e 1 mese
Quindi la Fornero ha aumentato di 1 anno (come ha fatto Sacconi, che in più però ha aggiunto 1 mese o 2 o 3), non di 2 anni, e soltanto per gli uomini; e ha allineato (in diminuzione di 6 mesi) gli autonomi ai dipendenti.
In più, Sacconi ha introdotto il vero meccanismo infernale: l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che soltanto a decorrere dal 2022 diverrà biennale in forza della riforma Fornero.
Quindi, nell’esempio fatto degli attuali 42 anni e 10 mesi, 1 anno e 10 mesi sono ascrivibili a Sacconi e soltanto 1 anno a Fornero.
NB: Come si vede, l’aumento dell’età base di 1 anno operato da Fornero è solo formale (cfr. nell’articolo il periodo che comincia con “Si noti bene che la legge Fornero…”), poiché 1 anno è compensato dall’eliminazione della ‘finestra’.

Citazione3: “Se queste mie affermazioni sono vere non si può minimizzare la Fornero rispetto alla precedente Sacconi: anche la Fornero ha penalizzato in modo sensibile noi lavoratori”.

Come abbiamo visto, non sono vere; ma, a prescindere da questo, dove la vedi la minimizzazione della riforma Fornero? La vera questione da me sollevata (da 6 anni) è la vulgata (alimentata ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana e dalla stessa millantatrice professoressa Fornero) che in Italia ha fatto quasi 60 milioni di vittime – da ciò che scrivi, incluso te - che è (quasi) tutta opera (e colpa) della Fornero, incluso l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento. Il che è falso.
La verità dimostrata dalle norme di legge e dai dati, in particolare RGS, è che, considerando soltanto le riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano, Damiano, Sacconi e Fornero), la riforma Fornero incide soltanto per meno di 1/3 del totale fino al 
2060.


Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko

Created: 27 October 2017

https://www.sinistrainrete.info/spesa-pubblica/10826-vincesko-pensioni-l-estremismo-di-bankitalia-e-corte-dei-conti.html 



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http://vincesko.blogspot.com/2017/10/pensioni-notizie-false-fake-news.html   




Lettera a Carmelo Barbagallo, segretario generale della UIL



Pubblico la lettera che ho inviato due giorni fa a Carmelo Barbagallo, Segretario generale della UIL, dopo la sua ennesima esternazione mendace sulle responsabilità della professoressa Elsa Fornero in tema di pensioni, questa volta relativa all’introduzione dell’adeguamento periodico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita.

Poiché non è la mia prima lettera che gli invio su chi ha fatto che cosa in materia di pensioni, ma lui imperterrito continua a DISINFORMARE, ho calcato un po’ la mano e mandato la lettera per conoscenza agli altri due segretari generali, della CGIL, Susanna Camusso, e della CISL, Annamaria Furlan (ai quali avevo già scritto), colpevoli anch’essi talvolta dello stesso peccato di attribuire alla riforma Fornero misure varate dalla riforma Sacconi. Francamente, lo capisco, se è intenzionale, per la Furlan, la cui Confederazione, capitanata all’epoca da Raffaele Bonanni, fu complice, assieme alla UIL, con a capo Luigi Angeletti, della severa riforma delle pensioni Sacconi; non lo capisco per la Camusso, la cui Confederazione fu l’unica a opporsi e a manifestare contro la manovra del DL 78 del 31.05.2010, Legge 122/2010, il cui articolo 12 contiene la riforma Sacconi.


Riforma delle pensioni, adeguamento all'aspettativa di vita

Da:  v

14/9/2017  14:58

A:  segreteriagenerale@uil.it   CC  segreteria.camusso@cgil.it    segreteria.generale@cisl.it


Al Segretario Generale Carmelo Barbagallo

p.c. Alla Segretaria Generale Susanna Camusso

p.c. Alla Segretaria Generale Annamaria Furlan

Cito da Huffington Post: "Chiediamo il congelamento dell'aspettativa di vita - ha detto il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, l'innalzamento automatico rischia di essere dirompente, l'ennesimo danno dopo la legge Fornero".

Egr. Segretario generale Barbagallo,

Sorprende che Lei, segretario generale della UIL, la confederazione sindacale che, avendo a capo Luigi Angeletti, avallò nel 2010 la severissima riforma delle pensioni SACCONI, ignori o faccia finta di ignorare che NON è stata la riforma delle pensioni Fornero (sulla quale Lei cerca di scaricare come al solito le proprie colpe ed i propri sensi di colpa), ma la riforma delle pensioni SACCONI, ministro del Lavoro del governo Berlusconi, a introdurre l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (DL 78/2010, art. 12).

(( art. 12, comma 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.

Peraltro, recentemente è venuta fuori la notizia di stampa che Angeletti vi meditasse con i suoi collaboratori, incluso Lei, in una crociera apposita, a spese della UIL.

Per un'analisi comparativa, allego:

Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

La reinvito, pertanto, ad evitare in futuro, assecondando la vulgata che ha fatto quasi 60 milioni di vittime, di attribuire alla millantatrice professoressa Fornero (che ha alimentato questa DISINFORMAZIONE, non limitandosi a modificare e/o integrare la legislazione precedente, ma ripetendo nel suo DL 201/2011, art. 24, misure già varate dalla riforma Sacconi e in vigore dall'1.1.2011) responsabilità che non ha ed a raccontare finalmente e semplicemente la verità.

Distinti saluti,

V.


____________________


Note:


Nel 2010, inviai una serie di email molto critiche ai segretari generali della CISL, Raffaele Bonanni, e della UIL, Luigi Angeletti, coautori e “complici” di Tremonti, Sacconi e Marcegaglia nella stesura delle scandalosamente inique misure recate dal DL 78 (62 mld cumulati, addossati perfino sui poveri col taglio feroce del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni e lasciando quasi indenni i miliardari e i milionari); peraltro, recentemente è venuta fuori la notizia di stampa che Angeletti vi meditasse con i suoi collaboratori in una crociera apposita, a spese della UIL.

Riporto una delle e-mail.

E-mail a CISL_Manovra finanziaria

Manovra finanziaria

Da v

27/5/2010 18:36

AL SEGRETARIO GENERALE
AL RESPONSABILE UFFICIO PREVIDENZA CISL
E' inaccettabile che lo slittamento delle pensioni di vecchiaia, previsto in 6 
mesi nella stessa bozza del DL sulla manovra economica reperibile sui 
principali giornali on-line e nel sito Tesoro.it fino a ieri sera, sia passato 
– chissà perché e senza colpo ferire - a 12 mesi, con un minor introito per i 
64enni, a vario titolo disoccupati, di migliaia o decine di migliaia di €, 
mentre i percettori di reddito privati, anche milionari, non pagheranno un 
centesimo per il risanamento dei conti.
E' inaccettabile che Luigi Angeletti, nonostante ciò, continui ad esprimere un 
giudizio sostanzialmente positivo sulla manovra finanziaria. 
Vien da chiedersi: ma che sindacato è diventata la CISL? E che sindacalista è 
Raffaele Bonanni?
V.


Crociere e gioielli con i soldi della Uil”, Barbagallo Angeletti e altri sei a processo per appropriazione indebita

Il segretario del sindacato: "Personalmente, non ho mai neanche pensato di poter utilizzare risorse della Uil per fini estranei agli interessi dell’organizzazione". L'ex numero uno: "Era per discutere in maniera approfondita, e per più giorni, dei contratti del pubblico impiego"

di F. Q. | 17 settembre 2016


A processo vertici Uil: "Crociere e gioielli con i soldi del sindacato"

Accuse al segretario Barbagallo e al suo predecessore Angeletti. "I due viaggi nei mari d'Europa sono costati 16mila euro ciascuno"

di GIUSEPPE SCARPA

16 settembre 2016



Post e articoli collegati:


Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli


Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive


Lettera all’On. Cesare Damiano e al Sen. Fabrizio Sacconi


Lettera n. 2 al Ministro Maurizio Sacconi


Se il sindacato vuole avere un futuro

Pierre Carniti  -  15 settembre 2017



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Lettera al Prof. Francesco Daveri su Monti e le manovre correttive della scorsa legislatura, sua risposta e mia replica


Riporto la lettera che, continuando la mia diuturna opera di CONTROINFORMAZIONE, che nel caso di specie svolgo da 5 anni, ho inviato in data 10 agosto 2017 al Prof. Francesco Daveri,[*] uno dei più famosi economisti italiani, dopo una sua intervista al giornale on-line HUFFINGTON POST, la sua risposta e la mia replica, su Monti e le manovre correttive varate nella scorsa legislatura. Anche lui, come 60 milioni di Italiani, era convinto che fosse stato il governo Monti ad aver risanato i conti pubblici e fatto una politica restrittiva aumentando le tasse e tagliando la spesa pubblica (e così provocato o prolungato la recessione).


Monti e le manovre correttive della scorsa legislatura

Da¨  v   10/8/2017 17:20

A:   francesco.daveri@unicatt.it


Egr. Prof. Daveri,

Le scrivo in riferimento alle Sue dichiarazioni rilasciate ieri a HUFFINGTON POST. In particolare, a quella in cui Lei afferma: “E' chiaro che il governo Renzi ha potuto fare politiche fiscali più espansive ma ha anche capitalizzato sulle politiche restrittive dei governi passati. E' stato grazie al fatto che erano salite le tasse così tanto che ha potuto ridurle senza mandare il deficit di nuovo sopra al 3% quindi una quota parte va riconosciuta al governo Monti”.

Mi spiace, non concordo affatto con Lei su Monti, sul quale Lei continua a scrivere da anni (cfr., ad esempio, il Suo articolo sul Corriere della Sera Perché fatichiamo a imparare la lezione greca di Francesco Daveri - 30 dicembre 2014  http://www.corriere.it/opinioni/14_dicembre_30/perche-fatichiamo-imparare-lezione-greca-8a8d85b0-9004-11e4-a207-f362e6729675.shtml, in calce al quale c’è un mio commento con le cifre delle manovre correttive della scorsa legislatura, che Lei evidentemente o non ha letto o ha tenuto in non cale) alcune inesattezze macroscopiche, frutto – debbo presumere - di scarsa conoscenza dei dati e delle leggi.

Sono 5 anni che mi tocca contrastare tale vulgata, alimentata ad arte dalla propaganda berlusconiana ed anche agevolata dalle millanterie del Prof. Monti (e della Prof.ssa Fornero), a cominciare già dal titolo del suo primo DL: “Salva-Italia”. Mi creda, è una fatica di Sisifo!

Premesso che io sono “antimontiano” (oltre che antiberlusconiano) e ho scritto nel mio blog ben 8 post di critica severa contro il “millantatore” Monti (che peraltro io considero una persona molto sincera), cominciando quando era sulla cresta dell’onda (qui l’ultimo, in calce gli altri 7: Tre misfatti quasi sconosciuti del fu governo dei tecnici [1 oppure 2]),

1. Berlusconi, non Monti.

Segnalo che le manovre correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24 ore”), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.

(Cfr. Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti

E’ tale la dimensione del rapporto quali-quantitativo tra i governi Berlusconi e Monti (267 mld cumulati contro 63, cioè 4 a 1, 80% contro 20%, anche per l’iniquità), che è del tutto infondato attribuire a Monti il risanamento dei conti pubblici, gli effetti recessivi, il calo del Pil (quasi -10%), la moria di imprese (quasi il -25% della capacità produttiva) ed il calo dell'occupazione, oltre ad alcune centinaia di morti, obliterando completamente Berlusconi, che, rammento, ha eseguito quasi tutte le imposizioni di UE e lettera BCE del 5.8.2011, tranne, per l'opposizione di Bossi, l'eliminazione delle pensioni di anzianità (concentrate soprattutto al Nord) e l'adeguamento a TUTTI gli altri delle lavoratrici dipendenti private).

Invece, sicuramente, i dati negativi sono in gran parte gli effetti delle mastodontiche manovre correttive molto inique e recessive del governo Berlusconi-Tremonti, fatte in gran parte di misure strutturali ( =permanenti, quindi che valgono tuttora), almeno in un rapporto di 4 a 1 rispetto al governo Monti, e che cominciarono a dispiegare i loro effetti dall’1.1.2011, ben prima che arrivasse Monti.

Per completezza di informazione, aggiungo, relativamente alle riforme delle pensioni, oggetto anch’esse di una generale DISINFORMAZIONE:

2. Sacconi, non Fornero.

Discorso più o meno analogo per le pensioni: Sacconi batte Fornero 3 a 1.

L’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) – che infatti, da bravo furbacchione, fa lo gnorri – che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2021 (poi, 2018);

– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020 (o forse prima).

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

A riprova della DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni, che include esperti, sindacati, tutti i media e perfino l’INPS, oltre alla millantatrice Fornero, la quale – se controlla il testo dell’art. 24 del DL 201/2011 -, anziché limitarsi a riportare nel suo DL le modifiche ed integrazioni alla legislazione pensionistica precedente, ha pleonasticamente (e “furbescamente”, ma masochisticamente, viste le maledizioni di cui è oggetto) anche confermato quelle, molto severe, già approvate dalla riforma Sacconi nel 2010 e integrate nel 2011, allego (ivi le prove documentali):

Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli

Spero di essere stato utile e che in futuro vorrà contribuire a fare chiarezza su chi ha fatto che cosa durante la lunga crisi economica.

Cordiali saluti,

V.


PS: In calce all'articolo di HP, trova tre miei lunghi commenti, con le cifre delle manovre correttive e alcune informazioni che troverà sicuramente “eterodosse”, ma del tutto rispondenti al vero e facilmente riscontrabili, sulla politica monetaria della BCE durante la crisi economica.



Re: Monti e le manovre correttive della scorsa legislatura

Daveri Francesco (Francesco.Daveri@unicatt.it)

11/8/2017 09:28

A  v  

Gentile V.

grazie del messaggio.

il punto da lei sollevato è interessante e merita certamente sforzi approfonditi di analisi e quantificazione.

il fatto che gli aggiustamenti di bilancio di berlusconi-tremonti siano stati più consistenti di quanto gli interessati vogliano far sapere non mi sorprende. in particolare, i veri tagli alla spesa per dipendenti pubblici li ha fatti certamente tremonti congelando gli aumenti e i rinnovi contrattuali dal 2010. misura temporanea e iniqua ma efficace nel controllo della spesa nei redditi da lavoro. anche i risultati relativi alla spesa pensionistica mi sembrano plausibili, ma non sono un esperto di pensioni quindi su questo non so bene cosa dire di più preciso.

in generale mi chiedo se i suoi risultati dipendano almeno in parte dalla metodologia di calcolo che prende per buoni i numeri riportati nelle relazioni tecniche dei vari DL. tali numeri spesso rimangono sulla carta. specie nei tagli ai ministeri e agli enti locali. inoltre per quello che ricordavo i tagli di tremonti - compreso quelli dell'estate 2011 - rinviavano al futuro la vera copertura delle misure implicate con il trucco delle clausole di salvaguardia. non ho ben capito come lei contabilizzi questo gioco di rinvii delle coperture da un governo all'altro.

cordiali saluti e buona estate

francesco daveri



Re: Monti e le manovre correttive della scorsa legislatura

Da:   v   12/8/2017 17:42

A   Daveri Francesco  

Egr. Prof. Daveri,

1. Introduzione

La ringrazio doppiamente, sia per la Sua cortese risposta, sia per la Sua pronta sensibilità e manifestata consapevolezza che la questione da me sollevata merita di essere adeguatamente approfondita.

Io ritengo da anni, infatti, che ci troviamo di fronte ad uno dei casi più macroscopici di DISINFORMAZIONE (io lo scrivo sempre rigorosamente in maiuscolo) della storia patria, sia sull’ammontare complessivo delle manovre finanziarie correttive varate nella scorsa legislatura, costituite, secondo Il Sole 24 ore, per il 55% da maggiori tasse e per il 45% da minore spesa pubblica, sia per la quasi generalità delle vittime di tale DISINFORMAZIONE (quasi 60 milioni di Italiani, inclusi – pare - tutti i docenti di Economia), sia per la loro ripartizione tra il governo Berlusconi (80%) e il governo Monti (20%), ma attribuendo tutto a Monti, o, almeno, non citando mai Berlusconi.

Assieme ai casi coevi della riforma delle pensioni Fornero, alla quale, per varie responsabilità dei soggetti coinvolti, tra i quali sono inclusi – con un grado diverso di malafede - la stessa professoressa Fornero,[1] il prof. Monti[2] ed esperti di previdenza, come ad esempio Giuliano Cazzola, che essendo stato uno dei protagonisti (durante il governo Berlusconi era vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera) conosce benissimo la situazione,[3] vengono attribuite anche tutte le misure della ben più severa riforma delle pensioni Sacconi, 2010 e 2011[4]); e, in ambito UE, per corresponsabilità anche della stessa BCE e della Commissione Europea, degli obiettivi statutari della BCE (che non è uno soltanto, come quasi tutti pensano), oggetto, oltre che di numerosi miei post e commenti, di una mia petizione al Parlamento Europeo, in corso di esame e attualmente in attesa della risposta della BCE (e della Commissione Europea) alla mia replica.[5]

Questa mia e-mail di replica, della cui lunghezza mi scuso, vuole essere un ulteriore, personale contributo all’opera di chiarificazione che spero Lei vorrà intraprendere, al Suo ben più importante livello di autorevolezza, di influenza e di diffusione.

2. Fonti

No, non ho ricavato le cifre dalle relazioni tecniche, ma (a) essendo io uno dei destinatari delle misure recate dal DL 78/2010 (mi riferisco in particolare all’art. 12/Pensioni), seguivo molto attentamente gli sviluppi normativi, ho promosso e partecipato a iniziative sul web (tra cui una lettera al presidente della Repubblica e una serie di email molto critiche ai segretari della CISL, Raffaele Bonanni, e della UIL, Luigi Angeletti, coautori e “complici” di Tremonti, Sacconi e Marcegaglia nella stesura delle scandalosamente inique misure recate dal DL; peraltro, recentemente è venuta fuori la notizia di stampa che Angeletti vi meditasse con i suoi collaboratori in una crociera apposita, a spese della UIL), ed ho fatto semplicemente la somma degli ammontari delle manovre (24,9 mld – valore non cumulato ricavato dagli organi di stampa - per il DL 78/2010 + 80 mld per il DL 98/2011 + 60 mld per il DL 138/2011: questi ultimi due dati li ascoltai direttamente dalla voce di Tremonti in tv, il quale, alla domanda di un giornalista, dopo il Consiglio dei Ministri, che gli chiedeva se i 60 mld della seconda manovra estiva 2011 (decisa e varata – rammento - pochissimi giorni dopo la famosa o famigerata lettera della BCE del 5.8.2011) appena approvata fossero un di cui della manovra di 80 mld decisa 40 giorni prima o si aggiungessero ad essa, rispose che si aggiungevano); poi, come è scritto nella mia prima email, ho letto e utilizzato come fonte l’articolo del Sole 24 ore del 2012 riportato in dettaglio nel post che ho già allegato Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti, con i valori cumulati, tra cui i ben 62 mld del DL 78/2010 (con, all’art. 12, la riforma delle pensioni Sacconi e, al comma 12bis, l’introduzione dell’adeguamento triennale all’aspettativa di vita). Solo successivamente, ho trovato l’analisi della CGIA di Mestre riportata in calce al post, che conferma (ma forse lo precede) l’articolo del Sole 24 ore.

3. DISINFORMAZIONE della potentissima propaganda berlusconiana

La DISINFORMAZIONE attuata dalla potentissima propaganda berlusconiana-tremontiana-sacconiana fu scandalosa e rappresenta – ripeto – un caso di scuola, che andrebbe analizzato e sviscerato approfonditamente in sede prima di tutto accademica, ma ciononostante le cose talvolta venivano dette, anche se in maniera effettualmente debole (vedi, ad esempio, questa dichiarazione eclatante di Bersani «Ma con una manovra che non chiede nulla ai ricchi come lui, non ha paura che qualche Dio lo fulmini?»[6], il quale Bersani, però, pure lui non si rese conto – vedi, ad esempio, il suo intervento ad Annozero su RAI3 – che la perdita subita dai dipendenti pubblici a causa del mancato rinnovo del contratto, circa 1.000€ all’anno, tanto sbandierata da tutti i media, è notevolmente inferiore alla perdita subita dalle decine o forse centinaia di migliaia di pensionandi inattivi (in senso lato) a causa dell’allungamento di 12 mesi (13 mensilità) della cosiddetta “finestra” di erogazione della pensione o dell’allungamento senza gradualità fino a ben 6 anni (inclusa la “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia (escluse le dipendenti private), decisi dal medesimo DL 78/2010; o coltivò per qualche mese l’insana idea – per sostituire Berlusconi - di appoggiare la candidatura a PdC dell’incompetente, sleale e inaffidabile Tremonti[7]); o, sull’altro versante politico, in maniera strumentale, quando era necessario: vedi la polemica con il Commissario all’Economia Olli Rehn, che aveva riaccusato il governo Berlusconi di aver fatto poco contro la crisi,[8] ricevendo la replica piccata dell’on. Renato Brunetta (il quale, badi bene, aveva provveduto a redigere la prima lettera di chiarimenti all’UE - quella che Tremonti si rifiutò di firmare -, commettendo un errore di comunicazione che a mio avviso si rivelò esiziale, cfr. il mio post Ricostruzione del caso Berlusconi-Olli Rehn riportato nella nota 8 e la voce Wikipedia, par. 4.3, riportata alla nota 4), che gli oppose proprio i dati dei 330 mld dell’articolo del Sole 24 ore, ma poi, contraddittoriamente, in una lettera di replica all’ex presidente Napolitano ad Huffington Post sul complotto contro Berlusconi, lo stesso Brunetta raccontò la grande balla impunita che Berlusconi non aveva soggiaciuto ai diktat dell’UE e della BCE.[9]

4. Scopertura e clausola di salvaguardia

Vi ho accennato nella mia prima e-mail ed è riportato nel post Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti. A me risulta che furono 15 mld, poi coperti dal governo Monti aumentando l’IVA. Rileggendo ieri un altro mio post del 2012, ho trovato che all’epoca scrissi che il problema della scopertura Tremonti se lo era creato da solo anticipando dal 2014 al 2013 il pareggio di bilancio, che nessuno gli aveva chiesto (all’epoca – 2011 -, cercava di crearsi benemerenze in ambito UE a trazione tedesca per poter costituire come candidato PdC un’alternativa al periclitante Berlusconi, col quale era ai ferri corti).

5. Pensioni

Per quanto riguarda le pensioni (per le voci spurie nella spesa pensionistica e il confronto internazionale La invito a leggere la mia Lettera a Carlo Cottarelli…, allegata nelle mia Lettera ai media…, riportata nella mia prima email), i risparmi di spesa dopo le varie riforme dal 2004 sono stati dalla RGS (a) quantificati in centinaia di mld fino al 2060 (cfr. il comunicato dell’on. Cesare Damiano nel mio post Lettera alla Professoressa Elsa Fornero…), e (b) ascritti solo per un terzo del totale delle riforme dal 2011 alla riforma Fornero.[10]

6. Prima manovra correttiva dopo la crisi della Grecia (DL 78/2010)

Fu una manovra scandalosamente iniqua che, da un lato, segnò un cambio di fase (la “osabilità” delle misure, fino a poco prima ritenute dal governo impossibili, agevolata – unico Paese in Europa - dalla quasi assenza di reazioni dei sindacati, tranne pochissime iniziative della CGIL, e del popolo italiano in generale, cosa di cui Tremonti menava vanto), sia a livello interno che europeo; dall’altro, fu l’inizio di una serie di tagli miliardari sia della spesa sanitaria che della spesa scolastica, controbilanciati dal taglio dell’ICI (ai più abbienti, 2,2 mld) o da sprechi come il “salvataggio” dell’ALITALIA (almeno 5 mld), o il doppio G8 (almeno 0,5 mld) o il Trattato di amicizia Italia-Libia (su iniziativa di Prodi, che però alla fine rifiutò di firmarlo perché troppo oneroso per l’Italia: 250 mln $ all’anno per 20 anni) o non ottimali perché basati su tagli lineari e non selettivi.

Per quanto attiene alle misure decise da Tremonti nel 2010 (DL 78 del 31.05.2010, convertito dalla legge 122/2010), accennate nel mio post Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti, riporto il poscritto di uno dei tre commenti in calce all’articolo citato di HP:

PS:

I mutati rapporti di forza tra le classi si sono fatti sentire anche sulla gestione della crisi economica. In Italia, la distribuzione dei pesi del sesquipedale consolidamento fiscale fu fortemente iniqua, segnatamente per le manovre correttive del governo Berlusconi, mentre molto più eque furono quelle varate dal governo Monti (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF).

Ad esempio, il DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122/2010, il più scandalosamente iniquo, contemplò, tra l’altro, non soltanto il blocco del rinnovo del contratto del pubblico impiego, ma anche il licenziamento del 50% dei lavoratori precari pubblici, nonché il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (cioè i poveri), poi tagliata di un ulteriore 15% col DL 98/2011, mentre ai percettori di redditi privati (ad eccezione dei produttori e distributori di farmaci e dei farmacisti in quanto fornitori del SSN), anche miliardari o milionari, non venne chiesto letteralmente neppure un centesimo (il contributo di solidarietà, varato in 2 DL separati prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – infatti, sarebbe bastato metterli insieme - per farlo cassare, come poi avvenne). Così successe per la tassazione delle stock option, per le quali fu prevista una soglia troppo alta.

7. BCE

Infine, per quanto riguarda la BCE, ed il giudizio a mio avviso in grandissima parte immeritato sul “salvatore” Draghi, trascrivo qui di seguito il mio secondo commento in calce all’articolo di HP che ha riportato le Sue dichiarazioni (dei tre commenti che Le chiedevo di leggere nella mia prima e-mail).

CONTROINFORMAZIONE/2

2. POLITICA MONETARIA DELLA BCE

BCE e deflazione
Il compito statutario principale della BCE è la stabilità dei prezzi ( = tasso d’inflazione poco sotto il 2% nel medio periodo). Un tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (diff.%) attesta che la BCE non ha saputo svolgere il suo compito statutario. Ancor più se si sconfina in deflazione, cioè in territorio negativo, che – come afferma la BCE - esige necessariamente un’opera di prevenzione. Nell’indagarne le cause, direi che occorre accertare se la BCE ha attivato le sue leve monetarie per evitare la deflazione o è stata troppo attendista o perfino inerte.

Cave peiora
Prescindendo dalla considerazione che ci poteva andare peggio con un altro al posto di Draghi, dall’analisi delle decisioni durante la crisi, risulta oggettivamente (aumento del tasso di riferimento in piena crisi economica – Trichet -, interventi non convenzionali insufficienti e/o tardivi) che la politica monetaria della BCE è stata inadeguata o inesistente.

Sostegno alla politica economica
A questo va aggiunta la sua influenza negativa (vedi la sua lettera del 5/8/2011 al Governo italiano e i vari interventi pubblici con valenza politica) sulle scelte di politica economica degli Stati, che per obbligo statutario deve sostenere: consolidamento fiscale, taglio degli organici e blocco dei salari pubblici, riforme strutturali (lavoro e pensioni, in particolare) con effetti recessivi-deflattivi.

Conclusione
Quindi, la BCE o è intervenuta nel modo sbagliato (tasso d’interesse) o è intervenuta in maniera insufficiente (SMP) e sbagliata (contestuale sterilizzazione) o è intervenuta tardi (“whatever it takes”) o troppo tardi (QE) e, dato il ritardo, in maniera insufficiente (Athanasios Orphanides, 2015, v. sua intervista nell’Allegato alla Petizione contro la BCE, aggiornamenti  
http://vincesko.blogspot.com/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html). Ed ha influenzato i decisori politici in senso recessivo, aggravando e prolungando la crisi. Mentre una banca centrale, anche al di là della lettera dello statuto, deve avere come stella polare il benessere del popolo (come è scritto nel sito della BoE), che include in primo luogo la difesa dei titoli sovrani dagli attacchi della speculazione finanziaria, che perciò non è una gentile concessione o peggio ancora una moneta di scambio o ancor peggio un’arma di ricatto (vedi governo Berlusconi), ma un obbligo consustanziale al suo ruolo.

Anche per la BCE ho provveduto a redigere una modifica alla relativa voce di Wikipedia, molto carente, inserendo il capitolo 8, ma mi è stata integralmente eliminata per i motivi anzidetti. La riporto, desumendola dalla Cronologia della voce (scorrere la pagina fino all’indice e poi cliccare sul cap. 8).[11]


[1] Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive

[2] Lettera al Prof. Sen. Mario Monti sulle manovre correttive, le pensioni e lo statuto della BCE

[3] Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

[4] Ho provveduto a modificare la voce Wikipedia Riforma delle pensioni Fornero introducendo il capitolo 4 Legislazione pensionistica dal 2010: Riforme Sacconi e Fornero, ma tale modifica è stata in buona parte eliminata da un volontario-amministratore, poiché, a suo avviso, i paragrafi Analisi comparativa riforma Sacconi vs riforma Fornero e Comunicazioni tra il Governo italiano e l'Unione europea non erano conformi alle “strane” regole di Wikipedia (che non ammette né contributi originali, ma soltanto di seconda o, ancor meglio, di terza mano, né verità se condivise da una minoranza, ed invece – incredibile ma vero - bugie se condivise dalla maggioranza).

Cap. 4 Legislazione pensionistica dal 2010: Riforme Sacconi e Fornero

[5] Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE

[6] La capacità comunicativa ed empatica di Pierluigi Bersani

[7] Il Sig. Giulio T. ed il principio di Peter/8/Lettera

[8] Ricostruzione del caso Berlusconi-Olli Rehn

[9] Lettera a redazione@eguaglianzaeliberta.it sul complotto contro Berlusconi

[10] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO Previsioni elaborate con i modelli della Ragioneria Generale dello Stato aggiornati al 2017 – Rapporto n. 18

Box 2.3 - Effetti finanziari del complessivo ciclo di riforme adottate dal 2004 (pag. 76)

Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).

[11] 8. Attività della BCE dopo il trattato di Lisbona: analisi critica 

https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Banca_centrale_europea&diff=83520825&oldid=835061

Cordiali saluti e buona estate,

V.


PS: Se non ha niente in contrario, riporterò queste e-mail nel mio blog.



Post collegati:


Analisi quali-quantitativa/1 - Piano Fenice – Salvataggio Alitalia


Analisi quali-quantitativa/2 - Abolizione dell‘ICI


Analisi quali-quantitativa/3 – Spese G8



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Lettera all’On. Cesare Damiano e al Sen. Fabrizio Sacconi


In un post precedente, ho dato conto di una conferenza stampa surreale di una strana coppia: Damiano e Sacconi (cfr. Lettera a Rosaria Amato di Repubblica sull’adeguamento all’aspettativa di vita, sue risposte e mie repliche    http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2856676.html  oppure 

Naturalmente, mi sono preso la briga di scrivere anche ai due protagonisti della conferenza stampa, con questa lettera che riporto qui. Avverto che soltanto dopo ho scoperto che, non solo quello della presidentessa Boldrini, ma anche gli indirizzi degli altri tre destinatari sono stati disattivati; con la differenza che a Cesare Damiano, Pietro Grasso e Laura Boldrini è possibile scrivere tramite il sito Parlamento.it, mentre ho dovuto pregare lo staff del presidente Pietro Grasso di trasmettere la lettera a Maurizio Sacconi.  [In realtà, gli indirizzi e-mail dei senatori sono stati tutti modificati, ndr].


p.c. Presidente Pietro Grasso (pietro.grasso@senato.it) e Presidentessa Laura Boldrini (tramite suo sito)

Disinformazione sulle riforme delle pensioni e l'adeguamento all'aspettativa di vita

Da  V  12/7/2017 17:38

Egregi On. Damiano/Sen. Sacconi,

In riferimento alla Vostra conferenza stampa (http://www.cesaredamiano.org/2017/07/11/pensioni-appello-damiano-e-sacconi-stop-innalzamento-eta/), mi permetto rammentare che l’adeguamento all’aspettativa di vita è stato introdotto dal DL 78 del 31 maggio 2010, art. 12, co. 12bis

DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122 del 30.7.2010, art. 12, comma 12bis:

(( 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.

Sorprende che anche Voi, presidenti di Commissione parlamentare, contribuiate alla DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni, che coinvolge tutti i media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012 (vedi il post linkato più sotto[1]), e perfino l’INPS, oltre a quasi 60 milioni di Italiani.

Per riparare in piccola parte, faccio un riepilogo sintetico di cose che negli ultimi sei anni ho già dovuto scrivere decine di volte (vedi, ad esempio, Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html).

Riforme delle pensioni

Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state 8 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011).

Sacconi, non Fornero

L’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2021 (poi, 2018);

– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo l’adeguamento del 2019, cioè dal 2021, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020 e poi oltre.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto la riforma Dini nel 1995, non la riforma Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già 18 anni di contributi, quindi nel 2012 TUTTI relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

[1] Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità (Goebbels)

Come è potuto succedere un caso così eclatante di DISINFORMAZIONE sulle pensioni, analogo a quelli coevi sul risanamento iniquo e recessivo dei conti pubblici nella scorsa legislatura, che sarebbe ascrivibile a Monti, quando invece Berlusconi lo ha battuto per 4 a 1 (267 mld cumulati contro 62), o sugli obiettivi statutari della BCE (art. 2/Obiettivi Statuto BCE)? I circa 60 milioni di Italiani sono stati vittime della vulgata diffusa ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana-leghista e simile; coadiuvata dalla stessa coraggiosa millantatrice professoressa Fornero (gliel’ho anche scritto recentemente Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive  http://vincesko.blogspot.com/2016/11/lettera-alla-professoressa-elsa-fornero.html), la quale, nella sua legge di riforma (DL 201/2011, art. 24), anziché limitarsi a modificare ed integrare la legislazione preesistente, ha ripetuto le misure della severissima riforma SACCONI (che, dal suo canto, non rivendica la paternità e smaschera il plagio ma lo asseconda) - è facile verificarlo confrontando i testi delle due leggi -, e poi l’ha menata per anni, per vantarsi di aver salvato l’Italia dal default (cosa smentita nettamente dai numeri; peraltro, gli stessi risparmi derivanti dalla riforma Fornero ci saranno soprattutto dal 2020), prendendosi masochisticamente insulti e maledizioni, perfino dall’on. Matteo Salvini, il finto smemorato che votò assieme al suo partito - la Lega Nord -  la severissima riforma delle pensioni Sacconi (la quale – essa sì – ha portato e porterà l’età di pensionamento a 67 anni e oltre) e promette, una volta al governo, di mandare in esilio la professoressa Fornero perché costringerebbe gli Italiani a lavorare fino a 70 anni.

Spero di essere stato utile a ristabilire, in una materia così importante, delicata e d'interesse generale, la verità dei fatti.

Egregi On. Damiano e Sen. Sacconi, Vi prego di fare altrettanto.

Cordiali saluti,

V.

PS: Poiché la casella di posta del Sen. Maurizio Sacconi (sacconi.m@posta.senato.it) ‘stranamente’ non è più disponibile, prego l'On. Cesare Damiano e lo staff del Presidente Pietro Grasso di volergli trasmettere questa e-mail.

***


Cesare Damiano ha continuato a scrivere che era stata la riforma Fornero ed ho dovuto riscrivergli:


Egr. On. Damiano,

Lei continua ad affermare, nella Sua newsletter, una cosa non vera: che l'adeguamento all'aspettativa di vita sia stato deciso dalla riforma delle pensioni Fornero. E Lei lo sa benissimo. Anche perché alla conferenza stampa da Lei tenuta assieme al senatore Sacconi, secondo il resoconto che ne ha fatto Rosaria Amato su Repubblica (ma non nel relativo titolo), lo stesso Sacconi ha ammesso di esserne lui l'autore.

DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122 del 30.7.2010, art. 12, comma 12bis:

(( 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.

Mi auguro che Lei non contribuisca ulteriormente alla generale DISINFORMAZIONE sulle pensioni, della quale è vittima anche il ministro Poletti (v. la sua intervista a Repubblica tv).

Cordiali saluti

V.


Ed invece ha continuato. E gli ho riscritto.


Egr. On. Damiano,

Lei ha scritto, nella Sua newsletter di oggi 30.7.2017  http://www.cesaredamiano.org/2017/07/30/contributo-di-solidarieta-si-ricalcolo-no/ un’altra cosa non vera: “Ho approvato nel 2011 l'introduzione del contributivo pro rata per i parlamentari (che è stato successivamente esteso a tutti i lavoratori dalla legge Fornero)”.

Lei evidentemente ce l’ha con la professoressa Fornero, Sua vecchia compagna di scuola, che ha già la colpa di millantare la maternità di provvedimenti emessi dalla riforma delle pensioni SACCONI.

Come Lei sa benissimo, la riforma Fornero delle pensioni ha solo esteso, col calcolo pro rata a decorrere dall’1.1.2012, il metodo contributivo a tutti… quelli esclusi dalla legge Dini del 1995, vale a dire soltanto a coloro che avevano già 18 anni di contributi.

Vabbé che Lei è rimasto nello stesso partito del contaballe seriale Renzi, che evidentemente Le ha trasmesso lo stesso “virus”, ma faccia uno sforzo, non continui a DISINFORMARE anche Lei sulle pensioni, “alleandosi” addirittura col filoconfindustriale e sedicente socialista Sacconi, ché la situazione è già tragica.

Distinti saluti,

V.


Già due anni fa avevo dovuto scrivere all’On. Cesare Damiano:


damiano_c@camera.it

Egr. On. Damiano,

Leggo quotidianamente i Suoi comunicati stampa e mi sono reso conto che anche Lei è DISINFORMATO sulle pensioni oppure, più probabilmente, fa finta di esserlo, poiché attribuisce tutto alla riforma Fornero.

Le chiedo, perciò, di voler spendere qualche minuto per leggere la mia:

Lettera ai media, al governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli   http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html oppure, se la piattaforma IlCannocchiale è in avaria  http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html.

Cordiali saluti

V.


Aggiornamento


Miracolo! L’On. Cesare Damiano è ora diventato preciso.


Roma, 22 ago - "L'età pensionabile varia, come sappiamo, in relazione all'andamento dell'aspettativa di vita. Questo meccanismo, introdotto dal Governo Berlusconi e inasprito da quello di Monti,[…]



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Lettera a Rosaria Amato di Repubblica sull’adeguamento all’aspettativa di vita, sue risposte e mie repliche


Dopo una lunga vacanza dal blog, causata soprattutto dalla lunga avaria della piattaforma IlCannocchiale, dove ho il mio primo blog (quest’altro l’ho aperto quando le avarie della piattaforma IlCannocchiale divennero quotidiane), riprendo il mio impegno saltuario di blogger, riportando la lettera che ho inviato il 12 luglio scorso a Rosaria Amato, giornalista economica di Repubblica, sulla conferenza stampa tenuta dai presidenti delle Commissioni Lavoro della Camera dei Deputati, Cesare Damiano, e del Senato della Repubblica, Maurizio Sacconi, sull’adeguamento all’aspettativa di vita, le sue risposte e le mie repliche.



Riforme delle pensioni e adeguamento alla speranza di vita

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Da

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12 lug 2017 - 14:51

A

  <r.amato@repubblica.it>

Salve,

Ho appena letto il Suo articolo “Pensioni, Damiano e Sacconi contro gli adeguamenti automatici: "Serve gradualità"”  http://www.repubblica.it/economia/2017/07/11/news/pensioni_damiano_e_sacconi_contro_gli_adeguamenti_automatici_serve_gradualita_-170550410/.

Anche Lei vittima – come quasi il 100% degli Italiani - della DISINFORMAZIONE berlusconian-sacconian-forneriana?

Come ho già scritto forse un centinaio di volte da 5 anni sulle riforme delle pensioni (inclusi Roberto Petrini e Roberto Mania di Repubblica, oltre ai due direttori), l'adeguamento all'aspettativa di vita è stato introdotto dalla riforma severissima delle pensioni SACCONI, e non da quella molto meno severa della millantatrice professoressa Fornero (gliel’ho anche scritto recentemente), la quale, anziché limitarsi a riportare nel suo DL 201/2011, art. 24, le modifiche ed integrazioni alla legislazione pensionistica precedente, ha pleonasticamente (e “furbescamente”, ma masochisticamente visti gli esiti, però insiste tuttora…) anche confermato quelle, molto severe, già approvate dalla riforma delle pensioni SACCONI con l’art. 12 del DL 78/2010 e in vigore dall’1.1.2011, poi rese ancor più severe con i DL 98 e 138 del 2011, oltre che (quasi) intestarsi la conversione dal sistema retributivo al contributivo, già introdotto da Dini nel 1995. Creando uno dei casi più macroscopici di DISINFORMAZIONE generale verificatosi in Italia negli ultimi 70 anni (assieme a chi ha “salvato” l’Italia dal default nella scorsa legislatura, e provocato la recessione, ed agli obiettivi statutari della BCE).

DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122 del 30.7.2010, art. 12, comma 12bis:

(( 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.

Mi astengo, perché sarei censurabile, dal commentare ciò che afferma l’ineffabile, filoconfindustriale, sedicente socialista Sacconi.

Mi auguro di esserLe stato utile e che Lei voglia fare una comunicazione di rettifica/precisazione, almeno nel Suo blog o, chessò, come fece Petrini, un articolo sotto forma di dialogo sul tema pensioni (lo trova negli articoli collegati qui Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli

Cordialmente,

V.

PS: Per non ripetermi a lungo, allego la discussione sul tema “chi ha fatto che cosa in materia pensionistica” , svoltasi, da ultimo, nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica.it, ricca di vari link con le prove documentali.

Carlo Clericetti  -  1 LUG 2017

Chi ruba il lavoro ai giovani



R: Riforme delle pensioni e adeguamento alla speranza di vita

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Rosaria Amato (r.amato@repubblica.it) http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

12 lug 2017 - 17:35 http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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A

<v>

Gentile signor V.,

mi fa piacere avere di nuovo sue notizie. Nella conferenza stampa di ieri lo stesso Sacconi si è intestato la paternità dell’aggancio dell’età della pensione con l’aspettativa di vita (lo trova nel penultimo paragrafo del mio pezzo, Non voglio negare di essere stato il padre del collegamento tra l'età pensionabile e l'aspettativa di vita, ma lo immaginavo in un contesto diverso dalla riforma Fornero)

Solo che Sacconi afferma che questa norma, unita alle altre della riforma Fornero, risulta indigeribile. Naturalmente questo è contabile, può trattarsi di un pentimento opportunista, come suggerisce lei. Però Sacconi non nega nulla, e nel mio pezzo questa sua affermazione è riportata

              Cordialmente

                        Rosaria Amato



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12 lug 2017 - 19:02 http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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A

"Rosaria Amato"<r.amato@repubblica.it>

Gentile Dott.ssa Amato,

Ha ragione e naturalmente l’avevo letto. Ma non ce n’è traccia né nel titolo, né nel lungo sottotitolo (o catenaccio), anzi, e quanti si fermano a quello?

I presidenti della commissione Lavoro della Camera e del Senato hanno tenuto una conferenza stampa congiunta per lanciare un appello al governo e al Parlamento. Chiedono una norma nella prossima legge di Bilancio che sospenda o posticipi il prossimo passaggio automatico ai 67 anni, reso obbligatorio dalla riforma Fornero che aggancia l'età all'aspettativa di vita

Sottotitolo falso e fuorviante, poiché è stata la riforma Sacconi (perché non lo segnala al caporedattore o non so a chi che sta disinformando gravemente?). Guardi che ormai TUTTI, incluso l’INPS e Tito Boeri, al quale ho scritto, affermano che ha fatto tutto Fornero (che non ha né introdotto l'adeguamento né toccato affatto le pensioni di vecchiaia, se non per le lavoratrici private!), anche quelli che nel 2012 lodavano gli effetti della riforma Sacconi (le prove documentali, ripeto, sono nel mio post linkato).

Poi, siccome sono iscritto alla newsletter di Cesare Damiano, oggi ho letto questo  http://www.cesaredamiano.org/2017/07/11/pensioni-appello-damiano-e-sacconi-stop-innalzamento-eta/ e non c’è traccia della rivendicazione di paternità da parte di Sacconi, anzi:

In base alla normativa attuale, risalente al governo Monti e alla ministra del Lavoro Fornero (sic!) – hanno spiegato i due parlamentari – a partire dal primo gennaio 2019 si dovrà andare in pensione a 67 anni, nel 2021 a 67 anni e 3 mesi, nel 2031 a 68 e 1 mese, nel 2041 a 68 anni e 11 mesi e nel 2051 a 69 e 9 mesi. L’innalzamento dell’età avviene in modo automatico in base alle aspettative di vita rilasciate dall’Istat, ed è sufficiente una nota congiunta dei direttori dei ministeri dell’Economia e del Lavoro [questo lo ha deciso Sacconi, vedi art. 12, comma 12bis]. In Europa, hanno sottolineato, non ci sono situazioni similari: in Austria l’età per la pensione è di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne; in Belgio e in Danimarca è 65 anni per tutti; nei Paesi Bassi 65 anni e 2 mesi; nel Regno Unito 65 anni per gli uomini e per le donne (ma a partire da novembre 2018); in Germania si arriverà a 67 anni solo nel 2029: una gradualità assente nella riforma Fornero [balle, nella riforma SACCONI!].

E l’ineffabile e bugiardo Sacconi (perché non gli chiede quali sarebbero in dettaglio queste norme della riforma Fornero che rendono indigeribile l’adeguamento all’aspettativa di vita? Nel mio post citato ho linkato un Suo articolo del 2010, che tenevo in archivio, sulla famosa sentenza della Corte di giustizia europea, alibi per Sacconi per aumentare di botto l'età di pensionamento di vecchiaia per le dipendenti pubbliche di ben 6 anni, a 66 anni!):

Ma “percorsi lavorativi discontinui saranno caratteristica di tutti, non solo delle donne – ha fatto notare Sacconi – e quindi l’anzianità contributiva sarà sempre meno praticabile”. Le soluzioni sono diverse, ha spiegato l’ex ministro del Lavoro: l’adeguamento potrebbe avvenire a 5 anni, “oppure si può decidere che si salta un giro e si riprende più avanti”. In ogni caso, l’innalzamento in questo momento non appare “accettabile”. Oggi pomeriggio, ha concluso Sacconi, governo e sindacati “rifletteranno di questo e altri aspetti”; “occorrono regole per tutti che devono essere rimesse alla logica umana, la logica tecnocratica ci ha portato oltre: ripeto, quando è troppo è troppo [affermazione incongrua, tipico indizio di coda di paglia]. Bisogna porre un paletto e aprire una discussione ampia”.

Purtroppo, Damiano ha tolto la possibilità di commentare nel suo blog (per anni gli esodati lo hanno riempito di parolacce; personalmente, io lo difendevo, ma una sola volta, quando ha provato ad attribuire a Sacconi l'intera responsabilità dell'allungamento della cosiddetta finestra a 12 mesi, facendo finta di non ricordarsi che 4 mesi in media li aveva già decisi lui con la L.247/07, glielo scrissi e provvide subito a correggersi).

E allora ho inviato una lunga e dettagliata lettera e-mail a Cesare Damiano e Maurizio Sacconi (la cui casella postale del Senato non è più disponibile, pregando Damiano di trasmettergliela, poi ho scoperto che anche la sua è disattivata, ma almeno gli si può scrivere) e p.c. ai presidenti Pietro Grasso e Laura Boldrini, chiedendo loro di ristabilire la verità dei fatti. Facciamolo tutti.

Cordiali saluti

V.



R: Riforme delle pensioni e adeguamento alla speranza di vita

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Rosaria Amato (r.amato@repubblica.it) http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

12 lug 2017 - 19:06 http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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A

<v>

Sì ha ragione. Sempre il problema dei titoli. Nella mia email precedente volevo scrivere “opinabile”, non so perché è venuto fuori “contabile”



R: Riforme delle pensioni e adeguamento alla speranza di vita

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Da

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A

"Rosaria Amato"<r.amato@repubblica.it>

Me n'ero accorto. Naturalmente, è un lapsus freudiano... (probabilmente ha a che fare con la partita doppia, il dare e l'avere, soprattutto il bilancio, che è 'parente stretto' della bilancia... [qui avrei continuato con “giustizia”, “equanimità”, “censura” strampalata di un mio commento nel dialogo con un altro frequentatore, che mi attaccava di brutto quando proponevo l’imposta patrimoniale sugli immobili (dei ricchi), nel blog di Rosaria Amato, quando lo frequentavo assiduamente e che decisi di abbandonare dopo la censura http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/07/20/a-volte-ritornano-riecco-lici-sulla-prima-casa/]). Segnali la grave DISINFORMAZIONE al caporedattore.

Cordialità,

VB



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