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Dialogo con Carlo Clericetti sulla damnatio memoriae della riforma delle pensioni Sacconi




Riporto il dialogo tra Carlo Clericetti e me sulla cancellazione del nome e perfino – sembra – della memoria, una sorta di damnatio memoriae e di oblio, alimentati dalla congiunzione di un coacervo di motivazioni varie, contrastanti nella loro natura ma convergenti nel loro effetto: ambizione, millanteria, superbia, pusillanimità, e, come recita la voce “oblio” del vocabolario Treccani, “un processo difensivo di rimozione contro l’emergere di contenuti di memoria sgraditi”, dei vari attori in campo, della importante riforma delle pensioni Sacconi da parte dell’Ufficio parlamentare di Bilancio (UPB), obliterata completamente dalla successiva e meno severa riforma delle pensioni Fornero (cfr. il grafico nell'appendice), svoltosi nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica.it, in calce a questo suo articolo:


Carlo Clericetti  -  1 LUG 2017

Chi ruba il lavoro ai giovani


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Carlo Carlo,
mi sorprende che anche lei contribuisca alla DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni, che coinvolge tutti i media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012 (vedi il primo link più sotto), e perfino l’INPS.
Per riparare, faccio un riepilogo sintetico di cose che ho già scritto, anche qui, decine di volte.

Riforme delle pensioni
Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state 8 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011).

Sacconi, non Fornero
L’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) – che infatti, da bravo furbacchione, fa lo gnorri – che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):
– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2021;
– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020.
Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già 18 anni di contributi, quindi nel 2012 TUTTI relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.
Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità (Goebbels).
Come è potuto succedere un caso così eclatante di DISINFORMAZIONE sulle pensioni, analogo a quello sul risanamento iniquo dei conti pubblici nella scorsa legislatura, che sarebbe ascrivibile a Monti, quando invece Berlusconi lo ha battuto per 4 a 1, ed a vari altri che hanno contrassegnato i vari governi berlusconiani? I quasi 60 milioni di Italiani sono stati vittime della vulgata diffusa ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana-leghista e simile; coadiuvata dalla stessa millantatrice professoressa Fornero, la quale, nella sua legge (DL 201/2011, art. 24), anziché limitarsi a modificare ed integrare la legislazione preesistente, ha ripetuto le misure della severissima riforma SACCONI (che da bravo furbacchione fa da anni lo gnorri) - è facile verificarlo confrontando i testi delle due leggi -, e poi l’ha menata per anni, per vantarsi di aver salvato l’Italia dal default, prendendosi masochisticamente insulti e maledizioni, perfino dall’on. Matteo Salvini, il bugiardo finto smemorato che votò assieme al suo partito la riforma Sacconi.
Gliel’ho anche scritto, alla Prof.ssa Fornero (oltre che al Prof. Monti).
Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive.
Vincesko


 

Caro Vincesko, ho scritto "dopo l'ultimo innalzamento dell'età pensionabile", non che li avesse fatti tutti la Fornero. Comunque un ripassino fa sempre bene.


 

Caro Carlo,
La riforma Fornero, in sostanza, ha innalzato - gradualmente entro il 2021 - l'età di pensionamento soltanto delle lavoratrici dipendenti private; a TUTTI gli altri (uomini dei settori privato e pubblico e donne del settore pubblico) lo ha fatto la riforma SACCONI, e di botto, senza gradualità, anche di 6 anni!
Provi a vedere la raccolta di Repubblica del 2010, quando, con la scusa della sentenza della Corte di Giustizia europea (che aveva solo chiesto l'equiparazione uomini-donne del settore pubblico), il destrorso sedicente socialista Sacconi aumentò di botto l'età di pensionamento delle lavoratrici dipendenti pubbliche anche di 6 anni (5 anni da 60 a 65 + la cosiddetta "finestra" di 1 anno per l'erogazione effettiva dell'assegno pensionistico).
E ad allungare l'età di pensionamento a 66 anni e 7 mesi oggi, a 67 nel 2020 e via via a 70 e oltre è stato SACCONI con l'introduzione dell'adeguamento triennale all'aspettativa di vita, e non la Fornero, come invece la accusa il bugiardo e senza vergogna Matteo Salvini.
Eppure, nell'articolo, per colpa beninteso - incredibile ma vero - soprattutto dei professoroni del lavoro e simili, si cita soltanto la Fornero e NON Sacconi.
E questo avviene - dappertutto e in tutte le salse - da ben 6 anni, perfino ad opera dell'INPS (ho prodotto la prova in fondo al primo post linkato sopra).
Altro che regime hitlerian-goebbelsiano!
Vincesko


 

Traggo dal mio archivio un articolo del 2010 sul DL 78/2010, la prima manovra correttiva (di 62 mld cumulati) dopo la crisi della Grecia, convertito dalla legge 122/2010, che, all’art. 12, reca anche la severa riforma delle pensioni SACCONI (poi resa ancora più severa dal DL 98/2011 e dal DL 138/2011):

Manovra, si andrà in pensione più tardi anche con 40 anni di contributi
Sale di un anno il requisito per ottenere le rendite d'anzianità. Dopo il 2020 si andrà a riposo a 67 anni
di Diodato Pirone
ROMA (30 maggio 2010) - Bisogna tornare al 1992 o al 1994, all’Italia della liretta o al primo Berlusconi in lite con Bossi, per raccontare di una mazzata così forte sul fronte delle pensioni.
Ma è il quarto punto quello destinato ad incidere di più nel lungo termine. Un punto non inserito nella manovra ma in un regolamento entrato in vigore un paio di giorni fa nell’indifferenza generale. Invece si tratta di una norma che cambierà la vita di milioni di italiani poiché lega l’età pensionabile all’aspettativa di vita dal primo gennaio 2015. In questo modo è già certo che fra poco più di 4 anni l’età pensionabile salirà di altri 3 mesi. Il regolamento prevede inoltre che il conteggio venga rifatto ogni 3 anni e questo vuol dire che con gli aumenti pressocché certi del 2018 e del 2021, nel 2024 gli italiani andranno in pensione a 67 anni. E’ un traguardo importante, non solo per l’orizzonte lavorativo ma anche per il giudizio dei mercati finanziari e della Commissione Europea sui conti pubblici italiani. La Germania, tanto per fare un esempio, prevede di raggiungere i 67 anni nel 2027. Secondo il Tesoro questa operazione vale circa mezzo punto di Pil (7-8 miliardi di euro) dopo il 2025. E c’è infine un’ulteriore novità: i futuri calcoli previdenziali saranno differenziati fra maschi e femmine che, dunque, in futuro potrebbero andare a riposo dopo gli uomini visto che hanno un’aspettativa di vita molto più alta.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=104209
Vincesko
(continua)


 

(segue)

In effetti, ad introdurre l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita non è stato il regolamento citato dal Messaggero, ma il comma 12bis dell’art. 12 del DL 78/2010, convertito dalla legge 122/2010

(( 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.
http://www.dps.tesoro.it/documentazione/uval/DL_78_2010.pdf

link non più attivo, sostituito da:

Vincesko
(continua)


 

(segue)

Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea

ECONOMIA
Ingiusto, secondo i giudici di Lussemburgo, il regime previdenziale
che prevede, per i dipendenti pubblici, la differenza di cinque anni con gli uomini
La Corte Europea condanna l'Italia per l'età pensionabile delle donne
Saraceno: "Adesso si investa in servizi e si compensi davvero chi fa il lavoro di cura"
Bonino: "E' una questione che non dovrebbe essere più di attualità in uno Stato moderno"
di ROSARIA AMATO
(13 novembre 2008)

http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/economia/pensioni-corte-giustizia/pensioni-corte-giustizia/pensioni-corte-giustizia.html
Vincesko
(continua)


 

(segue)
Delle 5 ipotesi suggerite dalla commissione di studio, il governo Berlusconi-Tremonti-Bossi, con i DL del 2010 e del 2011, scelse la più severa nei riguardi delle dipendenti pubbliche.
LA SENTENZA EUROPEA E LA RIFORMA DELLE PENSIONI
10.02.09 - Leonello Tronti

http://www.lavoce.info/archives/25482/la-sentenza-europea-e-la-riforma-delle-pensioni/
Vincesko
(continua)


 

(segue)

Infine, questa è un’analisi delle modifiche peggiorative recate dal DL 98/2011 e 138/2011, varati a cavallo della famosa lettera ultimativa del 5/8/2011 della BCE (Trichet e Draghi) al governo Berlusconi.

FNP – Previdenza.flash
Numero 30 Settembre 2011
Decreto Legge n.98/2011 convertito nella Legge 111/2011) Decreto Legge n.138/2011 convertito nella Legge 148/2011)
La manovra d'estate 2011 Le novità in tema di pensioni e previdenza
C’era da aspettarselo! Solo un inguaribile ottimista poteva pensare che la “nave” della previdenza potesse uscire dalla tempesta finanziaria di questi ultimi due mesi senza riportare danni a vele, alberi e timone.
Così non è stato! I due provvedimenti di legge adottati a luglio (decreto Legge n.98/2011 convertito nella Legge 111/2011) ed agosto (Decreto Legge n.138/2011 convertito nella Legge 148/2011) per raddrizzare i nostri conti pubblici hanno, infatti, ritoccato, seppur tra tante esitazioni, il nostro sistema pensionistico, chiamando a sacrifici i pensionati, i lavoratori ormai prossimi al pensionamento e, infine, quelli che andranno in pensione tra qualche anno.
A rendere più indigesta la pillola c’è stata, poi, la grande confusione creatasi sia per l’accavalcarsi in breve tempo di due leggi sia per la ridda di proposte di modifica prima avanzate e, poi, frettolosamente ritirate.
A beneficio di chi ha trascorso questi mesi in vacanza, dimenticando i problemi che troverà nei prossimi mesi, vediamo, in breve, che cosa è cambiato in materia di previdenza e pensioni.
Ma, forse, non è finita qui………..
https://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Numero-30-settembre-2011.pdf 
Vincesko


 

Caro Carlo,
Poiché io penso siamo di fronte ad uno dei casi più macroscopici di DISINFORMAZIONE circa la storia legislativa italiana (paragonabile soltanto ai casi coevi del "salvataggio dell'Italia" ad opera di Monti e della violazione statutaria da parte della BCE), vale la pena di aggiungere qualche altra considerazione.
Di Nicola Salerno, ho letto sia l’articolo da lei linkato, sia questo suo ampio studio Il dibattito sulla flessibilità pensionistica http://doczz.it/doc/1475972/il-dibattito-sulla-flessibilit%C3%A0-pensionistica. Beh, in nessuno dei due egli cita la riforma SACCONI delle pensioni, ben più incisiva e severa della tanto vituperata riforma delle pensioni Fornero, che invece, nello studio, egli cita ben 6 volte ed alla quale attribuisce tutte le misure della riforma Sacconi.
A dimostrarlo, valga per tutte e sei il passo più significativo al riguardo:
La figura 2 propone un approfondimento sull’Italia tra il primo trimestre 1998 e il primo trimestre 2016. Sino al 2004, tutte le serie, fuorché quella degli ultrasessantacinquenni, coevolvono lungo un trend crescente. Poi si presentano, una dopo l’altra, tre rotture, ciascuna coincidente con una riforma delle pensioni, la “Maroni”, la “Prodi”, la “Fornero”. (pag. 8)
La prima rottura (2004) separa il trend dei 50-54enni e dei 55-64enni, che continua positivo, da quello dei 15-24enni, che avvia il percorso di contrazione continuato sino a oggi13. La seconda rottura (2007-08) separa il tasso di occupazione dei 55-64enni, che intensifica il suo trend positivo, da quello dei 50-54enni; contestualmente il trend del tasso di occupazione dei 25-49enni diviene negativo e quello dei 15-24enni subisce una ulteriore spinta alla riduzione14. Con la terza rottura (2011-12), il tasso di occupazione dei 55-64enni rafforza il trend positivo, mentre quello dei 15-24enni quello negativo; quest’ultima rottura l’apertura di un trend crescente per il tasso di occupazione degli ultrasessantacinquenni, sino a quel momento in lenta ma continua contrazione dal 199815. (pag. 10).
Bisognerebbe segnalare al funzionario dell’Ufficio parlamentare di bilancio che è rimasto vittima anch’egli, come quasi 60 milioni di Italiani, della propaganda berlusconiana e della mistificazione – un vero e proprio plagio e appropriazione indebita – operata dalla professoressa Elsa Fornero, ripetendo nel DL 201 del 6 dicembre 2011 (c.d. “Salva-Italia”), art. 24, le misure già varate da Sacconi, soprattutto nel 2010, e vigenti dall’1.1.2011, a danno appunto del sedicente socialista Sacconi, che da bravo furbacchione non grida “al ladro, al ladro!” ma sta al gioco (forse per paura della minaccia di esilio lanciata dal bugiardo Matteo Salvini a danno della professoressa Fornero…).
Aggiungo, infine, un’ultima notazione. Nicola Salerno non avverte neppure un campanello d’allarme quando cita la “terza rottura” e scrive di “2011-2012”, quando si sa bene che il governo Monti è arrivato nel novembre 2011 e la riforma Fornero, decisa in dicembre, viene applicata dall’1 gennaio 2012, e quindi nel 2011 gli effetti non possono che essere quelli prodotti dalla riforma Sacconi (DL 78 del 31 maggio 2010, art.12).
Vincesko


  

Caro Vincesko, giro le sue precisazioni a Salerno, che è persona cortese e disponibile. Le farò sapere.

PS: Salerno prende atto e dice che ha senz'altro considerato la riforma Sacconi, e comunque il suo intento era concentrarsi essenzialmente sugli effetti dei cambi di normativa più che sulle attribuzioni specifiche a chi le aveva attuate.


 

PS: A Matteo Salvini, glielo scrissi 2 anni fa che è un bugiardo e, anziché chiederlo a Monti e Fornero, dovrebbe vergognarsi e dimettersi lui.
Lettera all’On. Matteo Salvini


 

@Vincesko ho letto la lettera a Salvini nel suo link. Grazie per aver precisato. Mi hai in qualche modo dato conferma che TUTTO "l'arco costituzionale" Italiano è costituito da "AMICI DELLA FINANZA"!

Il contrasto fra di loro è tutto su chi "si dimostra più amico", continuando a imbrogliare gli Italiani, avendo più seguaci.

Sì, è ora di smascherare l'andazzo!

Saluti.


 

Caro Carlo,
L’intento di Nicola Salerno è fuori discussione, mi pare ovvio. Non si capisce, invece, in che senso egli abbia considerato la “riforma Sacconi”, visto che non l’ha citata affatto né nell’articolo né nel lungo studio e, anzi, ha attribuito tutte le misure di Sacconi, e perfino gli effetti del 2011, alla riforma Fornero. Come fanno quasi 60 milioni di Italiani. Ma (almeno io) trovo preoccupante che lo faccia, oltre all’INPS, un funzionario dell’organo che fa le leggi. Come minimo, mi aspetto che ora egli faccia, non un comunicato stampa, ma almeno un’errata corrige… (i puntini sospensivi stanno ad indicare una battuta ironica).
Vincesko


Post collegati:


Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana


Pensioni: notizie false (fake news)


Pensioni: l’estremismo di Banca D’Italia e Corte dei Conti



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Lettera a Marcello Sorgi su numero esodati e notizie false sulle pensioni



Pubblico la lettera che ho inviato oggi a Marcello Sorgi, editorialista de La Stampa, dopo aver letto un suo articolo in cui, tra l’altro, si è chiesto che fine avesse fatto il conto sul numero degli esodati.


Esodati e notizie false sulle pensioni

Da:  v

11/11/2017  16:05


Egr. Dott. Marcello Sorgi,

Traggo dal Suo articolo di oggi su La Stampa, intitolato Renzi e Visco: c’è Etruria all’origine del grande gelo  http://www.lastampa.it/2017/11/11/italia/politica/renzi-e-visco-c-etruria-allorigine-del-grande-gelo-Q5gIvP7cy4JPWUtfj5EwqK/pagina.html

“Tanto che il numero dei risparmiatori traditi comincia a somigliare, per lievitazione, a quello degli esodati della legge Fornero, di cui ancor oggi s’è perso il conto”.

No, Le segnalo che il numero degli esodati è noto e a consuntivo ascende a 153.389 soggetti, contro una stima iniziale di 389.200, cioè a meno della metà della stima iniziale, determinata erroneamente (come dichiarò la professoressa Elsa Fornero a “In mezz’ora”) dalla burocrazia (RGS e INPS).[1]


di Cesare Damiano - 18/10/2017

Ciò mi dà l'opportunità di inviare anche a Lei (oltre che al direttore e al caporedattore Economia de La Stampa e a tutti i principali media e ai più noti giornalisti) un mio documento che svela una bufala sulle pensioni che circola da sei anni sui media, riguarda la riforma Fornero e ha fatto - pare - quasi 60 milioni di vittime (tra i propalatori della bufala, Lei non ci crederà ma sto preparando un post con le prove documentali, oltre alla stessa professoressa Fornero, ci sono noti esperti di pensioni: Cazzola, Giannino, Boeri, Ichino, Damiano):

Pensioni: notizie false (fake news)

[1] Cfr. nota 7, Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli

Spero di essere stato utile e che voglia anche Lei contribuire alla diffusione della verità sulle pensioni. Grazie.

Cordiali saluti,

V.



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Lettera n. 6 all’On. Cesare Damiano sulle sue notizie false sulle pensioni



E-mail all’on. Cesare Damiano_Notizie false sulle pensioni


Pensioni: notizie false (fake news)

Da:  v

2/11/2017 23:59


Egr. On. Damiano,

Lei continua, nella Sua newsletter di oggi 2 novembre, forse per colpa del virus che Le ho segnalato, (a) ad omettere sistematicamente, quando scrive dell’adeguamento all’aspettativa di vita, il nome del suo autore: Maurizio SACCONI (comma 12bis dell’art. 12 del DL 78/2010, convertito dalla legge 122/2010); e (b) ad affermare un’altra cosa non vera: il “brusco innalzamento di 5-6 anni dell'uscita dal lavoro voluta dal Governo Monti”, che invece aumentò gradualmente entro il 2018 l’età di pensionamento delle dipendenti private, per allinearle a tutti gli altri, e ridusse di 6 mesi quella dei lavoratori autonomi, allineandoli a tutti gli altri; e omette ancora una volta il nome dell’attuale Sen. SACCONI, che aumentò, senza gradualità, di 5 anni + “finestra” di 12 mesi (di cui 4 mesi in media decisi dalla Sua riforma, L. 247/2007) l’età di pensionamento delle dipendenti pubbliche.

Ho notato che anche il Sen. Pietro Ichino, nella sua ultima newsletter, ha erroneamente e sorprendentemente attribuito alla riforma Fornero, anziché alla riforma SACCONI, l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita.

Se non fosse inverosimile, a giudicare dalla Vostra pervicacia di propalare notizie false (fake news) sulle pensioni, mi verrebbe da pensare che ci sia una congiura di Voi parlamentari esperti del ramo contro la povera millantatrice professoressa Fornero… Cosa che, anche se ella è antipatica e spietata, non vi farebbe onore.

Cordiali saluti,

V.


PS: La scorsa settimana, ho omesso di inviarLe questa e-mail, colmo la lacuna:

Pensioni: notizie false (fake news)



Appendice


La mia prima e-mail è del 6/7/2015:


Pensioni

Da: v

6/7/2015 17:23

A:  damiano_c@cameta.it


Egr. On. Damiano,

Leggo quotidianamente i Suoi comunicati stampa e mi sono reso conto che anche Lei è DISINFORMATO sulle pensioni oppure, più probabilmente, fa finta di esserlo, poiché attribuisce tutto alla riforma Fornero.

Le chiedo, perciò, di voler spendere qualche minuto per leggere la mia:

Lettera ai media, al governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html  oppure, se la piattaforma IlCannocchiale è in avaria, http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html.

Cordiali saluti

V.



Post collegato:


Lettera all’On. Cesare Damiano e al Sen. Fabrizio Sacconi



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Pensioni: l’estremismo di Banca D’Italia e Corte dei Conti


Dopo che avevo ‘postato’ un commento rettificativo sul loro sito in calce a questo articolo https://www.lacittafutura.it/interni/la-truffa-si-vive-meno-ma-aumenta-l-eta-per-andare-in-pensione.html, la redazione del giornale on-line La Città Futura mi ha chiesto di inviarle un articolo sulle pensioni, includendo se possibile un riferimento a quanto sostenuto dalla Corte dei Conti all’inizio del mese. Lo pubblico anche qua. Il titolo e alcune piccole modifiche utili alla polemica politica sono redazionali.



Pensioni: l’estremismo di Banca D’Italia e Corte dei Conti

Pur nel quadro delle compatibilità neo-liberiste, c’è davvero bisogno di tanto rigore?

di Vincesko  -  21/10/2017


Il governo ha da poco varato la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF) sposando le considerazioni di Bankitalia e Corte dei Conti sulle pensioni. “Le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro”, osserva palazzo Koch, mentre i magistrati contabili evidenziano che “non si tratta, evidentemente, di rispondere alle nuove evidenze con ulteriori restrizioni dei parametri sottostanti al disegno di riforma completato con la legge Fornero; si tratta invece di cogliere ancor meglio il senso della delicatezza del comparto e confermare i caratteri strutturali della riforma, a partire dai meccanismi di adeguamento automatico di alcuni parametri (come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione). Ogni arretramento su questo fronte, esporrebbe il comparto e quindi la finanza pubblica in generale a rischi di sostenibilità”.

Parole pesanti che chiudono la porta ai Sindacati che avevano chiesto un ammorbidimento del meccanismo introdotto dalla riforma Sacconi dell’adeguamento all’aspettativa di vita, che dovrebbe far scattare un altro aumento di ben 5 mesi a decorrere dal 2019, portando così l’età di pensionamento di vecchiaia esattamente a 67 anni per tutti.

Ma pur nel quadro delle compatibilità neo-liberiste, c’è davvero bisogno di tanto rigore?

Dopo la crisi del debito greco, vengono emanate in Italia nuove ed incisive norme riguardanti le pensioni, i cui scopi dichiarati sono: (i) di equilibrare ‘strutturalmente’ la spesa pensionistica pubblica, costituita dagli assegni pensionistici correnti, con i contributi sociali (che comprendono i contributi previdenziali) versati dai lavoratori in attività; (ii) di mettere ‘in sicurezza’ i conti previdenziali, facenti parte dei conti pubblici, e rendere ‘sostenibile’ il sistema previdenziale nel lungo periodo.

Le nuove norme pensionistiche sono comprese in due provvedimenti legislativi organici, che vanno sotto il nome, rispettivamente, di “Riforma delle pensioni Sacconi” e “Riforma delle pensioni Fornero”. Esse completano un ciclo di incisive riforme pensionistiche iniziato nel 1992. Da allora, le riforme delle pensioni, considerando un’unica riforma le norme emanate da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre che nel 2009, col DL 78/2009), sono state sette: Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011.

La riforma Sacconi (2010 e 2011, oltre a Damiano, 2007: DL 78/2010, L. 122/2010, DL 98/2011, L. 111/2011 e DL 138/2011, L. 148/2011), è più corposa, immediata e recessiva di quella Fornero; in sintesi, essa ha introdotto:

1.     L’aumento dell'età per il pensionamento sia di vecchiaia che di anzianità;

2.     La "finestra” (= differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi (“finestra” mobile che incorpora la “finestra” fissa, mediamente di 4 mesi, introdotta dalla Riforma delle pensioni Damiano con la L. 24/12/2007, n. 247);

3.     L'allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più “finestra”), tranne le lavoratrici private;

4.     L'adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che porterà l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2020.

La riforma Fornero (DL 201/2011, L. 214/2011) ha stabilito, principalmente:

1.     L’estensione pro-rata del metodo contributivo a coloro che erano esclusi dalla riforma Dini del 1995 (anzianità contributiva maggiore di 18 anni), a decorrere dall'1.1.2012;

2.     L’aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”) ed eliminazione delle cosiddette quote (somma di età anagrafica e anzianità contributiva);

3.     L’allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più ‘finestra’), per allinearle a tutti gli altri;

4.     L’adeguamento all’aspettativa di vita, dopo quello del 2019, non più a cadenza triennale ma biennale.

Gli effetti della riforma si avranno soprattutto a partire dal 2020.

Si noti bene che la legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 mesi (estesa anche ai lavoratori autonomi, in luogo dei 18 mesi) sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, ma l’allungamento (già recato dalle riforme Sacconi e Damiano con le “finestre”) è solo formale. Ciò ha sia dato maggiore trasparenza al sistema, sia reso omogeneo il dato dell’età di pensionamento nel confronto internazionale.

Come si arguisce facilmente confrontando le misure, l’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

·         sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2018;

·         sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020, o forse prima.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1° gennaio 2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già più di 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

Come è potuto succedere un caso così eclatante di disinformazione sulle pensioni, analogo a quelli coevi sul risanamento iniquo e recessivo dei conti pubblici nella scorsa legislatura, che quasi tutti i 60 milioni di italiani ascrivono a Monti, quando invece Berlusconi lo ha battuto per ben 4 a 1 (267 mld cumulati contro 63), o sugli obiettivi statutari della BCE che sono due e non uno soltanto? I 60 milioni di Italiani sono stati vittime della vulgata diffusa ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana-leghista e simile; coadiuvata dalla stessa professoressa Fornero, la quale, nella sua legge di riforma (DL 201/2011, art. 24), anziché – come si fa di solito – limitarsi a modificare ed integrare la legislazione preesistente, ha confermato e ripetuto le misure della severa riforma Sacconi, il quale, dal suo canto, non ha rivendicato la paternità e smascherato il plagio ma col suo lunghissimo silenzio lo ha assecondato.

Per quanto attiene, infine, alla spesa pensionistica, i risparmi di spesa dopo le varie riforme dal 2004 sono stati dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) quantificati in 900 mld fino al 2060 e ascritti, tagliando istituzionalmente la testa al toro della disinformazione sulle pensioni, solo per circa un terzo del totale alle riforme dal 2011 (modifiche della riforma Sacconi e riforma Fornero) e quindi per meno di un terzo ascrivibili alla riforma Fornero [1].

Nonostante questi risparmi di entità elevatissima, oltre alla RGS, sia la Banca d’Italia sia la Corte dei Conti, nelle loro audizioni al Parlamento sulla Nota di variazione al DEF 2017, si sono dette contrarie ad intervenire “sull’adeguamento automatico di alcuni parametri (come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione)”. Il motivo della contrarietà è riconducibile al rischio di pregiudicare nel medio-lungo periodo la ‘sostenibilità’ del sistema pensionistico, a causa di una riduzione del Pil dovuta soprattutto a due fattori di ordine demografico: (a) la flessione del tasso di natalità e (b) un minore apporto netto dell’immigrazione, relativamente al periodo dal 2020 al 2045. “Per effetto della revisione delle ipotesi demografiche, e principalmente della riduzione del flusso netto di immigrati, la popolazione italiana al 2060 è prevista contrarsi di oltre 9 milioni rispetto al livello stimato nel precedente round previsivo e, contestualmente, l’indice di dipendenza degli anziani aumenta di oltre 8 punti percentuali”, per cui “il livello della spesa pensionistica in rapporto al PIL aumenta di circa 2 punti percentuali nel 2035, raggiunge un massimo di 2,6 punti percentuali intorno al 2045, per poi ridursi a circa 1,2 punti percentuali al 2060 e a 0,5 punti percentuali al 2070”.

Tra le tante critiche che si possono muovere al riguardo, ve ne sono tre che rivelano il carattere politico della posizione estremista e ortodossa di Bankitalia e Corte dei Conti: (i) l’aleatorietà delle previsioni a lunghissimo termine, per altro condivisa dalla stessa Corte dei Conti (“forti incertezze connaturate a previsioni di lunghissimo periodo”); (ii) la stranezza dell’evoluzione demografica posta a base della nuova previsione ISTAT, che, a pensar male, sembra confezionata ad arte per parare richieste di modifica alle pensioni; e (iii) soprattutto, la composizione della spesa pensionistica, che comprende voci spurie.

È importante osservare, infatti, che la spesa pensionistica italiana include (nel confronto internazionale) delle voci spurie, che sono:

1.     TFR, che è salario differito e può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento;

2.     Un 10% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica, che è stata pari nel 2016 a 265 mld;

3.     Un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di quasi 50 mld di imposte, che per il bilancio pubblico è una mera partita di giro);

4.     Un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi, dove non vengono classificati spesa pensionistica), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

5.     Infine, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali ( = minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

Al netto delle voci spurie, la spesa pensionistica liquidata nel 2016 ammonta a quasi 200 mld, di cui circa 20 mld di natura assistenziale, [2] e la sua incidenza sul Pil passa dal 16% al 12% circa, che è inferiore al dato “lordo” previsto per il 2060, con ampio spazio quindi almeno per introdurre due correttivi compatibili col sistema vigente: (i) che l’adeguamento sia anche previsto in diminuzione in caso di riduzione dell’aspettativa di vita; e (ii) che esso resti a cadenza triennale anche dopo il 2019, quando dovrebbe diventare biennale.

In conclusione, è ragionevole pensare che la preoccupazione della Corte dei Conti su un parziale alleggerimento dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita non potrebbe inficiare il suo giudizio che “nel panorama internazionale il nostro Paese può vantare un sistema pensionistico di avanguardia, sistema che per le sue intrinseche caratteristiche (stretta correlazione attuariale tra prestazioni e contributi versati) è stabile e intergenerazionalmente sostenibile nel lungo termine” [3]. E che sarebbe strano se anche la Commissione Europea, nel suo prossimo rapporto, non confermasse il giudizio espresso in passato, e confermato dalla BCE, ossia che, dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano è tra i più severi e ‘sostenibili’ in UE28 [4].


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Note:

[1] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – Rapporto n. 18. Previsioni elaborate con i modelli della Ragioneria Generale dello Stato aggiornati al 2017 – Rapporto n. 18

Box 2.3 - Effetti finanziari del complessivo ciclo di riforme adottate dal 2004 (pag. 76):

Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).

[2] L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1° gennaio 2017 e liquidate nel 2016. Al 1° gennaio 2017 le pensioni erogate dall’INPS, con esclusione di quelle a carico delle Gestioni Dipendenti Pubblici ed ex-ENPALS, sono 18.029.590. Di queste, 14.114.464 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.915.126, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale. Nel 2016 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali.

2. I risultati dell’analisi allora offerta [Rapporto 2016] portarono a tre principali conclusioni: i) nel panorama internazionale il nostro Paese può vantare un sistema pensionistico di avanguardia, sistema che per le sue intrinseche caratteristiche (stretta correlazione attuariale tra prestazioni e contributi versati) è stabile e intergenerazionalmente sostenibile nel lungo termine ed è riuscito anche a correggere alcuni squilibri di medio periodo che si manifestavano, dopo la riforma Dini, soprattutto in termini di una indesiderata “gobba” nella curva tra spesa pensionistica e prodotto interno lordo; ii) tuttavia, la sostenibilità finanziaria del sistema poggia crucialmente su parametri macroeconomici di lungo termine (evoluzione demografica - flussi di natalità, mortalità, migratori -, andamento dell’occupazione e della produttività, ecc.) la cui dinamica è di difficile previsione e soggetta a rischi, dal che consegue che l’aver realizzato un sistema equilibrato nel suo disegno è condizione necessaria ma non sufficiente per gli equilibri dei saldi pubblici dei prossimi decenni; iii) il sistema realizzato, pur complessivamente solido, non è privo di residue insufficienze, tali essendo in particolare l’elevata quota di prestazioni pensionistiche “povere”, la modesta flessibilità nelle modalità di accesso alle prestazioni, l’inadeguata soluzione del problema del rapporto tra longevità e capacità lavorative degli anziani.

[4] Si veda anche l’Annual Ageing Report. Si veda anche: Vítor Constâncio, Vice Presidente BCE quando dichiara che “è precisamente nel campo delle riforme per contenere il peso a lungo termine dell’invecchiamento della popolazione sulla spesa pubblica che I paesi sotto stress hanno già effettuato aggiustamenti. L’Italia ed il Portogallo, per esempio, hanno aumenti stimati per spese legate alla longevità minimali…”. Come il grafico sottostante conferma.



Post collegati:


Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana


Pensioni: notizie false (fake news)


Lettera al Sen. Prof. Pietro Ichino su un suo errore di attribuzione di un’importante norma pensionistica


Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni


L’articolo è stato ripreso dal sito Sinistrainrete.


Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko

Created: 27 October 2017



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Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni



Pubblico la lettera che ho inviato ieri al quotidiano la Repubblica per segnalare una notizia falsa che circola da sei anni, contenuta in un loro articolo sulle pensioni, ossia che l’incisivo meccanismo dell’adeguamento periodico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita l’abbia deciso la riforma Fornero del dicembre 2011, anziché la riforma Sacconi del 2010.

La mia e-mail è delle 16:30, in serata Repubblica ha rettificato la notizia.

Nel corso della giornata, l’articolo è stato ripreso da vari siti, alcuni dei quali linkando semplicemente l’articolo, altri riportandone anche le prime righe, proprio quelle dell’incipit che riportava la notizia falsa col nome della professoressa Fornero, o l’intero articolo, i quali, poiché non ho salvato l’intero articolo ma soltanto l’incipit, costituiscono la prova documentale di quanto successo.


E-mail a Repubblica.it_Adeguamento età di pensionamento


Pensioni: notizie false (fake news)

Da: v

3/11/2017 16:30 


Buonasera,

La Vostra pervicacia, nonostante le mie due lettere inviate al direttore Mario Calabresi, al fondatore Eugenio Scalfari, all’ex direttore Ezio Mauro e ai più noti giornalisti di Repubblica, e varie altre, nel diffondere NOTIZIE FALSE (FAKE NEWS) sulle pensioni è degna di miglior causa.

Traggo dal Vostro articolo non firmato di oggi “Pensioni, ecco i lavori gravosi esentati dall'aumento dell'età   http://www.repubblica.it/economia/2017/11/03/news/pensioni_ecco_i_lavori_gravosi_esentati_dall_aumento_dell_eta_-180108007/ l'incipit “Alcuni lavoratori potranno essere esentati dalle rigide maglie della legge Fornero”.

No, questa è una delle tante NOTIZIE FALSE (FAKE NEWS) che circolano da 6 anni sulle pensioni e sulla Fornero. Vi ri-risegnalo che l’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita è stato introdotto dalla riforma delle pensioni SACCONI (L. 122/2010, art. 12, comma 12bis).

DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122 del 30.7.2010, art. 12, comma 12bis:

(( 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.

Peraltro, nell’articolo di Rosaria Amato (con la quale ho avuto due scambi di e-mail, nel primo dei quali l’ho invitata a far modificare il titolo errato che contraddiceva il suo articolo sulla conferenza stampa Damiano-Sacconi, cfr. Lettera a Rosaria Amato di Repubblica sull’adeguamento all’aspettativa di vita, sue risposte e mie repliche http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2856676.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2017/07/lettera-rosaria-amato-di-repubblica.html), linkato al termine dell’articolo di oggi, è scritto correttamente: “L'adeguamento è previsto dalla legge Tremonti-Sacconi del 2010”, ma poi aggiunge pleonasticamente “successivamente reso automatico dalla riforma Fornero”, poiché il meccanismo SACCONI è già automatico e affidato alla burocrazia ministeriale e la clausola di salvaguardia, introdotta dalla riforma Fornero, dei 67 anni nel 2021 è nei fatti superflua, dal momento che a 67 anni si arriva già nel 2019, per effetto ESCLUSIVAMENTE della riforma SACCONI.

Segnalo, inoltre, che il decreto che deve essere emanato – come dicevo - è un decreto direttoriale, poiché il compito di emetterlo è stato sottratto ai politici e attribuito alla burocrazia ministeriale, che ne è responsabile dal punto di vista erariale.

Ri-risegnalo, infine, che “non è questa la sola misura che la professoressa “contrabbanda” come propria, poiché ella non si è limitata nella sua legge di riforma (DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24), come si fa di solito, a modificare e/o integrare la normativa preesistente, ma ha anche confermato e ripetuto norme incisive della riforma SACCONI; il quale dal suo canto non denuncia pubblicamente il plagio e, anzi, lo asseconda di fatto da anni col suo silenzio […]”.

Il resto della lettera e le prove documentali li trovate nel mio secondo post qui sotto; lettera già inviata a centinaia di destinatari, inclusi la professoressa Elsa Fornero, il senatore Maurizio Sacconi, il presidente dell’INPS Tito Boeri e i media, e che è stata pubblicata finora – che io sappia - soltanto dal giornale on-line Affari Italiani.

Perché non pubblicate anche Voi la mia lettera, per contribuire a rettificare le false notizie sulle pensioni, anche ad opera di Repubblica, che in Italia hanno fatto - pare - quasi 60 milioni di vittime?

Prima lettera:

Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana

Seconda lettera:

Pensioni: notizie false (fake news)

Cordiali saluti,

V.


Appendice


Vittoria! Dopo la mia e-mail, Repubblica ha modificato l’articolo, togliendo il (duplice) riferimento alla Fornero e sostituendolo con Sacconi.

Non ho salvato, purtroppo, la versione precedente dell’articolo di Repubblica, ma una prova indiretta la si trova nel sito di Libero 24x7, dove nei “luoghi” dell’articolo sono riportati: Fornero e Roma.


3-11-2017

Politica - Dai macchinisti dei treni ai 'minatori', passando per operatori ecologici e insegnanti di asili e materne. Tutte le categorie sono incluse già nel beneficio dell'Ape social. In totale si tratta di oltre 15mila lavoratori. Le categorie che ...

Luoghi: fornero roma

Tags: età lavori


Una prova diretta l’ho trovata nel sito di Nuova Rassegna, che riporta l’incipit dell’articolo (vedi la mia email).

Pensioni, ecco i lavori gravosi esentati dall’aumento dell’età

PUBBLICATO IL 03/11/2017 ECONOMIA

ROMA – Alcuni lavoratori potranno essere esentati dalle rigide maglie della legge Fornero. Ci sono i “minatori”, i macchinisti dei treni, oppure gli insegnanti di materne e asili. Le categorie che potrebbero rientrare tra le esclusioni dell’incremento dell’età per poter accedere alla pensione sono diverse e in Vai all’articolo originale


E ancor più in quest’altro sito, che riporta per intero l’articolo di Repubblica, dove come si vede si cita per due volte la Fornero e nessuna volta Sacconi (aggiungendo l’ultima parte sui Sindacati).

www.notizie.it/riforma-pensioni-lavori-gravosi/

12 ore fa – Riforma pensioni, quali sono i lavori gravosi esentati dall'aumento dell' ... maglie della legge Fornero per quanto riguarda l'aumento dell'età.

Riforma pensioni, quali sono i lavori gravosi esentati dall’aumento dell’età

3 novembre 2017  Roberto Bernocchi  Tempo di lettura: 2 minuti

Riforma pensioni, alcune categorie di lavoratori gravosi potranno essere esentati dalle maglie della legge Fornero per quanto riguarda l'aumento dell'età.

Riforma pensioni, alcune categorie di lavoratori gravosi potranno essere esentati dalle rigide maglie della legge Fornero per quanto riguarda l’aumento dell’età. Dai macchinisti dei treni ai minatori, passando poi per gli operatori ecologici e le insegnanti degli asili e delle scuole materne. Tutte queste categorie ed altre ancora sono state inserite già nel beneficio dell’Ape Social. In tutto, secondo le prime stime si tratta di oltre quindicimila lavoratori.

Riforma pensioni

Alcune categorie di lavoratori avranno la possibilità di essere esentati dalle rigide maglie della Legge Fornero. Tra queste categorie troviamo i minatori, i macchinisti dei treni. Ma anche gli insegnanti di asili e scuole materne.

Sono diverse le categorie che potrebbero rientrare tra le esclusioni dell’incremento dell’età, in modo tale da poter accedere alla pensione. In queste ultime ore si sta cercando di definire in maniera precisa questa platea, che non dovrebbe comunque superare le quindicimila unità.

Questi tipi di lavoratori beneficiano già adesso della possibilità di aderire all’Ape Sociale.

Sono gli stessi che nelle ultime settimane avrebbero presentato la richiesta di adesione dell’uscita anticipata. Lo schema con tutte le categorie ben definite sarà inserito nella Legge di Bilancio entro metà novembre.

Le categorie

Entrando maggiormente nel dettaglio, in questa lista sarebbero incluse tutte le persone che normalmente sono inseriti in turni di lavoro pesanti o a rotazione. Stiamo parlando ad esempio di operai edili addetti alle gru, scavatrici o manutentori di edifici.

Ma ci sono anche i macchinisti e parte dei ferrovieri, i conciatori, camionisti, lavoratori impegnati in turni di facchinaggio. E ancora gli infermieri (non tutti), operatori ecologici, insegnanti delle materne e degli asili, badanti che assistono persone non autosufficienti.

Per tutte queste categorie di lavoratori dunque potrebbero saltare le griglie che sono state imposte dalla riforma Fornero, riuscendo in questo modo ad anticipare il giorno della pensione anche di cinque anni rispetto ai sessantasette (e oltre) attualmente imposti dalla norma.

Questa lista però potrebbe essere rivista, con l’ingresso anche di nuove categorie.

Come possono essere per esempio gli operai agricoli, marittimi, chimici, operai impegnati nella lavorazione di legno, gomma e plastica. in ballo ci sarebbero anche alcuni profili della manifattura e dell’industria tessile.

Per quanto riguarda invece il fronte dell’automatismo, è utile ricordare che il congelamento, fino al 2026, è stato già applicato attraverso la precedente manovra ai lavori usuranti.

Tregua sindacati-governo

Insomma, i sindacati e il governo sono riusciti a raggiungere una sorta di tregua. Ma in ogni caso, Cgil, Cisl e Uil attendono di vedere se il prossimo 13 novembre sarà possibile davvero individuare delle soluzioni condivise.

Tra queste soluzioni non ci potrà comunque essere quella del rinvio della procedura amministrativa. Il Premier Gentiloni, infatti, avrebbe confidato ad alcuni collaboratori che quella potrebbe non essere la strada giusta, in quanto potrebbe provocare dei problemi con l’Europa.

Gentiloni ha poi aggiunto: “I principi generali della norma restano validi, il Parlamento è sovrano ma non escludiamo che si possa correggere qualcosa al tavolo con le parti”.



Post collegato:


Lettera al Sen. Prof. Pietro Ichino su un suo errore di attribuzione di un’importante norma pensionistica



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Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana

  


Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” (Joseph Goebbels).


Io ritengo, da sei anni, che ci troviamo di fronte a tre casi di DISINFORMAZIONE (lo scrivo quasi sempre in maiuscolo) tra i più macroscopici della storia italiana, tre veri casi di scuola:

1.     l’ammontare complessivo di 330 (trecentotrentamld€ delle manovre finanziarie correttive varate nella scorsa legislatura, costituite, secondo Il Sole 24 ore, per il 55% da maggiori tasse e per il 45% da minore spesa pubblica,[1] la quasi generalità delle vittime di tale DISINFORMAZIONE (quasi 60 milioni di Italiani, inclusi – pare – quasi tutti i docenti di Economia) e la sua ripartizione tra il governo Berlusconi (80%) e il governo Monti (20%), ma attribuendo tutto a Monti, o, almeno, non citando mai Berlusconi.

Assieme ai casi coevi de

2.     la riforma delle pensioni Fornero, alla quale, per varie responsabilità dei soggetti coinvolti, tra i quali sono inclusi – con un grado diverso di malafede - la stessa professoressa Fornero,[2] il prof. Monti, che per inciso io giudico una persona per solito molto sincera,[3] esperti di previdenza, come ad esempio Giuliano Cazzola, che essendo stato uno dei protagonisti (durante il governo Berlusconi era vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera) conosce benissimo la normativa pensionistica e i suoi autori,[4] o la strana coppia costituita dal senatore Sacconi e dall’onorevole Damiano,[5] vengono attribuite anche tutte le misure della ben più severa riforma delle pensioni Sacconi, 2010 e 2011[6], il quale, anziché denunciare pubblicamente il plagio e rivendicare la paternità e l’incisività della sua riforma, è stato per anni silenzioso assecondando la vulgata.

E, in ambito UE, per corresponsabilità anche della stessa BCE e della Commissione Europea,


3.     gli obiettivi statutari della BCEche non è uno soltanto - la stabilità dei prezzi - come quasi tutti pensano; oggetto, oltre che di numerosi miei post e commenti, di una mia petizione al Parlamento Europeo, in corso di esame e attualmente in attesa della risposta della BCE (e della Commissione Europea) alla mia replica.[7]


Questo mio lungo articolo (che in gran parte mette insieme in un unico post dati e informazioni contenuti in vari altri) vuole essere un ulteriore, personale contributo all’opera di chiarificazione che porto avanti da 6 anni, contrastando la vulgata della versione (a) di chi ha messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la recessione, alimentata ad arte dalla potente propaganda berlusconiana ed anche agevolata dalle millanterie di fatto del Prof. Monti e della Prof.ssa Fornero, a cominciare già dal titolo del primo DL del governo Monti: “Salva-Italia”; (b) di chi ha portato l’età di pensionamento a 67 anni e messo in sicurezza i conti pensionistici; e (c) degli effettivi poteri-doveri della BCE. Ma, credetemi, è una fatica di Sisifo!

Spero perciò che anche altri (in particolare, media,[8] politici e docenti[9]) vorranno intraprendere quest’opera di chiarificazione, al loro ben più importante livello di autorevolezza, di influenza e di diffusione.


1. Manovre finanziarie correttive varate nella scorsa legislatura

Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano nel 2011, che aveva portato lo spread ad un picco di 574 punti base e faceva temere il default, causò le dimissioni del governo Berlusconi, ritenuto dall’UE (e forse dai mercati) inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell'UE, con il governo tecnico Monti, che appariva quindi, in quelle circostanze drammatiche, un salvatore dell’Italia. Questo duplice giudizio è sorretto da un’analisi obiettiva ex post dei dati? La risposta è in entrambi i casi negativa.

Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), infatti, sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.[1]

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24 ore”), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.

E’ tale la dimensione del rapporto quali-quantitativo tra i governi Berlusconi e Monti (267 mld cumulati contro 63, cioè 4 a 1, 80% contro 20%, anche per l’iniquità), che è del tutto infondato attribuire a Monti il risanamento dei conti pubblici, gli effetti recessivi, il calo del Pil (quasi -10%), la moria di imprese (-22% della capacità produttiva manifatturiera) ed il calo dell'occupazione, oltre ad alcune centinaia di morti, obliterando completamente Berlusconi, che, rammento, ha eseguito quasi tutte le imposizioni di UE e lettera BCE del 5.8.2011, tranne, per l'opposizione di Bossi, l'eliminazione delle pensioni di anzianità (concentrate soprattutto al Nord) e l'adeguamento a TUTTI gli altri delle lavoratrici dipendenti private.

Invece, sicuramente, i dati negativi sono in gran parte gli effetti delle mastodontiche manovre correttive molto inique e recessive del governo Berlusconi-Tremonti, fatte in gran parte di misure strutturali ( =permanenti, quindi che valgono tuttora), almeno in un rapporto di 4 a 1 rispetto al governo Monti, e che cominciarono a dispiegare i loro effetti dall’1.1.2011, ben prima che arrivasse Monti.

Fonti. Non ho ricavato le cifre dalle relazioni tecniche, ma (a) essendo io uno dei destinatari delle misure recate dal DL 78/2010 (mi riferisco in particolare all’art. 12/Pensioni), seguivo molto attentamente gli sviluppi normativi, ho promosso e partecipato a iniziative sul web (tra cui una lettera al presidente della Repubblica e una serie di email molto critiche ai segretari della CISL, Raffaele Bonanni, e della UIL, Luigi Angeletti,[10] coautori e “complici” del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, del ministro del Lavoro e della Previdenza sociale, Maurizio Sacconi, e della presidentessa della Confindustria, Emma Marcegaglia, nella stesura delle scandalosamente inique misure recate dal DL; peraltro, recentemente è venuta fuori la notizia di stampa che Angeletti vi meditasse con i suoi collaboratori in una crociera apposita, a spese della UIL), ed ho fatto semplicemente la somma degli ammontari delle manovre (24,9 mld – valore non cumulato ricavato dagli organi di stampa - per il DL 78/2010 + 80 mld per il DL 98/2011 + 60 mld per il DL 138/2011: questi ultimi due dati li ascoltai direttamente dalla voce di Tremonti in tv, il quale, alla domanda di un giornalista, dopo il Consiglio dei Ministri, che gli chiedeva se i 60 mld della seconda manovra estiva 2011 (decisa e varata – rammento - pochissimi giorni dopo la famosa - o famigerata - lettera della BCE del 5.8.2011) appena approvata fossero un di cui della manovra di 80 mld decisa 40 giorni prima o si aggiungessero ad essa, rispose che si aggiungevano); poi, (b) ho letto e utilizzato come fonte l’articolo del Sole 24 ore del 2012 riportato in dettaglio nel post che ho già allegato Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti, con i valori cumulati, tra cui i ben 62 mld del DL 78/2010 (con, all’art. 12, la severa riforma delle pensioni Sacconi e, al comma 12bis, l’introduzione dell’adeguamento triennale all’aspettativa di vita). Solo successivamente, (c) ho trovato l’analisi della CGIA di Mestre riportata in calce al post, che conferma (ma forse lo precede) l’articolo del Sole 24 ore.

DISINFORMAZIONE della potentissima propaganda berlusconiana. La DISINFORMAZIONE attuata dalla potentissima propaganda berlusconiana-tremontiana-sacconiana fu scandalosa e rappresenta – ripeto – un caso di scuola, che andrebbe analizzato e sviscerato approfonditamente in sede prima di tutto accademica, ma ciononostante le cose talvolta venivano dette, anche se in maniera effettualmente debole (vedi, ad esempio, questa dichiarazione eclatante di Bersani «Ma con una manovra che non chiede nulla ai ricchi come lui, non ha paura che qualche Dio lo fulmini?»[11], il quale Bersani, però, pure lui non si rese conto – vedi, ad esempio, il suo intervento ad Annozero su RAI3 – che la perdita subita dai dipendenti pubblici a causa del mancato rinnovo del contratto, circa 1.000€ all’anno, tanto sbandierata da tutti i media, fu notevolmente inferiore alla perdita subita dalle decine o forse centinaia di migliaia di pensionandi inattivi (in senso lato) a causa dell’allungamento di 12 mesi (13 mensilità) della cosiddetta “finestra” di erogazione della pensione o dell’allungamento senza gradualità fino a ben 6 anni (inclusa la “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia (escluse le dipendenti private), decisi dal medesimo DL 78/2010; o coltivò per qualche mese l’insana idea – per sostituire Berlusconi - di appoggiare la candidatura a PdC dell’incompetente, sleale e inaffidabile Tremonti[12]); o, sull’altro versante politico, in maniera strumentale, quando era necessario: vedi la polemica con il Commissario UE all’Economia, Olli Rehn, che aveva riaccusato il governo Berlusconi di aver fatto poco contro la crisi,[13] ricevendo la replica piccata dell’on. Renato Brunetta (il quale, si badi bene, aveva provveduto a redigere la prima lettera di chiarimenti all’UE - quella che Tremonti si rifiutò di firmare -, commettendo un errore di comunicazione che a mio avviso si rivelò esiziale, cfr. il post Ricostruzione del caso Berlusconi-Olli Rehn, alla nota13, e la voce Wikipedia, par. 4.3, riportata alla nota 6), che gli oppose proprio i dati dei 330 mld dell’articolo del Sole 24 ore, ma poi, contraddittoriamente, in una lettera di replica all’ex presidente Napolitano ad Huffington Post sul complotto contro Berlusconi, lo stesso Brunetta raccontò la grande bugia impunita che Berlusconi non aveva soggiaciuto ai diktat dell’UE e della BCE.[14]

Scopertura e clausola di salvaguardia. L’ho riportata nel post Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti.[1] A me risulta che furono 15 mld, poi coperti dal governo Monti aumentando l’IVA, misura già decisa dal governo precedente. Rileggendo recentemente un altro mio post del 2012, ho trovato che all’epoca scrissi che il problema della scopertura Tremonti se lo era creato da solo anticipando dal 2014 al 2013 il pareggio di bilancio, che nessuno gli aveva chiesto (all’epoca – 2011 -, cercava di crearsi benemerenze in ambito UE a trazione tedesca per poter costituire come candidato PdC un’alternativa al periclitante Berlusconi, col quale era ai ferri corti).

Prima manovra finanziaria correttiva dopo la crisi della Grecia (DL 78/2010). Fu una manovra scandalosamente iniqua che, da un lato, segnò un cambio di fase (la “osabilità” delle misure, fino a poco prima ritenute dal governo impossibili, agevolata – unico Paese in Europa - dalla quasi assenza di reazioni dei sindacati, tranne pochissime iniziative della CGIL, e del popolo italiano in generale, cosa di cui Tremonti menava vanto),[11] sia a livello interno che europeo; dall’altro, fu l’inizio di una serie di tagli miliardari sia della spesa sanitaria che della spesa scolastica, controbilanciati (si fa per dire, poiché i beneficiari furono altri, sia come fasce di reddito che come fasce di elettorato) dal taglio dell’ICI (ai più abbienti, 2,2 mld; a tutti gli altri aveva già provveduto, in due tranche, il governo Prodi)[15] o da sprechi come il “salvataggio” dell’ALITALIA (almeno 5 mld),[16] o il doppio G8 (0,5 mld)[17] o il Trattato di amicizia Italia-Libia (su iniziativa di Prodi, che però alla fine rifiutò di firmarlo perché troppo oneroso per l’Italia: 250 mln $ all’anno per 20 anni) o non ottimali perché basati su tagli lineari e non selettivi.

Per quanto attiene alle misure decise da Tremonti e Berlusconi nel 2010 (DL 78 del 31.05.2010, convertito dalla legge 122/2010), accennate nel mio post Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti,[1] i mutati rapporti di forza tra le classi rispetto al “trentennio glorioso” si fecero sentire anche sulla gestione della crisi economica. In Italia, la distribuzione dei pesi del sesquipedale consolidamento fiscale (330 mld cumulati) fu fortemente iniqua, segnatamente per le manovre correttive del governo Berlusconi, mentre molto più eque furono quelle varate dal governo Monti (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF, avendo dovuto rinunciare all’introduzione di un’imposta patrimoniale – che poi successivamente diventò una delle proposte del suo programma elettorale Agenda Monti[18] - per l’opposizione del miliardario Berlusconi, il cui partito - il PDL - faceva parte della maggioranza di governo).

Il DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122/2010, fu scandalosamente iniquo poiché contemplò, tra l’altro, non soltanto il blocco del rinnovo del contratto del pubblico impiego, ma anche il licenziamento del 50% dei lavoratori precari pubblici, nonché il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (destinata ai poveri), poi tagliata di un ulteriore 15% col DL 98/2011, mentre ai percettori di redditi privati (ad eccezione dei produttori e distributori di farmaci e dei farmacisti in quanto fornitori del SSN), anche miliardari o milionari, non venne chiesto letteralmente neppure un centesimo. Il contributo di solidarietà, varato in due DL separati prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – infatti, sarebbe bastato metterli insieme - per farlo cassare, come poi avvenne. Così successe per la tassazione delle stock option, per le quali fu prevista una soglia troppo alta.

2011. Nel 2011, il governo Berlusconi-Tremonti varò altre due manovre finanziarie correttive (oltre alla legge finanziaria) molto pesanti e inique: il DL 98 del 06.07.2011, di 80 mld cumulati, e (dopo la lettera del 5.08.2011 della BCE) il DL 138 del 13.08.2011, di 60 mld cumulati.


2. Pensioni

Una altrettanto grave DISINFORMAZIONE riguarda le riforme delle pensioni.

Riforme. Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando ununica riforma le norme emanate da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre che nel 2009, col DL 78/2009), sono state 7 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011).

Oltre a quella Dini che ha introdotto il metodo contributivo, le ultime tre riforme: Damiano (2007, in parte), Sacconi (2010 e 2011) e Fornero (2011) stanno producendo e produrranno risparmi fino al 2060 per centinaia di miliardi (ben 900, cfr. MEF). Dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano, come riconosciuto dall’UE, è tra i più solidi e severi in UE28.[8] L’unico intervento ancora da fare è quello sulle cosiddette pensioni d’oro (>90.000€ l’anno), che sono circa 100.000 e costano 13 mld l’anno (e forse su quelle d’argento), intervenendo con modalità rispettose della pronuncia della Corte Costituzionale del 2013.

La riforma Sacconi (2010 e 2011, oltre a Damiano, 2007) è più corposa, immediata e recessiva di quella Fornero; in sintesi, essa ha introdotto:

• “finestra” (= differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi;

• allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più ‘finestra’), tranne le lavoratrici private; e

• adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che porterà l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2020.[19]

La riforma Fornero (2011) ha stabilito, principalmente:

• metodo contributivo pro-rata per tutti, vale a dire per coloro che erano esclusi dalla riforma Dini (anzianità contributiva maggiore di 18 anni), a decorrere dall'1.1.2012;

• aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”); e

• allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più ‘finestra’), per allinearle a tutti gli altri.

Gli effetti della riforma si avranno soprattutto a partire dal 2020.

NB: La legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 mesi (estesa anche ai lavoratori autonomi, in luogo di 18 mesi) sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, ma l’allungamento (già recato dalla riforma Sacconi con la finestra) è solo formale.

Come si vede, l’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2018;

– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020, o forse prima.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

Traggo dalla Lettera all’On. Cesare Damiano e al Sen. Fabrizio Sacconi:[5]

Come è potuto succedere un caso così eclatante di DISINFORMAZIONE sulle pensioni, analogo a quelli coevi sul risanamento iniquo e recessivo dei conti pubblici nella scorsa legislatura, che sarebbe ascrivibile a Monti, quando invece Berlusconi lo ha battuto per 4 a 1 (267 mld cumulati contro 63), o sugli obiettivi statutari della BCE (art. 2/Obiettivi Statuto BCE)? I circa 60 milioni di Italiani sono stati vittime della vulgata diffusa ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana-leghista e simile; coadiuvata dalla stessa coraggiosa millantatrice professoressa Fornero (gliel’ho anche scritto recentemente Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive[2]), la quale, nella sua legge di riforma (DL 201/2011, art. 24), anziché limitarsi a modificare ed integrare la legislazione preesistente, ha ripetuto le misure della severissima riforma SACCONI (che, dal suo canto, non rivendica la paternità e smaschera il plagio ma lo asseconda) - è facile verificarlo confrontando i testi delle due leggi[6] -, e poi l’ha menata per anni, per vantarsi di aver salvato l’Italia dal default (cosa smentita nettamente dai numeri; peraltro, gli stessi risparmi derivanti dalla riforma Fornero ci saranno soprattutto dal 2020), prendendosi masochisticamente insulti e maledizioni, perfino dall’on. Matteo Salvini, il finto smemorato che votò assieme al suo partito - la Lega Nord - la severissima riforma delle pensioni Sacconi (la quale – essa sì – ha portato e porterà l’età di pensionamento a 67 anni e oltre) e promette, una volta al governo, di mandare in esilio la professoressa Fornero perché costringerebbe gli Italiani a lavorare fino a 70 anni.

Risparmi. Per quanto attiene alla spesa pensionistica (per le voci spurie nella spesa pensionistica e il confronto internazionale invito a leggere le mie Lettera a Carlo Cottarelli[20] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli),[8] i risparmi di spesa dopo le varie riforme dal 2004 sono stati dalla RGS (a) quantificati in 900 mld fino al 2060 (cfr. il comunicato dell’on. Cesare Damiano nel mio post Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive[2]), e (b) ascritti, tagliando istituzionalmente la testa al toro della DISINFORMAZIONE sulle pensioni, solo per circa un terzo del totale alle riforme dal 2011 (modifiche della riforma Sacconi e riforma Fornero) e quindi per meno di un terzo ascrivibili alla riforma Fornero.[21]


3. BCE

Infine, per quanto riguarda la BCE, il suo statuto e il giudizio a mio avviso in gran parte immeritato sul “salvatore” Draghi, osservo quanto segue.

Obiettivi. Lo statuto della Bce stabilisce due obiettivi, non uno soltanto, ma, a differenza della FED, essi sono in rapporto duale-gerarchico tra loro (tale clausola fu imposta dalla Germania come condizione per aderire all'Euro[22]). Il primo è la stabilità dei prezzi, “sotto, ma vicino, al 2%”. Il secondo obiettivo è stabilito nello stesso articolo 2 dello statuto: “Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi”, la Bce “sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea”. Tra questi, una “crescita economica equilibrata”; la “piena occupazione”; “la solidarietà tra Stati membri”.[23]

POLITICA MONETARIA DELLA BCE

BCE e deflazione 

Il compito statutario principale della BCE è la stabilità dei prezzi ( = tasso d’inflazione EUZ poco sotto il 2% nel medio periodo[24, nota53]; per i vari step circa le varie deliberazioni del Consiglio direttivo della BCE, vedi, qui sotto, il post alla nota 23, quasi al termine dell’appendice). Un tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (diff.%) attesta che la BCE non ha saputo svolgere il suo compito statutario. Ancor più se si sconfina in deflazione, cioè in territorio negativo, che – come afferma la stessa BCE[24, nota89] - esige necessariamente un’opera di prevenzione. Nell’indagarne le cause, direi che occorre accertare se la BCE ha attivato le sue leve monetarie per evitare la deflazione o è stata troppo attendista o perfino inerte.

Cave peiora (guardati dal peggio)
Prescindendo dalla considerazione che ci poteva andare peggio con un altro al posto di Draghi, dall’analisi delle decisioni durante la crisi, risulta oggettivamente (aumento del tasso di riferimento in piena crisi economica – Trichet -, interventi non convenzionali insufficienti e/o tardivi) che la politica monetaria della BCE è stata inadeguata o inesistente.

Sostegno alla politica economica
A questo va aggiunta la sua influenza negativa (vedi la sua lettera del 5/8/2011 al Governo italiano e i vari interventi pubblici con valenza politica) sulle scelte di politica economica degli Stati, che per obbligo statutario deve sostenere: consolidamento fiscale, taglio degli organici e blocco dei salari pubblici, riforme strutturali (lavoro e pensioni, in particolare) con effetti recessivi-deflattivi.

Conclusione
Quindi, la BCE o è intervenuta nel modo sbagliato (tasso d’interesse) o è intervenuta in maniera insufficiente (SMP) e sbagliata (contestuale sterilizzazione) o è intervenuta tardi (“whatever it takes”) o troppo tardi (QE) e, dato il ritardo, in maniera insufficiente (Athanasios Orphanides, 2015, v. sua intervista nell’Allegato alla Petizione contro la BCE, aggiornamenti[23]). Ed ha influenzato i decisori politici in senso recessivo, aggravando e prolungando la crisi. Mentre una banca centrale, anche al di là della lettera dello statuto, deve avere come stella polare il benessere del popolo (come è scritto nel sito della BoE), che include in primo luogo la difesa dei titoli sovrani dagli attacchi della speculazione finanziaria, che perciò non è una gentile concessione o peggio ancora una moneta di scambio o ancor peggio un’arma di ricatto (vedi governo Berlusconi), ma un obbligo consustanziale al suo ruolo.[25]

Va anche notato che gli acquisti da parte della BCE dei titoli di Stato italiani sono cominciati il 22 agosto del 2011, dopo circa 20 giorni dalla già citata lettera del 5 agosto della BCE al Governo italiano e il varo da parte di quest'ultimo della seconda, pesante manovra finanziaria correttiva nell'arco di appena 40 giorni (il DL 138 del 13 agosto 2011, di 60 mld cumulati, dopo il DL 98 del 6 luglio 2011, di 80 mld cumulati, che erano stati preceduti dal DL 78 del 31 maggio 2010, di 62 mld cumulati).[24]

In deflazione o con tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (poco sotto il 2%)la condizione sospensiva (“fatto salvo” - “without prejudice”, nella versione inglese - ), costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, è (più che) soddisfatta, quindi il rapporto duale-gerarchico tra i due obiettivi si modifica e diventa, come per la FED, paritario: pertanto, la BCE è obbligata dal suo statuto (art. 2) a sostenere il raggiungimento del secondo obiettivo - “crescita economica” e “piena occupazione” -, che – stante l’inflazione dell’Eurozona prossima allo zero, che rende necessaria una politica monetaria espansiva – è del tutto concordante, convergente e complementare con l’obiettivo principale, che è quello di riportare l’inflazione da sotto zero o quasi zero a poco sotto il 2%. 

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[3] Lettera al Prof. Sen. Mario Monti sulle manovre correttive, le pensioni e lo statuto della BCE

[4] Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

[5] Lettera all’On. Cesare Damiano e al Sen. Fabrizio Sacconi

[6] Ho provveduto a modificare la voce Wikipedia Riforma delle pensioni Fornero introducendo il capitolo 4 Legislazione pensionistica dal 2010: Riforme Sacconi e Fornero, ma tale modifica è stata in buona parte eliminata da un volontario-amministratore, poiché, a suo avviso, i paragrafi Analisi comparativa riforma Sacconi vs riforma Fornero e Comunicazioni tra il Governo italiano e l'Unione europea non erano conformi alle “strane” regole di Wikipedia (che non ammette né contributi originali, ma soltanto di seconda o, ancor meglio, di terza mano, né verità se condivise da una minoranza, ed invece – incredibile ma vero - bugie se condivise dalla maggioranza).

Cap. 4 Legislazione pensionistica dal 2010: Riforme Sacconi e Fornero

[7] Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE

[8] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli

[9] Ad esempio:

Lettera al Prof. Francesco Daveri su Monti e le manovre correttive della scorsa legislatura, sua risposta e mia replica

Lettera al Prof. Giulio Sapelli su Monti, le manovre correttive e le pensioni

[10] Lettera a Carmelo Barbagallo, segretario generale della UIL

[11] La capacità comunicativa ed empatica di Pierluigi Bersani

[12] Il Sig. Giulio T. ed il principio di Peter/8/Lettera

[13] Ricostruzione del caso Berlusconi-Olli Rehn

[14] Lettera a redazione@eguaglianzaeliberta.it sul complotto contro Berlusconi

[15] Analisi quali-quantitative/2/Abolizione dell‘ICI

[18] Agenda Monti

IMPOSTA PATRIMONIALE
“Per la prossima legislatura occorre un impegno, non appena le condizioni generali lo consentiranno, a ridurre il prelievo fiscale complessivo, dando la precedenza alla riduzione del carico fiscale gravante su lavoro e impresa. Questa va comunque perseguita anche trasferendo il carico corrispondente su grandi patrimoni e sui consumi che non impattano sui più deboli e sul ceto medio. Servono meccanismi di Misurazione della Ricchezza oggettivi e tali da non causare fughe di capitali. In questo modo il fisco diventa strumento per perseguire anche obiettivi di maggiore equità nella distribuzione del peso dell’aggiustamento”.

[19] DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122 del 30.7.2010, art. 12, comma 12bis:

(( 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.

[20] Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica

[21] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO Previsioni elaborate con i modelli della Ragioneria Generale dello Stato aggiornati al 2017 – Rapporto n. 18

Box 2.3 - Effetti finanziari del complessivo ciclo di riforme adottate dal 2004 (pag. 76)

Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).

[22] Le regole statutarie della BCE sono mutuate dai Trattati (ad esempio gli obiettivi, art. 2, dagli artt. 127 e 282 del TFUE), perciò hanno valore cogente sia per la BCE che per tutti gli altri membri e organi dell’UE. Esse sono, storicamente, il frutto di un compromesso sull’adozione della moneta unica, prima politico tra la Francia e la Germania, e poi tecnico, impostato abilmente dalla Commissione europea Delors, gestito dal comitato dei governatori delle banche centrali, che suggerirono di adottare le regole più severe, quelle della Bundesbank (vedi l’interessante ricostruzione fatta dal politico ed economista Giorgio La Malfa (“DEFICIT - Il punto sull'Europa tra sogno e realtà” Seconda parte https://www.youtube.com/watch?v=Y9fGPNOQHW0&t=3210s).

Bisogna, però, anche dire che per fortuna non riuscirono del tutto a copiare il testo dello statuto della Bundesbank e a incollarlo su quello della BCE.

[23] Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto

http://vincesko.blogspot.com/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html

[24] Anche per la BCE ho provveduto a redigere una modifica alla relativa voce di Wikipedia, molto carente (poi è stata in parte cancellata, inclusi gli strafalcioni, dopo la mia modifica, cfr. Cronologia), inserendo il capitolo 8, inclusa un’analisi dell’attività della BCE durante la crisi economica, e corredata di 100 note (ma mi è stata integralmente eliminata per i motivi anzidetti, cfr. nota 6); la riporto, desumendola dalla Cronologia della voce.

8. Attività della BCE dopo il trattato di Lisbona: analisi critica 

https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Banca_centrale_europea&diff=83520825&oldid=835061#Attivit.C3.A0_della_BCE_dopo_il_trattato_di_Lisbona:_analisi_critica  

[25] Questo dell’indipendenza delle banche centrali è un principio presente in tutti gli statuti delle banche centrali principali, ma declinato da alcune con intelligenza e saggezza.

Anche tra il Tesoro inglese e la BoE vige il divorzio ( = indipendenza della BoE), ma la BoE persegue l’interesse nazionale (come è scritto nel suo sito: “Promoting the good of the people”) e, quando è necessario, acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.

Anche tra il Tesoro USA e la FED vige il divorzio e il divieto per la FED di acquistare titoli del Tesoro sul mercato primario, ma la FED persegue l’interesse nazionale e non solo controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso, ma “orchestra” anche gli acquisti di titoli del Tesoro sul mercato aperto in accordo con i dealer, che sono gli unici abilitati ad acquistarli sul mercato primario.

Anche tra il Tesoro giapponese e la BoJ vige il divorzio, nel senso che è indipendente (art. 3 Statuto), ma la BoJ persegue l’interesse nazionale e deve coordinarsi col Governo (art. 4) e acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.

Anche la BCE è formalmente e sostanzialmente indipendente dal potere politico (art. 7 Statuto) e, se e quando vuole, a sua completa discrezione, acquista titoli pubblici sul mercato aperto e controlla il tasso d’interesse passivo, che comunque è differenziato per Paese.

La Banca d’Italia, in quanto membro del SEBC, segue le regole ed esegue le disposizioni della BCE.

Il divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981 e l’indipendenza delle banche centrali

http://vincesko.blogspot.com/2017/01/il-divorzio-tesoro-banca-ditalia-del.html  


 

Appendice


La Commissione Europea, durante la crisi, ha applicato le regole con 2 pesi e 2 misure (come attestato dalla Corte dei Conti UE, cfr. Commissione UE, due pesi e due misure

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2843442.html  oppure

http://vincesko.blogspot.com/2016/02/commissione-ue-due-pesi-e-due-misure.html), ed ha concesso all'Italia soltanto una piccola flessibilità, peraltro sprecata in buona parte in mance elettorali, e pretende di applicare all’Italia – attraverso formule cervellotiche ritenute inaffidabili dalla stessa Commissione Europea, oltre che dalla BCE (vedi il Pil strutturale)[24, note 74 e 76] - lo stupido e nefasto fiscal compact, che va oltre il limite del 3% e prescrive l’equilibrio strutturale di bilancio, e che a fine 2017 si dovrà decidere (all’unanimità) se inserire o non nei trattati UE.

EUROSTAT – Deficit/Pil

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia...........-1,5..-2,7...-5,3..-4,2…-3,5..-2,9...-2,9...-3,0..-2,6...-2,4

Francia…...-2,5..-3,2...-7,2...-6,8...-5,1..-4,8...-4,0...-4,0..-3,5...-3,4

Spagna…...+2,0..-4,4.-11,0..-9.4…-9,6.-10,4..-6,9...-5,9..-5,1...-4,5

Gran Br…...-3,0..-5,0.-10,7..-9,6...-7,7...-8,3...-5,6...-5,6..-4,4..-3,0

Germania...+0,2..-0,2..-3,2...-4,2...-1,0...-0,1...-0,1...+0,3.+0,7.+0,8

Olanda …..+0,2..+0,2..-5,4..-5.0...-4,3…-3,9..-2,4...-2,3..-2,1..+0,4

Grecia…….-6,7.-10,2.-15,1.-11,2.-10,3..-8,9.-13,1..-3,7...-5,9..+0,7

Irlanda.......+0,3..-7,0..-13,8.-32,1.-12,6.-8,0..-5,7…-3,7..-2,0..-0,6

Portogallo..-3,0..-3,8…-9,8..-11,2..-7,4.-5,7..-4,8…-7,2...-4,4..-2,0

Le differenze di crescita tra l'Italia e altri Paesi UE sono motivate anche dalle differenti politiche economiche implementate consentite dalla Commissione Europea.


Va anche notato che, escluso il Portogallo, l'Italia col 4% nel 2016 (che per fortuna è calato dal 5,2% del 2012 per effetto del calo dei tassi grazie alla politica monetaria finalmente espansiva della BCE) ha il primato in UE28 dell’incidenza della spesa degli interessi passivi sul Pil, che aumenta il deficit/Pil.

BANCA D’ITALIA – Statistiche di finanza pubblica nei paesi dell’Unione europea - Spesa per interessi (in percentuale del PIL) Tav. 16

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia............4,8…4,9…4,4...4,3…4,7…5,2…4,8…4,6…4,1…4,0

Francia…....2,6…2,8…2,4…2,4…2,6…2,6…2,3…2,2…2,0…1,9

Spagna…....1,6…1,5…1,7…1,9…2,5…3,0…3,5…3,5…3,1…2,8

Gran Br…...2,2…2,2…1,9…2,9…3,2…2,9…2,9…2,7…2,3…2,5

Germania....2,7…2,7…2,6…2,5…2,5…2,3…2,0…1,8…1,6…1,4

Olanda….…2,0…2,0…2,0…1,8…1,8…1,6…1,5…1,4…1,3…1,1

Grecia…….4,5…4,8…5,0...5,9…7,3….5,1…4,0…4,0…3,6…3,2

Portogallo...2,9…3,1…3,0...3,0…2,9....4,3….4,9…4,9…4,6…4,2

https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica-ue/  



Post collegati:


Anche gli economisti sono stati vittime del pifferaio magico Berlusconi


Di solito, i miei commenti sui tre casi ricevono reazioni negative e talvolta vengono censurati (vedi il post qui sopra). E’ comprensibile avvenga questo, poiché risulta da studi fatti in materia che ciascuno di noi è “catturato” dalle proprie tesi precostituite o fatte proprie dopo anni di bombardamento mediatico, e che, per un periodo più o meno lungo a seconda del livello di resistenza ad ammettere la propria ignoranza, quasi sempre resistono a qualunque prova contraria, che viene o negata o, semplicemente, cancellata. Invece…

  
 
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http://vincesko.blogspot.com/2017/10/tre-casi-di-disinformazione-generale.html



Governo, staffetta Renzi-Gentiloni



Il Governo Renzi (come quello Letta) non ha avuto quasi nessun merito, ha campato di rendita sul risanamento mastodontico effettuato nella scorsa legislatura (330 mld cumulati)[1] per 4/5 dal Governo Berlusconi (267 mld cumulati), in maniera scandalosamente iniqua, e per 1/5 dal Governo Monti (63 mld cumulati), in maniera più equa (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF). E le cui misure strutturali valgono tuttora (vedi, in particolare, la severissima riforma delle pensioni Sacconi, 2010 e 2011, e la riforma delle pensioni Fornero, 2011[2]), che procurano risparmi di una ventina di miliardi l'anno e che hanno reso possibile la politica monetaria espansiva della BCE,[3] che procura anch’essa un risparmio di circa 20 mld annui di interessi passivi. 

Renzi è tosto, non c'è dubbio, ma si è opposto all'UE solo a chiacchiere, ha fatto solo scena: l'Italia è il Paese che rispetta di più il parametro deficit/Pil[4] (durante la crisi, gli altri Paesi se ne sono altamente fregati delle richieste dell'UE; come ora nella ripartizione dei migranti); ha l'avanzo primario più alto, che toglie risorse all'economia reale e perpetua la recessione-stagnazione. Renzi è stato solo interessato ad ottenere dall'UE una miserevole flessibilità, da distribuire e sprecare in mance elettorali o in regali costosi ed inefficaci agli imprenditori (22 mld) e non in provvedimenti più idonei (vedi l'ultimo rapporto OCSE, che suggerisce di investire in opere pubbliche in settori mirati[5]), tesi alla crescita economica, che intervengano congruamente sul denominatore del rapporto debito/Pil, che è l'unico che conta per la valutazione della sostenibilità del debito pubblico, che ovviamente finché c’è un deficit non può che crescere in valore assoluto. Va aggiunto che Renzi ci ha messo del suo per meritarsi la benevolenza dell'UE e della BCE: ha varato la riforma del lavoro, giudicata severa perfino dalla Professoressa Fornero.[6]

Infine, last but not least, l'anno prossimo è prevista l'approvazione dell'inserimento dello stupido (copyright Prodi, riferito già al 3%) fiscal compact nei trattati UE, che come si vede impedisce politiche economiche anticicliche: l'Italia dovrà dire NO! Però, intanto, Renzi l'aveva confermato nell'art. 81 della "sua" Costituzione, bocciata sonoramente dal popolo italiano.[7]

Ecco, il Governo Gentiloni non dovrà ripetere gli stessi errori e, soprattutto, dovrà, assieme a Renzi, che rimane segretario del PD ed ha i numeri al Parlamento europeo per far cadere la Commissione Juncker,[8] affrontare la questione fondamentale delle regole europee, sapendo, come conferma purtroppo il lavoro fatto dai parlamentari europei Mercedes Bresso e Elmar Brok nell’ambito della Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo che ha approvato il loro rapporto[9], che va fatto un duro lavoro perché esse, dall’approvazione del Trattato di Lisbona, vadano finalmente interpretate ed applicate NON in senso ordoliberista, secondo l'ottica e nell'interesse della Germania e dei suoi satelliti, ma mirate alla piena occupazione e al progresso sociale dell'intero popolo dell'Unione europea (vedi Preambolo e art. 3 del TUE).

Infine, il nuovo Governo ha ripristinato il Ministero per il Mezzogiorno, decisione sicuramente molto positiva che riporta sul tavolo l’annosa e dirimente per l’Italia questione meridionale, in parte “sporcata” dall’affidamento del CIPE al nuovo Ministero dello Sport, retto dal renziano Lotti, perché è di tutta evidenza che la chiave di volta per cominciare a risolverla è anche, ma non soltanto, l’entità delle risorse e la qualità del loro utilizzo.[10]


[1] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti


[2] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli


[3] Quantitative easing e uscita dalla crisi economica


[4] EUROSTAT – Deficit/Pil

.................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015

Italia........ -1,5...-2,7..-5,3..-4,2...-3,5..-2,9...-2,9…-3,0..-2,6

Francia.....-2,5...-3,2...-7,2..-6,8..-5,1..-4,8...-4,0…-4,0...-3,5

Spagna.....+2,0..-4,4..-11,0..-9.4..-9,6.-10,4..-6,9…-5,9..-5,1

Gran Br.... -3,0..-5,0..-10,7..-9,6..-7,7...-8,3..-5,6…-5,6..-4,4

Germania +0,2..-0,2....-3,2..-4,2..-1,0...-0,1..-0,1...+0,3..+0,7


[5] Ocse: “Più investimenti pubblici per evitare trappola della bassa crescita. Il pil dell’Italia aumenterebbe fino al 2%”

L'organizzazione parigina ha calcolato di quanto salirebbe il prodotto interno dei diversi Paesi se abbandonassero l'austerity e aumentassero la spesa pubblica produttiva dello 0,5% del pil. Nell'Ue sarebbe la Germania a guadagnare più di tutti: +2,5% nel lungo periodo. Roma dovrebbe partire da interventi per la sicurezza anti-sismica, "la promozione di un’economia a basse emissioni" e spese per scuola e famiglie

di F. Q. | 28 novembre 2016


[6] Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2851776.html  oppure  
http://vincesko.blogspot.com/2016/11/lettera-alla-professoressa-elsa-fornero.html  


[7] Referendum costituzionale, il NO vince col 59% contro il 41% del SI’ e riapre i giochi politici


[8] Il premier ribatte a Juncker: “È il ruggito di un debole, l’Italia merita rispetto”

FEDERICO GEREMICCA

16/01/2016

Sia come sia - e vista la decisione di Juncker di rispondere colpo su colpo - la scontro rischia di finire davvero fuori controllo: in un momento, per altro, tra i più difficili nella storia dell’Unione europea. Matteo Renzi, però, non sembra spaventato dalla prospettiva, e dopo l’affondo anti-Juncker prodotto mercoledì da Gianni Pitella a Strasburgo, la mette così, a chi gli chiede cosa accadrà: «Non credo nello scontro. E non credo, soprattutto, che convenga a Juncker. Abbiamo i numeri per far saltare la sua maggioranza», dice. Poi sorride e aggiunge: «Ma siamo saggi, e non lo faremo».


[9] 30.10.2015 DOCUMENTO DI LAVORO sul tema Migliorare il funzionamento dell'Unione europea sfruttando le potenzialità del Trattato di Lisbona Commissione per gli affari costituzionali Correlatori: Mercedes Bresso, Elmar Brok

http://www.mercedesbresso.it/wp-content/uploads/2015/11/Bresso-Brok.pdf  

C’è al par. 29 e al par. 45 la conferma di tutto l'armamentario attuale, incluso lo stupido e nefasto fiscal compact.

29. Abbiamo bisogno di ulteriori riforme dell'UEM che la dotino di una governance economica efficace e democratica (per i settori in cui la Commissione può fungere da organo esecutivo e il Parlamento europeo e il Consiglio possono agire in qualità di colegislatori). Qualsiasi ulteriore sviluppo dell'UEM dovrebbe essere basato e sulla normativa in vigore (come il Six pack, il Two pack e l'Unione bancaria) e sulla sua attuazione. Per essere efficace e legittimo, tale governo dovrebbe essere pienamente collocato all'interno del quadro istituzionale dell'Unione (cfr. il punto H di seguito) e dovrebbe rafforzare le sue capacità in sette ambiti (cfr. i punti da A a G):

45. Si dovrebbe garantire la piena attuazione dell'attuale quadro basato sul Six pack e sul Two pack e del semestre europeo. Gli squilibri macroeconomici dovrebbero essere affrontati in modo specifico, e il controllo di lungo periodo sul disavanzo e sui livelli ancora estremamente elevati del debito dovrebbe essere garantito migliorando l'efficienza della spesa, dando la PE569.777v02-00 8/15 DT\1077428IT.doc IT priorità agli investimenti produttivi, offrendo incentivi alle riforme strutturali e tenendo conto delle condizioni del ciclo economico.


C'è una sola menzione dell'art. 3 del TUE e parla di "rafforzare l'economia sociale di mercato", che è una presa in giro, uno specchietto per le allodole, poiché il titolo altisonante è ingannevole e smentito sia dal vero contenuto teorico che dalla realtà (v. Dialogo con Carlo Clericetti sulla solidarietà tra gli Stati dell’UE e sull’economia sociale di mercato  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2848095.html  oppure  

31. Dovrebbe essere individuato e stabilito per legge un numero limitato di ambiti chiave per le riforme strutturali che consentano di incrementare la competitività, la convergenza dell'economia reale e la coesione sociale nell'arco di un periodo di 5 anni, con l'obiettivo di rafforzare l'economia sociale di mercato europea (come previsto dall'articolo 3, paragrafo 3, del TUE).


Non c'è, invece, nessuna menzione dei veri obiettivi contenuti nella missione dell'Unione Europea, sanciti nel Preambolo e nell'art. 3 del TUE: la piena occupazione e il progresso sociale (v. Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei   http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2837437.html  oppure  http://vincesko.blogspot.com/2015/09/sono-lue-e-la-bce-non-rispettare-i.html).


[10] Sud, false opinioni, alcuni dati e proposte



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Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive



Pubblico la lettera che ho inviato alla professoressa Elsa Fornero, lo scorso 3 novembre, a seguito della sua intervista al quotidiano on-line LINKIESTA, nella quale ha decantato, come ha l’abitudine di fare da 5 anni, gli effetti severi ma quasi taumaturgici sui conti previdenziali della sua riforma delle pensioni. Volevo farlo da parecchio tempo, ma francamente avevo soprasseduto perché, alle tantissime critiche e spesso vere e proprie maledizioni, condite talvolta con qualche minaccia, che le sono piovute addosso in tutti questi anni per averla varata, non volevo aggiungere il dispiacere di metterla di fronte alla constatazione che era, in parte, analogamente al Prof. Mario Monti per il risanamento dei conti pubblici,[1] una millantatrice. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.

[1] Il Prof. Mario Monti, il millantatore (4/12/2012)



Pensioni e manovre correttive

Da:

v

03 nov 2016 - 16:30                  

A:

<elsa.fornero@unito.it> 

CC:

<redazione@linkiesta.it>


Gentile Professoressa Fornero,

In riferimento all’intervista da Lei rilasciata ad Alessandro Franzi “Elsa Fornero: «Ora Renzi non ricominci a caricare i giovani di debiti»”, del 2 novembre 2016, che ho appena letto su LINKIESTA (http://www.linkiesta.it/it/article/2016/11/02/elsa-fornero-ora-renzi-non-ricominci-a-caricare-i-giovani-di-debiti/32254/), mi permetto di osservare (lo volevo fare da parecchio tempo), scusandomi in anticipo della necessaria lunghezza:


PENSIONI

Sacconi (e Dini), non Fornero.

Mi spiace rilevare, anche per Sua responsabilità, una DISINFORMAZIONE (io lo scrivo sempre in maiuscolo) generale sulla legislazione pensionistica e sulla falsificazione e sopravvalutazione degli effetti della riforma delle pensioni Fornero.

Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state 8 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011). 

L’allungamento (eccessivo) dell’età di pensionamento è stato deciso molto più dalla riforma Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) – il cui autore, infatti, da bravo furbacchione, fa lo gnorri – che dalla riforma Fornero (DL 201/2011, art. 24):

– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto la riforma Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2021;

– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto la riforma Dini nel 1995, non la riforma Fornero nel 2011; questa ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, coloro che erano esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già 18 anni di contributi, quindi nel 2012 TUTTI relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

Come scrive da anni l'on. Cesare Damiano, attuale presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, da ultimo una settimana fa, i risparmi pensionistici dal 2012 al 2050 sono ascrivibili alle riforme varate dal 2004 ed ammonteranno a varie centinaia di mld (io però aggiungerei la riforma Dini del 1995): “le riforme, dal 2004 ad oggi, come ha certificato il Governo lo scorso aprile, produrranno un risparmio previdenziale di 900 miliardi di euro nel periodo 2004-2050” http://www.cesaredamiano.org/2016/10/28/inps-damiano-boeri-irrituale-da-cifre-personali-o-ufficiali/.

A riprova della DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni, che include espertoni, sindacati, tutti i media e perfino l’INPS, oltre alla coraggiosa millantatrice Fornero, allego (ivi le prove documentali):

Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli

Vedi anche, infine, la modifica/integrazione, aggiungendo il cap. 4, alla voce di Wikipedia “Riforma delle pensioni Fornero”, da me elaborata (versione completa, in parte censurata - vedi cronologia - da un volontario-amministratore ignorante e strampalato di Wikipedia, Ignis Delavega: ce ne sono diversi, che stanno lì anche da 10 anni, si sono in un certo senso impadroniti di Wikipedia e, applicando ottusamente e con 2 pesi e 2 misure le regole, mantengono basso - come riteneva Umberto Eco -  il livello qualitativo e di affidabilità di Wikipedia italiana, segnatamente di Economia, incluse le pensioni; vedi anche la mia modifica/integrazione della voce “Banca centrale europea”, aggiungendo il cap. 8 e 100 note, anch’essa integralmente cancellata, che mi permetto di suggerirLe di leggere attentamente, così forse cambierà leggermente il Suo giudizio positivo sul presidente Draghi (scorrere la lunga pagina fino all'indice e cliccare sul cap. 8) 8. Attività della BCE dopo il trattato di Lisbona: analisi critica https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Banca_centrale_europea&diff=83520825&oldid=835061):

Cap. 4 Legislazione pensionistica dal 2010: Riforme Sacconi e Fornero

(scorrere la pagina fino all'indice e cliccare sul cap. 4, oppure continuare a scorrere).

In esso, può trovare le prove, anche di articoli di giornali che ora pare se ne siano completamente dimenticati, sia del fatto che la riduzione immediata e nel breve periodo del numero delle pensioni non è ascrivibile alla Sua riforma ma a quella Sacconi (+ Damiano), sia le prove dei probabili motivi dell’errata attribuzione alla riforma delle pensioni Fornero, da parte di tutti, anche delle misure della riforma Dini e soprattutto della riforma Sacconi.


MANOVRE CORRETTIVE

Berlusconi, non Monti.

Come ho scritto, da ultimo, tre giorni fa al Prof. Giulio Sapelli, dopo la sua intervista a LINKIESTA [1 oppure 2] (è un’opera di Sisifo che faccio da 4 anni), le manovre correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24 ore”), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'equità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.

(Cfr., per le prove documentali di dettaglio, Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html  oppure (se in avaria)  http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-lavoro-sporco-del-governo-berlusconi.html).

E’ tale la dimensione del rapporto quali-quantitativo tra i governi Berlusconi e Monti (267 mld cumulati contro 63, cioè 4 a 1, 80% contro 20%, anche per l’equità), che è del tutto infondato attribuire a Monti il risanamento dei conti pubblici, gli effetti recessivi, il calo del Pil (-10%), la moria di imprese (quasi il -25% dell'apparato produttivo) ed il calo dell'occupazione, oltre ad alcune centinaia di morti, obliterando completamente Berlusconi, che, Le rammento, ha eseguito quasi tutte le imposizioni di UE e lettera BCE del 5.8.2011, tranne, per l'opposizione di Bossi, l'eliminazione delle pensioni di anzianità (concentrate soprattutto al Nord) e l'adeguamento a TUTTI gli altri delle lavoratrici dipendenti private, a cui poi provvide Lei.

Invece, sicuramente, sia il risanamento dei conti che i dati economici negativi sono in gran parte gli effetti delle mastodontiche manovre correttive molto inique e recessive del governo Berlusconi-Tremonti, fatte in gran parte di misure strutturali ( =permanenti, quindi che valgono tuttora), almeno in un rapporto di 4 a 1 rispetto al governo Monti, e che cominciarono a dispiegare i loro effetti dall’1.1.2011, ben prima che arrivasse Monti.


Cordialmente,

V.


PS: Concordo con Lei sul complotto contro Berlusconi. Qui sotto può trovare qualche utile notazione e una selezione di articoli dell’epoca con le prove dei pessimi rapporti tra Berlusconi e i suoi ministri.

Analisi parziale del complotto contro Berlusconi



Post e articolo collegati:


Lettera al Prof. Mario Deaglio dopo un suo articolo su Tremonti, la sua risposta e la mia replica


Lettera al Prof. Sen. Mario Monti sulle manovre correttive, le pensioni e lo statuto della BCE

http://vincesko.blogspot.com/2017/02/lettera-al-prof-sen-mario-monti-sulle.html 


Elsa Fornero dice finalmente la verità, la sua riforma doveva essere temporanea

http://www.pensioniblog.it/2016/02/19/elsa-fornero-dice-finalmente-la-verita-la-sua-riforma-doveva-essere-temporanea/


Mentre la Prof.ssa Fornero dice la verità, Pensioni blog censura il mio commento che ristabilisce la verità.


Pubblico la lettera che ho inviato alla professoressa Elsa Fornero, lo scorso 3 novembre, a seguito della sua intervista al quotidiano on-line LINKIESTA, nella quale ha decantato, come ha l’abitudine di fare da 5 anni, gli effetti severi ma quasi taumaturgici sui conti previdenziali della sua riforma delle pensioni.
Volevo farlo da parecchio tempo, ma francamente avevo soprasseduto perché, alle tantissime critiche e spesso vere e proprie maledizioni, condite talvolta con qualche minaccia, che le sono piovute addosso in tutti questi anni per averla varata, non volevo aggiungere il dispiacere di metterla di fronte alla constatazione che era, in parte, analogamente al Prof. Mario Monti per il risanamento dei conti pubblici,[1] una millantatrice. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.

Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2851776.html  oppure  (se in avaria)  



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