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Dialogo sul reddito minimo garantito e l’imposta patrimoniale



Pubblico una vecchia discussione, tratta dal mio archivio, relativa al Reddito minimo garantito ed alle sue coperture finanziarie, tra cui un’imposta patrimoniale sui ricchi, svoltasi in Huffington Post nel 2013, in calce al seguente articolo di Marianna Madia, attuale Ministro della Pubblica Amministrazione:


Parlamentare Partito democratico

Basta con la cassa integrazione in deroga, sì al reddito di inclusione

Pubblicato: 28/11/2013 19:00

Essa ben rappresenta l’inclinazione di fondo irresistibile dei poveri (nel senso di non ricchi): anziché solidarizzare con i loro simili, rispondere ad una sorta di richiamo ancestrale quasi inscritto nei geni e dedicarsi volentieri all’ammuina che favorisce i ricchi. Perfino il Movimento populista M5S, che nella sua prima proposta di legge di un reddito di cittadinanza aveva incluso nelle coperture un’imposta patrimoniale, poi nella seconda stesura della stessa proposta di legge l’ha cancellata.



9 Fans

"La povertà è cresciuta in tutti i Paesi avanzati." --> no, è cresciuta nei paesi malgestiti in cui il socialismo imperante, di cui lei è espressione, sta soffocando la libera impresa. E' troppo facile smentila, guardi al Canada, alla Germania, alla Svizzera, alla corea del Sud, a Singapore, all'Australia etc etc etc. 

per il resto le solite belle parole. .. . che non tengono conto della fantastica e non trascurabile "partita doppia". Ci dica da dove deriverebbero le risorse per fare quanto ha detto, altrimenti è l'n-simo appello valente quanto l'aria fritta.

Le strade sono 2:
a) La solita via, chiamiamola alla "Paolo Cirino Pomicino" ---> indebitiamoci come dei dannati, ci penseranno più avanti. non credo sia molto praticabile, defaulteremmo nel giro di 15 minuti.
b) Tagliare la spesa pubblica. Se sì ci dica.. cosa?!?!? E' necessario fare delle scelte ben precise, con temi di spesa e relativi risparmi. Se vorrà rispondermi le anticipo che "lotta all'evasione e taglio agli sprechi" non valgono, troppo facile,m troppo generico. ci dica ----> COSA VUOLE TAGLIARE E PER QUALI IMPORTI?

Altrimenti siamo alla solita ARIA FRITTA!


38 Fans

L'ha scritto - non sai leggere? -, la CIG in deroga. Poi, come in Francia, si potrebbe aggiungere un'imposta patrimoniale sui ricchi.


9 Fans

sì, peccato che la copertura non sarebbe sufficiente, stiamo parlando di due ordini di grandezza assolutamente diversi!
ahh, giusto, tassiamo quei cattivi dei ricchi!
E poi c'è chi critica la mia accusa di "socialismo imperante"!


38 Fans

1. Ovviamente - ovviamente - la copertura deve essere in equilibrio con la spesa: spesa piccola, copertura piccola; spesa grande, copertura grande.
2. Per una spesa grande, occorre prevedere un mix di misure di copertura.
3. Per ricchi, s'intende il decile o la metà del decile più ricco, vale a dire rispettivamente il 10% o il 5% delle famiglie, che detiene quasi la metà della ricchezza nazionale e si è arricchito con l'attuale, terribile crisi, anche perché i ben 330 mld di manovre correttive varate nella scorsa legislatura per risanare i conti pubblici li han pagati in grandissima parte i NON ricchi. Non lo sapevi?
4. Presumo tu non ne faccia parte, allora perché fai AMMUINA e difendi i ricchi?
5. Una domanda simile, pensa tu, a proposito della guerra, la fece Einstein a Freud, chiedendogli lumi. [*]
[*] L’ammuina dei poveri e l’egoismo dei ricchi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2671843.html  oppure 


38 Fans

Io non capisco tutto questo entusiasmo per:
- una misura della legge di stabilità che ha stanziato pochi milioni a fronte di un fabbisogno di almeno 5-7 mld, per non parlare della proposta M5S che ha fissato la spesa in 19 mld;
- una supposta adesione dei sindacati, che invece sono stati finora tra i principali oppositori del reddito minimo garantito; assieme ai parlamentari di provenienza sindacale, come Cesare Damiano;
- una proposta che probabilmente non avrà mai l'appoggio del centrodestra, perché, per implementarla in maniera efficace e rivolta ad una platea estesa di beneficiari, implicherebbe un'imposta patrimoniale sui ricchi.

PS:
Dossier reddito minimo garantito
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2798018.html  oppure 


20 Fans

Si continua a fare una grande confusione tra salario minimo di cittadinanza per garantire a tutti i cittadini che abbiano un reddito inferiore ad un certo minimo previsto per legge un salario mensile per garantire condizioni esistenziali minime indipendentemente dall'età e se lavora o è pensionato, cosa impossibile date le decine di mld che ciò comporterebbe e che rientra in provvedimenti di tipo assistenziale da garantire con la fiscalità generale.
Diverso invece è il salario minimo da erogare ad un lavoratore che perde temporaneamente il lavoro per crisi aziendale o di settore, in attesa di riqualificarsi e trovare un altro lavoro.
Personalmente non sono d'accordo con la tesi di Ichino per cui bisogna pensare al lavoratore invece che a salvare il lavoro, almeno in termini assoluti, in quanto ci sono crisi aziendali che sono dovute a crisi di settore per superamenti tecnologici ed allora quindi può avere rilevanza auspicare la chiusura dell'azienda e riqualificare i lavoratori ma, ci sono tanti casi in cui l'azienda produce prodotti innovativi ma si trova in crisi per motivi finanziari o per caduta della domanda dovuta a crisi generale del sistema e quindi può essere più utile non allontanare definitivamente i lavoratori perché la riqualificazione è comunque costosa ed è perdita di skills e competenze professionali utili per l'economia del paese.
La problematica è complessa ed un'unica soluzione non è auspicabile anche se una riforma degli ammortizzatori e fronteggiare la povertà è necessaria in tempi di crisi


38 Fans

Ecco, appunto, proprio per non fare confusione perché anche tu non adotti i termini (come insegna anche Pietro Ichino):
- reddito minimo garantito, come ammortizzatore sociale selettivo e condizionato (visto che il reddito di cittadinanza sarebbe universale e quindi dal costo proibitivo); e
- salario minimo contrattuale?

Se leggi il mio dossier allegato più sopra, c'è, da parte degli studiosi e dei proponenti (anche la PdL M5S), una pletora di denominazioni, talvolta errate, per definire la stessa cosa. E' un altro esempio della solita ammuina italica.


20 Fans

Più volte ho discusso con Ichino di quanto sia parziale la sua proposta come ho detto un contratto unico non corrisponde alle esigenze degli imprenditori e dei settori economici, fatta salva la necessità di sfoltire la giungla di tipi di contratto e soprattutto controllare la loro corretta applicazione. Prevedere in ogni caso la scissione tra lavoro e lavoratore è un errore come ho scritto sopra. Anche se funzionassero meglio i centri per l'impiego ed è cosa indispensabile, la cosa necessaria è l'esistenza di una politica industriale da parte del Governo per far riparire l'economia ed orientare la riqualificazione dei lavoratori attraverso l'organizzazione di corsi mirati ai settori che si vogliono valorizzare e sviluppare.
Invece sia Renzi che Ichino non prevedono l'intervento del Governo nell'economia, perché la loro impostazione in campo di politica economica è di stampo liberista e l'unica cosa che sanno dire per bocca del finanziere Serra è che bisogna smantellare la Spesa pubblica: in un paese che spende per i servizi sociali (scuola, trasporti, sanità, ricerca ecc.) in media procapite meno che tutti i paesi europei


38 Fans

Sei andata fuori tema rispetto alla mia risposta, che poneva esclusivamente (anche nel riferimento ad Ichino, che in una sua newsletter fece un'analoga puntualizzazione lessicale) una questione terminologica. Rileggila più attentamente.


20 Fans

Ho letto con attenzione la sua rassegna di post sull'argomento, forse manca un interessante articolo di Laura Pennacchi di qualche giorno fa sull'Unità, ho già detto che il problema è complesso e che sono da supportare ambedue gli aspetti cioè quello della povertà in cui si includono anche i pensionati al minimo e la riforma degli ammortizzatori sociali per il sostegno alla disoccupazione giovanile e dei 50enni che lo perdono, mi sono soffermata su quest'ultima tematica.
La sua è la stessa risposta che ho ottenuto da Ichino, la questione della politica economica non mi riguarda ma, lo volete capire che se non si creano le condizioni per aumentare i posti di lavoro non ci sarà assistenza sociale che basterà mai....


38 Fans

Laura Pennacchi c'è nel dossier.
Sei tu - rileggi - che hai posto la questione terminologica.
Affermazione invero strampalata: da dove hai desunto che la politica economica "non mi riguarda"? Ed oso pensare che anche ad Ichino (col quale dissento su molte cose) interessi.


4 Fans

I ggiovani del piddì tutti grillini diventano! Ma smettetela che fate solo ridere.


38 Fans

Ti sbagli, il reddito minimo garantito (leggi il mio dossier più sopra) è una proposta del Csx già attuata in passato.


5 Fans

Hahahah... Bella questa! Indovini un po'? Lo sa che il CSx aveva pure presentato una "legge sul conflitto di interessi di livello europeo"? E cosa è successo? Un bel NIENTE! Aveva anche detto che era "improrogabile la riforma dell'attuale legge elettorale" e cosa è successo? Di nuovo un bel NIENTE! Ormai il PD non mi frega più, sono solo "chiacchiere e distintivo"! E povero Lei che ancora gli crede.


38 Fans

Io sono miscredente, figuriamoci se credo nel PD. Leggi il dossier.


8 Fans

"Come noto solo l'Italia e la Grecia sono i due Paesi del nucleo storico della UE a non prevedere forme di reddito minimo o di basic income."
La Germania è uscita dalla Ue? Non me ne ero accorto ...


38 Fans

Perché, in Germania non c'è il reddito minimo garantito?


8 Fans

No, non c'è. Ed è infatti una delle "grandi questioni" in ballo in questi giorni per la Grosse Koalition. I socialdemocratici lo vogliono (8,5 €/ora), CDU e CSU no, ma a quanto pare dovranno mollare, perché qualche compromesso dovranno pur farlo.
Tanto più che non si capisce da quando dovrebbe entrare in vigore. Di certo NON nel 2014. Pare nel 2015. Ci sono poi infinite polemiche sull'aggiornamento all'indice di inflazione.
http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/11/85-lora-meno-linflazione.html
Inoltre, non so se lo sai (sapete), in Germania non esiste neanche il servizio sanitario pubblico. Ci sono solo le assicurazioni private. In compenso, è obbligatorio essere assicurati.
Ma queste cose non si devono dire. Sulla Germania si devono solo recitare le giaculatorie di luoghi comuni che vanno per la maggiore. Come ad esempio quella che non ci sarebbe il nero, che i tedeschi sono alti, biondi, ariani, e non sporcano le strade.
Già, perché nella Germania c'è anche il nero, e anche la corruzione.
Ma anche di questo, meglio non parlare.


38 Fans

Ti sbagli, sei disinformato e ti stai confondendo anche tu col salario minimo obbligatorio contrattuale (v. la mia risposta più sopra a Silvia Sighieri).
I dati dell'RMG in UE li avrò scritti in HP già una decina di volte (anche nel dossier allegato più sopra ci sono). Da ultimo qui:
Reddito di cittadinanza, commento alla proposta di legge di M5S
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2797058.html  oppure 

“2. Nel merito, su alcuni punti:
a) poiché è buona norma partire dal confronto internazionale (benchmarking), tutti i Paesi hanno l'RMG, tranne Italia, Grecia e Ungheria; riporto gli ammontari di Reddito minimo garantito in alcuni Paesi UE27:
Tabella 3.6 Ammontare del contributo erogato alla singola persona (€) in alcuni paesi europei.
Contributo per persona (€)
Paese............2011
Germania…...364
Francia ….….475
Spagna …..…412,7
Gran Br…..…742
Danimarca .1.389
Alcune misure sono, inoltre, integrabili con altre. […]
“Rapporto sulle politiche contro la povertà e l’esclusione sociale” 2011-2012
http://www.lavoro.gov.it/Documents/Resources/Lavoro/CIES/RAPPORTO_2011_2012_Fabbris.pdf”.

link sostituito da:

http://impiego.formez.it/sites/all/files/Rapporto2011_2012.pdf 
I mini job tedeschi di 400 € mensili sono compatibili sia col reddito minimo garantito, sia col sussidio all’affitto, sia con altre provvidenze, anche sanitarie.


8 Fans

Hai ragione, hai detto reddito e io ho letto "salario". Il reddito minimo garantito però non c'è nemmeno in Francia, se per questo, dove invece c'è il salario minimo. A meno di non voler contrabbandare per tale ogni forma di assistenza (come le integrazioni salariali ai minijobber da parte dei Lander, che Handelsblatt dice non vengono conteggiate del deficit pubblico, e l'esenzione dal premio assicurativo sanitario PRIVATO della Germania, diciamolo esplicitamente che in Germania non c'è la sanità pubblica).
In Francia il trattamento di disoccupazione (che garantisce un reddito) dura al massimo tre anni, poi stop. E anche meno, se non accetti determinate offerte di lavoro. E a proposito delle forme di reddito garantito, ristudiatevi la storia di Speenhamland. Fatto con le migliori intenzioni, ha provocato più miseria perché ha favorito il dumping salariale. Ti dice qualcosa questo a proposito della Germania?
E' il salario minimo ad essere importante, non il reddito minimo.
Questo non significa che si debba lasciare la gente morire di fame, ovviamente. Significa solo che prima si deve fare il salario minimo, e POI l'assistenza.
Questa enfasi sul reddito di cittadinanza, SENZA dire mezza parola sul salario minimo, è completamente sbagliata.


38 Fans

Insisti? Ti sei sbagliato tu. L’RMG c’è sia in Germania che in Francia (e in tutti gli altri Paesi UE, tranne Italia, Grecia e Ungheria). Ovviamente, essendo un RMG, è sottoposto a condizioni.
L’assistenza sanitaria in Germania è sia pubblica che privata. Come in Italia, con la differenza che quella pubblica viene pagata al 50% dal datore di lavoro ed al 50% dal lavoratore. Per i disoccupati è gratuita.
“L’assistenza sanitaria in Germania”
20 febbraio 2013
http://totentanz.wordpress.com/2013/02/20/lassistenza-sanitaria-in-germania/


8 Fans

Che mi sia sbagliato io l'ho già detto: ho letto salario invece di reddito. Adesso, come diceva Giulietta, "una rosa, anche se smettessimo di chiamarla rosa, non per questo cesserebbe di odorare di rosa". Il Reddito Minimo Garantito è un provvedimento *assistenziale*, il salario minimo no. E dato che lo "RMG" che è condizionale, e in alcune condizioni non si applica, vuol dire che questo minimo "garantito" è zero. Ma naturalmente, secondo l'usanza tipica italiana, paese in cui il ventennio fascista non è mai passata, si violenta il lessico e la grammatica a scopi propagandistici. Come si fa ad esempio quando si dice che in Italia esiste una No-Tax-Area: non esiste, invece. Esiste un regime di detrazioni, che è un'altra cosa.
Quanto alla Germania, devi avere evidentemente problemi di comprensione del testo. Quello che hai postato tu dice esattamente quel che dico io (e che mi hanno raccontato numerosi amici tedeschi): in Germania non c'è nessuna sanità pubblica, c'è un regime *assicurativo*, come si dice nel tuo link. Sono due cose diverse. Il fatto che esistano delle assicurazioni pubbliche non cambia il dato. Assicurazioni restano. Poi se vogliamo giocare con le parole ...


38 Fans

Re-insisti?
1. Ti sei sbagliato 2 volte: a leggere me e, prima, a leggere l’accordo CDU-CSU-SPD, che non riguarda l’RMG, come erroneamente affermavi, ma il salario orario minimo obbligatorio.
2. Sei tu che non 'capisci' il testo chiarissimo relativo al sistema sanitario della Germania. Colà esiste una sanità sia pubblica che privata, esattamente come in Italia (e, presumo, in quasi tutti gli altri Paesi UE). La differenza con l’Italia è che da noi la sanità pubblica, al netto dei ticket, è gratuita (la pagano per il 40% le imprese con l’IRAP), in Germania è coperta da un’assicurazione obbligatoria individuale, pagata metà e metà dalle imprese e dai lavoratori; per i disoccupati è completamente gratuita.
3. Continui a dire 2 cose ovvie che nessuno contesta: a) l’RMG è assistenziale e b) è condizionale: soddisfatte le condizioni è obbligatorio.


13 Fans

Elena: non facciamo come con la riforma del catasto. Dicono che ci vogliono 5 anni per farla ma lo dicono da 30 anni. Deduzione: se avessero cominciato 30 anni fa l'avrebbero fatta 6 volte ma se non si comincia mai, mai si finisce. All'estero ognuno ha il suo sistema ma se fanno qualcosa in tutti i paesi tranne che Italia e Grecia allora vuol dire che siamo in torto noi. Io mi sono informato molto e letto le varie proposte in giro circa il reddito di cittadinanza o minimo garantito o salario minimo ( dipende, ce ne sono tante di idee e denominazioni ) e secondo me farla come propone il M5s è la cosa migliore perché veloce e neanche tanto costosa. Certo non è gratis e i soldi vanno presi, come dicevo prima, dagli sprechi oltre che dalla lotta all'evasione. Poi è logico che tutto è perfettibile ma l'importante è iniziare a fare qualcosa che consenta a chi si trova in reale difficoltà oggi di poter almeno disporre di un minimo di dignità oggi, non domani. Tanti ne avrebbero bisogno "ieri". Abbiamo circa 6 milioni di "inoccupati": non aspettiamo che diventino di più. Dare un minimo sostegno economico vuol dire anche rimettere in circolo denaro e quindi rilanciare i consumi almeno nei settori indispensabili alla vita delle persone. A pioggia: più consumi = più benessere = ritorno positivo per tutti.
Ma bisogna iniziare a far qualcosa perché ad aspettare si muore.


38 Fans

Segnalo:
1. l'RMG è previsto in tutti i Paesi UE tranne Italia, Grecia e Ungheria;
2. altro che poco: la proposta di legge M5S costa 19 mld;
3, il salario minimo obbligatorio non c'entra nulla col reddito minimo obbligatorio;
4. per gli sprechi e la lotta all'evasione, è più facile a dirsi che a farsi;
5. sono necessarie, quindi, altre misure tra cui, come prevede anche la PdL M5S, un'imposta patrimoniale.


4 Fans

Approvo in linea di principio, bisogna poi valutare la cosa da un punto di vista finanziario. Oggi, stante il numero dei disoccupati-aventi potenziali diritto, possiamo misurare a quanto deve corrispondere (%) il prelievo sulle pensioni d'oro per bilanciare esattamente le nuove uscite del welfare per il reddito minimo. Possiamo perciò imporre l'aliquota del prelievo sulle pensioni di conseguenza. Ma cosa succede se, domani, i disoccupati aumentano? Si alza di nuovo l'aliquota del prelievo? Non c'è capienza altrimenti. Per non dover stare sempre ad interrogarsi sulla sostenibilità di questa spesa aggiuntiva, in cui si concretizzerebbe il reddito minimo sociale, bisognerebbe -a mio parere- offrirle una copertura supplementare, dalla riduzione delle risorse adesso impegnate per finanziarie altri ammortizzatori, come appunto la Cig.


38 Fans

Succede che l'RMG non può essere finanziato soltanto da un prelievo sulle cosiddette pensioni d'oro.
Le pensioni > 8.000 € lordi sono 109.000 e valgono 13 mld al lordo delle imposte, quindi al netto molto meno; anche se 90 mila € lordi, limite minimo per fare scattare il contributo, fanno circa 7 mila € lordi al mese.
Occorre quindi un mix di coperture che includa un'imposta patrimoniale redistributiva sul decile più ricco, che si è arricchito ulteriormente con la crisi (come è previsto nella PdL di M5S che fissa la spesa massima in 19 mld ed un prelievo progressivo sulla ricchezza maggiore di 1,5 mln).


4 Fans

Oggi i disoccupati in Italia sono circa 3,5 mln. Se il reddito minimo consistesse in un assegno di 800 euro lordi mensili, l'uscita complessiva equivalente per le casse statali sarebbe di circa 33 mld all'anno, non i 13 mld preventivati dai 5 stelle. Ma pur astraendo da questa obiezione, cosa succederebbe se domani i disoccupati fossero 5 mln (ossia 1,5 mln in più) come in Grecia? La spesa equivalente sarebbe allora di 48 mld all'anno. Come li finanzi? Posto che una patrimoniale, calcolata secondo i giusti parametri, garantisca una copertura per l'assegno a 3,5 mln di persone, a fronte di un aumento sensibile dei disoccupati, bisognerebbe reimpostarne l'aliquota. Altra obiezione: una patrimoniale ha senso una tantum: non puoi conservarla in eterno, soprattutto in fase recessiva del reddito. La recessione del reddito significa che il Paese non genera ricchezza addizionale da un anno all'altro e che, anzi, la ricchezza diminuisce; ciò importa che, da un anno al successivo, ferma restando l'aliquota lorda dell'imposta patrimoniale, il gettito calerebbe; e non solo: chi possiede un ricco patrimonio, potrebbe pensar bene di liquidarlo, per smettere di sopportarne i costi di mantenimento, già altissimi per le spese di manutenzione degli immobili e altre imposte. Aggiungo pure un'altra considerazione: se mi tassi gli immobili, disincentivi le compravendite, e l'edilizia è un settore già molto mortificato. Le imposte ipotecarie e catastali gravanti sulle compravendite immobiliari valgono 20 volte l'Imu. Per le casse statali, non è meglio allora stimolare le compravendite, invece che scoraggiarle con un'imposizione così aggressiva?


38 Fans

a) M5S ha fissato in 19 mld la spesa massima. Chi è fuori è fuori.

b) Appunto. Ripeto: ci vuole un mix di coperture, il contributo sulle pensioni non basta. E l’RMG (NON Reddito di cittadinanza) deve essere sottoposto a condizioni, che screma la platea dei beneficiari.
Tu invece fai delle ipotesi (perché 800€ e non 400? E perché 3,5 milioni di disoccupati?) e poi ne trai le ovvie conseguenze. Ma, obietto, al limite, va considerato non il numero dei disoccupati, bensì quello degli inattivi, che sono circa 14 milioni. Elaborai un’analisi critica alla proposta originaria di M5S di un Reddito di cittadinanza di 1.000€ a tutti, che dava un fabbisogno di 168 mld l’anno.
Per la classificazione di "disoccupato" e "inattivo", v. la mia risposta all'on. Damiano riportata nel mio Dossier sul RMG linkato più sopra.

c) Sugli immobili non sono d'accordo, mentre sui ricchi osservo: sono il 10% o il 5% delle famiglie che hanno una ricchezza netta rispettivamente di 4.000 mld € e di oltre 2.000 mld €; si sono arricchiti con la crisi; hanno pagato pochissimo per il risanamento mastodontico dei conti pubblici (330 mld) scaricato sulle spalle degli altri; tu presumo non ne faccia parte e perciò dovresti evitare di fare AMMUINA e difenderli; e last but not least occorre redistribuire il reddito dai ricchi, a bassa propensione al consumo, ai poveri, ad alta propensione al consumo, per sviluppare la domanda, i consumi e l'occupazione.


4 Fans

Che vuol dire "chi è fuori è fuori"? Se 19 mld non bastano a garantire l'assegno a tutti quanti ne abbiano i requisiti, che si fa? Chi resta senza?
Sull'ammontare dell'assegno, ho fatto un'ipotesi di 800 euro lordi, che netti sarebbero poco più di 500, vorresti che fossero ancora meno?
Sul discorso patrimoniale, va usato un criterio di efficacia, piuttosto che di giustizia sociale, per centrare la prospettiva giusta. Se, causa l'aggravio fiscale a carico dei proprietari, un patrimonio non produce il rendimento atteso, quelli sono indotti a liquidarne una parte, oppure a non incrementarlo (con l'effetto di una contrazione ulteriore delle compravendite). In secondo luogo: imposte rilevanti sulle case scoraggiano da acquistarle, con gravi conseguenze ai danni di un settore, l'edilizia, già fortemente provato.
L'ultima obiezione che sollevo riguarda la presunta efficienza dello spostamento della ricchezza dai ricchi ai poveri. E' possibile che il grado di concentrazione della ricchezza attuale, oltre che iniquo, non sostenga la domanda. Tuttavia non farei valutazioni a partire dal confronto delle propensioni al consumo tra ricchi e poveri: i secondi tendono ad eguagliare quasi completamente il loro reddito ai consumi, vero, ma consumano beni primari, a basso valore aggiunto. I ricchi invece acquistano barche, automobili, immobili, preziosi, arredi di lusso, vacanze: è la domanda per questi beni che spinge su la nostra economia, che è campione di queste produzioni, perciò, piuttosto che omogeneizzare verso il basso, la politica dovrebbe creare le condizioni affinché un numero crescente di famiglie acceda a classi elevate di reddito.


38 Fans

1) Sulla PdL di M5S, ho già scritto, per non ripetermi allego:
Reddito di cittadinanza, commento alla proposta di legge di M5S
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2797058.html  oppure 

Da esso, puoi ricavare: a) l’art. 20 fissa il limite di spesa massima in 19 mld; b) va presentata una domanda; c) ad esaurimento dei fondi per forza si è fuori (come succede in tante altre leggi); d) io propongo 400 €: l’RMG in UE in media non supera i 500€, ma esso viene integrato dal sussidio all’affitto o da una casa popolare: è l’affitto sociale che rende congruo un reddito anche minimo e persino uno di 800€.

2) Efficacia, giustizia sociale, edilizia, bla bla bla... Per evitare che l’Italia vada a fondo, occorrono misure ‘rivoluzionarie’, cioè occorre immettere nel circuito economico almeno 150-200 mld. Gli unici che ora hanno i soldi – dopo manovre correttive inique per 330 mld pagate in grandissima parte dai non ricchi, con i drammatici effetti recessivi che vediamo - sono i ricchi (il decile o la metà del decile più ricco delle famiglie), come propongono anche alcuni borghesi illuminati (ma purtroppo privilegiando le privatizzazioni), cfr. Piano taglia-debito per la crescita
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2792930.html  oppure  

3) Come ho detto più sotto a Kirk79, presumo tu non ne faccia parte, allora perché fai AMMUINA e difendi i ricchi? Una domanda simile, pensa tu, a proposito della guerra, la fece Einstein a Freud, chiedendogli lumi. [*]
[*] L’ammuina dei poveri e l’egoismo dei ricchi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2671843.html  oppure 


4 Fans

Non sono ricco, e sei tu che, tacciandomi per tale, poni la questione su un piano ideologico: ricchi contro poveri. Il patrimonio è una grandezza stock, il reddito che lo alimenta è un flusso. Perciò se il Fisco esegue prelievi costanti sul patrimonio, mentre il reddito è in recessione, il patrimonio è gradualmente smantellato. E' un danno grave, perché un soggetto che voglia investire in attività reali, con cosa garantisce l'affidamento da una banca? Il patrimonio della nazione (pubblico e privato) è il suo capitale fisso: se si liquida per finanziare spese correnti (come il reddito di cittadinanza), mentre poco lo alimenta, si depaupera la nazione nel complesso. La ricchezza è come un lago che alimenta un acquedotto. Se le piogge sono scarse, ma si prelevano volumi crescenti di acqua, nel tempo il lago si prosciuga. Perciò penso sia meglio concentrarsi sulla sviluppo anziché architettare nuove uscite del Welfare, che senza crescita, avranno sempre un problema di copertura. Se l'economia non tira, il gettito cala. Osservavo altrove che paghiamo già fior di redditi di cittadinanza: 17000 dipendenti della Regione Sicilia (di cui l'11% dirigenti), 25000 forestali, sempre in Sicilia, e 11000 in Calabria, 62000 dipendenti del Comune di Roma (municipalizzate escluse), solo per citare i casi più eclatanti, ma c'è pure un fiume di gente che lavora in migliaia di enti inutili. http://www.corrierenazionale.it/home/politica/2012/08/08/news/70221-In-Italia-oltre-3mila-enti-inutili-r-n
Si può anche accettare che ai ricchi siano chiesti sacrifici, purché sostenibili, e non beffati da una politica di sprechi e ciecamente assistenzialista, che educa al parassitismo.


38 Fans

Non leggi attentamente ciò che scrive il tuo interlocutore e ripeti come un mantra la difesa dei ricchi. Chissà perché? si chiederebbe Einstein, ed io con lui.
1. Da dove hai desunto ch'io ti abbia tacciato (sic!) di ricco? Ho scritto il contrario.
2. Da dove hai desunto ch’io voglia contrapporre i poveri e i ricchi? Ho scritto che finora, su ben 330 mld, [1] hanno iniquamente pagato i non ricchi, quindi mi pare equo che paghino ora i ricchi come avrò scritto già decine di volte a partire dal DL 78/2010.
3. Da dove hai desunto che il reddito dei ricchi sia calato? A me risulta il contrario.
4. Lo vedi che non leggi ciò che scrivono gli altri? Se tu ti fossi preso la briga di leggere la mia risposta a Damiano, avresti visto che io critico la politica dei figli e figliastri; ed aggiungo che in altri post, ad es. [2], ho propugnato la riduzione dei dipendenti pubblici (operando sul turn over), per co-finanziare il reddito minimo garantito.
5) E arrivare a scrivere come fai tu “Si può anche accettare che ai ricchi siano chiesti sacrifici” ponendo per giunta come condizione l’eliminazione degli sprechi e dei parassitismi, in un Paese come il nostro in cui milioni di ricchi vivono sulla rendita immobiliare e finanziaria parassitaria e sull’evasione fiscale, la dice lunga sul tuo strabismo, il tuo doppio standard e la tua sindrome di Stoccolma: roba da incuriosire perfino Einstein e Freud.

[1] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti  

[2] I figli ‘pubblici’ ed i figliastri ‘privati’


Purtroppo, qui non ho salvato la risposta di Rondo_Shockmaster


38 Fans

Mi spiace, francamente non mi sembra tu abbia la competenza tecnica per disquisire di economia con cognizione di causa, poiché inclini irresistibilmente a fare calcoli strampalati, tenendo in non cale sia i dati ufficiali, facilmente reperibili, sia ciò che scrive il tuo interlocutore: E sei persino ineducato nel glissare sistematicamente sulle contestazioni puntuali alle tue affermazioni strampalate e ripetere all'infinito le stesse cose. Anche ora:
1. La tua è una negazione freudiana. Fai proprio AMMUINA, l'ammuina che favorisce i ricchi.
2. E' affatto strampalato ipotizzare un'aliquota del 20% di imposta ordinaria sul patrimonio: tra tutte le proposte sul tavolo, l'aliquota massima prevista è quella del 3% di M5S, ma partendo dallo 0,5% sulla ricchezza maggiore di 1,5 mln.
3. E' affatto strampalato continuare a dire che l'aumento sensibile dei disoccupati (ancor più di adesso?) costringerebbe ad un prelievo patrimoniale crescente, quando ho scritto fin dall'inizio di un mix di misure e che l'imposta patrimoniale è solo una delle varie coperture.
4. E' affatto strampalato basare i tuoi ragionamenti sull'andamento della ricchezza su dati falsi, smentiti dalla Banca d'Italia o altri soggetti attendibili.
5. E' affatto strampalato inserire gli imprenditori piccoli e medi suicidatisi nel decile o metà del decile più ricco.
6. E' affatto strampalato e tignoso attribuire a me (con una evidente proiezione) "una puerile interpretazione della stratificazione sociale ricchi e poveri", quando anche un bambino saprebbe inferire dalla mia plurima citazione del decile più ricco che esistono altri 9 (nove) decili in cui si articola la ricchezza.
(continua)


38 Fans

(segue)
7. Ah, finalmente, ecco spiegato l'arcano, la lingua batte dove il dente duole, sei anche tu uno dei milioni di Italiani egoisti e con scarso senso civico che aborrono l’IMU. L'IMU è un'imposta sacrosanta che esiste in tutta l'Europa, in cui la tassazione della casa è maggiore che in Italia, dove l'IMU media sulla prima casa è ascesa all'astronomica cifra di 225€ e l'85% dei contribuenti ha pagato meno di 400€. [*]
Conclusione. Lascia perdere l'economia, non è pane per i tuoi denti, ed approfondisci invece, dopo aver letto un centinaio di volte il breve scambio epistolare tra Einstein e Freud allegato prima, le motivazioni profonde della tua irrazionale, ostinata, irresistibile identificazione nei ricchi, segnatamente nell'egoismo che li contraddistingue. L'AMMUINA è solo una cortina fumogena.
[*] 12 (e più) motivi contro l'abolizione dell'IMU sulla prima casa, nessuno a favore


4 Fans

Quello a corto di competenze economiche è lei. Se le mostrassi il mio curriculum, resterebbe imbarazzato, ma queste cose da "lei non sa chi sono io" le lascio al provincialismo altrui. 20% era solo un esempio per semplificare: quello che volevo banalmente spiegare è che, indipendentemente dall'aliquota (4, 5 o 20), se la ricchezza nazionale non cresce, mentre la spesa sociale aumenta, problemi di copertura finanziaria di quest'ultima c'è rischio si ripresentino. In secondo luogo, quando confronta l'Italia con altri Paesi occorrono i distinguo: in Germania, per esempio, esiste un'imposta federale fondiaria (equiparabile all'IMU), ma non esistono tasse patrimoniali sugli immobili. Esiste, piuttosto, un'imposta sul reddito da locazione, ad aliquota marginale. In Inghilterra, la tassa sulla casa ha diversa natura: tutti i suoli sono di proprietà della Corona, perciò i proprietari dei fabbricati pagano una tassa che vale una specie di canone e che ha comunque un'aliquota bassa: tra lo 0,5 e l'1,3%, senza coefficienti di rivalutazione. Anche in Inghilterra non c'è patrimoniale sulla casa.
Lei è in contraddizione: esclude dai ricchi la piccola borghesia commerciale e imprenditoriale, però difende l'Imu, che la colpisce. Altra contraddizione in cui lei cade: quando deve giustificare l'IMU, cita altri Paesi dove gli immobili sono tassati; quando invece sostiene la bontà di un'imposta sui patrimoni, allora il paragone con gli altri non le giova e non lo fa. In Inghilterra e Germania le risulta esistano patrimoniali? Lei è uno che gioca al cherry picking, e ripropone sempre le stesse solfe proprio per pochezza intellettuale.


38 Fans

Bla bla bla… Sei un genio incompreso, ma con una logica stortignaccola. Nella mia ipotesi, l’imposta patrimoniale sul decile più ricco non è sostitutiva ma aggiuntiva dell’IMU.
Ah ah ah, 1,3% è bassa? Più del doppio che in Italia. E che bisogno c’è di rivalutare? In GB non è come in Italia, dove – lo sanno pure i bambini - i valori catastali sono 1/3 di quelli di mercato; sei proprio incorreggibile. (Qualche mese fa, criticando l'abolizione dell'IMU sulla prima casa, un Italiano che viveva in GB scrisse che persino quelli che abitano in barca sul Tamigi pagano l’imposta comunale sugli immobili).
Oltre a fare ipotesi e calcoli strampalati, te l’ho detto, dai anche dati falsi: in UE, ad eccezione della Germania, la Gran Bretagna ha un’alta tassazione patrimoniale, doppia di quella italiana, ed i principali Paesi tassano il patrimonio di più che in Italia (abbiamo recuperato in parte con l’IMU).
Stessa solfa? Ah ahah… Ti ho punto nel vivo, eh? Se ti rileggi, forse – forse - ti accorgi che hai scritto per 6 volte sempre le stesse cose strampalate, altro che curriculum...
Lascia perdere l’economia, ricomincia a studiare daccapo, non tralasciando – mi raccomando - la logica ed un approfondimento del principio di realtà…

LA TASSAZIONE SUL PATRIMONIO IN ITALIA E IN EUROPA
4 gennaio 2013
http://www.economy2050.it/tassazione-patrimonio-italia-europa/

COMMENTO ALL’ARTICOLO DI MARIANNA MADIA


4 Fans

Lei è come la televisione secondo enzensberger: trasmette il nulla -citato da Nanni Moretti- Basta leggere i suoi numeri su quanti sono i poveri in Italia, tante belle parole, e poi, scritto pure in neretto, 900 milioni. 900 milioni? Cioè 100 euro ciascuno per i 9 milioni di poveri stimati da Lei. E che ci fanno con 100 euro l'anno? L'unica cosa serie che dovreste fare è il sussidio di disoccupazione, pagato con qualche bella patrimoniale e il taglio di spese inutili, a partire da quelle faraoniche come TAV e F35. Il resto sono chiacchiere


38 Fans

Va benissimo la patrimoniale, che darebbe dai 6 mld l'anno (cfr. proposta 2011 delle associazioni degli imprenditori) ai 18 (proposta CGIL), ma lascia perdere la TAV: è una perdita di tempo, sia perché una posta d'investimento, peraltro diluita su più anni, non può finanziare spesa corrente, sia perché i 15 mld complessivi della TAV (che serve per i prossimi secoli) finanzierebbero un anno o al massimo 2 di RMG, sia - soprattutto - perché è stata appena confermata la decisione Italia-Francia di realizzarla.


4 Fans

Lei mi dovrebbe spiegare con quale morale io mi debba convincere che è giusto che lo stato prelevi dalle mie tasche soldi sudati e guadagnati col duro lavoro per dare uno stipendio a chi NON lavora.


38 Fans

Non fare AMMUINA.
La stessa morale che ha fatto sì che in tutti i Paesi UE (tranne Italia, Grecia e Ungheria) esista l'RMG.
Non t'allargare troppo, i soldi saranno presi ai ricchi.



Post collegato


Analisi quali-quantitativa/14/Imposta Patrimoniale (dossier)



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Lettera ad Antonio Polito

 
Dopo avere ascoltato l’altro ieri, a Radio3-Tutta la città ne parla, [1] l’ennesima sua concione dalla logica vagamente stortignaccola, riporto la lettera che inviai il 14/9/2011 ad Antonio Polito, uno dei grilli parlanti del giornalismo italiano, presente dappertutto, col suo sorrisetto cinico e sdentato, pronto a sfoggiare, da quando scrive sul Corriere della Sera, il suo apparente cerchiobottismo, in realtà pencolante verso destra ed i poteri forti. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.
 

Oggetto:

LA CASTA DEI GIORNALISTI DI DESTRA E QUALCUNO ANCHE DI SINISTRA, LE MANI IN TASCA E GLI UTILI IDIOTI

A:

<a.polito@corriere.it>Descrizione: http://mailbeta-static.libero.it/cp/images/default/en/mail/smart/addcontact.gif

Data:

14/09/2011 22:00 

LA CASTA DEI GIORNALISTI DI DESTRA E QUALCUNO ANCHE DI SINISTRA, LE MANI IN TASCA E GLI UTILI IDIOTI

Egr. Dott. Polito,

La manovra correttiva 2010 di 24,9 mld per il biennio 2011-2012 è stata scaricata sul ceto medio-basso e sui poveri: ha tagliato della metà il numero dei precari della PA ed ha rinviato di 12 mesi l’erogazione della pensione, anche per i 65enni inattivi (a reddito zero), tra cui il sottoscritto per cause di forza maggiore, che così sta subendo un mancato introito quest’anno di 20 mila €! (E Berlusconi ha pure l’improntitudine di dire che non ha mai messo le mani nelle tasche degli Italiani!); e tagliato di ben il 75% la spesa sociale delle Regioni e dei Comuni (disabili, disoccupati, anziani, minorenni a rischio, ragazze-madri, matti, ex drogati, ex carcerati, LSU, ecc.), senza che i tre uomini più ricchi d'Italia (Ferrero, Del Vecchio e Berlusconi) e tutti gli altri ricchi e più abbienti (tranne i farmacisti, in quanto fornitori del SSN), inclusi i direttori e gli editorialisti dei giornali e dei telegiornali, tutti concordi nell’approvarla, stiano pagando un solo centesimo. Idem per quella di un mese fa.

Poi, la manovra correttiva di luglio/agosto 2011, nella prima stesura approvata dal CdM, ha deciso un contributo di solidarietà del 5% sui redditi maggiori di 90 mila € all’anno e del 10% sui redditi maggiori di 150 mila €, che presumibilmente avrebbe colpito anche i direttori (tra cui Sallusti, Belpietro, De Bortoli, Napoletano e Sechi) ed i più importanti editorialisti di giornale (tra cui Feltri, Bechis, Ostellino, Giannino e Cisnetto), severi custodi dei conti pubblici, che hanno sempre entusiasticamente sollecitato ed approvato le precedenti manovre che hanno tutte colpito soprattutto i “poveri”, e che invece ora, guarda caso, sono stati tutti molto critici, in particolare del contributo di solidarietà, poiché, finalmente!, toccava anche a loro pagare. Ed allora, la casta dei direttori, vice direttori ed editorialisti di giornale si sono rifiutati di contribuire ed hanno scatenato una vera e propria canea vergognosa, con in testa i “destri” Belpietro, Sechi, Porro, Bechis, ecc., ai quali noto con dispiacere che si sono volentieri aggregati i “sinistri” Corradino Mineo (Rainews), Stefano Menichini (Europa) e qualche altro.

Ora, la canea degli “Utili idioti” (dei ricchi), ha ripreso il suo obiettivo solito: l’imposta patrimoniale sui grandi patrimoni (oltre una soglia di ricchezza netta di almeno 800 mila €). I nemici dell’imposta patrimoniale, misura indispensabile per l'equità e la crescita, sono sia il 10% di popolazione che detiene il 45% della ricchezza nazionale - il che è normale - sia quel certo numero di “utili idioti” (dei ricchi) ben retribuiti al loro servizio – il che è comprensibile -, sia, purtroppo, la massa di milioni di “utili idioti” che gratuitamente appoggiano la politica economica di destra, dettata dal e nell’interesse del 10% predetto, e che, chissà perché, come scriveva Einstein a Freud, chiedendogli lumi, a proposito della guerra, appoggiano decisioni (o ‘non decisioni’, com’è il caso della patrimoniale) che vanno contro il loro interesse.

Lei, Dott. Polito, dopo il Suo intervento di ieri a “Ballarò” , per me fa parte di diritto degli “Utili idioti”.

Distinti saluti

[1]http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-f3658738-21ed-4ab4-baa5-8b1520bdd7f0.html
 
 

I ricchi stimolano ad arte battibecchi da cortile


6 febbraio 2013   Un messaggio di forte rassicurazione  Stefano Menichini
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/139869/un_messaggio_di_forte_rassicurazione

Questa in corso è una guerra, che durerà a lungo, con morti e feriti, [1] ed i ricchi, difesi dai loro UTILI IDIOTI (in piccola parte ben retribuiti, anche cattedratici famosi e pieni di sé, [2] la più parte - milioni - gratis) alimentano con i loro potenti megafoni l'ammuina [3] e stimolano ad arte battibecchi da cortile, anzi questi si stimolano da sé, additando nemici pericolosi da emarginare, come Vendola, vera manna per tutti i paranoici. 

Segnalo volentieri (a quelli che sanno leggere):
Se anche Keynes è un estremista di Barbara Spinelli
[…] Quando Vendola dice a Monti che occorrerà accordarsi sul programma, nel caso in cui la sinistra governasse col centro, il presidente del Consiglio alza stupefatto gli occhi e replica: "Ma stiamo scherzando?", quasi un impudente eretico avesse cercato di piazzare il suo Vangelo gnostico nel canone biblico. Anche i difensori di Keynes sono additati al disprezzo: non sanno, costoro, che la guerra l'hanno persa anch'essi, nelle accademie e dappertutto? […]
http://www.repubblica.it/politica/2013/02/06/news/spinelli_keynes-52040796/


In Italia, il 90% delle imposte è pagato da lavoratori dipendenti e pensionati, pur percependo soltanto il 60% del reddito; in USA e negli altri Paesi non so, ma so che Warren Buffett, il 4° uomo più ricco del mondo – lo ha scritto lui – paga (in proporzione) meno imposte della sua segretaria. L’FMI, finanziato dalle imposte di tutti, più o meno nelle proporzioni suddette, prende ordini soltanto dai ricchi, nell’interesse soprattutto dei ricchi (DSK voleva cambiarne le politiche, ma è stato fatto subito fuori; [4] la Lagarde cerca di imitarlo, ma fa solo scena). In USA e in Italia, masochisticamente, decine di milioni di UTILI IDIOTI tifano per i ricchi e talvolta, come con Bush e Berlusconi, gli affidano persino le redini del governo, sperando forse di arricchirsi anch'essi, ma smentiti ogni anno che passa dalle disuguaglianze ricchi-poveri che aumentano.
 
Segnalo volentieri:
Argentina: Cristina Kirchner smentisce i dati falsi diffusi del FMI
POSTED BY CAMBIAILMONDO · 5 FEBBRAIO 2013
di Paolo Manzo (da La Stampa)
http://cambiailmondo.org/2013/02/05/argentina-cristina-kirchner-smentisce-i-dati-falsi-diffusi-del-fmi/

[1] Trasformazione epocale da governare al meglio
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753469.html 
[2] Il missionario Mario Monti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2765922.html
[3] L’ammuina dei poveri e l’egoismo dei ricchi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2671843.html
[4] Ricostruzione de L’affaire Dominique Strauss-Kahn
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763669.html 

Articoli collegati:
 
Io ho scritto 6 post contro Monti, sulla base dei dati e dei fatti, molto prima che ne parlasse male Scalfari, che è suo amico, ma io ho il vantaggio di essere più giovane e più bravo nel fare 2+2… Segnalo volentieri:

Buffalo Bill, Toro Seduto e l'arbitro al Quirinale di EUGENIO SCALFARI  6 gennaio 2013
http://www.repubblica.it/politica/2013/01/13/news/buffalo_bill_toro_seduto_e_l_arbitro_al_quirinale-50425370/
Perché Monti mi ha deluso di EUGENIO SCALFARI  13 gennaio 2013
[…] Anche tu, caro Mario, sei cambiato. Mi piaci molto per quello che hai fatto e che eri, mi preoccupi per quello che sei ora e riesci perfino a spaventarmi per quello che potresti fare se, non vincendo il piatto, lo vorrai comunque tutto per te.
http://www.repubblica.it/politica/2013/01/06/news/perch_monti_mi_ha_deluso-49977594/




 

Gli utili idioti dei ricchi del Corriere della Sera

 
12 dicembre 2012   Davvero Pdl e Pd pari sono al Corriere?  Stefano Menichini
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/139054/davvero_pdl_e_pd_pari_sono_al_corriere 

Non capisco perché il direttore Menichini si meravigli, è quello che fecero col 2° governo Prodi, dal giorno dopo la vittoria. Con la terribile crisi in corso, che sarà dura e lunga, la preoccupazione prioritaria dei ricchi, tipo Montezemolo, è difendere la roba e scaricare il costo dei sacrifici sulla massa. Finora - per i ben 330 mld di manovre correttive – [1] ci sono riusciti; col centrosinistra al governo, finirebbe (in parte più o meno grande: dipende dal peso dei cosiddetti liberali, nel Centro e nel PD) la pacchia. La polarizzazione della ricchezza e la globalizzazione riducono a due, in Occidente, le categorie a confronto per i prossimi decenni (un ritorno ai secoli passati): i ricchi e i poveri.
 
Il professore strabico Panebianco sarà (?) un grande politologo (a me, che sono ignorante, quando lo sento non sembra, perché la sua voce faziosa suona falsa al mio orecchio sincero; come non sembra che lo sia il soporifero Stefano Folli, pagato per scrivere talvolta vere e proprie sciocchezze; lo scrissi anche in un commento sul “Sole 24 ore”, ma me lo censurarono…), ma sicuramente è un, ancora più grande, utile idiota dei ricchi. Assieme al suo direttore, de Bortoli, al quale lo scrissi anche, nella lettera che ho già linkato qui (cfr. http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137290/il_segretario_non_ci_risponde) e che reitero:

 
inviato il 21/9/2012 alle 16:29
Ripeto, non ne so molto, ma mi permetto di osservare che NON siete affatto d’accordo. Il sistema francese, preferito dal PD, da me e da Pietro Bolenares, prevede proprio i collegi uninominali.
SCHEDA SUL SISTEMA ELETTORALE FRANCESE
http://w3.uniroma1.it/ceccanti/schedafrancia.doc
Ps: Il Corriere della Sera ospita sempre gli articoli del “montiano” Pietro Ichino. Organo dei poteri forti, bombardò il 2° governo Prodi dal giorno dopo la vittoria. Ho letto decine di articoli severi. Ha sempre messo zizzania nel PD (ora, dopo il clamoroso fallimento del governo Berlusconi, molto meno). Rammento, al riguardo, l’intervista del direttore De Bortoli alla trasmissione di Fazio “Che tempo che fa”, in cui accusò il PD di… estremismo, perché voleva allearsi con Vendola e non con Casini. De Bortoli è pagato profumatamente per questo: fare l’utile idiota dei ricchi (glielo ho anche scritto). [*]
[*] Lettera al direttore Ferruccio DeBortoli
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2697282.html
Egr.Direttore De Bortoli,
Lei, anche stasera a “Ballarò”, ed il “Corriere” e persino giornali supposti di sinistra non fate altro che parlare di necessità di riformare le pensioni, mentre, come Lei sa bene, finora i ricchi l’hanno fatta quasi franca, e i giornalisti, capitanati da direttori ed editorialisti di giornale di destra, Belpietro, Sechi, Bechis, Porro, ecc., cui si sono aggregati anche alcuni di sinistra, come Mineo e Menichini, hanno montato una vera e propria canea contro il contributo di solidarietà, che li colpiva direttamente.
E’superfluo notare che troppo spesso, in un Paese stortignaccolo come il nostro, si appronta un tavolo con le solite 3 gambe che riguardano i ceti meno abbienti, “dimenticando” o riducendo le dimensioni della quarta, che riguarda i più abbienti.
E’ perciò colpevole, Dott. De Bortoli, contribuire ad alimentare la solita disinformazione ed ammuina da “utili idioti” dei ricchi. […]
Pps:
Dimenticavo, Ferruccio De Bortoli mi rispose, molto sinteticamente, e non so perché: “Grazie a lei”.
 
 
Dedicato, in particolare, ai cosiddetti liberali e "montiani" che frequentano questo sito:

L’ammuina dei poveri e l’egoismo dei ricchi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2671843.html
Utili idioti.
Nel breve carteggio tra Einstein e Freud (v. “Perché la guerra?” Lettera di Albert Einstein a Sigmund Freud e risposta di quest’ultimo http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2595199 ),[il link non è più attivo, v. nota in calce *] Einstein chiede a Freud perché tantissime persone (la maggioranza) arrivano a sostenere politiche di guerra, propugnate da pochi, che vanno a loro danno.
Anch’io me lo chiedo a proposito della politica economica e combatto contro sia la DISINFORMAZIONE di pochi UTILI IDIOTI ben retribuiti (spesso direttori o editorialisti di giornale), sia la scelta autolesionistica di tantissimi UTILI IDIOTI che gratuitamente appoggiano le politiche portate avanti dai governi di destra.
Ammuina.
Se la stragrande maggioranza della popolazione, in piccolissima parte composta da utili idioti ben retribuiti, la più parte gratis, non avesse l’abitudine di dividersi e di fare ammuina, come potrebbe un’esigua (in Italia) o infima (nel mondo) minoranza decidere per tutti e riuscire a “schiavizzare” il resto dell’umanità per continuare ad arricchirsi? [...]
 
[1] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html  
Riepilogo delle manovre correttive, valori cumulati da inizio legislatura:
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
- governo Monti 63,2 mld.
 
 
 

'A nuttata è (quasi) passata

5 luglio 2012

Vigilanza, fa’ la cosa giusta: sciogliti

Stefano Menichini

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/135828/vigilanza_fa_la_cosa_giusta_sciogliti 

***

Questa vicenda rispecchia plasticamente il nocciolo della situazione italiana degli ultimi 17 anni:

• quando si tocca la “roba” di S.B. si muore, ed allora il presidente (miracolato) del Senato, Renato Schifani, seconda carica dello Stato, si preoccupa prontamente di svolgere il suo ruolo di ‘utile idiota’ (ben retribuito);

• un’analoga considerazione vale per il dotto e causidico vice presidente vicario del gruppo del PDL al Senato, Gaetano Quagliariello, del quale, com’egli stesso ha anticipato, forse conosceremo in un suo prossimo libro anche il perché ed il percome ha svolto per anni la medesima funzione di ‘utile idiota’ (ben retribuito), al servizio di un miliardario potente, amorale, bulimico, incompetente e fuori di testa;

• anche in questo caso emerge una evidente similitudine tra il mondo politico e quello del calcio, entrambi refrattari al rispetto delle regole ed inclini a mostrare un’arrogante improntitudine auto-assolutoria quando sono colti in fallo.

Al netto delle legittime critiche che si possono muovere all’attuale governo ed all’attuale premier, un oceano li separa, sia dal punto di vista formale che sostanziale, dal precedente governo e dal precedente premier. I problemi non mancano, ma, almeno sotto questo aspetto, ‘a nuttata è (quasi) passata.

LETTERA AL DIRETTORE FERRUCCIO DE BORTOLI

           

Egr. Direttore De Bortoli,

 

Lei, anche stasera [8-11] a “Ballarò”, ed il “Corriere” e persino giornali supposti di sinistra non fate altro che parlare di necessità di riformare le pensioni, mentre, come Lei sa bene, finora i ricchi l’hanno fatta quasi franca, e i giornalisti, capitanati da direttori ed editorialisti di giornale di destra, Belpietro, Sechi, Bechis, Porro, ecc., cui si sono aggregati anche alcuni di sinistra, come Mineo e Menichini, hanno montato una vera e propria canea contro il contributo di solidarietà, che li colpiva direttamente.

 

E’ superfluo notare che troppo spesso, in un Paese stortignaccolo come il nostro, si appronta un tavolo con le solite 3 gambe che riguardano i ceti meno abbienti, “dimenticando” o riducendo le dimensioni della quarta, che riguarda i più abbienti.

E’ perciò colpevole, Dott. De Bortoli, contribuire ad alimentare la solita disinformazione ed ammuina da “utili idioti” dei ricchi.

 

In conclusione, concretamente, al sottoscritto le manovre correttive per il risanamento dei conti pubblici (non dell’INPS, i cui conti sono in attivo ed in equilibrio fino al 2050) stanno comportando quest’anno un mancato introito pensionistico di 20 mila €; ai ricchi, ai loro utili idioti ed a voi giornalisti che chiedete le riforme per gli altri ad ogni piè sospinto, quanto?

 

Mi permetto di inviarLe questo appunto esplicativo.

 

Cordialmente,

 

 

APPUNTO DOPO LE LETTERE DELLA BCE AL GOVERNO E DEL GOVERNO ALL’UE

 

Com’è noto, l’ammontare elevatissimo del debito pubblico e la stentata crescita, in un contesto di grave crisi economica che ha investito, a partire dal 2008, tutti i Paesi occidentali, hanno reso necessario il varo di una serie di manovre correttive severe, che hanno sempre interessato, ogni volta, anche la previdenza e l’assistenza. Ma non è finita. Si preannunciano, per reperire risorse, ulteriori interventi sulle pensioni, sollecitati dagli organismi europei. Provo allora a fare il punto.

 

Vorrei osservare che: a) si sbaglia, almeno per indeterminatezza, non distinguendo opportunamente tra le due tipologie di pensione: vecchiaia e anzianità;  b) il sistema pensionistico italiano, dopo le 7 più o meno importanti riforme varate dal 1992 [1], è per il 3° anno inattivo [2] (nonostante la crisi occupazionale) ed in equilibrio fino al 2050 [3] (l’UE lo sa molto bene, ed anche la BCE, che ha menzionato nella famosa lettera soltanto quelle d’anzianità [4]); c) per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia, infatti, è in linea addirittura col “benchmark” europeo [5], poiché è già ora a 66 anni (per effetto dell’eufemistica “finestra” di 12 mesi), dal 2013 a 66 anni e 3 mesi, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita; per crescere fino a 67 nel 2021 ed oltre 68 nel 2032 [6]; d) è vero, invece, che non sono state riformate ulteriormente le pensioni di anzianità anticipate (età + anzianità di lavoro), disallineate rispetto alla media Ocse [7]; ma quelle ordinarie sono già a 41 anni e saliranno anch’esse gradualmente in base all’aspettativa di vita.

 

E’ opportuno puntualizzare, inoltre, che il problema del sistema previdenziale non è soltanto l’età pensionabile di anzianità o non è soltanto il c.d. “tasso di sostituzione”, ma anche l’assenza di un limite agli importi pensionistici. Dai dati dell’osservatorio statistico sulle pensioni dell’Inps, emerge che al 2009 il 2,21 per cento delle pensioni vigenti è di importo superiore ai 2.500 euro mensili, che incidono per più del 10,6 per cento della spesa complessiva [8] (tra queste quelle dei dirigenti, la cui gestione è dovuta confluire nell’Inps perché andata in difficoltà per troppa generosità [9]).

E tutto questo mentre, dai dati Istat sul rapporto annuale dell’Inps diffuso a maggio scorso, emerge che il 70,5 per cento dei trattamenti pensionistici erogati non supera i mille € al mese e che il 39,1 per cento delle pensioni è inferiore a 500 € al mese [10].

 

In ogni caso, per restare allineati alla media Ocse della spesa sociale complessiva, i risparmi rivenienti dall’aumento dell’età pensionabile di anzianità (da attuare attraverso il meccanismo di incentivi/disincentivi previsto dalla riforma Dini) dovranno rimanere nel capitolo previdenza (e assistenza), ad esempio finanziando il reddito minimo garantito universale (l’Italia è l’unico paese,oltre alla Grecia, che non lo prevede), oppure per adeguare il ‘tasso di sostituzione’ pensionistico per i lavoratori precari.

 

Dopo aver addossato l’onere del risanamento (140 mld nell’ultimo anno e mezzo soltanto come manovre correttive, escludendo quindi le leggi di stabilità, ex finanziaria) in gran parte sul ceto medio-basso e sui poveri, le risorse indispensabili alla crescita vanno prese da quelli che i soldi ce li hanno: il 10% di Italiani che detiene il 45% della ricchezza nazionale [11].

Le misure ormai sono condivise dalla stragrande maggioranza degli Italiani (tranne Silvio B. e Giulio T. ed i loro utili idioti).
In attesa degli eurobond [12] (non a caso caldeggiati anche da Tremonti) e della TTF [13], occorre, in particolare:
a) reintrodurre, come ha suggerito anche la Banca d’Italia recentemente [14], l’ICI sulla prima casa dei più abbienti, abolita dal governo Berlusconi (2,5 mld circa), lasciando le franchigie decise dal 2° governo Prodi [15].
b) introdurre, come hanno suggerito, da ultimo, anche le associazioni imprenditoriali, un’imposta patrimonialeordinaria ad aliquota bassa sulla ricchezza netta al di sopra di una certa soglia, cioè prevedendo una franchigia di almeno 800 mila € [16];
c) ritassare, come suggerito da Pierluigi Bersani, i capitali scudati;
d) eliminare lo scandaloso doppio stipendio ai magistrati fuori ruolo.

La concentrazione della ricchezza e le disuguaglianze sono scandalose e crescenti; basta leggere le statistiche (dell’ONU, dell’OCSE, della Banca d’Italia, non di “Liberazione” [11]), per rendersene conto. O il documento del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, uscito il 24-10 scorso [17]. O basta analizzare sulle spalle di chi, ripeto, sta gravando e graverà l’onere dei 140 miliardi di € (pari a 270.000 mld di Lire) delle manovre correttive varate dall’attuale governo nell’ultimo anno e mezzo. Anche… Catalano direbbe che è più equo se la crisi la pagano anche i ricchi (soprattutto quelli che l'hanno provocata), non solo i meno abbienti ed i poveri.

 

 

[1] Riforme delle Pensioni:Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011.

 

[2] Il Sole 24 Ore Radiocor - Roma, 28 lug

“Inps: Civ approva consuntivo 2010, avanzo finanziario cala a 1,66 mld”

http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-961509/inps-civ-approva-consuntivo-2010/

 

[3] Programma Nazionale di Riforma

Bozza* – novembre 2010

http://europa.dol.it/allegatidef/piano%20Tremonti122384.pdf

N.B.: nella proiezione ivi contenuta, non sono comprese le misure 2011 sulle pensioni.

 

[4] Lettera BCE
http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml

 

[5] Joint Report of Pensions 2010 della Commissione europea - News

http://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=it&catId=89&newsId=958&furtherNews

N.B.: I dati sono sintetizzati in questo articolo:

http://www.businesspeople.it/Societa/Attualita/Pensioni-cosa-ci-differenzia-dall-Europa_25723 

 

[6] La Normativa in Materia di Pensioni Pubbliche dopo le Manovre Economiche del 2011

http://www.flcgil.it/sindacato/documenti/approfondimenti/scheda-flc-cgil-la-normativa-sulle-pensioni-pubbliche-dopo-le-manovre-economiche-del-2011.flc

 

[7] Punti salienti OCSE "Pensions at a Glance 2011"

http://www.oecd.org/dataoecd/16/60/47368940.pdf 

Sintesi in italiano

http://www.oecdbookshop.org/oecd/get-it.asp?REF=8111016e5.pdf&TYPE=browse

 

[8] “L’austerità vista da sinistra”

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002251.html

 

[9] “L’avventurosa storia dell’istituto di previdenza dei dirigenti industriali”

http://www.manageritalia.it/content/download/Informazione/Giornale/Dicembre2002/pag28.pdf

 

[10] Dati ISTAT sulla base del Rapporto INPS (v. Fig. 7)

http://www.istat.it/it/files/2011/06/testointegrale20110621.pdf?title=Trattamenti+pensionistici+e+beneficiari+-+21%2Fgiu%2F2011+-+Testo+integrale.pdf

Il rapporto INPS 2010

http://www.pmi.it/file/whitepaper/000560.pdf

 

[11] Distribuzione della ricchezza

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2563890.html

 

[12] “EuroUnionBond per la nuova Europa”

di Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml

 

[13] “Risoluzione del Parlamento europeo dell’8 marzo 2011 su un finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo”

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2011-0080+0+DOC+XML+V0//IT&language=IT

 

[14] “E Bankitalia rilancia l'Ici. Ripristinarla sulla prima casa ma tagliando le tasse sul lavoro”

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/10/14/bankitalia-rilancia-ici-ripristinarla-sulla.html

 

[15] “Abolizione dell’ICI”

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558596.html)

 

[16] Dossier “Imposta patrimoniale”

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html)

 

[17] “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”

http://www.pcgp.it/dati/2011-10/24-999999/RIFORMA-MONETARIA-italiano.pdf

 

 

P.S.: Per reperire i vari link attivi, do il link al mio 'post'
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2695770.html

 

 

L'AMMUINA DEI POVERI E L'EGOISMO DEI RICCHI

           

Utili idioti.
Nel breve carteggio tra Einstein e Freud (v. “Perché la guerra?” Lettera di Albert Einstein a Sigmund Freud e risposta di quest’ultimo http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2595199), [se il link non è più attivo, v. nota in calce *] Einstein chiede a Freud perché tantissime persone (la maggioranza) arrivano a sostenere politiche di guerra, propugnate da pochi, che vanno a loro danno.
Anch’io me lo chiedo a proposito della politica economica e combatto contro sia la DISINFORMAZIONE di pochi UTILI IDIOTI ben retribuiti (spesso direttori o editorialisti di giornale), sia la scelta autolesionistica di tantissimi UTILI IDIOTI che gratuitamente appoggiano le politiche portate avanti dai governi di destra.

Ammuina.
Se la stragrande maggioranza della popolazione, in piccolissima parte composta da utili idioti ben retribuiti, la più parte gratis, non avesse l’abitudine di dividersi e di fare ammuina, come potrebbe un’esigua (in Italia) o infima (nel mondo) minoranza decidere per tutti e riuscire a “schiavizzare” il resto dell’umanità per continuare ad arricchirsi?
Io sono piuttosto individualista, ma poiché credo fermamente nella necessità di unire le forze, se si vuole perseguire il nobile obiettivo della giustizia sociale, che non è una parola vuota, ma la quintessenza del sentire democratico di sinistra riformista, a cui idealmente appartengo, ma anche un obiettivo che può essere condiviso da chi non ha una visione grettamente egoistica ed è consapevole che una distribuzione equa della ricchezza e del benessere è un vantaggio per tutti, occorre smettere l’abitudine autolesionistica di dividersi e fare ammuina, quell’ammuina che favorisce soltanto i ricchi potenti, egoisti, avidi e spietati.

Leggi di stabilità e Manovre correttive.
Faccio sommessamente notare a tutti che un’analoga consapevolezza è necessaria per contrastare adeguatamente la prassi scandalosa dell’attuale governo di destra di scaricare quasi tutto il peso del risanamento dei conti sul ceto medio-basso e sui poveri.

Brain imaging.
Quello delle aree deputate del cervello va preso cum grano salis, visto che il cervello è un organo molto complesso in buona parte ancora inesplorato. Detto questo, adesso con la tecnica dell’imaging cerebrale (brain imaging) è possibile individuare delle aree funzionali deputate. A questo proposito: il maggior cruccio di Sigmund Freud – che era laureato in medicina – fu forse proprio quello di non essere riuscito ad ottenere – dato il livello tecnologico di allora - le evidenze oggettive, neurofisiologiche della sua teoria psicanalitica.

Amore e odio.
Cito apposta la coppia amore-odio e le strutture neuronali, perché egli inferì/ipotizzò dal fatto che l'amore potesse trasformarsi molto rapidamente in odio (e viceversa) che probabilmente fossero situati in aree contigue del cervello. Tre anni fa, una ricerca inglese, proprio utilizzando la tecnica dell'imaging cerebrale, ha avuto l'evidenza scientifica che non solo sono contigui, ma che addirittura hanno una struttura neuronale parzialmente in comune. La fonte della notizia per me fu Enrico Franceschini su “Repubblica”, ma non riesco a trovare l'articolo del 2008, allora linko quest'altro che ne riprende la notizia:
http://www.fondfranceschi.it/cogito-ergo-sum/neuroestetica.-cosi-la-scienza-spiega-l-arte-e-l-amore 

Egoismo e altruismo.
L’egoismo e l’altruismo pare abbiano invece una collocazione in aree diverse. E, lo so perché succede a me, sono naturalmente in competizione tra loro e, quando per un individuo, educato all’altruismo, prevale la pulsione egoistica, attivata ad esempio dal desiderio di denaro, ne risente la performance generale. Ma, a ben vedere, non succede lo stesso, anzi peggio, per l'amore e l'odio?

Qual è la causa e quale l’effetto?
E’ l’egoismo una conseguenza della ricchezza o la propensione e la determinazione ad arricchirsi un effetto della pulsione egoistica?

PSICOLOGIA
La ricerca che boccia i ricchi: "Più egoisti e insensibili"
Per realizzare lo studio uno scienziato Usa ha condotto 12 esperimenti, misurando le reazioni cerebrali e il comportamento sociale dei volontari. "Le persone di ceto più basso - spiega - sono più empatiche, portate alla compassione e all'altruismo"

 di Sara Ficocelli
16 agosto 2011
http://www.repubblica.it/scienze/2011/08/16/news/cervello_ricchi-20407007/



[*] Perchè la guerra.

Caro signor Freud,

La proposta, fattami dalla Società delle Nazioni e dal suo “Istituto internazionale di cooperazione intellettuale” di Parigi, di invitare una persona di mio gradimento a un franco scambio d’opinioni su un problema qualsiasi da me scelto, mi offre la gradita occasione di dialogare con Lei circa una domanda che appare, nella presente condizione del mondo, la più urgente fra tutte quelle che si pongono alla civiltà. La domanda è: C’è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra? E’: ormai risaputo che, col progredire della scienza moderna, rispondere a questa domanda è divenuto una questione di vita o di morte per la civiltà da noi conosciuta, eppure, nonostante tutta la buona volontà, nessun tentativo di soluzione è purtroppo approdato a qualcosa.

Penso anche che coloro cui spetta affrontare il problema professionalmente e praticamente divengano di giorno in giorno più consapevoli della loro impotenza in proposito, e abbiano oggi un vivo desiderio di conoscere le opinioni di persone assorbite dalla ricerca scientifica, le quali per ciò stesso siano in grado di osservare i problemi del mondo con sufficiente distacco. Quanto a me, l’obiettivo cui si rivolge abitualmente il mio pensiero non m’aiuta a discernere gli oscuri recessi della volontà e del sentimento umano. Pertanto, riguardo a tale inchiesta, dovrò limitarmi a cercare di porre il problema nei giusti termini, consentendoLe così, su un terreno sbarazzato dalle soluzioni più ovvie, di avvalersi della Sua vasta conoscenza della vita istintiva umana per far qualche luce sul problema. Vi sono determinati ostacoli psicologici di cui chi non conosce le scienze mentali ha un vago sentore, e di cui tuttavia non riesce a esplorare le correlazioni e i confini; sono convinto che Lei potrà suggerire metodi educativi, più o meno estranei all’ambito politico, che elimineranno questi ostacoli.

Essendo immune da sentimenti nazionalistici, vedo personalmente una maniera semplice di affrontare l’aspetto esteriore, cioè organizzativo, del problema: gli Stati creino un’autorità legislativa e giudiziaria col mandato di comporre tutti i conflitti che sorgano tra loro. Ogni Stato si assuma l’obbligo di rispettare i decreti di questa autorità, di invocarne la decisione in ogni disputa, di accettarne senza riserve il giudizio e di attuare tutti i provvedimenti che essa ritenesse necessari per far applicare le proprie ingiunzioni. Qui s’incontra la prima difficoltà: un tribunale è un’istituzione umana che, quanto meno è in grado di far rispettare le proprie decisioni, tanto più soccombe alle pressioni stragiudiziali. Vi è qui una realtà da cui non possiamo prescindere: diritto e forza sono inscindibili, e le decisioni del diritto s’avvicinano alla giustizia, cui aspira quella comunità nel cui nome e interesse vengono pronunciate le sentenze, solo nella misura in cui tale comunità ha il potere effettivo di impone il rispetto del proprio ideale legalitario. Oggi siamo però lontanissimi dal possedere una organizzazione sovrannazionale che possa emettere verdetti di autorità incontestata e imporre con la forza di sottomettersi all’esecuzione delle sue sentenze. Giungo così al mio primo assioma: la ricerca della sicurezza internazionale implica che ogni Stato rinunci incondizionatamente a una parte della sua libertà d’azione, vale a dire alla sua sovranità, ed è assolutamente chiaro che non v’è altra strada per arrivare a siffatta sicurezza.

L’insuccesso, nonostante tutto, dei tentativi intesi nell’ultimo decennio a realizzare questa meta ci fa concludere senz’ombra di dubbio che qui operano forti fattori psicologici che paralizzano gli sforzi. Alcuni di questi fattori sono evidenti. La sete di potere della classe dominante è in ogni Stato contraria a qualsiasi limitazione della sovranità nazionale. Questo smodato desiderio di potere politico si accorda con le mire di chi cerca solo vantaggi mercenari, economici. Penso soprattutto al piccolo ma deciso gruppo di coloro che, attivi in ogni Stato e incuranti di ogni considerazione e restrizione sociale, vedono nella guerra, cioè nella fabbricazione e vendita di armi, soltanto una occasione per promuovere i loro interessi personali e ampliare la loro personale autorità.

Tuttavia l’aver riconosciuto questo dato inoppugnabile ci ha soltanto fatto fare il primo passo per capire come stiano oggi le cose. Ci troviamo subito di fronte a un’altra domanda: com’è possibile che la minoranza ora menzionata riesca ad asservire alle proprie cupidigie la massa del popolo, che da una guerra ha solo da soffrire e da perdere? (Parlando della maggioranza non escludo i soldati, di ogni grado, che hanno scelto la guerra come loro professione convinti di giovare alla difesa dei più alti interessi della loro stirpe e che l’attacco è spesso il miglior metodo di difesa.) Una risposta ovvia a questa domanda sarebbe che la minoranza di quelli che di volta in volta sono al potere ha in mano prima di tutto la scuola e la stampa, e per lo più anche le organizzazioni religiose. Ciò le consente di organizzare e sviare i sentimenti delle masse rendendoli strumenti della propria politica.

Pure, questa risposta non dà neanch’essa una soluzione completa e fa sorgere una ulteriore domanda: com’è possibile che la massa si lasci infiammare con i mezzi suddetti fino al furore e all’olocausto di sé?

Una sola risposta si impone: perché l’uomo ha dentro di sé il piacere di odiare e di distruggere. In tempi normali la sua passione rimane latente, emerge solo in circostanze eccezionali; ma è abbastanza facile attizzarla e portarla alle altezze di una psicosi collettiva. Qui, forse, è il nocciolo del complesso di fattori che cerchiamo di districare, un enigma che può essere risolto solo da chi è esperto nella conoscenza degli istinti umani.

Arriviamo così all’ultima domanda. Vi è una possibilità di dirigere l’evoluzione psichica degli uomini in modo che diventino capaci di resistere alle psicosi dell’odio e della distruzione? Non penso qui affatto solo alle cosiddette masse incolte. L’esperienza prova che piuttosto la cosiddetta “intellighenzia” cede per prima a queste rovinose suggestioni collettive, poiché l’intellettuale non ha contatto diretto con la rozza realtà, ma la vive attraverso la sua forma riassuntiva più facile, quella della pagina stampata.

Concludendo: ho parlato sinora soltanto di guerre tra Stati, ossia di conflitti internazionali. Ma sono perfettamente consapevole del fatto che l’istinto aggressivo opera anche in altre forme e in altre circostanze (penso alle guerre civili, per esempio, dovute un tempo al fanatismo religioso, oggi a fattori sociali; o, ancora, alla persecuzione di minoranze razziali). Ma la mia insistenza sulla forma più tipica, crudele e pazza di conflitto tra uomo e uomo era voluta, perché abbiamo qui l’occasione migliore per scoprire i mezzi e le maniere mediante i quali rendere impossibili tutti i conflitti armati.

So che nei Suoi scritti possiamo trovare risposte esplicite o implicite a tutti gli interrogativi posti da questo problema che è insieme urgente e imprescindibile. Sarebbe tuttavia della massima utilità a noi tutti se Lei esponesse il problema della pace mondiale alla luce delle Sue recenti scoperte, perché tale esposizione potrebbe indicare la strada a nuovi e validissimi modi d’azione.

Molto cordialmente Suo

Albert Einstein

 

 

La risposta di Freud:

Caro signor Einstein,

Quando ho saputo che Lei aveva intenzione di invitarmi a uno scambio di idee su di un tema che Le interessa e che Le sembra anche degno dell’interesse di altri, ho acconsentito prontamente. Mi aspettavo che Lei avrebbe scelto un problema al limite del conoscibile al giorno d’oggi, cui ciascuno di noi, il fisico come lo psicologo, potesse aprirsi la sua particolare via d’accesso, in modo che da diversi lati s’incontrassero sul medesimo terreno. Lei mi ha pertanto sorpreso con la domanda su che cosa si possa fare per tenere lontana dagli uomini la fatalità della guerra. Sono stato spaventato per prima cosa dall’impressione della mia - starei quasi per dire: della nostra - incompetenza, poiché questo mi sembrava un compito pratico che spetta risolvere agli uomini di Stato. Ma ho compreso poi che Lei ha sollevato la domanda non come ricercatore naturale e come fisico, bensì come amico dell’umanità, che aveva seguito gli incitamenti della Società delle Nazioni così come fece l’esploratore polare Fridtjof Nansen allorché si assunse l’incarico di portare aiuto agli affamati e alle vittime senza patria della guerra mondiale. Ho anche riflettuto che non si pretende da me che io faccia proposte pratiche, ma che devo soltanto indicare come il problema della prevenzione della guerra si presenta alla considerazione di uno psicologo. Ma anche a questo riguardo quel che c’era da dire è gia stato detto in gran parte nel Suo scritto. In certo qual modo Lei mi ha tolto un vantaggio, ma io viaggio volentieri nella sua scia e mi preparo perciò a confermare tutto ciò che Lei mette innanzi, nella misura in cui lo svolgo più ampiamente seguendo le mie migliori conoscenze (o congetture).

Lei comincia con il rapporto tra diritto e forza. È certamente il punto di partenza giusto per la nostra indagine. Posso sostituire la parola “forza” con la parola più incisiva e più dura “violenza”? Diritto e violenza sono per noi oggi termini opposti. È facile mostrare che l’uno si è sviluppato dall’altro e, se risaliamo ai primordi della vita umana per verificare come ciò sia da principio accaduto, la soluzione del problema ci appare senza difficoltà. Mi scusi se nel seguito parlo di ciò che è universalmente noto come se fosse nuovo; la concatenazione dell’insieme mi obbliga a farlo.

I conflitti d’interesse tra gli uomini sono dunque in linea di principio decisi mediante l’uso della violenza. Ciò avviene in tutto il regno animale, di cui l’uomo fa inequivocabilmente parte; per gli uomini si aggiungono, a dire il vero, anche i conflitti di opinione, che arrivano fino alle più alte cime dell’astrazione e sembrano esigere, per essere decisi, un’altra tecnica. Ma questa è una complicazione che interviene più tardi. Inizialmente, in una piccola orda umana, la maggiore forza muscolare decise a chi dovesse appartenere qualcosa o la volontà di chi dovesse essere portata ad attuazione. Presto la forza muscolare viene accresciuta o sostituita mediante l’uso di strumenti; vince chi ha le armi migliori o le adopera più abilmente. Con l’introduzione delle armi la superiorità intellettuale comincia già a prendere il posto della forza muscolare bruta, benché lo scopo finale della lotta rimanga il medesimo: una delle due parti, a cagione del danno che subisce e dell’infiacchimento delle sue forze, deve essere costretta a desistere dalle proprie rivendicazioni od opposizioni. Ciò è ottenuto nel modo più radicale quando la violenza toglie di mezzo l’avversario definitivamente, vale a dire lo uccide. Il sistema ha due vantaggi, che l’avversario non può riprendere le ostilità in altra occasione e che il suo destino distoglie gli altri dal seguire il suo esempio. Inoltre l’uccisione del nemico soddisfa un’inclinazione pulsionale di cui parlerò più avanti. All’intenzione di uccidere subentra talora la riflessione che il nemico può essere impiegato in mansioni servili utili se lo s’intimidisce e lo si lascia in vita. Allora la violenza si accontenta di soggiogarlo, invece che ucciderlo. Si comincia così a risparmiare il nemico, ma il vincitore da ora in poi ha da fare i conti con la smania di vendetta del vinto, sempre in agguato, e rinuncia in parte alla propria sicurezza.

Questo è dunque lo stato originario, il predominio del più forte, della violenza bruta o sostenuta dall’intelligenza. Sappiamo che questo regime è stato mutato nel corso dell’evoluzione, che una strada condusse dalla violenza al diritto, ma quale? Una sola a mio parere: quella che passava per l’accertamento che lo strapotere di uno solo poteva essere bilanciato dall’unione di più deboli. L’union fait la force. La violenza viene spezzata dall’unione di molti, la potenza di coloro che si sono uniti rappresenta ora il diritto in opposizione alla violenza del singolo. Vediamo così che il diritto è la potenza di una comunità. È ancora sempre violenza, pronta a volgersi contro chiunque le si opponga, opera con gli stessi mezzi, persegue gli stessi scopi; la differenza risiede in realtà solo nel fatto che non è più la violenza di un singolo a trionfare, ma quella della comunità. Ma perché si compia questo passaggio dalla violenza al nuovo diritto deve adempiersi una condizione psicologica. L’unione dei più deve essere stabile, durevole. Se essa si costituisse solo allo scopo di combattere il prepotente e si dissolvesse dopo averlo sopraffatto, non si otterrebbe niente. Il prossimo personaggio che si ritenesse più forte ambirebbe di nuovo a dominare con la violenza, e il giuoco si ripeterebbe senza fine. La comunità deve essere mantenuta permanentemente, organizzarsi, prescrivere gli statuti che prevengano le temute ribellioni, istituire organi che veglino sull’osservanza delle prescrizioni - le leggi - e che provvedano all’esecuzione degli atti di violenza conformi alle leggi. Nel riconoscimento di una tale comunione di interessi s’instaurano tra i membri di un gruppo umano coeso quei legami emotivi, quei sentimenti comunitari sui quali si fonda la vera forza del gruppo.

Con ciò, penso, tutto l’essenziale è gia stato detto: il trionfo sulla violenza mediante la trasmissione del potere a una comunità più vasta che viene tenuta insieme dai legami emotivi tra i suoi membri. Tutto il resto sono precisazioni e ripetizioni.

La cosa è semplice finché la comunità consiste solo di un certo numero di individui ugualmente forti. Le leggi di questo sodalizio determinano allora fino a che punto debba essere limitata la libertà di ogni individuo di usare la sua forza in modo violento, al fine di rendere possibile una vita collettiva sicura. Ma un tale stato di pace è pensabile solo teoricamente, nella realtà le circostanze si complicano perché la comunità fin dall’inizio comprende elementi di forza ineguale, uomini e donne, genitori e figli, e ben presto, in conseguenza della guerra e dell’assoggettamento, vincitori e vinti, che si trasformano in padroni e schiavi. Il diritto della comunità diviene allora espressione dei rapporti di forza ineguali all’interno di essa, le leggi vengono fatte da e per quelli che comandano e concedono scarsi diritti a quelli che sono stati assoggettati. Da allora in poi vi sono nella comunità due fonti d’inquietudine - ma anche di perfezionamento - del diritto. In primo luogo il tentativo di questo o quel signore di ergersi al di sopra delle restrizioni valide per tutti, per tornare dunque dal regno del diritto a quello della violenza; in secondo luogo gli sforzi costanti dei sudditi per procurarsi più potere e per vedere riconosciuti dalla legge questi mutamenti, dunque, al contrario, per inoltrarsi dal diritto ineguale verso il diritto uguale per tutti. Questo movimento in avanti diviene particolarmente notevole quando si danno effettivi spostamenti dei rapporti di potere all’interno della collettività, come può accadere per l’azione di molteplici fattori storici. Il diritto si può allora conformare gradualmente ai nuovi rapporti di potere, oppure, cosa che accade più spesso, la classe dominante non è pronta a tener conto di questo cambiamento, si giunge all’insurrezione, alla guerra civile, dunque a una temporanea soppressione del diritto e a nuove testimonianze di violenza, in seguito alle quali viene instaurato un nuovo ordinamento giuridico. C’è anche un’altra fonte di mutamento del diritto, che si manifesta solo in modi pacifici, cioè la trasformazione dei membri di una collettività, ma essa appartiene a un contesto che può essere preso in considerazione solo più avanti.

Vediamo dunque che anche all’interno di una collettività non può venire evitata la risoluzione violenta dei conflitti. Ma le necessità e le coincidenze di interessi che derivano dalla vita in comune sulla medesima terra favoriscono una rapida conclusione di tali lotte, e le probabilità che in queste condizioni si giunga a soluzioni pacifiche sono in continuo aumento. Uno sguardo alla storia dell’umanità ci mostra tuttavia una serie ininterrotta di conflitti tra una collettività e una o più altre, tra unità più o meno vaste, città, paesi, tribù, popoli, Stati, conflitti che vengono decisi quasi sempre mediante la prova di forza della guerra. Tali guerre si risolvono o in saccheggio o in completa sottomissione, conquista dell’una parte ad opera dell’altra. Non si possono giudicare univocamente le guerre di conquista. Alcune, come quelle dei Mongoli e dei Turchi, hanno arrecato solo calamità, altre al contrario hanno contribuito alla trasformazione della violenza in diritto avendo prodotto unità più grandi, al cui interno la possibilità di ricorrere alla violenza venne annullata e un nuovo ordinamento giuridico riuscì a comporre i conflitti. Così le conquiste dei Romani diedero ai paesi mediterranei la preziosa pax romana. La cupidigia dei re francesi di ingrandire i loro possedimenti creò una Francia pacificamente unita, fiorente. Per quanto ciò possa sembrare paradossale, si deve tuttavia ammettere che la guerra non sarebbe un mezzo inadatto alla costruzione dell’agognata pace “eterna”, poiché potrebbe riuscire a creare quelle più vaste unità al cui interno un forte potere centrale rende impossibili ulteriori guerre. Tuttavia la guerra non ottiene questo risultato perché i successi della conquista di regola non sono durevoli; le unità appena create si disintegrano, perlopiù a causa della insufficiente coesione delle parti unite forzatamente. E inoltre la conquista ha potuto fino ad oggi creare soltanto unificazioni parziali, anche se di grande estensione, e sono proprio i conflitti sorti all’interno di queste unificazioni che hanno reso inevitabile il ricorso alla violenza. Così l’unica conseguenza di tutti questi sforzi bellici è che l’umanità ha sostituito alle continue guerricciole le grandi guerre, tanto più devastatrici quanto meno frequenti.

Per quanto riguarda la nostra epoca, si impone la medesima conclusione a cui Lei è giunto per una via più breve. Una prevenzione sicura della guerra è possibile solo se gli uomini si accordano per costituire un’autorità centrale, al cui verdetto vengano deferiti tutti i conflitti di interessi. Sono qui chiaramente racchiuse due esigenze diverse: quella di creare una simile Corte suprema, e quella di assicurarle il potere che le abbisogna. La prima senza la seconda non gioverebbe a nulla. Ora la Società delle Nazioni è stata concepita come suprema potestà del genere, ma la seconda condizione non è stata adempiuta; la Società delle Nazioni non dispone di forza propria e può averne una solo se i membri della nuova associazione - i singoli Stati - gliela concedono. Tuttavia per il momento ci sono scarse probabilità che ciò avvenga. Ci sfuggirebbe il significato di un’istituzione come quella della Società delle Nazioni, se ignorassimo il fatto che qui ci troviamo di fronte a un tentativo coraggioso, raramente intrapreso nella storia dell’umanità e forse mai in questa misura. Essa è il tentativo di acquisire mediante il richiamo a determinati princìpi ideali l’autorità (cioè l’influenza coercitiva) che di solito si basa sul possesso della forza. Abbiamo visto che gli elementi che tengono insieme una comunità sono due: la coercizione violenta e i legami emotivi tra i suoi membri (ossia, in termini tecnici, quelle che si chiamano identificazioni). Nel caso in cui venga a mancare uno dei due fattori non è escluso che l’altro possa tener unita la comunità. Le idee cui ci si appella hanno naturalmente un significato solo se esprimono importanti elementi comuni ai membri di una determinata comunità. Sorge poi il problema: Che forza si può attribuire a queste idee? La storia insegna che una certa funzione l’hanno pur svolta. L’idea panellenica, per esempio, la coscienza di essere qualche cosa di meglio che i barbari confinanti, idea che trovò così potente espressione nelle anfizionie, negli oracoli e nei Giuochi, fu abbastanza forte per mitigare i costumi nella conduzione della guerra fra i Greci, ma ovviamente non fu in grado di impedire il ricorso alle armi fra le diverse componenti del popolo ellenico, e neppure fu mai in grado di trattenere una città o una federazione di città dallo stringere alleanza con il nemico persiano per abbattere un rivale. Parimenti il sentimento che accomunava i Cristiani, che pure fu abbastanza potente, non impedì durante il Rinascimento a Stati cristiani grandi e piccoli di sollecitare l’aiuto del Sultano nelle loro guerre intestine. Anche nella nostra epoca non vi è alcuna idea cui si possa attribuire un’autorità unificante del genere. È fin troppo chiaro che gli ideali nazionali da cui oggi i popoli sono dominati spingono in tutt’altra direzione. C’è chi predice che soltanto la penetrazione universale del modo di pensare bolscevico potrà mettere fine alle guerre, ma in ogni caso siamo oggi ben lontani da tale meta, che forse sarà raggiungibile solo a prezzo di spaventose guerre civili. Sembra dunque che il tentativo di sostituire la forza reale con la forza delle idee sia per il momento votato all’insuccesso. È un errore di calcolo non considerare il fatto che il diritto originariamente era violenza bruta e che esso ancor oggi non può fare a meno di ricorrere alla violenza.

Posso ora procedere a commentare un’altra delle Sue proposizioni. Lei si meraviglia che sia tanto facile infiammare gli uomini alla guerra, e presume che in loro ci sia effettivamente qualcosa, una pulsione all’odio e alla distruzione, che è pronta ad accogliere un’istigazione siffatta. Di nuovo non posso far altro che convenire senza riserve con Lei. Noi crediamo all’esistenza di tale istinto e negli ultimi anni abbiamo appunto tentato di studiare le sue manifestazioni. Mi consente, in proposito, di esporLe parte della teoria delle pulsioni cui siamo giunti nella psicoanalisi dopo molti passi falsi e molte esitazioni?

Noi presumiamo che le pulsioni dell’uomo siano soltanto di due specie, quelle che tendono a conservare e a unire - da noi chiamate sia erotiche (esattamente nel senso di Eros nel Convivio di Platone) sia sessuali, estendendo intenzionalmente il concetto popolare di sessualità, - e quelle che tendono a distruggere e a uccidere; queste ultime le comprendiamo tutte nella denominazione di pulsione aggressiva o distruttiva.

Lei vede che propriamente si tratta soltanto della dilucidazione teorica della contrapposizione tra amore e odio, universalmente nota, e che forse è originariamente connessa con la polarità di attrazione e repulsione che interviene anche nel Suo campo di studi. Non ci chieda ora di passare troppo rapidamente ai valori di bene e di male. Tutte e due le pulsioni sono parimenti indispensabili, perché i fenomeni della vita dipendono dal loro concorso e dal loro contrasto. Ora, sembra che quasi mai una pulsione di un tipo possa agire isolatamente, essa è sempre legata - vincolata, come noi diciamo - con un certo ammontare della controparte, che ne modifica la meta o, talvolta, solo così ne permette il raggiungimento. Per esempio, la pulsione di autoconservazione è certamente esotica, ma ciò non toglie che debba ricorrere all’aggressività per compiere quanto si ripromette. Allo stesso modo la pulsione amorosa, rivolta a oggetti, necessita un quid della pulsione di appropriazione, se veramente vuole impadronirsi del suo oggetto. La difficoltà di isolare le due specie di pulsioni nelle loro manifestazioni ci ha impedito per tanto tempo di riconoscerle.

Se Lei è disposto a proseguire con me ancora un poco, vedrà che le azioni umane rivelano anche una complicazione di altro genere. E’ assai raro che l’azione sia opera di un singolo moto pulsionale, il quale d’altronde deve essere già una combinazione di Eros e distruzione. Di regola devono concorrere parecchi motivi similmente strutturati per rendere possibile l’azione. Uno dei Suoi colleghi l’aveva già avvertito, un certo professor G. C. Lichtenberg, che insegnava fisica a Gottinga al tempo dei nostri classici; ma forse egli era anche più notevole come psicologo di quel che fosse come fisico. Egli scoprì la rosa dei moventi, nell’atto in cui dichiarò: “I motivi per i quali si agisce si potrebbero ripartire come i trentadue venti e indicarli con nomi analoghi, per esempio ‘Pane-Pane-Fama’ o ‘Fama-Fama-Pane’.” Pertanto, quando gli uomini vengono incitati alla guerra, è possibile che si destino in loro un’intera serie di motivi consenzienti, nobili e volgari, quelli di cui si parla apertamente e altri che vengono taciuti. Non è il caso di enumerarli tutti. Il piacere di aggredire e distruggere ne fa certamente parte; innumerevoli crudeltà della storia e della vita quotidiana confermano la loro esistenza e la loro forza. Il fatto che questi impulsi distruttivi siano mescolati con altri impulsi, erotici e ideali, facilita naturalmente il loro soddisfacimento. Talvolta, quando sentiamo parlare delle atrocità della storia, abbiamo l’impressione che i motivi ideali siano serviti da paravento alle brame di distruzione; altre volte, trattandosi per esempio crudeltà della Santa Inquisizione, che i motivi ideali fossero preminenti nella coscienza, mentre i motivi distruttivi recassero loro un rafforzamento inconscio. Entrambi i casi sono possibili.

Ho qualche scrupolo ad abusare del Suo interesse, che si rivolge alla prevenzione della guerra e non alle nostre teorie. Tuttavia vorrei intrattenermi ancora un attimo sulla nostra pulsione distruttiva, meno nota di quanto richiederebbe la sua importanza. Con un po’ di speculazione ci siamo convinti che essa opera in ogni essere vivente e che la sua aspirazione è di portarlo alla rovina, di ricondurre la vita allo stato della materia inanimata. Con tutta serietà le si addice il nome di pulsione di morte, mentre le pulsioni erotiche stanno a rappresentare gli sforzi verso la vita. La pulsione di morte diventa pulsione distruttiva allorquando, con l’aiuto di certi organi, si rivolge all’esterno, verso gli oggetti. L’essere vivente protegge, per così dire, la propria vita distruggendone una estranea. Una parte della pulsione di morte, tuttavia, rimane attiva all’interno dell’essere vivente e noi abbiamo tentato di derivare tutta una serie di fenomeni normali e patologici da questa interiorizzazione della pulsione distruttiva. Siamo perfino giunti all’eresia di spiegare l’origine della nostra coscienza morale con questo rivolgersi dell’aggressività verso l’interno. Noti che non è affatto indifferente se questo processo è spinto troppo oltre in modo diretto; in questo caso è certamente mal sano. Invece il volgersi di queste forze pulsionali alla distruzione nel mondo esterno scarica l’essere vivente e non può non avere un effetto benefico. Ciò serve come scusa biologica a tutti gli impulsi esecrabili e pericolosi contro i quali noi combattiamo. Si deve ammettere che essi sono più vicini alla natura di quanto lo sia la resistenza con cui li contrastiamo e di cui ancora dobbiamo trovare una spiegazione. Forse Lei ha l’impressione che le nostre teorie siano una specie di mitologia, in questo caso neppure festosa. Ma non approda forse ogni scienza naturale in una sorta di mitologia? Non è così oggi anche per Lei, nel campo della fisica?

Per gli scopi immediati che ci siamo proposti da quanto precede ricaviamo la conclusione che non c’è speranza di poter sopprimere le tendenze aggressive degli uomini. Si dice che in contrade felici, dove la natura offre a profusione tutto ciò di cui l’uomo ha bisogno, ci sono popoli la cui vita scorre nella mitezza. presso cui la coercizione e l’aggressione sono sconosciute. Posso a malapena crederci; mi piacerebbe saperne di più, su questi popoli felici. Anche i bolscevichi sperano di riuscire a far scomparire l’aggressività umana, garantendo il soddisfacimento dei bisogni materiali e stabilendo l’uguaglianza sotto tutti gli altri aspetti tra i membri della comunità. Io la ritengo un’illusione. Intanto, essi sono diligentemente armati, e fra i modi con cui tengono uniti i loro seguaci non ultimo è il ricorso all’odio contro tutti gli stranieri. D’altronde non si tratta, come Lei stesso osserva, di abolire completamente l’aggressività umana; si può cercare di deviarla al punto che non debba trovare espressione nella guerra.

Partendo dalla nostra dottrina mitologica delle pulsioni, giungiamo facilmente a una formula per definire le vie indirette di lotta alla guerra. Se la propensione alla guerra è un prodotto della pulsione distruttiva, contro di essa è ovvio ricorrere all’antagonista di questa pulsione: l’Eros. Tutto ciò che fa sorgere legami emotivi tra gli uomini deve agire contro la guerra. Questi legami possono essere di due tipi. In primo luogo relazioni che pur essendo prive di meta sessuale assomiglino a quelle che si hanno con un oggetto d’amore. La psicoanalisi non ha bisogno di vergognarsi se qui parla di amore, perché la religione dice la stessa cosa: “ama il prossimo tuo come te stesso”.

Ora, questo è un precetto facile da esigere, ma difficile da attuare. L’altro tipo di legame emotivo è quello per identificazione. Tutto ciò che provoca solidarietà significative tra gli uomini risveglia sentimenti comuni di questo genere, le identificazioni. Su di esse riposa in buona parte l’assetto della società umana.

L’abuso di autorità da Lei lamentato mi suggerisce un secondo metodo per combattere indirettamente la tendenza alla guerra. Fa parte dell’innata e ineliminabile diseguaglianza tra gli uomini la loro distinzione in capi e seguaci. Questi ultimi sono la stragrande maggioranza, hanno bisogno di un’autorità che prenda decisioni per loro, alla quale perlopiù si sottomettono incondizionatamente. Richiamandosi a questa realtà, si dovrebbero dedicare maggiori cure, più di quanto si sia fatto finora all’educazione di una categoria superiore di persone dotate di indipendenza di pensiero, inaccessibili alle intimidazioni e cultrici della verità, alle quali dovrebbe spettare la guida delle masse prive di autonomia. Che le intrusioni del potere statale e la proibizione di pensare sancita dalla Chiesa non siano favorevoli ad allevare cittadini simili non ha bisogno di dimostrazione. La condizione ideale sarebbe naturalmente una comunità umana che avesse assoggettato la sua vita pulsionale alla dittatura della ragione. Nient’altro potrebbe produrre un’unione tra gli uomini così perfetta e così tenace, perfino in assenza di reciproci legami emotivi. Ma secondo ogni probabilità questa è una speranza utopistica. Le altre vie per impedire indirettamente la guerra sono certo più praticabili, ma non promettono alcun rapido successo. E’ triste pensare a mulini che macinano talmente adagio che la gente muore di fame prima di ricevere la farina.

Vede che, quando si consulta il teorico estraneo al mondo per compiti pratici urgenti, non ne vien fuori molto. E’ meglio se in ciascun caso particolare si cerca di affrontare il pericolo con i mezzi che sono a portata di mano. Vorrei tuttavia trattare ancora un problema, che nel Suo scritto Lei non solleva e che m’interessa particolarmente. Perché ci indigniamo tanto contro la guerra, Lei e io e tanti altri, perché non la prendiamo come una delle molte e penose calamità della vita? La guerra sembra conforme alla natura, pienamente giustificata biologicamente, in pratica assai poco evitabile. Non inorridisca perché pongo la domanda. Al fine di compiere un’indagine come questa è forse lecito fingere un distacco di cui in realtà non si dispone. La risposta è: perché ogni uomo ha diritto alla propria vita, perché la guerra annienta vite umane piene di promesse, pone i singoli individui in condizioni che li disonorano, li costringe, contro la propria volontà, a uccidere altri individui, distrugge preziosi valori materiali, prodotto del lavoro umano, e altre cose ancora. Inoltre la guerra nella sua forma attuale non dà più alcuna opportunità di attuare l’antico ideale eroico, e la guerra di domani, a causa del perfezionamento dei mezzi di distruzione, significherebbe lo sterminio di uno o forse di entrambi i contendenti. Tutto ciò è vero e sembra così incontestabile che ci meravigliamo soltanto che il ricorso alla guerra non sia stato ancora ripudiato mediante un accordo generale dell’umanità. Qualcuno dei punti qui enumerati può evidentemente essere discusso: ci si può chiedere se la comunità non debba anch’essa avere un diritto sulla vita del singolo; non si possono condannare nella stessa misura tutti i tipi di guerra; finché esistono stati e nazioni pronti ad annientare senza pietà altri stati e altre nazioni, questi sono necessitati a prepararsi alla guerra. Ma noi vogliamo sorvolare rapidamente su tutto ciò, giacché non è questa la discussione a cui Lei mi ha impegnato. Ho in mente qualcos’altro, credo che la ragione principale per cui ci indigniamo contro la guerra è che non possiamo fare a meno di farlo. Siamo pacifisti perché dobbiamo esserlo per ragioni organiche: ci è poi facile giustificare il nostro atteggiamento con argomentazioni.

So di dovermi spiegare, altrimenti non sarò capito. Ecco quello che voglio dire: Da tempi immemorabili l’umanità è soggetta al processo dell’incivilimento (altri, lo so, chiamano più volentieri questo processo: civilizzazione). Dobbiamo ad esso il meglio di ciò che siamo divenuti e buona parte di ciò di cui soffriamo.

Le sue cause e origini sono oscure, il suo esito incerto, alcuni dei suoi caratteri facilmente visibili. Forse porta all’estinzione del genere umano, giacché in più di una guisa pregiudica la funzione sessuale, e già oggi si moltiplicano in proporzioni più forti le razze incolte e gli strati arretrati della popolazione che non quelli altamente coltivati. Forse questo processo si può paragonare all’addomesticamento di certe specie animali; senza dubbio comporta modificazioni fisiche; tuttavia non ci si è ancora familiarizzati con l’idea che l’incivilimento sia un processo organico di tale natura. Le modificazioni psichiche che intervengono con l’incivilimento sono invece vistose e per nulla e quivoche. Esse consistono in uno spostamento progressivo delle mete pulsiona!i. Sensazioni che per i nostri progenitori erano cariche di piacere, sono diventate per noi indifferenti o addirittura intollerabili; esistono fondamenti organici del fatto che le nostre esigenze ideali, sia etiche che estetiche, sono mutate. Dei caratteri psicologici della civiltà, due sembrano i più importanti: il rafforzamento dell’intelletto, che comincia a dominare la vita pulsionale, e l’interiorizzazione dell’aggressività, con tutti i vantaggi e i pericoli che ne conseguono. Orbene, poiché la guerra contraddice nel modo più stridente a tutto l’atteggiamento psichico che ci è imposto dal processo civile, dobbiamo necessariamente ribellarci contro di essa: semplicemente non la sopportiamo più; non si tratta soltanto di un rifiuto intellettuale e affettivo, per noi pacifisti si tratta di un’intolleranza costituzionale, per così dire della massima idiosincrasia. E mi sembra che le degradazioni estetiche della guerra non abbiano nel nostro rifiuto una parte molto minore delle sue crudeltà.

Quanto dovremo aspettare perché anche gli altri diventino pacifisti? Non si può dirlo, ma forse non è una speranza utopistica che l’influsso di due fattori - un atteggiamento più civile e il giustificato timore degli effetti di una guerra futura - ponga fine alle guerre in un prossimo avvenire. Per quali vie dirette o traverse non possiamo indovinarlo. Nel frattempo possiamo dirci: tutto ciò che promuove l’evoluzione civile lavora anche contro la guerra.

La saluto cordialmente e Le chiedo scusa se le mie osservazioni L’hanno delusa.

Suo Sigm. Freud

 

 

 

 


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