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Lettera alla Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo sull’errata interpretazione della norma relativa all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita




L’anno scorso, inviai due lettere al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza per segnalare la loro errata interpretazione di due norme pensionistiche: (i) l’inizio della decorrenza della periodicità biennale, al posto di quella triennale, dell’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita; e (ii) l’esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita. Da loro non ho ricevuto nessuna risposta. Poiché tale errata interpretazione era riportata anche in leggi dello Stato, le inviai p.c. anche al Presidente della Repubblica, che le ha promulgate. Il 5 marzo di quest’anno, ho ricevuto la gradita risposta del Segretariato Generale del Quirinale, il quale mi ha comunicato di aver trasmesso la mia seconda lettera al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza. Il ministro era Luigi Di Maio.

Tuttavia, il primo dei due errori è stato ripetuto nel decreto direttoriale del 5 novembre 2019, che ha sancito di quanto è aumentata l’età di pensionamento per effetto della variazione della speranza di vita, a valere per il biennio 2019-20, anziché per il triennio 2019-21.

Allora ho riscritto al Ragioniere Generale e alla Direttrice Generale. Poi, ho pensato di scrivere anche alla Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, che ha sostituito Luigi Di Maio. Finora, non ho né ricevuto alcuna risposta dalla ministra, né potuto sapere se è al suo esame. Invece, dopo varie telefonate, ho in corso un’interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza, che ha ritenuto che le mie osservazioni non sono infondate e mi ha preannunciato una risposta.


Lettera alla Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo sull’errata interpretazione della norma relativa all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita


lunedì 2 dicembre 2019 - 18:47


ALLA C.A. DELLA SIGNORA MINISTRA DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI

CC SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PRESIDENTI SENATO, CAMERA E GOVERNO, MEF, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA SENATO E CAMERA, SINDACATI, MEDIA, ALTRI


Egr. Signora Ministra Nunzia Catalfo,

Le scrivo al riguardo del Decreto direttoriale emanato, in data 5 novembre u.s., dal Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con la Direttrice Generale Previdenza.

Faccio seguito alla mia lettera pec del 18 novembre scorso,[1] indirizzata al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza, inviataLe per conoscenza (che riallego in formato docx), che faceva seguito ad una mia prima lettera (e-mail) del 23 febbraio 2018[2] e ad una seconda lettera (e-mail) del 08 ottobre 2018[3] sullo stesso problema.

In essa ho evidenziato, per la terza volta, che il Ragioniere Generale dello Stato e la Direttrice Generale Previdenza interpretano in maniera errata la chiarissima norma della Riforma delle pensioni Fornero[4] che modifica la periodicità da triennale[5] a biennale dell’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita, oltre all’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione, facendo scattare l’adeguamento biennale dal 2021, e non dal 2022 (“adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019), decisione che via via impatterà negativamente su milioni di pensionandi.

Aggiungo, richiamando la Sua attenzione, che un’altra interpretazione erronea riguarda l’esclusione delle diminuzioni dal calcolo della variazione della speranza di vita, che dovrebbe valere – come recita la nitida norma - soltanto “in sede di prima applicazione”.[6][2]

Ribadisco che “il Segretariato Generale del Presidente della Repubblica, destinatario per conoscenza di entrambe le mie lettere (come già rilevato, l’errata interpretazione è contenuta anche in varie leggi promulgate dal Presidente della Repubblica), ha condiviso la mia interpretazione, suffragata dal commento della relazione tecnica della L. 214/2011, e in data 5 marzo 2019 mi ha inviato una lettera di risposta, con la quale mi ha informato che ha trasformato la mia lettera in un esposto e l’ha trasmessa al Ministero del Lavoro e Politiche sociali: «questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza».

Gli ho dovuto, però, riscrivere. Nella mia replica, ho osservato che l’esposto dovesse essere inviato soprattutto al Ragioniere Generale dello Stato. Ignoro se il Ministero del Lavoro abbia dato seguito alla lettera del Quirinale, ma parrebbe di no.”.[7]

Per inciso, La informo che, in data 28.11.2019, ho cercato di telefonare alla Sua Segreteria per accertarmi se la mia lettera (pec) n. 3 del 18.11.2019 fosse stata posta alla Sua attenzione, ma non mi è stato possibile poiché gli addetti del centralino hanno ricevuto disposizione di non passare telefonate alla Segreteria del Ministro.

Per concludere, ritengo opportuno informarLa che contrasto la BUFALA, ormai mondiale, sulla riforma delle pensioni Fornero da 9 anni, oltre che quella, analoga per dimensioni, sulle manovre finanziarie della XVI legislatura e le responsabilità della recessione (Governi Berlusconi, che ha deciso l’81% del totale di 330 mld, pari a 267 mld cumulati per il quadriennio 2011-14, e Monti, il 19%, pari a 63 mld cumulati per il triennio 2012-14, ed è stato molto più equo, vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF e modifica della iniqua clausola di salvaguardia tremontiana (DL 98/2011, art. 40), ma tutto il lavoro sporco viene ascritto a Monti). Alla Riforma Fornero vengono attribuite, anche a causa della formulazione insufficiente e poco chiara di norme della Riforma Fornero, norme importanti della Riforma Sacconi, anche da esperti e docenti universitari e, in un caso (l’aumento dell’età di pensionamento di vecchiaia da 65 a 66 anni), perfino dal Servizio Studi della Camera dei Deputati nel suo ottimo dossier della L. 214/2011 (cosiddetta salva-Italia), art. 24, commi 6 e 7, che non tiene conto della contestuale soppressione della cosiddetta “finestra” Sacconi, 8 o 14 mesi, e Damiano, 4 mesi, per un totale di 12 mesi per i dipendenti o di 18 mesi per gli autonomi (art. 24, comma 5), che viene inglobata nell’età base.

Rilevo che il Servizio Studi della Camera, al secondo capoverso, avvisa dell’inglobamento, ma lo fa con linguaggio burocratese e soltanto al comma 5 (Soppressione del regime delle decorrenze annuali),[8] e non anche – e soprattutto – ai commi 6 e 7 (Pensione di vecchiaia) e ai commi 10 e 11 (Pensione anticipata).

La conseguenza è che TUTTI attribuiscono l’aumento alla Riforma Fornero. Come lamenta la stessa Elsa Fornero nel suo ultimo libro. [9] Ma si può dire che ella, non evidenziando il legame e ripetendo talvolta norme di Sacconi, sia stata causa del suo mal. Alimentata anche dal suo libro (I edizione) e aggravata dalla sua reticenza le millanta volte che è stata intervistata.

Poiché ho riscontrato che, tra i 60 milioni di vittime della BUFALA, oltre all’estero (inclusi OCSE e FMI, che hanno grossi megafoni pedissequi in Italia), ci sono anche ministri del Lavoro, i parlamentari (anche di M5S, mentre il Sen. Salvini, al quale ho scritto due volte, è uno di quelli che alimentano scientemente la BUFALA) e, come si vede dalle mie lettere, anche alti funzionari pubblici, mi permetto di suggerirLe di approfondire personalmente la complessa normativa pensionistica.

E di tener conto che (i) la Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi (maschi e femmine) e l’accelerazione dell’allineamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento delle donne del settore privato da 60 a 65 anni, chiesto dalla famosa lettera del 5.08.2011 della BCE[10] e non adempiuto (uno dei pochissimi inadempimenti) dal Governo Berlusconi a causa del veto del ministro leghista Bossi, veto che contribuì ad aprire il varco al Governo Monti ed alla zelante professoressa Fornero; (ii) alla Riforma Fornero[4] vengono attribuite anche le misure decise dalla ben più severa riforma SACCONI,[11] per quanto riguarda l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni[12] e anticipata (ex anzianità) a 41 anni[13] e 3 mesi,[14] e l’introduzione dell’adeguamento triennale alla speranza di vita,[5] che ha portato l’età di pensionamento di vecchiaia da 66 a 67 anni dall’1.1.2019; oltre che dalla riforma Dini[15] per quanto concerne l’introduzione del metodo contributivo, che la Riforma Fornero ha soltanto estesopro rata dall’1.01.2012, a coloro che ne erano esclusi, tutti relativamente anziani e ormai già in pensione, realizzando un risparmio davvero esiguo;[3] e (iii) dei 1.000 mld di risparmi stimati da RGS al 2060[16] dalle riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell’errata attribuzione delle norme, soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045, mentre quelli della Riforma Sacconi arrivano al 2060 e oltre. Ne consegue che, dal momento che le principali misure delle riforme Maroni (lo “scalone”, prima che entrasse in vigore) e Damiano (le “quote”) sono state abolite, la grandissima parte dei residui 700 mld è ascrivibile alla Riforma Sacconi. Ma (quasi) nessuno mai la cita (anche all’estero, si vedano OCSE,[17] FMI,[18] i principali media[19]). Neppure RGS con la stessa evidenza della Riforma Fornero nei suoi commenti delle stime[20] o la Corte dei Conti nei suoi ponderosi rapporti o il CIV dell’INPS nei suoi Rendiconti sociali[21] o l’INPS nei suoi Osservatori sulle pensioni.[21] Neppure Lei. Nemmeno perfino la CGIL,[22] che fu l’unico sindacato che vi si oppose. Tutto ciò succede, a mio parere, per la ragione che, a causa soprattutto della potentissima DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra, di famosi esperti previdenziali che hanno decretato una sorta di damnatio memoriae,[23] dell’Ufficio parlamentare di Bilancio,[23] di Eurostat,[23] di Wikipedia,[23] dei Sindacati, ecc., dei media dal 2013, dimentichi di ciò che scrivevano appena un anno prima sugli effetti rilevanti della Riforma Sacconi,[23] e, non ultimi, del Sen. Sacconi e della Prof. Fornero[24] con la loro prolungata reticenza, la Riforma Sacconi è obliterata semplicemente chiamandola Fornero.

Spero di esserLe stato utile e che avrà la cortesia di rispondere a me ed agli altri destinatari, tra i quali sono inclusi il Sen. Sacconi e la Prof. Fornero, oltre ai principali Sindacati e Media, in particolare al Segretariato Generale del Presidente della Repubblica.

Distinti saluti,

V.


PS: Inoltrerò questa lettera ad altri destinatari e la pubblicherò assieme alla Sua eventuale risposta nel mio blog. Allego questa lettera in formato docx. Ho traslato tutto il mio lavoro saltuario quasi decennale di studioso dilettante delle pensioni nel saggio “LE MENZOGNE SULLE RIFORME DELLE PENSIONI SACCONI E FORNERO”.



[1] Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita

[2] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

[3] Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

[4] DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, comma 13.

[5] Riforma Sacconi, DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis, così come modificato, per quanto riguarda la decorrenza, dalla L. 111/2011, art. 18, comma 4[2].

[6] Riforma Sacconi, DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 12-ter.

[7] Replica alla risposta del Quirinale sulle errate interpretazioni della Ragioneria Generale dello Stato di norme pensionistiche

[8] Il comma 5 prevede, con riferimento esclusivamente ai soggetti che a decorrere dal 1° gennaio 2012 maturino i requisiti per il pensionamento di vecchiaia ordinario e anticipato (di cui ai commi da 6 ad 11 dell’articolo in esame), la non applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 12, commi 1 e 2 del D.L. 78/2010, e delle disposizioni di cui all’articolo 1, comma 21, primo periodo, del D.L. 138/2011, recanti, rispettivamente, disposizioni in materia di decorrenze per la generalità dei lavoratori e per il personale del comparto scuola (c.d. finestre).

Al riguardo, la relazione tecnica sottolinea che in conseguenza alla soppressione del richiamato regime i livelli dei requisiti di accesso sono stati rideterminati ”al fine di inglobare il posticipo originariamente implicito nel rinvio della decorrenza del trattamento”.

[9] «Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche.» (Elsa Fornero, «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», posizione nel Kindle 3134).

[10] «È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012.»

[11] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, più modifiche e integrazioni con DL 98/2011, L. 111/2011 e DL 138/2011, L. 148/2011.

[12] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 1.

[13] DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 2.

[14] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter.

[15] L. 335/1995.

[16] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017

[17] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

[18] Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane

[19] Lettera n. 2 a Le Monde su un articolo di Jerome Gautheret con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

[20] «Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL [1.000 mld, ndr], cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011). Quest’ultimo intervento, in particolare, fornisce un contributo rilevante alla sostenibilità del sistema pensionistico, realizzando una riduzione della spesa in rapporto al PIL che si protrae per circa 30 anni, a partire dal 2012. L’effetto di contenimento, che include anche le misure di deindicizzazione delle pensioni nel breve periodo, è inizialmente crescente passando da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020. Successivamente, esso decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045. Nell’ultimo quindicennio del periodo di previsione, la riduzione del numero di pensioni, conseguente all’elevamento dei requisiti di accesso al pensionamento, risulta sostanzialmente compensato, in termini di spesa pensionistica, dai più elevati importi medi. L’effetto di contenimento del rapporto spesa/PIL, cumulato al 2060, assomma a circa 21 punti percentuali [350 mld, ndr].»

[21] Lettera al CIV dell’INPS: Osservazioni critiche su alcune carenze del Rendiconto sociale INPS 2017

[22] Lettera alla Segretaria generale Susanna Camusso sulle sue notizie false sulle pensioni

Lettera n. 7 a Maurizio Landini sulle sue false notizie sulla riforma Fornero

[23] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[24] Lettera n. 2 alla Professoressa Elsa Fornero sulla disinformazione mondiale sulla riforma Fornero



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Destinatari:




segrag.slp@cisl.itpierangelo.raineri@fistcisl.itrosetta.raso@fistcisl.itmattia.pirulli@fistcisl.itfederazione_fit@cisl.itg.dellepiane@cisl.itinfo@firstcisl.itcisl.ricerca@mclink.itinfo@cisluniversita.itfns@cisl.itcislmedici@cisl.itfisascat@fisascat.itconfcommercio@confcommercio.itredazione@confcommercio.itinapa@inapa.itancos@confartigianato.itanap@confartigianato.itcna@cna.itassociazione@acu.itadiconsum@adiconsum.itaduc@aduc.itinfo@adusbef.itmail@cittadinanzattiva.itinfo@codacons.itsegreteria@confconsumatori.itfederconsumatori@federconsumatori.itutenza@legaconsumatori.itinfo@movimentoconsumatori.itinfo@mdc.itinfo@consumatori.itinfo@snals.itestero@snals.itinfo@confsal.itconfes@confesercenti.itsegreteriaugl@ugl.itsegreterianazionale@uglchimici.itsegreteria@uglagricoliforestali.itsegreteria@uglagroalimentare.itsegreteria@uglpesca.itsegreteria@anief.netufficiostampa@usb.itsegreteria@cgilcampania.itposta@uilcampania.itd.buonavita@cisl.itcpo.caserta@consulentidellavoro.itinfo@odcecnapolinord.itsegreteria@ordinecdlna.itsegreteria@odcec.napoli.itcdlm@cgilnapoli.it,


03.12.2019

oiv@pec.lavoro.gov.itsegretariatogenerale@pec.lavoro.gov.itsegretariatogenerale.div1@pec.lavoro.gov.itsegretariatogenerale.div2@pec.lavoro.gov.itsegretariatogenerale.div3@pec.lavoro.gov.itsegretariatogenerale.div4@pec.lavoro.gov.itresponsabileprevenzionecorruzione@pec.lavoro.gov.itsegretariatogenerale.ada@pec.lavoro.gov.itdgpersonale@pec.lavoro.gov.itdgpersonale.div1@pec.lavoro.gov.itdgpersonale.div2@pec.lavoro.gov.itdgpersonale.div3@pec.lavoro.gov.itdgpersonale.div4@pec.lavoro.gov.itdgpersonale.div5@pec.lavoro.gov.itdgpersonale.div6@pec.lavoro.gov.itdginnovazione@pec.lavoro.gov.it,  dginnovazione.div1@pec.lavoro.gov.it,  dginnovazione.div2@pec.lavoro.gov.itdginnovazione.div3@pec.lavoro.gov.itdgrapportilavoro@pec.lavoro.gov.itdgrapportilavoro.div1@pec.lavoro.gov.itdgrapportilavoro.div2@pec.lavoro.gov.itdgrapportilavoro.div3@pec.lavoro.gov.itdgrapportilavoro.div4@pec.lavoro.gov.itdgrapportilavoro.div5@pec.lavoro.gov.itdgrapportilavoro.div6@pec.lavoro.gov.itdgammortizzatorisociali@pec.lavoro.gov.itdgammortizzatorisociali.div1@pec.lavoro.gov.itdgammortizzatorisociali.div2@pec.lavoro.gov.itdgammortizzatorisociali.div3@pec.lavoro.gov.itdgammortizzatorisociali.div4@pec.lavoro.gov.itdgammortizzatorisociali.div5@pec.lavoro.gov.itdgprevidenza@pec.lavoro.gov.itdgprevidenza.div1@pec.lavoro.gov.itdgprevidenza.div2@pec.lavoro.gov.itdgprevidenza.div3@pec.lavoro.gov.itdgprevidenza.div4@pec.lavoro.gov.itdgprevidenza.div5@pec.lavoro.gov.itdgprevidenza.div6@pec.lavoro.gov.itdginclusione@pec.lavoro.gov.itdginclusione.div1@pec.lavoro.gov.itdginclusione.divisione2@pec.lavoro.gov.itdginclusione.divisione3@pec.lavoro.gov.itdginclusione.divisione4@pec.lavoro.gov.itdginclusione.divisione5@pec.lavoro.gov.itdginclusione.divisione6@pec.lavoro.gov.itdgimmigrazione@pec.lavoro.gov.itdgimmigrazione.div1@pec.lavoro.gov.itdgimmigrazione.div2@pec.lavoro.gov.itminori.art32@pec.lavoro.gov.itdgimmigrazione.div3@pec.lavoro.gov.itdgterzosettore@pec.lavoro.gov.itdgterzosettore.div1@pec.lavoro.gov.itdgterzosettore.div2@pec.lavoro.gov.itdgterzosettore.div3@pec.lavoro.gov.it,












Lettera al Ministro del Lavoro Giuliano Poletti sulle sue false notizie sulla Riforma delle pensioni Fornero





Pubblico, con un notevole ritardo, la lettera che inviai oltre due anni fa, tramite il sito del Ministero, al Ministro del Lavoro e degli Affari sociali, Giuliano Poletti, dopo aver ascoltato una sua intervista a Repubblica. In essa dimostrò che anch’egli era una delle vittime della DISINFORMAZIONE sulle pensioni, che lo accomuna ad altri 60 milioni di Italiani, inclusi gli esperti, oltre all’estero.



Intervista al ministro Poletti: DISINFORMAZIONE sulle pensioni

v

19/7/2017 11:29


Buongiorno,

Vi trasmetto l’e-mail che ho appena inviato al ministro Poletti, tramite il sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

A: Sig. Ministro Poletti

p.c. Quotidiano “la Repubblica”



A: Sig. Ministro Poletti

p.c. Quotidiano “la Repubblica”


Egr. Sig. Ministro Poletti,

Dopo aver letto l’articolo sulla Sua intervista a Repubblica tv [18.7.2017 http://www.repubblica.it/economia/2017/07/18/news/poletti_videoforum_repubblica_tv-171051913/], constato che neppure Lei, forse fuorviato dalla propaganda e dalla DISINFORMAZIONE berlusconiana-sacconiana-salviniana e dalla stessa millantatrice professoressa Fornero, conosce bene le leggi pensionistiche e sa chi ha fatto che cosa in tema di pensioni.

Per riparare, faccio un riepilogo sintetico di cose che ho già dovuto scrivere, negli ultimi anni, decine di volte, perfino all’INPS (vedi, ad esempio, Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html).


Riforme delle pensioni

Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state 8 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011).


Sacconi, non Fornero

L’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2021 (poi, 2018);

– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero[1] – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, cioè dal 2021 [rectius: 2022, ho in corso – come semplice cittadino informato - un’interlocuzione col Ministero del Lavoro e degli Affari sociali per far correggere l’errata interpretazione della norma della Riforma Fornero, DL 201/2011, art. 24, comma 13, relativa all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita, e della norma della Riforma Sacconi, DL 78/2010, art. 12, comma 12-ter, relativa allesclusione dal suo calcolo delle diminuzioni della speranza di vita, nel decreto direttoriale emanato dal Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con la Direttrice Generale Previdenza], in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 – notizia recente - già nel 2019.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già 18 anni di contributi, quindi nel 2012 TUTTI relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni (ivi le prove documentali)


“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” (Goebbels).

Come è potuto succedere un caso così eclatante di DISINFORMAZIONE sulle pensioni, analogo a quelli coevi sul risanamento mastodontico iniquo e recessivo dei conti pubblici nella scorsa legislatura, che secondo (quasi) tutti sarebbe ascrivibile a Monti, quando invece Berlusconi lo ha battuto per 4 a 1 (267 mld cumulati contro 63); o agli obiettivi della BCE, che secondo quasi tutti sarebbe uno soltanto (la stabilità dei prezzi), mentre in effetti sono due, come attesta già chiarissimamente fin dal titolo l’art. 2-Obiettivi dello Statuto BCE? I quasi 60 milioni di Italiani sono stati vittime della vulgata diffusa ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana-leghista e simile; coadiuvata dalla stessa millantatrice professoressa Fornero, la quale, nella sua legge (DL 201/2011, art. 24), anziché limitarsi a modificare ed integrare la legislazione preesistente, ha ripetuto le misure della severissima riforma SACCONI (che da bravo furbacchione fa da anni lo gnorri e anziché denunciare il plagio lo asseconda) - è facile verificarlo confrontando i testi delle due leggi -, e poi l’ha menata per anni, per vantarsi di aver salvato l’Italia dal default, prendendosi masochisticamente insulti e maledizioni, perfino dall’on. Matteo Salvini, il bugiardo finto smemorato che votò assieme al suo partito la riforma Sacconi [rectius: si era dimesso nel 2009 da parlamentare italiano, scegliendo l’incarico di parlamentare europeo].

Gliel’ho anche scritto, alla Prof.ssa Fornero (oltre che al Prof. Monti).

Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive


[1] DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla legge 122 del 30.7.2010, art. 12, comma 12bis:

(( 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.


Mi auguro di esserLe stato utile.

Cordiali saluti

V.




Poletti critica l'austerità della Fornero e promette: "Ape volontaria dai primi di settembre"

Il ministro del Lavoro interviene al videoforum di Repubblica Tv sui meccanismi di innalzamento dell'età per la pensione e sulla situazione dei giovani. "Studiamo un taglio stabile del cuneo contributivo"

18 luglio 2017


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MILANO - "Doveva esserci più gradualità" nel modificare i criteri di accesso alla pensione. La riforma Fornero che "ha innalzato seccamente, di 5 anni, l'età del pensionamento" e legato le prossime età del ritiro dal lavoro alla speranza di vita finisce nel mirino del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, durante il videoforum di Repubblica Tv condotto da Massimo Giannini. Un intervento per rispondere alle domande dei lettori sui temi più caldi del momento per il sistema di welfare e previdenziale italiano: aumento dell'età per il ritiro dal lavoro, pensioni e disoccupazione dei giovani, lotta alla povertà. Poletti ha ricordato che ai tempi della crisi dello spread l'Italia doveva dare un segnale all'Europa sull'equlibrio di bilancio, ma per come è stato concepito il sistema previdenziale il risultato è stato di "chiudere la porta ai giovani". "Considero sbagliate" le politiche di austerità della legge Fornero, rivendicando di esser stato "di sinistra in passato e di continuare ad esserlo". Sempre in tema di pensioni, il ministro ha dato una data per avere finalmente a disposizione l'Ape volontario: "I primi giorni di settembre".

Pensioni, Poletti: ''Sbagliata l'austerità, la riforma Fornero andava fatta in maniera diversa''

https://youtu.be/k7Qhwaj6a-4 

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L'intervento del ministro è arrivato proprio all'indomani dell'emergere di un piano del governo per garantire una pensione minima da 650 euro ai giovani, dal 2030, per parare i colpi di un 
sistema che penalizzerà assai i lavoratori instabili, con una storia contributiva molto irregolare e prospettive di carriera limitate. Sul tavolo, negli ultimi giorni, c'è anche il grande capitolo del progressivo innalzamento dell'età pensionabile, legato al progredire della speranza di vita per il meccanismo messo a punto da ultima dalla riforma Fornero. Un automatismo che ora in molti chiedono di ritoccare (soprattutto attraverso la proposta bipartisan Sacconi-Damiano) per tenere conto delle diverse speranze di vita che caratterizzano le zone d'Italia e la tipologia di lavoro svolto: in sintesi, il primo obiettivo è disinnescare l'innalzamento a quota 67 anni per il ritiro dal lavoro - previsto nel 2019 - che avrebbe un costo di 1,2 miliardi.

Poletti: ''Lavoro, allo studio taglio stabile del cuneo contributivo''

DIAMANTI. Nelle parole dei giovani non c'è posto per la speranza

Poletti ha poi difeso il Jobs Act, sciorinando i dati sugli occupati recuperati rispetto al picco della crisi. Ma all'obiezione - suffragata dai numeri più recenti - che a spingere il lavoro siano stati gli sgravi sui nuovi assunti più che la riforma del lavoro e che siano cresciuti invece i licenziamenti, il ministro ha ribattuto che quest'ultima dinamica è stata legata più che altro alle modifiche delle procedure per le dimissioni. "Oggi il mercato del lavoro è migliorato", ha sintetizzato rivendicando di aver "abolito i co.co.pro. e i finti lavoratori autonomi", che ora sono "contratti a tempo determinato o indeterminato: se facessimo un bilancio complessivo di tutte le forme di lavoro, possiamo concludere che oggi è meglio di ieri".

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Finite le vecchie forme di decontribuzione, Poletti ha promesso un "investimento sull'occupazione dei giovani, lavorando su formazione e accompagnamento al lavoro". Servono poi "incentivi ai salari di produttività" per rilanciare la competitività delle imprese. Uno dei target del governo per i giovani è, sul fronte del cuneo fiscale, "abbassarlo perché a un'impresa convenga assumere un giovane ma soprattutto stiamo pensando a come renderlo definitivo, così che il lavoro stabile costi stabilmente meno di quello precario".

Tema sul quale hanno insistito molte domande dei lettori è stato la partenza dell'Ape volontaria, che il ministro del Lavoro ha ricordato essere un tema in mano al Tesoro visto il coinvolgimento di banche e assicurazioni. "Considero che nei primi giorni di settembre potremo usare l'Ape volontaria".

Sulle misure per la povertà Poletti ha sottolineato come il Reddito di inclusione, ancora limitato nei numeri, è importante "perché crea una struttura che si affianca a coloro che hanno bisogno di entrare nel mondo del lavoro perché non sia più dipendente da un reddito di inclusione". Sarà un "lavoro che ha bisogno di tempo: se vogliamo prenderci carico di queste persone, dobbiamo rafforzare i servizi e a questo abbiamo dedicato 300 milioni di euro. Con le risorse che abbiamo per questi anni, facciamo partire la struttura. Poi sarà necessario incrementare le risorse".



**********









Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento alla speranza di vita




La riforma delle pensioni Sacconi, con la L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, ha introdotto l’adeguamento, con cadenza quinquennale, dell’età di pensionamento alla speranza di vita. Poi lo ha modificato sostanzialmente con la Legge 30.7.2010, n.122, art. 12, comma 12-bister, ecc. rendendolo a cadenza triennale. Con la stessa L. 122/2010, art. 12, comma 12-bis, ha attribuito al “Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali”, il compito di emanare un decreto direttoriale almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento e che, come stabilito dal successivo comma ter, “aggiorna con cadenza triennale i requisiti di età e di anzianità contributiva in misura pari all’incremento della predetta speranza di vita accertato dall’ISTAT in relazione al triennio di riferimento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale.”.

I soggetti che materialmente firmano il predetto decreto direttoriale è il Ragioniere Generale dello Stato (MEF), di concerto con la Direzione Generale Previdenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.


Il decreto direttoriale esaminato nella presente lettera è il terzo finora, dopo quelli emanati a decorrere dal 2016 e dal 2019.

Pubblico la lettera che ho inviato in data 18 novembre 2019 al Ragioniere Generale dello Stato, Biagio Mazzotta, e alla Direttrice Generale Previdenza, Concetta Ferrari. 



AL RAGIONIERE GENERALE DELLO STATO E ALLA DIRETTRICE GENERALE PREVIDENZA

P.C. SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PARLAMENTO, GOVERNO, ALTRE ISTITUZIONI, MEF, MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, SINDACATI, UNIVERSITA’, ASSOCIAZIONI, FONDAZIONI, MEDIA



Egr. Ragioniere Generale dello Stato, Egr. Direttrice Generale Previdenza,

Faccio seguito alle mie precedenti e-lettere del 23-02-2018 e del 08-10-2018.

Ricavo dal Vostro Decreto direttoriale del 5 novembre 2019 che avete deciso che

1. A decorrere dal 1° gennaio 2021, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici di cui all'art. 12, commi 12-bis e 12-quater, fermo restando quanto previsto dall'ultimo periodo del predetto comma 12-quater, del decreto-legge 30 luglio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni e integrazioni, non sono ulteriormente incrementati.

e il seguente passo:

Visto l'art. 24, comma 13, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n.201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, che prevede che gli adeguamenti dei requisiti, con cadenza triennale fino al 1° gennaio 2019, siano effettuati con cadenza biennale a partire dall'adeguamento successivo a quello decorrente dalla predetta data;


Mi permetto di ribadire che, a mio parere, si tratta, nel primo caso (A decorrere dal 1° gennaio 2021), di un evidente errore interpretativo della norma e, nel secondo caso (fino al 1° gennaio 2019), di un’evidente fallacia letterale e logica, poiché:

(i) la riforma Sacconi (L. 122/2010, art. 12) prevede che l’adeguamento (da essa già introdotto con la L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2) sia sempre triennale, quindi anche quello dal 1° gennaio 2019 (cfr. la mia prima lettera del 23.02.2018[1]);

[1] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

(ii) non è scritto in nessuna norma delle riforme delle pensioni Sacconi e Fornero il termine del periodo di applicazione dell’adeguamento, ma soltanto la decorrenza, per cui scrivere (con sintassi imperfetta) “con cadenza triennale fino al 1° gennaio 2019” (decorrenza) equivale a confermare (lapsus freudiano?) che esso è triennale (2019-21);

(iii) analizzando la stessa norma citata della riforma Fornero (art. 24, comma 13[2]), è altresì evidente anche dal punto di vista logico, oltre che da un esame letterale della chiarissima norma (si veda la mia lettera n. 1), che l’adeguamento che decorre dal 1° gennaio 2019 sia triennale, perché se la periodicità biennale vale - come Voi scrivete - “a partire dall'adeguamento successivo a quello decorrente dalla predetta data”, vuol necessariamente dire che l’adeguamento precedente (dal 1° gennaio 2019) è triennale;

[2] 13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.[…]

e

(iv) daltra parte, come già rilevato con la mia lettera n. 2 del 8.10.2018,[3] 

[3] Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

tale mia interpretazione è confermata dalla stessa relazione tecnica della L. 214/2011 (che è elaborata o almeno co-elaborata dalla Ragioneria Generale dello Stato), la quale, anche se contiene una palese contraddizione, nella stessa frase definisce - per due volte - triennali gli adeguamenti sia del 2016 che del 2019, come appunto prescrive chiarissimamente il citato comma 13:

L’errata interpretazione viene offerta nella tabella a pag. 42 (l’evidenziazione in colore giallo dell’anno 2021 è nell’originale), la quale fa scattare l’adeguamento biennale dal 2019, che determina lo scatto a decorrere dal 2021 anziché dal 2022.

Per contro, la stessa relazione tecnica, contraddicendo quanto riportato dalla sua tabella a pag. 42, attesta nel commento (presumibilmente l’estensore è persona diversa da chi ha elaborato la tabella e probabilmente di grado gerarchico superiore) che l’adeguamento dell’età di pensionamento e del coefficiente di trasformazione del 2019 è triennale, e lo attesta sia a pag. 38, riproducendo fedelmente e correttamente la norma di legge (art. 24, comma 13):

- il passaggio da una periodicità triennale ad una biennale sia dell’adeguamento dei requisiti agli incrementi della speranza di vita sia dell’aggiornamento dei coefficienti di trasformazione con riferimento agli adeguamenti e agli aggiornamenti aventi decorrenza successiva a quelli decorrenti dal 1° gennaio 2019;

sia, ancora più esplicitamente, a pag. 49 (dove, di tutta evidenza, manca nel periodo da me riportato un segno di interpunzione dopo le parole “4 mesi”):

per i successivi adeguamenti triennali del 2016 e del 2019 la stima di tali adeguamenti incrementativi triennali è pari a 4 mesi[; ndr] per gli adeguamenti successivi [dal 2022, ndr] opera la nuova periodicità biennale.

Come ho già rilevato nella lettera n. 2, anche il Servizio Studi della Camera dei Deputati (nel suo dossier della legge 214/2011) si limita a ripetere la chiarissima norma:

Il successivo comma 13 stabilisce la cadenza biennale dell’aggiornamento degli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019, secondo le modalità previste dall'articolo 12 del D.L. 78/2010.

Per esigenze di coordinamento legislativo, inoltre, dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del richiamato D.L. 78/2010, devono riferirsi al biennio.

Ad abudantiam, sottolineo, per analogia, il commento del Servizio Studi circa la decisione della riforma Sacconi di eliminare la periodicità biennale previsto in precedenza dalla medesima riforma per gli adeguamenti successivi al primo (cioè dal secondo in poi), analogo al “successivi a quello effettuato con decorrenza dal 1° gennaio 2019”, recato dal predetto comma 13:

Infine, attraverso l’abrogazione dell’ultimo periodo del comma 12-ter, è stata eliminata la previsione che il secondo adeguamento fosse calcolato su base biennale, in relazione a ciò tutti gli adeguamenti successivi al primo hanno pertanto cadenza triennale.

Vale la pena, infine, di evidenziare che il Segretariato Generale del Presidente della Repubblica, destinatario per conoscenza di entrambe le mie lettere (come già rilevato, l’errata interpretazione è contenuta anche in varie leggi promulgate dal Presidente della Repubblica, tra cui le leggi di Bilancio 2017 e 2018) ha condiviso la mia interpretazione, suffragata dal commento della relazione tecnica della L. 214/2011, e in data 5 marzo 2019 mi ha inviato una lettera di risposta, con la quale mi ha informato che ha trasformato la mia lettera in un esposto e l’ha trasmessa al Ministero del Lavoro e Politiche sociali: «questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza».

Gli ho dovuto, però, riscrivere. Nella mia replica, ho osservato che l’esposto dovesse essere inviato soprattutto al Ragioniere Generale dello Stato.[4] Ignoro se il Ministero del Lavoro abbia dato seguito alla lettera del Quirinale, ma parrebbe di no.

[4] Replica alla risposta del Quirinale sulle errate interpretazioni della Ragioneria Generale dello Stato di norme pensionistiche

Purtroppo, per motivi imperscrutabili, è prevalsa incredibilmente l’evidentissima interpretazione erronea dell’estensore della tabella, fatta propria da tutti, incluso il Parlamento.

Conclusione. Se la mia interpretazione è corretta - e a me pare che lo sia al di là di ogni ragionevole dubbio – l’anno 2021 è già coperto dal Vostro precedente decreto direttoriale che, a decorrere dal 1° gennaio 2019, ha aumentato l’età di pensionamento di cinque mesi portandola a 67 anni per tutti, che deve valere per il triennio 2019-21, e l’età di pensionamento non è ulteriormente incrementata per il biennio 2022-2(salvo che non si decida di rifare il calcolo l’anno venturo).

Distinti saluti,

V.


PS: E’ sconsolante constatare che un problema burocratico così semplice non si riesce a risolvere neppure scomodando il Presidente della Repubblica. E’ proprio vero che la burocrazia italiana è la peggiore dell’Europa occidentale.


I media, come al solito (qui l’ANSA, qui Il Corriere della Sera, qui la Repubblica, qui La Stampa, qui Il Messaggero, qui Il Fatto Quotidiano, qui Il Sole 24 Ore , qui Il Giornale, qui  Il Secolo XIXecc., tutti destinatari delle mie due lettere citate e di un centinaio di altre sulle enormi BUFALE concernenti le riforme delle pensioni Sacconi e Fornero e su altre due enormi BUFALE  - provate per tabulas - riguardanti, rispettivamente, i Governi Berlusconi e Monti e gli obiettivi statutari della BCE,  alimentate da tutti i media e divenute ormai mondiali), diffondono la falsa notizia in discorso. Che in effetti è una notizia falsa, considerato che il Ragioniere Generale dello Stato potrebbe accampare la scusante che è nuovo, ma la Direttrice Generale Previdenza è la medesima dell’anno scorso.



Post collegati:


Lettera al Ragioniere Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche


Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche



*****


Destinatari:


Lettera n. 3 al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza sulla loro errata interpretazione della norma che adegua l’età di pensionamento all’aspettativa di vita

lunedì 18 novembre 2019 - 12:20


Da:

v

A:


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