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Lettera a Itinerari Previdenziali sulle notizie false del suo presidente Alberto Brambilla




Fake news sulle pensioni.

9/1/2020 17:09


Buona sera,


Io ho scritto un saggio sulle pensioni. Il dott. Alberto Brambilla continua a sostenere (v., da ultimo, il Corriere della Sera di oggi   https://www.corriere.it/economia/pensioni/cards/pensioni-giovani-via-lavoro-71-anni-tre-proposte-cambiare-quota-100/correggere-problemi-creati-riforma-montifornero_principale.shtml) che l’età di pensionamento a 67 anni l’ha decisa la Riforma Fornero. A mio avviso, è un’evidente fake news alias notizia falsa alias bufala, dovuta o a errore o a malafede. Gliel’ho già scritto più volte, da ultimo con lettera pec del 28.12.2019, 22:02 (

https://vincesko.blogspot.com/2020/01/lettera-n-3-al-dott-alberto-brambilla.html), inviata a: a.brambilla@itinerariprevidenziali.it michaela.camilleri@itinerariprevidenziali.it e p.c. a numerosi destinatari, incluso in primo luogo il Quirinale, col quale ho avuto, come extrema ratio, un’interlocuzione sul tema delle pensioni, in relazione all’errata interpretazione da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza della norma sull’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita.


Non le legge, le lettere a lui indirizzate? Allora, gli può chiedere, per favore, da parte mia, quale sarebbe la norma della Riforma Fornero che secondo lui avrebbe allungato l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni? Attendo fiducioso.


Grazie e cordiali saluti,


V.


PS: La informo che riporterò questa email e l’eventuale risposta nel mio blog.



Post collegato:

Lettera n. 3 al Dott. Alberto Brambilla sulle sue notizie false sulle pensioni



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Lettera n. 3 al Dott. Alberto Brambilla sulle sue notizie false sulle pensioni




Pubblico la terza lettera che ho inviato cinque giorni fa ad Alberto Brambilla, esperto di pensioni e presidente di Itinerari previdenziali, sulle sue notizie false sulle pensioni. Ho posposto l’aggettivo “false” al sostantivo “pensioni”, come faccio quando la falsità è intenzionale. Ad oggi, come per le due precedenti lettere, non ho ricevuto nessuna risposta.



Lettera n. 3 al Dott. Alberto Brambilla sulle sue notizie false sulle pensioni.


sabato 28 dicembre 2019 - 22:02



AL C.A. DEL DOTT. ALBERTO BRAMBILLA E DELLA DOTT.SSA MICHAELA CAMILLERI

CC PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, PROF.SSA ELSA FORNERO, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO, RGS, DIR. GEN. PREVIDENZA, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI


Egr. Dott. Alberto Brambilla,

Le scrivo per la terza volta per rappresentarLe, sorpreso ed anche un poco irritato, che neppure questa volta, nel Suo articolo Pensioni 2020, inizia il regno del contributivo.Così i giovani lavoreranno fino a 71 anni, pubblicato sul Corriere della Sera di ieri 27.12.2019, Lei è riuscito a nominare, neanche per sbaglio, la severa Riforma delle pensioni SACCONI. Commettendo una bugia di omissione, anzi peggio: poiché è un esperto, citando soltanto la Riforma Fornero, Lei falsifica l’informazione, deforma la verità, inganna chi legge. Anche Lei, purtroppo, fa parte di quel  gruppo di esperti previdenziali che, colpevolmente, alimenta la BUFALA, ormai mondiale, sulla Riforma delle pensioni Fornero, cui fa da pendant la damnatio memoriae della ben più severa Riforma delle pensioni SACCONI. Eppure dovrebbe conoscerla, visto che, dal Suo curriculum, risulta, tra l’altro, che Lei era Presidente del “Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale” presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del governo Berlusconi, dal luglio 2008 al giugno 2012, quando essa fu approvata nel 2010 (e modificata e integrata nel 2011). O forse proprio per questo la “dimentica”?


1) Pensione di vecchiaia[1]

Ad esempio quando ha scritto: “pur avendo un’età legale per l’accesso alla pensione di vecchiaia pari a 67 anni”.

La pensione di vecchiaia – come Lei sa - è uno dei due modi ordinari di pensionamento, anzi è quello “ordinario” in senso stretto. Essa è stata portata a 67 anni, per tutti, dalla Riforma SACCONIbenchmark in UE, vale a dire prima della Germania (2029), che l’ha ridotta nel 2014 a 63 anni in caso di 45 anni di anzianità contributiva, e molto prima della Francia, dove è a 62 anni e la riforma delle pensioni la si sta faticosamente approvando soltanto ora:

(i) per gli uomini, i quali non sono stati toccati dalla riforma Fornero;

(ii) per le dipendenti pubbliche, di 7 (sette) anni, quasi senza gradualità, le quali non sono state toccate dalla riforma Fornero; e

(iii) per le donne del settore privato, per le quali la riforma Fornero ha soltanto accelerato l’allineamento a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) da 60 anni (2010) a 65 anni entro il 2018, ma l’aumento da 65 a 67 è dovuto per 4 mesi alla Riforma Damiano (“finestra”, L. 247/2007) e per 1 anno (adeguamento all’aspettativa di vita) e 8 mesi (“finestra”) alla Riforma SACCONI.


2) Pensione anticipata (ex anzianità)[2]

Osservo che ai “42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne” della pensione anticipata, va aggiunta la ripristinata “finestra”, nel 2018, di 3 mesi.

Aggiungo che, dei 42 anni e 10 mesi per gli uomini (rispetto ai 40 del 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma SACCONI (tranne 4 mesi alla Riforma Damiano) e 1 anno e 7 mesi alla Riforma Fornero (55,9%).

Dei 41 anni e 10 mesi per le donne (rispetto ai 40 del 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma SACCONI (tranne 4 mesi alla Riforma Damiano) e 7 mesi alla Riforma Fornero (31,8%).

Va anche considerato che, per gli autonomi (maschi e femmine), la Riforma SACCONI ha aumentato l’età di pensione di vecchiaia e anticipata (tramite la “finestra”) di ulteriori 6 mesi, poi aboliti dalla Riforma Fornero.


3) Quote

gli anni medi di anticipo rispetto ai requisiti di legge ci dicono che siamo più vicini a Quota 103 che a Quota 100”.

D’accordo. Ma, per completezza, rilevo che, prima della Riforma Fornero (che ha abolito le “quote” ed è entrata in vigore dal 1° gennaio 2012), la “quota” era 97 nel 2012 e sarebbe aumentata di un anno, quindi a 98 anni, nel 2013, ma poiché era anche agganciata dalla Riforma Sacconi all’aspettativa di vita, il cui primo scatto, nel 2013, è stato di 3 mesi (limite massimo stabilito dalla riforma Sacconi, DL 78/2010, art. 12, comma 12-ter), sarebbe aumentata a 98 anni e 3 mesi nel 2013.

Se non ci fosse stata la Riforma Fornero, nel 2019, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita, deciso dalla Riforma Sacconi, la «quota» sarebbe aumentata di (3+4+5) 12 mesi, quindi si sarebbe arrivati a quota 99, cioè un anno meno della mirabolante «quota 100» salvinian-dimaiana.

E a quota 99 si sarebbe arrivati con un’età anagrafica tra i 62 e i 63 anni.

4) “Una riforma [Fornero] fin troppo rigida soprattutto per i più giovani, i cosiddetti contributivi puri; per loro, l’accesso alla pensione è previsto a 64 anni solo a patto di aver maturato un assegno pari a 2,8 il minimo”.

Va distinto: (i) il contributivo puro è stato deciso dalla Riforma Dini (L. 335/1995); e (ii) il relativo coefficiente 2,8 dalla Riforma Fornero.


5) Risparmio di spesa[3]

Infine, evidenzio che, del risparmio di spesa di 1.000 miliardi dalle riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), stimato dalla Ragioneria Generale dello Stato al 2060, meno di 1/3 è attribuito alla Riforma Fornero; la grandissima parte dei 2/3, di fatto, alla Riforma Sacconi.[3] Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo introdotto dalla riforma Fornero fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa all’anno (su una quindicina di miliardi annui), che poi si riducono in breve fino a sparire.

Ecco, questo è il dato forse più clamoroso, poiché la vulgata, alimentata dagli esperti, è che la riforma Fornero abbia sostituito il metodo contributivo al retributivo per tutti, mentre in realtà ha solo esteso, pro rata dall’1.01.2012, il metodo contributivo, introdotto dalla riforma Dini nel 1995, a coloro che ne erano esclusi, vale a dire coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di anzianità contributiva, quindi relativamente anziani e presumibilmente in massima parte oggi già pensionati. Come conferma RGS, ma già nella relazione tecnica del 2011 (pag. 48): «buona parte dei lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 hanno già acceduto al pensionamento;».

Conclusione.

Francamente, io che contrasto da nove anni queste BUFALE gigantesche, ormai diventate mondiali, sulle manovre finanziarie correttive della XVI legislatura e sulle pensioni, che hanno fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti e i docenti universitari, trovo che sia surreale e degno di studio, sotto i profili della comunicazione (riferito in particolare ai media) e psicologico, questa pervicacia Sua e di altri pochi esperti, inclusi la professoressa Elsa Fornero, l’ex senatore Maurizio Sacconi e l’ex deputato Cesare Damiano, oltre che dei media, e nell’indifferenza dei parlamentari, tutti destinatari da anni delle mie numerose lettere “circolari”, media che dal 2013 diffondono pari pari le notizie false proprie o di altri sulle pensioni (incluso il Corriere, che forse dovrebbe affidarsi maggiormente ad Enrico Marro, piuttosto che a esperti di previdenza complementare, cfr., da ultimo, la mia precedente lettera del 12.11.2019), di alimentare la BUFALA, ormai diventata mondiale per colpe “endogene”, sulla Riforma delle pensioni Fornero, alla quale viene attribuito scandalosamente anche ciò che ha deciso la severa Riforma delle pensioni SACCONI. Invece di fare – aggiungo speranzoso -  corretta divulgazione e di cooperare a far correggere, come sto provando ad ottenere io, semplice cittadino informato, da solo (ma, per fortuna, ora con l’appoggio del Quirinale!, l’unico che mi abbia risposto finora), le evidentissime errate interpretazioni del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza delle norme pensionistiche Sacconi e Fornero relative all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita, che impatteranno negativamente su milioni di pensionandi, scrivendo anche alla Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo (la cui segreteria è inaccessibile telefonicamente ad un semplice cittadino come me),[4] lettere che peraltro ho già trasmesse per conoscenza anche a Lei.

Distinti saluti,

V.


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Note

[1] Pensionamento di vecchiaia

Riforma Sacconi: da 65 a 66 anni dall’1.1.2011 per i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi (tramite la cosiddetta “finestra” di erogazione, di 12 mesi o di 18 mesi, DL 78/2010, art. 12, commi 1 e 2, DL 98/2011, art. 18, comma 22-ter, DL 138/2011, art. 1, comma 21); da 60 a 65 anni + “finestra” di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti pubbliche (DL 78/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies); e a 67 anni dall’1.1.2019 per tutti (grazie all’aggancio alla speranza di vita, DL 78/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato dal DL 78/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato dal DL 98/2011, art. 18, comma 4).

Riforma Fornero: accelerazione da 60 a 65 anni dell’allineamento delle donne del settore privato a tutti gli altri già regolati da Sacconi, gradualmente entro il 2018; riduzione di 6 mesi per gli autonomi, allineandoli a tutti gli altri.

[2] Pensionamento anticipato

Riforma Sacconi: 41 anni dall’1.1.2011 (DL 78/2010, L. 122, art. 12, comma 2), + 1 mese dall’1.1.2012, + 1 mese dall’1.1.2013, + 1 mese (41 anni e 3 mesi) dall’1.1.2014 (DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter); quindi, in forza della Riforma Sacconi, si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.

Riforma Fornero: aumento di un anno, da 41 anni e 3 mesi (già statuiti dalla riforma Sacconi, anche se dal nuovo testo l’aumento di 1 anno e 3 mesi rispetto al 2010 sembra deciso dalla Riforma Fornero) a 42 anni e 3 mesi, limitatamente agli uomini (DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, comma 10), + 7 mesi di adeguamento alla speranza di vita (L. 214/2011, art. 24, comma 12), che porta l’età a 42 anni e 10 mesi; un anno in meno per le donne.

Riduzione di 6 mesi per gli autonomi, allineandoli a tutti gli altri.

Ora 43 anni e 1 mese per gli uomini, un anno in meno per le donne, anziché 43 anni e 3 mesi previsto per gli uomini o 42 anni e 3 mesi per le donne, grazie all’ultima modifica legislativa del 2018, che ha sterilizzato l’adeguamento di 5 mesi alla speranza di vita, ma reintrodotto una “finestra” di 3 mesi, che è il solito trucco per indorare la pillola ai supposti cittadini allocchi.

[3] Risparmio dalle pensioni dal 2004

In sintesi, dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell’errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo ultimo libro), soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo Lei a chi vanno ascritti i residui 700 mld? Dei quali nessuno, neppure Lei, parla.

[4] Finora, non ho ricevuto alcuna risposta dalla ministra, né potuto sapere se il problema da me sollevato è al suo esame (esame - si badi bene - che è stato chiesto dal Quirinale nel marzo scorso al precedente ministro Di Maio, ma il recente decreto direttoriale del 5.11.2019 ha reiterato l’errata interpretazione della norma Fornero, di cui al comma 13 dell’art. 24 della L. 214/2011). Invece, dopo varie telefonate, ho in corso un’interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza, che ha ritenuto che le mie osservazioni non sono infondate e mi ha preannunciato una risposta.


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Destinatari:

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Lettera n. 2 al Prof. Alberto Brambilla di Itinerari Previdenziali sulle sue notizie monche sulle pensioni




Pubblico la seconda lettera che ho inviato il 20 maggio scorso al professor Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, dopo aver letto un suo articolo sul supplemento economico del Corriere della Sera. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera n. 2 al Prof. Alberto Brambilla di Itinerari Previdenziali sulle sue notizie monche sulle pensioni

Da: v

20/5/2019  15:21


Egr. Prof. Brambilla,

Anche questa volta (v. l’articolo “PENSIONI. Fuga con le deroghe”  sul supplemento Economia del Corriere della Sera) Lei è riuscito nell’impresa di non nominare la severissima riforma delle pensioni SACCONI, come fanno tutti. Neppure quando ha scritto: “La vera anomalia è che, pur rendendosi conto dell’eccessiva rigidità del sistema (o si ha 67 anni di età anagrafica o 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva – un anno in meno per le donne – o non si va in pensione) tre governi (Monti, Letta e Renzi) non hanno avuto il coraggio di rivedere la riforma, limitandosi italianamente a fare deroghe”.

Mi permetto di riosservare (v. mia precedente lettera del 5.04.2018):


1. Allungamento età di pensionamento

- L’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni è frutto in grandissima parte della riforma SACCONI (vedi Appendice):

(i) per gli uomini, i quali non sono stati toccati dalla riforma Fornero;

(ii) per le dipendenti pubbliche, di 7 (sette) anni, quasi senza gradualità, le quali non sono state toccate dalla riforma Fornero; e

(iii) per le donne del settore privato, per le quali la riforma Fornero ha soltanto accelerato l’allineamento a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) da 60 anni (2010) a 65 anni entro il 2018, ma l’aumento da 65 a 67 è dovuto per 4 mesi a Damiano (“finestra”) e per 1 anno (adeguamento automatico all’aspettativa di vita) e 8 mesi (“finestra”) a SACCONI.

- Anche l’aumento dell’età di pensionamento anticipato (da 40 anni nel 2010) è stato deciso in buona parte dalla riforma SACCONI (4 mesi da Damiano), che l’ha aumentata a 41 anni e 3 mesi sia per gli uomini che per le donne (41 anni e 9 mesi per gli autonomi), cioè di un anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi). La riforma Fornero ha deciso il resto, cioè un anno e 7 mesi per gli uomini e 7 mesi per le donne; per contro, ha diminuito l’età di pensionamento degli autonomi (uomini e donne) di 6 mesi, allineandoli a tutti gli altri.

- Vale la pena di aggiungere che anche l’indicizzazione alla speranza di vita è stata decisa da SACCONI per la vecchiaia e le “quote”, poi estesa da Fornero alle pensioni anticipate e resa a cadenza biennale dal 2022 (non dal 2021, come sostiene erroneamente RGS).


2. Salvaguardati

In totale i salvaguardati sono stati 120 mila a fronte di un’ipotesi iniziale di oltre 200 mila lavoratori”.

Dopo otto salvaguardie, come riportato da varie fonti (tra cui i Deputati PD, il cui dossier contiene, però, anch’esso errori gravi di attribuzione delle norme che hanno allungato l’età di pensionamento, e l'On. Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera), i salvaguardati sono stati 153.389, contro una stima iniziale INPS e RGS di 389.200, cioè meno della metà della stima iniziale.

Va aggiunto che la questione esodati fu aggravata dalle precedenti norme Sacconi e ampliata dall’allargamento delle maglie relative ai criteri per essere classificato esodato.

Inoltre, pochissimi sanno che anche la riforma Sacconi ha avuto i suoi esodati, almeno diecimila persone, poiché, con una decisione iniqua e forse incostituzionale del ministro Sacconi, furono scientemente salvaguardate soltanto le prime diecimila, cfr. il DL 78/2010, convertito dalla L. 122/2010, art. 12, comma 6.

Ma a causa presumibilmente della sordina imposta dal potentissimo apparato informativo berlusconiano fecero molto meno rumore e, poi, come la professoressa Fornero ha lamentato recentemente ed esplicitamente alla trasmissione di Radio1-Zapping del 22 giugno 2018, sono stati anch’essi imputati alla riforma Fornero.


3. Risparmi dalle riforme pensionistiche dal 2004

Per chi avesse dei dubbi sul maggiore impatto della riforma SACCONI rispetto alla riforma Fornero, risegnalo che dei 1.000 miliardi di risparmi stimati da RGS al 2060 dalle quattro riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, Damiano, Sacconi e Fornero), soltanto un terzo viene ascritto alla riforma Fornero, cioè 350 miliardi (poi scesi a 280 miliardi dopo i successivi interventi legislativi). Ma, poiché lo “scalone” di Maroni fu abolito da Damiano prima della sua entrata in vigore e le “quote” di Damiano furono abolite da Fornero, ciò significa che l’RGS (al lordo delle errate attribuzioni delle norme, come finalmente lamenta nel suo ultimo libro la stessa professoressa Fornero, la quale però dovrebbe incolpare se stessa per la cattiva e fuorviante formulazione di alcuni commi) ascrive la grandissima parte dei residui 700 miliardi, cioè il doppio di 350 miliardi, alla riforma Sacconi.


Quesito conclusivo. Sulla scorta di quanto esposto in precedenza, non crede che la riforma delle pensioni SACCONI non meriti di subire, come avviene dal 2013 in ambito nazionale e ormai mondiale, questa vera e propria damnatio memoriae a beneficio della meno severa riforma Fornero, citata a sproposito sempre da tutti, inclusi voi esperti di previdenza?


Cordiali saluti,

V.


Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (commi 3 e 10).

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini è salita (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra (se non per la riduzione di 6 mesi per gli autonomi).

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico è salita (da 60 nel 2010) quasi senza gradualità a 65 anni nel 2012, deciso nel 2010 da Sacconi a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni), più “finestra” di 12 mesi, più 12 mesi di adeguamento all'aspettativa di vita, e a 67 anni nel 2019, e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a Sacconi, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da Sacconi) a 65 anni più “finestra”, previsto da Sacconi gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di Sacconi, tranne 4 mesi in media di Damiano.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L’età di pensionamento degli uomini è salita (da 40 anni nel 2010) a 42 anni e 10 mesi e di questi 2 anni e 10 mesi in più 1 anno e 3 mesi (1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno e 7 mesi sono di Fornero. I tre mesi in più sono stati decisi dal DL 98/2011 (L. 111/2011), art. 18, comma 22ter: più 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, più 2 mesi per chi li matura nel 2013, e più 3 mesi per chi li matura nel 2014. Quindi, in forza della riforma Sacconi, si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.

- L'età di pensionamento delle donne è salita (da 40 anni) a 41 anni e 10 mesi, e di questi 1 anno e 10 mesi in più, 1 anno e 3 mesi (o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi), sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 7 mesi sono di Fornero.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma Sacconi) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi (uomini e donne); (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 o 18 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e Sacconi (8 o 14 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da Sacconi; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani e ormai già in pensione.


PS:

Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero


Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche


Lettera al CIV dell’INPS: Osservazioni critiche su alcune carenze del Rendiconto sociale INPS 2017


Lettera a Giovanni Gazzoli di Itinerari Previdenziali su chi ha deciso i 75 anni in pensione


Replica alla risposta del Quirinale sulle errate interpretazioni della Ragioneria Generale dello Stato di norme pensionistiche




Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero




Pubblico la lettera che ho inviato cinque giorni fa al Prof. Alberto Brambilla, esperto di previdenza, docente universitario e presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero. Avevo già avuto qualche dubbio in passato (cfr. larticolo riportato alla nota 6), che si sono dissipati dopo aver letto larticolo riportato sotto. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero

Da: v

5/4/2018 23:41



Egr. Prof. Brambilla,

Ho letto il Suo articolo Agenzie di rating e sovranità nazionale. Mi permetta di osservare che alcune Sue affermazioni non sono aderenti al testo delle norme pensionistiche. Che è un dato che accomuna da sei anni quasi tutti gli Italiani. Ciò mi sorprende ancora di più nel Suo caso, poiché La ho inclusa da alcuni mesi tra i destinatari delle mie lettere circolari: evidentemente, o non gliele hanno passate o le ha tenute in non cale.

Citazione1:

Non credo occorra altro per dimostrare i punti deboli della riforma e, quindi, la necessità di qualche aggiustamento anche perché la cosiddetta riforma Monti/Fornero si può scomporre in 2 parti. La prima recepisce i contenuti delle precedenti riforme incluso quelle dell’ultimo governo Berlusconi: mi riferisco ai due stabilizzatori automatici che garantiscono la sostenibilità del sistema pensionistico, e cioè l’aggancio dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita e la revisione triennale dei coefficienti di trasformazione (i numerini che trasformano i contributi versati in pensione), e che nessuno vuole modificare!

Osservazioni:

1. Talvolta, più che recepire, per la L. 214/2011, art. 24 si può parlare di plagio, di appropriazione indebita, vedi, ad esempio, l’aumento formale di un anno dell’età di pensionamento sia di vecchiaia che di anzianità (o anticipata), però compensato dall'abolizione della “finestra”.

2. Tant’è vero che ha ingannato tutti, proprio tutti (cfr. http://vincesko.ilcannocchiale.it oppure http://vincesko.ilcannocchiale.it: soltanto negli ultimi quattro mesi, ho scritto ad oltre 40 destinatari, tra cui l’ISTAT,[1] l’OCSE,[2] il Ragioniere Generale dello Stato,[3] Le Monde[4] e l’FMI[5]), anche noti esperti, almeno apparentemente, oltre a tutti i media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012 sugli effetti della riforma SACCONI.[6]

3. Una legge in vigore non necessita di recepimento o, come afferma Giuliano Cazzola,[6] di conferma.

4. L’adeguamento automatico all’aspettativa di vita è stato introdotto dalla riforma SACCONI (L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, norma che viene ogni volta richiamata nella L. 214/2011).


Citazione2:

La seconda è quella che, con nuove norme, ha  irrigidito il sistema: 1) l’innalzamento dell’età pensionabile che arriva addirittura a circa 6 anni (fatto mai accaduto nella lunga storia di riforme) e che ha falsato il meccanismo dell’aggancio all’aspettativa di vita portando avanti di colpo le lancette anche di 6 anni; 2) l’eliminazione della pensione di anzianità o vecchiaia anticipata con l’abolizione del requisito di 40 anni di anzianità contributiva; 3lindicizzazione dell'anzianità contributiva alla speranza di vita. Incremento di età e anzianità contributiva hanno di fatto ingessato il sistema e, per accedere alla pensione, servono 66 anni e 7 mesi di età (67 anni dal 2019) oppure un'anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi (43 anni e 2 mesi dal 2019) per i maschi e un anno in meno per le femmine, con enormi ripercussioni negative per i cosiddetti precoci, cioè quelli che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni di età. Di questo passo, tra pochi anni, occorrerà avere 45 anni di anzianità contributiva, requisito che non è richiesto da nessun sistema pensionistico Ocse, come del resto i 67 anni di età.

Osservazioni:

1. L’allungamento dell’età di pensionamento è frutto in grandissima parte della riforma SACCONI (vedi Appendice).

2. In particolare, per quanto riguarda il pensionamento di vecchiaia: (i) per le dipendenti pubbliche, l’allungamento al 2019 ammonta a 7 (sette) anni, di cui i primi sei di botto, senza gradualità; (ii) gli uomini non sono stati toccati dalla riforma Fornero; e (iii) che ha soltanto accelerato l’allineamento a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) delle donne del settore privato (dipendenti e autonome) a 65 anni, ma l’aumento da 65 a 67 è dovuto per 4 mesi a Damiano (“finestra”) e per 1 anno (adeguamento automatico) e 8 mesi (“finestra”) a SACCONI.

3. “l’abolizione del requisito di 40 anni di anzianità contributiva” è stato deciso dalla riforma SACCONI nel 2010, che l’ha aumentato a 41 anni.

4. “L’indicizzazione dell’anzianità contributiva alla speranza di vita” non è stata decisa da Fornero ma da SACCONI [rectius: da Sacconi per la vecchiaia e le “quote”; da Fornero per le pensioni anticipate].

5. Dei 43 anni e 3 mesi per gli uomini nel 2019, solo 1 anno (da 41 a 42) è dovuto a Fornero [rectius: 2 anni (1 anno e 3 mesi relativamente ai dipendenti o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomindr*].

6. Dei 42 anni e 3 mesi per le donne nel 2019, nulla è ascrivibile a Fornero [rectius: 1 anno*], ma a SACCONI [rectius: 1 anno e 3 mesi], tranne 4 mesi a Damiano.

[* Sono stato ingannato per alcuni anni (i) dalla prima lettera di chiarimenti del Governo all'UE (26 ottobre 2011), che, oltre al grave errore dei 67 anni per tutti entro il 2026 in luogo del 2021 (il 2026 valeva soltanto per le lavoratrici private), non esclude le pensioni di anzianità dall’adeguamento all’aspettativa di vita, e poi (ii) dall'uso di testi della legge 122/2010 o di Normattiva, che aggiornano i testi delle leggi, per cui ho attribuito erroneamente a Sacconi l'applicazione dell'adeguamento alla speranza di vita, oltre che alle pensioni di vecchiaia e alle cosiddette “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva), poi abolite da Fornero, anche alle pensioni anticipate, ex anzianità (che prescindono dall’età anagrafica), estensione che invece è stata decisa da Fornero, ndr]. 

7. La riforma Fornero ha soltanto modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, a decorrere dal 2022 (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”, L. 214/2011, art. 24, comma 13) quindi fino al 2021 non incide per nulla, anche se il Ragioniere Generale dello Stato – che deve emanare il decreto direttoriale - fa partire erroneamente l’adeguamento biennale dal 2019 e quindi nel 2021.[3]


Citazione3:

Non ci sembra che si chieda la luna se si vuole un minimo di flessibilità in uscita, peraltro con proposte che hanno costi contenuti. Quanto all’incidenza della spesa pensionistica sul Pil pari al 16%, rileviamo che Istat inserisce nella spesa per pensioni una quota importante della spesa assistenziale: in realtà, la spesa IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti) è sotto il 14%, quindi nella media Ue; purtroppo, a volte, riusciamo anche a farci male da soli. Non ci pare invece di aver sentito lamentele da parte delle società di rating (e neppure dalla stampa internazionale e nostrana) sull'eccesso di spesa assistenziale (100 miliardi contro i 150 netti delle pensioni) incrementati in questi ultimi 5 anni con social card, quattordicesime mensilità, reddito di inserimento (Rei) e così via, né per l’aumento del debito pubblico che, alla faccia della sbandierata austerità, in questi ultimi 5 anni è aumentato di 228 miliardi nonostante, grazie alla BCE, si siano risparmiati 49,5 miliardi di spesa per interessi sul debito.

Osservazioni:

1. Nella spesa pensionistica ci sono varie voci spurie:[7]

(i)    TFR (1-1,5% del Pil), che è salario differito[8] e può essere riscosso decenni prima del pensionamento;

(ii) un 10% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica (1,5% circa del Pil);

(iii)  un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di quasi 50 mld di imposte, che per lo Stato è una mera partita di giro: gli assegni pensionistici sono erogati al netto);[9]

(iv) un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

(v) infine, ad essere esaustivi, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali (= minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

2. Al netto dei circa 90 miliardi delle voci spurie, il rapporto spesa pensionistica/Pil cala al 12%.

3. Occorrerebbe prendere atto che le società di rating, la stampa e quasi tutti non conoscono bene o affatto né le norme pensionistiche, né la corretta classificazione, né i dati disaggregati della spesa pensionistica.

4. Stante un deficit, coperto a debito, è inevitabile ci sia un aumento del debito pubblico, anche se inferiore al passato, proprio per il calo degli interessi passivi - unica determinante dell’aumento del debito pubblico -, grazie alla politica finanziaria finalmente espansiva della BCE, a partire dal 2015.

Spero di esserLe stato utile e che voglia contribuire a fare chiarezza sugli autori delle norme pensionistiche.

Cordiali saluti

V.


_______________________________


Note:

[1] Lettera all’ISTAT di richiesta di informazione sulla fonte di dati pensionistici errati

[2] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

[3] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

[4] Lettera n. 2 a Le Monde su un articolo di Jerome Gautheret con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

[5] Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane

NB: Vi sono incluse alcune considerazioni sul risparmio nel lungo periodo dalle riforme delle pensioni SACCONI e Fornero.

[6] I sette noti esperti sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[7] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko  -  27 October 2017

[8] TFR Eurostat, l’OCSE e l’FMI considerano il TFR spesa pensionistica (!).

Mentre tale non è la pensione, almeno secondo una parte della giurisprudenza italiana – si veda la sentenza della Corte dei Conti 951/2012 http://it.wikipedia.org/wiki/Pensione - e , soprattutto, la Corte di Giustizia Europea - si veda la sentenza nel caso della BCE “Il Tribunale dell’UE ha osservato che i diritti pensionistici non rientrano nel concetto di “retribuzione” come inteso nella Direttiva 91/533/CEE96 e non costituiscono pertanto un elemento intangibile del contratto di lavoro; la BCE può quindi riformare lo schema pensionistico senza il consenso del personale”. (pag. 96) Rapporto annuale BCE sul 2016 http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/rapporto-bce/2016-bce/index.html -.


[9] L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1° gennaio 2017 e liquidate nel 2016. Al 1° gennaio 2017 le pensioni erogate dall’INPS, con esclusione di quelle a carico delle Gestioni Dipendenti Pubblici ed ex-ENPALS, sono 18.029.590. Di queste, 14.114.464 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.915.126, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale. Nel 2016 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali).


***

Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE (somma di età anagrafica e anzianità contributiva): abolite dalla riforma Fornero. Va notato, per inciso, che, se non ci fosse stata la riforma Fornero, la “quota”, nel 2019, sarebbe stata di 99, soltanto un anno in meno delle richieste formulate in campagna elettorale dai due partiti M5S e Lega Nord.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e solo 1 anno di Fornero [rectius1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi].

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra [rectius: 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero].

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.


*** 

Destinatari:


05/4/2018 23:41

(n. 50)


05/4/2018 23:45

(n. 49)


05/4/2018 23:46

(n. 50)


05/4/2018 23:47

(n. 47)


05/04/2018  23:49 

(n. 50)



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