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Silvio Berlusconi senatore a vita, ipotesi semplicemente oscena

 
Luigi Zanda su Silvio Berlusconi: "Ineleggibile e mai senatore a vita". E a Roberto Formigoni: "Lasci presidenza commissione"
L'Huffington Post  |  Pubblicato: 16/05/2013 10:54 CEST  |  Aggiornato: 16/05/2013 10:54
http://www.huffingtonpost.it/2013/05/16/luigi-zanda-su-silvio-berlusconi-ineleggibile-e-mai-senatore-a-vita_n_3284513.html?utm_hp_ref=italy
 
L’ipotesi di concedere la nomina di senatore a vita a Silvio Berlusconi è semplicemente oscena, poiché contraddice sia la prassi, sia soprattutto la stessa lettera della norma, che prevede venga concessa a chi “ha illustrato la Patria per altissimi meriti”, [*] e mi sembra che non sia il caso di SB, che, anzi, semmai l’ha 'illustrata' alla rovescia, in negativo.
Naturalmente, una tale pretesa si spiega soltanto alla luce della struttura psicologica di SB, non tanto per sottrarlo alle conseguenze penali dei suoi atti, ipotesi del tutto irrealistica nel nostro ordinamento giuridico, ma - specularmente - per lenire la ferita al suo amor proprio ipertrofico e malato (il suo vero tallone d’Achille), ora che è minacciato di espulsione dal Parlamento, per ineleggibilità o, peggio, come pena accessoria di una condanna penale.
 
[*] La carica di senatore a vita è, nella Repubblica Italiana, una carica cui accedono di diritto, salvo rinuncia, gli ex presidenti della Repubblica,definiti senatori di diritto e a vita (art. 59, comma 1 della Costituzione). Inoltre, il presidente della Repubblica può nominare cinque senatori a vita per aver «illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario» (art. 59, comma 2 della Costituzione).    
http://it.wikipedia.org/wiki/Senatore_a_vita_(diritto_italiano) 

Appendice
 
Franco Torre
Sei (parzialmente) disinformato sul conflitto d’interessi.
Io non sono d’alemiano, ma lo stesso D'Alema (il quale, come confermò tempo fa Adornato, è meno antipatico di quel che sembra e più ingenuo di quel che si dice, come dimostrò quando si fece turlupinare da SB), da Fazio ha ammesso l'errore suo e del centrosinistra di non aver provveduto a sanare con una legge il conflitto d'interessi tra il 1996 e il 2001 (sarebbe bastata, poiché c'erano i numeri, un'interpretazione autentica all'inizio della legislatura della legge dcl 1957). Non ha invece menzionato colpe per il 2° governo Prodi, perché lì i numeri non c'erano, dal momento che Mastella (questo non lo sento mai menzionare) fece subito sapere che il suo partito non avrebbe mai votato una legge sul conflitto d'interessi.”
No di Mastella sul conflitto d’interessi
http://www.festivalbluespiacenza.it/download/070517_prima_Libert%C3%A0.pdf

 
Post collegato:
Il Sig. Silvio B., il mammone dal collo taurino ed il suo tallone d’Achille/16/Il ritorno
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2764581.html
 
 

BERLUSCONI-RENZI: INTERPRETAZIONE PSICOLOGICA DI UN INCONTRO SCANDALOSO

           

(Ripubblico qui questo ‘post’ a fini di archivio del mio blog, cfr.  http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2684132)

 

commento di Rotondi inviato il 8 dicembre 2010

Attento, Renzi, Berlusconi sa come distruggere i suoi avversari. Ed ha lasciato filtrare la frase peggiore: "Renzi mi somiglia".
Mai più ad Arcore!

 

L'incontro ad Arcore tra Berlusconi e Renzi ha suscitato, anche in questo forum, numerose reazioni, in maggioranza di segno negativo.

Tutti si sono sbizzarriti a fornirne la chiave interpretativa, sia dal lato dell'ospitante che da quello dell'ospitato.

 

Tra tutte quelle espresse, ho riportato qui sopra quella di Rotondi, perché secondo me è emblematica, nonostante le evidenze di più di un quindicennio, di un'errata lettura del personaggio Silvio Berlusconi.

 

Cerco di spiegarmi. Non vorrei sembrare troppo intelligente, ma la spiegazione dell'invito a Renzi ad Arcore da parte della mente supposta raffinata di Berlusconi e la frase sopra riportata (“Renzi mi somiglia”) non sono affatto da ricondurre ad un'intenzione di ordire un complotto ai danni di Renzi (figuriamoci, non avrebbe alcun senso), ma è insieme semplice e sofisticata: l'invito e la frase – illuminante - sono ascrivibili, come sempre, alla natura istintivamente proteiforme di Berlusconi (in parte – in parte - rappresentata dalla sua espressione “farsi concavo o convesso”) e, soprattutto, rispondono, come tutte le frasi e le azioni del Sig. Silvio B., non ad un disegno complesso e raffinato, ma semplicemente al richiamo di poche, fondamentali pulsioni profonde, le quali come si sa, parlando in generale, sono potenti ed incoercibili. Vediamo quali sono queste intime pulsioni.

 

Il Sig. Silvio B. non ha affatto una mente raffinata, egli non è una persona intelligente: è un furbo, un amorale, un bulimico, un mammone narcisista e schizoide, “condannato” dalla sua educazione con forte impronta materna ad imitare il modello della madre autoritaria e dalla dedizione per lui esclusiva ed assoluta. Dal rapporto con la quale egli ha tratto il suo principale e formidabile propellente, ma anche la sua intrinseca debolezza. Perché egli, in fondo, è un debole, poiché non può ammettere e sopportare né offese al suo amor proprio ipertrofico e malato, né lesioni alla sua autorità, né tanto meno sconfitte al suo orgoglio di “unico ed insostituibile”.

 

Il conflitto, prima latente ed ora esploso in tutta la sua virulenza, con Fini – uno spietato “tagliatore” di teste – mette in luce tutti gli aspetti “deboli” della sua personalità. Egli si sente insidiato, periclitante, sull'orlo di una rovinosa, forse definitiva caduta dal trono. E, da una parte, mette in campo tutte le armi materiali di cui dispone, dall'altra, col suo coté infantile, profondo, istintivo, automatico, attiva i soliti meccanismi difensivi della menzogna, della negazione freudiana, della proiezione psicologica, del “travestimento” schizoide. E, similmente ad un alieno privo di corpo, ma che senza non può sopravvivere, si “reincarna” nel corpo più idoneo ad allontanare da sé le minacce più terribili che, insieme, incombono su di lui: la vecchiaia e la “rottamazione”. E quale corpo piu idoneo di un famoso, conclamato, giovane “rottamatore” come il sindaco di Firenze? 

 

Ecco allora l'invito a Renzi, apparentemente incongruo in una fase politica per lui potenzialmente letale, ma che si spiega benissimo, invece, alla luce dei predetti, abituali, protettivi meccanismi psicologici.

 

Perché si tratta di meccanismi abituali. L'anno scorso, quando emersero accuse sul suo conto di connessioni con la criminalità mafiosa, ci fu la sua famosa dichiarazione sui film sulla mafia. Ne ho lette tante di spiegazioni, tranne una: questa, la più “semplice” e logica.

Egli dichiarò:

Quelli che ci fanno conoscere nel mondo per la mafia, gli autori delle nove serie della Piovra o chi scrive libri su Cosa nostra: se li trovo giuro che li strozzo”.

Io (in un altro forum di politica) commentai così:

Vuoto di memoria? Non è amnesia. Egli sa benissimo che anche Mediaset ha prodotto telefilm sulla mafia.
E’ invece un’altra modalità d’uso del meccanismo analogo alla cosiddetta “negazione freudiana”. (Esempio di ‘negazione freudiana’: quando egli afferma: “Io ‘non’ sono sceso in politica per difendere le mie aziende”: il ‘non’ costituisce negazione freudiana, poiché egli ‘sa’ bene nel suo intimo che è sceso in politica proprio per quello e non lo vuole ammettere a se stesso  (le sue aziende, infatti, erano oberate da 3.500 miliardi di Lire di debiti ed erano mantenute in piedi solo dal sostegno delle banche, in particolare quelle sotto l’influenza del PSI, cioè di Craxi: BNL e, delle 3 BIN, credo almeno la COMIT). Ma un meccanismo in questo caso - apparentemente - più complesso. Desiderando che non sia mai stato girato un film sulla mafia, egli ci dice – freudianamente – che desidererebbe vivere in una realtà in cui non si fanno film sulla mafia perché LA MAFIA NON ESISTE: NON CI SONO FILM SULLA MAFIA, NON C’E' LA MAFIA. E se la prende con i registi perché lo riportano alla dura realtà e li vorrebbe strozzare, termine tipicamente mafioso, perché in realtà sono proprio i mafiosi che egli vorrebbe strozzare, quei mafiosi che ora lo tengono sotto ricatto.
Corollario (= conseguenza logica): se la psicologia ha un senso – e questo senso ce l’ha certamente - l’affermazione di S.B. equivale ad una sorta di confessione.

 

Meccanismi difensivi, quindi, che egli attiva istintivamente ogni qualvolta è stretto all'angolo ed ha bisogno di una via d'uscita.

 

Per quanto riguarda Matteo Renzi, poiché lo conosco poco, debbo limitarmi a dire poco. Se ora dovessi scegliere tra lui ed Enrico Rossi, governatore della Toscana, io voterei per il secondo. Siccome si tratta di abbozzarne la personalità, basandomi sia sulla sua decisione di rinunciare alla carica di presidente di provincia per mettersi in gioco contro quasi tutti per concorrere a quella di sindaco, sia sul giudizio di una persona che io reputo sincera ed intelligente, il prof. Franco Cardini ( http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/122517/ciclone_renzi [se il link non è più attivo, cliccare qui http://www.europaquotidiano.it/2010/11/11/ciclone-renzi/ ]), dico che Renzi mi appare un tipo poco manipolabile, anzi tosto, coraggioso e con elevata propensione al rischio: materia prima di un innovatore, sia in economia che in politica.  

 

Allego:

Profilo psicologico di Silvio B. in post/1

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2629072.html

 

IL SIG. SILVIO B., IL MAMMONE DAL COLLO TAURINO ED IL SUO TALLONE D'ACHILLE/7/AMOR PROPRIO

 

Ho intitolato questa discussione “ll Sig. Silvio B. ed il suo tallone d’Achille” ed ho scritto all’inizio: “Ciò che spinge - potentemente - Silvio B., il "mammone dal collo taurino" (mia definizione ormai decennale), a reagire agli attacchi, in maniera violenta e incoercibile, soprattutto quando si basano su fatti veri ed egli stesso li riconosce tali nel suo intimo profondo (soltanto la verità, dice Freud, fa davvero male), non è l'analisi razionale dei fatti, ma il suo amor proprio ipertrofico e malato, il suo vero tallone d'Achille”.
L’amor proprio – per effetto dell’educazione e dell’ambiente - è connaturato a ciascuno di noi, ma in misura ed influenza diverse. Esso è un elemento fondamentale per la comprensione del nostro personaggio.
Cito, qui di seguito, un filosofo, Jean-Jaques Rousseau, ed un grande scrittore russo ch’io amo molto, Fedor M. Dostoevskij, che ne hanno trattato ampiamente nelle loro opere.
 
Il negativo influsso della società su un uomo altrimenti virtuoso, nella filosofia di Rousseau, ruota intorno alla trasformazione dell'amore di sé (amour de soi), inteso in senso positivo, nell'amor proprio (amour-propre), visto come negativo. L'amore di sé consiste nell'istintivo desiderio, posseduto dall'uomo come dagli altri animali, di autoconservazione; l'amore proprio, invece, generato dalla società, costringe l'individuo a paragonarsi agli altri esseri umani, portando all'infondata paura di non essere sufficientemente apprezzato, o al trarre piacere dalle debolezze e dal dolore altrui.
http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaR/Rousseau_21.htm
 
http://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Jacques_Rousseau
 
 “(…). È una storia lunga, Avdòtja Romànovna. Si tratta, per cosí dire, d’una specie di teoria: come se io, per esempio, trovassi che un delitto è lecito se il movente è buono. Un solo male e cento azioni buone! Inoltre, naturalmente, un giovanotto con molte doti e con un amor proprio sconfinato, si impazientisce al pensiero che se avesse, per esempio, soltanto tremila rubli, tutta la sua carriera, il suo avvenire e lo scopo della sua esistenza prenderebbero tutt’altro corso, e che questi tremila rubli, invece, non ci sono. Aggiungete poi l’esasperazione dovuta alla fame, all’abitazione troppo stretta, agli abiti stracciati, alla chiara consapevolezza della sua tutt’altro che brillante posizione sociale, nonché di quella di sua sorella e di sua madre. Ma soprattutto la vanità, l’orgoglio e la vanità, forse – soltanto Iddio può dirlo – accompagnati da ottime inclinazioni... Io infatti non lo accuso, non ci penso nemmeno lontanamente, mi dovete credere; e poi non sono affari miei... In piú c’era anche una sua teoria personale – una teoria sui generis – secondo la quale gli uomini si dividono, badate bene, in materiale grezzo e in individui d’una specie particolare, per i quali, data la loro natura elevata, la legge è come se non fosse mai stata scritta; al contrario, sono loro che fanno le leggi per gli altri uomini, per il materiale grezzo, per i rifiuti“.(…).
http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaD/DOSTOEVSKIJ_%20LA%20TEORIA%20DI%20RASKOL.htm
 
 
Puntate precedenti:
post/1 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2576326.html
post/2 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2577094.html
post/3 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2578158.html
post/4 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2587498.html
post/5 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2588389.html 

IL SIG. SILVIO B., IL MAMMONE DAL COLLO TAURINO ED IL SUO TALLONE D'ACHILLE/1

 

(Versione elaborata nel maggio 2003, inviata a la Repubblica, appena appena aggiornata)


 

PROFILO PSICOLOGICO DI SILVIO B.

L'analisi razionale e logica - anche rigorosa - è insufficiente a spiegare compiutamente il personaggio Silvio B.
Adottando un approccio psico-politico nell’analisi dei fatti e dei personaggi della vita politica nazionale, uso definire da una decina d’anni il Sig. Silvio B. un “mammone dal collo taurino”: un evidente - apparente - ossimoro, indicativo di una personalità complessa, vagamente (?) schizofrenica (“condannato” a recitare più parti in commedia: lui, tutte!).
Del mammone ha il carattere viziato, vittimista, bisognoso di protezione (P2, mafia, legami politici), egoista, autoassolutorio, dall’amor proprio ipertrofico e malato (che lo rende molto vulnerabile: esagerando, io da molti anni credo che non mollerà più Bossi, perché… ne teme gli epiteti).

Come tutti i veri mammoni, è un irriducibile egoista, condannato ad averla sempre vinta; sempre ed a qualunque costo: beninteso, per gli altri.
Nel suo caso, anche bulimico: bulimia di denaro, di case, di successo, di potere, di consenso e gratificazioni, di donne e di sesso (egli stesso ha confidato in tv che la mamma, da piccolo, lo ingozzava di cibo); bugiardo (sembra il paradigma della triade menzogna-negazione freudiana-proiezione), refrattario a controlli e regole.

Ma un mammone dal collo taurino (riconducibile al rapporto figlio-padre? Ma mi impressionò la reazione verbale dura e un po’ volgare della mamma contro il “concorrente” Rutelli ed il “concorrente” Prodi nel corso delle rispettive campagne elettorali); non un pappamolla, ma un duro, un intemperante, un vendicativo, uno proclive a legami opachi (P2, mafia, politica), se funzionali alle sue strategie di perseguimento del successo (autorealizzazione-gratificazione).

Ciò che spinge - potentemente – il Sig. Silvio B. a reagire agli attacchi, in maniera violenta e incoercibile - soprattutto quando si basano su fatti veri ed egli stesso li riconosce tali nel suo intimo profondo (soltanto la verità, dice Freud, fa davvero male) - non è l'analisi razionale dei fatti, ma il suo amor proprio ipertrofico e malato, il suo vero tallone d'Achille, da un lato; e ciò che lo “costringe” a concupire e a fagocitare poteri e competenze sono, dall’altro, la potente pulsione bulimica e – dato l’imprinting, cioè la relazione primitiva fondamentale - l’imitazione dell’autoritario – assolutistico? - modello materno.

Il grande scrittore russo Fedor Dostoevskij in "Delitto e castigo" scrive da par suo: "Il nero serpe dell'amor proprio ferito tutta la notte gli aveva succhiato il cuore". Povero S.B., e soprattutto poveri noi Italiani finchè lo avremo come presidente del consiglio: lo "seppellirà" più in fretta soltanto la nostra sapiente, mirata, assidua ironia ed infine una corale, oceanica... risata.



 

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