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Lettera al Dott. Vladimiro Giacché sulle sue false notizie sulla BCE e sul Governo Monti



Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa all’economista Vladimiro Giacché, presidente del Centro Europa Ricerche dopo aver letto un suo articolo nel quale ha confermato di conoscere male sia lo statuto della BCE che le responsabilità della recessione, che egli attribuisce erroneamente al Governo Monti. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.



Lettera al Dott. Vladimiro Giacché sulle sue false notizie sulla BCE e sul Governo Monti

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2/10/2019 16:32


Egr. Dott. Giacché,

Mi permetta di commentare alcune affermazioni che io ritengo errate da Lei fatte nel Suo articolo

“Il coraggio di ciò che si sa” Il secondo governo Conte e la sinistra

di Vladimiro Giacché - Created: 21 September 2019

A. BCE: ACQUISTO TITOLI PUBBLICI E OBIETTIVI

Citazione1: “In effetti la fine del rischio di cambio è l’altra faccia della medaglia della perdita della sovranità monetaria e della conseguente emissione del debito in una moneta straniera, per di più regolata da una Banca Centrale indipendente che ha il divieto di acquistare titoli del debito pubblico degli Stati e il cui unico obiettivo è la stabilità dei prezzi (e non l’occupazione)”.

Lei continua a ignorare lo statuto della BCE, fatto che La accomuna alla quasi totalità dei cosiddetti esperti:

Anche il professor Vladimiro Giacché non conosce bene né i Trattati, né lo statuto BCE

Traggo dal mio saggio LE VIOLAZIONI STATUTARIE DELLA BCE: Gli Obiettivi e i poteri-doveri statutari della BCE (LE TRE PIU' GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO Vol. 3) https://www.amazon.it/dp/B07PYZ71YB:

1. Acquisto titoli pubblici

Per quanto attiene al secondo punto (l’acquisto di titoli pubblici), in generale, prima del varo del QE, si riteneva che la BCE non potesse acquistare titoli di Stato, facendo confusione tra l’art. 18 e l’art. 21, che sono invece di una chiarezza palmare:

- L’art. 18 dello Statuto, infatti, consente alla BCE l’acquisto di titoli pubblici, purché questo avvenga sul mercato secondario, cioè dagli investitori (mercato aperto).

«Articolo 18-Operazioni di credito e di mercato aperto 18.1. Al fine di perseguire gli obiettivi del SEBC e di assolvere i propri compiti, la BCE e le banche centrali nazionali hanno la facoltà di: — operare sui mercati finanziari comprando e vendendo a titolo definitivo (a pronti e a termine), ovvero con operazioni di pronti contro termine, prestando o ricevendo in prestito crediti e strumenti negoziabili, in euro o in altre valute, nonché metalli preziosi, — effettuare operazioni di credito con istituti creditizi ed altri operatori di mercato, erogando i prestiti sulla base di adeguate garanzie. 18.2. La BCE stabilisce principi generali per le operazioni di credito e di mercato aperto effettuate da essa stessa o dalle banche centrali nazionali, compresi quelli per la comunicazione delle condizioni alle quali esse sono disponibili a partecipare a tali operazioni.»[15]

- Va evidenziato che, contrariamente all’opinione quasi generale,[76] neppure la FED può acquistare titoli del Tesoro direttamente dal Tesoro degli Stati Uniti, ma soltanto sul mercato aperto;[77][78] quando lo fa, lo fa surrettiziamente attraverso i dealer.[79]

2. Obiettivi BCE

Per provare che quello che Lei scrive è falso, basta o leggere lo Statuto della BCE, che all’art. 2 recita:

“Articolo 2-Obiettivi

Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all'articolo 119 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea”.

O consultare il sito della BCE e leggerne le Funzioni:

“Obiettivi

L’articolo 127, paragrafo 1, del Trattato sancisce che “L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi.”

Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea.”


Come si vede, in entrambi i casi già dal titolo, al plurale: “Obiettivi”, si può facilmente dedurre che Lei si sbaglia.

Per il resto dell’analisi, rinvio al saggio citato.

B. GOVERNO MONTI

Citazione2: “Occorre ancora un elemento preliminare, ma è così noto che mi limito a enunciarlo: a fare l’esecutore materiale di tutto quanto abbiamo visto sopra, insomma gli artefici del “successo catastrofico” di cui ho dato qualche cifra, sono stati la sinistra postcomunista e il centro postdemocristiano, dal 2008 plasticamente riunitisi in un unico partito: sono loro, in particolare, i principali responsabili del governo Monti, che ci ha lasciato in eredità non soltanto la crisi peggiore dall’Unità d’Italia, ma anche – e precisamente per questo – un incremento del rapporto debito/pil del 13% (in termini percentuali, è poco meno dell’entità dell’intero decremento del debito tra il 1994 e il 2008!).”

1. Manovre finanziarie

Ancora più grave è il Suo errore in merito alla responsabilità del governo Monti della recessione, che per il numero delle vittime io chiamo LA PRIMA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO (la seconda è quella sulla legge Fornero e la terza è sugli obiettivi della BCE).

Questa BUFALA ormai mondiale ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti e – incredibile ma vero – (quasi) tutti i professori di Economia, tra cui Lei.

Traggo dal mio saggio (il primo della trilogia) IL LAVORO SPORCO DEL GOVERNO BERLUSCONI Chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la Grande Recessione - Berlusconi vs Monti – https://www.amazon.it/dp/B07PBXVWRS

«Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano nel 2011, che, a causa della quasi latitanza della BCE, aveva portato lo spread[22] BTP-Bund ad un picco di 574 punti base[23] e faceva temere il default, causò le dimissioni del Governo Berlusconi,[24] ritenuto dall’UE - e forse dai mercati finanziari, che in realtà avevano scommesso sulla rottura dell’Euro - inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell’UE, con il Governo tecnico Monti,[25] che appariva quindi in quelle circostanze drammatiche un salvatore dell’Italia.

Questo duplice giudizio è falso, poiché non è confermato da un’analisi obiettiva ex post dei dati.


Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld (valore non cumulato); • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+65 mld cumulati), con la scopertura di 15 mld[26][27] che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia (DL 98/2011, art. 40), con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA, piuttosto che confermare l’iniquo taglio tremontiano delle agevolazioni fiscali-assistenziali, cfr. il libro di Elsa Fornero che verrà commentato estesamente nel capitolo 2 «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», dove ella scrive:

«La «salvaguardia» stabiliva che, se entro il 30 settembre 2013 il (nuovo) governo non avesse ottenuto i risparmi promessi attraverso un’improbabile delega fiscale-assistenziale, sarebbe entrato automaticamente in azione un taglio lineare (del 5 per cento nel 2013 e addirittura del 20 per cento a decorrere dal 2014) di tutte le agevolazioni fiscali. Fu uno dei compiti, oggi dimenticati, del governo Monti quello di scongiurare gli effetti di una simile mannaia che avrebbe colpito soprattutto le famiglie più povere: tali agevolazioni consistevano, infatti, per lo più in detrazioni per redditi di lavoro e pensione, per carichi familiari e nelle aliquote ridotte dell’Iva per i beni di prima necessità.» (Posizione kindle: 2451),

e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld «lordi» (10 sono stati «restituiti» in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+65 = tot. 170 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.»

Come si può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, il Governo Berlusconi-Bossi-Fini ha battuto il Governo Monti-Fornero per 4 a 1; ancor di più in termini di iniquità, essendo arrivato a stornare 550 milioni appostati dal precedente Governo Prodi per l’edilizia pubblica, e, per far fronte alla grave crisi, perfino a tagliare del 87% la spesa sociale destinata ai poveri, salvaguardando invece i ricchi e i benestanti, i cui contributi di solidarietà prima sui redditi elevati e poi sulle pensioni furono congegnati apposta male (bastava vararli assieme) per farli poi dichiarare incostituzionali (cfr. il mio saggio).

2. Debito pubblico

Citazione3: “governo Monti, che ci ha lasciato in eredità non soltanto la crisi peggiore dall’Unità d’Italia, ma anche – e precisamente per questo – un incremento del rapporto debito/pil del 13% (in termini percentuali, è poco meno dell’entità dell’intero decremento del debito tra il 1994 e il 2008!).

Traggo dal mio primo saggio citato:

«Per quel che concerne il secondo aspetto – la dinamica -, il debito italiano – come abbiamo visto nel volume 1 - è quello cresciuto meno durante la crisi, sia rispetto alla Germania, sia rispetto alla Francia, sia rispetto alla Spagna, poiché l’Italia ha speso molto meno degli altri sia per il salvataggio delle banche, rimaste (quasi) indenni dai titoli tossici, sia per la crescita, purtroppo. In particolare verso la Spagna, nei cui confronti l’Italia ha visto uno spread crescente BTP-Bonos dal 2011, il debito italiano (dati del PIL revisionati dall’ISTAT) è passato dal 100% nel 2008 (1.650 miliardi,[160] 2° governo Prodi) al 116,5% nel 2011 (4° governo Berlusconi, durato quasi 3 anni e mezzo) passando da 1.650 a 1.910 miliardi[160] con un aumento di 260 miliardi (inclusi 13miliardi per aiuti agli altri Paesi, di cui 10 miliardi per prestito bilaterale alla Grecia e 3 miliardi al Fondo salva-Stati[137]), al 128% e 2.040 miliardi[160] col Governo Monti, con un incremento di 130 miliardi (inclusi 30 miliardi per contributi al Fondo salva-Stati; va anche considerato che il debito include, per entrambi i Governi, le c.d. disponibilità liquide del Tesoro: 23.292 mln al 31.12.2011 e 33.501 al 31.12.2012 e, limitatamente al Governo Monti, i pagamenti dei debiti pregressi della PA, che – autorizzati dall’UE e coperti aumentando il debito pubblico - cominciarono proprio sotto il Governo Monti), e, infine, al lordo di 58 miliardi di sostegni,[137] al circa 131%[160] attuale con 2.323 miliardi al 30.6.2018,[134] quindi è ulteriormente aumentato in cinque anni e tre mesi di 273 mld, con un incremento percentuale dal 2008 del rapporto debito/PIL pari al +31,0%; mentre quello spagnolo è cresciuto dal 40% pre-crisi[133] al 99% attuale, con un incremento percentuale del +147,5%, ossia quasi il quintuplo dell’Italia.»

Come si può facilmente dedurre, è falso che il Governo Monti abbia prodotto l’aumento del debito nella misura da Lei indicata: al netto dei 30 mld di sostegni agli altri Paesi e senza considerare i pagamenti dei debiti PA, l’aumento è stato di 100 mld, contro i (260-13) 247 mld del governo Berlusconi.

Spero di esserLe stato utile.

Cordiali saluti,

V.



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Lettera al Dottor Salvatore Rossi e al Professor Jean Paul Fitoussi sulla BCE





Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa al Dott. Salvatore Rossi, ex DG della Banca d’Italia, e al Prof. Jean Paul Fitoussi, docente della LUISS, dopo aver ascoltato un loro dibattito sulle politiche monetarie post-crisi, trasmesso da Radio Radicale. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.



ALLA C.A. DEL DOTT. SALVATORE ROSSI E DEL PROF. JEAN PAUL FITOUSSI

CC: Università, Parlamentari, Media


Egr. Dott. Rossi, Egr. Prof. Fitoussi,

Mi permettano di fare alcune osservazioni.

La prima riguarda gli obiettivi della BCE. Lei, Dott. Rossi, ha dichiarato (al minuto 19:25): “Ricordo per inciso – una cosa che tutti sanno – che la Banca Centrale Europea, essendo tra l’altro la più recentemente costituita delle grandi banche centrali del mondo, ha uno statuto molto rigido e molto orientato alla stabilità dei prezzi, quindi la stabilità dei prezzi è l’unico obiettivo che la Banca Centrale Europea ha; invece la FED e la Banca Centrale del Giappone hanno obiettivi più larghi e diversificati che includono la crescita economica, la piena occupazione, ecc.”.

Obiettivi statutari della BCE

La stabilità dei prezzi non è – come quasi tutti credono - l’unico obiettivo della BCE, come si deduce facilissimamente fin dal titolo dell’art. 2 Statuto BCE, di cui ho fatto un esame accurato[1] proprio allo scopo di contrastare nel mio piccolo la disinformazione generale, che ha un ambito mondiale, sullo statuto e i poteri-doveri della BCE.


«Articolo 2-Obiettivi Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, l’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all’articolo 119 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.»

Lo statuto della Bce come si deduce già dal titolo dell’articolo 2, stabilisce due obiettivi, non uno soltanto, come si crede, ma, a differenza della FED, essi sono in rapporto duale-gerarchico tra loro (tale clausola fu imposta dalla Germania come condizione per aderire all’Euro), però, secondo alcuni studiosi, tale rapporto non andrebbe applicato meccanicamente, ma distinguendo tra target inflazionistico nel breve o nel lungo periodo.

Il primo obiettivo è la stabilità dei prezzi, «sotto, ma vicino, al 2%». Il secondo obiettivo è stabilito nel medesimo articolo 2 dello statuto: «Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi», la Bce «sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea». Tra questi, i principali sono una «crescita economica equilibrata», la «piena occupazione» e il «progresso sociale»:

«Art. 3. […] L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente.»

Ne discende che, in deflazione o con tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (poco sotto il 2%), la condizione sospensiva («fatto salvo» - «without prejudice», nella versione inglese -), costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, è (più che) soddisfatta, quindi il rapporto duale-gerarchico tra i due obiettivi si modifica e diventa, come per la FED, paritario: pertanto, la BCE è obbligata dal suo statuto (art. 2) a sostenere il raggiungimento del secondo obiettivo - «crescita economica» e «piena occupazione». E, poiché la deflazione rende necessaria una politica monetaria espansiva, esso è del tutto concordante, convergente e complementare con l’obiettivo principale, che è quello di riportare l’inflazione, da sotto zero o quasi zero o molto inferiore, a poco sotto il 2%.

La stabilità dei prezzi è entrata a far parte degli obiettivi dell’UE soltanto col Trattato di Lisbona, ma certamente non è un obiettivo principale, bensì un mero sub-obiettivo, finalizzato alla missione dell’UE statuita dal fondamentale art. 3 del TUE: piena occupazione e progresso sociale. Quindi, a mio avviso, sono (state) la Commissione e la BCE, organi strumentali del popolo europeo, a non rispettare i Trattati.


Programma SMP

La seconda attiene al “Securities Markets Programme”. Mi permetta di osservare, Dott. Rossi, che Lei non ha menzionato le caratteristiche principali del SMP, che sono (i) l’acquisto limitato, che ne ha ridotto fortemente l’efficacia, di titoli pubblici di singoli Paesi, e senza condizionalità, almeno formalmente, al netto delle lettere segrete ai Governi, si vedano le lettere dell’agosto 2011 ai Governi italiano e spagnolo con prescrizioni dettagliate, quasi interamente adempiute dal Governo Berlusconi, che – quasi nessuno sa - nell’agosto 2011 dovette varare una terza, pesantissima manovra correttiva di 65 mld cumulati per il triennio successivo, dopo quella del maggio 2010 di 62 mld cumulati e quella del luglio 2011 di 80 mld cumulati (approfondimento in Lettera alla professoressa Veronica De Romanis); e (ii) la contestuale sterilizzazione, cioè la riduzione di un ammontare equivalente della massa monetaria, per paura della fantomatica inflazione.

Tale programma fu opportunamente rammentato, nel novembre 2014, dall’ex presidente della BCE Jean-Claude Trichet, sia ai fautori che ai critici del QE, che in grandissima maggioranza non ritenevano possibile l’acquisto di titoli di Stato dell’Eurozona e ancor meno di singoli Paesi.


QE

La terza concerne il Quantitative Easing. Il QE è stato sia tardivo (con ben sei anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE), sia insufficiente (v. l’intervista Repubblica dell’ex governatore della Banca centrale di Cipro Athanasios Orphanides), con effetti economici e sociali drammatici sui Paesi dell’Eurozona meridionale, causati in primo luogo dalla politica fiscale restrittiva imposta dalla Commissione Europea a trazione tedesca con due pesi e due misure, come ha attestato la Corte dei Conti UE. Poi è stato corretto strada facendo.

Così come aveva fatto contro le OMT, la Germania ha fatto ricorso alla Corte di Giustizia Europea contro il QE, perdendolo. Il ricorso è stato presentato “da ricorrenti tedeschi che si sono rivolti alla Corte Costituzionale federale tedesca, che, prima di decidere, ha rinviato la questione alla Corte di Giustizia UE, chiedendole di pronunciarsi su due questioni: se il QE (i) esulasse dai compiti statutari della BCE e (ii) favorisse singoli Paesi, riferendosi evidentemente in particolare all’Italia, che sono intervenuti nella causa C-493/17.” (v. Poscritto del libro citato).


Capitali ombra

Infine, nell’ascoltarLa, Dott. Rossi, ho constatato con piacere che, nel paragrafo sulla regolazione dei mercati finanziari, a proposito del Financial Stability Boardanche io ho evidenziato, come ha fatto Lei, il verbo fare al futuro.


Cordiali saluti,

V.


PS: Prego cortesemente il Prof. Fitoussi di voler far trasmettere questa lettera ai partecipanti al dibattito.




Articolo collegato:


Dal Sole 24 ore, traggo questo contrasto tra la Corte dei Conti UE e la BCE, poco pubblicizzato sui media. Se ne ricava che, dopo aver criticato la Commissione Europea per aver applicato, durante la crisi economica, le regole UE con due pesi e due misure [1 o 2], la Corte dei Conti UE contesta alla BCE la pretesa di ritenersi al di sopra delle regole UE.

Record di ispezioni Ue in Italia: 355 giorni di audit sulle spese

Controlli. La Corte dei Conti marca stretto il Governo sui conti: mai tante verifiche in soli 12 mesi. Fari accesi su Germania, Polonia e Francia. Causa alla Bce se non consegna i dati sulle crisi bancarie

[…] Uno degli aspetti più emblematici emersi dal rapporto Eca?riguarda la Bce:?tra la banca di Francoforte e la Corte è infatti in corso un durissimo scontro di potere sull’applicabilità delle regole di trasparenza e governance nella gestione delle crisi bancarie: la Bce, secondo la Corte, si rifiuta di consegnare ai revisori documenti-chiave sul suo operato, impedendogli di fatto la verifica amministrativa e la certificazione delle spese. «Se la Bce continuerà a ostacolare la verifica contabile sulla gestione delle crisi - è scritto nel rapporto dell’Eca - l’Agenzia si riserva il diritto di ricorrere alla Corte di Giustizia per poter svolgere il proprio lavoro: nessuno è al di sopra della legge e dei Trattati».



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https://vincesko.blogspot.com/2019/06/lettera-al-dottor-salvatore-rossi-e-al.html  








Minibot per il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione





Mi pare che, nelle intenzioni dei proponenti, i Minibot1 dovrebbero sopperire alla mancanza di liquidità, alternativa a quella acquisibile attraverso l’emissione di debito pubblico. Oltre a finanziare indirettamente la crescita, obiettivo per me condivisibile. Non menziono, se non ora incidentalmente, l’obiettivo occulto, l’uscita dall’Euro, che già, peraltro, almeno in parte, è scontata dall’attuale livello dei tassi dei titoli pubblici italiani, maggiori di quelli spagnoli e portoghesi, nonché, per i BTP a 5 anni, di quello greco.

Secondo i proponenti non si tratta di una moneta a corso legale (cioè forzoso), ma una sorta di “quasi moneta” a base fiduciaria emessa (e garantita) dallo Stato per pagare i debiti della PA, e che poi potrà essere utilizzata, sempre su base volontaria, per il pagamento delle tasse (e, nella proposta originaria della Lega Nord, carburanti e altro).

Il presidente della BCE Draghi2 ritiene che o è una moneta, e quindi illegale (poiché soltanto la BCE può emettere moneta3), o debito aggiuntivo.

Evidenzio che, in questi casi (interpretazione dei Trattati), non decide né la BCE né il Governo italiano, ma la Corte di Giustizia Europea, previo ricorso.

I debiti commerciali della PA, come dice la parola stessa, sono debiti, inscritti nel bilancio di competenza, ma non entrano nel debito pubblico finché non vengono inscritti nel bilancio di cassa e pagati, emettendo titoli pubblici, e quindi aumentando il debito pubblico. Con tutto quel che ne consegue: aumento del rapporto debito/Pil, con probabili effetti sullo spread BTP-Bund e il rischio quasi certo di una seconda procedura di infrazione, o un aggravamento di quella già attivata dalla Commissione Europea4, visti i pessimi rapporti del Governo gialloverde con l’Unione Europea, che, dopo le ultime elezioni europee, continuerà ad essere governata da una coalizione di centro-sinistra.

Uno dei sostenitori dei Minibot, Nino Galloni, ha affermato, tra l’altro, che “Se [lo Stato, ndr] avrà un -X (di euro) dal pagamento delle tasse, a saldo non cambierà nulla. Quindi non è che lo Stato si indebita di più perché riceve meno tasse in euro, essendo stato pagato il suo credito in minibot. Si è semplicemente regolata, parzialmente, la problematica della liquidità”.5

No, a me pare che se e quando i Minibot saranno utilizzati per pagare tasse causeranno un buco nelle entrate fiscali, che dovrà essere coperto o da un aumento del deficit (e perciò del debito) o da tagli di spesa o da tasse aggiuntive, per niente oppure in tutto o in parte (grazie al moltiplicatore) correlate a un incremento del reddito attivato dai Minibot. Quindi, i Minibot non eliminano interamente l’aumento formale del debito pubblico.

E’ ragionevole ipotizzare la nascita di un mercato dei Minibot, la cui quotazione dipenderà, oltre che dalla garanzia dello Stato, dalla fiducia che ispirerà questo strumento.

Osservo, infine, che finora, per i debiti pregressi della PA, si sono pagati 45 mld6 emettendo titoli pubblici, previo accordo con la Commissione Europea.

Nel periodo in cui è avvenuto, i rapporti periodici del Governo italiano alla Commissione Europea esponevano il debito pubblico in tre voci: (i) debito pubblico complessivo; (ii) sostegni ai Paesi in difficoltà; e (iii) pagamenti debiti pregressi PA, dando luogo a tre distinti rapporti debito/Pil, uno ponendo al numeratore il valore del debito complessivo, un altro sottraendo dal debito complessivo il valore dei sostegni, e il terzo, sottraendo anche i pagamenti debiti pregressi PA. Nel DEF 2019, sono stati scorporati soltanto i sostegni.7

Pertanto, l’alternativa ai Minibot è continuare come si è fatto finora concordando con la Commissione Europea la procedura.

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Note


[1] Cosa sono i minibot e perché se ne parla

Pubblicato il: 07/06/2019

di Federica Mochi

[3] GALLONI A DRAGHI: I MINIBOT NON SONO NÉ VALUTA NÉ DEBITO

[4] La Commissione Europea raccomanda contro l’Italia la procedura d’infrazione per debito eccessivo

https://vincesko.blogspot.com/2019/06/la-commissione-europea-raccomanda.html  

[5] Articolo 16 Banconote Conformemente all'articolo 128, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il consiglio direttivo ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote in euro all'interno dell'Unione. La BCE e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell'Unione. La BCE rispetta per quanto possibile la prassi esistente in materia di emissione e di progettazione di banconote.

[6] Debiti della PA - Aggiornamento del 10 luglio 2017



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Lettera all’economista Giampaolo Galli sulla sua notizia falsa sugli obiettivi statutari della BCE





Pubblico la lettera che ho inviato il 2 maggio scorso all’economista Giampaolo Galli, ex vice presidente di Confindustria e parlamentare del PD, sugli obiettivi statutari della BCE, dopo aver letto un suo articolo sul sito dell’Osservatorio CPI diretto da Carlo Cottarelli. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera al Dott. Giampaolo Galli sulla sua notizia falsa sugli obiettivi statutari della BCE.

Da:  v

2/5/2019 14:27


ALLA C.A. DEL DOTT. GIAMPAOLO GALLI


Egr. Dott. Galli,

Nel Suo articolo Il divorzio fra Banca d’Italia e Tesoro: teorie sovraniste e realtà , pubblicato nel sito dell’Osservatorio CPI, Lei scrive una cosa giusta ed una – grave - sbagliata.

Quella giusta è che, anche dopo il c.d. divorzio tra la Banca d’Italia e il Tesoro, Bankitalia continuò a comprare titoli di Stato italiani per diversi anni.

Quella sbagliata è che la BCE abbia un solo obiettivo: la stabilità dei prezzi. Che è la Terza più Grande Bufala del XXI Secolo.

La stessa decisione, che oggi alcuni mettono in discussione, di dare un unico obiettivo alla Bce, la stabilità dei prezzi, si spiega in termini teorici con la finalità di minimizzare i costi del controllo dell’inflazione in termini di prodotto e occupazione.

Se ne deduce che Lei, dottor Galli, – come quasi tutti gli economisti, incluso qualche premio Nobel - non conosce bene né i Trattati UE, né lo statuto BCE.

1. La stabilità dei prezzi non è l’unico obiettivo della BCE, come si deduce facilissimamente fin dal titolo, al plurale, dell’art. 2 Statuto BCE, di cui – viste l’importanza del tema per il popolo dell’Eurozona, in particolare del Sud, e l’ignoranza quasi universale - ho fatto un esame accurato nel mio libro “Le violazioni statutarie della BCE”.

2. La stabilità dei prezzi entra a far parte degli obiettivi dell’UE soltanto col Trattato di Lisbona, ma certamente non è l’obiettivo principale, ma un mero sub-obiettivo, finalizzato alla missione dell’UE statuita dal fondamentale art. 3 del TUE: “piena occupazione” e “progresso sociale”.

3. La BCE, citata in una recente lettera del presidente Mattarella (lettera ai presidenti delle Camere sulla legge “Istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario”) quasi come se fosse un organo sovraordinato agli organi politici, è un mero organo strumentale dell’Unione Europea, al servizio del popolo europeo nel cui interesse esclusivo essa deve operare. 

Traggo il passo pertinente dal mio libro citato.


Statuto BCE


Le regole statutarie della BCE sono mutuate dai Trattati UE  (ad esempio gli obiettivi, art. 2, dagli artt. 127 e 282 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, acronimo TFUE), perciò hanno valore cogente sia per la BCE che per tutti gli altri membri e organi dell’UE. Quindi inscrivere altri obiettivi nel mandato della BCE esige la modifica dei Trattati e perciò l’unanimità. Lo Statuto BCE, protocollo 4, infatti, include le modifiche ai Trattati intervenute col trattato di Lisbona.

Ma è difficilissimo cambiarle, sia perché è necessaria l’unanimità tra Paesi con interessi divergenti, sia perché le regole statutarie della BCE sono, storicamente, il frutto di un compromesso sull’adozione della moneta unica, prima politico tra la Francia e la Germania, e poi tecnico, impostato abilmente dalla Commissione europea Delors, gestito dal comitato dei governatori delle banche centrali, che suggerirono di adottare le regole più severe, quelle della Bundesbank, la banca centrale della Germania (vedi l’interessante ricostruzione fatta dal politico ed economista Giorgio La Malfa «Deficit – Il punto sull’Europa tra sogno e realtà» - Seconda parte) [Attenzione: il video comincia a 52’51”, portare il cursore all’inizio del video].

L’obliterazione dell’obiettivo subordinato risale a quel peccato originale. Bisogna, però, anche dire che per fortuna non riuscirono del tutto a copiare il testo dello statuto della Bundesbank e a incollarlo su quello della BCE.

Ancor meno ciò avvenne nei Trattati se la stabilità dei prezzi – con buona pace di Draghi e degli altri esponenti della BCE, in primis il potente presidente della Bundesbank, Jens Weidmann - vi entra soltanto con il Trattato di Lisbona,[14] finalizzato grazie al forte impegno e sotto la presidenza tedesca del Consiglio Europeo (2007, con decorrenza dicembre 2009), che gli impresse una forte impronta e riuscì a introdurvi anche il principio ordoliberista – invero lessicalmente ambiguo e fuorviante - della «economia sociale di mercato» (cfr. l’art. 3 del Trattato dell’Unione Europea, acronimo TUE). […]



1.1 Obiettivi

«Articolo 2-Obiettivi Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, l’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all’articolo 119 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.»[15]

Lo statuto della Bce, come si deduce già dal titolo dell’articolo 2, stabilisce due obiettivi, non uno soltanto, come si crede, ma, a differenza della FED, essi sono in rapporto duale-gerarchico tra loro (tale clausola fu imposta dalla Germania come condizione per aderire all’Euro, si veda la nota 17), però, secondo alcuni studiosi, tale rapporto non andrebbe applicato meccanicamente, ma distinguendo tra target inflazionistico nel breve o nel lungo periodo.

Il primo obiettivo è la stabilità dei prezzi, «sotto, ma vicino, al 2%». Il secondo obiettivo è stabilito nel medesimo articolo 2 dello statuto: «Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi», la Bce «sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea». Tra questi, i principali sono una «crescita economica equilibrata», la «piena occupazione» e il «progresso sociale»:

«Art. 3. […] L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente.»[14]

Ne discende che, in deflazione o con tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (poco sotto il 2%), la condizione sospensiva («fatto salvo» - «without prejudice», nella versione inglese -), costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, è (più che) soddisfatta, quindi il rapporto duale-gerarchico tra i due obiettivi si modifica e diventa, come per la FED, paritario: pertanto, la BCE è obbligata dal suo statuto (art. 2) a sostenere il raggiungimento del secondo obiettivo - «crescita economica» e «piena occupazione» -, il quale – poiché l’inflazione dell’Eurozona è stata per cinque anni sotto zero (deflazione) o prossima allo zero o molto sotto il targetche rende necessaria una politica monetaria espansiva – è del tutto concordante, convergente e complementare con l’obiettivo principale, che è quello di riportare l’inflazione, da sotto zero o quasi zero o molto inferiore, a poco sotto il 2%.


Cordiali saluti,

V.



Post collegati:


Lettera sulla spesa pensionistica all’Osservatorio sui conti pubblici (Università Cattolica), diretto da Carlo Cottarelli


Lettera n. 2 all’Osservatorio CPI (diretto da Carlo Cottarelli) sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012



Destinatari:








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Di chi è l’oro detenuto dalla Banca d’Italia





Pubblico qua la mia spiegazione di chi è l’oro detenuto dalla Banca d’Italia, che ho esposto nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica.[1]


Vista la pertinenza, lo ripubblico


Come forse è noto, l’on. Borghi della Lega Nord ha presentato una proposta di legge tendente a stabilire chi è il proprietario dell’oro detenuto dalla Banca d’Italia.

Ieri, il presidente della BCE ha risposto ad un’interrogazione di due parlamentari europei, con la quale gli hanno chiesto di rispondere per iscritto sul “tema della proprietà legale delle riserve auree degli Stati membri e delle competenze della BCE”.[2]

Ne è scaturito un dibattito in Rete [infatti, ho già pubblicato questo commento due giorni prima in Huffington Post].

Prescindendo dalla scheggia impazzita Borghi, la questione attiene al vecchio rapporto di potere tra gli organi politici e la banca centrale, che ora, con la nascita della BCE, si è complicata.

Ma tutto sommato, basandoci sulla stessa fonte su cui si è basato il presidente Draghi nella sua risposta ai 2 parlamentari europei interroganti (lo Statuto della BCE),[3] a me sembra abbastanza chiara.

1. Il trasferimento delle riserve dalle BCN, e quindi anche da Bankitalia, alla BCE, in proporzione alle quote di partecipazione al suo capitale sociale, serve a quest’ultima per adempiere i suoi compiti statutari, in particolare come riserva di garanzia.

2. Il comma 3 dell'art. 30 dello Statuto BCE, non citato da Draghi, recita:

30.3. Ogni banca centrale nazionale ha nei confronti della BCE un credito pari al proprio contributo. Il consiglio direttivo determina la denominazione e la remunerazione di tali crediti.

Cioè parla di credito, che è connesso a un diritto realeSe ne deduce che l’oro trasferito rimane di proprietà delle BCN, anche se vincolato.

3. A maggior ragione, è di proprietà delle BCN, e quindi di Bankitalia, la parte (preponderante nel caso di Bankitalia) di oro rimasta alle BCN.

4. E, poiché Bankitalia è in definitiva una costola dello Stato, il suo patrimonio appartiene allo Stato, beninteso fatti salvi i vincoli nazionali e internazionali.

5. E qui entra in gioco il potere della BCE di cui all’art. 31.2, citato da Draghi:

“31.2. Tutte le altre operazioni aventi per oggetto attività di riserva in valuta che restano alle banche centrali nazionali dopo i trasferimenti di cui all'articolo 30, nonché le operazioni degli Stati membri aventi per oggetto le loro attività di riserva in valuta estera dei saldi operativi, eccedenti un limite da stabilire nel quadro dell’articolo 31.3, sono soggette all’approvazione della BCE al fine di assicurarne la coerenza con le politiche monetaria e del cambio dell’Unione.”

Conclusione. Sulla base delle norme e della prassi, la BCE è la banca centrale più indipendente al mondo dal potere politico, anche - e soprattutto - per quanto riguarda la politica monetaria. Per cui, fare riferimento alla “coerenza con le politiche monetaria e del cambio” comporta una discrezionalità che è un passepartout per ogni tipo di decisione, come si è visto durante la crisi economica.

Va aggiunto (i) che l’utile della BCE viene ripartito tra le BCN, che lo girano ai rispettivi Stati; e (ii) che un eventuale dissidio sull’uso delle riserve auree tra lo Stato italiano e la BCE potrebbe essere risolto soltanto dalla Corte di Giustizia europea (art. 35 Statuto BCE).

Io sono miscredente, ma una delle cose in cui credo con una certa sicurezza è che la Banca d’Italia è un Istituto di diritto pubblico, in definitiva di proprietà dello Stato. Come è confermato dalla ripartizione dell’utile, che risponde ad uno schema definito[4]: nel 2018, 3,36 mld al Tesoro e appena 218 mln a quelli che la vulgata dei propalatori di BUFALE alla Borghi ritiene siano i proprietari.[5] Nel 2019, 5.710 milioni allo Stato e appena 227 milioni ai Partecipanti.[6]

NB: Vale la pena di evidenziare che lo Stato (Tesoro) non è titolare di neppure una quota della Banca d’Italia.

Come abbiamo visto, l’utilizzo è vincolato, però, al di sopra di una certa soglia (v. indirizzo di cui all’art. 31.3 Statuto BCE).

Da una ricerca, ho trovato che la Soglia per la segnalazione preventiva e la previa approvazione della BCE è la seguente:

- nel 2003 la soglia è di 500 milioni in un solo giorno (art. 3, che rinvia all’allegato 1).[7]

Ritengo utile aggiungere che l’oro non è nominato esplicitamente, ma che è compreso nell’art. 23 (secondo trattino), citato (quasi all’inizio) nell’Indirizzo del 2003.[8]

Nel 2014, un altro Indirizzo[9] ha fissato una soglia di 200 milioni in un solo giorno, e si applica alle operazioni pronti contro termine,[10] ma non si applica all’oro, per il quale la soglia rimane quella fissata nel 2003, cioè 500 mln.


Non ho trovato altro.


___________________________


Note


[1] 29 MAR 2019

La Costituzione secondo Mattarella




[4] Banca d’Italia – Partecipanti al capitale


Il capitale della Banca d'Italia è di 7.500.000.000 euro rappresentato da quote nominative di partecipazione il cui valore nominale, determinato per legge, è di euro 25.000 ciascuna. […]

L'art. 38 dello Statuto si occupa della distribuzione degli utili. Il Consiglio superiore, su proposta del Direttorio e sentito il Collegio sindacale, delibera il piano di ripartizione dell'utile netto e la presentazione della proposta di destinazione dell'utile netto all'assemblea per l'approvazione. L'utile netto è destinato:

-          alla riserva ordinaria, fino alla misura massima del 20 per cento

-          ai partecipanti, che risultino titolari delle quote al termine del quarantesimo giorno precedente alla data dell'assemblea in prima convocazione, fino alla misura massima del 6 per cento del capitale

-          alla riserva straordinaria e a eventuali fondi speciali, fino alla misura massima del 20 per cento

-          allo Stato, per l'ammontare residuo.


[5] “La Banca d'Italia ha chiuso il bilancio 2017 con un utile netto record di 3,9 miliardi che consente di girare allo Stato un dividendo di 3,36 miliardi e ai partecipanti privati, banche, assicurazioni e Casse previdenziali privatizzate, 218 milioni. I dati sono stati esposti dal Governatore Ignazio Visco nell’assemblea dei partecipanti al capitale. Allo Stato, ha osservato Visco, la Banca verserà anche le imposte di competenza, pari a 1,56 miliardi quindi le somme complessivamente destinate allo Stato ammontano a 4,9 miliardi, un livello superiore di circa 1,5 miliardi a quello, elevato, dello scorso anno.”
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-03-29/bankitalia-utile-netto-record-grazie-qe-stato-cedola-336-miliardi-123037.shtml


[6] Traggo dalla Relazione del Governatore all’Assemblea ordinaria dei Partecipanti al capitale della Banca d’Italia del 29 marzo 2019:

- Nell’ultimo anno è proseguito il processo di riallocazione del capitale della Banca avviato con la riforma dell’assetto proprietario (legge 29 gennaio 2014, n. 5). Al 17 febbraio scorso – ultima data utile per acquistare quote aventi diritto al dividendo relativo al 2018 – risultava trasferito il 33,3 per cento del capitale. Dei 124 partecipanti registrati a tale data, 92 sono entrati dopo la riforma: 6 assicurazioni, 7 fondi pensione, 9 enti di previdenza, 24 fondazioni di origine bancaria e 46 banche.

- Il bilancio sottoposto oggi alla Vostra approvazione prospetta un utile netto di 6,2 miliardi di euro. Si tratta di un risultato considerevolmente superiore a quello dello scorso anno, pari a 3,9 miliardi, che pure rappresentava il livello più elevato mai raggiunto dall’Istituto. Hanno contribuito al miglioramento del risultato l’ulteriore aumento delle consistenze dei titoli detenuti per finalità di politica monetaria e una minore esigenza di accantonamento ai fondi patrimoniali a fronte dei rischi di bilancio. Dopo quattro anni di crescita ininterrotta, lo scorso dicembre si è concluso il programma di acquisti netti di attività finanziarie per finalità di politica monetaria. Nell’arco temporale considerato il bilancio della Banca d’Italia e quello dell’Eurosistema sono raddoppiati; i titoli riconducibili a finalità di politica monetaria sono cresciuti di circa dieci volte; l’utile lordo, prima delle imposte e degli accantonamenti patrimoniali necessari per fronteggiare i rischi assunti, è cresciuto del 50 per cento circa, portandosi a 8,9 miliardi.

- Alla fine del 2018 l’attivo di bilancio della Banca d’Italia era di 968 miliardi di euro, 37 in più rispetto all’anno precedente. L’incremento – sensibilmente inferiore a quello registrato nel 2017 – è quasi interamente riconducibile ai titoli acquistati per finalità di politica monetaria, la cui consistenza ha toccato 393 miliardi; al loro interno, la gran parte è costituita da titoli dello Stato italiano, il cui valore lo scorso anno ha raggiunto i 320 miliardi.

- Il valore delle riserve auree si è attestato a 88 miliardi, 3 in più rispetto allo scorso esercizio.

- L’utile lordo del 2018, prima delle imposte e dell’accantonamento al fondo rischi generali, si è attestato, come detto, a 8,9 miliardi.

- Alla fine del 2018 il numero dei dipendenti della Banca era inferiore alle 6.700 unità, 1.000 in meno rispetto a dieci anni prima.

- In linea con tale indirizzo, a valere sull’utile netto di 6.240 milioni, si propone di attribuire ai Partecipanti un dividendo di importo uguale a quello degli ultimi anni: 340 milioni, pari al 4,5 per cento del capitale. Di conseguenza anche quest’anno la posta speciale sarebbe alimentata per 40 milioni, attestandosi così a 120 milioni. In base allo Statuto, alle quote eccedenti il 3 per cento del capitale non spettano diritti economici. I corrispondenti dividendi, pari a circa 113 milioni, sarebbero imputati alla riserva ordinaria. I dividendi effettivamente erogati ai Partecipanti ammonterebbero, pertanto, a 227 milioni di euro. La riserva ordinaria verrebbe aumentata di 150 milioni; tenendo anche conto dei dividendi trattenuti sulle quote eccedenti, l’attribuzione complessiva sarebbe pari a 263 milioni. In definitiva, considerando l’accantonamento al fondo rischi generali di 1,5 miliardi e la quota di utile assegnata alla riserva ordinaria, l’importo complessivamente destinato ai fondi patrimoniali ammonterebbe a 1,8 miliardi. Tenuto conto di quanto precede, l’utile netto da assegnare allo Stato sarebbe pari a 5.710 milioni, ammontare superiore di 2.344 milioni a quello dello scorso anno.


[7] INDIRIZZO DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA del 23 ottobre 2003 relativo alle operazioni degli Stati membri partecipanti aventi ad oggetto le loro attività di riserva in valuta estera dei saldi operativi in conformità dell'articolo 31.3 dello statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea (BCE/2003/12) (2003/775/CE)

Articolo 3

Soglie per la segnalazione preventiva

1. Le soglie alle quali o sotto le quali le autorità pubbliche degli Stati membri partecipanti possono effettuare, senza la necessità di una segnalazione preventiva alla BCE e in un qualunque giorno di negoziazione, operazioni aventi ad oggetto i loro saldi operativi in valuta estera, e le soglie al di sopra delle quali i vari tipi di operazioni aventi ad oggetto i loro saldi operativi in valuta estera non possono essere effettuate senza la segnalazione preventiva alla BCE e in un qualunque giorno di negoziazione, sono stabilite nell'allegato I.

ALLEGATO I Soglie per la segnalazione preventiva alla BCE delle operazioni in valuta estera degli Stati membri in conformità dell’articolo 3, paragrafo 1

Tipi di operazioni Soglia applicabile (riferimento: data di contrattazione) Acquisti o vendite a titolo definitivo, a pronti e a termine, di attività in valuta estera Contro euro — 500 milioni di euro (operazioni aggregate lorde) Contro altre attività in valuta estera («operazioni a valute incrociate») — Controvalore di 500 milioni di euro (operazioni aggregate lorde per coppia di valute)


[8] Indirizzo del 2003

— per «operazioni» si intendono tutte le operazioni elencate nel secondo e terzo trattino dell'articolo 23 dello statuto, effettuate sul mercato da parte degli Stati membri partecipanti, che comportano lo scambio di attività non denominate in euro contro euro, o contro qualunque altra attività non denominata in euro, incluse, a titolo esemplificativo, le operazioni effettuate dalle banche centrali nazionali per conto degli Stati membri partecipanti e non registrate nei rendiconti finanziari delle banche centrali nazionali

Art. 23 (Statuto BCE)

— acquistare o vendere a pronti e a termine tutti i tipi di attività in valuta estera e metalli preziosi. Il termine attività in valuta estera include i titoli e ogni altra attività nella valuta di qualsiasi paese o in unità di conto e in qualsiasi forma essi siano detenuti;


[9] INDIRIZZO DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA del 20 febbraio 2014 sulla gestione di attività e passività nazionali da parte delle banche centrali nazionali (BCE/2014/9) (2014/304/UE)

Articolo 7 Soglie

1. Non possono essere effettuate operazioni eccedenti la soglia di cui all'allegato I al presente Indirizzo senza la previa approvazione della BCE. Tale soglia si applica alle operazioni di pronti contro termine,[4]   fatta salva la procedura di previa approvazione scritta per gli accordi di pronti contro termine di cui all'articolo 4. 2. Oltre alla soglia per le operazioni giornaliere aggregate di cui all'allegato I del presente Indirizzo, la BCE può specificare e applicare soglie aggiuntive per acquisti e vendite cumulative di attività e passività in un determinato periodo di tempo.

3. Il Consiglio direttivo può modificare la soglia di cui all'allegato I al presente Indirizzo in ogni momento.

ALLEGATO I SOGLIE PER LE OPERAZIONI DELLE BCN IN ATTIVITÀ E PASSIVITÀ NAZIONALI EFFETTUATE IN UN SOLO GIORNO Soglia applicabile Effetto alla data di regolamento (aggregato netto delle operazioni) ( 1) 200 milioni di EUR

Il presente Indirizzo non si applica alle seguenti operazioni:

b) operazioni in metalli preziosi e in valuta estera contro euro disciplinati dall’Indirizzo BCE/2003/12 (2);


[10] Operazioni pronti contro termine



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“LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO”


VINCENZO BATTIPAGLIA

LE  TRE

PIU’  GRANDI

BUFALE

DEL XXI SECOLO

_______________________________________________­

1. La responsabilità della Grande Recessione

- Berlusconi vs Monti –

2. La Riforma delle pensioni più severa

- Sacconi vs Fornero -

3. Gli Obiettivi e i poteri-doveri statutari della BCE

- Draghi vs Yellen -

Prefazione di Carlo Clericetti

Commento di Elsa Fornero



***


“LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO”


Io ritengo che chi voglia o debba esplicare un impegno civile, sindacale o politico, o approfondire per motivi di studio o di lavoro:

• le cause e le vere responsabilità – Berlusconi o Monti - della grave crisi economica italiana,

•  le ultime due severe Riforme delle pensioni - Sacconi e Fornero,

• i poteri-doveri statutari della BCE, che è il vero ganglio del sistema Euro, (in parte violati durante la crisi, con gravi conseguenze su una parte del popolo dellEurozona),

o semplicemente soddisfare il suo bisogno di corretta informazione in questi tre ambiti, e – non ultimo - capire la situazione politico-economica attuale, non possa fare a meno di conoscere fondatamente i dati, i fatti e le responsabilità relativi alla XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti).

Nel solco di un’opera di controinformazione che svolgo da sette anni, soprattutto attraverso il mio blog, oltre a lettere circolari inviate ai vari esperti, autori delle notizie false, e a numerosi destinatari per conoscenza, essi sono descritti, approfonditi e provati documentalmente – e spesso nominativamente - nel mio libro, appena pubblicato in Amazon, e smentiscono una vulgata che ha ingannato 60 milioni di Italiani, inclusi i professori universitari di Economia o Lavoro e Previdenza, gli esperti, enti terzi (INPS, RGS, UPB, ISTAT), e poi assunto una dimensione mondiale (OCSE, FMI, premi Nobel di Economia, giornali prestigiosi).

E’ proprio questo il nocciolo, e lo scopo, del libro: che anche un ragazzino, guardando i dati desumibili dai documenti ufficiali, ai quali mi sono fedelmente attenuto – come confermano Carlo Clericetti nella sua prefazione ed Elsa Fornero nel suo commento finale -, è in grado di capire che – detto sinteticamente in linguaggio calcistico - Berlusconi ha battuto Monti per 4 a 1 e Sacconi ha battuto Fornero per 2 a 1.

Eppure, ancora oggi 60 milioni di Italiani, inclusi i professori universitari, gli esperti, i giornalisti economici e previdenziali e perfino i politici legislatori e i loro ausiliari, oltre all’estero, sono (stati) convinti del contrario. Sembra incredibile, ma è proprio vero.

Grazie dell’attenzione.


“LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO: La responsabilità della Grande Recessione – Berlusconi vs Monti. La Riforma delle pensioni più severa – Sacconi vs Fornero. Gli Obiettivi e i poteri-doveri statutari della BCE – Draghi vs Yellen.” (con prefazione di Carlo Clericetti e commento finale di Elsa Fornero).


Link all’edizione digitale, collegata con l’edizione cartacea (mercato italiano) https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M


Link all’estratto dell’ebook http://amzn.eu/6vArubk


Presentazione del libro

Questo libro tratta tre temi importanti e attuali: “tre grandissime bufale”, che riguardano vicende di cui si parla continuamente, tanto sui media quanto nei talk show da parte sia di opinionisti che di economisti, e sono: chi ha fatto più “austerità” in politica economica in seguito alla crisi esplosa nel 2008: Berlusconi o Monti; a chi vada attribuita la riforma previdenziale più severa e incisiva: Sacconi o Fornero; e quale sia – o dovrebbe essere – il ruolo della Banca centrale europea: Draghi (BCE) versus Yellen (FED).
Si tratta di tre temi che hanno colpito più di altri l’attenzione e l’interesse del popolo italiano negli ultimi sette anni. E che, secondo l’autore, Vincenzo Battipaglia, che ha analizzato le fonti originarie delle leggi, delle prove documentali e dei dati, attenendovisi fedelmente (come confermano Carlo Clericetti, di «Repubblica», nella sua prefazione ed Elsa Fornero nel suo commento finale), registrano il maggiore iato tra la realtà e il percepito da parte:
- dei 60 milioni di Italiani; inclusi
- i cosiddetti esperti: studiosi e operatori di previdenza, sindacalisti, politici, ministri, parlamentari, giornalisti e docenti universitari di Diritto del Lavoro o di Economia, citati nominativamente nel libro adducendo le prove documentali (ad esempio, Mario Monti, Carlo Cottarelli e Alberto Bagnai); ed
- enti generalmente considerati terzi e attendibili (RGS, UPB, INPS, ISTAT).
E all’estero, da parte:
- di addetti ai lavori (inclusi premi Nobel di Economia, come Krugman e Stiglitz),
- di media prestigiosi (come il «Financial Times», «The Economist» e «Le Monde») e
- dei principali organismi economico-statistici internazionali (EUROSTAT, OCSE e FMI).
Tanto da costituire tre casi di scuola di disinformazione mondiale. Da qui il titolo: «LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO».
«Con questo libro–diario-denuncia di un cittadino-testimone, che vuole essere insieme pamphlet, saggio e manuale di scuola, cerco allora di fare un po’ di chiarezza su tre casi di studio emblematici della disinformazione di un popolo intero di ben 60 milioni di abitanti, oltre all’estero, che varrebbe la pena indagare a livello accademico, come suggerii l’anno scorso al professor Francesco Daveri, ordinario di Economia all’Università Cattolica, una delle vittime illustri della Prima Più Grande Bufala, che è oggetto del capitolo 1.»

«Il proposito di Vincenzo Battipaglia – scrive Clericetti - era di fare corretta informazione e sicuramente ha fatto un notevole lavoro di ricerca. Questo libro offre al lettore dati e documenti sulle materie trattate che in modo organico sarebbe difficile reperire altrove.» 



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Lettera a Mauro Bottarelli de LINKIESTA sulle sue notizie false sul ministro Savona, la BCE e la Troika





Pubblico la lettera che ho inviato il 20.9 scorso a Mauro Bottarelli, giornalista economico che collabora con vari giornali, sulle sue notizie false sul professore e ministro Savona, sulla BCE e sulla Troika. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera a Mauro Bottarelli de LINKIESTA sulle sue notizie false sul professor Savona, la BCE e la Troika

Da:  v

20/9/2018 16:55


ALLA C.A. DEL DOTT. MAURO BOTTARELLI

pc DIRETTORE FRANCESCO CANCELLATO

Egr. dott. Bottarelli,

Traggo dal Suo articolo su LINKIESTA “Qualcuno ci salvi da Savona, dalle sue idee strampalate (e dal suo odio politico per Draghi) https://www.linkiesta.it/it/article/2018/09/17/qualcuno-ci-salvi-da-savona-dalle-sue-idee-strampalate-e-dal-suo-odio-/39444/ :

Ma attenzione, perché il meglio il ministro Savona lo ha dato nella sua disputa a distanza con Mario Draghi, oggetto di una malcelata idiosincrasia dai tempi di Bankitalia e ora bersaglio delle puntute e precise critiche dell'accademico sardo. A detta del quale, sempre nell'intervista a Libero, «l’abilità di Draghi ha consentito di superare i vincoli della sua azione di fronte alle carenze statutarie, ma ciò ha richiesto tempo e trascinato polemiche non ancora sopitesi. Il problema è che le istituzioni devono essere ben regolate per ogni circostanza, cosa che attualmente manca». […] senza gli acquisti di Mario Draghi, probabilmente lui allo scranno di ministro non sarebbe mai arrivato, perché avremmo la Troika insediata da almeno cinque anni abbondanti a Roma”.


1. Sulla BCE, il professor Savona ha ragione. Si legga i Trattati, lo statuto della BCE (cosa che probabilmente non ha mai fatto) e i giornali e i blog economici del 2013-2014, dai quali ricaverà che tutti, proprio tutti (tranne un profano come me) ritenevano che la BCE non potesse acquistare titoli di Stato e in modo differenziato; e che dovette intervenire l’ex presidente della BCE Trichet per informare che la BCE poteva ben comprarli e che anzi l’aveva già fatto (programma SMP) nel 2010-2012.[1]

Detto questo, va anche considerato che, sia nell’ambito del Consiglio direttivo della BCE, sia all’esterno (la Corte Cost. tedesca), si contestava lo sconfinamento della politica monetaria della BCE nel campo economico e la liceità degli acquisti differenziati e illimitati di titoli pubblici, previsti dalle OMT (decise nell’agosto 2012, dopo il famoso e risolutivo “Whatever it takes” di Draghi), cioè l'acquisto, sul mercato secondario con contestuale sterilizzazione, di titoli pubblici di un singolo Paese dell'Eurozona in difficoltà economica che accettava un piano di condizionalità. Esse, forse non a caso, non sono mai state implementate, anche se la Corte di Giustizia Europea, contro il ricorso proposto dalla Corte Cost. tedesca, ha deliberato – stiracchiando l’interpretazione e in contraddizione con sue decisioni precedenti (si legga in merito l’analisi del logorroico Barra Caracciolo, che era uno degli espertoni che ritenevano che la BCE non potesse acquistare titoli di Stato in maniera differenziata) - che esse fossero compatibili con il diritto dell'Unione.[2]

Dopo il varo delle OMT e del QE, lo stesso professor Savona scrisse (cito a memoria): “Nonostante le norme, quando vogliono, questi dell'Unione Europea le soluzioni le trovano”.

Sul QE, osservo che, a causa delle resistenze sia interpretative dei Trattati che politiche, che facevano capo soprattutto alla Germania, la BCE lo ha varato con ben 6 anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoJ, con conseguenze economico-sociali devastanti sui Paesi dell’Eurozona (tranne Germania e satelliti), inclusa l’Italia, peraltro discriminata dall’UE rispetto ad altri Paesi, in particolare la Francia e la Spagna, per il rispetto del limite del 3% deficit/Pil, con la solita motivazione dell'elevato debito pubblico. Ma se si considera (i) la dinamica di crescita del debito pubblico rispetto all'inizio della Grande Recessione (l'Italia ha speso molto meno degli altri per salvare le banche e per la crescita), (ii) il debito totale (pubblico + privato), (iii) il debito estero e (iv) la sua sostenibilità nel lungo periodo (nonché l'avanzo primario), l'Italia sta molto meglio sia della Francia che della Spagna. 

2. Sulla Troika, Lei si sbaglia. Ne deduco che Lei è una dei quasi 60 milioni di vittime della DISINFORMAZIONE del centrodestra ed ignora del tutto che i fondamentali macroeconomici, dopo il mastodontico consolidamento fiscale attuato dal governo Berlusconi, soltanto completato dal governo Monti per 1/5 del totale, erano a posto. E che la defenestrazione dell’incompetente Berlusconi nel 2011 fu l’epilogo di un complotto sui generis orchestrato su input del duo egemonico Sarkozy-Merkel.[3]


[1] L’EX PRESIDENTE DELL’EUROTOWER

«Francoforte ha tutti gli strumenti, non c’è bisogno di ampliarne i poteri»
di Giuliana Ferraino 26/11/2014

«Comprare i titoli di Stato dei Paesi dell’eurozona è totalmente in linea con il mandato della Bce. Lo ha già fatto quando io ero presidente, prima comprando i titoli pubblici greci e irlandesi nel 2010, poi i titoli di Sato italiani e spagnoli nell’agosto del 2011». Jean-Claude Trichet, ex presidente della Banca centrale europea dal 2003 al 2011 risponde così davanti agli studenti dell’Osservatorio permanente Giovani-Editori alla domanda se sia giusto per la Bce acquistare il debito sovrano dei Paesi dell’eurozona, il cosiddetto «quantitative easing», invocato dagli investitori e promesso da Mario Draghi per combattere il rischio deflazione, se la situazione economica peggiorerà ancora. «La Banca centrale europea ha tutte le caratteristiche e gli strumenti di una banca centrale indipendente per mantenere la stabilità dei prezzi. Non ci sono handicap, non serve ampliare i poteri del suo mandato», insiste Trichet.


[2] LA SENTENZA DELLA CORTE €UROPEA SULL'OMT. L'ARMA SPUNTATA CHE RATIFICA IL METODO GRECIA E LETTERA BCE

DOMENICA 21 GIUGNO 2015


[3] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


Cordiali saluti,


V.




Destinatari:



20/09/2018  17:02

(n. 50) 


20/9/2018 18:15

(n. 41)



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Istanza n. 2 alla Commissione PETI contro la nuova decisione di archiviare la petizione 2401-2014





Alla fine dello scorso luglio, prima delle ferie, il Segretariato della Commissione PETI ha provato di nuovo ad archiviare la mia petizione 2401/2014 contro la BCE, presumo senza che ci siano state novità rispetto alla mia prima istanza (che trovate in calce). Per fortuna, ho fatto appena in tempo a leggerla per caso prima di partire per una vacanza all’estero, ed ho provveduto ad inoltrare subito una seconda istanza, che pubblico di seguito, che è stata esaminata dai Coordinatori alla ripresa dei lavori della Commissione, decidendo di mantenerla aperta (questo è il video della riunione del 3 settembre 2018 della Commissione PETI. A seguire, pubblico la risposta del Segretariato PETI, che ho ricevuto oggi 7 settembre.


Istanza n. 2 relativa alla Vostra nuova richiesta di archiviazione della petizione 2401/2014.

Da:  v

6/8/2018  15:29


Spett. Segretariato Commissione PETI,

Dalla recente newsletter del Parlamento europeo, che ricevo periodicamente, ho ricavato la seguente informazione:

Petitions which it is proposed to close in the light of the Commission's written reply or other documents received

21.

Petition 2401/2014 by Vincenzo Battipaglia (Italian) on the European Central Bank

CM-PE 610,830/REV FdR 1144867


Ribadendo quanto ho scritto nella istanza precedente del 14.12.2017, che richiamo integralmente, io credo che risulti documentalmente che la BCE abbia violato il proprio statuto, sia per avere impartito ad alcuni Stati dell’Eurozona (tra cui l’Italia, si veda la lettera del 5/8/2011 al Governo italiano   http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/sensini_documento_bce_e68f29d6-ea58-11e0-ae06-4da866778017.shtml) prescrizioni dettagliate di politica economica, come contropartita di acquisti di titoli pubblici, in palese violazione dell’art. 7-Indipendenza, Statuto BCE, che ovviamente deve essere reciproca, sia per aver ritardato il varo di una politica monetaria espansiva, facendo cadere l’Eurozona in deflazione, sia per aver implementato tale politica monetaria espansiva nel 2015, con un ritardo di ben 6 anni rispetto ad altre banche centrali, in palese violazione dell'art. 2-Obiettivi, Statuto BCE, con effetti drammatici sulla vita e il benessere di gran parte del popolo dell’Eurozona. Aggiungo, come già evidenziato, che tale implementazione a) da un lato, non esime da censura la BCE per il ritardo e l’insufficienza delle misure; e b) dall’altro, conferma e corrobora le argomentazioni critiche esposte nella mia petizione del 3.11.2014.

Di fronte a violazioni così patenti del proprio statuto, derivato dai Trattati, da parte della BCE, io credo che il Parlamento Europeo, unico organo direttamente eletto dell’Unione, abbia il diritto-dovere di esprimere il proprio giudizio.

Quindi, mi auguro che la mia petizione – cosa che non era ancora avvenuta fino a dicembre 2017 - sia stata portata all’esame della Commissione PETI e chiedo che lo sia nel caso questo non sia ancora avvenuto.

Vi ringrazio e resto in attesa di essere informato per iscritto al mio indirizzo e-mail dell'esito di questa mia istanza e di ogni altra decisione concernente la petizione 2401/2014.

Distinti saluti,

V.

PS: Segnalo che la petizione 2401/2014 ha 112 cofirmatari.


***


Buongiorno,

Vi inoltro, per Vostra opportuna conoscenza, l'istanza di cui all'oggetto, che ho inviato poco fa al Segretariato della Commissione PETI.

Cordiali saluti,

V.


11/04/2018  15:24 

isabella.adinolfi@europarl.europa.eu, marco.affronte@europarl.europa.eu, laura.agea@europarl.europa.eu, daniela.aiuto@europarl.europa.eu, tiziana.beghin@europarl.europa.eu, brando.benifei@europarl.europa.eu, goffredo.bettini@europarl.europa.eu, mara.bizzotto@europarl.europa.eu, simona.bonafe@europarl.europa.eu, mario.borghezio@europarl.europa.eu, david.borrelli@europarl.europa.eu, mercedes.bresso@europarl.europa.eu, renata.briano@europarl.europa.eu, nicola.caputo@europarl.europa.eu, fabiomassimo.castaldo@europarl.europa.eu, lorenzo.cesa@europarl.europa.eu, caterina.chinnici@europarl.europa.eu, salvatore.cicu@europarl.europa.eu,  angelo.ciocca@europarl.europa.eu, alberto.cirio@europarl.europa.eu, sergio.cofferati@europarl.europa.eu, lara.comi@europarl.europa.eu, ignazio.corrao@europarl.europa.eu, silvia.costa@europarl.europa.eu, andrea.cozzolino@europarl.europa.eurosa.damato@europarl.europa.eu, nicola.danti@europarl.europa.eu, paolo.decastro@europarl.europa.eu, isabella.demonte@europarl.europa.eu, herbert.dorfmann@europarl.europa.eu, eleonora.evi@europarl.europa.eu,  laura.ferrara@europarl.europa.eu, raffaele.fitto@europarl.europa.eu, eleonora.forenza@europarl.europa.eu,  elisabetta.gardini@europarl.europa.eu, enrico.gasbarra@europarl.europa.eu, elena.gentile@europarl.europa.eu, michela.giuffrida@europarl.europa.eu, roberto.gualtieri@europarl.europa.eu, kashetu.kyenge@europarl.europa.eu, giovanni.lavia@europarl.europa.eu, curzio.maltese@europarl.europa.eu, fulvio.martusciello@europarl.europa.eu, barbara.matera@europarl.europa.eu, giulia.moi@europarl.europa.eu, luigi.morgano@europarl.europa.eu, alessia.mosca@europarl.europa.eu, alessandra.mussolini@europarl.europa.eupierantonio.panzeri@europarl.europa.eu,  

(50)

aldo.patriciello@europarl.europa.eu, piernicola.pedicini@europarl.europa.eu, giuseppina.picierno@europarl.europa.eu, gianni.pittella@europarl.europa.eu, salvatoredomenico.pogliese@europarl.europa.eu, massimiliano.salini@europarl.europa.eu, david.sassoli@europarl.europa.eu, elly.schlein@europarl.europa.eu, remo.sernagiotto@europarl.europa.eu, renato.soru@europarl.europa.eu, barbara.spinelli@europarl.europa.eu, antonio.tajani@europarl.europa.eu, dario.tamburrano@europarl.europa.eu, patrizia.toia@europarl.europa.eu, marco.valli@europarl.europa.eu, daniele.viotti@europarl.europa.eu, marco.zanni@europarl.europa.eu, flavio.zanonato@europarl.europa.eu, marco.zullo@europarl.europa.eu



Ricevo e pubblico volentieri la risposta di oggi del Segretariato della Commissione PETI.


RE: Istanza n. 2 relativa alla Vostra nuova richiesta di archiviazione della petizione 2401/2014.

PETI Secretariat<peti-secretariat@europarl.europa.eu>(peti-secretariat@europarl.europa.eu)

7/9/2018 15:41

A  v


Egregio signor V.,

 La informiamo che in data 3 settembre i coordinatori hanno deciso di mantenere aperta la sua petizione. La terremo informata del seguito.

 Cordiali saluti,

La segreteria Commissione per le petizioni



Post collegato:


Istanza al Segretariato della Commissione PETI relativa alla proposta di archiviazione della petizione sulla BCE



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Lettera n. 2 alla Professoressa Elsa Fornero sulla disinformazione mondiale sulla riforma Fornero




Pubblico la lettera che ho inviato ieri alla Professoressa Elsa Fornero, dopo aver ascoltato e letto due sue interviste, rispettivamente alla trasmissione di Radio1 Zapping e al giornale LINKIESTA, sul suo ultimo libro “Chi ha paura delle riforme. Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni”. E’ la seconda lettera che scrivo alla professoressa Fornero, autrice di una riforma delle pensioni che è oggetto da sette anni di una DISINFORMAZIONE generale, che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime e che ha superato i confini nazionali. E che io, nel mio piccolo, contrasto fin quasi dalla nascita della legge, praticamente da solo, poiché tra le vittime ci sono tutti, Enti importanti nazionali e internazionali, docenti universitari, sindacati, noti esperti, tutti i media. La mia tesi è che, tra i maggiori responsabili di tale generale DISINFORMAZIONE, ci siano Maurizio Sacconi, autore della riforma precedente, le cui misure severe vengono erroneamente attribuite alla riforma Fornero, per il suo silenzio (anzi peggio, cfr. nota 9), e la stessa professoressa Fornero, la quale, forse per l’ambizione di passare alla storia come salvatrice dell’Italia dal default, tenendo in non cale i dati ufficiali (fa la stessa cosa Mario Monti per le manovre finanziarie), ha pervicacemente mancato di chiarire, in ben sette anni, pur avendo avuto una presenza costante nei media, la paternità delle norme pensionistiche. Ad oggi, non ha mai risposto alle decine di lettere che le ho inviato o direttamente (due) o per conoscenza.

PS: No, dopo avere scritto questa mia introduzione, questa volta la professoressa Fornero mi ha risposto, riporto la sua risposta in calce e la mia replica.


Lettera n. 2 alla Professoressa Elsa Fornero sulla disinformazione mondiale sulla riforma Fornero

Da:  v

26/6/2018  19:16



Egr. Professoressa Fornero,

In riferimento all’intervista da Lei rilasciata a Francesco Cancellato de LINKIESTA, “Un’aliena a Palazzo: così hanno incastrato Elsa Fornero”, in cui ha parlato del Suo nuovo libro,  mi permetto ribadire ciò che Le scrissi  il 3 novembre 2016, dopo la Sua intervista ad Alessandro Franzi sempre de LINKIESTA.[1]


PENSIONI: Sacconi (e Dini), non Fornero

La riforma delle pensioni Fornero è soltanto la settima riforma delle pensioni dal 1992, e non la più severa. Dal 1992, infatti, le riforme delle pensioni, considerando un’unica riforma i severi e incisivi provvedimenti 2010 e 2011 di SACCONI, sono state sette (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011).

L’allungamento (eccessivo) dell’età di pensionamento è stato deciso molto più dalla riforma SACCONI (L.122/2010, art. 12, più integrazioni con L. 111/2011 e L. 148/2011) – il cui autore fa lo gnorri, alimentando la vulgata – che dalla riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24):

– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, tramite la “finestra” mobile ( = differimento dell’erogazione) di 12 mesi o 18 mesi, da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per i lavoratori e le lavoratrici autonomi;

- sia portando l’età di pensionamento di vecchiaia, quasi senza gradualità, da 60 a 66 anni per le lavoratrici dipendenti pubbliche, a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europeama che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni, più “finestra” di 12 mesi;

- sia allineando gradualmente, entro il 2026 (2023 includendo l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita), a 66 anni, le lavoratrici del settore privato, accelerato poi dalla riforma Fornero gradualmente entro il 2018;

– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che, relativamente agli adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019, e cioè dal 2022, quantunque il Ragioniere Generale dello Stato affermi sorprendentemente 2021[2] - glielo spieghi Lei, dandogli l’interpretazione autentica, ché l’errore nasce dalla relazione tecnica del decreto salva-Italia, DL 201/2011 -, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2019, e poi via via a 70 e oltre.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto la riforma Dini nel 1995 (L. 335/1995),  non la riforma Fornero nel 2011; questa ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli che erano esclusi dalla legge Dini, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani.


Esodati

Pochi lo sanno, ma gli esodati ci furono pure con la riforma SACCONI, presumibilmente alcune decine di migliaia di persone,[3] poiché, con una decisione crudele e iniqua (che fu la cifra di quellintera legge) - e probabilmente incostituzionale - del ministro SACCONI, furono scientemente salvaguardate soltanto le prime diecimila (cfr. DL 78/2010, convertito dalla L. 122/2010, art. 12, comma 6 6. L'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) provvede al monitoraggio, sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro, delle domande di pensionamento presentate dai lavoratori di cui al comma 5 che intendono avvalersi, a decorrere dal 1° gennaio 2011, del regime delle decorrenze dalla normativa vigente prima della data di entrata in vigore del presente decreto. Qualora dal predetto monitoraggio risulti il raggiungimento del numero di 10.000 domande di pensione, il predetto Istituto non prendera' in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzate ad usufruire dei benefici previsti dalla disposizione di cui al comma 5.”), ma a causa della sordina imposta dal potentissimo apparato disinformativo berlusconiano, fecero molto meno rumore e, poi, come Lei ha lamentato a Zapping, sono stati anch'essi imputati alla riforma Fornero. 

A me risulta che gli esodati, dopo l’ottava salvaguardia, siano non 170.000 - come afferma Lei nell'intervista - ma 153.000. Riporto la nota[4] di un mio documento di 18 pagine, con la ricostruzione delle vicende politico-economiche della XVI legislatura, che ho già trasmesso anche a Lei:

A parte gli esodati, il cui numero, come dichiarò la professoressa Elsa Fornero a “In mezz’ora”, fu prima sottostimato (la prima salvaguardia riguardò 65.000 persone) e poi, come riportato da varie fonti (tra cui i Deputati PD e l'On. Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera), sovrastimato dalla burocrazia di RGS e INPS, che, nell'arco di 6 anni e su 8 salvaguardie, «ridetermina il numero massimo degli esodati a 153.389 soggetti», contro una stima iniziale di 389.200, cioè a meno della metà della stima iniziale.[4]


Risparmi dalle riforme delle pensioni

Anche sulla base dei risparmi rivenienti dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), stimati dalla Ragioneria Generale dello Stato in 60 punti di Pil cumulati al 2060,[5] pari 1.000 mld, emerge un rilevante maggiore impatto della riforma SACCONI rispetto alla riforma Fornero, poiché soltanto un terzo viene ascritto a quest’ultima, cioè 350 mld (poi scesi a 280 mld dopo i successivi interventi legislativi); il che, poiché lo “scalone” di Maroni fu abolito da Damiano (che RGS non menziona) e le “quote” di Damiano furono abolite da Fornero, significa che l’RGS ascrive la grandissima parte dei residui 700 mld, cioè il doppio di 350 mld, alla riforma SACCONI, ma di cui quasi nessuno parla (anche l’RGS alla fine cita solo la riforma Fornero! E la stessa cosa la fa la Corte dei Conti![5a]), mentre TUTTI, in Italia, inclusi ISTAT e UPB,[6] e all’estero, inclusi EUROSTAT (che ripete pari pari i dati forniti dall’ISTAT), OCSE,[7] che usa dati vecchi e in parte errati, ma almeno è l’unico Ente che propone i dati pensionistici al lordo e al netto delle imposte (il peso fiscale sulle pensioni in Italia è il più alto), e FMI,[8] che usa dati vecchi e in parte errati, ma molto pubblicizzati a livello mondiale, ascrivono tutto alla riforma Fornero, decretando un'impropria damnatio memoriae della riforma SACCONI.


Cause della DISINFORMAZIONE generale

Questo delle riforme Fornero e SACCONI rappresenta uno dei casi più macroscopici di DISINFORMAZIONE generale della storia italiana, analogo a quelli delle manovre finanziarie dei Governi Berlusconi e Monti e dello Statuto della BCE. Lei come lo spiega? Io, se permette, lo spiego così: Lei, donna, con il Suo pianto, efficacissimo in un Paese melodrammatico come l’Italia mitridatizzato dalla terribile tv, e la Sua sovraesposizione mediatica, senza (quasi) MAI rinviare ai veri autori delle norme e dei dati che Le venivano erroneamente attribuiti, aiutata in questo dal disinformato professor Monti, da famosi esperti previdenziali (Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi),[9] oltre che da tutti i media a partire dal 2013, dimentichi di ciò che avevano scritto un anno prima sugli effetti portentosi della riforma SACCONI (cfr. [9], nota 1), e, soprattutto, la potentissima DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra avete creato e alimentato una vulgata che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero.


Conclusione

In conclusione, gentile Professoressa, io sono antiberlusconiano (per le misure molto inique che ha varato), ma il “golpe” contro di lui, sui generis, quasi alla luce del sole, in parte anche giustificato dal comportamento e dalle condizioni psicologiche del Presidente del Consiglio, che in definitiva rassegnò lui le dimissioni dopo aver perso la maggioranza parlamentare, è un fatto inoppugnabile, confermato nella sostanza dal Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, nel corso della sua audizione alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche, per le condizioni capestro che l'UE, a trazione franco-tedesca, continuava ad imporgli, nonostante le manovre finanziarie draconiane già varate.[4]

Come è altrettanto inoppugnabile, sulla base dei dati (il governo Berlusconi ha varato manovre correttive per un importo quadruplo di quelle del governo Monti), che non sia stato il governo Monti ad aver salvato l’Italia dall’artefatto default, anche se è stato molto più equo (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF), o, come pensano tutti, ad aver causato la recessione.[4]

Lei si vanta ogni volta di ricevere, e di rispondere loro, tutti quelli che Le chiedono di parlare sulla Sua riforma delle pensioni, allora mi permetto di chiederLe: perché non ha mai risposto a me (e alle mie decine di lettere circolari che Le ho inviato per conoscenza), che Le ho contestato l’appropriazione (cfr. il testo della L. 214/2011, art. 24) di fatto di alcune delle norme di SACCONI, che, per quanto mi consta, raramente e solo recentemente (vedi la Sua intervista di qualche mese fa a Radio Montecarlo, della quale ho tratto notizia da un articolo disinformativo e ingiustamente critico verso di Lei de Il Giornale[10] e, da ultimo, nella Sua intervista di pochi giorni fa a Radio1-Zapping del 22 giugno u.s.) lamenta che Le vengono attribuite? Peraltro, in tale trasmissione Lei ha negato che abbia eseguito imposizioni esterne, mentre in passato ha detto che ha seguito come bussola le vere e proprie prescrizioni contenute nella lettera del 5.8.2011 della BCE, tra cui il completamento della riforma delle pensioni, che era stata una delle poche richieste della lettera non adempiute dal governo Berlusconi, a causa del veto di Bossi, poiché le pensioni di anzianità sono in netta prevalenza al Nord (“È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012”).[4] Che Lei, però, ha attuato con un eccesso di zelo, forse perché pressata – come ha confermato nell'ultima intervista a LINKIESTA - e fuorviata dalle richieste di fare cassa per evitare il default. Spauracchio oggettivamente ingiustificato dai fondamentali macroeconomici, dopo le tre mastodontiche manovre correttive berlusconiane per oltre 220 mld cumulati, e provocato ad arte dalla speculazione finanziaria mondiale che aveva scommesso sulla rottura dell’Euro, contrastata in maniera affatto insufficiente dalla Banca Centrale Europea (col vostro Governo, dopo un calo iniziale, lo spread era ritornato sopra i 500 p.b.), fino al famoso e decisivo “whatever it takes” pronunciato dal Presidente Mario Draghi nel luglio 2012.[4]

Io non so che cosa Lei abbia scritto nel Suo ultimo libro, ma se vuole fare un’opera di verità, come è riportato nel titolo, e che è anche il mio unico intento nello scrivere queste mie decine di lettere, e ribaltare la vulgata mondiale sulla riforma delle pensioni Fornero, se non l’ha fatto chiaramente in questo, scriva un altro libro e dia a SACCONI (e Dini) quel che è di SACCONI (e Dini), e poi lo gridi ai quattro venti, come non ha fatto in questi sette anni.

Cordiali saluti,

V.


_______________________


Note:


[1] Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive


[2] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile


[3] Esodati 2010: proroga 2018

di Barbara Weisz

scritto il 10 aprile 2018

Gli ultimi esodati Sacconi vengono tutelati con il sostegno al reddito fino alla decorrenza della pensione. Il relativo decreto di salvaguardia del ministero del Lavoro del 15 febbraio 2018 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 4 aprile. Si tratta di lavoratori che erano rimasti senza stipendio e senza pensione dopo l’introduzione delle finestre mobili del 2010 (decreto legge 78/2010). Nel corso degli anni si sono succeduti diversi interventi per tutelarne il reddito fino alla maturazione della pensione.

Il decreto tutela gli ultimi lavoratori che ancora non rientrano nel contingente dei 10mila salvaguardati della Riforma Sacconi. […]


[4] Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


[5] a. Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

b. Qui sotto, c’è anche (migliorato qualitativamente) il grafico della RGS e altre mie osservazioni critiche sul risparmio calcolato dalla RGS.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni


[6] Lettera all’ISTAT di richiesta di informazione sulla fonte di dati pensionistici errati


[7] Segnalo alcuni errori contenuti nel rapporto “Pensions at a Glancenella parte relativa all’Italia, e ripresi pari pari da tutti i media italiani (li ho già segnalati a Stefano Scarpetta dell’OCSE, che fu intervistato dall’AGI). Gli errori sono colorati in rosso.

Panoramica - Riforme recenti e pensionamento flessibile.

Dal 2011 [la legge non è la riforma Fornero ma la riforma SACCONI, la 122 del 30.7.2010/Sacconi, la decorrenza è dal 2013/Sacconi, ndr] esiste un collegamento automatico tra l'età pensionabile e l'aspettativa di vita. Dall'attuale [2016, ndr] livello di 66,6 [66 anni e 7 mesi, ndr] anni per gli uomini [e le donne del settore pubblico, ndr] e 65,6 [65 anni e 7 mesi, ndr] anni per le donne [del settore privato, ndr], l'età pensionabile legale dovrebbe aumentare ad almeno 67 e 66,6 [67, ndr] anni nel 2019, rispettivamente, e poi raggiungere 71,2 anni per la generazione nata nel 1996 basato su proiezioni di aspettativa di vita. Nell'OCSE solo Danimarca e Paesi Bassi avranno un'età pensionabile sopra 70 per la stessa coorte di nascita del 1996, contro una media OCSE di 65,8 per gli uomini e 65,5 per le donne.

I futuri tassi di sostituzione in Italia saranno alti per quelli a lungo permanenza in carica; quelli con carriere irregolari o che non lavorano affatto probabilmente dovranno affrontare un alto rischio di povertà di vecchiaia. Lo schema pensionistico a Contributo nozionale definito (CND) darà una pensione netta uguale al 93% degli ultimi guadagni per un lavoratore con salario medio con una carriera piena dall'età di 20 anni. I tassi di sostituzione sono più alti solo in Olanda, Portogallo e Turchia.


by Michal Andrle, Shafik Hebous, Alvar Kangur, and Mehdi Raissi

“ages are set to increase further over time as part of the ‘Fornero’ reform (L. 214/2011)”. (pag. 12)

[le età sono destinate ad aumentare ulteriormente nel tempo per la riforma "Fornero" (L. 214/2011)]

Come si vede, anche l’FMI attribuisce erroneamente alla riforma Fornero l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, in realtà deciso dalla riforma Sacconi due anni prima che arrivasse il governo Monti-Fornero.


[9] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero


[10] Lettera ad Antonio Signorini e Gian Maria De Francesco de Il Giornale sulle loro fake news sulle pensioni



***


Pubblico la risposta della professoressa Elsa Fornero e la mia replica.


Re: Lettera n. 2 alla Professoressa Elsa Fornero sulla disinformazione mondiale sulla riforma Fornero

Da: Elsa Maria Fornero<elsa.fornero@unito.it>(elsa.fornero@unito.it)

27/6/2018  09:52

A:  v


Gentile signor V., 

Non ho mai risposto alle sue mail perché non ne ho mai ricevute di indirizzate a me. Ho sempre soltanto letto (o visto) quelle da lei inviate ad altre persone, e a me solo per conoscenza. 

In ogni caso, amo poco le mail collettive e quindi rispondo (brevemente, e ne né scuso) soltanto a lei. 

Lei è molto informato sulle pensioni e questo le fa onore, in un paese in cui la maggior parte di coloro che ne scrivono ne sanno veramente poco e spesso in modo confuso. 

Ciò detto, non credo di essermi mai attribuita meriti/demeriti che non mi spettano. Ho sempre parlato dei 10.000 esodati di Sacconi, dell’indicizzazione da lui deliberata e da me soltanto modificata, ecc ecc. 

Ma lei crede veramente che la voce di una singola persona, senza partito o sindacato o gruppo di potere alle spalle avrebbe potuto smuovere qualcosa della rappresentazione mediatica ricorrente? Anche sugli esodati? 

Mi pare che lei stesso sia una prova di quanto sia difficile smuovere il moloch della disinformazione! 

In ogni caso, invece di leggere le mie dichiarazioni come “riportate” da altri giornali (dei quali non credo sia per lei difficile immaginare l'assenza di obiettività!), legga il mio libro e, la prego, mi segnali eventuali errori. Gliene sarò grata. 

Un saluto cordiale,

Elsa Fornero 



Re: Lettera n. 2 alla Professoressa Elsa Fornero sulla disinformazione mondiale sulla riforma Fornero

Da:  v

27/6/2018  12:15


Gentile Professoressa Fornero,

Come ho scritto e si evince dall’oggetto di questa seconda lettera, Le ho inviato una prima lettera in data 3/11/2016, forse Le è sfuggita.

Pensioni e manovre correttive

Da:  v    03 nov 2016 – 16:30

A:  <elsa.fornero@unito.it>

CC  <redazione@linkiesta.it>

Anche se una “primissima” lettera gliela inviai in data 3/12/2011 18:47, quando in qualità di ministra stava elaborando la Sua legge.

Lei ha ragione, cambiare per un semplice lettore come me la vulgata sulle pensioni è un’impresa impossibile e una fatica di Sisifo, oltre che un piccolo rischio quando, come faccio talvolta, mi metto a difenderLa – raccontando semplicemente la verità - sui vari forum, in particolare quelli degli esodati e simili. Proprio per questo, negli ultimi mesi, anziché limitarmi a inviare le mie lettere ai direttori, che forse neanche le leggono, scrivo direttamente agli autori (51 negli ultimi sette mesi), con qualche piccolo risultato, ma pochissimi rispondono (Enrico Marro del Corriere è uno dei più preparati e gentili). Forse è un po’ meno difficile per Lei, data la Sua presenza costante sui media, nonché per il professor Monti, che scrive sul Corriere della Sera e viene intervistato periodicamente, una volta che venga edotto da Lei sulla situazione. Se mi posso permettere un suggerimento, basterebbe, in piccola parte, organizzare o sollecitare una conferenza stampa congiunta con Lei, il professor Mario Monti e l’ex senatore Maurizio Sacconi, che fa lo gnorri da 7 anni, anzi peggio (cfr. nota 9), più eventualmente l’ex senatore Dini. Certo, questo richiederebbe sia a Leigentile Professoressa, che al prof. Monti (al quale ho scritto) lo sforzo di vincere la vostra – comprensibile - resistenza ad approfondire e prendere atto dei dati ufficiali, facilmente reperibili trattandosi di leggi e rifacendosi a fonti attendibili (che io ho utilizzato per elaborare il lungo documento riportato nella nota 4), che smentiscono le vulgate e a divulgarli assiduamente, relativi sia alle pensioni che alle manovre finanziarie della XVI legislatura.

La ringrazio per la risposta.

Cordiali saluti,

V.

PS: Ho il dovere di informarLa che, come faccio sempre, riporterò queste lettere nel mio blog.



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Destinatari:


26/6/2018 19:16

(n. 50)


26/6/2018 19:25

(n. 50)


26/6/2018 19:27

(n. 50)


26/6/2018 19:32

Commissione Lavoro Camera

(n. 50)


26/6/2018 20:10

Commissione Affari Sociali Camera

(n. 50)


26/6/2018 19:33

(n. 50)


26/06/2018  19:46

(n. 50)


26/06/2018  19:47

(n. 50)


26/06/2018  20:13

(n. 44)


27/06/2018  17:07


27/06/2018  17:08 

rosa.damato@europarl.europa.eu, nicola.danti@europarl.europa.eu, paolo.decastro@europarl.europa.eu, isabella.demonte@europarl.europa.eu, herbert.dorfmann@europarl.europa.eu, eleonora.evi@europarl.europa.eu, giuseppe.ferrandino@europarl.europa.eu, laura.ferrara@europarl.europa.eu, raffaele.fitto@europarl.europa.eu, eleonora.forenza@europarl.europa.eu,  elisabetta.gardini@europarl.europa.eu, enrico.gasbarra@europarl.europa.eu, elena.gentile@europarl.europa.eu, michela.giuffrida@europarl.europa.eu, roberto.gualtieri@europarl.europa.eu, kashetu.kyenge@europarl.europa.eu, oscar.lancini@europarl.europa.eu, giovanni.lavia@europarl.europa.eu, curzio.maltese@europarl.europa.eu, fulvio.martusciello@europarl.europa.eu, barbara.matera@europarl.europa.eu, stefano.maullu@europarl.europa.eu, giulia.moi@europarl.europa.eu, luigi.morgano@europarl.europa.eu, alessia.mosca@europarl.europa.eu, alessandra.mussolini@europarl.europa.eu, pierantonio.panzeri@europarl.europa.eu, massimo.paolucci@europarl.europa.eu, aldo.patriciello@europarl.europa.eu, piernicola.pedicini@europarl.europa.eu, giuseppina.picierno@europarl.europa.eu, salvatoredomenico.pogliese@europarl.europa.eu, massimiliano.salini@europarl.europa.eu, david.sassoli@europarl.europa.eu, elly.schlein@europarl.europa.eu, giancarlo.scotta@europarl.europa.eu, remo.sernagiotto@europarl.europa.eu, renato.soru@europarl.europa.eu, barbara.spinelli@europarl.europa.eu, antonio.tajani@europarl.europa.eu, dario.tamburrano@europarl.europa.eu, patrizia.toia@europarl.europa.eu, marco.valli@europarl.europa.eu, daniele.viotti@europarl.europa.eu, marco.zanni@europarl.europa.eu, flavio.zanonato@europarl.europa.eu, damiano.zoffoli@europarl.europa.eu, marco.zullo@europarl.europa.eu



Osservazioni al documento “Dalla parte del lavoro: il nodo Italia-Ue-Eurozona - contributo in progress alla costruzione di LeU”





Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa a fiuggi.maggio2018@gmail.com e p.c. a  redazione@eguaglianzaeliberta.it, dopo aver letto un documento di Stefano Fassina, pubblicato dal sito Eguaglianza&Libertà.   


Osservazioni al documento “Dalla parte del lavoro: il nodo Italia-Ue-Eurozona - contributo in progress alla costruzione di LeU”

Da:  v

6/6/2018 13:20


Buongiorno,

Ho letto con interesse il documento “Dalla parte del lavoro: il nodo Italia-Ue-Eurozona - contributo in progress alla costruzione di LeU. Non sono un esperto, ma ho letto i Trattati UE e lo Statuto della BCE (credo di essere uno dei pochi ad averlo fatto, su 500 milioni di Europei) e rifletto su di essi da alcuni anni, discutendone anche sui siti con sedicenti esperti. In passato, ho provato anche ad esplicitare osservazioni analoghe in calce al blog di Stefano Fassina su Huffington Post, ma vedo invano (come, peraltro, succede per la normativa pensionistica in cui anche Fassina fa confusione tra la riforma Fornero e la ben più severa riforma Sacconi).

Fatta questa doverosa premessa, mi permetto di formulare alcune brevi osservazioni puntuali sul documento.


1.      Di conseguenza, in relazione a tali principi, la nostra ragione fondativa dovrebbe essere un patriottismo costituzionale come articolazione del nesso nazionale-sovranazionale alternativa sia alla declinazione nazionalista della de-globalizzazione in corso, sia all’europeismo liberista dominante nel consolidato assetto regolativo e di policy dell’Ue e dell’eurozona.

I Trattati ospitano molteplici e mutualmente contraddittori principi, in un apparente sincretismo. Ma i principi prevalenti sono la concorrenza e la stabilità dei prezzi. (pag. 5)


E’ vero che i Trattati dicono tutto e il contrario di tutto, ma la missione dell’UE è definita ed esplicitata, oltre che nel preambolo, nel fondamentale art. 3 del TUE http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/08/st06/st06655-re07.it08.pdf. E’ l’art. 3 del TUE la bussola di qualunque lavoro di interpretazione ed applicazione dei Trattati. Non è vero che la stabilità dei prezzi sia un principio prevalente della politica economica, esso lo è soltanto della politica monetaria (BCE, cfr. art. 2 statuto https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/c_32620121026it._protocol_4pdf.pdf). Peraltro, la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo (sub-obiettivo, vedi appresso) dell’UE soltanto col trattato di Lisbona (2007, in vigore dal 2009).


2.      Domina il principio della concorrenza, non tra imprese, ma tra ordinamenti costituzionali e tra welfare state. (pag. 5)


Interpretazione “stirata”. Il principio della concorrenza attiene alla politica economica. Estenderlo meccanicamente al welfare appare, almeno a me, un modo surrettizio ed aprioristico di rifiutare il principio della sostenibilità finanziaria, dell’equità intergenerazionale e dell’efficacia ed efficienza della spesa.


3.      È un europeismo consapevole del primato della concorrenza e della stabilità dei prezzi scolpito delle normative della UE e nella fisiologia dell'eurozona e il primato del lavoro e della solidarietà sociale affermato nella nostra Carta fondamentale. (pag. 6)


Se non si fa l’errore di estrarre ciò che è coerente soltanto con la tesi che si intende affermare, non c’è dualismo assoluto tra la missione dell’UE definita dall’art. 3 del TUE e la nostra Costituzione. A ben vedere, è in gran parte un problema di interpretazione e di applicazione delle regole, influenzate abnormemente dalla Germania. Occorre accogliere la tesi che spesso sono la Commissione e la BCE a violare i Trattati, come conferma il Prof. Daniele Ciravegna dell’Università di Torino.


4.      i Trattati che prevedono "una moneta unica, l'euro, nonché la definizione e la conduzione di una politica monetaria e del cambio uniche, che abbiano l'obiettivo principale di mantenere la stabilità dei prezzi e, fatto salvo questo obiettivo, di sostenere le politiche economiche generali dell'Unione conformemente al principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza" (Tuef, art. 119, comma 2). (pag. 6)


Osservo: (i) l’art. 119 TFUE ha un incipit che fa riferimento agli obiettivi indicati nell’art. 3 del TUE (“Ai fini enunciati all'articolo 3 del trattato sull'Unione europea,”); (ii) la stabilità dei prezzi – ribadisco - è l’obiettivo principale soltanto della politica monetaria; e (iii) la politica monetaria