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Dialogo n. 2 sull’IMU

 

Di cosa parliamo quando parliamo di IMU
Pubblicato da keynesblog il 3 maggio 2013 in EconomiaEuropaItalia
http://keynesblog.com/2013/05/03/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di-imu/

 

Descrizione: http://0.gravatar.com/avatar/f8707226d615abd00e5749a370d04605?s=48&d=identicon&r=Gguiodic 3 maggio 2013 alle 17:10

“L’imposta municipale propria ha per presupposto il possesso di immobili diversi dall’abitazione principale.”

L’IMU originariamente non era sulla prima casa. Di questo stiamo parlando.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 3 maggio 2013alle 17:35

Ragionamento bizzarro. E’ proprio vero che l’IMU fa sragionare…
Anche l’età di pensionamento per vecchiaia era anni fa a 60 anni e 1 mese, poi portata a 65 anni e 1 mese, ora (dal DL 78/2010) a 66 anni e 1 mese più l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita: per tutti, occupati, disoccupati o inattivi. Analogo discorso per le pensioni di anzianità.
Aumenti per effetto dei quali ci saranno minori esborsi per spesa pensionistica per decine di miliardi l’anno (centinaia nei prossimi decenni), tolti dalle tasche dei pensionandi (integralmente, da quelli inattivi). A me – inattivo per causa di forza maggiore – ed altre decine di migliaia ne hanno tolti nel 2011 per 13 mensilità, per un ammontare di qualche decina di migliaia di Euri, pari – poniamo – a 100 volte o – il che è lo stesso – a 100 anni di IMU media annua!

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 3 maggio 2013alle 15:49

I dati consuntivi del MEF ( cfr.http://vincesko.ilcannocchiale.it/2013/02/14/i_dati_consuntivi_del_mef_conf.html ) attestano:
- l’introito complessivo dell’IMU è stato pari a 23.7 mld;
- di cui circa 4 mld relativi all’abitazione principale; hanno effettuato versamenti circa 17,8 milioni di contribuenti;
- l’importo medio sulla prima casa è stato di 225 €;
- per la prima casa, l’85% dei contribuenti ha versato fino a 400 €; l’8% circa da 400 a 600 €; e il 6,8% oltre 600 €;
- l’IMU sui fabbricati diversi dall’abitazione principale (esclusi i terreni, le aree edificabili ed i fabbricati rurali) è stata pari a 17,9 mld €;
- in questo caso, i contribuenti sono stati 16 milioni, di cui 15,3 di persone fisiche, per un importo medio di 736 €, e 700 mila altri, per un importo medio di 9.313 €;
- infine, l’IMU sui terreni, sulle aree edificabili e sui fabbricati rurali è stata di 1,7 mld, per un valore medio pari rispettivamente a 209, 680 e 217 €.
- nel 2011, l’Italia era il paese con la più bassa tassazione della proprietà immobiliare tra i principali paesi OCSE;
- lo scostamento tra rendite e valori di mercato, pari in media a 3,7 volte prima dell’introduzione dell’IMU, si è ridotto, per effetto della rivalutazione del 60% delle rendite catastali, a circa 2,3 volte dopo l’introduzione dell’IMU.

Osservo che:
1) il costo medio annuo dell’IMU sulla prima casa è pari a 225 €, cioè meno di 1 € al giorno: esattamente, 0,616 €. E’ andata e va molto peggio agli “esodati”, vecchi (cfr. art. 12 del DL 78/2010 del governo Berlusconi, che per soprammercato abolì l’ICI sui ricchi ed i più abbienti) e nuovi (cfr. DL salva-Italia del governo Monti, che almeno reintrodusse l’IMU sulla prima casa), i quali, per il risanamento dei conti pubblici, hanno pagato e pagano decine di migliaia di € all’anno.
E’ un’indecenza che si parli di IMU e la colpa di ciò è sia del miliardario imbonitore e bulimico Silvio Berlusconi, sia dello scarso spirito civico‘compensato’ colpevolmente dall’egoismo di una fetta corposa di Italiani;
2) in Italia, secondo la Commissione parlamentare di Vigilanza sull’Anagrafe tributaria, l’evasione fiscale ammonta a 120 mld l’anno; in 10 anni fanno 1.200 mld.
Secondo la Banca d’Italia, il patrimonio immobiliare ammonta a 5.000 mld; secondo l’Agenzia del Territorio, a 6.500 mld. Chissà quanti dei miliardi evasi al fisco, danneggiando gli altri Italiani che pagano le tasse, sono stati e vengono investiti in immobili. Per non parlare dell’economia criminale;
3) i capitali evasi hanno finanziato anche l’acquisto della prima casa;
4) l’IMU è difficilmente evadibile;
5) l’importo è relativamente modesto (nel 90% dei casi), ed altri hanno contribuito e contribuiscono al risanamento in misura molto, molto più gravosa;
6) l’abolizione dell’ICI sui ricchi ed i più abbienti fu finanziata anche tagliando la spesa sociale dei Comuni del 90%, destinata ai poveri, inclusi i sussidi agli affitti; l’abolizione o la riduzione dell’IMU, nella situazione attuale di crisi terribile, che durerà a lungo, NON è la priorità; le priorità sono il lavoro, la casa a prezzo sociale e le altre provvidenze di welfare;
7) anzi, essa andrebbe affiancata da un’imposta patrimoniale sui patrimoni superiori a 1 mln di € per finanziare la crescita e gli ammortizzatori sociali anti-crisi, perché dopo 329,5 mld di manovre finanziarie della scorsa legislatura (267,3 mld il governo Berlusconi e 62,2 il governo Monti), addossate in gran parte – soprattutto dal governo Berlusconi – sul ceto medio-basso, solo il 10% delle famiglie italiane che possiede il 45% della ricchezza nazionale ha ora i soldi. [*]
[*] “Ribaltamento delle priorità per volere di un miliardario”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2781004.html

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/48e1d8e65fc42793674c373ed6489640?s=48&d=identicon&r=GLuigi Maria 4 maggio 2013alle 16:32

IMU o non IMU?
perdonatemi. ma credo che non abbiate compreso il paradosso oggetto dell’articolo. siamo ridotti talmente male, in termini di sovranità economica che uno stato (il terzo per contribuzione al sostegno delle politiche UE) discute se sia possibile per le sue casse (o possibilità economica) rinunciare ad una entrata in bilancio che è pari a meno dell’1% dell’entrate. (tasse) capite che questo è il vero problema su cui dibattere. senza la strumentalizzazione politica, imu si imu no, che allontana con argomentazioni pretestuose gli Italiani dal riflettere sui veri problemi che l’euro ed i trattati europei hanno creato.


Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 4 maggio 2013alle 21:27

Naturalmente posso sbagliarmi, ma temo che non l’abbia compreso tu, poiché non hai considerato il commento di guiodic del 3 maggio 2013 alle 17:10, confermato indirettamente dall’assenza di replica alla mia risposta, che lasciano trasparire una consentaneità alla decisione di abolire l’IMU.
Saremo conciati male, ma l’appartenenza all’UE comporta dei vincoli nelle materie “cedute”, per cui delle due l’una: o restiamo membri dell’UE e ne accettiamo i vincoli, scomodi ma invero utili per un Paese sregolato come il nostro, cercando di completarne l’architettura di Stato federale e massimizzare i vantaggi) o usciamo dall’UE. Ma che c’entra questo con l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, che peraltro esiste in tutta l’UE, ed è una misura di equità minimale, non un problema secondario?
Si vede che non sei molto informato sulla distribuzione del peso delle manovre finanziarie. Di grazia, allora chiedo anche a te di scendere dalla analisi sui massimi sistemi al piano della concretezza: dei 266,3 mld cumulati delle manovre finanziarie varate dal governo Berlusconi-Tremonti, qual è stato il tuo contributo (straordinario)?

 

Descrizione: http://0.gravatar.com/avatar/f8707226d615abd00e5749a370d04605?s=48&d=identicon&r=Gguiodic 5 maggio 2013alle 23:59

Sono contento, vedo che si fa l’esegesi dei miei commenti :)
Comunque va da sé che il significato dell’articolo è principalmente quello di mettere in evidenza l’assurdità di vincoli talmente stretti da rendere un paese grande come l’Italia “appeso” a 4 miliardi di euro.

Detto ciò, l’IMU ha avuto anche effetti collaterali sui valori degli immobili che non sono da trascurare. Quando i prezzi delle case cadono, le cose non si mettono bene non solo per i proprietari, ma anche per gli altri. Non bisogna cadere nell’errore di ritenere che, siccome le bolle immobiliari sono un fenomeno pericoloso, allora la deflazione sia la soluzione.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 6 maggio 2013alle 11:27

L’Italia sarà anche “appesa”, ma:
1) dopo ben 330 mld di manovre correttive da inizio legislatura, a) 4 mld non sono una piccola cifra; e b) ovviamente, l’abolizione dell’IMU – del tutto possibile nonostante i vincoli europei – va compensata con un’altra imposta (o un taglio di spesa): è giusto? e su chi? Anche sui poveri, come successe con l’ICI tolta ai ricchi da Berlusconi, caso eclatante di redistribuzione all’incontrario, col taglio del 90% della spesa sociale dei Comuni?;
2) nel mio commento del 3-5 15:49, ho riportato i dati consuntivi dell’IMU e almeno 7 motivi per il mantenimento dell’IMU sulla prima casa; a questi posso aggiungere: a) l’effetto calmieratore sui prezzi degli immobili, ancora troppo elevati, e quelli (generali dell’IMU) benefici sulla difesa del suolo agricolo e del paesaggio; b) va molto peggio ai locatari, di cui nessuno si occupa, che debbono sobbarcarsi ad affitti spesso esosi e che incidono per oltre il 30% della retribuzione; c) la necessità di spostare in parte il peso fiscale dai redditi al patrimonio; e d) l’aspetto fon-da-men-ta-le dell’equità;
3) a ben vedere, al netto del valore simbolico della casa (in Italia viene subito dopo la mamma…), non c’è un solo motivo a sostegno dell’abolizione dell’IMU sulla prima casa ed è quasi agevole notare che tutte le motivazioni addotte, anche quella esplicita del presente articolo, rinviano a motivazioni“sottostanti” e scontano tale pregiudizio – come dire? – subliminale.
Per “punizione”, allora, chiedo anche a Lei (sperando di avere una risposta): dei 266,3 mld cumulati delle manovre finanziarie varate – e con una distribuzione molto, molto iniqua – dal governo Berlusconi-Tremonti, qual è stato il Suo contributo (straordinario, beninteso)?

 

 


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Lavoro, formazione e casa

 
disoccupazioneprotezione sociale  di Alessandro Rizzi
La rotta d'Italia
La disoccupazione crea disoccupazione. Intervista a Luciano Gallino
16/02/2013
Quattro milioni di senza lavoro, decine di miliardi di reddito perduto, la crisi che non finisce mai, disoccupazione che crea disoccupazione. Ma altre politiche sono possibili, per il lavoro, la spesa pubblica, il welfare. La rotta d’Italia secondo Luciano Gallino
http://sbilanciamoci.gag.it/Sezioni/italie/La-disoccupazione-crea-disoccupazione.-Intervista-a-Luciano-Gallino-16889
 
Tre osservazioni puntuali:
1. Disoccupati e inattivi. Al 31.12.2012, i disoccupati (che com’è noto non includono i CIG, che sono classificati occupati) sono 2.875.000; gli inattivi 15-64 anni sono 14,5 milioni, di cui 9,3 mln donne. [1]
2. Economia sommersa. “Sulla base del valore aggiunto dell’economia sommersa stimato dall’Istat otteniamo, per gli anni 2000-2011, un valore del sommerso pari in media a 238 miliardi di euro all’anno”. [2] Che fanno ascendere il valore dell’economia sommersa non al 22%, ma al 16% del PIL.
3. Agenzia centrale. Idea giustissima, perché affronta la variabile critica di qualunque riforma: la Pubblica Amministrazione italiana, forse la peggiore del mondo evoluto (solo il 5% trova lavoro con le agenzie), purché però faccia capo ad un Sottosegretario di Stato di alto profilo operativo. Un’analoga proposta fu sommessamente avanzata quasi 3 anni fa da PDnetwork, sulla base delle proposte PD di riforma della legislazione sul lavoro, in particolare, in questo caso, del DdL Ghedini-Passoni-Treu (maggioritario nel PD).  
“- introduzione di un soggetto ad hoc, snello ed autorevole, che dia lavoro e formazione alle persone disoccupate ed inattive in cambio di un salario di cittadinanza, adeguatamente disciplinato; integrando nell'amministrazione, così come viene proposto dal DdL “Ghedini-Passoni-Treu”, artt. 12 e 13, e prospettato dallo studio della Commissione d'indagine sull'esclusione sociale [9], i preesistenti Uffici provinciali del Lavoro ed i servizi sociali degli Ambiti Territoriali, integrati da risorse umane specializzate, nonché l'ISFOL e Italia Lavoro; [3]
 
[1] Occupati e disoccupati (dati provvisori al 31 dicembre 2012)
http://www.istat.it/it/archivio/81203 
[2] "L’economia sommersa e il pareggio di bilancio"
http://sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/L-economia-sommersa-e-il-pareggio-di-bilancio-15772
[3] Lettera di PDnetwork alla Segreteria Nazionale ed ai Gruppi parlamentari del PD  http://vincesko.ilcannocchiale.it/2011/02/02/lettera_di_pdnetwork_alla_segr.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html

 
Post Scriptum:
Noi stiamo vivendo una crisi economica epocale che sarà dura e lunga, una vera guerra economica che richiede interventi sia ordinari che straordinari, appunto da economia di guerra. Tali interventi, per evitare la rivolta sociale e per ragioni di equità dettati dalla nostra Costituzione, devono riguardare la crescita economica ed il welfare. Il reperimento delle risorse deve avvenire non per una sola via, ma attraverso un mix di misure che includano il patrimonio. Con risorse rivenienti necessariamente ANCHE da un’imposta patrimoniale si potrà finanziare: a) la crescita economica e l’occupazione, in particolare femminile e giovanile; b) ammortizzatori sociali universali; e c) provvidenze per la casa (è la casa che fa la differenza tra la sostenibilità economica con un reddito anche minimo e la povertà). Negli ultimi 20 anni, si sono costruiti, a causa del predominio degli immobiliaristi e dei costruttori, 1/10 di alloggi pubblici rispetto agli altri Paesi europei più evoluti; una casa ad affitto sociale (vale a dire 100-150 € al mese) può invece fare la differenza tra una esistenza difficile ma economicamente sostenibile e la povertà; occorre perciò varare un Piano Nazionale Pluriennale di Edilizia Residenziale Pubblica di Qualità (almeno 25.000 alloggi all’anno). I soldi vanno presi dai ricchi, gli unici che ora li hanno.
 
 
***
 
Appendice:
 
UNA CASA DI BUONA QUALITA' AD AFFITTO SOCIALE PER TANTI, GIOVANI E NON
Nome: Vincesko  Data: 04.03.2011
Pannicelli caldi. Occorre invece, dopo aver mandato a casa questo governo retto da incompetenti, agire su 4 direttrici: 1. la prima, emanando una rigorosa legge sul regime dei suoli, basata su tre pilastri: la prevalenza dell'interesse pubblico; la titolarità esclusiva pubblica delle scelte attinenti al governo del territorio; la pianificazione, in coerenza con i benchmark europei; 2. la seconda, realizzando un piano corposo di edilizia residenziale pubblica (sovvenzionata, convenzionata e autocostruita http://www.alisei.org/italia/italia.html ); 3. la terza, attuando un piano di rottamazione edilizia (v. http://www.radicali.it/download/pdf/casa.pdf ); 4. la quarta, ripristinando l’ICI sui ricchi e i più abbienti (terza tranche Berlusconi: 2,5 miliardi circa, cfr. post  http://vincesko.ilcannocchiale.it/2010/11/04/analisi_qualiquantitative_2_ab.html http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558596.html), che va vincolato alla misura fondamentale di un piano corposo di edilizia residenziale pubblica e popolare. Ipotizzando un costo/appartamento di 100 mila €, si potrebbero costruire 25 mila appartamenti all'anno di buona qualità, cioè più di 10 volte quelli che si costruiscono attualmente in media in un anno.

http://t.contactlab.it/c/1000009/2923/28802112/19710
 
 

Post collegati:
 
La casa è un diritto essenziale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/11/15/la_casa_e_un_diritto_essenzial.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761640.html
Sei misure da adottare contro la crisi e per la crescita
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2013/01/07/sei_misure_da_adottare_contro.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2767761.html
Gli Italiani sono stupidi o intelligenti rispetto alla propaganda politica?
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2013/02/10/gli_italiani_sono_stupidi_o_in.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2771735.html
Post del mio blogsulla PA:
Analisi QQ/10 –Pubblica Amministrazione   (8-12-10)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2010/12/08/analisi_qualiquantitative_10_p.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2576028.html
Analisi QQ/19 -Spesa pubblica e revisione della spesa in rapporto alla crescita    (3-5-12)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/05/03/analisi_qualiquantitative_19_s.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2737476.html
I figli ‘pubblici’ ed i figliastri ‘privati’   (25-5-12)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/05/25/i_figli_pubblici_ed_i_figliast.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2740663.html
Ancora sulla Pubblica Amministrazione, una delle chiavi di volta dello sviluppo del Paese   (30-5-12)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/05/30/ancora_sulla_pubblica_amminist.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2741372.html
  


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permalink | inviato da magnagrecia il 17/2/2013 alle 23:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Sei misure da adottare contro la crisi e per la crescita

 
Tre Misure tattiche.
 
La crisi, al di là degli ottimismi di maniera o interessati, sarà dura e lunga (almeno 15 anni) poiché è la conseguenza di un mutamento epocale planetario; per consentire a 1 o 2 o 3 milioni o più di persone maggiormente in difficoltà sono indispensabili, nel mix di misure anti-crisi, [1] ed in un’ottica di concretezza, tre misure prioritarie e urgenti concernenti il lavoro ed il welfare: 1) reddito minimo garantito per i periodi di inattività; 2) normativa del lavoro a favore dei precari e costo orario del lavoro precario maggiore di quello stabile; e 3) casa ad affitto sociale.
 
1) Il reddito minimo garantito (Rmg), opportunamente disciplinato, è previsto in tutti gli altri Paesi UE, tranne Grecia e Ungheria; esso potrebbe essere di 2 livelli: uno di 1° livello, poniamo, di 300 € per quelli che non hanno contributi versati negli ultimi 2 anni, ed uno di 2° livello, poniamo di 500 €, per gli altri che invece li hanno versati.
 
2) L’Italia è un Paese di furbi, per cui le norme sul lavoro precario vengono eluse ed applicate dai datori di lavoro (anche da quelli dei servizi, sottratti alla concorrenza internazionale) per avere surrettiziamente flessibilità sia in entrata che in uscita, oltre a lucrare sullo sfruttamento “cinese” di tali risorse umane. Pertanto, è necessario obbligare i datori di lavoro, anche attraverso controlli assidui da parte degli Ispettorati del lavoro, a pagare un lavoratore precario di più di quello stabile (i precari sono almeno 4 milioni, 7 milioni se includiamo le partite IVA più o meno fasulle, oltre ai familiari, quindi in totale oltre 10 milioni di persone coinvolte direttamente o indirettamente in una situazione di precarietà sia economica che psicologica, con riflessi negativi importanti sia sui consumi, sia sullo spirito individuale e nazionale).
 
3) Negli ultimi 20 anni, si sono costruiti, a causa del predominio degli immobiliaristi e dei costruttori, 1/10 di alloggi pubblici rispetto agli altri Paesi europei più evoluti; una casa ad affitto sociale (vale a dire 100-150 € al mese) può invece fare la differenza tra una esistenza difficile ma economicamente sostenibile e la povertà; occorre perciò varare un Piano Nazionale di Edilizia Residenziale Pubblica di Qualità (almeno 25.000 alloggi all’anno). [2]

Le risorse finanziarie necessarie per queste misure vanno prese dai ricchi e dai benestanti, non per vetuste ragioni di classe, ma per la semplice ragione che, dopo 330 mld di sacrifici addossati negli ultimi 5 anni in gran parte sul ceto medio-basso e persino sui poveri (col taglio della spesa sociale), essi sono gli unici che i soldi ora li hanno.
 
Tre misure strategiche.
 
1) Pubblica Amministrazione. La Pubblica Amministrazione è da sempre - se si può dire così - una vera emergenza nazionale. In tutti i saggi in tema di come migliorare l'economia italiana, tra le misure da prendere viene sempre indicato al primo posto il miglioramento dell'efficienza della PA. [3] Al vertice, si è consolidata una vera e propria casta centrale di alti funzionari pubblici (in maggioranza appartenenti al Consiglio di Stato) che sono convinti di essere lo Stato e costituiscono il vero ganglio del funzionamento (e del disfunzionamento) dell’apparato pubblico, dalla formazione e applicazione delle leggi emanate dal Parlamento alla amministrazione dei servizi.
A questa casta centrale, si sono poi sommate quelle regionali, che forse sono anche peggiori (v. ad esempio l’utilizzo dei FAS).
E poi c'è il capitolo della corruzione. E' vero che la PA paga in ritardo, ma i prezzi dei beni e servizi acquistati dalla PA, dalla siringa alla TAV, a causa nell’ipotesi migliore del menefreghismo, nell’ipotesi peggiore della corruzione, sono quasi sempre il doppio, il triplo, il quadruplo o anche più di quelli normali di mercato.
 
2) Questione femminile. L’argomento è stato sollevato recentemente dall’attuale premier Monti nella sua Agenda, chiedendo lumi agli esperti. Io non sono un esperto, ma sul ruolo della donna in Italia e soprattutto al Sud rifletto e scrivo dal 1999, tra gli altri, nel 2006, al candidato dell’Unione, Romano Prodi, che ebbe la cortesia di rispondermi, condividendo che essa, assieme alla riforma culturale, è la variabile critica per lo sviluppo del Mezzogiorno; e da 4 anni in Internet; l’ho anche posta tra i punti fondamentali della “Lettera di PDnetwork” [4], annettendole una duplice valenza e funzione, sia economica che culturale. [5]
 
3) Tutela del territorio. Il Piano di edilizia residenziale pubblica e popolare va affiancato dalla riforma della normativa urbanistica per la tutela del territorio e del paesaggio e lo sviluppo del turismo, [2] da affiancare – non sostituendola! – all’industria. Il territorio italiano è elemento fondamentale non soltanto per le sue intrinseche finalità, ma anche per lo sviluppo del turismo (*) e la qualità della vita delle persone, influenzata sia dal controllo del proprio tempo (spostamenti da e per i luoghi di lavoro), sia dalla relazione - sottovalutata – tra il territorio (urbanistica e architettura) e la psicologia delle persone.
(*) Va espresso un interesse ed un auspicio particolari ai fini della lotta al degrado e per lo sviluppo integrato e globale del territorio, rispetto a: 
a) la rimappatura (in parte già esistente) del degrado storico, artistico e ambientale nazionale, attraverso un piano particolareggiato globale; b) interventi finanziari finalizzati a recuperare tali beni ed a valorizzare le competenze specialistiche di tutto il settore (bene inestimabile del nostro Paese); c) il rilancio del settore turistico attraverso incentivi, anche economici, alla valorizzazione ed allo sviluppo di tutto il settore. Milioni di attuali e potenziali turisti (dell'Est europeo, di cinesi, indiani, etc.) già oggi, ma soprattutto nel futuro, vorranno conoscere quello che oggi purtroppo stiamo distruggendo piegandoci ad un ottuso pensiero economicistico, con il quale si pensa (Tremonti, Bondi) che col territorio, la sua storia, le sue bellezze, la cultura non si mangia. Io sono del parere opposto. Il settore potrà fare da traino al resto dell'economia se sviluppato con criteri che interagiscono più strettamente con lo sviluppo e l’interesse nazionale.
Se vogliamo cambiare, dobbiamo mettere una pietra sopra a quanto si è fatto finora e cominciare dalle basi solide che già esistono; se continueremo a distruggere queste basi, non molta speranza resterà per la rinascita del nostro Paese
Occorre agire su tre direttrici:
a. la prima, emanando una rigorosa legge sul regime dei suoli, basata su tre pilastri: la prevalenza dell'interesse pubblico; la titolarità esclusiva pubblica delle scelte attinenti al governo del territorio; la pianificazione, in coerenza con i benchmark europei;
b. la seconda, realizzando un piano corposo di edilizia residenziale pubblica (sovvenzionata, convenzionata e autocostruita);
c. la terza, attuando un piano di rottamazione edilizia (v. http://www.radicali.it/download/pdf/casa.pdf  ).

[1] Promemoria delle misure anti-crisi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/11/16/promemoria_delle_misure_anticr.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761788.html
[2] La casa è un diritto essenziale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/11/15/la_casa_e_un_diritto_essenzial.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761640.html
[3] Le proposte del Partito Democratico/13 – Pubblica Amministrazione (all’interno, 4 miei post)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/12/31/le_proposte_del_partito_democr.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2766980.html
[4] Lettera di PDnetwork
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2011/02/02/lettera_di_pdnetwork_alla_segr.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html  
 [5] Educazione dei figli, in famiglia, dalla gravidanza a tre anni (e soprattutto v. i post in esso linkati)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/09/13/educazione_in_famiglia_dalla_g.html  
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753847.html .


Articoli e dati collegati:

I PREZZI DELLA PA
Dalla siringa… (leggere i valori mediani; il valore mediano per le siringhe è il doppio di quello standard, il che significa che in alcune ASL è anche triplo o quadruplo o più)
AVCP-Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici
“Guida alla lettura dei prezzi di riferimento in ambito sanitario”

http://www.avcp.it/portal/public/classic/Comunicazione/Pubblicazioni/StudiRicerche/_prezziAmbitoSanitario  
… alla TAV
“L'alta velocità italiana è la più cara d'Europa”
Il costo medio al km è di 32 milioni contro i 10 di Francia e Spagna.
Lunedì, 05 Marzo 2012
http://www.lettera43.it/attualita/42306/l-alta-velocita-italiana-e-la-piu-cara-d-europa.htm 
I COSTI PER L’ALTA VELOCITÀ IN ITALIA SONO MEDIAMENTE IL 500% PIÙ ELEVATI DI QUELLI FRANCESI, SPAGNOLI E GIAPPONESI
http://associazioni.comune.firenze.it/idra/I.%20Cicconi,%20I%20costi%20AV,%2024.6.'08.pdf
 


La casa è un diritto essenziale


L’Italia è un Paese governato dagli immobiliaristi e dai costruttori edili. E dalle banche. 

Nelle Proposte del Partito Democratico (“Famiglia e Politiche sociali” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html ) è scritto:

La casa è un diritto essenziale.

Per consentire ai giovani di emanciparsi nei loro percorsi di studio, professionali e sentimentali, per favorire la mobilità sociale e ridurre i rischi di esclusione sociale, può essere utile l’introduzione di provvedimenti come la cedolare secca, a condizione che sappiano coniugare i vantaggi per i proprietari e per gli inquilini, favoriscano l’emersione delle locazioni “in nero” e incentivino il canone concordato. Occorre inoltre rilanciare un nuovo modello di edilizia residenziale pubblica ed efficientare il patrimonio esistente; reintegrare i fondi per il sostegno dei disagi più gravi, promuovere concretamente l’housing sociale ed incentivare le iniziative degli enti locali volte a sostenere i cittadini colpiti da morosità incolpevole.

 

La casa, come ho scritto più volte (anche nella Lettera di PDnetwork [1]), deve costituire una delle 3 misure principali per consentire a milioni di persone di far fronte al meglio alla crisi economica che sarà dura e lunga (almeno 15 anni), poiché è frutto del riequilibrio in ambito planetario della produzione, della ricchezza e del benessere:

- Reddito di cittadinanza universale;

- Riforma della legislazione sul lavoro precario, a favore dei precari;

- Piano corposo di edilizia residenziale pubblica e popolare di qualità.[2] 

Per quanto riguarda quest’ultimo punto (come diceva un famoso architetto del passato di cui non ricordo il nome, riecheggiando, pare, Che Guevara), le case popolari, proprio perché destinate al popolo, bisogna costruirle di qualità. Anche perché, aggiungo io, così durano molto a lungo. Se poi sono anche belle, funzionali ed a basso consumo energetico, è il massimo, anche per il benessere  psicologico degli abitanti (relazione molto sottovalutata tra l'urbanistica e l'architettura e la psicologia delle persone).

Aggiungo due considerazioni.

1) Il segretario Bersani, intervistato nel febbraio 2011 da Rainews, affermò che le 2 principali priorità erano il lavoro e la casa.

2) Come ho scritto più volte (cfr. ad esempio la "Lettera diPDnetwork", nota 16), va ripristinata l’ICI sulla prima casa dei più abbienti e col ricavato (2,5 mld) va finanziato un corposo piano pluriennale di edilizia pubblica e popolare di qualità. [Il governo Monti ha ripristinato l’ICI (ora IMU) sulla prima casa, ma ne ha destinato l’introito ad avanzo primario]. 

[1] Lettera di PDnetwork alla Segreteria Nazionale ed ai Gruppi parlamentari del PD 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2011/02/02/lettera_di_pdnetwork_alla_segr.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html  

[2] Piano corposo di alloggi pubblici di qualità
[Lettera di PDnetwork, nota 10] Piano di edilizia residenziale pubblica e popolare.
GESTIONE DEL TERRITORIO
Negli ultimi decenni, tra la destra e la sinistra, non è emersa, in particolare a livello locale, una marcata differenza nel modo di governare il territorio italiano, elemento fondamentale non soltanto per le sue intrinseche finalità,ma anche per lo sviluppo del turismo (*) e la qualità della vita delle persone, influenzata sia dal controllo del proprio tempo (spostamenti da e per i luoghi di lavoro), sia dalla relazione - sottovalutata – tra il territorio (urbanistica e architettura) e la psicologia delle persone.
(*) Esprimiamo un interesse ed un auspicio particolari, ai fini della lotta al degrado e per lo sviluppo integrato e globale del territorio, rispetto a: 
1) la rimappatura (in parte già esistente) del degrado storico, artistico e ambientale nazionale, attraverso un piano particolareggiato globale; 2) interventi finanziari finalizzati a recuperare tali beni ed a valorizzare le competenze specialistiche di tutto il settore (bene inestimabile del nostro Paese); 3) il rilancio del settore turistico attraverso incentivi, anche economici, alla valorizzazione ed allo sviluppo di tutto il settore.
Milioni di attuali e potenziali turisti (dell'Est europeo, cinesi, indiani, etc.) già oggi, ma soprattutto nel futuro, vorranno conoscere quello che oggi purtroppo stiamo distruggendo piegandoci ad un ottuso pensiero economicistico, con il quale si pensa (Tremonti, Bondi) che col territorio, la sua storia, le sue bellezze, la cultura non si mangia. Noi siamo del parere opposto. Il settore potrà fare da traino al resto dell'economia se sviluppato con criteri che interagiscono più strettamente con lo sviluppo e l’interesse nazionale.
Se vogliamo cambiare, dobbiamo mettere una pietra sopra a quanto si è fatto finora e cominciare dalle basi solide che già esistono; se continueremo a distruggere queste basi, non molta speranza resterà per la rinascita del nostro Paese

Occorre, come PD, agire su tre direttrici:
1. la prima, emanando una rigorosa legge sul regime dei suoli, basata su tre pilastri: la prevalenza dell'interesse pubblico; la titolarità esclusiva pubblica delle scelte attinenti al governo del territorio; la pianificazione, in coerenza con i benchmark europei;
2. la seconda, realizzando un piano corposo di edilizia residenziale pubblica (sovvenzionata, convenzionata e autocostruita  http://www.alisei.org/italia/italia.html  );
3. la terza, attuando un piano di rottamazione edilizia (v. http://www.radicali.it/download/pdf/casa.pdf  ).

2 – Piano corposo di edilizia pubblica
Quello della casa è uno dei problemi più grossi, che dovrebbe costituire un obiettivo prioritario del Partito Democratico.
Nel famoso programma di quasi 300 pagine, che fu elaborato dal Cantiere dell'Unione, il problema casa vi fu inserito per forte sollecitazione della base (La casa: un diritto di tutti, pagg. 178-180).
Il governo Berlusconi, non appena insediato, ha varato il “Piano casa”, che si è rivelato un bluff, perché è tale solo nel nome, essendo un piano di aumento delle... volumetrie; in più ha tagliato, per il 2009, 550 milioni già stanziati allo scopo dal governo Prodi nel 2007.
Occorre riprendere quelle proposte. In particolare: a) investire molto di più in edilizia pubblica; b) utilizzare la leva fiscale per scoraggiare il nero; c) ridurre il carico fiscale sugli affitti; d) disincentivare il numero di case tenute sfitte. 
In Italia, ci sono circa 955.000 alloggi popolari, ma dalla fine degli anni '80, anche se i lavoratori pagavano per l'edilizia pubblica i contributi GESCAL (fino al 1994), se ne costruiscono pochissimi: in media 2.000 all'anno, contro 10 o 15 o 20 volte tanto in altri Paesi europei, come la Francia, la Germania o i Paesi scandinavi.
Negli altri Paesi europei, infatti, vengono costruiti molti più alloggi popolari, per calmierare i prezzi degli affitti e tutelare i ceti più poveri.
La proprietà della casa, a ben vedere, o un affitto agevolato (affitto sociale) sono spesso per milioni di persone percettrici di redditi bassi (salari o pensioni) ciò che fa o potrebbe fare la differenza tra un'esistenza difficile ma economicamente sostenibile e la povertà.

Principi ispiratori raccomandati: noi non crediamo al contributo determinante o prevalente dei privati alla soluzione del problema casa; occorre un piano pubblico, basato sia su nuove costruzioni, sia sulla rottamazione di quelle vecchie, per salvaguardare il più possibile prezioso suolo agricolo, ma secondo un criterio di qualità, affidandone la progettazione – di complessi-tipo replicabili, con caratteristiche di risparmio energetico ed eventualmente l’utilizzo di pannelli solari e fotovoltaici - a un architetto del livello di Renzo Piano o un altro grande architetto specialista del ramo.
Se capita di partecipare ad una visita guidata organizzata da qualche Facoltà di Architettura, anche al Sud, di diversi e variegati complessi di case popolari, si ricava facilmente che il risultato, anche in termini di durata, ma non solo, è determinato dai criteri urbanistici ed architettonici ispiratori e da progetti esecutivi basati sulla qualità. 

P.S.:
L’idea e parte dei commenti di questa interessantissima trasmissione (vi si parla di edilizia residenziale pubblica, passata e futura) sembrano copiati dalla Lettera di PDnetwork (vedi sopra): ne suggerisco la visione integrale.

TELECAMERE 15/01/12 
Durata: 00:50:25
Anna La Rosa e i suoi ospiti, parlano dei problemi legati alla casa
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-60f3882a-1710-4fb1-9f91-ce79a1416528.html 

 

Post e Articoli collegati: 
Sei misure da adottare contro la crisi e per la crescita
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2013/01/07/sei_misure_da_adottare_contro.html 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2767761.html

Bellissimo articolo, però manca il tema fondamentale degli alloggi pubblici.

Città e territori come beni comuni. Nove proposte per salvare il Belpaese
di Paolo Berdini
Dopo Tangentopoli la legislazione urbanistica è stata smantellata. Le metropoli sono diventate terreno di conquista degli speculatori. Fiumi di cemento hanno inondato i nostri territori. Ripristinare la legalità, bloccare le espansioni urbane, riqualificare le periferie, recuperare il costruito abbandonato: ecco tutto ciò che andrebbe fatto per fermare il saccheggio del territorio e delle città
http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=1662&Itemid=80


La crisi economica sarà dura e lunga (almeno 15 anni, poiché è il prodotto del riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere a livello planetario), sono necessarie tre misure: 1) riforma della legislazione sul lavoro, in particolare quello precario, a favore dei precari, facendolo costare di più di quello stabile; 2) reddito di cittadinanza universale per i periodi di inattività e 3) un piano corposo pluriennale di alloggi pubblici: almeno 25 mila all'anno, il decuplo di quelli che si sono costruiti in media negli ultimi 20 anni, da finanziare col ripristino dell’ICI sulla prima casa dei più abbienti (2,5 mld all’anno).
L’effetto combinato di queste tre misure: reddito di cittadinanza universale –opportunamente disciplinato –, costo orario del lavoro precario maggiore di quello stabile ed un alloggio ad affitto sociale, consentirebbe a 1 o 2 o 3 milioni di persone (i disoccupati sono (2012) quasi 3 milioni circa, i cassintegrati circa mezzo milione, gli inattivi 14 milioni, di cui 9 milioni di donne, per la più parte al Sud) di fronteggiare la crisi economica ed occupazionale per i prossimi 5-10-15 anni.
12 MAG 2011
Solo il 51% delle famiglie italiane può permettersi l’acquisto di una casa
http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/05/12/solo-il-51-delle-famiglie-italiane-puo-permettersi-lacquisto-di-una-casa/   
 
RAPPORTO WWF
Belpaese addio: analisi e proposte per fermare il consumo del suolo
31/1/2012- Nella Road Map ‘Anti-cemento’ di WWF e FAI: limiti alla edificazione nei piani paesaggistici e moratoria delle nuove costruzioni, lotta all’abusivismo, l’uso della leva fiscale, fasce di rispetto per tutelare le coste e i fiumi

Descrizione: http://www.wwf.it/UserFiles/Image/ambiente/urbanizzato_italia_anni50_2000_500.jpg

Un’Italia erosa dalle lobby del cemento e del mattone che fagocitano per sempre, al ritmo di 75 ettari al giorno, tesori naturalistici e paesaggistici, terreni agricoli e spazi di aggregazione sociale che non saranno più restituiti all’ambiente e alla collettività: è la fotografia di un processo irreversibile e in crescita, quello della perdita di territorio, che FAI e WWFtracciano nel Dossier sul consumo del suolo “Terra Rubata – Viaggio nell’Italiache scompare” .
http://www.wwf.it/client/ricerca.aspx?root=30025&content=1

 

Titolo

Tangenziali. Due viandanti ai bordi della città 

 

Autore

Biondillo Gianni; Monina Michele

 

Descrizione

Milano sta cambiando. Archiviata dolorosamente quella "da bere", del rampantismo anni Ottanta, la città si sta trasformando da capitale della moda e della finanza a moderna metropoli multietnica che ambisce a un ruolo sempre più centrale nella cultura europea e occidentale. Presa coscienza che esistono molti modi per conoscere una città, e molti modi per raccontarla, Gianni Biondillo e Michele Monina, il primo scrittore fortemente attaccato alla sua città, e il secondo, milanese d'adozione, da sempre appassionato di psicogeografia, decidono di mettere da parte lo spirito del flâneur e per una volta di intraprendere un viaggio programmatico da fare insieme: un giro intorno alla città dove l'uno è nato e l'altro è arrivato una decina d'anni fa e che ancora non sono riusciti a decodificare. Seguendo il margine della tangenziale di Milano, i due scrittori cercano di tracciare una mappa della città a partire dai suoi contorni. I viandanti della tangenziale mette in scena luoghi, personaggi, aneddoti, storie, traiettorie sghembe, percorsi d'acqua, cantieri in corso, polaroid di periferie, suggestioni psicogeografiche, appunti di fisiognomica cittadina, materiali vari raccolti durante i lunghi tragitti, fatti rigorosamente a piedi.
http://www.ibs.it/code/9788860884503/biondillo-gianni/tangenziali-due-viandanti.html

 

Paolo Berdini - La città in vendita
Centri storici e mercato senza regole
2008,pp. XVIII-192, rilegato, € 25,00
Sinossi: La configurazione urbanistica delle città è sempre stata determinata dalla struttura economica. Ciascuna di esse riceveva riconoscibilità dal contesto naturale, dalle caratteristiche delle produzioni che vi si svolgevano e dalla cultura individuale e collettiva che vi si  esprimeva. La fase attuale di globalizzazione sta progressivamente cancellando le specificità. Le produzioni avvengono in ogni angolo del mondo e la struttura commerciale di tutte le aree urbane si sta rapidamente omologando. Nascono ovunque centri commerciali identici per forma e per offerta di beni di consumo. Le periferie si assomigliano sempre di più. Dalle periferie l’aggressione sta investendo i centri storici, e cioè quelle parti delle città in cui più elevata e preziosa era l’identità dei luoghi. Sottoposti a una pressione turistica senza precedenti, i centri antichi si orientano a soddisfare la domanda che ne consegue. Ed è così che artigiani e residenti scompaiono con una rapidità spaventosa, sostituiti da negozi e megastore che potrebbero trovarsi in qualunque altro posto del mondo, privi come sono di un legame autentico con gli spazi che occupano. Roma ha un centro storico unico, plasmato da interventi stratificati nel corso dei secoli. Un luogo di grande fascino che traeva la sua più straordinaria caratteristica dall’equilibrio tra i ceti sociali che vi abitavano e il tessuto artigianale urbano. Oggi gli abitanti sono ridotti a meno di centomila. Erano 370 000 nel 1951. I turisti che lo frequentano ogni giorno superano ormai il numero dei residenti stabili. I centri storici si salvano con la buona urbanistica, affermava Antonio Cederna. A Roma l’urbanistica è stata abbandonata: la «valorizzazione» dell’Ara Pacis all’Augusteo e il parcheggio del Pincio sono solo gli aspetti più eclatanti dell’abbandono di una visione unitaria dei processi di trasformazione urbana. Di un’idea di città e del suo nucleo storico.
http://www.donzelli.it/libro/1781/la-citta-in-vendita 


Una legge bipartisan perl'architettura di qualità  (progetto di legge n°4492)
http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2684701
http://www.ermeterealacci.it/2011/10/11/una_legge_bipartisan_per_larch.html
Una legge bipartisan per l'architettura di qualità  (progetto di legge n°4492)
http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2684701
http://www.ermeterealacci.it/2011/10/11/una_legge_bipartisan_per_larch.html

 
L’Italia che scompare sotto il cemento
redazioneweb
01/02/2012 12:45
Ogni giorno 75 ettari di superficie erosi dalle costruzioni. Il rapporto shock del Fai e WWF sul consumo del suolo nel nostro Paese 
http://www.businesspeople.it/newsletter/read/6e09af36eff0297388cc498b789c84a0/32385
 
EDILIZIA RESIDENZIALE / OPINIONI
Riqualificare il nostro patrimonio edilizio
by ADMIN on ott 31, 2012 • 00:10
Fillea Cgil e Legambiente presentano il primo rapporto dell’Osservatorio edilizio: Innovazione e sostenibilità nel settore edilizio: 600 mila nuovi posti di lavoro puntando su riqualificazione energetica e messa in sicurezza.
Oltre 2 milioni di abitazioni risultano vuote; 6 milioni di italiani vivono in zone ad alto rischio idrogeologico e 3 milioni di persone abitano in zone ad alto rischio sismico.
Il patrimonio edilizio esistente è costituito in massima parte da case costruite male, nelle quali fa freddo d’inverno e caldo d’estate malgrado la spesa energetica delle famiglie sia cresciuta del 52% in 10 anni.
Ma uscire da questa impasse è possibile.
http://a0i5d.s10.it/f/tr.aspx/?9-Ul9f=uyzu_9-ga=ut5ng.=8nme/mvplk/m9aj90fd::j99g1a.-c/cmq5:i.qrwwwqqwvk-ef0e-99:9g8zce2b.mmgczj9if9ghc:.7-8::cs-cmNCLM
http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/fillea-cgil-e-legambiente-presentano-il-primo-rapporto-dell-osservatorio-congiu 
http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/innovazione-e-sostenibilita-edilizia

 

UNO STOP AL CONSUMO DI SUOLO
di Raffaele Lungarella 12.10.2012

Meritoriamente il Governo approva un disegno di legge per la valorizzazione delle aree agricole e il contenimento del consumo del suolo. Prevede diverse iniziative i cui risultati dipenderanno dall'attuazione che ne sarà data. Ma la procedura per disegnare la geografia delle aree edificabili nel nostro paese sembra macchinosa e potrebbe innescare conflitti tra territori e tra livelli istituzionali. Meglio sarebbe se ai comuni fosse consentito di approvare nuovi piani attuativi di aree già edificabili solo dopo la conclusione di quelli varati in precedenza. http://t.contactlab.it/c/1000009/3281/39581301/28401

BENI CULTURALI / CONSUMO DI SUOLO / OPINIONI
Stop al consumo di suolo: ci sono altre soluzioni
by ADMIN on dic 8, 2012 • 17:30
di Vezio de Lucia
Non convince la proposta del ministro Mario Catania.
Non convince per gli antiquati e storicamente inconcludenti procedimenti a cascata, per l’imprevedibile lunghezza dei tempi, non convince soprattutto perché, alla fine, a decidere sono le regioni.Che è come chiedere al gatto di Pinocchio di tenere a bada la volpe, o viceversa.
Intendiamoci, non tutte le regioni sono uguali. So bene che in certi posti gli spazi aperti sono in qualche misura tutelati, soprattutto nel centro Nord. Viceversa, nel Mezzogiorno, dal Lazio in giù (Lazio e Roma da questo punto di vista sono profondo Sud) lo spazio aperto è considerato sempre e comunque edificabile, farsi la casa in campagna un diritto inalienabile, e chi ha provato a metterlo in discussione è stato rapidamente emarginato.
Insomma, con la proposta Catania, l’obiettivo logicamente prioritario, che dovrebbe essere di imporre le misure più severe laddove maggiore è sregolatezza, diventa francamente velleitario: ve le immaginate la Campania, il Lazio prime della classe che bloccano le espansioni e reprimono l’abusivismo? Servono perciò soluzioni radicalmente diverse. E urgenti.
Continuare con l’attuale ritmo di dissipazione del territorio, anche per pochi anni, in attesa che le regioni si convertano al buon governo, significherebbe toccare il fondo, annientare materialmente l’unità d’Italia, un disastro non confrontabile con crisi come quelle economiche e finanziarie, più o meno lunghe, più o meno gravi, più o meno dolorose, ma dalle quali infine si viene fuori.
Il saccheggio del territorio è irreversibile.
E allora? Andando subito al merito, secondo me, e scusandomi del carattere anche molto tecnico dell’esposizione, dovrebbero essere praticabili due percorsi che provo a illustrare. […] 
http://a0i5d.s10.it/f/tr.aspx/?9-Ul9f=uyzu_9-ga=vp5ng.=8nme/mvplk/m9aj90fd::j99g1a.-c/cmq5:i.qrwwwqqovlica79a13ighi-i68:zmnd..7&-1digd11fmg8zmhaikchc:mNCLM


Sono mesi che sto bombardando siti, forum (v. anche più sopra) e i dirigenti del PD con le 3 proposte che io ritengo assolutamente prioritarie (e le prime 2 credo molto efficaci in termini elettorali) contro la crisi: 1) il lavoro, incluso quello precario; 2) la casa; e 3) la questione femminile+questione meridionale+rivoluzione culturale+progetto educativo (per me il terzo punto – l’educazione, in senso lato - è forse il principale).
Il Segretario Bersani (l’ho già scritto), il 21 febbraio 2011 a Bologna, interrogato sul programma del PD da Rainews, pose ai primi 2 posti il lavoro e la casa. Ma da un po’, tranne qualche fugace citazione, si dimentica di menzionare la casa.
Ed invece non ci vuole Einstein, ma soltanto… Catalano per capire che è proprio la disponibilità di un alloggio ad affitto sociale che, per milioni di persone giovani e non, può, assieme al reddito di cittadinanza anche minimo, fare la differenza tra la sostenibilità economica e la povertà estrema.
Ecco il tema trattato nell’articolo di un ex liberale conservatore passato da anni nelle nostre file, Federico Orlando, e nell’intervista ad un borghese illuminato, Piero Bassetti.
 
Indignados di Milano
Federico Orlando
[…]. A Milano il comune dovrebbe preoccuparsi, insieme allo stato, di 111mila giovani disoccupati: tre anni fa erano 70mila. A Napoli di 146mila disoccupati, erano 123mila (Istat 2011). Ogni anno diecimila matricole universitarie chiamano Milano “la città proibita”. Lo dice il rettore del Politecnico, Giulio Ballio, 70 anni, docente in Costruzioni d’acciaio, che dal “Corriere della Sera” chiede a Pisapia e Moratti: cosa fareste per renderla “città amica”.
Altri “grandi vecchi” che di Milano sanno tutto, l’architetto Bellini, l’economista d’impresa Vitale, e la più giovane docente in marketing Annamaria Testa, pongono la stessa ed altre domande ai due candidati. Tutte girano intorno a cinque superproblemi: Expo, casa, giovani, lavoro, integrazione.
Giovani, casa, lavoro spesso sono tutt’uno. Incredibile, ma nelle risposte – fornite lunedì – della Moratti, il soggetto “giovani” non ricorre mai, salvo nell’aggettivo “giovani coppie” (per le case da assegnare, di cui Pisapia lamenta lo scandalo che ce ne siano 5.000 tuttora vuote). Al contrario, l’obiettivo del “ringiovanimento di Milano” e il connesso programma in funzione dei giovani occupano tutta la prima parte della risposta di Pisapia.
Meno male. Temevamo proprio che la sinistra si facesse ipnotizzare dalla violenza nera, che a Milano alcuni gruppi sociali riaccendono ogni due o tre generazioni; e che Pisapia dovesse perdere gran parte del suo tempo a ragionare col questore.
Sempre lunedì, il giornale della Confindustria, scavalcando il Censis, annunciava che entro i prossimi vent’anni gli under 35 diminuiranno in Italia ancora di 1,2 milioni di unità. E che il deserto dei giovani tuttavia non scioglie il nodo della disoccupazione e ha effetti disastrosi sul mercato della casa e sui consumi. […].
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/126855/indignados_di_milano
link sostituito da:
http://europa.dol.it/dettaglio/126855/indignados_di_milano
 
Quei borghesi autoconvocati che a Milano tifano Pisapia
Bassetti schiera giuristi, banchieri e designer. La speranza è una fase nuova nazionale come fu col centrosinistra negli anni '60 
Il primo presidente della Regione ha raccolto 101 nomi E li riunisce in un ex circolo socialista
di ALBERTO STATERA
“Tra il 1960 e il 1967, con la giunta del sindaco socialdemocratico Gino Cassinis, con Bassetti assessore al Bilancio, alle Finanze e all'Organizzazione, fu lanciato il Piano Milano che realizzò 144 mila vani di edilizia popolare, 30 scuole, il parco che costeggia viale Forlanini. Municipalizzò il gas della Edison con una battaglia campale appoggiata da Enrico Mattei, che aveva fondato Il Giorno, allora foglio progressista. Si fece il primo prestito di 2 milioni sulla Borsa di New York con l'aiuto di Raffaele Mattioli. Si creò in stazione Centrale il servizio di assistenza al Treno della Speranza, che arrivava tutte le notti dal sud, carico di immigrati, per i quali si istituirono corsi di alfabetizzazione”.
http://www.repubblica.it/politica/2011/05/24/news/quei_borghesi_autoconvocati_che_a_milano_tifano_pisapia-16667772/


Regioni
CAMPANIA
Piano Nazionale di Edilizia Abitativa
30/07/2010 - L'avviso - che sarà pubblicato sul Bollettino Ufficiale del 2 agosto 2010 - è finalizzato ad individuare la disponibilità di soggetti pubblici, di soggetti privati ed operatori economici a proporre e realizzare interventi di edilizia residenziale sociale, servizi e riqualificazione urbana, promuovendo la partecipazione di soggetti pubblici e privati sui territori compresi nei Comuni di cui alla D.G.R. n. 572 del 22/07/2010.
Gli interventi finanziabili potranno essere articolati secondo le 4 tipologie di seguito indicate:

Alloggi sociali;
Alloggi di ERP ai sensi della Legge Regionale 18/97 da cedere al Comune;
Alloggi a libero mercato;
Alloggi a libero mercato convenzionati ai sensi dell'art. 2 comma 12 dell'avviso.
http://www.regione.campania.it/portal/media-type/html/user/anon/page/HOME_DettaglioRegioneInforma.psml?itemId=3958&ibName=NotiziaHomePage&theVectString=-1%2C-1 
 
Aggiornamento:
 
La casa è un diritto. Contro gli affitti alle stelle. Domani il question-time in diretta Rai contro la svendita degli alloggi pubblici.
Scritto da: Pietro Folena in Politica nazionale - 2005
http://www.pietrofolena.net/blog/?p=98
 
Home Day, la ricetta dell'Ance per uscire dalla crisi
Mercoledì 13 Novembre 2013
Oltre ad una tassazione equa, a mutui più accessibili, a un sistema di incentivi agli affitti serve un grande piano di edilizia sociale che preveda l'utilizzo anche di fondi strutturali e Fas
http://www.casaeclima.com/index.php?option=com_content&view=article&id=17478:home-day-la-ricetta-dellance-per-uscire-dalla-crisi&catid=1:latest-news&Itemid=50 
 
Proposte per una nuova politica abitativa
nov 8, 2013 
di Salvatore Lo Balbo, segretario nazionale del Sindacato Fillea Cgil
http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2013/11/proposte-per-una-nuova-politica-abitativa/

Emergenza abitativa, i due progetti vincitori dell'Habitat World Awards 2013
Martedì 5 Novembre 2013
Premiato il progetto di recupero e ripopolamento della città vecchia di Hebron e la campagna Usa per i senzatetto
http://casaeclima.us2.list-manage.com/track/click?u=bbc14c61beca69225fabf0ce6&id=5a8021a12c&e=782d322c05

Emergenza casa, in Italia 650mila richieste di alloggi popolari
Mercoledì 20 Novembre2013
Nel 2013 la domanda di case popolari è aumentata del 25%, e per il 2014 Federcasa stima un incremento del 30%
http://casaeclima.us2.list-manage1.com/track/click?u=bbc14c61beca69225fabf0ce6&id=fc25ede494&e=782d322c05

POLITICHE EDILI
Rigenerazione urbana: aiuti di Stato all’edilizia
Le trasformazioni urbane sono un affare solo per i costruttori. Sotto accusa gli oneri d'urbanizzazione tra i più bassi d'Europa
Scritto da Sergio Ferraris il 05 novembre 2013
http://www.tekneco.it/bioedilizia/riqualificazione-urbana-aiuti-di-stato-all-edilizia/
 
Il Papa ai fedeli: “Ogni famiglia abbia una casa”
22 dicembre 2013
http://www.repubblica.it/cronaca/2013/12/22/news/il_papa_ai_fedeli_difendere_i_diritti_ma_no_a_scontro_e_violenza-74259606/

casahousing sociale di Alessandro Iadecola
Casa, che fine ha fatto l'housing sociale
11/02/2014
http://sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Casa-che-fine-ha-fatto-l-housing-sociale-22283

link sostituito da:

http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Casa-che-fine-ha-fatto-l-housing-sociale-22283

 
Moderne ed eco-compatibili: la nuova stagione delle case popolari
apr 1, 2014
di Salvatore Lo Balbo 
http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2014/04/moderne-ed-eco-compatibili-la-nuova-stagione-delle-case-popolari/

Cosa non dimenticare quando parliamo di “abitazione”: i modelli normativi italiano e spagnolo
Marta Capesciotti 30 novembre 2015
Marta Capesciotti dà conto delle esperienze degli ordinamenti giuridici italiano e spagnolo relativamente all'articolata interazione tra la connotazione privatistica del bene "casa" e la natura pubblicistica del "diritto sociale all'abitazione" a questo collegata. Capesciotti inoltre ricorda il percorso del giudice costituzionale nei due Paesi per il riconoscimento del diritto all'abitazione, le politiche tendenzialmente poste in essere per darvi attuazione, oltre che gli aspetti inerenti il riparto di competenze tra i diversi livelli di governo.
http://www.eticaeconomia.it/cosa-non-dimenticare-quando-parliamo-di-abitazione-i-modelli-normativi-italiano-e-spagnolo/
 

 

Appendice


P E R C H E’ l’Italia, tra i grandi Paesi industriali dell’Occidente, è il Paese più colpito dalla crisi ??? Per due ragioni riconducibili entrambe al rapporto salari costi abitativi. (1) Perchè la BOLLA IMMOBILIARE e’ stata PIU’ GRANDE che altrove. (2) Perchè le social house in Italia rappresentano il 3,9% del totale delle case abitate mentre la media europea è il 17% e ad esempio in Danimarca arrivano al 35%. Il problema è tutto qui. I costi abitativi, in acquisto o in affitto assorbono la maggior parte del reddito familiare. Così la famiglia è costretta a ridurre le spese per tutte le altre cose e il consumo interno cala facendo crollare il PIL (per fortuna sostenuto dall’aumento dell’export) e facendo aumentare la disoccupazione. Dunque caro Renzi e soprattutto cari italiani, senza la riforma del governo del territorio che introduca la disciplina dei prezzi immobiliari per le nuove costruzioni tutte le altre riuforme saranno vane. L’impresa non potrà tirare la ripresa. La disoccupazione aumenterà. E saremo costretti a vivere in un paese sempre più povero, con pochissimi ricchi che fregheranno tutti gli altri. Cambiare il futuro del nostro Paese è possibile ? Si. Ma è indispensabile la riforma del governo del territorio fondata su due concetti: (1) edificabilità bene comune; (2) disciplina dei prezzi immobiliari. Questa è l’unica via per restituire potere d’acquisto, salvaguardare il ciclo economico, spingere il PIL, portare il Paese verso la piena occupazione.

 

§  vincesko

Il tuo commento è in attesa di moderazione 

Bravo, Francesco, bisogna dire all’Autore dell’articolo che, anziché tagliare l’Irap (misura che affronta la crisi dal lato dell’offerta anziché della domanda), una parte dei fantomatici 50 mld dovrebbe essere impiegata per finanziare un corposo piano pluriennale di alloggi pubblici.
Negli ultimi 20 anni, si sono costruiti, a causa del predominio delle banche, degli immobiliaristi e dei costruttori, meno di 1/10 di alloggi pubblici rispetto agli altri Paesi europei più evoluti;
Dal rapporto 2011-2012 della CIES (tab. 3.4, pag. 101), si ricava che, nel 2009, la spesa per l’housing sociale (case popolari) è stata, in Italia, appena dello 0,02% sul PIL, contro lo 0,57% della UE27, lo 0,75% della Danimarca, lo 0,65% della Germania, lo 0,20% della Spagna, lo 0,85% della Francia e l’1,47% della Gran Bretagna, con un rapporto tra questi altri Paesi UE e l’Italia, rispettivamente, di 28,5, 37,5, 32,5, 10, 42,5 e 73,5 volte: sono dati che parlano da soli e costituiscono un vero scandalo!
Una casa ad affitto sociale (vale a dire 100-150 € al mese) può invece fare la differenza tra una esistenza difficile ma economicamente sostenibile e la povertà. Occorre perciò varare un Piano Nazionale Pluriennale di Edilizia Residenziale Pubblica di Qualità (almeno 25.000 alloggi all’anno).

[Il mio commento è stato censurato]

  



Le proposte del Partito Democratico/2 - Famiglia e Politiche sociali


LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/2 

 

FAMIGLIA E POLITICHE SOCIALI

 

Un Welfare centrato sulla persona.

Al centro del nuovo welfare ci deve essere la persona come soggetto di diritti e di doveri, ossia come cittadino inserito in una rete di relazioni sociali e di responsabilità individuali e collettive. Per questo vogliamo rivendicare il ruolo decisivo dell’intervento pubblico in un rapporto di interazione positiva con le energie della società civile e come organizzatore e regolatore di meccanismi di mercato che includano tutti i cittadini. In sintesi, la nostra è una visione radicalmente diversa da quella teorizzata dal governo di destra: non la ritirata dello Stato, sperando nella supplenza contrattuale delle categorie forti e nella compassionevole carità del dono per gli “ultimi”, ma uno Stato che sia programmatore e regolatore forte di un complesso di prestazioni cui tutti hanno diritto ad accedere. Uno Stato che promuova una imprenditorialità diffusa nei soggetti di offerta pubblici, privati e non profit, in funzione dei bisogni dei cittadini e valorizzando il principio di sussidiarietà.

 

La riforma del Welfare su basi nuove.

Dobbiamo passare da una società centrata sul ruolo del lavoratore, maschio, adulto e “capofamiglia”, ad una società con ruoli lavorativi, familiari e relazionali ben più articolati, ma esposta ad incertezze ed a fattori di sofferenza vecchi e nuovi. Collocare il cittadino al centro del sistema di welfare significa:

·        realizzare un più avanzato equilibrio tra universalismo e assicurazioni sociali basate sulla condizione lavorativa;

·        promuovere l’uguaglianza delle opportunità per tutte le persone;

·        realizzare politiche volte a sostenere la capacità di autodeterminazione dei cittadini;

·        rafforzare il potere di scelta del cittadino per migliorare l’aderenza dei servizi ai bisogni.

 

Puntare sui giovani.

Vogliamo promuovere l’autonomia dei giovani, superare il ritardo e la precarietà che caratterizzano il loro ingresso nel mondo del lavoro, riaprire la speranza nel futuro. Sostenere le famiglie. Le carenze del sistema di welfare italiano scaricano sulla famiglia una pesante funzione di supplenza. Un impegno oneroso che rischia di mettere in crisi la tenuta stessa delle relazioni familiari, oltre ad avere costi pesanti soprattutto per le donne. Le famiglie vanno sostenute costruendo un contesto di servizi e di prestazioni che ne faciliti la formazione, ne migliori la qualità della vita quotidiana, le aiuti a fronteggiare le situazioni di fragilità, allevi il carico per le donne, riequilibri i ruoli di genere.

 

Ripartire dai più piccoli.

Il tasso di crescita del Paese, le trasformazioni del mercato del lavoro e nelle famiglie, possono essere affrontati positivamente solo attraverso una moderna cultura dell’infanzia e politiche pubbliche conseguenti. Si rende perciò necessaria una legislazione organica riguardante:

·        una Legge quadro e il Garante nazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza;

·        un sistema integrato dei servizi che garantisca il processo educativo e sostenga conciliazione e genitorialità;

·        un sistema di media a misura di bambini e adolescenti.

 

Anziani e società: nuove esigenze e nuovi servizi.

L’allungamento della vita media delle persone richiede una società in cui la vita in età anziana sia una vita ancora ricca di possibilità e di relazioni umane. Per questo è necessario promuovere l’invecchiamento attivo delle persone in modo da garantire, anche a coloro che cadono in condizioni di non autosufficienza, una vita dignitosa in un contesto relazionale adeguato.

 

Per una civile convivenza.

Un welfare universale e delle pari opportunità si occupa di tutte le persone che vivono nel nostro territorio, promuovendone nei tempi e nei modi necessari l’accesso alla cittadinanza. Noi del PD vogliamo evitare la competizione tra i ceti più deboli della popolazione: no alla guerra tra poveri, no alla competizione tra italiani più poveri ed immigrati. Obiettivi conseguibili attraverso il potenziamento, per tutti, della rete integrata dei servizi, la previsione del reddito di solidarietà attiva, un piano nazionale per le politiche dell’integrazione con un relativo fondo e, più in generale, un welfare universale basato su diritti e doveri. Vanno garantiti a tutti, a prescindere dalla condizione giuridica, la tutela dei diritti umani fondamentali, come la salute, la maternità e la tutela dei minori.

 

La casa è un diritto essenziale.

Per consentire ai giovani di emanciparsi nei loro percorsi di studio, professionali e sentimentali, per favorire la mobilità sociale e ridurre i rischi di esclusione sociale, può essere utile l’introduzione di provvedimenti come la cedolare secca, a condizione che sappiano coniugare i vantaggi per i proprietari e per gli inquilini, favoriscano l’emersione delle locazioni “in nero” e incentivino il canone concordato. Occorre inoltre rilanciare un nuovo modello di edilizia residenziale pubblica ed efficientare il patrimonio esistente; reintegrare i fondi per il sostegno dei disagi più gravi, promuovere concretamente l’housing sociale ed incentivare le iniziative degli enti locali volte a sostenere i cittadini colpiti da morosità incolpevole.

 

Ripartire dai soggetti deboli.

Il welfare che vogliamo realizzare garantisce una rete di servizi di sostegno alle persone disabili, rendendo effettive ed esigibili le prestazioni ed i servizi previsti dalla normativa vigente. Vogliamo rispondere ai bisogni con un approccio sociosanitario integrato, attraverso interventi domiciliari, centri diurni e residenziali, servizi di trasporto, attività di integrazione, socializzazione, inclusione sociale e lavorativa, in grado di assicurare ai disabili una vita indipendente, rasserenando le famiglie sul loro futuro attraverso il cosiddetto “dopo di noi”.Il contrasto alla povertà.Per garantire una rete di protezione di base contro la povertà, vogliamo promuovere l’istituzione di un Reddito di Solidarietà Attiva rivolto alle persone che, per qualunque ragione, si trovano in condizioni di povertà.

 

Una rete integrata dei servizi per un Welfare di tutti.

La rete integrata dei servizi sociali, in un contesto sempre più necessario di integrazione socio-sanitaria, così come previsto dalla Legge quadro 328 del 2000, costituisce una condizione fondamentale per realizzare un welfare locale e comunitario. L’obiettivo è garantire un contesto di vita sociale e civile più avanzato che, insieme al lavoro, permetta di conseguire i seguenti risultati:

·        l’inserimento attivo delle persone nel mondo del lavoro;

·        l’eliminazione dell’assistenzialismo e delle disuguaglianze;

·        il sostegno ai compiti di cura svolti dalle persone e dalle famiglie;

·        il superamento di tutte le fragilità;

·        il reinserimento sociale dei cittadini disabili con percorsi personalizzati.

Vogliamo denunciare il sostanziale azzeramento di tutti i fondi sociali da parte del governo e l’arretramento in una logica di welfare residuale. 

________________________________________________________________________

Un welfare centrato sulla persona, per dare sostegno a tutti i soggetti deboli: giovani, donne, famiglie, anziani, poveri, immigrati, disabili.

________________________________________________________________________

http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm#

 

Estrapolo alcuni punti delle proposte e vi aggiungo un commento (l’aggiornamento viene riportato tra parentesi quadre).

(v. http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2698347).

 

La riforma del Welfare su basi nuove.

·        realizzare un più avanzato equilibrio tra universalismo e assicurazioni sociali basate sulla condizione lavorativa;

 Ripartire dai soggetti deboli.

Per garantire una rete di protezione di base contro la povertà, vogliamo promuovere l’istituzione di un Reddito di Solidarietà Attiva rivolto alle persone che, per qualunque ragione,si trovano in condizioni di povertà. 


Preliminarmente, osservo che noi Italiani, pur affermando il valore delle peculiarità di ciascun Paese, dovremmo applicare sistematicamente il principio del benchmarking, cioè guardare ai migliori sistemi/pratiche/leggi degli altri Paesi (best practice). 

Ne consegue che, siccome, per quanto riguarda il welfare, due sono gli aspetti che ci differenziano dalla maggioranza degli altri Paesi: 1) il reddito di cittadinanza universale (soltanto noi, la Grecia e l’Ungheria non lo prevediamo); e 2) le pensioni di anzianità, [sono state eliminate dalla riforma Fornero] che negli altri Paesi non esistono, la politica sociale migliore consiste nell’affrontare insieme questi due aspetti, il che ci consentirebbe sia di allinearci agli altri Paesi UE, sia di reperire nella previdenza le risorse finanziarie necessarie per il Rmg, quindi lasciandole nel capitolo “spesa sociale”, che ora è in linea con la media OCSE [invece neppure un centesimo dei cospicui risparmi vi è rimasto, sono stati destinati tutti ad avanzo primario]; sia di abbandonare la pletora di trattamenti differenziati; sia di far fronte alla vera marginalità sociale, in drammatica crescita con l’attuale crisi; sia, infine, di evitare la diffusa e negativa pratica della distinzione tra figli e figliastri.

Per le ragioni predette, ho criticato nella “Lettera di PDnetwork”  [1] tutte quelle soluzioni (DdL Ichino, proposta CGIL, proposta Draghi, PdL Madia) che si discostavano da questa impostazione universalistica e/o generale e omnicomprensiva. Per converso, trovo quindi molto apprezzabile e del tutto condivisibile l’approccio delineato in queste Proposte del PD.

 

Puntare sui giovani.

Vogliamo promuovere l’autonomia dei giovani, superare il ritardo e la precarietà che caratterizzano il loro ingresso nel mondo del lavoro

Le famiglie vanno sostenute costruendo un contesto di servizi e di prestazioni che ne faciliti la formazione, ne migliori la qualità della vita quotidiana, le aiuti a fronteggiare le situazioni di fragilità, allevi il carico per le donne, riequilibri i ruoli di genere. 


Io sono convinto – l’ho già scritto più volte - che alla base ci debba essere prima di tutto una radicale trasformazione culturale, che sciolga i lacci e lacciuoli che frenano il processo di autonomia dei giovani, che non può che riguardare in generale la società, ma in particolare i paradigmi educativi in seno alla famiglia.

Poi, ci vogliono le leggi, e con esse le risorse, per approntare servizi dedicati.

 

Ripartire dai più piccoli.

Il tasso di crescita del Paese, le trasformazioni del mercato del lavoro e nelle famiglie, possono essere affrontati positivamente solo attraverso una moderna cultura dell’infanzia e politiche pubbliche conseguenti. Si rende perciò necessaria una legislazione organica riguardante:

·        una Legge quadro e il Garante nazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza;

·        un sistema integrato dei servizi che garantisca il processo educativo e sostenga conciliazione e genitorialità;

·        un sistema di media a misura di bambini e adolescenti.


Considerazioni analoghe a quelle formulate per i giovani valgono ancor più per la primissima infanzia. Ne ho già scritto ampiamente. L’anno scorso, lessi il documento del PD elaborato dal gruppo di lavoro al Senato coordinato dalla senatrice Serafini “Un nuovo piano straordinario per un’educazione di qualita’ 0-6” (Atto Senato n.812 http://www.senato.it/loc/link.asp?tipodoc=sddliter&leg=16&id=31770  ), relativo alla scuola, e mi permisi di scriverle, per rilevare che bisognava partire prima e lavorando nell’ambito familiare attraverso l’assistenza alla figura centrale: la madre (v. il mio ‘post’ [2]).

 

La casa è un diritto essenziale.

Per consentire ai giovani di emanciparsi nei loro percorsi di studio, professionali e sentimentali, per favorire la mobilità sociale e ridurre i rischi di esclusione sociale, può essere utile l’introduzione di provvedimenti come la cedolare secca, a condizione che sappiano coniugare i vantaggi per i proprietari e per gli inquilini, favoriscano l’emersione delle locazioni “in nero” e incentivino il canone concordato. Occorre inoltre rilanciare un nuovo modello di edilizia residenziale pubblica ed efficientare il patrimonio esistente; reintegrare i fondi per il sostegno dei disagi più gravi, promuovere concretamente l’housing sociale ed incentivare le iniziative degli enti locali volte a sostenere i cittadini colpiti da morosità incolpevole. 


Anche per quanto riguarda la casa, come ho scritto più volte (anche nella Lettera di PDnetwork), essa deve costituire una delle 3 misure principali per consentire a milioni di persone di far fronte al meglio alla crisi economica che sarà dura e lunga (almeno 15 anni), poiché è frutto del riequilibrio in ambito planetario della produzione, della ricchezza e del benessere:

- Reddito di cittadinanza universale;

- Riforma della legislazione sul lavoro precario, a favore dei precari;

- Piano corposo di edilizia residenziale pubblica e popolare di qualità. [3] 

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, come diceva un famoso architetto del passato di cui non ricordo il nome, riecheggiando, pare, Che Guevara, le case popolari, proprio perché destinate al popolo, bisogna costruirle di qualità. Anche perché, aggiungo io, così durano molto a lungo. Se poi sono anche belle, funzionali ed a basso consumo energetico, è il massimo, anche per il benessere  psicologico degli abitanti (relazione molto sottovalutata tra l'urbanistica e l'architettura e la psicologia delle persone). 

Infine, aggiungo due considerazioni.

1) Il segretario Bersani, intervistato nel febbraio 2011 da Rainews, affermò che le 2 principali priorità erano il lavoro e la casa.

2) Come ho già scritto più volte (cfr. ad esempio la "Lettera diPDnetwork", nota 16), va ripristinata l’ICI sulla prima casa dei più abbienti e col ricavato (2,5 mld) va finanziato un corposo piano pluriennale di edilizia pubblica e popolare di qualità. [Il governo Monti ha ripristinato l’ICI (ora IMU) sulla prima casa, ma ne ha destinato l’introito ad avanzo primario].


[1] Lettera di PDnetwork  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html  

[2] Questione femminile, questione meridionale, rivoluzione culturale e progetto educativo http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2580796.html 

[3] Piano corposo di alloggi pubblici di qualità

[Lettera di PDnetwork, nota 10] Piano di edilizia residenziale pubblica e popolare.
GESTIONE DEL TERRITORIO
Negli ultimi decenni, tra la destra e la sinistra, non è emersa, in particolare a livello locale, una marcata differenza nel modo di governare il territorio italiano, elemento fondamentale non soltanto per le sue intrinseche finalità, ma anche per lo sviluppo del turismo (*) e la qualità della vita delle persone, influenzata sia dal controllo del proprio tempo (spostamenti da e per i luoghi di lavoro), sia dalla relazione - sottovalutata – tra il territorio (urbanistica e architettura) e la psicologia delle persone.
(*) Esprimiamo un interesse ed un auspicio particolari, ai fini della lotta al degrado e per lo sviluppo integrato e globale del territorio, rispetto a:
1) la rimappatura (in parte già esistente) del degrado storico, artistico, ambientale nazionale, attraverso un piano particolareggiato globale; 2) interventi finanziari finalizzati a recuperare tali beni ed a valorizzare le competenze specialistiche di tutto il settore (bene inestimabile del nostro Paese); 3) il rilancio del settore turistico attraverso incentivi, anche economici, alla valorizzazione ed allo sviluppo di tutto il settore.
Milioni di attuali e potenziali turisti (dell'Est europeo, di cinesi, indiani, etc.) già oggi, ma soprattutto nel futuro, vorranno conoscere quello che oggi purtroppo stiamo distruggendo piegandoci ad un ottuso pensiero economicistico, con il quale si pensa (Tremonti, Bondi) che col territorio, la sua storia, le sue bellezze, la cultura, non si mangia. Noi siamo del parere opposto. Il settore potrà fare da traino al resto dell'economia se sviluppato con criteri che interagiscono più strettamente con lo sviluppo e l’interesse nazionale.
Se vogliamo cambiare, dobbiamo mettere una pietra sopra a quanto si è fatto finora e cominciare dalle basi solide che già esistono; se continueremo a distruggere queste basi, non molta speranza resterà per la rinascita del nostro Paese
Occorre, come PD, agire su tre direttrici:
1. la prima, emanando una rigorosa legge sul regime dei suoli, basata su tre pilastri: la prevalenza dell'interesse pubblico; la titolarità esclusiva pubblica delle scelte attinenti al governo del territorio; la pianificazione, in coerenza con i benchmark europei;
2. la seconda, realizzando un piano corposo di edilizia residenziale pubblica (sovvenzionata, convenzionata e autocostruita  
http://www.alisei.org/italia/italia.html );
3. la terza, attuando un piano di rottamazione edilizia (v.
http://www.radicali.it/download/pdf/casa.pdf  ).

2 - PIANO CORPOSO DI EDILIZIA PUBBLICA
Quello della casa è uno dei problemi più grossi, che dovrebbe costituire un obiettivo prioritario del Partito Democratico.
Nel famoso programma di quasi 300 pagine, che fu elaborato dal Cantiere dell'Unione, il problema casa vi fu inserito per forte sollecitazione della base (La casa: un diritto di tutti, pagg. 178-180).
Il governo Berlusconi, non appena insediato, ha varato il “Piano casa”, che si è rivelato un bluff, perché è tale solo nel nome, essendo un piano di aumento delle... volumetrie; in più ha tagliato, per il 2009, 550 milioni già stanziati allo scopo dal governo Prodi nel 2007.
Occorre riprendere quelle proposte. In particolare: a) investire molto di più in edilizia pubblica; b) utilizzare la leva fiscale per scoraggiare il nero; c) ridurre il carico fiscale sugli affitti e; d) disincentivare il numero di case tenute sfitte.
In Italia, ci sono circa 955.000 alloggi popolari, ma dalla fine degli anni'80, anche se i lavoratori pagavano per l'edilizia pubblica i contributi GESCAL (fino al 1994), se ne costruiscono pochissimi: in media 2.000 all'anno, contro 10 o 15 o 20 volte tanto in altri Paesi europei, come la Francia, la Germania o i Paesi scandinavi.
Negli altri Paesi europei, infatti, vengono costruiti molti più alloggi popolari, per calmierare i prezzi degli affitti e tutelare i ceti più poveri.
La proprietà della casa, a ben vedere, o un affitto agevolato (affitto sociale) sono spesso per milioni di persone percettrici di redditi bassi (salari o pensioni) ciò che fa o potrebbe fare la differenza tra un'esistenza difficile ma economicamente sostenibile e la povertà.

Principi ispiratori raccomandati: noi non crediamo al contributo determinante o prevalente dei privati alla soluzione del problema casa; occorre un piano pubblico, basato sia su nuove costruzioni, sia sulla rottamazione di quelle vecchie, per salvaguardare il più possibile prezioso suolo agricolo, ma secondo un criterio di qualità, affidandone la progettazione – di complessi-tipo replicabili, con caratteristiche di risparmio energetico ed eventualmente l’utilizzo di pannelli solari e fotovoltaici - a un architetto del livello di Renzo Piano o un altro grande architetto specialista del ramo.
Se capita di partecipare ad una visita guidata organizzata da qualche Facoltà di Architettura, anche al Sud, di diversi e variegati complessi di case popolari, si ricava facilmente che il risultato, anche in termini di durata, ma non solo, è determinato dai criteri urbanistici ed architettonici ispiratori e da progetti esecutivi basati sulla qualità.
“Lettera di PDnetwork alla Segreteria Nazionale ed ai Gruppi parlamentari PD”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html  

P.S.:
L’idea e parte dei commenti di questa interessantissima trasmissione (vi si parla di edilizia residenziale pubblica, passata e futura) sembrano copiati dalla Lettera di PDnetwork (vedi sopra): ne suggerisco la visione integrale.

TELECAMERE 15/01/12
Durata: 00:50:25
Anna La Rosa e i suoi ospiti, parlano dei problemi legati alla casa
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-60f3882a-1710-4fb1-9f91-ce79a1416528.html  


PROMEMORIA
Questa, purtroppo, era una balla di un anno fa:
 

Fornero:"Sì al reddito minimo garantito"
Commento:
Una buona notizia! Da un anno, un obiettivo di questo network! Sarebbe anche il segno che finalmente in un Paese stortignaccolo come il nostro, in cui le riforme approntano dei tavoli dove si colpiscono i più deboli e si dimentica quasi sempre la gamba che riguarda i ricchi, si approntano tavoli normali con le canoniche 4 gambe. D’altra parte, è una misura che è compresa nelle richieste della BCE, e costituisce l’imprescindibile premessa sia per introdurre la “flexsecurity”, sia per attuare con minori patemi d’animo per i destinatari le ulteriori misure severe sulle pensioni.
 
PENSIONI
I sindacati chiedono incontro con Monti
Fornero: "Sì al reddito minimo garantito"
Il giorno dopo il secco no delle parti sociali all'ipotesi del superamento dei 40 anni di contributi, Bonanni insiste: "Grave mancanza di confronto". Angeletti d'accordo con Camusso: "Non toccare il limite di contributi". Il ministro del Lavoro: "Tra prime misure metodo contributivo pro rata"
01 dicembre 2011
http://www.repubblica.it/economia/2011/12/01/news/pensioni_sindacati_a_monti_ci_convochi-25905784/ 


Post precedenti:

Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760256.html 

 

Misure anti-crisi

La recessione sta presentando il conto. Il tasso di disoccupazione si attesta a giugno 2012 al 10,8%, il dato più alto dal 2004; [1] anche se valgono le stesse obiezioni che ho formulato relativamente ai dati di aprile 2012, cioè di un tasso di disoccupazione che cresce per effetto del travaso dagli inattivi. [2]

Si impongono, sempre più, misure per la crescita. La riforma del lavoro varata recentemente, frutto peraltro di un compromesso tra il centrosinistra ed il centrodestra, da sola non sarà sufficiente. E', almeno in parte, solo un mero strumento che va integrato sul versante fiscale, attraverso una detassazione significativa del costo del lavoro - in generale ed in particolare per la componente femminile e giovanile - da finanziare con una tassazione dei capitali e della ricchezza mobiliare ed immobiliare.

La misura sul lato del lavoro va completata con altre sul versante della casa e rafforzando gli ammortizzatori sociali.

E’ inutile girarci attorno, stante il reddito disponibile attuale e futuro di milioni di giovani e non ed il numero drammaticamente insufficiente di alloggi a prezzi accessibili, sia da acquistare, sia da affittare, è in-di-spen-sa-bi-le il varo di un corposo piano di edilizia residenziale pubblica di qualità.
Io non credo al contributo determinante o prevalente dei privati alla soluzione del problema casa; occorre un piano pubblico, basato sia su nuove costruzioni, sia sulla rottamazione di quelle vecchie, per salvaguardare il più possibile prezioso suolo agricolo, ma secondo un criterio di qualità, affidandone la progettazione – di complessi-tipo replicabili, con caratteristiche di risparmio energetico ed eventualmente l’utilizzo di pannelli solari e fotovoltaici – ad un architetto del livello di Renzo Piano o un altro grande architetto specialista del ramo (cfr. Lettera di PDnetwork, v. [3]).

Ho già scritto più volte negli ultimi due anni che la crisi sarà dura e lunga (almeno 15 anni), sono indispensabili queste tre misure: riforma della legislazione sul lavoro, in particolare quello precario, a favore dei precari, facendolo costare più di quello stabile; reddito di cittadinanza universale per i periodi di inattività; ed un piano corposo pluriennale di alloggi pubblici (almeno 25 mila all’anno, il decuplo di quelli che si sono costruiti in media negli ultimi 20 anni).

L’effetto combinato di queste tre misure: reddito di cittadinanza universale – opportunamente disciplinato –, costo orario del lavoro precario maggiore di quello stabile ed un alloggio ad affitto sociale, consentirebbe a 2-4 milioni di persone (i disoccupati sono ora 2 milioni e 800 mila, i cassintegrati circa mezzo milione, gli inattivi oltre 14 milioni, di cui quasi 10 milioni di donne, per la più parte al Sud) di fronteggiare la crisi economica ed occupazionale per i prossimi 5-10-15 anni.

 

[1] ISTAT - Occupati e disoccupati giugno 2012 (dati provvisori)

http://www.istat.it/it/archivio/68149

 

[2] Tasso di disoccupazione e tasso di occupazione

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2738031.html

 

[3] Piano corposo di alloggi pubblici di qualità

[Nota 10] Piano di edilizia residenziale pubblica e popolare.
GESTIONE DEL TERRITORIO
Negli ultimi decenni, tra la destra e la sinistra, non è emersa, in particolare a livello locale, una marcata differenza nel modo di governare il territorio italiano, elemento fondamentale non soltanto per le sue intrinseche finalità, ma anche per lo sviluppo del turismo (*) e la qualità della vita delle persone, influenzata sia dal controllo del proprio tempo (spostamenti da e per i luoghi di lavoro), sia dalla relazione - sottovalutata – tra il territorio (urbanistica e architettura) e la psicologia delle persone.
(*) Esprimiamo un interesse ed un auspicio particolari, ai fini della lotta al degrado e per lo sviluppo integrato e globale del territorio, rispetto a:
1) la rimappatura (in parte già esistente) del degrado storico, artistico e ambientale nazionale, attraverso un piano particolareggiato globale; 2) interventi finanziari finalizzati a recuperare tali beni ed a valorizzare le competenze specialistiche di tutto il settore (bene inestimabile del nostro Paese); 3) il rilancio del settore turistico attraverso incentivi, anche economici, alla valorizzazione ed allo sviluppo di tutto il settore.
Milioni di attuali e potenziali turisti (dell'Est europeo, di cinesi, indiani, etc.) già oggi, ma soprattutto nel futuro, vorranno conoscere quello che oggi purtroppo stiamo distruggendo piegandoci ad un ottuso pensiero economicistico, con il quale si pensa (Tremonti, Bondi) che col territorio, la sua storia, le sue bellezze, la cultura non si mangia. Noi siamo del parere opposto. Il settore potrà fare da traino al resto dell'economia se sviluppato con criteri che interagiscono più strettamente con lo sviluppo e l’interesse nazionale.
Se vogliamo cambiare, dobbiamo mettere una pietra sopra a quanto si è fatto finora e cominciare dalle basi solide che già esistono; se continueremo a distruggere queste basi, non molta speranza resterà per la rinascita del nostro Paese

Occorre, come PD, agire su tre direttrici:
1. la prima, emanando una rigorosa legge sul regime dei suoli, basata su tre pilastri: la prevalenza dell'interesse pubblico; la titolarità esclusiva pubblica delle scelte attinenti al governo del territorio; la pianificazione, in coerenza con i benchmark europei;
2. la seconda, realizzando un piano corposo di edilizia residenziale pubblica (sovvenzionata, convenzionata e autocostruita  http://www.alisei.org/italia/italia.html );
3. la terza, attuando un piano di rottamazione edilizia (v. http://www.radicali.it/download/pdf/casa.pdf ).

2 - PIANO CORPOSO DI EDILIZIA PUBBLICA
Quello della casa è uno dei problemi più grossi, che dovrebbe costituire un obiettivo prioritario del Partito Democratico.
Nel famoso programma di quasi 300 pagine, che fu elaborato dal Cantiere dell'Unione, il problema casa vi fu inserito per forte sollecitazione della base (La casa: un diritto di tutti, pagg. 178-180).
Il governo Berlusconi, non appena insediato, ha varato il “Piano casa”, che si è rivelato un bluff, perché è tale solo nel nome, essendo un piano di aumento delle... volumetrie; in più ha tagliato, per il 2009, 550 milioni già stanziati allo scopo dal governo Prodi nel 2007.
Occorre riprendere quelle proposte. In particolare: a) investire molto di più in edilizia pubblica; b) utilizzare la leva fiscale per scoraggiare il nero; c) ridurre il carico fiscale sugli affitti; d) disincentivare il numero di case tenute sfitte.
In Italia, ci sono circa 955.000 alloggi popolari, ma dalla fine degli anni '80, anche se i lavoratori pagavano per l'edilizia pubblica i contributi GESCAL (fino al 1994), se ne costruiscono pochissimi: in media 2.000 all'anno, contro 10 o 15 o 20 volte tanto in altri Paesi europei, come la Francia, la Germania o i Paesi scandinavi.
Negli altri Paesi europei, infatti, vengono costruiti molti più alloggi popolari, per calmierare i prezzi degli affitti e tutelare i ceti più poveri.
La proprietà della casa, a ben vedere, o un affitto agevolato (affitto sociale) sono spesso per milioni di persone percettrici di redditi bassi (salari o pensioni) ciò che fa o potrebbe fare la differenza tra un'esistenza difficile ma economicamente sostenibile e la povertà.

Principi ispiratori raccomandati: noi non crediamo al contributo determinante o prevalente dei privati alla soluzione del problema casa; occorre un piano pubblico, basato sia su nuove costruzioni, sia sulla rottamazione di quelle vecchie, per salvaguardare il più possibile prezioso suolo agricolo, ma secondo un criterio di qualità, affidandone la progettazione – di complessi-tipo replicabili, con caratteristiche di risparmio energetico ed eventualmente l’utilizzo di pannelli solari e fotovoltaici - a un architetto del livello di Renzo Piano o un altro grande architetto specialista del ramo.
Se capita di partecipare ad una visita guidata organizzata da qualche Facoltà di Architettura, anche al Sud, di diversi e variegati complessi di case popolari, si ricava facilmente che il risultato, anche in termini di durata, ma non solo, è determinato dai criteri urbanistici ed architettonici ispiratori ed a progetti esecutivi basati sulla qualità.
“Lettera di PDnetwork alla Segreteria Nazionale ed ai Gruppi parlamentari PD”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html 

P.S.:
L’idea e parte dei commenti di questa interessantissima trasmissione (vi si parla di edilizia residenziale pubblica, passata e futura) sembrano copiati dalla Lettera di PDnetwork (vedi sopra): ne suggerisco la visione integrale.

TELECAMERE 15/01/12
Durata: 00:50:25
Anna La Rosa e i suoi ospiti, parlano dei problemi legati alla casa
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-60f3882a-1710-4fb1-9f91-ce79a1416528.html 

 


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permalink | inviato da magnagrecia il 31/7/2012 alle 19:55 | Versione per la stampa
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