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Lettera alla Fondazione Di Vittorio e alla CGIL sulla loro notizia errata sulla decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento alla speranza di vita


Pubblico la lettera che ho inviato cinque giorni fa alla Fondazione Di Vittorio e alla CGIL dopo aver letto la loro analisi degli effetti di “Quota 100”, nella quale ripetono l’errore della Ragioneria Generale dello Stato sulla decorrenza biennale dell’adeguamento delletà di pensionamento alla speranza di vita. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera alla Fondazione Di Vittorio e alla CGIL sulla loro notizia errata sulla decorrenza della periodicità biennale dell’adeguamento alla speranza di vita

Da:  v

9/5/2019 17:15


ALLA C.A. DI FULVIO FAMMONI, CARLO GHEZZI, EZIO CIGNA

CC: Parlamentari, Sindacati, Media, Fondazioni, INPS


Viene eliminato sino al 31.12.2026 il collegamento del requisito pensionistico per la pensione anticipata con l’incremento dell’attesa di vita (che sarebbe stato di 5 mesi nel 2019) previsto per ogni biennio dal 2019 in poi.

No, la periodicità biennale decorre dal 2022, come si evince agevolmente dalla norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13), che viene interpretata in maniera erronea da RGS (in contraddizione con quanto la stessa RGS scriveva nella relazione tecnica della legge):

Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni ((, salvo quanto previsto dal presente comma)). A partire dalla medesima data i riferimenti al triennio, di cui al comma 12-ter dell'articolo 12 del citato decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni, devono riferirsi al biennio.[…]”.

Aggiungo che un’altra errata interpretazione di RGS riguarda la norma che prescriverebbe che si calcolino soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni dell’aspettativa di vita, che invece dovrebbe valere soltanto in sede di prima applicazione: “In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.

Ho già segnalato due volte queste errate interpretazioni delle norme pensionistiche a RGS.


Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull’adeguamento dell’età pensionabile


Lettera n. 2 alla Ragioneria Generale dello Stato sulle sue errate interpretazioni di norme pensionistiche

Vista la sordità generale, ho inviato le due lettere, via pec, p.c. anche al Presidente della Repubblica, come extrema ratio. In data 5 marzo scorso, il Segretariato Generale del Quirinale mi ha informato che “questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, per l’esame di competenza”.

Gli ho dovuto, però, riscrivere. Ecco la mia replica:

Replica alla risposta del Quirinale sulle errate interpretazioni della Ragioneria Generale dello Stato di norme pensionistiche

Ho inviato p.c. queste lettere anche ai Sindacati, incluso CGIL-SPI, e alla Fondazione Di Vittorio. Ed ho anche fatto omaggio del mio libro “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” sia a Maurizio Landini che a Roberto Ghiselli.

I quali, però, come tutti, continuano a citare esclusivamente la riforma Fornero e mai la ben più severa riforma SACCONI. Il che è:

·     errato, in particolare per il pensionamento di vecchiaia a 67 anni e l’adeguamento dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, nonché per il risparmio al 2060 (cfr. lettere a RGS);

·    autolesionistico per la CGIL (basta dare un’occhiata ai commenti in Rete), che fu l’unico Sindacato ad opporsi nel 2010 e 2011 alla riforma Sacconi ed è accusato di non essersi opposto adeguatamente alla riforma Fornero, alla quale viene imputato tutto, perciò avrebbe tutto l’interesse a fare chiarezza e ad attribuire in maniera corretta le norme pensionistiche.

Alla luce di quanto detto, cioè di un tema che fa registrare dal 2013-14 una DISINFORMAZIONE crescente prima nazionale, che coinvolge 60 milioni di Italiani, inclusi quasi tutti gli esperti previdenziali, e poi mondiale, mi permetto evidenziare ai dirigenti della CGIL e della Fondazione Di Vittorio l’opportunità di organizzare uno o più incontri-dibattiti informativi a Roma, a Napoli e nelle principali città sul tema delle riforme delle pensioni varate nel 2010 e 2011 (oltre che sulle manovre finanziarie della XVI legislatura e gli Obiettivi statutari della BCE) che dia a Cesare quel che è di Cesare. Per Roma suggerirei come moderatore Carlo Clericetti, che ha scritto la prefazione del mio libro e sul cui blog su Repubblica si è dispiegata nell’arco degli ultimi anni la mia piccola, diuturna opera di CONTROINFORMAZIONE, e, se ritenuto utile, do volentieri la mia disponibilità.

Cordiali saluti,

V.



Destinatari:



SINDACATI

(n. 47)


(n. 50)


Ministeri Lavoro e Tesoro

 (n. 29)

(n. 18)


(n. 50)


Commissione Lavoro Camera

(n. 44)


Commissione Affari Sociali Camera

(n. 48)


Commissione Lavoro pubblico e privato, Previdenza Sociale Senato

(n. 38)


ALTRE ISTITUZIONI/FONDAZIONI/ASSOCIAZIONIv

(n. 50)v


MEDIAv

(n. 50)


(n. 50)


(n. 50)



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Lettera a Carmelo Barbagallo, segretario generale della UIL



Pubblico la lettera che ho inviato due giorni fa a Carmelo Barbagallo, Segretario generale della UIL, dopo la sua ennesima esternazione mendace sulle responsabilità della professoressa Elsa Fornero in tema di pensioni, questa volta relativa all’introduzione dell’adeguamento periodico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita.

Poiché non è la mia prima lettera che gli invio su chi ha fatto che cosa in materia di pensioni, ma lui imperterrito continua a DISINFORMARE, ho calcato un po’ la mano e mandato la lettera per conoscenza agli altri due segretari generali, della CGIL, Susanna Camusso, e della CISL, Annamaria Furlan (ai quali avevo già scritto), colpevoli anch’essi talvolta dello stesso peccato di attribuire alla riforma Fornero misure varate dalla riforma Sacconi. Francamente, lo capisco, se è intenzionale, per la Furlan, la cui Confederazione, capitanata all’epoca da Raffaele Bonanni, fu complice, assieme alla UIL, con a capo Luigi Angeletti, della severa riforma delle pensioni Sacconi; non lo capisco per la Camusso, la cui Confederazione fu l’unica a opporsi e a manifestare contro la manovra del DL 78 del 31.05.2010, Legge 122/2010, il cui articolo 12 contiene la riforma Sacconi.


Riforma delle pensioni, adeguamento all'aspettativa di vita

Da:  v

14/9/2017  14:58

A:  segreteriagenerale@uil.it   CC  segreteria.camusso@cgil.it    segreteria.generale@cisl.it


Al Segretario Generale Carmelo Barbagallo

p.c. Alla Segretaria Generale Susanna Camusso

p.c. Alla Segretaria Generale Annamaria Furlan

Cito da Huffington Post: "Chiediamo il congelamento dell'aspettativa di vita - ha detto il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, l'innalzamento automatico rischia di essere dirompente, l'ennesimo danno dopo la legge Fornero".

Egr. Segretario generale Barbagallo,

Sorprende che Lei, segretario generale della UIL, la confederazione sindacale che, avendo a capo Luigi Angeletti, avallò nel 2010 la severissima riforma delle pensioni SACCONI, ignori o faccia finta di ignorare che NON è stata la riforma delle pensioni Fornero (sulla quale Lei cerca di scaricare come al solito le proprie colpe ed i propri sensi di colpa), ma la riforma delle pensioni SACCONI, ministro del Lavoro del governo Berlusconi, a introdurre l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (DL 78/2010, art. 12).

(( art. 12, comma 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2015 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, devono essere aggiornati a cadenza triennale, salvo quanto indicato al comma 12-ter, con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilità erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.

Peraltro, recentemente è venuta fuori la notizia di stampa che Angeletti vi meditasse con i suoi collaboratori, incluso Lei, in una crociera apposita, a spese della UIL.

Per un'analisi comparativa, allego:

Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

La reinvito, pertanto, ad evitare in futuro, assecondando la vulgata che ha fatto quasi 60 milioni di vittime, di attribuire alla millantatrice professoressa Fornero (che ha alimentato questa DISINFORMAZIONE, non limitandosi a modificare e/o integrare la legislazione precedente, ma ripetendo nel suo DL 201/2011, art. 24, misure già varate dalla riforma Sacconi e in vigore dall'1.1.2011) responsabilità che non ha ed a raccontare finalmente e semplicemente la verità.

Distinti saluti,

V.


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Note:


Nel 2010, inviai una serie di email molto critiche ai segretari generali della CISL, Raffaele Bonanni, e della UIL, Luigi Angeletti, coautori e “complici” di Tremonti, Sacconi e Marcegaglia nella stesura delle scandalosamente inique misure recate dal DL 78 (62 mld cumulati, addossati perfino sui poveri col taglio feroce del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni e lasciando quasi indenni i miliardari e i milionari); peraltro, recentemente è venuta fuori la notizia di stampa che Angeletti vi meditasse con i suoi collaboratori in una crociera apposita, a spese della UIL.

Riporto una delle e-mail.

E-mail a CISL_Manovra finanziaria

Manovra finanziaria

Da v

27/5/2010 18:36

AL SEGRETARIO GENERALE
AL RESPONSABILE UFFICIO PREVIDENZA CISL
E' inaccettabile che lo slittamento delle pensioni di vecchiaia, previsto in 6 
mesi nella stessa bozza del DL sulla manovra economica reperibile sui 
principali giornali on-line e nel sito Tesoro.it fino a ieri sera, sia passato 
– chissà perché e senza colpo ferire - a 12 mesi, con un minor introito per i 
64enni, a vario titolo disoccupati, di migliaia o decine di migliaia di €, 
mentre i percettori di reddito privati, anche milionari, non pagheranno un 
centesimo per il risanamento dei conti.
E' inaccettabile che Luigi Angeletti, nonostante ciò, continui ad esprimere un 
giudizio sostanzialmente positivo sulla manovra finanziaria. 
Vien da chiedersi: ma che sindacato è diventata la CISL? E che sindacalista è 
Raffaele Bonanni?
V.


Crociere e gioielli con i soldi della Uil”, Barbagallo Angeletti e altri sei a processo per appropriazione indebita

Il segretario del sindacato: "Personalmente, non ho mai neanche pensato di poter utilizzare risorse della Uil per fini estranei agli interessi dell’organizzazione". L'ex numero uno: "Era per discutere in maniera approfondita, e per più giorni, dei contratti del pubblico impiego"

di F. Q. | 17 settembre 2016


A processo vertici Uil: "Crociere e gioielli con i soldi del sindacato"

Accuse al segretario Barbagallo e al suo predecessore Angeletti. "I due viaggi nei mari d'Europa sono costati 16mila euro ciascuno"

di GIUSEPPE SCARPA

16 settembre 2016



Post e articoli collegati:


Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli


Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive


Lettera all’On. Cesare Damiano e al Sen. Fabrizio Sacconi


Lettera n. 2 al Ministro Maurizio Sacconi


Se il sindacato vuole avere un futuro

Pierre Carniti  -  15 settembre 2017



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Dialogo sulla crisi economica, i PIL che si inseguono ed altro - Appendice

 
Dopo la prima parte pubblicata ieri http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783599.html, riporto sulla crisi economica una serie di altri commenti ed articoli, che possono costituire un utile sguardo all’indietro.
 
Appendice (commenti ed articoli vari)
 
OMSA: chiude stabilimento a Faenza e apre in Serbia. Licenziati 350 dipendenti
http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=14350
(27-07-10)
 
·  Descrizione: http://www.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2Fwww.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
Vincesko 1 novembre 2010 alle 00:13 (cliccare sulla data per aprire il commento originale)
Ecco un esempio emblematico della situazione italiana, della delocalizzazione e dell’ingordigia degli imprenditori: le scelte di delocalizzazione non sono dettate dall’assottigliamento o azzeramento delle vendite, della produttività e dei margini, ma: a) dalla propensione dell’imprenditore a massimizzare il suo profitto (e gli utili degli azionisti), fregandosene degli effetti sociali; b) dall’assenza del soggetto pubblico come calmieratore delle pulsioni egoistiche dell’imprenditore; c) dalla possibilità di vendere in Italia i prodotti fatti all’estero, con lo stesso marchio e presumibilmente agli stessi prezzi di prima, incamerando tutto l’extramargine.
Conclusione: a) lavoratori italiani a spasso, a spese della collettività e poi forse alla fame; b) lavoratori dei Paesi in via di sviluppo sottopagati, senza tutele sindacali e ad orari di lavoro settecenteschi, ma contenti; c) extraprofitti nelle tasche di pochi ricchi. Ad alimentare la loro età dell’oro.
“Manifatture tabacco. La Bat lascia Lecce, le Ms in Romania
La British American Tobacco chiude l’ultimo sito italiano nonostante gli alti margini di guadagno. 500 posti a rischio”
http://cesaredamiano.files.wordpress.com/2010/10/damianoi_bellanova.pdf
 
Manovra: CGIL, domani presidio a Montecitorio
Continua la mobilitazione del sindacato contro un provvedimento 'ingiusto, iniquo e depressivo' e per rappresentare e sostenere le sue proposte. Domani in piazza dalle ore 10.00
(27-07-10)
 
Europa, invece, si chiede [“Europa”, approfittando della recente ristrutturazione del suo sito, ha pensato ‘bene’ di cancellare i commenti dei lettori; per trovare l’articolo, utilizzare la funzione “cerca” nel sito stesso o, forse, con Google]:
 
29 luglio 2010
Bonanni fa ancora il sindacalista?
Giovanni Cocconi
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/120224/bonanni_fa_ancora_il_sindacalista
 
In calce all'articolo, c'è questo mio commento, perché mi è parso opportuno allargare la critica a Luigi Angeletti.
da magnagrecia inviato il 29/7/2010 alle 20:53 
Luigi Angeletti ha fatto anche peggio. Intervistato da Radio3, per commentare la notizia appena uscita del trasferimento in Serbia di parte della produzione di Mirafiori, in sostanza si dichiarò meravigliato della sfiducia di Marchionne nella disponibilità della UIL di ridefinire un patto per Fiat Torino sulla falsariga di quello di Pomigliano. Quello che più m'impressionò fu il tono (si può recuperare sul sito di Radio3).
D'altra parte, è sufficiente vedere la maniera vergognosa ed inaccettabile in cui Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti si sono comportati in merito alla manovra correttiva, vera macelleria sociale, la più iniqua probabilmente della storia repubblicana, se addossa l'onere del risanamento dei conti pubblici su categorie deboli o debolissime: invalidi, poi almeno parzialmente emendato, precari, pensionandi, in particolare quelli inattivi e quindi a reddito zero che perderanno in un solo anno migliaia o decine di migliaia di €, insegnanti, altri dipendenti pubblici; e risparmia invece, tranne i farmacisti, tutto il settore privato; e miliardari come Berlusconi, milionari come Tremonti o abbienti come Sacconi, che l'hanno progettata e pervicacemente attuata, non pagheranno - letteralmente - neanche un centesimo.
Ho già scritto qui su “Europa” che Luigi Angeletti aveva dichiarato che la riforma delle pensioni – l'ennesima in pochi anni! – avrebbe comportato un rinvio del pensionamento di soli 2-3 mesi ed espresse perciò un giudizio positivo sul testo del DL uscito dal Consiglio dei Ministri, che poi ha incredibilmente confermato dopo che tale rinvio si è addirittura triplicato. 
Mi chiedo anche come possa un sindacalista degno di questo nome accettare che il rinvio non si applichi ai lavoratori in mobilità, ma solo fino al limite di 10.000 persone (!!), che presumo debba essere perfino incostituzionale o che, con l'alibi della decisione della Corte di Giustizia UE (che prescriveva solo l'equiparazione uomini-donne) si sia aumentata l'età pensionabile delle dipendenti pubbliche in pratica anche di 7 anni.
(29-07-10)
 
Ecco, invece, il punto di vista di un amministratore d'impresa innovativo, con propensione al rischio ed al cambiamento ed anche colto, e che, pur consapevole delle terribili disuguaglianze ed ingiustizie, esprime un'ottica comunque coerente col difficile ruolo svolto.
La storia dirà se avrà saputo trovare un giusto punto di equilibrio – la dico così per semplificare - tra il rispetto dei diritti e l'esigenza dell'osservanza dei doveri.
 
26/8/2010 (12:20) - DOCUMENTO
L'intervento integrale di Marchionne al Meeting Cl di Rimini
(…). Avrei voluto condividere con voi le questioni più spinose con le quali l’umanità si deve confrontare: - come sia possibile restare indifferenti di fronte allo scandalo della distribuzione della ricchezza mondiale; - come sia possibile parlare di sviluppo e benessere se gran parte della nostra società non ha nulla da mettere in gioco al di fuori della propria vita. (…).
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201008articoli/57964girata.asp
 
Cesare Romiti non mi è stato mai molto simpatico; questa antipatia è notevolmente cresciuta a seguito della vicenda dell'inceneritore di Acerra, non perché ero contrario all'inceneritore, ma perché la sua azienda, l'Impregilo, ha tentato di rifilare un  modello d'impianto obsoleto. Quando penso a lui, per associazione mi viene in mente – e la stessa cosa mi succede per De Mita - il termine albagìa. [*]
Quando era amministratore delegato della FIAT, ricordo che, forte dell'appoggio del potentissimo patron di Mediobanca, Enrico Cuccia, guardava dall'alto in basso perfino Gianni Agnelli, che dipendeva dai prestiti della banca capeggiata da Cuccia (poi infatti, appena la situazione della FIAT migliorò, Agnelli ruppe sia con Romiti che con Cuccia). Però una cosa bisogna ammettere: è uno che ha le idee chiare (of course) e le cose non le manda a dire.
 [*] Albagìa, boria (Treccani)
http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/parole/albagia.html
Ecco la sua intervista al Corriere.
 
L'intervista - L'ex amministratore delegato: bisogna imparare dal passato. L'Italia ha visto situazioni tragiche ed è riuscita a superarle
«A Marchionne dico: i sindacati? Li puoi battere, non dividere»
Romiti: durante le vertenze anche le tensioni vanno governate Operai e azienda? La contrapposizione di interessi ci sarà sempre
http://www.corriere.it/economia/10_agosto_28/intervista-marchionne-cazzullo_1aa4cfac-b272-11df-8a2a-00144f02aabe.shtml
(28-08-10)
 
In questo suo editoriale, Eugenio Scalfari critica Marchionne, Tremonti, la Marcegaglia e CL perché hanno omesso al Meeting di Rimini il tema oggi centrale delle disuguaglianze sociali interne.
Tema cruciale anche per un partito riformista come il PD.
Tema che andrebbe tenuto presente anche quando si parla di cogestione, partecipazione (anche azionaria), cooperazione tra lavoratori ed imprese, mutuando ciò che avviene in Germania e in alcuni  Paesi scandinavi (una volta, al tempo di Tito, per la cogestione si faceva l'esempio della Jugoslavia). Do un link: http://www.sapere.it/enciclopedia/cogesti%C3%B3ne.htm  
 
Tema interessante, la partecipazione, che mi ha sempre intrigato, fin da quando, frequentando a fine anni '60 il biennio della SAA (Scuola di Amministrazione Aziendale) dell'Università di Torino (la prima business school creata in Italia http://www.unito.it/unitoWAR/page/scuole1/Z003/Z003_saa3  ), Sezione di Salerno, feci un figurone tenendo io la lezione (non era ancora disponibile il testo di studio) proprio sul tema della partecipazione proposto dal giovane docente di Organica (figlio del preside della facoltà), che veniva apposta da Torino 3 giorni consecutivi al mese, e ogni volta faceva disporre i banchi in quadrilatero e si sedeva in un banco qualsiasi, mai in cattedra (e che a fine anno mi propose di diventare suo assistente, ma preferii accettare l'offerta di un'azienda di Milano).
In Italia, uno dei pochi a favore della partecipazione era Pierre Carniti, segretario generale della CISL.
 
Do tre elementi meramente indicativi:
1. Una ventina di anni fa, ci fu un dibattito tv tra Gianni Agnelli, Luciano Lama, comunista riformista, ed il cancelliere tedesco Helmut Schmidt, socialdemocratico, e venne fuori anche il tema della partecipazione. L'unico favorevole, ovviamente, fu quest'ultimo, ma quello che mi colpì fu l'espressione di Agnelli, tra l'irritato (con classe, of course) e chi compatisce.
2. Durante la seconda guerra mondiale, nei sottomarini italiani, famosi per le dimensioni mediocri e gli spazi angusti, c'erano addirittura due mense: una per gli ufficiali ed una per la truppa. Ho ricavato questa informazione da un libro tedesco sulla guerra, che la riferiva come un fatto bizzarro e quasi incomprensibile.
3. All'inizio degli anni '80, ho lavorato per la mia azienda del Gruppo IRI (di mentalità un po' fascista) per un anno e mezzo in Africa settentrionale: nel campo centrale, c'erano per gli Italiani ben 5 livelli di sistemazione logistica.
 
In Italia, per ragioni storiche e culturali, esistono ancora le classi; che si contrappongono ancora secondo gli schemi dell''800 e del '900; quella italiana (tranne pochissime eccezioni: ad esempio Adriano Olivetti o, in parte, Leopoldo Pirelli) non è (mai stata) una borghesia illuminata;  l'invidia sociale,alimentata da una cultura cattolica che non premia il merito e le capacità, acuisce il conflitto tra le classi ed impedisce o rende molto difficile un dialogo leale per ridurre le differenze sociali. La conseguenza è che il pendolo oscilla da un estremo all'altro, senza mai potersi fermare in una posizione mediana, l'unica utile per poter trovare un compromesso fruttuoso per tutti. Ora il pendolo è nettamente dalla parte dei ricchi e i Tremonti e i Sacconi, come si dice a Milano, ciurlano nel manico.
 
COMMENTI
Le regole di Marchionne e l'etica di Berlinguer
di EUGENIO SCALFARI
29 agosto 2010
(…). Se si deve attuare una vasta modernizzazione istituzionale e un trasferimento di benessere sociale dalle economie opulente verso quelle emergenti; se un così gigantesco riassetto non può essere disgiunto da un riassetto analogo all'interno delle aree opulente; è evidente che i più deboli debbono partecipare in primissima fila a questa operazione. I ceti medi e medio-bassi non possono essere oggetto del riassetto sociale senza esserne al tempo stesso il principale soggetto.
Questo è il punto che manca all'analisi di Tremonti e che Marchionne ha vistosamente omesso come l'ha omesso la Marcegaglia. L'intero meeting di Rimini su questo punto ha taciuto. (…).
http://www.repubblica.it/economia/2010/08/29/news/scalfari-6586986
(29-08-10)
 
Costume
29/08/2010 - SOLO IN GRAN BRETAGNA 3 MILIONI DI CONSUMATORI ALL'ANNO
"Le merci contraffatte vanno bene"
Parola di Unione Europea
Louis Vuitton, Yves Saint Laurent, Burberry e Gucci potrebbero trarre vantaggio dalla vendita di prodotti falsi
http://www3.lastampa.it/costume/sezioni/articolo/lstp/310322/
(01-09-10)
 
Questa interessante analisi dei bilanci Fininvest da parte di sbilanciamoci.info forse spiega anche l'iperattivismo di Silvio Berlusconi sul versante russo e libico.
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 90 – 1 settembre 2010
Viaggio nei bilanci di Fininvest e delle controllate: Mediaset, Mondadori, Mediolanum e Milan. Dai debiti degli anni '90 alla ristrutturazione finanziaria, con ricca distribuzione degli utili alla famiglia padrona. Adesso i numeri volgono al peggio: siamo agli anni del declino. In quest'articolo si spiega perché
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-Fininvest-sta-peggio-del-capo-6100
(01-09-10)
 
Che ingenuo, Scalfari, per superare la crisi economica, chiede al ministro milionario Tremonti, il Robin Hood all'incontrario, quello che toglie sadicamente ai poveri per dare ai ricchi (come lui), un trasferimento del peso fiscale dai poveri ai ricchi.
 
L'EDITORIALE
Il fisco classista che blocca il Paese
C'è una crisi dell'occupazione con 200 mila precari della scuola e 500 mila lavoratori a rischio. Serve una manovra che punti ad un trasferimento tributario dalle fasce deboli a quelle opulenti
di EUGENIO SCALFARI
05 agosto 2010
http://www.repubblica.it/economia/2010/09/05/news/fisco_class-scalfari-6769634
(05-09-10)
 
Sulla crisi economica, due editoriali del Corriere della Sera, il primo di Francesco Giavazzi ed il secondo di Mario Monti.
 
LE MANCATE RIFORME CHE CI TENGONO FERMI
L'emergenza non è finita
Francesco Giavazzi
05 settembre 2010
http://www.corriere.it/editoriali/10_settembre_05/l-emergenza-non-e-finita-francesco-giavazzi_8d15b544-b8ba-11df-aec9-00144f02aabe.shtml
 
Un tema chiave di cui non si parla
Il silenzio sulla crescita
Mario Monti
04 settembre 2010
http://www.corriere.it/editoriali/10_settembre_04/monti_72d478cc-b7e4-11df-927f-00144f02aabe.shtml
(05-09-10)
 
Ecco la seconda parte dell'analisi dei bilanci Fininvest e sue controllate.
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 91 – 8 settembre 2010
Le grandi imprese/7 di Pitagora
Mediaset & co., conti a pezzi
08/09/2010
Se Fini fa paura, Fininvest fa tremare. Mediaset perde colpi, Mondadori avrebbe bisogno di un robusto aumento di capitale per riportare le voci dell’attivo di bilancio a valori reali, il Milan deve reintegrare le perdite degli ultimi anni. Su tutto pesa il maxi-risarcimento Cir. Ma è sul piano strategico che emergono le maggiori difficoltà
 
Nel precedente articolo abbiamo analizzato l'andamento del gruppo Fininvest basandoci sui dati consolidati. Qui approfondiamo le novità che emergono dall’esame dei bilanci di Mediaset, Mondadori, Mediolanun e Milan.
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Mediaset-co.-conti-a-pezzi-6232
(08-09-10)
 
Riporto questo articolo molto tecnico ma comprensibile sul modo di uscire dall'attuale crisi economica.
 
Proposte per il Sud dell'Unione Monetaria
Alberto Alonso*, Jorge Uxó** e Antonio Cuerpo*** - 07 Settembre 2010
http://www.economiaepolitica.it/index.php/europa-e-mondo/proposte-per-il-sud-dellunione-monetaria/
(08-09-10)
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 92 – 15 settembre 2010
Le grandi imprese/8 di Vincenzo Comito
Il segreto della Nutella
14/09/2010
Michele Ferrero ha superato persino Berlusconi nella top ten di Forbes sugli uomini più ricchi d'Italia [è al 28esimo posto del ranking mondiale con 17 miliardi, mentre Berlusconi è al 74esimo con 9 miliardi, cfr. thread “Statistiche ed analisi quali-quantitative  Classifica 2010 dei ricchissimi" http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2609397.html]. Viaggio nei conti della sua società, multinazionale di famiglia con sede in Lussemburgo, produttrice di cioccolato e dolci e distributrice di ricchissimi dividendi. Una storia per molti aspetti misteriosa e piena di paradisi fiscali

http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Il-segreto-della-Nutella-6325
 
Soluzione argentina per i Pigs europei?
di Andrea Baranes
15/09/2010  
Lo stato dei paesi della periferia europea in un'analisi dell'Rmf: gli interventi degli stati hanno placato i mercati ma non hanno certo risolto la crisi del debito
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Soluzione-argentina-per-i-Pigs-europei-6331
 
Lo specchietto di Marchionne
Guido Viale
15/9/2010
http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2010/mese/09/articolo/3384/
(15-09-10)
 
(…). “Altrimenti c'è il rischio che all'annus horribilis della finanza, il 2008, e quello dell'economia, il 2009, seguano quello del lavoro, il 2010, e della coesione sociale, il 2011”, ha commentato il commissario europeo, Laszlo Andor. (…).
«Non c'è altra soluzione che mettere al centro delle politiche economiche la creazione di occupazione», ha detto il direttore generale dell'Ilo, Juan Somavia. Il sostegno alla domanda aggregata attraverso la politica monetaria e fiscale (senza gli incentivi altri 23 milioni di persone avrebbero perso il lavoro nella crisi, stima l'Fmi), tuttavia, non è sufficiente, è stata la conclusione di Oslo, senza istituzioni del mercato del lavoro che nel breve periodo forniscano sussidi alla disoccupazione e riqualificazione della manodopera.
 
Il reddito minimo garantito non è mai stato attuato dallo Stato italiano. Per prima, fu introdotto dalla Regione Campania (“Reddito di cittadinanza”). L'attuale governo non l'ha rifinanziato. Ma, unica, la Regione Lazio ha quest'anno stanziato a questo scopo 20 milioni.
Ecco un'analisi di Ugo Colombino de Lavoce.info:
 
Introdurre un reddito minimo garantito per redistribuire il benessere ma senza creare sprechi
di Ugo Colombino
http://notizie.tiscali.it/articoli/collaboratori/lavoce/10/06/reddito-minimo-universale.html
 
Un argomento che fu già trattato in passato da Lavoce.info:
 
Un Reddito minimo garantito per l'Italia
di Tito Boeri 17.01.2006
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1948-351.html
(16-09-10)
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 93 – 23 settembre 2010
Le grandi imprese/9 di Vincenzo Comito
Una banca per il sovrano
E' il primo gruppo bancario in Italia, il secondo in Germania. Ricacciato in poco tempo dalle stelle della finanza globale alle stalle dei feudi partitici. Ecco come, dopo le dimissioni di Profumo, procede una mostruosa concentrazione di potere politico-economico-finanziario. Prossima tappa: Mediobanca-Generali
23/09/2010
 
Conclusioni
Con la cacciata di Profumo, si pongono ora le premesse per la creazione di una mostruosa concentrazione di potere economico-finanziario nel nostro paese, concentrazione che potrà comprendere gran parte del sistema finanziario nazionale e una parte consistente del sistema delle grandi imprese. Il prossimo passo di questo progetto sarà quasi ovviamente quello della fusione tra Mediobanca e Assicurazioni Generali, sotto la guida del presidente di Generali, Cesare Geronzi (Giannini, 2010), progetto osteggiato sino a ieri dallo stesso Profumo e sostanzialmente anche dal management di Mediobanca e forse delle stesse Generali. Con tale fusione, tra l’altro, quella che era sino a ieri la società controllata, la stessa Generali, diventerà la controllante. La possibile opposizione al progetto che potrà venire eventualmente dal management delle due società sarebbe facilmente tolta di mezzo. A questo punto si registrerà una situazione che non ha riscontro in nessun paese occidentale e che ricorda invece abbastanza da vicino, tra l’altro, la situazione dei paesi dell’allora blocco sovietico. Ci troveremo con delle solide fondamenta economico-finanziarie per un regime di stampo autoritario.
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Una-banca-per-il-sovrano-6407   
 
Banche, crisi, finanza di Andrea Baranes
Basilea III. Ovvero: continuiamo così
Le nuove regole per le banche a regime nel 2019: tempi biblici, per una finanza che si muove invece velocissima. Mentre nessun passo in avanti si fa sulla separazione tra banche e speculazione, e su una nuova concezione del "rischio"
23/09/2010
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Basilea-III.-Ovvero-continuiamo-cosi-6420
(23-09-10)
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 94 - 30 settembre 2010
I feudatari del casello
Nonostante la crisi Autostrade per l'Italia continua a produrre utili, grazie all'aumento delle tariffe e ai sistemi telematici di pagamento. Ma che non mantiene le promesse sugli investimenti fatte al momento della privatizzazione. Radiografia di un gruppo privato molto vicino al potere politico
di Anna Donati
C'è un dinosauro nel salotto
Mediobanca da Mattioli a Geronzi. L'ex salotto buono del potere economico italiano è adesso un groviglio spaventoso di azioni, dove i controllati controllano i controllanti e viceversa. Un jurassic park del capitalismo nostrano, che rischia di peggiorare con una ancora maggiore concentrazione con Generali
di Vincenzo Comito
Millennium goal tra tasse e promesse
A dieci anni dal lancio della Campagna del millennio, finalmente entra in discussione la tassa sulle transazioni finanziarie. Ma le risorse latitano
di Antonio Tricarico
Le generazioni dei diritti
Alcune riflessioni sull'evoluzione del diritto tra democrazia, lavoro e consumo. L'attacco ai diritti conquistati, la sfida di quelli da conquistare
di Roberto Romano Massimiliano Lepratti
(08-10-10)
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 95 - 8 ottobre 2010
La società ancella dell'economia
L'effetto lungo del liberismo sulla cultura e sull'economia, analizzato attraverso due parole-simbolo: flessibilità e globalizzazione. Usate e abusate per negare un'autonomia della società rispetto a presunte leggi economiche
di Roberto Schiattarella
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/La-societa-ancella-dell-economia-6518
Nostra signora instabilità
Stralci da un saggio su "Kindleberger e l'instabilità", pubblicato su Moneta e Credito, n. 69 del 2010
di Pierluigi Ciocca
http://www.sbilanciamoci.info/Rubriche/Nostra-signora-instabilita-6524
Il dinosauro e il leone di Trieste
Nella puntata precedente, dedicata a "un dinosauro nel salotto", abbiamo parlato dell'effetto domino provocato dal ribaltone in Unicredit in Mediobanca. Qui passiamo al caso Generali, gigante assicurativo, e del suo rapporto con il "nuovo" asse di potere
di Vincenzo Comito
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Il-dinosauro-e-il-leone-di-Trieste-6506
Rockefeller di Genova. Storia di Gaslini
Imprenditore spregiudicato, filantropo generoso. In una biografia di Gerolamo Gaslini, una illuminante storia italiana. Con giallo finale
di Lia Fubini
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Rockefeller-di-Genova.-Storia-di-Gaslini-6507
Come costruire i lavori verdi
L'economia sostenibile cambia il lavoro vecchio e introduce mestieri nuovi: i risultati di uno studio Ires sulla formazione di nuove figure professionali 
di Serena Rugiero
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Come-costruire-i-lavori-verdi-6509
(08-10-10)
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 96 - 14 ottobre 2010
Fare scooter a 40 cent all'ora
Nello stabilimento di Zonghsen del gruppo Piaggio gli operai cinesi fabbricano scooter a 160 euro al mese, 235 con gli straordinari. I risultati di un'inchiesta Fim-Cisl e Iscos
di Gianni Alioti
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Fare-scooter-a-40-cent-all-ora-6588
Benetton: dal mercato alle rendite
Dall'abbigliamento alle autostrade e autogrill. La parabola di un gruppo che ha vissuto una mutazione genetica, partendo da un un business di successo per poi legarsi progressivamente al carro pubblico. E portandosi dietro grossi problemi di indebitamento
di Vincenzo Comito
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Benetton-dal-mercato-alle-rendite-6596
Quando il microcredito incontra le corporation
Dalla microfinanza per includere i poveri al business sociale. Il premio Nobel Yunus spiega come "si può fare". Alleandosi con le multinazionali
di Guglielmo Ragozzino
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Quando-il-microcredito-incontra-le-corporation-6595
Da Wall Street a Pechino
Un'anticipazione da Capitalismo e (dis)ordine mondiale, raccolta degli scritti di Giovanni Arrighi a cura di Giorgio Cesarale e Mario Pianta, in uscita presso Manifesto libri 
di * * *
http://www.sbilanciamoci.info/Rubriche/Da-Wall-Street-a-Pechino-6602
(14-10-10)
 
Visioni “minimaliste” della disoccupazione1
Il Nobel 2010 per l’Economia a Diamond, Mortensen e Pissarides per i loro studi sui
mercati caratterizzati da “frizioni” e in particolare sul problema del mancato “incontro” tra domanda e offerta di lavoro
di Emiliano Brancaccio
http://www.emilianobrancaccio.it/wp-content/uploads/2010/10/brancaccio-sui-nobel-2010-eep-121010.pdf
(14-10-10)
 
La Banca d'Italia, sui dati della disoccupazione, dà ragione alla CGIL e torto al governo, perché vi include i lavoratori in cassa integrazione, e sul dato delle entrate smentisce il governo.
I due ministri-sedicenti-socialisti, Tremonti e Sacconi, gli autori della manovra finanziaria correttiva più scandalosamente iniqua della storia repubblicana, tenaci costruttori di una campagna paramafiosa di disinformazione, tesa a propalare dati edulcorati o falsi, si arrabbiano.
 
15/10/2010 (20:46)
Bankitalia, allarme su entrate e lavoro
Il Tesoro: "Dati ansiogeni e non reali"
Palazzo Koch: disoccupazione reale all'11%, spese ed entrate sono inferiori a quelle stimate. L'ira di Sacconi: "Dati esoterici"
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201010articoli/59475girata.asp
 
BANCA D'ITALIA - Bollettino Economico n. 62, ottobre 2010
Sintesi
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/bollec/2010/bolleco62
Bollettino
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/bollec/2010/bolleco62/bollec62/boleco_62.pdf
Appendice statistica
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/bollec/2010/bolleco62/bollec62/be62_appendice.pdf
(15-10-10)
 
Contro una politica recessiva, in Italia, del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e, in Europa, del Paese leader, la Germania, ma non per sé bensì imposta ai Paesi poco virtuosi, gli Stati Uniti continuano la loro politica di forte sostegno alla ripresa.
 
16/10/2010 (8:18) - IL CASO
La Fed: finanzieremo la ripresa degli Usa
Al via l’acquisto di Tbond. Per gli analisti: un piano da 500 miliardi
Francesco Semprini
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201010articoli/59495girata.asp
(16-10-10)
 
Lunga analisi economica a tutto campo di un preoccupato Eugenio Scalfari.
Ieri, nella mia e-mail di replica al noto economista Mario Deaglio, [cfr. la lettera allegata nella prima parte di questo post pubblicata ieri 28/5/2013] cui avevo scritto criticandolo perché aveva mentito su Tremonti (“Tremonti effettivamente non ha messo le mani nelle tasche degli italiani”, cfr. l'articolo de La Stampa dell'11-10 che ho riportato nel '3d' “Il governo Berlusconi-Bossi-Tremonti”), terminavo scrivendogli: “In conclusione, io non Le ho scritto perché, “per una volta, non sono d'accordo con Lei” (né tanto meno l'ho apostrofata bugiardo e venduto: questo lo lascio dedurre a Lei), ma perché sto facendo una piccola battaglia personale contro l'evidente, sistematica, interessata, paramafiosa DISINFORMAZIONE, attuata dal governo Berlusconi-Bossi-Tremonti-Sacconi, e mi sono meravigliato e dispiaciuto nel doverLa annoverare, assieme a tanti, tra i propalatori di dati e informazioni edulcorate o false. La crisi economica non sarà breve e si aggraverà, perché è l'effetto del riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere a livello planetario; il suo costo – lo attesta anche l'ultima classifica “Forbes” 2010 - viene fatto pagare solo ai più poveri, risparmiando i ricchi, come ha fatto anche la manovra correttiva 2010: questo è un dato oggettivo, inconfutabile per qualunque persona onesta intellettualmente. Spero, semplicemente, di vederLa, in futuro, dalla parte di chi racconta la verità”.
 
L'EDITORIALE
Le promesse bugiarde del ministro senza soldi
di EUGENIO SCALFARI
17 ottobre 2010
(…). Il presidente del Consiglio pensa ai suoi problemi personali e aziendali, il ministro dell'Economia non ritiene di tassare i ricchi per alleviare il ceto medio. Perciò andremo a sbattere di brutto nei prossimi mesi. Non vorrei essere anch'io ansiogeno come Draghi, mi limito come Draghi a dire semplicemente la verità.
http://www.repubblica.it/politica/2010/10/17/news/ministro_senza_soldi-8141047
(17-10-10)
 
CRISI
Bersani scrive a Tremonti "La riforma del fisco è urgente"
18 ottobre 2010
(…). Le proposte dei democratici. E' nella formula '20-20-20' il cuore della riforma fiscale targata Pd, allegata alla lettera che Pier Luigi Bersani ha inviato a Giulio Tremonti. Questi i punti principali della piattaforma.  
Irpef. Il Pd chiede la riduzione della prima aliquota dal 23 al 20 per cento; la riduzione delle aliquote intermedie per sostenere i redditi bassi e medi; una revisione delle detrazioni a vantaggio dei giovani sotto i 35 anni e degli ultra-settantacinquenni. Inoltre si propone un aumento delle detrazione e il recupero fiscal drag per i dipendenti.
Bonus figli. Si chiede l'introduzione di un "bonus per i figli" per dipendenti, parasubordinati e indipendenti.
Lavoro femminile. Proposta una consistente detrazione fiscale ad hoc per il reddito da lavoro delle donne in nuclei familiari con figli minori.
Lavoro autonomo. Si propone una tassazione del lavoro autonomo, professionale e di impresa al 20 per cento.
Utili reinvestiti. Si chiede di azzerare l'Irpef o l'Ires sulla parte di capitale re-investita in attività o impresa.
Irap. Chiesta l'eliminazione graduale dell'Irap sul costo del lavoro.
Redditi da capitale. Tassazione dei redditi di capitale al 20 per cento, esclusi i titoli di Stato
Ambiente. Il Pd chiede di spostare il carico fiscale dal lavoro alle risorse ambientali utilizzate nei processi produttivi e dai consumi nocivi ai consumi sostenibili - LOTTA ALL'EVASIONE E ALL'ELUSIONE: Per il Pd si possono recuperare 40-50 miliardi di euro l'anno, attraverso controlli a posteriori e l'innalzamento della fedeltà fiscale.
http://www.repubblica.it/economia/2010/10/18/news/bersani_scrive_a_tremonti_la_riforma_del_fisco_urgente-8193662
(18-10-10)
 
Le cinque autoillusioni della politica nell´era globale
Fonte: ULRICH BECK - la Repubblica | 26 Ottobre 2010
http://www.dirittiglobali.it/component/content/article/17-globalizzazionesviluppo-multinazionali/5890-le-cinque-autoillusioni-della-politica-nellaera-globale-.html
(26-10-10)
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 97 - 27 ottobre 2010
La tassa sulla finanza arriva in parlamento
Mentre la finanza ha ripreso il suo gioco globale, fa molti passi avanti la proposta di tassare le transazioni finanziarie. Ma il governo italiano non se ne accorge
di Andrea Baranes
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-tassa-sulla-finanza-arriva-in-parlamento-6725
La (ri)volta del cibo
Concentrazione, accaparramento, speculazione. Le cause che erano alla base della crisi alimentare del 2007 sono tuttora presenti. E non possono essere risolte con una modernizzazione forzata
di Luca Colombo
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/La-ri-volta-del-cibo-6698
Ligresti campione d'Italia
Il gruppo che fa capo all'imprenditore di Paternò riassume il modello italiano di business nella sua forma più pura: scarsi rischi e alti utili, profitti privati e perdite pubbliche. Dagli esordi immobiliari alla profonda crisi attuale - ignorata dalla Consob dormiente - i numeri di una storia tutta italiana
di Vincenzo Comito
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Ligresti-campione-d-Italia-6693
La parabola dell'interesse generale
Se la dimensione economica esclude tutte le altre, l'idea di "interesse generale" si perde e quest'ultimo esce di scena. Svuotando il ruolo della politica
di Roberto Schiattarella
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/La-parabola-dell-interesse-generale-6679
Economisti tra sogno e realtà
Un'anticipazione dal libro “L’economia come scienza sociale e politica” (Aracne, 2010)
http://www.sbilanciamoci.info/Rubriche/Economisti-tra-sogno-e-realta-6692
 
ISTAO – Facoltà di Economia “G. Fuà”
Associazione degli Economisti di Lingua Neolatina
Convegno in ricordo di Giorgio Fuà
“Sviluppo economico e benessere”
Crescita, benessere e compiti dell’economia politica
Lezione Magistrale del Governatore della Banca d’Italia
Mario Draghi
Ancona, 5 novembre 2010
http://www.lastampa.it/_web/download/pdf/draghi_51110_ancona.pdf
 
Creato lo spin-off serve l'imprenditore
10 novembre 2010
In Italia il mondo accademico è in stallo, la ricerca – soprattutto quella pubblica – langue. Ciononostante gli spin-off, che dell'uno e dell'altra rappresentano la progenie naturale, continuano a nascere: con tutti i suoi limiti, la ricerca che si fa in università oggi è in grado di generare un centinaio d'imprese tecnologiche l'anno, e l'ultima fotografia scattata dalla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa ne ha censite 802, per un volume d'affari che oggi tocca i 600 milioni l'anno. Dato il contesto, è bene non lamentarsi.

Ma ora, fatte le imprese, è probabilmente giunto il momento di fare anche gli imprenditori: nel 55% dei casi, invece, chi fonda uno spin-off al momento preferisce non abbandonare il proprio posto da professore o ricercatore. Una scelta comprensibile, dati i chiari di luna del momento, che però genera ambiguità, tiene lontani gli investitori e spesso priva la stessa impresa di prospettive certe (e rapide) di crescita. Chi trova la forza di buttarsi dovrebbe avere anche il coraggio di mettere da parte il salvagente: in fondo, meglio correre il rischio di annegare in mare aperto che sbattere i piedi nelbagnasciuga.
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-11-10/creato-spinoff-serve-imprenditore-063914.shtml
 
CRISI
Papa: "Dopo il G20 urge serietà globale"
E' necessario "rilanciare l'agricoltura"
Nel breve discorso che ha preceduto l'Angelus Papa Benedetto XVI, ricordando la giornata del Ringraziamento promossa dalla Cei, ha toccato temi attuali come la disoccupazione, gli eccessi della "industrializzazione" e il futuro: "Adesso bisogna prendere sul serio la crisi economica"
14 novembre 2010
http://www.repubblica.it/esteri/2010/11/14/news/papa_g20_crisi-9091923
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 100 - 1 dicembre 2010
Le dieci proposte per l'ecologia al governo
Dalle energie rinnovabili alla mobilità sostenibile, dalla lotta ai cambiamenti climatici alla fiscalità ambientale, dall'altra economia al disarmo i leader del centro sinistra sono chiamati da Sbilanciamoci! a pronunciarsi sui concreti impegni che intendono prendere per portare “l'ecologia al governo”. Forum a Roma il 10 dicembre
di Giulio Marcon
Cina e crisi: chi ha paura dell’agnello cattivo?
Crisi e guerra delle valute: tutta colpa della Cina? Contestazione di alcuni luoghi comuni sui cattivi cinesi che spendono poco e risparmiano troppo
di Alberto Bagnai
STMicroelectronics, miracoli in fuga
E’ almeno per metà italiana la più grande impresa europea operante nel settore dei semiconduttori, una delle punte avanzate dell’innovazione tecnologica del nostro continente. Ma da noi quasi nessuno lo sa e nessuno se ne cura troppo; rischiamo così di perderne del tutto il controllo a favore degli altri soci, i francesi. 
di Vincenzo Comito
Abbiamo fatto cento
I numero di Sbilinfo, giunto alla centesima newsletter
di Roberta Carlini
 
In vetrina:
>> Finmeccanica in cattedra, accordo con Gelmini di Stefano Ferrario da it.peacereporter.net
>> La crisi del capitalismo a cartoni animati di David Harvey da www.youtube.com
>> Attenzione ai fondamentalisti della trasparenza di John Feffer da www.ips-dc.org
>> Wikileaks: quando trapela la notizia di Arturo Di Corinto da www.dicorinto.it
>> Clima, Cancun tra attese e speranze di Alberto Zoratti da www.altreconomia.it
>> La mappa della disoccupazione Usa di da www.america2012.it
 
IL COMMENTO
Le esequie scomposte di un potere defunto
di EUGENIO SCALFARI
05 dicembre 2010
http://www.repubblica.it/politica/2010/12/05/news/le_esequie_scomposte_di_un_potere_defunto-9850384/index.html
 
IL COMMENTO
Nove banche vogliono dividere l'euro in due
di EUGENIO SCALFARI
19 dicembre 2010
“(…). È vero, gli "hedge funds" sono un'ingente massa di manovra ma non rappresentano il cervello della speculazione. Il cervello sta al vertice del sistema bancario internazionale e vede insieme sia le grandi banche di credito sia le grandi banche d'affari americane, inglesi, svizzere, tedesche. Le piazze dalle quali si irradiano gli impulsi speculativi sono quelle di New York, Londra, Parigi, Francoforte, Tokyo, Hong Kong. Il New York Times ha descritto pochi giorni fa il funzionamento di questa "Cupola" ed ha anche indicato le banche che la compongono: J. P. Morgan, Bank of America, Goldman Sachs, Ubs, Credit Suisse, Barclays, Citigroup ed altre per un totale di nove. Ma ciascuna di esse possiede una quantità di partecipazioni e diramazioni in tutto il mondo e capitali immensi a disposizione.
In un giorno fisso della settimana i capi delle nove banche principali si riuniscono in un club riservato, esaminano gli ultimi dati sull'occupazione, sui mutui immobiliari, sulla produzione manifatturiera, sui tassi di cambio delle principali valute (dollaro, euro, yen, yuan), sugli "spread" tra i principali debiti sovrani, sulle materie prime. L'esame dura un'ora o poco più. Poi tirano le somme e decidono come muoversi sui mercati oppure non muoversi e restare in attesa”.
http://www.repubblica.it/politica/2010/12/19/news/nove_banche_vogliono_dividere_l_euro_in_due-10377795/index.html
 
ILCOMMENTO
Il sindacato americano padrone di Marchionne
di Eugenio Scalfari
02 gennaio 2011
http://www.repubblica.it/economia/2011/01/02/news/scalfari_2_gennaio-10773802
 
L'EDITORIALE
La crescita è possibile ma Tremonti non la vuole
di EUGENIO SCALFARI
06 marzo 2011
http://www.repubblica.it/politica/2011/03/06/news/scalfari_6_marzo-13245985
 
Diamond, Mortensen e Pissarides 
Ecco i Nobel per l’economia
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/11/diamond-mortensen-e-pissarides-ecco-i-nobel-per-leconomia/71007/
 
IL COMMENTO
Il boomerang finale dell'Aldo longobardo
di EUGENIO SCALFARI
27 giugno 2010
http://www.repubblica.it/politica/2010/06/27/news/scalfari_27_giugno-5186278
 
 

Dialogo sulla crisi economica, i PIL che si inseguono ed altro

 
A fini di archivio, riporto nel mio blog questa mia vecchia discussione (2010) con Vanishing sul tema della crisi economica ed altro, svoltasi nel forum del Circolo on-line del PD “Barack Obama” (ormai chiuso), in due thread distinti: “La portata della crisi economica” e “Che ne pensiamo della CGIL?” (purtroppo, non sempre ho salvato i commenti del mio interlocutore).

A posteriori, si devono constatare alcune amare verità: a) in barba all’entusiasmo del presidente Obama, le 9 grandi banche padrone del mondo sono riuscite a bloccare finora qualunque seria riforma dei mercati finanziari; [1] b) la Germania soltanto ora, al quinto anno di crisi, forte dell’esempio dato preparandosi con molto anticipo rispetto alla crisi deflazionando i salari, [2] pare accennare ad un allentamento del rigore finanziario dell’Eurozona, ma comunque bisognerà aspettare le elezioni politiche tedesche che si terranno nel prossimo mese di settembre; e c) in Italia, i poteri forti, tenendo in non cale l’esortazione accorata di Eugenio Scalfari, sono riusciti non solo ad evitare “un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha”, ma anche ad addossare sulle spalle dei ceti meno abbienti la gran parte del costo del risanamento dei conti pubblici, pari all’astronomica cifra di 330 mld; [3] e lo stesso Scalfari pare abbia ammorbidito parecchio negli ultimi tempi la sua fame di giustizia sociale. [4]

 
Vincesko
Vale la pena di leggere integralmente l'editoriale di oggi di Eugenio Scalfari: critica (come al solito) Tremonti e (duramente) la politica depressiva del G20, in primis della Germania, elogia Krugman e le altre voci contrarie a questa politica (Mario Draghi e Mario Monti, nonché Romano Prodi e Carlo De Benedetti, Pier Ferdinando Casini e Montezemolo, le Regioni e i Comuni), ed elogia perfino il PD, del quale – confermando quello che vado scrivendo qui da qualche giorno su Bersani – scrive:  Nelle recenti settimane sembra uscito dall'afasia in cui era caduto. Affermare che sia in buona salute non corrisponde alla realtà, ma sostenere che abbia ormai cessato di esistere è altrettanto azzardato,...”.
 
L'EDITORIALE
Lo spettro del bavaglio e della deflazione
di EUGENIO SCALFARI
TIENE ancora banco e lo terrà per un pezzo la legge bavaglio sulla libertà di stampa. Il Senato l'ha approvata votandola sotto il ricatto della fiducia posta dal governo, ma gli ostacoli sono ancora molti: l'esame della Camera e la tempistica che quell'esame richiederà, la firma di promulgazione di Napolitano, l'esame della Corte costituzionale, un possibile referendum abrogativo. Del resto i punti di dubbia costituzionalità sono numerosi, a cominciare dal diritto di cronaca smaccatamente violato, dalle gravi limitazioni agli strumenti di indagine dei magistrati e  -  particolarmente pesanti  -  alle multe stratosferiche nei confronti degli editori rei di consentire ai giornalisti eventuali violazioni della legge in questione.
Quelle multe spostano la responsabilità penale e civile dal direttore del giornale all'editore.

L'attacco di questa normativa alla libertà di stampa non potrebbe essere più evidente. Tutto ciò configura quella legge come un classico tentativo liberticida, che va quindi combattuto con tutti i mezzi legalmente disponibili. Ma voglio qui segnalare anche l'inefficacia pratica di questa sciagurata normativa.
Viviamo in un mondo ormai dominato dalla rete di comunicazioni "online". Le notizie la cui diffusione viene impedita alla carta stampata, appariranno inevitabilmente sui siti "web". Che farà il governo? Oscurerà quei siti, come avviene in Iran e in Cina?

E ancora: se un giornale straniero verrà in possesso di quelle notizie (intercettazioni comprese) e le pubblicherà, i giornali italiani avranno pieno diritto di citarlo e riferirne il contenuto. Che farà il governo? Arresterà e multerà giornalisti ed editori che riferiscono notizie pubblicate a Londra o a Parigi, ad Amburgo o a Zurigo, a Madrid o ad Amsterdam o a New York? Questa legge è dunque liberticida e al tempo stesso inutile perché non riuscirà ad imbavagliare la libera stampa, ma semplicemente a configurare l'Italia come un paese in mano ad una farsesca cricca ossessionata da tentazioni autoritarie e sanfediste.Voltaire avrebbe ampia materia, se rinascesse, per esercitare la sua aguzza ironia.

* * * 
Della manovra economica voluta da Giulio Tremonti ci siamo già occupati domenica scorsa segnalandone alcuni aspetti di necessità e alcuni difetti.
Soprattutto l'assenza totale di stimoli alla crescita, non potendo considerarsi tali le preannunciate e vacue misure di liberismo che il ministro dell'Economia gabella come risolutive spinte all'aumento del reddito mentre sono soltanto annunci lanciati nel vuoto.

Ma fatti ben più gravi sono accaduti nel frattempo in Europa. È accaduto soprattutto che la Germania ha imboccato la pericolosissima strada di una vera e propria politica di deflazione, preannunciando 80 miliardi di tagli alla spesa nei prossimi quattro anni a cominciare da subito.

Al G20 svoltosi nei giorni scorsi in Corea i membri europei hanno appoggiato questa politica, con qualche riserva soltanto da parte francese. Le dichiarazioni in favore di incentivi alla crescita, che sempre avevano accompagnato analoghe riunioni, questa volta sono state omesse; il tema dominante è stato la riduzione e la stabilizzazione del debito pubblico e il rientro del deficit nei parametri di Maastricht. La Germania ha fatto da apripista e da capofila di questa politica.

Conseguenze? Un rallentamento congiunturale, la caduta della domanda interna e degli investimenti. La debolezza dell'euro ravviverà le esportazioni dirette verso altre aree monetarie ma scoraggerà gli scambi all'interno dell'eurozona, con grave pregiudizio proprio per la Germania le cui esportazioni all'interno dell'eurozona rappresentano il 40 per cento del totale delle sue vendite all'estero. Mario Draghi valuta a mezzo punto di Pil la caduta del reddito italiano per effetto della manovra Tremonti. Figuriamoci a quanto aumenterà la perdita di velocità nel totale dell'eurozona. In un articolo su 24 ore di ieri Paul Krugman bolla con parole di fuoco questa dissennata svolta depressiva.

Personalmente esprimo da mesi giudizi altrettanto negativi. Il fatto grave consiste nella decisione della Germania di mettersi alla guida di questa politica. "I falchi del disavanzo hanno preso il controllo del G20" scrive Krugman. E aggiunge: "Operare drastici tagli alla spesa pubblica nel caso d'una grave depressione è un metodo costoso e inefficace. Le misure di austerità sono costose perché deprimono ulteriormente l'economia e sono inefficaci perché la contrazione della spesa pubblica frena il gettito fiscale". Il fatto inspiegabile è che tutta l'Europa si stia cacciando in questo vicolo senza uscita.

* * * 

In Italia ci sono molte voci che reclamano un'azione espansiva di crescita accanto a quella depressiva di tagli della spesa. In testa c'è Bersani e tutto il gruppo dirigente del Pd, mobilitato altresì contro la legge bavaglio che censura la libertà di stampa. Sulla stessa linea Epifani e la Cgil. La Marcegaglia continua a reclamare sgravi fiscali robusti sul lavoro e sulle imprese, senza i quali "l'economia italiana rischia di morire asfissiata dalla deflazione e dalla disoccupazione".

L'ha ripetuto al convegno di Santa Margherita dove non ha risparmiato di bacchettare la presidentessa dei giovani, Federica Guidi, la quale invocava una modifica costituzionale che consenta di sottoporre al referendum anche le leggi fiscali. "Dissennatezza", così la Marcegaglia ha definito la proposta della Guidi, che sarebbe difficile giudicare in altro modo.
Infine in favore di interventi espansivi sono anche schierati Mario Draghi e Mario Monti, nonché Romano Prodi e Carlo De Benedetti, Pier Ferdinando Casini e Montezemolo, le Regioni e i Comuni.

Sembrano numerose queste forze ma purtroppo, unite nella diagnosi, sono divise sulla terapia. Possono ottenere qualche risultato sulla politica economica italiana, ma hanno scarso peso sull'Europa e nessunissimo peso sulla Germania. Dovrebbero dunque cercare qualche raccordo con la Francia, con la Spagna e con Obama, ma per promuovere una sorta di "force de frappe" internazionale di questa portata dovrebbero marciare uniti. È troppo sperarlo?

* * * 

Qualche parola, in conclusione, la dedicherò al Partito democratico. Nelle recenti settimane sembra uscito dall'afasia in cui era caduto. Affermare che sia in buona salute non corrisponde alla realtà, ma sostenere che abbia ormai cessato di esistere è altrettanto azzardato, così come mi sembra azzardato aizzare i giovani contro gli anziani, la periferia contro il centro.

I sondaggi più recenti registrano le intenzioni di voto per il Pd attorno al 27 per cento collocando il Pdl al 33. Il divario è cospicuo ma non stellare. Battaglie come quelle contro la legge bavaglio e contro una manovra economica depressiva sembrano riscuotere un consenso molto esteso e potrebbero modificare le intenzioni di voto in misura sostanziale. Ma, lo ripeto, occorre che l'unità sulla diagnosi si accompagni ad una compattezza delle terapie e alla ricerca di uno sbocco politico comune.

Se ciascuno continuerà a privilegiare la propria "ditta", le forze centrifughe avranno la meglio e continueremo ad essere sgovernati dagli annunci cui non seguono fatti, dalle cricche e dalle mafie. Capisco che l'attaccamento alle proprie ricette sia animato da buone intenzioni, ma nelle condizioni attuali le buone intenzioni lastricano percorsi pericolosi e talvolta nefasti, dai quali sarebbe meglio tenersi lontani. 
(13 giugno 2010)
http://www.repubblica.it/politica/2010/06/13/news/lo_spettro_del_bavaglio_e_della_deflazione-4799015/
 
Vincesko
@Vanishing
Come al solito non leggi i miei 'post' (… ma vedo che non sei il solo, se qualcuno –recidivo - scrive “nelle fila”, dopo che ho scritto nel thread sulle 10 domande che il plurale di 'fila' è 'file').
Ho già 'postato' io nel mio thread sui 3 ministri socialisti (dove peraltro ho avviato la discussione su Pomigliano, che poi qualcuno – per fare ammuina: tipico dei “democratici” -  ha spostato altrove)  un'intervista  a Tito Boeri, dove dice le stesse cose.
Nello stesso thread puoi anche leggere, più sopra, un interessante articolo di Loretta Napoleoni su Karl Marx e il saggio tendenziale di profitto, che ti ho dedicato in particolare: erudiscici!
(19-06-10)
 
[Avevo posto io (qualche tempo prima, v. Dialogo sul liberismo, il liberalismo, le banche, la speculazione, il comunismo ed altro http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2784613.html) il tema dei PIL che si inseguono, da me letto per la prima volta alla fine degli anni ’70 in un saggio di Giorgio Fuà; ora il buon Vanishing – esperto di informatica - ne ha trovato riscontro nel web e lo riporta qui (il grafico, purtroppo, non è più visibile)]

 
Vanishing
"I PIL che si inseguono". Eccoti una coppia di nomogrammi universali per il calcolo del numeri di anni nei quali il PIL2 (il minore dei due) insegue il PIL1.
Come si usa:
1) Nel primo grafico in alto, nella X scegliere il rapporto PIL1/PIL2 (supponiamo 4).
2) Ottenere il Coeff_molt sull'asse delle x (nel caso di esempio, 1,3)
3) Nel secondo grafico nella X scegliere il rapporto tra il tasso di incremento del PIL1 (il maggiore dei due) rispetto al PIL2. Attenzione, nella forma 1+t%/100. Dunque, se il t1 è il 3.5%, si deve calcolare 1+0,035=1,035. Se t2 è 8%, si deve calcolare 1,08. Dunque il rapporto è 1,08/1,035=1,04.
4) Calcolare il numero di anni prendendo la Y (nel nostro caso 25) e moltiplicandola per il coeff_molt (25*1,3=32,5 anni)
Saluti
 
 
Vincesko
Grazie, Vanishing. Come vedi, non ci vuole un secolo, ma molto molto meno, a differenziale costante, perché la Cina raggiunga gli USA.
Nell'ipotesi che fai, di un rapporto tra i due PIL pari a 4 e di un differenziale di poco più di 4 punti percentuali, ci vorranno 32,5 anni. Ma in effetti il differenziale attualmente è pari a oltre 6 punti (+ 10% per la Cina contro il +3,5% USA), per cui, coeteris paribus, ci vorranno 17*1,3=22,1 anni.
Vedi anche che, al netto del coefficiente correttivo (1,3 equivale ad un PIL circa quadruplo del Paese inseguito rispetto a quello del Paese inseguitore, ma ora tra USA e Cina è circa triplo), per ogni raddoppio del differenziale, diciamo così (in effetti della variazione del rapporto tra i due indici), il numero degli anni si dimezza. Infatti, se il rapporto PIL1/PIL2 è pari a 1,02 ci vogliono 50 anni, se è pari a 1,04 ne occorrono 25, se è pari a 1,08 ne bastano 12,5.
(20-06-10)

 

Vanishing 20 Giugno 2010 a19:33
Mah, le ultime cifre che ho visto parlavano di 8% per la Cina. Secondo FMI il PIL USA è 14.264.600 milioni di US$ e quello della Cina 4.401.614 Milioni. Il rapporto è dunque 3,4, come dici tu (l'esempio che avevo fatto non riguardava Cina-USA, erano solo numeri comodi per esemplificare il grafico) (BTW, L’UE è a 18.000.000 milioni).
Con i numeri “veri” di cui sopra (o supposti tali), sempre che restino costanti, cosa assai poco probabile e per l’uno e per l’altro - ci vorrebbero 1,2*25 = 30 anni.
Potrebbe essere in molto meno, se le cose vanno male da queste parti, cosa probabile, sempre che l’andare male qui non si tiri dietro pure la Cina (cosa anche questa possibile, ma loro hanno comunque una enorme risorsa di mercato interno).
Nel frattempo la Cina “moderna” raggiungerebbe probabilmente i 5-600 Milioni di abitanti, circa il doppio degli USA. La Cina avrebbe dunque un PIL procapita circa la metà degli USA. Gli resterebbero 600-700 milioni nell’economia informale.

PS. Siamo però OT qui. Ho postato qui solo perché non sapevo dove farlo.  
 

Vincesko  20 Giugno 2010 a 20:08
OK per l'OT, ma tant'è, concludo. Per la precisione, i tuoi dati del PIL sono quelli del 2008, nel 2009 si sa che il PIL cinese è aumentato in controtendenza rispetto alla crisi mondiale e mi pare sia stato corretto recentemente - nonostante la crisi - da + 8,7% a +10%, quindi i 4.400 sono diventati almeno 4.800.
Son d'accordo che probabilmente ci sarà una decelerazione (degressione) della crescita del PIL cinese. Ne è forse già un prodromo l'accettazione da parte della Cina dell'invito USA a rivalutare lo yuan (vedi anche l'articolo di Scalfari più sotto).

Vincesko
Allego l'editoriale di oggi di Eugenio Scalfari, come al solito molto lucido e di ampio respiro, che risponde anche a chi qui ha avanzato ipotesi – contrastanti – sulle motivazioni sottostanti della scelta di Marchionne di trasferire la produzione della Panda dalla Polonia all'Italia. Ma soprattutto riafferma con forza l'indispensabilità e addirittura l'inevitabilità di “un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha”. E la sua critica forte alla politica deflattiva dell'Europa ed in particolare della Germania.
 
L'EDITORIALE
A Pomigliano comincia l'epoca dopo Cristo
di Eugenio Scalfari
20 giugno 2010
(…). Il dopo Cristo per l'amministratore delegato della Fiat comincia evidentemente con la globalizzazione della finanza, delle merci e del lavoro. È un'epoca che ha accentuato e radicalizzato la legge dei vasi comunicanti.
Le grandezze economiche, come ovviamente per i liquidi, tendono a raggiungere lo stesso livello. Si livellano i rendimenti del capitale, i rapporti tra benessere e povertà, la produttività del lavoro e, naturalmente, i salari.
I salari dei Paesi emergenti sono ancora molto bassi; dovranno gradualmente aumentare ma lo faranno lentamente. I livelli dei salari nei paesi opulenti e di antica civiltà industriale sono molto alti, ma tenderanno a diminuire e questo fenomeno avverrà invece con notevole rapidità per consentire alle imprese manifatturiere di vendere le loro merci sui mercati mondiali a prezzi competitivi. (…).
Qualche cosa si può e si deve fare. Ma occorre molta lucidità e molto coraggio. I Paesi opulenti, al loro interno, non sono affatto livellati per quanto riguarda la diffusione del benessere. Ci sono, nelle zone ricche del mondo, sacche di povertà impressionanti e diseguaglianze mai verificatesi prima con questa intensità. Voglio dire che la legge dei vasi comunicanti deve entrare in funzione dovunque e spetta alla politica rimuovere gli impedimenti che la bloccano. Perciò i sindacati e le forze di opposizione debbono spostare l'obiettivo. Le categorie svantaggiate e costrette a rinunciare ad una parte delle conquiste raggiunte nell'epoca "prima di Cristo" debbono recuperarle su altri piani e in altre forme nell'epoca del "dopo Cristo". Debbono cioè impostare un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha. (…).
C'è un filo diretto che lega queste riflessioni suscitate da quanto sta accadendo a Pomigliano con la politica deflazionistica imboccata dall'Eurozona sotto la guida della Germania. Questa politica, sulla quale ci siamo intrattenuti varie volte, arriverà domani all'esame del G8 e del G20 appositamente convocati. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha lanciato un messaggio ai capi di Stato dell'Eurozona affinché affianchino alla manovra di stabilizzazione dei rispettivi debiti una politica che sostenga i redditi e la crescita. Un secondo l'ha lanciato alla Cina affinché proceda ad una rivalutazione della propria moneta rispetto al dollaro per accrescere le importazioni e per tale via sostenga la domanda globale.

La Cina ha già risposto positivamente; l'Europa e la Germania finora sembrano voler persistere nella politica di deflazione. Questa posizione è semplicemente insensata.
Dal canto suo il segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon, ha posto ieri ai paesi dell'Eurozona le seguenti domande: "Il mondo intero è destinato a sprofondare a causa dei problemi dell'Eurozona in una recessione che rischia di essere recidiva? Può la ripresa dei mercati emergenti bilanciare i cali che si verificano altrove? Stiamo finalmente emergendo come i sopravvissuti a un uragano, per valutare l'entità del danno e i bisogni dei nostri vicini? Oppure ci troviamo piuttosto nell'occhio del ciclone?" (La Stampa del 19 scorso).
Non si può esser più chiari di così. E anche qui il tema si risolve attraverso un grande programma di redistribuzione delle risorse tra paesi e tra classi all'interno dei paesi. Non c'è altro mezzo per equilibrare libertà ed eguaglianza, la necessaria crudeltà della libera concorrenza e la coesione sociale che si proponga il bene comune. (…).
http://www.repubblica.it/politica/2010/06/20/news/scalfari_pomigliano-4991542/
(20-06-10)
 
Vanishing
Caro Vincesko, è appunto (appunto per me, ovviamente) un articolo sbagliato, liberale, che mitizza il mercato e dice cose antistoriche e infondate, e anche un tantino contraddittorie.
La concorrenza non produce nessun livellamento, ma accentua le differenze. La concorrenza produce oligopoli e monopoli, lo dice fin la dottrina liberista italiana. La globalizzazione ha esasperato le differenze (in termini relativi). I progressi nel terzo mondo che abbiamo avuto in precise e determinate zone sono dovuti all'industrializzazione (conseguenza secondaria della mobilità dei capitali), non ai "vasi comunicanti" che, se non fossero stati bloccati per tempo, li avrebbero di nuovo messi in discussione. Ci si focalizza solo sulla crescita della Cina e la si prende a paradigma di tutto.
L'idea di fare "concorrenza" all'India e alla Cina è semplicemente folle. Che si dicano queste cose in nome di un presunto "pragmatismo" è il colmo dei colmi, è solo un mantra, buono per tutte le occasioni. E non credo affatto che sia quella l'idea di Marchionne (di nuovo, è un imprenditore, mica è matto). Secondo me ha in testa l'Europa. Prevede tempi bui, presuppone un ritorno più o meno velato al protezionismo, e in questi casi è meglio stare a casa propria piuttosto che altrove.
E' probabilmente vero che non si possono fermare certi processi, ma il tempo e il modo in cui avvengono non è indifferente. Il governo della società (e la sua preservazione) è questo. Si tratta proprio di non fare come per i vasi comunicanti, nei quali il livellamento avviene di colpo, con ondate e contro-ondate, con morti e feriti, e con società distrutte. L'idea che si possano mettere in piedi meccanismi compensativi interni non regge la prova del pallottoliere. Paghiamo un operaio italiano quanto uno cinese e gli diamo l'integrazione col prelievo fiscale? Un idea molto realistica. Tanto varrebbe nazionalizzare l'industria, cosa che sarebbe senz'altro più realistica, se non altro.
Bisogna che chi esporta, esporti di meno, e chi importa, importi di meno, altro che vasi comunicanti. E' quello che dicono tutti, è quello che dice Obama, ed è quello che, almeno un po', Obama è appena riuscito ad ottenere dalla Cina. Ed è quello che sta cercando di ottenere dagli USA, che importino di meno, il che significa incentivare il mercato interno, anche lato produzione.
La migrazione non è un fatto in sé né positivo né negativo, dipende da come si esercita, e dalle motivazioni che spingono i migranti. Se sono la miseria, la persecuzione e la disperazione, la migrazione è un fatto negativo, perché distrugge violentemente i legami sociali, le culture, lasciando al loro posto il vuoto, e portando nei paesi di destinazione masse di disperati manovrabili, quando non dalla malavita organizzata, da "imprenditori" locali a fini di dumping sociale.
Consiglio a te e a tutti la lettura (o rilettura, a seconda dei casi) di "La grande trasformazione" di Karl Polany. E' un libro scritto durante la seconda guerra, contro l'utopia del mercato autoregolato (e dell'economia di mercato) e i miti liberali. Si rivaluterà un po' l'odiato mercantilismo.
I fallimenti di queste utopie provocano disastri epocali. Lo hanno già fatto una volta nella storia. Immemori, le si ripropone tal quali, e ci si stupisce che naufraghino di nuovo
 
Vincesko
Caro Vanishing,
vedo che quando parli di Scalfari non sei lucido come al solito. Sei recidivo: prima lo consideri tremontiano, e invece ti ho dimostrato che è addirittura antitremontiano (come me). Ora gli attribuisci delle affermazioni che non ha fatto, e addirittura delle colpe che non ha commesso.
Egli è senz'altro liberale (in politica), ma se è per questo lo sono anch'io, ancorché io dal '72 voti PCI-PDS-DS e poi PD.
In economia non è un liberista sfegatato, anzi credo sia un... socialista, partito per il quale è stato anche parlamentare. Come direttore della Repubblica ha sempre ospitato i maitre a penser socialisti, ad esempio Giorgio Ruffolo, ai quali si sentiva che era vicino. Con l'avvento di Craxi, si è spostato ancora più a sinistra, credo che l'abbia anche scritto che ha votato PDS o DS. Adesso penso che voti PD.
La concorrenza non produce nessun livellamento? Ma che dici? E il saggio di profitto? Anch'io che sono ignorante so che se un settore ha un alto saggio di profitto e non ci sono barriere all'ingresso attirerà tante di quelle imprese da provocare alla lunga un aumento dell'offerta ed una conseguente riduzione dei prezzi-ricavo, dei margini e quindi del saggio di profitto. Anche per i salari vale la stessa regola.
Scalfari non dice che  si “deve” pagare un operaio italiano come uno cinese, ma si limita a fotografare la situazione, e dice una cosa ovvia addirittura, perché già ora si vede la tendenza al livellamento: i salari cinesi vanno in su e quelli italiani vanno in giù. Non è quello che sta già succedendo e che successe col Giappone? Vai a leggere l'articolo di Loretta Napoleoni che ho allegato nel thread sui 3 ministri socialisti.
L'idea di fare la concorrenza alla Cina e all'India è folle? E' folle dire il contrario. A meno che, come ventili tu, usciamo dal WTO e chiudiamo le frontiere. Non ne capisco molto, può essere una scelta, non so però quanto praticabile e opportuna. Io credo sia impraticabile e dannosa; altra cosa, invece, è limitare il dumping sociale, stringere le maglie delle importazioni illegali, ottenere la rivalutazione dello yuan.
Vanishing, leggi più attentamente, il mantra lo fai tu, non Scalfari, al quale attribuisci erroneamente una visione salvifica del mercato senza regole. Ma se è socialista in economia...
Infine, anche per l'immigrazione, ha detto una cosa ovvia, io la penso come lui, è un fenomeno incontenibile, che si può solo regolare al meglio. Ma ti chiedo: sei un “verdastro”, oltre ad essere un “rossastro”?

 
Vincesko  25-06-10
Il Prof. Sartori si cimenta in economia e si schiera per la “decrescita serena” di Serge Latouche.
 
L’ECONOMIA DI CARTA E I LIMITI ALLO SVILUPPO
Quei soldi maledetti
di Giovanni Sartori
25 giugno 2010
http://www.corriere.it/editoriali/10_giugno_25/sartori_4973e336-8018-11df-85d3-00144f02aabe.shtml
 
Sullo stesso argomento e su altro.
Di solito, trovo il compagno Alfredo Reichlin “troppo” intelligente. Come quando, qualche settimana fa, in un'intervista all'Unità, ha definito Pieluigi Bersani una brava persona, ma non un granché come segretario.
Trovo, invece, questo suo articolo che allego del tutto condivisibile. Anch'esso evidenzia un'esigenza che è mia da tempo: quella “riformistica” di un'alleanza tra i produttori, che deve andare di pari passo con un'azione collettiva, volta a contrastare la pretesa egoistica ed inaccettabile di un pugno di miliardari e milionari di anteporre ed imporre il loro interesse a quello di miliardi di altri uomini e donne. E per far questo impongono ai governi assenza di regole stringenti, comprano o riescono ad ottenere il consenso dei ceti abbienti ma anche di quelli poveri, si avvalgono dell'opera, ben retribuita, di intellettuali, economisti e giornalisti, e di “utili amici” come Marchionne. 
 
Analisi
Il dominio dell’economia di carta sulle persone che producono
di Alfredo Reichlin
24 giugno 2010
http://www.unita.it/news/analisi/100339/il_dominio_delleconomia_di_carta_sulle_persone_che_producono
 
Vincesko  01-07-10
Mentre i leader europei discutono, il presidente USA “espugna” Wall Street.
 
Usa, Obama esulta: varata la riforma di Wall Street
01 luglio 2010
(…). La riforma di Wall Street è «la maggiore dalla Grande Depressione» ha detto il presidente Barack Obama poche ore fa. 
«proteggerà l'economia dall'impudenza e dall'irresponsabilità di pochi e tutelerà i consumatori». «È una vittoria per tutti gli americani» che hanno subito le conseguenze «dell'irresponsabilità e dell'impudenza» delle banche che si è tradotta nella perdita di milioni di posti di lavoro.
http://www.unita.it/news/mondo/100629/usa_obama_esulta_varata_la_riforma_di_wall_street
http://www.corriere.it/economia/10_luglio_01/riforma-finanziaria-usa-obama_27d948b6-84db-11df-a3c2-00144f02aabe.shtml
 
[Purtroppo, non ho salvato il commento di Vanishing]
 
Vincesko  16-07-10
'Post' interessante. Sorge spontanea una domanda: stamane a Radio3, anche Loretta Napoleoni ha affermato che bisognerebbe ripensarci sulla mondializzazione dell'economia. Ma secondo te è un'ipotesi realizzabile concretamente? E come? E con quali vantaggi/svantaggi (tra questi ultimi, un aumento dell'inflazione)?
 
P.S.: il link sulla "discussione datata i primi del '900 da parte di Thorstein Veblen" non funziona.
 
Vincesko
Comunicato stampa
Crisi: CGIL, a giugno 660mila in cig, da gennaio -2,4 mld in busta paga
Con cassintegrati e inattivi tasso di disoccupazione sale a 12,1%
17/07/2010| Crisi
Link Rapporto CIG Giugno 2010
http://host.ufficiostampa.CGIL.it//Documenti//private/CGIL_OsservatorioCIG_RapportoGiugno2010.pdf
Link Rapporto Occupati e Cassintegrati Giugno 2010
http://host.ufficiostampa.CGIL.it//Documenti//private/CGIL_OsservatorioCIG_RapportoOccupatiCassintegratiGiugno2010.pdf
 
Vincesko  25-07-10
Allego l'editoriale di oggi di Eugenio Scalfari, come al solito intelligente e di ampio respiro, che continua quello che ho già allegato qui il 20 giugno sui “vasi comunicanti” (“A Pomigliano comincia l'epoca dopo Cristo”).
Ho evidenziato i passi in cui riparla del caso Pomigliano come “apripista” (in un mio 'post' precedente, ho citato il referendum sulla scala mobile, cui attribuii una funzione analoga, perciò votai a favore dell'abrogazione), ed, in conclusione, quando egli riafferma (come aveva fatto nell'editoriale precedente parlando dell'indispensabilità di “un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha”) che “Questa delle ingiustizie sociali da combattere è la madre delle riforme”. E su questo interpella le opposizioni ed in particolare Pierluigi Bersani.
Su quest'ultima proposta di Scalfari sono d'accordissimo, visto che anch'io l'ho prospettata più volte. Per quest'ultimo punto, io credo possa costituire un utile stimolo, “da sinistra”, la pressione oggettivamente esercitata dalla candidatura di Nichi Vendola.
 
P.S.:
Ho dovuto 'postare' qui questo articolo per una continuità di discorso, anche se il suo luogo più adatto sarebbe stato il thread "La portata della crisi economica". Altri 'post' complementari sono nelle discussioni "Le 10 domande di Open Democracy al centrosinistra" e "I tre Ministri, sedicenti socialisti, Tremonti, Brunetta e Sacconi".
 
FIAT
La vera storia del caso Marchionne
di Eugenio Scalfari
25luglio 2010
(…). Fin qui abbiamo considerato la questione Fiat misurandola su tre dimensioni successive: Pomigliano, Lingotto, scorporo dell'auto. Ma c'è una quarta dimensione ancora più importante e ancora più globale. Ne scrissi due mesi fa e non l'ho chiamata "provocazione" ma "apripista". Il caso Pomigliano cioè, e ciò che ne sta seguendo, funziona da caso "apripista" per un'infinità di operazioni analoghe che possono coinvolgere l'intero apparato industriale italiano, soprattutto quello delle imprese medio-piccole e piccole, quelle che occupano tra i 300 e i 20 dipendenti e che rappresentano il vero ed unico tessuto industriale italiano soprattutto nel nord della Lombardia, nel Triveneto, nell'Emilia-Romagna, nelle Marche, in Puglia, in Campania, nel Lazio. (…).
Andiamo dunque verso un rapido azzeramento delle conquiste sindacali e dell'economia sociale di mercato degli anni Sessanta fino all'inizio di questo secolo?

Io temo di sì. Temo che la direzione di marcia sia proprio quella ed ho cercato di definirla parlando della legge chimico-fisica dei vasi comunicanti. In ogni sistema globalmente comunicante il liquido tende a disporsi in tutti i punti del sistema allo stesso livello, obbedendo all'azione della pressione atmosferica. In un'economia globale questo meccanismo funziona per tutte le grandezze economiche e sociali: il tasso di interesse, il tasso di efficienza degli investimenti, il prezzo delle merci, le condizioni di lavoro.

Tutte queste grandezze tendono allo stesso livello, il che significa che i paesi opulenti dovranno perdere una parte della loro opulenza mentre i paesi emergenti tenderanno a migliorare il proprio standard di benessere. La prima tendenza sarà più rapida della seconda. Al termine del processo il livello di benessere risulterà il medesimo in tutte le parti, fatte salve le imperfezioni concrete rispetto al modello teorico. La Fiat ha fatto da apripista. Marchionne disse all'inizio di questa vicenda che lui ragionava e operava nell'epoca "dopo Cristo" e non in quella "ante Cristo". Purtroppo il "dopo Cristo" è appena cominciato.

C'è un modo per compensare la perdita di benessere che il "dopo Cristo" comporta per i ceti deboli che abitano paesi opulenti? Certo che sì, un modo c'è ed è il seguente: far funzionare il sistema dei vasi comunicanti non solo tra paese e paese, ma anche all'interno dei singoli paesi. L'Italia è certamente un paese ricco. Anzi fa parte dei paesi opulenti del mondo, che sono in prevalenza in America del nord e nella vecchia Europa. Ma l'Italia è anche un paese dove esistono sacche di povertà evidenti (e non soltanto nel Sud) e dislivelli intollerabili nella scala dei redditi e dei patrimoni individuali.

Tra l'Italia dei ceti benestanti e quella dei ceti poveri e miserabili il sistema dei vasi comunicanti è bloccato, non funziona. Il benessere prodotto non viene redistribuito, rifluisce su se stesso e alimenta il circuito perverso e regressivo dell'arricchimento dei più ricchi e dell'impoverimento dei poveri. Una politica che volesse perseguire il bene comune dovrebbe dunque smantellare il circuito perverso e far funzionare il circuito virtuoso. Attraverso una riforma fiscale che sbloccasse il meccanismo e redistribuisse il benessere. E poiché la mente e lo stomaco dei ceti poveri e medi reclamano un meccanismo meno iniquo dell'attuale, la riforma del fisco può e deve essere anticipata da misure specifiche di pronta attuazione, stabilite dalla concertazione tra governo e parti sociali che funzionò egregiamente tra il 1993 e il 2006, finché fu abolita con un tratto di penna all'inizio di questa legislatura.

Le opposizioni dovrebbero a mio avviso concentrarsi su questo programma. Bersani ne ha parlato recentemente, ma le opposizioni dovrebbero convergere su un programma concreto con questo orientamento per uscire da una situazione caratterizzata da vergognosi privilegi e diseguaglianze. Si parla molto di riforme. Questa delle ingiustizie sociali da combattere è la madre delle riforme. Perciò mi domando: che cosa aspettate? Che la casa vi crolli addosso?
http://www.repubblica.it/economia/2010/07/25/news/la_vera_storia_del_caso_marchionne-5811628
 
Vincesko  30-07-10
Allego anche qui l'editoriale di domenica 25.7 di Eugenio Scalfari, che ho già riportato nel thread “Che ne pensiamo della CGIL?”, che continua quello del 20 giugno sui “vasi comunicanti” (“A Pomigliano comincia l'epoca dopo Cristo”) ed in cui riparla del caso Pomigliano come“apripista” ed, in conclusione, riafferma (come aveva fatto nell'editoriale precedente parlando dell'indispensabilità di “un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha”) che “Questa delle ingiustizie sociali da combattere è la madre delle riforme”.
http://www.repubblica.it/economia/2010/07/25/news/la_vera_storia_del_caso_marchionne-5811628
Lo faccio sia perché è pertinente qui, sia perché si lega molto bene con l'analisi che fa Massimo Mucchetti sul Corriere, sulla quale richiamo l'attenzione di tutti, poiché parla anch'egli della Fiat, ed affronta con parole nette e franche uno dei problemi cruciali cui siamo difronte – gli effetti negativi della globalizzazione – ed i modi alternativi, addirittura opposti, in cui affrontarli: se privilegiando gli interessi miopi ed egoistici, dannosi in prospettiva futura, di una sparuta minoranza (“le elite finanziarie”) oppure difendendo “l'economia sociale di mercato dell'Europa”.
E' una questione cruciale che, lo sostiene con forza anche Vendola nel suo intervento recente (vedi l'altro thread), interpella in primo luogo tutto il centrosinistra.
 
L' analisi
Aiuti di Stato, il confine beffa
Mobilità dei capitali Il trasferimento di alcuni modelli Fiat e Lancia da Torino a Kragujevac svela il volto imbarazzante della libera mobilità dei capitali e delle merci
Massimo Mucchetti
29 luglio 2010
http://archiviostorico.corriere.it/2010/luglio/29/aiuti_Stato_confine_beffa_co_8_100729043.shtml
 
Vincesko  04-08-10
Primo spunto di riflessione. Cito questo passo dell'articolo di Tito Boeri Il ministro del Lavoro [Sacconi], oltre ad annunciare ripetutamente e costantemente di rinviare la presentazione dei suoi piani per il lavoro, continua a sostenere che il nostro sistema di relazioni industriali funziona bene, anzi benissimo. A riprova di questa affermazione ama citare il basso numero di ore di sciopero in Italia durante la grande recessione. per evidenziare l'atteggiamento tipico del ministro Sacconi (e di Tremonti e degli altri ministri di questo governo di destra), di estrapolare un dato e piegarlo “irrazionalmente” e pervicacemente a dimostrare la giustezza delle proprie opinioni ed azioni, sia per autoconvincersi, sia a fini di disinformazione.
Analogamente si è comportato Giulio Tremonti (ma lo fa abitualmente) quando da Bruxelles ha inferito la bontà della sua manovra correttiva dall'assenza delle manifestazioni di protesta.
 
Altro spunto di riflessione è proprio l'assenza di manifestazioni di protesta forte (basti pensare a quello che è successo in Grecia) contro una manovra correttiva, vera macelleria sociale, la più crudelmente iniqua di tutta la storia repubblicana. Ieri sera tardi, su Rainews, ho visto un servizio sul '68: che differenza! Ma, per la miseria!, erano i giovani a porsi alla testa della protesta, e poi i sindacati. Oggi, purtroppo, sia gli uni che gli altri latitano, sono assenti e passivi e talora addirittura complici.
 
[Purtroppo, non ho salvato il commento di Vanishing]
 
Vincesko 05-08-10
Mi ripeto perché ti ripeti (cfr. thread sulla CGIL): 1) tu sei prevenuto nei riguardi di Scalfari e gli attribuisci cose ch'egli non ha sostenuto; 2) la tua vasta cultura è un handicap, ti fa da velo, e sciorini la tua sapienza economica, ma non riesci a fare 2+2, nel senso che come i computer prendi tutte le affermazioni alla lettera. Perché non voglio fare l'esegeta delle tesi di Scalfari, ma per "vasi comunicanti" e "livellamento" credo intenda solo la direzione tendenziale delle variabili economiche, che mi sembra addirittura un'affermazione ovvia, quasi banale.  Mi chiedo poi dove egli abbia sostenuto di "fare concorrenza alla Cina”, nel senso che gli attribuisci tu.
 
Ti rifaccio la domanda, visto che non mi hai ancora risposto: Loretta Napoleoni dice che bisogna ripensare la decisione della globalizzazione dell'economia, che favorisce solo la Cina (e, aggiungo io, i più ricchi); secondo te, in sintesi, è possibile? e quali sarebbero le conseguenze?
 
Vanishing
I miei "pregiudizi" su Scalfari si basano sulla lettura (oggi assai diradata) delle sue cose da 40 anni a questa parte, e sulla valutazione dei disastri che ha combinato alla sinistra italiana (sinistra per me è tutto il centro sinistra). Quindi più che di "pregiudizi" si tratta di "postgiudizi". Sulle sue analisi sulla "concorrenza alla Cina" se spulci questo thread trovi il punto esatto.
Vorrei chiederti io una cosa: riesci una buona volta ad evitare personalismi, o è un fatto compulsivo?
Vedo che sei molto interessato alla mia persona, interesse che però non condivido. Sono in compagnia di me stesso da moltissimi anni e occuparmi di me mi fa sbadigliare.
Quanto alla Napoleoni, e alla globalizzazione credo anche io (buon ultimo tra tanti, ivi comprese organizzazioni politiche internazionali come Attac) che debba essere rivista. In parte è già stata rivista perché le politiche FMI e Banca Mondiale sono cambiate dai tempi delle "shock therapy" (grazie anche alle critiche di Stiglitz e anche di Attac). Non è sufficiente. Ho postato cose in proposito di Maurice Allais, che fa le sue proposte. Lì sembra però ignorare che l'Europa a 27 è un mercato chiuso.
Le questioni che sollevi non si risolvono nel giro di una pagina, e non senza il concorso di esperti (io non lo sono, nonostante quel che mi attribuisci). Ritengo che si debba evitare come la peste il protezionismo, ma quello vero, quello che è stato adottato per anni chiamandolo "free trade". Non quello che alcuni oggi chiamano protezionismo, e che consiste semplicemente nell'evitare che il "libero mercato" faccia i suoi (consueti) disastri.
Ad esempio, non è protezionismo far pagare la dogana ai "semilavorati" provenienti dalle delocalizzazioni, trattandole cioè come si trattano le industrie del posto di provenienza (impedendo alle delocalizzazioni di fare "concorrenza sleale" alle imprese locali, o semplicemente di taglieggiarle).
Se la "concorrenza della Cina" sia causa o concausa dei problemi di occupazione in occidente è questione aperta. Krugman ha recentemente (un anno fa?) cambiato un po' la sua posizione. Dopo avere sostenuto fin dal 1994 che non era vero, ha detto che sospettava che cominciasse ad essere vero, ma che la mancanza di dati disaggregati gli impediva di fare una verifica conclusiva.
In ogni caso, come i grafici esibiti da Allais mostrano (ma ce ne sono altri che condividono con questi lo stesso "ginocchio" nel 1975), i nostri problemi cominciano assai prima della conversione della Cina al capitalismo. Penso voglia dire più di qualcosa
 

Vincesko  06-08-10
Sì, è un fatto “compulsivo”, o meglio automatico, non è un interesse per la tua persona, succede con tutti, quando sento un'affermazione incongrua. Ne cerco sempre la motivazione “sottostante”. Come nel caso di Scalfari, ch'io reputo persona intelligente e colta e che leggo dal 1970 (40 anni), quando era direttore de L'Espresso formato lenzuolo, te lo ricordi?
Non imbrogliare, che il tuo sia un pregiudizio (Devoto-Oli: pregiudizio = opinione preconcetta, capace di fare assumere atteggiamenti ingiusti, spec. nell'ambito dei giudizi e dei rapporti sociali) l'hai dimostrato ampiamente; hai giudicato Scalfari addirittura più stupido di Tremonti, il che è proprio il massimo...; e lo dimostra, da ultimo, quest'ultima tua affermazione davvero incongrua dei “disastri che ha combinato alla sinistra italiana”: che esagerato... ma vaneggi, Vanishing? Qui c'è già Domenico, e qualche altro (che vive all'estero). Naturalmente scherzo, perché quando leggo queste tue affermazioni incongrue e preconcette, un po' m'arrabbio, perché stimando io Scalfari intelligente e colto, mi fai venire il dubbio ch'io sia rimbambito già da una quarantina d'anni, ma molto mi diverto, e mi sganascio dal ridere al solo pensiero di scriverti quello che ti sto ora scrivendo. Ma la tua è invidia? Che t'ha combinato Scalfari? Raccontaci.
Non imbrogliare, quell'affermazione che hai attribuito a Scalfari l'ho cercata, non c'è. Ed anche se ci fosse, è il tuo pregiudizio che te la fa travisare. Torno a dire: affermare che i salari, con la globalizzazione, tendono a livellarsi è un'ovvietà. Che poi ci mettano, per effetto – diciamo così - della “vischiosità” dei mercati, 10 o 15 o 20 anni, questo chi lo può dire. Per quanto riguarda poi la “concorrenza alla Cina”, leggevo proprio ieri in un articolo linkato credo da Paolo (in cui si parlava della Volkswagen che sta aprendo il nono stabilimento in Cina) che mentre la Germania ha la fortuna di essere complementare alla Cina, l'Italia no. Ti informo che siamo già in concorrenza con la Cina, ma certamente non è e non può essere per i prossimi 15-20 anni (vedi sopra) una competizione basata sulla leadership di costo, ma dovrà puntare sulla differenziazione e sulla specializzazione/focalizzazione.
Marchionne ha optato per la Serbia per lo stesso motivo per cui ha preso la Crysler: sborsa quasi niente, per cui non intende rinunciarvi. Scelta miope, sostiene Massimo Riva http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ma-io-dico-marchionne-sbaglia/2131641, miope proprio perché è in prospettiva una strategia perdente.
Il peso della voce “lavoro” di un'industria automobilistica ormai è basso, per effetto dell'esternalizzazione di buona parte del processo produttivo. Se è ancora come qualche anno fa, la FIAT produce all'interno solo il 20% di un'autovettura, il residuo 80%  lo compra all'esterno.
Condivido, invece, quel che tu dici sulle contromisure da adottare contro le produzioni delocalizzate (come, in altro ambito, sulla legge sul regime dei suoli): entrambe le questioni meriterebbero un impegno fattivo da parte del PD e dell'intero centrosinistra.
Infine, l'obiettivo indicato da Scalfari di far funzionare anche all'interno i vasi comunicanti, che cos'è se non l'affermazione del principio socialista della giustizia sociale. Esso dovrebbe costituire la principale preoccupazione di un partito riformista. Ieri, in un altro thread, ho indicato la necessità di una severa legge contro l'evasione fiscale (“manette agli evasori”), perché solo una seria legislazione repressiva, applicata per almeno 10 anni, può costituire un efficace deterrente ed innescare poi un aumento del livello di “tax morale” che contraddistingue i Paesi fiscalmente virtuosi.     

[1] La globalizzazione non è un gioco equo
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760049.html
[2] Relazione di Maximilian Fuchs presentata alle Giornate di studio dell’Associazione Italiana di Diritto del Lavoro e della Sicurezza Sociale, 16/17 maggio 2013
http://www.pietroichino.it/wp-content/uploads/2013/05/Fuchs_Aidlass_2013.pdf
[3] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html 
[4] Email-commento all’editoriale di Ezio Mauro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761918.html


Post collegati:
  
Dialogo sulla crisi economica, i PIL che si inseguono ed altro - Appendice
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783672.html
Trasformazione epocale da governare al meglio
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753469.html
Il pendolo del potere economico mondiale e lo ‘stigma’ di Marchionne e Landini
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2759924.html
Promemoria delle misure anti-crisi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761788.html
Lettera al Prof. Mario Deaglio dopo un suo articolo su Tremonti, la sua risposta e la mia replica
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2555107.html
Il Sig. GiulioT. ed il principio di Peter/10/Lettera
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2769133.html
Lettera al Ministro Sacconi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2564771.html
 
  

Niente spocchia ma spirito cooperativo

 
3 gennaio 2013   Colloquio con Pierluigi Castagnetti
“Cattolici sconfitti alle primarie. Ma un Pd sbilanciato a sinistra aiuterà Monti”
Rudy Francesco Calvo
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/139333/cattolici_sconfitti_alle_primarie_ma_un_pd_sbilanciato_a_sinistra_aiutera_monti
 
La CGIL è un sindacato dei lavoratori, che deve fare - bene - il sindacato, perché c'è molto lavoro da fare visto: a) il livello crescente della disoccupazione, che, considerando quella “implicita”, si avvicina al 20%; b) il livello dei salari italiani - tra i più bassi in ambito OCSE - e c) quello delle disuguaglianze, tra i più alti; senza parlare d) di quello del lavoro precario, un vero dramma che coinvolge, tra diretti interessati e familiari, almeno 10 milioni di persone, ed, infine, e) degli inattivi, segnatamente le donne,soprattutto al Sud, in numero senza eguali in UE. Non avere la spocchia e l'arroganza da primo della classe, ché non è proprio il caso. Questo vale, specularmente, anche per il sindacato degli imprenditori.
Ci aspettano ancora tempi brutti e lunghi, occorre trovare la saggezza, l'intelligenza, il pragmatismo e lo spirito cooperativo giusti per affrontarli al meglio e con equità.
 

Tasso di disoccupazione e tasso di occupazione

           

Il Sole 24 ore

LA DISOCCUPAZIONE CRESCE AL 9,8% [1]

Claudio Tucci

03/05/2012

 

Questo articolo de “Il Sole 24 ore” conferma ciò che ho scritto il giorno 2 maggio e il giorno 3 maggio in calce al ‘post’  LAVORO: GOVERNO VARI PIANO PER OCCUPARE 500 MILA GIOVANI [2] sul tasso di disoccupazione, influenzato dagli spostamenti da inattivi-“scoraggiati” a disoccupati-in cerca di occupazione.

 

Ad esempio, ecco che cosa successe nell’aprile 2011: ISTAT-Occupati e disoccupati aprile 2011: stime provvisorie [3]

Sembra un po’il gioco delle tre carte, ed invece è un gioco statistico-terminologico. La logica non sarebbe d’accordo, ma la statistica relativa agli occupati e ai  disoccupati dice che ad aprile rispetto a marzo:

- gli occupati sono 22.895 mila unità, in diminuzione dello 0,3% (-71 mila unità);

- il tasso di occupazione è pari al 56,9%, in calo di 0,2 punti;

- il numero dei disoccupati, pari a 2.005 mila, diminuisce del 2,9% (-60 mila unità).

Cioè sono diminuiti sia gli occupati che i disoccupati. Come si spiega? Semplicemente col fatto che una parte dei disoccupati (cioè quelli che cercano un lavoro) si è “trasferita” negli inattivi (cioè quelli né occupati né in  cerca di occupazione), che infatti sono aumentati dell’1,0% (+152 mila unità).

NB: Il tasso di occupazione del 56,9% è tra i più bassi (con Ungheria, Malta, Polonia) in ambito UE, per effetto del peso del Sud e delle donne.

Il nuovo piano dell'UE [6] punta a un tasso di occupazione del 75% entro il 2020. In 8 anni l’Italia dovrebbe recuperare un gap di 18 punti percentuali. Secondo la Banca d’Italia, il tasso di occupazione nel Sud è anche la principale variabile da aggredire per risolvere la Questione meridionale.

 

Il dato più attendibile è il tasso di occupazione, sostanzialmente stabile da 3 anni:

ISTAT - OCCUPATI AL 31.3 (dati non destagionalizzati [x]):

2010: Il numero di occupati risulta pari a 22.758.000 unità, pari al 56,6%.

2011: Il numero di occupati risulta pari a 22.977.000 unità, pari al 57,1%.

2012: Il numero di occupati risulta pari a 22.947.000 unità, pari al 57,0%.

[x] DESTAGIONALIZZAZIONE- SEASONAL ADJUSTMENT : La destagionalizzazione è un procedimento statistico col quale si depura una serie storica dall'influsso di fattori stagionali quali ad esempio il numero di giorni del mese, ...
http://www.glossario.iaconet.com/glossario_lettera_d_3.htm

 

Tasso di disoccupazione e tasso di occupazione.
L’ex ministro del Lavoro, Sacconi, maestro di DISINFORMAZIONE assieme al suo collega Tremonti (non a caso capeggiavano la classifica dei ministri per gradimento degli Italiani con oltre il 60%), persisteva a diffondere l’illusione statistica del tasso di disoccupazione inferiore alla media europea proprio basandosi sul tasso di disoccupazione dell’ISTAT, scontrandosi ogni volta con la Banca d’Italia, secondo la quale il tasso di disoccupazione era più elevato di 2-3 punti percentuali, poiché includeva i CIG a zero ore; e con la CGIL, che includeva anche una parte dei cosiddetti inattivi-scoraggiati, secondo la quale il tasso di disoccupazione complessivo era addirittura pari al 18% [4].
L’indicatore più attendibile è il tasso di occupazione al netto della Cig (anche se, a leggere il glossario ISTAT [5], viene qualche dubbio di sovrastima[*]). In base ad esso, siamo in fondo alla classifica UE27, in particolare per l’occupazione giovanile e femminile.

[*] Il dubbio di sovrastima del tasso di occupazione deriva dal fatto che l’ISTAT considera:
“Occupati: comprendono le persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento:
• hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura;
• hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare nella quale collaborano abitualmente;
• sono assenti dal lavoro (ad esempio, per ferie o malattia)”.
Cioè, basta anche una sola ora di lavoro nella settimana di riferimento per essere considerati “occupati”!


Aggiornamento:

Dai dati ufficiali ISTAT [y]: “in aprile, il tasso di occupazione (57%) è aumentato dello 0,2% rispetto ad un anno fa. Il numero dei disoccupati, pari a 2.615 mila, su base annua aumenta del 31,1% (621 mila unità).
Il tasso di disoccupazione si attesta al 10,2%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a marzo e di 2,2 punti su base annua”.

E’ evidente che centinaia di migliaia di “inattivi”, presumibilmente costretti dal calo dei redditi familiari, si sono messi a cercare un’occupazione e quindi ora risultano “disoccupati”. Va anche detto, per completezza, che, negli ultimi anni, un milione di occupati italiani ha perso il lavoro, rimpiazzati, soprattutto quelli di bassa qualifica, da lavoratori stranieri. [7]
[y] http://www.istat.it/it/archivio/63926



[1] http://cesaredamiano.files.wordpress.com/2012/05/ilsole24ore_la-disoccupazione-cresce-al-98.pdf

[2] http://cesaredamiano.wordpress.com/2012/05/02/lavoro-governo-vari-piano-per-occupare-500-mila-giovani/

[3] http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/occprov/20110531_00

[4] http://www.adnkronos.com/IGN/Lavoro/Dati/Cgil-con-inattivi-e-cassintegrati-disoccupazione-al-1832_311966482627.html

[5] http://www.istat.it/dati/dataset/20110422_00/glossario.pdf
link sostituito da:
Glossario – Nota metodologica
http://www3.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/occprov/20110801_00/nota_occupati-disoccupati-Giu2011.pdf

[6] Piano UE per promuovere le competenze e l'occupazione

http://ec.europa.eu/news/employment/101123_1_it.htm

[7] Lavoratori italiani in calo, ma aumentano gli stranieri

http://www.repubblica.it/economia/2012/05/18/news/dal_2007_lavoratori_italiani_in_calo_ma_aumentano_gli_stranieri-35390755/


Ed inoltre:


Europia

http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/10/03/europia/

Global Europe 2030-2050

The objective of this group is to conduct both quantitative and qualitative analyses in terms ofwell-grounded connections between challenges and visions and options for action on which policies can be built in the years to come. This is to be done through the elaboration and exploration of the main drivers that may affect or impactthe world and Europe by 2030/2050, thus integrating the long-term dimension in the policy preparation.

State of the art of international Forward Looking Activities beyond 2030

http://ec.europa.eu/research/social-sciences/pdf/fla-2030-2050-state-of-the-art-synthesis_en.pdf 

Inventory of Forward Looking Studies with a focus beyond 2030

http://ec.europa.eu/research/social-sciences/pdf/fla-2030-2050-state-of-the-art-inventory_en.pdf 






 

LETTERA AL DIRETTORE DI "REPUBBLICA" EZIO MAURO

 

Lettera dell’Italia alla UE.

http://www.corriere.it/economia/11_ottobre_26/lettera-italia-ue_07594f00-fffa-11e0-9c44-5417ae399559.shtml           

 

Egr. Direttore Mauro,

 

Anche questa volta i ricchi la fanno franca, e Repubblica (di cui sono lettore dal gennaio 1976) ed altri giornali supposti di sinistra non fate altro che parlare di riforma delle pensioni.

Intanto, non mi sembra che, come ha scritto Marco Ruffolo, ci sia un arretramento in tema di pensioni di vecchiaia, poiché (cfr. tabella nel “report” della CGIL allegato) si conferma al 2013 l’inizio dell’adeguamento all’aspettativa di vita.

Inoltre, è vero che le pensioni di anzianità non sono state toccate, pur essendo il peso della spesa pensionistica sul PIL sopra la media OCSE (cfr. Punti salienti OCSE "Pensions at a Glance 2011"

http://www.oecd.org/dataoecd/16/60/47368940.pdf

Sintesi in italiano

http://www.oecdbookshop.org/oecd/get-it.asp?REF=8111016e5.pdf&TYPE=browse ).

ma i risparmi rivenienti dalla loro riforma devono rimanere nel capitolo “previdenza ed assistenza”, poiché la spesa sociale complessiva italiana è in linea con la media OCSE.

 

Dal 1992, sono state varate 7 più o meno importanti riforme delle pensioni, che hanno messo in equilibrio il sistema pensionistico italiano fino al 2050, per cui esso è ora tra i più solidi, (e la UE lo sa molto bene!). Dopo le manovre economiche del 2011, nel 2026 gli uomini riscuoteranno la pensione di vecchiaia a 67 anni e 7 mesi, nel 2032 a 68 anni e 2 mesi (cfr. tabella CGIL citata).
L’accordo intervenuto uniformerà il trattamento pensionistico per vecchiaia delle donne del settore privato a quello degli uomini, e delle donne del settore pubblico (come chiesto dalla BCE, vedi sotto).

Ecco i dati pensionistici elaborati dalla CGIL:
LA NORMATIVA IN MATERIA DI PENSIONI PUBBLICHE DOPO LE MANOVRE ECONOMICHE DEL 2011
http://www.flcgil.it/sindacato/documenti/approfondimenti/scheda-flc-cgil-la-normativa-sulle-pensioni-pubbliche-dopo-le-manovre-economiche-del-2011.flc

Ed il punto di vista dei padroni:
“Pensioni, cosa ci differenzia dall’Europa”
redazioneweb
25/10/2011 14:56
La riforma della previdenza sembra bloccare il decreto sviluppo del governo. È possibile portare le pensioni a 67 anni? Ecco cosa fanno gli altri Paesi europei. […]. Che differenze ci sono tra il sistema previdenziale italiano e quello degli altri Paesi dell’area euro? Secondo l’agenzia Adnkronos, che ha riassunto i dati del Joint Report of Pensions 2010 della Commissione europea, le principali differenze sono di genere, con età di pensionamento diverse per uomini e donne, e la pensione di anzianità. In molti Paesi europei, dove l'accesso alla sola pensione di vecchiaia è previsto a 65 anni sia per gli uomini che per le donne, è già previsto un aumento graduale fino a 67/68 anni. Ecco un quadro europeo delle pensioni:
http://www.businesspeople.it/Societa/Attualita/Pensioni-cosa-ci-differenzia-dall-Europa_25723
ITALIA: 60 anni per le donne e 65 gli uomini nel settore privato, mentre nel pubblico 61 anni per le donne ma con innalzamento a 65 anni nel 2012. Si deve poi aggiungere un anno ulteriore previsto dalla finestra mobile inserita nella manovra correttiva del 2010. C'è comunque la possibilità di uscire con la pensione di anzianità a 60 anni con 36 di contributi (61 gli autonomi), età alla quale va comunque aggiunta la finestra mobile.
FRANCIA: attualmente l'età di pensionamento prevista per uomini e donne è d 62 anni. È previsto un aumento progressivo di quattro mesi all'anno dal 1 luglio 2011 (a regime nel 2018) a cominciare dai nati dopo il 1 luglio 1951.
GERMANIA: 65 anni per gli uomini e donne, nati prima del 1 gennaio 1947. L'obiettivo da raggiungere sono i 67 anni per gli uomini e le donne con aumento graduale dal 2012 al 2019 a partire dai nati nel 1947.
REGNO UNITO: l'età per gli uomini è a 65 anni; per le donne è previsto un graduale aumento fino a 65 anni dal 2010 al 2020. È previsto un aumento a 68 anni per tutti tra il 2024 e il 2046.
SPAGNA: per uomini e donne a 65 anni. Aumento graduale fino a 67 anni dal 2018 al 2027.
BELGIO: 65 anni per uomini e donne.
DANIMARCA: 65 anni per uomini e donne. Previsto l'innalzamento a 67 tra il 2024 e il 2027 e dal 2025 l'adeguamento all'incremento della speranza di vita media dei sessantenni.
FINLANDIA: 65 anni per la pensione di base; da 62 a 68 anni per la pensione legata alla retribuzione.
SVEZIA: età flessibile fra i 61 e i 67 anni.
Joint Report of Pensions 2010 della Commissione europea
http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/occasional_paper/2010/pdf
Joint Report of Pensions 2010 della Commissione europea - News
http://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=it&catId=89&newsId=958&furtherNews

CONCLUSIONI.

Della famosa lettera della BCE, * scritta da Draghi e Trichet, resa pubblica dal Corriere, riporto il passo relativo alle pensioni:
“È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012”.

La lettera della BCE, però, va considerata integralmente, anche per quanto riguarda il rafforzamento degli ammortizzatori sociali, poiché – s’informi - ci sono milioni di cittadini, parecchi di loro over 45, ed anche over 60, anche con famiglia a carico, senza lavoro e completamente privi di tutele:
“c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi”.

Dopo aver addossato l’onere del risanamento (140 mld nell’ultimo anno e mezzo soltanto come manovre correttive, escludendo quindi le leggi di stabilità, ex finanziaria) in gran parte sul ceto medio-basso e sui poveri (mentre i giornalisti, capitanati da direttori ed editorialisti di giornale di destra, Belpietro, Sechi, Bechis, Porro, ecc., cui si sono aggregati anche alcuni di sinistra, come Mineo e Menichini, hanno montato una vera e propria canea contro il contributo di solidarietà, che li colpiva direttamente), le risorse indispensabili alla crescita vanno prese da quelli che i soldi ce li hanno: il 10% di Italiani che detiene il 45% della ricchezza nazionale. Le misure ormai sono condivise dalla stragrande maggioranza degli Italiani (tranne Silvio B. e Giulio T. ed i loro utili idioti).
In attesa degli eurobond (non a caso caldeggiati da Tremonti) e della TTF, occorre:
a) reintrodurre, come ha suggerito anche la Banca d’Italia recentemente, l’ICI sulla prima casa dei più abbienti, abolita dal governo Berlusconi (2,5 mld circa), lasciando le franchigie decise dal 2° governo Prodi (v. “Abolizione ICI

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558596.html )
b) introdurre, come hanno suggerito, da ultimo, anche le associazioni imprenditoriali, un’imposta patrimoniale ordinaria ad aliquota bassa sulla ricchezza netta al di sopra di una certa soglia, cioè prevedendo una franchigia di almeno 800 mila € (v. Dossier “Imposta patrimoniale”

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html );
c) ritassare, come suggerito da Pierluigi Bersani, i capitali scudati;
d) eliminare lo scandaloso doppio stipendio ai magistrati fuori ruolo.

E’ superfluo notare che troppo spesso, in un Paese stortignaccolo come il nostro (e come ha rammentato Eugenio Scalfari nel suo editoriale di domenica scorsa, citando Enrico Berlinguer), si appronta un tavolo con le solite 3 gambe che riguardano i ceti meno abbienti, “dimenticando” o riducendo le dimensioni della quarta, che riguarda i più abbienti.

E perciò non contribuiamo ad alimentare, Dott. Mauro,  la solita disinformazione ed ammuina da “utili idioti” dei ricchi. La concentrazione della ricchezza e le disuguaglianze sono scandalose e crescenti; basta leggere le statistiche (dell’ONU, dell’OCSE, della Banca d’Italia, non di Liberazione **) per rendersene conto. O il documento del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, uscito lunedì scorso ***. O basta analizzare sulle spalle di chi, ripeto, sta gravando e graverà l’onere dei 140 miliardi di € (pari a 270.000 mld di Lire) delle manovre correttive varate dall’attuale governo nell’ultimo anno e mezzo. Anche… Catalano direbbe che è più equo se la crisi la pagano ANCHE i ricchi (soprattutto quelli che l'hanno provocata), non solo i meno abbienti ed i poveri.

 

(*) Lettera BCE
http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml

 

[**] Ricchezza dei ricchissimi.

Nel 2006, secondo il World Institute for Development Economics Research of the United Nations, riportato dal "Guardian", il 10% della popolazione adulta del mondo detiene l'85% della ricchezza mondiale; la metà più povera della popolazione adulta se ne spartisce solo l'1 per cento

 http://money.guardian.co.uk/news_/story/0,,1965033,00.html

Nel 2008 (dati Bankitalia), il 10% della popolazione italiana possiede il 45% della ricchezza nazionale.

http://www.bancaditalia.it/statistiche/indcamp/bilfait/boll_stat/suppl_08_10_corr.pdf

http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2010/suppl_67_10.pdf

Classifica 2009 dei ricchissimi

http://www.repubblica.it/persone/2010/03/11/news/forbes_ricchi-2588296

http://www.forbes.com/lists/2010/10/billionaires-2010_The-Worlds-Billionaires_Rank.html

http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2553957

Disuguaglianze sociali

“Dal rapporto Growing Unequal dell’Ocse emerge che tra i 30 paesi Ocse oggi l’Italia ha il sesto più grande gap tra ricchi e poveri. Non è solo colpa della crisi, anche se la crisi certo ha accentuato questa tendenza: redditi da lavoro, capitale e risparmi sono diventati il 33% più diseguali a partire dalla metà degli anni ottanta. Si tratta del più elevato aumento nei paesi Ocse, dove l’aumento medio é stato del 12%”.

http://amato.blogautore.repubblica.it/2010/11/19/la-crisi-non-e-uguale-per-tutti/

http://www.oecd.org/dataoecd/44/45/41524655.pdf

 

[***] “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”

http://www.pcgp.it/dati/2011-10/24-999999/RIFORMA-MONETARIA-italiano.pdf

 

In conclusione, concretamente, al sottoscritto le manovre correttive per il risanamento dei conti pubblici (non dell’INPS, i cui conti sono in attivo ed in equilibrio fino al 2050) stanno comportando quest’anno un mancato introito pensionistico di quasi 20 mila €; ai ricchi, ai loro utili idioti ed a voi giornalisti che chiedete le riforme per gli altri ad ogni piè sospinto, quanto?

 

Cordialmente,

 

27 ottobre 2011  15:48

 

 

Pubblico, di seguito, la risposta di Ezio Mauro e la mia replica:

 

legga prima la pagina di petrini, oggi”. [****]

Data:

27/10/2011 16:19

 

Non ho bisogno di leggere Petrini per sapere la situazione. Anzi, è proprio per questo che mi sono permesso di scrivere a Lei, dopo avere scritto a F. Bei (3 giorni fa) e M. Ruffolo (oggi).

Il problema è che, per attaccare - giustamente - Berlusconi, state colpevolmente alimentando anche voi di "Repubblica" (come fanno i contaballe giornali di destra) la solita ammuina che favorisce i ricchi, attaccando le pensioni di vecchiaia, già riformate ed in equilibrio rispetto al benchmark UE (non si dovevano proprio inserire nella lettera all'UE!).

Sulle pensioni di anzianità, legga la mia e-mail precedente (o ciò che ho scritto a F. Bei). Alla quale posso aggiungere (come ho scritto a Francesco Bei) che c'è anche il problema di un limite agli importi pensionistici, visto che le pensioni superiori a 2.500 € (incluse quelle dei dirigenti, dovute confluire nell'INPS per difficoltà derivate da troppa generosità) incidono per oltre il 10,4 per cento della spesa pensionistica complessiva, mentre il 39,1 per cento di esse è inferiore a 500 € ed il 70,5 per cento non supera i mille €.

Esprimo la speranza che, invece delle pensioni, facciate ora una forte campagna a favore del "contributo di solidarietà" sui redditi privati, (caldeggiato da Eugenio Scalfari), prima versione,  l'imposta patrimoniale (proposta per primo da Carlo De Benedetti), l'ICI sui ricchi (suggerita dalla Banca d'Italia), i capitali scudati, ecc.

27 ottobre 2011  17:28

 

[****] La previdenza

Pensioni, ecco la riforma fantasma, i 67 anni nel 2026 erano già previsti

Nella lettera inviata all'Europa, vincoli anche meno severi di quelli in vigore. In base alla legge, quell'anno uomini e donne lasceranno per vecchiaia solo a 67 anni e 7 mesi. Il vero terreno di riforma chiesto dalla Bce era l'anzianità, dove non cambia nulla di ROBERTO PETRINI

27 ottobre 2011

http://www.repubblica.it/economia/2011/10/27/news/pensioni_riforma_fantasma-23945702/

 

P.S.:

Riporto il mio commento in calce all’articolo di Roberto Petrini, rimasto in grande evidenza, assieme a quello di Marco Ruffolo, nella home page di Repubblica.it per tutto il giorno; poi, sarà stato sicuramente un caso, tolti da lì dopo la mia replica a Ezio Mauro.

1.     LA SOLITA AMMUINA A FAVORE DEI RICCHI. Anche questa volta i ricchi la fanno franca, e voi di Repubblica non fate altro che parlare di pensioni. Dal 1992, sono state varate 7 riforme delle pensioni, che hanno messo in equilibrio il sistema pensionistico italiano fino al 2050, per cui esso è ora tra i più solidi. Dopo le manovre economiche del 2011, nel 2026 gli uomini riscuoteranno la pensione di vecchiaia a 67 anni e 7 mesi, nel 2032 a 68 anni e 2 mesi. Laccordo intervenuto uniformerà il trattamento pensionistico per vecchiaia delle donne del settore privato. Dopo aver addossato lonere del risanamento (almeno 140 mld) in gran parte sul ceto medio-basso e sui poveri, le risorse indispensabili alla crescita vanno prese da quelli che i soldi ce li hanno: il 10 per cento di Italiani che detiene il 45 per cento della ricchezza nazionale (ICI sulla prima casa dei ricchi, imposta patrimoniale, ritassazione capitali scudati, eliminazione doppio stipendio magistrati fuori ruolo).

Inviato da magnagrecia7 il 27 ottobre 2011 alle 14:25

 

 

TTF: COMMENTO A GIANNI ALIOTI DELLA FIM-CISL, SUA REPLICA E MIA CONTROREPLICA

 

Nel sito di Sbilanciamoci.it,  è uscito questo articolo di Paolo Andruccioli della CGIL a sostegno della Tassa sulle transazioni finanziarie (Ttf):
 
Finanza, la tassa prende quota
di Paolo Andruccioli
17/02/2011
commenti (6)
Il 17 febbraio è stata la giornata mondiale della tassa sulle transazioni finanziarie. Scendono in campo a sostegno della vera Robin-tax anche Ituc e Cgil
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Finanza-la-tassa-prende-quota-7770

link sostituito da:

http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Finanza-la-tassa-prende-quota-7770.html  

Ad esso è seguito un lungo commento di Gianni Alioti, Responsabile dell’Ufficio Internazionale e dell’Ufficio Ambiente, Salute e Sicurezza della FIM-CISL.
 
Riporto, qui di seguito, il mio commento a quest’ultimo, la replica di Gianni Alioti e la mia controreplica.
 
Vincesko
 
Domenica, 20 Febbraio 2011 23:25:41
 
Il Sig. Gianni Alioti rivendica per la CISL la primogenitura della campagna di sostegno alla Ttf da rivolgere al governo italiano (il cui premier Berlusconi si vantò allo scorso G20 di essersi opposto con successo proprio all’introduzione della Ttf) ed al ministro dell'Economia in particolare. E’ proprio una buona notizia, visti i buoni rapporti della CISL (e della UIL) col governo Berlusconi-Tremonti-Sacconi, come si è visto nel varo della manovra correttiva 2010, una manovra correttiva di 24,9 mld per il biennio 2011-2012, la più scandalosamente iniqua della storia repubblicana; che, con l'avallo sostanziale della CISL e della UIL, invece di apprestare provvedimenti anticrisi e provvidenze di welfare non selettive, come è successo in tutti – proprio tutti – gli altri Paesi, ha, per soprammercato, scaricato quasi tutto il peso del risanamento dei conti pubblici sugli invalidi civili, come i Down (poi cancellato in Commissione Bilancio del Senato, soltanto a seguito di vibrate, corali proteste); i precari, licenziati in decine di migliaia; i pensionandi inattivi a reddito zero!, tra cui i lavoratori in mobilità oltre le 10 mila unità - che sembra, oltre che crudele, anche incostituzionale -, che perderanno in un solo anno anche decine di migliaia di € per l’allungamento di 12 mesi dell'età di pensionamento (cfr. DL 78/2010, art. 12); gli insegnanti e gli altri dipendenti pubblici; la spesa sociale delle Regioni e dei Comuni. E non fa pagare – letteralmente! - neppure un centesimo (tranne i farmacisti) ai percettori di redditi privati, anche miliardari (come Ferrero, Del Vecchio, Berlusconi), o milionari (come Tremonti, Passera, Profumo, Montezemolo), o abbienti (come Sacconi, Bonanni, Angeletti, o giornalisti, severi e rigorosi custodi dei conti pubblici, come Giannino e Cisnetto; Eugenio Scalfari ha un po’ provocatoriamente chiesto più volte, ma inutilmente, di pagare).
L’effetto Grecia, soltanto in Italia col Governo di centrodestra Berlusconi-Tremonti- Sacconi, e l’avallo sostanziale di CISL e UIL, lo stanno pagando quasi interamente, non i ricchi e gli abbienti, ma i poveri e una parte del ceto medio-basso.
 
Gianni Alioti
Lunedì, 21 Febbraio 2011 11:45:16
Il Sig. Gianni Alioti (cioè io) stamani ha scritto nell'intranet della Cisl e della Fim-Cisl il seguente pezzo, dal titolo:
"Quel <paraculo> di Giulio Tremonti".

" [.....] E' passato quasi un anno da quando la CISL (e la Fiba-Cisl) hanno promosso in Italia la campagna "Zerozerocinque", insieme a molte associazioni e ong espressione della società civile. Abbiamo raccolto migliaia di firme per chiedere al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti di farsi promotore, a livello nazionale e in tutte le sedi internazionali appropriate, dell'introduzione di una Tassa sulle Transazioni Finanziarie.
Nonostante la proposta abbia raccolto il sostegno di importanti leader di altri paesi, il Governo italiano continua a remare contro.
Dopo che Silvio Berlusconi nella riunione del G20 a Toronto (giugno 2010), aveva definito "ridicola" la nostra proposta (inclusa anche nella piattaforma per la riforma fiscale), al G20 finanziario di Parigi Giulio Tremonti ha fatto il perfetto "paraculo". Nel momento che la presidenza francese ha rilanciato la proposta dello 0,05% (sostenuta anche dalla Germania e da altri paesi), il nostro ministro dell'Economia ha dichiarato: «Se la virtuosità spinge tanto la Francia, questo paese può
fare da apripista». Ironia idiota visto che la tassazione delle transazioni finanziarie (per essere efficace) è una misura da adottare a livello internazionale o, almeno, su scala europea.
Se siamo - come unanimemente sosteniamo - un sindacato autonomo, in grado di giudizi autonomi, non possiamo far finta di nulla. La CISL rappresenta milioni di lavoratori e pensionati non siamo né "la compagnia delle opere" né "l'istituto opere pie". I nostri associati hanno subito e continueranno a subire danni tangibili ai loro interessi, in conseguenza del servilismo (interessato) della politica al dominio dell'economia finanziaria sui beni comuni e sulla coesione sociale.
Adesso è in gioco anche la nostra dignità e responsabilità di sindacalisti cislini. Adesso basta!!!
C'è un limite alla decenza, a maggior ragione dopo le scempiaggini di Calderoli sul "primo maggio" e, soprattutto, l'intervista di ieri al Corriere della Sera del ministro del welfare Maurizio Sacconi. Nella strenua difesa del Mubarak italiano come unico politico che può cambiar le cose, arruola strumentalmente anche la CISL nel "blocco sociale" che sostiene le politiche di questo Governo. "O saco é cheio", direbbero gli amici brasiliani!
Speriamo che la brezza marina ci porti - dalle sponde sud del mediterraneo - il "profumo di gelsomini" che, coprendo il puzzo di spazzatura, liberi finalmente tutte le energie di un sindacato nato libero! [.....]"

Come Vincezko può riscontrare, non c'è omologazione dentro la Cisl a un'idea di bipolarismo sindacale, tanto cara a Maurizio Sacconi e, purtroppo anche a settori della sinistra. E il mio commento precedente all'articolo di Paolo non va letto quindi come rivendicazione di "primogeniture", ma come un invito a ritessere il filo del dialogo su obiettivi comuni condivisi, facendo ciascuno i conti con i propri errori e le scelte sbagliate. Su quanto dice Vincensko sulla manovra correttiva del 2010 e le sue conseguenze sono d'accordo. Nella Fim-Cisl in molti non l'abbiamo condivisa (pur da posizioni distinte da quelle della Cgil) e, nonostante l'atteggiamento confederale, abbiamo manifestato contro il Governo davanti a molte prefetture in Lombardia. E, per le stesse ragioni, eravamo in tanti alla manifestazione europea di Bruxelles contro le politiche di austerità dei Governi dell'UE.
 
 
Vincesko
Martedì, 22 Febbraio 2011 15:51:52
 
Sono davvero lieto della precisazione di Gianni Alioti (da pubblicizzare, visto che per entrare in Intranet CISL è richiesto un codice login), ed allora, detto seriamente, volentieri auspico: “Fuori il sedicente sindacalista Bonanni dalla CISL e Alioti for Segretario generale”.
Mi permetto anche di suggerirgli la lettura di questi miei 3 ‘post’, perche il premier Berlusconi non è soltanto un simpatico… “gaffeur”, il ministro Tremonti uno spiritoso ‘paraculo’ ed il ministro Sacconi un disinteressato ed abusivo promotore di blocchi sociali, ma molto peggio, molto più pericolosi, come lo sono i “matti” dalla lucida pazzia, e dannosi, come lo sono tutti gli incompetenti. Anche vendicativi con chi li prenda in giro o li critichi (come è successo al presidente dell’ISAE o, ieri, a Montezemolo, proprietario del web magazine “Italiafutura”, su cui sono usciti articoli molto critici nei riguardi dell’incompetente ministro dell’Economia (ad es., “L'Imperatore dei marziani” http://www.italiafutura.it/dettaglio/110615/limperatore_dei_marziani ).
 
Ecco i 3 ‘post’:
“Il Sig. Silvio B., il mammone dal collo taurino ed il suo tallone d’Achille” (allego il post/14, il suo profilo è nel post/1):
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2598138.html
“Il Sig. Giulio T. ed il principio di Peter” (allego il post/2, il suo profilo è nel post/1):
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2598517.html 
“Lettera al ministro Maurizio Sacconi”:
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2564771.html

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