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Dialogo sulla globalizzazione ed altro

 

A fini di archivio e di divulgazione, riporto una discussione - che forse vale la pena di leggere tutta - tra me, il dotto Valerio_38 ed altri sul tema della globalizzazione ed altro, svoltasi nel blog di PGO su “Repubblica” in “Le carte in tav-ola” http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2011/06/28/le-carte-in-tav-ola/,  già pubblicata in parte in La globalizzazione non è un gioco equo http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760049.html.

Cliccando sulla data, si apre il commento originale.

 

 

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valerio_38 30 giugno 2011 alle 11:18

@Piergiorgio Odifreddi, post del 29 giugno 2011 alle 21:13

Capisco la necessità della concisione, ma la sua risposta a perelman mi sembra francamente abborracciata.
Berlusconi è presidente del consiglio “non perché turlupina le vecchiette”? No, caro Odifreddi, al massimo Berlusconi è presidente del consiglio NON SOLO perché turlupina le vecchiette…., però lo è ANCHE PERCHE’ le vecchiette le ha turlupinate e vorrebbe tanto continuare a farlo.
Perché, caro Odifreddi, gli industriali, i commercianti e i ceti che Berlusconi può sperare di accontentare con le sue mance non sarebbero stati sufficienti a dargli la maggioranza che ha avuto. C’è stata, le statistiche lo dimostrano, una frazione notevole di elettorato popolare che, pur avendo solo da perderci, lo ha votato (e potrebbe continuare a votarlo), proprio perché turlupinata dai lustrini delle sue televisioni (e dalla presa che ha subito stretto attorno alla TV pubblica, non appena ne ha avuto il destro).
Quanto alla lega, per quanto io condivida il suo rigetto morale, penso che considerarla rappresentante di “piccoli uomini razzisti e xenofobi” non aiuti a esorcizzare un problema gigantesco. La lega strumentalizza una reazione che c’è, una reazione ideologica a cause materiali, reazione che non è frutto di preconcetti ideologici (in altre parole, anche la lega turlupina una frazione del suo elettorato).
L’immigrazione incontrollata C’E’ e ha conseguenze MATERIALI, e sono queste conseguenze materiali che consentono alla lega di fare presa con la sua agitazione “xenofoba”. E’ l’immigrazione eccessiva e incontrollata (un fenomeno materiale, che esiste) che ha suscitato una reazione istintiva di autodifesa (fenomeno ideologico) in estesi strati popolari.
Se lei sussume questa reazione nella categoria “razzismo e xenofobia” (come se fosse un atteggiamento artificiale, associato indissolubilmente a “piccoli uomini razzisti e xenofobi“, senza alcuna causa materiale sottostante) scambia le cause con gli effetti.
Per estesi ceti popolari l’immigrazione incontrollata ha comportato una pressione al ribasso sui salari e peggiori condizioni di lavoro, perché il lavoro nero (che ruota attorno all’immigrazione incontrollata, e che spesso è offerto dagli stessi piccoli imprenditori di simpatie leghiste) ha proprio questo preciso effetto materiale.
In un quadro di insicurezza generale del lavoro manuale, di precarietà delle giovani generazioni, di progressivo (e apparentemente inarrestabile) smantellamento di tutele che sembravano acquisite, sarebbe strano che questi effetti materiali non provocassero reazioni a livello ideale.
Insomma: la lega è, a suo modo, un termometro che segnala l’esistenza di profonde tensioni sociali. Bisognerebbe avere il coraggio di guardarci dentro, di scandagliarne le cause e cercare di rimuovere QUELLE cause, non illudersi di poter contrastare la propaganda xenofoba della lega rimanendo soltanto al livello simbolico/ideologico.
Per i burocrati di Bruxelles, entusiasti promotori della ortodossia neoliberale, sussumere nella categoria “razzismo e xenofobia” le reazioni popolari all’immigrazione incontrollata è un’ottima foglia di fico per mascherare il reale obbiettivo delle loro politiche: comprimere i salari (ovviamente “per rendere l’Europa più competitiva”). Ma per un intellettuale schierato a sinistra, limitarsi a suonare lo spartito di Bruxelles mi sembra un po’ riduttivo.
La lega racconta la favola che l’immigrazione incontrollata si combatte rendendo dura la vita all’immigrato. Chi si oppone alla lega, invece che impostare una battaglia puramente ideologica contro “razzismo e xenofobia”, basata sulle giaculatorie “accoglienza e multiculturalismo” (come se queste giaculatorie potessero rendere la vita meno dura agli immigrati), non farebbe meglio a porsi il problema di rendere materialmente dura la vita ai DATORI DI LAVORO che impiegano lavoro nero?
Se l’immigrazione lavora in nero è perché qualcuno quel lavoro nero lo offre, lo pretende, addirittura rifiuta di impiegare lavoratori con regolare cittadinanza italiana, perché potenzialmente in grado di “creare problemi” (poi arriva l’altra foglia di fico: “nessun italiano vuole più fare i lavori che fanno gli immigrati”).
Ma se i neoliberali nostrani (e i suoi entusiasti manutengoli, i Chiamparino e i Bonanni) sono impegnati a convincere i lavoratori Fiat che ha ragione l’aguzzino Marchionne, come potrebbero considerare disumano il lavoro nero e proporsi di combatterne le cause con leggi adeguate?

 

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vincesko 30giugno 2011 alle 12:14

@ Valerio_38 (11:18)
D’accordo quasi su tutto, ma equiparare Chiamparino al sedicente sindacalista (amico del filoconfindustriale Sacconi) Bonanni mi sembra francamente esagerato.

 

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valerio_38 30 giugno 2011 alle 13:56

@vincesko, post del 30 giugno 2011 alle 12:14

Forse non te ne sei accorto, ma in merito ai ricatti dell’aguzzino con maglioncino, Chiamparino ha assunto le stesse posizioni del “sedicente sindacalista (amico del filoconfindustriale Sacconi) Bonanni”, si è schierato con l’aguzzino. Che gli costava, in fondo? Sulle linee di montaggio non doveva certo andarci a lavorare lui. E dunque, vincesko, perché non ti fai qualche domanda scomoda, qualche volta? Usiamo pure il tuo linguaggio da San Vincenzo, se vuoi, ma prova, una buona volta, a rispondere a una domanda come questa: Se “la divisione oggi passa fra chi difende i ricchi (pochi) e chi difende i poveri (tanti)”, e tu ritieni che chi è di sinistra debba schierarsi dalla parte dei poveri (tanti), com’è che il tuo diletto Chiamparino (che dovrebbe condividere questa tua opzione) è così spesso schierato con i ricchi (pochi)?

 

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vincesko 30 giugno 2011 alle 15:28

@ Valerio_38 (13:56)

1. Premetto che di ‘diletto’ non avevo neppure mio padre e mia madre, quando erano vivi (nel senso che io non faccio sconti a nessuno), figuriamoci il pragmatico compagno Chiamparino, del quale mi limito ad esaminare le scelte, talora condividendole, talaltra no.

2. Mi meraviglio che una persona dai ragionamenti sofisticati come te non veda (o non voglia vedere?) la complessità (anche se ormai è piuttosto semplice da interpretare) del mondo in cui viviamo, investito da un planetario processo di riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere, con conseguenti morti e feriti nel nostro campo, che non può – se non riusciamo a correre ai ripari – non innescare una lotta darwiniana, dove un’esigua minoranza – aiutata da milioni di utili idioti, parte ben retribuita, la più parte gratis – detta le regole del gioco, in parte con motivazioni egoistiche e predatorie, ma in parte – ed è questo il punto – per far fronte alla nuove, mutate condizioni della competizione mondiale.

3. Quando a 49 anni sono stato messo, assieme ad altre migliaia di colleghi della nostra grossa azienda, in mobilità, mi sono dato da fare e, pur non avendone (quasi) nessuna attitudine, mi sono imbarcato in un’attività in proprio, e per 15 anni ho dovuto battagliare, ed è stata dura; e non mi sono messo ad imprecare contro il sistema, il destino, il mercato, la CEE, la Cina, ecc. Per cui io ora ho acquisito una mentalità poco pietosa. Anche con quelli come gli operai FIAT, alle prese con un processo di ridefinizione (= ridimensionamento) delle loro condizioni di lavoro, dettato dalla nuova situazione.

4. Chiamparino, posto di fronte alla scelta di accettare le condizioni – in parte obbligate – imposte dalla FIAT oppure vedere probabilmente delocalizzare l’azienda e perdere conseguentemente tutti i posti di lavoro (incluso l’indotto), ha scelto il male minore.

5. Sono sicuro converrai con me che il governo di questo processo non può essere al livello della FIAT, ma del governo nazionale e soprattutto UE. E’ qui che si gioca la partita, dove alcuni giocatori tendono a giocare sporco, potendo coi loro enormi mezzi decidere le regole di gioco ed influenzare le decisioni arbitrali. Ma credo che anche loro hanno capito che non possono tirare troppo la corda. Bisogna evitare di fare ammuina tra i milioni in basso e creare quella pressione indispensabile acché il gioco sia il più equo possibile.

 

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vincesko 30 giugno 2011 alle 16:33

PS:
Prendendo spunto da un servizio appena trasmesso da Radio3-Fahreneit, riporto una lunga ed interessante intervista al propugnatore della de-globalizzazione, Walden Bello:

Walden Bello, scrittore ed accademico filippino, e’ uno dei maggiori critici della globalizzazione e delle derive finanziare del nostro mondo. L’ho incontrato alcuni mesi fa nel suo ufficio di Manila.
http://silvestromontanaro.com/post/2734067473/deglobalizzare-intervista-a-walden-bello

 

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vincesko 30 giugno 2011 alle 16:38

PPS:
Walden Bello: de-globalizzazione, unica salvezza
http://www.libreidee.org/2009/07/walden-bello-de-globalizzazione-unica-salvezza/

 

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valerio_38 30giugno 2011 alle 17:32

@vincesko, post del 30 giugno 2011 alle 16:38

Ottima segnalazione. Ma come fai convivere Walden Bello con la rocciosa fiducia nelle magnifiche sorti e progressive della globalizzazione (e nella possibilità di governarla democraticamente) che ha pervaso, finora, i leader del PD?

 

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vincesko 30 giugno 2011 alle 19:22

@ Valerio_38 (17:32)

Io non credo che i leader del PD (partito composito, che alberga posizioni variegate) siano ora sostenitori acritici della globalizzazione. Ho piuttosto l’impressione che prevalga il ragionamento di Romano Prodi che la considera ineluttabile e quindi ne vede soprattutto i vantaggi da cogliere, non nascondendosi certamente gli svantaggi. Il problema, come dice Walden Bello (e come sostengo anch’io da tempo, visto che ne ho conosciuto le tesi poco fa) è che è necessario un movimento di popolo dal basso (che invece finora ha costituito la massa di utili idioti a loro favore) per vincere la pretesa di 4 gatti potentissimi, ricchissimi, avidissimi e spietatissimi di decidere la “schiavizzazione” del resto dell’umanità.

Ma il popolo italiano (come gli altri popoli occidentali) non può reggere altri 15 anni (durata probabile perché la legge dei vasi comunicanti produca il livellamento dei salari e degli assetti normativi sul lavoro) in una crisi economica devastante. Già ora, come s’è visto dai risultati elettorali e referendari, c’è sia una diversa consapevolezza del problema, sia, soprattutto, un più forte e diffuso spirito di reazione.

Ciò che mi preoccupa leggendo l’intervista a Walden Bello è che egli, a differenza di ciò che penso io, è che ritiene impossibile una soluzione socialdemocratica alla globalizzazione: “Quelli che sostengono «la globalizzazione è irreversibile, dobbiamo soltanto umanizzarla» si illudono: è impossibile umanizzare la globalizzazione, dovremmo piuttosto capovolgerla.”

Intanto, in attesa dell’eventuale de-globalizzazione, un bel compito si presenta ai leader del PD e a tutti gli altri leader di sinistra europei: rendere più equi gli scambi commerciali con i Paesi emergenti; fare pressione per ottenere un miglioramento dei loro salari e condizioni di lavoro; distribuire i sacrifici da noi in modo equo. Ma bisognerà smettere la nostra abitudine all’ammuina e pungolarne e sostenerne l’azione.

 

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valerio_38 30 giugno 2011 alle 22:05

@vincesko, post del 30 giugno 2011 alle 19:22

Mi fa piacere che la lettura dell’intervista a Walden Bello ti abbia aperto gli occhi (probabilmente solo un po’, ma è sempre un passo avanti). Ma ti inviterei a riflettere più a fondo sulle conseguenze delle considerazioni che Bello fa in quella intervista.
La globalizzazione non è un fenomeno atmosferico.
Un fenomeno atmosferico ha cause che sfuggono al nostro controllo, per cui è ineluttabile e si può solo cercare di ripararsi dagli effetti (e non c’è bisogno di Prodi per saperlo).
La globalizzazione, invece, è la conseguenza di scelte politiche consapevoli, dunque ha dei padri con nome e cognome ed è troppo comodo, dopo averla scatenata, venirci a raccontare che è ineluttabile (come proclama Prodi, forse perché ne ha condiviso una qualche responsabilità, visto che ha svolto il ruolo di consulente per Goldman Sachs) e che “bisogna governarla”.

Qualche elemento per identificare gli apprendisti stregoni della globalizzazione è fornito da un interessante passo di Luciano Gallino (Finanzcapitalismo, Einaudi 2011, pagg. 69-74). Il tetso è piuttosto lungo, chiedo scusa. Un altro passo, altrettanto illuminante puoi leggerlo al termine degli interventi sul precedente post di Odifreddi.

DOV’ERANO LE REGOLE E I REGOLATORI?

Al contrario di quanto solitamente si legge, la liberalizzazione dei movimenti di capitale non è stata un’invenzione dovuta esclusivamente a economisti, banchieri e politici americani, che gli europei in subordine hanno poi subito o imitato. Una spinta autonoma in tale direzione, e di grande forza, è provenuta dall’Europa occidentale.
Meno che mai risponde a verità che le sinistre europee siano state travolte da un processo di troppo superiore alle loro capacità di resistenza. La globalizzazione finanziaria è decollata grazie a contributi fondamentali di politici e partiti che si reputavano di sinistra; il che costituisce, a posteriori, un paradosso a fronte di un processo mondiale che è stato condotto palesemente in funzione antioperaia. Però codesti precedenti spiegano anche il fascino che la mitologia neoliberale o liberista ha avuto agli occhi della «nuova sinistra» britannica, tedesca, italiana, ivi compresi non pochi già appartenenti ad auto-estintisi partiti comunisti.

Della liberalizzazione dei capitali sono stati protagonisti soprattutto alcune personalità della politica e dell’economia francesi, tra i quali ho già citato il presidente François Mitterrand, che prima era stato per dieci anni segretario del partito socialista, e il suo ministro dell’Economia e delle Finanze, poi presidente della Commissione Europea Jacques Delors, parimenti socialista. Ad essi si possono aggiungere Michel Camdessus, iperliberale nominato proprio da Mitterrand governatore della Banca di Francia (1984-87), e di lì transitato alla testa del Fondo Monetario Internazionale (1987-2000); Henri Chavranski, presidente dal 1982 al 1994 del Comitato per i movimenti di capitale e le «transazioni invisibili» dell’Ocse (espressione che pare quasi un’anticipazione della finanza ombra); Pierre Beregovoy, altro dirigente di primo piano del partito socialista convertitosi fervorosamente al liberismo,che ebbe poi modo di praticare nel ruolo sia di ministro dell’Economia e delle Finanze (1984-86, governo di Laurent Fabius; 1988-92, governo di Michel Rocard), sia come primo ministro (1992-93).
La conversione al neoliberalismo o liberismo dei massimi politici socialisti francesi venne sollecitata da una sconfitta. Fino al 1983 i francesi avevano tentato in ogni modo di ostacolare l’espatrio dei capitali nazionali all’estero, senza riuscirvi. In barba alle leggi e ai controlli vigenti, i patrons della finanza e dell’industria muovevano i capitali come e dove volevano. Tra il 1983 e il 1986 la dirigenza politica dell’Esagono mutò radicalmente di posizione: se i movimenti di capitale risultavano comunque incontrollabili, quanto invisibili, tanto valeva rendere esplicita e pienamente legalizzata la loro libertà di movimento.
Prendeva così corpo, accanto se non addirittura prima del più famoso Consenso di Washington, il Consenso di Parigi.
Dopo il 1986, si legge in un lungo saggio dedicato per intero a quest’altro consenso, «varie personalità francesi arriveranno a figurare in primo piano tra coloro che hanno reso possibile la globalizzazione come la conosciamo oggi… Non sono gli Stati Uniti che hanno condotto la battaglia per istituzionalizzare le regole e gli obblighi di un mercato finanziario liberale … I francesi non vi sono stati forzati dagli Usa; sono essi che hanno preso la testa del movimento»”.
La Germania e il Cancelliere Helmut Kohl furono sin dall’inizio i loro migliori alleati; la Commissione Europea guidata dal socialista Delors si adoperò con successo per coinvolgere nella liberalizzazione l’Italia, la Spagna e altri paesi.

Negli Stati Uniti la battaglia per liberalizzare i movimenti di capitale, adducendo in molti casi proprio l’esempio battistrada dell’Europa, ha preso soprattutto forma di smantellamento della legislazione che durante i primi due mandati presidenziali di Franklin D. Roosevelt (1932-1940) era stata introdotta per impedire alle banche e altre istituzioni finanziarie di operare con finalità speculative, largamente eccedenti la loro funzione primaria di sostegno dell’economia reale.
Il testo più importante di tale legislazione è stata la seconda legge Glass-Steagall, approvata nel giugno 1933 (una prima legge del 1932, proposta dagli stessi deputati, non ha lasciato molte tracce). La nuova legge vietava anzitutto alle banche commerciali di operare allo stesso tempo come banche di investimento; il pericolo essendo, quando le due attività fanno capo a una medesima società, che i depositi, garantiti dal governo, vengano utilizzati per operazioni ad alto rischio, le cui eventuali perdite non hanno alcun diritto a essere rimborsate a spese del contribuente. Inoltre diversi articoli della legge, insieme con altri testi legislativi cui rinviava, oppure emanati in seguito per completarla, vietavano di collocare fuori bilancio sia attivi che passivi; ostacolavano gli scambi di derivati al di fuori delle borse a fini speculativi; ponevano un freno all’ingigantimento degli enti finanziari mediante fusioni e acquisizioni. In altre parole la legislazione introdotta dal Congresso dopo la crisi del ‘29 impediva alle istituzioni finanziarie di compiere quasi tutti quei generi di operazioni che erano state all’origine della crisi di allora e lo sono state, su un piano ancora più ampio, di quella attuale.
Dopo anni di pressioni e di lobbying da parte delle grandi banche e compagnie di assicurazione, comprendenti anche il versamento di centinaia di milioni di dollari a favore delle campagne elettorali di politici sia repubblicani che democratici, oltre a numerosi interventi legislativi ad hoc che l’avevano ormai drasticamente depotenziata, la legge Glass-Steagall fu ufficialmente abolita nel novembre 1999. Strumento operativo della sua soppressione fu il Financial Services Modemization Act, nota anche come legge Gramm-Leach-Bliley dal nome dei suoi proponenti, firmata dal presidente democratico William J. Clinton. Essa rendeva nuovamente possibile alle banche di compiere tutte le operazioni ricordate sopra, a conferma del fatto che la memoria dei politici, e dei banchieri, è davvero corta.
Tra le altre numerose leggi di minor risalto che hanno totalmente liberalizzato le attività delle banche americane va ricordato il Commodity Futures Modemization Act (Cfma) del dicembre 2000, anch’esso firmato dal presidente Clinton. E stato principalmente il Cfma a spalancare le porte alla moltiplicazione senza limiti dei derivati trattati al di fuori dei mercati di borsa. Se ne giovò su larga scala, non da ultimo per truccare i bilanci societari, l’archetipo dei disastri industrial-finanziari degli anni 2000, la Enron.

La deregolazione delle attività degli enti finanziari, tanto quella compiuta in Usa a partire dalla presidenza Reagan (1981-1988) e dai governi di Margaret Thatcher nel Regno Unito (1979-1990), quanto quella avviata quasi contemporaneamente dalla Francia nella futura UE, presenta alcune caratteristiche che è utile, per comprendere le cause della crisi, annotarsi con cura. Innanzitutto essa rende evidente che deregolare non significa affatto abolire le regole in vigore, allo scopo di permettere ai suddetti enti di agire come gli pare. Significa piuttosto sostituire le regole esistenti con altre che allargano a dismisura il perimetro delle attività degli enti stessi, rendendo pienamente legali molti tipi di attività che senza le nuove regole potrebbero essere esposte a contestazioni sia da parte di qualche pignolo rappresentante della legge, sia dei risparmiatori; sia, ancora, da qualche istituzione concorrente. Nella realtà le regole «liberalizzanti» possono essere assai più complicate e lunghe di quelle vincolanti. Per dire, il Cfma americano del 2000, da cui sono discese le nuove generazioni di derivati, era soltanto un emendamento a una legge di per sé assai corposa, ma occupava ben 262 pagine.
In secondo luogo, sia cedendo a pressioni o lusinghe politiche, sia operando esse stesse come braccio politico, le autorità di sorveglianza – in primo piano la Fed e la Sec americane, ma anche la Banca d’Inghilterra e la connazionale Financial Services Authority (Fsa), nonché la Banca Centrale Europea -anziché badare all’applicazione delle regole in vigore, hanno sovente spianato la strada delle liberalizzazioni dando scarso peso ai pericoli che ad esse palesemente si accompagnavano, e non di rado ignorandoli del tutto. Quelli insiti nella bolla immobiliare, gonfiata anche dal predatory lending, ossia dai mutui non soltanto concessi con troppa facilità ma pure truffaldini, erano evidenti a molti osservatori fin dal 2003-2004. Del pari i medesimi enti hanno sottovalutato o ignorato i segnali di grave destabilizzazione del sistema finanziario che pure molti centri studi, facenti capo proprio all’establishment dell’alta finanza, avevano lanciato.
Allo stesso proposito merita ricordare i dettagliati rapporti della Banca dei Regolamenti Internazionali e, nientemeno, del World Economie Forum (Wef), un’associazione ultraliberale. In uno di questi, pubblicato nel gennaio 2007, il Wef sottolineava: «Negli ultimi dieci anni i prezzi delle case sono raddoppiati in termini reali sui mercati più maturi (e su alcuni mercati emergenti), spingendo i rapporti prezzo/reddito a livelli mai visti in precedenza. Molti esperti temono una caduta dei prezzi su larga scala, con differenti impatti sul consumo, la crescita economica e il prezzo di altri attivi». Nel rapporto il rischio che ciò accadesse era stimato sopra il 10 per cento (un livello da considerare altissimo: nessuno salirebbe su un’auto, un ascensore o un aereo di cui sapesse che ha il 10 per cento di probabilità di guastarsi in marcia); le perdite economiche conseguenti erano previste superare un trilione di dollari. Nonostante simili preavvisi, sia Alan Greenspan, l’ineffabile presidente della Fed che la bolla stessa aveva energicamente favorito con la sua politica monetaria, sia il suo successore Ben Bernanke, continuarono a ripetere che il mondo della finanza aveva raggiunto una tale maturità ed efficienza di mezzi da non aver più bisogno di alcuna regolazione da parte dello stato: era perfettamente in grado di regolarsi da solo.
Nel Regno Unito, ci volle l’assalto del pubblico agli sportelli della Northern Rock (settembre 2007) affinchè il Cancelliere dello Scacchiere (cioè il ministro delle Finanze) e la Financial Services Authority si rendessero conto che il tetto del sistema stava per crollare. Nell’eurozona la banca franco-belga Dexia è stata salvata dalla bancarotta nell’ottobre del 2008 con un esborso di 6,4 miliardi di euro (cui ha contributo anche il Lussemburgo). Anche in questo caso è difficile ammettere che le banche nazionali di Francia e Belgio non sapessero, da almeno un anno, che essa era in pericolo a causa delle massicce partecipazioni a banche di investimento straniere sull’orlo dell’abisso come la Lehman Brothers (che nell’abisso cadde appunto nel settembre 2008). Quanto alla Banca centrale europea, concentrata com’era nella sua battaglia contro improbabili rischi di inflazione, fino all’ultimo non sentì, non capi e non aprì bocca su quanto stava accadendo.

Si possono dare diverse spiegazioni del fatto che le massime autorità finanziarie internazionali sembrino non aver né visto né compreso l’avanzare della crisi, quando non l’abbiano addirittura favorito. La storia e i personaggi del trentennale processo di deregolazione, riassunto sopra, ne suggerisce una su tutte: in Usa come nella UE gli intrecci organizzativi, personali e ideologici tra finanza e politica, tra enti che dovrebbero essere regolati ed enti regolatori, tra cariche private e cariche pubbliche, sono stati e sono tuttora così stretti da rendere illusoria l’attesa che anche in vista della crisi la politica riprendesse una congrua misura di autonomia, se non di potere, rispetto alla finanza.

Concordo con te, vincesko: “ un bel compito si presenta ai leader del PD e a tutti gli altri leader di sinistra europei”.
Ma qui l’unico “che ha fatto ammuina”, almeno finora, sei tu. Possibile che il tuo intuito infallibile (”che sa fare 2+2 mentre gli intelligentoni no”) non si sia mai accorto che gli attuali leader del PD (e in particolare i miglioristi ex comunisti ai quali ti senti vicino, quelli che a Milano, ai tempi di “manipulite” erano sarcasticamente indicati come “piglioristi”, a significare la loro contiguità, anche “pragmatica”, con le peggiori abitudini del craxismo) hanno condiviso per due decenni (e condividono ancora) l’ideologia neoliberale che ha costituito il fondamento teorico della globalizzazione?
Speri di salvare il pollaio facendo appello alle volpi? Ma vincesko, ma dove hai vissuto finora?

 

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vincesko 1 luglio 2011 alle 00:27

@ Valerio_38 (30.6 22:05)

Documento interessante. Ma di nuovo, per la quarta o quinta volta in un mese, mi attribuisci una “colpa” che non ho. A tua discolpa, riconosco che tu non puoi sapere come compiutamente la penso, poiché frequento da poco questo blog, anche se… E perché non sai che io ho l’abitudine di fare l’avvocato del diavolo o limitarmi a giustapporre due tesi contrapposte sullo stesso tema per sollecitare il dibattito e chiarirmi ulteriormente le idee. Né puoi sapere che soltanto da 2 anni ho ripreso, dopo 30 anni, una qual certa attività politica, quasi tutta svolta nel web.
Ora, per “discolparmi”, riporto alcuni miei commenti ‘postati’ l’anno scorso in un circolo on-line del PD (ormai chiuso):

Permalink Risposto da Vincenzo su 25 Giugno 2010 a 18:04
Sullo stesso argomento e su altro.
Talora, trovo il compagno Alfredo Rechlin “troppo” intelligente. Come quando, qualche settimana fa, in un’intervista all’Unità, ha definito Pieluigi Bersani una brava persona, ma non un granché come segretario.
Giudico, invece, questo suo articolo, che allego, del tutto condivisibile. Anch’esso evidenzia un’esigenza che è mia da tempo: quella “riformistica” di un’alleanza tra i produttori, che deve andare di pari passo con un’azione collettiva, volta a contrastare la pretesa egoistica ed inaccettabile di un pugno di miliardari e milionari di anteporre ed imporre il loro interesse a quello di miliardi di altri uomini e donne. E per far questo impongono ai governi assenza di regole stringenti; comprano o riescono ad ottenere il consenso dei ceti abbienti, ma anche di quelli poveri; si avvalgono dell’opera, ben retribuita, di intellettuali, economisti e giornalisti, e di “utili amici” come Marchionne.

Permalink Risposto da Vincenzo su 1 Luglio 2010 a 13:22
Mentre i leader europei discutono, il presidente USA “espugna” Wall Street.
Usa, Obama esulta: varata la riforma di Wall Street

Permalink Risposto da Vincenzo su 16 Luglio 2010 a 21:31
‘Post’ interessante. Sorge spontanea una domanda: stamane a Radio3, anche Loretta Napoleoni ha affermato che bisognerebbe ripensarci sulla mondializzazione dell’economia. Ma secondo te è un’ipotesi realizzabile concretamente? E come? E con quali vantaggi/svantaggi (tra questi ultimi, un aumento dell’inflazione)?

Permalink Risposto da Vincenzo su 30 Luglio 2010 a 16:14
Allego anche qui l’editoriale di domenica 25.7 di Eugenio Scalfari, che ho già riportato nel thread “Che ne pensiamo della CGIL?”, che continua quello del 20 giugno sui “vasi comunicanti” (“A Pomigliano comincia l’epoca dopo Cristo”) ed in cui riparla del caso Pomigliano come “apripista” ed, in conclusione, riafferma (come aveva fatto nell’editoriale precedente parlando dell’indispensabilità di“un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha”) che “Questa delle ingiustizie sociali da combattere è la madre delle riforme”.
Lo faccio sia perché è pertinente qui, sia perché si lega molto bene con l’analisi che fa Massimo Mucchetti sul “Corriere”, sulla quale richiamo l’attenzione di tutti, poiché parla anch’egli della Fiat, ed affronta con parole nette e franche uno dei problemi cruciali cui siamo di fronte: gli effetti negativi della globalizzazione ed i modi alternativi, addirittura opposti, in cui affrontarli: se privilegiando gli interessi miopi ed egoistici, dannosi in prospettiva futura, di una sparuta minoranza (“le elite finanziarie”) oppure difendendo “l’economia sociale di mercato dell’Europa”.
E’ una questione cruciale che, lo sostiene con forza anche Vendola nel suo intervento recente (vedi l’altro thread su di lui), interpella in primo luogo tutto il centrosinistra.

http://pdobama.ning.com/forum/topics/la-portata-della-crisi

Potrei continuare a lungo (ne scrissi centinaia di ‘post’ su vari temi per rianimare il circolo).

 

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vincesko 1 luglio 2011 alle 11:04

OT (ma fino a un certo punto…).

Dopo questa notizia di oggi:

IL CASO
Strauss-Kahn potrebbe essere liberato
“Troppe lacune in racconto cameriera”

Clamorosa retromarcia degli investigatori, lo scandalo che ha fatto perdere il posto al direttore del Fondo monetario internazionale potrebbe essere una montatura. Un investigatore: “L’indagine è un disastro”. La donna ha un rapporto sospetto con un detenuto e riceve versamenti sul suo conto da tutto il mondo
dal nostro inviato ANGELO AQUARO

ripropongo questo mio commento ‘postato’ in un ‘post’ precedente (”Chi ama Osama o Obama”), che suscitò le reazioni sdegnate di Valerio_38 e di Aurelianus):

L’“affaire” Dominique Strauss-Kahn

Prima del fatto: il giorno 12.5 scorso ho pubblicato nel blog “Percentualmente” il seguente commento:
“Luciano Barca, in questo articolo, evidenzia e giudica positivamente il cambiamento di rotta del FMI per merito del nuovo direttore generale, Dominique Strauss-Kahn.
“E’ necessario ridurre le ineguaglianze. Le indicazioni del Fmi per uscire dalla crisi”
http://www.eticaeconomia.it/e%e2%80%99-necessario-ridurre-le-ineguaglianze-le-indicazioni-del-fmi-per-uscire-dalla-crisi.html

Dopo il fatto, il 16.5, ho commentato così:

Elementi pro e contro di un “affaire” che mi ha colpito molto (vedi più sopra), perché sfortunatamente coinvolge un potente di orientamento socialdemocratico, che – l’ha detto il suo amico Fitoussi – ha urtato ambienti conservatori molto potenti perché ha cambiato la dottrina del FMI.

Aggiungo una considerazione – come dire? – esclusivamente tecnica. Io sono del parere che si possa essere succubi dei propri “istinti” e che quando questo succede non prevale certamente il raziocinio, ed emerge un lato della personalità sconosciuta agli altri, ancorché amici o parenti stretti; ma credo anche che per certi tipi di violenza (v. articolo allegato) – se di questo si tratta – sia praticamente indispensabile una qualche “collaborazione” della vittima, almeno sotto forma di acquiescenza imposta, che può essere frutto soltanto di una minaccia grave o di una forma estrema di subordinazione psicologica.

“Graffi sul torace di Strauss-Kahn
difesa in difficoltà, niente scarcerazione”

[...] “Dominique non è stupido: uno stupro in un hotel di New York è l’ultima cosa che farebbe”, ha detto l’economista Jean Paul Fitoussi.
(Fitoussi – l’ho sentito in diretta – ha fatto queste dichiarazioni stamattina a “Radio3-Tutta la città ne parla”).

E ieri, 18.5:

Nell’articolo di oggi (“Dostoevskij nella suite”, troppo severo e giocato quasi interamente in chiave di colpevolezza (ma anche di stupidità), Barbara Spinelli scrive: 
“Ci sono tutti gli ingredienti della favola nera: c’è il Dr. Jekyll che beve la miscela che s’è fabbricato e barcolla in vie notturne tramutato in criminoso Mr. Hyde. E c’è qualcosa di talmente cupo che si stenta a non fantasticare su avversari che altro non aspettavano che il finale sbandamento. Perché gli avversari politici esistevano, sesso e violenza non occupavano tutti gli spazi di DSK. Quel che stava facendo, nel Fondo, era secondo alcuni una rivoluzione. Appena 9 giorni prima del fattaccio, Joseph Stiglitz, l’economista che da anni denuncia i misfatti del Fmi, scrisse un articolo in cui annunciava la svolta radicale che Strauss-Kahn voleva imprimere all’istituzione: la fine delle condizioni capestro imposte ai paesi poveri, il “nesso indispensabile tra equità, occupazione e stabilità economica”, la volontà di mettere tale nesso al centro del governo mondiale dell’economia (discorso alla Brookings Institution, 13 aprile 2011)”.

Vedremo gli sviluppi, ma quel che è certo è che i ricchissimi – ingordi e crudeli – hanno ora un potente nemico in meno.

 

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valerio_38 1 luglio 2011 alle 11:24

@vincesko,post del 1 luglio 2011 alle 11:04

E’ inutile tentare di giustificare le “scappatelle” di Strauss-Kahn, magari solleticando i soliti riflessi condizionati maschilisti.
Il problema è semplice: se Strauss-Kahn era davvero al centro di uno scontro epocale con i predatori della finanza, perché stava impostando una “rivoluzione” nelle politiche del FMI, che senso aveva, per lui, mettere a repentaglio la sua “battaglia epocale” per non perdere l’occasione di una squallida avventuretta con una cameriera in un albergo di NY?
Solo un idiota (come Clinton, per intenderci) può cascare in una trappola così ovvia e prevedibile. Quindi, qualsiasi retroscena emergerà dalla vicenda (stupro o rapporto consenziente non ha alcuna importanza), non potrà cambiare il giudizio: Strauss-Kahn è stato e rimane un idiota. Strano che il tuo infallibile intuito non ti dia questa semplice ed ovvia risposta. Che sia condizionato da qualche sottostante riflesso di protezione maschilista?

 

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vincesko 1 luglio 2011 alle 12:05

@ Valerio_38 (11:24)
Bel modo – tignoso – di continuare a vedere l’”affaire” DSK. E – cela va sans dire – moralistico.
Continui a dare per scontata la veridicità dell’imputazione, facendo strame del principio di civiltà giuridica di presunzione d’innocenza.
Non prendi in conto neppure quanto ho scritto sulla potenza delle pulsioni (maschili o femminili!), che tu cataloghi – beato te: sei indenne o hai sublimato le tue? – sotto la voce “idiozia”.
Il mio intuito (poiché ne so quanto te) è incline, poi, ad escludere il complotto ex ante dei poteri forti, [*] ma non l’evidente strumentalizzazione ex post, cui ti presti anche tu…
T’inviterei sommessamente ad interrogarti ed esercitare il tuo di intuito – invero piuttosto anchilosato – sul caso Grecia ante e post gestione Strauss-Kahn del FMI.

[* In questo caso, il mio intuito (quasi) infallibile parrebbe, sottolineo parrebbe, avere fatto cilecca, cfr. la conclusione della Ricostruzione de L’affaire Dominique Strauss-Kahn  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763669.htm].

 

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tony_montana_ii 1 luglio 2011 alle 12:25

@vincesko
Hai ragione da vendere.
Prima di tutto, quasi a compensazione (la “giustizia” per alcuni è questo, ahinoi!) abbiamo come nuovo presidente del FMI, Christine Lagarde, una francese (sempre europei o americani al FMI? quando capiranno che il mondo è cambiato e che forse sarebbe più opportuno accorgersene!).
Tre giorni dopo la nomina della Lagarde, ecco trapelare la notizia che Strauss-Kahn è probabilmente innocente (personalmente non avevo dubbi).
Non sono un complottista, ma evidentemente, ex post, qualcuno ne ha approfittato.

———-
Sento parlare di globalizzazione come se fosse un problema! Sembra che questo mostro abbia creato degli scompensi enormi, che stia affamando interi popoli, ecc…
A me pare che questo processo, iniziato dopo la crisi petrolifera e in accelerazione dopo la caduta del blocco sovietico, ha portato, a conti fatti, più benefici che altro.
Se si vuole più equità e più ridistribuzione delle ricchezze, è naturale che la parte ricca del mondo (noi!) stia peggio di prima a tutto vantaggio dei paesi emergenti (che ora stanno decisamente meglio di prima). 60 milioni di italiani rappresentano il 4% della popolazione cinese. Tutta la popolazione europea è appena 1/3 della Cina.
Andatelo a dire ai cinesi di fermarsi ora. Questa sì che verrebbe vista come una mossa neocoloniale!
Quando si fece entrare la Cina nel WTO, eravamo tutti convinti di poter invadere il mercato cinese con i nostri prodotti; in realtà sono loro che hanno (giustamente, questa è la forza del mercato) invaso noi. L’unica cosa che possiamo fare è competere ad alto livello con la Cina, migliorandoci. Loro hanno il Maglev, noi per costruire la TAV siamo partiti all’ultimo giorno, con l’ausilio della forza. Il nostro principale ostacolo siamo noi stessi!

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tony_montana_ii 1 luglio 2011 alle 12:27

PS: Dimenticavo di dire che anche in Occidente (non so in Italia) si sta meglio di prima, anche se la contingenza attuale è di stampo recessivo.

 

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vincesko 1 luglio 2011 alle 13:18

@ Tony_montana (12:25)

DSK
Per legge non scritta, la Banca Mondiale è appannaggio di uno statunitense, l’FMI di un europeo.
La notizia su DSK, come forse si sa, è del New York Times:
http://www.nytimes.com/2011/07/01/nyregion/strauss-kahn-case-seen-as-in-jeopardy.html?ref=global-home

Globalizzazione
La globalizzazione oggi non è un gioco equo (se leggi l’intervista a Walden Bello allegata sopra ne hai conferma), sia per la sottovalutazione dello yuan cinese (e del dollaro USA), che equivale a mettere un dazio sulle importazioni cinesi (o americane), sia per il dumping sociale, la cui gestione è politica (cioè in mano al partito comunista cinese); sia per l’assenza di controlli qualitativi e normativi efficaci ed incisivi sulle merci cinesi o orientali o extra UE prodotte dalle nostre aziende delocalizzate, importate in UE.
Quando l’Italia ha chiesto una normativa più severa sulle importazioni di prodotti tessili a difesa dei nostri prodotti, i Paesi scandinavi si sono opposti, per salvaguardare il vantaggio dei consumatori svedesi o finlandesi dei bassi prezzi dei prodotti cinesi.
Va rimarcato che bisogna appunto distinguere gli effetti della globalizzazione sui vari Paesi UE, sulla base del criterio della complementarità delle nostre economie con quella cinese, massima ad esempio per la Germania, non altrettanto, purtroppo, per l’Italia.
Una normativa e controlli più stringenti vanno contro gli interessi – esogeni – della potente Cina, ma anche quelli – endogeni – delle nostre potentissime multinazionali, che producono a prezzi cinesi (1/10 di quelli occidentali) e vendono da noi a prezzi occidentali, lucrando gli enormi sovrapprofitti.
Questo, più che un’improbabile de-globalizzazione, è forse il problema prioritario da aggredire.

 

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vincesko 1 luglio 2011 alle 17:45

Ne approfitto, visto che Preferax25, che reclamava spazio, non pubblica commenti.

IL CASO
Strauss-Kahn tornerà libero
Ok della procura a scarcerazione

Clamorosa svolta per l’ex direttore del Fondo monetario internazionale agli arresti domiciliari con l’accusa di stupro ai danni di una cameriera. Dubbi sulla credibilità della accusatrice. Riavrà indietro la cauzione versata, con la revoca della custodia cautelare, ma sarà soggetto a restrizioni

http://www.repubblica.it/esteri/2011/07/01/news/ok_scarcerazione_strauss-kahn-18509368

 

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valerio_38 1 luglio 2011 alle 18:55

@vincesko, post del 1 luglio 2011 alle 12:05

Che c’entra la questione “innocenza” o meno?
Il fatto che Strauss-Kahn abbia offerto a una cameriera d’albergo (con la quale, per suo esplicito riconoscimento, ha effettivamente avuto un rapporto sessuale) la possibilità di trascinarlo in tribunale per me è sufficiente per dire che è un idiota. Punto. Qui le pulsioni c’entrano come i cavoli a merenda. Se una persona della sua età e con le sue responsabilità sa di non poter controllare la patta dei suoi pantaloni e non può resistere all’idea di scegliere a capocchia partner occasionali può esprimersi in innumerevoli carriere di grande prestigio sociale, dati i tempi (gigolò, critico d’arte, tycoon televisivo, tuttologo, ecc.), ma se pretende di calarsi nei panni dello statista o del gran commis di istituzioni internazionali (dove sibilano sciabole e coltelli dietro ogni angolo) va in cerca di guai, e immancabilmente li trova (in Italia come altrove).
Tutto il resto è fumo.

 

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vincesko 1 luglio 2011 alle 21:14

@ Valerio_38 (18:55)
Non fare il finto tonto, tutti possiamo errare, diabolico è perseverare.
Ti rammento che all’inizio tu eri convintissimo della sua colpevolezza.
Le pulsioni “c’entrano come i cavoli a merenda” soltanto per uno che – sovrumano – o ne è immune o le ha sublimate. Per il resto dell’umanità, soprattutto per i potenti (vedi SB o ciò che si usa definire doppia morale, prima degli aristocratici, ora dei ricchi in genere), è pane quotidiano.
Chissà quante volte DSK si sarà trovato in quella situazione (pare molte volte). In questo caso, risulterebbe che il rapporto sia stato regolarmente consenziente (mero incontro di domanda e offerta). Definirlo per questo un’idiota è soltanto una manifestazione di moralismo benpensante. Se si fosse reso colpevole di violenza, allora sì avresti ora tutto il diritto di definirlo idiota, o peggio.
Ti auguro una bella scopata.

PS: Piuttosto, sarei molto interessato a conoscere sinteticamente le soluzioni di Gallino alla globalizzazione, se ne ha di concrete e praticabili.

 

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valerio_38 1 luglio 2011 alle 23:58

@vincesko, post del 1 luglio 2011 alle 21:14

Non fa parte della mia mentalità elucubrare sulla colpevolezza o meno di un personaggio che non conosco, che è stato coinvolto in un episodio fin dall’inizio dai contorni poco chiari e di cui si continua a sapere con certezza ben poco.
La colpevolezza o meno di DSK verrà appurata da una corte. Io ho espresso fin dall’inizio (e continuo a esprimere) un giudizio politico sul comportamento abituale del personaggio DSK (in base ai numerosi e controversi episodi di cui era stato protagonista anche in precedenza). E questo tipo di giudizio politico non ha bisogno di attendere la sentenza del giudice USA, così come, se vedi un tuo vicino uscire da casa tua con la tua argenteria, non hai bisogno di attendere i tre gradi di giudizio delle corti repubblicane per smettere di considerarlo ospite gradito in casa tua (copyright Piercamillo Davigo).
L’abitudine di tacciare di “moralismo” (il termine, non a caso, è stato impugnato per la prima volta dai ladroni craxiani per irridere i loro “ingenui critici”) chiunque pretenda che chi assume cariche pubbliche si comporti in modo “virtuoso” è un segno della degenerazione dei tempi.
Invocare le “naturali pulsioni” (la versione “politicamente corretta” dei vecchi ammiccamenti tipo “si sa, l’uomo è cacciatore”) per scusare gli umilianti sotterfugi di Clinton con Monica Lwinsky, i traffici di escort e cocaina nei quali sono coinvolti, sempre più spesso, membri di parlamenti e di governi così come giovani rampolli di illustri stirpi industriali, la risaputa abitudine di Strauss-Kahn di molestare spudoratamente qualunque donna gli capitasse a tiro, è il modo migliore per accelerare il generale degrado del costume civile. Perché, come è noto, l’esempio viene dall’alto e sarebbe singolare aspettarsi che i governati sviluppino virtù civili se è considerato normale che i loro leader si ritengano al di sopra della legge, siano mentitori abituali nella loro vita privata come in quella pubblica, vivano di sotterfugi, non abbiano scrupoli a mettersi in situazioni che li espongono al ricatto (il che demolisce le basi del rapporto di fiducia fra rappresentanti e rappresentati, rapporto che, per definizione, non è possibile se i rappresentanti sono dei gaglioffi).
Per questo, dai suoi rappresentanti il popolo dovrebbe pretendere il rispetto di standard di virtù civili superiori di quelli ai quali si pretende si attengano i semplici cittadini. Altro che “moralismo”.

PS. Il tuo linguaggio raggiunge vette ineguagliabili di eleganza e raffinatezza, quando vuoi mostrarti moderno, disinvolto, disinibito. A ben vedere, peraltro, non sei molto originale. In fondo è il solito, trito gallismo italico, solo un po’ più volgare. Anche in questo, sei probabilmente debitore al dominante mood berlusconiano. Ognuno si sceglie i modelli che sente più vicino alla propria sensibilità.

PS. Il libro di Luciano Gallino è disponibile in libreria. Le questioni complesse non si possono “conoscere sinteticamente”, premasticate. Bisogna imparare a masticarle in proprio.

 

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vincesko 2 luglio 2011 alle 01:03

@ Valerio_38 (01.07 23:58)

Oh, questo tuo ultimo commento mi è piaciuto di più; hai smesso i toni esageratamente indignati ed hai anche calibrato in misura più congrua giudizio morale e pruderie d’antan, purtroppo con uno slalom-scivolata in un potpourri di vocaboli e immagini da codice penale, che credo, o almeno spero, siano propri solo di una minoranza di coloro che sono investiti di cariche pubbliche.
Ai quali non si può chiedere l’ascetismo o la castità. Una congrua dose di sesso non può che far loro del bene. Non tutti hanno la capacità di sublimare. Del resto, guai se si sottoponesse un po’ di gente – di varie professioni – ad uno screening psicologico: se ne vedrebbero delle belle.

Uso certi termini spiazzanti strumentalmente, per la loro efficacia quando si tratta di sgretolare un muro di rigidità.

Leggo soltanto classici, romanzi russi e libri di psicologia, negli ultimi tempi anche di storia. Comunque, non credo proprio che, se decidessi lontanamente di acquistare il saggio di Gallino, riuscirei a trovarlo nel piccolo paese isolato dove ora sto, anche ordinandolo (c’ho già provato con un altro libro). Né credo non si possa tentare di riassumerne – se esistono – le soluzioni alla globalizzazione. A meno che non siano elucubrazioni da intelligentone, che non m’interessano.

 

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valerio_38 2 luglio 2011 alle 15:22

@vincesko, post del 2 luglio 2011 alle 01:03

I libri si possono ordinare via web anche se si abita in uno sperduto paesello. Leggere qualche libro intelligente penso ti farebbe bene. Forse contribuirebbe a diminuire la tua spocchia e a instillarti qualche dubbio sul tuo infallibile intuito.
Aspettarsi una ricetta di poche righe (perché deve pure essere concisa), che dia “soluzione alla globalizzazione” (come dici tu), è confondere un libro di analisi politica ed economica con un giallo, nel quale tutto si risolve con il nome dell’assassino.
Qui, caro vincesko, si sa già chi sono gli “assassini” (e quindi quali potrebbero essere le strategie per venire a capo della catastrofe incombente), ma i tuoi amici del PD fanno i pesci nel barile da circa venti anni, perché hanno flirtato con gli “assassini” fino a ieri e continuano a credere che quegli “assassini” siano dei benefattori dell’umanità, i promotori del progresso.

 

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vincesko 2 luglio 2011 alle 23:39

@ Valerio_38 (15.22)

DSK
Federico Rampini (v. 
http://rampini.blogautore.repubblica.it/2011/07/02/cyrus-vance-jr-che-fara-costui/ ) scrive che la cameriera dell’affaire DSK faceva part-time la escort. Egli, da una parte, fa una sorta di ammenda scrivendo “dopo quel che è accaduto dal 14 maggio in qui non scommetto più su niente, accetto l’esistenza degli Ufo ed Elvis Presley è ancora vivo”; dall’altra, ragionando come te, esprime l’auspicio che:
“C’è da augurarsi che i due uomini più in vista di questa vicenda facciano la stessa fine: in pensione subito tutti e due, Cyrus Vance jr. e DSK”
, poiché “Un uomo che ha il bisogno così frequente di ricorrere a prostitute, non solo ha uno stile di vita inadatto al ruolo di statista, ma soprattutto è perennemente ricattabile. Infine, si autoassolve: “Mi sfugge ancor più la responsabilità dei media: nella ricerca della verità, in un caso come questo abbiamo strumenti certamente meno efficaci di quelli che ha la polizia di New York e il procuratore generale di Manhattan.
Bastava fare 2+2 per escludere lo stupro.

Globalizzazione e PD
Lasciamo perdere Gallino, ma tu come pensi si possa uscire dalla trappola della globalizzazione, chiunque l’abbia assecondata? Io le mie proposte le ho abbozzate sopra.
In ogni caso, ti pregherei di tener presente che: 1) è sconsigliabile fare di tutta l’erba un fascio, anche nel caso del PD – partito composito – occorre distinguere e fare nomi e cognomi, se tu ne hai; 2) io non uso fare sconti a nessuno, figuriamoci al PD, di cui sono soltanto un elettore critico; 3) il fatto ch’io mi prenda la briga di difenderlo – ma, se noti, caso per caso, quando lo trovo giusto, ad esempio di solito quando si tratti di Bersani, che io non ho votato alle primarie, ma che sto difendendo da almeno un anno, sia dagli attacchi esterni (inclusi i soloni della stampa e della comunicazione), sia da quelli terribili esterni ed interni dei forum e dei circoli on-line – non significa che ne accetti acriticamente la politica e l’operato: è che era (è) indispensabile far crescere l’unico partito che può sconfiggere la destra berlusconiana-tremontiana-bossiana-sacconiana, che è una vera iattura per l’Italia intera, esclusi i ricchi; tenendolo beninteso sotto osservazione, stimolo e critica, come ho deciso di fare anch’io, riprendendomi la mia piena libertà, con maggiore severità e frequenza, da quando le cose vanno meglio (e l’ho anche annunciato in un forum del PD, dove per parecchio tempo i paranoici che lo frequentano hanno scritto ch’io ero una sorta di “longa manus” dei dirigenti (sic), facendomi sganasciare dal ridere…

 

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tony_montana_ii 3 luglio 2011 alle 09:59

Ieri passavo davanti ad un negozio di elettrodomestici. In vetrina c’era un televisore a LED 40” di una bene nota marca a soli 389€, oppure con un finanziamento di 24 mesi con rata di 19€.

Prendo un gelato in una nota gelateria del centro e incontro un gruppo di ragazzi cinesi che parlano un ottimo inglese. Stanno facendo un viaggio in Europa: sono stati a Parigi, Londra, Roma e poi andranno a Berlino. I genitori di uno dei ragazzi posseggono una rivendita di motociclette. Gli chiedo cosa sanno dell’Italia e di Berlusconi: scoppiano a ridere e mi dicono “bunga bunga”. Sono tipici ragazzi della middle class.

Vado a casa di amici, guardiamo il telegiornale. Si parla della Siria. Migliaia e migliaia di persone in piazza combattono per la libertà, il lavoro e per cacciare il tiranno. Per incontrarsi ed evitare il più possibile la repressione e la censura, usano internet. E su internet, chi vuole, può leggersi le ragioni della loro protesta.

Certo, ci sono molti, tanti problemi, ma non cambierei questo mondo globalizzato così su due piedi. Soprattutto se la ricetta è, alla Walden Bello, un ritorno allo stato-padrone, ad una sorta di nazionalismo economico che non ha protetto mai nessuno.

 

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vincesko 4 luglio 2011 alle 00:20

@ Tony_montana
Certo, ci sono molti, tanti problemi, ma non cambierei questo mondo globalizzato così su due piedi. Soprattutto se la ricetta è, alla Walden Bello, un ritorno allo stato-padrone, ad una sorta di nazionalismo economico che non ha protetto mai nessuno.

1) Non mi sembra che Walden Bello suggerisca un ritorno allo stato padrone.
2) Chiediti se anche gli altri (ad esempio i lavoratori delle aziende che hanno delocalizzato o intendono farlo) non cambierebbero questo mondo globalizzato.
3) Il gioco della globalizzazione non è equo, e su questa asimmetria lucrano sia gli imprenditori e la “middle class” cinese, sia le multinazionali e gli imprenditori nostrani, come pensi si possa porvi rimedio?

 

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vincesko 6 luglio 2011 alle 01:57

@Tony_montana

Mi permetto di suggerirti d’informarti meglio su Guido Rossi.

Qui non è in discussione la funzione essenziale della finanza, ma il suo strapotere e la sua degenerazione diffusa.
La finanza, assieme alle multinazionali, ormai costituisce un potere sovraordinato, non giuridicamente beninteso, ma di fatto, rispetto ai poteri democraticamente eletti. Anche a me pare evidente che, dopo alcune utili decisioni adottate durante la prima fase della crisi, neppure l’uomo più potente del mondo, il presidente degli USA, possa molto contro lo strapotere della finanza. D’altronde, pare persino inevitabile, se i movimenti finanziari di soli 4 giorni sono superiori all’intero ammontare degli scambi di beni e servizi di un intero anno. L’unica soluzione è un movimento dal basso, di popolo, che, anziché dividersi e fare ammuina (come oggettivamente fai anche tu nel caso di Guido Rossi), pretenda e appoggi le indispensabili riforme.

 

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tony_montana_ii 6 luglio 2011 alle 08:48

@vincesko
Fare ammuina? Imparo da te probabilmente. Oppure forse è il fatto che nei mercati finanziari fare 2+2 non ti porta a nulla che ti fa sembrare ammuina quello che dico?

Per quanto riguarda la finanza, essa ha un solo potere in più rispetto ai poteri giuridicamente intesi. È sovranazionale, e quindi si comporta di conseguenza nel bene e nel male. Non esistendo di fatto un potere sovranazionale democraticamente e direttamente eletto (l’Europa può essere un esempio contrario, ma il Consiglio Europeo, l’unica con un vero e proprio potere è espressione dei governi nazionali e non dei popoli, come lo è invece il Parlamento), ha pochi vincoli e gli stati nazionali spesso non trovano accordi tra loro per regolare i mercati finanziari mondiali perché ognuno troppo occupato a farsi adescare dalla finanza cattiva e a guardarsi l’ombelico.

PS:
Guido Rossi: ex professore in materie economiche a Venezia, Milano (inclusa l’Università Salute-Vita del San Raffaele), Pavia, attuale professore di diritto commerciale alla Bocconi, ex presidente Consob, ex senatore della Repubblica (a suo attivo ha comunque l’aver presentato alcune delle migliori leggi italiani in termini di mercati finanzari… da iscritto alla sinistra indipendente, tsk!), ex presidente Montedison, ex presidente Telecom, ex consulente Abn Amro, ex dirigente Inter, ex commissario straordinario FIGC, attuale consulente Fiat, garante etico per la Consob, e mille altri incarichi. Se non è un uomo buono per tutte le stagioni costui! È sicuramente bravo, non lo metto in dubbio, però poi dice che i giovani non trovano posti dirigenziali in Italia. E te credo: fa quasi tutto Guido Rossi!

 

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vincesko 6 luglio 2011 alle 11:42

@ Tony_montana

Ammuina
Io non faccio mai ammuina quando si tratta di cose serie. E questo è un discorso serissimo: se la stragrande maggioranza della popolazione, in piccolissima parte composta da utili idioti ben retribuiti, la più parte gratis, non avesse l’abitudine di dividersi e di fare ammuina, come potrebbe un’esigua (in Italia) o infima (nel mondo) minoranza decidere per tutti e riuscire a “schiavizzare” il resto dell’umanità?

Io sono piuttosto individualista, ma poiché credo fermamente nella necessità di unire le forze, se si vuole perseguire il nobile obiettivo della giustizia sociale, che non è una parola vuota, ma la quintessenza del sentire democratico di sinistra riformista, a cui idealmente appartengo, ma anche un obiettivo che può essere condiviso da chi non ha una visione grettamente egoistica ed è consapevole che una distribuzione equa della ricchezza e del benessere è un vantaggio per tutti, occorre smettere l’abitudine autolesionistica di dividersi e fare ammuina, quell’ammuina che favorisce soltanto i ricchi potenti, egoisti, avidi e spietati.

Finanza
Ti sei risposto da solo, la finanza globalizzata non è controbilanciata da un potere politico altrettanto globalizzato. Ma, in più, ha raggiunto dimensioni spropositate e opera senza limiti etici e in barba a qualunque principio deontologico, di interesse generale e, direi, ormai di semplice buon senso, in un avvitamento parossistico che ha mutato profondamente l’equilibrio tra le variabili economiche, tolto risorse agli impieghi produttivi, accentrato le leve decisionali in pochissime mani sottratte a qualunque controllo democratico, ingigantito gli squilibri e le disuguaglianze, rese precarie ed insicure le vite di milioni e milioni di persone. E tu non trovi di meglio che criticare Guido Rossi, che a me pare abbia detto delle cose riscontrabili nella realtà e persino ovvie?

Guido Rossi
Sì, pare sia un tecnico competente, della cui competenza, pagando, si avvalgono tutti. Hai omesso di dire che è considerato il “comunista” col reddito dichiarato più cospicuo… Prova a dare un’occhiata all’archivio storico di “Repubblica”, così forse te ne fai un’idea più compiuta.
Ma, cambi o no il giudizio su di lui, mi pare lecito ed opportuno farti rilevare , per le ragioni anzidette, che non è né logico né utile, ma soltanto un po’ furbesco e comunque indice di ammuina, spostare il focus, a mo' di riflesso condizionato, dal grave problema del pessimo funzionamento del sistema finanziario, su cui occorre la massima consapevolezza del maggior numero di persone, al povero Guido Rossi, sol perché s’è permesso – mi pare a ragione – di parlar male degli USA.

Manovra correttiva
Faccio sommessamente notare a tutti che un’analoga consapevolezza è necessaria per contrastare adeguatamente la prassi scandalosa dell’attuale governo di destra di scaricare quasi tutto il peso del risanamento dei conti sul ceto medio-basso e sui poveri.

 

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tony_montana_ii 6 luglio 2011 alle 13:58

@vincesko
Guarda che quello che ho scritto su Guido Rossi nel primo commento all’articolo postato da aurelianus era un inciso (era pure messo tra parentesi) e non il core del mio commento, che non mi sembra fosse così tenero nei confronti della cattiva finanza. Quindi chi sta spostando ora il discorso? Chiudiamo il capitolo Rossi (di cui romanescamente non me ne po’ frega de meno) e veniamo al nocciolo: manca la regulation.
Io per esempio sono per la Tobin Tax e faccio mio questa parte dell’intervista che egli concesse a Der Spiegel:
Non ho assolutamente niente in comune con questi ribelli antiglobalizzazione. Naturalmente sono compiaciuto; ma il plauso più forte sta arrivando dalla parte sbagliata. Guardi, io sono un economista, e come molti economisti, io sostengo il libero scambio. Inoltre, io sono a favore del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Questi hanno preso in ostaggio il mio nome … La tassa sulle transazioni in valuta estera venne concepita per ammortizzare le fluttuazioni dei tassi di cambio. L’idea è molto semplice: ad ogni scambio di valuta in un’altra, una piccola tassa verrebbe applicata – diciamo lo 0,5% del volume della transazione. Questo dissuade gli speculatori poiché tanti investitori investono i loro soldi su una base a brevissimo termine. Se questi soldi vengono improvvisamente ritirati, le nazioni devono aumentare drasticamente i tassi di interesse per far sì che le loro valute restino attraenti. Ma alti tassi d’interesse sono spesso disastrosi per una economia nazionale, come hanno dimostrato le crisi degli anni novanta in Messico, sud-est asiatico e Russia. La mia tassa restituirebbe qualche margine di manovra alle banche emittenti delle piccole nazioni e sarebbe una misura di opposizione ai dettami dei mercati finanziari.

PS: La cosa scandalosa di questa manovra, norme ad personam a parte (il lupo perde il pelo ma non il vizio), è che è la solita manovra tremontiana di stampo recessivo. Dico io ci sarà pure un settore in Italia che lo stato vuole non dico incentivare, ma almeno non tagliare?

 

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valerio_38 6 luglio 2011 alle 15:47

@tony_montana_ii, post del 5 luglio 2011 alle 21:49

Noto, nel tuo post, il tuo solito, misterioso strabismo.
Dunque, secondo te, se dei privati comprano titoli tossici hanno la tua comprensione ma sono fatti loro (se la sono cercata), se invece i titoli tossici li comprano istituzioni pubbliche (immagino che ti riferisca a amministrazioni locali, come regioni, comuni, ecc.) allora è più grave.
Nel tuo discorso, stranamente, compaiono soltanto i compratori dei titoli tossico, ma non i venditori. Ma nella vicenda dei titoli tossici i venditori non sono dei benefattori. Sono stati i venditori, le holding bancarie (H), che hanno emesso i titoli tossici, CDO, e li hanno assicurati contro l’insolvenza con altri titoli tossici, CDS (emessi da società di assicurazione, A). Il rischio di insolvenza di questi titoli (o di loro tranche) era calcolato (e successivamente assicurato con CDS emessi da A) con algoritmi che si sono successivamente dimostrati errati, per cui H e A, come minimo, hanno agito in malafede o senza i necessari scrupoli. Basandosi sui risultati prodotti da quegli stessi algoritmi, le agenzie di rating, R, hanno assegnato alle varie tranche dei titoli tossici rating truffaldini, (per ragioni che erano ovvie fin dall’inizio ma sono state “scoperte” solo a valle della frittata: nell’assegnare i rating ai titoli tossici, le R erano in palese conflitto di interessi, essendo H il cliente principale dei servizi di R).
I clienti (C) hanno comprato i titoli emessi da H (carta) pagandoli a H con soldi liquidi (che H ha immediatamente riutilizzato per riavviare il ciclo di creazione/vendita di CDO).
Quando gli algoritmi per il calcolo del rischio di insolvenza hanno mostrato la loro inconsistenza (perché negli USA i mutuatari hanno cominciato a diventare insolventi in massa, non secondo la distribuzione statistica ipotizzata negli algoritmi per il calcolo del rischio di insolvenza) l’intero castello di carta (letterale) è crollato di schianto e la carta in mano a C non è più stata negoziabile, quindi ha perso la sua “liquidabilità”.
Tenendo conto dell’intero quadro, la tua idea che la crisi finanziaria sia attribuibile alla dabbenaggine di C (che non avrebbe resistito al fascino del cattivo diavoletto tentatore e si è buttato sulla “finanza cattiva”) è una trovata geniale, degna dei più originali ideologi del neoliberalismo (è parente dell’idea che se uno è disoccupato è colpa sua).
Per caso, ti risulta che quando c’è di mezzo un truffato (che non è stato capace di resistere al cattivo diavoletto tentatore) ci sia di mezzo anche un truffatore (il cattivo diavoletto tentatore, che a sua volta non resiste alla tentazione di buttarsi sulla “finanza cattiva”, ma nella veste, ben più remunerativa, di truffatore)?
Per caso, quel cattivo diavoletto tentatore non sarà qualcuno che ha spacciato per scienza algoritmi fasulli (che a qualcuno ha addirittura fruttato un Nobel)? Che ha “pagato” le agenzie di rating per far assegnare ai suoi titoli un rating tale da consentirne l’acquisto (obbligatorio per legge in gran parte dei paesi occidentali, che strana coincidenza!) da parte dei fondi pensione? Che ha distribuito i suoi titoli tossici in tutto il mondo mettendoli fuori bilancio (tramite apposite SIV), in modo da sottrarsi ai vincoli di deposito ai quali sono soggette le attività ufficiali delle banche da parte delle autorità di vigilanza?
Come avrebbe potuto, Tom, capire che il suo tentatore era un diavoletto cattivo e in malafede, se non erano state in grado di capirlo le agenzie di rating e nemmeno le autorità di vigilanza (inclusi i geni, sempre osannati dai neoliberali di tutto il mondo, come Alan Greenspan e Ben Bernanke, con tutti i loro faraonici staff)?
E’ per questa misteriosa “cancellazione del truffatore” (che fa sparire un John Law di dimensioni mondiali) che non capisci le critiche di Guido Rossi a Obama. Perché se ti degnassi di vedere la questione includendo nel tuo quadro i truffatori, scopriresti che le loro truffe non sarebbero state possibili se avessero avuto “meno libertà” (purtroppo i liberali sono contrari a limitare le libertà dei ricchi, mentre sono estremamente sensibili a limitare quelle dei ribelli della TAV), cioè se fossero stati in vigore i controlli sulla circolazione dei capitali (che sono stati eliminati negli anni ’80 e ’90) e i vincoli che impedivano alle banche di diventare troppo grandi per fallire e che impedivano loro di usare i depositi dei clienti (passività, assicurate dal governo) per trafficare titoli, speculare sulle valute e sulle commodities, gestire fusioni e acquisizioni (attività, che sono soggette ad alto rischio e non è logico che questi rischi vengano scaricati sui governi, cioè sui contribuenti).
Guarda caso, questa “libertà delle holding bancarie” che ha consentito la truffa dei titoli tossici è stata procurata da leggi apposite (le famose liberalizzazioni e deregolamentazioni degli anni ’80 e ’90). E, guarda caso, l’assenza di regole/obblighi è quella che viene sempre invocata dai neoliberali perché amplia le cosiddette “libertà”.

Perché Guido Rossi se la prende con quell’icona mediatica di Obama? Te lo spiego. Il congresso USA, nel luglio 2010 (quando i democratici avevano una solida maggioranza sia alla Camera che al Senato) ha approvato il Dodd-Frank Act, su proposta dell’amministrazione Obama. Nonostante le ambizioni che le sono state attribuite, quella legge non fa nemmeno il solletico alle holding bancarie (per cui lascia intatta l’architettura dell’attuale sistema finanziario i cui difetti, ormai esplorati e noti, hanno portato alla crisi in atto).
Rispetto alle politiche rooseveltiane il Dodd-Frank Act è una barzelletta.
E’ del tutto legittima, allora, la domanda: Obama si sta occupando del futuro dei suoi cittadini (il che richiederebbe di riportare sotto controllo le holding bancarie, invece che rifinanziarle a spese dei contribuenti) oppure si sta occupando dei bilanci dei veri finanziatori delle sue faraoniche campagne elettorali (le holding bancarie e il big business), a spese della gran massa dei suoi ingenui concittadini?
Ti sembra più chiara, così, la critica di Guido Rossi?

 

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vincesko 6 luglio 2011 alle 16:35

@ Valerio_38
A me sì, chiarissimo, ma non mi hai ancora risposto sulla globalizzazione (02.07 23:39).

 

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tony_montana_ii 6 luglio 2011 alle 18:44

@valerio38
Guarda che remiamo dalla stessa parte. Non ho cancellato i truffatori affatto. Dico solo che i prodotti derivati tossici erano da parte di chi comprava un piatto all’apparenza molto ricco per non buttarcisi (l’avidità non è solo in chi vende, purtroppo). Quello che intendevo dire, per l’appunto, è che i truffatori (protetti, ahimé dalla legge, anzi dall’assenza di questa) hanno fatto gioco anche sui truffati. L’equazione porta con se i due termini sempre, non c’è l’uno senza l’altro. Chiaro?

Dopodiché, il vostro strabismo vi fa partire in quarta. Non ho mica scritto di non condividere le critiche di Rossi. Ho solo detto che era roba già risaputa. Rileggetevi il mio post… ‘a strabici!

PS: Il Dodd-Frank Act ha una pecca gravissima ai miei occhi, che però è tipica della mentalità americana: il giorno dopo la sua entrata in vigore, i titoli bancari collettivamente salirono del 2,7%. Gli analisti si divisero: chi disse che il mercato bancario, ora più regolato, fosse appetibili agli investitori (meno rischi), o chi disse che gli investitori avevano fiducia nel fatto che le banche avrebbero trovato il modo di raggirare le nuove regole (più rischioso, ma più lucroso).
Tuttavia, ammetto che il Dodd-Frank Act è una mezza delusione. Dovevano fare 4 cose:
1) proteggere gli investitori dai prodotti finanziari truffaldini
2) dare un freno ai rischi presi da istituzioni
3) evitare il “too big to fail”
4) ripristinare la fiducia dei mercati
Tuttavia, i punti 2 e 3 del programma sono proprio venuti meno. Ad Obama (e al Congresso) è mancato a mio avviso un po’ di coraggio. Soprattuto sul punto 3.    Non sono un tecnico di queste cose, ma mi è stato spiegato che non l’aver voluto inserire alcuni prodotti finanziari (i migliori) nel pacchetto legislativo si è fatto sì che i prezzi salissero, spingendo ulteriormente fuori dal mercato i piccoli H e quindi consolindando il potere di quei pochi che vi sono dentro.

Per ritornare all TAV. Faccio una domanda all’apparenza sciocca ai NO TAV. Come si fa a non farla? Degli accordi con Francia e Unione Europea cosa ne facciamo? Come si fa ad evitare di rimanere ancora più isolati dall’Unione Europea non facendo la TAV?

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tony_montana_ii 6 luglio 2011 alle 18:51

@valerio38
PS: L’idea che se uno è disoccupato è colpa sua è ovviamente bislacca se portata all’estremo. Diciamo che ha un concorso di colpa…
Quando ero studente (anni ‘90) e avevo bisogno di un lavoro, uscivo di casa e rientravo la sera con un contratto. Certo si trattava di “lavoretti” (per quanti con alcuni ho guadagnato davvero bene) e non un vero e proprio lavoro su cui costruire una vita. Però era disarmante vedere amici miei all’università senza una lira in tasca (tutti gli studenti sono per loro natura “morti di fame”) e lamentarsi di questo. Nessuno si faceva un giro fuori di casa con me!

 

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valerio_38 6 luglio 2011 alle 20:21

@vincesko, post del 2 luglio 2011 alle 23:39 e del 6 luglio 2011 alle 16:35

Trovo un po’ridicolo che io e te ci mettiamo a discutere dei “modi per dare soluzione” alla globalizzazione. Su questa questione è in atto una discussione che coinvolge governi, istituzioni internazionali, ambienti accademici, politici, sindacali, ecc.
Nel bailamme seguito allo scatenarsi della crisi finanziaria in atto, una cosa è ormai ben chiara: immaginare “soluzioni” è solo il primo passo (ed è già, di per sé, piuttosto impegnativo); ma mettere in campo il protagonista politico che dovrebbe “afferrare il volante” e dare la necessaria sterzata è un compito ancora più impegnativo.

Quanto al primo punto (immaginare soluzioni), è necessario prendere atto che la situazione di crisi che stiamo vivendo è frutto diretto delle politiche di liberalizzazione dei mercati degli ultimi 15 anni (trattati di libero scambio in ambito WTO) e delle politiche di deregulation del sistema finanziario globale sviluppate negli ultimi 25 anni.
Per effetto di quella apertura del “vaso di Pandora”, l’architettura dell’attuale sistema economico-finanziario è stato costruita senza alcun progetto consapevole.
E’ ben noto che nessun sistema di una certa complessità può essere stabile e controllabile se non è stato progettato per esserlo. Una intera branca dell’ingegneria (teoria dei sistemi, controlli automatici, teoria della regolazione, ecc.) è stata sviluppata proprio per identificare i criteri di progetto che assicurino la stabilità e la controllabilità dei sistemi fisici (reti elettriche e elettroniche, sistemi idraulici, energetici, chimici, ecc.). Nessun progettista di un qualunque sistema fisico complesso si sognerebbe di implementare un sistema senza avere esplorato con tecniche adeguate il comportamento del suo modello teorico. Invece l’architettura del sistema finanziario globale è stata costruita proprio così, affidando la sua archiettura alle forze spontanee (e anarchiche) del mercato.

In un quadro generale di questo tipo, le opzioni immaginabili sono sostanzialmente di tre tipi:
1. Il salasso portato fino alle estreme conseguenze (perché la crisi sarebbe colpa degli interventi politici sul mercato). Bisogna lasciare agire le dinamiche intrinseche del sistema economico-finanziario così com’è, confidando nel fatto che, come assicurano i dogmi del credo neoliberale, il sistema sia perfettamente in grado di autoregolarsi e di ottimizzare l’allocazione dei capitali se non venga perturbato da interferenze politiche. In altre parole: altre liberalizzazioni, altre privatizzazioni, altre deregolamentazioni (il caso Grecia e il modo in cui è attualmente gestito dall’UE e dalla BCE è un caso di scuola).
2. Non intervenire sulle cause della crisi, ma cercare di temperarne gli effetti. Questa è, da sempre, l’impostazione del riformismo pavido. Nel nostro caso ci si propone di lasciare inalterata l’architettura del sistema economico-finanziario (le cause) ma di apportare dei correttivi ai suoi effetti più evidenti e drammatici. Come sa chiunque abbia nozioni elementari del progetto di sistemi, si può riportare sotto controllo un generico sistema X instabile mediante sottosistemi di correzione, ma a tale scopo è essenziale conoscere il modello intrinseco del sistema X (in altre parole il sistema deve essere completamente conosciuto e descrivibile con un modello). Ma il modello astratto di un sistema costruito senza progetto (come l’attuale sistema economico-finanziario) è conoscibile solo mediante reverse engeneering di tipo “scatola nera”, inadeguato a fornire un modello intrinseco univoco.
3. Intervenire sulle cause. Questo presuppone, nel breve termine, la segmentazione del sistema esistente (a livello regionale e interrompendo le interazioni notoriamente più critiche, ad esempio separando banche commerciali dalle banche di investimento) per riportarlo sotto controllo (come propone Walden Bello) e, nel lungo termine, la sua riorganizzazione radicale secondo una nuova architettura economico-finanziaria che ne assicuri stabilità e controllabilità (un keynesismo adattato al nuovo millennio).

Ritengo che le prime due opzioni siano palliativi, che potranno soltanto trascinare a lungo la situazione di crisi per poi degenerare in regimi autoritari, come teme Luciano Gallino. La terza opzione è l’unica realistica dal punto di vista intellettuale, ma è pressoché priva di sostenitori sociali, dal momento che da decenni l’intero schieramento politico è stato pietrificato dalle sirene neoliberali.

Dunque, il nostro destino sembra ineluttabile: un regime autoritario prometterà di mettere fine al dominio distruttivo dei mercati, ma lo farà con mezzi fascisti. Come dice Luciano Gallino “vari segni inducono a supporre che molti esponenti del sistema finanziario mondiale non sarebbero turbati da questo esito”.

 

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tony_montana_ii 6 luglio 2011 alle 20:55

@ben900
Lo so, ero un po’ cattivello… però dava i suoi risultati: si può dire che ero il Mourinho delle ripetizioni! Descrizione: :D

@valerio38
Personalmente, nonostante le nostre a volte fin troppo accaldate discussioni, la terza opzione è quella che più mi aggrada. Il problema centrale però l’hai detto all’inizio: chi è l’organismo politico che deve diventare il protagonista di quest’azione?
Inoltre, non credo che nel mondo sia in atto una deriva neo-fascista. Al contrario io vedo che molta più gente sta diventando cosciente del mondo intero a livello globale.

 

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vincesko 6 luglio 2011 alle 23:50

@ Valerio_38(20:21)

Trovo un po’ridicolo che io e te ci mettiamo a discutere dei “modi per dare soluzione” alla globalizzazione.

Invece è proprio il nostro compito; di noi, intendo, che facciamo parte della rete e commentiamo in un blog. Beninteso, se anche tu come me persegui l’obiettivo di creare informazione corretta e controinformazione.

Chi, quale soggetto? Per fare che cosa?

Perché – l’ho già scritto – anch’io come Walner Bello credo che il soggetto principale debba essere il popolo, in primo luogo il popolo del web, a farsi promotore di un’azione di raccolta, elaborazione, distribuzione delle informazioni, pungolo, controllo sulle istanze politiche e, tramite queste, sui soggetti economico-finanziari, per operare su un duplice piano: 1) far riprogettare l’intero sistema secondo principi socialdemocratici (terza opzione); 2) apprestare, nel frattempo, correttivi e misure adeguate per gestire al meglio la situazione (seconda opzione), che può diventare insostenibile ed esplosiva (dando la stura ed il pretesto a soluzioni fascistiche).

Soluzioni

Non mi arrischio a delineare soluzioni sistemiche e palingenetiche, ma è chiaro che occorre limitare da subito gli effetti perversi della globalizzazione nell’economia reale. Io, credo di averlo già detto, come fanno tantissimi altri, individuo tre fattori su cui intervenire: 1) la sottovalutazione dello yuan cinese (e del dollaro USA), che equivale a mettere un dazio sulle importazioni cinesi (o americane); 2) il dumping sociale, la cui gestione è politica (cioè in mano al partito comunista cinese); e 3) l’assenza di controlli qualitativi e normativi efficaci ed incisivi sulle merci cinesi o orientali o extra UE prodotte dalle nostre aziende delocalizzate, importate in UE.
Per quanto riguarda il punto 1), faccio due osservazioni: a) lessi tempo fa che la Cina ha riunito un gruppo di esperti internazionali, e ne tratta anche negli incontri bilaterali internazionali, per studiare le cause prima del declino e poi della dissoluzione dei vari imperi, incluso ovviamente quello romano, che si sono succeduti nella storia; b) ha fatto tesoro di un caso di studio molto più recente – il Giappone – che 25-30 anni fa accettò l’invito degli USA a rivalutare lo yen per riequilibrare gli scambi commerciali, e ne ha pagato a lungo poi le conseguenze negative. Questo per spiegare la renitenza della Cina a rivalutare lo yuan (o renminbi): difficilmente lo farà. Altrettanto si può dire per il punto 2), in ordine al quale giocheranno un ruolo, in via prioritaria, i lavoratori cinesi (che già hanno ottenuto significativi miglioramenti salariali); in via subordinata e complementare, i sindacati mondiali. Il punto 3) – la gestione dei prodotti importati, inclusi quelli delle imprese occidentali de-localizzate – secondo me costituisce la variabile controllabile su cui occorre ed è possibile intervenire con dei correttivi adeguati.

Infine, a livello nazionale, è fondamentale apprestare un mix di misure che, da un lato, aumentino le tutele di welfare, riformino il mercato del lavoro, varino un corposo piano di alloggi pubblici; dall’altro, trovino le risorse finanziarie, chiamando a contribuire secondo capacità di reddito e consistenza patrimoniale.

I numeri elettorali, se opportunamente spiegate e propagandate, sono dalla parte di queste misure; i partiti di centrosinistra non potranno non seguire (lo stanno già facendo). Ma bisogna evitare di fare ammuina.

 

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valerio_38 7 luglio 2011 alle 12:09

@vincesko, post del 6 luglio 2011 alle 23:50

Mi sembra chiaro che il quadro interpretativo che ti sei costruito ruota attorno a uno dei due grandi processi in atto (processo A: delocalizzazione delle manifatture dall’Occidente alla Cina e ai paesi dell’Europa Orientale) mentre ignora/trascura completamente l’altro grande processo (processo B: la finanziarizzazione delle economie dell’Occidente).
Ma è la compresenza dei due processi che rende particolarmente distruttiva la crisi in atto. Il processo A deprime i salari nei paesi origine delle delocalizzazioni (e, indirettamente, ha creato le condizioni per l’insolvibilità in massa dei mutuatari USA i cui titoli di debito erano stati impacchettati dalle holding finanziarie globali nei titoli tossici poi venduti in tutto il mondo), il processo B propaga la crisi finanziaria in tutto il mondo (provocando, in tutto il mondo, la improvvisa perdita di valore della montagna di carta dei titoli di debito il cui valore nominale, per inciso, supera di molte volte il PIL mondiale).
Per capire con quali strumenti sia possibile arginare le conseguenze della crisi in atto (che sta ormai minacciando interi stati) bisogna chiedersi chi sono i colpevoli, chi ha avviato i due processi A e B.
E la risposta è sconsolante. I due processi sono stati avviati in modo bipartisan da destra (liberali e conservatori europei e USA) e sinistra (riformismo pavido europeo e liberal USA), perché in entrambi gli schieramenti,nel corso degli anni ’80 e ’90, sono diventate dominanti le correnti ideologicamente incatenate ai dogmi neoliberali.
Una volta avviati quei due processi, più essi avanzano, più è difficile anche solo fermarli, e ancora di più rimuoverne le cause.
Per fermare i due processi bisogna infrangere i dogmi neoliberali, cosa che il campo della destra (dominato dai neoliberali avidi) nemmeno si sognerebbe mentre il campo della sinistra (dominato dal riformismo pavido) non ha il coraggio intellettuale di pensare. Perché per fermare la deriva in atto bisognerebbe risegmentare il mercato mondiale (ripristinando barriere doganali fra aree economiche, in modo da interrompere i flussi di merci e capitali che sostengono il processo A), e segmentare il sistema finanziario, riportando le holding bancarie nei confini nazionali (o regionali, ad esempio la regione UE) e poi ripristinando la separazione fra banche commerciali garantite dai governi (raccolta del risparmio e prestiti coperti da solide garanzie) e banche di investimento, non garantite dai governi e quindi esposte al concreto rischio di fallimento (in modo da interrompere la creazione/cartolarizzazione/distribuzione del debito che sostiene il processo B).
La tua idea che gli interventi debbano concentrarsi su una parte del processo A, immaginando che “i cattivi” siano i cinesi e che basti scatenare una campagna anticinese (come negli anni ‘80 fu scatenata in USA una campagna  antigiapponese, che Reagan portò al successo con gli accordi capestro dell’hotel Plaza) per “risolvere il problema della globalizzazione” è fuorviante.
I cattivi non sono “i cinesi”, quanto piuttosto le norme che hanno consentito alle multinazionali occidentali di delocalizzare le manifatture dall’Occidente verso la Cina e i paesi dell’Europa Orientale (processo A) e quelle che consentono oggi alle holding bancarie TBTF di ricattare i governi (minacciando una crisi finanziaria globale) in modo da estorcere ai popoli occidentali risorse di liquidità illimitate (scaricando sui contribuenti gli oneri derivanti dal fallimento del loro “modello di business”, con il risultato di deprimere ulteriormente il ciclo economico nei paesi dell’occidente) che utilizzano per continuare a speculare ai danni di quegli stessi popoli (processo B).
A suo tempo non fu particolarmente difficile, per le lobby del big business, trafficare nei sotterranei dei governi e dei parlamenti occidentali in modo da modificare le norme che impedivano l’avvio dei processi A e B. Assai più difficile, oggi e domani, ottenere che le norme modificate vengano ripristinate, dal momento che non si vede all’orizzonte, in nessun paese occidentale, un soggetto politico e sociale in grado di far prevalere queste istanze. Le chiacchiere sul web sono meglio di niente, ma se le chiacchiere non mettono in moto processi nel mondo reale (revoca di mandati a partiti, scioperi di massa, minacce all’ordine pubblico, ecc.), non disturbano il manovratore, che, da parte sua, non ha nemmeno bisogno di impegnarsi direttamente sul web, dal momento che a confondere le idee (additando i ribelli come responsabili del disordine) provvedono tanti “volonterosi e inconsapevoli” carnefici.
Cosicché è facile prevedere che l’opposizione sociale ai processi A e B tenderà a incattivirsi in spinte ribellistiche senza sbocco (moderne jacqueries), con il rischio che alla fine l’esasperazione e la frustrazione sociale si arrenda a tentazioni autoritarie di tipo fascista, qualora esse promettano di fermare i processi della globalizzazione e di ripristinare le sovranità nazionali. I fascismi sono sempre la conseguenza dell’incapacità delle forze politiche democratiche di svolgere un ruolo di rappresentanza degli interessi generali della società. Va a finire che di questo compito si fanno portatori regimi autoritari.

 

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tony_montana_ii 7 luglio 2011 alle 12:26

@valerio38
Siccome se si parla di economia, non mi sento in grado di discutere con la stessa competenza di fisica, ho mandato quello che hai scritto ad un mio amico, liberale e liberista, che è a Londra. Voglio sentire un’altra campana, perché le cause che tu adduci come scatenanti della crisi a me, da mezzo ignorante in materia non quadrano affatto (né la A né la B). Non sarò bravo a fare 2+2, anche con un phd in fisica…

 

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vincesko 7 luglio 2011 alle 17:35

@ Valerio_38 (12:09)

Ottimo commento, mi è piaciuto! Tranne:

1) Di nuovo mi attribuisci colpe che non ho: non ignoro/trascuro completamente l’altro grande processo (processo B: la finanziarizzazione delle economie dell’Occidente). Se controlli, ho scritto

Chi, quale soggetto? Per fare che cosa?

Perché – l’ho già scritto – anch’io come Walder Bello credo che il soggetto principale debba essere il popolo, in primo luogo il popolo del web, a farsi promotore di un’azione di raccolta, elaborazione, distribuzione delle informazioni, pungolo, controllo sulle istanze politiche e, tramite queste, sui soggetti economico-finanziari, per operare su un duplice piano: 1) far riprogettare l’intero sistema secondo principi socialdemocratici (terza opzione); 2) apprestare, nel frattempo, correttivi e misure adeguate per gestire al meglio la situazione (seconda opzione), che può diventare insostenibile ed esplosiva (dando la stura ed il pretesto a soluzioni fascistiche).

E’ che, siccome sono ignorante in materia, lascio a te ed agli altri esperti la riprogettazione dell’intero sistema (speriamo che il FSB di Mario Draghi presenti a ottobre qualcosa di almeno passabile per la parte finanziaria; sono sicuro che tu sei molto scettico).

2) Nessuna “campagna anti-cinese”, ma rendere più severe e cogenti le regole e più incisivi i controlli; applicare come UE un criterio severo di reciprocità verso tutti i Paesi, anche la Cina e gli USA.

3) Dobbiamo prendere l’abitudine di chiamare i “volonterosi e inconsapevoli” carnefici e soprattutto quelli consapevoli al soldo dei ricchi, UTILI IDIOTI: mi sono accorto che è molto più efficace.

4) Io ho una mentalità concreta, pragmatica, “goal oriented”: devo dare un senso – o almeno se lo faccio mi diverto molto di più – al tempo che spendo a scrivere nel web. Gli esperti pare annettano un’importanza crescente, in prospettiva forse determinante, al ruolo degli internauti sugli esiti politici ed elettorali. Pertanto, sto diventando anch’io ancor più consapevole dell’influenza che ciascuno di noi e l’insieme possiamo esercitare. Anche i partiti, ovviamente, ne sono consapevoli. Si tratta di dargli un’organizzazione. Ad esempio, elaborando, come ho fatto io (a fatica, credimi, per le terribili resistenze “culturali”) in PDnetwork, il documento di 11 pagine, che poi ho inviato ad una cinquantina dei principali esponenti del partito.

5) Io, al riguardo, immagino si potrebbe fare: a) in primo luogo, “stanare” e coinvolgere l’esimio Piergiorgio Odifreddi, il quale è reduce dalla gita in barca proprio a cogitare sulle sorti e le soluzioni per l’Italia (hai visto? non ne ha mai scritto. È reticente…); b) elaborare un documento (i tuoi ‘post’ sono quasi già bell’e pronti da trasmettere…) da inviare, ad esempio, sia alla neonata rivista “TamTam democratico”, che, soprattutto, a qualche esponente importante dei partiti di centrosinistra (incluso Romano Prodi). Che ne pensi? (Che ne pensate?).

 

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l.mauretti 8 luglio 2011 alle 00:33

@Valerio_38
Analisi condivisibile la tua delle 12?09: quanto ai punti A e B le cose stanno proprio come dici, ed è anche vero che all’origine di questa politica c’é una responsabilità bi-partisan di destra e sinistra in tutta Europa. Inutile che ti dica che queste scelte nella loro sostanza non sono né liberali né neo-liberali, ma presumono l’assunzione di una visione liberista di tipo monetarista da parte di conservatori e socialisti di tutto il mondo che hanno creato questa sorta di monstrum statalista-liberista, che unendo il diavolo e l’acqua santa (scegli tu chi è il diavolo e chi l’acqua santa) ha cercato di imporre un modello di tipo finanziario che ha fornito una indebita centralità sovranazionale alle grandi banche ed alle grandi multinazionali: L’Europa lungi dall’essersi sviluppata come una realtà politica è nata e si è sviluppata nella prospettiva di questo monstrum globale sostenuto dalla grande finanza internazionale.
Sono convinto come te che l’Occidente stia scivolando verso derive di tipo autoritario e che il problema sia nato dal tentativo di garantire all’occidentale medio, tramite bolle finanziarie, la possibilità di mantenimento dei livelli di vita che erano stati raggiunti alla fine degli anni 80, questo anche per garantire eguali profitti ai vari sistemi industriali, in mano a sempre meno gruppi in una logica di oligopolio che non ha hulla di liberale. La delocalizzazione è il tentativo di allargare il campo di intervento per sfruttare nuovi mercati in crescita, ma i problemi di saturazione prima o poi verranno anche da questa parte, e secondo me la soluzione non è tanto nella creazione di nuove barriere doganali e nella rilocalizzazione e ridefinizione di spazi statali protetti, che potrebbe però essere una soluzione valida a breve termine, quanto nel tentativo di ripensare un modello di sviluppo globale con nuove priorità e una nuova capacità critica di interdizione da parte di chi vive in una moderna democrazia ed un potere di scelta e di indirizzo comunque ce l’ha.
Sono comunque temi molto complicati ed in questo blog non credo ci sia lo spazio adatto per approfondire, a meno di non provare ad organizzare cose come quelle di Madrid.

 

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vincesko 8 luglio 2011 alle 10:04

A proposito di barriere doganali:

L’Unione europea abbatte i dazi con la Corea del sud
In vigore dal 1° luglio l’accordo di libero scambio che nel giro di cinque anni azzererà le tariffe di importazione tra i due mercati

http://www.businesspeople.it/Business/Economia/L-Unione-europea-abbatte-i-dazi-con-la-Corea-del-sud_21981

 

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vincesko 9 luglio 2011 alle 14:11

Il 6.7 23:50, ho scritto:

Altrettanto si può dire per il punto 2), in ordine al quale giocheranno un ruolo, in via prioritaria, i lavoratori cinesi (che già hanno ottenuto significativi miglioramenti salariali); in via subordinata e complementare, i sindacati mondiali.

Cina, operai di Jean Ruffier
La primavera degli operai cinesi
06/07/2011

Nel Guandong gli operai della nuova generazione vogliono guadagnare di più con ritmi dilavoro più sopportabili. Industriali, sindacalisti e politici si trovano di fronte a problemi che non hanno mai affrontato
La buona notizia è che in Cina i salari stanno crescendo.
Dalla primavera del 2010 si succedono nel sud del paese, e non solo, ondate di scioperi spontanei, che normalmente si concludono con aumenti salariali consistenti. Nella ricca provincia costiera del Guangdong, tra Canton (in cinese: Guangzhou) e Shenzhen, nel cuore della “fabbrica del mondo” gli operai di molte imprese, sia multinazionali straniere che cinesi (private o pubbliche) hanno ottenuto nel corso del 2010 aumenti salariali dell’ordine del 30-40 per cento. Le imprese di Taiwan e di Hong Kong dichiarano aumenti medi del 14 per cento nelle loro filiali cinesi. Nelle principali città i salari minimi stabiliti per legge sono stati aumentati del 18 per cento. Il nuovo piano quinquennale prevede un aumento salariale medio del 15 per cento annuo.
Tra le cause di questa nuova tendenza, l’eccesso di domanda sull’offerta di lavoro, qualificato e non (c’è penuria di forza lavoro in tutta la regione), dopo due decenni di fortissima crescita industriale; l’arrivo sul mercato del lavoro dei giovani della “generazione dei figli unici”, più consapevoli e combattivi; e l’assottigliarsi dell’esercito di riserva dei migranti interni, perché anche molte province interne si sono industrializzate (è il caso, ad esempio, di Chong Quing, dove ha aperto il nuovo stabilimento Iveco, accanto a molti altri)
Abbiamo chiesto a Jean Ruffier, un sociologo francese con una lunga esperienza di indagine sul terreno a Canton, di scriverci un suo commento.
(nota introduttiva di Giovanni Balcet, 5.7.2011)

[…]. Tutti questi elementi fanno prevedere che i salari aumenteranno rapidamente nel sud della Cina. Ciò non influenzerà minimamente la presenza di imprese straniere. Certo, diventerà meno interessante la localizzazione in Cina per sfruttare i bassi salari, ma coloro che sono già localizzati ci rifletteranno prima di andarsene, in un momento in cui sta per verificarsi un aumento del potere d’acquisto locale. La primavera degli operai del sud della Cina è dunque cominciata.
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/La-primavera-degli-operai-cinesi-8842
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http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/La-primavera-degli-operai-cinesi-8842.html

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vincesko 9 luglio 2011 alle 14:41

@ Valerio_38

Ti informo che ho ‘postato’, in calce all’articolo di Sbilanciamoci.info che ho riportato sopra, un tuo ed un mio commento sulla globalizzazione.

P.S.: Non hai ancora risposto al mio commento-invito del 7.7 17:35, ma presumo non sia una distrazione.

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vincesko 9 luglio 2011 alle 15:18

Sempre sulla Cina (in calce ho ‘postato’ un mio commento sui PIL che s’inseguono):

Bric/Cina di Vincenzo Comito
L’economia cinese è in difficoltà?
06/07/2011
commenti (1)
Bric/Cina. Può durare indefinitamente una crescita economica che viaggia al ritmo del dieci per cento all’anno? Ecco alcuni spunti per riflettere in un modo argomentato sulla questione
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/L-economia-cinese-e-in-difficolta-8839
link sostituito da:
http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/L-economia-cinese-e-in-difficolta-8839

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vincesko 9 luglio 2011 alle 16:12

Per chi fosse interessato.

Ho incrociato la prima volta il calcolo dei PIL che si inseguono negli anni ’70 in un saggio di Giorgio Fuà.

“I PIL che si inseguono”.

Ecco una coppia di nomogrammi universali per il calcolo del numeri di anni nei quali il PIL2 (il minore dei due) insegue il PIL1.
Come si usa:
1) Nel primo grafico in alto, nella X scegliere il rapporto PIL1/PIL2 (supponiamo 4).
2) Ottenere il Coeff_molt sull’asse delle x (nel caso di esempio, 1,3)
3) Nel secondo grafico, nella X scegliere il rapporto tra il tasso di incremento del PIL1 (il maggiore dei due) rispetto al PIL2, nella forma 1+t%/100. Dunque,se il t1 è il 3.5%, si deve calcolare 1+0,035=1,035. Se t2 è 8%, si deve calcolare 1,08. Dunque il rapporto è 1,08/1,035=1,04.
4) Calcolare il numero di anni prendendo la Y (nel nostro caso 25) e moltiplicandola per il coeff_molt (25*1,3=32,5 anni).

(Purtroppo, le figure non escono. Se qualcuno mi dice come si fa…).

Non ci vuole un secolo, ma molto molto meno, a differenziale costante, perché la Cina raggiunga gli USA.
Nell’ipotesi di un rapporto tra i due PIL pari a 4, e di un differenziale di poco più di 4 punti percentuali, ci vorranno 32,5 anni. Ma in effetti il differenziale attualmente è pari a oltre 6 punti (+ 10% per la Cina contro il +3,5% USA), per cui, coeteris paribus, ci vorranno 17*1,3=22,1 anni.
Al netto del coefficiente correttivo (1,3 equivale ad un PIL circa quadruplo del Paese inseguito rispetto a quello del Paese inseguitore, ma ora tra USA e Cina è circa triplo), per ogni raddoppio del differenziale, diciamo così (in effetti della variazione del rapporto tra i due indici), il numero degli anni si dimezza. Infatti, se il rapporto PIL1/PIL2 è pari a 1,02 ci vogliono 50 anni, se è pari a 1,04 ne occorrono 25, se è pari a 1,08 ne bastano 12,5.

http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/05/21/zhu-min-for-president-il-peso-della-cina-in-un-mondo-multipolare/

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vincesko 9 luglio 2011 alle 16:16

P.S.:

Ricavo dall’articolo di V. Comito sulla Cina:

2) nel supplemento dell’”Economist” già citato, in un secondo testo precedente (Economist, 2011), nello scritto di Wolf e in uno di Magnus (Magnus, 2011) viene ricordato il problema della “trappola dei paesi a medio reddito”. Si fa riferimento al fatto che, spesso, a un certo punto dei processi di sviluppo di un paese, la crescita rallenta o svanisce del tutto. Così, guadagnare per un certo periodo terreno sulle nazioni già sviluppate è molto più facile che raggiungerle. Secondo le analisi sviluppate da alcuni studiosi (Eichengreen, Park, Kwano Shin, 2011) la soglia critica può essere fissata al livello di 16.740 dollari di reddito pro-capite misurato con il criterio della parità dei poteri di acquisto. Soltanto il Giappone, la Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong e Singapore sono riusciti a fare il salto negli ultimi 60 anni. Il fatto è che man mano che l’economia cresce essa diventa più complessa e richiede, per continuare a svilupparsi, grandi mutamenti strutturali, tra i quali una molto maggiore capacità di innovazione (prima, aumentare la produzione era più semplice e bastava copiare quello che avevano già fatto i paesi ricchi) e la messa in opera di istituzioni di grande qualità, in particolare nell’area legale. Il problema, su questo ultimo fronte, è che la riforma si scontrerebbe in Cina con il primato del partito sullo stato e sul potere giudiziario. Per altro verso, dal punto di vista più strettamente tecnico, un rischio rilevante è quello che un paese emergente possa, a un certo punto, perdere competitività nelle industrie “labour-intensive” e non riuscire però a trovare nuove fonti di crescita; […].

 

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vincesko 9 luglio 2011 alle 16:37

Ancora da Sbilanciamoci.info:

Bretton Woods, Fmi, rating di Sergio Bruno
Il fratello di Prometeo/1
08/07/2011
La condotta delle maggiori economie mondiali dai tempi di Bretton Woods alle attuali condanne delle agenzie di rating. Pubblichiamo la prima parte di un articolo di Sergio Bruno. Che sostiene: siamo passati dalla cultura di Prometeo (“colui che riflette prima”) a quella del suo maldestro fratello Epimeteo (“colui che riflette dopo”)…

[…]. La ragione di questa sostanziale irrilevanza della sovranità politica sta nei ristretti margini in cui si muovono le politiche di bilancio. In un articolo di qualche settimana fa (“Tutto cominciò con un divorzio”  http://sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Tutto-comincio-con-un-divorzio-8396 link sostituito da http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Tutto-comincio-con-un-divorzio-8396) ho ricondotto ciò agli effetti cumulativi di un percorso perverso avviato negli anni ‘80 del Novecento con la cessione alle banche centrali del potere statuale di signoraggio monetario. Il problema è stato ulteriormente chiarito da Luciano Gallino (“La crisi greca e le colpe della Ue”; ma si veda anche il suo recente libro “Finanzcapitalismo”). […].

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vincesko 9 luglio 2011 alle 16:38

P.S.:

Luciano Gallino “La crisi greca e le colpe della Ue”
http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-crisi-greca-e-le-colpe-della-ue/?printpage=undefined

 

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valerio_38 9 luglio 2011 alle 16:49

@vincesko, post del 9 luglio 2011 alle 14:41

No, non è per distrazione che non ho risposto al tuo invito. Il fatto è che il mio giudizio sulle attuali leadership del centrosinistra italiano è molto drastico: sono direttamente responsabili dell’attuale stato di degrado del paese e dello stato comatoso dell’elaborazione teorica. Ne ho tratto, da tempo, una convinzione radicale: nulla potrà cambiare se non verranno spazzati via (tutti) questi pigri eredi di tradizioni storiche dignitose. E questa convinzione si rafforza quando si vedono emergere, come segni del “nuovo”, i Renzi, i Boeri e gli Ichino, un “nuovo” più vecchio del vecchio. L’unico sforzo dei “nuovi” sembra quello di presentarsi, già ora, come volonterosi carnefici, ansiosi di essere adottati come “nuovi” compagni di strada dal capitale finanziario non appena il discredito dei nani e delle ballerine del centrodestra supererà la soglia di tolleranza. In altre parole: nessuno di loro si pone l’obbiettivo di incivilire il moderno capitalismo finanziario (assoggettandolo ai vincoli necessari), ma quello di subentrare ai nani e alle ballerine nel ruolo di maggiordomi del capitalismo finanziario selvaggio. Gli “esponenti importanti dei partiti di centrosinistra” (ai quali ritieni utile rivolgerti) sono importanti (o comunque ritenuti tali dalla stampa compiacente) proprio perché palesemente disponibili a svolgere questo ruolo.

 

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vincesko 9 luglio 2011 alle 17:03

P.P.S.:

Do il link di “Il fratello di Prometeo/1"
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Il-fratello-di-Prometeo-1-8854

 

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vincesko 10 luglio 2011 alle 16:19

Dietrologia

Nella Lettera di PDnetwork (nei “principali parametri di macroscenario”; vedi anche nota 3), ho scritto che le transazioni finanziarie pare assommino a 4 mila miliardi al giorno. Chomsky evidenzia che uno dei principali problemi della nostra epoca è la globalizzazione dei capitali, ma non del potere politico.
Nel suo editoriale del 19 dicembre 2010, “Nove banche vogliono dividere l’euro in due”, Eugenio Scalfari, citando il New York Times, ha scritto:

“(…). È vero, gli “hedge funds” sono un’ingente massa di manovra ma non rappresentano il cervello della speculazione. Il cervello sta al vertice del sistema bancario internazionale e vede insieme sia le grandi banche di credito sia le grandi banche d’affari americane, inglesi, svizzere, tedesche. Il “New York Times” ha descritto pochi giorni fa il funzionamento di questa “Cupola” ed ha anche indicato le banche che la compongono: J. P. Morgan, Bank of America, Goldman Sachs, Ubs, Credit Suisse, Barclays, Citigroup ed altre per un totale di nove. Ma ciascuna di esse possiede una quantità di partecipazioni e diramazioni in tutto il mondo e capitali immensi a disposizione.
In un giorno fisso della settimana i capi delle nove banche principali si riuniscono in un club riservato, esaminano gli ultimi dati sull’occupazione, sui mutui immobiliari, sulla produzione manifatturiera, sui tassi di cambio delle principali valute (dollaro, euro, yen, yuan), sugli “spread” tra i principali debiti sovrani, sulle materie prime. L’esame dura un’ora o poco più. Poi tirano le somme e decidono come muoversi sui mercati oppure non muoversi e restare in attesa”.

http://www.repubblica.it/politica/2010/12/19/news/nove_banche_vogliono_dividere_l_euro_in_due-10377795/

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vincesko 10 luglio 2011 alle 16:20

P.S.:

E’ soltanto il libero gioco del mercato o anche la conseguenza dell’input della “Cupola”?

Un regno che affonda in un mare di scandali
di EUGENIO SCALFARI
[…]. Ribadito che la reazione negativa dei mercati è motivata principalmente dall’implosione della maggioranza di centrodestra, occorre tuttavia esaminare la manovra nella sua impostazione politica e tecnica, ambedue estremamente manchevoli. […]. 

http://www.repubblica.it/politica/2011/07/10/news/scalfari_10_luglio-18919337

 

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valerio_38 10 luglio 2011 alle 18:36

@tony_montana_ii, post del 10 luglio 2011 alle 15:09

Mi sembrava di avere ampiamente replicato alla tua domanda in numerosi miei post.
Ma se non ti ho convinto, ebbene, mi toccherà ripetermi. Me ne scuso con gli altri frequentatori del blog.
Confido che della tua formazione scientifica facciano parte nozioni di controlli automatici e teoria della regolazione. Se un sistema (come l’attuale sistema finanziario) è stato implementato sulla base di modelli astratti falsi, che probabilità avrà, secondo te, di essere, per cun caso fortuito, permanentemente stabile e controllabile? O non sarà, pressoché con certezza, soggetto a dinamiche tali da innescare retroazioni positive che lo porteranno all’autodistruzione? E questo non è proprio quello che è già successo verso la fine del 2007? E non sono ancora all’opera, intatte, le dinamiche che hanno portato alla crisi?
Mi sembra di capire che tu confidi (o speri) che l’esito al quale il sistema è destinato non sia (ancora?) classificabile come “catastrofe”.
Va bene, non c’è problema. Fissa tu la condizione che, secondo te, separa lo stato di crisi “non catastrofica” dallo stato di “crisi catastrofica”. Poi ti rimarrà solo da aspettare per stabilire se la tua certezza (o speranza) sia sensata.
Ma ti faccio notare, montana, che non stai assistendo a una corsa di cavalli o a una partita di calcio, stai vivendo in diretta le conseguenze della rimozione dei famosi “lacci e lacciuoli” che facevano tanto orrore ai liberali degli anni ‘80 e ‘90 (inclusi i volonterosi come Eugenio Scalfari, che ancora oggi dà lezioni a destra e a manca ma non ha mai fatto ammenda delle sue errate lezioni passate), le conseguenze della eliminazione delle regole alle quali era stato assoggettato il capitale finanziario dopo la crisi degli anni ’30, regole che erano state pensate per addomesticare (incivilire) le sue irrazionali esuberanze (copyright Alan Greenspan).
Grazie alla deregulation e alle liberalizzazioni degli anni ’80 e ’90 si sono legittimate pratiche considerate in precedenza “fuorilegge”, per cui i manager delle holding finanziarie sono oggi, a tutti gli effetti, dei fuorilegge (come è un fuorilegge chiunque agisca al di fuori di qualsiasi vincolo di tutela degli equilibri sociali).
L’ortodossia liberale ha convinto i decisori politici ad affidare l’economia all’azione incontrollata di fuorilegge. E proprio in conseguenza della mancanza di regole, i fuorilegge si sono esposti troppo (John Law confidava che il suo castello di carte reggesse grazie al sostegno della monarchia, i moderni fuorilegge confidavano che il loro castello di carte reggesse sulla finzione dei famosi algoritmi matematici che avrebbero dovuto calcolare con precisione, e dunque mettere sotto controllo definitivamente, il rischio di insolvenza).
I moderni John Law, esattamente come il loro capostipite storico, hanno inventato un meccanismo intrinsecamente truffaldino e lo hanno sfruttato a fondo, fino a provocare la crisi finanziaria mondiale (in atto da tre anni, ormai). Ma a differenza del loro capostipite, una volta esplosa la crisi, i moderni fuorilegge non sono stati costretti a fallire, non sono stati costretti ad assumersene la responsabilità, non sono finiti in galera.
I moderni governi liberali, molto più stupidi dei monarchi del XVIII secolo, si sono fatti trascinare dai moderni John Law (assai più smaliziati del loro capostipite) fino alla resa sotto ricatto. Terrorizzati all’idea di un crollo catastrofico (qui la parola è ammissibile, montana, o è espunta definitivamente dal tuo vocabolario?) del sistema finanziario, i governi liberali hanno accettato di accollare alle banche centrali l’esposizione finanziaria dei moderni John Law (cioè si sono fatti intermediari affinché la truffa venisse scaricata sugli ignari e innocenti contribuenti). Grazie a questa operazione, che ha trasferito la (promessa di) catastrofe sui bilanci pubblici, mimetizzandola agli occhi di montana, ora i fuorilegge dispongono di abbondante liquidità.
Cosa ne faranno, montana, secondo te? La useranno per risolvere i problemi della disoccupazione giovanile? O quelli della fame nel mondo? O qualche altro problema che riguardi i 7 miliardi di abitanti del pianeta?
No, da buoni fuorilegge, li usano e li useranno per speculare sui titoli di debito di quegli stessi governi che, con il ricatto, hanno costretto ad accollare ai contribuenti la loro esposizione finanziaria.
Ebbene sì, oggi i governi liberali forniscono ai moderni John Law i mezzi finanziari per speculare sul rischio di default dei bilanci pubblici, i cui deficit sono “usciti di controllo” proprio a causa di quegli stessi moderni John Law.
E’ quello che sta succedendo, montana, è sotto i tuoi occhi, ti basta aprirli per vederlo.
Ti sembra che una situazione del genere induca a confidare che la crisi non peggiorerà fino a superare la soglia che tu stabilirai, oltre la quale potrai consdierare la crisi “catastrofica”?
Caro montana, se qualcosa può fermare la deriva in atto, non potrà avere alcuna parentela con le ortodossie neoliberali.
Ma una cosa deve essere chiara. Questa volta non sarà possibile scaricare la responsabilità su qualcun altro. Questa volta la responsabilità (ideologica e politica) è chiara.

 

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vincesko 10 luglio 2011 alle 19:17

@ Valerio_38 (09.07 16:49)

Pietro Ichino
L’anno scorso, ho espresso più o meno lo stesso tuo concetto con queste parole, in un mio commento ad un articolo su “Europa”:
“I Senatori Pietro Ichino, Tiziano Treu e Cesare Damiano non hanno una grossa “audience” né a sinistra, né nel centrosinistra. Credo, anche basandomi sui commenti dei lettori dei giornali on-line, essenzialmente per due motivi: il primo, perché, quando progettano le loro belle e razionali riforme, si preoccupano di considerare tutte le variabili in gioco, ma poi, quando le traducono in articolati di legge di attuazione, per problemi di copertura finanziaria, ma anche per un fatto – come dire? – di cultura, di logica e di etica di fondo nazionale piuttosto stortignaccole e strabiche, omettono sempre una gamba del tavolo: quella di sostituire le tutele e le indennità particolari e selettive dei tanti privilegiati (tra cui quelle dei parlamentari) con quelle universali”.

Dopo di che, però, ho fatto tre cose:
1. mi sono iscritto alla newsletter di Ichino (e di Damiano) e ne seguo le iniziative; devo riconoscere che è una persona seria, più sincera e netta di Tiziano Treu (anch’egli però legislatore pentito), che è molto più incline a fare il pesce in barile;
2. ho “bilanciato”, nel documento di 11 pagine di PDnetwork, la propensione del coautore (al 20%) a favore di Pietro Ichino, sia aggiungendo le altre tre proposte del PD (maggioritarie, peraltro, nel partito) e chiedendone esplicitamente il coordinamento, sia inserendo una critica esplicita al DdL Ichino, laddove (vedi nota 9) ho scritto: “Sia l’ipotesi Ichino, sia l’ipotesi recente della CGIL non hanno il carattere della universalità ed esprimono un’ottica centrata sulla figura del lavoratore occupato, con un’accumulazione nel tempo di contributi a carico delle imprese, soprattutto, e dei lavoratori; per erogare, in sostanza, sussidi di disoccupazione, la prima per un arco temporale di 4 anni, la seconda di 3 anni; anche il suggerimento del governatore Draghi e la proposta di legge della deputata Marianna Madia hanno entrambi un’ottica parziale e volano basso, disinteressandosi tutti e quattro di milioni di persone che sono forse in situazioni ancora peggiori dei precari, come ad esempio le centinaia di migliaia di OVER 45 (stimati in un milione), la più parte con famiglia a carico, rimasti disoccupati e “troppo vecchi per il lavoro, troppo giovani per la pensione”, che quasi nessuno considera”.

3. Ho avuto con lui uno scambio di e-mail (è uno dei pochi parlamentari che rispondono) e sono stato piuttosto severo sul suo modo di comunicare. Ha una cattiva stampa a sinistra, talora a torto.

Funzione ed efficacia della divulgazione sul web

Presumo di aver incrociato, per la prima volta ieri sera, dei tuoi ‘post’ nel web, dai quali si deduce una qual certa tua attività divulgativa – diciamo così – anche al di fuori di questo blog, Ne so quindi poco, tuttavia permettimi di dirti che forse ti sei scelto degli interlocutori-alleati, consentanei a te ideologicamente, ma, anche per questo, non della massima efficacia.
Io credo che, con la difficoltà oggi di farsi luce nel mare magno della comunicazione, e al netto della possibilità che avrebbe un singolo politico o un singolo partito di mutare più che un ette dell’odierno assetto economico-finanziario, vale comunque la considerazione empirica che, come ci vuole lo stesso impegno e la stessa fatica a corteggiare una bella come una brutta donna, la possibilità di successo è la stessa, e talora in realtà può essere più facile conquistare quella bella, con maggior soddisfazione, così vale per gli uomini politici, destinatari da privilegiare, attesa la loro prerogativa di fare le leggi: talora è più facile, se hai argomenti validi, fare breccia in quelli di primo piano che nei peones, e comunque lo sforzo è lo stesso e, in caso di riuscita, l’efficacia enormemente superiore.
A buon intenditore poche parole.

 

Post collegato:

Promemoria delle misure anti-crisi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761788.html

Dialogo sulla crisi economica, i PIL che si inseguono ed altro

 
A fini di archivio, riporto nel mio blog questa mia vecchia discussione (2010) con Vanishing sul tema della crisi economica ed altro, svoltasi nel forum del Circolo on-line del PD “Barack Obama” (ormai chiuso), in due thread distinti: “La portata della crisi economica” e “Che ne pensiamo della CGIL?” (purtroppo, non sempre ho salvato i commenti del mio interlocutore).

A posteriori, si devono constatare alcune amare verità: a) in barba all’entusiasmo del presidente Obama, le 9 grandi banche padrone del mondo sono riuscite a bloccare finora qualunque seria riforma dei mercati finanziari; [1] b) la Germania soltanto ora, al quinto anno di crisi, forte dell’esempio dato preparandosi con molto anticipo rispetto alla crisi deflazionando i salari, [2] pare accennare ad un allentamento del rigore finanziario dell’Eurozona, ma comunque bisognerà aspettare le elezioni politiche tedesche che si terranno nel prossimo mese di settembre; e c) in Italia, i poteri forti, tenendo in non cale l’esortazione accorata di Eugenio Scalfari, sono riusciti non solo ad evitare “un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha”, ma anche ad addossare sulle spalle dei ceti meno abbienti la gran parte del costo del risanamento dei conti pubblici, pari all’astronomica cifra di 330 mld; [3] e lo stesso Scalfari pare abbia ammorbidito parecchio negli ultimi tempi la sua fame di giustizia sociale. [4]

 
Vincesko
Vale la pena di leggere integralmente l'editoriale di oggi di Eugenio Scalfari: critica (come al solito) Tremonti e (duramente) la politica depressiva del G20, in primis della Germania, elogia Krugman e le altre voci contrarie a questa politica (Mario Draghi e Mario Monti, nonché Romano Prodi e Carlo De Benedetti, Pier Ferdinando Casini e Montezemolo, le Regioni e i Comuni), ed elogia perfino il PD, del quale – confermando quello che vado scrivendo qui da qualche giorno su Bersani – scrive:  Nelle recenti settimane sembra uscito dall'afasia in cui era caduto. Affermare che sia in buona salute non corrisponde alla realtà, ma sostenere che abbia ormai cessato di esistere è altrettanto azzardato,...”.
 
L'EDITORIALE
Lo spettro del bavaglio e della deflazione
di EUGENIO SCALFARI
TIENE ancora banco e lo terrà per un pezzo la legge bavaglio sulla libertà di stampa. Il Senato l'ha approvata votandola sotto il ricatto della fiducia posta dal governo, ma gli ostacoli sono ancora molti: l'esame della Camera e la tempistica che quell'esame richiederà, la firma di promulgazione di Napolitano, l'esame della Corte costituzionale, un possibile referendum abrogativo. Del resto i punti di dubbia costituzionalità sono numerosi, a cominciare dal diritto di cronaca smaccatamente violato, dalle gravi limitazioni agli strumenti di indagine dei magistrati e  -  particolarmente pesanti  -  alle multe stratosferiche nei confronti degli editori rei di consentire ai giornalisti eventuali violazioni della legge in questione.
Quelle multe spostano la responsabilità penale e civile dal direttore del giornale all'editore.

L'attacco di questa normativa alla libertà di stampa non potrebbe essere più evidente. Tutto ciò configura quella legge come un classico tentativo liberticida, che va quindi combattuto con tutti i mezzi legalmente disponibili. Ma voglio qui segnalare anche l'inefficacia pratica di questa sciagurata normativa.
Viviamo in un mondo ormai dominato dalla rete di comunicazioni "online". Le notizie la cui diffusione viene impedita alla carta stampata, appariranno inevitabilmente sui siti "web". Che farà il governo? Oscurerà quei siti, come avviene in Iran e in Cina?

E ancora: se un giornale straniero verrà in possesso di quelle notizie (intercettazioni comprese) e le pubblicherà, i giornali italiani avranno pieno diritto di citarlo e riferirne il contenuto. Che farà il governo? Arresterà e multerà giornalisti ed editori che riferiscono notizie pubblicate a Londra o a Parigi, ad Amburgo o a Zurigo, a Madrid o ad Amsterdam o a New York? Questa legge è dunque liberticida e al tempo stesso inutile perché non riuscirà ad imbavagliare la libera stampa, ma semplicemente a configurare l'Italia come un paese in mano ad una farsesca cricca ossessionata da tentazioni autoritarie e sanfediste.Voltaire avrebbe ampia materia, se rinascesse, per esercitare la sua aguzza ironia.

* * * 
Della manovra economica voluta da Giulio Tremonti ci siamo già occupati domenica scorsa segnalandone alcuni aspetti di necessità e alcuni difetti.
Soprattutto l'assenza totale di stimoli alla crescita, non potendo considerarsi tali le preannunciate e vacue misure di liberismo che il ministro dell'Economia gabella come risolutive spinte all'aumento del reddito mentre sono soltanto annunci lanciati nel vuoto.

Ma fatti ben più gravi sono accaduti nel frattempo in Europa. È accaduto soprattutto che la Germania ha imboccato la pericolosissima strada di una vera e propria politica di deflazione, preannunciando 80 miliardi di tagli alla spesa nei prossimi quattro anni a cominciare da subito.

Al G20 svoltosi nei giorni scorsi in Corea i membri europei hanno appoggiato questa politica, con qualche riserva soltanto da parte francese. Le dichiarazioni in favore di incentivi alla crescita, che sempre avevano accompagnato analoghe riunioni, questa volta sono state omesse; il tema dominante è stato la riduzione e la stabilizzazione del debito pubblico e il rientro del deficit nei parametri di Maastricht. La Germania ha fatto da apripista e da capofila di questa politica.

Conseguenze? Un rallentamento congiunturale, la caduta della domanda interna e degli investimenti. La debolezza dell'euro ravviverà le esportazioni dirette verso altre aree monetarie ma scoraggerà gli scambi all'interno dell'eurozona, con grave pregiudizio proprio per la Germania le cui esportazioni all'interno dell'eurozona rappresentano il 40 per cento del totale delle sue vendite all'estero. Mario Draghi valuta a mezzo punto di Pil la caduta del reddito italiano per effetto della manovra Tremonti. Figuriamoci a quanto aumenterà la perdita di velocità nel totale dell'eurozona. In un articolo su 24 ore di ieri Paul Krugman bolla con parole di fuoco questa dissennata svolta depressiva.

Personalmente esprimo da mesi giudizi altrettanto negativi. Il fatto grave consiste nella decisione della Germania di mettersi alla guida di questa politica. "I falchi del disavanzo hanno preso il controllo del G20" scrive Krugman. E aggiunge: "Operare drastici tagli alla spesa pubblica nel caso d'una grave depressione è un metodo costoso e inefficace. Le misure di austerità sono costose perché deprimono ulteriormente l'economia e sono inefficaci perché la contrazione della spesa pubblica frena il gettito fiscale". Il fatto inspiegabile è che tutta l'Europa si stia cacciando in questo vicolo senza uscita.

* * * 

In Italia ci sono molte voci che reclamano un'azione espansiva di crescita accanto a quella depressiva di tagli della spesa. In testa c'è Bersani e tutto il gruppo dirigente del Pd, mobilitato altresì contro la legge bavaglio che censura la libertà di stampa. Sulla stessa linea Epifani e la Cgil. La Marcegaglia continua a reclamare sgravi fiscali robusti sul lavoro e sulle imprese, senza i quali "l'economia italiana rischia di morire asfissiata dalla deflazione e dalla disoccupazione".

L'ha ripetuto al convegno di Santa Margherita dove non ha risparmiato di bacchettare la presidentessa dei giovani, Federica Guidi, la quale invocava una modifica costituzionale che consenta di sottoporre al referendum anche le leggi fiscali. "Dissennatezza", così la Marcegaglia ha definito la proposta della Guidi, che sarebbe difficile giudicare in altro modo.
Infine in favore di interventi espansivi sono anche schierati Mario Draghi e Mario Monti, nonché Romano Prodi e Carlo De Benedetti, Pier Ferdinando Casini e Montezemolo, le Regioni e i Comuni.

Sembrano numerose queste forze ma purtroppo, unite nella diagnosi, sono divise sulla terapia. Possono ottenere qualche risultato sulla politica economica italiana, ma hanno scarso peso sull'Europa e nessunissimo peso sulla Germania. Dovrebbero dunque cercare qualche raccordo con la Francia, con la Spagna e con Obama, ma per promuovere una sorta di "force de frappe" internazionale di questa portata dovrebbero marciare uniti. È troppo sperarlo?

* * * 

Qualche parola, in conclusione, la dedicherò al Partito democratico. Nelle recenti settimane sembra uscito dall'afasia in cui era caduto. Affermare che sia in buona salute non corrisponde alla realtà, ma sostenere che abbia ormai cessato di esistere è altrettanto azzardato, così come mi sembra azzardato aizzare i giovani contro gli anziani, la periferia contro il centro.

I sondaggi più recenti registrano le intenzioni di voto per il Pd attorno al 27 per cento collocando il Pdl al 33. Il divario è cospicuo ma non stellare. Battaglie come quelle contro la legge bavaglio e contro una manovra economica depressiva sembrano riscuotere un consenso molto esteso e potrebbero modificare le intenzioni di voto in misura sostanziale. Ma, lo ripeto, occorre che l'unità sulla diagnosi si accompagni ad una compattezza delle terapie e alla ricerca di uno sbocco politico comune.

Se ciascuno continuerà a privilegiare la propria "ditta", le forze centrifughe avranno la meglio e continueremo ad essere sgovernati dagli annunci cui non seguono fatti, dalle cricche e dalle mafie. Capisco che l'attaccamento alle proprie ricette sia animato da buone intenzioni, ma nelle condizioni attuali le buone intenzioni lastricano percorsi pericolosi e talvolta nefasti, dai quali sarebbe meglio tenersi lontani. 
(13 giugno 2010)
http://www.repubblica.it/politica/2010/06/13/news/lo_spettro_del_bavaglio_e_della_deflazione-4799015/
 
Vincesko
@Vanishing
Come al solito non leggi i miei 'post' (… ma vedo che non sei il solo, se qualcuno –recidivo - scrive “nelle fila”, dopo che ho scritto nel thread sulle 10 domande che il plurale di 'fila' è 'file').
Ho già 'postato' io nel mio thread sui 3 ministri socialisti (dove peraltro ho avviato la discussione su Pomigliano, che poi qualcuno – per fare ammuina: tipico dei “democratici” -  ha spostato altrove)  un'intervista  a Tito Boeri, dove dice le stesse cose.
Nello stesso thread puoi anche leggere, più sopra, un interessante articolo di Loretta Napoleoni su Karl Marx e il saggio tendenziale di profitto, che ti ho dedicato in particolare: erudiscici!
(19-06-10)
 
[Avevo posto io (qualche tempo prima, v. Dialogo sul liberismo, il liberalismo, le banche, la speculazione, il comunismo ed altro http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2784613.html) il tema dei PIL che si inseguono, da me letto per la prima volta alla fine degli anni ’70 in un saggio di Giorgio Fuà; ora il buon Vanishing – esperto di informatica - ne ha trovato riscontro nel web e lo riporta qui (il grafico, purtroppo, non è più visibile)]

 
Vanishing
"I PIL che si inseguono". Eccoti una coppia di nomogrammi universali per il calcolo del numeri di anni nei quali il PIL2 (il minore dei due) insegue il PIL1.
Come si usa:
1) Nel primo grafico in alto, nella X scegliere il rapporto PIL1/PIL2 (supponiamo 4).
2) Ottenere il Coeff_molt sull'asse delle x (nel caso di esempio, 1,3)
3) Nel secondo grafico nella X scegliere il rapporto tra il tasso di incremento del PIL1 (il maggiore dei due) rispetto al PIL2. Attenzione, nella forma 1+t%/100. Dunque, se il t1 è il 3.5%, si deve calcolare 1+0,035=1,035. Se t2 è 8%, si deve calcolare 1,08. Dunque il rapporto è 1,08/1,035=1,04.
4) Calcolare il numero di anni prendendo la Y (nel nostro caso 25) e moltiplicandola per il coeff_molt (25*1,3=32,5 anni)
Saluti
 
 
Vincesko
Grazie, Vanishing. Come vedi, non ci vuole un secolo, ma molto molto meno, a differenziale costante, perché la Cina raggiunga gli USA.
Nell'ipotesi che fai, di un rapporto tra i due PIL pari a 4 e di un differenziale di poco più di 4 punti percentuali, ci vorranno 32,5 anni. Ma in effetti il differenziale attualmente è pari a oltre 6 punti (+ 10% per la Cina contro il +3,5% USA), per cui, coeteris paribus, ci vorranno 17*1,3=22,1 anni.
Vedi anche che, al netto del coefficiente correttivo (1,3 equivale ad un PIL circa quadruplo del Paese inseguito rispetto a quello del Paese inseguitore, ma ora tra USA e Cina è circa triplo), per ogni raddoppio del differenziale, diciamo così (in effetti della variazione del rapporto tra i due indici), il numero degli anni si dimezza. Infatti, se il rapporto PIL1/PIL2 è pari a 1,02 ci vogliono 50 anni, se è pari a 1,04 ne occorrono 25, se è pari a 1,08 ne bastano 12,5.
(20-06-10)

 

Vanishing 20 Giugno 2010 a19:33
Mah, le ultime cifre che ho visto parlavano di 8% per la Cina. Secondo FMI il PIL USA è 14.264.600 milioni di US$ e quello della Cina 4.401.614 Milioni. Il rapporto è dunque 3,4, come dici tu (l'esempio che avevo fatto non riguardava Cina-USA, erano solo numeri comodi per esemplificare il grafico) (BTW, L’UE è a 18.000.000 milioni).
Con i numeri “veri” di cui sopra (o supposti tali), sempre che restino costanti, cosa assai poco probabile e per l’uno e per l’altro - ci vorrebbero 1,2*25 = 30 anni.
Potrebbe essere in molto meno, se le cose vanno male da queste parti, cosa probabile, sempre che l’andare male qui non si tiri dietro pure la Cina (cosa anche questa possibile, ma loro hanno comunque una enorme risorsa di mercato interno).
Nel frattempo la Cina “moderna” raggiungerebbe probabilmente i 5-600 Milioni di abitanti, circa il doppio degli USA. La Cina avrebbe dunque un PIL procapita circa la metà degli USA. Gli resterebbero 600-700 milioni nell’economia informale.

PS. Siamo però OT qui. Ho postato qui solo perché non sapevo dove farlo.  
 

Vincesko  20 Giugno 2010 a 20:08
OK per l'OT, ma tant'è, concludo. Per la precisione, i tuoi dati del PIL sono quelli del 2008, nel 2009 si sa che il PIL cinese è aumentato in controtendenza rispetto alla crisi mondiale e mi pare sia stato corretto recentemente - nonostante la crisi - da + 8,7% a +10%, quindi i 4.400 sono diventati almeno 4.800.
Son d'accordo che probabilmente ci sarà una decelerazione (degressione) della crescita del PIL cinese. Ne è forse già un prodromo l'accettazione da parte della Cina dell'invito USA a rivalutare lo yuan (vedi anche l'articolo di Scalfari più sotto).

Vincesko
Allego l'editoriale di oggi di Eugenio Scalfari, come al solito molto lucido e di ampio respiro, che risponde anche a chi qui ha avanzato ipotesi – contrastanti – sulle motivazioni sottostanti della scelta di Marchionne di trasferire la produzione della Panda dalla Polonia all'Italia. Ma soprattutto riafferma con forza l'indispensabilità e addirittura l'inevitabilità di “un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha”. E la sua critica forte alla politica deflattiva dell'Europa ed in particolare della Germania.
 
L'EDITORIALE
A Pomigliano comincia l'epoca dopo Cristo
di Eugenio Scalfari
20 giugno 2010
(…). Il dopo Cristo per l'amministratore delegato della Fiat comincia evidentemente con la globalizzazione della finanza, delle merci e del lavoro. È un'epoca che ha accentuato e radicalizzato la legge dei vasi comunicanti.
Le grandezze economiche, come ovviamente per i liquidi, tendono a raggiungere lo stesso livello. Si livellano i rendimenti del capitale, i rapporti tra benessere e povertà, la produttività del lavoro e, naturalmente, i salari.
I salari dei Paesi emergenti sono ancora molto bassi; dovranno gradualmente aumentare ma lo faranno lentamente. I livelli dei salari nei paesi opulenti e di antica civiltà industriale sono molto alti, ma tenderanno a diminuire e questo fenomeno avverrà invece con notevole rapidità per consentire alle imprese manifatturiere di vendere le loro merci sui mercati mondiali a prezzi competitivi. (…).
Qualche cosa si può e si deve fare. Ma occorre molta lucidità e molto coraggio. I Paesi opulenti, al loro interno, non sono affatto livellati per quanto riguarda la diffusione del benessere. Ci sono, nelle zone ricche del mondo, sacche di povertà impressionanti e diseguaglianze mai verificatesi prima con questa intensità. Voglio dire che la legge dei vasi comunicanti deve entrare in funzione dovunque e spetta alla politica rimuovere gli impedimenti che la bloccano. Perciò i sindacati e le forze di opposizione debbono spostare l'obiettivo. Le categorie svantaggiate e costrette a rinunciare ad una parte delle conquiste raggiunte nell'epoca "prima di Cristo" debbono recuperarle su altri piani e in altre forme nell'epoca del "dopo Cristo". Debbono cioè impostare un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha. (…).
C'è un filo diretto che lega queste riflessioni suscitate da quanto sta accadendo a Pomigliano con la politica deflazionistica imboccata dall'Eurozona sotto la guida della Germania. Questa politica, sulla quale ci siamo intrattenuti varie volte, arriverà domani all'esame del G8 e del G20 appositamente convocati. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha lanciato un messaggio ai capi di Stato dell'Eurozona affinché affianchino alla manovra di stabilizzazione dei rispettivi debiti una politica che sostenga i redditi e la crescita. Un secondo l'ha lanciato alla Cina affinché proceda ad una rivalutazione della propria moneta rispetto al dollaro per accrescere le importazioni e per tale via sostenga la domanda globale.

La Cina ha già risposto positivamente; l'Europa e la Germania finora sembrano voler persistere nella politica di deflazione. Questa posizione è semplicemente insensata.
Dal canto suo il segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon, ha posto ieri ai paesi dell'Eurozona le seguenti domande: "Il mondo intero è destinato a sprofondare a causa dei problemi dell'Eurozona in una recessione che rischia di essere recidiva? Può la ripresa dei mercati emergenti bilanciare i cali che si verificano altrove? Stiamo finalmente emergendo come i sopravvissuti a un uragano, per valutare l'entità del danno e i bisogni dei nostri vicini? Oppure ci troviamo piuttosto nell'occhio del ciclone?" (La Stampa del 19 scorso).
Non si può esser più chiari di così. E anche qui il tema si risolve attraverso un grande programma di redistribuzione delle risorse tra paesi e tra classi all'interno dei paesi. Non c'è altro mezzo per equilibrare libertà ed eguaglianza, la necessaria crudeltà della libera concorrenza e la coesione sociale che si proponga il bene comune. (…).
http://www.repubblica.it/politica/2010/06/20/news/scalfari_pomigliano-4991542/
(20-06-10)
 
Vanishing
Caro Vincesko, è appunto (appunto per me, ovviamente) un articolo sbagliato, liberale, che mitizza il mercato e dice cose antistoriche e infondate, e anche un tantino contraddittorie.
La concorrenza non produce nessun livellamento, ma accentua le differenze. La concorrenza produce oligopoli e monopoli, lo dice fin la dottrina liberista italiana. La globalizzazione ha esasperato le differenze (in termini relativi). I progressi nel terzo mondo che abbiamo avuto in precise e determinate zone sono dovuti all'industrializzazione (conseguenza secondaria della mobilità dei capitali), non ai "vasi comunicanti" che, se non fossero stati bloccati per tempo, li avrebbero di nuovo messi in discussione. Ci si focalizza solo sulla crescita della Cina e la si prende a paradigma di tutto.
L'idea di fare "concorrenza" all'India e alla Cina è semplicemente folle. Che si dicano queste cose in nome di un presunto "pragmatismo" è il colmo dei colmi, è solo un mantra, buono per tutte le occasioni. E non credo affatto che sia quella l'idea di Marchionne (di nuovo, è un imprenditore, mica è matto). Secondo me ha in testa l'Europa. Prevede tempi bui, presuppone un ritorno più o meno velato al protezionismo, e in questi casi è meglio stare a casa propria piuttosto che altrove.
E' probabilmente vero che non si possono fermare certi processi, ma il tempo e il modo in cui avvengono non è indifferente. Il governo della società (e la sua preservazione) è questo. Si tratta proprio di non fare come per i vasi comunicanti, nei quali il livellamento avviene di colpo, con ondate e contro-ondate, con morti e feriti, e con società distrutte. L'idea che si possano mettere in piedi meccanismi compensativi interni non regge la prova del pallottoliere. Paghiamo un operaio italiano quanto uno cinese e gli diamo l'integrazione col prelievo fiscale? Un idea molto realistica. Tanto varrebbe nazionalizzare l'industria, cosa che sarebbe senz'altro più realistica, se non altro.
Bisogna che chi esporta, esporti di meno, e chi importa, importi di meno, altro che vasi comunicanti. E' quello che dicono tutti, è quello che dice Obama, ed è quello che, almeno un po', Obama è appena riuscito ad ottenere dalla Cina. Ed è quello che sta cercando di ottenere dagli USA, che importino di meno, il che significa incentivare il mercato interno, anche lato produzione.
La migrazione non è un fatto in sé né positivo né negativo, dipende da come si esercita, e dalle motivazioni che spingono i migranti. Se sono la miseria, la persecuzione e la disperazione, la migrazione è un fatto negativo, perché distrugge violentemente i legami sociali, le culture, lasciando al loro posto il vuoto, e portando nei paesi di destinazione masse di disperati manovrabili, quando non dalla malavita organizzata, da "imprenditori" locali a fini di dumping sociale.
Consiglio a te e a tutti la lettura (o rilettura, a seconda dei casi) di "La grande trasformazione" di Karl Polany. E' un libro scritto durante la seconda guerra, contro l'utopia del mercato autoregolato (e dell'economia di mercato) e i miti liberali. Si rivaluterà un po' l'odiato mercantilismo.
I fallimenti di queste utopie provocano disastri epocali. Lo hanno già fatto una volta nella storia. Immemori, le si ripropone tal quali, e ci si stupisce che naufraghino di nuovo
 
Vincesko
Caro Vanishing,
vedo che quando parli di Scalfari non sei lucido come al solito. Sei recidivo: prima lo consideri tremontiano, e invece ti ho dimostrato che è addirittura antitremontiano (come me). Ora gli attribuisci delle affermazioni che non ha fatto, e addirittura delle colpe che non ha commesso.
Egli è senz'altro liberale (in politica), ma se è per questo lo sono anch'io, ancorché io dal '72 voti PCI-PDS-DS e poi PD.
In economia non è un liberista sfegatato, anzi credo sia un... socialista, partito per il quale è stato anche parlamentare. Come direttore della Repubblica ha sempre ospitato i maitre a penser socialisti, ad esempio Giorgio Ruffolo, ai quali si sentiva che era vicino. Con l'avvento di Craxi, si è spostato ancora più a sinistra, credo che l'abbia anche scritto che ha votato PDS o DS. Adesso penso che voti PD.
La concorrenza non produce nessun livellamento? Ma che dici? E il saggio di profitto? Anch'io che sono ignorante so che se un settore ha un alto saggio di profitto e non ci sono barriere all'ingresso attirerà tante di quelle imprese da provocare alla lunga un aumento dell'offerta ed una conseguente riduzione dei prezzi-ricavo, dei margini e quindi del saggio di profitto. Anche per i salari vale la stessa regola.
Scalfari non dice che  si “deve” pagare un operaio italiano come uno cinese, ma si limita a fotografare la situazione, e dice una cosa ovvia addirittura, perché già ora si vede la tendenza al livellamento: i salari cinesi vanno in su e quelli italiani vanno in giù. Non è quello che sta già succedendo e che successe col Giappone? Vai a leggere l'articolo di Loretta Napoleoni che ho allegato nel thread sui 3 ministri socialisti.
L'idea di fare la concorrenza alla Cina e all'India è folle? E' folle dire il contrario. A meno che, come ventili tu, usciamo dal WTO e chiudiamo le frontiere. Non ne capisco molto, può essere una scelta, non so però quanto praticabile e opportuna. Io credo sia impraticabile e dannosa; altra cosa, invece, è limitare il dumping sociale, stringere le maglie delle importazioni illegali, ottenere la rivalutazione dello yuan.
Vanishing, leggi più attentamente, il mantra lo fai tu, non Scalfari, al quale attribuisci erroneamente una visione salvifica del mercato senza regole. Ma se è socialista in economia...
Infine, anche per l'immigrazione, ha detto una cosa ovvia, io la penso come lui, è un fenomeno incontenibile, che si può solo regolare al meglio. Ma ti chiedo: sei un “verdastro”, oltre ad essere un “rossastro”?

 
Vincesko  25-06-10
Il Prof. Sartori si cimenta in economia e si schiera per la “decrescita serena” di Serge Latouche.
 
L’ECONOMIA DI CARTA E I LIMITI ALLO SVILUPPO
Quei soldi maledetti
di Giovanni Sartori
25 giugno 2010
http://www.corriere.it/editoriali/10_giugno_25/sartori_4973e336-8018-11df-85d3-00144f02aabe.shtml
 
Sullo stesso argomento e su altro.
Di solito, trovo il compagno Alfredo Reichlin “troppo” intelligente. Come quando, qualche settimana fa, in un'intervista all'Unità, ha definito Pieluigi Bersani una brava persona, ma non un granché come segretario.
Trovo, invece, questo suo articolo che allego del tutto condivisibile. Anch'esso evidenzia un'esigenza che è mia da tempo: quella “riformistica” di un'alleanza tra i produttori, che deve andare di pari passo con un'azione collettiva, volta a contrastare la pretesa egoistica ed inaccettabile di un pugno di miliardari e milionari di anteporre ed imporre il loro interesse a quello di miliardi di altri uomini e donne. E per far questo impongono ai governi assenza di regole stringenti, comprano o riescono ad ottenere il consenso dei ceti abbienti ma anche di quelli poveri, si avvalgono dell'opera, ben retribuita, di intellettuali, economisti e giornalisti, e di “utili amici” come Marchionne. 
 
Analisi
Il dominio dell’economia di carta sulle persone che producono
di Alfredo Reichlin
24 giugno 2010
http://www.unita.it/news/analisi/100339/il_dominio_delleconomia_di_carta_sulle_persone_che_producono
 
Vincesko  01-07-10
Mentre i leader europei discutono, il presidente USA “espugna” Wall Street.
 
Usa, Obama esulta: varata la riforma di Wall Street
01 luglio 2010
(…). La riforma di Wall Street è «la maggiore dalla Grande Depressione» ha detto il presidente Barack Obama poche ore fa. 
«proteggerà l'economia dall'impudenza e dall'irresponsabilità di pochi e tutelerà i consumatori». «È una vittoria per tutti gli americani» che hanno subito le conseguenze «dell'irresponsabilità e dell'impudenza» delle banche che si è tradotta nella perdita di milioni di posti di lavoro.
http://www.unita.it/news/mondo/100629/usa_obama_esulta_varata_la_riforma_di_wall_street
http://www.corriere.it/economia/10_luglio_01/riforma-finanziaria-usa-obama_27d948b6-84db-11df-a3c2-00144f02aabe.shtml
 
[Purtroppo, non ho salvato il commento di Vanishing]
 
Vincesko  16-07-10
'Post' interessante. Sorge spontanea una domanda: stamane a Radio3, anche Loretta Napoleoni ha affermato che bisognerebbe ripensarci sulla mondializzazione dell'economia. Ma secondo te è un'ipotesi realizzabile concretamente? E come? E con quali vantaggi/svantaggi (tra questi ultimi, un aumento dell'inflazione)?
 
P.S.: il link sulla "discussione datata i primi del '900 da parte di Thorstein Veblen" non funziona.
 
Vincesko
Comunicato stampa
Crisi: CGIL, a giugno 660mila in cig, da gennaio -2,4 mld in busta paga
Con cassintegrati e inattivi tasso di disoccupazione sale a 12,1%
17/07/2010| Crisi
Link Rapporto CIG Giugno 2010
http://host.ufficiostampa.CGIL.it//Documenti//private/CGIL_OsservatorioCIG_RapportoGiugno2010.pdf
Link Rapporto Occupati e Cassintegrati Giugno 2010
http://host.ufficiostampa.CGIL.it//Documenti//private/CGIL_OsservatorioCIG_RapportoOccupatiCassintegratiGiugno2010.pdf
 
Vincesko  25-07-10
Allego l'editoriale di oggi di Eugenio Scalfari, come al solito intelligente e di ampio respiro, che continua quello che ho già allegato qui il 20 giugno sui “vasi comunicanti” (“A Pomigliano comincia l'epoca dopo Cristo”).
Ho evidenziato i passi in cui riparla del caso Pomigliano come “apripista” (in un mio 'post' precedente, ho citato il referendum sulla scala mobile, cui attribuii una funzione analoga, perciò votai a favore dell'abrogazione), ed, in conclusione, quando egli riafferma (come aveva fatto nell'editoriale precedente parlando dell'indispensabilità di “un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha”) che “Questa delle ingiustizie sociali da combattere è la madre delle riforme”. E su questo interpella le opposizioni ed in particolare Pierluigi Bersani.
Su quest'ultima proposta di Scalfari sono d'accordissimo, visto che anch'io l'ho prospettata più volte. Per quest'ultimo punto, io credo possa costituire un utile stimolo, “da sinistra”, la pressione oggettivamente esercitata dalla candidatura di Nichi Vendola.
 
P.S.:
Ho dovuto 'postare' qui questo articolo per una continuità di discorso, anche se il suo luogo più adatto sarebbe stato il thread "La portata della crisi economica". Altri 'post' complementari sono nelle discussioni "Le 10 domande di Open Democracy al centrosinistra" e "I tre Ministri, sedicenti socialisti, Tremonti, Brunetta e Sacconi".
 
FIAT
La vera storia del caso Marchionne
di Eugenio Scalfari
25luglio 2010
(…). Fin qui abbiamo considerato la questione Fiat misurandola su tre dimensioni successive: Pomigliano, Lingotto, scorporo dell'auto. Ma c'è una quarta dimensione ancora più importante e ancora più globale. Ne scrissi due mesi fa e non l'ho chiamata "provocazione" ma "apripista". Il caso Pomigliano cioè, e ciò che ne sta seguendo, funziona da caso "apripista" per un'infinità di operazioni analoghe che possono coinvolgere l'intero apparato industriale italiano, soprattutto quello delle imprese medio-piccole e piccole, quelle che occupano tra i 300 e i 20 dipendenti e che rappresentano il vero ed unico tessuto industriale italiano soprattutto nel nord della Lombardia, nel Triveneto, nell'Emilia-Romagna, nelle Marche, in Puglia, in Campania, nel Lazio. (…).
Andiamo dunque verso un rapido azzeramento delle conquiste sindacali e dell'economia sociale di mercato degli anni Sessanta fino all'inizio di questo secolo?

Io temo di sì. Temo che la direzione di marcia sia proprio quella ed ho cercato di definirla parlando della legge chimico-fisica dei vasi comunicanti. In ogni sistema globalmente comunicante il liquido tende a disporsi in tutti i punti del sistema allo stesso livello, obbedendo all'azione della pressione atmosferica. In un'economia globale questo meccanismo funziona per tutte le grandezze economiche e sociali: il tasso di interesse, il tasso di efficienza degli investimenti, il prezzo delle merci, le condizioni di lavoro.

Tutte queste grandezze tendono allo stesso livello, il che significa che i paesi opulenti dovranno perdere una parte della loro opulenza mentre i paesi emergenti tenderanno a migliorare il proprio standard di benessere. La prima tendenza sarà più rapida della seconda. Al termine del processo il livello di benessere risulterà il medesimo in tutte le parti, fatte salve le imperfezioni concrete rispetto al modello teorico. La Fiat ha fatto da apripista. Marchionne disse all'inizio di questa vicenda che lui ragionava e operava nell'epoca "dopo Cristo" e non in quella "ante Cristo". Purtroppo il "dopo Cristo" è appena cominciato.

C'è un modo per compensare la perdita di benessere che il "dopo Cristo" comporta per i ceti deboli che abitano paesi opulenti? Certo che sì, un modo c'è ed è il seguente: far funzionare il sistema dei vasi comunicanti non solo tra paese e paese, ma anche all'interno dei singoli paesi. L'Italia è certamente un paese ricco. Anzi fa parte dei paesi opulenti del mondo, che sono in prevalenza in America del nord e nella vecchia Europa. Ma l'Italia è anche un paese dove esistono sacche di povertà evidenti (e non soltanto nel Sud) e dislivelli intollerabili nella scala dei redditi e dei patrimoni individuali.

Tra l'Italia dei ceti benestanti e quella dei ceti poveri e miserabili il sistema dei vasi comunicanti è bloccato, non funziona. Il benessere prodotto non viene redistribuito, rifluisce su se stesso e alimenta il circuito perverso e regressivo dell'arricchimento dei più ricchi e dell'impoverimento dei poveri. Una politica che volesse perseguire il bene comune dovrebbe dunque smantellare il circuito perverso e far funzionare il circuito virtuoso. Attraverso una riforma fiscale che sbloccasse il meccanismo e redistribuisse il benessere. E poiché la mente e lo stomaco dei ceti poveri e medi reclamano un meccanismo meno iniquo dell'attuale, la riforma del fisco può e deve essere anticipata da misure specifiche di pronta attuazione, stabilite dalla concertazione tra governo e parti sociali che funzionò egregiamente tra il 1993 e il 2006, finché fu abolita con un tratto di penna all'inizio di questa legislatura.

Le opposizioni dovrebbero a mio avviso concentrarsi su questo programma. Bersani ne ha parlato recentemente, ma le opposizioni dovrebbero convergere su un programma concreto con questo orientamento per uscire da una situazione caratterizzata da vergognosi privilegi e diseguaglianze. Si parla molto di riforme. Questa delle ingiustizie sociali da combattere è la madre delle riforme. Perciò mi domando: che cosa aspettate? Che la casa vi crolli addosso?
http://www.repubblica.it/economia/2010/07/25/news/la_vera_storia_del_caso_marchionne-5811628
 
Vincesko  30-07-10
Allego anche qui l'editoriale di domenica 25.7 di Eugenio Scalfari, che ho già riportato nel thread “Che ne pensiamo della CGIL?”, che continua quello del 20 giugno sui “vasi comunicanti” (“A Pomigliano comincia l'epoca dopo Cristo”) ed in cui riparla del caso Pomigliano come“apripista” ed, in conclusione, riafferma (come aveva fatto nell'editoriale precedente parlando dell'indispensabilità di “un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha”) che “Questa delle ingiustizie sociali da combattere è la madre delle riforme”.
http://www.repubblica.it/economia/2010/07/25/news/la_vera_storia_del_caso_marchionne-5811628
Lo faccio sia perché è pertinente qui, sia perché si lega molto bene con l'analisi che fa Massimo Mucchetti sul Corriere, sulla quale richiamo l'attenzione di tutti, poiché parla anch'egli della Fiat, ed affronta con parole nette e franche uno dei problemi cruciali cui siamo difronte – gli effetti negativi della globalizzazione – ed i modi alternativi, addirittura opposti, in cui affrontarli: se privilegiando gli interessi miopi ed egoistici, dannosi in prospettiva futura, di una sparuta minoranza (“le elite finanziarie”) oppure difendendo “l'economia sociale di mercato dell'Europa”.
E' una questione cruciale che, lo sostiene con forza anche Vendola nel suo intervento recente (vedi l'altro thread), interpella in primo luogo tutto il centrosinistra.
 
L' analisi
Aiuti di Stato, il confine beffa
Mobilità dei capitali Il trasferimento di alcuni modelli Fiat e Lancia da Torino a Kragujevac svela il volto imbarazzante della libera mobilità dei capitali e delle merci
Massimo Mucchetti
29 luglio 2010
http://archiviostorico.corriere.it/2010/luglio/29/aiuti_Stato_confine_beffa_co_8_100729043.shtml
 
Vincesko  04-08-10
Primo spunto di riflessione. Cito questo passo dell'articolo di Tito Boeri Il ministro del Lavoro [Sacconi], oltre ad annunciare ripetutamente e costantemente di rinviare la presentazione dei suoi piani per il lavoro, continua a sostenere che il nostro sistema di relazioni industriali funziona bene, anzi benissimo. A riprova di questa affermazione ama citare il basso numero di ore di sciopero in Italia durante la grande recessione. per evidenziare l'atteggiamento tipico del ministro Sacconi (e di Tremonti e degli altri ministri di questo governo di destra), di estrapolare un dato e piegarlo “irrazionalmente” e pervicacemente a dimostrare la giustezza delle proprie opinioni ed azioni, sia per autoconvincersi, sia a fini di disinformazione.
Analogamente si è comportato Giulio Tremonti (ma lo fa abitualmente) quando da Bruxelles ha inferito la bontà della sua manovra correttiva dall'assenza delle manifestazioni di protesta.
 
Altro spunto di riflessione è proprio l'assenza di manifestazioni di protesta forte (basti pensare a quello che è successo in Grecia) contro una manovra correttiva, vera macelleria sociale, la più crudelmente iniqua di tutta la storia repubblicana. Ieri sera tardi, su Rainews, ho visto un servizio sul '68: che differenza! Ma, per la miseria!, erano i giovani a porsi alla testa della protesta, e poi i sindacati. Oggi, purtroppo, sia gli uni che gli altri latitano, sono assenti e passivi e talora addirittura complici.
 
[Purtroppo, non ho salvato il commento di Vanishing]
 
Vincesko 05-08-10
Mi ripeto perché ti ripeti (cfr. thread sulla CGIL): 1) tu sei prevenuto nei riguardi di Scalfari e gli attribuisci cose ch'egli non ha sostenuto; 2) la tua vasta cultura è un handicap, ti fa da velo, e sciorini la tua sapienza economica, ma non riesci a fare 2+2, nel senso che come i computer prendi tutte le affermazioni alla lettera. Perché non voglio fare l'esegeta delle tesi di Scalfari, ma per "vasi comunicanti" e "livellamento" credo intenda solo la direzione tendenziale delle variabili economiche, che mi sembra addirittura un'affermazione ovvia, quasi banale.  Mi chiedo poi dove egli abbia sostenuto di "fare concorrenza alla Cina”, nel senso che gli attribuisci tu.
 
Ti rifaccio la domanda, visto che non mi hai ancora risposto: Loretta Napoleoni dice che bisogna ripensare la decisione della globalizzazione dell'economia, che favorisce solo la Cina (e, aggiungo io, i più ricchi); secondo te, in sintesi, è possibile? e quali sarebbero le conseguenze?
 
Vanishing
I miei "pregiudizi" su Scalfari si basano sulla lettura (oggi assai diradata) delle sue cose da 40 anni a questa parte, e sulla valutazione dei disastri che ha combinato alla sinistra italiana (sinistra per me è tutto il centro sinistra). Quindi più che di "pregiudizi" si tratta di "postgiudizi". Sulle sue analisi sulla "concorrenza alla Cina" se spulci questo thread trovi il punto esatto.
Vorrei chiederti io una cosa: riesci una buona volta ad evitare personalismi, o è un fatto compulsivo?
Vedo che sei molto interessato alla mia persona, interesse che però non condivido. Sono in compagnia di me stesso da moltissimi anni e occuparmi di me mi fa sbadigliare.
Quanto alla Napoleoni, e alla globalizzazione credo anche io (buon ultimo tra tanti, ivi comprese organizzazioni politiche internazionali come Attac) che debba essere rivista. In parte è già stata rivista perché le politiche FMI e Banca Mondiale sono cambiate dai tempi delle "shock therapy" (grazie anche alle critiche di Stiglitz e anche di Attac). Non è sufficiente. Ho postato cose in proposito di Maurice Allais, che fa le sue proposte. Lì sembra però ignorare che l'Europa a 27 è un mercato chiuso.
Le questioni che sollevi non si risolvono nel giro di una pagina, e non senza il concorso di esperti (io non lo sono, nonostante quel che mi attribuisci). Ritengo che si debba evitare come la peste il protezionismo, ma quello vero, quello che è stato adottato per anni chiamandolo "free trade". Non quello che alcuni oggi chiamano protezionismo, e che consiste semplicemente nell'evitare che il "libero mercato" faccia i suoi (consueti) disastri.
Ad esempio, non è protezionismo far pagare la dogana ai "semilavorati" provenienti dalle delocalizzazioni, trattandole cioè come si trattano le industrie del posto di provenienza (impedendo alle delocalizzazioni di fare "concorrenza sleale" alle imprese locali, o semplicemente di taglieggiarle).
Se la "concorrenza della Cina" sia causa o concausa dei problemi di occupazione in occidente è questione aperta. Krugman ha recentemente (un anno fa?) cambiato un po' la sua posizione. Dopo avere sostenuto fin dal 1994 che non era vero, ha detto che sospettava che cominciasse ad essere vero, ma che la mancanza di dati disaggregati gli impediva di fare una verifica conclusiva.
In ogni caso, come i grafici esibiti da Allais mostrano (ma ce ne sono altri che condividono con questi lo stesso "ginocchio" nel 1975), i nostri problemi cominciano assai prima della conversione della Cina al capitalismo. Penso voglia dire più di qualcosa
 

Vincesko  06-08-10
Sì, è un fatto “compulsivo”, o meglio automatico, non è un interesse per la tua persona, succede con tutti, quando sento un'affermazione incongrua. Ne cerco sempre la motivazione “sottostante”. Come nel caso di Scalfari, ch'io reputo persona intelligente e colta e che leggo dal 1970 (40 anni), quando era direttore de L'Espresso formato lenzuolo, te lo ricordi?
Non imbrogliare, che il tuo sia un pregiudizio (Devoto-Oli: pregiudizio = opinione preconcetta, capace di fare assumere atteggiamenti ingiusti, spec. nell'ambito dei giudizi e dei rapporti sociali) l'hai dimostrato ampiamente; hai giudicato Scalfari addirittura più stupido di Tremonti, il che è proprio il massimo...; e lo dimostra, da ultimo, quest'ultima tua affermazione davvero incongrua dei “disastri che ha combinato alla sinistra italiana”: che esagerato... ma vaneggi, Vanishing? Qui c'è già Domenico, e qualche altro (che vive all'estero). Naturalmente scherzo, perché quando leggo queste tue affermazioni incongrue e preconcette, un po' m'arrabbio, perché stimando io Scalfari intelligente e colto, mi fai venire il dubbio ch'io sia rimbambito già da una quarantina d'anni, ma molto mi diverto, e mi sganascio dal ridere al solo pensiero di scriverti quello che ti sto ora scrivendo. Ma la tua è invidia? Che t'ha combinato Scalfari? Raccontaci.
Non imbrogliare, quell'affermazione che hai attribuito a Scalfari l'ho cercata, non c'è. Ed anche se ci fosse, è il tuo pregiudizio che te la fa travisare. Torno a dire: affermare che i salari, con la globalizzazione, tendono a livellarsi è un'ovvietà. Che poi ci mettano, per effetto – diciamo così - della “vischiosità” dei mercati, 10 o 15 o 20 anni, questo chi lo può dire. Per quanto riguarda poi la “concorrenza alla Cina”, leggevo proprio ieri in un articolo linkato credo da Paolo (in cui si parlava della Volkswagen che sta aprendo il nono stabilimento in Cina) che mentre la Germania ha la fortuna di essere complementare alla Cina, l'Italia no. Ti informo che siamo già in concorrenza con la Cina, ma certamente non è e non può essere per i prossimi 15-20 anni (vedi sopra) una competizione basata sulla leadership di costo, ma dovrà puntare sulla differenziazione e sulla specializzazione/focalizzazione.
Marchionne ha optato per la Serbia per lo stesso motivo per cui ha preso la Crysler: sborsa quasi niente, per cui non intende rinunciarvi. Scelta miope, sostiene Massimo Riva http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ma-io-dico-marchionne-sbaglia/2131641, miope proprio perché è in prospettiva una strategia perdente.
Il peso della voce “lavoro” di un'industria automobilistica ormai è basso, per effetto dell'esternalizzazione di buona parte del processo produttivo. Se è ancora come qualche anno fa, la FIAT produce all'interno solo il 20% di un'autovettura, il residuo 80%  lo compra all'esterno.
Condivido, invece, quel che tu dici sulle contromisure da adottare contro le produzioni delocalizzate (come, in altro ambito, sulla legge sul regime dei suoli): entrambe le questioni meriterebbero un impegno fattivo da parte del PD e dell'intero centrosinistra.
Infine, l'obiettivo indicato da Scalfari di far funzionare anche all'interno i vasi comunicanti, che cos'è se non l'affermazione del principio socialista della giustizia sociale. Esso dovrebbe costituire la principale preoccupazione di un partito riformista. Ieri, in un altro thread, ho indicato la necessità di una severa legge contro l'evasione fiscale (“manette agli evasori”), perché solo una seria legislazione repressiva, applicata per almeno 10 anni, può costituire un efficace deterrente ed innescare poi un aumento del livello di “tax morale” che contraddistingue i Paesi fiscalmente virtuosi.     

[1] La globalizzazione non è un gioco equo
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760049.html
[2] Relazione di Maximilian Fuchs presentata alle Giornate di studio dell’Associazione Italiana di Diritto del Lavoro e della Sicurezza Sociale, 16/17 maggio 2013
http://www.pietroichino.it/wp-content/uploads/2013/05/Fuchs_Aidlass_2013.pdf
[3] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html 
[4] Email-commento all’editoriale di Ezio Mauro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761918.html


Post collegati:
  
Dialogo sulla crisi economica, i PIL che si inseguono ed altro - Appendice
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783672.html
Trasformazione epocale da governare al meglio
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753469.html
Il pendolo del potere economico mondiale e lo ‘stigma’ di Marchionne e Landini
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2759924.html
Promemoria delle misure anti-crisi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761788.html
Lettera al Prof. Mario Deaglio dopo un suo articolo su Tremonti, la sua risposta e la mia replica
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2555107.html
Il Sig. GiulioT. ed il principio di Peter/10/Lettera
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2769133.html
Lettera al Ministro Sacconi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2564771.html
 
  

Commento al post "E' ufficiale: Cina sorpassa USA (+50 Mld.). Cinesi nuovi n°1" (di ilmezzosangue)


E' ufficiale: Cina sorpassa USA (+50 Mld.). Cinesi nuovi n°1
di ilmezzosangue
http://ilmezzosangue.ilcannocchiale.it/post/2771724.html

 
Non bisognerebbe fare disinformazione dando informazioni dimezzate, errate, fuorvianti, a cominciare dal titolo, e numeri del lotto. Segnalo, solo per la precisione:
 
1) ‘Produzione oggettiva’? Si tratta di bilancia commerciale (Import-Export).
“La Cina ha sorpassato gli Stati Uniti”
Con un import-export di 3870 miliardi di dollari Pechino ha ora la supremazia
NEW YORK - Era dal 1945 che gli Usa dominavano il commercio mondiale, ma nel 2012 la Cina ha registrato - secondo il Dipartimento del commercio americano, citato da Bloomberg- importazioni ed esportazioni per 3870 miliardi di dollari, contro i 3820 miliardi di dollari degli Stati Uniti. Il sorpasso della Cina sugli Usa è di fatto avvenuto. La Cina, tra l'altro, ha segnato un avanzo commerciale di 231,1 miliardi di dollari, Washington un deficit di 727,9 miliardi.
http://www.cdt.ch/mondo/economia/77871/la-cina-ha-sorpassato-gli-stati-uniti.html
 
2) PIL. Il PIL degli USA non è di 70.000 mld $, ma…
Lista di Stati per PIL (nominale) - 2011
USA: circa 15.000 mld $
Cina: circa 7.300 mld $
http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_di_stati_per_PIL_(nominale)
 
3) ‘Corollario’.
Enciclopedie online Treccani
corollàrio Proposizione che si deduce da una verità già dimostrata. In matematica, un teorema che si deduce come diretta e immediata conseguenza di un teorema precedente, così da non richiedere un'ulteriore dimostrazione.
http://www.treccani.it/enciclopedia/corollario/
Devoto Oli
1. Verità conseguente da un’altra precedentemente dimostrata
2. In matematica, teorema che si può dedurre da un teorema precedentemente dimostrato.
3. Gratifica straordinaria che si dava agli attori nella Roma antica, sotto forma di piccole corone d’oro e d’argento. [Dal latino corollarium (aes) ‘(denaro) per una corona (regalata)’].
 
4) I salari minimi cinesi, dopo i recenti aumenti, non superano i 1.500 Yuan (180 €) al mese. Ci vorranno molti anni perché raggiungano quelli occidentali.
“Nelle province cinesi accelera il costo del lavoro”
di Luca Vinciguerra 18 gennaio 2013
http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2013-01-18/nelle-province-cinesi-accelera-102011.shtml
 
"La formazione della classe operaia in Cina"
di Fabio Bracci  02/01/2013
Chi sono i lavoratori del “miracolo” cinese? Un libro racconta queste vite proletarie, fatte di migrazioni interne, speranze, sfruttamento e conflitti. E il formarsi di una nuova classe operaia
[...] La spesa per il welfare e per i consumi collettivi (casa, sanità, scuole) è praticamente nulla. I sindacati sono collusi con le imprese. […].
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/La-formazione-della-classe-operaia-in-Cina-16189
 

Post collegati:

Trasformazione epocale da governare al meglio
Nel 1700, la Cina era il Paese più ricco del mondo e l’India (Indostan) tra i più ricchi. Il pendolo della storia ha ripreso ad oscillare verso l’Oriente.
Per la Cina, sta succedendo quello che successe 30 anni fa col Giappone: all’inizio copiavano i prodotti occidentali, vendendo a prezzi inferiori potendo anche contare su salari bassi, poi piano piano, nell'arco di una decina d'anni, aumentarono sia la qualità che i costi di produzione e quindi i prezzi di vendita (ora i salari giapponesi - ma anche i prezzi interni - sono comparativamente altissimi); succederà la stessa cosa con la Cina, ma il processo di allineamento dei costi di produzione e dei prezzi di vendita sarà più lungo (almeno una quindicina d'anni) perché i Cinesi sono 1,3 mld (contro i 100 mln circa di Giapponesi) e quindi hanno un serbatoio di manodopera a bassissimo costo da cui poter attingere molto più cospicuo.
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753469.html
La globalizzazione non è un gioco equo
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760049.html
(All’interno, la formula per calcolare in quanti anni avviene il sorpasso tra due PIL che si inseguono). 

Trasformazione epocale da governare al meglio


11 settembre 2012   Alcoa   Per chi sarà caldo l’autunno   Mariantonietta Colimberti
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137037/per_chi_sara_caldo_lautunno
link sostituito da:
http://europa.dol.it/dettaglio/137037/per_chi_sara_caldo_lautunno


Soltanto l’autunno?

1. Nel 1700, la Cina era il Paese più ricco del mondo e l’India (Indostan) tra i più ricchi. Il pendolo della storia ha ripreso ad oscillare verso l’Oriente.

Mi meraviglio che parecchi non vedano (o non vogliono vedere?) la complessità (anche se ormai è piuttosto semplice da interpretare) del mondo in cui viviamo, investito da un planetario processo di riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere, con conseguenti morti e feriti nel nostro campo, che non può – se non riusciamo a correre ai ripari – non innescare una lotta darwiniana, dove un’esigua minoranza – aiutata da milioni di utili idioti, parte ben retribuita, la più parte gratis – detta le regole del gioco, in parte con motivazioni egoistiche e predatorie, ma in parte – ed è questo il punto – per far fronte alla nuove, mutate condizioni della competizione mondiale.

Messo sull’avviso da un’affermazione, a “Ballarò”, del pragmatico Diego Della Valle, io da 2 anni scrivo che l’attuale crisi sarà dura e lunga (almeno 15 anni), poiché, appunto, riflette il riequilibrio in ambito planetario della produzione, della ricchezza e del benessere.

Per la Cina, sta succedendo quello che successe 30 anni fa col Giappone: all’inizio copiavano i prodotti occidentali, vendendo a prezzi inferiori potendo anche contare su salari bassi, poi piano piano, nell'arco di una decina d'anni, aumentarono sia la qualità che i costi di produzione e quindi i prezzi di vendita (ora i salari giapponesi - ma anche i prezzi interni - sono comparativamente altissimi); succederà la stessa cosa con la Cina, ma il processo di allineamento dei costi di produzione e dei prezzi di vendita sarà più lungo (almeno una quindicina d'anni) perché i Cinesi sono 1,3 mld (contro i 100 mln circa di Giapponesi) e quindi hanno un serbatoio di manodopera a bassissimo costo da cui poter attingere molto più cospicuo.

Si tratta di governare al meglio questo processo che sta arricchendo un’esigua minoranza ed impoverendo tutti gli altri. I nemici della regolazione razionale ed equa sono, in Italia, sia il 10% di popolazione che detiene il 45% della ricchezza nazionale – il che è normale – sia quel certo numero di “utili idioti” ben retribuiti al loro servizio – il che è comprensibile -, sia, purtroppo, la massa di milioni di “utili idioti” che gratuitamente appoggiano la politica economica di destra, dettata dal e nell’interesse del 10% predetto, e che, chissà perché, come scriveva Einstein a Freud, chiedendogli lumi, a proposito della guerra, appoggiano decisioni  che vanno contro il loro interesse. 

2. Quando a 49 anni sono stato messo, assieme ad altre migliaia di colleghi della nostra grossa azienda, in mobilità, mi sono dato da fare e, pur non avendone (quasi) nessuna attitudine, mi sono imbarcato in un’attività in proprio, e per 15 anni ho dovuto battagliare, ed è stata dura; e non mi sono messo ad imprecare contro il sistema, il destino, il mercato, la CEE, la Cina, ecc. Per cui io ora ho acquisito una mentalità poco pietosa. Anche con quelli come gli operai FIAT o dell’ALCOA, alle prese, i primi, con un processo di ridefinizione (= ridimensionamento) delle loro condizioni di lavoro; i secondi, da una probabile chiusura se non interviene lo Stato (cioè noi tutti) con sussidi.

Se si guarda indietro, questo è sempre avvenuto, almeno per le grosse aziende tipo la FIAT. Anche per questo si è accumulato un enorme debito pubblico. Ma ora?

Quando, nel 2010, dopo già 2 anni di stasi della mia attività autonoma a causa della terribile crisi e per altra causa di forza maggiore, mi sono visto, come altre migliaia di pensionandi,  procrastinare di botto di 12 mesi il mio pensionamento dal governo Berlusconi-Tremonti-Sacconi con la L. 122/2010 (ma in effetti 4 mesi erano stati decisi dal governo amico Prodi-Damiano con la L. 247/07), non ho ricevuto alcuna solidarietà (a parte lo sciopero inefficace della sola CGIL) e me la sono dovuto cavare da solo, tirando la cinghia e indebitandomi.

3. Io sono molto favorevole ad un’azione dal basso. Ma credo anche, realisticamente, che noi tutti ed in particolare i nostri giovani, educati da madri (e padri) mammone, non siamo capaci di reggere una lunga ed efficace azione di lotta.

Resta, allora, la strada maestra del controllo, totale o parziale, della stanza dei bottoni: la politica, allargata ai soggetti ed agli organismi che studiano, elaborano, attuano le linee guida, le strategie, i programmi, gli assetti organizzativi (risorse umane, risorse materiali ed infrastrutture). Come ho scritto domenica 9 (cfr. http://cesaredamiano.wordpress.com/2012/09/09/domenica-9-settembre-vi-segnaliamo-in-edicola/), in chi dobbiamo e ci conviene confidare se non nel PD (e nel centrosinistra)? “Perché sono certo (non al 100% ma almeno al 51%) che un governo di centrosinistra realizzerà una effettiva politica redistributiva e che non succederà, come con il governo Berlusconi-Tremonti-Sacconi, che un comma dell’art. 12 del DL 78/2010 (L. 122/2010), varato dal governo di destra Berlusconi-Tremonti, imponga a me, allungando di 12 mesi l’età di pensionamento per tutti, inclusi i disoccupati e gli inattivi, una trattenuta del 100% sul mio reddito pensionistico annuo, mentre ai miliardari e ai milionari lo stesso decreto NON ha chiesto – letteralmente! – neppure un centesimo; o che avverrà (quasi) la stessa cosa, moltiplicato per 2, 3, 4 o 5, come è successo con la riforma Fornero con gli “esodati’”, e, come io sto scrivendo da mesi, anzi da 2 anni!, i DISOCCUPATI.

Almeno un governo di centrosinistra, anche se colpevolmente non esenta i disoccupati (!), non se la piglia soltanto col ceto medio-basso e persino coi poveri, ma bussa prima e soprattutto (come è sempre successo) alla porta dei ricchissimi, dei ricchi e dei benestanti.  

Ps: Per le cose da fare (e le potrà fare soltanto il prossimo governo di centrosinistra!), la soluzione è in Italia, ma soprattutto in Europa, cfr.:

inviato il 12/6/2012 alle 13:54 
domandeamonti@repubblica.it
Egr. Sig. Presidente,
Come non si possono fare le nozze coi fichi secchi, così non si può stimolare la crescita senza risorse finanziarie. La crisi economica è dura e sarà lunga (almeno 15 anni), poiché riflette il riequilibrio in ambito planetario della produzione, della ricchezza e del benessere. Occorre perciò un punto di vista da economia di “guerra”.
Passera e Squinzi ovviamente lo sanno bene, altrettanto Alesina e Giavazzi o il “Corriere della Sera”, ma fanno gli gnorri o gli utili idioti (gli riesce sempre molto bene quando si tratta di tutelare i poteri forti).
Provo a sintetizzare:
1) E’ stata varata, con la Monti-Fornero, l'ottava riforma delle pensioni dal 1992, (cfr. [1] nota 1). Tutte insieme produrranno nei prossimi decenni risparmi per centinaia di miliardi. Neppure un centesimo di questi ingentissimi risparmi è previsto andrà a ridurre le disuguaglianze o finanziare ammortizzatori sociali universali - rispettivamente, tra le maggiori (cfr. [1], nota 11) e tra i più bassi in ambito OCSE, come rammentato più volte (anche nella Lettera della BCE, cfr. [1], nota 4) da Mario Draghi -, o finanziare direttamente la crescita, ma alimenterà l’avanzo primario.
2) I risparmi dalla “spending revuew” che possono venire non certamente dalla ulteriore riduzione delle auto blu (che avrebbe però un valore simbolico), ma da una significativa riduzione della voce “beni e servizi”, che cifra complessivamente 140 mld (ci sta pensando il commissario Enrico Bondi), e dai trasferimenti/agevolazioni fiscali alle imprese ed ai redditi alti, serviranno ad evitare l’aumento dell’IVA.
3) Le risorse per la crescita (e per la riduzione del debito e conseguente riduzione degli interessi) possono venire soltanto prendendoli da quelli che i soldi ce li hanno, dopo che gli oltre 200 mld di manovre finanziarie varate negli ultimi 2 anni sono stati addossati in gran parte sui ceti medio-bassi e persino sui poveri (la spesa sociale dei Comuni e delle Regioni è stata tagliata dal governo Berlusconi-Tremonti del 90%), e cioè:
all’interno, a) dall'introduzione di un'imposta patrimoniale ordinaria (e/o prestito forzoso) sui grandi patrimoni, proposta persino, nel settembre scorso, dalle associazioni degli imprenditori (cfr. [1], nota 16), proprio come contropartita della riforma del lavoro e delle pensioni di anzianità; ma, comesi dice, "passata la festa, gabbato lo santo"; b) dalla ritassazione una tantum dei capitali scudati e dalla tassazione di quelli esportati in Svizzera; c) da una maggiore contribuzione dei redditi alti ai servizi pubblici; d) da un aumento dell’IVA sui beni di lusso; e) dalla lotta all’evasione fiscale e contributiva; f) da una lotta alle false indennità d’invalidità (la cui spesa è pari complessivamente a 16 mld, incluse le indennità di accompagnamento);
- all’esterno (UE), a) dal varo dei project bond e degli EuroUnionBond (v. [1], nota 12); e b) dall’introduzione della TTF, approvata nel lontano marzo 2011 dal Parlamento europeo (v. [1], nota 13).
[1] APPUNTO DOPO LE LETTERE DELLA BCE AL GOVERNO E DEL GOVERNO ALL’UE 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2695770.html 
(firma)

Post collegati:

La globalizzazione non è un gioco equo
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760049.html

Promemoria delle misure anti-crisi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761788.html

 

CURIOSITA' SESSUALI REPRESSE E SVILUPPO INTELLETTUALE/11

 

Sesso all’estero, ma di segno opposto.
 
Anche per esprimere il mio omaggio al premio Nobel per la pace, il dissidente cinese Liu Xiaobo.
Il comunismo è un'ideologia che include l'ateismo, ma che in tema di sesso replica le pratiche dettate dalla religione: sessuofobia e controllo della libido per agevolare lo sviluppo della società.
Al prezzo di conseguenze negative sullo sviluppo intellettuale ed il benessere dell'individuo.
 
Sesso: in Cina e' tabu', fra teenager corsa al web
Milano, 4 ago. (Adnkronos Salute/Nuova Cina) - Bocciano l'educazione sessuale insegnata nelle scuole e la 'lezione' di papà e mamma sui primi amori. Ancora troppi i tabù secondo i teenager cinesi che, per colmare il black out di informazioni, si attaccano al computer e navigano per ore sul web in cerca di risposte sul sesso. E' il quadro che emerge da un sondaggio condotto su 3 mila adolescenti del gigante asiatico dal quotidiano 'China Youth Daily'.
http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Sesso-in-Cina-e-tabu-fra-teenager-corsa-al-web_780229711.html
 
 
 
«In Italia devi fare tutto di nascosto, al di là delle Alpi no. Ci vanno anche i nostri politici»
«Copiamo la Svizzera: niente tabù e prostituzione legale. E' meglio per tutti»
Parla la pornostar Natasha Kiss dopo il caso del consigliere comunale dell'Udc che organizza gang bang
06 luglio 2010
http://www.corriere.it/cronache/10_luglio_05/pornostar-natasha-kiss-gang-bang-sesso-svizzera_ac375656-885b-11df-adfd-00144f02aabe.shtml
 
 
 
Puntate precedenti:
 
post/1-Freud “La morale sessuale ‘civile’ e il nervosismo moderno”
 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558195.html
 
post/2-Freud “Aforismi e pensieri”
 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2589675.html
 
post/3-De Bernardi “Il diritto all’innocenza”
 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2591160.html
 
post/4-Il VdS “La scoperta della sessualità”
 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2592702.html
 
post/5-card. Scola
 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593987.html
 
post/6-Precocità e disinformazione sessuale
 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2595765.html
 
post/7-Belardelli “Il sesso migliora con l’età, per le donne il picco a 40 anni” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2596985.html
 
post/8-Tamburini “Sessualità, aspetti psico-evolutivi”
 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2597394.html
 
post/9-La Hunziker e i maschi italiani: «Sono immersi nei tabù»
 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2598135.html
 
post/10-Il sesso ok? Circa 10 minuti, poi il cervello pensa ad altro
 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2614532.html
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