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Replica alla risposta della DG Affari Economici della Commissione Europea (anche per conto della Commissaria Margrethe Vestager)




Nello scorso mese di giugno inviai una lunga lettera alla Commissaria europea Margrethe Vestager [1 o 2]. Alla quale è seguita, ieri, la risposta della Direzione Generale Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea, anche per conto della Commissaria Vestager [1 o 2]. Pubblico oggi la mia replica.


Re: Ares(2019)5154481 - [Re] Lettera alla Commissaria Margrethe Vestager sui suoi pregiudizi sull’Italia

Da: V

8/8/2019 20:27


Replica alla vostra risposta, anche per conto della Commissaria Margrethe Vestager


Egr. Signora Alienor Margerit

Egr. Sig. Francesco Rossi-Salvemini


Vi ringrazio della Vostra cortese risposta. Ma permettetemi di formulare con franchezza i seguenti rilievi.

- Non mi meraviglia, avendo già avuto un’esperienza analoga con una risposta della BCE ad una mia petizione al Parlamento Europeo sulle violazioni statutarie della BCE, che anche Voi, come la Commissione Europea nel caso delle raccomandazioni all’Italia per fare fronte alla grave crisi economica, avete inserito, per rispondermi, il “pilota automatico”, non rispondendo puntualmente alle mie osservazioni, ma richiamando le regole applicate o le interpretazioni che la Commissione dà di quanto avvenuto, che conosco bene e proprio perché le conosco bene mi hanno indotto a scrivere prima al Commissario Moscovici e poi alla Commissaria Vestager.

- Perché, mi spiace, è davvero difficile poter sostenere tranquillamente, come fate Voi, che la Commissione sta ancora lavorando, nel 2019!, alla revisione della formula ascientifica del deficit strutturale, ritenuta inaffidabile dalla stessa Commissione già nel lontano 2013, che – rammento - giudica “naturale”, non inflazionistico, per l’Italia un tasso di disoccupazione del 10-11% (cfr. punto 15 della mia lettera).

- Perché, mi spiace, è davvero difficile poter sostenere tranquillamente, come fate Voi, attenendovi ovviamente alla predetta formula inattendibile per ammissione della stessa Commissione, che “L’Italia è infatti lo Stato Membro che ha più beneficiato delle clausole di flessibilità previste dal braccio preventivo del Patto di Stabilità e Crescita.”, in presenza dei seguenti dati relativi allo sforamento complessivo del parametro del 3% deficit/Pil nel periodo 2007-2016, in parte già richiamati nella mia lettera: Irlanda 55,2%, per 7 anni; Grecia 54,4%, per 9 anni; Spagna 40,2%, per 9 anni; Portogallo 29,3%, per 8 anni; Francia 15%, per 9 anni; (Gran Bretagna 24,2%, per 7 anni); Italia 4%, per 3 anni.

- Perché, mi spiace, è corretto ma formalistico richiamare il dato del debito pubblico italiano, che superava il 115% già all’atto del suo ingresso nell’Euro (1996) e da 27 anni (tranne il 2009) è cresciuto ESCLUSIVAMENTE a causa della spesa degli interessi passivi, che si autoalimenta, anche a causa del tasso d’interesse ingiustificato in base ai fondamentali macroeconomici (cfr. punto 8 della mia lettera). E non considerare anche il debito totale (cfr. punti 3 e 4 della mia lettera).

- Perché, mi spiace, è facilissimo sostenere, come fate Voi, che “Ridurre il debito pubblico in linea con le raccomandazioni europee permetterebbe quindi all'Italia e agli italiani di risparmiare vaste risorse che potrebbero essere ridirette verso utilizzi più produttivi.”, senza indicare come farlo senza alimentare la recessione ovvero almeno proporre – come ha fatto invano qualcuno – uno scambio Italia-Commissione tra equilibrio di bilancio e riduzione del tasso medio di finanziamento del debito pubblico al livello di quello francese (equivalente in valore assoluto a quello italiano), che da solo farebbe risparmiare all’Italia almeno 30 mld annui.

Infine, per quanto concerne le regole applicate, (i) ribadisco che il doppio standard della Commissione nella loro applicazione è stato sancito dalla Corte dei Conti Europea (cfr. mia lettera); e (ii) la loro approvazione da parte dell’Italia, talvolta incomprensibile anche ad un europeista come me (se si escludono il masochismo e il tradimento), almeno in alcuni casi è stata influenzata da elementi spuri (la debolezza del PdC Berlusconi, nell’adozione nel 2011 del nefasto, prociclico fiscal compact, peraltro non a caso non trasfuso nei Trattati UE; o, a dire del ministro dell’Economia Giovanni Tria, minacce ricattatorie dell’ex ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, nel caso macroscopico dell’adozione nel 2013 del bail-in, applicato in Italia per prima nel 2016, retroattivamente, senza gradualità e con criteri esageratamente severi anche per volontà della Commissaria Vestager (come tutte le esagerazioni, tipico indizio di coda di paglia per senso di colpa: si vedano i precedenti salvataggi delle banche tedesche, francesi, olandesi, ecc. per centinaia di miliardi di € con soldi pubblici, zero in Italia), poi sanzionati dal Tribunale UE, per giunta senza la contestuale approvazione del c.d. terzo pilastro dell’Unione bancaria - la condivisione dei rischi - ancora oggi non realizzato.

In conclusione, mi auguro che la Commissaria Vestager voglia farsi promotrice, con il suo noto vigore, delle modifiche accennate, alle quali mi permetto di aggiungere l’adozione della TTF, che fa registrare un ritardo inspiegabile, che contrasta con la celerità delle severissime misure applicate a danno dei poveri cristi (in Italia, 330 mld cumulati soltanto nel quadriennio 2011-2014 - ma le misure strutturali vigono tuttora -, che hanno alimentato una doppia recessione). Se lo farà, sicuramente accrescerà l’europeismo negli europei come me e ridurrà il populismo.

I miei più cordiali saluti,

V.


Fwd: Re: Ares(2019)5154481 - [Re] Lettera alla Commissaria Margrethe Vestager sui suoi pregiudizi sull’Italia

Da: v

9/8/2019 16:30

Buonasera,

sostituisco il link non funzionante relativo alla sentenza del Tribunale UE:

Tribunale dell’Unione europea COMUNICATO STAMPA n. 34/19 Lussemburgo, 19 marzo 2019

Il Tribunale annulla la decisione della Commissione secondo cui un intervento di sostegno di un consorzio di diritto privato a favore di uno dei suoi membri costituiva un «aiuto concesso da uno Stato»

Cordiali saluti,

V.


Destinatari: 

francesco.rossi-salvemini@ec.europa.eu



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Risposta della DG Affari Economici della Commissione Europea, anche per conto della Commissaria Margrethe Vestager





Nello scorso mese di giugno inviai una lunga lettera alla Commissaria europea Margrethe Vestager [1 o 2]. Pubblico la risposta della Direzione Generale Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea, anche per conto della Commissaria Vestager, che ho ricevuto oggi.


COMMISSIONE EUROPEA

DIREZIONE GENERALE

AFFARI ECONOMICI E FINANZIARI

Economies of the Member States II

Italy, United Kingdom


Bruxelles, 8 Agosto 2019

ECFIN.DDG1G.3/AM/FRS


Gentile Sig. V.,


Le scrivo anche a nome della Commissaria Vestager, in risposta alla sua lettera inviata lo scorso 24 giugno.


Innanzitutto La ringrazio per l’interesse portato alle politiche comunitarie, tanto più lodevole in quanto accompagnato da un approfondimento attento e critico. Allo stesso tempo, mi permetta di esprimere alcune considerazioni generali, in particolare riguardo all’applicazione delle regole del Patto di Stabilità e Crescita, senza entrare nel merito specifico dei diversi punti da Lei sollevati.


In primo luogo, le regole fiscali incluse nel Patto di Stabilità e Crescita così come ogni loro successiva modifica sono state discusse, concordate e sottoscritte da tutti gli Stati Membri, inclusa l’Italia. Questo si applica anche alle specificazioni operative delle regole, come la metodologia di stima del prodotto potenziale, da Lei citata, che è costantemente perfezionata e discussa da un collegio di esperti rappresentanti tutti gli Stati Membri dell’Unione. Se da un lato le regole esistenti sono certamente migliorabili - e un processo di revisione promosso dalla Commissione è attualmente in corso - esse hanno svolto e svolgono un ruolo importante per la solidità dell’unione economica e monetaria.


In secondo luogo, le regole di bilancio europee sono disegnate in modo da tenere conto, a diversi livelli, della situazione economica degli Stati Membri così come di circostanze eccezionali. In aggiunta a ciò, in casi determinati la Commissione Europea dispone di margini, ben definiti e specificati dai regolamenti, per tenere conto di una valutazione complessiva della situazione economica di ciascuno Stato Membro. In linea generale, è difficile sostenere che l’applicazione delle regole fiscali sia stata particolarmente rigida nel caso dell’Italia. L’Italia è infatti lo Stato Membro che ha più beneficiato delle clausole di flessibilità previste dal braccio preventivo del Patto di Stabilità e Crescita.

Inoltre, nonostante il livello e l’evoluzione del debito pubblico italiano non rispettassero prima facie le regole del Patto, per diversi anni la Commissione ha ritenuto che non fosse opportuno aprire una procedura per deficit eccessivo proprio sulla base di analisi e valutazioni circostanziate (pubblicate in successive relazioni preparate a norma dell'articolo 126, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea) che hanno tenuto conto, tra gli altri fattori rilevanti, del difficile contesto macroeconomico.


Infine, il rispetto dei vincoli europei di finanza pubblica non soltanto corrisponde agli impegni sottoscritti dall'Italia come Stato Membro dell'Unione Europea, ma è anche nell'interesse del paese e della sua popolazione. Attualmente l'alto livello di debito pubblico causa un'ingente spesa per interessi, che riduce la capacità del governo di sostenere la crescita economica e l'occupazione. Ridurre il debito pubblico in linea con le raccomandazioni europee permetterebbe quindi all'Italia e agli italiani di risparmiare vaste risorse che potrebbero essere ridirette verso utilizzi più produttivi.


I miei saluti più cordiali,

(e-signed)

Alienor MARGERIT

Il Capounità


Persona da contattare: ROSSI SALVEMINI, Francesco, Francesco.ROSSI-SALVEMINI@ec.europa.eu



Firmato elettronicamente il 08.08.2019 11.24 (UTC+02) in conformità all'articolo 4.2 (Validità dei documenti elettronici) della decisione 2004/563 della Commissione



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Lettera alla Commissaria Margrethe Vestager sui suoi pregiudizi sull’Italia





Pubblico la lettera che ho inviato alla Commissaria Margrethe Vestager dopo aver letto una sua dichiarazione resa al quotidiano Il Foglio nel corso del Tech Festival, l’evento sull’innovazione organizzato a Venezia dal Foglio. Riporto, in fondo, la breve risposta dello staff della Commissaria.


Lettera alla Commissaria Margrethe Vestager sui suoi pregiudizi sull’Italia

Da: v

24/6/2019 15:15


ALLA CORTESE ATTENZIONE DELLA COMMISSARIA MARGRETHE VESTAGER

CC: COMMISSIONE EUROPEA, PARLAMENTARI, ISTITUZIONI, MEDIA , UNIVERSITA'


Egr. Signora Commissaria Margrethe Vestager,

Cito dal Foglio del 22.06.2019 una Sua dichiarazione:

Il populismo mi preoccupa in tutte le sue forme”, e quello che sta succedendo in Italia non è affatto nuovo: “Non è un’idea nuova che qualcuno dica: ‘Tutti gli altri non hanno capito niente, io ho capito tutto e ho qui la soluzione miracolosa per tutti i vostri problemi’. Questa è un’idea vecchia. Non molto innovativa. I libri di storia sono pieni di esempi così. Ciò che deve far pensare è che i cittadini credano a queste storie e dicano: ‘Voglio votare per lui’”.

Io aborro il governo gialloverde, ma mi permetta di osservare che per capire occorre laicamente sapere, scevri il più possibile da ideologie e da pregiudizi, ma purtroppo anche Lei, come il Suo collega Moscovici (che vi abbina una dose insopportabile di ipocrisia e di improntitudine ed al quale ho già scritto), è un esempio eccellente di ignoranza dei dati.

La invito a leggere, se non lo ha ancora fatto, ciò che ha scritto di Lei, non un sovranista (nazionalista), ma un rappresentante dellestablishment come Roberto Napoletano, ex direttore de Il Sole 24 ore (il principale giornale economico italiano), nel suo ultimo libro, a proposito del trattamento riservato alle banche italiane:

«Questi pochi numeri sono sufficienti a far emergere in superficie i contorni ipotetici della questione bancaria italiana e sono tali da potere di nuovo rimettere all’indietro le lancette della nostra Grande crisi. La comunicazione al mercato di questi numeri avviene con queste parole: il prezzo del 17,5% è soggetto a valutazioni analitiche delle singole posizioni da parte di un valutatore indipendente nei successivi tre o quattro mesi. Il valutatore indipendente arriverà in seguito alla conclusione che il prezzo delle sofferenze delle quattro banche in risoluzione è più alto, pari al 22,5%, ma il suo lavoro rigoroso non servirà a nulla perché la frittata è già stata fatta e a imporre di servirla in tavola è stata la commissaria alla concorrenza, la danese Margrethe Vestager, assistita e indirizzata dal vicedirettore generale olandese, Gert-Jan Koopman, custode del formalismo europeo, che ha deciso di dare in pasto ai mercati un dato così poco attendibile e così sensibile. Con questa formalistica applicazione della comunicazione della commissione europea sugli aiuti di stato (il burden sharing, antesignano, anche se più leggero, del bail-in della BRRD – Bank Recovery and Resolution Directive, la direttiva comunitaria sul risanamento e la risoluzione delle banche) la Vestager mostra di capire poco di banche in genere e niente affatto di banche italiane e affianca il capo della vigilanza Nouy con i suoi stress test a senso unico nella poco nobile gara a chi butta prima giù e più rovinosamente dalla torre le banche italiane. A questa coppia si affiancherà poi con convinzione la tedesca Elke König, nominata nel 2015 presidente del board del Meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie. Di fatto con tali comportamenti, quanto meno discutibili, la coppia di ferro francotedesca, insieme alla commissaria danese, pone (volutamente?) le premesse per trasformare una bronchite in una broncopolmonite o in qualcosa di ancora più grave. Queste donne hanno nelle loro mani il risparmio degli italiani e sembra che custodirlo sia proprio l’ultima delle loro preoccupazioni.»

(“Il cigno nero e il cavaliere bianco” Yellow highlight | Location: 2,532).


Legga anche, se vuole, quello che ho scritto io nellAppendice 1 del mio libro, come 40esimo esempio clamoroso di ignoranza dei dati e delle responsabilità della recessione italiana.

«Infine, una Commissaria europea, Margrethe Vestager, che abbiamo già incontrato nel capitolo 3, nel paragrafo sugli organi di vigilanza sulle banche.

40. «Più o meno nelle stesse ore, il professor Mario Monti, officiante dell’apertura dell’anno accademico dell’Università Bocconi, si prendeva i complimenti della commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager, per aver «salvato l’Italia» durante la crisi dello spread del 2011. Ed Elsa Fornero, ministro del lavoro e della previdenza dello stesso governo, presenziando volontariamente alla visione del film «L’esodo» di Ciro Formisano alla Cascina Roccafranca di Torino, si consegnava al processo sommario di chi era stato penalizzato dagli effetti della sua riforma previdenziale.» https://www.linkiesta.it/it/article/2017/11/30/evviva-elsa-fornero-gigante-di-dignita-tra-i-nani-e-i-pavidi-della-pol/36352/

Egr. Dott. Cancellato,

Lei è ostinato, quasi quanto la coraggiosa millantatrice Elsa Fornero. E la commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager una ignorante dei dati (come quasi 60 milioni di Italiani, anche per colpa di voi giornalisti). Sulla base dei dati, Monti – con 63 mld cumulati - non ha salvato quasi un bel niente. Quando è arrivato, lo aveva già fatto Berlusconi – con 267 mld cumulati -, in maniera scandalosamente iniqua e perciò ancor più recessiva, anche perché vi è stato costretto dalla Commissione Europea e dalla BCE. Mi scusi, anche un bambino capisce che 267 è più del quadruplo di 63.

L’Italia è piena di difetti, che anche io critico severamente: una Pubblica Amministrazione inefficiente, una classe dirigente non sempre adeguata, un livello etico insufficiente in una quota significativa della popolazione e che riceve scarsa sanzione sociale e spesso civile e penale a causa dell’inefficienza dell’apparato giudiziario, il fardello del Sud poco e male affrontato con, da ultimo, un utilizzo solo parziale dei finanziamenti europei anche per la difficoltà di copertura del 50% di quota nazionale, l’allogazione inefficiente, sprechi e malversazioni delle risorse; ma temo che sia anche vittima sia di pregiudizi, sia di ignoranza dei dati, sia di un doppio standard nell’applicazione delle regole da parte della Commissione Europea (peraltro attestato dalla Corte dei Conti UE relativamente ai salvataggi). 

Segnalo alcuni dati relativi al periodo cruciale della crisi economica, utili per comprendere la situazione e verificare quanto ho appena affermato, cominciando dal deficit/Pil per poi passare al debito/Pil.


1. Il Commissario Moscovici ha affermato che le regole UE sono intelligenti e favoriscono la crescita. Le regole sono talmente intelligenti e favoriscono la crescita che lui, quando è stato ministro dell’Economia francese, le ha, analogamente ai suoi colleghi francesi, bellamente violate, complessivamente per 9 anni consecutivi (12 sui 17 dall’introduzione fisica dell’Euro, 2002), con uno sforamento totale dal 2007 al 2016 pari a 15 punti percentuali; la Spagna ha sforato anch’essa per 9 anni consecutivi, con uno sforamento totale pari a 40,2 punti percentuali; l’Italia per 3 anni, con uno sforamento totale pari a 4 punti percentuali.

EUROSTAT – Deficit/Pil

PAESE

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

2014

2015

2016

Italia

-1,5

-2,7

-5,3

-4,2

-3,5

-2,9

-2,9

-3,0

-2,6

-2,4

Francia

-2,5

-3,2

-7,2

-6,8

-5,1

-4,8

-4,0

-4,0

-3,5

-3,4

Spagna

+2,0

-4,4

-11,0

-9,4

-9,6

-10,4

-6,9

-5,9

-5,1

-4,5

Gran Br

+0,2

+0,2

-10,7

-9,6

-7,7

-8,3

-5,6

-5,6

-4,4

-3,0

Germania

+0,2

-0,2

-3,2

-4,2

-1,0

-0,1

-0,1

+0,3

+0,7

+0,8

Olanda

+0,2

+0.2

-5,4

-5,0

-4,3

-3,9

-2,4

-2,3

-2,1

+0,4

Grecia

-6,7

-10,2

-15,1

-11,2

-10,3

-8,9

-13,1

-3,7

-5,9

+0,7

Irlanda

+0,3

-7,0

-13,8

-32,1

-12,6

-8,0

-5,7

-3,7

-2,0

-0,6

Portogallo

-3,0

-3,8

-9,8

-11,2

-7,4

-5,7

-4,8

-7,2

-4,4

-2,0

La Francia, assieme alla Germania, aveva già violato il limite del 3% nel 2003, oltre che nel 2002, per giunta impedendo alla Commissione Prodi di applicare la relativa sanzione. Cioè sono stati più gli anni che l’ha violato che quelli che l’ha rispettato, senza subire alcuna sanzione. Eh, ma si sa, come ha detto il presidente Juncker, la Francia è la Francia (sic!).

2. Ma, si obietta, l’Italia ha un alto debito pubblico. Questa accusa proviene in primo luogo dalla Germania, che come è noto definisce con la stessa parola, schuld, debito e colpa. Forse perché, dal 1800, la Germania ha fatto ben 8 volte default o ristrutturazione del debito (“This Time is Different”, pag. 99, Kenneth Rogoff e Carmen Reinhart). L’Italia quasi mai, tranne una parziale ristrutturazione del debito dopo la I Guerra Mondiale. Dopo la II Guerra Mondiale, ci ha pensato linflazione, ma anche l’Italia (assieme alla Grecia e ad altri 19 Paesi), decise generosamente di condonare il 50% del debito tedesco e di dilazionare il resto in 30 anni, successivamente ulteriormente tagliatoNel 2012, l’Italia ha regolarmente pagato interessi sul debito pubblico per 86 mld, ora ne paga regolarmente 66 su un ammontare di debito cresciuto di 450 mld (da 1.900 a 2.350, al lordo dei 58 mld dei “sostegni”e – peraltro potendo contare anche su una ricchezza privata di 9.000 mld - non ha mai chiesto ad altri di pagarli o aiuto ad altri per pagarli.

3. Includendo il debito “sotto il tappeto”, il rapporto debito pubblico/Pil della Germania e dell’Olanda (2016), abituali censori dell’Italia ed in particolare del suo debito pubblico, sale, rispettivamente, al 172% e al 173%, poco sotto quello dell’Italia, che si attesta al 180% (con un denominatore, il Pil, che ha subito un calo di 170 mld a causa della politica economica prociclica imposta dall’UE).

4. Considerando anche il debito privato (dati OCSE), parametro altrettanto importante del debito pubblico e che andrebbe inserito nei parametri UE, la situazione dell’Italia (172,5 per cento del Pil) è migliore della Spagna (207,9), della Francia (233,9) e, soprattutto, dell’Olanda (261,3), uno dei maggiori censori abituali dell’Italia, in particolare del suo debito pubblico.

5. Il rapporto debito/Pil della Francia è quasi il 100%, ben oltre il limite del 60% del trattato di Maastricht. In valore assoluto è uguale a quello italiano, ma paga la metà in spesa per interessi rispetto al Pil grazie al tasso dinteresse molto più basso, potendo beneficiare, fin dallo SME, dello scudo finanziario della Germania, alla quale in cambio fa da chaperon (come si vede anche dal comportamento vergognoso del Commissario francese Moscovici). Il debito totale pubblico e privato francese è molto più alto di quello italiano. Ha un disavanzo della bilancia commerciale. Ha una spesa pensionistica fuori controllo, infatti solo ora la stanno riformando, mentre l’Italia ha fatto 9 anni fa ben due riforme severe: SACCONI (2010 e 2011), soprattutto, e Fornero (2011), il che, a giudizio della Commissione Europea e perfino di Centri Studi tedeschi, ha reso il debito pubblico italiano il più sostenibile nel lungo periodo.

6. Il mercato finanziario è fatto di investitori e di speculatori. C’è un recente articolo del Sole 24 ore che spiega che, quando ci sono turbolenze, i trader la prima cosa che fanno, appena accendono il computer, vendono BTP, facendo crescere lo spread.  Non è estraneo a questo la cacofonia strumentale dei Commissari UE, oltre che dei media italiani (!), strano fenomeno, quest’ultimo, peculiare soltanto dell’ItaliaOvviamente senza che la BCE o la Banca dItalia possano intervenire a calmierare lo spread.

7. Da 28 anni (tranne il 2009, in piena crisi economica), l’Italia fa registrare un avanzo primario, spesso consistente, in totale (%) maggiore di quello della Germania. Questo vuol dire che il debito pubblico cresce esclusivamente per colpa della spesa per interessi.

8. Anche perché l’Italia paga tassi d’interesse medi doppio di quello francese e triplo di quello tedesco, ingiustificati in base ai fondamentali (avanzo primario, sostenibilità del sistema pensionistico nel lungo periodo, saldo positivo delle partite correnti, debito totale pubblico e privato), maggiore del tasso di crescita, compresso dalla politica economica restrittiva imposta dall’UE, il che, in un circolo vizioso, autoalimenta il rapporto debito pubblico/Pil e accresce la sfiducia del mercato finanziario.

9. Il Governatore Visco (Banca d’Italia) ha dichiarato pochi giorni fa: “Questo spread che abbiamo è ridicolo perché riflette la paura che il debito non sia ripagato o non sia ripagato ai valori giusti e quindi con una valuta diversa dall’euro. Alcuni lo dicono, alcuni anche ci credono ma è una grande sciocchezza che genera distanza tra il tasso di crescita e il tasso di interesse e dunque mette un limite alla capacità di utilizzare gli investimenti pubblici per fare investimenti”.

10. Ma è un problema annoso. Nel mio libro “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” l’ho definito una sorta di “divisione internazionale del lavoro”: da decenni all’Italia è stato assegnato il compito di pagare lauti interessi al resto del mondo (e alle banche e assicurazioni, poiché solo il 5% è attualmente detenuto dalle famiglie), e gli investitori più importanti (coadiuvati dalle screditate società di rating con i loro giudizi ridicoli sullItalia peggiori del 2011) sono restii a che questo cambi.

11. L’Italia è un contributore netto dell’UE per 4 mld annui.

12. L’Italia ha contribuito per 60 mld – prendendoli a prestito e che sono inclusi nel debito pubblico - ai vari fondi per aiutare i partner in difficoltà, non ha mai preso un € finora e si è dovuta accollare una parte (una trentina di miliardi) dei 140 mld di crediti inesigibili delle banche private francesi, tedesche e olandesi verso la Grecia (che li aveva ricevuti anche per acquistare sottomarini e carri armati tedeschi)Il salvataggio delle banche private francesi, tedesche e olandesi (complessivamente centinaia di miliardi, con soldi pubblici) fu addossato, limitatamente alla parte riguardante i debiti greci (2010), su tutti i Paesi dellEurozona, prima che nascesse il MES (operativo dal 2012), che ha sostituito due fondi salva-Stati precedenti, ma non i prestiti bilaterali (ad esempio uno di 10 mld dell’Italia alla Grecia). Addirittura, l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ritiene (lo ha dichiarato anche recentemente) che il governo Berlusconi fu defenestrato nel 2011 perché lui aveva proposto la ripartizione dei crediti in sofferenza verso la Grecia non in base alle “quote” Pil+popolazione, come pretendevano Merkel e Sarkozy (ed hanno poi ottenuto), ma in proporzione alle rispettive esposizioni.

13. L’Italia ha un rapporto debito/Pil pari al 132%. Se, però, come ho fatto nel mio libro (i dati sono al 30.6.2018):

«E (iii) una notazione controfattuale: che il rapporto debito/Pil dell’Italia risente della perdita, al denominatore, di 170 miliardi di prodotto a causa della doppia recessione impostale dall’UE, discriminandola rispetto alla Spagna e alla Francia (si veda il capitolo 1);[129] se al denominatore aggiungessimo questi 170 miliardi e al numeratore togliessimo i 48 miliardi di disponibilità liquide del Tesoro, il rapporto debito/PIL scenderebbe dal 131,5 al 116,9%; e se levassimo al numeratore anche i 58 miliardi di sostegni ai Paesi in difficoltà (lo fa anche il Governo per tali aiuti e i pagamenti debiti PA pregressi, nei report sul debito destinati alla Commissione europea), il rapporto debito/PIL calerebbe ulteriormente al 113,8%.»

14. Nel 2008 (inizio della crisi), la Francia aveva un rapporto debito/Pil pari al 68,8%, l’Italia al 102,4%. Nel 2018, rispettivamente, 98,4% (+29,6 punti; +43,0%) e 132,2% (+29,8 punti; +29,1%, con un denominatore, il Pil, che ha subito un calo di 170 mld). La Spagna, nel 2008, aveva un rapporto debito/Pil inferiore al 40%, cresciuto nel 2018 a quasi il 100% (+60 punti; +150%).

15. Infine, l’Italia, che ha subito una doppia recessione a causa della politica economica prociclica imposta dall’UE, mentre la Francia e la Spagna hanno potuto attuare per un decennio una politica keynesiana, non chiede di sforare il limite del 3%, ma una diversa applicazione della formula del deficit strutturale (output gap), che giudica “naturale”, non inflazionistico, per l’Italia un tasso di disoccupazione del 10-11% e che è ritenuta inaffidabile dalla stessa Commissione (2013) e dalla BCE, oltre che da decine di studiosi, anche ortodossi, e che è diversa e più prociclica della medesima regola utilizzata da OCSE e FMI. Ma voi della Commissione - anziché riformarla - continuate ad essere sordi e arroganti e ad applicare la vostra: errata, ascientifica, discrezionale e prociclica. Alimentando l’avversione verso l’Unione Europea, perfino negli europeisti come me, e il populismo che Lei tanto aborre. Quos vult Iupiter perdere dementat prius (a quelli che vuole rovinare, Giove toglie prima la ragione). E, si sa, i primi e quasi soli a pagare sono stati, sono e saranno i poveri cristi. E ad una social-liberale come Lei, almeno in teoria, questo dovrebbe importare molto.

Distinti saluti,

V.



***


Messaggio di posta da margrethe-vestager-contact@ec.europa.eu: Lettera alla Commissaria Margrethe Vestager sui suoi pregiudizi sull’Italia

25/6/2019 09:29

A  v  

Gentile Signore V.,

Nel confermarle presa visione del suo messaggio, la prego di accettare i nostri piú cordiali saluti.

Cab Vestager Team



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La Commissione Europea raccomanda contro l’Italia la procedura d’infrazione per debito eccessivo




Ue, la Commissione raccomanda la procedura contro l'Italia. Il governo: "Ora dialogo"

Il report dell'esecutivo Ue: "Debito pesa per 38.400 euro ad abitante oltre a 1000 euro all'anno per rifinanziarlo". Conte: "Manovra bis non all'orizzonte". Dombrovskis: "Dall'esecutivo danni all'economia"


Di Maio e Salvini sono due incompetenti, ma questa storia del debito è una fesseria, che conferma il doppio standard applicato dalla Commissione contro l'Italia. Ma poiché non può contestare il deficit, perché il fiscal compact è ibernato, allora contesta il debito, finora mai contestato a nessun Paese dell’Unione Europea

Nel 2012 abbiamo pagato 86 mld di interessi passivi sul debito pubblico (inclusi 3 mld per i derivati), ora ne paghiamo 65, ancorché il debito pubblico sia cresciuto da allora di oltre 300 mld1. Scomponendo le determinanti, infatti, l’effetto tasso d'interesse (doppio o triplo di quello francese e tedesco) sull’ammontare e sulla dinamica del debito pubblico (che, per effetto degli interessi, si autoalimenta) è rilevante, in barba all’obiettivo strategico UE della convergenza.

Un rapporto serio, razionale, efficace tra l’UE e l’Italia dovrebbecontemplare un accordo politico basato su uno scambio tra politica di bilanciorigorosa e calo del tasso d’interesse, oggettivamente abnorme in base aifondamentali (avanzo primario, sostenibilità del sistemapensionistico nel lungo periodo, saldo positivo delle partite correnti, debitototale pubblico e privato), in modo da liberare fino ad unatrentina di miliardi all’anno, rivenienti dalla diminuzione della spesa perinteressi, per sostenere la crescita economica e dell’occupazione. 

Peraltro, l’80% degli acquisti BCE è detenuto dalla Banca d’Italia, che gira il 95% del suo utile d’esercizio al Governo (6 mld quest’anno per il 2018). La stessa BCE distribuisce fino all’80% del suo utile agli Stati membri, in ragione delle rispettive quote nel capitale della BCE.

Io ricorrerei anche alla Corte di Giustizia Europea contro la formula astrusa del deficit strutturale, che la stessa Commissione giudica inaffidabile, e che ritiene la disoccupazione del 10% “normale”. Usando il criterio applicato ad esempio dall’OCSE e da altri, l’Italia ha già raggiunto da anni il pareggio strutturale di bilancio ed ha un margine per aumentare il deficit. Ovviamente, è rilevante come lo si destina: a spesa corrente o a investimenti.

Ed invece il peggio, con Salvini - che era considerato dai decani della Lega Nord una scheggia impazzita -, probabilmente deve ancora venire.


[1] Traggo dal mio libro “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO”: “il debito italiano (dati del PIL revisionati dall’ISTAT) è passato dal 100% nel 2008 (1.650 miliardi, 2° governo Prodi) al 116,5% nel 2011 (4° governo Berlusconi, durato quasi 3 anni e mezzo) passando da 1.650 a 1.910 miliardi con un aumento di 260 miliardi (inclusi 13 miliardi per aiuti agli altri Paesi, di cui 10 miliardi per prestito bilaterale alla Grecia e 3 miliardi al Fondo salva-Stati), al 128% e 2.040 miliardi (inclusi 30 miliardi per contributi al Fondo salva-Stati) col Governo Monti, e, infine, al lordo di 58 miliardi di sostegni, al circa 131% attuale con 2.323 miliardi al 30.6.2018, quindi è ulteriormente aumentato in cinque anni e tre mesi di 273 mld, con un incremento percentuale dal 2008 del rapporto debito/PIL pari al +31,0%;”.

Quindi, il debito pubblico è aumentato col governo Berlusconi (3 anni e mezzo) di 260 mld, di cui 13 di “sostegni ai Paesi in crisi”, quindi di 247 mld; col governo Monti (un anno e mezzo) di 130 mld, di cui 30 mld di “sostegni”, quindi di 100 mld. In più, occorre scorporare le rispettive quote di debito pubblico per “pagamento debiti pregressi PA” e “disponibilità liquide Tesoro” (v. libro).




Post e articoli collegati


Fiscal compact, piove, anzi diluvia, sul bagnato. Alcune contromisure


Commissione UE, due pesi e due misure


Carlo Clericetti  -  8 MAG 2019

Robin contro l’output gap

Possiamo aggiungere che il Nairu stimato per l’Italia corrisponde al tasso di disoccupazione che effettivamente si registra. In altre parole, l’equilibrio della nostra economia, secondo la Commissione, comporta un tasso di disoccupazione a doppia cifra. C’è bisogno di ulteriori commenti?


Di chi è l’oro detenuto dalla Banca d’Italia

Io sono miscredente, ma una delle cose in cui credo con una certa sicurezza è che la Banca d’Italia è un Istituto di diritto pubblico, in definitiva di proprietà dello Stato. Come è confermato dalla ripartizione dell’utile, che risponde ad uno schema definito[4]: nel 2018, 3,36 mld al Tesoro e appena 218 mln a quelli che la vulgata dei propalatori di BUFALE alla Borghi ritiene siano i proprietari.[5] Nel 2019, 5.710 milioni allo Stato e appena 227 milioni ai Partecipanti.[6]

NB: Vale la pena di evidenziare che lo Stato (Tesoro) non è titolare di neppure una quota della Banca d’Italia.

https://vincesko.blogspot.com/2019/04/di-chi-e-loro-detenuto-dalla-banca.html  



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Salvataggio banche italiane, il Tribunale UE dà torto alla Commissione Europea





Segnalo molto volentieri la recentissima sentenza del Tribunale dell’Unione Europea,[1]   che ha bocciato la decisione della Commissione Europea, in particolare della Commissaria danese Margrethe Vestager, di considerare aiuto di Stato il salvataggio nel 2014 di una piccola banca, la Tercas, tramite l’intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD).

«Non ci fu ‘aiuto di Stato’ nei fondi concessi dal Fondo Interbancario (Fitd) alla Popolare di Bari per il salvataggio di Tercas nel 2014 e bocciato dall'Antitrust Ue all'epoca. Il tribunale Ue. accogliendo il ricorso dell'Italia e della Bari (sostenuto dalla Banca d'Italia) ha così annullato la decisione della Commissione Ue “che non ha dimostrato che i fondi concessi a Tercas a titolo di sostegno del Fitd (dove sedeva nel consiglio un rappresentante di Bankitalia ndr) fossero controllati dalle autorità pubbliche italiane”. L’Abi plaude e chiede alla commissione Ue i rimborsi per risparmiatori e banche concorrenti danneggiate dalle conseguenze delle sue non corrette decisioni sugli altri quattro istituti italiani.»[2]


Il divieto costituì poi il grimaldello per applicare il bail-in – in maniera retroattiva e senza gradualità - alle quattro banche medio-piccole Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti e Carife.[3]

Il nuovo capo della Vigilanza bancaria europea, l’italiano Andrea Enria, finora non particolarmente amichevole con l’Italia, ravvisa nella sentenza una novità positiva per le banche dell’Eurozona.[4]

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Note


[1] Tribunale dell’Unione europea COMUNICATO STAMPA n. 34/19 Lussemburgo, 19 marzo 2019

Il Tribunale annulla la decisione della Commissione secondo cui un intervento di sostegno di un consorzio di diritto privato a favore di uno dei suoi membri costituiva un «aiuto concesso da uno Stato»


[2] Ue, Fondo Interbancario salvataggi non fu aiuto di stato

19 marzo 2019

PER IL SALVATAGGIO DI BANCA TERCAS

Corte Ue: i fondi alla Popolare di Bari non sono aiuti di Stato. Patuelli (Abi) chiede le dimissioni di Vestager

19 marzo 2019


[3] Salvataggio Banca Marche, Popolare Etruria, Carichieti e Carife


Il governo deve ristorare i risparmiatori delle quattro banche Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti e Carife?


[4] 21 MARZO 2019 / 11:54

Banche Ue, Enria (Bce): decisione Corte su Tercas apre nuove strade su crisi

(Reuters) - La pronuncia della Corte di giustizia europea di annullare la decisione dell’esecutivo Ue, che aveva giudicato come aiuto di Stato l’intervento del Fondo di tutela dei depositi per il salvataggio di Banca Tercas nel 2014, apre una nuova strada per la risoluzione delle crisi bancarie della zona euro.

Lo dice Andrea Enria, nuovo responsabile Bce per la vigilanza.

Quanto alla potenziale fusione tra Commerzbank e Deustche Bank, sempre secondo Enria, un istituto di credito di grandi dimensioni deve avere una sufficiente dotazione di capitale ed essere “solvibile”.




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Ritorno parziale della razionalità e del buonsenso. Censura di un mio commento da parte de LaVoce.info



Com’è noto ai lettori del mio blog, ho scritto qua più volte che, dopo la crisi della Grecia, sottovalutata e quindi ingigantita dalla Germania (all'inizio sarebbero bastati 30 mld, invece ce ne sono voluti 300),[1] a differenza degli USA (dove la crisi è nata), c’è stato: in tutta l'Eurozona, una politica monetaria restrittiva della BCE e una politica economica altrettanto restrittiva della Commissione Europea, in particolare in alcuni Paesi tra cui l'Italia, dove è stato implementato (in grandissima parte dal 2010) un consolidamento fiscale sesquipedale recessivo pari a 330 mld cumulati, per 4/5 e 267 mld ascrivibile al governo Berlusconi, ripartito in modo molto iniquo e quindi recessivo al massimo grado, e 1/5 e 63 mld ascrivibile al governo Monti, ripartito in modo più equo.[2]

Soltanto nel marzo 2015, cioè esattamente con 6 anni di ritardo rispetto alla FED, la BCE, finalmente affrancatasi dal “nein” tedesco", ha varato il QE.[3]

Mentre la Commissione Europea ha concesso all'Italia, discriminata rispetto alla Spagna e alla Francia (come dimostrano i dati EUROSTAT[4]), una misera flessibilità, per lo più sprecata in mance elettorali. 

Ne consegue che i governi Letta, Renzi e Gentiloni non hanno molti meriti, poiché campano di rendita su ciò che hanno fatto, nella scorsa legislatura, i governi Berlusconi (in maniera scandalosamente iniqua) e Monti; e hanno potuto distribuire, soprattutto agli imprenditori, ciò che prima andava obbligatoriamente a risanare i conti pubblici. Gli imprenditori hanno ripreso a investire una parte del regalo e ad assumere (ma, com’è noto, per avere un incremento strutturale dell’occupazione, occorre che ci sia un aumento del Pil di almeno il 2%); gli Italiani, sia quelli che i soldi li avevano e li hanno (i depositi bancari e postali, che già superavano i 1.000 mld, si sono incrementati di 100 mld), sia quelli alleggeriti dal peso iniquo del consolidamento, hanno ripreso un po’ a spendere.

Ora, secondo le anticipazioni che si leggono sui giornali on-line, da una parte, il governo Gentiloni intenderebbe continuare con la politica dei sussidi agli imprenditori, indicati come portatori di interessi fondamentali alla ripresa economica e dell'occupazione; dall’altra, si continuano a sprecare elogi alla politica monetaria espansiva della BCE, indicata come fattore esclusivo o preponderante della ripresa economica, e i timori su Paesi come l’Italia, oberati da un enorme debito pubblico, che possono rivenire dalla cessazione o ridimensionamento del QE.

Osservo che si esagera sia nell’un caso – gli imprenditori, che per loro natura sono essenzialmente egoisti e badano solo alla sopravvivenza e allo sviluppo delle loro aziende – che nell’altro - la BCE -. Neppure Adam Smith, economista e filosofo morale, padre del liberismo, aveva molta fiducia nell’altruismo disinteressato degli imprenditori (“un ordine di uomini il cui interesse non è mai esattamente uguale a quello del pubblico e che, generalmente, ha interesse a ingannare e anche a opprimere il pubblico, come in effetti ha fatto in numerose occasioni”, Ricchezza delle nazioni, conclusione del Libro I); mentre, sul simposio dei banchieri centrali a Jackson Hole, segnalo questo articolo del prof. Andrea Terzi su LaVoce.info, che evidenzia le novità lì emerse; e il mio commento, che purtroppo è stato censurato. Poiché la censura dei commentatori ritenuti eterodossi è un “vizietto” della liberista e liberale LaVoce.info, mi sono cancellato dalla sua newsletter.


29.08.17


Bell’articolo, chiaro e semplice. Dopo che la crisi economica – gestita in UE ideologicamente - ha distrutto quasi il 25% del tessuto produttivo italiano, 9 punti di PIL, centinaia di migliaia di posti di lavoro, letteralmente centinaia di vite umane, è il ritorno della razionalità e del buonsenso. Almeno per la politica monetaria della BCE (dal 2015).[5] Aggiungo due avvertenze. La prima avvertenza: il Draghi che parla a Jackson Hole è quello “buono”.[6] La seconda avvertenza, indicata già dall’articolo del prof. Terzi (“tanto più se le politiche fiscali continueranno a non essere all’altezza della fase congiunturale”), è l’inadeguatezza della politica economica Eurozona. In particolare per l’Italia, discriminata per ben 7 anni (cfr. i dati Eurostat che ho riportato in calce all’articolo “In Italia una lunga e lenta ripresa che non basta” http://www.lavoce.info/archives/48308/italia-lunga-lenta-ripresa-non-basta/) rispetto ad altri Paesi, proprio a causa, esclusivamente, dell’elevatissimo debito pubblico, che finora si doveva curare con dosi massicce di austerità ed ora invece – si sostiene anche a Jackson Hole – con una politica economica espansiva.


(Nota: Non lo vedo subito pubblicato, come di solito succede; ma, se lo reinvio, il server mi dice che è un doppione; forse il blocco è dipeso dall’aver indicato, come richiesto da loro, l’URL del mio blog http://vincesko.ilcannocchiale.it, cosa che però, strampalatamente, è ritenuta un tentativo di pubblicità: un altro esempio della strana “logica” degli adepti del neo-liberismo).[7]


[1] «Se la Germania fosse intervenuta all’inizio della crisi, ce la saremmo cavata con 30-40 miliardi; oggi i costi sono dieci volte di più».

L’arrogante predominio tedesco, il salvataggio della Grecia e l’abuso delle stupide regole UE


[2] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti


[3] QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED

Quantitative easing e uscita dalla crisi economica


[4] La Commissione Europea, durante la crisi, ha applicato le regole con 2 pesi e 2 misure (come attestato dalla Corte dei Conti UE, cfr. Commissione UE, due pesi e due misure http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2843442.html  oppure http://vincesko.blogspot.com/2016/02/commissione-ue-due-pesi-e-due-misure.html ), concedendo all'Italia una misera flessibilità, peraltro sprecata in mance elettorali, e pretende di applicare all’Italia – attraverso formule cervellotiche (vedi il Pil strutturale) - lo stupido e nefasto fiscal compact, che va oltre il limite del 3% e prescrive l’equilibrio strutturale di bilancio, e che a fine 2017 si dovrà decidere (all’unanimità) se inserire o non nei trattati UE.

EUROSTAT – Deficit/Pil

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia...........-1,5..-2,7...-5,3..-4,2…-3,5..-2,9...-2,9...-3,0..-2,6...-2,4

Francia…...-2,5..-3,2...-7,2...-6,8...-5,1..-4,8...-4,0...-4,0..-3,5...-3,4

Spagna…...+2,0..-4,4.-11,0..-9.4…-9,6.-10,4..-6,9...-5,9..-5,1...-4,5

Gran Br…...-3,0..-5,0.-10,7..-9,6...-7,7...-8,3...-5,6...-5,6..-4,4..-3,0

Germania...+0,2..-0,2..-3,2...-4,2...-1,0...-0,1...-0,1...+0,3.+0,7.+0,8

Olanda …..+0,2..+0,2..-5,4..-5.0...-4,3…-3,9..-2,4...-2,3..-2,1..+0,4

http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/table.do?tab=table&plugin=1&language=en&pcode=teina200   


[5] Dialogo sulla politica economica del Governo e la politica monetaria della BCE


[6] Mario Draghi, Dottor Jekyll e Signor Hyde


[7] La religione neo-liberista

L’illogicità del neo-liberismo ha assunto dignità costituzionale



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Il massone neoaristocratico Jeroen Dijsselbloem frena sul salvataggio delle banche italiane


Un anno fa mi sono espresso così sul conto di Jeroen Dijsselbloem: il presidente olandese dell’Eurogruppo, il nevrotico e inesperto sedicente socialista Dijsselbloem, mero strumento del duo massonico reazionario Merkel-Schaeuble”.[1]

Egli non perde occasione per contrastare tutte le decisioni dell’Italia, allineandosi fedelmente alla posizione della Germania.

Lo ha fatto quando l’Italia, che è uno dei pochissimi Paesi dei 19 dell’Eurozona, a rispettare il limite del 3% del rapporto deficit/Pil e viene da quasi 7 anni di recessione per colpa dell’austerità imposta dalla Commissione europea per conto della Germania, ha chiesto la “flessibilità” (cioè di aumentare il deficit) di qualche decimale di punto, che è un semplice palliativo poiché servirebbe ben altro: uno shock di una cinquantina di miliardi.[2]

Lo ha fatto quando si è trattato di aiutare le banche italiane, che non ebbero bisogno di essere salvate all’inizio della crisi economica, mentre ora sono oberate di sofferenze per centinaia di miliardi causate dal prolungamento della crisi economica, perché lo vieta la recente normativa del bail-in, che ha innovato le regole che permisero alle banche soprattutto tedesche, ma anche francesi, belghe, olandesi, spagnole, ecc. di essere salvate con centinaia di miliardi di soldi pubblici.[3]

Lo ha fatto quando ha condiviso la posizione della Germania che si è opposta all'assicurazione europea dei depositi, che rientra nellaccordo già sottoscritto e implementato dellunione bancaria, ma che ora viene condizionata alla riduzione dei rischi bancari, che secondo i Tedeschi sarebbero legati ai troppi titoli di Stato in portafoglio alle banche, in particolare italiane, titoli che avrebbero un rischio maggiore dei derivati, di cui sono strapiene le banche tedesche.[4]

Lo ha fatto oggi quando ha frenato sulla trattativa in corso tra l’Italia e la Commissione europea per avere il via libera a un intervento con garanzia pubblica per puntellare il capitale di Mps.[5]

In teoria, parrebbe un comportamento davvero strano se si considerasse la sola appartenenza di Dijsselbloem al PSE, lo stesso gruppo del quale fa parte il PD renziano; lo appare un po’ meno se si valutano tre altri elementi: il primo, il complesso di superiorità di un olandese rispetto agli Italiani e in generale i mediterranei;[6] il secondo, il conflitto d’interessi nell’ambito del sistema Euro tra il blocco centro-europeo (Paesi creditori) e i Pigs (Paesi debitori); e terzo, l’appartenenza di Jeroen Dijsselbloem alla Massoneria neoaristocratica (se non reazionaria).[7]



Note


[1] UE, classifica (personale) dei mediocri 


[2] UE “FRENA” L’ITALIA SULLA FLESSIBILITA’

07 gennaio 2016 21.35 Dijsselbloem richiama l’Italia sulla flessibilità dei conti pubblici prevista dal patto di Stabilità per l’euro. “La flessibilità è un margine, si può usare una volta sola. Non si può esagegare”, dice il presidente dell’Eurogruppo e dell’Ecofin. L’Italia “ha chiesto varie flessibilità, per le riforme istituzionali, per gli investimenti, per i migranti, dipende dalla commissione UE”, che deciderà sulla questione. “L’unica cosa che posso dire è: non spingiamo”.


[3] Crisi banche, il Pd guida l'assalto al bail in

Giuseppe Falci, L'Huffington Post

Pubblicato:14/02/2016 20:51 CETAggiornato: 14/02/2016 20:51 CET

Giunta la notizia a Bruxelles il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem si è infuriato: “Un ritorno al passato sarebbe la cosa peggiore”.


[4] ECONOMIA

Banche: Dijsselbloem spalleggia Schaeuble, frena su sistema unico depositi -2-

14-01-2016

19:34  (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Bruxelles, 14 gen - Il ministro delle finanze olandesi (che si trova a guidare nei prossimi sei mesi anche l'Ecofin) ha fatto un lungo ragionamento quando gli e' stato chiesto di commentare l'opinione del ministro Pier Carlo Padoan sulla posizione tedesca ("E' molto lontana da cio' che e' utile per l'Europa"). Dijsselbloem ha citato il caso del 'manuale unico' bancario: "Ci sono tante pagine bianche che dobbiamo riempire, dobbiamo essere d'accordo su che cosa intendiamo per qualita' di capitale delle banche, su che cosa sono i rischi bancari iscritti nei bilanci, sulle discrezionalita' della legislazione nazionale che vanno superate: la presidenza olandese della Ue e' molto impegnata, questo e' il lavoro da fare, non possiamo parlare di rischi da condividere senza parlare di rischi da ridurre". Dijsselbloem non ha citato una delle questioni centrali che fa parte della discussione e delle richieste tedesche: la riduzione dell'esposizione delle banche verso il debito sovrano nazionale. Si tratta di un principio sul quale tutti magari concordano in linea generale, ma e' una questione spinosissima. Da un lato la riduzione dell'esposizione al debito sovrano nazionale va nella direzione dello sganciamento (relativo) dei rischi bancari dai rischi sovrani, appunto. Dall'altro lato, le banche di un paese (in Italia quanto in Germania, Francia e altri paesi chiave della zona euro) sono grandi acquirenti di titoli del debito pubblico. Il presidente dell'Eurogruppo ha rivendicato il fatto che la filosofia dell'unione bancaria si fonda sull'accoppiamento riduzione dei rischi-condivisione dei rischi. Di solito gli esponenti europei sono restii a riferire pubblicamente delle posizioni di dissenso degli Stati membri. Questa volta Dijsselbloem ha fatto un'eccezione affermando: "Non e' un segreto che la Germania e' molto critica sul fatto di parlare adesso di un sistema unico europeo di garanzia dei depositi, mentre altri paesi non vogliono parlare di riduzione del rischio" (nel contesto della discussione sull'assicurazione europea dei depositi). Antonio Pollio Salimbeni Aps-y- (RADIOCOR) 14-01-16 19:34:37 (0551) 5


[5] Banche scommettono sul governo, ma Dijsselbloem frena. Si sgonfia il rimbalzo delle Borse

di GIULIANO BALESTRERI

07 luglio 2016


[6] La supposta superiorità e l’arroganza degli Europei del Centro-Nord


[7] Traggo dal libro “Massoni” di Gioele Magaldi: “Jeroen Dijsselbloem (classe 1966, politico, affiliato alla «Compass Star-Rose/Rosa Stella Ventorum» e alla «Three Eyes»”, due superlogge reazionarie, in particolare la potentissima rockefeller-kissingeriana seconda.



Post collegato:


UE, dirigenti illuminati o massoni reazionari?



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UE, Euroconvinti o Euroscettici?


UE, EUROCONVINTI O EUROSCETTICI?


Sui media, si leggono o si ascoltano ormai spesso discussioni sul destino dell’Euro e perfino su quello dell’Unione europea, e ci si chiede se vale la pena ancora essere Euroconvinti o se occorra essere Euroscettici. Io personalmente sono stato sempre un europeista convinto, ma osservando e analizzando il modo in cui l’Europa ha gestito e ancora gestisce l’attuale crisi economica, da qualche tempo sono diventato - come dire? - consapevolmente euroscettico.



UE, IL PECCATO ORIGINALE


Il peccato originale è nell’ispirazione che ha informato tutta la costruzione europea, determinata, secondo alcuni, non dal Manifesto di Ventotene del massone progressista Altiero Spinelli e altri, ma dal progetto conservatore e neo-oligarchico dei massoni Kalergi, Monnet, Schumann e altri, con un’impostazione liberistica e deregolamentata del mercato, un Parlamento europeo privo di poteri e la prevalenza della burocrazia. Come poi si è realizzato.



UE, LA RESPONSABILITA’ DEI SOCIALISTI EUROPEI


Venendo alle responsabilità più recenti, la principale è quella del PSE, in particolare del massone socialista Hollande, senza l’assenso del quale l’egemone Germania, dominata dai massoni reazionari Schaeuble, Merkel e Weidmann per conto dell’establishment industriale-finanziario teutonico, non potrebbe imporre le politiche austeritarie, controriformistiche di deflazione dei salari e dei diritti del lavoro.

C’è stata una occasione, la più importante di tutte, persa da Renzi e dai socialisti europei: la formazione (composizione e programma) della Commissione Europea. Il PPE (che è calato rispetto alle elezioni precedenti, mentre il PSE ha sostanzialmente tenuto) ha preso pochi parlamentari più del PSE, ma ha il presidente e 13 commissari, contro solo 8 del PSE, e quindi il controllo della Commissione europea, che, oltre a gestire il bilancio UE, ecc., detiene in esclusiva l'iniziativa legislativa. In ogni caso, il PPE, senza l'appoggio del PSE, non avrebbe potuto e potrebbe fare NULLA.

A mio avviso, Renzi, che all'inizio del suo mandato di PdC aveva promesso sfracelli contro l’austerità imposta dalla prona Commissione europea per conto dell’egemone Germania, si arrese per due motivi: il primo, nascosto, di far parte dell’élite massonica; il secondo, perché il mediocre Hollande gli ha fatto mancare la sua sponda, ricacciandolo nelle braccia asfissianti della cancelliera Merkel.



CORTE DEI CONTI EUROPEA: UE, DUE PESI E DUE MISURE


Come ho già rilevato nel post precedente, questa notizia, che io sappia, non ha avuto quasi nessuna eco nei media italiani on-line. Ed invece essa è molto importante (perciò la ripropongo) poiché rappresenta bene – per attestazione di un Organo istituzionale europeo terzo e attendibile - il doppio standard usato dall’Europa, la quale applica severamente le norme per alcuni Paesi, mentre per altri, come si usa dire, le “interpreta”. Leggendo la relazione della Corte dei Conti europea, inoltre, vien da pensare: a) che la Commissione europea era un covo di dilettanti allo sbaraglio; b) che dopo aver sbagliato allora per controlli troppo laschi, ora sbaglia per controlli troppo rigidi e troppo severi; e c) che la costante è che usa due pesi e due misure.


158   27-01-2016 LA REPUBBLICA

LA CORTE DEI CONTI UE CONTRO LA COMMISSIONE "NEI SALVATAGGI APPLICATI DUE PESI E DUE MISURE"

Roma – “La Commissione europea non era pronta ad affrontare una crisi di proporzioni di quella scoppiata”. A quasi otto anni dall’ingresso dell’Europa nella recessione più grave dal dopoguerra, la Corte dei Conti UE ammette che qualcosa non ha funzionato. Il governo di Bruxelles si è trovato spiazzato con “debole governance delle banche e politiche di bilancio inadeguate”. E quando si è trattato di aiutare otto Paesi in difficoltà “è stata colta impreparata dalle prime richieste di assistenza”. Sotto la lente dei giudici contabili sono finiti i salvataggi di Ungheria, Lettonia, Romania, ma soprattutto Irlanda e Portogallo, due dei cinque membri dei Piigs (assieme a Spagna, Italia e Grecia). E qui la Commissione ha sbagliato quasi tutto, tra 2005 e 2008, ritenendo i bilanci nazionali e le banche “più solidi di quanto non fossero in realtà”. E non solo. I giudici denunciano anche disparità per vari Paesi, che “pur trovandosi in una situazione analoga non sono stati trattati alla stessa stregua”: rigore assoluto per alcuni, sconti per altri. Due pesi e due misure.



Allego:


26/01/2016

Relazione speciale n. 18/2015: L’assistenza finanziaria fornita ai paesi in difficoltà


26/01/2016

Sintesi della relazione speciale n. 18/2015: L’assistenza finanziaria fornita ai paesi in difficoltà



UE, CONCLUSIONE


In conclusione: sia l'attuale assetto monco UE-Euro-BCE, sia, come si vede, la politica attuata concretamente dall'UE, sia l'applicazione delle regole da parte della Commissione con due pesi e due misure avvantaggiano la Germania (e satelliti) a detrimento dei Paesi deboli, inclusa l’Italia.

Alcuni chiedono la revisione dei Trattati UE. Giusto, ma difficile, molto difficile. Per modificare i trattati occorre l’unanimità dei 28 Paesi.

Meno difficile, invece, è far applicare correttamente quelli in vigore, violati o disattesi o togliendo alla Germania il privilegio arrogante e illegittimo di condizionarne arbitrariamente l’applicazione (attraverso la prona Commissione europea) usando due pesi e due misure, come ha attestato recentemente anche la Corte dei Conti europea.

Contrariamente a quel che sostengono esperti come Barra Caracciolo, che danno un’interpretazione pessimistica e ribaltata, a mio avviso gli attuali Trattati europei (TEU e TFUE), vedi in particolare l'art. 3, permetterebbero già ora di concretizzare, in parte, la visione democratica, liberale, solidale, a favore del popolo europeo del Manifesto di Ventotene di Spinelli e NON quella neo-oligarchica, liberista e burocratica dei massoni reazionari Kalergi, Monnet, Schumann. Infatti, “Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei”  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2837437.html  oppure (se in avaria)  http://vincesko.blogspot.com/2015/09/sono-lue-e-la-bce-non-rispettare-i.html  .

A condizione, però, che si intraprenda, anziché quella politica, la via giuridica, non facile e velocissima, ma sicuramente più agevolmente perseguibile di quella politica. Muovendo, all’interno, come fanno i Tedeschi quando non riescono ad imporre il loro punto di vista, la Corte Costituzionale italiana, per rigettare ed eliminare le "superfetazioni" dei trattati, in particolare il fiscal compact; e, all’esterno, la Corte di Giustizia europea, in particolare per le violazioni statutarie della BCE (v. post linkato).



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http://vincesko.blogspot.com/2016/02/ue-euroconvinti-o-euroscettici.html



La BCE a trazione tedesca le spara grosse

 
Il Bollettino n. 2 della BCE[1] è la dimostrazione plastica, in primo luogo, del capovolgimento del rapporto gerarchico tra l’Autorità politica, nel caso di specie la Commissione Europea (finora, con la Commissione Barroso,[2] è stato un gioco delle parti con un unico obiettivo: la cosiddetta austerità espansiva; ora, col presidente Juncker, pare delinearsi una certa divergenza[3]) e gli Stati nazionali, e la Banca centrale, nel caso di specie la BCE, la quale pretende per sé l’indipendenza dagli Stati ma troppo spesso assume un ruolo politico e d’ingerenza.
 
E, in secondo luogo, della arroganza della medesima BCE, la quale, da una parte, continua a nascondere che ha un mandato duale (non solo la stabilità dei prezzi, ma anche la crescita economica e la piena occupazione)[4]; da un’altra, si autoincensa più volte, attribuendo al quantitative easing,[5] denominato Programma di acquisto di attività (PAA), non soltanto effetti sui tassi d’interesse e sul tasso di cambio dell’Euro, ma anche, in futuro, sull’inflazione [pag. 29] e sulla crescita del Pil; da un’altra ancora, si autoassolve da ogni colpa nel non aver prevenuto la deflazione e nel mancare per ben 3 anni l’obiettivo del (quasi) 2% del tasso d’inflazione, facendo “salire il tasso di interesse reale” [pag. 65], che avvantaggia i Paesi creditori (Germania e satelliti) e svantaggia i Paesi debitori (Piigs).
 
Quel che ne emerge chiaramente è che la BCE, forse per farsi perdonare il PAA (che peraltro premia la Germania, che ne usufruirà per il 25% del totale), è sempre più a trazione tedesca e sposa in pieno la linea della Germania, sia nel sollecitare l’adozione delle riforme strutturali – beni e servizi e lavoro - [pagg. 63-77], delle quali valuta l’effetto sulla crescita del Pil nel lungo periodo addirittura in un +11%, sia nel contrapporre il gruppo dei Paesi virtuosi che le hanno già adottate a quelli reprobi che non l’hanno ancora fatto e “bastonandoli” nominativamente, sia nell’omettere, invece, la citazione esplicita della violazione del surplus eccessivo della Germania[6] a forte impatto negativo sull’Eurozona (e sul resto del mondo) limitandosi ad affermare genericamente che “la Commissione ha deciso di intensificare la procedura per Germania (dal livello 2 al livello 3)” [pag. 53], sia, contraddicendo sé stessa, nel non analizzare la questione del deficit strutturale[7] per i Paesi dell’Eurozona (in particolare l’Italia) ma soltanto per spiegare la dinamica dell’inflazione negli USA [pag. 40], sia nell’omettere che la piccolissima flessibilità concessa dalla Commissione all’Italia riguarda un deficit strutturale, appunto, tecnicamente opinabile, sia nell’attribuire alla riforma del lavoro (deflazione dei salari e flessibilità del lavoro) e non nel deficit il merito dell’aumento del Pil di alcuni Paesi (Spagna e Francia), sia, infine, nel criticare l’inerzia della Commissione nell’applicazione delle sanzioni.
 
[1] BANCA CENTRALE EUROPEA - Bollettino Economico - Numero 2/2015
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/bollettino-eco-bce/2015/bol-eco-2-2015/bolleco-bce-02-15.pdf
 
[2] Lettera a José-Manuel Barroso
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2820971.html
 
[3] Note sul potere in UE, scontro Juncker-Merkel
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828867.html
 
[4] Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
http://vincesko.blogspot.it/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html
 
[5] Quantitative easing e uscita dalla crisi economica
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2826693.html
 
[6] Dialogo sul surplus commerciale eccessivo e il taglio dei salari
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828411.html
 
[7] Dialogo sulla lettera di Padoan all’UE, la sostenibilità del debito pubblico e la formula del deficit strutturale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2823271.html
 
 
Appendice

 
Traggo dal Bollettino della BCE alcuni passi significativi:

Al fine di perseguire il mandato della BCE di mantenimento della stabilità dei prezzi” [pag. 5].

“In particolare, alcuni paesi dell’area dell’euro dovranno adottare misure aggiuntive sul piano strutturale per assicurare la conformità al Patto di stabilità e crescita (PSC). Nella sua comunicazione di novembre 2014, la Commissione europea ha stabilito che i progetti di documenti programmatici di bilancio di sette paesi ponevano un rischio di non conformità al PSC. Per Belgio, Francia e Italia la Commissione ha pubblicato il 27 febbraio valutazioni successive dettagliate riguardanti l’attuazione del PSC (per un’analisi, cfr. il riquadro 7)”. [pag. 37]

Concentrandosi sui paesi dell’area dell’euro, la Commissione osserva che nessuno di essi ha pienamente applicato alcuna delle raccomandazioni del 2014. Mentre in alcuni paesi lo sforzo riformatore è stato intensificato, nella maggioranza dei paesi i progressi sono stati piuttosto limitati (cfr. tavola B) e non commisurati alle vulnerabilità residue. In particolare, tra i paesi da cui ci si aspettava un’“azione politica risoluta” durante la PSM del 2014 (ossia i paesi nelle categorie 4 e 5 della tavola A), Spagna, Irlanda e Italia hanno compiuto “pochi” progressi e Francia progressi “limitati” su gran parte delle raccomandazioni specifiche per paese. Questa valutazione appare in contrasto con il (reiterato) appello a un’“azione politica risoluta” lanciato dalla Commissione e segnala una certa debolezza del braccio preventivo della PSM. Vista la necessità di ridurre le vulnerabilità e dare impulso a una crescita sostenibile nei paesi sopra citati e nel resto dell’area, i progressi insufficienti sinora riscontrati sollecitano una notevole intensificazione dell’intervento di riforma”. [pag. 54]

È importante ricorrere in modo completo ed efficace agli strumenti della PSM, comprese le misure del suo meccanismo correttivo, al fine di ridurre i rischi potenziali per il regolare funzionamento dell’UEM”. [pag. 55]

Per quanto riguarda i paesi sottoposti al meccanismo preventivo, il miglioramento di 0,2 punti percentuali del saldo strutturale che è previsto per l’Italia nel 2015 rimane inferiore allo 0,4 percento del PIL che era stato raccomandato dall’Eurogruppo e riflette una riduzione degli oneri per interessi. Di contro, lo sforzo strutturale del Belgio dovrebbe aumentare di 0,2 punti percentuali, stando agli impegni presi con l’Eurogruppo. Sia per l’Italia che per il Belgio continua ad esservi un notevole scostamento dallo sforzo strutturale richiesto nell’ambito della regola del debito”. [pag. 60]

Il 27 febbraio la Commissione ha pubblicato i risultati della sua valutazione in merito all’attuazione del PSC in Belgio, Francia e Italia. Nei rapporti preparati nell’ambito dell’articolo 126(3) del TFUE, la Commissione ha esaminato la violazione del criterio del disavanzo in Belgio e la violazione del criterio del debito in Belgio e in Italia. La Commissione ha deciso di non aprire una PDE per questi paesi sulla base di una serie di fattori attenuanti: per quanto riguarda Belgio e Italia (i) il rispetto da parte di entrambi i paesi dei requisiti di sforzo strutturale nell’ambito del meccanismo preventivo del PSC (che nel caso dell’Italia sono stati ridotti in seguito alla comunicazione della Commissione sulla flessibilità nell’ambito del PSC); (ii) le condizioni economiche sfavorevoli (ossia la debole crescita e la bassa inflazione), che rendono il rispetto della regola del debito più difficile; e (iii) l’attuazione attesa degli ambiziosi piani di riforma strutturale di sostegno alla crescita presentati dalle autorità. Queste valutazioni non hanno tuttavia tenuto conto, quale fattore aggravante, dell’insufficiente risanamento dei conti pubblici nel periodo 2014-15 rispetto alle raccomandazioni del Consiglio del giugno 2014”. [pag. 61]

Nel caso della Francia, la Commissione ha dovuto valutare se fossero stati intrapresi interventi efficaci in risposta alla raccomandazione del Consiglio di correggere il disavanzo eccessivo entro il 2015. Tali interventi, unitamente agli eventi macroeconomici avversi inattesi con significative conseguenze sfavorevoli per le finanze pubbliche, consentirebbero di norma un’estensione di un anno del termine per la correzione del disavanzo eccessivo. Per contro, se si stima che un paese dell’area dell’euro non abbia intrapreso azioni efficaci, la PDE prevede un rafforzamento della procedura con l’invio di un’intimazione al paese in questione4) e l’applicazione di sanzioni finanziarie sotto forma di una multa pari allo 0,2 per cento del PIL. La Commissione può, in caso di circostanze economiche eccezionali oppure dietro richiesta motivata dello Stato membro interessato, raccomandare che il Consiglio riduca l’ammontare della multa o la annulli. Considerando il periodo 2013-145), la Commissione ha rilevato che “i dati disponibili non consentono di concludere che non siano state intraprese azioni efficaci” e ha proposto di estendere il termine per la correzione del disavanzo eccessivo di due anni (ossia fino al 2017). Il Consiglio ha seguito questa raccomandazione il 10 marzo. Il percorso di aggiustamento raccomandato prevede sforzi maggiori nella fase finale, richiedendo alla Francia di effettuare una correzione strutturale crescente nel periodo della PDE: 0,5 per cento del PIL nel 2015 (ossia il livello minimo nell’ambito del meccanismo correttivo e quindi meno dello 0,8 per cento del PIL richiesto finora), 0,8 per cento del PIL nel 2016 e 0,9 per cento nel 2017. Sulla base delle attuali procedure per i disavanzi eccessivi, nel 2017 la Francia sarebbe l’unico paese dell’area dell’euro soggetto a una PDE. Infine, nonostante il rischio di mancato rispetto dei termini raccomandati dal Consiglio per la correzione dei deficit eccessivi di Spagna e Portogallo, la Commissione non ha inviato un avvertimento preventivo a tali paesi sotto forma di una raccomandazione autonoma, a differenza di quanto fatto lo scorso anno, quando erano state inviate raccomandazioni a Francia e Slovenia in situazioni simili”. [pag. 61].

 

 
Postarticolo e documento collegati:
 
BCE, il re è nudo (dialogo con Carlo Clericetti)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821145.html
 
Il fallimento delle politiche di austerity europee nel contesto della secular stagnation
Vladimiro Giacché
http://www.marx21.it/documenti/giacche_AusteritySecularStagnation.pdf

Rapporto annuale BCE – anno 2014
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/rapporto-bce/2014-bce/index.html

 

**********

AVVISO: Avarie frequentissime della piattaforma il.cannocchiale.it
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2829460.html

 

L’ex marxista Jean-Claude Juncker

 
diseguaglianze, Juncker, Ocse di Andrea Baranes
la ricetta di Juncker
Spiacevoli conseguenze
12/12/2014
http://sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Spiacevoli-conseguenze-27547

 

Nulla di nuovo, il ‘la’ lo ha dato la cancelliera Merkel, figlia di pastore protestante e cane da guardia degli interessi egoistici dell’establishment teutonico, che lucra dall’attuale assetto monco UE/Euro/BCE e dagli inadempimenti statutari della BCE. Alle reazioni finalmente adeguate del governo italiano per voce dei Sottosegretari Graziano Delrio e Sandro Gozi, che hanno invitato Angela Merkel ad astenersi dal giudicare gli altri Paesi e a preoccuparsi dei compiti della Germania (surplus commerciale astronomico e sforamento del limite – già sovradimensionato nella sua fissazione quantitativa regolamentare – del 6%  http://ec.europa.eu/economy_finance/economic_governance/macroeconomic_imbalance_procedure/mip_scoreboard/index_en.htm), hanno subito fatto seguito alle parole della Merkel i suoi utili idioti, prima il presidente olandese dell’Eurogruppo,  Jeroen  Dijsselbloem, e poi il presidente lussemburghese della Commissione, Jean-Claude Juncker.  

Il problema è – come si usa dire - a monte e risiede nella débacle del PSE nella composizione della subentrante Commissione Europea nell’assegnazione degli incarichi (intelligenza col nemico?). Il PSE ha pochi parlamentari europei meno del PPE, ma i commissari socialisti sono solo 8 su 27; i popolari 13 oltre al presidente. Il governo danese (guidato dalla socialista Helle Thorning-Schmidt) ha proposto una liberale. Il socialista francese Pierre Moscovici ha avuto gli Affari Economici, ma la Merkel ha ottenuto da Juncker che la supervisione economica fosse affidata al suo fedelissimo falco finlandese Jyrki Katainen, nominato vicepresidente, che avrà diritto di veto. In sostanza, la Commissione Europea sarà controllata anche per i prossimi 5 anni dal PPE e dalla Germania. Per soprammercato, lo stesso PSE, paventando danni dal ritardo nel funzionamento della nuova Commissione (dichiarazione testuale del capogruppo PSE Gianni Pittella), ha accettato la composizione squilibrata a favore del PPE (e quindi della Germania e satelliti) e votato la fiducia a Juncker, accontentandosi della promessa dei “miracolosi” 300 mld in 3 anni per tutta l’Eurozona (importo già di per sé del tutto insufficiente) e l’ha confermata dopo lo scandalo Luxleaks. Le loro responsabilità sono evidenti, perché nessuno chiede conto a Martin Schulz e Gianni Pittella e a chi ha avallato tutto questo? Vien da dire: "Quos vult Iupiter perdere, dementat prius" ("a quelli che vuole rovinare, Giove toglie prima la ragione" (Euripide).

 

PS: Così parlava Jean-Claude Juncker pochi giorni prima di lasciare la carica di presidente dell’Eurogruppo a Jeroen Dijsselbloem:
 
Crisi: Juncker, non ricada solo sui piu' deboli. Anche ricchi paghino
10 Gennaio 2013 - 12:37
(ASCA) - Bruxelles, 10 gen - ''Non bisogna credere che sarebbe giusto avere politiche di austerita' che chiedono i piu' grandi sforzi ai piu' deboli.Vorrei che le conseguenze della crisi ricadessero sui piu' forti: questa e' solidarieta' sociale''. Lo afferma il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, in audizione in commissione Problemi economici del Parlamento europeo.''Non dico che i miliardari debbano per forza pagare, dico che non mi va che i miliardari non paghino''.
http://www.asca.it/news-Crisi__Juncker__non_ricada_solo_sui_piu__deboli__Anche_ricchi_paghino-1236863-ECO.html
 
Crisi: Juncker, serve salario minimo in tutta Eurozona
10 Gennaio 2013 - 12:06
(ASCA) - Bruxelles, 10 gen - Vanno definiti salari minimi in tutti i paesi della zona euro, e provvedere a colmare ''l'elemento carente'' dell'unione economica e monetaria, ''vale a dire la dimensione sociale''. Lo afferma il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, in audizione in commissione Problemi economici del Parlamento europeo.
''Serve un impianto chiaro e ineludibile di diritti sociali per i lavoratori, una sorta di 'zoccolo duro' dei diritti dei lavoratori'', sostiene Juncker. Occorre, piu' precisamente, rispondere ''alle rivendicazioni essenziali di salario minimo legale in tutta l'area dell'eurozona''. Altrimenti, avverte Juncker, ''rischiamo di perdere la nostra credibilita' e, per dirla alla Marx, il sostegno della classe operaia''.
http://www.asca.it/news-Crisi__Juncker__serve_salario_minimo_in_tutta_l_Eurozona-1236944-ECO.html
 
Crisi: Vendola, anche Juncker e' un pericoloso estremista?
10 Gennaio 2013 - 15:16
(ASCA) - Roma, 10 gen - ''Non dire ai ''moderati nostrani'' che Juncker (Ppe) cita Marx e propone addirittura il salario minimo garantito in tutta Europa. Evidentemente e' un pericoloso estremista''. Cosi Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Liberta', commenta su twitter le parole del presidente dell'Eurogruppo ed esponente del Ppe al parlamento europeo. ''Chiediamo da tempo un reddito minimo garantito contro la solitudine di una generazione prigioniera dell'ergastolo della precarieta' e disoccupazione'', ribadisce Vendola.
http://www.asca.it/news-Crisi__Vendola__anche_Juncker_e__un_pericoloso_estremista_-1236957-POL.html
 
 
Post e articoli collegati:
 
Dossier reddito minimo garantito
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2798018.html
 
Jean-Claude Juncker
Da Wikipedia
Il 30 aprile 2012 Juncker ha annunciato la sua decisione di dimettersi dalla carica di presidente dell'Eurogruppo perché"stanco" delle ingerenze franco-tedesche nella gestione della crisi[6].
http://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Claude_Juncker
 
Juncker avverte Italia e Francia: “Senza riforme conseguenze spiacevoli”
Il presidente della Commissione, intervistato dal quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, minaccia un «inasprimento della procedura sul deficit» per Parigi e Roma
10/12/2014
http://www.lastampa.it/2014/12/10/economia/juncker-senza-riforme-conseguenze-spiacevoli-per-litalia-0fPzrMXL2DesuBkyUbcADO/pagina.html  
 
Juncker: "Senza riforme conseguenze spiacevoli per Italia e Francia"
Il presidente della Commissione Ue parla alla Faz e mostra il pugno di ferro: senza i progressi annunciati si arriverà a "un inasprimento della procedura sul deficit". Poi il riconoscimento a Roma e Parigi e l'invito ai tedeschi: "Dovremmo dare fiducia  a italiani e francesi, sostituire i diktat immediati con fiducia a lungo termine". Renzi incontra Lagarde: "Anche il Fmi chiede crescita"
10 dicembre 2014
http://www.repubblica.it/economia/2014/12/10/news/juncker_senza_riforme_conseguenze_spiacevoli_per_l_italia-102541405/
 
Si allarga lo scandalo Luxleaks, ci sono anche Skype e Walt Disney: Juncker nel mirino
Da premier del Lussemburgo il presidente della Commissione Ue aveva siglato 340 accordi con altrettante multinazionali garantendo esenzioni fiscali o minori imposizioni. La difesa: "Non sono l'architetto del sistema, ma sono responsabile politicamente, adesso una direttiva europea. Non ho intenzione di dimettermi"
10 dicembre 2014
http://www.repubblica.it/economia/2014/12/10/news/luxleaks_fisco_tasse_juncker-102543972/
 
Anais Ginori
1 OTT 2014
L'arte di procrastinare
La Francia ha disatteso l'obiettivo del 3% sin da principio. Nel 2003 accadde con un patto suggellato tra Jacques Chirac e Gerhard Schroeder. “Siamo determinati a ridurre i deficit pubblici che sono eccessivi, ma senza prendere il rischio di smorzare la ripresa economica che deve essere incoraggiata” aveva spiegato il presidente francese. “Sono d'accordo con il presidente della Commissione (Romando Prodi, ndr.) quando dice che bisogna interpretare il Patto di Stabilità in modo flessibile” aveva aggiunto il cancelliere tedesco.
http://ginori.blogautore.repubblica.it/2014/10/01/larte-di-procrastinare/
 
L'Ue bacchetta la Francia sul deficit/Pil. Ma chi rispetta questo parametro? Dal 2009 quasi nessuno mentre l'Italia è stata tra i virtuosi
di Vito Lops  06 aprile 2014
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-04-06/l-ue-bacchetta-francia-deficitpil-ma-chi-rispetta-questo-parametro-2009-quasi-nessuno-mentre-italia-e-stata-i-virtuosi-152447.shtml
 
Carlo Clericetti
23 Ott 2014
La Spagna è un modello (perché fa deficit)
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/10/23/la-spagna-e-un-modello-perche-fa-deficit/
 
L'Italia virtuosa batte la Spagna indebitata
di Marco Fortis 5 novembre 2013
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-11-05/l-italia-virtuosa-batte-spagna-indebitata-082433.shtml
 
L'Italia dal 2011 ha speso tre volte meno di Irlanda, Uk e Spagna (che sono ripartiti). È per questo che è ancora in crisi?
di Vito Lops 23 gennaio 2014
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-01-22/dal-2011-italia-ha-speso-deficit-tre-volte-meno-irlanda-regno-unito-e-spagna-oggi-ripartiti-e-questo-che-e-recessione-164913.shtml
 
La ricchezza (pubblica e privata) delle nazioni
di Marco Fortis 19 maggio 2011
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-05-19/ricchezza-pubblica-privata-nazioni-064337.shtml

Aggiornamento (07 marzo 2015):
 
La Commissione Ue si svincola dalla Germania: tensione tra Juncker e Merkel
di MAURIZIO RICCI
(07 marzo 2015)
http://www.repubblica.it/economia/rubriche/eurobarometro/2015/03/07/news/la_commissione_ue_si_svincola_dalla_germania_alta_tensione_tra_juncker_e_merkel-108969820/
 

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4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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