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Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli

 
Data l’importanza e l’attualità del tema pensioni, al quale ho già dedicato vari post, e come necessaria CONTROINFORMAZIONE, riporto la lettera che ho inviato ad alcuni media, al Governo, al PD e ai sindacati, dopo avere ascoltato di nuovo le dichiarazioni infondate di Carlo Cottarelli sulla spesa pensionistica, questa volta al Festival dell'Economia.

Com'è noto, dopo la sua intervista a Radio Anch'io, in cui ha fatto delle affermazioni infondate sulla spesa pensionistica, dichiarazioni che ovviamente hanno avuto una grande eco sui media, ho avuto un dialogo via e-mail con Carlo Cottarelli, in cui ho dimostrato documentalmente che le sue argomentazioni erano infondate. Ciononostante, egli le ha ribadite al Festival dell'Economia di Trento, con altrettanta eco sui media. Chissà, forse le ha anche scritte nel suo libro uscito da poco, che io non ho letto. Allora, anche per "punirlo", ho scritto questa lettera ai principali media, al Governo, al PD e ai sindacati.

Uno dei primi risultati della mia lettera è l’articolo di oggi di Roberto Petrini su Repubblica (v., in fondo, articolo collegato), che è uno dei destinatari della lettera; ho anche avuto con lui, su sua richiesta, un lungo e cordiale colloquio telefonico.


Destinatari:

01 giugno 2015 
redazione.internet@ansa.it; tg1@rai.it; tg2@rai.it; direttoretg3@rai.it; rainews24@rai.it; e.mauro@repubblica.it; lfontana@corriere.it; lettera@lastampa.it; redazioneweb@ilmessaggero.it; grr@rai.it; ballaro@rai.it
p.c. tito.boeri@inps.it

01 giugno 2015
lucia.annunziata@huffingtonpost.it,c.clericetti@repubblica.it, f.bei@repubblica.it, m.ruffolo@repubblica.it,r.petrini@repubblica.it, e.polidori@repubblica.it, r.mania@repubblica.it,emarro@corriere.it, fbasso@corriere.it, dcomegna@corriere.it, gstringa@corriere.it,teodoro.chiarelli@lastampa.it, segreteria.direttore@ilmessaggero.it, roberto.stigliano@ilmessaggero.it
p.c. segreteriausg@governo.it
 
Dopo la trasmissione “Ballarò” del 2 giugno 2015, nel corso della quale Filippo Taddei, responsabile Economia e Lavoro del PD, ha fatto riferimento alla dichiarazione di Carlo Cottarelli, ritenendola fondata:

f.taddei@partitodemocratico.it
p.c. segretario@partitodemocratico.it;guerini_lorenzo@camera.it
Caro Prof. Taddei,
Dopo averLa ascoltata alla trasmissione “Ballarò” di oggi 2 giugno 2015 citare – come fonte attendibile - i dati errati di Carlo Cottarelli sulla spesa pensionistica e menzionare esclusivamente la riforma Fornero, mi permetto trasmetterLe per opportuna conoscenza

 
Ferruccio de Bortoli (tramite sito del Corriere del Ticino) (anch'egli era ospite di "Ballarò")


03 giugno 2015
m.landini@fiom.it
p.c. s.camusso@cgil.it;nazionale@spi.cgil.it; c.cantone@spi.cgil.it; segreteria.generale@cisl.it; segreteriagenerale@uil.it
Caro Maurizio Landini,
Dopo averLa ascoltata alla trasmissione “Ballarò” di ieri 2 giugno 2015 confutare ma non abbastanza Filippo Taddei citare – come fonte attendibile - i dati errati di Carlo Cottarelli sulla spesa pensionistica e menzionare esclusivamente la riforma Fornero, mi permetto trasmetterLe per opportuna conoscenza. 

E, oggi, 9 giugno:
 
letterealsole@ilsole24ore.com;segreteria@ilfattoquotidiano.it; redazioneweb@ilfattoquotidiano.it;direzione@quotidiano.net; lettere@avvenire.it; economia@avvenire.it; redazioneinternet@ilmattino.it;ditelo@ilmattino.it; ildirettore@ilfoglio.it; loprete@ilfoglio.it; direzione@quotidiano.net;segreteria@ilgiornale.it; marcello.zacche@ilgiornale.it; lacitta@rai.it; primapagina@rai.it;radioanchio@rai.it; info@cgiamestre.com; stefano.discanno@linchiestaquotidiano.it
laura.maletti@liberoquotidiano.it;claudio.antonelli@liberoquotidiano.it
 
segreteriaministropoletti@lavoro.gov.it
segreteriaministropadoan@tesoro.gov.it (l’indirizzo è errato, provvederò domani).
Fatto, l'indirizzo corretto è: segreteria.ministro@tesoro.it.
 
 
Testo della lettera:

In generale e in riferimento in particolare alle dichiarazioni del direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Carlo Cottarelli, sulle pensioni (v., ad esempio, questo articolo:

FESTIVAL ECONOMIA DI TRENTO
SPENDING REVIEW, COTTARELLI: PENSIONI E SANITÀ MENO TAGLIATE
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Spending-review-Cottarelli-pensioni-e-sanita-meno-tagliate-73aa0d2f-3f28-47f3-9d73-671382fe10f7.html ),

osservo, scusandomi in anticipo della necessaria lunghezza.

 
Pensioni
 
Primo punto: Sacconi vs Fornero
 
Il mondo delle pensioni, non solo per il volgo, ma anche secondo tutti gli esperti, ormai si divide tra prima e dopo Fornero. Come se prima della legge Fornero, che è soltanto l’ottava riforma delle pensioni dal 1992, non ci fossero stati interventi pesanti sul sistema pensionistico.

Osservo, infatti, che, sulle pensioni, Il Sole 24 ore [1], esperti come Giannino [2] e Cazzola,[3] sindacati dei lavoratori [4] e perfino l’INPS (v. l’ultimo Osservatorio sulle pensioni),[5] ai quali si può aggiungere il PdC Renzi, oltre a tutti i media e a politici di cattiva memoria e con la coscienza sporca come Salvini (Lettera all’On. Matteo Salvini[6]), parlano soltanto della legge Fornero (DL 201 del 6 dicembre 2011, art. 24, convertito dalla legge 214/2011), alla quale attribuiscono anche tutte le misure, per vari aspetti più incisive, decise dalla legge Sacconi (DL 78 del 31 maggio 2010, art. 12, convertito dalla legge 122/2010). La stessa professoressa Fornero a “In ½ ora”, tranne un brevissimo accenno ai 10.000 esodati di Sacconi, ha coraggiosamente… millantato tutto il merito impopolare del riequilibrio dei conti pensionistici nel lungo periodo,[7] imitando il premier Monti per il risanamento dei conti pubblici.[8]

 
Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state 8 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011).

Le riforme di Sacconi (2010 e 2011) sono più corpose, immediate e recessive di quella Fornero; in sintesi, esse hanno introdotto:

• “finestra” ( = differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi;

• allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più finestra), tranne le lavoratrici private; e

• adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 entro il 2021, che è benchmark in UE28, cioè prima della Germania e molto prima della Francia (dopo il 2019, in forza della legge Fornero, l’adeguamento anziché triennale sarà biennale).

La riforma Fornero (2011) ha stabilito, principalmente:

• metodo contributivo pro-rata per tutti (vale a dire solo per quelli che erano precedentemente esclusi, cioè coloro che nel 1995 avevano già 18 anni di contributi versati), a decorrere dall'1.1.2012;

• aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”); e

• allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più finestra), per allinearle a tutti gli altri,

i cui effetti si avranno soprattutto a partire dal 2020.

NB: La legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 o 18 mesi sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base ed equiparando i lavoratori autonomi ai lavoratori dipendenti, ma l’allungamento (già recato dalla riforma Sacconi) è solo formale.

 
Secondo punto: Risparmi e sostenibilità nel lungo periodo
 
Oltre a quella Dini che ha introdotto il metodo contributivo, le ultime 4 riforme: Damiano (2007, in parte), Sacconi (2010 e 2011) e Fornero (2011) stanno producendo e produrranno risparmi fino al 2060 per centinaia di miliardi di € (cfr. MEF).

Dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano, come riconosciuto dall’UE, è tra i più severi e sostenibili in UE28.[9]

 
Terzo punto: Confronto internazionale
 
E’ fuorviante riferirsi ai dati pensionistici fino al 2013: sono vecchi e superati. Come spiegava la prof.ssa Fornero a “In ½ ora”, le riforme delle pensioni per loro natura producono i loro effetti nel lungo periodo. Dopo le 8 riforme varate dal 1992, come ha confermato l’ultimo rapporto della Commissione Europea, con la proiezione al 2060,[9] il sistema pensionistico italiano è tra i più severi e sostenibili nel lungo periodo. Come attesta l'ultimo Osservatorio dell'INPS sulle pensioni,[5] il numero di pensioni sta già calando (“Dall’analisi dell’osservatorio delle pensioni Inps vigenti all’1.1.2015 e liquidate nel 2014 emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni, che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali (pensioni agli invalidi civili e pensioni/assegni sociali), che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015”), ma la spesa pensionistica cresce perché i nuovi assegni pensionistici sono più alti. Secondo il rapporto UE, ci sarà una piccola gobba nel 2036, poi la spesa pensionistica (incluse le voci spurie) calerà al 13,8% del Pil nel 2060, uno dei cali più alti in UE28.
 

La spesa pensionistica italiana, infatti, include (nel confronto internazionale) delle voci spurie (si confrontano le pere con le mele), che sono:

1.    TFR, che è salario differito e può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento[10] (circa 1,5% del Pil);

2.    un 8% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica;[11]

3.    un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di 42-45 mld di imposte, più vicino ai 45);

4.    un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi, dove non vengono classificati spesa pensionistica), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

5.    infine, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali ( = minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

 
a) Se si considera la spesa pensionistica al netto delle imposte[12] (che sono una partita di giro), il divario tra l’Italia e gli altri Paesi cala di almeno mezzo punto se non di uno intero; infatti, a fronte di una diminuzione di circa 2 punti percentuali dell’Italia (dal 15,44% al 13,49%, dati 2009), gli altri Paesi calano in media sotto il punto percentuale (ad esempio, la Francia dal 13,73% al 12,82%, la Germania dal 11,25% al 10,86%, il Giappone dal 10,17% al 9,50% e la Spagna dal 9,28% all’8,99%).

b) Inoltre, se si depura la spesa pensionistica dalle prime due voci spurie (TFR e spesa assistenziale, che assommano a quasi 45 mld, cioè a quasi il 3% del Pil), e si somma la terza voce (altri 45 mld: le tasse sono una partita di giro, l’INPS paga l’assegno pensionistico netto e gira il resto all’Erario, alle Regioni e agli Enti locali), per un ammontare totale di 90 mld, l’incidenza sul Pil scende di ben oltre 4 punti percentuali.

In totale, dunque, se questi miei calcoli sono corretti, il rapporto diminuisce – già ora - dal 16,8% ad un massimo del 12,5%, vale a dire già adesso è inferiore di oltre un punto al 13,8% stimato dalla Commissione Europea per il 2060.

c) Infine - ed è soltanto un di più esplicativo - andrebbe anche tenuto presente che il rapporto spesa/Pil è influenzato ovviamente anche dal denominatore, calato in Italia, negli ultimi 7 anni, di quasi 10 punti percentuali, molto più che in altri Paesi.

 
Quarto punto: RGS
 
L’RGS è nota per sovrastimare le spese e sottostimare le entrate.
Sulle pensioni, le sue proiezioni, comunque superate dal rapporto della Commissione Europea, sono superiori a quelle dell’OCSE, area più disomogenea dell’UE, anche per il peso della voce “pensioni private”.[13]
 

Quinto punto: Sentenza della Consulta
 
Precisato che io sono favorevole al ricalcolo delle pensioni col metodo contributivo, al di sopra di una certa soglia, io sono critico verso la sentenza della Consulta, la cui sentenza peraltro ha registrato un risultato di 6 a 6, ed è passata soltanto per il voto che vale doppio dell’ineffabile presidente Criscuolo. In ogni caso, il congelamento dell'indicizzazione delle pensioni superiori a circa 1.400€ lordi (circa 1.100€ netti) fu un errore, poiché – come ha rilevato la stessa Corte Cost. - la soglia era troppo bassa e non fu prevista la progressività. Quindi, come ha sostenuto – e legiferato - il governo, non è obbligatorio restituire tutto a tutti.

 
In conclusione, mi auguro che si ritengano utili queste mie osservazioni e se ne facciano tesoro in futuro.

Cordiali saluti

V.

 

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Note:
 
[1] Cosa prevede la Riforma Fornero
di Ma.l.C.  20 gennaio 2015
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-01-20/cosa-prevede-riforma-fornero-164237.shtml
 
[2] Lettera a Oscar Giannino
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2829755.html oppure
http://vincesko.blogspot.it/2015/03/lettera-oscar-giannino.html
 
[3] Inps, come saranno le pensioni alla Boeri
08-03–2015 Giuliano Cazzola
http://formiche.us8.list-manage.com/track/click?u=36b7a9702ea86a9f69b819156&id=3123781124&e=07e3b92ad9
 
[4] LA PENSIONE DI VECCHIAIA E DI ANZIANITA' PRIMA E DOPO LA RIFORMA FORNERO
marzo 2012
http://www.sindacatopadano.org/Pensioni_Fornero.pdf
 
Le pensioni. Prima, durante e dopo la “Fornero”
11Luglio 2012
http://www.cgilprovinciadiroma.it/Documento%20pensioni%2011%20lluglio.pdf
link sostituito da:
https://fpcgilgiustizie.wordpress.com/2012/07/13/dip-welfare-le-pensioni-prima-durante-e-dopo-la-fornero-2/  

 
[5] Osservatorio sulle pensioni

Data pubblicazione: 30/04/2015

L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1°gennaio 2015 e liquidate nel 2014.

Dall’analisi dei dati emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015.

Il fenomeno è da attribuirsi sia all’esaurimento del collettivo delle pensioni di invalidità liquidate ante Legge 222/1984, sia all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011.

Di contro l’importo medio mensile erogato risulta in costante crescita, passando da 780,14 euro nel 2012 a 825,06 euro nel 2015.

Ciò è dovuto essenzialmente agli effetti della perequazione automatica delle pensioni e all’effetto sostituzione delle pensioni eliminate con le nuove liquidate che presentano mediamente importi maggiori.

["L’importo complessivo annuo risulta pari a 192,6 miliardi di euro, di cui 173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. Il 66% dell’importo è erogato dalle gestioni lavoratori dipendenti, il 23,8% da quelle dei lavoratori autonomi, il 10,1% da quelle assistenziali". Come si può notare, l'importo della spesa pensionistica è molto distante - e francamente non so perché in dettaglio - dai circa 270 mld annui che entra nelle varie statistiche, ndr]

Vai al documento: Statistiche in breve – Pensioni erogate dall’Inps

Vai all’Osservatorio

Vai al comunicato stampa

NB: Come si può notare, anche l'INPS attribuisce erroneamente il calo del numero delle pensioni solo "all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011 [Fornero]".

 
Lettera al presidente dell’INPS Tito Boeri
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2832306.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/05/lettera-al-presidente-dellinps-tito_11.html
 
[6] Lettera all’On. Matteo Salvini
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2830506.html  oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/04/lettera-allon-matteo-salvini.html 
 
[7] In ½ ora 10-05-2015
http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2015-05-10&ch=3&v=513154&vd=2015-05-10&vc=3
link sostituito da:
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-c449fb98-e82f-4c22-a371-51212c689a6d.html
 

[8] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
- governo Monti 63,2 mld;
Totale  329,5 mld.
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-lavoro-sporco-del-governo-berlusconi.html
 
[9] La spesa per pensioni nella Ue: in Italia i maggiori risparmi tra qui e il 2060
Il rapporto della Commissione prevede per il Belpaese un picco di spese nel 2036, al 15,9% del Pil, poi una discesa netta. Nel 2060 si spenderanno 1,9 punti in meno di Pil rispetto al 2013, solo Croazia, Danimarca, Lituania e Francia taglieranno di più. L'effetto delle riforme: l'età di ritiro dal lavoro spostata di oltre cinque anni   14 maggio 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/05/14/news/pensioni_spesa_pil_europa_rapporto_invecchiamento-114331310/
 
Vítor Constâncio, Vice Presidente BCE: “è precisamente nel campo delle riforme per contenere il peso a lungo termine dell’invecchiamento della popolazione sulla spesa pubblica che I paesi sotto stress hanno già effettuato aggiustamenti. L’Italia ed il Portogallo, per esempio, hanno aumenti stimati per spese legate alla longevità minimali…”. Come il grafico sottostante conferma.
http://www.gustavopiga.it/2015/6-ragioni-per-stare-con-la-corte-costituzionale/
 
Annual Ageing Report
http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/european_economy/ageing_report/index_en.htm
 
[10] TFR
Ed Eurostat, l’OCSE e l’FMI considerano il TFR spesa pensionistica (!).
http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit--i/Spesa-soci/Attivita_di_previsione_RGS/2013/09-appendice2-A.pdf
 
Trattamento di fine rapporto (da Wikipedia)
Il trattamento di fine rapporto, sigla TFR, chiamato anche liquidazione o buonuscita, è in Italia una porzione di retribuzione al lavoratore subordinato differita alla cessazione del rapporto di lavoro, effettuata da parte del datore di lavoro.
Con il decreto legislativo 5 dicembre 2005 n. 252 è stata emanata la nuova riforma della previdenza complementare, regolando la destinazione del TFR ai fondi pensione complementari, tramite il meccanismo del silenzio-assenso.
http://it.wikipedia.org/wiki/Trattamento_di_fine_rapporto
 
Trattamento di fine rapporto (da INPS)
http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=5931
 
Il Tfr in busta paga è un flop: chiesto da 0,1% dei dipendenti
La Fondazione consulenti del lavoro ha analizzato un milione di posizioni e ha scoperto che solo 567 dipendenti hanno chiesto all'azienda l'anticipo. La norma, in vigore da aprile, penalizza i redditi oltre i 15 mila euro
30 maggio 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/05/30/news/tfr_busta_paga_flop-115637122/
 
[11] Trattamenti pensionistici e beneficiari: un’analisi territoriale
Le pensioni Ivs sono il 78,3% dei trattamenti erogati dal sistema pensionistico italiano e assorbono il 90,5% della spesa complessiva. Più nel dettaglio le pensioni di vecchiaia rappresentano il 52,2% delle prestazioni e il 71,8% della spesa; le pensioni di invalidità rispettivamente il 5,6% e il 4,0%, mentre le pensioni ai superstiti rappresentano il 20,6% dei trattamenti complessivamente erogati e il 14,7% della spesa complessiva. Le pensioni assistenziali sono il 18,2% del totale e assorbono il 7,9% della spesa. Le indennitarie incidono, infine, per il 3,5% sul numero dei trattamenti e per l’1,7% sulla spesa complessiva (Tavola 5)”.
http://www.istat.it/it/archivio/132562
 
[12] Gross and Net Public Pension Expenditure (% of GDP) – 2009
(figura 6.2 pag. 171 di Pension at a Glance, e l'ultimo è riportato in OECD Pensions at a Glance 2013)
http://www.oecd-ilibrary.org/public-expenditure-on-pensions_5k3w6lspz4r0.pdf
 
[13] Evoluzione della spesa pensionistica in rapporto al Pil
Riporto le rispettive evoluzioni RGS e OCSE della Spesa pensioni/Pil (%) fino al 2035:
RGS: 2010=15,3; 2015=16,2; 2020=15,5; 2025=15,2; 2030=15,2%; 2035=15,8.
OCSE: 2010=15,3; 2015=14,9; 2020=14,5; 2025=14,4; 2030=14,5%; 2035=15,0.
http://s21.postimg.org/718ldmavr/Immagine.png%C3%B9
 
 
Post scriptum:
Sulla spesa pensionistica, dopo la sua recente intervista a Radio Anch’io, ho avuto uno scambio di email con Carlo Cottarelli, che però, sebbene le prove documentali lo smentiscano, continua purtroppo a disinformare:
 
Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2832907.html
Se la piattaforma IlCannocchiale è in avaria, cliccare qui sotto.
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/lettera-carlo-cottarelli-direttore.html
 
 
Articolo collegato:
 
Allego un articolo di oggi di Roberto Petrini, tra i destinatari della mia lettera, del quale rilevo solo un doppio errore, laddove scrive: “Intanto Cottarelli ha subito dopo riconosciuto che il dato del 16,5 comprende anche 2 punti percentuali di assistenza contenute nel bilancio dell’Inps (pensioni e assegni invalidità, pensioni di guerra, Tfr: si tratta di erogazioni che non dipendono né dagli anni di contributi né dalla anzianità, dunque non sono pensioni) e dunque si scende al 14,5 per cento”. Il TFR non è incluso né nell’assistenza, né nel 2% (v., sopra, il terzo punto).
 
Dialogo intorno alla previdenza, tra un rigorista e un pensionando
di ROBERTO PETRINI
09 giugno 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/06/09/news/policy_dialogo_previdenza_pensioni_petrini-116455537/


E-mail collegata:

La CONTROINFORMAZIONE è necessaria e quasi un dovere per me, ma è una fatica di Sisifo. Tra i media destinatari della lettera, c’era il GR Rai, il quale però nell’edizione delle 13:45 di oggi 11 giugno, su Radio3, ha diffuso una notizia infondata, per cui gli ho inviato la seguente e-mail:

grr@rai.it  11 giu 2015 - 14:44
Oggetto: Notizia infondata del GR3 delle 13:45: Corte dei Conti e welfare
Caro Direttore,
Segnalo che al GR3 delle 13:45 è stata data una notizia infondata, cioè che la Corte dei Conti, nel suo “Rapporto 2015 sul coordinamento della finanza pubblica” (http://www.corteconti.it/in_vetrina/dettaglio.html?resourceType=/_documenti/in_vetrina/elem_0199.html),abbia segnalato la necessità della riduzione della spesa pensionistica, quando ha parlato di welfare, poiché, come ho verificato, salvo errori, dall’analisi del Rapporto, il riferimento è alla spesa sanitaria.
D'altronde sarebbe stato grave, anche se non del tutto sorprendente, che la Corte dei Conti avesse potuto partecipare all'opera di DISINFORMAZIONE sulle pensioni. Colgo l’occasione per suggerire di trasmettere a chi ha letto la notizia falsa il testo della mia e-mail che Vi ho trasmesso in data 1 giu 2015 13:51 e avente ad oggetto: Le pensioni e Carlo Cottarelli, che ho poi trascritto (con l’elenco di tutti i destinatari) nel post Lettera ai media, al governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html oppure, se la piattaforma IlCannocchiale è in avaria,  http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html .
Cordiali saluti
V.

 

Post e articolo collegati:

Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2851776.html  oppure  
http://vincesko.blogspot.com/2016/11/lettera-alla-professoressa-elsa-fornero.html  

Anche l’On. Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, se n’è accorto.


(AdnKronos) - “La spesa pensionistica in relazione al prodotto interno lordo va calcolata bene”. Lo ha segnalato Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro, a margine del convegno sul 4° Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale Italiano organizzato oggi da Itinerari Previdenziali alla Camera. “Non possiamo più accettare questo dato dell’Istat - ha sottolineato - che parla di un 16% quando in realtà in quel conteggio abbiamo anche la parte assistenziale, ma, ancor più grave, la parte relativa alle tasse che si pagano sulle pensioni. Su 217 miliardi ne abbiamo 50 di tasse che vengono restituiti allo Stato. Se noi agiamo sul netto depurando la spesa pensionistica, ci accorgiamo che la percentuale cala all’11,5%. Siamo allineati con il resto dell’Europa”. In realtà, ha chiarito, “questi attacchi reperiscono risorse che vanno a debito non tanto per tenere in equilibrio il sistema. L’assistenza, anche questa va esaminata a parte, ha bisogno di essere monitorata perché può sfuggire al controllo. Ci sono molte asimmetrie che la legislazione dovrebbe in qualche modo mettere in ordine”. (Ada/AdnKronos)

link sostituito da:



**********

http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html
 


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permalink | inviato da magnagrecia il 9/6/2015 alle 19:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica

 

Pubblico qui, poiché lo ritengo utile ai fini di una completa e corretta informazione, la lettera che ho inviato, in data 20 maggio, a Carlo Cottarelli, attualmente direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale (FMI), sul tema molto dibattuto delle pensioni, dopo la sua intervista a Radio Anch’io, la sua risposta che ho ricevuto il giorno dopo e la mia replica di oggi. E lo sviluppo successivo del dialogo, con un epilogo quasi sorprendente.

All’interno (anche nel post allegato in fondo e via via a ritroso negli altri), trovate tutte le misure pensionistiche adottate per far fronte alla crisi economica e adempiere le disposizioni dell’UE e della BCE, e le prove documentali della quasi generale DISINFORMAZIONE imperante sul tema (ieri ho anche scritto a Roberto Mania di Repubblica), incluse le lettere a un supposto esperto come Oscar Giannino, al presidente dell’INPS Tito Boeri e all’on. Matteo Salvini, politico mendace, populista e fintamente paranoico, che andrebbe sbugiardato in diretta tv, il quale dimentica ad arte quella duplice di Sacconi (2010 e 2011), votata dalla Lega Nord, ancor più incisiva della tanto decantata e vituperata riforma Fornero, del dicembre 2011, oggetto di strali quotidiani, di referendum e di speculazione politica.
 
 

Spesa pensionistica italiana

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Da:

v.

20 mag 2015 - 19:38 http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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A:

<ccottarelli@imf.org> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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CC:

<clagarde@imf.org> 

 
Egr. Dott. Cottarelli,
Ieri, 19 maggio, L’ho ascoltata al GR, intervistato da Radio Anch’io, chiedere di tagliare la spesa pensionistica perché, col 16,5%, è la più alta tra i Paesi avanzati in rapporto al Pil. Mi permetto di osservare, scusandomi in anticipo della lunghezza:
 
- Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state 8 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011).

Oltre a quella Dini che ha introdotto il metodo contributivo, le ultime 4 riforme: Damiano (2007, in parte), Sacconi (2010 e 2011) e Fornero (2011) stanno producendo e produrranno risparmi fino al 2060 per centinaia di miliardi di € (cfr. MEF). Dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano, come riconosciuto dall’UE, è tra i più severi e sostenibili in UE28.

Le riforme di Sacconi (2010 e 2011) sono più corpose, immediate e recessive di quella Fornero; in sintesi, esse hanno introdotto:

• “finestra” (= differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi;

• allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più finestra), tranne le lavoratrici private; e

• adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 entro il 2021, che è benchmark in UE28, cioè prima della Germania e molto prima della Francia (dopo il 2018, in forza della legge Fornero, l’adeguamento anziché triennale sarà biennale).

La riforma Fornero (2011) ha stabilito, principalmente:

• metodo contributivo pro-rata per tutti (vale a dire solo per quelli che erano precedentemente esclusi), a decorrere dall'1.1.2012;

• aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”); e

• allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più finestra), per allinearle a tutti gli altri,

i cui effetti si avranno soprattutto a partire dal 2020.

NB: La legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 o 18 mesi sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, ma l’allungamento (già recato dalla riforma Sacconi) è solo formale.
 
- E’ fuorviante, come fa Lei - e l’FMI in generale -,[1] riferirsi ai dati pensionistici fino al 2013: sono vecchi e superati. Come spiegava la prof.ssa Fornero a “In ½ ora”, le riforme delle pensioni per loro natura producono i loro effetti nel lungo periodo. Dopo le 8 riforme varate dal 1992, come ha confermato l’ultimo rapporto della Commissione Europea, con la proiezione al 2060,[2] il sistema pensionistico italiano è tra i più severi e sostenibili nel lungo periodo. Come attesta l'ultimo Osservatorio dell'INPS sulle pensioni, [3] che peraltro fa anch’esso l’errore – diffuso anche tra esperti , oltre che in politici dalla memoria corta e dalla cattiva coscienza come Matteo Salvini e (quasi) tutti i media – di attribuire tutto alla riforma Fornero, dimenticandosi della, per vari aspetti, più incisiva riforma Sacconi, il numero di pensioni sta già calando (“Dall’analisi dell’osservatorio delle pensioni Inps vigenti all’1.1.2015 e liquidate nel 2014 emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni, che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali (pensioni agli invalidi civili e pensioni/assegni sociali), che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015), ma la spesa pensionistica cresce perché i nuovi assegni pensionistici sono più alti. Secondo il rapporto UE, ci sarà una piccola gobba nel 2036, poi la spesa pensionistica (incluse le voci spurie) calerà al 13,8% del Pil nel 2060, uno dei cali più alti in UE28.
 
Confronto internazionale e voci spurie
 
La spesa pensionistica italiana include (nel confronto internazionale) delle voci spurie, che sono:
1.    TFR (circa 1,5% del Pil);
2.    un 8% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica;
3.    un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di 40-45 mld di imposte, più vicino ai 45, purtroppo non ho un dato preciso, l’ho anche chiesto all’ISTAT, ma mi è stato risposto: solo a pagamento);
4.    un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;
5.    infine, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali ( = minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).
 
Fondo monetario: “Italia non ha futuro radioso né sereno. Tagliare le pensioni”
8 ottobre 2014
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/08/fondo-monetario-italia-non-ha-futuro-radioso-ne-sereno-tagliare-le-pensioni/1147992/
 
Mentre due anni prima lo stesso FMI sosteneva:
 
Fmi, pensioni: riforma italiana la migliore al mondo. La difesa di Christine Lagarde alla politica di Mario Monti
L'HuffingtonPost
Pubblicato:09/10/2012 08:30 CEST Aggiornato: 09/10/2012 13:10 CEST
http://www.huffingtonpost.it/2012/10/09/fmi-pensioni-italiane_n_1950093.html
 
[2] Annual Ageing Report
http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/european_economy/ageing_report/index_en.htm
 
[3] INPS – Comunicato stampa
http://www.inps.it/portale/default.aspx?sID=;0;&iMenu=1&NewsId=TUTTI&sURL=%2fdocallegati%2fUfficioStampa%2fcomunicatistampa%2fLists%2fComunicatiStampa%2fcs150430_bis.pdf
 
In conclusione, mi auguro che Lei (e il FMI) ritenga utili queste mie osservazioni e ne faccia tesoro in futuro.
 
Cordiali saluti
V.
 

 

Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

Cottarelli, Carlo (CCottarelli@imf.org) http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

21 mag 2015 - 21:03

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A:

"v"> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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CC:

"Lagarde, Christine"<CLagarde@imf.org>

 

Gentile V.
La ringrazio molto per questa sua dettagliata spiegazione. Su molti punti ha ragione incluso il fatto Che le riforme pensionistiche introdotte in passato comporteranno nei prossimi decenni una riduzione della spesa per pensioni sul Pil. È un fatto che io stesso ho più volte sottolineato anche quando ero capo del Dipartimento di finanza pubblica del fondo monetario. Infatti una delle tavole del Fiscal Monitor, la pubblicazione del fondo monetario che io ho introdotto e che si occupa di politica fiscale, contiene proprio le proiezioni di crescita della spesa pubblica paese per paese e mostra come l'Italia sia messa in un'ottima posizione per i prossimi decenni in termini di variazione della spesa. Purtroppo il livello attuale della spesa è molto elevato, e, anche correggendo per i fattori che lei elenca, secondo i miei calcoli la spesa pensionistica italiana rimane la più alta tra i paesi avanzati. Questo è dovuto soltanto in parte alla struttura demografica della popolazione. In buona parte è invece dovuto al Al livello delle pensioni passate. Grazie alle riforme questa anomalia sparirà nei prossimi decenni ma occorreranno circa trent'anni perché la più alta spesa italiana sia dovuto solo a fattori demografici.
Spero che questi miei commenti le siano utili.
Grazie di nuovo
Cordialmente
Carlo Cottarelli

Inviato da iPhone
 
 

R: Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

v. http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

22 mag 2015 - 10:27

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A:

<CCottarelli@imf.org> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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CC:

<clagarde@imf.org>

 
Egr. Dott. Cottarelli,
La ringrazio della Sua cortese risposta. Mi permetta, però, di fare tre ulteriori osservazioni:

1. Se si considera la spesa pensionistica al netto delle imposte[1] (che sono una partita di giro), il divario tra l’Italia e gli altri Paesi cala di almeno mezzo punto se non di uno intero; infatti, a fronte di una diminuzione di circa 2 punti percentuali dell’Italia (dal 15,44% al 13,49%, dati 2009), gli altri Paesi calano in media sotto il punto percentuale (ad esempio, la Francia dal 13,73% al 12,82%, la Germania dal 11,25% al 10,86%, il Giappone dal 10,17% al 9,50% e la Spagna dal 9,28% all’8,99%).

2. Inoltre, se si depura la spesa pensionistica dalle prime due voci spurie (TFR e spesa assistenziale,[2] che assommano a quasi 45 mld, cioè a quasi il 3% del Pil), l’incidenza sul Pil, sommando i tre effetti, scende di oltre 4 punti percentuali,[3] non di 2 come affermato da Lei a Radio Anch’io.

In totale, dunque, se questi miei calcoli sono corretti, il rapporto diminuisce – già ora - dal 16,5% ad un massimo del 12,5%, vale a dire già adesso è inferiore di oltre un punto al 13,8% stimato dalla Commissione Europea per il 2060.

3. Infine, andrebbe anche tenuto presente che il rapporto spesa/Pil è influenzato ovviamente anche dal denominatore, calato in Italia, negli ultimi 7 anni, di quasi 10 punti percentuali, molto più che in altri Paesi.

 
Va da sé, tuttavia, che anche a mio avviso non sarebbe da scartare, anche per ragioni di equità, il ricalcolo delle pensioni secondo il metodo contributivo, al di sopra di una certa soglia, o almeno l'applicazione di un contributo di solidarietà sulla parte non coperta dai contributi.
 
[1] Gross and Net Public Pension Expenditure (% of GDP) - 2009
(figura 6.5 pg. 171 di Pension at a Glance, e l'ultimo è riportato in OECD Pensions at a Glance 2013)
 
[2] Trattamenti pensionistici e beneficiari: un’analisi territoriale
Le pensioni Ivs sono il 78,3% dei trattamenti erogati dal sistema pensionistico italiano e assorbono il 90,5% della spesa complessiva. Più nel dettaglio le pensioni di vecchiaia rappresentano il 52,2% delle prestazioni e il 71,8% della spesa; le pensioni di invalidità rispettivamente il 5,6% e il 4,0%, mentre le pensioni ai superstiti rappresentano il 20,6% dei trattamenti complessivamente erogati e il 14,7% della spesa complessiva. Le pensioni assistenziali sono il 18,2% del totale e assorbono il 7,9% della spesa. Le indennitarie incidono, infine, per il 3,5% sul numero dei trattamenti e per l’1,7% sulla spesa complessiva (Tavola 5)”.
http://www.istat.it/it/archivio/132562
 
[3] Riporto le rispettive evoluzioni RGS e OCSE della Spesa pensioni/Pil (%) fino al 2035:
RGS: 2010=15,3; 2015=16,2; 2020=15,5; 2025=15,2; 2030=15,2%; 2035=15,8.
OCSE: 2010=15,3; 2015=14,9; 2020=14,5; 2025=14,4; 2030=14,5%; 2035=15,0.
http://s21.postimg.org/718ldmavr/Immagine.png%C3%B9
 
Cordiali saluti
V.  

 

 

Re: R: Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

Cottarelli, Carlo (CCottarelli@imf.org) http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

22 mag 2015 - 15:57

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A:

"v."

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CC:

"Lagarde, Christine"<CLagarde@imf.org>

 

Devo essere stringato purtroppo ma grazie per la risposta. Non sono pero' d'accordo su molti dei suoi punti. La correzione per le tasse non mi sembra appropriata perche' allora occorrerebbe correggere anche per i maggiori servizi che i pensionati ricevono se le tasse in Italia sono piu' alte che altrove

Non mi pare sia corretto correggere anche per le liquidazioni che comunque sono soldi che vanno a chi si sta pensionando

Sul PIL anche i dati degli altri paesi dovrebbero essere corretti per l output gap, anche se per l Italia la correzione sarebbe maggiore

Inoltre si dovrebbe correggere il benchmark estero per il fatto che l Italia si pup' permettere una minore spesa primaria perche' spendiamo di piu' per interessi
Infine occorrerebbe depurare anche i dati degli altri paesi per possibili inappropriate classificazioni di spese di assistenza

Cordiali saluti

Carlo Cottarelli

Inviato da iPhone

 

 

R: Re: R: Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

v.

22 mag 2015 - 18:33

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A:

<CCottarelli@imf.org> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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CC:

<clagarde@imf.org>

 
La ringrazio molto per la risposta e soprattutto perché su vari punti Lei non è d’accordo, poiché mi dà agio di risponderle ancora più approfonditamente nel merito e forse la possibilità di farLe cambiare opinione in tema di spesa pensionistica italiana, argomento molto delicato e molto dibattuto.
 
1. Correzione per le tasse
a) le tasse sono una partita di giro, l’INPS paga l’assegno pensionistico netto e gira il resto all’Erario, alle Regioni e agli Enti locali;
b) dall’ultimo Osservatorio dell’INPS sulle pensioni (che ho già allegato), traggo che “L’importo complessivo annuo risulta pari a 192,6 miliardi di euro, di cui 173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali . Il 66% dell’importo è erogato dalle gestioni lavoratori dipendenti, il 23,8% da quelle dei lavoratori autonomi, il 10,1% da quelle assistenziali”. Francamente, non so neanche il motivo esatto della notevole differenza e mi sono chiesto anche io perché, ma come si vede l’importo è lontanissimo dai 270 mld o più che va al numeratore del rapporto spesa/Pil nelle statistiche nazionali e internazionali;
c) considerare i maggiori servizi che i pensionati ricevono: perché no? Ma Lei sarà senz’altro d’accordo con me sul fatto che esulerebbero dal capitolo della spesa pensionistica, che è l’unico oggetto del nostro dialogo.
 
2. TFR
Non è vero, il TFR viene liquidato alla cessazione del rapporto di lavoro e, per particolari motivi (acquisto della casa e spese sanitarie), anche in costanza del rapporto di lavoro. Pertanto è semplicemente un errore assimilarlo alla pensione.
 
3. Pil
Sono d’accordo, ma la mia osservazione n. 3 era soltanto un di più esplicativo.
 
4. Altri Paesi
Sono d’accordo, perché no? Anche se ho il sospetto che comunque l’Italia ci guadagnerebbe (v. in particolare la spesa per housing sociale, che è a mio avviso una provvidenza che fa la differenza tra un’esistenza difficile ma sostenibile e la povertà, ed è in Italia inferiore ad 1/20 rispetto ai Paesi di confronto, tranne la Spagna, rispetto alla quale è “solo” 1/10). 
Cordiali saluti
V.

PS: Mi scusi se non l’ho fatto prima, ma La informo che, data l’importanza, ho pubblicato questo nostro dialogo nel mio blog Vincesko (http://vincesko.ilcannocchiale.it e http://vincesko.blogspot.it), nella mia bacheca Facebook e finora su 2 siti (blog di Carlo Clericetti su Repubblica e NoisefromAmerika), in modo che Lei possa controllare che non sto cambiando una virgola (a meno che non sia un refuso) e possa se vuole interloquire, riferendosi al mio nickname.
 
Allegato:
 
Imposizione fiscale, TFR, Pensioni private (ecc.).
 
Allego (del prof. Felice Roberto Pizzuti, ho letto cose analoghe più recenti, ma ora non le trovo):
 
Spesa sociale, Italia e Ue a confronto a cura di Felice Roberto Pizzuti* (29/11/2009)
[…] Caratteristiche della spesa pensionistica in Italia
Quanto alla presunta «anomalia» dell’Italia, che destinerebbe una parte considerevole di risorse alla vecchiaia, un più attento esame dei dati e dei criteri di classificazione, non sempre uniformi, adottati in sede Eurostat porta a ridimensionare l’entità della nostra spesa previdenziale. In primo luogo, va osservato che per l’Italia le indennità liquidate al lavoratore all’interruzione del rapporto di lavoro (1,3% del Pil), quali il Trattamento di fine rapporto (Tfr) nel settore privato e i Trattamenti di fine servizio (Tfs) nel pubblico impiego, sono incluse indebitamente nella spesa per pensioni, indipendentemente dall’età del percettore. Si tratta, invece, di salario differito a momenti successivi, determinati o dalla richiesta dei lavoratori per sostenere spese eccezionali (sanitarie, acquisto casa, ecc.) o dalla cessazione del rapporto di lavoro, che non necessariamente coincide con il pensionamento. […]
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id/1199
 
Traggo sempre dall’analisi del prof. Felice Roberto Pizzuti:
 
Esiste, poi, un’elevata sostituibilità fra i vari tipi di intervento, riconducibili, da un lato, alla vecchiaia e superstiti e, dall’altro, all’invalidità e disoccupazione; i paesi, cioè, adottano differenti strumenti per perseguire le medesime finalità e per «coprire» bisogni simili. Ad esempio, in Italia, le pensioni di anzianità hanno anche rappresentato, in modo improprio, un canale di uscita dal mercato del lavoro, in assenza di adeguati sussidi di disoccupazione; anche il Tfr, oltre a fornire un capitale al momento del pensionamento, ha svolto la funzione di «ammortizzatore sociale» in caso di licenziamento. In altri paesi, invece, per queste stesse finalità, è stato ampio il ricorso a forme specifiche di indennità di disoccupazione, a pensioni anticipate e, come in Olanda e Svezia, a pensioni di invalidità interpretate in senso socio-economico. Pertanto, se si procede a considerate congiuntamente le funzioni di vecchiaia, superstiti, invalidità e disoccupazione, nonché a depurare il dato italiano dalle indennità di fine lavoro, il nostro paese presenta livelli di spesa pressoché in linea con la media dei Quindici e inferiori a quelli della Francia. Altri fattori portano a sovrastimare il dato italiano; il fatto che i piani pensionistici privati individuali, ad esempio, non vengono considerati sempre e per tutti i paesi nella rilevazione Eurostat (3), porta a sottostimare i livelli di spesa dei paesi anglosassoni, dove tali forme di risparmio sono molto diffuse. Inoltre, le prestazioni sociali sono considerate al lordo del prelievo fiscale e questo non consente di fornire una misura del reddito disponibile effettivamente trasferito al pensionato, anche perché i regimi fiscali riservati alle prestazioni e alle pensioni nei vari paesi sono alquanto differenti. […]
 
Traggo da un’analisi di Roberto Fantozzi:
 
La spesa per protezione sociale in Italia e in Europa Roberto Fantozzi 15 maggio 2014
[…] Tornando alla divergenza va anzitutto considerato che l’Italia è caratterizzata da una popolazione più anziana rispetto agli altri partner comunitari). Comunque, nella voce “Old age” di Esspros (quella su cui si basano i confronti fra paesi), oltre alle pensioni sociali e ad altri sussidi (il 4,3%della spesa totale), sono incluse anche le erogazioni per trattamenti di fine rapporto privati e pubblici (Tfr e Tfs, una peculiarità italiana), che nel 2011 ammontavano all’11.6% della spesa totale. Come è noto, tali erogazioni costituiscono una forma di salario differito e non una misura di carattere previdenziale a tutela del rischio di vecchiaia; infatti, esse sono disponibili in qualsiasi momento si interrompa la relazione contrattuale (anche ben prima del pensionamento) e possono essere anticipate in presenza di specifiche esigenze del lavoratore (spese mediche ed acquisto della prima casa).
http://www.eticaeconomia.it/spesa-per-protezione-sociale-in-italia-in-europa/
 
Traggo, sempre dall’analisi di Roberto Fantozzi:
 
I confronti internazionali risentono anche del tipo di strumento scelto dai vari paesi per fronteggiare varie tipologie di rischio sociale (ad esempio,povertà o disoccupazione dei lavoratori anziani). Storicamente, a causa dilimiti strutturali del sistema di welfare, l’Italia ha fatto ricorso al sistemapensionistico (anche mediante pensionamenti anticipati) per far fronte adesigenze assistenziali ed occupazionali. Diversamente, altri paesi (soprattutto nel Nord Europa), in caso di uscita anticipata dall’attività, erogano generosi sussidi di invalidità o disoccupazione, che non sono contabilizzati nella spesa previdenziale, pur svolgendo una funzione del tutto analoga alle pensioni di anzianità. Va anche considerato che il carico effettivo per il bilancio pubblico dipende dal grado di imposizione fiscale sulle prestazioni erogate. Quest’ultimo differisce significativamente nei vari paesi: in Italia le pensioni sono soggette alle normali aliquote Irpef mentre altrove (in primis in Francia e Germania) la loro tassazione è fortemente agevolata. Se si considera la spesa al netto delle imposte, le differenze fra paesi risultano molto meno evidenti. In generale, per valutare l’effettivo impatto della spesa sociale sul bilancio pubblico bisognerebbe detrarre dalla spesa le imposte dirette e indirette ad essa connesse e aggiungervi gli esborsi (in termini di minori entrate) derivanti dalle agevolazioni fiscali offerte a chi partecipa a fondi sanitari e previdenziali privati. Inoltre, per presentare confronti internazionali esaustivi, si dovrebbe tener conto anche della spesa privata per prestazioni di protezione sociale (riguardante soprattutto le pensioni erogate dai fondi privati e la spesa privata per sanità e assistenza da parte delle famiglie), dal momento che il finanziamento di tale spesa va a incidere sul costo del lavoro e sulla competitività di un paese.
Da qualche anno l’Ocse rielabora alcune statistiche relative alla spesa sociale al lordo e al netto delle componenti private e dell’imposizione fiscale che consentono di valutare quanto incidano nei confronti internazionali sia i diversi meccanismi di imposizione e agevolazione fiscale sia il trattamento riservato agli schemi privati (figura 4, riferita al 2009). Con riferimento alla sola spesa pubblica lorda (quella solitamente presa in esame nei confronti internazionale), le differenze fra paesi risultano sostanziali e Stati Uniti e Regno Unito appaiono come outliers. Tuttavia, l’aggiunta della spesa sociale privata modifica completamente il quadro e i due paesi Anglosassoni cessano di apparire parsimoniosi. Infine, i risultati cambiano significativamente se dalla spesa si sottraggono le entrate fiscali ad essa corrispondenti (in Italia la quota di quota di imposte dirette sulle prestazioni sociali è molto alta, inferiore soltanto a quelle della Svezia) e si aggiungono le agevolazioni fiscali. In particolare, la spesa sociale netta italiana in rapporto al Pil (25,5%) risulta superiore, e di poco, soltanto a quella spagnola (25,2%) mentre è di poco inferiore a quella svedese (26,1%) e ampiamente inferiore a quella di Francia (32,1%), Stati Uniti (28,9%), Regno Unito (27,7%) e Germania (27,5%).
 

 

Re: R: Re: R: Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

Cottarelli, Carlo (CCottarelli@imf.org) http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

22 mag 2015 - 18:56

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A:

"v."

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CC:

"Lagarde, Christine"<CLagarde@imf.org>

 

La ringrazio ma resto del mio parere per i motivi che le ho spiegato e che non credo siano toccati dai suoi controargomenti. Pero', sarebbe stato un po' piu' corretto avvertirmi prima della sua intenzione di postare il dialogo. 
Mah! Solo per una questione di principio. 
Cordialmente
Carlo Cottarelli

Inviato da iPhone

 

 

R: Re: R: Re: R: Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

v.

22 mag 2015 - 20:05

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

A:

<CCottarelli@imf.org> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

CC:

<clagarde@imf.org> 

 

Ha ragione, chiedo scusa ancora, ma non pensavo che il dialogo si sarebbe prolungato tanto e così a fondo; né l'argomento e le argomentazioni mi sembravano tali da impedirne la pubblicazione. E poi anche perché fin dall'inizio la mia email era indirizzata per conoscenza ad una terza persona.

Per quanto riguarda l'oggetto del dialogo, io in definitiva ho esposto dei fatti, difficile non essere d'accordo con dei fatti, e ardisco pensare che nel suo intimo sia d'accordo che non è corretto tecnicamente, anzi addirittura strampalato, considerare un'uscita/spesa ciò che è un'entrata/ricavo (le tasse) o il TFR spesa pensionistica, quando può essere incassato anche decenni prima del pensionamento.

In ogni caso, mi auguro possiate (mi perdoni il plurale, ma in questo caso è d'obbligo) cambiare opinione, come è successo per i moltiplicatori. Anche perché in questo caso sono fatti al livello di un ragioniere e perfino di semplice buonsenso e non roba da luminari di Economia.

Cordiali saluti,

V.

 

 

Re: R: Re: R: Re: R: Re: Spesa pensionistica italiana

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

Da:

Cottarelli, Carlo (CCottarelli@imf.org) http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

22 mag 2015 - 21:08

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

A:

"v."<

 

Beh. Anche io ho esposto fatti. Comunque let's agree to disagree cone si dice in questi casi

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Post, documenti e articoli collegati:
 
Berlusconi-Sacconi-Salvini-Giannino-Cazzola-Cottarelli, ecc. vs Monti-Fornero
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2832747.html oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/berlusconi-sacconi-salvini-giannino.html 

Dopo il secondo intervento di Carlo Cottarelli sulle pensioni, al Festival dell’Economia di Trento, ho inviato questa lettera: 

Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html


Alla fine del dialogo con Carlo Cottarelli non ho replicato, ma la mia replica la si può cercare e trovare nella conclusione di questo post: 

Informazione, disinformazione e controinformazione
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828254.html


Olivier Blanchard è l’autore della radicale revisione critica del FMI sui moltiplicatori della spesa e delle tasse e sulle politiche austeritarie.
 
Blanchard, il nemico numero uno dell'austerity lascia il Fmi
di MAURIZIO RICCI
23 maggio 2015
http://www.repubblica.it/economia/rubriche/eurobarometro/2015/05/23/news/blanchard_il_nemico_numero_uno_dell_austerity_lascia_il_fmi-115024052/

Ed Eurostat, l’OCSE e l’FMI considerano il TFR spesa pensionistica (!).
 
Trattamento di fine rapporto (da Wikipedia)
Il trattamento di fine rapporto, sigla TFR, chiamato anche liquidazione o buonuscita, è in Italia una porzione di retribuzione al lavoratore subordinato differita alla cessazione del rapporto di lavoro, effettuata da parte del datore di lavoro.
Con il decreto legislativo 5 dicembre 2005 n. 252 è stata emanata la nuova riforma della previdenza complementare, regolando la destinazione del TFR ai fondi pensione complementari, tramite il meccanismo del silenzio-assenso.
http://it.wikipedia.org/wiki/Trattamento_di_fine_rapporto
 
Trattamento di fine rapporto (da INPS)
http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=5931
 
Il Tfr in busta paga è un flop: chiesto da 0,1% dei dipendenti
La Fondazione consulenti del lavoro ha analizzato un milione di posizioni e ha scoperto che solo 567 dipendenti hanno chiesto all'azienda l'anticipo. La norma, in vigore da aprile, penalizza i redditi oltre i 15 mila euro
30 maggio 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/05/30/news/tfr_busta_paga_flop-115637122/

Aggiornamento (24/06/2015):
 
26/03/2014 06:08
IL COLLOQUIO
Cottarelli: «Sì, a 59 anni ho anche la pensione che sommo ai 12mila euro al mese»
http://www.iltempo.it/politica/2014/03/26/si-a-59-anni-ho-anche-la-pensione-che-sommo-ai-12mila-euro-al-mese-1.1233682 

giugno 12, 2015 posted by Fabio Lugano
Il terzo elemento della Trojka per l’Austerità: pensioni ed assistenza per i dipendenti del FMI
http://scenarieconomici.it/il-terzo-elemento-della-trojka-per-lausterita-pensioni-ed-assistenza-per-i-dipendenti-del-fmi/



**********

http://vincesko.blogspot.com/2015/05/lettera-carlo-cottarelli-direttore.html



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permalink | inviato da magnagrecia il 22/5/2015 alle 10:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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