.
Annunci online

Critiche severe all’economia italiana da importanti giornali di Spagna, Francia, Gran Bretagna e USA


Nei giorni scorsi, alcuni importanti giornali europei ed americani (in ordine cronologico, El PaysLe MondeFinancial Times e Wall Street Journal) hanno analizzato criticamente l’economia italiana, arrivando a parlare di Italia come malata d’Europa. Vediamo allora di capire se questo severo giudizio è giustificato e, nel caso, perché.

Avanzo primario e deficit. Se c’è avanzo primario,[1] la politica economica non è espansiva, poiché sottrae risorse all’economia reale. Anche considerando il deficit[2] e quindi includendo gli interessi passivi, questi per 1/3 vanno all’estero e per il resto restano nel circuito finanziario[3] e non vanno a finanziare investimenti. Basta fare allora un’analisi comparativa del dato del deficit/Pil[4] per capire che nei 7 anni di crisi i Paesi di appartenenza dei giornali che criticano l’Italia, in particolare la Spagna e la Gran Bretagna (per gli USA il discorso è analogo, il deficit raggiunse il 10% per poi calare gradualmente), a differenza dell’Italia hanno beneficiato di una forte politica di deficit spending.

Ne discende, allora, che il giudizio degli importanti giornali è viziato almeno un po’ da ignoranza o, più probabilmente, da malafede.


Debito pubblico. Si obietta che l'Italia ha, però, un altissimo debito pubblico (che, intanto, durante la crisi è cresciuto meno che negli altri Paesi e nel lungo termine è il più sostenibile); questo è vero, ma con alle spalle una banca centrale degna di questo nome, come dimostrano gli USA, il Giappone o la Gran Bretagna, e perfino l’Eurozona a partire dal marzo 2015 (varo del QE), il debito pubblico non è un grosso problema.

Il debito pubblico, inoltre, non va ridotto in recessione o stagnazione, sarebbe una misura pro ciclica ed aggraverebbe la crisi, a meno che non lo si faccia prendendo i soldi al 5% più ricco, a bassissima propensione al consumo.


Crescita. Per le cose da fare e dove destinare i soldi, l’ho già scritto, sono d’accordo col governatore Ignazio Visco che, nella sua Relazione 2016 (sul 2015), ha chiesto “un rilancio degli investimenti in costruzioni, indirizzato soprattutto alla ristrutturazione del patrimonio esistente, alla valorizzazione delle strutture pubbliche e alla prevenzione dei rischi idro-geologici, [che] avrebbe effetti importanti sull’occupazione e sull’attività economica”. (pag. 9). Ai quali, però, aggiungerei la green economy e un Piano pluriennale di alloggi pubblici di qualità (scandalosamente carenti in Italia), da locare ad affitto sociale. Il governatore ha aggiunto: “Per sostenere una ripresa più rapida e duratura è necessario il rilancio di investimenti pubblici mirati, anche in infrastrutture immateriali, a lungo differiti; sono importanti un’ulteriore riduzione del cuneo fiscale gravante sul lavoro, il rafforzamento di incentivi per l’innovazione, il sostegno ai redditi dei meno abbienti, particolarmente colpiti dalla crisi. Se i margini oggi disponibili nel bilancio sono limitati, è comunque possibile programmare l’attuazione di questi interventi su un orizzonte temporale più ampio”. (pagg. 12-13). A parte la riduzione del cuneo fiscale, che in una crisi da domanda è una palese incongruenza, gli altri punti sono condivisibili, ma rinviati sostanzialmente alle calende greche. Ovviamente è un’eresia per Visco suggerire di prendere i soldi ai ricchi.


Conclusione. La questione, a mio avviso, va al di là delle ideologie economiche ed è di una semplicità solare: è necessario implementare una politica economica anticiclica, espansiva in periodi di vacche magre (come oggi, anzi da 8 anni!), restrittiva in fasi di vacche grasse (quindi occorre evitare gli eccessi anche del keynesismo). Come dimostrano i governi di tutti i colori: ad esempio, appunto, gli USA keynesiani, la Gran Bretagna neo-liberista, la Spagna neo-liberista, la Francia prima neo-liberista e poi sedicente keynesiana, il Giappone (destra e sinistra), tutti Paesi in cui si sono registrati durante la crisi deficit fino al 10% del Pil e aumenti del debito pubblico maggiori di quello italiano. I consumi languono sia perché chi ha i soldi è restio a spenderli, sia perché i soldi negli ultimi 20-30 anni si sono concentrati nelle fasce alte, a bassa propensione al consumo, e ridotti nelle fasce basse, ad alta propensione al consumo. Occorre perciò redistribuirli ed invece si continua a fare il contrario. Il debito pubblico non è un grosso problema se lo Stato ha alle spalle una banca centrale degna di questo nome; in recessione o stagnazione ridurlo tagliando la spesa (quella italiana è globalmente in linea o sotto la media UE) o aumentando le tasse non è una priorità, anzi è esiziale, a meno che non lo si riduca mediante un prelievo straordinario sulla ricchezza del 5% più ricco delle famiglie, a bassissima propensione al consumo.


PS: Dai dati EUROSTAT relativi al deficit/Pil, si evince facilmente che la Germania, Paese leader UE e avvantaggiato dalla moneta unica, non solo si rifiuta di fare da locomotiva d'Europa come i suoi conti pubblici le permetterebbero, beneficiando i Tedeschi stessi, e la sua posizione di leadership le imporrebbe, ma vieta, attraverso la Commissione europea, a Paesi come l'Italia di fare una politica fiscale espansiva e all'Europa di fare altrettanto. Questa rigidità egoistica ed ottusa - deleteria per l'Italia - rischia di avere prima o poi, come ha avvertito il premio Nobel Joseph Stiglitz sul Financial Times dello scorso 17/8, effetti devastanti sulla tenuta dell'Unione europea.


PPS: Allego l’articolo di Joseph Stiglitz:

August 17, 2016 4:32 am

A split euro is the solution for Europe’s single currency

Joseph Stiglitz

The problems with the structure of the eurozone may be insurmountable, writes Joseph Stiglitz

Traggo dall’articolo originale di Joseph Stiglitz il passo relativo alle soluzioni (con l’avvertenza importante che egli ignora che il mandato della BCE è duale – non solo stabilità dei prezzi ma anche sostenere le politiche economiche dell’UE fissate nell’art. 3 del Trattato UE, tra cui “la piena occupazione” e “una crescita economica equilibrata” -, in particolare in deflazione o con un tasso d’inflazione EUZ sensibilmente inferiore al target, che è poco sotto il 2%):

“Le modifiche alle regole necessarie per far funzionare l'euro sono in senso economico di piccole dimensioni. Un'unione bancaria comune, cosa più importante l'assicurazione comune dei depositi; norme intese a restringere i surplus commerciali; e eurobond o qualche altro meccanismo simile per la mutualizzazione del debito. La politica monetaria deve concentrarsi maggiormente sull'occupazione, la crescita e la stabilità, non solo l'inflazione. Nel frattempo, le politiche industriali e le altre politiche devono essere orientate ad aiutare i paesi ritardatari a raggiungere i leader. Ancora più importante: un allontanamento dalla austerità verso politiche fiscali orientate alla crescita. Ma queste sembrano ben oltre le politiche di oggi dell'Europa, con la Germania che ancora va sostenendo che "L'Europa non è un'unione di trasferimenti".”.



Note


[1] Avanzo Primario Italia (%) 1999=4,9; 2000=5,5; 2001=3,2; 2002=2,7; 2003=1,6; 2004=1,2; 2005=0,3; 2006=1,3; 2007=3,5; 2008=2,5; 2009=-0,7; 2010=-0,10; 2011=1,0; 2012=2,5; 2013=2,2; 2014=1,6; 2015=1,6.


[2] Deficit/Pil Italia (%) 1999=-2,00; 2000=-0,91; 2001=-3,19; 2002=-3,16; 2003=-3,65; 2004=-3,57; 2005=-4,49; 2006=-3,41; 2007=-1,59; 2008=-2,67; 2009=-5,45; 2010=-4,34; 2011=-3,72; 2012=-2,88; 2013=-2,78; 2014=-3,0; 2015=-2,6.


[3] Fubini del Corriere della Sera disinforma sul debito pubblico per parare il culo ai ricchi


[4] EUROSTAT – Deficit/Pil

.................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015

Italia........ -1,5....-2,7...-5,3..-4,2..-3,5..-2,9..-2,9.. -3,0..-2,6

Francia.....-2,5...-3,2....-7,2..-6,8..-5,1..-4,8..-4,0..-4,0...-3,5

Spagna.....+2,0..-4,4..-11,0..-9.4..-9,6.-10,4..-6,9..-5,9..-5,1

Gran Br.... -3,0..-5,0..-10,7..-9,6..-7,7..-8,3..-5,6..-5,6.. -4,4

Germania +0,2..-0,2....-3,2..-4,2..-1,0..-0,1..-0,1..+0,3. +0,7



Appendice



August 17, 2016 4:32 am

A split euro is the solution for Europe’s single currency

Joseph Stiglitz

The problems with the structure of the eurozone may be insurmountable, writes Joseph Stiglitz


That Europe, and especially the 
eurozone, has not been doing well since the 2008 crisis is beyond dispute. The single currency was supposed to bring prosperity and enhance European solidarity. It has done just the opposite, with depressions in some countries greater than the Great Depression.

To answer the question about what is to be done, one has to answer another: what went wrong. Some claim that policymakers made a set of mistakes — excessive austerity and poorly designed structural reforms. In other words, there is nothing wrong with the euro that could not be fixed by putting someone else in charge.

I disagree. There are more fundamental problems with the structure of the eurozone, the rules and institutions that guide and constitute it. These may well be insurmountable, raising the prospect that the time has come for a more comprehensive rethinking of the single currency, even to the point of unwinding it.

Put simply, the euro was flawed at birth. It was almost inevitable that taking away two key adjustment mechanisms, the interest and exchange rates, without putting anything else in their place, would make macro adjustment difficult. Add to that a central bank mandated to focus on inflation and with countries still further constrained by limits on their fiscal deficits, the result would be excessively high unemployment and gross domestic product consistently below potential output. With countries borrowing in a currency not under their remit, and with no easy mechanism for controlling trade deficits, crises too were predictable.  

The alternative to adjusting nominal exchange rates is adjusting real ones — having Greek prices fall relative to German prices. But there are no rules in place that could force a rise in German prices and the social and economic costs of forcing Greek prices to fall enough are enormous. One might dream of Greek productivity growing faster than that of Germany as an alternative way of “adjusting,” but no one has figured out how to do it. So too for Spain and Portugal. In the absence of a grand strategy, the troika of international institutions has flailed around, putting in place new rules for defining fresh milk or the size of loaves of bread. Whether these are desirable can be debated; that they are not going to achieve the desired adjustment in real exchange rates cannot.

The rule changes needed to make the euro work are in an economic sense small. A common banking union, most importantly common deposit insurance; rules to curtail trade surpluses; and eurobonds or some other similar mechanism for mutualisation of debt. Monetary policy to focus more on employment, growth and stability, not just inflation. Meanwhile, industrial and other policies should be orientated to helping the laggard countries catch up to the leaders. Most importantly: a move away from austerity towards growth-oriented fiscal policies. But these seem well beyond the politics of Europe today, with Germany still arguing that “Europe is not a transfer union”.

Good currency arrangements cannot ensure prosperity; flawed ones lead to recessions and depressions. And among the kinds of currency arrangements long associated with recessions and depressions are pegs, where the value of one country’s currency is fixed relative to another. A single currency is neither necessary nor sufficient for close economic and political co-operation. Europe needs to focus on what is important to achieve that goal. An end to the single currency would not be the end of the European project. The other institutions of the EU would remain: there would still be free trade and migration.

It is important that there can be a smooth transition out of the euro, with an amicable divorce, possibly moving to a “flexible-euro” system, with say a strong Northern Euro and softer southern euro. Of course, none of this will be easy. The hardest problem will be dealing with the legacy of debt. The easiest way of doing that is to redenominate all euro debts as “southern euro” debts.

As we move to a digital economy, modern technology enables a set of market-based reforms that can simultaneously achieve the triple goals of full employment, trade balance, and fiscal balance, through credit auctions and electronic trade tokens. In the current global system, we rely on central banks to set interest rates, hoping somehow that the resulting trade balance, investment, and consumption will be “right.” They typically aren’t. The alternative approach focuses on the quantities of, say, investment and trade balance, that we need, and lets the market set the price to achieve this.

Over time exchange rate variations could become more limited as institutions develop. The flexible euro is a strategy for incorporating the advances in economic integration already made while providing the space for reforms.

The single currency was supposed to be a means to an end. It has become an end in itself — one that undermines more fundamental aspects of the European project, as it spreads divisiveness rather than solidarity. An amicable divorce — a relatively smooth end to the euro, perhaps instituting the proposed system of the flexible euro — could restore Europe to prosperity and enable the continent to once again focus, with renewed solidarity, on the many real challenges that it faces. Europe may have to abandon the euro to save Europe and the European project.

The writer, a Nobel laureate in economics, is author of ‘The Euro: How a Common Currency Threatens the Future of Europe’


Che l'Europa, e in particolare la zona euro, non ha fatto bene dalla crisi del 2008 è fuori discussione. La moneta unica avrebbe dovuto portare prosperità e rafforzare la solidarietà europea. Ha fatto proprio l'opposto, con depressioni in alcuni paesi superiori alla Grande Depressione.

Per rispondere alla domanda su cosa si deve fare, si deve rispondere a un'altra: cosa è andato storto. Alcuni sostengono che i politici hanno fatto una serie di errori - l'austerità eccessiva e riforme strutturali mal progettate. In altre parole, non c'è niente di sbagliato con l'euro che non poteva essere risolto mettendo qualcun altro in carica.

Non sono d'accordo. Ci sono problemi più fondamentali con la struttura della zona euro, le regole e le istituzioni che lo guidano e lo costituiscono. Questi possono anche essere insormontabili, sollevando la prospettiva che è giunto il momento per un ripensamento più completo della moneta unica, fino al punto di disfarla.

In parole povere, l'euro è stato viziato alla nascita. Era quasi inevitabile che togliendo due meccanismi di regolazione chiave, i tassi di interesse e di cambio, senza mettere niente altro al loro posto, avrebbe reso la regolazione macro difficile. A questo aggiungete una banca centrale con il mandato di concentrarsi sull'inflazione e con i paesi ancora di più vincolati da limiti sui loro deficit fiscali, il risultato sarebbe stato un'eccessivamente elevata disoccupazione e il prodotto interno lordo costantemente al di sotto del prodotto potenziale. Con i paesi indebitati in una valuta non sotto la loro competenza, e senza un facile meccanismo per controllare i deficit commerciali, le crisi erano troppo prevedibili.

L'alternativa ad aggiustare tassi di cambio nominali è aggiustare quelli reali - avere prezzi greci che scendono rispetto ai prezzi tedeschi. Ma non ci sono norme in vigore che potrebbero costringere un aumento dei prezzi tedeschi e i costi sociali ed economici per costringere i prezzi greci a calare abbastanza sono enormi. Si potrebbe sognare che la produttività greca cresca più velocemente di quella della Germania come un modo alternativo di "regolare", ma nessuno ha capito come farlo. Così anche per la Spagna e il Portogallo. In assenza di una grande strategia, la troika delle istituzioni internazionali ha agito in giro, mettendo in atto nuove regole per la definizione di latte fresco o la dimensione di pagnotte di pane. Se questi sono desiderabili può essere discusso; che non si è in via di ottenere l'aggiustamento desiderato dei tassi di cambio reali non si può.

Le modifiche alle regole necessarie per far funzionare l'euro sono in senso economico di piccole dimensioni. Un'unione bancaria comune, cosa più importante l'assicurazione comune dei depositi; norme intese a restringere i surplus commerciali; e eurobond o qualche altro meccanismo simile per la mutualizzazione del debito. La politica monetaria deve concentrarsi maggiormente sull'occupazione, la crescita e la stabilità, non solo l'inflazione. Nel frattempo, le politiche industriali e le altre politiche devono essere orientate ad aiutare i paesi ritardatari a raggiungere i leader. Ancora più importante: un allontanamento dalla austerità verso politiche fiscali orientate alla crescita. Ma queste sembrano ben oltre le politiche di oggi dell'Europa, con la Germania che ancora va sostenendo che "L'Europa non è un'unione di trasferimenti".

Buoni accordi valutari non possono garantire la prosperità; quelli difettosi portano a recessioni e depressioni. E tra il tipo di accordi di valuta a lungo associato con recessioni e depressioni sono i ‘ganci’, dove il valore della valuta di un paese è fisso rispetto ad un altro. Una moneta unica non è né necessaria né sufficiente per una stretta cooperazione economica e politica. L'Europa ha bisogno di concentrarsi su ciò che è importante per raggiungere tale obiettivo. La fine della moneta unica non sarebbe la fine del progetto europeo. Le altre istituzioni dell'UE resterebbero: ci sarebbe ancora il libero scambio e la libera circolazione delle persone.

E' importante che ci possa essere una transizione morbida fuori dall'euro, con un divorzio amichevole, forse di passare a un sistema di "euro flessibile", con dire un Euro forte del Nord e un euro più debole del Sud. Naturalmente, niente di tutto questo sarà facile. Il problema più difficile sarà che cosa fare con l'eredità del debito. Il modo più semplice di farlo è quello di ridenominare tutti i debiti in euro come debiti "in euro del sud".

Mentre ci muoviamo verso un'economia digitale, la tecnologia moderna consente una serie di riforme di mercato che possono contemporaneamente raggiungere il triplice obiettivo di piena occupazione, bilancia commerciale, e l'equilibrio fiscale, attraverso le aste di credito e buoni di commercio elettronico. Nel sistema globale attuale, ci affidiamo a banche centrali per impostare i tassi di interesse, sperando in qualche modo che la risultante bilancia commerciale, gli investimenti e il consumo saranno "giusti". In genere non lo sono. L'approccio alternativo si concentra sulle quantità di, per esempio, gli investimenti e la bilancia commerciale, di cui abbiamo bisogno, e lascia che il mercato fissi il prezzo per raggiungere questo obiettivo.

Nel corso del tempo le variazioni dei tassi di cambio potrebbero diventare più limitati come le istituzioni si sviluppano. L'euro flessibile è una strategia per integrare i progressi in materia di integrazione economica già effettuate, fornendo lo spazio per le riforme.

La moneta unica doveva essere un mezzo per un fine. E' diventata fine a se stessa - quella che mina gli aspetti più fondamentali del progetto europeo, così come diffonde divisione piuttosto che solidarietà. Un divorzio amichevole - una fine relativamente morbida per l'euro, forse istituendo il sistema proposto dell'euro flessibile - potrebbe riportare l'Europa alla prosperità e mettere in grado il continente di concentrarsi ancora una volta, con rinnovata solidarietà, sulle molte sfide reali che essa deve affrontare. L'Europa potrebbe dover abbandonare l'euro per salvare l'Europa e il progetto europeo.


Lo scrittore, premio Nobel per l'economia, è autore di 'L'euro: come una valuta comune minaccia il futuro dell'Europa'



Articolo collegato:


Gustavo Piga, commentando un saggio di Hugh Rockoff della Rutgers University intitolato “How Long Did it Take the United States to Become an Optimal Currency Area?”, ovvero “Quanto ci hanno messo gli Stati Uniti a divenire una Area Valutaria Ottimale?”, spiega perché, nonostante i difetti, per l’Unione Europea è preferibile continuare ad adottare una moneta ed una politica monetaria comune.


Moneta e bandiera: il se e quando degli Stati Uniti d’Europa

Gustavo Piga  -  18 agosto 2016



**********




Dialogo breve su ‘Finanziaria, alcune proposte per cambiarla’

 
Finanziaria, alcune proposte per cambiarla
di Paolo Pini
05/11/2013
Innalzare l'aliquota sulle attività finanziarie, implementare le tasse ambientali, e rimodulare l'imposizione fiscale sui patrimoni: sono alcune delle proposte per cambiare una manovra che non rilancia la crescita e rischia di affossare l'Italia in una lunga depressione
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Finanziaria-alcune-proposte-per-cambiarla-20808
 
 
Tre osservazioni ed una proposta a Sbilanciamoci
Vincesko
Giovedì, 07 Novembre 2013 15:43:46
Mi limito a formulare 3 osservazioni:

1) Poiché questa in corso è una crisi di domanda, in luogo della riduzione del cuneo fiscale, sarebbe più efficace - come raccomanda il Prof. Paolo Leon da almeno 6 mesi - una riduzione delle imposte sui redditi bassi, ad alta propensione al consumo.

2) Come al solito, non c’è traccia nelle proposte di un piano corposo pluriennale di alloggi pubblici di qualità: com’è in Germania, dove i 7 milioni (punta massima) dei mini job a 400€ mensili sono compatibili col RMG di 364€ e l’alloggio popolare o il sussidio all’affitto, un affitto sociale è ciò che fa la differenza tra la povertà e la sostenibilità economica anche con un reddito minimo. Segnalo che, negli ultimi 25 anni, in Italia si sono costruite case popolari per 1/30 della Germania, 1/40 della Francia, 1/70 della Gran Bretagna. [1]

3) Per reperire le risorse: a) segnalo che le pensioni cosiddette d’oro (> 8.000€ lordi) sono circa 109.000 per un costo complessivo di circa 13 mld annui; [2] b) il Governo non solo non vara un’imposta patrimoniale ed un prestito forzoso taglia-debito di 150-200 mld sui ricchi (la metà del decile più ricco delle famiglie), [3] ma fa risparmiare loro l’IMU sulla prima casa (gravame medio annuo di appena 225€ e l’85% dei contribuenti ha pagato meno di 400€), [4] 4 mld, che non sono pochi dopo i 330 mld (cumulati) delle manovre della scorsa legislatura.

Proposta: perché Sbilanciamoci non promuove una campagna, una petizione, un’iniziativa per cancellare l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, almeno della seconda rata, visto che per i partiti è troppo impopolare ed opera il ricatto del miliardario demagogo Berlusconi?

[1] Dal rapporto della CIES (Tab. 3.4,pag. 101), si ricava che nel 2009, la spesa per l’housing sociale (case popolari) è, in Italia, appena dello 0,02% sul PIL, contro lo 0,57% della UE27, lo 0,75% della Danimarca, lo 0,65% della Germania, lo 0,20% della Spagna, lo 0,85% della Francia e l’1,47% della Gran Bretagna, con un rapporto tra questi altri Paesi UE e l’Italia, rispettivamente, di 28,5, 37,5, 32,5, 10, 42,5 e 73,5 volte: sono dati che parlano da soli e costituiscono un vero scandalo!
Rapporto sulle politiche contro la povertà e l'esclusione sociale 2011 - 2012
http://www.lavoro.gov.it/Documents/Resources/Lavoro/CIES/RAPPORTO_2011_2012_Fabbris.pdf
[2] AQQ/24 - Spesa pensionistica  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783015.html   
[3] Piano taglia-debito per la crescita  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2792930.html  
[4] 12 (e più) motivi contro l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, nessuno a favore
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2781756.html
 
 
commento a 3 osservazioni ed 1 proposta a sbilanciamoci
paolo pini
Giovedì, 07 Novembre 2013 20:48:58
sul punto 1
non sto dicendo una cosa molto diversa
infatti affermo che le risorse per riduzione cuneo fiscale devono essere concentrate per accrescere le retribuzioni alle fasce basse di reddito da lavoro
e poi aggiungo anche che occorre intervenire sulle retribuzioni dei precari
ma ricordiamo anche che la tassazione sulle imprese è troppo elevata, riduciamo le tasse per quelle che investono (non in capannoni ma in innovazione) e per quelle che creano posti di lavoro aggiuntivi (non sostitutivi, come rischia di avvenire con il bonus giovani)

sul punto 2
concordo, ma ad una condizione, no cementificazione
abbiamo già distrutto abbastanza il nostro territorio
meglio le ristrutturazioni anche nelle aree non residenziali
c'è ampio spazio per tale interventi
troviamo le compatibilità tra esigenze di alloggi e qualità residenziale e del territorio

sul punto 3
concordo, non ho infatti scritto una cosa opposta, anzi tutt'altro
sull'imu, chiudiamo con questa pessima storia elettorale e mettiamoci una pietra sopra per il 2013
partiamo con una tassazione tutta diversa dal 2014, sui patrimoni e le transazioni finanziarie, come ho suggerito

sulla proposta
non rispondo per sbilanciamoci, sono solo uno dei tanti autori che ha l'onore e l'onere di scrivere qui, e lo faccio con piacere
la questione capitale credo che sia piu' complessa, ovvero quale alleanza sociale e fronte politico puo' portare avanti un cambiamento segnato dalle proposte di cui sopra
purtroppo non ho la risposta ...... almeno una risposta praticabile e realistica
il contesto politico piu' che grigio mi appare nero

un saluto

 
Breve replica
Vincesko
Venerdì, 08 Novembre 2013 00:25:34
Grazie della risposta. Osservo soltanto:

1) A parte l’efficacia, limitare lo sgravio fiscale ai lavoratori escludendo i pensionati ha anche un profilo di equità (e, chissà, forse anche di costituzionalità).
2) Dopo la PA (ivi inclusa la fondamentale riforma della giustizia civile) ed assieme all’RMG ed alla crescita del tasso di attività femminile (soprattutto al Sud, dove 2 donne su 3 sono inattive), la casa popolare (di qualità) è una misura prioritaria proprio assieme alla tutela del territorio e del paesaggio, la cui distruzione è un effetto della politica della casa e di quella urbanistica degli ultimi decenni (cfr. “Sei misure da adottare contro la crisi e per la crescita” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2767761.html ).

Un saluto.
 
 

E’ giusto preoccuparsi soltanto dei giovani?


Descrizione: Nicola Tasco
Nicola Tasco
Avvocato
Un'intera generazione di giovani rischia il naufragio. Ma la politica guarda altrove
Pubblicato: 22/10/2013 06:00
http://www.huffingtonpost.it/nicola-tasco/unintera-generazione-di-giovani-rischia-il-naufragio-ma-la-politica-guarda-altrove_b_4135087.html?utm_hp_ref=italy
 

E’ giusto preoccuparsi soltanto dei giovani? Provo a fissare alcuni punti dello scenario italiano.

1. Secondo la Banca d’Italia, [1] il gap principale italiano rispetto ai Paesi di confronto è il tasso di attività femminile, in particolare al Sud, dove è pari soltanto ad 1/3 delle donne tra 15 e 64 anni; in nessun altro Paese esiste un divario così elevato tra Nord e Sud (27 punti). L'Italia presenta il maggior tasso di disoccupazione femminile dopo Malta in UE27. 
2. Il tasso di disoccupazione dei giovani 15-24 anni raggiunge ormai il 40%, ma esso è calcolato, come avverte l’ISTAT, non sul totale dei giovani, bensì sul numero dei giovani occupati.
3. Gli over 40 rimasti senza lavoro sono stimati in un milione.
4. I lavoratori precari in senso stretto sono tra i 3 e i 4 milioni, ma se si includono le partite IVA più o meno false, essi raggiungono forse i 7 milioni, senza tutele di welfare (RMG, sussidio all’affitto o casa popolare).
5. Anche in Germania, nostro Paese concorrente e punto di riferimento, i cosiddetti lavori minori (mini job) [2] sono arrivati a 7 milioni, con un salario di 400€ mensili, però compatibile col RMG (circa 370€) e il sussidio all’affitto o la concessione di una casa popolare (c’è un patrimonio notevole di case popolari).
6. In Italia, invece, l’RMG non esiste (come in Grecia e Ungheria) e, per il niet degli immobiliaristi e dei costruttori edili, nonché la miopia e l’egoismo dei proprietari che temono la svalutazione delle loro case, in alloggi pubblici investiamo da 25 anni 1/30 della Germania, 1/40 della Francia e persino 1/10 della Spagna, l’unico Paese che ci batte per numero di case di proprietà.
7. Studi seri ravvisano ormai una correlazione tra l’incidenza elevata di lavoro precario e il declino del tessuto industriale, con scarsa innovazione di prodotto e di processo e inevitabile enfasi della competitività basata sulla riduzione dei costi.

CONCLUSIONE. La crisi economica dura da 5 anni e perdurerà a lungo; in una situazione siffatta, il nostro Paese rischia di andare a fondo (stanno chiudendo o delocalizzando migliaia di imprese) e c'è bisogno, non di pannicelli caldi, ma di misure incisive e ‘rivoluzionarie’ per evitarlo dell'ordine di 150-200 mld, che, dopo manovre correttive della scorsa legislatura per un ammontare di ben 330 mld, distribuite in maniera molto iniqua (ceti medio e basso ad alta propensione al consumo, e persino sui poveri col taglio feroce della spesa sociale), con pesanti effetti recessivi, vanno presi ai ricchi (gli unici che ora hanno i soldi), mediante un’imposta patrimoniale ed un prestito forzoso sul decile o sulla metà del decile più ricco delle famiglie, a bassa propensione al consumo e perciò con scarsi effetti recessivi (come anche qualche sparuto borghese illuminato propone). [3] Risorse che vanno utilizzate per ridurre l’enorme debito pubblico e soprattutto i correlati, ingenti interessi passivi (89 mld nel 2012) e per co-finanziare, assieme ad una revisione intelligente della spesa pubblica, la crescita (riducendo le imposte sui redditi bassi per far ripartire la domanda) e indispensabili misure di welfare anticrisi, quali l’RMG e l’edilizia sociale, particolarmente e gravemente disallineati rispetto a UE27.

[1] Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali
“Il dualismo economico italiano, che vede una quota rilevante della popolazione risiedere in un’area molto povera rispetto alla media nazionale, si presenta assai più grave rispetto agli altri paesi con livelli di sviluppo similari e si avvicina invece alle condizioni di disparità che caratterizzano i paesi economicamente meno avanzati” (pag. 430).
“I maggiori divari di reddito che il nostro paese mostra nel confronto internazionale sembrano quindi dipendere per intero dall’anomala dimensione della distanza fra regioni nelle diverse componenti del tasso di occupazione: la quota di forza lavoro occupata e, soprattutto, il tasso di attività della popolazione in età da lavoro. Quest’ultima variabile, in particolare, mostra un divario tra Mezzogiorno e Centro Nord di quasi 27 punti percentuali (Tavola 11), mentre nei paesi di confronto esso è mediamente inferiore a 5 punti” (pag. 435).
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/mezzogiorno/2_volume_mezzogiorno.pdf
[2] “Il ruolo del diritto del lavoro e della sicurezza sociale nella crisi economica. L’esperienza tedesca” di Maximilian Fuchs
http://www.aidlass.it/convegni/archivio/2013/2013/Fuchs_Aidlass_2013.doc
se il link non è attivo, cliccare qui sotto:
http://www.aidlass.it/documenti-1/Fuchs_Aidlass_2013.doc
[3] Piano taglia-debito per la crescita
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2792930.html


Piano taglia-debito per la crescita

 
Piano taglia debito: Montezemolo lo rilancia, ma nessuno ascolta
Guido Salerno, L'Huffington Post  |  Pubblicato: 24/09/2013 16:51 CEST  |  Aggiornato: 24/09/2013 16:51 CEST
http://www.huffingtonpost.it/2013/09/24/taglia-debito-montezemolo_n_3982036.html  
 
 
Osservo:

1. Secondo la Banca d’Italia, negli ultimi 15-20 anni, l’aumento del debito pubblico è dovuto agli interessi passivi, non alla spesa primaria; [1] agli interessi passivi si sono aggiunti ora i conferimenti al MES (aiuti ai Paesi in difficoltà [2]);

2. infatti, da anni esiste un avanzo primario (cioè il saldo tra la spesa pubblica e gli interessi passivi): cospicuo durante il breve 2° governo Prodi, quasi azzerato dal precedente e dal successivo governo Berlusconi-Tremonti; avanzo poi ricostituito negli ultimi 3 anni ed ora il più alto in UE27, [3] al prezzo di manovre correttive per oltre 300 (trecento) mld, addossate in gran parte sui ceti medio e basso; [4]

3. alcune riforme strutturali – le pensioni - sono state fatte e stanno portando e porteranno risparmi per centinaia di mld entro il 2060 (resta inevasa unicamente la questione delle cosiddette pensioni d’oro); [5] 

4. per finanziare una crescita congrua ed occuparsi dei disoccupati e dei pensionati (con pensioni basse) ad alta propensione al consumo occorrono risorse, da prendere agli unici che ora le hanno: i potentissimi ricchi, tutelati dal miliardario SB, che controllano i media e fanno terrorismo informativo, perciò si tergiversa e finché ci sarà SB non lo si farà mai (anzi si danno soldi ai ricchi con l'abolizione dell'IMU per tutti);

5. infatti, è evidente che delle due l’una: o si adottano - per realismo, per carità, dato l’assetto politico attuale – misure di basso profilo, per giunta in contraddizione tra loro (vedi la restituzione dell’IMU ai ricchi ed ai proprietari di case – gravame medio annuo pari a 225 € e l’85% ha pagato meno di 400 €), [6] anziché, più correttamente dal punto di vista tecnico-economico e dell’equità, utilizzare i 4 mld per finanziare la riduzione delle imposte sui redditi bassi o un piano corposo pluriennale di alloggi pubblici o misure di welfare come i sussidi all’affitto); o si varano misure incisive e ‘rivoluzionarie’ per permettere all’Italia, in crisi grave, di agganciare la ripresa economica; tertium non datur;

6. ci sono già sul tavolo varie proposte sia di imposta patrimoniale che di abbattimento congruo (150-200 mld) del debito pubblico, per ridurre celermente i gravosi interessi passivi, variamente modulate, una persino di Alfano, [7] per lo più basate, non su un contributo doverosissimo dei superricchi, ma sulla vendita di asset pubblici (cioè di noi tutti) o sul conferimento di asset pubblici ad un fondo apposito, come auspicato dall’autore di questo articolo;

In termini strutturali, il deficit è già prossimo allo zero, tra i migliori in UE27 (cfr. Le stime del governo sui conti pubblici  http://www.repubblica.it/economia/2013/09/20/news/le_stime_del_governo_sui_conti_pubblici-66975551/ ).
In recessione, la riduzione del debito non è una priorità, anzi è esiziale, salvo che a) non sia finalizzato alla riduzione consistente degli interessi passivi, per liberare risorse congrue da destinare alla crescita; b) non ricada esclusivamente sui ricchi.
In ogni caso, le opzioni per ridurlo sono essenzialmente 3:
1. come decisero Prodi e Padoa-Schioppa, gradualmente contenendo l’aumento di spesa entro, poniamo, il 50% della variazione del PIL o dell’inflazione, ma occorrono molti anni;
2. vendendo asset pubblici oppure, in alternativa, conferendoli ad un fondo che si finanzi sul mercato, a tassi più vantaggiosi, per una cifra importante (almeno 150 mld), ma i beni pubblici: a) sono di tutti, ricchi e poveri; b) sono a garanzia del debito pubblico; e c) in passato, la loro vendita spesso si è risolta in una svendita;
3. varando (come hanno proposto alcuni, anche ricchi) un’imposta patrimoniale e/o un prestito forzoso su una platea selezionata (la metà del decile più ricco, che possiede una ricchezza di circa 2.000 mld), per un ammontare di 150-200 mld.
La maggioranza delle proposte dei ricchi è per l’opzione 2; io sono per la terza opzione; non bisognerebbe dividersi, noi non ricchi, e fare ammuina.
 
7. vista l’ignoranza dei più, vale la pena di guardare meglio il colossale aggiustamento dei conti pubblici avvenuto nella scorsa legislatura, soprattutto a partire dal maggio 2010 (DL 78, convertito dalla legge 122), dopo lo scoppio della crisi greca: esso, ripeto, è ammontato alla stratosferica cifra di 330 mld: 4/5 ascrivibili al governo Berlusconi-Tremonti; 1/5 attribuibile al governo Monti:
riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
- governo Monti 63,2 mld;
totale 329,5 mld. [4]
addossati in grandissima parte sui ceti con maggiore propensione al consumo: medio e basso e persino sui poveri col taglio feroce della spesa sociale; perché meravigliarsi ora degli effetti recessivi?

8. Riepilogando, la crisi economica dura da 5 anni e perdurerà a lungo; in una situazione siffatta, il nostro Paese rischia di andare a fondo (stanno chiudendo o delocalizzando migliaia di imprese) e c'è bisogno, non di pannicelli caldi, ma di misure incisive e ‘rivoluzionarie’ per evitarlo dell'ordine di 150-200 mld, da prendere ai ricchi (gli unici che ora hanno i soldi) mediante un’imposta patrimoniale ed un prestito forzoso sulla metà del decile più ricco delle famiglie, [8] a bassa propensione al consumo e perciò con scarsi effetti recessivi (come anche qualche sparuto borghese illuminato propone). 

[1] AQQ21-Dossier Debito pubblico
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2765477.html
[2] Meccanismo europeo di stabilità
http://it.wikipedia.org/wiki/Meccanismo_europeo_di_stabilit%C3%A0
Conferimenti dell’Italia al MES: 45 mld nel 2012(fonte: Intervista del governatore Ignazio Visco al Corriere del 07-07-2012  http://www.corriere.it/economia/12_luglio_07/intervista-visco-governatore-bankitalia-de-bortoli_e779b78c-c87c-11e1-9d90-c5d49ff3a387.shtml).
Nei prossimi cinque anni il contributo italiano ai meccanismi di supporto finanziario varati dalla Ue raggiungerà i 303,7 miliardi (55,06 nel 2013; 61,71 nel 2014; 62,07 nel 2015; 62,33 nel 2016 e 62,51 nel 2017). [Passata la crisi, essi saranno di 125 mld, pari al 17,9137% del totale del fondo di 700 mld, e che è pari alla quota dell'Italia nel capitale della BCE].
http://www.businesspeople.it/Business/Economia/Aiuti-Ue-l-Italia-contribuira-con-300-miliardi-in-cinque-anni_47435
[3] Grafico del Giorno: Saldo Primario nei 27 paesi UE. Italia e Germania le piu’ virtuose
http://www.scenarieconomici.it/grafico-del-giorno-saldo-primario-nei-27-paesi-ue-italia-e-germania-le-piu-virtuose/
[4] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html
[5] AQQ/24 - Spesa pensionistica  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783015.html
[6] 12 (e più) motivi contro l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, nessuno a favore
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2781756.html
[7] Dossier Imposta Patrimoniale (all’interno, l’elenco ulteriore nell’articolo della CGIL)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html
Un prestito forzoso decennale è migliore della tassa sui patrimoni
http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/13Z3/13Z3QG.pdf
Cessioni, rientro di capitali e Btp più lunghi. Sei ipotesi per tagliare il debito pubblico
http://www.corriere.it/economia/12_agosto_08/cessioni-rientro-di-capitali-e-btp-piu-lunghi-le-sei-mosse-per-tagliare-il-debito-pubblico-massimo-mucchetti_fccef4e6-e11b-11e1-9040-4b74873c03cd.shtml
Attaccare il debito (ma di brutto)
http://www.ilfoglio.it/soloqui/12287
[8] La ricchezza delle famiglie italiane - anno 2011, n. 65 - 2012
http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2012/suppl_65_12.pdf
link sostituito da:
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/ricchezza-famiglie-italiane/2012-ricchezza-famiglie/suppl_65_12.pdf  



Aggiornamento
 
Fondo Monetario Internazionale, la proposta: prelievo del 10% sulla ricchezza per ridurre il debito
L'Huffington Post  | Pubblicato: 16/10/2013 
http://www.huffingtonpost.it/2013/10/16/fmi-prelievo-famiglie_n_4107293.html

Piketty: "L'economia è soffocata dal denaro. Come ai tempi di Marx"
Lo studioso francese analizza tre secoli di evoluzione dei paesi occidentali: "La rendita cresce più del Pil, per questo aumenta la disuguaglianza"
di Fabio Gambaro
06 marzo 2014
http://www.repubblica.it/cultura/2014/03/06/news/piketty_l_economia_soffocata_dal_denaro_come_ai_tempi_di_marx-80333829/

 

Appendice
 
Descrizione: foto
Daniele De Pedis
2 Fan
11:53 su 25/09/2013
Altra soluzione, che io preferisco perche' piu' chiara ma equivalente a quella proposta da Montezemolo, e' una patrimoniale secca su depositi bancari e azioni, da valutare nella consistenza ma diciamo dell'ordine del 0.5%.
Questa fu la "cura" Amato nel 1992. Mi sembra che nessuno mori' e quella soluzione permise all'Italia di uscire dal tunnel in cui si era cacciata con le politiche di Craxi e compagni.
In diversa forma, ma con uguale sostanza, la cosa fu ripetuta nel 1998 con Prodi per entrare nell'euro. Di nuovo nessuno mori' !!
 
Vincesko
28 Fan
22:44 su 25/09/2013
E che cosa risolveresti? Alla fine del 2011, secondo la Banca d'Italia, [*] le attività finanziarie ammontavano a 3.500 miliardi di euro, di cui i depositi ammontavano a circa 1.000 mld e obbligazioni private, titoli esteri, prestiti alle cooperative, azioni e altre partecipazioni e quote di fondi comuni di investimento a circa 1.500 mld, per un totale di 2.500 mld. Applicando lo 0,5%, si ricaverebbero 12,5 mld, pari a 1/12 degli almeno 150 mld che servirebbero.
Lo 0,6% deciso da Amato fu soltanto una delle varie misure della sua famosa legge finanziaria di 90.000 mld di Lire.

[*] La ricchezza delle famiglie italiane - anno 2011, n. 65 - 2012
http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2012/suppl_65_12.pdf
  
Descrizione: foto
Daniele De Pedis
2 Fan
14:09 su 26/09/2013
Grazie per i riferimenti che dai in quest'ultima pagina.
Mi trovi d'accordo su tutto il tuo scritto.
Pero' ti faccio notare che le tue proposte al punto 4 e al punto 8 sono del tutto simili alla mia proposta di patrimoniale alla quale mi hai risposto ieri (per inciso lo 0.5% farebbe 17.5 mld e non 12.5 come quotavi tu. Probabilmente un errore di battitura!).
Leggendo la tua risposta, in un primo momento, ho creduto che tu non fossi d'accordo sulla patrimoniale in se, ora leggendo questo tuo esauriente post mi sono tranquillizzato!
 
Vincesko
28 Fan
15:26 su 26/09/2013
Faccio alcune precisazioni: 
a) l'imposta patrimoniale (mio cavallo di battaglia da 3 anni) può essere o ordinaria a bassa aliquota prevedendo una franchigia (come in Francia) o straordinaria ad aliquota elevata (vedi dossier); 
b) in alternativa a quest'ultima, alcuni (ad es. Fitoussi) propongono un prestito forzoso su una platea selezionata, a basso interesse. Il prestito può essere redimibile o irredimibile (nella storia italiana, ci sono già stati prestiti irredimibili);
c) in alternativa ancora, alcuni propongono o la vendita di asset pubblici o il loro conferimento in un fondo apposito;
d) nella base di calcolo, vanno incluse anche - e soprattutto - le attività reali (fabbricati, ecc.) che valgono, al netto dei debiti, circa 5 mila mld; 
e) lo 0,5% non va applicato sull'intero ammontare della ricchezza finanziaria di 3.500 mld, poiché vi sono inclusi i titoli di Stato (sicuramente esenti) ed altre voci che prudenzialmente ho escluso dalla base di calcolo (v. report della Banca d'Italia); in ogni caso, è un calcolo estimativo approssimativo e poi occorre ben altro importo.
E la scelta più razionale ed opportuna sarebbe un mix di misure: l'imposta patrimoniale ordinaria a bassa aliquota per co-finanziare misure di welfare; il prestito forzoso di 150-200 mld, per ridurre celermente il debito e gli interessi passivi e liberare risorse congrue per la crescita.

Ho riportato tutto, con ulteriori osservazioni, in questo mio 'post':

"Piano taglia-debito per la crescita"
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2792930.html
 
  

Dialogo sulle risorse per la crescita ed altro

 

Più deficit per ripartire
Pubblicato da keynesblog il 6 giugno 2013 in EconomiaEuropaibtItalia
di Giorgio La Malfa, da giorgiolamalfa.it
http://keynesblog.com/2013/06/06/piu-deficit-per-ripartire/

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 6 giugno 2013 alle 16:46

“In questo senso dovrebbero essere prese in esame le diverse proposte che circolano sui modi di ridurre il debito pubblico attraverso l’alienazione del patrimonio o quelle che riguardano la possibilità di allungare le scadenze del debito”.

Giorgio La Malfa fa finta di dimenticare che c’è una terza opzione sul tavolo, fatta sparire con un gioco di prestigio dai ricchi e dai loro utili idioti ben retribuiti: chiedere i soldi, dopo che i ben 330 mld di manovre correttive della scorsa legislatura (poi ci si sorprende degli effetti recessivi…) sono stati addossati in gran parte sui ceti medio e basso e persino sui poveri (taglio della spesa sociale), agli unici che ora i soldi li hanno: i ricchi (il 10% delle famiglie che possiede il 45,9% della ricchezza totale), sia a mezzo di un’imposta patrimoniale ordinaria a bassa aliquota con franchigia di almeno 800 mila € (ipotesi De Benedetti, Amato, Veltroni, CGIL, Associazioni imprese, Squinzi, ecc.), sia con un prestito forzoso (Fitoussi, Giannino, ecc.), che per giunta sembrano avere scarsi effetti recessivi. [*]
[* ] Dossier Imposta Patrimoniale 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html

 

Descrizione: http://2.gravatar.com/avatar/8eae5c3686de8f4fa5566e190f2e3015?s=48&d=identicon&r=GGiorgio 6 giugno 2013 alle 17:57

Inoltre non è per nulla dimostrato che il problema sia il rinnovo dei titoli pubblici in scadenza.
Il problema è semmai, come dice la Banca d’Italia, il “rischio di ridenominazione” del debito.
Ma questo rischio è sorto a partire dalla crisi greca, proprio in seguito alle politiche messe in atto dall’Eurosistema (ovvero dalla Germania), quando ha reso evidente ai mercati che il debito sovrano emesso in euro non avrebbe avuto alcuna garanzia da parte della BCE e avrebbe dovuto considerarsi un debito nazionale, pur avendo lo Stato ellenico (e con lui tutti gli Stati facenti parte dell’euro) perso la sovranità monetaria.
Questo è il problema, non il debito o il deficit pubblico.
Ma questo significa rimettere in discussione l’impianto e le ideologie che presiedono all’Eurosistema. Ma la Banca d’Italia non lo può fare. E non lo può dire.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/de65910be9ae67c88e8d0921e89a7c59?s=48&d=identicon&r=GRaimondo 6 giugno 2013 alle 18:09

sono d’accordo con Vincesko. Mi sono divertito a fare qualche conto della serva: http://rbolletta.com/2012/11/14/la-patrimoniale-1/
http://rbolletta.com/2012/11/16/la-patrimoniale-2/

 

Descrizione: http://0.gravatar.com/avatar/0ba9590d4323e1d61988a39669bc39ed?s=48&d=identicon&r=GGianni 9 giugno 2013 alle 10:03

Ovvio! Le tasse le paghino “i ricchi” cioe´gli altri.
Ma bisognerebbe ricordare che in Italia di patrimoniali ce ne sono almeno gia´un paio e la sola “patrimonialina” (1×1000 su depositi e conti correnti) rende piu´ di tutta la ISF francese. Escludendo Francia e Belgio nel 2011 (cioe´ prima dell´introduzione di IMU e patrimoniali) l´Italia era gia´ il paese EUZ con il maggior peso della tassazione patrimoniale sul PIL

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 9 giugno 2013 alle 12:32

@ Gianni
1) Visto che non sei Aristotele, linka le prove che “nel 2011 l´Italia [il Paese con la più alta evasione fiscale e contributiva] era gia´ il paese EUZ con il maggior peso della tassazione patrimoniale sul PIL”.
2) Almeno per quanto riguarda la casa, secondo il MEF, nel 2011, l’Italia era il paese con la più bassa tassazione della proprietà immobiliare tra i principali paesi OCSE (cfr. “12 (e più) motivi contro l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, nessuno a favore”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2781756.html).
3) Affermazione risibile, quella che voglio far pagare i ricchi, anzi lunare, di uno che vive sulla Luna; per punizione ti chiedo: a) dei 267 mld delle manovre finanziarie varate dal governo Berlusconi-Tremonti nella scorsa legislatura, qual è stata la quota accollata ai tuoi amici ricchi?; b) e, soprattutto, qual è stato il tuo contributo (straordinario, beninteso) al risanamento dei conti pubblici (330 mld in totale, cfr. “Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html     

PS: Riporto l’incipit del mio post sull’imposta patrimoniale allegato sopra:
“I nemici dell’imposta patrimoniale, misura indispensabile, sono sia il 10% di popolazione che detiene il 45% della ricchezza nazionale – il che è normale – sia quel certo numero di “utili idioti” ben retribuiti al loro servizio – il che è comprensibile -, sia, purtroppo, la massa di milioni di “utili idioti”che gratuitamente appoggiano la politica economica di destra, dettata dal e nell’interesse del 10% predetto, e che, chissà perché, come scriveva Einstein a Freud, chiedendogli lumi, a proposito della guerra, appoggiano decisioni (o ‘non decisioni’, com’è il caso della patrimoniale) che vanno contro il loro interesse”.

 

Descrizione: http://0.gravatar.com/avatar/0ba9590d4323e1d61988a39669bc39ed?s=48&d=identicon&r=GGianni 9 giugno 2013 alle 14:02

I dati sono i soliti dell´OECD: http://www.oecd-ilibrary.org/taxation/taxes-on-property_20758510-table7
Come ricordavo, con l´eccezione di Francia e Belgio, nell´EUZ vantiamo la tassazione della proprieta´ piu´elevata rispetto al PIL e non erano ancora entrate in vigore le nuove patrimoniali. Di queste la sola “patrimonialina” rende piu´di tutta l´ISF francese

Bisognerebbe piuttosto far caso che gli amici dell´ennesima patrimoniale italiana sono come al solito coloro che piu´hanno ottenuto dalla politica, di questa o della loro vicinanza hanno vissuto una vita intera.

La storia di tassiamo i “ricchi” e´ la solita solfa di tassate “gli altri”.
L´unica fortuna e´ che chi crede e chiede queste sciocchezze lo piglia regolarmente in quel posto quando si passa dal dire al fare. Basterebbe ricordarsi di “facciamo piangere i ricchi”…ma come si suol dire: la figlia dello scemo del villaggio e´ regolarmente incinta ;-)

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 9 giugno 2013 alle 22:11

@ Gianni
Credo tu sia la dimostrazione del perché Einstein, su quelli che io chiamo icasticamente “utili idioti”, chiese lumi a Freud (cfr. “Perché la guerra?”, allegato a “L’ammuina dei poveri e l’egoismo dei ricchi”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2671843.html).

Osservo (li enumero, così ti ci raccapezzi meglio e non rischi… amnesie di comodo):

1) Hai esordito con una balla scrivendo arbitrariamente che voglio far pagare ai ricchi, cioè agli altri, e continui, quando più sopra ho scritto che finora hanno pagato soprattutto i non ricchi e persino i poveri. Non sai leggere o sei a tal punto obnubilato dall’egoismo?

2) Sull’ammontare della ISF conti un’altra balla: i depositi bancari e postali ammontano, secondo la Banca d’Italia, a poco più di 1.000 mld, quindi l’1 per mille equivale ad un miliardo, mentre, per contro, “l’imposta francese ha dato un gettito di 4,2 miliardi nel 2008 e 3,6 nel 2009, con basi imponibili stimate in 566 e 560 miliardi rispettivamente” (cfr. “Quanto può dare una tassa sui ricchi”, allegato nel mio dossier sull’imposta patrimoniale”).

3) a) Hai scelto ad arte una tabella dell’OCSE priva di spiegazioni sul contenuto; b) presumo includa l’imposta di registro che colpisce, analogamente all’IVA per i consumi, le compravendite di cespiti; c) l’imposizione francese è quasi doppia di quella italiana; d) in ambito OCSE, molti Paesi sono sopra l’aliquota italiana, che peraltro è influenzata nel 2009 e 2011 dal calo sensibile del PIL; e) le basse imposizioni sulla proprietà di Germania, Svezia e Danimarca sono controbilanciate da imposte sul reddito elevate o elevatissime e da bassa o bassissima evasione fiscale; ed f) il contrario in Italia, dove l’IRPEF è elevata, ricade per oltre l’80% sui lavoratori dipendenti ed i pensionati, andrebbe ridotta trasferendo in parte l’onere appunto sul patrimonio e l’evasione è elevatissima.

4) Non hai detto qual è stato il tuo contributo straordinario all’onerosissimo ed iniquo (molto più Berlusconi di Monti) risanamento dei conti pubblici, per cui sono autorizzato ad ipotizzare: ZERO o poco più. Io, non ricco, ho “contribuito” per qualche decina di migliaia di €. Quindi la tua accusa risibile, lunare, da contaballe rivolta a me è un esempio di proiezione: sei tu che pretendi di far pagare agli altri e non ai ricchi.

5) Infine, citi – deprimendo il livello di questo pregevole blog a quello del contaballe “Il Giornale” – l’”ottuso” (= intelligentone) Bertinotti; io considero gli intelligentoni alla Bertinotti una iattura, ma in quel caso, a parte la forma ed il momento, egli aveva del tutto ragione: i ricchi (e lo sai anche tu, visto il tuo signorile accenno che i non ricchi lo prendono in quel posto) NON pagano quasi mai, perché possono contare sul controllo dei media, sulla collaborazione di una schiera di utili idioti ben retribuiti e sull’aiuto di milioni di altri utili idioti che lo fanno gratis. Tu chi sei: un ricco, un loro utile idiota o uno che, semplicemente, odia le tasse e fa con improntitudine il furbo?

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/de65910be9ae67c88e8d0921e89a7c59?s=48&d=identicon&r=GRaimondo 10 giugno 2013 alle 07:06

Grazie per la chiarezza condivido al 150%

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 10 giugno 2013 alle 20:35

Grazie per la condivisione.

 

Descrizione: http://0.gravatar.com/avatar/0ba9590d4323e1d61988a39669bc39ed?s=48&d=identicon&r=GGianni 9 giugno 2013 alle 22:48

@Vincesko

La nostra “patrimonialina” si applica anche sui depositi titoli e e´stimata per 2013 rendere 4.7mld. Molto di piu´della ISF francese. Se aveste poi il coraggio di informarvi quanto nel mondo le imposte patrimoniali pesano sul gettito complessivo di un paese forse capireste perche´sono estremamente improduttive

L´unica consolazione e´ che quanto piu´continuate a chiedere di tassare gli altri tanto piu´ lo prendete in quel posto ;-)

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 9 giugno 2013 alle 23:44

@ Gianni
Sei molto reticente, naturalmente, ma finalmente ci dai una seconda buona notizia (dopo la TTF, versione UE, beninteso, non quella edulcorata di Monti):i ricchi finalmente – per usare una tua espressione abituale (hai hai hai, brutto indizio) – l’hanno preso in quel posto e pagano qualcosa, ecco perché le lacrime copiose, come si vede. Poverini… Purtroppo, non c’è franchigia, e l’abbiamo dovuta pagare tutti.
Hai qualche problema col… calcolatore: 4,7 (stima) non è molto di più di 4 (consuntivo e peraltro in via di revisione al rialzo, visti i chiari di luna in Francia).
Naturalmente, per il costoso risanamento gestione miliardario Berlusconi non hai pagato nulla, piantala di lamentarti e metti mano alla tasca, perché per voi ricchi (o utili idioti, il che è lo stesso, anzi peggio…) temo siamo appena all’inizio.

 

Descrizione: http://2.gravatar.com/avatar/b9a05930c170560b05833015204e290c?s=48&d=identicon&r=Gmatteo 7 giugno 2013 alle 13:47

Senza Euro, come ho scritto sotto, e con una moneta sovrana come poteva essere la Lira, lo stato potrebbe intanto pagare stipendi a tutti coloro che oggi non lavorano, mettendoli a lavorare per lo stato stesso. Lo stato italiano ha bisogno di infrastrutture, no? Bene. Chiama mille uomini e gli dice: ricostruite questa strada, questo ponte, questa diga, etc. In cambio, eccovi uno stipendio con i fiocchi. Chiaramente, quando hanno finito di fare la strada o il ponte o la diga, faranno dell’altro, tanto non c’è carenza di cose fa dare in Italia. Quei mille uomini non sarebbero più alla fame e lo stato avrebbe nuove e funzionanti infrastrutture; nessuno ci rimetterebbe. I soldi creati dal nulla e dati a quei mille uomini darebbero nuova linfa all’economia, perché permetterebbero ai venditori di beni di consumo di vendere di più e di guadagnare di più. E l’economia tornerebbe a girare. Ora, invece che mille, pensa a 3 milioni di uomini che lavorerebbero in questo modo. Pensa a quante cose si potrebbero costruire e a quante persone starebbero meglio. In più, pensa che per costruire qualcosa o mettere a posto qualcos’altro, lo stato dovrebbe anche comprare e materie prime, quindi ecco nuovi capitali che darebbero nuova linfa all’economia. Infatti i soldi dallo stato passerebbero alle industrie che creano ferro, acciaio, cemento, etc, che tornerebbero ad assumere, a crescere, a comprare,a vendere. Passiamo a ciò che dici tu. Uno stato, come si diceva prima, più che vendere all’estero, deve comprare. Comprare beni e servizi e far arrivare capitale umano. Se non ci comprassero più nulla, non sarebbe un problema. In più, io penso che la cosa più importante sia il benessere delle persone. Gli italiani con questa politica economica tornerebbero a sorridere, e già quello sarebbe una gran cosa.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 7 giugno 2013 alle 00:24

@ Matteo
Hai disegnato un Eldorado che non è mai esistito e mai potrà esistere. Metti i piedi per terra e misurati con le cose difficilissime ma possibili e da noi “controllabili”.

“I tedeschi contro Draghi, vuole usare la Bce per comprare i 70 miliardi di crediti delle imprese verso lo Stato Italiano”

Qui si sommano tre elementi: 1) congiunturalmente, la vicinanza delle elezioni tedesche; 2) strutturalmente, l’egoismo e l’arroganza dei Tedeschi; e 3) per contro, il completamento da parte dell’Italia dei compiti a casa. Tra questi ultimi – dato ben noto ai Tedeschi e a Der Spiegel, che periodicamente ce lo rammentano [1] – c’è la possibilità di attingere dalla ricchezza degli Italiani, superiore a quella dei Tedeschi. [2]
Le manovre finanziarie della scorsa legislatura ammontano alla cifra stratosferica di 329,5 mld (266,3 mld il governo Berlusconi e 63,2 mld il governo Monti), [3] producendo gli effetti recessivi che vediamo adesso, anzi da un bel po’.
Ora, [STIAMO MOLTO MEGLIO DI 2 ANNI FA, NON DOBBIAMO, NOI POVERACCI, PIU' FARE SACRIFICI,] sarebbe il momento della crescita o almeno dell’uscita dalla recessione, ma servono risorse. Esse possono venire o dall’esterno (UE), ma la Germania non vuole, o dall’interno, chiedendole agli unici che ora le hanno, il 10% delle famiglie più ricche, che possiede il 45% dell’intera ricchezza nazionale, attraverso il varo di un’imposta patrimoniale sulla ricchezza maggiore di 1 mln e/o di un prestito forzoso di almeno 150 mld, [4] ma Berlusconi certamente non lo consentirà. Anzi, anziché preoccuparsi di reperire risorse, sta imponendo demagogicamente l’abolizione e la restituzione integrale e a tutti (anche ai ricchi) dell’IMU sulla prima casa, che è una mini-patrimoniale, rinunciando a 4+4 mld. [5] [...]
L’egoismo e l’arroganza dei Tedeschi ed i compiti a casa nostra
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2781980.html

PS: Vista la furbizia e l’arroganza dei “bottegai” tedeschi, le predette misure (accompagnate da riduzioni dei “costi di struttura” dell’apparato burocratico, inteso in senso lato: dal re all’ultimo impiegato, passando per lo stipendio dei Mandarini pubblici e le pensioni d’oro) dovranno far parte di un accordo più ampio che includa il varo degli eurobond o strumenti equivalenti.

 

Descrizione: http://2.gravatar.com/avatar/b9a05930c170560b05833015204e290c?s=48&d=identicon&r=Gmatteo 7 giugno 2013 alle 00:43

Molto spesso le cose giuste da fare sono anche le più semplici. E’ chiaro che se dovessi dire ciò che io posso controllare, allora dovrei starmene zitto in un angolino. Io dico quello che potrebbero fare coloro che hanno il potere di farlo. Io non potrei mai portare l’Italia fuori dall’Euro, ma chi ci comanda potrebbe eccome! Basta dire ai tedeschi e al resto della combriccola: sentite, ci dispiace, ma noi non riusciamo più a fare ciò che ci chiedete; non siamo capaci di fare i sacrifici che per voi sono necessari; la nostra economia è, come dite voi, messa malaccio, dunque vi facciamo un piacere: ce ne andiamo! Sono anni che ci additano come la peste, saranno ben felici di vederci andare fuori dal loro “ring”, dal loro circolo. Non siamo all’altezza, non abbiamo i mezzi, non siamo capaci di seguirvi: possiamo dirgli qualunque cosa! Voglio vedere cosa ci diranno! Ci imploreranno di rimanere? Non credo che si abbasseranno tanto! Forse la punteranno sul melodrammatico: l’Italia vuole far fallire l’Europa! “Ma no” dobbiamo dirgli noi ” ma cosa ci dite mai? Ma noi siamo solo un piccolo paese, l’ammalato di Europa, un paesello dove tutti suonano il mandolino e pensano solo a mangiare spaghetti? Credeteci: è più un guadagno, che una perdita!”. Se poi scioglieranno comunque l’Europa, allora vorrà dire che forse contava qualcosa l’italia…

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/de65910be9ae67c88e8d0921e89a7c59?s=48&d=identicon&r=GRaimondo 7 giugno 2013 alle 07:41

Sono d’accordo con Vincesko tranne la punta antigermanica che mi sembra eccessiva. Sulla questione del reperimento delle risorse anch’io ho scritto dei pezzi che mi permetto di risegnalare http://rbolletta.com/2012/11/14/la-patrimoniale-1/
in ogni caso è illusorio pensare che la disponibilità di moneta sia risolutivo, la BCE ne ha immessa nel sistema in quantità, in realtà servirebbe una inflazione sostanziale di 10 o 20 punti che avrebbe effetti destabilizzanti a livello sociale (Argentina) e preleverebbe ricchezza a tutti in modo proporzionale ben più di qualsiasi patrimoniale ben congegnata, e gli effetti di una inflazione forte sarebbero spaventosi per le categorie che ora la sognano votando chi non vuole nuove tasse, lavoratori a reddito fisso, disoccupati, nullatenenti e piccolo borghesi. I ricchi attuali rimarranno tali perché i beni immobili si rivalutano con l’inflazione e perché soprattutto i professionisti dei servizi, medici, avvocati, certificatori, tutte le corporazioni forti continueranno ad imporre le loro condizioni a prezzi più alti e quindi a reddito invariato. Ovviamente tedeschi, cinesi arabi ed indiani potrebbero facilmente comprarsi tutto, anche il Colosseo, e noi finalmente vivremo felici e contenti con uno stornellatore al Quirinale che ci ha liberato dall’odiosa IMU.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/d3ef1b7bef5f5a592da923a41ed4adb7?s=48&d=identicon&r=GSaverio 7 giugno 2013 alle 10:41

Qui si continua a confondere svalutazione con inflazione! Suggerimento per i gestori del sito: potreste fare un bel paper divulgativo sul tema? Se no molti continuano ad essere convinti che se, uscendo dall’euro, svalutassimo del 20% (come accadrà) l’inflazione aumenterà del 20%!
E poi, sta storia dei costi energetici, non se ne può più! Ma lo sapete o no che sul mercato libero dell’energia ormai le fonti rinnovabili contano per il 50%? (A maggio 2013 anche di più, e l’anno scorso ci fu un giorno – credo sempre a maggio – che l’energia costò ZERO perchè ci fu un tale eccesso di energia immessa nelle reti che si potette vendere gratis). Se l’energia continua a costare tanto è perchè c’è qualcuno a cui questo fa molta paura: e non parlo solo dell’ENI o dell’ENEL ma dei tanti che hanno investito e traggono profitti dalle fonti tradizionali! Basterebbe sviluppare le smart-grid o permettere la vendita diretta dal produttore al vicino di casa per far crollare la bolletta energetica! Quindi basta sta storia del petrolio!

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/de65910be9ae67c88e8d0921e89a7c59?s=48&d=identicon&r=GRaimondo 7 giugno 2013 alle 10:43

Auguri. Restiamo in attesa della scheda sull’inflazione.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 7 giugno 2013 alle 19:57

@ Saverio
D’accordo, ma come (mi pare) spiega anche Bagnai, la svalutazione non ha un effetto nullo sul livello dei prezzi, ma determina inflazione per la quota parte importata, che non si riduce solo alla voce petrolio.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/d3ef1b7bef5f5a592da923a41ed4adb7?s=48&d=identicon&r=GSaverio 7 giugno 2013 alle 15:34

@Luigi Maria
Non mi meraviglia che ci stiamo “abituando” a tutto quel che ci sta capitando, a considerarlo “normale”. Le consiglio, se non lo ha già letto, un denso ma piacevolissimo volume, “Shock economy” di Naomi Klein: dopo un iniziale scoramento (perchè, le giuro, mi son depresso a leggerlo), per fortuna (e questa era l’intenzione della Klein) la rabbia mi è montata e continua sempre più a montarmi.
E ringrazio siti e blog come questo, o quelli di Bagnai, Brancaccio, Piga, Iceberg finanza, Orizzonte48 ed altri per avermi aiutato ad aprire la mente. Penso di essere una persona di cultura medio-alta, buon background economico e sempre assetato di informazioni, ma appartenevo anch’io alla categoria “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”. La lettura del libro e dei siti citati mi ha fatto capire quanto il martellamento incessante, continuo, inesorabile dei media di regime abbia instillato nella mente delle persone comuni una tale serie di falsità e stupidaggini da aver interiorizzato la colpa. Perchè se tutti abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità significa che anche io l’ho fatto; e allora alla colpa deve seguire l’espiazione! E giù sacrifici, e stringere la cinghia, e dire: “ci dovevamo pensare prima”… La depressione è la più grande arma di cui le classi dominanti dispongono!

 

Descrizione: http://0.gravatar.com/avatar/01679bd8b32a65fd2faf1e87682be106?s=48&d=identicon&r=Gf. spirito 11 giugno 2013 alle 16:51

ah! naomi klein :D
la campionessa mondiale di citazioni false :D
vabbè, del resto, da uno che dice “i prezzi sono determinati dai costi”, cosa ci si può aspettare :)

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 11 giugno 2013 alle 18:18

Atteso che per un prodotto non esiste “il” prezzo, ma tanti prezzi, ci sono essenzialmente 2 strade per determinare il prezzo/ricavo: una, è proprio partire dal costo di produzione e aggiungere un ricarico: positivo (mark-up) o, talvolta, negativo (mark-down) o nullo; l’altra, più complessa, è fissare il prezzo soprattutto in base ad altre variabili: analisi del mercato, studio della concorrenza, strategia commerciale (marketing mix).

 

Descrizione: http://0.gravatar.com/avatar/01679bd8b32a65fd2faf1e87682be106?s=48&d=identicon&r=Gf. spirito 12 giugno 2013 alle 00:06

il discorso è più a monte.
il fatto è che sono, alla fine, i prezzi che determinano i costi. su questo c’è una lunghissima discussione in un altro post (credo, da cosa deriva il debito pubblico), che non avrebbe senso ripetere qui.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 12 giugno 2013 alle 09:38

Ti dispiace linkare la discussione, così me la leggo?

 

Descrizione: http://0.gravatar.com/avatar/01679bd8b32a65fd2faf1e87682be106?s=48&d=identicon&r=Gf. spirito 12 giugno 2013 alle 13:12

http://keynesblog.com/2012/08/31/le-vere-cause-del-debito-pubblico-italiano/

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 13 giugno 2013 alle 15:43

Ho letto la lunga discussione sui prezzi. Osservo:
- la parte condivisibile è la conclusione tra Saverio e Fanfulla, in cui viene messo da parte il termine “valore” e si parla di costo e di prezzo; perché il “valore soggettivo” del compratore non è un dato fisso e immutabile, gioca evidentemente un ruolo ma esso è modificabile, entro certi limiti, attraverso tecniche appropriate messe in campo dal venditore;
- al di là della “filosofia”, nella concretezza aziendale dire che “sono i prezzi a determinare i costi” è affermazione errata se considerata in senso assoluto e non relativo, altrettanto quella che “sono i costi a determinare i prezzi”: nel senso che DIPENDE, il processo aziendale di determinazione dei prezzi di vendita è un processo iterativo che tiene conto di diverse variabili (tipo di mercato, stadio di vita del prodotto, strategia commerciale, tipologia del target commerciale, ecc.);
- confermo pertanto ciò che ho scritto sopra.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/48e1d8e65fc42793674c373ed6489640?s=48&d=identicon&r=GLuigi Maria 7 giugno 2013 alle 15:36

scusate. poi esco. caro Croppy. lo sbaglio che voi commettete e che non si riesce a farvi capire è nella premessa. la premessa del tuo discorso è il “debito pubblico”. la vostra ossessione è data dal fatto che, come l’economia liberista ci dice (Ballarò, Porta a porta, Gruber, etc, etc compagnia dittatura giornalistica serva del potere cantando), un paese con un debito pubblico molto elevato no può crescere economicamente. ora a parte che anche in ambito liberista è dimostrato, e la risonanza che ha avuto il caso di R&R del data base sbagliato ne è una prova, è dimostrato che sono tutte palle. vorrei che sia ben chiara una cosa. è la premessa che è errata. cioè quella che il debito pubblico è un problema. cerco di spiegarti perché secondo me che non sono economista. il debito pubblico è un problema per una nazione quando questo è denominato in una valuta straniera. cioè in una valuta che lo stato deve comprare perché lui non ne è il proprietario. come nella situazione dell’euro. se lo stato fosse proprietari della moneta che chiameremo per comodità fiorino tu capisci che il debito da esso emesso sarebbe una mera scrittura contabile poiché esso lo stato emettendo fiorini crea un debito con se stesso. che è sempre in grado di restituire. non ci sarebbero ricatti sulla probabilità del fallimento. non ci sarebbero tassi d’interesse determinati dai mercati. non ci sarebbe bisogno di ricorrere al prestito da parte dello stato presso i privati per avere moneta da investire nel welfare e per l’occupazione. quindi è la premessa che è sbagliata. si cerca una spiegazione ad un problema che è quello del debito, ma non si vuole capire che questo se solo si volesse non sarebbe un problema reale.

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 7 giugno 2013 alle 19:41

Ah, non sei economista? Però, in compenso scrivi parecchio, di economia, e Matteo ti prende a conforto delle sue tesi… strampalate, perché è riuscito a creare l’Eldorado in Italia (secondo lui c’era già negli anni ’80, io c’ero ma non me ne accorsi), purché beninteso usciamo dall’Euro. C’è una certa confusione sotto il cielo, in questo blog. Mi permetto di rammentarti il detto milanese “Ofelet fa el tò mesté” (ragazzo pasticcere, fa il tuo mestiere).

 

Descrizione: http://2.gravatar.com/avatar/b9a05930c170560b05833015204e290c?s=48&d=identicon&r=Gmatteo 7 giugno 2013 alle 20:33

Vincesko, io concordo con ciò che ho letto nei commenti di Luigi Maria, ma ciò che dico deriva dalla lettura dei libri di persone come Barnard. …Negli anni ’80 l’Italia stava 100 volte meglio di ora ( non ci vuole poi molto a stare meglio di ora, sinceramente). Poi aggiungici che, anche se a quei tempi la moneta era sovrana, chi la emetteva non era keynesiano e non concepiva di poterla usare come Keynes insegna. Dunque ci vuole sia una moneta sovrana che persone competenti che sappiano come usarla. Unendo le due cose, avremo davvero l’Eldorado :)

 

Descrizione: http://1.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=identicon&r=GVincesko 7 giugno 2013 alle 15:38

Segnalo sullo stesso tema del reperimento delle risorse per la crescita:

Quella ricchezza che arriva da lontano
07.06.13
Carlo Favero e Nicola Gennaioli
ll problema del debito non può essere risolto prescindendo dalla ricchezza privata. L’Italia dovrebbe chiedere un contributo a favore della crescita a quelle generazioni che hanno beneficiato di una tassazione del reddito troppo bassa. E dovrebbe mobilitare la ricchezza pubblica verso il credito.
http://www.lavoce.info/il-peccato-originale-e-lurgenza-della-crescita/

 

 

Promemoria delle misure anti-crisi


La crisi economica - come sto ripetendo da 2 anni - sarà dura e lunga (almeno 15 anni), poiché è il prodotto del mutamento planetario in atto (per inciso, la cancelliera Merkel ora parla di 5 anni; l’Ufficio Studi di Confindustria, quasi 2 anni fa, prevedeva 10 anni, cfr. http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/01/17/ripresa-solo-tra-10-anni/; l’imprenditore Diego Della Valle, 2 anni fa a “Ballarò”, ha vaticinato una quindicina d’anni). Finora, il risanamento è costato agli Italiani la bellezza di 330 mld, iniquamente distribuiti e addossati in gran parte sulle spalle del ceto medio-basso e persino sui poveri (col taglio della spesa sociale). Gli obblighi derivanti e dal fiscal compact (se non saranno opportunamente addolciti, almeno per quanto riguarda la riduzione del debito pubblico, visto che ora l’obbligo del pareggio di bilancio è stato inserito in Costituzione) e dal contributo italiano al salvataggio degli altri Paesi UE esigeranno ulteriori, ingenti sacrifici.

La soluzione della crisi (problema in discussione qui e che ne abbraccia poi molti altri), che sarà i-ne-vi-ta-bil-men-te lunga, NON è in Italia (che non ha più la sovranità monetaria), ma è soprattutto in UE e, nell’ambito dell’UE, in particolare in Germania. Con le interrelazioni - visti i nessi dell’economia e della finanza ormai globalizzate - internazionali (USA, Cina, mercati finanziari, ecc.). Se si vuole risolverla, non sono sufficienti misure parziali e di basso profilo (prolungano soltanto l’agonia), ma occorre un mix di misure strutturali che attacchino le sue cause determinanti. Esattamente come fu fatto – a cominciare dagli USA - dopo la terribile crisi del 1929. Sapendo che i potentissimi ricchi (ben rappresentati e guidati dalla “cupola” delle 9 più grandi banche) faranno resistenza. Questa è una guerra (come scrissi a giugno, tramite “Repubblica”, al premier Monti; v. “Trasformazione epocale da governare al meglio”, allegato in fondo), occorre perciò una mentalità adeguata ad una guerra, in questo caso economica e finanziaria, ma che sta facendo e farà molte vittime.
 
PROMEMORIA DELLE MISURE ANTI-CRISI
(Le misure anti-crisi, tranne recentemente la TTF, sono ancora tutte da varare):
A) Risorse per finanziare: a) la crescita e l’occupazione, in particolare femminile e giovanile; b) una riduzione delle imposte sul lavoro, sulle pensioni basse e sulle imprese; c) gli ammortizzatori sociali universali (Rmg di 1° e 2° livello); e d) un corposo piano pluriennale di alloggi pubblici di qualità, abbinato alla riforma della normativa urbanistica per la tutela del territorio e lo sviluppo del turismo. [1]
Dopo i 330 mld di manovre correttive da inizio legislatura, addossati in gran parte sul ceto medio-basso e sui poveri, [2] le risorse indispensabili vanno prese:
– all’interno, a) dall'introduzione di un'imposta patrimoniale ordinaria prevedendo una franchigia di almeno 800 mila € (e un prestito forzoso per ridurre celermente il debito pubblico), [3] proposta persino, nel settembre scorso, dalle associazioni degli imprenditori (cfr. [3], pos. 22), come contropartita della riforma del lavoro e delle pensioni di anzianità; ma "passata la festa, gabbato lo santo", riproposta recentemente dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, sui grandi patrimoni; [4] b) dalla ritassazione una tantum dei capitali ‘scudati’ e dalla tassazione di quelli esportati in Svizzera [5]; c) da una maggiore contribuzione dei redditi alti ai servizi pubblici; d) da un aumento dell’IVA sui beni di lusso; e) dalla lotta all’evasione fiscale e contributiva; f) dalla lotta alle false indennità d’invalidità (la cui spesa, incluse le indennità di accompagnamento, è pari complessivamente a 16 mld); e g) dalla spending revuew;
all’esterno (UE), a) dal varo dei Project bond e degli EuroUnionBond (v. proposta Prodi-Quadrio Curzio [6], nota 12); e b) dall’introduzione della TTF, approvata nel lontano marzo 2011 dal Parlamento europeo [7].
B) Regole per i mercati finanziari:
(a) separazione tra banche commerciali e banche d’investimento; [8]
(b) controllo dei capitali-ombra; [9]
(c) disciplina dei derivati, (d) vietandoli – assieme alle vendite allo scoperto – per i prodotti alimentari; 
(e) regolazione severa delle vendite allo scoperto sui titoli pubblici; [10] ed infine 
(f) introduzione della TTF. [7] 
C) Applicazione da parte UE di norme severe e controlli stringenti e costanti sulle merci importate, incentivi alla non delocalizzazione e tracciabilità per la tutela dei prodotti (Made in). [11]
  
[1] Lettera di PDnetwork alla Segreteria Nazionale ed ai Gruppi parlamentari del PD
Le proposte riguardano:
- Piano di sviluppo economico ed occupazionale;
- Reddito di cittadinanza;
- Riforma della legislazione sul lavoro precario, a favore dei precari;
- Sgravio fiscale sul lavoro e sulle imprese;
- Piano di edilizia residenziale pubblica e popolare; riforma della normativa urbanistica per la tutela del territorio e del paesaggio e lo sviluppo del turismo;
- Questione femminile, Rivoluzione culturale e Mezzogiorno (obiettivi strettamente intrecciati).
Prendendo i soldi da:
taglio selezionato della spesa pubblica relativa all'apparato burocratico [Nota 13], per gli armamenti [14] e la politica [15].
- revisione delle condizioni concrete di invalidità (le cui indennità talvolta surrogano il reddito di cittadinanza);
- una seria lotta all’evasione fiscale (inasprendo ulteriormente le sanzioni);
- un maggior onere delle classi agiate nell’utilizzo dei servizi sociali, sia con un aumento della tassazione indiretta sui beni di lusso, sia con un incremento del prelievo fiscale sui redditi elevati ed i patrimoni:
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2011/02/02/lettera_di_pdnetwork_alla_segr.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html 
[2] Il lavoro sporco del governo Berlusconi-Tremonti
Riepilogo [delle manovre correttive, valori cumulati da inizio legislatura]:
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
- governo Monti 63,2 mld;
Totale   329,5 mld.
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/07/17/il_lavoro_sporco_del_governo_b.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html   
[3] Dossier Imposta patrimoniale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2011/08/10/analisi_qualiquantitative_14_i.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html      
[4] Analisi quali-quantitative/5/Distribuzione della ricchezza
Secondo la Banca d’Italia, nel 2008 e nel 2009, il 10% della popolazione italiana possiede il 45% della ricchezza nazionale e “Alla fine del 2009 la ricchezza netta delle famiglie italiane cioè la somma di attività reali (abitazioni, terreni, ecc.) e di attività finanziarie (depositi, titoli, azioni, ecc.), al netto delle passività finanziarie (mutui, prestiti personali, ecc.), è stimabile in circa 8.600 miliardi di euro (Tavv. 1A e 3A)” (pag. 7); e “le attività reali (5.883 miliardi di euro; Tav. 1A) rappresentavano il 62,3 per cento della ricchezza lorda, le attività finanziarie (3.565 miliardi di euro) il 37,7 per cento e le passività finanziarie (860 miliardi di euro) circa il 9,1 per cento”. (pag. 10).
Per completezza, rilevo (v. [3], nota 1) che la Banca d’Italia valuta il patrimonio immobiliare (facente parte delle “Attività reali”) in 4.800 mld, l’Agenzia del Territorio in 6.335 mld (una differenza di ben 1.535 mld, il motivo è spiegato nella predetta nota 1).
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2010/11/18/analisi_qualiquantitative_5_di.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2563890.html
Banca d’Italia, “La ricchezza delle famiglie italiane”, 2012
http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2012/suppl_65_12.pdf
[5] La Grecia batte l'Italia: lunedì l'accordo con la Svizzera per tassare i capitali
http://24o.it/Hywx4
[6] Lettera al Vice Presidente UE Olli Rehn 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2011/11/10/lettera_al_vice_presidente_ue.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2697319.html       
[7] Appunto sulla Tassa sulle transazioni finanziarie
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/10/24/appunto_sulla_tassa_sulle_tran.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758893.html      
[8] http://it.wikipedia.org/wiki/Glass-Steagall_Act
Anche in Italia, con la legge bancaria del 1936, fu introdotta la separazione tra banche commerciali e banche d’investimento.
[9] Il sistema bancario ombra irrompe al G20. "Va contenuto, dice Draghi" –21/02/2011
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=305&ID_articolo=65
[10] http://www.pmi.it/economia/mercati/articolo/54307/regolamento-ue-2012-per-le-vendite-allo-scoperto.html
[11] Recentemente, la newsletter n. 40 dell’europarlamentare Niccolò Rinaldi  ha evidenziato i pasticci italiani ed europei sulla difesa dei prodotti italiani attraverso il Made in: “Con la complicità del governo italiano, la Commissione ha ritirato il Regolamento sul Made in (comunicato), un provvedimento di sostegno agli imprenditori che non hanno delocalizzato. Al Parlamento avevamo lavorato sodo ottenendo due anni fa una larga maggioranza, ma poi tutto si è bloccato per le resistenze dei paesi del nord e l'inerzia del governo italiano (tanto Berlusconi che poi Monti)”. http://www.niccolorinaldi.it/archivio/europee/1467-europea-40.html

Post collegati (se il link non è più attivo, digitare il titolo in Google, aggiungendo eventualmente "diario - Vincesko"):
L’ammuina dei poveri e l’egoismo dei ricchi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2671843.html
I facitori dello spread
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2748019.html
Trasformazione epocale da governare al meglio
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753469.html
Il pendolo del potere economico mondiale e lo ‘stigma’ di Marchionne e Landini
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2759924.html
La globalizzazione non è un gioco equo
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760049.html
La casa è un diritto essenziale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761640.html 

Articoli collegati:
La “Lettera degli economisti” contro l’austerità del giugno 2010
http://www.economiaepolitica.it/index.php/europa-e-mondo/la-lettera-degli-economisti-contro-lausterita-del-giugno-2010/
La sinistra e la crisi
http://www.economiaepolitica.it/index.php/politiche-fiscali-e-di-bilancio/la-sinistra-e-la-crisi/
Il capitalismo entra nella sua fase senile
http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=2392:samir-amin-il-capitalismo-entra-nella-sua-fase-senile&catid=67:crisi-mondiale&Itemid=79

Aggiornamento
 
L’Ue dice sì al Made in (Italy)
16/04/2014 
http://www.businesspeople.it/Lifestyle/Fashion/L-Ue-dice-si-al-Made-in-Italy-_61816

“Il problema di Bruxelles non è il debito pubblico ma quello delle banche”
Gaël Giraud, economista gesuita, si batte in Francia per separare il credito dalla finanza: in Europa ci sono molte bombe a orologeria
Non esiste un’«economia cattolica», ci dice padre Giraud, esiste un «forum pubblico mondiale nel quale si discutono le opzioni politiche. In questo forum gli economisti hanno un ruolo importante nell’aiutare la ripartizione delle risorse». La voce del quarantenne gesuita Gaël Giraud, che prima di diventare gesuita ha studiato da economista nelle alte scuole parigine (Normale e Polytechnique), ha un suo peso in questo «forum» e – ovviamente – una sua originalità. Non solo per la denuncia del «cin...
CESARE MARTINETTI
08/10/2014

http://www.lastampa.it/2014/10/08/cultura/il-problema-di-bruxelles-non-il-debito-pubblico-ma-quello-delle-banche-kyR0JBN09yh0ube3pKuhxH/premium.html   
  
 
 
 

Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro

Inizio con questo post (come già fatto in PDnetwork nel corso del 2011), in attesa di quelle che verranno redatte per le elezioni politiche 2013 e per un’utile comparazione con quelle che sono presentate dai tre candidati del PD per le elezioni primarie del centrosinistra 2012, la pubblicazione delle Proposte del Partito Democratico, così come esse sono state elaborate ed approvate finora dagli organismi dirigenti del partito, corredandole di miei commenti sui punti salienti.

 

LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/1

  

LAVORO

 Le proposte del PD per il lavoro si pongono un duplice obiettivo. In primis dare una risposta all’emergenza disoccupazione che l’Italia sta vivendo specie per quanto riguarda i giovani, le donne, il Mezzogiorno.Allo stesso tempo serve restituire al lavoro il senso, il valore e la dignità che ad esso competono come elemento essenziale per l’identità delle persone,per la loro realizzazione umana e sociale, e in quanto fondamento della democrazia, secondo i principi e le norme della Costituzione.

 

Più crescita economica per più occupazione.

Creare maggiori opportunità di lavoro comporta innanzitutto ridare slancio all’economia italiana al fine di realizzare ritmi di crescita più elevati, qualificati e sostenibili. Sono quindi necessarie politiche macroeconomiche capaci di promuovere lo sviluppo - sostenute da iniziative europee dello stesso segno - accompagnate da riforme strutturali (il fisco, la scuola, la pubblica amministrazione, le liberalizzazioni, le politiche industriali per l’innovazione e la “green economy”) che permettano di aumentare la produttività del sistema economico e di renderlo più competitivo nel mercato globale. È in questo contesto che vanno inserite le misure volte a rendere il mercato del lavoro più inclusivo e dinamico ma anche meno frammentato e diseguale di quanto non sia oggi. Si tratta di sconfiggere l’incertezza di prospettive che, dentro la crisi, investe l’insieme del mondo del lavoro, come dimostrano i sondaggi che segnalano come la mancanza di lavoro o il rischio di perderlo siano le principali preoccupazioni di quasi una persona su due.

 

Un progetto per l’occupazione giovanile e femminile.

Oggi gli esclusi dal mercato del lavoro sono in primo luogo i giovani e le donne, occorre quindi dare priorità alla realizzazione di un “progetto nazionale” mirato a favorirne l’occupazione attraverso l’impegno coordinato, con obiettivi definiti e verificabili, del governo, delle regioni, delle altre autonomie locali e delle parti sociali. Un progetto alimentato, visti i vincoli di finanza pubblica, dall’utilizzo sinergico e finalizzato delle risorse dei fondi europei, nazionali, regionali e degli stessi fondi interprofessionali per la formazione. Strumenti principali di questo intervento dovrebbero essere, per i giovani:

·        il contratto di apprendistato da incentivare in relazione alla formazione impartita e fiscalmente agevolato per la sua trasformazione in lavoro stabile;

·        una nuova regolazione dei tirocini e degli stages, che impedisca gli abusi;

·        la defiscalizzazione per un primo congruo periodo di tempo delle imprese e delle attività professionali avviate da giovani.

Per promuovere l’occupazione femminile occorre invece:

·        il potenziamento dei servizi e dei sostegni economici per conciliare lavoro e famiglia;

·        universalizzare l’indennità di maternità e ripristinare le norme di contrasto alla “dimissioni in bianco”;

·        estendere il part-time agevolato e volontario;

·        utilizzare la leva fiscale per favorire le assunzioni femminili specie nelle aree più svantaggiate e per alleggerire l’imposizione sul reddito delle mamme che lavorano.

 

Contrastare la precarietà e riunificare il mercato del lavoro.

La ragione di fondo della diffusione di rapporti dilavoro precari è la loro convenienza economica. Per mettere fine a questa situazione occorre quindi agire affinché il lavoro flessibile cessi di costare meno del lavoro stabile attraverso una graduale convergenza degli oneri sociali complessivi per le due forme di lavoro, accompagnata dalla fissazione di un salario o compenso minimo e da un’integrazione fiscale per le pensioni dei lavoratori più giovani. Più in generale, per eliminare le diversità di trattamenti e di tutele che caratterizzano i rapporti di lavoro, occorre puntare su una loro progressiva equiparazione sia per quanto riguarda le misure di sostegno al reddito, attraverso la riforma degli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, indennità di disoccupazione), sia in relazione alle protezioni sociali relative alla malattia, maternità, infortuni, dando vita così ad una base comune di diritti sociali per tutte le forme di lavoro. Non solo quindi per il lavoro dipendente ma anche per quello autonomo e professionale, secondo modalità definite da un apposito Statuto dei lavori autonomi. A queste iniziative di riunificazione del mercato del lavoro se ne devono aggiungere altre per garantirvi trasparenza e legalità, quali la lotta al lavoro nero ed irregolare,con il riconoscimento del caporalato come reato, e un costante impegno di vigilanza e di prevenzione per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

Rafforzare le politiche attive del mercato del lavoro.

Il mondo del lavoro è soggetto a grandi cambiamenti e a crescente mobilità. È quindi necessario, nell’ottica della “flexicurity” europea, coniugare le misure di sostegno al reddito con politiche attive indirizzate a favorire le transizioni professionali e la ricollocazione al lavoro delle persone a maggior rischio di esclusione come gli ultra 45enni coinvolti nelle ristrutturazioni industriali. A questi fini appare indispensabile il potenziamento dei servizi pubblici per l’impiego e la collaborazione con quelli privati. Un ruolo centrale in queste politiche è ricoperto dalla formazione che va quindi riorganizzata, qualificata e resa permanente così da facilitare l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro, specie in una fase come l’attuale caratterizzata dalla riorganizzazione dell’apparato produttivo e dalla trasformazione del lavoro stesso. In un’economia e in una società fondate sulla conoscenza, il costante aggiornamento culturale e delle competenze acquista un rilievo tale, da legittimare la proposta di fare della formazione un diritto di ogni singolo lavoratore lungo tutto l’arco della vita.

 

Il ruolo delle parti sociali.

La contrattazione collettiva concorre anch’essa alla creazione di maggiore e migliore occupazione. Da qui l’importanza per il Paese di un sistema di relazioni industriali moderno ed efficiente che riconosca nel contratto nazionale lo strumento irrinunciabile per la tutela generale delle condizioni di lavoro ma che estenda e valorizzi la contrattazione di secondo livello così da tener conto delle specifiche esigenze produttive ed organizzative delle singole imprese e allo stesso tempo di permettere miglioramenti salariali legati alla produttività. Per un efficace funzionamento delle relazioni industriali sono necessarie regole condivise tra le parti che garantiscano certezza ed esigibilità agli accordi sottoscritti e nel contempo riconoscano pienamente i diritti sindacali in azienda a tutte le organizzazioni rappresentative dei lavoratori. C’è però una lacuna che andrebbe colmata al più presto. Nel caso italiano, contrariamente a quanto accade nella generalità dei paesi europei, non esistono norme che prevedano la partecipazione dei lavoratori nella gestione delle imprese: che si tratti del riconoscimento dei diritti d’informazione e di consultazione sulle scelte strategiche dell’azienda oppure, in un sistema duale di conduzione aziendale, della costituzione di comitati di sorveglianza con l’inserimento di rappresentanti eletti dai lavoratori.

 

_______________________________________________________________________________________-

Meno precarietà, più sostegno alle famiglie, incentivi al lavoro femminile, tutela dei lavoratori autonomi e dei professionisti, formazione qualificata. Sviluppo, lavoro e welfare, per il “diritto unico” del lavoro. ________________________________________________________

 

http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm#

 

Estrapolo alcuni punti delle proposte e vi aggiungo dei commenti (l’aggiornamento viene riportato tra parentesi quadre).

(v. http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2701358 ).

 

Un progetto per l’occupazione giovanile e femminile.

Oggi gli esclusi dal mercato del lavoro sono in primo luogo i giovani e le donne, occorre quindi dare priorità alla realizzazione di un “progetto nazionale” mirato a favorirne l’occupazione attraverso l’impegno coordinato, con obiettivi definiti e verificabili, del governo, delle regioni,delle altre autonomie locali e delle parti sociali. 

La rinascita del Sud e dell’Italia in generale passa attraverso una rivoluzione insieme economica e culturale, che deve avere come soggetto principale la donna (accrescendo sensibilmente il suo tasso di attività), ed in particolare la donna-madre.

Nella Lettera di PDnetwork (cfr. nota 18) [1], è scritto:

“Sembra proprio ci sia relazione tra ruolo e grado di partecipazione della donna e indice di sviluppo di un Paese.
Secondo il IV Rapporto Onu sullo sviluppo umano nei paesi arabi http://www.resetdoc.org/story/00000000366
“il tasso di occupazione femminile (cioè la percentuale di donne dai 15 anni in su che forniscono lavoro o sarebbero disponibili a farlo) si ferma al 33%, rimanendo così il più basso del mondo”.
E “gli autori del Rapporto non esitano a sostenere che proprio dalla conquista della piena autonomia da parte delle donne potrebbe partire la rinascita commerciale, economica e culturale dei paesi arabi”.
Dal Rapporto ONU sullo Sviluppo Umano 2010, si ricava che:
“I paesi arabi includono cinque dei 10 “Top Movers” ovvero le nazioni (sulle 135 oggetto della ricerca) che hanno mostrato la migliore performance nell’ISU [Indice di Sviluppo Umano] a partire dal 1970: Oman (n.1), Arabia Saudita (n. 5), Tunisia (n. 7), Algeria (n. 9) e Marocco (n.10). Nell’Indice di disuguaglianza di genere (IDG), tuttavia, gli Stati arabi registrano un ISU regionale medio del 70 percento, ben al di sopra della perdita mondiale media del 56 percento. All’ultimo posto nella classifica mondiale relativa all’IDG è lo Yemen, con una perdita ISU dell’85 percento”. http://www.perlapace.it/index.php?id_article=5479
Dal Rapporto ISTAT relativo al II trim. 2010 (tabb. 13 e 14) http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/forzelav/20100923_00/testointegrale20100923.pdf, si ricava che il dato aggregato italiano di inattività delle donne, pari al 48,6% (39,4% al Nord e 42,4% al Centro) è determinato dal peso negativo del Sud: “Nel Mezzogiorno, il tasso di inattività della componente femminile rimane particolarmente elevato ed è pari al 63,5 per cento”, (contro il 33,7 dei maschi).
Occorrerebbe – come per i Paesi arabi – rimuovere questo macigno operando congiuntamente su due direttrici: quella economica e quella culturale”. 

Per incidere sugli aspetti culturali, in un’ottica di benchmarking,  è necessario attuare un Progetto di assistenza a domicilio alle mamme in gravidanza e nei primi 3 anni dei figli, per aggredire e rimuovere i freni culturali e innovare i paradigmi educativi (v. Educazione dei figli, in famiglia, dalla gravidanza a tre anni http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753847.html.

Considerazioni analoghe valgono per i giovani, il cui tasso di occupazione nominale (in realtà, aggiungendo i cosiddetti “scoraggiati”, è molto più elevato) è pari al 30% [ora è al 35%, ma per una corretta interpretazione dei dati v. Tasso di disoccupazione e tasso di occupazione http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2738031.html  ].

 

Contrastare la precarietà e riunificare il mercato del lavoro.

La ragione di fondo della diffusione di rapporti di lavoro precari è la loro convenienza economica. Per mettere fine a questa situazione occorre quindi agire affinché il lavoro flessibile cessi di costare meno del lavoro stabile attraverso una graduale convergenza degli oneri sociali complessivi per le due forme di lavoro, accompagnata dalla fissazione di un salario o compenso minimo e da un’integrazione fiscale per le pensioni dei lavoratori più giovani. 

[Ante riforma Monti-Fornero] La Lettera di PDnetwork [1] pone come prioritario il superamento del mercato del lavoro “duale”, attraverso: a) la riforma del diritto del lavoro, armonizzando le proposte di legge del PD in materia (cfr. note 5, 6, 7 e 8 della Lettera); b) la decisione che il lavoro precario costi più (non come) di quello stabile; c) la riforma degli ammortizzatori sociali, introducendo il reddito di cittadinanza universale e; d) l’adeguamento del cosiddetto “tasso di sostituzione” pensionistico dei lavoratori precari.

Il dibattito nel PD è intenso, poiché non c’è una proposta univoca di riforma della normativa sul lavoro, contrapponendosi essenzialmente due visioni; quella, maggioritaria, del mantenimento dell’art. 18 (cfr. DdL Ghedini-Passoni-Treu, v. [1], nota 6) e quella di un suo superamento, ma limitatamente ai nuovi assunti (cfr. DdL Ichino, v. [1], nota 5).

Infine, per quanto riguarda il finanziamento dell’adeguamento delle pensioni dei precari, si potrebbero reperire le risorse dalla riforma delle pensioni di anzianità [ora eliminate dalla riforma Fornero, destinando tutti i cospicui risparmi ad avanzo primario], attuata secondo la proposta di legge Damiano-Baretta basata sulla flessibilità e incentivi/disincentivi, previsti dalla riforma Dini del 1995 (v., tra gli altri, un articolo su l’Unità http://cesaredamiano.files.wordpress.com/2011/11/pensioni-recuperare-il-principio-della-flessibilitc3a0.pdf ).

 

Rafforzare le politiche attive del mercato del lavoro.

Il mondo del lavoro è soggetto a grandi cambiamenti e a crescente mobilità. È quindi necessario, nell’ottica della “flexicurity” europea, coniugare le misure di sostegno al reddito con politiche attive indirizzate a favorire le transizioni professionali e la ricollocazione al lavoro delle persone a maggior rischio di esclusione come gli ultra 45enni coinvolti nelle ristrutturazioni industriali. 

E’ fondamentale che l’attuazione della riforma del lavoro eviti la solita e negativa prassi italica del tavolo monco, com’è stato anche nella normativa varata dal centrosinistra: flessibilità e non anche sicurezza.

In più, mi fa piacere rimarcare l’accenno agli over 45, che sembra preso pari pari dalla nota 9 della Lettera di PDnetwork [1]:

 [9] Studio Commissione d'indagine sull'esclusione sociale, in cui si parla anche del Reddito minimo garantito (pagg. 171-191)  http://www.commissionepoverta-cies.eu/Archivio/rapporto2010.pdf (se il  link  non è  attivo, v.  http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/797F78C3-548D-45AE-AD46-CBA23BCE0B08/0/Rapporto_2010_def.pdf).
Sia l'ipotesi Ichino, sia l'ipotesi recente della CGIL http://www.cgil.it/Archivio/politiche-lavoro/AmmortizzatoriSociali/Riforma%20Ammortizzatori_PROPOSTA.pdf  non hanno il carattere della universalità ed esprimono un'ottica centrata sulla figura del lavoratore occupato, con un'accumulazione nel tempo di contributi a carico delle imprese, soprattutto, e dei lavoratori; per erogare, in sostanza, sussidi di disoccupazione, la prima per un arco temporale di 4 anni, la seconda di 3 anni; anche il suggerimento del governatore Draghi e la proposta di legge della deputata Marianna Madia hanno entrambi un'ottica parziale e volano basso. Disinteressandosi tutti e quattro di milioni di persone che sono forse in situazioni ancora peggiori dei precari, come ad esempio le centinaia di migliaia di OVER 45 (stimati in un milione), la più parte con famiglia a carico, rimasti disoccupati e “troppo vecchi per il lavoro, troppo giovani per la pensione”, che quasi nessuno considera.

 

Più crescita economica per più occupazione.

Creare maggiori opportunità di lavoro comporta innanzitutto ridare slancio all’economia italiana al fine di realizzare ritmi di crescita più elevati, qualificati e sostenibili. Sono quindi necessarie politiche macroeconomiche capaci di promuovere lo sviluppo - sostenute da iniziative europee dello stesso segno -accompagnate da riforme strutturali (il fisco, la scuola, la pubblica amministrazione, le liberalizzazioni, le politiche industriali per l’innovazione e la “green economy”) che permettano di aumentare la produttività del sistema economico e di renderlo più competitivo nel mercato globale.

Produttività.

La produttività è il nostro tallone d’Achille; negli ultimi 10 anni in Italia è calata dello 0,2%, mentre in altri Paesi analoghi, come la Germania e la Francia, è cresciuta di quasi il 2%, il che ha ridotto la competitività del nostro sistema-Paese e dei nostri prodotti. In questo mio commento nel blog “Percentualmente” (http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/05/27/istat-il-2010-in-30-grafici/ ), ho provato a dare qualche spiegazione sulla variabile “Produttività”; ne riporto uno stralcio:

3) Io, ai grafici sopra evidenziati, aggiungerei, per la sua alta rappresentatività della peculiarità della situazione italiana, quello sulla produttività http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_3.html .
Provo a fare qualche notazione.
a) La produttività è il rapporto tra la quantità o il valore del prodotto ottenuto e la quantità di uno o più fattori,richiesti per la sua produzione” Quello più oggettivo – diciamo così - è il rapporto tra quantità, perché prescinde dal prezzo-ricavo: ad esempio, il rapporto tra quantità di autovetture o frigoriferi o libri o computer prodotti ed il numero di ore lavorate impiegate nella produzione (prescindendo dalla cause, non tutte addebitabili ai lavoratori dipendenti, segnalo ad esempio che lo stabilimento polacco della FIAT produce da solo un numero di autovetture pari a quelle globalmente prodotte da tutti gli stabilimenti italiani della stessa FIAT).
b) E’ importante notare che, almeno teoricamente, dal livello di produttività e dal suo incremento nel tempo dipendono sia il livello dei salari che il loro aumento.
c) E’ quasi superfluo altresì rilevare che il livello del prezzo-ricavo (cioè di vendita) o del valore aggiunto, che è la “differenza tra il valore della produzione di beni e servizi conseguita dalle singole branche produttive e di quelli consumati (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti da altre unità produttive” http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_1.html ) di norma, in un mercato concorrenziale, rispecchia anche sia il livello qualitativo che il contenuto tecnologico dei prodotti, frutto,da un lato, della politica industriale di un Paese; dall’altro, della Ricerca&Sviluppo (R&S) sia privata che pubblica (v. al riguardo differenze tra Italia e Germania, entrambi Paesi a forte vocazione manifatturiera). 

Dinamica dei salari.

Per la legge dei vasi comunicanti, la globalizzazione [2] ha comportato e comporterà: a) la tendenza al livellamento dei salari (verso l’alto dei Paesi in via di sviluppo; verso il basso di quelli sviluppati); b) anche dei prezzi, ma solo in parte: un’aliquota delle merci prodotte ed esclusi tutti i servizi): c) la delocalizzazione di una parte delle industrie con conseguente perdita di posti di lavoro e; d) un peggioramento dei diritti e della normativa sul lavoro, con conseguente depauperamento di aliquote significative di lavoratori dipendenti a beneficio dei datori di lavoro, anche nei settori sottratti alla concorrenza internazionale, e l’aumento delle differenze sociali. [cfr. [1], note 2 e 4).

E’vero che “L’ascesa delle economie emergenti, e in particolare della Cina - come sostiene Hans Timmer, direttore delle Prospettive di Sviluppo - non va vista come una minaccia, ma come un’opportunità”, ma occorrono alcune cose:
1) la crescita dimensionale delle imprese italiane o la loro messa in rete per gli aspetti commerciali (incluso il marketing), e finanziari, per poter operare e competere in un mercato globale;
2) il sostegno dello Stato per gli aspetti prima citati, sia in termini di strutture in loco dedicate, sia in termini di visite periodiche dei massimi esponenti istituzionali (tranne l’allora presidente Ciampi e una presenza costante dell’ex presidente Prodi, ora in qualità di semplice docente, quasi nessuno [del governo Berlusconi] è andato in Cina!), ai quali va aggiunto il fondamentale fattore di “ricerca e innovazione”; e un potenziamento dei controlli e delle misure per limitare il dumping sociale;
3) infine, a fini di giustizia sociale, ma anche per innovare le relazioni tra i soggetti economico-sociali ed accrescere l’efficienza del Paese, una incisiva riforma della legislazione sul lavoro, sulla funzione dei sindacati, sulla partecipazione dei lavoratori all’azionariato ed al controllo delle imprese (v. appresso "Il ruolo delle parti sociali"). 

Ricerca e Sviluppo (e Innovazione) (R&S)

In merito al fattore “ricerca e sviluppo”, sarebbe utile un’analisi comparativa tra l’Italia e la Germania. In Germania, operano 80 sedi dell’Istituto Max Planck (Società Max Planck per l'Avanzamento delle Scienze), adeguatamente finanziate dallo Stato, che mettono gratuitamente a disposizione delle imprese i risultati delle loro ricerche.
Altrettanto fa l’equivalente italiano, il Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche). Perché i risultati sono diversi? E’ un problema di risorse, di organizzazione, di interazione inefficiente tra l’Ente e le imprese, di insufficiente orientamento all’innovazione delle imprese? In base alla mia limitatissima esperienza, un po’ tutti questi fattori.

Provo a fare alcune considerazioni da non esperto. Il livello di propensione all’innovazione è parente stretto del livello di propensione al rischio, che, secondo me, ha due determinanti, variamente calibrate per ciascun individuo: il carattere innato, frutto dei geni, e, soprattutto, l’educazione ricevuta in famiglia (in senso lato). Che poi determinano o almeno concorrono a determinare fortemente le propensioni e le scelte future, anche, ad esempio, sul corso di studi o sul tipo di lavoro o sulla decisione di rendersi autonomi o sull’accogliere il nuovo e il diverso.
1. In 'Tecnica bancaria', il tema della propensione al rischio assume una notevole importanza, poiché da esso dipende grandemente il tipo d'investimenti: la scelta tra le forme d'investimento (tra un deposito bancario, un fondo azionario piuttosto che obbligazionario o addirittura in venture capital) è strettamente correlato sì al livello del tasso di rendimento, ma – a ben vedere – soprattutto al grado di propensione al rischio, perché i tassi di rendimento più elevati incorporano un livello di rischiosità maggiore.
2. Gli istituti finanziari e gli enti di ricerca si limitano, attraverso appositi studi statistici (sondaggi, distribuzione di questionari, interviste mirate), a fotografare il fenomeno.
3. Ma, in linea teorica, sarebbe possibile influenzare la variabile “propensione al rischio”? La domanda che ne consegue è quindi: da che cosa dipende il livello di propensione al rischio? Ecco 4 link, che danno una risposta parziale a questo quesito, da angolature diverse e complementari. “Avversione (e propensione) al rischio” http://it.wikipedia.org/wiki/Avversione_al_rischio
“Stress e propensione al rischio: le differenze fra i sessi” http://brainfactor.it/index.php?option=com_content&view=article&id=196:stress-e-propensione-al-rischio-le-differenze-fra-i-sessi&catid=23:psicologia-sociale&Itemid=3
“Il testosterone e la propensione al rischio del trader”
http://www.investireinformati.com/approfondimenti/il-testosterone-e-la-propensione-al-rischio-del-trader/
“Su 'Mente & Cervello' di Gennaio, un articolo di Valentina Murelli sulle “caratteristiche imprenditoriali” riporta che, secondo uno studio pubblicato su “Nature”, alcuni ricercatori della Cambridge University, guidati da Barbara Sahakian, hanno sottoposto 16 imprenditori e 17 manager a test neurocognitivi per valutare le loro abilità decisionali ed hanno scoperto la sostanziale differenza che c’è tra un imprenditore, che guida la propria azienda, e un manager, che gestisce quella di altri: la propensione a correre rischi.
Nei vari test, gli imprenditori si sono rivelati più propensi ad assumere rischi, inoltre, hanno dimostrato anche maggiore impulsività e flessibilità cognitiva superiore. 
Insomma, le caratteristiche del bravo imprenditore sono la “propensione al rischio e l’impulsività”.
http://marketing-vendite.blogspot.com/2009/02/propensione-al-rischio-e-impulsivita-le.html
4. Pare potersene ricavare la conferma, anche in questo caso, che il livello di propensione al rischio abbia due determinanti, variamente calibrate per ciascun individuo: il carattere innato, frutto dei geni, e l'educazione ricevuta. Che poi determinano o almeno concorrono a determinare le scelte future, anche, ad esempio, sulla scelta del corso di studi o sul tipo di lavoro.
5. L'Italia è caratterizzata e nota in Europa e forse nel mondo per l'altissimo numero di partite IVA (mi pare in totale 8 milioni), il che – al netto però del peso rilevante del lavoro autonomo, compreso quello che è tale solo formalmente -attesterebbe una notevole diffusione dello spirito imprenditoriale. Anche al Sud c'è un numero elevato di partite IVA. Ciononostante, il Politecnico di Torino – che fa anche da incubatore di nuove imprese, mettendo a disposizione il frutto delle sue ricerche – pare riesca ad attivare molte più spin-off e start-up della facoltà d'Ingegneria dell'Università “Federico II” di Napoli, anche per mancanza – diciamo così - di materia prima imprenditoriale.
6. Io sono stato, nella mia vita lavorativa, sia lavoratore dipendente, sia imprenditore, sia lavoratore autonomo. Beh, posso assicurare che, avendo una propensione al rischio bassa, credo determinata soprattutto dall'educazione, quando sono stato costretto a mutarmi in imprenditore, ho penato moltissimo ed ho impiegato diversi anni per adattarmi, ma mai del tutto.
7. Ho capito, quindi, per esperienza empirica diretta, che, al netto del carattere, vale a dire del fattore innato, l'educazione (che è l'insegnamento sostenuto, rafforzato dall'esempio) svolge un ruolo fondamentale nel determinare la propensione al rischio: che è materia prima indispensabile sia per creare un'impresa, sia per scalare una montagna, sia per passeggiare di sera in un quartiere malfamato di Napoli, sia per diventare un condottiero, sia per creare e dirigere (e contendere la leadership di) - persino in Italia - un partito nuovo, sia per decidere il proprio portafoglio titoli. 
La soluzione, quindi, è investire nell'educazione in famiglia (e nella scuola, ma dopo), innovando il paradigma educativo-culturale materno-femminile-protettivo-conservativo, influenzato storicamente e profondamente dalla Chiesa cattolica italiana.  

Questo articolo de Lavoce.info viene a bomba sul tema dell’educazione e della propensione al nuovo AIUTARE I GIOVANI A GUARDARE LONTANO  di Alessandro Rosina 12.07.2011 http://t.contactlab.it/c/1000009/2995/31126749/21279  

 

Il ruolo delle parti sociali.

[…]. C’è però una lacuna che andrebbe colmata al più presto. Nel caso italiano, contrariamente a quanto accade nella generalità dei paesi europei, non esistono norme che prevedano la partecipazione dei lavoratori nella gestione delle imprese: che si tratti del riconoscimento dei diritti d’informazione e di consultazione sulle scelte strategiche dell’azienda oppure, in un sistema duale di conduzione aziendale, della costituzione di comitati di sorveglianza con l’inserimento di rappresentanti eletti dai lavoratori. 

Sultema, allego questo mio ‘post’: Partecipazione dei lavoratori alla proprietà edal controllo delle aziende http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2586257.html,dal quale stralcio: 

Premessa: come ho riportato nella Lettera di PDnetwork alla Segreteria Nazionale: a) i salari italiani sono – e non da ora - tra i più bassi d’Europa (cfr. nota 11); b) tra i 30 paesi Ocse, oggi l’Italia ha il sesto più grande gap tra ricchi e poveri (cfr. nota 2).
La globalizzazione, [2] col corollario di delocalizzazioni di imprese, impone, ancor più di prima, di abbandonare le contrapposizioni pregiudiziali e di ricercare e trovare pragmaticamente soluzioni innovative, nell’interesse del Paese ed in particolare dei ceti medi e bassi.
Si sta parlando, come parte della soluzione, di partecipazione dei lavoratori alla proprietà ed al controllo (nel Consiglio di sorveglianza) delle aziende (vedansi all'interno del post linkato più sopra le proposte di legge http://www.pietroichino.it/?p=2981  ). [3]


[1] Lettera di PDnetwork  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html

[2] La globalizzazione non è un gioco equo  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760049.html

[3] FIAT, Marchionne, cogestione e produttività http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2754319.html 

  

Articoli collegati:

I diritti alzano la voce”, per un nuovo welfare  http://video.repubblica.it/dossier/crisi-italia-2011/i-diritti-alzano-la-voce-per-un-nuovo-welfare/81239/79629

 Una tesi eterodossa della professoressa Chiara Saraceno (in calce all’articolo un mio commento). MENO TASSE PER LE DONNE: INEFFICACE E INGIUSTO di Chiara Saraceno  21.11.2011  Per favorire l'occupazione femminile il governo Monti starebbe valutando una differenziazione nella imposizione fiscale sul reddito da lavoro di donne e uomini. L'idea è inefficace e ingiusta. Inefficace perché non c'è abbassamento di aliquota che compensi una domanda di lavoro debole o nulla rivolta a donne a bassa qualifica. Ingiusta perché rischia di rivelarsi una redistribuzione da famiglie a reddito basso verso quelle a reddito alto. Più utile investire nella formazione e destinare tutte le risorse possibili all'allargamento dell'offerta di servizi di cura.  http://t.contactlab.it/c/1000009/3083/33490847/23305 

Un articolo interessante, soprattutto perché indica una opportuna de-ideologizzazione del tema (in calce un mio commento):

22 novembre 2011  Articolo 18 e Pd, mediazione possibile? Il governo Monti e le nuove norme sul lavoro: i dem si spaccheranno?  Mariantonietta Colimberti  http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/130950/articolo_18_e_pd_mediazione_possibile

 

 

 

Facile profeta

Sono stato facile profeta. Il 19 ottobre, in calce ad una intervista del senatore Nicola Rossi a “Europa”, ho scritto:

Qual è il problema se Bersani, con l’aiuto del suo amico presidente francese Hollande, chiede ed ottiene (ovviamente per tutti i Paesi) un allentamento anti-ciclico degli obblighi derivanti dal ‘fiscal compact’?”.

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137880/pd_socialista_non_serve

 

Ricavo ora dal comunicato del PD sulla visita di oggi di Pierluigi Bersani al presidente francese Hollande (la sottolineatura è mia):

L'incontro di oggi tra il presidente francese, Francois Hollande, "è stato molto amichevole. Non è la prima volta che ci vediamo, ma questa volta l'ho chiamato signor presidente ed è stata una grandissima soddisfazione". Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, al termine di un incontro all'Eliseo con il Capo dello Stato della Francia. 

"Un'altra Europa è possibile", ha aggiunto Bersani sottolineando che nel Vecchio continente c'è "la possibilità di una piattaforma che vede una convergenza larga e precisa dei partiti progressisti e dei governi che si ispirano alleforze progressiste". Tutto ciò, ha proseguito il leader del Pd "per avere un'Unione europea che insieme al rigore metta un po' di lavoro. Il meccanismo austerità-recessione-austerità - ha avvertito - sta mettendo in difficoltà tutta l'Europa". 

Per Bersani questo"è ormai recepito grandissimamente. Semmai il problema è che le risposte non sono così veloci come è veloce la crisi". Nel corso dell'incontro con Hollande all'Eliseo 'la cosa che abbiamo sottolineato entrambi è che non abbiamo molto tempo", ha aggiunto ancora il segretario del Pd, aggiungendo: "Le proposte ci sono, la piattaforma pure, e quindi le decisioni devono essere più rapide. Non si può essere trattenuti dalle diverse situazioni nazionali, opinioni pubbliche, elezioni... Bisogna arrivare a qualche decisione. Questa e' nettamente la mia opinione, considerando in particolare il caso dell'Italia che e' molto problematico". 

Bersani ha quindi aggiunto che con Hollande "abbiamo una visione comune: lanciare un grande progetto europeo sul piano politico e culturale. C'è l'esigenza di un orizzonte europeo che non può essere ritenuto utopia, perché l'alternativa è un disastro". 

"Questo - ha concluso - deve essere fatto a partire dai Paesi dell'Eurozona, che devono rilanciare un orizzonte europeo di maggior integrazione, disciplina, ma anche di politiche economiche e fiscali".

http://www.partitodemocratico.it/doc/245459/unaltra-europa-possibile.htm

 

Post collegati:

“Trasformazione epocale da governare al meglio”

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753469.html

Bersani vs Renzi: economia mista o liberismo?”

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758537.html

 “Tra Bersani e Renzi il gioco si fa duro”

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758539.html 


Infine, allego:

Pier Luigi Bersani at the Renaissance Conference in Paris, 17.03.2012

http://www.youtube.com/watch?v=HTc1S9eaVPQ 

 

Il governo Monti al capolinea


“Per ora, dunque, la fase due del governo Monti, che, dopo le misure “lacrime e sangue” dei mesi scorsi avrebbe dovuto avviare il rilancio dell’economia, resta ferma al palo.

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/136755/dal_seminario_anche_cose_concrete_passera_nessun_contrasto_con_grilli 


Per la precisione, rilevo che il grosso dei sacrifici è stato deciso dal governo Berlusconi-Tremonti:
Questa analisi del “Sole 24 ore”, davvero utile, però carente per alcuni aspetti e piuttosto imprecisa per il capitolo pensioni, è una conferma (“aggravata” per il metodo usato, cioè cumulando gli effetti) dei dati che vado scrivendo da mesi in alcuni ‘post’ e in decine di commenti qui e altrove: il lavoro “sporco” lo ha fatto soprattutto il governo Berlusconi-Tremonti. Se si considera il parametro iniquità, è anche peggio! Riepilogo [delle manovre correttive da inizio legislatura, importi cumulati]:
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
- governo Monti 63,2 mld
Totale 329,5 mld. [1]
 
Dato a Cesare quel che è di Cesare, il CdM inconcludente di venerdì 24 agosto è la dimostrazione plastica del fatto che l’attuale governo Monti – sostenuto dalla troppo eterogenea maggioranza Csx-Cdx - è arrivato al capolinea. Per decisione di Monti e di Grilli, [2] contrari a reperire le indispensabili risorse per la crescita attraverso il varo – accanto alla “spending revuew” ed all’alienazione di parte del patrimonio pubblico – dell’imposta patrimoniale sui patrimoni superiori ad una certa soglia (oltre ad un prestito forzoso per la diminuzione celere del debito).  [3] [4] Unica misura oggi possibile – ed equa – poiché i quasi 330 mld cumulati delle manovre correttive varate finora hanno colpito soprattutto il ceto medio-basso (solo le pensioni stanno procurando un risparmio di oltre 22 mld l’anno [5]; io, detto per inciso, ho "contribuito" con 20 mila € in un solo anno) e persino i poveri (taglio del 90% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni). 

[1] Il lavoro sporco del governo Berlusconi-Tremonti 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/07/17/il_lavoro_sporco_del_governo_b.html 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html 
[2] Vittorio Grilli è stato, fino al novembre 2011 (cioè quando è diventato prima vice ministro e poi ministro dell’Economia del governo Monti), direttore generale dello stesso ministero, perciò strettissimo collaboratore dell’ex ministro Tremonti, l’autore delle manovre correttive pesanti e molto inique succedutesi dal maggio 2010 (dopo la crisi greca) fino alla caduta del governo Berlusconi.
[3] Dossier Imposta patrimoniale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2011/08/10/analisi_qualiquantitative_14_i.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html
[4] L'INTERVISTA Grilli: "Niente aiuti Bce e meno tasse. Ecco come salveremo l'Italia"
Il ministro dell'Economia: "Forse esisteva un caso Italia, ora non più". "Abbiamo fatto molto, no alla patrimoniale. Intervenire sui mercati del debito sovrano per stabilizzarli è dentro il mandato Bce. Tutti conoscono la gravità della crisi, ognuno pensa che a cambiare debbano essere gli altri"  di MASSIMO GIANNINI   12 agosto 2012
http://www.repubblica.it/politica/2012/08/12/news/intervista_grilli-40810646/
L'INTERVISTA - IL MINISTRO DELL'ECONOMIA
«Ecco il piano per ridurre il debito»
Grilli: «Vendite da 15-20 miliardi l'anno. C'è chi scommetteva sul fallimento del Paese, adesso i tassi migliorano»
di Ferruccio De Bortoli  15 luglio 2012
http://www.corriere.it/economia/12_luglio_15/grilli-intervista-debito-debortoli_76e4961e-ce3e-11e1-9b00-18ac498483bd.shtml
[5] “Il dividendo della crescita a pensionati e lavoratori”
http://cesaredamiano.files.wordpress.com/2012/08/ilsole24ore_il-dividendo-della-crescita-a-pensionati-e-lavoratori_cd.pdf

Aggiornamento:

La Grecia batte l'Italia: lunedì l'accordo con la Svizzera per tassare i capitali
1 settembre 2012
Mentre Roma è distratta da polemiche interne lunedì sarà finalizzato l'accordo fra il governo di Atene e le autorità elvetiche in base al quale i conti dei cittadini ellenici occultati nelle banche svizzere saranno tassati e le casse statali greche potranno recuperare fra i 4 e i 6 miliardi di euro. Lo riferisce l'autorevole quotidiano To Vima (La Tribuna). L'accordo - come ha scritto anche il settimanale tedesco Der Spiegel - ricalcherà quelli già firmati da Atene con i governi di Berlino e di Londra. E l'Italia? Ai parlamentari italiani forse non piace recuperare i soldi degli evasori all'estero in questo momento così difficile per il paese? Ma torniamo alla Grecia che ci sta battendo sul tempo.Per finalizzare l'accordo, il vice ministro delle Finanze greco George Mavraganis lunedì incontrerà la controparte elvetica. Sempre secondo Der Spiegel, nelle banche svizzere…
di Vittorio Da Rold - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/Hywx4 

Post collegati:
Bersani vs Renzi, il competente e onesto segretario gentiluomo e lo sfidante coraggioso e tosto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/09/09/bersani_vs_renzi_il_competente.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753331.html
Il Prof. Monti e lo statuto dei lavoratori, manovra diversiva, in parte persino inconsapevole
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/09/15/il_prof_monti_e_lo_statuto_dei.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753968.html
La macroscopica mistificazione pro-Monti e la slealtà dei democratici ‘montiani 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/10/02/la_macroscopica_mistificazione.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2756061.html
Fuoco incrociato, Grilli fucilato                         
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/10/03/fuoco_incrociato_grilli_fucila.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2756283.html



 

Misure anti-crisi

La recessione sta presentando il conto. Il tasso di disoccupazione si attesta a giugno 2012 al 10,8%, il dato più alto dal 2004; [1] anche se valgono le stesse obiezioni che ho formulato relativamente ai dati di aprile 2012, cioè di un tasso di disoccupazione che cresce per effetto del travaso dagli inattivi. [2]

Si impongono, sempre più, misure per la crescita. La riforma del lavoro varata recentemente, frutto peraltro di un compromesso tra il centrosinistra ed il centrodestra, da sola non sarà sufficiente. E', almeno in parte, solo un mero strumento che va integrato sul versante fiscale, attraverso una detassazione significativa del costo del lavoro - in generale ed in particolare per la componente femminile e giovanile - da finanziare con una tassazione dei capitali e della ricchezza mobiliare ed immobiliare.

La misura sul lato del lavoro va completata con altre sul versante della casa e rafforzando gli ammortizzatori sociali.

E’ inutile girarci attorno, stante il reddito disponibile attuale e futuro di milioni di giovani e non ed il numero drammaticamente insufficiente di alloggi a prezzi accessibili, sia da acquistare, sia da affittare, è in-di-spen-sa-bi-le il varo di un corposo piano di edilizia residenziale pubblica di qualità.
Io non credo al contributo determinante o prevalente dei privati alla soluzione del problema casa; occorre un piano pubblico, basato sia su nuove costruzioni, sia sulla rottamazione di quelle vecchie, per salvaguardare il più possibile prezioso suolo agricolo, ma secondo un criterio di qualità, affidandone la progettazione – di complessi-tipo replicabili, con caratteristiche di risparmio energetico ed eventualmente l’utilizzo di pannelli solari e fotovoltaici – ad un architetto del livello di Renzo Piano o un altro grande architetto specialista del ramo (cfr. Lettera di PDnetwork, v. [3]).

Ho già scritto più volte negli ultimi due anni che la crisi sarà dura e lunga (almeno 15 anni), sono indispensabili queste tre misure: riforma della legislazione sul lavoro, in particolare quello precario, a favore dei precari, facendolo costare più di quello stabile; reddito di cittadinanza universale per i periodi di inattività; ed un piano corposo pluriennale di alloggi pubblici (almeno 25 mila all’anno, il decuplo di quelli che si sono costruiti in media negli ultimi 20 anni).

L’effetto combinato di queste tre misure: reddito di cittadinanza universale – opportunamente disciplinato –, costo orario del lavoro precario maggiore di quello stabile ed un alloggio ad affitto sociale, consentirebbe a 2-4 milioni di persone (i disoccupati sono ora 2 milioni e 800 mila, i cassintegrati circa mezzo milione, gli inattivi oltre 14 milioni, di cui quasi 10 milioni di donne, per la più parte al Sud) di fronteggiare la crisi economica ed occupazionale per i prossimi 5-10-15 anni.

 

[1] ISTAT - Occupati e disoccupati giugno 2012 (dati provvisori)

http://www.istat.it/it/archivio/68149

 

[2] Tasso di disoccupazione e tasso di occupazione

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2738031.html

 

[3] Piano corposo di alloggi pubblici di qualità

[Nota 10] Piano di edilizia residenziale pubblica e popolare.
GESTIONE DEL TERRITORIO
Negli ultimi decenni, tra la destra e la sinistra, non è emersa, in particolare a livello locale, una marcata differenza nel modo di governare il territorio italiano, elemento fondamentale non soltanto per le sue intrinseche finalità, ma anche per lo sviluppo del turismo (*) e la qualità della vita delle persone, influenzata sia dal controllo del proprio tempo (spostamenti da e per i luoghi di lavoro), sia dalla relazione - sottovalutata – tra il territorio (urbanistica e architettura) e la psicologia delle persone.
(*) Esprimiamo un interesse ed un auspicio particolari, ai fini della lotta al degrado e per lo sviluppo integrato e globale del territorio, rispetto a:
1) la rimappatura (in parte già esistente) del degrado storico, artistico e ambientale nazionale, attraverso un piano particolareggiato globale; 2) interventi finanziari finalizzati a recuperare tali beni ed a valorizzare le competenze specialistiche di tutto il settore (bene inestimabile del nostro Paese); 3) il rilancio del settore turistico attraverso incentivi, anche economici, alla valorizzazione ed allo sviluppo di tutto il settore.
Milioni di attuali e potenziali turisti (dell'Est europeo, di cinesi, indiani, etc.) già oggi, ma soprattutto nel futuro, vorranno conoscere quello che oggi purtroppo stiamo distruggendo piegandoci ad un ottuso pensiero economicistico, con il quale si pensa (Tremonti, Bondi) che col territorio, la sua storia, le sue bellezze, la cultura non si mangia. Noi siamo del parere opposto. Il settore potrà fare da traino al resto dell'economia se sviluppato con criteri che interagiscono più strettamente con lo sviluppo e l’interesse nazionale.
Se vogliamo cambiare, dobbiamo mettere una pietra sopra a quanto si è fatto finora e cominciare dalle basi solide che già esistono; se continueremo a distruggere queste basi, non molta speranza resterà per la rinascita del nostro Paese

Occorre, come PD, agire su tre direttrici:
1. la prima, emanando una rigorosa legge sul regime dei suoli, basata su tre pilastri: la prevalenza dell'interesse pubblico; la titolarità esclusiva pubblica delle scelte attinenti al governo del territorio; la pianificazione, in coerenza con i benchmark europei;
2. la seconda, realizzando un piano corposo di edilizia residenziale pubblica (sovvenzionata, convenzionata e autocostruita  http://www.alisei.org/italia/italia.html );
3. la terza, attuando un piano di rottamazione edilizia (v. http://www.radicali.it/download/pdf/casa.pdf ).

2 - PIANO CORPOSO DI EDILIZIA PUBBLICA
Quello della casa è uno dei problemi più grossi, che dovrebbe costituire un obiettivo prioritario del Partito Democratico.
Nel famoso programma di quasi 300 pagine, che fu elaborato dal Cantiere dell'Unione, il problema casa vi fu inserito per forte sollecitazione della base (La casa: un diritto di tutti, pagg. 178-180).
Il governo Berlusconi, non appena insediato, ha varato il “Piano casa”, che si è rivelato un bluff, perché è tale solo nel nome, essendo un piano di aumento delle... volumetrie; in più ha tagliato, per il 2009, 550 milioni già stanziati allo scopo dal governo Prodi nel 2007.
Occorre riprendere quelle proposte. In particolare: a) investire molto di più in edilizia pubblica; b) utilizzare la leva fiscale per scoraggiare il nero; c) ridurre il carico fiscale sugli affitti; d) disincentivare il numero di case tenute sfitte.
In Italia, ci sono circa 955.000 alloggi popolari, ma dalla fine degli anni '80, anche se i lavoratori pagavano per l'edilizia pubblica i contributi GESCAL (fino al 1994), se ne costruiscono pochissimi: in media 2.000 all'anno, contro 10 o 15 o 20 volte tanto in altri Paesi europei, come la Francia, la Germania o i Paesi scandinavi.
Negli altri Paesi europei, infatti, vengono costruiti molti più alloggi popolari, per calmierare i prezzi degli affitti e tutelare i ceti più poveri.
La proprietà della casa, a ben vedere, o un affitto agevolato (affitto sociale) sono spesso per milioni di persone percettrici di redditi bassi (salari o pensioni) ciò che fa o potrebbe fare la differenza tra un'esistenza difficile ma economicamente sostenibile e la povertà.

Principi ispiratori raccomandati: noi non crediamo al contributo determinante o prevalente dei privati alla soluzione del problema casa; occorre un piano pubblico, basato sia su nuove costruzioni, sia sulla rottamazione di quelle vecchie, per salvaguardare il più possibile prezioso suolo agricolo, ma secondo un criterio di qualità, affidandone la progettazione – di complessi-tipo replicabili, con caratteristiche di risparmio energetico ed eventualmente l’utilizzo di pannelli solari e fotovoltaici - a un architetto del livello di Renzo Piano o un altro grande architetto specialista del ramo.
Se capita di partecipare ad una visita guidata organizzata da qualche Facoltà di Architettura, anche al Sud, di diversi e variegati complessi di case popolari, si ricava facilmente che il risultato, anche in termini di durata, ma non solo, è determinato dai criteri urbanistici ed architettonici ispiratori ed a progetti esecutivi basati sulla qualità.
“Lettera di PDnetwork alla Segreteria Nazionale ed ai Gruppi parlamentari PD”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html 

P.S.:
L’idea e parte dei commenti di questa interessantissima trasmissione (vi si parla di edilizia residenziale pubblica, passata e futura) sembrano copiati dalla Lettera di PDnetwork (vedi sopra): ne suggerisco la visione integrale.

TELECAMERE 15/01/12
Durata: 00:50:25
Anna La Rosa e i suoi ospiti, parlano dei problemi legati alla casa
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-60f3882a-1710-4fb1-9f91-ce79a1416528.html 

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. lavoro crescita istat disoccupazione casa

permalink | inviato da magnagrecia il 31/7/2012 alle 19:55 | Versione per la stampa
Sfoglia luglio        settembre
temi della settimana

educazione banca d'italia sviluppo intellettuale elsa fornero pensioni draghi curiosita' sessuali pd bersani germania bce ue fake news renzi sessualità debito pubblico berlusconi imposta patrimoniale crisi economica economia



ultimi commenti
4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


links


archivio

Blog letto1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0