.
Annunci online

L’oligarchia al potere comanda contro l’interesse del popolo europeo

 
Carlo Clericetti - 26 MAR 2015
Bce: l’austerità incrina la fiducia
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2015/03/26/bce-lausterita-incrina-la-fiducia/
 
 

@desertflower (26 marzo 2015 alle 21:30)

Sono d’accordo, l’oligarchia al potere comanda contro l’interesse del popolo europeo.

Osservo, però, per la crescita del debito pubblico (che, al 31.01.2015, ammonta a 2.165 mld), che questo è un dato strutturale italiano ben prima dell’adozione dell'Euro. D’altronde, è facile constatare che se, pur avendo un avanzo primario (e questo succede da quasi 20 anni), gli interessi passivi determinano un deficit di bilancio, il debito non può che aumentare. Infatti, a fronte di un avanzo primario di circa il 2,5% del Pil (circa 40 mld), dobbiamo pagare interessi passivi per un ammontare più che doppio (5,3% pari a circa 85 mld annui), di conseguenza ogni anno il debito aumenta della differenza (45 mld). Questi 85 mld vanno ovviamente ai detentori del debito: 90% banche ed altri istituzioni finanziarie (di cui 57% nazionali e 33% estere, pari a 716,5 mld, al 31.12.2014) e 10% famiglie (cfr. Finanza pubblica, fabbisogno e debito).

A questo, poi, si aggiungono, dal 2012, due poste straordinarie: conferimenti ai fondi salva-Stato (che sono dei prestiti a titolo oneroso ai Paesi in difficoltà) e pagamento dei debiti della PA (autorizzato dall’UE).
Per quanto riguarda i conferimenti, rilevo che, nel fuoco della crisi da spread, era programmato che l’Italia versasse oltre 300 mld in 5 anni (cfr. Aiuti UE, l’Italia contribuirà con 300 miliardi in cinque anni), poi per fortuna ci siamo fermati a 60 (cfr. il Supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia allegato più sopra).
Mentre finora sono stati erogati/pagati debiti pregressi della PA per 40 mld (cfr. 40 miliardi erogati alle amministrazioni pubbliche per i debiti arretrati, ai creditori pagati 32,5 miliardi).

Queste due poste, pari in totale a 100 mld, vengono considerate straordinarie anche in sede di report ufficiali, tant’è che nei documenti del MEF inviati all’UE vengono elaborati due rapporti debito/Pil: uno al lordo ed un altro al netto di esse.

Di fronte alla situazione del nostro enorme debito pubblico e dei gravosi interessi passivi che lo autoalimentano, occorrerebbe:

a) da un lato, all’esterno, poiché la deflazione aggrava l’onere del suo servizio (il tasso di deflazione si aggiunge al tasso nominale dell’interesse, con vantaggio dei creditori e svantaggio dei debitori; l'opposto il tasso d'inflazione), che la BCE cooperasse a riportare il tasso d’inflazione al suo obiettivo statutario (poco sotto il 2%), che anzi avrebbe dovuto salvaguardare!, ed il QE da solo è insufficiente;

b) da un altro, sempre all’esterno, che l’UE adottasse (e/o almeno consentisse) una congrua manovra fiscale espansiva (non il ridicolo piano Juncker, ma il piano Prodi-Quadrio Curzio degli EuroUnionBond: fondo UE di 1.000 mld garantito dall'oro e da altri asset pubblici nazionali, per mobilitare 3.000 mld da destinare parte per ridurre il debito pubblico (70%) e parte per finanziare gli investimenti (30%), (cfr. EuroUnionBond per la nuova Europa) o quello di Varoufakis (cfr. Varoufakis: “Ecco il mio Piano Merkel”);

c) da un altro ancora, all’interno, varare misure taglia-debito (e, riducendo gli interessi passivi, per la crescita) più efficaci dei risibili ricavi rivenienti dalle privatizzazioni (programmati 10 mld all’anno), come ad esempio il varo di una corposa imposta patrimoniale straordinaria sul 5% più ricco delle famiglie (che possiede una ricchezza netta di 2.000 mld), a bassa propensione al consumo e quindi senza effetti recessivi.

 

PS:

Confido adesso un mio pensiero “cattivo”. La strage aerea provocata volontariamente dal secondo pilota tedesco rischia di essere la metafora dell’Euro e forse dell’UE. L’oligarchia al comando, a guida tedesca, e con l'acquiescenza della sinistra riformista, ha scelto da anni una via – quella dell’austerità e della deflazione dei salari e la riduzione del welfare e dei servizi pubblici, nonché l'esplosione delle disuguaglianze - che sta portando l’Unione Europea in rotta di collisione con i diritti democratici e civili della stragrande maggioranza del popolo europeo.

 

 
Post e articoli collegati:
 
UE, dirigenti illuminati o massoni reazionari?
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2826862.html

Piano taglia-debito per la crescita
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2792930.html

Davide Tarizzo: Il teorema di Maastricht e la sua confutazione
Martedì 24 Marzo 2015
http://www.sinistrainrete.info/europa/4891-davide-tarizzo-il-teorema-di-maastricht-e-la-sua-confutazione.html 


**********

AVVISO: Avarie frequentissime della piattaforma il.cannocchiale.it
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2829460.html


ANALISI QUALI-QUANTITATIVE - 14 - IMPOSTA PATRIMONIALE


Dossier

 

Imposta Patrimoniale


Ovunque c'è grande proprietà, c'è grande diseguaglianza. Per ogni uomo molto ricco ce ne devono essere per lo meno cinquecento poveri, e l'opulenza di pochi presuppone l'indigenza di molti” (Adam Smith).

 

I nemici dell’imposta patrimoniale, misura indispensabile, sono sia il 10% di popolazione che detiene il 45% della ricchezza nazionale - il che è normale -, sia quel certo numero di “utili idioti” ben retribuiti al loro servizio – il che è comprensibile -, sia, purtroppo, la massa di milioni di “utili idioti” che gratuitamente appoggiano la politica economica di destra, dettata dal e nell’interesse del 10% predetto, e che, chissà perché, come scriveva Einstein a Freud, chiedendogli lumi, a proposito della guerra, appoggiano decisioni (o ‘non decisioni’, com’è il caso della patrimoniale) che vanno contro il loro interesse.

 

Invece, per far fronte alla terribile crisi economica ed occupazionale, che sarà lunga, è fondamentale apprestare un mix di misure che, da un lato, aumentino le tutele di welfare, riformino il mercato del lavoro, varino un corposo piano di alloggi pubblici di qualità; dall’altro, trovino le risorse finanziarie, chiamando a contribuire secondo capacità di reddito e, appunto, consistenza patrimoniale.

 

I numeri elettorali, se opportunamente spiegate e propagandate, sono dalla parte di queste misure; i partiti di centrosinistra non potranno non attuarle. Ma bisogna evitare di fare ammuina, la solita ammuina che favorisce i ricchi.

 

L’introduzione di un’imposta patrimoniale è stata suggerita, nell’ordine, da: Carlo De Benedetti, [*] Giuliano Amato, Pellegrino Capaldo, Walter Veltroni (al Lingotto2), la CGIL, Eugenio Scalfari ed altri.

 

Per chi fosse interessato, riporto un’amplissima documentazione relativa all’imposta patrimoniale, tratta da mie discussioni sul tema, proposte e svolte in PDnetwork.

 

Riporto le quattro proposte, alcuni commenti e la replica di Amato, ed infine una nota con i link alle analisi sulla ricchezza delle famiglie, elaborate dalla Banca d’Italia.

 

 

PROPOSTE:

 

Proposta di Giuliano Amato
«Se è vero che il debito pubblico è la strozza più soffocante sul collo dei nostri giovani, sarebbe responsabilità delle nostre generazioni che quel debito l'hanno creato non lasciarlo in eredità ai giovani, almeno non in questa devastante misura. Il debito è di 30 mila euro a italiano: liberarci di un terzo di esso già lo ricondurrebbe a dimensioni governabili, sotto l'80%; significherebbe pagare 10 mila euro a italiano. Ma siccome gli italiani non sono tutti uguali, potremmo mettere la riduzione a carico di un terzo degli italiani. A quel punto sarebbero 30 mila € per un terzo degli italiani, magari in due anni».
http://www.rassegnastampa.comune.roma.it/View.aspx?ID=2010122217478048-1
link sostituito da:
http://archiviostorico.corriere.it/2010/dicembre/22/Amato_finito_ciclo_patto_terzo_co_9_101222034.shtml
 
Proposta di Pellegrino Capaldo
Imposta straordinaria sulle plusvalenze immobiliari, tra il 5% e il 20% del valore corrente, per dimezzare il debito pubblico, per un ammontare complessivo di 900 miliardi, che porterebbe il debito pubblico al 59% del PIL.
http://archiviostorico.corriere.it/2011/gennaio/26/Capaldo_rebus_debito_pubblico_Ricetta_co_9_110126026.shtml  

 

Proposta di Walter Veltroni

“Portiamo il debito a quota 80 per cento, attraverso: a) revisione di tutta la spesa pubblica, settore per settore; carriere e stipendi di tutti, in alto come in basso, vanno legati alla valutazione dei risultati (cfr. nota 13 Lettera PDnetwork);  abolizione delle province nelle città metropolitane (cfr nota 15, più severa); un solo Ufficio territoriale del Governo; un solo istituto di previdenza; un nuovo modello di difesa, integrato in Europa, con meno uomini, e mezzi più sicuri ed efficaci (cfr. nota 14, in particolare Analisi quali-quantitativa delle Spese militari). b) valorizzazione del patrimonio pubblico: una quota significativa del patrimonio pubblico va conferita ad un'apposita Società, partecipata dal sistema delle Autonomie, che la paga finanziandosi sul mercato e recando a garanzia il patrimonio ricevuto. Tutte le risorse acquisite, dal primo all’ultimo centesimo, sono usate dallo Stato per ridurre il debito, mentre la Società sarà libera di valorizzare il patrimonio come meglio crederà, fermi restando i vincoli culturali, ambientali e storico-paesaggistici (cfr. nota 10); c) al 10% degli Italiani che detengono il 45% della ricchezza (cfr. nota 2): «per abbattere il debito più rapidamente, ho bisogno del vostro aiuto:vi chiedo un contributo straordinario per tre anni per far scendere il debito in modo rapido verso dimensioni più rassicuranti»”.

http://www.scuoladipolitica.it/web/magazine.aspx?did=412
link sostituito da:
http://www.partitodemocratico.it/doc/202350/veltroni-al-lingotto-fuori-dal-900.htm
link non più attivo, sostituire con:
http://www.unita.it/polopoly_fs/1.267624.1295711208!/menu/standard/file/LINGOTTO2.doc  oppure 
http://www.ilpost.it/2011/01/23/veltroni-lingotto-2011/

 

Proposta della CGIL

Sintesi  http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=16043 

Documento completo  http://host.ufficiostampa.cgil.it//Documenti//private/CGIL_ImpostaGrandiRicchezze_26mar11.pdf

 


COMMENTI:

1) Conti pubblici, Fassina: "Proposta Capaldo sbagliata e iniqua"
di Stefano Fassina, pubblicato il 26 gennaio 2011
http://beta.partitodemocratico.it/doc/202518/conti-pubblici-fassina-proposta-capaldo-sbagliata-e-iniqua.htm

2) Debito pubblico Le ipotesi L'intervista «La proposta Amato? Non sarebbe sufficiente». Intervenire su immobili e patrimoni consentirebbe di affrontare la mole dell' esposizione dello Stato
Capaldo: rebus debito pubblico Ricetta possibile la privatizzazione
«Imposta sulle plusvalenze immobiliari tra il 5 e il 20% per liberare risorse»
Macaluso Antonio (26 gennaio 2011)
http://archiviostorico.corriere.it/2011/gennaio/26/Capaldo_rebus_debito_pubblico_Ricetta_co_9_110126026.shtml

3) Foglio di venerdì 28 gennaio 2011
"Le patrimoniali di Amato e Capaldo non scaldano né Pd né Terzo polo"
di Arnese Michele
http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2011012817745935-1

link sostituito da:

http://www.cnel.it/Cnel/view_groups/download?file_path=/shadow_rassegna_stampa/attachments/000/350/858/035-X1UM3.pdf


4) "Patrimoniale? Commenti concordi: Berlusconi fa propaganda, ma la crisi finanziaria incombe"
01 febbraio 2011
http://www.blitzquotidiano.it/economia/patrimoniale-berlusconi-capaldo-ichino-amato-crisi-733440/

5) "Patrimoniale? Ricolfi sconsiglia"
di Andrea Testa
01 febbraio 2011
http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/337236/

6) "Imposta patrimoniale, una buona intenzione che fa danni"
di Gilberto Muraro 01.02.2011
Il ripristino dell'Invim appare tecnicamente impraticabile nell'immediato. Perché è impensabile un aggiornamento generalizzato del catasto. E il solo parlarne spaventa i risparmiatori, spingendoli a investire meno o all'estero. Occorre invece attuare la lotta all'evasione, la privatizzazione del patrimonio pubblico, l'inasprimento della tassazione sulle rendite finanziarie. Se poi il governo avesse il coraggio di rimediare ai propri errori, potrebbe varare il ripristino dell'Ici sulla prima casa.
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002130.html 

7) Europa
2 febbraio 2011
"La patrimoniale è bruttissima. Il Pd prova a non fare autogol"
Letta anticipa la linea Bersani: loro quelli delle tasse. E Veltroni precisa
(…). Sulla patrimoniale Salvati consiglia quindi di tacere e di rinviare la discussione al momento opportuno.
Contrario alla supertassa anche l’ex ministro Vincenzo Visco, uno che non si è mai posto il problema dell’impopolarità delle proposte fiscali, il quale continua a preferire la strada dell’aumento delle aliquote sulle rendite finanziarie. Anche lo stesso Veltroni negli ultimi giorni sembra avere corretto il tiro sulla patrimoniale («mai usato questa parola») e precisato che si tratterebbe di una misura comunque secondaria rispetto a una serie di altre proposte che rappresentano invece il cuore del Lingotto 2.
Prodi ha spiegato al Riformista che «già all’epoca dell’insediamento del mio primo governo nel 1996 ci ponemmo la questione di come affrontare il problema dei conti pubblici. C’erano due strade: la strategia della formichina e quella della botta secca, la patrimoniale appunto. Scegliemmo la prima strada e non ce ne siamo pentiti. Se il paese non ha sbracato lo si deve all’applicazione di quella linea, che però ovviamente non permette di risolvere il problema alla radice».
Già, ma perché il problema alla radice deve risolverlo solo un partito e alla vigilia di una campagna elettorale? Perché il prezzo lo deve sempre pagare solo il centrosinistra? Anzi, per una volta il Pd può provare a ricordare la lezione di George Lakoff, il guru della comunicazione politica, quello di Non pensare all’elefante. Appunto, non pensiamo alla patrimoniale.
Giovanni Cocconi
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/124280/la_patrimoniale_e_bruttissima_il_pd_prova_a_non_fare_autogol

link sostituito da:

http://www.europaquotidiano.it/2011/02/01/la-patrimoniale-e-bruttissima-il-pd-prova-a-non-fare-autogol/

8) “Patrimonio all'italiana”
02/02/2011
Chi si rivede, la patrimoniale. Il come e perché di un'imposta utile, che può portare come gettito un punto di Pil. Purché non sia una mossa disperata e straordinaria – come pare da certe proposte –, e si regga su tre pilastri stabili: il patrimonio finanziario, gli immobili, i gruppi d'impresa
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Patrimonio-all-italiana-7587

9) “Siamo a rischio bancarotta? Ci vuole la patrimoniale?”
dei professori di economia (in università Usa) Alberto Bisin, Michele Boldrin e Sandro Brusco
3 febbraio 2011
http://www.borsaplus.com/wdbplus/?p=484

10) Foglio di venerdì 4 febbraio 2011
"Caro prof. Capaldo, le spiego perché la sua è una patrimoniale"
di Forte Francesco
http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2011020417806835-1ù

link sostituito da:

http://www.cnel.it/Cnel/view_groups/download?file_path=/shadow_rassegna_stampa/attachments/000/354/778/080-X7WT7.pdf

11) "Non funzionerà, parola di Visco"
di Vincenzo Visco
04 febbraio 2011
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-02-04/funzionera-parola-visco-082903.shtml

12) “Per Eugenio Scalfari la patrimoniale la vuole Berlusconi”
4 febbraio 2011
La patrimoniale, la stanno rimettendo nei comuni, queste imposte sono un'imposta patrimoniale
Per Eugenio Scalfari la patrimoniale non la vuole la sinistra quanto invece il premier Silvio Berlusconi. In un’intervista andata in onda su Repubblica nel corso della riunione mattutina di ieri della redazione, il fondatore di Repubblica ha contestato che sia stata la sinistra a parlare di patrimoniale, mentre, piuttosto, sarebbe il governo che, nei fatti, la sta già applicando.
Dopo aver ricostruito come e’ nata questa richiesta di patrimoniale (dal cattolico Pellegrino Capaldo) e di come siano stati invece fraintesi sia Giuliano Amato che Walter Veltroni (“ne’ Amato, ne’ Veltroni hanno parlato di patrimoniale, hanno parlato di un’altra cosa… in un’Italia che e’ piena di diseguaglianze crescenti tra poveri e ricchi… tra Nord e Sud, sarebbe opportuno che i ceti più abbienti contribuissero al miglioramento della situazione economica”), Scalfari ha attribuito alla manovra Tremonti un attacco vero e proprio ai redditi piu’ bassi (dipendenti, precari), mentre non una sola ‘lira’ in più hanno pagato “i ceti più abbienti”. Affrontando poi la questione dei comuni, ha ricordato che, tolta l’Ici sulla prima casa (“imposta tipica dei comuni”), sarebbero dovute arrivare risorse sostitutive dal governo, cosa che invece non si e’ verificata.
E poi la stoccata: con le misure di governo, il federalismo fiscale, ecc., “loro, che dicono che la sinistra vuole la patrimoniale, la stanno rimettendo nei comuni, queste imposte sono un’imposta patrimoniale”. Aggiunge l’intervistatore “certo perché colpisce le case”.
L’abilità della destra e in particolare di Berlusconi, e’ in definitiva “attribuire alla sinistra quello che fanno loro”, abilità da “venditori del Colosseo”. Così parlò Scalfari.
Vedi anche “Siamo a rischio bancarotta? Ci vuole la patrimoniale?”, un articolo dei professori di economia (in università Usa) Alberto Bisin, Michele Boldrin e Sandro Brusco
http://www.borsaplus.com/wdbplus/?p=490

link sostituito da:

http://www.borsaplus.com/index.php/archives/2011/02/04/per-eugenio-scalfari-la-patrimoniale-la-vuole-berlusconi/

13) REPLICA di Giuliano Amato:
«Patrimoniale: pena di morte per chi ne vuol discutere?»
di Giuliano Amato 06 febbraio 2011
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-02-06/patrimoniale-pena-morte-vuol-081031.shtml?uuid=Aayzh65C

 

14) “L'Imposta patrimoniale”

 Venerdì 04 Febbraio 2011 13:00 |  Author: Renato Costanzo Gatti

Non è un residuo bolscevico

Talora la cultura egemone permea di sé anche chi si ritiene alternativo e non alienato, ma estraneo al conformismo dilagante.

Dico ciò perché, nella più genuina cultura liberale, quella di Luigi Einaudi, l’imposta patrimoniale sulle successioni, era lo strumento principe per poter mettere in pratica quella eguaglianza dei punti di partenza , che è la premessa indispensabile ed irrinunciabile se vogliamo parlare seriamente di meritocrazia. Infatti parlare di merito senza affrontare la premessa dell’eguaglianza dei punti di partenza, è un atteggiamento ideologico che denuncia se non ignoranza, almeno ipocrisia.

In un abbozzo iniziale, successivamente stemperato, L. Einaudi pensava ad un’imposta di successione (tipica imposta patrimoniale) che, in una o più generazioni, realizzasse l’azzeramento delle disuguaglianze sociali di partenza (L. Einaudi “Lezioni di politica sociale” Einaudi editore pagg 231-328).

Questo per ricordare la matrice liberale, e non bolscevica, di questa imposta, su cui si può ragionare senza pregiudizi.

Il reagan-tatcherismo e l’indice Gini

http://www.socialismoesinistra.it/web/economia/44-economia-contributi/788-limposta-patrimoniale.html


15) "Scene da una patrimoniale"
Il prelievo straordinario proposto da Carlo De Benedetti e ripreso di recente da Giuliano Amato e poi da Walter Veltroni potrebbe risolvere il problema di un debito pubblico che ci costa attualmente circa 80 miliardi l’anno, ma sarebbe difficile prevederne gli effetti e ancora più difficile applicarlo in modo equo
Ruggero Paladini
07/02/2011
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1322

16) "La patrimoniale non è una buona idea? Ne aspettiamo un’altra"
di Roberto Tamborini
11 marzo 2011
Nelle settimane scorse si è accesso l'ennesimo fuoco di paglia intorno a intenzioni vere o presunte d'introdurre una "tassa patrimoniale" alla scopo di aggredire il debito pubblico del nostro paese, e spingerlo su un sentiero di discesa. Tutti hanno guardato il dito (la patrimoniale) e non la luna (il debito pubblico). Così, chi ha bocciato la patrimoniale, non si è sentito in dovere di proporre un'alternativa valida su come abbattere in maniera sollecita la nostra montagna debitoria.
http://www.nelmerito.com/index.php?option=com_content&task=view&id=1326&Itemid=1

17) “Una patrimoniale per tornare a crescere”
Andrebbe usata non per abbattere il debito pubblico, ma per ridurre la pressione sui redditi da lavoro, in modo da alimentare la domanda e spezzare il circolo vizioso che frena lo sviluppo, A suo favore, oltre a ragioni storiche e di equità, il fatto che può essere uno strumento di politica industriale
Alfredo Recanatesi
03/03/2011
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1336

18) "Quanto può dare una tassa sui ricchi"
Una nuova ipotesi di imposta sulle grandi fortune viene dalla Cgil, che però per il gettito fa riferimento ai valori patrimoniali dell’indagine Bankitalia, calcolati a prezzi di mercato, mentre in Italia si utilizzano oggi i valori catastali pari a circa un terzo. Anche dopo le necessarie modifiche, comunque, con il ricavato si dovrebbe ridurre l’Irpef
Ruggero Paladini
02/04/2011
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1348

 

19) “La ricetta: tassiamo i ricchi”

di Paola Pilati

La proposta di Luigi Abete, big del capitalismo nazionale, va dritta al punto: 'la riforma fiscale è necessaria ma l'unica soluzione è quella di spostare il carico da un ceto all'altro'. Non la patrimoniale, ma qualcosa che ci assomigli. E più Iva

21 giugno 2011

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/la-ricetta-tassiamo-i-ricchi/2154302

 

20) IMPOSTE PATRIMONIALI IN ITALIA E IN EUROPA: ALCUNI ELEMENTI PER RAGIONARE

18/02/2011 | ECONOMIA - ITALIA

di Alessandro Santoro (www.nelmerito.com del 18 febbraio 2011)

http://www.controlacrisi.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=12025&catid=35&Itemid=68

 

21) Yes we can!

Aldo Barba e Giancarlo de Vivo* - 16 Ottobre 2011

http://www.economiaepolitica.it/index.php/distribuzione-e-poverta/yes-we-can/

 

22) PROGETTO DELLE IMPRESE PER L’ITALIA

Roma 30 settembre 2011

- Applicare, sul patrimonio netto delle persone fisiche, una imposta patrimoniale annuale, ad aliquote contenute e con le necessarie esenzioni, per dare concretezza all’obbligo dichiarativo e ottenere un gettito annuale certo stabile. Si può stimare che la misura comporti un maggior gettito per l’erario di circa 6 miliardi di euro annui.

http://www.confindustria.it/Conf2004/DbDoc2004.nsf/0/b4cb2e9b9b84e42cc125791e004f26b4/$FILE/ProgettoImprese.pdf

 

23) LA RESPONSABILITÀ DELLA CLASSE DIRIGENTE

Imposta patrimoniale per chi ha di più

Pietro Modiano (presidente Nomisma)

8 luglio 2011

http://archiviostorico.corriere.it/2011/luglio/08/Imposta_patrimoniale_per_chi_piu_co_9_110708050.shtml

 

24) Manovra: CGIL, tassa sulle grandi ricchezze non siamo più soli

Per la CGIL “patrimoniali, contributi di solidarietà e tasse di successione non sono più un tabù”. A pochi giorni dallo sciopero generale del 6 settembre il sindacato torna a sottolineare l’importanza di tassare le grandi ricchezze

Ecco chi ha parlato delle varie forme di patrimoniale.

03/09/2011

http://www.cgil.it/DettaglioDocumento.aspx?ID=17152

 

25) Patrimoniale non significa crescita [nel titolo, c'è palesemente un 'non' di troppo]

di Guido Tabellini   18 settembre 2011

[…]. Vi è anche un secondo modo per concepire un’imposta patrimoniale, tuttavia: come un prelievo regolare e con un’aliquota modesta, nell’ambito di un progetto di riforme incentrato sul rilancio della crescita e sulla legalità. In questa seconda concezione, l’imposta patrimoniale non avrebbe lo scopo principale di fare cassa per abbattere il debito, bensì di creare consenso politico intorno a un progetto complessivo di riforma dello Stato e dell’economia. Per rilanciare lo sviluppo occorre una profonda trasformazione dell’economia e della pubblica amministrazione, e alcune categorie devono rinunciare ai loro privilegi. […].

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-09-18/patrimoniale-significa-crescita-132210.shtml

 
26) “Squinzi apre all'ipotesi patrimoniale”
10/07/2012
http://www.tgcom24.mediaset.it/economia/articoli/1051796/squinzi-apre-allipotesi-patrimoniale-e-avverte-no-alla-macelleria-sociale.shtml


27) Fondo Monetario Internazionale, la proposta: prelievo del 10% sulla ricchezza per ridurre il debito
L'Huffington Post  | Pubblicato: 16/10/2013 

http://www.huffingtonpost.it/2013/10/16/fmi-prelievo-famiglie_n_4107293.html



28) Dimenticate l’FMI: la Germania vuole per l’Italia una Patrimoniale con il fine di abbassare il debito pubblico, ecco una prima analisi
ottobre 16, 2013 postedby Mitt Dolcino
http://scenarieconomici.it/dimenticate-lfmi-la-germania-vuole-per-litalia-una-patrimoniale-con-il-fine-di-abbassare-il-debito-pubblico-ecco-una-prima-analisi/
 
29) La Bundesbank ai Piigs: fate la patrimoniale per uscire dalla crisi
di Riccardo Sorrentino 27 gennaio 2014
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-01-27/la-germania-vuol-tassare-paesi-rischio-default-idea-pericolosa-163909.shtml
 
30) Meglio una imposta patrimoniale delle privatizzazioni
Massimo Florio - 02 novembre 2014
A fronte del nostro grande debito pubblico, il patrimonio netto dei privati in Italia (o almeno la parte che si riesce a stimare) è nell’ordine di almeno il 450% del Pil, fra i più alti del mondo (la Germania è intorno al 300%, gli Usa al 350%: dati Credit Suisse per il 2010; il Global Wealth Report del 2013 conferma che la ricchezza per ciascun adulto è maggiore in Italia (182mila Euro) che ad es. in Germania, Olanda, Austria, intorno ai 130mila Euro); stime della BCE confermano che l’Italia dispone di una ricchezza privata maggiore della Germania. Dato che il reddito pro-capite in Italia è minore che in Germania, il fatto che il patrimonio privato vi sia maggiore (e anche più concentrato) dovrebbe far concludere che se non si riescono a tassare i redditi, e i consumi lo sono già abbastanza, tassare i patrimoni è in effetti l’unica alternativa al default.
http://www.economiaepolitica.it/primo-piano/una-imposta-patrimoniale-come-alternativa-alle-privatizzazioni/


31) Fisco. Furlan: "Un bonus di 1000 euro annui per sostenere lavoratori, pensionati, incapienti e autonomi"
11/02/2015
UNA IMPOSTA SULLA GRANDE RICCHEZZA NETTA. Varare una imposta ordinaria sulla grande ricchezza netta che cresca al crescere della ricchezza mobiliare e immobiliare complessiva, con l'esenzione totale sugli imponibili delle famiglie fino a 500.000 euro di ricchezza, con l'esclusione da tale computo della prima casa di abitazione e dei titoli di Stato. L'imposta andrebbe a colpire l'ammontare complessivo dei valori mobiliari ed immobiliari con aliquote crescenti su diversi scaglioni di valore, dai 500 mila euro in su, con aliquota massima per gli scaglioni di ricchezza superiori al milione di euro. 
http://www.cisl.it/Sito.nsf/anno-sindacale/2015/02/11/fisco-furlan-proposta-riforma-fiscale-in-cinque-punti?opendocument
 
Furlan (Cisl): patrimoniale sulle case sopra i 500mila euro
17 agosto 2015
Rispunta la patrimoniale sulle case e a proporla è la leader della Cisl, Annamaria Furlan. «Si deve conciliare la giusta esigenza di esentare solo la prima casa da tutte le imposte, tassando progressivamente i grandi patrimoni immobiliari, in base alla effettiva rendita catastale al di sopra dei 500 mila euro e anche le rendite finanziarie, escludendo naturalmente i titoli di stato. Questo è il cuore della proposta di legge di iniziativa popolare che la Cisl presenterà il due settembre alla Camera, dopo aver raccolto migliaia di firme in tutta Italia, in modo da estendere il bonus fiscale di mille euro all'anno anche ai pensionati, ai lavoratori autonomi ed ai giovani», ha scritto la leader della Cisl Annamaria Furlan in una lettera alla Stampa.
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-08-17/furlan-cisl-patrimoniale-case-sopra-500mila-euro-124453.shtml
 

____________________________________

 
Note:

 

1) Il 21.7 u.s., da questo ‘post’ del blog “Percentualmente” di Rosaria Amato su Repubblica http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/07/19/il-paese-delle-disuguaglianze, ho rilevato una notevole differenza del dato della ricchezza degli immobili residenziali tra l’Agenzia del Territorio (che il giorno 18.7 scorso ha presentato i dati del suo studio) e la Banca d’Italia, la nostra più importante ed affidabile tecnostruttura (cfr. “La ricchezza delle famiglie italiane nel 2009” che ho allegato qui in passato, (v. Lettera di PDnetwork  http://vincesko.ilcannocchiale.it/2011/02/02/lettera_di_pdnetwork_alla_segr.html  
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html, nota2): 6.335 mld contro 4.800 mld, con un divario di ben 1.535 mld.

Ho fatto una breve indagine e telefonato alla Banca d’Italia ed ho scoperto che… (il resto nel primo ‘post’ allegato qui sopra). E’soltanto una curiosità, non c’è relazione tra i due numeri, e tuttavia si ricava facilmente che il solo patrimonio immobiliare residenziale italiano vale tra i 4.800 e i 6.335 miliardi di €, cioè 2,60 volte, nell’ipotesi minima, e 3,43 volte, nell’ipotesi massima, l’enorme debito pubblico italiano, pari a fine 2010 a 1.843 mld.

2) Analisi quali-quantitative/5 – La distribuzione della ricchezza

http://vincesko.ilcannocchiale.it/2010/11/18/analisi_qualiquantitative_5_di.html

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2563890.html

3) Chiarimenti sulla patrimoniale. Intervista all’economista Maria Cecilia Guerra

Economia | febbraio 22, 2011 at 9:30 AM

di Enrico Galantini

Intervista all’economista Maria Cecilia Guerra: “Un intervento ordinario sui patrimoni, con lo scopo di alleggerire le tasse sul lavoro. Senza evasione sarebbe meno urgente”. La situazione delle nostre finanze pubbliche non consente riduzioni delle tasse.

http://www.gliitaliani.it/2011/02/chiarimenti-sulla-patrimoniale-intervista-alleconomista-maria-cecilia-guerra/ 

link sostituito da:

http://www.rassegna.it/articoli/2011/02/21/71665/si-alla-patrimoniale-ma-senza-improvvisazioni


[*] IDEE - Un'imposta sui patrimoni per detassare le buste paga
Carlo De Benedetti  - 12-09-2009
È inutile illuderci. La ripresa mondiale arriverà, ma sarà lenta e incerta. E l'Italia, senza azioni forti di politica economica, l'aggancerà tardi e male. Il governatore Mario Draghi l'ha detto con chiarezza: l'eredità della crisi per il nostro paese sarà pesante. I consumi a livello mondiale torneranno a crescere molto lentamente e non basteranno a fare da volano per le nostre esportazioni. I consumi interni, peggio, non si rianimeranno certo nei prossimi mesi, quando tante imprese (quelle che non chiuderanno) metteranno in atto processi di ristrutturazione con gravi sacrifici sul fronte dell'occupazione. Il debito pubblico non permetterà infine un programma d'investimenti pubblici tale da trainare la ripresa. 

Questa volta, insomma, l'Italia rischia davvero. Le discussioni sulla ripresa a V, a U o a W m'interessano poco. Il nostro problema è che da questo straordinario processo di ristrutturazione cui il mondo sta sottoponendo la propria economia, l'Italia rischia di uscire con le ossa rotte. Laddove le ossa sono il nostro sistema produttivo. Un sistema che nella seconda metà del 900 ha insegnato a tanti l'arte dell'innovazione, della creatività e dell'adattabilità al mercato. E che ora rischia di essere messo nelle condizioni di non poterlo più fare, condannando l'Italia, se non al declino, a uno stabile ridimensionamento del suo ruolo nell'economia mondiale. 
Siamo davanti a una situazione straordinaria, servono pertanto iniziative straordinarie. Una scossa? Quando qualcuno nelle scorse settimane l'ha proposta, il ministro Giulio Tremonti ha replicato che, più di una scossa, serve corrente continua. Io dico che servono entrambe. O meglio, serve una scossa che segni anche un cambiamento strutturale per la nostra economia. 

E vengo al dunque. Serve un abbattimento massiccio e generalizzato delle imposte sul lavoro, sulle persone fisiche e sulle società. Un intervento radicale, nell'ordine di molti punti percentuali su tutte le aliquote. Secondo i dati Ocse e Kpmg, l'Italia oggi è ai primi posti in tutte le classifiche per pressione fiscale 
. 
Malgrado le ripetute promesse di tagli, il peso del fisco resta intorno ai massimi storici. E pesa in particolare il cosiddetto "cuneo", cioè le imposte che trasformano buste paga pesanti per le imprese in buste paga leggere per i lavoratori. È soprattutto qui che bisogna agire. E bisogna farlo con un taglio tale da offrire un fattore nuovo di competitività alle imprese, ormai schiacciate nella concorrenza mondiale sulle retribuzioni; e in modo da rilanciare la propensione al consumo degli italiani, dando loro la certezza di guadagnare subito di più e di poterlo fare anche in prospettiva (fiducia che è esattamente ciò che oggi manca). 

Come si paga questa radicale cura fiscale? Certamente si può prevedere un effetto di rimbalzo sulle entrate, in considerazione del rilancio dei consumi e in genere dell'economia, a cominciare proprio dall'occupazione. Inoltre è prevedibile un effetto in termini di recupero nell'immensa area d'evasione fiscale, dal momento che diventerebbe meno attraente l'evasione. 

È ovvio che la prima obiezione a questo drastico intervento è quella della tempistica sfalsata tra taglio fiscale e ritorno attendibile sulle entrate, sfasatura che un paese ad alto debito come il nostro proprio non può permettersi. E allora, principalmente in una prima fase, penso che bisognerebbe almeno parzialmente compensare lo squilibrio fiscale introducendo una forte tassazione permanente sui patrimoni. Non si tratta, evidentemente, di tassare la prima casa a chi ha un modesto appartamento in periferia. Così come andrebbero evidentemente esclusi i beni strumentali delle imprese. 

Si tratta piuttosto di spostare il peso del fisco dalla produzione e dal lavoro alla rendita improduttiva. In Italia, secondo i dati di Via Nazionale, il 10% delle famiglie detiene oltre la metà della ricchezza patrimoniale, cioè oltre 4 mila miliardi.È su questa base imponibile che si dovrebbe incidere. Un'operazione profondamente liberale, che potrebbe trasformare la struttura fiscale ed economica del nostro paese, modernizzandola e mettendola al passo delle maggiori economie liberali del mondo. 
Anche in Germania, del resto, un paese che per molti versi ci somiglia, si discute in questi mesi di un intervento di questo tipo per favorire l'uscita dalla crisi. Peter Bofinger, presidente dei Cinque saggi cui si affida il governo federale per la politica economica, ha proposto a luglio l'introduzione di una tassa sui grandi patrimoni. «Le imposte sulle grandi ricchezze e quelle di successione sono sotto la media degli altri paesi - ha spiegato Bofinger - le tasse sul lavoro dipendente sono sopra la media degli altri paesi industrializzati. Dobbiamo lavorare per una fiscalità più giusta». 

Una proposta supportata dalle stime dell'istituto di ricerca economica Diw, per le quali l'introduzione della patrimoniale potrebbe aumentare le entrate fiscali federali di almeno 25 miliardi. Sono passati 25 anni dalla riforma fiscale del mio amico Bruno Visentini (quanto ci manca!). Dalle sue parole ho compreso come la politica fiscale sia il luogo in cui si concretizza in chiave etica il rapporto tra autorità e libertà. Ed è anche con quello stesso spirito che, in questo momento cruciale per la nostra economia, dobbiamo tornare a una grande riforma del sistema fiscale. 

Ripeto: una riforma in senso liberale, non certo vetero-comunista. Perché favorire fiscalmente chi produce e lavora, penalizzando chi accumula, come ci ha insegnato Luigi Einaudi, è l'essenza stessa del liberalismo. In fondo un amico mi segnalava un intervento del '92 di Tremonti, in cui l'attuale ministro dell'Economia proponeva di «ridurre drasticamente il numero delle tasse degli italiani e semplificarne radicalmente la struttura», sostenendo che bisognasse «incrementare la tassazione sulle cose: sulle licenze, sugli indicatori reali di reddito, sui patrimoni in bilancio, sulla raccolta delle reti finanziarie, su "status", possessi e consumi opulenti». 

Non è molto diverso da quello che propongo. Del resto, sono decenni che sento citare Einaudi come testimonial di una radicale riforma fiscale. In Italia le grandi azioni si fanno solo con le spalle al muro. La crisi ci ha messo in quella scomoda posizione. C'è da augurarci che la politica trovi la forza per mettere definitivamente in archivio quelle citazioni.
http://www.banchedati.ilsole24ore.com/doc.get?uid=sole-SS20090912001GAA
  

Post e articoli collegati:
 
Promemoria delle misure anti-crisi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761788.html

L’egoismo e l’arroganza dei Tedeschi ed i compiti a casa nostra
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2781980.html 

Un prestito forzoso decennale è migliore della tassa sui patrimoni
Fonte: JEAN-PAUL FITOUSSI e GABRIELE GALATERI DI GENOLA - Corriere della Sera
Mercoledì 07 Settembre 2011 09:43 -
http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/13Z3/13Z3QG.pdf
prestito forzoso decennale è migliore della tassa sui patrimoni
http://www.dirittiglobali.it/home/categorie/18-lavoro-economia-a-finanza/20225-un-prestito-forzoso-decennale-e-migliore-della-tassa-sui-patrimoni.html
 

MANOVRA CORRETTIVA, CRESCITA ECONOMICA E GLOBALIZZAZIONE

Riporto questa mia replica all’amico Seamusbl sul tema della manovra correttiva e della crescita economica.

Camerata ed Esimio Prof. Seamusbl, luminare di Economia e docente di Disprezzantropia,

Provo a ragionare ampliando la visuale e facendo un discorso articolato (che poi riporterò nel mio blog), della cui lunghezza mi scuso.

Globalizzazione

Tu come pensi si possa uscire dalla trappola della globalizzazione, chiunque l’abbia assecondata? Io abbozzo qualche osservazione.

La globalizzazione oggi non è un gioco equo (se leggi questo ampio commento del suo libro e questa interessante intervista a Walden Bello, che propugna la de-globalizzazione, ne hai conferma: "Walden Bello: de-globalizzazione, unica salvezza"  http://www.libreidee.org/2009/07/walden-bello-de-globalizzazione-unica-salvezza/  "Walden Bello, scrittore ed accademico filippino,e’ uno dei maggiori critici della globalizzazione e delle derive finanziare del nostro mondo. L’ho incontrato alcuni mesi fa nel suo ufficio di Manila" http://silvestromontanaro.com/post/2734067473/deglobalizzare-intervista-a-walden-bello ), sia per la sottovalutazione dello yuan cinese (e del dollaro USA), che equivale a mettere un dazio sulle importazioni cinesi (o americane), sia per il dumping sociale, la cui gestione è politica (cioè in mano al partito comunista cinese); sia per l’assenza di controlli qualitativi e normativi efficaci ed incisivi sulle merci cinesi o orientali o extra UE prodotte dalle nostre aziende delocalizzate, importate in UE.

Quando l’Italia ha chiesto una normativa più severa sulle importazioni di prodotti tessili a difesa dei nostri prodotti, i Paesi scandinavi si sono opposti, per salvaguardare il vantaggio dei consumatori svedesi o finlandesi dei bassi prezzi dei prodotti cinesi.

Va rimarcato che bisogna appunto distinguere gli effetti della globalizzazione sui vari Paesi UE, sulla base del criterio della complementarità delle nostre singole economie con quella cinese, massima ad esempio per la Germania, non altrettanto, purtroppo, per l’Italia.

Una normativa e controlli più stringenti vanno contro gli interessi – esogeni - della potente Cina, ma anche quelli – endogeni – delle nostre potentissime multinazionali, che producono a costi cinesi (1/10 di quelli occidentali) e vendono da noi a prezzi occidentali, lucrando gli enormi sovrapprofitti.

Questo, più che un’improbabile de-globalizzazione, è forse il problema prioritario da aggredire.

Io non credo che i leader del PD (partito composito, che alberga posizioni variegate) siano ora tutti sostenitori acritici della globalizzazione (e del liberismo). Ho piuttosto l’impressione che prevalga il ragionamento di Romano Prodi che la considera ineluttabile e quindi ne vede soprattutto i vantaggi da cogliere, non nascondendosi certamente gli svantaggi. Il problema, come dice Walden Bello (e come sostengo anch’io da tempo, visto che ne ho conosciuto le tesi solo recentemente) è che è necessario un movimento di popolo dal basso (che invece finora ha costituito la massa di utili idioti a loro favore) per vincere la pretesa di quattro gatti potentissimi, ricchissimi, avidissimi e spietatissimi di decidere le sorti e la “schiavizzazione” del resto dell’umanità.

Ma il popolo italiano (come gli altri popoli occidentali) non può reggere altri 15 anni (durata probabile perché la legge dei vasi comunicanti produca il livellamento dei salari e degli assetti normativi sul lavoro) in una crisi economica devastante. Già ora, come s’è visto dai risultati elettorali e referendari, c’è sia una diversa consapevolezza del problema, sia, soprattutto, un più forte e diffuso spirito di reazione.

Ciò che mi preoccupa, però, leggendo l’intervista a Walden Bello è che egli, a differenza di ciò che penso io, è che ritiene impossibile una soluzione socialdemocratica alla globalizzazione: “Quelli che sostengono «la globalizzazione è irreversibile, dobbiamo soltanto umanizzarla» si illudono: è impossibile umanizzare la globalizzazione, dovremmo piuttosto capovolgerla”.

Intanto, in attesa dell’eventuale de-globalizzazione, un bel compito si presenta ai leader del PD e a tutti gli altri leader di sinistra europei: come scrivevo sopra, rendere più equi gli scambi commerciali con i Paesi emergenti; fare pressione per ottenere un miglioramento dei loro salari e condizioni di lavoro; distribuire i sacrifici da noi in modo equo. Ma bisognerà smettere la nostra abitudine all’ammuina e pungolarne e sostenerne l’azione.

PD

Ti pregherei di tener presente: 1) che è sconsigliabile fare di tutta l’erba un fascio; anche nel caso del PD – partito composito - occorre distinguere e fare nomi e cognomi, se tu ne hai (intanto, potresti linkare le dichiarazioni di Petruccioli); 2) che io non uso fare sconti a nessuno, figuriamoci al PD, di cui sono soltanto un elettore critico; 3) il fatto ch’io mi prenda la briga di difenderlo – ma, se noti, caso per caso, quando lo trovo giusto, ad esempio di solito quando si tratti di Bersani (che io non ho votato alle primarie), che sto difendendo da almeno un anno, sia dagli attacchi esterni (inclusi i soloni della stampa e della comunicazione), sia da quelli terribili interni dei forum (incluso questo) e dei circoli on-line – non significa che ne accetti acriticamente la politica e l’operato; 4) è che era (è) indispensabile far crescere l’unico partito che può sconfiggere la destra berlusconiana-tremontiana-bossiana-sacconiana, che è una vera iattura per l’Italia intera, esclusi i ricchi; 5) tenendolo beninteso sotto osservazione, stimolo e critica, come ho deciso di fare anch’io, riprendendomi la mia piena libertà, con maggiore severità e frequenza, da quando le cose vanno meglio (e l’ho anche annunciato in questo forum, dove per parecchio tempo i paranoici che lo frequentano hanno scritto ch’io ero una sorta di “longa manus” dei dirigenti (sic), facendomi sganasciare dal ridere...

Manovra correttiva e l’ossimoro

La “manovra correttiva severa ma adeguatamente espansiva.” e’ un ossimoro, un non sense, soltanto se ci si basa sui tagli lineari, uguali per tutte le voci di bilancio; non invece se, avendo adottato la "spending revuew" (introdotta nel 2007 da Padoa-Schioppa e abbandonata subito dal “matto” Tremonti), che permette di sapere dettagliatamente la spesa pubblica, i centri di spesa ed i centri di ricavo – diciamo così -, si è in grado di decidere oculatamente dove tagliare (spese improduttive e parassitarie, privilegi, corruttele, inefficienze) e come calibrare i tagli (me ne intendo, avendo fatto il responsabile divisionale del Controllo di gestione in una grossa azienda).

D’altronde – non l’hai letta? – ho allegato apposta la contromanovra di Sbilanciamoci.info ( http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-controTremonti-di-Sbilanciamoci-8771 ), che appunto propone una manovra severa coi ricchi ed i privilegiati e nel contempo espansiva (vi ho ‘postato’ un mio commento con le nostre proposte analoghe, contenute nella Lettera di PDnetwork, ed altri commenti interessanti in replica ad altri). Anche il PD ne propone una di tal segno.

Deflazione

Non ne so molto, ma penso che la Germania, come tu dici, abbia potuto deflazionare perché ha una crescita costante della produttività, che è invece il nostro tallone d’Achille. In questo mio commento nel blog “Percentualmente” (http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/05/27/istat-il-2010-in-30-grafici/ ), ho provato a dare qualche spiegazione sulla variabile “Produttività”; ne riporto uno stralcio:

3) Io, ai grafici sopra evidenziati, aggiungerei, per la sua alta rappresentatività della peculiarità della situazione italiana, quello sulla produttività http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_3.html .

Provo a fare qualche notazione.

a) La produttività è il rapporto tra la quantità o il valore del prodotto ottenuto e la quantità di uno o più fattori, richiesti per la sua produzione” Quello più oggettivo – diciamo così - è il rapporto tra quantità, perché prescinde dal prezzo-ricavo: ad esempio, il rapporto tra quantità di autovetture o frigoriferi o libri o computer prodotti ed il numero di unità lavorative impiegate nella produzione (prescindendo dalla cause, non tutte addebitabili ai lavoratori dipendenti, segnalo ad esempio che lo stabilimento polacco della FIAT produce da solo un numero di autovetture pari a quelle globalmente prodotte da tutti gli stabilimenti italiani della stessa FIAT).

b) E’ importante notare che, almeno teoricamente, dal livello di produttività e dal suo incremento nel tempo dipendono sia il livello dei salari che il loro aumento.

c) E’ quasi superfluo altresì rilevare che il livello del prezzo-ricavo (cioè di vendita) o del valore aggiunto (che è la “differenza tra il valore della produzione di beni e servizi conseguita dalle singole branche produttive e di quelli consumati (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti da altre unità produttive” http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_1.html ), di norma, in un mercato concorrenziale, rispecchia anche sia il livello qualitativo che il contenuto tecnologico dei prodotti, frutto, da un lato, della politica industriale di un Paese; dall’altro, della Ricerca&Sviluppo (R&S) sia privata che pubblica (v. al riguardo differenze tra Italia e Germania, entrambi Paesi a forte vocazione manifatturiera).

Un saluto (purtroppo) analcolico.

Sfoglia febbraio        aprile
temi della settimana

pd commissione europea bce debito pubblico riforma delle pensioni fornero germania imposta patrimoniale bufale sessualità bersani curiosita' sessuali renzi pensioni banca d'italia economia fake news berlusconi crisi economica governo monti ue



ultimi commenti
4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


links


archivio

Blog letto1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0