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Un progetto per l’Italia contro il declino


Descrizione: Vincenzo Atella
Vincenzo Atella
Professore di Economia e Direttore CEIS Tor Vergata
Un progetto per l'Italia
Pubblicato:30/10/2013 14:58
http://www.huffingtonpost.it/vincenzo-atella/un-progetto-per-litalia_b_4177242.html
 
Il declino dell’Italia è un tema molto importante e molto dibattuto da anni; nonostante questo non si riesce ad invertire la rotta, come auspicato anche nel Manifesto. 
Tra le cause del declino, qualche commentatore indica il calo demografico; qualche altro, con un approccio più storiografico, l’essere l’Italia un Paese cattolico contro-riformato.
In primo luogo, osservo che la Spagna, Paese molto simile al nostro sia per il basso tasso di natalità che per essere un paese profondamente cattolico, stava facendo registrare, prima della crisi originata dai mutui subprime nel 2008, uno sviluppo così ragguardevole da consentirle forse di sorpassarci entro un paio d’anni in termini di reddito pro-capite, dopo una rincorsa durata meno di 20 anni.
In secondo luogo, anche nell’Italia del Rinascimento – come scriveva tempo fa Geminello Alvi sul Magazine del Corriere della Sera – si facevano pochi figli, “eppure ne derivò un misterioso concentrarsi di energie, da cui emanò una delle civiltà umane più alte e meraviglie senza fine”.

Evidentemente, sia nella Spagna moderna che nell’Italia del Rinascimento, si è concretizzata quella condizione fortunata che Robert Musil, ne “L’uomo senza qualità”, sintetizza nella felice espressione “La forza di un popolo è conseguenza dello spirito giusto, e non vale l’inverso”.
Lo spirito giusto, questo è ciò che prioritariamente occorre ricreare, senza di esso tutto diventa più difficile, se non impossibile, come si vede in Italia da troppo tempo.

Per lo sviluppo, mi viene in mente la teoria di Richard Florida delle 3T, cioè tecnologia, talento e tolleranza, “le quali devono essere sempre associate per garantire lo sviluppo, che a sua volta non dipende dal basso costo del lavoro o dalla capacità di attrarre le aziende, ma dalla capacità di attrarre i creativi” (3T: la chiave della competizione mondiale. D’altronde, quartieri degradati di grandi città hanno potuto rigenerarsi proprio attraverso la scelta di convertirsi in o almeno ospitare attività culturali e creative, le quali evidentemente forniscono i propellenti giusti: tolleranza — > apertura al nuovo — > contaminazione — > ibridazione — > talento geniale (“Non avvi genio sine ibridatione” (Guicciardini) — > spirito positivo e vitale, la precondizione di qualunque progetto di sviluppo.

Perché negli Italiani non si crea lo “spirito giusto”, anzi ad esso si è da tempo sostituito uno “spirito negativo”, al Sud, al Centro e al Nord, che ne sostanzia un atteggiamento pessimistico-irrazionale? Io provo, ottimisticamente, a capovolgere la domanda: in un popolo, lo “spirito giusto” si realizza “naturalmente”, se non vi si frappongono freni ed ostacoli, tolti i quali lo si ricrea.

Le cause sono molteplici, ma tre s’impongono su tutte e si alimentano vicendevolmente: 1) il tappo gerontocratico, favorito da una cultura ameritocratica (di derivazione cattolica), che impedisce l'indispensabile ricambio e toglie linfa vitale; 2) il ‘mammonismo’ imperante, prodotto e diffuso in quantità industriale dalla fucina familiare in cui domina la figura della mamma, coadiuvata spesso da babbi mammoni, a cui si è ora aggiunta la scuola, a causa della sua “femminilizzazione”. E tutti inclini allo sport nazionale più diffuso: la lamentela sterile perenne.

Dunque, a) investiamo sulla donna-mamma con un Progetto educativo decennale, per farne una madre (se non una matrona romana); b) immettiamo nel circuito educativo tonnellate, vagoni, bastimenti di logica e di sano pragmatismo: logica dell’antica Grecia e pragmatismo anglosassone, per dare nuova linfa all’albero bimillenario della nostra civiltà, per farci dire, con il grande imperatore romano Adriano: “[…] tutto quel che c’è in noi di armonico, cristallino e umano ci viene dalla Grecia. Ma mi veniva fatto, a volte, di dire a me stesso ch’era stato necessario il rigore un po' austero di Roma, il suo senso della continuità, il suo gusto del concreto, per trasformare ciò che in Grecia restava solo mirabile intuizione dello spirito, nobile slancio dell’animo, in realtà.” (Margherite Yourcenar, “Memorie di Adriano”).
E c) così – sicuramente – anche l’asfissiante tappo gerontocratico - una gerontocrazia bulimica che tutto fagocita - sarà spazzato via.

Buon lavoro a tutti (noi).

 

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