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Dialogo tra Maurizio Sgroi e me su Jens Weidmann




Riporto la discussione tra Maurizio Sgroi e me su Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, la banca centrale tedesca, svoltasi il mese scorso in calce a questo suo articolo:


07/10/2016

La versione di Weidmann sul futuro dell’EZ



Articolo troppo tenero con uno dei massimi responsabili dei guai dell’Eurozona, un “infame” (copyright Thomas Fazi https://www.socialeurope.eu/2016/10/renzis-anti-austerity-charade-and-the-truth-about-italys-deficit/), che ha sulla coscienza i milioni di morti e feriti (in senso figurato e non) vittime della crisi economica che attanaglia da 8 anni i poveri cristi dei Piigs. Un bugiardo matricolato che fa finta di non conoscere né i Trattati UE (in particolare il fondamentale art. 3 del TUE, che definisce ed esplicita l’intera “missione” dell’Unione Europea, di cui la BCE è solo un mero strumento e non certamente il dominus), né lo Statuto della BCE (in particolare l’art. 2-Obiettivi, al plurale!), del cui Consiglio direttivo è membro.


salve,
l’idea, o forse il bisogno, di personalizzare, di cercare un capro espiatorio, non appartiene alla cultura di questo blog. molto modestamente mi faccio portatore di una visione del mondo che crede sicuramente nelle responsabilità individuali, e questo mi accomuna al suo arcinemico, ma al tempo stesso ho una profonda consapevolezza della loro finitezza. non credo, insomma, che un uomo, e tantomeno un banchiere centrale più o meno tedesco, possa essere responsabile, come dice lei, dei mali dell’eurozona. capisco che possa risultare antipatico e sgradevole, ma weidmann non ha superpoteri, come non ce li ha nessuno. i grandi momenti della storia – così almeno la vedo io – sono costruiti dalle popolazioni. i singoli servono solo agli storici e ai giornalisti per creare punti di riferimento narrativi. perciò, se fossimo un filo più onesti con noi stessi, dovremmo prenderci ognuno la nostra parte di responsabilità in tutti i guai che sono capitati. e poi magari valutare caso per caso quelle degli altri. nel merito, però, non basandosi sulla suggestione.
Quindi, per usare le sue parole, non sono troppo tenere con weidmann, al quale semplicemente riconosco di essere a sua volta portatore di una visione – la si condivida o meno – sono troppo tenero innanzitutto con me stesso.
grazie per il commento


Salve,
Naturalmente, conosco il suo stile (che in parte apprezzo), ma questa volta trovo che ha esagerato, e continua ad esagerare. Lei è troppo colto per non sapere che ogni esagerazione è un indizio di coda di paglia per senso di colpa…
Innanzitutto, Weidmann non è il mio supernemico, termine peraltro poco confacente al suo stile.
Inoltre, se crede nelle responsabilità individuali, non dovrebbe glissare così facilmente su quelle personali – gravi – di Weidmann, che è solo il cane da guardia principale (assieme a Merkel e Schaeuble) degli interessi del blocco coeso (a differenza di noi Italiani, che amiamo dividerci masochisticamente) industriale-finanziario-commerciale tedesco.
Il quale Weidmann non è Superman, ma per quanto riguarda la politica monetaria dell’Eurozona, ci si avvicina, poiché, pur essendo soltanto 1/25 del Consiglio direttivo della BCE, ne è uno di coloro che l’ha determinata, nel caso di specie come frenatore.
E’ quindi imparagonabile con me o qualunque altro povero cristo (in senso lato) dell’Eurozona.
Lei sa meglio di me – e ne abbiamo giù discusso più volte in passato (cfr., ad es., 
https://thewalkingdebt.org/2015/03/12/il-qe-europeo-ovvero-il-trionfo-dellegemonia-monetaria/) – che la BCE ha varato il QE con ben 6 (sei) anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoJ, e la colpa è di Jens Weidmann (come rappresentante della Germania). E questo al di là dell’efficacia del QE. E’ indifferente per lei?
Ci sono fior di economisti, a partire dall’ex governatore della Banca centrale di Cipro e ora professore al MIT, Athanasios Orphanides, ex membro del Consiglio direttivo della BCE, che hanno, invece, giudicato molto negativamente l’inerzia della BCE, per ubbidire alla Germania.
“Se passa la linea di Berlino sui bond, Eurolandia rischia la disintegrazione”
http://www.repubblica.it/economia/2015/01/20/news/se_passa_la_linea_di_berlino_sui_bond_eurolandia_rischia_la_disintegrazione-105353689/
Il loquacissimo presidente della Bundesbank è, infine, un bugiardo, come si evince da questa intervista, una delle tante che rilascia, in cui (similmente al presidente Draghi) oblitera sistematicamente il secondo obiettivo statutario o omette ad arte il termine “close” al target del sotto il 2% o nasconde che gli Stati sono vincolati dai parametri e sottoposti al controllo della Commissione:
“Weidmann: “Caro Draghi, acquistare titoli di Stato è un invito a indebitarsi. L’Italia sia responsabile””
http://www.repubblica.it/economia/2014/12/13/news/jens_weidmann_caro_draghi_sbagliato_acquistare_titoli_di_stato_un_invito_a_indebitarsi_l_italia_sia_responsabile-102771498/
Grave che un governatore di banca centrale sia un bugiardo.


Salve,
L’uso del termine arcinemico si proponeva di essere ironico, ma evidentemente con poca fortuna. Non c’è nulla di male a vedere le cose diversamente. Lei crede che Weidmann abbia potere sulla Bce notevole io ne sono meno convinto. Tutto qua. I fatti sono che al momento la Bce sta facendo una politica che poco piace a molti tedeschi. In futuro vedremo.
Grazie per il commento


Salve,
No, mi spiace, i fatti sono, prima, quelli da me descritti sopra. E’ vero, ora la BCE sta facendo “una politica che poco piace a molti tedeschi”, ma, per ubbidire alla Germania di Weidmann, ha aspettato 6 anni, e causato migliaia di morti e feriti.


salve,
non ho nessuna intenzione né possibilità di mutare le sue opinioni. lei crede che senza le resistenze tedesche il QE sarebbe partito prima. forse ha ragione, forse no. io non lo so. non so neanche se le cose sarebbero state diverse se il qe fosse partito prima. sono perfettamente consapevole dei miei limiti cognitivi
in ogni caso, grazie per il commento


Salve,
Io non ho espresso opinioni, ma indicato essenzialmente fatti, che si possono ovviamente interpretare in vari modi, ma solo entro certi limiti. Uno di questi limiti – sono certo che stavolta non potrà che convenire con me – è che vi è dal punto di vista tecnico assoluta certezza che il QE sarebbe servito, non certamente ad influire da solo sul tasso d’inflazione portandolo al livello del suo “target”, ma, accrescendone la domanda, a ridurre i tassi d’interesse dei titoli di Stato già emessi (mercato secondario), sui quali peraltro si calcola il famoso (o famigerato) “spread”, “inducendo” anche un calo di quelli ai quali gli Stati dell’Eurozona avrebbero finanziato le nuove emissioni di debito pubblico (mercato primario). Con grande sollievo delle Casse pubbliche di questi Paesi e la conseguente minore necessità di tartassare i poveri cristi, sulle cui spalle, almeno in Italia, è ricaduto iniquamente, per scelta soprattutto del governo Berlusconi-Tremonti-Bossi (che ha varato manovre finanziarie per 267 mld cumulati su 330 nella scorsa legislatura, e le misure strutturali valgono tuttora), la gran parte dell’onere del risanamento dei conti pubblici.


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PS: Ho commentato l’intervista di Weidmann nella parte degli Aggiornamenti di questo mio post (già riportato qua in passato) 

Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto



Post collegati:


Mario Draghi e Jens Weidmann


Dialogo con Vincenzo Comito sulla BCE, Draghi, Weidmann e il QE


Il bugiardo e imbroglione Jens Weidmann e la massima di Goebbels



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UE, che fare contro e con le regole europee


Nel post precedente[1 oppure 2] di questo blog, ho linkato un articolo del prof. Gustavo Piga, che commentando un saggio sugli USA spiega che l’obiettivo di diventare uno Stato federale richiede moltissimo tempo e il superamento di notevoli ostacoli.

Vi dicevo anche che l’UE è una confederazione (atipica) di Stati con economie molto eterogenee, priva degli strumenti riequilibratori tipici delle federazioni e degli Stati nazionali (i trasferimenti fiscali, soprattutto, dai Paesi o Regioni ricchi a quelli meno ricchi).

Assodato questo, in attesa di diventare federazione tra alcuni decenni, se ci riusciremo, occorre disporre - oggi - di strumenti idonei onde evitare che l’UE imploda.

Le regole attuali, ispirate in buona parte dal neo-liberismo (il mercato che si regola da sé), vanno forse bene nei periodi normali; non vanno bene invece per niente – come si vede da 7 anni in Italia o in Grecia o in Portogallo, ecc. – nei periodi di crisi, poiché non consentono politiche economiche anti-cicliche (il che è un obbrobrio logico prima che tecnico). Quindi andrebbero assolutamente adeguate. Un po’ lo si è fatto con decisioni sui generis (ad esempio, l’applicazione formale del fiscal compact[1] viene rinviata di anno in anno), ma appunto sono un palliativo temporaneo.

La Germania, con i suoi satelliti, non vuole cambiare le regole attuali, chi può costringerla? Lo potrebbe fare l’Italia, ma ha troppi scheletri nell’armadio, alcuni reali (il debito pubblico attuale, anche se, a ben vedere, nel lungo periodo è giudicato tra i più sostenibili), altri fittizi (l’equilibrio di bilancio: come è scritto anche nell’articolo che stiamo commentando, l’Italia è uno dei due Paesi che rispetta – da anni - il limite del 3% del deficit/Pil e quando l’ha sforato l’ha fatto di poco, mentre la Spagna, la Gran Bretagna, la Francia, ecc. hanno raggiunto durante la crisi fino il 10%). 

Anche la Francia ha delle debolezze e cerca di non gridare troppo per rimanere sotto la “fiducia” dell’ombrello finanziario teutonico, ma, come secondo membro della diarchia storica europea, è l’unico Paese che se veramente lo volesse potrebbe contrastare l’egemonia della Germania. Purtroppo, anche il sedicente socialista Hollande ha tradito il suo programma col quale ha vinto le elezioni presidenziali ed, irretito dal potere – come ha rivelato la sua ex moglie - si è affrettato anche lui ad applicare la ricetta mainstream neo-liberista: riduzione – anche se un po’ al rallentatore - del deficit e riforme strutturali: riforma del diritto del lavoro e deflazione dei salari (recalcitra invece sull’inasprimento della riforma delle pensioni). Ed è ora il presidente francese meno popolare nella storia della Francia, pregiudicandosi qualunque possibilità di sua riconferma alla presidenza (quindi non vedo che cosa ci abbia guadagnato).

Questo è il problema negli ultimi 30 anni: anche quando vince la sinistra, la politica economica attuata è di stampo liberista. I sedicenti socialisti e democratici (Blair, Hollande, Renzi) tradiscono gli ideali socialisti e/o i loro programmi elettorali.[2]

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Che fare? Occorre agire su più direttrici. Atteso che è quasi vano sperare in una 'rivoluzione' progressista (siamo quasi tutti dei pantofolai, ma mai dire mai) e l'avversario - il ceto dominante da 30 anni - è ricchissimo, potentissimo (controlla i media e le università), bulimico e spietato, da una parte occorre partecipare assiduamente e, nelle forme a disposizione che includono il mezzo potente del web, bombardare senza sosta lo stato maggiore di sinistra, stimolandolo, criticandolo e punendolo; dall’altra, occorre appoggiarsi alla legge vigente, nel caso di specie i trattati UE (il nefasto fiscal compact non fa parte dei trattati, ma è una regola successiva, e andrebbe denunciato perché – afferma il prof. Guarino – li vìola) e chiederne l’applicazione rispettandone la lettera e lo spirito.

Qui arrivo al dunque: pochissimi – debbo presumere da quel che leggo in giro - hanno letto i trattati UE, se li si leggono e li si approfondiscono un poco, come ho fatto io da profano, ci si accorge che, almeno dacché è scoppiata la grave crisi economica in EUZ (Grecia, 2010), essi vengono patentemente violati sia nella lettera che nello spirito, da parte sia della Commissione europea, sia del Consiglio europeo, sia della BCE. Traggo dal mio post Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE[3]

E’ agevole notare che, a dispetto dell'impronta ideologicamente connotata in senso ordoliberista dei Trattati UE e contrariamente alla loro interpretazione maistream neo-liberista ostinatamente propalata stravolgendo spesso la lettera e lo spirito delle norme, la lingua, la matematica, la logica e perfino i fatti, la deduzione è arbitraria, non avvalorata da una semplice lettura dell’intero testo del Trattato, in particolare l’art. 3 del TUE, che, in aderenza ai "valori" contenuti nel preambolo della Carta dei Diritti Fondamentali, ribadisce i principi fondamentali del governo dell'Unione Europea, finalizzandolo a due obiettivi prioritari: la piena occupazione e il progresso sociale, essendo la stabilità dei prezzi un mero sub-obiettivo [Art. 3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.]; smentita dalle evidenze empiriche dell’ultimo quinquennio; contraddetta dai dati macroeconomici relativi al tasso d’inflazione e al tasso di disoccupazione dell’Eurozona; formalmente corretta per l’Eurosistema ma sostanzialmente fuorviante, poiché è in discussione non la prevalenza e la cogenza dell’obiettivo principale – la stabilità dei prezzi - ma l’obliterazione sistematica da parte della BCE del secondo obiettivo statutario – sostenere le politiche economiche dell’UE - che in deflazione o con inflazione inferiore (sensibilmente) al target, quando i due obiettivi sono assolutamente concordanti e complementari, ha le stesse dignità e cogenza del primo”.

Se ciò risponde, almeno in parte, al vero, occorrerebbe, come dicevo prima, appoggiarsi alla legge e – come Stati o come cittadini o, meglio, come soggetti organizzati (partiti, sindacati, associazioni) – “muovere” i due Organi deputati a dirimere la questione: in primo luogo, la Corte di Giustizia Europea (organo giurisdizionale), ricorrendone i presupposti, e, in secondo luogo, il Parlamento europeo (organo politico). Ho provato anche a fare un tentativo per pungolarne qualcuno, ma finora ho constatato che nessuno, né i docenti e gli intellettuali, i quali preferiscono gli inefficaci appelli, né i politici, né i sindacati, né i cittadini salvo casi sparuti, intende seguire questa strada. Ma è l’unica percorribile in tempi relativamente brevi e senza chiedere il permesso a chi detiene le leve del potere.


PS: Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei



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I difetti strutturali dell’Euro


L’Eurozona è un insieme di Paesi strutturalmente eterogenei; non sono previsti dai trattati europei (influenzati dall'ordoliberismo germanico, senza però le correzioni che ne hanno smussato le asperità in sede applicativa in Germania[1]meccanismi di aggiustamento degli squilibri strutturali interni: né quelli tipici delle federazioni, né quelli che ne distribuiscono equamente i pesi tra Paesi forti e Paesi deboli.

[1] Dialogo con Carlo Clericetti sulla solidarietà tra gli Stati dell’UE e sull’economia sociale di mercato  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2848095.html  oppure 

Gli USA sono una federazione e perciò hanno i trasferimenti fiscali (quindi a fondo perduto) dagli Stati ricchi a quelli meno ricchi, che fanno da riequilibratori, per il tramite del bilancio federale, pari al 20% del Pil annuo USA (pari complessivamente a 17.500 mld $).

L'UE è invece ancora una confederazione (atipica), che non contempla i trasferimenti fiscali, il cui bilancio confederale ammonta ad appena l'1% del Pil complessivo (pari a 18.500 mld $) e la cui moneta è comune ad appena 19 Paesi su 28; ed il cui riequilibrio tra i Paesi membri avviene, non a spese dei Paesi ricchi, tramite i trasferimenti fiscali o, almeno, la sanzione dei surplus commerciali eccessivi,[2] ma a spese dei Paesi meno ricchi, attraverso la deflazione dei salari e la riduzione dei diritti e i trasferimenti di capitali in prestito (quindi a titolo oneroso) dai più forti e avvantaggiati dalla moneta unica (Germania, Olanda, Belgio, Francia, Austria, ecc.) a quelli deboli e svantaggiati dall'Euro (Piigs).

[2] Dialogo sul surplus commerciale eccessivo e il taglio dei salari

L’ideologia ordoliberista tedesca ha influenzato anche – forse soprattutto – lo statuto della BCE,[3] che è soltanto un po’ meno rigido di quello della Bundesbank, ma prevede anch’esso che l’obiettivo principale sia la stabilità dei prezzi (“sotto, ma vicino, al 2%”). Fatto salvo questo, essa ha, però, anche l’obiettivo di sostenere le politiche economiche dell’UE fissate dall’art. 3 del TUE,[3] tra cui “una crescita economica equilibrata” e “la piena occupazione”.

[3] Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto

Sotto questo aspetto, con la deflazione o l’inflazione molto sotto target e la crisi economica ed occupazionale che perdura da 7 (sette) anni (tranne in Germania e i suoi satelliti), la BCE ha mancato e sta mancando entrambi gli obiettivi statutari, con gravi conseguenze sui popoli europei più deboli e sui Paesi debitori (tra cui l’Italia). Il QE, implementato nel marzo 2015, è tardivo e insufficiente sia qualitativamente che quantitativamente, e di per sé, se non è accompagnato da una politica fiscale espansiva anticiclica (taglio di tasse e aumento di spesa) che accresca la domanda aggregata (consumi, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette), non sarà in grado di debellare da solo la deflazione (come, ovviamente, ammette la stessa BCE).[4]

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La Germania, che all’epoca era considerata la malata d'Europa, trasse vantaggio dall'introduzione dell'Euro nel 1999, il cui valore, derivante dalla sommatoria/media delle monete di dodici dei quindici Paesi che allora componevano l’Unione europea, in cui il Marco tedesco era la moneta più forte, fu inevitabilmente fissato ad un livello che teneva conto anche delle monete più deboli e perciò più basso del Marco e vantaggioso per la Germania (in pratica, essa beneficiò di una svalutazione monetaria),

Com’è noto, il cambio Lira/Euro fu fissato a 1.936,27. Era troppo basso o troppo alto? Secondo i critici di destra, in primis Silvio Berlusconi (evidente indizio di coda di paglia per i suoi mancati controlli dei prezzi), troppo alto. Per loro, soprattutto a seguito del lamentato, da parte della grandissima parte del popolo italiano, supposto raddoppio dei prezzi subito dopo la sua introduzione, sarebbe dovuto essere fissato addirittura a 1.000 Lire. Ma naturalmente è una sciocchezza macroscopica, poiché sarebbe equivalso a una rivalutazione preventiva del 100% e quindi al raddoppio immediato dei prezzi dei prodotti italiani per gli acquirenti esteri.[5]

[5] Il ‘change over’ Lira-Euro e le responsabilità di Berlusconi

Oltre alla svalutazione preventiva, la Germania pretese ed ottenne nel 2003-2005, non una semplice flessibilità, ma di sforare il limite del 3% di deficit/Pil, per un importo pari a una ventina di mld, quando implementò le riforme strutturali del lavoro, inclusi i mini job a 400€ mensili, che deflazionarono i salari tedeschi, procurando alla Germania un ulteriore vantaggio competitivo rispetto ai partner dell'Eurozona.

Vantaggio competitivo accresciutosi negli anni successivi, poiché la Germania, in aderenza alla sua ideologia mercantilista e ordoliberista, ha continuato e continua ad attuare tuttora una politica economica deflazionistica e restrittiva, scaricando sui partner deboli tutto l'onere dell'aggiustamento infra-EUZ.

Segnalo, en passant, che la Germania pretendeva di negare all'Italia (già penalizzata dal criterio ritenuto inaffidabile dalla stessa Commissione europea, oltre che dalla BCE, del calcolo del cosiddetto deficit strutturale[6] applicato dalla Commissione europea), quando il governo Renzi ha implementato la riforma del lavoro (il cosiddetto Jobs Act), non uno sforamento del limite del 3%, ma una misera e drammaticamente insufficiente flessibilità, come misura anticiclica.

[6] Dialogo sulla lettera di Padoan all’UE, la sostenibilità del debito pubblico e la formula del deficit strutturale http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2823271.html  oppure 


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La soluzione ai difetti strutturali dell’Euro possono essere gli Stati Uniti d’Europa? Sì, certamente, ma purtroppo nel lungo periodo. Come scrive al riguardo il prof. Gustavo Piga. Egli, inoltre, commentando un saggio di Hugh Rockoff intitolato “How Long Did it Take the United States to Become an Optimal Currency Area?”, ovvero “Quanto ci hanno messo gli Stati Uniti a divenire una Area Valutaria Ottimale?”, spiega perché, nonostante i difetti, per l’Unione Europea è preferibile continuare ad adottare una moneta ed una politica monetaria comune.[7]

[7] Moneta e bandiera: il se e quando degli Stati Uniti d’Europa

Gustavo Piga - 18 agosto 2016

Ed invece il prof. Joseph Stiglitz, in un articolo sul Financial Times, afferma che l’Euro è insostenibile e propone di dividerlo in due.[8]

[8] A split euro is the solution for Europe’s single currency

Joseph Stiglitz  -  August 17, 2016 4:32 am

The problems with the structure of the eurozone may be insurmountable, writes Joseph Stiglitz

(trovate l'articolo originale e la traduzione in questo mio post (nell'appendice):

Critiche severe all’economia italiana da importanti giornali di Spagna, Francia, Gran Bretagna e USA


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Intanto, si susseguono proposte per far fronte alla deflazione, renitente alla presunta cura per giunta tardiva del QE implementata dalla BCE, e alla crisi economica.[9]

[9] QE, il monetarismo e la fallacia logica della falsa equivalenza

Tra queste, la “moneta dall’elicottero”, vecchissima espressione coniata da Milton Friedman, il padre del monetarismo, che ogni tanto rispunta fuori - ora soprattutto ad opera dei neo-liberisti pentiti, di fronte al fallimento della loro ideologia strampalata e spietata al soldo dei ricchi -, che prevede che i soldi vengano distribuiti direttamente ai cittadini.[5]

[5] Ad esempio, l’ho letta e discussa mesi fa qui:

Carlo Clericetti - 21 APR 2016

Moneta dall'elicottero? Parliamo del pilota

Ma la moneta dall’elicottero non è ancora sufficiente, se non hai modo di costringere i beneficiari a spenderla, perché potrebbero destinare quei soldi, in tutto o in parte, a risparmio (che, come si vede oggi, anzi da anni, rimane nel circuito finanziario). Perciò – dice Clericetti - è meglio darli allo Stato, che li destina a opere pubbliche.

Attenzione, però, non indifferentemente a spesa pubblica, ma prioritariamente a investimenti, perché se lo Stato li destinasse, poniamo, a finanziare il reddito di cittadinanza,[10] si rischierebbe di ricadere, in tutto o in parte, nello stesso problema (vedansi gli 80€/mese decisi dal Governo Renzi, che solo in parte si sono trasformati in consumi).



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Pil +0,2 per cento nel secondo trimestre 2015

 
PIL

La performance mediocre del Pil italiano nel II trimestre 2015,[1] che si inscrive in un trend negativo che, tranne il rimbalzo del 2010 e la quasi stazionarietà del 2011, dura da 7 anni (2008=-1,0; 2009=-5,0; 2010 =+1,3; 2011=+0,4 2012=-2,4; 2013=-1,8; 2014=-0,4), non è un fenomeno naturale, ma l’inevitabile conseguenza della politica economica prociclica (anziché anticiclica) imposta dall’ideologia neo-liberista - sub specie ordoliberista tedesca per renderla terminologicamente digeribile agli Europei di fede socialista -, che permea di sé sia i trattati costitutivi dell’UE, sia le altre regole adottate successivamente (ad esempio il fiscal compact). Sopperisce solo in parte l’andamento positivo della domanda estera, essendo preclusa all’Italia per volere dell’UE (lèggi: Germania) qualunque flessibilità sostanziale del parametro deficit/Pil (o, in alternativa, prendendo i soldi al 5% più ricco con un’imposta patrimoniale, come propose la Confindustria nel 2011 e Squinzi nel 2012, ma se ne sono dimenticati[2]) per stimolare la domanda interna.

La Spagna del popolare Rajoy ha una discreta performance perché è uno dei pochissimi Paesi dell’Eurozona (l’altro è la Francia) che faccia, in parte, una politica anticiclica e a cui venga permesso, per il 3° anno consecutivo, di sforare abbondantemente il limite del 3% del rapporto deficit/Pil, come premio per aver implementato la riforma del lavoro che piace alla Germania (e come pretese la Germania stessa per 3 anni tra il 2002 e il 2005).

Come si vede, alla Francia non basta neppure avere un deficit del 4%. Mentre la Germania, a causa del pareggio di bilancio e della crisi dei partner commerciali EUZ, sconta anch’essa l’effetto negativo della sua politica economica prociclica.

 

Occupazione

Com'è noto, perché si abbia un incremento dell’occupazione occorre che il Pil aumenti almeno del 2% su base annua. Quindi, jobs act o non, i disoccupati, per i prossimi 2 anni almeno, difficilmente troveranno un’occupazione.

 

Aggiustamenti degli squilibri infra Eurozona

L’Eurozona è un insieme di Paesi strutturalmente eterogenei; non sono previsti dai trattati (influenzati dall'ordoliberismo germanico) meccanismi di aggiustamento degli squilibri equamente distribuiti tra Paesi forti (sanzione dei surplus commerciali) e Paesi deboli, ma soltanto a carico dei Paesi deboli (deflazione dei salari e dei diritti), e non con trasferimenti fiscali ma attraverso i prestiti del circuito bancario privato (Target2), con le storture che abbiamo visto nel caso della Grecia. La Germania (e l’Olanda) sfora da anni la soglia del 6% (già di per sé sovradimensionata e fatta a sua misura), ma non viene sanzionata, né può esserla.[3]

 

BCE

L’ideologia ordoliberista tedesca ha influenzato anche – forse soprattutto – lo statuto della BCE,[4] che è soltanto un po’ meno rigido di quello della Bundesbank, ma prevede anch’esso che l’obiettivo principale sia la stabilità dei prezzi (“sotto, ma vicino, al 2%”). Fatto salvo questo, essa ha, però, anche l’obiettivo di sostenere le politiche economiche dell’UE fissate dall’art. 3 del TUE, tra cui “una crescita equilibrata” e “la piena occupazione”. Sotto questo aspetto, con la deflazione o l’inflazione molto sotto target e la crisi economica ed occupazionale che perdura da 7 anni (tranne in Germania e satelliti), la BCE ha mancato e sta mancando entrambi gli obiettivi statutari, con gravi conseguenze sui popoli europei e sui Paesi debitori (tra cui l’Italia). Il QE è tardivo e insufficiente sia qualitativamente che quantitativamente, e di per sé, se non è accompagnato da una politica fiscale espansiva anticiclica (taglio di tasse e aumento di spesa) che accresca la domanda aggregata (consumi, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette), non sarà in grado di debellare da solo la deflazione (come, ovviamente, ammette la stessa BCE).[5]

 

[1] CRESCITA ECONOMICA
Pil II trimestre 2015, Italia a +0,2% Confindustria: «Non c’è ripresa vera» Mef: «Risultato come da attese»
Squinzi: «Si devono creare le condizioni favorevoli all’impresa». Berlino cresce dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, mentre Parigi fa registrare un risultato invariato
14 agosto 2015
http://www.corriere.it/economia/15_agosto_14/pil-secondo-trimestre-2015-germania-francia-peggio-previsto-aa37ee12-4258-11e5-ab47-312038e9e7e2.shtml
 
[2] Analisi quali-quantitativa/14/Imposta Patrimoniale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/analisi-quali-quantitativa14imposta.html
 
[3] Dialogo sul surplus commerciale eccessivo e il taglio dei salari
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828411.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/08/dialogo-sul-surplus-commerciale.html
 
[4] Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html oppure http://vincesko.blogspot.it/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html
 
[5] La BCE a trazione tedesca le spara grosse
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2829649.html oppure
http://vincesko.blogspot.it/2015/03/la-bce-trazione-tedesca-le-spara-grosse.html
 
 
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http://vincesko.blogspot.com/2015/08/pil-02-per-cento-nel-secondo-trimestre.html
 

Lettera a José-Manuel Barroso

 
Pubblico la lettera che ho inviato ieri a José-Manuel Barroso, presidente uscente della Commissione Europea. Fatelo anche voi.

Oggetto: Addio
Da:    v.      21 ottobre 2014 – 13:20
A:      jose-manuel.barroso@ec.europa.eu

Sig. Presidente Manuel Barroso,

Lei termina oggi il Suo mandato, durato 10 anni, di Presidente della Commissione Europea.

Ritengo necessario, in questa occasione, evidenziare con grande enfasi il ruolo esercitato in negativo dai protagonisti politici (Merkel, Sarkozy e Barroso, in ambito UE), nella gestione di una crisi economica che per gli effetti è equivalsa ad una guerra con migliaia di morti e feriti e dalla quale, dopo 6 anni, si stenta ancora ad uscire a causa dell’incapacità e dell’ostinazione colpevole di alcuni di Voi leader nell’applicazione di ricette economiche rivelatesi sbagliate, inique e fallimentari.

Alla quale se ne deve aggiungere un’altra: che la Germania, oltre ad avere uno strapotere economico, industriale e commerciale, per l’acquiescenza e talvolta la connivenza degli organi dell’UE, ha anche uno strapotere nell’interpretazione e nell’applicazione dei trattati. In particolare della BCE, il cui Consiglio direttivo, per ubbidire alla Germania, sta violando da tempo il suo statuto (art. 7 - Indipendenza) e disattendendo entrambi i suoi obiettivi statutari (art. 2 - Obiettivi); anche se – molto stranamente - sul sito dell’UE, ne viene menzionato - al singolare (sic!) - soltanto uno: il primo, quello del controllo dei prezzi, omettendo ad arte il secondo, di, raggiunto il primo ("inflazione sotto il 2% ma vicino", ed ora l'inflazione dell'Eurozona è prossima allo zero, ed in alcuni Paesi, come l'Italia, siamo in deflazione) “sostenere la crescita economica e un alto livello di occupazione”.

Sig. Presidente Barroso (ma bisognerebbe aggiungere anche il Vice Presidente e Commissario all’Economia Olli Rehn), al di là dei vincoli dei trattati, Lei è stato forse il peggiore presidente della storia della Commissione Europea, sia per l'asservimento sostanziale al Consiglio Europeo (lèggi: Germania), venendo meno al Suo compito istituzionale di equilibrare lo strapotere del Consiglio, sia per i risultati. Meno male che Lei oggi finalmente se ne va.

Distinti saluti


***

Pubblico la lettera e-mail che ho appena ricevuto dal Segretariato Generale della Commissione Europea: 

BARROSO 2014/3485377 BARROSO 2014/3568551

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

Da:

Courpre@ec.europa.eu http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif 28 ott 2014 - 14:34

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

A:

<v

Egregio Signore,

Il Presidente della Commissione europea, Sig. José Manuel Barroso, mi ha incaricata di avvertirLa di aver ricevuto il Suo email del 21 ottobre.

Colgo l’occasione per porgere cordiali saluti

Vivienne d’Udekem d’Acoz

Capo unità

 

 
Post e articoli collegati:
 
Barroso, il peggiore presidente della Commissione Europea
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2797427.html
 
Le asimmetrie dell’Unione Europea
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2808936.html
 
UE, dicotomie
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2804624.html
 
L’arrogante Commissione Europea
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2806453.html
 
Appelli o minacce forti?
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2820604.html
 
Dialogo sui poteri, gli obiettivi e le violazioni statutarie della BCE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2820833.html

L’ultimo discorso di Barroso al Parlamento accolto da un’Aula mezza vuota
POLITICA - ALFONSO BIANCHI
21 ottobre 2014
Nel dibattito sul bilancio di 10 anni di mandato il Presidente uscente della Commissione è stato criticato da tutti i gruppi politici, ad eccezione dei popolari. Il leader dei liberali, Verhofstadt non si è nemmeno presentato in Aula
http://news.medita.com/e/t?q=j=FA4GI&t=49&3=ECB&4=A7ANC8&2=w2ww_7YVW_Hi_uXhX_5m_7YVW_Gnz4B.mxut5v.p9_zTZe_0i9O97_yfaS_9u9C_yfaS_9u04_yfaS_9utxs9qphpidv-sqvj4zvv-sq-eh7zrz4-io-wpzoh2mq14-ifj4twv-si-xup3oh-2m37p-4xv9i_uXhX_5mGA9GO 


Lo stanco addio del fallito Barroso (COMMENTO)
- LORENZO CONSOLI
30 ottobre 2014
http://www.eunews.it/2014/10/30/lo-stanco-addio-del-fallito-barroso-commento/24162

Pluie de critiques après l’embauche de Barroso par Goldman Sachs
Le Monde.fr avec AFP | 09.07.2016 à 18h29 • Mis à jour le 10.07.2016 à 00h34
http://www.lemonde.fr/europe/article/2016/07/09/pluie-de-critiques-apres-l-embauche-de-barroso-par-goldman-sachs_4967021_3214.html  

Gli sviluppi del caso Barroso.
Rammento che Barroso è quello che un giorno sì e l’altro pure, con fare altezzoso, chiedeva insistentemente nel 2011 all’Italia di rendere ancora più severa la già severa legislazione sulle pensioni varata appena un anno prima, nel maggio del 2010. Talvolta addirittura sprezzante: rammento la scenetta, simile a quella Merkel-Sarkozy, che lo vide protagonista nel 2014, assieme all’altro servo Van Rompuy, nei riguardi del PdC Renzi. Sono tutti uguali questi servi dei ricchi e dei potenti: spietatissimi con i poveri cristi, a causa della loro lunghissima coda di paglia.

Barroso-Goldman, sindacati Ue all'attacco: "Toglietegli la pensione europea"
I rappresentanti dei lavoratori pubblici chiedono "decisioni forti" dopo la nomina dell'ex numero uno della commissione a presidente della banca d'affari. Nel mirino l'assegno previdenziale mensile da 15mila euro garantito dall'Unione
di ETTORE LIVINI
3 luglio 2016
http://www.repubblica.it/economia/2016/07/12/news/barroso-goldman_sindacati_ue_all_attacco_toglietegli_la_pensione_europea_-143886694/





Appunto sulla Tassa sulle transazioni finanziarie


Al Consiglio UE del 18 e 19 ottobre scorsi, 11 Paesi membri (dei 17 che fanno parte dell’Eurozona) su 27 hanno deciso l’introduzione della Tassa sulle Transazioni Finanziarie. [*]
La Commissione Europea, pochi giorni dopo, ha approvato la cooperazione rafforzata degli 11 Paesi per la introduzione della TTF.
Priorità a crescita e occupazione - 22/10/2012 http://ec.europa.eu/news/eu_explained/121022_it.ht 
Al vertice tenutosi il 18 e 19 ottobre, i leader dell'UE hanno deciso di mettere in atto rapidamente misure di stimolo all'economia e di fare passi avanti verso un'unione economica e monetaria più stretta.
Anche il settore finanziario deve fare la suaparte per contribuire in modo equo alla ripresa. La Commissione farà un primopasso con l'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie Descrizione: Deutsch (de) Descrizione: English (en) Descrizione: français (fr) e la presentazione,entro la fine dell'anno, di un piano per dare un giro di vite per quanto riguarda la frode e l'evasione fiscali.
Testo in inglese http://ec.europa.eu/taxation_customs/taxation/other_taxes/financial_sector/index_en.htm
Testo in francese http://ec.europa.eu/taxation_customs/taxation/other_taxes/financial_sector/index_fr.htm 
[*] Tobin Tax http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-04-29/tobin-191028.shtml 

L’Italia è uno degli 11 Paesi ad introdurre la TTF (il precedente governo era contrario):

TTF, l'Italia dice sì. La tassa presto istituita in 11 Paesi Ue
Finalmente il governo italiano si schiera a favore dell'introduzione della TTF. I Paesi membri che hanno fino ad ora aderito alla cooperazione rafforzata sono undici. - 9 ottobre 2012
http://www.valori.it/finanza/tassa-sulle-transazioni-l-italia-dice-si-5735.html
TTF, l'Italia dice sì. La tassa presto istituita in 11 Paesi Ue
http://www.borsaforextradingfinanza.net/article-ttf-l-italia-dice-si-la-tassa-presto-istituita-in-11-paesi-ue-111091640.html
Campagnazerozerocinque   http://www.zerozerocinque.it/ 

Nel maggio di quest’anno (per la seconda volta dopo la risoluzione del 8 marzo 2011):

Il Parlamento europeo approva un ambizioso progetto di tassa sulle transazioni finanziarie
Sessioni plenarie. La tassa sulle transazioni finanziarie (TTF), così come proposta, dovrebbe essere migliorata per garantire una copertura più ampia e rendere svantaggio sal'evasione, secondo quanto affermano i deputati in un parere approvato mercoledì. Il testo propone di andare avanti col progetto legislativo anche nel caso in cui solo alcuni Stati membri lo dovessero sostenere. - 23 maggio 2012
http://www.europarl.europa.eu/news/it/pressroom/content/20120523IPR45627/pdf
 
***

Uno sguardo all’indietro, un po’ di cronistoria sulla TTF:
 
La Commissione europea presenta una proposta sulla tassazione del settore finanziario
07/10/2010 http://ec.europa.eu/italia/attualita/primo_piano/fiscalita/tassa_transazioni_finanziarie_it.htm
Norme comuni per un'imposta sulle transazioni finanziarie – domande frequenti 
http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-11-640_it.htm?locale=en
 
Anche io ho partecipato alla campagna per l’introduzione della TTF. Ho pubblicato in PDnetwork (ed in altri siti) ben cinque ‘post’ dal titolo “APPELLO DEL PSE A FAVORE DELLA TTF” ( v. il quinto http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2603059 [*]): del PSE, di cui fa parte la promotrice della risoluzione, l’eurodeputata greca e socialista Anni Podimata, non dell’IDV (che fa parte del gruppo dei Liberali e Democratici), e un sesto ‘post’ dal titolo “Il Parlamento europeo ha approvato la TTF”  http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2606972, [*] dove ho riportato l’e-mail del parlamentare IDV, Rinaldi (l’unico che mi abbia risposto – due volte -, assieme all’altro IDV, de Magistris), l’esito della votazione (529 a favore e 127 contro), il testo della risoluzione e il comunicato del sito www.zerozerocinque.it.

Ho cercato nel sito del Parlamento europeo, ma inutilmente, anche i nomi dei votanti contro. Ora da “Il Fatto”, scopro che a votare contro l’introduzione della TTF – guarda caso - sono stati anche i parlamentari PDL e Lega Nord.
Proprio come i grossi investitori, i quali – of course – dicono di paventare la fuga dei capitali dall’Europa.
[*] PDnetwork è stato chiuso, v. tra gli altri:
http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/02/27/le-case-italiane-umide-e-sovraffollate/
http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/03/07/le-lauree-dei-padri-ricadono-sui-figli/

Economia & Lobby |di Alessio Pisanò  Ue, primo sì alla tassa sulle transazioni finanziarie
L'europarlamento vota una risoluzione sulla Tobin tax in Europa. Anni Podimata: "Adesso o mai più". Buon primo passo, ma il percorso è tutto in salita. Il mondo della finanza avverte: così i capitali andranno all'estero. Il Commissario Ue Semeta: "Difficile se non lo fanno anche gli USA"
(…). gli eurodeputati del Pdl e della Lega, pur appoggiando il testo finale, hanno votato contro un emendamento che chiedeva espressamente all’Unione europea di “promuovere l’introduzione di una TTF (tassazione sulle transazioni finanziarie, ndr) a livello mondiale, ma che, se questo non fosse possibile, dovrebbe applicare come primo passo una TTF a livello europeo”. D’altronde proprio i grossi investitori avvertono: la Tobin tax non farà altro che spingere i capitali fuori dall’Europa.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/11/ue-primo-si-alla-tassa-sulle-transazioni-finanziarie/96547/
 
Economia & Lobby |di Matteo Cavallito
Dalla Merkel a Sarkozy, la lunga strada della tassa antispeculazione, ridicolizzata da Berlusconi
Sarà anche solo il voto ad una relazione non vincolante, ma il grande numero di sì espresso dal parlamento europeo all’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie – o Tobin Tax dal nome del suo ideatore – passa nelle mani della Commissione europea una patata sempre più bollente. Nella speranza, s’intende, che la risposta sia diversa da quella fornita poco meno di un anno fa. Chiamato “ad elaborare rapidamente uno studio di fattibilità e ad avanzare proposte legislative concrete”, il massimo organismo dell’Ue si trova ora nella condizione di venire incontro ad una richiesta sempre più pressante. Un punto d’arrivo di un percorso in atto da molti mesi grazie, soprattutto, all’iniziativa di Francia e Germania, i due Paesi che più di ogni altro hanno sostenuto la proposta nel Continente. (…).
Lasperanza dei sostenitori, a questo punto, è che l’iniziativa europea apra la strada a provvedimenti analoghi nel resto del mondo. Un modo per colpire ulteriormente gli speculatori, ma anche per mettere a tacere la voce di chi (come Silvio Berlusconi che ha parlato di proposta “ridicola”) prefigura lo scenario apocalittico di un esodo dei capitali dall’Europa alla volta di lidi fiscali più favorevoli. Ipotesi, quest’ultima, già smentita dai promotori del sistema di tassazione “alla fonte” o “approccio decentralizzato” (http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/17/robin-hood-tax-togliere-agli-speculatoriper-ridare-ai-cittadini/92652/),unica strategia fiscale in grado di vanificare l’elusione della tassa. Secondo Stephan Schulmeister, economista e convinto sostenitore dell’idea, un’imposta dello 0,05% applicata alla sola Europa consentirebbe di raccogliere circa 350 miliardi di dollari di gettito complessivo ogni anno.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/11/dalla-merkel-a-sarkozy-la-lunga-strada-della-tassa-antispeculazione-ridicolizzata-da-berlusconi/96563/ 

 
Post e articoli collegati:

Le promesse da marinaio della ‘bottegaia’ Merkel 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2739381.html
I facitori dello spread   http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2748019.html
Tra Bersani e Renzi il gioco si fa duro  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758539.html
Lettera di PDnetwork  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html
 
Si torna a parlare di Tobin Tax  -  10 ottobre 2012
[…] Perché alcuni Paesi hanno detto di no?
I paesi sfavorevoli all’introduzione della TTF, in prima fila il Regno Unito, temono una fuga di capitali verso altri mercati. Come spiega oggi il Sole 24 Ore :
La prima proposta della Commissione europea
Nel settembre del 2011 la Commissione europea e il commissario alla Fiscalità, il lituano Algirdas Semeta, avevano proposto di introdurre la TTF nell’Eurozona sull’86 per cento circa delle transazioni fra istituzioni finanziarie (compresi derivati e fondi d’investimento) e secondo due aliquote minime diverse, lo 0,1 per cento per gli scambi di azioni e obbligazioni e lo 0,01 per cento per quelli sui derivati. Spiega il Sole 24 Ore: […]
http://www.ilpost.it/2012/10/10/si-torna-a-parlare-di-tobin-tax/
 
Nota bene finale: Infine, vale la pena di osservare che la Gran Bretagna, contraria all’introduzione della TTF in ambito UE, ha già una tassa analoga al proprio interno.
 
Allegato:
FALSI MITI SULLA TASSA SULLE TRANSAZIONI FINANZIARIE
RISPOSTE ALLE PRINCIPALI CRITICHE
http://www.valori.it/moduli/maggio/005_FalsiMiti.pdf
 
Aggiornamento (17-02-2013):
 
Commissione europeaTTF di Andrea Baranes
TTF: un passo in avanti in Europa
15/02/2013
La proposta di Direttiva della Commissione europea accoglie le istanze delle reti della società civile su uno strumento utile a frenare la speculazione e che può generare un gettito di decine di miliardi di euro l'anno
http://sbilanciamoci.gag.it/Sezioni/globi/TTF-un-passo-in-avanti-in-Europa-16872

Rendere operativa l'imposta sulle transazioni finanziarie - 14/02/2013
http://ec.europa.eu/news/economy/130214_it.htm 

Tobin tax a maglie larghe per il trasferimento di azioni
Il decreto attuativo in materia, pubblicato ieri dal MEF, contiene un lungo elenco di fattispecie non assoggettate al prelievo
23 febbraio 2013
http://www.eutekne.info/Sezioni/Art_411010.aspx
 
Imposta sulle transazioni finanziarie – Decreto
http://www.tesoro.it/primo-piano/article_0099.html

Aggiornamento (04-07-2013):
 
FTT, il voto sulla cooperazione rafforzata
3 luglio 2013
Il Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria a Strasburgo, ha approvato definitivamente la tassa sulle transazioni finanziarie (FTT) con 522 voti a favore e141 contrari. Questa maggioranza ampia e trasversale costituisce un grande risultato per il gruppo dei Socialisti e Democratici. La FTT entrerà in vigore a partire da gennaio 2014 negli 11 stati membri che partecipano alla cooperazione rafforzata e sarà dello 0,1% sullo scambio di obbligazioni e azioni e dello 0,01% sui derivati.
L’eurodeputata S&D Anni Podimata, rapporteur sulla FTT e negoziatrice per il Parlamento europeo, ha detto: “Oggi è un grande giorno per i cittadini europei. Nonostante le molteplici previsioni negative, la tassa sulle transazioni finanziarie adesso è realtà”.
“Per tre anni e mezzo il Parlamento europeo ha tenuto una posizione coerente e decisa sulla FTT, perché le nostre priorità sono gli interessi dei cittadini europei, che sono stati costretti a sopportare enormi costi sociali ed economici a causa della crisi. Mi auguro che gli 11 stati membri che hanno optato per adottare la FTT siano altrettanto decisi e coerenti”.
http://nblo.gs/MNo0f
 
Il dibattito integrale di ieri sulla #FTT in seduta plenaria
http://youtu.be/_cDACDvIvvY
 

Aggiornamento (14/02/2014) 
 
Campagna 005transazioni finanziarie di Leonardo Becchetti
Tassa sulle transazioni, un bilancio
14/02/2014
Banche da legare/9 Undici paesi europei hanno approvato una tassa sulle transazioni finanziarie. Ma in Italia e in Francia resta molto da fare
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/alter/Tassa-sulle-transazioni-un-bilancio-22343 

Aggiornamento (06/05/2014)
 
All'Ecofin accordo sulla Tobin tax.
Padoan: "La tassa entro fine anno"
06 maggio 2014
http://www.repubblica.it/economia/2014/05/06/news/all_ecofin_accordo_sulla_tobin_tax_padoan_la_tassa_entro_fine_anno-85369089/

Aggiornamento (20/06/2016) 

Salta l’accordo sulla Tobin Tax europea. Rinviato a settembre
20 giu 2016
http://www.eticanews.it/in-breve/salta-laccordo-sulla-tobin-tax-europea-rinviato-a-settembre/  

Aggiornamento (23/03/2017) 

Tassa europea sulle Transazioni Finanziarie per ridare all’Europa un’anima sociale e solidale
Marzo 2017
http://www.zerozerocinque.it/notizie/424-tassa-europea-sulle-transazioni-finanziarie-per-ridare-all-europa-un-anima-sociale-e-solidale



Imposta sulle transazioni finanziarie

Gli Stati membri che partecipano alla cooperazione rafforzata hanno aggiornato il Consiglio in merito allo stato dei lavori relativi all'imposta sulle transazioni finanziarie (ITF), sulla base di una nota della Germania.

Gli Stati membri partecipanti hanno riferito di avere avviato una discussione sull'opzione di un'ITF basata sul modello francese di imposta e sulla possibile messa in comune del gettito tra gli Stati membri partecipanti come contributo al bilancio dell'UE.

Nonostante tutti gli Stati membri partecipino alle deliberazioni, l'adozione della direttiva richiederà l'unanimità dei paesi partecipanti in sede di Consiglio, dopo aver consultato il Parlamento europeo.



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Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
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