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Renzi, il “complotto” del lavoro e lo snaturamento del PD

 
Marco Bracconi
3 NOV 2014
Rottamare il complotto
http://bracconi.blogautore.repubblica.it/2014/11/03/rottamare-il-complotto/
 
Due giorni fa, ho fatto il seguente commento:
 
http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 3 novembre 2014 alle 20:57

@walterstucco (3 novembre 2014 alle 15:33)

Tesi infondate e conclusione illogica.
1. ”Soprattutto in materia di lavoro ci ha sempre lavorato il professor Ichino”
Parole in libertà. Sono iscritto da anni alla sua newsletter, Ichino ha lavorato per conto suo, il suo DdL riscosse meno del 10% dei voti all’Assemblea del PD sul lavoro; anche a livello parlamentare, il DdL che aveva di gran lunga il maggior consenso era quello proposto da Ghedini-Passoni-Treu.

2. Tesi bizzarre, a) la prima contraddice la precedente: chi ha prevalso, Ichino o Cofferati? b) la cosa “di sinistra” sarebbe l’anarchia e il lassismo verso i giovani che, ogni notte fino all’alba, fanno casino nelle strade e nelle piazze?

3. a) Io sono migliorista da 40 anni, non ho votato Renzi. Come me altri. Quelli che l’han fatto probabilmente se ne sono pentiti. b) Li conosco bene perché ho frequentato per 3 anni “Europa”: gli ex dc che votano PD odiano letteralmente la CGIL, sono in gran maggioranza lontanissimi dai miglioristi e dagli ideali socialdemocratici e, per la loro spietatezza (e non esagero, posso produrre le prove), perfino da quelli caritatevoli cattolici.

4. Anche io critico il mercato del lavoro duale, ma Renzi ha raccontato una balla sesquipedale quando ha detto che lo Stato, come un buon padre di famiglia, si prenderà cura di ogni lavoratore licenziato. Ha stanziato nella Legge di Stabilità 2015, per gli ammortizzatori sociali, 1,6 miliardi (e non si riesce ancora a capire se sono aggiuntivi), ma ne servirebbero 5-10 volte tanto. Che si fa? Si dà credito a un falegname che costruisce tavoli quadrati con 3 gambe, e guarda caso la quarta è quella che va nell’interesse dei povericristi? Un leader serio di sinistra direbbe: l’UE (la Germania) non mi permette di sforare, io nonostante le promesse e le minacce mi sono dovuto adeguare, per fare la riforma che essi vogliono prendo allora i soldi dai ricchi italiani, che sono più ricchi dei Tedeschi. Anche perché so che, per quelli di sinistra, è qui soprattutto che si parrà la mia nobilitade. [1]

Conclusione. Le politiche e i leader politici vanno giudicati dai fatti, dalle scelte concrete: Renzi non è di destra, come si dice, ma racconta troppe balle per essere un buon leader di sinistra e, avendo deciso – come sembra – di portare acqua al mulino dei forti, fa tavoli sghembi, iniqui e precari, similmente a come capitava con i governi di destra, e per giunta cerca di coprire il misfatto con parole propagandistiche. E quindi perché dovrebbe ricevere il voto dei miglioristi? Semplicemente, non lo merita.

Vincesko

 

Segnalo molto volentieri l’editoriale di oggi di Ezio Mauro “Il dramma del lavoro che spacca l'identità della sinistra”  http://www.repubblica.it/politica/2014/11/05/news/il_dramma_del_lavoro_che_spacca_l_identit_della_sinistra-99781591/.

Lo faccio volentieri sia perché, in esso, il "renziano" Ezio Mauro dimostra la sua intelligenza e che, nel giudicare, si attiene laicamente all'analisi dei fatti e delle scelte concrete (come suggerivo nella mia risposta del 3 novembre 2014 alle 20:57 al logorroico e invadente walterstucco), sia perché riecheggia e sviluppa alcuni concetti (lo snaturamento del PD, la scelta di Renzi di aver sposato la causa dei forti contro il lavoro e i sindacati, l’assenza di un’imposta patrimoniale per finanziare il welfare, il rapporto con l'UE) da me espressi (vedi anche il mio posPD, metamorfosi incipiente di un partito http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821607.html ).

Riporto dell’editoriale i passi per me più significativi:

“tagliando a danno dei più deboli e non riformando nell'interesse generale”

“pretendendo quindi un'attenzione particolare alle tutele degli ammortizzatori sociali”.

“Poi poteva dire agli imprenditori che non ci sono pasti gratis neppure per loro, e che dopo la modifica dell'articolo 18 e il taglio dell'Irap dovevano fare la loro parte contribuendo a mantenere i costi della democrazia, quindi del welfare”

“E infine, doveva avvertire il sistema politico e istituzionale, e addirittura l'Europa, del pericolo che attraverso il lavoro salti il nucleo stesso della civiltà occidentale”.

“Ma qui nasce una seconda domanda: per Renzi il Pd è uno strumento opportunistico attraverso cui conquistare il potere o è una scelta culturale, politica, identitaria di responsabilità?”

“La sinistra italiana ha non solo il diritto, ma il dovere (come in altre democrazie) di parlare all'intero Paese. Ma a patto che lo faccia in nome e per conto della sua identità: questo è il punto. Per intenderci: nel New Labour di Tony Blair c'è certo il new, inseguito da Renzi, ma c'è pur sempre il labour, che il Premier non vede”.

“A condizione di non cambiare la propria natura”.

 
[1] La vera nobilitade del tosto, concreto, coraggioso e leale Renzi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2802737.html


Articoli collegati:
 
Governo giù, il premier perde 10 punti. Scende il Pd e vola la "Lega nazionale"
di ILVO DIAMANTI
16 novembre 2014
http://www.repubblica.it/politica/2014/11/16/news/governo_gi_il_premier_perde_10_punti_scende_il_pd_e_vola_la_lega_nazionale-100667443/
 
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Consensi al 38,3%, in calo di 2,5 punti. Balzo della Lega (+1,9%), unico partito in crescita
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RANIERO LA VALLE – C’è bisogno di un partito nuovo
25 novembre 2014
http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/11/25/raniero-la-valle-ce-bisogno-di-un-partito-nuovo/ 

Chi è nato tondo non può morire quadrato

20 novembre 2012   Non torniamo indietro dall’agenda Monti   Marco Follini

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/138584/non_torniamo_indietro_dallagenda_monti

 

In napoletano si dice: chi è nato tondo non può morire quadrato.

E Monti già mostra, per giunta, segni di defaillance psicologica.

E la mitica Agenda Monti non è altro che la pedissequa riproduzione della Lettera della BCE del 5 agosto 2011 al Governo italiano, [1] della quale sono stati eseguiti tutti i diktat, tranne - guarda caso - il potenziamento degli ammortizzatori sociali e dei servizi per il reimpiego.

liberal interni ed esterni al PD hanno fatto già abbastanza guai, è d'uopo che si fermino per almeno 5 giri, il tempo di una legislatura, e lascino lavorare Bersani, che è persona onesta e capace.

In Italia si è creata una situazione bastarda per l'incompetenza dei governanti di destra e la loro corrività con le peggiori pratiche neo-liberiste e le furbizie di una buona fetta degli imprenditori italiani, in particolare nei servizi, che non fanno investimenti in nuovi prodotti e tecnologie e competono al ribasso sfruttando alla “cinese” le risorse umane: leggete il bellissimo editoriale di venerdì scorso di Ezio Mauro su Repubblica, che descrive bene la situazione generale; gli ho inviato volentieri una email per complimentarmi. [2]

Ma purtroppo, a differenza della Germania e di altri Paesi, manca la cooperazione tra le classi ed i ceti sociali, tutti egoisti, a tirare acqua al proprio mulino. E la sinistra finora è stata al traino, ma, come ho scritto nel mio 'post' sulla globalizzazione, ora pare si sia svegliata; e intanto occorre "bastonare" i liberal del PD (come sto facendo io indefessamente; vedi, da ultimo, ieri, [3] che hanno anche l’inclinazione alla slealtà.


[1] Lettera BCE
http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml
[2] Lettera-commento all’editoriale di Ezio Mauro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761918.html 
[3] Carteggio tra il Sen. Pietro Ichino e me
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762171.html 
 

Articolo collegato:
L’innovazione chiave di successo delle imprese (ma in Italia latita)
http://amato.blogautore.repubblica.it/2012/11/19/linnovazione-chiave-di-successo-delle-imprese-ma-in-italia-latita/

 

 

Lettera-commento all’editoriale di Ezio Mauro

Egr. Direttore Mauro,

     E’ davvero bello il Suo editoriale di oggi (http://www.repubblica.it/politica/2012/11/16/news/deficit_liberta-46755189/), condivisibile sia nella sua interezza (esaustiva, definizione abusata ma in questo caso meritata), sia parola per parola. Mi permetto però, in qualità di lettore di “Repubblica” dalla sua nascita, di suggerirLe di raccomandarne la lettura al fondatore Eugenio Scalfari, il quale 2 anni fa, dopo il varo, da parte del governo Berlusconi-Tremonti, della prima manovra correttiva dopo la crisi del debito pubblico greco (DL 78 del 31/5/2010 convertito dalla legge 122/2010), di 24,9 mld, scandalosamente iniqua, implorava provocatoriamente il ministro Tremonti di far pagare anche a lui; e scriveva articoli come questo: http://www.repubblica.it/politica/2010/06/20/news/scalfari_pomigliano-4991542/index.html, in cui affermava: “Debbono cioè impostare un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha. Lo spostamento può avvenire in vari modi, manovrando soprattutto il fisco (ma non soltanto); sgravando il peso fiscale sui redditi di lavoro dipendente e sulle famiglie e finanziando la redistribuzione con maggior carico tributario sulle rendite, sui patrimoni e sui consumi opulenti”.

     Poi, invece, negli ultimi tempi, sarà per l’età, è diventato un po’ troppo conservatore e critica volentieri e la “rottamazione” renziana (io sono bersaniano, ma il tappo gerontocratico è quello che blocca tutto da decenni) e l’imposta patrimoniale.

     Finora, l’ammontare complessivo cumulato delle manovre correttive da inizio legislatura ha superato i 330 mld, addossati in gran parte sul ceto medio-basso e perfino sui poveri (taglio della spesa sociale), cfr. “Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti”  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html .

     Le misure anti-crisi, tranne recentemente la TTF, sono ancora tutte da varare:
Ecco il “Promemoria delle misure anti-crisi”   
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761788.html.

     Come scrivevo ieri, in calce all’editoriale di Menichini su “Europa”, Il ceto medio e basso ed i poveri (centinaia di milioni di cittadini italiani ed europei) non hanno più un Euro, altro che “cambio di clima”; ora i politici devono far pagare ai ricchi, che con la crisi si sono arricchiti sempre più. Questo e non altro vogliono dire le manifestazioni di ieri in tutta Europa. Detto pacatamente: “Ce n'est qu'un début” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761645.html.

Cordialmente,

LETTERA AL DIRETTORE DI "REPUBBLICA" EZIO MAURO

 

Lettera dell’Italia alla UE.

http://www.corriere.it/economia/11_ottobre_26/lettera-italia-ue_07594f00-fffa-11e0-9c44-5417ae399559.shtml           

 

Egr. Direttore Mauro,

 

Anche questa volta i ricchi la fanno franca, e Repubblica (di cui sono lettore dal gennaio 1976) ed altri giornali supposti di sinistra non fate altro che parlare di riforma delle pensioni.

Intanto, non mi sembra che, come ha scritto Marco Ruffolo, ci sia un arretramento in tema di pensioni di vecchiaia, poiché (cfr. tabella nel “report” della CGIL allegato) si conferma al 2013 l’inizio dell’adeguamento all’aspettativa di vita.

Inoltre, è vero che le pensioni di anzianità non sono state toccate, pur essendo il peso della spesa pensionistica sul PIL sopra la media OCSE (cfr. Punti salienti OCSE "Pensions at a Glance 2011"

http://www.oecd.org/dataoecd/16/60/47368940.pdf

Sintesi in italiano

http://www.oecdbookshop.org/oecd/get-it.asp?REF=8111016e5.pdf&TYPE=browse ).

ma i risparmi rivenienti dalla loro riforma devono rimanere nel capitolo “previdenza ed assistenza”, poiché la spesa sociale complessiva italiana è in linea con la media OCSE.

 

Dal 1992, sono state varate 7 più o meno importanti riforme delle pensioni, che hanno messo in equilibrio il sistema pensionistico italiano fino al 2050, per cui esso è ora tra i più solidi, (e la UE lo sa molto bene!). Dopo le manovre economiche del 2011, nel 2026 gli uomini riscuoteranno la pensione di vecchiaia a 67 anni e 7 mesi, nel 2032 a 68 anni e 2 mesi (cfr. tabella CGIL citata).
L’accordo intervenuto uniformerà il trattamento pensionistico per vecchiaia delle donne del settore privato a quello degli uomini, e delle donne del settore pubblico (come chiesto dalla BCE, vedi sotto).

Ecco i dati pensionistici elaborati dalla CGIL:
LA NORMATIVA IN MATERIA DI PENSIONI PUBBLICHE DOPO LE MANOVRE ECONOMICHE DEL 2011
http://www.flcgil.it/sindacato/documenti/approfondimenti/scheda-flc-cgil-la-normativa-sulle-pensioni-pubbliche-dopo-le-manovre-economiche-del-2011.flc

Ed il punto di vista dei padroni:
“Pensioni, cosa ci differenzia dall’Europa”
redazioneweb
25/10/2011 14:56
La riforma della previdenza sembra bloccare il decreto sviluppo del governo. È possibile portare le pensioni a 67 anni? Ecco cosa fanno gli altri Paesi europei. […]. Che differenze ci sono tra il sistema previdenziale italiano e quello degli altri Paesi dell’area euro? Secondo l’agenzia Adnkronos, che ha riassunto i dati del Joint Report of Pensions 2010 della Commissione europea, le principali differenze sono di genere, con età di pensionamento diverse per uomini e donne, e la pensione di anzianità. In molti Paesi europei, dove l'accesso alla sola pensione di vecchiaia è previsto a 65 anni sia per gli uomini che per le donne, è già previsto un aumento graduale fino a 67/68 anni. Ecco un quadro europeo delle pensioni:
http://www.businesspeople.it/Societa/Attualita/Pensioni-cosa-ci-differenzia-dall-Europa_25723
ITALIA: 60 anni per le donne e 65 gli uomini nel settore privato, mentre nel pubblico 61 anni per le donne ma con innalzamento a 65 anni nel 2012. Si deve poi aggiungere un anno ulteriore previsto dalla finestra mobile inserita nella manovra correttiva del 2010. C'è comunque la possibilità di uscire con la pensione di anzianità a 60 anni con 36 di contributi (61 gli autonomi), età alla quale va comunque aggiunta la finestra mobile.
FRANCIA: attualmente l'età di pensionamento prevista per uomini e donne è d 62 anni. È previsto un aumento progressivo di quattro mesi all'anno dal 1 luglio 2011 (a regime nel 2018) a cominciare dai nati dopo il 1 luglio 1951.
GERMANIA: 65 anni per gli uomini e donne, nati prima del 1 gennaio 1947. L'obiettivo da raggiungere sono i 67 anni per gli uomini e le donne con aumento graduale dal 2012 al 2019 a partire dai nati nel 1947.
REGNO UNITO: l'età per gli uomini è a 65 anni; per le donne è previsto un graduale aumento fino a 65 anni dal 2010 al 2020. È previsto un aumento a 68 anni per tutti tra il 2024 e il 2046.
SPAGNA: per uomini e donne a 65 anni. Aumento graduale fino a 67 anni dal 2018 al 2027.
BELGIO: 65 anni per uomini e donne.
DANIMARCA: 65 anni per uomini e donne. Previsto l'innalzamento a 67 tra il 2024 e il 2027 e dal 2025 l'adeguamento all'incremento della speranza di vita media dei sessantenni.
FINLANDIA: 65 anni per la pensione di base; da 62 a 68 anni per la pensione legata alla retribuzione.
SVEZIA: età flessibile fra i 61 e i 67 anni.
Joint Report of Pensions 2010 della Commissione europea
http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/occasional_paper/2010/pdf
Joint Report of Pensions 2010 della Commissione europea - News
http://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=it&catId=89&newsId=958&furtherNews

CONCLUSIONI.

Della famosa lettera della BCE, * scritta da Draghi e Trichet, resa pubblica dal Corriere, riporto il passo relativo alle pensioni:
“È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012”.

La lettera della BCE, però, va considerata integralmente, anche per quanto riguarda il rafforzamento degli ammortizzatori sociali, poiché – s’informi - ci sono milioni di cittadini, parecchi di loro over 45, ed anche over 60, anche con famiglia a carico, senza lavoro e completamente privi di tutele:
“c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi”.

Dopo aver addossato l’onere del risanamento (140 mld nell’ultimo anno e mezzo soltanto come manovre correttive, escludendo quindi le leggi di stabilità, ex finanziaria) in gran parte sul ceto medio-basso e sui poveri (mentre i giornalisti, capitanati da direttori ed editorialisti di giornale di destra, Belpietro, Sechi, Bechis, Porro, ecc., cui si sono aggregati anche alcuni di sinistra, come Mineo e Menichini, hanno montato una vera e propria canea contro il contributo di solidarietà, che li colpiva direttamente), le risorse indispensabili alla crescita vanno prese da quelli che i soldi ce li hanno: il 10% di Italiani che detiene il 45% della ricchezza nazionale. Le misure ormai sono condivise dalla stragrande maggioranza degli Italiani (tranne Silvio B. e Giulio T. ed i loro utili idioti).
In attesa degli eurobond (non a caso caldeggiati da Tremonti) e della TTF, occorre:
a) reintrodurre, come ha suggerito anche la Banca d’Italia recentemente, l’ICI sulla prima casa dei più abbienti, abolita dal governo Berlusconi (2,5 mld circa), lasciando le franchigie decise dal 2° governo Prodi (v. “Abolizione ICI

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558596.html )
b) introdurre, come hanno suggerito, da ultimo, anche le associazioni imprenditoriali, un’imposta patrimoniale ordinaria ad aliquota bassa sulla ricchezza netta al di sopra di una certa soglia, cioè prevedendo una franchigia di almeno 800 mila € (v. Dossier “Imposta patrimoniale”

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html );
c) ritassare, come suggerito da Pierluigi Bersani, i capitali scudati;
d) eliminare lo scandaloso doppio stipendio ai magistrati fuori ruolo.

E’ superfluo notare che troppo spesso, in un Paese stortignaccolo come il nostro (e come ha rammentato Eugenio Scalfari nel suo editoriale di domenica scorsa, citando Enrico Berlinguer), si appronta un tavolo con le solite 3 gambe che riguardano i ceti meno abbienti, “dimenticando” o riducendo le dimensioni della quarta, che riguarda i più abbienti.

E perciò non contribuiamo ad alimentare, Dott. Mauro,  la solita disinformazione ed ammuina da “utili idioti” dei ricchi. La concentrazione della ricchezza e le disuguaglianze sono scandalose e crescenti; basta leggere le statistiche (dell’ONU, dell’OCSE, della Banca d’Italia, non di Liberazione **) per rendersene conto. O il documento del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, uscito lunedì scorso ***. O basta analizzare sulle spalle di chi, ripeto, sta gravando e graverà l’onere dei 140 miliardi di € (pari a 270.000 mld di Lire) delle manovre correttive varate dall’attuale governo nell’ultimo anno e mezzo. Anche… Catalano direbbe che è più equo se la crisi la pagano ANCHE i ricchi (soprattutto quelli che l'hanno provocata), non solo i meno abbienti ed i poveri.

 

(*) Lettera BCE
http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml

 

[**] Ricchezza dei ricchissimi.

Nel 2006, secondo il World Institute for Development Economics Research of the United Nations, riportato dal "Guardian", il 10% della popolazione adulta del mondo detiene l'85% della ricchezza mondiale; la metà più povera della popolazione adulta se ne spartisce solo l'1 per cento

 http://money.guardian.co.uk/news_/story/0,,1965033,00.html

Nel 2008 (dati Bankitalia), il 10% della popolazione italiana possiede il 45% della ricchezza nazionale.

http://www.bancaditalia.it/statistiche/indcamp/bilfait/boll_stat/suppl_08_10_corr.pdf

http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2010/suppl_67_10.pdf

Classifica 2009 dei ricchissimi

http://www.repubblica.it/persone/2010/03/11/news/forbes_ricchi-2588296

http://www.forbes.com/lists/2010/10/billionaires-2010_The-Worlds-Billionaires_Rank.html

http://partitodemocratico.gruppi.ilcannocchiale.it/?t=post&pid=2553957

Disuguaglianze sociali

“Dal rapporto Growing Unequal dell’Ocse emerge che tra i 30 paesi Ocse oggi l’Italia ha il sesto più grande gap tra ricchi e poveri. Non è solo colpa della crisi, anche se la crisi certo ha accentuato questa tendenza: redditi da lavoro, capitale e risparmi sono diventati il 33% più diseguali a partire dalla metà degli anni ottanta. Si tratta del più elevato aumento nei paesi Ocse, dove l’aumento medio é stato del 12%”.

http://amato.blogautore.repubblica.it/2010/11/19/la-crisi-non-e-uguale-per-tutti/

http://www.oecd.org/dataoecd/44/45/41524655.pdf

 

[***] “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”

http://www.pcgp.it/dati/2011-10/24-999999/RIFORMA-MONETARIA-italiano.pdf

 

In conclusione, concretamente, al sottoscritto le manovre correttive per il risanamento dei conti pubblici (non dell’INPS, i cui conti sono in attivo ed in equilibrio fino al 2050) stanno comportando quest’anno un mancato introito pensionistico di quasi 20 mila €; ai ricchi, ai loro utili idioti ed a voi giornalisti che chiedete le riforme per gli altri ad ogni piè sospinto, quanto?

 

Cordialmente,

 

27 ottobre 2011  15:48

 

 

Pubblico, di seguito, la risposta di Ezio Mauro e la mia replica:

 

legga prima la pagina di petrini, oggi”. [****]

Data:

27/10/2011 16:19

 

Non ho bisogno di leggere Petrini per sapere la situazione. Anzi, è proprio per questo che mi sono permesso di scrivere a Lei, dopo avere scritto a F. Bei (3 giorni fa) e M. Ruffolo (oggi).

Il problema è che, per attaccare - giustamente - Berlusconi, state colpevolmente alimentando anche voi di "Repubblica" (come fanno i contaballe giornali di destra) la solita ammuina che favorisce i ricchi, attaccando le pensioni di vecchiaia, già riformate ed in equilibrio rispetto al benchmark UE (non si dovevano proprio inserire nella lettera all'UE!).

Sulle pensioni di anzianità, legga la mia e-mail precedente (o ciò che ho scritto a F. Bei). Alla quale posso aggiungere (come ho scritto a Francesco Bei) che c'è anche il problema di un limite agli importi pensionistici, visto che le pensioni superiori a 2.500 € (incluse quelle dei dirigenti, dovute confluire nell'INPS per difficoltà derivate da troppa generosità) incidono per oltre il 10,4 per cento della spesa pensionistica complessiva, mentre il 39,1 per cento di esse è inferiore a 500 € ed il 70,5 per cento non supera i mille €.

Esprimo la speranza che, invece delle pensioni, facciate ora una forte campagna a favore del "contributo di solidarietà" sui redditi privati, (caldeggiato da Eugenio Scalfari), prima versione,  l'imposta patrimoniale (proposta per primo da Carlo De Benedetti), l'ICI sui ricchi (suggerita dalla Banca d'Italia), i capitali scudati, ecc.

27 ottobre 2011  17:28

 

[****] La previdenza

Pensioni, ecco la riforma fantasma, i 67 anni nel 2026 erano già previsti

Nella lettera inviata all'Europa, vincoli anche meno severi di quelli in vigore. In base alla legge, quell'anno uomini e donne lasceranno per vecchiaia solo a 67 anni e 7 mesi. Il vero terreno di riforma chiesto dalla Bce era l'anzianità, dove non cambia nulla di ROBERTO PETRINI

27 ottobre 2011

http://www.repubblica.it/economia/2011/10/27/news/pensioni_riforma_fantasma-23945702/

 

P.S.:

Riporto il mio commento in calce all’articolo di Roberto Petrini, rimasto in grande evidenza, assieme a quello di Marco Ruffolo, nella home page di Repubblica.it per tutto il giorno; poi, sarà stato sicuramente un caso, tolti da lì dopo la mia replica a Ezio Mauro.

1.     LA SOLITA AMMUINA A FAVORE DEI RICCHI. Anche questa volta i ricchi la fanno franca, e voi di Repubblica non fate altro che parlare di pensioni. Dal 1992, sono state varate 7 riforme delle pensioni, che hanno messo in equilibrio il sistema pensionistico italiano fino al 2050, per cui esso è ora tra i più solidi. Dopo le manovre economiche del 2011, nel 2026 gli uomini riscuoteranno la pensione di vecchiaia a 67 anni e 7 mesi, nel 2032 a 68 anni e 2 mesi. Laccordo intervenuto uniformerà il trattamento pensionistico per vecchiaia delle donne del settore privato. Dopo aver addossato lonere del risanamento (almeno 140 mld) in gran parte sul ceto medio-basso e sui poveri, le risorse indispensabili alla crescita vanno prese da quelli che i soldi ce li hanno: il 10 per cento di Italiani che detiene il 45 per cento della ricchezza nazionale (ICI sulla prima casa dei ricchi, imposta patrimoniale, ritassazione capitali scudati, eliminazione doppio stipendio magistrati fuori ruolo).

Inviato da magnagrecia7 il 27 ottobre 2011 alle 14:25

 

 

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"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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