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Lettera a Bruno Vespa sulla sua notizia falsa sul Governo Monti




Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa a Bruno Vespa dopo aver letto un suo articolo su Quotidiano.net, in cui attribuisce a Monti la colpa della recessione italiana, che come sanno i lettori di questo blog è la Prima più Grande Bufala del XXI Secolo.

Non sono riuscito a sapere l’indirizzo email di Bruno Vespa, allora gliel’ho inviata a quello di Porta a Porta (destinataria delle mie lettere circolari, che spesso cestina le email) e a Quotidiano.net, la cui scortese e saccente segretaria di direzione (secondo lei tanti esperti che vanno in tv sanno che la recessione è colpa di Berlusconi: non so, io non guardo la tv, quel che so è che tanti esperti famosi - tre per tutti: Carlo Cottarelli, Emiliano Brancaccio e Veronica De Romanis sono riportati più sotto nei post collegati, tanti altri sono pubblicati in questo blog - sono destinatari da anni delle mie lettere, dopo aver riscontrato la loro ignoranza al riguardo) mi ha detto di non conoscerlo e di inviarle la lettera via posta, che gliela avrebbe inoltrata (sic), cosa che comunque farò. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera a Bruno Vespa sulla sua notizia falsa sul Governo Monti

Da: v

25/6/2019 17:40

A  b.vespa@rai.it,   portaaporta@rai.it     e altri 48+200


ALLA C.A. DEL DOTT. BRUNO VESPA

CC: DIRETTORE QUOTIDIANO.NET, PARLAMENTARI, MEDIA, ALTRI


Egr. Dott. Vespa,

Traggo dal Suo articolo su Quotidiano.net del 22 giugno scorso “Italia sotto accusa, i figliastri d'Europa”: 

La seconda ragione è che noi da molti anni veniamo messi in castigo per la nostra politica economica giudicata poco virtuosa. Dal 1993 nessun governo italiano è stato apprezzato dall’Europa su questo tema, tranne il governo Monti che pure resistette all’invio della Trojka che ci avrebbe commissariato. Ma l’austerità imposta a Monti non ha funzionato: peggiorarono i conti, aumentò la disoccupazione. La cura era sbagliata, il paziente smagrì e sarebbe un errore ripeterla.


Premesso che l’Italia, a giudicare dai dati, durante la crisi è stato uno dei Paesi più virtuosi (da ultimo, lho scritto ieri alla Commissaria Margrethe Vestager, p.c. anche a Porta a Porta), mi sorprende che Lei scriva questa BUFALA gigantesca su Monti. Non perché un noto giornalista come Lei dimostri di saperne sul Governo Monti quanto decine di milioni di uomini della strada o di casalinghe di Voghera, poiché vittime di tale BUFALA, oltre a tutti i media, ministri, parlamentari, sono anche quasi tutti i docenti universitari di Economia e perfino premi Nobel di Economia. Ma perché “Porta a Porta” è da un paio d’anni uno dei destinatari fissi delle mie periodiche lettere circolari in cui ho dato conto che si tratta di una BUFALA ormai mondiale. Evidentemente la redazione le ha cestinate tutte senza passargliele.

Traggo dal mio libro LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO, le cui fonti sono state Il Sole 24 ore, la CGIA di Mestre, l’ISTAT e i dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato):

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Come può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, Berlusconi ha battuto Monti per 4 a 1 (ancor di più in termini di iniquità).

E, come risulta dalla tabella n. 3, il grosso si concentrò dal maggio 2010 (dopo la crisi del debito greco, secondo Romano Prodi gestita malissimo, per colpa soprattutto della Germania) al dicembre 2011.

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

36

12.131

25.068

  25.033

-

  62.268

22,8

DL98/2011

-

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

-

732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

36

14.971

53.343

  79.298

61.795

     209.443

76,7

DL201/2011

-

-

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

-

-

603

   16

 27

 646

  0,2

Tot.Gov.M.

-

-

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

36

14.971

74.189

    100.633

83.254

     273.083

100,0

%

-

5,5

27,2

36,9

30,5

100,0


*Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

Tali manovre furono in buona parte imposte dalla Commissione Europea e dalla BCE, in primo luogo a Berlusconi, che adempì fedelmente i diktat dellUE, tranne il completamento (chiesto dalla irrituale lettera della BCE del 5.8.2011) della severa riforma delle pensioni SACCONI a causa del veto di Bossi. Dai dati dei Servizi Studi del Parlamento si ricava che il Governo Berlusconi ha dovuto varare in poco più di un anno manovre per ben 209 mld cumulati per il triennio o quadriennio successivo (ma le misure strutturali vigono tuttora), mentre il Governo Monti ne ha varato per “appena” 63 mld cumulati. La distribuzione degli importi nel periodo 2011-2014 spiega bene i nessi causali, facendo giustizia delle deduzioni infondate fatte al riguardo, in buona - dai 60 milioni di Italiani che ignorano le cifre - o cattiva fede: dai pochissimi – forse una ventina di persone - che le conoscono bene, come i ministri di allora Tremonti e Brunetta, i loro collaboratori e i funzionari del MEF o dei Servizi Studi del Parlamento o della Banca d’Italia, ma che o li nascondono o li interpretano - come fa l’on. Brunetta - a seconda della convenienza, ovvero se deve colpire l’inviso Monti, ed allora gli imputa incongruamente tutta la responsabilità della grave recessione, o replicare all’ex Commissario all’Economia Olli Rehn, che accusava il governo Berlusconi di avere fatto poco contro la crisi, ed allora gli oppone appunto i 267 mld su 330 mld. O smentire la sinistra, ed allora scrive nel suo sito e poi nel suo libro:

20 dicembre 2012 a cura di Renato Brunetta i dossier www.freefoundation.com TUTTI I FALSI DELLA SINISTRA La sinistra sostiene che Monti ha salvato l’Italia…FALSO! 253 www.freenewsonline.it 2 PAREGGIO DI BILANCIO NEL 2013 ¨ L’Italia raggiungerà il pareggio di bilancio nel 2013. Vero. Ma, come la sinistra ben sa, ai fini del conseguimento dell’obiettivo il governo Berlusconi ha contribuito per l’80%, il governo Monti per il restante 20%.

¨ I conti sono della Banca d’Italia: dal 2008 al 2011, il governo Berlusconi ha varato 4 manovre di finanza pubblica, finalizzate al pareggio di bilancio nel 2013, aventi effetto cumulato, fino al 2014, di 265 miliardi di euro. ¨ Il decreto cd. “Salva-Italia” del governo Monti avrà un impatto complessivo sulle finanze pubbliche, nel triennio 2012-2014, di 63 miliardi, e si è reso necessario a causa del

peggioramento della congiuntura economica nell’intera eurozona nell’autunno 2011.

http://www.freefoundation.com/wp-content/uploads/2013/08/253-La-sinistra-sostiene-che-Monti-ha-salvato-lItalia...FALSO_.pdf

Anche la riforma delle pensioni SACCONI, votata dal centrodestra nel 2010 e 2011, inclusa la Lega Nord, è molto più severa della riforma Fornero.

In particolare, sono ascrivibili alla riforma Sacconi (anche se vengono attribuiti erroneamente alla riforma Fornero praticamente da tutti, inclusi gli esperti, docenti universitari e, talvolta, Istituzioni come RGS, INPS e UPB) il pensionamento di vecchiaia a 67 anni, il pensionamento anticipato a 41 anni e 3 mesi e l’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, nonché circa il doppio del risparmio al 2060 rispetto alla riforma Fornero.

Poi la potentissima propaganda berlusconiana e del centrodestra ha addossato tutta la colpa sui cattivissimi Monti e Fornero - che hanno contribuito con le loro oggettive millanterie - e alimentato due BUFALE che hanno fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero.

Concludo dicendo che il Governo Monti fu molto più equo del Governo Berlusconi, v. IMU (particolarmente odiata dall’on. Brunetta), patrimonialina sui depositi, TTF, nonché la modifica della iniqua clausola di salvaguardia tremontiana recata dal DL 98/2011; mentre il Governo Berlusconi, tra l’altro, addossò la gran parte del peso del risanamento sui ceti medio e basso e tagliò anche, dell’87%, la spesa sociale dei Comuni e delle Regioni destinata ai poveri. Mentre, probabilmente, congegnò apposta male i due provvedimenti separati del contributo di solidarietà sulle pensioni e sulle retribuzioni elevate per farle poi cancellare dalla Corte Costituzionale (bastava metterli nella stessa legge). Uno dei meriti maggiori del Governo Monti fu la reintroduzione dell’IMU sulla casa principale (4 mld), che per due terzi fu pagata dai ricchi e dai benestanti ed il cui costo consuntivo pro capite smentì il piagnisteo generale  (secondo il MEF, 225€ il gravame medio annuo e l’85% dei contribuenti ha pagato meno di 400€).

Gli esodati, frutto soprattutto di un errore di stima della burocrazia (RGS e INPS) e di carenze nella rilevazione degli accordi di uscita dal lavoro, dopo l’ottava salvaguardia (le maglie sono state man mano ampliate), sono stati 153.389, di cui 10.000 sono di SACCONI (L. 122/2010, art. 12, comma 6), ma vengono anch’essi attribuiti a Fornero.

Il problema degli esodati è stato aggravato dall’allungamento dell’età di pensionamento deciso dalla riforma SACCONI.

Anche l’accettazione del fiscal compact, contrariamente a ciò che generalmente si sostiene, non è opera di Monti ma di Berlusconi, che lo negoziò e lo sottoscrisse nel Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011. Infatti, il relativo DdL costituzionale (come conferma lon. Brunetta nel suo libro) fu presentato dal governo Berlusconi nel mese di settembre 2011. Poi votato e introdotto in Costituzione nel 2012 durante il governo Monti, col voto favorevole di PDL, PD, Scelta Civica e Lega Nord.

Mi auguro di esserLe stato utile e che, col Suo potente megafono, voglia contribuire in futuro a contrastare queste due BUFALE mondiali.

Cordiali saluti,

V.



Post collegati:


Lettera ai Professori Brancaccio e Cottarelli sulle loro fake news su Monti e la riforma Fornero


Lettera n. 2 all’Osservatorio CPI (diretto da Carlo Cottarelli) sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012


Lettera alla professoressa Veronica De Romanis sulle sue notizie false su chi ha attuato l’austerità economica



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Lettera alla Segretaria generale Susanna Camusso sulle sue notizie false sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato due giorni fa alla Segretaria generale della CGIL Susanna Camusso, dopo aver letto la sua dichiarazione in cui attribuisce erroneamente alla riforma Fornero l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera alla Segretaria generale Susanna Camusso sulle sue notizie false sulle pensioni.

Da: v

17/9/2018 12:35

A:  segreteria.camusso@cgil.it   Copia  redazione.internet@ansa.it   e altri 48+150


ALLA SEGRETARIA GENERALE SIGNORA SUSANNA CAMUSSO

pc MEDIA, SINDACATI


Egr. Signora Segretaria generale Camusso,

Traggo dall’articolo di Repubblica di ieri “Manovra, Salvini e Di Maio affilano le armi. Brambilla contro le pensioni minime a 780 euro: "Spacchiamo il sistema"” http://www.repubblica.it/economia/2018/09/16/news/manovra_brambilla_contro_le_pensioni_minime_a_780_euro_spacchiamo_il_sistema_-206622328/ :

Insiste Camusso: "L'annuncio di quota cento, un giorno a 62 anni, un giorno a 64: numeri al lotto", la possibile riforma "messa come la sta mettendo il governo riguarda una piccola parte, fabbriche del Nord, e una parte della pubblica amministrazione. Ma per un lavoratore edile, per esempio, resta l'impianto della Fornero: deve restare fino a 67 anni sulle impalcature. Se vuoi eliminare delle ingiustizie non lo puoi fare solo per una parte perché la rappresenti elettoralmente. Vuol dire corporativizzare la riforma".

Le segnalo per l’ennesima volta (visti i Suoi reiterati errori in materia pensionistica, ho telefonato tempo fa al Suo ufficio e mi sono accertato che la Sua segretaria finalmente stampasse e Le trasmettesse le mie email) che l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni l'ha decisa la riforma SACCONI (DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12 + DL 98/2011, L. 111/2011 + DL 138/2011, L. 148/2011), contro la quale la CGIL fece due scioperi generali, e NON la riforma Fornero (DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24), contro la quale la CGIL non ha fatto nessuno sciopero, ma solo rivolto critiche spesso in gran parte infondate, poiché la scambia – come si vede anche in questo caso – con la ben più severa riforma SACCONI. E questo purtroppo è avvenuto non soltanto per bocca Sua, Segretaria Generale Camusso, ma anche di altri dirigenti della CGIL, come ad esempio l’ex segretario generale della FIOM, Maurizio Landini,[1] e l’attuale Segretario generale dello SPI-CGIL, Ivan Pedretti, che per soprammercato, nel suo blog su Huffington Post, censura o fa censurare o consente di censurare i commenti scomodi[2]).

E, infine, non ometto certamente di citare anche gli altri due Segretari generali della CISL, Annamaria Furlan, e della UIL, Carmelo Barbagallo, che, obliterando sistematicamente SACCONI e dando tutte le colpe a Fornero, almeno dimostrano una sorta di coerenza (si fa per dire), poiché i Segretari generali dell’epoca, Bonanni e Angeletti, furono “complici” dell’allora ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi nella stesura della sua severissima riforma delle pensioni.

Dispiace molto e sorprende sinceramente che anche voi della CGIL e voi sindacalisti, quasi tutti, abbiate contribuito e contribuiate ad alimentare una vulgata sulle riforme delle pensioni SACCONI, obliterandola, e soprattutto Fornero, attribuendole tutto, che ha fatto in Italia (quasi) 60 milioni di vittime, oltre all'estero (inclusi OCSE e FMI).


[1] Lettera n. 6 a Maurizio Landini sulle pensioni, e su chi ha deciso l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento


Cordiali saluti,

V.


Allego:

Susanna Camusso -  Fu Maroni ad agganciare età pensionabile e aspettativa di vita?

Pubblicato:28.11.2017 



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Le fake news di Byoblu su Mario Monti




Ho incrociato qualche giorno fa per caso questo video di Byoblu, sedicente video blog di controinformazione, di Claudio Messora, intitolato È VERO CHE MARIO MONTI HA SALVATO L'ITALIA? - Alessandro Greco, in cui vengono esposti correttamente i dati, si smonta giustamente la millanteria di Monti che abbia salvato l’Italia dal default (millanteria che io denuncio dal 2012, cfr. terzo commento, nota 3, e l'Appendice, in particolare il commento ribadito con l’e-mail a Raffaella Cascioli del quotidiano Europa), ma si trae una conclusione errata: che la recessione l’abbia causata Monti, che è del tutto infondata, si veda il mio post, riportato nel primo commento, L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione), dove ho anche raccontato, per quanto riguarda le fonti, che “Non ho ricavato le cifre dalle relazioni tecniche delle leggi, ma seguivo attentamente gli sviluppi normativi ed ho fatto semplicemente la somma degli ammontari delle manovre ricavandoli, come un qualsiasi lettore o telespettatore, dai media […] poi ho letto e utilizzato come fonte l’articolo citato del Sole 24 ore con i valori cumulati […] confermate, successivamente, da un’analisi della CGIA di Mestre (qui la tabella riepilogativa delle cifre), che forse è precedente all’articolo del Sole 24 ore. Il tutto poi è stato confermato e arricchito da questa analisi dell’ISTAT del 2014: I CONTI PUBBLICI NEGLI ANNI DELLA CRISI - POLITICHE FISCALI E REDISTRIBUZIONE.

Poiché seguii passo passo, da semplice lettore ed osservatore, ciò che successe legislativamente nelle questioni economiche nella XVI legislatura e faccio su di esso controinformazione dal 2010, cercando di informare correttamente il maggior numero possibile tra i 60 milioni di vittime della DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra (che è ovviamente una fatica di Sisifo), scoperto che il video era del giorno prima, ho ritenuto opportuno partecipare alla discussione che si è sviluppata in calce, di un livello medio davvero mediocre e in massima parte consentanea e perfino fideistica con le tesi del video, pubblicando una serie nutrita di commenti. Ne riporto qui solo tre. Faccio rilevare che Claudio Messora ha risposto soltanto ad uno, il secondo, dove l’ho accusato di diffondere fake news sull’intervista di Monti alla CNN, in cui lo stesso Monti si accusò di avere “distrutto la domanda interna”, ma… Accusa rilanciata strumentalmente, e lavorando di forbici, oltre che da tutti i media di destra, non solo da Byoblu ma da tutta la galassia dei No-Euro, sia di destra che di estrema sinistra (ad esempio Sollevazione), che del gruppo di persone – economisti e vari - gravitanti attorno al blog Scenari Economici, che è uno dei blog più diffusi, ma che non si perita di propalare bufale, sui quali ho ingaggiato vari duelli dialettici sul tema con propalatori indefessi ed ostinati di fake news, su Monti (Prodi,[i] ecc.), troncati dalla censura o, in parte o in toto, censurati successivamente[ii] (si veda anche un unico esempio, tra i tanti, riportato nell’appendice).


[i] Dialogo con un intelligentone di estrema sinistra su Prodi (e l’Euro) troncato dalla censura

[ii] Dialogo acceso sulla paranoia verso Monti, l’UE e l’Euro



***


Primo commento

Anche Alessandro Greco - come Byoblu, al quale credo di avere già scritto - è vittima della potentissima DISINFORMAZIONE  berlusconiana e del centrodestra. 1. E' vero che Monti non ha salvato l'Italia (questo io lo scrivevo nel 2012[1]). 2. E' altresì vero che non l'ha salvata perché non c'era nulla da salvare. 3. Tuttavia, ciò che sia Alessandro Greco che Byoblu ignorano, come 60 milioni di Italiani, inclusi - pare - tutti i professori di Economia[1], oltre all'estero, è che a salvare l'Italia e a causare la recessione è stato Berlusconi,  in maniera scandalosamente iniqua, e quindi con effetti ancor più recessivi, varando manovre correttive per un importo cumulato di 267 mld, contro "appena" 63 di Monti, molto più equo (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF).[2] Cioè Berlusconi batte Monti 4 a 1. Un discorso analogo vale per la riforma delle pensioni Fornero rispetto alla ben più severa riforma SACCONI, i cui risparmi di spesa (la grandissima parte di 700 mld) cifrano quasi il doppio della riforma Fornero (350 mld originari, scesi a 280 dopo i vari interventi legislativi successivi).[3]


[1] Anche gli economisti sono stati vittime del pifferaio magico Berlusconi

 [2] Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

 [3] Lettera n. 2 alla Professoressa Elsa Fornero sulla disinformazione mondiale sulla riforma Fornero


Secondo commento

Dorimant Heathen

C'è un errore: o si dice "We HAVE actually destroyed" oppure "We are actually DESTROYING". Non so se l'errore è di Monti stesso o un refuso di chi ha riportato la citazione.?


Vincesko M. Vinceskij

In realtà è una fake news, diffusa anche da Byoblu (al quale ho già scritto tempo fa), poiché, se ascolti l'intervista intera, è vero che Monti dice che hanno distrutto la domanda interna (non intenzionalmente, poiché il suo programma è la famigerata lettera del 5/8/2011 della BCE, in contropartita degli acquisti di titoli di Stato italiani da parte della BCE, come peraltro era già successo con Berlusconi, bloccato però dal veto di Bossi per quanto concerne il COMPLETAMENTO della riforma delle pensioni), ma continua chiedendo una speculare politica espansiva dell’Europa, confidando ingenuamente – e perciò colpevolmente - nella generosità degli ottusi ed egoisti Tedeschi.


byoblu

Fake news un paio di balle. Ha distrutto la domanda interna scientemente e consapevolmente. E lo dice. Punto. Lo sappiamo tutti quello che voleva fare; ma sfortunatamente non ci è riuscito. Quindi alla fine ha distrutto la domanda interna e fine. Se voleva qualcosa in cambio dall'Europa, prima se la faceva dare, e poi distruggeva... Ma poi... ce l'ha chiesto, se volevamo portare i nostri salari al livello di quelli dell'Europa dell'Est per compiacere l'idea di Europa della Trilaterale, con l'Italia a fare la manodopera di basso livello???


Vincesko M. Vinceskij

Mi spiace, tu diffondi fake news, o per ignoranza o per malafede (decidi tu), visto che 1. non sei neppure in grado di capire un'intervista chiarissima, di cui tu furbescamente riporti solo una frase, interpretandola per giunta "stupidamente" come farebbe un computer; e 2. soprattutto, non sei in grado di capire che 63 mld è solo il 19,2% del totale delle manovre finanziarie varate nella XVI legislatura, peraltro molto più equi (vedi IMU, patrimonialina sui depositi e TTF) e considerando la polpetta avvelenata dei 20 mld della clausola di salvaguardia lasciatagli in eredità da Tremonti. PS: E non mi parlare degli esodati, ché - scommetto - tu non sai neppure quanti sono, quale ne è stata la causa, ecc. PPS: Perché tu e l'intervistato non rispondete al mio commento qui sotto con i dati, ché avete fatto un'analisi monca e, soprattutto, errata per quanto concerne i nessi causali??


Terzo commento

Pubblico anche qui la mia lunga, articolata e circostanziata risposta a 1965Cataldo (e Byoblu).

1965Cataldo, Fesseria cosmica. Mi scuso anticipatamente per la lunghezza, ma è necessario per fornire le prove documentali. Ripeto per l'ennesima volta: il video dà una spiegazione per metà vera (dicendo cose che io scrivo - pressoché inascoltato[1] - dal 2012[2]) e per META' FALSA. La metà falsa riguarda la responsabilità della recessione, imputata a Monti, che ha varato soltanto il 19,2% del totale di 330mld cumulati delle manovre finanziarie, contro l'80,8% di Berlusconi, ed è stato molto più equo (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF).

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

Infine, debbo aggiungere che io considero Monti (e la Fornero) un millantatore. L'ho scritto nel 2012, quando era sulla cresta dell'onda e ad entrambi direttamente.[3]


PS: Ti faccio notare che Messora, pur avendolo io sollecitato, si guarda bene dal rispondermi sulle CIFRE, ignorate da (quasi) TUTTI, inclusi lui e i docenti di Economia.

_____________________


Note:

[1] cclericetti 22 maggio 2018 alle 12:37

Caro Vincesco, anche se non c'entra con l'argomento di oggi volevo segnalarle uno studio fatto dall'economista Massimo D'Antoni su quello che lei sostiene da anni, è cioè che la maggior parte delle misure di austerità sono frutto dei governi Berlusconi e non di Monti. Lo trova qui: http://www.ragionidiscambio.it/posts/2018/04/non-solo-Monti.html


Le mie risposte, evidenzianti che il prof. D'Antoni è uno dei destinatari delle mie lettere circolari:


[2] a. Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti


b. da magnagrecia inviato il 21/6/2012 alle 1:49

“E questa criminalità finanziaria sarebbe messa in un angolo da un’Europa forte e coesa”

E soprattutto da misure concrete.

Ri-osservo che, in Italia, il grosso del lavoro sporco lo ha già fatto Berlusconi (Tremonti), varando in un anno e mezzo, a partire dalla crisi greca dell’aprile 2010, manovre finanziarie per un ammontare complessivo di 200 mld, addossandone il grosso sul ceto medio-basso e persino sui poveri. Un’ulteriore parte la sta facendo Monti. Ma il prossimo governo di centrosinistra dovrà completare l’opera, avendo come stella polare la giustizia sociale. [...]


c. da magnagrecia inviato il 12/5/2012 alle 12:14

Tre osservazioni fattuali:

1) Importi delle manovre ed Equità. Il governo Monti ha varato una manovra di circa 30 mld lordi (10 sono stati “restituiti”) ed è stato più equo del precedente governo distribuendo i sacrifici su TUTTI gli Italiani (infatti ora si lamentano tutti). Manca solo un’imposta patrimoniale sui grandi patrimoni.

Il governo Berlusconi ha varato manovre per 200 mld in un anno e mezzo (a partire dalla crisi greca dell’aprile 2010), addossandone il grosso sui ceti più deboli, senza voce o con una voce flebile per le orecchie crudeli dei Tremonti e dei Sacconi, e persino sui poveri, avendo tagliata del 90% la spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (disabili, disoccupati, anziani, minorenni a rischio, ragazze-madri, matti, ex drogati, ex carcerati, LSU, ecc.); ha tagliato della metà la spesa per il personale precario della pubblica amministrazione, congelato gli stipendi pubblici e procrastinato di 12 mesi l’erogazione della pensione, anche per i 65enni inattivi (a reddito zero). Senza toccare (tranne per il ripristino delle norme antievasione fiscale che aveva subito abrogato nel 2008) tutti i redditi privati, inclusi quelli dei miliardari e quelli dei giornalisti (i vari Belpietro, Sechi, Porro, Bechis, coadiuvati persino da alcuni di sinistra come Mineo e Menichini, scatenarono una vera e propria canea contro il contributo straordinario di solidarietà sui redditi maggiori di 90 mila €, che avrebbe colpito le loro tasche, ed infatti. a differenza dei poveri cristi che non hanno santi in paradiso, colpiti ferocemente dai vari provvedimenti di risanamento, ottennero che la soglia di reddito venisse elevata a 300 mila €).

2) Disinformazione. Quello italiano è un popolo di allocchi, che quasi sempre si ferma alla superficie. Il governo Berlusconi-Tremonti-Sacconi era maestro di DISINFORMAZIONE (menzogne, reticenze, ribaltamento della verità). Sacconi e Tremonti non a caso capeggiavano la classifica dei ministri per gradimento degli Italiani con oltre il 60%. Il governo Monti (forse) dice persino troppo (in particolare alcuni ministri…). Non conta balle. E non scalda i cuori (Placebo di Peter: Un grammo di immagine vale più di un chilo di fatti). [...]


[3] a. [...] Il premier Monti, professore universitario, non è un’eccezione. Ma quello che mi colpisce di più di lui, persona seria e sincera, è la – come dire? – debolezza di attribuirsi come Capo dell'attuale governo, con grande improntitudine, meriti che oggettivamente travalicano quelli suoi.

Per il risanamento dei conti: i 4/5 li aveva già realizzati Berlusconi.

Per il livello dello spread: come non era colpa di Monti, nei mesi scorsi, o di Berlusconi, dopo le sue 2 manovre correttive del 2011 (80+60 mld), così non è merito ora di Monti.

Il Prof. Mario Monti, il millantatore


b. Lettera al Prof. Sen. Mario Monti sulle manovre correttive, le pensioni e lo statuto della BCE


c. Lettera n. 2 alla Professoressa Elsa Fornero sulla disinformazione mondiale sulla riforma Fornero

(in essa, è linkata la lettera n. 1).



Appendice


EURO CRISIS gennaio 12, 2016 posted by Maurizio Gustinicchi

MONTI AL CORSERA: MI SONO SACRIFICATO IO, AL POSTO DELLA TROIKA, PER LA UE DURANTE IL COMPLOTTO…..DEL DESTINO


Mi spiace constatare che anche Scenari Economici fa DISINFORMAZIONE.
Sono 4 anni che mi tocca contrastarla (è una fatica di Sisifo!).
Quando si scrive un articolo o si commenta, bisognerebbe farlo a ragion veduta, conoscendo tutti i dati, i nessi e le correlazioni. Ma questo errore, ho notato, lo fanno anche docenti universitari, che dal 2011 ho dovuto debitamente "bastonare".

Premesso che io sono antimontiano (oltre che antiberlusconiano) e ho scritto nel mio blog ben 8 post di critica severa contro il "millantatore" Monti, cominciando quando era sulla cresta dell’onda (qui l’ultimo, in calce gli altri 7 “Tre misfatti quasi sconosciuti del fu governo dei tecnici” (31/05/2013)http://vincesko.ilcannocchiale... ),

1. Segnalo che le manovre correttive del governo Berlusconi, in un equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state il quadruplo di quelle del governo Monti.
Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
- governo Monti 63,2 mld;
Totale 329,5 mld.
LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca,
sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa
che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati
“restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.
Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si
considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24
ore”), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti
recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'equità e le variabili
extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.
(Cfr. Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale...
oppure (se in avaria)
http://vincesko.blogspot.com/2....

E’ tale la dimensione del rapporto quali-quantitativo tra i governi Berlusconi e Monti (267 mld cumulati contro 63, cioè 4 a 1, 80% contro 20%, anche per l’equità), che è almeno curioso per non dire del tutto infondato e indebito attribuire a Monti gli effetti recessivi e la moria di imprese, obliterando completamente Berlusconi.
Presumibilmente i dati del grafico sono in gran parte gli effetti delle manovre correttive molto inique e recessive del governo Berlusconi, fatte in gran parte di misure strutturali ( =permanenti), almeno in un rapporto di 4 a 1.

(continua)


(segue)


2. Discorso più o meno analogo per le pensioni: Sacconi batte Fornero 3 a 1.
A riprova della DISINFORMAZIONE generale, che include espertoni, sindacati, tutti i media e perfino l’INPS, oltre alla millantatrice Fornero, allego:
Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html 
oppure (se in avaria)
http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html .


PS:

Cercando con Google, ho scoperto che avevo già riportato qui i dati 7 mesi fa, in calce a:

Austerità per voi, baby pensioni per noi: firmato Unione Europea

giugno 11, 2015posted by Fabio Lugano

(commenti censurati molto successivamente)


Dopo i due commenti inclusi nel terzo commento (antecedenti all’articolo del Sole 24 ore), riporto altri commenti su Europa.


da magnagrecia inviato il 8/9/2012 alle 13:58 
1) Vorrei far osservare alla brava, entusiasta “montiana” Raffaella Cascioli, espertissima di numeri, che, mi spiace rilevarlo, l’Italia – guardando le nude cifre - l’ha salvata più Berlusconi che Monti.
Ripropongo il mio commento del 6/9 (http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/136953/la_distanza_da_monti 

link sostituito da:

da magnagrecia inviato il 6/9/2012 alle 13:21
Un po’ di CONTROINFORMAZIONE, a beneficio anche di @silvano cecchini.
Nel silenzio assordante dei media (inclusa “Europa”), sono diversi mesi, ormai quasi un anno, che sto scrivendo qui, nel mio blog e altrove che il governo Berlusconi ha varato in un anno e mezzo, a partire dalla crisi della Grecia, manovre per ben 200 mld (la prima fu il DL 78/2010).
Poi, ho letto finalmente l’analisi meritoria del “Sole 24 ore” (ripresa pari pari poi da “Repubblica”, senza citare la fonte, e commettendo perciò gli stessi errori per le pensioni, talché ho inviato all’autrice il ‘post’ allegato in fondo), dalla quale ho ricavato l’importo cumulato di 330 mld delle manovre correttive, ma che è carente per i dati sulle pensioni (cfr. il ‘post’ “Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti” allegato più sopra).
Il grosso delle riforme pensionistiche è stato fatto prima del governo Monti, [1] con risparmi di centinaia di mld nell’arco di alcuni decenni. L’età di pensionamento per vecchiaia (tranne le donne del settore privato) era già il linea addirittura col “benchmark” UE. La riforma Fornero, aderendo, come per tutto il resto, alle richieste-diktat della lettera della BCE, ha adeguato il settore femminile privato a tutti gli altri, introdotto il metodo contributivo a valere dall’1.1.2012 per tutti, eliminato subito senza alcuna gradualità (v. “esodati”, ecc.) le pensioni di anzianità, effettivamente disallineate rispetto agli altri Paesi OCSE. Non ha però potenziato il sistema degli ammortizzatori sociali, ancorché richiesto dalla BCE.
In conclusione, se si guarda alle nude cifre, e mi spiace dirlo, l’Italia è stata salvata non da Monti, ma da Berlusconi (anche se colpevolmente chiedendo sacrifici in maniera molto, molto iniqua), il quale è stato vittima – incredibile ma vero – soprattutto di una carenza di comunicazione [2] (inclusa l’espressione volgare rivolta alla potentissima Merkel, che ne ha deciso per questo la defenestrazione), oltre che, beninteso, di un deficit drammatico di immagine, il cui costo ingente è ricaduto purtroppo sulle spalle di noi Italiani (in maniera diseguale!). [3]
[1] APPUNTO DOPO LE LETTERE DELLA BCE AL GOVERNO E DEL GOVERNO ALL’UE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2695770.html
[2] Fu fatto persino un grossolano errore, proprio riguardante le pensioni di vecchiaia, nella risposta del governo alla lettera dell’UE, poi corretta nelle precisazioni (perciò scrissi a Olli Rehn http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2697319.html ). Ma lo stesso errore fu fatto (presumibilmente per colpa dell’ANSA), praticamente da tutti i media italiani (inclusa “Europa”) e persino da alcuni parlamentari; in questo mio commento su “Repubblica” (22 novembre 2011 alle 16:58, nickname Vincesko), l’elenco dei destinatari della mia e-mail di precisazione:
Disinformazione sulle pensioni.
La disinformazione voluta o l’informazione erronea riguarda tutti gli organi d’informazione, sia di destra che di sinistra.
Negli ultimi 20 giorni, ho dovuto scrivere: all’ANSA, a “Repubblica” (Ezio Mauro, Francesco Bei, Marco Ruffolo, Roberto Petrini ed Elena Polidori), al “Corriere della Sera” (De Bortoli, Paolo Mieli, Francesca Basso, Giovanni Stringa ed Enrico Marro), a “Europa”, al TG3 (Bianca Berlinguer), al GR3 (direttore Antonio Preziosi), a “Ballarò” ed ai politici Rocco Buttiglione, Pierferdinando Casini, Mario Baldassarri (che mi ha risposto, chiarendo l’equivoco) e Italo Bocchino, nonché al vice presidente UE Olli Rehn, tutti a favore dell’ennesima riforma delle pensioni e/o diffusori di dati falsi sulle pensioni. […]
http://rivara.blogautore.repubblica.it/2011/11/22/la-mina-della-patrimoniale/comment-page-1/
[3] “L’Europa riparte da qui”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2745490.html

2) L’agenda Monti è insufficiente. Ieri, a Bari, lo stesso Monti ha criticato le sue stesse misure, prese singolarmente, perché asfittiche.  Il governo Monti è arrivato al capolinea nel momento in cui il suo ministro principale, quello dell'Economia, Vittorio Grilli, già direttore generale del medesimo ministero quando era retto da Tremonti, autore delle manovre pesanti e molto inique del governo Berlusconi (quella di Monti è molto più equa), in 2 interviste al Corriere e a Repubblica ha dichiarato che lui le indispensabili risorse per finanziare la crescita economica, per ridurre celermente l’enorme debito pubblico e per finanziare, ad esempio, come "suggerito" dalla Lettera della BCE, il potenziamento degli ammortizzatori sociali, unica misura della Lettera finora non attuata (osservo che nessun Euro degli ingentissimi risparmi derivanti dalle riforme Sacconi e Fornero delle pensioni è rimasto nel capitolo di spesa "welfare") NON intende chiederle agli unici che, dopo manovre finanziarie correttive per ben 330 mld addossate in gran parte sul ceto medio-basso e persino sui poveri, oggi le hanno, cioè il 10% che possiede quasi la metà della ricchezza nazionale, attraverso un'imposta patrimoniale e/o un prestito forzoso. Lo potrà e dovrà fare soltanto un governo di centrosinistra. […]

http://europa.118.aws.dol.it/dettaglio/137016/effetto_supermario_sul_voto


da magnagrecia inviato il 28/9/2012 alle 1:10
Immagine e sostanza.
Evidentemente, neppure il presidente Obama sa che i 4/5 dei 330 mld di lacrime e sangue addossati sugli Italiani (il grosso sui meno abbienti e sui poveri) da inizio legislatura sono stati decisi dal governo Berlusconi-Tremonti.
Quando egli conoscerà il nostro futuro premier, liberamente e democraticamente eletto - il segretario gentiluomo Bersani - cambierà idea. 

"Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti"
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html

link sostituito da:


da magnagrecia inviato il 28/9/2012 alle 22:41
Che balle! Con questa storia dell'Agenda Monti, ormai "Europa" rasenta il ridicolo. Ha risanato in 10 mesi? E' un miracolo, Monti santo subito!
Eppure non è difficile, è un problema elementare (nel senso che sono in grado di risolverlo i ragazzini di Scuola Elementare). Risanare i conti pubblici, secondo l'impegno assunto da Berlusconi (non da Monti) nel 2011, significa realizzare il pareggio di bilancio (al lordo degli interessi e al netto delle misure anticicliche) nel 2013, il che vuol dire ri-costituire l'avanzo primario (azzeratosi sotto il governo Berlusconi) almeno di 4-5 punti percentuali (ogni punto di PIL vale 16 mld) per poter coprire gli interessi sul debito. Come possa Monti essere riuscito a risanare con una manovra di appena 30 mld 'lordi' è un mistero che soltanto una fanatica "fede" montiana è in grado di spiegare. O peggio.
Lo ripeto per l'ennesima volta: IL RISANAMENTO - ALMENO IN TERMINI CONTABILI - LO HA FATTO PER 4/5 BERLUSCONI. MONTI HA SOLTANTO COMPLETATO L'OPERA.
“Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html 
Traggo da “Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti”:
Riepilogo [delle manovre finanziarie correttive da inizio legislatura, valori cumulati]:
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
- governo Monti 63,2 mld.
Guardando le nude cifre, e mi dispiace molto dirlo, l’Italia l’ha “salvata” più Berlusconi (in maniera molto iniqua) che Monti.

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137445/ce_il_vaccino_per_il_contagio

link sostituito da:


Per essere sicuro che lo leggesse, l’ho ribadito via email.


Il "miracolo" di Monti

Da:  v    28/9/2012 23:00

A:  web@europaquotidiano.it  

@ Raffaella Cascioli


E' davvero strano che "Europa" continui con la disinformazione. Con questa storia dell'Agenda Monti, ormai "Europa" rasenta il ridicolo. Monti ha risanato in 10 mesi? E' un miracolo, Monti santo subito!
Eppure non è difficile, è un problema elementare (nel senso che sono in grado di risolverlo i ragazzini di Scuola Elementare). Risanare i conti pubblici, secondo l'impegno assunto da Berlusconi (non da Monti) nel 2011, significa realizzare il pareggio di bilancio (al lordo degli interessi e al netto delle misure anticicliche) nel 2013 (anticipandolo dal 2014), il che vuol dire ri-costituire l'avanzo primario (azzeratosi sotto il governo Berlusconi) almeno di 4-5 punti percentuali (ogni punto di PIL vale 16 mld) per poter coprire gli interessi sul debito. Come possa Monti essere riuscito a risanare con una manovra di appena 30 mld 'lordi' è un mistero che soltanto una fanatica "fede" montiana è in grado di spiegare. O peggio.
Lo ripeto per l'ennesima volta: IL RISANAMENTO - ALMENO IN TERMINI CONTABILI - LO HA FATTO PER 4/5 BERLUSCONI. MONTI HA SOLTANTO COMPLETATO L'OPERA, NELLA MISURA DI 1/5.
“Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html
Traggo da “Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti”:
Riepilogo [delle manovre finanziarie correttive da inizio legislatura, valori cumulati]:
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
- governo Monti 63,2 mld.
Guardando le nude cifre, e mi dispiace molto dirlo, l’Italia l’ha “salvata” più Berlusconi (in maniera molto iniqua) che Monti.

Cordialmente,

V.


da magnagrecia inviato il 29/9/2012 alle 1:22
Secondo una logica NON stortignaccola (che sfortunatamente non si studia a scuola), 1) le primarie servono a stabilire il candidato della coalizione di centrosinistra; 2) è probabile che le primarie le vinca Bersani (ma il ragionamento varrebbe anche nel caso le vincesse Renzi); 3) dunque, il candidato premier alle prossime elezioni sarà il segretario del PD, Pierluigi Bersani; 4) NON certamente Mario Monti (che non è né candidato, né del PD, né del centrosinistra), come pretende Stefano Menichini; 5) poiché Menichini è direttore di "Europa" ed "Europa" è un quotidiano del PD, la logica NON stortignaccola vorrebbe che "Europa" e Menichini sostenessero la candidatura del segretario Bersani (o di Renzi), non quella di Monti, che è invece, non a caso, sostenuta dai banchieri - et pour cause - e da Obama, che non conosce Bersani.
Il Monti-bis non è difficile, è allo stato (una democrazia matura - l'Italia - e con una leadership competente, Bersani, e non un incapace fuori di testa, Berlusconi) un'offesa alla normalità democratica oltre che alla logica e quindi una soluzione impossibile. Bisognerebbe che "Europa" ed il suo direttore, abbandonando il comodo velo-alibi dei “giovani turchi” (che poi tanto estremisti non sono), se ne facessero una ragione e non continuassero (affiancati dalla minoritaria, esigua schiera dei “montiani” del PD) a diffondere disinformazione attribuendo a Monti - che peraltro, essendo una persona onesta e consapevole, palesa, lui sì, un'ambiguità da politico consumato - il "miracolo" di aver salvato l'Italia, cosa smentita dalle nude cifre, poiché i 4/5 dei 330 mld delle manovre finanziarie correttive da inizio legislatura li ha decisi Berlusconi (o meglio Tremonti); Monti ha soltanto completato l'opera, nella misura di 1/5. Non è difficile capirlo (anche un bambino di Scuola Elementare, se glielo si spiega, ne è in grado), salvo che non si abbia qualche problema con il principio di realtà, patologia che affligge – come ormai dovrebbe esser noto – l’ex premier e l’ex ministro dell’Economia, e che non ha portato molto bene né a loro, né soprattutto a noi Italiani meno abbienti.


da magnagrecia inviato il 29/9/2012 alle 13:14
@ vito cassano
Eppure è facile come fare 2+2, non c’è bisogno di molto riposo.
Equilibrio? Dove lo vedi l’equilibrio, se “Europa” – facendo peraltro il proprio mestiere di organo della minoranza ex Popolari – ha sposato in pieno la politica dell’esigua schiera della corrente dem o “montiana” del PD?
Dove lo vedi l’equilibrio, se “Europa” da mesi gabella per salvatore della Patria un premier che – lo dicono le nude cifre, che ho innumerevoli volte allegato – ha soltanto completato l’opera del risanamento nella misura di 1/5, poiché i rimanenti 4/5 erano stati già varati dal precedente governo Berlusconi-Tremonti?
Dove lo vedi l’equilibrio, se “Europa”, organo del PD, nascondendosi dietro il manto di un’ineluttabilità imposta dalla situazione economica, dei conti pubblici, dei famigerati mercati finanziari, sostiene slealmente la candidatura a premier dell’esterno Monti e non del segretario onesto e competente Bersani (o di Renzi)?
Dove lo vedi l’equilibrio se “Europa” non chiama Monti – come ha fatto “Il Sole 24 ore”, quotidiano della Confindustria – a rispondere del mancato accordo con la Svizzera per la tassazione dei capitali illegalmente esportati che potrebbe dare un introito di ben 37 mld, molto utili per finanziare l’indispensabile crescita?
Dove lo vedi l’equilibrio, se “Europa”, non solo non diffonde – come ho dovuto fare io –, ma non tiene in nessun conto le cifre elaborate sempre dal predetto “Sole 24 ore” sugli importi cumulati delle manovre correttive rispettive dei governi Berlusconi (266,3 mld) e Monti (63,2 mld)?
E’ facile come fare 2+2, ma purtroppo la stragrande maggioranza del popolo italiano (si veda l’evoluzione dei sondaggi o del gradimento sul vecchio e sull’attuale governo e sui ministri) non viene educata a farlo, per cui impera una logica stortignaccola che fa scambiare spesso il fumo per l’arrosto e indicare la pagliuzza nell’occhio altrui e non la trave nel proprio.
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137459/sorpresa_anche_il_pse_e_montiano

link sostituito da:


da magnagrecia inviato il 2/10/2012 alle 15:34
@Vito Cassano
Vediamo di fare chiarezza una volta per tutte, evitando di ripeterci e di limitarci ad un’analisi superficiale, approssimativa. Mi scuso se non sarò breve.
1) Cifre. No, non lo possiamo dire (ed io sono anti-berlusconiano e anti-leghista… viscerale), il problema è un po’ più complesso: a) dal punto di vista qualitativo, le misure varate dal governo Berlusconi-Tremonti-Bossi sono state molto inique; b) dal punto di vista quantitativo, esse invece sono state congrue; c) gli effetti sono stati insufficienti, ma per motivi in buona parte – diciamo così – “irrazionali”, non tecnici. Riporto dal mio ‘post’ “L’Europa riparte da qui” (http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2745490.html, con in calce altri ‘post’ sullo stesso tema dello ‘spread’) questo ampio stralcio:
“Lo ‘spread’ [1] è un fatto complesso, le cui determinanti non sono sotto il controllo di nessun singolo governo (neppure della potente Germania, che peraltro ne sta beneficiando), ma dell’UE o almeno dell’Eurozona, inclusa ovviamente la BCE o un meccanismo che la surroghi, visto il suo limite statutario imposto dalla Germania. [2]
La credibilità sul piano internazionale di Berlusconi, deriso apertamente da colleghi potenti, era prossima allo zero, per cui manovre correttive per ben 200 mld ed il pareggio di bilancio nel 2014 non erano bastate ai mercati e lo spread era arrivato ad oltre 550 punti ed era crescente, nonostante gli interventi della BCE.
Con Monti, dopo una manovra di appena 30 mld lordi, è sceso di 200 punti ed ora, sotto la spinta della bulimica e sregolata speculazione internazionale che può manovrare capitali mega-galattici e praticamente senza il rischio di pagare pegno, di 100 punti, senza interventi della BCE, ma può e deve calare.
Infatti, sul piano strettamente dei fondamentali (deficit/PIL più basso che in quasi tutti gli altri Paesi, pareggio di bilancio nel 2013, debito sostanzialmente invariato rispetto a quando lo spread era a 150) non si giustifica (neppure con Berlusconi si giustificava)”;
d) anche uno studente di Scuola Media (o forse persino di Scuola Elementare) capisce che un aggiustamento dei conti pubblici di 4/5 – e di quella portata (in totale 330 mld gli importi cumulati da inizio legislatura, di cui forse almeno 250 a partire dalla crisi della Grecia nel 2010 - è ben 4 volte maggiore di un aggiustamento di 1/5 è quindi ben più determinante; e) quindi le cifre attestano che è falso quello che affermano i “montiani”, che Berlusconi non abbia ottemperato alle richieste della BCE (lettera del 5 agosto 2011) e dell’UE, questo è successo, a causa del niet di Bossi, soltanto per la riforma del lavoro e delle pensioni di anzianità (quelle di vecchiaia, tranne le donne del settore privato, e contrariamente a quanto scritto erroneamente persino nella lettera di risposta del governo all’UE (!), errore poi corretto nella successiva lettera di precisazioni, erano già addirittura in linea col “benchmark” UE; [1]
ma in quel periodo tutti i media fecero confusione in tema di pensione, per cui scrissi a mezzo mondo [2]). […]
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137511/il_premier_si_dimette_da_passepartout

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da magnagrecia inviato il 3/10/2012 alle 11:46
Bastava fare 2+2. Ricavo dal mio ‘post’ del 27-08-2012 "Il governo Monti al capolinea"
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2751835.html
“Dato a Cesare quel che è di Cesare, il CdM inconcludente di venerdì 24 agosto è la dimostrazione plastica del fatto che l’attuale governo Monti – sostenuto dalla troppo eterogenea maggioranza Csx-Cdx - è arrivato al capolinea. Per decisione di Monti e di Grilli, [2] contrari a reperire le indispensabili risorse per la crescita attraverso il varo – accanto alla “spending revuew” ed all’alienazione di parte del patrimonio pubblico – dell’imposta patrimoniale sui patrimoni superiori ad una certa soglia (oltre ad un prestito forzoso per la diminuzione celere del debito). [3] [4] Unica misura oggi possibile – ed equa – poiché i quasi 330 mld cumulati delle manovre correttive varate finora hanno colpito soprattutto il ceto medio-basso (solo le pensioni stanno procurando un risparmio di oltre 22 mld l’anno [5]; io, detto per inciso, ho "contribuito" con 20 mila € in un solo anno) e persino i poveri (taglio del 90% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni)”.

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137535/il_rigore_di_monti_finisce_sotto_accusa

link sostituito da:



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Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero




Pubblico la lettera che ho inviato cinque giorni fa al Prof. Alberto Brambilla, esperto di previdenza, docente universitario e presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero. Avevo già avuto qualche dubbio in passato (cfr. larticolo riportato alla nota 6), che si sono dissipati dopo aver letto larticolo riportato sotto. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero

Da: v

5/4/2018 23:41

A:  info@itinerariprevidenziali.it,    flavia.brambilla@itinerariprevidenziali.it     e altri 48+196



Egr. Prof. Brambilla,

Ho letto il Suo articolo Agenzie di rating e sovranità nazionale. Mi permetta di osservare che alcune Sue affermazioni non sono aderenti al testo delle norme pensionistiche. Che è un dato che accomuna da sei anni quasi tutti gli Italiani. Ciò mi sorprende ancora di più nel Suo caso, poiché La ho inclusa da alcuni mesi tra i destinatari delle mie lettere circolari: evidentemente, o non gliele hanno passate o le ha tenute in non cale.

Citazione1:

Non credo occorra altro per dimostrare i punti deboli della riforma e, quindi, la necessità di qualche aggiustamento anche perché la cosiddetta riforma Monti/Fornero si può scomporre in 2 parti. La prima recepisce i contenuti delle precedenti riforme incluso quelle dell’ultimo governo Berlusconi: mi riferisco ai due stabilizzatori automatici che garantiscono la sostenibilità del sistema pensionistico, e cioè l’aggancio dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita e la revisione triennale dei coefficienti di trasformazione (i numerini che trasformano i contributi versati in pensione), e che nessuno vuole modificare!

Osservazioni:

1. Talvolta, più che recepire, per la L. 214/2011, art. 24 si può parlare di plagio, di appropriazione indebita, vedi, ad esempio, l’aumento formale di un anno dell’età di pensionamento sia di vecchiaia che di anzianità (o anticipata), però compensato dall'abolizione della “finestra”.

2. Tant’è vero che ha ingannato tutti, proprio tutti (cfr. http://vincesko.ilcannocchiale.it oppure http://vincesko.ilcannocchiale.it: soltanto negli ultimi quattro mesi, ho scritto ad oltre 40 destinatari, tra cui l’ISTAT,[1] l’OCSE,[2] il Ragioniere Generale dello Stato,[3] Le Monde[4] e l’FMI[5]), anche noti esperti, almeno apparentemente, oltre a tutti i media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012 sugli effetti della riforma SACCONI.[6]

3. Una legge in vigore non necessita di recepimento o, come afferma Giuliano Cazzola,[6] di conferma.

4. L’adeguamento automatico all’aspettativa di vita è stato introdotto dalla riforma SACCONI (L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, norma che viene ogni volta richiamata nella L. 214/2011).


Citazione2:

La seconda è quella che, con nuove norme, ha  irrigidito il sistema: 1) l’innalzamento dell’età pensionabile che arriva addirittura a circa 6 anni (fatto mai accaduto nella lunga storia di riforme) e che ha falsato il meccanismo dell’aggancio all’aspettativa di vita portando avanti di colpo le lancette anche di 6 anni; 2) l’eliminazione della pensione di anzianità o vecchiaia anticipata con l’abolizione del requisito di 40 anni di anzianità contributiva; 3lindicizzazione dell'anzianità contributiva alla speranza di vita. Incremento di età e anzianità contributiva hanno di fatto ingessato il sistema e, per accedere alla pensione, servono 66 anni e 7 mesi di età (67 anni dal 2019) oppure un'anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi (43 anni e 2 mesi dal 2019) per i maschi e un anno in meno per le femmine, con enormi ripercussioni negative per i cosiddetti precoci, cioè quelli che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni di età. Di questo passo, tra pochi anni, occorrerà avere 45 anni di anzianità contributiva, requisito che non è richiesto da nessun sistema pensionistico Ocse, come del resto i 67 anni di età.

Osservazioni:

1. L’allungamento dell’età di pensionamento è frutto in grandissima parte della riforma SACCONI (vedi Appendice).

2. In particolare, per quanto riguarda il pensionamento di vecchiaia: (i) per le dipendenti pubbliche, l’allungamento al 2019 ammonta a 7 (sette) anni, di cui i primi sei di botto, senza gradualità; (ii) gli uomini non sono stati toccati dalla riforma Fornero; e (iii) che ha soltanto accelerato l’allineamento a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) delle donne del settore privato (dipendenti e autonome) a 65 anni, ma l’aumento da 65 a 67 è dovuto per 4 mesi a Damiano (“finestra”) e per 1 anno (adeguamento automatico) e 8 mesi (“finestra”) a SACCONI.

3. “l’abolizione del requisito di 40 anni di anzianità contributiva” è stato deciso dalla riforma SACCONI nel 2010, che l’ha aumentato a 41 anni.

4. “L’indicizzazione dell’anzianità contributiva alla speranza di vita” non è stata decisa da Fornero ma da SACCONI [rectius: da Sacconi per la vecchiaia e le “quote”; da Fornero per le pensioni anticipate].

5. Dei 43 anni e 3 mesi per gli uomini nel 2019, solo 1 anno (da 41 a 42) è dovuto a Fornero [rectius: 2 anni (1 anno e 3 mesi relativamente ai dipendenti o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomindr*].

6. Dei 42 anni e 3 mesi per le donne nel 2019, nulla è ascrivibile a Fornero [rectius: 1 anno*], ma a SACCONI [rectius: 1 anno e 3 mesi], tranne 4 mesi a Damiano.

[* Sono stato ingannato per alcuni anni (i) dalla prima lettera di chiarimenti del Governo all'UE (26 ottobre 2011), che, oltre al grave errore dei 67 anni per tutti entro il 2026 in luogo del 2021 (il 2026 valeva soltanto per le lavoratrici private), non esclude le pensioni di anzianità dall’adeguamento all’aspettativa di vita, e poi (ii) dall'uso di testi della legge 122/2010 o di Normattiva, che aggiornano i testi delle leggi, per cui ho attribuito erroneamente a Sacconi l'applicazione dell'adeguamento alla speranza di vita, oltre che alle pensioni di vecchiaia e alle cosiddette “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva), poi abolite da Fornero, anche alle pensioni anticipate, ex anzianità (che prescindono dall’età anagrafica), estensione che invece è stata decisa da Fornero, ndr]. 

7. La riforma Fornero ha soltanto modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, a decorrere dal 2022 (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”, L. 214/2011, art. 24, comma 13) quindi fino al 2021 non incide per nulla, anche se il Ragioniere Generale dello Stato – che deve emanare il decreto direttoriale - fa partire erroneamente l’adeguamento biennale dal 2019 e quindi nel 2021.[3]


Citazione3:

Non ci sembra che si chieda la luna se si vuole un minimo di flessibilità in uscita, peraltro con proposte che hanno costi contenuti. Quanto all’incidenza della spesa pensionistica sul Pil pari al 16%, rileviamo che Istat inserisce nella spesa per pensioni una quota importante della spesa assistenziale: in realtà, la spesa IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti) è sotto il 14%, quindi nella media Ue; purtroppo, a volte, riusciamo anche a farci male da soli. Non ci pare invece di aver sentito lamentele da parte delle società di rating (e neppure dalla stampa internazionale e nostrana) sull'eccesso di spesa assistenziale (100 miliardi contro i 150 netti delle pensioni) incrementati in questi ultimi 5 anni con social card, quattordicesime mensilità, reddito di inserimento (Rei) e così via, né per l’aumento del debito pubblico che, alla faccia della sbandierata austerità, in questi ultimi 5 anni è aumentato di 228 miliardi nonostante, grazie alla BCE, si siano risparmiati 49,5 miliardi di spesa per interessi sul debito.

Osservazioni:

1. Nella spesa pensionistica ci sono varie voci spurie:[7]

(i)    TFR (1-1,5% del Pil), che è salario differito[8] e può essere riscosso decenni prima del pensionamento;

(ii) un 10% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica (1,5% circa del Pil);

(iii)  un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di quasi 50 mld di imposte, che per lo Stato è una mera partita di giro: gli assegni pensionistici sono erogati al netto);[9]

(iv) un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

(v) infine, ad essere esaustivi, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali (= minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

2. Al netto dei circa 90 miliardi delle voci spurie, il rapporto spesa pensionistica/Pil cala al 12%.

3. Occorrerebbe prendere atto che le società di rating, la stampa e quasi tutti non conoscono bene o affatto né le norme pensionistiche, né la corretta classificazione, né i dati disaggregati della spesa pensionistica.

4. Stante un deficit, coperto a debito, è inevitabile ci sia un aumento del debito pubblico, anche se inferiore al passato, proprio per il calo degli interessi passivi - unica determinante dell’aumento del debito pubblico -, grazie alla politica finanziaria finalmente espansiva della BCE, a partire dal 2015.

Spero di esserLe stato utile e che voglia contribuire a fare chiarezza sugli autori delle norme pensionistiche.

Cordiali saluti

V.


_______________________________


Note:

[1] Lettera all’ISTAT di richiesta di informazione sulla fonte di dati pensionistici errati

[2] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

[3] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

[4] Lettera n. 2 a Le Monde su un articolo di Jerome Gautheret con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

[5] Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane

NB: Vi sono incluse alcune considerazioni sul risparmio nel lungo periodo dalle riforme delle pensioni SACCONI e Fornero.

[6] I sette noti esperti sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[7] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko  -  27 October 2017

[8] TFR Eurostat, l’OCSE e l’FMI considerano il TFR spesa pensionistica (!).

Mentre tale non è la pensione, almeno secondo una parte della giurisprudenza italiana – si veda la sentenza della Corte dei Conti 951/2012 http://it.wikipedia.org/wiki/Pensione - e , soprattutto, la Corte di Giustizia Europea - si veda la sentenza nel caso della BCE “Il Tribunale dell’UE ha osservato che i diritti pensionistici non rientrano nel concetto di “retribuzione” come inteso nella Direttiva 91/533/CEE96 e non costituiscono pertanto un elemento intangibile del contratto di lavoro; la BCE può quindi riformare lo schema pensionistico senza il consenso del personale”. (pag. 96) Rapporto annuale BCE sul 2016 http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/rapporto-bce/2016-bce/index.html -.


[9] L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1° gennaio 2017 e liquidate nel 2016. Al 1° gennaio 2017 le pensioni erogate dall’INPS, con esclusione di quelle a carico delle Gestioni Dipendenti Pubblici ed ex-ENPALS, sono 18.029.590. Di queste, 14.114.464 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.915.126, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale. Nel 2016 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali).


***

Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE (somma di età anagrafica e anzianità contributiva): abolite dalla riforma Fornero. Va notato, per inciso, che, se non ci fosse stata la riforma Fornero, la “quota”, nel 2019, sarebbe stata di 99, soltanto un anno in meno delle richieste formulate in campagna elettorale dai due partiti M5S e Lega Nord.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e solo 1 anno di Fornero [rectius1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi].

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra [rectius: 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero].

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.



Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane




Pubblico la lettera che ho inviato due giorni fa a quattro economisti del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Michal Andrle, Shafik Hebous, Alvar Kangur, and Mehdi Raissiautori di uno studio sulle pensioni italiane con delle proposte che non è esagerato definire spietate, tipiche degli Stati Maggiori, motivate dalla supposta cattiva situazione dei conti pensionistici italiani, che è una bufala ricorrente dei poteri forti, di cui l'FMI è una longa manus. Nella lettera io ho limitato l'analisi ai conti pensionistici, ma chi fosse interessato può trovare un commento alle proposte dei quattro economisti del FMI nell’articolo allegato in calce. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta; nel caso la riceva, la pubblicherò di seguito.


Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane

Da: v

29/3/2018 19:05

A:  mandrle@imf.org,    shebous@imf.org       e altri 48+369


Egregi Signori Andrle, Hebous, Kangur e Raissi,

In riferimento al Vostro documento “Italy: toward a growth-friendly fiscal reform”, che ha avuto, in Italia, come d’abitudine, una grossa eco nei media, con le solite strumentalizzazioni basate su una cattiva conoscenza dei dati, e, per fortuna, anche qualche critica, mi permetto di formulare i seguenti rilievi critici.


Citazione1:

· Pension system. Over half of current primary spending is social benefit spending, which is dominated by pension spending. At around 16 percent of GDP, pension spending in Italy is the second highest in the euro area after Greece. (pag. 3)

[Con circa il 16% del Pil, la spesa pensionistica italiana è la seconda più alta in Eurozona dopo la Grecia.]

Intanto, va osservato che, in Italia, il peso fiscale sulle pensioni è il più alto in ambito OCSE, che è l’unico Ente che propone i dati al lordo e al netto delle imposte (area, peraltro, più eterogenea dell’UE), e che il dato relativo alla spesa pensionistica al netto delle imposte dell’Italia è più basso, comparativamente, di oltre 2 punti percentuali.[1]

Ma il problema è più generale, la comparazione è inficiata alla radice, poiché – come osservavo ad un’analoga deduzione di Carlo Cottarelli,[2] ex direttore esecutivo FMI - si confrontano le pere con le mele.

Infatti, la spesa pensionistica italiana include (nel confronto internazionale) varie voci spurie, che sono:

1.     TFR (1-1,5% del Pil), che è salario differito[3] e può essere riscosso decenni prima del pensionamento;

2.     un 10% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica (1,5% circa del Pil);

3.     un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di quasi 50 mld di imposte, che per lo Stato è una mera partita di giro: gli assegni pensionistici sono erogati al netto);[4]

4.     un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

5.     infine, ad essere esaustivi, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali (= minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

Al netto dei 90 mld di voci spurie, la spesa pensionistica gestioni private effettivamente erogata è pari, al 31.12.2016, a 176,8 mld (cfr. Osservatorio INPS sulle pensioni al 31.12.2016[4]), e l’incidenza sul Pil cala dal 16% (già influenzato dal calo di 150 mld del denominatore a causa della lunga e grave crisi economica) al 12%, che è inferiore al dato “lordo” previsto per il 2060.


Citazione2:

Since 1992, the pension system in Italy has undergone multiple reforms. (pag. 11)

[Dal 1992, il sistema pensionistico in Italia ha subito molteplici riforme.]

Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un'unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla Legge 3.8.2009, n. 102), sono state 7 (sette): Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992  Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449;  Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243  Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247  Berlusconi/Sacconi, Legge 30.07.2010, n.122  Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148  Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n.214.


Citazione3:

ages are set to increase further over time as part of the ‘Fornero’ reform (L. 214/2011).6 (pag. 12)

[le età sono destinate ad aumentare ulteriormente nel tempo per la riforma "Fornero" (L. 214/2011) .6]

Io temo che Voi quattro economisti del FMI, fuorviati dai disinformatori (inclusi Enti importanti, noti esperti previdenziali e la stessa professoressa Elsa Fornero[5]) che hanno fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero, (a) non conosciate bene la riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24), che è soltanto la settima riforma dal 1992 e NON la più severa e incisiva, e, soprattutto, non conosciate bene (o affatto?) la ben più severa riforma SACCONI (2009, 2010 e 2011); (b) quindi ignoriate (i) che l’età di pensionamento è stata allungata molto più dalla riforma SACCONI che dalla riforma Fornero (vedi Appendice); (ii) che il meccanismo di adeguamento automatico dell’età di pensionamento alla speranza di vita è stato introdotto dalla riforma SACCONI con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis (riforma SACCONI); e (iii) che la riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13) ha solo modificato la periodicità del meccanismo da triennale a biennale, a decorrere dal 2022 (adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”), anche se TUTTI, a partire dalla Ragioneria Generale dello Stato, e poi ISTAT, EUROSTAT, OCSE, ecc., sostengono erroneamente che la modifica decorra dal 2019 e quindi il primo adeguamento biennale avverrà nel 2021.[6]


Citazione4:

(every three years up to 2019 and two years starting from 2021). (pag. 12)

Vedi sopra.


Citazione5:

but also due to the very high pension contribution rate of 33 percent. (pag. 17)

[ma anche l’alto tasso di contributi pensionistici del 33%.]

Essi sono “oneri sociali”, contributi non soltanto pensionistici, ma anche, ad esempio, sanitari.

Al riguardo, segnalo che, col 33%, l’Italia detiene il primato, ma, ad esempio, l’Olanda (25esima nella classifica OCSE del rapporto spesa/Pil) presenta un dato del 4,9% per le pensioni pubbliche e di ben il 36,9% per quelle private (tab. 7.1, pag. 141). Quanto della spesa pensionistica privata si è tradotto in incentivi pubblici, vale a dire in minori introiti fiscali? Lo stesso quesito riguarda altri Paesi, segnatamente la GB e gli USA.

Infatti, dalla tab. 4.2-Composition of private social spending, riportata negli ulteriori dati (http://dx.doi.org/10.1787/220615515052), rilevo che, contro un dato privato/totale dell’Italia di 7,6, abbiamo 38,9 degli USA, 25,1 della GB, 28,5 dell’Olanda, 27,5 della Corea, 25,1 del Canada, 29,3 della Svizzera, tutti Paesi che figurano nell’intervallo più basso del rapporto spesa pensionistica/Pil. Per non parlare di quei Paesi che, stante una media spesa/Pil OCSE pari all’8%, avendo valori della spesa pensionistica inferiori al 5% del Pil, praticamente hanno quasi rinunciato ad avere un welfare adeguato, però rientrano nei confronti internazionali della spesa pensionistica. Finalmente il Governo italiano ha deciso di costituire una Commissione per esaminare l'opportunità di modificarne i criteri di classificazione.


Citazione6:

Long-Run Simulations

In riferimento alla previsione al 2060 della spesa pensionistica (OCSE, tab. 7.5, pag. 147): chiarito, per completezza, che il dato 2010 e 2015 è influenzato dal calo del Pil di circa 150 mld a causa della grande recessione, a parte l’aleatorietà delle previsioni a lungo e lunghissimo termine, il dato del 13.8% nel 2060 è un dato lordo. Se defalchiamo i 2,3 punti di imposte, caliamo a 11,5; e se sottraiamo il TFR e l’assistenza (almeno altri 2 punti), scendiamo a 9,5.

Infine, per quanto riguarda il risparmio dalle pensioni dal 2004, come scrivevo nella mia lettera al Ragioniere Generale dello Stato, “C’è anche da chiedersi, infine, (i) se il calcolo del risparmio cumulato al 2060 dalle quattro riforme pensionistiche dal 2004 (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) fatto dalla RGS, per la quota parte ascritta alla riforma Fornero (nell’ultima versione, “21 punti percentuali” di Pil su 60, pari a 350 mld, cioè poco più di un terzo del totale di 1.000 mld,[9] a decorrere dall'1.1.2012, inclusi le spese delle salvaguardie degli ‘esodati’ e il blocco dell'indicizzazione poi dichiarato incostituzionale [stimati complessivamente in 70 mld, per cui il risparmio futuro ascende a 280 mld, ndr], è inficiato, oltre che dalla non inclusione della L. 247/2007 (Damiano), anche dall’errata anticipazione della periodicità biennale Fornero al 1° gennaio 2019[10] e in generale da una “commistione” degli effetti delle varie riforme (analogo a quello indicato dalla relazione tecnica della legge Fornero: Sul piano metodologico si precisa che la valutazione degli effetti delle diverse disposizioni di cui ai commi da 1 a 20 non può che essere complessiva attesa la interazione tra i diversi istituti afferenti sia i requisiti di accesso sia il sistema di calcolo.), riforme tra le quali spicca nettamente la riforma SACCONI, non certamente la riforma Fornero (si veda attentamente la situazione dell’età di pensionamento nel 2019 per autore, nell’Appendice); e (ii) a chi è ascrivibile la quota dei due terzi residui, pari a 700 mld, ben maggiore del poco più di un terzo “lordo”[11] attribuito alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045, ma chissà perché l’unica ad essere citata dalla RGS (la stessa cosa, peraltro, la fa la Corte dei Conti, nei suoi ponderosi rapporti, ripresi da tutti i media[9]), con l’effetto involontario di alimentare ulteriormente la vulgata sulla riforma Fornero”.

Mi auguro di esserVi stato utile e che vogliate condividere queste mie osservazioni nell’ambito dell’FMI e possiate tutti tenerne conto in futuro.

Cordiali saluti

V.


__________________________


Note:

[1] Al netto delle imposte, il dato dell’Italia è quello che cala di più, di ben 2,3 punti, mentre la Francia di 1,2; la Germania di 0,4; la Spagna di 0,5; la GB di 0,2; l’Olanda di 0,5; l’Austria di 1,0; la Danimarca di 2,2; la Svezia di 1,7; il Giappone di 0,5; gli USA di 0,5; il Canada di 0,3.

01. Greece                 17,4  16,2    -1,2

02. Italy                     16,3  14,0    -2,3

03. Portugal              14,0  13,0    -1,0

04. France                 13,8  12,6    -1,2

05. Austria                 13,4  11,4    -1,0 [la differenza è errata, ndr]

06. Slovenia -             11,8  11,8    -0,0

07. Spain                    11,4  10,9    -0,5

08. Finland                11,1    9,2    -1,9

09. Hungary -            10,3  10,3    -0,0

10. Poland                 10,3    9,3    -1,0

11. Belgium               10,2  10,2    -0,0

12. Japan                    10,2    9,7    -0,5

13. Germany             10,1    9,7    -0,4

14. Czech Republic    8,7    8,7    -0,0

15. Turkey                   8,1    8,1    -0,0

16. Luxembourg        8,5    7,5    -1,0

17. Latvia                   7,5    7,2    -0,3

18. Slovak Republic   7,2    7,2    -0,0

19. United States         7,0    6,5    -0,5

20. Estonia                  6,9    6,5    -0,4

21. Sweden                  7,7    6,0    -1,7

22. United Kingdom  6,1    5,9    -0,2

23. Denmark               8,0    5,8    -2,2

24. Switzerland            6,4    5,2    -1,2

25. Netherlands          5,4    4,9    -0,5

26. New Zealand         5,1    4,4    -0,7

27. Israel                      4,9    4,9    -0,0

28. Norway                  5,8    4,7    -1,1

29. Ireland                  4,9    4,5    -0,4

30. Canada                   4,6    4,3    -0,3

31. Australia                4,3    4,3    -0,0

32. Chile                      3,0    2,9    -0,1

33. Korea                     2,6    2,6    -0,0

34. Mexico                  2,3    2,3    -0,0

35. Iceland                  2,0-   2,0    -0,0

OECD                         8,2    7,6    -0,6

Rapportato alla media OCSE (7,6), il divario dell’Italia è di 6,4 punti, pari al +84,2%.

Rapportato al valore mediano (Latvia e Slovacchia, 7,2), il divario è di 6,8 punti, pari al +94,4%.

Rapportato al valore mediano dei Paesi UE (il Belgio, 10,2) il divario è di 3,8 punti, pari al +37,2%.

(tab. 7.3, pag. 143)


[2] Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica


[3] TFR Eurostat, l’OCSE e l’FMI considerano il TFR spesa pensionistica (!).

Mentre tale non è la pensione, almeno secondo una parte della giurisprudenza italiana – si veda la sentenza della Corte dei Conti 951/2012 http://it.wikipedia.org/wiki/Pensione - e , soprattutto, la Corte di Giustizia Europea - si veda la sentenza nel caso della BCE “Il Tribunale dell’UE ha osservato che i diritti pensionistici non rientrano nel concetto di “retribuzione” come inteso nella Direttiva 91/533/CEE96 e non costituiscono pertanto un elemento intangibile del contratto di lavoro; la BCE può quindi riformare lo schema pensionistico senza il consenso del personale”. (pag. 96) Rapporto annuale BCE sul 2016 http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/rapporto-bce/2016-bce/index.html -. 


[4L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1° gennaio 2017 e liquidate nel 2016. Al 1° gennaio 2017 le pensioni erogate dall’INPS, con esclusione di quelle a carico delle Gestioni Dipendenti Pubblici ed ex-ENPALS, sono 18.029.590. Di queste, 14.114.464 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.915.126, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale. Nel 2016 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali).


[5] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[6] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile



***

Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE (somma di età anagrafica e anzianità contributiva): abolite dalla riforma Fornero. Va notato, per inciso, che, se non ci fosse stata la riforma Fornero, la “quota”, nel 2019, sarebbe stata di 99, soltanto un anno in meno delle richieste formulate in campagna elettorale dai due partiti M5S e Lega Nord. 

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e solo 1 anno di Fornero [rectius1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi].

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra [rectius: 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero].

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.


  

Articolo collegato:


Fmi. Affamare i pensionati, le vedove, gli orfani

Come in un romanzo sociale dell’Ottocento

di Stefano Porcari



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Lettera n. 2 a Le Monde su un articolo di Jerome Gautheret con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero




Pubblico la seconda lettera che ho inviato otto giorni fa al prestigioso quotidiano francese Le Monde, dopo aver letto un altro suo articolo, a firma del suo corrispondente da Roma, in cui viene prospettato il rischio che l’abolizione della -  supposta severissima - riforma delle pensioni Fornero possa esporre l’Italia ad un attacco dei mercati finanziari, come successe nel 2011, quando, anche secondo il primo articolo del quotidiano francese,[1 o 2] il Governo Monti scongiurò il default dell’Italia. Ma, come sa chi frequenta assiduamente questo blog, si tratta di una duplice fandonia. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera n. 2 a Le Monde su un articolo di Jerome Gautheret con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

Da: v

3/3/2018 13:03

A:  courrier-des-lecteurs@lemonde.fr   CC matteo.salvini@europarl.europa.eu   e altri 48+100


ALLA C.A. DI M. JEROME GAUTHERET

P.C. SIG. DIRETTORE DI LE MONDE


Egr. M. Gautheret,

Traggo dal Suo articolo “En Italie, des élections à plusieurs inconnues”, del 2 marzo scorso (http://www.lemonde.fr/europe/article/2018/03/02/en-italie-des-elections-a-plusieurs-inconnues_5264609_3214.html):

“Mais même dans le cas – improbable – d’une majorité absolue dans les deux Chambres, la situation est-elle si claire ? Lorsque le très extrémiste dirigeant de la Ligue du Nord, Matteo Salvini, a pris la parole, cela a été pour asséner : « J’ai hâte que vous nous envoyiez au pouvoir pour abolir la loi Fornero. »

Ses partenaires, attablés à ses côtés, ont laissé dire, mais leur embarras était palpable : en effet, cette réforme particulièrement douloureuse du système de retraites, adoptée dans l’urgence, sous la contrainte des marchés en décembre 2011, ils l’avaient tous trois adoptée. Et chacun sait qu’un retour en arrière en la matière aurait des conséquences désastreuses sur les comptes publics, provoquant instantanément une nouvelle tempête financière pour l’Italie”.


Premessa

Premetto che cerco di contrastare - una vera fatica di Sisifo! - la potentissima DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra sulle pensioni e sulle manovre finanziarie correttive (si veda la mia precedente email del 27/2 scorso a Le Monde), che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime (oltre all’estero), da sette anni. 


Matteo Salvini

L’ossessione di Matteo Salvini contro la riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24), come gli ho contestato direttamente,[1] è finta, è solo una cortina fumogena per nascondere la ben più severa riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011), che la Lega Nord votò nel 2010 e 2011, e della quale attribuisce furbescamente misure severe alla riforma Fornero, in particolare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, in realtà introdotto da Sacconi con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla Legge 122/2010, art. 12, comma 12bis, che porterà, nel 2019, l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni e l’età di pensionamento anticipato (ex anzianità) a 43 anni e 3 mesi per gli uomini (di cui solo 1 anno in più rispetto a 40 anni nel 2010 è dovuto a Fornero) e a 42 anni e 3 mesi per le donne (zero a Fornero).

Pertanto, non basta abolire la riforma Fornero per far scendere l’età di pensionamento anticipato (prescindendo dall’età anagrafica) a 41 anni, come chiede – e sa bene – Matteo Salvini (nonché l'On. Giorgia Meloni,[2] che ha votato sia la riforma SACCONI che la riforma Fornero).


Riforme delle pensioni dal 1992

Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un'unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla Legge 3.8.2009, n. 102), sono state 7 (Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992; Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449; Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243; Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247; Berlusconi/Sacconi, Legge 30.07.2010, n.122, Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148; Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n. 214). 


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE (somma di età anagrafica e anzianità contributiva): abolite dalla riforma Fornero (senza di essa, in ogni caso, la “quota” nel 2019, per effetto dell’adeguamento automatico SACCONI, sarebbe di 99, cioè un solo anno in meno di quanto chiede M5S).

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano (L. 247/2007) e  solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto, senza gradualità, a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” (differimento dell’erogazione) di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” dei lavoratori autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, tra i quali spicca l’On. Matteo Salvini, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.


Infine, per quanto riguarda il rischio di provocare “instantanément une nouvelle tempête financière pour l’Italie”, rinvio alla mia precedente email del 27/2, nella quale ci sono le prove documentali che la tempesta fu provocata sia da un errore grave sulle pensioni contenuto nella prima lettera di chiarimenti del Governo all’UE, che segnalai a tutti i media (si veda appresso, alla nota 3), sia dal fatto che la speculazione finanziaria mondiale aveva scommesso sulla rottura dell’Euro e agiva quasi indisturbata dalla BCE (tranne l'insufficiente piano di acquisto SMP) fino al famoso e risolutivo “whatever it takes” del luglio 2012, sia da un “complotto” atipico orchestrato quasi alla luce del sole contro Berlusconi, su input principalmente del duo Merkel-Sarkozy, in particolare dopo il loro incontro di Deauville, come ha confermato il governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, nella sua recente, lunga audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, al Parlamento italiano.


Spero di esserLe stato utile.

Cordiali saluti

V.


__________________________


Note:


[1] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

[2] Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?

[3] Quello delle pensioni non è il solo caso di scuola di DISINFORMAZIONE generale, va aggiunto, come già segnalato a Le Monde lo scorso 27/2 alle ore 23:42, quello delle mastodontiche manovre correttive decise nella scorsa legislatura e delle responsabilità della recessione.

In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni, in merito alle quali l’errore dei 67 anni entro il 2026 anziché 2021, riportato dall’ANSA e da tutti i media, ebbe un’influenza importante sulla sorte del governo Berlusconi), contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto quasi 60 milioni di vittime.

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione



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Lettera al quotidiano francese Le Monde sulla sua fake news: non Monti ma Berlusconi ha causato la grande recessione





Pubblico la lettera che ho inviato dieci giorni fa al prestigioso quotidiano francese LeMonde, dopo aver letto un suo articolo in cui viene ripetuta la solita vulgata che a provocare la recessione in Italia sarebbe stato il Governo Monti. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Non Monti, ma Berlusconi ha causato la grande recessione.

Da: v

27/2/2018  23:42

A:  courrier-des-lecteurs@lemonde.fr  


Egr. Direttore,

Citazione: “Comment l’Italie en est-elle arrivée là? Il faut sans doute remonter à 2011 et à la démission, sous la pression conjointe des marchés et des partenaires européens, d’un Silvio Berlusconi discrédité. S’il est tout sauf étranger aux maux qui ont entraîné sa chute, «Il Cavaliere», revenu sur le devant de la scène à 81 ans à la faveur de cette singulière campagne, ne manque jamais de rappeler qu’à ses yeux ce qui s’est passé en 2011 était un coup d’Etat. Mario Monti, qui lui a succédé, a certes évité que le pays se trouve placé sous tutelle comme la Grèce et le Portugal, mais au prix de la mise en œuvre de recettes bruxelloises dont le coût social a été très mal vécu par les Italiens”.
http://www.lemonde.fr/idees/article/2018/02/27/europe-la-menace-italienne_5263137_3232.html


Mi spiace, ma non mi sorprende, constatare che anche il prestigioso Le Monde Le Monde è vittima della potentissima DISINFORMAZIONE berlusconiana, come quasi 60 milioni di Italiani.


Riepilogo delle manovre finanziarie correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.[1]

Vale a dire, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine, scandali e cattivo rapporto con i partner europei, che incisero sul rating dell’Italia, al di là dei fondamentali macroeconomici), è anche peggio.[...]


L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

Cordiali saluti

V.



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Lettera ai professori Pasquale Tridico e Andrea Roventini, ministri designati da M5S, sulle loro fake news sulla riforma Fornero


     



Pubblico la lettera che ho inviato alcuni giorni fa ai professori Pasquale Tridico Andrea Roventiniministri designati da M5S, rispettivamente al Lavoro e Previdenza e all’Economia, dopo aver letto le loro dichiarazioni sulla riforma delle pensioni Fornero. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera ai professori Pasquale Tridico e Andrea Roventini, ministri designati da M5S, sulle loro fake news sulla riforma Fornero

Da:  v

2/3/2018  13:27

A:  pasquale.tridico@uniroma3.it,    andrea.roventini@santannapisa.it     e altri 48


Egregi Professori Tridico e Roventini,

Contrasto la vulgata sulle pensioni da sei anni, perciò non mi sorprende che anche Voi, come quasi 60 milioni di Italiani (e non solo), siate vittime della DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra sulla riforma Fornero, alla quale vengono erroneamente o furbescamente attribuite norme della riforma SACCONI o di un’altra delle ben sette riforme delle pensioni dal 1992.


Debbo osservare, infatti, che, in quanto designati ministri da M5S, non cominciate bene: ignorate anche Voi che non basta abolire la riforma Fornero per scendere a 41 anni di anzianità contributiva di età di pensionamento, occorre abolire almeno in parte anche la ben più severa riforma SACCONI.

Traggo dall’intervista rilasciata a La Stampa il 28 febbraio 2018 dal designato ministro del Lavoro, Pasquale Tridico:

Citazione: “Stiamo pensando a un superamento graduale, che costerà 11 miliardi annui. Con la nostra riforma si potrà andare in pensione o con 41 anni di contributi versati, qualunque sia l'età, o quando la somma tra età contributiva e anagrafica è quota 100. Inoltre bloccheremo per 5 anni l'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita”.


Vediamo per punto.


(i) “Con la nostra riforma si potrà andare in pensione o con 41 anni di contributi versati, qualunque sia l'età”.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità), nel 2019:

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano (L. 247/2007solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

Come si vede, non basta abolire o congelare la riforma Fornero per raggiungere l’obiettivo dei 41 anni di contributi.


(ii) “o quando la somma tra età contributiva e anagrafica è quota 100”

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (L. 214/2011), quando la somma era 96 + “finestra” di 12 mesi (differimento dell’erogazione); e sarebbe aumentata a 97 anni, più “finestra” di 12 mesi, più 3 mesi di adeguamento automatico, nel 2013. Perché anch’esse erano sottoposte sia alla “finestra” che all’adeguamento automatico deciso da SACCONI nel 2009 e 2010 (vedi appresso). Vale a dire: se non fosse stata approvata la riforma Fornero, comunque la quota ora sarebbe pari a 98 anni e 7 mesi e nel 2019 a 99.

Come si vede, non basta abolire o congelare la riforma Fornero per raggiungere l’obiettivo, e mantenerlo, della quota 100, che peraltro è solo di 1 anno superiore a quella che sarebbe stata se la riforma Fornero non fosse mai stata varata.


(iii) “Inoltre bloccheremo per 5 anni l'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita".


Non è stata la riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24), che è soltanto la settima delle riforme delle pensioni dal 1992 e non la più severa, ma la riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011) a decidere sia il maggiore allungamento dell’età di pensionamento, sia di vecchiaia (67 anni nel 2019) che anticipata (ex anzianità, 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne, nel 2019), sia l’introduzione dell’adeguamento automatico, deciso, con un richiamo al DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, che lo aveva già previsto, dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010. La riforma Fornero ha solo modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, a decorrere da quello successivo a quello triennale del 2019 (L. 214/2011, art. 24, comma 13), e cioè dal 2022, anche se tutti, incluso il Parlamento (sic!), dicono dal 2021.[1]

Come si vede, non basta abolire o congelare la riforma Fornero per raggiungere l’obiettivo di bloccare per 5 anni l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita.

Spero di esserVi stato utile e che vogliate contribuire in futuro sia a fare chiarezza sugli autori delle norme pensionistiche, sia ad ottenere da RGS e DG-Previdenza la rettifica del decreto direttoriale per renderlo conforme alla norma.

Cordiali saluti

V.


_________________________


Note:

Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile



***

Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e solo 1 anno di Fornero [rectius1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi].

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra [rectius: 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero].

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Pertanto, l’abolizione della riforma Fornero cambierebbe poco, in meglio, soltanto per le donne del settore privato (dipendenti e autonome) e, per contro, aumenterebbe di 6 mesi l’età di pensionamento degli autonomi (uomini e donne).

E, come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.


**********


Quello delle pensioni non è il solo caso di scuola di DISINFORMAZIONE generale, va aggiunto quello delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura e delle responsabilità della recessione.

In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni, in merito alle quali l’errore dei 67 anni entro il 2026 anziché 2021, riportato dall’ANSA e da tutti i media, ebbe un’influenza importante sulla sorte del governo Berlusconi), contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto quasi 60 milioni di vittime.

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


Dialogo con il Prof. Carlo Mazzaferro sulle sue fake news sulla riforma Fornero



Pubblico la lettera che ho inviato nove giorni fa al professor Carlo Mazzaferro, dell’Università di Bologna, dopo aver letto un suo articolo su LaVoce.info, contenente la solita errata attribuzione alla tanto vituperata riforma Fornero di misure della ben più severa riforma SACCONI, le sue risposte e le mie repliche.


Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

Da: v

19/2/2018  14:10

A:  carlo.mazzaferro@unibo.it  


Egr. Prof. Mazzaferro,

Traggo dal Suo articolo su LaVoce.info Riforma Fornero: perché non si può tornare indietro

Citazione: “Aumentare l’età di pensionamento nella stessa misura dell’aumento nell’aspettativa di vita (come fa la riforma Fornero) provoca una riduzione nel rapporto tra pensionati e occupati. Misure meno draconiane sono sufficienti a mantenerlo costante: nel nostro caso, basta l’aumento di un anno nell’età di pensionamento.
Il legislatore è stato dunque eccessivamente severo nel 2011?
”.

Mi permetta di correggerLa. Non è stata la riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24)che è soltanto la settima delle riforme delle pensioni dal 1992 e non la più severa, ma la riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011) a decidere sia il maggiore allungamento dell’età di pensionamento, sia di vecchiaia (67 anni nel 2019) che anticipata (ex anzianità, 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne, nel 2019), sia l’introduzione dell’adeguamento automatico, deciso, con un richiamo al DL 78/2009 che lo aveva già previsto, dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010. La riforma Fornero ha solo modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, a decorrere da quello successivo a quello triennale del 2019 (L. 214/2011, art. 24, comma 13), e cioè dal 2022, anche se tutti, incluso il Parlamento (sic!), dicono dal 2021.

Cordiali saluti

V.


PS: La prego di inoltrare questa mia e-mail al professor Marcello Morciano, del quale non ho l’indirizzo e-mail, coestensore con Lei di articoli per LaVoce.info, e che cita sempre soltanto la riforma Fornero. Numerosi altri sono riportati nel mio blog http://vincesko.ilcannocchiale.it oppure http://vincesko.blogspot.it.


Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e solo 1 anno di Fornero [rectius1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi].

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra [rectius: 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero].

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.



Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

Da: Carlo Mazzaferro (carlo.mazzaferro@unibo.it)

19/2/2018  21:20

A: v  CC Morciano Marcello Dr  


Gentile V.,

la ringrazio della segnalazione. Sono coscente del fatto che l'aggancio automatico è stato introdotto da Sacconi, quando era ministro del lavoro. Del resto nel mio testo, per precisione, non dico che l'aggancio all'aspettativa di vita è stato introdotto dalla Fornero. La riforma di fine 1022 tuttaiva, se non ricordo male, ha introdotto comunque l'aggancio delle condizioni di eligibilità sulla contribuzione e l'aggancio alle aspettative anche dell'assegno sociale.

In ogni caso il tema centrale dell'articolo non è chi abbia introdotto l'aggancio, ma se questo nelle attuali condizioni ed in quelle prospettiche, della popolazione e dell'economia italiana, sia o meno sensato.

MI stupisce in questo il titolo del suo messaggio. Io non volevo travisare ne ingannare nessuno.

Le allego a questo proposito una definizione dei fake new da wikipedia, non certo il dizionario della Zanichelli, ma un sito che bene si attaglia a questo tipo di definizioni:

"Il termine inglese fake news (in italiano notizie false) indica articoli redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte, resi pubblici con il deliberato intento di disinformare o diffondere bufale attraverso i mezzi di informazione."

I miei più cordiali saluti

Carlo Mazzaferro


ps non mancherò di estendere questa sua a Marcello



Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

Da:  v

19/2/2018  23:34

A:  Carlo Mazzaferro   CC m.morciano@uea.ac.uk  


Gentile Prof. Mazzaferro,

Lei afferma che è “cosciente del fatto che l'aggancio automatico è stato introdotto da Sacconi”. Mi fa piacere, Lei sarebbe uno dei pochi su 60.000.000 di Italiani (e non solo) a conoscerne l’autore. Ma, francamente - si metta nei panni di chi legge -, tutto lo revoca in dubbio: (i) il titolo, che cita soltanto Fornero (“Riforma Fornero: perché non si può tornare indietro”), (ii) il sottotitolo, che cita solo Fornero e la lega esplicitamente all’“aggancio automatico” (“Vari partiti promettono di cancellare la riforma Fornero. Ma l’aggancio automatico dell’età della pensione alle aspettative di vita è una politica ragionevole se non si vuole mettere in discussione la stabilità finanziaria del sistema pensionistico.), (iii) facendo riferimento a proposte di partiti che chiedono la cancellazione esclusivamente della riforma Fornero, che – Lei non l’ha intuito – è solo cortina fumogena per nascondere la ben più colpevole riforma SACCONI (cfr. Appendice nell’email precedente), che essi votarono nel 2010 e 2011;[1] ma titolo e sottotitolo possono essere redazionali; e (iv) l’articolo, che esordisce facendo riferimento alla richiesta dei partiti di bloccare l’adeguamento automatico, introdotto da SACCONI, che però non viene mai citato. Invece cita i 140 mld dell’INPS (di Tito Boeri, che ignora l’esistenza della riforma SACCONI[1]), che – detto per inciso – a me sembrano numeri un po’ ballerini e probabilmente numeri del lotto, o almeno un po’ esagerati, un po’ come quelli della RGS,[2] che interpreta anch’essa male la norma pensionistica,[3] come tutti, ma questo sarà oggetto di un altro documento, poiché non riguarda soltanto le statistiche, che invierò anche a Lei.

Fake news non vuol dire notizia falsa soltanto frutto di malafede, ma notizia “non vera”, frutto sia di ignoranza che di malafede.[4]

In ogni caso, poiché non ero sicurissimo della mia deduzione e non ho ravvisato malafede, non ho inviato la mia email p.c. ad altri destinatari, come faccio negli ultimi mesi, per contrastare in maniera un po’ più efficace la DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni e su Monti, contro la quale sono impegnato da quasi 7 (sette) anni: una vera fatica di Sisifo! Peraltro, mi sono accorto, cercando il Suo nome nel mio archivio (ricordavo di avere già postato una mia segnalazione rettificativa nelle bacheche Facebook Sua e di Marcello Morciano, poiché non avevo l’indirizzo email, ma non ne ho trovato ancora riscontro, forse riguardava un’altra coppia giovane che scrive sulla Voce.info), che Lei è stato uno di questi destinatari in due precedenti occasioni (25/10/17 00:08 Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana e 16/1/18 13:15 L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione).

Infine, colgo l’occasione, se non l’ha ancora letto, per segnalarLe l’articolo nel mio blog sul documento del corso del professor Alberto Zanardi, di UniBo, con grossi errori sulle pensioni.[5]

Mi auguro che Lei, nei Suoi prossimi articoli sulle pensioni, contribuisca a chiarire gli autori delle norme e ponga bene in rilievo che, sulla base delle norme, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della tanto vituperata riforma Fornero.

Cordialissimi saluti

V.

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Note:

[1] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

Lettera n. 2 all’on. Massimiliano Fedriga sulle sue fake news sulle pensioni e su Monti che avrebbe causato la recessione

Lettera a Deputati Lega Nord sulla loro proposta di legge con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?

[2] I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi. Vi si aggiungono ISTAT, EUROSTAT, UPB, INPS, OCSE.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[3] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

Qui sotto, c’è anche (migliorato qualitativamente) il grafico della RGS e altre mie osservazioni critiche sul risparmio calcolato dalla RGS.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

[4] Lettera a Luciana Patrizi, Ispettrice generale della RGS-IGESPES, sulla loro fake news sulle pensioni

[6] Lettera al Prof. Alberto Zanardi: documento di un corso universitario con errori marchiani sulle pensioni



Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

Da:  Carlo Mazzaferro (carlo.mazzaferro@unibo.it)

10:07

A:  v  CC m.morciano@uea.ac.uk  


Salve di nuovo,

come lei ben immagina il titolo è di scelta redazionale. Quanto al fatto di essere cosciente che l'età di pensionamento è legata alle aspettative a partire dalla riforma Sacconi sono sicuro di saperlo perché l'ho scritto nel rapporto di finanza pubblica edito annualmente dal Mulino, quando la riforma venne approvata. A meno di un'anticipo di demenza senile ricordo ancora quello che è successo e quello che ho scritto nel passato recente.

Ribadisco comunque i miei due punti:

1. L'elemento chiave del mio articolo riguarda la proposta di abolizione del provvedimento (peraltro modificato dalla riforma Fornero in senso restrittivo rispetto a quanto fatto da Sacconi). Da un punto di vista strettamente (micro) economico poi quello che rileva è il momento in cui gli agenti (in questo caso gli occupati) percepiscono la modifica. Su questo proprio lei sostiene che nessuno (o pochi sanno della Scconi) e quindi è ragionevole immaginare che se qualche comportamento è cambiato a seguito della modifica, questo sia avvenuto dopo il 2011 e non tra il 2010 e il 2011.

2 Fake news lascia intendere che ci sia volontà di disinformare e questo, alla luce di quanto detto al punto 1, sopra mi sento negarlo

Sugli altri punti non saprei. Il prof Zanardi è molto più in gradi di me di difendere i suoi appunti. Io peraltro uso i miei.

Sul maggior peso della riforma Sacconi rispetto alla Fornero non ho risposte. Le uniche sono quelle di RGS ma su queste, unico elemento che mi trova parzialmente in accordo con lei, non ci metterei la mano sul fuoco.

Di nuovo cordialmente

Carlo Mazzaferro



Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

Da:  v

20/2/2018  17:55

A:  Carlo Mazzaferro   CC m.morciano@uea.ac.uk  


Salve,

Innanzitutto, Le esterno con molta franchezza la mia deduzione dopo aver letto questa Sua seconda risposta: Lei vuole convincere se stesso della Sua “innocenza”, selezionando ad arte le “prove”.

Tuttavia, quale uomo di scienza, Lei sa meglio di me che non contano le affermazioni, ma le prove documentali e una loro valutazione completa e il più possibile obiettiva. Vediamo in dettaglio.


Citazione1: “Quanto al fatto di essere cosciente che l'età di pensionamento è legata alle aspettative a partire dalla riforma Sacconi sono sicuro di saperlo perché l'ho scritto nel rapporto di finanza pubblica edito annualmente dal Mulino, quando la riforma venne approvata”.

Obiezioni: (i) chi legge non è in grado di verificarlo, a meno di non comprare il volume citato, o che Lei lo possa allegare; (ii) ove fosse vera, questa affermazione è teoricamente controproducente, poiché può essere considerata una prova a dimostrazione della malafede nell’omissione assoluta del nome SACCONI dal/i suoi articolo/i; (iii) omissione riscontrabile, infatti, non soltanto nell’ultimo articolo del 16 febbraio 2018 (quindi in data molto posteriore al varo della riforma SACCONI, 2010 e 2011, 2010 per l’introduzione dell’adeguamento automatico), ma anche in tutti gli articoli precedenti, fin dal dicembre 2011, dai quali emerge una focalizzazione sulla riforma Fornero e un’evidente (per me che conosco le norme e gli effetti, cfr. Appendice nella mia prima email) commistione degli effetti “della riforma” (Fornero) e di quelli delle altre riforme, in particolare di quella SACCONI, come conferma la chiusa della Sua email (vedi appresso); (iv) dall’articolo n. 4 del 01.07.14, scritto a sei mani da Massimo Baldini, Carlo Mazzaferro e Paolo Onofri, c’è un riferimento esplicito – l’unico - alla riforma del 2010 (SACCONI) “È proprio a partire dal 2010 che, surrettiziamente, il Governo allora in carica ha legato l’età di pensionamento alle aspettative di vita”, con lo strano uso dell’avverbio “surrettiziamente” e della locuzione errata “alle aspettative di vita, quando dovrebbe essere noto che il dato applicato è unico per tutti, iniquo proprio per questo (cfr. il mio dialogo con Stefano Scarpetta dell’OCSE);[2] (v) consapevolezza di chi è l’autore dell’adeguamento automatico purtroppo smentita dall’articolo n. 6, scritto soltanto da Lei, dal quale ricavo la prova documentale di una errata attribuzione della paternità del meccanismo: “L’incremento nei requisiti di età necessari per la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, conseguenza degli automatismi introdotti dalla riforma del 2011 […] per riaffermare, con la riforma del 2011, una fittizia flessibilità ornata dalla presenza di vincoli sull’importo maturato (2,8 volte l’assegno sociale per un anticipo di tre anni e 1,5 volte l’assegno sociale al raggiungimento dell’età della pensione di vecchiaia) e dall’introduzione del legame automatico, e quindi non negoziabile, tra variazione nell’aspettativa di vita a 65 anni e requisiti di età e contributivi per l’accesso alla pensione.”; e (vi) smentito anche dall’altra prova documentale offerta dall’articolo n. 7 del 16.2.2018 “Il legislatore è stato dunque eccessivamente severo nel 2011?”. Se ne deduce senza ombra di dubbio che (i) o non lo sapeva; (ii) o lo sapeva, nel 2010, e l’ha dimenticato, nel 2011; (iii) o lo sapeva e ha attribuito in malafede l’adeguamento automatico alla riforma Fornero. Decida Lei.


Citazione2: “L'elemento chiave del mio articolo riguarda la proposta di abolizione del provvedimento (peraltro modificato dalla riforma Fornero in senso restrittivo rispetto a quanto fatto da Sacconi)”.

Obiezioni: (i) che io sappia, nessuno dei partiti o dei sindacati ha proposto l’abolizione del meccanismo, ma soltanto o un congelamento temporaneo o un alleggerimento (ad esempio il duo Damiano-Sacconi, cfr. nota 2 email precedente) o l’abolizione della riforma Fornero (Lega Nord, cfr. nota 1 prec.) e/o, successivamente, l’età massima a 41 anni di anzianità contributiva (Lega Nord e M5S), facendo finta di ignorare (Salvini) o forse ignorando (Di Maio) che per scendere a 41 anni è necessario abolire, almeno in parte, anche la riforma SACCONI, segnatamente l’adeguamento automatico; e (ii) appunto, la riforma Fornero ha solo accelerato il meccanismo introdotto da SACCONI, modificandolo da triennale a biennale, e che, a leggere la chiarissima norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13), dovrebbe decorrere dal 2022 (anche se tutti, incluso il Parlamento e la RGS, dicono 2019, ma questo – ripeto – sarà oggetto di un mio prossimo documento).


Citazione3: “Da un punto di vista strettamente (micro) economico poi quello che rileva è il momento in cui gli agenti (in questo caso gli occupati) percepiscono la modifica. Su questo proprio lei sostiene che nessuno (o pochi sanno della Scconi) e quindi è ragionevole immaginare che se qualche comportamento è cambiato a seguito della modifica, questo sia avvenuto dopo il 2011 e non tra il 2010 e il 2011”.

Obiezione: Per me ciò che ha scritto è quasi incomprensibile, a parte l’evidente lapsus calami “Scconi”. Quale comportamento? Qui stiamo discutendo la mia osservazione, che (i) riguarda la norma dell’adeguamento e chi sia il suo autore, e se Lei sapeva che è stato SACCONI a introdurla; e (ii) è stato SACCONI, e non Fornero, ad allungare molto di più l’età di pensionamento.


Citazione4: “Fake news lascia intendere che ci sia volontà di disinformare e questo, alla luce di quanto detto al punto 1, sopra mi sento negarlo”

Obiezione: Ho già spiegato che non è così, accludendo la voce del dizionario Treccani. Dal punto di vista psicologico, questo glissare sulle prove è per me indizio per solito di senso di colpa per coda di paglia. Infatti, sulla base delle prove documentali, è aperta la domanda se Lei lo abbia fatto per dimenticanza o in malafede. Ma, ripeto, lo faccio decidere a Lei.


Citazione5: “Sugli altri punti non saprei. Il prof Zanardi è molto più in gradi di me di difendere i suoi appunti. Io peraltro uso i miei”.

Obiezione: Era solo la segnalazione della obliterazione totale della riforma SACCONI da parte del professor Zanardi (emulo di tantissimi altri), che è docente ordinario della Sua stessa Università di Bologna, di cui ho ipotizzato fosse stato una vittima, ma prendo atto che Lei non lo è stato.


Citazione6: “Sul maggior peso della riforma Sacconi rispetto alla Fornero non ho risposte. Le uniche sono quelle di RGS ma su queste, unico elemento che mi trova parzialmente in accordo con lei, non ci metterei la mano sul fuoco.

Obiezione: Se non ha risposte vuol dire soltanto che Lei ammette di non conoscere bene la normativa pensionistica, vittima anche Lei della stessa Fornero, che s’intesta nel testo della sua legge misure di SACCONI (ad esempio, l’aumento dell’età a 66 anni e a 41 anni, in realtà decisa dalla “finestra” Damiano-SACCONI, cfr. Appendice), e quindi conferma la mia deduzione, leggendo i Suoi articoli, che Lei ha fatto “un’evidente commistione tra le varie riforme”, che attribuisce erroneamente alla riforma Fornero; (ii) basta leggere gli articoli di giornale del 2012 riportati alla nota 1 dell’articolo Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero per rendersi conto degli effetti della riforma SACCONI, eccone uno: Crollano le nuove pensioni. Nei primi nove mesi il 35,5% in meno (e la riforma Fornero non c'entra) di An. C. 21 ottobre 2012 http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-10-21/crollano-nuove-pensioni-primi-194003.shtmlora può decidere di porre un’errata corrige a tutti i suoi articoli e libri, ma capisco che è una scelta difficile, oppure fare come ha fatto Tito Boeri e fare scrivere fake news anche dall’INPS (cfr. articolo appena citato); e (ii) il riferimento alla RGS, mi spiace, non smentisce ma conferma la mia deduzione, poiché RGS stima un risparmio complessivo di 1.000 mld (60 punti di Pil) al 2060 dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) e (al lordo di errori di commistione e del blocco della perequazione, giudicato incostituzionale) ascrive soltanto un terzo alla riforma Fornero (chissà perché l’unica citata, anche dalla Corte dei Conti), pari a circa 330 mld, il che significa che i 2/3 residui, pari a quasi 700 mld, sono attribuibili alle altre 3 riforme, quindi il grosso dei 2/3 e più, molto maggiore del “un terzo” della riforma Fornero, è ascrivibile alla ben più severa riforma SACCONI, che essa non cita nominativamente. 

Onde evitare di rendere questo nostro un dialogo tra sordi (prescindendo dalla malafede, la “cattura” da parte delle nostre convinzioni errate, coltivate per molto tempo, è un meccanismo potente che riguarda tutti), se ha da obiettare (i) sull’adeguamento automatico, accluda le prove documentali; e (ii) sull’allungamento dell’età di pensionamento, lo faccia sulla base di ciò che ho riportato nell’Appendice, citando la norma.

Cordialmente,

V.

 ____________________________


Note:

[1]

20.12.11

L’adozione pro rata del metodo contributivo per tutti i lavoratori dal 1° gennaio 2012 è un provvedimento apprezzabile sia per i suoi effetti sull’equità intergenerazionale, sia per le implicazioni, almeno nel medio termine, sul contenimento della spesa per pensioni. Se questa scelta fosse stata adottata nel 1995 con la riforma del sistema previdenziale, i risparmi per il bilancio del settore pubblico sarebbero stati crescenti nel tempo, per un ammontare complessivo pari a quasi due punti di Pil. E la riduzione sarebbe stata maggiore per le prestazioni elevate.

03.02.12

Nel breve periodo la riforma delle pensioni del governo Monti porterà a un aumento del 5 per cento circa della forza lavoro e a una riduzione dei pensionati compresa tra il 10 e il 15 per cento. Di conseguenza, la popolazione attiva sul mercato del lavoro nei prossimi decenni sarà progressivamente più anziana, in particolare fra le donne. La sostenibilità e l’adeguatezza del nostro sistema pensionistico si giocherà allora sugli effetti che questo avrà sulla produttività della nostra economia e sulla domanda di lavoro da parte delle imprese.

L’aumento dell’età di pensionamento è l’elemento caratterizzante della riforma delle pensioni approvata dal Parlamento in dicembre. [Bufala macroscopica, lo ha fatto molto meno della riforma SACCONI, ma viene attribuito a Fornero, v. grafico alla figura1, ndr].


20.03.12

Anche in futuro il sistema pensionistico pubblico italiano sembra capace di garantire prestazione adeguate. In base alle simulazioni, la riduzione attesa del tasso di sostituzione nel corso dei prossimi decenni non è drammatica, almeno rispetto a proiezioni elaborate prima della riforma. Tutto dipende dall’innalzamento dell’età media di pensionamento, destinata ad agganciarsi alla dinamica delle aspettative di vita. Ma per rendere perseguibile e realistica questa soluzione, occorrono cambiamenti importanti nel mercato del lavoro.

2) l’aumento dell’età di pensionamento, soprattutto dopo la riforma del 2011, [è una bufala macroscopica, ndr] è stato molto intenso ed è destinato a crescere ancora nei prossimi decenni.[…]. [sì, ma soprattutto a causa dell’adeguamento automatico SACCONI, ndr].

La musica inizierà a cambiare sensibilmente a partire dalla seconda metà del prossimo decennio: se da un lato l’età media di pensionamento continuerà ad aumentare, dall’altro le nostre proiezioni segnalano una riduzione prospettica del tasso di sostituzione, causata della progressiva entrata a regime del sistema contributivo. [bufala se ci riferisce alla riforma Fornero: il sistema contributivo è stato introdotto dalla riforma Dini nel 1995; coloro che ne erano esclusi, essendo tutti relativamente anziani, saranno già in pensione entro questo decennio, ndr].

01.07.14

I lavoratori di oggi sembrano consapevoli del fatto che andranno in pensione con regole di calcolo delle prestazioni meno generose e più avanti negli anni. Ma hanno davvero capito i cambiamenti intervenuti nel sistema pensionistico pubblico? 

È proprio a partire dal 2010 che, surrettiziamente, il Governo allora in carica ha legato l’età di pensionamento alle aspettative di vita, portando verso i 70 anni l’età di pensionamento di vecchiaia nel 2050. Questo non marginale cambiamento di prospettiva, riconfermato e reso ancora più rigido dalla riforma del 2011, non sembra ancora essere del tutto presente nella mente dei lavoratori italiani.

02.08.16

Nella lunga recessione dell’economia italiana l’aumento dell’età media di pensionamento ha finito per spostare sui giovani buona parte dei costi. Ecco perché ora si parla di flessibilità in uscita. Difficile però attuarla perché implica pensioni più basse e debiti da ripagare per molti anni.

L’analisi delle scelte di politica pensionistica operate a partire dal 2011 non lasciano pensare che lo strumento sarà usato per provare a risolvere le tensioni che si sono create sul mercato del lavoro a causa dell’interazione di una riforma restrittiva del sistema pensionistico e di una lunga recessione dell’economia.
La richiesta di flessibilità in uscita per i lavoratori che si trovano in prossimità dell’età pensionabile è una delle conseguenze della riforma Monti-Fornero, che ha realizzato un irrigidimento repentino nei criteri di eleggibilità per il pensionamento in un momento di grave crisi della finanza pubblica. L’inasprimento delle condizioni di uscita “ha congelato” per alcuni anni pensioni a prevalente contenuto retributivo e ha avuto un immediato effetto benefico sul contenimento dei saldi del bilancio pubblico. [gli effetti dell’abolizione delle “quote” sono stati esacerbati dalla riforma SACCONI, in particolare dall’adeguamento automatico, ndr].

16.01.18

In un vero sistema contributivo non esiste un’età di pensionamento. Ma in Italia alle ragioni di finanza pubblica si somma una questione demografica che potrebbe rendere insostenibile il sistema. E sulle deroghe per i lavori usuranti serve trasparenza.

L’incremento nei requisiti di età necessari per la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, conseguenza degli automatismi introdotti dalla riforma del 2011. […] Dal 2005 al 2011 poi si è tornati all’età fissa per riaffermare, con la riforma del 2011, una fittizia flessibilità ornata dalla presenza di vincoli sull’importo maturato (2,8 volte l’assegno sociale per un anticipo di tre anni e 1,5 volte l’assegno sociale al raggiungimento dell’età della pensione di vecchiaia) e dall’introduzione del legame automatico, e quindi non negoziabile, tra variazione nell’aspettativa di vita a 65 anni e requisiti di età e contributivi per l’accesso alla pensione.

16.02.18

Vari partiti promettono di cancellare la riforma Fornero. Ma l’aggancio automatico dell’età della pensione alle aspettative di vita è una politica ragionevole se non si vuole mettere in discussione la stabilità finanziaria del sistema pensionistico.

Aumentare l’età di pensionamento nella stessa misura dell’aumento nell’aspettativa di vita (come fa la riforma Fornero) provoca una riduzione nel rapporto tra pensionati e occupati. Misure meno draconiane sono sufficienti a mantenerlo costante: nel nostro caso, basta l’aumento di un anno nell’età di pensionamento.
Il legislatore è stato dunque eccessivamente severo nel 2011?


[2] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica



Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

Da:  Carlo Mazzaferro (carlo.mazzaferro@unibo.it)

20/2/2018  21:35

A:  v


Salve,

continuo sinceramente a non capire il suo accanimento. Il senso generale del mio articolo era di ragionare su cosa implichi abbandonare il meccanismo di adeguamento dell'età di pensionamento alle aspettative di vita, introdotto da Sacconi e irrigidito dalla Fornero. Su questo non trovo alcuna sua osservazione e sinceramente me ne dolgo.

Il tenore della sua mail mi lascia capire che, per ragioni che non conosco e sinceramente non mi interessano, lei si senta discriminato da chi si occupa di pensioni e che per altre ragioni che non mi sono ugualmente chiare, ritenga che la stessa riforma Sacconi rimanga discrminata rispetto alla Fornero. Io non so che dirle a riguardo. 

Io non cerco innocenza perché non mi sento colpevole e lei non è un giudice. Quando verrà chiamato ad essere referee dei miei lavori potrà decidere se questi siano o meno pubblicabili, naturalmente dopo essersi confrontato con l'editor della rivista che eventualmente la chiamerà a quel ruolo.

La ringrazio comunque delle precisazioni e la informo che non risponderò ad altre sue mail, primo perché in questi giorni sono molto impegnato nella didattica e secondo perché non mi pare che impiegare altro tempo in quello che lei chiama "dialogo tra sordi" abbia un qualche beneficio.

Potrei eventualmente inviarle le mie slides delle lezioni (anche se non si tratta di materia pensionistica in senso stretto) in modo che lei possa verificare se al loro interno ci siano imprecisioni. 

Quanto al capitolo del libro del Mulino potrebbe veedere in qualche biblioteca, oppure, se ha un po' di pazienza, mi posso impegnare a farne una copia in pdf ed inviarla, ma solo nella prossima settimana.

Carlo Mazzaferro



Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

Da: v

20/2/2018 22:51

A:  Carlo Mazzaferro


Salve,

Non proietti il Suo difetto, l’accanimento è tutto Suo: se avesse ammesso subito che aveva scritto delle… imprecisioni, il nostro dialogo sarebbe finito subito. Da parte mia, nulla di personale, io aborro solo le bufale, in particolare quelle intenzionali.

Non faccia supposizioni insensate. Lei scriva la verità, senza chiedersi cui prodest, la verità è un valore in sé, tranne beninteso per i bugiardi.

Io ho obiettato sulle cose sulle quali non ero d’accordo, sul resto sono d’accordo, in particolare sul fatto che, con l’estensione a tutti del sistema contributivo, andrebbe flessibilizzata l’uscita, piuttosto che allungare l’età di pensionamento ad libitum, per giunta prevedendo che l'età non cala in caso di diminuzione della speranza di vita (L. 122/2010, art. 12, comma 12ter SACCONI), anche se, a mio avviso, anche in questo caso, c'è un'errata interpretazione della norma; flessibilità che era prevista dalla riforma Dini (copiataci dalla Svezia), poi abolita dalla riforma Maroni.

Se scriviamo in Internet, tutti coloro che leggono sono dei giudici, l’importante è che i giudizi siano suffragati da prove.

No grazie, (i) io faccio debunking solo in tre materie: pensioni, manovre correttive della scorsa legislatura e statuto BCE, che hanno fatto centinaia di milioni di vittime; e (ii) non mi serve nessuna ulteriore prova, poi sarebbe peggio per Lei, poiché - ragionando in astratto - dimostrerebbe la Sua malafede.

Cordialmente,

V.



**********




Lettera a Sergio Luciano de Il Sussidiario sulle sue fake news sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato lo scorso 15 febbraio a Sergio Luciano, dopo aver letto un suo articolo con varie fake news sulle pensioni. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera a Sergio Luciano su alcune sue fake news sulle pensioni

Da: v

15/2/2018 15:51

A:  segreteria.redazione@ilsussidiario.net,    segreteria.direzione@ilsussidiario.net,    sala@ilsussidiario.net   CC direttore@ilsussidiario.net  


ALLA C.A. DEL DOTT. SERGIO LUCIANO

P.C. DIRETTORE E CAPOREDATTORE


Egr. Dott. Luciano,

Premesso che faccio controinformazione sulle pensioni da sei anni, mi spiace rilevare che Lei ha inanellato una serie di notizie false-fake news nel Suo articolo “LEGGE FORNERO/ Il “dilemma pensioni” ignorato da tutti i partiti

Ne faccio un’analisi puntuale.


Citazione1: “dando dei bugiardi sia a Silvio Berlusconi che a Matteo Salvini e Giorgia Meloni”.

Il bugiardo lo meritano tutto, soprattutto Salvini,[1] con l’ausilio saltuario della Meloni,[2] ma non soltanto perché vogliono abolire la riforma Fornero, bensì anche perché fanno una cortina fumogena per nascondere la ben più severa riforma SACCONI, che essi votarono nel 2010 e 2011, della quale attribuiscono furbescamente misure severe alla riforma Fornero, in particolare l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento alla speranza di vita.[3]


Citazione2: “i risparmi resi possibili dalla legge Fornero, dal 2012 (anno di entrata in vigore) al 2060, sono di circa 350 miliardi di euro a valori correnti, pari a complessivi 21 punti di Pil”.

Il risparmio della riforma Fornero (con tutte le riserve del caso connesse sia all’interpretazione delle norme – vedi la modifica della decorrenza della periodicità da triennale a biennale dell’adeguamento automatico, L. 214/2011, art. 24, comma 13 -, sia alla possibile commistione tra di esse) è solo un terzo del risparmio complessivo dalle quattro riforme dal 2004, stimato da RGS in 60 punti di Pil al 2060, pari a 1.000 mld.[4] Inoltre, vanno detratte le cifre già stanziate dal 2012 per le salvaguardie degli esodati e per altre misure, per cui l’importo residuo scende a 280 mld. Infine, vedasi anche citazione5.


Citazione3: Ricordiamoci una cosa: il governo Monti verrà ricordato essenzialmente per la legge Fornero, l'unica parte delle raccomandazioni europee spedite nell'estate del 2011 dalla Commissione europea a Roma a essere stata "eseguita". [...] L'unica ragione per la quale l'algido Monti riuscì sia pure male e lentamente a compiere la missione che gli era stata affidata, e cioè chiudere il famoso spread tra il rendimento dei titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, è che fece la riforma Fornero.”.

Fake news triplice. (i) Nell’estate del 2011 c’era ancora il Governo Berlusconi; (ii) le “raccomandazioni” (UE e BCE) furono quasi tutte eseguite dal Governo Berlusconi, tranne, in materia previdenziale, l’abolizione delle pensioni di anzianità e l’allineamento delle donne del settore privato a tutti gli altri, a causa del veto di Bossi; e (iii) durante il Governo Monti (la cui bussola e programma era la lettera del 5.8.2011 della BCE), dopo un iniziale calo, lo spread riprese a crescere, fino al risolutivo “whatever it takes” di Draghi del luglio 2012.

Ma il discorso è lungo e complesso. In questo documento di 18 pagine[5] ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni, in merito alle quali l’errore dei 67 anni entro il 2026 anziché 2021, riportato dall’ANSA e da tutti i media, ebbe un’influenza importante sulla sorte del governo Berlusconi), contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto quasi 60 milioni di vittime.


Citazione4: “Che sarebbe stata una riforma travagliata lo si capì sin dalla grottesca conferenza stampa nella quale la ministro del Lavoro Elsa Fornero - peraltro brava persona e brava economista - fu però così stressata dal contesto da scoppiare in lacrime”.

La professoressa Fornero è una coraggiosa millantatrice[6] (vedi appresso) e l’Italia il Paese del melodramma. Questo, assieme alla formulazione, che inclina talvolta al plagio (vedi, ad esempio, l'aumento di un anno dell'età di pensionamento, compensata dall'abolizione della “finestra” Damiano-SACCONI, senza però esplicitarlo), del testo della legge (L. 214/2011, art. 24), alla sovraesposizione mediatica successiva della professoressa Fornero, che non ha mai rinviato i millanta intervistatori ai veri autori delle norme che le venivano indebitamente attribuite, alla DISINFORMAZIONE della potentissima propaganda berlusconiana e del centrodestra, con l’ausilio di noti esperti, e alla memoria corta dei giornalisti,[7] ha fatto sì che la riforma Fornero fagocitasse le sei precedenti riforme dal 1992, inclusa la ben più severa riforma SACCONI (2010 e 2011), e fosse travisata e sopravvalutata nell’opinione generale nazionale ed estera.


Citazione5: “Per dare qualche dato essenziale basti pensare che la riforma realizza un taglio della spesa per le pensioni in rapporto al Pil che prosegue per ben tre decenni, dal 2012 in poi. Nel 2020 il solo effetto della Fornero si calcola possa incidere l'1,4% del Pil, il che significherebbe, se il prodotto restasse invariato, circa 22 miliardi”.

(i) L’effetto della riforma Fornero arriva fino al 2045; quello della riforma SACCONI arriva al 2060. (ii) I circa 22 mld includono 5 mld di blocco della perequazione, dichiarato incostituzionale; peraltro, il blocco della perequazione recato dalla L. 214/2011, art. 24 (Fornero), che riguardava le pensioni superiori a 3 volte il minimo, è stato giudicato incostituzionale con la sentenza n. 70/2015; e aveva abrogato un analogo provvedimento di blocco della perequazione recato dal DL 98/2011 (L. 111/2011) del governo Berlusconi-Sacconi, meno severo, poiché il blocco riguardava le pensioni superiori a 5 volte il minimo, che forse avrebbe superato il vaglio della Corte Cost., com’era successo in passato per provvedimenti analoghi.


Citazione6: “La gente comune, che giustamente non si occupa di politica previdenziale, non sa - oltretutto - che la riforma Fornero inasprì ma non inventò una serie di innovazioni normative che erano state introdotte nel 2010 dalla precedente riforma, quella fatta da Roberto Maroni e Maurizio Sacconi, ministro e sottosegretario del centrodestra”.

E' corretta e opportuna la prima parte, ma anche Lei, purtroppo, non rammenta che Maroni fu ministro del Lavoro nel 2004, e nel 2010 è ministro dell’Interno; nel 2010, è Sacconi il ministro del Lavoro.[8]


Citazione7: “La Fornero ha però anche introdotto un nuovo regime delle quote, ossia di quel numerino che rappresenta la somma tra l'età anagrafica e l'anzianità lavorativa che determina il diritto ad andare in pensione d'anzianità”.

Le “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva) sono state abolite dal 2012 dalla riforma Fornero. I due modi ordinari di pensionamento sono (i) la pensione di vecchiaia e (ii) la pensione anticipata (ex anzianità).


Citazione8: “Dopo la Fornero per andare in pensione anticipata servono 42 anni e 10 mesi di contributi (per le donne uno in meno), che dal 2019 saliranno a 43 anni e tre mesi”.

E’ opportuno puntualizzare che dei 3 anni e 3 mesi in più degli uomini rispetto al 2010, quasi 2 anni sono di Sacconi, 4 mesi in media di Damiano (L. 247/2007) e soltanto 1 anno di Fornero [rectius1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi]; dei 2 anni e 3 mesi in più delle donne rispetto al 2010, quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e zero di Fornero [rectius1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero].

Dei 67 anni di vecchiaia nel 2019, degli uomini e delle donne del settore pubblico, i 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damianozero di Fornero. Dei 67 anni delle donne del settore privato, la riforma Fornero ha solo accelerato gradualmente entro il 2018 l’allineamento a 65 anni a tutti gli altri, già previsto entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico) da SACCONI, ma comunque i 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.


Citazione9: “Secondo Stefano Scarpetta, Direttore del dipartimento occupazione, lavori e affari sociali dell'Ocse?, intervistato dall'Agi pochi giorni fa, il vero punto debole della riforma Fornero è che, se ha messo i conti in sicurezza, ha posto le premesse per un grave problema di inadeguatezza delle pensioni”.

Anche l’OCSE, come Eurostat, UPB e talvolta INPS, (i) ignora l’esistenza della riforma SACCONI, semplicemente chiamandola Fornero;[9][7]; (ii) logica strana: se la riforma Fornero dà un risparmio solo di 1/3 del totale, i conti pensionistici sono stati messi in sicurezza molto di più dai residui 2/3, la cui quota prevalente è della riforma SACCONI, anche se quasi nessuno la cita e l’RGS non lo scrive.  


Citazione10: “Ecco: lavorare fino a settant'anni e ritrovarsi una pensione da fame.

(i) L’età di pensionamento a 67 anni e poi via via a 70 anni e oltre è frutto della riforma SACCONI, in particolare dell’adeguamento automatico introdotto, con un richiamo al DL 78/2009, che l'aveva già previsto, dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis. Il metodo contributivo – come correttamente ha scritto Lei - è stato introdotto dalla riforma Dini del 1995; la riforma Fornero lo ha soltanto esteso a coloro che ne erano esclusi, vale a dire coloro che al 31.12.1995 avevano già almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani. La riforma Fornero ha solo un po’ aggravato (importo minimo dell’assegno pensionistico) le condizioni per poter accedere alla pensione prima dei 70 anni, ma, per contro, ha anche reintrodotto un po’ di flessibilità, prevista in maniera strutturale e significativa dalla riforma Dini, ma abolita dalla riforma Maroni nel 2004.


Spero di esserLe stato utile e che voglia contribuire in futuro a chiarire gli autori delle norme pensionistiche, in particolare SACCONI.

Cordiali saluti

V.


PS: Ritengo doveroso informarLa che pubblicherò questa mia lettera e la Sua eventuale risposta nel mio blog.


________________________


Note:

[1] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

[2] Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?

[4] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

https://www.sinistrainrete.info/spesa-pubblica/10826-vincesko-pensioni-l-estremismo-di-bankitalia-e-corte-dei-conti.html

Qui sotto, c’è anche (migliorato qualitativamente) il grafico della RGS e altre mie osservazioni critiche sul risparmio calcolato dalla RGS.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2859682.html  oppure 

http://vincesko.blogspot.com/2018/01/lettera-davide-colombo-del-sole-24-ore.html

[5] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

[6] Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive

[7] I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi. Vi si aggiungono ISTAT, EUROSTAT, UPB, INPS, OCSE.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[9] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

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4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
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