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Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero




Pubblico la lettera che ho inviato cinque giorni fa al Prof. Alberto Brambilla, esperto di previdenza, docente universitario e presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero. Avevo già avuto qualche dubbio in passato (cfr. larticolo riportato alla nota 6), che si sono dissipati dopo aver letto larticolo riportato sotto. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero

Da:  v

5/4/2018 23:41



Egr. Prof. Brambilla,

Ho letto il Suo articolo Agenzie di rating e sovranità nazionale. Mi permetta di osservare che alcune Sue affermazioni non sono aderenti al testo delle norme pensionistiche. Che è un dato che accomuna da sei anni quasi tutti gli Italiani. Ciò mi sorprende ancora di più nel Suo caso, poiché La ho inclusa da alcuni mesi tra i destinatari delle mie lettere circolari: evidentemente, o non gliele hanno passate o le ha tenute in non cale.

Citazione1:

Non credo occorra altro per dimostrare i punti deboli della riforma e, quindi, la necessità di qualche aggiustamento anche perché la cosiddetta riforma Monti/Fornero si può scomporre in 2 parti. La prima recepisce i contenuti delle precedenti riforme incluso quelle dell’ultimo governo Berlusconi: mi riferisco ai due stabilizzatori automatici che garantiscono la sostenibilità del sistema pensionistico, e cioè l’aggancio dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita e la revisione triennale dei coefficienti di trasformazione (i numerini che trasformano i contributi versati in pensione), e che nessuno vuole modificare!

Osservazioni:

1. Talvolta, più che recepire, per la L. 214/2011, art. 24 si può parlare di plagio, di appropriazione indebita, vedi, ad esempio, l’aumento formale di un anno dell’età di pensionamento sia di vecchiaia che di anzianità (o anticipata), però compensato dall'abolizione della “finestra”.

2. Tant’è vero che ha ingannato tutti, proprio tutti (cfr. http://vincesko.ilcannocchiale.it oppure http://vincesko.ilcannocchiale.it: soltanto negli ultimi quattro mesi, ho scritto ad oltre 40 destinatari, tra cui l’ISTAT,[1] l’OCSE,[2] il Ragioniere Generale dello Stato,[3] Le Monde[4] e l’FMI[5]), anche noti esperti, almeno apparentemente, oltre a tutti i media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012 sugli effetti della riforma SACCONI.[6]

3. Una legge in vigore non necessita di recepimento o, come afferma Giuliano Cazzola,[6] di conferma.

4. L’adeguamento automatico all’aspettativa di vita è stato introdotto dalla riforma SACCONI (L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, norma che viene ogni volta richiamata nella L. 214/2011).


Citazione2:

La seconda è quella che, con nuove norme, ha  irrigidito il sistema: 1) l’innalzamento dell’età pensionabile che arriva addirittura a circa 6 anni (fatto mai accaduto nella lunga storia di riforme) e che ha falsato il meccanismo dell’aggancio all’aspettativa di vita portando avanti di colpo le lancette anche di 6 anni; 2) l’eliminazione della pensione di anzianità o vecchiaia anticipata con l’abolizione del requisito di 40 anni di anzianità contributiva; 3lindicizzazione dell'anzianità contributiva alla speranza di vita. Incremento di età e anzianità contributiva hanno di fatto ingessato il sistema e, per accedere alla pensione, servono 66 anni e 7 mesi di età (67 anni dal 2019) oppure un'anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi (43 anni e 2 mesi dal 2019) per i maschi e un anno in meno per le femmine, con enormi ripercussioni negative per i cosiddetti precoci, cioè quelli che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni di età. Di questo passo, tra pochi anni, occorrerà avere 45 anni di anzianità contributiva, requisito che non è richiesto da nessun sistema pensionistico Ocse, come del resto i 67 anni di età.

Osservazioni:

1. L’allungamento dell’età di pensionamento è frutto in grandissima parte della riforma SACCONI (vedi Appendice).

2. In particolare, per quanto riguarda il pensionamento di vecchiaia: (i) per le dipendenti pubbliche, l’allungamento al 2019 ammonta a 7 (sette) anni, di cui i primi sei di botto, senza gradualità; (ii) gli uomini non sono stati toccati dalla riforma Fornero; e (iii) che ha soltanto accelerato l’allineamento a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) delle donne del settore privato (dipendenti e autonome) a 65 anni, ma l’aumento da 65 a 67 è dovuto per 4 mesi a Damiano (“finestra”) e per 1 anno (adeguamento automatico) e 8 mesi (“finestra”) a SACCONI.

3. “l’abolizione del requisito di 40 anni di anzianità contributiva” è stato deciso dalla riforma SACCONI nel 2010, che l’ha aumentato a 41 anni.

4. “L’indicizzazione dell’anzianità contributiva alla speranza di vita” non è stata decisa da Fornero ma da SACCONI.

5. Dei 43 anni e 3 mesi per gli uomini nel 2019, solo 1 anno (da 41 a 42) è dovuto a Fornero.

6. Dei 42 anni e 3 mesi per le donne nel 2019, nulla è ascrivibile a Fornero, ma a SACCONI, tranne 4 mesi a Damiano.

7. La riforma Fornero ha soltanto modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, a decorrere dal 2022 (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”, L. 214/2011, art. 24, comma 13) quindi fino al 2021 non incide per nulla, anche se il Ragioniere Generale dello Stato – che deve emanare il decreto direttoriale - fa partire erroneamente l’adeguamento biennale dal 2019 e quindi nel 2021.[3]


Citazione3:

Non ci sembra che si chieda la luna se si vuole un minimo di flessibilità in uscita, peraltro con proposte che hanno costi contenuti. Quanto all’incidenza della spesa pensionistica sul Pil pari al 16%, rileviamo che Istat inserisce nella spesa per pensioni una quota importante della spesa assistenziale: in realtà, la spesa IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti) è sotto il 14%, quindi nella media Ue; purtroppo, a volte, riusciamo anche a farci male da soli. Non ci pare invece di aver sentito lamentele da parte delle società di rating (e neppure dalla stampa internazionale e nostrana) sull'eccesso di spesa assistenziale (100 miliardi contro i 150 netti delle pensioni) incrementati in questi ultimi 5 anni con social card, quattordicesime mensilità, reddito di inserimento (Rei) e così via, né per l’aumento del debito pubblico che, alla faccia della sbandierata austerità, in questi ultimi 5 anni è aumentato di 228 miliardi nonostante, grazie alla BCE, si siano risparmiati 49,5 miliardi di spesa per interessi sul debito.

Osservazioni:

1. Nella spesa pensionistica ci sono varie voci spurie:[7]

(i)    TFR (1-1,5% del Pil), che è salario differito[8] e può essere riscosso decenni prima del pensionamento;

(ii) un 10% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica (1,5% circa del Pil);

(iii)  un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di quasi 50 mld di imposte, che per lo Stato è una mera partita di giro: gli assegni pensionistici sono erogati al netto);[9]

(iv) un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

(v) infine, ad essere esaustivi, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali (= minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

2. Al netto dei circa 90 miliardi delle voci spurie, il rapporto spesa pensionistica/Pil cala al 12%.

3. Occorrerebbe prendere atto che le società di rating, la stampa e quasi tutti non conoscono bene o affatto né le norme pensionistiche, né la corretta classificazione, né i dati disaggregati della spesa pensionistica.

4. Stante un deficit, coperto a debito, è inevitabile ci sia un aumento del debito pubblico, anche se inferiore al passato, proprio per il calo degli interessi passivi - unica determinante dell’aumento del debito pubblico -, grazie alla politica finanziaria finalmente espansiva della BCE, a partire dal 2015.

Spero di esserLe stato utile e che voglia contribuire a fare chiarezza sugli autori delle norme pensionistiche.

Cordiali saluti

Vincenzo Battipaglia


_______________________________


Note:

[1] Lettera all’ISTAT di richiesta di informazione sulla fonte di dati pensionistici errati

[2] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

[3] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile

[4] Lettera n. 2 a Le Monde su un articolo di Jerome Gautheret con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

[5] Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane

NB: Vi sono incluse alcune considerazioni sul risparmio nel lungo periodo dalle riforme delle pensioni SACCONI e Fornero.

[6] I sette noti esperti sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[7] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko  -  27 October 2017

[8] TFR Eurostat, l’OCSE e l’FMI considerano il TFR spesa pensionistica (!).

Mentre tale non è la pensione, almeno secondo una parte della giurisprudenza italiana – si veda la sentenza della Corte dei Conti 951/2012 http://it.wikipedia.org/wiki/Pensione - e , soprattutto, la Corte di Giustizia Europea - si veda la sentenza nel caso della BCE “Il Tribunale dell’UE ha osservato che i diritti pensionistici non rientrano nel concetto di “retribuzione” come inteso nella Direttiva 91/533/CEE96 e non costituiscono pertanto un elemento intangibile del contratto di lavoro; la BCE può quindi riformare lo schema pensionistico senza il consenso del personale”. (pag. 96) Rapporto annuale BCE sul 2016 http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/rapporto-bce/2016-bce/index.html -.


[9] L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1° gennaio 2017 e liquidate nel 2016. Al 1° gennaio 2017 le pensioni erogate dall’INPS, con esclusione di quelle a carico delle Gestioni Dipendenti Pubblici ed ex-ENPALS, sono 18.029.590. Di queste, 14.114.464 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.915.126, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale. Nel 2016 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali).


***

Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE (somma di età anagrafica e anzianità contributiva): abolite dalla riforma Fornero. Va notato, per inciso, che, se non ci fosse stata la riforma Fornero, la “quota”, nel 2019, sarebbe stata di 99, soltanto un anno in meno delle richieste formulate in campagna elettorale dai due partiti M5S e Lega Nord.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.


*** 

Destinatari:


05/4/2018 23:41

(n. 50)


05/4/2018 23:45

(n. 49)


05/4/2018 23:46

(n. 50)


05/4/2018 23:47

(n. 47)


05/04/2018  23:49 

(n. 50)



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Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane




Pubblico la lettera che ho inviato due giorni fa a quattro economisti del Fondo Monetario Internazionale (FMI), autori di uno studio sulle pensioni italiane con delle proposte che non è esagerato definire spietate, tipiche degli Stati Maggiori, motivate dalla supposta cattiva situazione dei conti pensionistici italiani, che è una bufala ricorrente dei poteri forti, di cui l'FMI è una longa manus. Nella lettera io ho limitato l'analisi ai conti pensionistici, ma chi fosse interessato può trovare un commento alle proposte dei quattro economisti del FMI nell’articolo allegato in calce. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta; nel caso la riceva, la pubblicherò di seguito.


Lettera a FMI su working paper con fake news sulle pensioni italiane

Da: v

29/3/2018 19:05

A:  mandrle@imf.org,    shebous@imf.org       e altri 48+369


Egregi Signori Andrle, Hebous, Kangur e Raissi,

In riferimento al Vostro documento “Italy: toward a growth-friendly fiscal reform”, che ha avuto, in Italia, come d’abitudine, una grossa eco nei media, con le solite strumentalizzazioni basate su una cattiva conoscenza dei dati, e, per fortuna, anche qualche critica, mi permetto di formulare i seguenti rilievi critici.


Citazione1:

· Pension system. Over half of current primary spending is social benefit spending, which is dominated by pension spending. At around 16 percent of GDP, pension spending in Italy is the second highest in the euro area after Greece. (pag. 3)

[Con circa il 16% del Pil, la spesa pensionistica italiana è la seconda più alta in Eurozona dopo la Grecia.]

Intanto, va osservato che, in Italia, il peso fiscale sulle pensioni è il più alto in ambito OCSE, che è l’unico Ente che propone i dati al lordo e al netto delle imposte (area, peraltro, più eterogenea dell’UE), e che il dato relativo alla spesa pensionistica al netto delle imposte dell’Italia è più basso, comparativamente, di oltre 2 punti percentuali.[1]

Ma il problema è più generale, la comparazione è inficiata alla radice, poiché – come osservavo ad un’analoga deduzione di Carlo Cottarelli,[2] ex direttore esecutivo FMI - si confrontano le pere con le mele.

Infatti, la spesa pensionistica italiana include (nel confronto internazionale) varie voci spurie, che sono:

1.     TFR (1-1,5% del Pil), che è salario differito[3] e può essere riscosso decenni prima del pensionamento;

2.     un 10% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica (1,5% circa del Pil);

3.     un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di quasi 50 mld di imposte, che per lo Stato è una mera partita di giro: gli assegni pensionistici sono erogati al netto);[4]

4.     un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

5.     infine, ad essere esaustivi, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali (= minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

Al netto dei 90 mld di voci spurie, la spesa pensionistica gestioni private effettivamente erogata è pari, al 31.12.2016, a 176,8 mld (cfr. Osservatorio INPS sulle pensioni al 31.12.2016[4]), e l’incidenza sul Pil cala dal 16% (già influenzato dal calo di 150 mld del denominatore a causa della lunga e grave crisi economica) al 12%, che è inferiore al dato “lordo” previsto per il 2060.


Citazione2:

Since 1992, the pension system in Italy has undergone multiple reforms. (pag. 11)

[Dal 1992, il sistema pensionistico in Italia ha subito molteplici riforme.]

Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un'unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla Legge 3.8.2009, n. 102), sono state 7 (sette): Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992  Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449;  Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243  Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247  Berlusconi/Sacconi, Legge 30.07.2010, n.122  Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148  Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n.214.


Citazione3:

ages are set to increase further over time as part of the ‘Fornero’ reform (L. 214/2011).6 (pag. 12)

[le età sono destinate ad aumentare ulteriormente nel tempo per la riforma "Fornero" (L. 214/2011) .6]

Io temo che Voi quattro economisti del FMI, fuorviati dai disinformatori (inclusi Enti importanti, noti esperti previdenziali e la stessa professoressa Elsa Fornero[5]) che hanno fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero, (a) non conosciate bene la riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24), che è soltanto la settima riforma dal 1992 e NON la più severa e incisiva, e, soprattutto, non conosciate bene (o affatto?) la ben più severa riforma SACCONI (2009, 2010 e 2011); (b) quindi ignoriate (i) che l’età di pensionamento è stata allungata molto più dalla riforma SACCONI che dalla riforma Fornero (vedi Appendice); (ii) che il meccanismo di adeguamento automatico dell’età di pensionamento alla speranza di vita è stato introdotto dalla riforma SACCONI con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis (riforma SACCONI); e (iii) che la riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13) ha solo modificato la periodicità del meccanismo da triennale a biennale, a decorrere dal 2022 (adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”), anche se TUTTI, a partire dalla Ragioneria Generale dello Stato, e poi ISTAT, EUROSTAT, OCSE, ecc., sostengono erroneamente che la modifica decorra dal 2019 e quindi il primo adeguamento biennale avverrà nel 2021.[6]


Citazione4:

(every three years up to 2019 and two years starting from 2021). (pag. 12)

Vedi sopra.


Citazione5:

but also due to the very high pension contribution rate of 33 percent. (pag. 17)

[ma anche l’alto tasso di contributi pensionistici del 33%.]

Essi sono “oneri sociali”, contributi non soltanto pensionistici, ma anche, ad esempio, sanitari.

Al riguardo, segnalo che, col 33%, l’Italia detiene il primato, ma, ad esempio, l’Olanda (25esima nella classifica OCSE del rapporto spesa/Pil) presenta un dato del 4,9% per le pensioni pubbliche e di ben il 36,9% per quelle private (tab. 7.1, pag. 141). Quanto della spesa pensionistica privata si è tradotto in incentivi pubblici, vale a dire in minori introiti fiscali? Lo stesso quesito riguarda altri Paesi, segnatamente la GB e gli USA.

Infatti, dalla tab. 4.2-Composition of private social spending, riportata negli ulteriori dati (http://dx.doi.org/10.1787/220615515052), rilevo che, contro un dato privato/totale dell’Italia di 7,6, abbiamo 38,9 degli USA, 25,1 della GB, 28,5 dell’Olanda, 27,5 della Corea, 25,1 del Canada, 29,3 della Svizzera, tutti Paesi che figurano nell’intervallo più basso del rapporto spesa pensionistica/Pil. Per non parlare di quei Paesi che, stante una media spesa/Pil OCSE pari all’8%, avendo valori della spesa pensionistica inferiori al 5% del Pil, praticamente hanno quasi rinunciato ad avere un welfare adeguato, però rientrano nei confronti internazionali della spesa pensionistica. Finalmente il Governo italiano ha deciso di costituire una Commissione per esaminare l'opportunità di modificarne i criteri di classificazione.


Citazione6:

Long-Run Simulations

In riferimento alla previsione al 2060 della spesa pensionistica (OCSE, tab. 7.5, pag. 147): chiarito, per completezza, che il dato 2010 e 2015 è influenzato dal calo del Pil di circa 150 mld a causa della grande recessione, a parte l’aleatorietà delle previsioni a lungo e lunghissimo termine, il dato del 13.8% nel 2060 è un dato lordo. Se defalchiamo i 2,3 punti di imposte, caliamo a 11,5; e se sottraiamo il TFR e l’assistenza (almeno altri 2 punti), scendiamo a 9,5.

Infine, per quanto riguarda il risparmio dalle pensioni dal 2004, come scrivevo nella mia lettera al Ragioniere Generale dello Stato, “C’è anche da chiedersi, infine, (i) se il calcolo del risparmio cumulato al 2060 dalle quattro riforme pensionistiche dal 2004 (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) fatto dalla RGS, per la quota parte ascritta alla riforma Fornero (nell’ultima versione, “21 punti percentuali” di Pil su 60, pari a 350 mld, cioè poco più di un terzo del totale di 1.000 mld,[9] a decorrere dall'1.1.2012, inclusi le spese delle salvaguardie degli ‘esodati’ e il blocco dell'indicizzazione poi dichiarato incostituzionale [stimati complessivamente in 70 mld, per cui il risparmio futuro ascende a 280 mld, ndr], è inficiato, oltre che dalla non inclusione della L. 247/2007 (Damiano), anche dall’errata anticipazione della periodicità biennale Fornero al 1° gennaio 2019[10] e in generale da una “commistione” degli effetti delle varie riforme (analogo a quello indicato dalla relazione tecnica della legge Fornero: Sul piano metodologico si precisa che la valutazione degli effetti delle diverse disposizioni di cui ai commi da 1 a 20 non può che essere complessiva attesa la interazione tra i diversi istituti afferenti sia i requisiti di accesso sia il sistema di calcolo.), riforme tra le quali spicca nettamente la riforma SACCONI, non certamente la riforma Fornero (si veda attentamente la situazione dell’età di pensionamento nel 2019 per autore, nell’Appendice); e (ii) a chi è ascrivibile la quota dei due terzi residui, pari a 700 mld, ben maggiore del poco più di un terzo “lordo”[11] attribuito alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045, ma chissà perché l’unica ad essere citata dalla RGS (la stessa cosa, peraltro, la fa la Corte dei Conti, nei suoi ponderosi rapporti, ripresi da tutti i media[9]), con l’effetto involontario di alimentare ulteriormente la vulgata sulla riforma Fornero”.

Mi auguro di esserVi stato utile e che vogliate condividere queste mie osservazioni nell’ambito dell’FMI e possiate tutti tenerne conto in futuro.

Cordiali saluti

Vincenzo Battipaglia


__________________________


Note:

[1] Al netto delle imposte, il dato dell’Italia è quello che cala di più, di ben 2,3 punti, mentre la Francia di 1,2; la Germania di 0,4; la Spagna di 0,5; la GB di 0,2; l’Olanda di 0,5; l’Austria di 1,0; la Danimarca di 2,2; la Svezia di 1,7; il Giappone di 0,5; gli USA di 0,5; il Canada di 0,3.

01. Greece                 17,4  16,2    -1,2

02. Italy                     16,3  14,0    -2,3

03. Portugal              14,0  13,0    -1,0

04. France                 13,8  12,6    -1,2

05. Austria                 13,4  11,4    -1,0 [la differenza è errata, ndr]

06. Slovenia -             11,8  11,8    -0,0

07. Spain                    11,4  10,9    -0,5

08. Finland                11,1    9,2    -1,9

09. Hungary -            10,3  10,3    -0,0

10. Poland                 10,3    9,3    -1,0

11. Belgium               10,2  10,2    -0,0

12. Japan                    10,2    9,7    -0,5

13. Germany             10,1    9,7    -0,4

14. Czech Republic    8,7    8,7    -0,0

15. Turkey                   8,1    8,1    -0,0

16. Luxembourg        8,5    7,5    -1,0

17. Latvia                   7,5    7,2    -0,3

18. Slovak Republic   7,2    7,2    -0,0

19. United States         7,0    6,5    -0,5

20. Estonia                  6,9    6,5    -0,4

21. Sweden                  7,7    6,0    -1,7

22. United Kingdom  6,1    5,9    -0,2

23. Denmark               8,0    5,8    -2,2

24. Switzerland            6,4    5,2    -1,2

25. Netherlands          5,4    4,9    -0,5

26. New Zealand         5,1    4,4    -0,7

27. Israel                      4,9    4,9    -0,0

28. Norway                  5,8    4,7    -1,1

29. Ireland                  4,9    4,5    -0,4

30. Canada                   4,6    4,3    -0,3

31. Australia                4,3    4,3    -0,0

32. Chile                      3,0    2,9    -0,1

33. Korea                     2,6    2,6    -0,0

34. Mexico                  2,3    2,3    -0,0

35. Iceland                  2,0-   2,0    -0,0

OECD                         8,2    7,6    -0,6

Rapportato alla media OCSE (7,6), il divario dell’Italia è di 6,4 punti, pari al +84,2%.

Rapportato al valore mediano (Latvia e Slovacchia, 7,2), il divario è di 6,8 punti, pari al +94,4%.

Rapportato al valore mediano dei Paesi UE (il Belgio, 10,2) il divario è di 3,8 punti, pari al +37,2%.

(tab. 7.3, pag. 143)


[2] Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica


[3] TFR Eurostat, l’OCSE e l’FMI considerano il TFR spesa pensionistica (!).

Mentre tale non è la pensione, almeno secondo una parte della giurisprudenza italiana – si veda la sentenza della Corte dei Conti 951/2012 http://it.wikipedia.org/wiki/Pensione - e , soprattutto, la Corte di Giustizia Europea - si veda la sentenza nel caso della BCE “Il Tribunale dell’UE ha osservato che i diritti pensionistici non rientrano nel concetto di “retribuzione” come inteso nella Direttiva 91/533/CEE96 e non costituiscono pertanto un elemento intangibile del contratto di lavoro; la BCE può quindi riformare lo schema pensionistico senza il consenso del personale”. (pag. 96) Rapporto annuale BCE sul 2016 http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/rapporto-bce/2016-bce/index.html -. 


[4L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1° gennaio 2017 e liquidate nel 2016. Al 1° gennaio 2017 le pensioni erogate dall’INPS, con esclusione di quelle a carico delle Gestioni Dipendenti Pubblici ed ex-ENPALS, sono 18.029.590. Di queste, 14.114.464 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.915.126, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale. Nel 2016 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali).


[5] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[6] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile



***

Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE (somma di età anagrafica e anzianità contributiva): abolite dalla riforma Fornero. Va notato, per inciso, che, se non ci fosse stata la riforma Fornero, la “quota”, nel 2019, sarebbe stata di 99, soltanto un anno in meno delle richieste formulate in campagna elettorale dai due partiti M5S e Lega Nord. 

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e  solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.


***


Destinatari:


29/3/2018 19:05

(n. 50)



29/3/2018 19:17

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29/3/2018 19:19

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29/3/2018 19:25

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29/03/2018  19:27 

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29/03/2018  19:32 

(n. 50)


29/03/2018  19:34 

isabella.adinolfi@europarl.europa.eu, marco.affronte@europarl.europa.eu, laura.agea@europarl.europa.eu, daniela.aiuto@europarl.europa.eu, tiziana.beghin@europarl.europa.eu, brando.benifei@europarl.europa.eu, goffredo.bettini@europarl.europa.eu, mara.bizzotto@europarl.europa.eu, simona.bonafe@europarl.europa.eu, mario.borghezio@europarl.europa.eu, david.borrelli@europarl.europa.eu, mercedes.bresso@europarl.europa.eu, renata.briano@europarl.europa.eu, nicola.caputo@europarl.europa.eu, fabiomassimo.castaldo@europarl.europa.eu, lorenzo.cesa@europarl.europa.eu, caterina.chinnici@europarl.europa.eu, salvatore.cicu@europarl.europa.eu,  angelo.ciocca@europarl.europa.eu, alberto.cirio@europarl.europa.eu, sergio.cofferati@europarl.europa.eu, lara.comi@europarl.europa.eu, ignazio.corrao@europarl.europa.eu, silvia.costa@europarl.europa.eu, andrea.cozzolino@europarl.europa.eu

(25)


29/03/2018  19:38 

rosa.damato@europarl.europa.eu, nicola.danti@europarl.europa.eu, paolo.decastro@europarl.europa.eu, isabella.demonte@europarl.europa.eu, herbert.dorfmann@europarl.europa.eu, eleonora.evi@europarl.europa.eu,  laura.ferrara@europarl.europa.eu, raffaele.fitto@europarl.europa.eu, lorenzo.fontana@europarl.europa.eu, eleonora.forenza@europarl.europa.eu,  elisabetta.gardini@europarl.europa.eu, enrico.gasbarra@europarl.europa.eu, elena.gentile@europarl.europa.eu, michela.giuffrida@europarl.europa.eu, roberto.gualtieri@europarl.europa.eu, kashetu.kyenge@europarl.europa.eu, giovanni.lavia@europarl.europa.eu, curzio.maltese@europarl.europa.eu, fulvio.martusciello@europarl.europa.eu, barbara.matera@europarl.europa.eu, giulia.moi@europarl.europa.eu, luigi.morgano@europarl.europa.eu, alessia.mosca@europarl.europa.eu, alessandra.mussolini@europarl.europa.eupierantonio.panzeri@europarl.europa.eu, massimo.paolucci@europarl.europa.eu, aldo.patriciello@europarl.europa.eu, piernicola.pedicini@europarl.europa.eu, giuseppina.picierno@europarl.europa.eu, gianni.pittella@europarl.europa.eu, salvatoredomenico.pogliese@europarl.europa.eu, massimiliano.salini@europarl.europa.eu, matteo.salvini@europarl.europa.eu, david.sassoli@europarl.europa.eu, elly.schlein@europarl.europa.eu, remo.sernagiotto@europarl.europa.eu, renato.soru@europarl.europa.eu, barbara.spinelli@europarl.europa.eu, antonio.tajani@europarl.europa.eu, dario.tamburrano@europarl.europa.eu, patrizia.toia@europarl.europa.eu, marco.valli@europarl.europa.eu, daniele.viotti@europarl.europa.eu, marco.zanni@europarl.europa.eu, flavio.zanonato@europarl.europa.eu, marco.zullo@europarl.europa.eu

(46)


  

Articolo collegato:


Fmi. Affamare i pensionati, le vedove, gli orfani

Come in un romanzo sociale dell’Ottocento

di Stefano Porcari



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Lettera n. 2 a Le Monde su un articolo di Jerome Gautheret con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero




Pubblico la seconda lettera che ho inviato otto giorni fa al prestigioso quotidiano francese Le Monde, dopo aver letto un altro suo articolo, a firma del suo corrispondente da Roma, in cui viene prospettato il rischio che l’abolizione della -  supposta severissima - riforma delle pensioni Fornero possa esporre l’Italia ad un attacco dei mercati finanziari, come successe nel 2011, quando, anche secondo il primo articolo del quotidiano francese,[1 o 2] il Governo Monti scongiurò il default dell’Italia. Ma, come sa chi frequenta assiduamente questo blog, si tratta di una duplice fandonia. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera n. 2 a Le Monde su un articolo di Jerome Gautheret con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

Da:  v

3/3/2018 13:03


ALLA C.A. DI M. JEROME GAUTHERET

P.C. SIG. DIRETTORE DI LE MONDE


Egr. M. Gautheret,

Traggo dal Suo articolo “En Italie, des élections à plusieurs inconnues”, del 2 marzo scorso (http://www.lemonde.fr/europe/article/2018/03/02/en-italie-des-elections-a-plusieurs-inconnues_5264609_3214.html):

“Mais même dans le cas – improbable – d’une majorité absolue dans les deux Chambres, la situation est-elle si claire ? Lorsque le très extrémiste dirigeant de la Ligue du Nord, Matteo Salvini, a pris la parole, cela a été pour asséner : « J’ai hâte que vous nous envoyiez au pouvoir pour abolir la loi Fornero. »

Ses partenaires, attablés à ses côtés, ont laissé dire, mais leur embarras était palpable : en effet, cette réforme particulièrement douloureuse du système de retraites, adoptée dans l’urgence, sous la contrainte des marchés en décembre 2011, ils l’avaient tous trois adoptée. Et chacun sait qu’un retour en arrière en la matière aurait des conséquences désastreuses sur les comptes publics, provoquant instantanément une nouvelle tempête financière pour l’Italie”.


Premessa

Premetto che cerco di contrastare - una vera fatica di Sisifo! - la potentissima DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra sulle pensioni e sulle manovre finanziarie correttive (si veda la mia precedente email del 27/2 scorso a Le Monde), che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime (oltre all’estero), da sette anni. 


Matteo Salvini

L’ossessione di Matteo Salvini contro la riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24), come gli ho contestato direttamente,[1] è finta, è solo una cortina fumogena per nascondere la ben più severa riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011), che la Lega Nord votò nel 2010 e 2011, e della quale attribuisce furbescamente misure severe alla riforma Fornero, in particolare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, in realtà introdotto da Sacconi con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla Legge 122/2010, art. 12, comma 12bis, che porterà, nel 2019, l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni e l’età di pensionamento anticipato (ex anzianità) a 43 anni e 3 mesi per gli uomini (di cui solo 1 anno in più rispetto a 40 anni nel 2010 è dovuto a Fornero) e a 42 anni e 3 mesi per le donne (zero a Fornero).

Pertanto, non basta abolire la riforma Fornero per far scendere l’età di pensionamento anticipato (prescindendo dall’età anagrafica) a 41 anni, come chiede – e sa bene – Matteo Salvini (nonché l'On. Giorgia Meloni,[2] che ha votato sia la riforma SACCONI che la riforma Fornero).


Riforme delle pensioni dal 1992

Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un'unica riforma i provvedimenti varati da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre alla Legge 3.8.2009, n. 102), sono state 7 (Amato, Decreto Legislativo 503 del 1992; Dini, Legge 8.8.1995, n. 335; Prodi, Legge 27.12.1997, n. 449; Berlusconi/Maroni, Legge 23.8.2004, n. 243; Prodi/Damiano, Legge 27.12.1997, n. 247; Berlusconi/Sacconi, Legge 30.07.2010, n.122, Legge 15.7.2011, n. 111, Legge 14.9.2011, n. 148; Monti-Fornero, Legge 22.12.2011, n. 214). 


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE (somma di età anagrafica e anzianità contributiva): abolite dalla riforma Fornero (senza di essa, in ogni caso, la “quota” nel 2019, per effetto dell’adeguamento automatico SACCONI, sarebbe di 99, cioè un solo anno in meno di quanto chiede M5S).

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano (L. 247/2007) e  solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto, senza gradualità, a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” (differimento dell’erogazione) di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” dei lavoratori autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, tra i quali spicca l’On. Matteo Salvini, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.


Infine, per quanto riguarda il rischio di provocare “instantanément une nouvelle tempête financière pour l’Italie”, rinvio alla mia precedente email del 27/2, nella quale ci sono le prove documentali che la tempesta fu provocata sia da un errore grave sulle pensioni contenuto nella prima lettera di chiarimenti del Governo all’UE, che segnalai a tutti i media (si veda appresso, alla nota 3), sia dal fatto che la speculazione finanziaria mondiale aveva scommesso sulla rottura dell’Euro e agiva quasi indisturbata dalla BCE (tranne l'insufficiente piano di acquisto SMP) fino al famoso e risolutivo “whatever it takes” del luglio 2012, sia da un “complotto” atipico orchestrato quasi alla luce del sole contro Berlusconi, su input principalmente del duo Merkel-Sarkozy, in particolare dopo il loro incontro di Deauville, come ha confermato il governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco, nella sua recente, lunga audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, al Parlamento italiano.


Spero di esserLe stato utile.

Cordiali saluti

V.


__________________________


Note:


[1] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

[2] Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?

[3] Quello delle pensioni non è il solo caso di scuola di DISINFORMAZIONE generale, va aggiunto, come già segnalato a Le Monde lo scorso 27/2 alle ore 23:42, quello delle mastodontiche manovre correttive decise nella scorsa legislatura e delle responsabilità della recessione.

In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni, in merito alle quali l’errore dei 67 anni entro il 2026 anziché 2021, riportato dall’ANSA e da tutti i media, ebbe un’influenza importante sulla sorte del governo Berlusconi), contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto quasi 60 milioni di vittime.

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione



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Lettera al quotidiano francese Le Monde sulla sua fake news: non Monti ma Berlusconi ha causato la grande recessione





Pubblico la lettera che ho inviato dieci giorni fa al prestigioso quotidiano francese LeMonde, dopo aver letto un suo articolo in cui viene ripetuta la solita vulgata che a provocare la recessione in Italia sarebbe stato il Governo Monti. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Non Monti, ma Berlusconi ha causato la grande recessione.

Da: v

27/2/2018  23:42


Egr. Direttore,

Citazione: “Comment l’Italie en est-elle arrivée là? Il faut sans doute remonter à 2011 et à la démission, sous la pression conjointe des marchés et des partenaires européens, d’un Silvio Berlusconi discrédité. S’il est tout sauf étranger aux maux qui ont entraîné sa chute, «Il Cavaliere», revenu sur le devant de la scène à 81 ans à la faveur de cette singulière campagne, ne manque jamais de rappeler qu’à ses yeux ce qui s’est passé en 2011 était un coup d’Etat. Mario Monti, qui lui a succédé, a certes évité que le pays se trouve placé sous tutelle comme la Grèce et le Portugal, mais au prix de la mise en œuvre de recettes bruxelloises dont le coût social a été très mal vécu par les Italiens”.
http://www.lemonde.fr/idees/article/2018/02/27/europe-la-menace-italienne_5263137_3232.html


Mi spiace, ma non mi sorprende, constatare che anche il prestigioso Le Monde Le Monde è vittima della potentissima DISINFORMAZIONE berlusconiana, come quasi 60 milioni di Italiani.


Riepilogo delle manovre finanziarie correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.[1]

Vale a dire, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine, scandali e cattivo rapporto con i partner europei, che incisero sul rating dell’Italia, al di là dei fondamentali macroeconomici), è anche peggio.[...]


L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

Cordiali saluti

V.



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Lettera ai professori Pasquale Tridico e Andrea Roventini, ministri designati da M5S, sulle loro fake news sulla riforma Fornero


     



Pubblico la lettera che ho inviato alcuni giorni fa ai professori Pasquale Tridico Andrea Roventiniministri designati da M5S, rispettivamente al Lavoro e Previdenza e all’Economia, dopo aver letto le loro dichiarazioni sulla riforma delle pensioni Fornero. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera ai professori Pasquale Tridico e Andrea Roventini, ministri designati da M5S, sulle loro fake news sulla riforma Fornero

Da:  v

2/3/2018  13:27


Egregi Professori Tridico e Roventini,

Contrasto la vulgata sulle pensioni da sei anni, perciò non mi sorprende che anche Voi, come quasi 60 milioni di Italiani (e non solo), siate vittime della DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra sulla riforma Fornero, alla quale vengono erroneamente o furbescamente attribuite norme della riforma SACCONI o di un’altra delle ben sette riforme delle pensioni dal 1992.


Debbo osservare, infatti, che, in quanto designati ministri da M5S, non cominciate bene: ignorate anche Voi che non basta abolire la riforma Fornero per scendere a 41 anni di anzianità contributiva di età di pensionamento, occorre abolire almeno in parte anche la ben più severa riforma SACCONI.

Traggo dall’intervista rilasciata a La Stampa il 28 febbraio 2018 dal designato ministro del Lavoro, Pasquale Tridico:

Citazione: “Stiamo pensando a un superamento graduale, che costerà 11 miliardi annui. Con la nostra riforma si potrà andare in pensione o con 41 anni di contributi versati, qualunque sia l'età, o quando la somma tra età contributiva e anagrafica è quota 100. Inoltre bloccheremo per 5 anni l'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita”.


Vediamo per punto.


(i) “Con la nostra riforma si potrà andare in pensione o con 41 anni di contributi versati, qualunque sia l'età”.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità), nel 2019:

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano (L. 247/2007solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

Come si vede, non basta abolire o congelare la riforma Fornero per raggiungere l’obiettivo dei 41 anni di contributi.


(ii) “o quando la somma tra età contributiva e anagrafica è quota 100”

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (L. 214/2011), quando la somma era 96 + “finestra” di 12 mesi (differimento dell’erogazione); e sarebbe aumentata a 97 anni, più “finestra” di 12 mesi, più 3 mesi di adeguamento automatico, nel 2013. Perché anch’esse erano sottoposte sia alla “finestra” che all’adeguamento automatico deciso da SACCONI nel 2009 e 2010 (vedi appresso). Vale a dire: se non fosse stata approvata la riforma Fornero, comunque la quota ora sarebbe pari a 98 anni e 7 mesi e nel 2019 a 99.

Come si vede, non basta abolire o congelare la riforma Fornero per raggiungere l’obiettivo, e mantenerlo, della quota 100, che peraltro è solo di 1 anno superiore a quella che sarebbe stata se la riforma Fornero non fosse mai stata varata.


(iii) “Inoltre bloccheremo per 5 anni l'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita".


Non è stata la riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24), che è soltanto la settima delle riforme delle pensioni dal 1992 e non la più severa, ma la riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011) a decidere sia il maggiore allungamento dell’età di pensionamento, sia di vecchiaia (67 anni nel 2019) che anticipata (ex anzianità, 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne, nel 2019), sia l’introduzione dell’adeguamento automatico, deciso, con un richiamo al DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, che lo aveva già previsto, dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010. La riforma Fornero ha solo modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, a decorrere da quello successivo a quello triennale del 2019 (L. 214/2011, art. 24, comma 13), e cioè dal 2022, anche se tutti, incluso il Parlamento (sic!), dicono dal 2021.[1]

Come si vede, non basta abolire o congelare la riforma Fornero per raggiungere l’obiettivo di bloccare per 5 anni l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita.

Spero di esserVi stato utile e che vogliate contribuire in futuro sia a fare chiarezza sugli autori delle norme pensionistiche, sia ad ottenere da RGS e DG-Previdenza la rettifica del decreto direttoriale per renderlo conforme alla norma.

Cordiali saluti

Vincenzo Battipaglia


_________________________


Note:

Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile



***

Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e  solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Pertanto, l’abolizione della riforma Fornero cambierebbe poco, in meglio, soltanto per le donne del settore privato (dipendenti e autonome) e, per contro, aumenterebbe di 6 mesi l’età di pensionamento degli autonomi (uomini e donne).

E, come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.


**********


Quello delle pensioni non è il solo caso di scuola di DISINFORMAZIONE generale, va aggiunto quello delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura e delle responsabilità della recessione.

In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni, in merito alle quali l’errore dei 67 anni entro il 2026 anziché 2021, riportato dall’ANSA e da tutti i media, ebbe un’influenza importante sulla sorte del governo Berlusconi), contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto quasi 60 milioni di vittime.

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


Dialogo con il Prof. Carlo Mazzaferro sulle sue fake news sulla riforma Fornero



Pubblico la lettera che ho inviato nove giorni fa al professor Carlo Mazzaferro, dell’Università di Bologna, dopo aver letto un suo articolo su LaVoce.info, contenente la solita errata attribuzione alla tanto vituperata riforma Fornero di misure della ben più severa riforma SACCONI, le sue risposte e le mie repliche.


Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

Da:  v

19/2/2018  14:10


Egr. Prof. Mazzaferro,

Traggo dal Suo articolo su LaVoce.info Riforma Fornero: perché non si può tornare indietro

Citazione: “Aumentare l’età di pensionamento nella stessa misura dell’aumento nell’aspettativa di vita (come fa la riforma Fornero) provoca una riduzione nel rapporto tra pensionati e occupati. Misure meno draconiane sono sufficienti a mantenerlo costante: nel nostro caso, basta l’aumento di un anno nell’età di pensionamento.
Il legislatore è stato dunque eccessivamente severo nel 2011?
”.

Mi permetta di correggerLa. Non è stata la riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24)che è soltanto la settima delle riforme delle pensioni dal 1992 e non la più severa, ma la riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011) a decidere sia il maggiore allungamento dell’età di pensionamento, sia di vecchiaia (67 anni nel 2019) che anticipata (ex anzianità, 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne, nel 2019), sia l’introduzione dell’adeguamento automatico, deciso, con un richiamo al DL 78/2009 che lo aveva già previsto, dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010. La riforma Fornero ha solo modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, a decorrere da quello successivo a quello triennale del 2019 (L. 214/2011, art. 24, comma 13), e cioè dal 2022, anche se tutti, incluso il Parlamento (sic!), dicono dal 2021.

Cordiali saluti

V.


PS: La prego di inoltrare questa mia e-mail al professor Marcello Morciano, del quale non ho l’indirizzo e-mail, coestensore con Lei di articoli per LaVoce.info, e che cita sempre soltanto la riforma Fornero. Numerosi altri sono riportati nel mio blog http://vincesko.ilcannocchiale.it oppure http://vincesko.blogspot.it.


Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e  solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.



Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

Da: Carlo Mazzaferro (carlo.mazzaferro@unibo.it)

19/2/2018  21:20

A:  v   CC Morciano Marcello Dr  


Gentile V.,

la ringrazio della segnalazione. Sono coscente del fatto che l'aggancio automatico è stato introdotto da Sacconi, quando era ministro del lavoro. Del resto nel mio testo, per precisione, non dico che l'aggancio all'aspettativa di vita è stato introdotto dalla Fornero. La riforma di fine 1022 tuttaiva, se non ricordo male, ha introdotto comunque l'aggancio delle condizioni di eligibilità sulla contribuzione e l'aggancio alle aspettative anche dell'assegno sociale.

In ogni caso il tema centrale dell'articolo non è chi abbia introdotto l'aggancio, ma se questo nelle attuali condizioni ed in quelle prospettiche, della popolazione e dell'economia italiana, sia o meno sensato.

MI stupisce in questo il titolo del suo messaggio. Io non volevo travisare ne ingannare nessuno.

Le allego a questo proposito una definizione dei fake new da wikipedia, non certo il dizionario della Zanichelli, ma un sito che bene si attaglia a questo tipo di definizioni:

"Il termine inglese fake news (in italiano notizie false) indica articoli redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte, resi pubblici con il deliberato intento di disinformare o diffondere bufale attraverso i mezzi di informazione."

I miei più cordiali saluti

Carlo Mazzaferro


ps non mancherò di estendere questa sua a Marcello



Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

Da:  v

19/2/2018  23:34


Gentile Prof. Mazzaferro,

Lei afferma che è “cosciente del fatto che l'aggancio automatico è stato introdotto da Sacconi”. Mi fa piacere, Lei sarebbe uno dei pochi su 60.000.000 di Italiani (e non solo) a conoscerne l’autore. Ma, francamente - si metta nei panni di chi legge -, tutto lo revoca in dubbio: (i) il titolo, che cita soltanto Fornero (“Riforma Fornero: perché non si può tornare indietro”), (ii) il sottotitolo, che cita solo Fornero e la lega esplicitamente all’“aggancio automatico” (“Vari partiti promettono di cancellare la riforma Fornero. Ma l’aggancio automatico dell’età della pensione alle aspettative di vita è una politica ragionevole se non si vuole mettere in discussione la stabilità finanziaria del sistema pensionistico.), (iii) facendo riferimento a proposte di partiti che chiedono la cancellazione esclusivamente della riforma Fornero, che – Lei non l’ha intuito – è solo cortina fumogena per nascondere la ben più colpevole riforma SACCONI (cfr. Appendice nell’email precedente), che essi votarono nel 2010 e 2011;[1] ma titolo e sottotitolo possono essere redazionali; e (iv) l’articolo, che esordisce facendo riferimento alla richiesta dei partiti di bloccare l’adeguamento automatico, introdotto da SACCONI, che però non viene mai citato. Invece cita i 140 mld dell’INPS (di Tito Boeri, che ignora l’esistenza della riforma SACCONI[1]), che – detto per inciso – a me sembrano numeri un po’ ballerini e probabilmente numeri del lotto, o almeno un po’ esagerati, un po’ come quelli della RGS,[2] che interpreta anch’essa male la norma pensionistica,[3] come tutti, ma questo sarà oggetto di un altro documento, poiché non riguarda soltanto le statistiche, che invierò anche a Lei.

Fake news non vuol dire notizia falsa soltanto frutto di malafede, ma notizia “non vera”, frutto sia di ignoranza che di malafede.[4]

In ogni caso, poiché non ero sicurissimo della mia deduzione e non ho ravvisato malafede, non ho inviato la mia email p.c. ad altri destinatari, come faccio negli ultimi mesi, per contrastare in maniera un po’ più efficace la DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni e su Monti, contro la quale sono impegnato da quasi 7 (sette) anni: una vera fatica di Sisifo! Peraltro, mi sono accorto, cercando il Suo nome nel mio archivio (ricordavo di avere già postato una mia segnalazione rettificativa nelle bacheche Facebook Sua e di Marcello Morciano, poiché non avevo l’indirizzo email, ma non ne ho trovato ancora riscontro, forse riguardava un’altra coppia giovane che scrive sulla Voce.info), che Lei è stato uno di questi destinatari in due precedenti occasioni (25/10/17 00:08 Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana e 16/1/18 13:15 L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione).

Infine, colgo l’occasione, se non l’ha ancora letto, per segnalarLe l’articolo nel mio blog sul documento del corso del professor Alberto Zanardi, di UniBo, con grossi errori sulle pensioni.[5]

Mi auguro che Lei, nei Suoi prossimi articoli sulle pensioni, contribuisca a chiarire gli autori delle norme e ponga bene in rilievo che, sulla base delle norme, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della tanto vituperata riforma Fornero.

Cordialissimi saluti

V.

 ______________________________


Note:

[1] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

Lettera n. 2 all’on. Massimiliano Fedriga sulle sue fake news sulle pensioni e su Monti che avrebbe causato la recessione

Lettera a Deputati Lega Nord sulla loro proposta di legge con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero

Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?

[2] I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi. Vi si aggiungono ISTAT, EUROSTAT, UPB, INPS, OCSE.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[3] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

Qui sotto, c’è anche (migliorato qualitativamente) il grafico della RGS e altre mie osservazioni critiche sul risparmio calcolato dalla RGS.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

[4] Lettera a Luciana Patrizi, Ispettrice generale della RGS-IGESPES, sulla loro fake news sulle pensioni

[6] Lettera al Prof. Alberto Zanardi: documento di un corso universitario con errori marchiani sulle pensioni



Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

Da:  Carlo Mazzaferro (carlo.mazzaferro@unibo.it)

10:07

A:  v   CC m.morciano@uea.ac.uk  


Salve di nuovo,

come lei ben immagina il titolo è di scelta redazionale. Quanto al fatto di essere cosciente che l'età di pensionamento è legata alle aspettative a partire dalla riforma Sacconi sono sicuro di saperlo perché l'ho scritto nel rapporto di finanza pubblica edito annualmente dal Mulino, quando la riforma venne approvata. A meno di un'anticipo di demenza senile ricordo ancora quello che è successo e quello che ho scritto nel passato recente.

Ribadisco comunque i miei due punti:

1. L'elemento chiave del mio articolo riguarda la proposta di abolizione del provvedimento (peraltro modificato dalla riforma Fornero in senso restrittivo rispetto a quanto fatto da Sacconi). Da un punto di vista strettamente (micro) economico poi quello che rileva è il momento in cui gli agenti (in questo caso gli occupati) percepiscono la modifica. Su questo proprio lei sostiene che nessuno (o pochi sanno della Scconi) e quindi è ragionevole immaginare che se qualche comportamento è cambiato a seguito della modifica, questo sia avvenuto dopo il 2011 e non tra il 2010 e il 2011.

2 Fake news lascia intendere che ci sia volontà di disinformare e questo, alla luce di quanto detto al punto 1, sopra mi sento negarlo

Sugli altri punti non saprei. Il prof Zanardi è molto più in gradi di me di difendere i suoi appunti. Io peraltro uso i miei.

Sul maggior peso della riforma Sacconi rispetto alla Fornero non ho risposte. Le uniche sono quelle di RGS ma su queste, unico elemento che mi trova parzialmente in accordo con lei, non ci metterei la mano sul fuoco.

Di nuovo cordialmente

Carlo Mazzaferro



Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

Da:  v

20/2/2018  17:55


Salve,

Innanzitutto, Le esterno con molta franchezza la mia deduzione dopo aver letto questa Sua seconda risposta: Lei vuole convincere se stesso della Sua “innocenza”, selezionando ad arte le “prove”.

Tuttavia, quale uomo di scienza, Lei sa meglio di me che non contano le affermazioni, ma le prove documentali e una loro valutazione completa e il più possibile obiettiva. Vediamo in dettaglio.


Citazione1: “Quanto al fatto di essere cosciente che l'età di pensionamento è legata alle aspettative a partire dalla riforma Sacconi sono sicuro di saperlo perché l'ho scritto nel rapporto di finanza pubblica edito annualmente dal Mulino, quando la riforma venne approvata”.

Obiezioni: (i) chi legge non è in grado di verificarlo, a meno di non comprare il volume citato, o che Lei lo possa allegare; (ii) ove fosse vera, questa affermazione è teoricamente controproducente, poiché può essere considerata una prova a dimostrazione della malafede nell’omissione assoluta del nome SACCONI dal/i suoi articolo/i; (iii) omissione riscontrabile, infatti, non soltanto nell’ultimo articolo del 16 febbraio 2018 (quindi in data molto posteriore al varo della riforma SACCONI, 2010 e 2011, 2010 per l’introduzione dell’adeguamento automatico), ma anche in tutti gli articoli precedenti, fin dal dicembre 2011, dai quali emerge una focalizzazione sulla riforma Fornero e un’evidente (per me che conosco le norme e gli effetti, cfr. Appendice nella mia prima email) commistione degli effetti “della riforma” (Fornero) e di quelli delle altre riforme, in particolare di quella SACCONI, come conferma la chiusa della Sua email (vedi appresso); (iv) dall’articolo n. 4 del 01.07.14, scritto a sei mani da Massimo Baldini, Carlo Mazzaferro e Paolo Onofri, c’è un riferimento esplicito – l’unico - alla riforma del 2010 (SACCONI) “È proprio a partire dal 2010 che, surrettiziamente, il Governo allora in carica ha legato l’età di pensionamento alle aspettative di vita”, con lo strano uso dell’avverbio “surrettiziamente” e della locuzione errata “alle aspettative di vita, quando dovrebbe essere noto che il dato applicato è unico per tutti, iniquo proprio per questo (cfr. il mio dialogo con Stefano Scarpetta dell’OCSE);[2] (v) consapevolezza di chi è l’autore dell’adeguamento automatico purtroppo smentita dall’articolo n. 6, scritto soltanto da Lei, dal quale ricavo la prova documentale di una errata attribuzione della paternità del meccanismo: “L’incremento nei requisiti di età necessari per la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, conseguenza degli automatismi introdotti dalla riforma del 2011 […] per riaffermare, con la riforma del 2011, una fittizia flessibilità ornata dalla presenza di vincoli sull’importo maturato (2,8 volte l’assegno sociale per un anticipo di tre anni e 1,5 volte l’assegno sociale al raggiungimento dell’età della pensione di vecchiaia) e dall’introduzione del legame automatico, e quindi non negoziabile, tra variazione nell’aspettativa di vita a 65 anni e requisiti di età e contributivi per l’accesso alla pensione.”; e (vi) smentito anche dall’altra prova documentale offerta dall’articolo n. 7 del 16.2.2018 “Il legislatore è stato dunque eccessivamente severo nel 2011?”. Se ne deduce senza ombra di dubbio che (i) o non lo sapeva; (ii) o lo sapeva, nel 2010, e l’ha dimenticato, nel 2011; (iii) o lo sapeva e ha attribuito in malafede l’adeguamento automatico alla riforma Fornero. Decida Lei.


Citazione2: “L'elemento chiave del mio articolo riguarda la proposta di abolizione del provvedimento (peraltro modificato dalla riforma Fornero in senso restrittivo rispetto a quanto fatto da Sacconi)”.

Obiezioni: (i) che io sappia, nessuno dei partiti o dei sindacati ha proposto l’abolizione del meccanismo, ma soltanto o un congelamento temporaneo o un alleggerimento (ad esempio il duo Damiano-Sacconi, cfr. nota 2 email precedente) o l’abolizione della riforma Fornero (Lega Nord, cfr. nota 1 prec.) e/o, successivamente, l’età massima a 41 anni di anzianità contributiva (Lega Nord e M5S), facendo finta di ignorare (Salvini) o forse ignorando (Di Maio) che per scendere a 41 anni è necessario abolire, almeno in parte, anche la riforma SACCONI, segnatamente l’adeguamento automatico; e (ii) appunto, la riforma Fornero ha solo accelerato il meccanismo introdotto da SACCONI, modificandolo da triennale a biennale, e che, a leggere la chiarissima norma (L. 214/2011, art. 24, comma 13), dovrebbe decorrere dal 2022 (anche se tutti, incluso il Parlamento e la RGS, dicono 2019, ma questo – ripeto – sarà oggetto di un mio prossimo documento).


Citazione3: “Da un punto di vista strettamente (micro) economico poi quello che rileva è il momento in cui gli agenti (in questo caso gli occupati) percepiscono la modifica. Su questo proprio lei sostiene che nessuno (o pochi sanno della Scconi) e quindi è ragionevole immaginare che se qualche comportamento è cambiato a seguito della modifica, questo sia avvenuto dopo il 2011 e non tra il 2010 e il 2011”.

Obiezione: Per me ciò che ha scritto è quasi incomprensibile, a parte l’evidente lapsus calami “Scconi”. Quale comportamento? Qui stiamo discutendo la mia osservazione, che (i) riguarda la norma dell’adeguamento e chi sia il suo autore, e se Lei sapeva che è stato SACCONI a introdurla; e (ii) è stato SACCONI, e non Fornero, ad allungare molto di più l’età di pensionamento.


Citazione4: “Fake news lascia intendere che ci sia volontà di disinformare e questo, alla luce di quanto detto al punto 1, sopra mi sento negarlo”

Obiezione: Ho già spiegato che non è così, accludendo la voce del dizionario Treccani. Dal punto di vista psicologico, questo glissare sulle prove è per me indizio per solito di senso di colpa per coda di paglia. Infatti, sulla base delle prove documentali, è aperta la domanda se Lei lo abbia fatto per dimenticanza o in malafede. Ma, ripeto, lo faccio decidere a Lei.


Citazione5: “Sugli altri punti non saprei. Il prof Zanardi è molto più in gradi di me di difendere i suoi appunti. Io peraltro uso i miei”.

Obiezione: Era solo la segnalazione della obliterazione totale della riforma SACCONI da parte del professor Zanardi (emulo di tantissimi altri), che è docente ordinario della Sua stessa Università di Bologna, di cui ho ipotizzato fosse stato una vittima, ma prendo atto che Lei non lo è stato.


Citazione6: “Sul maggior peso della riforma Sacconi rispetto alla Fornero non ho risposte. Le uniche sono quelle di RGS ma su queste, unico elemento che mi trova parzialmente in accordo con lei, non ci metterei la mano sul fuoco.

Obiezione: Se non ha risposte vuol dire soltanto che Lei ammette di non conoscere bene la normativa pensionistica, vittima anche Lei della stessa Fornero, che s’intesta nel testo della sua legge misure di SACCONI (ad esempio, l’aumento dell’età a 66 anni e a 41 anni, in realtà decisa dalla “finestra” Damiano-SACCONI, cfr. Appendice), e quindi conferma la mia deduzione, leggendo i Suoi articoli, che Lei ha fatto “un’evidente commistione tra le varie riforme”, che attribuisce erroneamente alla riforma Fornero; (ii) basta leggere gli articoli di giornale del 2012 riportati alla nota 1 dell’articolo Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero per rendersi conto degli effetti della riforma SACCONI, eccone uno: Crollano le nuove pensioni. Nei primi nove mesi il 35,5% in meno (e la riforma Fornero non c'entra) di An. C. 21 ottobre 2012 http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-10-21/crollano-nuove-pensioni-primi-194003.shtmlora può decidere di porre un’errata corrige a tutti i suoi articoli e libri, ma capisco che è una scelta difficile, oppure fare come ha fatto Tito Boeri e fare scrivere fake news anche dall’INPS (cfr. articolo appena citato); e (ii) il riferimento alla RGS, mi spiace, non smentisce ma conferma la mia deduzione, poiché RGS stima un risparmio complessivo di 1.000 mld (60 punti di Pil) al 2060 dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) e (al lordo di errori di commistione e del blocco della perequazione, giudicato incostituzionale) ascrive soltanto un terzo alla riforma Fornero (chissà perché l’unica citata, anche dalla Corte dei Conti), pari a circa 330 mld, il che significa che i 2/3 residui, pari a quasi 700 mld, sono attribuibili alle altre 3 riforme, quindi il grosso dei 2/3 e più, molto maggiore del “un terzo” della riforma Fornero, è ascrivibile alla ben più severa riforma SACCONI, che essa non cita nominativamente. 

Onde evitare di rendere questo nostro un dialogo tra sordi (prescindendo dalla malafede, la “cattura” da parte delle nostre convinzioni errate, coltivate per molto tempo, è un meccanismo potente che riguarda tutti), se ha da obiettare (i) sull’adeguamento automatico, accluda le prove documentali; e (ii) sull’allungamento dell’età di pensionamento, lo faccia sulla base di ciò che ho riportato nell’Appendice, citando la norma.

Cordialmente,

V.

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Note:

[1]

20.12.11

L’adozione pro rata del metodo contributivo per tutti i lavoratori dal 1° gennaio 2012 è un provvedimento apprezzabile sia per i suoi effetti sull’equità intergenerazionale, sia per le implicazioni, almeno nel medio termine, sul contenimento della spesa per pensioni. Se questa scelta fosse stata adottata nel 1995 con la riforma del sistema previdenziale, i risparmi per il bilancio del settore pubblico sarebbero stati crescenti nel tempo, per un ammontare complessivo pari a quasi due punti di Pil. E la riduzione sarebbe stata maggiore per le prestazioni elevate.

03.02.12

Nel breve periodo la riforma delle pensioni del governo Monti porterà a un aumento del 5 per cento circa della forza lavoro e a una riduzione dei pensionati compresa tra il 10 e il 15 per cento. Di conseguenza, la popolazione attiva sul mercato del lavoro nei prossimi decenni sarà progressivamente più anziana, in particolare fra le donne. La sostenibilità e l’adeguatezza del nostro sistema pensionistico si giocherà allora sugli effetti che questo avrà sulla produttività della nostra economia e sulla domanda di lavoro da parte delle imprese.

L’aumento dell’età di pensionamento è l’elemento caratterizzante della riforma delle pensioni approvata dal Parlamento in dicembre. [Bufala macroscopica, lo ha fatto molto meno della riforma SACCONI, ma viene attribuito a Fornero, v. grafico alla figura1, ndr].


20.03.12

Anche in futuro il sistema pensionistico pubblico italiano sembra capace di garantire prestazione adeguate. In base alle simulazioni, la riduzione attesa del tasso di sostituzione nel corso dei prossimi decenni non è drammatica, almeno rispetto a proiezioni elaborate prima della riforma. Tutto dipende dall’innalzamento dell’età media di pensionamento, destinata ad agganciarsi alla dinamica delle aspettative di vita. Ma per rendere perseguibile e realistica questa soluzione, occorrono cambiamenti importanti nel mercato del lavoro.

2) l’aumento dell’età di pensionamento, soprattutto dopo la riforma del 2011, [è una bufala macroscopica, ndr] è stato molto intenso ed è destinato a crescere ancora nei prossimi decenni.[…]. [sì, ma soprattutto a causa dell’adeguamento automatico SACCONI, ndr].

La musica inizierà a cambiare sensibilmente a partire dalla seconda metà del prossimo decennio: se da un lato l’età media di pensionamento continuerà ad aumentare, dall’altro le nostre proiezioni segnalano una riduzione prospettica del tasso di sostituzione, causata della progressiva entrata a regime del sistema contributivo. [bufala se ci riferisce alla riforma Fornero: il sistema contributivo è stato introdotto dalla riforma Dini nel 1995; coloro che ne erano esclusi, essendo tutti relativamente anziani, saranno già in pensione entro questo decennio, ndr].

01.07.14

I lavoratori di oggi sembrano consapevoli del fatto che andranno in pensione con regole di calcolo delle prestazioni meno generose e più avanti negli anni. Ma hanno davvero capito i cambiamenti intervenuti nel sistema pensionistico pubblico? 

È proprio a partire dal 2010 che, surrettiziamente, il Governo allora in carica ha legato l’età di pensionamento alle aspettative di vita, portando verso i 70 anni l’età di pensionamento di vecchiaia nel 2050. Questo non marginale cambiamento di prospettiva, riconfermato e reso ancora più rigido dalla riforma del 2011, non sembra ancora essere del tutto presente nella mente dei lavoratori italiani.

02.08.16

Nella lunga recessione dell’economia italiana l’aumento dell’età media di pensionamento ha finito per spostare sui giovani buona parte dei costi. Ecco perché ora si parla di flessibilità in uscita. Difficile però attuarla perché implica pensioni più basse e debiti da ripagare per molti anni.

L’analisi delle scelte di politica pensionistica operate a partire dal 2011 non lasciano pensare che lo strumento sarà usato per provare a risolvere le tensioni che si sono create sul mercato del lavoro a causa dell’interazione di una riforma restrittiva del sistema pensionistico e di una lunga recessione dell’economia.
La richiesta di flessibilità in uscita per i lavoratori che si trovano in prossimità dell’età pensionabile è una delle conseguenze della riforma Monti-Fornero, che ha realizzato un irrigidimento repentino nei criteri di eleggibilità per il pensionamento in un momento di grave crisi della finanza pubblica. L’inasprimento delle condizioni di uscita “ha congelato” per alcuni anni pensioni a prevalente contenuto retributivo e ha avuto un immediato effetto benefico sul contenimento dei saldi del bilancio pubblico. [gli effetti dell’abolizione delle “quote” sono stati esacerbati dalla riforma SACCONI, in particolare dall’adeguamento automatico, ndr].

16.01.18

In un vero sistema contributivo non esiste un’età di pensionamento. Ma in Italia alle ragioni di finanza pubblica si somma una questione demografica che potrebbe rendere insostenibile il sistema. E sulle deroghe per i lavori usuranti serve trasparenza.

L’incremento nei requisiti di età necessari per la maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, conseguenza degli automatismi introdotti dalla riforma del 2011. […] Dal 2005 al 2011 poi si è tornati all’età fissa per riaffermare, con la riforma del 2011, una fittizia flessibilità ornata dalla presenza di vincoli sull’importo maturato (2,8 volte l’assegno sociale per un anticipo di tre anni e 1,5 volte l’assegno sociale al raggiungimento dell’età della pensione di vecchiaia) e dall’introduzione del legame automatico, e quindi non negoziabile, tra variazione nell’aspettativa di vita a 65 anni e requisiti di età e contributivi per l’accesso alla pensione.

16.02.18

Vari partiti promettono di cancellare la riforma Fornero. Ma l’aggancio automatico dell’età della pensione alle aspettative di vita è una politica ragionevole se non si vuole mettere in discussione la stabilità finanziaria del sistema pensionistico.

Aumentare l’età di pensionamento nella stessa misura dell’aumento nell’aspettativa di vita (come fa la riforma Fornero) provoca una riduzione nel rapporto tra pensionati e occupati. Misure meno draconiane sono sufficienti a mantenerlo costante: nel nostro caso, basta l’aumento di un anno nell’età di pensionamento.
Il legislatore è stato dunque eccessivamente severo nel 2011?


[2] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica



Re: Lettera al Prof. Carlo Mazzaferro: fake news sulla riforma Fornero

Da:  Carlo Mazzaferro (carlo.mazzaferro@unibo.it)

20/2/2018  21:35