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Lettera all’On. Marco Osnato (FdI) sul suo intervento alla Camera sulle case popolari





Pubblico con un discreto ritardo la lettera che inviai nell’ottobre 2019 al deputato di Fratelli d’Italia Marco Osnato su un tema che mi è molto caro, considerata la sua gravità in termini di estrema penuria e di decisività sull’esistenza economicamente sostenibile di milioni di poveri: le case popolari. Ad oggi non ho avuto nessuna risposta.


Lettera all’On. Marco Osnato (FdI) sul suo intervento alla Camera sulle case popolari

v

11/10/2019 14:21

A  osnato_m@camera.it   Copia  maria.alberticasellati@senato   e altri 48+390


ALLA C.A. DELL’ON. MARCO OSNATO

CC: PARLAMENTARI, MEDIA, SINDACATI, PROFESSORI, ALTRI


Egr. On. Marco Osnato,

Ho ascoltato su Radio Radicale il Suo intervento di ieri alla Camera dei Deputati sulla Nota di variazione al DEF 2019. Ne riporto, quasi integralmente, la parte relativa alle case popolari:

«Infrastrutture … Non abbiamo visto niente su un altro tema che a noi è sicuramente caro, che è quello dell’edilizia residenziale pubblica, non c’è stanziato un Euro per le nuove edificazioni … e purtroppo solo nella Milano dove io vivo ci sono 22 mila persone in lista d’attesa sulle case popolari … una casa che è un diritto, in primis per gli Italiani che hanno pagato per tanti anni la Gescal, che maldestramente un Governo di sinistra tolse, togliendo i finanziamenti proprio all’edilizia residenziale pubblica. E in questo Paese, dopo i grandi piani d’investimento degli anni ’20 e del Piano Fanfani sull’edilizia residenziale pubblica, non si è fatto più niente. E quindi noi abbiamo bisogno di dare delle case agli Italiani e poi anche agli stranieri che ne hanno diritto».[1]

Mi permetto informarLa che il 6 settembre u.s., in riferimento a questo problema enorme delle case popolari, ho inviato una lettera al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e p.c. al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato e ad altri, che accludo, assieme alla risposta del PdC e alla mia replica.[2]

In essa, ho evidenziato che in Italia risultano censiti alloggi pubblici popolari e ultrapopolari, spesso fatiscenti, per

appena 526.699 unità, pari all’1,5 per cento del totale di 35 milioni di immobili residenziali, contro il 10, 20, 30 per cento di altri Paesi UE (al 1° posto c’è l’Olanda col 32%); negli altri Paesi europei, infatti, vengono costruiti molti più alloggi popolari, per calmierare i prezzi degli affitti e tutelare i ceti più poveri.

Il numero delle case popolari e ultrapopolari è diminuito rispetto a quindici anni fa, a seguito della loro vendita (privatizzazioni).

Il divario con gli altri Paesi UE risulta ancora più marcato in termini di spesa per l’housing sociale, con un rapporto spesa/Pil dell’Italia pari (2005 e 2009) ad un misero 0,02%, contro una media dello 0,57% UE27”.


Mi permetto di aggiungere:

- che la Gescal non è stata chiusa da un Governo di sinistra ma dal Governo Andreotti I, con DPR del 30.12.1972 con effetto dal 31 dicembre 1973, e che il contributo Gescal fu abolito, dopo le proteste dei sindacati e dei lavoratori, perché non veniva più utilizzato per il suo scopo;[3]

- che anche su altre leggi, forse ancora più importanti, emanate dal Parlamento il Gruppo FdI pecca di approssimazione informativa;[4]

- che il Governo Berlusconi-Bossi-Fini stornò, nel 2008, 550 milioni stanziati dal precedente Governo Prodi per l’edilizia residenziale pubblica, che è stato l’ultimo provvedimento di una certa portata in materia (cfr.[2], nota 10);

- che sull’IMU-TASI (da Lei criticata nel Suo intervento, sollevando il solito polverone sull’introduzione di un’imposta patrimoniale, che invece, a mio avviso, sarebbe cosa buona e giusta se fosse limitata al decile più ricco, che si è arricchito con la crisi, anche perché ha partecipato poco al mastodontico risanamento dei conti pubblici[4]) si fa un piagnisteo ingiustificato da tutti i punti di vista (secondo il MEF, il gravame medio annuo è stato pari nel 2012 ad appena 225€ e l’85% ha pagato meno di 400€, cfr. anche la nota 8 della predetta lettera e i post collegati), alimentato colpevolmente da voi politici di destra; e che io suggerisco di ripristinarla sulla casa principale (4 mld), almeno sui ricchi e i benestanti, che ne pagano i 2/3, proprio per co-finanziare un grande piano pluriennale di case popolari di qualità, sulla falsariga del Piano Fanfani, anche da Lei evocato nel Suo intervento; e

- che, infine, l’attuale Governo M5S-PD-LeU intende prevedere un Piano Casa,[5] con una dotazione di un miliardo, ma esso, sia per il contenuto, sia per l’ammontare della spesa, mi sembra soltanto una timida anticipazione e del grande Piano Casa prospettato recentemente dal Segretario del PD Nicola Zingaretti[2], e del Suo auspicio che vengano costruite molte case popolari e, soprattutto, del grande Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità necessario per cominciare a ridurre lo scandaloso divario dell’Italia rispetto agli altri Paesi UE.

Cordiali saluti,

V.

___________________________


Note


[1] 10 Ottobre 2019 - Seduta 236ª - Nota di aggiornamento del Def 2019 (documento, discussione, votazioni)

10:41 Marco Osnato (FDI)

[2] Lettera al PdC Giuseppe Conte: proposta di un Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità

Risposta del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Replica alla risposta del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

[3] Gescal

Art. 13 DPR 30.12.1972, n. 1036-Norme per la riorganizzazione delle amministrazioni e degli enti pubblici operanti nel settore della edilizia residenziale pubblica https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1972-12-30;1036

Nel 1973, l'ente Gescal viene soppresso, ma il contributo continuerà ad essere versato praticamente fino al 1992https://it.wikipedia.org/wiki/Gescal

Taglio ai contributi, addio Gescal

11 luglio 1998

[4] Lettera all’On. Francesco Lollobrigida di FdI sulle sue false notizie sul Governo Monti

[5] Il governo prorogherà ecobonus e sisma bonus. Un miliardo per i quartieri a rischio

10 Ottobre 2019



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permalink | inviato da magnagrecia il 22/1/2020 alle 12:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Lettera all’On. Francesco Lollobrigida di FdI sulle sue false notizie sul Governo Monti




Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa al deputato Francesco Lollobrigida, presidente del Gruppo parlamentare FdI alla Camera dei Deputati, dopo il nostro breve scambio in diretta a Radio Radicale sui Governi Berlusconi e Monti, nel corso del suo Filo diretto con i radioascoltatori, moderato da Lanfranco Palazzolo. Nel titolo, ho anteposto l’aggettivo “false” al sostantivo “notizie” perché ritengo che nel suo caso si sia trattato non di malafede ma di ignoranza dei dati; se avessi ravvisato la malafede, come uso fare, lo avrei posposto. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera all’On. Francesco Lollobrigida di FdI sulle sue false notizie sul Governo Monti

v

20/9/2019 13:15

A  lollobrigida_f@camera.it   Copia  maria.alberticasellati@senato.it   e altri 48+550


ALLA C.A. DELL’ON. FRANCESCO LOLLOBRIGIDA

CC: PARLAMENTARI, MEDIA, SINDACATI, PROFESSORI, ALTRI


Egr. On. Francesco Lollobrigida,

Ieri mattina, ho fatto il seguente commento nel corso del Suo Filo diretto (al minuto 23.50) su Radio Radicale:

Il governo Berlusconi-Bossi-Brunetta-Meloni varò manovre finanziarie molto inique per un importo QUADRUPLO rispetto al governo Monti (267 miliardi contro 63) e una riforma delle pensioni SACCONI molto più severa della riforma Fornero, con un risparmio DOPPIO al 2060. Le pesanti misure strutturali vigono tutt’oggi, alimentando la crisi. Poi con i suoi potenti megafoni ha dato tutta la colpa a Monti, Fornero e i comunisti ed ha ingannato 60 milioni di ItalianiL’analisi e le prove documentali nel mio blog Vincesko (con la kappa). Grazie.

Lei ha replicato (al minuto 27.10) che “tutti”, cioè 60 milioni di Italiani, la pensano diversamente da me. Riporto la Sua risposta:

Visto che s’è fatto pubblicità c’andremo a leggere il suo blog per capire qual è la sua analisi, perché evidentemente quella dei cittadini non è stata la stessa, evidentemente il governo Monti è stato giudicato con severità, per fortuna, dai cittadini italiani, tutti hanno capito che era un governo eterodiretto che non faceva gli interessi degli Italiani. E oggi i risultati del centrodestra nelle Elezioni regionali, nelle Elezioni europee, nelle Elezioni politiche che prima o poi verranno dimostrano che il giudizio degli Italiani, per fortuna, non è il giudizio di questo radioascoltatore”.

Mi permetta di osservare che, poiché il mio commento (tenuto nel limite stretto dei 40 secondi concessi da Radio Radicale) indica cifre precise e di cercarne le prove documentali nel mio blog e che, se si fa la fatica di leggerle, rinviano agli ottimi e dettagliati dossier del Servizio Studi della Camera e del Senato, cioè del Parlamento di cui Lei è un importante esponente, che attestano che il governo Berlusconi-Bossi-Meloni-Sacconi ha varato manovre finanziarie per un importo quadruplo del Governo Monti-Fornero, a valere, rispettivamente, per il quadriennio o triennio successivi, ma le misure c.d. strutturali (cioè permanenti) vigono tuttora, la Sua risposta recisa non suffragata da una conoscenza diretta dei dati ufficiali ma basata sul sentito dire (i) si rivela essere, oltre che un’imprudenza, un chiaro esempio di fallacia logica; (ii) dimostra che anche Lei o è una dei 60 milioni di vittime della DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra o ha mentito, tertium non datur; e (iii) conferma che il giudizio degli Italiani sul centrodestra è basato su BUFALE gigantesche, alimentate ad arte dalle tv e dai giornali di uno dei contendenti e dai suoi sodali.

Lei ha detto che, poiché avevo fatto pubblicità al mio blog, sarebbe andato a vedervi le prove.

Mi permetto (i) di puntualizzare, intanto, che nel mio blog (http://vincesko.ilcannocchiale.it o http://vincesko.blogspot.it) non c’è alcuna pubblicità commerciale; e, poiché i post sono 830, (ii) di fornirLe tali prove documentali. La preavverto che, tra i 60 milioni di Italiani, anche ministri, parlamentari e quasi tutti gli economisti italiani sono vittime di quella che in un mio modestissimo libro, che ho deciso di scrivere e pubblicare a mie spese dopo otto anni di contrasto solitario e costante alla DISINFORMAZIONE generale su ciò che successe nella XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti) – una vera fatica di Sisifo! -, ho definito LA PRIMA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO. Poi la BUFALA è diventata mondiale, colpendo anche qualche premio Nobel oltre ai più famosi giornali esteri.

Traggo, allora, dal capitolo 1 del mio saggio “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” (corredato di 480 note e centinaia di link), le cui fonti sono state, in ordine cronologico, Il Sole 24 ore, la CGIA di Mestre, l’ISTAT e i dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato):


Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano nel 2011, che, a causa della quasi latitanza della BCE, aveva portato lo spread[22] BTP-Bund ad un picco di 574 punti base[23] e faceva temere il default, causò le dimissioni del Governo Berlusconi,[24] ritenuto dall’UE - e forse dai mercati finanziari, che in realtà avevano scommesso sulla rottura dell’Euro - inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell’UE, con il Governo tecnico Monti,[25] che appariva quindi in quelle circostanze drammatiche un salvatore dell’Italia.

Questo duplice giudizio è falso, poiché non è confermato da un’analisi obiettiva ex post dei dati.

Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld (valore non cumulato); • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+65 mld cumulati), con la scopertura di 15 mld[26][27] che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia (DL 98/2011, art. 40), con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA, piuttosto che confermare l’iniquo taglio tremontiano delle agevolazioni fiscali-assistenziali, cfr. il libro di Elsa Fornero che verrà commentato estesamente nel capitolo 2 «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», dove ella scrive:

«La «salvaguardia» stabiliva che, se entro il 30 settembre 2013 il (nuovo) governo non avesse ottenuto i risparmi promessi attraverso un’improbabile delega fiscale-assistenziale, sarebbe entrato automaticamente in azione un taglio lineare (del 5 per cento nel 2013 e addirittura del 20 per cento a decorrere dal 2014) di tutte le agevolazioni fiscali. Fu uno dei compiti, oggi dimenticati, del governo Monti quello di scongiurare gli effetti di una simile mannaia che avrebbe colpito soprattutto le famiglie più povere: tali agevolazioni consistevano, infatti, per lo più in detrazioni per redditi di lavoro e pensione, per carichi familiari e nelle aliquote ridotte dell’Iva per i beni di prima necessità.» (Posizione kindle: 2451),

e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld «lordi» (10 sono stati «restituiti» in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+65 = tot. 170 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.

Come può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, il Governo Berlusconi-Bossi-Meloni ha battuto il Governo Monti-Fornero per 4 a 1; ancor di più in termini di iniquità, essendo arrivato a stornare 550 milioni appostati dal precedente Governo Prodi per l’edilizia pubblica, e, per far fronte alla grave crisi, perfino a tagliare del 87% la spesa sociale destinata ai poveri, salvaguardando invece i ricchi e i benestanti, i cui contributi di solidarietà prima sui redditi elevati e poi sulle pensioni furono congegnati apposta male (bastava vararli assieme) per farli poi dichiarare incostituzionali.

Traggo ancora dal mio saggio citato:

Il DL 78 fu iniquo e crudele perché contemplò anche, tra l’altro, (i) il blocco del rinnovo del contratto del pubblico impiego, (ii) il licenziamento del 50% dei lavoratori precari pubblici, (iii) il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (destinata ai poveri: sussidi all’affitto, provvidenze a disabili, disoccupati, anziani, minorenni a rischio, ragazze-madri, matti, ex drogati, ex carcerati, LSU, ecc.), poi tagliata di un ulteriore 15% col DL 98/2011 (qui un’analisi dell’impatto delle manovre 2010 e 2011 sulla spesa sanitaria e sociale,[90] dalla quale emerge che il Fondo nazionale per le politiche sociali al netto della quota INPS scende vertiginosamente da 1.000 milioni nel 2007 a 712 nel 2008, a 578 nel 2009, a 435 nel 2010, a 218 nel 2011, a 70 nel 2012 e a 45 nel 2013; complessivamente, i fondi sociali calarono da 1.134 milioni nel 2010 a 144 nel 2013, pari al -87 per cento); e (iv) l’aumento della percentuale minima di invalidità sufficiente per la concessione dell’assegno mensile di assistenza dal 74 all’85 per cento, che avrebbe escluso i down (indennità di 256€ mensili), poi cancellato in sede di conversione per le corali proteste,[91] che in questo caso si addensarono sul governo e sul fido esecutore di Tremonti, il Sen. Antonio Azzollini,[92] presidente della strategica Commissione Bilancio del Senato. […]

Invece, ai percettori di redditi privati (ad eccezione dei produttori e distributori di farmaci e dei farmacisti in quanto fornitori del SSN), anche miliardari (i primi tre erano Ferrero, Del Vecchio e Berlusconi) o milionari (come Tremonti), in concreto non venne chiesto - letteralmente - neppure un centesimoCioè i pesanti sacrifici vennero imposti dal Governo Berlusconi-Bossi-Tremonti-Fini ai non ricchi e perfino ai poveri, quasi nulla ai miliardari e ai milionari.

Infatti, il contributo di solidarietà, varato in due DL separati, prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – sarebbe bastato metterli assieme - per farlo ritenere illegittimo, come poi avvenne con le sentenze nn. 223/2012, 241/2012 e 116/2013).[93]

Così successe per la tassazione delle stock option limitatamente alle imprese che operano nel settore finanziario (art. 33), per le quali fu prevista una soglia troppo alta, per cui neppure manager milionari come Passera e Profumo probabilmente ne vennero colpiti.

E, come risulta dalla Tabella n. 3, il grosso delle manovre si concentrò dal maggio 2010 (dopo la crisi del debito greco, secondo Romano Prodi gestita malissimo, per colpa soprattutto della Germania) al dicembre 2011.

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

     36

12.131

25.068

  25.033

-

  62.268

22,8

DL98/2011

-

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

-

     732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

     36

14.971

53.343

  79.298

61.795

      209.443

76,7

DL201/2011

-

-

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

-

-

     603

        16

      27

       646

  0,2

Tot.Gov.M.

-

-

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

     36

14.971

74.189

   100.633

83.254

      273.083

100,0

 %

-

 5,5

      27,2

     36,9

      30,5

100,0


*Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

Nel capitolo 2 del libro citato, si trova la illustrazione de LA SECONDA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO, che riguarda le riforme delle pensioni.

Conclusione

Concludo rilevando (i) che il PdC Berlusconi – le prove sono nel libro ed evidenti negli stessi dati esposti sopra - ubbidì quasi in tutto alle richieste pesantissime e recessive dell’UE (Commissione, Consiglio e BCE); il “quasi” dipese dal veto del suo alleato Bossi circa il completamento della severa riforma delle pensioni SACCONI (che aveva allungato l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e, grazie all’adeguamento all’aspettativa di vita, l’ha portata a 67 anni nel 2019, benchmark in UE28), dalla irrituale lettera del 5.8.2011 della BCE (preparata a Roma dal dott. Daniele Franco della Banca d’Italia, cfr. il libro di Renato Brunetta), veto improvvido col senno di poi, poiché aprì il varco allo zelo eccessivo della professoressa Fornero, zelo a sua volta necessitato non dai numeri reali e dalle norme ma dalla ignoranza di essi (anche di noti parlamentari che li avevano votati, v. il mio saggio) e dalla percezione negativa generale creata dalla cattiva fama di inaffidabile del PdC Berlusconi, che aveva scatenato la speculazione finanziaria contro l’Italia, con la quasi inerzia della BCE (che aveva apprestato, in cambio delle pesanti manovre (sic!), l’insufficiente programma SMP, v. cap. 3 del saggio citato), e addirittura provocato gli ingiustificati sorrisetti dell’ineffabile francese Sarkozy, presidente di una Francia che la riforma delle pensioni la sta discutendo soltanto in questi giorni, a distanza di nove anni dalla severa riforma SACCONI e di otto anni dalla severa riforma Fornero: infatti, pur non facendo parte dei Paesi sottoposti a un programma formale di aggiustamento, l’Italia – a causa di debolezze varie, anche extratecniche - è stato l’unico Paese che, nell’ambito di un mastodontico consolidamento fiscale,  ha varato ben due riforme delle pensioni severe (rispettivamente, la sesta e la settima dal 1992); (ii) che il Governo Monti fu molto più equo (v. IMU, patrimonialina sui depositi, TTF e modifica dell’iniqua clausola di salvaguardia tremontiana, mentre per la questione esodati rinvio al capitolo 2 del libro citato o al mio blog); e, infine, (iii) che se Lei lo avesse chiesto all’On. Giorgia Meloni, alla quale ho scritto nel gennaio 2018[1] e poi p.c. più volte, Le avrebbe potuto confermare quanto ho sostenuto sia sulle manovre che sulle pensioni, ma evidentemente non ha ritenuto opportuno informarne i Gruppi parlamentari di FdI, anzi continua imperterrita ad alimentare le due BUFALE gigantesche. Spero vorrà supplire Lei in futuro, con onestà e zelo.


[1] Lettera all’On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?

Cordiali saluti,

V.



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