.
Annunci online

Il divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981 e l’indipendenza delle banche centrali


Carlo Clericetti  -  1 GEN 2017

Lettera aperta a Pier Luigi Bersani


Citazione: “Poi, all'inizio degli anni '80, con il "divorzio" Tesoro-Bankitalia si è privata di uno strumento di intervento sui tassi d'interesse, cosa che già allora, per un paese con un debito pubblico elevato, appariva poco prudente”.


L’Italia è un Paese immaturo, per cui c’è molto spazio per i comportamenti esagerati e/o autolesionisti e/o stupidi. Vedi anche, ad esempio, gli abusi in campo di diritti del lavoro, a seconda del pendolo dei rapporti di forza, che ora è tutto dalla parte dei datori di lavoro.

Il cosiddetto divorzio Tesoro-Bankitalia, deciso nel 1981 da Andreatta e Ciampi, non vietava gli acquisti di titoli pubblici italiani sul mercato primario da parte della Banca d'Italia, stampando moneta (che infatti continuarono per vari anni anche dopo il divorzio), ma si limitava a togliere l’obbligatorietà.

Anche tra il Tesoro inglese e la BoE vige il divorzio ( = indipendenza della BoE), ma la BoE persegue l’interesse nazionale (come è scritto nel suo sito: “Promoting the good of the people) e, quando è necessario, acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.

Anche tra il Tesoro USA e la FED vige il divorzio e il divieto per la FED di acquistare titoli del Tesoro sul mercato primario, ma la FED persegue l’interesse nazionale e non solo controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso, ma “orchestra” gli acquisti di titoli del Tesoro sul mercato aperto in accordo con i dealer, che sono gli unici abilitati ad acquistarli sul mercato primario.

Anche tra il Tesoro giapponese e la BoJ vige il divorzio, nel senso che è indipendente (art. 3 Statuto), ma la BoJ persegue l’interesse nazionale e deve coordinarsi col Governo (art. 4) e acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.

Anche la BCE è formalmente e sostanzialmente indipendente dal potere politico (art. 7 Statuto) e, se e quando vuole, a sua completa discrezione, acquista titoli pubblici sul mercato aperto e controlla il tasso d’interesse passivo, che comunque è differenziato per Paese.

La Banca d’Italia, in quanto membro del SEBC, segue le regole ed esegue le disposizioni della BCE.


Appendice


?  http://1.gravatar.com/avatar/9aa88b4969bf21a9225887e99694c991?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

Caro Carlo Clericetti,
Grazie, anche per i suoi 4 articoli che mi sono permesso di utilizzare (v. note nn. 75, 105, 106 e 109). Aggiungo due osservazioni importanti.
1. La prima è che debbo confessare che il problema più grosso che ho dovuto risolvere è stato trovare le pezze d’appoggio documentali alla mia tesi - elementare, direi, a leggere il testo dell'art. 2 dello statuto BCE - della gerarchia degli obiettivi della BCE, che ha come corollario l’altra mia tesi che in deflazione o con tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target del poco sotto il 2% cade la condizione sospensiva e il secondo obiettivo (crescita economica e piena occupazione) ha le stesse dignità e cogenza del primo (stabilità dei prezzi) e la BCE ha gli stessi poteri della FED.
Erano tre anni che le cercavo, poiché sono 3 anni che ne discuto, anche con docenti universitari, che erano di parere diverso (v., ad esempio, il dialogo tra il prof. Paolo Pini e me, alla nota 71); altri avvenuti per lo più su Sbilanciamoci – ritenuti evidentemente “scomodi”, ad esempio quello con Francesco Sylos Labini, che ho riportato nel mio post “Chi non conosce lo statuto della BCE (elenco in divenire)”, v. la nota 70 - sono stati cancellati dalla redazione in occasione della ristrutturazione del sito; l’unico non cancellato è quello tra me e Thomas Fazi, ma lui non è professore... Dopo tanti tentativi, la soluzione l’ho trovata cambiando la chiave di ricerca e inserendo – guarda caso – quella più ovvia, la parola “gerarchia”. Ed allora, per miracolo, si sono materializzati i 2 documenti dell’Università di Bari (nota 54) e della Luiss (nota 55).
2. La seconda osservazione riguarda la mia intuizione[*] che la FED, stante il divieto anche per essa di acquisto dei titoli del Tesoro direttamente dal Tesoro, cioè sul mercato primario (v. la prova - che mi fu segnalata 2 anni fa dal prof. Andrea Terzi quando feci la petizione nel nov. 2014 contro la BCE - alla nota 60), organizzi ad arte le aste, cioè le “aggiusti” con i dealer, e suggerivo che la BCE facesse altrettanto. Tale intuizione ha trovato conferma nell’intervista di P. Gavronski (che mi pare uno dei pochissimi che la sa lunga in tema di BCE e connessi), che ho allegato alla nota 118.
Vincesko

PS: Ho trovato adesso dove l’ho scritto, usando la chiave “dealer” nel motore di ricerca interno di Word (peraltro, avevo per un altro motivo riportato l’articolo alla nota 91):
[*] Commento del 19 novembre 2014 alle 17:59
La FED acquista sul mercato aperto (mercato secondario) titoli a bassissimo interesse e a lunga scadenza di solito subito dopo l'emissione, attraverso i “dealer”. E’ chiaro che la BCE dovrebbe fare la stessa cosa “mascherata”, anche noi abbiamo i “dealer”, per l’Italia, ad esempio, sono una ventina: cinque banche americane (Goldman Sachs, Merril Lynch, JP Morgan, Morgan Stanley, Citigroup), due banche tedesche (Deutsche Bank e Commerzbank), due banche svizzere (UBS Bank e Credit Suisse), una banca olandese (ING Bank), una banca giapponese (Nomura), tre banche britanniche (HSBC, Barclays e Royal Bank of Scotland), tre banche italiane (Banca Intesa, Unicredit e Banca Montepaschi di Siena), e tre banche francesi (Credit Agricole, BNP Paribas e Societe Generale).
La contraddizione del banchiere centrale
Pubblicato da keynesblog il 19 novembre 2014

http://keynesblog.com/2014/11/19/la-contraddizione-del-banchiere-centrale/



Articoli collegati:


Alberto Bagnai  -  giovedì 17 maggio 2012

La spesa pubblica al bar dello Sport


Il Divorzio Banca d’Italia-Tesoro: un falso mito. Studiare lo Sme per capire l’Euro

22 aprile 2014

Ancora sui falsi miti del Divorzio tra Banca Italia e Ministero del Tesoro del Luglio 1981.

(edizione Filippo Abbate, revisione Marco Cavedon)


“Il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro (1981)”

di Luca Cancelliere

Pubblicato da Ereticamente il 23 marzo 2014


Carlo Azeglio Ciampi e il divorzio tra Banca d'Italia e ministero del Tesoro del 1981


Nino Galloni su: divorzio Tesoro-BI e Verità del declino Italiano


Intervento del Governatore Mario Draghi alla conferenza dell’AREL

15 febbraio 2011

Una riflessione a trent’anni dalla lettera del Ministro Andreatta al Governatore Ciampi che avviò il “divorzio” tra il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia


Questa sinossi contiene delle inesattezze.


“Andreatta e Ciampi seppero guardare avanti”, condannando l’Italia alla deindustrializzazione.

Paolo Raffone  -  04/12/2013


SINOPSI DELLE BANCHE CENTRALI

ITALIA

La Banca d’Italia fu creata da tre banchieri privati nel 1865 e poi autorizzata con legge nel 1893. Essa diventò un istituto di diritto pubblico con una legge del 1936 che escluse i privati dalla partecipazione al suo capitale.

Dal Dizionario di Diritto Amministrativo (Guarino, 1978) si legge che la Banca d’Italia ha “il compito di regolare la circolazione monetaria ed il fabbisogno creditizio dell’economia nazionale. Nell’esercizio di tale funzione la Banca persegue il fine di salvaguardare la stabilità del potere d’acquisto della moneta, in modo che siano assicurati, entro i limiti della compatibilità delle diverse esigenze, un elevato livello di occupazione ed un adeguato saggio di sviluppo del reddito nazionale. Inoltre, alla Banca sono attribuiti compiti generali di direzione e vigilanza sul sistema bancario e creditizio. […] L’estensione che ha raggiunto l’intervento dello Stato in campo economico e sociale ha determinato un’incidenza sempre maggiore del Tesoro volta a reperire i mezzi finanziari necessari a colmare il deficit tra le entrate e le spese dello Stato”.

Il d.lgs 10 marzo 1998 n. 43 sottrasse la Banca d’Italia dalla gestione da parte del governo italiano, sancendo l’appartenenza della stessa al sistema europeo delle banche centrali (SEBC). Da questa data quindi la quantità di moneta circolante viene decisa in autonomia dalla Banca centrale. Solo nel 2005, il governatore Antonio Fazio, decise di rendere note ufficialmente le quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia: il 94,33% di proprietà di banche e assicurazioni private, e il 5,66% di enti pubblici (INPS e INAIL).

Il 13 giugno 1999 il Senato della Repubblica, nel corso della XIII Legislatura discusse il disegno di legge n. 4083 “Norme sulla proprietà della Banca d’Italia e sui criteri di nomina del Consiglio superiore della Banca d’Italia”. Tale disegno di legge prevedeva di far acquisire dallo Stato tutte le azioni dell’istituto, ma non venne mai approvato.

Il 19 dicembre 2005, dopo intense campagne di stampa e critiche al suo operato nell’ambito dello scandalo di “Bancopoli”, il governatore Antonio Fazio si dimise. Pochi giorni dopo, fu nominato al suo posto Mario Draghi, che si insediò il 16 gennaio 2006.

Lo Statuto della Banca d’Italia fu modificato con il D.P.R. del 12 dicembre 2006, firmato dal presidente del Consiglio Romano Prodi, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa, che abrogò il vincolo del controllo pubblico sulla Banca d’Italia, e sui soggetti che possono possedere delle quote, la cui titolarità resta disciplinata dalla legge. Tuttavia, non sono in vigore norme che disciplinano i soggetti ammessi alla partecipazione del capitale della Banca d’Italia.

GERMANIA

La Deutsches Bundesbank è la banca centrale dello Stato federale della Germania. La storia delle due Guerre Mondiali ha notevolmente influito sulla struttura e sugli obiettivi della Bundesbank che fu creata nel 1957, in sostituzione della Banca degli Stati Tedeschi (1948) che a sua volta aveva sostituito la banca statale della Germania (Reichsbank) dichiarata fallita. Il modello della Bundesbank fu mutuato da quello della Federal Reserve statunitense e le fu attribuita un’assoluta indipendenza dallo Stato tedesco. Infatti, nel 2012 gli azionisti della Banca erano per il 75% investitori istituzionali (banche) e per il 25% privati. Diversamente dalla FED, lo statuto della Banca prevede che non è prestatore di ultima istanza, non è responsabile per il mantenimento della stabilità finanziaria, e non può prestare credito al settore pubblico. Dal 2001, le funzioni di politica monetaria sono state cedute alla Banca Centrale Europea (BCE). Invece, la Banca mantiene la responsabilità di supervisore del sistema bancario e del rispetto dei limiti della massa monetaria rispetto alle riserve (in chiave anti inflattiva).

BANCA CENTRALE EUROPEA

La Banca Centrale Europea (BCE) è stata istituita in base al Trattato sull’Unione europea e allo “statuto del sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea”, il 1º giugno 1998. Essa ha iniziato ad essere funzionale dal 1º gennaio 1999, quando tutte le funzioni di politica monetaria e del tasso di cambio delle allora undici banche centrali nazionali sono state trasferite alla BCE. Nella stessa data sono stati sanciti irrevocabilmente i tassi di conversione delle monete nazionali rispetto all’euro. Inoltre, ai sensi del diritto pubblico internazionale, la Banca ha propria personalità giuridica autonoma.
Scopo principale della BCE è quello di mantenere sotto controllo l’andamento dei prezzi mantenendo il potere d’acquisto nell’area dell’euro. La BCE esercita, infatti, il controllo dell’inflazione nell'”area dell’euro” badando a contenere, tramite opportune politiche monetarie (controllando la base monetaria o fissando i tassi di interesse a breve), il tasso di inflazione di medio periodo a un livello inferiore (ma tuttavia prossimo) al 2%.
Un ruolo analogo di contenimento dell’inflazione è svolto negli USA dalla Federal Reserve che però, a differenza della BCE, deve contemporaneamente perseguire l’obiettivo politico del pieno impiego.
La BCE non è prestatore di ultima istanza. Tuttavia, dopo le crisi dell’eurozona, dal 2010 la BCE ha modificato il suo orientamento attraverso un complesso sistema che le permette di intervenire con operazioni sul mercato secondario obbligazionario dei titoli emessi dai paesi membri. Tuttavia, sia la complessità che gli oneri di tale sistema non hanno incontrato il favore dei paesi in difficoltà.
L’azionariato della BCE è composto per quote delle banche centrali della zona euro (i primi tre paesi senza deroga sono: Germania 18.9%; Francia 14.2%; Italia 12.5%) e da alcune banche centrali di paesi ‘con deroga’ non aderenti all’euro, tra cui il Regno Unito con il 14.5%. Il capitale interamente versato costituisce la riserva di cambio per un valore di 40 miliardi di euro, ripartito al 15% in oro e all’85% in Yen e dollari americani.

REGNO UNITO

A titolo di esempio, vale la pena richiamare che, diversamente dall’Italia, la Banca d’Inghilterra (BoE) è la banca centrale del governo britannico. Costituita nel 1646 come banca privata fu nazionalizzata nel 1946 e dal 1998 è un ente pubblico indipendente la cui proprietà è interamente posseduta dal Ministero del Tesoro britannico rappresentato dal Treasury Solicitor. Tra le responsabilità della BoE figurano il mantenimento della stabilità dei prezzi e il sostegno alle politiche economiche del governo, che sono orientate alla promozione della crescita economica. Quindi la BoE può agire in qualità di prestatore di ultima istanza, cioè può intervenire con operazioni sul mercato primario e secondario dei titoli obbligazionari del Regno Unito, privati e pubblici.

STATI UNITI D’AMERICA

La Federal Reserve (FED) degli USA fu creata dal Congresso nel 1913 per mettere fine al disordine monetario che derivava dalle emissioni di valuta dei vari Stati membri. Gli obiettivi che il Congresso attribuì alla FED sono tutt’ora in vigore: massimo impiego; stabilità dei prezzi; tassi di interesse moderati sul lungo termine. Sebbene la FED si consideri una banca centrale indipendente, la nomina del suo presidente e vicepresidente spetta al presidente degli USA e deve essere confermata dal Senato. Da un lato la FED ha la prerogativa della politica monetaria, ma dall’altro il Dipartimento del Tesoro dell’amministrazione USA ha ancora la prerogativa del conio, ovvero può decidere sulla massa di moneta circolante. La FED può agire in qualità di prestatore di ultima istanza, cioè può intervenire con operazioni sul mercato primario e secondario dei titoli obbligazionari americani, privati e pubblici. Nonostante il nome, la FED è una società interamente privata che è posseduta da banche e consorzi bancari statunitensi, ma anche britannici e israeliani.


Aggiornamento


Twenty years of Bank of England independence: the evolution of monetary policy - speech by Ian McCafferty

05 October 2017

http://www.bankofengland.co.uk/publications/Pages/speeches/2017/1005.aspx 



**********





QE, il monetarismo e la fallacia logica della falsa equivalenza


A JACKSON HOLE BANCHE CENTRALI IN AFFANNO. LA DEFLAZIONE GLOBALE AVANZA

30 agosto 2016


1. Che stampando moneta si produca inflazione è una fesseria affermata dalla teoria monetarista, come dimostra il Quantitative easing; poi persino il suo autore - Milton Friedman - la ripudiò. Solo un aumento della domanda aggregata produce un aumento dei prezzi.

2. Ma, ammesso che fosse come sostengono i neo-liberisti-monetaristi, le misure adottate dalla BCE e dalla FED sono state diverse: a) “le due banche centrali hanno fronteggiato la crisi ricorrendo a strumenti differenti”[1]; b) “la differenza principale tra le due banche centrali riguarda però la composizione del passivo. In estrema sintesi la Bce, al fine di non immettere liquidità aggiuntiva nel sistema, ha sempre sterilizzato le misure non convenzionali di politica monetaria. La Fed, invece, ha finanziato i programmi di sostegno della liquidità e di acquisto di titoli tramite un ampliamento significativo delle proprie riserve, ossia della base monetaria”. [1] Questo fino al 2012 con gli SMP, e non solo, quindi, come è spiegato nell’articolo, nel corso del 2013-2014 fino al varo del QE da parte della BCE, nel marzo del 2015. Al quale si aggiunge la fesseria (gestione Trichet, che lascia la BCE nell’ottobre 2011) dell’aumento del tasso di sconto in piena crisi economica.

3. Ne consegue che opporre alle misure di politica monetaria delle due banche centrali (inefficaci), aggravate dagli effetti sia del mastodontico risanamento dei conti pubblici (in Italia, 330 mld cumulati solo nella scorsa legislatura, 4/5 Berlusconi, distribuiti in maniera scandalosamente iniqua sui ceti medi e popolari ad alta propensione al consumo; 1/5 Monti), sia delle “riforme strutturali” (riforma del diritto del lavoro e deflazione dei salari con conseguente calo del reddito disponibile), chiesti entrambi insistentemente dalla BCE, opporre, dicevo, alle misure monetarie inefficaci “le politiche fiscali espansive (spesa ed investimenti pubblici, aiuti finanziari diretti a famiglie ed imprese)” suggerite dal professor Sims - e da tantissimi altri, ora anche dai neo-liberisti pentiti -, (efficaci, come dimostrano appunto gli USA, che hanno accresciuto il deficit fino al 10% per poi ridurlo gradualmente), è un po’ quella che si definisce una fallacia logica della falsa equivalenza.

[1] Le misure adottate dalla Banca centrale europea e dalla Federal reserve e gli effetti sui rispettivi bilanci

Le due banche centrali hanno fronteggiato la crisi ricorrendo a strumenti differenti, tenuto conto della struttura dei rispettivi mercati finanziari e del ruolo delle banche nel finanziamento dell’economia. La Fed ha intrapreso azioni miranti ad assicurare l’erogazione diretta di credito a famiglie e imprese e ha varato piani di acquisto di titoli pubblici e privati mediante emissione di moneta (cosiddetto quantitative easing). La Bce, invece, ha privilegiato l’offerta di liquidità alle banche, al fine di contenere la contrazione dell’erogazione di credito, e ha sempre sterilizzato le misure non convenzionali di politica monetaria (cosiddetto credit easing). […]

La differenza principale tra le due banche centrali riguarda però la composizione del passivo. In estrema sintesi la Bce, al fine di non immettere liquidità aggiuntiva nel sistema, ha sempre sterilizzato le misure non convenzionali di politica monetaria attraverso operazioni di fine-tuning di deposito a tempo determinato, condotte con cadenza settimanale. La Fed, invece, ha finanziato i programmi di sostegno della liquidità e di acquisto di titoli tramite un ampliamento significativo delle proprie riserve, ossia della base monetaria.  http://www.consob.it/documenti/Pubblicazioni/Relazione_annuale/2011/box02.pdf 


*


In sostanza, dunque, la politica monetaria espansiva della BCE è iniziata soltanto nel marzo 2015, con un ritardo di ben 6 anni rispetto alla FED e alla BoE (per non parlare della BoJ, che ha cominciato ancora prima). Perché la BCE ha cominciato così tardi, mancando di adempiere entrambi i suoi obblighi statutari fissati dall’art. 2-Obiettivi del suo Statuto? Cioè – si badi - non soltanto quello secondario, sempre da essa ad arte obliterato e ignoto a quasi tutti, di “sostenere le politiche economiche dell’Unione europea fissate dall’art 3 del TUE” (tra cui “una crescita economica equilibrata” e “la piena occupazione”), ma anche quello principale, da essa tanto sbandierato, della stabilità dei prezzi (tasso d’inflazione poco sotto il 2% nel medio periodo). Lo ha fatto, volendo essere franchi, per ubbidire alla Germania, violando così anche l’art. 7-Indipendenza del proprio Statuto. E ai suoi interessi di Paese creditore.[2]

[2] Vedi, per le spiegazioni dettagliate e le prove documentali questo mio post e quelli in esso linkati Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2845674.html oppure (se in avaria) http://vincesko.blogspot.com/2016/04/replica-alla-risposta-della-bce-alla.html.



**********




Yanis Varoufakis e i poteri-doveri della BCE

 
La confusione sui poteri e i doveri della BCE da parte di Yanis Varoufakis (e non solo) continua.

In calce all’articolo del 22/01/2015 “La Bce regalerà soldi alla Germania”, ho commentato:

“La Germania fa il suo interesse, ma gli altri purtroppo gli hanno dato finora una grossa mano. W perciò Tsipras! Che non fa altro che smascherare – come scrivevo qui tempo fa a Carlo Clericetti, un re nudo. E probabilmente non conosce ancora neppure lui bene lo statuto della BCE, e quindi le sue violazioni.

In calce all’articolo di Bernard Maris, economista, una delle vittime della strage di Charlie Hebdo, riportato da Keynesblog, osservavo:

“Mi posso sbagliare, ma a me non sembra che il “funzionamento della BCE [sia esattamente] ricalcato su quello della Bundesbank” (che ho appena letto, anche se velocemente), v. confronto dei testi che qui riporto, ma che, anzi – come ho già rilevato più volte in passato -, gli obiettivi e i limiti siano più simili a quelli della FED, segnatamente in deflazione o comunque con l’inflazione sotto target (“sotto, ma vicino, al 2%”), cioè quando la condizione sospensiva del raggiungimento dell’obiettivo primario sia stata (più che) soddisfatta e quindi i 2 obiettivi statutari (stabilità dei prezzi e una crescita sostenibile, non inflazionistica, che rispetti l'ambiente e il raggiungimento e il mantenimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale) sono convergenti e concordanti.

Ri-evidenzio che anche per la FED vige il divieto di acquisto diretto (cioè sul mercato primario) dei titoli del Tesoro. […]

PS: Certo, va aggiunto che la Germania ce la sta mettendo tutta a ricalcare il funzionamento della BCE sempre più su quello della Bundesbank, da una parte, con l’acquiescenza di tutti i Paesi (poiché è necessaria l’unanimità), in punto di diritto, quando col trattato di Lisbona è stato modificato il trattato di Maastricht [1]; dall’altra, con la complicità della Commissione UE e della BCE, in punto di fatto, obliterando metodicamente il secondo obiettivo, omesso sia nel sito della UE (mentre in quello della BCE è stata apportata, nel 1° semestre 2014, una “strana” modifica del testo delle sue funzioni, che vi metteva la sordina ed enfatizzava l’importanza dell’obiettivo primario anche per l’UE), sia in tutti i discorsi pubblici del presidente della BCE, Mario Draghi. [2]”.

http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2015/01/22/la-bce-regalera-soldi-alla-germania/#comment-1112

 
E in calce a “L’invasione di campo della Bce”, ho scritto:
 
• magnagrecia7 6 febbraio 2015 alle 12:33
@Vincenzoaversa (6 febbraio 2015 alle 09:51)
Interessante, quindi è Varoufakis il padre della proposta dei CCF?
Però ne emerge anche che neppure Varoufakis (in data February 15, 2014) - se per istituzionali intende statutari - conosceva bene lo statuto ed i poteri della BCE.
At this very moment in Europe’s history, with interest rates practically on the lower zero bound, and with inflation turning negative, the ECB is not allowed (for institutional and political reasons) to effect expansionary monetary policies through quantitative easing. What use are monetary authorities in a currency union if they cannot expand money supply in response to falling prices?

[In questo preciso momento della storia d'Europa, con i tassi di interesse praticamente a zero vincolati sul basso e con l'inflazione che gira in negativo, alla BCE non è consentito (per fini istituzionali e politici) di effettuare politiche monetarie espansive attraverso allentamento quantitativo. A che servono le autorità monetarie in un'unione monetaria se non possono espandere l'offerta di moneta in risposta a un calo dei prezzi?]

Vincesko

http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2015/02/05/linvasione-di-campo-della-bce/#comment-1235

 
Il che chiaramente è stato smentito dal varo del QE, che peraltro, nelle intenzioni dichiarate della BCE, ha il solo scopo di riportare il tasso d’inflazione al suo target.
 
Oggi [14/3], a Cernobbio, Yanis Varoufakis ha dichiarato:

Varoufakis, statuto Bce scritto dalla Bundesbank
"Immaginiamo una forma alternativa di Qe finanziato al 100% da obbligazioni della Banca europea degli investimenti con la Bce che compra" questi bond "sui mercati secondari: mi piacerebbe chiamarlo 'piano Merkel'"
14 marzo 2015 13:45
[…] “Mi dicono che la Bce non accetterà mai discussioni circa lo swap perché è scritto nello statuto. Mi dispiace, signore e signori, ma lo statuto è stato scritto dalla Bundesbank''.
http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2015/03/14/varoufakis-statuto-bce-scritto-dalla-bundesbank_ce0c4889-a3cf-4fd3-8842-82c1c07ebe71.html
 
Non mi pare sia scritto dalla Bundesbank, a parte la gerarchia dei 2 obiettivi statutari (che però non vale in deflazione o quasi). Riporto i testi degli obiettivi di BCE, Bundesbank e FED:
 
BCE: Articolo2-Obiettivi
Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, l’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea [tra i quali “una crescita economica equilibrata” e “la piena occupazione”]. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all’articolo 119 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.
 
Bundesbank: 3 Tasks
The Deutsche Bundesbank, being the central bank of the Federal Republic of Germany, is an integral part of the European System of Central Banks (ESCB). It shall participate in the performance of the ESCB’s tasks with the primary objective of maintaining price stability, shall hold and manage the foreign reserves of the Federal Republic of Germany, shall arrange for the execution of domestic and cross-border payments and shall contribute to the stability of payment and clearing systems. In addition, it shall fulfil the tasks assigned to it under this Act or other legislation.
 
FED: Mission
• conducting the nation’s monetary policy by influencing the monetary and credit conditions in the economy in pursuit of maximum employment, stable prices, and moderate long-term interest rates.
 
Infine, non so perché parla di swap, ma per quanto riguarda, poi, gli acquisti di bond di Istituzioni UE sul secondo mercato – a leggere l’art. 21 dello statuto della BCE - a me non sembra affatto che non li possa fare. In ogni caso, come rilevava anche Paolo Savona, questi, quando vogliono, gli spazi per decidere discrezionalmente li trovano. In certi casi, come per il deficit o la Grecia, occorre aggiungere: purtroppo.
 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. bce fed bundesbank varoufakis

permalink | inviato da magnagrecia il 16/3/2015 alle 20:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Ancora sugli errori dei professori di Economia circa i poteri della BCE

 
di Domenico Mario Nuti
Tutti gli errori dell'Unione
19/12/2014
Fine semestre/ L'unica soluzione sarebbe un piano di investimenti vero. Ma i soldi di Juncker sono una finta: disponibili solo pochi miliardi. Così l'Ue rischia di disgregarsi, non rimpianta da nessuno
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Tutti-gli-errori-dell-Unione-27667
link sostituito da (commento cancellato):
http://old.sbilanciamoci.info/Rubriche/Tutti-gli-errori-dell-Unione-27688.html 


Come ho già dimostrato qui,[1] molti professori di Economia non conoscono bene gli obiettivi e i poteri della BCE. L’ultimo, in ordine di tempo, è il prof. Mario Nuti, che in questo articolo su Sbilanciamoci, dopo il nostro scambio di email (v. appendice), corregge il tiro, rispetto alla sua relazione al convegno sul prof. Federico Caffè,[2] aggiungendo “illimitato” al potere della BCE di acquistare titoli pubblici, ma… non abbastanza.
Come ho già evidenziato nell’allegato alla mia petizione al Parlamento europeo, l’errata conoscenza dei poteri della BCE, secondo me, falsa alla radice il dibattito italiano (e forse europeo) sulle soluzioni alla crisi economica, che devono avere al centro il ruolo cruciale della BCE, la quale ha già tutti i poteri che servono alla bisogna e semmai va aiutata a scrollarsi di dosso l’influenza nefasta della Germania. Nella conclusione di un precedente post[3], ho scritto:
“I veri nemici da combattere sono i ricchi (finanza e multinazionali). Tuttavia, i Tedeschi sono talmente arroganti da rasentare l’ottusità e perciò pericolosi per tutti. Come insegna il caso Tsipras (pare che la Merkel abbia detto che è disposta a trattare con lui se vincerà le prossime elezioni greche), il modo peggiore per contrastare gli arroganti è l’acquiescenza. Draghi è colpevolmente acquiescente. Padoan è colpevolmente acquiescente. L’ex tosto Renzi è colpevolmente acquiescente. Oggi i rapporti di forza sono favorevoli alla Germania, perché la Spagna retta dal popolare Rajoy è aggiogata per interesse al carro tedesco e la Francia di Hollande è debole e starà al gioco finché viene trattata con un occhio di riguardo, mentre i Paesi che prima si appoggiavano alla Gran Bretagna ora si stanno anch’essi avvicinando alla Germania. Questa situazione potrebbe cambiare sostanzialmente se, alle prossime elezioni, in Spagna vincesse Podemos e in Grecia Siryza. Nel frattempo, occorre seguire la via dell’affermazione della legalità, in primis contro la BCE, come ha fatto perfino l’arrogante Corte Cost. tedesca nel caso degli OMT”.
 
Citazione (dall’articolo di Mario Nuti): “la BCE è nata incompleta, per non dire mutilata, non tanto per la sua indipendenza – che è comune alle maggiori banche centrali del mondo – ma perché, modellata sulla Bundesbank, era ancor più di quest’ultima del tutto separata dalla politica fiscale, priva del potere illimitato di acquistare titoli di stato come invece fanno altre banche centrali pure indipendenti”.
 
1. La BCE è formalmente indipendente, ma sostanzialmente ubbidisce ad un solo Stato: la Germania (violando l’art. 7 del suo Statuto), della quale di fatto protegge gli interessi, a detrimento degli altri Stati dell’Eurozona.
 
2. In nessun articolo del suo statuto (che mutua letteralmente le disposizioni dei trattati), è contemplato il divieto di acquisto illimitato dei titoli di Stato, purché (analogamente a quanto è prescritto dal proprio statuto per la FED) sia effettuato sul mercato secondario. L’equivoco nasce dal fatto che si confonde la Corte Cost. tedesca, che ha appunto ritenuto illegittimo l’acquisto illimitato di titoli pubblici da parte della BCE (OMT) e che ha giurisdizione soltanto in Germania, con la Corte di Giustizia Europea (CGUE),[4] che è l’unica Autorità sovraordinata giurisdizionalmente alla BCE (art. 35 Statuto BCE), alla quale infatti ha dovuto presentare ricorso la stessa Corte Cost. tedesca.[5]
 
3. Attualmente, in deflazione o quasi, e cioè lontani dall’obiettivo statutario del “sotto, ma vicino, al 2%”, la BCE ha, in concreto, gli stessi poteri della FED e delle altre banche centrali, poiché l’obiettivo principale della stabilità dei prezzi è concordante e convergente con quello subordinato di “sostenere la crescita economica e un elevato livello dell’occupazione”.
 

Tutti i dettagli e i documenti qui: “Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto”   http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html oppure http://vincesko.blogspot.it/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html .


[1] Dialogo sui poteri, gli obiettivi e le violazioni statutarie della BCE

[2] Carlo Clericetti - 13 DIC 2014

[3] Struttura UE, assenza di democrazia o di legalità?

[4] Corte di giustizia europea

[5] QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED

 
 
Appendice
 
Pubblico, sul tema dei poteri della BCE e della FED sull’acquisto di titoli pubblici, la mia e-mail-quesito a Mario Nuti e la sua risposta, precedenti all'articolo:
 
15 dic 2014 - 17:31
Egr. Prof. Nuti,
Carlo Clericetti, nel suo blog (http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2014/12/13/la-bestemmia-del-neo-keynesiano/ ), ha riportato le sue parole al convegno per celebrare il centenario della nascita di Federico Caffè:
“la Bce è nata incompleta, per non dire mutilata, non tanto per la sua indipendenza che è comune alle maggiori banche centrali del mondo, ma perché, modellata sulla Bundesbank, è ancor più di quest’ultima separata dalla politica fiscale, priva del potere di acquistare titoli di Stato come invece fanno altre banche centrali pure indipendenti (come la Fed e le banche centrali del Giappone o dell’Inghilterra)”.
Ho eccepito che non fosse vero, almeno per quanto riguarda il mercato secondario, esattamente come per la FED (allegando le prove, v. anche Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html).
Carlo Clericetti ha chiarito che lei intendesse riferirsi al mercato primario. Ma ho controbattuto che allora lei non sapesse che tale divieto vige anche per la FED.
Può dirimere con sincerità questo dubbio sulle sue dichiarazioni?
Cordiali saluti,
V.
PS: Ho dimenticato di aggiungere che avrei intenzione di pubblicare la sua eventuale risposta sul blog di Carlo Clericetti.
 
18 dic 2014 - 10:59
Grazie della precisazione. Certo che l'acquisto di titoli di stato sul mercato primario sarebbe piu' efficace che sul mercato secondario, dove la liquidita' iniettata nel sistema puo' rimanere inattiva anziche' direttamente finanziare una spesa. 
Ma ogni acquisto di titoli anche sul mercato secondario fa aumentare il prezzo dei titoli e quindi riduce il tasso d'interesse. Certo che anche la BCE puo' farlo, e se e' per quello lo ha fatto anche la Bundesbank almeno nel 1993 se ricordo bene. Ma rimane il fatto che la Fed puo' acquistare quantita' virtualmente illimitate di titoli di stato senza doversi sottoporre ad un voto dei pochi stati suoi azionisti, a maggioranza o preferibilmente all'unanimita'; senza rischiare il deferimento a una Corte Costituzionale come quella di Karlsruhe, o a intimidazioni come quelle subite da Draghi, nonche' altri bastoni fra le ruote. E quindi non si puo' fare finta che questi ostacoli non contino o non esistano, e che i poteri della Fed e della ECB siano equivalenti.
Pertanto, rispetto a quanto ho detto al Convegno su Caffe' sono unrepentant. Anzi, rincarerei la dose. Vedasi http://dmarionuti.blogspot.it/2014/12/europe-is-cow_23.html.
Ho cercato di registrarmi sul sito di Clericetti per appendere questo commento ma come al solito il sistema mi rifiuta. La ringrazio se lo vorra' fare lei. Con molte cordialita' e auguri (di stagione e non), Mario Nuti.
 
***
 
Traggo da QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED (allegato sopra):
 
@Thomas Fazi
 
1) Premesso che l’arrogante Corte Cost. tedesca - ancorché non si sia limitata a presentare il ricorso alla Corte di Giustizia, ma abbia, in ben 40 pagine, indicate anche le soluzioni - non ha nessun potere di interpretazione dei trattati UE, traggo da:Karlsruhe: doppia sfida all’Europa” - 18.02.14 - di PietroManzini http://www.lavoce.info/karlsruhe-europa-bce-euro/  
“Lo scorso gennaio, la Corte costituzionale tedesca ha posto alla Corte di giustizia UE due questioni relative alla legittimità della decisione della Bce sul programma cosiddetto Omt (Outright Monetary Transaction), che prevede la possibilità da parte del sistema delle banche centrali europee di acquisto illimitato di titoli di debito pubblico nel mercato secondario a favore di quegli Stati che aderiscano alle politiche di condizionalità fissate dall’European stability mechanism. Con la prima questione, la Suprema Corte tedesca vuole sapere se la decisione rientra nella politica monetaria, ovvero se deve ritenersi di politica economica; con la seconda, invece, vuole che gli eurogiudici di Lussemburgo stabiliscano se il programma Omt è compatibile con il divieto di facilitazione finanziaria previsto dall’articolo 123 del Trattato sul funzionamento della UE”.
 
Da cui emerge che le contestazioni della Corte non riguardano il potere della BCE – sancito dal dettato chiarissimo dell’art. 18 e dell’art. 21 – di acquistare titoli sovrani sul mercato secondario, ma soltanto se questi possano essere illimitati e se rispondano al mandato della BCE di gestire la politica monetaria.
 
2) Segnalo, sul tema, questo commento che mi sembra interessante e forse dirimente (peraltro esso è in linea con le motivazioni addotte dalla stessa BCE):

nextville  
L'atto della BCE in questione è l'OMT, che non è un trasferimento di liquidità alle banche (come gli LTRO, che nessuno ha impugnato) ma un programma (per ora solo annunciato) di acquisto di titoli di stato sul mercato secondario. Dal punto di vista giuridico, la BCE non può fare acquisti sul mercato primario e in generale agire con lo scopo di finanziare gli stati (ex art.123 TFEU), ma può (ex art.18 ESCB Statute) fare acquisti di titoli di stato (e altri titoli) sul mercato secondario (cioè non direttamente alle aste pubbliche, ma sul mercato privato dei titoli già emessi) per ragioni di politica monetaria - es. per fare Quantitative easing. Ad es. può, per scongiurare un rischio deflazione, non solo abbassare i tassi ma anche aumentare la liquidità tramite acquisti sul mercato. 
L'OMT è quindi legittimo se gli acquisti di titoli di stato dei paesi membri sono fatti sul secondario e giustificati da ragioni monetarie. La ragione portata dalla BCE a giustificazione dell'OMT non è un generico "to preserve the euro", ma è più precisamente l'esigenza (fortissima nell'estate 2012) di "riparare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria" che aveva cessato di funzionare per l'interferenza del rischio di ridenominazione, cioè perché i mercati temevano che alcuni paesi deboli (tra cui Italia e Spagna) fossero costretti a uscire dall'euro e quindi fossero costretti al default sul loro debito (non essendo più in grado di pagarlo con una moneta destinata a rapida e pesante svalutazione). Questo genere di rischi crea un "bad equilibrium", cioè una situazione che si autoalimenta portando al disastro (= l'aspettativa che un paese sia costretto a uscire fa salire a tal punto i suoi tassi da generare l'evento). Per poter ripristinare la sua capacità di controllo sulla moneta tramite le tradizionali manovre sui tassi -- quindi per ragioni di politica monetaria (e non fiscale) -- la BCE ha minacciato di usare un potere che certamente ha (ex art.18 ESCB Statute) di fare acquisti sul mercato secondario di titoli di stato. Tale minaccia da sola è bastata a eliminare il bad equilibrium e a far tornare progressivamente i mercati alla normalità. E' proprio questo successo che dimostra che era in atto un bad equilibrium e che la BCE doveva sventarlo, perchè senza sventarlo non sarebbe più stata in grado di ottemperare al suo mandato primario, che è mantenere la stabilità dei prezzi.
http://studiocataldi.mailupnet.it/f/tr.aspx/?:5Um8d=wstwsu5:5h.=t2yyof-=bhfj/nvkiq3eni5cc40h2f709:fvb6qgma:gl:5c69&x=pv&o2mdnh8imo8cidc70:4mwuo_u10gbNCLM
 
3) Gli articoli riportati sopra, infine, fotografavano la situazione di quasi un anno fa; nel frattempo i dati della deflazione e della crisi economica permangono negativi, se non aggravati, anche e soprattutto in termini prospettici. Il che giustifica – come preannunciato da Draghi – l’adozione di “misure non convenzionali” (per la BCE, poiché per tutte le altre banche centrali sono del tutto ordinarie in periodi di crisi), anche per NON disattendere ulteriormente entrambi i suoi obiettivi statutari (art. 2).
 
Cordiali saluti.
 
 
Draghi ammette che il QE per l'acquisto dei titoli di debito pubblico rientra nei poteri della BCE. Tuttavia, neanche oggi la BCE ha deciso di adempiere finalmente i suoi doveri statutari fissati dall'art. 2:
 
“Rispondendo alle domande di giornalisti, Draghi ha detto che il direttorio "ha discusso dell'acquisto di titoli di Stato", che "ricade nel mandato" della Bce. Nell'ambito di un ‘quantitative easing’, d'altra parte, possono rientrare "tutti gli asset tranne l'oro".
http://www.repubblica.it/economia/2014/12/04/news/bce_tassi_quantitative_easing_draghi-102109933/
 
***
 
Traggo da “La “bestemmia” del neo-keynesiano (linkato sopra):
 
[*] Allego l’articolo con la dichiarazione di Trichet (che ho già linkato in “Le incongruenze di Draghi”):
Trichet: la Bce può comprare titoli di Stato
«Francoforte ha tutti gli strumenti, non c’è bisogno di ampliarne i poteri» 
di Giuliana Ferraino
26 novembre 2014
«Comprare i titoli di Stato dei Paesi dell’eurozona è totalmente in linea con il mandato della Bce. Lo ha già fatto quando io ero presidente, prima comprando i titoli pubblici greci e irlandesi nel 2010, poi i titoli di Stato italiani e spagnoli nell’agosto del 2011».
http://www.corriere.it/economia/14_novembre_26/trichet-bce-puo-comprare-titoli-stato-217f3cfa-7595-11e4-b534-c767e84e1e19.shtml
 
Peraltro, anche Weidmann nell’intervista a Repubblica ammette (dopo Trichet, che 10 giorni fa ha “stanato” sia lui che Draghi) che la BCE può acquistarli. Se Draghi non lo fa, è perché preferisce ubbidire al veto di Weidmann, che è solo 1 su 24 ed, anche aggiungendo i satelliti della Germania, ha la maggioranza.
 

Aggiornamento
 
La Corte Ue con Draghi: "Gli acquisti Bce rispettano i trattati"
Il giudizio della Corte di giustizia europea in un parere consultivo sollecitato dalla Germania. Per l'avvocato generale all'Eurotower serve "ampia discrezionalità". La decisione definitiva nel giro di qualche mese. Draghi a Die Zeit: "I tedeschi capiscano che la Bce ha mandato pan-europeo"
14 gennaio 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/01/14/news/la_corte_ue_con_draghi_gli_acquisti_bce_rispettano_i_trattati-104903053/

QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED

 
BceDraghipolitica monetaria di Thomas Fazi
Draghi apre al quantitative easing “all’americana”
19/11/2014
Draghi ha incassato l’ok ad una politica di quantitative easing “all’americana”, estesa cioè anche ai titoli di stato. Un importante passo avanti, ma non sufficiente
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Draghi-apre-al-quantitative-easing-all-americana-27129
link sostituito da:
http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Draghi-apre-al-quantitative-easing-all-americana-27129.html  


Citazione: “In questo senso, se è vero che il programma Omt rappresenta un passo avanti rispetto al mandato della Bce, che vieta l’acquisto di titoli di stato senza se e senza ma”. 

E’ falso che lo statuto della BCE vieti l’acquisto di titoli di Stato. Questo divieto (art. 21 dello Statuto) è limitato al mercato primario, esattamente come per la FED, che NON può acquistare titoli del Tesoro direttamente dal Tesoro, ma soltanto sul “mercato aperto” (open market) (cfr. allegato in fondo).

L’art. 21 dello statuto della BCE, infatti, così recita: “21.1. Conformemente all'articolo 123 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, è vietata la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia da parte della BCE o da parte delle banche centrali nazionali, a istituzioni, organi o organismi dell'Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di settore pubblico o ad imprese pubbliche degli Stati membri, così come l'acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali.”

Per uscire dal pantano (recessione – che colpisce tutti, tranne la Germania, anche se… - e deflazione, che avvantaggia i Paesi creditori – Germania e satelliti), la BCE deve acquistare titoli di Stato, ma la Germania non vuole e la BCE ubbidisce, violando il suo statuto (artt. 2-Obiettivi e 7-Indipendenza).

Anche la BCE è obbligata statutariamente a: a) controllare l’inflazione che deve essere “sotto il 2%, ma vicino” (ed ora è prossima allo zero ed in alcuni Paesi sotto zero); e b) “sostenere le politiche economiche generali dell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione” (tra cui un elevato livello di occupazione). In condizioni normali, la BCE NON ha gli stessi poteri della FED, i cui 4 obiettivi sono sullo stesso piano ed al primo posto è menzionata la piena occupazione; ATTUALMENTE, invece, i poteri sono gli stessi, perché la condizione sospensiva, costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, in deflazione è (più che) soddisfatta, quindi la BCE è obbligata dal suo statuto a raggiungere il secondo obiettivo - “crescita economica e un elevato livello dell’occupazione” -, che – stante l’inflazione dell’Eurozona prossima allo zero – è, peraltro, del tutto concordante e convergente con l’obiettivo principale, che ora è quello di riportare l’inflazione da quasi zero a poco sotto il 2% (cfr “Allegato alla petizione al Parlamento Europeo: la BCE non rispetta il suo statuto”).

La BCE dovrebbe varare un QE (senza sterilizzazione) per almeno 3.000 mld per tutta l’Eurozona. La base di ripartizione dei 3.000 mld potrebbe essere: a) o unica: il PIL; oppure, meglio, b) multipla: ad esempio, metà in base al Pil e metà in base all’eccedenza rispetto al limite del 60% debito/Pil), quindi all’Italia andrebbe il 20-25% del QE (3.000x0,25=750 mld), che è la stessissima cosa che acquistare, selettivamente, 750 mld di titoli italiani, per alleviare sensibilmente la spesa per interessi passivi e liberare così risorse congrue per varare un’adeguata politica fiscale per la crescita economica e dell’occupazione.

La FED acquista sul mercato aperto (mercato secondario) titoli a bassissimo interesse e a lunga scadenza di solito subito dopo l'emissione, attraverso i “dealer”. E’ chiaro che la BCE dovrebbe fare la stessa cosa “mascherata”, anche noi abbiamo i “dealer”, per l’Italia, ad esempio, sono una ventina: cinque banche americane (Goldman Sachs, Merril Lynch, JP Morgan, Morgan Stanley, Citigroup), due banche tedesche (Deutsche Bank e Commerzbank), due banche svizzere (UBS Bank e Credit Suisse), una banca olandese (ING Bank), una banca giapponese (Nomura), due banche britanniche (Barclays e Royal Bank of Scotland), tre banche italiane (Banca Intesa, Unicredit e Banca Montepaschi di Siena) e quattro banche francesi (Credit Agricole, BNP Paribas, Societe Generale, HSBC).

 

PS:

Allegato
1 - Motivazioni della petizione
2 - Statuto BCE
3 - Obiettivo inflazione sotto 2%, ma vicino
4 - Federal Reserve Act (e divieto acquisto diretto titoli Tesoro USA)
5 - Trattato di Lisbona
6 - Trattato di Maastricht
 
Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html

 

Appendice

 

Mandato della Bce

Thomas Fazi

Venerdì, 21 Novembre 2014 16:55:03

Ciao Vincenzo: bè, la legalità dell'acquisto di titoli di stato da parte della Bce (anche sul mercato secondario) è quantomeno dubbia, come dimostra la sentenza della Corte di giustizia tedesca, ora al vaglio della Corte di giustizia europea.

 

Risposta a Thomas Fazi

Vincesko

Sabato, 22 Novembre 2014 00:05:43

@Thomas Fazi

1) Premesso che l’arrogante Corte Cost. tedesca - ancorché non si sia limitata a presentare il ricorso alla Corte di Giustizia, ma abbia, in ben 40 pagine, indicate anche le soluzioni - non ha nessun potere di interpretazione dei trattati UE, traggo da: “Karlsruhe: doppia sfida all’Europa” - 18.02.14 - di Pietro Manzini  
http://www.lavoce.info/karlsruhe-europa-bce-euro/ “Lo scorso gennaio, la Corte costituzionale tedesca ha posto alla Corte di giustizia UE due questioni relative alla legittimità della decisione della Bce sul programma cosiddetto Omt (Outright Monetary Transaction), che prevede la possibilità da parte del sistema delle banche centrali europee di acquisto illimitato di titoli di debito pubblico nel mercato secondario a favore di quegli Stati che aderiscano alle politiche di condizionalità fissate dall’European stability mechanism. Con la prima questione, la Suprema Corte tedesca vuole sapere se la decisione rientra nella politica monetaria, ovvero se deve ritenersi di politica economica; con la seconda, invece, vuole che gli eurogiuridici di Lussemburgo stabiliscano se il programma Omt è compatibile con il divieto di facilitazione finanziaria previsto dall’articolo 123 del Trattato sul funzionamento della UE”.

Da cui emerge che le contestazioni della Corte non riguardano il potere della BCE – sancito dal dettato chiarissimo dell’art. 21 – di acquistare titoli sovrani sul mercato secondario, ma soltanto se questi possano essere illimitati e se rispondano al mandato della BCE di gestire la politica monetaria.

2) Segnalo, sul tema, questo commento che mi sembra interessante e forse dirimente (peraltro esso è in linea con le motivazioni addotte dalla stessa BCE):

nextville • 
L'atto della BCE in questione è l'OMT, che non è un trasferimento di liquidità alle banche (come gli LTRO, che nessuno ha impugnato) ma un programma (per ora solo annunciato) di acquisto di titoli di stato sul mercato secondario. Dal punto di vista giuridico, la BCE non può fare acquisti sul mercato primario e in generale agire con lo scopo di finanziare gli stati (ex art.123 TFEU), ma può (ex art.18 ESCB Statute) fare acquisti di titoli di stato (e altri titoli) sul mercato secondario (cioè non direttamente alle aste pubbliche, ma sul mercato privato dei titoli già emessi) per ragioni di politica monetaria - es. per fare Quantitative easing. Ad es. può, per scongiurare un rischio deflazione, non solo abbassare i tassi ma anche aumentare la liquidità tramite acquisti sul mercato. 
L'OMT è quindi legittimo se gli acquisti di titoli di stato dei paesi membri sono fatti sul secondario e giustificati da ragioni monetarie. La ragione portata dalla BCE a giustificazione dell'OMT non è un generico "to preserve the euro", ma è più precisamente l'esigenza (fortissima nell'estate 2012) di "riparare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria" che aveva cessato di funzionare per l'interferenza del rischio di ridenominazione, cioè perché i mercati temevano che alcuni paesi deboli (tra cui Italia e Spagna) fossero costretti a uscire dall'euro e quindi fossero costretti al default sul loro debito (non essendo più in grado di pagarlo con una moneta destinata a rapida e pesante svalutazione). Questo genere di rischi crea un "bad equilibrium", cioè una situazione che si autoalimenta portando al disastro (= l'aspettativa che un paese sia costretto a uscire fa salire a tal punto i suoi tassi da generare l'evento). Per poter ripristinare la sua capacità di controllo sulla moneta tramite le tradizionali manovre sui tassi -- quindi per ragioni di politica monetaria (e non fiscale) -- la BCE ha minacciato di usare un potere che certamente ha (ex art.18 ESCB Statute) di fare acquisti sul mercato secondario di titoli di stato. Tale minaccia da sola è bastata a eliminare il bad equilibrium e a far tornare progressivamente i mercati alla normalità. E' proprio questo successo che dimostra che era in atto un bad equilibrium e che la BCE doveva sventarlo, perchè senza sventarlo non sarebbe più stata in grado di ottemperare al suo mandato primario, che è mantenere la stabilità dei prezzi.
http://studiocataldi.mailupnet.it/f/tr.aspx/?:5Um8d=wstwsu5:5h.=t2yyof-=bhfj/nvkiq3eni5cc40h2f709:fvb6qgma:gl:5c69&x=pv&o2mdnh8imo8cidc70:4mwuo_u10gbNCLM

3) Gli articoli riportati sopra, infine, fotografavano la situazione di quasi un anno fa; nel frattempo, i dati della deflazione e della crisi economica permangono negativi, se non aggravati, anche e soprattutto in termini prospettici. Il che giustifica – come preannunciato da Draghi – l’adozione di “misure non convenzionali” (per la BCE, poiché per tutte le altre banche centrali sono del tutto ordinarie in periodi di crisi), anche per NON disattendere ulteriormente entrambi i suoi obiettivi statutari (art. 2).

Cordiali saluti.


Draghi ammette

Vincesko

Giovedì, 04 Dicembre 2014 18:58:00

Draghi ammette che il QE per l'acquisto dei titoli di debito pubblico rientra nei poteri della BCE. Tuttavia, neanche oggi la BCE ha deciso di adempiere finalmente i suoi doveri statutari fissati dall'art. 2:

“Rispondendo alle domande di giornalisti, Draghi ha detto che il direttorio "ha discusso dell'acquisto di titoli di Stato", che "ricade nel mandato" della Bce. Nell'ambito di un ‘quantitative easing’, d'altra parte, possono rientrare "tutti gli asset tranne l'oro".
http://www.repubblica.it/economia/2014/12/04/news/bce_tassi_quantitative_easing_draghi-102109933/



Post e articoli collegati:
 
Draghi, incongruenze o misfatti?
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2822406.html
 
crisiGermaniaUe di Vincenzo Comito
Crisi, quell'ostinato animo tedesco
19/11/2014
Sembra fantasioso sperare in un mutamento di politica economica da parte del governo tedesco. Strettamente sorvegliato nelle sue decisioni dai sostenitori dell’austerità a tutti i costi
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Crisi-quell-ostinato-animo-tedesco-27131
link sostituito da:
http://old.sbilanciamoci.info/Archivio/fascia-bassa/Crisi-quell-ostinato-animo-tedesco-27143.html


La contraddizione del banchiere centrale
Pubblicato da keynesblog il 19 novembre 2014
http://keynesblog.com/2014/11/19/la-contraddizione-del-banchiere-centrale/


Aggiornamento
 
La Corte Ue con Draghi: "Gli acquisti Bce rispettano i trattati"
Il giudizio della Corte di giustizia europea in un parere consultivo sollecitato dalla Germania. Per l'avvocato generale all'Eurotower serve "ampia discrezionalità". La decisione definitiva nel giro di qualche mese. Draghi a Die Zeit: "I tedeschi capiscano che la Bce ha mandato pan-europeo"
14 gennaio 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/01/14/news/la_corte_ue_con_draghi_gli_acquisti_bce_rispettano_i_trattati-104903053/

 
 
**********
 
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/qe-gli-obiettivi-ed-i-poteri-della-bce.html
 
 


Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto

 

1.    Motivazioni della petizione

Specifichiamo le motivazioni della petizione:

- Il presidente Mario Draghi omette puntualmente, ogni qual volta parla in pubblico dei compiti della BCE, di citare l’obiettivo subordinato della crescita economica e dell’occupazione e menziona soltanto quello principale del controllo dei prezzi;

- nel sito della BCE, c’è stata alcuni mesi fa una strana modifica e del testo e del link delle funzioni della BCE, che ha messo la sordina all’obiettivo subordinato e, per contro, posta l’enfasi sul fatto che l’obiettivo principale fosse importante anche per l’UE, anzi gerarchicamente sovraordinato (!) (noi abbiamo conservato e possiamo produrre la vecchia versione, vedi Appendice);

- sul sito dell’Unione Europea, al link trasmessoci recentemente, su nostra richiesta, dal Centro di contatto EUROPE DIRECT (http://europa.eu/about-eu/institutions-bodies/ecb/index_it.htm), è menzionato - al singolare! – soltanto l’obiettivo principale [nel 2015, con la nuova Commissione Juncker, il contenuto - che comunque ci pare sconti il condizionamento dell'ideologia economica neoliberista, non corroborata dalle evidenze empiriche - è stato modificato, ma abbiamo riportato il vecchio testo più sotto nell’Appendice];

- se si va nel sito della BCE e si clicca su Informazioni correlate “Statuto del SEBC e della BCE”, si riceve il seguente messaggio:

Ops, this is embarassing...
It seems that the page you are looking for has been moved. You could look at doing the following:
• Click the logo above to return to the homepage and find the information again
• Visit the Site directory
• Try searching for this page with the search at the top of the page
If that is to no avail, please send an e-mail to ECB webmasters.

- se si clicca, nella prima colonna di sinistra della pagina, su “Statuto del SEBC e della BCE” e poi, pazientemente, si aprono i vari link, solo alla sesta e ultima voce, “Protocollo (n. 4) sullo Statuto del sistema europeo di banche centrali e della BCE GU C 326 del 26.10.2012, pag. 230, si trova il testo dello statuto;

- stesse difficoltà, anzi peggio, si incontrano per trovare il testo del Trattato di Maastricht (vedi, più sotto, la voce n. 6)

- la conclusione che noi ne traiamo è che è in atto da tempo, da parte della Commissione Europea e della BCE, un’opera metodica ed intenzionale di disinformare l’opinione pubblica europea - di cui sono vittime quasi tutti e, incredibilmente, anche un presidente di banca centrale statale ed un premio Nobel di Economia, audito recentemente dal Parlamento italiano, statunitensi; numerosi professori universitari di Economia (anche famosi); economisti, giornalisti economici e maitre à penser (abbiamo le prove documentali: Chi non conosce lo statuto della BCE (elenco in divenire) http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2825230.html oppure (se in avaria) http://vincesko.blogspot.it/2015/03/chi-non-conosce-lo-statuto-della-bce.html) -, allo scopo, da un lato, di giustificare la disastrosa politica economica basata sull’ossimorica austerità espansiva e, dall’altro, di obliterare scientemente le prove evidenti delle violazioni statutarie della BCE (e dell’UE); inoltre,  ritenere che la BCE abbia un solo obiettivo – quello del controllo dei prezzi - condiziona inevitabilmente il sistema informativo, il dibattito nazionale ed europeo, le analisi, le iniziative e le richieste in ambito accademico e fuori da questo ambito;

- gli obiettivi della BCE sono 2 (due), non 1 (uno) soltanto, come pensano quasi tutti: uno principale – il controllo dei prezzi – e l’altro subordinato (fu deciso che fosse tale su richiesta della Germania) – sostenere, tra l'altro, la "crescita economica equilibrata" e la "piena occupazione”;

- l’obiettivo dell’inflazione sotto il 2% è già stato raggiunto, ma, in effetti, è anch’esso disatteso dal Consiglio direttivo della BCE, poiché l’obiettivo quantitativo, che i trattati hanno lasciato decidere alla stessa BCE, è stato fissato dal Consiglio direttivo della BCE “sotto il 2%, ma vicino”, ed ora – anzi da tempo – siamo, nell’Eurozona, prossimi allo zero (con vantaggio dei Paesi creditori – Germania e Paesi del Nord - e svantaggio dei Paesi debitori - Piigs);

- pertanto, la condizione sospensiva, costituita dal raggiungimento dell’obiettivo principale, è (più che) soddisfatta, quindi la BCE è obbligata dal suo statuto a raggiungere il secondo obiettivo - “crescita economica" e "piena occupazione” -, che – stante l’inflazione dell’Eurozona prossima allo zero, che rende necessaria una politica monetaria espansiva – è, peraltro, del tutto concordante e convergente con l’obiettivo principale, che ora è quello di riportare l’inflazione da quasi zero a poco sotto il 2%;

- ne discende anche, detto per inciso, che, attualmente, contrariamente all’opinione imperante, la BCE ha gli stessi poteri della FED (peraltro, va rimarcato che anche la Federal Reserve non può acquistare titoli del Tesoro direttamente dal Tesoro degli Stati Uniti) e, come per la FED, entrambi gli obiettivi – controllo dei prezzi e crescita economica e dell’occupazione - sono su un piano perfettamente paritario;

- è la BCE, dunque, a causa della sua inazione o azione insufficiente, il maggior responsabile del perdurare della depressione economica italiana e della crisi economica dell'Eurozona, con gravi conseguenze sui popoli europei, nel cui interesse teoricamente essa opera;

- a questo si aggiunge che il presidente Draghi continua a dare indicazioni politiche invece di premere per le riforme della finanza e adottare quelle che competono alla banca centrale; non ha risolto il problema delle agenzie di rating, nonostante lo avesse indicato come rilevante da presidente del Financial Stability Board; ha sposato l’interpretazione restrittiva secondo cui la Bce non poteva finanziare i Fondi salva-Stato; si è permesso di invitare i governi a cedere sovranità ai tecnocrati; e, infine, sembra intrattenere un rapporto privilegiato con la Germania, che va oltre il fatto che questo Paese ospiti la BCE e sia il più grande dell’UE (vedi, da ultimo, la sua telefonata, appena tornato dal convegno dei banchieri centrali tenutosi a Jackson Hole, alla cancelliera Merkel, per chiarire e quasi giustificare le sue dichiarazioni ritenute da tutti i commentatori eterodosse rispetto alla linea dell’austerità propugnata dalla Germania);

- in definitiva, la BCE appare indipendente dagli Stati, tranne che dalla Germania, e che non stia facendo quanto dovrebbe in relazione ai suoi 2 (due) obiettivi statutari perché ubbidisce alla Germania anziché al suo statuto. E andrebbe stigmatizzata dal Parlamento Europeo e sanzionata dalla Corte di Giustizia Europea, almeno se si ritiene che le norme UE non vadano interpretate nell’ottica del più forte (Germania) e valgano non soltanto per gli Stati deboli e i poveri cristi, ma per tutti.

   

2.    Statuto BCE

Articolo 2

Obiettivi

Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all'articolo 119 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

 
Secondo l'articolo 105, paragrafo 1, del Trattato sull'Unione europea (poi art. 127), oltre all'obiettivo principale del mantenimento della stabilità dei prezzi il SEBC "sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità" agendo "in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza".
Tali obiettivi (definiti dall'articolo 2 del Trattato di Maastricht, poi art. 3 del Trattato di Lisbona, modificato) sono:
• uno sviluppo armonioso ed equilibrato delle attività economiche nell'insieme della Comunità
• una crescita sostenibile, non inflazionistica, che rispetti l'ambiente
• il raggiungimento e il mantenimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale
• la coesione economica e sociale
• la solidarietà tra stati membri.
 
Articolo 3
(ex articolo 2 del TUE)
1. L'Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli.
2. L'Unione offre ai suoi cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne, in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone insieme a misure appropriate per quanto concerne i controlli alle frontiere esterne, l'asilo, l'immigrazione, la prevenzione della criminalità e la lotta contro quest'ultima.
3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico.
L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore.
Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.
Essa rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo.
4. L'Unione istituisce un'unione economica e monetaria la cui moneta è l'euro.
5. Nelle relazioni con il resto del mondo l'Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi, contribuendo alla protezione dei suoi cittadini. Contribuisce alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra, alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i popoli, al commercio libero ed equo, all'eliminazione della povertà e alla tutela dei diritti umani, in particolare dei diritti del minore, e alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite.6655/7/08 REV 7 RS/ff 23 JUR IT
6. L'Unione persegue i suoi obiettivi con i mezzi appropriati, in ragione delle competenze che le sono attribuite nei trattati.
 
https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/c_32620121026it._protocol_4pdf.pdf

  

3.    Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”

Stabilità dei prezzi: definizione

Pur indicando chiaramente che l’obiettivo principale della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, il Trattato di Maastricht non ne ha precisato il significato. Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.

Con l’adozione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Trattato di Lisbona, 2009) la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo dell’UE. [Nel 2015, la pagina è stata rimossa; forse perché contraddice l’assunto della BCE che la stabilità dei prezzi sia un obiettivo gerarchicamente sovraordinato anche per l’UE?] 

https://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/facts/monpol/html/mp_002.it.html

 

Ecco il link per leggere il testo in inglese (più esteso):

https://www.ecb.europa.eu/mopo/strategy/pricestab/html/index.en.html

  

4.    Federal Reserve Act 

http://www.federalreserve.gov/aboutthefed/fract.htm 

Why doesn't the Federal Reserve just buy Treasury securities directly from the U.S. Treasury?

The Federal Reserve Act specifies that the Federal Reserve may buy and sell Treasury securities only in the "open market." The Federal Reserve meets this statutory requirement by conducting its purchases and sales of securities chiefly through transactions with a group of major financial firms--so-called primary dealers--that have an established trading relationship with the Federal Reserve Bank of New York (FRBNY). These transactions are commonly referred to as open market operations and are the main tool through which the Federal Reserve adjusts its holdings of securities. Conducting transactions in the open market, rather than directly with the Treasury, supports the independence of the central bank in the conduct of monetary policy. Most of the Treasury securities that the Federal Reserve has purchased have been "old" securities that were issued by the Treasury some time ago. The prices for new Treasury securities are set by private market demand and supply conditions through Treasury auctions.

http://www.federalreserve.gov/faqs/money_12851.htm 

(Il Federal Reserve Act specifica che la Federal Reserve può acquistare e vendere titoli del Tesoro solo nel "mercato aperto". La Federal Reserve soddisfa questo requisito di legge effettuando i suoi acquisti e vendite di titoli prevalentemente mediante operazioni con un gruppo di grandi imprese finanziarie - i cosiddetti primary dealer - che hanno un rapporto commerciale instaurato con la Federal Reserve Bank di New York (FRBNY ). Tali operazioni sono comunemente noti come operazioni di mercato aperto e sono lo strumento principale attraverso il quale la Federal Reserve regola le sue riserve di titoli. Condurre le operazioni sul mercato aperto, piuttosto che direttamente con il Tesoro, sostiene l'indipendenza della banca centrale nella conduzione della politica monetaria. La maggior parte dei titoli del Tesoro che la Federal Reserve ha acquistato sono stati "vecchi" titoli emessi dal Tesoro qualche tempo fa. I prezzi per i nuovi titoli del Tesoro sono stabiliti dalla domanda del mercato e condizioni di approvvigionamento di privati attraverso aste del Tesoro).

  

5.        5. Trattato di Lisbona

Versione consolidata del trattato sull'Unione europea e del trattato sul funzionamento dell'Unione europea
Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (pubblicati on line il 27 febbraio 2013)

http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/08/st06/st06655-re07.it08.pdf

  

6.    Trattato di Maastricht 

http://europa.eu/legislation_summaries/institutional_affairs/treaties/treaties_maastricht_it.htm

(We are migrating the content of this website during the first semester of 2014 into the new EUR-Lex web-portal. We apologise if some content is out of date before the migration. We will publish all updates and corrections in the new version of the portal.) 

Link in fondo alla pagina

testo integrale del trattato di Maastricht

http://eur-lex.europa.eu/it/treaties/dat/11992M/htm/11992M.html

Page NotFound
EUR-Lex changed recently.
The page you are looking for was moved or doesn't exist anymore.
To find your way again, go to our homepage.
EUR-Lex changed recently.
The page you are looking for was moved or doesn't exist anymore.
To find your way again, go to our homepage.

  
********** 

AGGIORNAMENTI

Aggiornamento (16/01/2015) 

Nella conferenza stampa del 4 dicembre scorso, “Rispondendo alle domande di giornalisti, Draghi ha detto che il direttorio "ha discusso dell'acquisto di titoli di Stato", che "ricade nel mandato" della Bce. Nell'ambito di un‘quantitative easing’, d'altra parte, possono rientrare "tutti gli asset tranne l'oro" (È scontro, filotedeschi contro gli acquisti. Ma Draghi da gennaio andrà avanti di Federico Fubini http://www.repubblica.it/economia/2014/12/04/news/bce_tassi_quantitative_easing_draghi-102109933/).

Mario Draghi ha anche affermato che «sarebbe illegale non perseguire il nostro mandato». Naturalmente si riferiva all’obiettivo della stabilità dei prezzi, visto che, dacché è presidente, egli ha completamente obliterato nei suoi discorsi il secondo mandato, cioè quello di “sostenere la crescita economica e la piena occupazione”. In ogni caso, essa costituisce un’ammissione indiretta dell’illegalità del mancato perseguimento del secondo obiettivo statutario.

Ricaviamo dalla recente intervista di Jens Weidmann, presidente della Deutsche Bundesbank e membro (troppo) influente del Consiglio direttivo della BCE, a la Repubblica (http://www.repubblica.it/economia/2014/12/13/news/jens_weidmann_caro_draghi_sbagliato_acquistare_titoli_di_stato_un_invito_a_indebitarsi_l_italia_sia_responsabile-102771498/ ):

Ma la Bce non sembra unita: va verso decisioni a maggioranza contro la Germania?

"Noi tutti nel Consiglio Bce - il Presidente, e tutti gli altri membri - abbiamo interesse a prendere decisioni con il consenso più ampio possibile. Ma naturalmente l'unanimità non è condizione vincolante. Ci siamo comunque trovati uniti nell'ultimo Consiglio di dicembre, nella scelta di attendere e valutare gli effetti delle nostre decisioni".

Dal combinato disposto - diciamo così - delle due dichiarazioni di Draghi e Weidmann, si ricava la conferma che il Consiglio direttivo è già orientato, a maggioranza, a varare il QE, ma lo ha procrastinato per venire incontro alla richiesta di Weidmann.

Non le sembra che il tempo stringa?
"Non vedo questa urgenza, e la politica monetaria fa sempre bene a non lasciarsi mettere sotto pressione. Secondo le nostre prognosi, il tasso d'inflazione, ora molto basso nell'eurozona, nel breve periodo scenderà ancora per poi risalire ma lentamente: a fine 2016 sarà di appena l'1,4%. Il Consiglio punta a che l'aumento dei prezzi a medio termine sia meno del 2%. Ma la bassa inflazione è da ricondurre al forte calo dei prezzi energetici. Situazione ben diversa da una spirale negativa salari-prezzi. Il calo dei prezzi energetici è come un piccolo programma di aiuti per la congiuntura: rafforza il potere d'acquisto dei consumatori, accresce gli utili delle aziende. Quindi non c'è necessità vincolante di reagire".

Ricaviamo da:

Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”
[…] Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.

Confrontando i due scritti e premettendo che, in generale, il significato di breve, medio o lungo è un concetto relativo al tipo di fenomeno osservato, emerge che nel caso in esame, per obiettivo “medio periodo” si può presumibilmente intendere un triennio, ma questo riguarda la stabilità dei prezzi da preservare poco sotto il 2% (Weidmann omette, ad arte, "close"), non certamente la deflazione o un tasso d’inflazione effettivo che segnerà uno scarto sensibile con l’obiettivo statutario per un periodo complessivo, tra quello già trascorso e la previsione, di almeno 3 anni. In più, Weidmann si preoccupa soltanto della stabilità dei prezzi, ma omette che lo statuto assegna alla BCE anche il secondo obiettivo “subordinato”, mutuato anch’esso dai trattati, che peraltro non lo considerava subordinato ma principale, almeno fino all’ultima modifica, operata col trattato di Lisbona, in cui evidentemente si è fatta già sentire l’influenza “abnorme” della Germania e la stabilità dei prezzi è diventata un obiettivo anche dell’UE, ma certamente non prevalente.

 “in Europa accanto alla politica monetaria comune abbiamo 18 Stati con politiche finanziarie indipendenti e rating e situazioni di debito ben diversi. Ciò crea tentazioni di indebitarsi di più e scaricare le conseguenze sugli altri”.

Il Sig. Weidmann dice bugie evidenti, cosa grave per un presidente della Deutsche Bundesbank: primo, visto che c’è il fiscal compact; secondo, visto che gli Stati hanno l’obbligo di trasmettere preventivamente alla Commissione Europea le rispettive Leggi di Stabilità e sono tenuti a rispettarne le correzioni, a pena di sanzioni; e terzo, visto che le conseguenze sugli altri le scarica anche – ora soprattutto, visto che c’è il fiscal compact - la politica miope ed egoistica della Germania.

Concludiamo con Weidmann:

La Bce appare la più forte istituzione europea, allora chi se non la Bce deve agire contro la crisi?
"Non dobbiamo forse preoccuparci di questa visione? Le Banche centrali non sono governi paralleli. La politica europea deve essere fatta da Parlamenti e governi, e la risposta ai problemi non può essere sempre dare nuovi compiti alla Bce".

Ineffabile. Non nuovi compiti, ma semplicemente adempiere quelli esistenti, da tempo violati.

**


L’EX PRESIDENTE DELL’EUROTOWER
Trichet: la Bce può comprare titoli di Stato
«Francoforte ha tutti gli strumenti, non c’è bisogno di ampliarne i poteri»
di Giuliana Ferraino  26/11/2014
«Comprare i titoli di Stato dei Paesi dell’eurozona è totalmente in linea con il mandato della Bce. Lo ha già fatto quando io ero presidente, prima comprando i titoli pubblici greci e irlandesi nel 2010, poi i titoli di Sato italiani e spagnoli nell’agosto del 2011». Jean-Claude Trichet, ex presidente della Banca centrale europea dal 2003 al 2011 risponde così davanti agli studenti dell’Osservatorio permanente Giovani-Editori alla domanda se sia giusto per la Bce acquistare il debito sovrano dei Paesi dell’eurozona, il cosiddetto «quantitative easing», invocato dagli investitori e promesso da Mario Draghi per combattere il rischio deflazione, se la situazione economica peggiorerà ancora. «La Banca centrale europea ha tutte le caratteristiche e gli strumenti di una banca centrale indipendente per mantenere la stabilità dei prezzi. Non ci sono handicap, non serve ampliare i poteri del suo mandato», insiste Trichet.
http://www.corriere.it/economia/14_novembre_26/trichet-bce-puo-comprare-titoli-stato-217f3cfa-7595-11e4-b534-c767e84e1e19.shtml
 
**
 
La Corte Ue con Draghi: "Gli acquisti Bce rispettano i trattati"
Il giudizio della Corte di giustizia europea in un parere consultivo sollecitato dalla Germania. Per l'avvocato generale all'Eurotower serve "ampia discrezionalità". La decisione definitiva nel giro di qualche mese. Draghi a Die Zeit: "I tedeschi capiscano che la Bce ha mandato pan-europeo"
14 gennaio 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/01/14/news/la_corte_ue_con_draghi_gli_acquisti_bce_rispettano_i_trattati-104903053/
 

**

Secondo aggiornamento (20/01/2015) (le sottolineature sono nostre)
 
"Se passa la linea di Berlino sui bond, Eurolandia rischia la disintegrazione"
Intervista a Orphanides, che conosce Mario Draghi e la Bce come ex governatore della Banca di Cipro. Oggi insegna e consiglia al governatore italiano di non cedere alla pressione di mettere gli interessi di qualche Stato membro davanti a quelli dell'Unione.Versione inglese/English version
di Federico Fubini  -  20 gennaio 2015

Il Quantitative Easing (QE), il piano di acquisti di titoli di Stato, può valere fra 500 e 700 miliardi. Pensa che basti?
"Un programma di acquisti di bond sovrani da soli 500 miliardi sarebbe miseramente inadeguato. Mille miliardi servono solo a riportare il bilancio della Bce ai livelli di inizio 2012. Purtroppo però rimediare l'errore di averne ridotto la taglia e riportarlo dov'era tre anni fa non basta più. La banca centrale ha permesso che l'inflazione cadesse a livelli pericolosamente bassi, incompatibili con il suo mandato. La tragica ironia è che aver ritardato il QE quando serviva, esitando tanto a lungo, ha fatto sì che le quantità di acquisti ora debbano essere molto più vaste. Secondo me, a questo punto servono duemila miliardi".

Se gli interventi dovranno crescere, la Bce e l'area-euro saranno così forti da resistere all'opposizione tedesca?
"La Bce è la banca centrale dell'area euro. Sarebbe illegittimo se mettesse gli interessi di qualunque singolo Stato membro sopra quelli dell'area nel suo complesso. Il Trattato la rende indipendente e le dà mandato di preservare la stabilità dei prezzi, un'inflazione al di sotto ma vicina al 2%. Per questo la Bce deve perseguire una politica monetaria unica nell'interesse dell'area, anche quando non coincide con gli interessi particolari di questo o quel Paese. Nel Trattato, la Germania non ha uno status speciale. Mancare di fare l'interesse dell'area per evitare l'opposizione tedesca sarebbe una violazione".

Pensa che possa funzionare un QE come proposto dalla Bundesbank, senza tenere il rischio dentro la Bce ma scaricando eventuali perdite da insolvenza degli Stati sulle rispettive banche centrali nazionali?
"Il QE può riportare la dose adeguata di sostegno monetario nell'area euro. Certo, va attuato evitando ulteriori, disastrosi errori. Una politica monetaria unica per l'area significa responsabilità comune per le operazioni e responsabilità congiunta su profitti e perdite. Alla Bce è sempre stato così. Sarebbe un tragico errore se ora l'istituzione deviasse dalla norma e chiedesse a ciascuna banca centrale nazionale di comprarsi i bond del proprio Paese. Un errore di questo tipo porterebbe a un'ulteriore disintegrazione dell'area euro. Sarebbe il segnale che la Bce si prepara alla rottura della moneta unica e ciò può creare una dinamica capace di rendere quella rottura inevitabile ".

Eppure sembra che il compromesso, per evitare il no tedesco, preveda proprio questo tipo di QE con rischi segregati nei singoli Paesi.
"Sarebbe sventurato se un errore così tragico venisse commesso in nome di un compromesso simile. Una decisione a maggioranza più ampia nella Bce è un bene, ma solo se riguarda disaccordi legittimi e oneste differenze di opinione sulla politica monetaria adeguata all'area euro. Proteggere gli interessi di un unico Paese non è una ragione legittima. Ricordo che i componenti del Consiglio direttivo hanno tutti il mandato di perseguire quella che ritengono la politica migliore per l'area nel suo complesso. Non rappresentano i loro governi o Paesi. Se lo facessero, violerebbero il Trattato".

http://www.repubblica.it/economia/2015/01/20/news/se_passa_la_linea_di_berlino_sui_bond_eurolandia_rischia_la_disintegrazione-105353689/

**

Terzo aggiornamento (18/04/2015) 

Qualche giorno fa, abbiamo letto questi due articoli del prof. Paolo Savona apparsi su Milano Finanza rispettivamente il 31 marzo e il 1 aprile, e ripresi da Formiche: Vi spiego perché contesto le tesi della Bce di Draghi. Dopo la pubblicazione del primo articolo, egli dà conto che riceve un messaggio inviato dall’Ufficio contatti con la stampa della BCE:

“Le risposte di Draghi ai quesiti rivoltigli sul cambio meritano una particolare attenzione. Egli ha affermato che la nuova politica monetaria espansiva si trasmette al cambio dell’euro, precisando che“Oggi quell’effetto sul tasso di cambio è stato, indubbiamente, significativo. E’ iniziato con l’aspettativa che si arrivasse al QE, poi si è molto rafforzato con l’attuazione del QE…”. Ha poi aggiunto che una stima della Banca d’Italia indica che “la riduzione dei tassi a lungo termine e il deprezzamento del cambio dovrebbero esercitare un impatto positivo sul livello del PIL italiano pari a circa 1 punto percentuale entro il 2016”. E ancora di seguito ammette che “gli ultimi due o tre anni hanno visto movimenti del tasso di cambio molto significativi, ma da parte di tutti si è capito che questi movimenti del tasso di cambio non avevano intenti o non erano la conseguenza di politiche mirate al tasso di cambio, ma era la conseguenza di politiche economiche e, più particolarmente, monetarie che miravano a obiettivi di carattere interno. Quindi, nel nostro caso, a raggiungere un certo tasso di inflazione, nel caso degli Stati Uniti a raggiungere un certo tasso di inflazione e di disoccupazione. Draghi completa la risposta attribuendo alla differenza nei cicli economici e nelle politiche monetarie il recente comportamento del rapporto di cambio euro/dollaro e alla ritrovata fiducia nell’euro il “forte rafforzamento dell’euro” del 2012.

Credo che la spiegazione data, pur con profonde diversità interpretative delle determinanti delle parità di cambio nei diversi momenti attraversati dall’euro, fornisce la spiegazione, per me difficile da accettare, che la svalutazione è considerata benefica in termini di crescita, ma non è tra le variabili considerate nelle scelte di politica monetaria. Se a questa considerazione si somma l’affermazione che per la BCE l’obiettivo è sollecitare l’inflazione e non anche l’occupazione, come per la Fed americana, i miei turbamenti aumentano”. 

Noi non abbiamo le competenze tecniche per entrare nel discorso del cambio con un Draghi e un Savona. Ciò che possiamo e ci preme sottolineare, invece, è che questa risposta di Draghi è una vera e propria confessione della violazione dello statuto della BCE, poiché costituisce la prova documentale dell’ammissione che la BCE non persegue, come prescrive il suo statuto, che è mutuato dal trattato dell’Unione Europea, che un solo obiettivo, quello del controllo dell’inflazione, e non anche il secondo, quello della crescita e della piena occupazione ( "Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi", la Bce "sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea". Tra questi, una "crescita equilibrata"; la "piena occupazione"; "la solidarietà tra Stati membri"). 

Siamo, da una parte, soddisfatti per aver finalmente trovato, dopo le bugie per omissione sia della BCE che dell’UE, circa gli obiettivi statutari della BCE, la prova della sua palese violazione statutaria; ma, dall’altra, siamo davvero costernati sia del comportamento illecito della Banca Centrale Europea, del suo presidente e degli altri membri del Consiglio direttivo, sia del fatto che questa gravissima violazione, che tanti danni arreca al popolo europeo, continui a non suscitare scandalo ed un’adeguata azione legale, ma, come fa anche il prof. Paolo Savona, una semplice presa d’atto, come non si trattasse, oltre che di un evidente e grave sopruso, di un vero e proprio illecito. 

*

Qui anche il video integrale e un resoconto sintetico dell’audizione del presidente Draghi:
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2831066.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/04/mario-draghi-confessa-che-la-bce-viola.html  


**

Quarto aggiornamento (18/12/2015)
 

CHI È IL RESPONSABILE DELLA CRISI DELL’EUROZONA? IN BREVE: LA GERMANIA

Sul suo blog Wren Lewis ribadisce quanto noto da tempo agli economisti: la narrazione dell’eurocrisi basata su colpevoli stati periferici salvati dalla frugalità tedesca è completamente falsa. La verità è che le politiche non coordinate adottate dalla Germania prima della crisi, e la sua enorme influenza sulle decisioni nella gestione della crisi stessa, hanno scaricato tutti i problemi sui paesi periferici, che non ne hanno retto il peso.

Di Simon Wren Lewis, 13 dicembre 2015

[…] C’è di più. La Banca centrale europea ha appena iniziato un vasto programma di Quantitative Easing quest’anno, circa sei anni più tardi rispetto a quanto fatto negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Una delle ragioni principali per questo ritardo è stata la resistenza degli economisti, banchieri centrali e politici tedeschi. L’ossessione della Bundesbank per l’inflazione, insieme alla forte influenza che i banchieri centrali tedeschi hanno su alcuni dei loro colleghi presso la BCE, ha permesso che si aumentassero i tassi di interesse due volte nel 2011, cosa che ha portato alla seconda recessione dell’eurozona.

E c’è anche altro. La dimensione e l’indirizzo della crisi di rifinanziamento del debito dell’eurozona è stata notevolmente aggravata dall’influenza presso la BCE dei banchieri centrali, dei politici e degli economisti tedeschi. Ora è ben chiaro che la ragione per cui le economie dell’eurozona – e solo quelle – hanno sofferto una crisi di finanziamento del debito nel 2010 è che questi paesi non hanno le proprie banche centrali. Le banche centrali in paesi come il Regno Unito hanno un ruolo chiave nella riduzione del rischio connesso al debito pubblico, agendo come un ” prestatore sovrano di ultima istanza”, che significa essere disposti ad acquistare debito del proprio governo, se il mercato non vuole comprarlo. La BCE inizialmente si è rifiutata di svolgere questo ruolo, auto-inducendo il panico nei mercati riguardo il debito pubblico irlandese, portoghese e spagnolo. La BCE ha cambiato posizione nel 2012, e la crisi di finanziamento del debito si è rapidamente conclusa. Nonostante questo, i politici tedeschi hanno provato a dichiarare questa mossa illegale nei tribunali.

Così la Germania ha contribuito ad aggravare la crisi del 2010 facendo pressioni sulla BCE perché non agisse da prestatore di ultima istanza. Abbiamo anche visto come l’adozione del modello sbagliato della crisi ha portato la Germania a insistere su regole di bilancio più severe che hanno creato una seconda recessione nell’eurozona. L’influenza tedesca sulla BCE l’ha anche indotta a ritardare il QE per sei anni e ad alzare i tassi nel corso del 2011. Infine abbiamo visto come le azioni intraprese con grande anticipo dai dipendenti e datori di lavoro tedeschi ha contribuito a proteggere la Germania dalle conseguenze di tutto questo. La crisi dell’eurozona non è stata forgiata in Grecia, Irlanda e Spagna; ma in Germania.

Un’ipotesi di complotto? No davvero. E’ più la conseguenza di un insieme di idee sbagliate sulla macroeconomia e su come le banche centrali dovrebbero funzionare. Tuttavia, la Germania ha fabbricato una falsa narrazione per i suoi scopi che è piuttosto diffusa, popolare e utile e che non ritratterà mai volontariamente, nonostante gli sforzi coraggiosi di pochi illuminati economisti tedeschi di raccontare la verità. La chiave per un futuro migliore per l’eurozona è che gli altri paesi che soffrono le conseguenze di tutto questo inizino a vedere il ruolo centrale avuto dalla Germania nelle proprie difficoltà.

http://vocidallestero.it/2015/12/18/chi-e-il-responsabile-della-crisi-delleurozona-in-breve-la-germania/


**


Quinto aggiornamento (29/06/2016)


The European Central Bank: A Central Bank Operating In A Democratic Void

by John Ryan on 24 June 2016

To say that the Euro is facing existential threats is no exaggeration. The European single currency was hailed until not too long ago as an aspiring global reserve currency, second only to the US Dollar. But the Eurozone’s handling of the Greek debt crisis is putting the Euro’s future in question. The potential for Greece to leave or be expelled from the Eurozone is all too real. And if Greece goes, who is to say that Ireland, Portugal and perhaps even Spain or Italy could follow?

The Euro, although ‘a currency without a state’, is backed by significant political and even state-like commitments. That the Euro must be saved at all costs is an imperative suggested not only by ECB president Mario Draghi, the technocrat, but German chancellor Angela Merkel, the statesman. Political elites, particularly in Germany, have staked their legacy on its success.

But there is a growing mismatch between the monetary and fiscal sides of the Eurozone governance system and this has led to a number of problems. The main problem is that, while we may not find it easy to live with the ECB, we cannot live without it. Yet, when we look at the Greek bailout programmes, it is easy to conclude that they have failed. The Troika has imposed austerity, which has led to a severe contraction of output and highly adverse welfare effects. This was intended, in a way, to punish Greece for its profligacy rather than serve as a way out of the crisis.

The ECB is far more independent than the Federal Reserve, whose legal status is far weaker and which is directly accountable to Congress and the government. The ECB was supposed to be like the German central bank, the Bundesbank. It has, however, failed to emulate the distinctive attributes that made the Bundesbank successful, such as accountability and interdependence with other democratic institutions. The Maastricht Treaty, which defines the role of the ECB, says that the ECB has a primary mandate to maintain stable prices. It also says that, ‘where it is possible without compromising the mandate to maintain price stability’, the ECB will also support the ‘general economic policy of the EU’, which includes, among others, ‘steady, non-inflationary and environmentally friendly growth’ and ‘a high level of employment’. However, the emphasis is explicitly on price stability. The ECB can justly claim to have held together a poorly designed system in difficult circumstances. But the mission creep is its own responsibility.

The ECB, in fact, is the least accountable central bank among advanced nations. There is no democratic accountability when the ECB strong-arms governments into policy actions that go well beyond any reasonable interpretation of its mandate. Not only is the ECB shielded from politicians, ECB statutes have also placed it beyond the reach of democratic rules on bad behaviour. The ultimate control politicians have over a central bank is the power to change its statutes and the power to appoint governors. For example, in the case of Germany, a simple majority in the Bundestag can change Bundesbank law. This procedure is absent in the Eurozone. The statutes of the ECB can only be changed by revising the Maastricht Treaty, which requires unanimity of all member states. The ECB today argues that the only institution that has the right to limit its power is the European Court of Justice, which has an activist Europhile interpretation of European treaties. The crisis has given the ECB governing council such an increased power that no national government or national institution can match it.

The project of European integration was not designed democratically, or at least not in the way democracy is traditionally conceived in terms of placing ultimate law-making authority in the hands of the people or their elected representatives. It is not even meant to be democratically responsive in the way that term is usually understood. Any democratic deficit that the EU suffers seems to many observers a deliberately constructed one. So how could we control the ECB in the future? It needs to be placed under a stricter and more direct supervision by democratically elected politicians. One of the institutions the president of the ECB puts himself in front of, the European Parliament, does not inspire anyone to believe that the ECB is being held accountable. This very independence means that democratic governments now have no way to keep the ECB accountable if it starts to violate its mandate.

With almost prophetic insight German economist and former president of the Bundesbank Karl Otto Pöhl wrote in 1988: “In a monetary union with irreversibly fixed exchange rates the weak would become ever weaker and the strong ever stronger. We would thus experience great tensions in the real economy of Europe … In order to create a European currency, the governments and parliaments of Europe would have to be prepared to transfer sovereign rights to a supranational institution.”

The change in its mission introduced by Outright Monetary Transactions and expanding its quantitative easing programme to include corporate securities has profound political consequences. The ECB has become more powerful than the Fed, but with even less democratic oversight. In the early stages of the crisis, the ECB exercised its influence through secret letters to troubled member states such as Ireland and Italy, laying down conditions and implicitly threatening to withdraw support if they were not met. Now, the bank exercises its power directly and in public.


(La Banca centrale europea: una banca centrale che opera in un vuoto democratico

di John Ryan  24 giugno 2016

Dire che l'euro si trova ad affrontare minacce alla propria esistenza non è esagerato. La moneta unica europea è stata salutata fino a non troppo tempo fa come aspirante valuta di riserva globale, seconda solo al dollaro USA. Ma la gestione della zona euro della crisi del debito greco sta mettendo il futuro dell'Euro in questione. La possibilità che la Grecia lasci o sia espulsa dalla zona euro è fin troppo reale. E se la Grecia va, chi può dire che l'Irlanda, il Portogallo e forse anche la Spagna o l'Italia potrebbero seguire?

L'Euro, anche se è 'una moneta senza Stato', è sostenuta da importanti impegni politici e simil- statuali. Che l'euro deve essere salvato a tutti i costi è un imperativo suggerito non solo dal presidente della Bce Mario Draghi, il tecnocrate, ma dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, lo statista. Le élite politiche, in particolare in Germania, hanno puntato la loro eredità sul suo successo.

Ma vi è un disallineamento crescente tra i lati monetari e fiscali del sistema di governo della zona euro e questo ha portato ad una serie di problemi. Il problema principale è che, anche se non possiamo trovare facile vivere con la BCE, non possiamo vivere senza di essa. Eppure, quando guardiamo i programmi di salvataggio greco, è facile concludere che essi hanno fallito. La troika ha imposto l'austerità, che ha portato ad una forte contrazione della produzione e effetti sul benessere altamente negativi. Questo è stato fatto, in un certo senso, per punire la Grecia per la sua dissolutezza piuttosto che servire come un modo per uscire dalla crisi.

La BCE è molto più indipendente rispetto alla Federal Reserve, il cui status giuridico è molto più debole e che è direttamente responsabile verso il Congresso e il governo. La BCE doveva essere come la banca centrale tedesca, la Bundesbank. Tuttavia, non è riuscita ad emulare gli attributi distintivi che hanno reso possibile il successo della Bundesbank, come ad esempio la responsabilità e l'interdipendenza con le altre istituzioni democratiche. Il trattato di Maastricht, che definisce il ruolo della BCE, dice che la BCE ha un mandato primario di mantenere la stabilità dei prezzi. Si dice anche che, 'dove è possibile senza compromettere il mandato di mantenere la stabilità dei prezzi', la BCE sosterrà anche la 'politica economica generale dell'UE', che comprende, tra gli altri, una crescita non inflazionistica e rispettosa dell'ambiente 'e' un elevato livello di occupazione '. Tuttavia, l'enfasi è esplicitamente sulla stabilità dei prezzi. La BCE può giustamente affermare di aver tenuto insieme un sistema mal progettato in circostanze difficili. Ma lo svolgimento della missione è propria responsabilità.

La BCE, infatti, è la banca centrale meno responsabile tra le nazioni avanzate. Non vi è alcun controllo democratico quando la BCE usa maniere forti in azioni politiche che vanno ben al di là di qualsiasi ragionevole interpretazione del suo mandato. Non solo la BCE è schermata dai politici, lo statuto della BCE l'ha anche messa al di là della portata delle regole democratiche in caso di cattivo comportamento. I politici hanno il controllo finale su una banca centrale attraverso il potere di cambiare il suo statuto e il potere di nominare i governatori. Ad esempio, nel caso della Germania, una maggioranza semplice nel Bundestag può cambiare la legge della Bundesbank. Questa procedura è assente nella zona euro. Lo statuto della BCE può essere modificato solo attraverso la revisione del Trattato di Maastricht, che richiede l'unanimità di tutti gli Stati membri. La BCE oggi sostiene che l'unica istituzione che ha il diritto di limitare il suo potere è la Corte di giustizia europea, che ha un'attiva interpretazione eurofila dei trattati europei. La crisi ha dato al Consiglio direttivo della BCE un aumento del potere che nessun governo nazionale o un'istituzione nazionale è in grado di corrispondere.

Il progetto di integrazione europea non è stato progettato democraticamente, o almeno non nel modo in cui la democrazia è tradizionalmente concepita in termini di collocazione definitiva dell'autorità legislativa nelle mani del popolo o dei loro rappresentanti eletti. Non è nemmeno pensato per essere democraticamente reattivo nel modo in cui il termine è di solito inteso. Qualsiasi deficit democratico che l'UE soffre sembra a molti osservatori che sia stato deliberatamente costruito. Pertanto come potremmo controllare la BCE in futuro? Ha bisogno di essere posta sotto una supervisione più rigorosa e più diretta da parte dei politici democraticamente eletti. Una delle istituzioni che si può mettere davanti al presidente della BCE, il Parlamento europeo, non ispira nessuno a credere che la BCE è ritenuta sotto controllo. Questa stessa indipendenza significa che i governi democratici non hanno ora modo di tenere la BCE responsabile se inizia a violare il suo mandato.

Con quasi profetica intuizione l'economista tedesco ed ex presidente della Bundesbank Karl Otto Pöhl ha scritto nel 1988: "In un'unione monetaria con tassi di cambio fissi in modo irreversibile il debole diventerebbe sempre più debole e il forte sempre più forte. Sperimenteremmo quindi grandi tensioni nell'economia reale dell'Europa ... Al fine di creare una moneta europea, i governi e i parlamenti d'Europa dovrebbero essere pronti a trasferire i diritti di sovranità a un istituto sovranazionale ".

Il cambiamento nella sua missione introdotto dagli Outright Monetary Transactions e dall'espansione del suo programma di allentamento quantitativo per includere titoli societari ha conseguenze politiche profonde. La BCE è diventata più potente della Fed, ma con la supervisione ancora meno democratica. Nelle prime fasi della crisi, la BCE ha esercitato la sua influenza attraverso lettere segrete agli Stati membri in difficoltà, come l'Irlanda e l'Italia, stabilendo le condizioni e implicitamente la minaccia di ritirare il sostegno se non fossero state soddisfatte. Ora, la banca esercita il suo potere direttamente e in pubblico).


********** 


Appendice

Vecchia versione

“Funzioni della BCE
Le funzioni del SEBC e dell’Eurosistema sono definite dal Trattato cheistituisce la Comunità europea e specificate dallo Statuto del Sistema europeodi banche centrali (SEBC) e della Banca centrale europea (BCE). Lo Statuto figura come protocollo allegato al Trattato. 
Il Trattato fa riferimento al “SEBC” e non all’“Eurosistema”, essendo stato redatto in base all’assunto che tutti gli Stati membri dell’UE adotteranno l’euro. Fino a tale momento sarà l’Eurosistema a svolgere le funzioni stabilite dal Trattato. 
Obiettivi
L’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi.
Inoltre, "fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell’articolo 2” (articolo 105, paragrafo 1, del Trattato che istituisce la Comunità europea). 
Gli obiettivi dell’UE (articolo 2 del Trattato sull’Unione europea) sono un elevato livello di occupazione e una crescita sostenibile e non inflazionistica”
.

Nuova versione (il colore rosso è nostro)

Obiettivi

L’articolo 127, paragrafo 1, del Trattato sancisce che

“L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi.”

Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea.”

L’UE si pone diversi obiettivi (articolo 3 del Trattato sull’Unione europea), fra i quali lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale. Pertanto, la stabilità dei prezzi non è solo l’obiettivo primario della politica monetaria della BCE, ma anche un obiettivo dell’intera Unione europea. Il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e il Trattato sull’Unione europea stabiliscono una chiara gerarchia di obiettivi per l’Eurosistema, rimarcando come la stabilità dei prezzi sia il contributo più importante che la politica monetaria può dare al conseguimento di un contesto economico favorevole e di un elevato livello di occupazione.[*]

 

[*] E’ agevole notare che, a dispetto dell'impronta ideologicamente connotata in senso ordoliberista dei Trattati UE e contrariamente alla loro interpretazione maistream neo-liberista ostinatamente propalata stravolgendo spesso la lettera e lo spirito delle norme, la lingua, la matematica, la logica e perfino i fatti, la deduzione è arbitraria, non avvalorata da una semplice lettura dell’intero testo del Trattato, in particolare l’art. 3 del TUE, che, in aderenza ai "valori" contenuti nel preambolo della Carta dei Diritti Fondamentali, ribadisce i principi fondamentali del governo dell'Unione Europea, finalizzandolo a due obiettivi prioritari: la piena occupazione e il progresso sociale, essendo la stabilità dei prezzi un mero sub-obiettivo [Art. 3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.]; smentita dalle evidenze empiriche dell’ultimo quinquennio; contraddetta dai dati macroeconomici relativi al tasso d’inflazione e al tasso di disoccupazione dell’Eurozona; formalmente corretta per l'Eurosistema ma sostanzialmente fuorviante, poiché è in discussione non la cogenza dell’obiettivo principale – la stabilità dei prezzi - ma l’obliterazione sistematica da parte della BCE del secondo obiettivo – sostenere le politiche economiche dell’UE - che in deflazione o con inflazione inferiore (sensibilmente) al target, quando i due obiettivi sono assolutamente complementariha le stesse dignità e cogenza del primo.

 

***


Banca centrale europea

Banca centrale europea >> en

Eurotower

Kaiserstraße 29

DE-60311 Frankfurtam Main

Deutschland


Tel: +49 69 13 44 0
Fax: +49 69 13 44 60 00
Per contattarci

TwitterYoutube

La Banca centrale europea (BCE, con sede a Francoforte, in Germania) gestisce l'euro, la moneta unica dell'UE, e garantisce la stabilità dei prezzi nell'UE.

La BCE contribuisce anche a definire e attuare la politica economica e monetaria dell'UE.

Obiettivo

La Banca centrale europea (BCE) è una delle istituzioni dell'UE. I suoi obiettivi principali sono:

  • mantenere la stabilità dei prezzi (tenendo sotto controllo l'inflazione) specialmente nei paesi dell'area dell'euro
  • mantenere stabile il sistema finanziario, assicurandosi che i mercati finanziari e le istituzioni siano controllati in modo appropriato.

La Banca lavora in collaborazione con le banche centrali dei 28 paesi dell'UE. Insieme costituiscono il Sistema europeo delle banche centrali (SEBC).

Ne deriva così una cooperazione tra le banche centrali dell'area dell'euro, detta anche eurozona, ovvero i 18 paesi dell'UE che hanno adottato la moneta unica. La cooperazione all'interno di questo gruppo di banche è chiamata Eurosistema.

Compiti

Rientra tra i compiti della BCE:

  • fissare i tassi d'interesse di riferimento English per l'area dell'euro e controllare la massa monetaria
  • gestire le riserve in valuta estera dell'area dell'euro e comprare o vendere valute quando si presenta la necessità di mantenere in equilibrio i tassi di cambio
  • accertarsi che le istituzioni e i mercati finanziari siano adeguatamente controllati dalle autorità nazionali, e che i sistemi di pagamento funzionino correttamente
  • autorizzare le banche centrali dei paesi dell'area dell'euro a emettere banconote in euro
  • monitorare le tendenze dei prezzi valutando il rischio che ne deriva per la stabilità dei prezzi nell'area dell'euro.

Lista completa dei compiti della BCE

Struttura

Gli organi decisionali della BCE sono:

  • Il comitato esecutivo, che coordina la gestione quotidiana. Ne fanno parte sei membri (un presidente, un vicepresidente e altri quattro membri), nominati per un mandato di otto anni dai leader dell'area dell'euro.
  • Il consiglio direttivo, che stabilisce la politica monetaria dell'eurozona e fissa i tassi di interesse applicabili ai prestiti erogati dalla Banca centrale alle banche commerciali. È composto dai membri del comitato esecutivo e dai governatori delle 18 banche centrali nazionali dell'area dell'euro.
  • Il consiglio generale, che concorre all'adempimento delle funzioni consultive e di coordinamento della BCE e ai preparativi necessari per l'allargamento futuro dell'area dell'euro. Comprende il presidente e il vicepresidente della BCE e i governatori delle banche centrali nazionali dei 28 paesi dell'UE.

La BCE è totalmente indipendente. La BCE non può, al pari delle banche centrali nazionali dell'Eurosistema e dei membri dei rispettivi organi decisionali, sollecitare o accettare istruzioni da organismi esterni. Tutte le istituzioni dell'UE e i governi degli Stati membri devono rispettare questo principio.


 Vedi anche:

·        Le finanze dell'UE  

·        L'euro  

·        Homepage della Banca centrale europea English (en)  

·        Elenco completo degli indirizzi English (en)  

 Da scaricare

·        La BCE - storia, ruolo e funzioni pdfDeutsch (de) English (en) français (fr) magyar (hu) português (pt)  



**
 
 
Infine, sulla deliberazione quantitativa dell’obiettivo dell’inflazione, riportiamo l’interessante e documentato commento di Zoe Keller, in calce all’articolo di Luigi Zingales - riportato nel post linkato più sopra Chi non conosce lo statuto della BCE (elenco in divenire) - Il mito del “below 2%, but close” 18/08/2014 / L. ZINGALES
http://europaono.com/2014/08/18/mito-del-below-2-but-close/.
 
ZoeKeller (@KellerZoe)
20/08/2014 ALLE 19:53
D’accordo che il mandato BCE andrebbe rivisto, ma l’interpretazione del target BCE di questo post (basta che un paese sia vicino al 2% anche se l’HICP dell’area euro crolla a -5%; oppure: una deflazione del 10% è ok…) non convince proprio. È vero che c’è un po’ di dislivello tra il “below” e il “close”, ma non ha quella portata. Basta fare riferimento agli atti e alle spiegazioni dell’epoca della modifica per capire.

L’attuale definizione del target si trova nella delibera della BCE del maggio 2003 (http://www.ecb.europa.eu/press/pressconf/2003/html/is030508_1.en.html ), nella slide 5 (
http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2003/html/sp030508_2slides.pdf ).
Il relativo Bolletino fa rapida sintesi (http://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/mobu/mb200305en.pdf ) così:
“… regarding the primary objective of price stability, the Governing Council confirmed that it defines price stability as announced in 1998, namely as a year-on-year increase in the HICP for the euro area of below 2%. At the same time, it clarified that in the pursuit of price stability it aims to maintain inflation rates at levels close to 2% over the medium term. This clarification underlines the ECB’s commitment to provide a sufficient safety margin to guard against the risks of deflation. It also addresses the issue of the possible presence of a measurement bias in the HICP and the implications of inflation differentials within the euro area.”
Dalle fonti citate si ricava chiaramente che:
1) la “stabilità dei prezzi” è da 0 a 2% (year on year *increase* below 2%) dell’HICP per l’area euro: mai si è pensato che la deflazione sia stabilità dei prezzi.
2) la BCE ha l’obiettivo di mantenere i tassi a livelli vicini al 2% nel medio termine, per garantirsi un margine per i seguenti motivi (recentemente ricordati da Draghi):
– tenersi lontano dal rischio deflazione
– avere un cuscinetto rispetto a errori di misurazione
– riassorbire eventuali differenziali interni
Papademos: “We have confirmed the definition of price stability. At the same time we have clarified that, within that definition, the aim of our policy will be inflation close to 2% from below”
3) praticamente e più precisamente questo comporta continuare a (dicono di averlo sempre fatto) darsi come obiettivo “inflation expectations remaining in a narrow range of between roughly 1.7% and 1.9% in the medium term” (Issing)
4) un tasso di inflazione che restasse sotto l’1% in modo persistente sarebbe molto preoccupante.
Issing: “… if we were to identify a risk of inflation approaching very low levels on a sustainable basis and threatening to fall below 1% in a persistent way, then we should of course be extremely concerned. With our clarification now, that we aim to keep inflation at close to 2%, I think it is clear enough that we are not blind in the eye which identifies deflationary problems. We have both eyes – as Paul Samuelson said in a slightly different context – watching deflationary as well as inflationary developments.”
5) da nessuna parte il target BCE è definito per singoli paesi: la comunicazione è costante nel riferirlo alla “euro-area as a whole”. Es. Issing: ” is not question of sectors and countries, it is a question of the monetary area. In all large monetary areas in the world, you have regions with low and even sometimes negative developments in prices, and others with higher price developments. This is not specific to the euro area, but it has nothing to do with deflation. Deflation is a concept related to monetary policy for the average of the whole monetary area.”
Questi concetti sono stati ribaditi da Draghi e Constancio (che era nel Governing Council già nel 2003, in quanto allora governatore della Banca centrale del Portogallo) nella press conference del novembre 2013 (e in varie altre occasioni):
http://youtu.be/totxfi6J6GE?t=29m20s (domanda 6) Draghi
http://youtu.be/totxfi6J6GE?t=58m30s (domanda 15) Costancio
Inoltre la forward guidance della BCE è da vari mesi chiarissima nel ribadire i concetti precedenti e che la risposta all’inflazione troppo bassa è il quantitative easing (non il monetary e credit easing di giugno 2014): vedi 3 contingenze nel discorso di Draghi aprile 2014:
http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2014/html/sp140424.en.html
Perchè allora non hanno ancora agito? Si giustificano con l’argomento che le aspettative sul medio-lungo termine non sarebbero ancora disancorate, ma è un termine che si allontana sempre di più e sta diventando sempre più un’arrampicata sugli specchi. L’ultima fg dice: “Moreover, the Governing Council is unanimous in its commitment to also using unconventional instruments within its mandate, should it become necessary to further address risks of too prolonged a period of low inflation. We are strongly determined to safeguard the firm anchoring of inflation expectations over the medium to long term.”
 

***


Post collegato:


Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE


**********

http://vincesko.blogspot.com/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html


Sfoglia dicembre        febbraio
temi della settimana

sessualità economia imposta patrimoniale ue bersani berlusconi fake news sviluppo intellettuale banca d'italia renzi curiosita' sessuali germania bce pensioni elsa fornero crisi economica educazione pd draghi debito pubblico



ultimi commenti
4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


links


archivio

Blog letto1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0