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Appunto sul costo del lavoro in Italia

 
Da molti anni il dibattito politico e sociale è incentrato sul costo del lavoro italiano, ritenuto tra i più alti in Europa ed una delle cause principali della nostra bassa competitività, delle crisi industriali, delle delocalizzazioni aziendali, del calo dell’occupazione.
 
I casi più noti: della Fiat, tempo fa, [1] e dell’Electrolux, in questi giorni, [2] sembrano confermare appieno questa opinione.
 
Riporto, allora, questa analisi interessante, chiara ed utile di 2 anni fa, ma ancora valida (integrata da un documento altrettanto interessante allegato nel primo commento in calce), che fa chiarezza su queste tesi – in buona parte errate - riguardanti il tema in oggetto e quello connesso della produttività.
 
Perchè il ministro sbaglia su salari e costo del lavoro
Domenico Moro* - 07 Marzo 2012
http://www.economiaepolitica.it/index.php/europa-e-mondo/perche-il-ministro-sbaglia-su-salari-e-costo-del-lavoro/
 
Mi permetto di aggiungere per i profani: 

Il costo industriale del lavoro (rilevato in contabilità industriale o analitica [3]) si compone di:

a)     retribuzione diretta (o “netto pagato”);

b)    retribuzione indiretta (contributi sociali, sia a carico dell’azienda - 23,81% - che del lavoratore - 9,19% -); e

c)     retribuzione differita (13.a, 14.a, TFR, ecc.).

Il termine “contributi sociali” (“oneri sociali” in Contabilità Analitica) include tutto.

Il 9,19% a carico del lavoratore è a titolo di IVS (Invalidità, Vecchiaia e Superstiti)

Non vi è inclusa la malattia, che è a carico del datore di lavoro.

I tipi di contributi e le aliquote variano settore per settore.

Le aliquote contributive

Il calcolo dei contributi e le aliquote 

In questa tabella, sono esposti in dettaglio i contributi relativi all’Industria.

TABELLE CONTRIBUTI INDUSTRIA

Le due componenti sub a) e c), ovviamente, sono al lordo delle imposte che gravano sul lavoratore e che vengono trattenute e versate al Fisco dal datore di lavoro; la componente sub b) viene anch’essa trattenuta e versata agli Enti previdenziali dal datore di lavoro.
 
Mensilmente (i report di Contabilità analitica hanno di norma periodicità mensile), nella retribuzione differita confluiscono anche i ratei di 13.a, 14.a, TFR, premio di produzione, ferie e simili.
 
La pensione non è inclusa nella “retribuzione differita”, ma scaturirà dall’accumulo dei contributi versati e che fanno parte della “retribuzione indiretta”.
 
L’azienda, parallelamente, contabilizza, in contabilità generale, [3] giorno per giorno, mese per mese ed anno per anno, gli stessi costi economici elencati sopra relativi a tutte le risorse umane in organico (separando e distinguendo il TFR allogato non in azienda, ma presso l’INPS od altri soggetti previdenziali) e, contestualmente, gli effettivi esborsi finanziari relativi ai soli lavoratori dimessi (per pensionamenti, dimissioni, licenziamenti, ecc.).
 
[1] FIAT
Pomigliano, il plebiscito non c'è stato. Fiat: "Lavoreremo con i sindacati firmatari"
23 giugno 2010
http://www.repubblica.it/economia/2010/06/23/news/a_pomigliano_non_c_il_plebiscito_62_2_di_s_il_fronte_del_no_al_36_-5073166/
[2] LA NOTA DELLA MULTINAZIONALE SVEDESE: LA RIDUZIONE E’ DI 130 EURO AL MESE
Il balletto delle cifre di Electrolux. Serracchiani attacca: «Basta ricatti»
La proposta dell’azienda e il no compatto dei sindacati. La task force per abbassare il costo del lavoro. L’incubo Polonia
28 gennaio 2014 (modifica il 29 gennaio 2014)
http://www.corriere.it/economia/14_gennaio_28/balletto-cifre-electrolux-serracchiani-attacca-basta-ricatti-f1c8ea92-8800-11e3-bbc9-00f424b3d399.shtml
[3] http://it.wikipedia.org/wiki/Contabilit%C3%A0
http://www.unibg.it/dati/corsi/87056/40711-1_1coge_coan.pdf
 

Aggiornamento:
 
Caso Electrolux: il vero cuneo è quello dell’euro
Andrea Ricci - 01 Febbraio 2014
http://www.economiaepolitica.it/index.php/lavoro-e-sindacato/caso-electrolux-il-vero-cuneo-e-quello-delleuro/

 
Post collegato:
FIAT, Marchionne, cogestione e produttività
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2754319.html
 
 

FIAT, Marchionne, cogestione e produttività

PRIMA PARTE: UN UTILE SGUARDO ALL’INDIETRO.

Preliminarmente, a titolo informativo e per un utile ripasso, riporto da una mia vecchia discussione in un forum di politica stralci di miei commenti sul caso FIAT e su Marchionne. In fine, auspicavo la sostituzione del governo Berlusconi, ma il governo Monti non vuole e, soprattutto, non può intervenire per mancanza di soldi.

Suggerisco a tutti di leggere interamente questa lunga intervista, senza il prosciutto ideologico sugli occhi:
INTERVISTA 
La mia sfida per la nuova Fiat: salari tedeschi e azioni agli operai 
Marchionne: ma l'intesa Mirafiori non si tocca e verrà estesa. "Nessun diritto intaccato, ma non si può beneficiare di un contratto se non si è contraenti" 
di EZIO MAURO
18 gennaio 2011
http://www.repubblica.it/economia/2011/01/18/news/intervista_marchionne-11347690


[…] da quello che capisco io, Marchionne dev’essere stato educato (dal padre abruzzese: ho visto solo ora in Wikipedia che era maresciallo dei CC) alla serietà, al rigore, all’impegno serio sul lavoro, al culto del dovere e degli impegni assunti; e, dagli studi di filosofia, al rispetto della logica (come si desume facilmente dall’intervista a Ezio Mauro).
http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Marchionne

Andando al nocciolo della questione, a mio avviso, la situazione, in buona – buona – sostanza, può essere sinteticamente descritta così: a) ilproblema non è se la FIAT ha ragione, ma prendere atto che le condizioni sono radicalmente mutate per effetto della globalizzazione; b) c‘è asimmetria, e le imprese hanno ora il coltello dalla parte del manico, perché sono libere di ubicare le aziende dove hanno maggiori vantaggi, i lavoratori no; c) è normale ed anche giusto che il sindacato dei lavoratori si batta per conservare i diritti e le condizioni salariali; d) è invece sciocco, inefficace, perdente limitarsi a questo livello e non invece articolare una strategia composita basata sul confronto-cooperazione tra i soggetti coinvolti ai vari livelli: in primo luogo il livello istituzionale (governo e UE), poi le imprese ed i sindacati dei lavoratori (al massimo livello). Nell’interesse del Paese, degli imprenditori e dei lavoratori. Anche il “carabiniere” Marchionne, nell’intervista a Ezio Mauro, sembra adombrare un’ipotesi del genere. Conviene a tutti metterlo alla prova. 
Senza darsi, come dici tu, un termine, perché è inutile: ho – da alcuni mesi - già scritto più volte (anche nella Lettera alla Segr. Naz.) che “l'attuale crisi economica ed occupazionale è grave, di sistema e sarà lunga (forse almeno 15 anni, perché riflette il riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere in ambito planetario”). La settimana scorsa, il Servizio Studi della Confindustria ha scritto che occorreranno almeno 10 anni: "non si ritornerà sui valori prerecessivi che nella primavera del 2015. Per riagguantare entro la fine del 2020 il livello del trend, peraltro modesto, registrato tra 2000 e 2007, l'Italia dovrebbe procedere d'ora in poi ad almeno il 2% annuo". Un obiettivo "raggiungibile in un arco di tempo ragionevole, come insegna la lezione tedesca, entro il 2012 secondo gli stessi documenti governativi". Ma "per coglierlo gli strumenti messi in campo appaiono insufficienti". http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/01/17/ripresa-solo-tra-10-anni/ .
E' superfluo aggiungere che un'impostazione del genere presuppone un governo ed un ministro dell'Economia all’altezza del compito; quindi anche per questo io mi auguro la caduta dell’attuale governo e la sostituzione degli incompetenti Berlusconi, Tremonti, Sacconi e Romani.


SECONDA PARTE: RISORSE, RIFORME, “MITBESTIMMUNG” (COGESTIONE) E PRODUTTIVITA’.

La Germania, la riforma (deflattiva, cioè diminuendo i costi) del settore produttivo, agendo sul welfare e sul fisco, l’ha già fatta sotto il socialdemocratico Gerhard Schroeder, nonostante l’opposizione dei sindacati, [1] ma partendo da salari e produttività più alti dei nostri (ad esempio i salari Volkswagen sono doppi rispetto a quelli FIAT (cfr. analisi linkata in [3]).
La Francia, nonostante i salvataggi bancari, ha un debito pubblico inferiore al nostro e l’obiettivo del pareggio di bilancio si è impegnata a raggiungerlo nel 2017.
Sia la Germania che la Francia non subiscono il vero e proprio salasso dell’evasione fiscale altissima (120-140 mld l’anno), della corruzione (60 mld) e inefficienza (50 mld) della PA (vero tallone d’Achille italiano [2]), mali che invece sopporta l’Italia.
L'Italia è in un "cul de sac": senza soldi, con un debito pubblico enorme e col vincolo del pareggio di bilancio (ora scritto in Costituzione) da raggiungere nel 2013.
Certo, se in Italia ci fosse la “mitbestimmung” (partecipazione dei lavoratori alla gestione straordinaria delle aziende sopra i 500 dipendenti, che include le delocalizzazioni) almeno il problema informativo sulle scelte FIAT sarebbe risolto alla radice. [3] 
Per trovare i soldi, occorrerà aspettare il prossimo governo di centrosinistra. [4]
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Gerhard_Schr%C3%B6der
la voce francese di Wikipedia è molto più dettagliata http://fr.wikipedia.org/wiki/G%C3%A9rard_Schr%C3%B6der 
[2] "Ancora sulla Pubblica Amministrazione, una delle chiavi di volta dello sviluppo del Paese"
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2741372.html
[3] “Partecipazione dei lavoratori alla proprietà ed al controllo delle aziende”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2586257.html
[4] “Il governo Monti al capolinea”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2751835.html


TERZA E ULTIMA PARTE: PRODUTTIVITA’.

Il senatore Enrico Morando, nel suo intervento in Parlamento sul DEF, ha menzionato la “produttività totale dei fattori” quale elemento fondamentale per la crescita. Questo interessante e riccamente documentato articolo cade a fagiolo:
Economia e Politica
Perché la riforma Fornero va contro produttività e crescita
Domenico Moro - 30 Aprile 2012

1. Produttività e crescita economica
In Italia e in Europa si ripete come un mantra la necessità di accompagnare la crescita al risanamento dei conti pubblici. La crescita economica è riconducibile a molte e complesse fonti. Secondo molti economisti, una delle più importanti è l’aumento della produttività globale, sebbene i meccanismi che legano questa alla crescita siano diversi a seconda della prospettiva di analisi adottata.[1] Proprio con lo scopo dichiarato di innalzare la produttività italiana e, in questo modo, di spingere la crescita, da tempo entrambe stagnanti, è stata presentata dal ministro Fornero una proposta di riforma del mercato del lavoro. La logica sottostante a tale riforma, in accordo con il senso comune del mainstream economico e politico, è che il declino della produttività in Italia dipende da un mercato del lavoro troppo poco deregolamentato. A nostro avviso si tratta di una logica non solo errata ma anche controproducente. […]
http://www.economiaepolitica.it/index.php/lavoro-e-sindacato/perche-la-riforma-fornero-va-contro-produttivita-e-crescita/ 

A mia volta, ripropongo:
Produttività. [*]
Provo a fare qualche notazione:  a) “La produttività è il rapporto tra la quantità o il valore del prodotto ottenuto e la quantità di uno o più fattori, richiesti per la sua produzione”.Quello più oggettivo – diciamo così - è il rapporto tra quantità, perché prescinde dal prezzo-ricavo: ad esempio, il rapporto tra quantità di autovetture o frigoriferi o libri o computer prodotti ed il numero di unità lavorative (o meglio, le ore lavorate) impiegate nella produzione (prescindendo dalla cause, non tutte addebitabili ai lavoratori dipendenti, segnalo ad esempio che lo stabilimento polacco della FIAT produce da solo un numero di autovetture pari a quelle globalmente prodotte da tutti gli stabilimenti italiani della stessa FIAT).
b) E’ importante notare che, almeno teoricamente, dal livello di produttività e dal suo incremento nel tempo dipendono sia il livello dei salari che il loro aumento.
c) E’ quasi superfluo altresì rilevare che il livello del prezzo-ricavo (cioè di vendita) o del valore aggiunto, che è la “differenza tra il valore della produzione di beni e servizi conseguita dalle singole branche produttive e di quelli consumati (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti da altre unità produttive”) [2] di norma, in un mercato concorrenziale, rispecchia anche sia il livello qualitativo che il contenuto tecnologico dei prodotti, frutto, da un lato, della politica industriale di un Paese; dall’altro, della Ricerca&Sviluppo (R&S) sia privata che pubblica (v. al riguardo differenze tra Italia e Germania, entrambi Paesi a forte vocazione manifatturiera).
[*] ISTAT - Produttività http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_3.html 
[**] ISTAT – Valore aggiunto http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_1.html 

Sempre a proposito di produttività.
Nei miei corsi di formazione aziendali rivolti a figure di vario livello e persino laureati e capi d’azienda (piccola), quasi all’inizio del corso, non mancavo mai, qualunque fossero i destinatari, di chiarire il significato dei termini efficacia ed efficienza (e qualità ed economicità).
Ma prima lo chiedevo: quasi nessuno sapeva rispondere con precisione.
Efficacia ed efficienza sono (o dovrebbero essere) due concetti molto noti nel mondo del lavoro. Etimologicamente, per efficacia si intende la capacità di produrre un effetto, di raggiungere un determinato obiettivo, mentre per efficienza la capacità di raggiungerlo con la minima allogazione possibile di risorse (anche il termine economicità, non tutti lo sanno, ha un significato analogo).

Università Partenope
Efficienza, efficacia, economicità (riferite alla mamma e alle pizze)
http://www.economia.uniparthenope.it/modifica_docente/scaletti/ECONOMIA_AZIENDALE_-_9_CFU_-_A.A._2008-2009_LEZ_03.PDF 

Ed infine allego questo mio vecchio commento con un articolo di Sbilanciamoci.info, che sostiene la stessa tesi dell’articolo di Domenico Moro linkato più sopra:
Qual è la causa e quale l’effetto? Qual è la relazione del sottoutilizzo in Italia del capitale umano qualificato e/o della sua bassa remunerazione – in assoluto e comparativamente agli altri Paesi - con l’evoluzione del PIL? 
Da questa interessante ed acuta analisi di Sbilanciamoci.info, “La Lombardia che si allontana dall'Europa”, ricavo:
“la correlazione tra produzione e occupazione, come investimenti e pil, mostra come le riforme del mercato del lavoro degli anni ’90 e quelle di “mercato” realizzate in Italia sono state efficaci solo a margine del sistema economico e del lavoro, cioè le misure adottate dai governi nazionali dell’Italia hanno consolidato la debolezza di struttura del paese, e paradossalmente inibito le necessarie azioni di cambiamento di struttura necessari per una regione importante come la Lombardia”. 
E poi: “Infatti, i provvedimenti legati al mercato del lavoro per“flessibilizzare” lo stesso lavoro dal lato dell’offerta si è tradotto in un allargamento del tasso di occupazione per le figure che intrinsecamente producono meno valore aggiunto. Se il pil cresce poco all’aumentare dell’occupazione vuol dire che si producono beni e servizi a basso valore aggiunto, oppure che i redditi di ingresso dei nuovi occupati sono molto bassi. Forse la riflessione non è nuova per gli economisti, ma la profondità e drammaticità dell’attuale situazione ha caratteristiche abbastanza inedite”. 
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-Lombardia-che-si-allontana-dall-Europa-8154 

Ps:
Economia in 100 parole: CLUP
http://facileconomia.altervista.org/Dizionario-Economia-Significato/15-clup.html

Confindustria
IL "CLUP" E LA VERA COMPETITIVITA' DEL PAESE
Roma, 21 Ottobre 1999
http://www.confindustria.it/AreeAtt/DocUfPub.nsf/0/4B9B797603B6B08CC1256ACB00500149?openDocument&MenuID=A6AD7AB9EF265258C1256EFB00358600

  

Riporto, sul caso FIAT, il commento - come al solito concreto, fondato sui dati di fatto, a 360 gradi, senza indulgenze per gli attori in gioco e corredato di una proposta finale - di Massimo Mucchetti:

"Il futuro sostenibile (o no) dell'auto"
16 settembre 2012
http://www.corriere.it/economia/12_settembre_16/futuro-sostenibile-auto-fiat_6cb4b4a2-ffc7-11e1-8b0a-fcb4af5c52c7.shtml


Aggiornamento:

La produttività, il tempo e la confusione di Squinzi
di Sergio Bruno   14 ottobre 2012
L’incultura dominante insiste sul fatto che dalla crisi si esce lavorando di più. Ma in questo modo si ignora che cosa sia la produttività, che cosa la possa migliorare, gli orizzonti temporali degli investimenti. e il ruolo delle politiche
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-produttivita-il-tempo-e-la-confusione-di-Squinzi-15133 

Fumus productivitatis
Il dibattito sulla produttività va avanti da molto tempo, ma sempre nella confusione e avvolto dalle mistificazioni. Il problema deriva da un complesso insieme di fattori, tra i quali la flessibilità del lavoro non è certo quello prevalente. Nell’ultimo anno, per esempio, il costo del lavoro per unità di prodotto è aumentato, ma la causa è nelle dinamiche provocate dalla crisi
Rosita Donnini e Valerio Selan
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id=1558


Post collegato:

Trasformazione epocale da governare al meglio
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753469.html



 

Trasformazione epocale da governare al meglio


11 settembre 2012   Alcoa   Per chi sarà caldo l’autunno   Mariantonietta Colimberti
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137037/per_chi_sara_caldo_lautunno
link sostituito da:
http://europa.dol.it/dettaglio/137037/per_chi_sara_caldo_lautunno


Soltanto l’autunno?

1. Nel 1700, la Cina era il Paese più ricco del mondo e l’India (Indostan) tra i più ricchi. Il pendolo della storia ha ripreso ad oscillare verso l’Oriente.

Mi meraviglio che parecchi non vedano (o non vogliono vedere?) la complessità (anche se ormai è piuttosto semplice da interpretare) del mondo in cui viviamo, investito da un planetario processo di riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere, con conseguenti morti e feriti nel nostro campo, che non può – se non riusciamo a correre ai ripari – non innescare una lotta darwiniana, dove un’esigua minoranza – aiutata da milioni di utili idioti, parte ben retribuita, la più parte gratis – detta le regole del gioco, in parte con motivazioni egoistiche e predatorie, ma in parte – ed è questo il punto – per far fronte alla nuove, mutate condizioni della competizione mondiale.

Messo sull’avviso da un’affermazione, a “Ballarò”, del pragmatico Diego Della Valle, io da 2 anni scrivo che l’attuale crisi sarà dura e lunga (almeno 15 anni), poiché, appunto, riflette il riequilibrio in ambito planetario della produzione, della ricchezza e del benessere.

Per la Cina, sta succedendo quello che successe 30 anni fa col Giappone: all’inizio copiavano i prodotti occidentali, vendendo a prezzi inferiori potendo anche contare su salari bassi, poi piano piano, nell'arco di una decina d'anni, aumentarono sia la qualità che i costi di produzione e quindi i prezzi di vendita (ora i salari giapponesi - ma anche i prezzi interni - sono comparativamente altissimi); succederà la stessa cosa con la Cina, ma il processo di allineamento dei costi di produzione e dei prezzi di vendita sarà più lungo (almeno una quindicina d'anni) perché i Cinesi sono 1,3 mld (contro i 100 mln circa di Giapponesi) e quindi hanno un serbatoio di manodopera a bassissimo costo da cui poter attingere molto più cospicuo.

Si tratta di governare al meglio questo processo che sta arricchendo un’esigua minoranza ed impoverendo tutti gli altri. I nemici della regolazione razionale ed equa sono, in Italia, sia il 10% di popolazione che detiene il 45% della ricchezza nazionale – il che è normale – sia quel certo numero di “utili idioti” ben retribuiti al loro servizio – il che è comprensibile -, sia, purtroppo, la massa di milioni di “utili idioti” che gratuitamente appoggiano la politica economica di destra, dettata dal e nell’interesse del 10% predetto, e che, chissà perché, come scriveva Einstein a Freud, chiedendogli lumi, a proposito della guerra, appoggiano decisioni  che vanno contro il loro interesse. 

2. Quando a 49 anni sono stato messo, assieme ad altre migliaia di colleghi della nostra grossa azienda, in mobilità, mi sono dato da fare e, pur non avendone (quasi) nessuna attitudine, mi sono imbarcato in un’attività in proprio, e per 15 anni ho dovuto battagliare, ed è stata dura; e non mi sono messo ad imprecare contro il sistema, il destino, il mercato, la CEE, la Cina, ecc. Per cui io ora ho acquisito una mentalità poco pietosa. Anche con quelli come gli operai FIAT o dell’ALCOA, alle prese, i primi, con un processo di ridefinizione (= ridimensionamento) delle loro condizioni di lavoro; i secondi, da una probabile chiusura se non interviene lo Stato (cioè noi tutti) con sussidi.

Se si guarda indietro, questo è sempre avvenuto, almeno per le grosse aziende tipo la FIAT. Anche per questo si è accumulato un enorme debito pubblico. Ma ora?

Quando, nel 2010, dopo già 2 anni di stasi della mia attività autonoma a causa della terribile crisi e per altra causa di forza maggiore, mi sono visto, come altre migliaia di pensionandi,  procrastinare di botto di 12 mesi il mio pensionamento dal governo Berlusconi-Tremonti-Sacconi con la L. 122/2010 (ma in effetti 4 mesi erano stati decisi dal governo amico Prodi-Damiano con la L. 247/07), non ho ricevuto alcuna solidarietà (a parte lo sciopero inefficace della sola CGIL) e me la sono dovuto cavare da solo, tirando la cinghia e indebitandomi.

3. Io sono molto favorevole ad un’azione dal basso. Ma credo anche, realisticamente, che noi tutti ed in particolare i nostri giovani, educati da madri (e padri) mammone, non siamo capaci di reggere una lunga ed efficace azione di lotta.

Resta, allora, la strada maestra del controllo, totale o parziale, della stanza dei bottoni: la politica, allargata ai soggetti ed agli organismi che studiano, elaborano, attuano le linee guida, le strategie, i programmi, gli assetti organizzativi (risorse umane, risorse materiali ed infrastrutture). Come ho scritto domenica 9 (cfr. http://cesaredamiano.wordpress.com/2012/09/09/domenica-9-settembre-vi-segnaliamo-in-edicola/), in chi dobbiamo e ci conviene confidare se non nel PD (e nel centrosinistra)? “Perché sono certo (non al 100% ma almeno al 51%) che un governo di centrosinistra realizzerà una effettiva politica redistributiva e che non succederà, come con il governo Berlusconi-Tremonti-Sacconi, che un comma dell’art. 12 del DL 78/2010 (L. 122/2010), varato dal governo di destra Berlusconi-Tremonti, imponga a me, allungando di 12 mesi l’età di pensionamento per tutti, inclusi i disoccupati e gli inattivi, una trattenuta del 100% sul mio reddito pensionistico annuo, mentre ai miliardari e ai milionari lo stesso decreto NON ha chiesto – letteralmente! – neppure un centesimo; o che avverrà (quasi) la stessa cosa, moltiplicato per 2, 3, 4 o 5, come è successo con la riforma Fornero con gli “esodati’”, e, come io sto scrivendo da mesi, anzi da 2 anni!, i DISOCCUPATI.

Almeno un governo di centrosinistra, anche se colpevolmente non esenta i disoccupati (!), non se la piglia soltanto col ceto medio-basso e persino coi poveri, ma bussa prima e soprattutto (come è sempre successo) alla porta dei ricchissimi, dei ricchi e dei benestanti.  

Ps: Per le cose da fare (e le potrà fare soltanto il prossimo governo di centrosinistra!), la soluzione è in Italia, ma soprattutto in Europa, cfr.:

inviato il 12/6/2012 alle 13:54 
domandeamonti@repubblica.it
Egr. Sig. Presidente,
Come non si possono fare le nozze coi fichi secchi, così non si può stimolare la crescita senza risorse finanziarie. La crisi economica è dura e sarà lunga (almeno 15 anni), poiché riflette il riequilibrio in ambito planetario della produzione, della ricchezza e del benessere. Occorre perciò un punto di vista da economia di “guerra”.
Passera e Squinzi ovviamente lo sanno bene, altrettanto Alesina e Giavazzi o il “Corriere della Sera”, ma fanno gli gnorri o gli utili idioti (gli riesce sempre molto bene quando si tratta di tutelare i poteri forti).
Provo a sintetizzare:
1) E’ stata varata, con la Monti-Fornero, l'ottava riforma delle pensioni dal 1992, (cfr. [1] nota 1). Tutte insieme produrranno nei prossimi decenni risparmi per centinaia di miliardi. Neppure un centesimo di questi ingentissimi risparmi è previsto andrà a ridurre le disuguaglianze o finanziare ammortizzatori sociali universali - rispettivamente, tra le maggiori (cfr. [1], nota 11) e tra i più bassi in ambito OCSE, come rammentato più volte (anche nella Lettera della BCE, cfr. [1], nota 4) da Mario Draghi -, o finanziare direttamente la crescita, ma alimenterà l’avanzo primario.
2) I risparmi dalla “spending revuew” che possono venire non certamente dalla ulteriore riduzione delle auto blu (che avrebbe però un valore simbolico), ma da una significativa riduzione della voce “beni e servizi”, che cifra complessivamente 140 mld (ci sta pensando il commissario Enrico Bondi), e dai trasferimenti/agevolazioni fiscali alle imprese ed ai redditi alti, serviranno ad evitare l’aumento dell’IVA.
3) Le risorse per la crescita (e per la riduzione del debito e conseguente riduzione degli interessi) possono venire soltanto prendendoli da quelli che i soldi ce li hanno, dopo che gli oltre 200 mld di manovre finanziarie varate negli ultimi 2 anni sono stati addossati in gran parte sui ceti medio-bassi e persino sui poveri (la spesa sociale dei Comuni e delle Regioni è stata tagliata dal governo Berlusconi-Tremonti del 90%), e cioè:
all’interno, a) dall'introduzione di un'imposta patrimoniale ordinaria (e/o prestito forzoso) sui grandi patrimoni, proposta persino, nel settembre scorso, dalle associazioni degli imprenditori (cfr. [1], nota 16), proprio come contropartita della riforma del lavoro e delle pensioni di anzianità; ma, comesi dice, "passata la festa, gabbato lo santo"; b) dalla ritassazione una tantum dei capitali scudati e dalla tassazione di quelli esportati in Svizzera; c) da una maggiore contribuzione dei redditi alti ai servizi pubblici; d) da un aumento dell’IVA sui beni di lusso; e) dalla lotta all’evasione fiscale e contributiva; f) da una lotta alle false indennità d’invalidità (la cui spesa è pari complessivamente a 16 mld, incluse le indennità di accompagnamento);
- all’esterno (UE), a) dal varo dei project bond e degli EuroUnionBond (v. [1], nota 12); e b) dall’introduzione della TTF, approvata nel lontano marzo 2011 dal Parlamento europeo (v. [1], nota 13).
[1] APPUNTO DOPO LE LETTERE DELLA BCE AL GOVERNO E DEL GOVERNO ALL’UE 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2695770.html 
(firma)

Post collegati:

La globalizzazione non è un gioco equo
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760049.html

Promemoria delle misure anti-crisi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761788.html

 

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da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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