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Ricchi e poveri


Carlo Clericetti  26 MAG 2016

Usa, per il 90% reddito fermo da 40 anni


Ricchi e poveri

Si tratta semplicemente della antichissima guerra tra i ricchi e i poveri, ed i ricchi, resisi conto che nel “trentennio d’oro” erano diventati meno ricchi ed i poveri meno poveri, dopo averlo fortemente voluto, pianificato, organizzato ed attuato a partire dalla fine degli anni '70 del secolo scorso, hanno stravinto. Controllando, com'era nei loro piani, in primo luogo l'università e la tv, veicoli principe dell’“indottrinamento” delle élite e della “manipolazione” delle masse.[1]


Neo-liberismo

Università che hanno approntato la base teorica della rivincita del ceto dominante: il neo-liberismo, che è l’ideologia al soldo dei ricchi e dei potenti, una religione[2] fallace[3] propalata dai loro sacerdoti-utili idioti (docenti universitari, maitre à penser e adepti plagiati).

Tale ideologia domina da 30 anni e ne fanno parte tantissimi che occupano posizioni apicali di Istituzioni pubbliche capaci di incidere anche pesantemente sulla vita di centinaia di milioni di persone.
Soltanto il controllo delle Università e dei media e l’ammuina dei non ricchi rendono possibile il dominio di un’infima minoranza di straricchi potenti, egoisti, bulimici e spietati sul resto dell’umanità.
E, soprattutto, la connivenza o almeno la corrività dei rappresentanti politici, socialisti inclusi.


Unione Europea

Anche l’Unione Europea è stata marchiata a fuoco dallo stigma dello stesso peccato originale: tutta la costruzione europea è determinata, non dal Manifesto di Ventotene del massone progressista Altiero Spinelli e altri, ma dal progetto conservatore e neo-oligarchico dei massoni Kalergi, Monnet, Schumann e altri, con un’impostazione liberistica e deregolamentata del mercato, un parlamento europeo privo di poteri e la prevalenza della burocrazia.

Ma… Contrariamente a quel che sostengono esperti come Barra Caracciolo, che danno un’interpretazione pessimistica e ribaltata, ma poi aggiustano il tiro,[4] a mio avviso gli attuali Trattati europei (TEU e TFUE), vedi in particolare l'art. 3, permetterebbero già ora di concretizzare, in parte, la visione democratica, liberale, solidale, a favore del popolo europeo del Manifesto di Ventotene di Spinelli e NON quella neo-oligarchica, liberista e burocratica dei massoni reazionari Kalergi, Monnet, Schumann. Infatti, “Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei”.[5]


La presa della Bastiglia

Purtroppo, i partiti e gli intellettuali eterodossi si trastullano con gli inutili appelli e non seguono la strada maestra del ricorso alla legge. Le teste pensanti di stampo progressista - massoni e non - ci sono ancora; ed hanno l'appoggio di milioni di individui chini come me sulla tastiera del pc. Mancavano le braccia per dare l’assalto alla Bastiglia. Ora si può sperare che o i Francesi riprendano la Bastiglia e caccino il mediocre e colluso Hollande, che fa da chaperon[6] alla egemone Merkel, o i Sanders e i Corbyn conquistino democraticamente il potere. E portino, non la ghigliottina per i ricchi, ma semplicemente e “rivoluzionariamente” un nuovo trentennio d’oro, con più giustizia sociale, il ripristino dell’aliquota marginale del 92% d’imposta sui redditi (decisa negli anni cinquanta del secolo scorso dal conservatore Eisenhower!), un’imposta patrimoniale sia ordinaria che straordinaria sui ricchi per semplice equità, e la riduzione della finanza – adeguatamente ri-disciplinata[7] - da padrona del mondo al suo ruolo ancillare dell’economia.



[2] La religione neo-liberista


[3] L’economia neoclassica: una pseudoscienza. Una discussione tra Sylos Labini e Boldrin


[4] Helicopter money. Le soluzioni nascoste, ma non troppo, nei "poteri impliciti"

di Quarantotto

01 Maggio 2016


[5] Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei


[6] UE, classifica (personale) dei mediocri


[7] Bill Clinton, il liberista

Pubblicato da keynesblog il 16 maggio 2016



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Finanza, l’UE ha battuto un colpo

 
mercatiMifidUnione europea di Andrea Baranes
Finanza, l'Europa batte un colpo
16/01/2014
Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio, è stata approvata la Mifid, la Direttiva europea che dovrebbe regolamentare il mercato finanziario. Per il Financial Times si tratta della più grande riforma dei mercati dall'inizio della crisi. Un bicchiere mezzo pieno, anche se molto rimane da fare
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Finanza-l-Europa-batte-un-colpo-21711
link sostituito da:
http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Finanza-l-Europa-batte-un-colpo-21711.html 

Bene! Finalmente! Questa volta, anziché Barack Obama, l’uomo più potente del mondo, piuttosto deludente in materia di regolazione dei mercati finanziari (cfr. http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Tre-accordi-storici-e-discutibili-21598 link sostituito da: http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Tre-accordi-storici-e-discutibili-21598.html), a battere un colpo è stata l’UE!

Ad integrazione, per un utile ripasso, allego: 

“Promemoria delle misure anti-crisi”
[…]
B ) Regole per i mercati finanziari:
(a) separazione tra banche commerciali e banche d’investimento; [8]
(b) controllo dei capitali-ombra; [9]
(c) disciplina dei derivati, (d) vietandoli – assieme alle vendite allo scoperto – per i prodotti alimentari;
(e) regolazione severa delle vendite allo scoperto sui titoli pubblici; [10] ed infine 
(f) introduzione della TTF. [7]
[…]
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761788.html


Aggiornamento:

Direttiva 2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, relativa ai mercati degli strumenti finanziari e che modifica la direttiva 2002/92/CE e la direttiva 2011/61/UE Testo rilevante ai fini del SEE
http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex%3A32014L0065

MiFID II e MiFIR: la nuova Direttiva 2014/65/UE ed il nuovo Regolamento (UE) n. 600/2014
12/06/2014
http://www.dirittobancario.it/news/servizi-di-investimento/mifid-ii-e-mifir-la-nuova-direttiva-201465ue-ed-il-nuovo-regolamento-ue-6002014
 
La Ue rinvia Mifid 2 al 2018
Beda Romano 11 febbraio 2016
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-02-11/la-ue-rinvia-mifid-2-2018-063929.shtml

 
Post collegato:

La vittoria di Obama ed il calo di Wall Street
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760830.html 


Dialogo sulla globalizzazione ed altro

 

A fini di archivio e di divulgazione, riporto una discussione - che forse vale la pena di leggere tutta - tra me, il dotto Valerio_38 ed altri sul tema della globalizzazione ed altro, svoltasi nel blog di PGO su “Repubblica” in “Le carte in tav-ola” http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2011/06/28/le-carte-in-tav-ola/,  già pubblicata in parte in La globalizzazione non è un gioco equo http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760049.html.

Cliccando sulla data, si apre il commento originale.

 

 

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valerio_38 30 giugno 2011 alle 11:18

@Piergiorgio Odifreddi, post del 29 giugno 2011 alle 21:13

Capisco la necessità della concisione, ma la sua risposta a perelman mi sembra francamente abborracciata.
Berlusconi è presidente del consiglio “non perché turlupina le vecchiette”? No, caro Odifreddi, al massimo Berlusconi è presidente del consiglio NON SOLO perché turlupina le vecchiette…., però lo è ANCHE PERCHE’ le vecchiette le ha turlupinate e vorrebbe tanto continuare a farlo.
Perché, caro Odifreddi, gli industriali, i commercianti e i ceti che Berlusconi può sperare di accontentare con le sue mance non sarebbero stati sufficienti a dargli la maggioranza che ha avuto. C’è stata, le statistiche lo dimostrano, una frazione notevole di elettorato popolare che, pur avendo solo da perderci, lo ha votato (e potrebbe continuare a votarlo), proprio perché turlupinata dai lustrini delle sue televisioni (e dalla presa che ha subito stretto attorno alla TV pubblica, non appena ne ha avuto il destro).
Quanto alla lega, per quanto io condivida il suo rigetto morale, penso che considerarla rappresentante di “piccoli uomini razzisti e xenofobi” non aiuti a esorcizzare un problema gigantesco. La lega strumentalizza una reazione che c’è, una reazione ideologica a cause materiali, reazione che non è frutto di preconcetti ideologici (in altre parole, anche la lega turlupina una frazione del suo elettorato).
L’immigrazione incontrollata C’E’ e ha conseguenze MATERIALI, e sono queste conseguenze materiali che consentono alla lega di fare presa con la sua agitazione “xenofoba”. E’ l’immigrazione eccessiva e incontrollata (un fenomeno materiale, che esiste) che ha suscitato una reazione istintiva di autodifesa (fenomeno ideologico) in estesi strati popolari.
Se lei sussume questa reazione nella categoria “razzismo e xenofobia” (come se fosse un atteggiamento artificiale, associato indissolubilmente a “piccoli uomini razzisti e xenofobi“, senza alcuna causa materiale sottostante) scambia le cause con gli effetti.
Per estesi ceti popolari l’immigrazione incontrollata ha comportato una pressione al ribasso sui salari e peggiori condizioni di lavoro, perché il lavoro nero (che ruota attorno all’immigrazione incontrollata, e che spesso è offerto dagli stessi piccoli imprenditori di simpatie leghiste) ha proprio questo preciso effetto materiale.
In un quadro di insicurezza generale del lavoro manuale, di precarietà delle giovani generazioni, di progressivo (e apparentemente inarrestabile) smantellamento di tutele che sembravano acquisite, sarebbe strano che questi effetti materiali non provocassero reazioni a livello ideale.
Insomma: la lega è, a suo modo, un termometro che segnala l’esistenza di profonde tensioni sociali. Bisognerebbe avere il coraggio di guardarci dentro, di scandagliarne le cause e cercare di rimuovere QUELLE cause, non illudersi di poter contrastare la propaganda xenofoba della lega rimanendo soltanto al livello simbolico/ideologico.
Per i burocrati di Bruxelles, entusiasti promotori della ortodossia neoliberale, sussumere nella categoria “razzismo e xenofobia” le reazioni popolari all’immigrazione incontrollata è un’ottima foglia di fico per mascherare il reale obbiettivo delle loro politiche: comprimere i salari (ovviamente “per rendere l’Europa più competitiva”). Ma per un intellettuale schierato a sinistra, limitarsi a suonare lo spartito di Bruxelles mi sembra un po’ riduttivo.
La lega racconta la favola che l’immigrazione incontrollata si combatte rendendo dura la vita all’immigrato. Chi si oppone alla lega, invece che impostare una battaglia puramente ideologica contro “razzismo e xenofobia”, basata sulle giaculatorie “accoglienza e multiculturalismo” (come se queste giaculatorie potessero rendere la vita meno dura agli immigrati), non farebbe meglio a porsi il problema di rendere materialmente dura la vita ai DATORI DI LAVORO che impiegano lavoro nero?
Se l’immigrazione lavora in nero è perché qualcuno quel lavoro nero lo offre, lo pretende, addirittura rifiuta di impiegare lavoratori con regolare cittadinanza italiana, perché potenzialmente in grado di “creare problemi” (poi arriva l’altra foglia di fico: “nessun italiano vuole più fare i lavori che fanno gli immigrati”).
Ma se i neoliberali nostrani (e i suoi entusiasti manutengoli, i Chiamparino e i Bonanni) sono impegnati a convincere i lavoratori Fiat che ha ragione l’aguzzino Marchionne, come potrebbero considerare disumano il lavoro nero e proporsi di combatterne le cause con leggi adeguate?

 

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vincesko 30giugno 2011 alle 12:14

@ Valerio_38 (11:18)
D’accordo quasi su tutto, ma equiparare Chiamparino al sedicente sindacalista (amico del filoconfindustriale Sacconi) Bonanni mi sembra francamente esagerato.

 

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valerio_38 30 giugno 2011 alle 13:56

@vincesko, post del 30 giugno 2011 alle 12:14

Forse non te ne sei accorto, ma in merito ai ricatti dell’aguzzino con maglioncino, Chiamparino ha assunto le stesse posizioni del “sedicente sindacalista (amico del filoconfindustriale Sacconi) Bonanni”, si è schierato con l’aguzzino. Che gli costava, in fondo? Sulle linee di montaggio non doveva certo andarci a lavorare lui. E dunque, vincesko, perché non ti fai qualche domanda scomoda, qualche volta? Usiamo pure il tuo linguaggio da San Vincenzo, se vuoi, ma prova, una buona volta, a rispondere a una domanda come questa: Se “la divisione oggi passa fra chi difende i ricchi (pochi) e chi difende i poveri (tanti)”, e tu ritieni che chi è di sinistra debba schierarsi dalla parte dei poveri (tanti), com’è che il tuo diletto Chiamparino (che dovrebbe condividere questa tua opzione) è così spesso schierato con i ricchi (pochi)?

 

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vincesko 30 giugno 2011 alle 15:28

@ Valerio_38 (13:56)

1. Premetto che di ‘diletto’ non avevo neppure mio padre e mia madre, quando erano vivi (nel senso che io non faccio sconti a nessuno), figuriamoci il pragmatico compagno Chiamparino, del quale mi limito ad esaminare le scelte, talora condividendole, talaltra no.

2. Mi meraviglio che una persona dai ragionamenti sofisticati come te non veda (o non voglia vedere?) la complessità (anche se ormai è piuttosto semplice da interpretare) del mondo in cui viviamo, investito da un planetario processo di riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere, con conseguenti morti e feriti nel nostro campo, che non può – se non riusciamo a correre ai ripari – non innescare una lotta darwiniana, dove un’esigua minoranza – aiutata da milioni di utili idioti, parte ben retribuita, la più parte gratis – detta le regole del gioco, in parte con motivazioni egoistiche e predatorie, ma in parte – ed è questo il punto – per far fronte alla nuove, mutate condizioni della competizione mondiale.

3. Quando a 49 anni sono stato messo, assieme ad altre migliaia di colleghi della nostra grossa azienda, in mobilità, mi sono dato da fare e, pur non avendone (quasi) nessuna attitudine, mi sono imbarcato in un’attività in proprio, e per 15 anni ho dovuto battagliare, ed è stata dura; e non mi sono messo ad imprecare contro il sistema, il destino, il mercato, la CEE, la Cina, ecc. Per cui io ora ho acquisito una mentalità poco pietosa. Anche con quelli come gli operai FIAT, alle prese con un processo di ridefinizione (= ridimensionamento) delle loro condizioni di lavoro, dettato dalla nuova situazione.

4. Chiamparino, posto di fronte alla scelta di accettare le condizioni – in parte obbligate – imposte dalla FIAT oppure vedere probabilmente delocalizzare l’azienda e perdere conseguentemente tutti i posti di lavoro (incluso l’indotto), ha scelto il male minore.

5. Sono sicuro converrai con me che il governo di questo processo non può essere al livello della FIAT, ma del governo nazionale e soprattutto UE. E’ qui che si gioca la partita, dove alcuni giocatori tendono a giocare sporco, potendo coi loro enormi mezzi decidere le regole di gioco ed influenzare le decisioni arbitrali. Ma credo che anche loro hanno capito che non possono tirare troppo la corda. Bisogna evitare di fare ammuina tra i milioni in basso e creare quella pressione indispensabile acché il gioco sia il più equo possibile.

 

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vincesko 30 giugno 2011 alle 16:33

PS:
Prendendo spunto da un servizio appena trasmesso da Radio3-Fahreneit, riporto una lunga ed interessante intervista al propugnatore della de-globalizzazione, Walden Bello:

Walden Bello, scrittore ed accademico filippino, e’ uno dei maggiori critici della globalizzazione e delle derive finanziare del nostro mondo. L’ho incontrato alcuni mesi fa nel suo ufficio di Manila.
http://silvestromontanaro.com/post/2734067473/deglobalizzare-intervista-a-walden-bello

 

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vincesko 30 giugno 2011 alle 16:38

PPS:
Walden Bello: de-globalizzazione, unica salvezza
http://www.libreidee.org/2009/07/walden-bello-de-globalizzazione-unica-salvezza/

 

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valerio_38 30giugno 2011 alle 17:32

@vincesko, post del 30 giugno 2011 alle 16:38

Ottima segnalazione. Ma come fai convivere Walden Bello con la rocciosa fiducia nelle magnifiche sorti e progressive della globalizzazione (e nella possibilità di governarla democraticamente) che ha pervaso, finora, i leader del PD?

 

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vincesko 30 giugno 2011 alle 19:22

@ Valerio_38 (17:32)

Io non credo che i leader del PD (partito composito, che alberga posizioni variegate) siano ora sostenitori acritici della globalizzazione. Ho piuttosto l’impressione che prevalga il ragionamento di Romano Prodi che la considera ineluttabile e quindi ne vede soprattutto i vantaggi da cogliere, non nascondendosi certamente gli svantaggi. Il problema, come dice Walden Bello (e come sostengo anch’io da tempo, visto che ne ho conosciuto le tesi poco fa) è che è necessario un movimento di popolo dal basso (che invece finora ha costituito la massa di utili idioti a loro favore) per vincere la pretesa di 4 gatti potentissimi, ricchissimi, avidissimi e spietatissimi di decidere la “schiavizzazione” del resto dell’umanità.

Ma il popolo italiano (come gli altri popoli occidentali) non può reggere altri 15 anni (durata probabile perché la legge dei vasi comunicanti produca il livellamento dei salari e degli assetti normativi sul lavoro) in una crisi economica devastante. Già ora, come s’è visto dai risultati elettorali e referendari, c’è sia una diversa consapevolezza del problema, sia, soprattutto, un più forte e diffuso spirito di reazione.

Ciò che mi preoccupa leggendo l’intervista a Walden Bello è che egli, a differenza di ciò che penso io, è che ritiene impossibile una soluzione socialdemocratica alla globalizzazione: “Quelli che sostengono «la globalizzazione è irreversibile, dobbiamo soltanto umanizzarla» si illudono: è impossibile umanizzare la globalizzazione, dovremmo piuttosto capovolgerla.”

Intanto, in attesa dell’eventuale de-globalizzazione, un bel compito si presenta ai leader del PD e a tutti gli altri leader di sinistra europei: rendere più equi gli scambi commerciali con i Paesi emergenti; fare pressione per ottenere un miglioramento dei loro salari e condizioni di lavoro; distribuire i sacrifici da noi in modo equo. Ma bisognerà smettere la nostra abitudine all’ammuina e pungolarne e sostenerne l’azione.

 

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valerio_38 30 giugno 2011 alle 22:05

@vincesko, post del 30 giugno 2011 alle 19:22

Mi fa piacere che la lettura dell’intervista a Walden Bello ti abbia aperto gli occhi (probabilmente solo un po’, ma è sempre un passo avanti). Ma ti inviterei a riflettere più a fondo sulle conseguenze delle considerazioni che Bello fa in quella intervista.
La globalizzazione non è un fenomeno atmosferico.
Un fenomeno atmosferico ha cause che sfuggono al nostro controllo, per cui è ineluttabile e si può solo cercare di ripararsi dagli effetti (e non c’è bisogno di Prodi per saperlo).
La globalizzazione, invece, è la conseguenza di scelte politiche consapevoli, dunque ha dei padri con nome e cognome ed è troppo comodo, dopo averla scatenata, venirci a raccontare che è ineluttabile (come proclama Prodi, forse perché ne ha condiviso una qualche responsabilità, visto che ha svolto il ruolo di consulente per Goldman Sachs) e che “bisogna governarla”.

Qualche elemento per identificare gli apprendisti stregoni della globalizzazione è fornito da un interessante passo di Luciano Gallino (Finanzcapitalismo, Einaudi 2011, pagg. 69-74). Il tetso è piuttosto lungo, chiedo scusa. Un altro passo, altrettanto illuminante puoi leggerlo al termine degli interventi sul precedente post di Odifreddi.

DOV’ERANO LE REGOLE E I REGOLATORI?

Al contrario di quanto solitamente si legge, la liberalizzazione dei movimenti di capitale non è stata un’invenzione dovuta esclusivamente a economisti, banchieri e politici americani, che gli europei in subordine hanno poi subito o imitato. Una spinta autonoma in tale direzione, e di grande forza, è provenuta dall’Europa occidentale.
Meno che mai risponde a verità che le sinistre europee siano state travolte da un processo di troppo superiore alle loro capacità di resistenza. La globalizzazione finanziaria è decollata grazie a contributi fondamentali di politici e partiti che si reputavano di sinistra; il che costituisce, a posteriori, un paradosso a fronte di un processo mondiale che è stato condotto palesemente in funzione antioperaia. Però codesti precedenti spiegano anche il fascino che la mitologia neoliberale o liberista ha avuto agli occhi della «nuova sinistra» britannica, tedesca, italiana, ivi compresi non pochi già appartenenti ad auto-estintisi partiti comunisti.

Della liberalizzazione dei capitali sono stati protagonisti soprattutto alcune personalità della politica e dell’economia francesi, tra i quali ho già citato il presidente François Mitterrand, che prima era stato per dieci anni segretario del partito socialista, e il suo ministro dell’Economia e delle Finanze, poi presidente della Commissione Europea Jacques Delors, parimenti socialista. Ad essi si possono aggiungere Michel Camdessus, iperliberale nominato proprio da Mitterrand governatore della Banca di Francia (1984-87), e di lì transitato alla testa del Fondo Monetario Internazionale (1987-2000); Henri Chavranski, presidente dal 1982 al 1994 del Comitato per i movimenti di capitale e le «transazioni invisibili» dell’Ocse (espressione che pare quasi un’anticipazione della finanza ombra); Pierre Beregovoy, altro dirigente di primo piano del partito socialista convertitosi fervorosamente al liberismo,che ebbe poi modo di praticare nel ruolo sia di ministro dell’Economia e delle Finanze (1984-86, governo di Laurent Fabius; 1988-92, governo di Michel Rocard), sia come primo ministro (1992-93).
La conversione al neoliberalismo o liberismo dei massimi politici socialisti francesi venne sollecitata da una sconfitta. Fino al 1983 i francesi avevano tentato in ogni modo di ostacolare l’espatrio dei capitali nazionali all’estero, senza riuscirvi. In barba alle leggi e ai controlli vigenti, i patrons della finanza e dell’industria muovevano i capitali come e dove volevano. Tra il 1983 e il 1986 la dirigenza politica dell’Esagono mutò radicalmente di posizione: se i movimenti di capitale risultavano comunque incontrollabili, quanto invisibili, tanto valeva rendere esplicita e pienamente legalizzata la loro libertà di movimento.
Prendeva così corpo, accanto se non addirittura prima del più famoso Consenso di Washington, il Consenso di Parigi.
Dopo il 1986, si legge in un lungo saggio dedicato per intero a quest’altro consenso, «varie personalità francesi arriveranno a figurare in primo piano tra coloro che hanno reso possibile la globalizzazione come la conosciamo oggi… Non sono gli Stati Uniti che hanno condotto la battaglia per istituzionalizzare le regole e gli obblighi di un mercato finanziario liberale … I francesi non vi sono stati forzati dagli Usa; sono essi che hanno preso la testa del movimento»”.
La Germania e il Cancelliere Helmut Kohl furono sin dall’inizio i loro migliori alleati; la Commissione Europea guidata dal socialista Delors si adoperò con successo per coinvolgere nella liberalizzazione l’Italia, la Spagna e altri paesi.

Negli Stati Uniti la battaglia per liberalizzare i movimenti di capitale, adducendo in molti casi proprio l’esempio battistrada dell’Europa, ha preso soprattutto forma di smantellamento della legislazione che durante i primi due mandati presidenziali di Franklin D. Roosevelt (1932-1940) era stata introdotta per impedire alle banche e altre istituzioni finanziarie di operare con finalità speculative, largamente eccedenti la loro funzione primaria di sostegno dell’economia reale.
Il testo più importante di tale legislazione è stata la seconda legge Glass-Steagall, approvata nel giugno 1933 (una prima legge del 1932, proposta dagli stessi deputati, non ha lasciato molte tracce). La nuova legge vietava anzitutto alle banche commerciali di operare allo stesso tempo come banche di investimento; il pericolo essendo, quando le due attività fanno capo a una medesima società, che i depositi, garantiti dal governo, vengano utilizzati per operazioni ad alto rischio, le cui eventuali perdite non hanno alcun diritto a essere rimborsate a spese del contribuente. Inoltre diversi articoli della legge, insieme con altri testi legislativi cui rinviava, oppure emanati in seguito per completarla, vietavano di collocare fuori bilancio sia attivi che passivi; ostacolavano gli scambi di derivati al di fuori delle borse a fini speculativi; ponevano un freno all’ingigantimento degli enti finanziari mediante fusioni e acquisizioni. In altre parole la legislazione introdotta dal Congresso dopo la crisi del ‘29 impediva alle istituzioni finanziarie di compiere quasi tutti quei generi di operazioni che erano state all’origine della crisi di allora e lo sono state, su un piano ancora più ampio, di quella attuale.
Dopo anni di pressioni e di lobbying da parte delle grandi banche e compagnie di assicurazione, comprendenti anche il versamento di centinaia di milioni di dollari a favore delle campagne elettorali di politici sia repubblicani che democratici, oltre a numerosi interventi legislativi ad hoc che l’avevano ormai drasticamente depotenziata, la legge Glass-Steagall fu ufficialmente abolita nel novembre 1999. Strumento operativo della sua soppressione fu il Financial Services Modemization Act, nota anche come legge Gramm-Leach-Bliley dal nome dei suoi proponenti, firmata dal presidente democratico William J. Clinton. Essa rendeva nuovamente possibile alle banche di compiere tutte le operazioni ricordate sopra, a conferma del fatto che la memoria dei politici, e dei banchieri, è davvero corta.
Tra le altre numerose leggi di minor risalto che hanno totalmente liberalizzato le attività delle banche americane va ricordato il Commodity Futures Modemization Act (Cfma) del dicembre 2000, anch’esso firmato dal presidente Clinton. E stato principalmente il Cfma a spalancare le porte alla moltiplicazione senza limiti dei derivati trattati al di fuori dei mercati di borsa. Se ne giovò su larga scala, non da ultimo per truccare i bilanci societari, l’archetipo dei disastri industrial-finanziari degli anni 2000, la Enron.

La deregolazione delle attività degli enti finanziari, tanto quella compiuta in Usa a partire dalla presidenza Reagan (1981-1988) e dai governi di Margaret Thatcher nel Regno Unito (1979-1990), quanto quella avviata quasi contemporaneamente dalla Francia nella futura UE, presenta alcune caratteristiche che è utile, per comprendere le cause della crisi, annotarsi con cura. Innanzitutto essa rende evidente che deregolare non significa affatto abolire le regole in vigore, allo scopo di permettere ai suddetti enti di agire come gli pare. Significa piuttosto sostituire le regole esistenti con altre che allargano a dismisura il perimetro delle attività degli enti stessi, rendendo pienamente legali molti tipi di attività che senza le nuove regole potrebbero essere esposte a contestazioni sia da parte di qualche pignolo rappresentante della legge, sia dei risparmiatori; sia, ancora, da qualche istituzione concorrente. Nella realtà le regole «liberalizzanti» possono essere assai più complicate e lunghe di quelle vincolanti. Per dire, il Cfma americano del 2000, da cui sono discese le nuove generazioni di derivati, era soltanto un emendamento a una legge di per sé assai corposa, ma occupava ben 262 pagine.
In secondo luogo, sia cedendo a pressioni o lusinghe politiche, sia operando esse stesse come braccio politico, le autorità di sorveglianza – in primo piano la Fed e la Sec americane, ma anche la Banca d’Inghilterra e la connazionale Financial Services Authority (Fsa), nonché la Banca Centrale Europea -anziché badare all’applicazione delle regole in vigore, hanno sovente spianato la strada delle liberalizzazioni dando scarso peso ai pericoli che ad esse palesemente si accompagnavano, e non di rado ignorandoli del tutto. Quelli insiti nella bolla immobiliare, gonfiata anche dal predatory lending, ossia dai mutui non soltanto concessi con troppa facilità ma pure truffaldini, erano evidenti a molti osservatori fin dal 2003-2004. Del pari i medesimi enti hanno sottovalutato o ignorato i segnali di grave destabilizzazione del sistema finanziario che pure molti centri studi, facenti capo proprio all’establishment dell’alta finanza, avevano lanciato.
Allo stesso proposito merita ricordare i dettagliati rapporti della Banca dei Regolamenti Internazionali e, nientemeno, del World Economie Forum (Wef), un’associazione ultraliberale. In uno di questi, pubblicato nel gennaio 2007, il Wef sottolineava: «Negli ultimi dieci anni i prezzi delle case sono raddoppiati in termini reali sui mercati più maturi (e su alcuni mercati emergenti), spingendo i rapporti prezzo/reddito a livelli mai visti in precedenza. Molti esperti temono una caduta dei prezzi su larga scala, con differenti impatti sul consumo, la crescita economica e il prezzo di altri attivi». Nel rapporto il rischio che ciò accadesse era stimato sopra il 10 per cento (un livello da considerare altissimo: nessuno salirebbe su un’auto, un ascensore o un aereo di cui sapesse che ha il 10 per cento di probabilità di guastarsi in marcia); le perdite economiche conseguenti erano previste superare un trilione di dollari. Nonostante simili preavvisi, sia Alan Greenspan, l’ineffabile presidente della Fed che la bolla stessa aveva energicamente favorito con la sua politica monetaria, sia il suo successore Ben Bernanke, continuarono a ripetere che il mondo della finanza aveva raggiunto una tale maturità ed efficienza di mezzi da non aver più bisogno di alcuna regolazione da parte dello stato: era perfettamente in grado di regolarsi da solo.
Nel Regno Unito, ci volle l’assalto del pubblico agli sportelli della Northern Rock (settembre 2007) affinchè il Cancelliere dello Scacchiere (cioè il ministro delle Finanze) e la Financial Services Authority si rendessero conto che il tetto del sistema stava per crollare. Nell’eurozona la banca franco-belga Dexia è stata salvata dalla bancarotta nell’ottobre del 2008 con un esborso di 6,4 miliardi di euro (cui ha contributo anche il Lussemburgo). Anche in questo caso è difficile ammettere che le banche nazionali di Francia e Belgio non sapessero, da almeno un anno, che essa era in pericolo a causa delle massicce partecipazioni a banche di investimento straniere sull’orlo dell’abisso come la Lehman Brothers (che nell’abisso cadde appunto nel settembre 2008). Quanto alla Banca centrale europea, concentrata com’era nella sua battaglia contro improbabili rischi di inflazione, fino all’ultimo non sentì, non capi e non aprì bocca su quanto stava accadendo.

Si possono dare diverse spiegazioni del fatto che le massime autorità finanziarie internazionali sembrino non aver né visto né compreso l’avanzare della crisi, quando non l’abbiano addirittura favorito. La storia e i personaggi del trentennale processo di deregolazione, riassunto sopra, ne suggerisce una su tutte: in Usa come nella UE gli intrecci organizzativi, personali e ideologici tra finanza e politica, tra enti che dovrebbero essere regolati ed enti regolatori, tra cariche private e cariche pubbliche, sono stati e sono tuttora così stretti da rendere illusoria l’attesa che anche in vista della crisi la politica riprendesse una congrua misura di autonomia, se non di potere, rispetto alla finanza.

Concordo con te, vincesko: “ un bel compito si presenta ai leader del PD e a tutti gli altri leader di sinistra europei”.
Ma qui l’unico “che ha fatto ammuina”, almeno finora, sei tu. Possibile che il tuo intuito infallibile (”che sa fare 2+2 mentre gli intelligentoni no”) non si sia mai accorto che gli attuali leader del PD (e in particolare i miglioristi ex comunisti ai quali ti senti vicino, quelli che a Milano, ai tempi di “manipulite” erano sarcasticamente indicati come “piglioristi”, a significare la loro contiguità, anche “pragmatica”, con le peggiori abitudini del craxismo) hanno condiviso per due decenni (e condividono ancora) l’ideologia neoliberale che ha costituito il fondamento teorico della globalizzazione?
Speri di salvare il pollaio facendo appello alle volpi? Ma vincesko, ma dove hai vissuto finora?

 

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vincesko 1 luglio 2011 alle 00:27

@ Valerio_38 (30.6 22:05)

Documento interessante. Ma di nuovo, per la quarta o quinta volta in un mese, mi attribuisci una “colpa” che non ho. A tua discolpa, riconosco che tu non puoi sapere come compiutamente la penso, poiché frequento da poco questo blog, anche se… E perché non sai che io ho l’abitudine di fare l’avvocato del diavolo o limitarmi a giustapporre due tesi contrapposte sullo stesso tema per sollecitare il dibattito e chiarirmi ulteriormente le idee. Né puoi sapere che soltanto da 2 anni ho ripreso, dopo 30 anni, una qual certa attività politica, quasi tutta svolta nel web.
Ora, per “discolparmi”, riporto alcuni miei commenti ‘postati’ l’anno scorso in un circolo on-line del PD (ormai chiuso):

Permalink Risposto da Vincenzo su 25 Giugno 2010 a 18:04
Sullo stesso argomento e su altro.
Talora, trovo il compagno Alfredo Rechlin “troppo” intelligente. Come quando, qualche settimana fa, in un’intervista all’Unità, ha definito Pieluigi Bersani una brava persona, ma non un granché come segretario.
Giudico, invece, questo suo articolo, che allego, del tutto condivisibile. Anch’esso evidenzia un’esigenza che è mia da tempo: quella “riformistica” di un’alleanza tra i produttori, che deve andare di pari passo con un’azione collettiva, volta a contrastare la pretesa egoistica ed inaccettabile di un pugno di miliardari e milionari di anteporre ed imporre il loro interesse a quello di miliardi di altri uomini e donne. E per far questo impongono ai governi assenza di regole stringenti; comprano o riescono ad ottenere il consenso dei ceti abbienti, ma anche di quelli poveri; si avvalgono dell’opera, ben retribuita, di intellettuali, economisti e giornalisti, e di “utili amici” come Marchionne.

Permalink Risposto da Vincenzo su 1 Luglio 2010 a 13:22
Mentre i leader europei discutono, il presidente USA “espugna” Wall Street.
Usa, Obama esulta: varata la riforma di Wall Street

Permalink Risposto da Vincenzo su 16 Luglio 2010 a 21:31
‘Post’ interessante. Sorge spontanea una domanda: stamane a Radio3, anche Loretta Napoleoni ha affermato che bisognerebbe ripensarci sulla mondializzazione dell’economia. Ma secondo te è un’ipotesi realizzabile concretamente? E come? E con quali vantaggi/svantaggi (tra questi ultimi, un aumento dell’inflazione)?

Permalink Risposto da Vincenzo su 30 Luglio 2010 a 16:14
Allego anche qui l’editoriale di domenica 25.7 di Eugenio Scalfari, che ho già riportato nel thread “Che ne pensiamo della CGIL?”, che continua quello del 20 giugno sui “vasi comunicanti” (“A Pomigliano comincia l’epoca dopo Cristo”) ed in cui riparla del caso Pomigliano come “apripista” ed, in conclusione, riafferma (come aveva fatto nell’editoriale precedente parlando dell’indispensabilità di“un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha”) che “Questa delle ingiustizie sociali da combattere è la madre delle riforme”.
Lo faccio sia perché è pertinente qui, sia perché si lega molto bene con l’analisi che fa Massimo Mucchetti sul “Corriere”, sulla quale richiamo l’attenzione di tutti, poiché parla anch’egli della Fiat, ed affronta con parole nette e franche uno dei problemi cruciali cui siamo di fronte: gli effetti negativi della globalizzazione ed i modi alternativi, addirittura opposti, in cui affrontarli: se privilegiando gli interessi miopi ed egoistici, dannosi in prospettiva futura, di una sparuta minoranza (“le elite finanziarie”) oppure difendendo “l’economia sociale di mercato dell’Europa”.
E’ una questione cruciale che, lo sostiene con forza anche Vendola nel suo intervento recente (vedi l’altro thread su di lui), interpella in primo luogo tutto il centrosinistra.

http://pdobama.ning.com/forum/topics/la-portata-della-crisi

Potrei continuare a lungo (ne scrissi centinaia di ‘post’ su vari temi per rianimare il circolo).

 

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vincesko 1 luglio 2011 alle 11:04

OT (ma fino a un certo punto…).

Dopo questa notizia di oggi:

IL CASO
Strauss-Kahn potrebbe essere liberato
“Troppe lacune in racconto cameriera”

Clamorosa retromarcia degli investigatori, lo scandalo che ha fatto perdere il posto al direttore del Fondo monetario internazionale potrebbe essere una montatura. Un investigatore: “L’indagine è un disastro”. La donna ha un rapporto sospetto con un detenuto e riceve versamenti sul suo conto da tutto il mondo
dal nostro inviato ANGELO AQUARO

ripropongo questo mio commento ‘postato’ in un ‘post’ precedente (”Chi ama Osama o Obama”), che suscitò le reazioni sdegnate di Valerio_38 e di Aurelianus):

L’“affaire” Dominique Strauss-Kahn

Prima del fatto: il giorno 12.5 scorso ho pubblicato nel blog “Percentualmente” il seguente commento:
“Luciano Barca, in questo articolo, evidenzia e giudica positivamente il cambiamento di rotta del FMI per merito del nuovo direttore generale, Dominique Strauss-Kahn.
“E’ necessario ridurre le ineguaglianze. Le indicazioni del Fmi per uscire dalla crisi”
http://www.eticaeconomia.it/e%e2%80%99-necessario-ridurre-le-ineguaglianze-le-indicazioni-del-fmi-per-uscire-dalla-crisi.html

Dopo il fatto, il 16.5, ho commentato così:

Elementi pro e contro di un “affaire” che mi ha colpito molto (vedi più sopra), perché sfortunatamente coinvolge un potente di orientamento socialdemocratico, che – l’ha detto il suo amico Fitoussi – ha urtato ambienti conservatori molto potenti perché ha cambiato la dottrina del FMI.

Aggiungo una considerazione – come dire? – esclusivamente tecnica. Io sono del parere che si possa essere succubi dei propri “istinti” e che quando questo succede non prevale certamente il raziocinio, ed emerge un lato della personalità sconosciuta agli altri, ancorché amici o parenti stretti; ma credo anche che per certi tipi di violenza (v. articolo allegato) – se di questo si tratta – sia praticamente indispensabile una qualche “collaborazione” della vittima, almeno sotto forma di acquiescenza imposta, che può essere frutto soltanto di una minaccia grave o di una forma estrema di subordinazione psicologica.

“Graffi sul torace di Strauss-Kahn
difesa in difficoltà, niente scarcerazione”

[...] “Dominique non è stupido: uno stupro in un hotel di New York è l’ultima cosa che farebbe”, ha detto l’economista Jean Paul Fitoussi.
(Fitoussi – l’ho sentito in diretta – ha fatto queste dichiarazioni stamattina a “Radio3-Tutta la città ne parla”).

E ieri, 18.5:

Nell’articolo di oggi (“Dostoevskij nella suite”, troppo severo e giocato quasi interamente in chiave di colpevolezza (ma anche di stupidità), Barbara Spinelli scrive: 
“Ci sono tutti gli ingredienti della favola nera: c’è il Dr. Jekyll che beve la miscela che s’è fabbricato e barcolla in vie notturne tramutato in criminoso Mr. Hyde. E c’è qualcosa di talmente cupo che si stenta a non fantasticare su avversari che altro non aspettavano che il finale sbandamento. Perché gli avversari politici esistevano, sesso e violenza non occupavano tutti gli spazi di DSK. Quel che stava facendo, nel Fondo, era secondo alcuni una rivoluzione. Appena 9 giorni prima del fattaccio, Joseph Stiglitz, l’economista che da anni denuncia i misfatti del Fmi, scrisse un articolo in cui annunciava la svolta radicale che Strauss-Kahn voleva imprimere all’istituzione: la fine delle condizioni capestro imposte ai paesi poveri, il “nesso indispensabile tra equità, occupazione e stabilità economica”, la volontà di mettere tale nesso al centro del governo mondiale dell’economia (discorso alla Brookings Institution, 13 aprile 2011)”.

Vedremo gli sviluppi, ma quel che è certo è che i ricchissimi – ingordi e crudeli – hanno ora un potente nemico in meno.

 

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valerio_38 1 luglio 2011 alle 11:24

@vincesko,post del 1 luglio 2011 alle 11:04

E’ inutile tentare di giustificare le “scappatelle” di Strauss-Kahn, magari solleticando i soliti riflessi condizionati maschilisti.
Il problema è semplice: se Strauss-Kahn era davvero al centro di uno scontro epocale con i predatori della finanza, perché stava impostando una “rivoluzione” nelle politiche del FMI, che senso aveva, per lui, mettere a repentaglio la sua “battaglia epocale” per non perdere l’occasione di una squallida avventuretta con una cameriera in un albergo di NY?
Solo un idiota (come Clinton, per intenderci) può cascare in una trappola così ovvia e prevedibile. Quindi, qualsiasi retroscena emergerà dalla vicenda (stupro o rapporto consenziente non ha alcuna importanza), non potrà cambiare il giudizio: Strauss-Kahn è stato e rimane un idiota. Strano che il tuo infallibile intuito non ti dia questa semplice ed ovvia risposta. Che sia condizionato da qualche sottostante riflesso di protezione maschilista?

 

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vincesko 1 luglio 2011 alle 12:05

@ Valerio_38 (11:24)
Bel modo – tignoso – di continuare a vedere l’”affaire” DSK. E – cela va sans dire – moralistico.
Continui a dare per scontata la veridicità dell’imputazione, facendo strame del principio di civiltà giuridica di presunzione d’innocenza.
Non prendi in conto neppure quanto ho scritto sulla potenza delle pulsioni (maschili o femminili!), che tu cataloghi – beato te: sei indenne o hai sublimato le tue? – sotto la voce “idiozia”.
Il mio intuito (poiché ne so quanto te) è incline, poi, ad escludere il complotto ex ante dei poteri forti, [*] ma non l’evidente strumentalizzazione ex post, cui ti presti anche tu…
T’inviterei sommessamente ad interrogarti ed esercitare il tuo di intuito – invero piuttosto anchilosato – sul caso Grecia ante e post gestione Strauss-Kahn del FMI.

[* In questo caso, il mio intuito (quasi) infallibile parrebbe, sottolineo parrebbe, avere fatto cilecca, cfr. la conclusione della Ricostruzione de L’affaire Dominique Strauss-Kahn  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763669.htm].

 

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tony_montana_ii 1 luglio 2011 alle 12:25

@vincesko
Hai ragione da vendere.
Prima di tutto, quasi a compensazione (la “giustizia” per alcuni è questo, ahinoi!) abbiamo come nuovo presidente del FMI, Christine Lagarde, una francese (sempre europei o americani al FMI? quando capiranno che il mondo è cambiato e che forse sarebbe più opportuno accorgersene!).
Tre giorni dopo la nomina della Lagarde, ecco trapelare la notizia che Strauss-Kahn è probabilmente innocente (personalmente non avevo dubbi).
Non sono un complottista, ma evidentemente, ex post, qualcuno ne ha approfittato.

———-
Sento parlare di globalizzazione come se fosse un problema! Sembra che questo mostro abbia creato degli scompensi enormi, che stia affamando interi popoli, ecc…
A me pare che questo processo, iniziato dopo la crisi petrolifera e in accelerazione dopo la caduta del blocco sovietico, ha portato, a conti fatti, più benefici che altro.
Se si vuole più equità e più ridistribuzione delle ricchezze, è naturale che la parte ricca del mondo (noi!) stia peggio di prima a tutto vantaggio dei paesi emergenti (che ora stanno decisamente meglio di prima). 60 milioni di italiani rappresentano il 4% della popolazione cinese. Tutta la popolazione europea è appena 1/3 della Cina.
Andatelo a dire ai cinesi di fermarsi ora. Questa sì che verrebbe vista come una mossa neocoloniale!
Quando si fece entrare la Cina nel WTO, eravamo tutti convinti di poter invadere il mercato cinese con i nostri prodotti; in realtà sono loro che hanno (giustamente, questa è la forza del mercato) invaso noi. L’unica cosa che possiamo fare è competere ad alto livello con la Cina, migliorandoci. Loro hanno il Maglev, noi per costruire la TAV siamo partiti all’ultimo giorno, con l’ausilio della forza. Il nostro principale ostacolo siamo noi stessi!

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tony_montana_ii 1 luglio 2011 alle 12:27

PS: Dimenticavo di dire che anche in Occidente (non so in Italia) si sta meglio di prima, anche se la contingenza attuale è di stampo recessivo.

 

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vincesko 1 luglio 2011 alle 13:18

@ Tony_montana (12:25)

DSK
Per legge non scritta, la Banca Mondiale è appannaggio di uno statunitense, l’FMI di un europeo.
La notizia su DSK, come forse si sa, è del New York Times:
http://www.nytimes.com/2011/07/01/nyregion/strauss-kahn-case-seen-as-in-jeopardy.html?ref=global-home

Globalizzazione
La globalizzazione oggi non è un gioco equo (se leggi l’intervista a Walden Bello allegata sopra ne hai conferma), sia per la sottovalutazione dello yuan cinese (e del dollaro USA), che equivale a mettere un dazio sulle importazioni cinesi (o americane), sia per il dumping sociale, la cui gestione è politica (cioè in mano al partito comunista cinese); sia per l’assenza di controlli qualitativi e normativi efficaci ed incisivi sulle merci cinesi o orientali o extra UE prodotte dalle nostre aziende delocalizzate, importate in UE.
Quando l’Italia ha chiesto una normativa più severa sulle importazioni di prodotti tessili a difesa dei nostri prodotti, i Paesi scandinavi si sono opposti, per salvaguardare il vantaggio dei consumatori svedesi o finlandesi dei bassi prezzi dei prodotti cinesi.
Va rimarcato che bisogna appunto distinguere gli effetti della globalizzazione sui vari Paesi UE, sulla base del criterio della complementarità delle nostre economie con quella cinese, massima ad esempio per la Germania, non altrettanto, purtroppo, per l’Italia.
Una normativa e controlli più stringenti vanno contro gli interessi – esogeni – della potente Cina, ma anche quelli – endogeni – delle nostre potentissime multinazionali, che producono a prezzi cinesi (1/10 di quelli occidentali) e vendono da noi a prezzi occidentali, lucrando gli enormi sovrapprofitti.
Questo, più che un’improbabile de-globalizzazione, è forse il problema prioritario da aggredire.

 

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vincesko 1 luglio 2011 alle 17:45

Ne approfitto, visto che Preferax25, che reclamava spazio, non pubblica commenti.

IL CASO
Strauss-Kahn tornerà libero
Ok della procura a scarcerazione

Clamorosa svolta per l’ex direttore del Fondo monetario internazionale agli arresti domiciliari con l’accusa di stupro ai danni di una cameriera. Dubbi sulla credibilità della accusatrice. Riavrà indietro la cauzione versata, con la revoca della custodia cautelare, ma sarà soggetto a restrizioni

http://www.repubblica.it/esteri/2011/07/01/news/ok_scarcerazione_strauss-kahn-18509368

 

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valerio_38 1 luglio 2011 alle 18:55

@vincesko, post del 1 luglio 2011 alle 12:05

Che c’entra la questione “innocenza” o meno?
Il fatto che Strauss-Kahn abbia offerto a una cameriera d’albergo (con la quale, per suo esplicito riconoscimento, ha effettivamente avuto un rapporto sessuale) la possibilità di trascinarlo in tribunale per me è sufficiente per dire che è un idiota. Punto. Qui le pulsioni c’entrano come i cavoli a merenda. Se una persona della sua età e con le sue responsabilità sa di non poter controllare la patta dei suoi pantaloni e non può resistere all’idea di scegliere a capocchia partner occasionali può esprimersi in innumerevoli carriere di grande prestigio sociale, dati i tempi (gigolò, critico d’arte, tycoon televisivo, tuttologo, ecc.), ma se pretende di calarsi nei panni dello statista o del gran commis di istituzioni internazionali (dove sibilano sciabole e coltelli dietro ogni angolo) va in cerca di guai, e immancabilmente li trova (in Italia come altrove).
Tutto il resto è fumo.

 

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vincesko 1 luglio 2011 alle 21:14

@ Valerio_38 (18:55)
Non fare il finto tonto, tutti possiamo errare, diabolico è perseverare.
Ti rammento che all’inizio tu eri convintissimo della sua colpevolezza.
Le pulsioni “c’entrano come i cavoli a merenda” soltanto per uno che – sovrumano – o ne è immune o le ha sublimate. Per il resto dell’umanità, soprattutto per i potenti (vedi SB o ciò che si usa definire doppia morale, prima degli aristocratici, ora dei ricchi in genere), è pane quotidiano.
Chissà quante volte DSK si sarà trovato in quella situazione (pare molte volte). In questo caso, risulterebbe che il rapporto sia stato regolarmente consenziente (mero incontro di domanda e offerta). Definirlo per questo un’idiota è soltanto una manifestazione di moralismo benpensante. Se si fosse reso colpevole di violenza, allora sì avresti ora tutto il diritto di definirlo idiota, o peggio.
Ti auguro una bella scopata.

PS: Piuttosto, sarei molto interessato a conoscere sinteticamente le soluzioni di Gallino alla globalizzazione, se ne ha di concrete e praticabili.

 

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valerio_38 1 luglio 2011 alle 23:58

@vincesko, post del 1 luglio 2011 alle 21:14

Non fa parte della mia mentalità elucubrare sulla colpevolezza o meno di un personaggio che non conosco, che è stato coinvolto in un episodio fin dall’inizio dai contorni poco chiari e di cui si continua a sapere con certezza ben poco.
La colpevolezza o meno di DSK verrà appurata da una corte. Io ho espresso fin dall’inizio (e continuo a esprimere) un giudizio politico sul comportamento abituale del personaggio DSK (in base ai numerosi e controversi episodi di cui era stato protagonista anche in precedenza). E questo tipo di giudizio politico non ha bisogno di attendere la sentenza del giudice USA, così come, se vedi un tuo vicino uscire da casa tua con la tua argenteria, non hai bisogno di attendere i tre gradi di giudizio delle corti repubblicane per smettere di considerarlo ospite gradito in casa tua (copyright Piercamillo Davigo).
L’abitudine di tacciare di “moralismo” (il termine, non a caso, è stato impugnato per la prima volta dai ladroni craxiani per irridere i loro “ingenui critici”) chiunque pretenda che chi assume cariche pubbliche si comporti in modo “virtuoso” è un segno della degenerazione dei tempi.
Invocare le “naturali pulsioni” (la versione “politicamente corretta” dei vecchi ammiccamenti tipo “si sa, l’uomo è cacciatore”) per scusare gli umilianti sotterfugi di Clinton con Monica Lwinsky, i traffici di escort e cocaina nei quali sono coinvolti, sempre più spesso, membri di parlamenti e di governi così come giovani rampolli di illustri stirpi industriali, la risaputa abitudine di Strauss-Kahn di molestare spudoratamente qualunque donna gli capitasse a tiro, è il modo migliore per accelerare il generale degrado del costume civile. Perché, come è noto, l’esempio viene dall’alto e sarebbe singolare aspettarsi che i governati sviluppino virtù civili se è considerato normale che i loro leader si ritengano al di sopra della legge, siano mentitori abituali nella loro vita privata come in quella pubblica, vivano di sotterfugi, non abbiano scrupoli a mettersi in situazioni che li espongono al ricatto (il che demolisce le basi del rapporto di fiducia fra rappresentanti e rappresentati, rapporto che, per definizione, non è possibile se i rappresentanti sono dei gaglioffi).
Per questo, dai suoi rappresentanti il popolo dovrebbe pretendere il rispetto di standard di virtù civili superiori di quelli ai quali si pretende si attengano i semplici cittadini. Altro che “moralismo”.

PS. Il tuo linguaggio raggiunge vette ineguagliabili di eleganza e raffinatezza, quando vuoi mostrarti moderno, disinvolto, disinibito. A ben vedere, peraltro, non sei molto originale. In fondo è il solito, trito gallismo italico, solo un po’ più volgare. Anche in questo, sei probabilmente debitore al dominante mood berlusconiano. Ognuno si sceglie i modelli che sente più vicino alla propria sensibilità.

PS. Il libro di Luciano Gallino è disponibile in libreria. Le questioni complesse non si possono “conoscere sinteticamente”, premasticate. Bisogna imparare a masticarle in proprio.

 

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vincesko 2 luglio 2011 alle 01:03

@ Valerio_38 (01.07 23:58)

Oh, questo tuo ultimo commento mi è piaciuto di più; hai smesso i toni esageratamente indignati ed hai anche calibrato in misura più congrua giudizio morale e pruderie d’antan, purtroppo con uno slalom-scivolata in un potpourri di vocaboli e immagini da codice penale, che credo, o almeno spero, siano propri solo di una minoranza di coloro che sono investiti di cariche pubbliche.
Ai quali non si può chiedere l’ascetismo o la castità. Una congrua dose di sesso non può che far loro del bene. Non tutti hanno la capacità di sublimare. Del resto, guai se si sottoponesse un po’ di gente – di varie professioni – ad uno screening psicologico: se ne vedrebbero delle belle.

Uso certi termini spiazzanti strumentalmente, per la loro efficacia quando si tratta di sgretolare un muro di rigidità.

Leggo soltanto classici, romanzi russi e libri di psicologia, negli ultimi tempi anche di storia. Comunque, non credo proprio che, se decidessi lontanamente di acquistare il saggio di Gallino, riuscirei a trovarlo nel piccolo paese isolato dove ora sto, anche ordinandolo (c’ho già provato con un altro libro). Né credo non si possa tentare di riassumerne – se esistono – le soluzioni alla globalizzazione. A meno che non siano elucubrazioni da intelligentone, che non m’interessano.

 

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valerio_38 2 luglio 2011 alle 15:22

@vincesko, post del 2 luglio 2011 alle 01:03

I libri si possono ordinare via web anche se si abita in uno sperduto paesello. Leggere qualche libro intelligente penso ti farebbe bene. Forse contribuirebbe a diminuire la tua spocchia e a instillarti qualche dubbio sul tuo infallibile intuito.
Aspettarsi una ricetta di poche righe (perché deve pure essere concisa), che dia “soluzione alla globalizzazione” (come dici tu), è confondere un libro di analisi politica ed economica con un giallo, nel quale tutto si risolve con il nome dell’assassino.
Qui, caro vincesko, si sa già chi sono gli “assassini” (e quindi quali potrebbero essere le strategie per venire a capo della catastrofe incombente), ma i tuoi amici del PD fanno i pesci nel barile da circa venti anni, perché hanno flirtato con gli “assassini” fino a ieri e continuano a credere che quegli “assassini” siano dei benefattori dell’umanità, i promotori del progresso.

 

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vincesko 2 luglio 2011 alle 23:39

@ Valerio_38 (15.22)

DSK
Federico Rampini (v. 
http://rampini.blogautore.repubblica.it/2011/07/02/cyrus-vance-jr-che-fara-costui/ ) scrive che la cameriera dell’affaire DSK faceva part-time la escort. Egli, da una parte, fa una sorta di ammenda scrivendo “dopo quel che è accaduto dal 14 maggio in qui non scommetto più su niente, accetto l’esistenza degli Ufo ed Elvis Presley è ancora vivo”; dall’altra, ragionando come te, esprime l’auspicio che:
“C’è da augurarsi che i due uomini più in vista di questa vicenda facciano la stessa fine: in pensione subito tutti e due, Cyrus Vance jr. e DSK”
, poiché “Un uomo che ha il bisogno così frequente di ricorrere a prostitute, non solo ha uno stile di vita inadatto al ruolo di statista, ma soprattutto è perennemente ricattabile. Infine, si autoassolve: “Mi sfugge ancor più la responsabilità dei media: nella ricerca della verità, in un caso come questo abbiamo strumenti certamente meno efficaci di quelli che ha la polizia di New York e il procuratore generale di Manhattan.
Bastava fare 2+2 per escludere lo stupro.

Globalizzazione e PD
Lasciamo perdere Gallino, ma tu come pensi si possa uscire dalla trappola della globalizzazione, chiunque l’abbia assecondata? Io le mie proposte le ho abbozzate sopra.
In ogni caso, ti pregherei di tener presente che: 1) è sconsigliabile fare di tutta l’erba un fascio, anche nel caso del PD – partito composito – occorre distinguere e fare nomi e cognomi, se tu ne hai; 2) io non uso fare sconti a nessuno, figuriamoci al PD, di cui sono soltanto un elettore critico; 3) il fatto ch’io mi prenda la briga di difenderlo – ma, se noti, caso per caso, quando lo trovo giusto, ad esempio di solito quando si tratti di Bersani, che io non ho votato alle primarie, ma che sto difendendo da almeno un anno, sia dagli attacchi esterni (inclusi i soloni della stampa e della comunicazione), sia da quelli terribili esterni ed interni dei forum e dei circoli on-line – non significa che ne accetti acriticamente la politica e l’operato: è che era (è) indispensabile far crescere l’unico partito che può sconfiggere la destra berlusconiana-tremontiana-bossiana-sacconiana, che è una vera iattura per l’Italia intera, esclusi i ricchi; tenendolo beninteso sotto osservazione, stimolo e critica, come ho deciso di fare anch’io, riprendendomi la mia piena libertà, con maggiore severità e frequenza, da quando le cose vanno meglio (e l’ho anche annunciato in un forum del PD, dove per parecchio tempo i paranoici che lo frequentano hanno scritto ch’io ero una sorta di “longa manus” dei dirigenti (sic), facendomi sganasciare dal ridere…

 

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tony_montana_ii 3 luglio 2011 alle 09:59

Ieri passavo davanti ad un negozio di elettrodomestici. In vetrina c’era un televisore a LED 40” di una bene nota marca a soli 389€, oppure con un finanziamento di 24 mesi con rata di 19€.

Prendo un gelato in una nota gelateria del centro e incontro un gruppo di ragazzi cinesi che parlano un ottimo inglese. Stanno facendo un viaggio in Europa: sono stati a Parigi, Londra, Roma e poi andranno a Berlino. I genitori di uno dei ragazzi posseggono una rivendita di motociclette. Gli chiedo cosa sanno dell’Italia e di Berlusconi: scoppiano a ridere e mi dicono “bunga bunga”. Sono tipici ragazzi della middle class.

Vado a casa di amici, guardiamo il telegiornale. Si parla della Siria. Migliaia e migliaia di persone in piazza combattono per la libertà, il lavoro e per cacciare il tiranno. Per incontrarsi ed evitare il più possibile la repressione e la censura, usano internet. E su internet, chi vuole, può leggersi le ragioni della loro protesta.

Certo, ci sono molti, tanti problemi, ma non cambierei questo mondo globalizzato così su due piedi. Soprattutto se la ricetta è, alla Walden Bello, un ritorno allo stato-padrone, ad una sorta di nazionalismo economico che non ha protetto mai nessuno.

 

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vincesko 4 luglio 2011 alle 00:20

@ Tony_montana
Certo, ci sono molti, tanti problemi, ma non cambierei questo mondo globalizzato così su due piedi. Soprattutto se la ricetta è, alla Walden Bello, un ritorno allo stato-padrone, ad una sorta di nazionalismo economico che non ha protetto mai nessuno.

1) Non mi sembra che Walden Bello suggerisca un ritorno allo stato padrone.
2) Chiediti se anche gli altri (ad esempio i lavoratori delle aziende che hanno delocalizzato o intendono farlo) non cambierebbero questo mondo globalizzato.
3) Il gioco della globalizzazione non è equo, e su questa asimmetria lucrano sia gli imprenditori e la “middle class” cinese, sia le multinazionali e gli imprenditori nostrani, come pensi si possa porvi rimedio?

 

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vincesko 6 luglio 2011 alle 01:57

@Tony_montana

Mi permetto di suggerirti d’informarti meglio su Guido Rossi.

Qui non è in discussione la funzione essenziale della finanza, ma il suo strapotere e la sua degenerazione diffusa.
La finanza, assieme alle multinazionali, ormai costituisce un potere sovraordinato, non giuridicamente beninteso, ma di fatto, rispetto ai poteri democraticamente eletti. Anche a me pare evidente che, dopo alcune utili decisioni adottate durante la prima fase della crisi, neppure l’uomo più potente del mondo, il presidente degli USA, possa molto contro lo strapotere della finanza. D’altronde, pare persino inevitabile, se i movimenti finanziari di soli 4 giorni sono superiori all’intero ammontare degli scambi di beni e servizi di un intero anno. L’unica soluzione è un movimento dal basso, di popolo, che, anziché dividersi e fare ammuina (come oggettivamente fai anche tu nel caso di Guido Rossi), pretenda e appoggi le indispensabili riforme.

 

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tony_montana_ii 6 luglio 2011 alle 08:48

@vincesko
Fare ammuina? Imparo da te probabilmente. Oppure forse è il fatto che nei mercati finanziari fare 2+2 non ti porta a nulla che ti fa sembrare ammuina quello che dico?

Per quanto riguarda la finanza, essa ha un solo potere in più rispetto ai poteri giuridicamente intesi. È sovranazionale, e quindi si comporta di conseguenza nel bene e nel male. Non esistendo di fatto un potere sovranazionale democraticamente e direttamente eletto (l’Europa può essere un esempio contrario, ma il Consiglio Europeo, l’unica con un vero e proprio potere è espressione dei governi nazionali e non dei popoli, come lo è invece il Parlamento), ha pochi vincoli e gli stati nazionali spesso non trovano accordi tra loro per regolare i mercati finanziari mondiali perché ognuno troppo occupato a farsi adescare dalla finanza cattiva e a guardarsi l’ombelico.

PS:
Guido Rossi: ex professore in materie economiche a Venezia, Milano (inclusa l’Università Salute-Vita del San Raffaele), Pavia, attuale professore di diritto commerciale alla Bocconi, ex presidente Consob, ex senatore della Repubblica (a suo attivo ha comunque l’aver presentato alcune delle migliori leggi italiani in termini di mercati finanzari… da iscritto alla sinistra indipendente, tsk!), ex presidente Montedison, ex presidente Telecom, ex consulente Abn Amro, ex dirigente Inter, ex commissario straordinario FIGC, attuale consulente Fiat, garante etico per la Consob, e mille altri incarichi. Se non è un uomo buono per tutte le stagioni costui! È sicuramente bravo, non lo metto in dubbio, però poi dice che i giovani non trovano posti dirigenziali in Italia. E te credo: fa quasi tutto Guido Rossi!

 

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vincesko 6 luglio 2011 alle 11:42

@ Tony_montana

Ammuina
Io non faccio mai ammuina quando si tratta di cose serie. E questo è un discorso serissimo: se la stragrande maggioranza della popolazione, in piccolissima parte composta da utili idioti ben retribuiti, la più parte gratis, non avesse l’abitudine di dividersi e di fare ammuina, come potrebbe un’esigua (in Italia) o infima (nel mondo) minoranza decidere per tutti e riuscire a “schiavizzare” il resto dell’umanità?

Io sono piuttosto individualista, ma poiché credo fermamente nella necessità di unire le forze, se si vuole perseguire il nobile obiettivo della giustizia sociale, che non è una parola vuota, ma la quintessenza del sentire democratico di sinistra riformista, a cui idealmente appartengo, ma anche un obiettivo che può essere condiviso da chi non ha una visione grettamente egoistica ed è consapevole che una distribuzione equa della ricchezza e del benessere è un vantaggio per tutti, occorre smettere l’abitudine autolesionistica di dividersi e fare ammuina, quell’ammuina che favorisce soltanto i ricchi potenti, egoisti, avidi e spietati.

Finanza
Ti sei risposto da solo, la finanza globalizzata non è controbilanciata da un potere politico altrettanto globalizzato. Ma, in più, ha raggiunto dimensioni spropositate e opera senza limiti etici e in barba a qualunque principio deontologico, di interesse generale e, direi, ormai di semplice buon senso, in un avvitamento parossistico che ha mutato profondamente l’equilibrio tra le variabili economiche, tolto risorse agli impieghi produttivi, accentrato le leve decisionali in pochissime mani sottratte a qualunque controllo democratico, ingigantito gli squilibri e le disuguaglianze, rese precarie ed insicure le vite di milioni e milioni di persone. E tu non trovi di meglio che criticare Guido Rossi, che a me pare abbia detto delle cose riscontrabili nella realtà e persino ovvie?

Guido Rossi
Sì, pare sia un tecnico competente, della cui competenza, pagando, si avvalgono tutti. Hai omesso di dire che è considerato il “comunista” col reddito dichiarato più cospicuo… Prova a dare un’occhiata all’archivio storico di “Repubblica”, così forse te ne fai un’idea più compiuta.
Ma, cambi o no il giudizio su di lui, mi pare lecito ed opportuno farti rilevare , per le ragioni anzidette, che non è né logico né utile, ma soltanto un po’ furbesco e comunque indice di ammuina, spostare il focus, a mo' di riflesso condizionato, dal grave problema del pessimo funzionamento del sistema finanziario, su cui occorre la massima consapevolezza del maggior numero di persone, al povero Guido Rossi, sol perché s’è permesso – mi pare a ragione – di parlar male degli USA.

Manovra correttiva
Faccio sommessamente notare a tutti che un’analoga consapevolezza è necessaria per contrastare adeguatamente la prassi scandalosa dell’attuale governo di destra di scaricare quasi tutto il peso del risanamento dei conti sul ceto medio-basso e sui poveri.

 

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tony_montana_ii 6 luglio 2011 alle 13:58

@vincesko
Guarda che quello che ho scritto su Guido Rossi nel primo commento all’articolo postato da aurelianus era un inciso (era pure messo tra parentesi) e non il core del mio commento, che non mi sembra fosse così tenero nei confronti della cattiva finanza. Quindi chi sta spostando ora il discorso? Chiudiamo il capitolo Rossi (di cui romanescamente non me ne po’ frega de meno) e veniamo al nocciolo: manca la regulation.
Io per esempio sono per la Tobin Tax e faccio mio questa parte dell’intervista che egli concesse a Der Spiegel:
Non ho assolutamente niente in comune con questi ribelli antiglobalizzazione. Naturalmente sono compiaciuto; ma il plauso più forte sta arrivando dalla parte sbagliata. Guardi, io sono un economista, e come molti economisti, io sostengo il libero scambio. Inoltre, io sono a favore del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Questi hanno preso in ostaggio il mio nome … La tassa sulle transazioni in valuta estera venne concepita per ammortizzare le fluttuazioni dei tassi di cambio. L’idea è molto semplice: ad ogni scambio di valuta in un’altra, una piccola tassa verrebbe applicata – diciamo lo 0,5% del volume della transazione. Questo dissuade gli speculatori poiché tanti investitori investono i loro soldi su una base a brevissimo termine. Se questi soldi vengono improvvisamente ritirati, le nazioni devono aumentare drasticamente i tassi di interesse per far sì che le loro valute restino attraenti. Ma alti tassi d’interesse sono spesso disastrosi per una economia nazionale, come hanno dimostrato le crisi degli anni novanta in Messico, sud-est asiatico e Russia. La mia tassa restituirebbe qualche margine di manovra alle banche emittenti delle piccole nazioni e sarebbe una misura di opposizione ai dettami dei mercati finanziari.

PS: La cosa scandalosa di questa manovra, norme ad personam a parte (il lupo perde il pelo ma non il vizio), è che è la solita manovra tremontiana di stampo recessivo. Dico io ci sarà pure un settore in Italia che lo stato vuole non dico incentivare, ma almeno non tagliare?

 

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valerio_38 6 luglio 2011 alle 15:47

@tony_montana_ii, post del 5 luglio 2011 alle 21:49

Noto, nel tuo post, il tuo solito, misterioso strabismo.
Dunque, secondo te, se dei privati comprano titoli tossici hanno la tua comprensione ma sono fatti loro (se la sono cercata), se invece i titoli tossici li comprano istituzioni pubbliche (immagino che ti riferisca a amministrazioni locali, come regioni, comuni, ecc.) allora è più grave.
Nel tuo discorso, stranamente, compaiono soltanto i compratori dei titoli tossico, ma non i venditori. Ma nella vicenda dei titoli tossici i venditori non sono dei benefattori. Sono stati i venditori, le holding bancarie (H), che hanno emesso i titoli tossici, CDO, e li hanno assicurati contro l’insolvenza con altri titoli tossici, CDS (emessi da società di assicurazione, A). Il rischio di insolvenza di questi titoli (o di loro tranche) era calcolato (e successivamente assicurato con CDS emessi da A) con algoritmi che si sono successivamente dimostrati errati, per cui H e A, come minimo, hanno agito in malafede o senza i necessari scrupoli. Basandosi sui risultati prodotti da quegli stessi algoritmi, le agenzie di rating, R, hanno assegnato alle varie tranche dei titoli tossici rating truffaldini, (per ragioni che erano ovvie fin dall’inizio ma sono state “scoperte” solo a valle della frittata: nell’assegnare i rating ai titoli tossici, le R erano in palese conflitto di interessi, essendo H il cliente principale dei servizi di R).
I clienti (C) hanno comprato i titoli emessi da H (carta) pagandoli a H con soldi liquidi (che H ha immediatamente riutilizzato per riavviare il ciclo di creazione/vendita di CDO).
Quando gli algoritmi per il calcolo del rischio di insolvenza hanno mostrato la loro inconsistenza (perché negli USA i mutuatari hanno cominciato a diventare insolventi in massa, non secondo la distribuzione statistica ipotizzata negli algoritmi per il calcolo del rischio di insolvenza) l’intero castello di carta (letterale) è crollato di schianto e la carta in mano a C non è più stata negoziabile, quindi ha perso la sua “liquidabilità”.
Tenendo conto dell’intero quadro, la tua idea che la crisi finanziaria sia attribuibile alla dabbenaggine di C (che non avrebbe resistito al fascino del cattivo diavoletto tentatore e si è buttato sulla “finanza cattiva”) è una trovata geniale, degna dei più originali ideologi del neoliberalismo (è parente dell’idea che se uno è disoccupato è colpa sua).
Per caso, ti risulta che quando c’è di mezzo un truffato (che non è stato capace di resistere al cattivo diavoletto tentatore) ci sia di mezzo anche un truffatore (il cattivo diavoletto tentatore, che a sua volta non resiste alla tentazione di buttarsi sulla “finanza cattiva”, ma nella veste, ben più remunerativa, di truffatore)?
Per caso, quel cattivo diavoletto tentatore non sarà qualcuno che ha spacciato per scienza algoritmi fasulli (che a qualcuno ha addirittura fruttato un Nobel)? Che ha “pagato” le agenzie di rating per far assegnare ai suoi titoli un rating tale da consentirne l’acquisto (obbligatorio per legge in gran parte dei paesi occidentali, che strana coincidenza!) da parte dei fondi pensione? Che ha distribuito i suoi titoli tossici in tutto il mondo mettendoli fuori bilancio (tramite apposite SIV), in modo da sottrarsi ai vincoli di deposito ai quali sono soggette le attività ufficiali delle banche da parte delle autorità di vigilanza?
Come avrebbe potuto, Tom, capire che il suo tentatore era un diavoletto cattivo e in malafede, se non erano state in grado di capirlo le agenzie di rating e nemmeno le autorità di vigilanza (inclusi i geni, sempre osannati dai neoliberali di tutto il mondo, come Alan Greenspan e Ben Bernanke, con tutti i loro faraonici staff)?
E’ per questa misteriosa “cancellazione del truffatore” (che fa sparire un John Law di dimensioni mondiali) che non capisci le critiche di Guido Rossi a Obama. Perché se ti degnassi di vedere la questione includendo nel tuo quadro i truffatori, scopriresti che le loro truffe non sarebbero state possibili se avessero avuto “meno libertà” (purtroppo i liberali sono contrari a limitare le libertà dei ricchi, mentre sono estremamente sensibili a limitare quelle dei ribelli della TAV), cioè se fossero stati in vigore i controlli sulla circolazione dei capitali (che sono stati eliminati negli anni ’80 e ’90) e i vincoli che impedivano alle banche di diventare troppo grandi per fallire e che impedivano loro di usare i depositi dei clienti (passività, assicurate dal governo) per trafficare titoli, speculare sulle valute e sulle commodities, gestire fusioni e acquisizioni (attività, che sono soggette ad alto rischio e non è logico che questi rischi vengano scaricati sui governi, cioè sui contribuenti).
Guarda caso, questa “libertà delle holding bancarie” che ha consentito la truffa dei titoli tossici è stata procurata da leggi apposite (le famose liberalizzazioni e deregolamentazioni degli anni ’80 e ’90). E, guarda caso, l’assenza di regole/obblighi è quella che viene sempre invocata dai neoliberali perché amplia le cosiddette “libertà”.

Perché Guido Rossi se la prende con quell’icona mediatica di Obama? Te lo spiego. Il congresso USA, nel luglio 2010 (quando i democratici avevano una solida maggioranza sia alla Camera che al Senato) ha approvato il Dodd-Frank Act, su proposta dell’amministrazione Obama. Nonostante le ambizioni che le sono state attribuite, quella legge non fa nemmeno il solletico alle holding bancarie (per cui lascia intatta l’architettura dell’attuale sistema finanziario i cui difetti, ormai esplorati e noti, hanno portato alla crisi in atto).
Rispetto alle politiche rooseveltiane il Dodd-Frank Act è una barzelletta.
E’ del tutto legittima, allora, la domanda: Obama si sta occupando del futuro dei suoi cittadini (il che richiederebbe di riportare sotto controllo le holding bancarie, invece che rifinanziarle a spese dei contribuenti) oppure si sta occupando dei bilanci dei veri finanziatori delle sue faraoniche campagne elettorali (le holding bancarie e il big business), a spese della gran massa dei suoi ingenui concittadini?
Ti sembra più chiara, così, la critica di Guido Rossi?

 

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vincesko 6 luglio 2011 alle 16:35

@ Valerio_38
A me sì, chiarissimo, ma non mi hai ancora risposto sulla globalizzazione (02.07 23:39).

 

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tony_montana_ii 6 luglio 2011 alle 18:44

@valerio38
Guarda che remiamo dalla stessa parte. Non ho cancellato i truffatori affatto. Dico solo che i prodotti derivati tossici erano da parte di chi comprava un piatto all’apparenza molto ricco per non buttarcisi (l’avidità non è solo in chi vende, purtroppo). Quello che intendevo dire, per l’appunto, è che i truffatori (protetti, ahimé dalla legge, anzi dall’assenza di questa) hanno fatto gioco anche sui truffati. L’equazione porta con se i due termini sempre, non c’è l’uno senza l’altro. Chiaro?

Dopodiché, il vostro strabismo vi fa partire in quarta. Non ho mica scritto di non condividere le critiche di Rossi. Ho solo detto che era roba già risaputa. Rileggetevi il mio post… ‘a strabici!

PS: Il Dodd-Frank Act ha una pecca gravissima ai miei occhi, che però è tipica della mentalità americana: il giorno dopo la sua entrata in vigore, i titoli bancari collettivamente salirono del 2,7%. Gli analisti si divisero: chi disse che il mercato bancario, ora più regolato, fosse appetibili agli investitori (meno rischi), o chi disse che gli investitori avevano fiducia nel fatto che le banche avrebbero trovato il modo di raggirare le nuove regole (più rischioso, ma più lucroso).
Tuttavia, ammetto che il Dodd-Frank Act è una mezza delusione. Dovevano fare 4 cose:
1) proteggere gli investitori dai prodotti finanziari truffaldini
2) dare un freno ai rischi presi da istituzioni
3) evitare il “too big to fail”
4) ripristinare la fiducia dei mercati
Tuttavia, i punti 2 e 3 del programma sono proprio venuti meno. Ad Obama (e al Congresso) è mancato a mio avviso un po’ di coraggio. Soprattuto sul punto 3.    Non sono un tecnico di queste cose, ma mi è stato spiegato che non l’aver voluto inserire alcuni prodotti finanziari (i migliori) nel pacchetto legislativo si è fatto sì che i prezzi salissero, spingendo ulteriormente fuori dal mercato i piccoli H e quindi consolindando il potere di quei pochi che vi sono dentro.

Per ritornare all TAV. Faccio una domanda all’apparenza sciocca ai NO TAV. Come si fa a non farla? Degli accordi con Francia e Unione Europea cosa ne facciamo? Come si fa ad evitare di rimanere ancora più isolati dall’Unione Europea non facendo la TAV?

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tony_montana_ii 6 luglio 2011 alle 18:51

@valerio38
PS: L’idea che se uno è disoccupato è colpa sua è ovviamente bislacca se portata all’estremo. Diciamo che ha un concorso di colpa…
Quando ero studente (anni ‘90) e avevo bisogno di un lavoro, uscivo di casa e rientravo la sera con un contratto. Certo si trattava di “lavoretti” (per quanti con alcuni ho guadagnato davvero bene) e non un vero e proprio lavoro su cui costruire una vita. Però era disarmante vedere amici miei all’università senza una lira in tasca (tutti gli studenti sono per loro natura “morti di fame”) e lamentarsi di questo. Nessuno si faceva un giro fuori di casa con me!

 

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valerio_38 6 luglio 2011 alle 20:21

@vincesko, post del 2 luglio 2011 alle 23:39 e del 6 luglio 2011 alle 16:35

Trovo un po’ridicolo che io e te ci mettiamo a discutere dei “modi per dare soluzione” alla globalizzazione. Su questa questione è in atto una discussione che coinvolge governi, istituzioni internazionali, ambienti accademici, politici, sindacali, ecc.
Nel bailamme seguito allo scatenarsi della crisi finanziaria in atto, una cosa è ormai ben chiara: immaginare “soluzioni” è solo il primo passo (ed è già, di per sé, piuttosto impegnativo); ma mettere in campo il protagonista politico che dovrebbe “afferrare il volante” e dare la necessaria sterzata è un compito ancora più impegnativo.

Quanto al primo punto (immaginare soluzioni), è necessario prendere atto che la situazione di crisi che stiamo vivendo è frutto diretto delle politiche di liberalizzazione dei mercati degli ultimi 15 anni (trattati di libero scambio in ambito WTO) e delle politiche di deregulation del sistema finanziario globale sviluppate negli ultimi 25 anni.
Per effetto di quella apertura del “vaso di Pandora”, l’architettura dell’attuale sistema economico-finanziario è stato costruita senza alcun progetto consapevole.
E’ ben noto che nessun sistema di una certa complessità può essere stabile e controllabile se non è stato progettato per esserlo. Una intera branca dell’ingegneria (teoria dei sistemi, controlli automatici, teoria della regolazione, ecc.) è stata sviluppata proprio per identificare i criteri di progetto che assicurino la stabilità e la controllabilità dei sistemi fisici (reti elettriche e elettroniche, sistemi idraulici, energetici, chimici, ecc.). Nessun progettista di un qualunque sistema fisico complesso si sognerebbe di implementare un sistema senza avere esplorato con tecniche adeguate il comportamento del suo modello teorico. Invece l’architettura del sistema finanziario globale è stata costruita proprio così, affidando la sua archiettura alle forze spontanee (e anarchiche) del mercato.

In un quadro generale di questo tipo, le opzioni immaginabili sono sostanzialmente di tre tipi:
1. Il salasso portato fino alle estreme conseguenze (perché la crisi sarebbe colpa degli interventi politici sul mercato). Bisogna lasciare agire le dinamiche intrinseche del sistema economico-finanziario così com’è, confidando nel fatto che, come assicurano i dogmi del credo neoliberale, il sistema sia perfettamente in grado di autoregolarsi e di ottimizzare l’allocazione dei capitali se non venga perturbato da interferenze politiche. In altre parole: altre liberalizzazioni, altre privatizzazioni, altre deregolamentazioni (il caso Grecia e il modo in cui è attualmente gestito dall’UE e dalla BCE è un caso di scuola).
2. Non intervenire sulle cause della crisi, ma cercare di temperarne gli effetti. Questa è, da sempre, l’impostazione del riformismo pavido. Nel nostro caso ci si propone di lasciare inalterata l’architettura del sistema economico-finanziario (le cause) ma di apportare dei correttivi ai suoi effetti più evidenti e drammatici. Come sa chiunque abbia nozioni elementari del progetto di sistemi, si può riportare sotto controllo un generico sistema X instabile mediante sottosistemi di correzione, ma a tale scopo è essenziale conoscere il modello intrinseco del sistema X (in altre parole il sistema deve essere completamente conosciuto e descrivibile con un modello). Ma il modello astratto di un sistema costruito senza progetto (come l’attuale sistema economico-finanziario) è conoscibile solo mediante reverse engeneering di tipo “scatola nera”, inadeguato a fornire un modello intrinseco univoco.
3. Intervenire sulle cause. Questo presuppone, nel breve termine, la segmentazione del sistema esistente (a livello regionale e interrompendo le interazioni notoriamente più critiche, ad esempio separando banche commerciali dalle banche di investimento) per riportarlo sotto controllo (come propone Walden Bello) e, nel lungo termine, la sua riorganizzazione radicale secondo una nuova architettura economico-finanziaria che ne assicuri stabilità e controllabilità (un keynesismo adattato al nuovo millennio).

Ritengo che le prime due opzioni siano palliativi, che potranno soltanto trascinare a lungo la situazione di crisi per poi degenerare in regimi autoritari, come teme Luciano Gallino. La terza opzione è l’unica realistica dal punto di vista intellettuale, ma è pressoché priva di sostenitori sociali, dal momento che da decenni l’intero schieramento politico è stato pietrificato dalle sirene neoliberali.

Dunque, il nostro destino sembra ineluttabile: un regime autoritario prometterà di mettere fine al dominio distruttivo dei mercati, ma lo farà con mezzi fascisti. Come dice Luciano Gallino “vari segni inducono a supporre che molti esponenti del sistema finanziario mondiale non sarebbero turbati da questo esito”.

 

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tony_montana_ii 6 luglio 2011 alle 20:55

@ben900
Lo so, ero un po’ cattivello… però dava i suoi risultati: si può dire che ero il Mourinho delle ripetizioni! Descrizione: :D

@valerio38
Personalmente, nonostante le nostre a volte fin troppo accaldate discussioni, la terza opzione è quella che più mi aggrada. Il problema centrale però l’hai detto all’inizio: chi è l’organismo politico che deve diventare il protagonista di quest’azione?
Inoltre, non credo che nel mondo sia in atto una deriva neo-fascista. Al contrario io vedo che molta più gente sta diventando cosciente del mondo intero a livello globale.

 

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vincesko 6 luglio 2011 alle 23:50

@ Valerio_38(20:21)

Trovo un po’ridicolo che io e te ci mettiamo a discutere dei “modi per dare soluzione” alla globalizzazione.

Invece è proprio il nostro compito; di noi, intendo, che facciamo parte della rete e commentiamo in un blog. Beninteso, se anche tu come me persegui l’obiettivo di creare informazione corretta e controinformazione.

Chi, quale soggetto? Per fare che cosa?

Perché – l’ho già scritto – anch’io come Walner Bello credo che il soggetto principale debba essere il popolo, in primo luogo il popolo del web, a farsi promotore di un’azione di raccolta, elaborazione, distribuzione delle informazioni, pungolo, controllo sulle istanze politiche e, tramite queste, sui soggetti economico-finanziari, per operare su un duplice piano: 1) far riprogettare l’intero sistema secondo principi socialdemocratici (terza opzione); 2) apprestare, nel frattempo, correttivi e misure adeguate per gestire al meglio la situazione (seconda opzione), che può diventare insostenibile ed esplosiva (dando la stura ed il pretesto a soluzioni fascistiche).

Soluzioni

Non mi arrischio a delineare soluzioni sistemiche e palingenetiche, ma è chiaro che occorre limitare da subito gli effetti perversi della globalizzazione nell’economia reale. Io, credo di averlo già detto, come fanno tantissimi altri, individuo tre fattori su cui intervenire: 1) la sottovalutazione dello yuan cinese (e del dollaro USA), che equivale a mettere un dazio sulle importazioni cinesi (o americane); 2) il dumping sociale, la cui gestione è politica (cioè in mano al partito comunista cinese); e 3) l’assenza di controlli qualitativi e normativi efficaci ed incisivi sulle merci cinesi o orientali o extra UE prodotte dalle nostre aziende delocalizzate, importate in UE.
Per quanto riguarda il punto 1), faccio due osservazioni: a) lessi tempo fa che la Cina ha riunito un gruppo di esperti internazionali, e ne tratta anche negli incontri bilaterali internazionali, per studiare le cause prima del declino e poi della dissoluzione dei vari imperi, incluso ovviamente quello romano, che si sono succeduti nella storia; b) ha fatto tesoro di un caso di studio molto più recente – il Giappone – che 25-30 anni fa accettò l’invito degli USA a rivalutare lo yen per riequilibrare gli scambi commerciali, e ne ha pagato a lungo poi le conseguenze negative. Questo per spiegare la renitenza della Cina a rivalutare lo yuan (o renminbi): difficilmente lo farà. Altrettanto si può dire per il punto 2), in ordine al quale giocheranno un ruolo, in via prioritaria, i lavoratori cinesi (che già hanno ottenuto significativi miglioramenti salariali); in via subordinata e complementare, i sindacati mondiali. Il punto 3) – la gestione dei prodotti importati, inclusi quelli delle imprese occidentali de-localizzate – secondo me costituisce la variabile controllabile su cui occorre ed è possibile intervenire con dei correttivi adeguati.

Infine, a livello nazionale, è fondamentale apprestare un mix di misure che, da un lato, aumentino le tutele di welfare, riformino il mercato del lavoro, varino un corposo piano di alloggi pubblici; dall’altro, trovino le risorse finanziarie, chiamando a contribuire secondo capacità di reddito e consistenza patrimoniale.

I numeri elettorali, se opportunamente spiegate e propagandate, sono dalla parte di queste misure; i partiti di centrosinistra non potranno non seguire (lo stanno già facendo). Ma bisogna evitare di fare ammuina.

 

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valerio_38 7 luglio 2011 alle 12:09

@vincesko, post del 6 luglio 2011 alle 23:50

Mi sembra chiaro che il quadro interpretativo che ti sei costruito ruota attorno a uno dei due grandi processi in atto (processo A: delocalizzazione delle manifatture dall’Occidente alla Cina e ai paesi dell’Europa Orientale) mentre ignora/trascura completamente l’altro grande processo (processo B: la finanziarizzazione delle economie dell’Occidente).
Ma è la compresenza dei due processi che rende particolarmente distruttiva la crisi in atto. Il processo A deprime i salari nei paesi origine delle delocalizzazioni (e, indirettamente, ha creato le condizioni per l’insolvibilità in massa dei mutuatari USA i cui titoli di debito erano stati impacchettati dalle holding finanziarie globali nei titoli tossici poi venduti in tutto il mondo), il processo B propaga la crisi finanziaria in tutto il mondo (provocando, in tutto il mondo, la improvvisa perdita di valore della montagna di carta dei titoli di debito il cui valore nominale, per inciso, supera di molte volte il PIL mondiale).
Per capire con quali strumenti sia possibile arginare le conseguenze della crisi in atto (che sta ormai minacciando interi stati) bisogna chiedersi chi sono i colpevoli, chi ha avviato i due processi A e B.
E la risposta è sconsolante. I due processi sono stati avviati in modo bipartisan da destra (liberali e conservatori europei e USA) e sinistra (riformismo pavido europeo e liberal USA), perché in entrambi gli schieramenti,nel corso degli anni ’80 e ’90, sono diventate dominanti le correnti ideologicamente incatenate ai dogmi neoliberali.
Una volta avviati quei due processi, più essi avanzano, più è difficile anche solo fermarli, e ancora di più rimuoverne le cause.
Per fermare i due processi bisogna infrangere i dogmi neoliberali, cosa che il campo della destra (dominato dai neoliberali avidi) nemmeno si sognerebbe mentre il campo della sinistra (dominato dal riformismo pavido) non ha il coraggio intellettuale di pensare. Perché per fermare la deriva in atto bisognerebbe risegmentare il mercato mondiale (ripristinando barriere doganali fra aree economiche, in modo da interrompere i flussi di merci e capitali che sostengono il processo A), e segmentare il sistema finanziario, riportando le holding bancarie nei confini nazionali (o regionali, ad esempio la regione UE) e poi ripristinando la separazione fra banche commerciali garantite dai governi (raccolta del risparmio e prestiti coperti da solide garanzie) e banche di investimento, non garantite dai governi e quindi esposte al concreto rischio di fallimento (in modo da interrompere la creazione/cartolarizzazione/distribuzione del debito che sostiene il processo B).
La tua idea che gli interventi debbano concentrarsi su una parte del processo A, immaginando che “i cattivi” siano i cinesi e che basti scatenare una campagna anticinese (come negli anni ‘80 fu scatenata in USA una campagna  antigiapponese, che Reagan portò al successo con gli accordi capestro dell’hotel Plaza) per “risolvere il problema della globalizzazione” è fuorviante.
I cattivi non sono “i cinesi”, quanto piuttosto le norme che hanno consentito alle multinazionali occidentali di delocalizzare le manifatture dall’Occidente verso la Cina e i paesi dell’Europa Orientale (processo A) e quelle che consentono oggi alle holding bancarie TBTF di ricattare i governi (minacciando una crisi finanziaria globale) in modo da estorcere ai popoli occidentali risorse di liquidità illimitate (scaricando sui contribuenti gli oneri derivanti dal fallimento del loro “modello di business”, con il risultato di deprimere ulteriormente il ciclo economico nei paesi dell’occidente) che utilizzano per continuare a speculare ai danni di quegli stessi popoli (processo B).
A suo tempo non fu particolarmente difficile, per le lobby del big business, trafficare nei sotterranei dei governi e dei parlamenti occidentali in modo da modificare le norme che impedivano l’avvio dei processi A e B. Assai più difficile, oggi e domani, ottenere che le norme modificate vengano ripristinate, dal momento che non si vede all’orizzonte, in nessun paese occidentale, un soggetto politico e sociale in grado di far prevalere queste istanze. Le chiacchiere sul web sono meglio di niente, ma se le chiacchiere non mettono in moto processi nel mondo reale (revoca di mandati a partiti, scioperi di massa, minacce all’ordine pubblico, ecc.), non disturbano il manovratore, che, da parte sua, non ha nemmeno bisogno di impegnarsi direttamente sul web, dal momento che a confondere le idee (additando i ribelli come responsabili del disordine) provvedono tanti “volonterosi e inconsapevoli” carnefici.
Cosicché è facile prevedere che l’opposizione sociale ai processi A e B tenderà a incattivirsi in spinte ribellistiche senza sbocco (moderne jacqueries), con il rischio che alla fine l’esasperazione e la frustrazione sociale si arrenda a tentazioni autoritarie di tipo fascista, qualora esse promettano di fermare i processi della globalizzazione e di ripristinare le sovranità nazionali. I fascismi sono sempre la conseguenza dell’incapacità delle forze politiche democratiche di svolgere un ruolo di rappresentanza degli interessi generali della società. Va a finire che di questo compito si fanno portatori regimi autoritari.

 

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tony_montana_ii 7 luglio 2011 alle 12:26

@valerio38
Siccome se si parla di economia, non mi sento in grado di discutere con la stessa competenza di fisica, ho mandato quello che hai scritto ad un mio amico, liberale e liberista, che è a Londra. Voglio sentire un’altra campana, perché le cause che tu adduci come scatenanti della crisi a me, da mezzo ignorante in materia non quadrano affatto (né la A né la B). Non sarò bravo a fare 2+2, anche con un phd in fisica…

 

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vincesko 7 luglio 2011 alle 17:35

@ Valerio_38 (12:09)

Ottimo commento, mi è piaciuto! Tranne:

1) Di nuovo mi attribuisci colpe che non ho: non ignoro/trascuro completamente l’altro grande processo (processo B: la finanziarizzazione delle economie dell’Occidente). Se controlli, ho scritto

Chi, quale soggetto? Per fare che cosa?

Perché – l’ho già scritto – anch’io come Walder Bello credo che il soggetto principale debba essere il popolo, in primo luogo il popolo del web, a farsi promotore di un’azione di raccolta, elaborazione, distribuzione delle informazioni, pungolo, controllo sulle istanze politiche e, tramite queste, sui soggetti economico-finanziari, per operare su un duplice piano: 1) far riprogettare l’intero sistema secondo principi socialdemocratici (terza opzione); 2) apprestare, nel frattempo, correttivi e misure adeguate per gestire al meglio la situazione (seconda opzione), che può diventare insostenibile ed esplosiva (dando la stura ed il pretesto a soluzioni fascistiche).

E’ che, siccome sono ignorante in materia, lascio a te ed agli altri esperti la riprogettazione dell’intero sistema (speriamo che il FSB di Mario Draghi presenti a ottobre qualcosa di almeno passabile per la parte finanziaria; sono sicuro che tu sei molto scettico).

2) Nessuna “campagna anti-cinese”, ma rendere più severe e cogenti le regole e più incisivi i controlli; applicare come UE un criterio severo di reciprocità verso tutti i Paesi, anche la Cina e gli USA.

3) Dobbiamo prendere l’abitudine di chiamare i “volonterosi e inconsapevoli” carnefici e soprattutto quelli consapevoli al soldo dei ricchi, UTILI IDIOTI: mi sono accorto che è molto più efficace.

4) Io ho una mentalità concreta, pragmatica, “goal oriented”: devo dare un senso – o almeno se lo faccio mi diverto molto di più – al tempo che spendo a scrivere nel web. Gli esperti pare annettano un’importanza crescente, in prospettiva forse determinante, al ruolo degli internauti sugli esiti politici ed elettorali. Pertanto, sto diventando anch’io ancor più consapevole dell’influenza che ciascuno di noi e l’insieme possiamo esercitare. Anche i partiti, ovviamente, ne sono consapevoli. Si tratta di dargli un’organizzazione. Ad esempio, elaborando, come ho fatto io (a fatica, credimi, per le terribili resistenze “culturali”) in PDnetwork, il documento di 11 pagine, che poi ho inviato ad una cinquantina dei principali esponenti del partito.

5) Io, al riguardo, immagino si potrebbe fare: a) in primo luogo, “stanare” e coinvolgere l’esimio Piergiorgio Odifreddi, il quale è reduce dalla gita in barca proprio a cogitare sulle sorti e le soluzioni per l’Italia (hai visto? non ne ha mai scritto. È reticente…); b) elaborare un documento (i tuoi ‘post’ sono quasi già bell’e pronti da trasmettere…) da inviare, ad esempio, sia alla neonata rivista “TamTam democratico”, che, soprattutto, a qualche esponente importante dei partiti di centrosinistra (incluso Romano Prodi). Che ne pensi? (Che ne pensate?).

 

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l.mauretti 8 luglio 2011 alle 00:33

@Valerio_38
Analisi condivisibile la tua delle 12?09: quanto ai punti A e B le cose stanno proprio come dici, ed è anche vero che all’origine di questa politica c’é una responsabilità bi-partisan di destra e sinistra in tutta Europa. Inutile che ti dica che queste scelte nella loro sostanza non sono né liberali né neo-liberali, ma presumono l’assunzione di una visione liberista di tipo monetarista da parte di conservatori e socialisti di tutto il mondo che hanno creato questa sorta di monstrum statalista-liberista, che unendo il diavolo e l’acqua santa (scegli tu chi è il diavolo e chi l’acqua santa) ha cercato di imporre un modello di tipo finanziario che ha fornito una indebita centralità sovranazionale alle grandi banche ed alle grandi multinazionali: L’Europa lungi dall’essersi sviluppata come una realtà politica è nata e si è sviluppata nella prospettiva di questo monstrum globale sostenuto dalla grande finanza internazionale.
Sono convinto come te che l’Occidente stia scivolando verso derive di tipo autoritario e che il problema sia nato dal tentativo di garantire all’occidentale medio, tramite bolle finanziarie, la possibilità di mantenimento dei livelli di vita che erano stati raggiunti alla fine degli anni 80, questo anche per garantire eguali profitti ai vari sistemi industriali, in mano a sempre meno gruppi in una logica di oligopolio che non ha hulla di liberale. La delocalizzazione è il tentativo di allargare il campo di intervento per sfruttare nuovi mercati in crescita, ma i problemi di saturazione prima o poi verranno anche da questa parte, e secondo me la soluzione non è tanto nella creazione di nuove barriere doganali e nella rilocalizzazione e ridefinizione di spazi statali protetti, che potrebbe però essere una soluzione valida a breve termine, quanto nel tentativo di ripensare un modello di sviluppo globale con nuove priorità e una nuova capacità critica di interdizione da parte di chi vive in una moderna democrazia ed un potere di scelta e di indirizzo comunque ce l’ha.
Sono comunque temi molto complicati ed in questo blog non credo ci sia lo spazio adatto per approfondire, a meno di non provare ad organizzare cose come quelle di Madrid.

 

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vincesko 8 luglio 2011 alle 10:04

A proposito di barriere doganali:

L’Unione europea abbatte i dazi con la Corea del sud
In vigore dal 1° luglio l’accordo di libero scambio che nel giro di cinque anni azzererà le tariffe di importazione tra i due mercati

http://www.businesspeople.it/Business/Economia/L-Unione-europea-abbatte-i-dazi-con-la-Corea-del-sud_21981

 

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vincesko 9 luglio 2011 alle 14:11

Il 6.7 23:50, ho scritto:

Altrettanto si può dire per il punto 2), in ordine al quale giocheranno un ruolo, in via prioritaria, i lavoratori cinesi (che già hanno ottenuto significativi miglioramenti salariali); in via subordinata e complementare, i sindacati mondiali.

Cina, operai di Jean Ruffier
La primavera degli operai cinesi
06/07/2011

Nel Guandong gli operai della nuova generazione vogliono guadagnare di più con ritmi dilavoro più sopportabili. Industriali, sindacalisti e politici si trovano di fronte a problemi che non hanno mai affrontato
La buona notizia è che in Cina i salari stanno crescendo.
Dalla primavera del 2010 si succedono nel sud del paese, e non solo, ondate di scioperi spontanei, che normalmente si concludono con aumenti salariali consistenti. Nella ricca provincia costiera del Guangdong, tra Canton (in cinese: Guangzhou) e Shenzhen, nel cuore della “fabbrica del mondo” gli operai di molte imprese, sia multinazionali straniere che cinesi (private o pubbliche) hanno ottenuto nel corso del 2010 aumenti salariali dell’ordine del 30-40 per cento. Le imprese di Taiwan e di Hong Kong dichiarano aumenti medi del 14 per cento nelle loro filiali cinesi. Nelle principali città i salari minimi stabiliti per legge sono stati aumentati del 18 per cento. Il nuovo piano quinquennale prevede un aumento salariale medio del 15 per cento annuo.
Tra le cause di questa nuova tendenza, l’eccesso di domanda sull’offerta di lavoro, qualificato e non (c’è penuria di forza lavoro in tutta la regione), dopo due decenni di fortissima crescita industriale; l’arrivo sul mercato del lavoro dei giovani della “generazione dei figli unici”, più consapevoli e combattivi; e l’assottigliarsi dell’esercito di riserva dei migranti interni, perché anche molte province interne si sono industrializzate (è il caso, ad esempio, di Chong Quing, dove ha aperto il nuovo stabilimento Iveco, accanto a molti altri)
Abbiamo chiesto a Jean Ruffier, un sociologo francese con una lunga esperienza di indagine sul terreno a Canton, di scriverci un suo commento.
(nota introduttiva di Giovanni Balcet, 5.7.2011)

[…]. Tutti questi elementi fanno prevedere che i salari aumenteranno rapidamente nel sud della Cina. Ciò non influenzerà minimamente la presenza di imprese straniere. Certo, diventerà meno interessante la localizzazione in Cina per sfruttare i bassi salari, ma coloro che sono già localizzati ci rifletteranno prima di andarsene, in un momento in cui sta per verificarsi un aumento del potere d’acquisto locale. La primavera degli operai del sud della Cina è dunque cominciata.
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/La-primavera-degli-operai-cinesi-8842
link sostituito da:
http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/La-primavera-degli-operai-cinesi-8842.html

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vincesko 9 luglio 2011 alle 14:41

@ Valerio_38

Ti informo che ho ‘postato’, in calce all’articolo di Sbilanciamoci.info che ho riportato sopra, un tuo ed un mio commento sulla globalizzazione.

P.S.: Non hai ancora risposto al mio commento-invito del 7.7 17:35, ma presumo non sia una distrazione.

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vincesko 9 luglio 2011 alle 15:18

Sempre sulla Cina (in calce ho ‘postato’ un mio commento sui PIL che s’inseguono):

Bric/Cina di Vincenzo Comito
L’economia cinese è in difficoltà?
06/07/2011
commenti (1)
Bric/Cina. Può durare indefinitamente una crescita economica che viaggia al ritmo del dieci per cento all’anno? Ecco alcuni spunti per riflettere in un modo argomentato sulla questione
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/L-economia-cinese-e-in-difficolta-8839
link sostituito da:
http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/L-economia-cinese-e-in-difficolta-8839

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vincesko 9 luglio 2011 alle 16:12

Per chi fosse interessato.

Ho incrociato la prima volta il calcolo dei PIL che si inseguono negli anni ’70 in un saggio di Giorgio Fuà.

“I PIL che si inseguono”.

Ecco una coppia di nomogrammi universali per il calcolo del numeri di anni nei quali il PIL2 (il minore dei due) insegue il PIL1.
Come si usa:
1) Nel primo grafico in alto, nella X scegliere il rapporto PIL1/PIL2 (supponiamo 4).
2) Ottenere il Coeff_molt sull’asse delle x (nel caso di esempio, 1,3)
3) Nel secondo grafico, nella X scegliere il rapporto tra il tasso di incremento del PIL1 (il maggiore dei due) rispetto al PIL2, nella forma 1+t%/100. Dunque,se il t1 è il 3.5%, si deve calcolare 1+0,035=1,035. Se t2 è 8%, si deve calcolare 1,08. Dunque il rapporto è 1,08/1,035=1,04.
4) Calcolare il numero di anni prendendo la Y (nel nostro caso 25) e moltiplicandola per il coeff_molt (25*1,3=32,5 anni).

(Purtroppo, le figure non escono. Se qualcuno mi dice come si fa…).

Non ci vuole un secolo, ma molto molto meno, a differenziale costante, perché la Cina raggiunga gli USA.
Nell’ipotesi di un rapporto tra i due PIL pari a 4, e di un differenziale di poco più di 4 punti percentuali, ci vorranno 32,5 anni. Ma in effetti il differenziale attualmente è pari a oltre 6 punti (+ 10% per la Cina contro il +3,5% USA), per cui, coeteris paribus, ci vorranno 17*1,3=22,1 anni.
Al netto del coefficiente correttivo (1,3 equivale ad un PIL circa quadruplo del Paese inseguito rispetto a quello del Paese inseguitore, ma ora tra USA e Cina è circa triplo), per ogni raddoppio del differenziale, diciamo così (in effetti della variazione del rapporto tra i due indici), il numero degli anni si dimezza. Infatti, se il rapporto PIL1/PIL2 è pari a 1,02 ci vogliono 50 anni, se è pari a 1,04 ne occorrono 25, se è pari a 1,08 ne bastano 12,5.

http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/05/21/zhu-min-for-president-il-peso-della-cina-in-un-mondo-multipolare/

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vincesko 9 luglio 2011 alle 16:16

P.S.:

Ricavo dall’articolo di V. Comito sulla Cina:

2) nel supplemento dell’”Economist” già citato, in un secondo testo precedente (Economist, 2011), nello scritto di Wolf e in uno di Magnus (Magnus, 2011) viene ricordato il problema della “trappola dei paesi a medio reddito”. Si fa riferimento al fatto che, spesso, a un certo punto dei processi di sviluppo di un paese, la crescita rallenta o svanisce del tutto. Così, guadagnare per un certo periodo terreno sulle nazioni già sviluppate è molto più facile che raggiungerle. Secondo le analisi sviluppate da alcuni studiosi (Eichengreen, Park, Kwano Shin, 2011) la soglia critica può essere fissata al livello di 16.740 dollari di reddito pro-capite misurato con il criterio della parità dei poteri di acquisto. Soltanto il Giappone, la Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong e Singapore sono riusciti a fare il salto negli ultimi 60 anni. Il fatto è che man mano che l’economia cresce essa diventa più complessa e richiede, per continuare a svilupparsi, grandi mutamenti strutturali, tra i quali una molto maggiore capacità di innovazione (prima, aumentare la produzione era più semplice e bastava copiare quello che avevano già fatto i paesi ricchi) e la messa in opera di istituzioni di grande qualità, in particolare nell’area legale. Il problema, su questo ultimo fronte, è che la riforma si scontrerebbe in Cina con il primato del partito sullo stato e sul potere giudiziario. Per altro verso, dal punto di vista più strettamente tecnico, un rischio rilevante è quello che un paese emergente possa, a un certo punto, perdere competitività nelle industrie “labour-intensive” e non riuscire però a trovare nuove fonti di crescita; […].

 

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vincesko 9 luglio 2011 alle 16:37

Ancora da Sbilanciamoci.info:

Bretton Woods, Fmi, rating di Sergio Bruno
Il fratello di Prometeo/1
08/07/2011
La condotta delle maggiori economie mondiali dai tempi di Bretton Woods alle attuali condanne delle agenzie di rating. Pubblichiamo la prima parte di un articolo di Sergio Bruno. Che sostiene: siamo passati dalla cultura di Prometeo (“colui che riflette prima”) a quella del suo maldestro fratello Epimeteo (“colui che riflette dopo”)…

[…]. La ragione di questa sostanziale irrilevanza della sovranità politica sta nei ristretti margini in cui si muovono le politiche di bilancio. In un articolo di qualche settimana fa (“Tutto cominciò con un divorzio”  http://sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Tutto-comincio-con-un-divorzio-8396 link sostituito da http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Tutto-comincio-con-un-divorzio-8396) ho ricondotto ciò agli effetti cumulativi di un percorso perverso avviato negli anni ‘80 del Novecento con la cessione alle banche centrali del potere statuale di signoraggio monetario. Il problema è stato ulteriormente chiarito da Luciano Gallino (“La crisi greca e le colpe della Ue”; ma si veda anche il suo recente libro “Finanzcapitalismo”). […].

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vincesko 9 luglio 2011 alle 16:38

P.S.:

Luciano Gallino “La crisi greca e le colpe della Ue”
http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-crisi-greca-e-le-colpe-della-ue/?printpage=undefined

 

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valerio_38 9 luglio 2011 alle 16:49

@vincesko, post del 9 luglio 2011 alle 14:41

No, non è per distrazione che non ho risposto al tuo invito. Il fatto è che il mio giudizio sulle attuali leadership del centrosinistra italiano è molto drastico: sono direttamente responsabili dell’attuale stato di degrado del paese e dello stato comatoso dell’elaborazione teorica. Ne ho tratto, da tempo, una convinzione radicale: nulla potrà cambiare se non verranno spazzati via (tutti) questi pigri eredi di tradizioni storiche dignitose. E questa convinzione si rafforza quando si vedono emergere, come segni del “nuovo”, i Renzi, i Boeri e gli Ichino, un “nuovo” più vecchio del vecchio. L’unico sforzo dei “nuovi” sembra quello di presentarsi, già ora, come volonterosi carnefici, ansiosi di essere adottati come “nuovi” compagni di strada dal capitale finanziario non appena il discredito dei nani e delle ballerine del centrodestra supererà la soglia di tolleranza. In altre parole: nessuno di loro si pone l’obbiettivo di incivilire il moderno capitalismo finanziario (assoggettandolo ai vincoli necessari), ma quello di subentrare ai nani e alle ballerine nel ruolo di maggiordomi del capitalismo finanziario selvaggio. Gli “esponenti importanti dei partiti di centrosinistra” (ai quali ritieni utile rivolgerti) sono importanti (o comunque ritenuti tali dalla stampa compiacente) proprio perché palesemente disponibili a svolgere questo ruolo.

 

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vincesko 9 luglio 2011 alle 17:03

P.P.S.:

Do il link di “Il fratello di Prometeo/1"
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Il-fratello-di-Prometeo-1-8854

 

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vincesko 10 luglio 2011 alle 16:19

Dietrologia

Nella Lettera di PDnetwork (nei “principali parametri di macroscenario”; vedi anche nota 3), ho scritto che le transazioni finanziarie pare assommino a 4 mila miliardi al giorno. Chomsky evidenzia che uno dei principali problemi della nostra epoca è la globalizzazione dei capitali, ma non del potere politico.
Nel suo editoriale del 19 dicembre 2010, “Nove banche vogliono dividere l’euro in due”, Eugenio Scalfari, citando il New York Times, ha scritto:

“(…). È vero, gli “hedge funds” sono un’ingente massa di manovra ma non rappresentano il cervello della speculazione. Il cervello sta al vertice del sistema bancario internazionale e vede insieme sia le grandi banche di credito sia le grandi banche d’affari americane, inglesi, svizzere, tedesche. Il “New York Times” ha descritto pochi giorni fa il funzionamento di questa “Cupola” ed ha anche indicato le banche che la compongono: J. P. Morgan, Bank of America, Goldman Sachs, Ubs, Credit Suisse, Barclays, Citigroup ed altre per un totale di nove. Ma ciascuna di esse possiede una quantità di partecipazioni e diramazioni in tutto il mondo e capitali immensi a disposizione.
In un giorno fisso della settimana i capi delle nove banche principali si riuniscono in un club riservato, esaminano gli ultimi dati sull’occupazione, sui mutui immobiliari, sulla produzione manifatturiera, sui tassi di cambio delle principali valute (dollaro, euro, yen, yuan), sugli “spread” tra i principali debiti sovrani, sulle materie prime. L’esame dura un’ora o poco più. Poi tirano le somme e decidono come muoversi sui mercati oppure non muoversi e restare in attesa”.

http://www.repubblica.it/politica/2010/12/19/news/nove_banche_vogliono_dividere_l_euro_in_due-10377795/

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vincesko 10 luglio 2011 alle 16:20

P.S.:

E’ soltanto il libero gioco del mercato o anche la conseguenza dell’input della “Cupola”?

Un regno che affonda in un mare di scandali
di EUGENIO SCALFARI
[…]. Ribadito che la reazione negativa dei mercati è motivata principalmente dall’implosione della maggioranza di centrodestra, occorre tuttavia esaminare la manovra nella sua impostazione politica e tecnica, ambedue estremamente manchevoli. […]. 

http://www.repubblica.it/politica/2011/07/10/news/scalfari_10_luglio-18919337

 

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valerio_38 10 luglio 2011 alle 18:36

@tony_montana_ii, post del 10 luglio 2011 alle 15:09

Mi sembrava di avere ampiamente replicato alla tua domanda in numerosi miei post.
Ma se non ti ho convinto, ebbene, mi toccherà ripetermi. Me ne scuso con gli altri frequentatori del blog.
Confido che della tua formazione scientifica facciano parte nozioni di controlli automatici e teoria della regolazione. Se un sistema (come l’attuale sistema finanziario) è stato implementato sulla base di modelli astratti falsi, che probabilità avrà, secondo te, di essere, per cun caso fortuito, permanentemente stabile e controllabile? O non sarà, pressoché con certezza, soggetto a dinamiche tali da innescare retroazioni positive che lo porteranno all’autodistruzione? E questo non è proprio quello che è già successo verso la fine del 2007? E non sono ancora all’opera, intatte, le dinamiche che hanno portato alla crisi?
Mi sembra di capire che tu confidi (o speri) che l’esito al quale il sistema è destinato non sia (ancora?) classificabile come “catastrofe”.
Va bene, non c’è problema. Fissa tu la condizione che, secondo te, separa lo stato di crisi “non catastrofica” dallo stato di “crisi catastrofica”. Poi ti rimarrà solo da aspettare per stabilire se la tua certezza (o speranza) sia sensata.
Ma ti faccio notare, montana, che non stai assistendo a una corsa di cavalli o a una partita di calcio, stai vivendo in diretta le conseguenze della rimozione dei famosi “lacci e lacciuoli” che facevano tanto orrore ai liberali degli anni ‘80 e ‘90 (inclusi i volonterosi come Eugenio Scalfari, che ancora oggi dà lezioni a destra e a manca ma non ha mai fatto ammenda delle sue errate lezioni passate), le conseguenze della eliminazione delle regole alle quali era stato assoggettato il capitale finanziario dopo la crisi degli anni ’30, regole che erano state pensate per addomesticare (incivilire) le sue irrazionali esuberanze (copyright Alan Greenspan).
Grazie alla deregulation e alle liberalizzazioni degli anni ’80 e ’90 si sono legittimate pratiche considerate in precedenza “fuorilegge”, per cui i manager delle holding finanziarie sono oggi, a tutti gli effetti, dei fuorilegge (come è un fuorilegge chiunque agisca al di fuori di qualsiasi vincolo di tutela degli equilibri sociali).
L’ortodossia liberale ha convinto i decisori politici ad affidare l’economia all’azione incontrollata di fuorilegge. E proprio in conseguenza della mancanza di regole, i fuorilegge si sono esposti troppo (John Law confidava che il suo castello di carte reggesse grazie al sostegno della monarchia, i moderni fuorilegge confidavano che il loro castello di carte reggesse sulla finzione dei famosi algoritmi matematici che avrebbero dovuto calcolare con precisione, e dunque mettere sotto controllo definitivamente, il rischio di insolvenza).
I moderni John Law, esattamente come il loro capostipite storico, hanno inventato un meccanismo intrinsecamente truffaldino e lo hanno sfruttato a fondo, fino a provocare la crisi finanziaria mondiale (in atto da tre anni, ormai). Ma a differenza del loro capostipite, una volta esplosa la crisi, i moderni fuorilegge non sono stati costretti a fallire, non sono stati costretti ad assumersene la responsabilità, non sono finiti in galera.
I moderni governi liberali, molto più stupidi dei monarchi del XVIII secolo, si sono fatti trascinare dai moderni John Law (assai più smaliziati del loro capostipite) fino alla resa sotto ricatto. Terrorizzati all’idea di un crollo catastrofico (qui la parola è ammissibile, montana, o è espunta definitivamente dal tuo vocabolario?) del sistema finanziario, i governi liberali hanno accettato di accollare alle banche centrali l’esposizione finanziaria dei moderni John Law (cioè si sono fatti intermediari affinché la truffa venisse scaricata sugli ignari e innocenti contribuenti). Grazie a questa operazione, che ha trasferito la (promessa di) catastrofe sui bilanci pubblici, mimetizzandola agli occhi di montana, ora i fuorilegge dispongono di abbondante liquidità.
Cosa ne faranno, montana, secondo te? La useranno per risolvere i problemi della disoccupazione giovanile? O quelli della fame nel mondo? O qualche altro problema che riguardi i 7 miliardi di abitanti del pianeta?
No, da buoni fuorilegge, li usano e li useranno per speculare sui titoli di debito di quegli stessi governi che, con il ricatto, hanno costretto ad accollare ai contribuenti la loro esposizione finanziaria.
Ebbene sì, oggi i governi liberali forniscono ai moderni John Law i mezzi finanziari per speculare sul rischio di default dei bilanci pubblici, i cui deficit sono “usciti di controllo” proprio a causa di quegli stessi moderni John Law.
E’ quello che sta succedendo, montana, è sotto i tuoi occhi, ti basta aprirli per vederlo.
Ti sembra che una situazione del genere induca a confidare che la crisi non peggiorerà fino a superare la soglia che tu stabilirai, oltre la quale potrai consdierare la crisi “catastrofica”?
Caro montana, se qualcosa può fermare la deriva in atto, non potrà avere alcuna parentela con le ortodossie neoliberali.
Ma una cosa deve essere chiara. Questa volta non sarà possibile scaricare la responsabilità su qualcun altro. Questa volta la responsabilità (ideologica e politica) è chiara.

 

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vincesko 10 luglio 2011 alle 19:17

@ Valerio_38 (09.07 16:49)

Pietro Ichino
L’anno scorso, ho espresso più o meno lo stesso tuo concetto con queste parole, in un mio commento ad un articolo su “Europa”:
“I Senatori Pietro Ichino, Tiziano Treu e Cesare Damiano non hanno una grossa “audience” né a sinistra, né nel centrosinistra. Credo, anche basandomi sui commenti dei lettori dei giornali on-line, essenzialmente per due motivi: il primo, perché, quando progettano le loro belle e razionali riforme, si preoccupano di considerare tutte le variabili in gioco, ma poi, quando le traducono in articolati di legge di attuazione, per problemi di copertura finanziaria, ma anche per un fatto – come dire? – di cultura, di logica e di etica di fondo nazionale piuttosto stortignaccole e strabiche, omettono sempre una gamba del tavolo: quella di sostituire le tutele e le indennità particolari e selettive dei tanti privilegiati (tra cui quelle dei parlamentari) con quelle universali”.

Dopo di che, però, ho fatto tre cose:
1. mi sono iscritto alla newsletter di Ichino (e di Damiano) e ne seguo le iniziative; devo riconoscere che è una persona seria, più sincera e netta di Tiziano Treu (anch’egli però legislatore pentito), che è molto più incline a fare il pesce in barile;
2. ho “bilanciato”, nel documento di 11 pagine di PDnetwork, la propensione del coautore (al 20%) a favore di Pietro Ichino, sia aggiungendo le altre tre proposte del PD (maggioritarie, peraltro, nel partito) e chiedendone esplicitamente il coordinamento, sia inserendo una critica esplicita al DdL Ichino, laddove (vedi nota 9) ho scritto: “Sia l’ipotesi Ichino, sia l’ipotesi recente della CGIL non hanno il carattere della universalità ed esprimono un’ottica centrata sulla figura del lavoratore occupato, con un’accumulazione nel tempo di contributi a carico delle imprese, soprattutto, e dei lavoratori; per erogare, in sostanza, sussidi di disoccupazione, la prima per un arco temporale di 4 anni, la seconda di 3 anni; anche il suggerimento del governatore Draghi e la proposta di legge della deputata Marianna Madia hanno entrambi un’ottica parziale e volano basso, disinteressandosi tutti e quattro di milioni di persone che sono forse in situazioni ancora peggiori dei precari, come ad esempio le centinaia di migliaia di OVER 45 (stimati in un milione), la più parte con famiglia a carico, rimasti disoccupati e “troppo vecchi per il lavoro, troppo giovani per la pensione”, che quasi nessuno considera”.

3. Ho avuto con lui uno scambio di e-mail (è uno dei pochi parlamentari che rispondono) e sono stato piuttosto severo sul suo modo di comunicare. Ha una cattiva stampa a sinistra, talora a torto.

Funzione ed efficacia della divulgazione sul web

Presumo di aver incrociato, per la prima volta ieri sera, dei tuoi ‘post’ nel web, dai quali si deduce una qual certa tua attività divulgativa – diciamo così – anche al di fuori di questo blog, Ne so quindi poco, tuttavia permettimi di dirti che forse ti sei scelto degli interlocutori-alleati, consentanei a te ideologicamente, ma, anche per questo, non della massima efficacia.
Io credo che, con la difficoltà oggi di farsi luce nel mare magno della comunicazione, e al netto della possibilità che avrebbe un singolo politico o un singolo partito di mutare più che un ette dell’odierno assetto economico-finanziario, vale comunque la considerazione empirica che, come ci vuole lo stesso impegno e la stessa fatica a corteggiare una bella come una brutta donna, la possibilità di successo è la stessa, e talora in realtà può essere più facile conquistare quella bella, con maggior soddisfazione, così vale per gli uomini politici, destinatari da privilegiare, attesa la loro prerogativa di fare le leggi: talora è più facile, se hai argomenti validi, fare breccia in quelli di primo piano che nei peones, e comunque lo sforzo è lo stesso e, in caso di riuscita, l’efficacia enormemente superiore.
A buon intenditore poche parole.

 

Post collegato:

Promemoria delle misure anti-crisi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761788.html

Dialogo sul liberismo, il liberalismo, le banche, la speculazione, il comunismo ed altro

 
A fini di archivio, riporto una vecchia discussione tra Vanishing e me svoltasi nel 2010 nel forum del “Circolo PD-Obama” (ormai chiuso), nel thread “Le 10 domande di Open Democracy al centrosinistra”.
(http://pdobama.ning.com/xn/detail/2003916:Comment:164661). 
Essa ha preceduto quella che ho già riportato in Dialogo sulla crisi economica, i PIL che si inseguono ed altro http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783599.html.

 
Vincesko
Trovo questa discussione – al netto di una certa astrattezza - molto interessante e vi faccio anche i miei complimenti, ma vorrei fare alcune osservazioni.
In italiano, liberismo è sinonimo di liberalismo economico, mentre liberalismo si usa nell'accezione politica.
Né la finanza né la speculazione vanno demonizzate.
Anche la finanza è una forma di produzione: nel tempo.
Anche la speculazione – lo si percepisce intuitivamente – ha la funzione di accrescere l'efficienza del sistema economico-finanziario.
Liberismo e liberalismo
Sebbene per entrambi si usi spesso l'aggettivo liberale, nella lingua italiana c'è differenza tra liberismo e liberalismo: mentre il primo è una dottrina economica che teorizza il disimpegno dello stato dall'economia (perciò un'economia liberista è un'economia di mercato solo temperata da interventi esterni), il secondo è un'ideologia politica che sostiene l'esistenza di diritti fondamentali e inviolabili facenti capo all'individuo e l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge (eguaglianza formale).
Nella lingua inglese i due concetti tendono a sovrapporsi nell'unico termine liberalism.[senza fonte] Nella tradizione politica degli Stati Uniti, il termine liberal indica un liberalismo progressista molto attento alle questioni sociali, ma nel contempo geloso custode del rispetto dei dirittii ndividuali[1]. Secondo alcuni, i liberal americani sono l'equivalente dei socialdemocratici europei, o, secondo un'accezione diffusa, dei liberali sociali.
Alcuni danno come analogo inglese di liberismo il termine free trade (libero commercio). Un termine francese spesso usato in modo equivalente è laissez faire ("lasciate fare"). (Wikipedia).
 
Liberalismo e liberismo
La lingua italiana pone una distinzione tra liberalismo e liberismo: mentre il primo è una teorizzazione politica, il secondo è una dottrina economica che teorizza il disimpegno dello Stato dall'economia: perciò un'economia liberista pura è un'economia di mercato non temperata da interventi esterni.
La lingua francese parla di libéralisme politique e libéralisme économique (quest'ultimo chiamato anche laissez-faire, lett. lasciate fare), lo spagnolo di liberalismo social e liberalismo económico. La lingua inglese parla di free trade (libero commercio) ma usa il termine liberalism anche per riferirsi al liberismo economico. Neo-liberalism (in italiano neoliberismo) è il termine usato dagli opponenti del liberismo per indicare la politica sostenuta da Margaret Thatcher e Ronald Reagan. Sebbene i neoliberisti si proclamino talvolta i veri eredi del liberalismo classico molti hanno contestato questa pretesa e ritengono che i neoliberisti possano piuttosto essere collocati tra i conservatori (al Partito Conservatore inglese apparteneva infatti la Thatcher).
La formulazione della dottrina liberista si deve ad Adam Smith e al suo saggio La Ricchezza delle Nazioni.(...). (Wikipedia).
http://it.wikipedia.org/wiki/Liberismo
Liberismo e liberalismo
http://www.ernestopaolozzi.it/dettaglio.php?id=764
Civiltà del liberismo
http://cronologia.leonardo.it/mondo38m.htm 
Liberismo e liberalismo
http://www.generazionevaselina.it/?p=666 
Speculazione (Wikipedia)
http://it.wikipedia.org/wiki/Speculazione  

 
Vanishing
Caro B., grazie di essere intervenuto e di avere portato il tuo contributo.
I temi che stiamo trattando richiedono un certo grado di “astrattezza” perché sono temi molto generali. L'importante è scendere nello specifico quando serva,ma le cose che discutiamo hanno implicazioni molto concrete.
Veniamo alla speculazione.
Che la speculazione accresca l'efficienza del sistema economico-finanziario, è anch'esso un mantra tutt'altro che “percepibile intuitivamente”. Ritieni che un'affermazione del genere, oggi come oggi, trovi diretti riscontri empirici?
Un'affermazione così impegnativa meriterebbe inoltre non dico una dimostrazione, ma almeno un'argomentazione.
E cos'è “l'efficienza del sistema economico-finanziario”. Efficienza nel fare cosa?
Secondo i libri di testo, il sistema finanziario è colui che mobilizza la ricchezza accumulata assegnandola a compiti produttivi. Ora si da il fatto che il sistema finanziario che esiste effettivamente faccia questo per meno dell'1% del suo volume, e per il restante più del 99% faccia cose che mettono allegramente in discussione la sua funzione di sostegno al sistema produttivo (a proposito di “efficienza”). Servono “prove” di quanto sto dicendo? O non è forse esattamente quel che è recentemente avvenuto (ed è ancora in corso: parla con gli imprenditori e fatti raccontare quante difficoltà abbiano nel farsi finanziare non “investimenti rischiosi”, ma la normale necessità di cassa per il fisiologico ritardo ricavi-costi). Non solo è avvenuto, ma è avvenuto per l'ennesima volta.
Il paradigma con il quale la speculazione finanziaria si autogiustifica – c'è sempre qualcuno disposto ad elaborare teorie per compiacere il Re e giustificarne i comportamenti - è il seguente.
Ci sono attività il cui rischio non è misurabile, e pertanto non sono assicurabili (non sapresti come calcolare il premio). Queste sono l'oggetto della speculazione finanziaria, secondo alcuni della finanza tout court. Hanno ragione – involontariamente – questi “alcuni”, perché non s'è mai vista una finanza non speculativa, ad eccezione di quella messa in piedi da Yunus, ma oggi anche nel microcredito si sono inserite banche e istituzioni finanziarie che praticano tassi da strozzinaggio (Vedi NY Times http://www.nytimes.com/2010/04/14/world/14microfinance.html) col rischio di bolle.
Ma se un rischio non è misurabile, perché la finanza poi lo misura,valorizzandolo e vendendolo? Come mai le banche classificano per i propri clienti-risparmiatori gli investimenti (finanziari) in basso, medio, alto rischio se per definizione gli investimenti finanziari sono coloro i quali non sono misurabili? Come mai tutte le teorie finanziarie sulle quali si basa la speculazione (gravemente deficitarie sotto il profilo scientifico, nonostante i Nobel, si veda il rapporto Dahlem, “La crisi finanziaria e il fallimento sistemico dell'Economia Accademica” http://documentazione.altervista.org/dahlem_report.htm), come mai dunque queste finiscono poi per misurarlo, almeno implicitamente, questo rischio?
E come mai accade che un'assicurazione sulla vita (un rischio misurabile), stipulata presso una compagnia di assicurazioni, abbia di fatto come “sottostante” una scommessa (altro nome per speculazione) sul mercato finanziario, come se fosse un rischio invece non misurabile, secondo la quale invece se il non misurabile rischio del fallimento della Lehman Brothers si avvera, l'assicurato perde il diritto alla rendita in caso di morte (E' successo, non è un caso di scuola, è un caso reale tra mille)?
Questo è quanto avvenuto e quanto correntemente avviene, e questa è la finanza del mondo dei fenomeni, anche se non del mondo formale dei libri di testo e delle teorie ad usum delphini (sgangherate e prive di consistenza).
La verità è che la finanza, o la speculazione, si è allegramente allargata anche a rischi perfettamente misurabili, che potrebbero essere coperti da assicurazioni e mutue. Ma queste ultime hanno un grande svantaggio: sono trasparenti e facilmente controllabili, e non si prestano alla realizzazione di grandi profitti (ad esclusione forse delle assicurazioni sanitarie, quelle che negli USA alimentano quella schiera di quelli che James Kenneth Galbraith chiama“costosi parassiti”, e che fanno di quello USA il peggiore e più costoso sistema sanitario del mondo).
Non si pensi neanche che questa situazione della “finanza” sia una “distorsione” recente. La finanza (quella fenomenica, non quella formale dei libri di testo e delle definizioni di comodo) è sempre stata quel che è oggi: nessun nesso, se non pretestuoso, con la cosiddetta “economia reale”. Questo nesso ha un solo scopo: poter incantare i gonzi per farli entrare nella catena di Sant'Antonio (Paul Krugman: I profitti e il peso problem).
Cito qui l'incipit:
“Recentemente ho avanzato un'ipotesi (certo non originale) e cioè che la stabilità delle banche dal 1935 fino più o meno al 1980 avesse moltissimo a che fare con la mancanza di concorrenza, che offriva alle banche un valore d'esclusiva che i vertici non volevano mettere in pericolo con strategie rischiose. … Questo, a mio parere, è quello che ha fatto per molto tempo il settore finanziario: prendere soldi in prestito e mettendo asset teoricamente sicuri, poi investire i proventi in asset che in realtà non rendevano molto ma in apparenza sì. Se vi ricorda le piramidi finanziarie è perché ci assomiglia molto. Come ha evidenziato Robert J. Shiller nel suo libro Euforia irrazionale, una bolla, in realtà, è una piramide finanziaria che si crea spontaneamente, senza bisogno di un deliberato atto di frode ma con lo stesso effetto.
E senza riforme serie, tornerà a succedere. ”
Questo a proposito dei sempre benefici effetti della concorrenza ... leggasi inoltre qui quanto dico a proposito della "spontaneità".
L'unica vera differenza rispetto al passato è che oggi la cosiddetta “Economia reale” (industria, servizi) è totalmente intrecciata con la finanza al punto tale che la General Electric, che è come dire la quintessenza della “industrialità”, ha più del 20% del suo patrimonio in asset. E per questo la situazione è ancora più pericolosa di quanto non lo fosse nel '29.
Si potrebbe leggere il libro di John Kenneth Galbraith sulla grande crisi del '29, oppure più brevemente i dialoghi del documentario “Il Crash del '29”.
C'è un'altra spiegazione che mi urgerebbe: se questa è la finanza, in che senso sarebbe un vantaggio (e per chi) un aumento della sua “efficienza”, intesa come "capacità di raggiungere i suoi scopi"?

 
Vincesko
Avendo io scarsissima competenza in materia di economia finanziaria (m'intendo più di economia aziendale ed analisi gestionali), ti rispondo... “tangenzialmente”.
1. Il tuo vezzo – diciamo così - di interloquire usando il cognome la dice lunga sulla tua essenza comunista. Mi fai rammentare una battuta dell'ex segretario del PCI, Alessandro Natta: intervistato quando era già ex, disse che tra comunisti ci si rivolge col cognome. Era forse anche quello un modo di differenziarsi dai compagni del PSI (fine anni '80, credo) che invece – “imborghesiti” - usavano abitualmente il nome.
2. Tu sei uno che deve aver letto molto, ma più volentieri saggi che romanzi. Lo deduco – arbitrariamente? - dal fatto che non conosci o almeno sei incline a non considerare i significati plurimi o traslati dei termini.
3. Così è stato nel caso di “ideologia” parlando con Roberto M. Ideologia ha anche un significato deteriore: nel senso di rigida, troppo schematica, dogmatica.
4. Così è stato nel caso della servitù della gleba, abolita non da Lenin ma dallo Zar Alessandro II -  hai precisato - come se la sua abolizione (citata anche ne “Le anime morte” di N. Gogol) avesse potuto magicamente cancellare la stratificazione culturale e, direi, psicologica di massa, che consegue ad un fenomeno diffuso, profondo, che ha esplicato i suoi effetti per secoli (basta leggere i romanzi dei grandi scrittori russi, ad esempio Tolstoj, per capirlo).
 5. Così è ora nel caso di “astrattezza”, perché, scusami, è un'ovvietà dire che “le cose che (sic)  discutiamo hanno implicazioni molto concrete”: l'astrattezza va giudicata (la giudicavo) in rapporto al luogo in cui avviene questa discussione: un forum di un circolo del PD.
4. Così è anche nel caso di speculazione: è proprio per questo che ti ho allegato la voce di Wikipedia, dove, se vedi, è tra l'altro scritto:
 
Origine del termine
Il termine speculazione nasce dalla voce latina specula (vedetta), da specere (osservare, scrutare), ovvero colui che compiva l'attività di guardia dei legionari. Da qui deriva il senso etimologico di "guardare lontano" e "guardare in profondità con attenzione", e così in senso traslato "guardare nel futuro" o "prevedere il futuro".(…).
I pensatori della scuola neoclassica invece intendono la speculazione come l'attività di un operatore che si assume dei rischi per i quali richiede una adeguata remunerazione. Secondo questa scuola di pensiero lo speculatore è un elemento fondamentale del mercato poiché assicura liquidità e concorre alla formazione di un prezzo efficiente.
Secondo Ludwig von Mises,ogni attore economico è uno speculatore, in quanto l'azione umana è sempre diretta verso il futuro che è di per sé sconosciuto e quindi incerta. Il modo distintivo di pensare dello speculatore sta nella capacità di comprendere i vari fattori che determineranno il corso degli eventi futuri. Ogni genere di investimento è quindi una forma di speculazione[1].

Tu invece  - mi pare - assumi il termine speculazione soltanto nella sua accezione negativa e, sulla base degli accadimenti sui mercati finanziari attuali (ma come darti torto?), molto deteriore.
5. Il problema – correggimi se sbaglio – è che il mercato – lasciato a briglie sciolte e in balia degli egoismi e cupidigie più sfrenati - è degenerato, poiché è venuto meno sempre più il nesso diretto sia tra le grandezze monetarie e finanziarie scambiate ed i beni reali sottostanti, sia tra i debitori ed i creditori. Urgono regole.
6. Il fatto è che – come è anche, lasciamelo dire finalmente, per le degenerazioni del comunismo - che l'uomo è una brutta bestia: egoista, individualista, competitivo, prepotente, prevaricatore, dominatore, ecc., e, se gli si lascia esprimere liberamente i suoi spiriti animali, ci sono opportunità, ma anche problemi, talora seri.
7. Infine, un'osservazione sulla Cina. Io preferisco buoni romanzi ai saggi (pur essendo da sempre uno di sinistra e avendo sempre votato a sinistra, non ho mai letto – per scelta istintiva - Marx), però ho letto “La ricchezza delle Nazioni”, di Adam Smith, dalla quale ho scoperto che il Paese più ricco al mondo nel 1700 era la Cina, che poi ha subito una decadenza protrattasi per oltre due secoli, a favore dei Paesi dell'Occidente. Ora il pendolo della supremazia economica è tornato ad oscillare verso Est. Dov'è la novità, è sempre stato così nei cicli storici. Loretta Napoleoni sostiene che la globalizzazione – a giudicare dagli effetti –è stata molto più vantaggiosa per la Cina che per noi. Amen, ormai è fatta,vediamo – come successe 30 anni fa col Giappone - di resistere e di reagire al meglio. 
8. Il fatto è – per tornare alla concretezza di un forum di un partito politico – che, oltre alle banche ed ai finanzieri ed ai manager, anche le grandi multinazionali ed i loro azionisti e i manager, e le aziende medio-grandi ed i loro proprietari ed azionisti e i loro manager, occidentali, ne hanno beneficiato, producendo a costi cinesi e vendendo a prezzi occidentali, il che ha prodotto un aumento delle sperequazioni e dell'ingiustizia sociale: questione eminentemente politica, che i politici non sanno o non possono ormai contrastare. Che fare?
 
Dizionario di storiografia
ideologia
http://www.pbmstoria.it/dizionari/storiografia/lemmi/203.htm
 
[Purtroppo, non ho salvato la replica di Vanishing]
 
Vincesko
Poche osservazioni:
1. Il tuo “vezzo” di rivolgerti col cognome ha “sicuramente” un significato più profondo, che - forse? -  sfugge anche a te stesso: infatti tu (non casualmente: Freud afferma che nulla è casuale) avevi scritto: “Caro B.”, ed ora invece scrivi “Egr. Sig, Vincesko”).
2. Nel 1986, accompagnando alcuni amici socialisti, ho passato qualche ora presso la sede nazionale di Via del Corso del PSI: tutti si rivolgevano col nome e si davano del tu e, riferendosi a Craxi, dicevano 'Bettino'. Questo, ti posso assicurare, non accadeva nel PCI, neppure nella mia piccola sezione di paese. Perciò lo notai, me lo ricordo ancora ed ho citato l'aneddoto di Natta.
3. Per la precisione, “Le anime morte” (in russo, 'anima' vuol dire anche 'servo della gleba') consta di 2 tomi: il primo fu terminato nel 1841 e pubblicato il 21 maggio 1842; il secondo tomo (quello incompleto) è stato scritto in due redazioni, la prima iniziata nel 1840 e la seconda – che vide vari rifacimenti - dal 1842 al 1851: tutto quello scritto dal 1845 al 1851 fu bruciato dall'autore nel 1852. e ne sono rimasti soltanto alcuni quaderni. Ho trovato queste notizie sull'edizione Einaudi/Gli Struzzi de “Le anime morte” (prelevato nella biblioteca comunale del piccolo paese che mi ospita), che casualmente ho riletto proprio 1 mese fa e dalla quale credevo di aver ricavato il riferimento all'abolizione della servitù della gleba, che comunque avevo letto proprio poco prima che tu ne scrivessi qua (nei romanzi, le notizie si ricavano anche dall'introduzione o dalle note).
4. La lingua è un organismo vivo e mutevole, frutto anche della consuetudine, e questo vale per tutti i termini, anche quelli che sono simpatici o antipatici a te (o a me o a tutti): a) forse non 'ideologia'', ma 'ideologico' ha anche un'accezione negativa (mutuato dalla religione, l'equivalente peggiore è 'dogmatico'), e questo valeva anche prima del 1989 e non solo in Italia; dopo la caduta del muro di Berlino si è solo rafforzata; b) 'speculatore' non è necessariamente negativo, qualunque investitore – anche la massaia – lo è; c) i 'liberali', al tempo delle monarchie assolute e del Risorgimento, erano i 'progressisti', ora  in Italia, all'opposto, identificano i 'conservatori'.
5. Il comunismo (detto da uno che lo ha sempre votato in Italia), come si è concretamente realizzato sulla faccia della Terra, è stato un fallimento. Punto. Secondo me, con l'essere umano che vive sulla Terra, in ragione del suo bagaglio genetico, vitale (a parte forse in piccole comunità, per brevi periodi)  sem-pli-ce-men-te  non può fun-zio-na-re.
6. La Cina. Ti contraddici, perché parli di un Paese che è partito da zero e di sviluppo impetuoso e poi che non va sopravvalutato e che non arriverà lontano. Ripeto: nel 1700 era il Paese più ricco del mondo, con l'attuale tasso di sviluppo e soprattutto considerando il differenziale con gli altri Paesi, entro il 2050 e forse prima ritornerà ad esserlo, almeno in termini di PIL globale. Sapendo benissimo, beninteso, che il parametro quantitativo per poter definire il ranking della ricchezza è il PIL pro capite o il reddito pro capite (in base a quest'ultimo, nel 1700 – fonte “La Ricchezza delle Nazioni” - il Paese europeo più ricco era l'Olanda e, in Italia, il territorio di Genova).    

 
Vanishing
Caro B.,
Dove Freud avrebbe detto "nulla è casuale"? E tu cosa pensi in proposito, che viviamo nell'Universo deterministico di Laplace?
Secondo, mi rifiuto di continuare questa sciocca discussione sul nome. Per la cronaca: mi chiamo Vanishing di nome, e Leprechaun di cognome. Se poi ti domandi chi platonicamente io sia, ti rispondo: io sono ciò che dico. Come peraltro tu e chiunque altro su questo forum, ad onta delle generalità anagrafiche esibite che non dicono niente.
Terzo: Noi siamo qui per discutere del mondo, non delle nostre auguste persone. Bisognerebbe evitare di fare delle polemiche personali, e soprattutto della psicoanalisi (freudiana, junghiana o adleriana che sia) on-line: la SIP (Società Italiana di Psicoanalisi) ne fa oltretutto esplicito divieto.
Inoltre i leprecauni sono personaggi immaginari. Dubito per loro valgano le categorie analitiche.
Quanto al "signor Vincesko", come sottolineato dallo smile, era una garbata presa in giro, per mostrarti che chiamare uno per nome non significa nulla.
Veniamo ai singoli punti (evitiamo però di ripeterci):
2. Tu forse hai accompagnato degli amici nella sede del PSI, io ho forse fatto qualcos'altro, di più complesso e impegnativo che accompagnare degli amici. Prova a mettere nel conto una congettura del genere. Hai appunto accompagnato amici che si sono incontrati in un sede ristretta dove si conoscevano tutti bene, stavano fra di loro, e quindi si chiamavano ovviamente per nome. Se avessi accompagnato qualcuno ad un congresso del PSI, avresti notato che gli stessi amici che in privato lo chiamavano Bettino (ad esempio: Martelli) dal palco lo chiamavano "il compagno Craxi" (come peraltro fa ancora oggi Martelli, sia pure omettendo il “compagno”). C'è differenza tra una sede e un momento ristretto e privato, e una riunione pubblica di partito. Alla Camera si chiamano "Onorevole" seguito dal cognome, anche se sono compagni di sbronze. Poi nel Transatlantico magari si mandano a quel paese chiamandosi per nome.
Prova a leggere sul Corriere di oggi la risposta di Ferruccio ad Angelo in merito alla commissione di inchiesta sulla Rizzoli, e troverai una spiegazione dei motivi per i quali questi due momenti sono diversi, e richiedono pertanto comportamenti diversi. Dal 1841 e anche prima in poi.
4. "Liberali" non ha mai significato "progressisti". Semmai erano i "democratici" e i "socialisti" i "progressisti" (termine entrato in uso molto dopo, quindi questa è comunque una decontestualizzazione). Rileggiti (o leggiti) Bismark e controlla con chi ce l'aveva. "I signori democratici ora andranno a suonare il piffero ...". Mazzini era un democratico (e repubblicano), non un liberale. Garibaldi un socialista. Alcuni dei carbonari erano dei liberali, e in tal caso erano frammassoni. Cavour era un liberale. Quintino Sella un conservatore (come Bismark).
Sul fatto che la lingua sia un organismo mutevole siamo d'accordo, Non tutte le mutazioni sono però utili ed espressive. Non tutto ciò che accade va bene peri l solo fatto di essere accaduto. Il punto della discussione è questo. Per tutto l'800 e gran parte del '900 "ideologia" ha significato altro, ed era un termine analitico spogliato di giudizio di valore. Marx critica "l'ideologia borghese" (critica dell'economia politica) non in quanto tale, ma in quanto si nasconde dietro pretese di "oggettività" e "scientificità". Questa parte di Marx resta a mio avviso (e non solo mio) valida ancora oggi. Nel pensiero comunista (nel significato che assume la parola dopo l'Ottobre) è Stalin (che non ha capito un acca di Marx, essendo un ex seminarista impregnato di platonismo cristiano) che introduce il determinismo storico (in senso meccanico, non hegeliano), e la categoria della "oggettività scientifica", lo "oggetto senza soggetto", e la definizione della soggettività come "inganno" (borghese).
4. Il "comunismo", per detta degli stessi protagonisti, non si è mai realizzato da nessuna parte del mondo. Quei paesi, assieme al loro regime socioeconomico, si autodefinivano "socialisti" (Cina inclusa) non "comunisti". "Comunisti" li chiamano ora i liberali, che non hanno mai capito nulla di cosa stesse succedendo da quelle parti. Dicono anche che erano regimi “statalisti” il che è una fregnaccia. Men che meno i conservatori hanno capito mai qualcosa. Erano i progressisti (americani, e neanche tutti, non Roosvelt, ad esempio) e i socialisti europei (e anche alcuni comunisti) a capire bene quale disastro stesse là succedendo, e fin dall'inizio. No, scusa, dimenticavo: il comunismo è esistito (anzi: esiste ancora) ma solamente nella Isla de Pinos (Isla de la Juventud) a Cuba, a sentire Fidel (vedi? Lo chiamo per nome, come fanno i compagni cubani). Ciò che ha fatto fallire la URSS è stata la mancanza totale di democrazia, non "l'economia statale" (che poi significava in realtà: economia di partito), mancanza totale che c'è sempre stata dall'inizio alla fine, e che era nelle premesse dei bolscevichi (e motivo di contrasto tra Vladimir e Rosa).Glasnost e Perestroika non sono "democrazia", semmai blandi antecedenti. Il sistema non era democratizzabile, cosa della quale si illudeva invece Michail.
5. Mi fa piacere scoprire una nuova versione di pensiero razzista "di sinistra". Tu conosci a menadito il bagaglio genetico degli esseri umani e ne sai perfino dedurre le conseguenze sul piano dei comportamenti individuali e collettivi, sul piano diacronico e sincronico per il futuro. Meriti il posto alla destra del Padre. Io non so se il “comunismo” (intendendosi bene prima su cosa si intenda con questo) sia realizzabile. Non lo è sulla scala dei tempi politici – a mio avviso ma fino a prova contraria - quindi resta una speculazione, magari interessante, ma non la si può mettere “all'ordine del giorno”.Speculazione alla quale peraltro non si dedica oggi nessuno, quindi questa discussione è un tantino “astratta” ...
6. Può essere che mi contraddica, e in tal caso faresti bene a farmelo rilevare. Ma io non dico ciò che mi attribuisci, perché non sono un determinista. Non ho la sfera di cristallo e non sono in grado di prevedere il futuro. Dire "all'attuale tasso" è fare una congettura, che però non ha fondamento empirico. L'attuale tasso è l'8 per cento. Quando sono "partiti" con il capitalismo erano e sono rimasti per un po' al 25%, poi sono calati al 18-15%, poi circa al 10%. Il tasso di incremento del PIL dell'Italia e di qualunque paese europeo del dopoguerra viaggiava attorno al 7-8%. Poi è calato, perché non poteva che essere così. Oggi nei paesi sviluppati si festeggia il 3%. Non so cosa farà la Cina. Dubito ci sia qualcuno che lo sappia, cinesi compresi. Noto solo che la popolazione "modernizzata" non aumenta al ritmo del suo PIL. Vedo sempre dire: 400 milioni e 800 milioni. E queste erano le proporzioni dell'epoca di Mao. Perché un'operazione di modernizzazione del genere non è una cosa da nulla. Tra l'altro la loro politica demografica stabilita per legge (non dello stato, ma del partito) punta al dimezzamento della popolazione. Ma questa legge è rispettata solo nella fascia costiera, quella dei 400 milioni, non nell'interno dove prevale ancora una cultura contadina che funziona sul lavoro delle braccia (quindi dei figli maschi). Anche questo è un punto interrogativo, perché potrebbe addirittura portare ad un peggioramento di quel rapporto, con una popolazione costiera sempre più ricca e sempre minore, rispetto ad una interna che resta dov'era, che invece cresce. Ma queste sono congetture, non previsioni. Non sono un aruspice.
Le riserve sul reale significato del PIL cinese non sono inoltre mie, ma del loro ministro dell'ambiente. Inoltre qualunque economista ti spiega che l'emersione dall'economia informale a quella formale in genere "droga" l'aumento del PIL, in una misura difficilmente stimabile (il che non significa che non esista).
Quanto al PIL pro capite, con tutte le riserve sul significato del PIL, appunto: quanto ci vorrà perché il PIL pro capite (io preferisco dire: il livello di vita) dei cinesi (tutti) raggiunga quello europeo? BTW: in Cina non esiste stato sociale, non c'è né un sistema sanitario né uno pensionistico generalizzato. E nemmeno di trasporti pubblici: a Pechino sono municipali (e insufficienti), ma a Shanghai sono privati. Prova a dare sanità, pensione e trasporti pubblici a 1,2 Miliardi di persone e capirai quale razza di problemi abbia davanti quel paese.
Inoltre: man mano che il loro tenore di vita aumenterà, aumenteranno i loro prezzi, il che significa che ne risentiranno anche le loro esportazioni (che oggi non sono comunque gran cosa). Per loro non sarà un problema, col mercato interno "vergine" che si ritrovano. Ma tutte queste cose ci dicono che sono un paese in un fase storica antecedente – e di molto - alla nostra.
Poi ognuno è libero di pensare che la Cina sia la minaccia (a cosa?) prossima ventura ... io dormo sonni tranquilli, anzi no, ma non certo per la Cina.
Nel '400 Genova era la sede del capitalismo neoformato, bancario, la "Haute Finance" di Karl (Polany). Si spostò poi progressivamente in Olanda (alcune strade di Amsterdam hanno portato e credo portino ancora il cognome di famiglie genovesi) e da lì, in seguito, all'Inghilterra. Erano paesi ricchi per questo, e insieme i banchieri erano là perché erano paesi ricchi (per via del commercio intercontinentale). Le Banche allora finanziavano appunto i commerci intercontinentali, però, non emettevano derivati e non speculavano in Borsa (che non esisteva).
 
Caro Vanishing,
1. Freud: “Psicopatologia della vita quotidiana”. Chiaramente, “nulla” non andava preso alla lettera, è stata una mia semplificazione, ma va inteso in rapporto ai fenomeni esaminati: lapsus, tic,  manie innocenti, ecc.
2. La questione del nome l'hai montata tu, io mi ero limitato a fare una semplice battuta. La tua reazione – com'è sempre (in questo sono un... “determinista”, ma – a parte che ci sono ora evidenze scientifiche: zone del cervello e strutture neuronali deputate all'amore, all'odio, all'egoismo, all'altruismo - è solo frutto di esperienza, di osservazione empirica e di deduzione di nessi causali anche “sottostanti”) – rafforza la mia ipotesi interpretativa iniziale.
Inoltre, mi meraviglio che ti sfugga che la questione del nome ora è vieppiù strumentale: mi serve ad alludere ad altro: alla tua pretesa di voler imporre sempre il tuo punto di vista. Ti viene mai il dubbio che – per fare una similitudine – il presbite abbia per ciò stesso un deficit nella visione da vicino? La presbiopia, in certi casi, è una enorme, invidiabile cultura, che avvantaggia nelle analisi di ampio respiro e nelle interrelazioni, ma forse fa perdere di vista la visione dei dettagli e probabilmente anche quella in profondità (da dove hai ricavato - vedi l'altro '3d' - che Scalfari è tremontiano? E' vero l'opposto). Io credo che la tua indubbia capacità analitica, sempre con troppe subordinate (questo ha un nome greco che non ricordo ed è un'abitudine che ho anch'io, ma soprattutto quando parlo), ha come contraltare un deficit di capacità di sintesi (infatti, ogni tuo 'post' è un breve saggio con troppe variabili!).  
Nel caso del PSI: ostenti la tua personale esperienza come se fosse un postulato valido per tutti. Se permetti, non sono d'accordo: avendo da sempre (chissà perché, ci sarà senz'altro un motivo) un'idiosincrasia per l'uso del cognome tra amici o compagni ed un'attenzione elevata ai dettagli (fondamentali per chi come me usa il metodo logico-deduttivo) fu una delle prime caratteristiche peculiari del PCI che notai, confermata dall'aneddoto di Natta che ho raccontato, e poi, per contro, dalla visita alla sede nazionale del PSI. Va da sé, poi, che nelle riunioni pubbliche importanti o in tv si usasse – e si usi - il cognome. Comunque, usa pure quel che vuoi, ma mi vuoi dire che c'entra questo con questo forum, che sarà anche pubblico, ma riunisce un ristretto gruppo di amici e compagni aderenti allo stesso partito? Comunque, è bizzarro – penso sarai d'accordo almeno su questa contraddizione logica – che ti rivolgi col cognome agli interlocutori, ma qui hai deciso di chiamarti col nome – reale o inventato – Vanishing.
3. Questione del termine “liberali”. Ho usato il termine “progressista” semplicemente per contrapporlo a “conservatore” (in un primo momento avevo scritto “estremisti”). Ho fatto una ricerca e rinverdito e trovato conferma di cose che avevo appreso alcune decine di anni fa. Eccone il risultato: i liberali erano i... rivoluzionari del tempo.
[Purtroppo, alcuni link non sono più attivi]
Il movimento liberale in Italia (negli anni '20 del 1800)
http://cioccolatablu.interfree.it/le_potenze_europee_negli_anni_'20_-_il_movimento_liberale_in_italia.htm 
http://www.skuola.net/storia-moderna/liberalismo-nell-eta-della-restaurazione.html
I moti liberali europei degli anni venti
http://doc.studenti.it/appunti/storia/moti-liberali-europei-anni-venti.html
Restaurazione e primi moti liberali
Liberali erano soprattutto gli studenti, i giornalisti, i letterati, i professionisti e in genere coloro che avevano combattuto nelle legioni napoleoniche. Furono costoro a non rassegnarsi alla Restaurazione.
http://www.scuolascacchi.com/risorgimento/reastaurazione%20e%20primi%20moti%20liberali.htm
4. Comunismo. E' inutile che insisti: te lo ripeto, io ho sempre votato PCI, ecc., ma mi limito ad osservare che la traduzione in pratica dell'ideologia comunista (chiamala come vuoi) è stata fallimentare. La tua è un'adesione ideologica (se preferisci, ideale) ad una dottrina politica del tutto legittima, ma che non trova ancora riscontro nella realtà effettuale. Se permetti, credo sia inutile insistere con tali argomentazioni teoretiche, prova a metterle in pratica, poi ne riparliamo. Per ora, detto francamente, perciò ne riparlo, io le giudico molto severamente e deleterie per un partito riformista.
5. Bagaglio genetico. Confesso, sono un ignorante anche in questo, ma osservando la realtà, quella macro (il cosmo, l'universo) e quella micro (gli esseri viventi: gli alberi, gli animali, l'uomo) rilevo che tutto si basa, non esclusivamente ma prevalentemente, sul conflitto ed anche sull'istinto di sopraffazione e di prevaricazione, e quindi sulla pulsione egoistica. Tu stesso – lo si vede qui – sei sottomesso a questa legge naturale. Certo, l'educazione e l'elaborazione culturale (in senso antropologico) possono contenere o anche temperare gli istinti naturali di fondo ed incentivare la propensione all'altruismo e alla cooperazione, per un interesse generale, ma ciò  credo sia  concretamente realizzabile in piccole comunità per molto tempo (ad esempio, tribù) o in grandi comunità (popoli) per un tempo relativamente limitato.  
6. Per finire, la Cina. Guarda che condivido buona parte delle tue obiezioni. Ma io mi sono limitato a rilevare un dato di fatto incontrovertibile: la Cina era il Paese più ricco nel 1700, e tornerà ad esserlo tra 2 o 3 decenni, almeno in termini di PIL globale, e questo si verificherà anche se il suo tasso di sviluppo rallenterà (in gergo tecnico, degressione). Rammento ancora un breve, interessante saggio del Prof. Giorgio Fuà, pubblicato una trentina o quarantina di anni fa, nel quale egli comparava i saggi di sviluppo tra i vari Paesi: riprendendo la formula (che è poi quella, credo, del metodo di rivalutazione di un capitale a interesse composto), perché un Paese più povero raggiunga un Paese più ricco, ci vogliono - mi pare - oltre 60 anni se il differenziale (= differenza di percentuali) è di 1 punto percentuale, ma la metà degli anni se il differenziale è di 2 punti percentuali, e la metà della metà se il differenziale è di 4 punti percentuali.
[Cfr. poi lo sviluppo della discussione in Dialogo sulla crisi economica, i PIL che si inseguono ed altro http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783599.html].

 
Vanishing
2. Siamo OT rispetto ad un forum politico, ma questa rappresentazione della corteccia, ricavata dalla lettura di quotidiani, non ha alcun riscontro scientifico. La suddivisione in zone del cervello non è "per funzioni antropomorfe". La corteccia è una cosa molto complicata, e i quotidiani non sono una fonte affidabile quasi per nessun argomento, tanto meno per questi.
Quanto al fatto che io "vorrei imporre il mio punto di vista", non vedo come potrei, Posso solo ribattere alle cose con le quali non sono d'accordo, il che significa discutere. Poi ci sono le conversazioni da salotto, nelle quali si parla del tempo e ci si da sempre vicendevolmente ragione. Se vuoi ti do ragione, non c'è problema.
Se invece vuoi discutere: un'opinione è una cosa, e un dato di fatto, anche se ad un livello diverso è sempre suscettibile di soggettività, è un'altra. Come vedi, il significato del chiamarsi per cognome non è quello da cui sei partito, per tua stessa ammissione. Ora questo non è un "gruppo di amici". Io non sono tuo amico e tu non sei mio amico. Non sono amico neanche di Borrello,anche se mi trovo spesso in accordo con lui (a differenza che con te). L'amicizia è una cosa seria, e un'altra cosa. Naturalmente niente impedice che io, te e Borello possiamo diventare amici, e anche per la pelle. Ma forse non basta scriversi su un forum, penso.
Quanto al forum, questo è un consesso politico, e io non sono nemmeno iscritto al PD. Quando scrivi qui, ti può leggere potenzialmente chiunque, tra i miliardi di frequentatori di Internet. Non è un posto privato. Quindi è bene comportarsi come ci si comporta in un posto pubblico. Ad esempio: scrivere finché possibile in modo universalmente comprensibile, usando un lessico il più possibile condiviso, e non per allusioni come si fa tra amici. Non lo fanno tutti, e così capita di leggere delle cose che non si capiscono neanche linguisticamente.
Questo allunga il discorso, inevitabilmente. Ma abbiamo fretta di qualcosa?
3. Appunto: A conservatore si contrappongono molti termini. E non tutti i liberali erano rivoluzionari, a meno di non voler dire che Cavour era un rivoluzionario. Dillo pure, se vuoi, ma poi ti sconsiglio di avvicinarti alla sua tomba.
4. Non so in base a cosa tu abbia decretato che io sarei comunista. Non lo sono. E - insisto - e non è "un'opinione", ma una realtà storica (discutibile quanto ti pare, ma sul piano dei documenti, dei testi, delle analisi, non delle "inclinazioni personali"), quello che tu chiami "comunismo" non era la realizzazione di nessun comunismo, qualunque significato si voglia dare a questo termine tra quelli che ha avuto nella storia. Da questo tu arbitrariamente deduci che io stia parlando in difesa di uno dei comunismi, o di tutti. No: sto parlando in difesa della storia, quella dei documenti, delle indagini, degli storici, e della storia del pensiero politico.
5. Sei libero di pensare quello che vuoi, ovviamente. Vorrei solo sottolinearti il pericolo insito nel credere alle predeterminazioni su base genetica. Anche qui, stai attento a quel che leggi sui giornali, dove spesso trovi l'eco di Wall Street, nel senso che c'è un'enorme superfetazione della genetica e della biologia molecolare (con risultati talvolta comici) al solo scopo di "pompare" qualche spin-off su presunte scoperte spettacolari sul gene del prurito al naso, o della predisposizione a detestare Brahms. Sono bolle, o tentativi di gonfiarle.
6. Il ragionamento di Fuà è corretto (anzi: è un calcolo. Non se i numeri che citi, su due piedi, siano giusti, ma posso verificare, se vuoi). Il punto è che né tu, né io, né nessuno sa quale sarà l'andamento futuro della crescita del PIL cinese, e neanche del PIL americano (potrebbe pure crollare). Questo a parte il fatto che il PIL non è un indicatore sufficiente di ricchezza. Più sopra ho postato un link ad un articolo di Corrado Passera che spiega molto bene questo punto.
Tu forse sei giovane, e in tal caso non puoi dunque ricordare che i discorsi che si fanno e che fai sulla Cina, si sono fatti di volta in volta (con argomenti identici) sul Giappone (c'è stata una specie di "Sindrome del Giappone" in USA), e poi delle "Tigri asiatiche", una della quali (La Thailandia) è finita in default sotto l'attacco ribassista dello hedge fund di Soros. Il fatto è che il futuro non è lineare, ed è assai probabile che il tasso di crescita tendenziale (asintotico) della Cina sia uguale a quello medio degli USA attuale. Il che significa che non è detto che lo raggiunga mai, dipende dalla forma delle due curve. Oppure che lo raggiunga tra due secoli, il che vuol dire oltre l'orizzonte per il quale ha senso fare congetture.
Il fatto fondamentale non è però questo: è che si è fatto una specie di "terrorismo ideologico" sulla Cina, che non condivido. E ancora oggi la Cina è usata a sproposito come l'ipotetico "avversario competitivo" con il quale fare i conti, o si dovranno fare i conti. Non la vedo così. Per ora, dobbiamo "fare i conti" assai più con la Germania
 
Vincesko
Anche se OT, mi costringi a puntualizzare (tanto qua non ci legge nessuno...).
1. Cognome, amicizia. Sopra – nella mia prima replica - ho scritto che Il tuo “vezzo” di rivolgerti col cognome ha “sicuramente” un significato più profondo. Ora, le tue considerazioni – posso definirle ovvie?  (io sono iscritto a FB, ma non lo frequento, ho da molto tempo in stand by sei proposte di amicizia: non le ho ancora accettate) - sull'amicizia ne sono una conferma indiretta. Non vorrei fare dello psicologismo spicciolo, ma anche la tua “resistenza” - lo sai, vero? - è un'ulteriore conferma.
2. Liberali. Come al solito rifiuti l'evoluzione del significato dei termini e, in ogni caso, invece di ammettere – semplicemente - che non sapevi che gli attori dei moti risorgimentali venissero chiamati liberali, un po' cambi la pizza, un po' fai ammuina rimettendo in mezzo Cavour. Mi vuoi dire che c'entra Cavour, che nel '20 aveva 10 anni? In ogni caso, anche lui – figlio di Michele, schedato dalla Polizia come giacobino -  era liberale, ma non era rivoluzionario, anzi: (preso da Wikipedia) “Ammiratore del liberismo economico e del liberalismo politico inglese, egli era convinto che con il metodo delle tempestive riforme si sarebbe evitato ogni sovvertimento socialista”.
Guarda, comunque, che anch'io sono un conservatore in campo linguistico e mal sopporto perfino gli adattamenti operati dall'Accademia della Crusca o dal Devoto-Oli, e coltivo addirittura il vezzo di contrastare il radicamento nell'uso corrente di termini lessicali errati (ad esempio: 'serrare le fila' anziché 'file' oppure 'implementare' usato nel senso di ampliare, potenziare, oppure 'complementarietà' o 'multidisciplinarietà' anziché 'complementarità' e 'multidisciplinarità', oppure 'piuttosto' nel senso di 'oppure', oppure 'affatto' come se equivalesse a 'nient'affatto', oppure – per tornare a bomba e come ho appunto segnalato qua - 'liberista' e 'liberale' come se non fossero sinonimi ma addirittura opposti (il primo da usare in economia, il secondo in politica). Ma è – come si vede anche qua - una fatica di Sisifo.
3. Quello delle aree deputate del cervello va preso cum grano salis, (scusa, lo so, hai qualche problema col... sale, diciamo così), visto che il cervello è un organo molto complesso in buona parte ancora inesplorato. Detto questo, adesso con la tecnica dell'imaging cerebrale è possibile individuare delle aree funzionali deputate. A questo proposito: il maggior cruccio di Sigmund Freud – che era laureato in medicina – fu forse proprio quello di non essere riuscito ad ottenere – dato il livello tecnologico di allora - le evidenze oggettive, neurofisiologiche della sua teoria psicanalitica. Ho citato apposta la coppia amore-odio e le strutture neuronali, perché egli inferì/ipotizzò dal fatto che l'amore potesse trasformarsi molto rapidamente in odio (e viceversa) che probabilmente fossero situati in aree contigue del cervello. Due anni fa, una ricerca inglese, proprio utilizzando la tecnica dell'imaging cerebrale, ha avuto l'evidenza scientifica che non solo sono contigui, ma che addirittura hanno una struttura neuronale parzialmente in comune. La fonte della notizia per me fu Enrico Franceschini su Repubblica, ma non riesco a trovare l'articolo del 2008, allora linko quest'altro che ne riprende la notizia:
http://www.fondfranceschi.it/cogito-ergo-sum/neuroestetica.-cosi-la-scienza-spiega-l-arte-e-l-amore
4. Io non voglio affatto che tu mi dia ragione, perché poi? Ma semplicemente avere il diritto di non dare ragione a te (o a nessun altro, beninteso) se e quando non ce l'hai. Tutto qua.
5. Comunismo. E ri-ridagli. Mettiamola così: prendo atto che non sei comunista, anche se parli spesso e sostieni – a me pare – l'ideologia, vogliamo dire 'marxista'? volgarmente (= dal volgo, quorum ego) intesa 'comunista'? Comunque, io non contrasto l'ideologia marxista, non mi può fregare di meno farlo; io, pur avendo sempre votato per il PCI-PDS-DS, contrasto severamente - perché lo ritengo pragmaticamente un danno enorme - gli Italiani di estrema sinistra che uso definire – et pour cause - “ottusi” (=intelligentoni),  perché i comunisti massimalisti sono tendenzialmente a-logici, a-pragmatici, “benaltristi”, obnubilati dall’ideologia e (per fare ancora della psicologia spicciola), non avendo risolto il complesso edipico, se ne lasciano dominare e non gli va mai bene nessuna soluzione e perdono tempo ad "ammazzare" tutti i giorni il proprio padre. Sono una iattura.
6. Vedo che non hai replicato sullo Scalfari supposto tremontiano: come mai? Sai, è una questione di... 2+2.
7. Sul calcolo del differenziale dei saggi di sviluppo, se vuoi puoi verificare, non hai affatto bisogno del mio permesso. Peraltro mi farebbe piacere, poiché è un aspetto cui, da meridionale, annetto molta importanza e che tratto spesso – e lo farò anche in questo forum - nella sua applicazione alla questione meridionale.
8. Cina. Io giovane? Lo vedi? Hai una cultura immensa, ma non riesci a fare 2+2. Come faccio ad essere giovane avendoti informato che la mia visita - con amici - alla sede nazionale del PSI è del 1986? Quindi ho vissuto anch'io il fenomeno Giappone e l'ho anche citato nel mio primo 'post' di questa discussione. Ed anche per chiarire che io non c'entro nulla con le obiezioni rispetto alla Cina e che forse mi confondi con qualche altro ne riporto uno stralcio: “Ora il pendolo della supremazia economica è tornato ad oscillare verso Est. Dov'è la novità, è sempre stato così nei cicli storici. Loretta Napoleoni sostiene che la globalizzazione – a giudicare dagli effetti – è stata molto più vantaggiosa per la Cina che per noi. Amen, ormai è fatta, vediamo – come successe 30 anni fa col Giappone - di resistere e di reagire al meglio”.

 
Vanishing
Caro B.,
mi spiace chiudere qui questa discussione. Il tono e il modo che sta prendendo non mi interessa. Non voglio fare questioni personali. Oltre tutto ci stiamo ripetendo.
Risponderò solo all'unica questione che non ci riguarda personalmente: ho scritto "tremontiano Scalfari", perché uno dei leit-motiv di Tremonti (anzi, il suo leit-motiv fondamentale, al quale lui stesso annette grande importanza) è l'idea di passare dalla tassazione delle persone alla tassazione delle cose. Visco lo incenerirebbe con il solo sguardo, se potesse, ed ha ragione (e non sono un fan di Visco, come avrai potuto osservare se mi leggi). Considero quest'idea una riedizione della Reaganomics. In ogni caso, una posizione del genere, anche se velleitaria, è assai qualificante sul piano politico, più che economico (BTW: Tremonti non è un economista, e per la verità ripete in continuazione di non esserlo). Scalfari è d'accordo con lui proprio su questo. Non è poco, sul piano politico.
Ora io leggo poco Scalfari, perché lo giudico poco interessante (mi sto esprimendo eufemisticamente), ma mi pare che abbia in generale un certa velata "simpatia" per Tremonti. Non c'è niente di male. Io stesso non giudico male Tremonti, è meno peggio di altri, anche se è di un narcisismo che lo danneggia. Apprezzo ad esempio che vada a Report e dichiari esplicitamente che non intende sottrarsi ad un giornalista che lo incalza, con l'aria di dire: "è normale che un giornalista incalzi un ministro ..". Questo sul piano personale. Sul piano politico, non sono d'accordo con le sue vedute fondamentali, a differenza di Scalfari.
Tutto qui.
 
Vincesko
@ Vanishing
Finalmente, decisione intelligente.
Scalfari. Io leggo Scalfari dal 1970 (ben quaranta anni fa, diavolo!) quando dirigeva L'Espresso (formato lenzuolo) e poi l'ho seguito con Repubblica (1976). Lo reputo una persona molto intelligente e coltissima, anche di economia. Tremonti lo tengo “sotto osservazione” da oltre dieci anni, da quando partecipava alla trasmissione di Gad Lerner “Milano, Italia”. Non ripeto qua quello che ho già scritto (e che scriverò) nel thread che gli ho dedicato. Dagli un'occhiata, se non l'hai già fatto.
Scalfari – te lo ripeto, puoi fidarti – non è tremontiano, anzi è un antitremontiano, nel senso che – come me - lo reputa un incompetente (poi linkerò le prove nel suo thread). Sulla questione della tassazione delle cose, in luogo delle persone, temo che hai preso un abbaglio. Volevo dirtelo nell'altro thread, dove l'hai scritto (vedi come ti leggo attentamente, a differenza tua per i miei 'post'?). Lo faccio qua. Rileggiti l'articolo di Scalfari, non mi pare proprio parlasse di IVA.
 
P.S.: mentre scrivo, ho sentito Tremonti ad Annozero affermare che ha tassato le stock option (per dire che ha colpito anche i ricchi). Ah ah ah ah ah, sì, ma per la parte eccedente 3 volte la retribuzione fissa, cioè non la pagherà neanche Passera!). Ecco, chiunque commenterebbe semplicemente che è una bugia, io che è il modo in cui si comporta un bambino che non ha le (s)palle per reggere il confronto leale e le critiche e slealmente si mette a barare. Brutto segno per una persona normale, pessimo per un uomo di governo.
 
 
Post e articolo collegati:
 
Il Sig. Giulio T. ed il principio di Peter/10/Lettera
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2769133.html

L’eredità del Liberalismo italiano: uomini e fatti
08-03–2015  Paolo Savona
http://formiche.us8.list-manage2.com/track/click?u=36b7a9702ea86a9f69b819156&id=8b5e9f6e5e&e=07e3b92ad9 


Dialogo sulla crisi economica, i PIL che si inseguono ed altro - Appendice

 
Dopo la prima parte pubblicata ieri http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783599.html, riporto sulla crisi economica una serie di altri commenti ed articoli, che possono costituire un utile sguardo all’indietro.
 
Appendice (commenti ed articoli vari)
 
OMSA: chiude stabilimento a Faenza e apre in Serbia. Licenziati 350 dipendenti
http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=14350
(27-07-10)
 
·  Descrizione: http://www.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2Fwww.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
Vincesko 1 novembre 2010 alle 00:13 (cliccare sulla data per aprire il commento originale)
Ecco un esempio emblematico della situazione italiana, della delocalizzazione e dell’ingordigia degli imprenditori: le scelte di delocalizzazione non sono dettate dall’assottigliamento o azzeramento delle vendite, della produttività e dei margini, ma: a) dalla propensione dell’imprenditore a massimizzare il suo profitto (e gli utili degli azionisti), fregandosene degli effetti sociali; b) dall’assenza del soggetto pubblico come calmieratore delle pulsioni egoistiche dell’imprenditore; c) dalla possibilità di vendere in Italia i prodotti fatti all’estero, con lo stesso marchio e presumibilmente agli stessi prezzi di prima, incamerando tutto l’extramargine.
Conclusione: a) lavoratori italiani a spasso, a spese della collettività e poi forse alla fame; b) lavoratori dei Paesi in via di sviluppo sottopagati, senza tutele sindacali e ad orari di lavoro settecenteschi, ma contenti; c) extraprofitti nelle tasche di pochi ricchi. Ad alimentare la loro età dell’oro.
“Manifatture tabacco. La Bat lascia Lecce, le Ms in Romania
La British American Tobacco chiude l’ultimo sito italiano nonostante gli alti margini di guadagno. 500 posti a rischio”
http://cesaredamiano.files.wordpress.com/2010/10/damianoi_bellanova.pdf
 
Manovra: CGIL, domani presidio a Montecitorio
Continua la mobilitazione del sindacato contro un provvedimento 'ingiusto, iniquo e depressivo' e per rappresentare e sostenere le sue proposte. Domani in piazza dalle ore 10.00
(27-07-10)
 
Europa, invece, si chiede [“Europa”, approfittando della recente ristrutturazione del suo sito, ha pensato ‘bene’ di cancellare i commenti dei lettori; per trovare l’articolo, utilizzare la funzione “cerca” nel sito stesso o, forse, con Google]:
 
29 luglio 2010
Bonanni fa ancora il sindacalista?
Giovanni Cocconi
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/120224/bonanni_fa_ancora_il_sindacalista
 
In calce all'articolo, c'è questo mio commento, perché mi è parso opportuno allargare la critica a Luigi Angeletti.
da magnagrecia inviato il 29/7/2010 alle 20:53 
Luigi Angeletti ha fatto anche peggio. Intervistato da Radio3, per commentare la notizia appena uscita del trasferimento in Serbia di parte della produzione di Mirafiori, in sostanza si dichiarò meravigliato della sfiducia di Marchionne nella disponibilità della UIL di ridefinire un patto per Fiat Torino sulla falsariga di quello di Pomigliano. Quello che più m'impressionò fu il tono (si può recuperare sul sito di Radio3).
D'altra parte, è sufficiente vedere la maniera vergognosa ed inaccettabile in cui Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti si sono comportati in merito alla manovra correttiva, vera macelleria sociale, la più iniqua probabilmente della storia repubblicana, se addossa l'onere del risanamento dei conti pubblici su categorie deboli o debolissime: invalidi, poi almeno parzialmente emendato, precari, pensionandi, in particolare quelli inattivi e quindi a reddito zero che perderanno in un solo anno migliaia o decine di migliaia di €, insegnanti, altri dipendenti pubblici; e risparmia invece, tranne i farmacisti, tutto il settore privato; e miliardari come Berlusconi, milionari come Tremonti o abbienti come Sacconi, che l'hanno progettata e pervicacemente attuata, non pagheranno - letteralmente - neanche un centesimo.
Ho già scritto qui su “Europa” che Luigi Angeletti aveva dichiarato che la riforma delle pensioni – l'ennesima in pochi anni! – avrebbe comportato un rinvio del pensionamento di soli 2-3 mesi ed espresse perciò un giudizio positivo sul testo del DL uscito dal Consiglio dei Ministri, che poi ha incredibilmente confermato dopo che tale rinvio si è addirittura triplicato. 
Mi chiedo anche come possa un sindacalista degno di questo nome accettare che il rinvio non si applichi ai lavoratori in mobilità, ma solo fino al limite di 10.000 persone (!!), che presumo debba essere perfino incostituzionale o che, con l'alibi della decisione della Corte di Giustizia UE (che prescriveva solo l'equiparazione uomini-donne) si sia aumentata l'età pensionabile delle dipendenti pubbliche in pratica anche di 7 anni.
(29-07-10)
 
Ecco, invece, il punto di vista di un amministratore d'impresa innovativo, con propensione al rischio ed al cambiamento ed anche colto, e che, pur consapevole delle terribili disuguaglianze ed ingiustizie, esprime un'ottica comunque coerente col difficile ruolo svolto.
La storia dirà se avrà saputo trovare un giusto punto di equilibrio – la dico così per semplificare - tra il rispetto dei diritti e l'esigenza dell'osservanza dei doveri.
 
26/8/2010 (12:20) - DOCUMENTO
L'intervento integrale di Marchionne al Meeting Cl di Rimini
(…). Avrei voluto condividere con voi le questioni più spinose con le quali l’umanità si deve confrontare: - come sia possibile restare indifferenti di fronte allo scandalo della distribuzione della ricchezza mondiale; - come sia possibile parlare di sviluppo e benessere se gran parte della nostra società non ha nulla da mettere in gioco al di fuori della propria vita. (…).
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201008articoli/57964girata.asp
 
Cesare Romiti non mi è stato mai molto simpatico; questa antipatia è notevolmente cresciuta a seguito della vicenda dell'inceneritore di Acerra, non perché ero contrario all'inceneritore, ma perché la sua azienda, l'Impregilo, ha tentato di rifilare un  modello d'impianto obsoleto. Quando penso a lui, per associazione mi viene in mente – e la stessa cosa mi succede per De Mita - il termine albagìa. [*]
Quando era amministratore delegato della FIAT, ricordo che, forte dell'appoggio del potentissimo patron di Mediobanca, Enrico Cuccia, guardava dall'alto in basso perfino Gianni Agnelli, che dipendeva dai prestiti della banca capeggiata da Cuccia (poi infatti, appena la situazione della FIAT migliorò, Agnelli ruppe sia con Romiti che con Cuccia). Però una cosa bisogna ammettere: è uno che ha le idee chiare (of course) e le cose non le manda a dire.
 [*] Albagìa, boria (Treccani)
http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/parole/albagia.html
Ecco la sua intervista al Corriere.
 
L'intervista - L'ex amministratore delegato: bisogna imparare dal passato. L'Italia ha visto situazioni tragiche ed è riuscita a superarle
«A Marchionne dico: i sindacati? Li puoi battere, non dividere»
Romiti: durante le vertenze anche le tensioni vanno governate Operai e azienda? La contrapposizione di interessi ci sarà sempre
http://www.corriere.it/economia/10_agosto_28/intervista-marchionne-cazzullo_1aa4cfac-b272-11df-8a2a-00144f02aabe.shtml
(28-08-10)
 
In questo suo editoriale, Eugenio Scalfari critica Marchionne, Tremonti, la Marcegaglia e CL perché hanno omesso al Meeting di Rimini il tema oggi centrale delle disuguaglianze sociali interne.
Tema cruciale anche per un partito riformista come il PD.
Tema che andrebbe tenuto presente anche quando si parla di cogestione, partecipazione (anche azionaria), cooperazione tra lavoratori ed imprese, mutuando ciò che avviene in Germania e in alcuni  Paesi scandinavi (una volta, al tempo di Tito, per la cogestione si faceva l'esempio della Jugoslavia). Do un link: http://www.sapere.it/enciclopedia/cogesti%C3%B3ne.htm  
 
Tema interessante, la partecipazione, che mi ha sempre intrigato, fin da quando, frequentando a fine anni '60 il biennio della SAA (Scuola di Amministrazione Aziendale) dell'Università di Torino (la prima business school creata in Italia http://www.unito.it/unitoWAR/page/scuole1/Z003/Z003_saa3  ), Sezione di Salerno, feci un figurone tenendo io la lezione (non era ancora disponibile il testo di studio) proprio sul tema della partecipazione proposto dal giovane docente di Organica (figlio del preside della facoltà), che veniva apposta da Torino 3 giorni consecutivi al mese, e ogni volta faceva disporre i banchi in quadrilatero e si sedeva in un banco qualsiasi, mai in cattedra (e che a fine anno mi propose di diventare suo assistente, ma preferii accettare l'offerta di un'azienda di Milano).
In Italia, uno dei pochi a favore della partecipazione era Pierre Carniti, segretario generale della CISL.
 
Do tre elementi meramente indicativi:
1. Una ventina di anni fa, ci fu un dibattito tv tra Gianni Agnelli, Luciano Lama, comunista riformista, ed il cancelliere tedesco Helmut Schmidt, socialdemocratico, e venne fuori anche il tema della partecipazione. L'unico favorevole, ovviamente, fu quest'ultimo, ma quello che mi colpì fu l'espressione di Agnelli, tra l'irritato (con classe, of course) e chi compatisce.
2. Durante la seconda guerra mondiale, nei sottomarini italiani, famosi per le dimensioni mediocri e gli spazi angusti, c'erano addirittura due mense: una per gli ufficiali ed una per la truppa. Ho ricavato questa informazione da un libro tedesco sulla guerra, che la riferiva come un fatto bizzarro e quasi incomprensibile.
3. All'inizio degli anni '80, ho lavorato per la mia azienda del Gruppo IRI (di mentalità un po' fascista) per un anno e mezzo in Africa settentrionale: nel campo centrale, c'erano per gli Italiani ben 5 livelli di sistemazione logistica.
 
In Italia, per ragioni storiche e culturali, esistono ancora le classi; che si contrappongono ancora secondo gli schemi dell''800 e del '900; quella italiana (tranne pochissime eccezioni: ad esempio Adriano Olivetti o, in parte, Leopoldo Pirelli) non è (mai stata) una borghesia illuminata;  l'invidia sociale,alimentata da una cultura cattolica che non premia il merito e le capacità, acuisce il conflitto tra le classi ed impedisce o rende molto difficile un dialogo leale per ridurre le differenze sociali. La conseguenza è che il pendolo oscilla da un estremo all'altro, senza mai potersi fermare in una posizione mediana, l'unica utile per poter trovare un compromesso fruttuoso per tutti. Ora il pendolo è nettamente dalla parte dei ricchi e i Tremonti e i Sacconi, come si dice a Milano, ciurlano nel manico.
 
COMMENTI
Le regole di Marchionne e l'etica di Berlinguer
di EUGENIO SCALFARI
29 agosto 2010
(…). Se si deve attuare una vasta modernizzazione istituzionale e un trasferimento di benessere sociale dalle economie opulente verso quelle emergenti; se un così gigantesco riassetto non può essere disgiunto da un riassetto analogo all'interno delle aree opulente; è evidente che i più deboli debbono partecipare in primissima fila a questa operazione. I ceti medi e medio-bassi non possono essere oggetto del riassetto sociale senza esserne al tempo stesso il principale soggetto.
Questo è il punto che manca all'analisi di Tremonti e che Marchionne ha vistosamente omesso come l'ha omesso la Marcegaglia. L'intero meeting di Rimini su questo punto ha taciuto. (…).
http://www.repubblica.it/economia/2010/08/29/news/scalfari-6586986
(29-08-10)
 
Costume
29/08/2010 - SOLO IN GRAN BRETAGNA 3 MILIONI DI CONSUMATORI ALL'ANNO
"Le merci contraffatte vanno bene"
Parola di Unione Europea
Louis Vuitton, Yves Saint Laurent, Burberry e Gucci potrebbero trarre vantaggio dalla vendita di prodotti falsi
http://www3.lastampa.it/costume/sezioni/articolo/lstp/310322/
(01-09-10)
 
Questa interessante analisi dei bilanci Fininvest da parte di sbilanciamoci.info forse spiega anche l'iperattivismo di Silvio Berlusconi sul versante russo e libico.
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 90 – 1 settembre 2010
Viaggio nei bilanci di Fininvest e delle controllate: Mediaset, Mondadori, Mediolanum e Milan. Dai debiti degli anni '90 alla ristrutturazione finanziaria, con ricca distribuzione degli utili alla famiglia padrona. Adesso i numeri volgono al peggio: siamo agli anni del declino. In quest'articolo si spiega perché
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-Fininvest-sta-peggio-del-capo-6100
(01-09-10)
 
Che ingenuo, Scalfari, per superare la crisi economica, chiede al ministro milionario Tremonti, il Robin Hood all'incontrario, quello che toglie sadicamente ai poveri per dare ai ricchi (come lui), un trasferimento del peso fiscale dai poveri ai ricchi.
 
L'EDITORIALE
Il fisco classista che blocca il Paese
C'è una crisi dell'occupazione con 200 mila precari della scuola e 500 mila lavoratori a rischio. Serve una manovra che punti ad un trasferimento tributario dalle fasce deboli a quelle opulenti
di EUGENIO SCALFARI
05 agosto 2010
http://www.repubblica.it/economia/2010/09/05/news/fisco_class-scalfari-6769634
(05-09-10)
 
Sulla crisi economica, due editoriali del Corriere della Sera, il primo di Francesco Giavazzi ed il secondo di Mario Monti.
 
LE MANCATE RIFORME CHE CI TENGONO FERMI
L'emergenza non è finita
Francesco Giavazzi
05 settembre 2010
http://www.corriere.it/editoriali/10_settembre_05/l-emergenza-non-e-finita-francesco-giavazzi_8d15b544-b8ba-11df-aec9-00144f02aabe.shtml
 
Un tema chiave di cui non si parla
Il silenzio sulla crescita
Mario Monti
04 settembre 2010
http://www.corriere.it/editoriali/10_settembre_04/monti_72d478cc-b7e4-11df-927f-00144f02aabe.shtml
(05-09-10)
 
Ecco la seconda parte dell'analisi dei bilanci Fininvest e sue controllate.
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 91 – 8 settembre 2010
Le grandi imprese/7 di Pitagora
Mediaset & co., conti a pezzi
08/09/2010
Se Fini fa paura, Fininvest fa tremare. Mediaset perde colpi, Mondadori avrebbe bisogno di un robusto aumento di capitale per riportare le voci dell’attivo di bilancio a valori reali, il Milan deve reintegrare le perdite degli ultimi anni. Su tutto pesa il maxi-risarcimento Cir. Ma è sul piano strategico che emergono le maggiori difficoltà
 
Nel precedente articolo abbiamo analizzato l'andamento del gruppo Fininvest basandoci sui dati consolidati. Qui approfondiamo le novità che emergono dall’esame dei bilanci di Mediaset, Mondadori, Mediolanun e Milan.
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Mediaset-co.-conti-a-pezzi-6232
(08-09-10)
 
Riporto questo articolo molto tecnico ma comprensibile sul modo di uscire dall'attuale crisi economica.
 
Proposte per il Sud dell'Unione Monetaria
Alberto Alonso*, Jorge Uxó** e Antonio Cuerpo*** - 07 Settembre 2010
http://www.economiaepolitica.it/index.php/europa-e-mondo/proposte-per-il-sud-dellunione-monetaria/
(08-09-10)
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 92 – 15 settembre 2010
Le grandi imprese/8 di Vincenzo Comito
Il segreto della Nutella
14/09/2010
Michele Ferrero ha superato persino Berlusconi nella top ten di Forbes sugli uomini più ricchi d'Italia [è al 28esimo posto del ranking mondiale con 17 miliardi, mentre Berlusconi è al 74esimo con 9 miliardi, cfr. thread “Statistiche ed analisi quali-quantitative  Classifica 2010 dei ricchissimi" http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2609397.html]. Viaggio nei conti della sua società, multinazionale di famiglia con sede in Lussemburgo, produttrice di cioccolato e dolci e distributrice di ricchissimi dividendi. Una storia per molti aspetti misteriosa e piena di paradisi fiscali

http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Il-segreto-della-Nutella-6325
 
Soluzione argentina per i Pigs europei?
di Andrea Baranes
15/09/2010  
Lo stato dei paesi della periferia europea in un'analisi dell'Rmf: gli interventi degli stati hanno placato i mercati ma non hanno certo risolto la crisi del debito
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Soluzione-argentina-per-i-Pigs-europei-6331
 
Lo specchietto di Marchionne
Guido Viale
15/9/2010
http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2010/mese/09/articolo/3384/
(15-09-10)
 
(…). “Altrimenti c'è il rischio che all'annus horribilis della finanza, il 2008, e quello dell'economia, il 2009, seguano quello del lavoro, il 2010, e della coesione sociale, il 2011”, ha commentato il commissario europeo, Laszlo Andor. (…).
«Non c'è altra soluzione che mettere al centro delle politiche economiche la creazione di occupazione», ha detto il direttore generale dell'Ilo, Juan Somavia. Il sostegno alla domanda aggregata attraverso la politica monetaria e fiscale (senza gli incentivi altri 23 milioni di persone avrebbero perso il lavoro nella crisi, stima l'Fmi), tuttavia, non è sufficiente, è stata la conclusione di Oslo, senza istituzioni del mercato del lavoro che nel breve periodo forniscano sussidi alla disoccupazione e riqualificazione della manodopera.
 
Il reddito minimo garantito non è mai stato attuato dallo Stato italiano. Per prima, fu introdotto dalla Regione Campania (“Reddito di cittadinanza”). L'attuale governo non l'ha rifinanziato. Ma, unica, la Regione Lazio ha quest'anno stanziato a questo scopo 20 milioni.
Ecco un'analisi di Ugo Colombino de Lavoce.info:
 
Introdurre un reddito minimo garantito per redistribuire il benessere ma senza creare sprechi
di Ugo Colombino
http://notizie.tiscali.it/articoli/collaboratori/lavoce/10/06/reddito-minimo-universale.html
 
Un argomento che fu già trattato in passato da Lavoce.info:
 
Un Reddito minimo garantito per l'Italia
di Tito Boeri 17.01.2006
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1948-351.html
(16-09-10)
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 93 – 23 settembre 2010
Le grandi imprese/9 di Vincenzo Comito
Una banca per il sovrano
E' il primo gruppo bancario in Italia, il secondo in Germania. Ricacciato in poco tempo dalle stelle della finanza globale alle stalle dei feudi partitici. Ecco come, dopo le dimissioni di Profumo, procede una mostruosa concentrazione di potere politico-economico-finanziario. Prossima tappa: Mediobanca-Generali
23/09/2010
 
Conclusioni
Con la cacciata di Profumo, si pongono ora le premesse per la creazione di una mostruosa concentrazione di potere economico-finanziario nel nostro paese, concentrazione che potrà comprendere gran parte del sistema finanziario nazionale e una parte consistente del sistema delle grandi imprese. Il prossimo passo di questo progetto sarà quasi ovviamente quello della fusione tra Mediobanca e Assicurazioni Generali, sotto la guida del presidente di Generali, Cesare Geronzi (Giannini, 2010), progetto osteggiato sino a ieri dallo stesso Profumo e sostanzialmente anche dal management di Mediobanca e forse delle stesse Generali. Con tale fusione, tra l’altro, quella che era sino a ieri la società controllata, la stessa Generali, diventerà la controllante. La possibile opposizione al progetto che potrà venire eventualmente dal management delle due società sarebbe facilmente tolta di mezzo. A questo punto si registrerà una situazione che non ha riscontro in nessun paese occidentale e che ricorda invece abbastanza da vicino, tra l’altro, la situazione dei paesi dell’allora blocco sovietico. Ci troveremo con delle solide fondamenta economico-finanziarie per un regime di stampo autoritario.
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Una-banca-per-il-sovrano-6407   
 
Banche, crisi, finanza di Andrea Baranes
Basilea III. Ovvero: continuiamo così
Le nuove regole per le banche a regime nel 2019: tempi biblici, per una finanza che si muove invece velocissima. Mentre nessun passo in avanti si fa sulla separazione tra banche e speculazione, e su una nuova concezione del "rischio"
23/09/2010
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Basilea-III.-Ovvero-continuiamo-cosi-6420
(23-09-10)
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 94 - 30 settembre 2010
I feudatari del casello
Nonostante la crisi Autostrade per l'Italia continua a produrre utili, grazie all'aumento delle tariffe e ai sistemi telematici di pagamento. Ma che non mantiene le promesse sugli investimenti fatte al momento della privatizzazione. Radiografia di un gruppo privato molto vicino al potere politico
di Anna Donati
C'è un dinosauro nel salotto
Mediobanca da Mattioli a Geronzi. L'ex salotto buono del potere economico italiano è adesso un groviglio spaventoso di azioni, dove i controllati controllano i controllanti e viceversa. Un jurassic park del capitalismo nostrano, che rischia di peggiorare con una ancora maggiore concentrazione con Generali
di Vincenzo Comito
Millennium goal tra tasse e promesse
A dieci anni dal lancio della Campagna del millennio, finalmente entra in discussione la tassa sulle transazioni finanziarie. Ma le risorse latitano
di Antonio Tricarico
Le generazioni dei diritti
Alcune riflessioni sull'evoluzione del diritto tra democrazia, lavoro e consumo. L'attacco ai diritti conquistati, la sfida di quelli da conquistare
di Roberto Romano Massimiliano Lepratti
(08-10-10)
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 95 - 8 ottobre 2010
La società ancella dell'economia
L'effetto lungo del liberismo sulla cultura e sull'economia, analizzato attraverso due parole-simbolo: flessibilità e globalizzazione. Usate e abusate per negare un'autonomia della società rispetto a presunte leggi economiche
di Roberto Schiattarella
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/La-societa-ancella-dell-economia-6518
Nostra signora instabilità
Stralci da un saggio su "Kindleberger e l'instabilità", pubblicato su Moneta e Credito, n. 69 del 2010
di Pierluigi Ciocca
http://www.sbilanciamoci.info/Rubriche/Nostra-signora-instabilita-6524
Il dinosauro e il leone di Trieste
Nella puntata precedente, dedicata a "un dinosauro nel salotto", abbiamo parlato dell'effetto domino provocato dal ribaltone in Unicredit in Mediobanca. Qui passiamo al caso Generali, gigante assicurativo, e del suo rapporto con il "nuovo" asse di potere
di Vincenzo Comito
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Il-dinosauro-e-il-leone-di-Trieste-6506
Rockefeller di Genova. Storia di Gaslini
Imprenditore spregiudicato, filantropo generoso. In una biografia di Gerolamo Gaslini, una illuminante storia italiana. Con giallo finale
di Lia Fubini
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Rockefeller-di-Genova.-Storia-di-Gaslini-6507
Come costruire i lavori verdi
L'economia sostenibile cambia il lavoro vecchio e introduce mestieri nuovi: i risultati di uno studio Ires sulla formazione di nuove figure professionali 
di Serena Rugiero
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Come-costruire-i-lavori-verdi-6509
(08-10-10)
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 96 - 14 ottobre 2010
Fare scooter a 40 cent all'ora
Nello stabilimento di Zonghsen del gruppo Piaggio gli operai cinesi fabbricano scooter a 160 euro al mese, 235 con gli straordinari. I risultati di un'inchiesta Fim-Cisl e Iscos
di Gianni Alioti
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Fare-scooter-a-40-cent-all-ora-6588
Benetton: dal mercato alle rendite
Dall'abbigliamento alle autostrade e autogrill. La parabola di un gruppo che ha vissuto una mutazione genetica, partendo da un un business di successo per poi legarsi progressivamente al carro pubblico. E portandosi dietro grossi problemi di indebitamento
di Vincenzo Comito
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Benetton-dal-mercato-alle-rendite-6596
Quando il microcredito incontra le corporation
Dalla microfinanza per includere i poveri al business sociale. Il premio Nobel Yunus spiega come "si può fare". Alleandosi con le multinazionali
di Guglielmo Ragozzino
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Quando-il-microcredito-incontra-le-corporation-6595
Da Wall Street a Pechino
Un'anticipazione da Capitalismo e (dis)ordine mondiale, raccolta degli scritti di Giovanni Arrighi a cura di Giorgio Cesarale e Mario Pianta, in uscita presso Manifesto libri 
di * * *
http://www.sbilanciamoci.info/Rubriche/Da-Wall-Street-a-Pechino-6602
(14-10-10)
 
Visioni “minimaliste” della disoccupazione1
Il Nobel 2010 per l’Economia a Diamond, Mortensen e Pissarides per i loro studi sui
mercati caratterizzati da “frizioni” e in particolare sul problema del mancato “incontro” tra domanda e offerta di lavoro
di Emiliano Brancaccio
http://www.emilianobrancaccio.it/wp-content/uploads/2010/10/brancaccio-sui-nobel-2010-eep-121010.pdf
(14-10-10)
 
La Banca d'Italia, sui dati della disoccupazione, dà ragione alla CGIL e torto al governo, perché vi include i lavoratori in cassa integrazione, e sul dato delle entrate smentisce il governo.
I due ministri-sedicenti-socialisti, Tremonti e Sacconi, gli autori della manovra finanziaria correttiva più scandalosamente iniqua della storia repubblicana, tenaci costruttori di una campagna paramafiosa di disinformazione, tesa a propalare dati edulcorati o falsi, si arrabbiano.
 
15/10/2010 (20:46)
Bankitalia, allarme su entrate e lavoro
Il Tesoro: "Dati ansiogeni e non reali"
Palazzo Koch: disoccupazione reale all'11%, spese ed entrate sono inferiori a quelle stimate. L'ira di Sacconi: "Dati esoterici"
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201010articoli/59475girata.asp
 
BANCA D'ITALIA - Bollettino Economico n. 62, ottobre 2010
Sintesi
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/bollec/2010/bolleco62
Bollettino
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/bollec/2010/bolleco62/bollec62/boleco_62.pdf
Appendice statistica
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/bollec/2010/bolleco62/bollec62/be62_appendice.pdf
(15-10-10)
 
Contro una politica recessiva, in Italia, del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e, in Europa, del Paese leader, la Germania, ma non per sé bensì imposta ai Paesi poco virtuosi, gli Stati Uniti continuano la loro politica di forte sostegno alla ripresa.
 
16/10/2010 (8:18) - IL CASO
La Fed: finanzieremo la ripresa degli Usa
Al via l’acquisto di Tbond. Per gli analisti: un piano da 500 miliardi
Francesco Semprini
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201010articoli/59495girata.asp
(16-10-10)
 
Lunga analisi economica a tutto campo di un preoccupato Eugenio Scalfari.
Ieri, nella mia e-mail di replica al noto economista Mario Deaglio, [cfr. la lettera allegata nella prima parte di questo post pubblicata ieri 28/5/2013] cui avevo scritto criticandolo perché aveva mentito su Tremonti (“Tremonti effettivamente non ha messo le mani nelle tasche degli italiani”, cfr. l'articolo de La Stampa dell'11-10 che ho riportato nel '3d' “Il governo Berlusconi-Bossi-Tremonti”), terminavo scrivendogli: “In conclusione, io non Le ho scritto perché, “per una volta, non sono d'accordo con Lei” (né tanto meno l'ho apostrofata bugiardo e venduto: questo lo lascio dedurre a Lei), ma perché sto facendo una piccola battaglia personale contro l'evidente, sistematica, interessata, paramafiosa DISINFORMAZIONE, attuata dal governo Berlusconi-Bossi-Tremonti-Sacconi, e mi sono meravigliato e dispiaciuto nel doverLa annoverare, assieme a tanti, tra i propalatori di dati e informazioni edulcorate o false. La crisi economica non sarà breve e si aggraverà, perché è l'effetto del riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere a livello planetario; il suo costo – lo attesta anche l'ultima classifica “Forbes” 2010 - viene fatto pagare solo ai più poveri, risparmiando i ricchi, come ha fatto anche la manovra correttiva 2010: questo è un dato oggettivo, inconfutabile per qualunque persona onesta intellettualmente. Spero, semplicemente, di vederLa, in futuro, dalla parte di chi racconta la verità”.
 
L'EDITORIALE
Le promesse bugiarde del ministro senza soldi
di EUGENIO SCALFARI
17 ottobre 2010
(…). Il presidente del Consiglio pensa ai suoi problemi personali e aziendali, il ministro dell'Economia non ritiene di tassare i ricchi per alleviare il ceto medio. Perciò andremo a sbattere di brutto nei prossimi mesi. Non vorrei essere anch'io ansiogeno come Draghi, mi limito come Draghi a dire semplicemente la verità.
http://www.repubblica.it/politica/2010/10/17/news/ministro_senza_soldi-8141047
(17-10-10)
 
CRISI
Bersani scrive a Tremonti "La riforma del fisco è urgente"
18 ottobre 2010
(…). Le proposte dei democratici. E' nella formula '20-20-20' il cuore della riforma fiscale targata Pd, allegata alla lettera che Pier Luigi Bersani ha inviato a Giulio Tremonti. Questi i punti principali della piattaforma.  
Irpef. Il Pd chiede la riduzione della prima aliquota dal 23 al 20 per cento; la riduzione delle aliquote intermedie per sostenere i redditi bassi e medi; una revisione delle detrazioni a vantaggio dei giovani sotto i 35 anni e degli ultra-settantacinquenni. Inoltre si propone un aumento delle detrazione e il recupero fiscal drag per i dipendenti.
Bonus figli. Si chiede l'introduzione di un "bonus per i figli" per dipendenti, parasubordinati e indipendenti.
Lavoro femminile. Proposta una consistente detrazione fiscale ad hoc per il reddito da lavoro delle donne in nuclei familiari con figli minori.
Lavoro autonomo. Si propone una tassazione del lavoro autonomo, professionale e di impresa al 20 per cento.
Utili reinvestiti. Si chiede di azzerare l'Irpef o l'Ires sulla parte di capitale re-investita in attività o impresa.
Irap. Chiesta l'eliminazione graduale dell'Irap sul costo del lavoro.
Redditi da capitale. Tassazione dei redditi di capitale al 20 per cento, esclusi i titoli di Stato
Ambiente. Il Pd chiede di spostare il carico fiscale dal lavoro alle risorse ambientali utilizzate nei processi produttivi e dai consumi nocivi ai consumi sostenibili - LOTTA ALL'EVASIONE E ALL'ELUSIONE: Per il Pd si possono recuperare 40-50 miliardi di euro l'anno, attraverso controlli a posteriori e l'innalzamento della fedeltà fiscale.
http://www.repubblica.it/economia/2010/10/18/news/bersani_scrive_a_tremonti_la_riforma_del_fisco_urgente-8193662
(18-10-10)
 
Le cinque autoillusioni della politica nell´era globale
Fonte: ULRICH BECK - la Repubblica | 26 Ottobre 2010
http://www.dirittiglobali.it/component/content/article/17-globalizzazionesviluppo-multinazionali/5890-le-cinque-autoillusioni-della-politica-nellaera-globale-.html
(26-10-10)
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 97 - 27 ottobre 2010
La tassa sulla finanza arriva in parlamento
Mentre la finanza ha ripreso il suo gioco globale, fa molti passi avanti la proposta di tassare le transazioni finanziarie. Ma il governo italiano non se ne accorge
di Andrea Baranes
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-tassa-sulla-finanza-arriva-in-parlamento-6725
La (ri)volta del cibo
Concentrazione, accaparramento, speculazione. Le cause che erano alla base della crisi alimentare del 2007 sono tuttora presenti. E non possono essere risolte con una modernizzazione forzata
di Luca Colombo
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/La-ri-volta-del-cibo-6698
Ligresti campione d'Italia
Il gruppo che fa capo all'imprenditore di Paternò riassume il modello italiano di business nella sua forma più pura: scarsi rischi e alti utili, profitti privati e perdite pubbliche. Dagli esordi immobiliari alla profonda crisi attuale - ignorata dalla Consob dormiente - i numeri di una storia tutta italiana
di Vincenzo Comito
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Ligresti-campione-d-Italia-6693
La parabola dell'interesse generale
Se la dimensione economica esclude tutte le altre, l'idea di "interesse generale" si perde e quest'ultimo esce di scena. Svuotando il ruolo della politica
di Roberto Schiattarella
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/La-parabola-dell-interesse-generale-6679
Economisti tra sogno e realtà
Un'anticipazione dal libro “L’economia come scienza sociale e politica” (Aracne, 2010)
http://www.sbilanciamoci.info/Rubriche/Economisti-tra-sogno-e-realta-6692
 
ISTAO – Facoltà di Economia “G. Fuà”
Associazione degli Economisti di Lingua Neolatina
Convegno in ricordo di Giorgio Fuà
“Sviluppo economico e benessere”
Crescita, benessere e compiti dell’economia politica
Lezione Magistrale del Governatore della Banca d’Italia
Mario Draghi
Ancona, 5 novembre 2010
http://www.lastampa.it/_web/download/pdf/draghi_51110_ancona.pdf
 
Creato lo spin-off serve l'imprenditore
10 novembre 2010
In Italia il mondo accademico è in stallo, la ricerca – soprattutto quella pubblica – langue. Ciononostante gli spin-off, che dell'uno e dell'altra rappresentano la progenie naturale, continuano a nascere: con tutti i suoi limiti, la ricerca che si fa in università oggi è in grado di generare un centinaio d'imprese tecnologiche l'anno, e l'ultima fotografia scattata dalla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa ne ha censite 802, per un volume d'affari che oggi tocca i 600 milioni l'anno. Dato il contesto, è bene non lamentarsi.

Ma ora, fatte le imprese, è probabilmente giunto il momento di fare anche gli imprenditori: nel 55% dei casi, invece, chi fonda uno spin-off al momento preferisce non abbandonare il proprio posto da professore o ricercatore. Una scelta comprensibile, dati i chiari di luna del momento, che però genera ambiguità, tiene lontani gli investitori e spesso priva la stessa impresa di prospettive certe (e rapide) di crescita. Chi trova la forza di buttarsi dovrebbe avere anche il coraggio di mettere da parte il salvagente: in fondo, meglio correre il rischio di annegare in mare aperto che sbattere i piedi nelbagnasciuga.
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-11-10/creato-spinoff-serve-imprenditore-063914.shtml
 
CRISI
Papa: "Dopo il G20 urge serietà globale"
E' necessario "rilanciare l'agricoltura"
Nel breve discorso che ha preceduto l'Angelus Papa Benedetto XVI, ricordando la giornata del Ringraziamento promossa dalla Cei, ha toccato temi attuali come la disoccupazione, gli eccessi della "industrializzazione" e il futuro: "Adesso bisogna prendere sul serio la crisi economica"
14 novembre 2010
http://www.repubblica.it/esteri/2010/11/14/news/papa_g20_crisi-9091923
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 100 - 1 dicembre 2010
Le dieci proposte per l'ecologia al governo
Dalle energie rinnovabili alla mobilità sostenibile, dalla lotta ai cambiamenti climatici alla fiscalità ambientale, dall'altra economia al disarmo i leader del centro sinistra sono chiamati da Sbilanciamoci! a pronunciarsi sui concreti impegni che intendono prendere per portare “l'ecologia al governo”. Forum a Roma il 10 dicembre
di Giulio Marcon
Cina e crisi: chi ha paura dell’agnello cattivo?
Crisi e guerra delle valute: tutta colpa della Cina? Contestazione di alcuni luoghi comuni sui cattivi cinesi che spendono poco e risparmiano troppo
di Alberto Bagnai
STMicroelectronics, miracoli in fuga
E’ almeno per metà italiana la più grande impresa europea operante nel settore dei semiconduttori, una delle punte avanzate dell’innovazione tecnologica del nostro continente. Ma da noi quasi nessuno lo sa e nessuno se ne cura troppo; rischiamo così di perderne del tutto il controllo a favore degli altri soci, i francesi. 
di Vincenzo Comito
Abbiamo fatto cento
I numero di Sbilinfo, giunto alla centesima newsletter
di Roberta Carlini
 
In vetrina:
>> Finmeccanica in cattedra, accordo con Gelmini di Stefano Ferrario da it.peacereporter.net
>> La crisi del capitalismo a cartoni animati di David Harvey da www.youtube.com
>> Attenzione ai fondamentalisti della trasparenza di John Feffer da www.ips-dc.org
>> Wikileaks: quando trapela la notizia di Arturo Di Corinto da www.dicorinto.it
>> Clima, Cancun tra attese e speranze di Alberto Zoratti da www.altreconomia.it
>> La mappa della disoccupazione Usa di da www.america2012.it
 
IL COMMENTO
Le esequie scomposte di un potere defunto
di EUGENIO SCALFARI
05 dicembre 2010
http://www.repubblica.it/politica/2010/12/05/news/le_esequie_scomposte_di_un_potere_defunto-9850384/index.html
 
IL COMMENTO
Nove banche vogliono dividere l'euro in due
di EUGENIO SCALFARI
19 dicembre 2010
“(…). È vero, gli "hedge funds" sono un'ingente massa di manovra ma non rappresentano il cervello della speculazione. Il cervello sta al vertice del sistema bancario internazionale e vede insieme sia le grandi banche di credito sia le grandi banche d'affari americane, inglesi, svizzere, tedesche. Le piazze dalle quali si irradiano gli impulsi speculativi sono quelle di New York, Londra, Parigi, Francoforte, Tokyo, Hong Kong. Il New York Times ha descritto pochi giorni fa il funzionamento di questa "Cupola" ed ha anche indicato le banche che la compongono: J. P. Morgan, Bank of America, Goldman Sachs, Ubs, Credit Suisse, Barclays, Citigroup ed altre per un totale di nove. Ma ciascuna di esse possiede una quantità di partecipazioni e diramazioni in tutto il mondo e capitali immensi a disposizione.
In un giorno fisso della settimana i capi delle nove banche principali si riuniscono in un club riservato, esaminano gli ultimi dati sull'occupazione, sui mutui immobiliari, sulla produzione manifatturiera, sui tassi di cambio delle principali valute (dollaro, euro, yen, yuan), sugli "spread" tra i principali debiti sovrani, sulle materie prime. L'esame dura un'ora o poco più. Poi tirano le somme e decidono come muoversi sui mercati oppure non muoversi e restare in attesa”.
http://www.repubblica.it/politica/2010/12/19/news/nove_banche_vogliono_dividere_l_euro_in_due-10377795/index.html
 
ILCOMMENTO
Il sindacato americano padrone di Marchionne
di Eugenio Scalfari
02 gennaio 2011
http://www.repubblica.it/economia/2011/01/02/news/scalfari_2_gennaio-10773802
 
L'EDITORIALE
La crescita è possibile ma Tremonti non la vuole
di EUGENIO SCALFARI
06 marzo 2011
http://www.repubblica.it/politica/2011/03/06/news/scalfari_6_marzo-13245985
 
Diamond, Mortensen e Pissarides 
Ecco i Nobel per l’economia
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/11/diamond-mortensen-e-pissarides-ecco-i-nobel-per-leconomia/71007/
 
IL COMMENTO
Il boomerang finale dell'Aldo longobardo
di EUGENIO SCALFARI
27 giugno 2010
http://www.repubblica.it/politica/2010/06/27/news/scalfari_27_giugno-5186278
 
 

Lettera-commento all’editoriale di Ezio Mauro

Egr. Direttore Mauro,

     E’ davvero bello il Suo editoriale di oggi (http://www.repubblica.it/politica/2012/11/16/news/deficit_liberta-46755189/), condivisibile sia nella sua interezza (esaustiva, definizione abusata ma in questo caso meritata), sia parola per parola. Mi permetto però, in qualità di lettore di “Repubblica” dalla sua nascita, di suggerirLe di raccomandarne la lettura al fondatore Eugenio Scalfari, il quale 2 anni fa, dopo il varo, da parte del governo Berlusconi-Tremonti, della prima manovra correttiva dopo la crisi del debito pubblico greco (DL 78 del 31/5/2010 convertito dalla legge 122/2010), di 24,9 mld, scandalosamente iniqua, implorava provocatoriamente il ministro Tremonti di far pagare anche a lui; e scriveva articoli come questo: http://www.repubblica.it/politica/2010/06/20/news/scalfari_pomigliano-4991542/index.html, in cui affermava: “Debbono cioè impostare un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha. Lo spostamento può avvenire in vari modi, manovrando soprattutto il fisco (ma non soltanto); sgravando il peso fiscale sui redditi di lavoro dipendente e sulle famiglie e finanziando la redistribuzione con maggior carico tributario sulle rendite, sui patrimoni e sui consumi opulenti”.

     Poi, invece, negli ultimi tempi, sarà per l’età, è diventato un po’ troppo conservatore e critica volentieri e la “rottamazione” renziana (io sono bersaniano, ma il tappo gerontocratico è quello che blocca tutto da decenni) e l’imposta patrimoniale.

     Finora, l’ammontare complessivo cumulato delle manovre correttive da inizio legislatura ha superato i 330 mld, addossati in gran parte sul ceto medio-basso e perfino sui poveri (taglio della spesa sociale), cfr. “Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti”  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html .

     Le misure anti-crisi, tranne recentemente la TTF, sono ancora tutte da varare:
Ecco il “Promemoria delle misure anti-crisi”   
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761788.html.

     Come scrivevo ieri, in calce all’editoriale di Menichini su “Europa”, Il ceto medio e basso ed i poveri (centinaia di milioni di cittadini italiani ed europei) non hanno più un Euro, altro che “cambio di clima”; ora i politici devono far pagare ai ricchi, che con la crisi si sono arricchiti sempre più. Questo e non altro vogliono dire le manifestazioni di ieri in tutta Europa. Detto pacatamente: “Ce n'est qu'un début” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761645.html.

Cordialmente,

Tra Bersani e Renzi il gioco si fa duro

Premessa

Il gioco si fa duro, ecco la cronologia dei fatti:

1. Su L’Unità del 16 ottobre scorso, Michele Prospero ha scritto “Il termine stesso di rottamazione ha una ascendenza fascistoide” (link in "Il probabile effetto-valanga della ‘rottamazione’ renziana  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758409.html).

2. Renzi ha reagito duramente. Qui, la replica del direttore de L’Unità, Claudio Sardo, (che ricostruisce la vicenda): "Renzi vuol chiudere l'Unità, la difesa di Claudio Sardo" 20 ottobre 2012 http://www.unita.it/italia/matteo-renzi-contro-l-unita-br-in-difesa-del-nostro-giornale-1.457202

3. Poi, Renzi ha partecipato ad una cena elettorale per le primarie, ospite di un finanziere gestore di una società finanziaria con sede alle Isole Cayman, uno dei tanti paradisi fiscali.

4. Bersani, per questo, lo ha attaccato ripetutamente. I sostenitori di Bersani e di Renzi si sono schierati con l’uno o con l’altro. [*]

[*] Vedi, tra gli altri, su Repubblica, Fascisti e rottamatori http://bracconi.blogautore.repubblica.it/2012/10/21/fascisti-e-rottamatori/.

  

Prima parte

L’attuale, terribile crisi economica è scoppiata a causa delle disfunzioni della finanza. I finanzieri basati nei paradisi fiscali manovrano i cosiddetti capitali-ombra, [1] tra i principali responsabili dell’ingovernabilità dell’attuale crisi; [2] anche il presidente della BCE, Mario Draghi, ex presidente del FSB, [3] ed ex governatore della Banca d’Italia, il quale, dopo lo scoppio della crisi alla fine del 2007, ebbe l’incarico di definire le proposte di regolazione dei mercati finanziari, ha rammentato e chiesto che i predetti capitali-ombra, enormi, vengano controllati. (v. [1], nota 3).

I soldi servono alle campagne elettorali di tutti i candidati, molti soldi, ma possono diventare anche la farina del diavolo, che come si sa finisce in crusca.

Anche Obama fu finanziato la volta scorsa dalle grandi banche USA, e ne fu inevitabilmente condizionato, in termini di scelte e di immagine. Ora è un bene ed un fatto di chiarezza che quelle stesse grandi banche appoggino Mitt Romney.
La mia (e di tantissimi altri) critica a Obama è che non ha cambiato finora le leggi, ad esempio ripristinando, com’è stato per 70 anni dopo la crisi del 1929, la separazione tra banche commerciali e banche d’investimento (divieto peraltro tolto nel 1999 sotto la presidenza del democratico Clinton!); [4] controllando i capitali-ombra (come chiesto, appunto, anche dal governatore Draghi), (v. [1], nota 3); disciplinando i derivati e vietandoli - assieme alle vendite allo scoperto - per i prodotti alimentari; regolando le vendite allo scoperto sui titoli pubblici, (v. [1], nota 4); introducendo la TTF. (v. [1], nota 5). Spero lo potrà fare – se non lui, l’uomo più potente del mondo, chi? - se vincerà senza il condizionamento dei finanziamenti delle grandi banche, sulla base dei dati e dei fatti le vere padrone del mondo. [2]
Ma la stessa cosa ovviamente vale per l'Europa e soprattutto per la Germania, la cui cancelliera Merkel ha mantenuto finora (e solo recentemente) soltanto la promessa sull'introduzione della TTF. [5]

 

[1] Le promesse da marinaio della ‘bottegaia’ Merkel
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2739381.html oppure  http://vincesko.blogspot.com/2015/04/le-promesse-da-marinaio-della-bottegaia.html

[2] I facitori dello spread
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2748019.html

[3] http://www.bancaditalia.it/studiricerche/coop_intern/partecipa_org_int/FSB
link non più attivo, vedi:
http://it.wikipedia.org/wiki/Financial_Stability_Board

[4] http://it.wikipedia.org/wiki/Glass-Steagall_Act
Anche in Italia, con la legge bancaria del 1936, vigeva la separazione trabanche commerciali e banche d’investimento.

[5] TTF, l'Italia dice sì. La tassa presto istituita in 11 Paesi Ue
http://www.borsaforextradingfinanza.net/article-ttf-l-italia-dice-si-la-tassa-presto-istituita-in-11-paesi-ue-111091640.html


Post scriptum: Sul divieto delle vendite allo scoperto, si trova sempre qualche professorone de LaVoce.info che è contrario, ma sulla gestione di esse attuata dalla Banca di Grecia sui titoli pubblici greci nel periodo più caldo della crisi e sul debito in generale, allego questa interessantissima analisi di Giovanna Cracco:
“Europa: menzogne sul debito pubblico”
http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=2326:giovanna-cracco-europa-menzogne-sul-debito-pubblico&catid=67:crisi-mondiale&Itemid=79

 

***

 

Seconda parte

Poiché la situazione è seria e la crisi sarà lunghissima (almeno 15 anni) – una vera guerra che richiede soluzioni da economia di guerra -, provo a fare un ragionamento articolato e basato come al solito sui dati ed i fatti.
Dalla “Lettera di PDnetwork”, [1] di due anni fa ma sostanzialmente ancora valida, traggo questo passo: 
“Riepiloghiamo i punti fermi di macroscenario:
a) l'attuale crisi economica ed occupazionale è grave, di sistema e sarà lunga (forse almeno 15 anni, perché riflette il riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere in ambito planetario); b) ad essa preesisteva, in Italia, uno dei maggiori tassi EFFETTIVI di disoccupazione (testimoniato dal tasso di occupazione, agli ultimi posti nei Paesi UE); c) la crisi ha prodotto un aumento della disoccupazione; d) la ripresa riassorbirà solo una parte di questi ultimi; e) la crisi ha accresciuto le disuguaglianze sociali sia in Italia che nel mondo: nel 2009, cioè in piena crisi economica, la ricchezza dei ricchissimi ha segnato un aumento del 50 per cento (passando da 2.400 a 3.600 miliardi di dollari) [2] e poiché il PIL è calato quei soldi sono stati tolti dalle tasche di qualche altro; f) quattro giorni di scambi sui mercati finanziari, pari a 4.000 x 4 = 16.000 miliardi, equivalgono a più di un anno di scambi di beni e servizi (stimati in un anno in 15.000 miliardi) [3]; g) la BCE (la banca centrale UE) ha contestato il patto di stabilità (che tocca l'occupazione), concordato nell'ultimo vertice UE, perché troppo lasco, ma non ha fatto lo stesso con le speculazioni finanziarie, il cui controllo è stato affidato alla Gran Bretagna, in evidente conflitto d'interesse; h) le lobby (banche ed altri istituti finanziari) si stanno opponendo all'introduzione di una tassa minima dello 0,05 % sulle transazioni finanziarie [2], come misura anti-speculativa, per ristorare i bilanci pubblici e finanziare la ripresa, e stanno cercando di far pagare agli altri (con pesanti riflessi sull'occupazione) il costo del risanamento.
I principali parametri nazionali presentano un debito pubblico che ha raggiunto i 1.850 miliardi di €, pari al 118% del PIL (cresciuto anche per l'azzeramento dell'avanzo primario, causato dallo sforamento della voce “beni e servizi” e dalle scelte negative del governo su ICI, Alitalia e riforma della normativa fiscale in senso più lasco, che ha provocato un aumento dell'evasione ed un calo delle entrate fiscali), un deficit pari al 5,3% del PIL, un importo di interessi sul debito pari a 74 miliardi [nel 2013 sono previsti 84 mld] in un anno, un ammontare della ricchezza netta degli italiani pari a 8.600 miliardi (di cui il 45% nelle mani del 10% più ricco), un'evasione fiscale pari a 120-140 miliardi,un costo della corruzione stimabile in 60 miliardi, un costo della cattiva amministrazione quantificabile in 50 miliardi”.

A questo, aggiungo ora:
Secondo la Banca d’Italia, [2] nel 2008 e nel 2009, il 10% della popolazione italiana possiede il 45% della ricchezza nazionale e “Alla fine del 2009 la ricchezza netta delle famiglie italiane cioè la somma di attività reali (abitazioni, terreni, ecc.) e di attività finanziarie (depositi, titoli, azioni, ecc.), al netto delle passività finanziarie (mutui, prestiti personali, ecc.), è stimabile in circa 8.600 miliardi di euro (Tavv. 1A e 3A)” (pag. 7); e “le attività reali (5.883 miliardi di euro; Tav. 1A) rappresentavano il 62,3 per cento della ricchezza lorda, le attività finanziarie (3.565 miliardi di euro) il 37,7 per cento e le passività finanziarie (860 miliardi di euro) circa il 9,1 per cento”. (pag. 10).
Per completezza, rilevo (v. [3], nota 1) che la Banca d’Italia valuta il patrimonio immobiliare (facente parte delle “Attività reali”) in 4.800 mld, l’Agenzia del Territorio in 6.335 mld (una differenza di ben 1.535 mld, il motivo è spiegato nella predetta nota 1).

Date queste premesse, per necessità ed equità non è accettabile che una quota rilevante (cfr. [2], Fig. 6), pari a ben il 44,2%, dei 3.565 mld delle “Attività finanziarie” (un valore pari al PIL di un intero anno), venga sottratta all’imposizione fiscale, con la motivazione risibile che non sono individuabili i titolari. Se c’è la volontà politica (e Bersani, persona intelligente ed esperta, ha messo il dito sulla piaga indicando la necessità della tracciabilità dei movimenti finanziari), non ci sono ostacoli tecnici che lo possano impedire.

[1]Lettera di PDnetwork
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html oppurehttp://vincesko.blogspot.it/2015/03/lettera-di-pdnetwork-alla-segreteria.html

[2]Analisi quali-quantitative/5/Distribuzione della ricchezza
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2563890.html oppurehttp://vincesko.blogspot.it/2015/03/analisi-quali-quantitative5.html

[3] Dossier Imposta Patrimoniale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html oppurehttp://vincesko.blogspot.com/2015/04/analisi-quali-quantitativa14imposta.html


 

Post e articoli collegati:

Manovra correttiva, crescita economica e globalizzazione  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2664137.html   

Berlusconi-Renzi, interpretazione psicologica di un incontro scandaloso  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2684132.html

Bersani vs Renzi, il competente e onesto segretario gentiluomo e lo sfidante coraggioso e tosto  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753331.html

Il tappo gerontocratico al naturale, fisiologico, salutare ricambio generazionale  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2757820.html

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Se vince Renzi…   http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758117.html

Il probabile effetto-valanga della ‘rottamazione’ renziana  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758409.html

Bersani vs Renzi: economia mista o liberismo?  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758537.html 


Renzi e Cayman, Serra querela Bersani

20 ottobre 2012

“Le Cayman tornano ad essere l'argomento del giorno. Innanzitutto di Pier Luigi Bersani, che a margine del forum Coldiretti di Cernobbio insiste: «Con la gente basata alle Cayman non deve parlare nessuno, è ora di finirla, in Italia c'è gente che lavora e paga le tasse». In Italia, riprende il segretario del Pd «non ci si deve far dare consigli da gente che viene dai paradisi fiscali, non è una polemica - sottolinea - ma un impegno che dobbiamo prendere tutti». Ciò detto, «io e Renzi non siamo nemici ma competitori - conclude Bersani - stiamo facendo le primarie, si discute, non siamo a un pranzo di gala e tutto questo sta facendo bene al Pd».”.
http://www.unita.it/italia/bersani-non-si-parli-con-chi-sta-br-alle-cayman-vendola-cenero-da-solo-1.457244

Reggi: «Usiamo toni duri? Ma la nostra è una rivoluzione»   di M. Zeg.
20 ottobre 2012
http://www.unita.it/italia/reggi-polemica-stucchevole-br-sbagliato-demonizzare-finanza-1.457440

 

 

 

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4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
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3/27/2018 1:23:13 PM
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"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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