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I mussulmani e Freud

 
I fatti avvenuti nella città tedesca di Colonia lo scorso Capodanno,[1] con violenze sessuali su donne da parte di un migliaio di arabi e nordafricani, hanno innescato in Italia un acceso dibattito pro e contro l’immigrazione, sullo scontro di culture diverse, sul disprezzo da parte dei mussulmani dei valori occidentali e delle donne, sulla perdita di libertà delle donne di girare liberamente nelle nostre città; solo qualcuno, in particolare Lucia Annunziata, ha fatto riferimento esplicito all’esigenza di affrontare il problema anche in termini di rieducazione.

Io sono stato per un anno e mezzo in Paesi arabi – l’Arabia saudita e la Libia – e mi sono potuto rendere conto direttamente degli effetti di un regime illiberale, repressivo delle pulsioni sessuali e di discriminazione di genere ai danni delle donne, sulla psiche e sul benessere delle persone. Da questo punto di vista, l’Arabia saudita era molto peggio della Libia.[2]

Freud afferma in “La morale sessuale‘civile’ e il nervosismo moderno”:

“(…) In generale, la nostra civiltà è costruita sulla repressione delle pulsioni. Ciascun individuo ha ceduto qualche parte delle sue possessioni – qualche parte del senso di onnipotenza o delle inclinazioni aggressive o vendicative della sua personalità. Da questi contributi è sorto il possesso comune della proprietà materiale e ideale della civiltà. Oltre alle esigenze della vita, sono stati, senza dubbio, i sentimenti familiari derivati dall’erotismo ad avere indotto i singoli individui a fare questa rinuncia. Nel corso dell’evoluzione civile la rinuncia è stata di carattere progressivo. I singoli passi furono sanzionati dalla religione; la parte di soddisfazione pulsionale a cui ogni persona aveva rinunciato veniva offerta come sacrificio alla Divinità, e la proprietà comune così acquistata fu dichiarata “sacra””.

I mussulmani, o almeno una parte cospicua di loro, sono costretti in una posizione scomoda e contraddittoria: da una parte, a causa di regole troppo restrittive (niente alcol, niente sesso, niente divertimenti), devono cedere al loro Dio troppa parte delle loro possessioni; dall’altra, sfogano quasi liberamente gli effetti della repressione sull’oggetto-donna, solo quarta – si dice volgarmente – nella graduatoria per importanza: primo l’uomo, secondo il cammello, terzo la capra, quarto la donna.

Cioè è in auge da secoli un meccanismo perverso che si autoalimenta. La repressione sessuale, che trova varie forme di espressione (a Riyadh, il sacerdote islamico girava - forse gira ancora - con un bastone per le strade e puniva chi deviava dall’osservanza delle regole prestabilite), produce frustrazione, che si traduce in violenza repressa, che trova le strade di sfogo.

L’ho provato di persona quando stetti per poco più di un mese in Arabia Saudita: non c’è nulla di più conturbante che osservare una donna araba che, quasi accanto a te assieme al suo uomo, toglie per qualche istante il velo dal viso per guardare un gioiello nella vetrina di un supermercato. Francamente non so perché, ho anche chiesto inutilmente a qualche medico, l’atmosfera saudita per me fu più potente dell’afrodisiaco più efficace.[3]

Ha ragione Lucia Annunziata: occorrerebbe un percorso speciale rieducativo per gli uomini mussulmani (ed anche per cattolici repressi, ovviamente). Ma bisognerebbe affidarlo al massimo esperto in materia di patologie che hanno l’eziologia nel sesso: Sigmund Freud.[4]

 
[1] Colonia sotto choc per le violenze di Capodanno: decine di donne molestate nella notte di festa
La polizia: «In azione un migliaio di uomini di aspetto nordafricano o arabo in zona stazione». Novanta le denunce arrivate alle autorità. Merkel: «Puniremo i responsabili»
05/01/2016
http://www.lastampa.it/2016/01/05/esteri/colonia-sotto-choc-per-le-violenze-di-capodanno-decine-di-donne-molestate-nella-notte-di-festa-fGuTrCFJMOWGP9OpcscSwL/pagina.html
 
[2] La cricca libica
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2600216.html oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/03/la-cricca-libica.html
 
[3] L'organo sessuale per antonomàsia, il cervello
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760802.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/lorgano-sessuale-per-antonomasia-il.html
 
[4] Curiosità sessuali represse e sviluppo intellettuale/1
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558195.html oppure 
http://vincesko.blogspot.it/2015/03/curiosita-sessuali-represse-e-sviluppo.html
 

Articoli e video collegati:
 
In Germania la cultura dello stupro non è stata importata: è sempre esistita
Di Stefanie Lohaus e Anne Wizorek
gennaio 7, 2016
http://www.vice.com/it/read/aggressione-donne-colonia-capodanno-639

Psicoanalisi
Sigmund Freud - Visionari del 21/04/2014
• Durata:00:55:46
• Andato in onda:21/04/2014
• Visualizzazioni: 22140
Sigmund Freud - Senza di lui non parleremmo di inconscio, lapsus, complesso di colpa. Daremmo forse meno importanza ai sogni. Senza di lui, non ci sarebbero stati i surrealisti. Forse James Joyce non avrebbe scritto l’Ulisse né Proust la Ricerca e forse non potremmo parlare "scientificamente" di sesso. "Compagni di viaggio" di Corrado Augias in studio saranno il filosofo Umberto Galimberti, lo psichiatra Luigi Cancrini, il sociologo della scienza Massimiano Bucchi, lo storico Gustavo Corni e il sociologo Ilvo Diamanti
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-f5752d2f-16b4-4e04-93d4-b0fd6d5bee64.html
 
Lo scrittore Kamel Daoud spiega i fatti di Colonia
10 gennaio 2016
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/algerino-vi-spiega-molestie-colonia-occidente-ingenuo-116368.htm
 

**********
 
http://vincesko.blogspot.com/2016/01/i-mussulmani-e-freud.html
 

Il potere delle donne

 
"Le donne si sono trasformate in un'arma..."
Buona lettura, con Tolstoj
Mariella Gramaglia
http://www.ingenere.it/articoli/le-donne-si-sono-trasformate-unarma-buona-lettura-con-tolstoj

 

Misoginia? Le donne si vendicano? Spunti interessanti per formulare alcune osservazioni “scomode”.

Parallelamente alle donne (di solito quelle più dotate fisicamente) che si fanno scientemente o istintivamente – allora come ora - oggetto di amore e di piacere dei maschi, seducendoli e ricavandone denaro e agiatezza, ma che in ogni caso costituiscono una minoranza del genere femminile, esiste la maggioranza delle donne che subiscono – allora come ora, o forse, chissà, ad esclusione dell’attuale generazione più giovane – un’educazione repressiva in famiglia, che si dispiega in primo luogo in campo sessuale, molto più che per i maschi. Con le seguenti conseguenze:

- quella segnalata da Freud (che, si sa, era un po’ fissato per la sessualità…), di uno sviluppo intellettivo ridotto ([1], post/1);

- un’altra, di coltivare e tramandare il codice mafioso e la cattiveria; [2]

- infine, quella – fondamentale - di condizionare negativamente l’educazione, come madri, dei figli e, come insegnanti, degli allievi. [3]

 
[1] Curiosità sessuali represse e sviluppo intellettuale/8
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2597394.html
[2] Lucia Riina e il lapsus freudiano capovolto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2790748.html
La malvagia Lady Macbeth
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2770039.html
[3] Questione femminile, questione meridionale, rivoluzione culturale e progetto educativo
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2580796.html
 

La malvagia Lady Macbeth

 
@ Giovanni
Interessante lo scritto che hai linkato. Però mi permetto di fare un'osservazione: ho letto le opere di Shakespeare [1] 3-4 anni fa, quasi tutte le tragedie, e concordo con Sigmund Freud [2] che le migliori sono Amleto [3] e Macbeth, [4] alle quali io personalmente aggiungo Romeo e Giulietta. [5] Ma quello che volevo dire è che c'è un personaggio nella tragedia di Macbeth che per me, razionalista, ha un'influenza ancora più concreta e nefasta su Macbeth delle Parche: [6] la moglie, Lady Macbeth, [*] forse il personaggio più cattivo ch'io abbia incrociato nelle mie letture recenti, di cui le terribili Parche sono, non so se consapevolmente o inconsapevolmente nell'autore, presumo di sì poiché egli è un genio, la proiezione simbolica. [**]

Dello scritto riporto alcuni stralci, che hanno valore universale, e che quindi valgono anche per le persone che scrivono in questo forum, quorum ego.
 
L’autore [7] prende spunto dal Macbeth di Shakespeare per introdurre nel testo il concetto cardine dell’intera trattazione: l’esasperata ricerca da parte dell’uomo di ipersoluzioni comporta inevitabilmente effetti controproducenti.
Ecate, truce dea della fortuna, incarica le tre sorelle fatali, le dee mitologiche del destino, le parche, abbassate qui al “rango” di streghe quale incarnazione realistica e prosaica del male, di provocare la rovina di Macbeth mediante un’ingannevole profezia.
 
Il consiglio di Watzlawick è semplice: usare quella scheggia di sapienza che è dentro di noi, come strumento di concretezza nella scelta delle soluzioni, evitando quelle troppo radicali. Più dell’effetto vendetta delle cose che si ribellano, dobbiamo temere il nostro atteggiamento verso la perfezione e l’ordine ad ogni costo.
 
Il testo sottolinea anche che non esiste un’unica visione corretta della realtà: la propria; chi si impaluda in una logica rigida di questo tipo, si persuade di sapere con assoluta certezza cosa c’è nella testa degli altri, non riesce a calarsi nel modo di pensare altrui e finisce con l’applicare ipersoluzioni per dimostrare di avere più ragione dell’altro.
 
Suggerisce all’uomo la saggezza dell'adesione alla concretezza del presente e dei piccoli passi, il superamento dell’indiscutibile divisione manichea degli opposti, l’atteggiamento conciliante, l’ordine come emergente dal disordine, la pienezza del presente; il ritorno al servizio della negentropia.
 
PAUL WATZLAWICK Di bene in peggio. Istruzioni per un successo catastrofico
http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/psiche/dibeneinpeggio.pdf
http://www.ibs.it/code/9788807814952/watzlawick-paul/bene-peggio-istruzioni.html
 
[*] Lady Macbeth appare in scena per la prima volta leggendo una lettera del marito che la informa dell'apparizione delle streghe che lo hanno indicato come futuro re di Scozia. Già dalle prime battute si capisce come la donna sia assetata di potere e desiderosa della conquista di un'ambita posizione sociale: conscia del fatto che Macbeth possiede una morale, afferma:

(EN)
« Yet do I fear thy nature;

It is too full o' the milk of human kindness
To catch the nearest way: thou wouldst be great;
Art not without ambition, but without
The illness should attend it: what thou wouldst highly,
That wouldst thou holily; wouldst not play false,
And yet wouldst wrongly win: [...] Hie thee hither,
That I may pour my spirits in thine ear;
And chastise with the valour of my tongue
All that impedes thee from the golden round,
Which fate and metaphysical aid doth seem
To have thee crown'd withal. »

(IT)
« Ma non mi fido della tua natura:

troppo latte d'umana tenerezza
ci scorre, perché tu sappia seguire
la via più breve. Brama d'esser grande
tu l'hai e l'ambizione non ti manca;
ma ti manca purtroppo la perfidia
che a quella si dovrebbe accompagnare.
Quello che brami tanto ardentemente
tu vorresti ottenerlo santamente:
non sei disposto a giocare di falso,
eppur vorresti vincere col torto. [...]
Ma affrettati a tornare,
ch'io possa riversarti nelle orecchie
i demoni che ho dentro,
e con l'intrepidezza della lingua
cacciar via a frustate
ogni intralcio tra te e quel cerchio d'oro
onde il destino e un sovrumano aiuto
ti voglion, come sembra, incoronato. »

(Macbeth, Atto I scena V, traduzione di Goffredo Raponi.)

[**] La donna italiana, come scrisse Geminello Alvi sul Magazine Sette (ma non ricordo esattamente l'efficace espressione), è un'angolosa rompiballe. Io aggiungo che è lamentosa. Noi uomini siamo spesso peggio, ma siamo meno importanti e quindi facciamo meno danni.
Non è solo nelle famiglie di mafia che è la donna che tramanda la cattiveria e l'odio, io penso succeda in tutte le famiglie. Specularmente, è la donna-madre, soprattutto, che dà l'impronta alla prole, nel bene, nelle regole. Il senso civico, la cultura civica dipendono dal padre e dalla madre, ma è la madre che crea le condizioni favorevoli o sfavorevoli. Sarebbe interesse dello Stato incentivare, attraverso la madre, il capitale sociale di una comunità come la nostra, in cui è troppo sviluppato il senso di appartenenza alla famiglia rispetto all'appartenenza alla Nazione, all'intera collettività.

[1] http://it.wikipedia.org/wiki/William_Shakespeare
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Sigmund_Freud
[3] http://it.wikipedia.org/wiki/Amleto
[4] http://it.wikipedia.org/wiki/Macbeth
[5] http://it.wikipedia.org/wiki/Romeo_e_Giulietta
[6] http://it.wikipedia.org/wiki/Parche
[7] http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Watzlawick
 
(Tratto dall’archivio dei miei commenti nel forum PD-Obama, 2010)
 
 

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