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MES, diverbio Conte vs Salvini-Meloni: analisi dei fatti




Per me i fatti non hanno colore politico: sono veri o falsi.

È un criterio che ho seguito nel caso di Conte come negoziatore: io penso, sulla base dei fatti, che è una schiappa, perfino un autolesionista.[1]

O delle scelte Conte-Gualtieri sul Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) - il Fondo salva-Stati -, che non mi sono piaciute.[2] 

Anche nel diverbio in corso Conte vs Salvini-Meloni sul MES, io ho esaminato i fatti, che sono rinvenibili nei documenti UE e parlamentari e nelle scelte concrete che se ne desumono.

E ne ho dedotto che Salvini e Meloni sono due bugiardi. Perché anche le mezze verità sono bugie intere.

Analizziamo i fatti.

Il PdC Giuseppe Conte ha accusato Matteo Salvini (Lega Nord) e Giorgia Meloni (FdI) di diffondere notizie false su chi abbia approvato il MES, che essi ritengono uno strumento troppo oneroso date le sue pesanti condizionalità, che includono l’attivazione della cosiddetta troika (Commissione, BCE e FMI) e l’adozione di misure severe di riduzione del deficit e del debito pubblico, oltre alle cosiddette riforme strutturali.

Le gestazioni dei trattati richiedono anni. La trattativa sul MES è cominciata nel 2010, dopo la crisi del debito greco. La decisione di istituire il MES risale all’ECOFIN del 9-10 maggio 2010. Rappresentante per l’Italia fu il ministro dell’Economia del governo Berlusconi-Bossi-Fini-Meloni: Giulio Tremonti.

Traggo dal mio saggio LE MENZOGNE SUI GOVERNI BERLUSCONI E MONTI (nota 127):

[127] Fiscal compact e MES

Il Consiglio Economia e Finanza (ECOFIN) del 9-10 maggio 2010, a seguito della crisi del debito sovrano greco, deliberò di istituire due fondi temporanei di assistenza per gli Stati membri dell’Eurozona in condizioni finanziarie critiche: il Meccanismo Europeo di Stabilizzazione Finanziaria (MESF), volume di risorse fino a 60 miliardi, finanziati dal bilancio dell’UE, e il Fondo Europeo per la Stabilità Finanziaria (FESF), volume di risorse fino a 440 miliardi, integrati da 220 miliardi del Fondo Monetario Internazionale: «In terzo luogo abbiamo deciso di stabilire un meccanismo europeo di stabilizzazione, che si fonda sull'articolo 122, paragrafo 2 del trattato e su un accordo intergovernativo degli Stati membri della zona euro; la sua attivazione è subordinata a una forte condizionalità, nel contesto di un sostegno congiunto UE/FMI, e a condizioni analoghe a quelle dell'FMI. L'FMI parteciperà alle disposizioni finanziarie e si prevede che fornisca un contributo pari almeno alla metà del contributo dell'UE»; a rappresentare l’Italia fu il ministro dell’Economia e delle Finanze del IV Governo Berlusconi, Giulio Tremonti, http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/it/ecofin/121115.pdf.

Il Consiglio Europeo del 24-25 marzo 2011 decise di istituire un Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), in sostituzione sia del MESF che del FESF, ma non dei prestiti bilaterali (tra cui quello di 10 miliardi dell’Italia alla Grecia), vi confermò le severe condizionalità dei due fondi temporanei MESF e FESF modificò allo scopo l’art. 136 del TFUE: «Art. 136 3. Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità».

L’11 luglio 2011 i ministri delle Finanze dei 17 Paesi dell’area euro (per l’Italia Giulio Tremonti) firmarono il Trattato che istituisce il MES.


Quello che nessuno evidenzia, poi, è che il MES è un complemento, in un certo senso positivo, del famigerato FISCAL COMPACT, che fu deciso dal Consiglio Europeo del 24-25 marzo 2011. In quella sede fu anche decisa la modifica dell’art. 136 del TFUE per inserirvi il MES, del quale furono ribadite le pesanti condizionalità. L’Italia era rappresentata dal PdC Silvio Berlusconi. Il quale poi presentò i due DdL per il MES e il FISCAL COMPACT (il secondo fu un DdL costituzionale), entrambi votati, durante il governo Monti, nel 2012.

Questo secondo è stato votato anche da Meloni e dalla Lega Nord (Salvini era europarlamentare).

Riporto la nota [128] del mio saggio citato.

[128] Fiscal Compact. Questo patto, come avviene sempre per accordi di tale importanza, si è sviluppato in più fasi. Le basi giuridiche del Fiscal Compact furono poste nel Consiglio Europeo del 24 e 25 marzo 2011[a] (pag. 19), con l’accettazione e la firma da parte del PdC Berlusconi, assieme alla modifica del Trattato (art. 136 TFUE), approvato il 23 marzo dal Parlamento Europeo, per inserirvi il MES,[b] nel quale furono confermate le severe condizionalità dei due fondi temporanei MESF e FESF. Il Fiscal Compact fu firmato il 2 marzo 2012.[c] Poi il patto venne ratificato da 25 Paesi su 27.[d] Quindi, com’era stato raccomandato, fu necessario inserirlo nella legislazione dei singoli Paesi in una norma di rango costituzionale o equivalente. Il relativo DdL costituzionale fu presentato dal governo Berlusconi nel mese di settembre 2011. Poi votato e introdotto in Costituzione nel 2012 durante il governo Monti, col voto favorevole di PDL, PD, Scelta Civica e Lega Nord.[e]

Lo stesso Monti ha rammentato più volte che il Fiscal Compact fu accettato da Berlusconi, che infatti diede inizio all'iter di approvazione parlamentare.

[a] Consiglio Europeo del 24 e 25 marzo 2011 - Conclusioni

§ Regole di bilancio nazionali Gli Stati membri partecipanti si impegnano a recepire nella legislazione nazionale le regole di bilancio dell'UE fissate nel patto di stabilità e crescita. Gli Stati membri manterranno la facoltà di scegliere lo specifico strumento giuridico nazionale cui ricorrere ma faranno sì che abbia una natura vincolante e sostenibile sufficientemente forte (ad esempio costituzione o normativa quadro). Anche l'esatta forma della regola sarà decisa da ciascun paese (ad esempio potrebbe assumere la forma di "freno all'indebitamento", regola collegata al saldo primario o regola di spesa), ma dovrebbe garantire la disciplina di bilancio a livello sia nazionale che subnazionale. La Commissione avrà la possibilità, nel pieno rispetto delle prerogative dei parlamenti nazionali, di essere consultata in merito alla precisa regola di bilancio prima dell'adozione in modo da assicurare che sia compatibile e sinergica con le regole dell'UE. https://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/it/ec/120304.pdf

[b] TRATTATO SULL’UNIONE EUROPEA (VERSIONE CONSOLIDATA)


Conclusione. L’accettazione del MES fu sicuramente una decisione del IV Governo Berlusconi, che avviò anche l’iter legislativo parlamentare. Né Matteo Salvini, all’epoca parlamentare europeo, né tanto meno Giorgia Meloni, all’epoca ministra della Gioventù, si pronunciarono contro il MES o ne presero le distanze in alcun modo durante il periodo che intercorre tra la decisione di istituirlo (9-10 maggio 2010 come FESF; 24-25 marzo 2011 come MES), prevedendo fin dall’inizio pesanti condizioni, e la caduta del Governo Berlusconi (16 novembre 2011).

Col Governo Monti, subentrato al Governo Berlusconi, i Gruppi parlamentari di appartenenza di Salvini e Meloni appoggiarono o non appoggiarono i vari provvedimenti valutando di volta in volta. Nel caso del MES, la Lega Nord votò contro, mentre il PDL votò a favore, ma Giorgia Meloni risultò assente. Nel caso del Fiscal Compact, entrambi votarono a favore.


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Note

[1] Vedi la modifica del regolamento di Dublino nel 2018, in cui ha rinunciato all’obbligatorietà della ripartizione degli immigrati (sancita anche da una decisione del Parlamento Europeo), faticosamente costruita dalla Commissione Europea, dicendo che avrebbe convinto lui i partner europei. Si è visto come è andata: non ha convinto nessuno.

Poi ha sabotato la candidatura del socialista Timmermans a favore di una tedesca della CDU, che come tutti i Tedeschi aborre i Paesi con alto debito.


[2] Riporto questo mio commento del 26 giugno 2019.

Il lupo Germania - inidonea come paese leader dell’UE - ha il solito vizio: mantenere il potere agli Stati, dove essa detta legge. Segnalo questo articolo di Sergio Fabbrini sul Sole 24 ore sulla bozza del trattato relativo alla revisione del MES, che contempla una minoranza di blocco. Chissà se anche il governo gialloverde, come hanno fatto i precedenti,[*] firmerà questo trattato che penalizza l’Italia (ma non solo, poiché i nuovi criteri di “accesso alle linee precauzionali di emergenza dell’Esm”, secondo una simulazione di Marcello Minenna sulla base dei dati macro-economici della Commissione Europea, escluderebbero 10 dei 19 Paesi dell’Eurozona, inclusa la Francia).

[*] Come ex iscritto PD, dico che questi PD-dc sono o degli ignoranti o degli autolesionisti che non difendono l’interesse del Paese che rappresentano. Non c’entra nulla la credibilità dell’Italia, è soltanto il solito appello a sottoscrivere accordi svantaggiosi. Negli altri accordi svantaggiosi per l’Italia: Fiscal Compact e MES (Berlusconi-Tremonti) o Unione bancaria (priva del cosiddetto terzo pilastro, cioè l’assicurazione dei depositi) e Bail-in, cioè il salvataggio “interno” con i soldi degli azionisti e dei correntisti sopra i 100.000€, delle banche in difficoltà, applicato in maniera retroattiva e senza gradualità[i] (Letta-Saccomanni e Renzi-Padoan) sono stati ricattati (lo hanno scritto millanta per quanto riguarda l’azzoppatissimo Berlusconi, lo ha detto Tria l'anno scorso, su confidenze di Saccomanni, nel secondo caso. Non dobbiamo ripetere gli stessi errori. La riforma del MES - che è una tecnostruttura, frutto di un trattato intergovernativo, controllata dalla Germania e priva di responsabilità - serve ai Paesi del Nord per continuare a tenere sotto schiaffo l’Italia, poiché si sono resi conto che la Commissione Europea non è abbastanza severa. È questo il nocciolo della questione, non la sbandierata ad arte credibilità dell’Italia, che è quella che rispetta di più la regola del deficit/Pil da 27 anni (che equivale ad una politica economica restrittiva, che deprime il Pil). Atteso che il debito pubblico cresce ESCLUSIVAMENTE a causa della spesa per interessi passivi, che è elevata soprattutto a cagione del livello troppo alto e ingiustificato del tasso d’interesse.

[i] Salvataggio banche italiane, il Tribunale UE dà torto alla Commissione Europea

https://vincesko.blogspot.com/2019/03/salvataggio-banche-italiane-il.html   


La partita vera sul Fondo Salva-Stati

di Sergio Fabbrini - 23 Giugno 2019

Anche se la Commissione è coinvolta nel processo di valutazione della richiesta di aiuto (insieme alla direzione del Fondo, alla Banca centrale europea e all’Fmi), appare evidente che il Fondo finirà per dare vita ad una supervisione delle condizioni finanziarie dei Paesi membri dell’Eurozona che si sovrapporrà a quella già stabilita dal Patto di stabilità e crescita (e dai suoi sviluppi successivi). Ma tra le due procedure c’è una differenza significativa. Nel Patto, la Commissione ha acquisito un ruolo autonomo nella valutazione delle condizioni finanziarie di un Paese, anche se le sue raccomandazioni (ad esempio, di avviare una procedura d’infrazione) possono essere poi neutralizzate da una maggioranza qualificata contraria del Consiglio dei ministri finanziari. Nel Fondo, invece, l’autonomia della Commissione viene fortemente ridimensionata da una governance costituita esclusivamente dai rappresentanti dei governi nazionali (i membri del Board of Governors, del Board of Directors, e il Managing Director sono tutti nominati dai governi nazionali).

Questi ultimi dovranno prendere decisioni generalmente all’unanimità (mutual agreement), oppure a maggioranza qualificata (in casi specifici) o a maggioranza semplice (in casi molto limitati). Ogni Paese dell’Eurozona che partecipa al Fondo ha un numero di voti correlato al suo contributo finanziario. Secondo l’Appendice II del Fondo, la Germania ha quasi il 27 per cento, la Francia poco più del 20 per cento e l’Italia poco più del 17 per cento dei voti. Naturalmente, ciò è giustificato dal contributo finanziario di quei Paesi. Si faccia attenzione, però. Recita l’articolo 4.4 (Capitolo 2 della bozza), «l’adozione di una decisione attraverso il mutual agreement (da parte dei due Board), nel contesto della procedura d’emergenza, richiede una maggioranza qualificata dell’85 per cento dei voti». Ciò significa, dunque, che nessuna decisione potrà essere presa, in condizioni di emergenza, senza l’autorizzazione della Germania, in quanto dotata (molto più che la Francia e l’Italia) di un pesante voto di blocco. Ecco come i governi nazionali (o alcuni di essi) contrastano la Commissione europea nella sua richiesta ad avere un ruolo nella politica finanziaria.

Insomma, dietro la confusione di Bruxelles c’è in realtà un conflitto tra governi nazionali e istituzioni sovranazionali. I primi vogliono trasformare l’Ue in un’associazione di Stati gestita dal Consiglio europeo, le seconde in un’unione parlamentare governata dalla Commissione. Più il Parlamento europeo e la Commissione hanno rivendicato nuovi poteri, più gli organismi intergovernativi hanno controbattuto con nuovi meccanismi (come il Fondo) da essi controllati. La logica intergovernativa richiederebbe di essere contrastata dal suo interno, non solo dall’esterno. Almeno da quei governi che la subiscono. Eppure, il governo italiano non dice niente. A Roma sono in campagna elettorale, mentre a Bruxelles stanno cambiando l’Europa contro i nostri interessi.


Allego il testo della bozza del trattato sulla revisione del MES (attualmente disponibile solo in inglese).


Questi sono gli allegati al trattato.



Post collegati:


Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero


Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?



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Coronabond e pesci in barile




Io mi sono meravigliato molto del rilancio di Conte e Gualtieri, dopo aver ottenuto la sospensione delle regole UE (maggiore deficit e maggiore debito).

Ancor più per i coronabond al posto del MES. Evidentemente sono stati influenzati dal coro unanime di richieste in tal senso.

Non si possono chiedere i soldi all’Olanda e alla Germania, attraverso i Coronabond o gli EuroUnionBond[1] se non si prendono prima ai ricchi (sostantivo) italiani (aggettivo).

Gli Olandesi e i Tedeschi ce lo dicono da 10 anni. La ricchezza procapite delle famiglie italiane, peraltro, è superiore a quella tedesca.[2] Le loro opinioni pubbliche, educate al disprezzo dei meridionali furbi e spendaccioni, non lo sopporterebbero.

Il PdC Conte e il ministro dell'Economia Gualtieri non facciano i pesci in barile, scaricando il ministro per il Sud Provenzano,[3] che ha proposto una revisione in senso progressivo dell’imposizione fiscale: “Chi ha di più deve dare di più”. Lo dice anche la Costituzione.[4]

“Lo spettro della patrimoniale”?! Espressione incredibile scritta da un giornalista probabilmente sottopagato e precario.

Questa è la conseguenza di una narrazione falsa propalata dai ricchi e dai neo-liberisti. I neo-liberisti, servi dei ricchi, devono tacere. Non sono capaci di vergognarsi, ma almeno devono tacere.[5]

L’imposta patrimoniale sui ricchi (nella proposta della CGIL la franchigia è di 800 mila €),[6] per colpa dei loro agit-prop e dei milioni di poveri autolesionisti, che sono i primi a difendere gli interessi dei ricchi, è diventata un tabù, che ora spero sarà spazzato via dal coronavirus.

L’imposta patrimoniale sui ricchi è anche condizione necessaria per “discutere” ad armi pari con gli arroganti ed egoisti Europei del Nord,[7] che vogliono solo i vantaggi dell’attuale assetto monco UE/Euro.


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Note


[1] Che cosa mi attendo nel 2015

[2] Istat-Bankitalia: "Cresce la ricchezza delle famiglie italiane, superata la Germania"

[3] Intervista Coronavirus

Giuseppe Provenzano: "Bisogna agire subito, è a rischio la tenuta democratica. Il reddito di cittadinanza va esteso"

27 MARZO 2020

Il ministro per il Sud: "Serve una riforma fiscale: chi ha di più deve dare di più. La patrimoniale? Sono tante le formule per una tassazione davvero progressiva"

DI GOFFREDO DE MARCHIS

[4] Articolo 53

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

[5] La religione neo-liberista

[6] Dossier Imposta Patrimoniale

[7] La supposta superiorità e l’arroganza degli Europei del Centro-Nord

Lettera a Regina Krieger e Frank Wiebe di Handelsblatt sui pregiudizi verso l’Italia, sull’ignoranza dei dati e sui furbi stupidi o intelligenti

Replica alla risposta del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte




In data 6 settembre 2019, ho inviato al PdC Giuseppe Conte una lettera pec [1 o 2] (lo si può contattare soltanto via pec) con la quale gli ho suggerito che al primo posto del programma del nuovo Governo M5S-PD-LeU debba essere contemplato un Grande Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità. Ieri, ho pubblicato molto volentieri la sua risposta [1 o 2]Oggi, pubblico la mia replica.


Re: R: Lettera al PdC Giuseppe Conte sul Piano Pluriennale Case Popolari di Qualità

martedì 24 settembre 2019 - 22:44

Da:      v

A:        presidente@pec.governo.it


Buonasera,

La Prego di ringraziare il Sig. Presidente Giuseppe Conte per la sua gentile risposta. Ma mi permetto di aggiungere:

1. l’estrema penuria di case popolari, che con l’1,5% sul totale degli immobili residenziali e lo 0,02% del Pil della spesa per l’housing sociale relega l’Italia all’ultimo posto in UE, non è soltanto un problema di emergenza abitativa, ma una cronica e crescente deficienza strutturale del welfare, che condiziona e pregiudica l’efficacia delle politiche sociali nazionali (incluso il c.d. Reddito di cittadinanza, che in realtà è un Reddito minimo garantito e condizionato, la cui congruità - a ben vedere - dipende dalla proprietà della casa o un affitto sociale) e, in definitiva, il benessere e la sostenibilità economica di un’aliquota importante (25%) del popolo italiano, quello più fragile, costretto a pagare affitti elevati rispetto al reddito, ormai insostenibili, proprio per la carenza dell’offerta;

2. ne consegue che la casa popolare è oggettivamente l’infrastruttura prioritaria; e

3. per allinearsi alla Francia, che occupa il quarto posto con poco meno del 20%, occorrerebbe implementare un ambizioso PIANO PLURIENNALE DI CASE POPOLARI DI QUALITA’ e costruire 6.500.000 alloggi pubblici, utilizzando anche la leva finanziaria UE, con effetti altamente positivi sull’economia e l’occupazione;

4. il segretario del PD, Nicola Zingaretti, destinatario p.c. della mia lettera, ha parlato recentemente sia alla Festa dell’Unità di Milano, sia in un’intervista al Corriere della Sera di un “importante Piano Casa”;[1]

5. infine, il presidente Conte ha accennato ad un piano prioritario di asili nido: è positivo, ma io ritengo che (i) la casa popolare sia, per le ragioni anzidette, più importante dell’asilo nido; e (ii) occorra fare attenzione alle controindicazioni: se l’asilo nido viene considerato un luogo di parcheggio e non un momento fondamentale dello sviluppo psichico dei bambini può essere perfino dannoso.[2]

Con i migliori saluti,

V.


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Note:

[1] Il Segretario del PD Nicola Zingaretti ha concluso il suo intervento alla Festa dell’Unità di Milano, trasmesso da Radio Radicale https://www.radioradicale.it/scheda/584242/festa-dellunita-incontro-con-nicola-zingaretti, lanciando il PIANO CASA.

L’INTERVISTA

Zingaretti: «Ora il Pd guardi al futuro. La scissione di Renzi? Io non l’ho capito»

Il segretario: «Errore dividere il Pd ma ora noi dobbiamo portare il partito nel futuro. E con il governo subito interventi per l’economia, il lavoro e l’ambiente»

[…] Ma vi alleerete con i 5 Stelle anche alle prossime elezioni politiche per sconfiggere la destra
«Io credo che uno degli errori del governo gialloverde sia stato quello di mantenere cristallizzate le differenze tra le due forze politiche della maggioranza. Questo ha generato mesi di ritardi, incomprensioni e litigi, provocando un danno immenso pagato dall’Italia e dagli italiani. Noi ora dobbiamo fare l’opposto. Cioè maturare un processo politico di confronto, di dialogo e di avvicinamento che porti a dei risultati molto concreti. Come è avvenuto adesso, nelle trattative per la formazione del governo grazie agli sforzi di entrambe le parti, si lavora per alzare gli stipendi degli italiani attraverso il taglio delle tasse, per varare un importante piano casa per le fasce sociali più deboli e aprire una nuova stagione di investimenti per le imprese. Credo che sia segno di grande maturità non rinunciare alle proprie idee ma al contempo non avere paura di confrontarsi e fare altri passi insieme».

18 settembre 2019 | 07:07


[2] Dialogo breve tra il Prof. Andrea Ichino e me sulla dannosità degli asili nido

L’asilo nido fa bene o non? Dipende



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Risposta del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte





Pubblico molto volentieri la risposta della Segreteria del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla mia lettera pec del 6 settembre scorso,[1] con la quale ho caldeggiato un Grande Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità. Domani pubblicherò la mia lettera di replica.


CONSEGNA: Re: R: Lettera al PdC Giuseppe Conte sul Piano Pluriennale Case Popolari di Qualità

martedì 24 settembre 2019 - 18:35

Da:        Posta Certificata Legalmail

A:          v


Gentile Sig. V,

il Presidente Conte desidera ringraziarLa per aver voluto condividere osservazioni e suggerimenti su di un tema importante come l’emergenza abitativa. Desidera nel contempo trasmetterle rassicurazione circa il pieno impegno di tutto il Governo nella ricerca delle soluzioni migliori. Grato per lo spirito di collaborazione, tiene a farle avere questo breve riscontro assieme ai suoi più cordiali saluti.

La Segreteria del Presidente del Consiglio dei Ministri


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Note


[1] Lettera al PdC Giuseppe Conte: proposta di un Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità



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Lettera al PdC Giuseppe Conte: proposta di un Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità




Pubblico la lettera pec (gli si può scrivere soltanto via pec) che ho inviato una settimana fa al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e p.c. al Presidente della Repubblica e ad altri 248 destinatari, per proporgli di includere al primo posto nel programma del governo Conte II (M5S, PD e LeU) un grande Piano Pluriennale di Case Popolari di Qualità. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.

Informo molto volentieri che il Segretario del PD Nicola Zingaretti ha ieri concluso il suo intervento alla Festa dell’Unità di Milano, trasmesso da Radio Radicale, lanciando il PIANO CASA. Zingaretti è stato uno dei destinatari della mia lettera pec.


Lettera al PdC Giuseppe Conte sul Piano Pluriennale Case Popolari di Qualità

venerdì 6 settembre 2019 - 11:35

Da: v


ALLA C.A. DEL SIG. PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

CC: SIG. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, PARLAMENTARI, MINISTRI, SINDACATI, MEDIA


Egr. Sig. Presidente Conte,

Al primo punto della bozza del programma del Governo giallorosso c’è “il perseguimento di politiche per l’emergenza abitativa”.

E’ positivo, ma un po’ poco.

Tra le opere infrastrutturali strategiche e indispensabili, a mio avviso, va incluso al primo posto un corposo PIANO PLURIENNALE DI ALLOGGI PUBBLICI DI QUALITA’, allo scopo di alleviare gli effetti della grave crisi economica a beneficio della parte più fragile del popolo italiano, poiché, a ben vedere, la proprietà della casa o un affitto agevolato (affitto sociale) sono spesso per milioni di persone percettrici di redditi bassi (salari o pensioni) ciò che fa o potrebbe fare la differenza tra un’esistenza difficile ma economicamente sostenibile e la povertà.

Le famiglie in casa di proprietà non sono né il 90 né l’80% - come in generale si sostiene - ma il 72% di quelle censite dall’ISTAT/EUROSTAT[1] ed in alcune Regioni (come la Campania) intorno al 60%.

E gli alloggi pubblici popolari (cat. A4) e ultrapopolari (cat. A5) censiti dall’Agenzia delle Entrate, spesso fatiscenti, sono appena 526.699 unità[2], pari all’1,5 per cento del totale di 35 milioni di immobili residenziali, contro il 10, 20, 30 per cento di altri Paesi UE (al 1° posto c’è l’Olanda col 32%[3]); negli altri Paesi europei, infatti, vengono costruiti molti più alloggi popolari, per calmierare i prezzi degli affitti e tutelare i ceti più poveri.

Il numero delle case popolari e ultrapopolari è diminuito rispetto a quindici anni fa, a seguito della loro vendita (privatizzazioni).

Il divario con gli altri Paesi UE risulta ancora più marcato in termini di spesa per l’housing sociale, con un rapporto spesa/Pil dell’Italia pari (2005 e 2009) ad un misero 0,02%, contro una media dello 0,57% UE27.[4]

Poi ci si scandalizza della guerra tra poveri dell’occupazione abusiva delle case popolari, mentre bisognerebbe scandalizzarsi per l’estrema penuria di alloggi pubblici e sollecitare vigorosamente un corposo piano pluriennale di case popolari.

Pertanto, l’obiettivo prioritario in Italia deve essere un GRANDE PIANO PLURIENNALE DI CASE POPOLARI DI QUALITA’, sulla falsariga del piano Fanfani[5] (all’epoca ministro del Lavoro e della Previdenza sociale), adattato alle esigenze attuali, anche in termini di consumo di suolo, e tenendo conto eventualmente della grande disponibilità di case sfitte o invendute (così si depotenzia la contrarietà della potente lobby delle banche e degli immobiliaristi, oltre che dei proprietari di casa, beneficiari senza alcun merito, da 60 anni, della legislazione urbanistica sul regime dei suoli).

Sarebbe un piano, peraltro, in raccordo con le recenti proposte del gruppo di studio di alto livello, presieduto da Romano Prodi, per conto della Commissione Europea.[6]

La prima copertura finanziaria (parziale) che mi viene in mente è la reintroduzione della IMU-TASI sulla casa principale (4 mld), in particolare dei ricchi e dei benestanti (2,7 miliardi)[7], resa esente per meri motivi elettoralistici e contro il dettato costituzionale (art. 53). Secondo il MEF, il gravame medio annuo è stato pari nel 2012 ad appena 225€ e l’85% ha pagato meno di 400€ [8]. Con i quali, ipotizzando un costo unitario medio di 100.000€, si potrebbero costruire 40.000 alloggi l’anno.

In conclusione, osservo:

- che l’ottimo, ancorché breve, secondo Governo Prodi (2006-2008) stanziò nella legge finanziaria del 2007 550 milioni per la casa, inclusa l’edilizia pubblica;[9]

- che il governo Berlusconi-Bossi-Tremonti-Meloni, tra i suoi primi provvedimenti, stornò tale stanziamento di 550 milioni,[10] anche per finanziare l’abolizione dell’ICI ai ricchi e ai benestanti (2,2 mld)[11];

- che, come in altri Paesi, andrebbe costituito un Sottosegretariato (con un titolare forte ed efficiente) alla casa e al RdC (RGM);

- che, per prevenire le solite obiezioni di poveri contro altri poveri (mai rivolte contro i sussidi regalati ai ricchi e ai benestanti, perfino dal capitolo spesa sociale!), si deve cambiare paradigma: se si costruissero case popolari di qualità in numero congruo, pari, in percentuale, alla metà dell’Olanda (32/2=16% del totale di 35.000.000=5.600.000, cioè il decuplo di oggi), occorrerebbe cambiare i criteri di assegnazione; gli assegnatari potranno essere percettori di un reddito ben superiore al limite di 10 mila€ circa attuali; le sanzioni ai morosi “capienti” dovranno essere severe; ai poveri, invece, l’affitto (sociale) dovrà tendere a zero e far parte del sistema di protezione sociale assieme al Reddito minimo garantito.

La ringrazio dell’attenzione e Le porgo i miei migliori saluti e auguri di buon lavoro,

V.

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Note


[1] ISTAT-CENSIMENTO DELLE ABITAZIONI 2011

EUROSTAT

[2] Statistiche catastali 2018

Tabella 5: Numero unità immobiliari residenziali per categoria catastale e per tipologia di intestatari e variazione % annua Categoria Intestatari Totale Var % stock 2018/2017 PF PNF BCC

A/1 28.613 5.429 8 34.050 -1,8%

A/2 11.958.361 887.467 2.462 12.848.290 0,7%

A/3 11.679.209 1.068.467 3.709 12.751.385 0,4%

A/4 5.120.707 445.754 2.718 5.569.179 -0,5%

A/5 728.970 80.945 366 810.281 -2,6%

A/6 571.492 34.257 114 605.863 -3,2%

A/7 2.342.454 65.422 260 2.408.136 1,0%

A/8 28.364 6.225 15 34.604 -0,5%

A/9 1.648 848 3 2.499 -0,2%

A/11 19.562 4.984 40 24.586 0,5%

Totale 32.479.380 2.599.798 9.695 35.088.873 0,3%

[3] Edilizia sociale nell'Unione Europea

[4] Rapporto CIES 2011-2012

Secondo il Rapporto CIES 2011-2012 (tabella 3.4), la spesa per l’housing sociale in Italia nel 2005 e nel 2009 è stata appena dello 0,02% sul PIL, contro lo 0,57% della UE27, lo 0,75% della Danimarca, lo 0,65% della Germania, lo 0,20% della Spagna, lo 0,85% della Francia e l’1,47% della Gran Bretagna, con un rapporto tra questi altri Paesi UE e l’Italia, rispettivamente, di 28,5, 37,5, 32,5, 10, 42,5 e 73,5 volte: sono dati che parlano da soli e costituiscono un vero scandalo! http://sitiarcheologici.lavoro.gov.it/Documents/Resources/Lavoro/CIES/RAPPORTO_2011_2012_Fabbris.pdf#page=105

[5] Il piano INA-Casa: 1949-1963

Ina-case, quando l’utopia

50 anni fa si chiudeva il piano ideato da Fanfani per l’edilizia popolare

[6] New Deal sociale da 150 miliardi l’anno, il piano di Prodi per salvare l’Europa

Il dossier preparato da un team di esperti: investire su salute, istruzione ed edilizia

Il “New Deal” di Prodi: investire 150 miliardi per rilanciare l’Europa sociale

http://www.romanoprodi.it/notizie/il-new-deal-di-prodi-investire-150-miliardi-per-rilanciare-leuropa-sociale_14786.html (ivi il rapporto, nel quale è interessante notare (pag. 32) che nella classifica della Social housing as a proportion of overall housing stock ai primi tre posti ci sono l’Olanda col 34,1%, l’Austria col 26,2% e la Danimarca col 22,2%, mentre l’Italia non figura affatto).

[7] Una delle colpe maggiori del Governo Berlusconi e del Governo Renzi fu la completa abolizione dell’ICI/IMU sulla casa principale (le c.d. case di lusso, sempre sbandierate dagli abolizionisti come esempio di equità, in una prima versione della legge anch’esse esenti nel caso di Renzi!, erano appena 74.430 su un totale di 34.435.196), che causò un buco di bilancio coperto dalla fiscalità generale e quindi anche dagli affittuari a basso reddito. Esempio preclaro di come dare ai ricchi togliendo ai poveri, in barba al principio contenuto nell’art. 53 della Costituzione.

[8] I dati consuntivi del MEF confermano il piagnisteo per l’IMU

Prodi ha infine sottolineato come "i fondi per la casa siano un punto centrale". "C'è un piano che prevede 550 milioni di euro per la ricostruzione delle case e per avviare un fondo che insieme al patrimonio dello Stato costituisce un volano per costruire nuove abitazioni".

[10] I veri vantaggi provengono dalle misure del Governo Prodi. D’altro canto, alcune delle misure a cui il Governo dà grande enfasi non costituiscono un vantaggio supplementare. Il “piano casa” è interamente finanziato con le risorse stanziate dal Governo Prodi: 550 milioni per il programma straordinario triennale di edilizia residenziale pubblica e 100 milioni per valorizzare il patrimonio del demanio e mettere a disposizione alloggi derivano dal DL 159/2007 collegato alla finanziaria 2008, 60 milioni di euro per l’edilizia residenziale pubblica sovvenzionata provengono dalla finanziaria 2007.

MA QUALE PIANO CASA: IL GOVERNO CANCELLA I FONDI PER 195 ALLOGGI PER GLI SFRATTATI !!!

Modena, 24 giugno 2008

di Antonietta Mencarelli, segretario provinciale sindacato inquilini SUNIA

Parte male la politica abitativa del governo Berlusconi. I primi provvedimenti contenuti nella manovra economico-finanziaria che il governo sta approntando non vanno nella direzione di dare risposta al caro-affitti e di sostenere le fasce sociali più deboli in difficoltà per affitti troppo alti rispetto al reddito.

Il taglio di 550 milioni di euro destinati al recupero di 12.000 alloggi per gli sfrattati su tutto il territorio nazionale, penalizza proprio quegli inquilini in condizioni disagiate – spesso anziani soli, portatori di handicap, famiglie con figli e basso reddito – colpiti da sfratto esecutivo spesso per causa di morosità. Si ricorda che nella nostra provincia l’80% degli sfratti avviene per morosità, evidenziando dunque un’emergenza sociale di famiglie che faticano a pagare affitti troppi alti per i loro redditi.

[11] Abolizione dell’ICI


Post Scriptum: Ho tratto parte dei dati dal mio libro “LE TRE PIU' GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” (cap. 1) sui Governi Berlusconi e Monti, le riforme delle pensioni Sacconi e Fornero e le violazioni statutarie della BCE https://www.amazon.it/dp/B07L3B5N5M



Post collegato:

La casa è un diritto essenziale


Aggiornamento

Il Segretario PD Zingaretti, dopo la Festa dell’Unità di Milano, ribadisce la proposta del PIANO CASA in questa intervista al Corriere della Sera. Sottolineo l’aggettivo “importante”.


L’INTERVISTA

Zingaretti: «Ora il Pd guardi al futuro. La scissione di Renzi? Io non l’ho capito»

Il segretario: «Errore dividere il Pd ma ora noi dobbiamo portare il partito nel futuro. E con il governo subito interventi per l’economia, il lavoro e l’ambiente»

[…] Ma vi alleerete con i 5 Stelle anche alle prossime elezioni politiche per sconfiggere la destra

«Io credo che uno degli errori del governo gialloverde sia stato quello di mantenere cristallizzate le differenze tra le due forze politiche della maggioranza. Questo ha generato mesi di ritardi, incomprensioni e litigi, provocando un danno immenso pagato dall’Italia e dagli italiani. Noi ora dobbiamo fare l’opposto. Cioè maturare un processo politico di confronto, di dialogo e di avvicinamento che porti a dei risultati molto concreti. Come è avvenuto adesso, nelle trattative per la formazione del governo grazie agli sforzi di entrambe le parti, si lavora per alzare gli stipendi degli italiani attraverso il taglio delle tasse, per varare un importante piano casa per le fasce sociali più deboli e aprire una nuova stagione di investimenti per le imprese. Credo che sia segno di grande maturità non rinunciare alle proprie idee ma al contempo non avere paura di confrontarsi e fare altri passi insieme».

18 settembre 2019 | 07:07



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