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Dialogo acceso sulla paranoia verso Romano Prodi e su altro

 
Riporto un ampio stralcio della accesa discussione sulla paranoia verso Romano Prodi, frutto in gran parte della propaganda forsennata della destra e dei media berlusconiani, ma che accomuna destri ed estremi sinistri, sul neo-liberismo, la globalizzazione e su altro, svoltasi dal 7 al 13 febbraio 2015, in calce a questo articolo del blog di Carlo Clericetti su Repubblica.it.
 
Carlo Clericetti - 7 FEB 2015
La partita greca tra ipotesi e sospetti
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2015/02/07/la-partita-greca-tra-ipotesi-e-sospetti/
 
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magnagrecia7 7 febbraio 2015 alle 01:52
Dal 1800 al 2008 la Germania ha avuto ben 8 default o ristrutturazioni del suo debito!
Traggo da: SOCIAL EUROPE JOURNAL 23 Ottobre 2013 - ROBERT SKIDELSKI "Opinioni sbagliate sull’austerità britannica"
[…] Si consideri la Germania che secondo lo storico economico Albrecht Ritschlè "il più grande trasgressore debito del XX secolo". Nella tabella a pagina 99 del loro libro “This Time is Different”, Rogoff e il suo co-autore,Carmen Reinhart , mostrano che la Germania ha subito otto default del debitoe/o ristrutturazioni tra il 1800 e il 2008 . C'erano anche due default causati dall'inflazione nel 1920 e 1923. Eppure oggi la Germania è l’egemone economico d’Europa che stabilisce le regole per “furfanti” come la Grecia.

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Vincesko
 
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rramella 7 febbraio 2015 alle 10:55
I tedeschi vogliono comandare sulla Grecia e sul testo dell'Europa come se avessero vinta la guerra; stupidi noi che glielo permettiamo
 
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sergionero 7 febbraio 2015 alle 11:15
Caro Clericetti se si parla di "esiti drammatici" e “situazione fuori controllo” si parla anche e soprattutto del macro quadro finanziario internazionale caratterizzato da una supervalutazione che, l’ultima volta rilevata , era 10 volte il PIL mondiale.
E puzza che dal 2012 il dato non venga aggiornato !
Ma il fatto che fosse emersa dal nulla nel 2008 come 5 volte il pil mondiale e 4 anni dopo fosse raddoppiata non lascia molti dubbi sul suo andamento,ancorché tenuto celato per permettere ai Draghi e ai loro complici le ultime festicciole nei bunker.
Certo che si teme la Grecia, bisogna sempre temerla quando porta doni , e in questo caso il dono sarebbe l’esempio, esempio contagioso, incendiario.
Non solo per Spagna , Portogallo, Italia , non sono solo per gli stati (Germania inclusa) incastrati nella trappola mortale dell’aborto denominato Unione Europea.
Ben di più dell’esempio di uno Stato della UE che reclama un po’ di conio , si tratterebbe invece dell’esempio dei un ritorno delle giuste politiche monetarie sovrane , del ripudio della finanza come strumento di elusione e ribaltamento delle veri legge economiche, quelle del mercato e della produzione.
La soluzione sovrana del debito greco rischia di rivelare la vera natura della crisi, la fraudolenta e criminale tutela di interessi apicali a discapito dei diritti fondamentali di chi, almeno sulla carta , é sovrano assoluto e fonte della legittimità del potere, il cittadino.
L’uso eversivo e anti costituzionale del deficit pubblico come “vincolo esterno” , e quindi extra e contra legem , fu l’Alto Tradimento intrapreso come forma di governo sociale dalla feccia dirigente occidentale dalla seconda metà del scolo scorso. L’operazione si svolse assumendo il controllo degli organismi tecnici e politici mediante infiltramento, corruzione , intimidazione ,mediante campagne stampa sorrette da economisti a libro paga dei centri studi liberali o in vario modo comprati.
Anche l’intimidazione ovviamente giocò un ruolo, non dimentichiamo che l’anno prima dello SME col quale da noi tutto principiò ci fu l’omicidio Moro.
Per questo mi discosto un poco dalla caratterizzazione , anche pittoresca ,della vicenda come uno scontro tra Germania e Grecia, con l’inestricabile massa delle aneddotiche evocabili, storiche, culturali, antropologiche, etc.
No, questa è la morte del progetto Trilaterale, dell’eversione della Scuola di Vienna e dei centri studi liberali, di quella compagnia di ventura che ha messo a repentaglio la Democrazia più dei fascismi della prima metà del secolo scorso in quanto, con cinismo infinitamente superiore, mentre il fascismo cercava un progetto per un programma imperialista a favore di centri decisionali che comunque si identificavano in entità politiche, gli Stati sovrani , i liberali hanno sviluppato un’impostazione basata sull’esaltazione dei tratti degenerativi derivanti dalla complessità sociale .
L’hanno fatto per portare avanti una distopia non solo capitalista e antidemocratica ma persino anti statale , neo anarchica , che disconosce il ruolo dello Stato fino alla radice, e disconoscendo il suo dovere verso i diritti fondamentali dell’uomo non solo lo nega come tutore ma nega i diritti stessi.
Per questo, senza esagerazione, considero i liberali ad un livello più basso de fascisti , massimamente degni della bolla di “Hostis humani generis” , nemici del genere umano.
 
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magnagrecia7 7 febbraio 2015 alle 12:23
Segnalo questo articolo che reca un’intervista a Friedrich von Hayek, padre del neo-liberismo: Dalla schiavitù alla libertà - di Lucia Santa Cruz, da lui rilasciata nel Cile di Pinochet, della quale riporto l’ultima risposta:
"Bene, direi che come istituzione a lungo termine, io sono totalmente contro le dittature. Ma può essere un sistema necessario in un periodo di transizione. A volte è necessario che in un paese si abbia, per un po' di tempo, una qualche forma di potere dittatoriale. Come capirete, è possibile che una dittatore governi in modo liberale. Ed è anche possibile che una democrazia governi con una totale mancanza di liberalismo. Ed io, personalmente, preferisco un dittatore liberale, che non un governo democratico carente di liberalismo. La mia impressione è - e questo è vero per il Sud America – che in Cile, ad esempio, ci sarà una transizione tra un governo dittatoriale e un governo liberale. E, in questa transizione, può essere necessario per mantenere alcuni poteri dittatoriali, non come permanenti, ma come una disposizione transitoria.”
http://sollevazione.blogspot.it/2015/01/quantitative-easing-sempre-di.html
Vincesko

PS:
Friedrich von Hayek (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera)
http://it.wikipedia.org/wiki/Friedrich_von_Hayek
 
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magnagrecia7 7 febbraio 2015 alle 15:42
La decisione del Consiglio direttivo della BCE è stata presa ad ampia maggioranza, ma non è possibile sapere quali membri sono stati contrari, poiché, a differenza della FED, le regole di trasparenza codificate non contemplano tale tipo di informazione per non pregiudicare l’indipendenza dei membri.
BCE 04/02/2015
Eligibility of Greek bonds used as collateral in Eurosystem monetary policy operations
[…] This decision does not bear consequences for the counterparty status of Greek financial institutions in monetary policy operations. Liquidity needs of Eurosystem counterparties, for counterparties that do not have sufficient alternative collateral, can be satisfied by the relevant national central bank, by means of emergency liquidity assistance (ELA) within the existing Eurosystem rules. […]

https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2015/html/pr150204.en.html
Vincesko
 
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magnagrecia7 7 febbraio 2015 alle 15:52
Com’è noto, la Germania – dopo essersi rifiutata di aiutare la Grecia allo scoppio della crisi, quando sarebbe costato 30 mld, e lo ha fatto quando ne è costato il decuplo - ha imposto attraverso il fondo salva-Stati (a cui l'Italia contribuisce nella misura del 17,9%) di erogare i prestiti alla Grecia per salvare le banche tedesche e francesi. Ma non sapevo che:
Bruegel: "banche Italia le piu' esposte a debito pubblico greco"
30 GEN 2015
http://www.agi.it/economia/notizie/bruegel_banche_italia_le_piu_esposte_a_debito_pubblico_greco-201501301500-eco-rt10145
Vincesko
 
PS:
La troika ha salvato le banche, non la Grecia. Per questo il debito va rinegoziato
ONEURO - REDAZIONE
14 gennaio 2015
Il “salvataggio” della Grecia da parte della troika non è servito a risanare il bilancio dello stato ma a ripagare i creditori della Grecia. In gran parte banche tedesche e francesi.
http://www.eunews.it/2015/01/14/la-troika-ha-salvato-le-banche-non-la-grecia-ecco-perche-ora-il-paese-deve-ripudiare-il-debito/28422
 
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magnagrecia7 7 febbraio 2015 alle 19:11
Che il costo della crisi sia decuplicato per colpa della Germania (del trio Merkel-Sarkozy-Barroso, contro i quali ho proposto più volte di intentare un’azione collettiva di responsabilità, essendo stato una delle “vittime”) è cosa nota. In questo blog ne ha scritto anche Carlo Clericetti. D’altra parte, basta pensare che solo in Italia – come ho più volte rilevato - sono state varate nella scorsa legislatura, soprattutto a partire dalla crisi greca (2010), manovre correttive per un valore cumulato di 330 mld.
Ora cito Romano Prodi, che se ne intende (a proposito, mi ha risposto sulla BCE, dichiarandosi sostanzialmente d’accordo con le mie osservazioni)
“Quando è arrivata la crisi ci siamo accorti che non avevamo preparato gli strumenti per combatterla. La crisi nata negli Stati Uniti ha portato le sue ferite più gravi e devastanti in Europa perché mentre il governo americano ha preso decisioni adeguate e tempestive, in Europa si è esitato per mesi e mesi prima di intervenire e quando gli interventi sono stati decisi era già troppo tardi e la loro dimensione troppo limitata per avere effetto.
I governi europei, sfibrati dalla paura, hanno smesso di pensare ad una soluzione comune dei problemi e si sono concentrati solo sugli interessi elettorali immediati.
Quando è scoppiata la crisi greca si trattava di un problema certamente grave ma limitato a poche decine di miliardi di Euro, una dimensione facilmente affrontabile da un economia come quella europea che, pur con i suoi tanti problemi, rimane la più grande realtà economica mondiale.
L’imminenza delle elezioni nella regione tedesca del Nordrhein-Westfalen e il timore che un operazione di conveniente solidarietà potesse essere interpretata dagli elettori come un cedimento ai “pigri meridionali” ha spinto a rinviare ogni intervento fino a che le decine di miliardi si sono trasformate in centinaia e un piccolo problema in una catena di errori che ha provocato la caduta più grave e lunga degli ultimi decenni: una disoccupazione senza precedenti e un distacco crescente fra la Germania e gli altri paesi dell’Unione. E da allora si naviga a vista, con decisioni parziali e progressi lenti.
Non c’è alternativa all’Europa, ma abbiamo bisogno di leader capaci e coraggiosi
Articolo di Romano Prodi sul numero speciale de Il Messaggero del 29 novembre 2013
http://www.romanoprodi.it/articoli/non-ce-alternativa-alleuropa-ma-abbiamo-bisogno-di-leader-capaci-e-coraggiosi_7824.html
Vincesko
 
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domenicobasile 8 febbraio 2015 alle 18:05
[…] Nessun complotto, come sempre, nessuna manipolazione oscura dei destini del mondo ad opera di incappucciati votati al culto del dio-denaro, solo il congiungersi di fattori tecnici e il dispiegarsi di un pensiero politico reazionario che in assenza di regolazione cogente e vincolante ha lasciato il campo libero agli attori più creativi e spregiudicati della finanza internazionale. […]
 
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magnagrecia7 9 febbraio 2015 alle 20:15
Domenico,
“Nessun complotto, come sempre, nessuna manipolazione oscura dei destini del mondo ad opera di incappucciati votati al culto del dio-denaro”
Esageri per darti ragione da solo? Che i novelli Ottimati si riuniscano periodicamente e ci provino a “regolare” il resto dell’umanità, questa mi sembra addirittura un’ovvietà. O che i capi della Cupola delle grandi banche – come usano fare gli oligopolisti - abbiano l’abitudine di riunirsi periodicamente, se non in cartelli, almeno per coordinare la loro azione, questo lo dice il New York Times ed io non ho elementi per metterlo in dubbio. Tu?
Bisognerebbe, poi, che la tua parte destra si armonizzasse con quella sinistra. Mi addebitasti un’ingenuità nello sperare in Obama - l'uomo più potente del mondo - per la regolazione dei mercati finanziari (ma poi, in un altro post, ne ho criticato l'inerzia, poiché io mi attengo ai fatti). Ora tu ti affidi all’opera salvifica del Financial Stability Board (FSB). Purtroppo, dopo Draghi, Carney, ma la musica non è cambiata. E questo lo dice la Lagarde, non io.
In compenso, è proprio come dici tu, questi (i politici) hanno aperto il vaso di Pandora e non sanno più come richiuderlo. O, meglio, non glielo fanno fare.

Carney del Financial Stability Board ai leader del G20 “I problemi del sistema finanziario sono stati risolti”
ONEURO - REDAZIONE
19 novembre 2014
In una lettera indirizzata ai leader del G20 il governatore della Banca d’Inghilterra e presidente del Financial Stability Board dichiara che l’elaborazione delle misure necessarie per colmare le lacune regolatorie che hanno causato la crisi finanziaria del 2008 è “sostanzialmente concluso”.
[…] La visione di Carney è senz’altro condivisibile. Ma una cosa è dire come dovrebbe essere il sistema finanziario in futuro; un’altra è dire che buona parte dei problemi sono già stati risolti qui e ora, come sembra sottintendere il banchiere. Solo qualche mese fa Christine Lagarde dichiarava: “A sei anni dalla crisi, il comportamento del settore finanziario sotto molti aspetti è rimasto sostanzialmente invariato. Qualche miglioramento c’è stato, ma le banche oggi continuano a privilegiare attività ad alto rischio, e il profitto a breve termine rispetto alla prudenza di lungo termine”. E Martin Wolf, capo economista del Financial Times, ha recentemente pubblicato un libro in cui spiega come “un’altra crisi finanziaria – molto peggiore di quella del 2008 – è pressoché inevitabile”. Secondo Wolf, la colpa è da imputare in parte al fatto che non è stato fatto quasi nulla per riformare il sistema finanziario in seguito alla crisi del 2008, e in parte all’enorme liquidità immessa dalle banche centrali e dai governi – tanto in Europa quanto negli Stati Uniti – proprio per salvare le banche e il sistema finanziario dopo la crisi del 2007-8, che non ha beneficiato quasi per nulla l’economia reale mentre ha spinto al rialzo il valore di azioni e obbligazioni oltre qualsivoglia fondamentale e logica economica.
http://www.eunews.it/2014/11/19/carney-del-financial-stability-board-ai-leader-del-g20-i-problemi-del-sistema-finanziario-sono-stati-risolti/25473
Vincesko
 
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magnagrecia7 9 febbraio 2015 alle 20:15
PS:
Scriviamo, faremo…
Comunicato ufficiale G20 Brisbane
Annex
Agreed documents
The following documents agreed by the G20 support our communiqué:
• Financial Reforms: Completing the Job and Looking Ahead, Financial Stability Board Chairman’s Letter to G20 Leaders, November 2014
• Adequacy of loss-absorbing capacity of global systemically important banks in resolution, Financial Stability Board, November, 2014
• Cross-Border Recognition of Resolution Action, Financial Stability Board, September 2014
• Updated G20 Roadmap towards Strengthened Oversight and Regulation of Shadow Banking in 2015, Financial Stability Board, November 2014 Brisbane G20 Leaders’ Summit, 15-16 November 2014 | 5
• Report to the G20 Brisbane Summit on the FSB’s review of the structure of its representation, Financial Stability Board, November 2014
• The FSB proposal for an internationally agreed standard requiring global systemically important banks (G-SIBs) to hold additional loss absorbing capacity in resolution will be subject to public consultation, a rigorous quantitative impact assessment and further refinement before any final measure is agreed by the 2015 Summit. The impact analyses will include consideration of the consequences of this requirement on banks in emerging markets, G-SIBs headquartered in EMEs, and state-owned banks.
http://www.ilpost.it/2014/11/16/cosa-ha-deciso-g20/
 
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domenicobasile 9 febbraio 2015 alle 21:41
Ciao Vincesko
Grazie come sempre della pertinenza della tua documentazione?
È fuor di dubbio che il percorso normativo messo in atto è appena agli inizi e non possiamo ragionevolmente pretendere che costituisca una barriera invalicabile a tutti i comportamenti speculativi.
Le presidenza rotante è un limite strutturale all'efficacia dell'istituzione ma posso garantirti che il lavoro degli ispettori operativi non guarda in faccia nessuno.
È ovvio che nelle direzioni delle grandi banche d'affari, come nelle società di "asset management" un quarto del tempo è dedicato a trovare delle brecce nelle maglie del dispositivo regolamentare.
Il gioco del FSB, se vogliamo chiamarlo così, consiste a delimitare dal più grande al piu "piccolo", i soggetti a rischio sistemico.
Nell'ordine, le banche commerciali, che gestiscono i risparmi dei cittadini, le BFI (banche di finanziamento e investimento), filiali delle prime o in conto proprio (le più pericolose), le società di asset management, le società di bancassicurazione che fanno capo alle banche.
La strategia dei regolatori consiste a spingere i fattori di rischi dall'alto verso il basso della piramide e i risultati ad oggi raggiunti sono incoraggianti.
I fattori di rischio sono ancora enormi e si concentrano in attività che via via scendono lungo la piramide ed impattano porzioni d'attività potenzialmente meno sistemiche.
I peggiori nemici di questo approccio sono.... non i tedeschi (hanno altri grossi difetti come ben sai) ma gli inglesi.
Da Carney l'"iconoclasta"...fino a Wolf (di cui ti invito a diffidare) hanno una sola ossessione, affossare al più presto la zona euro (simpatico e disinteressato il loro sostegno a Varoufakis) per ristabilire il primato mondiale della piazza finanziaria londinese.
Se non sbaglio abbiamo avuto una crisi finanziaria nel 1997, un'altra nel 2007 (da cui non siamo ancora usciti), speriamo che la legge dei 10 anni per una volta non sia rispettata!
Domenico
 
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sergionero 9 febbraio 2015 alle 23:32
Caro Domenicobasile io non mi richiamo ad astruse teorie ma alla storia economica del nostro a pese che ha visto sorgere le più grandi imprese sotto l'egida pubblica, come ENI e Finmeccanica , a più riprese insidiate dagli advisro di banca e dei governo, da Prodi e Draghi fino a Monti.
Contro i cosiddetti "carrozzoni" ( che curiosamente dalla crociera sul Britannia in poi la finanza angloamericana dimostra di ambire ) si é scatenata un campagna di stampa, principalmente di casa Agnelli , sul finire degli anni 70 , propedeutica agli scippi di Prodi.
Campagna che prometteva i miracoli delle gestioni private, e abbiamo visto cosa ne é stato delle aziende privatizzate.
Il conio pubblico, la Sovranità non sono utopie ma la pratica costante che ha accompagnato lo sviluppo occidentale dal Rinascimento fino agli anni 80 del secolo scorso , sono la premessa della consolidata teoria economica.
Poi io non penso ad un'Italia fuori dall'Europa ma ad un Europa fuori dalla UE, balorda entità costruita a tavolino, questa sì totalmente ideologica e fallita in partenza.
Pensare che i cittadini europei debbano seguire col fiato sospeso le alchimie, i giochetti e i regolamenti di conti delle logge bancarie é senza senso, solo un'occupazione militare giustificherebbe una simile remissività .
 
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magnagrecia7 10 febbraio 2015 alle 01:18
“Scippi di Prodi”
Accuse da propaganda di destra, quelle su Prodi. Per quanto riguarda le “colpe” di Prodi sulle privatizzazioni, in qualità di presidente dell’IRI, tanto sbandierate da anni, mi limito ad osservare che egli allora non aveva responsabilità politiche e le privatizzazioni furono fatte in esecuzione e di direttive UE e di leggi emanate dal Parlamento italiano e sotto lo stretto controllo del Ministero del Tesoro e del Ministero delle Partecipazioni Statali. Certo, nessuno è perfetto, e neppure le privatizzazioni lo furono, ma non sono mai emersi profili penali e le valutazioni d’azienda ed il “capital budgeting” [*] sono un problema complesso (v. ad es. il caso SME), non da Bar Sport; esse venivano fatte da consulenti di rango sotto il controllo degli advisor. Sul tema, allego:
a) questa ottima e dettagliata ricostruzione:
Privatizzazioni 
b) le voci di Wikipedia sull’IRI e sulla SME (con alcune note critiche attendibili, che pur all’epoca e successivamente ci sono state)
IRI
SME
[*] In generale: la valutazione d’azienda ed il “capital budgeting” rappresentano una problematica molto complessa, roba da esperti, da società specializzate.

Valutazione d’azienda
Compito del commercialista o comunque, del perito in genere, è, dunque, quello di attribuire un valore economico al complesso organizzato dall’imprenditore. Tale processo, è bene ribadirlo, viene condizionato da molteplici fattori, quali la tipologia d’attività svolta, il luogo, il tempo, i dati disponibili e naturalmente, lo scopo che s’intende perseguire e di conseguenza, il metodo valutativo prescelto.
Circa quest’ultimo aspetto la dottrina ha elaborato dei criteri di stima che, sostanzialmente e con le loro ulteriori specificazioni, possono essere così sinteticamente elencati:
a) Metodo patrimoniale (semplice e complesso)
b) Metodo reddituale
c) Metodo finanziario
d) Metodi misti

Valutazione d’azienda

Capital Budgeting
Definizione: Analisi volta a valutare il tasso di remunerazione di un investimento e il costo per sostenerlo. Il capital budgeting, attraverso l’utilizzo di alcuni strumenti analitici (metodo del valore attuale netto, metodo del tasso di rendimento interno, pay-back period, residual income), consente di confrontare e successivamente scegliere le migliori forme d’investimento.

Finanza d’impresa

IRI-ALFA ROMEO
Io ero dipendente IRI e non mi risulta che Prodi l’abbia distrutto, come si dice, anzi. I media di centrodestra, e gli agit-prop e milioni di allocchi che ripetono a pappagallo, sostengono che Ford voleva strapagare l’Alfa Romeo e Prodi ha regalato l'Alfa Romeo agli Agnelli. E’ una balla sesquipedale, che resta tale anche se è ripetuta ossessivamente dalla propaganda di centrodestra. L’Alfa Romeo perdeva centinaia di miliardi ogni anno, finanziati attingendo dai fondi di dotazione alimentati dallo Stato, quindi pagati in definitiva dai contribuenti italiani. Persino sul Giornale, il 20 agosto 2003, fu pubblicato un articolo che raccontava abbastanza fedelmente la vicenda. La vendita dovette passare anche al vaglio della Commissione europea, che eccepì soltanto sugli aiuti di Stato e non sulla congruità dell’offerta. Certo, tutto è opinabile, ma le valutazioni d’azienda sono un problema complesso e sofisticato che di solito coinvolge advisor di rango, l’importo complessivo era congruo, le altre condizioni dell’offerta Fiat erano complessivamente migliori, altro discorso fu il vantaggio per la Fiat del pagamento rateale. Nulla in Italia avviene senza l’intromissione della politica, e questo valeva ancor più per l’IRI (di cui l’Alfa Romeo e la Cirio facevano parte), che era di proprietà dello Stato e controllata politicamente dal Ministero delle Partecipazioni Statali. L’intervento dei politici sul caso Alfa Romeo (e più tardi sul caso SME , che era la finanziaria del settore alimentare) fu pesante. La proposta Ford prevedeva un taglio ai due stabilimenti Alfa Romeo, anche per questo fu preferita la proposta Fiat.

Vincesko

 
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sergionero 10 febbraio 2015 alle 10:39
Vincesko e dell’azienda di famiglia, Nomisma(sulla quale transitarono laute remunerazione Goldman Sachs ) costituita con soldi IRI e usucapita da Prodi che mi dici ?
E il tentativo di vendere la SME a De Benedetti a meno della metà del valore ?
E la sottovalutazione del Credito Italiano ?
Il prezzo di vendita valutato da fatta da Merrill Lynch, all'epoca del predecessore Nobili era 8/9000 miliardi , poi Nobili venne arrestato (e molto dopo prosciolto) spianando la strada a Prodi che chiamò la sua adorata Goldman Sachs che stabilì il valore di 2.075 lire per azione , corrispondente a una stima di 2.700 miliardi.
Meno di un terzo !
Cero che Prodi non agì da solo, ma sarebbe petizione di principio scagionarlo con le direttive europee in quanto della collocazione europeista e delle scelte economiche connesse egli è stato un fautore fervente ed un attore intransigente.
Egli può essere considerato il maggiore e il più subdolo responsabile delle decisioni di politica economica e generale in Italia, persino più del suo maestro Andreatta, solo forse la Banda d’Italia tutta intera gli sta alla pari.
Già il fatto che la sua corrente di proclamasse “sinistra democristiana” era un’impostura.
Anche Almirante era in materia economica più a sinistra di lui, e se c’era una corrente scudocrociata che poteva dirsi di sinistra questa era quella di Carlo Donat Cattin .
Prodi era ed è un arnese utilizzato dalla finanza angloamericana per torcere gli orientamenti popolari e socialdemocratici nella sua direzione, persino nelle martoriate terre africane porta le sue demenziali ricette , la rinuncia al conio e l’”apertura” alle scorrerie dei capitali esteri, senza mai ricordare l’ovvietà che i capitali esteri sono una partita di bilancio negativa e che esige pesante remunerazione, in termini spesso politici e indiretti ma ancora più onerosi , fino al limite del letale.
Recentemente assieme ai degni compari Blair e Schroeder è stato associato ad un “board “ kazako dove , si dice , le remunerazioni raggiungono anche gli 11 milioni di euro l’anno.
Rinnovo le mie domande.
Cosa fanno gli “advisor” per giustificare i loro compensi ?
Come giustificano le loro collaborazioni coi vincoli di riservatezza che dovrebbero appartenere ai dirigenti politici e istituzionali apicali ?
E perché le loro remunerazioni non sono visionabili per legge ?
I cittadini dovrebbero sapere se un presidente del consiglio che magari ha aiutato per fini “generali” un’ azienda poi casualmente viene ingaggiato da essa, o un suo parente diretto.
Tenuto presente che il loro livello scientifico (misurabile in pubblicazioni) è nullo o miserabile e che neanche ai premi Nobel vengono offerte remunerazioni simili c’è più che da sospettare.
 
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magnagrecia7 10 febbraio 2015 alle 17:41
Sergionero,
Se tu non fossi vittima dei tuoi pregiudizi vagamente paranoici, riusciresti a leggere (cfr. voci da me linkate sopra):

Privatizzazioni
Leggi varate:
L. 218/1990 Trasformazione banche pubbliche in Società per azioni
L. 359/1992 Trasformazione di ENI, IRI, INA e ENEL in SpA (azioni attribuite al Ministero del Tesoro)
L. 33/1993 Soppressione dell’EFIM
L. 174/1993 Soppressione del Ministero Partecipazioni Statali
L. 474/194 Regole cessione partecipazioni statali e introduzione golden share
L. 481/1995 Nasce Autorità Telecomunicazioni, Energia e Gas.
Francamente, soltanto un intelligentone affetto da paranoia può pensare che il Governo del CAF (Craxi, Andreotti e Forlani) ed il Parlamento abbiano legiferato per anni sotto “dettatura” del prof. Prodi.

SME
L'orientamento a privatizzare
Nel 1985 il governo italiano, di cui era presidente del consiglio Bettino Craxi, decise la privatizzazione del comparto agro-alimentare dell'IRI, nel quadro della privatizzazione di alcune partecipazioni statali definite non strategiche. In particolare le aziende del comparto agro-alimentare presentavano bilanci non positivi, solo nel 1984 la SME era giunta all'attivo, la SIDALM sempre negativa. Il consiglio di amministrazione dell'IRI fu incaricato della attuazione della decisione, attuando trattative e accordi preliminari in tal senso, da presentare al governo al quale permaneva la decisione finale.

Accuse a Prodi sulla determinazione del prezzo
Le accuse che sono state rivolte a Prodi riguardano il prezzo stabilito nel 1985 per la vendita dell'intero complesso alimentare dell'IRI, SME-SIDALM. I detrattori hanno sempre sostenuto che fosse troppo basso. L'offerta era di 437 miliardi di lire da pagare entro la fine dell'anno successivo; tale dilazione al tasso del 14% semplice portava il valore della transazione a 497 miliardi. Questo corrispondeva ad un prezzo di lire 1.107 per azione; la quotazione di borsa era di lire 1.275 per azione.
Prima di decidere la vendita, fu eseguita una perizia commissionata dall'IRI ai professori dell'Università Bocconi di Milano, Roberto Poli e Luigi Guatri, due dei maggiori esperti di asset aziendali. I due periti valutarono l'intero valore della SME circa 700 miliardi. Il 64,3%, cioè la quota in vendita, corrispondeva a 448 miliardi, valutati 497 miliardi in quanto quota di controllo.
Gli stessi azionisti della IAR conclusero una perizia interna: Ferrero valutò 735 miliardi il 100% della SME, la Barilla 765 miliardi. Quindi la quota ingioco del 64,3% ammontava a 492 miliardi per la Barilla e 472,6 per la Ferrero, perfettamente in linea con le decisioni dei periti della Bocconi.

Verifiche e congruità del prezzo
Le trattative furono condotte dall'IRI con la consulenza di Mediobanca, alla quale andava, assieme all'IMI, il 13,36% della SME, e la diretta partecipazione di Enrico Cuccia, Silvio Salteri e Vincenzo Maranghi che siglarono l'accordo. La valutazione del prezzo di vendita pari a 1.106,9 lire per azione, fu effettuata da Roberto Poli, professore di ragioneria generale alla Cattolica di Milano. Venne chiesto un ulteriore parere anche al rettore della Bocconi, Luigi Guatri, che "confermò la congruità del prezzo pattuito per la cessione". Lo stesso imprenditore Silvio Berlusconi aveva espresso in data 3 aprile a Giuseppe Rasero, amministratore delegato della SME, la sua convinzione che la valutazione complessiva di 500 miliardi per la SME fosse troppo cara e al di fuori delle sue possibilità.
Tuttavia le polemiche si trascinarono a lungo ed in seguito ad esse le privatizzazioni successive vennero effettuate con Offerta Pubblica di Vendita.

Conclusione
Io reputai un errore la dimensione e le modalità in cui furono realizzate le privatizzazioni (anche rispetto a come le fecero la Germania e soprattutto la Francia), di cui peraltro fui una delle migliaia di vittime (indirette), apprezzai anche le critiche che mosse il prof. Giuseppe Guarino, allora Ministro dell’Industria [*], non apprezzavo affatto l'Agnelli industriale, ma francamente reputo ridicola, infondata, mendace e diffamatoria la forsennata propaganda che la destra berlusconiana, neo-fascista ed analfabeta e l’estrema sinistra benaltrista e ignorante vi hanno imbastito sopra per colpire il galantuomo Prodi.

[*] Il Sig. Giulio T ed il principio di Peter/9/IRI http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2623162.html

Vincesko

PS: Onde evitare il sospetto di pregiudizio diffamatorio e paranoico, sarebbe buona norma allegare prove valide e terze quando si lanciano accuse.

 
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sergionero 10 febbraio 2015 alle 18:12
Magnagrecia al netto degli insulti che immagino siano per te un bisogno ineludibile il tuo intervento non replica sulla cessione del Credito Italiano “piatto principale” delle cessioni sull’onda della crisi del 92 .
Sul prezzo della SME non solo questo era inferiore alle valutazioni di borsa 1275 contro 1107 ma restava il fatto che l’azienda producesse utili sonori ,non era certo un peso morto.
Quindi a prima vista la decisione di venderla doveva esser puramente ideologica, e mi interessa poco se si trattasse di un’ideologia nella testa di Prodi o il portato di qualche abbietto trattato europeo, era una decisione che danneggiava la collettività .
Ma anche come privatizzazione non fu per nulla onesta in quanto venne rifiutata un’offerta superiore da parte di una cordata della quale faceva parte Berlusconi .
Se si voleva vendere perché non farlo al prezzo più alto ?
Poi l’accusa mossami di sopravvalutare i poteri di Prodi è oltre che falsa anche miserella dato che avevo posto in premessa che Prodi é un sicario e un gregario di forze ben più grandi dalle quali riceve robuste mandorle, però dopo il coccolone di Andreatta è rimasto l’emblema vivente delle scelte orride che ci hanno portato a questo punto.
http://www.loccidentale.it/node/2657
 
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magnagrecia7 11 febbraio 2015 alle 00:17
Sergionero,
Dove sarebbero gli insulti? Dare del sicario a un galantuomo e una schiena dritta come Prodi, è un insulto! E un pregiudizio paranoico! Che poi tu non ne sia consapevole, questo semmai depone per la gravità del tuo problema. Non fai altro che inondare questo blog con le tue accuse fuori misura su tutto e su tutti. Sii più sobrio…
Te lo dissi già all’inizio: tu fai uso della proiezione, che non è un bell’indizio.
Sospetto anche che t’abbia urtato inconsciamente l’esserti improvvisamente riconosciuto – dopo decenni - nella definizione di allocco che ripete a pappagallo la propaganda diffamatoria di destra.
E invece di ammettere intelligentemente che i dati e i fatti smentiscono sostanzialmente le tue accuse ridicole e paranoiche, ora ci ammannisci ancora il tuo bla bla bla sulla SME facendo addirittura la difesa della ridicola e strumentale offerta di Berlusconi, costrettovi dal suo protettore politico ch’egli lautamente corrompeva, il che la dice lunga sul livello della tua moralità e intelligenza e malafede e… debolezza. E sei anche ignorante recidivo, visto che la decisione finale – negativa, anche sulle altre offerte - fu del governo Craxi.
Per il Credito it., visto che non l’hai capito (!), e che la tua affidabilità è prossima allo zero, aspetto prove valide e terze (documenti, numeri e fatti), non essendo sufficienti le tue elucubrazioni paranoiche.
Vincesko

PS: Anche per esperienza personale e diretta, nelle aziende dell’IRI c’era corruzione, spicciola e ad alto livello, e anche tangenti alla criminalità organizzata. L’AD della mia azienda fu arrestato per tangentopoli. Ogni top manager della mia azienda aveva i “suoi” fornitori di riferimento. L’articolo che hai allegato contro Prodi è una prova ridicola, degna del tuo spessore paranoico.


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sergionero 11 febbraio 2015 alle 08:56
Domenicobasile al netto degli insulti, ovvero per circa il 5 % del tuo intervento , poni alcune questioni sulle fonti.
Sullo iato tra le stime di Merryl Linch effettuate sotto Nobili e quelle della Goldman Sachs quando l’IRI era guidato dal suo advisor questa gir su tutto il blog eccone un’altra da una testata che non mi apre aderisca alla Terza Internazionale
http://www.wallstreetitalia.com/comment/38769/page.aspx
Ad accusa di Prodi sulle mazzette ricevute in cambio delle aste truccate posso portare la sua stesa difesa, che rintracci si Wikipedia alla voce “Romano Prodi” dove si narra :
« Il Sig. Prodi non ebbe ruolo decisionale nell'assegnazione dei contratti a Nomisma. Inoltre, il Sig. Prodi non aveva alcun interesse, finanziario o altro, in Nomisma. Non era azionista e non copriva alcun ruolo operativo o decisionale nella compagnia. Era semplicemente il presidente del comitato scientifico della compagnia. »
Quindi il sig. Prodi come dirigente pubblico ingaggia la Goldman Sachs in veste di consulente e poi questa paga una consulenza a Nomisma dove egli è dipendente ?
Ma sull’omicidio Moro Prodi ebbe un parte ancora più ambigua e grottesca, individuò la prigione del leader democristiano grazie all’intervento degli spiriti !
Le entità astratte espressero un nome “Gradoli”.
Peccato che questa soprannaturale assistenza venne vanificata dall’imperizia dell’altro Goldman Sachs che dirigeva il ministero dell’interno, tale Cossiga, il cui dicastero non si accorse di via Gradoli a Roma e concluse che detto riferimento era inesistente nella toponomastica capitolina.
Va ricordato che qualche tempo prima del rapimento Moro era stato minacciato (e noi con lui) dal trilatero Kissinger dell’arrivo di “salsa cilena sugli spaghetti della democrazia italiana” , e non si parlava di mero condimento piccante, il riferimento era al regime di Pinochet , apripista e vetrina dei liberali nel mondo.
E un anno dopo il suo omicidio l’Italia entrò nello SME (perdendo per sempre la partita con la Germania in termini di CLUP ) iniziando crescendo di virtù di bilancio e privatizzazioni e demonizzando il lassismo precedente , che ci aveva portato ad essere la settima potenza mondiale.
 
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sergionero 11 febbraio 2015 alle 09:00
E questa è la fonte originale riportata dall’articolo de l’Occidentale, che non sarà magari ritenuto “autorevole” da tutti ma è un’entità con sede legale e patrimoniale sociale, quindi difficile immaginare che scriva di fantasia.
http://www.telegraph.co.uk/finance/markets/2809685/Italians-claim-country-run-by-Goldman-Sachs.html
 
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magnagrecia7 11 febbraio 2015 alle11:10
Sergionero,
Io sono Vincesko, non Domenicobasile (sic!!!).
Fai un uso industriale della proiezione e naturalmente ti vesti pure da vittima. Il vittimismo è parente della paranoia. I tuoi commenti, forse, sono al 95% insulti.
Prescindendo dal fatto che è uno ed uno soltanto, il britannico Telegraph (tutti i giornali britannici ne hanno scritto di tutti i colori contro Prodi) è al di sotto di qualunque sospetto. Cerca di meglio. Ad esempio qualche sentenza della magistratura o almeno un'indagine seria corredata di prove valide. Quella della seduta spiritica è un'accusa molto divertente ma di infimo livello, di solito rappresentativa di chi la muove...
Vincesko
 
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sergionero 11 febbraio 2015 alle11:31
Stavolta ho veramente da scusarmi col povero Domenicobasile, invece a e su magnagrecia che insiste a definire di infimo livello fatti notori (che può rintracciare anche su Wikipedia) sui quali ha indagato anche la magistratura non ho niente da dire , tranne che il suo abuso di professione medica (diagnosi costanti di patologie a mio carico ) richiederebbe dal Moderatore un intervento , possibilmente non salomonico e a lui dedicato .
 
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magnagrecia7 11 febbraio 2015 alle 13:43
Sergionero,
Le accuse a Prodi, sono di infimo livello, anche se putacaso sono fatti. Non tutti i fatti sono reati... La Magistratura ha indagato, ma naturalmente hai omesso ad arte la conclusione: che erano appunto accuse di infimo livello. Smettila di insultare ossessivamente il galantuomo Prodi, e mezzo mondo, producendo "prove" risibili, solo così forse avrai tutto il diritto di ritenere insultante la mia... amichevole e generosa "terapia".
Vincesko
 
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sergionero 11 febbraio 2015 alle 14:24
"Le accuse a Prodi, sono di infimo livello, anche se putacaso sono fatti"
Magnagrecia potresti partire dall'analisi (logica, non psichiatrica) di questa tua asserzione per provare a renderti conto che rappresenta un'assoluzione a priori di Prodi , stabilendo che, nel suo caso ,neanche i fatti potrebbero corroborare la accuse .
Perché che la sua Nomisma ricevette prestazioni per "consulenze" dalla Goldman Sachs é , un fatto, che lui fosse "advisor" GDS prima e dopo, anche se non durante , la (s)vendita del Credito Italiano é un fatto,come che fu sotto la sua presidenza che la valutazione delle azioni venne tolta a Merryl Lynch e affidata a GDS che la divise per 3.
Come pure é interessante , anche per l'elegante simmetria implicata, che durante il rapimento Moro un advisor GDS , Prodi, fosse a conoscenza di una nozione (ll luogo della prigione del leader DC ) che non avrebbe dovuto possedere mentre l'altro, Cossiga, non possedesse una nozione (la toponomastica di Roma ) che come Ministro dell'Interno e capo del gabinetto di crisi (ma anche babbeo qualsiasi) avrebbe dovuto facilmente ricavare.
Questi sono i fatti, ognuno tragga le conclusioni che vuole.
 
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magnagrecia7 11 febbraio 2015 alle 15:55
Sergionero,
Ipse dixit. Tu non sei Aristotele, sei ri-ri-pregato di linkare prove valide e terze (e non mi riferisco, beninteso, alla seduta spiritica).
Vincesko

PS: Troll di destra. All'inizio della mia frequentazione di Internet (2009), frequentai per 6 mesi un forum di politica in Libero Community, frequentato da "destri" e "sinistri", dopo avervi letto affermazioni infondate, positive su Berlusconi e Tremonti, e negative su Prodi. Lanciai 3 "discussioni": una su Berlusconi, una su Tremonti e una su Prodi per confutarle e mi misi come mia abitudine ad argomentare e allegare prove, ma fui oggetto di attacchi virulenti gratuiti da parte dei "destri", inclusi 2 o 3 terribili troll, che lo frequentavano (non c'era più alcuna moderazione, poi all'inizio del 2010 Libero li ha chiusi). La mia fatica di controinformazione era del tutto inefficace, ma almeno mi "divertii" a "bastonarli". Così è cominciata la mia abitudine, durata 3 anni, di "curare" gli interlocutori refrattari alle argomentazioni razionali e sorrette da prove attendibili, mettendo alla prova la mia capacità "diagnostica" connaturata alla mia attività professionale durante la quale ho selezionato centinaia di candidati. Poi ho smesso, perché oltre a tenermi sempre troppo "carico" mi annoiavo.

Premesso questo, per me è incomprensibile (si fa per dire...) che una persona normale possa rivolgere i suoi strali polemici e persino accuse infamanti contro un galantuomo come Prodi, e non contro un "matto" delinquente come Berlusconi o un "matto" incompetente come Tremonti.

PPS: Seduta spiritica.Una sola volta ho partecipato ad una seduta spiritica. Le mie colleghe (azienda dell'IRI, 1973, Milano) avevano l'abitudine, nell'intervallo di mensa, di organizzarle talvolta. Incuriosito, partecipai ad una. Ci si sedeva attorno ad un tavolo sul quale erano disposte in cerchio le 21 lettere dell'alfabeto. Al centro, veniva posto un bicchiere di plastica capovolto, sul quale le persone appoggiavano una mano. Ci si doveva concentrare, liberando la mente dallo scetticismo, e invocare uno "spirito" scelto dagli astanti. Veniva formulata la domanda, di genere vario. Il bicchiere (con le mani sovrapposte) veniva spinto, ma a fatica, poi a un certo punto davvero sembrava "animarsi", diventava leggero e dirigendosi verso le lettere componeva la risposta data dallo "spirito". Da alcuni elementi di una risposta, io ricavai che le risposte non le dava lo spirito, ma una delle presenti, la cui mano poggiava sul bicchiere...

[Aggiungo ora che il mio racconto di questo aneddoto era un intenzionale assist a sergionero. Poiché a me interessa soprattutto la verità, volevo far capire a lui e a chi legge che, secondo me, basandomi su quella mia unica esperienza, uno dei presenti alla seduta spiritica sapeva sicuramente dell'indirizzo di via Gradoli].

 
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sergionero 11 febbraio 2015 alle 16:42
Magnagrecia gli allegati li ho già portati , di Wallstreetitalia per le valutazioni del Credito Italiano e il resto lo trovi su Wikipedia alla voce "Prodi", come avevo già scritto.
Se me li contesti spetta a te l’onere della prova , di dimostrare che l’avvicendamento Merril lynch/GdS non ci fu , ci fu in tempi e modi diversi e con altre stime .
Vedo che sul porre assiomaticamente Prodi un galantuomo sei anche qualche riga sopra Aristotele, magari ricordi un certo Javè .
Comunque io vado oltre ad Aristotele e mi spingo fino ad Occam, mi é molto ma molto più facile immaginare che un gruppo di pezzi grossi utilizzi una seduta spiritica per mandare messaggi cifrati all'esterno che per una reale aspettativa di assistenza sovrannaturale.
L’assurdità a sua volta era un mezzo , venne ostentata per comunicare che era in corso una macro operazione che si poteva permettere di tutto e di più , eventuali oppositori erano avvisati .
 
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magnagrecia7 11 febbraio 2015 alle 19:14
Sergionero,
Le chiami prove? Ci vuole una bella faccia tosta ad arrischiarsi a definirle tali. Ho chiesto prove valide e terze. Wall Street Italia è un giornaletto che non vale niente e che rimastica notizie altrui con criteri e scopi da intelligentoni di estrema sinistra; tanto per sgombrare il campo da equivoci, non ha niente a che spartire con il Wall Street Journal, ed il solo fatto che abbia adottato questo nome la dice lunga sulla sua serietà. E la dichiarazione di Prodi è più che sufficiente a smentire le tue elucubrazioni. Salvo prova contraria. Se tu ti arrischiassi a presentare una denuncia formale contro Prodi allegando queste "prove", ti beccheresti senza fallo una querela per calunnia. Lascia perdere il galantuomo Prodi, nessuno è perfetto, ma è sicuramente uno dei migliori del bigoncio nazionale. C'è di molto peggio, se proprio ti senti in... astinenza, dedica la tua paranoia a loro.
Vincesko
 
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sergionero 11 febbraio 2015 alle22:54
Magnagrecia le leggi sulla diffamazione rendono qualsiasi testata "attendibile"almeno nei fatti che riporta .
Sulla dichiarazione di Prodi "sufficiente a smentire" non spieghi quale, gli argomenti erano molteplici e dichiarazione é singolare, ma l'interlocuzione non pare essere il tuo forte quindi la pianto qua, con un certo rammarico per l'assenza di Clericetti che ti ha permesso una serie di insulti reiterati nei miei confronti che abbassano il livello del blog .
 
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sergionero 12 febbraio 2015 alle08:34
Caro Clericetti se oltre a sperare nell'accoglienza dell'invito andasse a verificarla scoprirebbe che , di seguito ad esso , quasi ogni intervento di magnagrecia nei miei confronti é stato accompagnato da "diagnosi" nei miei confronti di paranoia e altri disturbi , mi chiedevo se non si sentisse in dovere di andare oltre l'intervento salomonico dato che qua la vicenda avviene tra due interlocutori uno dei quali, io, non insulta assolutamente l'altro .
 
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magnagrecia7 12 febbraio 2015 alle 15:12
Ho dovuto perderci un po' di tempo, ma ecco una selezione di affermazioni, ricavate tutte soltanto da questo post (ma riscontrabili in quasi tutti), scritte dall’ineffabile sergionero, che si veste da vittima e chiede l’intervento del titolare del blog:
7 febbraio 2015 alle 11:15: “la fraudolenta e criminale tutela di interessi apicali”, “L’uso eversivo e anti costituzionale del deficit pubblico come “vincolo esterno” , e quindi extra e contra legem”,“l’Alto Tradimento intrapreso come forma di governo sociale dalla feccia dirigente occidentale”, “L’operazione si svolse assumendo il controllo degli organismi tecnici e politici mediante infiltramento, corruzione , intimidazione, mediante campagne stampa sorrette da economisti a libro paga dei centri studi liberali o in vario modo comprati”, “Anche l’intimidazione ovviamente giocò un ruolo, non dimentichiamo che l’anno prima dello SME col quale da noi tutto principiò ci fu l’omicidio Moro”.

7 febbraio 2015 alle 13:13: “con buona pace di SEL e buffoni simili”.

7 febbraio 2015 alle 18:09: “Su Scalfari non mi pronuncio dato che è il “padrone di casa” , e non vorrei abusare della ospitalità di Clericetti [sic!] che permette i commenti senza aspettativa, poi quello che direi sull’aedo della Banca d’Italia e del PD mi verrebbe censurato anche sul sito di Charles Manson”; “come dimostra il fatto che il Bildberg ospiti tanto Soros che Draghi, oltre che Monti e diversi altri figuri”.

8 febbraio 2015 alle 10:39: “ovvero le direttive criminali contro i diritti dei lavoratori”; “il sistema bancario italiano veniva massacrato da Amato”; “I ciarlatani alla Schioppa”.

8 febbraio 2015 alle 19:09: “Che poi in Italia si possa rubare, beh, magari ti confondi coi tuoi diletti del PD”.

8 febbraio 2015 alle 19:55: “Sapresti spiegarmi l’appetibilità scientifica e/o manageriale di uno Schroeder, di un Prodi o di un Cossiga, tanto per restare in ambito Goldman Sachs ?” [Prodi, a differenza di Schroeder, ha rifiutato la lauta offerta di Putin di consulente per l'energia].

8 febbraio 2015 alle 21:04: “Comunque aspetto fiducioso la querela di Mussari, se sarai così cortese da girargli questo intervento mi farai un piacere…”.

8 febbraio 2015 alle 22:15: “(visti i riscontri nulli dei banchier e del loro capobanda Draghi)”

9 febbraio 2015 alle 08:52: “questi verminai monumenti del conflitto d’interessi”

9 febbraio 2015 alle 23:32 “propedeutica agli scippi di Prodi”. [solo a questo punto sono intervenuto col mio commento argomentato del 10 febbraio 2015 alle 01:18].

10 febbraio 2015 alle 10:39: “Vincenzo e dell’azienda di famiglia, Nomisma(sulla quale transitarono laute remunerazione Goldman Sachs) costituita con soldi IRI e usucapita da Prodi che mi dici ?”; “E il tentativo di vendere la SME a De Benedetti a meno della metà del valore ?”; “E la sottovalutazione del Credito Italiano ?”; “Egli [Prodi] può essere considerato il maggiore e il più subdolo responsabile delle decisioni di politica economica e generale in Italia, persino più del suo maestro Andreatta, solo forse la Banda d’Italia tutta intera gli sta alla pari”; “Prodi era ed è un arnese utilizzato dalla finanza angloamericana per torcere gli orientamenti popolari e socialdemocratici nella sua direzione, persino nelle martoriate terre africane porta le sue demenziali ricette , la rinuncia al conio e l’”apertura” alle scorrerie dei capitali esteri, senza mai ricordare l’ovvietà che i capitali esteri sono una partita di bilancio negativa e che esige pesante remunerazione, in termini spesso politici e indiretti ma ancora più onerosi , fino al limite del letale”; “Recentemente assieme ai degni compari Blair e Schroeder è stato associato ad un “board “kazako dove , si dice , le remunerazioni raggiungono anche gli 11 milioni di euro l’anno”; “I cittadini dovrebbero sapere se un presidente del consiglio che magari ha aiutato per fini “generali” un’ azienda poi casualmente viene ingaggiato da essa, o un suo parente diretto”; “Tenuto presente che il loro livello scientifico (misurabile in pubblicazioni) è nullo o miserabile e che neanche ai premi Nobel vengono offerte remunerazioni simili c’è più che da sospettare” [a cui ho replicato col mio commento argomentato e sorretto da prove del 10 febbraio 2015 alle 17:41].

10 febbraio 2015 alle 18:12: “Magnagrecia [in luogo di Vincesko] al netto degli insulti che immagino siano per te un bisogno ineludibile” (sic!!!); “Quindi a prima vista la decisione di venderla doveva esser puramente ideologica, e mi interessa poco se si trattasse di un’ideologia nella testa di Prodi” [E allora perché accusa Prodi?]. “Ma anche come privatizzazione non fu per nulla onesta in quanto venne rifiutata un’offerta superiore da parte di una cordata della quale faceva parte Berlusconi” [BALLA]; “Poi l’accusa mossami di sopravvalutare i poteri di Prodi è oltre che falsa anche miserella dato che avevo posto in premessa che Prodi é un sicario e un gregario di forze ben più grandi dalle quali riceve robuste mandorle, però dopo il coccolone di Andreatta è rimasto l’emblema vivente delle scelte orride che ci hanno portato a questo punto”.

11 febbraio 2015 alle 08:56: “Domenicobasile [lapsus calami] al netto degli insulti, ovvero per circa il 5 % del tuo intervento” [il termine paranoico, cioè una parola su alcune decine, per lui diventa il 95%], poni alcune questioni sulle fonti”. “Sullo iato tra le stime di Merryl Linch effettuate sotto Nobili e quelle della Goldman Sachs quando l’IRI era guidato dal suo advisor questa gir su tutto il blog eccone un’altra da una testata che non mi apre aderisca alla Terza Internazionale”[cioè Wall Street Italia, che è un sito insignificante, che rimastica ad arte notizie altrui, sarebbe una FONTE valida per le gravissime accuse di sergionero!]; “Ad accusa di Prodi sulle mazzette ricevute in cambio delle aste truccate posso portare la sua stesa difesa, che rintracci si Wikipedia alla voce “Romano Prodi” dove si narra :
« Il Sig. Prodi non ebbe ruolo decisionale nell'assegnazione dei contratti a Nomisma. Inoltre, il Sig. Prodi non aveva alcun interesse, finanziario o altro, in Nomisma. Non era azionista e non copriva alcun ruolo operativo o decisionale nella compagnia. Era semplicemente il presidente del comitato scientifico della compagnia. » [cioè l’ineffabile sergionero ritiene una prova contro Prodi la smentita di Prodi]; “Ma sull’omicidio Moro Prodi ebbe un parte ancora più ambigua e grottesca, individuò la prigione del leader democristiano grazie all’intervento degli spiriti !”.
[Da Wikipedia si ricava: “Così riferì Prodi nel corso della testimonianza:
«Era un giorno di pioggia, facevamo il gioco del piattino, termine che conosco poco perché era la prima volta che vedevo cose del genere. Uscirono Bolsena, Viterbo e Gradoli. Nessuno ci ha badato: poi in un atlante abbiamo visto che esiste il paese di Gradoli. Abbiamo chiesto se qualcuno sapeva qualcosa, e, visto che nessuno ne sapeva niente, ho ritenuto mio dovere, anche a costo di sembrare ridicolo, come mi sento in questo momento, di riferire la cosa. Se non ci fosse stato quel nome sulla carta geografica, oppure se fosse stata Mantova o New York, nessuno avrebbe riferito. Il fatto è che il nome era sconosciuto e allora ho riferito.» (Stralcio della testimonianza di Romano Prodi davanti alla Commissione Moro, il 10 giugno 1981
)”, cioè Prodi va a riferire il fatto e l’ineffabile sergionero l’assume come prova a carico di Prodi nell’ambito dell’omicidio Moro. Ma se po’?]

Poi, dopo quello del Wall Street Italia (che, beninteso, non ha nulla a che vedere col Wall Street Journal) l’ineffabile sergionero allega un articolo del Telegraph, ma in questo stesso articolo, che per sergionero sarebbe la fonte di prova, la prova regina, diciamo così, è scritto: “La procura di Bolzano ha detto che il Presidente Prodi non è un obiettivo della loro indagine anche se stanno esaminando le sue commissioni da Goldman Sachs”. Infatti, non ci fu nessun esito giudiziario a carico di Prodi, ma l’ineffabile sergionero lo tiene in non cale, lui ritiene più affidabili della magistratura fonti come il Wall Street Italia, che per giunta con grande faccia tosta o peggio... mi accusa di tenere in non cale...

Mi fermo qui, penso che basti, anche se a mia volta, in conclusione, imitando l’ineffabile sergionero che si veste da vittima e chiede di censurare i miei motivati “insulti” [a scopo"terapeutico"...], lui che ne inonda il blog di ben peggiori e gratuiti e diffamatori, potrei esternare la mia meraviglia che il titolare di un blog possa lasciar pubblicare le elucubrazioni diffamatorie di sergionero, ma, conoscendo la liberalità di Carlo Clericetti e condividendola, non gli chiedo affatto di censurarle.

Vincesko

 
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sergionero 12 febbraio 2015 alle 16:41
Vincensko hai veramente perso tempo dato che quelli che tu chiami insulti sono giudizi politici che non riguardano i destinatari al di là del loro operato, per esempio parlo di furto quando Mussari paga 18 miliardi (coi soldi del MPS)una banca che ne vale due.
E sopratutto non sono rivolti a te , quindi non hai titolo nel sentirti insultato e ritenerti autorizzato ad insulti “di risposta”.
Non dico sic et simpliciter “Tizio è un ladro” , non lo dico nemmeno a conclusione logica dell’affermazione che abbia commesso un furto perché l’espressione esplicita sarebbe già un giudizio calunnioso (per quanto potrebbe essere veritiero) che solo l’autorità giudiziario può definire .
Però definire furto quell’operazione è un mio diritto di cittadino , così come chiedere di sapere come mai Prodi sapeva di “Gradoli”
Per quanto duri i miei giudizi sono motivati da primarie preoccupazioni per il paese e quello che reputo il suo valore sommo, l’indipendenza nazionale ( che include la preservazione del sistema produttivo) , e rientrano nel mio diritto d’opinione , sono giudizi per altro espressi nel dibattito nazionale in forme analoghe e nei medesimi contesti , sono legittimati dall’appartenenza al dibattito democratico .
Invece frasi come “se proprio ti senti in... astinenza, dedica la tua paranoia a loro.” o “Fai un uso industriale della proiezione e naturalmente ti vesti pure da vittima. Il vittimismo è parente della paranoia.” potrebbero facilmente portarti alla sbarra , se rivolte a qualcuno che non ha di meglio da fare, quindi rinnovo l’invito a Clericetti almeno a dire la sua .
 
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magnagrecia7 12 febbraio 2015 alle 19:46
Sergionero,
Insisti? Lo trovo preoccupante (per te). Di fronte all’evidenza, una persona normale si arrende e, se ha sbagliato, anche se le sue convinzioni dimostratesi errate e smentite dalle stesse prove da essa addotte sono vecchie di decenni e perciò consolidate nella testa e nell’animo, chiede scusa e, se ha coscienza elevata, si cosparge il capo di cenere.
Ora, non nasconderti dietro Mussari, che io non conosco quasi per niente, peraltro - se non sbaglio - non è stato ancora condannato, e di cui m'importa poco. Tu ingiuri e talvolta diffami mezzo mondo. E la diffamazione è un reato penale e, secondo me, un atto moralmente abietto.
Checché tu ne dica, io ho perciò tutto il diritto di offendermi, in particolare se tu diffami un galantuomo come Prodi, adducendo prove ridicole, e per giunta insistendo sebbene ti abbia dimostrato che sono tali, e addirittura implorando a più riprese l’intervento del titolare del blog perché ti senti ingiustamente offeso nel tuo amor proprio (non sai che soltanto la verità fa davvero male?). Preoccupante (per te). Pensa, mi sentirei un po’ offeso anche se tu diffamassi il mio peggior nemico. Figuriamoci un galantuomo come Prodi, persona che io stimo.
Impara ad attenerti ai fatti, ad essere più sobrio nel linguaggio di accusa e soprattutto a rispettare la verità. Altrimenti fai soltanto la figura di un ostinato diffamatore, che approfitta della liberalità del titolare del blog per dare sfogo alla tua – og-get-ti-va - paranoia.[*]

[*] Per paranoia si intende una psicosi caratterizzata da un delirio cronico, basato su un sistema di convinzioni, principalmente a tema persecutorio, non corrispondenti alla realtà. Questo sistema di convinzioni si manifesta sovente nel contesto di capacità cognitive e razionali altrimenti integre. La paranoia non è un disturbo d'ansia, ma una psicosi. Si tratta in sostanza, non di una sensazione di ansia o di paura, ma di disturbi di pensiero (giudizio distorto, sbagliato) di cui il paziente ha raramente coscienza.   http://it.wikipedia.org/wiki/Paranoia

Vincesko


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sergionero 12 febbraio 2015 alle 19:59
Caro Clericetti come vede gli insulti continuano , ignorarlo mi riesce difficile, scendere al suo livello pure , quindi se lei non interviene penso che devo salutarla qui.

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domenicobasile 12 febbraio 2015 alle 20:27
Vincesko e Sergionero
Il risentimento morale di entrambi mi sembra stia raggiungendo un limite che deve essere per noi invalicabile anche e soprattutto per il rispetto che tutti portiamo all'ospite che accoglie con benevolenza e merito le nostre esternazioni.
Nel momento in cui le rispettive posizioni si rivelano inconciliabili, vi invito amichevolmente (e questo vale anche per me) ad abbassare i toni ed a rimettere l'energia e l'impeto delle vostre dimostrazioni su altri temi che certo non mancheranno di infiammare presto questo blog.
Cordialmente,
Domenico.
 
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magnagrecia7 12 febbraio 2015 alle 23:08
Domenico,
Apprezzo la tua intenzione, ma non condivido affatto il contenuto del tuo commento. Altrimenti non abbiamo più il diritto di trinciare giudizi contro i politici e i potenti e i corrotti e i Tedeschi e i banchieri, ecc.
Non complichiamo le cose semplici. Mi spiego: la diffamazione di sergionero nei riguardi del galantuomo Prodi è dimostrata, sulla base anche delle "prove" da lui prodotte. Quindi qui si confrontano un diffamatore - lui - ed uno che reagisce contro un diffamatore, cioè io, che aborro la diffamazione, in generale e in particolare verso persone che stimo. Ora, poiché a me piace capire le motivazioni sottostanti degli atti, si tratta di stabilire perché sergionero lo faccia: o lo fa scientemente sapendo che le sue accuse sono false, e allora è un diffamatore, e quindi colpevole, o lo fa in buonafede, presumendo che, contro ogni evidenza, le sue prove siano vere, tant'è che si offende se uno glielo dice e addirittura chiama il titolare del blog a sua difesa, e allora è un paranoico (o patologia equivalente), e quindi "incolpevole". Tertium non datur.
Vincesko

PS: Qui in Internet, per me, siamo tutti dei nickname, io critico gli atti, non le persone che li hanno adottati: perciò quando inizio un duello dialettico (dal 2009 ne ho avuti centinaia) non mi fermo finché non ottengo la resa dell'interlocutore, e, sempre con metodi rigorosamente leali, riesco a diventare persino spietato.
 
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sergionero 13 febbraio 2015 alle 00:03
magnagrecia sei spietato solamente contro il buon gusto .
Su Prodi non hai potuto smontare la mia fonte sulla diminuzione i un fattore 3 della offerta del Credito Italiano né della inverosimile conoscenza del luogo della prigionia di Moro emersa durante la"seduta spiritica".
La frase che riporti "«Era un giorno di pioggia, facevamo il gioco del piattino, termine che conosco poco perché era la prima volta che vedevo cose del genere. Uscirono Bolsena, Viterbo e Gradoli. " é un ammissione ma non una spiegazione .
Poi vedo che rivendichi all'ottimo Domenicobasile , il cui consiglio faresti e ben a seguire , il diritto a tranciare giudizi contro i Tedeschi, il che é razzismo .
Faccio notare che dare del diffamatore a chi non diffama é diffamazione.
 
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magnagrecia7 13 febbraio 2015 alle 00:37
Sergionero,
Ancora qui? Non è dignitoso né diffamare (e tu hai diffamato al di là di ogni ragionevole dubbio il galantuomo Prodi), a te poi scegliere se lo hai fatto con dolo o perché sei paranoico, né minacciare (si fa per dire) di abbandonare il blog ("quindi se lei non interviene penso che devo salutarla qui") il 12 febbraio 2015 alle 19:59 e poi rimangiarsi la parola il 13 febbraio 2015 alle 00:03. Ti capisco, dove trovi un altro blog dove puoi impunemente diffamare, dando libero sfogo alla tua cattiveria meschinella (prendo a prestito un tuo aggettivo) o alla tua paranoia?
Vincesko

PS: Capisco che non hai il senso del ridicolo, oltre che quello della vergogna, ma perché non lasci perdere la seduta spiritica, ché fai ridere i polli? Ti sfido, invece, per la terza o quarta volta, a produrre la prova valida e terza (Commissione parlamentare o Corte dei Conti o Magistratura o Banca d'Italia o equipollenti) della valutazione manipolata ad arte del Credito it. e della da te asserita connessa responsabilità personale di Prodi, penale o amministrativa.

 
 
Articoli collegati:
 
Allego soltanto due degli articoli su Prodi, uno del Corriere della Sera ed un altro di Sollevazione, pieni di commenti paranoici su Prodi. Riporto il mio commento censurato sul Corriere:
 
A leggere i commenti qui sotto, si capisce l'opera nefasta della diuturna propaganda forsennata anti-prodiana portata avanti per anni dai tromboni ben retribuiti berlusconiani, alla Paolo Guzzanti. Certo però va aggiunto che questa propaganda manipolatoria e strumentale ha potuto attecchire perché ha trovato un terreno fertilissimo. Colpa della tv, della scuola e soprattutto della famiglia.
(censurato)
 
Sul tavolo la carta Prodi: potrebbe affiancare il mediatore dell’Onu
Dopo il mancato appoggio dell’anno scorso, adesso Renzi sembra essersi persuaso che proprio Prodi possa essere il game-changer della vicenda libica
di Paolo Valentino
17 febbraio 2015
http://www.corriere.it/esteri/15_febbraio_17/sul-tavolo-carta-prodi-potrebbe-affiancare-mediatore-dell-onu-dc155f68-b668-11e4-a17f-176fb2d476c2.shtml

SENTITE E GUARDATE CHE DICEVA IL "MORTADELLA"....
29 gennaio
http://sollevazione.blogspot.it/2015/01/sentite-e-guardate-che-diceva-il.html
 
 

Dialogo sulla globalizzazione ed altro

 

A fini di archivio e di divulgazione, riporto una discussione - che forse vale la pena di leggere tutta - tra me, il dotto Valerio_38 ed altri sul tema della globalizzazione ed altro, svoltasi nel blog di PGO su “Repubblica” in “Le carte in tav-ola” http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2011/06/28/le-carte-in-tav-ola/,  già pubblicata in parte in La globalizzazione non è un gioco equo http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760049.html.

Cliccando sulla data, si apre il commento originale.

 

 

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valerio_38 30 giugno 2011 alle 11:18

@Piergiorgio Odifreddi, post del 29 giugno 2011 alle 21:13

Capisco la necessità della concisione, ma la sua risposta a perelman mi sembra francamente abborracciata.
Berlusconi è presidente del consiglio “non perché turlupina le vecchiette”? No, caro Odifreddi, al massimo Berlusconi è presidente del consiglio NON SOLO perché turlupina le vecchiette…., però lo è ANCHE PERCHE’ le vecchiette le ha turlupinate e vorrebbe tanto continuare a farlo.
Perché, caro Odifreddi, gli industriali, i commercianti e i ceti che Berlusconi può sperare di accontentare con le sue mance non sarebbero stati sufficienti a dargli la maggioranza che ha avuto. C’è stata, le statistiche lo dimostrano, una frazione notevole di elettorato popolare che, pur avendo solo da perderci, lo ha votato (e potrebbe continuare a votarlo), proprio perché turlupinata dai lustrini delle sue televisioni (e dalla presa che ha subito stretto attorno alla TV pubblica, non appena ne ha avuto il destro).
Quanto alla lega, per quanto io condivida il suo rigetto morale, penso che considerarla rappresentante di “piccoli uomini razzisti e xenofobi” non aiuti a esorcizzare un problema gigantesco. La lega strumentalizza una reazione che c’è, una reazione ideologica a cause materiali, reazione che non è frutto di preconcetti ideologici (in altre parole, anche la lega turlupina una frazione del suo elettorato).
L’immigrazione incontrollata C’E’ e ha conseguenze MATERIALI, e sono queste conseguenze materiali che consentono alla lega di fare presa con la sua agitazione “xenofoba”. E’ l’immigrazione eccessiva e incontrollata (un fenomeno materiale, che esiste) che ha suscitato una reazione istintiva di autodifesa (fenomeno ideologico) in estesi strati popolari.
Se lei sussume questa reazione nella categoria “razzismo e xenofobia” (come se fosse un atteggiamento artificiale, associato indissolubilmente a “piccoli uomini razzisti e xenofobi“, senza alcuna causa materiale sottostante) scambia le cause con gli effetti.
Per estesi ceti popolari l’immigrazione incontrollata ha comportato una pressione al ribasso sui salari e peggiori condizioni di lavoro, perché il lavoro nero (che ruota attorno all’immigrazione incontrollata, e che spesso è offerto dagli stessi piccoli imprenditori di simpatie leghiste) ha proprio questo preciso effetto materiale.
In un quadro di insicurezza generale del lavoro manuale, di precarietà delle giovani generazioni, di progressivo (e apparentemente inarrestabile) smantellamento di tutele che sembravano acquisite, sarebbe strano che questi effetti materiali non provocassero reazioni a livello ideale.
Insomma: la lega è, a suo modo, un termometro che segnala l’esistenza di profonde tensioni sociali. Bisognerebbe avere il coraggio di guardarci dentro, di scandagliarne le cause e cercare di rimuovere QUELLE cause, non illudersi di poter contrastare la propaganda xenofoba della lega rimanendo soltanto al livello simbolico/ideologico.
Per i burocrati di Bruxelles, entusiasti promotori della ortodossia neoliberale, sussumere nella categoria “razzismo e xenofobia” le reazioni popolari all’immigrazione incontrollata è un’ottima foglia di fico per mascherare il reale obbiettivo delle loro politiche: comprimere i salari (ovviamente “per rendere l’Europa più competitiva”). Ma per un intellettuale schierato a sinistra, limitarsi a suonare lo spartito di Bruxelles mi sembra un po’ riduttivo.
La lega racconta la favola che l’immigrazione incontrollata si combatte rendendo dura la vita all’immigrato. Chi si oppone alla lega, invece che impostare una battaglia puramente ideologica contro “razzismo e xenofobia”, basata sulle giaculatorie “accoglienza e multiculturalismo” (come se queste giaculatorie potessero rendere la vita meno dura agli immigrati), non farebbe meglio a porsi il problema di rendere materialmente dura la vita ai DATORI DI LAVORO che impiegano lavoro nero?
Se l’immigrazione lavora in nero è perché qualcuno quel lavoro nero lo offre, lo pretende, addirittura rifiuta di impiegare lavoratori con regolare cittadinanza italiana, perché potenzialmente in grado di “creare problemi” (poi arriva l’altra foglia di fico: “nessun italiano vuole più fare i lavori che fanno gli immigrati”).
Ma se i neoliberali nostrani (e i suoi entusiasti manutengoli, i Chiamparino e i Bonanni) sono impegnati a convincere i lavoratori Fiat che ha ragione l’aguzzino Marchionne, come potrebbero considerare disumano il lavoro nero e proporsi di combatterne le cause con leggi adeguate?

 

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vincesko 30giugno 2011 alle 12:14

@ Valerio_38 (11:18)
D’accordo quasi su tutto, ma equiparare Chiamparino al sedicente sindacalista (amico del filoconfindustriale Sacconi) Bonanni mi sembra francamente esagerato.

 

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valerio_38 30 giugno 2011 alle 13:56

@vincesko, post del 30 giugno 2011 alle 12:14

Forse non te ne sei accorto, ma in merito ai ricatti dell’aguzzino con maglioncino, Chiamparino ha assunto le stesse posizioni del “sedicente sindacalista (amico del filoconfindustriale Sacconi) Bonanni”, si è schierato con l’aguzzino. Che gli costava, in fondo? Sulle linee di montaggio non doveva certo andarci a lavorare lui. E dunque, vincesko, perché non ti fai qualche domanda scomoda, qualche volta? Usiamo pure il tuo linguaggio da San Vincenzo, se vuoi, ma prova, una buona volta, a rispondere a una domanda come questa: Se “la divisione oggi passa fra chi difende i ricchi (pochi) e chi difende i poveri (tanti)”, e tu ritieni che chi è di sinistra debba schierarsi dalla parte dei poveri (tanti), com’è che il tuo diletto Chiamparino (che dovrebbe condividere questa tua opzione) è così spesso schierato con i ricchi (pochi)?

 

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vincesko 30 giugno 2011 alle 15:28

@ Valerio_38 (13:56)

1. Premetto che di ‘diletto’ non avevo neppure mio padre e mia madre, quando erano vivi (nel senso che io non faccio sconti a nessuno), figuriamoci il pragmatico compagno Chiamparino, del quale mi limito ad esaminare le scelte, talora condividendole, talaltra no.

2. Mi meraviglio che una persona dai ragionamenti sofisticati come te non veda (o non voglia vedere?) la complessità (anche se ormai è piuttosto semplice da interpretare) del mondo in cui viviamo, investito da un planetario processo di riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere, con conseguenti morti e feriti nel nostro campo, che non può – se non riusciamo a correre ai ripari – non innescare una lotta darwiniana, dove un’esigua minoranza – aiutata da milioni di utili idioti, parte ben retribuita, la più parte gratis – detta le regole del gioco, in parte con motivazioni egoistiche e predatorie, ma in parte – ed è questo il punto – per far fronte alla nuove, mutate condizioni della competizione mondiale.

3. Quando a 49 anni sono stato messo, assieme ad altre migliaia di colleghi della nostra grossa azienda, in mobilità, mi sono dato da fare e, pur non avendone (quasi) nessuna attitudine, mi sono imbarcato in un’attività in proprio, e per 15 anni ho dovuto battagliare, ed è stata dura; e non mi sono messo ad imprecare contro il sistema, il destino, il mercato, la CEE, la Cina, ecc. Per cui io ora ho acquisito una mentalità poco pietosa. Anche con quelli come gli operai FIAT, alle prese con un processo di ridefinizione (= ridimensionamento) delle loro condizioni di lavoro, dettato dalla nuova situazione.

4. Chiamparino, posto di fronte alla scelta di accettare le condizioni – in parte obbligate – imposte dalla FIAT oppure vedere probabilmente delocalizzare l’azienda e perdere conseguentemente tutti i posti di lavoro (incluso l’indotto), ha scelto il male minore.

5. Sono sicuro converrai con me che il governo di questo processo non può essere al livello della FIAT, ma del governo nazionale e soprattutto UE. E’ qui che si gioca la partita, dove alcuni giocatori tendono a giocare sporco, potendo coi loro enormi mezzi decidere le regole di gioco ed influenzare le decisioni arbitrali. Ma credo che anche loro hanno capito che non possono tirare troppo la corda. Bisogna evitare di fare ammuina tra i milioni in basso e creare quella pressione indispensabile acché il gioco sia il più equo possibile.

 

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vincesko 30 giugno 2011 alle 16:33

PS:
Prendendo spunto da un servizio appena trasmesso da Radio3-Fahreneit, riporto una lunga ed interessante intervista al propugnatore della de-globalizzazione, Walden Bello:

Walden Bello, scrittore ed accademico filippino, e’ uno dei maggiori critici della globalizzazione e delle derive finanziare del nostro mondo. L’ho incontrato alcuni mesi fa nel suo ufficio di Manila.
http://silvestromontanaro.com/post/2734067473/deglobalizzare-intervista-a-walden-bello

 

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vincesko 30 giugno 2011 alle 16:38

PPS:
Walden Bello: de-globalizzazione, unica salvezza
http://www.libreidee.org/2009/07/walden-bello-de-globalizzazione-unica-salvezza/

 

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valerio_38 30giugno 2011 alle 17:32

@vincesko, post del 30 giugno 2011 alle 16:38

Ottima segnalazione. Ma come fai convivere Walden Bello con la rocciosa fiducia nelle magnifiche sorti e progressive della globalizzazione (e nella possibilità di governarla democraticamente) che ha pervaso, finora, i leader del PD?

 

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vincesko 30 giugno 2011 alle 19:22

@ Valerio_38 (17:32)

Io non credo che i leader del PD (partito composito, che alberga posizioni variegate) siano ora sostenitori acritici della globalizzazione. Ho piuttosto l’impressione che prevalga il ragionamento di Romano Prodi che la considera ineluttabile e quindi ne vede soprattutto i vantaggi da cogliere, non nascondendosi certamente gli svantaggi. Il problema, come dice Walden Bello (e come sostengo anch’io da tempo, visto che ne ho conosciuto le tesi poco fa) è che è necessario un movimento di popolo dal basso (che invece finora ha costituito la massa di utili idioti a loro favore) per vincere la pretesa di 4 gatti potentissimi, ricchissimi, avidissimi e spietatissimi di decidere la “schiavizzazione” del resto dell’umanità.

Ma il popolo italiano (come gli altri popoli occidentali) non può reggere altri 15 anni (durata probabile perché la legge dei vasi comunicanti produca il livellamento dei salari e degli assetti normativi sul lavoro) in una crisi economica devastante. Già ora, come s’è visto dai risultati elettorali e referendari, c’è sia una diversa consapevolezza del problema, sia, soprattutto, un più forte e diffuso spirito di reazione.

Ciò che mi preoccupa leggendo l’intervista a Walden Bello è che egli, a differenza di ciò che penso io, è che ritiene impossibile una soluzione socialdemocratica alla globalizzazione: “Quelli che sostengono «la globalizzazione è irreversibile, dobbiamo soltanto umanizzarla» si illudono: è impossibile umanizzare la globalizzazione, dovremmo piuttosto capovolgerla.”

Intanto, in attesa dell’eventuale de-globalizzazione, un bel compito si presenta ai leader del PD e a tutti gli altri leader di sinistra europei: rendere più equi gli scambi commerciali con i Paesi emergenti; fare pressione per ottenere un miglioramento dei loro salari e condizioni di lavoro; distribuire i sacrifici da noi in modo equo. Ma bisognerà smettere la nostra abitudine all’ammuina e pungolarne e sostenerne l’azione.

 

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valerio_38 30 giugno 2011 alle 22:05

@vincesko, post del 30 giugno 2011 alle 19:22

Mi fa piacere che la lettura dell’intervista a Walden Bello ti abbia aperto gli occhi (probabilmente solo un po’, ma è sempre un passo avanti). Ma ti inviterei a riflettere più a fondo sulle conseguenze delle considerazioni che Bello fa in quella intervista.
La globalizzazione non è un fenomeno atmosferico.
Un fenomeno atmosferico ha cause che sfuggono al nostro controllo, per cui è ineluttabile e si può solo cercare di ripararsi dagli effetti (e non c’è bisogno di Prodi per saperlo).
La globalizzazione, invece, è la conseguenza di scelte politiche consapevoli, dunque ha dei padri con nome e cognome ed è troppo comodo, dopo averla scatenata, venirci a raccontare che è ineluttabile (come proclama Prodi, forse perché ne ha condiviso una qualche responsabilità, visto che ha svolto il ruolo di consulente per Goldman Sachs) e che “bisogna governarla”.

Qualche elemento per identificare gli apprendisti stregoni della globalizzazione è fornito da un interessante passo di Luciano Gallino (Finanzcapitalismo, Einaudi 2011, pagg. 69-74). Il tetso è piuttosto lungo, chiedo scusa. Un altro passo, altrettanto illuminante puoi leggerlo al termine degli interventi sul precedente post di Odifreddi.

DOV’ERANO LE REGOLE E I REGOLATORI?

Al contrario di quanto solitamente si legge, la liberalizzazione dei movimenti di capitale non è stata un’invenzione dovuta esclusivamente a economisti, banchieri e politici americani, che gli europei in subordine hanno poi subito o imitato. Una spinta autonoma in tale direzione, e di grande forza, è provenuta dall’Europa occidentale.
Meno che mai risponde a verità che le sinistre europee siano state travolte da un processo di troppo superiore alle loro capacità di resistenza. La globalizzazione finanziaria è decollata grazie a contributi fondamentali di politici e partiti che si reputavano di sinistra; il che costituisce, a posteriori, un paradosso a fronte di un processo mondiale che è stato condotto palesemente in funzione antioperaia. Però codesti precedenti spiegano anche il fascino che la mitologia neoliberale o liberista ha avuto agli occhi della «nuova sinistra» britannica, tedesca, italiana, ivi compresi non pochi già appartenenti ad auto-estintisi partiti comunisti.

Della liberalizzazione dei capitali sono stati protagonisti soprattutto alcune personalità della politica e dell’economia francesi, tra i quali ho già citato il presidente François Mitterrand, che prima era stato per dieci anni segretario del partito socialista, e il suo ministro dell’Economia e delle Finanze, poi presidente della Commissione Europea Jacques Delors, parimenti socialista. Ad essi si possono aggiungere Michel Camdessus, iperliberale nominato proprio da Mitterrand governatore della Banca di Francia (1984-87), e di lì transitato alla testa del Fondo Monetario Internazionale (1987-2000); Henri Chavranski, presidente dal 1982 al 1994 del Comitato per i movimenti di capitale e le «transazioni invisibili» dell’Ocse (espressione che pare quasi un’anticipazione della finanza ombra); Pierre Beregovoy, altro dirigente di primo piano del partito socialista convertitosi fervorosamente al liberismo,che ebbe poi modo di praticare nel ruolo sia di ministro dell’Economia e delle Finanze (1984-86, governo di Laurent Fabius; 1988-92, governo di Michel Rocard), sia come primo ministro (1992-93).
La conversione al neoliberalismo o liberismo dei massimi politici socialisti francesi venne sollecitata da una sconfitta. Fino al 1983 i francesi avevano tentato in ogni modo di ostacolare l’espatrio dei capitali nazionali all’estero, senza riuscirvi. In barba alle leggi e ai controlli vigenti, i patrons della finanza e dell’industria muovevano i capitali come e dove volevano. Tra il 1983 e il 1986 la dirigenza politica dell’Esagono mutò radicalmente di posizione: se i movimenti di capitale risultavano comunque incontrollabili, quanto invisibili, tanto valeva rendere esplicita e pienamente legalizzata la loro libertà di movimento.
Prendeva così corpo, accanto se non addirittura prima del più famoso Consenso di Washington, il Consenso di Parigi.
Dopo il 1986, si legge in un lungo saggio dedicato per intero a quest’altro consenso, «varie personalità francesi arriveranno a figurare in primo piano tra coloro che hanno reso possibile la globalizzazione come la conosciamo oggi… Non sono gli Stati Uniti che hanno condotto la battaglia per istituzionalizzare le regole e gli obblighi di un mercato finanziario liberale … I francesi non vi sono stati forzati dagli Usa; sono essi che hanno preso la testa del movimento»”.
La Germania e il Cancelliere Helmut Kohl furono sin dall’inizio i loro migliori alleati; la Commissione Europea guidata dal socialista Delors si adoperò con successo per coinvolgere nella liberalizzazione l’Italia, la Spagna e altri paesi.

Negli Stati Uniti la battaglia per liberalizzare i movimenti di capitale, adducendo in molti casi proprio l’esempio battistrada dell’Europa, ha preso soprattutto forma di smantellamento della legislazione che durante i primi due mandati presidenziali di Franklin D. Roosevelt (1932-1940) era stata introdotta per impedire alle banche e altre istituzioni finanziarie di operare con finalità speculative, largamente eccedenti la loro funzione primaria di sostegno dell’economia reale.
Il testo più importante di tale legislazione è stata la seconda legge Glass-Steagall, approvata nel giugno 1933 (una prima legge del 1932, proposta dagli stessi deputati, non ha lasciato molte tracce). La nuova legge vietava anzitutto alle banche commerciali di operare allo stesso tempo come banche di investimento; il pericolo essendo, quando le due attività fanno capo a una medesima società, che i depositi, garantiti dal governo, vengano utilizzati per operazioni ad alto rischio, le cui eventuali perdite non hanno alcun diritto a essere rimborsate a spese del contribuente. Inoltre diversi articoli della legge, insieme con altri testi legislativi cui rinviava, oppure emanati in seguito per completarla, vietavano di collocare fuori bilancio sia attivi che passivi; ostacolavano gli scambi di derivati al di fuori delle borse a fini speculativi; ponevano un freno all’ingigantimento degli enti finanziari mediante fusioni e acquisizioni. In altre parole la legislazione introdotta dal Congresso dopo la crisi del ‘29 impediva alle istituzioni finanziarie di compiere quasi tutti quei generi di operazioni che erano state all’origine della crisi di allora e lo sono state, su un piano ancora più ampio, di quella attuale.
Dopo anni di pressioni e di lobbying da parte delle grandi banche e compagnie di assicurazione, comprendenti anche il versamento di centinaia di milioni di dollari a favore delle campagne elettorali di politici sia repubblicani che democratici, oltre a numerosi interventi legislativi ad hoc che l’avevano ormai drasticamente depotenziata, la legge Glass-Steagall fu ufficialmente abolita nel novembre 1999. Strumento operativo della sua soppressione fu il Financial Services Modemization Act, nota anche come legge Gramm-Leach-Bliley dal nome dei suoi proponenti, firmata dal presidente democratico William J. Clinton. Essa rendeva nuovamente possibile alle banche di compiere tutte le operazioni ricordate sopra, a conferma del fatto che la memoria dei politici, e dei banchieri, è davvero corta.
Tra le altre numerose leggi di minor risalto che hanno totalmente liberalizzato le attività delle banche americane va ricordato il Commodity Futures Modemization Act (Cfma) del dicembre 2000, anch’esso firmato dal presidente Clinton. E stato principalmente il Cfma a spalancare le porte alla moltiplicazione senza limiti dei derivati trattati al di fuori dei mercati di borsa. Se ne giovò su larga scala, non da ultimo per truccare i bilanci societari, l’archetipo dei disastri industrial-finanziari degli anni 2000, la Enron.

La deregolazione delle attività degli enti finanziari, tanto quella compiuta in Usa a partire dalla presidenza Reagan (1981-1988) e dai governi di Margaret Thatcher nel Regno Unito (1979-1990), quanto quella avviata quasi contemporaneamente dalla Francia nella futura UE, presenta alcune caratteristiche che è utile, per comprendere le cause della crisi, annotarsi con cura. Innanzitutto essa rende evidente che deregolare non significa affatto abolire le regole in vigore, allo scopo di permettere ai suddetti enti di agire come gli pare. Significa piuttosto sostituire le regole esistenti con altre che allargano a dismisura il perimetro delle attività degli enti stessi, rendendo pienamente legali molti tipi di attività che senza le nuove regole potrebbero essere esposte a contestazioni sia da parte di qualche pignolo rappresentante della legge, sia dei risparmiatori; sia, ancora, da qualche istituzione concorrente. Nella realtà le regole «liberalizzanti» possono essere assai più complicate e lunghe di quelle vincolanti. Per dire, il Cfma americano del 2000, da cui sono discese le nuove generazioni di derivati, era soltanto un emendamento a una legge di per sé assai corposa, ma occupava ben 262 pagine.
In secondo luogo, sia cedendo a pressioni o lusinghe politiche, sia operando esse stesse come braccio politico, le autorità di sorveglianza – in primo piano la Fed e la Sec americane, ma anche la Banca d’Inghilterra e la connazionale Financial Services Authority (Fsa), nonché la Banca Centrale Europea -anziché badare all’applicazione delle regole in vigore, hanno sovente spianato la strada delle liberalizzazioni dando scarso peso ai pericoli che ad esse palesemente si accompagnavano, e non di rado ignorandoli del tutto. Quelli insiti nella bolla immobiliare, gonfiata anche dal predatory lending, ossia dai mutui non soltanto concessi con troppa facilità ma pure truffaldini, erano evidenti a molti osservatori fin dal 2003-2004. Del pari i medesimi enti hanno sottovalutato o ignorato i segnali di grave destabilizzazione del sistema finanziario che pure molti centri studi, facenti capo proprio all’establishment dell’alta finanza, avevano lanciato.
Allo stesso proposito merita ricordare i dettagliati rapporti della Banca dei Regolamenti Internazionali e, nientemeno, del World Economie Forum (Wef), un’associazione ultraliberale. In uno di questi, pubblicato nel gennaio 2007, il Wef sottolineava: «Negli ultimi dieci anni i prezzi delle case sono raddoppiati in termini reali sui mercati più maturi (e su alcuni mercati emergenti), spingendo i rapporti prezzo/reddito a livelli mai visti in precedenza. Molti esperti temono una caduta dei prezzi su larga scala, con differenti impatti sul consumo, la crescita economica e il prezzo di altri attivi». Nel rapporto il rischio che ciò accadesse era stimato sopra il 10 per cento (un livello da considerare altissimo: nessuno salirebbe su un’auto, un ascensore o un aereo di cui sapesse che ha il 10 per cento di probabilità di guastarsi in marcia); le perdite economiche conseguenti erano previste superare un trilione di dollari. Nonostante simili preavvisi, sia Alan Greenspan, l’ineffabile presidente della Fed che la bolla stessa aveva energicamente favorito con la sua politica monetaria, sia il suo successore Ben Bernanke, continuarono a ripetere che il mondo della finanza aveva raggiunto una tale maturità ed efficienza di mezzi da non aver più bisogno di alcuna regolazione da parte dello stato: era perfettamente in grado di regolarsi da solo.
Nel Regno Unito, ci volle l’assalto del pubblico agli sportelli della Northern Rock (settembre 2007) affinchè il Cancelliere dello Scacchiere (cioè il ministro delle Finanze) e la Financial Services Authority si rendessero conto che il tetto del sistema stava per crollare. Nell’eurozona la banca franco-belga Dexia è stata salvata dalla bancarotta nell’ottobre del 2008 con un esborso di 6,4 miliardi di euro (cui ha contributo anche il Lussemburgo). Anche in questo caso è difficile ammettere che le banche nazionali di Francia e Belgio non sapessero, da almeno un anno, che essa era in pericolo a causa delle massicce partecipazioni a banche di investimento straniere sull’orlo dell’abisso come la Lehman Brothers (che nell’abisso cadde appunto nel settembre 2008). Quanto alla Banca centrale europea, concentrata com’era nella sua battaglia contro improbabili rischi di inflazione, fino all’ultimo non sentì, non capi e non aprì bocca su quanto stava accadendo.

Si possono dare diverse spiegazioni del fatto che le massime autorità finanziarie internazionali sembrino non aver né visto né compreso l’avanzare della crisi, quando non l’abbiano addirittura favorito. La storia e i personaggi del trentennale processo di deregolazione, riassunto sopra, ne suggerisce una su tutte: in Usa come nella UE gli intrecci organizzativi, personali e ideologici tra finanza e politica, tra enti che dovrebbero essere regolati ed enti regolatori, tra cariche private e cariche pubbliche, sono stati e sono tuttora così stretti da rendere illusoria l’attesa che anche in vista della crisi la politica riprendesse una congrua misura di autonomia, se non di potere, rispetto alla finanza.

Concordo con te, vincesko: “ un bel compito si presenta ai leader del PD e a tutti gli altri leader di sinistra europei”.
Ma qui l’unico “che ha fatto ammuina”, almeno finora, sei tu. Possibile che il tuo intuito infallibile (”che sa fare 2+2 mentre gli intelligentoni no”) non si sia mai accorto che gli attuali leader del PD (e in particolare i miglioristi ex comunisti ai quali ti senti vicino, quelli che a Milano, ai tempi di “manipulite” erano sarcasticamente indicati come “piglioristi”, a significare la loro contiguità, anche “pragmatica”, con le peggiori abitudini del craxismo) hanno condiviso per due decenni (e condividono ancora) l’ideologia neoliberale che ha costituito il fondamento teorico della globalizzazione?
Speri di salvare il pollaio facendo appello alle volpi? Ma vincesko, ma dove hai vissuto finora?

 

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vincesko 1 luglio 2011 alle 00:27

@ Valerio_38 (30.6 22:05)

Documento interessante. Ma di nuovo, per la quarta o quinta volta in un mese, mi attribuisci una “colpa” che non ho. A tua discolpa, riconosco che tu non puoi sapere come compiutamente la penso, poiché frequento da poco questo blog, anche se… E perché non sai che io ho l’abitudine di fare l’avvocato del diavolo o limitarmi a giustapporre due tesi contrapposte sullo stesso tema per sollecitare il dibattito e chiarirmi ulteriormente le idee. Né puoi sapere che soltanto da 2 anni ho ripreso, dopo 30 anni, una qual certa attività politica, quasi tutta svolta nel web.
Ora, per “discolparmi”, riporto alcuni miei commenti ‘postati’ l’anno scorso in un circolo on-line del PD (ormai chiuso):

Permalink Risposto da Vincenzo su 25 Giugno 2010 a 18:04
Sullo stesso argomento e su altro.
Talora, trovo il compagno Alfredo Rechlin “troppo” intelligente. Come quando, qualche settimana fa, in un’intervista all’Unità, ha definito Pieluigi Bersani una brava persona, ma non un granché come segretario.
Giudico, invece, questo suo articolo, che allego, del tutto condivisibile. Anch’esso evidenzia un’esigenza che è mia da tempo: quella “riformistica” di un’alleanza tra i produttori, che deve andare di pari passo con un’azione collettiva, volta a contrastare la pretesa egoistica ed inaccettabile di un pugno di miliardari e milionari di anteporre ed imporre il loro interesse a quello di miliardi di altri uomini e donne. E per far questo impongono ai governi assenza di regole stringenti; comprano o riescono ad ottenere il consenso dei ceti abbienti, ma anche di quelli poveri; si avvalgono dell’opera, ben retribuita, di intellettuali, economisti e giornalisti, e di “utili amici” come Marchionne.

Permalink Risposto da Vincenzo su 1 Luglio 2010 a 13:22
Mentre i leader europei discutono, il presidente USA “espugna” Wall Street.
Usa, Obama esulta: varata la riforma di Wall Street

Permalink Risposto da Vincenzo su 16 Luglio 2010 a 21:31
‘Post’ interessante. Sorge spontanea una domanda: stamane a Radio3, anche Loretta Napoleoni ha affermato che bisognerebbe ripensarci sulla mondializzazione dell’economia. Ma secondo te è un’ipotesi realizzabile concretamente? E come? E con quali vantaggi/svantaggi (tra questi ultimi, un aumento dell’inflazione)?

Permalink Risposto da Vincenzo su 30 Luglio 2010 a 16:14
Allego anche qui l’editoriale di domenica 25.7 di Eugenio Scalfari, che ho già riportato nel thread “Che ne pensiamo della CGIL?”, che continua quello del 20 giugno sui “vasi comunicanti” (“A Pomigliano comincia l’epoca dopo Cristo”) ed in cui riparla del caso Pomigliano come “apripista” ed, in conclusione, riafferma (come aveva fatto nell’editoriale precedente parlando dell’indispensabilità di“un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha”) che “Questa delle ingiustizie sociali da combattere è la madre delle riforme”.
Lo faccio sia perché è pertinente qui, sia perché si lega molto bene con l’analisi che fa Massimo Mucchetti sul “Corriere”, sulla quale richiamo l’attenzione di tutti, poiché parla anch’egli della Fiat, ed affronta con parole nette e franche uno dei problemi cruciali cui siamo di fronte: gli effetti negativi della globalizzazione ed i modi alternativi, addirittura opposti, in cui affrontarli: se privilegiando gli interessi miopi ed egoistici, dannosi in prospettiva futura, di una sparuta minoranza (“le elite finanziarie”) oppure difendendo “l’economia sociale di mercato dell’Europa”.
E’ una questione cruciale che, lo sostiene con forza anche Vendola nel suo intervento recente (vedi l’altro thread su di lui), interpella in primo luogo tutto il centrosinistra.

http://pdobama.ning.com/forum/topics/la-portata-della-crisi

Potrei continuare a lungo (ne scrissi centinaia di ‘post’ su vari temi per rianimare il circolo).

 

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vincesko 1 luglio 2011 alle 11:04

OT (ma fino a un certo punto…).

Dopo questa notizia di oggi:

IL CASO
Strauss-Kahn potrebbe essere liberato
“Troppe lacune in racconto cameriera”

Clamorosa retromarcia degli investigatori, lo scandalo che ha fatto perdere il posto al direttore del Fondo monetario internazionale potrebbe essere una montatura. Un investigatore: “L’indagine è un disastro”. La donna ha un rapporto sospetto con un detenuto e riceve versamenti sul suo conto da tutto il mondo
dal nostro inviato ANGELO AQUARO

ripropongo questo mio commento ‘postato’ in un ‘post’ precedente (”Chi ama Osama o Obama”), che suscitò le reazioni sdegnate di Valerio_38 e di Aurelianus):

L’“affaire” Dominique Strauss-Kahn

Prima del fatto: il giorno 12.5 scorso ho pubblicato nel blog “Percentualmente” il seguente commento:
“Luciano Barca, in questo articolo, evidenzia e giudica positivamente il cambiamento di rotta del FMI per merito del nuovo direttore generale, Dominique Strauss-Kahn.
“E’ necessario ridurre le ineguaglianze. Le indicazioni del Fmi per uscire dalla crisi”
http://www.eticaeconomia.it/e%e2%80%99-necessario-ridurre-le-ineguaglianze-le-indicazioni-del-fmi-per-uscire-dalla-crisi.html

Dopo il fatto, il 16.5, ho commentato così:

Elementi pro e contro di un “affaire” che mi ha colpito molto (vedi più sopra), perché sfortunatamente coinvolge un potente di orientamento socialdemocratico, che – l’ha detto il suo amico Fitoussi – ha urtato ambienti conservatori molto potenti perché ha cambiato la dottrina del FMI.

Aggiungo una considerazione – come dire? – esclusivamente tecnica. Io sono del parere che si possa essere succubi dei propri “istinti” e che quando questo succede non prevale certamente il raziocinio, ed emerge un lato della personalità sconosciuta agli altri, ancorché amici o parenti stretti; ma credo anche che per certi tipi di violenza (v. articolo allegato) – se di questo si tratta – sia praticamente indispensabile una qualche “collaborazione” della vittima, almeno sotto forma di acquiescenza imposta, che può essere frutto soltanto di una minaccia grave o di una forma estrema di subordinazione psicologica.

“Graffi sul torace di Strauss-Kahn
difesa in difficoltà, niente scarcerazione”

[...] “Dominique non è stupido: uno stupro in un hotel di New York è l’ultima cosa che farebbe”, ha detto l’economista Jean Paul Fitoussi.
(Fitoussi – l’ho sentito in diretta – ha fatto queste dichiarazioni stamattina a “Radio3-Tutta la città ne parla”).

E ieri, 18.5:

Nell’articolo di oggi (“Dostoevskij nella suite”, troppo severo e giocato quasi interamente in chiave di colpevolezza (ma anche di stupidità), Barbara Spinelli scrive: 
“Ci sono tutti gli ingredienti della favola nera: c’è il Dr. Jekyll che beve la miscela che s’è fabbricato e barcolla in vie notturne tramutato in criminoso Mr. Hyde. E c’è qualcosa di talmente cupo che si stenta a non fantasticare su avversari che altro non aspettavano che il finale sbandamento. Perché gli avversari politici esistevano, sesso e violenza non occupavano tutti gli spazi di DSK. Quel che stava facendo, nel Fondo, era secondo alcuni una rivoluzione. Appena 9 giorni prima del fattaccio, Joseph Stiglitz, l’economista che da anni denuncia i misfatti del Fmi, scrisse un articolo in cui annunciava la svolta radicale che Strauss-Kahn voleva imprimere all’istituzione: la fine delle condizioni capestro imposte ai paesi poveri, il “nesso indispensabile tra equità, occupazione e stabilità economica”, la volontà di mettere tale nesso al centro del governo mondiale dell’economia (discorso alla Brookings Institution, 13 aprile 2011)”.

Vedremo gli sviluppi, ma quel che è certo è che i ricchissimi – ingordi e crudeli – hanno ora un potente nemico in meno.

 

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valerio_38 1 luglio 2011 alle 11:24

@vincesko,post del 1 luglio 2011 alle 11:04

E’ inutile tentare di giustificare le “scappatelle” di Strauss-Kahn, magari solleticando i soliti riflessi condizionati maschilisti.
Il problema è semplice: se Strauss-Kahn era davvero al centro di uno scontro epocale con i predatori della finanza, perché stava impostando una “rivoluzione” nelle politiche del FMI, che senso aveva, per lui, mettere a repentaglio la sua “battaglia epocale” per non perdere l’occasione di una squallida avventuretta con una cameriera in un albergo di NY?
Solo un idiota (come Clinton, per intenderci) può cascare in una trappola così ovvia e prevedibile. Quindi, qualsiasi retroscena emergerà dalla vicenda (stupro o rapporto consenziente non ha alcuna importanza), non potrà cambiare il giudizio: Strauss-Kahn è stato e rimane un idiota. Strano che il tuo infallibile intuito non ti dia questa semplice ed ovvia risposta. Che sia condizionato da qualche sottostante riflesso di protezione maschilista?

 

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vincesko 1 luglio 2011 alle 12:05

@ Valerio_38 (11:24)
Bel modo – tignoso – di continuare a vedere l’”affaire” DSK. E – cela va sans dire – moralistico.
Continui a dare per scontata la veridicità dell’imputazione, facendo strame del principio di civiltà giuridica di presunzione d’innocenza.
Non prendi in conto neppure quanto ho scritto sulla potenza delle pulsioni (maschili o femminili!), che tu cataloghi – beato te: sei indenne o hai sublimato le tue? – sotto la voce “idiozia”.
Il mio intuito (poiché ne so quanto te) è incline, poi, ad escludere il complotto ex ante dei poteri forti, [*] ma non l’evidente strumentalizzazione ex post, cui ti presti anche tu…
T’inviterei sommessamente ad interrogarti ed esercitare il tuo di intuito – invero piuttosto anchilosato – sul caso Grecia ante e post gestione Strauss-Kahn del FMI.

[* In questo caso, il mio intuito (quasi) infallibile parrebbe, sottolineo parrebbe, avere fatto cilecca, cfr. la conclusione della Ricostruzione de L’affaire Dominique Strauss-Kahn  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763669.htm].

 

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tony_montana_ii 1 luglio 2011 alle 12:25

@vincesko
Hai ragione da vendere.
Prima di tutto, quasi a compensazione (la “giustizia” per alcuni è questo, ahinoi!) abbiamo come nuovo presidente del FMI, Christine Lagarde, una francese (sempre europei o americani al FMI? quando capiranno che il mondo è cambiato e che forse sarebbe più opportuno accorgersene!).
Tre giorni dopo la nomina della Lagarde, ecco trapelare la notizia che Strauss-Kahn è probabilmente innocente (personalmente non avevo dubbi).
Non sono un complottista, ma evidentemente, ex post, qualcuno ne ha approfittato.

———-
Sento parlare di globalizzazione come se fosse un problema! Sembra che questo mostro abbia creato degli scompensi enormi, che stia affamando interi popoli, ecc…
A me pare che questo processo, iniziato dopo la crisi petrolifera e in accelerazione dopo la caduta del blocco sovietico, ha portato, a conti fatti, più benefici che altro.
Se si vuole più equità e più ridistribuzione delle ricchezze, è naturale che la parte ricca del mondo (noi!) stia peggio di prima a tutto vantaggio dei paesi emergenti (che ora stanno decisamente meglio di prima). 60 milioni di italiani rappresentano il 4% della popolazione cinese. Tutta la popolazione europea è appena 1/3 della Cina.
Andatelo a dire ai cinesi di fermarsi ora. Questa sì che verrebbe vista come una mossa neocoloniale!
Quando si fece entrare la Cina nel WTO, eravamo tutti convinti di poter invadere il mercato cinese con i nostri prodotti; in realtà sono loro che hanno (giustamente, questa è la forza del mercato) invaso noi. L’unica cosa che possiamo fare è competere ad alto livello con la Cina, migliorandoci. Loro hanno il Maglev, noi per costruire la TAV siamo partiti all’ultimo giorno, con l’ausilio della forza. Il nostro principale ostacolo siamo noi stessi!

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tony_montana_ii 1 luglio 2011 alle 12:27

PS: Dimenticavo di dire che anche in Occidente (non so in Italia) si sta meglio di prima, anche se la contingenza attuale è di stampo recessivo.

 

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vincesko 1 luglio 2011 alle 13:18

@ Tony_montana (12:25)

DSK
Per legge non scritta, la Banca Mondiale è appannaggio di uno statunitense, l’FMI di un europeo.
La notizia su DSK, come forse si sa, è del New York Times:
http://www.nytimes.com/2011/07/01/nyregion/strauss-kahn-case-seen-as-in-jeopardy.html?ref=global-home

Globalizzazione
La globalizzazione oggi non è un gioco equo (se leggi l’intervista a Walden Bello allegata sopra ne hai conferma), sia per la sottovalutazione dello yuan cinese (e del dollaro USA), che equivale a mettere un dazio sulle importazioni cinesi (o americane), sia per il dumping sociale, la cui gestione è politica (cioè in mano al partito comunista cinese); sia per l’assenza di controlli qualitativi e normativi efficaci ed incisivi sulle merci cinesi o orientali o extra UE prodotte dalle nostre aziende delocalizzate, importate in UE.
Quando l’Italia ha chiesto una normativa più severa sulle importazioni di prodotti tessili a difesa dei nostri prodotti, i Paesi scandinavi si sono opposti, per salvaguardare il vantaggio dei consumatori svedesi o finlandesi dei bassi prezzi dei prodotti cinesi.
Va rimarcato che bisogna appunto distinguere gli effetti della globalizzazione sui vari Paesi UE, sulla base del criterio della complementarità delle nostre economie con quella cinese, massima ad esempio per la Germania, non altrettanto, purtroppo, per l’Italia.
Una normativa e controlli più stringenti vanno contro gli interessi – esogeni – della potente Cina, ma anche quelli – endogeni – delle nostre potentissime multinazionali, che producono a prezzi cinesi (1/10 di quelli occidentali) e vendono da noi a prezzi occidentali, lucrando gli enormi sovrapprofitti.
Questo, più che un’improbabile de-globalizzazione, è forse il problema prioritario da aggredire.

 

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vincesko 1 luglio 2011 alle 17:45

Ne approfitto, visto che Preferax25, che reclamava spazio, non pubblica commenti.

IL CASO
Strauss-Kahn tornerà libero
Ok della procura a scarcerazione

Clamorosa svolta per l’ex direttore del Fondo monetario internazionale agli arresti domiciliari con l’accusa di stupro ai danni di una cameriera. Dubbi sulla credibilità della accusatrice. Riavrà indietro la cauzione versata, con la revoca della custodia cautelare, ma sarà soggetto a restrizioni

http://www.repubblica.it/esteri/2011/07/01/news/ok_scarcerazione_strauss-kahn-18509368

 

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valerio_38 1 luglio 2011 alle 18:55

@vincesko, post del 1 luglio 2011 alle 12:05

Che c’entra la questione “innocenza” o meno?
Il fatto che Strauss-Kahn abbia offerto a una cameriera d’albergo (con la quale, per suo esplicito riconoscimento, ha effettivamente avuto un rapporto sessuale) la possibilità di trascinarlo in tribunale per me è sufficiente per dire che è un idiota. Punto. Qui le pulsioni c’entrano come i cavoli a merenda. Se una persona della sua età e con le sue responsabilità sa di non poter controllare la patta dei suoi pantaloni e non può resistere all’idea di scegliere a capocchia partner occasionali può esprimersi in innumerevoli carriere di grande prestigio sociale, dati i tempi (gigolò, critico d’arte, tycoon televisivo, tuttologo, ecc.), ma se pretende di calarsi nei panni dello statista o del gran commis di istituzioni internazionali (dove sibilano sciabole e coltelli dietro ogni angolo) va in cerca di guai, e immancabilmente li trova (in Italia come altrove).
Tutto il resto è fumo.

 

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vincesko 1 luglio 2011 alle 21:14

@ Valerio_38 (18:55)
Non fare il finto tonto, tutti possiamo errare, diabolico è perseverare.
Ti rammento che all’inizio tu eri convintissimo della sua colpevolezza.
Le pulsioni “c’entrano come i cavoli a merenda” soltanto per uno che – sovrumano – o ne è immune o le ha sublimate. Per il resto dell’umanità, soprattutto per i potenti (vedi SB o ciò che si usa definire doppia morale, prima degli aristocratici, ora dei ricchi in genere), è pane quotidiano.
Chissà quante volte DSK si sarà trovato in quella situazione (pare molte volte). In questo caso, risulterebbe che il rapporto sia stato regolarmente consenziente (mero incontro di domanda e offerta). Definirlo per questo un’idiota è soltanto una manifestazione di moralismo benpensante. Se si fosse reso colpevole di violenza, allora sì avresti ora tutto il diritto di definirlo idiota, o peggio.
Ti auguro una bella scopata.

PS: Piuttosto, sarei molto interessato a conoscere sinteticamente le soluzioni di Gallino alla globalizzazione, se ne ha di concrete e praticabili.

 

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valerio_38 1 luglio 2011 alle 23:58

@vincesko, post del 1 luglio 2011 alle 21:14

Non fa parte della mia mentalità elucubrare sulla colpevolezza o meno di un personaggio che non conosco, che è stato coinvolto in un episodio fin dall’inizio dai contorni poco chiari e di cui si continua a sapere con certezza ben poco.
La colpevolezza o meno di DSK verrà appurata da una corte. Io ho espresso fin dall’inizio (e continuo a esprimere) un giudizio politico sul comportamento abituale del personaggio DSK (in base ai numerosi e controversi episodi di cui era stato protagonista anche in precedenza). E questo tipo di giudizio politico non ha bisogno di attendere la sentenza del giudice USA, così come, se vedi un tuo vicino uscire da casa tua con la tua argenteria, non hai bisogno di attendere i tre gradi di giudizio delle corti repubblicane per smettere di considerarlo ospite gradito in casa tua (copyright Piercamillo Davigo).
L’abitudine di tacciare di “moralismo” (il termine, non a caso, è stato impugnato per la prima volta dai ladroni craxiani per irridere i loro “ingenui critici”) chiunque pretenda che chi assume cariche pubbliche si comporti in modo “virtuoso” è un segno della degenerazione dei tempi.
Invocare le “naturali pulsioni” (la versione “politicamente corretta” dei vecchi ammiccamenti tipo “si sa, l’uomo è cacciatore”) per scusare gli umilianti sotterfugi di Clinton con Monica Lwinsky, i traffici di escort e cocaina nei quali sono coinvolti, sempre più spesso, membri di parlamenti e di governi così come giovani rampolli di illustri stirpi industriali, la risaputa abitudine di Strauss-Kahn di molestare spudoratamente qualunque donna gli capitasse a tiro, è il modo migliore per accelerare il generale degrado del costume civile. Perché, come è noto, l’esempio viene dall’alto e sarebbe singolare aspettarsi che i governati sviluppino virtù civili se è considerato normale che i loro leader si ritengano al di sopra della legge, siano mentitori abituali nella loro vita privata come in quella pubblica, vivano di sotterfugi, non abbiano scrupoli a mettersi in situazioni che li espongono al ricatto (il che demolisce le basi del rapporto di fiducia fra rappresentanti e rappresentati, rapporto che, per definizione, non è possibile se i rappresentanti sono dei gaglioffi).
Per questo, dai suoi rappresentanti il popolo dovrebbe pretendere il rispetto di standard di virtù civili superiori di quelli ai quali si pretende si attengano i semplici cittadini. Altro che “moralismo”.

PS. Il tuo linguaggio raggiunge vette ineguagliabili di eleganza e raffinatezza, quando vuoi mostrarti moderno, disinvolto, disinibito. A ben vedere, peraltro, non sei molto originale. In fondo è il solito, trito gallismo italico, solo un po’ più volgare. Anche in questo, sei probabilmente debitore al dominante mood berlusconiano. Ognuno si sceglie i modelli che sente più vicino alla propria sensibilità.

PS. Il libro di Luciano Gallino è disponibile in libreria. Le questioni complesse non si possono “conoscere sinteticamente”, premasticate. Bisogna imparare a masticarle in proprio.

 

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vincesko 2 luglio 2011 alle 01:03

@ Valerio_38 (01.07 23:58)

Oh, questo tuo ultimo commento mi è piaciuto di più; hai smesso i toni esageratamente indignati ed hai anche calibrato in misura più congrua giudizio morale e pruderie d’antan, purtroppo con uno slalom-scivolata in un potpourri di vocaboli e immagini da codice penale, che credo, o almeno spero, siano propri solo di una minoranza di coloro che sono investiti di cariche pubbliche.
Ai quali non si può chiedere l’ascetismo o la castità. Una congrua dose di sesso non può che far loro del bene. Non tutti hanno la capacità di sublimare. Del resto, guai se si sottoponesse un po’ di gente – di varie professioni – ad uno screening psicologico: se ne vedrebbero delle belle.

Uso certi termini spiazzanti strumentalmente, per la loro efficacia quando si tratta di sgretolare un muro di rigidità.

Leggo soltanto classici, romanzi russi e libri di psicologia, negli ultimi tempi anche di storia. Comunque, non credo proprio che, se decidessi lontanamente di acquistare il saggio di Gallino, riuscirei a trovarlo nel piccolo paese isolato dove ora sto, anche ordinandolo (c’ho già provato con un altro libro). Né credo non si possa tentare di riassumerne – se esistono – le soluzioni alla globalizzazione. A meno che non siano elucubrazioni da intelligentone, che non m’interessano.

 

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valerio_38 2 luglio 2011 alle 15:22

@vincesko, post del 2 luglio 2011 alle 01:03

I libri si possono ordinare via web anche se si abita in uno sperduto paesello. Leggere qualche libro intelligente penso ti farebbe bene. Forse contribuirebbe a diminuire la tua spocchia e a instillarti qualche dubbio sul tuo infallibile intuito.
Aspettarsi una ricetta di poche righe (perché deve pure essere concisa), che dia “soluzione alla globalizzazione” (come dici tu), è confondere un libro di analisi politica ed economica con un giallo, nel quale tutto si risolve con il nome dell’assassino.
Qui, caro vincesko, si sa già chi sono gli “assassini” (e quindi quali potrebbero essere le strategie per venire a capo della catastrofe incombente), ma i tuoi amici del PD fanno i pesci nel barile da circa venti anni, perché hanno flirtato con gli “assassini” fino a ieri e continuano a credere che quegli “assassini” siano dei benefattori dell’umanità, i promotori del progresso.

 

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vincesko 2 luglio 2011 alle 23:39

@ Valerio_38 (15.22)

DSK
Federico Rampini (v. 
http://rampini.blogautore.repubblica.it/2011/07/02/cyrus-vance-jr-che-fara-costui/ ) scrive che la cameriera dell’affaire DSK faceva part-time la escort. Egli, da una parte, fa una sorta di ammenda scrivendo “dopo quel che è accaduto dal 14 maggio in qui non scommetto più su niente, accetto l’esistenza degli Ufo ed Elvis Presley è ancora vivo”; dall’altra, ragionando come te, esprime l’auspicio che:
“C’è da augurarsi che i due uomini più in vista di questa vicenda facciano la stessa fine: in pensione subito tutti e due, Cyrus Vance jr. e DSK”
, poiché “Un uomo che ha il bisogno così frequente di ricorrere a prostitute, non solo ha uno stile di vita inadatto al ruolo di statista, ma soprattutto è perennemente ricattabile. Infine, si autoassolve: “Mi sfugge ancor più la responsabilità dei media: nella ricerca della verità, in un caso come questo abbiamo strumenti certamente meno efficaci di quelli che ha la polizia di New York e il procuratore generale di Manhattan.
Bastava fare 2+2 per escludere lo stupro.

Globalizzazione e PD
Lasciamo perdere Gallino, ma tu come pensi si possa uscire dalla trappola della globalizzazione, chiunque l’abbia assecondata? Io le mie proposte le ho abbozzate sopra.
In ogni caso, ti pregherei di tener presente che: 1) è sconsigliabile fare di tutta l’erba un fascio, anche nel caso del PD – partito composito – occorre distinguere e fare nomi e cognomi, se tu ne hai; 2) io non uso fare sconti a nessuno, figuriamoci al PD, di cui sono soltanto un elettore critico; 3) il fatto ch’io mi prenda la briga di difenderlo – ma, se noti, caso per caso, quando lo trovo giusto, ad esempio di solito quando si tratti di Bersani, che io non ho votato alle primarie, ma che sto difendendo da almeno un anno, sia dagli attacchi esterni (inclusi i soloni della stampa e della comunicazione), sia da quelli terribili esterni ed interni dei forum e dei circoli on-line – non significa che ne accetti acriticamente la politica e l’operato: è che era (è) indispensabile far crescere l’unico partito che può sconfiggere la destra berlusconiana-tremontiana-bossiana-sacconiana, che è una vera iattura per l’Italia intera, esclusi i ricchi; tenendolo beninteso sotto osservazione, stimolo e critica, come ho deciso di fare anch’io, riprendendomi la mia piena libertà, con maggiore severità e frequenza, da quando le cose vanno meglio (e l’ho anche annunciato in un forum del PD, dove per parecchio tempo i paranoici che lo frequentano hanno scritto ch’io ero una sorta di “longa manus” dei dirigenti (sic), facendomi sganasciare dal ridere…

 

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tony_montana_ii 3 luglio 2011 alle 09:59

Ieri passavo davanti ad un negozio di elettrodomestici. In vetrina c’era un televisore a LED 40” di una bene nota marca a soli 389€, oppure con un finanziamento di 24 mesi con rata di 19€.

Prendo un gelato in una nota gelateria del centro e incontro un gruppo di ragazzi cinesi che parlano un ottimo inglese. Stanno facendo un viaggio in Europa: sono stati a Parigi, Londra, Roma e poi andranno a Berlino. I genitori di uno dei ragazzi posseggono una rivendita di motociclette. Gli chiedo cosa sanno dell’Italia e di Berlusconi: scoppiano a ridere e mi dicono “bunga bunga”. Sono tipici ragazzi della middle class.

Vado a casa di amici, guardiamo il telegiornale. Si parla della Siria. Migliaia e migliaia di persone in piazza combattono per la libertà, il lavoro e per cacciare il tiranno. Per incontrarsi ed evitare il più possibile la repressione e la censura, usano internet. E su internet, chi vuole, può leggersi le ragioni della loro protesta.

Certo, ci sono molti, tanti problemi, ma non cambierei questo mondo globalizzato così su due piedi. Soprattutto se la ricetta è, alla Walden Bello, un ritorno allo stato-padrone, ad una sorta di nazionalismo economico che non ha protetto mai nessuno.

 

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vincesko 4 luglio 2011 alle 00:20

@ Tony_montana
Certo, ci sono molti, tanti problemi, ma non cambierei questo mondo globalizzato così su due piedi. Soprattutto se la ricetta è, alla Walden Bello, un ritorno allo stato-padrone, ad una sorta di nazionalismo economico che non ha protetto mai nessuno.

1) Non mi sembra che Walden Bello suggerisca un ritorno allo stato padrone.
2) Chiediti se anche gli altri (ad esempio i lavoratori delle aziende che hanno delocalizzato o intendono farlo) non cambierebbero questo mondo globalizzato.
3) Il gioco della globalizzazione non è equo, e su questa asimmetria lucrano sia gli imprenditori e la “middle class” cinese, sia le multinazionali e gli imprenditori nostrani, come pensi si possa porvi rimedio?

 

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vincesko 6 luglio 2011 alle 01:57

@Tony_montana

Mi permetto di suggerirti d’informarti meglio su Guido Rossi.

Qui non è in discussione la funzione essenziale della finanza, ma il suo strapotere e la sua degenerazione diffusa.
La finanza, assieme alle multinazionali, ormai costituisce un potere sovraordinato, non giuridicamente beninteso, ma di fatto, rispetto ai poteri democraticamente eletti. Anche a me pare evidente che, dopo alcune utili decisioni adottate durante la prima fase della crisi, neppure l’uomo più potente del mondo, il presidente degli USA, possa molto contro lo strapotere della finanza. D’altronde, pare persino inevitabile, se i movimenti finanziari di soli 4 giorni sono superiori all’intero ammontare degli scambi di beni e servizi di un intero anno. L’unica soluzione è un movimento dal basso, di popolo, che, anziché dividersi e fare ammuina (come oggettivamente fai anche tu nel caso di Guido Rossi), pretenda e appoggi le indispensabili riforme.

 

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tony_montana_ii 6 luglio 2011 alle 08:48

@vincesko
Fare ammuina? Imparo da te probabilmente. Oppure forse è il fatto che nei mercati finanziari fare 2+2 non ti porta a nulla che ti fa sembrare ammuina quello che dico?

Per quanto riguarda la finanza, essa ha un solo potere in più rispetto ai poteri giuridicamente intesi. È sovranazionale, e quindi si comporta di conseguenza nel bene e nel male. Non esistendo di fatto un potere sovranazionale democraticamente e direttamente eletto (l’Europa può essere un esempio contrario, ma il Consiglio Europeo, l’unica con un vero e proprio potere è espressione dei governi nazionali e non dei popoli, come lo è invece il Parlamento), ha pochi vincoli e gli stati nazionali spesso non trovano accordi tra loro per regolare i mercati finanziari mondiali perché ognuno troppo occupato a farsi adescare dalla finanza cattiva e a guardarsi l’ombelico.

PS:
Guido Rossi: ex professore in materie economiche a Venezia, Milano (inclusa l’Università Salute-Vita del San Raffaele), Pavia, attuale professore di diritto commerciale alla Bocconi, ex presidente Consob, ex senatore della Repubblica (a suo attivo ha comunque l’aver presentato alcune delle migliori leggi italiani in termini di mercati finanzari… da iscritto alla sinistra indipendente, tsk!), ex presidente Montedison, ex presidente Telecom, ex consulente Abn Amro, ex dirigente Inter, ex commissario straordinario FIGC, attuale consulente Fiat, garante etico per la Consob, e mille altri incarichi. Se non è un uomo buono per tutte le stagioni costui! È sicuramente bravo, non lo metto in dubbio, però poi dice che i giovani non trovano posti dirigenziali in Italia. E te credo: fa quasi tutto Guido Rossi!

 

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vincesko 6 luglio 2011 alle 11:42

@ Tony_montana

Ammuina
Io non faccio mai ammuina quando si tratta di cose serie. E questo è un discorso serissimo: se la stragrande maggioranza della popolazione, in piccolissima parte composta da utili idioti ben retribuiti, la più parte gratis, non avesse l’abitudine di dividersi e di fare ammuina, come potrebbe un’esigua (in Italia) o infima (nel mondo) minoranza decidere per tutti e riuscire a “schiavizzare” il resto dell’umanità?

Io sono piuttosto individualista, ma poiché credo fermamente nella necessità di unire le forze, se si vuole perseguire il nobile obiettivo della giustizia sociale, che non è una parola vuota, ma la quintessenza del sentire democratico di sinistra riformista, a cui idealmente appartengo, ma anche un obiettivo che può essere condiviso da chi non ha una visione grettamente egoistica ed è consapevole che una distribuzione equa della ricchezza e del benessere è un vantaggio per tutti, occorre smettere l’abitudine autolesionistica di dividersi e fare ammuina, quell’ammuina che favorisce soltanto i ricchi potenti, egoisti, avidi e spietati.

Finanza
Ti sei risposto da solo, la finanza globalizzata non è controbilanciata da un potere politico altrettanto globalizzato. Ma, in più, ha raggiunto dimensioni spropositate e opera senza limiti etici e in barba a qualunque principio deontologico, di interesse generale e, direi, ormai di semplice buon senso, in un avvitamento parossistico che ha mutato profondamente l’equilibrio tra le variabili economiche, tolto risorse agli impieghi produttivi, accentrato le leve decisionali in pochissime mani sottratte a qualunque controllo democratico, ingigantito gli squilibri e le disuguaglianze, rese precarie ed insicure le vite di milioni e milioni di persone. E tu non trovi di meglio che criticare Guido Rossi, che a me pare abbia detto delle cose riscontrabili nella realtà e persino ovvie?

Guido Rossi
Sì, pare sia un tecnico competente, della cui competenza, pagando, si avvalgono tutti. Hai omesso di dire che è considerato il “comunista” col reddito dichiarato più cospicuo… Prova a dare un’occhiata all’archivio storico di “Repubblica”, così forse te ne fai un’idea più compiuta.
Ma, cambi o no il giudizio su di lui, mi pare lecito ed opportuno farti rilevare , per le ragioni anzidette, che non è né logico né utile, ma soltanto un po’ furbesco e comunque indice di ammuina, spostare il focus, a mo' di riflesso condizionato, dal grave problema del pessimo funzionamento del sistema finanziario, su cui occorre la massima consapevolezza del maggior numero di persone, al povero Guido Rossi, sol perché s’è permesso – mi pare a ragione – di parlar male degli USA.

Manovra correttiva
Faccio sommessamente notare a tutti che un’analoga consapevolezza è necessaria per contrastare adeguatamente la prassi scandalosa dell’attuale governo di destra di scaricare quasi tutto il peso del risanamento dei conti sul ceto medio-basso e sui poveri.

 

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tony_montana_ii 6 luglio 2011 alle 13:58

@vincesko
Guarda che quello che ho scritto su Guido Rossi nel primo commento all’articolo postato da aurelianus era un inciso (era pure messo tra parentesi) e non il core del mio commento, che non mi sembra fosse così tenero nei confronti della cattiva finanza. Quindi chi sta spostando ora il discorso? Chiudiamo il capitolo Rossi (di cui romanescamente non me ne po’ frega de meno) e veniamo al nocciolo: manca la regulation.
Io per esempio sono per la Tobin Tax e faccio mio questa parte dell’intervista che egli concesse a Der Spiegel:
Non ho assolutamente niente in comune con questi ribelli antiglobalizzazione. Naturalmente sono compiaciuto; ma il plauso più forte sta arrivando dalla parte sbagliata. Guardi, io sono un economista, e come molti economisti, io sostengo il libero scambio. Inoltre, io sono a favore del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale, dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Questi hanno preso in ostaggio il mio nome … La tassa sulle transazioni in valuta estera venne concepita per ammortizzare le fluttuazioni dei tassi di cambio. L’idea è molto semplice: ad ogni scambio di valuta in un’altra, una piccola tassa verrebbe applicata – diciamo lo 0,5% del volume della transazione. Questo dissuade gli speculatori poiché tanti investitori investono i loro soldi su una base a brevissimo termine. Se questi soldi vengono improvvisamente ritirati, le nazioni devono aumentare drasticamente i tassi di interesse per far sì che le loro valute restino attraenti. Ma alti tassi d’interesse sono spesso disastrosi per una economia nazionale, come hanno dimostrato le crisi degli anni novanta in Messico, sud-est asiatico e Russia. La mia tassa restituirebbe qualche margine di manovra alle banche emittenti delle piccole nazioni e sarebbe una misura di opposizione ai dettami dei mercati finanziari.

PS: La cosa scandalosa di questa manovra, norme ad personam a parte (il lupo perde il pelo ma non il vizio), è che è la solita manovra tremontiana di stampo recessivo. Dico io ci sarà pure un settore in Italia che lo stato vuole non dico incentivare, ma almeno non tagliare?

 

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valerio_38 6 luglio 2011 alle 15:47

@tony_montana_ii, post del 5 luglio 2011 alle 21:49

Noto, nel tuo post, il tuo solito, misterioso strabismo.
Dunque, secondo te, se dei privati comprano titoli tossici hanno la tua comprensione ma sono fatti loro (se la sono cercata), se invece i titoli tossici li comprano istituzioni pubbliche (immagino che ti riferisca a amministrazioni locali, come regioni, comuni, ecc.) allora è più grave.
Nel tuo discorso, stranamente, compaiono soltanto i compratori dei titoli tossico, ma non i venditori. Ma nella vicenda dei titoli tossici i venditori non sono dei benefattori. Sono stati i venditori, le holding bancarie (H), che hanno emesso i titoli tossici, CDO, e li hanno assicurati contro l’insolvenza con altri titoli tossici, CDS (emessi da società di assicurazione, A). Il rischio di insolvenza di questi titoli (o di loro tranche) era calcolato (e successivamente assicurato con CDS emessi da A) con algoritmi che si sono successivamente dimostrati errati, per cui H e A, come minimo, hanno agito in malafede o senza i necessari scrupoli. Basandosi sui risultati prodotti da quegli stessi algoritmi, le agenzie di rating, R, hanno assegnato alle varie tranche dei titoli tossici rating truffaldini, (per ragioni che erano ovvie fin dall’inizio ma sono state “scoperte” solo a valle della frittata: nell’assegnare i rating ai titoli tossici, le R erano in palese conflitto di interessi, essendo H il cliente principale dei servizi di R).
I clienti (C) hanno comprato i titoli emessi da H (carta) pagandoli a H con soldi liquidi (che H ha immediatamente riutilizzato per riavviare il ciclo di creazione/vendita di CDO).
Quando gli algoritmi per il calcolo del rischio di insolvenza hanno mostrato la loro inconsistenza (perché negli USA i mutuatari hanno cominciato a diventare insolventi in massa, non secondo la distribuzione statistica ipotizzata negli algoritmi per il calcolo del rischio di insolvenza) l’intero castello di carta (letterale) è crollato di schianto e la carta in mano a C non è più stata negoziabile, quindi ha perso la sua “liquidabilità”.
Tenendo conto dell’intero quadro, la tua idea che la crisi finanziaria sia attribuibile alla dabbenaggine di C (che non avrebbe resistito al fascino del cattivo diavoletto tentatore e si è buttato sulla “finanza cattiva”) è una trovata geniale, degna dei più originali ideologi del neoliberalismo (è parente dell’idea che se uno è disoccupato è colpa sua).
Per caso, ti risulta che quando c’è di mezzo un truffato (che non è stato capace di resistere al cattivo diavoletto tentatore) ci sia di mezzo anche un truffatore (il cattivo diavoletto tentatore, che a sua volta non resiste alla tentazione di buttarsi sulla “finanza cattiva”, ma nella veste, ben più remunerativa, di truffatore)?
Per caso, quel cattivo diavoletto tentatore non sarà qualcuno che ha spacciato per scienza algoritmi fasulli (che a qualcuno ha addirittura fruttato un Nobel)? Che ha “pagato” le agenzie di rating per far assegnare ai suoi titoli un rating tale da consentirne l’acquisto (obbligatorio per legge in gran parte dei paesi occidentali, che strana coincidenza!) da parte dei fondi pensione? Che ha distribuito i suoi titoli tossici in tutto il mondo mettendoli fuori bilancio (tramite apposite SIV), in modo da sottrarsi ai vincoli di deposito ai quali sono soggette le attività ufficiali delle banche da parte delle autorità di vigilanza?
Come avrebbe potuto, Tom, capire che il suo tentatore era un diavoletto cattivo e in malafede, se non erano state in grado di capirlo le agenzie di rating e nemmeno le autorità di vigilanza (inclusi i geni, sempre osannati dai neoliberali di tutto il mondo, come Alan Greenspan e Ben Bernanke, con tutti i loro faraonici staff)?
E’ per questa misteriosa “cancellazione del truffatore” (che fa sparire un John Law di dimensioni mondiali) che non capisci le critiche di Guido Rossi a Obama. Perché se ti degnassi di vedere la questione includendo nel tuo quadro i truffatori, scopriresti che le loro truffe non sarebbero state possibili se avessero avuto “meno libertà” (purtroppo i liberali sono contrari a limitare le libertà dei ricchi, mentre sono estremamente sensibili a limitare quelle dei ribelli della TAV), cioè se fossero stati in vigore i controlli sulla circolazione dei capitali (che sono stati eliminati negli anni ’80 e ’90) e i vincoli che impedivano alle banche di diventare troppo grandi per fallire e che impedivano loro di usare i depositi dei clienti (passività, assicurate dal governo) per trafficare titoli, speculare sulle valute e sulle commodities, gestire fusioni e acquisizioni (attività, che sono soggette ad alto rischio e non è logico che questi rischi vengano scaricati sui governi, cioè sui contribuenti).
Guarda caso, questa “libertà delle holding bancarie” che ha consentito la truffa dei titoli tossici è stata procurata da leggi apposite (le famose liberalizzazioni e deregolamentazioni degli anni ’80 e ’90). E, guarda caso, l’assenza di regole/obblighi è quella che viene sempre invocata dai neoliberali perché amplia le cosiddette “libertà”.

Perché Guido Rossi se la prende con quell’icona mediatica di Obama? Te lo spiego. Il congresso USA, nel luglio 2010 (quando i democratici avevano una solida maggioranza sia alla Camera che al Senato) ha approvato il Dodd-Frank Act, su proposta dell’amministrazione Obama. Nonostante le ambizioni che le sono state attribuite, quella legge non fa nemmeno il solletico alle holding bancarie (per cui lascia intatta l’architettura dell’attuale sistema finanziario i cui difetti, ormai esplorati e noti, hanno portato alla crisi in atto).
Rispetto alle politiche rooseveltiane il Dodd-Frank Act è una barzelletta.
E’ del tutto legittima, allora, la domanda: Obama si sta occupando del futuro dei suoi cittadini (il che richiederebbe di riportare sotto controllo le holding bancarie, invece che rifinanziarle a spese dei contribuenti) oppure si sta occupando dei bilanci dei veri finanziatori delle sue faraoniche campagne elettorali (le holding bancarie e il big business), a spese della gran massa dei suoi ingenui concittadini?
Ti sembra più chiara, così, la critica di Guido Rossi?

 

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vincesko 6 luglio 2011 alle 16:35

@ Valerio_38
A me sì, chiarissimo, ma non mi hai ancora risposto sulla globalizzazione (02.07 23:39).

 

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tony_montana_ii 6 luglio 2011 alle 18:44

@valerio38
Guarda che remiamo dalla stessa parte. Non ho cancellato i truffatori affatto. Dico solo che i prodotti derivati tossici erano da parte di chi comprava un piatto all’apparenza molto ricco per non buttarcisi (l’avidità non è solo in chi vende, purtroppo). Quello che intendevo dire, per l’appunto, è che i truffatori (protetti, ahimé dalla legge, anzi dall’assenza di questa) hanno fatto gioco anche sui truffati. L’equazione porta con se i due termini sempre, non c’è l’uno senza l’altro. Chiaro?

Dopodiché, il vostro strabismo vi fa partire in quarta. Non ho mica scritto di non condividere le critiche di Rossi. Ho solo detto che era roba già risaputa. Rileggetevi il mio post… ‘a strabici!

PS: Il Dodd-Frank Act ha una pecca gravissima ai miei occhi, che però è tipica della mentalità americana: il giorno dopo la sua entrata in vigore, i titoli bancari collettivamente salirono del 2,7%. Gli analisti si divisero: chi disse che il mercato bancario, ora più regolato, fosse appetibili agli investitori (meno rischi), o chi disse che gli investitori avevano fiducia nel fatto che le banche avrebbero trovato il modo di raggirare le nuove regole (più rischioso, ma più lucroso).
Tuttavia, ammetto che il Dodd-Frank Act è una mezza delusione. Dovevano fare 4 cose:
1) proteggere gli investitori dai prodotti finanziari truffaldini
2) dare un freno ai rischi presi da istituzioni
3) evitare il “too big to fail”
4) ripristinare la fiducia dei mercati
Tuttavia, i punti 2 e 3 del programma sono proprio venuti meno. Ad Obama (e al Congresso) è mancato a mio avviso un po’ di coraggio. Soprattuto sul punto 3.    Non sono un tecnico di queste cose, ma mi è stato spiegato che non l’aver voluto inserire alcuni prodotti finanziari (i migliori) nel pacchetto legislativo si è fatto sì che i prezzi salissero, spingendo ulteriormente fuori dal mercato i piccoli H e quindi consolindando il potere di quei pochi che vi sono dentro.

Per ritornare all TAV. Faccio una domanda all’apparenza sciocca ai NO TAV. Come si fa a non farla? Degli accordi con Francia e Unione Europea cosa ne facciamo? Come si fa ad evitare di rimanere ancora più isolati dall’Unione Europea non facendo la TAV?

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tony_montana_ii 6 luglio 2011 alle 18:51

@valerio38
PS: L’idea che se uno è disoccupato è colpa sua è ovviamente bislacca se portata all’estremo. Diciamo che ha un concorso di colpa…
Quando ero studente (anni ‘90) e avevo bisogno di un lavoro, uscivo di casa e rientravo la sera con un contratto. Certo si trattava di “lavoretti” (per quanti con alcuni ho guadagnato davvero bene) e non un vero e proprio lavoro su cui costruire una vita. Però era disarmante vedere amici miei all’università senza una lira in tasca (tutti gli studenti sono per loro natura “morti di fame”) e lamentarsi di questo. Nessuno si faceva un giro fuori di casa con me!

 

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valerio_38 6 luglio 2011 alle 20:21

@vincesko, post del 2 luglio 2011 alle 23:39 e del 6 luglio 2011 alle 16:35

Trovo un po’ridicolo che io e te ci mettiamo a discutere dei “modi per dare soluzione” alla globalizzazione. Su questa questione è in atto una discussione che coinvolge governi, istituzioni internazionali, ambienti accademici, politici, sindacali, ecc.
Nel bailamme seguito allo scatenarsi della crisi finanziaria in atto, una cosa è ormai ben chiara: immaginare “soluzioni” è solo il primo passo (ed è già, di per sé, piuttosto impegnativo); ma mettere in campo il protagonista politico che dovrebbe “afferrare il volante” e dare la necessaria sterzata è un compito ancora più impegnativo.

Quanto al primo punto (immaginare soluzioni), è necessario prendere atto che la situazione di crisi che stiamo vivendo è frutto diretto delle politiche di liberalizzazione dei mercati degli ultimi 15 anni (trattati di libero scambio in ambito WTO) e delle politiche di deregulation del sistema finanziario globale sviluppate negli ultimi 25 anni.
Per effetto di quella apertura del “vaso di Pandora”, l’architettura dell’attuale sistema economico-finanziario è stato costruita senza alcun progetto consapevole.
E’ ben noto che nessun sistema di una certa complessità può essere stabile e controllabile se non è stato progettato per esserlo. Una intera branca dell’ingegneria (teoria dei sistemi, controlli automatici, teoria della regolazione, ecc.) è stata sviluppata proprio per identificare i criteri di progetto che assicurino la stabilità e la controllabilità dei sistemi fisici (reti elettriche e elettroniche, sistemi idraulici, energetici, chimici, ecc.). Nessun progettista di un qualunque sistema fisico complesso si sognerebbe di implementare un sistema senza avere esplorato con tecniche adeguate il comportamento del suo modello teorico. Invece l’architettura del sistema finanziario globale è stata costruita proprio così, affidando la sua archiettura alle forze spontanee (e anarchiche) del mercato.

In un quadro generale di questo tipo, le opzioni immaginabili sono sostanzialmente di tre tipi:
1. Il salasso portato fino alle estreme conseguenze (perché la crisi sarebbe colpa degli interventi politici sul mercato). Bisogna lasciare agire le dinamiche intrinseche del sistema economico-finanziario così com’è, confidando nel fatto che, come assicurano i dogmi del credo neoliberale, il sistema sia perfettamente in grado di autoregolarsi e di ottimizzare l’allocazione dei capitali se non venga perturbato da interferenze politiche. In altre parole: altre liberalizzazioni, altre privatizzazioni, altre deregolamentazioni (il caso Grecia e il modo in cui è attualmente gestito dall’UE e dalla BCE è un caso di scuola).
2. Non intervenire sulle cause della crisi, ma cercare di temperarne gli effetti. Questa è, da sempre, l’impostazione del riformismo pavido. Nel nostro caso ci si propone di lasciare inalterata l’architettura del sistema economico-finanziario (le cause) ma di apportare dei correttivi ai suoi effetti più evidenti e drammatici. Come sa chiunque abbia nozioni elementari del progetto di sistemi, si può riportare sotto controllo un generico sistema X instabile mediante sottosistemi di correzione, ma a tale scopo è essenziale conoscere il modello intrinseco del sistema X (in altre parole il sistema deve essere completamente conosciuto e descrivibile con un modello). Ma il modello astratto di un sistema costruito senza progetto (come l’attuale sistema economico-finanziario) è conoscibile solo mediante reverse engeneering di tipo “scatola nera”, inadeguato a fornire un modello intrinseco univoco.
3. Intervenire sulle cause. Questo presuppone, nel breve termine, la segmentazione del sistema esistente (a livello regionale e interrompendo le interazioni notoriamente più critiche, ad esempio separando banche commerciali dalle banche di investimento) per riportarlo sotto controllo (come propone Walden Bello) e, nel lungo termine, la sua riorganizzazione radicale secondo una nuova architettura economico-finanziaria che ne assicuri stabilità e controllabilità (un keynesismo adattato al nuovo millennio).

Ritengo che le prime due opzioni siano palliativi, che potranno soltanto trascinare a lungo la situazione di crisi per poi degenerare in regimi autoritari, come teme Luciano Gallino. La terza opzione è l’unica realistica dal punto di vista intellettuale, ma è pressoché priva di sostenitori sociali, dal momento che da decenni l’intero schieramento politico è stato pietrificato dalle sirene neoliberali.

Dunque, il nostro destino sembra ineluttabile: un regime autoritario prometterà di mettere fine al dominio distruttivo dei mercati, ma lo farà con mezzi fascisti. Come dice Luciano Gallino “vari segni inducono a supporre che molti esponenti del sistema finanziario mondiale non sarebbero turbati da questo esito”.

 

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tony_montana_ii 6 luglio 2011 alle 20:55

@ben900
Lo so, ero un po’ cattivello… però dava i suoi risultati: si può dire che ero il Mourinho delle ripetizioni! Descrizione: :D

@valerio38
Personalmente, nonostante le nostre a volte fin troppo accaldate discussioni, la terza opzione è quella che più mi aggrada. Il problema centrale però l’hai detto all’inizio: chi è l’organismo politico che deve diventare il protagonista di quest’azione?
Inoltre, non credo che nel mondo sia in atto una deriva neo-fascista. Al contrario io vedo che molta più gente sta diventando cosciente del mondo intero a livello globale.

 

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vincesko 6 luglio 2011 alle 23:50

@ Valerio_38(20:21)

Trovo un po’ridicolo che io e te ci mettiamo a discutere dei “modi per dare soluzione” alla globalizzazione.

Invece è proprio il nostro compito; di noi, intendo, che facciamo parte della rete e commentiamo in un blog. Beninteso, se anche tu come me persegui l’obiettivo di creare informazione corretta e controinformazione.

Chi, quale soggetto? Per fare che cosa?

Perché – l’ho già scritto – anch’io come Walner Bello credo che il soggetto principale debba essere il popolo, in primo luogo il popolo del web, a farsi promotore di un’azione di raccolta, elaborazione, distribuzione delle informazioni, pungolo, controllo sulle istanze politiche e, tramite queste, sui soggetti economico-finanziari, per operare su un duplice piano: 1) far riprogettare l’intero sistema secondo principi socialdemocratici (terza opzione); 2) apprestare, nel frattempo, correttivi e misure adeguate per gestire al meglio la situazione (seconda opzione), che può diventare insostenibile ed esplosiva (dando la stura ed il pretesto a soluzioni fascistiche).

Soluzioni

Non mi arrischio a delineare soluzioni sistemiche e palingenetiche, ma è chiaro che occorre limitare da subito gli effetti perversi della globalizzazione nell’economia reale. Io, credo di averlo già detto, come fanno tantissimi altri, individuo tre fattori su cui intervenire: 1) la sottovalutazione dello yuan cinese (e del dollaro USA), che equivale a mettere un dazio sulle importazioni cinesi (o americane); 2) il dumping sociale, la cui gestione è politica (cioè in mano al partito comunista cinese); e 3) l’assenza di controlli qualitativi e normativi efficaci ed incisivi sulle merci cinesi o orientali o extra UE prodotte dalle nostre aziende delocalizzate, importate in UE.
Per quanto riguarda il punto 1), faccio due osservazioni: a) lessi tempo fa che la Cina ha riunito un gruppo di esperti internazionali, e ne tratta anche negli incontri bilaterali internazionali, per studiare le cause prima del declino e poi della dissoluzione dei vari imperi, incluso ovviamente quello romano, che si sono succeduti nella storia; b) ha fatto tesoro di un caso di studio molto più recente – il Giappone – che 25-30 anni fa accettò l’invito degli USA a rivalutare lo yen per riequilibrare gli scambi commerciali, e ne ha pagato a lungo poi le conseguenze negative. Questo per spiegare la renitenza della Cina a rivalutare lo yuan (o renminbi): difficilmente lo farà. Altrettanto si può dire per il punto 2), in ordine al quale giocheranno un ruolo, in via prioritaria, i lavoratori cinesi (che già hanno ottenuto significativi miglioramenti salariali); in via subordinata e complementare, i sindacati mondiali. Il punto 3) – la gestione dei prodotti importati, inclusi quelli delle imprese occidentali de-localizzate – secondo me costituisce la variabile controllabile su cui occorre ed è possibile intervenire con dei correttivi adeguati.

Infine, a livello nazionale, è fondamentale apprestare un mix di misure che, da un lato, aumentino le tutele di welfare, riformino il mercato del lavoro, varino un corposo piano di alloggi pubblici; dall’altro, trovino le risorse finanziarie, chiamando a contribuire secondo capacità di reddito e consistenza patrimoniale.

I numeri elettorali, se opportunamente spiegate e propagandate, sono dalla parte di queste misure; i partiti di centrosinistra non potranno non seguire (lo stanno già facendo). Ma bisogna evitare di fare ammuina.

 

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valerio_38 7 luglio 2011 alle 12:09

@vincesko, post del 6 luglio 2011 alle 23:50

Mi sembra chiaro che il quadro interpretativo che ti sei costruito ruota attorno a uno dei due grandi processi in atto (processo A: delocalizzazione delle manifatture dall’Occidente alla Cina e ai paesi dell’Europa Orientale) mentre ignora/trascura completamente l’altro grande processo (processo B: la finanziarizzazione delle economie dell’Occidente).
Ma è la compresenza dei due processi che rende particolarmente distruttiva la crisi in atto. Il processo A deprime i salari nei paesi origine delle delocalizzazioni (e, indirettamente, ha creato le condizioni per l’insolvibilità in massa dei mutuatari USA i cui titoli di debito erano stati impacchettati dalle holding finanziarie globali nei titoli tossici poi venduti in tutto il mondo), il processo B propaga la crisi finanziaria in tutto il mondo (provocando, in tutto il mondo, la improvvisa perdita di valore della montagna di carta dei titoli di debito il cui valore nominale, per inciso, supera di molte volte il PIL mondiale).
Per capire con quali strumenti sia possibile arginare le conseguenze della crisi in atto (che sta ormai minacciando interi stati) bisogna chiedersi chi sono i colpevoli, chi ha avviato i due processi A e B.
E la risposta è sconsolante. I due processi sono stati avviati in modo bipartisan da destra (liberali e conservatori europei e USA) e sinistra (riformismo pavido europeo e liberal USA), perché in entrambi gli schieramenti,nel corso degli anni ’80 e ’90, sono diventate dominanti le correnti ideologicamente incatenate ai dogmi neoliberali.
Una volta avviati quei due processi, più essi avanzano, più è difficile anche solo fermarli, e ancora di più rimuoverne le cause.
Per fermare i due processi bisogna infrangere i dogmi neoliberali, cosa che il campo della destra (dominato dai neoliberali avidi) nemmeno si sognerebbe mentre il campo della sinistra (dominato dal riformismo pavido) non ha il coraggio intellettuale di pensare. Perché per fermare la deriva in atto bisognerebbe risegmentare il mercato mondiale (ripristinando barriere doganali fra aree economiche, in modo da interrompere i flussi di merci e capitali che sostengono il processo A), e segmentare il sistema finanziario, riportando le holding bancarie nei confini nazionali (o regionali, ad esempio la regione UE) e poi ripristinando la separazione fra banche commerciali garantite dai governi (raccolta del risparmio e prestiti coperti da solide garanzie) e banche di investimento, non garantite dai governi e quindi esposte al concreto rischio di fallimento (in modo da interrompere la creazione/cartolarizzazione/distribuzione del debito che sostiene il processo B).
La tua idea che gli interventi debbano concentrarsi su una parte del processo A, immaginando che “i cattivi” siano i cinesi e che basti scatenare una campagna anticinese (come negli anni ‘80 fu scatenata in USA una campagna  antigiapponese, che Reagan portò al successo con gli accordi capestro dell’hotel Plaza) per “risolvere il problema della globalizzazione” è fuorviante.
I cattivi non sono “i cinesi”, quanto piuttosto le norme che hanno consentito alle multinazionali occidentali di delocalizzare le manifatture dall’Occidente verso la Cina e i paesi dell’Europa Orientale (processo A) e quelle che consentono oggi alle holding bancarie TBTF di ricattare i governi (minacciando una crisi finanziaria globale) in modo da estorcere ai popoli occidentali risorse di liquidità illimitate (scaricando sui contribuenti gli oneri derivanti dal fallimento del loro “modello di business”, con il risultato di deprimere ulteriormente il ciclo economico nei paesi dell’occidente) che utilizzano per continuare a speculare ai danni di quegli stessi popoli (processo B).
A suo tempo non fu particolarmente difficile, per le lobby del big business, trafficare nei sotterranei dei governi e dei parlamenti occidentali in modo da modificare le norme che impedivano l’avvio dei processi A e B. Assai più difficile, oggi e domani, ottenere che le norme modificate vengano ripristinate, dal momento che non si vede all’orizzonte, in nessun paese occidentale, un soggetto politico e sociale in grado di far prevalere queste istanze. Le chiacchiere sul web sono meglio di niente, ma se le chiacchiere non mettono in moto processi nel mondo reale (revoca di mandati a partiti, scioperi di massa, minacce all’ordine pubblico, ecc.), non disturbano il manovratore, che, da parte sua, non ha nemmeno bisogno di impegnarsi direttamente sul web, dal momento che a confondere le idee (additando i ribelli come responsabili del disordine) provvedono tanti “volonterosi e inconsapevoli” carnefici.
Cosicché è facile prevedere che l’opposizione sociale ai processi A e B tenderà a incattivirsi in spinte ribellistiche senza sbocco (moderne jacqueries), con il rischio che alla fine l’esasperazione e la frustrazione sociale si arrenda a tentazioni autoritarie di tipo fascista, qualora esse promettano di fermare i processi della globalizzazione e di ripristinare le sovranità nazionali. I fascismi sono sempre la conseguenza dell’incapacità delle forze politiche democratiche di svolgere un ruolo di rappresentanza degli interessi generali della società. Va a finire che di questo compito si fanno portatori regimi autoritari.

 

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tony_montana_ii 7 luglio 2011 alle 12:26

@valerio38
Siccome se si parla di economia, non mi sento in grado di discutere con la stessa competenza di fisica, ho mandato quello che hai scritto ad un mio amico, liberale e liberista, che è a Londra. Voglio sentire un’altra campana, perché le cause che tu adduci come scatenanti della crisi a me, da mezzo ignorante in materia non quadrano affatto (né la A né la B). Non sarò bravo a fare 2+2, anche con un phd in fisica…

 

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vincesko 7 luglio 2011 alle 17:35

@ Valerio_38 (12:09)

Ottimo commento, mi è piaciuto! Tranne:

1) Di nuovo mi attribuisci colpe che non ho: non ignoro/trascuro completamente l’altro grande processo (processo B: la finanziarizzazione delle economie dell’Occidente). Se controlli, ho scritto

Chi, quale soggetto? Per fare che cosa?

Perché – l’ho già scritto – anch’io come Walder Bello credo che il soggetto principale debba essere il popolo, in primo luogo il popolo del web, a farsi promotore di un’azione di raccolta, elaborazione, distribuzione delle informazioni, pungolo, controllo sulle istanze politiche e, tramite queste, sui soggetti economico-finanziari, per operare su un duplice piano: 1) far riprogettare l’intero sistema secondo principi socialdemocratici (terza opzione); 2) apprestare, nel frattempo, correttivi e misure adeguate per gestire al meglio la situazione (seconda opzione), che può diventare insostenibile ed esplosiva (dando la stura ed il pretesto a soluzioni fascistiche).

E’ che, siccome sono ignorante in materia, lascio a te ed agli altri esperti la riprogettazione dell’intero sistema (speriamo che il FSB di Mario Draghi presenti a ottobre qualcosa di almeno passabile per la parte finanziaria; sono sicuro che tu sei molto scettico).

2) Nessuna “campagna anti-cinese”, ma rendere più severe e cogenti le regole e più incisivi i controlli; applicare come UE un criterio severo di reciprocità verso tutti i Paesi, anche la Cina e gli USA.

3) Dobbiamo prendere l’abitudine di chiamare i “volonterosi e inconsapevoli” carnefici e soprattutto quelli consapevoli al soldo dei ricchi, UTILI IDIOTI: mi sono accorto che è molto più efficace.

4) Io ho una mentalità concreta, pragmatica, “goal oriented”: devo dare un senso – o almeno se lo faccio mi diverto molto di più – al tempo che spendo a scrivere nel web. Gli esperti pare annettano un’importanza crescente, in prospettiva forse determinante, al ruolo degli internauti sugli esiti politici ed elettorali. Pertanto, sto diventando anch’io ancor più consapevole dell’influenza che ciascuno di noi e l’insieme possiamo esercitare. Anche i partiti, ovviamente, ne sono consapevoli. Si tratta di dargli un’organizzazione. Ad esempio, elaborando, come ho fatto io (a fatica, credimi, per le terribili resistenze “culturali”) in PDnetwork, il documento di 11 pagine, che poi ho inviato ad una cinquantina dei principali esponenti del partito.

5) Io, al riguardo, immagino si potrebbe fare: a) in primo luogo, “stanare” e coinvolgere l’esimio Piergiorgio Odifreddi, il quale è reduce dalla gita in barca proprio a cogitare sulle sorti e le soluzioni per l’Italia (hai visto? non ne ha mai scritto. È reticente…); b) elaborare un documento (i tuoi ‘post’ sono quasi già bell’e pronti da trasmettere…) da inviare, ad esempio, sia alla neonata rivista “TamTam democratico”, che, soprattutto, a qualche esponente importante dei partiti di centrosinistra (incluso Romano Prodi). Che ne pensi? (Che ne pensate?).

 

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l.mauretti 8 luglio 2011 alle 00:33

@Valerio_38
Analisi condivisibile la tua delle 12?09: quanto ai punti A e B le cose stanno proprio come dici, ed è anche vero che all’origine di questa politica c’é una responsabilità bi-partisan di destra e sinistra in tutta Europa. Inutile che ti dica che queste scelte nella loro sostanza non sono né liberali né neo-liberali, ma presumono l’assunzione di una visione liberista di tipo monetarista da parte di conservatori e socialisti di tutto il mondo che hanno creato questa sorta di monstrum statalista-liberista, che unendo il diavolo e l’acqua santa (scegli tu chi è il diavolo e chi l’acqua santa) ha cercato di imporre un modello di tipo finanziario che ha fornito una indebita centralità sovranazionale alle grandi banche ed alle grandi multinazionali: L’Europa lungi dall’essersi sviluppata come una realtà politica è nata e si è sviluppata nella prospettiva di questo monstrum globale sostenuto dalla grande finanza internazionale.
Sono convinto come te che l’Occidente stia scivolando verso derive di tipo autoritario e che il problema sia nato dal tentativo di garantire all’occidentale medio, tramite bolle finanziarie, la possibilità di mantenimento dei livelli di vita che erano stati raggiunti alla fine degli anni 80, questo anche per garantire eguali profitti ai vari sistemi industriali, in mano a sempre meno gruppi in una logica di oligopolio che non ha hulla di liberale. La delocalizzazione è il tentativo di allargare il campo di intervento per sfruttare nuovi mercati in crescita, ma i problemi di saturazione prima o poi verranno anche da questa parte, e secondo me la soluzione non è tanto nella creazione di nuove barriere doganali e nella rilocalizzazione e ridefinizione di spazi statali protetti, che potrebbe però essere una soluzione valida a breve termine, quanto nel tentativo di ripensare un modello di sviluppo globale con nuove priorità e una nuova capacità critica di interdizione da parte di chi vive in una moderna democrazia ed un potere di scelta e di indirizzo comunque ce l’ha.
Sono comunque temi molto complicati ed in questo blog non credo ci sia lo spazio adatto per approfondire, a meno di non provare ad organizzare cose come quelle di Madrid.

 

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vincesko 8 luglio 2011 alle 10:04

A proposito di barriere doganali:

L’Unione europea abbatte i dazi con la Corea del sud
In vigore dal 1° luglio l’accordo di libero scambio che nel giro di cinque anni azzererà le tariffe di importazione tra i due mercati

http://www.businesspeople.it/Business/Economia/L-Unione-europea-abbatte-i-dazi-con-la-Corea-del-sud_21981

 

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vincesko 9 luglio 2011 alle 14:11

Il 6.7 23:50, ho scritto:

Altrettanto si può dire per il punto 2), in ordine al quale giocheranno un ruolo, in via prioritaria, i lavoratori cinesi (che già hanno ottenuto significativi miglioramenti salariali); in via subordinata e complementare, i sindacati mondiali.

Cina, operai di Jean Ruffier
La primavera degli operai cinesi
06/07/2011

Nel Guandong gli operai della nuova generazione vogliono guadagnare di più con ritmi dilavoro più sopportabili. Industriali, sindacalisti e politici si trovano di fronte a problemi che non hanno mai affrontato
La buona notizia è che in Cina i salari stanno crescendo.
Dalla primavera del 2010 si succedono nel sud del paese, e non solo, ondate di scioperi spontanei, che normalmente si concludono con aumenti salariali consistenti. Nella ricca provincia costiera del Guangdong, tra Canton (in cinese: Guangzhou) e Shenzhen, nel cuore della “fabbrica del mondo” gli operai di molte imprese, sia multinazionali straniere che cinesi (private o pubbliche) hanno ottenuto nel corso del 2010 aumenti salariali dell’ordine del 30-40 per cento. Le imprese di Taiwan e di Hong Kong dichiarano aumenti medi del 14 per cento nelle loro filiali cinesi. Nelle principali città i salari minimi stabiliti per legge sono stati aumentati del 18 per cento. Il nuovo piano quinquennale prevede un aumento salariale medio del 15 per cento annuo.
Tra le cause di questa nuova tendenza, l’eccesso di domanda sull’offerta di lavoro, qualificato e non (c’è penuria di forza lavoro in tutta la regione), dopo due decenni di fortissima crescita industriale; l’arrivo sul mercato del lavoro dei giovani della “generazione dei figli unici”, più consapevoli e combattivi; e l’assottigliarsi dell’esercito di riserva dei migranti interni, perché anche molte province interne si sono industrializzate (è il caso, ad esempio, di Chong Quing, dove ha aperto il nuovo stabilimento Iveco, accanto a molti altri)
Abbiamo chiesto a Jean Ruffier, un sociologo francese con una lunga esperienza di indagine sul terreno a Canton, di scriverci un suo commento.
(nota introduttiva di Giovanni Balcet, 5.7.2011)

[…]. Tutti questi elementi fanno prevedere che i salari aumenteranno rapidamente nel sud della Cina. Ciò non influenzerà minimamente la presenza di imprese straniere. Certo, diventerà meno interessante la localizzazione in Cina per sfruttare i bassi salari, ma coloro che sono già localizzati ci rifletteranno prima di andarsene, in un momento in cui sta per verificarsi un aumento del potere d’acquisto locale. La primavera degli operai del sud della Cina è dunque cominciata.
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/La-primavera-degli-operai-cinesi-8842
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vincesko 9 luglio 2011 alle 14:41

@ Valerio_38

Ti informo che ho ‘postato’, in calce all’articolo di Sbilanciamoci.info che ho riportato sopra, un tuo ed un mio commento sulla globalizzazione.

P.S.: Non hai ancora risposto al mio commento-invito del 7.7 17:35, ma presumo non sia una distrazione.

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vincesko 9 luglio 2011 alle 15:18

Sempre sulla Cina (in calce ho ‘postato’ un mio commento sui PIL che s’inseguono):

Bric/Cina di Vincenzo Comito
L’economia cinese è in difficoltà?
06/07/2011
commenti (1)
Bric/Cina. Può durare indefinitamente una crescita economica che viaggia al ritmo del dieci per cento all’anno? Ecco alcuni spunti per riflettere in un modo argomentato sulla questione
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/L-economia-cinese-e-in-difficolta-8839
link sostituito da:
http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/L-economia-cinese-e-in-difficolta-8839

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vincesko 9 luglio 2011 alle 16:12

Per chi fosse interessato.

Ho incrociato la prima volta il calcolo dei PIL che si inseguono negli anni ’70 in un saggio di Giorgio Fuà.

“I PIL che si inseguono”.

Ecco una coppia di nomogrammi universali per il calcolo del numeri di anni nei quali il PIL2 (il minore dei due) insegue il PIL1.
Come si usa:
1) Nel primo grafico in alto, nella X scegliere il rapporto PIL1/PIL2 (supponiamo 4).
2) Ottenere il Coeff_molt sull’asse delle x (nel caso di esempio, 1,3)
3) Nel secondo grafico, nella X scegliere il rapporto tra il tasso di incremento del PIL1 (il maggiore dei due) rispetto al PIL2, nella forma 1+t%/100. Dunque,se il t1 è il 3.5%, si deve calcolare 1+0,035=1,035. Se t2 è 8%, si deve calcolare 1,08. Dunque il rapporto è 1,08/1,035=1,04.
4) Calcolare il numero di anni prendendo la Y (nel nostro caso 25) e moltiplicandola per il coeff_molt (25*1,3=32,5 anni).

(Purtroppo, le figure non escono. Se qualcuno mi dice come si fa…).

Non ci vuole un secolo, ma molto molto meno, a differenziale costante, perché la Cina raggiunga gli USA.
Nell’ipotesi di un rapporto tra i due PIL pari a 4, e di un differenziale di poco più di 4 punti percentuali, ci vorranno 32,5 anni. Ma in effetti il differenziale attualmente è pari a oltre 6 punti (+ 10% per la Cina contro il +3,5% USA), per cui, coeteris paribus, ci vorranno 17*1,3=22,1 anni.
Al netto del coefficiente correttivo (1,3 equivale ad un PIL circa quadruplo del Paese inseguito rispetto a quello del Paese inseguitore, ma ora tra USA e Cina è circa triplo), per ogni raddoppio del differenziale, diciamo così (in effetti della variazione del rapporto tra i due indici), il numero degli anni si dimezza. Infatti, se il rapporto PIL1/PIL2 è pari a 1,02 ci vogliono 50 anni, se è pari a 1,04 ne occorrono 25, se è pari a 1,08 ne bastano 12,5.

http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/05/21/zhu-min-for-president-il-peso-della-cina-in-un-mondo-multipolare/

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vincesko 9 luglio 2011 alle 16:16

P.S.:

Ricavo dall’articolo di V. Comito sulla Cina:

2) nel supplemento dell’”Economist” già citato, in un secondo testo precedente (Economist, 2011), nello scritto di Wolf e in uno di Magnus (Magnus, 2011) viene ricordato il problema della “trappola dei paesi a medio reddito”. Si fa riferimento al fatto che, spesso, a un certo punto dei processi di sviluppo di un paese, la crescita rallenta o svanisce del tutto. Così, guadagnare per un certo periodo terreno sulle nazioni già sviluppate è molto più facile che raggiungerle. Secondo le analisi sviluppate da alcuni studiosi (Eichengreen, Park, Kwano Shin, 2011) la soglia critica può essere fissata al livello di 16.740 dollari di reddito pro-capite misurato con il criterio della parità dei poteri di acquisto. Soltanto il Giappone, la Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong e Singapore sono riusciti a fare il salto negli ultimi 60 anni. Il fatto è che man mano che l’economia cresce essa diventa più complessa e richiede, per continuare a svilupparsi, grandi mutamenti strutturali, tra i quali una molto maggiore capacità di innovazione (prima, aumentare la produzione era più semplice e bastava copiare quello che avevano già fatto i paesi ricchi) e la messa in opera di istituzioni di grande qualità, in particolare nell’area legale. Il problema, su questo ultimo fronte, è che la riforma si scontrerebbe in Cina con il primato del partito sullo stato e sul potere giudiziario. Per altro verso, dal punto di vista più strettamente tecnico, un rischio rilevante è quello che un paese emergente possa, a un certo punto, perdere competitività nelle industrie “labour-intensive” e non riuscire però a trovare nuove fonti di crescita; […].

 

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vincesko 9 luglio 2011 alle 16:37

Ancora da Sbilanciamoci.info:

Bretton Woods, Fmi, rating di Sergio Bruno
Il fratello di Prometeo/1
08/07/2011
La condotta delle maggiori economie mondiali dai tempi di Bretton Woods alle attuali condanne delle agenzie di rating. Pubblichiamo la prima parte di un articolo di Sergio Bruno. Che sostiene: siamo passati dalla cultura di Prometeo (“colui che riflette prima”) a quella del suo maldestro fratello Epimeteo (“colui che riflette dopo”)…

[…]. La ragione di questa sostanziale irrilevanza della sovranità politica sta nei ristretti margini in cui si muovono le politiche di bilancio. In un articolo di qualche settimana fa (“Tutto cominciò con un divorzio”  http://sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Tutto-comincio-con-un-divorzio-8396 link sostituito da http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Tutto-comincio-con-un-divorzio-8396) ho ricondotto ciò agli effetti cumulativi di un percorso perverso avviato negli anni ‘80 del Novecento con la cessione alle banche centrali del potere statuale di signoraggio monetario. Il problema è stato ulteriormente chiarito da Luciano Gallino (“La crisi greca e le colpe della Ue”; ma si veda anche il suo recente libro “Finanzcapitalismo”). […].

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vincesko 9 luglio 2011 alle 16:38

P.S.:

Luciano Gallino “La crisi greca e le colpe della Ue”
http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-crisi-greca-e-le-colpe-della-ue/?printpage=undefined

 

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valerio_38 9 luglio 2011 alle 16:49

@vincesko, post del 9 luglio 2011 alle 14:41

No, non è per distrazione che non ho risposto al tuo invito. Il fatto è che il mio giudizio sulle attuali leadership del centrosinistra italiano è molto drastico: sono direttamente responsabili dell’attuale stato di degrado del paese e dello stato comatoso dell’elaborazione teorica. Ne ho tratto, da tempo, una convinzione radicale: nulla potrà cambiare se non verranno spazzati via (tutti) questi pigri eredi di tradizioni storiche dignitose. E questa convinzione si rafforza quando si vedono emergere, come segni del “nuovo”, i Renzi, i Boeri e gli Ichino, un “nuovo” più vecchio del vecchio. L’unico sforzo dei “nuovi” sembra quello di presentarsi, già ora, come volonterosi carnefici, ansiosi di essere adottati come “nuovi” compagni di strada dal capitale finanziario non appena il discredito dei nani e delle ballerine del centrodestra supererà la soglia di tolleranza. In altre parole: nessuno di loro si pone l’obbiettivo di incivilire il moderno capitalismo finanziario (assoggettandolo ai vincoli necessari), ma quello di subentrare ai nani e alle ballerine nel ruolo di maggiordomi del capitalismo finanziario selvaggio. Gli “esponenti importanti dei partiti di centrosinistra” (ai quali ritieni utile rivolgerti) sono importanti (o comunque ritenuti tali dalla stampa compiacente) proprio perché palesemente disponibili a svolgere questo ruolo.

 

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vincesko 9 luglio 2011 alle 17:03

P.P.S.:

Do il link di “Il fratello di Prometeo/1"
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Il-fratello-di-Prometeo-1-8854

 

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vincesko 10 luglio 2011 alle 16:19

Dietrologia

Nella Lettera di PDnetwork (nei “principali parametri di macroscenario”; vedi anche nota 3), ho scritto che le transazioni finanziarie pare assommino a 4 mila miliardi al giorno. Chomsky evidenzia che uno dei principali problemi della nostra epoca è la globalizzazione dei capitali, ma non del potere politico.
Nel suo editoriale del 19 dicembre 2010, “Nove banche vogliono dividere l’euro in due”, Eugenio Scalfari, citando il New York Times, ha scritto:

“(…). È vero, gli “hedge funds” sono un’ingente massa di manovra ma non rappresentano il cervello della speculazione. Il cervello sta al vertice del sistema bancario internazionale e vede insieme sia le grandi banche di credito sia le grandi banche d’affari americane, inglesi, svizzere, tedesche. Il “New York Times” ha descritto pochi giorni fa il funzionamento di questa “Cupola” ed ha anche indicato le banche che la compongono: J. P. Morgan, Bank of America, Goldman Sachs, Ubs, Credit Suisse, Barclays, Citigroup ed altre per un totale di nove. Ma ciascuna di esse possiede una quantità di partecipazioni e diramazioni in tutto il mondo e capitali immensi a disposizione.
In un giorno fisso della settimana i capi delle nove banche principali si riuniscono in un club riservato, esaminano gli ultimi dati sull’occupazione, sui mutui immobiliari, sulla produzione manifatturiera, sui tassi di cambio delle principali valute (dollaro, euro, yen, yuan), sugli “spread” tra i principali debiti sovrani, sulle materie prime. L’esame dura un’ora o poco più. Poi tirano le somme e decidono come muoversi sui mercati oppure non muoversi e restare in attesa”.

http://www.repubblica.it/politica/2010/12/19/news/nove_banche_vogliono_dividere_l_euro_in_due-10377795/

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vincesko 10 luglio 2011 alle 16:20

P.S.:

E’ soltanto il libero gioco del mercato o anche la conseguenza dell’input della “Cupola”?

Un regno che affonda in un mare di scandali
di EUGENIO SCALFARI
[…]. Ribadito che la reazione negativa dei mercati è motivata principalmente dall’implosione della maggioranza di centrodestra, occorre tuttavia esaminare la manovra nella sua impostazione politica e tecnica, ambedue estremamente manchevoli. […]. 

http://www.repubblica.it/politica/2011/07/10/news/scalfari_10_luglio-18919337

 

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valerio_38 10 luglio 2011 alle 18:36

@tony_montana_ii, post del 10 luglio 2011 alle 15:09

Mi sembrava di avere ampiamente replicato alla tua domanda in numerosi miei post.
Ma se non ti ho convinto, ebbene, mi toccherà ripetermi. Me ne scuso con gli altri frequentatori del blog.
Confido che della tua formazione scientifica facciano parte nozioni di controlli automatici e teoria della regolazione. Se un sistema (come l’attuale sistema finanziario) è stato implementato sulla base di modelli astratti falsi, che probabilità avrà, secondo te, di essere, per cun caso fortuito, permanentemente stabile e controllabile? O non sarà, pressoché con certezza, soggetto a dinamiche tali da innescare retroazioni positive che lo porteranno all’autodistruzione? E questo non è proprio quello che è già successo verso la fine del 2007? E non sono ancora all’opera, intatte, le dinamiche che hanno portato alla crisi?
Mi sembra di capire che tu confidi (o speri) che l’esito al quale il sistema è destinato non sia (ancora?) classificabile come “catastrofe”.
Va bene, non c’è problema. Fissa tu la condizione che, secondo te, separa lo stato di crisi “non catastrofica” dallo stato di “crisi catastrofica”. Poi ti rimarrà solo da aspettare per stabilire se la tua certezza (o speranza) sia sensata.
Ma ti faccio notare, montana, che non stai assistendo a una corsa di cavalli o a una partita di calcio, stai vivendo in diretta le conseguenze della rimozione dei famosi “lacci e lacciuoli” che facevano tanto orrore ai liberali degli anni ‘80 e ‘90 (inclusi i volonterosi come Eugenio Scalfari, che ancora oggi dà lezioni a destra e a manca ma non ha mai fatto ammenda delle sue errate lezioni passate), le conseguenze della eliminazione delle regole alle quali era stato assoggettato il capitale finanziario dopo la crisi degli anni ’30, regole che erano state pensate per addomesticare (incivilire) le sue irrazionali esuberanze (copyright Alan Greenspan).
Grazie alla deregulation e alle liberalizzazioni degli anni ’80 e ’90 si sono legittimate pratiche considerate in precedenza “fuorilegge”, per cui i manager delle holding finanziarie sono oggi, a tutti gli effetti, dei fuorilegge (come è un fuorilegge chiunque agisca al di fuori di qualsiasi vincolo di tutela degli equilibri sociali).
L’ortodossia liberale ha convinto i decisori politici ad affidare l’economia all’azione incontrollata di fuorilegge. E proprio in conseguenza della mancanza di regole, i fuorilegge si sono esposti troppo (John Law confidava che il suo castello di carte reggesse grazie al sostegno della monarchia, i moderni fuorilegge confidavano che il loro castello di carte reggesse sulla finzione dei famosi algoritmi matematici che avrebbero dovuto calcolare con precisione, e dunque mettere sotto controllo definitivamente, il rischio di insolvenza).
I moderni John Law, esattamente come il loro capostipite storico, hanno inventato un meccanismo intrinsecamente truffaldino e lo hanno sfruttato a fondo, fino a provocare la crisi finanziaria mondiale (in atto da tre anni, ormai). Ma a differenza del loro capostipite, una volta esplosa la crisi, i moderni fuorilegge non sono stati costretti a fallire, non sono stati costretti ad assumersene la responsabilità, non sono finiti in galera.
I moderni governi liberali, molto più stupidi dei monarchi del XVIII secolo, si sono fatti trascinare dai moderni John Law (assai più smaliziati del loro capostipite) fino alla resa sotto ricatto. Terrorizzati all’idea di un crollo catastrofico (qui la parola è ammissibile, montana, o è espunta definitivamente dal tuo vocabolario?) del sistema finanziario, i governi liberali hanno accettato di accollare alle banche centrali l’esposizione finanziaria dei moderni John Law (cioè si sono fatti intermediari affinché la truffa venisse scaricata sugli ignari e innocenti contribuenti). Grazie a questa operazione, che ha trasferito la (promessa di) catastrofe sui bilanci pubblici, mimetizzandola agli occhi di montana, ora i fuorilegge dispongono di abbondante liquidità.
Cosa ne faranno, montana, secondo te? La useranno per risolvere i problemi della disoccupazione giovanile? O quelli della fame nel mondo? O qualche altro problema che riguardi i 7 miliardi di abitanti del pianeta?
No, da buoni fuorilegge, li usano e li useranno per speculare sui titoli di debito di quegli stessi governi che, con il ricatto, hanno costretto ad accollare ai contribuenti la loro esposizione finanziaria.
Ebbene sì, oggi i governi liberali forniscono ai moderni John Law i mezzi finanziari per speculare sul rischio di default dei bilanci pubblici, i cui deficit sono “usciti di controllo” proprio a causa di quegli stessi moderni John Law.
E’ quello che sta succedendo, montana, è sotto i tuoi occhi, ti basta aprirli per vederlo.
Ti sembra che una situazione del genere induca a confidare che la crisi non peggiorerà fino a superare la soglia che tu stabilirai, oltre la quale potrai consdierare la crisi “catastrofica”?
Caro montana, se qualcosa può fermare la deriva in atto, non potrà avere alcuna parentela con le ortodossie neoliberali.
Ma una cosa deve essere chiara. Questa volta non sarà possibile scaricare la responsabilità su qualcun altro. Questa volta la responsabilità (ideologica e politica) è chiara.

 

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vincesko 10 luglio 2011 alle 19:17

@ Valerio_38 (09.07 16:49)

Pietro Ichino
L’anno scorso, ho espresso più o meno lo stesso tuo concetto con queste parole, in un mio commento ad un articolo su “Europa”:
“I Senatori Pietro Ichino, Tiziano Treu e Cesare Damiano non hanno una grossa “audience” né a sinistra, né nel centrosinistra. Credo, anche basandomi sui commenti dei lettori dei giornali on-line, essenzialmente per due motivi: il primo, perché, quando progettano le loro belle e razionali riforme, si preoccupano di considerare tutte le variabili in gioco, ma poi, quando le traducono in articolati di legge di attuazione, per problemi di copertura finanziaria, ma anche per un fatto – come dire? – di cultura, di logica e di etica di fondo nazionale piuttosto stortignaccole e strabiche, omettono sempre una gamba del tavolo: quella di sostituire le tutele e le indennità particolari e selettive dei tanti privilegiati (tra cui quelle dei parlamentari) con quelle universali”.

Dopo di che, però, ho fatto tre cose:
1. mi sono iscritto alla newsletter di Ichino (e di Damiano) e ne seguo le iniziative; devo riconoscere che è una persona seria, più sincera e netta di Tiziano Treu (anch’egli però legislatore pentito), che è molto più incline a fare il pesce in barile;
2. ho “bilanciato”, nel documento di 11 pagine di PDnetwork, la propensione del coautore (al 20%) a favore di Pietro Ichino, sia aggiungendo le altre tre proposte del PD (maggioritarie, peraltro, nel partito) e chiedendone esplicitamente il coordinamento, sia inserendo una critica esplicita al DdL Ichino, laddove (vedi nota 9) ho scritto: “Sia l’ipotesi Ichino, sia l’ipotesi recente della CGIL non hanno il carattere della universalità ed esprimono un’ottica centrata sulla figura del lavoratore occupato, con un’accumulazione nel tempo di contributi a carico delle imprese, soprattutto, e dei lavoratori; per erogare, in sostanza, sussidi di disoccupazione, la prima per un arco temporale di 4 anni, la seconda di 3 anni; anche il suggerimento del governatore Draghi e la proposta di legge della deputata Marianna Madia hanno entrambi un’ottica parziale e volano basso, disinteressandosi tutti e quattro di milioni di persone che sono forse in situazioni ancora peggiori dei precari, come ad esempio le centinaia di migliaia di OVER 45 (stimati in un milione), la più parte con famiglia a carico, rimasti disoccupati e “troppo vecchi per il lavoro, troppo giovani per la pensione”, che quasi nessuno considera”.

3. Ho avuto con lui uno scambio di e-mail (è uno dei pochi parlamentari che rispondono) e sono stato piuttosto severo sul suo modo di comunicare. Ha una cattiva stampa a sinistra, talora a torto.

Funzione ed efficacia della divulgazione sul web

Presumo di aver incrociato, per la prima volta ieri sera, dei tuoi ‘post’ nel web, dai quali si deduce una qual certa tua attività divulgativa – diciamo così – anche al di fuori di questo blog, Ne so quindi poco, tuttavia permettimi di dirti che forse ti sei scelto degli interlocutori-alleati, consentanei a te ideologicamente, ma, anche per questo, non della massima efficacia.
Io credo che, con la difficoltà oggi di farsi luce nel mare magno della comunicazione, e al netto della possibilità che avrebbe un singolo politico o un singolo partito di mutare più che un ette dell’odierno assetto economico-finanziario, vale comunque la considerazione empirica che, come ci vuole lo stesso impegno e la stessa fatica a corteggiare una bella come una brutta donna, la possibilità di successo è la stessa, e talora in realtà può essere più facile conquistare quella bella, con maggior soddisfazione, così vale per gli uomini politici, destinatari da privilegiare, attesa la loro prerogativa di fare le leggi: talora è più facile, se hai argomenti validi, fare breccia in quelli di primo piano che nei peones, e comunque lo sforzo è lo stesso e, in caso di riuscita, l’efficacia enormemente superiore.
A buon intenditore poche parole.

 

Post collegato:

Promemoria delle misure anti-crisi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761788.html

Dialogo sulla crisi economica, i PIL che si inseguono ed altro - Appendice

 
Dopo la prima parte pubblicata ieri http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783599.html, riporto sulla crisi economica una serie di altri commenti ed articoli, che possono costituire un utile sguardo all’indietro.
 
Appendice (commenti ed articoli vari)
 
OMSA: chiude stabilimento a Faenza e apre in Serbia. Licenziati 350 dipendenti
http://www.cgil.it/dettagliodocumento.aspx?ID=14350
(27-07-10)
 
·  Descrizione: http://www.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2Fwww.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
Vincesko 1 novembre 2010 alle 00:13 (cliccare sulla data per aprire il commento originale)
Ecco un esempio emblematico della situazione italiana, della delocalizzazione e dell’ingordigia degli imprenditori: le scelte di delocalizzazione non sono dettate dall’assottigliamento o azzeramento delle vendite, della produttività e dei margini, ma: a) dalla propensione dell’imprenditore a massimizzare il suo profitto (e gli utili degli azionisti), fregandosene degli effetti sociali; b) dall’assenza del soggetto pubblico come calmieratore delle pulsioni egoistiche dell’imprenditore; c) dalla possibilità di vendere in Italia i prodotti fatti all’estero, con lo stesso marchio e presumibilmente agli stessi prezzi di prima, incamerando tutto l’extramargine.
Conclusione: a) lavoratori italiani a spasso, a spese della collettività e poi forse alla fame; b) lavoratori dei Paesi in via di sviluppo sottopagati, senza tutele sindacali e ad orari di lavoro settecenteschi, ma contenti; c) extraprofitti nelle tasche di pochi ricchi. Ad alimentare la loro età dell’oro.
“Manifatture tabacco. La Bat lascia Lecce, le Ms in Romania
La British American Tobacco chiude l’ultimo sito italiano nonostante gli alti margini di guadagno. 500 posti a rischio”
http://cesaredamiano.files.wordpress.com/2010/10/damianoi_bellanova.pdf
 
Manovra: CGIL, domani presidio a Montecitorio
Continua la mobilitazione del sindacato contro un provvedimento 'ingiusto, iniquo e depressivo' e per rappresentare e sostenere le sue proposte. Domani in piazza dalle ore 10.00
(27-07-10)
 
Europa, invece, si chiede [“Europa”, approfittando della recente ristrutturazione del suo sito, ha pensato ‘bene’ di cancellare i commenti dei lettori; per trovare l’articolo, utilizzare la funzione “cerca” nel sito stesso o, forse, con Google]:
 
29 luglio 2010
Bonanni fa ancora il sindacalista?
Giovanni Cocconi
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/120224/bonanni_fa_ancora_il_sindacalista
 
In calce all'articolo, c'è questo mio commento, perché mi è parso opportuno allargare la critica a Luigi Angeletti.
da magnagrecia inviato il 29/7/2010 alle 20:53 
Luigi Angeletti ha fatto anche peggio. Intervistato da Radio3, per commentare la notizia appena uscita del trasferimento in Serbia di parte della produzione di Mirafiori, in sostanza si dichiarò meravigliato della sfiducia di Marchionne nella disponibilità della UIL di ridefinire un patto per Fiat Torino sulla falsariga di quello di Pomigliano. Quello che più m'impressionò fu il tono (si può recuperare sul sito di Radio3).
D'altra parte, è sufficiente vedere la maniera vergognosa ed inaccettabile in cui Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti si sono comportati in merito alla manovra correttiva, vera macelleria sociale, la più iniqua probabilmente della storia repubblicana, se addossa l'onere del risanamento dei conti pubblici su categorie deboli o debolissime: invalidi, poi almeno parzialmente emendato, precari, pensionandi, in particolare quelli inattivi e quindi a reddito zero che perderanno in un solo anno migliaia o decine di migliaia di €, insegnanti, altri dipendenti pubblici; e risparmia invece, tranne i farmacisti, tutto il settore privato; e miliardari come Berlusconi, milionari come Tremonti o abbienti come Sacconi, che l'hanno progettata e pervicacemente attuata, non pagheranno - letteralmente - neanche un centesimo.
Ho già scritto qui su “Europa” che Luigi Angeletti aveva dichiarato che la riforma delle pensioni – l'ennesima in pochi anni! – avrebbe comportato un rinvio del pensionamento di soli 2-3 mesi ed espresse perciò un giudizio positivo sul testo del DL uscito dal Consiglio dei Ministri, che poi ha incredibilmente confermato dopo che tale rinvio si è addirittura triplicato. 
Mi chiedo anche come possa un sindacalista degno di questo nome accettare che il rinvio non si applichi ai lavoratori in mobilità, ma solo fino al limite di 10.000 persone (!!), che presumo debba essere perfino incostituzionale o che, con l'alibi della decisione della Corte di Giustizia UE (che prescriveva solo l'equiparazione uomini-donne) si sia aumentata l'età pensionabile delle dipendenti pubbliche in pratica anche di 7 anni.
(29-07-10)
 
Ecco, invece, il punto di vista di un amministratore d'impresa innovativo, con propensione al rischio ed al cambiamento ed anche colto, e che, pur consapevole delle terribili disuguaglianze ed ingiustizie, esprime un'ottica comunque coerente col difficile ruolo svolto.
La storia dirà se avrà saputo trovare un giusto punto di equilibrio – la dico così per semplificare - tra il rispetto dei diritti e l'esigenza dell'osservanza dei doveri.
 
26/8/2010 (12:20) - DOCUMENTO
L'intervento integrale di Marchionne al Meeting Cl di Rimini
(…). Avrei voluto condividere con voi le questioni più spinose con le quali l’umanità si deve confrontare: - come sia possibile restare indifferenti di fronte allo scandalo della distribuzione della ricchezza mondiale; - come sia possibile parlare di sviluppo e benessere se gran parte della nostra società non ha nulla da mettere in gioco al di fuori della propria vita. (…).
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201008articoli/57964girata.asp
 
Cesare Romiti non mi è stato mai molto simpatico; questa antipatia è notevolmente cresciuta a seguito della vicenda dell'inceneritore di Acerra, non perché ero contrario all'inceneritore, ma perché la sua azienda, l'Impregilo, ha tentato di rifilare un  modello d'impianto obsoleto. Quando penso a lui, per associazione mi viene in mente – e la stessa cosa mi succede per De Mita - il termine albagìa. [*]
Quando era amministratore delegato della FIAT, ricordo che, forte dell'appoggio del potentissimo patron di Mediobanca, Enrico Cuccia, guardava dall'alto in basso perfino Gianni Agnelli, che dipendeva dai prestiti della banca capeggiata da Cuccia (poi infatti, appena la situazione della FIAT migliorò, Agnelli ruppe sia con Romiti che con Cuccia). Però una cosa bisogna ammettere: è uno che ha le idee chiare (of course) e le cose non le manda a dire.
 [*] Albagìa, boria (Treccani)
http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/parole/albagia.html
Ecco la sua intervista al Corriere.
 
L'intervista - L'ex amministratore delegato: bisogna imparare dal passato. L'Italia ha visto situazioni tragiche ed è riuscita a superarle
«A Marchionne dico: i sindacati? Li puoi battere, non dividere»
Romiti: durante le vertenze anche le tensioni vanno governate Operai e azienda? La contrapposizione di interessi ci sarà sempre
http://www.corriere.it/economia/10_agosto_28/intervista-marchionne-cazzullo_1aa4cfac-b272-11df-8a2a-00144f02aabe.shtml
(28-08-10)
 
In questo suo editoriale, Eugenio Scalfari critica Marchionne, Tremonti, la Marcegaglia e CL perché hanno omesso al Meeting di Rimini il tema oggi centrale delle disuguaglianze sociali interne.
Tema cruciale anche per un partito riformista come il PD.
Tema che andrebbe tenuto presente anche quando si parla di cogestione, partecipazione (anche azionaria), cooperazione tra lavoratori ed imprese, mutuando ciò che avviene in Germania e in alcuni  Paesi scandinavi (una volta, al tempo di Tito, per la cogestione si faceva l'esempio della Jugoslavia). Do un link: http://www.sapere.it/enciclopedia/cogesti%C3%B3ne.htm  
 
Tema interessante, la partecipazione, che mi ha sempre intrigato, fin da quando, frequentando a fine anni '60 il biennio della SAA (Scuola di Amministrazione Aziendale) dell'Università di Torino (la prima business school creata in Italia http://www.unito.it/unitoWAR/page/scuole1/Z003/Z003_saa3  ), Sezione di Salerno, feci un figurone tenendo io la lezione (non era ancora disponibile il testo di studio) proprio sul tema della partecipazione proposto dal giovane docente di Organica (figlio del preside della facoltà), che veniva apposta da Torino 3 giorni consecutivi al mese, e ogni volta faceva disporre i banchi in quadrilatero e si sedeva in un banco qualsiasi, mai in cattedra (e che a fine anno mi propose di diventare suo assistente, ma preferii accettare l'offerta di un'azienda di Milano).
In Italia, uno dei pochi a favore della partecipazione era Pierre Carniti, segretario generale della CISL.
 
Do tre elementi meramente indicativi:
1. Una ventina di anni fa, ci fu un dibattito tv tra Gianni Agnelli, Luciano Lama, comunista riformista, ed il cancelliere tedesco Helmut Schmidt, socialdemocratico, e venne fuori anche il tema della partecipazione. L'unico favorevole, ovviamente, fu quest'ultimo, ma quello che mi colpì fu l'espressione di Agnelli, tra l'irritato (con classe, of course) e chi compatisce.
2. Durante la seconda guerra mondiale, nei sottomarini italiani, famosi per le dimensioni mediocri e gli spazi angusti, c'erano addirittura due mense: una per gli ufficiali ed una per la truppa. Ho ricavato questa informazione da un libro tedesco sulla guerra, che la riferiva come un fatto bizzarro e quasi incomprensibile.
3. All'inizio degli anni '80, ho lavorato per la mia azienda del Gruppo IRI (di mentalità un po' fascista) per un anno e mezzo in Africa settentrionale: nel campo centrale, c'erano per gli Italiani ben 5 livelli di sistemazione logistica.
 
In Italia, per ragioni storiche e culturali, esistono ancora le classi; che si contrappongono ancora secondo gli schemi dell''800 e del '900; quella italiana (tranne pochissime eccezioni: ad esempio Adriano Olivetti o, in parte, Leopoldo Pirelli) non è (mai stata) una borghesia illuminata;  l'invidia sociale,alimentata da una cultura cattolica che non premia il merito e le capacità, acuisce il conflitto tra le classi ed impedisce o rende molto difficile un dialogo leale per ridurre le differenze sociali. La conseguenza è che il pendolo oscilla da un estremo all'altro, senza mai potersi fermare in una posizione mediana, l'unica utile per poter trovare un compromesso fruttuoso per tutti. Ora il pendolo è nettamente dalla parte dei ricchi e i Tremonti e i Sacconi, come si dice a Milano, ciurlano nel manico.
 
COMMENTI
Le regole di Marchionne e l'etica di Berlinguer
di EUGENIO SCALFARI
29 agosto 2010
(…). Se si deve attuare una vasta modernizzazione istituzionale e un trasferimento di benessere sociale dalle economie opulente verso quelle emergenti; se un così gigantesco riassetto non può essere disgiunto da un riassetto analogo all'interno delle aree opulente; è evidente che i più deboli debbono partecipare in primissima fila a questa operazione. I ceti medi e medio-bassi non possono essere oggetto del riassetto sociale senza esserne al tempo stesso il principale soggetto.
Questo è il punto che manca all'analisi di Tremonti e che Marchionne ha vistosamente omesso come l'ha omesso la Marcegaglia. L'intero meeting di Rimini su questo punto ha taciuto. (…).
http://www.repubblica.it/economia/2010/08/29/news/scalfari-6586986
(29-08-10)
 
Costume
29/08/2010 - SOLO IN GRAN BRETAGNA 3 MILIONI DI CONSUMATORI ALL'ANNO
"Le merci contraffatte vanno bene"
Parola di Unione Europea
Louis Vuitton, Yves Saint Laurent, Burberry e Gucci potrebbero trarre vantaggio dalla vendita di prodotti falsi
http://www3.lastampa.it/costume/sezioni/articolo/lstp/310322/
(01-09-10)
 
Questa interessante analisi dei bilanci Fininvest da parte di sbilanciamoci.info forse spiega anche l'iperattivismo di Silvio Berlusconi sul versante russo e libico.
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 90 – 1 settembre 2010
Viaggio nei bilanci di Fininvest e delle controllate: Mediaset, Mondadori, Mediolanum e Milan. Dai debiti degli anni '90 alla ristrutturazione finanziaria, con ricca distribuzione degli utili alla famiglia padrona. Adesso i numeri volgono al peggio: siamo agli anni del declino. In quest'articolo si spiega perché
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-Fininvest-sta-peggio-del-capo-6100
(01-09-10)
 
Che ingenuo, Scalfari, per superare la crisi economica, chiede al ministro milionario Tremonti, il Robin Hood all'incontrario, quello che toglie sadicamente ai poveri per dare ai ricchi (come lui), un trasferimento del peso fiscale dai poveri ai ricchi.
 
L'EDITORIALE
Il fisco classista che blocca il Paese
C'è una crisi dell'occupazione con 200 mila precari della scuola e 500 mila lavoratori a rischio. Serve una manovra che punti ad un trasferimento tributario dalle fasce deboli a quelle opulenti
di EUGENIO SCALFARI
05 agosto 2010
http://www.repubblica.it/economia/2010/09/05/news/fisco_class-scalfari-6769634
(05-09-10)
 
Sulla crisi economica, due editoriali del Corriere della Sera, il primo di Francesco Giavazzi ed il secondo di Mario Monti.
 
LE MANCATE RIFORME CHE CI TENGONO FERMI
L'emergenza non è finita
Francesco Giavazzi
05 settembre 2010
http://www.corriere.it/editoriali/10_settembre_05/l-emergenza-non-e-finita-francesco-giavazzi_8d15b544-b8ba-11df-aec9-00144f02aabe.shtml
 
Un tema chiave di cui non si parla
Il silenzio sulla crescita
Mario Monti
04 settembre 2010
http://www.corriere.it/editoriali/10_settembre_04/monti_72d478cc-b7e4-11df-927f-00144f02aabe.shtml
(05-09-10)
 
Ecco la seconda parte dell'analisi dei bilanci Fininvest e sue controllate.
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 91 – 8 settembre 2010
Le grandi imprese/7 di Pitagora
Mediaset & co., conti a pezzi
08/09/2010
Se Fini fa paura, Fininvest fa tremare. Mediaset perde colpi, Mondadori avrebbe bisogno di un robusto aumento di capitale per riportare le voci dell’attivo di bilancio a valori reali, il Milan deve reintegrare le perdite degli ultimi anni. Su tutto pesa il maxi-risarcimento Cir. Ma è sul piano strategico che emergono le maggiori difficoltà
 
Nel precedente articolo abbiamo analizzato l'andamento del gruppo Fininvest basandoci sui dati consolidati. Qui approfondiamo le novità che emergono dall’esame dei bilanci di Mediaset, Mondadori, Mediolanun e Milan.
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Mediaset-co.-conti-a-pezzi-6232
(08-09-10)
 
Riporto questo articolo molto tecnico ma comprensibile sul modo di uscire dall'attuale crisi economica.
 
Proposte per il Sud dell'Unione Monetaria
Alberto Alonso*, Jorge Uxó** e Antonio Cuerpo*** - 07 Settembre 2010
http://www.economiaepolitica.it/index.php/europa-e-mondo/proposte-per-il-sud-dellunione-monetaria/
(08-09-10)
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 92 – 15 settembre 2010
Le grandi imprese/8 di Vincenzo Comito
Il segreto della Nutella
14/09/2010
Michele Ferrero ha superato persino Berlusconi nella top ten di Forbes sugli uomini più ricchi d'Italia [è al 28esimo posto del ranking mondiale con 17 miliardi, mentre Berlusconi è al 74esimo con 9 miliardi, cfr. thread “Statistiche ed analisi quali-quantitative  Classifica 2010 dei ricchissimi" http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2609397.html]. Viaggio nei conti della sua società, multinazionale di famiglia con sede in Lussemburgo, produttrice di cioccolato e dolci e distributrice di ricchissimi dividendi. Una storia per molti aspetti misteriosa e piena di paradisi fiscali

http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Il-segreto-della-Nutella-6325
 
Soluzione argentina per i Pigs europei?
di Andrea Baranes
15/09/2010  
Lo stato dei paesi della periferia europea in un'analisi dell'Rmf: gli interventi degli stati hanno placato i mercati ma non hanno certo risolto la crisi del debito
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Soluzione-argentina-per-i-Pigs-europei-6331
 
Lo specchietto di Marchionne
Guido Viale
15/9/2010
http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2010/mese/09/articolo/3384/
(15-09-10)
 
(…). “Altrimenti c'è il rischio che all'annus horribilis della finanza, il 2008, e quello dell'economia, il 2009, seguano quello del lavoro, il 2010, e della coesione sociale, il 2011”, ha commentato il commissario europeo, Laszlo Andor. (…).
«Non c'è altra soluzione che mettere al centro delle politiche economiche la creazione di occupazione», ha detto il direttore generale dell'Ilo, Juan Somavia. Il sostegno alla domanda aggregata attraverso la politica monetaria e fiscale (senza gli incentivi altri 23 milioni di persone avrebbero perso il lavoro nella crisi, stima l'Fmi), tuttavia, non è sufficiente, è stata la conclusione di Oslo, senza istituzioni del mercato del lavoro che nel breve periodo forniscano sussidi alla disoccupazione e riqualificazione della manodopera.
 
Il reddito minimo garantito non è mai stato attuato dallo Stato italiano. Per prima, fu introdotto dalla Regione Campania (“Reddito di cittadinanza”). L'attuale governo non l'ha rifinanziato. Ma, unica, la Regione Lazio ha quest'anno stanziato a questo scopo 20 milioni.
Ecco un'analisi di Ugo Colombino de Lavoce.info:
 
Introdurre un reddito minimo garantito per redistribuire il benessere ma senza creare sprechi
di Ugo Colombino
http://notizie.tiscali.it/articoli/collaboratori/lavoce/10/06/reddito-minimo-universale.html
 
Un argomento che fu già trattato in passato da Lavoce.info:
 
Un Reddito minimo garantito per l'Italia
di Tito Boeri 17.01.2006
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1948-351.html
(16-09-10)
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 93 – 23 settembre 2010
Le grandi imprese/9 di Vincenzo Comito
Una banca per il sovrano
E' il primo gruppo bancario in Italia, il secondo in Germania. Ricacciato in poco tempo dalle stelle della finanza globale alle stalle dei feudi partitici. Ecco come, dopo le dimissioni di Profumo, procede una mostruosa concentrazione di potere politico-economico-finanziario. Prossima tappa: Mediobanca-Generali
23/09/2010
 
Conclusioni
Con la cacciata di Profumo, si pongono ora le premesse per la creazione di una mostruosa concentrazione di potere economico-finanziario nel nostro paese, concentrazione che potrà comprendere gran parte del sistema finanziario nazionale e una parte consistente del sistema delle grandi imprese. Il prossimo passo di questo progetto sarà quasi ovviamente quello della fusione tra Mediobanca e Assicurazioni Generali, sotto la guida del presidente di Generali, Cesare Geronzi (Giannini, 2010), progetto osteggiato sino a ieri dallo stesso Profumo e sostanzialmente anche dal management di Mediobanca e forse delle stesse Generali. Con tale fusione, tra l’altro, quella che era sino a ieri la società controllata, la stessa Generali, diventerà la controllante. La possibile opposizione al progetto che potrà venire eventualmente dal management delle due società sarebbe facilmente tolta di mezzo. A questo punto si registrerà una situazione che non ha riscontro in nessun paese occidentale e che ricorda invece abbastanza da vicino, tra l’altro, la situazione dei paesi dell’allora blocco sovietico. Ci troveremo con delle solide fondamenta economico-finanziarie per un regime di stampo autoritario.
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Una-banca-per-il-sovrano-6407   
 
Banche, crisi, finanza di Andrea Baranes
Basilea III. Ovvero: continuiamo così
Le nuove regole per le banche a regime nel 2019: tempi biblici, per una finanza che si muove invece velocissima. Mentre nessun passo in avanti si fa sulla separazione tra banche e speculazione, e su una nuova concezione del "rischio"
23/09/2010
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Basilea-III.-Ovvero-continuiamo-cosi-6420
(23-09-10)
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 94 - 30 settembre 2010
I feudatari del casello
Nonostante la crisi Autostrade per l'Italia continua a produrre utili, grazie all'aumento delle tariffe e ai sistemi telematici di pagamento. Ma che non mantiene le promesse sugli investimenti fatte al momento della privatizzazione. Radiografia di un gruppo privato molto vicino al potere politico
di Anna Donati
C'è un dinosauro nel salotto
Mediobanca da Mattioli a Geronzi. L'ex salotto buono del potere economico italiano è adesso un groviglio spaventoso di azioni, dove i controllati controllano i controllanti e viceversa. Un jurassic park del capitalismo nostrano, che rischia di peggiorare con una ancora maggiore concentrazione con Generali
di Vincenzo Comito
Millennium goal tra tasse e promesse
A dieci anni dal lancio della Campagna del millennio, finalmente entra in discussione la tassa sulle transazioni finanziarie. Ma le risorse latitano
di Antonio Tricarico
Le generazioni dei diritti
Alcune riflessioni sull'evoluzione del diritto tra democrazia, lavoro e consumo. L'attacco ai diritti conquistati, la sfida di quelli da conquistare
di Roberto Romano Massimiliano Lepratti
(08-10-10)
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 95 - 8 ottobre 2010
La società ancella dell'economia
L'effetto lungo del liberismo sulla cultura e sull'economia, analizzato attraverso due parole-simbolo: flessibilità e globalizzazione. Usate e abusate per negare un'autonomia della società rispetto a presunte leggi economiche
di Roberto Schiattarella
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/La-societa-ancella-dell-economia-6518
Nostra signora instabilità
Stralci da un saggio su "Kindleberger e l'instabilità", pubblicato su Moneta e Credito, n. 69 del 2010
di Pierluigi Ciocca
http://www.sbilanciamoci.info/Rubriche/Nostra-signora-instabilita-6524
Il dinosauro e il leone di Trieste
Nella puntata precedente, dedicata a "un dinosauro nel salotto", abbiamo parlato dell'effetto domino provocato dal ribaltone in Unicredit in Mediobanca. Qui passiamo al caso Generali, gigante assicurativo, e del suo rapporto con il "nuovo" asse di potere
di Vincenzo Comito
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Il-dinosauro-e-il-leone-di-Trieste-6506
Rockefeller di Genova. Storia di Gaslini
Imprenditore spregiudicato, filantropo generoso. In una biografia di Gerolamo Gaslini, una illuminante storia italiana. Con giallo finale
di Lia Fubini
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Rockefeller-di-Genova.-Storia-di-Gaslini-6507
Come costruire i lavori verdi
L'economia sostenibile cambia il lavoro vecchio e introduce mestieri nuovi: i risultati di uno studio Ires sulla formazione di nuove figure professionali 
di Serena Rugiero
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Come-costruire-i-lavori-verdi-6509
(08-10-10)
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 96 - 14 ottobre 2010
Fare scooter a 40 cent all'ora
Nello stabilimento di Zonghsen del gruppo Piaggio gli operai cinesi fabbricano scooter a 160 euro al mese, 235 con gli straordinari. I risultati di un'inchiesta Fim-Cisl e Iscos
di Gianni Alioti
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Fare-scooter-a-40-cent-all-ora-6588
Benetton: dal mercato alle rendite
Dall'abbigliamento alle autostrade e autogrill. La parabola di un gruppo che ha vissuto una mutazione genetica, partendo da un un business di successo per poi legarsi progressivamente al carro pubblico. E portandosi dietro grossi problemi di indebitamento
di Vincenzo Comito
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Benetton-dal-mercato-alle-rendite-6596
Quando il microcredito incontra le corporation
Dalla microfinanza per includere i poveri al business sociale. Il premio Nobel Yunus spiega come "si può fare". Alleandosi con le multinazionali
di Guglielmo Ragozzino
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Quando-il-microcredito-incontra-le-corporation-6595
Da Wall Street a Pechino
Un'anticipazione da Capitalismo e (dis)ordine mondiale, raccolta degli scritti di Giovanni Arrighi a cura di Giorgio Cesarale e Mario Pianta, in uscita presso Manifesto libri 
di * * *
http://www.sbilanciamoci.info/Rubriche/Da-Wall-Street-a-Pechino-6602
(14-10-10)
 
Visioni “minimaliste” della disoccupazione1
Il Nobel 2010 per l’Economia a Diamond, Mortensen e Pissarides per i loro studi sui
mercati caratterizzati da “frizioni” e in particolare sul problema del mancato “incontro” tra domanda e offerta di lavoro
di Emiliano Brancaccio
http://www.emilianobrancaccio.it/wp-content/uploads/2010/10/brancaccio-sui-nobel-2010-eep-121010.pdf
(14-10-10)
 
La Banca d'Italia, sui dati della disoccupazione, dà ragione alla CGIL e torto al governo, perché vi include i lavoratori in cassa integrazione, e sul dato delle entrate smentisce il governo.
I due ministri-sedicenti-socialisti, Tremonti e Sacconi, gli autori della manovra finanziaria correttiva più scandalosamente iniqua della storia repubblicana, tenaci costruttori di una campagna paramafiosa di disinformazione, tesa a propalare dati edulcorati o falsi, si arrabbiano.
 
15/10/2010 (20:46)
Bankitalia, allarme su entrate e lavoro
Il Tesoro: "Dati ansiogeni e non reali"
Palazzo Koch: disoccupazione reale all'11%, spese ed entrate sono inferiori a quelle stimate. L'ira di Sacconi: "Dati esoterici"
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201010articoli/59475girata.asp
 
BANCA D'ITALIA - Bollettino Economico n. 62, ottobre 2010
Sintesi
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/bollec/2010/bolleco62
Bollettino
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/bollec/2010/bolleco62/bollec62/boleco_62.pdf
Appendice statistica
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/bollec/2010/bolleco62/bollec62/be62_appendice.pdf
(15-10-10)
 
Contro una politica recessiva, in Italia, del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e, in Europa, del Paese leader, la Germania, ma non per sé bensì imposta ai Paesi poco virtuosi, gli Stati Uniti continuano la loro politica di forte sostegno alla ripresa.
 
16/10/2010 (8:18) - IL CASO
La Fed: finanzieremo la ripresa degli Usa
Al via l’acquisto di Tbond. Per gli analisti: un piano da 500 miliardi
Francesco Semprini
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201010articoli/59495girata.asp
(16-10-10)
 
Lunga analisi economica a tutto campo di un preoccupato Eugenio Scalfari.
Ieri, nella mia e-mail di replica al noto economista Mario Deaglio, [cfr. la lettera allegata nella prima parte di questo post pubblicata ieri 28/5/2013] cui avevo scritto criticandolo perché aveva mentito su Tremonti (“Tremonti effettivamente non ha messo le mani nelle tasche degli italiani”, cfr. l'articolo de La Stampa dell'11-10 che ho riportato nel '3d' “Il governo Berlusconi-Bossi-Tremonti”), terminavo scrivendogli: “In conclusione, io non Le ho scritto perché, “per una volta, non sono d'accordo con Lei” (né tanto meno l'ho apostrofata bugiardo e venduto: questo lo lascio dedurre a Lei), ma perché sto facendo una piccola battaglia personale contro l'evidente, sistematica, interessata, paramafiosa DISINFORMAZIONE, attuata dal governo Berlusconi-Bossi-Tremonti-Sacconi, e mi sono meravigliato e dispiaciuto nel doverLa annoverare, assieme a tanti, tra i propalatori di dati e informazioni edulcorate o false. La crisi economica non sarà breve e si aggraverà, perché è l'effetto del riequilibrio della produzione, della ricchezza e del benessere a livello planetario; il suo costo – lo attesta anche l'ultima classifica “Forbes” 2010 - viene fatto pagare solo ai più poveri, risparmiando i ricchi, come ha fatto anche la manovra correttiva 2010: questo è un dato oggettivo, inconfutabile per qualunque persona onesta intellettualmente. Spero, semplicemente, di vederLa, in futuro, dalla parte di chi racconta la verità”.
 
L'EDITORIALE
Le promesse bugiarde del ministro senza soldi
di EUGENIO SCALFARI
17 ottobre 2010
(…). Il presidente del Consiglio pensa ai suoi problemi personali e aziendali, il ministro dell'Economia non ritiene di tassare i ricchi per alleviare il ceto medio. Perciò andremo a sbattere di brutto nei prossimi mesi. Non vorrei essere anch'io ansiogeno come Draghi, mi limito come Draghi a dire semplicemente la verità.
http://www.repubblica.it/politica/2010/10/17/news/ministro_senza_soldi-8141047
(17-10-10)
 
CRISI
Bersani scrive a Tremonti "La riforma del fisco è urgente"
18 ottobre 2010
(…). Le proposte dei democratici. E' nella formula '20-20-20' il cuore della riforma fiscale targata Pd, allegata alla lettera che Pier Luigi Bersani ha inviato a Giulio Tremonti. Questi i punti principali della piattaforma.  
Irpef. Il Pd chiede la riduzione della prima aliquota dal 23 al 20 per cento; la riduzione delle aliquote intermedie per sostenere i redditi bassi e medi; una revisione delle detrazioni a vantaggio dei giovani sotto i 35 anni e degli ultra-settantacinquenni. Inoltre si propone un aumento delle detrazione e il recupero fiscal drag per i dipendenti.
Bonus figli. Si chiede l'introduzione di un "bonus per i figli" per dipendenti, parasubordinati e indipendenti.
Lavoro femminile. Proposta una consistente detrazione fiscale ad hoc per il reddito da lavoro delle donne in nuclei familiari con figli minori.
Lavoro autonomo. Si propone una tassazione del lavoro autonomo, professionale e di impresa al 20 per cento.
Utili reinvestiti. Si chiede di azzerare l'Irpef o l'Ires sulla parte di capitale re-investita in attività o impresa.
Irap. Chiesta l'eliminazione graduale dell'Irap sul costo del lavoro.
Redditi da capitale. Tassazione dei redditi di capitale al 20 per cento, esclusi i titoli di Stato
Ambiente. Il Pd chiede di spostare il carico fiscale dal lavoro alle risorse ambientali utilizzate nei processi produttivi e dai consumi nocivi ai consumi sostenibili - LOTTA ALL'EVASIONE E ALL'ELUSIONE: Per il Pd si possono recuperare 40-50 miliardi di euro l'anno, attraverso controlli a posteriori e l'innalzamento della fedeltà fiscale.
http://www.repubblica.it/economia/2010/10/18/news/bersani_scrive_a_tremonti_la_riforma_del_fisco_urgente-8193662
(18-10-10)
 
Le cinque autoillusioni della politica nell´era globale
Fonte: ULRICH BECK - la Repubblica | 26 Ottobre 2010
http://www.dirittiglobali.it/component/content/article/17-globalizzazionesviluppo-multinazionali/5890-le-cinque-autoillusioni-della-politica-nellaera-globale-.html
(26-10-10)
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 97 - 27 ottobre 2010
La tassa sulla finanza arriva in parlamento
Mentre la finanza ha ripreso il suo gioco globale, fa molti passi avanti la proposta di tassare le transazioni finanziarie. Ma il governo italiano non se ne accorge
di Andrea Baranes
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-tassa-sulla-finanza-arriva-in-parlamento-6725
La (ri)volta del cibo
Concentrazione, accaparramento, speculazione. Le cause che erano alla base della crisi alimentare del 2007 sono tuttora presenti. E non possono essere risolte con una modernizzazione forzata
di Luca Colombo
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/La-ri-volta-del-cibo-6698
Ligresti campione d'Italia
Il gruppo che fa capo all'imprenditore di Paternò riassume il modello italiano di business nella sua forma più pura: scarsi rischi e alti utili, profitti privati e perdite pubbliche. Dagli esordi immobiliari alla profonda crisi attuale - ignorata dalla Consob dormiente - i numeri di una storia tutta italiana
di Vincenzo Comito
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Ligresti-campione-d-Italia-6693
La parabola dell'interesse generale
Se la dimensione economica esclude tutte le altre, l'idea di "interesse generale" si perde e quest'ultimo esce di scena. Svuotando il ruolo della politica
di Roberto Schiattarella
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/La-parabola-dell-interesse-generale-6679
Economisti tra sogno e realtà
Un'anticipazione dal libro “L’economia come scienza sociale e politica” (Aracne, 2010)
http://www.sbilanciamoci.info/Rubriche/Economisti-tra-sogno-e-realta-6692
 
ISTAO – Facoltà di Economia “G. Fuà”
Associazione degli Economisti di Lingua Neolatina
Convegno in ricordo di Giorgio Fuà
“Sviluppo economico e benessere”
Crescita, benessere e compiti dell’economia politica
Lezione Magistrale del Governatore della Banca d’Italia
Mario Draghi
Ancona, 5 novembre 2010
http://www.lastampa.it/_web/download/pdf/draghi_51110_ancona.pdf
 
Creato lo spin-off serve l'imprenditore
10 novembre 2010
In Italia il mondo accademico è in stallo, la ricerca – soprattutto quella pubblica – langue. Ciononostante gli spin-off, che dell'uno e dell'altra rappresentano la progenie naturale, continuano a nascere: con tutti i suoi limiti, la ricerca che si fa in università oggi è in grado di generare un centinaio d'imprese tecnologiche l'anno, e l'ultima fotografia scattata dalla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa ne ha censite 802, per un volume d'affari che oggi tocca i 600 milioni l'anno. Dato il contesto, è bene non lamentarsi.

Ma ora, fatte le imprese, è probabilmente giunto il momento di fare anche gli imprenditori: nel 55% dei casi, invece, chi fonda uno spin-off al momento preferisce non abbandonare il proprio posto da professore o ricercatore. Una scelta comprensibile, dati i chiari di luna del momento, che però genera ambiguità, tiene lontani gli investitori e spesso priva la stessa impresa di prospettive certe (e rapide) di crescita. Chi trova la forza di buttarsi dovrebbe avere anche il coraggio di mettere da parte il salvagente: in fondo, meglio correre il rischio di annegare in mare aperto che sbattere i piedi nelbagnasciuga.
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-11-10/creato-spinoff-serve-imprenditore-063914.shtml
 
CRISI
Papa: "Dopo il G20 urge serietà globale"
E' necessario "rilanciare l'agricoltura"
Nel breve discorso che ha preceduto l'Angelus Papa Benedetto XVI, ricordando la giornata del Ringraziamento promossa dalla Cei, ha toccato temi attuali come la disoccupazione, gli eccessi della "industrializzazione" e il futuro: "Adesso bisogna prendere sul serio la crisi economica"
14 novembre 2010
http://www.repubblica.it/esteri/2010/11/14/news/papa_g20_crisi-9091923
 
SBILANCIAMOCI.INFO
Newsletter n. 100 - 1 dicembre 2010
Le dieci proposte per l'ecologia al governo
Dalle energie rinnovabili alla mobilità sostenibile, dalla lotta ai cambiamenti climatici alla fiscalità ambientale, dall'altra economia al disarmo i leader del centro sinistra sono chiamati da Sbilanciamoci! a pronunciarsi sui concreti impegni che intendono prendere per portare “l'ecologia al governo”. Forum a Roma il 10 dicembre
di Giulio Marcon
Cina e crisi: chi ha paura dell’agnello cattivo?
Crisi e guerra delle valute: tutta colpa della Cina? Contestazione di alcuni luoghi comuni sui cattivi cinesi che spendono poco e risparmiano troppo
di Alberto Bagnai
STMicroelectronics, miracoli in fuga
E’ almeno per metà italiana la più grande impresa europea operante nel settore dei semiconduttori, una delle punte avanzate dell’innovazione tecnologica del nostro continente. Ma da noi quasi nessuno lo sa e nessuno se ne cura troppo; rischiamo così di perderne del tutto il controllo a favore degli altri soci, i francesi. 
di Vincenzo Comito
Abbiamo fatto cento
I numero di Sbilinfo, giunto alla centesima newsletter
di Roberta Carlini
 
In vetrina:
>> Finmeccanica in cattedra, accordo con Gelmini di Stefano Ferrario da it.peacereporter.net
>> La crisi del capitalismo a cartoni animati di David Harvey da www.youtube.com
>> Attenzione ai fondamentalisti della trasparenza di John Feffer da www.ips-dc.org
>> Wikileaks: quando trapela la notizia di Arturo Di Corinto da www.dicorinto.it
>> Clima, Cancun tra attese e speranze di Alberto Zoratti da www.altreconomia.it
>> La mappa della disoccupazione Usa di da www.america2012.it
 
IL COMMENTO
Le esequie scomposte di un potere defunto
di EUGENIO SCALFARI
05 dicembre 2010
http://www.repubblica.it/politica/2010/12/05/news/le_esequie_scomposte_di_un_potere_defunto-9850384/index.html
 
IL COMMENTO
Nove banche vogliono dividere l'euro in due
di EUGENIO SCALFARI
19 dicembre 2010
“(…). È vero, gli "hedge funds" sono un'ingente massa di manovra ma non rappresentano il cervello della speculazione. Il cervello sta al vertice del sistema bancario internazionale e vede insieme sia le grandi banche di credito sia le grandi banche d'affari americane, inglesi, svizzere, tedesche. Le piazze dalle quali si irradiano gli impulsi speculativi sono quelle di New York, Londra, Parigi, Francoforte, Tokyo, Hong Kong. Il New York Times ha descritto pochi giorni fa il funzionamento di questa "Cupola" ed ha anche indicato le banche che la compongono: J. P. Morgan, Bank of America, Goldman Sachs, Ubs, Credit Suisse, Barclays, Citigroup ed altre per un totale di nove. Ma ciascuna di esse possiede una quantità di partecipazioni e diramazioni in tutto il mondo e capitali immensi a disposizione.
In un giorno fisso della settimana i capi delle nove banche principali si riuniscono in un club riservato, esaminano gli ultimi dati sull'occupazione, sui mutui immobiliari, sulla produzione manifatturiera, sui tassi di cambio delle principali valute (dollaro, euro, yen, yuan), sugli "spread" tra i principali debiti sovrani, sulle materie prime. L'esame dura un'ora o poco più. Poi tirano le somme e decidono come muoversi sui mercati oppure non muoversi e restare in attesa”.
http://www.repubblica.it/politica/2010/12/19/news/nove_banche_vogliono_dividere_l_euro_in_due-10377795/index.html
 
ILCOMMENTO
Il sindacato americano padrone di Marchionne
di Eugenio Scalfari
02 gennaio 2011
http://www.repubblica.it/economia/2011/01/02/news/scalfari_2_gennaio-10773802
 
L'EDITORIALE
La crescita è possibile ma Tremonti non la vuole
di EUGENIO SCALFARI
06 marzo 2011
http://www.repubblica.it/politica/2011/03/06/news/scalfari_6_marzo-13245985
 
Diamond, Mortensen e Pissarides 
Ecco i Nobel per l’economia
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/11/diamond-mortensen-e-pissarides-ecco-i-nobel-per-leconomia/71007/
 
IL COMMENTO
Il boomerang finale dell'Aldo longobardo
di EUGENIO SCALFARI
27 giugno 2010
http://www.repubblica.it/politica/2010/06/27/news/scalfari_27_giugno-5186278
 
 

Dialogo sulla crisi economica, i PIL che si inseguono ed altro

 
A fini di archivio, riporto nel mio blog questa mia vecchia discussione (2010) con Vanishing sul tema della crisi economica ed altro, svoltasi nel forum del Circolo on-line del PD “Barack Obama” (ormai chiuso), in due thread distinti: “La portata della crisi economica” e “Che ne pensiamo della CGIL?” (purtroppo, non sempre ho salvato i commenti del mio interlocutore).

A posteriori, si devono constatare alcune amare verità: a) in barba all’entusiasmo del presidente Obama, le 9 grandi banche padrone del mondo sono riuscite a bloccare finora qualunque seria riforma dei mercati finanziari; [1] b) la Germania soltanto ora, al quinto anno di crisi, forte dell’esempio dato preparandosi con molto anticipo rispetto alla crisi deflazionando i salari, [2] pare accennare ad un allentamento del rigore finanziario dell’Eurozona, ma comunque bisognerà aspettare le elezioni politiche tedesche che si terranno nel prossimo mese di settembre; e c) in Italia, i poteri forti, tenendo in non cale l’esortazione accorata di Eugenio Scalfari, sono riusciti non solo ad evitare “un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha”, ma anche ad addossare sulle spalle dei ceti meno abbienti la gran parte del costo del risanamento dei conti pubblici, pari all’astronomica cifra di 330 mld; [3] e lo stesso Scalfari pare abbia ammorbidito parecchio negli ultimi tempi la sua fame di giustizia sociale. [4]

 
Vincesko
Vale la pena di leggere integralmente l'editoriale di oggi di Eugenio Scalfari: critica (come al solito) Tremonti e (duramente) la politica depressiva del G20, in primis della Germania, elogia Krugman e le altre voci contrarie a questa politica (Mario Draghi e Mario Monti, nonché Romano Prodi e Carlo De Benedetti, Pier Ferdinando Casini e Montezemolo, le Regioni e i Comuni), ed elogia perfino il PD, del quale – confermando quello che vado scrivendo qui da qualche giorno su Bersani – scrive:  Nelle recenti settimane sembra uscito dall'afasia in cui era caduto. Affermare che sia in buona salute non corrisponde alla realtà, ma sostenere che abbia ormai cessato di esistere è altrettanto azzardato,...”.
 
L'EDITORIALE
Lo spettro del bavaglio e della deflazione
di EUGENIO SCALFARI
TIENE ancora banco e lo terrà per un pezzo la legge bavaglio sulla libertà di stampa. Il Senato l'ha approvata votandola sotto il ricatto della fiducia posta dal governo, ma gli ostacoli sono ancora molti: l'esame della Camera e la tempistica che quell'esame richiederà, la firma di promulgazione di Napolitano, l'esame della Corte costituzionale, un possibile referendum abrogativo. Del resto i punti di dubbia costituzionalità sono numerosi, a cominciare dal diritto di cronaca smaccatamente violato, dalle gravi limitazioni agli strumenti di indagine dei magistrati e  -  particolarmente pesanti  -  alle multe stratosferiche nei confronti degli editori rei di consentire ai giornalisti eventuali violazioni della legge in questione.
Quelle multe spostano la responsabilità penale e civile dal direttore del giornale all'editore.

L'attacco di questa normativa alla libertà di stampa non potrebbe essere più evidente. Tutto ciò configura quella legge come un classico tentativo liberticida, che va quindi combattuto con tutti i mezzi legalmente disponibili. Ma voglio qui segnalare anche l'inefficacia pratica di questa sciagurata normativa.
Viviamo in un mondo ormai dominato dalla rete di comunicazioni "online". Le notizie la cui diffusione viene impedita alla carta stampata, appariranno inevitabilmente sui siti "web". Che farà il governo? Oscurerà quei siti, come avviene in Iran e in Cina?

E ancora: se un giornale straniero verrà in possesso di quelle notizie (intercettazioni comprese) e le pubblicherà, i giornali italiani avranno pieno diritto di citarlo e riferirne il contenuto. Che farà il governo? Arresterà e multerà giornalisti ed editori che riferiscono notizie pubblicate a Londra o a Parigi, ad Amburgo o a Zurigo, a Madrid o ad Amsterdam o a New York? Questa legge è dunque liberticida e al tempo stesso inutile perché non riuscirà ad imbavagliare la libera stampa, ma semplicemente a configurare l'Italia come un paese in mano ad una farsesca cricca ossessionata da tentazioni autoritarie e sanfediste.Voltaire avrebbe ampia materia, se rinascesse, per esercitare la sua aguzza ironia.

* * * 
Della manovra economica voluta da Giulio Tremonti ci siamo già occupati domenica scorsa segnalandone alcuni aspetti di necessità e alcuni difetti.
Soprattutto l'assenza totale di stimoli alla crescita, non potendo considerarsi tali le preannunciate e vacue misure di liberismo che il ministro dell'Economia gabella come risolutive spinte all'aumento del reddito mentre sono soltanto annunci lanciati nel vuoto.

Ma fatti ben più gravi sono accaduti nel frattempo in Europa. È accaduto soprattutto che la Germania ha imboccato la pericolosissima strada di una vera e propria politica di deflazione, preannunciando 80 miliardi di tagli alla spesa nei prossimi quattro anni a cominciare da subito.

Al G20 svoltosi nei giorni scorsi in Corea i membri europei hanno appoggiato questa politica, con qualche riserva soltanto da parte francese. Le dichiarazioni in favore di incentivi alla crescita, che sempre avevano accompagnato analoghe riunioni, questa volta sono state omesse; il tema dominante è stato la riduzione e la stabilizzazione del debito pubblico e il rientro del deficit nei parametri di Maastricht. La Germania ha fatto da apripista e da capofila di questa politica.

Conseguenze? Un rallentamento congiunturale, la caduta della domanda interna e degli investimenti. La debolezza dell'euro ravviverà le esportazioni dirette verso altre aree monetarie ma scoraggerà gli scambi all'interno dell'eurozona, con grave pregiudizio proprio per la Germania le cui esportazioni all'interno dell'eurozona rappresentano il 40 per cento del totale delle sue vendite all'estero. Mario Draghi valuta a mezzo punto di Pil la caduta del reddito italiano per effetto della manovra Tremonti. Figuriamoci a quanto aumenterà la perdita di velocità nel totale dell'eurozona. In un articolo su 24 ore di ieri Paul Krugman bolla con parole di fuoco questa dissennata svolta depressiva.

Personalmente esprimo da mesi giudizi altrettanto negativi. Il fatto grave consiste nella decisione della Germania di mettersi alla guida di questa politica. "I falchi del disavanzo hanno preso il controllo del G20" scrive Krugman. E aggiunge: "Operare drastici tagli alla spesa pubblica nel caso d'una grave depressione è un metodo costoso e inefficace. Le misure di austerità sono costose perché deprimono ulteriormente l'economia e sono inefficaci perché la contrazione della spesa pubblica frena il gettito fiscale". Il fatto inspiegabile è che tutta l'Europa si stia cacciando in questo vicolo senza uscita.

* * * 

In Italia ci sono molte voci che reclamano un'azione espansiva di crescita accanto a quella depressiva di tagli della spesa. In testa c'è Bersani e tutto il gruppo dirigente del Pd, mobilitato altresì contro la legge bavaglio che censura la libertà di stampa. Sulla stessa linea Epifani e la Cgil. La Marcegaglia continua a reclamare sgravi fiscali robusti sul lavoro e sulle imprese, senza i quali "l'economia italiana rischia di morire asfissiata dalla deflazione e dalla disoccupazione".

L'ha ripetuto al convegno di Santa Margherita dove non ha risparmiato di bacchettare la presidentessa dei giovani, Federica Guidi, la quale invocava una modifica costituzionale che consenta di sottoporre al referendum anche le leggi fiscali. "Dissennatezza", così la Marcegaglia ha definito la proposta della Guidi, che sarebbe difficile giudicare in altro modo.
Infine in favore di interventi espansivi sono anche schierati Mario Draghi e Mario Monti, nonché Romano Prodi e Carlo De Benedetti, Pier Ferdinando Casini e Montezemolo, le Regioni e i Comuni.

Sembrano numerose queste forze ma purtroppo, unite nella diagnosi, sono divise sulla terapia. Possono ottenere qualche risultato sulla politica economica italiana, ma hanno scarso peso sull'Europa e nessunissimo peso sulla Germania. Dovrebbero dunque cercare qualche raccordo con la Francia, con la Spagna e con Obama, ma per promuovere una sorta di "force de frappe" internazionale di questa portata dovrebbero marciare uniti. È troppo sperarlo?

* * * 

Qualche parola, in conclusione, la dedicherò al Partito democratico. Nelle recenti settimane sembra uscito dall'afasia in cui era caduto. Affermare che sia in buona salute non corrisponde alla realtà, ma sostenere che abbia ormai cessato di esistere è altrettanto azzardato, così come mi sembra azzardato aizzare i giovani contro gli anziani, la periferia contro il centro.

I sondaggi più recenti registrano le intenzioni di voto per il Pd attorno al 27 per cento collocando il Pdl al 33. Il divario è cospicuo ma non stellare. Battaglie come quelle contro la legge bavaglio e contro una manovra economica depressiva sembrano riscuotere un consenso molto esteso e potrebbero modificare le intenzioni di voto in misura sostanziale. Ma, lo ripeto, occorre che l'unità sulla diagnosi si accompagni ad una compattezza delle terapie e alla ricerca di uno sbocco politico comune.

Se ciascuno continuerà a privilegiare la propria "ditta", le forze centrifughe avranno la meglio e continueremo ad essere sgovernati dagli annunci cui non seguono fatti, dalle cricche e dalle mafie. Capisco che l'attaccamento alle proprie ricette sia animato da buone intenzioni, ma nelle condizioni attuali le buone intenzioni lastricano percorsi pericolosi e talvolta nefasti, dai quali sarebbe meglio tenersi lontani. 
(13 giugno 2010)
http://www.repubblica.it/politica/2010/06/13/news/lo_spettro_del_bavaglio_e_della_deflazione-4799015/
 
Vincesko
@Vanishing
Come al solito non leggi i miei 'post' (… ma vedo che non sei il solo, se qualcuno –recidivo - scrive “nelle fila”, dopo che ho scritto nel thread sulle 10 domande che il plurale di 'fila' è 'file').
Ho già 'postato' io nel mio thread sui 3 ministri socialisti (dove peraltro ho avviato la discussione su Pomigliano, che poi qualcuno – per fare ammuina: tipico dei “democratici” -  ha spostato altrove)  un'intervista  a Tito Boeri, dove dice le stesse cose.
Nello stesso thread puoi anche leggere, più sopra, un interessante articolo di Loretta Napoleoni su Karl Marx e il saggio tendenziale di profitto, che ti ho dedicato in particolare: erudiscici!
(19-06-10)
 
[Avevo posto io (qualche tempo prima, v. Dialogo sul liberismo, il liberalismo, le banche, la speculazione, il comunismo ed altro http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2784613.html) il tema dei PIL che si inseguono, da me letto per la prima volta alla fine degli anni ’70 in un saggio di Giorgio Fuà; ora il buon Vanishing – esperto di informatica - ne ha trovato riscontro nel web e lo riporta qui (il grafico, purtroppo, non è più visibile)]

 
Vanishing
"I PIL che si inseguono". Eccoti una coppia di nomogrammi universali per il calcolo del numeri di anni nei quali il PIL2 (il minore dei due) insegue il PIL1.
Come si usa:
1) Nel primo grafico in alto, nella X scegliere il rapporto PIL1/PIL2 (supponiamo 4).
2) Ottenere il Coeff_molt sull'asse delle x (nel caso di esempio, 1,3)
3) Nel secondo grafico nella X scegliere il rapporto tra il tasso di incremento del PIL1 (il maggiore dei due) rispetto al PIL2. Attenzione, nella forma 1+t%/100. Dunque, se il t1 è il 3.5%, si deve calcolare 1+0,035=1,035. Se t2 è 8%, si deve calcolare 1,08. Dunque il rapporto è 1,08/1,035=1,04.
4) Calcolare il numero di anni prendendo la Y (nel nostro caso 25) e moltiplicandola per il coeff_molt (25*1,3=32,5 anni)
Saluti
 
 
Vincesko
Grazie, Vanishing. Come vedi, non ci vuole un secolo, ma molto molto meno, a differenziale costante, perché la Cina raggiunga gli USA.
Nell'ipotesi che fai, di un rapporto tra i due PIL pari a 4 e di un differenziale di poco più di 4 punti percentuali, ci vorranno 32,5 anni. Ma in effetti il differenziale attualmente è pari a oltre 6 punti (+ 10% per la Cina contro il +3,5% USA), per cui, coeteris paribus, ci vorranno 17*1,3=22,1 anni.
Vedi anche che, al netto del coefficiente correttivo (1,3 equivale ad un PIL circa quadruplo del Paese inseguito rispetto a quello del Paese inseguitore, ma ora tra USA e Cina è circa triplo), per ogni raddoppio del differenziale, diciamo così (in effetti della variazione del rapporto tra i due indici), il numero degli anni si dimezza. Infatti, se il rapporto PIL1/PIL2 è pari a 1,02 ci vogliono 50 anni, se è pari a 1,04 ne occorrono 25, se è pari a 1,08 ne bastano 12,5.
(20-06-10)

 

Vanishing 20 Giugno 2010 a19:33
Mah, le ultime cifre che ho visto parlavano di 8% per la Cina. Secondo FMI il PIL USA è 14.264.600 milioni di US$ e quello della Cina 4.401.614 Milioni. Il rapporto è dunque 3,4, come dici tu (l'esempio che avevo fatto non riguardava Cina-USA, erano solo numeri comodi per esemplificare il grafico) (BTW, L’UE è a 18.000.000 milioni).
Con i numeri “veri” di cui sopra (o supposti tali), sempre che restino costanti, cosa assai poco probabile e per l’uno e per l’altro - ci vorrebbero 1,2*25 = 30 anni.
Potrebbe essere in molto meno, se le cose vanno male da queste parti, cosa probabile, sempre che l’andare male qui non si tiri dietro pure la Cina (cosa anche questa possibile, ma loro hanno comunque una enorme risorsa di mercato interno).
Nel frattempo la Cina “moderna” raggiungerebbe probabilmente i 5-600 Milioni di abitanti, circa il doppio degli USA. La Cina avrebbe dunque un PIL procapita circa la metà degli USA. Gli resterebbero 600-700 milioni nell’economia informale.

PS. Siamo però OT qui. Ho postato qui solo perché non sapevo dove farlo.  
 

Vincesko  20 Giugno 2010 a 20:08
OK per l'OT, ma tant'è, concludo. Per la precisione, i tuoi dati del PIL sono quelli del 2008, nel 2009 si sa che il PIL cinese è aumentato in controtendenza rispetto alla crisi mondiale e mi pare sia stato corretto recentemente - nonostante la crisi - da + 8,7% a +10%, quindi i 4.400 sono diventati almeno 4.800.
Son d'accordo che probabilmente ci sarà una decelerazione (degressione) della crescita del PIL cinese. Ne è forse già un prodromo l'accettazione da parte della Cina dell'invito USA a rivalutare lo yuan (vedi anche l'articolo di Scalfari più sotto).

Vincesko
Allego l'editoriale di oggi di Eugenio Scalfari, come al solito molto lucido e di ampio respiro, che risponde anche a chi qui ha avanzato ipotesi – contrastanti – sulle motivazioni sottostanti della scelta di Marchionne di trasferire la produzione della Panda dalla Polonia all'Italia. Ma soprattutto riafferma con forza l'indispensabilità e addirittura l'inevitabilità di “un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha”. E la sua critica forte alla politica deflattiva dell'Europa ed in particolare della Germania.
 
L'EDITORIALE
A Pomigliano comincia l'epoca dopo Cristo
di Eugenio Scalfari
20 giugno 2010
(…). Il dopo Cristo per l'amministratore delegato della Fiat comincia evidentemente con la globalizzazione della finanza, delle merci e del lavoro. È un'epoca che ha accentuato e radicalizzato la legge dei vasi comunicanti.
Le grandezze economiche, come ovviamente per i liquidi, tendono a raggiungere lo stesso livello. Si livellano i rendimenti del capitale, i rapporti tra benessere e povertà, la produttività del lavoro e, naturalmente, i salari.
I salari dei Paesi emergenti sono ancora molto bassi; dovranno gradualmente aumentare ma lo faranno lentamente. I livelli dei salari nei paesi opulenti e di antica civiltà industriale sono molto alti, ma tenderanno a diminuire e questo fenomeno avverrà invece con notevole rapidità per consentire alle imprese manifatturiere di vendere le loro merci sui mercati mondiali a prezzi competitivi. (…).
Qualche cosa si può e si deve fare. Ma occorre molta lucidità e molto coraggio. I Paesi opulenti, al loro interno, non sono affatto livellati per quanto riguarda la diffusione del benessere. Ci sono, nelle zone ricche del mondo, sacche di povertà impressionanti e diseguaglianze mai verificatesi prima con questa intensità. Voglio dire che la legge dei vasi comunicanti deve entrare in funzione dovunque e spetta alla politica rimuovere gli impedimenti che la bloccano. Perciò i sindacati e le forze di opposizione debbono spostare l'obiettivo. Le categorie svantaggiate e costrette a rinunciare ad una parte delle conquiste raggiunte nell'epoca "prima di Cristo" debbono recuperarle su altri piani e in altre forme nell'epoca del "dopo Cristo". Debbono cioè impostare un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha. (…).
C'è un filo diretto che lega queste riflessioni suscitate da quanto sta accadendo a Pomigliano con la politica deflazionistica imboccata dall'Eurozona sotto la guida della Germania. Questa politica, sulla quale ci siamo intrattenuti varie volte, arriverà domani all'esame del G8 e del G20 appositamente convocati. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha lanciato un messaggio ai capi di Stato dell'Eurozona affinché affianchino alla manovra di stabilizzazione dei rispettivi debiti una politica che sostenga i redditi e la crescita. Un secondo l'ha lanciato alla Cina affinché proceda ad una rivalutazione della propria moneta rispetto al dollaro per accrescere le importazioni e per tale via sostenga la domanda globale.

La Cina ha già risposto positivamente; l'Europa e la Germania finora sembrano voler persistere nella politica di deflazione. Questa posizione è semplicemente insensata.
Dal canto suo il segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon, ha posto ieri ai paesi dell'Eurozona le seguenti domande: "Il mondo intero è destinato a sprofondare a causa dei problemi dell'Eurozona in una recessione che rischia di essere recidiva? Può la ripresa dei mercati emergenti bilanciare i cali che si verificano altrove? Stiamo finalmente emergendo come i sopravvissuti a un uragano, per valutare l'entità del danno e i bisogni dei nostri vicini? Oppure ci troviamo piuttosto nell'occhio del ciclone?" (La Stampa del 19 scorso).
Non si può esser più chiari di così. E anche qui il tema si risolve attraverso un grande programma di redistribuzione delle risorse tra paesi e tra classi all'interno dei paesi. Non c'è altro mezzo per equilibrare libertà ed eguaglianza, la necessaria crudeltà della libera concorrenza e la coesione sociale che si proponga il bene comune. (…).
http://www.repubblica.it/politica/2010/06/20/news/scalfari_pomigliano-4991542/
(20-06-10)
 
Vanishing
Caro Vincesko, è appunto (appunto per me, ovviamente) un articolo sbagliato, liberale, che mitizza il mercato e dice cose antistoriche e infondate, e anche un tantino contraddittorie.
La concorrenza non produce nessun livellamento, ma accentua le differenze. La concorrenza produce oligopoli e monopoli, lo dice fin la dottrina liberista italiana. La globalizzazione ha esasperato le differenze (in termini relativi). I progressi nel terzo mondo che abbiamo avuto in precise e determinate zone sono dovuti all'industrializzazione (conseguenza secondaria della mobilità dei capitali), non ai "vasi comunicanti" che, se non fossero stati bloccati per tempo, li avrebbero di nuovo messi in discussione. Ci si focalizza solo sulla crescita della Cina e la si prende a paradigma di tutto.
L'idea di fare "concorrenza" all'India e alla Cina è semplicemente folle. Che si dicano queste cose in nome di un presunto "pragmatismo" è il colmo dei colmi, è solo un mantra, buono per tutte le occasioni. E non credo affatto che sia quella l'idea di Marchionne (di nuovo, è un imprenditore, mica è matto). Secondo me ha in testa l'Europa. Prevede tempi bui, presuppone un ritorno più o meno velato al protezionismo, e in questi casi è meglio stare a casa propria piuttosto che altrove.
E' probabilmente vero che non si possono fermare certi processi, ma il tempo e il modo in cui avvengono non è indifferente. Il governo della società (e la sua preservazione) è questo. Si tratta proprio di non fare come per i vasi comunicanti, nei quali il livellamento avviene di colpo, con ondate e contro-ondate, con morti e feriti, e con società distrutte. L'idea che si possano mettere in piedi meccanismi compensativi interni non regge la prova del pallottoliere. Paghiamo un operaio italiano quanto uno cinese e gli diamo l'integrazione col prelievo fiscale? Un idea molto realistica. Tanto varrebbe nazionalizzare l'industria, cosa che sarebbe senz'altro più realistica, se non altro.
Bisogna che chi esporta, esporti di meno, e chi importa, importi di meno, altro che vasi comunicanti. E' quello che dicono tutti, è quello che dice Obama, ed è quello che, almeno un po', Obama è appena riuscito ad ottenere dalla Cina. Ed è quello che sta cercando di ottenere dagli USA, che importino di meno, il che significa incentivare il mercato interno, anche lato produzione.
La migrazione non è un fatto in sé né positivo né negativo, dipende da come si esercita, e dalle motivazioni che spingono i migranti. Se sono la miseria, la persecuzione e la disperazione, la migrazione è un fatto negativo, perché distrugge violentemente i legami sociali, le culture, lasciando al loro posto il vuoto, e portando nei paesi di destinazione masse di disperati manovrabili, quando non dalla malavita organizzata, da "imprenditori" locali a fini di dumping sociale.
Consiglio a te e a tutti la lettura (o rilettura, a seconda dei casi) di "La grande trasformazione" di Karl Polany. E' un libro scritto durante la seconda guerra, contro l'utopia del mercato autoregolato (e dell'economia di mercato) e i miti liberali. Si rivaluterà un po' l'odiato mercantilismo.
I fallimenti di queste utopie provocano disastri epocali. Lo hanno già fatto una volta nella storia. Immemori, le si ripropone tal quali, e ci si stupisce che naufraghino di nuovo
 
Vincesko
Caro Vanishing,
vedo che quando parli di Scalfari non sei lucido come al solito. Sei recidivo: prima lo consideri tremontiano, e invece ti ho dimostrato che è addirittura antitremontiano (come me). Ora gli attribuisci delle affermazioni che non ha fatto, e addirittura delle colpe che non ha commesso.
Egli è senz'altro liberale (in politica), ma se è per questo lo sono anch'io, ancorché io dal '72 voti PCI-PDS-DS e poi PD.
In economia non è un liberista sfegatato, anzi credo sia un... socialista, partito per il quale è stato anche parlamentare. Come direttore della Repubblica ha sempre ospitato i maitre a penser socialisti, ad esempio Giorgio Ruffolo, ai quali si sentiva che era vicino. Con l'avvento di Craxi, si è spostato ancora più a sinistra, credo che l'abbia anche scritto che ha votato PDS o DS. Adesso penso che voti PD.
La concorrenza non produce nessun livellamento? Ma che dici? E il saggio di profitto? Anch'io che sono ignorante so che se un settore ha un alto saggio di profitto e non ci sono barriere all'ingresso attirerà tante di quelle imprese da provocare alla lunga un aumento dell'offerta ed una conseguente riduzione dei prezzi-ricavo, dei margini e quindi del saggio di profitto. Anche per i salari vale la stessa regola.
Scalfari non dice che  si “deve” pagare un operaio italiano come uno cinese, ma si limita a fotografare la situazione, e dice una cosa ovvia addirittura, perché già ora si vede la tendenza al livellamento: i salari cinesi vanno in su e quelli italiani vanno in giù. Non è quello che sta già succedendo e che successe col Giappone? Vai a leggere l'articolo di Loretta Napoleoni che ho allegato nel thread sui 3 ministri socialisti.
L'idea di fare la concorrenza alla Cina e all'India è folle? E' folle dire il contrario. A meno che, come ventili tu, usciamo dal WTO e chiudiamo le frontiere. Non ne capisco molto, può essere una scelta, non so però quanto praticabile e opportuna. Io credo sia impraticabile e dannosa; altra cosa, invece, è limitare il dumping sociale, stringere le maglie delle importazioni illegali, ottenere la rivalutazione dello yuan.
Vanishing, leggi più attentamente, il mantra lo fai tu, non Scalfari, al quale attribuisci erroneamente una visione salvifica del mercato senza regole. Ma se è socialista in economia...
Infine, anche per l'immigrazione, ha detto una cosa ovvia, io la penso come lui, è un fenomeno incontenibile, che si può solo regolare al meglio. Ma ti chiedo: sei un “verdastro”, oltre ad essere un “rossastro”?

 
Vincesko  25-06-10
Il Prof. Sartori si cimenta in economia e si schiera per la “decrescita serena” di Serge Latouche.
 
L’ECONOMIA DI CARTA E I LIMITI ALLO SVILUPPO
Quei soldi maledetti
di Giovanni Sartori
25 giugno 2010
http://www.corriere.it/editoriali/10_giugno_25/sartori_4973e336-8018-11df-85d3-00144f02aabe.shtml
 
Sullo stesso argomento e su altro.
Di solito, trovo il compagno Alfredo Reichlin “troppo” intelligente. Come quando, qualche settimana fa, in un'intervista all'Unità, ha definito Pieluigi Bersani una brava persona, ma non un granché come segretario.
Trovo, invece, questo suo articolo che allego del tutto condivisibile. Anch'esso evidenzia un'esigenza che è mia da tempo: quella “riformistica” di un'alleanza tra i produttori, che deve andare di pari passo con un'azione collettiva, volta a contrastare la pretesa egoistica ed inaccettabile di un pugno di miliardari e milionari di anteporre ed imporre il loro interesse a quello di miliardi di altri uomini e donne. E per far questo impongono ai governi assenza di regole stringenti, comprano o riescono ad ottenere il consenso dei ceti abbienti ma anche di quelli poveri, si avvalgono dell'opera, ben retribuita, di intellettuali, economisti e giornalisti, e di “utili amici” come Marchionne. 
 
Analisi
Il dominio dell’economia di carta sulle persone che producono
di Alfredo Reichlin
24 giugno 2010
http://www.unita.it/news/analisi/100339/il_dominio_delleconomia_di_carta_sulle_persone_che_producono
 
Vincesko  01-07-10
Mentre i leader europei discutono, il presidente USA “espugna” Wall Street.
 
Usa, Obama esulta: varata la riforma di Wall Street
01 luglio 2010
(…). La riforma di Wall Street è «la maggiore dalla Grande Depressione» ha detto il presidente Barack Obama poche ore fa. 
«proteggerà l'economia dall'impudenza e dall'irresponsabilità di pochi e tutelerà i consumatori». «È una vittoria per tutti gli americani» che hanno subito le conseguenze «dell'irresponsabilità e dell'impudenza» delle banche che si è tradotta nella perdita di milioni di posti di lavoro.
http://www.unita.it/news/mondo/100629/usa_obama_esulta_varata_la_riforma_di_wall_street
http://www.corriere.it/economia/10_luglio_01/riforma-finanziaria-usa-obama_27d948b6-84db-11df-a3c2-00144f02aabe.shtml
 
[Purtroppo, non ho salvato il commento di Vanishing]
 
Vincesko  16-07-10
'Post' interessante. Sorge spontanea una domanda: stamane a Radio3, anche Loretta Napoleoni ha affermato che bisognerebbe ripensarci sulla mondializzazione dell'economia. Ma secondo te è un'ipotesi realizzabile concretamente? E come? E con quali vantaggi/svantaggi (tra questi ultimi, un aumento dell'inflazione)?
 
P.S.: il link sulla "discussione datata i primi del '900 da parte di Thorstein Veblen" non funziona.
 
Vincesko
Comunicato stampa
Crisi: CGIL, a giugno 660mila in cig, da gennaio -2,4 mld in busta paga
Con cassintegrati e inattivi tasso di disoccupazione sale a 12,1%
17/07/2010| Crisi
Link Rapporto CIG Giugno 2010
http://host.ufficiostampa.CGIL.it//Documenti//private/CGIL_OsservatorioCIG_RapportoGiugno2010.pdf
Link Rapporto Occupati e Cassintegrati Giugno 2010
http://host.ufficiostampa.CGIL.it//Documenti//private/CGIL_OsservatorioCIG_RapportoOccupatiCassintegratiGiugno2010.pdf
 
Vincesko  25-07-10
Allego l'editoriale di oggi di Eugenio Scalfari, come al solito intelligente e di ampio respiro, che continua quello che ho già allegato qui il 20 giugno sui “vasi comunicanti” (“A Pomigliano comincia l'epoca dopo Cristo”).
Ho evidenziato i passi in cui riparla del caso Pomigliano come “apripista” (in un mio 'post' precedente, ho citato il referendum sulla scala mobile, cui attribuii una funzione analoga, perciò votai a favore dell'abrogazione), ed, in conclusione, quando egli riafferma (come aveva fatto nell'editoriale precedente parlando dell'indispensabilità di “un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha”) che “Questa delle ingiustizie sociali da combattere è la madre delle riforme”. E su questo interpella le opposizioni ed in particolare Pierluigi Bersani.
Su quest'ultima proposta di Scalfari sono d'accordissimo, visto che anch'io l'ho prospettata più volte. Per quest'ultimo punto, io credo possa costituire un utile stimolo, “da sinistra”, la pressione oggettivamente esercitata dalla candidatura di Nichi Vendola.
 
P.S.:
Ho dovuto 'postare' qui questo articolo per una continuità di discorso, anche se il suo luogo più adatto sarebbe stato il thread "La portata della crisi economica". Altri 'post' complementari sono nelle discussioni "Le 10 domande di Open Democracy al centrosinistra" e "I tre Ministri, sedicenti socialisti, Tremonti, Brunetta e Sacconi".
 
FIAT
La vera storia del caso Marchionne
di Eugenio Scalfari
25luglio 2010
(…). Fin qui abbiamo considerato la questione Fiat misurandola su tre dimensioni successive: Pomigliano, Lingotto, scorporo dell'auto. Ma c'è una quarta dimensione ancora più importante e ancora più globale. Ne scrissi due mesi fa e non l'ho chiamata "provocazione" ma "apripista". Il caso Pomigliano cioè, e ciò che ne sta seguendo, funziona da caso "apripista" per un'infinità di operazioni analoghe che possono coinvolgere l'intero apparato industriale italiano, soprattutto quello delle imprese medio-piccole e piccole, quelle che occupano tra i 300 e i 20 dipendenti e che rappresentano il vero ed unico tessuto industriale italiano soprattutto nel nord della Lombardia, nel Triveneto, nell'Emilia-Romagna, nelle Marche, in Puglia, in Campania, nel Lazio. (…).
Andiamo dunque verso un rapido azzeramento delle conquiste sindacali e dell'economia sociale di mercato degli anni Sessanta fino all'inizio di questo secolo?

Io temo di sì. Temo che la direzione di marcia sia proprio quella ed ho cercato di definirla parlando della legge chimico-fisica dei vasi comunicanti. In ogni sistema globalmente comunicante il liquido tende a disporsi in tutti i punti del sistema allo stesso livello, obbedendo all'azione della pressione atmosferica. In un'economia globale questo meccanismo funziona per tutte le grandezze economiche e sociali: il tasso di interesse, il tasso di efficienza degli investimenti, il prezzo delle merci, le condizioni di lavoro.

Tutte queste grandezze tendono allo stesso livello, il che significa che i paesi opulenti dovranno perdere una parte della loro opulenza mentre i paesi emergenti tenderanno a migliorare il proprio standard di benessere. La prima tendenza sarà più rapida della seconda. Al termine del processo il livello di benessere risulterà il medesimo in tutte le parti, fatte salve le imperfezioni concrete rispetto al modello teorico. La Fiat ha fatto da apripista. Marchionne disse all'inizio di questa vicenda che lui ragionava e operava nell'epoca "dopo Cristo" e non in quella "ante Cristo". Purtroppo il "dopo Cristo" è appena cominciato.

C'è un modo per compensare la perdita di benessere che il "dopo Cristo" comporta per i ceti deboli che abitano paesi opulenti? Certo che sì, un modo c'è ed è il seguente: far funzionare il sistema dei vasi comunicanti non solo tra paese e paese, ma anche all'interno dei singoli paesi. L'Italia è certamente un paese ricco. Anzi fa parte dei paesi opulenti del mondo, che sono in prevalenza in America del nord e nella vecchia Europa. Ma l'Italia è anche un paese dove esistono sacche di povertà evidenti (e non soltanto nel Sud) e dislivelli intollerabili nella scala dei redditi e dei patrimoni individuali.

Tra l'Italia dei ceti benestanti e quella dei ceti poveri e miserabili il sistema dei vasi comunicanti è bloccato, non funziona. Il benessere prodotto non viene redistribuito, rifluisce su se stesso e alimenta il circuito perverso e regressivo dell'arricchimento dei più ricchi e dell'impoverimento dei poveri. Una politica che volesse perseguire il bene comune dovrebbe dunque smantellare il circuito perverso e far funzionare il circuito virtuoso. Attraverso una riforma fiscale che sbloccasse il meccanismo e redistribuisse il benessere. E poiché la mente e lo stomaco dei ceti poveri e medi reclamano un meccanismo meno iniquo dell'attuale, la riforma del fisco può e deve essere anticipata da misure specifiche di pronta attuazione, stabilite dalla concertazione tra governo e parti sociali che funzionò egregiamente tra il 1993 e il 2006, finché fu abolita con un tratto di penna all'inizio di questa legislatura.

Le opposizioni dovrebbero a mio avviso concentrarsi su questo programma. Bersani ne ha parlato recentemente, ma le opposizioni dovrebbero convergere su un programma concreto con questo orientamento per uscire da una situazione caratterizzata da vergognosi privilegi e diseguaglianze. Si parla molto di riforme. Questa delle ingiustizie sociali da combattere è la madre delle riforme. Perciò mi domando: che cosa aspettate? Che la casa vi crolli addosso?
http://www.repubblica.it/economia/2010/07/25/news/la_vera_storia_del_caso_marchionne-5811628
 
Vincesko  30-07-10
Allego anche qui l'editoriale di domenica 25.7 di Eugenio Scalfari, che ho già riportato nel thread “Che ne pensiamo della CGIL?”, che continua quello del 20 giugno sui “vasi comunicanti” (“A Pomigliano comincia l'epoca dopo Cristo”) ed in cui riparla del caso Pomigliano come“apripista” ed, in conclusione, riafferma (come aveva fatto nell'editoriale precedente parlando dell'indispensabilità di “un piano globale di redistribuzione del reddito da chi più ha a chi meno ha”) che “Questa delle ingiustizie sociali da combattere è la madre delle riforme”.
http://www.repubblica.it/economia/2010/07/25/news/la_vera_storia_del_caso_marchionne-5811628
Lo faccio sia perché è pertinente qui, sia perché si lega molto bene con l'analisi che fa Massimo Mucchetti sul Corriere, sulla quale richiamo l'attenzione di tutti, poiché parla anch'egli della Fiat, ed affronta con parole nette e franche uno dei problemi cruciali cui siamo difronte – gli effetti negativi della globalizzazione – ed i modi alternativi, addirittura opposti, in cui affrontarli: se privilegiando gli interessi miopi ed egoistici, dannosi in prospettiva futura, di una sparuta minoranza (“le elite finanziarie”) oppure difendendo “l'economia sociale di mercato dell'Europa”.
E' una questione cruciale che, lo sostiene con forza anche Vendola nel suo intervento recente (vedi l'altro thread), interpella in primo luogo tutto il centrosinistra.
 
L' analisi
Aiuti di Stato, il confine beffa
Mobilità dei capitali Il trasferimento di alcuni modelli Fiat e Lancia da Torino a Kragujevac svela il volto imbarazzante della libera mobilità dei capitali e delle merci
Massimo Mucchetti
29 luglio 2010
http://archiviostorico.corriere.it/2010/luglio/29/aiuti_Stato_confine_beffa_co_8_100729043.shtml
 
Vincesko  04-08-10
Primo spunto di riflessione. Cito questo passo dell'articolo di Tito Boeri Il ministro del Lavoro [Sacconi], oltre ad annunciare ripetutamente e costantemente di rinviare la presentazione dei suoi piani per il lavoro, continua a sostenere che il nostro sistema di relazioni industriali funziona bene, anzi benissimo. A riprova di questa affermazione ama citare il basso numero di ore di sciopero in Italia durante la grande recessione. per evidenziare l'atteggiamento tipico del ministro Sacconi (e di Tremonti e degli altri ministri di questo governo di destra), di estrapolare un dato e piegarlo “irrazionalmente” e pervicacemente a dimostrare la giustezza delle proprie opinioni ed azioni, sia per autoconvincersi, sia a fini di disinformazione.
Analogamente si è comportato Giulio Tremonti (ma lo fa abitualmente) quando da Bruxelles ha inferito la bontà della sua manovra correttiva dall'assenza delle manifestazioni di protesta.
 
Altro spunto di riflessione è proprio l'assenza di manifestazioni di protesta forte (basti pensare a quello che è successo in Grecia) contro una manovra correttiva, vera macelleria sociale, la più crudelmente iniqua di tutta la storia repubblicana. Ieri sera tardi, su Rainews, ho visto un servizio sul '68: che differenza! Ma, per la miseria!, erano i giovani a porsi alla testa della protesta, e poi i sindacati. Oggi, purtroppo, sia gli uni che gli altri latitano, sono assenti e passivi e talora addirittura complici.
 
[Purtroppo, non ho salvato il commento di Vanishing]
 
Vincesko 05-08-10
Mi ripeto perché ti ripeti (cfr. thread sulla CGIL): 1) tu sei prevenuto nei riguardi di Scalfari e gli attribuisci cose ch'egli non ha sostenuto; 2) la tua vasta cultura è un handicap, ti fa da velo, e sciorini la tua sapienza economica, ma non riesci a fare 2+2, nel senso che come i computer prendi tutte le affermazioni alla lettera. Perché non voglio fare l'esegeta delle tesi di Scalfari, ma per "vasi comunicanti" e "livellamento" credo intenda solo la direzione tendenziale delle variabili economiche, che mi sembra addirittura un'affermazione ovvia, quasi banale.  Mi chiedo poi dove egli abbia sostenuto di "fare concorrenza alla Cina”, nel senso che gli attribuisci tu.
 
Ti rifaccio la domanda, visto che non mi hai ancora risposto: Loretta Napoleoni dice che bisogna ripensare la decisione della globalizzazione dell'economia, che favorisce solo la Cina (e, aggiungo io, i più ricchi); secondo te, in sintesi, è possibile? e quali sarebbero le conseguenze?
 
Vanishing
I miei "pregiudizi" su Scalfari si basano sulla lettura (oggi assai diradata) delle sue cose da 40 anni a questa parte, e sulla valutazione dei disastri che ha combinato alla sinistra italiana (sinistra per me è tutto il centro sinistra). Quindi più che di "pregiudizi" si tratta di "postgiudizi". Sulle sue analisi sulla "concorrenza alla Cina" se spulci questo thread trovi il punto esatto.
Vorrei chiederti io una cosa: riesci una buona volta ad evitare personalismi, o è un fatto compulsivo?
Vedo che sei molto interessato alla mia persona, interesse che però non condivido. Sono in compagnia di me stesso da moltissimi anni e occuparmi di me mi fa sbadigliare.
Quanto alla Napoleoni, e alla globalizzazione credo anche io (buon ultimo tra tanti, ivi comprese organizzazioni politiche internazionali come Attac) che debba essere rivista. In parte è già stata rivista perché le politiche FMI e Banca Mondiale sono cambiate dai tempi delle "shock therapy" (grazie anche alle critiche di Stiglitz e anche di Attac). Non è sufficiente. Ho postato cose in proposito di Maurice Allais, che fa le sue proposte. Lì sembra però ignorare che l'Europa a 27 è un mercato chiuso.
Le questioni che sollevi non si risolvono nel giro di una pagina, e non senza il concorso di esperti (io non lo sono, nonostante quel che mi attribuisci). Ritengo che si debba evitare come la peste il protezionismo, ma quello vero, quello che è stato adottato per anni chiamandolo "free trade". Non quello che alcuni oggi chiamano protezionismo, e che consiste semplicemente nell'evitare che il "libero mercato" faccia i suoi (consueti) disastri.
Ad esempio, non è protezionismo far pagare la dogana ai "semilavorati" provenienti dalle delocalizzazioni, trattandole cioè come si trattano le industrie del posto di provenienza (impedendo alle delocalizzazioni di fare "concorrenza sleale" alle imprese locali, o semplicemente di taglieggiarle).
Se la "concorrenza della Cina" sia causa o concausa dei problemi di occupazione in occidente è questione aperta. Krugman ha recentemente (un anno fa?) cambiato un po' la sua posizione. Dopo avere sostenuto fin dal 1994 che non era vero, ha detto che sospettava che cominciasse ad essere vero, ma che la mancanza di dati disaggregati gli impediva di fare una verifica conclusiva.
In ogni caso, come i grafici esibiti da Allais mostrano (ma ce ne sono altri che condividono con questi lo stesso "ginocchio" nel 1975), i nostri problemi cominciano assai prima della conversione della Cina al capitalismo. Penso voglia dire più di qualcosa
 

Vincesko  06-08-10
Sì, è un fatto “compulsivo”, o meglio automatico, non è un interesse per la tua persona, succede con tutti, quando sento un'affermazione incongrua. Ne cerco sempre la motivazione “sottostante”. Come nel caso di Scalfari, ch'io reputo persona intelligente e colta e che leggo dal 1970 (40 anni), quando era direttore de L'Espresso formato lenzuolo, te lo ricordi?
Non imbrogliare, che il tuo sia un pregiudizio (Devoto-Oli: pregiudizio = opinione preconcetta, capace di fare assumere atteggiamenti ingiusti, spec. nell'ambito dei giudizi e dei rapporti sociali) l'hai dimostrato ampiamente; hai giudicato Scalfari addirittura più stupido di Tremonti, il che è proprio il massimo...; e lo dimostra, da ultimo, quest'ultima tua affermazione davvero incongrua dei “disastri che ha combinato alla sinistra italiana”: che esagerato... ma vaneggi, Vanishing? Qui c'è già Domenico, e qualche altro (che vive all'estero). Naturalmente scherzo, perché quando leggo queste tue affermazioni incongrue e preconcette, un po' m'arrabbio, perché stimando io Scalfari intelligente e colto, mi fai venire il dubbio ch'io sia rimbambito già da una quarantina d'anni, ma molto mi diverto, e mi sganascio dal ridere al solo pensiero di scriverti quello che ti sto ora scrivendo. Ma la tua è invidia? Che t'ha combinato Scalfari? Raccontaci.
Non imbrogliare, quell'affermazione che hai attribuito a Scalfari l'ho cercata, non c'è. Ed anche se ci fosse, è il tuo pregiudizio che te la fa travisare. Torno a dire: affermare che i salari, con la globalizzazione, tendono a livellarsi è un'ovvietà. Che poi ci mettano, per effetto – diciamo così - della “vischiosità” dei mercati, 10 o 15 o 20 anni, questo chi lo può dire. Per quanto riguarda poi la “concorrenza alla Cina”, leggevo proprio ieri in un articolo linkato credo da Paolo (in cui si parlava della Volkswagen che sta aprendo il nono stabilimento in Cina) che mentre la Germania ha la fortuna di essere complementare alla Cina, l'Italia no. Ti informo che siamo già in concorrenza con la Cina, ma certamente non è e non può essere per i prossimi 15-20 anni (vedi sopra) una competizione basata sulla leadership di costo, ma dovrà puntare sulla differenziazione e sulla specializzazione/focalizzazione.
Marchionne ha optato per la Serbia per lo stesso motivo per cui ha preso la Crysler: sborsa quasi niente, per cui non intende rinunciarvi. Scelta miope, sostiene Massimo Riva http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ma-io-dico-marchionne-sbaglia/2131641, miope proprio perché è in prospettiva una strategia perdente.
Il peso della voce “lavoro” di un'industria automobilistica ormai è basso, per effetto dell'esternalizzazione di buona parte del processo produttivo. Se è ancora come qualche anno fa, la FIAT produce all'interno solo il 20% di un'autovettura, il residuo 80%  lo compra all'esterno.
Condivido, invece, quel che tu dici sulle contromisure da adottare contro le produzioni delocalizzate (come, in altro ambito, sulla legge sul regime dei suoli): entrambe le questioni meriterebbero un impegno fattivo da parte del PD e dell'intero centrosinistra.
Infine, l'obiettivo indicato da Scalfari di far funzionare anche all'interno i vasi comunicanti, che cos'è se non l'affermazione del principio socialista della giustizia sociale. Esso dovrebbe costituire la principale preoccupazione di un partito riformista. Ieri, in un altro thread, ho indicato la necessità di una severa legge contro l'evasione fiscale (“manette agli evasori”), perché solo una seria legislazione repressiva, applicata per almeno 10 anni, può costituire un efficace deterrente ed innescare poi un aumento del livello di “tax morale” che contraddistingue i Paesi fiscalmente virtuosi.     

[1] La globalizzazione non è un gioco equo
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760049.html
[2] Relazione di Maximilian Fuchs presentata alle Giornate di studio dell’Associazione Italiana di Diritto del Lavoro e della Sicurezza Sociale, 16/17 maggio 2013
http://www.pietroichino.it/wp-content/uploads/2013/05/Fuchs_Aidlass_2013.pdf
[3] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html 
[4] Email-commento all’editoriale di Ezio Mauro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761918.html


Post collegati:
  
Dialogo sulla crisi economica, i PIL che si inseguono ed altro - Appendice
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783672.html
Trasformazione epocale da governare al meglio
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753469.html
Il pendolo del potere economico mondiale e lo ‘stigma’ di Marchionne e Landini
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2759924.html
Promemoria delle misure anti-crisi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761788.html
Lettera al Prof. Mario Deaglio dopo un suo articolo su Tremonti, la sua risposta e la mia replica
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2555107.html
Il Sig. GiulioT. ed il principio di Peter/10/Lettera
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2769133.html
Lettera al Ministro Sacconi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2564771.html
 
  

La globalizzazione non è un gioco equo

Come pensate si possa uscire dalla trappola della globalizzazione, chiunque l’abbia assecondata? Io abbozzo qualche osservazione. 

La globalizzazione oggi non è un gioco equo (se leggete questo commento del suo libro e questa interessantissima intervista a Walden Bello che propugna la de-globalizzazione ne avete conferma: Walden Bello: de-globalizzazione, unica salvezza http://www.libreidee.org/2009/07/walden-bello-de-globalizzazione-unica-salvezza/ ; Walden Bello, scrittore ed accademico filippino, è uno dei maggiori critici della globalizzazione e delle derive finanziare del nostro mondo. L’ho incontrato alcuni mesi fa nel suo ufficio di Manila. http://silvestromontanaro.com/post/2734067473/deglobalizzare-intervista-a-walden-bello ), [ mi accorgo che il link non è più attivo, ho inviato un messaggio all'autore, di RAI3, ndr ] non è un gioco equo, dicevo, sia per la sottovalutazione dello yuan cinese (e del dollaro USA), che equivale a mettere un dazio sulle importazioni cinesi (o americane), sia per il dumping sociale, la cui gestione è politica (cioè in mano al partito comunista cinese); sia per l’assenza di controlli qualitativi e normativi efficaci ed incisivi sulle merci cinesi o orientali o extra UE prodotte dalle nostre aziende de-localizzate, importate in UE. 

Quando l’Italia ha chiesto una normativa più severa sulle importazioni di prodotti tessili a difesa dei nostri prodotti, i Paesi scandinavi si sono opposti, per salvaguardare il vantaggio dei consumatori svedesi o finlandesi dei bassi prezzi dei prodotti cinesi. 

Recentemente, dalla newsletter n. 40 dell’europarlamentare Niccolò Rinaldi, ho saputo dei pasticci italiani ed europei sulla difesa dei prodotti italiani attraverso il Made in: “Con la complicità del governo italiano, la Commissione ha ritirato il Regolamento sul Made in (comunicato), un provvedimento di sostegno agli imprenditori che non hanno delocalizzato. Al Parlamento avevamo lavorato sodo ottenendo due anni fa una larga maggioranza, ma poi tutto si è bloccato per le resistenze dei paesi del nord e l'inerzia del governo italiano (tanto Berlusconi che poi Monti)”. http://www.niccolorinaldi.it/archivio/europee/1467-europea-40.html . 

Va rimarcato che bisogna, appunto, distinguere gli effetti della globalizzazione sui vari Paesi UE sulla base del criterio della complementarità delle nostre economie con quella cinese, massima ad esempio per la Germania, non altrettanto, purtroppo, per l’Italia. [*]

[*] Ricerca e Sviluppo (e Innovazione) (R&S). In merito al fattore “ricerca e sviluppo”, sarebbe utile un’analisi comparativa tra l’Italia e la Germania. In Germania, operano 80 sedi dell’Istituto Max Planck (Società Max Planck per l'Avanzamento delle Scienze), adeguatamente finanziate dallo Stato, che mettono gratuitamente a disposizione delle imprese i risultati delle loro ricerche. Altrettanto fa l’equivalente italiano, il Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche). Perché i risultati sono diversi? E’ un problema di risorse, di organizzazione, di interazione inefficiente tra l’Ente e le imprese, di insufficiente orientamento all’innovazione delle imprese? In base alla mia limitatissima esperienza, un po’ tutti questi fattori. Provo a fare alcune considerazioni da non esperto. Il livello di propensione all’innovazione è parente stretto del livello di propensione al rischio, che, secondo me, ha due determinanti, variamente calibrate per ciascun individuo: il carattere innato, frutto dei geni, e, soprattutto, l’educazione ricevuta in famiglia (in senso lato). Che poi determinano o almeno concorrono a determinare fortemente le propensioni e le scelte future, anche, ad esempio, sul corso di studi o sul tipo di lavoro o sulla decisione di rendersi autonomi o, appunto,sull’accogliere il nuovo e diverso. […]  http://amato.blogautore.repubblica.it/2010/12/11/dopo-la-crisi-torna-la-proverbiale-prudenza-dei-risparmiatori-italiani/ 

Una normativa e controlli più stringenti vanno contro gli interessi – esogeni - della potente Cina, ma anche quelli – endogeni – sia dei singoli Paesi, sia delle nostre potentissime multinazionali, che producono a costi cinesi (1/10 di quelli occidentali) e vendono da noi a prezzi occidentali, lucrando gli enormi sovrapprofitti.

Questo, più che un’improbabile de-globalizzazione, è forse il problema prioritario da aggredire. 


Compiti a casa

Certe scelte erano necessarie, perché  qualche conticino da sistemare, da noi, c’era e c’è: gli sciali, le inefficienze, la corruzione, l’evasione, le malversazioni, un apparato istituzionale-burocratico-amministrativo-normativo ridondante, farraginoso, inefficiente, sovradimensionato e costoso. In una situazione così, che ci costringe su una via virtuosa ed a rimanervici, perché la crisi sarà lunga (almeno 15 anni), il problema principale è saperlo fare con equità.

Ma i partiti di sinistra riformista, ad un certo punto, come succede spesso, per accreditarsi presso i poteri forti, sono diventati più realisti del re.

Però ora la situazione è talmente difficile che hanno forse tutti - tutti? - capito che devono cambiare politica e farne una davvero socialdemocratica. 


Misure regolatrici anti-crisi

Ha ragione chi dice che questo non è proprio il momento per ridurre il debito e continuare, alimentando una spirale perversa, con le misure correttive recessive, ma purtroppo il gioco di tutti gli organismi (UE, BCE, FMI, Società di rating, Governo) - vedi ad esempio la mia “Lettera al Vice Presidente UE Olli Rehn” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2697319.html - si salda con i desiderata e gli interessi dei ricchi potenti, egoisti, avidi e spietati per fregare il popolo bue (e pure quello intelligente). Bisognerebbe dare l’assalto alla Bastiglia. Oppure farlo metaforicamente, mettendo mano finalmente, assieme agli altri Paesi UE e agli Usa, alla riforma delle leggi che regolano la finanza, in particolare quella malata. Ma bisognerà smettere la nostra abitudine all’ammuina e pungolarne e sostenerne l’azione, poiché è qui il nodo da sciogliere, la criticità che ha messo in crisi il sistema. Le misure da prendere ormai sono note e si basano sulla semplice ma terribile costatazione che il potere di poche grandi banche (in totale nove) è sovraordinato al potere politico. Due anni fa, Eugenio Scalfari, in un suo editoriale domenicale, ne ha parlato con toni preoccupati, desumendone la notizia dal New York Times. [**]

Nella Lettera di PDnetwork  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html (nei "principali parametri di macroscenario", vedi anche la nota 3), ho scritto che le transazioni finanziarie pare assommino a 4.000 miliardi al giorno. Noam Chomsky   (http://it.wikipedia.org/wiki/Noam_Chomskyha evidenziato che uno dei principali problemi della nostra epoca è la globalizzazione dei capitali, ma non del potere politico.

[**] Nel suo editoriale del 19 dicembre 2010, “Nove banche vogliono dividere l'euro in due”, Eugenio Scalfari, citando il New York Times, ha scritto:

“(…). È vero, gli "hedge funds" sono un'ingente massa di manovra ma non rappresentano il cervello della speculazione. Il cervello sta al vertice del sistema bancario internazionale e vede insieme sia le grandi banche di credito sia le grandi banche d'affari americane, inglesi, svizzere, tedesche. Il “New York Times” ha descritto pochi giorni fa il funzionamento di questa "Cupola" ed ha anche indicato le banche che la compongono: J. P. Morgan, Bank of America, Goldman Sachs, Ubs, Credit Suisse, Barclays, Citigroup ed altre per un totale di nove. Ma ciascuna di esse possiede una quantità di partecipazioni e diramazioni in tutto il mondo e capitali immensi a disposizione.
In un giorno fisso della settimana i capi delle nove banche principali si riuniscono in un club riservato, esaminano gli ultimi dati sull'occupazione, sui mutui immobiliari, sulla produzione manifatturiera, sui tassi di cambio delle principali valute (dollaro, euro, yen, yuan), sugli "spread" tra i principali debiti sovrani, sulle materie prime. L'esame dura un'ora o poco più. Poi tirano le somme e decidono come muoversi sui mercati oppure non muoversi e restare in attesa”.

http://www.repubblica.it/politica/2010/12/19/news/nove_banche_vogliono_dividere_l_euro_in_due-10377795/.

Sono esattamente le stesse banche che fanno parte del ristretto numero di Istituti finanziari (in totale 20 specialisti in titoli di Stato) che hanno la licenza per acquistare, alle aste del mercato primario, i nostri titoli di Stato, che poi vendono sul mercato secondario, determinando assieme agli acquirenti lo spread (cfr. I facitori dello spread     http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2748019.html ). 

In questo post "Tra Bersani e Renzi il gioco si fa duro"  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758539.html ho riepilogato la situazione ed elencato i provvedimenti da prendere: 

"L’attuale, terribile crisi economica è scoppiata a causa delle disfunzioni della finanza. I finanzieri basati nei paradisi fiscali manovrano i cosiddetti capitali-ombra, [1] tra i principali responsabili dell’ingovernabilità dell’attuale crisi; [2] anche il presidente della BCE, Mario Draghi, ex presidente del FSB [3] ed ex governatore della Banca d’Italia, il quale, dopo lo scoppio della crisi alla fine del 2007, ebbe l’incarico di definire le proposte di regolazione dei mercati finanziari, ha rammentato e chiesto che i predetti capitali-ombra, enormi, vengano controllati. (v. [1], nota 3).

I soldi servono alle campagne elettorali di tutti i candidati, molti soldi, ma possono diventare anche la farina del diavolo, che come si sa finisce in crusca.

Anche Obama fu finanziato la volta scorsa dalle grandi banche USA, e ne fu inevitabilmente condizionato, in termini di scelte e di immagine. Ora è un bene ed un fatto di chiarezza che quelle stesse grandi banche appoggino Mitt Romney.
La mia (e di tantissimi altri) critica a Obama è che non ha cambiato finora le leggi, ad esempio (a) ripristinando, com’è stato per 70 anni dopo la crisi del 1929, la separazione tra banche commerciali e banche d’investimento (divieto peraltro tolto nel 1999 sotto la presidenza del democratico Clinton!); [4] (b) controllando i capitali-ombra (come chiesto, appunto, anche dal governatore Draghi), (v. [1], nota 3); (c) disciplinando i derivati e (d) vietandoli – assieme alle vendite allo scoperto – per i prodotti alimentari; (e) regolando le vendite allo scoperto sui titoli pubblici, (v. [1], nota 4); ed infine (f)  introducendo la TTF. (v. [1], nota 5). Spero lo potrà fare – se non lui, l’uomo più potente del mondo, chi? - se vincerà senza il condizionamento dei finanziamenti delle grandi banche, sulla base dei dati e dei fatti le vere padrone del mondo. [2]
Ma lo stesso ovviamente vale per l'Europa e soprattutto per la Germania, la cui cancelliera Merkel ha mantenuto finora (e solo recentemente) soltanto la promessa sull'introduzione della TTF. [5]".
 


Sepolcri imbiancati

Il prof. Amato, per dirne uno, luminare non di economia ma di materie giuridiche, io lo tenevo fisso al secondo posto (dopo Antonio Martino) nella mia personale classifica del più “stupido” d’Italia, di quelli, cioè, che ne sanno sempre una più intelligente degli altri, però personalmente apprezzai la sua proposta coraggiosa di una imposta patrimoniale per ridurre celermente il debito (cfr. “Dossier Imposta Patrimoniale” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html, che però, da vero “dottor sottile”, dopo le numerose reazioni inviperite da parte dei ricchi e dei loro utili idioti ben retribuiti, rifiutò di chiamare tale. Come se i soldi necessari si potessero prendere (come peraltro stanno facendo da tempo) da quelli che non ce li hanno, e non dai ricchi che ce li hanno. Logica stortignaccola tutta italiana (e non solo). Bisognerebbe dare l’assalto alla Bastiglia, non c’è alternativa. A meno che non si consolidi qualche segnale di novità, come fu un sondaggio tra i giovani industriali, i quali al 40% si dichiararono favorevoli ad una patrimoniale, o, l’anno scorso, la proposta avanzata dalle associazioni imprenditoriali (cfr. post allegato in precedenza, nota 22)  riproposta recentemente dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, di un’imposta patrimoniale ordinaria ad aliquota bassa sulla ricchezza netta al di sopra di una certa soglia, cioè prevedendo una franchigia di almeno 800 mila €. Evidentemente qualche ricco comincia a capire che la corda è già tesa e rischia prima o poi di spezzarsi. 


PD

Io non credo che i leader del PD (partito composito, che alberga posizioni variegate) siano ora tutti sostenitori acritici della globalizzazione. Ho piuttosto l’impressione che prevalga il ragionamento di Romano Prodi che la considera ineluttabile e quindi ne vede soprattutto i vantaggi da cogliere, [***] non nascondendosi certamente gli svantaggi. E Bersani ha chiaro il ruolo negativo della finanza cattiva nello scoppio e nel proseguire della crisi.

[***] E’ vero che “L’ascesa delle economie emergenti, e in particolare della Cina - come sostiene anche Hans Timmer, direttore delle Prospettive di Sviluppo- non va vista come una minaccia, ma come un’opportunità” http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/05/21/zhu-min-for-president-il-peso-della-cina-in-un-mondo-multipolare/, ma occorrono alcune cose: 1) la crescita dimensionale delle imprese italiane o la loro messa in rete per gli aspetti commerciali (incluso il marketing), e finanziari, per poter operare e competere in un mercato globale; 2) il sostegno dello Stato per gli aspetti prima citati, sia in termini di strutture in loco dedicate, sia in termini di visite periodiche dei massimi esponenti  istituzionali (tranne l’allora presidente Ciampi e una presenza costante dell’ex presidente  Prodi, ora in qualità di semplice docente, quasi nessuno [del governo Berlusconi] è andato in Cina!), ai quali va aggiunto il fondamentale fattore di “ricerca e innovazione”; e un potenziamento dei controlli e delle misure per limitare il dumping sociale; 3) infine, a fini di giustizia sociale, ma anche per innovare le relazioni tra i soggetti economico-sociali ed accrescere l’efficienza del Paese, una incisiva riforma della legislazione sul lavoro, sulla funzione dei sindacati, sulla partecipazione dei lavoratori all’azionariato ed al controllo delle imprese  (v. http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2586257.html). 

Il problema, come dice Walden Bello (e come sostengo anch’io da tempo, visto che ne ho conosciuto le tesi solo recentemente) è che è necessario un movimento di popolo dal basso (che invece finora ha costituito la massa di utili idioti a loro favore) per vincere la pretesa di quattro gatti potentissimi, ricchissimi, avidissimi e spietatissimi di decidere la “schiavizzazione” del resto dell’umanità. Qualche segnale c’è, ma occorre che si rafforzi e si estenda. 

Perché il popolo italiano (come gli altri popoli occidentali) non può reggere altri 15 anni (durata probabile perché la legge dei vasi comunicanti produca il livellamento dei salari e degli assetti normativi sul lavoro) [****] in una crisi economica devastante. Già ora, come s’è visto dai risultati elettorali e, prima, referendari, c’è sia una diversa consapevolezza del problema, sia, soprattutto, un più forte e diffuso spirito di reazione.

[****] Dinamica dei salari. Per la legge dei vasi comunicanti, la globalizzazione ha comportato e comporterà: a) la tendenza al livellamento dei salari (verso l’alto dei Paesi in via di sviluppo; verso il basso di quelli sviluppati); b) anche dei prezzi, ma solo in parte: un’aliquota delle merci prodotte ed esclusi tutti i servizi): c) la de-localizzazione di una parte delle industrie con conseguente perdita di posti di lavoro e; d) un peggioramento dei diritti e della normativa sul lavoro, con conseguente depauperamento di aliquote significative di lavoratori dipendenti a beneficio dei datori di lavoro, anche nei settori sottratti alla concorrenza internazionale, e l’aumento delle disuguaglianze sociali. (cfr. [1], note 2 e 4). [1] Lettera di PDnetwork  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html

Ciò che mi preoccupa, però, leggendo l’intervista a Walden Bello, è che egli, a differenza di ciò che penso io, ritiene impossibile una soluzione socialdemocratica alla globalizzazione: Quelli che sostengono «la globalizzazione è irreversibile, dobbiamo soltanto umanizzarla» si illudono: è impossibile umanizzare la globalizzazione, dovremmo piuttosto capovolgerla”. 

Intanto, in attesa dell’eventuale de-globalizzazione, un bel compito si presenta ai leader del PD e a tutti gli altri leader di sinistra europei: come scrivevo sopra, rendere più equi gli scambi commerciali con i Paesi emergenti; fare pressione per ottenere un più celere miglioramento dei loro salari e condizioni di lavoro; e, soprattutto, distribuire i sacrifici da noi in modo equo.

 

***

 

Riporto ora i commenti di una discussione sul tema della globalizzazione svoltasi nel blog di PGO su “Repubblica” tra me e il dotto Valerio_38, dalla quale ho poi stralciato alcuni dei passi riportati più sopra.

 

Vincesko

Globalizzazione
Lasciamo perdere Gallino, ma tu come pensi si possa uscire dalla trappola della globalizzazione, chiunque l’abbia assecondata? Io le mie proposte le ho abbozzate sopra.

Valerio_38

Trovo un po’ ridicolo che io e te ci mettiamo a discutere dei “modi per dare soluzione” alla globalizzazione. Su questa questione è in atto una discussione che coinvolge governi, istituzioni internazionali, ambienti accademici, politici, sindacali, ecc.
Nel bailamme seguito allo scatenarsi della crisi finanziaria in atto, una cosa è ormai ben chiara: immaginare “soluzioni” è solo il primo passo (ed è già, di per sé, piuttosto impegnativo); ma mettere in campo il protagonista politico che dovrebbe “afferrare il volante” e dare la necessaria sterzata è un compito ancora più impegnativo.

Quanto al primo punto (immaginare soluzioni), è necessario prendere atto che la situazione di crisi che stiamo vivendo è frutto diretto delle politiche di liberalizzazione dei mercati degli ultimi 15 anni (trattati di libero scambio in ambito WTO) e delle politiche di deregulation del sistema finanziario globale sviluppate negli ultimi 25 anni.

Per effetto di quella apertura del “vaso di Pandora”, l’architettura dell’attuale sistema economico-finanziario è stata costruita senza alcun progetto consapevole.
E’ ben noto che nessun sistema di una certa complessità può essere stabile e controllabile se non è stato progettato per esserlo. Una intera branca dell’ingegneria (teoria dei sistemi, controlli automatici, teoria della regolazione, ecc.) è stata sviluppata proprio per identificare i criteri di progetto che assicurino la stabilità e la controllabilità dei sistemi fisici (reti elettriche e elettroniche, sistemi idraulici, energetici, chimici, ecc.). Nessun progettista di un qualunque sistema fisico complesso si sognerebbe di implementare un sistema senza avere esplorato con tecniche adeguate il comportamento del suo modello teorico. Invece l’architettura del sistema finanziario globale è stata costruita proprio così, affidando la sua architettura alle forze spontanee (e anarchiche) del mercato.

In un quadro generale di questo tipo, le opzioni immaginabili sono sostanzialmente di tre tipi:

1. Il salasso portato fino alle estreme conseguenze (perché la crisi sarebbe colpa degli interventi politici sul mercato). Bisogna lasciare agire le dinamiche intrinseche del sistema economico-finanziario così com’è, confidando nel fatto che, come assicurano i dogmi del credo neoliberale, il sistema sia perfettamente in grado di autoregolarsi e di ottimizzare l’allocazione dei capitali se non venga perturbato da interferenze politiche. In altre parole: altre liberalizzazioni, altre privatizzazioni, altre deregolamentazioni (il caso Grecia e il modo in cui è attualmente gestito dall’UE e dalla BCE è un caso di scuola).
2. Non intervenire sulle cause della crisi, ma cercare di temperarne gli effetti. Questa è, da sempre, l’impostazione del riformismo pavido. Nel nostro caso ci si propone di lasciare inalterata l’architettura del sistema economico-finanziario (le cause) ma di apportare dei correttivi ai suoi effetti più evidenti e drammatici. Come sa chiunque abbia nozioni elementari del progetto di sistemi, si può riportare sotto controllo un generico sistema X instabile mediante sottosistemi di correzione, ma a tale scopo è essenziale conoscere il modello intrinseco del sistema X (in altre parole il sistema deve essere completamente conosciuto e descrivibile con un modello). Ma il modello astratto di un sistema costruito senza progetto (come l’attuale sistema economico-finanziario) è conoscibile solo mediante reverse engeneering di tipo “scatola nera”, inadeguato a fornire un modello intrinseco univoco.

3. Intervenire sulle cause. Questo presuppone, nel breve termine, la segmentazione del sistema esistente (a livello regionale e interrompendo le interazioni notoriamente più critiche, ad esempio separando banche commerciali dalle banche di investimento) per riportarlo sotto controllo (come propone Walden Bello) e, nel lungo termine, la sua riorganizzazione radicale secondo una nuova architettura economico-finanziaria che ne assicuri stabilità e controllabilità (un keynesismo adattato al nuovo millennio).

Ritengo che le prime due opzioni siano palliativi, che potranno soltanto trascinare a lungo la situazione di crisi per poi degenerare in regimi autoritari, come teme Luciano Gallino. La terza opzione è l’unica realistica dal punto di vista intellettuale, ma è pressoché priva di sostenitori sociali, dal momento che da decenni l’intero schieramento politico è stato pietrificato dalle sirene neoliberali.

Dunque, il nostro destino sembra ineluttabile: un regime autoritario prometterà di mettere fine al dominio distruttivo dei mercati, ma lo farà con mezzi fascisti. Come dice Luciano Gallino “vari segni inducono a supporre che molti esponenti del sistema finanziario mondiale non sarebbero turbati da questo esito”.

 

Vincesko

Trovo un po’ridicolo che io e te ci mettiamo a discutere dei “modi per dare soluzione” alla globalizzazione. 

Invece è proprio il nostro compito; di noi, intendo, che facciamo parte della rete e commentiamo in un blog. Beninteso, se anche tu come me persegui l’obiettivo di creare informazione corretta e controinformazione. 

Chi, quale soggetto? Per fare che cosa? 

Perché – l’ho già scritto - anc’hio come Walder Bello credo che il soggetto principale debba essere il popolo, in primo luogo il popolo del web, a farsi promotore di un’azione di raccolta, elaborazione, distribuzione delle informazioni, pungolo, controllo sulle istanze politiche e, tramite queste, sui soggetti economico-finanziari, per operare su un duplice piano: 1) far riprogettare l’intero sistema secondo principi socialdemocratici (terza opzione); 2) apprestare, nel frattempo, correttivi e misure adeguate per gestire al meglio la situazione (seconda opzione), che può diventare insostenibile ed esplosiva (dando la stura ed il pretesto a soluzioni fascistiche). 

Soluzioni 

Non mi arrischio a delineare soluzioni sistemiche e palingenetiche, ma è chiaro che occorre limitare da subito gli effetti perversi della globalizzazione nell’economia reale. Io, credo di averlo già detto, come fanno tantissimi altri, individuo tre fattori su cui intervenire: 1) la sottovalutazione dello yuan cinese (e del dollaro USA), che equivale a mettere un dazio sulle importazioni cinesi (o americane); 2) il dumping sociale, la cui gestione è politica (cioè in mano al partito comunista cinese); e 3) l’assenza di controlli qualitativi e normativi efficaci ed incisivi sulle merci cinesi o orientali o extra UE prodotte dalle nostre aziende de-localizzate, importate in UE.

Per quanto riguarda il punto 1), faccio due osservazioni: a) lessi tempo fa che la Cina ha riunito un gruppo di esperti internazionali, e ne tratta anche negli incontri bilaterali internazionali, per studiare le cause prima del declino e poi della dissoluzione dei vari imperi, incluso ovviamente quello romano, che si sono succeduti nella storia; b) ha fatto tesoro di un caso di studio molto più recente – il Giappone – che 25-30 anni fa accettò l’invito degli USA a rivalutare lo yen per riequilibrare gli scambi commerciali, e ne ha pagato a lungo poi le conseguenze negative. Questo per spiegare la renitenza della Cina a rivalutare lo yuan (o renminbi): difficilmente lo farà. 

Altrettanto si può dire per il punto 2), in ordine al quale giocheranno un ruolo, in via prioritaria, i lavoratori cinesi (che già hanno ottenuto talora significativi miglioramenti salariali); in via subordinata e complementare, i sindacati mondiali. Il punto 3) – la gestione dei prodotti importati, inclusi quelli delle imprese occidentali de-localizzate – secondo me costituisce la variabile controllabile su cui occorre ed è possibile intervenire con dei correttivi adeguati. 

Infine,a livello nazionale, è fondamentale apprestare un mix di misure che, da un lato, aumentino le tutele di welfare, riformino il mercato del lavoro, varino un corposo piano di alloggi pubblici; dall’altro, trovino le risorse finanziarie, chiamando a contribuire secondo capacità di reddito e consistenza patrimoniale. 

I numeri elettorali, se opportunamente spiegate e propagandate, sono dalla parte di queste misure; i partiti di centrosinistra non potranno non seguire (lo stanno già facendo).. Ma bisogna evitare di fare ammuina.

  

Valerio_38

Mi sembra chiaro che il quadro interpretativo che ti sei costruito ruota attorno a uno dei due grandi processi in atto (processo A: delocalizzazione delle manifatture dall’Occidente alla Cina e ai paesi dell’Europa Orientale) mentre ignora/trascura completamente l’altro grande processo (processo B: la finanziarizzazione delle economie dell’Occidente).
Ma è la compresenza dei due processi che rende particolarmente distruttiva la crisi in atto. Il processo A deprime i salari nei paesi origine delle delocalizzazioni (e, indirettamente, ha creato le condizioni per l’insolvibilità in massa dei mutuatari USA i cui titoli di debito erano stati impacchettati dalle holding finanziarie globali nei titoli tossici poi venduti in tutto il mondo), il processo B propaga la crisi finanziaria in tutto il mondo (provocando, in tutto il mondo, la improvvisa perdita di valore della montagna di carta dei titoli di debito il cui valore nominale, per inciso, supera di molte volte il PIL mondiale).
Per capire con quali strumenti sia possibile arginare le conseguenze della crisi in atto (che sta ormai minacciando interi stati) bisogna chiedersi chi sono i colpevoli, chi ha avviato i due processi A e B.

E la risposta è sconsolante. I due processi sono stati avviati in modo bipartisan da destra (liberali e conservatori europei e USA) e sinistra (riformismo pavido europeo e liberal USA), perché in entrambi gli schieramenti, nel corso degli anni ’80 e ’90, sono diventate dominanti le correnti ideologicamente incatenate ai dogmi neoliberali.
Una volta avviati quei due processi, più essi avanzano, più è difficile anche solo fermarli, e ancora di più rimuoverne le cause.
Per fermare i due processi bisogna infrangere i dogmi neoliberali, cosa che il campo della destra (dominato dai neoliberali avidi) nemmeno si sognerebbe mentre il campo della sinistra (dominato dal riformismo pavido) non ha il coraggio intellettuale di pensare. Perché per fermare la deriva in atto bisognerebbe risegmentare il mercato mondiale (ripristinando barriere doganali fra aree economiche, in modo da interrompere i flussi di merci e capitali che sostengono il processo A), e segmentare il sistema finanziario, riportando le holding bancarie nei confini nazionali (o regionali, ad esempio la regione UE) e poi ripristinando la separazione fra banche commerciali garantite dai governi (raccolta del risparmio e prestiti coperti da solide garanzie) e banche di investimento, non garantite dai governi e quindi esposte al concreto rischio di fallimento (in modo da interrompere la creazione/cartolarizzazione/distribuzione del debito che sostiene il processo B).

La tua idea che gli interventi debbano concentrarsi su una parte del processo A, immaginando che “i cattivi” siano i cinesi e che basti scatenare una campagna anticinese (come negli anni ‘80 fu scatenata in USA una campagna antigiapponese, che Reagan portò al successo con gli accordi capestro dell’hotel Plaza) per “risolvere il problema della globalizzazione” è fuorviante.
I cattivi non sono “i cinesi”, quanto piuttosto le norme che hanno consentito alle multinazionali occidentali di delocalizzare le manifatture dall’Occidente verso la Cina e i paesi dell’Europa Orientale (processo A) e quelle che consentono oggi alle holding bancarie TBTF di ricattare i governi (minacciando una crisi finanziaria globale) in modo da estorcere ai popoli occidentali risorse di liquidità illimitate (scaricando sui contribuenti gli oneri derivanti dal fallimento del loro “modello di business”, con il risultato di deprimere ulteriormente il ciclo economico nei paesi dell’occidente) che utilizzano per continuare a speculare ai danni di quegli stessi popoli (processo B).

A suo tempo non fu particolarmente difficile, per le lobby del big business, trafficare nei sotterranei dei governi e dei parlamenti occidentali in modo da modificare le norme che impedivano l’avvio dei processi A e B. Assai più difficile, oggi e domani, ottenere che le norme modificate vengano ripristinate, dal momento che non si vede all’orizzonte, in nessun paese occidentale, un soggetto politico e sociale in grado di far prevalere queste istanze. Le chiacchiere sul web sono meglio di niente, ma se le chiacchiere non mettono in moto processi nel mondo reale (revoca di mandati a partiti, scioperi di massa, minacce all’ordine pubblico, ecc.), non disturbano il manovratore, che, da parte sua, non ha nemmeno bisogno di impegnarsi direttamente sul web, dal momento che a confondere le idee (additando i ribelli come responsabili del disordine) provvedono tanti “volonterosi e inconsapevoli” carnefici.
Cosicché è facile prevedere che l’opposizione sociale ai processi A e B tenderà a incattivirsi in spinte ribellistiche senza sbocco (moderne jacqueries), con il rischio che alla fine l’esasperazione e la frustrazione sociale si arrendano a tentazioni autoritarie di tipo fascista, qualora esse promettano di fermare i processi della globalizzazione e di ripristinare le sovranità nazionali. I fascismi sono sempre la conseguenza dell’incapacità delle forze politiche democratiche di svolgere un ruolo di rappresentanza degli interessi generali della società. Va a finire che di questo compito si fanno portatori regimi autoritari.

  

Vincesko

Ottimo commento, mi è piaciuto! Tranne: 

1) Di nuovo mi attribuisci colpe che non ho: non ignoro/trascuro completamente l’altro grande processo (processo B: la finanziarizzazione delle economie dell’Occidente). Se controlli, ho scritto 

Chi, quale soggetto? Per fare che cosa? 

Perché – l’ho già scritto – anch’io come Walden Bello credo che il soggetto principale debba essere il popolo, in primo luogo il popolo del web, a farsi promotore di un’azione di raccolta, elaborazione, distribuzione delle informazioni, pungolo, controllo sulle istanze politiche e, tramite queste, sui soggetti economico-finanziari, per operare su un duplice piano: 1) far riprogettare l’intero sistema secondo principi socialdemocratici (terza opzione); 2) apprestare, nel frattempo, correttivi e misure adeguate per gestire al meglio la situazione (seconda opzione), che può diventare insostenibile ed esplosiva (dando la stura ed il pretesto a soluzioni fascistiche). 

E’ che, siccome sono ignorante in materia, lascio a te ed agli altri esperti la ri-progettazione dell’intero sistema (speriamo che il FSB di Mario Draghi presenti a ottobre qualcosa di almeno passabile per la parte finanziaria; sono sicuro che tu sei molto scettico). 

2) Nessuna “campagna anti-cinese”, ma rendere più severe e cogenti le regole e più incisivi i controlli; applicare come UE un criterio severo di reciprocità verso tutti i Paesi, anche la Cina e gli USA. 

3) Dobbiamo prendere l’abitudine di chiamare i “volonterosi e inconsapevoli” carnefici e soprattutto quelli consapevoli al soldo dei ricchi, UTILI IDIOTI: mi sono accorto che è molto più efficace.

4) Io ho una mentalità concreta, pragmatica, “goal oriented”: devo dare un senso – o almeno se lo faccio mi diverto molto di più – al tempo che spendo a scrivere nel web. Gli esperti pare annettano un’importanza crescente, in prospettiva forse determinante, al ruolo degli internauti sugli esiti politici ed elettorali. Pertanto, sto diventando anch’io ancor più consapevole dell’influenza che ciascuno di noi e l’insieme possiamo esercitare. Anche i partiti, ovviamente, ne sono consapevoli. Si tratta di dargli un’organizzazione. Ad esempio, elaborando, come ho fatto io (a fatica, credimi, per le terribili resistenze “culturali”) in PDnetwork, il documento di 11 pagine, che poi ho inviato ad una cinquantina dei principali esponenti del partito.

5) Io, al riguardo, immagino si potrebbe fare: a) in primo luogo, “stanare” e coinvolgere l’esimio PGO, il quale è reduce dalla gita in barca proprio a cogitare sulle sorti e le soluzioni per l’Italia (hai visto? non ne ha mai scritto. È reticente…); b) elaborare un documento (i tuoi ‘post’ sono quasi già bell’e pronti da trasmettere...) da inviare, ad esempio, sia alla neonata rivista “TamTam democratico”, che, soprattutto, a qualche esponente importante dei partiti di centrosinistra (incluso Romano Prodi). Che ne pensi? (Che ne pensate?). 

 

valerio_38

No, non è per distrazione che non ho risposto al tuo invito. Il fatto è che il mio giudizio sulle attuali leadership del centrosinistra italiano è molto drastico: sono direttamente responsabili dell’attuale stato di degrado del paese e dello stato comatoso dell’elaborazione teorica. Ne ho tratto, da tempo, una convinzione radicale: nulla potrà cambiare se non verranno spazzati via (tutti) questi pigri eredi di tradizioni storiche dignitose. E questa convinzione si rafforza quando si vedono emergere, come segni del “nuovo”, i Renzi, i Boeri e gli Ichino, un “nuovo” più vecchio del vecchio. L’unico sforzo dei “nuovi” sembra quello di presentarsi, già ora, come volonterosi carnefici, ansiosi di essere adottati come “nuovi” compagni di strada dal capitale finanziario non appena il discredito dei nani e delle ballerine del centrodestra supererà la soglia di tolleranza. In altre parole: nessuno di loro si pone l’obbiettivo di incivilire il moderno capitalismo finanziario (assoggettandolo ai vincoli necessari), ma quello di subentrare ai nani e alle ballerine nel ruolo di maggiordomi del capitalismo finanziario selvaggio. Gli “esponenti importanti dei partiti di centrosinistra” (ai quali ritieni utile rivolgerti) sono importanti (o comunque ritenuti tali dalla stampa compiacente) proprio perché palesemente disponibili a svolgere questo ruolo.

 

Vincesko

Pietro Ichino

L’anno scorso, ho espresso più o meno lo stesso tuo concetto con queste parole, in un mio commento ad un articolo su Europa:

“I Senatori Pietro Ichino, Tiziano Treu e Cesare Damiano non hanno una grossa"audience" né a sinistra, né nel centrosinistra. Credo, anche basandomi sui commenti dei lettori dei giornali on-line, essenzialmente per due motivi: il primo, perché, quando progettano le loro belle e razionali riforme, si preoccupano di considerare tutte le variabili in gioco, ma poi, quando le traducono in articolati di legge di attuazione, per problemi di copertura finanziaria, ma anche per un fatto - come dire? - di cultura, di logica e di etica di fondo nazionale piuttosto stortignaccole e strabiche, omettono sempre una gamba del tavolo: quella di sostituire le tutele e le indennità particolari e selettive dei tanti privilegiati (tra cui quelle dei parlamentari) con quelle universali”. 

Dopo di che, però, ho fatto tre cose:

1. mi sono iscritto alla newsletter di Ichino (e di Damiano) e ne seguo le iniziative; devo riconoscere che è una persona seria, più sincera e netta di Tiziano Treu (anch'egli però legislatore pentito), che è molto più incline a fare il pesce in barile;

2. ho “bilanciato”, nel documento di 11 pagine di PDnetwork, la propensione del coautore (al 20%) a favore di Pietro Ichino, sia aggiungendo le altre tre proposte del PD (maggioritarie, peraltro, nel partito) e chiedendone esplicitamente il coordinamento, sia inserendo una critica esplicita al DdL Ichino, laddove (vedi nota 9) ho scritto: “Sia l'ipotesi Ichino, sia l'ipotesi recente della CGIL non hanno il carattere della universalità ed esprimono un'ottica centrata sulla figura del lavoratore occupato, con un'accumulazione nel tempo di contributi a carico delle imprese, soprattutto, e dei lavoratori; per erogare, in sostanza, sussidi  di disoccupazione, la prima per un arco temporale di 4 anni, la seconda di 3 anni; anche il suggerimento del governatore Draghi e la proposta di legge della deputata Marianna Madia hanno entrambi un'ottica parziale e volano basso, disinteressandosi tutti e quattro di milioni di persone che sono forse in situazioni ancora peggiori dei precari, come ad esempio le centinaia di migliaia di OVER 45 (stimati in un milione), la più parte con famiglia a carico, rimasti disoccupati e “troppo vecchi per il lavoro, troppo giovani per la pensione”, che quasi nessuno considera”. 

3. Ho avuto con lui uno scambio di e-mail (è uno dei pochi parlamentari che rispondono) e sono stato piuttosto severo sul suo modo di comunicare. Ha una cattiva stampa a sinistra, talora a torto. 

Funzione  ed efficacia della divulgazione sul web 

Presumo di aver incrociato, per la prima volta ieri sera, dei tuoi  post nel web, dai quali si deduce una qual certa tua attività divulgativa – diciamo così - anche al di fuori di questo blog, Ne so quindi poco, tuttavia permettimi di dirti che forse ti sei scelto degli interlocutori-alleati, consentanei a te ideologicamente, ma, anche per questo, non della massima efficacia.

Io credo che, con la difficoltà oggi di farsi luce nel mare magno della comunicazione, e al netto della possibilità che avrebbe un singolo politico o un singolo partito di mutare più che un ette dell’odierno assetto economico-finanziario, vale comunque la considerazione empirica che, come ci vuole lo stesso impegno e la stessa fatica a corteggiare una bella come una brutta donna, la possibilità di successo è la stessa, e talora in realtà può essere più facile conquistare quella bella, con maggior soddisfazione, così vale per gli uomini politici, destinatari da privilegiare, attesa la loro prerogativa di fare le leggi: talora è più facile, se hai argomenti validi, fare breccia in quelli di primo piano che nei peones, e comunque lo sforzo è lo stesso e, in caso di riuscita, l’efficacia enormemente superiore.

A buon intenditore poche parole.

 

Post collegati:

L'ammuina dei poveri e l'egoismo dei ricchi

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2671843.html

Trasformazione epocale da governare al meglio

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753469.html

Il pendolo del potere economico mondiale e lo ‘stigma’ di Marchionne e Landini

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2759924.html

   

Post scriptum:

Calcolo dei PIL che si inseguono

Per chi fosse interessato. Ho incrociato la prima volta il calcolo dei PIL che si inseguono negli anni ’70 in un saggio di Giorgio Fuà.

“I PIL che si inseguono”.
Ecco una coppia di nomogrammi universali per il calcolo del numeri di anni nei quali il PIL2 (il minore dei due) insegue il PIL1.
Come si usa:
1) Nel primo grafico in alto, nella X scegliere il rapporto PIL1/PIL2 (supponiamo 4).
2) Ottenere il Coeff_molt sull’asse delle x (nel caso di esempio, 1,3)
3) Nel secondo grafico, nella X scegliere il rapporto tra il tasso di incremento del PIL1 (il maggiore dei due) rispetto al PIL2, nella forma 1+t%/100. Dunque, se il t1 è il 3.5%, si deve calcolare 1+0,035=1,035. Se t2 è 8%, si deve calcolare 1,08. Dunque il rapporto è 1,08/1,035=1,04.
4) Calcolare il numero di anni prendendo la Y (nel nostro caso 25) emoltiplicandola per il coeff_molt (25*1,3=32,5 anni).

(Purtroppo, le figure non escono. Se qualcuno mi dice come si fa…).

Non ci vuole un secolo, ma molto molto meno, a differenziale costante, perché la Cina raggiunga gli USA.
Nell’ipotesi di un rapporto tra i due PIL pari a 4, e di un differenziale di poco più di 4 punti percentuali, ci vorranno 32,5 anni. Ma in effetti il differenziale attualmente [2009] è pari a oltre 6 punti (+ 10% per la Cina contro il +3,5% USA), per cui, coeteris paribus, ci vorranno 17*1,3=22,1 anni.

Al netto del coefficiente correttivo (1,3 equivale ad un PIL circa quadruplo del Paese inseguito rispetto a quello del Paese inseguitore, ma ora tra USA e Cina è circa triplo), per ogni raddoppio del differenziale, diciamo così (in effetti della variazione del rapporto tra i due indici), il numero degli anni si dimezza. Infatti, se il rapporto PIL1/PIL2 è pari a 1,02 ci vogliono 50 anni, se è pari a 1,04 ne occorrono 25, se è pari a 1,08 ne bastano 12,5.

NB: Il metodo di calcolo, ovviamente, può essere applicato anche a singole aree, ad esempio il Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord.

 

 

  

Bersani vs Renzi: economia mista o liberismo?


Come scriveva già Adam Smith, [1] esistono tre tipi di economia: a) quella liberista; b) quella mista; e c) quella statalizzata.

In Italia, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, c’è sempre stata un’economia mista, alla quale è consustanziale la programmazione economica, [2] della quale la politica industriale è un di cui, parte integrante del credo socialdemocratico. Esiste il dettato costituzionale a prevederlo [2] e c’è ancora un ministero del Bilancio e della Programmazione economica, anche se da tempo è stato incorporato nel MEF. [3]
La globalizzazione - alimentata anche dal credo neo-liberista - col suo corollario di competizione sui costi, delocalizzazioni e de-regolazione delle banche e dei mercati finanziari; e l’UE, che ha avocato a sé – con linee-guida strategiche, [4] regolamenti e direttive (che sono provvedimenti normativi con valore vincolante per gli Stati membri) e flussi finanziari – la politica economica con segno liberista (liberalizzazioni, leggi antitrust e divieto di aiuti di Stato), hanno mutato in buona parte la situazione. Ma, mi chiedo, a prescindere dal mio credo socialdemocratico, come può l’Italia, nella visione affermata da Renzi, rinunciare ad interventi di programmazione economica per lo sviluppo del Mezzogiorno (un terzo del Paese) o per recuperare le posizioni perdute nella divisione internazionale del lavoro, unico modo, considerata la prevista debolezza per molti anni della domanda interna, per creare nuova occupazione?

[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Adam_Smith

[2] programmazióne (economia)
Definizione
Regolamentazione dell'economia di un Paese a sistema capitalistico (con un'economia tutta di mercato o anche mista) secondo un programma prestabilito e al fine di promuovere uno sviluppo equilibrato in tutti i settori (vedi anche piano).
Cenni storici
Il primo dibattito relativo alla programmazione in Italia si svolse in sede di Assemblea Costituente e portò alla stesura dell'art. 41 della Costituzione (“la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”). [...
http://www.sapere.it/enciclopedia/programmazi%C3%B3ne+(economia).html
[3]
http://it.wikipedia.org/wiki/Ministero_dell'Economia_e_delle_Finanze
[4]
http://ec.europa.eu/europe2020/index_it.htm 

Voci collegate:
http://www.treccani.it/enciclopedia/socialismo/
http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Ruffolo
http://www.utopie.it/economia_sostenibile/capitalismo.htm
http://www.utopie.it/economia_sostenibile/sistemi_economici.htm



Articoli collegati:
 
Ritornare a Camaldoli per capire le radici dell’economia mista
19-09–2013  Edoardo Petti
http://www.formiche.net/2013/09/19/ritornare-camaldoli-capire-le-radici-delleconomia-mista/
 
L’Iri può essere un modello per moderne politiche industriali?
13-06–2015  Edoardo Petti
http://www.formiche.net/2015/06/13/iri-politiche-industriali-cdp/

 
 
**********
 
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/bersani-vs-renzi-economia-mista-o.html
   


MANOVRA CORRETTIVA, CRESCITA ECONOMICA E GLOBALIZZAZIONE

Riporto questa mia replica all’amico Seamusbl sul tema della manovra correttiva e della crescita economica.

Camerata ed Esimio Prof. Seamusbl, luminare di Economia e docente di Disprezzantropia,

Provo a ragionare ampliando la visuale e facendo un discorso articolato (che poi riporterò nel mio blog), della cui lunghezza mi scuso.

Globalizzazione

Tu come pensi si possa uscire dalla trappola della globalizzazione, chiunque l’abbia assecondata? Io abbozzo qualche osservazione.

La globalizzazione oggi non è un gioco equo (se leggi questo ampio commento del suo libro e questa interessante intervista a Walden Bello, che propugna la de-globalizzazione, ne hai conferma: "Walden Bello: de-globalizzazione, unica salvezza"  http://www.libreidee.org/2009/07/walden-bello-de-globalizzazione-unica-salvezza/  "Walden Bello, scrittore ed accademico filippino,e’ uno dei maggiori critici della globalizzazione e delle derive finanziare del nostro mondo. L’ho incontrato alcuni mesi fa nel suo ufficio di Manila" http://silvestromontanaro.com/post/2734067473/deglobalizzare-intervista-a-walden-bello ), sia per la sottovalutazione dello yuan cinese (e del dollaro USA), che equivale a mettere un dazio sulle importazioni cinesi (o americane), sia per il dumping sociale, la cui gestione è politica (cioè in mano al partito comunista cinese); sia per l’assenza di controlli qualitativi e normativi efficaci ed incisivi sulle merci cinesi o orientali o extra UE prodotte dalle nostre aziende delocalizzate, importate in UE.

Quando l’Italia ha chiesto una normativa più severa sulle importazioni di prodotti tessili a difesa dei nostri prodotti, i Paesi scandinavi si sono opposti, per salvaguardare il vantaggio dei consumatori svedesi o finlandesi dei bassi prezzi dei prodotti cinesi.

Va rimarcato che bisogna appunto distinguere gli effetti della globalizzazione sui vari Paesi UE, sulla base del criterio della complementarità delle nostre singole economie con quella cinese, massima ad esempio per la Germania, non altrettanto, purtroppo, per l’Italia.

Una normativa e controlli più stringenti vanno contro gli interessi – esogeni - della potente Cina, ma anche quelli – endogeni – delle nostre potentissime multinazionali, che producono a costi cinesi (1/10 di quelli occidentali) e vendono da noi a prezzi occidentali, lucrando gli enormi sovrapprofitti.

Questo, più che un’improbabile de-globalizzazione, è forse il problema prioritario da aggredire.

Io non credo che i leader del PD (partito composito, che alberga posizioni variegate) siano ora tutti sostenitori acritici della globalizzazione (e del liberismo). Ho piuttosto l’impressione che prevalga il ragionamento di Romano Prodi che la considera ineluttabile e quindi ne vede soprattutto i vantaggi da cogliere, non nascondendosi certamente gli svantaggi. Il problema, come dice Walden Bello (e come sostengo anch’io da tempo, visto che ne ho conosciuto le tesi solo recentemente) è che è necessario un movimento di popolo dal basso (che invece finora ha costituito la massa di utili idioti a loro favore) per vincere la pretesa di quattro gatti potentissimi, ricchissimi, avidissimi e spietatissimi di decidere le sorti e la “schiavizzazione” del resto dell’umanità.

Ma il popolo italiano (come gli altri popoli occidentali) non può reggere altri 15 anni (durata probabile perché la legge dei vasi comunicanti produca il livellamento dei salari e degli assetti normativi sul lavoro) in una crisi economica devastante. Già ora, come s’è visto dai risultati elettorali e referendari, c’è sia una diversa consapevolezza del problema, sia, soprattutto, un più forte e diffuso spirito di reazione.

Ciò che mi preoccupa, però, leggendo l’intervista a Walden Bello è che egli, a differenza di ciò che penso io, è che ritiene impossibile una soluzione socialdemocratica alla globalizzazione: “Quelli che sostengono «la globalizzazione è irreversibile, dobbiamo soltanto umanizzarla» si illudono: è impossibile umanizzare la globalizzazione, dovremmo piuttosto capovolgerla”.

Intanto, in attesa dell’eventuale de-globalizzazione, un bel compito si presenta ai leader del PD e a tutti gli altri leader di sinistra europei: come scrivevo sopra, rendere più equi gli scambi commerciali con i Paesi emergenti; fare pressione per ottenere un miglioramento dei loro salari e condizioni di lavoro; distribuire i sacrifici da noi in modo equo. Ma bisognerà smettere la nostra abitudine all’ammuina e pungolarne e sostenerne l’azione.

PD

Ti pregherei di tener presente: 1) che è sconsigliabile fare di tutta l’erba un fascio; anche nel caso del PD – partito composito - occorre distinguere e fare nomi e cognomi, se tu ne hai (intanto, potresti linkare le dichiarazioni di Petruccioli); 2) che io non uso fare sconti a nessuno, figuriamoci al PD, di cui sono soltanto un elettore critico; 3) il fatto ch’io mi prenda la briga di difenderlo – ma, se noti, caso per caso, quando lo trovo giusto, ad esempio di solito quando si tratti di Bersani (che io non ho votato alle primarie), che sto difendendo da almeno un anno, sia dagli attacchi esterni (inclusi i soloni della stampa e della comunicazione), sia da quelli terribili interni dei forum (incluso questo) e dei circoli on-line – non significa che ne accetti acriticamente la politica e l’operato; 4) è che era (è) indispensabile far crescere l’unico partito che può sconfiggere la destra berlusconiana-tremontiana-bossiana-sacconiana, che è una vera iattura per l’Italia intera, esclusi i ricchi; 5) tenendolo beninteso sotto osservazione, stimolo e critica, come ho deciso di fare anch’io, riprendendomi la mia piena libertà, con maggiore severità e frequenza, da quando le cose vanno meglio (e l’ho anche annunciato in questo forum, dove per parecchio tempo i paranoici che lo frequentano hanno scritto ch’io ero una sorta di “longa manus” dei dirigenti (sic), facendomi sganasciare dal ridere...

Manovra correttiva e l’ossimoro

La “manovra correttiva severa ma adeguatamente espansiva.” e’ un ossimoro, un non sense, soltanto se ci si basa sui tagli lineari, uguali per tutte le voci di bilancio; non invece se, avendo adottato la "spending revuew" (introdotta nel 2007 da Padoa-Schioppa e abbandonata subito dal “matto” Tremonti), che permette di sapere dettagliatamente la spesa pubblica, i centri di spesa ed i centri di ricavo – diciamo così -, si è in grado di decidere oculatamente dove tagliare (spese improduttive e parassitarie, privilegi, corruttele, inefficienze) e come calibrare i tagli (me ne intendo, avendo fatto il responsabile divisionale del Controllo di gestione in una grossa azienda).

D’altronde – non l’hai letta? – ho allegato apposta la contromanovra di Sbilanciamoci.info ( http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/La-controTremonti-di-Sbilanciamoci-8771 ), che appunto propone una manovra severa coi ricchi ed i privilegiati e nel contempo espansiva (vi ho ‘postato’ un mio commento con le nostre proposte analoghe, contenute nella Lettera di PDnetwork, ed altri commenti interessanti in replica ad altri). Anche il PD ne propone una di tal segno.

Deflazione

Non ne so molto, ma penso che la Germania, come tu dici, abbia potuto deflazionare perché ha una crescita costante della produttività, che è invece il nostro tallone d’Achille. In questo mio commento nel blog “Percentualmente” (http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/05/27/istat-il-2010-in-30-grafici/ ), ho provato a dare qualche spiegazione sulla variabile “Produttività”; ne riporto uno stralcio:

3) Io, ai grafici sopra evidenziati, aggiungerei, per la sua alta rappresentatività della peculiarità della situazione italiana, quello sulla produttività http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_3.html .

Provo a fare qualche notazione.

a) La produttività è il rapporto tra la quantità o il valore del prodotto ottenuto e la quantità di uno o più fattori, richiesti per la sua produzione” Quello più oggettivo – diciamo così - è il rapporto tra quantità, perché prescinde dal prezzo-ricavo: ad esempio, il rapporto tra quantità di autovetture o frigoriferi o libri o computer prodotti ed il numero di unità lavorative impiegate nella produzione (prescindendo dalla cause, non tutte addebitabili ai lavoratori dipendenti, segnalo ad esempio che lo stabilimento polacco della FIAT produce da solo un numero di autovetture pari a quelle globalmente prodotte da tutti gli stabilimenti italiani della stessa FIAT).

b) E’ importante notare che, almeno teoricamente, dal livello di produttività e dal suo incremento nel tempo dipendono sia il livello dei salari che il loro aumento.

c) E’ quasi superfluo altresì rilevare che il livello del prezzo-ricavo (cioè di vendita) o del valore aggiunto (che è la “differenza tra il valore della produzione di beni e servizi conseguita dalle singole branche produttive e di quelli consumati (materie prime e ausiliarie impiegate e servizi forniti da altre unità produttive” http://www.istat.it/dati/catalogo/20110523_00/grafici/1_1.html ), di norma, in un mercato concorrenziale, rispecchia anche sia il livello qualitativo che il contenuto tecnologico dei prodotti, frutto, da un lato, della politica industriale di un Paese; dall’altro, della Ricerca&Sviluppo (R&S) sia privata che pubblica (v. al riguardo differenze tra Italia e Germania, entrambi Paesi a forte vocazione manifatturiera).

Un saluto (purtroppo) analcolico.

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