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Dialoghi sull’INPS che ha un buco e può fallire


Alzi la mano chi non crede che l’INPS abbia un buco di bilancio o che possa fallire o che sono a rischio le pensioni in un futuro più o meno remoto. Lascio da parte quest’ultima eventualità, visto che il futuro lontano è soltanto nella mente di Giove, ma almeno posso rassicurare chi legge sul fatto che il sistema pensionistico italiano, dopo le numerose riforme varate, di cui quella Fornero è soltanto l’ultima in ordine di tempo e, contrariamente alla vulgata generale, neppure la più severa (le vengono attribuite anche le misure sia della riforma Dini, 1995, sia, soprattutto, anche da parte dell’INPS[1] – v. anche la Presentazione del XV Rapporto annuale di Tito Boeri, al minuto 12.20 e al minuto 38.10[2] - della più severa riforma Sacconi, 2010), è considerato dalla Commissione europea tra i più sostenibili nel lungo termine.[1] Mi limito dunque alle prime due. Mi è successo di leggere sui media e nel web affermazioni del genere di quelle indicate sopra quasi ogni volta che si parla di previdenza. Ed essendomi assegnato il compito ingrato – praticamente una fatica di Sisifo – di CONTROINFORMARE sul tema, negli ultimi mesi mi è capitato di discutere spesso sul supposto buco dell’INPS e sul suo paventato, possibile default (fallimento), in particolare in tre occasioni: la prima, nel sito del giornale on-line Gli Stati Generali[3]; la seconda, nel sito neo-liberista NoisefromAmerika;[4] e, la terza, nel sito Goofynomics.[5] Ce n’è una quarta, avvenuta con il titolare del sito The walking debt,[6] ma la ometto perché ripetitiva, anche se è anch’essa un esempio significativo di fatica di Sisifo, poiché segue ad una discussione approfondita sullo stesso tema avvenuta nello stesso sito un anno prima.

Per inciso, segnalo che il presidente dell’INPS, Tito Boeri, nella presentazione dell’ultimo Rapporto annuale dell’INPS,[2] al minuto 40.30, ha dichiarato: “Si danno molte notizie allarmistiche sul bilancio dell’INPS, bene dunque mettere alcuni puntini sulle i. Primo, l’INPS opera per conto dello stato, quello che conta per lavoratori, pensionati e imprese è il bilancio consolidato dello Stato, non il bilancio dell’INPS”.

Riporto i dialoghi nell’ordine indicato, avvertendo che nel primo caso si è trattato di un monologo – diciamo così - per forfait dell’interlocutore, che – ho visto solo dopo – è un docente universitario.



Gli Stati Generali


“La cosa sconvolgente è che stavolta l’iceberg non l’ha visto neppure Crozza, che ha assalito Di Maio con gli stessi argomenti di un qualsiasi politico del PD. Invece l’icerberg l’ha visto Carlo Scarpa in un recente pezzo su lavoce.info.[7] Noi qui ci mettiamo tra Crozza e Scarpa e proviamo a rendere ancora più paradossale il caso Nogarin. Come? Trasformando Nogarin in Boeri.

Qual è l’icerberg? E cosa hanno in comune Nogarin e Boeri? Per i lettori impazienti, l’iceberg è il default del sistema pubblico italiano.

Il parallelo con la battaglia di Boeri è evidente: se Boeri portasse in tribunale i libri dell’INPS e poi pagasse solo le pensioni fino a millecinquecento euro, riceverebbe anche lui dal tribunale un avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta.


1.     vincesko • 2 mesi fa

INPS? Vale la pena forse di segnalare che la gestione dell'INPS, al netto dei 45 mld di imposte e dei 45 mld di voci spurie (TFR e Assistenza) è in notevole attivo. Senza voler considerare che l'INPS ha dovuto incorporare gestioni deficitarie, in particolare l'INPDAP, il cui deficit è dovuto alla decisione dello Stato di non versare i contributi a se stesso (http://www.corriere.it/economia/12_ottobre_01/cassa-statali-inps_27b702b4-0b8a-11e2-a626-17c468fbd3dd.shtml). PS: Per un'analisi delle pensioni, cfr. "Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli" http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html  oppure (se in avaria) http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html.


2.     icecreamit • 2 mesi fa

Tra l’INPS e L’Azienda Autonoma dei Rifiuti di Livorno c’è però una differenza: il primo è un ente pubblico non economico, e non è previsto che possa fallire, un suo eventuale default è gestito direttamente dal Tesoro e non dal giudice fallimentare. La seconda è invece una SpA e quindi quando ne ricorrono le condizioni gli amministratori devono portare i libri in tribunale e se non lo fanno loro dovrebbero farlo i sindaci. Il problema a monte però, è che nel nostro paese gli enti pubblici, che dovevano produrre servizi ai cittadini, sono stati man mano ingabbiati nelle stesse regole (amministrative, gestionali, contrattuali, del personale, ecc.) delle amministrazioni centrali, fino al punto da bloccarne di fatto l’operatività. Allora, per risolvere il problema, invece di semplificare le norme o disegnare un modello nuovo e originale di azienda pubblica, si è preferita la scorciatoia di dare agli enti pubblici la forma della società per azioni. Si tratta però di una forzatura e di una finzione, perché le regole pensate per una SpA non necessariamente funzionano per un’azienda che fa un servizio pubblico, e tra quelle che non possono funzionare ci sono sicuramente quelle relative allo stato di insolvenza (basti pensare all’assurdo di un giudice che dovrebbe decidere la liquidazione di una società costituita con una legge…)


3.     umberto.cherubini • 2 mesi fa

La ringrazio del commento, ma giuristi mi hanno detto e argomentato che l'INPS può fallire. Se ha interpretazioni diverse e fonti la prego di indicarmele perché sto lavorando, sul fronte economico, ovviamente, sulla questione. Grazie.


4.     icecreamit • 2 mesi fa

Non mi ritengo un giurista, ma ho lavorato a lungo in un ente pubblico, anche come direttore amministrativo. Per quanto ne so, la legge fallimentare si applica alle imprese che svolgono attività commerciale (art. 1). L'INPS è un ente pubblico non economico che non svolge attività commerciale, quindi ad esso non si può applicare la legge fallimentare, né le norme relative ai reati connessi. Del resto l'INPS adotta il sistema di contabilità pubblica e non quello civilistico, per cui anche sotto questo profilo sarebbe problematico utilizzare molte delle categorie legate alle norme fallimentari. (ad esempio, manca la nozione di capitale sociale). Per un ente di questo tipo si può quindi parlare di default in senso generico, ma non di fallimento in senso tecnico. Altra cosa, ovviamente, sono i c.d. enti pubblici economici e le società ad azionariato pubblico. Non so che tipo di ragionamenti abbiano fatto i giuristi cui lei si riferisce.


5.     vincesko • 2 mesi fa

Risulta da studi fatti in materia che ciascuno di noi è “catturato” dalle proprie tesi precostituite, che quasi sempre resistono a qualunque prova contraria. Io lo verifico da 5 anni in tema di a) governo Monti; e b) pensioni e spesa pensionistica. Nel primo caso, quasi TUTTI ignorano che, nella scorsa legislatura, il governo Monti ha varato, in un tempo equivalente, soltanto 1/5 delle manovre correttive rispetto ai 4/5 del governo Berlusconi e sono state molto più eque; ma la recessione viene da TUTTI attribuita a Monti e non a BERLUSCONI; nel secondo caso, che la tanto vituperata riforma Fornero (DL 201/2011) è molto meno severa della riforma SACCONI (DL 78/2010), ma l'allungamento eccessivo dell'età di pensionamento, oltre a tutte le misure di Sacconi, viene ascritta alla Fornero; e che la spesa pensionistica (pari a quasi 280 mld lordi) contiene 45 mld di imposte, che per l’INPS è una partita di giro poiché esso paga il netto, e 45 mld di voci spurie, suddivise più o meno a metà tra TFR (che esiste solo in Italia e può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento) e Assistenza, che nulla ha a che vedere con la previdenza e che infatti viene pagata dallo Stato con i trasferimenti (fiscalità generale); per cui al netto di questi 90 mld l’INPS è in “attivo” e “creditore” verso lo Stato. Eppure, ogni volta che mi capita di intavolare una discussione su questi 2 temi, anche con docenti universitari di Economia, che si suppone siano esseri razionali a adusi a maneggiare i numeri, incontro resistenze terribili. Come è in parte il caso anche dell’Autore dell’articolo, che a) ha evitato di replicare al mio commento; e b) continua a preoccuparsi del fallimento (sic!) dell’INPS, per cui escluderei che non l’ha fatto perché “chi tace acconsente”. PS: La voce di Wikipedia dell’INPS è carente dal punto di vista dell’analisi economica della spesa pensionistica, ma, per quel che vale, sotto l’aspetto giuridico afferma questo, che per me è condivisibile: “L'INPS non è un ente con fini di lucro ma è un ente dello Stato predisposto per erogare dei servizi, come lo sono i Comuni, le Provincie o le scuole. Pertanto nel bilancio dell'INPS non vi sono utili o perdite ma avanzi o disavanzi di esercizio, che derivano dalla differenza tra le risorse finanziarie assegnate dallo Stato e i costi per i servizi che deve erogare in base alle leggi vigenti. Se in base alla legislazione vigente, vi è un disavanzo, o viene coperto da ulteriori trasferimenti dello Stato, magari nell'esercizio successivo o c'è il default previdenziale ossia lo Stato fa una riforma previdenziale per ristabilire l'equilibrio dei conti. In caso contrario si andrebbe al default dello Stato, non dell'INPS che è un organo dello Stato che attua le leggi dello Stato e che non ha autonomia negoziale in quanto il diritto della previdenza sociale è una branca del diritto pubblico”.  https://it.wikipedia.org/wiki/Istituto_nazionale_della_previdenza_sociale  


***


NoisefromAmerika


l'INPS ha un buco pauroso, facciamo di 100 miliardi di Euro all'anno”.


 Vincesko 21/5/2016 - 21:58

Mi spiace venire qui a parlare ancora di pensioni, scrivo anche di molte altre cose, ma come sapete mi arrogo il compito arduo e ingrato ma doveroso di CONTROINFORMARE e “bastonare” (passatemi il termine, ormai sapete che ha una funzione essenzialmente "terapeutica") volentieri coloro che fanno – per malafede o ignoranza - il solito catastrofismo infondato sull’INPS e sulla spesa previdenziale.

Le metto insieme poiché ho un solo commento disponibile.

1. Domanda all’autore dell’articolo: la spesa previdenziale riportata nelle tabelle ed assunta a base delle valutazioni critiche è al lordo o al netto delle imposte? (Vedi anche appresso).

2. Vale la pena forse di segnalare al commentatore Alessandro Riolo, che ha scritto: “l'INPS ha un buco pauroso, facciamo di 100 miliardi di Euro all'anno”, che si sbaglia di grosso: la gestione dell'INPS (la gestione è unitaria, le singole gestioni hanno solo una valenza amministrativa), con una spesa complessiva pari a quasi 280 mld lordi, al netto dei 45 mld di imposte e dei 45 mld di voci spurie (suddivisi più o meno a metà tra TFR, che esiste solo in Italia e può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento, e Assistenza, che nulla ha a che vedere con la previdenza e che infatti viene pagata dallo Stato con i trasferimenti dalla fiscalità generale) è in notevole attivo (20 mld), per cui al netto di questi 90 mld l’INPS è “creditore” verso lo Stato . Senza voler considerare che l'INPS ha dovuto incorporare gestioni deficitarie, in particolare l'INPDAP, il cui deficit è dovuto alla decisione dello Stato di non versare i contributi a se stesso (http://www.corriere.it/economia/12_ottobre_01/cassa-statali-inps_27b702b4-0b8a-11e2-a626-17c468fbd3dd.shtml) o l’INPDAI dei dirigenti d’azienda, il cui deficit era dovuto ad eccessiva generosità (cfr. pagg. 33-34 dell’allegato di ManagerItalia
“L’avventurosa storia dell’istituto di previdenza dei dirigenti industriali, fino all’ultimo colpo di scena: il passaggio sotto le ali dell’Inps” 
http://www.manageritalia.it/content/download/Informazione/Giornale/Dicembre2002/pag28.pdf).

Infine, la spesa pensionistica, dopo le ben 8 riforme delle pensioni dal 1992 (di cui quella Fornero, DL 201/2011, è soltanto l'ultima, neppure la più severa e produrrà i suoi effetti soprattutto nel lungo periodo!), è giudicata dalla Commissione europea e dagli esperti (anche finanziari!) tra le meno preoccupanti e più sostenibili nel lungo termine.[*]


[*] Per un'analisi dettagliata delle pensioni, cfr.:

"Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli"

oppure (se in avaria)


PS: Strano, ma non tanto conoscendo la struttura mentale dei neo-liberisti, che nessuno della Redazione Suprema (famigerata per la consuetudine di applicare le sanzioni regolamentari alla rovescia) abbia segnalato l’erroneità delle affermazioni, essendosi svolta qui in passato un’ampia, documentata e accesa discussione (cfr.


 Alessandro Riolo 21/5/2016 - 22:21

2. Vale la pena forse di segnalare al commentatore Alessandro Riolo, che ha scritto: “l'INPS ha un buco pauroso, facciamo di 100 miliardi di Euro all'anno”, che si sbaglia di grosso:

Ringraziando Marco Esposito:

Il differenziale di cassa previsto per il 2013 è pari a 110.478 mln (105.649 mln nella terza nota di variazione al bilancio di previsione 2012) ed è rappresentato dalla differenza tra le riscossioni, al netto dei trasferimenti dallo Stato e delle anticipazioni di Tesoreria, per 275.038 mln ed i pagamenti per 385.516 mln. Il suddetto differenziale, insieme ad incremento delle disponibilità liquide per 224 milioni, risulta coperto da:

- 92.428 mln relativi a trasferimenti dello Stato per il finanziamento delle prestazioni assistenziali ex art. 37 legge 88/89(74.928 mln) e per le prestazioni e spese degli invalidi civili (17.500 mln);

- 18.274 mln relativi alle anticipazioni dello Stato per le gestioni previdenziali; (prestiti, NdA).

Ad ogni modo, il discorso fatto in questa discussione verteva sulle poste come classificate dai CPT, che mostrano chiaramente un forte disavanzo tra entrate e spese previdenziali, ben maggiore di 18 miliardi di Euro.


 Francesco Forti 22/5/2016 - 08:28

Ad ogni modo, il discorso fatto in questa discussione verteva sulle poste come classificate dai CPT, che mostrano chiaramente un forte disavanzo tra entrate e spese previdenziali, ben maggiore di 18 miliardi di Euro.

A monte l'errore principale è iniziare a parlare di tasse (da "trattenere") e finire a parlare di previdenza, da gestire (localmente?). La discussione poteva essere interessante se si focalizzava sul federalismo fiscale vs il concetto di "trattenere". Che sono due cose ben diverse, come già premesso fin dall'inizio dall'autore. Purtroppo si finisce per commentare le richieste populiste di qualche governatore dandogli pure la sponda di un improbabile "gestione" locale della spesa previdenziale.


 Vincesko 23/5/2016 - 09:03

@Alessandro Riolo

Chiedo scusa ma io mi limito all’oggetto del mio commento precedente, essendo per nulla interessato al resto della vostra discussione sull’articolo che ci “ospita”, e non solo perché francamente mi sembra un po’ lunare discutere di una proposta del governatore leghista Zaia del Veneto, Regione a statuto ordinario che è la quinta per popolazione e la terza per Pil, di essere trattato come il Trentino Alto Adige, Regione autonoma di 1 mln di abitanti e 13° per Pil. Catalano potrebbe dare, se fosse ancora vivo, la risposta più appropriata.

1. Con tutto il rispetto, a) non mi pare che Marco Esposito sia una fonte del tutto attendibile e soprattutto imparziale. Poi non si accorge che:

differenziale
"d. Nel linguaggio economico e sindacale, il termine è talora usato impropriam. con il sign. di differenza, divario: ridurre i d.salariali o retributiv (per es., tra gruppi analoghi di dipendenti in diversi settori produttivi); eliminare il d. inflazionistico rispetto ad altri paesi". 
http://www.treccani.it/vocabolario/differenziale/;

b) ho controllato la data del suo articolo da cui è tratta la citazione: è di un anno antecedente alla discussione “ampia, documentata e accesa” che ho allegato.

c) Il link al Bilancio INPS 2013 ch’egli ha preso a base della sua analisi non è più attivo, perché hanno modificato la metodologia di classificazione delle pensioni INPDAP. Le riforme pensionistiche per loro natura producono i loro effetti nel lungo periodo, così è anche sia per la molto severa riforma SACCONI (DL 78/2010, art. 12, con decorrenza 1.1.2011), sia per quella Fornero (DL 201/2011, art. 24, a valere da 1.1.2012), il 2013 è solo, rispettivamente, il terzo e secondo anno di loro applicazione. Ricavo dal Rapporto annuale INPS- 2013-Sommario (http://www.inps.it/portale/default.aspx?sID=;0;00;6793;6800;49...): “Il flusso finanziario complessivo annuo nel 2013 è risultato pari a 803,5 miliardi di euro (somma tra entrate pari a 396,8 miliardi e uscite pari a 406,7 miliardi), valore che supera la metà del PIL italiano. La gestione finanziaria di competenza evidenzia un saldo negativo di 9,9 miliardi di euro, da ascrivere in larga parte alla gestione dei lavoratori pubblici ex Inpdap. La situazione patrimoniale alla fine dell’esercizio 2013 rileva (dato di preconsuntivo) un patrimonio netto di 7,5 miliardi di euro. Tale valore migliora nettamente se si tiene conto della legge di stabilità 2014, la quale prevede che le anticipazioni di bilancio negli esercizi pregressi al 2012, per il pagamento delle prestazioni ai dipendenti dell’amministrazione pubblica, si intendano effettuate a titolo definitivo. L’effetto di questa disposizione normativa comporta un miglioramento del patrimonio netto dell’Istituto pari a 21,7 miliardi di euro, portando il patrimonio netto all’1.1.2014 a 29,2 miliardi di euro complessivi. Il deficit patrimoniale e lo squilibrio strutturale dell’ex Inpdap non mettono, quindi, a rischio la sostenibilità del sistema pensionistico. Si aggiunga, inoltre, che nei prossimi anni le riforme degli anni scorsi, e soprattutto la riforma RAPPORTO ANNUALE 2013 (SOMMARIO) 5 varata con la Legge n. 214/2011, andranno a regime con conseguenti risparmi significativi e crescenti nel tempo. Il disavanzo dell’Istituto è quindi temporaneo e destinato ad essere riassorbito, mettendo definitivamente in sicurezza i conti della previdenza italiana”.

2. La tua risposta è insoddisfacente, per 2 motivi: a) perché non si dovrebbero dare giudizi roboanti sulla base di una conoscenza insufficiente, “de relato” dei dati, elaborati da una singola fonte; e b) anche perché, soprattutto, rivedendo la discussione linkata, che è dell’anno successivo, ho riscontrato che vi hai partecipato.

3. Al netto di questo, restano in ogni caso le domande fondamentali che, in parte, ho rivolto all’autore dell’articolo: gli importi, da chiunque elaborati, su cui basate i vostri giudizi a) distinguono tra Previdenza e Assistenza? E b) Sono al lordo o al netto delle imposte? Perché, nel primo caso, la voce Assistenza è gestita dall’INPS ma è a carico della fiscalità generale. Nel secondo caso, c’è una differenza sostanziale tra l’esborso “lordo” effettuato da un’azienda, che ovviamente va assunto come costo integralmente, e l’esborso “lordo” dell’INPS, la cui componente fiscale è una mera partita di giro, poiché l’INPS, che è parte integrante dello Stato, eroga gli assegni pensionistici “al netto” e gira la differenza allo Stato, alle Regioni e ai Comuni, pur contabilizzando il “lordo”. L’INPS espone, ad esempio, nel suo Osservatorio sulle pensioni 2014 l’importo “in pagamento”, che presumo sia il netto o non so che, che è molto distante dal totale della spesa pensionistica che va nel calcolo del rapporto col Pil e che è di quasi 280 mld, cfr. anche il mio ultimo commento in calce al 1° dei due articoli linkati nel mio commento precedente:

[L’importo complessivo annuo risulta pari a 192,6 miliardi di euro, di cui 173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. Il 66% dell’importo è erogato dalle gestioni lavoratori dipendenti, il 23,8% da quelle dei lavoratori autonomi, il 10,1% da quelle assistenziali.]

Peraltro, ho letto recentemente (ma ora non ricordo dove) che anche la Ragioneria dello Stato redige le sue analisi considerando il costo della spesa pensionistica al netto delle imposte.

In definitiva, quindi, e l’INPS e la spesa pensionistica in senso stretto stanno molto meglio di quanto voi disinformati e/o in malafede e/o catastrofisti vi dilettate a raccontare, anche dopo che conoscete le prove documentali contrarie. O è tigna o sono problemi con il principio di realtà.


 Guido Cacciari 23/5/2016 - 12:12

Però, mi sembra documentatissimo. Sarà la specializzazione nel controllo di gestione. E la disponibilità di tempo ...
Riuscirebbe a trovarlo anche per chiarire il mio quesito, posto un poco più sopra?


 Alessandro Riolo 23/5/2016 - 23:40

2. La tua risposta è insoddisfacente, per 2 motivi: a) perché non si dovrebbero dare giudizi roboanti sulla base di una conoscenza insufficiente, “de relato” dei dati, elaborati da una singola fonte; e b) anche perché, soprattutto, rivedendo la discussione linkata, che è dell’anno successivo, ho riscontrato che vi hai partecipato.

Leggo da molti anni a questa parte tutti i rapporti annuali, dove risulta chiaramente che negli ultimi anni il buco dell'INPS ha raggiunto poco meno di 100 miliardi di Euro annui, rattoppato con trasferimenti statali. Il brano citato da Marco Esposito, suggerisce che si tratti per la gran parte di spesa assistenziale, ma c'è anche una consistente quota previdenziale.

Leggo anche i rendiconti generali e la relazione della corte dei conti, ma generalmente mi concentro sul FSTA.

Al netto di questo, restano in ogni caso le domande fondamentali che, in parte, ho rivolto all’autore dell’articolo: gli importi, da chiunque elaborati, su cui basate i vostri giudizi a) distinguono tra Previdenza e Assistenza?

Nei CPT si distingue tra previdenza ed assistenza, o meglio tra spese teoricamente pagate da contributi oppure dalla fiscalità generale. Vedi ad esempio la risposta data a Guido Cacciari in questa conversazione il 19/5/2016 alle 16:23.

Ad ogni modo, nel contesto delle risposte ai temi dell'articolo, e tenendo ben presente l'obiezione di Francesco Forti, e cioè che bisogna tenere a mente che "gestire localmente entrate e spese significa avere il controllo delle legislazione in merito alle entrate ed alle spese di competenza", obiezione la cui logica conseguenza è  a mio parere che il federalismo all'italiana in tutte le sue salse sia e sia sempre stato generalmente una presa in giro, quello che personalmente mi interessava far notare all'autore, e mi par di capire che potrei esserci riuscito, è che se prendiamo per buoni i CPT, quale che sia la causa del buco previdenziale, questo è osservabile nei conti pubblici, ed ha come effetto da un lato di amplificare la misura del residuo fiscale di alcune regioni, cioé quanto complessivamente i contribuenti di questi regioni sono chiamati a contribuire al riequilibrio dei conti dello stato, ma dall'altro lato, magari controintuitivamente, attenua sensibilmente il residuo fiscale negativo di quasi tutti le regioni meno sviluppate del paese. Regioni tra le meno economicamente sviluppate del paese come la Puglia o la Campania secondo i CPT non solo si pagano tutte le proprie spese pubbliche da sole, comprese le quote a loro allocate delle spese di difesa o di rappresentanza all'estero, ma contribuiscono anche a coprire parte del disavanzo contributivo. E addirittura la stessa Sicilia è a poca distanza dal riuscire a fare altrettanto. La necessaria conseguenza, sempre se i CPT sono affidabili, è che in Italia da alcuni anni non esiste una vera perequazione non previdenziale. Se i Campani, i Pugliesi od i Siciliani necessitano di una infrastruttura, o un qualsiasi investimento in conto capitale, se lo pagano da soli, né più né meno di Veneti, Toscani o Lombardi.

Derivando per un attimo nuovamente sui conti INPS, sai se le previsioni sono fatte usando lo scenario centrale di previsione per la popolazione dell'ISTAT? Se così fosse, come si tiene conto che quello scenario prevede un saldo migratorio netto di 16 milioni e mezzo di immigrati dal 2014 al 2040? E se non arrivassero?


 Vincesko 24/5/2016 - 22:40

@Alessandro Riolo 

1. Vedo che tieni in non cale le mie obiezioni, fondate sui documenti ufficiali, e continui a basarti fideisticamente (è un vizio di voi neo-liberisti) su ciò che scrisse 2 anni fa Marco Esposito, ma comunque ci sei arrivato anche tu che la cifra di 100 mld, ammesso e non concesso che sia esatta, è fatta in gran parte di Assistenza.

2. Per il resto, la risposta alla tua reiterata preoccupazione sul supposto buco dell’INPS è nella tua omissione (intenzionale?) della mia seconda domanda: “b) gli importi sono al lordo o al netto delle imposte?” Se fai, allora, un altro piccolo sforzo, vincendo la tua “resistenza”, puoi arrivare a capire anche tu che, applicando una rettifica in meno dei costi pari all’ammontare complessivo della componente fiscale (45 mld), che è una partita di giro per l’INPS e i conti pubblici, si ottiene un saldo positivo di una ventina di mld, che è l’avanzo dell’INPS di 20 mld che ho indicato più sopra.

3. Il 70-80% (!) residuo della tua replica non è pertinente con la mia risposta, potevi farne a meno, ma evidentemente – intenzionalmente o inconsciamente – hai sentito il bisogno di fare fumo e rifugiarti in territorio “amico”.

PS: Le previsioni a lungo termine sono esercitazioni accademiche e altamente aleatorie, segui il suggerimento implicito del neo-classico Michele Boldrin: evita di farne o di chiederne.


***


Goofynomics


http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif

Ciao Prof. Io provo a parlare con mi è vicino, il mio titolare ed amico, se.pre votato a sinistra il mio amico consulente, altro a sinistra il suo collega di ufficio con agenzia immobiliare che ha votato tutti ed adesso vota 5S...ma la risposta è sempre quella..se so magnati tutto e il buco dell'INPS ..io ci provo ma la vedo dura!..


http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif

@Giuseppe Grandi
Citazione: “il buco dell'INPS”.
Ti segnalo che, ad un’analisi non superficiale, l’INPS, in quanto Istituto per la previdenza sociale, non ha nessun buco, ma un avanzo.


Note


[1] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli


[2] XV Rapporto annuale


07 LUG 2016

INPS Istituto Nazionale della Previdenza Sociale - Presentazione del XV Rapporto annuale

MANIFESTAZIONE UFFICIALE | Roma - 11:04. Durata: 1 ora 14 min


[3] IL CASO NOGARIN È IL PROBLEMA DI BOERI: MANCANO REGOLE PER UN DEFAULT PUBBLICO

12 maggio 2016

http://www.glistatigenerali.com/nlclick/6145/1979 


[4] Autonomia del Veneto entro il 2018

16 maggio 2016  lodovico pizzati


[5] Dialogo nel blog Goofynomics su Monti-Fornero e le pensioni. Censura finale ad opera di Bagnai


[6] Maurizio Sgroi  -  04/07/2016

Tesoretto da 30 miliardi per l’Italia grazie al QE

Citazione: " Insomma: pensioni e sanità si confermano essere il buco nero del bilancio dello stato e soprattutto inarrestabili nella loro crescita di costi".

Non so per la sanità, ma per le pensioni l'allarme, per il medio-lungo periodo, è del tutto ingiustificato. Il sistema pensionistico italiano, dopo le 8 riforme dal 1992, è tra i più severi e sostenibili nel lungo periodo. […]


10.05.16



Post collegati:


Il presidente dell’INPS, Antonio Mastrapasqua


Analisi quali-quantitativa/24 - Spesa pensionistica



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Dialogo nel blog Goofynomics su Monti-Fornero e le pensioni. Censura finale ad opera di Bagnai


Dopo essermene tenuto alla larga finora per le ragioni riportate nell’Appendice, dieci giorni fa ho deciso di iscrivermi alla newsletter di Goofynomics, il noto e frequentatissimo blog del prof. Alberto Bagnai. Ma è durato poco.

Riporto la discussione tra un suo adepto e me su Monti-Fornero e le pensioni, al termine della quale Bagnai ha censurato per due volte la mia risposta a Francesco, ma sul tema del complotto orchestrato, nel 2011, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ai danni dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Per chi non lo sappia, preciso che nel blog Goofynomics vige la moderazione preventiva dei commenti, che è già, detto in generale, una scelta rappresentativa della scarsa liberalità del titolare del blog e che, a mio avviso, costituisce in ogni caso una forma di condizionamento della libertà di espressione dei commentatori, poiché li induce vuoi, almeno in parte, ad autocensurarsi, vuoi – e non è una contraddizione –, in parte, – almeno così capita a me - a saggiare la soglia di tolleranza – diciamo così - del moderatore. Infatti, nel caso di questo dialogo, con Maurizio59, io mi sono in parte censurato, nel senso che ho contenuto le mie abituali “aggressività” e “cattiveria”, che adopero come strumenti funzionali a demolire la loro resistenza (nel suo stretto significato psicoanalitico), quando mi capita di discutere con paranoici più o meno gravi (vedi, ad esempio, questo Dialogo ‘terapeutico’ tra un antimontiano preconcetto e me, antimontiano razionale 1 oppure 2), svoltosi però nel blog di Carlo Clericetti, su Repubblica, che non modera i commenti.

  

La discussione si è svolta in calce a questo post:

venerdì 3 giugno 2016

Belli, Keynes, e il jobs act



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Ciao Prof. Io provo a parlare con mi è vicino, il mio titolare ed amico, se.pre votato a sinistra il mio amico consulente, altro a sinistra il suo collega di ufficio con agenzia immobiliare che ha votato tutti ed adesso vota 5S...ma la risposta è sempre quella..se so magnati tutto e il buco dell'INPS ..io ci provo ma la vedo dura!..


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@Giuseppe Grandi
Citazione: “il buco dell'INPS”.

Ti segnalo che, ad un’analisi non superficiale, l’INPS, in quanto Istituto per la previdenza sociale, non ha nessun buco, ma un avanzo.


*** 

Buonasera,
mi permetto di correggerle le date: quelli nati durante il ventennio e fino al 1950/1955: io sono del 1959 e la premiata ditta Monti/Fornero (che Dio li stramaledica: io non provo odio ma li disprezzo, per cui gli auguro cordialmente di spendersi tutto quello che hanno in medicine, ovviamente inutilmente) è riuscita a prendermi per il fondo dei pantaloni: diversamente, da agosto dell'anno scorso, sarei andato in pensione. Ad alcuni dei miei colleghi, che erano ad un passo, è andata anche peggio, ed il degrado della sanità sta accorciando l'aspettativa di vita attesa per tutti. Quelli che hanno potuto godere pienamente della copertura del walfare ormai sono già tutti morti: i sopravvissuti ottuagenari stanno ritornando ad assaporare la durezza del vivere provata dai loro genitori e dai loro nonni sul lato della sanità (anche se il progresso tecnico compiuto negli ultimi decenni resta un fatto innegabile ma, lentamente ed inesorabilmente, sempre di più per molti ma non per tutti).
Coraggio e buona notte.
Maurizio


@Maurizio 59
Citazione: “io sono del 1959 e la premiata ditta Monti/Fornero […]”.

La riforma delle pensioni Berlusconi-Sacconi (DL 78/2010, art. 12) ha fatto molto peggio, ma (quasi) nessuno la cita mai. Sei sicuro sia stata la riforma Fornero (DL 201/2011, art. 24)?


Effettivamente nella foga ho fatto un errore: con la quota 97 sarei andato in pensione l'anno prossimo e non quello scorso. Avevo qualche mese di contributi per il periodo della scuola alberghiera e ho iniziato a lavorare subito dopo la maturità, per cui non ho nemmeno dovuto riscattare gli anni di laurea (quello del militare volevano togliermelo, poi per fortuna ci hanno ripensato).

Mio padre è del 1931 ed è andato in pensione, non ricordo con precisione, se a 54 o 55 anni (Fiat), mio suocero del 1932 (Olivetti), idem con patate. Stessa cosa per un mio zio del 1927 (Lancia, ma forse è andato anche prima). Non conosco nessuno nato nel ventennio fasista che, grazie ai 35 anni di anzianità, sia andato in pensione oltre i 55/56 anni (effettivamente avevano iniziato tutti a lavorare presto, però spesso senza contributi i primi anni, ma con i prepensionamenti recuperavano gli anni perduti).
Per forza una volta i giovani trovavano lavoro: ora non sarebbe comunque più così perché una volta il lavoro c'era (tanto per fare un esempio le 500 si facevano a Torino e non Polonia ed in Serbia) e chi andava in pensione veniva sostituito, mentre ora si tende a spemere di più chi resta, ma un minimo di ricambio con il vecchio sistema pre Monti/Fornero ci sarebbe comunque.
E non credo che quello fosse un sistema insostenibile: con il progresso tecnologico la produttività del lavoro è aumentata enormemente (penso anche solo cosa ha significato la diffusione del PC nelle aziende, anche quelle medio-piccole, a partire dall'inizio degli anni '80)e l'idea era che, grazie alle macchine, avremmo comunque finito tutti per lavorare meno, sia quando si era in attività che come età pensionabile, mentre sta accadendo esattamente il contrario. Che cosa è andato storto? Parecchie cose, ma credo fondamentalmente una: la concorrenza nel libero mercato tende a riversare gli aumenti di produttività in diminuzione dei prezzi e non a remunerare maggiormente i fattori produttivi (incluso il capitale, ovviamente per i settori dove la concorrenza esiste, ma la concorrenza stessa fa in modo che vengano darwinianamente selezionati i concorrenti, per cui con il tempo la concorrenza distrugge sé stessa, da un lato perché i mercati vanno verso oligopoli e monopoli dal lato della produzione, mentre dal lato dei consumo se i lavoratori guadagano meno e - soprattutto - sono sempre di meno, le opportunità di sbocco per la produzione diminuiscono, anche in presenza di prezzi decrescenti in termini reali).


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@Maurizio 59
Citazione: “ma un minimo di ricambio con il vecchio sistema pre Monti/Fornero ci sarebbe comunque”.

Fesseria sesquipedale (visto che hai tenuto in non cale la mia risposta precedente e sei recidivo).
Ci riprovo: prima della riforma Fornero (DL 201/2011, art. 24), con decorrenza 1.1.2012, c’è stata la ben più severa riforma SACCONI (DL 78/2010, art. 12), a decorrere dall’1.1.2011.


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Maurizio 59
 
5 giugno 2016 16:09 Se sto sbagliando mi aiuti a smettere: io so solo che prima di Monti avevo la quota 97, ora mi è arrivata la busta arancione che dice anno 2022: se un lustro in più le sembran pochi… mi pare evidente che non lascerò il posto libero per ulteriori cinque anni (sempre che non venga richiamato prima alla casa del Padre o che il mio attuale posto di lavoro vada a ramengo, ma a quel punto sarà sparita la sedia indipendentemente dal fatto che c’era seduto sopra il mio culo, per cui game over per ogni eventuale ricambio generazionale per quanto riguarda la mia persona). Per quale motivo si scandalizza se faccio presente che, dopo la riforma Fornero, le finestre di ricambio generazionale sono diminuite? Il fatto che fossero già diminuite prima toglie qualcosa ai “meriti” della premiata ditta Monti/Fornero?

Con i 35 anni sarei andato in pensione a 54 anni, con la quota 97 a 58, con il sistema attuale a 63: non ho i conteggi comparati per verificare quanto ci ho rimesso in soldi nei vari passaggi per incazzarmi ulteriormente, ma la prima botta di innalzamento dell’età pensionabile potevo sopportarla, la seconda no. Se poi lei è così bravo a farmi i conti in tasca sul mio sistema previdenziale la ringrazio fin d’ora per l’opportunità che mi offrirà di non dire ulteriori sesquipedali fesserie: nel frattempo continuo a non capire la sua difesa d’ufficio della riforma Monti/Fornero per il fatto che ce ne siano state altre prima: a cosa giova, secondo lei, aggiungere danno al danno? Possiamo legittimare un danno ulteriore con il fatto che ce ne siano stati altri prima? Se venissi a darle un calcio sulla portiera della sua macchina proverebbe minore disappunto se qualcuno, la settimana prima, le avesse fatto l’altra fiancata? Forse, per uscirne, dovrebbe tenere conto della nozione di utilità marginale, che vale anche per il fattore tempo: meno ne resta a disposizione più diventa prezioso, e la riforma Monti/Fornero è quella che, per le mie personali soglie di sopportazione, ha fatto saltare il banco (e tutti i baciati in fronte dalla riforma Monti/Fornero che conosco la pensano esattamente allo stesso modo, per cui siamo evidentemente, a suo metro di giudicare le vicende umane, un esercito di sesquipedali cazzari).

A questo punto, però, mi tolga una curiosità: ma questa roba l’ha scritta lei?

“Avviso preliminare: sono 5 anni che a) a me antimontiano, tocca difendere Monti sulle manovre finanziarie correttive e sulle pensioni; b) segnalando che le manovre di Berlusconi sono state il quadruplo di quelle di Monti e molto più inique, incluse le riforme delle pensioni; e c) sono dati che pare ignorino tutti, proprio tutti.
Oltre a ignorare del tutto i dati e a ripetere le solite accuse a Monti in gran parte infondate (effetto della DISINFORMAZIONE berlusconiana e della pigrizia mentale degli Italiani, che per questo cadono facilmente vittime dei manipolatori)”


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Correggo: Fino al 31 dicembre 2011 era richiesta la quota 96 (che diventava 97 per gli autonomi).


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@Maurizio 59
Riassumo:

Il 4 giugno 2016 15:05 ti ho chiesto:
“La riforma delle pensioni Berlusconi-Sacconi (DL 78/2010, art. 12) ha fatto molto peggio, ma (quasi) nessuno la cita mai. Sei sicuro sia stata la riforma Fornero (DL 201/2011, art. 24)?”.
Bastava rispondere con un sì + la spiegazione (sperabilmente più breve di quella lunghissima e strappalacrime che hai dato ora) e il dialogo si sarebbe concluso.

Invece di rispondermi hai rincarato la dose, scrivendo:
“ma un minimo di ricambio con il vecchio sistema pre Monti/Fornero ci sarebbe comunque”.
Confermando che, anche per te come per (quasi) TUTTI (incluso l’INPS!), non esiste nessun’altra riforma delle pensioni prima di quella Fornero, che invece è soltanto l’ultima di 8 riforme dal 1992 e, nonostante la vulgata e le dichiarazioni della coraggiosa millantatrice Fornero, neppure la più severa e iniqua.
Capisco – ora che me lo hai spiegato - che tu sia arrabbiato con Monti-Fornero perché ti hanno allungato l’età di pensionamento, ma permettimi di osservare che a) l’adeguamento all’aspettativa di vita, che riguarderà anche te, lo ha deciso SACCONI; e b) soprattutto, tu almeno continui a lavorare e a percepire uno stipendio, mentre - ti informo – 
- milioni di pensionandi pubblici e privati;
- milioni di pensionande pubbliche;
- decine, forse centinaia di migliaia di pensionandi, anche di vecchiaia (quindi ultra65enni) disoccupati o inattivi (quindi senza reddito) 
hanno visto procrastinare di botto il loro pensionamento dalla riforma SACCONI fino a 6 anni! Ma per tutti – vittime della propaganda similmafiosa berlusconiana-sacconiana - SACCONI è sparito ed esiste soltanto la Fornero. 
E mentre questo accadeva (2010), la stragrande maggioranza dei 60 milioni di Italiani, te incluso, si girava dall’altra parte. 

Stesso discorso, anzi peggio, per le manovre finanziarie. Berlusconi ha varato manovre correttive, in particolare dopo la crisi della Grecia (2010), per l’80% del totale ed è stato scandalosamente iniquo (arrivò a tagliare del 90% la spesa sociale dei Comuni e delle Regioni, destinata ai poveri, e lasciò indenni quasi tutti i ricchi); Monti (in un equivalente lasso di tempo: un anno e mezzo) ha varato solo il 20% del totale delle manovre finanziarie ed è stato molto più equo di Berlusconi, ma TUTTI (inclusi docenti di Economia) da 4 anni imputano tutte le nequizie a Monti: la recessione, la chiusura delle fabbriche, la disoccupazione, i suicidi, l’aumento delle morti, il calo delle nascite, ecc. ecc.
E mentre Berlusconi faceva quel che ho scritto (nel 2010 e 2011), una buona parte dei 60 milioni di Italiani, incluso forse te, faceva finta di niente.

In conclusione fai una domanda retorica, che trovo ingenua e superficiale. Io sono sia antiberlusconiano (soprattutto) che antimontiano, e prima di tutto tengo alla corretta informazione. Dando a Cesare quel che è di Cesare in tema di pensioni e riportando i rispettivi ammontari delle manovre finanziarie correttive (267 mld cumulati Berlusconi e 63 mld cumulati Monti, fatti per il 55% di aumenti di tasse e per il 45% di tagli di spesa), io ottengo un triplice risultato: primo, faccio una corretta informazione; secondo, sbugiardo il Grande Bugiardo Berlusconi, che ha detto che non ha mai messo le mani nelle tasche degli Italiani; e terzo, smaschero il millantatore Monti, che sostiene – assieme alla Fornero – che ha salvato l’Italia (decreto salva-Italia, DL 201/2011, inclusa la messa in sicurezza dei conti pensionistici). 


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Mi rendo conto che, dopo 5 anni passati a difendere Monti sulle manovre finanziarie correttive e sulle pensioni ed a essere l'unico a dare dati che tutti, ma proprio tutti, oltre a lei ignorano (caso più unico che raro di genio incompreso) lei sia alla disperata ricerca di interlocutori ai quali sottoporre i suoi brillanti triplici risultati, a cominciare dal fare corretta informazione (magari iniziasse a fare un po' meno confusione saltando di palo in frasca tra manovre sulle pensioni, tagli agli enti locali, informazione mafiosa berlusconiana e razzismo sulla presunta pigrizia mentale degli italiani che non sono tutti svegli come lei potrebbe esserle di giovamento e darle più ampio seguito): per quanto mi riguarda, ho cose migliori da fare che continuare a perdere tempo con lei, per cui passo e chiudo e la lascio alle sue nevrosi da orfano dell'antiberlusconismo.

Una piccola chiosa finale: "ma TUTTI (inclusi docenti di Economia) da 4 anni imputano tutte le nequizie a Monti"... si ricordi che così scrivendo tira in mezzo anche il Titolare di questo blog e che il suo male minore Monti è andato al potere grazie ad una congiura di palazzo, ma questi sono dettagli che, per un genio incompreso come lei, sono evidentemente di secondaria importanza.


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@Maurizio 59
No, mi spiace, continui a scrivere fesserie sesquipedali.
Io non sono “alla disperata ricerca di interlocutori ai quali sottoporre i [miei] brillanti [!?] triplici risultati”; te lo ripeto (repetita iuvant?), bastava darmi la risposta adeguata ed il nostro colloquio si sarebbe concluso subito. Vedi ad esempio, più sopra, la mia risposta a Giuseppe Grandi, che ha sparato la sesquipedale fesseria che l’INPS abbia un buco, forse influenzato da qualche adepto manipolato di NoisefromAmerika (cfr. l’ultima discussione in Autonomia del Veneto entro il 2018). Invece tu “resisti” e per di più proietti su di me i tuoi problemi (sai, ho una notevole esperienza in materia, in parte acquisita frequentando il blog di Cesare Damiano al tempo degli esodati…), come traspare chiaramente da ciò che hai scritto all’inizio:
“io sono del 1959 e la premiata ditta Monti/Fornero (che Dio li stramaledica: io non provo odio ma li disprezzo, per cui gli auguro cordialmente di spendersi tutto quello che hanno in medicine, ovviamente inutilmente)”,
che – temo - ti impediscono di “capire” dati semplici e fatti elementari.
Come quello che c’è chi aborre la DISINFORMAZIONE (di cui anche il web è strapieno) e cerca in piccolissimo di contrastarla, come cerco di fare io da 8 anni dacché frequento il web e da 6 col mio blog, cosa che mi ha fatto guadagnare la fiducia dei lettori, talché prima che la piattaforma IlCannocchiale – che lavorava per l’area del fu quotidiano “Europa” - andasse definitivamente in panne, avevo quasi 890.000 visualizzazioni, anche se in media vi scrivevo poco e la piattaforma negli ultimi 2 anni era spesso in avaria, per cui (essendo io profano, l’ho scoperto recentemente grazie ad un sito riportato in un post del titolare di questo blog) il mio blog Vincesko è sceso – cito a memoria - dal 3milionesimo posto a livello mondiale al 15milionesimo (!!!). Ora, mi raccomando, cerca di tenere a bada la tua invidia esorbitante…

Infine, vedo che hai la… debolezza di concludere i tuoi commenti con chiose maliziose e, a ben vedere, superficiali.
Metti in mezzo il titolare del blog, che peraltro modera i commenti quindi debbo presumere li legga. Ed allora provvedo a spiegare, non in particolare a te, che vedo inclini irresistibilmente e pericolosamente a fare ammuina e a personalizzare, ma – diciamo così - in generale.
Di solito, quando scrivo “TUTTI” (che è chiarissimamente un’esagerazione retorica), gli antepongo un “(quasi)” (cfr., ad esempio, il mio commento del 5/6/2016 22:20). Quando l’ho riletto, volevo aggiungerlo, ma poi ho deciso apposta di no, come mi capita quando sono curioso e desideroso di essere smentito, e mi sono messo ad attendere le eventuali, benvenute confutazioni corroborate da prove documentali (che tu, ad esempio, ometti, ma che io gradirei moltissimo). Aggiungo, per chiarezza, che mi sono iscritto solo da meno di 10 giorni a Goofynomics, finora ho frequentato pochissimo questo blog (mi capitava di leggerlo solo quando veniva ripreso da Sinistrainrete, cosa che – ho notato – prima succedeva raramente ora molto più spesso), per i motivi critici (che mi furono censurati) premessi al mio unico commento “postato” qui in passato, un commento critico verso le tesi del post, sia in tema di reddito minimo garantito che – guarda caso - in tema di pensioni, in calce a questo post, quasi in fondo ai commenti (12/6/2015 16:47): Il reddito della gleba.

(continua)


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(segue)

Per concludere, per quanto riguarda la “congiura di palazzo” contro Berlusconi, sono sostanzialmente d’accordo, ma… Ne ho scritto nel mio blog e avuto varie discussioni nel web recentemente, anche con paranoici antimontiani. Tralascio queste ultime e riporto quella (indiretta) con Ruggero Paladini su E&L:

In effetti, se si vuole definirlo complotto, si trattò di uno strano, atipico complotto, poiché: a) fu operato praticamente alla luce del sole; b) rispettando la grammatica costituzionale (poteri del presidente della Repubblica, che in casi eccezionali - come il rischio concreto di default - deve perseguire l'interesse della Nazione); c) che non si sarebbe mai potuto concretizzare, se la vittima del complotto non avesse rassegnato le dimissioni, dopo un voto contrario del Parlamento in una materia fondamentale come l’approvazione del Rendiconto generale del bilancio dello Stato, come rammenta l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella sua lettera alla LUISS: […]

Cfr. “Lettera a redazione@eguaglianzaeliberta.it sul complotto contro Berlusconi”
1 oppure 2


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Vincesko, perdonami, ma le argomentazioni che usi per definirlo atipico mi sembrano più il frutto del pregiudizio e del cercare il pelo nell'uovo, che una serena riflessione: le dimissioni date dal lavoratore sottoposto a mobbing avvengono esattamente come hai scritto sopra, cioè nel pieno rispetto delle regole, non potrebbero concretizzarsi senza la volontà del lavoratore stesso e totalmente alla luce del sole. E il mobbing altro non è che un complotto, verticale e/o orizzontale che sia, in cui il lavoratore viene isolato e portato a dare le dimissioni.

Nel 2011 è successa esattamente la stessa cosa: dal PdR agli stessi alleati di B, tutti furono erano daccordo per farlo cadere, senza contare le influenze internazionali cui qualcuno ancora obbedisce pur di rimanere a galla. Quindi?
È palese che mancando l'appoggio degli stessi alleati e delle più alte cariche istituzionali, senza contare la vergognosa magistratura, i presupposti per governare non ci fossero. Che altro doveva fare? Firmarsi e ratificarsi le leggi da solo!? Imporsi?

Se poi ti va, mi spiegheresti dov'è che il PdR ha operato nell'interesse nazionale? De facto ha contribuito per deporre un governo democratico per legittimarne uno tecnico, voluto da interessi stranieri, di fronte ad una crisi dello spread costruita ad arte, che non avrebbe inciso in maniera drammatica sui conti pubblici e nonostante la sancita solidità dei conti pubblici da parte della stessa commissione europea). Ha casomai agito da dittatore e negli interessi di tutti, tranne che della volontà popolare.


***


Qui riporto le mie due risposte censurate, in parte influenzate dalla mia autocensura (in assenza di moderazione, avrei scritto un commento diverso) e in parte dalla volontà di saggiare il livello di tolleranza del blog, vedi la notizia dell’affiliazione di Giorgio Napolitano alla Massoneria o l’espressione “un uomo da tempo malato” riferita a Berlusconi.

Francamente, io non so perché Alberto Bagnai abbia censurato anche la mia seconda risposta, posso fare soltanto delle congetture. La prima spiegazione, più probabile e razionale, è che lo abbia fatto perché ho conservato l’espressione “un uomo da tempo malato”, riferito a Berlusconi, anche se ho aggiunto apposta “ad avviso della moglie”; la seconda, poiché linkavo abitualmente dei miei post, è che abbia cominciato a pensare che usassi il suo blog per promuovere il mio (il che è una fesseria poiché so per certo in base al riscontro che quasi nessuno apre i link, anche io lo faccio raramente); infine, terza, la meno probabile, la citazione del profilo psicologico riferita a Berlusconi (“il fattore preponderante per capire Berlusconi è quello psicologico”), che forse, essendo un sodale di Quarantotto (Luciano Barra Caracciolo), gli ha fatto fischiare le orecchie.

Nota: ho ricostruito oggi le due risposte nel formato Blogger utilizzando la funzione “anteprima”; le date sono esatte, gli orari approssimativi.


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Vincesko ha detto...

@Francesco
Sono quasi del tutto d’accordo con te.
Sul compagno Napolitano, secondo il libro “Massoni” affiliato dal 1989 alla più reazionaria delle superlogge, la rockefeller-kissingeriana “Three Eyes”, con me sfondi una porta aperta.
Sul fatto che fossero tutti contro Berlusconi, non ci piove.
Sul fatto che sia stato organizzato un “complotto” per defenestrarlo, ho già scritto che sono sostanzialmente d’accordo. E questo – ho visto ora - lo scrissi già nell’immediatezza del fatto (cfr. il mio commento all’articolo del novembre 2011 di Stefano G. Azzarà di uniurb “Un colpo di Stato è un colpo di Stato. Bisogna chiedere elezioni subito”, che trovi, scorrendo pazientemente l’Appendice, in calce al mio post “Analisi parziale del complotto contro Berlusconi”, allegato al post linkato più sopra “Lettera a redazione@eguaglianzaeliberta.it sul complotto contro Berlusconi”).
Vengo al quasi. Ho eccepito soltanto che nessuno, neppure Napolitano, avrebbe potuto “dimissionarlo”. L’ha fatto lui, sia perché – elemento determinante in una democrazia parlamentare - aveva di fatto perso la sua maggioranza parlamentare (vedi Appendice citata sopra), sia, soprattutto (a mio avviso, essendo da molto tempo un suo “studioso”, il fattore preponderante per capire Berlusconi è quello psicologico), perché non si sentiva più “amato” nei consessi internazionali, anzi veniva trattato come un reietto, vedi al G20 di Cannes del 3/11/2011:
G20 di Cannes - Video
G20 di Cannes – Le foto).
Per smaltire quell’umiliazione, gli ci volle un intero anno, dopodiché ritornò battagliero (cfr. Il Sig. Silvio B. e il suo tallone d’Achille/16/Il ritorno
1 oppure 2).
Infine, va anche considerato l’interesse supremo nazionale, messo a rischio concretamente, al di là dei numeri macroeconomici tenuti in non cale dai mercati finanziari lasciati liberi di agire dall’inerzia colpevole della BCE, da un uomo da tempo malato che ci è costato tantissimo, segnatamente ai poveri cristi, inclusa la quasi impossibilità in quella situazione drammatica di applicare la regola democratica e andare alle urne.

6 giugno 2016  23:26



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Vincesko ha detto...

@Francesco
Sono quasi del tutto d’accordo con te.
Sul compagno Napolitano, con me sfondi una porta aperta.
Sul fatto che fossero tutti contro Berlusconi, non ci piove.
Sul fatto che sia stato organizzato un “complotto” per defenestrarlo, ho già scritto che sono sostanzialmente d’accordo.
Vengo al quasi, che è grosso e che attiene alle responsabilità di Berlusconi. Che tu – vedo - inclini a sottovalutare, poiché quelle che per te sono delle attenuanti - le condizioni di contesto - per me sono delle aggravanti o almeno elementi concordanti della sua incompetenza a ricoprire il ruolo di PdC. D’altronde, sembra non si sia mai dato nella storia che un imprenditore sia mai diventato un bravo primo ministro. Adam Smith sosteneva, addirittura, che gli imprenditori, per le loro caratteristiche, sono negati alla politica.
Ho eccepito prima che nessuno, neppure Napolitano, avrebbe potuto “dimissionarlo”. L’ha fatto lui, sia perché – elemento determinante in una democrazia parlamentare - aveva di fatto perso la sua maggioranza parlamentare, sia, soprattutto (a mio avviso, essendo da molto tempo un suo “studioso”, il fattore preponderante per capire Berlusconi è quello psicologico), perché non si sentiva più “amato” nei consessi internazionali, anzi veniva trattato come un reietto, vedi al G20 di Cannes del 3/11/2011, pochi giorni prima delle sue dimissioni:
G20 di Cannes - Video
G20 di Cannes – Le foto).
Per smaltire quell’umiliazione, gli ci volle un intero anno, dopodiché ritornò battagliero.
Infine, al di là dei dati macroeconomici, tenuti in non cale sia – contrariamente a ciò che tu affermi - dalla Commissione europea, che – a torto o a ragione – da tempo non si fidava più di lui (cfr. Italia, sorveglianza rafforzata della Ue. Berlusconi: "Fmi è come certificazione bilancio"), sia dai mercati finanziari lasciati liberi di agire dall’inerzia colpevole della BCE, per non parlare dei suoi rapporti deteriorati con il suo principale ministro, Tremonti, e, nell'ultimissimo periodo, con altri esponenti del suo partito, cfr. l’Appendice di questo mio post Analisi parziale del complotto contro Berlusconi), va anche considerato l’interesse supremo nazionale, messo a rischio concretamente e ulteriormente da un uomo, ad avviso della moglie, da tempo malato, che ci è costato tantissimo, segnatamente ai poveri cristi, inclusa la quasi impossibilità in quella situazione drammatica, elemento che non va mai dimenticato, di applicare la normale regola democratica e andare alle urne.

7 giugno 2016 18:31



Appendice


Riporto, nell’ordine:

1.     La premessa al mio primo ed unico commento postato (12 giugno 2015 16:47) fino alla recente iscrizione a Goofynomics, che mi fu censurata (vedi la citazione nel mio commento del 6 giugno 2016 14:17);

2.     I miei due commenti inviati a Goofynomics, dopo aver aspettato invano per un giorno e oltre la pubblicazione della mia seconda risposta a Francesco.


1. Piccola premessa: frequento pochissimo questo blog poiché aborro le sètte, di qualunque tipo e collocazione. Lo faccio ora, in ritardo (ho appena letto il post su Sinistrainrete), perché adoro "bastonare" i settari, soprattutto i capisètta, rigorosamente quando lo meritano.


2. @Francesco

Mi spiace, ho pubblicato prima una, poi un’altra risposta, ma entrambe sono state censurate.


3. @Al Moderatore

Mi spiace che lei abbia censurato per 2 volte l’ultimo mio commento. Per il primo, lo capisco, anche se, che Napolitano sia un massone affiliato alla superloggia reazionaria “Three Eyes”, mi è stato censurato da “Keynesblog” ma l’ho pubblicato più volte senza problemi nel blog di Carlo Clericetti (“Repubblica”), che è di un’altra pasta, o, col mio nome e cognome, su Huffington Post.

Per il secondo, francamente non trovo ragioni razionali per la censura. Che, d’altronde, è uno strumento abominevole, indizio di debolezza di chi se ne fa schermo e/o ne abusa.

Cordialmente,

Vincesko


PS: Naturalmente, come faccio sempre in caso di censura immotivata, mi cancellerò da Goofynomics.


[Mi sono cancellato l’8/6/2016 alle 20:01].



Post collegato:


Dialogo acceso tra Quarantotto (Luciano Barra Caracciolo) e me sui poteri della BCE



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