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Sud, false opinioni, alcuni dati e proposte


PATTI PER IL SUD: VANNO A RILENTO E MANCANO ALL’APPELLO 11 MILIARDI

25 luglio 2016


Girano alcune false opinioni sui soldi dati al Sud, che sono la conseguenza sia del pregiudizio negativo di fondo alimentato anche da troppi sprechi, inefficienze e malversazioni da parte delle Amministrazioni meridionali, sia dall’abilità di agit-prop degli interessi del Nord, segnatamente la Lega Nord, che sono stati capaci di inventarsi, propagandare ed imporre una inesistente questione settentrionale, che ha obliterato quella reale e antica, la questione meridionale. L’ex presidente della Svimez, Nino Novacco, per rappresentare sinteticamente la questione, diceva che la Lega Nord era diventata un’abile interprete del detto napoletano del “chiagne e fotte”.

Provo allora ad analizzare qualche dato.

Il Mezzogiorno è sia un ottimo mercato di sbocco per i prodotti del Nord, sia un serbatoio di risorse umane, anche di buon livello. Per le infrastrutture, invece, è un disastro.

Nel suo libro del 1999 “Lo spreco”, Gian Antonio Stella stimava che: “dall'inizio dell'operatività, nel 1951, sino al 1992 (ultimi dati conosciuti) e sotto il nome sia di Cassa per il Mezzogiorno che AgenSud, ha elargito alle regioni meridionali un totale di 279.763 miliardi di lire”. Vale a dire, in 40 anni, 144,5 mld €, pari a 3,6 mld annui.

Per dare un termine di paragone, secondo la Banca d’Italia, i trasferimenti al Sud sono stati un'aliquota ridotta di quelli di cui ha beneficiato la Germania dell'Est dopo la riunificazione tedesca. “In 40 anni, la politica straordinaria ha speso nel Sud non più dello 0,7 per cento del Pil. Secondo stime non ufficiali i trasferimenti lordi alla Germania orientale sarebbero ammontati per il periodo 1991-2003 (vale a dire in 13 anni, ndr), a 1.250-1500 miliardi di euro, equivalenti a una media di 96-115 miliardi annui”) (pag. 486)  http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/collana-seminari-convegni/2009-0002/2_volume_mezzogiorno.pdf.

Quando la situazione economica non l'ha più permesso e la spesa pubblica dal 2001 al 2014 è diminuita al sud del 40%, dal declino si è passati al baratro. Negli stessi 13 anni il Pil reale del sud ha perso 9,4 punti contro gli 1,7 della Grecia.

Questo è avvenuto, oltre che per la crisi, quando al governo (del milanese Berlusconi) c’era la Lega Nord e ministro dell’Economia (“controllato” dalla Lega Nord) era Giulio Tremonti (di Sondrio), il quale, su input della Lega Nord, quando doveva ripartire i soldi per le infrastrutture tramite il CIPE ne destinava il 10% al ricco Sud e il 90% al povero Nord, per risolvere la nota, annosa questione... settentrionale.

Secondo la Banca d'Italia (ibidem), al momento dell'unità d'Italia il Pil pro capite dei meridionali era pari al 90% di quello del Centro-Nord, ora, dopo 155 anni, è pari a poco più del 50%. “Fino alla conclusione del XIX secolo, il PIL pro capite delle regioni meridionali non scese mai al di sotto del 90 per cento di quello centro-settentrionale” (p. 427).

Sia ben chiaro, non sto dicendo che tutta la colpa è del Nord, ma come sempre succede in questi casi affermare che essa va distribuita grosso modo al 50% non significa dire un'eresia.

Proposte

Ecco alcune misure incisive volte a ridurre i divari Nord-Sud:

a) analogamente a quanto è stato fatto per la Germania Est, destinare al Mezzogiorno un ammontare di risorse straordinarie pari ad almeno 50 mld all’anno per 20 anni, affidandone l’amministrazione (per parare qualunque critica sulla cattiva qualità della classe dirigente meridionale, sulla quale concordo) ad un Comitato formato dai presidenti delle Regioni del Nord;

b) applicare rigorosamente la norma che regola la distribuzione dei fondi per gli investimenti tra Nord, Centro e Sud e ripristinare l’obbligo della riserva (congrua ed effettiva) degli investimenti per il Mezzogiorno; e

c) restituire al Sud l’ammontare complessivo degli investimenti di spettanza del Sud stornati (vedi in particolare durante l’ultimo governo Berlusconi-Bossi-Tremonti, 2008-2011) al Nord.



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La questione meridionale ridotta a fattore M

Carlo Formenti  -  23 novembre 2015


RINASCITA ARTISTICA DEL MEZZOGIORNO

Il progetto di Dario Marco Lepore: trasformare Palazzo Fuga nel più grande museo del mondo


NUMERI INDICI DELLE DOTAZIONI INFRASTRUTTURALI (n,r,pi)


ISTAT - Le infrastrutture in Italia - Un’analisi provinciale della dotazione e della funzionalità

1.1 - Definizione di infrastruttura A partire dalla fine degli anni ottanta sono stati condotti numerosi studi che analizzano la relazione esistente tra la dotazione di infrastrutture e lo sviluppo economico di un territorio. In tutti è riconosciuta l’esistenza di un forte legame tra infrastrutturazione e crescita economica di un’area. Tra questi lavori, si cita ad esempio quello prodotto da D. A. Aschauer (1989), considerato uno dei più significativi. Egli, nello studio empirico realizzato su una serie storica dal 1949 al 1985 della produzione Usa riscontra, all’interno della funzione di produzione, una elasticità per il fattore capitale pubblico positiva e significativamente elevata, attribuendo così a questo un ruolo determinante per la crescita economica di un paese. Nello stesso ambito teorico, si colloca il lavoro più significativo a livello europeo, quello svolto negli anni ottanta dal gruppo di studio sulle infrastrutture per la Comunità europea coordinato da D. Biehl. L’autore attribuisce alle infrastrutture un ruolo determinante nello sviluppo regionale, misurato in termini di reddito, produttività ed occupazione. «Una regione ben dotata di infrastrutture avrà un vantaggio comparato rispetto ad una meno dotata e questo si tradurrà in un più elevato Pil regionale pro-capite o per persona occupata e/o anche in un più elevato livello di occupazione. Da ciò consegue che la produttività, i redditi e l’occupazione regionale sono funzione crescente della dotazione di infrastrutture.» (Biehl, 1991). Secondo Biehl, inoltre, le infrastrutture sono, tra le determinanti lo sviluppo regionale, quelle che maggiormente possono essere oggetto di diretto intervento dei decisori di politica economica.


Dove vanno i soldi dati al Sud.

Ma questi soldi sono solo una parte degli investimenti complessivi in Italia e, comparati con quelli spesi in 20 anni per la "coesione" della Germania Est, sono drammaticamente insufficienti.


Tra i progetti elencati in opencoesione.gov, c’è anche la linea ferroviaria NA-BA.

Treni, via al cantiere dell'Alta capacità: "Fra 10 anni da Bari a Napoli in 2 ore, Bari-Roma in 3"

30 ottobre 2015


Prima e durante la crisi, il Nord ha perso posizioni in Europa più del Sud

[…] Forse ora si è capito che se c’è una parte del Paese che ha perso relativamente e rapidamente posizioni in Europa, essa non è il Sud ma il Nord, proprio quel Nordest e Nordovest che la vulgata colloca tra le aree «...più ricche d’Europa e, quindi, del mondo». La più elementare verifica sul decennio che precede la crisi del 2008 ci dice invece che fatta 100 la media Ue a 27 (un benchmark ben più modesto della granitica Germania!), il Nordovest passa da 140 del 1998 a 127 del 2007, il Nordest da 137 a 125 con una perdita rispettivamente di 13 e 12 punti (-9,3% e -9,6%), il Centro da 124 a 116 (-8 punti pari a -6,5%) e il Sud da 74 a 69 (-5 punti pari a -6,8%). Questo certifica il riposizionamento avvenuto nei dieci anni che vanno dall’ingresso nell’euro alla crisi che si apre a fine 2007; immaginate quale è la posizione oggi, dopo cinque anni nei quali il prodotto interno lordo dell’Italia (Nord e Sud) flette in modo impressionante rispetto agli altri Paesi. Mentre il Nord oggi è regredito ai livelli di Pil del 1997 e il Sud a quelli del 1992, Germania, Francia e Regno Unito hanno ampiamente superato il livello critico del 2008! Dunque c’è un percorso parallelo tra Nord e Sud in questa discesa nel Maelstrom, che precede il 2007 e accelera poi mettendo impietosamente a nudo la fragilità italiana. Se concordiamo con questa qualificazione della crisi è più che legittimo interrogarsi su come se ne esce «insieme» e non «per parti». […]

(Tratto dall’intervento di Adriano Giannola, presidente della SVIMEZ, al Forum su “Sud, Nord e crescita in Italia”. Una discussione delle tesi del nuovo Ministro per la Coesione Territoriale, Carlo Trigilia

Proponiamo qui il forum, pubblicato recentemente nel numero 75 di “Meridiana. Rivista di storia e scienze sociali” (www.rivistameridiana.it) e organizzato insieme al Dipartimento di Economia e diritto dell’università di Roma “La Sapienza”, a partire dai temi sollevati dal libro del nuovo ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia, Non c’è Nord senza Sud. Perché la crescita dell’Italia si decide nel Mezzogiorno (Bologna 2012). Al forum, che si è svolto il 26 novembre 2012 e che è stato coordinato dal codirettore della rivista Rocco Sciarrone, hanno partecipato Francesco Benigno, Maurizio Franzini, Adriano Giannola, Alfio Mastropaolo. La discussione si è chiusa con gli interventi del nuovo ministro alla Coesione territoriale e del suo omologo nel precedente governo, Fabrizio Barca.


Dato il sostanziale fallimento delle modalità con le quali si è affrontato finora la questione meridionale, occorre prefigurare soluzioni innovative, che riguardino in primo luogo: a) l'assunzione della Questione meridionale come questione strategica nazionale; b) una rivoluzione culturale; c) investimenti infrastrutturali adeguati; d) una Pubblica Amministrazione efficiente; e soprattutto e) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni meridionali.

Purtroppo, temo che il PdC Renzi non possieda le qualità per disegnare un progetto organico di crescita dell’Italia facendo leva sullo sviluppo del Sud.

Giannola racconta la sua sfida: «Così lo Svimez ha messo il Sud al centro»

di Pietro Treccagnoli  -  Mercoledì 5 Agosto 2015

[…] Eppure il premier Matteo Renzi ha bollato il dibattito come il solito piagnisteo.
«Renzi non ha capito che cos’è il Sud e di conseguenza non ha capito che cos’è l’Italia. Deve capire che l’Italia è un grande Paese mediterraneo, il più grande paese europeo proiettato nel Mediterraneo, tutt’intero. Se capirà questo si renderà conto che il Sud è fondamentale, strategico. Lo sviluppo dobbiamo agganciarlo tutt’insieme, dal Trentino alla Sicilia, altrimenti diventeremo un proconsolato tedesco».

Da decenni il meridionalismo e il Sud sono percepiti come argomenti polverosi. 
«È così, purtroppo. Servono invece alleanze con il Nord che si illude di poter fare da solo. Occorre una nuova alleanza, come negli anni Cinquanta».

Perché allora fu possibile questa alleanza?
«Perché il meridionalismo era al potere. Ed era un meridionalismo fatto in gran parte non da meridionali, ma da uomini politici e studiosi del Nord, che avevano una visione generale, unitaria, comune dell’Italia tutt’intera. Purtroppo oggi il meridionalismo è inteso come regionalismo. Invece va ricostruito un grande progetto unitario che abbia il Sud come perno, senza stare ad ascoltare le idiozie del governatore della Lombardia, Roberto Maroni, che ha detto che adesso il Sud batterà cassa, vorrà mille miliardi». […]

NB: Nel titolo dell’articolo c’è un errore: SVIMEZ è un’associazione e quindi si deve dire la SVIMEZ.


Governo Renzi, un governo a trazione centro-settentrionale. Mi chiedo: quanti dei ministri sono "meridionalisti"? Un buon criterio, anche se minimale, è quello di controllare: a) la ripartizione dei fondi in seno al CIPE (a breve ce ne sarà un'altra); e b) se, come succedeva al tempo del governo a trazione leghista Berlusconi-Bossi-Tremonti, vengono stornati fondi del Sud al Centro-Nord. 

Provenienza geografica

Italia del nord: 8 ministri: Costa, Delrio, Franceschini, Galletti, Martina, Orlando, Pinotti, Poletti (Wikipedia ne dà 9, forse non ha corretto dopo la sostituzione di Federica Guidi con Calenda).

Italia centrale: il presidente e 7 ministri: Renzi, Boschi, Calenda, Gentiloni, Giannini, Lorenzin, Madia, Padoan (Wikipedia dà PdC e 6 ministri).

Italia del sud: 1 ministro (Alfano)

Dettagli per regione: 5 ministri provengono dal Lazio (Wikipedia ne dà 4), 3 dall'Emilia-Romagna (Wikipedia ne dà 4), due dalla Toscana più il Presidente, 2 dalla Liguria, 2 dalla Lombardia, uno dalla Sicilia e uno dal Piemonte.

Nota: All’inizio, il governo annoverava un altro ministro del Sud, la calabrese Maria Carmela Lanzetta, poi sostituita dal piemontese Costa.


Segnalo volentieri il dato positivo della crescita del Pil del Sud nel 2015, maggiore di quello del Centro-Nord, ottenuto grazie a maggiore spesa pubblica e fattori favorevoli contingenti.

DOPO 7 ANNI DI CALI

Pil, Svimez: 2015 «eccezionale» per il Sud, ma 2016 in frenata

–di Vittorio Nuti

28 luglio 2016

[...] Lavoro in crescita grazie ad agricoltura e turismo

Tra i fattori che hanno contribuito alla a crescita del prodotto interno nelle regioni del Sud Svimez ricorda l'annata agraria particolarmente favorevole, la crescita del valore aggiunto nel turismo, «che ha beneficiato anche crollo del turismo nella sponda Sud del Mediterraneo», e la chiusura della programmazione dei Fondi strutturali europei 2007-2013, che ha portato ad un'accelerazione della spesa pubblica. Tra gli effetti positivi di questi fattori la forte crescita dell'occupazione nel 2015, in particolare in agricoltura (+5,5%) e nel turismo (+8,6%), con un tasso medio di +1,6% (94mila occupati in più) mentre nelle altre aree la crescita si ferma allo 0,6 per cento. Conferma il traino della ripresa meridionale da parte dei settori agricoltura e turismo. [...]


Segnalo, come preannunciato:


Il comunicato stampa del CIPE del 10 agosto

10 Agosto 2016

Il CIPE assegna 15 miliardi di euro del fondo per lo sviluppo e la coesione, 13,4 miliardi di euro per i Patti per il Sud, 9 miliardi per la rete ferroviaria, e approva interventi per le infrastrutture viarie.

10 AGOSTO 2016

Ammontano a circa 40 miliardi di euro gli investimenti deliberati dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) nella seduta che si è svolta oggi a Palazzo Chigi presieduta dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Con la riunione odierna il Governo ha dato un impulso ulteriore alla sua azione di programmazione in materia di investimenti pubblici.

In particolare il CIPE, che ha sbloccato opere infrastrutturali attese da tempo, dopo aver preliminarmente approvato l’individuazione delle Aree tematiche nazionali e approvato il riparto generale delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione territoriale (FSC) ha disposto l’assegnazione delle risorse per finanziare, a valere sul medesimo fondo, gli interventi contenuti nei “Patti per il Sud” dando il via al Masterplan per il mezzogiorno, il piano del Governo per rilancio economico delle regioni del Sud Italia.

Di seguito le decisioni assunte dal Comitato.

Riparto del Fondo per lo sviluppo e la coesione territoriale (FSC)

Il Comitato ha approvato, in attuazione dell’art. 1, comma 703, lettere a) e b) della legge n. 190/2014 (legge di stabilità 2015), l’individuazione delle Aree tematiche e degli obiettivi strategici su cui impiegare la dotazione finanziaria del Fondo Sviluppo e coesione (FSC).  La proposta prevede altresì l’adozione delle regole di funzionamento del Fondo.

Le principali aree tematiche del riparto da quasi 39 miliardi di euro sono: Infrastrutture (21,7 miliardi di euro), Ambiente (7,5 miliardi di euro), Sviluppo economico e produttivo (6 miliardi di euro), Turismo, cultura e valorizzazione delle risorse naturali (2,1 miliardi di euro), Occupazione, inclusione sociale e lotta alla povertà, istruzione e formazione (357 milioni di euro).

Di questi circa 39 miliardi, nella riunione di oggi sono stati approvati i 13,4 miliardi per i “Patti per il Sud” e sono stati assegnati i 15 miliardi non ancora destinati, così suddivisi: Infrastrutture (11,4 miliardi), Ambiente (1,9 miliardi), Sviluppo economico e produttivo (1,4 miliardi), Agricoltura (400 milioni).

Patti per il sud

Il CIPE ha così approvato, nell’ambito del riparto FSC, il piano di investimenti per il rilancio del mezzogiorno di circa 13,4 miliardi di euro per interventi da realizzarsi, insieme alle risorse comunitarie, nelle Regioni e nelle Città metropolitane del Mezzogiorno mediante appositi Accordi interistituzionali denominati “Patti per il Sud”. Le assegnazioni tengono conto degli impieghi già disposti e della chiave di riparto percentuale del Fondo per lo sviluppo e la coesione (80% al mezzogiorno e 20% al centro nord). […]


Isaia Sales,[*] che è stato Sottosegretario al Ministero del Tesoro con delega per il Mezzogiorno durante il primo governo Prodi e consigliere economico del presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, in questo editoriale su Il Mattino, conferma sia la sottrazione dei fondi FAS destinati al Sud da parte del governo Berlusconi-Tremonti-Bossi, sia la necessità di una macroregione del Sud.


Il Mezzogiorno troppo diviso

di Isaia Sales

Mercoledì 17 Agosto 2016, 10:17



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http://vincesko.blogspot.com/2016/07/sud-false-opinioni-alcuni-dati-e.html  


Nota sul Rapporto annuale ISTAT 2014

 

Da anni, [1] ho evidenziato  che il responsabile della recessione economica italiana è stato il governo Berlusconi-Tremonti, che, a partire dalla crisi greca, ha varato, senza correttivi orientati alla crescita economica e senza aver dovuto salvare le banche, in particolare 3 manovre correttive lacrime e sangue (DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011), addossate molto iniquamente soprattutto sui ceti medio-bassi ad alta propensione al consumo, per oltre 200 miliardi cumulati, e che hanno inciso, complessivamente, per 4/5 sull’intero ammontare delle manovre finanziarie varate nella scorsa legislatura, pari a 330 mld cumulati; mentre il governo Monti soltanto per 1/5 ed in maniera più equa.

Il rapporto annuale 2014 dell’ISTAT (v. tabb. 5.4/a e b) [2] conferma questo fatto, ignoto ai più, tra questi il conduttore della nota trasmissione su La7 “La Gabbia”, Gianluigi Paragone, che anche ieri sera, facendo riferimento in maniera incongrua proprio al Rapporto annuale 2014 dell’ISTAT, ha imputato a Mario Monti la responsabilità della recessione, anzi di aver distrutto l’Italia. [3]

Va anche notato che lo stesso rapporto ISTAT, nelle tabelle citate, non considera che gli effetti delle misure varate strutturali, quindi permanenti, non si esauriscono nei trienni successivi alla loro emanazione (come è prassi prevedere per le leggi finanziarie del governo), ma continuano anche dopo. 

Un’ultima annotazione riguarda l’attenzione del Rapporto al contrasto alle disuguaglianze (aumentate nel periodo di crisi, a dimostrazione ulteriore dell’iniquità delle manovre correttive berlusconiane-tremontiane), attraverso l’adozione del reddito di cittadinanza o misure similari (cfr. par. 5.3.1).

[1] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html
[2] ISTAT - Rapporto annuale 2014
http://www.istat.it/it/archivio/120991
[3] La7-La Gabbia “Rottama l’Europa!”
http://www.la7.it/la-gabbia/rivedila7/la-gabbia-29-05-2014-132548


Articoli collegati:
 
IL RAPPORTO ISTAT: BASSA CRESCITA CAUSATA ANCHE DA MANOVRE FISCALI RESTRITTIVE,
Milano, 28 maggio 2014
«In Italia sforzo record su conti
Ma ora bisogna agire sulla crescita
http://www.corriere.it/cronache/14_maggio_28/tram-bus-metro-servizio-peggiora-ma-biglietto-rincara-67percento-12-anni-29aeccb0-e62f-11e3-b776-3f9b9706b923.shtml
 
La recessione è finita, ma l'Italia rimane nella palude
Dal rapporto Istat 2014 emerge che solo 3 imprese su 10 aumentano occupazione e fatturato, oltre 6 milioni di persone potenzialmente impiegabili sono fuori dal mercato del lavoro, Mezzogiorno sempre più povero e "vecchio", disuguaglianza in crescita a dispetto delle politiche di redistribuzione. Nascite al nuovo minimo storico: 515 mila
di ROSARIA AMATO
28 maggio 2014
http://www.repubblica.it/economia/2014/05/28/news/rapporto_istat_2014-87416596/
 
Istat: nascite al minimo storico, pesa crisi, giovani in fuga
'6,3 mln di senza lavoro, oltre 1 mln over 50 cerca il posto'. E' la fotografia del nostro Paese nel 2013. In 5 anni via da Italia quasi 100 mila giovani
28 maggio 2014
http://www.ansa.it/sito/notizie/flash/2014/05/28/istat-nuovo-minimo-storico-nascite-515mila-bimbi-_4302a9b3-5dde-42c7-9217-bfd1292f52f2.html
 
Istat Rapporto Annuale 2014, l'austerity ci è costata 78 miliardi. Italia prima della classe negli anni della crisi
Pubblicato: 28/05/201410:45 CEST Aggiornato: 28/05/2014 12:10 CEST
Flavio Bini
http://www.huffingtonpost.it/2014/05/28/rapporto-annuale-istat_n_5402171.html
  
Camera dei Deputati - 28/05/2014
Rapporto Istat 2014 - "La situazione del Paese" Mercoledì 28 maggio: presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio è stato presentato il Rapporto annuale 2014 Istat "La situazione del Paese". E' intervenuta la Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini. Ha presentato il Rapporto Antonio Golini, Presidente Istat. L'appuntamento è stato trasmesso in diretta sulla webtv della Camera. 
vai al video
http://www.camera.it/leg17/1132?shadow_primapagina=3781  

Perché il Sud sta soffocando
Riccardo Realfonzo - 09 Giugno 2014
http://www.economiaepolitica.it/index.php/mezzogiorno/perche-il-sud-sta-soffocando/


Il lavoro 'sporco' del governo Berlusconi-Tremonti


Questa analisi del “Sole 24 ore”, davvero utile, però carente per alcuni aspetti e piuttosto imprecisa per il capitolo pensioni, è una conferma (“aggravata” per il metodo usato, cioè cumulando gli effetti) dei dati che vado scrivendo da mesi in alcuni ‘post’ (cfr., ad esempio, [1]) e in decine di commenti qui e altrove: il lavoro “sporco” lo ha fatto soprattutto il governo Berlusconi-Tremonti. Se si considera il parametro iniquità, è anche peggio!

Riepilogo (importi cumulati da inizio legislatura):
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
- governo Monti 63,2 mld.
Totale  329,5 mld. 

LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto Salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld. Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24 ore”), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè (ed è un calcolo che sa fare anche un bambino), per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'equità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.

Alcune precisazioni: il DL 78 del 31-05-2010 (L. 122/2010), la prima manovra dopo la crisi greca, la più iniqua di tutte, decide anche il procrastinamento di 12 mesi (c.d. ‘finestra mobile’, ma in effetti 4 mesi in media erano stati già decisi dalla L. 247/07) dell’erogazione delle pensioni (per tutti, anche quelli disoccupati o in mobilità dopo i primi 10 mila o inattivi, a reddito zero), e l’introduzione, con decreto ministeriale a parte, dell’adeguamento triennale all’aspettativa di vita, nonché il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (cioè i poveri), poi tagliata di un ulteriore 15%, e il dimezzamento del numero dei lavoratori precari pubblici, mentre ai percettori di redditi privati (ad eccezione dei produttori di farmaci e dei farmacisti in quanto fornitori del SSN), anche miliardari o milionari, non viene chiesto letteralmente neppure un centesimo.

Il DL 201/2011 alza i requisiti per vecchiaia soltanto per le donne del settore privato; per tutti gli altri l’aveva già deciso il DL 78/2010. [2]

Nota sull’equità delle manovre correttive.
Se si esaminano in dettaglio le due prime manovre correttive del governo Berlusconi-Tremonti (ma lo stesso discorso vale anche per la legge di stabilità, il nuovo nome della legge finanziaria, e per le altre), si constata che a pagare sono quasi soltanto il ceto medio e basso e persino i poveri, mentre i ricchi la fanno quasi completamente franca. In particolare quella varata nel 2010 (L. 122/2010) di 24,9 mld per il biennio 2011-2012 (quella che, all’art. 12, ha portato la cosiddetta “finestra mobile” a 12 mesi per i lavoratori dipendenti e a 18 mesi per i lavoratori autonomi), che, tranne i produttori di farmaci ed i farmacisti in quanto fornitori del SSN, ha lasciato letteralmente indenni – cioè non stanno pagando neppure un centesimo – i ricchi ed i ricchissimi, a partire dai 3 uomini più ricchi d’Italia: nell’ordine (2010), Ferrero, Del Vecchio e Berlusconi; mentre ha colpito i precari, licenziati in decine di migliaia (il 50% di tutti quelli pubblici); i pensionandi inattivi a reddito zero, gli insegnanti e gli altri dipendenti pubblici; la spesa sociale delle Regioni e dei Comuni (disabili, disoccupati, anziani, minorenni a rischio, ragazze-madri, matti, ex drogati, ex carcerati, LSU, ecc.), tagliata di ben il 75% (un ulteriore 15% è stato tagliato dalla manovra successiva).
Per dire l’ipocrisia terribile del ministro Tremonti, sedicente socialista e Robin Hood alla rovescia: nella manovra correttiva 2010, a mo’ di equità, fu inserita la tassazione delle stock option, ma si pensò bene di aggiungere “limitatamente alla parte eccedente il triplo della retribuzione”, il che ha semplicemente significato che erano TUTTI esenti, persino Passera e Profumo (poi, in un accesso di tardiva resipiscenza, tale limitazione è stata cassata dalla manovra 2011-2014).  

Il Sole 24 ore
“Quattro anni di manovre: fisco pigliatutto”
Gianni Trovati   15 luglio 2012
Quattro anni, dieci manovre, e richieste per 329 miliardi e 520 milioni di euro, per il 55% (cioè 178 miliardi) rappresentato da aumenti di entrate vale a dire, quasi sempre, di nuove tasse.[…]

L'impatto decreto per decreto

È il conto complessivo delle dieci principali manovre anti-crisi varate dal giugno 2008 a oggi, dai governi guidati da Silvio Berlusconi e Mario Monti. Il conteggio non è effettuato in base all'impatto a regime sui saldi, ma in base al totale reale delle risorse coinvolte dagli aumenti di entrata (in termini di imposte e, in misura marginale, di riversamenti da parte delle Regioni a Statuto speciale) e tagli di spesa. In pratica: l'introduzione di un'imposta che genera un gettito di 100 il primo anno, 150 il secondo e 200 il terzo ha un effetto a regime di 200, ma nei tre anni chiede ai cittadini un totale di 450: è questo secondo dato a essere preso in considerazione nell'analisi

DL 112/2008  57,9
Nella prima grande manovra campeggiano i tagli agli enti territoriali e ai ministeri, la progressiva riduzione degli organici della Pa e della scuola e le imposte su energia, banche e assicurazioni

DL 98/2011  80,0
Inizia il picco della crisi: tagli a tutto campo a regioni ed enti locali, proroghe dei limiti ai contratti pubblici, tagli ad auto blu e gli scaloni per l'allineamento previdenziale delle lavoratrici private

DL 185/2008  0,4
È il primo tentativo di rilanciare la crescita dopo la stretta di giugno: tra i suoi ingredienti il bonus famiglia, la deduzione dell'Irap dall'Ires e il tentativo di prevedere i pagamenti Iva per cassa  

DL 138/2011  65,1
La manovra-bis di agosto anticipa di un anno e rafforza i risultati previsti a luglio, riduce i tempi per l'aumento dell'età pensionabile delle donne e prova a tagliare le indennità dei parlamentari e i posti nelle regioni

DL 78/2009 –Anche il decreto estivo del 2009 si lotta contro la crisi attraverso il potenziamento degli ammortizzatori sociali, la lotta ai paradisi fiscali e il rafforzamento della riscossione

LEGGE 183/2011  0,3
È la prima legge di stabilità, e propone tagli lineari ai ministeri, limita l'indebitamento degli enti territoriali, rafforza il patto di stabilità e prova a riformare gli ordini e liberalizzare i servizi pubblici locali 

LEGGE 191/2009  0,1
È l'ultima Finanziaria vecchio stile: vi compaiono fra l'altro la prima limitazione di risorse per i contratti pubblici, un taglio legato a consigli e giunte locali, la Banca del Sud e la prima cedolare secca per l'Aquila

DL 201/2011  43,3
È il «salva-Italia», che abolisce le pensioni di anzianità, alza i requisiti per vecchiaia [non è vero, soltanto per le donne del settore privato; per tutti gli altri l’aveva già deciso il DL 78/2010, ndl (l sta per lettore)] e anticipata, introduce l'Imu, alza l'addizionale Irpef regionale e taglia le risorse a Regioni ed enti locali

DL 78/2010  62,2
Arriva il blocco della contrattazione e degli stipendi per i dipendenti pubblici, il taglio delle retribuzioni più alte, l'azzeramento dei gettoni nei cda e la lotta a società di comodo e imprese in «perdita sistemica» [più il procrastinamento di 12 mesi (c.d. finestra mobile, ma in effetti 4 mesi in media erano stati già decisi dalla L. 247/07) dell’erogazione delle pensioni e l’introduzione dell’adeguamento triennale all’aspettativa di vita, nonché il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni, poi tagliata di un ulteriore 15%, e il dimezzamento del numero dei lavoratori precari pubblici, ndl];

DL 95/2012  19,9
Nella spending review arrivano nuovi tagli agli organici della Pubblica amministrazione, si riducono gli stanziamenti a Regioni ed enti locali e si provano a chiudere i piccoli tribunali e ospedali
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-07-16/quattro-anni-manovre-fisco-063630.shtml 

[1] Il solito Olli Rehn, l’amico del giaguaro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/06/22/il_solito_olli_rehn_lamico_del.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2744430.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-solito-olli-rehn-lamico-del-giaguaro.html

Il giocattolo calcio
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/05/31/il_giocattolo_calcio.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2741511.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/il-giocattolo-calcio.html

[2] Appunto dopo le lettere della BCE al governo e del governo alla UE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2011/11/06/appunto_dopo_le_lettere_della.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2695770.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/appunto-dopo-le-lettere-della-bce-al.html 

 

Post e articoli collegati (i link identificati da un numero progressivo, chissà perché, non sono più attivi; su mia richiesta, il gestore li ha resi di nuovo attivi):
 
Il governo Monti al capolinea  http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/08/27/il_governo_monti_al_capolinea.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2751835.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-governo-monti-al-capolinea.html
 
Bersani vs Renzi, il competente e onesto segretario gentiluomo e lo sfidante coraggioso e tosto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/09/09/bersani_vs_renzi_il_competente.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753331.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/bersani-vs-renzi-il-competente-e-onesto.html
 
Trasformazione epocale da governare al meglio
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/09/11/trasformazione_epocale_da_gove.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753469.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/trasformazione-epocale-da-governare-al.html
 
Il Prof. Monti e lo statuto dei lavoratori, manovra diversiva, in parte persino inconsapevole
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/09/15/il_prof_monti_e_lo_statuto_dei.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753968.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-prof-monti-e-lo-statuto-dei.html
 
Fuoco incrociato, Grilli fucilato
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/10/03/fuoco_incrociato_grilli_fucila.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2756283.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/fuoco-incrociato-grilli-fucilato.html
 
La macroscopica mistificazione pro-Monti e la slealtà dei democratici ‘montiani’
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/10/02/la_macroscopica_mistificazione.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2756061.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/la-macroscopica-mistificazione-pro.html
 
La sconcertante scoperta della scarsa empatia dei cattolici del PD
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/10/07/la_sconcertante_scoperta_della.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2756664.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/la-sconcertante-scoperta-della-scarsa.html
 
Tra Bersani e Renzi il gioco si fa duro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/2012/10/23/tra_bersani_e_renzi_il_gioco_s.html
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2758539.html
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/tra-bersani-e-renzi-il-gioco-si-fa-duro.html


Aggiornamenti


La CGIA di Mestre conferma l’impatto nettamente prevalente delle manovre Berlusconi-Tremonti (purtroppo la CGIA di Mestre ha la pessima abitudine di non mettere la data ai suoi articoli).

LA MANOVRA “SALVA-ITALIA” COSTERA’ 635 EURO ALLE FAMIGLIE ITALIANE. SE AGGIUNGIAMO ANCHE GLI EFFETTI DELLE MANOVRE D’ESTATE, IL CONTO SALE A 6.400 EURO

Nel quadriennio 2011-2014, l’effetto complessivo delle 3 manovre sarà pari a 161,1 mld di euro



Anche il sito Il Campo delle Idee dice la sua sulle manovre correttive durante la crisi, ma ne sottovaluta l'ammontare, presumibilmente perché non considera i valori cumulati. In valori cumulati, cioè sommando gli effetti anno per anno, agli Italiani sono costati 330 mld (ma le misure strutturali delle manovre dispiegano tuttora i loro effetti).


L'Italia ha corretto i conti pubblici per 120 miliardi tra il 2008 e il 2013. Ma le manovre hanno appesantito la recessione, con il risultato di annullare i risultati nominali del risanamento e far crescere il rapporto tra debito pubblico e Pil.

Sulla correzione dei conti pubblici italiani ha pesato in misura decisiva l’”effetto denominatore, cioè il crollo senza precedenti del PIL in termini reali (e la stagnazione in termini nominali) registrato tra il 2007 e il 2013. Ma dato che la mancata crescita è in buona parte legata anche agli effetti recessivi di quelle manovre di finanza pubblica, viene da chiedersi se il gioco sia valsa la candela.

23 luglio 2014 | di Antonio Misiani

  

  

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4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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