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Lettera all’ISTAT di richiesta di informazione sulla fonte di dati pensionistici errati




Pubblico la lettera che ho inviato una settimana fa all’ISTAT, per avere informazioni su chi ha obliterato completamente la riforma delle pensioni Sacconi, omissione che ha influenzato, a catena, sia EUROSTAT che l’UPB, e forse altri. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Richiesta info su fonte dati errati

Da:  v

22/1/2018 16:14


Buonasera,

Chi disinforma chi?

Vale la pena di evidenziare che lo studio elaborato dall’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) Il dibattito sulla flessibilità pensionistica usa dati di EUROSTAT, oblitera completamente la riforma SACCONI con la riforma Fornero, analizza gli andamenti divergenti degli occupati anziani e degli occupati giovani individuando tre “rotture” in corrispondenza delle riforme pensionistiche “Maroni” (Berlusconi-Maroni) del 2004, “Prodi” (Prodi-Damiano) del 2007 e “Fornero” (Monti-Fornero) del 2011, e l’autore Nicola Salerno non avverte neppure un campanello d’allarme quando cita la “terza rottura” legandola alla riforma Fornero e scrive di “2011-2012”, quando si sa bene che il governo Monti è arrivato nel novembre 2011 e la riforma Fornero, decisa in dicembre, viene applicata dall’1 gennaio 2012 (ma i suoi effetti, secondo il precedente presidente dell’INPS, Antonio Mastrapasqua, si dispiegano dal 2013[cfr. nota 1]), e quindi nel 2011 gli effetti non possono che essere quelli prodotti dalla severa riforma Sacconi (DL 78 del 31 maggio 2010, L. 122/2010, art.12), completamente obliterata (almeno formalmente, visto che egli dichiara a Carlo Clericetti, su mia sollecitazione, che ha considerato la riforma SACCONI) per effetto di una specie di ingiustificabile damnatio memoriae.[1 o 2]

Di chi è la colpa della totale obliterazione? Di EUROSTAT o dell’UPB? O di ISTAT, i cui dati, secondo il prof. Alberto Brambilla, vengono ripresi pari pari da EUROSTAT? (“Numeri corretti all’Europa per tutelare i veri pensionati”, preoccupazione che personalmente condivido).

In ogni caso, di chiunque sia la colpa, è preoccupante che importanti Organi pubblici, deputati a diffondere informazioni corrette, veicolino notizie false, fake news, bufale. Ancor più preoccupante se lo schema errato appena descritto è il medesimo contenuto nello studio Boeri-Garibaldi-Moen “WorkINPS Papers A clash of generations?Increase in Retirement Age and Labor Demand for Youth”.

Cordiali saluti

V.


PS: Allego:

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero



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permalink | inviato da magnagrecia il 29/1/2018 alle 12:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Pensioni: l’estremismo di Banca D’Italia e Corte dei Conti


Dopo che avevo ‘postato’ un commento rettificativo sul loro sito in calce a questo articolo https://www.lacittafutura.it/interni/la-truffa-si-vive-meno-ma-aumenta-l-eta-per-andare-in-pensione.html, la redazione del giornale on-line La Città Futura mi ha chiesto di inviarle un articolo sulle pensioni, includendo se possibile un riferimento a quanto sostenuto dalla Corte dei Conti all’inizio del mese. Lo pubblico anche qua. Il titolo e alcune piccole modifiche utili alla polemica politica sono redazionali.



Pensioni: l’estremismo di Banca D’Italia e Corte dei Conti

Pur nel quadro delle compatibilità neo-liberiste, c’è davvero bisogno di tanto rigore?

di Vincesko  -  21/10/2017


Il governo ha da poco varato la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF) sposando le considerazioni di Bankitalia e Corte dei Conti sulle pensioni. “Le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro”, osserva palazzo Koch, mentre i magistrati contabili evidenziano che “non si tratta, evidentemente, di rispondere alle nuove evidenze con ulteriori restrizioni dei parametri sottostanti al disegno di riforma completato con la legge Fornero; si tratta invece di cogliere ancor meglio il senso della delicatezza del comparto e confermare i caratteri strutturali della riforma, a partire dai meccanismi di adeguamento automatico di alcuni parametri (come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione). Ogni arretramento su questo fronte, esporrebbe il comparto e quindi la finanza pubblica in generale a rischi di sostenibilità”.

Parole pesanti che chiudono la porta ai Sindacati che avevano chiesto un ammorbidimento del meccanismo introdotto dalla riforma Sacconi dell’adeguamento all’aspettativa di vita, che dovrebbe far scattare un altro aumento di ben 5 mesi a decorrere dal 2019, portando così l’età di pensionamento di vecchiaia esattamente a 67 anni per tutti.

Ma pur nel quadro delle compatibilità neo-liberiste, c’è davvero bisogno di tanto rigore?

Dopo la crisi del debito greco, vengono emanate in Italia nuove ed incisive norme riguardanti le pensioni, i cui scopi dichiarati sono: (i) di equilibrare ‘strutturalmente’ la spesa pensionistica pubblica, costituita dagli assegni pensionistici correnti, con i contributi sociali (che comprendono i contributi previdenziali) versati dai lavoratori in attività; (ii) di mettere ‘in sicurezza’ i conti previdenziali, facenti parte dei conti pubblici, e rendere ‘sostenibile’ il sistema previdenziale nel lungo periodo.

Le nuove norme pensionistiche sono comprese in due provvedimenti legislativi organici, che vanno sotto il nome, rispettivamente, di “Riforma delle pensioni Sacconi” e “Riforma delle pensioni Fornero”. Esse completano un ciclo di incisive riforme pensionistiche iniziato nel 1992. Da allora, le riforme delle pensioni, considerando un’unica riforma le norme emanate da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre che nel 2009, col DL 78/2009), sono state sette: Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011.

La riforma Sacconi (2010 e 2011, oltre a Damiano, 2007: DL 78/2010, L. 122/2010, DL 98/2011, L. 111/2011 e DL 138/2011, L. 148/2011), è più corposa, immediata e recessiva di quella Fornero; in sintesi, essa ha introdotto:

1.     L’aumento dell'età per il pensionamento sia di vecchiaia che di anzianità;

2.     La "finestra” (= differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi (“finestra” mobile che incorpora la “finestra” fissa, mediamente di 4 mesi, introdotta dalla Riforma delle pensioni Damiano con la L. 24/12/2007, n. 247);

3.     L'allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più “finestra”), tranne le lavoratrici private;

4.     L'adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che porterà l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2020.

La riforma Fornero (DL 201/2011, L. 214/2011) ha stabilito, principalmente:

1.     L’estensione pro-rata del metodo contributivo a coloro che erano esclusi dalla riforma Dini del 1995 (anzianità contributiva maggiore di 18 anni), a decorrere dall'1.1.2012;

2.     L’aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”) ed eliminazione delle cosiddette quote (somma di età anagrafica e anzianità contributiva);

3.     L’allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più ‘finestra’), per allinearle a tutti gli altri;

4.     L’adeguamento all’aspettativa di vita, dopo quello del 2019, non più a cadenza triennale ma biennale.

Gli effetti della riforma si avranno soprattutto a partire dal 2020.

Si noti bene che la legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 mesi (estesa anche ai lavoratori autonomi, in luogo dei 18 mesi) sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, ma l’allungamento (già recato dalle riforme Sacconi e Damiano con le “finestre”) è solo formale. Ciò ha sia dato maggiore trasparenza al sistema, sia reso omogeneo il dato dell’età di pensionamento nel confronto internazionale.

Come si arguisce facilmente confrontando le misure, l’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

·         sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2018;

·         sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020, o forse prima.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1° gennaio 2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già più di 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

Come è potuto succedere un caso così eclatante di disinformazione sulle pensioni, analogo a quelli coevi sul risanamento iniquo e recessivo dei conti pubblici nella scorsa legislatura, che quasi tutti i 60 milioni di italiani ascrivono a Monti, quando invece Berlusconi lo ha battuto per ben 4 a 1 (267 mld cumulati contro 63), o sugli obiettivi statutari della BCE che sono due e non uno soltanto? I 60 milioni di Italiani sono stati vittime della vulgata diffusa ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana-leghista e simile; coadiuvata dalla stessa professoressa Fornero, la quale, nella sua legge di riforma (DL 201/2011, art. 24), anziché – come si fa di solito – limitarsi a modificare ed integrare la legislazione preesistente, ha confermato e ripetuto le misure della severa riforma Sacconi, il quale, dal suo canto, non ha rivendicato la paternità e smascherato il plagio ma col suo lunghissimo silenzio lo ha assecondato.

Per quanto attiene, infine, alla spesa pensionistica, i risparmi di spesa dopo le varie riforme dal 2004 sono stati dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) quantificati in 900 mld fino al 2060 e ascritti, tagliando istituzionalmente la testa al toro della disinformazione sulle pensioni, solo per circa un terzo del totale alle riforme dal 2011 (modifiche della riforma Sacconi e riforma Fornero) e quindi per meno di un terzo ascrivibili alla riforma Fornero [1].

Nonostante questi risparmi di entità elevatissima, oltre alla RGS, sia la Banca d’Italia sia la Corte dei Conti, nelle loro audizioni al Parlamento sulla Nota di variazione al DEF 2017, si sono dette contrarie ad intervenire “sull’adeguamento automatico di alcuni parametri (come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione)”. Il motivo della contrarietà è riconducibile al rischio di pregiudicare nel medio-lungo periodo la ‘sostenibilità’ del sistema pensionistico, a causa di una riduzione del Pil dovuta soprattutto a due fattori di ordine demografico: (a) la flessione del tasso di natalità e (b) un minore apporto netto dell’immigrazione, relativamente al periodo dal 2020 al 2045. “Per effetto della revisione delle ipotesi demografiche, e principalmente della riduzione del flusso netto di immigrati, la popolazione italiana al 2060 è prevista contrarsi di oltre 9 milioni rispetto al livello stimato nel precedente round previsivo e, contestualmente, l’indice di dipendenza degli anziani aumenta di oltre 8 punti percentuali”, per cui “il livello della spesa pensionistica in rapporto al PIL aumenta di circa 2 punti percentuali nel 2035, raggiunge un massimo di 2,6 punti percentuali intorno al 2045, per poi ridursi a circa 1,2 punti percentuali al 2060 e a 0,5 punti percentuali al 2070”.

Tra le tante critiche che si possono muovere al riguardo, ve ne sono tre che rivelano il carattere politico della posizione estremista e ortodossa di Bankitalia e Corte dei Conti: (i) l’aleatorietà delle previsioni a lunghissimo termine, per altro condivisa dalla stessa Corte dei Conti (“forti incertezze connaturate a previsioni di lunghissimo periodo”); (ii) la stranezza dell’evoluzione demografica posta a base della nuova previsione ISTAT, che, a pensar male, sembra confezionata ad arte per parare richieste di modifica alle pensioni; e (iii) soprattutto, la composizione della spesa pensionistica, che comprende voci spurie.

È importante osservare, infatti, che la spesa pensionistica italiana include (nel confronto internazionale) delle voci spurie, che sono:

1.     TFR, che è salario differito e può essere riscosso anche decenni prima del pensionamento;

2.     Un 10% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica, che è stata pari nel 2016 a 265 mld;

3.     Un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di quasi 50 mld di imposte, che per il bilancio pubblico è una mera partita di giro);

4.     Un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi, dove non vengono classificati spesa pensionistica), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;

5.     Infine, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali ( = minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).

Al netto delle voci spurie, la spesa pensionistica liquidata nel 2016 ammonta a quasi 200 mld, di cui circa 20 mld di natura assistenziale, [2] e la sua incidenza sul Pil passa dal 16% al 12% circa, che è inferiore al dato “lordo” previsto per il 2060, con ampio spazio quindi almeno per introdurre due correttivi compatibili col sistema vigente: (i) che l’adeguamento sia anche previsto in diminuzione in caso di riduzione dell’aspettativa di vita; e (ii) che esso resti a cadenza triennale anche dopo il 2019, quando dovrebbe diventare biennale.

In conclusione, è ragionevole pensare che la preoccupazione della Corte dei Conti su un parziale alleggerimento dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita non potrebbe inficiare il suo giudizio che “nel panorama internazionale il nostro Paese può vantare un sistema pensionistico di avanguardia, sistema che per le sue intrinseche caratteristiche (stretta correlazione attuariale tra prestazioni e contributi versati) è stabile e intergenerazionalmente sostenibile nel lungo termine” [3]. E che sarebbe strano se anche la Commissione Europea, nel suo prossimo rapporto, non confermasse il giudizio espresso in passato, e confermato dalla BCE, ossia che, dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano è tra i più severi e ‘sostenibili’ in UE28 [4].


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Note:

[1] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – Rapporto n. 18. Previsioni elaborate con i modelli della Ragioneria Generale dello Stato aggiornati al 2017 – Rapporto n. 18

Box 2.3 - Effetti finanziari del complessivo ciclo di riforme adottate dal 2004 (pag. 76):

Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).

[2] L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1° gennaio 2017 e liquidate nel 2016. Al 1° gennaio 2017 le pensioni erogate dall’INPS, con esclusione di quelle a carico delle Gestioni Dipendenti Pubblici ed ex-ENPALS, sono 18.029.590. Di queste, 14.114.464 sono di natura previdenziale, cioè derivano dal versamento di contributi previdenziali, mentre le altre 3.915.126, che comprendono invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, sono di natura assistenziale. Nel 2016 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali.

2. I risultati dell’analisi allora offerta [Rapporto 2016] portarono a tre principali conclusioni: i) nel panorama internazionale il nostro Paese può vantare un sistema pensionistico di avanguardia, sistema che per le sue intrinseche caratteristiche (stretta correlazione attuariale tra prestazioni e contributi versati) è stabile e intergenerazionalmente sostenibile nel lungo termine ed è riuscito anche a correggere alcuni squilibri di medio periodo che si manifestavano, dopo la riforma Dini, soprattutto in termini di una indesiderata “gobba” nella curva tra spesa pensionistica e prodotto interno lordo; ii) tuttavia, la sostenibilità finanziaria del sistema poggia crucialmente su parametri macroeconomici di lungo termine (evoluzione demografica - flussi di natalità, mortalità, migratori -, andamento dell’occupazione e della produttività, ecc.) la cui dinamica è di difficile previsione e soggetta a rischi, dal che consegue che l’aver realizzato un sistema equilibrato nel suo disegno è condizione necessaria ma non sufficiente per gli equilibri dei saldi pubblici dei prossimi decenni; iii) il sistema realizzato, pur complessivamente solido, non è privo di residue insufficienze, tali essendo in particolare l’elevata quota di prestazioni pensionistiche “povere”, la modesta flessibilità nelle modalità di accesso alle prestazioni, l’inadeguata soluzione del problema del rapporto tra longevità e capacità lavorative degli anziani.

[4] Si veda anche l’Annual Ageing Report. Si veda anche: Vítor Constâncio, Vice Presidente BCE quando dichiara che “è precisamente nel campo delle riforme per contenere il peso a lungo termine dell’invecchiamento della popolazione sulla spesa pubblica che I paesi sotto stress hanno già effettuato aggiustamenti. L’Italia ed il Portogallo, per esempio, hanno aumenti stimati per spese legate alla longevità minimali…”. Come il grafico sottostante conferma.



Post collegati:


Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana


Pensioni: notizie false (fake news)


Lettera al Sen. Prof. Pietro Ichino su un suo errore di attribuzione di un’importante norma pensionistica


Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni


L’articolo è stato ripreso dal sito Sinistrainrete.


Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko

Created: 27 October 2017



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Dati discordanti sull’occupazione e la disoccupazione

 
INCERTEZZA
Gli scontri sulle cifre di un lavoro che non c’è
A fornire dati sull’occupazione troppe agenzie diverse. Ma la querelle sui numeri
è soprattutto figlia di una ripresa che, nonostante il Jobs act, non è ancora iniziata
di DARIO DI VICO
1 maggio 2015 | 08:32
Il caso di ieri è solo l’ultimo: mentre l’Istat rendeva noto come nel marzo 2015 il tasso di occupazione fosse calato rispetto al mese precedente dello 0,1%, nel bollettino mensile della Bce si sottolineava che «il miglioramento, in Italia e Spagna, del clima di fiducia dei consumatori ha coinciso con un calo del tasso di disoccupazione».
http://www.corriere.it/economia/15_maggio_01/gli-scontri-cifre-un-lavoro-che-non-c-e-08346440-efcb-11e4-ab0f-6f7d8bd494ab.shtml
 
 

1. Ciò che conta è il tasso di occupazione, essendo il tasso di disoccupazione influenzato dal travaso erratico degli “inattivi”. A causa di ciò, ci sono dei mesi in cui aumentano o diminuiscono sia il tasso di occupazione che quello di disoccupazione.[1]

2. Quindi ha ragione l’ISTAT e torto la BCE, che continua ad autoincensarsi per aver varato - tardivamente - il QE, per nascondere le sue gravi violazioni statutarie.[2]

3. Per “una vera ripartenza dell’economia reale”, ci vogliono molti soldi. Visto il diniego dell’UE a causa dell’opposizione della Germania, l’unico modo per trovarli è chiederli agli unici che, dopo il mastodontico, iniquo risanamento del bilancio pubblico sopportato in grandissima parte dai non ricchi, ora li hanno: il 5% delle famiglie più ricco.[3] Sono sicuro che Dario Di Vico sarà… d’accordo.

 

[1] Tasso di disoccupazione e tasso di occupazione
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/tasso-di-disoccupazione-e-tasso-di.html
oppurehttp://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2738031.html
 
[2] La BCE a trazione tedesca le spara grosse
http://vincesko.blogspot.it/2015/03/la-bce-trazione-tedesca-le-spara-grosse.html
oppurehttp://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2829649.html
 
[3] AQQ/14-Dossier imposta patrimoniale
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/analisi-quali-quantitativa14imposta.html
oppure http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html
 
 
Comunicato ISTAT collegato: 

Occupati e disoccupati (dati provvisori)

Dopo il calo del mese di febbraio, a marzo 2015 gli occupati diminuiscono dello 0,3% (-59 mila) rispetto al mese precedente, tornando sul livello dello scorso aprile. Il tasso di occupazione, pari al 55,5%, cala nell'ultimo mese di 0,1 punti percentuali. Rispetto a marzo 2014, l'occupazione è in calo dello 0,3% (-70 mila) e il tasso di occupazione di 0,1 punti.

I disoccupati aumentano su base mensile dell'1,6% (+52 mila). Dopo i cali registrati a dicembre e a gennaio e la lieve crescita a febbraio, a marzo il tasso di disoccupazione sale ancora di 0,2 punti percentuali, arrivando al 13%. Nei dodici mesi il numero di disoccupati è cresciuto del 4,4% (+138 mila) e il tasso di disoccupazione di 0,5 punti.

Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni mostra un lieve calo nell'ultimo mese (-0,1%), rimanendo su valori prossimi a quelli dei tre mesi precedenti. Il tasso di inattività si mantiene stabile al 36%. Su base annua gli inattivi diminuiscono dell'1% (-140 mila) e il tasso di inattività di 0,2 punti.

Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo gennaio-marzo 2015 risultano in calo sia il tasso di occupazione (-0,1 punti percentuali) sia il tasso di disoccupazione (-0,2 punti), a fronte di una crescita del tasso di inattività (+0,2 punti).

http://www.istat.it/it/archivio/158591 

 

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http://vincesko.blogspot.com/2015/05/dati-discordanti-sulloccupazione-e-la.html

 

  

Misure anti-crisi

La recessione sta presentando il conto. Il tasso di disoccupazione si attesta a giugno 2012 al 10,8%, il dato più alto dal 2004; [1] anche se valgono le stesse obiezioni che ho formulato relativamente ai dati di aprile 2012, cioè di un tasso di disoccupazione che cresce per effetto del travaso dagli inattivi. [2]

Si impongono, sempre più, misure per la crescita. La riforma del lavoro varata recentemente, frutto peraltro di un compromesso tra il centrosinistra ed il centrodestra, da sola non sarà sufficiente. E', almeno in parte, solo un mero strumento che va integrato sul versante fiscale, attraverso una detassazione significativa del costo del lavoro - in generale ed in particolare per la componente femminile e giovanile - da finanziare con una tassazione dei capitali e della ricchezza mobiliare ed immobiliare.

La misura sul lato del lavoro va completata con altre sul versante della casa e rafforzando gli ammortizzatori sociali.

E’ inutile girarci attorno, stante il reddito disponibile attuale e futuro di milioni di giovani e non ed il numero drammaticamente insufficiente di alloggi a prezzi accessibili, sia da acquistare, sia da affittare, è in-di-spen-sa-bi-le il varo di un corposo piano di edilizia residenziale pubblica di qualità.
Io non credo al contributo determinante o prevalente dei privati alla soluzione del problema casa; occorre un piano pubblico, basato sia su nuove costruzioni, sia sulla rottamazione di quelle vecchie, per salvaguardare il più possibile prezioso suolo agricolo, ma secondo un criterio di qualità, affidandone la progettazione – di complessi-tipo replicabili, con caratteristiche di risparmio energetico ed eventualmente l’utilizzo di pannelli solari e fotovoltaici – ad un architetto del livello di Renzo Piano o un altro grande architetto specialista del ramo (cfr. Lettera di PDnetwork, v. [3]).

Ho già scritto più volte negli ultimi due anni che la crisi sarà dura e lunga (almeno 15 anni), sono indispensabili queste tre misure: riforma della legislazione sul lavoro, in particolare quello precario, a favore dei precari, facendolo costare più di quello stabile; reddito di cittadinanza universale per i periodi di inattività; ed un piano corposo pluriennale di alloggi pubblici (almeno 25 mila all’anno, il decuplo di quelli che si sono costruiti in media negli ultimi 20 anni).

L’effetto combinato di queste tre misure: reddito di cittadinanza universale – opportunamente disciplinato –, costo orario del lavoro precario maggiore di quello stabile ed un alloggio ad affitto sociale, consentirebbe a 2-4 milioni di persone (i disoccupati sono ora 2 milioni e 800 mila, i cassintegrati circa mezzo milione, gli inattivi oltre 14 milioni, di cui quasi 10 milioni di donne, per la più parte al Sud) di fronteggiare la crisi economica ed occupazionale per i prossimi 5-10-15 anni.

 

[1] ISTAT - Occupati e disoccupati giugno 2012 (dati provvisori)

http://www.istat.it/it/archivio/68149

 

[2] Tasso di disoccupazione e tasso di occupazione

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2738031.html

 

[3] Piano corposo di alloggi pubblici di qualità

[Nota 10] Piano di edilizia residenziale pubblica e popolare.
GESTIONE DEL TERRITORIO
Negli ultimi decenni, tra la destra e la sinistra, non è emersa, in particolare a livello locale, una marcata differenza nel modo di governare il territorio italiano, elemento fondamentale non soltanto per le sue intrinseche finalità, ma anche per lo sviluppo del turismo (*) e la qualità della vita delle persone, influenzata sia dal controllo del proprio tempo (spostamenti da e per i luoghi di lavoro), sia dalla relazione - sottovalutata – tra il territorio (urbanistica e architettura) e la psicologia delle persone.
(*) Esprimiamo un interesse ed un auspicio particolari, ai fini della lotta al degrado e per lo sviluppo integrato e globale del territorio, rispetto a:
1) la rimappatura (in parte già esistente) del degrado storico, artistico e ambientale nazionale, attraverso un piano particolareggiato globale; 2) interventi finanziari finalizzati a recuperare tali beni ed a valorizzare le competenze specialistiche di tutto il settore (bene inestimabile del nostro Paese); 3) il rilancio del settore turistico attraverso incentivi, anche economici, alla valorizzazione ed allo sviluppo di tutto il settore.
Milioni di attuali e potenziali turisti (dell'Est europeo, di cinesi, indiani, etc.) già oggi, ma soprattutto nel futuro, vorranno conoscere quello che oggi purtroppo stiamo distruggendo piegandoci ad un ottuso pensiero economicistico, con il quale si pensa (Tremonti, Bondi) che col territorio, la sua storia, le sue bellezze, la cultura non si mangia. Noi siamo del parere opposto. Il settore potrà fare da traino al resto dell'economia se sviluppato con criteri che interagiscono più strettamente con lo sviluppo e l’interesse nazionale.
Se vogliamo cambiare, dobbiamo mettere una pietra sopra a quanto si è fatto finora e cominciare dalle basi solide che già esistono; se continueremo a distruggere queste basi, non molta speranza resterà per la rinascita del nostro Paese

Occorre, come PD, agire su tre direttrici:
1. la prima, emanando una rigorosa legge sul regime dei suoli, basata su tre pilastri: la prevalenza dell'interesse pubblico; la titolarità esclusiva pubblica delle scelte attinenti al governo del territorio; la pianificazione, in coerenza con i benchmark europei;
2. la seconda, realizzando un piano corposo di edilizia residenziale pubblica (sovvenzionata, convenzionata e autocostruita  http://www.alisei.org/italia/italia.html );
3. la terza, attuando un piano di rottamazione edilizia (v. http://www.radicali.it/download/pdf/casa.pdf ).

2 - PIANO CORPOSO DI EDILIZIA PUBBLICA
Quello della casa è uno dei problemi più grossi, che dovrebbe costituire un obiettivo prioritario del Partito Democratico.
Nel famoso programma di quasi 300 pagine, che fu elaborato dal Cantiere dell'Unione, il problema casa vi fu inserito per forte sollecitazione della base (La casa: un diritto di tutti, pagg. 178-180).
Il governo Berlusconi, non appena insediato, ha varato il “Piano casa”, che si è rivelato un bluff, perché è tale solo nel nome, essendo un piano di aumento delle... volumetrie; in più ha tagliato, per il 2009, 550 milioni già stanziati allo scopo dal governo Prodi nel 2007.
Occorre riprendere quelle proposte. In particolare: a) investire molto di più in edilizia pubblica; b) utilizzare la leva fiscale per scoraggiare il nero; c) ridurre il carico fiscale sugli affitti; d) disincentivare il numero di case tenute sfitte.
In Italia, ci sono circa 955.000 alloggi popolari, ma dalla fine degli anni '80, anche se i lavoratori pagavano per l'edilizia pubblica i contributi GESCAL (fino al 1994), se ne costruiscono pochissimi: in media 2.000 all'anno, contro 10 o 15 o 20 volte tanto in altri Paesi europei, come la Francia, la Germania o i Paesi scandinavi.
Negli altri Paesi europei, infatti, vengono costruiti molti più alloggi popolari, per calmierare i prezzi degli affitti e tutelare i ceti più poveri.
La proprietà della casa, a ben vedere, o un affitto agevolato (affitto sociale) sono spesso per milioni di persone percettrici di redditi bassi (salari o pensioni) ciò che fa o potrebbe fare la differenza tra un'esistenza difficile ma economicamente sostenibile e la povertà.

Principi ispiratori raccomandati: noi non crediamo al contributo determinante o prevalente dei privati alla soluzione del problema casa; occorre un piano pubblico, basato sia su nuove costruzioni, sia sulla rottamazione di quelle vecchie, per salvaguardare il più possibile prezioso suolo agricolo, ma secondo un criterio di qualità, affidandone la progettazione – di complessi-tipo replicabili, con caratteristiche di risparmio energetico ed eventualmente l’utilizzo di pannelli solari e fotovoltaici - a un architetto del livello di Renzo Piano o un altro grande architetto specialista del ramo.
Se capita di partecipare ad una visita guidata organizzata da qualche Facoltà di Architettura, anche al Sud, di diversi e variegati complessi di case popolari, si ricava facilmente che il risultato, anche in termini di durata, ma non solo, è determinato dai criteri urbanistici ed architettonici ispiratori ed a progetti esecutivi basati sulla qualità.
“Lettera di PDnetwork alla Segreteria Nazionale ed ai Gruppi parlamentari PD”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html 

P.S.:
L’idea e parte dei commenti di questa interessantissima trasmissione (vi si parla di edilizia residenziale pubblica, passata e futura) sembrano copiati dalla Lettera di PDnetwork (vedi sopra): ne suggerisco la visione integrale.

TELECAMERE 15/01/12
Durata: 00:50:25
Anna La Rosa e i suoi ospiti, parlano dei problemi legati alla casa
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-60f3882a-1710-4fb1-9f91-ce79a1416528.html 

 


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permalink | inviato da magnagrecia il 31/7/2012 alle 19:55 | Versione per la stampa

Tasso di disoccupazione e tasso di occupazione

           

Il Sole 24 ore

LA DISOCCUPAZIONE CRESCE AL 9,8% [1]

Claudio Tucci

03/05/2012

 

Questo articolo de “Il Sole 24 ore” conferma ciò che ho scritto il giorno 2 maggio e il giorno 3 maggio in calce al ‘post’  LAVORO: GOVERNO VARI PIANO PER OCCUPARE 500 MILA GIOVANI [2] sul tasso di disoccupazione, influenzato dagli spostamenti da inattivi-“scoraggiati” a disoccupati-in cerca di occupazione.

 

Ad esempio, ecco che cosa successe nell’aprile 2011: ISTAT-Occupati e disoccupati aprile 2011: stime provvisorie [3]

Sembra un po’il gioco delle tre carte, ed invece è un gioco statistico-terminologico. La logica non sarebbe d’accordo, ma la statistica relativa agli occupati e ai  disoccupati dice che ad aprile rispetto a marzo:

- gli occupati sono 22.895 mila unità, in diminuzione dello 0,3% (-71 mila unità);

- il tasso di occupazione è pari al 56,9%, in calo di 0,2 punti;

- il numero dei disoccupati, pari a 2.005 mila, diminuisce del 2,9% (-60 mila unità).

Cioè sono diminuiti sia gli occupati che i disoccupati. Come si spiega? Semplicemente col fatto che una parte dei disoccupati (cioè quelli che cercano un lavoro) si è “trasferita” negli inattivi (cioè quelli né occupati né in  cerca di occupazione), che infatti sono aumentati dell’1,0% (+152 mila unità).

NB: Il tasso di occupazione del 56,9% è tra i più bassi (con Ungheria, Malta, Polonia) in ambito UE, per effetto del peso del Sud e delle donne.

Il nuovo piano dell'UE [6] punta a un tasso di occupazione del 75% entro il 2020. In 8 anni l’Italia dovrebbe recuperare un gap di 18 punti percentuali. Secondo la Banca d’Italia, il tasso di occupazione nel Sud è anche la principale variabile da aggredire per risolvere la Questione meridionale.

 

Il dato più attendibile è il tasso di occupazione, sostanzialmente stabile da 3 anni:

ISTAT - OCCUPATI AL 31.3 (dati non destagionalizzati [x]):

2010: Il numero di occupati risulta pari a 22.758.000 unità, pari al 56,6%.

2011: Il numero di occupati risulta pari a 22.977.000 unità, pari al 57,1%.

2012: Il numero di occupati risulta pari a 22.947.000 unità, pari al 57,0%.

[x] DESTAGIONALIZZAZIONE- SEASONAL ADJUSTMENT : La destagionalizzazione è un procedimento statistico col quale si depura una serie storica dall'influsso di fattori stagionali quali ad esempio il numero di giorni del mese, ...
http://www.glossario.iaconet.com/glossario_lettera_d_3.htm

 

Tasso di disoccupazione e tasso di occupazione.
L’ex ministro del Lavoro, Sacconi, maestro di DISINFORMAZIONE assieme al suo collega Tremonti (non a caso capeggiavano la classifica dei ministri per gradimento degli Italiani con oltre il 60%), persisteva a diffondere l’illusione statistica del tasso di disoccupazione inferiore alla media europea proprio basandosi sul tasso di disoccupazione dell’ISTAT, scontrandosi ogni volta con la Banca d’Italia, secondo la quale il tasso di disoccupazione era più elevato di 2-3 punti percentuali, poiché includeva i CIG a zero ore; e con la CGIL, che includeva anche una parte dei cosiddetti inattivi-scoraggiati, secondo la quale il tasso di disoccupazione complessivo era addirittura pari al 18% [4].
L’indicatore più attendibile è il tasso di occupazione al netto della Cig (anche se, a leggere il glossario ISTAT [5], viene qualche dubbio di sovrastima[*]). In base ad esso, siamo in fondo alla classifica UE27, in particolare per l’occupazione giovanile e femminile.

[*] Il dubbio di sovrastima del tasso di occupazione deriva dal fatto che l’ISTAT considera:
“Occupati: comprendono le persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento:
• hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura;
• hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare nella quale collaborano abitualmente;
• sono assenti dal lavoro (ad esempio, per ferie o malattia)”.
Cioè, basta anche una sola ora di lavoro nella settimana di riferimento per essere considerati “occupati”!


Aggiornamento:

Dai dati ufficiali ISTAT [y]: “in aprile, il tasso di occupazione (57%) è aumentato dello 0,2% rispetto ad un anno fa. Il numero dei disoccupati, pari a 2.615 mila, su base annua aumenta del 31,1% (621 mila unità).
Il tasso di disoccupazione si attesta al 10,2%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a marzo e di 2,2 punti su base annua”.

E’ evidente che centinaia di migliaia di “inattivi”, presumibilmente costretti dal calo dei redditi familiari, si sono messi a cercare un’occupazione e quindi ora risultano “disoccupati”. Va anche detto, per completezza, che, negli ultimi anni, un milione di occupati italiani ha perso il lavoro, rimpiazzati, soprattutto quelli di bassa qualifica, da lavoratori stranieri. [7]
[y] http://www.istat.it/it/archivio/63926



[1] http://cesaredamiano.files.wordpress.com/2012/05/ilsole24ore_la-disoccupazione-cresce-al-98.pdf

[2] http://cesaredamiano.wordpress.com/2012/05/02/lavoro-governo-vari-piano-per-occupare-500-mila-giovani/

[3] http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/occprov/20110531_00

[4] http://www.adnkronos.com/IGN/Lavoro/Dati/Cgil-con-inattivi-e-cassintegrati-disoccupazione-al-1832_311966482627.html

[5] http://www.istat.it/dati/dataset/20110422_00/glossario.pdf
link sostituito da:
Glossario – Nota metodologica
http://www3.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/occprov/20110801_00/nota_occupati-disoccupati-Giu2011.pdf

[6] Piano UE per promuovere le competenze e l'occupazione

http://ec.europa.eu/news/employment/101123_1_it.htm

[7] Lavoratori italiani in calo, ma aumentano gli stranieri

http://www.repubblica.it/economia/2012/05/18/news/dal_2007_lavoratori_italiani_in_calo_ma_aumentano_gli_stranieri-35390755/


Ed inoltre:


Europia

http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/10/03/europia/

Global Europe 2030-2050

The objective of this group is to conduct both quantitative and qualitative analyses in terms ofwell-grounded connections between challenges and visions and options for action on which policies can be built in the years to come. This is to be done through the elaboration and exploration of the main drivers that may affect or impactthe world and Europe by 2030/2050, thus integrating the long-term dimension in the policy preparation.

State of the art of international Forward Looking Activities beyond 2030

http://ec.europa.eu/research/social-sciences/pdf/fla-2030-2050-state-of-the-art-synthesis_en.pdf 

Inventory of Forward Looking Studies with a focus beyond 2030

http://ec.europa.eu/research/social-sciences/pdf/fla-2030-2050-state-of-the-art-inventory_en.pdf 






 

APPUNTO DOPO LE LETTERE DELLA BCE AL GOVERNO E DEL GOVERNO ALL’UE

           

Com’è noto, l’ammontareelevatissimo del debito pubblico e la stentata crescita, in un contesto di gravecrisi economica che ha investito, a partire dal 2008, tutti i Paesi occidentali,hanno reso necessario il varo di una serie di manovre correttive severe, che hannosempre interessato, ogni volta, anche la previdenza e l’assistenza. Ma non èfinita. Si preannunciano, per reperire risorse, ulteriori interventi sullepensioni, sollecitati dagli organismi europei. Provo allora a fare il punto.

 

Vorreiosservare che: a) si sbaglia, almeno per indeterminatezza, non distinguendoopportunamente tra le due tipologie di pensione: vecchiaia e anzianità;  b) ilsistema pensionistico italiano, dopo le 7 più o meno importanti riforme varatedal 1992 [1], è per il 3° anno inattivo [2] (nonostante la crisioccupazionale) ed in equilibrio fino al 2050 [3] (l’UE lo sa molto bene, ed anche la BCE, che ha menzionatonella famosa lettera soltanto quelle d’anzianità [4]); c) per quantoriguarda le pensioni di vecchiaia, infatti, è in linea addirittura col“benchmark” europeo [5], poiché ègià ora a 66 anni (per effetto dell’eufemistica “finestra” di 12 mesi), dal2013 a 66 anni e 3 mesi, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita;per crescere fino a 67 nel 2021 ed oltre 68 nel 2032 [6]; d) è vero, invece,che non sono state riformate ulteriormente le pensioni di anzianità anticipate(età + anzianità di lavoro), disallineate rispetto alla media Ocse [7]; ma quelle ordinarie sono già a 41anni e saliranno anch’esse gradualmente in base all’aspettativa di vita.

 

E’ opportunopuntualizzare, inoltre, che il problema del sistema previdenziale non èsoltanto l’età pensionabile di anzianità o non è soltanto il c.d. “tasso disostituzione”, ma anche l’assenza di un limite agli importi pensionistici. Daidati dell’osservatorio statistico sulle pensioni dell’Inps, emerge che al 2009il 2,21 per cento delle pensioni vigenti è di importo superiore ai 2.500 euromensili, che incidono per più del 10,6 per cento della spesa complessiva [8] (tra queste quelle dei dirigenti,la cui gestione è dovuta confluire nell’Inps perché andata in difficoltà pertroppa generosità [9]).

E tutto questomentre, dai dati Istat sul rapporto annuale dell’Inps diffuso a maggio scorso,emerge che il 70,5 per cento dei trattamenti pensionistici erogati non supera imille € al mese e che il 39,1 per cento delle pensioni è inferiore a 500 € almese [10].

 

In ogni caso,per restare allineati alla media Ocse della spesa sociale complessiva, irisparmi rivenienti dall’aumento dell’età pensionabile di anzianità (da attuaremediante il meccanismo di incentivi/disincentivi previsto dalla riforma Dini)dovrannorimanere nel capitolo previdenza (e assistenza), ad esempio finanziando ilreddito minimo garantito universale (l’Italia è l’unico paese, oltre allaGrecia, che non lo prevede), oppure per adeguare il ‘tasso di sostituzione’pensionistico per i lavoratori precari.

 

Dopo aver addossatol’onere del risanamento (140 mld nell’ultimo anno e mezzo soltanto come manovrecorrettive, escludendo quindi le leggi di stabilità, ex finanziaria) in granparte sul ceto medio-basso e sui poveri, lerisorse indispensabili alla crescita vanno prese da quelli che i soldi ce lihanno: il 10% di Italiani che detiene il 45% della ricchezza nazionale [11].

Le misure ormai sonocondivise dalla stragrande maggioranza degli Italiani (tranne Silvio B. eGiulio T. ed i loro utili idioti).
In attesa degli eurobond [12] (non acaso caldeggiati anche da Tremonti) e della TTF [13], occorre, in particolare:
a) reintrodurre, come ha suggerito anche la Banca d’Italiarecentemente [14], l’ICI sulla prima casa dei più abbienti,abolita dal governo Berlusconi (2,5 mld circa), lasciando le franchigie decisedal 2° governo Prodi [15].
b) introdurre, come hanno suggerito, da ultimo, anche le associazioniimprenditoriali, un’imposta patrimonialeordinaria ad aliquota bassa sulla ricchezza netta al di sopra di una certasoglia, cioè prevedendo una franchigia di almeno 800 mila € [16];
c) ritassare, come suggerito da Pierluigi Bersani, i capitali scudati;
d) eliminare lo scandaloso doppiostipendio ai magistrati fuori ruolo.

La concentrazione della ricchezza e le disuguaglianze sono scandalosee crescenti; basta leggere le statistiche (dell’ONU, dell’OCSE, della Bancad’Italia, non di Liberazione [11]), per rendersene conto. O ildocumento del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, uscito il24-10 scorso [17]. O bastaanalizzare sulle spalle di chi, ripeto, sta gravando e graverà l’onere dei 140miliardi di € (pari a 270.000 mld di Lire) delle manovre correttive varatedall’attuale governo nell’ultimo anno e mezzo. Anche… Catalano direbbe che èpiù equo se la crisi la pagano anchei ricchi (soprattutto quelli che l'hanno provocata), non solo i meno abbientied i poveri.

 

 

[1] Riforme delle Pensioni: Amato, 1992; Dini, 1995;Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi,2010; Berlusconi/Sacconi, 2011.

 

[2] Il Sole 24 Ore Radiocor - Roma, 28 lug

“Inps: Civ approva consuntivo2010, avanzo finanziario cala a 1,66 mld”

http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-961509/inps-civ-approva-consuntivo-2010/

“Pensioni.Perché è giusto indignarsi”

diFelice Roberto Pizzuti

Il sistema previdenziale è strutturalmente inequilibrio. Il saldo tra le entrate e le prestazioni pensionistiche al nettodelle ritenute fiscali è attivo per un ammontare di 27,6 miliardi

http://www.sinistrainrete.info/component/content/article/73-spesa-pubblica/1665-felice-roberto-pizzuti-pensioni-perche-e-giusto-indignarsi.html

[3] Programma Nazionale diRiforma

Bozza* – novembre 2010

http://europa.dol.it/allegatidef/piano%20Tremonti122384.pdf

N.B.: nella proiezione ivicontenuta, non sono comprese le misure 2011 sulle pensioni.

 

[4] Lettera BCE
http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml

 

[5] Joint Report of Pensions2010 della Commissione europea - News

http://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=it&catId=89&newsId=958&furtherNews

N.B.: I dati sono sintetizzatiin questo articolo:

http://www.businesspeople.it/Societa/Attualita/Pensioni-cosa-ci-differenzia-dall-Europa_25723 

 

[6] La Normativa in Materia diPensioni Pubbliche dopo le Manovre Economiche del 2011

http://www.flcgil.it/sindacato/documenti/approfondimenti/scheda-flc-cgil-la-normativa-sulle-pensioni-pubbliche-dopo-le-manovre-economiche-del-2011.flc

 

[7] Punti salienti OCSE"Pensions at a Glance 2011"

http://www.oecd.org/dataoecd/16/60/47368940.pdf 

Sintesi in italiano

http://www.oecdbookshop.org/oecd/get-it.asp?REF=8111016e5.pdf&TYPE=browse

 

[8] “L’austeritàvista da sinistra”

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002251.html

 

[9] “L’avventurosastoria dell’istituto di previdenza dei dirigenti industriali”

http://www.manageritalia.it/content/download/Informazione/Giornale/Dicembre2002/pag28.pdf

 

[10] Dati ISTAT sulla base del Rapporto INPS (v. Fig. 7)

http://www.istat.it/it/files/2011/06/testointegrale20110621.pdf?title=Trattamenti+pensionistici+e+beneficiari+-+21%2Fgiu%2F2011+-+Testo+integrale.pdf

Il rapporto INPS 2010

http://www.pmi.it/file/whitepaper/000560.pdf

 

[11] Distribuzione della ricchezza

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2563890.html

 

[12] “EuroUnionBond per la nuova Europa”

di Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml

 

[13] “Risoluzione del Parlamento europeo dell’8 marzo 2011 suun finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo”

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2011-0080+0+DOC+XML+V0//IT&language=IT

 

[14] “E Bankitalia rilancia l'Ici. Ripristinarla sulla prima casa ma tagliandole tasse sul lavoro”

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/10/14/bankitalia-rilancia-ici-ripristinarla-sulla.html

 

[15] “Abolizione dell’ICI”

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558596.html)

 

[16] Dossier “Imposta patrimoniale”

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html)

 

[17] “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionalenella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”

link sostituito da:




 

LETTERE A PAOLO MIELI E BIANCA BERLINGUER

             

Egr. Dott. Mieli,

Egr. Dottoressa Berlinguer,

 

Ho ascoltato poco fa la Sua dichiarazione, alla trasmissione di Santoro “Servizio pubblico”, sulle pensioni, che andrebbero riformate. E’ un ritornello che si sente spesso, e si legge anche su giornali supposti di sinistra. Sovente come unica soluzione alla crisi, o almeno senza citare altro.

 

[Ho ascoltato poco fa, come d’abitudine, “Linea Notte” e, come capita spesso quando si parla di crisi, il conduttore, segnatamente Giuliano Giubilei, cita le pensioni, che andrebbero riformate. E’ un ritornello che si legge o si sente spesso anche su giornali o tv supposti di sinistra. Talora come unica soluzione alla crisi, o almeno senza citare altro.]

 

Preliminarmente, ci si sbaglia, almeno per indeterminatezza, non distinguendo opportunamente tra le due tipologie di pensione: vecchiaia ed anzianità.

Poi: a) il sistema pensionistico italiano, dopo le 7 più o meno importanti riforme varate dal 1992, è per il 3° anno in attivo [1] (nonostante la crisi occupazionale) ed in equilibrio fino al 2050 [2] (l’UE lo sa molto bene! Ed anche la BCE, che ha menzionato nella famosa lettera soltanto quelle d’anzianità [3]; la lettera della BCE, peraltro, va considerata integralmente, anche per quanto riguarda il rafforzamento degli ammortizzatori sociali, poiché – s’informi - ci sono milioni di cittadini, parecchi di loro over 45, ed anche over 60, anche con famiglia a carico, senza lavoro e completamente privi di tutele); b) per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia, infatti, è in linea addirittura col “benchmark” europeo [4], poiché è già ora a 66 anni (per effetto dell’eufemistica “finestra” di 12 mesi), dal 2013 a 66 anni e 3 mesi, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita; per crescere fino a 67 entro il 2021 ed oltre 68 nel 2032 [5]; c) è vero, invece, che non sono state riformate ulteriormente le pensioni di anzianità anticipate (età + anzianità di lavoro), disallineate rispetto alla media Ocse [6]; ma quelle ordinarie sono già a 41 anni e saliranno anch’esse gradualmente in base all’aspettativa di vita. Le pensioni di anzianità vanno eventualmente riformate sulla base di incentivi/disincentivi previsti dalla legge Dini.

 

E’ opportuno puntualizzare, inoltre, che il problema del sistema previdenziale non è soltanto l’età pensionabile di anzianità o non è soltanto il c.d. “tasso di sostituzione”, ma anche l’assenza di un limite agli importi pensionistici. Dai dati dell’osservatorio statistico sulle pensioni dell’Inps, emerge che al 2009 il 2,21 per cento delle pensioni vigenti è di importo superiore ai 2.500 euro mensili, che incidono per più del 10,6 per cento della spesa complessiva (tra queste quelle dei dirigenti, la cui gestione è dovuta confluire nell’Inps perché andata in difficoltà per troppa generosità).

E tutto questo mentre, dai dati Istat sul rapporto annuale dell’Inps diffuso a maggio scorso, emerge che il 70,5 per cento dei trattamenti pensionistici erogati non supera i mille € al mese e che il 39,1 per cento delle pensioni è inferiore a 500 € al mese.

 

In ogni caso, per restare allineati alla media Ocse della spesa sociale complessiva, i risparmi rivenienti dall’aumento dell’età pensionabile di anzianità dovranno rimanere nel capitolo previdenza (e assistenza), ad esempio finanziando il reddito minimo garantito universale (l’Italia è l’unico paese, oltre alla Grecia, che non lo prevede), oppure per adeguare il ‘tasso di sostituzione’ pensionistico per i lavoratori precari.

 

Dopo aver addossato l’onere del risanamento (140 mld nell’ultimo anno e mezzo soltanto come manovre correttive, escludendo quindi le leggi di stabilità, ex finanziaria) in gran parte sul ceto medio-basso e sui poveri (mentre i giornalisti, capitanati da direttori ed editorialisti di giornale di destra, Belpietro, Sechi, Bechis, Porro, ecc., cui si sono aggregati anche alcuni di sinistra, come Mineo e Menichini, hanno montato una vera e propria canea contro il contributo di solidarietà, che li colpiva direttamente), le risorse indispensabili alla crescita vanno prese da quelli che i soldi ce li hanno: il 10% di Italiani che detiene il 45% della ricchezza nazionale.

Le misure ormai sono condivise dalla stragrande maggioranza degli Italiani (tranne Silvio B. e Giulio T. ed i loro utili idioti).
In attesa degli eurobond (non a caso caldeggiati da Tremonti) e della TTF, occorre:
a) reintrodurre, come ha suggerito anche la Banca d’Italia recentemente, l’ICI sulla prima casa dei più abbienti, abolita dal governo Berlusconi (2,5 mld circa), lasciando le franchigie decise dal 2° governo Prodi (v. “Abolizione ICI

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558596.html )
b) introdurre, come hanno suggerito, da ultimo, anche le associazioni imprenditoriali, un’imposta patrimoniale ordinaria ad aliquota bassa sulla ricchezza netta al di sopra di una certa soglia, cioè prevedendo una franchigia di almeno 800 mila € (v. Dossier “Imposta patrimoniale”

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html );
c) ritassare, come suggerito da Pierluigi Bersani, i capitali scudati;
d) eliminare lo scandaloso doppio stipendio ai magistrati fuori ruolo.

E’ colpevole contribuire ad alimentare, Dott. Mieli [Dott.ssa Berlinguer], la solita disinformazione ed ammuina da “utili idioti” dei ricchi. La concentrazione della ricchezza e le disuguaglianze sono scandalose e crescenti; basta leggere le statistiche (dell’ONU, dell’OCSE, della Banca d’Italia, non di Liberazione [7]), per rendersene conto. O il documento del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, uscito il 24-10 scorso [8]. O basta analizzare sulle spalle di chi, ripeto, sta gravando e graverà l’onere dei 140 miliardi di € (pari a 270.000 mld di Lire) delle manovre correttive varate dall’attuale governo nell’ultimo anno e mezzo. Anche… Catalano direbbe che è più equo se la crisi la pagano ANCHE i ricchi (soprattutto quelli che l'hanno provocata), non solo i meno abbienti ed i poveri.

 

Cordialmente,

 

 

[1] (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 28 lug

Inps: Civ approva consuntivo 2010, avanzo finanziario cala a 1,66 mld

http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-961509/inps-civ-approva-consuntivo-2010/

 

[2] Programma Nazionale di Riforma

Bozza* – novembre 2010

http://europa.dol.it/allegatidef/piano%20Tremonti122384.pdf

N.B.: nella proiezione ivi contenuta, non sono comprese le misure 2011 sulle pensioni.

 

[3] Lettera BCE
http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml

 

[4] Joint Report of Pensions 2010 della Commissione europea - News

http://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=it&catId=89&newsId=958&furtherNews

N.B.: I dati sono sintetizzati in questo articolo:

http://www.businesspeople.it/Societa/Attualita/Pensioni-cosa-ci-differenzia-dall-Europa_25723  

 

[5] La Normativa In Materia Di Pensioni Pubbliche dopo le Manovre Economiche del 2011

http://www.flcgil.it/sindacato/documenti/approfondimenti/scheda-flc-cgil-la-normativa-sulle-pensioni-pubbliche-dopo-le-manovre-economiche-del-2011.flc

 

[6] Punti salienti OCSE "Pensions at a Glance 2011"

http://www.oecd.org/dataoecd/16/60/47368940.pdf  

Sintesi in italiano

http://www.oecdbookshop.org/oecd/get-it.asp?REF=8111016e5.pdf&TYPE=browse

 

[7] Distribuzione della ricchezza

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2563890.html

 

[8] “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”

http://www.pcgp.it/dati/2011-10/24-999999/RIFORMA-MONETARIA-italiano.pdf

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4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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