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Lettera al Prof. Mario Baldassarri sulla sua intervista, con qualche imprecisione e una strana omissione, sul sorpasso della Spagna a danno dell’Italia




Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa al professor Mario Baldassarri sulla sua intervista al programma radiofonico di Radio1 Tra poco in edicola, sul sorpasso dell’Italia da parte della Spagna in termini di prodotto pro capite, al quale ho partecipato anche io, come radioascoltatore, con un commento. In fondo all'articolo, pubblico la sua cortese, breve risposta e la mia breve replica.


Egr. Prof. Baldassarri,

Ho ascoltato ieri notte le Sue dichiarazioni alla trasmissione Tra Poco in edicola su RAI-Radio1, secondo argomento in scaletta, in merito al sorpasso della Spagna a danno dell’Italia in termini di reddito pro capite PPA (per parità di potere d’acquisto), in ordine alle quali mi permetto di osservare quanto segue, ripetendo e integrando il mio breve commento reso in diretta.


Debito pubblico

Lei ha esordito citando il debito pubblico dell’Italia, che sarebbe il doppio di quello della Spagna. Che a me è parsa subito un’evidente défaillance mnemonica, che può capitare a tutti, poiché il debito italiano è pari a circa il 132% del Pil, quello spagnolo al 99%, mentre al 60% (che evidentemente la Sua memoria ha “traslato” ad oggi) lo era prima della crisi, come ho segnalato all’inizio del mio commento (in realtà, ricordavo male, era al 40%).

Nella successiva replica, anziché scusarsi e ringraziarmi della correzione, Lei ha aggiunto che il debito italiano sia arrivato al 132% mentre quello spagnolo al 98, lasciando pensare che sia cresciuto dopo la crisi più di quello spagnolo, il che è il contrario di ciò che è avvenuto, peraltro rispetto a tutti i Paesi di confronto, poiché l’Italia ha speso molto meno degli altri sia per il salvataggio delle banche, sia per la crescita (vedi appresso). Infatti, il debito italiano è passato dal 103% nel 2008 (2° governo Prodi) al 119% nel 2011 (4° governo Berlusconi, durato quasi 3 anni e mezzo) aumentando di circa 300 mld, passando da 1.600 a 1.900 mld, e al 132% attuale (2.286 mld al 28.2.2018), quindi è ulteriormente aumentato in sei anni di 390 mld, con un incremento percentuale dal 2008 pari al +28,2%; mentre quello spagnolo è cresciuto dal 40% pre-crisi al 99% attuale, con un incremento percentuale del +147,5%, ossia più del quintuplo dell’Italia. Nonostante ciò, l’ammontare degli interessi, grazie alla politica monetaria della BCE, è sceso (inclusi gli swap) dal picco di 86 mld nel 2012 a 66, ma il dato anomalo non è 66 bensì 86 (vedi appresso), anzi, a ben vedere è anomalo anche 66, poiché l'Italia col 4% ha il primato (escluso il Portogallo) dell'incidenza percentuale della spesa degli interessi passivi sul Pil, anche per il mancato controllo del tasso d’interesse prima da parte della Banca d’Italia e poi della BCE, variabile fondamentale atteso che l'unica determinante dell'aumento del debito pubblico, da 25 anni, è la spesa per interessi passivi. 

Aggiungo, come segnalavo nel mio sms di replica (che il conduttore Stefano Mensurati non ha letto), che considerando anche il debito privato (dati OCSE) la situazione dell’Italia (172,5% del Pil) è migliore della Spagna (207,9), della Francia (233,9) e, soprattutto, dell’Olanda (261,3), uno dei maggiori censori abituali dell’Italia, in particolare del suo debito pubblico. Al riguardo, vale la pena di osservare che il FMI, nel recente report sul debito globale, sostiene che occorre contenere il debito pubblico per tenersi pronti agli interventi di salvataggio del settore privato, a fronte di una nuova crisi che si sta profilando all'orizzonte, invertendo preventivamente il focus dal debito privato al debito pubblico, come successe ex post per la crisi 2007-2008.

Inoltre, il rapporto debito/Pil dell’Italia risente della perdita, al denominatore, di circa 150 mld di prodotto a causa della grande recessione.

Infine, va considerato che:

1. Il debito pubblico italiano include attualmente delle poste straordinarie:

(a) aiuti a titolo oneroso agli altri Paesi in difficoltà (circa 60 mld), sui quali l’Italia incassa interessi;

(b) pagamento debiti pregressi PA (oltre 40 mld);

(c) disponibilità liquide del Tesoro (accantonamenti quando i tassi sono molto favorevoli), che variano mese per mese.

2. A fronte di un debito pubblico elevato, l’Italia ha una ricchezza privata elevata e, come abbiamo visto, un debito privato relativamente basso.

3. Infine, avendo un avanzo primario elevato (a differenza della Spagna) e avendo messo sotto controllo la spesa pensionistica (l’età di pensionamento di vecchiaia italiana è benchmark in UE con 67 anni nel 2019), il debito pubblico italiano è giudicato dalla Commissione Europea e da Centri Studi internazionali il più sostenibile nel lungo periodo.


BCE

Lei, poi, ha menzionato la riduzione dell’ammontare degli interessi passivi, grazie alla politica monetaria della BCE (“santo Mario Draghi”, ha detto). Nulla di più immeritato. E’ vero che poteva anche andare peggio con un tedesco al posto di Draghi, ma la politica monetaria espansiva della BCE è cominciata con ben sei anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoY.[1] Nel frattempo, fino al risolutivo “whatever it takes” del luglio 2012, e poi al QE, deciso in gennaio 2015 e implementato nel marzo successivo, c’è stato, in alcuni Paesi dell’Eurozona, il massacro figurato di centinaia di milioni di poveri cristi e il massacro letterale di centinaia di suicidi.

__________

[1] Replica alla seconda risposta della BCE alla petizione sulla BCE


Politica economica

Come segnalavo nel mio commento radiofonico, (i) il sorpasso è il frutto della politica economica divergente consentita dalla Commissione Europea: restrittiva all’Italia (fino al 2014), alla quale poi è stata concessa con difficoltà una relativamente misera e tardiva flessibilità rispetto al fabbisogno; molto espansiva, invece, alla Spagna, alla quale è stato permesso di sforare, e di parecchio, il limite del 3% per 10 anni, come è facilmente ricavabile da questa tabella comparativa su dati EUROSTAT[2]:

__________

[2] EUROSTAT – Deficit/Pil
...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016
Italia...........-1,5...-2,7...-5,3..-4,2…-3,5..-2,9...-2,9...-3,0..-2,6...-2,4
Francia…...-2,5...-3,2...-7,2...-6,8...-5,1..-4,8...-4,0...-4,0..-3,5...-3,4
Spagna…...+2,0..-4,4.-11,0..-9.4…-9,6.-10,4..-6,9...-5,9..-5,1...-4,5
Gran Br…...-3,0..-5,0.-10,7...-9,6...-7,7...-8,3..-5,6..-5,6..-4,4...-3,0
Germania...+0,2..-0,2..-3,2...-4,2...-1,0...-0,1...-0,1..+0,3..+0,7.+0,8
Olanda …..+0,2..+0,2..-5,4...-5.0...-4,3..-3,9...-2,4...-2,3..-2,1..+0,4
Grecia…….-6,7.-10,2.-15,1.-11,2.-10,3..-8,9.-13,1..-3,7..-5,9..+0,7
Irlanda.......+0,3..-7,0..-13,8.-32,1.-12,6..-8,0...-5,7..-3,7..-2,0..-0,6
Portogallo..-3,0..-3,8…-9,8..-11,2..-7,4...-5,7...-4,8..-7,2..-4,4..-2,0
http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/table.do?tab=table&plugin=1&language=en&pcode=teina200


E (ii) l’Italia è stata costretta a varare manovre correttive mastodontiche per un ammontare complessivo di ben 330 mld (e le misure strutturali valgono tuttora), 4/5, pari a 267 mld, dal governo Berlusconi e 1/5, pari a 63 mld, dal governo Monti,[3] anche per input (eufemismo) della BCE (vedasi la lettera del 5.8.2011), con prescrizioni dettagliate, in palese violazione dell’art. 7-Indipendenza Statuto BCE, poiché l’indipendenza tra la BCE e gli Stati membri deve essere reciproca.[1]

__________

[3] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


Su questo, che è un dato fondamentale per comprendere e spiegare ciò che è successo, incluso il sorpasso da parte della Spagna, Lei inspiegabilmente ha omesso di pronunciarsi.

Mi permetto di ri-rammentargliele. Traggo dal documento[3] (fonti: Il Sole 24 ore e CGIA di Mestre):

Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.[1 o 2]

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.

Vale a dire, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine, scandali e cattivo rapporto con i partner europei, che incisero sul rating dell’Italia, al di là dei fondamentali macroeconomici), è anche peggio.

E poi (fonte ISTAT):

Politica fiscale del Governo italiano

In definitiva, la politica fiscale durante la crisi, in parte scelta dal Governo Berlusconi-Tremonti ed in parte imposta al Governo italiano dall’Unione Europea e dalla BCE, anche a causa delle debolezze extratecniche del PdC Berlusconi e della perdita di immagine del Paese (Placebo di Peter: Un grammo di immagine vale più di un chilo di fatti), che si riverberò sul Governo Monti, fu contrassegnata da fattori univoci nel senso della recessione:

a) la quasi assenza di misure anticicliche (meno dello 0,5% fu destinato alla crescita, contro il 2-3% medio negli altri Paesi);

b) l’avanzo primario, tranne il 2009-2010, culmine della crisi, fu consistente: “L’Italia ha registrato nei cinque anni considerati (2008-2012) un avanzo primario cumulato pari a circa il 5,4 per cento del Pil 2012, contro un disavanzo medio del 7,4 per cento nell’area dell’euro. La Germania ha conseguito un avanzo primario, pari a 4,7 punti percentuali di Pil, mentre la Francia ha conseguito un disavanzo primario per 7,4 punti percentuali. Eccezionali livelli di disavanzo si sono registrati in Irlanda (59 punti percentuali di Pil), Spagna (35 punti percentuali) e Grecia (30 punti percentuali)”;

c) una politica fiscale divergente rispetto a tutti gli altri Paesi[6]: “Nel confronto complessivo, si evidenzia il grande sforzo di consolidamento fiscale compiuto dall’Italia nel periodo della crisi: il nostro è stato l’unico paese della Uem a non aver attuato nel complesso politiche espansive, presentando effetti cumulati restrittivi per oltre 5 punti di Pil. Nell’area dell’euro l’impatto è risultato espansivo per 13 punti di Pil, in Francia per 14 e in Germania per 6.”; e sprecando d) [...]


Salvataggio banche

Lei ha, invece, criticato l’assenza di interventi a favore delle banche italiane, ripetendo la vulgata che imputa questi mancati interventi alla responsabilità del governo in carica, che come è noto era il governo Monti. Ma rilevo: a differenza della Spagna che, come ho affermato in diretta, ha beneficiato di aiuti del Fondo salvataggio europeo per oltre 40 mld (di cui una decina dell’Italia), come segnalato nel predetto sms, l’Italia non l’ha fatto perché, come ha confermato il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, le sofferenze bancarie sono cresciute gradualmente e notevolmente solo dopo il 2011, correlativamente al prolungarsi della grande recessione, a causa della quasi assenza di misure anticicliche.

Traggo di nuovo dal documento[3]:

d) l’assenza della necessità di interventi di salvataggio delle banche - esclusa dalle stesse banche (a ragione, poiché le sofferenze quadruplicarono nell'arco di 6 anni soltanto per il prolungarsi della crisi, come ha confermato il Governatore Visco nel corso dell’audizione citata) -, allora in regime di bail-out (salvataggio esterno con soldi pubblici): “L’Italia ha attuato solo piccoli interventi a sostegno del settore finanziario, meno di due decimi di punto in termini di Pil del 2012 rispetto a un ammontare complessivo nell’area dell’euro pari a 5,5 punti. I governi che hanno finanziato in misura maggiore le banche con emissioni di debito pubblico sono stati l’Irlanda (28 per cento del Pil), la Grecia (20 per cento), la Germania e Cipro (10 per cento)”.


Conclusione

Com’è noto, il convitato di pietra di qualunque analisi riguardi l’Italia è, secondo l'opinione dei Tedeschi e quindi dell'UE, il debito pubblico (anche parecchi Italiani, incluso il conduttore Stefano Mensurati, la pensano così, però a differenza degli stranieri non citano mai tra le misure da prendere per ridurlo l'imposizione sulla ricchezza dei ricchi); dall’altra parte, dal punto di vista dell’interesse italiano, secondo l'esperienza di questi decenni, incide la scarsa schiena dritta (il prof. Sapelli adombra una sottomissione che rasenta la fellonìa) dei politici italiani quando sottoscrivono impegni dannosi per l'Italia (si veda, ad esempio, l’Unione Bancariamonca finora del terzo pilastro, ossia l’assicurazione dei depositi bancari). Per il primo – il debito pubblico -, a mio avviso, occorre riesumare le vecchie proposte di piani taglia-debito che prevedono un ruolo chiave dell'imposta patrimoniale sui ricchi (che si sono ulteriormente arricchiti con la crisi, anche attraverso la via surrettizia di addossare il risanamento dei conti pubblici sui non ricchi), che sono argomento, com’è noto, molto delicato e ostico, che vede una folta schiera di agit-prop ben retribuiti e, purtroppo, anche milioni di UTILI IDIOTI poveri prendere le difese dei ricchi (fenomeno bizzarro che incuriosì molto Einstein, che chiese lumi a Freud, cfr. “Perché la guerra?”); per il secondo - la schiena dritta -, forse è addirittura più difficile, poiché bisognerebbe fare assegnamento su esponenti sovranisti e quindi si rischierebbe di dover contare su populisti incapaci e sfaticati alla Salvini, sempre che questi non faccia una marcia indietro peggiore di quella che vide protagonista il tosto Renzi.

Quindi, a mio avviso, è giusto come Lei propone da anni tagliare la spesa corrente improduttiva, ma è necessaria anche l’assunzione di responsabilità da parte dei nostri ricchi per riparare la grossa perdita dell’impianto idraulico e rafforzare i muri maestri. Linevitabile domanda conseguente è: ci sentiranno da quest’orecchio o ripeteranno la finzione del 2011 quando, col governo Berlusconi, la casa bruciava e poi lasciarono che a provvedere fossero soprattutto i poveri cristi?[3] 

Anche per farsi perdonare le misure scandalosamente inique adottate dal governo Berlusconi-Tremonti, quando Lei era presidente della Commissione Finanze (lungi da me, beninteso, l’intenzione di sottovalutare il ruolo della ben più strategica Commissione Bilancio del Senato, retta allora dal Sen. Antonio Azzollini, fedele esecutore del ministro dell’Economia Giulio Tremonti[3]), perché, egregio Professore, quando parla del debito pubblico, non riorienta leggermente il suo focus di accurato analista economico nel senso dell’equità delle misure secondo capacità di reddito e consistenza patrimoniale?

Cordiali saluti,

V.


PS: E’ la seconda volta che Le scrivo, la prima fu nel 2011 in merito all’errore che faceste quasi tutti sul raggiungimento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2026, in luogo del corretto 2021, errore che forse costò caro all’Italia.[3]


***


Riporto la risposta del prof. Baldassarri e la mia replica.


Radio RAI Tra poco in edicola del 21 aprile 2018

Pres. Mario Baldassarri<presidente@economiareale.it>(presidente@economiareale.it)

23/4/2018  14:17

A:  v  


Caro V.,

ho letto con attenzione le sue osservazioni. Come può ben capire è difficile argomentare in modo completo e preciso in una trasmissione di pochi minuti.

Se mi manda un suo indirizzo postale avrò piacere di farle avere i miei ultimi due o tre libri nei quali potrà meglio valutare le mie analisi e le mie posizioni.

Cordiali saluti,

Mario Baldassarri



Re: Radio RAI Tra poco in edicola del 21 aprile 2018

Da:  v

23/4/2018  22:16


Caro Presidente Baldassarri, 

Non ho letto i Suoi libri, ma ho letto o ascoltato e apprezzato in passato le Sue analisi accurate e so che Lei è stato allievo di Franco Modigliani. Proprio per questi due motivi, ho ascoltato con qualche comprensibile sorpresa le Sue dichiarazioni alla radio e mi sono permesso di commentare. Ma ha ragione, la sede, il tempo insufficiente e forse anche l'ora tarda giustificano un approccio non approfondito e qualche imprecisione. 

La ringrazio per l'offerta dei Suoi libri, in linea con la Sua abituale gentilezza, ma ometto di comunicarLe il mio indirizzo postale, perché mi sembrerebbe di abusare della Sua generosità. Se mi posso permettere, Le chiedo invece di contribuire, Lei che conta molto più di me, a fare chiarezza sui temi da me affrontati nella lettera e nei documenti linkati, che hanno fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all'estero, e sui quali faccio controinformazione da sette anni, una vera fatica di Sisifo.

Cordiali saluti,

V.



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Lettera al Commissario all’Economia Pierre Moscovici




Pubblico la lettera che ho inviato il 18 gennaio scorso al Commissario UE all’Economia Pierre Moscovici, dopo aver letto le sue dichiarazioni surreali sull’Italia. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Osservazioni sulle Sue recenti dichiarazioni sull'Italia

Da:  v

18/1/2018  17:05


Egr. Sig. Commissario Moscovici,

Lei ha fatto recentemente delle dichiarazioni esagerate sull’Italia, sia sul deficit/Pil, sia che sarebbe un gatto, poiché cade sempre in piedi. Evidentemente, Lei ignora che ogni dichiarazione esagerata è infallibile indizio di coda di paglia.

Deficit/Pil

1. Mi permetto di osservare che la Sua coda di paglia, in fatto di deficit, è lunghissima.

EUROSTAT – Deficit/Pil

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia............-1,5..-2,7...-5,3..-4,2…-3,5..-2,9...-2,9...-3,0..-2,6...-2,4

Francia…....-2,5..-3,2...-7,2...-6,8...-5,1..-4,8...-4,0...-4,0..-3,5...-3,4

Spagna…....+2,0..-4,4.-11,0..-9.4…-9,6.-10,4..-6,9...-5,9..-5,1..-4,5

Gran Br…....-3,0..-5,0.-10,7..-9,6...-7,7...-8,3...-5,6...-5,6..-4,4..-3,0

Germania....+0,2..-0,2..-3,2...-4,2...-1,0...-0,1...-0,1..+0,3.+0,7.+0,8

Olanda …...+0,2..+0,2..-5,4..-5.0...-4,3…-3,9..-2,4...-2,3..-2,1..+0,4

Grecia….….-6,7.-10,2.-15,1.-11,2.-10,3..-8,9.-13,1..-3,7..-5,9..+0,7

Irlanda........+0,3..-7,0..-13,8.-32,1.-12,6..-8,0..-5,7…-3,7..-2,0..-0,6

Portogallo...-3,0..-3,8…-9,8..-11,2..-7,4...-5,7..-4,8...-7,2..-4,4..-2,0

2. Inoltre, l’Italia non fa come la Francia da chaperon della Germania per assecondare la propria convinzione di grandeur e beneficiare del suo scudo finanziario. E questa è una colpa grave, poiché, senza la Francia, la Germania non potrebbe fare il bello e il cattivo tempo in UE, interpretando magistralmente il detto napoletano “chiagne e fotte”: ha tutti i vantaggi dalla struttura squilibrata e monca dell’Euro, ma piange perché si svenerebbe a favore dei cosiddetti Pigs.

Per cui, l’Italia paga tassi d’interesse più elevati della Francia ed ha, dopo il Portogallo, il primato in UE28 dell'incidenza della spesa degli interessi passivi sul Pil, che aumenta il deficit/Pil.

BANCA D’ITALIA –Statistiche di finanza pubblica nei paesi dell’Unione europea - Spesa per interessi (in percentuale del PIL) Tav. 16

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia............4,8…4,9…4,4....4,3…4,7…5,2….4,8…4,6…4,1…4,0

Francia…....2,6…2,8…2,4…2,4…2,6…2,6….2,3…2,2…2,0…1,9

Spagna…....1,6…1,5…1,7…1,9…2,5…3,0….3,5…3,5…3,1…2,8

Gran Br…...2,2…2,2…1,9…2,9…3,2…2,9….2,9…2,7…2,3…2,5

Germania....2,7…2,7…2,6…2,5…2,5…2,3….2,0…1,8…1,6…1,4

Olanda…....2,0…2,0…2,0…1,8…1,8…1,6….1,5…1,4…1,3…1,1

Grecia….....4,5…4,8…5,0…5,9…7,3…5,1....4,0…4,0.…3,6…3,2

Irlanda........1,0…1,3...2,0….2,8…3,4…4,2….4,3...3,9.…2,6…2,2

Portogallo...2,9…3,1...3,0….3,0…2,9…4,3….4,9...4,9….4,6…4,2

3. Infine, per colpa della crisi economica scoppiata in Europa dopo la crisi del debito pubblico della Grecia (gestita malissimo, secondo Romano Prodi, sia per non averla prevenuta La Grecia ha ripetutamente imbrogliato sui suoi conti pubblici perché non fu ritenuto opportuno introdurre un controllo dei conti da Schröder e Chirac, sia per come la si è affrontata «Se la Germania fosse intervenuta all’inizio della crisi, ce la saremmo cavata con 30-40 miliardi; oggi i costi sono dieci volte di più»), e diventata grande recessione a causa della politica recessiva e prociclica imposta dall’UE, l’Italia ha perso circa 150 mld di Pil, denominatore del rapporto deficit/Pil.

Aggiungendo che:

4. nel caso della spiegazione della genesi della crisi, c’è stata la menzogna che è stato il debito pubblico in luogo della verità che è stato il debito privato, con massicci aiuti pubblici alle banche e conseguenti misure draconiane di risanamento dei conti pubblici, in Italia addossate in massima parte sui non ricchi;

5. nel caso della Grecia, c'è stata la menzogna del salvataggio della Grecia dal default in luogo della verità del recupero crediti delle banche francesi, tedesche e olandesi verso la Greciaavvenuto con soldi di tutti gli europei.

Debito pubblico

Naturalmente, Lei obietterà che il debito pubblico italiano è elevatissimo, molto più elevato di quello francese. Mi permetto di osservare:

1. Il debito pubblico italiano include attualmente delle poste straordinarie:

(a) aiuti a titolo oneroso agli altri Paesi in difficoltà (circa 60 mld);

(b) pagamento debiti pregressi PA (oltre 40 mld);

(c) disponibilità liquide del Tesoro (accantonamenti quando i tassi sono molto favorevoli), che variano mese per mese.

2. Il debito pubblico francese supera il 99% ed è cresciuto più di quello italiano durante la crisi economica, anche per salvare le banche con soldi pubblici.

3. Considerando il debito complessivo, la Francia è il Paese più indebitato dell’area euro.

4. A fronte di un debito pubblico elevato, l’Italia ha una ricchezza privata elevata e un debito privato relativamente basso.

5. Infine, avendo un avanzo primario elevato (a differenza della Francia) e avendo messo sotto controllo la spesa pensionistica (l’età di pensionamento di vecchiaia italiana è benchmark in UE con 67 anni nel 2019, contro i 62 anni della Francia), il debito pubblico italiano è giudicato dalla Commissione Europea e da Centri Studi internazionali il più sostenibile nel lungo periodo.

Cugini coltelli

In conclusione, Sig. Commissario Moscovici, mi auguro che Voi cugini francesi, per meri interessi di bottega e per stornare l’attenzione dai vostri problemi, non dimentichiate la cura da cavallo cui fu costretta l’Italia, in buona parte, dall’UE, cominciata nel 2010, col DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla L. 122 del 30.7.2010, di ben 62 mld cumulati, e che poi si è sviluppata con una seconda manovra finanziaria correttiva pesantissima (oltre la legge di stabilità), vale a dire il DL 98 del 6.7.2011 convertito dalla L. 111/2011, di 80 mld cumulati, che riscosse l’apprezzamento sia del Consiglio Europeo, che della cancelliera Merkel

Dopo appena pochi giorni, invece, arrivò al Governo italiano la lettera della BCE (Trichet e Draghi), che violava palesemente l’art. 7-Indipendenza (che deve essere reciproca) del proprio statuto, con varie prescrizioni dettagliate e la richiesta di anticipare il pareggio di bilancio al 2013 (in contrasto con l'apprezzamento della Banca d'Italia, guidata da Mario Draghi, nel maggio precedente, del pareggio di bilancio nel 2014, oltre, come scrivevo, del Consiglio Europeo e della cancelliera Merkel), che portò al varo di una seconda manovra estiva pesante, il DL 138 del 13.8.2011, convertito dalla L. 148/2011, di 60 mld cumulati.

Ma neppure queste manovre finanziarie pesantissime e recessive bastarono a salvare il governo Berlusconi, che a furor di popolo e per input dell’Europa (cioè del duo Merkel-Sarkozy, dopo l’accordo di Deauville, citato non a caso come spartiacque, con il suo abituale understatement, dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nel corso della seconda parte - dopo le 19:46, dal minuto 23 - della sua lunghissima audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche) fu sostituito dal governo d’emergenza Monti.

Un’emergenza creata ad arte, sia dalle critiche urlate dell'Unione Europea, sia dai sorrisetti irridenti del presidente Sarkozy e della cancelliera Merkel (in parte motivati dalla nomea di inaffidabilità del presidente Berlusconi, in parte causati dalla loro lunga coda di paglia), sia, soprattutto, dalla quasi inerzia della BCE (che, in cambio di onerose manovre finanziarie – addossate in Italia, dal Governo Berlusconi, in grandissima parte sul ceto medio e sui poveri cristi - e le cosiddette riforme strutturali, aveva implementato l'insufficiente programma SMP) e smentita dai fondamentali macroeconomici.

La ringrazio per la cortese attenzione.

Distinti saluti

V.



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UE, rilancio del progetto europeo



Les principales propositions d’Emmanuel Macron pour relancer le projet européen

Le président de la République a exposé à la Sorbonne une série de propositions et une méthode pour élaborer une feuille de route sur dix ans pour l’Union européenne.

Le Monde.fr avec AFP | 26.09.2017 à 17h26 • Mis à jour le 26.09.2017 à 20h46


Il sogno europeo sta rischiando di svanire; “il peccato originale è nell’ispirazione che ha informato tutta la costruzione europea, determinata dal progetto conservatore e neo-oligarchico dei massoni Kalergi, Monnet, Schumann e altri, con un’impostazione liberistica e deregolamentata del mercato, un Parlamento europeo privo di poteri e la prevalenza della burocrazia. Come poi è effettivamente avvenuto”.[1]

“L'interprete di questa visione neoliberista ed elitaria è diventata da anni la Germania, da quando, nel 2005, Angela Merkel ha iniziato la sua esperienza di governo alla guida dei Tedeschi”.[2]

Il discorso di Macron è importante, ma a condizione che alle parole seguano i fatti e soprattutto che la Francia non faccia prevalere il suo interesse di bottega (prestigio e scudo finanziario tedesco) al progetto di riforma dell’Unione Europea, un progetto che abbia come traguardo di medio termine un assetto federale (Stati Uniti d’Europa), anticipandone prima possibile elementi che riequilibrino i rapporti economici sbilanciati e insostenibili a lungo che caratterizzano l’attuale Eurozona.[3]

Per l’Italia, il nocciolo della questione è che con l'attuale assetto monco dell'Euro, tarato sull'economia tedesca, l'Italia (con gli altri Pigs) sta a metà del guado. O si torna indietro o si va avanti verso un’Europa federale. Abbiamo, perciò, tutto l’interesse a sostenere il presidente francese Macron, se rimane coerente, anche per rompere la diarchia franco-tedesca, in cui la Francia svolge il ruolo di chaperon interessato della egemone Germania.

Credo che Gentiloni e Macron non debbano farsi soverchie illusioni. C'è da chiedersi: perché l'egoista ed arrogante Germania dovrebbe accettare la riforma dell'attuale assetto dell'UE e, in questo ambito, dell'Euro che la favorisce e ne ha determinato la supremazia in Europa, che essa ha ricercato a più riprese fin dal tempo di Carlo Magno, passando per Otto von Bismarck e Adolf Hitler?

Gli arroganti capiscono solo il linguaggio della forza.

Per cui io non ho molta fiducia che la “bottegaia” Merkel agevoli il rilancio del progetto europeo. Come ha dichiarato lei stessa al vertice di Tallin “occorre parlare dei dettagli”;[4] e il ministro delle Finanze Schaeuble a SKY-TG24,[5] a sua volta, ha detto che la politica economica dell’UE non cambierà e che la Germania sarà favorevole a mettere in comune le Forze Armate. Evidentemente, per giovarsi dello scudo atomico francese e ridurre le spese: Ma il campo militare è solo una parte, piccola anche se importante, del nuovo assetto che si deve realizzare. E' sul resto che si gioca la vera partita per il popolo dell'Eurozona. Che ha già pagato un prezzo salato all'egemonia della Germania. Che ha voluto finora solo i vantaggi e rifiutato gli oneri della sua egemonia. La massone reazionaria Merkel (assieme al Maestro Venerabile Schaeuble) è stata dal 2005 la curatrice della costruzione in ambito UE di questo assetto leonino di autoesclusione della Germania dalle perdite, per giunta raccontando al popolo tedesco l'opposto.[6]


[1] Il piano Kalergi e la genesi dell’Unione Europea oligarchica


UE malata, governata dalla destra reazionaria, con la complicità dei sedicenti socialisti


[2] Unione Europea: rischio di disintegrazione, ma va salvata su nuove basi


[3] I difetti strutturali dell’Euro


[4] A Tallinn il vertice delle incognite. Merkel chiede tempo sulle riforme

Cena informale dei Ventisette prima del summit odierno su digitale e Web tax. La cancelliera: bene le idee dell’Eliseo, ma dobbiamo ancora parlare dei dettagli

MARCO BRESOLIN  -  29/09/2017


[5] Germania, Schäuble: "La politica delle finanze non cambierà dopo le elezioni"

WOLFGANG SCHAUBLE A SKY TG24 HD: UE/ BENE MACRON ALLA SORBONA, URGENTE UNA DIFESA UNICA EUROPEA

Venerdì, 29 settembre 2017 - 15:29:00


[6] Allego questa analisi tecnico-economica molto interessante e molto istruttiva che svolge una critica severa della politica economica attuata dalla Germania dall’introduzione dell’Euro, inclusa la riforma Hartz:

Esportare depressione, la formula tedesca da ribaltare
Gli stimoli Ue e le riforme non funzioneranno se non si superano i freni imposti dalla Germania
Sergio De Nardis* - 19/12/2014

http://www.linkiesta.it/austerity-tedesca-esporta-la-depressione  
NB: Vedi anche l’altra analisi dello stesso autore in essa linkata.


Appendice


1. La quota di export dell’Italia verso tutta l’UE è pari al 56% circa del totale; verso l’UEM a 19 al 42%; verso la Germania al 12,5%.[*] Tra i prodotti, le parti e accessori per autoveicoli e loro motori pesano complessivamente il 3%; le macchine di impiego generale l’11%.[*]

2. Le esportazioni (pari complessivamente a 420 mld circa) rappresentano il 25% del PIL. I problemi stanno nell’altro 75%, che vale il triplo.

3. La produzione manifatturiera italiana è calata con la crisi di quasi il 25%, ben prima delle sanzioni alla Russia, a causa degli effetti recessivi determinati dal mastodontico consolidamento fiscale (330 mld cumulati), imposto all'Italia dalla Commissione Europea Barroso (politica economica) e dalla BCE (politica monetaria e lettera del 5/8/2011 al governo italiano), per ordine della Germania.[**]

4. E’ positivo che la Germania importi i prodotti italiani (semilavorati per i prodotti tedeschi ad alto valore aggiunto), è sbagliato prefigurare un ruolo per l’Italia prevalentemente ancillare alla Germania.

5. In ogni caso, la leadership impone degli oneri che la Germania rifiuta di accollarsi (cfr. l’articolo di Sergio De Nardis), vuole solo i vantaggi, a spese dei partner (oltre che del resto del mondo), che vengono pian piano spoliati: il patto UE, come si è andato realizzando nella prassi in termini di interpretazione e applicazione delle regole al di là dei trattati (che pochissimi hanno letto), è squilibrato e iniquo e va di conseguenza riformato al più presto, togliendo o limitando, intanto, alla Germania il potere di interpretazione ed applicazione delle norme e facendo chiarezza sui vantaggi/svantaggi dell'attuale assetto. Chi lo debba fare è importante, io penso che vi debba provvedere il Parlamento Europeo.


[*] Aree geografiche di destinazione dell'export italiano (valori in milioni di euro)

Peso percentuale sul totale

………………………………....2015…2016…30/6/16…30/6/17

Europa…………………….........65,6….66,3…...67,3…….66,8

Unione Europea a 28.…..............54,8….55,9…..56,9….….56,5

di cui UEM a 19…………......…40,0….41,0…..41,8…......41,6

Paesi europei non UE..................10,8….10,4…..10,4….....10,3

Africa…………………...…...…..4,6…...4,2…....4,1………4,0

Africa settentrionale….................3,2…...3,0…....3,0………2,8

Altri paesi africani…...............….1,4…...1,2.…...1,1………1,2

America……………….....…….13,0…..12,8….12,5……..12,8

America sett.le ………….............9,6…....9,7…...9,6….......9,8

America centro mer.le..................3,3…….3,1…..2,8……...3,0

Asia………………………….…15,0…..14,8….14,2.……14,6

Medio Oriente……….......…...….5,2…...4,8…....4,7……...4,4

Asia centrale………………....….1,4…...1,4…....1,4…...…1,3

Asia orientale………….......….....8,5…...8,6…....8,1…...…8,9

Oceania e altri territori..................1,8..…1,9….…1,9….…..1,8


[**] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti



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La classifica dell’Italia spesso non è giustificata dai dati oggettivi



I cialtroni delle classifiche

Carlo Clericetti  -  28 LUG 2017


E’ vero, è un problema molto serio, la cattiva fama del nostro Paese, spesso non giustificata dai dati oggettivi. Le concause, a mio avviso, sono, da una parte, l’inclinazione marcata di milioni di Italiani all’autodenigrazione (in fondo, l’Italia è uno Stato giovane, ha appena 156 anni, ed è nato, dopo oltre un millennio di divisione in staterelli che ha agevolato l'invasione e occupazione straniera, con una sorta di regalo-annessione di Giuseppe Garibaldi al re del Piemonte, Vittorio Emanuele II); da un’altra, la scarsa autostima come popolo e, di conseguenza, come dirigenti politici; dall’altra ancora, la tendenza di alcuni (troppi) alla fellonìa.

Per la prima - l’autodenigrazione -, basta una minima frequentazione dei luoghi di discussione, fisici o virtuali, per toccarla con mano e rendersi conto che è una caratteristica estesissima.

Per la seconda - la scarsa autostima dei politici, riflesso della scarsa autostima del popolo in genere -, basta fare alcuni esempi:

1. Il Trattato di amicizia Italia-Libia, iniziato da Prodi (che però rifiutò di firmarlo perché troppo oneroso, con un costo di 5 mld $, 250 mln all’anno per 20 anni) e sottoscritto da Berlusconi; con l’aggiunta dell’indecoroso spettacolo della sceneggiata di Gheddafi in occasione della sua prima visita in Italia e del baciamano di Berlusconi al medesimo Gheddafi.

2. La gestione della crisi da spread, che tanti sacrifici ha imposto ai poveri cristi, con i media italiani che hanno fatto da cassa di risonanza dei problemi e dei dissidi interni al governo, con riflessi immediati sullo spread.[1]

3. La cosiddetta flessibilità ottenuta a fatica dall’Italia, che ha fatto la figura del questuante spendaccione e reprobo, mentre altri Paesi se ne sono bellamente fregati, dei limiti imposti dai trattati e dalla Commissione europea, che ha chiuso entrambi gli occhi:

EUROSTAT – Deficit/Pil

................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia.........-1,5...-2,7..-5,3...-4,2..-3,5..-2,9...-2,9...-3,0...-2,6...-2,4

Francia.…-2,5...-3,2..-7,2...-6,8..-5,1..-4,8...-4,0...-4,0...-3,5...-3,4

Spagna....+2,0..-4,4.-11,0..-9.4..-9,6.-10,4...-6,9...-5,9...-5,1...-4,5

GB............-3,0..-5,0..-10,7..-9,6..-7,7...-8,3...-5,6...-5,6...-4,4..-3,0

Germania.+0,2.-0,2...-3,2...-4,2..-1,0…-0,1...-0,1..+0,3..+0,7..+0,8

Olanda….+0,2.+0,2...-5,4...-5.0..-4,3...-3,9…-2,4..-2,3...-2,1..+0,4

4. Le innumerevoli volte in cui l’Italia ha sottoscritto trattati o accordi internazionali in cui venivano statuite clausole che danneggiavano l’interesse del nostro Paese, facendo la parte dei fessi, per poi, da un canto, lamentarsene; e, da un altro canto, cercare di eluderle (spesso marginalmente), facendo la figura dei furbi stupidi. Perché, a mio avviso, ci sono due categorie di furbi: quelli intelligenti, come i Tedeschi, che si prendono i vantaggi e fanno pure le vittime, e quelli stupidi, come gli Italiani, che si prendono gli svantaggi e passano anche per furbi e inaffidabili. Vedi, ad esempio, l’Unione bancaria o, più in generale, l’attuale assetto monco dell’Euro.

5. Oltre al caso delle spese della Sanità, evidenziato dallo studio comparativo, io aggiungerei quello della spesa pensionistica, molto più agitato dai censori interni ed esterni contro l’Italia, perfino dalla Francia (vedi il presidente francese Sarkozy, che derideva il PdC Berlusconi, che aveva già varato la severissima riforma delle pensioni SACCONI ma la gestì in maniera pessima dal punto di vista comunicativo) che una riforma severa delle pensioni non l’ha ancora oggi implementata, anzi qualcuno ha chiesto di ritornare al pensionamento a 60 anni (per un confronto internazionale, cfr. la nota 2).

Per la terza - la fellonìa -, allego questa recente intervista al prof. Giulio Sapelli, che mi ha incuriosito molto:

“Fin dall'inizio avevo detto che questa partita sarebbe stata preclusa all'Italia. Fincantieri è entrata in un gioco senza partita. La Francia non cede le chiavi di un porto militare a un Paese straniero. E le ragioni riguardano l'interesse nazionale. Queste sono cose che possono accadere solo in Italia, dove molti politici fanno gli interessi di altri Stati”.

Ovvero?

“I nomi li farò in un libro. Si possono elencare uno a uno con lo Stato accanto”.[3]


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Note:


[1] Le determinanti dello spread


[2] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli


[3] Fincantieri-Stx, intervista a Giulio Sapelli. "L'Italia si illude, alla fine abbasseremo la testa davanti al gollismo di Macron"

Intervista all'economista. "Fincantieri è entrata in un gioco senza partita. La Francia non cede le chiavi di un porto militare a un Paese straniero"

26/07/2017 15:03 CEST | Aggiornato 26/07/2017 15:10 CEST

Bianca Di Giovanni


Appendice


Un caso particolare è quello della classifica della corruzione, fenomeno beninteso reale e consistente in Italia, ma la cui dimensione è alimentata da una bufala.


60 MILIARDI: UNA STIMA GROSSOLANA

L’Italia genera la metà del giro d’affari della corruzione in Europa, con un costo per la collettività di 60 miliardi di euro l’anno. Questi i titoli sui giornali e telegiornali che sintetizzano il primo Rapporto dell’Unione Europea sulla corruzione, a firma del Commissario agli Affari Interni Cecilia Malmstrom. In questa notizia una grossa confusione e un triste dato di verità. La confusione sta nella cifra e nella quota italiana. Il dato di 60 miliardi di euro l’anno nasce da una grossolana stima, figlia di un curioso passaparola: nel 2004 stime mondiali indicano nel 3-4 per cento del Pil il costo della corruzione, percentuale che, applicata al Pil italiano, genera quella cifra. Chi per primo fa questo calcolo abborracciato ottiene la cifra di 60 miliardi di euro. Un numero che poi viene passato di rapporto in rapporto, ogni volta precisando che è una stima approssimativa, ma continuando nella sua fortunata carriera di unico numero disponibile. Non comparabile, tra l’altro, con il dato europeo di 120 miliardi di euro, dal cui confronto emerge infine il nostro triste primato di detentori della metà del fenomeno comunitario. Questo pasticcio segnala la bassa qualità dell’informazione, e la difficoltà di quantificare un fenomeno che, in quanto illegale, per sua natura è di difficile stima. [...]

Corruzione: come mai l’Italia sta peggio?

Michele Polo  -  04.02.14


La bufala dei 60 miliardi di euro di corruzione in Italia

DAVIDE DE LUCA BLOG  -  3 FEBBRAIO 2014

http://www.ilpost.it/davidedeluca/2014/02/03/la-bufala-dei-60-miliardi-euro-corruzione/  


La leggenda dei 60 miliardi, stima falsa che tutti citano

–di Caterina Guidoni

21 agosto 2016



Articolo collegato:


Italia poco competitiva? O magari no 

Carlo Clericetti  -  27 SET 2017



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Dialogo breve con Davide Giacalone sui conti pubblici


Riporto il breve dialogo intercorso tra Davide Giacalone e me in calce a questo suo articolo sui conti pubblici, sul giornale on-line Gli Stati Generali:

BLOCCO, SFORAMENTO E RINVIO

12 agosto 2016

Fateci caso, una costante dei neo-liberisti (e degli appartenenti alla destra) è l’inclinazione irresistibile all’uso della proiezione, oltre a problemi con il principio di realtà. I due elementi sono collegati.



E’ noioso perfino ripeterlo: le solite fesserie neo-liberiste. 1. L'Italia è quasi l'unico Paese in UE28 che rispetta da anni il limite del 3% deficit/Pil.[1] 2. Poiché il peso degli interessi passivi è pari ora al 4,2%, se il deficit è all’1,8% vuol dire che c’è un avanzo primario (da anni, il più alto o tra i più alti in UE28[2]), che equivale a sottrarre risorse all’economia reale. 3. E’ ipocrita o da ignorante, perciò, meravigliarsi che l’Italia non cresca. 4. Con alle spalle una banca centrale degna di questo nome, come dimostrano gli USA, il Giappone o la Gran Bretagna, e perfino l’Eurozona a partire dal marzo 2015 (varo del QE), il debito pubblico non è un problema. 5. Il debito pubblico non va ridotto in recessione o stagnazione, sarebbe una misura pro ciclica ed aggraverebbe la crisi, a meno che non lo si faccia prendendo i soldi al 5% più ricco, a bassissima propensione al consumo.


Ma sì, facciamo crescere il debito, diabo bonus a chiunque, pratiochiamo un bel clientelismo generalizzato. I consumi non crescono perché la gente non è scema, cercando di risparmiare, e perché i soldi regalati se ne vanno in tariffe amministrate e crescita del gettito. E siccome la ripresa non parte, pur in condizioni favorevolissime, si dia la colpa all'euro, all'europa, alla storia, alla sorte, a tutti, fuorché ai dissoluti incoscienti che lasciano correre debito e deficit. Magari accusando di liberismo un mondo in cui la metà del pil è stesa pubblica. Spero tolgano presto la boccia.


1. Replica che trasuda moralismo indignato sospetto, tipico degli adepti al neo-liberismo, ideologia economica strampalata e spietata al soldo dei ricchi. 2. La questione è di una semplicità solare: è necessario implementare una politica economica anticiclica, espansiva in periodi di vacche magre (come oggi, anzi da 8 anni), restrittiva in fasi di vacche grasse (quindi occorre evitare gli eccessi anche del keynesismo). Come dimostrano i governi di tutti i colori: ad esempio, gli USA (Obama, democratico, keynesiano), la GB (Cameron, tory, neo-liberista), la Spagna (Rajoy, popolare, neo-liberista), la Francia (repubblicano Sarkozy, neo-liberista, e sedicente socialista Hollande), Giappone (destra e sinistra), tutti Paesi in cui si sono registrati durante la crisi deficit fino al 10% del Pil e aumenti del debito pubblico maggiori di quello italiano. 3. I consumi languono sia perché chi ha i soldi è restio a spenderli, sia perché i soldi negli ultimi 20-30 anni si sono concentrati nelle fasce alte, a bassa propensione al consumo, e ridotti nelle fasce basse, ad alta propensione al consumo. Occorre perciò redistribuirli. Invece si è fatto il contrario (v. le manovre correttive scandalosamente inique del governo Berlusconi-Tremonti varate nella scorsa legislatura, pari ad un ammontare complessivo di 267 mld cumulati, il quadruplo di quelle varate dal governo Monti, molto più eque, pari a 63 mld cumulati[3]). 4. Ripeto: il debito pubblico non è un grosso problema se lo Stato ha alle spalle una banca centrale degna di questo nome, in recessione o stagnazione ridurlo tagliando la spesa o aumentando le tasse non è una priorità, anzi è esiziale, a meno che non lo si riduca mediante un prelievo straordinario sulla ricchezza del 5% più ricco delle famiglie, a bassissima propensione al consumo.[4] Ciò che conta, poi, è il rapporto debito/Pil. 5. Puntualizzato che io non sono renziano, termino, per le cose da fare e dove destinare i soldi, con due citazioni dalla relazione 2016 del governatore Ignazio Visco,[5] col mio commento. La prima: “Come più volte e da più parti osservato, un rilancio degli investimenti in costruzioni, indirizzato soprattutto alla ristrutturazione del patrimonio esistente, alla valorizzazione delle strutture pubbliche e alla prevenzione dei rischi idro-geologici, avrebbe effetti importanti sull’occupazione e sull’attività economica”. (pag. 9). Se si aggiungono la green economy[6] e un Piano pluriennale di alloggi pubblici di qualità (scandalosamente carenti in Italia),[7] da locare ad affitto sociale, sono del tutto d’accordo con Visco. La seconda: “Per sostenere una ripresa più rapida e duratura è necessario il rilancio di investimenti pubblici mirati, anche in infrastrutture immateriali, a lungo differiti; sono importanti un’ulteriore riduzione del cuneo fiscale gravante sul lavoro, il rafforzamento di incentivi per l’innovazione, il sostegno ai redditi dei meno abbienti, particolarmente colpiti dalla crisi. Se i margini oggi disponibili nel bilancio sono limitati, è comunque possibile programmare l’attuazione di questi interventi su un orizzonte temporale più ampio”. (pagg. 12-13). A parte il mantra similscalfariano della riduzione del cuneo fiscale, che in una crisi da domanda è una sesquipedale fesseria, gli altri punti sono condivisibili, ma rinviati sostanzialmente alle calende greche, come se i poveri cristi senza reddito potessero aspettare. Ovviamente è un’eresia per Visco suggerire di prendere i soldi ai ricchi. Vedo che è un’eresia anche per Davide Giacalone, che infatti da bravo neo-liberista al soldo dei ricchi se ne è dimenticato. Ma nessuna dimenticanza – direbbe Freud – è casuale...


Fin qui i tagli non si sono visti e la politica economica è stata espansiva, sia a livello Bce che spesa pubblica nazionale. I risultati può ben vederli. Se solo toglie gli occhiali colorati d'ideologia.


1. Non proietti i suoi difetti, non sta bene ed è un segno di debolezza. 2. Ripeto: se c’è avanzo primario,[1] la politica economica non è espansiva, poiché sottrae risorse all’economia reale. Non lo sa? 3. Quella della BCE non è politica economica ma monetaria, che per ammissione della stessa BCE (v. le dichiarazioni del presidente Draghi, che invoca misure di politica fiscale degli Stati,[2] o il duplice potenziamento del QE), come si vede nella realtà e come ammettono ora perfino quasi tutti i neo-liberisti, che parlano anch’essi di fallimento del QE e di BCE disarmata e di moneta dall’elicottero (direttamente nelle tasche nei cittadini), non ha effetti sull’economia reale (né, come pretendono i neo-liberisti, sull’inflazione), se non sul servizio del debito pubblico (interessi passivi), poiché la domanda addizionale di titoli fa ovviamente crescere il loro valore e di conseguenza calare i rendimenti.

Note: [1] Avanzo Primario Italia (%) 1999=4,9; 2000=5,5; 2001=3,2; 2002=2,7; 2003=1,6; 2004=1,2; 2005=0,3; 2006=1,3; 2007=3,5; 2008=2,5; 2009=-0,7; 2010=-0,10; 2011=1,0; 2012=2,5; 2013=2,2; 2014=1,6; 2015=1,6. Grafico del Giorno: Saldo Primario nei 27 paesi UE. Italia e Germania le piu’ virtuose http://scenarieconomici.it/grafico-del-giorno-saldo-primario-nei-27-paesi-ue-italia-e-germania-le-piu-virtuose/ . Deficit/Pil Italia (%) 1999=-2,00; 2000=-0,91; 2001=-3,19; 2002=-3,16; 2003=-3,65; 2004=-3,57; 2005=-4,49; 2006=-3,41; 2007=-1,59; 2008=-2,67; 2009=-5,45; 2010=-4,34; 2011=-3,72; 2012=-2,88; 2013=-2,78; 2014=-3,0; 2015=-2,6. [2] Draghi: Bce pronta ad agire Ma non può sostituire i governi http://www.corriere.it/economia/14_agosto_27/draghi-bce-pronta-ad-agire-9fab8b3a-2dfe-11e4-833a-cb521265f757.shtml  http://www.ilfoglio.it/economia/2016/02/15/draghi-torna-a-spronare-politici-europei-e-borse___1-v-138276-rubriche_c415.htm. [3] Il dilemma della Bce Guido Ascari - 13.01.15 http://www.lavoce.info/archives/32340/dilemma-bce/. Per un Quantitative easing efficace * Francesco Giavazzi e Guido Tabellini - 21.01.15 http://www.lavoce.info/archives/32488/per-qe-efficace/.

PS: Aggiungo questo articolo che ho omesso prima per un errore di copiaincolla: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-02-15/i-limiti-qe-versione-europea-082506.shtml.



Note


[1] Deficit/Pil Italia (%)1999=-2,00; 2000=-0,91; 2001=-3,19; 2002=-3,16; 2003=-3,65; 2004=-3,57; 2005=-4,49; 2006=-3,41; 2007=-1,59; 2008=-2,67; 2009=-5,45; 2010=-4,34; 2011=-3,72; 2012=-2,88; 2013=-2,78; 2014=-3,0; 2015=-2,6.


[2] Avanzo Primario Italia (%) 1999=4,9; 2000=5,5; 2001=3,2; 2002=2,7; 2003=1,6; 2004=1,2; 2005=0,3; 2006=1,3; 2007=3,5; 2008=2,5; 2009=-0,7; 2010=-0,10; 2011=1,0; 2012=2,5; 2013=2,2; 2014=1,6; 2015=1,6.


Grafico del Giorno: Saldo Primario nei 27 paesi UE. Italia e Germania le piu’ virtuose


[3] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti


[4] Piano taglia-debito per la crescita


[5] Banca d’Italia – Relazione annuale sul 2015

31 maggio 2016


[6] Green economy e prospettive industriali

Di Roberto Romano - 21 maggio 2016


[7] La casa è un diritto essenziale


Alloggi pubblici. Dal rapporto della CIES (Tab. 3.4, pag. 101), si ricava che, nel 2009, la spesa per l’housing sociale (case popolari) è, in Italia, appena dello 0,02% sul PIL, contro lo 0,57% della UE27, lo 0,75% della Danimarca, lo 0,65% della Germania, lo 0,20% della Spagna, lo 0,85% della Francia e l’1,47% della Gran Bretagna, con un rapporto tra questi altri Paesi UE e l’Italia, rispettivamente, di 28,5, 37,5, 32,5, 10, 42,5 e 73,5 volte: sono dati che parlano da soli e costituiscono un vero scandalo!

“Rapporto sulle politiche contro la povertà e l’esclusione sociale” 2011-2012

link sostituito da:


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Il Pil dell'Italia frena a fine 2015: + 0,7%

 
Il Pil frena a fine 2015. Ma Renzi, Italia in crescita
Padoan, importante è direzione. Opposizioni attaccano. Rallenta Ue
Silvia Gasparetto
13 febbraio 2016
http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2016/02/12/pil-prima-stima-crescita-italia-2015-a-07_73992afb-a49a-4306-87cc-ec21e0135113.html
 
Non c'è da meravigliarsi.

La previsione era di 0,8-0,7%; si è avuta la più bassa tra le due, ma cambia poco.

Ho letto i commenti in giro e constatato che c'è poca consapevolezza di quello che è successo in Italia negli ultimi 8 anni e, soprattutto, di ciò che occorrerebbe fare.

Dopo la cura da cavallo imposta all'Italia dall'insensata élite UE negli ultimi 8 anni (solo nella scorsa legislatura sono state varate manovre correttive per 330 mld cumulati, le cui misure strutturali dispiegano i loro effetti tuttora, addossati sui ceti medio-bassi ad alta propensione al consumo),[1] che ha causato la distruzione del 25% dell'apparato produttivo, un calo notevole della occupazione e la riduzione della domanda, occorrerebbe una terapia d'urto dell'ordine di vari punti di Pil (ogni punto di Pil vale 16 mld).

Di fronte ad una crisi economica di tali dimensioni e durata, infatti, è errato da parte dell’Unione europea continuare a imporre un avanzo primario crescente (il più alto in UE28), che equivale a sottrarre altrettante risorse all'economia reale.

Come pure è sbagliato, da parte del Governo italiano, visto che la determinante del perdurare della crisi è il calo della domanda, attaccarla dal lato dell'offerta (IRAP e Jobs act), come sostengono i nostri imprenditori e l’ideologia mainstream neo-liberista; o dare i soldi, anziché ai poveri ad alta propensione al consumo, ai ricchi a bassa propensione al consumo, con l'abolizione per tutti della TASI sull'abitazione principale.[2]

Per quanto riguarda la condotta specifica del PdC Renzi nell’ultimo periodo, certo, occorrerebbe ben altro che la misera flessibilità da lui invocata a gran voce, che è solo un palliativo. Ma, dati gli attuali vincoli UE, egli si attacca giocoforza ai decimali e, dati gli attuali rapporti di forza e il controllo occhiuto sull'Italia (che è dal 2011 sorvegliata speciale) da parte della Commissione europea (per conto della concorrente Germania), non ha il potere né di sforare il limite del 3% del deficit, né tanto meno di ottenere ciò che servirebbe: uno shock di alcuni punti di Pil.[3]

Ma fa benissimo ad aver posto con forza il problema. Purché insista e, con l'appoggio di altri Paesi, miri molto più in alto.

Aggiungo che, per reperire le cospicue risorse necessarie al taglio celere del debito pubblico e alla crescita economica e dell'occupazione, le alternative - l’ho già scritto da molto tempo[4] - sono:

- all'interno, varare una corposa imposta patrimoniale (300-400 mld), caldeggiata anche dalla Germania e dall'FMI, ma solo sul decile o la metà del decile più ricco delle famiglie, a bassa propensione al consumo (il 90-95% delle famiglie sarebbe esente); però so bene che Renzi non lo farà, se non costretto;

- all'esterno, implementare, in luogo del risibile piano Juncker, la vecchia proposta degli EuroUnionBond di Prodi e Quadrio-Curzio: 3.000 mld per tutta l’Eurozona, da destinare al taglio del debito pubblico e alla crescita, conferendo in garanzia, per rassicurare la riottosa Germania, l'oro delle banche centrali e quote di aziende pubbliche.

Queste cose il prof. Padoan le sa bene, ma il ministro-burocrate-prudente Padoan fa finta di non saperle e attacca l'asino dove chiede il padrone.[5]


[1] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-lavoro-sporco-del-governo-berlusconi.html
 
[2] Abolizione IMU-TASI, l’allievo Renzi ha superato il maestro Berlusconi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2839241.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/10/abolizione-imu-tasi-lallievo-renzi-ha.html
 
[3] La frase di Renzi è una negazione freudiana
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2843723.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2016/02/la-frase-di-renzi-e-una-negazione.html
 
[4] Piano taglia-debito per la crescita
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2792930.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/06/piano-taglia-debito-per-la-crescita.html
 
[5] IL PROFESSOR PADOAN HA CONFESSATO CHE IL MINISTRO NON CAPISCE NIENTE
POSTED BY REDAZIONE -11 FEBBRAIO 2016
http://www.asimmetrie.org/op-ed/il-professor-padoan-ha-confessato-che-il-ministro-non-capisce-niente/ 
 


Risegnalo questi articoli:

 
MOSLER: SALVI COL DEFICIT ALL’8% MA BERLINO VI VUOLE MORTI
Pubblicato in POLITICA&PALAZZO da L'Euroscettico il 10 giugno, 2015
http://www.euroscettico.com/mosler-salvi-col-deficit-all8-berlino-vi-vuole-morti/
 
Morire per Bruxelles
Carlo Clericetti 21 GEN 2016
La tempesta che si sta abbattendo sulle banche italiane è la conseguenza della politica criminale dell'Unione europea a cui si sono sommati i gravissimi errori della politica italiana.
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/01/21/morire-per-bruxelles/
 
EURO CRISIS gennaio 22, 2016 posted by Mitt Dolcino
La strategia EU-tedesca nella “crisi” delle nostre banche: attaccare gli altri paesi per impossessarsi dei loro attivi al fine di coprire i buchi del proprio sistema. Come chiudere il cerchio
http://scenarieconomici.it/la-strategia-eu-tedesca-nella-crisi-delle-nostre-banche-attaccare-gli-altri-paesi-per-impossessarsi-dei-loro-attivi-al-fine-di-coprire-i-buchi-del-proprio-sistema-come-chiudere-il-cerchio/
 
Una Ue che non ha più certezze
di Vincenzo Visco 29 Gennaio 2016
[…] All’origine di questo disastro vi sono due fattori principali: la crisi economica e il fenomeno dell’immigrazione. La crisi del 2007 ha avuto dimensioni epocali e, come quella del 1929, rischia di avre conseguenze politiche devastanti in Europa dove la leadership tedesca ha imposto una terapia insensata, ispirata agli interessi di breve periodo della Germania, ma assolutamente iatrogena per tutti gli altri, che ha spinto le economie del continente a divergere sempri di più e a scaricare sui ceti più deboli tutto il costo dell’aggiustamento, creando insicurezza, paura e risentimento, e anche mettendo a rischio la ripresa mondiale affidata solo agli sforzi degli Stati Uniti. La pervicacia con cui il ministero delle Finanze tedesco e la Bundesbank continuano a portare avanti la loro linea incuranti delle macerie materiali e morali che essa ha provocato fa temere che in verità i gruppi dirigenti tedeschi (o una loro parte) abbiano già deciso di considerare chiusa l’esperienza dell’euro se non della stessa Unione. […]
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-01-29/una-ue-che-non-ha-piu-certezze-104258.shtml  
 
E questa vecchia proposta (in luogo del ridicolo piano Juncker):
 
EuroUnionBond per la nuova Europa
di Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio
23 agosto 2011
http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml
 
 
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permalink | inviato da magnagrecia il 22/2/2016 alle 16:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Il supposto scoop di QN sul caso dei due Marò

 
Premetto che io faccio il tifo per i due Marò e che secondo me la competenza a processarli è dello Stato italiano, ma questo non m’impedisce di conservare sulla vicenda la massima obiettività.
 
La settimana scorsa, QN-Quotidiano Nazionale ha diffuso la notizia,[1] rilanciata da quasi tutti i media, dell’autogol fatto dall’India, che avrebbe allegato agli atti depositati presso il Tribunale internazionale per il diritto del mare (Itlos), che doveva decidere esclusivamente sull’ammissibilità dell’arbitrato alla Corte dell’Aja, la prova documentale che i proiettili estratti dai corpi delle due vittime – i due pescatori del Saint Antony, Valentine Jelastine e Ajeesh Pink - erano più lunghi di quelli in dotazione ai marò.
 
Leggendo la notizia, mi è tornato subito in mente un articolo di Repubblica di qualche anno fa, che riferiva in esclusiva dell’inchiesta di un ammiraglio italiano. Mi sono messo a cercarlo in rete e l’ho trovato.[2]
 
Cercandolo, mi sono ovviamente imbattuto anche nella relativa voce di Wikipedia[3], che, oltre a riportare l’articolo predetto di Repubblica, contiene nelle note alcuni scritti interessanti, tra cui quelli di Matteo Miavaldi, che è un giornalista italiano che lavora in India per conto di un giornale cinese e che ha seguito assiduamente e accuratamente il caso fin dall’inizio (vedi al riguardo la voce Wikipedia, note 11 e 12). Da essa, ho anche appreso del ruolo svolto nella vicenda dal sedicente ingegnere Luigi Di Stefano, autore di un documento "tecnico" che scagiona i due militari dall'uccisione dei pescatori indiani. Il Di Stefano è un dirigente del movimento politico di estrema destra Casa Pound e pare essere la fonte sia di QN-Quotidiano Nazionale, sia de Il Giornale e altri organi di stampa di destra, che stanno fin dall’inizio portando avanti una campagna di stampa per la liberazione dei due Marò, propalando però anche notizie infondate o molto di parte.
 
Discutendone in rete con quelli che avevano postato l’articolo di QN per sostenere l’innocenza di Latorre e Girone, ho linkato l’articolo di Repubblica del 2013 ed osservato che il punto non era che noi dovessimo stabilire se sono stati Latorre e Girone, ma che, secondo la ricostruzione di Repubblica su fonte attendibile, i proiettili di calibro 5,56 mm, di produzione italiana, erano in dotazione alla Nato. E che, come si ipotizzò tre anni fa, possono essere stati esplosi da altri militari italiani di guardia alla nave (in totale erano sei), i quali avevano in dotazione armi con proiettili di quel calibro (Repubblica ne fa anche i nomi: i sottocapi Andronico e Voglino). I quali – rammento – sono stati ascoltati tutti come testimoni dal Tribunale indiano solo in videoconferenza, poiché l’Italia si oppose acché venissero escussi in India.
 
Approfondendo gli aspetti balistici, ho ricavato che, non essendo stato ancora celebrato il processo in India, sono noti finora soltanto i risultati dell’indagine eseguita dalla polizia dello Stato del Kerala, ma non quelli dell’inchiesta effettuata successivamente dalla polizia federale National Investigation Agency (Nia). A questo riguardo, allego due articoli, uno di Repubblica[4] e un altro di Matteo Miavaldi.[5]
 
 
[1] "I marò non usano quei proiettili". E c'è la truffa dei testimoni fotocopia
India, nelle carte depositate al Tribunale del Mare tutti i trucchi dell'accusa
di LORENZO BIANCHI
11 settembre 2015
http://www.quotidiano.net/maro-1.1288994
 
[2] Marò, la verità degli italiani su quei 33 minuti.
Il giallo: i fucili erano quelli di altri soldati
Il contenuto di una "inchiesta sommaria" prodotta pochi giorni dopo l'incidente sulla Enrica Lexie. I proiettili estratti dai corpi delle due vittime esplosi da armi che non erano di Latorre e Girone. La ricostruzione: segnali luminosi, prime raffiche in acqua e persone armate sulla barca. Così furono scambiati per pirati 
di MAURA GUALCO e VINCENZO NIGRO
06 aprile 2013
http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/06/news/mar_la_verit_degli_italiani_su_quei_33_minuti_il_giallo_i_fucili_erano_quelli_di_altri_soldati-56043636/
 
Seconda parte dell’articolo d’inchiesta di Repubblica
http://www.repubblica.it/esteri/2013/04/07/news/mar_ecco_tutte_le_colpe_del_comandante_della_lexie-56103511/
 
[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Caso_dell’Enrica_Lexie_e_dei_due_mar%C3%B2
 
[4] Marò, il giallo dei documenti presentati ad Amburgo. India potrebbe aver inviato una vecchia perizia con dati sbagliati sui proiettili
Una perizia successiva conferma la compatibilità tra il proiettile estratto e le munizioni in dotazione ai fucilieri italiani
11 settembre 2015
http://www.repubblica.it/esteri/2015/09/11/news/maro_i_proiettili_che_hanno_ucciso_i_pescatori_indiani_non_sarebbero_dei_fucilieri_italiani-122679444/
 
[5] Proiettili troppo lunghi, marò, somali e cingalesi: cosa non torna
Matteo Miavaldi
Mercoledì, 16 Settembre 2015
http://www.eastonline.eu/it/opinioni/elefanti-a-parte/proiettili-troppo-lunghi-maro-somali-e-cingalesi-cosa-non-torna
 
 
**********
 
http://vincesko.blogspot.com/2015/09/il-supposto-scoop-di-qn-sul-caso-dei.html
 


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permalink | inviato da magnagrecia il 18/9/2015 alle 16:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Per far cambiare rotta all’UE la speranza è necessaria ma non sufficiente

 
di Vincenzo Comito
Le quattro variabili per cambiare rotta
19/12/2014
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Le-quattro-variabili-per-cambiare-rotta-27664
 
 
Citazione: Un cambiamento della politica tedesca, una coalizione di forze tra i paesi del sud Europa, la vittoria delle sinistre in Grecia e Spagna, misure forti della Bce”
 
1. Cambiamento della politica tedesca
I Tedeschi sono, psicologicamente, talmente arroganti da rasentare l’ottusità. Temo che non cambieranno la loro politica neppure se questa – come sta già avvenendo – danneggerà anche loro.
 
2. Coalizione di forze tra i paesi del sud Europa
E’quella che sarebbe necessaria per far cambiare a brutto muso agli arroganti Tedeschi la loro politica, che finora li ha avvantaggiati, ma purtroppo gli unici due Paesi che lo potrebbero fare – la Francia e l’Italia – sono retti da due mediocri: Hollande e l’ex tosto Renzi.
 
3. Vittoria delle sinistre in Grecia e Spagna
Effettivamente è la variabile più promettente di un cambio di rotta dell’UE, speriamo – se vinceranno - abbiano la forza di “convincere” la Francia e l’Italia, senza le quali l’aggiustamento ci sarà, ma sarà parziale e di basso profilo.
 
4. Misure forti della Bce
E’ la variabile determinante, poiché la BCE è l’unica, stante l’ostracismo dei poteri forti all’imposta patrimoniale sui ricchi e alla TTF rafforzata, ad avere i soldi che servono: almeno 3.000 mld, per acquistare una parte consistente del debito pubblico e, riducendo di conseguenza sensibilmente la spesa degli interessi passivi, rendere possibile un’adeguata politica fiscale degli Stati (taglio di tasse e aumento di spesa).
 
Conclusione
Citazione: “A fine 2014, il quadro europeo non appare confortante. Ma forse ci sono altre forze all’opera che non riusciamo a vedere e le novità che potrebbero manifestarsi su questi quattro fronti potrebbero essere più importanti. Speriamo”.
 
La speranza è necessaria ma non sufficiente. Le novità hanno bisogno di una spinta dal basso, visto che al vertice comandano “bottegaie” (Merkel), ostinate cani da guardia degli interessi dell’establishment teutonico, e mediocri e molli (Hollande e Renzi). La probabilità è di una su un miliardo di miliardi, ma chissà che la novità importante non possa scaturire da una deliberazione dell’organo più democratico dell’UE – il Parlamento Europeo – in ordine alla… mia petizione contro la BCE, che ne sancisca le violazioni statutarie e la induca finalmente ad affrancarsi dal veto tedesco (che rappresenta 1/24 del Consiglio direttivo della BCE) e a fare quel che serve nell’interesse dei popoli dell’Eurozona. J
 
 
Post collegati:
 
Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html
 
Struttura UE, assenza di democrazia o di legalità?
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2823865.html
 
N. 16 post sulla Germania, lo spread ed altro:
 
(1) Le promesse da marinaio della “bottegaia” Merkel
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2739381.html 
(2) Il solito Olli Rehn, l’amico del giaguaro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2744430.html
(3) L’Europa riparte da qui
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2745490.html
(4) Le determinanti dello spread
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2746466.html
(5) Il chiagne e fotte dei furbi “bottegai” tedeschi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747517.html
(6) I facitori dello spread
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2748019.html
(7) Lo spread e gli ‘amici del giaguaro’
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2748385.html
(8) Lo ‘schiaffo’ benvenuto di Draghi alla cancelliera Merkel
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753007.html
(9) L’egoismo e l’arroganza dei Tedeschi ed i compiti a casa nostra
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2781980.html
(10) Dialogo sulle pensioni d’oro, gli ammortizzatori sociali e il caso tedesco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2790913.html
(11) Dialogo su crisi economica, deflazione e arroganza della Germania
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2795390.html
(12) Dialogo sulla furbizia degli Italiani e dei Tedeschi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2804796.html
(13) L’arroganza della Corte Costituzionale tedesca
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2805065.html
(14) Eliminare l’Euro o ridurre lo strapotere della Germania?
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2810032.html
(15) Dialogo sull’Euro, la Lira e la sovranità monetaria
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2811768.html
(16) False opinioni sull’Italia e la Germania
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2824672.html
 

False opinioni sull'Italia e la Germania


L’Italia è meglio e la Germania è peggio di quel che parecchi Italiani pensano
 

Mi capita abbastanza spesso nel web di leggere sciocchezze elogiative sulla egemone Germania e sulla “bottegaia” Merkel, cane da guardia degli interessi dell’establishment politico-economico-finanziario-industriale tedesco, i quali per egoismo stanno affossando l'Euro e le economie dei Paesi periferici (tra cui l’Italia)[1]; sul supposto effetto salvifico dei fantomatici 315 mld per 3 anni per tutta l'Eurozona promessi dalla Commissione europea (già insufficienti se fossero effettivi), che in realtà sono 21 (16 dell'UE, per giunta travasati da altri capitoli, e 5 della BEI), e che miracolosamente si moltiplicherebbero per 15;[2] appetto invece alle “sprecone” politiche keynesiane per uscire dalla recessione-depressione economica, che peraltro sono suggerite, oltre che da numerosi premi Nobel per l’Economia, dall’FMI.[3]

Oppure, come ha fatto Eugenio Scalfari ieri sera a “Ballarò”, sul conto del presidente della BCE, Mario Draghi, che secondo me, invece, è il principale responsabile del permanere della crisi economica nell’Eurozona.[4]
 
Oppure commenti edificanti sulle nequizie italiane (corruzione, sprechi, evasione, inefficienze) e sulla necessità anzi l’urgenza di porvi rimedio prendendo esempio dalla Germania, prima di chiedere aiuto all’UE. Premesso che io condivido l’opinione che l’Italia debba completare i compiti a casa, temo che essi siano privi di aderenza con la concretezza: l'Italia è questa e porsi obiettivi impossibili (almeno nel breve periodo) significa a) votarsi al fallimento; e b) fare il gioco del "nemico" – l’arrogante ed egoista Germania -, che non è esente da pecche gravi, come svela plasticamente la sua severità esagerata verso gli Italiani e altri. E in parte radicalmente infondato: l'Italia a) è un contributore netto dell’UE;[5] b) contribuisce al MES (il fondo salva-Stati da cui non ha preso finora 1 €) in ragione della sua quota, esattamente come la Germania, in ragione della sua,[6] e in più paga un tasso d’interesse sui contributi (presi a debito e poi prestati) più alto della Germania; c) presenta – tranne nel biennio 2009-2010 - un avanzo primario significativo da 15 anni,[7] il che attesta che non vive, come si pensa, al di sopra delle sue possibilità (il debito è cresciuto per colpa degli interessi passivi e dal 2012 anche per poste straordinarie, quali i contributi al MES – 60 mld finora -, che sono prestiti a titolo oneroso ai Paesi in difficoltà, ed il pagamento dei debiti della PA – 31 mld finora); d) in realtà, ha dato essa (assieme agli altri Piigs) soldi alla Germania, che lucra dall'Euro come moneta unica;[8] ed e) dovrebbe esserle consentito di avvalersi, esattamente come fu permesso nel 2003-2005, senza sanzioni, alla Germania (ed alla Francia, alla quale viene permesso anche ora, o alla Spagna, da 3 anni), né più né meno, della deroga sul deficit/Pil, nella fase dell’implementazione delle c.d. riforme e della deflazione dei salari, peraltro impostale dalla Germania per evitarsi egoisticamente aggiustamenti interni del surplus commerciale eccessivo (> 6%)[9]; invece, per di più, le viene imposta un'interpretazione della formula del deficit strutturale penalizzante;[10] e con l'aggravante che la Germania, oltre alla deroga sul deficit, fece dumping sociale verso i partner UE (aiuti di Stato surrettizi, che sono vietati), attraverso sussidi diretti e indiretti (welfare: rmg e sussidi all'affitto, ecc. ai salariati) alle imprese, che le ha dato un vantaggio competitivo difficilmente colmabile, poiché chi deflaziona per primo costringe gli altri ad una competizione ad handicap.
 
Non è la prima volta – ripeto - che incrocio nel web Italiani iperseveri con l'Italia e indulgenti con la Germania (in particolare tra gli emigrati); ovviamente è sciocco generalizzare e per esprimere un giudizio compiuto occorre approfondire le motivazioni, tuttavia sono incline a pensare - intuitivamente - che non soltanto sbagliano ma che lo fanno perché hanno avuto un'educazione stortignaccola (troppo severa), com'è sempre quando si è incapaci di essere equanimi e si usano due pesi e due misure.
 
[1] Esportare depressione, la formula tedesca da ribaltare
Gli stimoli Ue e le riforme non funzioneranno se non si superano i freni imposti dalla Germania
Sergio De Nardis
19/12/2014
http://www.linkiesta.it/austerity-tedesca-esporta-la-depressione

L’austerità deprime. Ovvero la fallacia dell’ideologia tedesca
Gaetano Perone - 15 dicembre 2014
Come conferma anche il recente dietrofront del Fondo Monetario Internazionale [1], le politiche di austerità imposte dalla Germania in questi anni hanno determinato una pericolosa e progressiva erosione della domanda interna, senza alcun effetto positivo sulla crescita. Le numerose stime dei moltiplicatori fiscali[2] - che misurano l’effetto di una variazione della spesa pubblica sul pil - hanno ormai dipanato i dubbi a riguardo. A ulteriore conferma dei danni dell’austerità, verifichiamo gli effetti medi complessivi dei tagli alla spesa pubblica e degli aumenti della pressione fiscale in 38 Paesi, avanzati ed emergenti. In particolare, mettiamo in relazione le variazioni nella dinamica dei deficit/surplus di bilancio dei Paesi considerati con le variazioni del rapporto debito/PIL, del PIL reale nazionale e del tasso di disoccupazione, nel periodo 2009-2013 (l’arco temporale immediatamente successivo allo scoppio della crisi finanziaria mondiale). […]
http://www.economiaepolitica.it/europa-e-mondo/lausterita-deprime-ovvero-la-fallacia-dellideologia-tedesca/

[2] investimentiJunckerUe di Andrea Baranes - 05/12/2014
Juncker, il funambolo
http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/globi/Juncker-il-funambolo-27440

[3] Il FMI: gli investimenti pubblici si ripagano da soli
Pubblicato da keynesblog il 9 ottobre 2014
http://keynesblog.com/2014/10/09/il-fmi-gli-investimenti-pubblici-si-ripagano-da-soli/

[4] Mario Draghi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2823764.html

[5] Un bilancio del «dare e avere» con l'Europa per ritrovare un nuovo protagonismo dell’Italia
Siamo il terzo contribuente netto dell'Ue, pur essendo al 12° posto per Pil pro-capite: nel 2012 versati 16,4 miliardi di euro e ricevuti indietro 10,7 miliardi, con un saldo negativo di 5,7 miliardi. Restiamo un mercato molto appetibile e diamo un forte contributo alla competitività europea
19/03/2014
http://www.censis.it/7?shadow_comunicato_stampa=120951

[6] La quota della Deutsche Bundesbank nel capitale della BCE è pari al 18,9373%, quella della Banca d’Italia al 12,4966% e quella della Banca di Francia al 14,2212%, quindi bastano Italia e Francia per superare ampiamente la Germania. 2) Le quote del MES (Fondo salva-Stati) sono rispettivamente 27,1464%, 17,9137% e 20,3859%.

[7] Avanzo Primario (%) 1999=4,9; 2000=5,5; 2001=3,2; 2002=2,7; 2003=1,6; 2004=1,2; 2005=0,3; 2006=1,3; 2007=3,5; 2008=2,5 2009=-0,7; 2010=-0,10; 2011=1,0; 2012=2,5; 2013=2,2.

[8] Il vero"bail-out"? Quello della Germania
Scritto da Thomas Fazi on 21 Giugno 2014
“Che conclusioni possiamo trarre da questi dati? Prima di tutto che sarebbe il caso di smetterla di dire che la Germania ha “sborsato molti soldi” per salvare le povere economie della periferia, quando in realtà è accaduto esattamente l’inverso”.
http://www.scenariglobali.it/europa/675-il-vero-bail-out-quello-della-germania.html

Ecco come l’Europa sta salvando la Germania (e non i Paesi periferici)
20-12–2014 Tino Oldani
http://www.formiche.net/2014/12/20/ecco-leuropa-sta-salvando-la-germania-i-paesi-periferici/

[9] Scoreboard Indicators
The headline indicators consist of the following eleven indicators and indicative thresholds, covering the major sources of macroeconomic imbalances:
3 year backward moving average of the current account balance as percent of GDP, with thresholds of +6% and -4% ;
http://ec.europa.eu/economy_finance/economic_governance/macroeconomic_imbalance_procedure/mip_scoreboard/index_en.htm

[10] Dialogo sulla lettera di Padoan all’UE, la sostenibilità del debito pubblico e la formula del deficit strutturale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2823271.html 


 
Post e articoli collegati:
 
Dialogo sulla furbizia degli Italiani e dei Tedeschi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2804796.html

Sul limite del surplus commerciale eccessivo, segnalo questo articolo che ho trovato interessante, poiché avvalora ciò che vado affermando da un paio d’anni*: che i Tedeschi hanno imparato bene il detto napoletano del “Chiagne e fotte”, e Der Spiegel, col suo doppio standard, ne è il vessillifero:
 
Economic Doghouse: Complaints about German Exports Unfounded
By Alexander Jung, Christian Reiermann and Gregor Peter Schmitz
November 05, 2013 – 12:00 PM
http://www.spiegel.de/international/business/complaints-about-export-surplus-of-germany-unfounded-a-931607.html
 
* E-mail inviata a "Der Spiegel" (tramite il suo sito)
Two observations (Bing translation):
1) Only the control of the media and the “ammuina”of the poors can make the domain of a tiny minority of powerful, selfish, ruthless and bulimic super-rich on the rest of humanity. Murdoch is one of them.
2) These German shopkeepers have learned well the Neapolitan byword 'chiagne e fotte’ (‘cry and fuck'). Can someone explain to the editor of Der Spiegel: a) that the Italians (not all) are so rich that they are buying a half Berlin? b) that Italy contributes to the fund-saving states, because of its share in the ECB, exactly like Germany, because of its share? c) that the "shopkeeper" Merkel is the problem not the solution, not only for Italy but for Europe? [1]
[1] The sailor's promises of "shopkeeper" Merkel
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2739381.html
 
[Due osservazioni:
1) Ho scritto più volte che soltanto il controllo dei media e l’ammuina dei poveri rendono possibile il dominio di un’infima minoranza di straricchi potenti, egoisti, bulimici e spietati sul resto dell’umanità. Murdoch è uno di loro.
2) Questi bottegai tedeschi hanno imparato bene il detto italiano del chiagne e fotte. Qualcuno può spiegare a Der Spiegel: a) che gli Italiani (non tutti) sono talmente ricchi che si stanno comprando mezza Berlino?; b) che l’Italia contribuisce al fondo salva-stati, in ragione della sua quota nella BCE, esattamente come la Germania, in ragione della sua quota?; c) che la “bottegaia” Merkel è il problema, non la soluzione, non solo per l’Italia ma per tutta l’Europa?]
 

IL CASO

Decreto sviluppo, l'ironia del Wsj "Come svuotare un lago col mestolo"

Il quotidiano di Murdoch stronca il provvedimento varato dal governo Monti la scorsa settimana. "Economia italiana moribonda per colpa della legislazione sul lavoro che favorisce l'economia sommersa". E Der Spiegel attacca i sindacati

22 giugno 2012

[…] E a salire in cattedra per fare lezione all'Italia è oggi anche il settimanale tedesco Der Spiegel. La crisi in cui versa l'Italia, sostiene Jan Fleischhauer in un articolo dal titolo "Appello alla mamma", è colpa in gran parte dei sindacati, aggrappati alle loro "rendite di posizione". "Purtroppo - aggiunge - molti italiani credono che solo la cancelliera possa salvare il loro paese" e invece "dovrebbero finalmente spezzare il potere dei sindacati, per rimettere in moto la loro economia". Non è la prima volta che Fleischhauer prende di mira l'Italia. Suo fu anche il polemico commento in cui si accomunava il comportamento del capitano Schettino a quello degli italiani in genere.

 
Segnalo volentieri, sul tema della deflazione tedesca dei salari ottenuta attraverso i mini job, ma integrati dal welfare: rmg e sussidio all’affitto, quindi con aiuti di Stato surrettizi (concorrenza sleale):
 
Mi' cuggino all'abbiemmevvu (prima parte)
Molto spesso si confrontano gli stipendi dei dipendenti Fiat con quelli delle case automobilistiche tedesche. Peccato che ogni volta ci si dimentichi di parlare dei lavoratori precari e degli appaltatori esterni. Lo stabilimento BMW di Liepzig è un esempio perfetto: una piccola società su 5 livelli. Un'altra grande inchiesta giornalistica da Die Zeit. (prima parte)
http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/12/mi-cuggino-allabbiemmevvu-prima-parte.html
 
Mi' cuggino all'abbiemmevvu (parte seconda)
Seconda parte dell'inchiesta giornalistica sullo stabilimento BMW di Leipzig, da "Die Zeit"
http://vocidallagermania.blogspot.it/2013/12/mi-cuggino-allabbiemmevvu-parte-seconda.html

«BUONGIORNO ITALIA»
«Siamo affetti da strabismo e non vediamo il lato positivo delle cose»
Il 1 gennaio, su iPad un Corriere fatto solo di buone notizie. Pagnoncelli: «Prevale
una generica percezione dei problemi rispetto alla realtà. Così nasce il pessimismo»
di Paolo Conti
25 dicembre 2014
http://www.corriere.it/cultura/14_dicembre_23/siamo-affetti-strabismo-non-vediamo-lato-positivo-cose-6af62916-8ac6-11e4-9b75-4bce2f4b3eb9.shtml

I servizi segreti tedeschi per anni hanno spiato politici, imprenditori e funzionari europei
LENA PAVESE
24 aprile 2015
http://www.eunews.it/2015/04/24/servizi-segreti-tedeschi-per-anni-hanno-spiato-politici-imprenditori-e-funzionari-europei/34189 

NEGLI STATI UNITI
Volkswagen crolla in Borsa su scandalo emissioni «truccate»
Il gruppo tedesco blocca la vendita dei modelli diesel sia a marchio Vw sia Audi negli Usa dopo che l’amministratore delegato Winterkorn ha ammesso le manipolazioni dei test sulle auto con motori diesel, ritira 500mila vetture e rischia sanzioni per 18 miliardi
di Daniela Polizzi
21 settembre 2015
http://www.corriere.it/economia/15_settembre_21/volkswagen-cede-20percento-scandalo-emissioni-truccate-usa-2280eeec-603f-11e5-9acb-71d039ed2d70.shtml

La Germania non ha rispettato le regole che ha imposto. Riequilibrare la politica industriale europea
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 25 settembre 2015
http://www.romanoprodi.it/strillo/la-germania-non-ha-rispettato-le-regole-che-ha-imposto-riequilibrare-la-politica-industriale-europea_11979.html

Patuelli: "Il salvataggio delle banche è una legnata"
Il presidente dell'Abi critica l'Europa: "Siamo imbestialiti, la Germania può usare soldi pubblici e noi no. Così non va". Il Tribunale Ue ha autorizzato l'intervento di Berlino a sostegno di una banca tedesca
28 novembre 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/11/28/news/banche_abi_bail_in-128346803/

GERMANIA
Tedeschi a parole italiani nei fatti. Clientelismo e corruzione vanno di moda anche a Berlino
Il salvataggio delle banche con i fondi dello Stato. E il cartello tra i big dell’auto. Il rigore teutonico vale per tutti, non per la Germania. Qui il familismo amorale di stampo italiano la fa da padrone: «Hanno pensato a salvare se stessi per poi diventare rigoristi a spese altrui»
DI VITTORIO MALAGUTTI  -  21 settembre 2017
http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/08/29/news/tedeschi-a-parole-italiani-nei-fatti-1.308767 


Scuola, Svizzera vs Italia

 

Ieri, Superquark [1] ha mostrato il caso della Svizzera, dove, quando dai test PISA [2] si sono accorti nel 2000 che il 20% degli alunni ha mostrato un rendimento insoddisfacente (e si erano classificati settimi), hanno ritenuto che fosse un dato inaccettabile e che si dovesse intervenire aiutando le famiglie meno abbienti ed hanno perciò deciso di potenziare la scuola primaria, periodo in cui il cervello del bambino assorbe più facilmente ciò che gli si insegna e si pongono le fondamenta dello sviluppo intellettivo, anticipandone l’inizio a 4 anni.

In Italia, si afferma nel servizio, classificatasi 24esima, hanno fatto, nel 2000, la stessa constatazione, ma non è successo nulla.

E qualcuno, per soprammercato,  ora dopo i test INVALSI [3] propugna classi differenziate per i bravi. 

E invece è semplice come fare 2+2 e lo scrivo da anni. Poiché le differenze – che appaiono strutturali - dei risultati tra l'Italia e gli altri Paesi OCSE e tra le Regioni, in particolare tra quelle del Centro-Nord e quelle del Sud, attestate dai test INVALSI sono determinate dal divario culturale tra le famiglie di origine degli alunni, è qui che occorre intervenire, attraverso un progetto educativo a domicilio [4] destinato alle mamme in gravidanza (ed ai padri) e nei primi 3 anni di vita dei bambini, periodo cruciale per lo sviluppo delle sinapsi. In subordine (è una proposta subordinata sia perché ovviamente i genitori sono esclusi, sia perché si comincia dai 3 mesi e non dalla gravidanza coinvolgendo la madre, sia perché si paga una retta epperciò privilegia le famiglie più abbienti), si deve potenziare la rete di asili nido. [5]

 
[1] http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2014-07-10&ch=1&v=388492&vd=2014-07-10&vc=1
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Programma_per_la_valutazione_internazionale_dell'allievo
[3 ] http://it.wikipedia.org/wiki/Test_INVALSI
[] N. 4 post sull’educazione:
Educazione dei figli, in famiglia, dalla gravidanza a tre anni
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753847.html
L’istruzione è alleanza famiglia-scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753849.html
Il ruolo dell’educazione - in famiglia e a scuola - nella formazione di cittadini pensanti e felici: un approccio innovativo
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2752886.html
Questione femminile, questione meridionale, rivoluzione culturale e progetto educativo
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2580796.html
[5] Genitori e figli, il nido serve a tutti
Permette a mamme e papà di lavorare e in più ha un dimostrato effetto positivo sul futuro rendimento scolastico dei figli. Eppure, il numero di posti a disposizione è tra i più bassi d'Europa, e di politiche per l'infanzia neanche l'ombra.
02/07/2014
Simona Suardi
http://www.ingenere.it/articoli/genitori-e-figli-il-nido-serve-tutti
 

Articolo collegato:
 
VALUTAZIONE DELLE SCUOLE
Invalsi, il Sud migliora ma ancora troppi «aiutini» dei prof agli allievi
In matematica, i tecnici del Nordest uguali ai licei del resto d’Italia. Si riduce la forbice Nord-Sud alle elementari
di Valentina Santarpia
10 luglio 2014
http://www.corriere.it/scuola/medie/14_luglio_10/invalsi-buco-nero-professionali-ef0c2650-080e-11e4-9d3c-e15131ae88f3.shtml

 
 


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permalink | inviato da magnagrecia il 11/7/2014 alle 16:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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