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Dialogo tra Maurizio Sgroi e me su Jens Weidmann




Riporto la discussione tra Maurizio Sgroi e me su Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, la banca centrale tedesca, svoltasi il mese scorso in calce a questo suo articolo:


07/10/2016

La versione di Weidmann sul futuro dell’EZ



Articolo troppo tenero con uno dei massimi responsabili dei guai dell’Eurozona, un “infame” (copyright Thomas Fazi https://www.socialeurope.eu/2016/10/renzis-anti-austerity-charade-and-the-truth-about-italys-deficit/), che ha sulla coscienza i milioni di morti e feriti (in senso figurato e non) vittime della crisi economica che attanaglia da 8 anni i poveri cristi dei Piigs. Un bugiardo matricolato che fa finta di non conoscere né i Trattati UE (in particolare il fondamentale art. 3 del TUE, che definisce ed esplicita l’intera “missione” dell’Unione Europea, di cui la BCE è solo un mero strumento e non certamente il dominus), né lo Statuto della BCE (in particolare l’art. 2-Obiettivi, al plurale!), del cui Consiglio direttivo è membro.


salve,
l’idea, o forse il bisogno, di personalizzare, di cercare un capro espiatorio, non appartiene alla cultura di questo blog. molto modestamente mi faccio portatore di una visione del mondo che crede sicuramente nelle responsabilità individuali, e questo mi accomuna al suo arcinemico, ma al tempo stesso ho una profonda consapevolezza della loro finitezza. non credo, insomma, che un uomo, e tantomeno un banchiere centrale più o meno tedesco, possa essere responsabile, come dice lei, dei mali dell’eurozona. capisco che possa risultare antipatico e sgradevole, ma weidmann non ha superpoteri, come non ce li ha nessuno. i grandi momenti della storia – così almeno la vedo io – sono costruiti dalle popolazioni. i singoli servono solo agli storici e ai giornalisti per creare punti di riferimento narrativi. perciò, se fossimo un filo più onesti con noi stessi, dovremmo prenderci ognuno la nostra parte di responsabilità in tutti i guai che sono capitati. e poi magari valutare caso per caso quelle degli altri. nel merito, però, non basandosi sulla suggestione.
Quindi, per usare le sue parole, non sono troppo tenere con weidmann, al quale semplicemente riconosco di essere a sua volta portatore di una visione – la si condivida o meno – sono troppo tenero innanzitutto con me stesso.
grazie per il commento


Salve,
Naturalmente, conosco il suo stile (che in parte apprezzo), ma questa volta trovo che ha esagerato, e continua ad esagerare. Lei è troppo colto per non sapere che ogni esagerazione è un indizio di coda di paglia per senso di colpa…
Innanzitutto, Weidmann non è il mio supernemico, termine peraltro poco confacente al suo stile.
Inoltre, se crede nelle responsabilità individuali, non dovrebbe glissare così facilmente su quelle personali – gravi – di Weidmann, che è solo il cane da guardia principale (assieme a Merkel e Schaeuble) degli interessi del blocco coeso (a differenza di noi Italiani, che amiamo dividerci masochisticamente) industriale-finanziario-commerciale tedesco.
Il quale Weidmann non è Superman, ma per quanto riguarda la politica monetaria dell’Eurozona, ci si avvicina, poiché, pur essendo soltanto 1/25 del Consiglio direttivo della BCE, ne è uno di coloro che l’ha determinata, nel caso di specie come frenatore.
E’ quindi imparagonabile con me o qualunque altro povero cristo (in senso lato) dell’Eurozona.
Lei sa meglio di me – e ne abbiamo giù discusso più volte in passato (cfr., ad es., 
https://thewalkingdebt.org/2015/03/12/il-qe-europeo-ovvero-il-trionfo-dellegemonia-monetaria/) – che la BCE ha varato il QE con ben 6 (sei) anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoJ, e la colpa è di Jens Weidmann (come rappresentante della Germania). E questo al di là dell’efficacia del QE. E’ indifferente per lei?
Ci sono fior di economisti, a partire dall’ex governatore della Banca centrale di Cipro e ora professore al MIT, Athanasios Orphanides, ex membro del Consiglio direttivo della BCE, che hanno, invece, giudicato molto negativamente l’inerzia della BCE, per ubbidire alla Germania.
“Se passa la linea di Berlino sui bond, Eurolandia rischia la disintegrazione”
http://www.repubblica.it/economia/2015/01/20/news/se_passa_la_linea_di_berlino_sui_bond_eurolandia_rischia_la_disintegrazione-105353689/
Il loquacissimo presidente della Bundesbank è, infine, un bugiardo, come si evince da questa intervista, una delle tante che rilascia, in cui (similmente al presidente Draghi) oblitera sistematicamente il secondo obiettivo statutario o omette ad arte il termine “close” al target del sotto il 2% o nasconde che gli Stati sono vincolati dai parametri e sottoposti al controllo della Commissione:
“Weidmann: “Caro Draghi, acquistare titoli di Stato è un invito a indebitarsi. L’Italia sia responsabile””
http://www.repubblica.it/economia/2014/12/13/news/jens_weidmann_caro_draghi_sbagliato_acquistare_titoli_di_stato_un_invito_a_indebitarsi_l_italia_sia_responsabile-102771498/
Grave che un governatore di banca centrale sia un bugiardo.


Salve,
L’uso del termine arcinemico si proponeva di essere ironico, ma evidentemente con poca fortuna. Non c’è nulla di male a vedere le cose diversamente. Lei crede che Weidmann abbia potere sulla Bce notevole io ne sono meno convinto. Tutto qua. I fatti sono che al momento la Bce sta facendo una politica che poco piace a molti tedeschi. In futuro vedremo.
Grazie per il commento


Salve,
No, mi spiace, i fatti sono, prima, quelli da me descritti sopra. E’ vero, ora la BCE sta facendo “una politica che poco piace a molti tedeschi”, ma, per ubbidire alla Germania di Weidmann, ha aspettato 6 anni, e causato migliaia di morti e feriti.


salve,
non ho nessuna intenzione né possibilità di mutare le sue opinioni. lei crede che senza le resistenze tedesche il QE sarebbe partito prima. forse ha ragione, forse no. io non lo so. non so neanche se le cose sarebbero state diverse se il qe fosse partito prima. sono perfettamente consapevole dei miei limiti cognitivi
in ogni caso, grazie per il commento


Salve,
Io non ho espresso opinioni, ma indicato essenzialmente fatti, che si possono ovviamente interpretare in vari modi, ma solo entro certi limiti. Uno di questi limiti – sono certo che stavolta non potrà che convenire con me – è che vi è dal punto di vista tecnico assoluta certezza che il QE sarebbe servito, non certamente ad influire da solo sul tasso d’inflazione portandolo al livello del suo “target”, ma, accrescendone la domanda, a ridurre i tassi d’interesse dei titoli di Stato già emessi (mercato secondario), sui quali peraltro si calcola il famoso (o famigerato) “spread”, “inducendo” anche un calo di quelli ai quali gli Stati dell’Eurozona avrebbero finanziato le nuove emissioni di debito pubblico (mercato primario). Con grande sollievo delle Casse pubbliche di questi Paesi e la conseguente minore necessità di tartassare i poveri cristi, sulle cui spalle, almeno in Italia, è ricaduto iniquamente, per scelta soprattutto del governo Berlusconi-Tremonti-Bossi (che ha varato manovre finanziarie per 267 mld cumulati su 330 nella scorsa legislatura, e le misure strutturali valgono tuttora), la gran parte dell’onere del risanamento dei conti pubblici.


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PS: Ho commentato l’intervista di Weidmann nella parte degli Aggiornamenti di questo mio post (già riportato qua in passato) 

Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto



Post collegati:


Mario Draghi e Jens Weidmann


Dialogo con Vincenzo Comito sulla BCE, Draghi, Weidmann e il QE


Il bugiardo e imbroglione Jens Weidmann e la massima di Goebbels



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Fubini del Corriere della Sera disinforma sul debito pubblico per parare il culo ai ricchi


parare il culo

loc.v. CO volg., proteggere, tutelare qcn. da un rischio: ha fatto un grosso errore, ma i suoi soci gli hanno parato il culo.


DEBITO PUBBLICO

La Banca d’Italia e il sollievo al debito con le nuove mosse della Bce

Gli acquisti di Btp della Banca centrale varranno a regime 215 miliardi. Più consistenti
i risparmi di spesa per gli interessi. Ma è una finestra di opportunità a durata limitata

Federico Fubini   29 marzo 2016


Dell’articolo di Fubini riporto la conclusione, che a mio avviso rappresenta plasticamente il ruolo del Corriere della Sera e dei Fubini,[1] quello di DISINFORMARE e di parare il sedere ai ricchi:

[1] Gli utili idioti dei ricchi del Corriere della Sera


Il governo ha l’ultima occasione per ridurre la spesa e le tasse

Niente di tutto questo risolve il problema del debito, ma il governo italiano oggi ha l’ultima occasione per ridurre la spesa e le tasse, e ridistribuire queste ultime in modo da rendere l’intero sistema più efficiente prima che la magia della Bce svanisca. Se sprecasse l’occasione distribuendo risorse a pioggia e dimenticando la spesa, il contraccolpo arriverebbe con l’esaurirsi del quantitative easing. Le faglie oggi in movimento aprirebbero nuove voragini nell’economia. Già oggi gli italiani vedono assorbiti in interessi sul debito pubblico ben nove euro ogni cento pagati in tasse, più che in Grecia. E gli investitori esteri ormai si tengono sempre più a distanza: ormai detengono solo il 39% dello stock dei titoli del Tesoro, uno dei livelli in assoluto più bassi d’Europa. La Bce e la Banca d’Italia oggi aprono una finestra. Solo l’Italia può approfittarne, oppure no".


Quindi, secondo Fubini, 1. La quota di titoli pubblici italiani detenuti da investitori esteri è pari al 39% del totale; 2. Questo indica che c’è una fuga degli investitori esteri dai titoli di Stato italiani; e 3. Occorre approfittare delle attuali condizioni favorevoli secondo lui irripetibili determinate dal QE della BCE e tagliare le tasse tagliando la spesa pubblica per rendere l’Italia più efficiente (di equità Fubini non parla).

Vediamo allora punto per punto la validità delle tesi di Fubini.


1. Quota del debito pubblico detenuto da investitori esteri

Dall'ultimo bollettino della Banca d'Italia, nell’ambito delle sue pubblicazioni mensili che riportano i dati relativi al fabbisogno e al debito lordo delle Amministrazioni pubbliche[2]

[2] https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica/, in alto a destra si può scegliere l’anno, il dato “non residenti” fino al 2012 è nella tavola 5, dal 2013 nella tavola 8, ma poiché ciascun anno arriva al mese di ottobre ho preso il 2011 per ricavare il 2009 e il 2010, il 2013 per ricavare il 2011 e il 2012, e il 2016 per ricavare il 2014 e il 2015)

Finanza pubblica, fabbisogno e debito  https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica/2016-finanza-pubblica/suppl_24_16.pdf, tavola 8, risulta che, al 28 febbraio 2016, la quota del debito pubblico in mano a non residenti ammonta a 745.012 milioni di €, pari al 33,6% del totale di 2.214.784€, quota sostanzialmente stabile da alcuni anni intorno ad 1/3 del totale, anzi in leggera risalita nell’ultimo biennio.[3]

[3] 2009 744.405 milioni di € su un totale di 1.763.628 pari al 42,2%; 2010 811.208 su 1.842.826 pari al 44,0%; 2011 730.301 su 1.907.612 pari al 38,3%; 2012 695.432 su 1.989.431 pari al 34,9%; 2013 658.683 su 2.069.692 pari al 31,8%; 2014 716.328 su 2.135.902 pari al 33,5%; 2015 740.283 su 2.171.671 pari al 34,1%.

Quindi, dai dati della Banca d’Italia, il dato effettivo è inferiore di cinque punti percentuali al 39% indicato da Fubini (che è invece in linea con il valore consuntivato nel 2011) e giudicato da lui allarmante perché indicativo di fuga dai titoli di Stato italiani degli investitori esteri.


2. Fuga degli investitori esteri dai titoli di Stato italiani

La quota di debito pubblico italiano detenuto dall’estero non si è contratta negli ultimi tre anni, evidentemente Fubini o lo ignora o ha scritto una balla per sorreggere la sua tesi. Dagli stessi dati della Banca d’Italia esposti sopra, risulta che la fuga dai titoli di Stato italiani (ma, rispetto al 2009, non in valore assoluto, bensì soltanto in percentuale sul totale) è avvenuta ben prima di quanto afferma Fubini e cioè in piena crisi economica nel triennio 2011-2013,[3] e fu senz’altro effetto della crisi di fiducia dei mercati finanziari, però indotta, a ben guardare i dati, più dalla cattiva fama del governo Berlusconi e dall’attacco della speculazione finanziaria mondiale che aveva scommesso sul fallimento dell’Euro, agevolata dalla quasi latitanza della BCE, che dai fondamentali macroeconomici dopo il mastodontico risanamento dei conti pubblici effettuato a partire dal 2010 dopo la crisi della Grecia, per 4/5 dal governo Berlusconi e 1/5 dal governo Monti.[4]

[4] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Infatti, nel luglio del 2012, bastò una semplice frase, il famoso “whatever it takes” del presidente della BCE Draghi, a fermarla, senza spendere un Euro. A dimostrazione del fatto che il debito pubblico, se si ha alle spalle una banca centrale degna di questo nome (FED, BoJ, BoE, ecc. e com'è l'attuale BCE, dopo un’inerzia di sei anni rispetto alle altre!)[5] non è un grosso problema. 

[5] Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE

Il debito pubblico italiano è molto elevato, ma, grazie ai sacrifici degli Italiani, soprattutto i poveri cristi, e alla BCE che fa finalmente il suo dovere e lo dovrà continuare a fare, in parte, anche in futuro, gli interessi passivi sono calati sia in valore assoluto (da un picco di 84 mld nel 2012 a 70 mld nel 2015) che come incidenza sul Pil (dal 5,2% al 4,2%).

Inoltre, come dimostra ampiamente il Giappone che pur avendo un debito pubblico monstre pari quasi al 250% del Pil paga un tasso d’interesse irrisorio, si può senza dubbio aggiungere che è meglio che il debito pubblico sia in mani italiane anziché straniere, tipo la Deutsche Bank, le cui vendite nel 1° semestre 2011 di titoli di Stato italiani[6] innescarono la speculazione mondiale sul debito pubblico italiano e la febbre da spread, con conseguente necessità di varare manovre correttive pesantissime e inique (segnatamente del governo Berlusconi-Tremonti) a carico in grandissima parte dei poveri cristi.

[6] La Procura di Trani, Deutsche Bank e Mario Seminerio, il terzo più “stupido” d’Italia


3. Taglio della spesa pubblica per tagliare le tasse e aumentare l’efficienza dell’Italia

In recessione ridurre il debito non è una priorità, anzi è dannoso. Inoltre, poiché ogni anno c’è un deficit, il debito pubblico ovviamente non può che crescere in termini assoluti, come avviene da almeno 20 anni, quindi, come spiega anche Padoan, vedi l’ultima diatriba con il bugiardo Weidmann,[7] occorre, oltre che aumentare l’inflazione (al livello dell’obiettivo statutario della BCE: poco sotto il 2%) per ridurre l’onere reale del debito (e il QE da solo, checché ne dicano i neo-liberisti, come si vede non è capace di ottenerlo), preoccuparsi e intervenire solo sul rapporto debito/Pil, intervenendo sul denominatore (i.e. crescita).

Ma non basta una politica monetaria espansiva (tassi bassi e QE), occorre anche una politica fiscale espansiva da parte degli Stati (o dell'UE), ma la Commissione europea (lèggi: Germania) non vuole. Come spiega anche Martin Wolf (in ritardo di 3 anni rispetto ad altri), il problema dell'Eurozona è la GERMANIA.[8]

[8] È la Germania il più grande problema dell'Eurozona

di Martin Wolf 12 maggio 2016

E i 7 o 9 mld annui di Fubini, prodotti dal calo dei tassi sul debito pubblico, come egli presumo sappia benissimo ma fa finta per parare il culo ai ricchi, sono drammaticamente insufficienti per rendere più efficiente il Paese (e l'equità?) e incentivare la crescita; perfino un neo-liberista (un po’ pentito, come tantissimi altri neo-liberisti) come Giavazzi scriveva tre anni fa sul Corriere, assieme al suo sodale Alesina, di uno shock di 50 mld, anche se a modo suo, cioè sbagliato[9]. Che comunque si possono ricavare da un mix di misure purché eque, che cioè chiamino a contribuire soprattutto i ricchi introducendo un’imposta patrimoniale straordinaria (vedi ad esempio Piano taglia-debito per la crescita  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2792930.html  oppure (se in avaria) http://vincesko.blogspot.com/2015/06/piano-taglia-debito-per-la-crescita.html).

E’ vero che un’imposta patrimoniale straordinaria sui ricchi darebbe un beneficio solo temporaneo, ma comunque, primo, sarebbe intanto una misura di equità visto che l’onere del risanamento mastodontico è stato addossato in grandissima parte sui NON ricchi (parlo anche per esperienza personale); secondo, ci darebbe, oltre che l’agio di non sottostare ai ricatti dei creditori, il tempo - visti i vincoli esterni che impediscono di manovrare sul cambio e di aumentare il deficit - di migliorare l’efficienza del sistema-Paese: aumento della produttività e riqualificazione – NON riduzione - della spesa pubblica, la cui componente principale, la spesa pensionistica, dopo le ben 8 riforme delle pensioni dal 1992, è giudicata dalla Commissione europea e dagli esperti (anche finanziari!) tra le meno preoccupanti e più sostenibili nel lungo termine[10]

[10] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html  oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html

Né in recessione va ridotta la spesa pubblica poiché è una misura pro-ciclica e quindi aggrava la crisi, spesa che peraltro non è comparativamente elevata rispetto agli altri Paesi dell’Unione europea,[11] e questo Fubini dovrebbe saperlo; essa quindi va solo riqualificata, stornando quote di essa da capitoli improduttivi a produttivi, i.e. investimenti in infrastrutture e in settori mirati.

[11] La spesa pubblica non va tagliata

La spesa pubblica, infatti, è COMPLESSIVAMENTE in linea con la media UE e l’Italia è OGGETTIVAMENTE (cioè in base ai dati) il Paese più virtuoso poiché da 20 anni (tranne due) fa registrare un avanzo primario (al netto degli interessi passivi) talvolta anche consistente ed è uno dei pochissimi Paesi che rispetta il limite del 3% del deficit/Pil (cfr., più sopra, Piano taglia-debito per la crescita).


[9] Data l'importanza dell'argomento, ho posto questa nota alla fine e suggerisco di leggere con attenzione l'articolo di Alesina e Giavazzi, la risposta di Fassina, la replica di Alesina e Giavazzi e il mio commento:


DEFICIT, TAGLIO DELLE TASSE E CRESCITA

La prigionia dei numeri

Alberto Alesina e Francesco Giavazzi  24 settembre 2013


DISPUTE

I tagli «impossibili», le spese eccessive

Stefano Fassina   25 settembre 2013

NB: In calce c’è la replica di Alesina e Giavazzi (sacerdoti dell’ossimorica austerità espansiva che tanti danni ha causato ai poveri cristi poiché è stata presa a base dalla Commissione europea e dal FMI (che però poi tre anni fa si è pentito e ha invitato a cambiare la politica economica in senso keynesiano (cfr. ad esempio Il FMI, gli investimenti pubblici si ripagano da soli   http://keynesblog.com/2014/10/09/il-fmi-gli-investimenti-pubblici-si-ripagano-da-soli/) per imporre l’austerità economica e le cosiddette riforme strutturali, i. e. deflazione dei salari e dei diritti) che si fanno forti della tesi FMI, poi rivelatasi errata per ammissione dello stesso FMI, per bocca del suo capo economista Blanchard, dei moltiplicatori taglio spesa/taglio tasse (cfr. Il Fondo Monetario insiste: sull’austerità ci siamo sbagliati 8 gennaio 2013   http://keynesblog.com/2013/01/08/il-fondo-monetario-insiste-sullausterita-ci-siamo-sbagliati/). Al riguardo vedi anche questo mio commento (in Dialogo su John Maynard Giavazzi (o quasi)  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2817550.html  oppure  http://vincesko.blogspot.com/2015/07/dialogo-su-john-maynard-giavazzi-o-quasi.html):

3) A proposito di errori e di moltiplicatori, faccio rilevare che, nel 1° articolo del Corriere che ho linkato, Giavazzi e Alesina scrivono:

“Punto primo. Tutti gli studi (sia accademici che del Fondo monetario internazionale che della Commissione europea) concordano sul fatto che gli aggiustamenti fiscali fatti aumentando le aliquote hanno creato recessioni più forti di quelli che hanno operato riducendo le spese. Non solo: la spirale di aumenti di aliquote, recessione, riduzione di gettito, tende a creare un circolo vizioso in cui l’economia si avvita in una recessione sempre più grave. Quella di cui leggiamo è una manovra fatta per tre quarti di maggiori tasse e solo per un quarto di minori spese”.

Com’è noto, a) l’FMI ha ora ribaltato la sua convinzione sul moltiplicatore delle tasse e della spesa; b) un fatto analogo è successo per la tesi di Reinhardt e Rogoff; (i cui studi sono un punto di riferimento e uno dei fondamenti teorici degli interventi dell’FMI e non solo): c’è sì una relazione tra debito pubblico e crescita, ma nel senso che è il rallentamento della crescita che fa salire il debito pubblico: praticamente l’opposto; e infine c) è stata messa in discussione la formula applicata dalla Commissione Europea sulla disoccupazione strutturale per il calcolo del deficit strutturale.[1 2]



Articolo collegato:


Ho trovato oggi, 9/2/2017, questo articolo di critica ad un altro articolo di Fubini sul debito pubblico (http://www.corriere.it/economia/16_febbraio_19/veto-renzi-berlino-partita-banche-147263b6-d67e-11e5-8e4b-2c56813c9298.shtml).


Il Corriere della Sera, Monti, l’ossessione per il debito e la religione sbagliata

Michele Arnese  -   



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Il bugiardo e imbroglione Jens Weidmann e la massima di Goebbels


Riporto due miei commenti concernenti entrambi il presidente della banca centrale tedesca (Deutsche Bundesbank), Jens Weidmann, pubblicati nel blog di Carlo Clericetti su Repubblica, in calce a due suoi articoli:

21 APR 2016  -  Moneta dall'elicottero? Parliamo del pilota

27 APR 2016  -  La malafede del banchiere anti-euro

Già nell’Allegato alla Petizione sulla BCE, avevo giudicato Jens Weidmann un bugiardo sullo statuto della BCE (vedi Appendice).


Primo commento


Traggo dal discorso del presidente della Deutsche Bundesbank, il massone reazionario e contaballe Jens Weidmann, fatto all’Ambasciata tedesca[*]:

“Proprio per tutti questi motivi gli Stati membri dell’Unione monetaria hanno optato per una Banca Centrale indipendente e unicamente vincolata al mandato di stabilità dei prezzi a perfetta immagine e somiglianza della Bundesbank”. (pag. 7).

Ecco, qui sopra, un esempio di applicazione della massima di Goebbels: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” (vedi anche il mio commento del 26/4, 20:52).

Per provare che quella di Weidmann è una bugia, basta o leggere lo Statuto della BCE, che all’art. 2 recita:

“Articolo 2-Obiettivi

Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, l'obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione definiti nell'articolo 3 del trattato sull'Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un'efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all'articolo 119 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea”.

O consultare il sito della BCE e leggerne le Funzioni:

“Obiettivi

L’articolo 127, paragrafo 1, del Trattato sancisce che

“L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi.”

Inoltre, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea.”

Come si vede, in entrambi i casi già dal titolo, al plurale: “Obiettivi”, si può facilmente dedurre che Weidmann, atteso che egli, essendo anche membro del Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea, debba per forza conoscere lo statuto della BCE, è un bugiardo compulsivo e un imbroglione.

Inoltre, Weidmann, come succede per solito a chi, avendo subito un’educazione autoritaria, diventa un mentitore (la menzogna è un meccanismo di difesa) e si crea una realtà parallela, confondendo i suoi desideri con la realtà, sostiene che la BCE è stata progettata a “perfetta immagine e somiglianza della Bundesbank”, che è un’altra bugia. 

Nel mio post Yanis Varoufakis e i poteri-doveri della BCE  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2829295.html oppure (se in avaria) http://vincesko.blogspot.com/2015/03/yanis-varoufakis-e-i-poteri-doveri.html, a proposito del parallelo con lo statuto della Bundesbank, scrivevo:

“In calce all’articolo di Bernard Maris, economista, una delle vittime della strage di Charlie Hebdo, riportato da Keynesblog, osservavo:

“Mi posso sbagliare, ma a me non sembra che il “funzionamento della BCE [sia esattamente] ricalcato su quello della Bundesbank” (che ho appena letto, anche se velocemente), v. confronto dei testi che qui riporto, ma che, anzi – come ho già rilevato più volte in passato -, gli obiettivi e i limiti siano più simili a quelli della FED, segnatamente in deflazione o comunque con l’inflazione sotto target (“sotto, ma vicino, al 2%”), cioè quando la condizione sospensiva del raggiungimento dell’obiettivo primario sia stata (più che) soddisfatta e quindi i 2 obiettivi statutari (stabilità dei prezzi e una crescita sostenibile, non inflazionistica, che rispetti l'ambiente e il raggiungimento e il mantenimento di un elevato livello di occupazione e di protezione sociale [testo vecchia versione dell’art. 2 del TUE, poi diventato art. 3, che parla di “piena occupazione”]) sono convergenti e concordanti”.


Anche il Vice Direttore Generale della BCE, Gilles Noblet, nella sua Risposta alla mia Petizione sulla BCE, inviata alla Commissione Petizione del Parlamento Europeo, emulando sia il suo presidente, il massone elitario Mario Draghi, che il presidente della Bundesbank, il massone reazionario Jens Weidmann, pur “stanato” dalla mia contestazione argomentata e provata documentalmente sul punto, ripete talvolta la stessa bugia, alternando come se fossero equivalenti la definizione della stabilità dei prezzi come “l’obiettivo della BCE” (con l’articolo determinativo e senza aggettivo qualificativo) e “l’obiettivo primario”, il che necessariamente comporta che vi sia almeno un altro obiettivo, ancorché secondario.

Talché mi è stato facile ribattere nella replica:

“E’ agevole notare che, a dispetto dell'impronta ideologicamente connotata in senso ordoliberista dei Trattati UE e contrariamente alla loro interpretazione maistream neo-liberista ostinatamente propalata stravolgendo spesso la lettera e lo spirito delle norme, la lingua, la matematica, la logica e perfino i fatti, la deduzione è arbitraria, non avvalorata da una semplice lettura dell’intero testo del Trattato, in particolare l’art. 3 del TUE, che, in aderenza ai "valori" contenuti nel preambolo della Carta dei Diritti Fondamentali, ribadisce i principi fondamentali del governo dell'Unione Europea, finalizzandolo a due obiettivi prioritari: la piena occupazione e il progresso sociale, essendo la stabilità dei prezzi un mero sub-obiettivo […]; formalmente corretta per l’Eurosistema ma sostanzialmente fuorviante, poiché è in discussione non la prevalenza e la cogenza dell’obiettivo principale – la stabilità dei prezzi - ma l’obliterazione sistematica da parte della BCE del secondo obiettivo statutario – sostenere le politiche economiche dell’UE - che in deflazione o con inflazione inferiore (sensibilmente) al target, quando i due obiettivi sono assolutamente concordanti e complementari, ha le stesse dignità e cogenza del primo”. (cfr. Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE


Secondo commento


Ho già scritto in calce al post precedente di questo blog che cosa penso del massone reazionario e contaballe Jens Weidmann (http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/04/21/moneta-dallelicottero-parliamo-del-pilota/). Vale forse la pena di aggiungere che non si capisce come uno così, con evidenti problemi col principio di realtà, possa ricoprire un incarico così delicato. Per dare la misura dei danni che possono combinare quelli come lui, mi è forse sufficiente segnalare che un campione di questa vera e propria patologia è l'ex PdC Silvio Berlusconi.

Ma non si capisce solo in teoria, poiché, da un lato, è l'intera leadership UE a contar balle e a stravolgere tutte le regole: sia quelle della lingua che quelle della matematica, della logica e degli stessi Trattati UE; dall'altro, nella selezione degli appartenenti a tale leadership, vigono regole... improprie, che hanno a che fare più con l'appartenenza a cenacoli elitari che a criteri di merito tecnico e democratico. Come è esattamente il caso di Jens Weidmann, secondo il libro “Massoni” iscritto alla superloggia reazionaria "Der Ring", di cui è Maestro Venerabile il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble e alla quale è iscritto anche il presidente della BCE, Mario Draghi (iniziato anche presso altre superlogge).

In questo quadro mefitico, inquietante per qualunque sincero democratico, s’inserisce il peso esorbitante esercitato dalla Germania prima nella progettazione e poi nell’interpretazione delle regole, piegate sistematicamente ai propri interessi, con la complicità dei suoi satelliti e l’acquiescenza degli altri.

L’unica speranza – lo ripeto per l’ennesima volta – non risiede né negli sterili appelli né nella CONTROINFORMAZIONE di giornalisti meritori come Carlo Clericetti, ma nella forza della legge, poiché mi rifiuto di pensare che nell’ambito dell’Unione Europea non esista un giudice a… Berlino, o meglio in Lussemburgo (v. PS), che – opportunamente adito - possa farla rispettare, stigmatizzando (stigmatizzare=deplorare severamente e pubblicamente) e sanzionando i contaballe e imbroglioni alla Jens Weidmann.


PS:

Corte di Giustizia Europea (CGUE)



Appendice


Aggiornamento (16/01/2015)


Nella conferenza stampa del 4 dicembre scorso, “Rispondendo alle domande di giornalisti, Draghi ha detto che il direttorio "ha discusso dell'acquisto di titoli di Stato", che "ricade nel mandato" della Bce. Nell'ambito di un ‘quantitative easing’, d'altra parte, possono rientrare "tutti gli asset tranne l'oro" (È scontro, filotedeschi contro gli acquisti. Ma Draghi da gennaio andrà avanti di Federico Fubini   http://www.repubblica.it/economia/2014/12/04/news/bce_tassi_quantitative_easing_draghi-102109933/).

Mario Draghi ha anche affermato che «sarebbe illegale non perseguire il nostro mandato». Naturalmente si riferiva all’obiettivo della stabilità dei prezzi, visto che, dacché è presidente, egli ha completamente obliterato nei suoi discorsi il secondo mandato, cioè quello di “sostenere la crescita economica e la piena occupazione”. In ogni caso, essa costituisce un’ammissione indiretta dell’illegalità del mancato perseguimento del secondo obiettivo statutario.

Ricaviamo dalla recente intervista di Jens Weidmann, presidente della Deutsche Bundesbank e membro (troppo) influente del Consiglio direttivo della BCE, a la Repubblica   (http://www.repubblica.it/economia/2014/12/13/news/jens_weidmann_caro_draghi_sbagliato_acquistare_titoli_di_stato_un_invito_a_indebitarsi_l_italia_sia_responsabile-102771498/):

Ma la Bce non sembra unita: va verso decisioni a maggioranza contro la Germania?

"Noi tutti nel Consiglio Bce - il Presidente, e tutti gli altri membri - abbiamo interesse a prendere decisioni con il consenso più ampio possibile. Ma naturalmente l'unanimità non è condizione vincolante. Ci siamo comunque trovati uniti nell'ultimo Consiglio di dicembre, nella scelta di attendere e valutare gli effetti delle nostre decisioni".

Dal combinato disposto - diciamo così - delle due dichiarazioni di Draghi e Weidmann, si ricava la conferma che il Consiglio direttivo è già orientato, a maggioranza, a varare il QE, ma lo ha procrastinato per venire incontro alla richiesta di Weidmann.

Non le sembra che il tempo stringa?
"Non vedo questa urgenza, e la politica monetaria fa sempre bene a non lasciarsi mettere sotto pressione. Secondo le nostre prognosi, il tasso d'inflazione, ora molto basso nell'eurozona, nel breve periodo scenderà ancora per poi risalire ma lentamente: a fine 2016 sarà di appena l'1,4%. Il Consiglio punta a che l'aumento dei prezzi a medio termine sia meno del 2%. Ma la bassa inflazione è da ricondurre al forte calo dei prezzi energetici. Situazione ben diversa da una spirale negativa salari-prezzi. Il calo dei prezzi energetici è come un piccolo programma di aiuti per la congiuntura: rafforza il potere d'acquisto dei consumatori, accresce gli utili delle aziende. Quindi non c'è necessità vincolante di reagire".

Ricaviamo da:

Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”
[…] Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.

Confrontando i due scritti e premettendo che, in generale, il significato di breve, medio o lungo è un concetto relativo al tipo di fenomeno osservato,emerge che nel caso in esame, per obiettivo “medio periodo” si può presumibilmente intendere un triennio, ma questo riguarda la stabilità dei prezzi da preservare poco sotto il 2%(Weidmann omette, ad arte, "close")non certamente la deflazione o un tasso d’inflazione effettivo che segnerà uno scarto sensibile con l’obiettivo statutario per un periodo complessivo, tra quello già trascorso e la previsione, di almeno 3 anni. In più, Weidmann si preoccupa soltanto della stabilità dei prezzi, ma omette che lo statuto assegna alla BCE anche il secondo obiettivo “subordinato”, mutuato anch’esso dai trattati, che peraltro non lo considerava subordinato ma principale, almeno fino all’ultima modifica, operata col trattato di Lisbona, in cui evidentemente si è fatta già sentire l’influenza “abnorme” della Germania e la stabilità dei prezzi è diventata un obiettivo anche dell’UE, ma certamente non prevalente.

in Europa accanto alla politica monetaria comune abbiamo 18 Stati con politiche finanziarie indipendenti e rating e situazioni di debito ben diversi. Ciò crea tentazioni di indebitarsi di più e scaricare le conseguenze sugli altri”.

Il Sig. Weidmann dice bugie evidenti, cosa grave per un presidente della Deutsche Bundesbank: primo, visto che c’è ilfiscal compact; secondo, visto che gli Stati hanno l’obbligo di trasmettere preventivamente alla Commissione Europea le rispettive Leggi di Stabilità e sono tenuti a rispettarne le correzioni, a pena di sanzioni; e terzo, visto che le conseguenze sugli altri le scarica anche – ora soprattutto, visto che c’è il fiscal compact- la politica miope ed egoistica della Germania.

Concludiamo con Weidmann:

La Bce appare la più forte istituzione europea, allora chi se non la Bce deve agire contro la crisi?
"Non dobbiamo forse preoccuparci di questa visione? Le Banche centrali non sono governi paralleli. La politica europea deve essere fatta da Parlamenti e governi, e la risposta ai problemi non può essere sempre dare nuovi compiti alla Bce".

Ineffabile. Non nuovi compiti, ma semplicemente adempiere quelli esistenti, da tempo violati.



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permalink | inviato da magnagrecia il 29/4/2016 alle 10:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Mario Draghi e Jens Weidmann

 
IL DOPO NAPOLITANO
Quirinale: Draghi, non voglio essere un politico. Alla Bce fino al 2019
Intervista al presidente della Bce da parte del quotidiano economico tedesco Handelsblatt. Nessun interesse ad essere nella rosa dei nomi per la presidenza
di Redazione Online
02 gennaio 2015
http://www.corriere.it/politica/15_gennaio_02/quirinale-draghi-non-voglio-essere-politico-bce-fino-2019-d8495074-925f-11e4-aaf8-f7f9176948ef.shtml
 
Interview with Handelsblatt
Interview with Mario Draghi, President of the ECB
Published on 2 January 2015
https://www.ecb.europa.eu/press/inter/date/2015/html/sp150102_1.en.html
 
 
Anche se la domanda è posta per ultima e la breve risposta sembra di circostanza, viste le gravi inadempienze statutarie di Draghi come presidente della BCE, la reputo una notizia ottima per i cittadini “sudditi” italiani, pessima per i cittadini disoccupati italiani. Sfortunatamente per i disoccupati europei, l’Eurozona è a trazione esclusivamente tedesca, con la connivenza di Draghi e del presidente della Commissione europea, prima – per 10 anni – il servo Barroso, ed ora – per altri 5 anni – il prono Juncker.

Affermare, come fanno in tanti, ed anche la rivista Forbes, che Draghi sia l'uomo più potente d'Europa o che meriti, secondo molti, di diventare PdR italiana, visto che in concreto ubbidisce alla Germania e di fatto ne ha tutelato finora gli interessi, che vanno a detrimento dell’Italia come di tutti gli altri Paesi con un debito pubblico elevato e/o che sono in recessione o stagnazione, è una contraddizione al buon senso prima ancora che alla logica.

In ogni caso, segnalo che i fatti (non le opinioni) attestano che di Draghi non ce n'è uno soltanto ma "due":  uno buono - Dottor Jekyll -, che, a parole, denuncia le disuguaglianze o la scarsa mobilità sociale (discorso ad Ancona per commemorare Giorgio Fuà, 2010), critica l'austerità imposta dalla Germania (discorso a Jackson Hole, 2014) e le formule astruse della Commissione europea (idem e paper BCE, 2014); e uno cattivo - Signor Hyde -, che, nei fatti, fa il consulente per fare arricchire i ricchi italiani e soprattutto stranieri (privatizzazioni italiane o acquisto dei derivati), o telefona alla cancelliera tedesca Merkel per "spiegarle" le sue dichiarazioni eterodosse di Jackson Hole o viola il proprio statuto (art. 2-Obiettivi e art 7-Indipendenza) per ubbidire ai "veti" della Germania.

Nella conferenza stampa del 4 dicembre scorso, “Rispondendo alle domande di giornalisti, Draghi ha detto che il direttorio "ha discusso dell'acquisto di titoli di Stato", che "ricade nel mandato" della Bce. Nell'ambito di un ‘quantitative easing’, d'altra parte, possono rientrare"tutti gli asset tranne l'oro" (È scontro,  filotedeschi contro gli acquisti. Ma Draghi da gennaio andrà avanti di Federico Fubini http://www.repubblica.it/economia/2014/12/04/news/bce_tassi_quantitative_easing_draghi-102109933/).

Mario Draghi ha anche affermato che «sarebbe illegale non perseguire il nostro mandato». Naturalmente si riferiva all’obiettivo della stabilità dei prezzi, visto che, dacché è presidente, egli ha completamente obliterato nei suoi discorsi il secondo mandato, cioè quello di “sostenere la crescita economica e dell’occupazione”. In ogni caso, essa costituisce un’ammissione indiretta dell’illegalità del non perseguimento del secondo obiettivo statutario.

La Bce è stata creata nel 1998 per garantire la stabilità dei prezzi, non per permettere che questi si avvitino fino ad aumentare sempre di più il peso degli interessi sui debitori. «Non perseguire il nostro mandato sarebbe illegale», ha tagliato corto ieri Draghi nella conferenza stampa seguita al consiglio. Non tutti concordano sul come riuscirci. Nella riunione di ieri, hanno preso le distanze da Draghi sei o sette banchieri centrali sui ventiquattro dell’organismo decisionale di Francoforte. Attorno a Weidmann sono schierati con ogni probabilità Sabine Lautenschlaeger, esponente tedesco nell’esecutivo della Bce, il governatore olandese Klaas Knot, i governatori di Lussemburgo, Estonia e Lettonia e il lussemburghese dell’esecutivo di Francoforte, Yves Mersch. Meno chiusa sarebbe la posizione del governatore austriaco Ewald Nowotny, mentre il finlandese Erkki Liikanen è ormai pronto a votare con Draghi e con la gran parte dei 24 componenti del vertice della Bce”.

Il Sole 24 ore (Board sempre più diviso verso il finale di partita                                     http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-12-05/board-sempre-piu-diviso-il-finale-partita-063736.shtml ) ha scritto che “Ora, però, ci si avvicina al finale di partita. Fra Draghi, che nel giorni scorsi aveva parlato di agire «senza indugi», ma ora ha scelto di pazientare ancora, e gli oppositori della linea di intraprendere acquisti di titoli su larga scala, il cosiddetto quantitative easing, o Qe. «Prendiamo in considerazione tutto, meno l’oro», ha detto il presidente della Bce, ma è chiaro che la vera chiave, e il vero scoglio, sono gli acquisti di titoli di debito pubblico. Un’ipotesi che il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha definito di dubbia legalità. E ieri è arrivata la risposta di Draghi. «Non perseguire il nostro mandato sarebbe illegale», ha concluso, dopo aver spiegato che un programma di Qe che includa titoli sovrani ricade all’interno del mandato, o meglio, è uno strumento che ha i requisiti per poter essere usato nel perseguimento del mandato”.


***


Ricavo dalla recente intervista di Weidmann, presidente della Deutsche Bundesbank e membro (troppo) influente del Consiglio direttivo della BCE, a Repubblica  (http://www.repubblica.it/economia/2014/12/13/news/jens_weidmann_caro_draghi_sbagliato_acquistare_titoli_di_stato_un_invito_a_indebitarsi_l_italia_sia_responsabile-102771498/):
Ma la Bce non sembra unita: va verso decisioni a maggioranza contro la Germania?
"Noi tutti nel Consiglio Bce - il Presidente, e tutti gli altri membri - abbiamo interesse a prendere decisioni con il consenso più ampio possibile. Ma naturalmente l'unanimità non è condizione vincolante. Ci siamo comunque trovati uniti nell'ultimo Consiglio di dicembre, nella scelta di attendere e valutare gli effetti delle nostre decisioni".

Dal combinato disposto - diciamo così - delle due dichiarazioni di Draghi e Weidmann, si ricava la conferma che il Consiglio direttivo è già orientato a varare il QE, ma lo ha procrastinato per venire incontro alla richiesta di Weidmann.

Ricavo ancora dall’intervista a Weidmann:

Non le sembra che il tempo stringa?
"Non vedo questa urgenza, e la politica monetaria fa sempre bene a non lasciarsi mettere sotto pressione. Secondo le nostre prognosi, il tasso d'inflazione, ora molto basso nell'eurozona, nel breve periodo scenderà ancora per poi risalire ma lentamente: a fine 2016 sarà di appena l'1,4%. Il Consiglio punta a che l'aumento dei prezzi a medio termine sia meno del 2%. Ma la bassa inflazione è da ricondurre al forte calo dei prezzi energetici. Situazione ben diversa da una spirale negativa salari-prezzi. Il calo dei prezzi energetici è come un piccolo programma di aiuti per la congiuntura: rafforza il potere d'acquisto dei consumatori, accresce gli utili delle aziende. Quindi non c'è necessità vincolante di reagire".

Ricavo da:

Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”
Stabilità dei prezzi: definizione
Pur indicando chiaramente che l’obiettivo principale della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, il Trattato di Maastricht non ne ha precisato il significato. Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.
Con l’adozione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Trattato di Lisbona, 2009) la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo dell’UE.

https://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/facts/monpol/html/mp_002.it.html

Confrontando i due scritti, emerge – mi pare – che Weidmann dà un’interpretazione pro domo sua: in generale, il significato di breve, medio o lungo è un concetto relativo al tipo di fenomeno osservato; nel caso in esame, per obiettivo “medio periodo” si può presumibilmente intendere un triennio, ma questo riguarda la stabilità dei prezzi da preservare, non una deflazione o un tasso d’inflazione effettivo che segnerà uno scarto sensibile con l’obiettivo statutario per un periodo complessivo, tra quello già trascorso e la previsione, di almeno 3 anni. In più, Weidmann, da bravo tedesco, si preoccupa soltanto della stabilità dei prezzi, ma omette che lo statuto assegna alla BCE anche il secondo obiettivo “subordinato”, mutuato anch’esso dai trattati, che peraltro non lo considerava subordinato ma principale, almeno fino all’ultima modifica, operata col trattato di Lisbona, in cui evidentemente si è fatta già sentire l’influenza “abnorme” della Germania e la stabilità dei prezzi è diventata un obiettivo anche dell’UE, ma certamente non prevalente (vedi, al riguardo, anche la strana modifica del testo delle Funzioni nel sito della BCE, che ho segnalato in alcuni post tra cui l'Allegato alla Petizione al Parlamento Europeo). L’art. 2 dello statuto della BCE parla chiaro: fatto salvo il primo obiettivo, la BCE deve “sostenere la crescita economica e un elevato livello dell’occupazione”. ATTUALMENTE, poiché il primo obiettivo (tasso d’inflazione prossimo allo zero, anziché poco sotto il 2%) è più che soddisfatto, i due obiettivi sono concordanti e convergenti e quindi su un piano paritario; esattamente come per la FED, il cui statuto assegna 3 obiettivi su un piano paritario, ed al 1° posto, comunque, c’è la piena occupazione (“maximum employment, stable prices, and moderate long-term interest rates”).
Ri-ri-ripeto: la BCE, presieduta dall'italiano Draghi, per colpa del “veto” del tedesco Weidmann (e di pochi altri membri del Consiglio direttivo), che è uno dei cani da guardia degli interessi dell'establishment politico-industriale-finanziario tedesco (anche se quello industriale vorrebbe ora smarcarsi), sta violando entrambi gli obiettivi statutari, con gravi conseguenze per i popoli europei della periferia, tra cui l'Italia, anche al cui servizio teoricamente essa opera.

Concludo con Weidmann:

in Europa accanto alla politica monetaria comune abbiamo 18 Stati con politiche finanziarie indipendenti e rating e situazioni di debito ben diversi. Ciò crea tentazioni di indebitarsi di più e scaricare le conseguenze sugli altri”.

Weidmann dice balle evidenti, grave per un presidente della Deutsche Bundesbank, 1) visto che c’è il fiscal compact; 2) visto che gli Stati hanno l’obbligo di trasmettere preventivamente alla Commissione le rispettive Leggi di Stabilità e sono tenuti a rispettarne le correzioni, a pena di sanzioni; e 3) visto che le conseguenze sugli altri le scarica anche – ora soprattutto, visto che c’è il fiscal compact - la politica miope ed egoistica della Germania.

 

***

 
Appartenenza alla Massoneria
 
Draghi e Weidmann risultano iniziati presso la stessa loggia massonica della corrente reazionaria, che ha come attuale Maestro Venerabile Wolfgang Schauble?
 
LE RECITE DI JENS WEIDMANN E MARIO DRAGHI, ENTRAMBI AFFILIATI PRESSO LA UR-LODGES “DER RING”
Giusto per fornire al lettore qualche strumento in più per demistificare le pantomime messe abilmente in scena dalla colomba Draghi e dal falco Weidmann, è bene che sappiate che entrambi risultano iniziati presso la stessa Ur-Lodges di ispirazione vagamente neonazista, la “Der Ring”, officina latomistica che esprime come attuale Maestro Venerabile un altro “galantuomo” del calibro di Wolfang Schauble, famigerato ministro delle finanze nel governo Merkel (leggi “Massoni”, pagina 452).
Francesco Maria Toscano
15/12/2014
http://www.ilmoralista.it/2014/12/15/le-recite-di-jens-weidmann-e-mario-draghi-entrambi-affiliati-presso-la-ur-lodges-der-ring/
 
E la Merkel è massone?
 
MASSONI5/ MERKEL E PUTIN SONO STATI ENTRAMBI INIZIATI PRESSO LA UR-LODGE GOLDEN EURASIA
Francesco Maria Toscano
30/12/2014
http://www.ilmoralista.it/2014/12/30/massoni-5-merkel-e-putin-sono-stati-entrambi-iniziati-presso-la-ur-lodge-golden-eurasia/

Intervista di Gioele Magaldi by Fabrizio D’Esposito per Il Fatto Quotidiano
6 febbraio 2013
http://www.grandeoriente-democratico.com/Intervista_di_Gioele_Magaldi_by_Fabrizio_D_Esposito_per_il_Fatto_Quotidiano_del_6_febbraio_2013.html
 
Massoneria, libro shock del gran maestro Magaldi: “Ecco i potenti nelle logge”
Centinaia di nomi, tra cui Napolitano, Obama, Draghi, Bin Laden e Papa Giovanni XXIII. Tutti "fratelli" secondo l'autore del volume presentato domani a Roma. Che però dice: "Le prove le esibiscono soltanto se me le chiede il giudice"
di Gianni Barbacetto e Fabrizio DEsposito | 19 novembre 2014
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/19/massoneria-libro-shock-gran-maestro-magaldi-i-potenti-nelle-logge/1220062/


***
 

Il Consiglio direttivo della BCE, il prossimo 22 gennaio, cioè tre giorni prima delle elezioni in Grecia, consapevole della posta in gioco spazzerà via il "veto" di Weidmann e deciderà finalmente di varare il QE?
Atteso che un QE da solo non è sufficiente a far ripartire la crescita, ma deve essere integrato da un'adeguata politica fiscale, si possono fare due ipotesi:
- la prima è che la BCE - come si ventila - vari un QE di appena 500 mld (se anche fosse di 1.000, il risultato sarebbe sostanzialmente lo stesso) e compri titoli pubblici esclusivamente dei Paesi dell'Eurozona in ragione soltanto delle rispettive quote nel capitale della BCE; riproporzionando al totale versato finora pari al 69% circa del capitale BCE (esclusa la neoentrata Lituania), vale a dire - in sostanza - applicando le quote nel MES, alla Germania andrebbe il 27,1464%, alla Francia il 20,3859%, all'Italia il 17,9137%, alla Spagna l'11,9037%, all'Olanda il 5,717%, alla Grecia il 2,8167%, ecc., pari rispettivamente a 136 mld, 105 mld, 90 mld, 59 mld, 28 mld, 14 mld, ecc.; il valore dei titoli aumenterebbe e i rendimenti calerebbero, ma, se l'Italia li riacquistasse, l'effetto in termini di risparmio di interessi sarebbe estremamente esiguo e quindi si tratterebbe di un'ipotesi di sostanziale fallimento del QE che si... autorealizzerebbe;
- la seconda è che la BCE vari un QE di 3.000 mld, senza sterilizzazione, ripartiti su base multipla (ad esempio, metà in base al Pil e metà in base al debordo rispetto al 60% del rapporto debito/Pil, o modulando opportunamente per tener conto maggiormente del peso del debito e soddisfare meglio le necessità della Grecia, stornandole dalla quota della Germania... tanto per farle un dispetto), all'Italia spetterebbe il 20-25% del totale, pari ad una cifra di 600-750 mld; l'acquisto da parte della BCE dei titoli sul mercato secondario (su quello primario le è vietato dallo statuto, art. 21) viene "pilotato" e riguarda titoli a lunghissima scadenza o illimitata e a tasso zero o prossimo allo zero sostitutivi di titoli vecchi molto più onerosi e/o girando gli interessi interamente dalla BCE agli Stati (cosa che la BCE già fa ora alle rispettive banche centrali, però dopo aver trattenuta la quota di sua spettanza, che è al massimo del 20%, art. 33), che li utilizzerebbero per varare un'adeguata politica fiscale (taglio di tasse e aumento di spese) per accrescere la domanda aggregata. E' più o meno ciò che ha fatto la FED, per la quale, contrariamente all'opinione imperante, vige lo stesso divieto di acquisto diretto di titoli del Tesoro. Considerando un tasso di interesse del 3% medio sui titoli "sterilizzati", l'Italia avrebbe a disposizione una cifra aggiuntiva tra i 18 e i 22 mld l'anno, da destinare a taglio di tasse e aumento di spese (modulandole in base ad un piano industriale). In vigenza del fiscal compact, l'Eurozona avrebbe le risorse per uscire dalla crisi; i conti pubblici beneficerebbero della salvaguardia della soglia del deficit, dell'aumento del Pil e - anche per effetto dell'aumento dell'inflazione correlato all'aumento della domanda - del miglioramento del rapporto debito/Pil; verrebbe scongiurato qualunque rischio di default, temuto dalla Germania e satelliti per la sostanziale parziale mutualizzazione del debito incorporato dalla BCE. Non male. Ma - visti l'ottusità e l'egoismo della Germania - è un'ipotesi troppo bella per diventare realtà.

 
Appendice
 
Per quanto riguarda le “colpe” di Prodi sulle privatizzazioni (di cui tratto negli articoli collegati in riferimento al ruolo che vi svolse Draghi), in qualità di presidente dell’IRI, tanto sbandierate da anni, mi limito ad osservare che egli allora non aveva responsabilità politiche e le privatizzazioni furono fatte in esecuzione e di direttive UE e di leggi emanate dal Parlamento italiano e sotto lo stretto controllo del Ministero del Tesoro e del Ministero delle Partecipazioni Statali. Certo, nessuno è perfetto, e neppure le privatizzazioni lo furono, ma non sono mai emersi profili penali e le valutazioni – il “capital budgeting” è problema complesso (v. ad es. il caso SME), non da Bar Sport - venivano fatte da consulenti di rango sotto il controllo degli advisor. Sul tema, allego:
a) questa ottima e dettagliata ricostruzione:
“Privatizzazioni” http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=3847
b) le voci di Wikipedia sull’IRI e sulla SME (con alcune note critiche attendibili, che pur all’epoca e successivamente ci sono state)
http://it.wikipedia.org/wiki/IRI
http://it.wikipedia.org/wiki/Vicenda_SME
 
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In generale: la valutazione d’azienda ed il “capital budgeting” rappresentano una problematica molto complessa, roba da esperti, da società specializzate.

Valutazione d’azienda
Compito del commercialista o comunque, del perito in genere, è, dunque, quello di attribuire un valore economico al complesso organizzato dall’imprenditore. Tale processo, è bene ribadirlo, viene condizionato da molteplici fattori, quali la tipologia d’attività svolta, il luogo, il tempo, i dati disponibili e, naturalmente, lo scopo che s’intende perseguire e di conseguenza, il metodo valutativo prescelto.
Circa quest’ultimo aspetto la dottrina ha elaborato dei criteri di stima che, sostanzialmente e con le loro ulteriori specificazioni, possono essere così sinteticamente elencati:
a) Metodo patrimoniale (semplice e complesso)
b) Metodo reddituale
c) Metodo finanziario
d) Metodi misti
http://www.blustring.it/articolipdf/valutazione_azienda1.pdf
Capital Budgeting
Definizione: Analisi volta a valutare il tasso di remunerazione di un investimento e il costo per sostenerlo. Il capital budgeting, attraverso l’utilizzo di alcuni strumenti analitici (metodo del valore attuale netto, metodo del tasso di rendimento interno, pay-back period, residual income), consente di confrontare e successivamente scegliere le migliori forme d’investimento.
http://it.wikipedia.org/wiki/Finanza_d'impresa
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IRI-ALFA ROMEO. Io ero dipendente IRI e non mi risulta che Prodi l’abbia distrutto, come si dice, anzi. I media di centrodestra, e gli agit-prop e milioni di allocchi che ripetono a pappagallo, sostengono che Ford voleva strapagare l’Alfa Romeo e Prodi ha regalato l'Alfa Romeo agli Agnelli. E’ una balla sesquipedale, che resta tale anche se è ripetuta ossessivamente dalla propaganda di centrodestra. L’Alfa Romeo perdeva centinaia di miliardi ogni anno, finanziati attingendo dai fondi di dotazione alimentati dallo Stato, quindi pagati in definitiva dai contribuenti italiani. Persino su Il Giornale, il 20 agosto 2003, fu pubblicato un articolo che raccontava abbastanza fedelmente la vicenda. La vendita dovette passare anche al vaglio della Commissione europea, che eccepì soltanto sugli aiuti di Stato e non sulla congruità dell’offerta. Certo, tutto è opinabile, ma le valutazioni d’azienda sono un problema complesso e sofisticato che di solito coinvolge advisor di rango, l’importo complessivo era congruo, le altre condizioni dell’offerta Fiat erano complessivamente migliori, altro discorso fu il vantaggio per la Fiat del pagamento rateale. Nulla in Italia avviene senza l’intromissione della politica, e questo valeva ancor più per l’IRI (di cui l’Alfa Romeo e la Cirio facevano parte), che era di proprietà dello Stato e controllata politicamente dal Ministero delle Partecipazioni Statali. L’intervento dei politici sul caso Alfa Romeo (e più tardi sul caso SME, che era la finanziaria del settore alimentare) fu pesante. La proposta Ford prevedeva un taglio ai due stabilimenti Alfa Romeo, anche per questo fu preferita la proposta Fiat.
 
 
Post e articoli collegati:

Mario Draghi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2823764.html
 
Mario Draghi (da Wikipedia)
http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Draghi
 
Jens Weidmann (from Wikipedia)
http://en.wikipedia.org/wiki/Jens_Weidmann

 
CONVEGNO SULLE PRIVATIZZAZIONI
Convegno sul Britannia, sponsor la Regina
manager ed economisti invitati a un dibattito sul Mediterraneo, a bordo dello yacht della famiglia reale inglese
http://archiviostorico.corriere.it/1992/giugno/02/convegno_sul_Britannia_sponsor_Regina_co_0_92060218751.shtml
 
LA SCOMMESSA DEL BRITANNIA
Gaggi Massimo
(26 ottobre 1997) 
http://archiviostorico.corriere.it/1997/ottobre/26/SCOMMESSA_DEL_BRITANNIA_co_0_9710261233.shtml
 
Il complotto del Britannia.
26/10/2009 - di John B
Cosa avvenne a bordo del panfilo di Sua Maestà nel 1992? Capita frequentemente che personaggi più o meno in vista esternino visioni complottiste di determinati avvenimenti, veri o presunti. Tra i casi più eclatanti c’è certamente quello dell’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga
http://www.giornalettismo.com/archives/40416/il-complotto-del-britannia/
 
Il Sole24Ore sdogana il Britannia.
Scritto da: petrolio - giovedì15 settembre 2011
http://crisis.blogosfere.it/post/329203/sole24ore-sdoganato-il-britannia
 
Il Sole 24 ore
Tremonti vara il piano “Britannia2”
Isabella Bufacchi e Carlo Marroni
13-09-2011
http://www.cnel.it/Cnel/view_groups/download?file_path=/shadow_rassegna_stampa/attachments/000/477/698/036-147GJ8.pdf  
 
DOSSIER: Ecco quando è iniziata la crisi dell'Italia; era il 1992 sul panfilo Britannia
giovedì 9 febbraio 2012
http://www.nocensura.com/2012/02/dossier-ecco-quando-e-iniziata-la-crisi.html
 
Dal Britannia alla Goldman Sachs: Draghi svelato in Germania
13 dicembre 2012 (MoviSol)
http://www.movisol.org/12news238.htm
 
Lo stato delle privatizzazioni [già allegato sopra]
Rita Martufi
http://www.proteo.rdbcub.it/article.php3?id_article=20
 
LE PRIVATIZZAZIONI IN ITALIA - IL CASO ENEL
http://dipeco.economia.unimib.it/persone/Marzi/didatticaPolEconB/Le%20privatizzazioni%20In%20Italia.pdf
 
Telecom e le storie d’Italia
Michele Altomeni - 6 Ottobre 2006
http://www.disinformazione.it/telecom_e_le_storie.htm
 
Contro il Qe di Draghi il nuovo «muro» tedesco
Alessandro Merli 27 dicembre 2014
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-12-27/contro-qe-draghi-nuovo-muro-tedesco-081250.shtml
 

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ultimi commenti
4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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