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Lettera: La censura strampalata, scorretta e fuorviante di Liana Milella. Richiesta di rettifica





Pubblico la lettera che ho inviato, lo scorso 8 febbraio, al direttore di Repubblica, Carlo Verdelli, sulla censura da parte di Liana Milella di alcuni miei commenti nel suo blog. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta. 


Lettera: La censura strampalata, scorretta e fuorviante di Liana Milella. Richiesta di rettifica.

v

8/2/2020 13:07

A  c.verdelli@repubblica.it,   l.milella@repubblica.it     e altri 48


Egr. Direttore Carlo Verdelli,

Premetto che io contrasto le BUFALE sulla Riforma Fornero da sette anni, anche attraverso un centinaio di lettere “circolari”, inviate sempre anche al direttore e a diversi giornalisti di Repubblica. Le ultime sono state lettere pec (la segretaria di direzione si è rifiutata di dirmi la pec di Repubblica). Il mio intento non è di attaccare personalmente i giornalisti autori degli strafalcioni, ma esclusivamente di contrastare la DISINFORMAZIONE che, anche per colpa di TUTTI i media, ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi tutti gli esperti, ed è diventata ormai mondiale.

Nove giorni fa, attratto dal riferimento al giudice Davigo, in una delle mie sporadiche visite al blog di Liana Milella “Toghe”, in risposta ad un altro commentatore che aveva citato il diverbio Salvini-Fornero, ho pubblicato un commento,[1] al fine di fornirne una chiave di lettura legata alla strumentalizzazione salviniana dell’ignoranza della normativa pensionistica (purtroppo alimentata da TUTTI), volta a nascondere le responsabilità della Lega Nord, che approvò nel 2010-11 la ben più severa Riforma SACCONI, le cui misure vengono da TUTTI erroneamente attribuite alla Riforma Fornero. Al terzo punto del mio commento, segnalavo un errore grammaticale. Mal me ne incolse, perché ciò ha dato la stura a una discussione surreale prima su questo terzo, marginale, punto e poi sulle BUFALE sulle pensioni.

Le segnalo il comportamento inaccettabile di Liana Milella, al di sotto di qualunque standard di equanimità e di correttezza professionale.

Ella, invocata ripetutamente in aiuto,[2] è intervenuta nella discussione schierandosi con il mio interlocutore, autore di commenti sgrammaticati, infondati, illogici, pettegoli, e che, improvvidamente, a mo’ di delazione, ha messo in mezzo la collega di Liana Milella, Valentina Conte.

Assecondato, purtroppo, dalla dottoressa Milella, la quale, anziché redarguirlo, è arrivata a confermare che è il suo “braccio destro” (sic!),[3] e non credo in senso metaforico, poiché, dato il contenuto del suo blog e la sua faziosità, desumibile (prescindendo da qualunque considerazione nel merito) oggettivamente già dal titolo del blog, forse ha bisogno di un cane da guardia, oltre che di un adulatore, in servizio permanente effettivo.

Costringendomi ad una serie di puntualizzazioni, slealmente in parte censurate.[4]

Alla fine, infatti, dando maleducatamente motivazioni urlate inesistenti e perciò false e fuorvianti,[5] la blogmaster (forse ignara che la comunicazione ora è sempre più biunivoca e quindi dialettica e potenzialmente scomoda) ha censurato, in parte o integralmente, tre miei commenti, che riporto in nota.[6]

Le chiedo, pertanto, che questi miei commenti vengano pubblicati integralmente o, in alternativa, che sia cancellato il commento falso e fuorviante di Liana Milella, riportato più sotto alla nota 5, o che sia pubblicata una mia replica.

Distinti saluti,

V.


______________________


Note


@alexandertwo (30 gennaio 2020 alle 11:09)
Segnalo:
1. Salvini fa AMMUINA contro Elsa Fornero per nascondere che la Lega Nord ha votato la severissima Riforma SACCONI (DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, e DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, commi da 20 a 23), che ha portato l'età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni dall'1.1.2019 e l’età di pensionamento anticipato a 41 anni e 3 mesi per i dipendenti e a 41 anni e 9 mesi per gli autonomi. Poi ridotti dalla Riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24) a 41 anni e 3 mesi. Dal 2013-14, per colpa del potentissimo sistema propagandistico berlusconiano, di tutti i media, di alcuni famosi esperti previdenziali e della stessa professoressa Fornero (quest’ultima fin dalla poco chiara e tendente al plagio formulazione del testo della sua riforma e poi con la sua reticenza), è stata inflitta la pena della damnatio memoriae alla Riforma SACCONI, le cui misure vengono attribuite alla Riforma Fornero. Questa BUFALA è diventata ormai mondiale, appena scalfita dalla mia opera quasi decennale di contrasto della DISINFORMAZIONE.
A Salvini gliel’ho scritto due volte (2015 e gennaio 2018) e contestato in diretta radiofonica su Zapping (si cerchi cliccando su Vincesko), quindi non può accampare l’ignoranza come scusante.

2. Spiace dirlo, ma i comportamenti di Salvini e Fornero, di fatto, sono simili e convergenti nel risultato: alimentare la BUFALA mondiale sulla Riforma Fornero e occultare la ben più severa Riforma SACCONI.

3. Citazione: “questi cruenti e affatto democratici mezzi di confronto”. “Affatto” vuol dire del tutto. http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/A/affatto.shtml.


[2] alexandertwo 3 febbraio 2020 alle 14:58

Le rinnovo, gentile dott.ssa Milella, i sensi della mia più profonda e sentita comprensione. Comunque, se necessario, un "ausilio" potrebbe riceverlo anche dalla sua collega di Repubblica, dott.ssa Valentina Conte.
Molti cordiali saluti.


[3] Liana Milella 4 febbraio 2020 alle 21:40

prendo le distanze da chi dice che la collega Conte scrive bufale. lo ritengo offensivo e inaccettabile. quindi falso

braccio destro grazie

sicuramente lo conosce.


@Liana Milella

1. Io studio - occasionalmente - la normativa pensionistica dal 2010 ed ho scritto centinaia di commenti e lettere agli autori degli strafalcioni, anche famosi o titolati, e da ultimo un saggio, col commento nella postfazione di Elsa Fornero, la quale dichiara che mi sono attenuto fedelmente alle norme pensionistiche, ancorché io la critichi severamente per essere, fin dalla formulazione insufficiente e tendente al plagio del testo della sua riforma, uno dei principali responsabili della DISINFORMAZIONE sulle pensioni, e perciò so di che parlo (alla professoressa Fornero, beninteso, ho sempre inviato p.c. le mie lettere).
Infine, piccolo particolare, ho contestato al Ragioniere Gen. dello Stato e alla Direttrice Gen Previdenza l'errata interpretazione delle norme sull'adeguamento alla speranza di vita. Vista la sordità, l'ho inviata p.c. anche al Presidente della Repubblica e il Segr. Gen. del Quirinale ha trovato fondate le mie osservazioni e le ha inoltrate al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. I due l'hanno tenuto in non cale e hanno ripetuto l'errata interpretazione nel decreto direttoriale del 5.11.2019. Allora sono tornato alla carica e attualmente ho un’interlocuzione con la Dir. Gen. Previdenza, ed anche il funzionario delegato per la risposta ha trovato fondate le mie critiche (“Lei non ha tutti i torti, ma perché finora nessuno se n’è accorto?”), ma è quasi sempre assente e dopo 2 mesi e mezzo non mi ha ancora risposto.
Mi dice che ne sa lei di pensioni? Può produrre un suo scritto in merito?
Che Valentina Conte abbia propalato BUFALE ( = notizie false) sulla Riforma Fornero gliel'ho scritto direttamente e l'ho dimostrato 'per tabulas' nelle due lettere che le ho scritto. Eccole: questa è la prima 
https://vincesko.blogspot.com/2018/10/lettera-valentina-conte-di-repubblica.html; e questa la seconda: https://vincesko.blogspot.com/2018/12/lettera-n-2-valentina-conte-di.html.
Se vuole, nomini un suo "delegato" esperto di pensioni e le dimostro che V. C. ha propalato BUFALE al di là di ogni ragionevole dubbio (anche perché è destinataria fissa delle mie decine di lettere “circolari”). E non è un’attenuante se è in numerosissima compagnia.

2. Non mi sembra un bell'esempio di equanimità di giudizio. Anzi, è affatto fazioso. Ardisco ipotizzare che lei stia ricambiando al cassazionista tutti gli incensamenti che le prodiga da mane a sera. Nulla di male, per carità, liberissimi lui di farli e lei di apprezzarli, ma questo per me è un fatto. E, se permette, io lo ritengo molto umano ma molto diseducativo.

3. Sul fatto che il nostro cassazionista conosca l'italiano (e non mi riferisco al terribile stile da leguleio) è un mero problema di… bocca buona.
Per non parlare del senso dell'umorismo. Per quest'ultimo, a me sembra una bella gara tra voi due. Ma, come dire? Se uno il senso dell’umorismo non ce l’ha non se lo può dare. Amen. Nessuno è perfetto.

PS: Francamente, mi riesce difficile comprendere come si possa apprezzare il comportamento di uno che appena comincia a perdere invoca - di fatto, perché lo traveste ipocritamente di altruismo - l'intervento del blogmaster.

[5] Liana Milella 5 febbraio 2020 alle 13:01

Per VINCESKO
Questo blog non è la cassazione. Pertanto, per tutte le sue rimostranze, si rivolga ai singoli soggetti di cui critica l’operato. Soprattutto per quanto riguarda la mia collega Conte non si permetta mai più di scrivere in questo blog cose che la riguardano. Interloquisca direttamente con lei. Qui non facciamo operazioni di questo tipo grazie


[6] Riporto integralmente i punti 4 (censurato integralmente) e 5 (censurato nella parte più significativa).

4. Valentina Conte

Il cassazionista come al solito fa cherry picking e trasforma tutto in pettegolezzo da bar. E dall’alto della sua competenza anche in materia pensionistica attesta che VC non abbia scritto BUFALE (anche lui, spero, produrrà una prova documentale della sua scienza in materia); e che abbia reagito in maniera congrua, anche non rispondendomi alla seconda lettera. Allora mi permetto di svelare che dopo la mia prima lettera, VC mi chiese per iscritto di parlarmi telefonicamente. Volentieri le inviai il mio numero, pensando che non solo volesse ringraziarmi ma che acconsentisse alla mia richiesta di darmi una mano nella disputa con RGS. Invece, con accento vagamente meridionale, forse calabrese, protestò veementemente con me per averle indirizzata la lettera e contestualmente averla inviata a numerosi destinatari p.c. e mi chiese reiteratamente di non farlo più. Reagii severamente, richiamando un precedente tra noi due (v. lettera) ed esternandole la mia sorpresa per la sua richiesta reiterata e con tono non proprio educato. E, naturalmente, dopo il suo ennesimo strafalcione, provato ‘per tabulas’, le inviai la seconda lettera. Dov’è il problema? Tutto in via diretta e alla luce del sole. Pronto a pagarne le conseguenze. Come in tutti gli altri casi. Finora un centinaio. Fornendo sempre i riferimenti legislativi (pare che il cassazionista ignori anche che le pensioni sono regolate da leggi, e perciò c’è poco da farsi belli e imbrogliare), che attestano, al di là di ogni ragionevole dubbio, che TUTTI i destinatari delle mie lettere propalano BUFALE (che, come spiega il Treccani, possono essere consapevoli o non).

5. Conclusione

In conclusione, spero di avervi almeno instillato il dubbio che si tratta, non di una bagatella da bar, ma del caso più macroscopico di DISINFORMAZIONE di un popolo intero di 60 milioni di abitanti, oltre all’estero. Per responsabilità dell’intera Accademia, dei politici, dei Sindacati e di TUTTI i media. Inconsapevolmente, come in questo caso:

Lettera al direttore de LINKIESTA Christian Rocca (e a tutti i media) sulle loro false notizie sulle pensioni https://vincesko.blogspot.com/2020/01/lettera-al-direttore-de-linkiesta.html 

o consapevolmente, come in questi altri 2 casi, ad opera di esperti:

Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero

Lettera: Le BUFALE del Sole 24 Ore (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero

Incredibile, ma vero, con un crescendo dal 2010. E, nella lettera al Corriere, tra il serio (poco) e il faceto (molto), ho minacciato, se non la smettevano, di rivolgermi alla Procura della Repubblica o… all’ONU, vista la diffusione mondiale e la reiterazione delle due BUFALE.

Commenti censurati integralmente:

Vincesko (Il tuo commento è in attesa di essere approvato.6 febbraio 2020 alle 10:28

@Liana Milella
Constato che il suo braccio destro continua a impazzare. E a fare il furbastro. Ma la colpa è tutta sua, perché gli permette tutto e lo ha perfino “nominato” suo braccio destro (che ritengo un passo falso, perché indice di faziosità), di fare il pettegolo e perfino di decidere che cosa è pertinente discutere qua e cosa non lo è, palesando una concezione proprietaria del blog (sic!). Francamente, prescindendo dall'anormalità di tale concezione, non mi sembra affatto all’altezza del compito, ammesso e non concesso – a mio avviso e detto in generale - che si debba e possa seguire un criterio fisso e invariabile.

Fa il furbastro perché, ora, anziché riferirsi al diverbio Salvini-Fornero, circa il quale ho semplicemente fornito una chiave di lettura complementare, dovrebbe spiegare perché ha introdotto nella discussione il nome di Valentina Conte. E a mo' di pettegolezzo, facendo pensare chissà che cosa. E rivolgendosi direttamente a lei, chiedendole indirettamente aiuto. Una cosa vergognosa, di cui lui sembra affatto inconsapevole.
È addirittura risibile, poi, e chiaro indizio di proiezione, il suo giudizio di logorrea, inflitto da uno che sembra passare la sua vita in questo blog, ammannendo i suoi commenti logorroici e ripetitivi, scritti in un pessimo italiano da leguleio.
Ma lo stesso errore lo fa lei, urlando il mio nickname (in maiuscolo) e la censura (in maiuscolo) di due parti del mio commento:
- del punto 4, in cui – vista l’insistenza pettegola del suddetto - ho semplicemente raccontato in dettaglio la reazione di Valentina Conte dopo aver ricevuto la mia prima lettera (peraltro, in parte desumibile dalla mia seconda, entrambe sono linkate nel mio commento del 4.2 23:11); e, in parte,
- del punto 5, in cui, come ho già in parte osservato, ho semplicemente linkato le mie tre lettere pec a tre giornali (e giornalisti), Corriere, Sole 24 Ore e LINKIESTA, che ostinatamente continuano a diffondere le predette BUFALE, per dimostrare (i) che io non uso due pesi e due misure; e (ii) che le mie lettere non sono affatto diatribe personali con i destinatari. Capisco la sua preoccupazione di difendere la sua collega, e quindi ho accettato in via eccezionale la sua censura, ma vista la presenza qua di un pettegolo (vil razza dannata), è meglio che io precisi i fatti e lei ha il dovere morale di aiutarmi in questo, non di assecondare i pettegolezzi.
Scrivendo incongruamente di "cassazione" o di "rimostranze", che c'entrano come cavolo a merenda. Essendo, invece, nell’ambito della discussione in corso, scaturita anche dal pettegolezzo del predetto fascistello di fatto (ché vuole decidere di che cosa è legittimo discutere), una semplice informazione di lettere (PEC!) da me GIA' inviate ai destinatari e p.c. a presidenze e ministeri e sindacati vari, al fine di contrastare BUFALE, ancora in corso su TUTTI i media quasi tutti i giorni, che in Italia hanno fatto 60 milioni di vittime e sono diventate ormai mondiali. E lei è una giornalista e, almeno in astratto, dovrebbe essere interessata a conoscerle. Anche perché anche lei andrà in pensione prima o poi, e se ci andrà a 67 anni od oltre è per colpa di SACCONI, di cui nessuno parla, e non della esecrata e perennemente citata (a sproposito) Fornero.

Vincesko (Il tuo commento è in attesa di essere approvato.7 febbraio 2020 alle 16:06

@Liana Milella
Constato che non ha avuto neppure l'educazione, non dico il coraggio, di pubblicare il mio commento, che la sbugiardava. Lei, recidiva, finalmente si rivela per quella che è: una censora strampalata. Di conseguenza - come faccio sempre in questi casi - eviterò di frequentare questo blog, la cui blogmaster ha bisogno di essere protetta da un "braccio destro" pettegolo, ignorante, delatore e dalla logica stortignaccola. Parafrasando: dimmi che braccio destro hai, e ti dirò chi sei.

PS: Segnalerò alla Direzione di Repubblica (p.c. ai media) e pubblicherò questi commenti, inclusi quelli censurati, nel mio blog, che forse ha più lettori di questo blog pettegolo, respingente e censorio, oltre che notoriamente fazioso.



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permalink | inviato da magnagrecia il 26/2/2020 alle 9:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Lettera a Valentina Conte di “Repubblica” sulle sue notizie false sulle pensioni


Pubblico la lettera che ho inviato a Valentina Conte di Repubblica sulle sue notizie false sulle pensioni. Riporto in calce la sua risposta e la mia replica.


Lettera a Valentina Conte di "Repubblica" sulle sue notizie false sulle pensioni

Da: v

28/10/2018  01:07

A:  v.conte@repubblica.it   Copia  redazione.internet@ansa.it   e altri 47+49


Gentile Dott.ssa Valentina Conte,

Lei è una dei destinatari delle mie periodiche e-mail circolari sugli strafalcioni relativi all’interpretazione delle norme pensionistiche, per cui mi sorprende leggere, nel Suo articolo di oggi “Senza quota 100, in pensione a 67 anni”   http://www.repubblica.it/economia/2018/10/27/news/senza_quota_100_in_pensione_a_67_anni-210159191/, quanto segue:


1. “Nel primo caso, l’età però sale di cinque mesi rispetto ad oggi: a 67 anni (con un minimo contributivo di 20 anni). Si adegua - come previsto dalla legge Fornero - alla speranza di vita.


Falso. Come previsto dalla legge SACCONI (L. 122/2010, art. 12, comma 12bis) http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=.

Vedi anche: Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni


2. “dunque nel biennio successivo (2021-2022)”.


Questa è l’interpretazione di RGS, che deve emettere il decreto direttoriale, come previsto dalla riforma SACCONI, ma è errata. Infatti la norma Fornero, che modifica la periodicità da triennale a biennale dell’adeguamento all’aspettativa di vita (L. 214/2011, art. 24, comma 13), così recita:

“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni […]”

Cioè è relativo agli “adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”. Quindi, non quello del 2019, ma quello successivo a quello del 2019, cioè nel 2022.


3. “O addirittura - se la mortalità aumentasse nei prossimi quattro anni - in discesa (si uscirebbe prima dei 67 anni).


No, secondo RGS (e altri), le diminuzioni non vanno computate, interpretando male la norma, che recita:

In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.


Limitazione che invece dovrebbe valere soltanto “in sede di prima applicazione” (2013).


4. “Il meccanismo che lega l’aumento dei requisiti per la pensione all’aumento della speranza di vita ha una sua logica tecnica.


Anche per le cosiddette “quote”, il meccanismo dell’adeguamento alla speranza di vita fu deciso dalla riforma SACCONI. La riforma Fornero lo estese soltanto alle pensioni anticipate, che prescindono dall’età anagrafica (art. 24, comma 12).


Spero di essere stato utile.


Cordiali saluti,

V.


***


Riporto la risposta di Valentina Conte e la mia replica.


Re: Lettera a Valentina Conte di "Repubblica" sulle sue notizie false sulle pensioni

Valentina Conte<v.conte@repubblica.it>(v.conte@repubblica.it)

28/10/2018  17:12

A: v  


Gentile Signore, 

Le mail personali si mandano alle singole persone. 

Inviato da iPhone



Re: Lettera a Valentina Conte di "Repubblica" sulle sue notizie false sulle pensioni

Da: v

28/10/2018  18:20

A:  Valentina Conte  


Gentile Signora,

Mi spiace, nulla di personale, come Lei sa l'ho fatto decine di volte, fin dal 2012, quando replicò pari pari, con gli stessi errori sulle pensioni, l'articolo di Gianni Trovati del 15 luglio 2012 su Il Sole 24 ore «Quattro anni di manovre: fisco pigliatutto», ma di tutta evidenza non sono servite a niente. Lei, peraltro, non mi ha mai ringraziato o risposto.

Lei sa bene, visto che è da tempo nella mia mailing list, che la DISINFORMAZIONE sulle pensioni (e sulle manovre correttive della XVI legislatura e le responsabilità della recessione) ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero, per colpa anche - forse soprattutto - dei media; faccio controinformazione da 7 anni, ho scoperto che l'unico modo efficace è fare come faccio da un anno (lo spiego nel post Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni, allegato all'interno della lettera).

Per gli errori di interpretazione delle norme, ho scritto 2 volte anche al Ragioniere generale dello Stato, inviando p.c., come Lei sa, anche al Presidente della Repubblica, oltre che a 700 destinatari. E non so se è servito. Nel Suo caso, pur essendo “plurirecidiva”, mi sono limitato ai media. 

Spero che ora mi darà una mano a fare chiarezza sulle pensioni (e sulle manovre correttive della XVI legislatura). Perché non scrive anche Lei - che conta molto più di me - al Ragioniere generale, facendo riferimento se vuole alle mie due lettere, per chiedergli se intende rispettare le norme pensionistiche, finché non le cambiano?

La informo che, come faccio sempre, pubblicherò questo scambio di email nel mio blog.

Cordiali saluti,

V.



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Lettera al Prof. Roberto Perotti: errori sulle pensioni in due suoi articoli su Repubblica




Pubblico la lettera che ho inviato il 17.2 scorso al professor Roberto Perotti, dopo aver letto due suoi articoli pubblicati su Repubblica, contenenti alcuni errori sulle pensioni. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera al Prof. Roberto Perotti: errori sulle pensioni in due suoi articoli su Repubblica

Da: v

17/2/2018 14:10

A:  roberto.perotti@unibocconi.it   CC pietro.grasso@senato.it   e altri 48+100


Egr. Prof. Perotti,

Traggo dal Suo articolo “Forza Italia e Lega, promesse impossibili fino a 310 miliardi” su Repubblica

Citazione: “Riguardo alla legge Fornero, la proposta della Lega (quota 41 e quota 100, e annullamento dell’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita)”.

Citazione2: “compreso il blocco dell'adeguamento dell'età pensionabile alle aspettative di vita. Tuttavia, quest'ultimo richiede di modificare anche tutte le riforme approvate dai governi di centrodestra dal 2004 in poi”.

  

Anche Lei, professor Perotti, nonostante le mie precedenti lettere sulle pensioni inviateLe p.c. (20/10/2017, 3/1/2018 e 16/1/2018), non conosce bene le norme pensionistiche. Mi permetto di rammentargliele.


Premessa

Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un’unica riforma le norme emanate da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre che nel 2009, col DL 78/2009), sono state 7 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011).

La riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24è solo l’ultima delle sette e non la più severa. Ad essa, da sei anni, vengono attribuite erroneamente o furbescamente misure severe della riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011).


Tipi di pensione

Fino al 2011, esistevano tre modi o tipi di pensionamento ordinario: (i) quello di vecchiaia e (ii) quello di anzianità (anzianità contributiva, prescindendo dall’età anagrafica) e, nell’ambito di questo, (iii) quello delle “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva).

La riforma Fornero ha (i) ridenominate le pensioni di anzianità in pensioni anticipate e (ii) abolito le “quote”.


Adeguamento automatico

L’adeguamento automatico dell’età di pensionamento alla speranza di vita, contrariamente a ciò che pensano quasi tutti, non è stato introdotto dalla riforma Fornero, come raccontano i bugiardi del centrodestra e i millanta ignoranti delle norme pensionistiche, ma, con un richiamo al DL 78/2009, art. 22ter, che lo prevedeva già, dalla riforma Sacconi (2010 e 2011), col comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010


Situazione dell’età di pensionamento nel 2019 in base alle norme e agli autori

PENSIONI ANTICIPATE (ex anzianità)

- l'età di pensionamento degli uomini aumenterà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono pertinenti a SACCONI, 4 mesi in media a Damiano (L. 247/2007) e soltanto 1 anno a Fornero [rectius1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi];

- l'età di pensionamento delle donne aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’incremento di 2 anni e 3 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano, quindi la Fornero non c’entra [rectius: 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero].

Pertanto, non basta abolire la riforma Fornero - come chiedono Lega Nord e M5S - per scendere a 41 anni.

PENSIONI DI VECCHIAIA

L’età delle pensioni di vecchiaia:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 1 anno e 7 mesi (da 65 a 66 anni e 7 mesi) e questo anno e 7 mesi in più sono dovuti quasi interamente alla riforma SACCONI, tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano, quindi  la Fornero non c’entra;

- delle donne del settore pubblico, è aumentata di botto, senza gradualità, di 5 anni (in ottemperanza alla sentenza della CGUE del 2008, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65) più “finestra” di 12 mesi, e finora da 60 a 66 anni e 7 mesi, e i 6 anni e 7 mesi in più sono ascrivibili quasi interamente alla riforma SACCONI, tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano, quindi  la Fornero non c’entra;

- delle donne del settore privato, è aumentata da 60 a 66 anni e 7 mesi, e l’allineamento a 65 anni, più “finestra” di 12 o 18 mesi a tutti gli altri, previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026 (2023, incluso l’adeguamento automatico), è stato soltanto accelerato dalla riforma Fornero entro il 2018, ma in ogni caso un anno e 7 mesi (“finestra” di 12 mesi e adeguamento automatico di 7 mesi) sono di SACCONI;

- degli uomini e delle donne autonomi, la riforma Fornero ha eliminato il disallineamento di 6 mesi in più rispetto agli altri, che era contemplato dalla riforma SACCONI, quindi la  Fornero ha ridotto l’età di 6 (sei) mesi.

Dal 2019:

- l’età di pensionamento di tutti aumenterà a 67 anni, e questo ulteriore incremento di 5 mesi è dovuto interamente all’adeguamento automatico previsto dalla riforma SACCONI, quindi  la Fornero non c’entra.

Pertanto, l’abolizione della riforma Fornero cambierebbe poco, in meglio, soltanto per le donne del settore privato (dipendenti e autonome) e, per contro, aumenterebbe di 6 mesi l’età di pensionamento degli autonomi (uomini e donne).


Conclusione

Se ne deduce, senza ombra di dubbio, (i) che, in barba ai millanta disinformatori,  segnatamente i tre leader del centrodestra SALVINI,[2] BERLUSCONI E MELONI,[3] che ambiscono a governare di nuovo l’Italia, dopo avere sgovernato nella scorsa legislatura e massacrato il ceto medio-basso e i poveri cristi con l’81% dei 330 mld delle manovre correttive varate nella scorsa legislatura, distribuiti in maniera scandalosamente iniqua,[4] l’età di pensionamento è stata allungata molto più dalla riforma SACCONI che dalla riforma Fornero; (ii) che la professoressa Fornero è una coraggiosa millantatrice;[5] e (iii) che quasi 60 milioni di Italiani sono da sei anni disinformati, oltre che dal potentissimo sistema propagandistico berlusconiano e del centrodestra, dagli ignoranti delle norme pensionistiche, praticamente tutti i media, immemori di ciò che scrivevano nel 2012 sull’efficacia della riforma SACCONI (l’elenco dei giornalisti è troppo lungo, sopperisco in piccola parte con il mio blog http://vincesko.blogspot.it), e ingannati colpevolmente da politici come Salvini e Meloni e da esperti previdenziali, tra cui tre parlamentari e un ex parlamentare, nonché da ISTAT, EUROSTAT, UPB e INPS,[6] oltre a OCSE,[7] che – presumibilmente fuorviati dalla potente propaganda del centrodestra - ascrivono tutto alla riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI.

Infine, anche in termini di risparmio al 2060, sul totale dei 1.000 mld stimato dalla RGS, si parla soltanto dei 300 mld dalla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045, e sui quali, a mio avviso, pesano dubbi di commistione delle altre riforme e di interpretazione delle norme, ma questo sarà oggetto di un altro mio documento, che invierò anche al Presidente della Repubblica, poiché anche RGS, DG-Previdenza e il Parlamento ne interpretano male la chiarissima norma sulla decorrenza biennale, rispettivamente, nel decreto direttoriale, e, da ultimo, nella Legge di Bilancio 2018. Ma nessuno parla, neppure RGS, dei ben maggiori, residui 700 mld, la cui quota nettamente prevalente è dalla severissima riforma SACCONI, sulla quale è stata decretata da tutti una damnatio mamoriae, a scapito della riforma Fornero.[8]


Spero di essere stato utile e sufficientemente esauriente e che voglia in futuro contribuire a chiarire chi ha deciso che cosa in materia di pensioni, in particolare sulla riforma SACCONI.

Cordiali saluti

V.


_____________________________


Note:


[1] 12-bis. In attuazione dell'articolo 22-ter, comma 2, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, concernente l'adeguamento dei requisiti di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita, e tenuto anche conto delle esigenze di coordinamento degli istituti pensionistici e delle relative procedure di adeguamento dei parametri connessi agli andamenti demografici, a decorrere dal 1° gennaio 2013 i requisiti di eta' e i valori di somma di eta' anagrafica e di anzianita' contributiva di cui alla Tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni, i requisiti anagrafici di 65 anni e di 60 anni per il conseguimento della pensione di vecchiaia, il requisito anagrafico di cui all'articolo 22-ter, comma 1, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, il requisito anagrafico di 65 anni di cui all'articolo 1, comma 20, e all'articolo 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335, e successive modificazioni, e il requisito contributivo ai fini del conseguimento del diritto all'accesso al pensionamento indipendentemente dall'eta' anagrafica devono essere aggiornati a cadenza triennale con decreto direttoriale del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, da emanare almeno dodici mesi prima della data di decorrenza di ogni aggiornamento. La mancata emanazione del predetto decreto direttoriale comporta responsabilita' erariale. Il predetto aggiornamento e' effettuato sulla base del procedimento di cui al comma 12-ter.(20)(59)((77))

[2] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

http://vincesko.blogspot.com/2018/01/lettera-n-2-allon-matteo-salvini-sulle.html 

[3] Lettera all'On. Giorgia Meloni sulle pensioni: propaganda o truffa politico-elettorale?

[4] In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti, anche in merito alle pensioni, contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni.

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

[5] Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive

[6] I sette noti esperti, alcuni dei quali sono parlamentari o ex parlamentari, sono: Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi. Vi si aggiungono ISTAT, EUROSTAT, UPB, INPS.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[7] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica

[8] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

Qui sotto, c’è anche (migliorato qualitativamente) il grafico della RGS e altre mie osservazioni critiche sul risparmio calcolato dalla RGS.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni



Lettera a Salvo Intravaia de La Repubblica sulla sua notizia falsa-fake news sulle pensioni



Pubblico la lettera che ho inviato qualche giorno fa a Salvo Intravaia, insegnante e collaboratore di Repubblica, sul suo articolo contenente una notizia falsa-fake news-bufala sulle pensioni. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Notizia falsa-fake news sulle pensioni

Da: v

15/1/2018 23:32

A:  repubblicawww@repubblica.it  


ALLA C.A. DEL PROF. SALVO INTRAVAIA

Egr. Prof. Intravaia,

Traggo con raccapriccio dal Suo articolo “Scuola, boom di pensionamenti: + 26 per cento in 12 mesi. Prof e maestri temono l'innalzamento dell'età di uscita”  http://www.repubblica.it/scuola/2018/01/13/news/scuola_boom_pensionamenti_26_per_cento_in_12_mesi-186413620/: “Per passare la mano "a richiesta" quest'anno occorrevano quasi 43 anni di contribuzione e 66 anni e 7 mesi di età. Tre gli aspetti che, probabilmente, hanno influito su questi dati: l'invecchiamento della categoria, che ha avvicinato i paletti della legge Fornero”.

La Fornero, anche per voi che scrivete di previdenza, è come il prezzemolo, la mettete dappertutto. Mai uno che citi SACCONI. Evidentemente non avete mai letto né la legge Fornero, né, soprattutto, la legge SACCONI.

Constatato che il direttore non fa circolare le mie e-mail p.c. (questa è l’ultima lettera sulle pensioni inviata ad uno dei maggiori disinformatori: Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

http://vincesko.blogspot.com/2018/01/lettera-n-2-allon-matteo-salvini-sulle.html), mi permetto di informarLa che con i pensionandi della scuola la riforma Fornero non c’entra affatto (che vuol dire per nulla); è tutto ascrivibile alla ben più severa riforma SACCONI (2010 e 2011), vittima dal 2013 di una damnatio memoriae, da parte di quasi 60 milioni di Italiani, per colpa soprattutto della coraggiosa millantatrice piangente professoressa Fornero, del Sen. Maurizio Sacconi, che fa lo gnorri da 6 anni, di noti esperti di previdenza (veda il secondo allegato) e di voi giornalisti, oltre che, a cascata, di ISTAT, EUROSTAT, UPB e INPS.

Per non ripetermi, allego tre miei post (dei vari sul tema), dove trova le prove documentali. Aggiungo soltanto che il settore della scuola fu escluso, in parte (l’equiparazione uomini-donne dell’età di pensionamento, in applicazione della sentenza della CGUE del 2008, fu applicata ovviamente anche nel comparto scuola), dalla applicazione della riforma SACCONI sia dal primo (DL 78/2010, L.122/2010, art. 12 comma 1 lettera c: “c) per il personale del comparto scuola si applicano le disposizioni di cui al comma 9 dell'articolo 59 della legge 27 dicembre 1997, n. 449” http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=) che dal secondo decreto (DL 98/2011, L.111/2011), ma non dal terzo, emanato dopo la famigerata lettera della BCE del 5.8.2011 (DL 138/2011, L.148/2011 http://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Numero-30-settembre-2011.pdf).

Spero che in futuro vorrà contribuire a chiarire chi ha deciso che cosa in materia pensionistica.

Cordiali saluti

V.

Allego:

Pensioni: notizie false (fake news)

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni

In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, dove troverà notizie e nessi forse sorprendenti:  

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

PS: Ho avuto un dialogo con Stefano Scarpetta, direttore Impiego, Lavoro e Affari Sociali dell'OCSE, dopo una sua intervista all'AGI sulla spesa pensionistica italiana. Sicuro di farLe cosa gradita, ché la può tenere come utile promemoria, riporto l'ultima parte della mia replica alla sua risposta (che può trovare anche nella mia lettera a Matteo Salvini):

[...] E che tenga conto in futuro – almeno come conoscenza della normativa pensionistica sottostante - della attuale, seguente situazione relativamente all’età di pensionamento vigente e ai suoi autori.

PENSIONI ANTICIPATE (ex anzianità)

L’età delle pensioni anticipate:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 2 anni e 10 mesi (da 40 anni a 42 anni e 10 mesi) e, di questi, 1 anno e 10 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI (da 40 a 41 anni + 1 mese se i requisiti maturano nel 2012 o 2 mesi se i requisiti maturano nel 2013 o 3 mesi se i requisiti maturano nel 2014 http://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Numero-30-settembre-2011.pdf) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI col comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010 http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=, e soltanto 1 anno alla riforma Fornero;

- delle donne, è aumentata di 1 anno e 10 mesi, da 40 a 41 anni nel 2010 (SACCONI) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI, quindi l'incremento di 1 anno e 10 mesi è interamente dovuto a SACCONI.

Dal 2019:

- l'età di pensionamento degli uomini aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI e soltanto 1 anno a Fornero [rectius1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi];

- l'età di pensionamento delle donne aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’incremento di 2 anni e 3 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI [rectius: 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero].

PENSIONI DI VECCHIAIA

L’età delle pensioni di vecchiaia:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 1 anno e 7 mesi (da 65 a 66 anni e 7 mesi) e questo anno e 7 mesi in più sono dovuti quasi interamente alla riforma SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano, L.247/07);

- delle donne del settore pubblico, è aumentata di botto di 6 anni e finora da 60 a 66 anni e 7 mesi, e i 6 anni e 7 mesi in più sono ascrivibili quasi interamente alla riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano);

- delle donne del settore privato, è aumentata da 60 a 66 anni e 7 mesi, e l’allineamento a tutti gli altri, previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026, è stato accelerato dalla riforma Fornero entro il 2018;

- degli uomini e delle donne autonomi, la riforma Fornero ha eliminato il disallineamento di 6 mesi in più rispetto agli altri, che era contemplato dalla riforma SACCONI.

Dal 2019:

- l’età di pensionamento di tutti aumenterà a 67 anni, e questo ulteriore incremento di 5 mesi è dovuto interamente all’adeguamento automatico previsto dalla riforma SACCONI.

Ne consegue, senza ombra di dubbio, (i) che – in barba ai millanta disinformatori che anche in questi giorni impazzano (è proprio il caso di dirlo) su tutti i media italiani - l’età di pensionamento è stata allungata molto più dalla riforma SACCONI che dalla riforma Fornero; (ii) che la professoressa Fornero è una coraggiosa millantatrice e (iii) che quasi 60 milioni di Italiani sono da anni disinformati dagli ignoranti delle norme pensionistiche e ingannati colpevolmente dagli esperti previdenziali bugiardi che ascrivono tutto alla riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI.



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Lettera-commento ad un articolo “alla Fubini” di Giovanni Pons di “Repubblica” sul debito pubblico



Manca la foto di Silvio Berlusconi per il periodo 8.5.2008-16.11.2011, in cui il debito pubblico è cresciuto di più sia in valore assoluto che in rapporto al Pil, e la sua linea del grafico si ferma al 2010. Sarà un caso? La disinformazione generale avvenuta sulle manovre correttive e sulle riforme delle pensioni a favore di Berlusconi e a danno di Monti [1 oppure 2] giustifica più di un dubbio.



Pubblico la lettera che ho inviato ieri a Giovanni Pons di Repubblica, a commento di questo suo articolo “fubiniano” sul debito pubblico.


Debito pubblico troppo alto. Ecco i rischi che corrono gli italiani

Giovanni Pons


***


 Commento al Suo articolo sul debito pubblico

   Da:   v   8 feb 2017 – 19:47

   A:    g.pons@repubblica.it   


Caro Giovanni Pons,

Leggo sempre volentieri i Suoi articoli, ma l’ultimo (“Debito pubblico troppo alto. Ecco i rischi che corrono gli italiani”) non mi è piaciuto per niente. Somiglia troppo a quelli di Federico Fubini da quando è ripassato al Corriere della Sera.

Ad esempio questo, con un mio commento:

Fubini del Corriere della Sera disinforma sul debito pubblico per parare il culo ai ricchi

Le trasmetto, perciò, un mio commento critico dei punti principali del Suo articolo, contenente osservazioni a Lei sicuramente ben note, altre molto meno, temo, scusandomi della estrema lunghezza.

Cordiali saluti

V.


***


1. Incidenza sul Pil degli interessi passivi

In recessione ridurre il debito non è una priorità, anzi è dannoso. Inoltre, poiché ogni anno c’è un deficit, il debito pubblico ovviamente non può che crescere in termini assoluti, come avviene da almeno 20 anni, quindi, come spiegava anche il ministro Padoan, vedi la diatriba con il bugiardo presidente della Bundesbank Weidmann, occorre, oltre che aumentare l’inflazione (al livello dell’obiettivo statutario della BCE: poco sotto il 2%) per ridurre l’onere reale del debito (e il QE da solo, checché ne dicano i neo-liberisti, come si vede non è capace di ottenerlo), preoccuparsi e intervenire solo sul denominatore del rapporto debito/Pil (i.e. crescita), attuando un’adeguata politica economica.

Il debito pubblico italiano è molto elevato, ma, grazie ai sacrifici degli Italiani, soprattutto i poveri cristi, e alla BCE che fa finalmente il suo dovere e lo dovrà continuare a fare, in parte, anche in futuro, gli interessi passivi sono calati sia in valore assoluto (da un picco di 84 mld nel 2012 a 70 mld nel 2015) che come incidenza sul Pil (dal 5,2% al 4,2%).

Inoltre, esso, a giudizio della Commissione europea e di centri studi tedeschi, è il più sostenibile nel lungo periodo, avendo messo sotto controllo in particolare la dinamica della spesa pensionistica.[1]

[1] Carlo Clericetti  -  28 FEB 2016

Debito italiano a rischio, anzi il più sostenibile

Infine, come dimostrano ampiamente gli USA, la Gran Bretagna o il Giappone, che pur avendo un debito pubblico monstre pari quasi al 250% del Pil paga un tasso d’interesse irrisorio, si può senza dubbio aggiungere che esso non è un problema se si ha alle spalle una banca centrale degna di questo nome e, contrariamente a quanto scrive Federico Fubini sul Corriere della Sera, è meglio che il debito pubblico sia sempre più in mani italiane anziché straniere, tipo la Deutsche Bank, le cui vendite nel 1° semestre 2011 di titoli di Stato italiani innescarono la speculazione mondiale sul debito pubblico italiano e la febbre da spread, con conseguente necessità di varare manovre correttive pesantissime e inique: 4/5 dal governo Berlusconi-Tremonti, scandalosamente inique, e 1/5 dal governo Monti, più eque, vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF.[2]

[2] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).


2. Francesco Giavazzi

a) “La ripresa in Europa sta cominciando a contagiare i salari e i prezzi, così che le pressioni inflazionistiche stanno raggiungendo gli obbiettivi che si era posta la Bce, leggermente sotto al 2%”.

L’1,1% (valore stimato) di inflazione nel mese di dicembre 2016, cioè alla fine di un quadriennio di deflazione o di tasso d’inflazione sensibilmente più basso del target, è comunque poco più della metà del target della BCE (“sotto ma vicino al 2% nel medio periodo”). Questi sono i dati dell’inflazione media relativa agli ultimi 4 anni per l’Europa (non è chiaro se sono i 19 dell’Eurozona o i 28 Paesi, ma quella dell’Italia è ancora più bassa: 1,4%, 0,4%, 0,0%, 0,0%):

l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2013: 1,35%

l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2014: 0,43%

l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2015: 0,03%

l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2016: 0,16%

E, detto per inciso, il valore stimato di 1,1% di dicembre, che comunque è molto più basso del target, ha fatto un balzo rispetto allo 0,6% di novembre e può non essere confermato a gennaio e febbraio. L’obiettivo dovrebbe essere raggiunto forse nel 2020.

Infatti, il governatore Ignazio Visco ha dichiarato, al 23° Congresso ASSIOM Forex, sulle prospettive dell’inflazione:

“Nell’area dell’euro l’espansione dell’attività economica è in graduale consolidamento. Le misure adottate dal Consiglio direttivo della Banca centrale europea hanno decisamente ridotto i rischi di deflazione e posto le premesse per un graduale ritorno alla stabilità monetaria. L’aumento dell’inflazione in dicembre è però in gran parte ascrivibile alle componenti energetiche e ad altre voci caratterizzate da elevata volatilità; ancora non emergono chiari segnali di un punto di svolta nelle componenti di fondo dell’evoluzione dei prezzi al consumo e nella dinamica delle retribuzioni, anche nei paesi dove la disoccupazione è più bassa. Nelle proiezioni dell’Eurosistema la crescita dei prezzi sarebbe ancora appena sopra l’1,5 per cento nel 2019. Per ricondurre l’inflazione su valori in linea con la stabilità dei prezzi nel medio termine vanno mantenute condizioni monetarie molto accomodanti. Coerentemente con questa visione, il Consiglio direttivo ha deciso di estendere la durata del programma di acquisto di titoli almeno sino alla fine del 2017, riportando da aprile l’importo mensile degli interventi al livello originale di 60 miliardi di euro. Alla fine di quest’anno l’ammontare complessivo degli acquisti sarà di circa 2.300 miliardi. Il Consiglio si attende che i tassi ufficiali si manterranno su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un periodo che si estende ben oltre l’orizzonte del programma.”

E la stessa BCE scrive nel suo ultimo bollettino economico:

Bollettino economico BCE, n. 1 – 2017

Prezzi e costi (pag. 14)

L’inflazione complessiva è aumentata marcatamente nel dicembre 2016.

L’inflazione misurata sullo IAPC è salita dallo 0,6 all’1,1 per cento fra novembre e dicembre (cfr. grafico 7). Tale rialzo è stato determinato in particolare dall’aumento molto più consistente dell’inflazione dei beni energetici, che ha continuato a contribuire in misura determinante alla ripresa dell’inflazione complessiva dopo il minimo del -0,2 per cento toccato ad aprile 2016. La maggiore inflazione della componente energetica è dovuta in gran parte a vigorosi effetti base al rialzo, che avranno un impatto sull’inflazione anche nei primi mesi del 2017 (cfr. riquadro 4).

L’inflazione di fondo non ha evidenziato segnali convincenti di una tendenza al rialzo.

L’inflazione sui dodici mesi misurata sullo IAPC al netto di alimentari ed energia si è collocata allo 0,9 per cento in dicembre, dopo essersi mantenuta allo 0,8 nei quattro mesi fino a novembre. I dati disponibili a livello nazionale suggeriscono che il rialzo in dicembre sia stato causato principalmente da un’impennata della componente volatile legata ai viaggi. L’inflazione al netto di alimentari ed energia rimane ben al di sotto della sua media di lungo periodo pari all’1,5 per cento. Inoltre, le misure alternative non segnalano la ripresa delle spinte inflazionistiche di fondo. Ciò potrebbe riflettere in parte gli effetti indiretti ritardati al ribasso dei precedenti cali dei corsi petroliferi ma anche, in modo più sostanziale, la protratta debolezza delle pressioni dal lato dei costi interni.


b) “Il privilegio di potersi dimenticare del debito sta dunque volgendo al termine e purtroppo, ancora una volta, l’Italia non è stata capace di avvantaggiarsi di un periodo di tassi eccezionalmente bassi per tagliare le spese almeno un po‘, che è l’unico modo per ridurre il rapporto debito/Pil in maniera strutturale”.

Trovo strano che il prof. Giavazzi continui a propugnare la misura pro ciclica del taglio delle spese per ridurre il rapporto debito/Pil - tenendo in non cale le acquisizioni successive sui moltiplicatori -, come faceva in un suo editoriale sul Corriere della Sera del 4 dicembre 2011, scritto a quattro mani con Alberto Alesina, col quale riuscì a far revocare nel giro di 24 ore la decisione del governo Monti di aumentare le 2 aliquote Irpef del 41 e del 43%, nell’ambito del decreto Salva-Italia (DL 201/2011), che avrebbe colpito i redditi dei ricchi e dei più abbienti, inclusi Alesina e/o Giavazzi.[3]

[3] Punto primo. Tutti gli studi (sia accademici che del Fondo monetario internazionale che della Commissione europea) concordano sul fatto che gli aggiustamenti fiscali fatti aumentando le aliquote hanno creato recessioni più forti di quelli che hanno operato riducendo le spese. Non solo: la spirale di aumenti di aliquote, recessione, riduzione di gettito, tende a creare un circolo vizioso in cui l'economia si avvita in una recessione sempre più grave. Quella di cui leggiamo è una manovra fatta per tre quarti di maggiori tasse e solo per un quarto di minori spese”.

TROPPE TASSE E POCHI TAGLI

Caro presidente no, così non va

Alberto Alesina e Francesco Giavazzi  -  4 dicembre 2011


Tesi da loro ribadita in un altro editoriale di 2 anni dopo,[4] al quale replicò Stefano Fassina.[5]

[4] DEFICIT, TAGLIO DELLE TASSE E CRESCITA

La prigionia dei numeri

Alberto Alesina e Francesco Giavazzi  -  24 settembre 2013

[5] DISPUTE

I tagli «impossibili», le spese eccessive

Stefano Fassina  -  25 settembre 2013

In calce c’è la replica di Alesina e Giavazzi, sacerdoti dell’ossimorica austerità espansiva che tanti danni ha causato soprattutto ai poveri cristi, poiché è stata presa a base dalla Commissione europea e dal FMI (che però poi quattro anni fa si è pentito e ha invitato a cambiare la politica economica in senso keynesiano, cfr. ad esempio Il FMI, gli investimenti pubblici si ripagano da soli http://keynesblog.com/2014/10/09/il-fmi-gli-investimenti-pubblici-si-ripagano-da-soli/) per imporre l’austerità economica e le cosiddette riforme strutturali, i. e. deflazione dei salari e riduzione dei diritti, che si fanno forti della tesi sposata dall’FMI, poi rivelatasi errata per ammissione dello stesso FMI, per bocca del suo ex capo economista Blanchard, dei moltiplicatori taglio spesa/taglio tasse (cfr. Il Fondo Monetario insiste: sull’austerità ci siamo sbagliati 8 gennaio 2013 http://keynesblog.com/2013/01/08/il-fondo-monetario-insiste-sullausterita-ci-siamo-sbagliati/).


c) “Durante il governo Monti sono state introdotte tasse per oltre il 5% del Pil che hanno portato alla recessione nel 2012 e nel 2013”.

E’ una fesseria cosmica (vedi nota 1 per le prove documentali), propalata ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana, e fatta propria da quasi 60 milioni di Italiani, inclusi – pare – quasi tutti i docenti universitari di Economia e i giornalisti, contro cui da 5 anni CONTROINFORMO, ma è una fatica di Sisifo!

Vale la pena di riportare di nuovo le cifre, che raccontano una verità molto diversa dalla vulgata:

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale  329,5 mld (100,0%).

LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld. Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24 ore”), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè (ed è un calcolo che sa fare anche un bambino), per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.

E’ tale la dimensione del rapporto quali-quantitativo tra i governi Berlusconi e Monti (267 mld cumulati contro 63, cioè 4 a 1, 80% contro 20%, anche per l’iniquità), che è del tutto infondato attribuire a Monti il risanamento dei conti pubblici, gli effetti recessivi, il calo del Pil (-10%), la moria di imprese (quasi il -25% dell'apparato produttivo) ed il calo dell'occupazione, oltre ad alcune centinaia di morti, obliterando completamente Berlusconi, che, Le rammento, ha eseguito quasi tutte le imposizioni di UE e lettera BCE del 5.8.2011, tranne, per l'opposizione di Bossi, l'eliminazione delle pensioni di anzianità (concentrate soprattutto al Nord) e l'adeguamento a TUTTI gli altri delle lavoratrici dipendenti private, a cui poi provvide la riforma Fornero.

Invece, sicuramente, sia il risanamento dei conti che i dati economici negativi sono in gran parte gli effetti delle mastodontiche manovre correttive molto inique e recessive del governo Berlusconi-Tremonti, fatte in gran parte di misure strutturali ( =permanenti, quindi che valgono tuttora), almeno in un rapporto di 4 a 1 rispetto al governo Monti, e che cominciarono a dispiegare i loro effetti dall’1.1.2011, ben prima che arrivasse Monti.

Forse non è irrilevante aggiungere che, nell’ambito del programma SMP, gli acquisti da parte della BCE di titoli di Stato italiani, 99 mld su 209 complessivi (tra il maggio 2010 e il marzo 2011, la BCE ha acquistato titoli di Stato greci, irlandesi e portoghesi; da agosto 2011 a gennaio 2012, titoli italiani e spagnoli), cominciarono il 22 agosto 2011, cioè 17 giorni dopo l’invio della famosa (o famigerata) lettera del 5.8.2011 della BCE, firmata da Trichet e Draghi, e 9 giorni dopo il varo da parte del governo Berlusconi-Tremonti del DL 138 del 13.8.2011, di 60 mld cumulati, contenente una buona parte delle misure chieste nella predetta lettera, e che faceva seguito, a distanza di neppure 40 giorni, al DL 98 del 6.7.2011, di 80 mld cumulati.

Detto per inciso, il discorso fatto per le manovre correttive, anche sotto il profilo della DISINFORMAZIONE, è più o meno analogo per le pensioni: Sacconi batte Fornero 3 a 1.

L’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento, infatti, è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2021;

– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

La DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni, che include esperti, sindacati, tutti i media (immemori del calo notevole dei pensionamenti nel 2011, nei loro articoli di allora ascritto giustamente a Sacconi – DL 78/2010 - e Damiano, DL 247/2007) e perfino l’INPS, è dovuto in gran parte, io credo, alla millantatrice Fornero, la quale – se controlla il testo dell’art. 24 del DL 201/2011 -, anziché limitarsi a riportare nel suo DL le modifiche ed integrazioni alla legislazione pensionistica precedente, ha pleonasticamente (e “furbescamente”, ma masochisticamente visti gli esiti, però insiste tuttora…) anche confermato quelle, molto severe, già approvate dal DL Sacconi nel 2010 e in vigore dall’1.1.2011.[6]

[6] Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

Gliel’ho anche scritto recentemente.[7]

[7] “Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive”

http:// vincesko.blogspot. com/2016/11/lettera-alla-professoressa-elsa-fornero. html.


3. “Il governo Renzi se non altro ha bloccato l’aumento delle imposte (diminuendo quelle centrali anche se compensate da aumenti a livello locale)”.

L’abolizione della TASI a tutti ha favorito i ricchi e i benestanti (2/3 del totale di circa 4 mld annui), a scapito degli affittuari anche relativamente poveri, i quali, come fiscalità generale, pagano anch’essi lo sgravio. [8] E' un'ingiustizia evidente e scandalosa, della quale allo strabico Giavazzi non può importare evidentemente di meno.

[8] Abolizione IMU-TASI, l’allievo Renzi ha superato il maestro Berlusconi


4. “Nel caso dell’Italia – essendo lo stesso [debito] per il 90% detenuto all’interno dell’area euro e per il 65% da investitori domestici, essendo distribuito tra banche private (30%), privati cittadini (30%) e Banca d’Italia (10%), e con un altro 25% presente nei portafogli delle banche europee”.

Per esattezza, il debito pubblico italiano è detenuto per il 10% circa da famiglie, per 1/3 all'estero = subtotale 44%; il residuo 56% da banche (circa 20%), assicurazioni (circa 20%), fondi comuni (circa 5%) e Banca d'Italia (circa 10%).[9]


5. “Se il governo riuscisse un giorno ad annunciare un piano per la riduzione del debito nell’ordine dei 300 miliardi tale annuncio avrebbe benefici immediati sul livello dello spread innescando una spirale positiva”.

In recessione, ripeto, la riduzione del debito non è una priorità, anzi è esiziale, salvo che a) non sia finalizzato alla riduzione consistente degli interessi passivi, per liberare risorse congrue da destinare alla crescita; e b) non ricada esclusivamente sui ricchi.
In ogni caso, le opzioni per ridurlo sono essenzialmente tre:
1. come decisero Prodi e Padoa-Schioppa, gradualmente contenendo l’aumento di spesa entro, poniamo, il 50% della variazione del PIL o dell’inflazione, ma occorrono molti anni;
2. vendendo asset pubblici oppure, in alternativa, conferendoli ad un fondo che si finanzi sul mercato, a tassi più vantaggiosi, per una cifra importante (almeno 150 mld), ma i beni pubblici: a) sono di tutti, ricchi e poveri; b) sono a garanzia del debito pubblico; e c) in passato, la loro vendita spesso si è risolta in una svendita. Dopo il varo del QE, i tassi si sono ridotti, taluni fino ad azzerarsi.
3. varando (come da tempo hanno proposto alcuni, anche ricchi) un’imposta patrimoniale e/o un prestito forzoso su una platea selezionata (la metà del decile più ricco, che possiede una ricchezza di circa 2.000 mld, per circa la metà in immobili), per un ammontare di 150-200 mld,[10] da aumentare eventualmente a 300.

[10] Piano taglia-debito per la crescita





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4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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