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Cucinare, pulire e crescere i figli vale da un quinto alla metà del Pil

Sempre durante il recupero del miei dati dal blog “Percentualmente”, ho ritrovato questo mio commento che ora riporto volentieri nel mio blog.

 

4 apr 2011

 

Vincesko  4 aprile 2011 alle 16:34

Rifletto sul ruolo delle donne da oltre 15 anni. In base all’osservazione empirica, suffragata da qualche buona lettura, sono pervenuto alla conclusione – l’ho già scritto più volte, anche nel mio blog e qui http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/03/08/le-donne-secondo-listat/– che la donna italiana non è la soluzione, ma il problema, in particolare al Sud (sono meridionale), sia nel ruolo di insegnante che, soprattutto, di madre.

Lo scorso 20 ottobre, a “Linea Notte”, discutendo dell’omicidio di Sarah e commentando il titolo del “Riformista” “Povero maschio”, l’intelligente Dacia Maraini arrivò alla conclusione che al Sud forse (!) vige il matriarcato. Avrei voluto farle osservare che nel Sud il matriarcato c’è da secoli e non ha mai smesso. E’ sufficiente fare una riflessione su chi comanda nelle famiglie, osservando il parentado e la cerchia amicale: nell’80% è la donna, anche se questo spesso viene negato. Il matriarcato, auspicato dal Prof. Veronesi nel suo ultimo libro, è invece nel Sud forse il principale freno al cambiamento, costituito in generale dalla donna, soprattutto come madre ed insegnante. Ma, come ho già scritto altrove, non è casuale, ci sono due motivi: il primo, è un problema di modello: il modello delle figlie femmine è la madre, se la madre è educata male, educherà male i propri figli e le figlie tenderanno inevitabilmente ad imitarla; il secondo, le figlie femmine sono trattate peggio in famiglia, vengono represse di più, anche e forse soprattutto sul versante sessuale (cfr. Sigmund Freud “La repressione delle curiosità sessuali e sviluppo intellettuale”, v. post/1 in calce a questo http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2620263.html ), e questo produce inevitabilmente il tramandarsi ed il perpetuarsi di un paradigma educativo repressivo, col corollario (= conseguenza) di “resistenze”: al cambiamento, al miglioramento, individuale e collettivo.

Secondo gli esperti, pare incontestabile il fenomeno che va sotto il nome di FEMMINILIZZAZIONE della società, effetto della perdita di ruolo da parte del padre, a fronte di una prevalenza crescente del ruolo della madre. Questo ribaltamento crescente tra i ruoli padre/madre ha come conseguenza l’affievolirsi del peso della figura paterna nella costruzione della personalità dei maschi, a vantaggio delle femmine. Io, per ragioni di lavoro, ho conosciuto centinaia di femmine meridionali over 22 (ma poche laureate); dalla mia esperienza ho tratto la constatazione di un deficit – talora elevato – del livello medio di autostima.

E’ strano per me che non si riesca a fare 2+2.
1. Da sempre, in Italia, in particolare al Sud, c’è una sorta di tacita divisione del potere: la donna comanda in casa, l’uomo fuori dalla casa.
2. La scarsa partecipazione delle donne – in politica come nel lavoro esterno – rende l’Italia più debole e vulnerabile e condannata ad un più basso tasso di crescita. Succede la stessa cosa, secondo uno studio dell’ONU che ho già ‘postato’ qui, beninteso in più ampia scala, per i paesi arabi e mussulmani in genere.
3. Le quote rosa per iniziare servono, ma sono solo un palliativo; occorre pensare ad un progetto educativo che abbia come soggetto ed oggetto principale le donne-madri (v. http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2580796.html ).
4. E’ ingenuo ed inefficace (inefficace = improduttivo di effetti concreti, quindi inutile perdita di tempo), lamentarsi (la lamentela è lo sport nazionale più diffuso, sia degli uomini che, in particolare, delle donne) ed affidarsi alla generosità degli altri, soprattutto degli uomini, in particolare degli uomini politici. E’ la donna-madre-educatrice – assieme alle modalità in cui dispiega il suo ruolo nella famiglia – l’artefice non solo del proprio destino, del proprio ruolo e di quello dei figli/figlie, ma del carattere e del destino dell’intero popolo italiano.
5. Qualunque semplice auspicio di una maggiore collaborazione tra l’uomo e la donna – apprezzabile – non serve a niente: occorre agire, aggredendo le cause determinanti: il ruolo della donna-madre-educatrice (delle responsabilità dell’uomo non impedirei a nessuno di parlare, nel senso che gli darei subito ragione e anche una mano).

PS: Io vivo da 16 anni da single, e per necessità e per scelta (tranne brevi periodi) mi faccio tutto – tutto – da me.

http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/04/04/cucinare-pulire-e-crescere-i-figli-vale-da-un-quinto-alla-meta-del-pil/

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