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Lettera all’On. Giulio Centemero della Lega Nord sulle sue false notizie sul Governo Monti




Pubblico la lettera che ho inviato cinque giorni fa al deputato Giulio Centemero della Lega Nord, dopo il nostro breve scambio in diretta a Radio Radicale sui Governi Berlusconi e Monti, nel corso del suo Filo diretto con i radioascoltatori, moderato da Lanfranco Palazzolo. Nel titolo, ho anteposto l’aggettivo “false” al sostantivo “notizie” perché ritengo che nel suo caso si sia trattato non di malafede ma di ignoranza dei dati; se avessi ravvisato la malafede lo avrei posposto. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera all’On. Giulio Centemero della Lega Nord sulle sue false notizie sul Governo Monti

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25/9/2019 14:55



ALLA C.A. DELL’ON. GIULIO CENTEMERO

CC: PARLAMENTARI, MEDIA, SINDACATI, PROFESSORI, ALTRI


Egr. On. Giulio Centemero,

Ieri mattina, ho fatto il seguente commento nel corso del Suo Filo diretto (al minuto 19.55) su Radio Radicale:

Il governo Berlusconi-Bossi varò manovre finanziarie molto inique per un importo QUADRUPLO rispetto al governo Monti (267 miliardi contro 63) e una riforma delle pensioni SACCONI più severa della riforma Fornero, con un risparmio DOPPIO al 2060. Le pesanti misure strutturali vigono tutt’oggi, alimentando la crisi. Poi Berlusconi e Salvini hanno dato tutta la colpa a Monti, Fornero e i comunisti ingannando 60 milioni di Italiani, inclusi gli esperti, e creando una BUFALA mondialeL’analisi e le prove documentali, già inviatevi, nel mio blog Vincesko (con la kappa). Grazie.

Lei ha risposto (al minuto 21.30) che non Le risulta. Ed ha inanellato una serie di false notizie. Viste l’importanza e la gravità delle Sue affermazioni, la mia replica non sarà breve.

Mi permetta, preliminarmente, di osservare che il mio commento (tenuto nel limite stretto dei 40 secondi concessi da Radio Radicale) indica cifre precise e di cercarne le prove documentali, già inviate a Radio Radicale più volte, nel mio blog. Se si fa la fatica di cercarle e di leggerle, esse rinviano agli ottimi e dettagliati dossier del Servizio Studi della Camera e del Senato sulle manovre varate, cioè del Parlamento di cui Lei è un importante esponente, e attestano che il governo Berlusconi-Bossi ha varato manovre finanziarie per un importo quadruplo del Governo Monti, a valere, rispettivamente, per il quadriennio o triennio successivi, ma le misure c.d. strutturali (cioè permanenti) vigono tuttora. Confermando quanto da me sostenuto.

Poiché il mio blog (http://vincesko.ilcannocchiale.it o http://vincesko.blogspot.it) comprende 832 post, mi permetto di fornirLe io tali prove documentali. La preavverto che, tra i 60 milioni di Italiani, anche ministri, parlamentari e quasi tutti gli economisti italiani – incredibile ma vero - (inclusi i Suoi colleghi parlamentari Bagnai e Borghi) sono vittime di quella che in un mio modestissimo saggio, che ho deciso di scrivere e pubblicare dopo otto anni di contrasto solitario e costante alla DISINFORMAZIONE generale su ciò che successe nella XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti) – una vera fatica di Sisifo! -, ho definito LA PRIMA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO. Poi, come ho detto nel commento, la BUFALA è diventata mondiale, colpendo anche qualche premio Nobel oltre ai più famosi giornali esteri.

1. Manovre finanziarie

Traggo, allora, dal capitolo 1 del mio saggio “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO” (corredato di 480 note e centinaia di link), le cui fonti sono state, in ordine cronologico, Il Sole 24 ore, la CGIA di Mestre, l’ISTAT e i dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato):

Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano nel 2011, che, a causa della quasi latitanza della BCE, aveva portato lo spread[22] BTP-Bund ad un picco di 574 punti base[23] e faceva temere il default, causò le dimissioni del Governo Berlusconi,[24] ritenuto dall’UE - e forse dai mercati finanziari, che in realtà avevano scommesso sulla rottura dell’Euro - inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell’UE, con il Governo tecnico Monti,[25] che appariva quindi in quelle circostanze drammatiche un salvatore dell’Italia.

Questo duplice giudizio è falso, poiché non è confermato da un’analisi obiettiva ex post dei dati.

Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld (valore non cumulato); • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+65 mld cumulati), con la scopertura di 15 mld[26][27] che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia (DL 98/2011, art. 40), con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA, piuttosto che confermare l’iniquo taglio tremontiano delle agevolazioni fiscali-assistenziali, cfr. il libro di Elsa Fornero che verrà commentato estesamente nel capitolo 2 «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», dove ella scrive:

«La «salvaguardia» stabiliva che, se entro il 30 settembre 2013 il (nuovo) governo non avesse ottenuto i risparmi promessi attraverso un’improbabile delega fiscale-assistenziale, sarebbe entrato automaticamente in azione un taglio lineare (del 5 per cento nel 2013 e addirittura del 20 per cento a decorrere dal 2014) di tutte le agevolazioni fiscali. Fu uno dei compiti, oggi dimenticati, del governo Monti quello di scongiurare gli effetti di una simile mannaia che avrebbe colpito soprattutto le famiglie più povere: tali agevolazioni consistevano, infatti, per lo più in detrazioni per redditi di lavoro e pensione, per carichi familiari e nelle aliquote ridotte dell’Iva per i beni di prima necessità.» (Posizione kindle: 2451),

e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld «lordi» (10 sono stati «restituiti» in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+65 = tot. 170 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.

Come può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, il Governo Berlusconi-Bossi ha battuto il Governo Monti per 4 a 1, una vittoria schiacciante; ancor di più in termini di iniquità, essendo arrivato a stornare 550 milioni appostati dal precedente Governo Prodi per l’edilizia pubblica, e, per far fronte alla grave crisi, perfino a tagliare del 87% la spesa sociale destinata ai poveri, salvaguardando invece i ricchi e i benestanti, i cui contributi di solidarietà prima sui redditi elevati e poi sulle pensioni furono congegnati apposta male (bastava vararli assieme) per farli poi dichiarare incostituzionali.

Traggo ancora dal mio saggio citato:

Il DL 78 fu iniquo e crudele perché contemplò anche, tra l’altro, (i) il blocco del rinnovo del contratto del pubblico impiego, (ii) il licenziamento del 50% dei lavoratori precari pubblici, (iii) il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (destinata ai poveri: sussidi all’affitto, provvidenze a disabili, disoccupati, anziani, minorenni a rischio, ragazze-madri, matti, ex drogati, ex carcerati, LSU, ecc.), poi tagliata di un ulteriore 15% col DL 98/2011 (qui un’analisi dell’impatto delle manovre 2010 e 2011 sulla spesa sanitaria e sociale,[90] dalla quale emerge che il Fondo nazionale per le politiche sociali al netto della quota INPS scende vertiginosamente da 1.000 milioni nel 2007 a 712 nel 2008, a 578 nel 2009, a 435 nel 2010, a 218 nel 2011, a 70 nel 2012 e a 45 nel 2013; complessivamente, i fondi sociali calarono da 1.134 milioni nel 2010 a 144 nel 2013, pari al -87 per cento); e (iv) l’aumento della percentuale minima di invalidità sufficiente per la concessione dell’assegno mensile di assistenza dal 74 all’85 per cento, che avrebbe escluso i down (indennità di 256€ mensili), poi cancellato in sede di conversione per le corali proteste,[91] che in questo caso si addensarono sul governo e sul fido esecutore di Tremonti, il Sen. Antonio Azzollini,[92] presidente della strategica Commissione Bilancio del Senato. […]

Invece, ai percettori di redditi privati (ad eccezione dei produttori e distributori di farmaci e dei farmacisti in quanto fornitori del SSN), anche miliardari (i primi tre erano Ferrero, Del Vecchio e Berlusconi) o milionari (come Tremonti), in concreto non venne chiesto - letteralmente - neppure un centesimoCioè i pesanti sacrifici vennero imposti dal Governo Berlusconi-Bossi-Tremonti-Fini ai non ricchi e perfino ai poveri, quasi nulla ai miliardari e ai milionari.

Infatti, il contributo di solidarietà, varato in due DL separati, prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – sarebbe bastato metterli assieme - per farlo ritenere illegittimo, come poi avvenne con le sentenze nn. 223/2012, 241/2012 e 116/2013).[93]

Così successe per la tassazione delle stock option limitatamente alle imprese che operano nel settore finanziario (art. 33), per le quali fu prevista una soglia troppo alta, per cui neppure manager milionari come Passera e Profumo probabilmente ne vennero colpiti.

E, come risulta dalla Tabella n. 3, il grosso delle manovre si concentrò dal maggio 2010 (dopo la crisi del debito greco, secondo Romano Prodi gestita malissimo, per colpa soprattutto della Germania) al dicembre 2011.

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

     36

12.131

25.068

  25.033

-

  62.268

22,8

DL98/2011

-

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

-

   732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

     36

14.971

53.343

  79.298

61.795

      209.443

76,7

DL201/2011

-

-

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

-

-

603

        16

      27

       646

  0,2

Tot.Gov.M.

-

-

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

     36

14.971

74.189

     100.633

83.254

      273.083

100,0

  %

-

5,5

      27,2

      36,9

      30,5

100,0


*Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

Contrariamente a ciò che Lei ha affermato, il Governo Berlusconi-Bossi-Tremonti è quello che ha investito di meno contro la crisi, per la semplice ragione che, avendo prima sprecato vari miliardi (abolizione ICI, salvataggio Alitalia, doppio G8, ecc.) e poi deciso di salvaguardare i ricchi, non aveva un Euro per farlo dopo aver ubbidito ai diktat dell’UE (Commissione, Consiglio e BCE), come conferma lo stesso Tremonti, dopo la lettera del 5.8.2011 della BCE, adempiuta con la seconda manovra estiva del 2011 (DL 138/2011, di 65 mld cumulati). Traggo dal mio saggio (pag. 31):

[…] (v) [Tremonti] conclude, a ragione: «Come puoi fare riforme e sviluppo se parallelamente devi condurre una [terza!, ndr] selvaggia manovra di bilancio [e la precedente – di ben 82 miliardi cumulati - di appena 38 giorni prima, ndr]». […]


(vi) Giulio Tremonti parlerà di golpe,[70] motivando la grave accusa così: «la Bce non solo imponeva l’anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al '13, ma anche l’obiettivo di «un fabbisogno netto dell’1% nel 2012». La Troika in confronto si è poi rivelata flessibile e lungimirante. Una doppia e contemporanea richiesta di questo tipo non è mai stata avanzata, né realizzata nella storia finanziaria europea»;

Traggo ancora dal mio saggio (pag. 49, fonte ISTAT)

8. Politica fiscale del Governo

[…] c) una politica fiscale divergente rispetto a tutti gli altri Paesi: «Nel confronto complessivo, si evidenzia il grande sforzo di consolidamento fiscale compiuto dall’Italia nel periodo della crisi: il nostro è stato l’unico paese della Uem a non aver attuato nel complesso politiche espansive, presentando effetti cumulati restrittivi per oltre 5 punti di Pil. Nell’area dell’euro l’impatto è risultato espansivo per 13 punti di Pil, in Francia per 14 e in Germania per 6.»;[38]

Infine, il Governo Monti fu molto più equo (v. IMU, patrimonialina sui depositi, TTF e modifica dell’iniqua clausola di salvaguardia tremontiana, mentre per la questione esodati rinvio al capitolo 2 del libro citato o al mio blog).

2. Riforme delle pensioni

Nel capitolo 2 del libro citato, si trova la illustrazione de LA SECONDA PIU’ GRANDE BUFALA DEL XXI SECOLO, che riguarda le riforme delle pensioni.

Lei ha contestato che la riforma SACCONI sia più severa della riforma Fornero ed ha parlato solo delle lamentate nequizie della seconda.

Traggo dal mio saggio citato, nel quale è anche spiegato che l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni e anticipato a 41 anni e 3 mesi, oltre all’adeguamento alla speranza di vita, è stata decisa dalla riforma SACCONI, ma tali misure vengono erroneamente ascritte, anche dagli esperti, alla riforma Fornero:

4. Confronto sintetico della Riforma Sacconi e della Riforma Fornero

[...] Come si arguisce confrontando le misure, l’allungamento dell’età di pensionamento è stato deciso più da Sacconi che da Fornero, segnatamente per il pensionamento di vecchiaia:


- sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, tramite la «finestra» mobile (cioè differimento dell’erogazione) di 12 o 18 mesi, da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici (dipendenti e autonome) del settore privato, per le quali ha previsto, includendo l’adeguamento alla speranza di vita, l’allineamento graduale entro il 2023 (accelerato poi dalla riforma Fornero nel 2011, gradualmente entro il 2018);

- sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, quasi senza gradualità, da 60 a 65 anni per le lavoratrici dipendenti pubbliche, a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europea,[175] ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni,[176] più «finestra» di 12 mesi;

- sia portando l’età di pensionamento di anzianità, tramite la «finestra» mobile, a 41 anni per uomini e donne (DL 78/2010, L. 122/2010), più (col DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter),[27] 1 mese per chi matura i requisiti nel 2012, o +2 mesi per chi li matura nel 2013, o +3 mesi per chi li matura nel 2014, portando l’età a 41 anni e 1 mese e poi 2 o 3 mesi per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi;

- sia introducendo - sempre Sacconi e non Fornero - con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2,[159] modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis,[165] l’incisivo e fondamentale adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che ha portato finora (2018) l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2019, e poi via via a 70 e oltre. In forza della riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), la sua periodicità diverrà biennale, relativamente agli «adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019», e cioè dal 2022, quantunque il Ragioniere Generale dello Stato affermi sorprendentemente ed erroneamente che la periodicità biennale decorre dal 2019.[177]

- Anche il sistema contributivo lo ha introdotto la riforma Dini nel 1995,[161] non la riforma Fornero nel 2011; questa ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1° gennaio 2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già almeno 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

- Va però aggiunto che la riforma Fornero, oltre a renderne la periodicità biennale, ha anche esteso, col comma 12 dell’art. 24, l’adeguamento all’aspettativa di vita alle pensioni anticipate (ex anzianità).

E, la riforma Fornero, ha ridotto di 6 mesi l’età di pensionamento degli autonomi (maschi e femmine) allineandoli a tutti gli altri.

E, più avanti:

8. Risparmi dalle riforme delle pensioni

Ed ora veniamo al fattore decisivo, per chi, arrivati a questo punto, covasse ancora qualche dubbio sulla maggiore severità ed efficacia della riforma Sacconi rispetto alla riforma Fornero. Anche sulla base dei risparmi rivenienti dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), stimati dalla Ragioneria Generale dello Stato[173] in 60 punti di Pil cumulati al 2060, pari a 1.000 miliardi, emerge un rilevante maggiore impatto della riforma Sacconi rispetto alla riforma Fornero, della quale tutti parlano, poiché meno di un terzo viene ascritto a quest’ultima, mentre la gran parte dei residui 700 miliardi è merito della riforma Sacconi, di cui, invece, nessuno parlaDetto sinteticamente in linguaggio calcistico, Sacconi batte Fornero 2 a 1Vediamo perché. Scrive RGS:

«Considerando l’insieme degli interventi di riforma approvati a partire dal 2004 (L 243/2004), si evidenzia che, complessivamente, essi hanno generato una riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL pari a circa 60 punti percentuali di PIL, cumulati al 2060. Di questi, circa due terzi sono dovuti agli interventi adottati prima del DL 201/2011 (convertito con L 214/2011) [riforme Maroni, Damiano e Sacconi, ndr] e circa un terzo agli interventi successivi, con particolare riguardo al pacchetto di misure previste con la riforma del 2011 (art. 24 della L 214/2011).» [cioè 350 miliardipoi scesi a 280 miliardi[196] dopo i successivi interventi legislativi e la sentenza che ha sancito l’incostituzionalità del blocco della perequazione dal 2012 al 2013, che da solo vale 5 miliardi all’anno, ndr].

RGS aggiunge:

«Quest’ultimo intervento, in particolare, fornisce un contributo rilevante alla sostenibilità del sistema pensionistico, realizzando una riduzione della spesa in rapporto al PIL che si protrae per circa 30 anni, a partire dal 2012. L’effetto di contenimento, che include anche le misure di deindicizzazione delle pensioni nel breve periodo [poi dichiarato incostituzionale, ndr], è inizialmente crescente passando da 0,1 punti percentuali del 2012 a circa 1,4 punti percentuali del 2020. Successivamente, esso decresce a 0,8 punti percentuali intorno al 2030 per poi annullarsi sostanzialmente attorno al 2045. Nell’ultimo quindicennio del periodo di previsione, la riduzione del numero di pensioni, conseguente all’elevamento dei requisiti di accesso al pensionamento, risulta sostanzialmente compensato, in termini di spesa pensionistica, dai più elevati importi medi. L’effetto di contenimento del rapporto spesa/PIL, cumulato al 2060, assomma a circa 21 punti percentuali [350 miliardi, ndr].»

Ma, poiché lo «scalone» di Maroni fu abolito da Damiano (che RGS non menziona) prima della sua andata in vigore e le «quote» di Damiano furono abolite da Fornero, ciò significa che l’analisi di RGS ascrive implicitamente la gran parte dei residui quasi 700 miliardi, cioè il doppio di 350 miliardi, alla riforma Sacconi, di cui però né RGS (specificamente nel commento della sua relazione, pur riportandola nel grafico) né nessun altro parla.

3. Debito pubblico

Infine, Lei ha accusato il Governo Monti di avere aumentato sensibilmente il debito pubblico. E’ falso. Traggo dal capitolo 3 del mio saggio:

«Per quel che concerne il secondo aspetto – la dinamica -, il debito italiano – come abbiamo visto nel capitolo 1 - è quello cresciuto meno durante la crisi, sia rispetto alla Germania, sia rispetto alla Francia, sia rispetto alla Spagna, poiché l’Italia ha speso molto meno degli altri sia per il salvataggio delle banche, rimaste (quasi) indenni dai titoli tossici, sia per la crescita, purtroppo. In particolare verso la Spagna, nei cui confronti l’Italia ha visto uno spread crescente BTP-Bonos dal 2011, il debito italiano (dati del PIL revisionati dall’ISTAT) è passato dal 100% nel 2008 (1.650 miliardi,[436] 2° governo Prodi) al 116,5% nel 2011 (4° governo Berlusconi, durato quasi 3 anni e mezzo) passando da 1.650 a 1.910 miliardi[436] con un aumento di 260 miliardi (inclusi 13 miliardi per aiuti agli altri Paesi, di cui 10 miliardi per prestito bilaterale alla Grecia e 3 miliardi al Fondo salva-Stati[413]), al 128% e 2.040 miliardi[436] col Governo Monti, con un incremento di 130 miliardi (inclusi 30 miliardi per contributi al Fondo salva-Stati), e, infine, al lordo di 58 miliardi di sostegni,[413] al circa 131%[436] attuale con 2.323 miliardi al 30.6.2018,[134] quindi è ulteriormente aumentato in cinque anni e tre mesi di 273 mld, con un incremento percentuale dal 2008 del rapporto debito/PIL pari al +31,0%; mentre quello spagnolo è cresciuto dal 40% pre-crisi[133] al 99% attuale, con un incremento percentuale del +147,5%, ossia quasi il quintuplo dell’Italia.»

Come può facilmente dedurre, è falso che il Governo Monti abbia prodotto l’aumento del debito nella misura indicata da Lei: al netto dei 30 mld di sostegni agli altri Paesi, in un anno e mezzo l’aumento è stato di 100 mld (66,7 mld annui), contro i (260-13) 247 mld del governo Berlusconi in tre anni e mezzo (70,6).

Va anche considerato che il debito include, per entrambi i Governi, le c.d. disponibilità liquide del Tesoro: 23.292 mln al 31.12.2011 e 33.501 al 31.12.2012 e, limitatamente al Governo Monti, i pagamenti dei debiti pregressi della PA, che – autorizzati dall’UE e coperti aumentando il debito pubblico - cominciarono proprio sotto il Governo Monti. Traggo dalle note del mio saggio:

[139] Pagamento debiti della PA ai creditori

[140] Debiti della PA - Aggiornamento del 10 luglio 2017

[141] Disponibilità liquide del Tesoro

Conclusione

In conclusione, nel rammentarle che la Lega Nord annoverava 90 parlamentari, e non 30 o 40 come Le ha suggerito il moderatore Lanfranco Palazzolo, e in ogni caso erano determinanti, come dimostrò Bossi ponendo il veto alla revisione delle pensioni di anzianità chiesta dalla lettera del 5.8.2011 della BCE, veto che poi offrirà il varco alla troppo zelante professoressa Fornero, ne emerge che anche Lei, On. Centemero, è stata una vittima della DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra, come un qualunque uomo della strada. Spero, allora, di esserle stato utile e che in futuro vorrà contrastare le due BUFALE mondiali create e alimentate da Berlusconi e Salvini.

Cordiali saluti,



Minibot per il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione





Mi pare che, nelle intenzioni dei proponenti, i Minibot1 dovrebbero sopperire alla mancanza di liquidità, alternativa a quella acquisibile attraverso l’emissione di debito pubblico. Oltre a finanziare indirettamente la crescita, obiettivo per me condivisibile. Non menziono, se non ora incidentalmente, l’obiettivo occulto, l’uscita dall’Euro, che già, peraltro, almeno in parte, è scontata dall’attuale livello dei tassi dei titoli pubblici italiani, maggiori di quelli spagnoli e portoghesi, nonché, per i BTP a 5 anni, di quello greco.

Secondo i proponenti non si tratta di una moneta a corso legale (cioè forzoso), ma una sorta di “quasi moneta” a base fiduciaria emessa (e garantita) dallo Stato per pagare i debiti della PA, e che poi potrà essere utilizzata, sempre su base volontaria, per il pagamento delle tasse (e, nella proposta originaria della Lega Nord, carburanti e altro).

Il presidente della BCE Draghi2 ritiene che o è una moneta, e quindi illegale (poiché soltanto la BCE può emettere moneta3), o debito aggiuntivo.

Evidenzio che, in questi casi (interpretazione dei Trattati), non decide né la BCE né il Governo italiano, ma la Corte di Giustizia Europea, previo ricorso.

I debiti commerciali della PA, come dice la parola stessa, sono debiti, inscritti nel bilancio di competenza, ma non entrano nel debito pubblico finché non vengono inscritti nel bilancio di cassa e pagati, emettendo titoli pubblici, e quindi aumentando il debito pubblico. Con tutto quel che ne consegue: aumento del rapporto debito/Pil, con probabili effetti sullo spread BTP-Bund e il rischio quasi certo di una seconda procedura di infrazione, o un aggravamento di quella già attivata dalla Commissione Europea4, visti i pessimi rapporti del Governo gialloverde con l’Unione Europea, che, dopo le ultime elezioni europee, continuerà ad essere governata da una coalizione di centro-sinistra.

Uno dei sostenitori dei Minibot, Nino Galloni, ha affermato, tra l’altro, che “Se [lo Stato, ndr] avrà un -X (di euro) dal pagamento delle tasse, a saldo non cambierà nulla. Quindi non è che lo Stato si indebita di più perché riceve meno tasse in euro, essendo stato pagato il suo credito in minibot. Si è semplicemente regolata, parzialmente, la problematica della liquidità”.5

No, a me pare che se e quando i Minibot saranno utilizzati per pagare tasse causeranno un buco nelle entrate fiscali, che dovrà essere coperto o da un aumento del deficit (e perciò del debito) o da tagli di spesa o da tasse aggiuntive, per niente oppure in tutto o in parte (grazie al moltiplicatore) correlate a un incremento del reddito attivato dai Minibot. Quindi, i Minibot non eliminano interamente l’aumento formale del debito pubblico.

E’ ragionevole ipotizzare la nascita di un mercato dei Minibot, la cui quotazione dipenderà, oltre che dalla garanzia dello Stato, dalla fiducia che ispirerà questo strumento.

Osservo, infine, che finora, per i debiti pregressi della PA, si sono pagati 45 mld6 emettendo titoli pubblici, previo accordo con la Commissione Europea.

Nel periodo in cui è avvenuto, i rapporti periodici del Governo italiano alla Commissione Europea esponevano il debito pubblico in tre voci: (i) debito pubblico complessivo; (ii) sostegni ai Paesi in difficoltà; e (iii) pagamenti debiti pregressi PA, dando luogo a tre distinti rapporti debito/Pil, uno ponendo al numeratore il valore del debito complessivo, un altro sottraendo dal debito complessivo il valore dei sostegni, e il terzo, sottraendo anche i pagamenti debiti pregressi PA. Nel DEF 2019, sono stati scorporati soltanto i sostegni.7

Pertanto, l’alternativa ai Minibot è continuare come si è fatto finora concordando con la Commissione Europea la procedura.

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Note


[1] Cosa sono i minibot e perché se ne parla

Pubblicato il: 07/06/2019

di Federica Mochi

[3] GALLONI A DRAGHI: I MINIBOT NON SONO NÉ VALUTA NÉ DEBITO

[4] La Commissione Europea raccomanda contro l’Italia la procedura d’infrazione per debito eccessivo

https://vincesko.blogspot.com/2019/06/la-commissione-europea-raccomanda.html  

[5] Articolo 16 Banconote Conformemente all'articolo 128, paragrafo 1, del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, il consiglio direttivo ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote in euro all'interno dell'Unione. La BCE e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell'Unione. La BCE rispetta per quanto possibile la prassi esistente in materia di emissione e di progettazione di banconote.

[6] Debiti della PA - Aggiornamento del 10 luglio 2017



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Dialogo breve con la Sen. Stefania Pucciarelli della Lega Nord sulle bufale del Sen. Alberto Bagnai sul Governo Monti





Pubblico il breve scambio di email intercorso tra la senatrice Stefania Pucciarelli della Lega Nord e me, dopo che ho inviato p.c. a tutti i membri del Gruppo parlamentare della Lega Nord del Senato una lettera inviata al senatore Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulle sue bufale sul Governo Monti.



Re: Lettera n. 2 al Sen. Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulla correlazione spuria e sulle sue bufale sul Governo Monti

19/4/2019 12:07

A:  v  


Le chiedo cortesemente di noi inoltrarmi più queste lettere in quanto non sono interessata.Buona giornata,Stefania Pucciarelli.

Inviato da iPad




Re: Lettera n. 2 al Sen. Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulla correlazione spuria e sulle sue bufale sul Governo Monti

Da:  v

19/4/2019 22:48


Egr. Senatrice Pucciarelli,

Pensavo volesse ringraziarmi dell’utile informazione. Invece mi dice che Lei, senatrice della Repubblica, non è interessata a sapere che un Suo collega leghista, professore universitario di Economia e presidente della Commissione Bilancio e Finanze del Senato, ignora i dati economico-finanziari delle leggi fondamentali della XVI legislatura (Governi Berlusconi e Monti, che hanno gestito la più grave crisi economica dal 1929), ne parla ad ogni pie’ sospinto e propala bufale gigantesche sul Governo Monti, al quale imputa la responsabilità della predetta crisi e dell’aumento della povertà, quando Monti ha varato soltanto il 19% del totale delle manovre contro l'81% di Berlusconi ed è stato molto più equo.

In effetti tanto strano non è, poiché la Lega Nord (statutariamente è ancora tale) approvò tutte le manovre pesantissime e scandalosamente inique del governo Berlusconi, inclusa la severa riforma Sacconi, ma poi ha addossato tutta la colpa su Monti e Fornero, che hanno dato una mano con le loro millanterie.

In primis Matteo Salvini, al quale l’ho contestato sia per lettera due volte, sia in diretta su Radio1 Zapping.[1] E Salvini ha basato su queste due BUFALE ormai diventate mondiali la vittoriosa propaganda elettorale del 2018. Ma la verità – si sa - fa male, in particolare a voi di destra, per l’educazione severa ricevuta. Per cui non legga il mio libro, vi troverebbe tutto spiegato e provato attraverso i documenti parlamentari. Buona notte,

V.

[1Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero


PS: La informo che, come faccio sempre, riporterò questo scambio di email nel mio blog.





Re: Lettera n. 2 al Sen. Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulla correlazione spuria e sulle sue bufale sul Governo Monti

22/4/2019 09:33

A:  v  


Le ripeto,che non gradisco ricevere più sue mail.Buona giornata,Stefania.

Inviato da iPad



Post collegato:


Lettera n. 2 al Sen. Alberto Bagnai sulla sua censura di un mio commento sulla correlazione spuria e sulle sue bufale sul Governo Monti



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Lettera al Prof. Sergio Fabbrini sulle sue notizie false sul Governo Monti in un suo articolo su Il Sole 24 ore





Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa al Prof. Sergio Fabbrini, editorialista del Sole 24 ore, sulle sue notizie false sul Governo Monti, che egli prende a base per spiegare il successo elettorale dei “sovranisti” Lega Nord e M5S. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera al Prof. Sergio Fabbrini sulle sue notizie false in un articolo su "Il Sole 24 ore".

Da:  v

25/3/2019  14:50


ALLA C.A. DEL PROF. SERGIO FABBRINI

P.C. DIRETTORE DE IL SOLE 24 ORE E ALTRI MEDIA


Egr. Prof. Fabbrini,

Traggo da:

Tra promesse e realtà un anno dopo il cambiamento

–di Sergio Fabbrini - 04 marzo 2019

«Le elezioni del 4 marzo 2018 sono state l’equivalente di un sommovimento sociale. Esse hanno registrato il successo delle due forze politiche (Cinque Stelle e Lega) che avevano dato voce al malessere diffuso nel Paese. Un malessere cresciuto costantemente dal novembre 2011, quando il governo politico in carica (il governo Berlusconi) fu sostituito da un governo tecnico (il governo Monti). È in quel passaggio storico che vanno cercate le ragioni della convergenza tra le due forze politiche che sono oggi al governo. Esse furono le uniche ad opporsi al governo Monti (da dentro e da fuori il Parlamento) e all’idea che l’Italia doveva sottostare alle regole di bilancio che tengono insieme l’Eurozona. Dietro la rivoluzione del 4 marzo c’è una contrastata (e finora irrisolta) relazione tra l’Italia e l’Europa integrata. Se non si capisce questo problema strutturale, non si potrà venire a capo del malessere italiano. Vediamo meglio.

Il governo Monti fu necessario per salvare l’Italia da un possibile default finanziario. 

Quel governo si impose perché la discrasia tra la struttura del bilancio pubblico italiano e la struttura della regolamentazione dell’Eurozona non era più gestibile.

Occorreva introdurre (in gran fretta) riforme strutturali (a cominciare da quella del sistema pensionistico) che riportassero l’andamento della spesa pubblica entro un orizzonte di compatibilità con le regole dell’Eurozona.

Tuttavia, le riforme strutturali producono benefici nel medio periodo, mentre i costi sociali da esse generati sono immediatamente percepiti. Di qui l’ascesa elettorale dei Cinque Stelle e della Lega. Nel marzo scorso, esse hanno dato rappresentanza proprio a coloro che avevano sostenuto quei costi (o che temevano che li avrebbero sostenuti). Una rappresentanza legittimata dal fatto che esse avevano di già contrastato il ritorno, con il governo Monti, alla politica del sentiero stretto.»


Deduco da ciò che ha scritto nel Suo editoriale del 4 marzo 2019 che anche Lei è vittima – come quasi 60 milioni di Italiani, ivi incluso l’ex direttore de Il Sole 24 ore Roberto Napoletano (v. il suo ultimo libro “Il cigno nero e il cavaliere bianco ), talvolta Il Sole 24 ore, ministri, parlamentari, nonché quasi tutti i docenti universitari di Economia o di Lavoro e Previdenza – della Prima e della Seconda Più Grande Bufala del XXI Secolo.

Infatti, da sette anni, per colpa anche dei media - fuorviati da informazioni spesso errate o, in piccola parte (coloro che conoscono i dati sono pochissimi), volutamente false – è stato completamente obliterato il nome del governo Berlusconi, alimentando la BUFALA sesquipedale che il mastodontico consolidamento fiscale e la conseguente recessione li abbia deciso o causato Monti; analogamente succede da cinque anni per la riforma delle pensioni Fornero, alla quale vengono erroneamente attribuite misure importanti della ben più severa riforma Sacconi. Vediamo nell’ordine.


Prima Più Grande Bufala

Riporto le CIFRE relative alle manovre della XVI legislatura:


Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld,  http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-07-07/oggi-garantiti-formalmente-miliardi-063705_PRN.shtml) che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA, piuttosto che confermare il taglio delle agevolazioni fiscali-assistenziali, e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.

Vale a dire, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, Berlusconi ha battuto Monti 4 a 1. Per l’iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine, scandali e cattivo rapporto con i partner europei, che incisero sul rating dell’Italia, al di là dei fondamentali macroeconomici), è stato anche peggio.


Le fonti da me utilizzate sono state:

Il Sole 24 ore Quattro anni di manovre: fisco pigliatutto Gianni Trovati 15 luglio 2012

Servizio Studi della Camera dei Deputati.

Sulla base dei dati di quest’ultimo, ho elaborato questa tabella relativa alle principali cinque manovre correttive, molte delle cui misure sono strutturali e quindi permanenti.[1]

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL 78/2010

          36

12.131

25.068

25.033

 -

62.268

22,8

DL98/201 1

 -

  2.108

  5.577

24.406

49.973

82.064

30,1

DL138/2011

 -

     732

22.698

29.859

11.822

65.111

23,8

Tot.Gov.B.

         36

14.971

53.343

79.298

61.795

  209.443

76,7

DL201/2011

 -

 -

20.243

21.319

21.432

62.994

23,1

DL95/2012*

 -

 -

     603

       16

      27

     646

  0,2

Tot.Gov.M.

 -

 -

20.846

21.335

21.459

63.640

23,3

TOTALE

        36

14.971

74.189

100.633

83.254

  273.083

100,0

  %

 -

  5,5

  27,2

  36,9

  30,5

100,0

 *Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680. 

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

Da essa, si evince che:

(i) gli importi e i tempi di attuazione furono imposti dai veri e propri diktat dell’UE e della lettera del 5/8/2011 della BCE al governo Berlusconi, costretto poi a dimettersi[1]), sostituito da Monti, che subentra a Berlusconi all’esito di un complotto sui generis orchestrato su input iniziale di Sarkozy-Merkel;[1]

(ii) nel quadriennio 2011-14 (nonché successivamente), impattarono sia le due manovre del governo Monti, sia le tre varate in precedenza dal governo Berlusconi, per un totale (esclusa la legge di stabilità 2011, che nel 2012 impatta per 2,8 mld[2]) di 273.083 milioni, di cui Berlusconi 209.443 mln (76,7%) e Monti 63.640 mln (23,3%).[1]


Seconda Più Grande Bufala

Per quanto riguarda la riforma delle pensioni, rinvio all’analisi dettagliata che ho fatto nel mio libro.[1] Qui mi limito a tre aspetti.

Il primo: è importante osservare che l’aumento dell’età di pensionamento sia di vecchiaia (da 65 a 66 anni) che di anzianità (da 40 a 41 anni e 3 mesi) – oltre all’adeguamento all’aspettativa di vita - viene di solito erroneamente attribuito alla riforma Fornero e non alla riforma Sacconi, come lamenta la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro. Ma la colpa è della formulazione insufficiente e poco chiara della legge Fornero, che ha abolito la “finestra” mobile (con il comma 5) e contestualmente aumentato l’età base (rispettivamente, con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10 dell’art. 24 della L. 214/2011), senza però evidenziarne il legame, il che ha tratto in inganno tutti, perfino il Servizio Studi della Camera nell’immediatezza del varo della riforma Fornero (cfr. dossier L. 214/2011), RGS (cfr. NADEF 2018, pag. 61) e professori di Lavoro e Previdenza.

Il secondoil metodo contributivo è stato deciso dalla riforma Dini (Legge 8.8.1995, n. 335): (i) interamente retributivo per coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di contributi; (ii) misto per coloro che erano sotto questo limite; e (iii) interamente contributivo per coloro che hanno iniziato l’attività lavorativa dall’1.1.1996.

La riforma Fornero (Legge 22.12.2011, n. 214) lo ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, a coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e ormai quasi tutti già in pensione.

Il terzo: dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell’errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo ultimo libro), soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo Lei a chi vanno ascritti i residui 700 mld?[1]

Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo introdotto dalla riforma Fornero fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa all’anno (su una quindicina di miliardi annui), che poi si riducono in breve fino a sparire.

Questo è il dato forse più clamoroso, poiché la vulgata è che la riforma Fornero abbia salvato i conti pensionistici sostituendo il metodo retributivo col contributivo.


Conclusione

Se ne deduce che la propaganda vittoriosa di Salvini della Lega Nord (che faceva parte del Governo Berlusconi ed ha approvato le pesanti e scandalosamente inique manovre correttive e la severa riforma Sacconi) e di Di Maio di M5S poggia su due BUFALE ormai mondiali. Con la differenza che il primo – al quale ho scritto due volte e contestatogli in diretta Radio1 - lo fa in malafede.

Spero di esserLe stato utile e che voglia contribuire in futuro a contrastare la DISINFORMAZIONE generale sulle tre BUFALE mondiali (la terza è sulla BCE).

Cordiali saluti,

V.

__________________________


Note

[1] LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO https://www.amazon.it/dp/B07PBXVWRS



Destinatari:


MEDIAv

22/1/2019 16:38

(n. 50)v

(n. 50)

(n. 50)v


SITI ECONOMICI E PREVIDENZAv

(n. 50)v


PROFESSORI VARIv



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Lettera al Sen. Alberto Bagnai, presidente della Commissione Finanze del Senato, sulla sua censura di un mio commento





Pubblico la lettera che ho inviato una settimana fa al senatore della Lega Nord Alberto Bagnai, sulla sua ennesima censura di un mio commento nel suo blog. Ho inviato la lettera per conoscenza alla presidentessa del Senato e ai membri della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, di cui Bagnai è presidente. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Censura

Da:  v

11/9/2018 13:31


Egr. Sen. Bagnai,

Poiché ha censurato il mio commento, glielo invio al Suo indirizzo del Senato.


Goofynomics

lunedì 6 agosto 2018

Ostruzionismo

Citazione: “Ho fatto il mio lavoro: tutelare il diritto di espressione”.


@Alberto Bagnai

Visito questo sito molto raramente, poiché aborro le sette e i censori strampalati. Conoscendo la Sua inclinazione alla censura strampalata, a leggere del Suo compito di "tutelare il diritto di espressione" mi è venuto da ridere e non ho saputo resistere al desiderio di commentare.

Ma forse era il Suo doppio, vista la Sua, almeno per me, inspiegabile adesione, quale sedicente uomo di sinistra, a un partito di destra come la Lega Nord, che ha massacrato i poveri cristi nella XVI legislatura, retto ora - oggettivamente - da un contaballe, forte con i deboli e debole con i forti e i ricchi.

L'unica attenuante che mi viene in mente, avendo letto in passato qualche Suo strafalcione, è la Sua ignoranza in materia pensionistica e di manovre correttive passate.

Seguirò con interesse la produzione normativa del Parlamento e, in particolare, le proposte di legge Sue e del Suo Gruppo parlamentare, sperando di non dover rimpiangere il sedicente socialista Tremonti.

PS: Si può dire contaballe di un contaballe?


Riallego, come prova documentale e a fini di promemoria:

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


Distinti saluti,

V.


Destinatari:


Commissione Finanze e Tesoro del Senato



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Lettera a Deputati Lega Nord sulla loro proposta di legge con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero



Ora ti frega raccontandoti bufale sulla riforma Fornero e sul governo Monti.


***


SIMONETTI, FEDRIGA, ALLASIA, ATTAGUILE, BORGHESI, BOSSI, BUSIN, CAPARINI, CASTIELLO, GIANCARLO GIORGETTI, GRIMOLDI, GUIDESI, INVERNIZZI, MOLTENI, PAGANO, PICCHI, GIANLUCA PINI, RONDINI, SALTAMARTINI


Vostra proposta di legge con fake news sulla riforma delle pensioni Fornero.

Da:  v

21/1/2018 23:54


Egregi Deputati della Lega Nord,

In riferimento alla Vostra proposta di legge AC N. 4600, che ho ricavato oggi da un articolo di ADNKRONOS, permettetemi di osservare che sorprende, ma non tanto, vista la Vostra ossessione contro la riforma Fornero, che Voi ignoriate o facciate finta di ignorare la normativa sulle pensioni, in particolare la L. 214/2011, art. 24 (riforma Fornero) e che questo emerga da un atto ufficiale del Parlamento.

A me, infatti, sembra una proposta pazzesca, perché si autosmentisce da sola: col titolo che contraddice l’incipit. Il titolo, infatti, si riferisce alla modifica della Legge 122/2010, art. 12 (riforma SACCONI), che è stata approvata un anno e mezzo prima che arrivasse il governo Monti-Fornero e che, con le modiche recate dalla L.111/2011 (SACCONI) e L. 148/2011 (SACCONI), ha sia innalzato l’età di pensionamento molto più della riforma Fornero, sia introdotto l’incisivo adeguamento automatico all’aspettativa di vita (L. 122/2010, art.12, comma 12bis), sia prescritto all’ISTAT di considerare nel calcolo solo gli aumenti e non anche le diminuzioni dell’aspettativa di vita (L. 122/2010, art. 12, comma 12ter “lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita).

Permettetemi, allora, di fare il punto, che potrete conservare come promemoria, sperando che sia un disincentivo a continuare a propalare notizie false-fake news-bufale in serie sulla riforma Fornero e sul governo Monti in generale (vedasi il secondo post allegato in calce), su cui la potente propaganda del centrodestra ha fatto quasi 60 milioni di vittime, inclusi l’ISTAT (e di conseguenza EUROSTAT), l’INPS, l’UPB e tutti i media, che hanno completamente obliterato la ben più severa riforma SACCONI.


QUAL E’ STATO IL GOVERNO (E IL MINISTRO: SACCONI O FORNERO?) CHE HA ‘RIFORMATO’ DI PIU’ LE PENSIONI?

Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state sette (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011).

L’esame comparativo delle norme e dei dati smentisce la vulgata che la riforma Fornero sia la più severa, abbia allungato di più l’età di pensionamento ed abbia messo da sola in sicurezza il sistema pensionistico italiano. Tale vulgata è alimentata da coloro che erroneamente o furbescamente attribuiscono norme severe della riforma Sacconi alla riforma Fornero, in particolare l'adeguamento automatico all'aspettativa di vita, che in realtà è stato introdotto dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis.

La riforma Sacconi (L. 122/2010, L. 111/2011 e L. 148/2011), oltre a Damiano, L. 247/2007, per la “finestra” di 4 mesi in media) è molto più corposa e severa della riforma Fornero:

- allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia e di anzianità di un anno per i lavoratori dipendenti e di 18 mesi per quelli autonomi, mediante la cosiddetta “finestra” (differimento dell'erogazione);

- allungamento di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più finestra), in ottemperanza alla sentenza della Corte di Giustizia UE del 2008 (ma che poteva avvenire a qualunque età compresa tra 60 e 65);

- adeguamento dell’età di pensionamento per vecchiaia delle lavoratrici del settore privato entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico) per allinearle a tutti gli altri;

- introduzione dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita (L. 122/2010, art. 12, comma 12bis), che prescrive all’ISTAT di considerare nel calcolo dell'aspettativa di vita soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni (art. 12, comma 12ter);

- blocco parziale o totale della perequazione delle pensioni superiori a 5 volte il trattamento minimo (poi abrogato dalla L. 214/2011-Fornero);

- applicazione di un contributo di solidarietà sui redditi pensionistici lordi superiori a 90 mila € (poi dichiarato incostituzionale).

La riforma Fornero (L. 214/2011) ha recato le seguenti misure:

- estensione pro-rata del metodo contributivo a quelli che erano precedentemente esclusi dalla riforma Dini del 1995, che l'ha introdotto (cioè solo coloro che nel 1995 avevano già almeno 18 anni di contributi versati, quindi relativamente anziani), a decorrere dall'1.1.2012;

- aumento di un anno delle pensioni di anzianità, ridenominate “anticipate” e abolizione delle cosiddette quote (somma di età anagrafica e anzianità contributiva);

- accelerazione graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti private da 60 anni a 65 (più “finestra” mobile di 12 mesi decisa dalla L. 122/2010), per allinearle a tutti gli altri;

- adeguamento all’aspettativa di vita, dopo quello del 2019 (che varrà per il triennio 2019-2021), non più a cadenza triennale ma biennale [L. 214/2011, art. 24, comma 13], a decorrere dal 2022;

- blocco totale della perequazione delle pensioni superiori a 3 volte il trattamento minimo per gli anni 2012–2017 (poi dichiarato incostituzionale dalla sentenza n. 70/2015);

- riduzione da 18 mesi a 12 della “finestra” per i lavoratori autonomi (equiparandoli, dunque, a tutti gli altri).

Riepilogo

Riepilogando, la situazione relativamente all’età di pensionamento nel 2019 e ai suoi autori è la seguente:

PENSIONI ANTICIPATE (ex anzianità)

- l'età di pensionamento degli uomini aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano, L.247/07) e soltanto 1 anno a Fornero [rectius1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi];

- l'età di pensionamento delle donne aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’incremento di 2 anni e 3 mesi è quasi interamente dovuto alla riforma SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano) [rectius: 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero].

PENSIONI DI VECCHIAIA

- l’età di pensionamento degli uomini aumenterà (da 65) a 67 anni e i 2 anni in più sono dovuti quasi interamente alla riforma SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano, L.247/07);

- l’età di pensionamento delle donne del settore pubblico (aumentata di botto di 6 anni nel 2010) aumenterà a 67 anni e i 7 anni in più sono ascrivibili quasi interamente alla riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano);

- l’età di pensionamento delle donne del settore privato aumenterà a 67 anni, e l’allineamento a tutti gli altri, previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato dalla riforma Fornero entro il 2018 a 66 anni, ma l’anno in più è dovuto all’adeguamento automatico SACCONI;

- l’età di pensionamento degli uomini e delle donne autonomi arriverà a 67 anni, la riforma Fornero ha eliminato il disallineamento di 6 mesi in più rispetto agli altri, che era contemplato dalla riforma SACCONI, cioè ha ridotto l’età di pensionamento di 6 mesi.

***

Infine, traggo dalla Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini, allegata (con i link alle prove documentali):

Esodati

Premesso che anche la riforma SACCONI, da Lei votata, ebbe i suoi esodati (gli eccedenti i 10.000 soggetti in mobilità che venivano esclusi dall’applicazione della nuova riforma e tutti gli altri inattivi a reddito zero, che furono decine o forse centinaia di migliaia, ma a causa del potente apparato (dis)informativo berlusconiano e del centrodestra fecero molto meno rumore), lo stesso problema degli esodati: (i) che fu causato da un'errata stima della burocrazia INPS e RGS; (ii) ed il cui numero, nell’arco di 6 anni e su 8 salvaguardie, ascende a 153.389 soggetti, contro una stima iniziale di 389.200, cioè a meno della metà della stima iniziale; (iii) fu aggravato dalle misure della riforma SACCONI, da Lei votata, in particolare dall’adeguamento automatico, cosa che anche gli stessi esodati ignorano (veda i commenti).

Cordiali saluti

V.


Allego:

Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione



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permalink | inviato da magnagrecia il 27/1/2018 alle 21:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Lettera n. 2 all’on. Massimiliano Fedriga sulle sue fake news sulle pensioni e su Monti che avrebbe causato la recessione


    


Pubblico le due lettere che ho inviato, rispettivamente il 10.1.2018 e il 17.6.2015, all’On. Massimiliano Fedriga, attuale capogruppo della Lega Nord alla Camera dei Deputati, le quali dimostrano che non è solo l’On. Matteo Salvini a spargere indefessamente notizie false-fake news-bufale sulle pensioni e sulle manovre correttive varate nella scorsa legislatura. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.  


Notizie false-Fake news-bufale sulla riforma Fornero e sul governo Monti.

Da:  v

19/1/2018  00:38


Egr. On. Fedriga,

L’ho ascoltata (nella seconda parte) ieri sera a Zapping, dove ha sparso fake news a piene mani.

Fornero e Monti? Fake news! Quando avete (s)governato, avete portato (nel 2019) l'età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni e l’età di pensionamento anticipato a 43 anni e 3 mesi; e massacrato il ceto medio e i poveri cristi con 267 mld cumulati di maggiori tasse e tagli di spesa (scuola, sanità, spesa sociale per i poveri, ecc. ), contro i 63 mld cumulati di Monti, distribuiti in maniera molto più equa (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF).

Per non ripetermi, glieli reinvio (con le prove documentali che La smentiscono clamorosamente):

Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


In fede,

V.



Appendice


L’on. Fedriga è (pluri)recidivo.


Pensioni e manovre correttive

Da:  v

17/6/2015 13:20


Egr. On. Fedriga,

L’ho ascoltata ieri sera a “Ballarò”. Lei racconta troppe bugie, con grande improntitudine. Per non ripetermi, legga la mia Lettera all’On. Matteo Salvini, che allego, della quale riporto la conclusione, che vale interamente anche per Lei: 

Egr. Onorevole, se non avrà la dignità di farlo, almeno abbia il pudore di smetterla con le bugie ripetute quasi quotidianamente e di scaricare sugli altri le vostre gravi responsabilità sulle concause determinanti del peggioramento e del permanere dell’attuale, grave crisi economica o mi confermerò nel giudizio che Voi del centrodestra siete, oltre che degli incapaci al soldo dei ricchi, senza vergogna.

PS: Pubblicherò questa mia lettera, e la Sua eventuale risposta, nel mio blog (l’avverto che la piattaforma IlCannocchiale, su cui ho il blog, è spesso in avaria, in tal caso, provi ogni tanto).

Lettera all’On. Matteo Salvini

Distinti saluti

V.



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Salvini, la politica degli insulti


LA POLITICA DEGLI INSULTI

26 luglio 2016


L'on. Matteo Salvini è un inadeguato al suo ruolo oltre la limitata cerchia della maggioranza dei leghisti a lui consentanea, un fustigatore esagerato delle magagne altrui (sicuro indizio di coda di paglia), un chiagne e fotte, degno erede del suo mentore Maroni, persona intelligente e capace, che per fare carriera politica alla corte del re dei chiagne e fotte, Bossi, che seppe inventarsi, propagandare ed imporre un'inesistente questione settentrionale, talvolta si abbassa anche lui all'eloquio e a mezzucci da troglodita.

Salvini, soprattutto, è un contaballe (altro indizio infallibile di coda di paglia), la maggiore delle quali è che la riforma Fornero delle pensioni (2011) abbia portato l'età di pensionamento a 67 anni, e la sua autrice merita per questo la gogna e il dileggio, facendo finta di dimenticarsi che è invece stata la riforma Sacconi (2010), votata anche dalla Lega Nord, ad averlo deciso.[1] Da questo punto di vista è un degno competitore del contaballe Renzi.

Uno dei segni del declino italiano (e talvolta europeo) è che politici contaballe di terza o quarta fila come Salvini e Renzi (o Hollande in Francia e la Merkel in Germania) sono assurti a ruoli di leader nazionali.


[1] Lettera all’On. Matteo Salvini



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Sud, false opinioni, alcuni dati e proposte


Eurodeputati scrivono a Schulz: “Sanzioni Salvini dopo gli insulti alla Boldrini”

La lettera di tre parlamentari: «Il paragone con una bambola gonfiabile offende tutti i cittadini». Condanna del presidente Ue: ma non si possono prendere provvedimenti

29/07/2016


Salvini, naturalmente, ha emulatori nel suo partito.

"Boldrini va eliminata fisicamente"

Frase choc scritta dalla capogruppo leghista di Musile contro la presidente della Camera dei deputati. Il Pd: "Frase che va al di là di ogni forma di libertà d'espressione. È istigazione alla violenza".

di Giovanni Monforte

30 luglio 2016



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Sud, false opinioni, alcuni dati e proposte


PATTI PER IL SUD: VANNO A RILENTO E MANCANO ALL’APPELLO 11 MILIARDI

25 luglio 2016


Girano alcune false opinioni sui soldi dati al Sud, che sono la conseguenza sia del pregiudizio negativo di fondo alimentato anche da troppi sprechi, inefficienze e malversazioni da parte delle Amministrazioni meridionali, sia dall’abilità di agit-prop degli interessi del Nord, segnatamente la Lega Nord, che sono stati capaci di inventarsi, propagandare ed imporre una inesistente questione settentrionale, che ha obliterato quella reale e antica, la questione meridionale. L’ex presidente della Svimez, Nino Novacco, per rappresentare sinteticamente la questione, diceva che la Lega Nord era diventata un’abile interprete del detto napoletano del “chiagne e fotte”.

Provo allora ad analizzare qualche dato.

Il Mezzogiorno è sia un ottimo mercato di sbocco per i prodotti del Nord, sia un serbatoio di risorse umane, anche di buon livello. Per le infrastrutture, invece, è un disastro.

Nel suo libro del 1999 “Lo spreco”, Gian Antonio Stella stimava che: “dall'inizio dell'operatività, nel 1951, sino al 1992 (ultimi dati conosciuti) e sotto il nome sia di Cassa per il Mezzogiorno che AgenSud, ha elargito alle regioni meridionali un totale di 279.763 miliardi di lire”. Vale a dire, in 40 anni, 144,5 mld €, pari a 3,6 mld annui.

Per dare un termine di paragone, secondo la Banca d’Italia, i trasferimenti al Sud sono stati un'aliquota ridotta di quelli di cui ha beneficiato la Germania dell'Est dopo la riunificazione tedesca. “In 40 anni, la politica straordinaria ha speso nel Sud non più dello 0,7 per cento del Pil. Secondo stime non ufficiali i trasferimenti lordi alla Germania orientale sarebbero ammontati per il periodo 1991-2003 (vale a dire in 13 anni, ndr), a 1.250-1500 miliardi di euro, equivalenti a una media di 96-115 miliardi annui”) (pag. 486)  http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/collana-seminari-convegni/2009-0002/2_volume_mezzogiorno.pdf.

Quando la situazione economica non l'ha più permesso e la spesa pubblica dal 2001 al 2014 è diminuita al sud del 40%, dal declino si è passati al baratro. Negli stessi 13 anni il Pil reale del sud ha perso 9,4 punti contro gli 1,7 della Grecia.

Questo è avvenuto, oltre che per la crisi, quando al governo (del milanese Berlusconi) c’era la Lega Nord e ministro dell’Economia (“controllato” dalla Lega Nord) era Giulio Tremonti (di Sondrio), il quale, su input della Lega Nord, quando doveva ripartire i soldi per le infrastrutture tramite il CIPE ne destinava il 10% al ricco Sud e il 90% al povero Nord, per risolvere la nota, annosa questione... settentrionale.

Secondo la Banca d'Italia (ibidem), al momento dell'unità d'Italia il Pil pro capite dei meridionali era pari al 90% di quello del Centro-Nord, ora, dopo 155 anni, è pari a poco più del 50%. “Fino alla conclusione del XIX secolo, il PIL pro capite delle regioni meridionali non scese mai al di sotto del 90 per cento di quello centro-settentrionale” (p. 427).

Sia ben chiaro, non sto dicendo che tutta la colpa è del Nord, ma come sempre succede in questi casi affermare che essa va distribuita grosso modo al 50% non significa dire un'eresia.

Proposte

Ecco alcune misure incisive volte a ridurre i divari Nord-Sud:

a) analogamente a quanto è stato fatto per la Germania Est, destinare al Mezzogiorno un ammontare di risorse straordinarie pari ad almeno 50 mld all’anno per 20 anni, affidandone l’amministrazione (per parare qualunque critica sulla cattiva qualità della classe dirigente meridionale, sulla quale concordo) ad un Comitato formato dai presidenti delle Regioni del Nord;

b) applicare rigorosamente la norma che regola la distribuzione dei fondi per gli investimenti tra Nord, Centro e Sud e ripristinare l’obbligo della riserva (congrua ed effettiva) degli investimenti per il Mezzogiorno; e

c) restituire al Sud l’ammontare complessivo degli investimenti di spettanza del Sud stornati (vedi in particolare durante l’ultimo governo Berlusconi-Bossi-Tremonti, 2008-2011) al Nord.



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La questione meridionale ridotta a fattore M

Carlo Formenti  -  23 novembre 2015


RINASCITA ARTISTICA DEL MEZZOGIORNO

Il progetto di Dario Marco Lepore: trasformare Palazzo Fuga nel più grande museo del mondo


NUMERI INDICI DELLE DOTAZIONI INFRASTRUTTURALI (n,r,pi)


ISTAT - Le infrastrutture in Italia - Un’analisi provinciale della dotazione e della funzionalità

1.1 - Definizione di infrastruttura A partire dalla fine degli anni ottanta sono stati condotti numerosi studi che analizzano la relazione esistente tra la dotazione di infrastrutture e lo sviluppo economico di un territorio. In tutti è riconosciuta l’esistenza di un forte legame tra infrastrutturazione e crescita economica di un’area. Tra questi lavori, si cita ad esempio quello prodotto da D. A. Aschauer (1989), considerato uno dei più significativi. Egli, nello studio empirico realizzato su una serie storica dal 1949 al 1985 della produzione Usa riscontra, all’interno della funzione di produzione, una elasticità per il fattore capitale pubblico positiva e significativamente elevata, attribuendo così a questo un ruolo determinante per la crescita economica di un paese. Nello stesso ambito teorico, si colloca il lavoro più significativo a livello europeo, quello svolto negli anni ottanta dal gruppo di studio sulle infrastrutture per la Comunità europea coordinato da D. Biehl. L’autore attribuisce alle infrastrutture un ruolo determinante nello sviluppo regionale, misurato in termini di reddito, produttività ed occupazione. «Una regione ben dotata di infrastrutture avrà un vantaggio comparato rispetto ad una meno dotata e questo si tradurrà in un più elevato Pil regionale pro-capite o per persona occupata e/o anche in un più elevato livello di occupazione. Da ciò consegue che la produttività, i redditi e l’occupazione regionale sono funzione crescente della dotazione di infrastrutture.» (Biehl, 1991). Secondo Biehl, inoltre, le infrastrutture sono, tra le determinanti lo sviluppo regionale, quelle che maggiormente possono essere oggetto di diretto intervento dei decisori di politica economica.


Dove vanno i soldi dati al Sud.

Ma questi soldi sono solo una parte degli investimenti complessivi in Italia e, comparati con quelli spesi in 20 anni per la "coesione" della Germania Est, sono drammaticamente insufficienti.


Tra i progetti elencati in opencoesione.gov, c’è anche la linea ferroviaria NA-BA.

Treni, via al cantiere dell'Alta capacità: "Fra 10 anni da Bari a Napoli in 2 ore, Bari-Roma in 3"

30 ottobre 2015


Prima e durante la crisi, il Nord ha perso posizioni in Europa più del Sud

[…] Forse ora si è capito che se c’è una parte del Paese che ha perso relativamente e rapidamente posizioni in Europa, essa non è il Sud ma il Nord, proprio quel Nordest e Nordovest che la vulgata colloca tra le aree «...più ricche d’Europa e, quindi, del mondo». La più elementare verifica sul decennio che precede la crisi del 2008 ci dice invece che fatta 100 la media Ue a 27 (un benchmark ben più modesto della granitica Germania!), il Nordovest passa da 140 del 1998 a 127 del 2007, il Nordest da 137 a 125 con una perdita rispettivamente di 13 e 12 punti (-9,3% e -9,6%), il Centro da 124 a 116 (-8 punti pari a -6,5%) e il Sud da 74 a 69 (-5 punti pari a -6,8%). Questo certifica il riposizionamento avvenuto nei dieci anni che vanno dall’ingresso nell’euro alla crisi che si apre a fine 2007; immaginate quale è la posizione oggi, dopo cinque anni nei quali il prodotto interno lordo dell’Italia (Nord e Sud) flette in modo impressionante rispetto agli altri Paesi. Mentre il Nord oggi è regredito ai livelli di Pil del 1997 e il Sud a quelli del 1992, Germania, Francia e Regno Unito hanno ampiamente superato il livello critico del 2008! Dunque c’è un percorso parallelo tra Nord e Sud in questa discesa nel Maelstrom, che precede il 2007 e accelera poi mettendo impietosamente a nudo la fragilità italiana. Se concordiamo con questa qualificazione della crisi è più che legittimo interrogarsi su come se ne esce «insieme» e non «per parti». […]

(Tratto dall’intervento di Adriano Giannola, presidente della SVIMEZ, al Forum su “Sud, Nord e crescita in Italia”. Una discussione delle tesi del nuovo Ministro per la Coesione Territoriale, Carlo Trigilia

Proponiamo qui il forum, pubblicato recentemente nel numero 75 di “Meridiana. Rivista di storia e scienze sociali” (www.rivistameridiana.it) e organizzato insieme al Dipartimento di Economia e diritto dell’università di Roma “La Sapienza”, a partire dai temi sollevati dal libro del nuovo ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia, Non c’è Nord senza Sud. Perché la crescita dell’Italia si decide nel Mezzogiorno (Bologna 2012). Al forum, che si è svolto il 26 novembre 2012 e che è stato coordinato dal codirettore della rivista Rocco Sciarrone, hanno partecipato Francesco Benigno, Maurizio Franzini, Adriano Giannola, Alfio Mastropaolo. La discussione si è chiusa con gli interventi del nuovo ministro alla Coesione territoriale e del suo omologo nel precedente governo, Fabrizio Barca.


Dato il sostanziale fallimento delle modalità con le quali si è affrontato finora la questione meridionale, occorre prefigurare soluzioni innovative, che riguardino in primo luogo: a) l'assunzione della Questione meridionale come questione strategica nazionale; b) una rivoluzione culturale; c) investimenti infrastrutturali adeguati; d) una Pubblica Amministrazione efficiente; e soprattutto e) una classe dirigente all'altezza del compito; se occorre, il commissariamento delle Regioni meridionali.

Purtroppo, temo che il PdC Renzi non possieda le qualità per disegnare un progetto organico di crescita dell’Italia facendo leva sullo sviluppo del Sud.

Giannola racconta la sua sfida: «Così lo Svimez ha messo il Sud al centro»

di Pietro Treccagnoli  -  Mercoledì 5 Agosto 2015

[…] Eppure il premier Matteo Renzi ha bollato il dibattito come il solito piagnisteo.
«Renzi non ha capito che cos’è il Sud e di conseguenza non ha capito che cos’è l’Italia. Deve capire che l’Italia è un grande Paese mediterraneo, il più grande paese europeo proiettato nel Mediterraneo, tutt’intero. Se capirà questo si renderà conto che il Sud è fondamentale, strategico. Lo sviluppo dobbiamo agganciarlo tutt’insieme, dal Trentino alla Sicilia, altrimenti diventeremo un proconsolato tedesco».

Da decenni il meridionalismo e il Sud sono percepiti come argomenti polverosi. 
«È così, purtroppo. Servono invece alleanze con il Nord che si illude di poter fare da solo. Occorre una nuova alleanza, come negli anni Cinquanta».

Perché allora fu possibile questa alleanza?
«Perché il meridionalismo era al potere. Ed era un meridionalismo fatto in gran parte non da meridionali, ma da uomini politici e studiosi del Nord, che avevano una visione generale, unitaria, comune dell’Italia tutt’intera. Purtroppo oggi il meridionalismo è inteso come regionalismo. Invece va ricostruito un grande progetto unitario che abbia il Sud come perno, senza stare ad ascoltare le idiozie del governatore della Lombardia, Roberto Maroni, che ha detto che adesso il Sud batterà cassa, vorrà mille miliardi». […]

NB: Nel titolo dell’articolo c’è un errore: SVIMEZ è un’associazione e quindi si deve dire la SVIMEZ.


Governo Renzi, un governo a trazione centro-settentrionale. Mi chiedo: quanti dei ministri sono "meridionalisti"? Un buon criterio, anche se minimale, è quello di controllare: a) la ripartizione dei fondi in seno al CIPE (a breve ce ne sarà un'altra); e b) se, come succedeva al tempo del governo a trazione leghista Berlusconi-Bossi-Tremonti, vengono stornati fondi del Sud al Centro-Nord. 

Provenienza geografica

Italia del nord: 8 ministri: Costa, Delrio, Franceschini, Galletti, Martina, Orlando, Pinotti, Poletti (Wikipedia ne dà 9, forse non ha corretto dopo la sostituzione di Federica Guidi con Calenda).

Italia centrale: il presidente e 7 ministri: Renzi, Boschi, Calenda, Gentiloni, Giannini, Lorenzin, Madia, Padoan (Wikipedia dà PdC e 6 ministri).

Italia del sud: 1 ministro (Alfano)

Dettagli per regione: 5 ministri provengono dal Lazio (Wikipedia ne dà 4), 3 dall'Emilia-Romagna (Wikipedia ne dà 4), due dalla Toscana più il Presidente, 2 dalla Liguria, 2 dalla Lombardia, uno dalla Sicilia e uno dal Piemonte.

Nota: All’inizio, il governo annoverava un altro ministro del Sud, la calabrese Maria Carmela Lanzetta, poi sostituita dal piemontese Costa.


Segnalo volentieri il dato positivo della crescita del Pil del Sud nel 2015, maggiore di quello del Centro-Nord, ottenuto grazie a maggiore spesa pubblica e fattori favorevoli contingenti.

DOPO 7 ANNI DI CALI

Pil, Svimez: 2015 «eccezionale» per il Sud, ma 2016 in frenata

–di Vittorio Nuti

28 luglio 2016

[...] Lavoro in crescita grazie ad agricoltura e turismo

Tra i fattori che hanno contribuito alla a crescita del prodotto interno nelle regioni del Sud Svimez ricorda l'annata agraria particolarmente favorevole, la crescita del valore aggiunto nel turismo, «che ha beneficiato anche crollo del turismo nella sponda Sud del Mediterraneo», e la chiusura della programmazione dei Fondi strutturali europei 2007-2013, che ha portato ad un'accelerazione della spesa pubblica. Tra gli effetti positivi di questi fattori la forte crescita dell'occupazione nel 2015, in particolare in agricoltura (+5,5%) e nel turismo (+8,6%), con un tasso medio di +1,6% (94mila occupati in più) mentre nelle altre aree la crescita si ferma allo 0,6 per cento. Conferma il traino della ripresa meridionale da parte dei settori agricoltura e turismo. [...]


Segnalo, come preannunciato:


Il comunicato stampa del CIPE del 10 agosto

10 Agosto 2016

Il CIPE assegna 15 miliardi di euro del fondo per lo sviluppo e la coesione, 13,4 miliardi di euro per i Patti per il Sud, 9 miliardi per la rete ferroviaria, e approva interventi per le infrastrutture viarie.

10 AGOSTO 2016

Ammontano a circa 40 miliardi di euro gli investimenti deliberati dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) nella seduta che si è svolta oggi a Palazzo Chigi presieduta dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Con la riunione odierna il Governo ha dato un impulso ulteriore alla sua azione di programmazione in materia di investimenti pubblici.

In particolare il CIPE, che ha sbloccato opere infrastrutturali attese da tempo, dopo aver preliminarmente approvato l’individuazione delle Aree tematiche nazionali e approvato il riparto generale delle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione territoriale (FSC) ha disposto l’assegnazione delle risorse per finanziare, a valere sul medesimo fondo, gli interventi contenuti nei “Patti per il Sud” dando il via al Masterplan per il mezzogiorno, il piano del Governo per rilancio economico delle regioni del Sud Italia.

Di seguito le decisioni assunte dal Comitato.

Riparto del Fondo per lo sviluppo e la coesione territoriale (FSC)

Il Comitato ha approvato, in attuazione dell’art. 1, comma 703, lettere a) e b) della legge n. 190/2014 (legge di stabilità 2015), l’individuazione delle Aree tematiche e degli obiettivi strategici su cui impiegare la dotazione finanziaria del Fondo Sviluppo e coesione (FSC).  La proposta prevede altresì l’adozione delle regole di funzionamento del Fondo.

Le principali aree tematiche del riparto da quasi 39 miliardi di euro sono: Infrastrutture (21,7 miliardi di euro), Ambiente (7,5 miliardi di euro), Sviluppo economico e produttivo (6 miliardi di euro), Turismo, cultura e valorizzazione delle risorse naturali (2,1 miliardi di euro), Occupazione, inclusione sociale e lotta alla povertà, istruzione e formazione (357 milioni di euro).

Di questi circa 39 miliardi, nella riunione di oggi sono stati approvati i 13,4 miliardi per i “Patti per il Sud” e sono stati assegnati i 15 miliardi non ancora destinati, così suddivisi: Infrastrutture (11,4 miliardi), Ambiente (1,9 miliardi), Sviluppo economico e produttivo (1,4 miliardi), Agricoltura (400 milioni).

Patti per il sud

Il CIPE ha così approvato, nell’ambito del riparto FSC, il piano di investimenti per il rilancio del mezzogiorno di circa 13,4 miliardi di euro per interventi da realizzarsi, insieme alle risorse comunitarie, nelle Regioni e nelle Città metropolitane del Mezzogiorno mediante appositi Accordi interistituzionali denominati “Patti per il Sud”. Le assegnazioni tengono conto degli impieghi già disposti e della chiave di riparto percentuale del Fondo per lo sviluppo e la coesione (80% al mezzogiorno e 20% al centro nord). […]


Isaia Sales,[*] che è stato Sottosegretario al Ministero del Tesoro con delega per il Mezzogiorno durante il primo governo Prodi e consigliere economico del presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, in questo editoriale su Il Mattino, conferma sia la sottrazione dei fondi FAS destinati al Sud da parte del governo Berlusconi-Tremonti-Bossi, sia la necessità di una macroregione del Sud.


Il Mezzogiorno troppo diviso

di Isaia Sales

Mercoledì 17 Agosto 2016, 10:17



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http://vincesko.blogspot.com/2016/07/sud-false-opinioni-alcuni-dati-e.html  


Lettera all'On. Gianluca Buonanno

 

Pubblico la lettera che inviai il 15/12/2011 all’On. Gianluca Buonanno, [1] della Lega Nord, salito oggi agli onori della cronaca per un attacco inusitato in Parlamento agli esponenti di SEL. [2] Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.

 

Oggetto:

Le manovre finanziarie, l'equità e la vergogna

Da:

 Descrizione: http://mailbeta-static.libero.it/cp/images/default/en/mail/smart/addcontact.gif

A:

<buonanno_g@camera.it>Descrizione: http://mailbeta-static.libero.it/cp/images/default/en/mail/smart/addcontact.gif

Data:

15/12/2011 16:17

Egr. On. Buonanno,

Ricavo da “la Repubblica” la seguente notizia:

 “12:02 Buonanno: "Io espulso, ma era Fini che si doveva dimettere" 46 "Mi sono sorpreso che mi abbia espulso lui, perché aveva detto che si sarebbe dimesso se Berlusconi avesse lasciato la guida del governo. Lo aveva promesso lui, non io. E quindi se le parole hanno ancora un senso dovrebbe dimettersi da presidente della Camera". Così il leghista Gianluca Buonanno. "Sonos tato espulso dal presidente della Camera, che fa quello che vuole perché mi sono seduto al posto del presidente del Consiglio e ho fatto vedere il cartello 'no ici ' - ha raccontato ad affaritaliani.It - . Le tasse sono capaci tutti a metterle. Lo dico come sindaco: questa manovra sarà una mazzata già dal 2012. Ora gli italiani non se ne rendono conto ma sarà un disastro".” 

E’ proprio vero, Egr. Onorevole, che Voi del centrodestra siete senza vergogna.

Nell'ultimo anno e mezzo (basterebbe informarsi…), sono state varate dal governo Berlusconi-Tremonti-Bossi-Sacconi (incluse le due leggi di stabilità) 6 manovre lacrime e sangue e molto inique per ben 200 mld, addossati in gran parte sul ceto medio-basso e sui poveri (pensionandi, in particolare pensionandi disoccupati a reddito zero, precari del settore pubblico licenziati nella proporzione del 50%, dipendenti pubblici, spesa sociale delle Regioni e dei Comuni tagliata del 90%; risparmiando quasi i ricchi ed i redditi privati (tranne i farmacisti, in quanto fornitori del SSN).

Quest'ultima manovra vale “soltanto” 20 mld ed è la meno iniqua di tutte, perché colpisce anche i ricchi e non esclude del tutto i percettori di redditi privati.

L’attuale manovra Monti 2011-2014 peserà sulle famiglie per 1.100 € circa, le Vostre 2011 per oltre il doppio.

Io, per effetto della Vostra Legge 122/2010, sto subendo quest’anno un mancato introito pensionistico di 20 mila €.

S'informi, Onorevole, prima di parlare. O, se sa, almeno taccia.

Distinti saluti,

 

[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Gianluca_Buonanno

[2] http://video.repubblica.it/politica/scontro-alla-camera-buonanno-lega-contro-sel-voi-lobby-dei-sodomiti/136456/135002


Post collegato:

Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
Riepilogo (importi cumulati da inizio legislatura):
-governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
-governo Monti 63,2 mld;
Totale  329,5 mld.
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html


 


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4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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