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Lettera-commento ad un articolo “alla Fubini” di Giovanni Pons di “Repubblica” sul debito pubblico



Manca la foto di Silvio Berlusconi per il periodo 8.5.2008-16.11.2011, in cui il debito pubblico è cresciuto di più sia in valore assoluto che in rapporto al Pil, e la sua linea del grafico si ferma al 2010. Sarà un caso? La disinformazione generale avvenuta sulle manovre correttive e sulle riforme delle pensioni a favore di Berlusconi e a danno di Monti [1 oppure 2] giustifica più di un dubbio.



Pubblico la lettera che ho inviato ieri a Giovanni Pons di Repubblica, a commento di questo suo articolo “fubiniano” sul debito pubblico.


Debito pubblico troppo alto. Ecco i rischi che corrono gli italiani


***


Commento al Suo articolo sul debito pubblico

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Da:

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08 feb 2017 - 19:47 http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iolly.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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A:

<g.pons@repubblica.it>


Caro Giovanni Pons,

Leggo sempre volentieri i Suoi articoli, ma l’ultimo (“Debito pubblico troppo alto. Ecco i rischi che corrono gli italiani”) non mi è piaciuto per niente. Somiglia troppo a quelli di Federico Fubini da quando è ripassato al Corriere della Sera.

Ad esempio questo, con un mio commento:

Fubini del Corriere della Sera disinforma sul debito pubblico per parare il culo ai ricchi

Le trasmetto, perciò, un mio commento critico dei punti principali del Suo articolo, contenente osservazioni a Lei sicuramente ben note, altre molto meno, temo, scusandomi della estrema lunghezza.

Cordiali saluti

V.


***


1. Incidenza sul Pil degli interessi passivi

In recessione ridurre il debito non è una priorità, anzi è dannoso. Inoltre, poiché ogni anno c’è un deficit, il debito pubblico ovviamente non può che crescere in termini assoluti, come avviene da almeno 20 anni, quindi, come spiegava anche il ministro Padoan, vedi la diatriba con il bugiardo presidente della Bundesbank Weidmann, occorre, oltre che aumentare l’inflazione (al livello dell’obiettivo statutario della BCE: poco sotto il 2%) per ridurre l’onere reale del debito (e il QE da solo, checché ne dicano i neo-liberisti, come si vede non è capace di ottenerlo), preoccuparsi e intervenire solo sul denominatore del rapporto debito/Pil (i.e. crescita), attuando un’adeguata politica economica.

Il debito pubblico italiano è molto elevato, ma, grazie ai sacrifici degli Italiani, soprattutto i poveri cristi, e alla BCE che fa finalmente il suo dovere e lo dovrà continuare a fare, in parte, anche in futuro, gli interessi passivi sono calati sia in valore assoluto (da un picco di 84 mld nel 2012 a 70 mld nel 2015) che come incidenza sul Pil (dal 5,2% al 4,2%).

Inoltre, esso, a giudizio della Commissione europea e di centri studi tedeschi, è il più sostenibile nel lungo periodo, avendo messo sotto controllo in particolare la dinamica della spesa pensionistica.[1]

[1] Carlo Clericetti  -  28 FEB 2016

Debito italiano a rischio, anzi il più sostenibile

Infine, come dimostrano ampiamente gli USA, la Gran Bretagna o il Giappone, che pur avendo un debito pubblico monstre pari quasi al 250% del Pil paga un tasso d’interesse irrisorio, si può senza dubbio aggiungere che esso non è un problema se si ha alle spalle una banca centrale degna di questo nome e, contrariamente a quanto scrive Federico Fubini sul Corriere della Sera, è meglio che il debito pubblico sia sempre più in mani italiane anziché straniere, tipo la Deutsche Bank, le cui vendite nel 1° semestre 2011 di titoli di Stato italiani innescarono la speculazione mondiale sul debito pubblico italiano e la febbre da spread, con conseguente necessità di varare manovre correttive pesantissime e inique: 4/5 dal governo Berlusconi-Tremonti, scandalosamente inique, e 1/5 dal governo Monti, più eque, vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF.[2]

[2] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).


2. Francesco Giavazzi

a) “La ripresa in Europa sta cominciando a contagiare i salari e i prezzi, così che le pressioni inflazionistiche stanno raggiungendo gli obbiettivi che si era posta la Bce, leggermente sotto al 2%”.

L’1,1% (valore stimato) di inflazione nel mese di dicembre 2016, cioè alla fine di un quadriennio di deflazione o di tasso d’inflazione sensibilmente più basso del target, è comunque poco più della metà del target della BCE (“sotto ma vicino al 2% nel medio periodo”). Questi sono i dati dell’inflazione media relativa agli ultimi 4 anni per l’Europa (non è chiaro se sono i 19 dell’Eurozona o i 28 Paesi, ma quella dell’Italia è ancora più bassa: 1,4%, 0,4%, 0,0%, 0,0%):

l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2013: 1,35%

l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2014: 0,43%

l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2015: 0,03%

l'Inflazione armonizzata media del Europa nel 2016: 0,16%

E, detto per inciso, il valore stimato di 1,1% di dicembre, che comunque è molto più basso del target, ha fatto un balzo rispetto allo 0,6% di novembre e può non essere confermato a gennaio e febbraio. L’obiettivo dovrebbe essere raggiunto forse nel 2020.

Infatti, il governatore Ignazio Visco ha dichiarato, al 23° Congresso ASSIOM Forex, sulle prospettive dell’inflazione:

“Nell’area dell’euro l’espansione dell’attività economica è in graduale consolidamento. Le misure adottate dal Consiglio direttivo della Banca centrale europea hanno decisamente ridotto i rischi di deflazione e posto le premesse per un graduale ritorno alla stabilità monetaria. L’aumento dell’inflazione in dicembre è però in gran parte ascrivibile alle componenti energetiche e ad altre voci caratterizzate da elevata volatilità; ancora non emergono chiari segnali di un punto di svolta nelle componenti di fondo dell’evoluzione dei prezzi al consumo e nella dinamica delle retribuzioni, anche nei paesi dove la disoccupazione è più bassa. Nelle proiezioni dell’Eurosistema la crescita dei prezzi sarebbe ancora appena sopra l’1,5 per cento nel 2019. Per ricondurre l’inflazione su valori in linea con la stabilità dei prezzi nel medio termine vanno mantenute condizioni monetarie molto accomodanti. Coerentemente con questa visione, il Consiglio direttivo ha deciso di estendere la durata del programma di acquisto di titoli almeno sino alla fine del 2017, riportando da aprile l’importo mensile degli interventi al livello originale di 60 miliardi di euro. Alla fine di quest’anno l’ammontare complessivo degli acquisti sarà di circa 2.300 miliardi. Il Consiglio si attende che i tassi ufficiali si manterranno su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un periodo che si estende ben oltre l’orizzonte del programma.”

E la stessa BCE scrive nel suo ultimo bollettino economico:

Bollettino economico BCE, n. 1 – 2017

Prezzi e costi (pag. 14)

L’inflazione complessiva è aumentata marcatamente nel dicembre 2016.

L’inflazione misurata sullo IAPC è salita dallo 0,6 all’1,1 per cento fra novembre e dicembre (cfr. grafico 7). Tale rialzo è stato determinato in particolare dall’aumento molto più consistente dell’inflazione dei beni energetici, che ha continuato a contribuire in misura determinante alla ripresa dell’inflazione complessiva dopo il minimo del -0,2 per cento toccato ad aprile 2016. La maggiore inflazione della componente energetica è dovuta in gran parte a vigorosi effetti base al rialzo, che avranno un impatto sull’inflazione anche nei primi mesi del 2017 (cfr. riquadro 4).

L’inflazione di fondo non ha evidenziato segnali convincenti di una tendenza al rialzo.

L’inflazione sui dodici mesi misurata sullo IAPC al netto di alimentari ed energia si è collocata allo 0,9 per cento in dicembre, dopo essersi mantenuta allo 0,8 nei quattro mesi fino a novembre. I dati disponibili a livello nazionale suggeriscono che il rialzo in dicembre sia stato causato principalmente da un’impennata della componente volatile legata ai viaggi. L’inflazione al netto di alimentari ed energia rimane ben al di sotto della sua media di lungo periodo pari all’1,5 per cento. Inoltre, le misure alternative non segnalano la ripresa delle spinte inflazionistiche di fondo. Ciò potrebbe riflettere in parte gli effetti indiretti ritardati al ribasso dei precedenti cali dei corsi petroliferi ma anche, in modo più sostanziale, la protratta debolezza delle pressioni dal lato dei costi interni.


b) “Il privilegio di potersi dimenticare del debito sta dunque volgendo al termine e purtroppo, ancora una volta, l’Italia non è stata capace di avvantaggiarsi di un periodo di tassi eccezionalmente bassi per tagliare le spese almeno un po‘, che è l’unico modo per ridurre il rapporto debito/Pil in maniera strutturale”.

Trovo strano che il prof. Giavazzi continui a propugnare la misura pro ciclica del taglio delle spese per ridurre il rapporto debito/Pil - tenendo in non cale le acquisizioni successive sui moltiplicatori -, come faceva in un suo editoriale sul Corriere della Sera del 4 dicembre 2011, scritto a quattro mani con Alberto Alesina, col quale riuscì a far revocare nel giro di 24 ore la decisione del governo Monti di aumentare le 2 aliquote Irpef del 41 e del 43%, nell’ambito del decreto Salva-Italia (DL 201/2011), che avrebbe colpito i redditi dei ricchi e dei più abbienti, inclusi Alesina e/o Giavazzi.[3]

[3] Punto primo. Tutti gli studi (sia accademici che del Fondo monetario internazionale che della Commissione europea) concordano sul fatto che gli aggiustamenti fiscali fatti aumentando le aliquote hanno creato recessioni più forti di quelli che hanno operato riducendo le spese. Non solo: la spirale di aumenti di aliquote, recessione, riduzione di gettito, tende a creare un circolo vizioso in cui l'economia si avvita in una recessione sempre più grave. Quella di cui leggiamo è una manovra fatta per tre quarti di maggiori tasse e solo per un quarto di minori spese”.

TROPPE TASSE E POCHI TAGLI

Caro presidente no, così non va

Alberto Alesina e Francesco Giavazzi  -  4 dicembre 2011


Tesi da loro ribadita in un altro editoriale di 2 anni dopo,[4] al quale replicò Stefano Fassina.[5]

[4] DEFICIT, TAGLIO DELLE TASSE E CRESCITA

La prigionia dei numeri

Alberto Alesina e Francesco Giavazzi  -  24 settembre 2013

[5] DISPUTE

I tagli «impossibili», le spese eccessive

Stefano Fassina  -  25 settembre 2013

In calce c’è la replica di Alesina e Giavazzi, sacerdoti dell’ossimorica austerità espansiva che tanti danni ha causato soprattutto ai poveri cristi, poiché è stata presa a base dalla Commissione europea e dal FMI (che però poi quattro anni fa si è pentito e ha invitato a cambiare la politica economica in senso keynesiano, cfr. ad esempio Il FMI, gli investimenti pubblici si ripagano da soli http://keynesblog.com/2014/10/09/il-fmi-gli-investimenti-pubblici-si-ripagano-da-soli/) per imporre l’austerità economica e le cosiddette riforme strutturali, i. e. deflazione dei salari e riduzione dei diritti, che si fanno forti della tesi sposata dall’FMI, poi rivelatasi errata per ammissione dello stesso FMI, per bocca del suo ex capo economista Blanchard, dei moltiplicatori taglio spesa/taglio tasse (cfr. Il Fondo Monetario insiste: sull’austerità ci siamo sbagliati 8 gennaio 2013 http://keynesblog.com/2013/01/08/il-fondo-monetario-insiste-sullausterita-ci-siamo-sbagliati/).


c) “Durante il governo Monti sono state introdotte tasse per oltre il 5% del Pil che hanno portato alla recessione nel 2012 e nel 2013”.

E’ una fesseria cosmica (vedi nota 1 per le prove documentali), propalata ad arte dalla potentissima propaganda berlusconiana, e fatta propria da quasi 60 milioni di Italiani, inclusi – pare – quasi tutti i docenti universitari di Economia e i giornalisti, contro cui da 5 anni CONTROINFORMO, ma è una fatica di Sisifo!

Vale la pena di riportare di nuovo le cifre, che raccontano una verità molto diversa dalla vulgata:

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale  329,5 mld (100,0%).

LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld. Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24 ore”), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè (ed è un calcolo che sa fare anche un bambino), per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.

E’ tale la dimensione del rapporto quali-quantitativo tra i governi Berlusconi e Monti (267 mld cumulati contro 63, cioè 4 a 1, 80% contro 20%, anche per l’iniquità), che è del tutto infondato attribuire a Monti il risanamento dei conti pubblici, gli effetti recessivi, il calo del Pil (-10%), la moria di imprese (quasi il -25% dell'apparato produttivo) ed il calo dell'occupazione, oltre ad alcune centinaia di morti, obliterando completamente Berlusconi, che, Le rammento, ha eseguito quasi tutte le imposizioni di UE e lettera BCE del 5.8.2011, tranne, per l'opposizione di Bossi, l'eliminazione delle pensioni di anzianità (concentrate soprattutto al Nord) e l'adeguamento a TUTTI gli altri delle lavoratrici dipendenti private, a cui poi provvide la riforma Fornero.

Invece, sicuramente, sia il risanamento dei conti che i dati economici negativi sono in gran parte gli effetti delle mastodontiche manovre correttive molto inique e recessive del governo Berlusconi-Tremonti, fatte in gran parte di misure strutturali ( =permanenti, quindi che valgono tuttora), almeno in un rapporto di 4 a 1 rispetto al governo Monti, e che cominciarono a dispiegare i loro effetti dall’1.1.2011, ben prima che arrivasse Monti.

Forse non è irrilevante aggiungere che, nell’ambito del programma SMP, gli acquisti da parte della BCE di titoli di Stato italiani, 99 mld su 209 complessivi (tra il maggio 2010 e il marzo 2011, la BCE ha acquistato titoli di Stato greci, irlandesi e portoghesi; da agosto 2011 a gennaio 2012, titoli italiani e spagnoli), cominciarono il 22 agosto 2011, cioè 17 giorni dopo l’invio della famosa (o famigerata) lettera del 5.8.2011 della BCE, firmata da Trichet e Draghi, e 9 giorni dopo il varo da parte del governo Berlusconi-Tremonti del DL 138 del 13.8.2011, di 60 mld cumulati, contenente una buona parte delle misure chieste nella predetta lettera, e che faceva seguito, a distanza di neppure 40 giorni, al DL 98 del 6.7.2011, di 80 mld cumulati.

Detto per inciso, il discorso fatto per le manovre correttive, anche sotto il profilo della DISINFORMAZIONE, è più o meno analogo per le pensioni: Sacconi batte Fornero 3 a 1.

L’allungamento eccessivo dell’età di pensionamento, infatti, è stato deciso molto più da Sacconi (DL 78/2010, art. 12, + integrazioni con DL 98/2011 e DL 138/2011) che da Fornero (DL 201/2011, art. 24):

– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, senza gradualità, a 66 anni per tutti i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per tutti i lavoratori autonomi, tranne le lavoratrici dipendenti del settore privato, per le quali ha poi provveduto Fornero nel 2011, ma gradualmente entro il 2021;

– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che dopo il 2019, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2020.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto Dini nel 1995, non la Fornero nel 2011; ella ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli esclusi dalla legge Dini, che all’epoca avevano già 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani, equiparando così i giovani e tutti gli altri.

La DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni, che include esperti, sindacati, tutti i media (immemori del calo notevole dei pensionamenti nel 2011, nei loro articoli di allora ascritto giustamente a Sacconi – DL 78/2010 - e Damiano, DL 247/2007) e perfino l’INPS, è dovuto in gran parte, io credo, alla millantatrice Fornero, la quale – se controlla il testo dell’art. 24 del DL 201/2011 -, anziché limitarsi a riportare nel suo DL le modifiche ed integrazioni alla legislazione pensionistica precedente, ha pleonasticamente (e “furbescamente”, ma masochisticamente visti gli esiti, però insiste tuttora…) anche confermato quelle, molto severe, già approvate dal DL Sacconi nel 2010 e in vigore dall’1.1.2011.[6]

[6] Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

Gliel’ho anche scritto recentemente.[7]

[7] “Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive”

http:// vincesko.blogspot. com/2016/11/lettera-alla-professoressa-elsa-fornero. html.


3. “Il governo Renzi se non altro ha bloccato l’aumento delle imposte (diminuendo quelle centrali anche se compensate da aumenti a livello locale)”.

L’abolizione della TASI a tutti ha favorito i ricchi e i benestanti (2/3 del totale di circa 4 mld annui), a scapito degli affittuari anche relativamente poveri, i quali, come fiscalità generale, pagano anch’essi lo sgravio. [8] E' un'ingiustizia evidente e scandalosa, della quale allo strabico Giavazzi non può importare evidentemente di meno.

[8] Abolizione IMU-TASI, l’allievo Renzi ha superato il maestro Berlusconi


4. “Nel caso dell’Italia – essendo lo stesso [debito] per il 90% detenuto all’interno dell’area euro e per il 65% da investitori domestici, essendo distribuito tra banche private (30%), privati cittadini (30%) e Banca d’Italia (10%), e con un altro 25% presente nei portafogli delle banche europee”.

Per esattezza, il debito pubblico italiano è detenuto per il 10% circa da famiglie, per 1/3 all'estero = subtotale 44%; il residuo 56% da banche (circa 20%), assicurazioni (circa 20%), fondi comuni (circa 5%) e Banca d'Italia (circa 10%).[9]


5. “Se il governo riuscisse un giorno ad annunciare un piano per la riduzione del debito nell’ordine dei 300 miliardi tale annuncio avrebbe benefici immediati sul livello dello spread innescando una spirale positiva”.

In recessione, ripeto, la riduzione del debito non è una priorità, anzi è esiziale, salvo che a) non sia finalizzato alla riduzione consistente degli interessi passivi, per liberare risorse congrue da destinare alla crescita; e b) non ricada esclusivamente sui ricchi.
In ogni caso, le opzioni per ridurlo sono essenzialmente tre:
1. come decisero Prodi e Padoa-Schioppa, gradualmente contenendo l’aumento di spesa entro, poniamo, il 50% della variazione del PIL o dell’inflazione, ma occorrono molti anni;
2. vendendo asset pubblici oppure, in alternativa, conferendoli ad un fondo che si finanzi sul mercato, a tassi più vantaggiosi, per una cifra importante (almeno 150 mld), ma i beni pubblici: a) sono di tutti, ricchi e poveri; b) sono a garanzia del debito pubblico; e c) in passato, la loro vendita spesso si è risolta in una svendita. Dopo il varo del QE, i tassi si sono ridotti, taluni fino ad azzerarsi.
3. varando (come da tempo hanno proposto alcuni, anche ricchi) un’imposta patrimoniale e/o un prestito forzoso su una platea selezionata (la metà del decile più ricco, che possiede una ricchezza di circa 2.000 mld, per circa la metà in immobili), per un ammontare di 150-200 mld,[10] da aumentare eventualmente a 300.

[10] Piano taglia-debito per la crescita





Lettera al Direttore Mario Calabresi


Censura di un mio commento su Draghi

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Da:

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15 dic 2016 - 16:08http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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A:

<m.calabresi@repubblica.it> 


Egr. Direttore Calabresi,

Io sono un lettore di “Repubblica” dalla sua nascita, ma ho sempre trovato insopportabile la Vostra inclinazione censoria di commenti non in linea con la Vostra “politica” contingente. Da ultimo, oggi, in calce al video con le dichiarazioni dell’ex PdC Enrico Letta,[1] che Le segnalo per protesta.

Aggiungo che le bugie che raccontate da qualche tempo sul “salvatore” Draghi – oggettivamente in base ai dati e ai fatti prono anche lui, assieme al Consiglio direttivo della BCE, per 3 anni e mezzo alla volontà della egemone Germania, che tanti danni ha arrecato ai poveri cristi italiani, quorum ego – le ho già confutate da tempo a Eugenio Scalfari, da quando ha smesso i suoi editoriali vigorosi del 2010 contro le disuguaglianze e l’egoismo dei ricchi[2] ed è diventato un insopportabile conservatore (gliel’ho anche scritto privatamente[3]).

Infine, per dimostrarLe la fondatezza dei miei rilievi, che prescindono dalla considerazione che con un altro al posto di Draghi poteva capitarci di peggio, La informo che ho presentato una petizione contro gli inadempimenti statutari della BCE al Parlamento europeo,[4] che è attualmente al vaglio della Commissione PETI ed ha ricevuto una risposta della BCE, che mi è stata trasmessa dalla stessa PETI, alla quale ho replicato puntualmente.[5]


[1] Le segnalo la censura del seguente mio commento:

vmvinceskij

E’ il ribaltamento della verità, perché è esattamente l’opposto: questa volta non c’è stata la quasi latitanza della BCE che ci fu nel 2011. Com’è noto, la BCE ha varato il QE nel marzo 2015, con un ritardo di 6 anni rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoJ. Il risanamento dei conti pubblici è stato mastodontico: nella scorsa legislatura, sono state varate manovre correttive per 330 mld cumulati, ¾ dal governo Berlusconi, pari a 267mld cumulati, distribuiti in maniera molto iniqua, e ¼ dal governo Monti, paria 63 mld cumulati, ripartiti in modo più equo (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF), per far fronte soprattutto agli accresciuti oneri per interessi passivi, proprio a causa della quasi latitanza della BCE, i cui interventi a favore degli Stati in crisi si sono limitati agli SMP per 209 mld, di cui 99 all’Italia, sterilizzando ogni volta gli importi. Vincesko

in calce al seguente video recante le dichiarazioni dell’ex PdC Enrico Letta:

14 DICEMBRE 2016 Referendum, Letta: “Dopo vittoria del No abbiamo evitato il tracollo per merito di Draghi”

(di Francesco Gilioli e Antonio Nasso)

[2] L’involuzione di Eugenio Scalfari

[3] Lettera a Eugenio Scalfari

[4] Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto

[5] Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE [ivi la risposta della BCE]

Cordialmente,

V.


Appendice

Com’è noto, la BCE ha varato il QE nel marzo 2015, con un ritardo di 6 anni rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoJ.

E’ falso, come scriveva Bini Smaghi, ex membro del Consiglio direttivo della BCE, in un recente articolo sul Corriere della Sera,[*] che “In sintesi, come avevano sottolineato gli oppositori alla politica monetaria espansiva della Bce, questa non è stata seguita da un’azione strutturale di risanamento delle finanze pubbliche”.

E’ una doppia bugia: (a) il risanamento dei conti pubblici in Italia è iniziato nel 2010 (la prima manovra correttiva dopo la crisi della Grecia è stata il DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla Legge 122/2010, di 62 mld cumulati) ed è stato mastodontico: nella scorsa legislatura, sono state varate manovre correttive per 330 mld cumulati, ¾ dal governo Berlusconi, pari a 267 mld cumulati, distribuiti in maniera molto iniqua, e ¼ dal governo Monti, pari a 63 mld cumulati, ripartiti in modo più equo (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF),[**] per far fronte soprattutto agli accresciuti oneri per interessi passivi, proprio a causa della quasi latitanza della BCE, i cui interventi a favore degli Stati in crisi si sono limitati all’SMP per 209 mld, di cui 99 all’Italia (tra il maggio 2010 e il marzo 2011, la BCE ha acquistato titoli di Stato greci, irlandesi e portoghesi; da agosto 2011 a gennaio 2012, titoli italiani e spagnoli), al famoso e decisivo “whatever it takes” di Draghi del luglio del 2012, che non è costato 1 solo € alla BCE, e agli OMTmai implementati finora; in più, a differenza della FED (i cui interventi invece sono stati massicci), sterilizzando ogni volta gli importi, cioè riducendo di un pari importo la massa monetaria, per paura della (fantomatica) inflazione; (b) all’azione della BCE, doveva essere accompagnata, non tanto o almeno non solo le cosiddette riforme strutturali, che, se sono utili, lo sono soltanto nel medio-lungo periodo, ma anche una politica fiscale espansiva anticiclica da parte degli Stati, come suggerito anche sia dal FMI che dalla metà buona del presidente Draghi (vedi, ad esempio, il suo intervento a Jackson Hole, nell’agosto del 2014, considerato eterodosso da tutti i commentatori, per cui Draghi telefonò alla cancelliera Merkel per giustificarsi). Purtroppo, la Germania, per bocca della Commissione europea, l’ha impedito, discriminando l’Italia (e non solo), come attestano i dati EUROSTAT,[***] e quanto ha scritto la Corte dei Conti europea.[****]

Forse non è irrilevante aggiungere 2 notazioni:

La prima è che, nell’ambito del programma SMP, gli acquisti da parte della BCE di titoli di Stato italiani cominciarono il 22 agosto 2011, cioè 17 giorni dopo l’invio della famosa (o famigerata) lettera del 5.8.2011 della BCE, firmata da Trichet e Draghi, e 9 giorni dopo il varo da parte del governo Berlusconi-Tremonti del DL 138 del 13.8.2011, di 60 mld cumulati, contenente una buona parte delle misure chieste nella predetta lettera, e che faceva seguito, a distanza di neppure 40 giorni, al DL 98 del 6.7.2011, di 80 mld cumulati;

La seconda è che tutte le misure strutturali (cioè permanenti) delle manovre correttive, tra cui, ad esempio, la riforma delle pensioni Sacconi (2010 e 2011), ben più severa e incisiva della tanto vituperata riforma delle pensioni Fornero, valgono tuttora.

In dettaglio, gli interventi di politica monetaria non convenzionali della BCE hanno contemplato:
(a) l’SMP (Securities Markets Programm); con l’annuncio delle caratteristiche tecniche delle ODM il 6 settembre 2012, è stato posto termine all’SMP;
(b) gli OMT (Outright Monetary Transactions), cioè l’acquisto illimitato di titoli di Stato, sul mercato secondario, con contestuale sterilizzazione, mai implementati.
“Nell’agosto 2012, la BCE ha annunciato la predisposizione delle OMT (in italiano ODM), (OPERAZIONI DEFINITIVE MONETARIE (ODM), specificandone ulteriormente le caratteristiche tecniche in settembre. Queste ODM sono tese a salvaguardare un’appropriata trasmissione della politica monetaria e l’unicità della politica monetaria nell’area dell’euro. […]”
https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/annrep/ar2012it.pdf
Non sono mai stati implementati, ma erano talmente reali ed effettivi che la Corte Cost. tedesca fece contro di essi ricorso alla Corte di Giustizia Europea, perdendolo com’è noto, poiché sono stati dichiarati compatibili con la normativa UE dalla Corte di Giustizia europea.
(c) Le Open market operations (Operazioni di mercato aperto), cioè LTROs e TLTROs, destinate alle banche;
(d) l’APP (Asset purchases programme), cioè il QE (Quantitative Easing); in italiano, Programma di acquisto di attività (PAA): titoli di Stato, titoli emessi da istituzioni sovranazionali europee, obbligazioni societarie, titoli derivanti da cartolarizzazioni e obbligazioni garantite a un ritmo di 80 miliardi di euro al mese (da marzo 2015 fino a marzo 2016 l’importo era pari a 60 miliardi di euro).

Il QE è stato varato nel marzo 2015, quando era PdC Renzi. Pier Giorgio Gavronski sostiene che c’è un patto riservato tra Draghi e Renzi: sostegno della BCE contro riforme strutturali dell’Italia, per premere sulla Germania affinché faccia una politica economica espansiva.

Il Piano Draghi ideato per salvare l’euro e imporre l’Unione Politica non è sostenibile
Intervista a Piergiorgio Gawronski* – 17 Gennaio 2015
http://www.sinistrainrete.info/europa/4588-piergiorgio-gawronski-qil-piano-draghi-ideato-per-salvare-leuro-e-imporre-lunione-politica-non-e-sostenibileq.html

Incontro segreto Renzi-Draghi a Città della Pieve. Il premier conferma: lo vedo spesso. L’Italia non è osservato speciale
con articoli di Guido Gentili e di Alessandro Merli 13 agosto 2014
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-08-13/incontro-segreto-renzi-draghi-citta-pieve-132401.shtml  


[*] I decimali sembrano piccoli ma alla fine pesano

di Lorenzo Bini Smaghi  26 ottobre 2016 – pagina 22

[**] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti

[***] EUROSTAT – Deficit/Pil

.................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015

Italia.........-1,5...-2,7..-5,3...-4,2...-3,5..-2,9...-2,9…-3,0..-2,6

Francia.....-2,5...-3,2...-7,2…-6,8..-5,1..-4,8...-4,0…-4,0...-3,5

Spagna.....+2,0..-4,4..-11,0...-9.4..-9,6.-10,4..-6,9…-5,9..-5,1

Gran Br.....-3,0..-5,0..-10,7...-9,6..-7,7...-8,3..-5,6…-5,6..-4,4

Germania.+0,2..-0,2....-3,2...-4,2..-1,0...-0,1..-0,1...+0,3..+0,7

[****] Commissione UE, due pesi e due misure


Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica

 

Pubblico qui, poiché lo ritengo utile ai fini di una completa e corretta informazione, la lettera che ho inviato, in data 20 maggio, a Carlo Cottarelli, attualmente direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale (FMI), sul tema molto dibattuto delle pensioni, dopo la sua intervista a Radio Anch’io, la sua risposta che ho ricevuto il giorno dopo e la mia replica di oggi. E lo sviluppo successivo del dialogo, con un epilogo quasi sorprendente.

All’interno (anche nel post allegato in fondo e via via a ritroso negli altri), trovate tutte le misure pensionistiche adottate per far fronte alla crisi economica e adempiere le disposizioni dell’UE e della BCE, e le prove documentali della quasi generale DISINFORMAZIONE imperante sul tema (ieri ho anche scritto a Roberto Mania di Repubblica), incluse le lettere a un supposto esperto come Oscar Giannino, al presidente dell’INPS Tito Boeri e all’on. Matteo Salvini, politico mendace, populista e fintamente paranoico, che andrebbe sbugiardato in diretta tv, il quale dimentica ad arte quella duplice di Sacconi (2010 e 2011), votata dalla Lega Nord, ancor più incisiva della tanto decantata e vituperata riforma Fornero, del dicembre 2011, oggetto di strali quotidiani, di referendum e di speculazione politica.
 
 

Spesa pensionistica italiana

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Da:

v.

20 mag 2015 - 19:38 http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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A:

<ccottarelli@imf.org> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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CC:

<clagarde@imf.org> 

 
Egr. Dott. Cottarelli,
Ieri, 19 maggio, L’ho ascoltata al GR, intervistato da Radio Anch’io, chiedere di tagliare la spesa pensionistica perché, col 16,5%, è la più alta tra i Paesi avanzati in rapporto al Pil. Mi permetto di osservare, scusandomi in anticipo della lunghezza:
 
- Dal 1992, le riforme delle pensioni sono state 8 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011).

Oltre a quella Dini che ha introdotto il metodo contributivo, le ultime 4 riforme: Damiano (2007, in parte), Sacconi (2010 e 2011) e Fornero (2011) stanno producendo e produrranno risparmi fino al 2060 per centinaia di miliardi di € (cfr. MEF). Dopo le riforme, il sistema pensionistico italiano, come riconosciuto dall’UE, è tra i più severi e sostenibili in UE28.

Le riforme di Sacconi (2010 e 2011) sono più corpose, immediate e recessive di quella Fornero; in sintesi, esse hanno introdotto:

• “finestra” (= differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi;

• allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più finestra), tranne le lavoratrici private; e

• adeguamento triennale all’aspettativa di vita, che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 entro il 2021, che è benchmark in UE28, cioè prima della Germania e molto prima della Francia (dopo il 2018, in forza della legge Fornero, l’adeguamento anziché triennale sarà biennale).

La riforma Fornero (2011) ha stabilito, principalmente:

• metodo contributivo pro-rata per tutti (vale a dire solo per quelli che erano precedentemente esclusi), a decorrere dall'1.1.2012;

• aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”); e

• allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più finestra), per allinearle a tutti gli altri,

i cui effetti si avranno soprattutto a partire dal 2020.

NB: La legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 o 18 mesi sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, ma l’allungamento (già recato dalla riforma Sacconi) è solo formale.
 
- E’ fuorviante, come fa Lei - e l’FMI in generale -,[1] riferirsi ai dati pensionistici fino al 2013: sono vecchi e superati. Come spiegava la prof.ssa Fornero a “In ½ ora”, le riforme delle pensioni per loro natura producono i loro effetti nel lungo periodo. Dopo le 8 riforme varate dal 1992, come ha confermato l’ultimo rapporto della Commissione Europea, con la proiezione al 2060,[2] il sistema pensionistico italiano è tra i più severi e sostenibili nel lungo periodo. Come attesta l'ultimo Osservatorio dell'INPS sulle pensioni, [3] che peraltro fa anch’esso l’errore – diffuso anche tra esperti , oltre che in politici dalla memoria corta e dalla cattiva coscienza come Matteo Salvini e (quasi) tutti i media – di attribuire tutto alla riforma Fornero, dimenticandosi della, per vari aspetti, più incisiva riforma Sacconi, il numero di pensioni sta già calando (“Dall’analisi dell’osservatorio delle pensioni Inps vigenti all’1.1.2015 e liquidate nel 2014 emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni, che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali (pensioni agli invalidi civili e pensioni/assegni sociali), che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015), ma la spesa pensionistica cresce perché i nuovi assegni pensionistici sono più alti. Secondo il rapporto UE, ci sarà una piccola gobba nel 2036, poi la spesa pensionistica (incluse le voci spurie) calerà al 13,8% del Pil nel 2060, uno dei cali più alti in UE28.
 
Confronto internazionale e voci spurie
 
La spesa pensionistica italiana include (nel confronto internazionale) delle voci spurie, che sono:
1.    TFR (circa 1,5% del Pil);
2.    un 8% di spesa assistenziale sul totale della spesa pensionistica;
3.    un peso fiscale comparativamente maggiore (la spesa pensionistica italiana è al lordo di 40-45 mld di imposte, più vicino ai 45, purtroppo non ho un dato preciso, l’ho anche chiesto all’ISTAT, ma mi è stato risposto: solo a pagamento);
4.    un uso prolungato, a causa dell’assenza di adeguati ammortizzatori sociali (usati negli altri Paesi), delle pensioni di anzianità appunto come ammortizzatore sociale;
5.    infine, nella spesa pensionistica degli altri Paesi andrebbero sommati gli incentivi fiscali ( = minori entrate) alle pensioni integrative (v., in particolare, la Gran Bretagna).
 
Fondo monetario: “Italia non ha futuro radioso né sereno. Tagliare le pensioni”
8 ottobre 2014
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/08/fondo-monetario-italia-non-ha-futuro-radioso-ne-sereno-tagliare-le-pensioni/1147992/
 
Mentre due anni prima lo stesso FMI sosteneva:
 
Fmi, pensioni: riforma italiana la migliore al mondo. La difesa di Christine Lagarde alla politica di Mario Monti
L'HuffingtonPost
Pubblicato:09/10/2012 08:30 CEST Aggiornato: 09/10/2012 13:10 CEST
http://www.huffingtonpost.it/2012/10/09/fmi-pensioni-italiane_n_1950093.html
 
[2] Annual Ageing Report
http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/european_economy/ageing_report/index_en.htm
 
[3] INPS – Comunicato stampa
http://www.inps.it/portale/default.aspx?sID=;0;&iMenu=1&NewsId=TUTTI&sURL=%2fdocallegati%2fUfficioStampa%2fcomunicatistampa%2fLists%2fComunicatiStampa%2fcs150430_bis.pdf
 
In conclusione, mi auguro che Lei (e il FMI) ritenga utili queste mie osservazioni e ne faccia tesoro in futuro.
 
Cordiali saluti
V.
 

 

Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

Cottarelli, Carlo (CCottarelli@imf.org) http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

21 mag 2015 - 21:03

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A:

"v"> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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CC:

"Lagarde, Christine"<CLagarde@imf.org>

 

Gentile V.
La ringrazio molto per questa sua dettagliata spiegazione. Su molti punti ha ragione incluso il fatto Che le riforme pensionistiche introdotte in passato comporteranno nei prossimi decenni una riduzione della spesa per pensioni sul Pil. È un fatto che io stesso ho più volte sottolineato anche quando ero capo del Dipartimento di finanza pubblica del fondo monetario. Infatti una delle tavole del Fiscal Monitor, la pubblicazione del fondo monetario che io ho introdotto e che si occupa di politica fiscale, contiene proprio le proiezioni di crescita della spesa pubblica paese per paese e mostra come l'Italia sia messa in un'ottima posizione per i prossimi decenni in termini di variazione della spesa. Purtroppo il livello attuale della spesa è molto elevato, e, anche correggendo per i fattori che lei elenca, secondo i miei calcoli la spesa pensionistica italiana rimane la più alta tra i paesi avanzati. Questo è dovuto soltanto in parte alla struttura demografica della popolazione. In buona parte è invece dovuto al Al livello delle pensioni passate. Grazie alle riforme questa anomalia sparirà nei prossimi decenni ma occorreranno circa trent'anni perché la più alta spesa italiana sia dovuto solo a fattori demografici.
Spero che questi miei commenti le siano utili.
Grazie di nuovo
Cordialmente
Carlo Cottarelli

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R: Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

v. http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

22 mag 2015 - 10:27

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A:

<CCottarelli@imf.org> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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CC:

<clagarde@imf.org>

 
Egr. Dott. Cottarelli,
La ringrazio della Sua cortese risposta. Mi permetta, però, di fare tre ulteriori osservazioni:

1. Se si considera la spesa pensionistica al netto delle imposte[1] (che sono una partita di giro), il divario tra l’Italia e gli altri Paesi cala di almeno mezzo punto se non di uno intero; infatti, a fronte di una diminuzione di circa 2 punti percentuali dell’Italia (dal 15,44% al 13,49%, dati 2009), gli altri Paesi calano in media sotto il punto percentuale (ad esempio, la Francia dal 13,73% al 12,82%, la Germania dal 11,25% al 10,86%, il Giappone dal 10,17% al 9,50% e la Spagna dal 9,28% all’8,99%).

2. Inoltre, se si depura la spesa pensionistica dalle prime due voci spurie (TFR e spesa assistenziale,[2] che assommano a quasi 45 mld, cioè a quasi il 3% del Pil), l’incidenza sul Pil, sommando i tre effetti, scende di oltre 4 punti percentuali,[3] non di 2 come affermato da Lei a Radio Anch’io.

In totale, dunque, se questi miei calcoli sono corretti, il rapporto diminuisce – già ora - dal 16,5% ad un massimo del 12,5%, vale a dire già adesso è inferiore di oltre un punto al 13,8% stimato dalla Commissione Europea per il 2060.

3. Infine, andrebbe anche tenuto presente che il rapporto spesa/Pil è influenzato ovviamente anche dal denominatore, calato in Italia, negli ultimi 7 anni, di quasi 10 punti percentuali, molto più che in altri Paesi.

 
Va da sé, tuttavia, che anche a mio avviso non sarebbe da scartare, anche per ragioni di equità, il ricalcolo delle pensioni secondo il metodo contributivo, al di sopra di una certa soglia, o almeno l'applicazione di un contributo di solidarietà sulla parte non coperta dai contributi.
 
[1] Gross and Net Public Pension Expenditure (% of GDP) - 2009
(figura 6.5 pg. 171 di Pension at a Glance, e l'ultimo è riportato in OECD Pensions at a Glance 2013)
 
[2] Trattamenti pensionistici e beneficiari: un’analisi territoriale
Le pensioni Ivs sono il 78,3% dei trattamenti erogati dal sistema pensionistico italiano e assorbono il 90,5% della spesa complessiva. Più nel dettaglio le pensioni di vecchiaia rappresentano il 52,2% delle prestazioni e il 71,8% della spesa; le pensioni di invalidità rispettivamente il 5,6% e il 4,0%, mentre le pensioni ai superstiti rappresentano il 20,6% dei trattamenti complessivamente erogati e il 14,7% della spesa complessiva. Le pensioni assistenziali sono il 18,2% del totale e assorbono il 7,9% della spesa. Le indennitarie incidono, infine, per il 3,5% sul numero dei trattamenti e per l’1,7% sulla spesa complessiva (Tavola 5)”.
http://www.istat.it/it/archivio/132562
 
[3] Riporto le rispettive evoluzioni RGS e OCSE della Spesa pensioni/Pil (%) fino al 2035:
RGS: 2010=15,3; 2015=16,2; 2020=15,5; 2025=15,2; 2030=15,2%; 2035=15,8.
OCSE: 2010=15,3; 2015=14,9; 2020=14,5; 2025=14,4; 2030=14,5%; 2035=15,0.
http://s21.postimg.org/718ldmavr/Immagine.png%C3%B9
 
Cordiali saluti
V.  

 

 

Re: R: Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

Cottarelli, Carlo (CCottarelli@imf.org) http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

22 mag 2015 - 15:57

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A:

"v."

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CC:

"Lagarde, Christine"<CLagarde@imf.org>

 

Devo essere stringato purtroppo ma grazie per la risposta. Non sono pero' d'accordo su molti dei suoi punti. La correzione per le tasse non mi sembra appropriata perche' allora occorrerebbe correggere anche per i maggiori servizi che i pensionati ricevono se le tasse in Italia sono piu' alte che altrove

Non mi pare sia corretto correggere anche per le liquidazioni che comunque sono soldi che vanno a chi si sta pensionando

Sul PIL anche i dati degli altri paesi dovrebbero essere corretti per l output gap, anche se per l Italia la correzione sarebbe maggiore

Inoltre si dovrebbe correggere il benchmark estero per il fatto che l Italia si pup' permettere una minore spesa primaria perche' spendiamo di piu' per interessi
Infine occorrerebbe depurare anche i dati degli altri paesi per possibili inappropriate classificazioni di spese di assistenza

Cordiali saluti

Carlo Cottarelli

Inviato da iPhone

 

 

R: Re: R: Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

v.

22 mag 2015 - 18:33

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A:

<CCottarelli@imf.org> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

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CC:

<clagarde@imf.org>

 
La ringrazio molto per la risposta e soprattutto perché su vari punti Lei non è d’accordo, poiché mi dà agio di risponderle ancora più approfonditamente nel merito e forse la possibilità di farLe cambiare opinione in tema di spesa pensionistica italiana, argomento molto delicato e molto dibattuto.
 
1. Correzione per le tasse
a) le tasse sono una partita di giro, l’INPS paga l’assegno pensionistico netto e gira il resto all’Erario, alle Regioni e agli Enti locali;
b) dall’ultimo Osservatorio dell’INPS sulle pensioni (che ho già allegato), traggo che “L’importo complessivo annuo risulta pari a 192,6 miliardi di euro, di cui 173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali . Il 66% dell’importo è erogato dalle gestioni lavoratori dipendenti, il 23,8% da quelle dei lavoratori autonomi, il 10,1% da quelle assistenziali”. Francamente, non so neanche il motivo esatto della notevole differenza e mi sono chiesto anche io perché, ma come si vede l’importo è lontanissimo dai 270 mld o più che va al numeratore del rapporto spesa/Pil nelle statistiche nazionali e internazionali;
c) considerare i maggiori servizi che i pensionati ricevono: perché no? Ma Lei sarà senz’altro d’accordo con me sul fatto che esulerebbero dal capitolo della spesa pensionistica, che è l’unico oggetto del nostro dialogo.
 
2. TFR
Non è vero, il TFR viene liquidato alla cessazione del rapporto di lavoro e, per particolari motivi (acquisto della casa e spese sanitarie), anche in costanza del rapporto di lavoro. Pertanto è semplicemente un errore assimilarlo alla pensione.
 
3. Pil
Sono d’accordo, ma la mia osservazione n. 3 era soltanto un di più esplicativo.
 
4. Altri Paesi
Sono d’accordo, perché no? Anche se ho il sospetto che comunque l’Italia ci guadagnerebbe (v. in particolare la spesa per housing sociale, che è a mio avviso una provvidenza che fa la differenza tra un’esistenza difficile ma sostenibile e la povertà, ed è in Italia inferiore ad 1/20 rispetto ai Paesi di confronto, tranne la Spagna, rispetto alla quale è “solo” 1/10). 
Cordiali saluti
V.

PS: Mi scusi se non l’ho fatto prima, ma La informo che, data l’importanza, ho pubblicato questo nostro dialogo nel mio blog Vincesko (http://vincesko.ilcannocchiale.it e http://vincesko.blogspot.it), nella mia bacheca Facebook e finora su 2 siti (blog di Carlo Clericetti su Repubblica e NoisefromAmerika), in modo che Lei possa controllare che non sto cambiando una virgola (a meno che non sia un refuso) e possa se vuole interloquire, riferendosi al mio nickname.
 
Allegato:
 
Imposizione fiscale, TFR, Pensioni private (ecc.).
 
Allego (del prof. Felice Roberto Pizzuti, ho letto cose analoghe più recenti, ma ora non le trovo):
 
Spesa sociale, Italia e Ue a confronto a cura di Felice Roberto Pizzuti* (29/11/2009)
[…] Caratteristiche della spesa pensionistica in Italia
Quanto alla presunta «anomalia» dell’Italia, che destinerebbe una parte considerevole di risorse alla vecchiaia, un più attento esame dei dati e dei criteri di classificazione, non sempre uniformi, adottati in sede Eurostat porta a ridimensionare l’entità della nostra spesa previdenziale. In primo luogo, va osservato che per l’Italia le indennità liquidate al lavoratore all’interruzione del rapporto di lavoro (1,3% del Pil), quali il Trattamento di fine rapporto (Tfr) nel settore privato e i Trattamenti di fine servizio (Tfs) nel pubblico impiego, sono incluse indebitamente nella spesa per pensioni, indipendentemente dall’età del percettore. Si tratta, invece, di salario differito a momenti successivi, determinati o dalla richiesta dei lavoratori per sostenere spese eccezionali (sanitarie, acquisto casa, ecc.) o dalla cessazione del rapporto di lavoro, che non necessariamente coincide con il pensionamento. […]
http://www.eguaglianzaeliberta.it/articolo.asp?id/1199
 
Traggo sempre dall’analisi del prof. Felice Roberto Pizzuti:
 
Esiste, poi, un’elevata sostituibilità fra i vari tipi di intervento, riconducibili, da un lato, alla vecchiaia e superstiti e, dall’altro, all’invalidità e disoccupazione; i paesi, cioè, adottano differenti strumenti per perseguire le medesime finalità e per «coprire» bisogni simili. Ad esempio, in Italia, le pensioni di anzianità hanno anche rappresentato, in modo improprio, un canale di uscita dal mercato del lavoro, in assenza di adeguati sussidi di disoccupazione; anche il Tfr, oltre a fornire un capitale al momento del pensionamento, ha svolto la funzione di «ammortizzatore sociale» in caso di licenziamento. In altri paesi, invece, per queste stesse finalità, è stato ampio il ricorso a forme specifiche di indennità di disoccupazione, a pensioni anticipate e, come in Olanda e Svezia, a pensioni di invalidità interpretate in senso socio-economico. Pertanto, se si procede a considerate congiuntamente le funzioni di vecchiaia, superstiti, invalidità e disoccupazione, nonché a depurare il dato italiano dalle indennità di fine lavoro, il nostro paese presenta livelli di spesa pressoché in linea con la media dei Quindici e inferiori a quelli della Francia. Altri fattori portano a sovrastimare il dato italiano; il fatto che i piani pensionistici privati individuali, ad esempio, non vengono considerati sempre e per tutti i paesi nella rilevazione Eurostat (3), porta a sottostimare i livelli di spesa dei paesi anglosassoni, dove tali forme di risparmio sono molto diffuse. Inoltre, le prestazioni sociali sono considerate al lordo del prelievo fiscale e questo non consente di fornire una misura del reddito disponibile effettivamente trasferito al pensionato, anche perché i regimi fiscali riservati alle prestazioni e alle pensioni nei vari paesi sono alquanto differenti. […]
 
Traggo da un’analisi di Roberto Fantozzi:
 
La spesa per protezione sociale in Italia e in Europa Roberto Fantozzi 15 maggio 2014
[…] Tornando alla divergenza va anzitutto considerato che l’Italia è caratterizzata da una popolazione più anziana rispetto agli altri partner comunitari). Comunque, nella voce “Old age” di Esspros (quella su cui si basano i confronti fra paesi), oltre alle pensioni sociali e ad altri sussidi (il 4,3%della spesa totale), sono incluse anche le erogazioni per trattamenti di fine rapporto privati e pubblici (Tfr e Tfs, una peculiarità italiana), che nel 2011 ammontavano all’11.6% della spesa totale. Come è noto, tali erogazioni costituiscono una forma di salario differito e non una misura di carattere previdenziale a tutela del rischio di vecchiaia; infatti, esse sono disponibili in qualsiasi momento si interrompa la relazione contrattuale (anche ben prima del pensionamento) e possono essere anticipate in presenza di specifiche esigenze del lavoratore (spese mediche ed acquisto della prima casa).
http://www.eticaeconomia.it/spesa-per-protezione-sociale-in-italia-in-europa/
 
Traggo, sempre dall’analisi di Roberto Fantozzi:
 
I confronti internazionali risentono anche del tipo di strumento scelto dai vari paesi per fronteggiare varie tipologie di rischio sociale (ad esempio,povertà o disoccupazione dei lavoratori anziani). Storicamente, a causa dilimiti strutturali del sistema di welfare, l’Italia ha fatto ricorso al sistemapensionistico (anche mediante pensionamenti anticipati) per far fronte adesigenze assistenziali ed occupazionali. Diversamente, altri paesi (soprattutto nel Nord Europa), in caso di uscita anticipata dall’attività, erogano generosi sussidi di invalidità o disoccupazione, che non sono contabilizzati nella spesa previdenziale, pur svolgendo una funzione del tutto analoga alle pensioni di anzianità. Va anche considerato che il carico effettivo per il bilancio pubblico dipende dal grado di imposizione fiscale sulle prestazioni erogate. Quest’ultimo differisce significativamente nei vari paesi: in Italia le pensioni sono soggette alle normali aliquote Irpef mentre altrove (in primis in Francia e Germania) la loro tassazione è fortemente agevolata. Se si considera la spesa al netto delle imposte, le differenze fra paesi risultano molto meno evidenti. In generale, per valutare l’effettivo impatto della spesa sociale sul bilancio pubblico bisognerebbe detrarre dalla spesa le imposte dirette e indirette ad essa connesse e aggiungervi gli esborsi (in termini di minori entrate) derivanti dalle agevolazioni fiscali offerte a chi partecipa a fondi sanitari e previdenziali privati. Inoltre, per presentare confronti internazionali esaustivi, si dovrebbe tener conto anche della spesa privata per prestazioni di protezione sociale (riguardante soprattutto le pensioni erogate dai fondi privati e la spesa privata per sanità e assistenza da parte delle famiglie), dal momento che il finanziamento di tale spesa va a incidere sul costo del lavoro e sulla competitività di un paese.
Da qualche anno l’Ocse rielabora alcune statistiche relative alla spesa sociale al lordo e al netto delle componenti private e dell’imposizione fiscale che consentono di valutare quanto incidano nei confronti internazionali sia i diversi meccanismi di imposizione e agevolazione fiscale sia il trattamento riservato agli schemi privati (figura 4, riferita al 2009). Con riferimento alla sola spesa pubblica lorda (quella solitamente presa in esame nei confronti internazionale), le differenze fra paesi risultano sostanziali e Stati Uniti e Regno Unito appaiono come outliers. Tuttavia, l’aggiunta della spesa sociale privata modifica completamente il quadro e i due paesi Anglosassoni cessano di apparire parsimoniosi. Infine, i risultati cambiano significativamente se dalla spesa si sottraggono le entrate fiscali ad essa corrispondenti (in Italia la quota di quota di imposte dirette sulle prestazioni sociali è molto alta, inferiore soltanto a quelle della Svezia) e si aggiungono le agevolazioni fiscali. In particolare, la spesa sociale netta italiana in rapporto al Pil (25,5%) risulta superiore, e di poco, soltanto a quella spagnola (25,2%) mentre è di poco inferiore a quella svedese (26,1%) e ampiamente inferiore a quella di Francia (32,1%), Stati Uniti (28,9%), Regno Unito (27,7%) e Germania (27,5%).
 

 

Re: R: Re: R: Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

Cottarelli, Carlo (CCottarelli@imf.org) http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

22 mag 2015 - 18:56

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A:

"v."

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

CC:

"Lagarde, Christine"<CLagarde@imf.org>

 

La ringrazio ma resto del mio parere per i motivi che le ho spiegato e che non credo siano toccati dai suoi controargomenti. Pero', sarebbe stato un po' piu' corretto avvertirmi prima della sua intenzione di postare il dialogo. 
Mah! Solo per una questione di principio. 
Cordialmente
Carlo Cottarelli

Inviato da iPhone

 

 

R: Re: R: Re: R: Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

v.

22 mag 2015 - 20:05

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A:

<CCottarelli@imf.org> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

CC:

<clagarde@imf.org> 

 

Ha ragione, chiedo scusa ancora, ma non pensavo che il dialogo si sarebbe prolungato tanto e così a fondo; né l'argomento e le argomentazioni mi sembravano tali da impedirne la pubblicazione. E poi anche perché fin dall'inizio la mia email era indirizzata per conoscenza ad una terza persona.

Per quanto riguarda l'oggetto del dialogo, io in definitiva ho esposto dei fatti, difficile non essere d'accordo con dei fatti, e ardisco pensare che nel suo intimo sia d'accordo che non è corretto tecnicamente, anzi addirittura strampalato, considerare un'uscita/spesa ciò che è un'entrata/ricavo (le tasse) o il TFR spesa pensionistica, quando può essere incassato anche decenni prima del pensionamento.

In ogni caso, mi auguro possiate (mi perdoni il plurale, ma in questo caso è d'obbligo) cambiare opinione, come è successo per i moltiplicatori. Anche perché in questo caso sono fatti al livello di un ragioniere e perfino di semplice buonsenso e non roba da luminari di Economia.

Cordiali saluti,

V.

 

 

Re: R: Re: R: Re: R: Re: Spesa pensionistica italiana

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Da:

Cottarelli, Carlo (CCottarelli@imf.org) http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

22 mag 2015 - 21:08

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

A:

"v."<

 

Beh. Anche io ho esposto fatti. Comunque let's agree to disagree cone si dice in questi casi

Inviato da iPhone



Post, documenti e articoli collegati:
 
Berlusconi-Sacconi-Salvini-Giannino-Cazzola-Cottarelli, ecc. vs Monti-Fornero
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2832747.html oppure 
http://vincesko.blogspot.com/2015/05/berlusconi-sacconi-salvini-giannino.html 

Dopo il secondo intervento di Carlo Cottarelli sulle pensioni, al Festival dell’Economia di Trento, ho inviato questa lettera: 

Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html


Alla fine del dialogo con Carlo Cottarelli non ho replicato, ma la mia replica la si può cercare e trovare nella conclusione di questo post: 

Informazione, disinformazione e controinformazione
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828254.html


Olivier Blanchard è l’autore della radicale revisione critica del FMI sui moltiplicatori della spesa e delle tasse e sulle politiche austeritarie.
 
Blanchard, il nemico numero uno dell'austerity lascia il Fmi
di MAURIZIO RICCI
23 maggio 2015
http://www.repubblica.it/economia/rubriche/eurobarometro/2015/05/23/news/blanchard_il_nemico_numero_uno_dell_austerity_lascia_il_fmi-115024052/

Ed Eurostat, l’OCSE e l’FMI considerano il TFR spesa pensionistica (!).
 
Trattamento di fine rapporto (da Wikipedia)
Il trattamento di fine rapporto, sigla TFR, chiamato anche liquidazione o buonuscita, è in Italia una porzione di retribuzione al lavoratore subordinato differita alla cessazione del rapporto di lavoro, effettuata da parte del datore di lavoro.
Con il decreto legislativo 5 dicembre 2005 n. 252 è stata emanata la nuova riforma della previdenza complementare, regolando la destinazione del TFR ai fondi pensione complementari, tramite il meccanismo del silenzio-assenso.
http://it.wikipedia.org/wiki/Trattamento_di_fine_rapporto
 
Trattamento di fine rapporto (da INPS)
http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=5931
 
Il Tfr in busta paga è un flop: chiesto da 0,1% dei dipendenti
La Fondazione consulenti del lavoro ha analizzato un milione di posizioni e ha scoperto che solo 567 dipendenti hanno chiesto all'azienda l'anticipo. La norma, in vigore da aprile, penalizza i redditi oltre i 15 mila euro
30 maggio 2015
http://www.repubblica.it/economia/2015/05/30/news/tfr_busta_paga_flop-115637122/

Aggiornamento (24/06/2015):
 
26/03/2014 06:08
IL COLLOQUIO
Cottarelli: «Sì, a 59 anni ho anche la pensione che sommo ai 12mila euro al mese»
http://www.iltempo.it/politica/2014/03/26/si-a-59-anni-ho-anche-la-pensione-che-sommo-ai-12mila-euro-al-mese-1.1233682 

giugno 12, 2015 posted by Fabio Lugano
Il terzo elemento della Trojka per l’Austerità: pensioni ed assistenza per i dipendenti del FMI
http://scenarieconomici.it/il-terzo-elemento-della-trojka-per-lausterita-pensioni-ed-assistenza-per-i-dipendenti-del-fmi/



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http://vincesko.blogspot.com/2015/05/lettera-carlo-cottarelli-direttore.html



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Lettera al presidente dell’INPS Tito Boeri

 
Riporto la lettera che ho inviato il 5 maggio 2015 al presidente dell’INPS, Tito Boeri, sulle riforme pensionistiche Sacconi e Fornero. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.

 

Pensioni

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

Da:

v

05 mag 2015 - 17:44

http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

A:

<tito.boeri@inps.it> http://webmail-static.iol.it/cp/images/default/en/uikit/img_transparent.gif

 
Egr. Sig. Presidente Boeri,
 
Sorprende (ma non tanto, visto che tale convinzione errata riguarda supposti esperti come Oscar Giannino, Giuliano Cazzola, Il Sole24 ore, sindacati dei lavoratori, oltre a politici come Salvini) che anche l’INPS – v. Osservatorio sulle pensioni del 30/04/2015, attribuisca alla legge Fornero misure varate da Sacconi.
 
Dall’analisi dei dati emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015.

Il fenomeno è da attribuirsi sia all’esaurimento del collettivo delle pensioni di invalidità liquidate ante Legge 222/1984, sia all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011. 

Osservo, inoltre, che le riforme Sacconi (2010 e 2011, oltre a Dini, 1995, e Damiano, 2007) sono molto più corpose, immediate e recessive di quella Fornero; in sintesi, esse hanno introdotto:

• “finestra” (= differimento dell’erogazione) di 12 mesi per tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati o 18 mesi per tutti quelli autonomi;

• allungamento, senza gradualità, di 5 anni (+ “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti pubbliche per equipararle a tutti gli altri a 65 anni (più finestra), tranne le lavoratrici private; e

• adeguamento triennale all’aspettativa di vita.

La riforma Fornero (2011) ha stabilito, principalmente:

• metodo contributivo pro-rata per tutti, a decorrere dall'1.1.2012;

• aumento di un anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”); e

• allungamento graduale entro il 2018 dell’età di pensionamento di vecchiaia delle dipendenti private da 60 anni a 65 (più finestra), per allinearle a tutti gli altri,

i cui effetti si avranno soprattutto a partire dal 2020.

NB: La legge Fornero ha opportunamente eliminato la “finestra” di 12 o 18 mesi sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, ma l’allungamento (già recato dalla riforma Sacconi) è solo formale. 

Per le prove documentali, v. “Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni”  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828986.html   (se la piattaforma IlCannocchiale è in avaria, provare più tardi). 

Cordiali saluti,

V.

 
 
Documento e articoli collegati:

Osservatorio sulle pensioni

Data pubblicazione: 30/04/2015

L’Osservatorio statistico sulle pensioni è stato aggiornato con i dati relativi alle pensioni vigenti al 1°gennaio 2015 e liquidate nel 2014.

Dall’analisi dei dati emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015.

Il fenomeno è da attribuirsi sia all’esaurimento del collettivo delle pensioni di invalidità liquidate ante Legge 222/1984, sia all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011.

Di contro l’importo medio mensile erogato risulta incostante crescita, passando da 780,14 euro nel 2012 a 825,06 euro nel 2015.

Ciò è dovuto essenzialmente agli effetti della perequazione automatica delle pensioni e all’effetto sostituzione delle pensioni eliminate con le nuove liquidate che presentano mediamente importi maggiori.

[L’importo complessivo annuo risulta pari a 192,6 miliardi di euro, di cui 173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. Il 66% dell’importo è erogato dalle gestioni lavoratori dipendenti, il 23,8% da quelle dei lavoratori autonomi, il 10,1% da quelle assistenziali.]

Vai al documento: Statistiche in breve – Pensioni erogate dall’Inps

Vai all’Osservatorio

Vai al comunicato stampa

 
INDICIZZAZIONE DELLE PENSIONI: QUANDO LA CONSULTA PREDICA BENE MA RAZZOLA MALE
LA CORTE COSTITUZIONALE NON RISPETTA UNA REGOLA IMPORTANTISSIMA, CHE ESSA STESSA SI È DATA MENO DI TRE MESI FA
Terzo editoriale per la Nwsl n. 343, 4 maggio 2015.
http://www.pietroichino.it/?p=35569
 
Pensioni, la Corte costituzionale ha ragione?
04-05–2015  Nicola C. Salerno
http://www.formiche.net/2015/05/04/pensioni-la-corte-costituzionale-ha-ragione/
 
Pensioni post Consulta, cosa può fare il governo
04-05-2015  Giuliano Cazzola
http://www.formiche.net/2015/05/04/pensioni-post-consulta-cosa-puo-il-governo/


Questo video si potrebbe intitolare "Elsa Fornero, la coraggiosa millantatrice". Lucia Annunziata intervista Elsa Fornero, la quale, tranne un solo riferimento ai 10.000 esodati di Sacconi (L. 122/2010, art. 12), sembra attribuirsi tutte le misure pensionistiche varate. Assumendo coraggiosamente la paternità (o maternità) di quasi tutte le misure impopolari, millanta il merito del riequilibrio, anche se nel lungo periodo, della spesa pensionistica, analogamente a quanto fece il premier Monti con il risanamento dei conti pubblici (cfr. La macroscopica mistificazione pro-Monti e la slealtà dei democratici ‘montiani’  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2756061.html oppure  http://vincesko.blogspot.com/2015/05/la-macroscopica-mistificazione-pro.html e, ad integrazione, Il Prof. Mario Monti, il millantatore  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2764086.html oppure http://vincesko.blogspot.com/2015/05/il-prof-mario-monti-il-millantatore.html).

 
In ½ ora 10-05-2015
http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2015-05-10&ch=3&v=513154&vd=2015-05-10&vc=3
 


********** 

http://vincesko.blogspot.com/2015/05/lettera-al-presidente-dellinps-tito_11.html



  

Lettera a Lilli Gruber (tramite il sito de La7)

 
Cara Sig.ra Lilli Gruber,

La seguo sempre molto volentieri. Ho appena finito di ascoltare [17/3/2015] Matteo Salvini a "8 e 1/2" accusare con toni severissimi l'ex ministra Fornero di aver allungato di 5 anni l'età di pensionamento, ed ha chiesto per questo le sue scuse agli Italiani e che Mario Monti si dimetta da senatore. Io sono "anti-montiano”, ma poiché questa affermazione, anche se ripetuta da quasi tutti, persino da giornalisti economici de Il Sole 24 ore, è per 2/3 infondata, allego un mio post con le prove documentali che smentiscono l'on. Salvini, poiché la legge Fornero ha effettivamente allungato l'età di pensionamento per vecchiaia di 5 anni, ma limitatamente alle lavoratrici dipendenti del settore privato; a tutti gli altri aveva già provveduto (col DL 78/2010 convertito dalla legge 122/2010) Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro e della Previdenza sociale del governo Berlusconi-Bossi. Traggo dal post:

"Le riforme di Sacconi (2010 e 2011, oltre a Damiano, 2007) sono molto più corpose, immediate e recessive (finestra di 12 o 18 mesi per tutti, allungamento di 5 anni (+ finestra) dell’età di pensionamento per tutti tranne le lavoratrici private, adeguamento triennale all’aspettativa di vita), di quella Fornero (2011) (metodo contributivo pro-rata per tutti, aumento di 1 anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”) e allungamento graduale dell’età di pensionamento delle dipendenti private, per allinearle a tutti gli altri), i cui effetti si avranno soprattutto a partire dal 2020".

Sacconi vs Fornero, qual è stato il ministro che ha riformato di più le pensioni

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2828986.html

Le riforme Sacconi sono state ovviamente approvate col voto favorevole della Lega Nord. Quindi, a stretto rigore, è Matteo Salvini che dovrebbe chiedere scusa agli Italiani.

Cordiali saluti,

V.


Aggiornamento (09/04/2015):
 
E-mail n. 2 a Lilli Gruber del 09/04/2015 (tramite il sito de La7)

Alla gentile Sig.ra Lilli Gruber (Otto e mezzo)
Ci riprovo (vedi mia precedente email del 17/3/2015) e Le segnalo (per fare prima):
Lettera all’On. Matteo Salvini
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/lettera-allon-matteo-salvini.html 
Cordiali saluti
PS: La prego di informare eventualmente sul tema Paolo Mieli, che è altrettanto disinformato.
 
 
Post collegati:

 
Lettera a Oscar Giannino
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2829755.html
oppure
http://vincesko.blogspot.it/2015/03/lettera-oscar-giannino.html

Lettera all’On.Matteo Salvini
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2830506.html
oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/04/lettera-allon-matteo-salvini.html


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http://vincesko.blogspot.com/2015/04/lettera-lilli-gruber-tramite-il-sito-de.html



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permalink | inviato da magnagrecia il 7/4/2015 alle 11:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Caro Ministro Giovannini

 
Pubblico la lettera che ho appena inviato al ministro Enrico Giovannini (l'orologio del sito ilcannocchiale è oltre 2 ore indietro). 

Oggetto:

Pensioni d'oro, equità e misure di welfare

Da:

 Descrizione: http://mailbeta-static.libero.it/cp/images/default/en/mail/smart/addcontact.gif

A:

<segreteriaministrogiovannini@lavoro.gov.it>Descrizione: http://mailbeta-static.libero.it/cp/images/default/en/mail/smart/addcontact.gif

Data:

24/08/2013 16:36


   Caro Ministro Giovannini,

   Sono rimasto spiacevolmente colpito e meravigliato da alcune Sue affermazioni contenute nella Sua recente intervista a Huffington Post. [1] Lei ha, tra l’altro, affermato, parlando di pensioni d’oro: “Si capisce bene che un intervento su centinaia di persone non è sufficiente per cambiare la situazione”.

Come Lei certamente sa, si potrebbe/dovrebbe fare molto di più.

Dati ISTAT 2010 - La distribuzione percentuale della spesa pensionistica è la seguente (un terzo dei pensionati percepisce 2 o più pensioni):
….........................N.Pensionati...% spesa
Meno di 500€……....14,4%..........4,65%
500-1.000€………....31,0%.........18,01%
1.000-1.500€……….23,5%.........23,40%
1.500-2.000€.............14,5%.........20,45%
Sopra 2.000€.……....16,5%.........33,49%
- Nel 2010, la spesa totale ammontava (al lordo di oltre 40 mld di imposte, che è una partita di giro) a 258,5 miliardi di €, per un totale di 16 milioni e 500mila pensionati.
- I percettori di una sola pensione rappresentavano il 67,3% del totale.
- I pensionati sopra i 2.000€ erano il 16,5% del totale, ma la loro spesa (86,5 mld) era pari al 33,49% della spesa complessiva.
- Le pensioni sopra gli 8.000 € - le cosiddette pensioni d’oro - erano circa 109.000, pari allo 0,7% dei pensionati, per una spesa che si può stimare in quasi 13 mld, pari a quasi il 5% della spesa pensionistica complessiva. [2]

   A quasi tutti gli Italiani (inclusi, incredibile ma vero, docenti universitari di Economia e abituali frequentatori di blog economici), manca il quadro complessivo dell'entità e della distribuzione delle manovre finanziarie varate nella scorsa legislatura [3], pari complessivamente alla cifra astronomica di 329,5 mld; distribuzione molto iniqua, soprattutto da parte del governo Berlusconi, perché il governo Monti, se, da un lato, ha prodotto gli 'esodati' (ma in una certa misura l'aveva fatto anche il governo Berlusconi col DL 78/2010), almeno, dall'altro, ha colpito tutti, ha reintrodotto l'IMU sulla prima casa ed ha aumentato il peso sulle altre. Il mantenimento dell'IMU è anche un problema di equità. C'è, infatti, chi (tantissimi - centinaia di migliaia - persino senza reddito e semmai senza casa, quorum ego), per risanare i conti pubblici, hanno "contribuito" in misura anche 50-100 volte maggiore del gravame relativamente modesto dell'IMU sulla prima casa, pari in media a 225 € all'anno.

   Il successo economico attuale della Germania pare poggi anche su 7 milioni di mini job retribuiti 400 € al mese. Ma la situazione sociale regge anche perché là esistono:

a) il reddito minimo garantito (364 € al mese, compatibile coi mini job);

b) un sussidio congruo per l’affitto (che peraltro di norma è notevolmente più basso in Germania che in Italia).

   La crisi economica ed occupazionale sarà dura e lunga almeno 15 anni, occorre che il tema lavoro, in Italia, diventi obiettivo prioritario e strategico ed occorrono misure incisive e radicali di welfare. Occorre, per salvare la pace sociale:

a) introdurre il reddito minimo garantito (RMG), adeguatamente disciplinato, come esiste in tutti i Paesi UE tranne Grecia e Ungheria (i disoccupati sono quasi 3 milioni, i CIG circa 500 mila, gli inattivi oltre 14 milioni, per la più parte donne e al Sud; i lavoratori precari, incluse le partite IVA più o meno spurie, forse circa 7 milioni);

b) varare un piano corposo pluriennale di alloggi pubblici di qualità (sovvenzionato, convenzionato e autocostruito, nonché recuperando edilizia da rottamare; in Italia, negli ultimi 25 anni, se ne sono costruiti meno di 1/10 che, in media, negli altri Paesi UE27; la spesa per l’housing sociale, infatti, è in Italia (dati 2009) appena dello 0,02% sul PIL, contro lo 0,57% della UE27) [4]), per dare anche un alloggio ad affitto sociale, che è l’elemento imprescindibile che rende congruo un reddito di ammontare minimo; ipotizzando un costo/appartamento di 100 mila € per 25.000-50.000 appartamenti all’anno, vanno reperiti altri 2,5-5 mld; e

c) incrementare i sussidi all’affitto;

d) prendere le risorse, tra l’altro:

- mantenendo l’IMU sulla prima casa, come in tutti i Paesi UE (4 mld in totale, appena 225€ in media all’anno; l’85% ha pagato meno di 400 €);

- imponendo un tetto e/o un contributo di solidarietà almeno alle pensioni superiori a 8.000 € al mese, percepite dallo 0,7% dei 16,5 milioni di pensionati, che però assorbono circa il 5% della spesa pensionistica complessiva;

- introducendo un’imposta patrimoniale sulla metà del decile più ricco delle famiglie, gli unici ad avere ora i soldi, dopo 330 mld di manovre finanziarie correttive iniquamente distribuite.

   Cordialmente,

 
[1] http://www.huffingtonpost.it/2013/08/23/enrico-giovannini-ridurre-cuneo-fiscale-rivedere-legge-fornero-pensioni-doro_n_3802901.html?utm_hp_ref=italy
[2] AQQ/24 -Spesa pensionistica  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783015.html
[3] Il lavoro‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html
[4] Dal rapporto della CIES (Tab. 3.4, pag. 101), si ricava che, nel 2009, la spesa per l’housing sociale (case popolari) è, in Italia, appena dello 0,02% sul PIL, contro lo 0,57% della UE27, lo 0,75% della Danimarca, lo 0,65% della Germania, lo 0,20% della Spagna, lo 0,85% della Francia e l’1,47% della Gran Bretagna, con un rapporto tra questi altri Paesi UE e l’Italia, rispettivamente, di 28,5, 37,5, 32,5, 10, 42,5 e 73,5 volte: sono dati che parlano da soli e costituiscono un vero scandalo!
Rapportosulle politiche contro la povertà e l’esclusione sociale 2011-2012
http://www.lavoro.gov.it/Documents/Resources/Lavoro/CIES/RAPPORTO_2011_2012_Fabbris.pdf 
 
 

 

Caro Ministro Delrio

  
Pubblico la lettera che ho inviato ieri al ministro Graziano Delrio.
 
Imu, Graziano Delrio: "No all'abolizionecompleta, nella maggioranza permangono diverse impostazioni"
L'Huffingtonpost  |  Pubblicato: 22/08/201319:46 CEST  |  Aggiornato: 22/08/2013 19:46 CEST
http://www.huffingtonpost.it/2013/08/22/imu-delrio-no-abolizione-completa-maggioranza-diverse-impostazioni_n_3796799.html?utm_hp_ref=italy
 
LA PACE SOCIALE E L’IMU SULLA PRIMA CASA.
 
Caro Ministro Delrio,
Il successo economico attuale della Germania pare poggi anche su 7 milioni di mini job retribuiti 400 € al mese. Ma la situazione sociale regge anche perché là esistono:
a) il reddito minimo garantito (364 € al mese, compatibile coi mini job);
b) un sussidio congruo per l’affitto (che peraltro di norma è notevolmente più basso in Germania che in Italia).
Occorre, in Italia, per salvare la pace sociale:
a) introdurre il reddito minimo garantito (RMG), adeguatamente disciplinato (i disoccupati sono quasi 3 milioni, i CIG circa 500 mila, gli inattivi oltre 14 milioni; i lavoratori precari, incluse le partite IVA più o meno spurie, circa 7 milioni);
b) varare un piano corposo pluriennale di alloggi pubblici (in Italia, negli ultimi 25 anni, se ne sono costruiti meno di 1/10 che, in media, negli altri Paesi UE27; la spesa per l’housing sociale è in Italia appena dello 0,02% sul PIL, contro lo 0,57% della UE27) e incrementare i sussidi all’affitto;
c) prendere le risorse, tra l’altro:
- mantenendo l’IMU sulla prima casa, come in tutti i Paesi UE (4 mld in totale, appena 225€ in media all’anno);
- imponendo un tetto e/o un contributo di solidarietà alle pensioni superiori a 8.000 € al mese, percepite dallo 0,7% dei 16,5 milioni di pensionati, che assorbono però circa 13 mld, pari al 5% della spesa pensionistica complessiva;
- introducendo un’imposta patrimoniale sulla metà del decile più ricco delle famiglie.
Cordialmente,
 
Post scriptum:
Post collegati:
Caro Ministro Zanonato, Caro Segretario Epifani
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2788496.html
Quante remore... filosofiche quando c'è da far pagare ai ricchi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2786130.html
 
 


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permalink | inviato da magnagrecia il 23/8/2013 alle 13:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

Lettera all'On. Gianluca Buonanno

 

Pubblico la lettera che inviai il 15/12/2011 all’On. Gianluca Buonanno, [1] della Lega Nord, salito oggi agli onori della cronaca per un attacco inusitato in Parlamento agli esponenti di SEL. [2] Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.

 

Oggetto:

Le manovre finanziarie, l'equità e la vergogna

Da:

 Descrizione: http://mailbeta-static.libero.it/cp/images/default/en/mail/smart/addcontact.gif

A:

<buonanno_g@camera.it>Descrizione: http://mailbeta-static.libero.it/cp/images/default/en/mail/smart/addcontact.gif

Data:

15/12/2011 16:17

Egr. On. Buonanno,

Ricavo da “la Repubblica” la seguente notizia:

 “12:02 Buonanno: "Io espulso, ma era Fini che si doveva dimettere" 46 "Mi sono sorpreso che mi abbia espulso lui, perché aveva detto che si sarebbe dimesso se Berlusconi avesse lasciato la guida del governo. Lo aveva promesso lui, non io. E quindi se le parole hanno ancora un senso dovrebbe dimettersi da presidente della Camera". Così il leghista Gianluca Buonanno. "Sonos tato espulso dal presidente della Camera, che fa quello che vuole perché mi sono seduto al posto del presidente del Consiglio e ho fatto vedere il cartello 'no ici ' - ha raccontato ad affaritaliani.It - . Le tasse sono capaci tutti a metterle. Lo dico come sindaco: questa manovra sarà una mazzata già dal 2012. Ora gli italiani non se ne rendono conto ma sarà un disastro".” 

E’ proprio vero, Egr. Onorevole, che Voi del centrodestra siete senza vergogna.

Nell'ultimo anno e mezzo (basterebbe informarsi…), sono state varate dal governo Berlusconi-Tremonti-Bossi-Sacconi (incluse le due leggi di stabilità) 6 manovre lacrime e sangue e molto inique per ben 200 mld, addossati in gran parte sul ceto medio-basso e sui poveri (pensionandi, in particolare pensionandi disoccupati a reddito zero, precari del settore pubblico licenziati nella proporzione del 50%, dipendenti pubblici, spesa sociale delle Regioni e dei Comuni tagliata del 90%; risparmiando quasi i ricchi ed i redditi privati (tranne i farmacisti, in quanto fornitori del SSN).

Quest'ultima manovra vale “soltanto” 20 mld ed è la meno iniqua di tutte, perché colpisce anche i ricchi e non esclude del tutto i percettori di redditi privati.

L’attuale manovra Monti 2011-2014 peserà sulle famiglie per 1.100 € circa, le Vostre 2011 per oltre il doppio.

Io, per effetto della Vostra Legge 122/2010, sto subendo quest’anno un mancato introito pensionistico di 20 mila €.

S'informi, Onorevole, prima di parlare. O, se sa, almeno taccia.

Distinti saluti,

 

[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Gianluca_Buonanno

[2] http://video.repubblica.it/politica/scontro-alla-camera-buonanno-lega-contro-sel-voi-lobby-dei-sodomiti/136456/135002


Post collegato:

Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
Riepilogo (importi cumulati da inizio legislatura):
-governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
-governo Monti 63,2 mld;
Totale  329,5 mld.
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html


 


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permalink | inviato da magnagrecia il 30/7/2013 alle 22:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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