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Lettera al Prof. Sergio Fabbrini sulle sue notizie false sul Governo Monti in un suo articolo su Il Sole 24 ore





Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa al Prof. Sergio Fabbrini, editorialista del Sole 24 ore, sulle sue notizie false sul Governo Monti, che egli prende a base per spiegare il successo elettorale dei “sovranisti” Lega Nord e M5S. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera al Prof. Sergio Fabbrini sulle sue notizie false in un articolo su "Il Sole 24 ore".

Da:  v

25/3/2019  14:50


ALLA C.A. DEL PROF. SERGIO FABBRINI

P.C. DIRETTORE DE IL SOLE 24 ORE E ALTRI MEDIA


Egr. Prof. Fabbrini,

Traggo da:

Tra promesse e realtà un anno dopo il cambiamento

–di Sergio Fabbrini - 04 marzo 2019

«Le elezioni del 4 marzo 2018 sono state l’equivalente di un sommovimento sociale. Esse hanno registrato il successo delle due forze politiche (Cinque Stelle e Lega) che avevano dato voce al malessere diffuso nel Paese. Un malessere cresciuto costantemente dal novembre 2011, quando il governo politico in carica (il governo Berlusconi) fu sostituito da un governo tecnico (il governo Monti). È in quel passaggio storico che vanno cercate le ragioni della convergenza tra le due forze politiche che sono oggi al governo. Esse furono le uniche ad opporsi al governo Monti (da dentro e da fuori il Parlamento) e all’idea che l’Italia doveva sottostare alle regole di bilancio che tengono insieme l’Eurozona. Dietro la rivoluzione del 4 marzo c’è una contrastata (e finora irrisolta) relazione tra l’Italia e l’Europa integrata. Se non si capisce questo problema strutturale, non si potrà venire a capo del malessere italiano. Vediamo meglio.

Il governo Monti fu necessario per salvare l’Italia da un possibile default finanziario. 

Quel governo si impose perché la discrasia tra la struttura del bilancio pubblico italiano e la struttura della regolamentazione dell’Eurozona non era più gestibile.

Occorreva introdurre (in gran fretta) riforme strutturali (a cominciare da quella del sistema pensionistico) che riportassero l’andamento della spesa pubblica entro un orizzonte di compatibilità con le regole dell’Eurozona.

Tuttavia, le riforme strutturali producono benefici nel medio periodo, mentre i costi sociali da esse generati sono immediatamente percepiti. Di qui l’ascesa elettorale dei Cinque Stelle e della Lega. Nel marzo scorso, esse hanno dato rappresentanza proprio a coloro che avevano sostenuto quei costi (o che temevano che li avrebbero sostenuti). Una rappresentanza legittimata dal fatto che esse avevano di già contrastato il ritorno, con il governo Monti, alla politica del sentiero stretto.»


Deduco da ciò che ha scritto nel Suo editoriale del 4 marzo 2019 che anche Lei è vittima – come quasi 60 milioni di Italiani, ivi incluso l’ex direttore de Il Sole 24 ore Roberto Napoletano (v. il suo ultimo libro “Il cigno nero e il cavaliere bianco ), talvolta Il Sole 24 ore, ministri, parlamentari, nonché quasi tutti i docenti universitari di Economia o di Lavoro e Previdenza – della Prima e della Seconda Più Grande Bufala del XXI Secolo.

Infatti, da sette anni, per colpa anche dei media - fuorviati da informazioni spesso errate o, in piccola parte (coloro che conoscono i dati sono pochissimi), volutamente false – è stato completamente obliterato il nome del governo Berlusconi, alimentando la BUFALA sesquipedale che il mastodontico consolidamento fiscale e la conseguente recessione li abbia deciso o causato Monti; analogamente succede da cinque anni per la riforma delle pensioni Fornero, alla quale vengono erroneamente attribuite misure importanti della ben più severa riforma Sacconi. Vediamo nell’ordine.


Prima Più Grande Bufala

Riporto le CIFRE relative alle manovre della XVI legislatura:


Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld,  http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-07-07/oggi-garantiti-formalmente-miliardi-063705_PRN.shtml) che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA, piuttosto che confermare il taglio delle agevolazioni fiscali-assistenziali, e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.

Vale a dire, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, Berlusconi ha battuto Monti 4 a 1. Per l’iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine, scandali e cattivo rapporto con i partner europei, che incisero sul rating dell’Italia, al di là dei fondamentali macroeconomici), è stato anche peggio.


Le fonti da me utilizzate sono state:

Il Sole 24 ore Quattro anni di manovre: fisco pigliatutto Gianni Trovati 15 luglio 2012

Servizio Studi della Camera dei Deputati.

Sulla base dei dati di quest’ultimo, ho elaborato questa tabella relativa alle principali cinque manovre correttive, molte delle cui misure sono strutturali e quindi permanenti.[1]

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL 78/2010

          36

12.131

25.068

25.033

 -

62.268

22,8

DL98/201 1

 -

  2.108

  5.577

24.406

49.973

82.064

30,1

DL138/2011

 -

     732

22.698

29.859

11.822

65.111

23,8

Tot.Gov.B.

         36

14.971

53.343

79.298

61.795

  209.443

76,7

DL201/2011

 -

 -

20.243

21.319

21.432

62.994

23,1

DL95/2012*

 -

 -

     603

       16

      27

     646

  0,2

Tot.Gov.M.

 -

 -

20.846

21.335

21.459

63.640

23,3

TOTALE

        36

14.971

74.189

100.633

83.254

  273.083

100,0

  %

 -

  5,5

  27,2

  36,9

  30,5

100,0

 *Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680. 

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

Da essa, si evince che:

(i) gli importi e i tempi di attuazione furono imposti dai veri e propri diktat dell’UE e della lettera del 5/8/2011 della BCE al governo Berlusconi, costretto poi a dimettersi[1]), sostituito da Monti, che subentra a Berlusconi all’esito di un complotto sui generis orchestrato su input iniziale di Sarkozy-Merkel;[1]

(ii) nel quadriennio 2011-14 (nonché successivamente), impattarono sia le due manovre del governo Monti, sia le tre varate in precedenza dal governo Berlusconi, per un totale (esclusa la legge di stabilità 2011, che nel 2012 impatta per 2,8 mld[2]) di 273.083 milioni, di cui Berlusconi 209.443 mln (76,7%) e Monti 63.640 mln (23,3%).[1]


Seconda Più Grande Bufala

Per quanto riguarda la riforma delle pensioni, rinvio all’analisi dettagliata che ho fatto nel mio libro.[1] Qui mi limito a tre aspetti.

Il primo: è importante osservare che l’aumento dell’età di pensionamento sia di vecchiaia (da 65 a 66 anni) che di anzianità (da 40 a 41 anni e 3 mesi) – oltre all’adeguamento all’aspettativa di vita - viene di solito erroneamente attribuito alla riforma Fornero e non alla riforma Sacconi, come lamenta la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro. Ma la colpa è della formulazione insufficiente e poco chiara della legge Fornero, che ha abolito la “finestra” mobile (con il comma 5) e contestualmente aumentato l’età base (rispettivamente, con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10 dell’art. 24 della L. 214/2011), senza però evidenziarne il legame, il che ha tratto in inganno tutti, perfino il Servizio Studi della Camera nell’immediatezza del varo della riforma Fornero (cfr. dossier L. 214/2011), RGS (cfr. NADEF 2018, pag. 61) e professori di Lavoro e Previdenza.

Il secondoil metodo contributivo è stato deciso dalla riforma Dini (Legge 8.8.1995, n. 335): (i) interamente retributivo per coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di contributi; (ii) misto per coloro che erano sotto questo limite; e (iii) interamente contributivo per coloro che hanno iniziato l’attività lavorativa dall’1.1.1996.

La riforma Fornero (Legge 22.12.2011, n. 214) lo ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, a coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e ormai quasi tutti già in pensione.

Il terzo: dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell’errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo ultimo libro), soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo Lei a chi vanno ascritti i residui 700 mld?[1]

Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo introdotto dalla riforma Fornero fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa all’anno (su una quindicina di miliardi annui), che poi si riducono in breve fino a sparire.

Questo è il dato forse più clamoroso, poiché la vulgata è che la riforma Fornero abbia salvato i conti pensionistici sostituendo il metodo retributivo col contributivo.


Conclusione

Se ne deduce che la propaganda vittoriosa di Salvini della Lega Nord (che faceva parte del Governo Berlusconi ed ha approvato le pesanti e scandalosamente inique manovre correttive e la severa riforma Sacconi) e di Di Maio di M5S poggia su due BUFALE ormai mondiali. Con la differenza che il primo – al quale ho scritto due volte e contestatogli in diretta Radio1 - lo fa in malafede.

Spero di esserLe stato utile e che voglia contribuire in futuro a contrastare la DISINFORMAZIONE generale sulle tre BUFALE mondiali (la terza è sulla BCE).

Cordiali saluti,

V.

__________________________


Note

[1] LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO https://www.amazon.it/dp/B07PBXVWRS



Destinatari:


MEDIAv

22/1/2019 16:38

(n. 50)v

(n. 50)

(n. 50)v


SITI ECONOMICI E PREVIDENZAv

(n. 50)v


PROFESSORI VARIv



**********




Lettera ai professori Pasquale Tridico e Andrea Roventini, ministri designati da M5S, sulle loro fake news sulla riforma Fornero


     



Pubblico la lettera che ho inviato alcuni giorni fa ai professori Pasquale Tridico Andrea Roventiniministri designati da M5S, rispettivamente al Lavoro e Previdenza e all’Economia, dopo aver letto le loro dichiarazioni sulla riforma delle pensioni Fornero. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera ai professori Pasquale Tridico e Andrea Roventini, ministri designati da M5S, sulle loro fake news sulla riforma Fornero

Da:  v

2/3/2018  13:27


Egregi Professori Tridico e Roventini,

Contrasto la vulgata sulle pensioni da sei anni, perciò non mi sorprende che anche Voi, come quasi 60 milioni di Italiani (e non solo), siate vittime della DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra sulla riforma Fornero, alla quale vengono erroneamente o furbescamente attribuite norme della riforma SACCONI o di un’altra delle ben sette riforme delle pensioni dal 1992.


Debbo osservare, infatti, che, in quanto designati ministri da M5S, non cominciate bene: ignorate anche Voi che non basta abolire la riforma Fornero per scendere a 41 anni di anzianità contributiva di età di pensionamento, occorre abolire almeno in parte anche la ben più severa riforma SACCONI.

Traggo dall’intervista rilasciata a La Stampa il 28 febbraio 2018 dal designato ministro del Lavoro, Pasquale Tridico:

Citazione: “Stiamo pensando a un superamento graduale, che costerà 11 miliardi annui. Con la nostra riforma si potrà andare in pensione o con 41 anni di contributi versati, qualunque sia l'età, o quando la somma tra età contributiva e anagrafica è quota 100. Inoltre bloccheremo per 5 anni l'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita”.


Vediamo per punto.


(i) “Con la nostra riforma si potrà andare in pensione o con 41 anni di contributi versati, qualunque sia l'età”.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità), nel 2019:

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano (L. 247/2007solo 1 anno di Fornero.

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra.

Come si vede, non basta abolire o congelare la riforma Fornero per raggiungere l’obiettivo dei 41 anni di contributi.


(ii) “o quando la somma tra età contributiva e anagrafica è quota 100”

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero (L. 214/2011), quando la somma era 96 + “finestra” di 12 mesi (differimento dell’erogazione); e sarebbe aumentata a 97 anni, più “finestra” di 12 mesi, più 3 mesi di adeguamento automatico, nel 2013. Perché anch’esse erano sottoposte sia alla “finestra” che all’adeguamento automatico deciso da SACCONI nel 2009 e 2010 (vedi appresso). Vale a dire: se non fosse stata approvata la riforma Fornero, comunque la quota ora sarebbe pari a 98 anni e 7 mesi e nel 2019 a 99.

Come si vede, non basta abolire o congelare la riforma Fornero per raggiungere l’obiettivo, e mantenerlo, della quota 100, che peraltro è solo di 1 anno superiore a quella che sarebbe stata se la riforma Fornero non fosse mai stata varata.


(iii) “Inoltre bloccheremo per 5 anni l'adeguamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita".


Non è stata la riforma delle pensioni Fornero (L. 214/2011, art. 24), che è soltanto la settima delle riforme delle pensioni dal 1992 e non la più severa, ma la riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12, nonché L. 111/2011 e L. 148/2011) a decidere sia il maggiore allungamento dell’età di pensionamento, sia di vecchiaia (67 anni nel 2019) che anticipata (ex anzianità, 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne, nel 2019), sia l’introduzione dell’adeguamento automatico, deciso, con un richiamo al DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, che lo aveva già previsto, dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010. La riforma Fornero ha solo modificato la periodicità dell’adeguamento automatico da triennale a biennale, a decorrere da quello successivo a quello triennale del 2019 (L. 214/2011, art. 24, comma 13), e cioè dal 2022, anche se tutti, incluso il Parlamento (sic!), dicono dal 2021.[1]

Come si vede, non basta abolire o congelare la riforma Fornero per raggiungere l’obiettivo di bloccare per 5 anni l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita.

Spero di esserVi stato utile e che vogliate contribuire in futuro sia a fare chiarezza sugli autori delle norme pensionistiche, sia ad ottenere da RGS e DG-Previdenza la rettifica del decreto direttoriale per renderlo conforme alla norma.

Cordiali saluti

Vincenzo Battipaglia


_________________________


Note:

Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile



***

Appendice


Il quadro complessivo dell’età di pensionamento in base alle norme e ai loro autori è il seguente (nel 2019):

QUOTE: abolite dalla riforma Fornero.

PENSIONE ANTICIPATA (ex anzianità)

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 40 anni nel 2010) a 43 anni e 3 mesi e di questi 3 anni e 3 mesi in più quasi 2 anni sono di SACCONI, 4 mesi in media di Damiano e solo 1 anno di Fornero [rectius1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomi].

- L'età di pensionamento delle donne salirà (da 40 anni) a 42 anni e 3 mesi, e di questi 2 anni e 3 mesi in più, quasi 2 anni sono di SACCONI e 4 mesi in media di Damiano; quindi la Fornero non c’entra [rectius: 1 anno e 3 mesi, o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 1 anno o 6 mesi sono di Fornero].

PENSIONE DI VECCHIAIA

- L'età di pensionamento degli uomini salirà (da 65 nel 2010) a 67 anni e questi 2 anni in più sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L'età di pensionamento delle donne del settore pubblico salirà (da 60 di botto a 65 deciso nel 2010 da SACCONI a seguito della sentenza del 2008 della CGUE, ma che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni) + “finestra” di 12 mesi a 67 anni e questi 7 anni in più sono tutti dovuti a SACCONI, tranne 4 mesi in media a Damiano; quindi  la Fornero non c’entra.

- L’allineamento dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (da 60) a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) a 65 anni più “finestra”, previsto da SACCONI gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato da Fornero gradualmente entro il 2018, ma in ogni caso 2 anni (da 65 a 67) sono di SACCONI, tranne 4 mesi in media di Damiano.

Va aggiunto (i) che la riforma Fornero ha ridotto da 18 (previsto dalla riforma SACCONI) a 12 mesi la “finestra” degli autonomi; (ii) che la riforma Fornero ha aumentato l'età base di vecchiaia e di anzianità di 1 anno (rispettivamente da 65 a 66 e da 40 a 41), ma solo formalmente, poiché ha abolito contestualmente la “finestra” di 12 mesi, di Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi), ma senza evidenziarne il legame, così si è intestata entrambe le misure; (iii) che, dal 2022, in forza della legge Fornero (L. 214/2011, art. 24, comma 13), l'adeguamento automatico diverrà biennale (“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello [triennale, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale”), ma, appunto, è solo un'accelerazione del meccanismo deciso da SACCONI; e (iv) che la riforma Fornero ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo – introdotto dalla riforma Dini nel 1995 – a coloro che ne erano esclusi, cioè coloro che al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Pertanto, l’abolizione della riforma Fornero cambierebbe poco, in meglio, soltanto per le donne del settore privato (dipendenti e autonome) e, per contro, aumenterebbe di 6 mesi l’età di pensionamento degli autonomi (uomini e donne).

E, come si vede facilmente, la riforma SACCONI è molto più severa e incisiva della riforma Fornero, oggetti, del tutto ingiustificatamente, di damnatio memoriae la prima e di demonizzazione la seconda, alla quale, dai millanta ignoranti o in malafede, vengono attribuite tutte le misure della riforma SACCONI.


**********


Quello delle pensioni non è il solo caso di scuola di DISINFORMAZIONE generale, va aggiunto quello delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura e delle responsabilità della recessione.

In questo documento di 18 pagine ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti (anche sulle pensioni, in merito alle quali l’errore dei 67 anni entro il 2026 anziché 2021, riportato dall’ANSA e da tutti i media, ebbe un’influenza importante sulla sorte del governo Berlusconi), contro le bufale sul governo Berlusconi e il governo Monti propalate da sette anni, che hanno fatto quasi 60 milioni di vittime.

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


Lettera all’On. Carla Ruocco di M5S sulle sue fake news sulla riforma Fornero e sul Governo Monti




Pubblico la lettera che ho inviato il 25 gennaio scorso all’onorevole Carla Ruocco del M5S, dopo averla ascoltata alla trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora”. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Osservazioni sulle Sue fake news sulla riforma Fornero e il Governo Monti.

Da:  v

25/1/2018  23:51


Gentile On. Carla Ruocco,

L’ho ascoltata oggi pomeriggio alla trasmissione su Radio1 “Un giorno da pecora” e confesso che ne ho tratto quasi fino alla fine, al di là di qualche aspetto marginale, un’impressione positiva. Rovinata alla fine dai Suoi giudizi sulla riforma Fornero e sul governo Monti che avrebbe provocato un bagno di sangue.

Ne ho ricavato che: 1. È anche Lei vittima della DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni e sulle manovre correttive varate nella scorsa legislatura, che ha fatto quasi 60 milioni di vittime; e 2. Lei non ha letto l’email che recentemente ho inviato per competenza all’On. Laura Castelli, portavoce M5S, e p.c. a tutti i parlamentari M5S, tra cui Lei, che Le avrebbe evitato di diffondere le solite fake news propalate da 6 anni.[1]

InvitandoLa a recuperare l’email citata per un maggiore dettaglio sulle pensioni, aggiungo le seguenti osservazioni.


Pensioni

Dal 1992, infatti, le riforme delle pensioni, considerando un'unica riforma le norme emanate da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre che nel 2009, col DL 78/2009), sono state 7 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011).

La riforma delle pensioni Fornero è solo l’ultima delle sette e non la più severa. Ad essa vengono attribuite erroneamente o furbescamente (ad esempio dall’On. Matteo Salvini[2]) misure severe della riforma SACCONI, in particolare l’incisivo meccanismo dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, in realtà introdotto dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010.

Come Salvini, state proponendo che abolirete la riforma delle pensioni Fornero per ridurre l’età di pensionamento a 41 anni. Ma tolta la Fornero, rimane la SACCONI, che nel 2019 porterà l'età di pensionamento anticipata per gli uomini a 43 anni e 3 mesi e per le donne a 42 anni e 3 mesi, e dell’incremento dai 40 del 2010, soltanto 1 anno per gli uomini è dovuto alla riforma Fornero.

Stessa cosa per le pensioni di vecchiaia: 67 anni per tutti nel 2019 e poi via via a 70 e oltre, e la riforma Fornero ha solo (i) accelerato l’allineamento graduale delle donne del settore privato a tutti gli altri entro il 2018, già previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026 (2023,includendo l’adeguamento automatico); e (ii) reso biennale l’adeguamento automatico, a decorrere da quello successivo a quello (triennale) del 2019, cioè dal 2022 (DL 214/2011, art. 24, comma 13)


Manovre correttive

Basta riportare le cifre per poter dedurre che il Governo Monti, in un quasi equivalente lasso di tempo (1 anno e mezzo), ha varato solo il 19% dei 330 mld cumulati delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura, contro l’81% del Governo Berlusconi, ed è stato molto più equo (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF).[3]

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Spero di esserLe stato utile e che voglia contribuire in futuro a contrastare la vulgata imperante sia sulle pensioni che sulle manovre finanziarie della scorsa legislatura.

Cordiali saluti

V.

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Note:

[1] Lettera all’On. Laura Castelli, portavoce di M5S, sulle pensioni

[2] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

[3] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione



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Lettera all’On. Laura Castelli, portavoce di M5S, sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato qualche giorno fa all’On. Laura Castelli sulle pensioni, dopo avere scoperto che è la portavoce di M5S. Avevo già inviato per conoscenza a Luigi Di Maio le mie numerose recenti e-mail, ma evidentemente non le legge. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Per l'età a 41 anni, la riforma Fornero è un pessimo bersaglio.

Da:  v

16/01/2018  22:57


Gentile On. Laura Castelli,

Come Salvini, state proponendo che abolirete la riforma delle pensioni Fornero per ridurre l’età di pensionamento a 41 anni. Ma, tolta la Fornero, rimane la SACCONI, che ha portato l'età a 43 anni e 3 mesi dal 2019.

Dal 1992, infatti, le riforme delle pensioni, considerando un'unica riforma le norme emanate da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre che nel 2009, col DL 78/2009), sono state 7 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011).

Anche voi cascate nell’inganno di Salvini, la cui ossessione per la Fornero è finta, per nascondere la ben più severa riforma SACCONI, della quale vengono attribuite erroneamente e/o furbescamente da lui e da quasi tutti alla Fornero misure severe sia della riforma Dini (l’introduzione del metodo contributivo, ad eccezione di coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di contributi, ai quali la riforma Fornero lo ha esteso, pro-rata dall’1.1.2012) che della riforma SACCONI: l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni per tutti, tranne le lavoratrici private, alle quali ha poi provveduto Fornero, e, soprattutto, l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, in realtà introdotto dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, che porterà l’età a 67 anni nel 2019, e poi via via a 70 e oltre. La riforma Fornero lo ha reso biennale dal 2022, ma è solo un’accelerazione di un meccanismo preesistente, deciso da SACCONI, e comunque entrerà in vigore nel 2022, dopo il triennio (SACCONI) 2019-2021.

Do la situazione relativamente all’età di pensionamento vigente e ai suoi autori.

PENSIONI ANTICIPATE (ex anzianità)

L’età delle pensioni anticipate:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 2 anni e 10 mesi (da 40 anni a 42 anni e 10 mesi) e, di questi, 1 anno e 10 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI (da 40 a 41 anni + 1 mese se i requisiti maturano nel 2012 o 2 mesi se i requisiti maturano nel 2013 o 3 mesi se i requisiti maturano nel 2014 http://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Numero-30-settembre-2011.pdf) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI col comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010 http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=, e soltanto 1 anno alla riforma Fornero;

- delle donne, è aumentata di 1 anno e 10 mesi, da 40 a 41 anni nel 2010 (SACCONI) + 10 mesi a causa dell’adeguamento automatico introdotto da SACCONI, quindi l'incremento di 1 anno e 10 mesi è interamente dovuto a SACCONI.

Dal 2019:

- l'età di pensionamento degli uomini aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI e soltanto 1 anno a Fornero;

- l'età di pensionamento delle donne aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’incremento di 2 anni e 3 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI.

PENSIONI DI VECCHIAIA

L’età delle pensioni di vecchiaia:

- degli uomini, è aumentata dal 2010 finora di 1 anno e 7 mesi (da 65 a 66 anni e 7 mesi) e questo anno e 7 mesi in più sono dovuti quasi interamente alla riforma SACCONI (4 mesi in media alla riforma Damiano, L.247/07);

- delle donne del settore pubblico, è aumentata di botto di 6 anni e finora da 60 a 66 anni e 7 mesi, e i 6 anni e 7 mesi in più sono ascrivibili quasi interamente alla riforma SACCONI (tranne 4 mesi in media alla riforma Damiano);

- delle donne del settore privato, è aumentata da 60 a 66 anni e 7 mesi, e l’allineamento a tutti gli altri, previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026 (2023, includendo l'adeguamento automatico), è stato accelerato dalla riforma Fornero entro il 2018;

- degli uomini e delle donne autonomi, la riforma Fornero ha eliminato il disallineamento di 6 mesi in più rispetto agli altri, che era contemplato dalla riforma SACCONI.

Dal 2019:

- l’età di pensionamento di tutti aumenterà a 67 anni, e questo ulteriore incremento di 5 mesi è dovuto interamente all’adeguamento automatico previsto dalla riforma SACCONI.

Ne consegue, senza ombra di dubbio, (i) che – in barba ai millanta disinformatori che anche in questi giorni impazzano (è proprio il caso di dirlo) su tutti i media italiani, tra i quali spicca il bugiardo on. Salvini che la severa riforma SACCONI la votò e ne attribuisce tutte le colpe a Fornero - l’età di pensionamento è stata allungata molto più dalla riforma SACCONI che dalla riforma Fornero; (ii) che la professoressa Fornero è una coraggiosa millantatrice e (iii) che quasi 60 milioni di Italiani sono da anni disinformati dagli ignoranti delle norme pensionistiche e ingannati colpevolmente dagli esperti previdenziali bugiardi che ascrivono tutto alla riforma Fornero, obliterando la ben più severa riforma SACCONI.


Allego dei documenti che ho già inviato a Luigi Di Maio, assieme ad altre centinaia di destinatari, inclusi i media, pubblicati finora soltanto da Affari Italiani:


Pensioni: notizie false (fake news)


Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero


In questo documento di 18 pagine ho ricostruito la vicenda politico-economica della scorsa legislatura, dove forse troverà notizie e nessi sorprendenti, anche sulle pensioni:

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

Cordiali saluti

V.


Destinatari:


castelli_l@camera.it (M5S) su quota 41.




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M5S, dilettanti allo sbaraglio


Carlo Clericetti  -  18 DIC 2016

5Stelle e un mare di problemi


Come si usa dire, il pesce puzza dalla testa. Nonostante (a) tutte le buone intenzioni di questo mondo palesate dal loro leader, (b) la ventata di aria nuova in un campo appestato per 20 anni dall'incompetente e fuori di testa miliardario narciso e schizoide Berlusconi; e (c) il merito, tutto sommato, di aver irreggimentato nell'ambito politico potabile quote di elettori turpiloquenti e facile preda di imbonitori di destra, non ci voleva Einstein per dedurre che un movimento politico capeggiato da un buffone ignorante eterodiretto da un paranoico avrebbe dato cattiva prova di sé proprio per la drammatica inadeguatezza delle qualità degli stessi leader e - inevitabile corollario - dei criteri di selezione dei vari dirigenti politici di seconda e terza fascia. La politica è un’arte nobile e molto difficile, adatta a relativamente pochi. E tra questi pochi non tutti sono onesti e sono pochissimi quelli in grado di amministrare entità complesse, come le Regioni o grandi Comuni, per la cui bisogna va apprestata e diretta un’intera squadra (assessori e staff di primo livello) all’altezza del compito.

Per questi motivi, avevo visto con favore il parziale defilamento di Grillo, condizione necessaria, alla quale si era poi aggiunta la morte di Casaleggio, per agevolare l’emersione di figure più competenti e la ridefinizione delle regole statutarie, in primis il divieto di allearsi con chicchessia.

Purtroppo, i dirigenti di prima fascia (Di Maio, Di Battista, Fico, Taverna, Lombardi) mi sembrano drammaticamente inadeguati non soltanto a rivestire ruoli amministrativi diretti, ma, quel che è peggio, anche incapaci di coinvolgere e mantenere stabilmente figure esterne di qualità.

Il pesce, ripeto, puzza dalla testa: una leadership forte per un partito di massa che aspiri a ruoli di governo è fondamentale, la democraticità per un partito politico è una condizione necessaria (ma entro certi limiti formali, ché nella realtà nessun partito è davvero democratico) ed insufficiente, è dunque nella leadership attuale la chiave di volta per l’esito delle sorti di M5S.


PS: Segnalo questo articolo sullo stesso tema, ma molto più severo e drastico:

PERCHÉ VIRGINIA RAGGI DOVREBBE DIMETTERSI E GRILLO DOVREBBE SCIOGLIERE IL M5S

FABIO SALAMIDA  -  17 dicembre 2016


Appendice


... abbiamo letto l'articolo! (plurale maiestatico) ... e con ciò cosa ci svilupperebbe l'articolo!?

... solo un facile rimando a : e quelli prima della raggi cosa minkia avrebbero fatto per non far montare la sfiducia nelle istituzioni con la i maiuscola?

caro vmvinceskij il suo parrebbe un chiaro operar villano, roba da "spanocista"* , senza costrutto atto solo a indicar la busca e non la trave. Ne conviene!? 

Quale alternativa di gioco proporrebbe visto che è universalmente riconosciuto che è molto meglio criticare che fare?

* = raccogliere pannocchie da terra


• vmvinceskij 19 dicembre 2016 alle 14:27

@ thread (19 dicembre 2016 alle 12:12)
Le domande che terminano con un punto esclamativo sono un segno di prepotenza.
Che cos'è la "busca"?
Io sono molto pigro, ma sono concreto e pragmatico e quando devo fare qualcosa che mi intriga, soprattutto quando non è in gioco il denaro (che per me è sempre un elemento perturbatore), divento efficiente come un tedesco. Ma in questo caso io mi dichiaro inadeguato alla bisogna: primo, perché non sono un adepto del buffone ignorante; secondo, perché la questione è fuori dal mio controllo; terzo, perché sono un liberale-libertario e quindi rispettoso della libertà (lecita) altrui.
Sono, però, molto interessato all'evolversi della situazione di M5S, date le implicazioni future in termini di possibili alleanze, a condizione, come dicevo, che il buffone ignorante ed il suo nuovo socio provvedano a modificare il loro statuto, che le vieta.
Nutrendo, in ogni caso, - mi ripeto - qualche dubbio sulla effettiva volontà di M5S di voler perseguire obiettivi riformisti, il che in soldoni significa aumentare le tasse sui ricchi da investire in settori mirati (investimenti e welfare) e fare redistribuzione. E li nutro sulla base di una scelta concreta passata di M5S, cioè di espungere dalle coperture, nella seconda versione della loro proposta di legge sul reddito di cittadinanza, un'imposta patrimoniale, che invece era prevista nella prima versione.[
1 e 2] Ed è proprio sull'imposta patrimoniale sui ricchi (il decile o la metà del decile più ricco) che, secondo me, si parrà la nobilitade di un qualunque partito che si dichiari riformista. Vincendo le terribili resistenze "culturali" che allignano, non tanto nelle file dei ricchi - che è normale -, quanto nella maggioranza del popolo, che normale non è.
Rilevo, infatti, da diversi anni il paradosso (constatato recentemente in un suo articolo da Romano Prodi[*]) che sono i poveri ad opporsi autolesionisticamente ad una politica autenticamente riformista, o a sostenere, come scriveva Einstein nel suo carteggio con Freud, politiche che vanno contro il proprio interesse (cfr. "Perché la guerra?").
Questa renitenza culturale è, a ben vedere, insieme, lo specchio della natura profondamente conservatrice dell'elettorato italiano e il più grosso ostacolo alla sua maturazione in senso socialdemocratico (nella sua accezione europea, in particolare scandinava).
Vincesko

[*] I riformisti possono tornare a vincere solo se ritrovano le loro radici
L’onda anti-sistema – I riformisti ritrovino la bussola (e gli elettori)
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 11 dicembre 2016
http://www.romanoprodi.it/strillo/i-riformisti-possono-tornare-a-vincere-solo-se-ritrovano-le-loro-radici_13674.html

PS: Attenzione, sia il plurale maiestatico che i punti esclamativi incongrui sono un segno di debolezza...


Ho letto l'articolo, grazie! ... il relatore parla di radici appese al cielo... ... è chiara la sua visione figlia di un baden powell ormai datato.   ... il Professore non considera affatto che sia il singolo albero a immedesimarsi componente della foresta. Lui auspica la foresta coltivata ad arte non consapevole del significato di latitudine, per lui tutto fa brodo. Mi sembra semplifichi un po' troppo la complesità del sistema umano.

 ... per quanto riguarda il PS ... prenda nota di questo filmetto : Il 13° guerriero.

Come sempre devo ringraziare un mio amico... sempre un gallo dobbiamo! 


• vmvinceskij 19 dicembre 2016 alle 19:12

@ thread
Prego. Non bisognerebbe commettere l'errore di sottovalutare l'intelligenza altrui, soprattutto se si tratta di un docente universitario.
1. Ci sono - lo spiegava anche Adam Smith 250 anni fa - essenzialmente tre ideologie economiche: quella liberista, quella statalista e quella intermedia, cosiddetta mista. Tutte le altre sono derivazioni di queste.
2. Romano Prodi, come me, è per la terza, ormai obnubilata, obliterata quasi completamente dal quarantennio di esistenza dell'Unione europea a trazione ordoliberista (non tragga in inganno la dismissione dell'IRI, che fu una decisione politica italiana ed europea susseguente al Trattato di Maastricht, che l'allora tecnico Prodi eseguì[*]).
3. Quando si affronta, si analizza e si descrive un problema complesso, è buona norma "semplificarlo", tenendo beninteso sempre presente la sua complessità.
4. Soprattutto, non bisogna complicare le cose semplici. I ricchi ci sguazzano, nell’AMMUINA fatta dagli UTILI IDIOTI poveri che lo fanno gratis, la alimentano ad arte, ma di solito non ne hanno bisogno, ci pensano indefessamente già i poveri.
5. Ecco, questo è il succo che va estratto dal mio commento e dall’articolo del prof. Prodi, a cui eventualmente replicare: (a) la sinistra deve fare la sinistra, non copiare – come è successo negli ultimi 25 anni - la destra; e (b) i poveri devono smettere l’abitudine masochistica plurimillenaria di difendere l’interesse dei ricchi, e fare il loro, che CON-FLIG-GE con quello dei ricchi.
Il resto è noia intellettualistica ( =AMMUINA).
[*] Un’illustrazione molto critica di Nino Galloni
https://www.youtube.com/watch?v=GMY15_RRX4g
Vincesko


@ vmvinceskij 19 dicembre 2016 alle 19:12

non ho capito perchè m'hai fatto vedere quel video. E questo se puoi me lo devi spiegare.

Dal mio punto di vista, Nino Galloni non ha sbagliato una parola che sia una. 


NB: Ho evitato di replicare al “matto” thread.



Articoli collegati:


M5s in Ue divorzia da Ukip dopo Brexit: voto online a sorpresa per decidere alleanze. Salvini: "Che tristezza passare da barricate a poltrone"

Urne aperte senza preavviso oggi e due ore domani mattina. Grillo cambia rotta e spinge per i liberali dell'Alde. Parlamentari 5 stelle sorpresi: "Meglio soli che male accompagnati". I Verdi: "Con noi nessun accordo per le loro posizioni su immigrazione, integrazione europea e le relazioni con Casaleggio associati"

08 gennaio 2017


8 GENNAIO 2017

Giannini: "Grillo fa politica, novità eversiva per M5s"



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Riformismo vs liberismo


Salvare il liberismo dai liberisti (ideologici)

–di Carlo Calenda  -  20 dicembre 2016


Mi posso senz’altro sbagliare, ma constato che forse non è un caso che, eliminata (per il momento) la presenza ingombrante del liberista Renzi, sotto la cui Presidenza del Consiglio si è consumata la scelta poco lungimirante di far cadere la nostra strategica TELECOM dalla padella spagnola alla brace francese,[1] il ministro del MISE Carlo Calenda mostri una volontà interventista negli assetti dei cosiddetti campioni nazionali, come avviene, in grado ben maggiore, fin dalla nascita dell’Unione europea, in Francia o in Germania.


Ci sono - lo spiegava anche Adam Smith 250 anni fa - essenzialmente tre ideologie economiche: quella liberista, quella statalista e quella intermedia, cosiddetta mista. Tutte le altre sono derivazioni di queste.

Da riformista, io sono favorevole alla terza, che assegna allo Stato un compito di programmazione economica, ormai obnubilata, obliterata quasi completamente dal quarantennio di esistenza dell'Unione europea a trazione ordoliberista, interpretata dai nostri governanti in maniera ottusa ed autolesionistica, e perciò occorre fare i conti con la mentalità imperante che vede lo Stato quasi esclusivamente come un soggetto inefficiente e corrotto.


Anche il riformista Romano Prodi (non tragga in inganno la dismissione dell'IRI, che fu una decisione politica italiana ed europea susseguente al Trattato di Maastricht, che l'allora tecnico Prodi eseguì[2]) sostiene da molto tempo la necessità di una politica industriale nel quadro dell'attuazione di una politica economica autenticamente di sinistra. Vincendo le terribili resistenze "culturali" che allignano, non tanto nelle file dei ricchi - che è normale -, quanto nella maggioranza del popolo, che normale non è. Rilevo, infatti, da diversi anni il paradosso (constatato recentemente in un suo articolo proprio da Romano Prodi[3]) che sono i poveri ad opporsi autolesionisticamente ad una politica autenticamente riformista, o a sostenere, come scriveva Einstein nel suo carteggio con Freud, politiche che vanno contro il proprio interesse (cfr. "Perché la guerra?").[4]
Questa renitenza culturale è, a ben vedere, insieme, lo specchio della natura profondamente conservatrice dell'elettorato italiano e il più grosso ostacolo alla sua maturazione in senso socialdemocratico (nella sua accezione europea, in particolare scandinava).


Dei tre principali partiti (PD, M5S e FI), il PD (fusione di ex comunisti ed ex democristiani di sinistra), superata la torsione destrorsa impressa da Renzi, dovrebbe essere ascrivibile “naturalmente” al campo riformista. Per M5S, il discorso è più complesso. Io non voto per M5S, ma sono molto interessato all'evolversi della situazione di M5S, date le implicazioni future in termini di possibili alleanze, a condizione che il buffone ignorante ed il suo nuovo socio provvedano a modificare il loro statuto, che le vieta. Ma nutro, in ogni caso, qualche dubbio sulla effettiva volontà di M5S di voler perseguire obiettivi riformisti, il che in soldoni significa, da una parte, affermare il ruolo dello Stato in economia; e, dall'altra, aumentare le tasse sui ricchi da investire in settori mirati (investimenti e welfare) e fare redistribuzione. E li nutro sulla base di una scelta concreta passata di M5S, cioè di espungere dalle coperture, nella seconda versione della loro proposta di legge sul reddito di cittadinanza, un'imposta patrimoniale, che invece era prevista nella prima versione.[5] Ed è proprio sull'imposta patrimoniale sui ricchi (il decile o la metà del decile più ricco)anche per un fatto di semplice equità vista la loro scarsa partecipazione al mastodontico risanamento dei conti pubblici effettuato nella scorsa legislatura (4/5 da Berlusconi, pari a 267 mld cumulati, in maniera scandalosamente iniqua, ed 1/5 da Monti, pari a 63 mld, in modo più equo)che, secondo me, si parrà la nobilitade di un qualunque partito che si dichiari riformista.


In definitiva, il succo che va estratto dal mio commento e dall’articolo del prof. Prodi è il seguente: (a) la sinistra deve fare la sinistra, non copiare – come è successo negli ultimi 25 anni - la destra; e (b) i poveri devono smettere l’abitudine masochistica plurimillenaria di fare AMMUINA e di difendere l’interesse dei ricchi, e fare il loro, che CON-FLIG-GE con quello dei ricchi.


[1] Telecom


[2] Un’illustrazione molto critica di Nino Galloni


[3] I riformisti possono tornare a vincere solo se ritrovano le loro radici
L’onda anti-sistema – I riformisti ritrovino la bussola (e gli elettori)
Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 11 dicembre 2016
http://www.romanoprodi.it/strillo/i-riformisti-possono-tornare-a-vincere-solo-se-ritrovano-le-loro-radici_13674.html


[4] L’ammuina dei poveri e l’egoismo dei ricchi


[5] Reddito di cittadinanza, commento alla proposta di legge di M5S


Appendice


Prodi ha le sue idee, che di solito condivido. Fanno eccezione: (1) il giudizio molto positivo su Draghi (gli ho anche scritto e francamente ho trovato la sua risposta insoddisfacente) e (2) il sì al referendum costituzionale, ma su questo ha detto che la riforma faceva schifo ma che la votava per altri motivi (che ha spiegato).

Sulla questione dell’ingresso nell’Euro, ho trovato questa incoerenza tra quanto Prodi afferma sulla stupidità della regola del 3% (fissata dal Trattato di Maastricht, del febbraio 1992, assieme all’adozione dell’Euro come moneta unica, firmatario il ministro del Tesoro Guido Carli del VII Governo Andreotti) e l’accettazione dei Regolamenti 1466 e 1467 che rendono più stringente quella regola, approvati il 17 giugno del 1997 da parte del Ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi del I Governo Prodi (poi sostituiti, prima, dal Reg. 1175/2011 e, poi, nel 2012, dal fiscal compact). Vedi questa ricostruzione (severa e insinuante nei riguardi di Prodi):

L’ingresso dell’Italia nell’euro: è stato veramente un golpe?

04/11/2015 - Simone Nastasi

PS: Quando allego un documento, non vuol dire necessariamente che ne condivido le tesi.


La risposta, credo, la dà questo lungo e interessante documento di analisi dei due regolamenti e del fiscal compact, del Prof. Giuseppe Guarino, laddove scrive: “L’adesione al regolamento fu formalmente volontaria. Sostanzialmente, almeno per alcuni degli Stati membri, coatta. Ottenere consensi formalmente volontari, sostanzialmente coatti, è un metodo che anche in seguito sarebbe stato praticato”. (pag. 11)

NB: Al termine del par. 31, pag. 18, c’è un “non” di troppo. Al par. 72, “Gli obiettivi fondamentali sono enunciati all’art. 2, n. 3” va corretto in “art. 3, n. 3”.


Per chi vuole confrontare quanto scrive Giuseppe Guarino col testo del Trattato di Lisbona (TUE e TFUE), allego:

Trattato di Lisbona

Versione consolidata del trattato sull'Unione europea e del trattato sul funzionamento dell'Unione europea

Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (pubblicati on line il 27 febbraio 2013)


Segnalo, perché contiene considerazioni sulla politica monetaria della BCE:


Lectio magistralis in occasione del conferimento della Laurea honoris causa in Scienze Statistiche per le Decisioni

Università degli Studi di Napoli Federico II

Modelli e metodi quantitativi per le decisioni di politica monetaria: limiti e nuove prospettive

 Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia

Napoli, 19 dicembre 2016



Post e articolo collegati:


Bersani vs Renzi: economia mista o liberismo?


Il governo corre ai ripari: fermare i francesi con Telecom

Cdp nel capitale dell’azienda di Tlc per bloccarne la vendita a Orange e costringere il finanziere bretone a trattare su Mediaset e Generali

FRANCESCO BEI

Pubblicato il 23/12/2016



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Referendum costituzionale, il NO vince col 59% contro il 41% del SI’ e riapre i giochi politici


  

Dalle elezioni europee[1] non voto più PD. Io ho sostenuto il NO nel Referendum,[2] non solo per difendere la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza dalle grinfie dei miliardari, dei ricchi, dei media controllati dai predetti, dei conservatori potenti alla Juncker, dei reazionari potenti alla Schaeuble, nonché dei loro milioni di UTILI IDIOTI, come Renzi; ma anche per cacciare il contaballe seriale sleale e traditore del mandato elettorale Renzi, per sostituirlo con uno di sinistra riformista del PD (inclusi gli ex), tenendo conto del voto e del programma del 2013 (della sinistra riformista, fanno parte o facevano parte, ad esempio, Pier Luigi Bersani, Enrico Rossi, Alfredo D'Attorre).

Rammento un fatto che sembra essere dimenticato da quasi tutti: tutti i parlamentari del PD (maggioranza assoluta alla Camera e relativa al Senato), inclusi i renziani, alcuni dei quali inseriti addirittura nel listino bloccato di Bersani (Bonafè, Boschi, Bonifazi e Lotti),[3] sono stati eletti con Bersani segretario e candidato informale a PdC, in coalizione con SEL, PSI e Centro Democratico, col programma di Csx “Italia bene comune”. Renzi non era neppure candidato. 

Ora Renzi ha perso e si dimette; Napolitano, che rifiutò il mandato pieno a Bersani, non c'è più; nulla impedisce di rispettare il mandato elettorale, anzi sarebbe doveroso. 

Bersani rifiutò, per coerenza, l'alleanza col pregiudicato Berlusconi, non c'era ancora NCD, quindi anche nel Cdx il quadro è mutato. 

La non disponibilità di M5S era obbligata, determinata dal divieto statutario di allearsi con chicchessia; Grillo era eterodiretto da Casaleggio - contrario a qualunque alleanza -, che ora è morto; nulla dovrebbe impedire, tranne lo statuto, di mutare la strategia.

Premesso questo, dunque si riaprono i giochi, che possono sfociare in uno dei seguenti esiti (i nomi sono meramente indicativi): 

1. Nuovo PdC del PD diverso da Renzi che tenga anche conto dell'esito del referendum, stessa alleanza PD-NCD fino alla fine della legislatura. 

2. Nuovo PdC del PD diverso da Renzi (ad esempio, Enrico Rossi o D'Attorre, che ha espresso recentemente una critica ragionata severa verso gli squilibri strutturali dell'Euro[4]) e alleanza con M5S. 

3. Governo tecnico per approvare la legge elettorale ed elezioni politiche nel 2017.


Elemento importante da considerare è se Renzi rimane segretario del PD,[5] partito che conserva la maggioranza parlamentare. Io mi auguro che si dimetta anche da segretario.

Altro elemento da valutare è che M5S dovrebbe cercare un leader, anche esterno, un poco meglio del buffone ignorante Grillo. E, se non lo hanno ancora fatto, provvedere urgentemente a modificare il loro statuto, che vieta alleanze.

La politica è un mestiere nobile e difficile, bisogna esserci portati. E fare il PdC è come la Formula1, alla portata di pochissimi, capaci anche di fare una buona squadra.

I politici mediocri - vedete Berlusconi o Renzi - si scelgono immancabilmente collaboratori mediocri. La situazione dell'Italia è ancora difficile, non ce lo possiamo permettere.

In un’ipotesi ideale, essendo il galantuomo Bersani usurato, io tifo, come prima scelta, per Alfredo D’Attorre, anche per la sua consapevolezza della necessità di ridefinire i vincoli europei;[6] in subordine, in un’ipotesi più concreta, per Enrico Rossi.


[1] Analisi quali-quantitative/29 - Elezioni Europee 2014


[2] Referendum, vince il No con il 59%. Sì al 41%. Renzi si dimette. Affluenza al 68%

Domenica 4 Dicembre 2016 - Ultimo aggiornamento: 05-12-2016 07:41


[3] VERSO LE URNE. Liste Pd, Bersani fa la parte del leone

Roberta D'Angelo sabato 5 gennaio 2013


[4] Noi di sinistra dobbiamo chiedere scusa per l’euro

Alfredo D'Attorre

Il Fatto Quotidiano 26.10.'16


[5] PD, metamorfosi incipiente di un partito


[6] Unione Europea: rischio di disintegrazione, ma va salvata su nuove basi



Articoli collegati:


Risultati Referendum Costituzionale 2016

Riepilogo (Italia + estero)

Abitanti / Elettori: 65.138.790 / 50.773.284

63.169 sezioni su 63.169 (100%)

Ultimo aggiornamento: 05 dicembre 2016 ore 07:26

Sì 40,9%

13.432.208 voti

No 59,1%

19.419.507 voti


Schede bianche: 83.417

Schede nulle: 209.025

Schede contestate: 1.761

Affluenza: 65,5%

(a chiusura delle operazioni)


Analisi del voto
http://www.lastampa.it/2016/12/06/italia/speciali/referendum-2016/fuga-dai-partiti-i-pi-leali-sono-gli-elettori-ms-oCjo487rh17LysCUISmQAO/pagina.html 


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http://vincesko.blogspot.com/2016/12/referendum-costituzionale-il-no-vince.html  


Degli errori, della paura e della conservazione in un articolo sulle elezioni comunali 2016 a Roma


PERCHÉ A ROMA LO SFIDANTE DI VIRGINIA RAGGI HA PERSO COSÌ MALE

FABIO SALAMIDA  -  21 giugno 2016



Citazione1: “e no, non la chiamerò mai “sindaca” perché è orribile”.

Rifiuto… conservativo. Non c’è nessuna motivazione linguistica, ma solo culturale (http://www.accademiadellacrusca.it/it/tema-del-mese/infermiera-s-ingegnera).

Citazione2: “agevolate da quella follia che è il voto di preferenza, grande cancro della politica italiana e fonte costante di corruzione”.

Opinione… conservativa, basata sulla paura: a) la corruzione è consustanziale alla vita: b) le elezioni primarie sono basate sulla preferenza (rigorosamente al singolare, come sancì il referendum del 1991[1]); e c) sostanzialmente stessa cosa per le elezioni basate su collegi uninominali.

Citazione3: “Ignazio Marino, Stefano Esposito”.

Ne so poco, ma mi sembrano anch’essi dei giudizi… conservativi…[2] Certo, la responsabilità prevalente è della politica (per quel che fa o non fa in tema di famiglia, di scuola, di urbanistica), ma io ho abitato nelle periferie (a Napoli, ce ne sono anche al Centro), e francamente non assolverei le periferie, dove ci sono anche brave persone, ma dove spesso si annida il peggio del peggio.

Citazione4: “Qualcuno, tra cui il sottoscritto, in quelle ore faceva sommessamente notare che forse si sarebbe dovuto centrare di più la campagna sul candidato e sulle sue proposte”.

Completamente d’accordo. E’ un errore da dilettanti. Lo si insegna nei corsi di vendita per principianti. Peraltro il PD è recidivo (Bersani, lo smacchiatore di giaguari). [1]

Citazione5: “Ciliegina sulla torta, il call center improvvisato in diretta facebook con il Ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, per convincere gli indecisi”.

Me ne intendo un po’ e lo giudico l’errore più marchiano: la voce della Boschi (la voce è la spia fedele della personalità) è del tutto inadatta al telemarketing.[2]

Citazione6: “Roberto Giachetti, una persona per bene e forse non così empatica come qualcuno sperava”.

Empatico Giachetti? A me sembra un ossimoro.



[1] Referendum abrogativo del 1991 in Italia


[2] Ignazio Marino vs Matteo Renzi


L’errore del sindaco Ignazio Marino


[3] Matteo Richetti critica la gestione renziana del PD

PS: Per motivare il mio giudizio negativo su Stefano Di Traglia, do un'informazione tecnica. Un qualunque bravo venditore sa che una delle regole fondamentali della comunicazione di vendita è quello di non basare il messaggio sulle cattive qualità dei concorrenti (che anzi si consiglia di non menzionare neppure), ma esclusivamente sulle qualità del proprio prodotto-servizio. Il presentarsi di Bersani, quasi ossessivamente, come "smacchiatore del giaguaro" contraddice clamorosamente quella regola basilare. Ora, delle due l'una: o è stato l'esperto (fino a prova contraria) Di Traglia a suggerire a Bersani di caratterizzare in quel modo il suo messaggio di propaganda politico-elettorale, e quindi è stato lui il responsabile diretto del fallimento; o è stato l'ignorante (in senso tecnico) Bersani a intestardirsi a veicolare ostinatamente quel messaggio palesemente, almeno agli occhi di un esperto, sbagliato, ma anche in questo caso Di Traglia resta secondo me il responsabile del fallimento, poiché né ha persuaso Bersani a mutare la strategia comunicativa errata, né se ne è dissociato rassegnando le dimissioni. […]


[4] Maria Elena Boschi, analisi di una ministra mezza bugiarda



Articolo collegato:


DI BALLOTTAGGI E ALTRI DISASTRI

21 giugno 2016

http://www.glistatigenerali.com/partiti-politici/di-ballottaggi-e-altri-disastri/



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Elezioni europee 2014, tre ottime notizie

 

I dati di queste elezioni europee 2014 presentano, in Italia (e non solo), almeno per me, 3 ottime notizie: il PD ha vinto, M5S ha perso; la lista L'Altra Europa con Tsipras ha superato il quorum del 4%.

Io, riformista di sinistra da sempre, dopo 40 anni ho separato la mia strada dal PCI-PDS-DS-PD ed ho votato per L’Altra Europa, assieme agli "ottusi" (= intelligentoni) di estrema sinistra, mischiati, però, con ex comunisti diventati bravi amministratori pubblici pragmatici, come Nichi Vendola (SEL), e contaminati da persone intelligenti come Barbara Spinelli ed Ermanno Rea.

 

Ecco i dati definitivi (62.032 sezioni su 62.032):

 

Elezioni europee

Abitanti:  60.021.955
Elettori:  49.399.720
Affluenza: 58,7%
http://www.repubblica.it/static/speciale/2014/elezioni/europee/italia.html


Europee 2014 - ItaliaTUTTI IDATI
Fonte: Ministero dell'Interno
Aggiornamento: 11:09 del 26/05/14, sezioni 62003 su 62032
http://www.lastampa.it/_stc/europee_2014_2/browser/img/Seas/6-20140525000000-3456.png
Partito Democratico
40,81%   11.203.231 voti   31 seggi
http://www.lastampa.it/_stc/europee_2014_2/browser/img/Seas/6-20140525000000-3677.png
Movimento 5 Stelle Beppegrillo.It
21,15%   5.807.362 voti   17 seggi
http://www.lastampa.it/_stc/europee_2014_2/browser/img/Seas/6-20140525000000-1112.png
Forza Italia
16,81%   4.614.364 voti   13 seggi
http://www.lastampa.it/_stc/europee_2014_2/browser/img/Seas/6-20140525000000-11102.png
Lega Nord-Die Freiheitlichen-Basta €Uro
6,15%   1.688.197 voti    5 seggi  
http://www.lastampa.it/_stc/europee_2014_2/browser/img/Seas/6-20140525000000-11105.png
Nuovo Centro Destra - Udc
4,38%   1.202.350 voti   3 seggi
http://www.lastampa.it/_stc/europee_2014_2/browser/img/Seas/6-20140525000000-11104.png
L'altra Europa Con Tsipras
4,03%   1.108.457 voti   3 seggi
http://www.lastampa.it/_stc/europee_2014_2/browser/img/Seas/6-20140525000000-11111.png
Fratelli D'italia - Alleanza Nazionale
3,66%   1.006.513 voti
http://www.lastampa.it/_stc/europee_2014_2/browser/img/Seas/6-20140525000000-11118.png
Verdi Europei-Green Italia
0,91%   250.102 voti
http://www.lastampa.it/_stc/europee_2014_2/browser/img/Seas/6-20140525000000-11103.png
Scelta Europea
0,72%   197.942 voti
http://www.lastampa.it/_stc/europee_2014_2/browser/img/Seas/6-20140525000000-11100.png
Italia Dei Valori
0,66%   181.373 voti
http://www.lastampa.it/_stc/europee_2014_2/browser/img/Seas/6-20140525000000-250.png
Svp
0,50%   138.037 voti   1 seggio
http://www.lastampa.it/_stc/europee_2014_2/browser/img/Seas/6-20140525000000-11108.png
Io Cambio - Maie
0,18%   50.978 voti


Il nuovo parlamento europeo
http://www.repubblica.it/static/speciale/2014/elezioni/europee/riepilogo_europa2014.html 


 
Post e articolo collegati:

Più democrazia per più Europa
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2812094.html
 
Non è un paese per #noeuro
Pubblicato da keynesblog il 27 maggio 2014 in EconomiaEuropaibtItalia
http://keynesblog.com/2014/05/27/non-e-un-paese-per-noeuro/ 

Il ballista Andrea Scanzi

 
Le riforme di Renzi? Ecco perché sono una schifezza
di Andrea Scanzi
04 aprile 2014
http://www.sinistrainrete.info/index.php?option=com_content&view=article&id=3561:andrea-scanzi-le-riforme-di-renzi-ecco-perche-sono-una-schifezza&catid=82:politica-italiana&Itemid=58
 

 #2 Vincesko 2014-04-07 11:54

Non leggo"Il Fatto" da anni (per protesta, poiché è un covo di censori a senso unico), ma ascolto talvolta Andrea Scanzi a “8 e ½” su La7 ed ogni volta ho avuto la tentazione di scrivere alla brava Gruber che egli mi sembra un fazioso logorroico affetto da incontinenza verbale, al quale ben si applica il proverbio ebraico “Le mezze verità equivalgono a bugie intere”.

 

#3 palinuro 2014-04-07 15:36

Il commento di Vincesko (7 apr, ore 11:54), che accusa Andrea Scazi di cacoethes loquendi, a me sembra un bell'esempio di cacoethes scribendi.
Per carità, non si entri mai nel merito di ciò che si commenta!

("News is what someone doesn’t want you to know.
Everything else is advertising.")

 

#4 Vincesko 2014-04-07 19:52

@palinuro
Non sei molto logico, anche se fai sfoggio di termini… forbiti:
1) Cacoethes = desiderio insaziabile, mania; passione; cattiva abitudine
Quindi, che c’entro io con le “tue” cacoethes?
2) Non leggo “Il Fatto”, per principio (rileggi il mio commento precedente), quindi come faccio ad entrare… nel merito?
3) Oltre a incontinente verbale (che per solito è un indizio di qualche turba psichica), perché hai omesso di aggiungere che l’ho accusato di essere un ballista (che è anche peggio)? 

PS: Se ti degni di dare una scorsa al mio blog (con 445 mila letture), forse t’accorgi che la tua accusa di non entrare nel merito è sia gratuita, sia un indizio di proiezione.

 

Post collegato:

Il peccato originale di M5S
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2805791.html 


Trasmissione collegata:

Grillo-Pizzarotti, guerre stellari
11/04/2014
http://www.la7.it/otto-e-mezzo/rivedila7/otto-e-mezzo-11-04-2014-130020
 


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