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Le BUFALE dell’ex ministro dell’Economia dalla lingua biforcuta Giulio Tremonti





Giulio Tremonti conferma la mia antica accusa, oltre che di essere come ministro dell’Economia un esempio preclaro della validità del principio di Peter, di avere una lingua biforcuta; accusa rinnovata nel mio saggio sulla XVI legislatura: mentre, su richiesta del suo protettore Bossi, stornava decine di miliardi di fondi FAS dal Sud al Nord, diceva di essere filomeridionale perché aveva zie calabresi.


La settimana scorsa ha sparato due BUFALE gigantesche.

Prima BUFALA

Il 30 marzo scorsoa Radio Radicale, l’ex ministro dellEconomia del IV governo Berlusconi, Giulio Tremonti, oltre a dirsi ovviamente contrario all’imposta patrimoniale sui ricchi, ha accusato il governo Monti di aver causato l’austerità.

Lo trovo scandaloso. Si tratta di una BUFALA gigantesca. Una BUFALA propalata intenzionalmente.

Come è noto ai lettori di questo blog, l’importo totale delle manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi-Tremonti, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), è stato ben il quadruplo di quelle del governo Monti, come risulta dalla sintesi dei loro valori:


Riepilogo delle manovre correttive XVI legislatura (valori cumulati)

- Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%)

- Governo Monti 63,2 mld (19,2%)

Totale 329,5 mld (100,0%)

Il governo Berlusconi-Tremonti è stato molto più iniquo del governo Monti e perciò ancor più recessivo. Il fiscalista dei ricchi Tremonti arrivò a tagliare dell’87% la spesa sociale dei Comuni e delle Regioni, destinata ai poveri. Mentre sbagliò apposta il contributo di solidarietà sui redditi e sulle pensioni elevati per farlo poi dichiarare incostituzionale.

Il governo Monti fu molto più equo: v. IMU, patrimonialina sui depositi, TTF e modifica dell’iniqua clausola di salvaguardia tremontiana.

Le misure strutturali (cioè permanenti) valgono tuttora.

Seconda BUFALA

Naturalmente il fiscalista dei ricchi, il sunnominato milionario Tremonti, per difendere i suoi soldi, prefigura disastri e arriva a scrivere sul Corriere della Sera: “E’ da escludere in radice l’introduzione di un’imposta patrimoniale che, per effetto del suo prelievo, dirottando verso lo Stato capitali attualmente depositati o investiti in banche e assicurazioni, le farebbe fallire, così creando un disastro ancora peggiore di quello che si vorrebbe evitare”. Si badi che sui conti bancari e postali sono depositati 1.300 miliardi.

E propone: “In alternativa rispetto all’imposta patrimoniale, rispetto alla troika, rispetto alle perdite in linea capitale che ovunque e comunque sarebbero generate da una crisi così determinata, si lancia un “piano di difesa e ricostruzione nazionale”. “Un piano basato sull’emissione di titoli pubblici a lunghissima scadenza, con rendimenti moderati, ma sicuri e fissi, garantito dal sottostante patrimonio della Repubblica (per cui si può e si deve introdurre un regime speciale, anche urbanistico), titoli assistiti, come in un tempo che è stato felice, da questa formula: “esenti da ogni imposta presente e futura”.

E conclude da vero patriota: “E’ essenziale che tutti insieme e ora più che mai si abbia una proiezione patriottica, comunitaria e sociale”.

Risata oceanica.



Post collegato:

Il Sig. Giulio T. ed il principio di Peter/9/IRI

Nel post/1, ho scritto della sua “pulsione bulimica (potente quasi come quella del suo Capo S.B.) - che nel caso di Tremonti è forse riconducibile al c.d. istinto di proprietà... che caratterizza i bambini fino a 5 anni di età” e concludevo così: “Speriamo di evitare che al "matto" S.B. possa eventualmente subentrare un altro "matto" (beninteso: "Sarà pazzia, ma non manca di logica", Amleto), fors'ancora più incompetente e dannoso”. Quanto tempo deve ancora passare e quanti danni deve ancora arrecare quest’incompetente al popolo italiano ed alle classi medio-basse (lavoratori, precari, pensionati, disoccupati, inattivi, invalidi, altre categorie a rischio, poveri) prima che riusciamo a mandarlo via, assieme al suo sodale, ancor più incompetente e bulimico, S.B.? 



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Lettera: Le BUFALE di UniBocconi-Il Mulino sulla Riforma delle pensioni Fornero e su Monti




Lettera: Le BUFALE di UniBocconi-Il Mulino sulla Riforma delle pensioni Fornero e su Monti.

martedì 11 febbraio 2020 - 18:55


ALLA C.A. DEL DIRETTORE EDITORIALE ANDREA ANGIOLINI

CC: PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI LAVORO E POLITICHE SOCIALI, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI ECONOMIA E FINANZE, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, COMMISSIONI FINANZE CAMERA E SENATO, SEN. MARIO MONTI, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO, PROF.SSA ELSA FORNERO, MEF, RGS, DIR. GEN. PREVIDENZA, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI, ALTRI, PROF. VINCENZO GALASSO


Un anno fa, Vi proposi la pubblicazione del mio modestissimo saggio LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO, che, al di là di ogni ragionevole dubbio, al capitolo 1 fa chiarezza sulla BUFALA (mondiale) relativa al Governo Monti; al capitolo 2 sulla BUFALA (mondiale) relativa alla Riforma Fornero; e al capitolo 3 sulla BUFALA (mondiale) relativa agli obiettivi e ai poteri-doveri statutari della BCE. La mia richiesta non fu accolta. Forse per limiti stilistici del mio libro, in parte voluti e mantenuti (l’ho appena revisionato), dato il suo carattere di libro-diario-denuncia. Ma, spero, non per il contenuto, che è oggettivamente straordinario, letteralmente eccezionale, considerato che vittime delle tre BUFALE sono 60 milioni di Italiani, inclusi gli esperti e i docenti universitari di Economia o Lavoro e Previdenza, oltre all’estero, inclusi OCSE, FMI e premi Nobel di Economia. Un vero caso di scuola.

In questo documento di Unibocconi sulle pensioni (l’autore dovrebbe essere Vincenzo Galasso, con S. Patriarca), tratto da un libro pubblicato da Voi de Il Mulino nel 2018, (i) viene ascritto al Governo Monti l’inizio del percorso del consolidamento fiscale (PRIMA PIU’ GRANDE BUFALA), e (ii) non viene mai menzionata la severa Riforma Sacconi e, quel che più rileva, quasi tutte le sue misure (escluso l’adeguamento alla speranza di vita) vengono attribuite – come peraltro fanno TUTTI - alla Riforma Fornero (SECONDA PIU’ GRANDE BUFALA). Esso è un compendio esemplificativo della DISINFORMAZIONE (mondiale) sui due temi, che io contrasto da quasi un decennio. E Voi lo avete pubblicato. Se Vi può consolare, questo infortunio editoriale Vi accomuna a tutte le altre case editrici che hanno pubblicato libri sullo stesso tema.

Come scrivo nel mio saggio “A mio giudizio, formulato su base empirica, la materia pensionistica va distinta in due branche: (i) la legislazione e (ii) la spesa. Se è relativamente facile, per un docente universitario o un giornalista, analizzare e scrivere della spesa pensionistica, quasi nessuno si sobbarca al gravoso lavoro di studiare la complessa normativa pensionistica. Ma, ciononostante, tutti si sentono in grado di trattarla”.

Ho diviso il documento in parti e a ciascuna ho aggiunto il mio commento critico, con i riferimenti legislativi. Vi prego di considerare che la fonte principale per il mio saggio (relativamente a Le Prime Due Più Grandi Bufale), oltre alla normativa, sono stati gli ottimi e dettagliati dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato).


XIII.

Le pensioni


Nel 2009, il governo Berlusconi ha introdotto un meccanismo automatico di incremento dell’età di pensionamento (rivisto poi nel 2010) in relazione agli incrementi della speranza di vita, che ha prodotto, nei fatti, un aumento di 12 mesi nell’accesso alla pensione.

Vero. Dalla Riforma SACCONI, col DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente col DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) col DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati tre scatti: 3 mesi nel 2013, +4 nel 2016, +5 nel 2019 = 1 anno, portando l’età di pensionamento a 67 anni per tutti dal 1.1.2019.


In questo processo «bipartisan», iniziato con governi tecnici

Sì, Amato, 1992, e Dini, 1995, ma prevalentemente di Centrosinistra.


e proseguito dal centro-destra

No, dal Centrosinistra (Prodi, 1997); poi dal Centrodestra (Maroni, 2004); e successivamente dal Centrosinistra (Damiano, 2007). Quindi, fino al 2007, l’apporto riformatore prevalente è stato acquisito con il voto parlamentare del centrosinistra.


si innesta la riforma Fornero-Monti del 2011, resasi necessaria per porre il paese sul sentiero del consolidamento fiscale e del rientro del debito pubblico.

Triplamente falso. (i) Ha saltato la ben più severa Riforma SACCONI, le cui misure, infatti, vengono erroneamente attribuite alla Riforma Fornero (Seconda Più Grande Bufala). (ii) Il pesante consolidamento fiscale era stato già attuato, per 4/5, in maniera scandalosamente iniqua, dal Governo Berlusconi (2008-2011); il Governo Monti ha soltanto completato l’opera nella misura di 1/5 (Prima Più Grande Bufala). E (iii) il risparmio al 2060 (delle 4 riforme dal 2004, stimato da RGS in 1.000 mld) della Riforma SACCONI è (forse) quasi il doppio di quello della Riforma Fornero.


L’Unione europea, nell’estate del 2011, aveva auspicato un significativo intervento in materia previdenziale, volto ad aumentare i requisiti minimi di accesso, nel caso di pensionamento anticipato, e l’età minima, nel caso di pensionamento di vecchiaia.

Falso. La prima manovra correttiva, dopo la crisi della Grecia, è stata il DL 78 del 31.05.2010, e il primo “significativo intervento in materia previdenziale”, su richiesta dell’UE, è stato la severa Riforma SACCONI (DL 78/2010, art. 12). Poi, modificata e integrata dal DL 98 del 6.07.2011, art. 18, e, dopo la famosa e irrituale lettera del 5.08.2011 della BCE, dal DL 138 del 13.08.2011, art. 1, commi da 20 a 23.


Con l’intervento del 2011, l’età di pensionamento di vecchiaia per gli uomini è stata immediatamente alzata a 66 anni.

Falso. Era stata già alzata a 66 anni o 66 anni e mezzo dalla Riforma SACCONI un anno e mezzo prima, mediante la “finestra” mobile (differimento dell’erogazione), di 12 mesi per i dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi, che incorporava la “finestra” fissa mediamente di 4 mesi della Riforma Damiano (L. 24.12.2007, n. 247); Riforma Sacconi: DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università). La Riforma Fornero si è limitata, opportunamente, ad abolire la “finestra” (L. 214/2011, art. 24, comma 5), uniformata a 12 mesi per gli autonomi (quindi ridotta di 6 mesi), e contestualmente ad incorporarla nell’età base, sia per la vecchiaia (comma 6) che per l’anticipata (comma 10). Segnalo che, al riguardo, posso anche fornire la mia… testimonianza diretta, essendo stato una delle vittime dell’allungamento deciso da SACCONI il 31 maggio 2010 con la “finestra”; e aggiungo che la stessa professoressa Fornero lamenta nel suo libro del 2018 (pubblicato da Università Bocconi Editore), e da me analizzato criticamente nel mio saggio, l’errata attribuzione a lei.


mentre per le donne è aumentata in maniera rilevante per allinearsi a quella degli uomini nel 2018 (66 anni e sette mesi).

Falso per 3/4. Aveva già provveduto la Riforma SACCONI, sia per le dipendenti pubbliche: da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, a seguito della sentenza della Corte di Giustizia UE del 2008 (DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 12-sexies), più «finestra» di 12 mesi; sia per le donne del settore privato: da 60 a 65 anni, più «finestra» di 12 o 18 mesi, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita); accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018 (L. 214/2011, art. 24, comma 6);


L’indicizzazione dell’età di pensionamento alla speranza di vita [e dei coefficienti di trasformazione, ndr] è stata resa biennale.

Vero, ma relativamente a “Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”, cioè a decorrere dal 2022, anche se il Ragioniere Generale dello Stato, di concerto con la Direttrice Generale Previdenza, ha interpretato la norma in maniera manifestamente errata (L. 214/2011, art. 24, comma 13). Gliel’ho contestato per iscritto due volte, inviandola p.c. anche al PdR. In merito, ho ricevuto, in data 5 marzo 2019, la risposta del Segretariato Gen. del Quirinale, che ha ritenuto fondate le mie osservazioni critiche e le ha inoltrate al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Ma i due alti dirigenti hanno ripetuto la loro interpretazione manifestamente errata nel loro decreto direttoriale del 5 novembre 2019. Ho scritto loro una terza lettera (pec).  Ho in corso da quasi 3 mesi un’interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza, ma il funzionario delegato per la risposta, che ha trovato anch’egli fondate le mie osservazioni critiche, purtroppo è stato assente. Gli ho ritelefonato in data odierna, mi ha detto che la risposta era alla firma; poi, sentito il suo superiore, mi ha dato una risposta surreale: la sua direzione non può rispondere ad un privato cittadino e di rivolgermi all’INPS. Gli ho replicato che non ho titoli per rivolgermi all’INPS, perché sono già in pensione, mentre l’errata interpretazione (inizio della decorrenza della periodicità biennale ed esclusione, dal calcolo, delle diminuzioni della speranza di vita) impatterà negativamente sui pensionati futuri; e gli ho ribadito che le mie osservazioni erano state giudicate fondate dal Quirinale, che le aveva inoltrate, nel marzo 2019, al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (Ministro Di Maio). Inutilmente. E poi ho riferito alla segretaria della Direttrice Gen., dottoressa Ferrari (destinataria p.c. anche di questa lettera), lesito e che, essendo l’errore ripetuto in tutte le leggi promulgate in materia pensionistica, incluse le leggi di bilancio, non ho altra strada che l’invio di un’altra lettera pec, questa volta direttamente al Presidente della Repubblica, per informarlo della risposta, e chiedergli anche di sollecitare un Comitato di studio contro queste tre BUFALE mondiali, alimentate da tutti e oggetto quotidiano degli articoli e dei dibattiti dei media. Comunque, che burocrazia, abbiamo! Somiglia a quella russa di Gogol.


ed è stato introdotto un limite minimo di 67 anni per il 2021.

La cosiddetta clausola di salvaguardia (DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, comma 9) è affatto superflua, poiché a 67 anni si è già arrivati nel 2019, per effetto della Riforma SACCONI (adeguamento alla speranza di vita). E i lavoratori autonomi (maschi) vi si erano già avvicinati nel 2010 con 66 anni e 6 mesi dall’1.1.2011.


Ma la riforma ha aumentato sostanzialmente soprattutto i requisiti per accedere alle pensioni di anzianità, alzando il limite a 42 anni di contributi (41 per le donne).

Falso in gran parte. Relativamente alla pensione anticipata, dei 2 anni e 10 mesi di aumento per gli uomini (dai 40 anni nel 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma Sacconi, 1 anno e 7 mesi alla Riforma Fornero (più la riduzione di 6 mesi per gli autonomi); dell’anno e 10 mesi per le donne, 1 anno e 3 mesi sono stati decisi dalla Riforma Sacconi (DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, comma 2 per la “finestra” di 12 o 18 mesi; DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter (+ 1 mese per chi matura il diritto nel 2012, + 2 mesi per chi lo matura nel 2013, + 3 mesi per chi matura il diritto nel 2014), soltanto 7 mesi dalla Riforma Fornero (più la riduzione di 6 mesi per le autonome); l’effetto combinato delle due misure della Riforma SACCONI ha portato l’età di pensionamento di anzianità (o anticipata) a 41 anni e 3 mesi per i dipendenti o 41 anni e 9 mesi per gli autonomi, poi ridotti a 41 anni e 3 mesi dalla Riforma Fornero, sia per gli uomini che per le donne.


Inoltre il calcolo contributivo è stato esteso pro-quota ai lavoratori di tutti i regimi.

Vero, ma questa – detto in generale - è forse la BUFALA più clamorosa diffusa da tutti sulla Riforma Fornero (ché avrebbe salvato i conti pensionistici), poiché i lavoratori interessati dalla misura (cioè coloro che avendo, al 31.12.1995, almeno 18 anni di contributi furono esclusi dalla stessa Riforma Dini) sono tutti relativamente anziani e ormai tutti o quasi tutti già in pensione. Infatti, il pro-quota contributivo – come risulta già dalla relazione tecnica del 2011 - ha dato un risparmio molto esiguo, pari ad appena 200 milioni a regime (2018), destinato a sparire a brevissimo.


Per il sistema contributivo, si è ripristinata una fascia di flessibilità in uscita a partire dai 63 anni, ma solo per i lavoratori con una pensione superiore a circa 1.400 euro. Per l’accesso alle pensioni di vecchiaia a 66 anni (nel 2011) sono stati richiesti 20 anni di contributi ed una pensione di importo superiore ad 1,5 volte la prestazione minima; in caso contrario, l’età di pensionamento sale a 70 anni.


Tutti i limiti di età sono legati alla speranza di vita e quindi già dal 2019 l’età di pensionamento di vecchiaia sarà di 67 anni e l’anzianità contributiva per accedere alle pensioni di anzianità sarà di 43 anni e tre mesi per gli uomini (42 e due mesi per le donne). Malgrado questa lunga stagione di riforme, il dualismo tra pensioni di anzianità e vecchiaia persiste. Delle quasi 233 mila pensioni erogate nel 2016, più della metà rimangono pensioni di anzianità di un importo medio pari a 1.890 euro, erogate a lavoratori con un’età media di 60 anni e mezzo, contro pensioni di vecchiaia con un importo medio di soli 725 euro erogate a lavoratori con un’età media di 66 anni e mezzo. 155 Ma forse il dato che più esprime questo dualismo è la differenza tra la spesa in pensioni di anzianità e vecchiaia. Negli ultimi 20 anni, a fronte di un numero quasi uguale di nuove pensioni di anzianità e vecchiaia (3 milioni e mezzo per ogni tipologia), la spesa è stata di 64 miliardi di euro per le pensioni di anzianità e di 25 miliardi di euro per quelle di vecchiaia.

Strano, no, che la Riforma Fornero, decisa per ridurre le pensioni anticipate (ex anzianità), adempiendo la richiesta della famosa lettera del 5.08.2011 della BCE, abbia prodotto l’effetto contrario? Ed invece è una logica conseguenza dell’inasprimento del limite di età del pensionamento di vecchiaia a 67 anni (e poi oltre), benchmark in UE (e in parte del pensionamento anticipato, sul quale ci sono le pressioni maggiori di modifica, si veda, ad esempio, Quota100 o il congelamento fino al 2026 dell’adeguamento alla speranza di vita o l’invocata Quota41, impossibile da ottenere senza modificare anche la Riforma SACCONI). Inasprimento deciso dalla ben più severa Riforma SACCONI.

In conclusione, rilevo che la spesa pensionistica italiana – la seconda più alta in ambito OCSE – include 90 miliardi di voci spurie: 10-15 mld di TFR; 20-25 mld di assistenza; e, soprattutto, 58 mld di imposte (le più alte in ambito OCSE), pari al 3,3% del Pil, che sono una partita di giro e perciò hanno un impatto nullo sulla spesa, come è confermato dall’ammontare netto di 183 mld pagato dall’INPS nel 2018; al netto, il rapporto spesa pensionistica/Pil scende al 10,5%, ben lontano dal 15-16% ufficiale.

Cordiali saluti,

Lettera a Limes sulla grave carenza di un suo articolo sulla caduta del IV Governo Berlusconi




Lettera a Limes sulla carenza di un suo articolo sulla caduta del IV Governo Berlusconi

v

19/12/2019 13:55

A limes@limesonline.comcopia carloclerix@gmail.com 


Egr. Direttore Caracciolo,

Ho letto soltanto oggi, per caso, l’articolo a firma di Andrea Muratore Il triplice fuoco contro l’Italia: così fu fatto cadere Berlusconi del 25.12.2018.

L’articolo cita come fonte ed analizza quattro libri. Tutti senza dubbio utili ed interessanti. Ma temo ne manchi uno, se non fondamentale, almeno necessario a comprendere a fondo ciò che successe nel 2011. Quello che riporta le CIFRE. Carenza che emerge chiaramente dall’articolo. Mi riferisco in particolare a due punti. Il primo è dove l’autore scrive: «Sul fronte finanziario, la manovra accerchiante per costringere l’Italia ad accettare una manovra di “lacrime e sangue” e, in prospettiva, l’intervento della Troika.»

Il secondo: «il presidente della Repubblica, negando l’uso del decreto per l’approvazione della manovra economica che doveva tranquillizzare la Ue, mandò Berlusconi disarmato al G20 di Cannes del 3 novembre.»

Sono affermazioni del tutto infondate, smentite dai dati ufficiali (la mia fonte principale è il Servizio Studi della Camera dei Deputati). Berlusconi aveva già fatto un mastodontico consolidamento fiscale, che infatti si riflette nei commenti positivi citati, direttamente o indirettamente, nell’articolo. Dal maggio 2010 all’agosto 2011, il Governo Berlusconi aveva già approvato ben tre manovre correttive “lacrime e sangue”, per un importo complessivo di 209 miliardi cumulati, a valere per il quadriennio 2011-14 (ma le misure strutturali valgono tuttora), così costituiti:

  • DL 78 del 31.05.2010, di 62 mld cumulati 2011-13 (la prima manovra correttiva, dopo la crisi della Grecia);
  • DL 98 del 6.07.2011, di 82 mld cumulati, per il quadriennio 2011-14;
  • DL 138 del 13.08.2011, di 65 mld cumulati, per il quadriennio 2011-14 (dopo la famosa lettera del 5.08.2011 della BCE; un’analoga lettera fu inviata alla Spagna, ma il premier Zapatero la chiuse in un cassetto e ne rivelò l’esistenza solo 2 anni dopo nel suo libro “El dilema”).

Nessuna delle persone citate nell’articolo (Ricolfi, che è menzionato nel mio libro come uno dei 40 esempi di vittime illustri della Prima Bufala, vedi appresso, Zapatero, Geithner, Friedman e Napoletano) conosceva almeno fino al 2015 tali cifre. Come, peraltro, quasi nessuno dei 60 milioni di Italiani, inclusi i docenti di Economia, oltre all’estero. Poche decine di persone le conoscevano, quasi tutti funzionari pubblici nel 2011 (non quelli di adesso). Tra questi c’è Renato Brunetta, che fu uno dei protagonisti della vicenda, che le ha riportate in vari suoi scritti. Purtroppo ha un difetto: la sua verità è a geometria variabile, a seconda della convenienza, ed ha un pessimo rapporto con Monti, per cui incoerentemente gli imputa la recessione, pur avendo Monti varato soltanto il 19% del valore totale delle manovre (330 mld).

La defenestrazione di Berlusconi non dipese dai numeri, né dalla sua renitenza ad adempiere le prescrizioni dell’UE (Commissione, Consiglio e BCE). Egli ubbidì in quasi tutto. Il “quasi” dipese esclusivamente dal veto, per motivi elettorali (prevedeva nuove elezioni a breve), del ministro leghista Bossi in tema di pensioni.

In sintesi, si può dire paradossalmente che Berlusconi è stato una vittima, oltre che del duo Sarkozy-Merkel, del suo potentissimo sistema (dis)informativo, che propalava e ancora propala la BUFALA cosmica che non ha mai messo le mani nelle tasche degli Italiani (e che le pensioni le ha toccate severamente Fornero).

Le accludo, qui sotto, il paragrafo 4 del mio saggio sulla XVI legislatura “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO”, dove ho anche analizzato criticamente sia il libro di Brunetta che quello di Napoletano.

La prefazione del mio saggio è di Carlo Clericetti, che conosce bene il mio lungo impegno solitario di divulgazione e controinformazione sulle cifre delle manovre correttive della XVI legislatura e sulle riforme delle pensioni Sacconi e Fornero.

Cordiali saluti,

V.


PS: Chiedo scusa per il passato, in futuro aggiungerò Limes tra i media destinatari delle mie periodiche lettere “circolari” di controinformazione.

4.   Il «golpe»

Il Consiglio europeo del 23-26 ottobre 2011, con l’irrisione pubblica di Silvio Berlusconi da parte del presidente francese e della cancelliera tedesca davanti ai media di tutto il mondo, chiuse il periodo cruciale per la sopravvivenza del Governo Berlusconi, cominciato con l’arrivo della lettera della BCE. Che a sua volta chiuse il primo periodo dell’attacco all’Italia da parte della speculazione mondiale, innescata, come abbiamo visto, dalla Deutsche Bank,[22] con la vendita, nel corso del secondo trimestre 2011, di quasi tutti i titoli sovrani italiani che deteneva in portafoglio. Ed allora vediamo come si è svolta l’importante vicenda di questa famosa lettera.

Il contenuto della lettera della BCE del 5 agosto 2011[55] – racconta l’On. Brunetta nel suo libro citato (pag. 19) - fu anticipato informalmente il 4 agosto al Governo, proprio nella persona del ministro Brunetta, da Mario Draghi (governatore della Banca d’Italia e presidente nominato della BCE dal Consiglio Europeo del 23-24 giugno 2011, dal 1° novembre successivo). Prima tramite il professore e senatore Nicola Rossi (del Partito Democratico) e poi in un colloquio telefonico con il PdC Berlusconi e lo stesso Brunetta. Il quale poi, su richiesta di Draghi, incontrò Daniele Franco (allora della Banca d’Italia, ora Ragioniere Generale dello Stato) che stava lavorando alla redazione della lettera, ibidem, pag. 38. Brunetta ne riassume così lo scopo:

«la Banca centrale europea avrebbe continuato ad acquistare sul mercato i nostri titoli, quindi raffreddando l’incendio speculativo esploso improvvisamente in pochi giorni, e senza che cambiasse alcun dato reale, solo e unicamente se noi avessimo dato delle risposte aggiuntive in termini di politica economica, di rigore e di riforme.»

E poi, a pag. 39, traduce il nocciolo delle richieste:

«Il punto centrale è proprio quello: l’anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al 2013 e la richiesta di una serie di riforme strutturali.»


Riguardo a tale importante lettera va evidenziato - come un anno fa ha rammentato l’ex ministro Giulio Tremonti[63] - quanto segue:

(i) il Governatore di Bankitalia Draghi, nelle Considerazioni finali del 31 maggio 2011[64] - cioè appena due mesi prima - aveva, invece, approvato la decisione del pareggio di bilancio nel 2014 («Appropriati sono l’obiettivo di pareggio del bilancio nel 2014 e l’intenzione di anticipare a giugno la definizione della manovra correttiva per il 2013-14.») e

(ii) il Consiglio Europeo del 21 luglio 2011, nel comunicato finale,[65] aveva confermato tale giudizio positivo («In questo contesto, accogliamo con favore il pacchetto di misure di bilancio recentemente presentato dal Governo italiano, che gli consentirà di portare il disavanzo al di sotto del 3% nel 2012 e di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014.» (DL 98 del 6.7.2011, di 82 miliardi cumulati);

(iii) la stampa internazionale e, soprattutto, la cancelliera tedesca Angela Merkel avevano manifestato il loro apprezzamento («Merkel: la manovra italiana va bene»[66]);

(iv) Tremonti deduce a ragione: «Ciò premesso è evidente come solo in malafede si possa pensare che i conti pubblici di un grande paese possano virare dal bene al male… in soli 15 giorni!»; e

(v) conclude, a ragione: «Come puoi fare riforme e sviluppo se parallelamente devi condurre una [terza!, ndr] selvaggia manovra di bilancio [e la precedente – di ben 82 miliardi cumulati - di appena 38 giorni prima, ndr]».

Proprio per questo, risulta improvvida o segno di estrema debolezza (tertium non datur) la decisione del governo Berlusconi di adempiere immediatamente i diktat della BCE, anziché rispedirli al mittente, in tutto o almeno in parte.

Come infatti fece l’altro destinatario di una lettera analoga, il primo ministro spagnolo José Luis Zapatero, che decise di non darvi seguito e la chiuse in un cassetto - forse anche perché si approssimavano le elezioni da lui anticipate di sei mesi rispetto alla scadenza naturale, alle quali aveva già deciso e comunicato di non ricandidarsi - e rivelò l’esistenza della lettera soltanto nel suo libro autobiografico del 2013 «El Dilema: 600 días de vértigo».[67][68] Le elezioni furono poi vinte dal leader del Partito Popolare, Mariano Rayoj, il quale per ottenere l’aiuto finanziario dell’UE, inclusa l’Italia, per far fronte alla grave crisi delle banche spagnole adempì tutte le prescrizioni della BCE, ricevendo in cambio dalla Commissione la «licenza» di violare il limite del 3 per cento del deficit/Pil per altri sei anni.

Per un Governo coeso e credibile c’è sempre un margine negoziale, a fortiori in questo caso in cui c’è un ribaltamento in pochi giorni del giudizio sui conti pubblici, già oggetto di due pesanti manovre correttive: il DL 78/2010 (62 miliardi) e il DL 98/2011 (82 miliardi), per ben 144 miliardi cumulati.[28] Ma il Governo Berlusconi-Tremonti non era né coeso – minato internamente dal forte dissidio tra il PdC e il ministro dell’Economia - né credibile, era retto da un leader ormai screditato a livello interno e internazionale, incapace caratterialmente di prenderne atto e comportarsi di conseguenza, poggiava su una alleanza politica e una maggioranza parlamentare che cominciavano a sgretolarsi, bersagliato da tutte le parti,[69] e per giunta – essendo incline a mentire e disinformare sistematicamente - ubbidiva facendo mostra di opporsi, togliendo efficacia a ciò che deliberava e ricevendone in cambio nulla, anzi maggiore austerità.

Poi, ad avvalorare quasi inconsapevolmente la contraddittorietà del comportamento del duo Berlusconi-Tremonti,

(vi) Giulio Tremonti, due anni dopo, parlerà di golpe,[70] motivando la grave accusa così: «la Bce non solo imponeva l’anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al '13, ma anche l’obiettivo di un fabbisogno netto dell’1% nel 2012. La Troika in confronto si è poi rivelata flessibile e lungimirante. Una doppia e contemporanea richiesta di questo tipo non è mai stata avanzata, né realizzata nella storia finanziaria europea»; e

(vii) il ministro Bossi, il 6 agosto, ne attestava il carattere di do ut des,[71] che in quella situazione (resa) drammatica aveva l’amaro sapore di un ricatto: «Tutti hanno paura che i titoli di stato si trasformino in carta straccia, ma facendo il pareggio di bilancio un anno prima, la Bce ci ha garantito che da lunedì ce li comprerà: quindi per noi è una soluzione, una garanzia».

Come confermerà l’ex ministro Brunetta nel suo libro citato (pag. 38). Il quale giustamente aggiunge che «un monito di quel tipo [è] incongruo rispetto al ruolo della BCE» (pag. 45) (ma – aggiungo io - è molto più che incongruo, è in palese violazione del proprio statuto derivato dai Trattati - si veda il capitolo 3 -, tant’è che l’UE protestò per avere il Governo italiano resa pubblica la lettera). Scrive Brunetta, additando la stampa di sinistra (ibidem, pag. 52):

«Predisponiamo una nuova manovra al fine di attuare le richieste della lettera.

Il 13 agosto 2011 si parte con la manovra correttiva che, nonostante le origini e le turbolenze di quelle settimane, si rivelerà tra le migliori mai poste in essere. Il suo ammontare è di 65 miliardi, di cui il 64% ricavato da tagli, il 32% da maggiori entrate e il 4% dedicati allo sviluppo.

Draghi mantiene le promesse, e la BCE compra 16 miliardi di titoli di Stato italiani sul mercato secondario.

Ma qui si palesa il lavorio dei nemici interni, una sorta di contro manovra, per annullarne gli effetti positivi. La Stampa di sinistra inizia a parlare di «Berlusconi trick».

Come dire: ehi, attenti cari speculatori, qui c’è roba buona per voi. Berlusconi finge. Fa un decreto di carta che non realizzerà mai. Intanto ottiene aiuti dalla BCE, la Commissione europea smette di guardare l’Italia in cagnesco, e Berlusconi ne approfitta per far ridurre artificialmente lo spread, con annunci farlocchi.

Piccolo ma sentito mea culpa. A questo disegno nefasto giovarono di certo i mal di pancia della nostra maggioranza, che impedivano sguardi lungimiranti e costringevano a frenate, a detti e contraddetti. Soprattutto con il principale partner di governo e di maggioranza: la Lega di Bossi (e Tremonti).

Per cui una manovra travagliata, ma assolutamente di entità corretta, bene impostata, finì per essere guardata torvamente anche nel nostro ambito.

Logico che una manovra aggiuntiva di quel tipo non poteva non destare grandi tensioni all’interno della maggioranza. Difficile spiegare la necessità di ulteriori sacrifici, di fare un altro buco alla cinghia, per imprese e famiglie che stavano per esaurire le riserve di grasso accumulate dalla nostra educazione di risparmiatori.

Tutto questo creò confusione attorno alla manovra, la quale confusione depresse il valore della manovra stessa, fornendo ulteriori argomenti alla favola, assolutamente ingiustificata, del Berlusconi trick. Cioè del dire senza fare, ma nel frattempo incassare. I fatti dicono tutt’altro.»


Giustappongo, sulle medesime manovre correttive di luglio e agosto, il giudizio negativo dell’allora direttore del Sole 24 ore, Roberto Napoletano, che certamente non è ascrivibile alla sinistra ed ebbe un peso nella vicenda con i suoi editoriali (prendo le citazioni dal suo libro «Il cigno nero e il cavaliere bianco», altro libro che ho apposta acquistato e letto per questa occasione). Egli vi scrive varie inesattezze, che attestano che non conosce la normativa pensionistica (si veda il capitolo 2), né bene le manovre correttive. Dato il suo ruolo di direttore del principale giornale economico italiano, vale la pena di esaminarne e commentarne criticamente qualcuna come ulteriore prova documentale paradigmatica dell’ignoranza generale sia in tema di manovre correttive (Prima Più Grande Bufala), sia in tema di pensioni (Seconda Più Grande Bufala), sia in tema di poteri-doveri della BCE (Terza Più Grande Bufala).

  1. «L’insieme delle misure «vale» 40 miliardi.» (Posizione kindle: 237).

Un anno dopo, Il Sole 24 ore scrive in un lungo e dettagliato articolo[28] che il totale della prima, pesantissima, manovra estiva (DL 98/2011) è pari a 80 mld cumulati per il quadriennio 2011-2014. Ma, in effetti, le misure strutturali (cioè permanenti) valgono tuttora.

  1. «unicamente sulla carta, poiché il decreto appena varato ne assicura solo 25,3. Altri 16,9 miliardi nel biennio 2013-2014 dovranno essere recuperati attraverso il gettito (ipotetico) atteso dal disegno di legge delega in materia fiscale e assistenziale, il cui iter di approvazione si presenta peraltro alquanto incerto.» (Posizione kindle: 237).

I 25,3 miliardi si sommano ai 62 miliardi cumulati del DL 78/2010 e sono integrati, appunto, dalla c.d. «clausola di salvaguardia» introdotta proprio dalla manovra di luglio 2011 (DL 98/2011, L. 111/2011, art. 40, e anticipandola col DL 138/2011) per apprestare la copertura all’anticipazione del pareggio di bilancio dal 2014 al 2013 chiesto dalla lettera del 5.08.2011 della BCE al Governo; clausola di salvaguardia, modificata dal Governo Monti, che ci trasciniamo da allora e che ogni anno riceve una regolare copertura temporanea.

  1. «La manovra non convince i mercati» (Posizione kindle: 239).

La manovra – come abbiamo visto - è giudicata positivamente dal Consiglio Europeo e dalla cancelliera Merkel, poi nel giro di 15 giorni tutto cambia. I cosiddetti mercati hanno scommesso sulla rottura dell’Euro; l’Italia, dopo l’attacco alla Grecia, all’Irlanda, al Portogallo e alla Spagna, è considerato il grimaldello. Nulla potrà il «salvatore» Monti, durante il cui governo, nel 2012, dopo un iniziale calo, lo spread BTP-Bund tornerà pericolosamente sopra i 500 punti base. Fino al decisivo «whatever it takes» di Draghi del 26 luglio 2012.

  1. «Si arriva alla vigilia di Ferragosto e il governo Berlusconi è costretto a varare un secondo intervento correttivo sotto dettatura della BCE (la famosa lettera) e di Bruxelles; ma la polpa (pensioni e lavoro) non c’è.» (Posizione kindle: 241).

Per le pensioni (si veda il capitolo 2), manca solo il completamento, come peraltro chiede la lettera della BCE del 5.08.2011, l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni nel 2021 è benchmark, ma tutto è sporcato e depotenziato dall’errore nella prima lettera di risposta (2026 in luogo di 2021) e soprattutto dalla credibilità prossima allo zero del PdC Berlusconi, che aveva scatenato la speculazione finanziaria mondiale contro l’Italia e favorito il complotto sui generis ai suoi danni.

  1. «Al punto che, poi, lo stesso Weidmann riconoscerà a Draghi il coraggio di avere scelto la politica monetaria espansiva.» (Posizione kindle: 314).

Certo, ma per l’Italia con ben sei anni di ritardo rispetto alla Federal Reserve USA (FED) e alla Banca d’Inghilterra (BoE) e gravi conseguenze economiche-sociali!, proprio a causa dell’opposizione soprattutto di Weidmann (si veda anche il capitolo 3).

  1. «All’Italia, grande malato d’Europa» (Posizione kindle: 320).

Falso, in base ai fondamentali. L’unico un po’ malato, secondo sua moglie, nonché il ministro Tremonti (cfr. i libri citati di Brunetta e Napoletano, si veda anche appresso), pare fosse il PdC Berlusconi.

Come ho già scritto, sulla base di un’analisi approfondita dei provvedimenti (vedi appresso il sottoparagrafo 5.3), per non parlare del giudizio di poi, il giudizio più congruo è quello di Brunetta; mentre quello di Napoletano, in linea con ciò che il suo giornale scrive a ridosso del varo della manovra, è contraddetto da articoli successivi del suo giornale, durante la sua direzione (si veda, tra gli altri, l’articolo alla nota 28).

Dopo nove giorni dall’approvazione della seconda manovra estiva, la BCE iniziava gli acquisti di titoli pubblici italiani (si veda il cap. 3).



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Lettera ai Senatori Mario Monti e Matteo Renzi sulle loro notizie false sulle misure varate e la colpa della recessione





Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa ai Senatori Mario Monti e Matteo Renzi dopo aver letto le notizie di stampa sulla loro diatriba sulle misure varate e la colpa della recessione. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera ai Senatori Mario Monti e Matteo Renzi sulle loro notizie false su chi ha causato la recessione

Da: v

18/6/2019 15:15

A  mario.monti@senato.it,   matteo.renzi@senato.it     e altri 48+650


ALLA C.A. DEI SENATORI MARIO MONTI E MATTEO RENZI

CC: PARLAMENTARI, MEDIA, UNIVERSITA’, ALTRI


Egr. Sen. Monti, Egr. Sen. Renzi,

Apprendo dalle notizie di stampa le Vostre accuse reciproche su chi abbia varato le misure peggiori e causato la recessione.

Francamente, permettetemi di osservare che la Vostra mi sembra una bella gara di ignoranza dei dati e delle correlazioni.

Infatti, anche Voi, come quasi tutti, ignorate che la depressione economica italiana è stata (in buona parte) causata dal governo Berlusconi-Bossi-Tremonti-Fini e di conseguenza non potete capire appieno né le responsabilità né i nessi causali.


Traggo dal capitolo 1 del mio libro “LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO, le cui fonti sono Il Sole 24 ore, la CGIA di Mestre, l’ISTAT e i dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato) e dove sono riportati un centinaio di esempi davvero clamorosi di vittime della Prima o della Seconda o della Terza Più Grande Bufala:

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Come potete facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, Berlusconi ha battuto Monti per 4 a 1 (ancor di più in termini di iniquità).

E, come risulta dalla tabella n. 3, il grosso si concentrò dal maggio 2010 (dopo la crisi del debito greco, secondo Romano Prodi gestita malissimo, per colpa soprattutto della Germania) al dicembre 2011.

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

36

12.131

25.068

  25.033

-

  62.268

22,8

DL98/2011

-

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

-

732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

36

14.971

53.343

  79.298

61.795

 209.443

76,7

DL201/2011

-

-

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

-

-

     603

        16

       27

       646

  0,2

Tot.Gov.M.

-

-

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

36

14.971

74.189

    100.633

83.254

  273.083

100,0

  %

-

5,5

      27,2

      36,9

      30,5

100,0


*Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

Tali manovre furono in buona parte imposte dalla Commissione Europea e dalla BCE (v. la famosa, irrituale, abnorme lettera del 5.8.2011, con prescrizioni dettagliate in contropartita dell’acquisto di titoli di Stato nell’ambito del programma SMP per raffreddare lo spread, ma del tutto insufficienti). Dai dati dei Servizi Studi del Parlamento si ricava che il Governo Berlusconi ha dovuto varare in poco più di un anno manovre per ben 209 mld cumulati per il triennio o quadriennio successivo (ma le misure strutturali vigono tuttora), mentre il Governo Monti ne ha varato per “appena” 63 mld cumulati.


A questo, aggiungo che quasi nessuno sa che la riforma delle pensioni SACCONI, votata dal centrodestra nel 2010 e 2011, inclusa la Lega Nord, è molto più severa della riforma Fornero.

In particolare, sono ascrivibili alla riforma Sacconi (anche se vengono attribuiti erroneamente alla riforma Fornero praticamente da tutti, inclusi gli esperti, docenti universitari e, talvolta, Istituzioni come RGS, INPS e UPB) il pensionamento di vecchiaia a 67 anni e l’adeguamento dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, nonché il doppio del risparmio al 2060 rispetto alla riforma Fornero.


Poi la potentissima propaganda berlusconiana e del centrodestra ha addossato tutta la colpa sui cattivissimi Monti e Fornero - che hanno contribuito con le loro oggettive millanterie - e alimentato due BUFALE che hanno fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero.

Il Governo Monti fu molto più equo del Governo Berlusconi (v. IMU, patrimonialina sui depositi, TTF, oltre alla modifica della clausola di salvaguardia tremontiana recata dal DL 98/2011, mentre il Governo Berlusconi addirittura tagliò, anche, dell’87% la spesa sociale dei Comuni e delle Regioni destinata ai poveri). Uno dei meriti maggiori del Governo Monti fu la reintroduzione dell’IMU sulla casa principale (4 mld), che per due terzi fu pagata dai ricchi e dai benestanti ed il cui costo consuntivo pro capite smentì il piagnisteo generale  (secondo il MEF, 225€ il gravame medio annuo e l’85% dei contribuenti ha pagato meno di 400€).

Gli esodati, frutto soprattutto di un errore di stima della burocrazia (RGS e INPS) e di carenze nella rilevazione degli accordi di uscita dal lavoro, dopo l’ottava salvaguardia (le maglie sono state man mano ampliate), sono stati 153.389, di cui 10.000 sono di SACCONI (L. 122/2010, art. 12, comma 6), ma vengono anch’essi attribuiti a Fornero.

Anche l’accettazione del fiscal compact, contrariamente a ciò che generalmente si sostiene, non è opera di Monti ma di Berlusconi, che lo negoziò e lo sottoscrisse nel Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011. Infatti, il relativo DdL costituzionale fu presentato dal governo Berlusconi nel mese di settembre 2011. Poi votato e introdotto in Costituzione nel 2012 durante il governo Monti, col voto favorevole di PDL, PD, Scelta Civica e Lega Nord.

Una delle colpe maggiori del Governo Renzi fu la completa abolizione dell’IMU sulla casa principale (le c.d. case di lusso, sempre sbandierate dagli abolizionisti come esempio di equità, in una prima versione della legge anch’esse esenti!, erano appena 74.430 su un totale di 34.435.196), che causò un buco di bilancio coperto dalla fiscalità generale e quindi anche dagli affittuari a basso reddito. Esempio preclaro di come dare ai ricchi togliendo ai poveri, in barba al principio contenuto nell’art. 53 della Costituzione. E’ importante anche rilevare che le famiglie in casa di proprietà non sono né il 90 né l’80% - come in generale si sostiene - ma il 73% ed in alcune Regioni (come la Campania) intorno al 60%; e che gli alloggi pubblici popolari e ultrapopolari censiti dall’Agenzia delle Entrate, spesso fatiscenti, sono appena 589.969, pari all’1,7 per cento del totale degli immobili residenziali, contro il 10, 20, 30 per cento di altri Paesi UE; tale numero si è dimezzato rispetto a dieci anni fa, a seguito della loro vendita. Poi ci si scandalizza della guerra tra poveri dell’occupazione abusiva delle case popolari, mentre bisognerebbe scandalizzarsi per l’estrema penuria di alloggi pubblici e sollecitare vigorosamente un corposo piano pluriennale di case popolari di qualità, da finanziare in parte con la reintroduzione dell’imposta sulla casa principale, in particolare dei ricchi e dei benestanti (2,7 miliardi).


Il Governo Renzi ha potuto beneficiare del mastodontico risanamento dei conti pubblici operato nella XVI legislatura (anche grazie alle due severe riforme delle pensioni SACCONI e Fornero), che ha anche contribuito a rendere possibile una politica monetaria finalmente espansiva da parte della BCE (che per anni aveva violato il proprio statuto), con un effetto positivo sui tassi d’interesse e la correlata spesa per interessi, scesa in media di 15 mld annui rispetto al picco di 86 mld del 2012.

Spero di esserVi stato utile.

Cordiali saluti,

V.



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Le fake news di Byoblu su Mario Monti




Ho incrociato qualche giorno fa per caso questo video di Byoblu, sedicente video blog di controinformazione, di Claudio Messora, intitolato È VERO CHE MARIO MONTI HA SALVATO L'ITALIA? - Alessandro Greco, in cui vengono esposti correttamente i dati, si smonta giustamente la millanteria di Monti che abbia salvato l’Italia dal default (millanteria che io denuncio dal 2012, cfr. terzo commento, nota 3, e l'Appendice, in particolare il commento ribadito con l’e-mail a Raffaella Cascioli del quotidiano Europa), ma si trae una conclusione errata: che la recessione l’abbia causata Monti, che è del tutto infondata, si veda il mio post, riportato nel primo commento, L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione), dove ho anche raccontato, per quanto riguarda le fonti, che “Non ho ricavato le cifre dalle relazioni tecniche delle leggi, ma seguivo attentamente gli sviluppi normativi ed ho fatto semplicemente la somma degli ammontari delle manovre ricavandoli, come un qualsiasi lettore o telespettatore, dai media […] poi ho letto e utilizzato come fonte l’articolo citato del Sole 24 ore con i valori cumulati […] confermate, successivamente, da un’analisi della CGIA di Mestre (qui la tabella riepilogativa delle cifre), che forse è precedente all’articolo del Sole 24 ore. Il tutto poi è stato confermato e arricchito da questa analisi dell’ISTAT del 2014: I CONTI PUBBLICI NEGLI ANNI DELLA CRISI - POLITICHE FISCALI E REDISTRIBUZIONE.

Poiché seguii passo passo, da semplice lettore ed osservatore, ciò che successe legislativamente nelle questioni economiche nella XVI legislatura e faccio su di esso controinformazione dal 2010, cercando di informare correttamente il maggior numero possibile tra i 60 milioni di vittime della DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra (che è ovviamente una fatica di Sisifo), scoperto che il video era del giorno prima, ho ritenuto opportuno partecipare alla discussione che si è sviluppata in calce, di un livello medio davvero mediocre e in massima parte consentanea e perfino fideistica con le tesi del video, pubblicando una serie nutrita di commenti. Ne riporto qui solo tre. Faccio rilevare che Claudio Messora ha risposto soltanto ad uno, il secondo, dove l’ho accusato di diffondere fake news sull’intervista di Monti alla CNN, in cui lo stesso Monti si accusò di avere “distrutto la domanda interna”, ma… Accusa rilanciata strumentalmente, e lavorando di forbici, oltre che da tutti i media di destra, non solo da Byoblu ma da tutta la galassia dei No-Euro, sia di destra che di estrema sinistra (ad esempio Sollevazione), che del gruppo di persone – economisti e vari - gravitanti attorno al blog Scenari Economici, che è uno dei blog più diffusi, ma che non si perita di propalare bufale, sui quali ho ingaggiato vari duelli dialettici sul tema con propalatori indefessi ed ostinati di fake news, su Monti (Prodi,[i] ecc.), troncati dalla censura o, in parte o in toto, censurati successivamente[ii] (si veda anche un unico esempio, tra i tanti, riportato nell’appendice).


[i] Dialogo con un intelligentone di estrema sinistra su Prodi (e l’Euro) troncato dalla censura

[ii] Dialogo acceso sulla paranoia verso Monti, l’UE e l’Euro



***


Primo commento

Anche Alessandro Greco - come Byoblu, al quale credo di avere già scritto - è vittima della potentissima DISINFORMAZIONE  berlusconiana e del centrodestra. 1. E' vero che Monti non ha salvato l'Italia (questo io lo scrivevo nel 2012[1]). 2. E' altresì vero che non l'ha salvata perché non c'era nulla da salvare. 3. Tuttavia, ciò che sia Alessandro Greco che Byoblu ignorano, come 60 milioni di Italiani, inclusi - pare - tutti i professori di Economia[1], oltre all'estero, è che a salvare l'Italia e a causare la recessione è stato Berlusconi,  in maniera scandalosamente iniqua, e quindi con effetti ancor più recessivi, varando manovre correttive per un importo cumulato di 267 mld, contro "appena" 63 di Monti, molto più equo (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF).[2] Cioè Berlusconi batte Monti 4 a 1. Un discorso analogo vale per la riforma delle pensioni Fornero rispetto alla ben più severa riforma SACCONI, i cui risparmi di spesa (la grandissima parte di 700 mld) cifrano quasi il doppio della riforma Fornero (350 mld originari, scesi a 280 dopo i vari interventi legislativi successivi).[3]


[1] Anche gli economisti sono stati vittime del pifferaio magico Berlusconi

 [2] Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

 [3] Lettera n. 2 alla Professoressa Elsa Fornero sulla disinformazione mondiale sulla riforma Fornero


Secondo commento

Dorimant Heathen

C'è un errore: o si dice "We HAVE actually destroyed" oppure "We are actually DESTROYING". Non so se l'errore è di Monti stesso o un refuso di chi ha riportato la citazione.?


Vincesko M. Vinceskij

In realtà è una fake news, diffusa anche da Byoblu (al quale ho già scritto tempo fa), poiché, se ascolti l'intervista intera, è vero che Monti dice che hanno distrutto la domanda interna (non intenzionalmente, poiché il suo programma è la famigerata lettera del 5/8/2011 della BCE, in contropartita degli acquisti di titoli di Stato italiani da parte della BCE, come peraltro era già successo con Berlusconi, bloccato però dal veto di Bossi per quanto concerne il COMPLETAMENTO della riforma delle pensioni), ma continua chiedendo una speculare politica espansiva dell’Europa, confidando ingenuamente – e perciò colpevolmente - nella generosità degli ottusi ed egoisti Tedeschi.


byoblu

Fake news un paio di balle. Ha distrutto la domanda interna scientemente e consapevolmente. E lo dice. Punto. Lo sappiamo tutti quello che voleva fare; ma sfortunatamente non ci è riuscito. Quindi alla fine ha distrutto la domanda interna e fine. Se voleva qualcosa in cambio dall'Europa, prima se la faceva dare, e poi distruggeva... Ma poi... ce l'ha chiesto, se volevamo portare i nostri salari al livello di quelli dell'Europa dell'Est per compiacere l'idea di Europa della Trilaterale, con l'Italia a fare la manodopera di basso livello???


Vincesko M. Vinceskij

Mi spiace, tu diffondi fake news, o per ignoranza o per malafede (decidi tu), visto che 1. non sei neppure in grado di capire un'intervista chiarissima, di cui tu furbescamente riporti solo una frase, interpretandola per giunta "stupidamente" come farebbe un computer; e 2. soprattutto, non sei in grado di capire che 63 mld è solo il 19,2% del totale delle manovre finanziarie varate nella XVI legislatura, peraltro molto più equi (vedi IMU, patrimonialina sui depositi e TTF) e considerando la polpetta avvelenata dei 20 mld della clausola di salvaguardia lasciatagli in eredità da Tremonti. PS: E non mi parlare degli esodati, ché - scommetto - tu non sai neppure quanti sono, quale ne è stata la causa, ecc. PPS: Perché tu e l'intervistato non rispondete al mio commento qui sotto con i dati, ché avete fatto un'analisi monca e, soprattutto, errata per quanto concerne i nessi causali??


Terzo commento

Pubblico anche qui la mia lunga, articolata e circostanziata risposta a 1965Cataldo (e Byoblu).

1965Cataldo, Fesseria cosmica. Mi scuso anticipatamente per la lunghezza, ma è necessario per fornire le prove documentali. Ripeto per l'ennesima volta: il video dà una spiegazione per metà vera (dicendo cose che io scrivo - pressoché inascoltato[1] - dal 2012[2]) e per META' FALSA. La metà falsa riguarda la responsabilità della recessione, imputata a Monti, che ha varato soltanto il 19,2% del totale di 330mld cumulati delle manovre finanziarie, contro l'80,8% di Berlusconi, ed è stato molto più equo (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF).

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

Infine, debbo aggiungere che io considero Monti (e la Fornero) un millantatore. L'ho scritto nel 2012, quando era sulla cresta dell'onda e ad entrambi direttamente.[3]


PS: Ti faccio notare che Messora, pur avendolo io sollecitato, si guarda bene dal rispondermi sulle CIFRE, ignorate da (quasi) TUTTI, inclusi lui e i docenti di Economia.

_____________________


Note:

[1] cclericetti 22 maggio 2018 alle 12:37

Caro Vincesco, anche se non c'entra con l'argomento di oggi volevo segnalarle uno studio fatto dall'economista Massimo D'Antoni su quello che lei sostiene da anni, è cioè che la maggior parte delle misure di austerità sono frutto dei governi Berlusconi e non di Monti. Lo trova qui: http://www.ragionidiscambio.it/posts/2018/04/non-solo-Monti.html


Le mie risposte, evidenzianti che il prof. D'Antoni è uno dei destinatari delle mie lettere circolari:


[2] a. Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti


b. da magnagrecia inviato il 21/6/2012 alle 1:49

“E questa criminalità finanziaria sarebbe messa in un angolo da un’Europa forte e coesa”

E soprattutto da misure concrete.

Ri-osservo che, in Italia, il grosso del lavoro sporco lo ha già fatto Berlusconi (Tremonti), varando in un anno e mezzo, a partire dalla crisi greca dell’aprile 2010, manovre finanziarie per un ammontare complessivo di 200 mld, addossandone il grosso sul ceto medio-basso e persino sui poveri. Un’ulteriore parte la sta facendo Monti. Ma il prossimo governo di centrosinistra dovrà completare l’opera, avendo come stella polare la giustizia sociale. [...]


c. da magnagrecia inviato il 12/5/2012 alle 12:14

Tre osservazioni fattuali:

1) Importi delle manovre ed Equità. Il governo Monti ha varato una manovra di circa 30 mld lordi (10 sono stati “restituiti”) ed è stato più equo del precedente governo distribuendo i sacrifici su TUTTI gli Italiani (infatti ora si lamentano tutti). Manca solo un’imposta patrimoniale sui grandi patrimoni.

Il governo Berlusconi ha varato manovre per 200 mld in un anno e mezzo (a partire dalla crisi greca dell’aprile 2010), addossandone il grosso sui ceti più deboli, senza voce o con una voce flebile per le orecchie crudeli dei Tremonti e dei Sacconi, e persino sui poveri, avendo tagliata del 90% la spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (disabili, disoccupati, anziani, minorenni a rischio, ragazze-madri, matti, ex drogati, ex carcerati, LSU, ecc.); ha tagliato della metà la spesa per il personale precario della pubblica amministrazione, congelato gli stipendi pubblici e procrastinato di 12 mesi l’erogazione della pensione, anche per i 65enni inattivi (a reddito zero). Senza toccare (tranne per il ripristino delle norme antievasione fiscale che aveva subito abrogato nel 2008) tutti i redditi privati, inclusi quelli dei miliardari e quelli dei giornalisti (i vari Belpietro, Sechi, Porro, Bechis, coadiuvati persino da alcuni di sinistra come Mineo e Menichini, scatenarono una vera e propria canea contro il contributo straordinario di solidarietà sui redditi maggiori di 90 mila €, che avrebbe colpito le loro tasche, ed infatti. a differenza dei poveri cristi che non hanno santi in paradiso, colpiti ferocemente dai vari provvedimenti di risanamento, ottennero che la soglia di reddito venisse elevata a 300 mila €).

2) Disinformazione. Quello italiano è un popolo di allocchi, che quasi sempre si ferma alla superficie. Il governo Berlusconi-Tremonti-Sacconi era maestro di DISINFORMAZIONE (menzogne, reticenze, ribaltamento della verità). Sacconi e Tremonti non a caso capeggiavano la classifica dei ministri per gradimento degli Italiani con oltre il 60%. Il governo Monti (forse) dice persino troppo (in particolare alcuni ministri…). Non conta balle. E non scalda i cuori (Placebo di Peter: Un grammo di immagine vale più di un chilo di fatti). [...]


[3] a. [...] Il premier Monti, professore universitario, non è un’eccezione. Ma quello che mi colpisce di più di lui, persona seria e sincera, è la – come dire? – debolezza di attribuirsi come Capo dell'attuale governo, con grande improntitudine, meriti che oggettivamente travalicano quelli suoi.

Per il risanamento dei conti: i 4/5 li aveva già realizzati Berlusconi.

Per il livello dello spread: come non era colpa di Monti, nei mesi scorsi, o di Berlusconi, dopo le sue 2 manovre correttive del 2011 (80+60 mld), così non è merito ora di Monti.

Il Prof. Mario Monti, il millantatore


b. Lettera al Prof. Sen. Mario Monti sulle manovre correttive, le pensioni e lo statuto della BCE


c. Lettera n. 2 alla Professoressa Elsa Fornero sulla disinformazione mondiale sulla riforma Fornero

(in essa, è linkata la lettera n. 1).



Appendice


EURO CRISIS gennaio 12, 2016 posted by Maurizio Gustinicchi

MONTI AL CORSERA: MI SONO SACRIFICATO IO, AL POSTO DELLA TROIKA, PER LA UE DURANTE IL COMPLOTTO…..DEL DESTINO


Mi spiace constatare che anche Scenari Economici fa DISINFORMAZIONE.
Sono 4 anni che mi tocca contrastarla (è una fatica di Sisifo!).
Quando si scrive un articolo o si commenta, bisognerebbe farlo a ragion veduta, conoscendo tutti i dati, i nessi e le correlazioni. Ma questo errore, ho notato, lo fanno anche docenti universitari, che dal 2011 ho dovuto debitamente "bastonare".

Premesso che io sono antimontiano (oltre che antiberlusconiano) e ho scritto nel mio blog ben 8 post di critica severa contro il "millantatore" Monti, cominciando quando era sulla cresta dell’onda (qui l’ultimo, in calce gli altri 7 “Tre misfatti quasi sconosciuti del fu governo dei tecnici” (31/05/2013)http://vincesko.ilcannocchiale... ),

1. Segnalo che le manovre correttive del governo Berlusconi, in un equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state il quadruplo di quelle del governo Monti.
Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
- governo Monti 63,2 mld;
Totale 329,5 mld.
LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca,
sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa
che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati
“restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.
Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si
considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24
ore”), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti
recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'equità e le variabili
extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.
(Cfr. Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti
http://vincesko.ilcannocchiale...
oppure (se in avaria)
http://vincesko.blogspot.com/2....

E’ tale la dimensione del rapporto quali-quantitativo tra i governi Berlusconi e Monti (267 mld cumulati contro 63, cioè 4 a 1, 80% contro 20%, anche per l’equità), che è almeno curioso per non dire del tutto infondato e indebito attribuire a Monti gli effetti recessivi e la moria di imprese, obliterando completamente Berlusconi.
Presumibilmente i dati del grafico sono in gran parte gli effetti delle manovre correttive molto inique e recessive del governo Berlusconi, fatte in gran parte di misure strutturali ( =permanenti), almeno in un rapporto di 4 a 1.

(continua)


(segue)


2. Discorso più o meno analogo per le pensioni: Sacconi batte Fornero 3 a 1.
A riprova della DISINFORMAZIONE generale, che include espertoni, sindacati, tutti i media e perfino l’INPS, oltre alla millantatrice Fornero, allego:
Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html 
oppure (se in avaria)
http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html .


PS:

Cercando con Google, ho scoperto che avevo già riportato qui i dati 7 mesi fa, in calce a:

Austerità per voi, baby pensioni per noi: firmato Unione Europea

giugno 11, 2015posted by Fabio Lugano

(commenti censurati molto successivamente)


Dopo i due commenti inclusi nel terzo commento (antecedenti all’articolo del Sole 24 ore), riporto altri commenti su Europa.


da magnagrecia inviato il 8/9/2012 alle 13:58 
1) Vorrei far osservare alla brava, entusiasta “montiana” Raffaella Cascioli, espertissima di numeri, che, mi spiace rilevarlo, l’Italia – guardando le nude cifre - l’ha salvata più Berlusconi che Monti.
Ripropongo il mio commento del 6/9 (http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/136953/la_distanza_da_monti 

link sostituito da:

da magnagrecia inviato il 6/9/2012 alle 13:21
Un po’ di CONTROINFORMAZIONE, a beneficio anche di @silvano cecchini.
Nel silenzio assordante dei media (inclusa “Europa”), sono diversi mesi, ormai quasi un anno, che sto scrivendo qui, nel mio blog e altrove che il governo Berlusconi ha varato in un anno e mezzo, a partire dalla crisi della Grecia, manovre per ben 200 mld (la prima fu il DL 78/2010).
Poi, ho letto finalmente l’analisi meritoria del “Sole 24 ore” (ripresa pari pari poi da “Repubblica”, senza citare la fonte, e commettendo perciò gli stessi errori per le pensioni, talché ho inviato all’autrice il ‘post’ allegato in fondo), dalla quale ho ricavato l’importo cumulato di 330 mld delle manovre correttive, ma che è carente per i dati sulle pensioni (cfr. il ‘post’ “Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti” allegato più sopra).
Il grosso delle riforme pensionistiche è stato fatto prima del governo Monti, [1] con risparmi di centinaia di mld nell’arco di alcuni decenni. L’età di pensionamento per vecchiaia (tranne le donne del settore privato) era già il linea addirittura col “benchmark” UE. La riforma Fornero, aderendo, come per tutto il resto, alle richieste-diktat della lettera della BCE, ha adeguato il settore femminile privato a tutti gli altri, introdotto il metodo contributivo a valere dall’1.1.2012 per tutti, eliminato subito senza alcuna gradualità (v. “esodati”, ecc.) le pensioni di anzianità, effettivamente disallineate rispetto agli altri Paesi OCSE. Non ha però potenziato il sistema degli ammortizzatori sociali, ancorché richiesto dalla BCE.
In conclusione, se si guarda alle nude cifre, e mi spiace dirlo, l’Italia è stata salvata non da Monti, ma da Berlusconi (anche se colpevolmente chiedendo sacrifici in maniera molto, molto iniqua), il quale è stato vittima – incredibile ma vero – soprattutto di una carenza di comunicazione [2] (inclusa l’espressione volgare rivolta alla potentissima Merkel, che ne ha deciso per questo la defenestrazione), oltre che, beninteso, di un deficit drammatico di immagine, il cui costo ingente è ricaduto purtroppo sulle spalle di noi Italiani (in maniera diseguale!). [3]
[1] APPUNTO DOPO LE LETTERE DELLA BCE AL GOVERNO E DEL GOVERNO ALL’UE
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2695770.html
[2] Fu fatto persino un grossolano errore, proprio riguardante le pensioni di vecchiaia, nella risposta del governo alla lettera dell’UE, poi corretta nelle precisazioni (perciò scrissi a Olli Rehn http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2697319.html ). Ma lo stesso errore fu fatto (presumibilmente per colpa dell’ANSA), praticamente da tutti i media italiani (inclusa “Europa”) e persino da alcuni parlamentari; in questo mio commento su “Repubblica” (22 novembre 2011 alle 16:58, nickname Vincesko), l’elenco dei destinatari della mia e-mail di precisazione:
Disinformazione sulle pensioni.
La disinformazione voluta o l’informazione erronea riguarda tutti gli organi d’informazione, sia di destra che di sinistra.
Negli ultimi 20 giorni, ho dovuto scrivere: all’ANSA, a “Repubblica” (Ezio Mauro, Francesco Bei, Marco Ruffolo, Roberto Petrini ed Elena Polidori), al “Corriere della Sera” (De Bortoli, Paolo Mieli, Francesca Basso, Giovanni Stringa ed Enrico Marro), a “Europa”, al TG3 (Bianca Berlinguer), al GR3 (direttore Antonio Preziosi), a “Ballarò” ed ai politici Rocco Buttiglione, Pierferdinando Casini, Mario Baldassarri (che mi ha risposto, chiarendo l’equivoco) e Italo Bocchino, nonché al vice presidente UE Olli Rehn, tutti a favore dell’ennesima riforma delle pensioni e/o diffusori di dati falsi sulle pensioni. […]
http://rivara.blogautore.repubblica.it/2011/11/22/la-mina-della-patrimoniale/comment-page-1/
[3] “L’Europa riparte da qui”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2745490.html

2) L’agenda Monti è insufficiente. Ieri, a Bari, lo stesso Monti ha criticato le sue stesse misure, prese singolarmente, perché asfittiche.  Il governo Monti è arrivato al capolinea nel momento in cui il suo ministro principale, quello dell'Economia, Vittorio Grilli, già direttore generale del medesimo ministero quando era retto da Tremonti, autore delle manovre pesanti e molto inique del governo Berlusconi (quella di Monti è molto più equa), in 2 interviste al Corriere e a Repubblica ha dichiarato che lui le indispensabili risorse per finanziare la crescita economica, per ridurre celermente l’enorme debito pubblico e per finanziare, ad esempio, come "suggerito" dalla Lettera della BCE, il potenziamento degli ammortizzatori sociali, unica misura della Lettera finora non attuata (osservo che nessun Euro degli ingentissimi risparmi derivanti dalle riforme Sacconi e Fornero delle pensioni è rimasto nel capitolo di spesa "welfare") NON intende chiederle agli unici che, dopo manovre finanziarie correttive per ben 330 mld addossate in gran parte sul ceto medio-basso e persino sui poveri, oggi le hanno, cioè il 10% che possiede quasi la metà della ricchezza nazionale, attraverso un'imposta patrimoniale e/o un prestito forzoso. Lo potrà e dovrà fare soltanto un governo di centrosinistra. […]

http://europa.118.aws.dol.it/dettaglio/137016/effetto_supermario_sul_voto


da magnagrecia inviato il 28/9/2012 alle 1:10
Immagine e sostanza.
Evidentemente, neppure il presidente Obama sa che i 4/5 dei 330 mld di lacrime e sangue addossati sugli Italiani (il grosso sui meno abbienti e sui poveri) da inizio legislatura sono stati decisi dal governo Berlusconi-Tremonti.
Quando egli conoscerà il nostro futuro premier, liberamente e democraticamente eletto - il segretario gentiluomo Bersani - cambierà idea. 

"Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti"
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html

link sostituito da:


da magnagrecia inviato il 28/9/2012 alle 22:41
Che balle! Con questa storia dell'Agenda Monti, ormai "Europa" rasenta il ridicolo. Ha risanato in 10 mesi? E' un miracolo, Monti santo subito!
Eppure non è difficile, è un problema elementare (nel senso che sono in grado di risolverlo i ragazzini di Scuola Elementare). Risanare i conti pubblici, secondo l'impegno assunto da Berlusconi (non da Monti) nel 2011, significa realizzare il pareggio di bilancio (al lordo degli interessi e al netto delle misure anticicliche) nel 2013, il che vuol dire ri-costituire l'avanzo primario (azzeratosi sotto il governo Berlusconi) almeno di 4-5 punti percentuali (ogni punto di PIL vale 16 mld) per poter coprire gli interessi sul debito. Come possa Monti essere riuscito a risanare con una manovra di appena 30 mld 'lordi' è un mistero che soltanto una fanatica "fede" montiana è in grado di spiegare. O peggio.
Lo ripeto per l'ennesima volta: IL RISANAMENTO - ALMENO IN TERMINI CONTABILI - LO HA FATTO PER 4/5 BERLUSCONI. MONTI HA SOLTANTO COMPLETATO L'OPERA.
“Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html 
Traggo da “Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti”:
Riepilogo [delle manovre finanziarie correttive da inizio legislatura, valori cumulati]:
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
- governo Monti 63,2 mld.
Guardando le nude cifre, e mi dispiace molto dirlo, l’Italia l’ha “salvata” più Berlusconi (in maniera molto iniqua) che Monti.

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137445/ce_il_vaccino_per_il_contagio

link sostituito da:


Per essere sicuro che lo leggesse, l’ho ribadito via email.


Il "miracolo" di Monti

Da:  v    28/9/2012 23:00

A:  web@europaquotidiano.it  

@ Raffaella Cascioli


E' davvero strano che "Europa" continui con la disinformazione. Con questa storia dell'Agenda Monti, ormai "Europa" rasenta il ridicolo. Monti ha risanato in 10 mesi? E' un miracolo, Monti santo subito!
Eppure non è difficile, è un problema elementare (nel senso che sono in grado di risolverlo i ragazzini di Scuola Elementare). Risanare i conti pubblici, secondo l'impegno assunto da Berlusconi (non da Monti) nel 2011, significa realizzare il pareggio di bilancio (al lordo degli interessi e al netto delle misure anticicliche) nel 2013 (anticipandolo dal 2014), il che vuol dire ri-costituire l'avanzo primario (azzeratosi sotto il governo Berlusconi) almeno di 4-5 punti percentuali (ogni punto di PIL vale 16 mld) per poter coprire gli interessi sul debito. Come possa Monti essere riuscito a risanare con una manovra di appena 30 mld 'lordi' è un mistero che soltanto una fanatica "fede" montiana è in grado di spiegare. O peggio.
Lo ripeto per l'ennesima volta: IL RISANAMENTO - ALMENO IN TERMINI CONTABILI - LO HA FATTO PER 4/5 BERLUSCONI. MONTI HA SOLTANTO COMPLETATO L'OPERA, NELLA MISURA DI 1/5.
“Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html
Traggo da “Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti”:
Riepilogo [delle manovre finanziarie correttive da inizio legislatura, valori cumulati]:
- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld;
- governo Monti 63,2 mld.
Guardando le nude cifre, e mi dispiace molto dirlo, l’Italia l’ha “salvata” più Berlusconi (in maniera molto iniqua) che Monti.

Cordialmente,

V.


da magnagrecia inviato il 29/9/2012 alle 1:22
Secondo una logica NON stortignaccola (che sfortunatamente non si studia a scuola), 1) le primarie servono a stabilire il candidato della coalizione di centrosinistra; 2) è probabile che le primarie le vinca Bersani (ma il ragionamento varrebbe anche nel caso le vincesse Renzi); 3) dunque, il candidato premier alle prossime elezioni sarà il segretario del PD, Pierluigi Bersani; 4) NON certamente Mario Monti (che non è né candidato, né del PD, né del centrosinistra), come pretende Stefano Menichini; 5) poiché Menichini è direttore di "Europa" ed "Europa" è un quotidiano del PD, la logica NON stortignaccola vorrebbe che "Europa" e Menichini sostenessero la candidatura del segretario Bersani (o di Renzi), non quella di Monti, che è invece, non a caso, sostenuta dai banchieri - et pour cause - e da Obama, che non conosce Bersani.
Il Monti-bis non è difficile, è allo stato (una democrazia matura - l'Italia - e con una leadership competente, Bersani, e non un incapace fuori di testa, Berlusconi) un'offesa alla normalità democratica oltre che alla logica e quindi una soluzione impossibile. Bisognerebbe che "Europa" ed il suo direttore, abbandonando il comodo velo-alibi dei “giovani turchi” (che poi tanto estremisti non sono), se ne facessero una ragione e non continuassero (affiancati dalla minoritaria, esigua schiera dei “montiani” del PD) a diffondere disinformazione attribuendo a Monti - che peraltro, essendo una persona onesta e consapevole, palesa, lui sì, un'ambiguità da politico consumato - il "miracolo" di aver salvato l'Italia, cosa smentita dalle nude cifre, poiché i 4/5 dei 330 mld delle manovre finanziarie correttive da inizio legislatura li ha decisi Berlusconi (o meglio Tremonti); Monti ha soltanto completato l'opera, nella misura di 1/5. Non è difficile capirlo (anche un bambino di Scuola Elementare, se glielo si spiega, ne è in grado), salvo che non si abbia qualche problema con il principio di realtà, patologia che affligge – come ormai dovrebbe esser noto – l’ex premier e l’ex ministro dell’Economia, e che non ha portato molto bene né a loro, né soprattutto a noi Italiani meno abbienti.


da magnagrecia inviato il 29/9/2012 alle 13:14
@ vito cassano
Eppure è facile come fare 2+2, non c’è bisogno di molto riposo.
Equilibrio? Dove lo vedi l’equilibrio, se “Europa” – facendo peraltro il proprio mestiere di organo della minoranza ex Popolari – ha sposato in pieno la politica dell’esigua schiera della corrente dem o “montiana” del PD?
Dove lo vedi l’equilibrio, se “Europa” da mesi gabella per salvatore della Patria un premier che – lo dicono le nude cifre, che ho innumerevoli volte allegato – ha soltanto completato l’opera del risanamento nella misura di 1/5, poiché i rimanenti 4/5 erano stati già varati dal precedente governo Berlusconi-Tremonti?
Dove lo vedi l’equilibrio, se “Europa”, organo del PD, nascondendosi dietro il manto di un’ineluttabilità imposta dalla situazione economica, dei conti pubblici, dei famigerati mercati finanziari, sostiene slealmente la candidatura a premier dell’esterno Monti e non del segretario onesto e competente Bersani (o di Renzi)?
Dove lo vedi l’equilibrio se “Europa” non chiama Monti – come ha fatto “Il Sole 24 ore”, quotidiano della Confindustria – a rispondere del mancato accordo con la Svizzera per la tassazione dei capitali illegalmente esportati che potrebbe dare un introito di ben 37 mld, molto utili per finanziare l’indispensabile crescita?
Dove lo vedi l’equilibrio, se “Europa”, non solo non diffonde – come ho dovuto fare io –, ma non tiene in nessun conto le cifre elaborate sempre dal predetto “Sole 24 ore” sugli importi cumulati delle manovre correttive rispettive dei governi Berlusconi (266,3 mld) e Monti (63,2 mld)?
E’ facile come fare 2+2, ma purtroppo la stragrande maggioranza del popolo italiano (si veda l’evoluzione dei sondaggi o del gradimento sul vecchio e sull’attuale governo e sui ministri) non viene educata a farlo, per cui impera una logica stortignaccola che fa scambiare spesso il fumo per l’arrosto e indicare la pagliuzza nell’occhio altrui e non la trave nel proprio.
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137459/sorpresa_anche_il_pse_e_montiano

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da magnagrecia inviato il 2/10/2012 alle 15:34
@Vito Cassano
Vediamo di fare chiarezza una volta per tutte, evitando di ripeterci e di limitarci ad un’analisi superficiale, approssimativa. Mi scuso se non sarò breve.
1) Cifre. No, non lo possiamo dire (ed io sono anti-berlusconiano e anti-leghista… viscerale), il problema è un po’ più complesso: a) dal punto di vista qualitativo, le misure varate dal governo Berlusconi-Tremonti-Bossi sono state molto inique; b) dal punto di vista quantitativo, esse invece sono state congrue; c) gli effetti sono stati insufficienti, ma per motivi in buona parte – diciamo così – “irrazionali”, non tecnici. Riporto dal mio ‘post’ “L’Europa riparte da qui” (http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2745490.html, con in calce altri ‘post’ sullo stesso tema dello ‘spread’) questo ampio stralcio:
“Lo ‘spread’ [1] è un fatto complesso, le cui determinanti non sono sotto il controllo di nessun singolo governo (neppure della potente Germania, che peraltro ne sta beneficiando), ma dell’UE o almeno dell’Eurozona, inclusa ovviamente la BCE o un meccanismo che la surroghi, visto il suo limite statutario imposto dalla Germania. [2]
La credibilità sul piano internazionale di Berlusconi, deriso apertamente da colleghi potenti, era prossima allo zero, per cui manovre correttive per ben 200 mld ed il pareggio di bilancio nel 2014 non erano bastate ai mercati e lo spread era arrivato ad oltre 550 punti ed era crescente, nonostante gli interventi della BCE.
Con Monti, dopo una manovra di appena 30 mld lordi, è sceso di 200 punti ed ora, sotto la spinta della bulimica e sregolata speculazione internazionale che può manovrare capitali mega-galattici e praticamente senza il rischio di pagare pegno, di 100 punti, senza interventi della BCE, ma può e deve calare.
Infatti, sul piano strettamente dei fondamentali (deficit/PIL più basso che in quasi tutti gli altri Paesi, pareggio di bilancio nel 2013, debito sostanzialmente invariato rispetto a quando lo spread era a 150) non si giustifica (neppure con Berlusconi si giustificava)”;
d) anche uno studente di Scuola Media (o forse persino di Scuola Elementare) capisce che un aggiustamento dei conti pubblici di 4/5 – e di quella portata (in totale 330 mld gli importi cumulati da inizio legislatura, di cui forse almeno 250 a partire dalla crisi della Grecia nel 2010 - è ben 4 volte maggiore di un aggiustamento di 1/5 è quindi ben più determinante; e) quindi le cifre attestano che è falso quello che affermano i “montiani”, che Berlusconi non abbia ottemperato alle richieste della BCE (lettera del 5 agosto 2011) e dell’UE, questo è successo, a causa del niet di Bossi, soltanto per la riforma del lavoro e delle pensioni di anzianità (quelle di vecchiaia, tranne le donne del settore privato, e contrariamente a quanto scritto erroneamente persino nella lettera di risposta del governo all’UE (!), errore poi corretto nella successiva lettera di precisazioni, erano già addirittura in linea col “benchmark” UE; [1]
ma in quel periodo tutti i media fecero confusione in tema di pensione, per cui scrissi a mezzo mondo [2]). […]
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137511/il_premier_si_dimette_da_passepartout

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da magnagrecia inviato il 3/10/2012 alle 11:46
Bastava fare 2+2. Ricavo dal mio ‘post’ del 27-08-2012 "Il governo Monti al capolinea"
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2751835.html
“Dato a Cesare quel che è di Cesare, il CdM inconcludente di venerdì 24 agosto è la dimostrazione plastica del fatto che l’attuale governo Monti – sostenuto dalla troppo eterogenea maggioranza Csx-Cdx - è arrivato al capolinea. Per decisione di Monti e di Grilli, [2] contrari a reperire le indispensabili risorse per la crescita attraverso il varo – accanto alla “spending revuew” ed all’alienazione di parte del patrimonio pubblico – dell’imposta patrimoniale sui patrimoni superiori ad una certa soglia (oltre ad un prestito forzoso per la diminuzione celere del debito). [3] [4] Unica misura oggi possibile – ed equa – poiché i quasi 330 mld cumulati delle manovre correttive varate finora hanno colpito soprattutto il ceto medio-basso (solo le pensioni stanno procurando un risparmio di oltre 22 mld l’anno [5]; io, detto per inciso, ho "contribuito" con 20 mila € in un solo anno) e persino i poveri (taglio del 90% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni)”.

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/137535/il_rigore_di_monti_finisce_sotto_accusa

link sostituito da:



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Lettera n. 2 alla Professoressa Elsa Fornero sulla disinformazione mondiale sulla riforma Fornero




Pubblico la lettera che ho inviato ieri alla Professoressa Elsa Fornero, dopo aver ascoltato e letto due sue interviste, rispettivamente alla trasmissione di Radio1 Zapping e al giornale LINKIESTA, sul suo ultimo libro “Chi ha paura delle riforme. Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni”. E’ la seconda lettera che scrivo alla professoressa Fornero, autrice di una riforma delle pensioni che è oggetto da sette anni di una DISINFORMAZIONE generale, che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime e che ha superato i confini nazionali. E che io, nel mio piccolo, contrasto fin quasi dalla nascita della legge, praticamente da solo, poiché tra le vittime ci sono tutti, Enti importanti nazionali e internazionali, docenti universitari, sindacati, noti esperti, tutti i media. La mia tesi è che, tra i maggiori responsabili di tale generale DISINFORMAZIONE, ci siano Maurizio Sacconi, autore della riforma precedente, le cui misure severe vengono erroneamente attribuite alla riforma Fornero, per il suo silenzio (anzi peggio, cfr. nota 9), e la stessa professoressa Fornero, la quale, forse per l’ambizione di passare alla storia come salvatrice dell’Italia dal default, tenendo in non cale i dati ufficiali (fa la stessa cosa Mario Monti per le manovre finanziarie), ha pervicacemente mancato di chiarire, in ben sette anni, pur avendo avuto una presenza costante nei media, la paternità delle norme pensionistiche. Ad oggi, non ha mai risposto alle decine di lettere che le ho inviato o direttamente (due) o per conoscenza.

PS: No, dopo avere scritto questa mia introduzione, questa volta la professoressa Fornero mi ha risposto, riporto la sua risposta in calce e la mia replica.


Lettera n. 2 alla Professoressa Elsa Fornero sulla disinformazione mondiale sulla riforma Fornero

Da: v

26/6/2018  19:16

A:  elsa.fornero@unito.it   Copia  redazione.internet@ansa.it     e altri 48



Egr. Professoressa Fornero,

In riferimento all’intervista da Lei rilasciata a Francesco Cancellato de LINKIESTA, “Un’aliena a Palazzo: così hanno incastrato Elsa Fornero”, in cui ha parlato del Suo nuovo libro,  mi permetto ribadire ciò che Le scrissi  il 3 novembre 2016, dopo la Sua intervista ad Alessandro Franzi sempre de LINKIESTA.[1]


PENSIONI: Sacconi (e Dini), non Fornero

La riforma delle pensioni Fornero è soltanto la settima riforma delle pensioni dal 1992, e non la più severa. Dal 1992, infatti, le riforme delle pensioni, considerando un’unica riforma i severi e incisivi provvedimenti 2010 e 2011 di SACCONI, sono state sette (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011; Monti-Fornero, 2011).

L’allungamento (eccessivo) dell’età di pensionamento è stato deciso molto più dalla riforma SACCONI (L.122/2010, art. 12, più integrazioni con L. 111/2011 e L. 148/2011) – il cui autore fa lo gnorri, alimentando la vulgata – che dalla riforma Fornero (L. 214/2011, art. 24):

– sia portando l’età di pensionamento per vecchiaia, tramite la “finestra” mobile ( = differimento dell’erogazione) di 12 mesi o 18 mesi, da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per i lavoratori e le lavoratrici autonomi;

- sia portando l’età di pensionamento di vecchiaia, quasi senza gradualità, da 60 a 66 anni per le lavoratrici dipendenti pubbliche, a seguito della Sentenza del 13 novembre 2008 della Corte di giustizia dell’Unione europeama che poteva avvenire a qualunque età tra 60 e 65 anni, più “finestra” di 12 mesi;

- sia allineando gradualmente, entro il 2026 (2023 includendo l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita), a 66 anni, le lavoratrici del settore privato, accelerato poi dalla riforma Fornero gradualmente entro il 2018;

– sia introducendo – sempre Sacconi e non Fornero – con la L. 102/2009, art. 22ter, comma 2, modificato sostanzialmente dalla L. 122/2010, art. 12, comma 12bis, l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita (che, relativamente agli adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019, e cioè dal 2022, quantunque il Ragioniere Generale dello Stato affermi sorprendentemente 2021[2] - glielo spieghi Lei, dandogli l’interpretazione autentica, ché l’errore nasce dalla relazione tecnica del decreto salva-Italia, DL 201/2011 -, in forza della riforma Fornero, diverrà biennale), che ha portato finora l’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi e la porterà a 67 nel 2019, e poi via via a 70 e oltre.

Anche il sistema contributivo l’ha introdotto la riforma Dini nel 1995 (L. 335/1995),  non la riforma Fornero nel 2011; questa ha solo incluso, col calcolo pro rata dal 1.1.2012, quelli che erano esclusi dalla legge Dini, cioè coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, quindi nel 2012 tutti relativamente anziani.


Esodati

Pochi lo sanno, ma gli esodati ci furono pure con la riforma SACCONI, presumibilmente alcune decine di migliaia di persone,[3] poiché, con una decisione crudele e iniqua (che fu la cifra di quellintera legge) - e probabilmente incostituzionale - del ministro SACCONI, furono scientemente salvaguardate soltanto le prime diecimila (cfr. DL 78/2010, convertito dalla L. 122/2010, art. 12, comma 6 6. L'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) provvede al monitoraggio, sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro, delle domande di pensionamento presentate dai lavoratori di cui al comma 5 che intendono avvalersi, a decorrere dal 1° gennaio 2011, del regime delle decorrenze dalla normativa vigente prima della data di entrata in vigore del presente decreto. Qualora dal predetto monitoraggio risulti il raggiungimento del numero di 10.000 domande di pensione, il predetto Istituto non prendera' in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzate ad usufruire dei benefici previsti dalla disposizione di cui al comma 5.”), ma a causa della sordina imposta dal potentissimo apparato disinformativo berlusconiano, fecero molto meno rumore e, poi, come Lei ha lamentato a Zapping, sono stati anch'essi imputati alla riforma Fornero. 

A me risulta che gli esodati, dopo l’ottava salvaguardia, siano non 170.000 - come afferma Lei nell'intervista - ma 153.000. Riporto la nota[4] di un mio documento di 18 pagine, con la ricostruzione delle vicende politico-economiche della XVI legislatura, che ho già trasmesso anche a Lei:

A parte gli esodati, il cui numero, come dichiarò la professoressa Elsa Fornero a “In mezz’ora”, fu prima sottostimato (la prima salvaguardia riguardò 65.000 persone) e poi, come riportato da varie fonti (tra cui i Deputati PD e l'On. Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera), sovrastimato dalla burocrazia di RGS e INPS, che, nell'arco di 6 anni e su 8 salvaguardie, «ridetermina il numero massimo degli esodati a 153.389 soggetti», contro una stima iniziale di 389.200, cioè a meno della metà della stima iniziale.[4]


Risparmi dalle riforme delle pensioni

Anche sulla base dei risparmi rivenienti dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), stimati dalla Ragioneria Generale dello Stato in 60 punti di Pil cumulati al 2060,[5] pari 1.000 mld, emerge un rilevante maggiore impatto della riforma SACCONI rispetto alla riforma Fornero, poiché soltanto un terzo viene ascritto a quest’ultima, cioè 350 mld (poi scesi a 280 mld dopo i successivi interventi legislativi); il che, poiché lo “scalone” di Maroni fu abolito da Damiano (che RGS non menziona) e le “quote” di Damiano furono abolite da Fornero, significa che l’RGS ascrive la grandissima parte dei residui 700 mld, cioè il doppio di 350 mld, alla riforma SACCONI, ma di cui quasi nessuno parla (anche l’RGS alla fine cita solo la riforma Fornero! E la stessa cosa la fa la Corte dei Conti![5a]), mentre TUTTI, in Italia, inclusi ISTAT e UPB,[6] e all’estero, inclusi EUROSTAT (che ripete pari pari i dati forniti dall’ISTAT), OCSE,[7] che usa dati vecchi e in parte errati, ma almeno è l’unico Ente che propone i dati pensionistici al lordo e al netto delle imposte (il peso fiscale sulle pensioni in Italia è il più alto), e FMI,[8] che usa dati vecchi e in parte errati, ma molto pubblicizzati a livello mondiale, ascrivono tutto alla riforma Fornero, decretando un'impropria damnatio memoriae della riforma SACCONI.


Cause della DISINFORMAZIONE generale

Questo delle riforme Fornero e SACCONI rappresenta uno dei casi più macroscopici di DISINFORMAZIONE generale della storia italiana, analogo a quelli delle manovre finanziarie dei Governi Berlusconi e Monti e dello Statuto della BCE. Lei come lo spiega? Io, se permette, lo spiego così: Lei, donna, con il Suo pianto, efficacissimo in un Paese melodrammatico come l’Italia mitridatizzato dalla terribile tv, e la Sua sovraesposizione mediatica, senza (quasi) MAI rinviare ai veri autori delle norme e dei dati che Le venivano erroneamente attribuiti, aiutata in questo dal disinformato professor Monti, da famosi esperti previdenziali (Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano e Sacconi),[9] oltre che da tutti i media a partire dal 2013, dimentichi di ciò che avevano scritto un anno prima sugli effetti portentosi della riforma SACCONI (cfr. [9], nota 1), e, soprattutto, la potentissima DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra avete creato e alimentato una vulgata che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero.


Conclusione

In conclusione, gentile Professoressa, io sono antiberlusconiano (per le misure molto inique che ha varato), ma il “golpe” contro di lui, sui generis, quasi alla luce del sole, in parte anche giustificato dal comportamento e dalle condizioni psicologiche del Presidente del Consiglio, che in definitiva rassegnò lui le dimissioni dopo aver perso la maggioranza parlamentare, è un fatto inoppugnabile, confermato nella sostanza dal Governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, nel corso della sua audizione alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche, per le condizioni capestro che l'UE, a trazione franco-tedesca, continuava ad imporgli, nonostante le manovre finanziarie draconiane già varate.[4]

Come è altrettanto inoppugnabile, sulla base dei dati (il governo Berlusconi ha varato manovre correttive per un importo quadruplo di quelle del governo Monti), che non sia stato il governo Monti ad aver salvato l’Italia dall’artefatto default, anche se è stato molto più equo (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF), o, come pensano tutti, ad aver causato la recessione.[4]

Lei si vanta ogni volta di ricevere, e di rispondere loro, tutti quelli che Le chiedono di parlare sulla Sua riforma delle pensioni, allora mi permetto di chiederLe: perché non ha mai risposto a me (e alle mie decine di lettere circolari che Le ho inviato per conoscenza), che Le ho contestato l’appropriazione (cfr. il testo della L. 214/2011, art. 24) di fatto di alcune delle norme di SACCONI, che, per quanto mi consta, raramente e solo recentemente (vedi la Sua intervista di qualche mese fa a Radio Montecarlo, della quale ho tratto notizia da un articolo disinformativo e ingiustamente critico verso di Lei de Il Giornale[10] e, da ultimo, nella Sua intervista di pochi giorni fa a Radio1-Zapping del 22 giugno u.s.) lamenta che Le vengono attribuite? Peraltro, in tale trasmissione Lei ha negato che abbia eseguito imposizioni esterne, mentre in passato ha detto che ha seguito come bussola le vere e proprie prescrizioni contenute nella lettera del 5.8.2011 della BCE, tra cui il completamento della riforma delle pensioni, che era stata una delle poche richieste della lettera non adempiute dal governo Berlusconi, a causa del veto di Bossi, poiché le pensioni di anzianità sono in netta prevalenza al Nord (“È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012”).[4] Che Lei, però, ha attuato con un eccesso di zelo, forse perché pressata – come ha confermato nell'ultima intervista a LINKIESTA - e fuorviata dalle richieste di fare cassa per evitare il default. Spauracchio oggettivamente ingiustificato dai fondamentali macroeconomici, dopo le tre mastodontiche manovre correttive berlusconiane per oltre 220 mld cumulati, e provocato ad arte dalla speculazione finanziaria mondiale che aveva scommesso sulla rottura dell’Euro, contrastata in maniera affatto insufficiente dalla Banca Centrale Europea (col vostro Governo, dopo un calo iniziale, lo spread era ritornato sopra i 500 p.b.), fino al famoso e decisivo “whatever it takes” pronunciato dal Presidente Mario Draghi nel luglio 2012.[4]

Io non so che cosa Lei abbia scritto nel Suo ultimo libro, ma se vuole fare un’opera di verità, come è riportato nel titolo, e che è anche il mio unico intento nello scrivere queste mie decine di lettere, e ribaltare la vulgata mondiale sulla riforma delle pensioni Fornero, se non l’ha fatto chiaramente in questo, scriva un altro libro e dia a SACCONI (e Dini) quel che è di SACCONI (e Dini), e poi lo gridi ai quattro venti, come non ha fatto in questi sette anni.

Cordiali saluti,

V.


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Note:


[1] Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive


[2] Lettera al Ragioniere Generale dello Stato e alla Direttrice Generale Previdenza (p.c. al Presidente della Repubblica e al Parlamento): errori interpretativi della norma sull'adeguamento dell'età pensionabile


[3] Esodati 2010: proroga 2018

di Barbara Weisz

scritto il 10 aprile 2018

Gli ultimi esodati Sacconi vengono tutelati con il sostegno al reddito fino alla decorrenza della pensione. Il relativo decreto di salvaguardia del ministero del Lavoro del 15 febbraio 2018 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 4 aprile. Si tratta di lavoratori che erano rimasti senza stipendio e senza pensione dopo l’introduzione delle finestre mobili del 2010 (decreto legge 78/2010). Nel corso degli anni si sono succeduti diversi interventi per tutelarne il reddito fino alla maturazione della pensione.

Il decreto tutela gli ultimi lavoratori che ancora non rientrano nel contingente dei 10mila salvaguardati della Riforma Sacconi. […]


[4] Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


[5] a. Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa (il titolo e alcune piccole modifiche sono redazionali). Vi analizzo anche il risparmio stimato dalla RGS.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

b. Qui sotto, c’è anche (migliorato qualitativamente) il grafico della RGS e altre mie osservazioni critiche sul risparmio calcolato dalla RGS.

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni


[6] Lettera all’ISTAT di richiesta di informazione sulla fonte di dati pensionistici errati


[7] Segnalo alcuni errori contenuti nel rapporto “Pensions at a Glancenella parte relativa all’Italia, e ripresi pari pari da tutti i media italiani (li ho già segnalati a Stefano Scarpetta dell’OCSE, che fu intervistato dall’AGI). Gli errori sono colorati in rosso.

Panoramica - Riforme recenti e pensionamento flessibile.

Dal 2011 [la legge non è la riforma Fornero ma la riforma SACCONI, la 122 del 30.7.2010/Sacconi, la decorrenza è dal 2013/Sacconi, ndr] esiste un collegamento automatico tra l'età pensionabile e l'aspettativa di vita. Dall'attuale [2016, ndr] livello di 66,6 [66 anni e 7 mesi, ndr] anni per gli uomini [e le donne del settore pubblico, ndr] e 65,6 [65 anni e 7 mesi, ndr] anni per le donne [del settore privato, ndr], l'età pensionabile legale dovrebbe aumentare ad almeno 67 e 66,6 [67, ndr] anni nel 2019, rispettivamente, e poi raggiungere 71,2 anni per la generazione nata nel 1996 basato su proiezioni di aspettativa di vita. Nell'OCSE solo Danimarca e Paesi Bassi avranno un'età pensionabile sopra 70 per la stessa coorte di nascita del 1996, contro una media OCSE di 65,8 per gli uomini e 65,5 per le donne.

I futuri tassi di sostituzione in Italia saranno alti per quelli a lungo permanenza in carica; quelli con carriere irregolari o che non lavorano affatto probabilmente dovranno affrontare un alto rischio di povertà di vecchiaia. Lo schema pensionistico a Contributo nozionale definito (CND) darà una pensione netta uguale al 93% degli ultimi guadagni per un lavoratore con salario medio con una carriera piena dall'età di 20 anni. I tassi di sostituzione sono più alti solo in Olanda, Portogallo e Turchia.


by Michal Andrle, Shafik Hebous, Alvar Kangur, and Mehdi Raissi

“ages are set to increase further over time as part of the ‘Fornero’ reform (L. 214/2011)”. (pag. 12)

[le età sono destinate ad aumentare ulteriormente nel tempo per la riforma "Fornero" (L. 214/2011)]

Come si vede, anche l’FMI attribuisce erroneamente alla riforma Fornero l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, in realtà deciso dalla riforma Sacconi due anni prima che arrivasse il governo Monti-Fornero.


[9] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero


[10] Lettera ad Antonio Signorini e Gian Maria De Francesco de Il Giornale sulle loro fake news sulle pensioni



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Pubblico la risposta della professoressa Elsa Fornero e la mia replica.


Re: Lettera n. 2 alla Professoressa Elsa Fornero sulla disinformazione mondiale sulla riforma Fornero

Da: Elsa Maria Fornero<elsa.fornero@unito.it>(elsa.fornero@unito.it)

27/6/2018  09:52

A: v


Gentile signor V., 

Non ho mai risposto alle sue mail perché non ne ho mai ricevute di indirizzate a me. Ho sempre soltanto letto (o visto) quelle da lei inviate ad altre persone, e a me solo per conoscenza. 

In ogni caso, amo poco le mail collettive e quindi rispondo (brevemente, e ne né scuso) soltanto a lei. 

Lei è molto informato sulle pensioni e questo le fa onore, in un paese in cui la maggior parte di coloro che ne scrivono ne sanno veramente poco e spesso in modo confuso. 

Ciò detto, non credo di essermi mai attribuita meriti/demeriti che non mi spettano. Ho sempre parlato dei 10.000 esodati di Sacconi, dell’indicizzazione da lui deliberata e da me soltanto modificata, ecc ecc. 

Ma lei crede veramente che la voce di una singola persona, senza partito o sindacato o gruppo di potere alle spalle avrebbe potuto smuovere qualcosa della rappresentazione mediatica ricorrente? Anche sugli esodati? 

Mi pare che lei stesso sia una prova di quanto sia difficile smuovere il moloch della disinformazione! 

In ogni caso, invece di leggere le mie dichiarazioni come “riportate” da altri giornali (dei quali non credo sia per lei difficile immaginare l'assenza di obiettività!), legga il mio libro e, la prego, mi segnali eventuali errori. Gliene sarò grata. 

Un saluto cordiale,

Elsa Fornero 



Re: Lettera n. 2 alla Professoressa Elsa Fornero sulla disinformazione mondiale sulla riforma Fornero

Da: v

27/6/2018  12:15

A:  Elsa Maria Fornero  


Gentile Professoressa Fornero,

Come ho scritto e si evince dall’oggetto di questa seconda lettera, Le ho inviato una prima lettera in data 3/11/2016, forse Le è sfuggita.

Pensioni e manovre correttive

Da:  v    03 nov 2016 – 16:30

A:  <elsa.fornero@unito.it>

CC  <redazione@linkiesta.it>

Anche se una “primissima” lettera gliela inviai in data 3/12/2011 18:47, quando in qualità di ministra stava elaborando la Sua legge.

Lei ha ragione, cambiare per un semplice lettore come me la vulgata sulle pensioni è un’impresa impossibile e una fatica di Sisifo, oltre che un piccolo rischio quando, come faccio talvolta, mi metto a difenderLa – raccontando semplicemente la verità - sui vari forum, in particolare quelli degli esodati e simili. Proprio per questo, negli ultimi mesi, anziché limitarmi a inviare le mie lettere ai direttori, che forse neanche le leggono, scrivo direttamente agli autori (51 negli ultimi sette mesi), con qualche piccolo risultato, ma pochissimi rispondono (Enrico Marro del Corriere è uno dei più preparati e gentili). Forse è un po’ meno difficile per Lei, data la Sua presenza costante sui media, nonché per il professor Monti, che scrive sul Corriere della Sera e viene intervistato periodicamente, una volta che venga edotto da Lei sulla situazione. Se mi posso permettere un suggerimento, basterebbe, in piccola parte, organizzare o sollecitare una conferenza stampa congiunta con Lei, il professor Mario Monti e l’ex senatore Maurizio Sacconi, che fa lo gnorri da 7 anni, anzi peggio (cfr. nota 9), più eventualmente l’ex senatore Dini. Certo, questo richiederebbe sia a Leigentile Professoressa, che al prof. Monti (al quale ho scritto) lo sforzo di vincere la vostra – comprensibile - resistenza ad approfondire e prendere atto dei dati ufficiali, facilmente reperibili trattandosi di leggi e rifacendosi a fonti attendibili (che io ho utilizzato per elaborare il lungo documento riportato nella nota 4), che smentiscono le vulgate e a divulgarli assiduamente, relativi sia alle pensioni che alle manovre finanziarie della XVI legislatura.

La ringrazio per la risposta.

Cordiali saluti,

V.

PS: Ho il dovere di informarLa che, come faccio sempre, riporterò queste lettere nel mio blog.



Lettera ai Professori Brancaccio e Cottarelli sulle loro fake news su Monti e la riforma Fornero




Pubblico la lettera che ho inviato il 26 gennaio scorso a Emiliano Brancaccio e Carlo Cottarelli, dopo avere ascoltato i loro interventi alla trasmissione radiofonica di Radio1 Radio anch’io, nel corso della quale (all'inizio, il conduttore Giorgio Zanchini legge un mio sms, anche se lo arricchisce di una premessa inesistente), tenendo bellamente in non cale le mie molteplici segnalazioni, hanno dato la stura alle loro tesi erronee che a provocare la recessione sia stato Monti e ad allungare l’età di pensionamento sia stata la riforma Fornero. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta da Emiliano Brancaccio; mentre Carlo Cottarelli, come al solito, mi ha risposto subito, ma per carità di patria – visto che era influenzato – vi risparmio ciò che mi ha brevemente scritto.


Grande recessione: non Monti ma Berlusconi. Pensioni: non Fornero ma Sacconi

Da:  v

26/1/2018  15:15

A:  emiliano.brancaccio@unisannio.it,    carlo.cottarelli@unicatt.it     e altri 48+48+47


Egregi Professori Brancaccio e Cottarelli,

Alla trasmissione di Radio Anch’io di stamane, nonostante le mie varie e-mail, avete di nuovo incolpato Monti della recessione, come fanno (quasi) tutti da sei anni, inclusi – pare – tutti i docenti di Economia. Dimostrando che siete ancora vittime della potentissima propaganda berlusconiana e del Cdx. Nulla di più falso, a causare la grande recessione è stato Berlusconi!

Manovre correttive

Basta riportare le cifre riepilogative, infatti, per poter dedurre che il Governo Monti, in un quasi equivalente lasso di tempo (1 anno e mezzo), ha varato solo il 19% dei 330 mld cumulati delle manovre correttive decise nella scorsa legislatura, contro l’81% del Governo Berlusconi, ed è stato molto più equo (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF). Potete ri-trovare l’analisi completa e le prove documentali nel documento di 18 pagine in cui ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura, con notizie e nessi forse sorprendenti.[1]

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Come si vede facilmente, Berlusconi ha battuto Monti per 4 a 1. Se si considera anche l'iniquità delle misure (che amplifica gli effetti recessivi, poiché si colpiscono di più i percettori di reddito ad alta propensione al consumo: ad esempio, Berlusconi ha tagliato la spesa sociale, destinata ai poveri, del 90%[1]), anche di più. E' importante considerare, infine, che tutte le misure strutturali (tagli miliardari alla previdenza, alla sanità, alla scuola, ecc.) valgono tuttora.

Pensioni

Avete anche citato, come fan tutti, soltanto la riforma delle pensioni Fornero. Permettetemi, allora di ri-ri-ri-osservare.

Dal 1992, le riforme delle pensioni, considerando un'unica riforma le norme emanate da Sacconi nel 2010 e 2011 (oltre che nel 2009, col DL 78/2009), sono state 7 (Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010 e 2011; Monti-Fornero, 2011).

La riforma delle pensioni Fornero è solo l’ultima delle sette riforme e non la più severa, sia dal punto di vista delle norme e dei conseguenti effetti sull’allungamento dell’età di pensionamento, sia sotto il profilo del risparmio cumulato al 2060 dalle quattro riforme dal 2004 (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abolito da Damiano; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), stimato dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) in 1.000 mld (60% del Pil), di cui meno di un terzo attribuito alla riforma Fornero, chissà perché l’unica citata (anche dalla Corte dei Conti), il che significa che la quota prevalente dei residui 2/3, ben maggiore del meno di un terzo, è ascrivibile alla riforma SACCONI (della quale peraltro RGS omette la L. 148/2011 - la terza sulle pensioni, dopo la L. 122/2010 e la L. 111/2011 -, che estese la “finestra” di 12 mesi al comparto della scuola http://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2014/03/Numero-30-settembre-2011.pdf), mai citata da nessuno, neppure dalla Corte dei Conti e da RGS.[2]

Ad essa vengono attribuite erroneamente o furbescamente (ad esempio dall’On. Matteo Salvini,[3] che votò la severissima legge SACCONI nel 2010 e 2011 [recte: no, era parlamentare europeo, ndr], e, per ignoranza o malafede, decidano loro, da sette noti esperti di previdenza - Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano, Sacconi -, oltre ISTAT, EUROSTAT, UPB e INPS[4]) misure severe della riforma SACCONI, in particolare l’incisivo meccanismo dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, in realtà introdotto dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010, che al comma 12ter ha prescritto all’ISTAT di considerare nel calcolo dell’aspettativa di vita soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni.

La stessa professoressa Fornero ha alimentato coraggiosamente e autolesionisticamente la sua nomea di cattiva, (i) sia appropriandosi di misure decise da altri: formalmente, dell'aumento dell'età base di pensionamento di vecchiaia a 66 anni, deciso già da Damiano (4 mesi in media) e SACCONI (8 mesi) con la cosiddetta “finestra” (i.e. differimento dell'erogazione), che, di fatto, di provvedimenti già implementati dal ministro SACCONI, in particolare l'adeguamento automatico, o da Dini, il metodo contributivo; (ii) sia non rinviando tutti gli intervistatori ai veri autori.

Specularmente, ha influito sulla vulgata il senatore Sacconi, col suo lungo silenzio, rotto solo recentemente con la sua conferenza stampa congiunta con l'onorevole Damiano, presso una sala del Parlamento, dove per iscritto ha attestato che l'adeguamento automatico all'aspettativa di vita era stato deciso dalla riforma Fornero, mentre verbalmente ha dichiarato di esserne lui l'autore.[4]

Com’è noto, l’On. Salvini della Lega Nord e Luigi Di Maio di M5S stanno proponendo l’abolizione della riforma delle pensioni Fornero per ridurre l’età di pensionamento (anticipato) a 41 anni, proposta rilanciata con grande enfasi da tutti i media.

Ma, se si togliesse la riforma Fornero, rimarrebbe la riforma SACCONI (oltre alle altre cinque precedenti, in particolare la Dini), che nel 2019 porterà l'età della pensione anticipata (uno dei due modi ‘ordinari’ di pensionamento) per gli uomini a 43 anni e 3 mesi e per le donne a 42 anni e 3 mesi, e dell’incremento dai 40 anni del 2010soltanto 1 anno [rectius: 2 anni (1 anno e 3 mesi relativamente ai dipendenti o 1 anno e 9 mesi relativamente agli autonomi, sono di Sacconi (di cui 4 mesi in media di Damiano) e 2 anni sono di Fornero o 1 anno e 6 mesi relativamente agli autonomindr*] per gli uomini – da 41 e 3 mesi a 43 anni e 3 mesi – e soltanto 1 anno per le donne – da 41 anni e 3 mesi a 42 anni e 3 mesi - è dovuto alla riforma Fornero [che ha ridotto la "finestra" per gli autonomi da 18 a 12 mesi, inglobandola nell'età base].[2] [3] [4] [5]


[* Sono stato ingannato per alcuni anni (i) dalla prima lettera di chiarimenti del Governo all'UE (26 ottobre 2011), che, oltre al grave errore dei 67 anni per tutti entro il 2026 in luogo del 2021 (il 2026 valeva soltanto per le lavoratrici private), non esclude le pensioni di anzianità dall’adeguamento all’aspettativa di vita, e poi (ii) dall'uso di testi della legge 122/2010 o di Normattiva, che aggiornano i testi delle leggi, per cui ho attribuito erroneamente a Sacconi l'applicazione dell'adeguamento alla speranza di vita, oltre che alle pensioni di vecchiaia e alle cosiddette “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva), poi abolite da Fornero, anche alle pensioni anticipate, ex anzianità (che prescindono dall’età anagrafica), estensione che invece è stata decisa da Fornero, ndr]. 


Stessa cosa per le pensioni di vecchiaia: 67 anni per tutti nel 2019 e poi via via a 70 e oltre.

Per le pensioni di vecchiaia, infatti, la riforma Fornero ha solo (i) accelerato l’allineamento graduale a 65 anni delle donne del settore privato a tutti gli altri (già regolati dalla riforma SACCONI) entro il 2018, già previsto dalla riforma SACCONI entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico); e (ii) reso biennale l’adeguamento triennale automatico SACCONI, a decorrere - come recita la norma - non dal 2019 o dal 2021, come sostengono quasi tutti, ma da quello successivo a quello (triennale) del 2019, cioè dal 2022 (DL 214/2011, art. 24, comma 13 http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2011-12-06;201~art24!vig=); oltre ad aver (iii) soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, il metodo contributivo a coloro che erano esclusi dalla riforma Dini del 1995, che l’ha introdotto, cioè coloro che al 31.12.1995 avevano già 18 anni di contributi, quindi tutti relativamente anziani.

Infine, va notato che anche l’OCSE – i cui rapporti hanno una risonanza mondiale - diffonde da anni qualche fake news sulle pensioni italiane, fuorviato – come conferma il Prof. Alberto Brambilla - da enti autoctoni (in particolare l’ISTAT).[5]

Egregi Professori Brancaccio e Cottarelli,

Spero di esserVi stato utile e che vogliate contribuire in futuro a contrastare severamente la vulgata imperante, che ha fatto quasi 60 milioni di vittime, sia sulle pensioni che sulle manovre finanziarie della scorsa legislatura e sulle cause della grande recessione.

Cordiali saluti

V.

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Note:

[1] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

[2] Questo articolo mi è stato chiesto da un sito, dopo una mia segnalazione rettificativa.

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko - 27 October 2017

Qui sotto, c’è anche il grafico della RGS e altre mie osservazioni critiche:

Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni

[3] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

[4] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

[5] Lettera a Stefano Scarpetta dell’OCSE sulla sua fake news sulla spesa pensionistica italiana, sua risposta e mia replica



Post collegati:

Lettera a Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del FMI, sua risposta e mia replica

Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli



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Lettera n. 2 all’on. Massimiliano Fedriga sulle sue fake news sulle pensioni e su Monti che avrebbe causato la recessione


    


Pubblico le due lettere che ho inviato, rispettivamente il 10.1.2018 e il 17.6.2015, all’On. Massimiliano Fedriga, attuale capogruppo della Lega Nord alla Camera dei Deputati, le quali dimostrano che non è solo l’On. Matteo Salvini a spargere indefessamente notizie false-fake news-bufale sulle pensioni e sulle manovre correttive varate nella scorsa legislatura. Ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta.  


Notizie false-Fake news-bufale sulla riforma Fornero e sul governo Monti.

Da:  v

19/1/2018  00:38

A:  fedriga_m@camera.it   CC zappingduepuntozero@rai.it   e altri 48


Egr. On. Fedriga,

L’ho ascoltata (nella seconda parte) ieri sera a Zapping, dove ha sparso fake news a piene mani.

Fornero e Monti? Fake news! Quando avete (s)governato, avete portato (nel 2019) l'età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni e l’età di pensionamento anticipato a 43 anni e 3 mesi; e massacrato il ceto medio e i poveri cristi con 267 mld cumulati di maggiori tasse e tagli di spesa (scuola, sanità, spesa sociale per i poveri, ecc. ), contro i 63 mld cumulati di Monti, distribuiti in maniera molto più equa (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF).

Per non ripetermi, glieli reinvio (con le prove documentali che La smentiscono clamorosamente):

Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione


In fede,

V.



Appendice


L’on. Fedriga è (pluri)recidivo.


Pensioni e manovre correttive

Da;  v

17/6/2015 13:20

A:  fedriga_m@camera.it  


Egr. On. Fedriga,

L’ho ascoltata ieri sera a “Ballarò”. Lei racconta troppe bugie, con grande improntitudine. Per non ripetermi, legga la mia Lettera all’On. Matteo Salvini, che allego, della quale riporto la conclusione, che vale interamente anche per Lei: 

Egr. Onorevole, se non avrà la dignità di farlo, almeno abbia il pudore di smetterla con le bugie ripetute quasi quotidianamente e di scaricare sugli altri le vostre gravi responsabilità sulle concause determinanti del peggioramento e del permanere dell’attuale, grave crisi economica o mi confermerò nel giudizio che Voi del centrodestra siete, oltre che degli incapaci al soldo dei ricchi, senza vergogna.

PS: Pubblicherò questa mia lettera, e la Sua eventuale risposta, nel mio blog (l’avverto che la piattaforma IlCannocchiale, su cui ho il blog, è spesso in avaria, in tal caso, provi ogni tanto).

Lettera all’On. Matteo Salvini

Distinti saluti

V.



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Lettera al Sen. Alessandro Malan sul suo articolo “Diario della ‘lunga legislatura’” pieno di fake news




Pubblico la lettera che ho inviata pochi giorni fa al senatore del PD Alessandro Malan, con osservazioni critiche su un suo articolo. Chi legge questo mio blog sa che uso scrivere che quasi 60 milioni di Italiani sono stati vittima del potente sistema disinformativo berlusconiano e del centrodestra; come vedete, anche un parlamentare come Malan è anch’egli vittima di tale DISINFORMAZIONE. Ad oggi, non ho ricevuto risposta.


Osservazioni al Suo articolo "Diario della 'lunga legislatura'".

Da:  v

15/1/2018 15:30

A:  alessandro.maran@senato.it   CC pietro.grasso@senato.it   e altri 48 + 300


Egr. Sen. Maran,

Ho appena letto il Suo articolo sul Foglio, rilanciato dal sito del Sen. Pietro Ichino DIARIO DELLA “LUNGA LEGISLATURA”, che a mio avviso contiene parecchie inesattezze, sorprendenti (ma non tanto per me, visto che accomunano da sei anni quasi 60 milioni di Italiani, inclusi i docenti universitari) in un parlamentare.

Scusandomi per non avere inviato anche a Lei le mie varie e-mail, che forse Le avrebbero evitato di scrivere tante affermazioni imprecise, faccio un esame puntuale delle affermazioni per me salienti e vi allego le prove documentali (inclusi i post accennati).

Citazione1: “Quel che accadde allora è tutto nelle cronache dei giornali dell’epoca”.

Sì, forse, ma le persone, inclusi i parlamentari (vedi appresso), sono di memoria corta oppure “catturati” dai loro pregiudizi o condizionati e fuorviati dalla loro malafede.

Citazione2: “dalla celebre lettera della Ue che impose al Paese la cura da cavallo anticrisi”.

Inesattezza al cubo, frutto di ignoranza o di malafede (decida Lei). La cura da cavallo è cominciata un anno e mezzo prima, nel 2010, col DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla L. 122 del 30.7.2010, di ben 62 mld cumulati, la più scandalosamente iniqua, quella che all’art. 12 reca la severissima riforma delle pensioni SACCONI (vedi appresso), e poi si è sviluppata con una seconda manovra finanziaria correttiva pesantissima (oltre la legge finanziaria o di stabilità), vale a dire il DL 98 del 6.7.2011 convertito dalla L. 111/2011, di 80 mld cumulati, che riscosse l’apprezzamento sia del Consiglio Europeo, che della cancelliera Merkel. Dopo appena pochi giorni, invece, arrivò la lettera della BCE (Trichet e Draghi), con varie prescrizioni dettagliate e la richiesta di anticipare il pareggio di bilancio al 2013 (in contrasto con l'apprezzamento della Banca d'Italia, nel maggio precedente, del pareggio di bilancio nel 2014), che portò al varo di una seconda manovra estiva pesante, il DL 138 del 13.8.2011, convertito dalla L. 148/2011, di 60 mld cumulati. Ma neppure bastarono a salvare il governo Berlusconi-Tremonti, che a furor di popolo e dell’Europa (cioè del duo Merkel Sarkozy, dopo l’accordo di Deauville, citato non a caso come spartiacque dal governatore Ignazio Visco nel corso della sua lunghissima audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche[1]) fu sostituito dal governo d’emergenza Monti, un’emergenza creata ad arte e smentita dai fondamentali.

E’ sufficiente riportare le cifre per dedurlo:

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Trova tutte le prove documentali nel documento di 18 pagine linkato alla nota1, in cui ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura e dove forse troverà notizie e nessi sorprendenti.[1]

Citazione3: “perché i partiti preferiranno lasciare ai «tecnici» la responsabilità delle misure impopolari”.

Inesattezza al cubo, frutto di ignoranza o di malafede (decida Lei), veda il punto precedente e appresso.

Citazione4: “Di più: da allora, riforme strutturali e riforme istituzionali tracciano il campo da gioco. Fin dall’inizio, si stabilisce che il governo Monti avrebbe cercato di mettere il bilancio pubblico su una dinamica sostenibile e di rianimare la capacità di crescita attraverso incisive riforme strutturali”.

Inesattezza al quadrato, smentita dai dati, che invece attestano che il Sen. Prof. Mario Monti è, in gran parte, un millantatore di fatto.[1] [2]

Citazione5: “dei firmatari verranno ricandidati solo Gentiloni, grazie a Renzi, e Tonini”.

Io sono stato per tre anni un assiduo lettore e commentatore degli articoli di “Europa”, organo della Margherita, e ho potuto constatare con mia grande sorpresa la doppiezza dei cosiddetti “montiani” alla Tonini, esigua minoranza spietata e sleale che, per veder affermato nel PD il proprio punto di vista minoritario, sosteneva l’estraneo Monti contro il Segretario del proprio partito Bersani.[3]

Citazione6: “Poi vengono gli errori. Aumentano gli screzi con l’Europa”.

Frase sgradevole che rivela la solita inclinazione autolesionistica, che talvolta arriva alla fellonìa, di tantissimi Italiani. Nella fase iniziale, il tosto Renzi cercò solo di far valere giustamente anche gli interessi dell’Italia, gravemente discriminata in materia di rispetto del rapporto deficit/Pil (veda [1], nota 6) e perfino oggetto di manovre “golpiste”, anche se sui generis e quasi alla luce del sole.[1] Poi Renzi si scontra col muro tedesco per le risorse e fa una virata destrorsa di 180 gradi, alleandosi con gli Squinzi e i Marchionne e tradendo e il proprio elettorato e il programma elettorale “Italia Bene Comune”.

Citazione7: “In altre parole: senza le leggi Fornero e il Jobs Act oggi non potrebbe esserci il Quantitative Easing di Draghi”.

Inesattezza al cubo, frutto di ignoranza o di malafede (decida Lei): (i) la legge Fornero è molto meno severa della legge SACCONI, 2010 e 2011,[4] della quale (per colpa della stessa millantatrice Fornero, di politici bugiardi come Matteo Salvini,[5] che votò la severa riforma SACCONI, di noti esperti di previdenza, quali Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano, Sacconi, e poi a cascata ISTAT, EUROSTAT, UPB, INPS e, dal 2013, tutti i media, dimentichi di ciò che scrivevano nel 2012)[6] vengono attribuite misure severe alla legge Fornero, in particolare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, che nel 2019 porterà l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni, e poi via via a 70 e oltre, e l’età di pensionamento anticipato a 43 anni e 3 mesi per gli uomini e a 42 anni e 3 mesi per le donne. Altro che la millantatrice Fornero!; (ii) peraltro, nella lettera BCE è stato solo chiesto, relativamente alle pensioni, un'ulteriore revisione delle pensioni di anzianità e l'allineamento delle donne del settore privato a tutti gli altri, già regolati dalla riforma SACCONI: “È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012.”) e impediti dal veto del Ministro Bossi,[1] solo l’eccessivo zelo e soprattutto il pianto della professoressa Fornero, assieme alle millanterie sue e del Prof. Monti, che volevano passare come i salvatori dell’Italia dal default, hanno confuso enormemente le acque; (iii) il QE è stato colpevolmente varato dalla BCE a trazione tedesca con 6 anni di ritardo rispetto agli USA e alla GB, per non parlare del Giappone, violando il proprio statuto (art. 2-Obiettivi e art. 7-Indipendenza, che deve essere reciproca tra la BCE e gli organi politici, violata patentemente e scandalosamente dalla famigerata lettera del 5.8.2011) e costringendo i governi a mastodontiche manovre finanziarie correttive per far fronte alla speculazione finanziaria megagalattica, lasciata quasi libera di scorrazzare dalla colpevole quasi inerzia della BCE, fino al famoso e risolutivo “whatever it takes” del 26.7.2012 di Draghi; (iv) perfino la BCE afferma che le cosiddette riforme strutturali (ammesso e non concesso che siano benefiche) lo sono nel lungo periodo; (v) quelle del lavoro e del welfare a scapito dei salari e dei diritti, imposte dalla Germania ordoliberista, sono obbligate dal ristabilimento del riequilibrio infra UE tra economie strutturalmente eterogenee, che la moneta unica esclude possa avvenire operando sul cambio; e (vi) stante questa imposizione, pare ci sia stato un accordo tra Draghi e Renzi per uno scambio riforme strutturali-allentamento finanziario, che era osteggiato dalla Bundesbank e da Schaeuble.[7]

Citazione8: “Il 7 marzo 2015 con l’entrata in vigore dei primi due decreti attuativi del Jobs Act, il nostro diritto del lavoro ha compiuto una svolta di portata probabilmente più grande di quella compiuta nel 1970 con l’entrata in vigore dello Statuto dei lavoratori”.

Fesseria esagerata, il prof. Pietro Ichino confonde il suo sogno con la realtà (gli capita talvolta…): (i) gli effetti sono drogati dai sussidi miliardari agli imprenditori; e (ii) manca la terza gamba, quella del welfare europeo: reddito minimo garantito, alloggio pubblico (in Italia, sono in totale 500.000 e ne servirebbero 10 volte tante per allinearci a Paesi come GB, Danimarca, Olanda, ecc.); e congrui servizi efficaci/efficienti/di qualità per il ricollocamento. Perché – come al solito - non si è fatto tutto insieme, buttando nei guai milioni di persone?

Citazione9: “(produttività, ha ricordato Francesco Giavazzi…)”.

Francesco Giavazzi è come il prezzemolo quando si devono fregare i poveri cristi e salvaguardare i ricchi. Dopo le fesserie che ha scritte sull’ossimorica “austerità espansiva” e i moltiplicatori, avrebbe dovuto ritirarsi in un salutare silenzio almeno per un secolo.

Citazione10: “Ma a modo suo, Renzi ricorda un pò il Napoleone che porta in tutta Europa, con le sue incessanti guerre, le grandi idee della Rivoluzione”.

Ecco il solito stravolgimento lessicale da parte degli agit-prop dei ricchi. Paradigmatico l’abuso da parte dei reazionari e dei ricchi del termine “riforma”, che una volta voleva dire il miglioramento delle condizioni della maggioranza del popolo; oggi l’opposto. D’altronde, si sa che i ricchi egoisti-bulimici-spietati, che sono 4 gatti, stravincono e dettano legge perché, oltre a risorse enormi, al controllo dei media e da 20 anni anche delle università, all’influenza potente sui decisori politici, possono contare sull’ausilio di agit-prop ben retribuiti e un 20% di popolazione che viene fatto partecipare alla spartizione disuguale della torta.[8] Buon appetito.

Egr. Sen. Maran,

Spero di esserLe stato utile e che voglia in futuro contribuire a chiarire chi ha fatto che cosa in materia di pensioni, di manovre finanziarie e di BCE (sulla quale ho in preparazione un altro documento, che Le invierò).

Distinti saluti,

V.

PS: La informo che pubblicherò questa lettera - e l'eventuale Sua risposta - nel mio blog e la inoltrerò a vari destinatari oltre quelli compresi nella presente e-mail.

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Note:

[1] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

[2] Il Prof. Mario Monti, il millantatore

Lettera al Prof. Sen. Mario Monti sulle manovre correttive, le pensioni e lo statuto della BCE

[3] La macroscopica mistificazione pro-Monti e la slealtà dei democratici ‘montiani’

[4] Pensioni: notizie false (fake news)

[5] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

[6] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero



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L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione



Quando un’accolita di governanti incapaci e crudeli ebbe in mano le sorti del Paese e la sussistenza dei poveri cristi

(NB: Nella seconda immagine, ci sono le foto dei membri del Governo Berlusconi, ma sembra sia stata censurata; per vederla, digitate in un motore di ricerca il titolo del post).



Introduzione 

A - Il Governatore Ignazio Visco

Nell’articolo precedente,[1 o 2] ho citato, nella nota 3, le Comunicazioni tra il Governo italiano e l'Unione Europea nel 2011 ed ho preannunciato un altro “documento con notizie e soprattutto nessi molto difficilmente reperibili in Rete, per smentire false convinzioni su ciò che è avvenuto nella scorsa legislatura, fatte proprie da quasi 60 milioni di Italiani”.

Si tratta di avvenimenti pochissimo conosciuti nei dettagli ma che hanno segnato profondamente la vita politica italiana, richiamati non a caso, con il suo abituale understatement, dal Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nel corso della seconda parte (dopo le 19:46, dal minuto 23, in risposta alla quarta e ultima domanda dell’On. Bruno Tabaccidella sua lunghissima audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle bancheEgli ha fatto una dichiarazione tanto dirompente, vista la provenienza, quanto commentata incongruamente dal presidente Casini con una battuta, quanto passata inosservata sui media: ha ricondotto la responsabilità di quanto accadde allora, nel 2011 (caduta del Governo Berlusconi, a causa del rischio di default dell’Italia dovuto all’attacco della speculazione finanziaria, e  sua sostituzione con il Governo d’emergenza Monti), principalmente al duo Merkel-Sarkozy, dopo essersi incontrati nella piccola cittadina balneare francese di Deauville, ed alla gestione errata della crisi da parte dell’Europa.

All’inizio del suo racconto, prima di indicare le responsabilità decisive di Merkel e Sarkozy, il Governatore Visco ha citato l’On. Renato Brunetta, Vice Presidente della Commissione d'inchiesta, come uno dei co-protagonisti della vicenda del 2011: sia Merkel-Sarkozy,[1 o 2]  sia Brunetta (del quale condivido l’opinione che su quel periodo andrebbe istituita una Commissione parlamentare d’inchiesta sono tre figure-chiave anche nella mia ricostruzione di quanto avvenne nella scorsa legislatura, fatta sia in passato (vedi, ad esempio, qui,[1 o 2] qui - cfr. dialogo tra Vincesko e Koccobill -,[1 o 2] qui[1 o 2]), e, last but not least, in questo lungo commento qui, che nel presente articolo.

L’attualità e l’utilità del presente articolo risiedono anche nella decisione di Silvio Berlusconi di partecipare alle prossime elezioni politiche, che grazie alla nuova legge elettorale, alla divisione del Centrosinistra e alle rinnovate sue promesse reboanti di riduzione delle tasse (i pifferai magici perdono il pelo e talora il senno ma non il vizio), potrebbe vederlo tornare al governo direttamente o indirettamente.


B - L’assassinio della verità

Oltre al Pil (quasi -10%), alla capacità produttiva (quasi -25%), all’occupazione (circa 1 milione di posti di lavoro in meno) e a centinaia di morti per suicidio, la lunga e grave crisi economica (la grande recessione ha fatto un’altra vittima, in Italia e all’estero: la verità.

Questo è successo, per fare solo alcuni esempi:

1. nel caso della spiegazione della genesi della crisi: la menzogna che è stato il debito pubblico propalata per 5 anni in luogo della verità che è stato il debito privato, con massicci aiuti pubblici alle banche e conseguenti misure draconiane di risanamento dei conti pubblici, addossate in massima parte sui non ricchi;

2. nel caso della Grecia: la menzogna del salvataggio della Grecia dal default in luogo della verità del recupero crediti delle banche francesi, tedesche e olandesi verso la Grecia, avvenuto con soldi di tutti gli europei[1 o 2];  

3. nel caso della Germania: la menzogna che essa si svenerebbe per aiutare gli altri Paesi UE in luogo della verità dei vantaggi che soprattutto la Germania trae dall’attuale assetto monco UE-Euro tra Paesi con economie disomogenee[1 o 2]

4. nel caso della BCE la menzogna dell’esistenza di un solo obiettivo statutario in luogo della verità che gli obiettivi statutari sono due; o gli elogi per aver salvato l’Euro in luogo delle critiche per l’insufficienza e tardività delle decisioni di politica monetaria, che hanno costretto gli Stati deboli ad adottare misure draconiane di risanamento dei conti pubblici; o per la sua invasione dell’ambito politico-economico, si veda la sua lettera del 5/8/2011 al Governo italianoa firma del presidente in carica, Jean-Claude Trichet, e di quello designato, Mario Draghiviolando e il proprio statuto – artt. 2-Obiettivi e 7-Indipendenza - e le regole deontologiche – diciamo così - delle banche centrali indipendenti; e, per venire all’Italia,

5. la disinformazione generale sia nel caso della responsabilità del risanamento recessivo ascritto a Monti in luogo di Berlusconi, le cui manovre finanziarie sono state il quadruplo di quelle di Monti e molto più inique e quindi ancor più recessive, sia, infine, nel caso del sensibile allungamento dell’età di pensionamento imputato tutto a Fornero in luogo di, prevalentemente, a Sacconi.[1 o 2]

Gli ultimi tre esempi rappresentano tre casi di scuola, per l’ampiezza della platea delle vittime, quantificabili nella quasi generalità della popolazione italiana, senza distinzione di censo e di istruzione, annoverandosi nella predetta platea – pare - quasi tutti i docenti di Economia, e per la durata, sei anni.

E’ un fenomeno apparentemente inspiegabile e quasi incredibile, ma che ha delle motivazioni razionali sia di ordine comunicativo - il potentissimo sistema propagandistico berlusconiano -, sia di ordine qualitativo dell’informazione, sia di ordine psicologico: la “cattura” delle vittime, le quali, anche quando sono messe di fronte alla realtà inoppugnabile delle norme di legge e dei dati ufficiali, li rifiutano perché rifiutano l’idea stessa di essere state per tanto tempo - sei anni - vittime di una tale generale disinformazione che coinvolge gli esperti e tutti i media.


C - Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” (Joseph Goebbels)


Da sei anni, infatti, ci troviamo di fronte, come scrivevo in un precedente articolo, a tre casi di disinformazione tra i più macroscopici della storia italiana:

1.     La riforma delle pensioni Forneroalla quale, per varie responsabilità dei soggetti coinvolti, tra i quali sono inclusi – con un grado diverso di malafede - la stessa professoressa Fornero, il prof. Monti, che per inciso io giudico una persona per solito sincera fino alla gaffee, – stranissimo ma vero -, oltre all’ISTAT, a EUROSTAT e all’Ufficio Parlamentare di Bilancio, noti esperti di previdenza,[1 o 2] come ad esempio il Prof. Giuliano Cazzola, che essendo stato uno dei protagonisti (durante il governo Berlusconi era vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera) conosce benissimo la normativa pensionistica e i suoi autori, o Oscar Giannino, o il Sen. Prof. Pietro Ichino, o la strana coppia costituita dal senatore Sacconi (FI) e dall’onorevole Damiano (PD), o la coppia meno strana formata dai professori Tito Boeri e Pietro Garibaldi, vengono attribuite anche tutte le misure della ben più severa riforma delle pensioni Sacconi, 2010 e 2011, il quale, anziché denunciare pubblicamente il plagio e rivendicare la paternità e l’incisività della sua riforma, è stato per anni silenzioso assecondando la vulgata.

2.     L’ammontare complessivo di 330 (trecentotrenta) mld€ delle manovre finanziarie correttive varate nella scorsa legislatura, costituite, secondo Il Sole 24 ore, per il 55% da maggiori tasse e per il 45% da minore spesa pubblica, la quasi generalità delle vittime di tale disinformazione (quasi 60 milioni di Italiani, inclusi – pare – quasi tutti i docenti di Economia) e la sua ripartizione tra il governo Berlusconi (81%) e il governo Monti (19%), ma attribuendo tutto a Monti, o, almeno, non citando mai Berlusconi.

E, in ambito UE, per corresponsabilità anche della stessa BCE e della Commissione Europea,

3.     Gli obiettivi statutari della BCEche non è uno soltanto - la stabilità dei prezzi - come quasi tutti pensano, in Italia e non solo, ma due, ancorché il secondo (sostenere le politiche economiche generali dell’UE fissate nel fondamentale art. 3 del TUE) sia in rapporto duale-gerarchico con il primo (cfr. Statuto BCE, art. 2): “fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi” (“without prejudice”, nella versione inglese). Ma che in deflazione o con tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (poco sotto il 2%) ha la stessa dignità e cogenza del primo, poiché non lo pregiudica ma anzi è concordante, convergente e complementare con esso (come è dimostrato dal periodo post Quantitative Easing).[1 o 2]


In questo articolo, tratterò approfonditamente il secondo caso - spiegando anche i nessi con le decisioni delle Autorità europee che portarono alla caduta del Governo Berlusconi -, come ulteriore contributo personale, dopo quello sulle pensionialla piccola e assidua opera di chiarificazione e di controinformazione che porto avanti da sei anni, per contrastare la vulgata della versione di chi davvero ha messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione, alimentata ad arte dalla potente propaganda berlusconiana ed anche agevolata dalle millanterie di fatto del Prof. Monti, a cominciare già dal titolo del primo DL del Governo Monti: “Salva-Italia”. Credetemi, è una fatica di Sisifo!


***


Manovre finanziarie correttive varate nella scorsa legislatura 

Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano nel 2011, che, a causa della quasi latitanza della BCE, aveva portato lo spread BTP-Bund ad un picco di 574 punti base e faceva temere il default, causò le dimissioni del Governo Berlusconi, ritenuto dall’UE - e forse dai mercati finanziari, che in realtà, come ha confermato nella predetta audizione il Governatore Visco, avevano scommesso sulla rottura dell’Euro - inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell’UE, con il Governo tecnico Montiche appariva quindi, in quelle circostanze drammatiche, un salvatore dell’Italia.

Questo duplice giudizio non è confermato da un’analisi obiettiva ex post dei dati.

Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.[1 o 2]

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA piuttosto che confermare il taglio della spesa sociale), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.[1]

Vale a dire, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine, scandali e cattivo rapporto con i partner europei, che incisero sul rating dell’Italia, al di là dei fondamentali macroeconomici), è anche peggio.

E’ tale la dimensione del rapporto quali-quantitativo tra i governi Berlusconi e Monti (267 mld cumulati contro 63, cioè 4 a 1, 81% contro 19%, anche per l’iniquità), che è del tutto infondato attribuire a Monti il risanamento dei conti pubblici, gli effetti recessivi, il calo del Pil (quasi -10%), la moria di imprese (-22% della produzione industriale) ed il calo dell'occupazione, oltre ad alcune centinaia di morti, obliterando completamente Berlusconi, che, rammento, ha eseguito quasi tutte le imposizioni di UE e lettera BCE del 5.8.2011, tranne, per l'opposizione di Bossi, l'eliminazione delle pensioni di anzianità (concentrate soprattutto al Nord) e l'adeguamento a tutti gli altri delle lavoratrici del settore privato.

[1] I numeri messi in fila (finora) dalla legislatura della crisi mostrano lo sforzo fatto fin qui dal Paese per rimettersi in sesto: imponente.Quattro anni, dieci manovre, e richieste per 329 miliardi e 520 milioni di euro, per il 55% (cioè 178 miliardi) rappresentato da aumenti di entrate vale a dire, quasi sempre, di nuove tasse.Un tema, quello della composizione delle manovre, che ha acceso dibattiti scatenati fra i partiti, piuttosto ingiustificati alla luce dei numeri. La composizione del «Salva-Italia» di Natale, che tra Imu, addizionale Irpef e fisco vario è stata bersagliata di critiche per l'eccessivo ruolo giocato dalle tasse, ha una composizione identica alla manovra-bis di Ferragosto 2011, ultimo intervento di peso del Governo Berlusconi: 73% di maggiori entrate, e 27% di tagli di spesa.  […]

L'impatto decreto per decreto

È il conto complessivo delle dieci principali manovre anti-crisi varate dal giugno 2008 a oggi, dai governi guidati da Silvio Berlusconi e Mario Monti. Il conteggio non è effettuato in base all'impatto a regime sui saldi, ma in base al totale reale delle risorse coinvolte dagli aumenti di entrata (in termini di imposte e, in misura marginale, di riversamenti da parte delle Regioni a Statuto speciale) e tagli di spesa. In pratica: l'introduzione di un'imposta che genera un gettito di 100 il primo anno, 150 il secondo e 200 il terzo ha un effetto a regime di 200, ma nei tre anni chiede ai cittadini un totale di 450: è questo secondo dato a essere preso in considerazione nell'analis.i

Il Sole 24 ore Quattro anni di manovre: fisco pigliatutto Gianni Trovati 15 luglio 2012

Invece, i dati negativi sono in gran parte gli effetti delle mastodontiche manovre correttive molto inique e recessive del governo Berlusconi-Tremonti, fatte in buona parte di misure strutturali (cioè permanenti, quindi che valgono tuttora), almeno in un rapporto di 4 a 1 rispetto al governo Monti, e che cominciarono a dispiegare i loro effetti dall’1.1.2011, ben prima che arrivasse Monti.

Fonti. Non ho ricavato le cifre dalle relazioni tecniche delle leggi, ma seguivo attentamente gli sviluppi normativi ed ho fatto semplicemente la somma degli ammontari delle manovre ricavandoli, come un qualsiasi lettore o telespettatore, dai media: 24,9 mld (valore non cumulato) per il DL 78/2010, a valere per il biennio 2011-2012, + 80 mld per il DL 98/2011 + 60 mld per il DL 138/2011a valere per il triennio 2012-2014; poi ho letto e utilizzato come fonte l’articolo citato del Sole 24 ore con i valori cumulati, tra cui i ben 62 mld del DL 78/2010 (con, all’art. 12, la severa riforma delle pensioni Sacconi e, al comma 12bis, l’introduzione dell’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita); confermate, successivamente, da un’analisi della CGIA di Mestre (qui la tabella riepilogativa delle cifre), che forse è precedente all’articolo del Sole 24 ore. Il tutto poi è stato confermato e arricchito da questa analisi dell’ISTAT del 2014: I CONTI PUBBLICI NEGLI ANNI DELLA CRISI - POLITICHE FISCALI E REDISTRIBUZIONE.


Disinformazione della potentissima propaganda berlusconiana

All'inizio dell'estate del 2010, in teoria i due peggiori ministri dal punto di vista delle parti meno ricche di popolo - i ceti medio e popolare - colpite duramente dalla manovra finanziaria correttiva di fine maggio, che erano i ministri più dotati di capacità camaleontiche, entrambi sedicenti socialisti transitati a destra - il politico di terza o quarta fila al tempo di Craxi, il maramaldesco (copyright di Michele Serra, “L’Amaca” del 27.6.2010) e filoconfindustriale Sacconiche nel 2008 aveva abrogato la legge Prodi-Damiano di abolizione delle dimissioni in bianco, ridotto da 5 anni a 60 giorni il termine per opporsi al licenziamento e, soprattutto, da poco varato la più severa riforma delle pensioni dal 1992, con, tra l'altro, l'innalzamento dell'età di pensionamento (fino a 6 anni per le lavoratrici dipendenti pubbliche), e l'introduzione sia dell'incisivo meccanismo dell'adeguamento automatico all'aspettativa di vita, sia della ricongiunzione onerosa dei contributi; e il “leghista” bulimico Tremonti (la sua bulimia è inferiore solo a quella del mammone dal collo taurino Berlusconi[1 o 2]), che quando ripartiva i fondi in sede CIPE dando il 90% al povero Nord e il 10% al ricco Sud  oppure  sottraeva decine di miliardi di fondi FAS al ricco Mezzogiorno per stornarli al povero Nord su ordine di Bossi, anche per pagare le multe delle quote latte, diceva che lui era filomeridionale perché aveva zie calabresi - occupavano stabilmente il primo posto (col 64%) e il secondo posto della graduatoria dei ministri per gradimento degli Italiani, il che significava che vi erano inclusi parecchi loro estimatori di centrosinistra, e non pochi meridionali.

Tali giudizi erano, di tutta evidenza, il frutto sia del meccanismo di “innamoramento”,[1 o 2] abnorme per la durata, tra il premier e l’elettorato, che faceva tenere in non cale le brutte notizie riguardanti il Governo, sia della ignoranza delle misure e delle cifre, occultate accuratamente o contrastate efficacemente, grazie a megafoni potentissimi e a una capacità menzognera fuori dal comune del PdC e dei ministri, dalla DISINFORMAZIONE attuata dalla potentissima e aggressiva propaganda berlusconiana-tremontiana-sacconiana, che fu scandalosa e rappresenta – ripeto – un caso di scuola. Esemplificative di essa: la diatriba a cadenza mensile - una guerra dei dati - tra i due citati ministri, da una parte, e la Banca d’Italia (retta da Mario Draghi) e la CGIL, dall'altra, sul tasso di disoccupazione;[1 o 2]  o il peggioramento del giudizio di opacità dei conti pubblici nel 2010; o la chiusura dell’ISAE che, senza timori riverenziali, correttamente, in aderenza al proprio compito, faceva le pulci ai conti del permalosissimo superministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, refrattario ai controlli, che perciò sicuramente lo fece per punirne il vertice (se ne ebbe una conferma autentica sentendolo ad Annozero meravigliarsi delle proteste, quando - disse - in fondo si trattava di licenziare “soltanto” il presidente ed il Consiglio di Amministrazione), portandone il personale e le funzioni nell’ambito del suo MEF (il controllando diventava controllore di se stesso), mentre i ricercatori - contattai telefonicamente l’ISAE - furono inglobati dall’ISTAT. 

Eppure le cose talvolta venivano scritte (riporto una serie di articoli di Massimo Giannini, di Repubblica, e Sergio D’Antoni, Responsabile del PD per il Mezzogiorno, tra i più assidui commentatori delle gesta dell’incompetente e sleale Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti[1 o 2]e dette, anche se in maniera effettualmente debole:

- da esponenti dell’opposizione: vedi, ad esempio, la dichiarazione vagamente iettatoria di Bersani a L’Unità del 7 luglio 2010 «Ma con una manovra che non chiede nulla ai ricchi come lui, non ha paura che qualche Dio lo fulmini?»;[2]

[2] Il quale Bersani, però, pure lui non si rese conto – vedi, ad esempio, il suo intervento ad Annozero su RAI2 – che la perdita subita dai dipendenti pubblici a causa del mancato rinnovo del contratto, circa 1.000€ all’anno, tanto sbandierata da tutti i media, fu notevolmente inferiore alla perdita subita dalle decine o forse centinaia di migliaia di pensionandi inattivi (in senso lato) a causa dell’allungamento di 12 mesi (13 mensilità) della cosiddetta “finestra” di erogazione della pensione o dell’allungamento senza gradualità fino a ben 6 anni (inclusa la “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia (escluse le lavoratrici private), decisi dal medesimo DL 78/2010; o coltivò per qualche tempo l’insana idea – per sostituire Berlusconi - di appoggiare la candidatura a PdC dell'inaffidabile ed incompetente Tremonti).[1 o 2]

- dal Governo: gli 80 mld per il DL 98 del 6.7.2011 più i 60 mld per il DL 138 del 13.8.2011 li ascoltai direttamente dalla voce del ministro Tremonti in tv, il quale, alla domanda di un giornalista, dopo il Consiglio dei Ministri, che gli chiedeva se i 60 mld della seconda manovra estiva 2011 (decisa e varata – rammento - pochissimi giorni dopo la famigerata lettera della BCE del 5.8.2011) appena approvata fossero un di cui della manovra di 80 mld decisa 40 giorni prima o si aggiungessero ad essa, rispose che si aggiungevano;

- e da esponenti della ex maggioranza di centrodestra, in maniera strumentale quando era necessario: vedi la polemica riaccesa nel 2013 dal Commissario UE all’Economia, Olli Rehn, che aveva riaccusato il governo Berlusconi di aver fatto poco contro la crisi, ricevendo la replica piccata dell’on. Renato Brunetta (il quale, si badi bene, aveva provveduto a redigere un documento fondamentale per la sorte del IV Governo Berlusconila lettera del Governo italiano all’UE, dell'ottobre 2011 - si veda il paragrafo successivo -, che era un aggiornamento sintetico del Piano Nazionale di Riforma), che gli oppose proprio i dati dei 330 mld dell’articolo del Sole 24 ore. [1 o 2]

Ma poi, contraddittoriamente, in una lettera di replica all’ex presidente Napolitano ad Huffington Post sul complotto contro Berlusconi, lo stesso Brunetta raccontò la bugia che Berlusconi non aveva soggiaciuto ai diktat dell’UE e della BCE: “Conta il fatto che interprete di quelle pressioni estere fu il Quirinale, che si fece parte volonterosa per attuare i desideri e le strategie di forze finanziarie e politiche congiunte tra loro, le quali esigevano la necessità di una prosternazione del governo italiano alle impostazioni tedesche e francesi. Con Berlusconi era impossibile.

Mentre la realtà è che vi ha ottemperato quasi in tutto (tranne, in particolare, la revisione delle pensioni di anzianità e l’allineamento a tutti gli altri delle lavoratrici del settore privato - chiesti dalla lettera della BCE del 5.8.2011 -, e sol perché Bossi aveva posto il veto), e, come abbiamo visto, in un modo pesantissimo e, come vedremo, molto iniquo.


Errori nella comunicazione tra il Governo italiano e la Commissione Europea

Ho citato il documento elaborato dall’On. Renato Brunetta: si tratta della lettera di intenti del Governo italiano all’UE, quella che il ministro Tremonti si rifiutò di firmarenella quale venivano esplicitati gli obiettivi e le misure prese e da prendere. Ma, oltre all’accettazione obtorto collo di anticipare il pareggio di bilancio dal 2014 al 2013, chiesto dalla BCE nella lettera del 5.8.2011 (“a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L'obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa.”), costringendosi ad una copertura straordinaria con la clausola di salvaguardia di 15 mld dell'aumento dell'IVA (cui poi dovette provvedere il Governo Monti), fu commesso un duplice errore di comunicazione sulle pensioni: (i) un tema così sensibile fu evaso in appena 10 righe e (ii) che l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni si sarebbe raggiunta per tutti nel 2026 (“Grazie al meccanismo di aggancio dell'età pensionabile alla speranza di vita introdotto nel 2010 (art. 12 commi 12-bis e 12-ter, DL 78/2010, come modificato con art. 18 comma 4, DL 98/2011), il Governo italiano prevede che il requisito anagrafico per il pensionamento sarà pari ad almeno 67 anni per uomini e donne nel 2026.”), mentre in effetti questo valeva soltanto per le lavoratrici private, tutti gli altri ci sarebbero arrivati nel 2021 (ora, 2019, per tutti), cioè prima della Germania (2027, ora 2029) e molto prima della Francia (dove ancora oggi, a scorno dell’irridente Sarkozy, è a 62 anni e i sindacati vorrebbero riportarla a 60), errore che – ingigantito dalla nomea di inaffidabile del PdC Berlusconi (vedi i sorrisetti di scherno di Sarkozy e Merkel al Consiglio europeo del 23 ottobre 2011) - a mio avviso si rivelò esiziale, vedi la reazione della Commissione Europea con la richiesta di ben 39 chiarimenti, qui una ricostruzione dettagliata al paragrafo Comunicazioni tra il Governo italiano e l'Unione europea (in esso, il link http://www.legautonomie.it/content/download/6375/33992/file/Lettera%20UE%20-%20Risposta-italia-UE.pdf non è più attivo, sostituirlo con questo oppure con quest'altro); questa è la lettera di richiesta di 39 chiarimenti dell’UE e, infine, questa è la risposta (in inglese) dell’Italia, nella quale gli errori vengono corretti e vengono fornite spiegazioni esaurienti che l’età di pensionamento di vecchiaia era la più alta in ambito UE e avrebbe avuto un’evoluzione più rapida che in Germania, ma ciò pose solo parziale riparo al danno, poiché la Commissione aveva già chiesto, nella sua lettera di richiesta di chiarimenti, altre riforme e una manovra aggiuntivaper raggiungere il pareggio di bilancio già nel 2013, come aveva improvvidamente e sorprendentemente chiesto la lettera di Trichet e Draghi.


Il “golpe”

Riguardo alla lettera della BCE, va evidenziato - come recentemente ha rammentato l’ex ministro Giulio Tremonti (i) che il Governatore di Bankitalia Draghi, nelle Considerazioni finali del 31 maggio 2011 - cioè appena due mesi prima - aveva, invece, approvato la decisione del pareggio di bilancio nel 2014 (“Appropriati sono l’obiettivo di pareggio del bilancio nel 2014 e l’intenzione di anticipare a giugno la definizione della manovra correttiva per il 2013-14.”) e (ii) che il Consiglio Europeo del 21 luglio 2011, nel comunicato finale, aveva confermato tale giudizio positivo “In questo contesto, accogliamo con favore il pacchetto di misure di bilancio recentemente presentato dal Governo italiano, che gli consentirà di portare il disavanzo al di sotto del 3% nel 2012 e di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014.” [DL 98 del 6.7.2011, di 80 mld cumulati, ndr]; (iii) che la stampa internazionale e, soprattutto, la cancelliera Merkel avevano manifestato il loro apprezzamento Merkel: la manovra italiana va bene(iv) che Tremonti deduce a ragione: “Ciò premesso è evidente come solo in malafede si possa pensare che i conti pubblici di un grande paese possano virare dal bene al male… in soli 15 giorni!”; e (v) conclude, a ragione: “Come puoi fare riforme e sviluppo se parallelamente devi condurre una [terza!, ndr] selvaggia manovra di bilancio [e la precedente – di ben 80 mld cumulati - di appena 38 giorni prima, ndr]

Proprio per questo, risulta improvvida e/o segno di estrema debolezza la decisione del governo Berlusconi di adempiere i diktat della BCE, anziché rispedirli al mittente, in tutto o almeno in parte: per un Governo credibile, c'è sempre un margine negoziale, a fortiori in questo caso in cui c'è un ribaltamento del giudizio in pochi giorni. Poi, a confermare quasi inconsapevolmente la contraddittorietà del comportamento del duo Berlusconi-Tremonti, (vi) Giulio Tremonti parlerà di golpemotivando la grave accusa così: “la Bce non solo imponeva l'anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al '13, ma anche l'obiettivo di “un fabbisogno netto dell'1% nel 2012”. La Troika in confronto si è poi rivelata flessibile e lungimirante. Una doppia e contemporanea richiesta di questo tipo non è mai stata avanzata, né realizzata nella storia finanziaria europea”; e (vii) il ministro Bossi, il 6 agosto, ne attesta il carattere di do ut des, che in quella situazione (resa) drammatica ha l'amaro sapore di un ricatto, Tutti hanno paura che i titoli di stato si trasformino in carta straccia, ma facendo il pareggio di bilancio un anno prima, la Bce ci ha garantito che da lunedì ce li comprerà: quindi per noi è una soluzione, una garanzia”.      


Manovre finanziarie correttive


Iniquità 

Ma vediamo meglio come si è arrivati a questo punto. Per quanto attiene alle misure decise da Tremonti e Berlusconi a partire dal 2010, dopo la crisi del debito pubblico della Grecia (gestita malissimo, secondo Romano Prodi, sia per non averla prevenuta La Grecia ha ripetutamente imbrogliato sui suoi conti pubblici perché non fu ritenuto opportuno introdurre un controllo dei conti da Schröder e Chirac, sia per come la si è affrontata «Se la Germania fosse intervenuta all’inizio della crisi, ce la saremmo cavata con 30-40 miliardi; oggi i costi sono dieci volte di più»), i mutati rapporti di forza tra le classi rispetto al “trentennio glorioso” si fecero sentire vieppiù sulla gestione della crisi economica. In Italia, la distribuzione dei pesi del sesquipedale consolidamento fiscale (330 mld cumulati) fu fortemente iniqua per le manovre correttive del governo Berlusconi, sia per la fonte da cui esse promanavano, un governo di centrodestra, retto da un imprenditore miliardario (Adam Smith, padre del liberismo, diffidava degli imprenditori come leader politici, perché li considerava “un ordine di uomini il cui interesse non è mai esattamente uguale a quello del pubblico e che, generalmente, ha interesse a ingannare e anche a opprimere il pubblico, come in effetti ha fatto in numerose occasioni), sia per l’influenza preponderante degli imprenditori,[3] sia per l’assenza di una reazione adeguata da parte dei sindacati dei lavoratori, avendo scelto la CISL di Bonanni e la UIL di Angeletti di rompere il fronte sindacale e di “collaborare” con il governo Berlusconi-Tremonti, diventandone “complici” nella stesura delle severe ed inique misure, elaborate dal ministro dell’Economia Tremonti assieme al ministro del Lavoro Sacconi e alla presidentessa di Confindustria Marcegaglia, escludendo la CGILcome conferma lo stesso ministro Tremonti «A luglio, lavorando sulla manovra con Angeletti, Sacconi, Marcegaglia e Bonanni, usavamo la formula "contratti alla tedesca".». 

Angeletti, per decidere come dire sì, andava a meditare in crociera assieme ai dirigenti apicali, incluso l'attuale Segretario generale Carmelo Barbagallo, a spese della UIL.

[3] La presidentessa della Confindustria, Emma Marcegaglia, come rilevò Bersani a L’Unità del 7 luglio 2010, «Questo giochino lo fanno con i potenti che orientano i giornali, mentre chi è senza voce deve solo star zitto» - con una semplice telefonata a Berlusconi ottenne anche una modifica corposa della manovra correttiva a beneficio degli industriali, fatto stigmatizzato anche da Avvenire, diretto da Dino Boffo (poi vittima del cosiddetto “metodo Boffo” da parte dei media berlusconiani), «Oggi l'Avvenire si chiede - aggiunge Bersani - dove sono i soldi per i disabili dopo che si danno i soldi alle imprese. È un buon titolo. La situazione sta degenerando e stiamo al rito della telefonata». 


Prima manovra finanziaria correttiva dopo la crisi della Grecia (DL 78/2010) 

Il DL 78 del 31 maggio 2010convertito dalla L. 122 del 30.7.2010, fu una manovra scandalosamente iniqua che, da un lato, segnò un cambio di fase: la “osabilità” delle misure, fino a poco tempo prima ritenute dal governo impossibili, agevolata – unico Paese in Europa - dalla quasi assenza di reazioni dei sindacati, tranne due scioperi generali indetti dalla CGIL, che – come abbiamo visto - non veniva neppure invitata dal Governo agli incontri con i Sindacati, ma la CISL e la UIL vi andavano lo stesso, e del popolo italiano in generale, cosa di cui Tremonti si vantava Nell'insieme la manovra è stata fatta su una vastissima base di consenso sociale), sia a livello interno che europeo; dall’altro, fu l’inizio di una serie di tagli miliardari sia della spesa sanitaria che della spesa scolastica, controbilanciati (si fa per dire, poiché i beneficiari furono altri, sia come fasce di reddito che come fasce di elettorato) dal taglio dell’ICI (ai più abbienti, 2,2 mld; a tutti gli altri aveva già provveduto, in due tranche, il governo Prodi)[1 o 2] o da sprechi come il “salvataggio” dell’ALITALIA (almeno 5 mld),[1 o 2] o il doppio G8 (0,5 mld)[1 o 2] o il Trattato di amicizia Italia-Libia (su iniziativa di Prodi, che però alla fine rifiutò di firmarlo perché troppo oneroso per l’Italia: 250 mln $ all’anno per 20 anni) o non ottimali perché basati su tagli lineari e non selettivi.

Il DL 78 del 31.5.2010 fu scandalosamente iniquo anche per l'unico Sindacato che vi si oppose, qui il giudizio severo della CGIL, che mette opportunamente in luce, rispetto a tutti gli altri Paesi: (i) l'assenza di misure fiscali sui ricchi; e (ii) che il governo Berlusconi-Tremonti ha speso per la crescita appena lo 0,1% del Pil, contro il 2% medio dei Paesi europei di confronto; inoltre, (iii) l'aumento abnorme della spesa pubblica (dove alligna la corruzione), in particolare della voce "consumi intermedi" e (iv) il frettoloso ripristino, con l'aggravarsi della crisi economica (cominciata in Europa nel 2008), delle norme antievasione targate Prodi-Visco, che il fiscalista di Sondrio aveva abrogato all'inizio della legislatura; fino ad arrivare a fornire a Equitalia norme iugulatorie per la riscossione,[1 o 2che poi la propaganda berlusconiana, come al solito, attribuirà ad altri (segnatamente i “vampiri” Visco e Monti). 

Il DL 78 fu iniquo e crudele perché contemplò anche, tra l’altro,  il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (destinata ai poveri: sussidi all’affitto, provvidenze a disabili, disoccupati, anziani, minorenni a rischio, ragazze-madri, matti, ex drogati, ex carcerati, LSU, ecc.), poi tagliata di un ulteriore 15% col DL 98/2011 (qui un’analisi dell’impatto delle manovre 2010 e 2011 sulla spesa sanitaria e sociale, dalla quale emerge che il Fondo nazionale per le politiche sociali al netto della quota INPS scende vertiginosamente da 1.000 milioni nel 2007 a 712 nel 2008, a 578 nel 2009, a 435 nel 2010, a 218 nel 2011, a 70 nel 2012 e a 45 nel 2013; complessivamente, i fondi sociali calarono da 1.134 milioni nel 2010 a 144 nel 2013, pari al -87%); (iv) l’aumento della percentuale minima di invalidità sufficiente per la concessione dell’assegno mensile di assistenza dal 74% all’85%, che avrebbe escluso i down (indennità di 256€ mensili), poi cancellato in sede di conversione per le corali proteste, che si addensarono sul governo e sul fido esecutore di Tremonti, il Sen. Antonio Azzollinipresidente della strategica Commissione Bilancio del Senato.

Isolando un altro dei capitoli della manovra - quello della previdenza -, per evidenziare l'iniquità della misura prevista dal DL 78 di un rinvio di 6-9 mesi per le pensioni di vecchiaia, che si aggiungeva a quello prima vigente di 3-6 mesi, che fu deciso dal governo Prodi con la legge 247/07 (riforma Damiano), il cui combinato disposto porta quindi l'età pensionabile per vecchiaia da 65 a 66 anni (l'allungamento di 12 mesi vale anche per quelle di anzianità), è sufficiente dire che in soli 3 anni si è aumentata l'età pensionabile di 4 trimestri, mentre per l'aumento a 67 anni, cioè di altrettanti 4 trimestri, ci sarebbero voluti 11 anni (poi ridotti a 8 dai successivi interventi legislativi).

Il DL approvato ha visto succedersi varie stesure ed anche la parte relativa alla previdenza ha avuto – pare - quattro redazioni e subìto varie modifiche, ma mentre quelle riguardanti altri capitoli sono state migliorative per i destinatari, la quarta, quella definitiva, riguardante la previdenza è stata invece peggiorativa. In un primo momento (come risultava dal testo del DL approvato dal Consiglio dei Ministri e pubblicato sul sito del Tesoro), questa “finestra” mobile era stata fissata a 6 mesi dalla maturazione del diritto (cioè a 65 anni e mezzo), poi, chissà perché e senza colpo ferire, a 12 mesi.

Se si analizza il testo del DL relativo alla previdenza (art. 12) - valido da allora in poi permanentemente per tutti e perciò da considerare intervento strutturale -, riepilogando, risulta quanto segue: il rinvio di 12 mesi vale anche per chi ha già maturato 40 anni di anzianità contributiva (!); non vale per i lavoratori in mobilità, ma fino al limite di 10.000 persone (!!), che giustifica dubbi di incostituzionalità; vale anche per gli inoccupati o inattivi a qualunque titolo, con reddito pari a zero (!!!).

Invece, ai percettori di redditi privati (ad eccezione dei produttori e distributori di farmaci e dei farmacisti in quanto fornitori del SSN), anche miliardari (i primi tre erano Ferrero, Del Vecchio e Berlusconi) o milionari (come Tremonti), non venne chiesto - letteralmente - neppure un centesimo.

Il contributo di solidarietà, varato in due DL separati prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – infatti, sarebbe bastato metterli insieme - per farlo cassare, come poi avvenne con le sentenze nn. 223/2012, 241/2012 e 116/2013). 

Così successe per la tassazione delle stock option (art. 33), per le quali fu prevista una soglia troppo alta, per cui neppure manager milionari come Passera e Profumo probabilmente ne vennero colpiti.

Il confronto con gli altri Paesi europei fu impietoso. Qui un articolo di Repubblica con la comparazione delle misure Berlino verso la stangata sui ricchi. L'Italia non la prevede. Siamo anche uno dei pochissimi Paesi a non colpire le rendite di tipo finanziario


2011 

Nel 2011, il governo Berlusconi-Tremonti varò altre due manovre finanziarie correttive (oltre alla legge finanziaria) molto pesanti e inique: il DL 98 del 6.07.2011, di 80 mld cumulati, e, appena otto giorni dopo la famigerata lettera del 5.08.2011 della BCE, il DL 138 del 13.08.2011, di 60 mld cumulati (Approfondimenti), come contropartita degli acquisti di titoli di Stato italiani, nell'ambito del programma SMP, per cercare di raffreddare lo spread, iniziato dalla BCE nel 2010 “Gli acquisti sono stati effettuati tra il maggio 2010 e il marzo 2011 [Irlanda, Grecia e Portogallo, ndr] e tra l’agosto  2011 e il febbraio 2012” [Spagna e Italia, ndr],  e che per l’Italia ebbero inizio il 22 agosto 2011, 9 giorni dopo l’approvazione della seconda manovra correttiva estiva.  

Anche per queste due pesantissime manovre correttive, la distribuzione dei pesi, ancorché in misura inferiore a quella del 2010 (ad esempio, l’elevata franchigia fiscale sulle stock option venne abolita), fu iniqua, sia per il clima di appeasement generale alimentato dalla propaganda berlusconiana, sia per l’assenza di una reazione adeguata da parte della CISL di Bonanni e della UIL di Angeletti, che isolarono la CGIL, sia per il peso preponderante della lobby del sindacato degli imprenditori, retto prima dalla ricca e spietata Emma Marcegaglia (spietatezza confermata recentemente, con motivazioni sul welfare che contraddicono quanto da lei dichiarato allora) e poi dal ricco e apparentemente più dialogante Giorgio Squinzi, i quali, nell’ordine, quando Casa Italia, nel secondo semestre 2011, era nel pieno dell’incendio da spread, prima proposero, con un documento unitario di tutte le associazioni delle imprese, l’introduzione di un’imposta patrimoniale ordinaria sui ricchi, “per dare concretezza all’obbligo dichiarativo e ottenere un gettito annuale certo stabile. Si può stimare che la misura comporti un maggior gettito per l’erario di circa 6 miliardi di euro annui.”, come contropartita della ‘riforma’ del lavoro, la confermarono nel 2012, ma poi, spento l’incendio solo grazie alla tardiva ma risolutiva, famosa frase del presidente della BCE, Mario Draghi, “Within our mandate, the ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough.” del 26 luglio 2012, se ne sono “dimenticati” finora, incluso il ricco Carlo De Benedetti che l’aveva proposta per primo nel 2009, imitato poi da vari altri, tra cui Amato, Capaldo, Veltroni, la CGIL.[1 o 2]  


Commissariamento di fatto e dimissioni del Governo Berlusconi

Ma tutto fu inutile. Queste misure mastodontiche e molto inique furono sommerse e obliterate dalla canea provocata dalla pessima reputazione personale del PdC Berlusconi, dai dissidi interni al Governo, in particolare tra il PdC Berlusconi e il ministro dell’Economia Tremonti (protetto dal potente Bossi), che arrivarono a scambiarsi insulti e accuse di pazzia, dal concerto cacofonico e autolesionistico dei media italiani che amplificavano le cattive notizie interne dando loro un’eco mondiale,[1 o 2] dalle critiche urlate provenienti dagli Organismi internazionali (UE, FMI, OCSE), dal declassamento dell’Italia da parte prima di Standard & Poor’s e poi, subito dopo, di Moody’s e, soprattutto, dall’attacco della speculazione finanziaria mondiale, che fece salire in novembre lo spread BTP-Bund a 574 punti base, nonostante gli interventi calmieratori della BCE (del tutto insufficienti, ma questo sarà oggetto di un altro articolo); i cui effetti prima portarono al commissariamento di fatto del Governo da parte dell’UE, e poi alle sue dimissioni dopo aver perso la maggioranza parlamentare e alla sua sostituzione con il Governo Monti.[1 o 2] 

Dopo, con i suoi potentissimi megafoni, l’apparato (dis)informativo berlusconiano e del centrodestra ha addossato tutta la colpa dei sacrifici e della recessione sul cattivissimo Monti (che gli ha dato una mano con le sue millanterie), e quasi 60 milioni di Italiani ci sono cascati, inclusi i docenti di Economia,[1 o 2] a conferma che il gioco democratico in Italia da 23 anni è asimmetrico e mùtilo.

Il popolo italiano, infatti, inclusi quasi tutti i media e perfino famosi parlamentari (in tema di pensioni, pubblicai l’elenco in un mio commento nel blog di un importante quotidiano),  si lasciò ancora una volta irretire dalla potente propaganda governativa, che negava addirittura l’esistenza della crisi, e ancora oggi è convinta che i sacrifici lacrime e sangue (con conseguente ‘salvataggio’ dell’Italia) siano opera del subentrato governo Monti.


Governo Monti

Innanzitutto, va evidenziato che il Governo Monti operò – come hanno dichiarato più volte sia Monti che Fornero - avendo come bussola e programma le vere e proprie prescrizioni contenute nella lettera del 5.8.2011 della BCE, tra cui il completamento della riforma delle pensioni (“È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012”).

In secondo luogo, va sottolineato che molto più eque furono le manovre varate dal governo Monti, che, in aderenza alle richieste dell’UE, del FMI e dell’OCSE (disattese dal Governo Berlusconi) di spostare il peso fiscale dalle persone alle cose, reintrodusse l’IMU sulla casa principale (che era stata abolita dal prodigo con i soldi pubblici Berlusconi, tranne per le cosiddette case di lusso - A1/abitazioni signorili, A8/ville e A9/castelli -, che però erano appena 74.430 su un totale di 34.435.196), aggravò quella sugli altri immobili, sulle aree fabbricabili e sui terreni (il gettito complessivo dell’IMU fu di 23,7 mld “I versamenti IMU totali aggiornati alle deleghe del 25 gennaio 2013 ammontano a circa 23,7 miliardi di euro”),[1 o 2] varò una patrimonialina sui depositi (confermata dai governi successivi) e introdusse una leggera TTF (mentre siamo ancora in attesa che la strabica UE, spietata verso i poveri cristi ma ossequiente verso le lobby finanziarie, ne adotti una pesante a livello europeo dopo oltre un lustro di discussioni e passi del gambero[1 o 2]), avendo dovuto rinunciare all’introduzione di un’imposta patrimoniale – che poi successivamente diventò una delle proposte del suo programma elettorale Agenda Monti – a causa dell’opposizione del miliardario Berlusconi, il cui partito - il PDL - faceva parte della maggioranza di governo.


Manovre finanziarie

La prima manovra correttiva fu il DL 201 del 6.12.2011 (Approfondimento),   battezzato pomposamente e infedelmente dal PdC Monti decreto salva-Italia  convertito dalla L. 214/2011 (Approfondimenti generale previdenziale),    che, come abbiamo visto, ammonta ad “appena” 32 mld “lordi” (10 mld sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi).

La seconda manovra correttiva fu il DL 95 del 6.7.2012, convertito dalla L. 135/2012, di circa 20 mld (Approfondimento). 

In termini cumulati, le manovre finanziarie del Governo Monti assommarono a 63 mld, distribuiti in maniera molto più equa.[4]

[4] A parte gli esodati, il cui numero, come dichiarò la professoressa Elsa Fornero a “In mezz’ora” del 10.5.2015, fu prima sottostimato (la prima salvaguardia riguardò 65.000 persone) e poi, come riportato da varie fonti (tra cui i Deputati PD e l'On. Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera), sovrastimato dalla burocrazia di RGS e INPS, che, nell'arco di 6 anni e su 8 salvaguardie, «ridetermina il numero massimo degli esodati a 153.389 soggetti», contro una stima iniziale di 389.200, cioè a meno della metà della stima iniziale. 

Ma il Governo Monti ebbe il “torto” di colpire due tipologie di beni molto sensibili agli occhi ed alle tasche degli Italiani: la prima casa con l’IMU, il cui costo consuntivo pro capite smentì il piagnisteo generale (secondo il MEF, 225€ il gravame medio annuo e l'85% dei contribuenti ha pagato meno di 400€e l’autovettura con l’aumento delle accise sui carburanti (nonché l’aumento dell’IVA, che in realtà, però, era stato già deciso dal governo precedente).


Fiscal Compact

Anche l’accettazione del fiscal compact non è opera di Monti ma di Berlusconi, che lo negoziò e lo sottoscrisse nel Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011. Infatti, il relativo DdL costituzionale fu presentato dal governo Berlusconi nel mese di settembre 2011. Poi votato e introdotto in Costituzione nel 2012 durante il governo Monti, col voto favorevole di PDL, PD, Scelta Civica e Lega Nord.[5]

[5] FISCAL COMPACT. Questo patto, come avviene sempre per accordi di tale importanza, si è sviluppato su più fasi. Le basi giuridiche del fiscal compact furono poste nel Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011, con l'accettazione e la firma da parte del PdC Berlusconi.[a] Poi, il patto venne ratificato, cioè approvato, reso valido,[b] da 25 Paesi su 27. Quindi, com’era stato raccomandato, fu necessario inserirlo, formalizzarlo nella legislazione dei singoli Paesi, in una norma di rango costituzionale o equivalente (obbligatoria se si voleva ottenere l’aiuto eventuale del MES). Il relativo DdL costituzionale fu presentato dal governo Berlusconi nel mese di settembre 2011. Poi votato e introdotto in Costituzione nel 2012 durante il governo Monti, col voto favorevole di PDL, PD, Scelta Civica e Lega Nord.[c]

Lo stesso Monti ha rammentato più volte che il fiscal compact fu accettato da Berlusconi, che infatti diede inizio all'iter di approvazione parlamentare.


Politica fiscale del Governo italiano

In definitiva, la politica fiscale durante la crisiin parte scelta dal Governo Berlusconi-Tremonti ed in parte imposta al Governo italiano dall’Unione Europea e dalla BCE, anche a causa delle debolezze extratecniche del PdC Berlusconi e della perdita di immagine del Paese (Placebo di Peter: Un grammo di immagine vale più di un chilo di fatti), che si riverberò sul Governo Monti, fu contrassegnata da fattori univoci nel senso della recessione:

a) la quasi assenza di misure anticicliche (meno dello 0,5% fu destinato alla crescita, contro il 2-3% medio negli altri Paesi);

b) l’avanzo primario, tranne il 2009-2010, culmine della crisi, fu consistente: “L’Italia ha registrato nei cinque anni considerati (2008-2012) un avanzo primario cumulato pari a circa il 5,4 per cento del Pil 2012, contro un disavanzo medio del 7,4 per cento nell’area dell’euro. La Germania ha conseguito un avanzo primario, pari a 4,7 punti percentuali di Pil, mentre la Francia ha conseguito un disavanzo primario per 7,4 punti percentuali. Eccezionali livelli di disavanzo si sono registrati in Irlanda (59 punti percentuali di Pil), Spagna (35 punti percentuali) e Grecia (30 punti percentuali)”;

c) una politica fiscale divergente rispetto a tutti gli altri Paesi[6]: “Nel confronto complessivo, si evidenzia il grande sforzo di consolidamento fiscale compiuto dall’Italia nel periodo della crisi: il nostro è stato l’unico paese della Uem a non aver attuato nel complesso politiche espansive, presentando effetti cumulati restrittivi per oltre 5 punti di Pil. Nell’area dell’euro l’impatto è risultato espansivo per 13 punti di Pil, in Francia per 14 e in Germania per 6.”; e sprecando

d) l’assenza della necessità di interventi di salvataggio delle banche - esclusa dalle stesse banche (a ragione, poiché le sofferenze quadruplicarono nell'arco di 6 anni soltanto per il prolungarsi della crisi, come ha confermato il Governatore Visco nel corso dell’audizione citata) -, allora in regime di bail-out (salvataggio esterno con soldi pubblici): “L’Italia ha attuato solo piccoli interventi a sostegno del settore finanziario, meno di due decimi di punto in termini di Pil del 2012 rispetto a un ammontare complessivo nell’area dell’euro pari a 5,5 punti. I governi che hanno finanziato in misura maggiore le banche con emissioni di debito pubblico sono stati l’Irlanda (28 per cento del Pil), la Grecia (20 per cento), la Germania e Cipro (10 per cento)”.

[6] EUROSTAT – Deficit/Pil

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia...........-1,5...-2,7...-5,3..-4,2…-3,5..-2,9...-2,9..-3,0..-2,6...-2,4

Francia…...-2,5...-3,2...-7,2...-6,8...-5,1..-4,8...-4,0...-4,0..-3,5...-3,4

Spagna…...+2,0..-4,4.-11,0..-9.4…-9,6.-10,4..-6,9...-5,9..-5,1...-4,5

Gran Br…...-3,0..-5,0.-10,7..-9,6...-7,7...-8,3...-5,6...-5,6..-4,4..-3,0

Germania...+0,2..-0,2...-3,2...-4,2...-1,0...-0,1...-0,1..+0,3.+0,7.+0,8

Olanda …..+0,2..+0,2...-5,4..-5.0...-4,3...-3,9...-2,4..-2,3..-2,1..+0,4

Grecia…….-6,7.-10,2.-15,1.-11,2.-10,3...-8,9.-13,1..-3,7...-5,9..+0,7

Irlanda.......+0,3...-7,0..-13,8.-32,1-12,6..-8,0..-5,7...-3,7..-2,0...-0,6

Portogallo..-3,0...-3,8…-9,8.-11,2..-7,4...-5,7..-4,8...-7,2..-4,4...-2,0


Le differenze di crescita tra l'Italia e altri Paesi UE sono motivate anche dalle differenti politiche economiche implementate consentite dalla Commissione Europea.

Va anche notato che, escluso il Portogallo, l’Italia col 4% nel 2016 (che per fortuna è calato dal 5,2% del 2012 per effetto del calo dei tassi grazie alla politica monetaria finalmente espansiva della BCE) ha il primato in UE28 dell'incidenza della spesa degli interessi passivi sul Pil, che aumenta il deficit/Pil.[7]

[7] BANCA D’ITALIA – Statistiche di finanza pubblica nei paesi dell’Unione europea - Spesa per interessi (in percentuale del PIL) Tav. 16

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia.............4,8…4,9…4,4...4,3…4,7…5,2....4,8…4,6...4,1…4,0

Francia….....2,6…2,8…2,4...2,4…2,6…2,6....2,3…2,2...2,0…1,9

Spagna…......1,6…1,5…1,7...1,9…2,5…3,0....3,5…3,5...3,1…2,8

Gran Br….....2,2…2,2…1,9...2,9…3,2…2,9....2,9…2,7...2,3…2,5

Germania......2,7…2,7…2,6...2,5…2,5…2,3....2,0…1,8...1,6…1,4

Olanda…......2,0…2,0…2,0...1,8…1,8…1,6....1,5…1,4...1,3…1,1

Grecia….…..4,5…4,8…5,0...5,9…7,3…5,1....4,0…4,0...3,6…3,2

Irlanda..........1,0…1,3…2,0...2,8…3,4…4,2....4,3....3,9...2,6…2,2

Portogallo….2,9…3,1…3,0...3,0…2,9…4,3....4,9…4,9...4,6…4,2


Nonostante tutto questo, il debito pubblico è aumentato durante il IV governo Berlusconi-Tremonti (durato quasi 3 anni e mezzo) di circa 300 mld, passando da 1.600 a 1.900 mld e dal 103% del Pil nel 2008 al 119% nel 2011, anche a causa del calo di circa 150 mld del denominatore (Pil) e del contributo ai fondi Salva-Stato (quasi 60 i miliardi prestati complessivamente dall'Italia ai Paesi UE in difficoltà), produttivo di interessi attivi.


Conclusione 

In conclusione, il valore cumulato (cioè sommando gli effetti anno per anno, considerando che le misure strutturali sono permanenti e quindi valgono tuttora) delle manovre correttive varate nella scorsa legislatura ammontò a 330 mld (4/5 Berlusconi e 1/5 Monti), che servirono (assieme ad un aumento del debito stesso) a pagare gli interessi passivi sul debito (75-80 mld in media per 5 anni, con un  picco di 86 mld nel 2012pari, al lordo degli swap, a un totale di 390 mld), a ricostituire in parte l’avanzo primario ricevuto in eredità da Berlusconi e da lui dilapidato e a ridurre il deficit.

La depressione economica prolungata italiana è conseguenza in gran parte di quelle manovre correttive mastodontiche, molto inique e recessive varate dal Governo Berlusconi-Tremonti, in parte cospicua imposte dall’UE (Commissione e BCE) più in ragione del pessimo standing del PdC che dei dati macroeconomici, e dalla straripante speculazione finanziaria, lasciata libera di operare, che aveva sì scommesso sulla rottura dell'Euro, ma che trovava terreno fertile e carburante e opportunità di guadagno nella debolezza del Governo italiano, che aveva ridotto l'Italia in bersaglio facile e vittima sacrificale di turno.

Il debito pubblico italiano è detenuto per il 10% dalle famiglie e per il 90% dalle banche e da altri soggetti finanziari (il 30-40% è in mani estere). In definitiva, sotto l’attacco sinergico della speculazione finanziaria mondiale e della ‘connivente’ oligarchia reazionaria UE asservita al neoliberismo-ordoliberismo, che ha applicato la nefasta e ossimorica “austerità espansiva” ed ha per giunta gravemente discriminato l'Italia rispetto ad altri Paesi come la Francia e la Spagna per quanto riguarda l'osservanza del parametro deficit/Pil,[6] assecondati di fatto dall’inadeguatezza politica, tecnica e personale del PdC Silvio Berlusconi, contro il quale andrebbe promossa una class action (azione risarcitoria collettiva), e del suo ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, abbiamo dovuto fare (non tutti, però!) enormi sacrifici per migliorare i conti pubblici e, soprattutto, per le banche e i ricchi.



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