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Lettera al Sen. Alessandro Malan sul suo articolo “Diario della ‘lunga legislatura’” pieno di fake news




Pubblico la lettera che ho inviata pochi giorni fa al senatore del PD Alessandro Malan, con osservazioni critiche su un suo articolo. Chi legge questo mio blog sa che uso scrivere che quasi 60 milioni di Italiani sono stati vittima del potente sistema disinformativo berlusconiano e del centrodestra; come vedete, anche un parlamentare come Malan è anch’egli vittima di tale DISINFORMAZIONE. Ad oggi, non ho ricevuto risposta.


Osservazioni al Suo articolo "Diario della 'lunga legislatura'".

Da:  v

15/1/2018 15:30


Egr. Sen. Maran,

Ho appena letto il Suo articolo sul Foglio, rilanciato dal sito del Sen. Pietro Ichino DIARIO DELLA “LUNGA LEGISLATURA”, che a mio avviso contiene parecchie inesattezze, sorprendenti (ma non tanto per me, visto che accomunano da sei anni quasi 60 milioni di Italiani, inclusi i docenti universitari) in un parlamentare.

Scusandomi per non avere inviato anche a Lei le mie varie e-mail, che forse Le avrebbero evitato di scrivere tante affermazioni imprecise, faccio un esame puntuale delle affermazioni per me salienti e vi allego le prove documentali (inclusi i post accennati).

Citazione1: “Quel che accadde allora è tutto nelle cronache dei giornali dell’epoca”.

Sì, forse, ma le persone, inclusi i parlamentari (vedi appresso), sono di memoria corta oppure “catturati” dai loro pregiudizi o condizionati e fuorviati dalla loro malafede.

Citazione2: “dalla celebre lettera della Ue che impose al Paese la cura da cavallo anticrisi”.

Inesattezza al cubo, frutto di ignoranza o di malafede (decida Lei). La cura da cavallo è cominciata un anno e mezzo prima, nel 2010, col DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla L. 122 del 30.7.2010, di ben 62 mld cumulati, la più scandalosamente iniqua, quella che all’art. 12 reca la severissima riforma delle pensioni SACCONI (vedi appresso), e poi si è sviluppata con una seconda manovra finanziaria correttiva pesantissima (oltre la legge finanziaria o di stabilità), vale a dire il DL 98 del 6.7.2011 convertito dalla L. 111/2011, di 80 mld cumulati, che riscosse l’apprezzamento sia del Consiglio Europeo, che della cancelliera Merkel. Dopo appena pochi giorni, invece, arrivò la lettera della BCE (Trichet e Draghi), con varie prescrizioni dettagliate e la richiesta di anticipare il pareggio di bilancio al 2013 (in contrasto con l'apprezzamento della Banca d'Italia, nel maggio precedente, del pareggio di bilancio nel 2014), che portò al varo di una seconda manovra estiva pesante, il DL 138 del 13.8.2011, convertito dalla L. 148/2011, di 60 mld cumulati. Ma neppure bastarono a salvare il governo Berlusconi-Tremonti, che a furor di popolo e dell’Europa (cioè del duo Merkel Sarkozy, dopo l’accordo di Deauville, citato non a caso come spartiacque dal governatore Ignazio Visco nel corso della sua lunghissima audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche[1]) fu sostituito dal governo d’emergenza Monti, un’emergenza creata ad arte e smentita dai fondamentali.

E’ sufficiente riportare le cifre per dedurlo:

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Trova tutte le prove documentali nel documento di 18 pagine linkato alla nota1, in cui ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura e dove forse troverà notizie e nessi sorprendenti.[1]

Citazione3: “perché i partiti preferiranno lasciare ai «tecnici» la responsabilità delle misure impopolari”.

Inesattezza al cubo, frutto di ignoranza o di malafede (decida Lei), veda il punto precedente e appresso.

Citazione4: “Di più: da allora, riforme strutturali e riforme istituzionali tracciano il campo da gioco. Fin dall’inizio, si stabilisce che il governo Monti avrebbe cercato di mettere il bilancio pubblico su una dinamica sostenibile e di rianimare la capacità di crescita attraverso incisive riforme strutturali”.

Inesattezza al quadrato, smentita dai dati, che invece attestano che il Sen. Prof. Mario Monti è, in gran parte, un millantatore di fatto.[1] [2]

Citazione5: “dei firmatari verranno ricandidati solo Gentiloni, grazie a Renzi, e Tonini”.

Io sono stato per tre anni un assiduo lettore e commentatore degli articoli di “Europa”, organo della Margherita, e ho potuto constatare con mia grande sorpresa la doppiezza dei cosiddetti “montiani” alla Tonini, esigua minoranza spietata e sleale che, per veder affermato nel PD il proprio punto di vista minoritario, sosteneva l’estraneo Monti contro il Segretario del proprio partito Bersani.[3]

Citazione6: “Poi vengono gli errori. Aumentano gli screzi con l’Europa”.

Frase sgradevole che rivela la solita inclinazione autolesionistica, che talvolta arriva alla fellonìa, di tantissimi Italiani. Nella fase iniziale, il tosto Renzi cercò solo di far valere giustamente anche gli interessi dell’Italia, gravemente discriminata in materia di rispetto del rapporto deficit/Pil (veda [1], nota 6) e perfino oggetto di manovre “golpiste”, anche se sui generis e quasi alla luce del sole.[1] Poi Renzi si scontra col muro tedesco per le risorse e fa una virata destrorsa di 180 gradi, alleandosi con gli Squinzi e i Marchionne e tradendo e il proprio elettorato e il programma elettorale “Italia Bene Comune”.

Citazione7: “In altre parole: senza le leggi Fornero e il Jobs Act oggi non potrebbe esserci il Quantitative Easing di Draghi”.

Inesattezza al cubo, frutto di ignoranza o di malafede (decida Lei): (i) la legge Fornero è molto meno severa della legge SACCONI, 2010 e 2011,[4] della quale (per colpa della stessa millantatrice Fornero, di politici bugiardi come Matteo Salvini,[5] che votò la severa riforma SACCONI, di noti esperti di previdenza, quali Cazzola, Giannino, Boeri, Garibaldi, Ichino, Damiano, Sacconi, e poi a cascata ISTAT, EUROSTAT, UPB, INPS e, dal 2013, tutti i media, dimentichi di ciò che scrivevano nel 2012)[6] vengono attribuite misure severe alla legge Fornero, in particolare l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, che nel 2019 porterà l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni, e poi via via a 70 e oltre, e l’età di pensionamento anticipato a 43 anni e 3 mesi per gli uomini e a 42 anni e 3 mesi per le donne. Altro che la millantatrice Fornero!; (ii) peraltro, nella lettera BCE è stato solo chiesto, relativamente alle pensioni, un'ulteriore revisione delle pensioni di anzianità e l'allineamento delle donne del settore privato a tutti gli altri, già regolati dalla riforma SACCONI: “È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012.”) e impediti dal veto del Ministro Bossi,[1] solo l’eccessivo zelo e soprattutto il pianto della professoressa Fornero, assieme alle millanterie sue e del Prof. Monti, che volevano passare come i salvatori dell’Italia dal default, hanno confuso enormemente le acque; (iii) il QE è stato colpevolmente varato dalla BCE a trazione tedesca con 6 anni di ritardo rispetto agli USA e alla GB, per non parlare del Giappone, violando il proprio statuto (art. 2-Obiettivi e art. 7-Indipendenza, che deve essere reciproca tra la BCE e gli organi politici, violata patentemente e scandalosamente dalla famigerata lettera del 5.8.2011) e costringendo i governi a mastodontiche manovre finanziarie correttive per far fronte alla speculazione finanziaria megagalattica, lasciata quasi libera di scorrazzare dalla colpevole quasi inerzia della BCE, fino al famoso e risolutivo “whatever it takes” del 26.7.2012 di Draghi; (iv) perfino la BCE afferma che le cosiddette riforme strutturali (ammesso e non concesso che siano benefiche) lo sono nel lungo periodo; (v) quelle del lavoro e del welfare a scapito dei salari e dei diritti, imposte dalla Germania ordoliberista, sono obbligate dal ristabilimento del riequilibrio infra UE tra economie strutturalmente eterogenee, che la moneta unica esclude possa avvenire operando sul cambio; e (vi) stante questa imposizione, pare ci sia stato un accordo tra Draghi e Renzi per uno scambio riforme strutturali-allentamento finanziario, che era osteggiato dalla Bundesbank e da Schaeuble.[7]

Citazione8: “Il 7 marzo 2015 con l’entrata in vigore dei primi due decreti attuativi del Jobs Act, il nostro diritto del lavoro ha compiuto una svolta di portata probabilmente più grande di quella compiuta nel 1970 con l’entrata in vigore dello Statuto dei lavoratori”.

Fesseria esagerata, il prof. Pietro Ichino confonde il suo sogno con la realtà (gli capita talvolta…): (i) gli effetti sono drogati dai sussidi miliardari agli imprenditori; e (ii) manca la terza gamba, quella del welfare europeo: reddito minimo garantito, alloggio pubblico (in Italia, sono in totale 500.000 e ne servirebbero 10 volte tante per allinearci a Paesi come GB, Danimarca, Olanda, ecc.); e congrui servizi efficaci/efficienti/di qualità per il ricollocamento. Perché – come al solito - non si è fatto tutto insieme, buttando nei guai milioni di persone?

Citazione9: “(produttività, ha ricordato Francesco Giavazzi…)”.

Francesco Giavazzi è come il prezzemolo quando si devono fregare i poveri cristi e salvaguardare i ricchi. Dopo le fesserie che ha scritte sull’ossimorica “austerità espansiva” e i moltiplicatori, avrebbe dovuto ritirarsi in un salutare silenzio almeno per un secolo.

Citazione10: “Ma a modo suo, Renzi ricorda un pò il Napoleone che porta in tutta Europa, con le sue incessanti guerre, le grandi idee della Rivoluzione”.

Ecco il solito stravolgimento lessicale da parte degli agit-prop dei ricchi. Paradigmatico l’abuso da parte dei reazionari e dei ricchi del termine “riforma”, che una volta voleva dire il miglioramento delle condizioni della maggioranza del popolo; oggi l’opposto. D’altronde, si sa che i ricchi egoisti-bulimici-spietati, che sono 4 gatti, stravincono e dettano legge perché, oltre a risorse enormi, al controllo dei media e da 20 anni anche delle università, all’influenza potente sui decisori politici, possono contare sull’ausilio di agit-prop ben retribuiti e un 20% di popolazione che viene fatto partecipare alla spartizione disuguale della torta.[8] Buon appetito.

Egr. Sen. Maran,

Spero di esserLe stato utile e che voglia in futuro contribuire a chiarire chi ha fatto che cosa in materia di pensioni, di manovre finanziarie e di BCE (sulla quale ho in preparazione un altro documento, che Le invierò).

Distinti saluti,

V.

PS: La informo che pubblicherò questa lettera - e l'eventuale Sua risposta - nel mio blog e la inoltrerò a vari destinatari oltre quelli compresi nella presente e-mail.

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Note:

[1] L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

[2] Il Prof. Mario Monti, il millantatore

Lettera al Prof. Sen. Mario Monti sulle manovre correttive, le pensioni e lo statuto della BCE

[3] La macroscopica mistificazione pro-Monti e la slealtà dei democratici ‘montiani’

[4] Pensioni: notizie false (fake news)

[5] Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

[6] Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero



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L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione



Quando un’accolita di governanti incapaci e crudeli ebbe in mano le sorti del Paese e la sussistenza dei poveri cristi



Introduzione 

A - Il Governatore Ignazio Visco

Nell’articolo precedente,[1 o 2] ho citato, nella nota 3, le Comunicazioni tra il Governo italiano e l'Unione Europea nel 2011 ed ho preannunciato un altro “documento con notizie e soprattutto nessi molto difficilmente reperibili in Rete, per smentire false convinzioni su ciò che è avvenuto nella scorsa legislatura, fatte proprie da quasi 60 milioni di Italiani”.

Si tratta di avvenimenti pochissimo conosciuti nei dettagli ma che hanno segnato profondamente la vita politica italiana, richiamati non a caso, con il suo abituale understatement, dal Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nel corso della seconda parte (dopo le 19:46, dal minuto 23, in risposta alla quarta e ultima domanda dell’On. Bruno Tabaccidella sua lunghissima audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle bancheEgli ha fatto una dichiarazione tanto dirompente, vista la provenienza, quanto commentata incongruamente dal presidente Casini con una battuta, quanto passata inosservata sui media: ha ricondotto la responsabilità di quanto accadde allora, nel 2011 (caduta del Governo Berlusconi, a causa del rischio di default dell’Italia dovuto all’attacco della speculazione finanziaria, e  sua sostituzione con il Governo d’emergenza Monti), principalmente al duo Merkel-Sarkozy, dopo essersi incontrati nella piccola cittadina balneare francese di Deauville, ed alla gestione errata della crisi da parte dell’Europa.

All’inizio del suo racconto, prima di indicare le responsabilità decisive di Merkel e Sarkozy, il Governatore Visco ha citato l’On. Renato Brunetta, Vice Presidente della Commissione d'inchiesta, come uno dei co-protagonisti della vicenda del 2011: sia Merkel-Sarkozy,[1 o 2]  sia Brunetta (del quale condivido l’opinione che su quel periodo andrebbe istituita una Commissione parlamentare d’inchiesta sono tre figure-chiave anche nella mia ricostruzione di quanto avvenne nella scorsa legislatura, fatta sia in passato (vedi, ad esempio, qui,[1 o 2] qui - cfr. dialogo tra Vincesko e Koccobill -,[1 o 2] e qui[1 o 2]), che nel presente articolo.

L’attualità e l’utilità del presente articolo risiedono anche nella decisione di Silvio Berlusconi di partecipare alle prossime elezioni politiche, che grazie alla nuova legge elettorale, alla divisione del Centrosinistra e alle rinnovate sue promesse reboanti di riduzione delle tasse (i pifferai magici perdono il pelo e talora il senno ma non il vizio), potrebbe vederlo tornare al governo direttamente o indirettamente.


B - L’assassinio della verità

Oltre al Pil (quasi -10%), alla capacità produttiva (quasi -25%), all’occupazione (circa 1 milione di posti di lavoro in meno) e a centinaia di morti per suicidio, la lunga e grave crisi economica (la grande recessione ha fatto un’altra vittima, in Italia e all’estero: la verità.

Questo è successo, per fare solo alcuni esempi:

1. nel caso della spiegazione della genesi della crisi: la menzogna che è stato il debito pubblico propalata per 5 anni in luogo della verità che è stato il debito privato, con massicci aiuti pubblici alle banche e conseguenti misure draconiane di risanamento dei conti pubblici, addossate in massima parte sui non ricchi;

2. nel caso della Grecia: la menzogna del salvataggio della Grecia dal default in luogo della verità del recupero crediti delle banche francesi, tedesche e olandesi verso la Grecia, avvenuto con soldi di tutti gli europei[1 o 2];  

3. nel caso della Germania: la menzogna che essa si svenerebbe per aiutare gli altri Paesi UE in luogo della verità dei vantaggi che soprattutto la Germania trae dall’attuale assetto monco UE-Euro tra Paesi con economie disomogenee[1 o 2]

4. nel caso della BCE la menzogna dell’esistenza di un solo obiettivo statutario in luogo della verità che gli obiettivi statutari sono due; o gli elogi per aver salvato l’Euro in luogo delle critiche per l’insufficienza e tardività delle decisioni di politica monetaria, che hanno costretto gli Stati deboli ad adottare misure draconiane di risanamento dei conti pubblici; o per la sua invasione dell’ambito politico-economico, si veda la sua lettera del 5/8/2011 al Governo italianoa firma del presidente in carica, Jean-Claude Trichet, e di quello designato, Mario Draghiviolando e il proprio statuto – artt. 2-Obiettivi e 7-Indipendenza - e le regole deontologiche – diciamo così - delle banche centrali indipendenti; e, per venire all’Italia,

5. la disinformazione generale sia nel caso della responsabilità del risanamento recessivo ascritto a Monti in luogo di Berlusconi, le cui manovre finanziarie sono state il quadruplo di quelle di Monti e molto più inique e quindi ancor più recessive, sia, infine, nel caso del sensibile allungamento dell’età di pensionamento imputato tutto a Fornero in luogo di, prevalentemente, a Sacconi.[1 o 2]

Gli ultimi tre esempi rappresentano tre casi di scuola, per l’ampiezza della platea delle vittime, quantificabili nella quasi generalità della popolazione italiana, senza distinzione di censo e di istruzione, annoverandosi nella predetta platea – pare - quasi tutti i docenti di Economia, e per la durata, sei anni.

E’ un fenomeno apparentemente inspiegabile e quasi incredibile, ma che ha delle motivazioni razionali sia di ordine comunicativo - il potentissimo sistema propagandistico berlusconiano -, sia di ordine qualitativo dell’informazione, sia di ordine psicologico: la “cattura” delle vittime, le quali, anche quando sono messe di fronte alla realtà inoppugnabile delle norme di legge e dei dati ufficiali, li rifiutano perché rifiutano l’idea stessa di essere state per tanto tempo - sei anni - vittime di una tale generale disinformazione che coinvolge gli esperti e tutti i media.


C - Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” (Joseph Goebbels)


Da sei anni, infatti, ci troviamo di fronte, come scrivevo in un precedente articolo, a tre casi di disinformazione tra i più macroscopici della storia italiana:

1.     La riforma delle pensioni Forneroalla quale, per varie responsabilità dei soggetti coinvolti, tra i quali sono inclusi – con un grado diverso di malafede - la stessa professoressa Fornero, il prof. Monti, che per inciso io giudico una persona per solito sincera fino alla gaffee, – stranissimo ma vero -, oltre all’ISTAT, a EUROSTAT e all’Ufficio Parlamentare di Bilancio, noti esperti di previdenza,[1 o 2] come ad esempio il Prof. Giuliano Cazzola, che essendo stato uno dei protagonisti (durante il governo Berlusconi era vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera) conosce benissimo la normativa pensionistica e i suoi autori, o Oscar Giannino, o il Sen. Prof. Pietro Ichino, o la strana coppia costituita dal senatore Sacconi (FI) e dall’onorevole Damiano (PD), o la coppia meno strana formata dai professori Tito Boeri e Pietro Garibaldi, vengono attribuite anche tutte le misure della ben più severa riforma delle pensioni Sacconi, 2010 e 2011, il quale, anziché denunciare pubblicamente il plagio e rivendicare la paternità e l’incisività della sua riforma, è stato per anni silenzioso assecondando la vulgata.

2.     L’ammontare complessivo di 330 (trecentotrenta) mld€ delle manovre finanziarie correttive varate nella scorsa legislatura, costituite, secondo Il Sole 24 ore, per il 55% da maggiori tasse e per il 45% da minore spesa pubblica, la quasi generalità delle vittime di tale disinformazione (quasi 60 milioni di Italiani, inclusi – pare – quasi tutti i docenti di Economia) e la sua ripartizione tra il governo Berlusconi (81%) e il governo Monti (19%), ma attribuendo tutto a Monti, o, almeno, non citando mai Berlusconi.

E, in ambito UE, per corresponsabilità anche della stessa BCE e della Commissione Europea,

3.     Gli obiettivi statutari della BCEche non è uno soltanto - la stabilità dei prezzi - come quasi tutti pensano, in Italia e non solo, ma due, ancorché il secondo (sostenere le politiche economiche generali dell’UE fissate nel fondamentale art. 3 del TUE) sia in rapporto duale-gerarchico con il primo (cfr. Statuto BCE, art. 2): “fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi” (“without prejudice”, nella versione inglese). Ma che in deflazione o con tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (poco sotto il 2%) ha la stessa dignità e cogenza del primo, poiché non lo pregiudica ma anzi è concordante, convergente e complementare con esso (come è dimostrato dal periodo post Quantitative Easing).[1 o 2]


In questo articolo, tratterò approfonditamente il secondo caso - spiegando anche i nessi con le decisioni delle Autorità europee che portarono alla caduta del Governo Berlusconi -, come ulteriore contributo personale, dopo quello sulle pensionialla piccola e assidua opera di chiarificazione e di controinformazione che porto avanti da sei anni, per contrastare la vulgata della versione di chi davvero ha messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione, alimentata ad arte dalla potente propaganda berlusconiana ed anche agevolata dalle millanterie di fatto del Prof. Monti, a cominciare già dal titolo del primo DL del Governo Monti: “Salva-Italia”. Credetemi, è una fatica di Sisifo!


***


Manovre finanziarie correttive varate nella scorsa legislatura 

Premessa. L’attacco al debito sovrano italiano nel 2011, che, a causa della quasi latitanza della BCE, aveva portato lo spread BTP-Bund ad un picco di 574 punti base e faceva temere il default, causò le dimissioni del Governo Berlusconi, ritenuto dall’UE - e forse dai mercati finanziari, che in realtà, come ha confermato nella predetta audizione il Governatore Visco, avevano scommesso sulla rottura dell’Euro - inadeguato e renitente ad adottare i provvedimenti necessari suggeriti dalla stessa UE, e la sua sostituzione, quasi a furor di popolo e con la benedizione dell’UE, con il Governo tecnico Montiche appariva quindi, in quelle circostanze drammatiche, un salvatore dell’Italia.

Questo duplice giudizio non è confermato da un’analisi obiettiva ex post dei dati.

Berlusconi, non Monti. Le manovre finanziarie correttive del governo Berlusconi, in un quasi equivalente lasso di tempo (circa un anno e mezzo), sono state ben il quadruplo di quelle del governo Monti.[1 o 2]

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.[1]

Vale a dire, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine, scandali e cattivo rapporto con i partner europei, che incisero sul rating dell’Italia, al di là dei fondamentali macroeconomici), è anche peggio.

E’ tale la dimensione del rapporto quali-quantitativo tra i governi Berlusconi e Monti (267 mld cumulati contro 63, cioè 4 a 1, 81% contro 19%, anche per l’iniquità), che è del tutto infondato attribuire a Monti il risanamento dei conti pubblici, gli effetti recessivi, il calo del Pil (quasi -10%), la moria di imprese (-22% della produzione industriale) ed il calo dell'occupazione, oltre ad alcune centinaia di morti, obliterando completamente Berlusconi, che, rammento, ha eseguito quasi tutte le imposizioni di UE e lettera BCE del 5.8.2011, tranne, per l'opposizione di Bossi, l'eliminazione delle pensioni di anzianità (concentrate soprattutto al Nord) e l'adeguamento a tutti gli altri delle lavoratrici del settore privato.

[1] I numeri messi in fila (finora) dalla legislatura della crisi mostrano lo sforzo fatto fin qui dal Paese per rimettersi in sesto: imponente.Quattro anni, dieci manovre, e richieste per 329 miliardi e 520 milioni di euro, per il 55% (cioè 178 miliardi) rappresentato da aumenti di entrate vale a dire, quasi sempre, di nuove tasse.Un tema, quello della composizione delle manovre, che ha acceso dibattiti scatenati fra i partiti, piuttosto ingiustificati alla luce dei numeri. La composizione del «Salva-Italia» di Natale, che tra Imu, addizionale Irpef e fisco vario è stata bersagliata di critiche per l'eccessivo ruolo giocato dalle tasse, ha una composizione identica alla manovra-bis di Ferragosto 2011, ultimo intervento di peso del Governo Berlusconi: 73% di maggiori entrate, e 27% di tagli di spesa.  […]

L'impatto decreto per decreto

È il conto complessivo delle dieci principali manovre anti-crisi varate dal giugno 2008 a oggi, dai governi guidati da Silvio Berlusconi e Mario Monti. Il conteggio non è effettuato in base all'impatto a regime sui saldi, ma in base al totale reale delle risorse coinvolte dagli aumenti di entrata (in termini di imposte e, in misura marginale, di riversamenti da parte delle Regioni a Statuto speciale) e tagli di spesa. In pratica: l'introduzione di un'imposta che genera un gettito di 100 il primo anno, 150 il secondo e 200 il terzo ha un effetto a regime di 200, ma nei tre anni chiede ai cittadini un totale di 450: è questo secondo dato a essere preso in considerazione nell'analis.i

Il Sole 24 ore Quattro anni di manovre: fisco pigliatutto Gianni Trovati 15 luglio 2012

Invece, i dati negativi sono in gran parte gli effetti delle mastodontiche manovre correttive molto inique e recessive del governo Berlusconi-Tremonti, fatte in buona parte di misure strutturali (cioè permanenti, quindi che valgono tuttora), almeno in un rapporto di 4 a 1 rispetto al governo Monti, e che cominciarono a dispiegare i loro effetti dall’1.1.2011, ben prima che arrivasse Monti.

Fonti. Non ho ricavato le cifre dalle relazioni tecniche delle leggi, ma seguivo attentamente gli sviluppi normativi ed ho fatto semplicemente la somma degli ammontari delle manovre ricavandoli, come un qualsiasi lettore o telespettatore, dai media: 24,9 mld (valore non cumulato) per il DL 78/2010, a valere per il biennio 2011-2012, + 80 mld per il DL 98/2011 + 60 mld per il DL 138/2011a valere per il triennio 2012-2014; poi ho letto e utilizzato come fonte l’articolo citato del Sole 24 ore con i valori cumulati, tra cui i ben 62 mld del DL 78/2010 (con, all’art. 12, la severa riforma delle pensioni Sacconi e, al comma 12bis, l’introduzione dell’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita); confermate, successivamente, da un’analisi della CGIA di Mestre (qui la tabella riepilogativa delle cifre), che forse è precedente all’articolo del Sole 24 ore. Il tutto poi è stato confermato e arricchito da questa analisi dell’ISTAT del 2014: I CONTI PUBBLICI NEGLI ANNI DELLA CRISI - POLITICHE FISCALI E REDISTRIBUZIONE.


Disinformazione della potentissima propaganda berlusconiana

All'inizio dell'estate del 2010, in teoria i due peggiori ministri dal punto di vista delle parti meno ricche di popolo - i ceti medio e popolare - colpite duramente dalla manovra finanziaria correttiva di fine maggio, che erano i ministri più dotati di capacità camaleontiche, entrambi sedicenti socialisti transitati a destra - il politico di terza o quarta fila al tempo di Craxi, il maramaldesco (copyright di Michele Serra, “L’Amaca” del 27.6.2010) e filoconfindustriale Sacconiche nel 2008 aveva abrogato la legge Prodi-Damiano di abolizione delle dimissioni in bianco, ridotto da 5 anni a 60 giorni il termine per opporsi al licenziamento e, soprattutto, da poco varato la più severa riforma delle pensioni dal 1992, con, tra l'altro, l'innalzamento dell'età di pensionamento (fino a 6 anni per le lavoratrici dipendenti pubbliche), e l'introduzione sia dell'incisivo meccanismo dell'adeguamento automatico all'aspettativa di vita, sia della ricongiunzione onerosa dei contributi; e il “leghista” bulimico Tremonti (la sua bulimia è inferiore solo a quella del mammone dal collo taurino Berlusconi[1 o 2]), che quando ripartiva i fondi in sede CIPE dando il 90% al povero Nord e il 10% al ricco Sud  oppure  sottraeva decine di miliardi di fondi FAS al ricco Mezzogiorno per stornarli al povero Nord su ordine di Bossi, anche per pagare le multe delle quote latte, diceva che lui era filomeridionale perché aveva zie calabresi - occupavano stabilmente il primo posto (col 64%) e il secondo posto della graduatoria dei ministri per gradimento degli Italiani, il che significava che vi erano inclusi parecchi loro estimatori di centrosinistra, e non pochi meridionali.

Tali giudizi erano, di tutta evidenza, il frutto sia del meccanismo di “innamoramento”,[1 o 2] abnorme per la durata, tra il premier e l’elettorato, che faceva tenere in non cale le brutte notizie riguardanti il Governo, sia della ignoranza delle misure e delle cifre, occultate accuratamente o contrastate efficacemente, grazie a megafoni potentissimi e a una capacità menzognera fuori dal comune del PdC e dei ministri, dalla DISINFORMAZIONE attuata dalla potentissima e aggressiva propaganda berlusconiana-tremontiana-sacconiana, che fu scandalosa e rappresenta – ripeto – un caso di scuola. Esemplificative di essa: la diatriba a cadenza mensile - una guerra dei dati - tra i due citati ministri, da una parte, e la Banca d’Italia (retta da Mario Draghi) e la CGIL, dall'altra, sul tasso di disoccupazione;[1 o 2]  o il peggioramento del giudizio di opacità dei conti pubblici nel 2010; o la chiusura dell’ISAE che, senza timori riverenziali, correttamente, in aderenza al proprio compito, faceva le pulci ai conti del permalosissimo superministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, refrattario ai controlli, che perciò sicuramente lo fece per punirne il vertice (se ne ebbe una conferma autentica sentendolo ad Annozero meravigliarsi delle proteste, quando - disse - in fondo si trattava di licenziare “soltanto” il presidente ed il Consiglio di Amministrazione), portandone il personale e le funzioni nell’ambito del suo MEF (il controllando diventava controllore di se stesso), mentre i ricercatori - contattai telefonicamente l’ISAE - furono inglobati dall’ISTAT. 

Eppure le cose talvolta venivano scritte (riporto una serie di articoli di Massimo Giannini, di Repubblica, e Sergio D’Antoni, Responsabile del PD per il Mezzogiorno, tra i più assidui commentatori delle gesta dell’incompetente e sleale Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti[1 o 2]e dette, anche se in maniera effettualmente debole:

- da esponenti dell’opposizione: vedi, ad esempio, la dichiarazione vagamente iettatoria di Bersani a L’Unità del 7 luglio 2010 «Ma con una manovra che non chiede nulla ai ricchi come lui, non ha paura che qualche Dio lo fulmini?»;[2]

[2] Il quale Bersani, però, pure lui non si rese conto – vedi, ad esempio, il suo intervento ad Annozero su RAI2 – che la perdita subita dai dipendenti pubblici a causa del mancato rinnovo del contratto, circa 1.000€ all’anno, tanto sbandierata da tutti i media, fu notevolmente inferiore alla perdita subita dalle decine o forse centinaia di migliaia di pensionandi inattivi (in senso lato) a causa dell’allungamento di 12 mesi (13 mensilità) della cosiddetta “finestra” di erogazione della pensione o dell’allungamento senza gradualità fino a ben 6 anni (inclusa la “finestra”) dell’età di pensionamento di vecchiaia (escluse le lavoratrici private), decisi dal medesimo DL 78/2010; o coltivò per qualche tempo l’insana idea – per sostituire Berlusconi - di appoggiare la candidatura a PdC dell'inaffidabile ed incompetente Tremonti).[1 o 2]

- dal Governo: gli 80 mld per il DL 98 del 6.7.2011 più i 60 mld per il DL 138 del 13.8.2011 li ascoltai direttamente dalla voce del ministro Tremonti in tv, il quale, alla domanda di un giornalista, dopo il Consiglio dei Ministri, che gli chiedeva se i 60 mld della seconda manovra estiva 2011 (decisa e varata – rammento - pochissimi giorni dopo la famigerata lettera della BCE del 5.8.2011) appena approvata fossero un di cui della manovra di 80 mld decisa 40 giorni prima o si aggiungessero ad essa, rispose che si aggiungevano;

- e da esponenti della ex maggioranza di centrodestra, in maniera strumentale quando era necessario: vedi la polemica riaccesa nel 2013 dal Commissario UE all’Economia, Olli Rehn, che aveva riaccusato il governo Berlusconi di aver fatto poco contro la crisi, ricevendo la replica piccata dell’on. Renato Brunetta (il quale, si badi bene, aveva provveduto a redigere un documento fondamentale per la sorte del IV Governo Berlusconila lettera del Governo italiano all’UE, dell'ottobre 2011 - si veda il paragrafo successivo -, che era un aggiornamento sintetico del Piano Nazionale di Riforma), che gli oppose proprio i dati dei 330 mld dell’articolo del Sole 24 ore. [1 o 2]

Ma poi, contraddittoriamente, in una lettera di replica all’ex presidente Napolitano ad Huffington Post sul complotto contro Berlusconi, lo stesso Brunetta raccontò la bugia che Berlusconi non aveva soggiaciuto ai diktat dell’UE e della BCE: “Conta il fatto che interprete di quelle pressioni estere fu il Quirinale, che si fece parte volonterosa per attuare i desideri e le strategie di forze finanziarie e politiche congiunte tra loro, le quali esigevano la necessità di una prosternazione del governo italiano alle impostazioni tedesche e francesi. Con Berlusconi era impossibile.

Mentre la realtà è che vi ha ottemperato quasi in tutto (tranne, in particolare, la revisione delle pensioni di anzianità e l’allineamento a tutti gli altri delle lavoratrici del settore privato - chiesti dalla lettera della BCE del 5.8.2011 -, e sol perché Bossi aveva posto il veto), e, come abbiamo visto, in un modo pesantissimo e, come vedremo, molto iniquo.


Errori nella comunicazione tra il Governo italiano e la Commissione Europea

Ho citato il documento elaborato dall’On. Renato Brunetta: si tratta della lettera di intenti del Governo italiano all’UE, quella che il ministro Tremonti si rifiutò di firmarenella quale venivano esplicitati gli obiettivi e le misure prese e da prendere. Ma, oltre all’accettazione obtorto collo di anticipare il pareggio di bilancio dal 2014 al 2013, chiesto dalla BCE nella lettera del 5.8.2011 (“a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L'obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa.”), costringendosi ad una copertura straordinaria con la clausola di salvaguardia di 15 mld dell'aumento dell'IVA (cui poi dovette provvedere il Governo Monti), fu commesso un duplice errore di comunicazione sulle pensioni: (i) un tema così sensibile fu evaso in appena 10 righe e (ii) che l’età di vecchiaia a 67 anni si sarebbe raggiunta per tutti nel 2026 (“Grazie al meccanismo di aggancio dell'età pensionabile alla speranza di vita introdotto nel 2010 (art. 12 commi 12-bis e 12-ter, DL 78/2010, come modificato con art. 18 comma 4, DL 98/2011), il Governo italiano prevede che il requisito anagrafico per il pensionamento sarà pari ad almeno 67 anni per uomini e donne nel 2026.”), mentre in effetti questo valeva soltanto per le lavoratrici private, tutti gli altri ci sarebbero arrivati nel 2021 (ora, 2019, per tutti), cioè prima della Germania (2027, ora 2029) e molto prima della Francia (dove ancora oggi, a scorno dell’irridente Sarkozy, è a 62 anni e i sindacati vorrebbero riportarla a 60), errore che – ingigantito dalla nomea di inaffidabile del PdC Berlusconi (vedi i sorrisetti di scherno di Sarkozy e Merkel al Consiglio europeo del 23 ottobre 2011) - a mio avviso si rivelò esiziale, vedi la reazione della Commissione Europea con la richiesta di ben 39 chiarimenti, qui una ricostruzione dettagliata al paragrafo Comunicazioni tra il Governo italiano e l'Unione europea (in esso, il link http://www.legautonomie.it/content/download/6375/33992/file/Lettera%20UE%20-%20Risposta-italia-UE.pdf non è più attivo, sostituirlo con questo oppure con quest'altro); questa è la lettera di richiesta di 39 chiarimenti dell’UE e, infine, questa è la risposta (in inglese) dell’Italia, nella quale gli errori vengono corretti e vengono fornite spiegazioni esaurienti che l’età di pensionamento di vecchiaia era la più alta in ambito UE e avrebbe avuto un’evoluzione più rapida che in Germania, ma ciò pose solo parziale riparo al danno, poiché la Commissione aveva già chiesto, nella sua lettera di richiesta di chiarimenti, altre riforme e una manovra aggiuntivaper raggiungere il pareggio di bilancio già nel 2013, come aveva improvvidamente e sorprendentemente chiesto la lettera di Trichet e Draghi.


Il “golpe”

Riguardo alla lettera della BCE, va evidenziato - come recentemente ha rammentato l’ex ministro Giulio Tremonti (i) che il Governatore di Bankitalia Draghi, nelle Considerazioni finali del 31 maggio 2011 - cioè appena due mesi prima - aveva, invece, approvato la decisione del pareggio di bilancio nel 2014 (“Appropriati sono l’obiettivo di pareggio del bilancio nel 2014 e l’intenzione di anticipare a giugno la definizione della manovra correttiva per il 2013-14.”) e (ii) che il Consiglio Europeo del 21 luglio 2011, nel comunicato finale, aveva confermato tale giudizio positivo “In questo contesto, accogliamo con favore il pacchetto di misure di bilancio recentemente presentato dal Governo italiano, che gli consentirà di portare il disavanzo al di sotto del 3% nel 2012 e di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014.” [DL 98 del 6.7.2011, di 80 mld cumulati, ndr]; (iii) che la stampa internazionale e, soprattutto, la cancelliera Merkel avevano manifestato il loro apprezzamento Merkel: la manovra italiana va bene(iv) che Tremonti deduce a ragione: “Ciò premesso è evidente come solo in malafede si possa pensare che i conti pubblici di un grande paese possano virare dal bene al male… in soli 15 giorni!”; e (v) conclude, a ragione: “Come puoi fare riforme e sviluppo se parallelamente devi condurre una [terza!, ndr] selvaggia manovra di bilancio [e la precedente – di ben 80 mld cumulati - di appena 38 giorni prima, ndr]

Proprio per questo, risulta improvvida e/o segno di estrema debolezza la decisione del governo Berlusconi di adempiere i diktat della BCE, anziché rispedirli al mittente, in tutto o almeno in parte: per un Governo credibile, c'è sempre un margine negoziale, a fortiori in questo caso in cui c'è un ribaltamento del giudizio in pochi giorni. Poi, a confermare quasi inconsapevolmente la contraddittorietà del comportamento del duo Berlusconi-Tremonti, (vi) Giulio Tremonti parlerà di golpemotivando la grave accusa così: “la Bce non solo imponeva l'anticipo del pareggio di bilancio dal 2014 al '13, ma anche l'obiettivo di “un fabbisogno netto dell'1% nel 2012”. La Troika in confronto si è poi rivelata flessibile e lungimirante. Una doppia e contemporanea richiesta di questo tipo non è mai stata avanzata, né realizzata nella storia finanziaria europea”; e (vii) il ministro Bossi, il 6 agosto, ne attesta il carattere di do ut des, che in quella situazione (resa) drammatica ha l'amaro sapore di un ricatto, Tutti hanno paura che i titoli di stato si trasformino in carta straccia, ma facendo il pareggio di bilancio un anno prima, la Bce ci ha garantito che da lunedì ce li comprerà: quindi per noi è una soluzione, una garanzia”.      


Manovre finanziarie correttive


Iniquità 

Ma vediamo meglio come si è arrivati a questo punto. Per quanto attiene alle misure decise da Tremonti e Berlusconi a partire dal 2010, dopo la crisi del debito pubblico della Grecia (gestita malissimo, secondo Romano Prodi, sia per non averla prevenuta La Grecia ha ripetutamente imbrogliato sui suoi conti pubblici perché non fu ritenuto opportuno introdurre un controllo dei conti da Schröder e Chirac, sia per come la si è affrontata «Se la Germania fosse intervenuta all’inizio della crisi, ce la saremmo cavata con 30-40 miliardi; oggi i costi sono dieci volte di più»), i mutati rapporti di forza tra le classi rispetto al “trentennio glorioso” si fecero sentire vieppiù sulla gestione della crisi economica. In Italia, la distribuzione dei pesi del sesquipedale consolidamento fiscale (330 mld cumulati) fu fortemente iniqua per le manovre correttive del governo Berlusconi, sia per la fonte da cui esse promanavano, un governo di centrodestra, retto da un imprenditore miliardario (Adam Smith, padre del liberismo, diffidava degli imprenditori come leader politici, perché li considerava “un ordine di uomini il cui interesse non è mai esattamente uguale a quello del pubblico e che, generalmente, ha interesse a ingannare e anche a opprimere il pubblico, come in effetti ha fatto in numerose occasioni), sia per l’influenza preponderante degli imprenditori,[3] sia per l’assenza di una reazione adeguata da parte dei sindacati dei lavoratori, avendo scelto la CISL di Bonanni e la UIL di Angeletti di rompere il fronte sindacale e di “collaborare” con il governo Berlusconi-Tremonti, diventandone “complici” nella stesura delle severe ed inique misure, elaborate dal ministro dell’Economia Tremonti assieme al ministro del Lavoro Sacconi e alla presidentessa di Confindustria Marcegaglia, escludendo la CGILcome conferma lo stesso ministro Tremonti «A luglio, lavorando sulla manovra con Angeletti, Sacconi, Marcegaglia e Bonanni, usavamo la formula "contratti alla tedesca".». 

Angeletti, per decidere come dire sì, andava a meditare in crociera assieme ai dirigenti apicali, incluso l'attuale Segretario generale Carmelo Barbagallo, a spese della UIL.

[3] La presidentessa della Confindustria, Emma Marcegaglia, come rilevò Bersani a L’Unità del 7 luglio 2010, «Questo giochino lo fanno con i potenti che orientano i giornali, mentre chi è senza voce deve solo star zitto» - con una semplice telefonata a Berlusconi ottenne anche una modifica corposa della manovra correttiva a beneficio degli industriali, fatto stigmatizzato anche da Avvenire, diretto da Dino Boffo (poi vittima del cosiddetto “metodo Boffo” da parte dei media berlusconiani), «Oggi l'Avvenire si chiede - aggiunge Bersani - dove sono i soldi per i disabili dopo che si danno i soldi alle imprese. È un buon titolo. La situazione sta degenerando e stiamo al rito della telefonata». 


Prima manovra finanziaria correttiva dopo la crisi della Grecia (DL 78/2010) 

Il DL 78 del 31 maggio 2010convertito dalla L. 122 del 30.7.2010, fu una manovra scandalosamente iniqua che, da un lato, segnò un cambio di fase: la “osabilità” delle misure, fino a poco tempo prima ritenute dal governo impossibili, agevolata – unico Paese in Europa - dalla quasi assenza di reazioni dei sindacati, tranne due scioperi generali indetti dalla CGIL, che – come abbiamo visto - non veniva neppure invitata dal Governo agli incontri con i Sindacati, ma la CISL e la UIL vi andavano lo stesso, e del popolo italiano in generale, cosa di cui Tremonti si vantava Nell'insieme la manovra è stata fatta su una vastissima base di consenso sociale), sia a livello interno che europeo; dall’altro, fu l’inizio di una serie di tagli miliardari sia della spesa sanitaria che della spesa scolastica, controbilanciati (si fa per dire, poiché i beneficiari furono altri, sia come fasce di reddito che come fasce di elettorato) dal taglio dell’ICI (ai più abbienti, 2,2 mld; a tutti gli altri aveva già provveduto, in due tranche, il governo Prodi)[1 o 2] o da sprechi come il “salvataggio” dell’ALITALIA (almeno 5 mld),[1 o 2] o il doppio G8 (0,5 mld)[1 o 2] o il Trattato di amicizia Italia-Libia (su iniziativa di Prodi, che però alla fine rifiutò di firmarlo perché troppo oneroso per l’Italia: 250 mln $ all’anno per 20 anni) o non ottimali perché basati su tagli lineari e non selettivi.

Il DL 78 del 31.5.2010 fu scandalosamente iniquo anche per l'unico Sindacato che vi si oppose, qui il giudizio severo della CGIL, che mette opportunamente in luce, rispetto a tutti gli altri Paesi: (i) l'assenza di misure fiscali sui ricchi; e (ii) che il governo Berlusconi-Tremonti ha speso per la crescita appena lo 0,1% del Pil, contro il 2% medio dei Paesi europei di confronto; inoltre, (iii) l'aumento abnorme della spesa pubblica (dove alligna la corruzione), in particolare della voce "consumi intermedi" e (iv) il frettoloso ripristino, con l'aggravarsi della crisi economica (cominciata in Europa nel 2008), delle norme antievasione targate Prodi-Visco, che il fiscalista di Sondrio aveva abrogato all'inizio della legislatura; fino ad arrivare a fornire a Equitalia norme iugulatorie per la riscossione,[1 o 2che poi la propaganda berlusconiana, come al solito, attribuirà ad altri (segnatamente i “vampiri” Visco e Monti). 

Il DL 78 fu iniquo e crudele perché contemplò anche, tra l’altro,  il taglio del 75% della spesa sociale dei Comuni e delle Regioni (destinata ai poveri: sussidi all’affitto, provvidenze a disabili, disoccupati, anziani, minorenni a rischio, ragazze-madri, matti, ex drogati, ex carcerati, LSU, ecc.), poi tagliata di un ulteriore 15% col DL 98/2011 (qui un’analisi dell’impatto delle manovre 2010 e 2011 sulla spesa sanitaria e sociale, dalla quale emerge che il Fondo nazionale per le politiche sociali al netto della quota INPS scende vertiginosamente da 1.000 milioni nel 2007 a 712 nel 2008, a 578 nel 2009, a 435 nel 2010, a 218 nel 2011, a 70 nel 2012 e a 45 nel 2013; complessivamente, i fondi sociali calarono da 1.134 milioni nel 2010 a 144 nel 2013, pari al -87%); (iv) l’aumento della percentuale minima di invalidità sufficiente per la concessione dell’assegno mensile di assistenza dal 74% all’85%, che avrebbe escluso i down (indennità di 256€ mensili), poi cancellato in sede di conversione per le corali proteste, che si addensarono sul governo e sul fido esecutore di Tremonti, il Sen. Antonio Azzollinipresidente della strategica Commissione Bilancio del Senato.

Isolando un altro dei capitoli della manovra - quello della previdenza -, per evidenziare l'iniquità della misura prevista dal DL 78 di un rinvio di 6-9 mesi per le pensioni di vecchiaia, che si aggiungeva a quello prima vigente di 3-6 mesi, che fu deciso dal governo Prodi con la legge 247/07 (riforma Damiano), il cui combinato disposto porta quindi l'età pensionabile per vecchiaia da 65 a 66 anni (l'allungamento di 12 mesi vale anche per quelle di anzianità), è sufficiente dire che in soli 3 anni si è aumentata l'età pensionabile di 4 trimestri, mentre per l'aumento a 67 anni, cioè di altrettanti 4 trimestri, ci sarebbero voluti 11 anni (poi ridotti a 8 dai successivi interventi legislativi).

Il DL approvato ha visto succedersi varie stesure ed anche la parte relativa alla previdenza ha avuto – pare - quattro redazioni e subìto varie modifiche, ma mentre quelle riguardanti altri capitoli sono state migliorative per i destinatari, la quarta, quella definitiva, riguardante la previdenza è stata invece peggiorativa. In un primo momento (come risultava dal testo del DL approvato dal Consiglio dei Ministri e pubblicato sul sito del Tesoro), questa “finestra” mobile era stata fissata a 6 mesi dalla maturazione del diritto (cioè a 65 anni e mezzo), poi, chissà perché e senza colpo ferire, a 12 mesi.

Se si analizza il testo del DL relativo alla previdenza (art. 12) - valido da allora in poi permanentemente per tutti e perciò da considerare intervento strutturale -, riepilogando, risulta quanto segue: il rinvio di 12 mesi vale anche per chi ha già maturato 40 anni di anzianità contributiva (!); non vale per i lavoratori in mobilità, ma fino al limite di 10.000 persone (!!), che giustifica dubbi di incostituzionalità; vale anche per gli inoccupati o inattivi a qualunque titolo, con reddito pari a zero (!!!).

Invece, ai percettori di redditi privati (ad eccezione dei produttori e distributori di farmaci e dei farmacisti in quanto fornitori del SSN), anche miliardari (i primi tre erano Ferrero, Del Vecchio e Berlusconi) o milionari (come Tremonti), non venne chiesto - letteralmente - neppure un centesimo.

Il contributo di solidarietà, varato in due DL separati prima sulle retribuzioni elevate pubbliche e poi su quelle private e sulle pensioni, fu presumibilmente congegnato apposta male – infatti, sarebbe bastato metterli insieme - per farlo cassare, come poi avvenne con le sentenze nn. 223/2012, 241/2012 e 116/2013). 

Così successe per la tassazione delle stock option (art. 33), per le quali fu prevista una soglia troppo alta, per cui neppure manager milionari come Passera, Profumo, Montezemolo e Marchionne probabilmente ne vennero colpiti.

Il confronto con gli altri Paesi europei fu impietoso. Qui un articolo di Repubblica con la comparazione delle misure Berlino verso la stangata sui ricchi. L'Italia non la prevede. Siamo anche uno dei pochissimi Paesi a non colpire le rendite di tipo finanziario


2011 

Nel 2011, il governo Berlusconi-Tremonti varò altre due manovre finanziarie correttive (oltre alla legge finanziaria) molto pesanti e inique: il DL 98 del 6.07.2011, di 80 mld cumulati, e, appena otto giorni dopo la famigerata lettera del 5.08.2011 della BCE, il DL 138 del 13.08.2011, di 60 mld cumulati (Approfondimenti), come contropartita degli acquisti di titoli di Stato italiani, nell'ambito del programma SMP, per cercare di raffreddare lo spread, iniziato dalla BCE nel 2010 “Gli acquisti sono stati effettuati tra il maggio 2010 e il marzo 2011 [Irlanda, Grecia e Portogallo, ndr] e tra l’agosto  2011 e il febbraio 2012” [Spagna e Italia, ndr],  e che per l’Italia ebbero inizio il 22 agosto 2011, 9 giorni dopo l’approvazione della seconda manovra correttiva estiva.  

Anche per queste due pesantissime manovre correttive, la distribuzione dei pesi, ancorché in misura inferiore a quella del 2010 (ad esempio, l’elevata franchigia fiscale sulle stock option venne abolita), fu iniqua, sia per il clima di appeasement generale alimentato dalla propaganda berlusconiana, sia per l’assenza di una reazione adeguata da parte della CISL di Bonanni e della UIL di Angeletti, che isolarono la CGIL, sia per il peso preponderante della lobby del sindacato degli imprenditori, retto prima dalla ricca e spietata Emma Marcegaglia (spietatezza confermata recentemente, con motivazioni sul welfare che contraddicono quanto da lei dichiarato allora) e poi dal ricco e apparentemente più dialogante Giorgio Squinzi, i quali, nell’ordine, quando Casa Italia, nel secondo semestre 2011, era nel pieno dell’incendio da spread, prima proposero, con un documento unitario di tutte le associazioni delle imprese, l’introduzione di un’imposta patrimoniale ordinaria sui ricchi, “per dare concretezza all’obbligo dichiarativo e ottenere un gettito annuale certo stabile. Si può stimare che la misura comporti un maggior gettito per l’erario di circa 6 miliardi di euro annui.”, come contropartita della ‘riforma’ del lavoro, la confermarono nel 2012, ma poi, spento l’incendio solo grazie alla tardiva ma risolutiva, famosa frase del presidente della BCE, Mario Draghi, “Within our mandate, the ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough.” del 26 luglio 2012, se ne sono “dimenticati” finora, incluso il ricco Carlo De Benedetti che l’aveva proposta per primo nel 2009, imitato poi da vari altri, tra cui Amato, Capaldo, Veltroni, la CGIL.[1 o 2]  


Commissariamento di fatto e dimissioni del Governo Berlusconi

Ma tutto fu inutile. Queste misure mastodontiche e molto inique furono sommerse e obliterate dalla canea provocata dalla pessima reputazione personale del PdC Berlusconi, dai dissidi interni al Governo, in particolare tra il PdC Berlusconi e il ministro dell’Economia Tremonti (protetto dal potente Bossi), che arrivarono a scambiarsi insulti e accuse di pazzia, dal concerto cacofonico e autolesionistico dei media italiani che amplificavano le cattive notizie interne dando loro un’eco mondiale,[1 o 2] dalle critiche urlate provenienti dagli Organismi internazionali (UE, FMI, OCSE), dal declassamento dell’Italia da parte di Moody’s e, soprattutto, dall’attacco della speculazione finanziaria mondiale, che fece salire in novembre lo spread BTP-Bund a 574 punti base, nonostante gli interventi calmieratori della BCE (del tutto insufficienti, ma questo sarà oggetto di un altro articolo); i cui effetti prima portarono al commissariamento di fatto del Governo da parte dell’UE, e poi alle sue dimissioni dopo aver perso la maggioranza parlamentare e alla sua sostituzione con il Governo Monti.[1 o 2] 

Dopo, con i suoi potentissimi megafoni, l’apparato (dis)informativo berlusconiano e del centrodestra ha addossato tutta la colpa dei sacrifici e della recessione sul cattivissimo Monti (che gli ha dato una mano con le sue millanterie), e quasi 60 milioni di Italiani ci sono cascati, inclusi i docenti di Economia,[1 o 2] a conferma che il gioco democratico in Italia da 23 anni è asimmetrico e mùtilo.

Il popolo italiano, infatti, inclusi quasi tutti i media e perfino famosi parlamentari (in tema di pensioni, pubblicai l’elenco in un mio commento nel blog di un importante quotidiano),  si lasciò ancora una volta irretire dalla potente propaganda governativa, che negava addirittura l’esistenza della crisi, e ancora oggi è convinta che i sacrifici lacrime e sangue (con conseguente ‘salvataggio’ dell’Italia) siano opera del subentrato governo Monti.


Governo Monti

Innanzitutto, va evidenziato che il Governo Monti operò – come hanno dichiarato più volte sia Monti che Fornero - avendo come bussola e programma le vere e proprie prescrizioni contenute nella lettera del 5.8.2011 della BCE, tra cui il completamento della riforma delle pensioni (“È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012”).

In secondo luogo, va sottolineato che molto più eque furono le manovre varate dal governo Monti, che, in aderenza alle richieste dell’UE, del FMI e dell’OCSE (disattese dal Governo Berlusconi) di spostare il peso fiscale dalle persone alle cose, reintrodusse l’IMU sulla casa principale (che era stata abolita dal prodigo con i soldi pubblici Berlusconi, tranne per le cosiddette case di lusso - A1/abitazioni signorili, A8/ville e A9/castelli -, che però erano appena 74.430 su un totale di 34.435.196), aggravò quella sugli altri immobili, sulle aree fabbricabili e sui terreni (il gettito complessivo dell’IMU fu di 23,7 mld “I versamenti IMU totali aggiornati alle deleghe del 25 gennaio 2013 ammontano a circa 23,7 miliardi di euro”),[1 o 2] varò una patrimonialina sui depositi (confermata dai governi successivi) e introdusse una leggera TTF (mentre siamo ancora in attesa che la strabica UE, spietata verso i poveri cristi ma ossequiente verso le lobby finanziarie, ne adotti una pesante a livello europeo dopo oltre un lustro di discussioni e passi del gambero[1 o 2]), avendo dovuto rinunciare all’introduzione di un’imposta patrimoniale – che poi successivamente diventò una delle proposte del suo programma elettorale Agenda Monti – a causa dell’opposizione del miliardario Berlusconi, il cui partito - il PDL - faceva parte della maggioranza di governo.


Manovre finanziarie

La prima manovra correttiva fu il DL 201 del 6.12.2011 (Approfondimento),   battezzato pomposamente e infedelmente dal PdC Monti decreto salva-Italia  convertito dalla L. 214/2011 (Approfondimenti generale previdenziale),    che, come abbiamo visto, ammonta ad “appena” 32 mld “lordi” (10 mld sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi).

La seconda manovra correttiva fu il DL 95 del 6.7.2012, convertito dalla L. 135/2012, di circa 20 mld (Approfondimento). 

In termini cumulati, le manovre finanziarie del Governo Monti assommarono a 63 mld, distribuiti in maniera molto più equa.[4]

[4] A parte gli esodati, il cui numero, come dichiarò la professoressa Elsa Fornero a “In mezz’ora”, fu prima sottostimato (la prima salvaguardia riguardò 65.000 persone) e poi, come riportato da varie fonti (tra cui i Deputati PD e l'On. Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera), sovrastimato dalla burocrazia di RGS e INPS, che, nell'arco di 6 anni e su 8 salvaguardie, «ridetermina il numero massimo degli esodati a 153.389 soggetti», contro una stima iniziale di 389.200, cioè a meno della metà della stima iniziale. 

Ma il Governo Monti ebbe il “torto” di colpire due tipologie di beni molto sensibili agli occhi ed alle tasche degli Italiani: la prima casa con l’IMU, il cui costo consuntivo pro capite smentì il piagnisteo generale (secondo il MEF, 225€ il gravame medio annuo e l'85% dei contribuenti ha pagato meno di 400€e l’autovettura con l’aumento delle accise sui carburanti (nonché l’aumento dell’IVA, che in realtà, però, era stato già deciso dal governo precedente).


Fiscal Compact

Anche l’accettazione del fiscal compact non è opera di Monti ma di Berlusconi, che lo negoziò e lo sottoscrisse nel Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011. Infatti, il relativo DdL costituzionale fu presentato dal governo Berlusconi nel mese di settembre 2011. Poi votato e introdotto in Costituzione nel 2012 durante il governo Monti, col voto favorevole di PDL, PD, Scelta Civica e Lega Nord.[5]

[5] FISCAL COMPACT. Questo patto, come avviene sempre per accordi di tale importanza, si è sviluppato su più fasi. Le basi giuridiche del fiscal compact furono poste nel Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011, con l'accettazione e la firma da parte del PdC Berlusconi.[a] Poi, il patto venne ratificato, cioè approvato, reso valido,[b] da 25 Paesi su 27. Quindi, com’era stato raccomandato, fu necessario inserirlo, formalizzarlo nella legislazione dei singoli Paesi, in una norma di rango costituzionale o equivalente (obbligatoria se si voleva ottenere l’aiuto eventuale del MES). Il relativo DdL costituzionale fu presentato dal governo Berlusconi nel mese di settembre 2011. Poi votato e introdotto in Costituzione nel 2012 durante il governo Monti, col voto favorevole di PDL, PD, Scelta Civica e Lega Nord.[c]

Lo stesso Monti ha rammentato più volte che il fiscal compact fu accettato da Berlusconi, che infatti diede inizio all'iter di approvazione parlamentare.


Politica fiscale del Governo italiano

In definitiva, la politica fiscale durante la crisiin parte scelta dal Governo Berlusconi-Tremonti ed in parte imposta al Governo italiano dall’Unione Europea e dalla BCE, anche a causa delle debolezze extratecniche del PdC Berlusconi e della perdita di immagine del Paese (Placebo di Peter: Un grammo di immagine vale più di un chilo di fatti), che si riverberò sul Governo Monti, fu contrassegnata da fattori univoci nel senso della recessione:

a) la quasi assenza di misure anticicliche (meno dello 0,5% fu destinato alla crescita, contro il 2-3% medio negli altri Paesi);

b) l’avanzo primario, tranne il 2009-2010, culmine della crisi, fu consistente: “L’Italia ha registrato nei cinque anni considerati (2008-2012) un avanzo primario cumulato pari a circa il 5,4 per cento del Pil 2012, contro un disavanzo medio del 7,4 per cento nell’area dell’euro. La Germania ha conseguito un avanzo primario, pari a 4,7 punti percentuali di Pil, mentre la Francia ha conseguito un disavanzo primario per 7,4 punti percentuali. Eccezionali livelli di disavanzo si sono registrati in Irlanda (59 punti percentuali di Pil), Spagna (35 punti percentuali) e Grecia (30 punti percentuali)”;

c) una politica fiscale divergente rispetto a tutti gli altri Paesi[6]: “Nel confronto complessivo, si evidenzia il grande sforzo di consolidamento fiscale compiuto dall’Italia nel periodo della crisi: il nostro è stato l’unico paese della Uem a non aver attuato nel complesso politiche espansive, presentando effetti cumulati restrittivi per oltre 5 punti di Pil. Nell’area dell’euro l’impatto è risultato espansivo per 13 punti di Pil, in Francia per 14 e in Germania per 6.”; e sprecando

d) l’assenza della necessità di interventi di salvataggio delle banche - esclusa dalle stesse banche (a ragione, poiché le sofferenze quadruplicarono nell'arco di 6 anni soltanto per il prolungarsi della crisi, come ha confermato il Governatore Visco nel corso dell’audizione citata) -, allora in regime di bail-out (salvataggio esterno con soldi pubblici): “L’Italia ha attuato solo piccoli interventi a sostegno del settore finanziario, meno di due decimi di punto in termini di Pil del 2012 rispetto a un ammontare complessivo nell’area dell’euro pari a 5,5 punti. I governi che hanno finanziato in misura maggiore le banche con emissioni di debito pubblico sono stati l’Irlanda (28 per cento del Pil), la Grecia (20 per cento), la Germania e Cipro (10 per cento)”.

[6] EUROSTAT – Deficit/Pil

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia...........-1,5...-2,7...-5,3..-4,2…-3,5..-2,9...-2,9..-3,0..-2,6...-2,4

Francia…...-2,5...-3,2...-7,2...-6,8...-5,1..-4,8...-4,0...-4,0..-3,5...-3,4

Spagna…...+2,0..-4,4.-11,0..-9.4…-9,6.-10,4..-6,9...-5,9..-5,1...-4,5

Gran Br…...-3,0..-5,0.-10,7..-9,6...-7,7...-8,3...-5,6...-5,6..-4,4..-3,0

Germania...+0,2..-0,2...-3,2...-4,2...-1,0...-0,1...-0,1..+0,3.+0,7.+0,8

Olanda …..+0,2..+0,2...-5,4..-5.0...-4,3...-3,9...-2,4..-2,3..-2,1..+0,4

Grecia…….-6,7.-10,2.-15,1.-11,2.-10,3...-8,9.-13,1..-3,7...-5,9..+0,7

Irlanda.......+0,3...-7,0..-13,8.-32,1-12,6..-8,0..-5,7...-3,7..-2,0...-0,6

Portogallo..-3,0...-3,8…-9,8.-11,2..-7,4...-5,7..-4,8...-7,2..-4,4...-2,0


Le differenze di crescita tra l'Italia e altri Paesi UE sono motivate anche dalle differenti politiche economiche implementate consentite dalla Commissione Europea.

Va anche notato che, escluso il Portogallo, l’Italia col 4% nel 2016 (che per fortuna è calato dal 5,2% del 2012 per effetto del calo dei tassi grazie alla politica monetaria finalmente espansiva della BCE) ha il primato in UE28 dell'incidenza della spesa degli interessi passivi sul Pil, che aumenta il deficit/Pil.[7]

[7] BANCA D’ITALIA – Statistiche di finanza pubblica nei paesi dell’Unione europea - Spesa per interessi (in percentuale del PIL) Tav. 16

...................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016

Italia.............4,8…4,9…4,4...4,3…4,7…5,2....4,8…4,6...4,1…4,0

Francia….....2,6…2,8…2,4...2,4…2,6…2,6....2,3…2,2...2,0…1,9

Spagna…......1,6…1,5…1,7...1,9…2,5…3,0....3,5…3,5...3,1…2,8

Gran Br….....2,2…2,2…1,9...2,9…3,2…2,9....2,9…2,7...2,3…2,5

Germania......2,7…2,7…2,6...2,5…2,5…2,3....2,0…1,8...1,6…1,4

Olanda…......2,0…2,0…2,0...1,8…1,8…1,6....1,5…1,4...1,3…1,1

Grecia….…..4,5…4,8…5,0...5,9…7,3…5,1....4,0…4,0...3,6…3,2

Irlanda..........1,0…1,3…2,0...2,8…3,4…4,2....4,3....3,9...2,6…2,2

Portogallo….2,9…3,1…3,0...3,0…2,9…4,3....4,9…4,9...4,6…4,2


Nonostante tutto questo, il debito pubblico è aumentato durante il IV governo Berlusconi-Tremonti (durato quasi 3 anni e mezzo) di circa 300 mld, passando da 1.600 a 1.900 mld e dal 103% del Pil nel 2008 al 119% nel 2011, anche a causa del calo di circa 150 mld del denominatore (Pil) e del contributo ai fondi Salva-Stato (quasi 60 i miliardi prestati complessivamente dall'Italia ai Paesi UE in difficoltà), produttivo di interessi attivi.


Conclusione 

In conclusione, il valore cumulato (cioè sommando gli effetti anno per anno, considerando che le misure strutturali sono permanenti e quindi valgono tuttora) delle manovre correttive varate nella scorsa legislatura ammontò a 330 mld (4/5 Berlusconi e 1/5 Monti), che servirono (assieme ad un aumento del debito stesso) a pagare gli interessi passivi sul debito (75-80 mld in media per 5 anni, con un  picco di 86 mld nel 2012pari, al lordo degli swap, a un totale di 390 mld), a ricostituire in parte l’avanzo primario ricevuto in eredità da Berlusconi e da lui dilapidato e a ridurre il deficit.

La depressione economica prolungata italiana è conseguenza in gran parte di quelle manovre correttive mastodontiche, molto inique e recessive varate dal Governo Berlusconi-Tremonti, in parte cospicua imposte dall’UE (Commissione e BCE) più in ragione del pessimo standing del PdC che dei dati macroeconomici, e dalla straripante speculazione finanziaria, lasciata libera di operare, che aveva sì scommesso sulla rottura dell'Euro, ma che trovava terreno fertile e carburante e opportunità di guadagno nella debolezza del Governo italiano, che aveva ridotto l'Italia in bersaglio facile e vittima sacrificale di turno.

Il debito pubblico italiano è detenuto per il 10% dalle famiglie e per il 90% dalle banche e da altri soggetti finanziari (il 30-40% è in mani estere). In definitiva, sotto l’attacco sinergico della speculazione finanziaria mondiale e della ‘connivente’ oligarchia reazionaria UE asservita al neoliberismo-ordoliberismo, che ha applicato la nefasta e ossimorica “austerità espansiva” ed ha per giunta gravemente discriminato l'Italia rispetto ad altri Paesi come la Francia e la Spagna per quanto riguarda l'osservanza del parametro deficit/Pil,[6] assecondati di fatto dall’inadeguatezza politica, tecnica e personale del PdC Silvio Berlusconi, contro il quale andrebbe promossa una class action (azione risarcitoria collettiva), e del suo ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, abbiamo dovuto fare (non tutti, però!) enormi sacrifici per migliorare i conti pubblici e, soprattutto, per le banche e i ricchi.



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Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero








La polemica politica di questi ultimi giorni investe il povero On. Luigi Di Maio, candidato premier di M5S, colpevole di un nuovo strafalcione, questa volta sulle pensioni d’orole quali, secondo lui, potrebbero dare un risparmio di 12 miliardi, da utilizzare per finanziare una correzione degli effetti severi della riforma delle pensioni Fornero, che avrebbe allungato troppo l’età di pensionamento. Poi, dopo le critiche che gli sono piovute addosso, un portavoce del suo Movimento ha corretto il tiro sulle pensioni da colpire e ha precisato che l’importo di 12 mld è il risparmio su più anni. Ma non ha corretto nulla sul riferimento alla sola riforma Fornero.

Il caso di Di Maio (evidentemente, egli continua a non leggere le email, poiché è tra i destinatari delle mie recenti precisazioni sulle pensioni) è paradigmatico della generale ignoranza sul tema pensioni. Egli ha commesso non uno ma due errori: il primo, sull’ammontare del risparmio dalle cosiddette pensioni d’oro, in ordine al quale c'è già un'eccellente proposta de LaVoce.info, che darebbe un introito annuo di 4 miliardi; il secondo, sulla colpa attribuita alla riforma Fornero, alla quale andrebbe sostituito il nome Sacconi.

Perché è stata la riforma SACCONI che ha provocato l’allungamento maggiore dell’età di pensionamento, soprattutto con l’introduzione dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, che quasi tutti i 60 milioni di Italiani pensano sia stato deciso dalla riforma Fornero.[1 o 2

La responsabilità della generale DISINFORMAZIONE è sia, in primo luogo, del potentissimo sistema propagandistico berlusconiano e del Centrodestra, sia dei media che “dimenticano” quanto avevano scritto e detto appena un anno prima a proposito degli effetti della riforma delle pensioni SACCONI[1], sia di giornalisti che copiano le notizie errate ampliandone la diffusione o ignorano le notizie corrette scritte dal collega accanto o titolano tradendo il contenuto dell’articolo[1 o 2]; o direttori che omettono di passare ai redattori le segnalazioni rettificative di lettori, a meno che – forse - non si usino toni duri e l’accortezza di diffondere la notizia, inviandola per conoscenza a molti destinatari importanti.[1 o 2]

In questo articolo, tratterò dello strano fenomeno costituito dalla reale o fittizia ignoranza delle norme pensionistiche da parte di sette noti esperti di previdenza, accomunati dalla commissione di un errore grave, involontario o intenzionale (essendo essi degli esperti, io propendo nettamente per la seconda ipotesi), ossia l’attribuzione alla riforma delle pensioni Fornero, in loro articoli e documenti, di norme incisive decise dalla riforma delle pensioni SACCONI un anno e mezzo prima che arrivasse il Governo Monti e già in vigore dall’1.1.2011, sulla quale sembrano aver deciso tacitamente una congiura del silenzio.

Si tratta di Giuliano CazzolaOscar GianninoTito BoeriPietro GaribaldiPietro Ichino e Cesare Damiano, più il Sen. Maurizio Sacconi, che ha prima per sei anni peccato di omissione, non rivendicando la paternità delle sue norme, e poi, assieme all’On. Cesare Damiano, che lo aveva fino a poco tempo prima contrastato e criticato duramente (mai nella forma, ché l’On. Damiano è un gentiluomo piemontese, e si sa come sono i Piemontesi…), peccato per commissione.

Questi sette esperti appaiono inevitabilmente e oggettivamente - se si deve obbligatoriamente escludere che siano degli ignoranti in materia di pensioni, se non altro perché ho scritto loro e ad alcuni più volte - come dei ‘congiurati’ contro la professoressa Elsa Fornero e, quel che è peggio, la verità.

La professoressa Fornero, dal canto suo, apparentemente in maniera autolesionistica visti gli insulti e le maledizioni di cui è oggetto da sei anni, in particolare dall'On. Matteo Salvini che votò la riforma SACCONI,[1 o 2] ma più probabilmente per albagìa accademica  e, soprattutto, per passare come la salvatrice dell’Italia dal default [1 o 2]ha favorito fin dall’inizio e favorisce ancora la ‘congiura’, millantando coraggiosamente e ostinatamente (anche a lei ho scritto più volte) – implicitamente nelle sue innumerevoli interviste, come da ultimo nel caso dell'adeguamento triennale dell'età di pensionamento all'aspettativa di vita deciso dalla riforma SACCONI, che ella accetta di rilasciare senza mai rinviare l’intervistatore al vero autore delle norme - la maternità di misure pensionistiche importanti varate nel maggio 2010 dall’attuale senatore Maurizio Sacconi, cioè – ripeto - un anno e mezzo prima che arrivasse il Governo Monti-Fornero.

Alla congiura del silenzio, danno un contributo anche l'Ufficio parlamentare di Bilancio,[2] Eurostat e Wikipedia.[3]   

Di ciascuno dei sette esperti, riporto, qui di seguito, quelle che in gergo giuridico si chiamano prove documentali plurime, concordanti e inoppugnabili perché sottoscritte dagli autori, con il mio commento.


1. Giuliano Cazzola

Citazioni:

Pubblicato il mercoledì, 18 gennaio 2012 da Cesare Damiano

“Ho presentato una proposta di parere alternativo in Commissione Lavoro perche’ non condivido il progetto, a mio avviso palese, di prendere, sul piano politico, le distanze dalla riforma Fornero e di modificarla. […] Credo anch’io – aggiunge Cazzola – che il Governo, oltre a quanto gia’ fatto, debba compiere prioritariamente ogni possibile sforzo – come promesso dal presidente Monti nella conferenza stampa di fine d’anno – per impedire che dei lavoratori rischino di trovarsi senza stipendio e senza tutele sociali in attesa di un accesso alla pensione che si sposta avanti nel tempo (e a tal proposito ho presentato anch’io un emendamento). Ma nel parere del relatore Damiano i rilievi critici sono di gran lunga superiori agli apprezzamenti, che, a mio avviso, la riforma Fornero merita nel suo insieme, soprattutto dopo i correttivi suggeriti dalla Commissione Lavoro e accolti in sede di conversione del decreto Salva-Italia”.

b. ESODATI, PAGANO LE AZIENDE
“[…] Per Giuliano Cazzola, deputato Pdl e grande esperto di previdenza, «dimenticare» il problema degli esodati fu una scelta esplicita del governo. «Probabilmente si voleva dare un segnale forte e di grande rigore nei confronti dei mercati e dell’Europa – spiega – ma è stata una scelta del tutto irragionevole. Bisognava pensare una transizione più graduale». […]”
 

E’ vero che nella passata legislatura il governo Berlusconi aveva adottato una misura importante di stabilizzazione del sistema attraverso l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento all’evoluzione dell’attesa di vita, misura confermata dalla riforma Fornero”.  

d. Inps, come saranno le pensioni alla Boeri
08-03–2015 Giuliano Cazzola

Partendo dal 14% circa prima della crisi, il dato attuale è al 16,3%  del Pil. Sarebbe arrivato oltre il 18% senza le recenti riforme, grazie alle quali si arriverà al 13,9% nel 2060. Tra il 2010 ed il 2060 nell’area euro il rapporto peggiora di 2 punti percentuali (di 1,5 per la UE27), mentre per l’Italia migliora di 0,9”.

Sono affermazioni – del 2014 – di Vittorio Conti, ex Commissario straordinario dell’Inps. In sostanza, la spesa pensionistica negli ultimi anni è cresciuta di 2,3 punti di Pil; senza la riforma Monti-Fornero, oggi il Paese, in conseguenza del crollo del prodotto, avrebbe cancellato in un solo colpo gli effetti di un ventennio di interventi di risanamento. Ecco perché sarebbe sbagliato manomettere, nel parametro-chiave dell’età pensionabile, la riforma del 2011 come propone (al di là delle provocazioni di Matteo Salvini) il ministro Giuliano Poletti insieme al “partito trasversale” del c.d. pensionamento flessibile.  

Commento:

Giuliano Cazzola, sedicente socialista ed ex esponente del partito di destra PDL (poi di Forza Civica, poi di NCD) è uno dei principali agit-prop della DISINFORMAZIONE sistematica della destra sulle pensioni, oltre che sulle manovre finanziarie della scorsa legislatura, “dimenticandosi” che è stato uno dei protagonisti (era vicepresidente della Commissione Lavoro alla Camera) sia delle manovre correttive molto inique del governo Berlusconi (fu uno dei rappresentanti del PDL che motivò in Aula il voto favorevole del PDL, lo ricordo bene poiché gli inviai una lettera di severa critica (cfr. [1 o 2 ], appendice) che della riforma Sacconi (2010 e 2011). Ma come capita ai finti smemorati si contraddice spesso.

(a1) Il professor Cazzola ha fatto la stessa cosa, che ora critica severamente, quando era parlamentare, approvando il DL 78/2010 (L. 122/2010), che reca all'art. 12 la riforma delle pensioni SACCONI, che ha avuto i suoi ‘esodati’, sia col limite delle 10.000 unità in mobilità ai quali non si applicavano le nuove norme della riforma Sacconi, sia non prevedendo eccezioni per i disoccupati e gli inattivi, a reddito zero (decine o forse centinaia di migliaia di persone). E per giunta ha difeso il DL a spada tratta sia nel suo intervento alla Camera, sia in risposta ad una mia lettera di critica.

(b1) Poi, nonostante la sua stazza, fa una piroetta e accusa Monti-Fornero in maniera esagerata, ignorando che ogni affermazione esagerata è indizio infallibile di coda di paglia: infatti, primo, il Governo Berlusconi ha varato il quadruplo delle manovre correttive approvate dal Governo Monti (267 mld cumulati contro 63, distribuendoli in maniera molto iniqua); secondo, la riforma SACCONI è molto più severa della riforma Fornero.

(c1) Naturalmente, il Prof. Cazzola conosce bene la normativa, come risulta da questa sua dichiarazione riportata sopra, resa nel corso di un dibattito con Matteo Salvini.

(c2) Però, quasi per una sorta di riflesso condizionato e di damnatio memoriae che ha deciso di infliggere alla riforma Sacconi, la fa precedere da questa mezza verità (che equivale a bugia intera): “Abolire la legge Fornero realizzerebbe un solo obiettivo, che è poi quello a cui aspirano i «padani»: ripristinare l’istituto dell’anzianità”.

(c3) Commettendo un altro errore voluto, essendo lui un esperto, poiché fa finta di dimenticare che la riforma Fornero non ha affatto abolito le pensioni di anzianità (a Giuliano Cazzola particolarmente invise), di cui ha solo cambiato il nome in “pensioni anticipate”, ma soltanto le c.d. “quote” (somma di età anagrafica e anzianità contributiva).

(c4) E, in cauda venenum, per scaricare la colpa del senatore Sacconi e sua del meccanismo infernale dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita sulla professoressa Fornero, aggiunge una sorprendente e pleonastica notazione, da asino saccente del diritto (come se ne trovano spesso in Rete): “misura confermata dalla riforma Fornero”. Ma una legge in vigore, né abrogata, né dichiarata incostituzionale (nel caso di specie la legge Sacconi), non ha affatto bisogno di essere confermata (sic!) da un’altra legge successiva (nel caso di specie la legge Fornero).

(d1) Infine, sapendo di mentire, poiché è un esperto, attribuisce tutto alla legge Fornero. E addirittura lo fa affermare anche a Vittorio Conti, ex Commissario straordinario dell’Inps, che invece correttamente parla di “recenti riforme”, al plurale. Inclusa evidentemente la severa riforma SACCONI, che è la penultima ed è di un anno e mezzo prima (DL 78 del 31.5.2010), resa ancor più severa nell’estate del 2011, cioè tre mesi prima che arrivasse il Governo Monti-Fornero.


2. Oscar Giannino

Oscar Giannino


Commento

Vincesko

Sorprende che Oscar Giannino non sappia e/o ometta:
1. che l’innalzamento dell’età pensionabile di vecchiaia, pari (inclusa la “finestra” di 12 mesi) nel 2012 a 66 anni per tutti i lavoratori/trici dipendenti pubblici e per i lavoratori dipendenti privati, in forza, in parte, della L. 247/2007 (ministro Damiano) e soprattutto della L.122/2010 (ministro Sacconi) preceda la riforma Fornero, che ha solo adeguato gradualmente quella delle lavoratrici dipendenti private; peraltro, è stato Sacconi a introdurre – dal 2013 – anche l’adeguamento triennale all’aspettativa di vita.
2. che, perciò, le riforme di Sacconi (2010 e 2011, oltre a Damiano, 2007) sono molto più corpose, immediate e recessive (finestra di 12 o 18 mesi per tutti, allungamento di 5 anni (+ finestra) dell’età di pensionamento per le lavoratrici pubbliche, adeguamento triennale all’aspettativa di vita), di quella Fornero (2011) (metodo contributivo pro-rata per tutti, aumento di 1 anno delle pensioni di anzianità (ridenominate “anticipate”) e allungamento graduale dell’età di pensionamento delle dipendenti private, per allinearle a tutti gli altri), i cui effetti si avranno soprattutto a partire dal 2020;
3. che l’importo di quasi 270 mld della spesa pensionistica è al lordo, oltre a un 8% circa di trattamenti assistenziali, di quasi 50 mld di imposte, che per lo Stato è una partita di giro.

Lettera a Oscar Giannino[1 o 2]


3. Tito Boeri e Pietro Garibaldi

Citazione:

Uno studio di Boeri per l’Inps rivela che c’è un under trenta occupato in meno per ogni cinquantacinquenne che rimane al lavoro 5 anni in più

ALESSANDRO BARBERA  -  Pubblicato il 22/04/2016

Il dato non è esaustivo ma è comunque indicativo del disastro: per ogni 55enne costretto a restare a lavoro per 5 anni in più, c’è un under trenta occupato in meno.

Secondo Garibaldi la forza empirica del lavoro è nella velocità con cui la legge Fornero è entrata in vigore: «Se avessimo applicato il modello sulle riforme precedenti, i cui tempi di attuazione furono molto più lunghi, i risultati non sarebbero stati così evidenti».

Dalle parole pronunciate da Padoan nell’ultima audizione parlamentare si intuisce che il ministro è d’accordo sulle conclusioni di Boeri e Garibaldi.

  

Commento (lungo e articolato)

Il principale contributo di questo lavoro consiste nel valutare gli effetti sulle assunzioni di giovani della legge 214 del 2011 [riforma Fornero, ndr] che, nel mezzo di una drammatica crisi finanziaria, ha bruscamente innalzato i requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso alle pensioni.

Dal 2010 ci sono in Italia 800.000 occupati in meno tra chi è sotto i 30 anni di età e 800.000 occupati in più al di sopra dei 55 anni.

Nel dicembre 2011, al culmine di una crisi finanziaria drammatica, il Parlamento italiano ha approvato una riforma pensionistica che, nel mezzo di una pesante recessione, ha bruscamente innalzato i requisiti anagrafici e contributivi per andare in pensione, allontanando la pensione fino a 5 anni per alcune categorie di lavoratori.

Per compiere la valutazione, abbiamo raccolto informazioni sull’universo delle imprese private con più di 15 dipendenti in Italia, utilizzando i dati dei flussi Uniemens sulle dichiarazioni contributive delle aziende. Dato che ci interessava analizzare l’andamento delle assunzioni di giovani prima e dopo la riforma, oltre che fra imprese che sono state investite in modo più o meno intenso dall’ innalzamento dei requisiti, ci siamo concentrati su imprese che sono rimaste attive per l’intero periodo 2008-14. Si tratta di circa 80.000 imprese con una dimensione media di 70 addetti. In ciascuna impresa abbiamo potuto ricostruire se c’erano dei lavoratori bloccati dalla riforma e per quanti anni.

C’è un’evidente distanza tra quanto essi scrivono e la realtà delle norme e dei loro effetti.

(a1) Rammento che il presidente dell’INPS Mastrapasqua faceva decorrere gli effetti della riforma Fornero dal 2013.[1]

(a2) Come riporta il Corriere della Seralo studio dell’Ufficio parlamentare di Bilancio[2] mette in evidenza l’effetto delle riforme delle pensioni sull’occupazione dei giovani e dei senior con il grafico qui pubblicato. Come si vede, l’origine della separazione dei destini di giovani e anziani nel mercato del lavoro andrebbe collocata nella riforma Maroni del 2004 che ha elevato l’età per il pensionamento di anzianità dal 2008 con il cosiddetto scalone. I successivi interventi non hanno fatto che inasprire la tendenza. In particolare, dopo la riforma Fornero si assiste a una vera impennata dei tassi di occupazione degli italiani con un’età compresa tra i 15 e i 64 anni mentre l’occupazione dei 15-24enni continua inesorabilmente a scendere”. 

Lo studio include le riforme dal 2004, che sono quattro (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abrogato da Damiano; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011, e Fornero, 2011), ma - partecipando inconsapevolmente alla congiura del silenzio -, oblitera anch’esso completamente la riforma Sacconi, semplicemente chiamandola Fornero (cfr. nota 2). Anche la Ragioneria Generale dello Stato (RGS) calcola il risparmio delle quattro riforme delle pensioni dal 2004 e lo stima in ben 900 mld al 2060, ma correttamente ne attribuisce soltanto meno di un terzo alla riforma Fornero.[4]

(a3) D’acchito mi viene da commentare: ma i professori Tito Boeri e Pietro Garibaldi, esperti di previdenza, non hanno letto attentamente e non conoscono approfonditamente la riforma delle pensioni Fornero e soprattutto quella precedente Sacconi e quindi non parlano con cognizione di causa e obliterano anch’essi la riforma Sacconi con la riforma Fornero o la conoscono bene e allora congiurano contro la professoressa Fornero e contro la verità?

(a4) Una risposta forse la si può dedurre dalla lettera del 5/5/2015 che inviai al professor Boeri,[1 o 2] nella quale gli evidenziai l’errata e per me sorprendente attribuzione fatta dall’INPS degli effetti della riforma Fornero, alla quale, nell’Osservatorio INPS sulle pensioni del 30/04/2015[link sostituito da https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=49075] venivano ascritti quasi per intero gli effetti del calo del numero delle pensioni, e in ogni caso veniva menzionata essa sola come riforma delle pensioni (appunto come fa anche lo studio citato sopra):

Dall’analisi dei dati emerge la conferma del trend decrescente degli ultimi anni che vede passare le prestazioni erogate ad inizio anno da 18.363.760 nel 2012 a 18.044.221 nel 2015; una decrescita media annua dello 0,6% frenata dall’andamento inverso delle prestazioni assistenziali che nello stesso periodo passano da 3.560.179 nel 2012 a 3.731.626 nel 2015.

Il fenomeno è da attribuirsi sia all’esaurimento del collettivo delle pensioni di invalidità liquidate ante Legge 222/1984, sia all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e di anzianità determinato dalla Legge 214/2011 [riforma Fornero, ndr].

(a5) Alert da me ribadito e ampliato nel post del 2015 Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli[1 o 2 che gli inviai l’1/6/2015.

(a6) Debbo aggiungere che mi sono sempre meravigliato del fatto che il professor Tito Boeri, nonostante le mie due comunicazioni e la sua indubbia competenza in materia previdenziale, continuasse ad attribuire erroneamente alla riforma Fornero (che citava sempre) misure importanti della riforma SACCONI (che non menzionava mai), e perciò, da una parte, ho ipotizzato – logicamente - che non le avesse lette; dall’altra, che avesse un motivo “particolare” per perseverare nell’errore.

Da ciò che ora ho trovato in Internet, in particolare questo lungo studio da lui svolto e redatto a 6 mani col professor Garibaldi e il professor Moen, poi presentato in pompa magna, mi fa dedurre che egli abbia preferito, anche forse per qualche ragione di antipatia personale e di rivalità professionale (diffusissime anche tra i professori), continuare a farsi “catturare” dalla erronea o falsa attribuzione alla riforma delle pensioni della professoressa Fornero di importanti misure di altre riforme (Dini, Damiano e, soprattutto, SACCONI), piuttosto che buttare a mare o smentire il lungo lavoro fatto, che a me pare avesse una ipotesi di base preconfezionata, per scelta consapevole, frutto di una specie di damnatio memoriae a danno della riforma SACCONI; che fanno anche sia EUROSTAT che il nostro Ufficio parlamentare di Bilancio.[2]     

(a.7) Perché mi sembra estremamente difficile che i due professori non sapessero affatto:

(i) che la riforma SACCONI, essa sì, ha aumentato di botto, senza gradualità, l’età di pensionamento delle lavoratrici dipendenti pubbliche da 60 a 65 anni (+ ‘finestra’ di 12 mesi), cioè di ben 6 (sei) anni, per allinearle, in adesione alla sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2008ai lavoratori dipendenti pubblici, considerando che tale allineamento poteva avvenire a qualunque età compresa tra i 60 e i 65 anni (+ ‘finestra’) e per giunta che tale misura era stata oggetto di un articolo de LaVoce.info, noto sito del professor Boeri (cfr. ''LA SENTENZA EUROPEA E LA RIFORMA DELLE PENSIONI'' 10.02.09  -  Leonello Tronti ); o

(ii) che la riforma SACCONI ha aumentato di un anno (o di 18 mesi per i lavoratori autonomi) sia l’età di pensionamento di vecchiaia che quella di anzianità; o

(iii) che l’età delle pensioni anticipate (ex anzianità) degli uomini è aumentata dall’1.1.2013 al 31.12.2015 di 2 anni e 6 mesi e finora di 2 anni e 10 mesi (da 40 anni a 42 anni e 10 mesi), ma di questi 1 anno e 10 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI (+ 1 mese se i requisiti maturano nel 2012 o 2 mesi se i requisiti maturano nel 2013 o 3 mesi se i requisiti maturano nel 2014) e soltanto 1 anno alla riforma Forneroe dal 2019 aumenterà a 43 anni e 3 mesi, e, di questi 3 anni e 3 mesi in più, 2 anni e 3 mesi sono pertinenti a SACCONI e soltanto 1 anno a Fornero; o

(iv) che l’età delle pensioni anticipate delle donne del settore privato è stata aumentata di 1 anno (da 40 a 41) dalla riforma SACCONI (finora 41 anni e 10 mesi, per effetto dell’adeguamento automatico triennale SACCONI) e invece, successivamente, non è stata aumentata dalla riforma Fornero, quindi l’incremento di 1 anno e 10 mesi è interamente dovuto alla riforma SACCONI; e dal 2019 aumenterà a 42 anni e 3 mesi, e l’intero incremento di 2 anni e 3 mesi è di competenza di SACCONI; o

(v) che la riforma Fornero ha allineato l’età di pensionamento dei lavoratori e delle lavoratrici autonomi (differenziati dalla riforma SACCONI) a tutti gli altri, diminuendola di 6 (sei) mesi; o

(vi) che il numero dei cosiddetti esodati, di cui tanto si parla, nell’arco di 6 anni e su 8 salvaguardie, ascende a 153.389 soggetti, contro una stima iniziale di 389.200, cioè a meno della metà della stima iniziale, determinata erroneamente (come dichiarò la professoressa Elsa Fornero a “In mezz’ora”) dalla burocrazia (RGS e INPS); o, infine, a voler essere esaustivi,

(vii) che la sentenza n. 70/2015 della Corte Cost. ha dichiarato incostituzionale il blocco della contingenza per le pensioni superiori a 3 volte il minimo deciso dal DL 201/2011 Salva-Italia (Governo Monti-Fornero), ma lo stesso DL abrogò un analogo provvedimento di blocco della perequazione recato dal DL 98/2011 (L. 111/2011)  del governo Berlusconi-Sacconi, meno severo, poiché il blocco riguardava le pensioni superiori a 5 volte il minimo, che forse avrebbe superato il vaglio della Corte Cost., com’era successo in passato per provvedimenti analoghi. Come dire? chi troppo vuole nulla stringe, ma se non fosse stato deciso il blocco dal Governo Monti-Fornero per fare cassa (come chiedevano insistentemente l'UE e la BCE per evitare il default, che era una balla, smentita dalle cifre, per tacitare la loro coscienza sporca[1 o 2]), poi giudicato incostituzionale e quindi abrogato, con conseguente restituzione (parziale) di quanto non erogato, sarebbe stato vigente ed efficace quello SACCONI.

b. Per concludere, osservo che il sospetto che il professor Boeri coltivasse un motivo “particolare” è corroborato dal fatto che egli si è comportato nello stesso modo in un caso analogo, però speculare: il suo giudizio positivo incongruo sul governo Monti (“Il Governo Monti in un solo anno ha fatto molto di più degli esecutivi che l’hanno preceduto, governando per intere legislature. Ci ha allontanato dal baratro e ha ridato credibilità internazionale al nostro Paese, fermando una crisi di fiducia sul debito italiano e sulla moneta unica i cui effetti avrebbero potuto essere devastanti.”), espresso in un e-book pubblicato nel sito de LaVoce.info, con la censura di un mio commento pubblicato in calce che dimostrava sulla base dei dati (sostanzialmente in un equivalente lasso di tempo, il governo Monti ha implementato soltanto un quinto – esattamente il 19% - delle manovre finanziarie correttive della scorsa legislatura, contro i quattro quinti – cioè l’81% - del governo Berlusconi,[1 o 2] in grandissima parte dal maggio 2010) l’infondatezza del suo giudizio. 

c. Come si può notare leggendo l’e-book, infine, anche le due redattrici del testo del capitolo Pensioni attribuiscono erroneamente alla riforma delle pensioni Fornero l’allungamento dell’età di pensionamento per vecchiaia a 66 anni anche per i lavoratori pubblici e privati e le lavoratrici del settore pubblico, cui aveva già provveduto la riforma Sacconi del 2010.

“2. Pensione di vecchiaia ordinaria. Già a partire dal 1° gennaio le categorie di lavoratori e per le lavoratrici del settore pubblico l’età minima viene elevata a 66 anni, in luogo di 65 anni. Per le lavoratrici del settore privato l’età sale a 62 anni (invece di 60 anni) per il requisito della vecchiaia, o in alternativa 60 o 61 anni con il sistema delle quote (se gli anni di contributi sono sufficienti). Il requisito minimo sale a 63 anni + 6 mesi nel 2014, a 65 anni nel 2016, a 66 anni nel 2018. Analoghe modifiche valgono per le lavoratrici autonome”. (pag. 13) (cfr. BILANCIO DEL GOVERNO MONTI a cura di La redazione 11.12.2012, già riportato nel post Anche gli economisti sono stati vittime del pifferaio magico Berlusconi[1 o 2]).


4. Pietro Ichino

Citazione:

a. PARADOSSI DI FINE LEGISLATURA – 2 Cesare Damiano, sinistra Pd, e Maurizio Sacconi, rientrato in FI, convergono su di un grande obiettivo bi-partisan: smontare la riforma Fornero delle pensioni “Eppure qual è la questione sociale considerata più grave e urgente dai presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, Damiano e Sacconi? Bloccare urgentemente il meccanismo di adeguamento dell’età del pensionamento alle aspettative di vita degli italiani, che la legge Fornero ha molto opportunamente istituito sei anni fa.


Commento

Dopo averlo letto, ho inviato al Sen. Ichino una lettera.[1 o 2]

Ma egli non se ne è dato per inteso e ha raddoppiato la dose (cfr. Nwsl n. 459, 20 novembre 2017 L’OSSESSIONE PENSIONISTICA DI CGIL E UIL).

Gli ho dovuto, perciò, scrivere una seconda lettera,[1 o 2] che riporto in parte:

Mi meraviglia molto che, anziché ammettere l’errore che Le ho segnalato[1] (cfr. l’articolo della Sua newsletter n. 456, 28 ottobre 2017, “Cesare Damiano, sinistra Pd, e Maurizio Sacconi, rientrato in FI, convergono su di un grande obiettivo bi-partisan: smontare la riforma Fornero delle pensioni”, scusarsi e pubblicare un comunicato di rettifica, Lei rincari la dose (cfr. nella Nwsl n. 459, 20 novembre 2017 L’OSSESSIONE PENSIONISTICA DI CGIL E UIL http://www.pietroichino.it/?p=47304).

E non solo, richiamando il precedente articolo, riattribuisca erroneamente e scientemente alla riforma Fornero l’introduzione del meccanismo dell’adeguamento periodico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, ma aggiunga una seconda BUFALA che circola anch’essa da sei anni, in un crescendo di DISINFORMAZIONE generale sulle pensioni (e non solo), che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime.

Si tratta di una DISINFORMAZIONE alimentata dal potentissimo sistema (dis)informativo berlusconiano e del centrodestra, da tutti i media e da DISINFORMATORI, esperti di previdenza, in servizio permanente effettivo.

I primi nomi che mi vengono in mente sono: Giuliano Cazzola, Oscar Giannino, Tito Boeri, Cesare Damiano e Lei (sto preparando uno scritto con le prove documentali), oltre a Matteo Salvini, che votò la severissima riforma SACCONI e, invece di andarsene in esilio, minaccia di esilio la professoressa Fornero perché manderebbe – lei, non SACCONI (sic!) - in pensione a 67 anni e poi a 70 gli Italiani; la stessa Elsa Fornero; tra i sindacalisti Annamaria Furlan, Carmelo Barbagallo e, molto stranamente, Susanna Camusso e Maurizio Landini,[1 o 2duri oppositori nel 2010 della riforma SACCONI; e, infine, Maurizio Sacconi, per il suo lunghissimo e colpevole silenzio, che hanno obliterato completamente la severissima riforma delle pensioni SACCONI, una sorta di damnatio memoriae, un vero caso di scuola.

Una seconda BUFALA, dicevo, che “Il nostro sistema pensionistico [è stato] rimesso in sesto dalla legge Fornero del 2011”, affermazione smentita da un esame comparativo puntuale delle norme pensionistiche e dai dati economici ufficiali. […]

Dopo questa seconda lettera, inviata per conoscenza a 49 destinatari, il Sen. Ichino l’ha pubblicata nel suo sito, ma vi ha posposto questa “strana” risposta:

“A me sembra di non avere proprio nulla da rettificare: non mi sembra di avere mai affermato il contrario di quel che V.B. vibratamente ribadisce (se mi è sfuggito qualche cosa di diverso, sono pronto a fare ammenda)”. Che mi ha costretto ad un’ulteriore replica, rimasta finora senza risposta.[1 o 2]


5. Cesare Damiano e Maurizio Sacconi

Citazioni:

a. Ricavo dalla newsletter dell’On. Damiano:

Pubblicato il 11 luglio 2017

 (AGI) – Roma, 11 lug. – Un appello al governo e ai parlamentari per evitare che l’età pensionabile venga ulteriormente alzata, modificando strutturalmente la normativa. A lanciarlo è “la strana coppia” composta da Cesare Damiano, presidente della Commisisone Lavoro della Camera (Pd), e Maurizio Sacconi, presidente della Commissione Lavoro del Senato (Ap). “La nostra comune convinzione è lanciare un appello al governo e ai colleghi e alle colleghe di tutti i gruppi parlamentari al fine di arrivare al rinvio strutturale dell’adeguamento”, ha affermato Damiano nel corso di una conferenza stampa. “Abbiamo ritenuto che si stesse producendo una vera situazione emergenziale – ha dichiarato Sacconi – e pensato che fosse giunto il momento di porci come strana coppia con un appello ai colleghi e al governo affinché si assumano alcune decisioni tempestive”.

In base alla normativa attuale, risalente al governo Monti e alla ministra del Lavoro Fornero – hanno spiegato i due parlamentari – a partire dal primo gennaio 2019 si dovrà andare in pensione a 67 anni, nel 2021 a 67 anni e 3 mesi, nel 2031 a 68 e 1 mese, nel 2041 a 68 anni e 11 mesi e nel 2051 a 69 e 9 mesi. L’innalzamento dell’età avviene in modo automatico in base alle aspettative di vita rilasciate dall’Istat, ed è sufficiente una nota congiunta dei direttori dei ministeri dell’Economia e del Lavoro. […] “Realizzare un ulteriore allungamento – ha dichiarato Sacconi – ci sembra un atto di affievolimento del patto tra Stato e cittadino: quando è troppo, è troppo”. In passato si è parlato di “scale, scalini e scaloni – ha aggiunto – ma qui c’è solo un salto”. A essere penalizzate sono soprattutto le donne, “più degli uomini condannate alla pensione di vecchiaia mentre molti uomini possono cogliere l’opportunità dell’anzianità contributiva maturata”. […] Le soluzioni sono diverse, ha spiegato l’ex ministro del Lavoro: l’adeguamento potrebbe avvenire a 5 anni, “oppure si può decidere che si salta un giro e si riprende più avanti”. In ogni caso, l’innalzamento in questo momento non appare “accettabile”. Oggi pomeriggio, ha concluso Sacconi, governo e sindacati “rifletteranno di questo e altri aspetti”; “occorrono regole per tutti che devono essere rimesse alla logica umana, la logica tecnocratica ci ha portato oltre: ripeto, quando è troppo è troppo.”.

b. Ricavo dalla newsletter dell’On. Damiano:

Pubblicato il 14 luglio 2017

[…] ci unisce la ferma convinzione che si vada determinando una situazione insostenibile per la generazione già adulta all’atto dell’approvazione della manovra Monti-Fornero […].


  

c. Ricavo dalla newsletter dell’On. Damiano:

Pubblicato il 16 luglio 2017

(ANSA) – ROMA, 16 LUG – “L’intervista del Presidente dell’Inps Tito Boeri, apparsa oggi su Il Sole 24 Ore, è mossa da un presupposto inesistente che la rende totalmente inutile. Non abbiamo proposto la cancellazione del collegamento tra età di pensione ed aspettativa di vita ma solo la sua rimodulazione temporale per alleggerire l’allungamento dell’età lavorativa, di circa sei anni, sulla generazione già adulta all’atto dell’approvazione della riforma Fornero e per aprire, nel frattempo, una più generale riflessione su un sistema previdenziale disegnato nel presupposto del vecchio mercato del lavoro che garantiva stabilità e continuità nei percorsi occupazionali”. Lo dichiarano Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, Presidenti delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato. “Il sistema oggi – proseguono – penalizza soprattutto le giovani generazioni che avranno la certezza di andare in pensione a quasi 70 anni”. “Siamo ben consapevoli delle esigenze di sostenibilità nel lungo periodo per cui ci confronteremo, numeri alla mano, con il governo nelle sedi parlamentari”, concludono i Presidenti. (ANSA). 

d. Ricavo dalla newsletter dell’On. Damiano:

(ANSA) – ROMA, 18 LUG – “La discussione sulle pensioni si sta surriscaldando: oggi sono intervenuti Renzi e Poletti per denunciare la mancanza di gradualità nel sistema pensionistico targato Monti-Fornero. Queste prese di posizione aiutano la scelta di chi, come noi, si batte da anni per passare da un sistema pensionistico rigido a uno flessibile”. Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. 

e. Altri casi in:

Lettera all’On. Cesare Damiano e al Sen. Fabrizio Sacconi[1 o 2]

Lettera n. 6 all’On. Cesare Damiano sulle sue notizie false sulle pensioni[1 o 2]


Commento

Il Sen. Sacconi ha assecondato per vari anni la vulgata che è tutta colpa della riforma Fornero col suo lungo e un po’ crudele silenzio, crudeltà – parrebbe – in cui cade ogni tanto (vedi il caso di Eluana Englaro o la spietatezza e iniquità delle misure anticrisi. [1 o 2]). 

  

Un silenzio da lui interrotto solo recentemente nella conferenza stampa da lui tenuta assieme all’On. Cesare Damiano (si vedano i punti 5a e 5b) in una sala della Camera dei Deputati, preceduta dalla diffusione di un appello che attribuisce in maniera volutamente erronea – fatto molto grave e per il luogo e per la provenienza – al Governo Monti-Fornero l’importante misura dell’adeguamento periodico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, in realtà introdotto – ripeto ancora una volta - dal ministro del Lavoro Sacconi nel 2010 con la legge 122/2010, art. 12, comma 12bis.

L’On. Damiano, a sua volta, aggiungendo colpa a colpa, ne dà ugualmente un resoconto omissivo e volutamente erroneo nella sua newsletter. 

In conclusione del paragrafo ‘Damiano-Sacconi’, last but not leastevidenzio che il Sen. Sacconi, autore della riforma delle pensioni più severa tra le sette riforme varate dal 1992, dissociandosi da se stesso come estensore del manifesto scritto riportato sopra, ha dichiarato verbalmente nel corso della conferenza stampa congiunta Damiano-Sacconi: “Non voglio negare di essere stato il padre del collegamento tra l'età pensionabile e l'aspettativa di vita, ma lo immaginavo in un contesto diverso dalla riforma Fornero. Quel che è troppo è troppo (cfr. Pensioni, Damiano e Sacconi contro gli adeguamenti automatici: "Serve gradualità"su Repubblica.it).  

Vale la pena di sottolineare che il “contesto diverso” è, sulla base delle norme, solo un diversivo: gli effetti della riforma delle pensioni della invero troppo zelante professoressa Fornero (evidentemente vittima anch'essa della propaganda berlusconiana, che non erano state messe le mani nelle tasche degli Italiani: una balla cosmica!), che doveva essere soltanto il completamento della riforma SACCONI ‘ordinato’, assieme ad altre misure, dalla BCE al Governo Berlusconi (come contropartita degli acquisti di titoli di Stato italiani per raffreddare lo spread) limitatamente alla revisione delle pensioni di anzianità e all’allineamento delle lavoratrici private a tutti gli altri (si veda la lettera del 5/8/2011 al Governo italiano È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012.”), e impedito dal veto del Ministro Bossi (le pensioni di anzianità sono concentrate prevalentemente al Nord), sono stati in gran parte determinati e poi via via aggravati – come ho dimostrato al punto 3 - dalla riforma SACCONI, in particolare dall’adeguamento automatico all’aspettativa di vita introdotto dalla legge 122/2010, art. 12, comma 12bis.

Spero di essere stato congruamente comprensibile, obiettivo, circostanziato, utile ed esauriente. Mi auguro di essere imitato dal maggior numero di lettori, inclusi i sette esperti (del professor Cazzola, purtroppo, non ho l'indirizzo e-mail), poiché è dura, da solo, far cambiare idea sulle riforme delle pensioni SACCONI e Fornero a quasi 60 milioni di Italiani... 


________________________________


Note:

[1] Ecco vari esempi:

Pensioni, effetto Sacconi Tremonti: calo del 27,4%

Inps: nei primi tre mesi dell'anno numeri dimezzati rispetto al 2011.

15 Aprile 2012

Inps, l'età media in aumento: promossa la riforma Sacconi

28/07/2012

Pensioni, l’annuncio dell’Inps: «Nei primi 3 mesi del 2012 assegni dimezzati»

Nei primi 3 mesi del 2012 le nuove pensioni sono state 43.870, erano 93.552 nel 2011

14 aprile 2012

Pensioni: effetto finestre e stretta anzianità

Dimezzati assegni primi tre mesi

Alessia tagliacozzo - 15 aprile, 20:40

Pensioni, il tracollo delle uscite. Gli effetti delle riforme Damiano e Sacconi: in 3 mesi -32% nel pubblico

Data: 26/04/2012

L'ETA MEDIA È SUPERIORE DI DUE ANNI RISPETTO ALLA FRANCIA E VICINA A QUELLA TEDESCA

Pensioni,« il sistema (ora) è in sicurezza» Mastrapasqua, la riforma e il bilancio dell'Inps

Nei primi sei mesi del 2012 l'età media per l'accesso alla pensione nel privato è stata di 61,3 anni

28 luglio 2012 | 20:45

Il dato sull'aumento dell'età media di pensionamento risente soprattutto dell'effetto combinato dello scalino per la pensione di anzianità e dell'introduzione della finestra mobile mentre non tiene ancora conto della riforma Monti-Fornero che dispiegherà i suoi effetti a partire dal 2013.

Crollano le nuove pensioni. Nei primi nove mesi il 35,5% in meno (e la riforma Fornero non c'entra)

PD. DAMIANO “-35,5% di assegni pensionistici nel 2012: i risparmi vadano agli esodati”
Posted on domenica, 21 ottobre 2012 by Cesare Damiano Il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, ha fatto importanti e positive dichiarazioni sulla situazione del cosiddetto “superinps” . tra queste, vale la pena sottolineare il dato relativo al calo di pensionamenti nel 2012: un -35,5% dei nuovi assegni registrato nei primi nove mesi di quest’anno, rispetto allo stesso periodo del 2011. Un risultato degno di nota che è il frutto, secondo il Presidente dell’Inps, del combinato disposto della riforma Damiano del 2007 (che introdusse quota 96) e di quella Sacconi del 2011 (che introdusse la finestra mobile di un anno). Questi risultati non sono da collegare all’ultima riforma del ministro Fornero, che farà sentire successivamente i suoi effetti.
http://cesaredamiano.wordpress.com/2012/10/21/pensioni-risparmi-vadano-a-esodati/

NB: Vedi il mio commento col nickname Vincesko del 21.10.2012  22:21 in calce all'articolo, che fa rilevare all’On. Damiano che 4 mesi (in media) dei 12 della “finestra” erano stati già previsti dalla L. 247/2007 - Riforma delle pensioni Damiano. https://cesaredamiano.wordpress.com/2012/10/21/pensioni-risparmi-vadano-a-esodati/#comment-18334.    


[2] Chi disinforma chi?

Vale la pena di evidenziare che lo studio elaborato dall’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) Il dibattito sulla flessibilità pensionistica usa dati di EUROSTAT, oblitera completamente la riforma SACCONI con la riforma Fornero, analizza gli andamenti divergenti degli occupati anziani e degli occupati giovani individuando tre “rotture” in corrispondenza delle riforme pensionistiche “Maroni” (Berlusconi-Maroni) del 2004, “Prodi” (Prodi-Damiano) del 2007 e “Fornero” (Monti-Fornero) del 2011, e l’autore Nicola Salerno non avverte neppure un campanello d’allarme quando cita la “terza rottura” legandola alla riforma Fornero e scrive di “2011-2012”, quando si sa bene che il governo Monti è arrivato nel novembre 2011 e la riforma Fornero, decisa in dicembre, viene applicata dall’1 gennaio 2012 (ma i suoi effetti, secondo il precedente presidente dell’INPS, Antonio Mastrapasqua, si dispiegano dal 2013[cfr. nota 1]), e quindi nel 2011 gli effetti non possono che essere quelli prodotti dalla severa riforma Sacconi (DL 78 del 31 maggio 2010, L. 122/2010, art.12), completamente obliterata (almeno formalmente, visto che egli dichiara a Carlo Clericetti, su mia sollecitazione, che ha considerato la riforma SACCONI) per effetto di una specie di ingiustificabile damnatio memoriae.[1 o 2]   

Di chi è la colpa della totale obliterazione? Di EUROSTAT o dell’UPB? In ogni caso, di chiunque sia la colpa, è preoccupante che due importanti Organi pubblici, deputati a diffondere informazioni corrette, veicolino notizie false, fake news, bufale. Ancor più preoccupante se lo schema errato appena descritto è il medesimo contenuto nello studio Boeri-Garibaldi-Moen “WorkINPS Papers A clash of generations? Increase in Retirement Age and Labor Demand for Youth”.

UPB - Il dibattito sulla flessibilità pensionistica


[3] Anche Wikipedia partecipa alla congiura del silenzionon contempla la voce “Riforma delle pensioni Sacconi”. Intendevo crearla, ma per impratichirmi sul particolare programma di scrittura Wikipedia ho prima provveduto a modificare la voce Wikipedia esistente “Riforma delle pensioni Fornero”, che era molto carente, introducendo il capitolo 4 Legislazione pensionistica dal 2010: Riforme Sacconi e Fornero, ma tale modifica è stata in buona parte eliminata da un volontario-amministratore piuttosto maleducato e arrogante - che sta lì da anni ma del quale non esiste neppure un profilo -, poiché, a suo avviso, i paragrafi Analisi comparativa riforma Sacconi vs riforma Fornero e l’istruttivo Comunicazioni tra il Governo italiano e l'Unione Europea (circa il quale sto elaborando un altro documento con notizie e soprattutto nessi molto difficilmente reperibili in Rete, per smentire false convinzioni su ciò che è avvenuto nella scorsa legislatura, fatte proprie da quasi 60 milioni di Italiani) non erano conformi alle “strane” regole di Wikipedia, che non ammettono la parola “analisi” (“Wikipedia non fa analisi!” è il ritornello di tutti i volontari-amministratori), né contributi originali, ma soltanto di seconda o, ancor meglio, di terza mano, né verità se condivise da una minoranza, ed invece – incredibile ma vero - bugie se condivise dalla maggioranza. Allora ho rinunciato (per ora).  


[4] Risparmi dalle riforme pensionistiche dal 2004

Per quanto attiene alla spesa pensionistica, (i) l’importo ufficiale che costituisce il numeratore del rapporto con il Pil include 90 mld di voci spurie: spesa assistenziale, TFR e 50 mld di imposte, che è una partita di giro; al netto di tali voci, il rapporto spesa pensionistica/Pil scende dal 16% al 12%; e (ii) i risparmi di spesa dopo le varie riforme dal 2004 (Maroni, il cui ‘scalone’ è stato abolito da Damiano, Damiano, Sacconi e Fornero) sono stati dalla Ragioneria Generale dello Stato (RGS) quantificati in 900 mld fino al 2060 e ascritti, tagliando istituzionalmente la testa al toro della disinformazione sulle pensioni, solo per circa un terzo del totale alle riforme dal 2011 (modifiche della riforma Sacconi e riforma Fornero) e quindi per meno di un terzo ascrivibili alla riforma Fornero.[1 o 2]           


***

Nota in calce

Ho inviato l’articolo anche al Prof. Alberto Brambilla, esperto di previdenza, dopo aver letto un suo articolo pubblicato sul Corriere della Sera e riportato dal sito di cui è presidente, Itinerari Previdenziali. Da esso, ho scoperto una cosa che non sapevo esattamente: che EUROSTAT riporta pari pari i dati forniti dall’ISTAT, per cui avrei dovuto scrivere ISTAT e non EUROSTAT.

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

Da:  v

Data: 19/12/2017 23:49

ALLA C.A. DEL PROF. ALBERTO BRAMBILLA E DI DOMENICO COLMEGNA

Ho letto l'articolo “Numeri corretti all’Europa per tutelare i veri pensionati”: sono d'accordo, tranne che sulla riforma Fornero. Finora, ho solo ascoltato il Prof. Brambilla una sola volta, recentemente, alla radio, non vorrei includerlo come ennesimo esperto "amico" che sopravvaluta gli effetti della riforma Fornero (pochi giorni fa ho dovuto scrivere anche al Prof. Pizzuti[1]). Allego l'ultimo mio post sulle pensioni, ma nel testo ce ne sono altri.


[1] Email al Prof. Felice Roberto Pizzuti_Pensioni

Pensioni: SACCONI molto più di Fornero

Da:  v

Data:  13/12/2017  20:37

Egr. Prof. Pizzuti,

Ho letto con grande sorpresa questo passo del Suo ultimo articolo su Sbilanciamoci, intitolato “La ‘bomba sociale’ delle pensioni”:

Il forte e crescente aumento dell’età di pensionamento deciso con la riforma Fornero – aggravato dal suo incongruo adeguamento automatico alla vita media attesa che la porterà a 67 anni dal 2019”.

Constato con costernazione che anche Lei è tra i quasi 60 milioni di vittime della damnatio memoriae della riforma SACCONI, poiché a portare l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni dal 2019 è la riforma SACCONI. E a introdurre l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita è sempre la riforma SACCONI, col comma 12bis dell’art. 12 della legge 122/2010.

Mi permetto, pertanto, di trasmettere anche a Lei:

Pensioni: notizie false (fake news)

Spero che anche Lei voglia contribuire a fare chiarezza sulla paternità delle norme pensionistiche.

Cordiali saluti,

V.


***

Destinatari


17/12/2017  23:48

(n. 50 destinatari)


18/12/2017  00:11

(n. 49)  


18/12/2017  00:55

(n. 39)


(n. 47)


18/12/2017  14:31

luigi.zanda@senato.itlinda.lanzillotta@senato.itroberto.calderoli@senato.itgasparri@tin.it

rosamaria.digiorgi@senato.itpaolo.romani@senato.itgiovanni.endrizzi@senato.it

laura.bianconi@senato.itkarl.zeller@senato.itmario.ferrara@senato.it

mariacecilia.guerra@senato.itlucio.barani@senato.itgianmarco.centinaio@senato.it

gaetano.quagliariello@senato.itloredana.depetris@senato.itmaria.mussini@senato.it

mauromaria.marino@senato.iteva.longo@senato.itfranco.carraro@senato.it

maria.spilabotte@senato.itnunzia.catalfo@senato.itsereni_m@camera.itgiachetti_r@camera.it

baldelli_s@camera.itcolletti_a@camera.itdellai_l@camera.itfedriga_m@camera.it

laforgia_f@camera.itlupi_m@camera.itmarcon_g@camera.itpisicchio_g@camera.it

rampelli_f@camera.itromano_f@camera.itrosato_e@camera.itartini_m@camera.it

monchiero_g@camera.itlatronico_c@camera.itbragantini_m@camera.italfreider_d@camera.it,

 locatelli_p@camera.itbuttiglione_r@camera.itbernardo_m@camera.itgiacomoni_s@camera.it,

 petrini_paolo@camera.itpolverini_r@camera.itrizzetto_w@camera.itdattorre_a@camera.it

dellaringa_c@camera.it

(n. 50)


18/12/2017  14:52

annamaria.parente@senato.itemanuela.munerato@senato.itnunzia.catalfo@senato.it

maria.spilabotte@senato.itnicoletta.favero@senato.itsara.paglini@senato.it

stefano.bertacco@senato.itignazio.angioni@senato.itfrancesco.aracri@senato.it

andrea.augello@senato.itdomenico.auricchio@senato.itgiovanni.barozzino@senato.it

alessandra.bencini@senato.ithans.berger@senato.itgiuseppe.compagnone@senato.it

franco.conte@senato.iterica.dadda@senato.itsegreteriadali@gmail.com

antonio.depoli@senato.italdo.dibiagio@senato.itsalvatoretito.dimaggio@senato.it

sergio.divina@senato.itangela.donghia@senato.itnicoletta.favero@senato.it

mario.ferrara@senato.itserenella.fucksia@senato.itmariagrazia.gatti@senato.it

niccolo.ghedini@senato.itrita.ghedini@senato.itichino@pietroichino.itstefano.lepri@senato.it

patrizia.manassero@senato.itbruno.mancuso@senato.itmario.mauro@senato.it

mariapaola.merloni@senato.itandrea.olivero@senato.itgiuseppe.pagano@senato.it

stefania.pezzopane@senato.itenrico.piccinelli@senato.itsergio.puglia@senato.it

lucio.romano@senato.itmariarosaria.rossi@senato.itmaurizio.sacconi@senato.it

antoniofabio.scavone@senato.itrenato.schifani@senato.it,  giancarlo.serafini@senato.it

denis.verdini@senato.itantoniogiuseppe.verro@senato.it,  claudio.zin@senato.it

vittorio.zizza@senato.it  

(n. 50)


18/12/2017  20:24  -  Commissione Lavoro Camera dei Deputati

(n. 44)


19/12/2017  20:57 

segreteria.landini@cgil.it, segreteria.bascotto@cgil.itsegreteria.colla@cgil.itsegreteria.dettori@cgil.itsegreteria.fracassi@cgil.itsegreteria.ghiselli@cgil.itsegreteria.martini@cgil.itsegreteria.massafra@cgil.itsegreteria.scacchetti@cgil.it, posta@filcams.cgil.itnazionale@filctemcgil.itufficiostampa@filleacgil.itsegr.gen@filtcgil.itorganizzazione@filtcgil.itufficio.stampa@filtcgil.itorganizzazione@fiom.cgil.itg.polo@fiom.cgil.itc.scarcelli@fiom.cgil.itquadri@fisac.itportale@fisac.itorganizzazione@fisac.itflai-nazionale@flai.itorganizzazione@flcgil.itfederconsumatori@federconsumatori.itnidil@nidil.cgil.itcomunicazione@nidil.cgil.itorganizzazione@uil.itcontrattazione.polsettoriali@uil.itpoliticheeconomiche@uil.itpolterritoriali@uil.itfiscoprevidenza@uil.itnuovowelfare@uil.itbilancio@uil.itufficio.stampa@cisl.itredazione.sito@cisl.itlabortv@cisl.itconquiste_lavoro@cisl.itfemca.nazionale@cisl.itfemca.comunicazione@cisl.itnazionale@flaeicisl.orgfederazione.filca@cisl.itfederazione.fistel@cisl.itfederazione.fai@cisl.itfp@cisl.itcisl.scuola@cisl.itsegrge.slp@cisl.itsegrag.slp@cisl.itpierangelo.raineri@fistcisl.itrosetta.raso@fistcisl.itmattia.pirulli@fistcisl.it

(n. 50)


19/12/2017 23:49

flavia.brambilla@itinerariprevidenziali.italla c.a. del Prof. Alberto Brambilla e di Domenico Colmegna




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Lettera n. 6 a Maurizio Landini sulle pensioni, e su chi ha deciso l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento




Riporto la sesta lettera che ho inviato tre giorni fa a Maurizio Landini della CGIL sulle pensioni, dopo avere ascoltato la sua ennesima esternazione contro la riforma Fornero, senza mai citare la ben più severa riforma Sacconi, che ha introdotto l’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita.


Lettera n. 6 a Maurizio Landini sulle pensioni, e su chi ha deciso l'adeguamento automatico dell'età di pensionamento.

Da:  v

4/12/2017 12:35


Caro Maurizio Landini,

Lei – mi pare - è diventato, assieme a Susanna Camusso e a tutta la CGIL, inclusa la SPI, oltre a tutti gli intelligentoni di estrema sinistra, con mia grande sorpresa, un propalatore seriale di notizie false, alias fake news alias BUFALE sulle pensioni, che contraddicono la lotta dura e solitaria - isolati dalla CISL di Bonanni e dalla UIL di Angeletti, ‘complici’ del governo Berlusconi-Tremonti-Sacconi -, fatta da voi alla riforma delle pensioni SACCONI nel 2010, inserita nella prima manovra correttiva dopo la crisi della Grecia, di 62 mld cumulati, la più scandalosamente iniqua, inclusi due scioperi generali. Mentre venite accusati nel web di esservi opposti debolmente alla asserita cattivissima riforma Fornero, alla quale viene erroneamente attribuito tutto.

Anche il problema degli esodati, determinato originariamente dalla revisione delle pensioni di anzianità (concentrate al Nord) e dall’allineamento a tutti gli altri delle donne del settore privato chiesti dalla lettera del 5/8/2011 della BCE , per ottenerne in cambio l’acquisto di titoli pubblici italiani per cercare di raffreddare lo spread (acquisti che, infatti, ebbero inizio il 22/8/2011, nell’ambito del programma SMP, a distanza di 9 giorni dal varo della seconda mastodontica manovra correttiva estiva)  al Governo Berlusconi (“intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico”), che non vi poté ottemperare a causa del veto di Bossi, è stato, in parte, creato dalla errata stima della burocrazia MEF e INPS, che prima ne ha sottostimato il numero (la prima salvaguardia ha riguardato 65.000 soggetti), poi lo ha sovrastimato (quasi 400.000), mentre a consuntivo, nell’arco di 6 anni e su 8 salvaguardie, è stato pari a 153.389 soggetti; e, in parte, esacerbato proprio dall’allungamento dei requisiti recato dalla precedente riforma SACCONI, che peraltro ha avuto anch’essa i suoi ‘esodati’ (coloro che erano in mobilità, dopo i primi 10.000, e gli inoccupati o inattivi, a reddito zero!), decine o forse centinaia di migliaia di persone, ma è stato per meno tempo ed hanno fatto molto meno rumore.

So bene che finora, seguendo l'onda, avete partecipato volentieri e meccanicamente alla demonizzazione del Prof. Monti - ritenuto colpevole della terribile recessione, rappresentandolo talvolta come un vampiro (paradigmatica la grande balla interpretativa quasi universale dell'intervista da lui resa alla CNN, in cui affermò il contrario di ciò di cui lo si accusa), quando in realtà ha deciso solo il 19% dei 330 mld delle manovre finanziarie della scorsa legislatura, contro l’81% di Berlusconi, ed è stato molto più equo - e della Professoressa Fornero, facili bersagli, e quindi ora vi risulta impossibile o almeno molto indigesto fare marcia indietro; perfino in questo caso, quando potreste sostituire come bersaglio due modesti tecnici, che sono stati mossi in buonafede da una sorta di missione di salvare l’Italia dal default, salvataggio più immaginario che reale viste le cifre, con il ‘Caimano’, di ben altra caratura, malafede, cattiveria e pericolosità (oltre che, visti i dati, incompetenza). Il quale, peraltro, si ripresenta alle elezioni, e lo rifà come il nemico acerrimo delle tasse. Che mistificazione da suonatore di flauto magico! Che opportunità per voi per smascherarlo!

Citazione:

Lei, caro Landini, non conosce le riforme delle pensioni SACCONI e Fornero (L. 122/2010, art. 12, + integrazioni 2011, e L. 214/2011, art. 24)? Non le ha mai lette? O le conosce – anche perché è la sesta volta che Le scrivo in merito (ecco le precedenti cinque: organizzazione@fiom.cgil.it3/6/2015 12:04; m.landini@fiom.cgil.it, 15/6/2016 14:16; m.landini@fiom.cgil.it, 27/10/2017 19:24; m.landini@fiom.cgil.it, 22/11/2017 15:53; m.landini@fiom.cgil.it, 22/11/2017 22:45) – e da anni – ripeto - racconta bufale, alimentando molto stranamente la potentissima DISINFORMAZIONE berlusconiana e del cdx? Incluso il finto smemorato On. Salvini, che la severissima riforma SACCONI la votò.

Allora glielo ri-ri-ri-ri-rispiego io. Tolta la riforma Fornero, rimane la ben più severa riforma SACCONI (L. 122/2010, art. 12), con, al comma 12bis, l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, che è la misura che tanto insistete a voler modificare, la quale porterà l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni per tutti nel 2019, che poi salirà ancora, teoricamente senza fine, poiché la norma SACCONI obbliga l’ISTAT a prendere in considerazione soltanto gli aumenti e non anche le diminuzioni dell'attesa di vita.

Poi, la riforma Fornero ha trasformato la cadenza da triennale a biennale, ma questo (i) è soltanto un'accelerazione del meccanismo deciso dalla riforma SACCONI; e (ii) decorrerà dal 2021, quindi fino al triennio 2019-2021, quando l'età arriverà a 67 anni per tutti, c'entra come cavolo a merenda, cioè zero!

Anche dell’aumento dal 2019, per gli uomini, da 40 anni a 43 anni e 3 mesi dell’età di pensionamento anticipato (nuovo nome della pensione di anzianità), 2 anni e 3 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI e soltanto 1 anno alla riforma Fornero, esattamente in linea con il risparmio delle riforme dal 2004 (Maroni, 2004, il cui ‘scalone’ fu abolito da Damiano; Damiano, 2007; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011) quantificato dalla RGS in ben 900 mld al 2060, di cui meno di 1/3 attribuiti alla riforma Fornero (cfr. le prove documentali nel mio articolo, chiestomi da un giornale on-line dopo una mia segnalazione rettificativa sulle pensioni, il titolo è redazionale, Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti). 


Le reinvio, nell’ordine in cui glieli ho già inviati:

Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli

Tre casi di DISINFORMAZIONE generale tra i più macroscopici della storia italiana

Pensioni: notizie false (fake news)

Lettera a Il Messaggero su chi è l’autore dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento

Lettera n. 2 al Sen. Prof. Pietro Ichino in merito alla sua bufala su chi è l’autore dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento

Dopo quest’ultima lettera, anche il Suo ‘avversario’, il Sen. Prof. Pietro Ichino, ha dovuto riconoscere che il meccanismo automatico è stato introdotto nel 2010 da SACCONI, pubblicando la mia seconda lettera nel suo sito.

Caro Landini, spero che, d’ora in poi, anche Lei (come chi legge per conoscenza), quando parla dell’adeguamento dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, voglia citare la riforma SACCONI in luogo della riforma Fornero, e contribuire a fare chiarezza sulla paternità delle norme pensionistiche e sui loro effetti.

Cordialmente,

V.



Destinatari:


(n. 50 destinatari) + (a parte) segretari confederali CGIL ed altri eventuali)



04/12/2017  19:19


04/12/2017  22:31


07/12/2017  21:45  



Post scriptum

Per assicurarmi che questa volta la leggessero, ho telefonato alla CGIL Nazionale (tel. 06-84761) e parlato con le segretarie di Landini, Scacchetti (l’unica a riscontrare il ricevimento della mia e-mail) e Camusso: soltanto la seconda aveva già aperto l’email, l’aveva stampata e gliel’avrebbe consegnata non appena Scacchetti fosse arrivata; le altre due l’han fatto dopo la mia telefonata.



Post collegati:


Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni


Lettera a Marcello Sorgi su numero esodati e notizie false sulle pensioni



**********




Lettera di replica alla risposta del Sen. Pietro Ichino sull'adeguamento automatico dell'età di pensionamento




Riporto la mia lettera di replica alla risposta del Sen. Pietro Ichino, esperto di lavoro e previdenza, che è uno degli esperti che ho scoperto con mia grande sorpresa diffondono bufale sulle pensioni. Sto preparando un post dove riporterò le prove documentali su cinque + 1 di loro, molto famosi, che sorprendentemente alimentano la DISINFORMAZIONE sulla riforma Fornero, che ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime.


Replica alla Sua risposta sull'adeguamento automatico dell'età di pensionamento.
Da v
29/11/2017 19:10
A ichino@pietroichino.it CC andrea.ichino@unibo.it


Egr. Sen. Prof. Ichino,

La ringrazio della Sua precisazione che “L'adeguamento periodico dell'età del pensionamento di vecchiaia all'aspettativa di vita è stato introdotto originariamente da una legge del ministro del Lavoro Sacconi del 2010”.

Ma, premesso che a mio avviso nel sottotitolo c’è un “originariamente” di troppo, mi permetto di osservare, circa la Sua cortese risposta, quanto segue.

Citazione:

“A me sembra di non avere proprio nulla da rettificare: non mi sembra di avere mai affermato il contrario di quel che V. vibratamente ribadisce (se mi è sfuggito qualche cosa di diverso, sono pronto a fare ammenda)”.

Detto da miscredente, si tenga pronto a fare ammenda per i Suoi “peccati” di falsa, rettifico (a scanso di querele di diffamazione…), errata attribuzione (alla Fornero anziché a SACCONI) e omissione (manco per sbaglio è mai citato nei Suoi articoli il nome di SACCONI, eppure è lui il vero autore del meccanismo che porterà l’età di pensionamento di vecchiaia per tutti a 67 anni dal 2019).

Anche dell’aumento dal 2019, per gli uomini, da 40 anni a 43 anni e 3 mesi dell’età di pensionamento anticipato (nuovo nome della pensione di anzianità), 2 anni e 3 mesi sono ascrivibili alla riforma SACCONI e soltanto 1 anno alla riforma Fornero (guarda caso, in linea con la quota di risparmio al 2060 stimata dalla RGS per la riforma Fornero, cfr. mia seconda lettera).

Cito dal Suo secondo articolo (posteriore alla mia prima lettera): “Che l’età del pensionamento debba gradualmente spostarsi in avanti, dunque, per compensare il crescere dell’attesa di vita, è ovvio; […] Qual è invece la rivendicazione più urgente sulla quale Cgil e Uil stanno dichiarando guerra al Governo? Smontare la riforma Fornero per tornare a mandare tutti, indiscriminatamente, in pensione prima: dall’impiegato del Catasto alla commessa di negozio.

Prescindendo dalla divertente evocazione dell’accompagnatore di Luigi Angeletti - coautore assieme a Bonanni della severissima e crudele riforma SACCONI - in crociera nel 2010 a spese della UIL a decidere come dire sì al Governo Berlusconi-Tremonti-Sacconi, - Carmelo Barbagallo, attuale segretario generale della UIL -, nelle vesti improbabili di guerriero (infatti, si è arreso quasi subito), di grazia, Prof. Ichino, mi spiega che c’entra la Fornero con “l’attesa di vita”?