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Governo, staffetta Renzi-Gentiloni



Il Governo Renzi (come quello Letta) non ha avuto quasi nessun merito, ha campato di rendita sul risanamento mastodontico effettuato nella scorsa legislatura (330 mld cumulati)[1] per 4/5 dal Governo Berlusconi (267 mld cumulati), in maniera scandalosamente iniqua, e per 1/5 dal Governo Monti (63 mld cumulati), in maniera più equa (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF). E le cui misure strutturali valgono tuttora (vedi, in particolare, la severissima riforma delle pensioni Sacconi, 2010 e 2011, e la riforma delle pensioni Fornero, 2011[2]), che procurano risparmi di una ventina di miliardi l'anno e che hanno reso possibile la politica monetaria espansiva della BCE,[3] che procura anch’essa un risparmio di circa 20 mld annui di interessi passivi. 

Renzi è tosto, non c'è dubbio, ma si è opposto all'UE solo a chiacchiere, ha fatto solo scena: l'Italia è il Paese che rispetta di più il parametro deficit/Pil[4] (durante la crisi, gli altri Paesi se ne sono altamente fregati delle richieste dell'UE; come ora nella ripartizione dei migranti); ha l'avanzo primario più alto, che toglie risorse all'economia reale e perpetua la recessione-stagnazione. Renzi è stato solo interessato ad ottenere dall'UE una miserevole flessibilità, da distribuire e sprecare in mance elettorali o in regali costosi ed inefficaci agli imprenditori (22 mld) e non in provvedimenti più idonei (vedi l'ultimo rapporto OCSE, che suggerisce di investire in opere pubbliche in settori mirati[5]), tesi alla crescita economica, che intervengano congruamente sul denominatore del rapporto debito/Pil, che è l'unico che conta per la valutazione della sostenibilità del debito pubblico, che ovviamente finché c’è un deficit non può che crescere in valore assoluto. Va aggiunto che Renzi ci ha messo del suo per meritarsi la benevolenza dell'UE e della BCE: ha varato la riforma del lavoro, giudicata severa perfino dalla Professoressa Fornero.[6]

Infine, last but not least, l'anno prossimo è prevista l'approvazione dell'inserimento dello stupido (copyright Prodi, riferito già al 3%) fiscal compact nei trattati UE, che come si vede impedisce politiche economiche anticicliche: l'Italia dovrà dire NO! Però, intanto, Renzi l'aveva confermato nell'art. 81 della "sua" Costituzione, bocciata sonoramente dal popolo italiano.[7]

Ecco, il Governo Gentiloni non dovrà ripetere gli stessi errori e, soprattutto, dovrà, assieme a Renzi, che rimane segretario del PD ed ha i numeri al Parlamento europeo per far cadere la Commissione Juncker,[8] affrontare la questione fondamentale delle regole europee, sapendo, come conferma purtroppo il lavoro fatto dai parlamentari europei Mercedes Bresso e Elmar Brok nell’ambito della Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo che ha approvato il loro rapporto[9], che va fatto un duro lavoro perché esse, dall’approvazione del Trattato di Lisbona, vadano finalmente interpretate ed applicate NON in senso ordoliberista, secondo l'ottica e nell'interesse della Germania e dei suoi satelliti, ma mirate alla piena occupazione e al progresso sociale dell'intero popolo dell'Unione europea (vedi Preambolo e art. 3 del TUE).

Infine, il nuovo Governo ha ripristinato il Ministero per il Mezzogiorno, decisione sicuramente molto positiva che riporta sul tavolo l’annosa e dirimente per l’Italia questione meridionale, in parte “sporcata” dall’affidamento del CIPE al nuovo Ministero dello Sport, retto dal renziano Lotti, perché è di tutta evidenza che la chiave di volta per cominciare a risolverla è anche, ma non soltanto, l’entità delle risorse e la qualità del loro utilizzo.[10]


[1] Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti


[2] Lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli


[3] Quantitative easing e uscita dalla crisi economica


[4] EUROSTAT – Deficit/Pil

.................2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015

Italia........ -1,5...-2,7..-5,3..-4,2...-3,5..-2,9...-2,9…-3,0..-2,6

Francia.....-2,5...-3,2...-7,2..-6,8..-5,1..-4,8...-4,0…-4,0...-3,5

Spagna.....+2,0..-4,4..-11,0..-9.4..-9,6.-10,4..-6,9…-5,9..-5,1

Gran Br.... -3,0..-5,0..-10,7..-9,6..-7,7...-8,3..-5,6…-5,6..-4,4

Germania +0,2..-0,2....-3,2..-4,2..-1,0...-0,1..-0,1...+0,3..+0,7


[5] Ocse: “Più investimenti pubblici per evitare trappola della bassa crescita. Il pil dell’Italia aumenterebbe fino al 2%”

L'organizzazione parigina ha calcolato di quanto salirebbe il prodotto interno dei diversi Paesi se abbandonassero l'austerity e aumentassero la spesa pubblica produttiva dello 0,5% del pil. Nell'Ue sarebbe la Germania a guadagnare più di tutti: +2,5% nel lungo periodo. Roma dovrebbe partire da interventi per la sicurezza anti-sismica, "la promozione di un’economia a basse emissioni" e spese per scuola e famiglie

di F. Q. | 28 novembre 2016


[6] Lettera alla Professoressa Elsa Fornero su pensioni e manovre correttive
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2851776.html  oppure  
http://vincesko.blogspot.com/2016/11/lettera-alla-professoressa-elsa-fornero.html  


[7] Referendum costituzionale, il NO vince col 59% contro il 41% del SI’ e riapre i giochi politici


[8] Il premier ribatte a Juncker: “È il ruggito di un debole, l’Italia merita rispetto”

FEDERICO GEREMICCA

16/01/2016

Sia come sia - e vista la decisione di Juncker di rispondere colpo su colpo - la scontro rischia di finire davvero fuori controllo: in un momento, per altro, tra i più difficili nella storia dell’Unione europea. Matteo Renzi, però, non sembra spaventato dalla prospettiva, e dopo l’affondo anti-Juncker prodotto mercoledì da Gianni Pitella a Strasburgo, la mette così, a chi gli chiede cosa accadrà: «Non credo nello scontro. E non credo, soprattutto, che convenga a Juncker. Abbiamo i numeri per far saltare la sua maggioranza», dice. Poi sorride e aggiunge: «Ma siamo saggi, e non lo faremo».


[9] 30.10.2015 DOCUMENTO DI LAVORO sul tema Migliorare il funzionamento dell'Unione europea sfruttando le potenzialità del Trattato di Lisbona Commissione per gli affari costituzionali Correlatori: Mercedes Bresso, Elmar Brok

http://www.mercedesbresso.it/wp-content/uploads/2015/11/Bresso-Brok.pdf  

C’è al par. 29 e al par. 45 la conferma di tutto l'armamentario attuale, incluso lo stupido e nefasto fiscal compact.

29. Abbiamo bisogno di ulteriori riforme dell'UEM che la dotino di una governance economica efficace e democratica (per i settori in cui la Commissione può fungere da organo esecutivo e il Parlamento europeo e il Consiglio possono agire in qualità di colegislatori). Qualsiasi ulteriore sviluppo dell'UEM dovrebbe essere basato e sulla normativa in vigore (come il Six pack, il Two pack e l'Unione bancaria) e sulla sua attuazione. Per essere efficace e legittimo, tale governo dovrebbe essere pienamente collocato all'interno del quadro istituzionale dell'Unione (cfr. il punto H di seguito) e dovrebbe rafforzare le sue capacità in sette ambiti (cfr. i punti da A a G):

45. Si dovrebbe garantire la piena attuazione dell'attuale quadro basato sul Six pack e sul Two pack e del semestre europeo. Gli squilibri macroeconomici dovrebbero essere affrontati in modo specifico, e il controllo di lungo periodo sul disavanzo e sui livelli ancora estremamente elevati del debito dovrebbe essere garantito migliorando l'efficienza della spesa, dando la PE569.777v02-00 8/15 DT\1077428IT.doc IT priorità agli investimenti produttivi, offrendo incentivi alle riforme strutturali e tenendo conto delle condizioni del ciclo economico.


C'è una sola menzione dell'art. 3 del TUE e parla di "rafforzare l'economia sociale di mercato", che è una presa in giro, uno specchietto per le allodole, poiché il titolo altisonante è ingannevole e smentito sia dal vero contenuto teorico che dalla realtà (v. Dialogo con Carlo Clericetti sulla solidarietà tra gli Stati dell’UE e sull’economia sociale di mercato  http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2848095.html  oppure  

31. Dovrebbe essere individuato e stabilito per legge un numero limitato di ambiti chiave per le riforme strutturali che consentano di incrementare la competitività, la convergenza dell'economia reale e la coesione sociale nell'arco di un periodo di 5 anni, con l'obiettivo di rafforzare l'economia sociale di mercato europea (come previsto dall'articolo 3, paragrafo 3, del TUE).


Non c'è, invece, nessuna menzione dei veri obiettivi contenuti nella missione dell'Unione Europea, sanciti nel Preambolo e nell'art. 3 del TUE: la piena occupazione e il progresso sociale (v. Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei   http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2837437.html  oppure  http://vincesko.blogspot.com/2015/09/sono-lue-e-la-bce-non-rispettare-i.html).


[10] Sud, false opinioni, alcuni dati e proposte



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Boeri-Ichino-Moretti ripropongono le gabbie salariali


Carlo Clericetti  -  7 GIU 2016

Nel Sud salari troppo alti? Come no...



Andrea Ichino, nato a Milano (il 10 dicembre 1959), laureato alla Bocconi;

Tito Boeri, nato a Milano (il 3 agosto 1958), laureato alla Bocconi;

Enrico Moretti, nato a [dato indisponibile], laureato alla Bocconi.


Prima osservazione

Quello dei prezzi è un discorso delicato, da affrontare con cautela. Ho vissuto per un periodo in un paesino collinare del salernitano, con una discreta attività turistica legata alla presenza di un quadro “miracoloso” della Madonna. Ho trovato dei prezzi maggiori almeno del 20% rispetto al napoletano, dove avevo molta più possibilità di scelta (e Napoli ha una dinamica inflazionistica elevata). Aggiungo che un giudizio analogo veniva espresso da un romano. Perfino il farmacista, forte della sua posizione quasi monopolistica (la farmacia più vicina era a 5 Km, di strada collinare), faceva la cresta sui prezzi maggiorandoli illecitamente del 5-6%. Dal punto di vista dei prezzi, quindi, la situazione è molto variegata e occorrerebbe calibrare i salari al costo della vita tra Comuni della stessa Regione o della stessa Provincia, non soltanto tra Nord e Sud.


Seconda osservazione

Dalla presentazione di Andrea Ichino, si ricava che le differenze del costo della vita tra Nord e Sud sono ascrivibili in primo luogo alla casa e in secondo luogo ai servizi, atteso che un Kg di pasta o una lavatrice hanno lo stesso prezzo al Nord e al Sud. “La casa è la componente più importante delle nostre spese. Il prezzo della casa +36% al Nord rispetto al Sud, + 16% il costo della vita; in Germania, tra Ovest e Est, +7% il prezzo della casa, +4% il costo della vita”.

Anche questi dati dimostrano una verità tanto semplice quanto misconosciuta: per allineare i salari reali, o meglio ridurre sensibilmente il disallineamento dei salari reali tra Nord e Sud, è necessario ed in parte sufficiente abbattere la rendita immobiliare, riducendo l’enorme divario tra l’Italia e la Germania (1/40esimo) del numero di alloggi pubblici ed implementare un corposo Piano pluriennale di alloggi pubblici di qualità da affittare ad affitto sociale.[1]


Terza osservazione

Per ragioni storiche, ecc. il Nord gode di parametri economico-sociali molto superiori al Sud, il che dopo oltre 150 anni dalla nascita dello Stato unitario è insopportabile; Andrea Ichino accenna (nelle risposte al pubblico) alla questione meridionale, che andrebbe risolta a suo avviso non incrementando le infrastrutture – metodo vecchio e fallimentare - ma con un approccio innovativo e cioè accrescendo il capitale sociale. E a mio avviso è giustissimo, a condizione che si parta con un Progetto educativo che affronti alla radice il problema e cioè nella famiglia e coinvolgendo come soggetto e oggetto del progetto le mamme in gravidanza e nei primi tre anni di vita dei figli. Tuttavia gli autori – tutti settentrionali, con un punto interrogativo per Moretti - sarebbero più credibili se accompagnassero questa proposta di ripristino delle gabbie salariali[2] con proposte di misure più articolate volte a ridurre i divari Nord-Sud, quali: a) analogamente a quanto è stato fatto per la Germania Est,[3] destinare al Mezzogiorno un ammontare di risorse straordinarie pari ad almeno 50 mld per 20 anni, affidandone l’amministrazione ad un Comitato formato dai presidenti delle Regioni del Nord; b) applicare rigorosamente la norma che regola la distribuzione dei fondi per gli investimenti tra Nord, Centro e Sud e ripristinare l’obbligo della riserva degli investimenti per il Mezzogiorno;[4] e c) restituire al Sud l’ammontare complessivo degli investimenti di spettanza del Sud stornati (vedi in particolare durante l’ultimo governo Berlusconi-Bossi-Tremonti) al Nord.[5]


NB: Andrea Ichino, nelle risposte al pubblico, chiarisce che l’allineamento dei salari deve avvenire riducendo i salari nominali al Sud.


[1] La casa è un diritto essenziale



[3] Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali *

“Nel Mezzogiorno risiede un terzo della popolazione italiana; si produce solo un quarto del prodotto interno; si genera soltanto un decimo delle esportazioni italiane. Un innalzamento duraturo del tasso di crescita di tutto il Paese non può prescindere dal superamento del sottoutilizzo delle risorse al Sud” (pag. 7).

A metà di questo decennio il PIL pro capite delle regioni meridionali non raggiungeva il 60 per cento di quellocentro-settentrionale; alla metà degli anni sessanta tale ritardo era di dimensioni identiche.

La frattura territoriale nel nostro paese appare almeno altrettanto ampia, anche con riferimento ad indicatori di sviluppo più direttamente correlati alle condizioni materiali di vita delle popolazioni, come i tassi di occupazione, la diffusione della povertà, i livelli di istruzione o il funzionamento dei servizi pubblici locali. L’elevata ampiezza percepita dei trasferimenti di risorse effettuati nel corso dei decenni in favore delle aree meridionali acuisce il senso di insoddisfazione verso le attuali dimensioni del dualismo territoriale italiano” (pag. 427).

“Fino alla conclusione del XIX secolo, il PIL pro capite delle regioni meridionali non scese mai al di sotto del 90 per cento di quello centro-settentrionale” (pag. 427).

“Il dualismo economico italiano, che vede una quota rilevante della popolazione risiedere in un’area molto povera rispetto alla media nazionale, si presenta assai più grave rispetto agli altri paesi con livelli di sviluppo similari e si avvicina invece alle condizioni di disparità che caratterizzano i paesi economicamente meno avanzati” (pag. 430).

“I maggiori divari di reddito che il nostro paese mostra nel confronto internazionale sembrano quindi dipendere per intero dall’anomala dimensione della distanza fra regioni nelle diverse componenti del tasso di occupazione: la quota di forza lavoro occupata e, soprattutto, il tasso di attività della popolazione in età da lavoro. Quest’ultima variabile, in particolare, mostra un divario tra Mezzogiorno e Centro Nord di quasi 27 punti percentuali (Tavola 11), mentre nei paesi di confronto esso è mediamente inferiore a 5 punti” (pag. 435).

* 744 pagg., vi sono inclusi: informazioni utili per valutare la performance territoriale delle amministrazioni pubbliche ed un raffronto con la Germania Est (in 40 anni, la politica straordinaria ha speso nel Sud non più dello 0,7 per cento del Pil; per contro, per osservatori autorevoli  tedeschi, “l’unità nazionale è un valore che trascende la logica economica, per il quale può ben valere la pena sacrificare il 5 per cento del PIL” - maggiore di quello italiano - secondo le regole del federalismo cooperativo (Politikverflechtung), che costituisce il carattere saliente del modello politico tedesco. Secondo stime non ufficiali i trasferimenti lordi sarebbero ammontati per il periodo 1991-2003 a 1.250-1500 miliardi di euro, equivalenti a una media di 96-115 miliardi annui) (pag. 486).

link sostituito da:


[4] “LA QUESTIONE MERIDIONALE NON AVRÀ MAI FINE”, DI LUIGI RUSCELLO, UN LIBRO DA LEGGERE TUTTO D’UN FIATO

10 marzo 2016


La questione meridionale non avrà mai fine 

Per quanto riguarda la riserva degli investimenti è da sottolineare che, more solito, essa è stata applicata all’italiana, nel senso che la disposizione di legge prevedeva di calcolare il 40% sul totale degli investimenti statali, ossia delle spese in conto capitale, al netto di quelle già stanziate in favore del Mezzogiorno, mentre nella pratica solo alcuni ministeri erano assoggettati e non per tutte le spese. […]


[5] A proposito della ripartizione dei fondi tra Nord e Sud, per dare solo un’idea delle decisioni concrete passate che sono state adottate al di là dei paroloni sui fiumi di soldi dati al Sud, allego una serie di scritti. Va da sé che sprechi e malversazioni ci sono stati, ma dato il notevole divario delle dotazioni infrastrutturali occorre ripristinare l'obbligo della riserva per il Mezzogiorno di tutti gli investimenti pubblici, affidandone però la gestione a rappresentanti del Nord. Questo è un modo serio – assieme ad altre misure: vedi in particolare l’eliminazione o riduzione sostanziale della rendita immobiliare cui accennavo nel mio commento sopra - di eliminare le cause sottostanti delle differenze salariali e di produttività tra Nord e Sud.


Fini contro Tremonti: “Fondi Fas? Bancomat per la Lega”

di Antonella Folgheretti

08 novembre 2010


(Intervista del governatore PDL della Campania, Caldoro).

Una polemica con il governo, intanto, l'ha aperta anche lei attaccando il Cipe che ha assegnato fondi solo al Nord e poi chiedendo ai suoi colleghi governatori meridionali di disertare le prossime riunioni. Ha cambiato idea?
"No, le cifre parlano chiaro. Nella riunione di giovedì sono stati assegnati 21 miliardi al Nord e duecento milioni al Sud. La prossima volta sarà opportuno che le regioni meridionali disertino il Cipe".


Sud, D’Antoni: “Da Tremonti fiscalità di svantaggio”

23/06/2011


Riporto una serie di articoli di Massimo Giannini, di Repubblica, e Sergio D’Antoni, Responsabile del PD per il Mezzogiorno, tra i più assidui commentatori delle gesta dell’incompetente e sleale Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.

Come si vede, entrambi concordano sulla “diagnosi” di schizofrenia e di incompetenza.

Il Sig. Giulio T. ed il principio di Peter/6/Schizofrenia


Piano per il Sud? Il gioco delle tre carte

Il Consiglio dei ministri approva il Piano per il Sud ma non dà nessuna garanzia circa la copertura finanziaria. Bersani: “si sono presi 4-5 miliardi dai fondi Fas e hanno ripubblicizzato il Mediocredito. Il resto sono solo parole senza cassa, siamo alle solite, al gioco delle tre carte”


Piano Sud: CGIL, il gioco delle tre carte del ministro Tremonti

25/10/2011


Investimenti pubblici, il clamoroso caso ferrovie: 98,8% di fondi al Nord. Al Meridione solo le briciole

di Marco Esposito

26 Ottobre 2014



Post collegati:


Le proposte del Partito Democratico/11 - Mezzogiorno


Proposte per il Partito Democratico campano (2007-2008)


L’Italia è stata fatta con il Sud, ma poi…



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Il dualismo Centro-Nord - Sud danneggia tutti

 
Il Sud ferma il treno del Nord. Massimo Cacciari e altri luoghi comuni
Carmelo Petraglia* - 17 Gennaio 2014
http://www.economiaepolitica.it/index.php/mezzogiorno/il-sud-ferma-il-treno-del-nord-massimo-cacciari-e-altri-luoghi-comuni/
 
Premesso che io, meridionale, penso che il Sud debba completare i compiti a casa, poiché il peso fiscale, a causa delle imposte locali, è maggiore che al Centro-Nord e dove, soprattutto, non c’è correlazione tra il costo dell’apparato burocratico e la spesa pubblica da esso gestita e l’output in infrastrutture e servizi in termini sia quantitativi che qualitativi, osservo:
 
1) Sui dati dell’evasione fiscale per Regione, le fonti non sono univoche, ma quel che è certo è che in valore assoluto il Centro-Nord surclassa il Mezzogiorno.
 
2) La ripresa italiana dipende anche dal Mezzogiorno (importante mercato di sbocco interno), ma la previsione della SVIMEZ per il Sud è sconfortante: “In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno nel 2011 ha confermato lo stesso livello del 57,7% del valore del Centro Nord del 2010. In un decennio il recupero del gap è stato soltanto di un punto e mezzo percentuale, dal 56,1% al 57,7%. Continuando così ci vorrebbero 400 anni per recuperare lo svantaggio”.

3) Traggo dalla Nota 18 della “Lettera di PDnetwork
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html
Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali *
“Nel Mezzogiorno risiede un terzo della popolazione italiana; si produce solo un quarto del prodotto interno; si genera soltanto un decimo delle esportazioni italiane. Un innalzamento duraturo del tasso di crescita di tutto il Paese non può prescindere dal superamento del sottoutilizzo delle risorse al Sud” (pag. 7).
“A metà di questo decennio il PIL pro capite delle regioni meridionali non raggiungeva il 60 per cento di quello centro-settentrionale; alla metà degli anni sessanta tale ritardo era di dimensioni identiche.
La frattura territoriale nel nostro paese appare almeno altrettanto ampia, anche con riferimento ad indicatori di sviluppo più direttamente correlati alle condizioni materiali di vita delle popolazioni, come i tassi di occupazione, la diffusione della povertà, i livelli di istruzione o il funzionamento dei servizi pubblici locali. L’elevata ampiezza percepita dei trasferimenti di risorse effettuati nel corso dei decenni in favore delle aree meridionali acuisce il senso di insoddisfazione verso le attuali dimensioni del dualismo territoriale italiano” (pag. 427).
“Fino alla conclusione del XIX secolo, il PIL pro capite delle regioni meridionali non scese mai al di sotto del 90 per cento di quello centro-settentrionale” (pag. 427).
“Il dualismo economico italiano, che vede una quota rilevante della popolazione risiedere in un’area molto povera rispetto alla media nazionale, si presenta assai più grave rispetto agli altri paesi con livelli di sviluppo similari e si avvicina invece alle condizioni di disparità che caratterizzano i paesi economicamente meno avanzati” (pag. 430).
“I maggiori divari di reddito che il nostro paese mostra nel confronto internazionale sembrano quindi dipendere per intero dall’anomala dimensione della distanza fra regioni nelle diverse componenti del tasso di occupazione: la quota di forza lavoro occupata e, soprattutto, il tasso di attività della popolazione in età da lavoro. Quest’ultima variabile, in particolare, mostra un divario tra Mezzogiorno e Centro Nord di quasi 27 punti percentuali (Tavola 11), mentre nei paesi di confronto esso è mediamente inferiore a 5 punti” (pag. 435).
* 744 pagg., vi sono inclusi: informazioni utili per valutare la performance territoriale delle amministrazioni pubbliche ed un raffronto con la Germania Est (in 40 anni, la politica straordinaria ha speso nel Sud non più dello 0,7 per cento del Pil; per contro, per osservatori autorevoli tedeschi, “l’unità nazionale è un valore che trascende la logica economica, per il quale può ben valere la pena sacrificare il 5 per cento del PIL” - maggiore di quello italiano - secondo le regole del federalismo cooperativo (Politikverflechtung), che costituisce il carattere saliente del modello politico tedesco. Secondo stime non ufficiali i trasferimenti lordi sarebbero ammontati per il periodo 1991-2003 a 1.250-1500 miliardi di euro, equivalenti a una media di 96-115 miliardi annui) (pag. 486).
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/mezzogiorno/2_volume_mezzogiorno.pdf


Post collegati:

Sud, la soluzione è prima di tutto culturale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2796241.html 
AQQ22-Le cifre di ricchezza, imposte, contributi sociali ed evasione fiscale
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2768537.html
 



Dialogo sulla Calabria, sul Mezzogiorno


Il Sud uscirà dalla sua condizione di minorità soltanto quando la Calabria giungerà ad un livello di progresso socio-economico-culturale in linea con il resto d'Italia. 

 
Riporto questa lunga discussione svoltasi, nel gennaio 2010, nel forum di Libero Community “Il mondo visto da destra e da sinistra”, dopo i fatti drammatici di Rosarno, nel thread “Quando è troppo…è troppo”, proposto da Caterina, una ragazza calabrese. Non desti sorpresa la mia “spietatezza”, dovuta a due motivazioni: una, per restare… allenati dovendosi confrontare quotidianamente con terribili troll di destra; l’altra, perché essa – almeno nelle intenzioni - ha essenzialmente una funzione “terapeutica” per l’interlocutore. In questo caso, essa assume una terza motivazione, poiché l’interlocutrice è una donna, che, come si può dedurre dalle parti delle mie repliche in cui spiego il mio Progetto Educativo, è il fulcro dell’educazione al Sud.
 
Mirie2
A volte mi vien da pensare che nel Mezzogiorno mafie e ‘ndranghete trovino terreno fertile per proliferare proprio nell'endemica arretratezza, soprattutto culturale, delle popolazioni che lo abitano.
 
Vincesko
E bravo, Mirie, meriti proprio il premio “Cristoforo Colombo”, per avere scoperto... l'uovo di Colombo.
A parte gli scherzi, hai centrato uno degli aspetti principali del fenomeno mafioso: quello culturale.
Tre giorni fa, ho scritto nel “3d” “Rosarno”:
Le mafie sono un problema serissimo, una vera emergenza nazionale, non solo del Sud. 
Detto questo, io sono campano, e credo che la criminalità organizzata sia sì un problema di polizia e magistratura, ma anche un fatto economico di proporzioni colossali (100 miliardi di "fatturato" annuo, pari al 7% del PIL) e soprattutto un fenomeno profondamente culturale, che vede l'omologazione di troppa parte della società meridionale su regole "mafiose": omertà, inerzia, prepotenza, favoritismi, connivenze. 
Occorre unire le forze ed attuare una strategia di contrasto feroce, massiccio e di lungo periodo su 4 direttrici: giudiziaria, militare, economica e culturale.
 
Ora aggiungo che queste 4 direttrici di attacco devono partire insieme ed operare parallelamente, sapendo che la “riforma” culturale è un obiettivo essenziale, e di lungo termine, che deve basarsi prioritariamente sul coinvolgimento delle donne meridionali, che devono diventarne l'oggetto ed il soggetto principale, trasformandosi da problema e fattore di conservazione a risorsa e motore del cambiamento.
Io da molto tempo ritengo che dev'essere proprio la Calabria, più ancora della Sicilia e della Campania, l'epicentro di questo terremoto benefico, il fulcro di questa rinascita: il Sud uscirà dalla sua condizione di minorità soltanto quando la Calabria giungerà ad un livello di progresso socio-economico-culturale in linea con il resto d'Italia.
Nel 2006, scrissi di questa esigenza di approcciare il problema del Sud non soltanto con misure economiche, ma anche culturali con oggetto e soggetto le donne a Romano Prodi ed egli mi rispose che condivideva questa considerazione e ne avrebbe tenuto conto, come io suggerivo, nei programmi del governo, cosa che poi ripeté anche in occasioni pubbliche (come, ad esempio, nell'assemblea UNIONCAMERE del 7 maggio 2007, vedi allegato).
Poi, purtroppo, il governo Prodi, sorretto da una esigua maggioranza, cadde per il voltafaccia di Mastella, Dini, Fisichella, Rossi e Turigliatto.
Ora gli attuali, indubbi successi nella lotta alle mafie dovrebbero essere considerati solo un timido inizio di un lavoro enorme e di lungo termine, basato appunto su una strategia complessa, che contempli necessariamente la trasformazione cultural-antropologica del popolo calabrese e meridionale.
 
Caterina
@ Mirie2
Grazie per la considerazione, ormai mi ero fatta l'idea che questo fosse un forum con il solo scopo di lanciarsi insulti e offese tra utenti  invece mi state dimostrando che si può discutere civilmente rispettando il pensiero altrui, indipendentemente dell'appartenenza politica! GRAZIE 
Per quanto riguarda i pensieri esposti, posso dire che la questione è molto più complessa di quanto si pensi. 
Dico si, per quel che può valere la mia opinione, al federalismo fiscale. Lo sperpero di beni pubblici è un atavico cancro del meridione, fonte di sostentamento per gente di pochi scrupoli, si sa benissimo che i fondi arrivano al sud e spesso sappiamo pure in quale tasche vanno a finire, un mea culpa non servirebbe a nulla, bisogna agire, denunciare....le cose anche se a rilento stanno emergendo e cambiando! 
La situazione economica calabrese è quella che è...ma concedetemi un pizzico di risentimento, in quanto donna calabrese alfabetizzata  , suvvia ( mi riferisco all'utente che accennava al livello culturale delle donne calabresi), non tanto ignoranti e incolte!!!! 
La nostra pena è proprio questa, troppi laureati, troppa gente che ha puntato sulla scuola come punto di partenza di emancipazione sociale. certo la cultura è un bene prezioso e personale, ma qui abbiamo troppi laureati/e a spasso per dirla in parole povere  
Se si parla poi della condizione femminile di alcuni centri aspromontani, dove anche donne della mia età vivono in situazioni di arretratezza e spesso sottomisione, beh, fortunatamente sono casi isolati e sporadici, che credo ritroviamo in qualsiasi parte del mondo!
 
Vincesko
Sono stato distratto da altre discussioni, vorrei ora riprendere questa che fu proposta da Caterina, perché, anche se vedo che ella sembra sparita, resti a futura memoria e perché quel che sto per dire può aiutare chi legge nella comprensione della annosa questione meridionale.
Caterina ha scritto:
La situazione economica calabrese è quella che è...ma concedetemi un pizzico di risentimento, in quanto donna calabrese alfabetizzata, suvvia ( mi riferisco all'utente che accennava al livello culturale delle donne calabresi), non tanto ignoranti e incolte!!!!
Vorrei precisare a beneficio di Caterina che il termine cultura da me usato era da prendere nell'accezione antropologica, infatti l'ho anche scritto, riporto il periodo completo:
Ora gli attuali, indubbi successi nella lotta alle mafie dovrebbero essere considerati solo un timido inizio di un lavoro enorme e di lungo termine, basato appunto su una strategia complessa, che contempli necessariamente la trasformazione cultural-antropologica del popolo calabrese e meridionale.
Nell'ultimo mese, mi è capitato di discutere con 3 meridionali come me: Coeco, campano, Caterina, calabrese, Biscotto, siciliano. Con tutti e tre, ho trovato le stesse difficoltà di dialogo e le stesse “resistenze”. Ma non sono  un'eccezione, perché mi capita quasi sempre ed è un fenomeno su cui rifletto da una quindicina d'anni. Per spiegare che cosa intendo e indicarne la causa principale, riporto qui degli stralci del dialogo avuto con Biscotto nell'altro forum.
 
3. Detto in generale, è del tutto inutile cercare di convincere un siciliano, poiché -  come scrive Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo – essi si credono dèi.
E' il principe di Salina che parla: “Rimasero [gli ufficiali inglesi, ndr] estasiati dal panorama, della irruenza della luce; confessarono però che erano stati pietrificati osservando lo squallore, la vetustà, il sudiciume delle strade di accesso. (…) Vengono [i garibaldini, ndr] per insegnarci le buone creanze ma non lo potranno fare, perché noi siamo dèi. (…) i Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti (…).”
4. Ne devo trattare nell'altro forum (a proposito dei fatti di Rosarno, nel '3d' “Quando è troppo è troppo”), ma se qualcuno volesse tentare di capire le ragioni dell'arretratezza del Sud (io sono campano) e del divario tra di esso ed il Centro-Nord, che permane anzi si accresce, e degli altri problemi, dovrebbe partire necessariamente proprio dal dato culturale (in senso antropologico), perché non solo i Siciliani ma tutti i meridionali si credono padreterni [e quindi perfetti]. […]
10. Bravo, hai capito che sentirsi dio e perfetti è da ottusi. Lo diceva Dostoevskij (ho omesso di scriverlo prima per non offenderti): “Di certo si doveva credere un uomo molto intelligente, come accade per solito a tutti gli uomini ottusi e limitati”. Purtroppo il nostro Sud – detto tra meridionali - è strapieno di persone ottuse e limitate che si credono molto intelligenti. Questo è - assieme al ruolo delle donne – il principale problema. Pensa, ne scrissi proprio al candidato Prodi, nel gennaio 2006, ed egli da persona intelligente convenne che occorreva – come gli suggerivo – di inserire nel programma politico per il Sud, non bastando i provvedimenti economici, la “riforma culturale” (in senso antropologico) e ripeté questo anche in occasioni pubbliche, come ad esempio nell'assemblea UNIONCAMERE del 7 maggio 2007.
 
Per lo stesso motivo, è inutile tentare di convincere qualunque meridionale, purtroppo.
Purtroppo perché questo – che, come scrivevo, rappresenta secondo me il dato fondamentale della cultura  (in senso antropologico)  del Sud - comporta un costo altissimo in termini di sviluppo sociale, civile, economico e di qualità della vita.
 
Cultura (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera).
La nozione di cultura appartiene alla storia occidentale. Di origine latina, proviene dal verbo "coltivare". L'utilizzo di tale termine è stato, poi, esteso, a quei comportamenti che imponevano una "cura verso gli dei": così il termine "culto".
Il concetto moderno di cultura può essere inteso come quel bagaglio di conoscenze ritenute fondamentali e che vengono trasmesse di generazione in generazione. Tuttavia il termine cultura nella lingua italiana denota due significati principali sostanzialmente diversi:
. Una concezione umanistica o classica presenta la cultura come la formazione individuale, un’attività che consente di "coltivare" l’animo umano (deriva infatti dal verbo latino "colere"); in tale accezione essa assume una valenza quantitativa, per la quale una persona può essere più o meno colta.
. Una concezione antropologica o moderna presenta la cultura come il variegato insieme dei costumi, delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori, degli ideali e delle abitudini delle diverse popolazioni o società del mondo. Concerne sia l’individuo sia le collettività di cui egli fa parte. In questo senso il concetto è ovviamente declinabile al plurale, presupponendo l'esistenza di diverse culture, e tipicamente viene supposta l'esistenza di una cultura per ogni gruppo etnico o raggruppamento sociale significativo, e l'appartenenza a tali gruppi sociali è strettamente connessa alla condivisione di un'identità culturale.
http://it.wikipedia.org/wiki/Cultura
 
Mirie2
Perdonami, Caterina, se sarò un po crudo. 
Spero che dimostri la stessa onestà intellettuale che hai dimostrato quando candidamente dichiari di essere una “persona semplice” e non te ne abbia a male. 
Mafia e n’drangheta purtroppo sono fenomeni complessi, difficili da capire, e la risposta che hai dato al precedente quesito che ti ho posto dimostra proprio questo (che non hai neppure capito il quesito che ti avevo posto). 
Non che pretendessi da te una risposta di sistema al problema mafioso, cui sia ben chiaro neppure io avrei risposte da dare, ma quantomeno una presa di coscienza della sua natura e complessità. 
E’ un fenomeno non infrequente che ho avuto modo di osservare nel mio saltuario peregrinare nelle lande meridionali che non ha riscontri qui al nord. 
Pochi scafati marpioni che dominano, e manipolano a piacimento, sterminate masse di individui rassegnati, incapaci di prendere coscienza della loro condizione, consapevoli di una inferiorità quasi genetica cui il destino avverso li ha condannati. 
Un fatalismo congenito, soprattutto nell’universo femminile, nei confronti della natura matrigna che perennemente li costringe ad una condizione di sudditanza, psicologica ed economica. 
Masse sterminate di individui che trovano gratificante vivere alla giornata, di provvidenze, di pensioni di invalidità, di lavori socialmente utili, di lavori socialmente inutili ma che garantiscono l’assegno mensile, di lavori socialmente riprovevoli ma cui, bene o male, ci si rassegna. 
Soggetti facilmente manipolabili in operazioni etero dirette (girotondi dimostrativi, blocchi stradali e ferroviari, occupazioni varie) volte ad assicurare il necessario flusso di risorse ai pochi che riescono a beneficiarne. 
Ecco perché trovo quantomeno discutibile invocare l’intervento dello stato (quello che va da Roma in su immagino) per risolvere un problema che è essenzialmente culturale, e in primo luogo dei calabresi. 
Che c’azzecca il fatto che tu paghi le tasse e rispetti la legalità con questa ennesima dimostrazione di meridionalismo piagnone. 
Che dovremmo fare oltrecchè pagarvi il sistema sanitario, il gas a prezzo scontato, i 18 mila forestali della regione Calabria, le pensioni di invalidità ecc … ???? 
Che tipo di provvedimento, legge o decreto dovrebbe emanare il governo per sradicare una mentalità e una rassegnazione atavica, che si tarsmette di generazione in generazione, ammesso che i calabresi trovino la forza e il coraggio per cambiarla ????
 
Vincesko
@ Mirie2
Sottoscrivo parola per parola quel che tu sostieni, fino alla frase  “Ecco perché trovo quantomeno discutibile invocare l’intervento dello stato (quello che va da Roma in su immagino) per risolvere un problema che è essenzialmente culturale, e in primo luogo dei calabresi”, perché rispecchia esattamente quello che io ho scritto più sopra, che ne costituisce il sostrato profondo, antico e diffuso -  appunto la cultura -  sedimentatosi nei secoli e nei millenni.
Per il resto, invece, vorrei osservare, seguendo l'ordine delle tue affermazioni successive:
1.  Esiste – come ho già scritto in una discussione con Telego – anche un settentrionalismo piagnone, che è quello tipico della Lega Nord, che è riuscita ad imporre – con prepotenza paramafiosa - all'agenda politica nazionale una letteralmente inventata questione settentrionale.
2. Hai una visione localistica, limitata e – come dire? - infantilmente  egoistica e “possessiva” della creazione del PIL delle regioni del Nord, che è frutto anche del lavoro di  milioni di meridionali ed immigrati.
3. Esiste, come vedi, anche un problema di carenza cultural-antropologica del Nord, anche se di altro tipo.
4. La classifica dei trasferimenti (dallo Stato alle Regioni) pro capite vede al 1° posto non la Calabria o un'altra regione del Sud, ma la Valle d'Aosta, al 2° il Trentino-Alto Adige, dove, beninteso - lo so bene - essi vengono spesi molto bene, attivando un circuito virtuoso; la Calabria è solo sesta, dopo la Basilicata, la Sardegna e la Sicilia.
5. Lo sfruttamento dei contributi pubblici non è monopolio dei meridionali, ma riguarda anche tantissimi imprenditori ed imprese settentrionali, a cominciare dalla Fiat, passando per l'Impregilo o la stessa Lega Nord, ai cui sostenitori in difficoltà Tremonti ha addirittura regalato parte dei fondi strutturali FAS, destinati come si sa alle aree sottosviluppate.
6. Infine, un'unica legge non basta, ma come scrivevo più sopra: “Occorre unire le forze ed attuare una strategia di contrasto feroce, massiccio e di lungo periodo su 4 direttrici: giudiziaria, militare, economica e culturale”.  Per quest'ultima, sarebbe utile definire ed emanare una legge che stabilisca il lancio e l'attuazione di un grande programma culturale-antropologico, cioè di educazione. Ma di questo parlerò la prossima volta.
http://www.spazioforum.net/forum/index.php?showtopic=39927
 
Mirie2
@Vincesko
Sottoscrivo parola per parola quel che tu sostieni, fino alla frase “Ecco perché trovo quantomeno discutibile invocare l’intervento dello stato (quello che va da Roma in su immagino) per risolvere un problema che è essenzialmente culturale, e in primo luogo dei calabresi”, perché rispecchia esattamente quello che io ho scritto più sopra, che ne costituisce il sostrato profondo, antico e diffuso - appunto la cultura - sedimentatosi nei secoli e nei millenni. 
Per il resto, invece, vorrei osservare, seguendo l'ordine delle tue affermazioni successive:
1. Esiste – come ho già scritto in una discussione con Telego – anche un settentrionalismo piagnone, che è quello tipico della Lega Nord, che è riuscita ad imporre – con prepotenza paramafiosa - all'agenda politica nazionale una letteralmente inventata questione settentrionale.

E' vero! Ma la questione settentrionale e la Lega stessa sono il frutto delle mutate condizioni internazionali che hanno fortemente limitato le possibilità di intervento assistenzialista dello stato.

2. Hai una visione localistica, limitata e – come dire? - infantilmente egoistica e “possessiva” della creazione del PIL delle regioni del Nord, che è frutto anche del lavoro di milioni di meridionali ed immigrati.

E' vero. Ma i meridionali che lavorano al nord beneficiano del welfare del nord.

3. Esiste, come vedi, anche un problema di carenza cultural-antropologica del Nord, anche se di altro tipo. 
4. La classifica dei trasferimenti (dallo Stato alle Regioni) pro capite vede al 1° posto non la Calabria o un'altra regione del Sud, ma la Valle d'Aosta, al 2° il Trentino-Alto Adige, dove, beninteso - lo so bene - essi vengono spesi molto bene, attivando un circuito virtuoso; la Calabria è solo sesta, dopo la Basilicata, la Sardegna e la Sicilia, e di solito li usano male.

Se il trasferimento pro capite di risorse alla Valle d'Aosta (40 mila abitanti) è il più alto d'Italia, in termini assoluti è irrilevante sul bilancio complessivo dei trasferimenti Nord Sud che è invece notevole (4.000 euro/anno pro capite sulla schiena di ciascun abitante del nord). 

5. Lo sfruttamento dei contributi pubblici non è monopolio dei meridionali, ma riguarda anche tantissimi imprenditori ed imprese settentrionali, a cominciare dalla Fiat, passando per l'Impregilo o la stessa Lega Nord, ai cui imprenditori-sostenitori in difficoltà Tremonti ha addirittura regalato parte dei fondi strutturali FAS, destinati come si sa alle aree sottosviluppate, cioè al Sud. 

E’ vero.

6. Infine, un'unica legge non basta, ma come scrivevo più sopra: “Occorre unire le forze ed attuare una strategia di contrasto feroce, massiccio e di lungo periodo su 4 direttrici: giudiziaria, militare, economica e culturale”. Per quest'ultima, sarebbe utile definire ed emanare una legge che stabilisca il lancio e l'attuazione di un grande programma culturale-antropologico, cioè di educazione. Ma di questo parlerò la prossima volta. 

La mentalità delle persone ed il sistema di valori in cui credono non si cambiano per legge, Vincenzino.
 
Vincesko
@ Mirie
Prima parte: commento al tuo commento.
1. Hai proprio una visione“separatista”: il PIL del Nord, l'assistenza del Nord al Sud, il welfare del Nord ai meridionali (che producono e perciò se lo pagano, mi pare). Non condivido la tua visione. Sarei d'accordo invece se tu parlassi di efficienza nell'uso delle risorse.
2. Rilevo che hai glissato, non a caso, sulla cultura antropologica del Nord, sempre più permeata di separatismo, razzismo, egoismo localistico piagnone.
3. Ribadisco, al Nord ci sono tantissime schiene di Italiani meridionali che contribuiscono da decenni alla produzione del PIL del Nord, senza contare che il Sud è sia un mercato di sbocco per i prodotti del Nord  che un comodo serbatoio di personale qualificato e laureati (700.000 solo negli ultimi 10 anni, credo).
4. Infine, che il sistema dei valori possa essere cambiato per legge – verifica – te lo sei inventato tu, anche se... (vedi seconda parte).
 
Seconda parte: programma culturale-antropologico
Premessa n. 1: siamo partiti dai fatti di Rosarno e della 'ndrangheta. La mafia è uno degli aspetti della questione meridionale; altri aspetti salienti sono la classe dirigente, il funzionamento dell'Amministrazione Pubblica, lo sviluppo economico e la questione femminile (disoccupate o inattive al 70%). Ciascuno di questi aspetti richiede un'analisi specifica e soluzioni specifiche, ma tutte sono insufficienti se non vengono accompagnate  da una profonda riforma culturale.
Premessa n. 2: approccio metodologico: quando affronto un problema complesso, procedo così: lo sottopongo ad analisi, individuo le variabili, ne misuro il grado d’importanza e le interrelazioni ed elaboro un piano scegliendo il punto d’attacco nella “variabile critica”, senza però mai perdere la visione d’insieme.
Programma culturale: i processi culturali hanno un'evoluzione lentissima, si possono accelerare solo mediante un grosso lavoro in ambito educativo. Nel caso in esame, ho individuato la variabile critica nel ruolo della madre nell’educazione dei figli, durante la gravidanza e nei primi 2-3 anni di vita dei figli, periodo in cui il cervello è come una spugna ed assorbe tutto – di bene e di male - con grandissima facilità. Per cui ho pensato al seguente progetto educativo, da sviluppare prioritariamente in Calabria e nelle altre regioni meridionali.
 
PROGETTO EDUCATIVO:
La mia proposta è questa: in Italia ogni anno nascono 500.000 bambini, quindi ci sono 500.000 madri in gravidanza, occorrerebbe e converrebbe investire su di loro, attraverso un programma strategico pluriennale di assistenza a domicilio alle mamme in gravidanza e nei primi 2-3 anni di vita dei figli (e ovviamente ai padri), che poi, su questa solida base, si svilupperà – ma solo dopo – attraverso la scuola e gli altri organismi sociali. A tale scopo, verrebbe selezionato e formato rigorosamente (con stage anche all’estero), attingendo tra gli psicologi, i pedagoghi, gli assistenti sociali, ecc., un piccolo esercito di 25.000-50.000 Assistenti-educatori a domicilio (sulla falsariga degli Health Visitor), diretti secondo standard elevati di efficacia-efficienza-qualità e basandosi sul concetto di prevenzione, più semplice ed efficace e meno costoso degli interventi ex post.
Per la copertura finanziaria (200 mln?), si potrebbero anche riorientare gli ingenti fondi attualmente spesi in progetti educativi inefficaci mirati a bambini e bambine dai 6 anni in su, quando probabilmente è già troppo tardi, gestiti da Regioni, Province, Comuni, organismi 3° settore, laici e religiosi, in tutte le Regioni italiane!
Che cosa dovrebbero fare gli Assistenti-educatori? A mio avviso, principalmente, TRE COSE:
1. EDUCARE CHE E’ L’AMORE INCONDIZIONATO DELLA MADRE E DEL PADRE il “mattone” fondamentale della personalità di un bambino, la materia prima per farne un individuo “forte”. Qualcuno obietterà: ma è necessario farli andare a domicilio? Io rispondo: sì, perché – come ha scritto Michele Serra su la Repubblica e come l’esperienza insegna - “l’amore non è obbligatorio mai, nemmeno tra genitori e figli”. Solo un rapporto diretto, empatico è capace di“sciogliere” le non rare resistenze.
2. EDUCARE AD IMPARTIRE AI FIGLI UNA DISCIPLINA CONGRUA: NE’ POCA NE’ TROPPA;
3. EDUCARE A DARE UN’INFORMAZIONE SESSUALE , o meglio, secondo Freud, in particolare per le bambine, una NON REPRESSIONE DELLE “CURIOSITA’ SESSUALI (ovviamente quando queste saranno esplicitate).
Il resto, lo lascio decidere agli esperti. Io aggiungerei soltanto l’educazione alla lettura (cominciando da quella delle fiabe), che è - non tutti lo sanno - una passione che si prende da piccoli, dopo è molto difficile. Sono le donne (madri) le artefici del loro destino di cittadine a tutto tondo e di quello dei figli.
Su questa solida base, poi potrà essere sviluppato il lavoro della scuola.
 
[Purtroppo, non ho salvato le repliche degli interlocutori]
 

Vincesko
D'accordo, ma ti invito a riflettere su questi 7 punti sostanziali:
1. il reddito pro capite del Nord - tra i più alti d'Europa - è il doppio di quello del Sud;
2. ridurre il divario, oltre ad essere un obbligo morale di uno Stato moderno e civile degno di questo nome, è anche un interesse del Nord e di tutto il Paese;
3. i finanziamenti pubblici destinati al Sud per investimenti sono anche fondi UE oppure rifluiscono al Nord in quota rilevante;
4. i trasferimenti dallo Stato alle Regioni del Sud destinati a spesa corrente si traducono in domanda di prodotti e servizi, anche del Nord;
5. l'ho già scritto, parte cospicua del PIL - e quindi delle entrate tributarie – del Nord è frutto del lavoro di meridionali (oltre che di immigrati);
6. infine – l'ho già scritto - il Sud, oltre ad essere un mercato di sbocco interno per i prodotti e servizi del Nord è un comodo serbatoio di lavoratori qualificati e – quel che è peggio per il Sud – di laureati meridionali (= depauperamento del cosiddetto capitale umano);
7. cosa diversa, invece (l'ho già scritto e ne parlerò ancora nel dialogo che sto sviluppando con Mirie2) è reclamare maggiore efficacia-efficienza nell'uso delle risorse finanziarie da parte delle Regioni meridionali.
 
Vincesko
@ Mirie2
Montessori? No, provo a raccontarlo, a te, a chi legge ed a me stesso.
Le mie fonti di riferimento e d'ispirazione sono state,  in ordine cronologico:
1) la mia esperienza; 2) Alice Miller; 3) Sigmund Freud; e 4) il Prof. Massimo Ammaniti.
1. Esperienza
La mia riflessione inizia nel 1994, quando, essendomi separato, ho conosciuto varie donne, carine e single (le uniche che m'interessassero), apparentemente normali, ma invece con seri problemi psicologici,  riconducibili sempre – avendone ricevuto le confidenze – ad un cattivo rapporto con i genitori: padre “assente” e madre troppo “presente” (autoritaria, repressiva, castrante).
Poi, per ragioni di lavoro, ho selezionato e formato centinaia di persone, soprattutto donne.
2. Alice Miller
Ho incrociato Alice Miller leggendone un'illuminante intervista rilasciata a Luciana Sica, la Repubblica del 16.1.1999, intitolata significativamente “Gli anni del lupo nero”, sull'effetto che hanno - sulla vita adulta, sulla capacità di amare, sui rapporti con gli altri – le primissime esperienze di amore o di dolore, quelle che non si ricordano e affondano nell'inconscio più oscuro.
3. Sigmund Freud
E' l'unico autore di psicologia di cui abbia letto - quasi tutte - le opere (nell'edizione I Mammut, Newton). E' superfluo evidenziarne la ricchezza di apporti, talora addirittura geniali, alla comprensione degli effetti delle prime e primissime esperienze infantili, delle relazioni figli-genitori, del peso della libido e delle curiosità, dei bisogni e delle esperienze sessuali frustrati.
4. Massimo Ammaniti
Anche di Massimo Ammaniti, pur avendolo ascoltato più volte in tv, è stato fondamentale leggerne un articolo, anch'esso pubblicato su la Repubblica, il 26-7-2007, “Bambini, prendiamo esempio dalla Finlandia” (che allego), in cui viene illustrato il cosiddetto metodo finlandese degli Health Visitor (assistenti alla salute), che hanno il compito di sostenere la madre ed il padre durante la gravidanza e nei primissimi anni di vita del figlio.
http://www.sostegnogenitori.it/index2.php?option=com_docman&task=doc_view&gid=2&Itemid=34
 
Avendo le idee abbastanza chiare sul da farsi, ne ho fatto un mio hobby, diciamo così, e, nel tempo libero,  sono passato all'azione.
In primo luogo, ho individuato e contattato alcuni interlocutori, pochi e del massimo livello possibile. Nell'ordine: 1° il candidato dell'Unione, Romano Prodi (fine gennaio 2006); 2° la presidente della Commissione Cultura della Regione Campania, Luisa B.(inizio luglio 2006); e 3° l'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe (inizio dicembre 2007).
Romano Prodi – l'ho già scritto - mi ha risposto che condivideva l'esigenza di accompagnare le misure economiche per il Mezzogiorno con una vera e propria riforma culturale.
Luisa B. (di professione insegnante di liceo) mi rispose telefonicamente – luglio 2006 - che condivideva la mia analisi ma non totalmente (la parte sugli effetti della carenza 'informazione sessuale, ma poi ho capito il motivo: ella è soprannominata la “suora laica”), ma che era interessatissima ad incontrarmi dopo le ferie estive. Non mi ha mai chiamato.
Il cardinale Sepe – persona franca, perspicace e concreta -  mi scrisse in risposta, nello stesso mese, una bella lettera di apprezzamenti per i miei suggerimenti, “di cui – disse – terrò conto in modo adeguato”. Ed infatti, nel marzo 2007, seppi casualmente, leggendone il resoconto su la Repubblica, (vedi allegato) che aveva costituito alcune commissioni di lavoro, la prima delle quali era stata denominata – come da me suggerito - “Educazione e formazione” (che contiene un errore da me voluto, una tautologia, poiché la formazione fa parte dell'educazione, che, nell'accezione anglosassone, è appunto formazione tecnica, intellettuale e morale). La cosa che mi meravigliò moltissimo è che questa iniziativa - era scritto nell'articolo – segnava una “nuova primavera del laicato cattolico” e  che “questo primo marzo sarà ricordato nella storia della Chiesa napoletana come l'inizio di una nuova stagione”.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/03/02/invito-del-cardinale-sepe-chiarezza-per.html
 
Nello stesso periodo, ho proposto la realizzazione del mio Progetto Educazione a:
- un circolo di area PD (anche se il PD formalmente non era ancora nato);
- l'Assessora del Comune (di sinistra) dove risiedevo.
Ho incontrato un muro. Il circolo, dominato dal boss politico locale, si è defilato.
L'Assessora, insegnante di Scuola Media, con nomea usurpata di donna dinamica, aperta e moderna, sebbene ci fosse la possibilità di usufruire di parte degli ingenti fondi stanziati dalla Fondazione per il Sud (emanazione delle fondazioni bancarie), retta allora da Savino Pezzotta (300 milioni in 10 anni) -  ed io, resomi conto che il “ni” dell'Assessora in effetti era un 'no', avessi organizzato, contattando prima l'ASL (indisponibile: ha ragione il prof. Ammaniti), poi un gruppo di psicologi ed assistenti sociali (disponibili per la funzione di health visitor) e quindi le associazioni onlus locali  (indisponibili per il mio progetto) – l'assessora, dicevo, si rifiutò   di presentare il mio progetto (assistenza a domicilio alle mamme in gravidanza e nei primi 2 anni di vita del figlio), preferendo quello suo tradizionale – inefficace, anche perché le mamme, come ella stessa mi confidò, dopo un po' non portano i figli nelle sedi dei corsi di assistenza  - mirati ai bambini dai 6 anni in su, quando è già troppo tardi. Un bell'esempio di come al Sud si sprecano i soldi.
 
Contrariamente a quel che pensassi, e cioè che il mio progetto fosse una novità assoluta per l'Italia, ho scoperto l'anno scorso che un progetto analogo è stato finanziato con fondi europei proprio dalla mia Regione, la Campania, con delibera del dicembre 2006. Sono riuscito con notevole difficoltà (dal momento che la dirigente responsabile del bando era sempre assente) ad ottenere nel settembre scorso l'elenco dei progetti presentati e approvati. Ho contattato 3 dei 9 soggetti vincitori: il Comune di Napoli, un consorzio di Comuni della provincia di Avellino ed un consorzio di Comuni della provincia di Salerno. A distanza di 3 anni dall'emanazione del bando, il 1° non era ancora partito; il 2° era partito, ma la responsabile è stata molto reticente nel fornirmi informazioni; il 3° era partito, lo stava attuando e mi ha inviato la brochure con l'illustrazione del progetto: molto simile al mio, tranne nel fatto – per me sostanziale - che le famiglie assistite sono soltanto quelle a rischio (drogati, poveri, minorenni, ecc.).
 
Considerazioni conclusive e proposta finale:
- i fondi spesso ci sono, ma vengono sovente impiegati male;
- la PA si conferma uno dei punti critici del sistema; l'esperienza suffraga la validità della tesi di Alberto Statera, espressa nella formula “1/3, 1/3, 1/3”: un dipendente pubblico ci va e lavora; un altro ci va e non lavora, l'esecrato fannullone; un terzo non ci va affatto, il famigerato assenteista.
- quel che conta per la PA è il rispetto della forma, non dell'efficacia-efficienza nell'uso delle risorse;
- c'è una forte presenza di donne nella PA ed in particolare nella gestione di questi progetti nell'ambito dell'educazione (psicologhe, assistenti sociali, ecc.); spesso non sono un esempio migliore degli uomini o comunque di apertura al nuovo, di ricerca di standard qualitativi migliori;
- si ripropone, come nella scuola, l'esigenza di un riequilibrio docenti/operatori maschi/femmine;
- oppure, di riformare i paradigmi educativi secondo canoni meno “repressivi”, soprattutto in famiglia;
- per chi non è del Sud è difficile capire che uno dei pilastri della cultura meridionale – probabilmente il portato del cattolicesimo e che si tramanda di generazione in generazione - è l'invidia ed il conservatorismo sociale (l'altra faccia del “noi siamo dèi”), per cui, invece che considerarlo uno stimolo all'emulazione  ed al miglioramento, si giudica negativamente il successo dell'altro ed impera un meccanismo automatico, una sorta di riflesso condizionato delle persone, che sono “costrette” a  frenare qualunque iniziativa privata o, soprattutto, pubblica; e favorisce una omologazione in cui poi riescono a prevalere sempre gli stessi, non sempre i migliori.  
- detto da non credente, comunque, la Chiesa svolge in alcune realtà – come ad esempio Napoli - spesso un ruolo di supplenza dello Stato e di autorità morale di riferimento. 
 
Proposta ideale
Poiché la variabile critica è l'educazione - la cui fase fondamentale è quella della gravidanza e della primissima parte dell'infanzia - e le soluzioni parziali e di basso profilo sono inefficaci, occorrerebbe:
a) attribuire al Progetto Educativo carattere di priorità massima e dargli applicazione universalistica;
b) “commissariare” le Regioni del Sud per l'attuazione del Progetto Educativo quinquennale o decennale, centralizzandone la gestione e affidandone la responsabilità ad un team altamente qualificato misto italiani-stranieri, presieduto da uno straniero (finlandese?);
c) selezionare gli Health Visitor secondo criteri di merito in linea con quelli europei; provvedere al loro addestramento attraverso stage anche all'estero;
d) creare una sorta di gemellaggio (o adozione) di scopo Regione del Sud/Regione del Centro-Nord/Regione estera;
e) stabilire una griglia di obiettivi-modalità di applicazione-controlli severa;
f) definire un contenuto formativo in linea con quelli analoghi europei, ma ovviamente ampliato ed adattato in rapporto all'esigenza di colmare il gap culturale specifico;
g) a fini di continuità, realizzare uno scambio periodico con la scuola materna, alla quale va trasferita almeno la conoscenza del know how.
 
P.S.: Ho provato ad applicare il mio metodo con mia figlia, da poco mamma: pare che funzioni. Ma di questo parlerò per esteso in un altro forum. Qui, posso sinteticamente dire che le azioni sono state:
- lettura alla bimba già durante la gravidanza (è molto importante farlo con voce dolce ed espressiva);
- fissazione, ripetizione ed applicazione del concetto base: “molto amore e disciplina congrua, la cui combinazione costruisce un carattere forte, che procurerà molto meno problemi alla mamma in futuro”;
- assistenza effettuata da me telefonicamente per contrastare e battere – solo col dialogo - una leggera “depressione” post parto;
- fondamentale, però, è il rapporto empatico.
 
Vincesko
Dopo questa lunga  digressione, racconto-divertissement, ma esemplificativo di un mondo – il Sud -  e di un modo, in parte credo innovativo, di descriverne ed affrontarne i complessi problemi, torniamo ai fatti di Rosarno, da cui siamo partiti.
Fatti terribili, in cui si è manifestata, per 48 ore, l'assenza dello Stato, sostituito dalla 'Ndrangheta. Ma che possono essere visti anche come un'opportunità, perché finalmente hanno posto sotto i riflettori la situazione della Calabria, il Sud del Sud.
Che, secondo me, è la regione cruciale per risolvere l'annosa questione meridionale (soltanto 2 milioni di abitanti, contro i 4 della Puglia, i 5 della Sicilia ed i 6 della Campania), che è un interesse non soltanto dei calabresi e degli altri meridionali ma di tutto il Paese.
Proposte
Anche qui, stante la sostanziale inefficacia delle soluzioni ordinarie – come è dimostrato in  150 anni di storia nazionale -  occorrerebbe mettere in campo misure radicali, quali:
- la dichiarazione e l'assunzione della  “questione calabrese”come una delle massime priorità dello Stato;
- una sorta di  “commissariamento” della Regione, per 10 anni;
- il gemellaggio-adozione con una regione del Nord: pensando a Monsignor Bragantini, ex vescovo di Locri, ed alla famosa e sciasciana “linea della palma”, la indico nel Trentino-Alto Adige, forse l'unica scevra da infiltrazioni mafiose ed esempio positivo di amministrazione pubblica;
- l'affermazione e l'applicazione rigorosa del principio del rispetto delle regole, esempio che deve partire necessariamente dall'alto, per poi diffondersi naturalmente per li rami, alla burocrazia ed a tutta la cittadinanza;
- la considerazione che il massimo fattore critico è il ruolo della donna ed in particolare della donna-madre calabrese, perché – scriveva Anna Maria Ortese  nel bel libro Il mare non bagna Napoli (quasi un saggio di sociologia) - “Esiste, nelle estreme e più lucenti terre del Sud, un ministero nascosto per la difesa della natura dalla ragione, un genio materno, d'illimitata potenza, alla cui cura gelosa e perpetua è affidato il sonno in cui dormono quelle popolazioni”.

 
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Allegati:
 
http://dedalo.azionecattolica.it/Content.aspx?Reference=194764
 
“La linea della palma”
"Forse tutta l'Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l'ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l'Italia, ed è già oltre Roma…"  (da “Il giorno della civetta”).
http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2008/10/mafia-la-linea.html
 
Allego, per finire, il lungo ed interessante intervento di Romano Prodi alla “Giornata dell'Economia”, indetta da UNIONCAMERE il 7 maggio 2007 (da me citato più sopra).
http://www.radioradicale.it/scheda/224450/presentazione-del-rapporto-unioncamere-2006
 
(Fine)


Caterina
Ah...però !!! 
Certo che a saperlo prima! Siete uno spasso leggervi!
 

Vincesko
Oltre ad essere un po' maleducata, sei anche un po' bugiarda: non credo tu ti sia spassata a leggermi... lo testimoniano i 5 punti esclamativi in un solo rigo.
Ovviamente, capisco che la tua è una battuta di difesa e di disappunto.
Sai qual è l'etimologia del termine intelligente? “Chi ha discernimento e facoltà di ben intendere e giudicare”. Tu pensi di esserlo? Io sono convinto di no. Tutto qua. Questo è in estrema sintesi il problema.
Forse ricorderai questa vicenda che riguardò il cantautore Antonello Venditti, persona intelligente, ma le cui parole furono anche travisate:
 
LE POLEMICHE
«A Venditti non piace la Calabria»
Reazioni indignate per le frasi del cantautore riprese da un video messo su Youtube. E la radio non mette dischi
 
Io inviai al Corriere questo commento:
 
VENDITTI HA DETTO UNA VERITA' OVVIA
07.10|17:32
magnagrecia
Penso che Venditti abbia detto una verità ovvia. Da campano, osservo tristemente come la Calabria contenda alla Campania la palma di vincitore nella misera competizione “culturale” del mancato rispetto di ogni principio giuridico, di ogni regola morale, e vinca la gara. Da molto tempo, io penso che il riscatto del Sud, il suo progresso civile e morale ci saranno quando la Campania e, soprattutto, la Calabria raggiungeranno uno standard civile ed etico almeno "normale". Invece di adontarsi (vero, infallibile indice di grande coda di paglia e/o di complesso d'inferiorità), dovrebbero augurarselo - ed agire di conseguenza - soprattutto tutti i campani e tutti i calabresi onesti e di buona volontà.
 
Ti allego l'articolo, dove potrai vedere che la maggior parte dei commenti, anche di molti calabresi (soprattutto quelli che vivevano fuori dalla Calabria), dava ragione a Venditti:
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_ottobre_6/venditti_calabria-1601849103639.shtml
 

Io sono campano, un altro famoso cantautore, Eduardo Bennato, napoletano doc, persona intelligente, ha affermato in un'intervista data l'anno scorso a la Repubblica (che allego) che salverebbe solo il 7% dei napoletani. La situazione dev'essere peggiorata, perché, una quindicina d'anni fa, mi ricordo che in un'altra intervista dichiarò che ne salvava il 10%.    
http://napoli.repubblica.it/dettaglio/musica-e-provocazione-di-un-divo-controcorrente/1687310
 
Due sere fa, sul canale web della RAI, ho sentito un calabrese che diceva che in Calabria c'era bisogno di “una rivoluzione culturale” (proprio la stessa frase che uso io).
 
Io in 60 anni, essendo meridionale, avrò conosciuto migliaia di meridionali, ho quindi una notevole esperienza e, per riconoscimento direi unanime, sono considerato una persona intelligente, e mi piace capire a fondo, e non mi fermo al 'come' delle cose, ma cerco sempre di capire il 'perché'.
La mia famiglia di origine – i miei genitori, i miei fratelli, i miei parenti – avevano o hanno un livello d'istruzione basso, ma tutti indistintamente si credevano o si credono molto intelligenti, ma non lo erano o non lo sono affatto, anzi, vale anche per loro quello che sostiene il grande Dostoevskij: tutte le persone ottuse e limitate si credono molto intelligenti.
Infine, anche per mestiere, ho conosciuto centinaia di donne meridionali come te, ne incontro tutti i giorni, e so come sono fatte: perciò ho scritto quello che ho scritto, che ti ha... “divertito” tanto, perché evidentemente ho colpito nel segno. Perché – sai - non si viene in un forum a difendere l'indifendibile, con un titolo già illuminante (“Quando è troppo è troppo”), se non si è poco intelligenti e con una grande coda di paglia. Mentre, se si vuole tentare di risolvere i problemi, bisogna chiamare le cose col loro nome e, se occorre – come sto facendo ora con te – essere franchi, sinceri e addirittura spietati.
 
Vincesko
L'allarme del procuratore: “La 'ndrangheta è ormai ovunque”
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201001articoli/51755girata.asp
 
Droneborg: 31-01-10 01:13  
ciao ho letto il testo del messaggio e purtroppo hai ragione e dico purtroppo perche' sono di vicenza, provincia notoriamente piuttosto leghista, li da noi purtroppo i cervelli della gente sono stati lavati e tinti con qust'odio verso i meridionali e gli extracomunitari al solo scopo di asservire la politica locale, mi domando anche come possano le menti assopirsi e latitare su quello che accade attorno
 
Mirie2
Troppo facile ! Mi dispisce. 
Dovresti esercitarti anche tu, come Vincenzino, e proporci un trattato su come rieducare i vicentini ed evitare che si assopiscano su quello che accade intorno. 
Ti raccomando però una certa cautela con i lattanti e donne in gravidanza.
 
Caterina
I punti d'esclamazione erano soltanto tre, no...niente di che, tanto per dire! 
Comunque continua ad istruirci, sei proprio uno spasso. Tra le altre cose oggi è domenica e mi concedo un momento di relax, quindi dai sfogo al tuo sapere che sono tutta orecchi! 
Certo che con meridionali come te in giro, mi vien da simpatizzare con i leghisti! 
 
Caterina
Troppo facile, giustissimo, potremmo disquisire qui della questione meridionale sino alla fine dei tempi, ma servirebbe a qualcosa? Quello che ho letto, alcune delle cose che ho letto a dire il vero, nella sequenza degli interventi, mi lasciano basita. 
Le differenze tra nord e sud sono quasi incolmabili, colpa di una cattiva gestione della cosa pubblica, cattivo governo, deficit culturale  , sarebbe bello risolvere il tutto con una semplice discussione in un forum. Il mio era un semplice sfogo, in un momento particolare, in cui eravamo nell'occhio del ciclone mediatico.
M'infastidiva un po quanto sentivo sulla mia terra, ma la cosa che mi avviliva di più era il sapere che alcune cose sono vere. Vivo una realtà, fortunatamente, ben diversa da quella di Rosarno, ma non posso negare i fatti, quanto è successo a pena a ottanta chilometri dal mio paese è avvilente. Quello che mi auspico è che tutto questo ambaradam sia servito a scuotere le coscienze, soprattutto dei calabresi, e che lo stato sia maggiormente presente sul territorio.
 
Heyoka6 (Telego)
Sono di Vicenza anch' io e ti posso assicurare che ci sono MOLTI Meridionali di Vicenza che votano Lega e se potessero, anche MOLTI Extracomunitari voterebbero Lega. 
Parlo naturalmente di extracomunitari integrati che hanno voglia di LAVORARE,perchè quelli che spacciano, rubano, violentano fanno TUTTI il tifo per la Sinistra. 
Dimenticavo: Votano Lega anche alcuni Sinti miei amici che vivono in un campo vicino al mio quartiere e che lavorano nelle fabbriche della zona. 
Quando Vuoi, mi fai un fischio e ti presento i miei amici Sinti che votano Lega perchè non hanno le tue paranoie salottiere!!

Vincesko
Il candidato dell'Italia dei Valori conferma la sua candidatura
"Ci sono tante pressioni per farmi ritirare". "Loiero? Serve una rivoluzione"
Callipo: "Non corro alle primarie di altri
sono loro che devono sostenere me"
di GIOVANNA CASADIO
L'esperienza della giunta Loiero è da bocciare del tutto?
"Penso che in Calabria vada fatta una rivoluzione. Pacifica, certo, civile, ma deve esserci. E sa perché? Per portare la Calabria alla normalità, per ottenere il rispetto della legalità, la trasparenza, per fare vincere l'onestà e la meritocrazia: tutti valori seppelliti in questi anni".
http://www.repubblica.it/politica/2010/02/07/news/callipo_non_corro_alle_primarie_di_altri_sono_loro_che_devono_sostenere_me-2216400/
 
 
Post collegati:
 
QUESTIONE FEMMINILE, QUESTIONE MERIDIONALE, RIVOLUZIONE CULTURALE E PROGETTO EDUCATIVO
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2580796.html
Lettera a Marco Demarco, direttore del “Corriere del Mezzogiorno” (“Terronismo”)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2681858.html
Proposte per il Partito Democratico campano (2007-2008)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2742310.html
 
 

Le proposte del Partito Democratico/10 – Green Economy

 

LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/10

 

GREEN ECONOMY

 

Perché l’economia verde?

Per uscire da due grandi crisi, quella climatica e quella economica; per lasciare un mondo vivibile alle generazioni future; per costruire sviluppo e creare nuovi posti di lavoro, tenendo conto del vincolo delle risorse naturali. L’economia verde è una via di sviluppo che incrocia la qualità, la coesione sociale e la ricchezza dei territori. È la soluzione che può rendere più competitive le nostre imprese. Essa ha i suoi cardini nell’efficienza energetica, nell’uso delle fonti rinnovabili di energia, nelle tecnologie e nelle innovazioni che riducono l’impatto ambientale dei prodotti e dei processi produttivi. Non ci sono limiti al suo utilizzo: può applicarsi all’edilizia come alla meccanica, alla chimica come all’agricoltura, al tessile come al turismo di qualità. Tutti questi impieghi hanno comunque una cosa in comune: la consapevolezza che l’economia verde si alimenta e si rafforza con scelte di consumo responsabile.

 

L’economia verde al centro delle politiche industriali.

La riconversione ambientale dell’economia può rappresentare un vero balzo in avanti, come in passato è successo con l’elettrificazione, le telecomunicazioni o la rivoluzione informatica. La costruzione di una società a basso contenuto di carbonio è una prospettiva sulla quale le imprese italiane si sono incamminate, pur in assenza di un quadro di regole stabili e di incentivi certi. L’economia verde deve essere protagonista di un disegno di sviluppo del Paese come era nel programma Industria 2015 che va rafforzato ed aggiornato ai prossimi anni, anche per contrastare il rischio che la crisi economica si traduca in una riduzione della struttura produttiva, o in un accumulo di ulteriore ritardo.

 

Favorire l’economia verde è una vera politica nazionale.

La sfida dell’economia verde è una sfida per l’intero Paese, per la struttura produttiva del nord e per la crescita del sud. Proprio nel Mezzogiorno, dove c’è la quota più giovane della popolazione italiana, la quota maggiore degli inattivi e di donne che non partecipano al mercato del lavoro, potrebbero realizzarsi i maggiori guadagni in termini di occupazione e di capacità produttiva, puntando anche alla connessione tra ricerca,innovazione e produzione.

 

Efficienza energetica e fonti di energia rinnovabili.

L’efficienza energetica è la vera fonte di energia del futuro. Si può ottenere un minor consumo di energia negli edifici pubblici o privati, nei processi produttivi, nelle modalità di trasporto. Molto può essere già fatto con la tecnologia e con chiare indicazioni normative (a titolo di esempio, in Gran Bretagna tutti gli edifici residenziali di nuova costruzione al 2016 dovranno essere a emissioni zero), ma si deve investire di più nella ricerca e nella collaborazione fruttuosa tra sistema della ricerca ed imprese. Occorrono incentivi stabili e sostenibili per sviluppare le fonti rinnovabili (eolico, solare, biomasse, energia idraulica, biocarburanti, geotermia). Possiamo darci l’obiettivo di puntare a un’industria nazionale del settore, senza rinunciare ad entrare in quegli spazi dell’intera filiera, inclusa la parte alta di ricerca e produzione, che sono alla nostra portata. Non dobbiamo dimenticare che alcuni paesi hanno già maturato esperienza e competenza, mentre altri hanno già ottenuto vantaggi di costo.

 

Riciclo dei rifiuti.

Non è più solo un problema da gestire nel modo più efficiente possibile e nel rispetto dell’ambiente e della salute. Oggi occorre imparare a vedere i rifiuti come una risorsa in un mondo di risorse limitate. Occorre quindi immaginare distretti del riciclo, favorendo lo sviluppo di industrie locali che riutilizzino i materiali resi disponibili in quantità sempre maggiori. Bisogna passare dalla semplice promozione della raccolta differenziata ad una vera società del recupero, con l’obiettivo di non sprecare risorse e quindi di ridurre alla fonte i rifiuti prodotti (sviluppando ad esempioun processo innovativo per la progettazione degli imballaggi).

 

Legalità e controlli ambientali.

L’economia verde non può che essere un’economia pulita, che rispetta i diritti e le leggi. Non può esserci spazio per il malaffare e per l’uso indiscriminato del territorio e vanno quindi combattute con il massimo rigore le infiltrazioni della criminalità organizzata, che più di altri ha saputo vedere le potenzialità di espansione del settore, condizionando pesantemente la gestione dei rifiuti in molte parti del Paese. Non può esserci spazio per nuovi condoni edilizi o per il mancato rispetto dei vincoli naturali e paesaggistici. L’ambiente va tutelato meglio, anche sotto il profilo normativo, con l’introduzione di norme specifiche che puniscano i reati contro di esso. Allo stesso modo va rafforzato il sistema dei controlli ambientali, garantendone autorevolezza e indipendenza.

 

Il territorio è il principale patrimonio dell’economia verde.

Dobbiamo incentivare la manutenzione del territorio per adattare ogni metro quadro alle sfide del cambiamento climatico, cercando, ad esempio, di trattenere l’acqua il più a lungo possibile ove cade, per attenuare l’erosione del suolo e le piene e per ricaricare le falde. Vanno sviluppate e diffuse le tecnologie avanzate di monitoraggio, basate sull’integrazione di tecnologie in loco con tecnologie dallo spazio, diffondendo a livello territoriale i risultati ottenuti alla scala internazionale nei grandi programmi di cooperazione europea. Sono da ripristinare:

·        i fondi per la difesa del suolo e il contrasto al dissesto idrogeologico;

·        i fondi per le infrastrutture a livello nazionale. Vanno cambiate le regole del “patto di stabilità” interno, per consentire gli investimenti.

 

L’ambiente, anche nel nuovo patto fiscale tra stato e cittadini.

La leva fiscale è uno strumento decisivo per incoraggiare comportamenti virtuosi e al contrario penalizzare chi pregiudica ambiente e generazioni future. Possiamo puntare a ridurre il carico su lavoratori e imprese per spostarlo sui consumi di energia e di materie prime. Il nostro Paese deve inoltre partecipare in maniera più attiva al dibattito aperto in sede europea e mondiale su ipotesi di imposte sulle emissioni di co2 legate ai prodotti, una sorta di tassa ambientale per favorire le produzioni più attente al rispetto dell’ambiente. Allo stesso modo devono essere resi stabili e certi:

·        la detrazione del 55% per la riqualificazione energetica, che va estesa alla messa in sicurezza sismica degli edifici;

·        il credito di imposta per la ricerca.

 

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La green economy per uscire dalla crisi climatica ed economica. Nuovi posti di lavoro, incentivi per sviluppare le fonti rinnovabili, la difesa del suolo, la rinascita del Mezzogiorno, i rifiuti come risorsa, un nuovo patto fiscale.

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http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm

  

Economia verde
Da Wikipedia
Al giorno d'oggi si definisce economia verde, o più propriamente economia ecologica, un modello teorico di sviluppo economico che prende origine da una analisi econometrica del sistema economico che oltre ai benefici (aumento del Prodotto Interno Lordo) di un certo regime di produzione prende in considerazione anche l'impatto ambientale cioè i potenziali danni ambientali prodotti dall'intero ciclo di trasformazione delle materie prime a partire dalla loro estrazione, passando per il loro trasporto e trasformazione in energia e prodotti finiti fino ai possibili danni ambientali che produce la loro definitiva eliminazione o smaltimento. Tali danni spesso si ripercuotono, in un meccanismo tipico di retroazione negativa, sul PIL stesso diminuendolo a causa della riduzione di resa di attività economiche che traggono vantaggio da una buona qualità dell'ambiente come agricoltura, pesca, turismo, salute pubblica, soccorsi e ricostruzione in disastri naturali.
Questa analisi propone come soluzione misure economiche, legislative, tecnologiche e di educazione pubblica in grado di ridurre il consumo d'energia, di risorse naturali (acqua, cibo, combustibili, metalli, ecc.) e i danni ambientali promuovendo al contempo un modello di sviluppo sostenibile attraverso l'aumento dell'efficienza energetica e di produzione che produca a sua volta una diminuzione della dipendenza dall'estero, l'abbattimento delle emissioni di gas serra, la riduzione dell'inquinamento locale e globale fino all'istituzione di una vera e propria economia sostenibile a scala globale e duratura servendosi prevalentemente di risorse rinnovabili (come le biomasse, l'energia eolica, l'energia solare, l'energia idraulica) e procedendo al più profondo riciclaggio di ogni tipo di scarto domestico o industriale evitando il più possibile sprechi di risorse. Si tratta dunque di un modello fortemente ottimizzato dell'attuale economia di mercato almeno nei suoi intenti originari. […]
http://it.wikipedia.org/wiki/Economia_verde
 
Quanto vale l'economia verde?
Lunedì 13 Febbraio 2012
Secondo la Commissione Europea, chimica verde e bioplastiche generano in Europa ogni anno 50 miliardi di euro.
http://www.plasticaverde.eu/index.php/attualita/47-ambiente/492-quanto-vale-leconomia-verde
 
Commission adopts its Strategy for a sustainable bioeconomy to ensure smart green growth in Europe
The European Commission has today presented its strategy and action plan for a sustainable bioeconomy in Europe, called “Innovating for Sustainable Growth: a Bioeconomy for Europe”. The goal is a more innovative and low-emissions economy, reconciling demands for sustainable agriculture and fisheries, food security, and the sustainable use of renewable biological resources for industrial purposes, while ensuring biodiversity and environmental protection. The plan therefore focuses on three key aspects:developing new technologies and processes for the bioeconomy; developing markets and competitiveness in bioeconomy sectors; and pushing policy makers and stakeholders to work more closely together.
http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/12/97&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLanguage=en
 
COMMUNICATION FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT, THE COUNCIL, THE EUROPEAN ECONOMIC AND SOCIAL COMMITTEE AND THE COMMITTEE OF THE REGIONS
Innovating for Sustainable Growth: A Bioeconomy for Europe
STRATEGY FOR "INNOVATING FOR SUSTAINABLE GROWTH: A BIOECONOMY FOR EUROPE"
http://ec.europa.eu/research/bioeconomy/pdf/201202_innovating_sustainable_growth.pdf
 
Kyoto: disponibile da subito 1 MLD di euro per la green economy
http://www.ermeterealacci.it/2012/02/15/kyoto_disponibile_da_subito_1.html
Ermete Realacci.it
http://ermeterealacci.ilcannocchiale.it/
 
L'Italia della green economy: ottantuno storie aziendali di successo e di nuovi posti di lavoro
di Michael Pontrelli
http://spettacoli.tiscali.it/articoli/libri/12/02/zamboni_italia_dell_green_economy.html
 
Forum/Larotta d'Europa di Sergio Andreis
Avanti tutta. Per l'Europa verde
20/08/2011
La gestione di Bruxelles ha sempre tradito le aspettative e gli impegni. Ora c'è una prospettiva "verde" che potrebbe salvare, qui e ora, l'economia e la società dell'Unione europea. Basta utilizzare seriamente le risorse di ricerca e innovazione, con puntualità e rigore
http://sbilanciamoci.info/Forum/Avanti-tutta.-Per-l-Europa-verde-9767

  
Post precedenti:
Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760256.html  
Le proposte del Partito Democratico/2 – Famiglia e Politiche sociali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html
Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760711.html
Le proposte del Partito Democratico/4 - Scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761480.html
Le proposte del Partito Democratico/5 - Giustizia
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762322.html
Le proposte del Partito Democratico/6 - Salute
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762929.html
Le proposte del Partito Democratico/7 - Immigrazione
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763032.html
Le proposte del Partito Democratico/8 - Cultura
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763263.html
Le proposte del Partito Democratico/9 - Sicurezza
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2763402.html
 
 

 

 

Le proposte del Partito Democratico/6 - Salute


LE PROPOSTE DEL PARTITO DEMOCRATICO/6

 

SALUTE

La nostra iniziativa sulla salute punta non solo al benessere delle persone, ma anche all’interesse della collettività. Perché la salute è la più grande delle ricchezze, sia per gli individui che per la società. In questo scenario, la nostra iniziativa politica sulla salute, dovrà puntare non solo al benessere delle persone e alla promozione della salute, ma anche ad interventi di prevenzione nei luoghi di vita e di lavoro. Dal Nord al Sud d’Italia, vogliamo riaffermare gli obiettivi e i valori “forti” che costituiscono la base di un sistema sanitario equo, universale e solidale ma anche efficiente e di qualità.

 

La sanità deve restare pubblica.

Il servizio sanitario nazionale italiano è un caposaldo della nostra democrazia. Per questo ribadiamo la necessità di mantenerne il carattere universalistico, finanziato dalla fiscalità generale, quale garanzia dell’uniformità nella quantità, qualità ed appropriatezza delle prestazioni e dei servizi sanitari in tutto il Paese. Per questo diciamo un convinto NO al tentativo strisciante del governo di privatizzare intere fette del servizio sanitario con il progressivo e costante taglio alle risorse finanziarie per la sanità pubblica, scaricando ulteriori oneri sui cittadini che sempre più spesso devono fronteggiare a loro spese malattie ed esigenze assistenziali. La sanità non ha bisogno di tagli, perché la spesa italiana per la salute resta tra le più basse tra i Paesi europei con noi confrontabili (Germania, Francia, Gran Bretagna). Ha invece bisogno, per rendere sostenibile il sistema, di essere ben governata e ben gestita in un quadro di finanziamenti certi e compatibili con i bisogni reali di assistenza dei cittadini. Ed è in questo quadro e con queste premesse che pensiamo possa svilupparsi anche una opportuna collaborazione con il privato e con il “Terzo settore” nei diversi ambiti di intervento della sanità, valorizzando energie, risorse e competenze del mondo imprenditoriale e della società civile in una compiuta logica di sussidiarietà.

 

La “Questione sanitaria nel mezzogiorno”: una priorità per l’Unità del paese.

La situazione della sanità nelle regioni meridionali non è più accettabile. La sfida di una sanità efficiente e di qualità anche in queste regioni deve diventare una “grande questione nazionale”, perché rappresenta un’oggettiva debolezza della coesione del Paese e mette a rischio anche la tenuta complessiva del Servizio Sanitario Nazionale. Le politiche avviate negli ultimi anni hanno posto la questione su un piano esclusivamente economicistico, senza alcuna attenzione al vincolo del rispetto dei Livelli essenziali di assistenza. I Piani di rientro e i commissariamenti, infatti, se hanno certamente messo in evidenza il problema del riequilibrio finanziario e del controllo della spesa, non hanno indotto a comportamenti virtuosi visibili.Anche perché è difficile interrompere i meccanismi politici e burocratici che hanno determinato le decisioni e le scelte operative precedenti quando si opera in una sostanziale continuità. Per questo crediamo opportuno un ripensamento sulla questione dei commissariamenti, inserendo forme più efficaci di controllo esterno e di affiancamento che si basino soprattutto sullo sviluppo delle buone pratiche. Se non ci sarà una svolta il Mezzogiorno è condannato a restare prigioniero delle sue debolezze strutturali che rendono ancora più facile le infiltrazioni e le connessioni tra sanità e criminalità organizzata. Una svolta che non può prescindere da una forte presa di posizione sulla trasparenza, la professionalità e l’onestà di chi detiene la responsabilità della sanità meridionale, nelle sue diverse funzioni e articolazioni.

 

Il federalismo che vogliamo.

I provvedimenti attuativi del federalismo fiscale, e in particolare i cosiddetti “costi standard sanitari”, devono essere profondamente modificati. Il calcolo del fabbisogno finanziario delle Regioni non può infatti essere ancorato ai soli indicatori di consumi sanitari per classi di età, come è stato sino ad oggi e come resta invariato anche con questo decreto. Occorre considerare anche altri indicatori fondamentali, come il livello sociale, lo stato di salute, il livello di ammodernamento tecnologico e strutturale, la presenza di strutture e servizi sul territorio.Per dare vita a un Federalismo solidale e responsabile poniamo quindi questi principali obiettivi:

·        costi standard adeguati e basati su criteri che non penalizzino le realtà più disagiate;

·        approvazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza, bloccati da mesi per il veto di Tremonti, per rispondere adeguatamente ai nuovi bisogni, a partire dall’invecchiamento e dalla non autosufficienza, dalle malattie croniche e alle nuove emergenze sanitarie;

·        sviluppo di efficaci politiche di prevenzione sanitaria, a partire dagli stili di vita e dalla diffusione omogenea in tutto il Paese dei programmi di screening e vaccinazione per le malattie prevenibili;

·        politiche efficaci di integrazione e razionalizzazione degli interventi a cavallo tra la sanità e il sociale, per favorire un migliore impiego delle risorse e un maggior coordinamento degli interventi assistenziali;

·        accelerazione del processo di riorganizzazione della medicina di famiglia in forma aggregata e del complesso dei servizi territoriali, per dare risposte assistenziali appropriate, facilitare il governo della domanda e consentire agli ospedali di fare meglio il loro lavoro, che è quello di curare e assistere le emergenze e le malattie nella loro fase acuta, evitando ricoveri inutili e dispendiosi;

·        prevedere un sistema adeguato di valutazione della qualità delle cure e dell’uniformità dell’assistenza in tutte le Regioni, attraverso un monitoraggio costante dell’efficienza e dell’efficacia dei servizi, affidato a un organismo indipendente garante dell’equità e dell’uguaglianza nel diritto alla salute dal Nord al Sud del Paese.


La salute deve stare fuori dagli “affari” e i partiti fuori dalle nomine.

Senza legalità e trasparenza non ci può essere efficienza, qualità, vera attenzione ai bisogni. Senza legalità e trasparenza i soldi non basteranno mai perché prevarranno gli sprechi, i favori, le regalie. Senza legalità e trasparenza i medici, gli infermieri, gli stessi direttori generali di Asl e ospedali avranno le mani legate da accordi sottobanco e da interessi che con la tutela della salute dei cittadini non hanno nulla a che fare. E di trasparenza si deve parlare anche quando si parla di nomine. Sia dei manager che dei Dirigenti medici apicali, troppo spesso oggetto di feroci logiche di lottizzazione. Occorrono nuovi meccanismi di selezione della classe dirigente del servizio sanitario basati esclusivamente sul merito. In questo quadro, quindi, la nomina dei direttori generali deve avvenire sulla base di un trasparente processo di selezione e di confronto delle candidature, verificato da organismi tecnici indipendenti. Al quale dovrà seguire una valutazione costante dell’operato dei neo direttori generali, basata non solo sugli aspetti della gestione economico-finanziaria, ma anche sulle strategie e i risultati di salute ottenuti.

 

La sanità è fattore di sviluppo per il paese, non una palla al piede.

Investire in sanità vuol dire muovere risorse, uomini, know how, con tanto “made in Italy” che il mondo ci invidia per capacità ideative e realizzative. Già oggi a fronte di un carico in termini di spesa pubblica del 7,2% sul Pil, la sanità rappresenta il 12,8% dello stesso Pil in termini di “ricchezza” prodotta. Per questo vogliamo riaprire il “cantiere della sanità”, per l’ammodernamento e la messa in sicurezza delle strutture sanitarie, e per una nuova politica di promozione della ricerca italiana,capace di attirare gli investimenti esteri nel nostro Paese, ponendo fine alla vergognosa “fuga dei cervelli” che colpisce soprattutto i nostri giovani ricercatori.

 

Il confronto con gli operatori della sanità.

Siamo decisamente al fianco di medici, infermieri e di tutti gli altri sanitari che dedicano la loro vita alla salute dei cittadini. Per questo vogliamo aprire immediatamente un confronto permanente con tutti gli operatori. Un vero e proprio “laboratorio sanità”, per affrontare tutti i temi legati allo sviluppo della professionalità di questi operatori a partire dalla formazione, dalla ricerca, dalla autonomia professionale, dal loro coinvolgimento diretto nel governo clinico delle aziende sanitarie, senza dimenticare il rischio che stiamo correndo di una prossima drammatica carenza di medici e di altre figure professionali che metterà a rischio la stessa qualità dell’assistenza sanitaria.

 

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Un sistema sanitario equo, universale e solidale ma anche efficiente e di qualità. Il Mezzogiorno come priorità. Legalità e trasparenza. Sviluppo delle professionalità.

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http://beta.partitodemocratico.it/speciale/italiadidomani/home.htm#

 

 
ASSEMBLEA NAZIONALE PD del 4 e 5 febbraio 2011
·        Commissione Sanità

La salute in tutte le politiche
·        http://beta.partitodemocratico.it/doc/202917
 
Servizio Sanitario Nazionale (Italia)
http://it.wikipedia.org/wiki/Servizio_Sanitario_Nazionale_(Italia) 
 
Legge 833/78
Da Wikisource.
La Legge 833/78 Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (detta anche  Riforma Sanitaria) del 23 dicembre 1978, è una legge della Repubblica Italiana che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale, sopprimendo il sistema mutualistico. E' stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 360 del 28 dicembre 1978.
http://it.wikisource.org/wiki/Legge_833/78
 
IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
I valori e i punti di forza del SSN
I principali indicatori del SSN
Il sistema sanitario italiano nel confronto internazionale
http://www.salute.gov.it/resources/static/primopiano/466/PUNTI_DI_FORZA_SSN_30anni.pdf
 
Sistemi Sanitari Comparati
Milano 28 ottobre 2011
Annalisa Ornaghi
http://www.master-sistemisanitari-medicinenonconvenzionali.org/wp-content/uploads/2011/04/Ornaghi-28102011.pdf
 
ISTAT
Health for All – Italia
Sistema informativo territoriale su sanità e salute
Versione di giugno 2011
http://www.istat.it/it/archivio/14562
 
WORLD HEALTH ORGANIZATION (OMS)
World Health Statistics
http://www.who.int/entity/gho/publications/world_health_statistics/EN_WHS2011_Full.pdf
 
WORLD HEALTH ORGANIZATION (OMS)
Countries
Italy
http://www.who.int/gho/countries/ita.pdf
 
Legge 833/1978 - Riforma sanitaria
Un elemento innovativo della legge 833/1978 era la partecipazione dei cittadini al controllo delle USL, dominate dai partiti politici. Rammento che, nella mia breve attività politico-sociale, proprio facendo leva su un articolo della legge (non sono riuscito a ritrovarlo nel testo di Wikipedia allegato), proposi e riuscii ad organizzare un Comitato di cittadini composto da una trentina di componenti, tra cui un paio di politici (tra gli obiettivi, la raccolta di fondi per l’acquisto di un’autoambulanza, l’organizzazione del gruppo di volontari per il servizio di ambulanza, ecc. Fu quella anche l’occasione per entrare in contatto con la Croce Rossa Italiana, un vero baraccone), che poi man mano, per varie ragioni, non escluso l’aver toccato alcuni interessi (ad esempio, la farmacista, zia di uno dei componenti, che non copriva secondo le regole il servizio notturno) si ridusse al sottoscritto e ad un amico medico, che lavorava alla Guardia Medica. L’unico risultato concreto che ottenemmo fu che riuscimmo a far arrivare alla predetta Guardia Medica una fornitura di dotazioni mediche per fare in modo che i medici di turno non si limitassero, con l’alibi di non disporre di strumenti, attrezzature e materiale medico, soltanto alle prescrizioni. Tutto il materiale arrivò in uno scatolone chiuso, ma – incredibile ma vero - lì vi rimase, poiché la medesima Guardia Medica e l’Ufficiale sanitario si palleggiarono la responsabilità di chi dovesse aprirlo. Cose del Sud.

 
Riporto il paragrafo del documento approvato dall’Assemblea Nazionale del 4 e 5 febbraio 2011 che sotto certi aspetti ne mutua lo spirito, ma che non figura nelle Proposte.
 
Un servizio su misura e “misurato” dai cittadini
Una delle principali e giuste critiche dei cittadini al nostro Servizio sanitario è sulla insopportabile lunghezza delle liste d’attesa. Questo Governo ha continuato a fare promesse ma di fatto ha bloccato l’attuazione di una nostra legge, approvata nel 2007, che affrontava con decisione il problema. Garantendo risposte assistenziali in tempi certi (max 72 ore per le urgenze) e fissando precisi paletti per l’esercizio della cosiddetta “intramoenia”. Ebbene, quella legge è rimasta inapplicata, con ripetute proroghe (l’ultima è inserita nel decreto Milleproroghe in discussione in Parlamento). Noi le liste d’attesa le abbiamo affrontate sul serio.
Questo Governo NO.
Ma non basta. Dobbiamo imparare ad ascoltare i cittadini. Per questo vogliamo che siano messi a regime strumenti reali di valutazione delle cure, all’interno dei quali il giudizio del cittadino dovrà avere un peso determinante. E questi giudizi e queste valutazioni devono essere resi pubblici perché la sanità che vogliamo è per e dei cittadini e di nessun altro. E i cittadini devono essere informati sulla capacità e la professionalità di chi li assiste e poter scegliere dove andare anche in base a queste valutazioni.
 

L'INDAGINE
Malasanità, 326 casi in Italia dal 2009
Maglia nera alla Calabria
Sono i risultati dei lavori dellaCommissione d'Inchiesta
Ben 223 si sono conclusi con il decesso del paziente
24ottobre 2011 15:06
MILANO- In quasi 2 anni e mezzo sono stati 470 i casi di malasanità giunti all'esamedella Commissione d'inchiesta sugli Errori sanitari, con una media di quasi dueal giorno (1,85), di cui 329 terminati con la morte del paziente. A fare peròil pienone sono Lazio, Calabria e Sicilia, che insieme totalizzano oltre lametà dei casi (239, rispettivamente 51, 97, 91) tra errori e altre criticità,con una media di 3,6 casi al giorno. Dai dati presentati dalla commissionepresieduta da Leoluca Orlando (Idv), che vanno da fine aprile 2009 al 30settembre 2011, emerge che i presunti errori sanitari sono stati 326, di cui223 conclusisi con il decesso del paziente.   

MAGLIA NERA ALLA CALABRIA - La maglia nera va alla Calabria, con 82 casi di presunti errori e 67 decessi, seguita da Sicilia (57 e 39), Lazio (28 e 17) e Campania (23 e 17). Sul fronte dei presunti errori c'è da segnalare il caso positivo della Sardegna, dove in 29 mesi non ne è stato segnalato nessuno, mentre in Molise uno solo, e anche in Trentino Alto Adige, ma con la morte del paziente. Se a queste cifre si aggiungono anche le altre criticità arrivate all'esame della commissione, la maglia per la regione più virtuosa spetta al Trentino, con un solo caso, seguito da Sardegna e Molise (2), Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Marche (3) e Umbria (4). Le cosiddette regioni virtuose, con la sanità migliore in Italia, si collocano nella seconda parte della classifica, con la Toscana a 29 casi di malasanità (18 decessi), Lombardia a 28 (11 morti), Emilia Romagna 24 (16 morti) e Veneto 23 (13 morti).(Fonte: Ansa)
http://www.corriere.it/salute/11_ottobre_24/malasanita-casi-commissione-parlamentare_ac22a57a-fe30-11e0-bb8b-fd7e32debc75.shtml
 
Ministero della Salute
Assistenza sanitaria italiani all'estero e stranieri in Italia
http://www.salute.gov.it/assistenzaSanitaria/assistenzaSanitaria.jsp
 
 
Il Sole-24 ore
Il buco nero della sanità: 13 miliardi di sprechi negli ospedali pubblici italiani
di Celestina Dominelli
1 dicembre 2011
Che la sanità italiana peccasse di inefficienza era noto ai più. Ma oggi l'Aiop, l'associazione che riunisce gli ospedali privati, ha provato a quantificare le "mani bucate" della salute della penisola. Ed ecco cosa ha scoperto: gli ospedali pubblici italiani sprecano oltre il 29% dei finanziamenti, pari a circa 13 miliardi di € l’anno. E la maglia nera va alla Calabria dove l’inefficienza ammonta al 46,4%. Una fotografia puntuale contenuta nel IX Rapporto “Ospedali e salute 2011”, presentato a Roma, che è stato redatto dall’associazione guidata da Enzo Paolini in collaborazione con Ermeneia – Studi & strategie di sistema. […].
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-01/buco-nero-sanita-miliardi-153520.shtml
 

Salute: italiani fra piu' snelli d'Europa, obesi solo 11,3% uomini e 9,3% donne
In testa alla classifica dei più' ciccioni' tra i 19 Stati dell'Ue, c'è il Regno Unito
Roma, 25 nov. (Adnkronos Salute) - In tempi di critiche e bassa considerazione dell'Italia in Europa, il Bel paese si prende una piccola rivincita risultando, secondo l'indagine dell'Eurostat condotta tra il 2008 e il 2009, il meno soggetto all'obesità: solo 9,3% delle donne e 11,3% dei maschi over 18, in forte sovrappeso. Meglio hanno fatto solo i Romeni (rispettivamente 8% e 7,6%). Intesta alla classifica dei più 'ciccioni' tra i 19 Stati dell'Ue, c'è il Regno Unito, con il 23,9% delle donne (22,1% uomini) e Malta con il 24,7% degli uomini e 21,1% delle donne.
Percentuali basse di obesità tra i due sessi sono state osservate anche in Bulgaria (11,3% donne e 11,6% uomini) e Francia (rispettivamente 12,7% e 11,7%). Il fascino delle donne dell'Est sembra incrinarsi se si leggono i dati dell'obesità nel 'gentil sesso' in Lettonia (20,9%) ed Estonia (20,5% nel 2006). Mentre in Ungheria (21,4%) e Repubblica Ceca (18,4%) sono gli uomini ad aver un girovita troppo largo. Un aspetto che se trascurato, insieme ad uno stile di vita sano e un'alimentazione equilibrata, può trasformarsi in un fattore di rischio per l'infarto, alcuni tipi di tumori e per il diabete. […].
http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Salute-italiani-fra-piu-snelli-dEuropa-obesi-solo-113-uomini-e-93-donne_312684135432.html
 
Salute: sani 'per forza', 8 italiani su 10 preoccupati per costo cure 
Roma, 25 nov. (Adnkronos Salute) -Sani 'per forza', costretti a non ammalarsi a causa della crisi. Otto italiani su 10 temono di non riuscire a pagarsi un'assistenza sanitaria adeguata, con i portafogli che si svuotano cresce la preoccupazione per i costi dei farmaci e degli esami. E aumentano gli accessi ai medici di famiglia, il vero punto di riferimento sulla salute per ben il 92% dei cittadini, gratuito e facilmente accessibile. "La prevenzione si è trasformata da opportunità in necessità economica", afferma Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg) che presenta oggi questi dati, frutto di un sondaggio web, al Congresso nazionale di Firenze. […].
http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Salute-sani-per-forza-8-italiani-su-10-preoccupati-per-costo-cure_312684135684.html
 
Psicologia: la crisi spaventa italiani, 1 su 3 lascerebbe il Paese
Roma, 23 nov. (Adnkronos Salute) - La recessione economica e la crisi dei mercati spaventa gli italiani. Li fa vivere in uno stato di allarme, tanto che uno su tre lascerebbe il Paese. Prima che vada a rotoli. E' il quadro che emerge da uno studio dell'Eurodap, Associazione europea disturbi da attacchi di panico, eseguito su un campione di 800 persone. […].
http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Psicologia-la-crisi-spaventa-italiani-1-su-3-lascerebbe-il-Paese_312676586978.html
 
Gli psicologi campani in campo per il sostegno dei cittadini
Napoli, 21 nov. (Adnkronos Salute) - Seicento psicologi a disposizione dei cittadini della Campania per consulenze gratuite: un punto di riferimento "in un momento di crisi in cui il disagio si sente di piu', in particolare per quelle fasce di popolazione che non possono piu' contare sui servizi, tagliati per il commissariamento della sanita' regionale", spiega Raffaele Felaco, presidente dell'Ordine degli psicologi della Campania che ha presentato questa mattina a Napoli la settimana del benessere psicologico. […].
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Gli-psicologi-campani-in-campo-per-il-sostegno-dei-cittadini_312668411620.html
 
Anziani: fare sesso e' il segreto della coppia felice, studio conferma
Milano, 21 nov.(Adnkronos Salute) - E' la passione il segreto della coppia longeva, anche e soprattutto fra gli anziani ultra 65enni. Più spesso fanno sesso, e più sono felici nella vita matrimoniale e non solo. L'invito a mantenere alto il desiderio, 'coltivandolo' a ogni età con rapporti sessuali frequenti, arriva da uno studio Usa presentato a Boston al 64esimo congresso annuale della Società americana di geriatria. […].
http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Anziani-fare-sesso-e-il-segreto-della-coppia-felice-studio-conferma_312669181112.html
 
Psicologia: Napoli, giovani madri piu' a rischio stress e depressione per taglio servizi
Napoli, 21 nov. (Adnkronos Salute) - Tocca alle neo mamme napoletane il poco invidiabile primato di fragilità psicologica. Le giovani madri partenopee, infatti, pagano sulla loro pelle, o meglio sulla psiche, la crisi e i tagli ai servizi. A lanciare l'allarme è l'Ordine degli psicologi della Campania, che oggi apre la nuova edizione della settimana del benessere psicologico: sei giorni dedicati all'argomento con una speciale attenzione, quest'anno, alla famiglia. Molte le iniziative in campo, prima tra tutte l'offerta di visite gratuite in oltre 600 studi professionali. […].
http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Psicologia-Napoli-giovani-madri-piu-a-rischio-stress-e-depressione-per-taglio-servizi_312669180560.html

quotidiano sanità.it – Studi e analisi
Censis. Sanità: “Minore spesa non vuol dire migliore spesa”. Cristalizzato gap Nord/Sud
La cura da cavallo cui è stato sottoposto il Ssn, soprattutto nelle Regioni con Piano di rientro ha fatto diventare la questione della “sostenibilità” una mera questione finanziaria. E i cittadini sono molto preoccupati per il razionamento dei servizi.
(in allegato il capitolo del Rapporto dedicato al Welfare)
http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=6356 
 
CENSIS: Italiani bocciano servizio sanitario
http://www.asca.it/regioni-CENSIS__ITALIANI_BOCCIANO_SERVIZIO_SANITARIO__SOLO_PER_11_PERCENTO__E__MIGLIORATO-653612-basilicata-2.html
 
Censis: Ssn peggiorato per 33% italiani
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2011/12/02/visualizza_new.html_11146368.html
 

Riporto alcuni miei commenti relativi ad un esame comparativo tra le Regioni Campania e Lazio, entrambe commissariate a causa dello sforamento della spesa sanitaria, da me pubblicati nel 2010 in un forum politico.
 
Provo a fare il punto.
- La Campania ha una popolazione di 5.824.000 abitanti contro i 5.664.000 del Lazio.
- Il Pil pro capite della Campania nel 2008 è stato di 16.746 euro, il valore più basso in Italia (inferiore di oltre 9.500 euro alla media nazionale), contro i 30.966 del Lazio.
- Tra il terzo trimestre del 2008 e il terzo trimestre del 2009, il tasso di occupazione tra 15 e 64 anni è crollato vertiginosamente dal 43,3% al 41,8%, 20 mila persone in più in cerca di lavoro, il + 2.6% per un totale di 229 mila unità. Un momento critico che ha radici profonde, ma che, anche a causa della crisi, sta mettendo in ginocchio l' intero sistema economico-occupazionale della regione. Infatti, è cresciuto il dato relativo alla cassa integrazione, indice di un'economia debole e delle difficoltà che coinvolgono molte aziende del territorio, che nel periodo gennaio-ottobre 2009 ha toccato quota 10,7 milioni di ore di cig ordinaria, segnando un + 416% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
- Il ministro della Salute Antonio Fazio ha annunciato in data 26.3.2010 che sono stati utilizzati i fondi Fas (Fondi europei aree svantaggiate) per ripianare i 2 miliardi di euro nella Sanità di: Campania, Calabria e Lazio.
 
Riporto di nuovo l'articolo del Mattino, completo delle dichiarazioni dell'assessore al Bilancio della Regione Campania.

La Regione Campania sfora il patto di stabilità
buco da un miliardo, stop a mutui e assunzioni     
(...) da Santa Lucia si afferma con orgoglio come, sì, «i paletti per evitare la violazione del Patto sono stati aggirati appositamente».
A rivendicarlo con orgoglio è l’assessore uscente al Bilancio Mariano D’Antonio che quasi si mostra sorpreso del clamore suscitato dalla notizia. «In ben tre occasioni, e annunciandolo con comunicati ufficiali, - spiega l’economista - abbiamo preso decisioni sapendo bene che saremmo andati incontro allo sforamento. Ma siamo stati costretti». Creditori, bonifiche, assistenza a disabili, sostegno alla cassa integrazione e ai redditi bassi sono stati i capitoli più spinosi. «La crisi ci ha spinto a prendere questa decisione. E così ha fatto la Puglia. Non potevamo - spiega sempre D’Antonio - permetterci di stoppare i crediti vantati da fornitori e imprese che rischiavano il fallimento. Come non potevamo non sostenere le famiglie. E sforando abbiamo evitato manifestazioni di disoccupati, cassintegrati e incidenti di ordine pubblico».
D’Antonio conferma poi lo stop a contrarre debiti e prestiti e alle assunzioni. «L’anno scorso questo stesso governo ha concesso una sanatoria per la Puglia e la Sicilia. Può rifare la stessa cosa ora anche perché la Campania è in buona compagnia. Oggi (ieri, ndr) i sindaci del Nord, tra cui molti del centrodestra, sono scesi in piazza per chiedere di sforare il Patto. Come è accaduto - conclude - in queste ore, a quanto ne so, alla Sicilia ma anche per grandi comuni. Roma compresa». (Do il link, ma purtroppo l’articolo non è più disponibile).
http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=97441&sez=NAPOLI 


 
Riporto, per un'utile comparazione:
 

Sanità Lazio, voragine peggiorata sotto la giunta Storace
martedì, 23 marzo, 2010, 16:27
Una voragine che si è dilatata anno dopo anno, condita da una polemica politica che dura ormai da un decennio. Di certo, sul debito della sanità del Lazio, c’è solo l’ammontare fotografato nel 2008 dal ministero dell’Economia, al momento del varo del piano di rientro: 9,6 miliardi di euro, spicciolo più, spicciolo meno. Una montagna che, due anni fa, è stata spalmata su un mutuo trentennale. Per il quale, la Regione Lazio pagherà una rata di 280 milioni annui fino al 2038. E poi il disavanzo annuo: grazie ai tagli messi a punto con il piano di rientro, si è scesi da una media costante intorno ai due miliardi l’anno, tipica delle due ultime consiliature regionali, ai circa 1,4 miliardi. Che, comunque, mantengono stabilmente il Lazio in testa alla classifica delle regioni con il maggiore deficit sanitario. Il resto è una storia di inchieste giudiziarie, come quella sulle truffe di Lady Asl, che ha coinvolto a vario titolo tre assessori – Giulio Gargano, Giorgio Simeoni e Marco Verzaschi – della giunta di centrodestra guidata, dal 2000 al 2005, da Francesco Storace. E di commissariamenti della Pisana da parte del Governo, per tentare di riparare conti ormai fuori controllo: nel 2008 le deleghe alla sanità sono state affidate a un commissario ad acta. Inizialmente era stato designato Piero Marrazzo, presidente della Regione, poi affiancato dal sub-commissario Mario Morlacco. Poi, dopo le dimissioni di Marrazzo, l’incarico è passato a Elio Guzzanti, tecnico di provata esperienza scelto da Palazzo Chigi.
Ma come si sono formati questi 9,6 miliardi di disavanzo? Non è un dettaglio, ma anni di bilanci ritardati o imprecisi delle Asl affidano la verità storica a ricostruzioni di parte. Che partono da un punto di partenza differente: anno duemila, Storace viene eletto dopo cinque anni di governo di Piero Badaloni,con una maggioranza di centrosinistra. Quant’era il debito allora? «Quasi 4 miliardi di euro», assicura Luciano Ciocchetti (Udc), che della giunta Storace è stato assessore. «Soltanto 1,8 miliardi», ribatte Alessio D’Amato, consigliere regionale Pd. E anche l’ammontare del debito al momento del cambio della guardia Storace-Marrazzo è dibattuto: 9,5 miliardi secondo il centrosinistra, 6,5 per il centrodestra. I padri del debito, quindi, sono incerti. Ma la voragine, nella quale il Lazio è sprofondato, è fuori da ogni dubbio.      di Fabio Rossi “Il Messaggero”.
(Do il link, ma l’articolo non è più disponibile).
http://www.ultimenotizie.tv/notizie-politiche/sanita-lazio-voragine-peggiorata-sotto-la-giunta-storace.html

 

Alla fine del 2006, il debito della Sanità del Lazio era già stimato pari a 10 miliardi.
 
Sanità, rissa sul debito, Augello: «Il buco reale è di 6 miliardi, non di 10»
http://archiviostorico.corriere.it/2006/novembre/01/Sanita_rissa_sul_debito_Augello_co_10_061101023.shtml
 
"Sanità nel Lazio, 10 miliardi di debiti". Marrazzo pronto ad andare in procura
http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/cronaca/buco-sanita-lazio/buco-sanita-lazio/buco-sanita-lazio.html
 
10-04-10   


Aggiornamento (20/02/2015):
 
In difesa della sanità pubblica italiana. Un’indagine sui Paesi OCSE
Gaetano Perone - 20 febbraio 2015
http://www.economiaepolitica.it/scuola-sanita-e-servizi-pubblici/in-difesa-della-sanita-pubblica-italiana-unindagine-sui-paesi-ocse/


Aggiornamento (02/05/2015):
 
Ma perché non le privatizziamo, queste ASL?
27 aprile 2015  paolo piergentili
http://noisefromamerika.org/articolo/ma-perche-non-privatizziamo-queste-asl

  

Post precedenti:

Le proposte del Partito Democratico/1 - Lavoro
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760256.html  
Le proposte del Partito Democratico/2 – Famiglia e Politiche sociali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760566.html
Le proposte del Partito Democratico/3 - Fisco
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2760711.html
Le proposte del Partito Democratico/4 - Scuola
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761480.html
Le proposte del Partito Democratico/5 - Giustizia
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762322.html 

L’Italia è stata fatta con il Sud, ma poi…

10 novembre 2012   Saggistica   L’Italia è stata fatta con il Sud   Nicola Mirenzi

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/138397/litalia_e_stata_fatta_con_il_sud


“Ma davvero il Mezzogiorno è stato colonizzato dal Piemonte? L’Italia è stata fatta contro il Sud? I meridionali erano ostili all’Unità nazionale? 

Non sono un esperto. E se fossero vere entrambe le cose? L'Italia non è stata fatta contro il Sud, ma poi il Piemonte ne ha approfittato ed ha colonizzato il Sud (avendo conosciuto dei piemontesi, non faccio fatica a crederlo...). [1]

E una terza: polentoni nordisti hanno combattuto e sono morti per l'indipendenza del Sud e, viceversa, terroni sudisti per l'indipendenza del Nord.

Ed una quarta: purtroppo, dopo il '799 (è sufficiente leggere l'elenco dei giustiziati della rivoluzione napoletana del '99 [2] che il prof. Marotta ha fatto affiggere nell'atrio della Chiesa del Carmine in Piazza Mercato a Napoli, per rendersene conto), la nobiltà, il clero e la borghesia napoletani hanno smesso di fare gli eroi e, con qualche rarissima eccezione, via via, si sono dedicati esclusivamente e indefessamente ai fatti propri e alla bella vita.

 

[1] Banca d'Italia - Mezzogiorno e politiche regionali *

“Nel Mezzogiorno risiede un terzo della popolazione italiana; si produce solo un quarto del prodotto interno; si genera soltanto un decimo delle esportazioni italiane. Un innalzamento duraturo del tasso di crescita di tutto il Paese non può prescindere dal superamento del sottoutilizzo delle risorse al Sud” (pag. 7).

“A metà di questo decennio il PIL pro capite delle regioni meridionali non raggiungeva il 60 per cento di quello centro-settentrionale; alla metà degli anni sessanta tale ritardo era di dimensioni identiche.

La frattura territoriale nel nostro paese appare almeno altrettanto ampia, anche con riferimento ad indicatori di sviluppo più direttamente correlati alle condizioni materiali di vita delle popolazioni, come i tassi di occupazione, la diffusione della povertà, i livelli di istruzione o il funzionamento dei servizi pubblici locali. L’elevata ampiezza percepita dei trasferimenti di risorse effettuati nel corso dei decenni in favore delle aree meridionali acuisce il senso di insoddisfazione verso le attuali dimensioni del dualismo territoriale italiano” (pag. 427).

“Fino alla conclusione del XIX secolo, il PIL pro capite delle regioni meridionali non scese mai al di sotto del 90 per cento di quello centro-settentrionale”(pag. 427).

http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/seminari_convegni/mezzogiorno/2_volume_mezzogiorno.pdf

[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_Napoletana_(1799)  


Post collegati:

Lettera a Marco Demarco, direttore del “Corriere del Mezzogiorno” (“Terronismo”)

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2681858.html

 

 

PROPOSTA PER MATTEO RENZI

          

 

Alla “Leopolda2”, il regista Fausto Brizzi, come mezzo per migliorare le cose, ha parlato di “buon esempio”. Si dice che l'educazione è l'insegnamento sostenuto, rafforzato dall'esempio. Ne consegue che se si vuole migliorare la situazione italiana, e diffondere il buon esempio, occorre investire nell’educazione. Cominciando dalla famiglia.

Infatti, l'agente educativo principale è la famiglia, in primo luogo la madre, se è vero come è vero (da evidenze scientifiche e quindi obiettive) che il periodo cruciale per la formazione delle basi della personalità del bambino è dalla pancia della mamma a 3 anni, quando il cervello è come una spugna ed assorbe facilmente tutto, di bene e di male. [1]

Anche per esperienza empirica diretta, si comprende che, al netto del carattere, vale a dire del fattore innato, l'educazione svolge un ruolo fondamentale nella costruzione della personalità e nel determinare l’etica individuale, il senso civico, la propensione al rischio, che è materia prima indispensabile sia per creare un'impresa, sia per scalare una montagna, sia per passeggiare di sera in un quartiere malfamato di Napoli, sia per diventare un condottiero, sia per decidere il proprio portafoglio titoli, sia per scegliere di iscriversi alle facoltà scientifiche, sia per creare e dirigere e contendere la leadership di - persino in Italia - un partito nuovo.

 

Spiego allora il mio progetto, necessario sia in generale, sia per risolvere la Questione meridionale e la Questione femminile. (V. anche, più in esteso, l’allegato post [2], nonché l’articolo di Romano Prodi [3], destinatario di una mia lettera sul tema nel gennaio 2006, citata nel predetto post)

 

PROGETTO EDUCATIVO

La mia proposta è questa: in Italia ogni anno nascono 500.000 bambini, quindi ci sono 500.000 madri in gravidanza, occorre e conviene investire su di loro, attraverso un programma strategico pluriennale di assistenza a domicilio alle mamme in gravidanza e nei primi 3 anni di vita dei figli (e ovviamente ai padri), che poi, su questa solida base, si svilupperà – ma solo dopo – attraverso la scuola e gli altri organismi sociali.
A tale scopo, verrebbe selezionato e formato rigorosamente (con stage anche all’estero), attingendo tra gli psicologi, i pedagoghi, gli assistenti sociali, ecc., un piccolo esercito di 25.000-50.000 Assistenti-educatori a domicilio (sulla falsariga degli Health Visitor finlandesi), diretti secondo standard elevati di efficacia-efficienza-qualità e basandosi sul concetto di prevenzione, più semplice ed efficace e meno costoso degli interventi ex post.
Per la copertura finanziaria (500 mln?), si potrebbero sia utilizzare risorse preesistenti, sia riorientare gli ingenti fondi attualmente spesi in progetti educativi inefficaci, mirati a bambini e bambine dai 6 anni in su (quando è già troppo tardi), gestiti da Regioni, Province, Comuni, organismi terzo settore, laici e religiosi, in tutte le Regioni italiane (!).

Che cosa dovrebbero fare gli Assistenti-educatori? A mio avviso, principalmente, tre cose:
1. EDUCARE CHE E’ L’AMORE INCONDIZIONATO DELLA MADRE E DEL PADRE il “mattone” fondamentale del carattere di un bambino, la materia prima per farne un individuo “forte”. Qualcuno obietterà: ma è necessario farli andare a domicilio? Io rispondo: sì, perché – come ha scritto Michele Serra su la Repubblica e come l’esperienza insegna - “l’amore non è obbligatorio mai, nemmeno tra genitori e figli”. Solo un rapporto diretto, empatico è capace di “sciogliere” le non rare resistenze.
2. EDUCARE AD IMPARTIRE AI FIGLI UNADISCIPLINA CONGRUA: NE’ POCA NE’ TROPPA, a cui va aggiunta la trattazione di temi come: il rispetto delle regole, il senso civico, la propensione al rischio e l'abitudine negativa alla lamentela (la lamentela è peccato!).
3. EDUCARE A DARE UN’INFORMAZIONE SESSUALE , o meglio, secondo Freud, in particolare per le bambine, una NON REPRESSIONE DELLE CURIOSITA’ SESSUALI (ovviamente quando queste saranno esplicitate).

Il resto, lo lascio decidere agli esperti. Aggiungo soltanto l’educazione alla lettura (cominciando da quella delle fiabe, fin dalla gravidanza), che è - non tutti lo sanno - una passione che si prende da piccoli, dopo è molto difficile.

Sono le donne (madri) le artefici del loro destino di cittadine a tutto tondo e di quello dei figli. E dell’Italia.

Su questa solida base, poi potrà essere sviluppato il lavoro della scuola.

 

Si tratta anche, in definitiva, della costruzione delle premesse della maggior "felicità" possibile delle nuove generazioni: quale obiettivo più importante, prioritario di questo?

 

 

[1] Educazione.

Fascia d’età critica. Il periodo fondamentale è dalla gravidanza a 3 anni! E’ in questo lasso di tempo che si formano le sinapsi, che legano i neuroni, ma esse si fissano a condizione che vengano utilizzate/stimolate dall’educazione. Riporto il passo scritto da un mio interlocutore, Valerio_38, che lo spiega bene:

“Le moderne neuroscienze hanno dimostrato che la nostra specie è affetta da una eccezionale neotenia, cosicché il cervello di un bambino appena nato è ancora immaturo. Possiede già l’intero patrimonio di neuroni (circa cento miliardi), ma tutti quei neuroni sono pressoché privi di collegamenti fra di loro. Lo sviluppo dei collegamenti (assoni e sinapsi) avviene gradualmente nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza, in parallelo alla vita fuori dall’utero. I collegamenti (in media circa diecimila per ciascun neurone) sembra si sviluppino per caso ma si stabilizzino (si fissino) soltanto se vengono “utilizzati” (gli altri si atrofizzano).

Questa plasticità del cervello infantile e adolescente è la ragione che rende così importante l’istruzione dei giovani fin dalla prima infanzia. L’istruzione determina quali sinapsi si fisseranno e quali no”.

 

ed una mia integrazione:

“Ho letto con interesse il tuo commento del 9.5 23:05 (poi gli altri) e l’ho condiviso interamente tranne in due punti: 1) laddove tu scrivi “Questa plasticità del cervello infantile e adolescente è la ragione che rende così importante l’istruzione dei giovani fin dalla prima infanzia”; e quando affermi: “Ma la distribuzione di queste differenze non dipende dalle latitudini, dipende dalla storia”.

Non dalla storia, ma dall’educazione, appunto, che deve cominciare già durante la gravidanza”.

 

 

[2] Questione femminile, questione meridionale, rivoluzione culturale e progetto educativo

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2580796.html

 

[3] “Solo una riscossa etica e politica può salvare il Mezzogiorno. Il peso dell’illegalità”

Una riscossa etica per salvare il Sud

Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 23 ottobre 2011

http://www.romanoprodi.it/articoli/italia/solo-una-riscossa-etica-e-politica-puo-salvare-il-mezzogiorno_4013.html

 

P.S.:

Matteo Renzi si è chiesto perché quelli di estrema sinistra si comportano in modo autolesionistico. Ho provato a tracciare un profilo psicologico alla buona dei “destri” e dei ”sinistri” in questo ‘post’ del mio blog

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2585732.html

 

P.P.S.:

Berlusconi-Renzi: interpretazione psicologica di un incontro scandaloso

http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2684132.html



ANALISI QUALI-QUANTITATIVE - 15 - RAPPORTO SVIMEZ 2011

           

“RAPPORTO SVIMEZ 2011

SULL’ECONOMIA DEL MEZZOGIORNO”

 

SINTESI

Roma, 27 settembre 2011

 

LE POLITICHE ECONOMICHE GENERALI E SETTORIALI

LE POLITICHE INDUSTRIALI

LE POLITICHE DI COESIONE E L’EUROPA

FEDERALISMO E LE POLITICHE DI FINANZA PUBBLICA

LE POLITICHE INFRASTRUTTURALI E AREE URBANE

LE POLITICHE PER IL SUD, COMPETITIVITA’ E INTERNAZIONALIZZAZIONE

POPOLAZIONE, SCUOLA E MERCATO DEL LAVORO, MIGRAZIONI

LE POLITICHE PER L’ENERGIA E LE FONTI RINNOVABILI

MEDITERRANEO E TURISMO

 

 

LE POLITICHE ECONOMICHE GENERALI E SETTORIALI

 

2010: inizia la ripresa, ma non basta – Dopo la profonda recessione del 2008-2009, nel 2010 l’economia mondiale ha iniziato ad avviarsi verso la ripresa, trainata soprattutto da Stati Uniti, Giappone e dalle economie emergenti (Cina, India, Brasile e Russia).

Pur in presenza di una domanda interna ancora debole, tranne Grecia, Irlanda e Spagna, tutti i Paesi europei hanno recuperato in parte le flessioni degli anni precedenti, grazie soprattutto alle esportazioni. Rispetto al -4,1% del 2009, i Paesi dell’Ue a 27 nel 2010 sono cresciuti del +1,8%.

L’Italia si lascia alle spalle la fase più profonda della peggiore recessione del periodo post bellico, ma tra le principali economie industrializzate è fra le più lente a recuperare: nel 2010 il Pil nazionale è aumentato dell’1,3%, meno della Francia (+1,5%) e molto meno della Germania (+3,5%). Negli ultimi quindici anni, dal 1995 al 2010, il Pil nazionale è cresciuto dello 0,8% medio annuo, meno della metà della media Ue (+1,8%). E il Mezzogiorno?

 

Pil e Mezzogiorno - In base a valutazioni SVIMEZ nel 2010 il Pil è aumentato nel Mezzogiorno dello 0,2%, in decisa controtendenza rispetto al -4,5% del 2009, ma distante di un punto e mezzo percentuale dalla performance del Centro-Nord (+1,7%).

Non va meglio nel medio periodo: negli ultimi dieci anni, dal 2001 al 2010 il Mezzogiorno ha segnato una media annua negativa, -0,3%, decisamente distante dal + 3,5% del Centro-Nord, a testimonianza del perdurante divario di sviluppo tra le due aree.

A livello regionale, l’area che nel 2010 ha trainato il Paese è stata il Nord-Est (+2,1%), seguita da Centro (+1,5%) e Nord-Ovest (+1,4%). Più in particolare, la forbice oscilla tra il boom del Veneto (+2,8%) e la flessione della Basilicata (-1,3%). All’interno del Mezzogiorno, la crescita più alta spetta all’Abruzzo (+2,3%), che recupera in parte il calo del 2009 (-5,8%) grazie alla ripresa dell’industria e alla buona performance dei servizi. Grazie alla crescita del terziario registrano segni positivi anche Sardegna (+1,3%) e la Calabria (+1%). Se la Sicilia è praticamente stazionaria (+0,1%), registrano segni negativi Puglia (-0,2%), Molise e Campania (-0,6%). Discorso a parte per la Basilicata, che riporta il calo maggiore dell’attività produttiva a livello nazionale (- 1,3%), soprattutto per effetto del calo delle costruzioni (-8,4%) e dei servizi (-0,6%).

 

Pil per abitante e divari storici – In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno è passato dal 58,8% del valore del Centro Nord nel 2009 al 58,5% del 2010. In valori assoluti, a livello nazionale, il Pil è stato di 25.583 euro, risultante dalla media tra i 29.869 euro del Centro-Nord e i 17.466 del Mezzogiorno. Nel 2010 la regione più ricca è stata la Lombardia, con 32.222 euro, seguita da Trentino Alto Adige (32.165 euro), Valle d’Aosta (31.993 euro), Emilia Romagna (30.798 euro) e Lazio (30.436 euro).

Nel Mezzogiorno la regione con il Pil pro capite più elevato è stata l’Abruzzo (21.574 euro), che comunque registra un valore di circa 2.200 euro al di sotto dell’Umbria, la regione più debole del Centro-Nord. Seguono il Molise (19.804), la Sardegna (19.552), la Basilicata (18.021 euro), la Sicilia (17.488), la Calabria (16.657) e la Puglia (16.932). La regione più povera è la Campania, con 16.372 euro.

 

Le previsioni SVIMEZ 2011: il Pil a +0,6% - In base a stime SVIMEZ realizzate con il modello previsionale SVIMEZ-IRPET, nel 2011 il PIL italiano dovrebbe far registrare un incremento dello 0,6%, inferiore ai valori di recente previsti dal Fondo Monetario per gli altri Paesi europei: +2,7% Germania, +1,7% Francia, +0,8% Spagna.

Nord e Sud continuano a prendere strade diverse: il PIL del Centro-Nord è previsto a +0,8%, quello del Mezzogiorno a +0,1%. Per il Sud, il 2011 è dunque il secondo anno consecutivo di stagnazione, dopo il forte calo del PIL nel biennio di crisi 2008-2009. Tutte le regioni meridionali presentano valori inferiori al dato medio nazionale e oscillano tra un valore minimo del -0,1% della Calabria e un valore massimo del +0,5% di Basilicata e Abruzzo. In mezzo, Molise e Campania segnano +0,1%, la Puglia + 0,3%, Sicilia e Sardegna ferme a 0%.

 

L’economia per settori

 

Agricoltura – Dopo la caduta del 2009, nel 2010 il valore aggiunto dell’insieme di agricoltura, silvicoltura e pesca ha ripreso a crescere, nel Mezzogiorno a ritmi doppi rispetto al Centro- Nord (+1,4% contro +0,7%).

A livello strutturale il Sud mantiene la sua specificità agricola, che vede qui un’incidenza del settore primario circa doppia rispetto al Centro-Nord (3,3% sul valore aggiunto totale rispetto all’1,5% del Centro-Nord).I cambiamenti in atto nelle politiche di sostegno al settore previste dalla nuova PAC, che punteranno sul rafforzamento della politica di sviluppo rurale, richiederanno alle aziende agricole sempre più capacità di adattarsi al cambiamento, con ristrutturazioni e riorganizzazioni.

Anche in termini di produzione, il Sud supera il Centro-Nord, con un aumento nel 2010 dello 0,3% a fronte della stagnazione (0%) dell’altra ripartizione, per merito soprattutto delle colture legnose e dei prodotti vitivinicoli e olivicoli. In flessione colture erbacee, patate e ortaggi, mentre cresce il peso dei servizi al settore (14%, +2,5% rispetot al 2009). Negativi i consumi intermedi, al Centro-Nord più che al Sud (-0,7% contro -0,5%).

A livello regionale tirano Basilicata, Puglia e Molise, con un valore aggiunto rispettivamente di +5,4%, +4% e +3,5%; più critica la situazione in Campania e Sicilia.

Permane tra le due aree un divario di produttività: in dieci anni, dal 2001 al 2010 al Sud è cresciuta del 10%, contro + 13% del Centro-Nord.

Quanto all’occupazione, rispetto al 2009, è cresciuta di 8mila unità al Sud e di 12mila al Centro- Nord.

 

Industria - Riguardo all’industria in senso stretto, a livello nazionale il valore aggiunto nel 2010 è stato +4,8% (+2,3% al Sud, +5,3% al Centro-Nord), in decisa controtendenza rispetto al tonfo del 2009, -15,6%. Ma molto resta da recuperare: il calo registrato nel 2008-2009 è stato infatti compensato solo per un terzo del totale.

Positivo nel 2010 anche il comparto manifatturiero, + 4,5% (+2,4% nel Mezzogiorno, +4,8% nel Centro-Nord). Ma al Sud l’industria continua a soffrire.

Le tre principali branche del made in Italy (alimentari, carta e legno) hanno registrato nel Mezzogiorno nel 2010 rispettivamente -1,2%, -1,4% e -0,7%, rispetto a +2,4%, +0,8% e +1,3% dell’altra ripartizione. Positive in entrambe le aree gli andamenti dei metalli e del chimicofarmaceutico.

A tirare la ripresa, a livello nazionale, in piccola parte la domanda interna (+0,8%), in massima parte la domanda estera, + 9,8%, soprattutto le industrie chimiche-farmaceutiche, i prodotti in metallo, i macchinari e i mezzi di trasporto.

Se la produttività al Sud nel 2010 è aumentata nel manifatturiero dell’8,8%, è anche vero che il divario con il Centro-Nord resta del 25%, fermo, anno dopo anno, ai livelli del 2005.

Quanto all’occupazione, nel 2010 i posti di lavoro sono calati al Sud del 5,6% (-5,8% nel manifatturiero) contro il -3,1% del Centro-Nord. come già nel 2009, è proseguito il ricorso alla cassa integrazione, soprattutto straordinaria: nel manifatturiero le ore erogate in presenza di crisi strutturali sono state nel 2010 al Sud + 146% (113 milioni di ore) e nel resto del Paese + 163% (544 milioni di ore). Da segnalare che tra il 2008 e il 2010 il manifatturiero meridionale ha perso quasi 130mila posti di lavoro, il 15% del totale, che si aggiungono ai 490mila del Centro-Nord. Lo scenario è quindi quello di una profonda de-industrializzazione. Giù infatti al Sud anche gli investimenti fissi lordi, -1,1% nel 2010, rispetto al +3,9% del resto del Paese.

Non a caso gli interventi di incentivazione all’industria meridionale hanno segnato un forte calo dal 2007, per poi azzerarsi completamente del 2009.

 

Edilizia – Permane nel 2010, dopo i segni negativi del 2008 e 2009, la depressione del settore, anche se la flessione è più contenuta degli anni precedenti. Lo scorso anno il valore aggiunto è sceso del -3,4%, tirato giù soprattutto dal Sud (-5%; -2,9% al Centro-Nord). In ribasso anche gli investimenti (-4,8% al Sud, -3,2% al Centro-Nord). Dal 2001 al 2010 gli investimenti nelle costruzioni sono saliti al Nord dello 0,9% e scesi al Sud -0,5%. In calo anche l’occupazione, al Sud più del doppio del Nord (-1,8% rispetto a -0,8%). Più colpiti i dipendenti, -2,5% al Sud., - 1,4% al

Centro-Nord, mentre gli indipendenti restano praticamente invariati. In valori assoluti, il settore ha perso 22mila occupati, oltre 10mila al Sud e poco più dei 11mila al Centro-Nord.

Restano alte le quote di lavoratori in nero impiegati in quest’area: secondo la SVIMEZ, sarebbero 200mila in Italia, e oltre 110mila al Sud.

Sul fronte delle opere pubbliche, i bandi di gara nel 2010 scendono per numero (-0,9%) e importi (- 15%) a livello nazionale. Al Sud calano per importi soprattutto in Campania, Puglia e Calabria.

 

Servizi e terziario – Rispetto al 2009, e dopo due anni di variazioni al ribasso, nel 2010 a livello nazionale il valore aggiunto del settore è cresciuto dell’1%, con un andamento particolarmente positivo nei comparti in cui la caduta era stata più forte, come il commercio (+4,2% rispetto al - 10,4% del 2009), turismo e comunicazioni (+1,2%) e l’intermediazione creditizia e immobiliare (+0,6%).

Più tiepida la ripresa al Sud, che nel 2010 segna + 0,4%, compensando molto parzialmente il calo del 2009 (-2,4%), rispetto al +1,2% del resto del Paese. Anche al Sud i dati più positivi riguardano il commercio (+2,8%) e trasporti e comunicazioni (+1,8%). In flessione il settore dell’intermediazione creditizia e immobiliare (-0,4%), che sale invece al Centro-Nord (+0,9%). Da rilevare comunque che nel complesso, negli ultimi dieci anni, dal 2001 al 2010 i servizi al Sud sono cresciuti meno della metà rispetto al Centro-Nord (+0,4% contro +0,9%).

La forbice permane anche a livello occupazionale: -1% al Sud, +0,3% nel resto del Paese, che diventano al Sud -2,1% nel commercio, in flessione ormai da tre anni. Per il quarto anno consecutivi il settore dei servizi al Sud continua a perdere occupati, quantificabili, dal 2006 al 2010, il 193mila unità in meno, sia dipendenti che indipendenti.

In risalita la produttività (+1,1%), che però resta nel 2010 a livelli inferiori rispetto al 2000.

 

Il credito – Nel 2010 il numero di banche al Sud è sceso a 204, in calo di 11 unità, a seguito di fusioni. Circa i tre quarti hanno sede operativa nel Mezzogiorno, e solo 17 appartengono a gruppi del Centro-Nord. Flessione anche al Centro-Nord: 633 le banche presenti, 22 in meno dell’anno precedente. Quanto agli sportelli, si sono ridotti al Sud dell’1,5%, 1 ogni 2.948 abitanti, contro i 1.794 del Centro-Nord.

In generale, al Sud nel 2010 i prestiti sono cresciuti del 3,5%, soprattutto da parte dei primi cinque gruppi bancari, al Centro-Nord del 2,6%. Più 3,5% al Sud anche riguardo ai prestiti alle imprese, rispetto allo 0,7% del 2009. In risalita soprattutto i finanziamenti alle imprese con oltre 20 addetti, +4,2%, mentre al Centro-Nord crescono soprattutto i prestiti alle imprese under 20,

+2,6%. Quanto al tasso di interesse, al Sud si è attestato al 6,2% contro il 4,8% del Centro- Nord: resta quindi invariato il divario di 1,4 punti percentuali, quale riflesso dell’elevata rischiosità delle imprese meridionali.

Imprese che fanno più fatica a restituire i prestiti: a dicembre 2010 le sofferenze interessano il 3,7%, mezzo punto percentuale in più rispetto all’anno precedente.

In crescita anche i prestiti alle famiglie, +4,4% al Sud, +3,8% al Centro-Nord. Invariati i tassi sui prestiti per l’acquisto di abitazioni: 3,2% al Sud, 2,9% al Centro-Nord. Tra le famiglie, le sofferenze sono ferme all’1,5% al Sud e all’1,2% al Centro-Nord.

 

Cosa dice la SVIMEZ - Gli andamenti degli ultimi anni evidenziano i ritardi nell’attivare i processi di riforma che sarebbero stati necessari per adeguare il sistema produttivo alle nuove condizioni competitive determinatesi con la globalizzazione e con l’adesione all’Euro. Questo processo di declino potrà essere interrotto solo in presenza di una adeguata domanda privata e pubblica che attenui gli effetti di breve periodo della crisi indotti dai processi di ristrutturazione e, nel medio periodo, favorisca una ripresa duratura della produzione e nella creazione di posizioni lavorative stabili e efficienti. Il pericolo è che, mancando tale stimolo, la perdita di tessuto produttivo diventi permanente, aggravando i divari territoriali già marcati nel Paese.

 

[…].

 

Rapporto SVIMEZ 2011 (Sintesi)

http://web.mclink.it/MN8456/rapporto/rapporto_materiali/2011/rapporto_2011_sintesi_stampa.pdf

 

Rapporto SVIMEZ 2011

http://web.mclink.it/MN8456/rapporto/rapporto_2011_download_temp.html

 

Considerazione a margine

 

Quali proposte si possono allora avanzare per la Campania (e il Sud)?

Fra di esse vi devono essere certamente l’adeguamento infrastrutturale, l’incremento della spesa in ricerca e innovazione, una maggiore efficienza della Pubblica Amministrazione ed un feroce contrasto alla criminalità organizzata, oltre a una classe dirigente all’altezza del compito. Ma la più importante, la premessa perché quelle prima indicate possano essere davvero efficaci, è la riforma culturale. Essa – poiché gli investimenti in infrastrutture, in ricerca, ecc., pur necessari, non possono bastare – è la condizione principale per far vivere alla Campania (e al nostro Mezzogiorno) una potente e dinamica stagione di sviluppo, capace di colmare gradualmente e definitivamente il divario con il resto del Paese e con il resto d’Europa. Lo scarso apporto delle donne all’economia del Sud rende questa radicale trasformazione culturale assolutamente non più rinviabile. Se il reddito procapite della Campania facesse registrare – rispetto a quello della Lombardia, attualmente quasi doppio – un differenziale positivo pari mediamente al +2% annuo, impiegherebbe circa 34 anni a colmare il divario, circa 68 anni se il differenziale favorevole fosse del +1%.

Per la Campania (e il Sud), occorre, quindi, delineare una strategia e definire dei programmi e dei progetti – scolastici, culturali, economici – che attuino un piano integrato le cui direttrici di attacco seguano questa successione logica: creazione dello spirito giusto à rimozione degli ostacoli al suo naturale dispiegarsi à riforma culturale à soggetto e oggetto protagonista: soprattutto la donna, da trasformare da problema e fattore di conservazione a risorsa e motore del cambiamento, attraverso un’azione di sostegno corposo e a lungo termine, indirizzata alle famiglie, alla scuola ed agli organismi socio-culturali (v. http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2580796.html e, per un utile confronto coi dati storici della Banca d’Italia, Lettera PDnetwork, nota 18 http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2593370.html ).

IL RUOLO DELLE DONNE TRA FAMIGLIA E POLITICA

 

Pubblico un mio commento sul ruolo delle donne ‘postato’ in Repubblica/blog-Amato-Percentualmente
http://amato.blogautore.repubblica.it/2011/03/08/le-donne-secondo-listat/
 
Bisognerebbe interrogarsi su chi o che cosa fa sì che quella italiana sia una società bloccata (vedi il ‘post’ precedente) o disequilibrata (v. questo ‘post’).
 
Quando un fenomeno è antico, profondo e diffuso, c‘è sempre una dimensione prevalentemente storico-culturale.
Il nostro è un popolo antico, cinico e mammone.
I soggetti principali, checché se ne dica, che hanno agito e continuano ad agire in profondità e ne costituiscono il sostrato culturale più autentico - e conservatore - sono, da una parte, mamma-Chiesa - oscurantismo, nepotismo, controriforma, anti-giansenismo (non è l’uomo che si deve elevare operando bene per meritare la grazia, ma il contrario) e, dall’altra, la donna-mamma, soggetto dominante nella sfera privata. In Italia, soprattutto al Sud, vige il matriarcato. Senza studi particolari: a me consta personalmente, inferendolo dalla cerchia familiare allargata e da quella amicale.
Il disequilibrio tra i generi, nella dimensione pubblica, e quindi anche nei rapporti economici, è conseguenza del matriarcato.
 
Una giovane amica sostiene che “E’ una discriminazione che partendo dal disequilibrio fra i ruoli all’interno della famiglia” richiede di “cominciare a condurre un’adeguata campagna d’informazione sulla realtà del mondo femminile italiano, a partire dalla scuola”.
Io ho obiettato: “Scusami, come a partire dalla scuola? Nasce in famiglia e vuoi partire dalla scuola? E’ un po’ come chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Vuoi curare la “malattia” (non si guarisce quasi mai dalle malattie) anziché prevenirla, che è più facile e meno costoso? La logica – scrive Musil ne “L’uomo senza qualità” – è quella cosa scomoda che fa discendere il significato di una frase da quella precedente. Perché trovi “scomodo” collocare il problema là dove esso ha origine? Comunque mi sono accorto che parecchi, soprattutto donne, trovano “scomodo” partire da lì.
 
Ella sostiene ancora (in linea con ciò che è scritto in questo ‘post’): “Secondo le statistiche le donne si impegnano di più negli studi e ottengono risultati migliori rispetto ai maschi”.
Io ho obiettato: “Questa è un po’ una leggenda metropolitana, almeno per i ragazzi di Scuola Media: secondo il Rapporto 2009 dell’INVALSI (par. 4.2, tavv. 6 e 6a), al Centro-Nord le ragazze sono più brave in italiano, i ragazzi in matematica; al Sud non ci sono differenze. Dopo, non so, forse, un 5-7% di donne raggiunge anche l’eccellenza, ma il restante 93-95%?”. (I laureati, in fondo, sono soltanto 160 mila all’anno).
 
Ella sostiene ancora: “Molte ragazze hanno semplicemente perso la volontà di battersi davvero per qualcosa”.
“Ecco, le ho detto, questo è il punto cruciale: solo lottando si ottengono le cose, se le donne rinunciano a farlo, siamo tutti fritti. In Italia, soprattutto al Sud (da secoli), pare sussistere una sorta di “divisione nazionale del potere”: le donne comandano in casa (e forse nella scuola), gli uomini fuori dalla casa; urge un riequilibrio e una redistribuzione del potere politico, ma le donne latitano: perché? Se un fenomeno è così esteso, antico e profondo, vuol dire che ha una valenza e una dimensione “culturale” e quindi esige una soluzione “culturale”, cioè educativa, a partire dalla famiglia e dal suo perno educativo: la madre. Scrive la psicanalista Simona Argentieri - una delle protagoniste del dibattito su l’Unita sul silenzio delle donne - (in “Specchio delle mie brame”, Psycomedia) che il rapporto con la madre è fondamentale nella costruzione della personalità di ciascuno e parla di “primitivo imprinting relazionale”.
 
Occorre una rivoluzione culturale; occorre che la donna rinunci ad una parte del suo potere tra le mura domestiche - dove si formano i paradigmi culturali, che deve contribuire a cambiare -, a favore di un suo più marcato ruolo pubblico, di una presenza più incisiva nei posti dove si fanno le leggi, che sono in rapporto biunivoco con il retaggio culturale: ne sono influenzate e lo influenzano.
 
Occorre essere consapevoli che la questione femminile, a ben vedere, è il nodo cruciale italiano, dalla cui soluzione dipendono tante altre questioni: dallo sviluppo economico alla parità uomo-donna, alle disuguaglianze di reddito e di ricchezza, alla scuola, all’educazione, alla tv, alle aziende, al Mezzogiorno.  
 
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3/24/2018 4:20:09 PM
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"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
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Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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