.
Annunci online

Disuguaglianza, la truffa trentennale del gocciolamento verso il basso



Carlo Clericetti  -  8 NOV 2017

Alì Bersani e i 40 collegi


Nel corso di una discussione nel web, incentrata sul progetto di MDP di unire tutte le componenti a sinistra del PD in un raggruppamento elettorale e su un progetto riformista, sulla base di un documento programmatico che contempla l’abrogazione delle cosiddette riforme di Renzi, tra cui il “Jobs Act”, e cercare un’alleanza elettorale o post elettorale con M5S in alternativa a quella col PD, un renziano mi ha obiettato che l’errore storico della sinistra è di preoccuparsi di come viene distribuita la torta e non di come la si aumenta, e che M5S è di destra.

Gli ho risposto così.

1. Innanzitutto, con la scusa di ingrandire la torta (il mitico gocciolamento verso il basso), negli ultimi 30 anni, dopo il trentennio glorioso, i ricchi hanno accresciuto il loro fettone di reddito e di ricchezza, a danno della fettina degli altri. Quindi la disuguaglianza è cresciuta, in Italia e nel mondo.

2. Per sostenere dal punto di vista teorico questa progressiva spoliazione, si sono impadroniti delle Università, corrotte dalla loro ideologia economica strampalata e spietata (il neo-liberismo).

3. Hanno stravolto la logica (si pensi alla ossimorica e nefasta austerità espansiva).

4. Hanno stravolto la matematica, anzi il suo uso (si pensi alle teorie e ai calcoli di Reinhart e Rogoff sul debito pubblico ostacolo alla crescita o, prima, al Monetarismo di Milton Friedman sulla relazione tra massa monetaria e inflazione, una cagata pazzesca che ha fatto danni enormi ai poveri cristi, poi abiurata dal suo stesso autore, o al moltiplicatore del taglio di spesa minore di quello del taglio di tasse, idem come sopra).

5. Soprattutto, e per me è il peccato maggiore, hanno stravolto la lingua (si pensi al termine, spoliato alla sinistra, RIFORMA, che prima significava un miglioramento del benessere della maggioranza, ora l'indoramento della pillola per le terapie strampalate e spietate della troika a danno di milioni di poveri cristi e a beneficio di pochi, o, per venire a casa nostra, per la DEFORMA del lavoro - la competizione di costo è il portato della globalizzazione asimmetrica imposta dai ricchi [1 o 2- e la DEFORMA costituzionale del duo di ignoranti Renzi-Boschi).

6. Siccome i ricchi sono egoisti e bulimici, hanno “convinto” i facitori delle leggi a ridurre le aliquote marginali delle imposte dirette, le imposte di successione, le imposte sui guadagni di capitale, che sono inferiori alle imposte di 50 e 60 anni fa e a quelle di oggi sul lavoro; a ridurre le regole sulle banche per facilitare la speculazione finanziaria, salvo poi chiedere i salvataggi di quelle TBTF (troppo grosse per farle fallire); a facilitare l'elusione fiscale; a lasciar operare liberamente i paradisi fiscali dove nascondere i loro immensi capitali al Fisco.

7. Naturalmente, per conseguire la spoliazione e tutto il resto, si sono avvalsi dei loro potenti mezzi: (a) risorse finanziarie enormi; (b) il controllo delle Università; (c) il possesso dei media; (d) l'ausilio di un congruo numero di agit-prop ben retribuiti; (e) la collaborazione interessata di un 20% di popolazione benestante; e, come è sempre stato purtroppo nella storia (fenomeno strano che incuriosì molto Einstein che chiese lumi a Freud, cfr. “Perché la guerra?”), (f) l'appoggio di milioni, miliardi di UTILI IDIOTI masochisti che lo fanno gratis contro il proprio interesse.[1 2]

Renziani, svegliatevi dal letargo, siamo in guerra. Quando uscirete dal letargo, forse v'accorgerete anche voi che è in corso da trent'anni una guerra: tra ricchi e poveri, dichiarata dai ricchi. E i ricchi finora hanno stravinto. Bisogna fare una sorta di rivoluzione, e per farla è più utile il buffone ignorante Grillo che il contaballe seriale Renzi, che ha tradito il mandato elettorale e, oltre a prendere soldi da banchieri, si è alleato con i Marchionne e gli Squinzi.

Alfredo D'Attorre for president!



Appendice


"Al presidente Mauricio Macri e a tutti i capi di stato del G20:

L’ineguaglianza nel mondo ha raggiunto livelli inaccettabili -- 8 sole persone possiedono quanto metà dell’intera popolazione mondiale.

E il divario sta aumentando, anche grazie ai paradisi fiscali che permettono di travasare all’estero migliaia di miliardi per evitare di pagare le tasse. I ricchi diventano più ricchi, e gli altri pagano per tutti.

Otto anni fa il G20 aveva deciso di dire basta. È ora di mantenere quell’impegno. Vi chiediamo di agire immediatamente per la fine dei paradisi fiscali e di far sì che chi ne fa uso sia punito."

Aggiungi il tuo nome alla lettera aperta!
-- 
Maggiori informazioni

"Otto anni fa, da Primo Ministro della Gran Bretagna e presidente del G20, ho cercato di mettere fine allo scandalo dei paradisi fiscali. Ma l’inchiesta dei "Paradise Papers" sta mostrando che migliaia di miliardi vengono ancora nascosti negli angoli più remoti dell’economia mondiale, per non pagare le tasse

È un meccanismo perverso che permette ai più ricchi di non pagare per gli ospedali, le scuole e i servizi di tutti, per cui tutti gli altri invece contribuiscono.

Ma ora possiamo fermarli – un accordo internazionale può finalmente mettere fuori legge i paradisi fiscali, con multe e addirittura la prigione per i più grandi evasori. Il G20, il gruppo dei 20 Paesi più ricchi e potenti al mondo, ha il potere di attuarlo.

Unitevi firmando questa lettera al presidente argentino Mauricio Macri, presidente del G20 --appena avremo un milione di firme gliele consegnerò di persona, chiedendo a lui e agli altri leader mondiali di portare finalmente a termine quello che avevamo iniziato nel 2009."

-- Gordon Brown, Ex primo ministro del Regno Unito -- con Avaaz
.



Post e articoli collegati:


Lettera di PDnetwork alla Segreteria Nazionale ed ai Gruppi parlamentari del PD


La globalizzazione non è un gioco equo


AnalisiQQ/32/Classifica Forbes 2016 dei ricchissimi


Ricchi e poveri


Referendum, meglio tenerci la Costituzione che abbiamo


L’unica e vera rivoluzione sarebbe che i poveri non pagassero per i ricchi


JJobs Act, un primo bilancio nella ricerca ISIGrowth

Dario GuarascioMarta FanaValeria Cirillo

17 dicembre 2015 Sezione: ItalieLavoro

Uno studio di ricercatori italiani evidenzia che solo il 20% dei nuovi assunti tra gennaio e luglio ha un contratto a tempo indeterminato ed è cresciuta l’incidenza di contratti a termine e part-time www.isigrowth.eu

http://sbilanciamoci.info/jobs-act-un-primo-bilancio-nella-ricerca-isigrowth/  


Ricchi e poveri, vecchie e nuove idee

21 giugno 2013 Sezione: Alter

Non è vero che l’interesse individuale muove il mondo, non è vero che non c’è altro mondo possibile. La road map di Kaushik Basu “oltre la mano invisibile, per una società giusta”


Noi di sinistra dobbiamo chiedere scusa per l’euro

Alfredo D'Attorre

Il Fatto Quotidiano 26.10.'16

http://www.sinistralavoro.it/noi-di-sinistra-dobbiamo-chiedere-scusa-per-leuro/  



**********



Dialogo con un neo-liberista sull’Euro, la BCE e dintorni in un sito keynesiano



Riporto la lunga discussione tra me e un neo-liberista fanatico, Enzo Michelangeli (un professionista informatico emigrato a Hong Kong e collaboratore in passato del sito neo-liberista NoisefromAmerika http://noisefromamerika.org/profilo-utente/enzo-michelangeli), sul tema dell’Euro, della BCE e dintorni, svoltasi in gennaio in calce al seguente articolo del sito Keynesblog.

Più ne incontro e “bastono” volentieri, più debbo constatare che gli elementi comuni dei neo-liberisti sono il fanatismo, la spietatezza, l’autorazzismo che rasenta la fellonìa ed il funzionamento abnorme del principio di realtà.


Neppure i noeuro sanno come uscire dall’euro

Pubblicato da keynesblog il 10 dicembre 2016



Il bilancio italiano e’ di circa 800 miliardi di euro.
Significa che lo stato Italiano puo’/deve spendere 800 miliardi l’anno.
Circa il 90% di tali spese corrisponde a pensioni e stipendi della pubblica amministrazione.
Reintroducendo la Lira, si pagherebbero pensioni e stipendi stampando in proprio e gli 800 miliardi del bilancio rimarrebbero in tasca al Governo per le epese piu’ opportune, vedi riduzione del debito.


@bertoldo
Citazione: “Circa il 90% di tali spese [830 mld] corrisponde a pensioni e stipendi della pubblica amministrazione”.

Numeri del Lotto: non arrivano neppure al 50%. La spesa pensionistica (al netto delle imposte – 45 mld – e al lordo di 20 mld di assistenza) liquidata nel 2014 è pari a 193 mld;[1] il costo del lavoro dei dipendenti pubblici (al lordo delle imposte e del personale esterno) è pari a 160 mld. Anche sommando gli importi lordi (193+160), avremmo 353 mld, pari al 42,5%.

[1] “L’importo complessivo annuo risulta pari a 192,6 miliardi di euro, di cui 173 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali.Il 66% dell’importo è erogato dalle gestioni lavoratori dipendenti, il 23,8% da quelle dei lavoratori autonomi, il 10,1% da quelle assistenziali”.

http://www.inps.it/portale/default.aspx?sID=;0;&iMenu=1&NewsId=TUTTI&sURL=/docallegati/UfficioStampa/comunicatistampa/Lists/ComunicatiStampa/cs150430_bis.pdf


***


La deflazione non è solo nell’ area euro e le banche han molti problemi anche in UK dove l’ euro non è mai pervenuto e persino tra i crucchi che, secondo la narrativa antieuro si sono avvantaggiati dall’ introduzione della moneta unica, quindi no: non è colpa dell’ euro se le banche sono messe male, inventane una migliore.


@ihavenodream
Citazione: “non è colpa dell’ euro se le banche sono messe male, inventane una migliore”.

Risposta semplicistica. La spiegazione è invece articolata: in sintesi, (a) è il sistema UE-Euro monco, inclusa la Commissione europea e in particolare la BCE, per scarsa indipendenza dalla Germania; (b) la politica monetaria e la politica economica risentono di questa scarsa indipendenza e sono tarate nell’interesse prevalente della Germania (e suoi satelliti); e (c) quando si dice che l’Italia va male perché non ha fatto le riforme strutturali si pecca di parziale ignoranza, e perché l’Italia presenta un avanzo primario da 20 anni, e perché ha varato la riforma pensionistica più severa (Dini + SACCONI + Fornero) e messo in sicurezza i conti pensionistici (e quindi, secondo la Commissione europea e centri studi perfino tedeschi, il debito pubblico http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2016/02/28/debito-italiano-a-rischio-anzi-il-piu-sostenibile/) nel lungo periodo.
I difetti strutturali dell’Italia sono seri e annosi, ma essi sono stati esacerbati dall’introduzione dell’Euro, che è rimasto un sistema monco. Le sofferenze bancarie all’inizio della crisi erano pari a 40 mld, poi in 6 anni sono quasi quintuplicate a causa della crisi economica imposta dall’UE per conto della Germania, che ha distrutto quasi il 25% dell’apparato produttivo italiano.

POLITICA MONETARIA E FISCALE.

Com’è noto, la BCE ha varato il QE nel marzo 2015, con un ritardo di 6 anni rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoJ.
E’ falso, come scriveva Bini Smaghi, ex membro del Consiglio direttivo della BCE, in un recente articolo sul Corriere della Sera,[*] che “In sintesi, come avevano sottolineato gli oppositori alla politica monetaria espansiva della Bce, questa non è stata seguita da un’azione strutturale di risanamento delle finanze pubbliche”.
E’ una doppia bugia: (a) il risanamento dei conti pubblici in Italia è iniziato nel 2010 (la prima manovra correttiva dopo la crisi della Grecia è stata il DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla Legge 122/2010, di 62 mld cumulati) ed è stato mastodontico: nella scorsa legislatura, sono state varate manovre correttive per 330 mld cumulati, 4/5 dal governo Berlusconi, pari a 267 mld cumulati, distribuiti in maniera molto iniqua, e 1/5 dal governo Monti, pari a 63 mld cumulati, ripartiti in modo più equo (vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF),[**]
Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):
– governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);
– governo Monti 63,2 mld (19,2%);
Totale 329,5 mld (100,0%).
per far fronte soprattutto agli accresciuti oneri per interessi passivi, proprio a causa della quasi latitanza della BCE, i cui interventi a favore degli Stati in crisi si sono limitati all’SMP per 209 mld, di cui 99 all’Italia (tra il maggio 2010 e il marzo 2011, la BCE ha acquistato titoli di Stato greci, irlandesi e portoghesi; da agosto 2011 a gennaio 2012, titoli italiani e spagnoli), al famoso e decisivo “whatever it takes” di Draghi del luglio del 2012, che non è costato 1 solo € alla BCE, e agli OMT, mai implementati finora; in più, a differenza della FED (i cui interventi invece sono stati massicci), sterilizzando ogni volta gli importi, cioè riducendo di un pari importo la massa monetaria, per paura della (fantomatica) inflazione; (b) all’azione della BCE, doveva essere accompagnata, non tanto o almeno non solo le cosiddette riforme strutturali, che, se sono utili, lo sono soltanto nel medio-lungo periodo, ma anche una politica fiscale espansiva anticiclica da parte degli Stati, come suggerito anche sia dal FMI che dalla metà buona del presidente Draghi (vedi, ad esempio, il suo intervento a Jackson Hole, nell’agosto del 2014, considerato eterodosso da tutti i commentatori, per cui Draghi telefonò alla cancelliera Merkel per giustificarsi). Purtroppo, la Germania, per bocca della Commissione europea, l’ha impedito, discriminando l’Italia (e non solo), come attestano i dati EUROSTAT,[***] e quanto ha scritto la Corte dei Conti europea.[****]
Forse non è irrilevante aggiungere 2 notazioni:
La prima è che, nell’ambito del programma SMP, gli acquisti da parte della BCE di titoli di Stato italiani cominciarono il 22 agosto 2011, cioè 17 giorni dopo l’invio della famosa (o famigerata) lettera del 5.8.2011 della BCE, firmata da Trichet e Draghi, e 9 giorni dopo il varo da parte del governo Berlusconi-Tremonti del DL 138 del 13.8.2011, di 60 mld cumulati, contenente una buona parte delle misure chieste nella predetta lettera, e che faceva seguito, a distanza di neppure 40 giorni, al DL 98 del 6.7.2011, di 80 mld cumulati;
La seconda è che tutte le misure strutturali (cioè permanenti) delle manovre correttive, tra cui, ad esempio, la riforma delle pensioni Sacconi (2010 e 2011), ben più severa e incisiva della tanto vituperata riforma delle pensioni Fornero, valgono tuttora.

In dettaglio, gli interventi di politica monetaria non convenzionali della BCE hanno contemplato:
(a) l’SMP (Securities Markets Programm); con l’annuncio delle caratteristiche tecniche delle ODM il 6 settembre 2012, è stato posto termine all’SMP;
(b) gli OMT (Outright Monetary Transactions), cioè l’acquisto illimitato di titoli di Stato, sul mercato secondario, con contestuale sterilizzazione, mai implementati.
“Nell’agosto 2012, la BCE ha annunciato la predisposizione delle OMT (in italiano ODM), (OPERAZIONI DEFINITIVE MONETARIE (ODM), specificandone ulteriormente le caratteristiche tecniche in settembre. Queste ODM sono tese a salvaguardare un’appropriata trasmissione della politica monetaria e l’unicità della politica monetaria nell’area dell’euro. […]”
Non sono mai stati implementati, ma erano talmente reali ed effettivi che la Corte Cost. tedesca fece contro di essi ricorso alla Corte di Giustizia Europea, perdendolo com’è noto, poiché sono stati dichiarati compatibili con la normativa UE dalla Corte di Giustizia europea.
(c) Le Open market operations (Operazioni di mercato aperto), cioè LTROs e TLTROs, destinate alle banche;
(d) l’APP (Asset purchases programme), cioè il QE (Quantitative Easing); in italiano, Programma di acquisto di attività (PAA): titoli di Stato, titoli emessi da istituzioni sovranazionali europee, obbligazioni societarie, titoli derivanti da cartolarizzazioni e obbligazioni garantite a un ritmo di 80 miliardi di euro al mese (da marzo 2015 fino a marzo 2016 l’importo era pari a 60 miliardi di euro).
Il QE è stato varato nel marzo 2015, quando era PdC Renzi. Pier Giorgio Gavronski sostiene che c’è un patto riservato tra Draghi e Renzi: sostegno della BCE contro riforme strutturali dell’Italia, per premere sulla Germania affinché faccia una politica economica espansiva.
[…]

***


Enzo Michelangeli 18 dicembre 2016 alle 03:23

Mah, se Draghi non fosse intervenuto sicuramente le cose avrebbero preso una cattiva piega, ma piu’ per l’Italia e gli altri paesi della periferia che per l’Euro in se’. E’ vero che quando un paese debitore fa default la cosa si ripercuote anche sui creditori, ma come abbiamo visto in passato (p.es. il caso dell’Argentina nel 2001 quando salto’ il currency board col dollaro, o quello piu’ controllato della Grecia che ha fatto default sul 52% del suo debito sovrano pur senza uscire dall’unione monetaria) a soffrire di piu’ sono i primi.

Sull’intervento dell’ESM, a me pare che abbia dato ottimi risultati per Bankia in Spagna. Il punto e’ questo:
1. Per ricapitalizzare il sistema bancario servono soldi “veri”, non trucchi contabili.
2. Nessun investitore privato mette i propri soldi senza qualche garanzia legale che li riavra’ indietro, quindi servono istituzioni pubbliche almeno a controllo e garanzia del processo.
3. Di queste, i governi dei paesi della periferia si sono dimostrati inaffidabili, proprio perche’ rispondono all’elettorato locale, il quale ha interesse a non pagare per errori e misfatti dei passati governi da esso a suo tempo eletti.
Quindi, la contropartita di un salvataggio dall’esterno (che e’ l’unico possibile) richiede un controllo politico dall’esterno, in modo da proteggere i legittimi interessi di chi fornisce le risorse finanziarie. UE, BCE e (se ci sta) FMI sono le istituzioni migliori per questo, dato che rispondono a governi democraticamente eletti, non alla “tecnocrazia filofinanziaria”. A meno che ripagare i prestiti come precedentemente pattuito non sia per lei un concetto da tecnocrati filofinanziari, nel qual caso temo che i suoi discendenti avranno un futuro poco roseo.


@Enzo Michelangeli
Visione ottimistica. La Commissione europea non è eletta ma nominata e non risponde ai Governi nazionali. La BCE è indipendente dal potere politico (art. 7 Statuto). Questo in teoria, poiché la storia attesta che sia la prima che la seconda sono (stati) indipendenti da tutti, tranne che dalla Germania.


Enzo Michelangeli 13 gennaio 2017 alle 16:49

@vincesko: a me non dispiace se il controllo politico e’ della Germania: l’Italia avrebbe tutto da guadagnarci.


@Enzo Michelangeli
Assolutamente no. 1. La storia insegna che la Germania è arrogante fino all’ottusità ed incapace di leadership politica, perché l’establishment tedesco persegue egoisticamente e ottusamente il suo esclusivo interesse economico e manipola in tal senso l’opinione pubblica tedesca. 2. La gestione della crisi attuale asimmetrica conferma in pieno tale lezione. 3. Gli interessi economici di breve-medio-lungo periodo tra l’Italia e la Germania sono dunque divergenti, a meno che non si voglia accettare la subordinazione dell’Italia alla Germania e quindi l’alea connaturata ad una leadership arrogante, egoista e ottusa.


***


Ma chi lo dovrebbe nominare il cda di Banca Italia? i marziani? perchè il cda delle altre banche centrali chi lo nomina? e cmq si se è sottoposto al controllo degli organismi di garanzia pubblici e alle leggi sulle pubbliche amministrazioni, Corte dei Conti e quant’altro per me basta e avanza. Semmai il problema è che nemmeno gli organismi pubblici di garanzia funzionano, ma questo è davvero un altro discorso.
Più in generale il problema dell’area euro oggi come oggi è duplice: la prima parte è che le regole di funzionamento sono sbagliate, tra le regole da cambiare c’è sicuramente il meccanismo di tutela del debito pubblico da parte della Bce, a cui Draghi sta parzialmente supplendo con il Qe, ma occorrerebbe invece un meccanismo per ridurre gli spread tra i debiti dei paesi, del tipo: la Bce si impegna a comprare i titoli pubblici dei paesi il cui spread dal titolo pubblico più basso è sopra i 50 punti base, in tal modo il mercato stesso riallineerebbe gli spread senza nemmeno che la Bce debba di fatto mai intervenire. L’altra regola sballata che è ormai sempre di più un elefante nella stanza è il 3% di deficit, perchè non ha alcun senso macroeconomico, a volte devi fare il 3%, a volte il 9, a volte lo 0, dipende dal ciclo; e poi una volta che la Bce garantisce il debito di tutti i paesi sarebbe più coerente ragionare in termini di avanzo e disavanzo primario, non più di deficit.
Il secondo problema che ha l’area euro pero’, che non tutti mettono in evidenza e’ la scelta di impostazione macroeconomica profondamente sbagliata, di tipo mercantilista, basata sulla ricerca della competitività a tutti i costi, il rigore come ideologia, il moralismo economico ecc. questo forse oggi come oggi è il vero problema, più ancora delle regole da cambiare. Non si riesce a capire che non serve a nulla aver creato la seconda moneta di riserva mondiale, se poi controlli ossessivamente il bilancio pubblico e la bilancia commerciale. La bilancia commerciale degli Usa è in disavanzo da 30 anni e non sono mai stati così in salute, al di là delle chiacchiere di qualche pseudoeconomista da bar….


@ihavenodream
Citazione1: “tra le regole da cambiare c’è sicuramente il meccanismo di tutela del debito pubblico da parte della Bce, a cui Draghi sta parzialmente supplendo con il Qe, ma occorrerebbe invece un meccanismo per ridurre gli spread tra i debiti dei paesi”.

1. Non c’è un’esigenza assoluta di cambiare le regole, come dimostra il tardivissimo QE, che quasi tutti ritenevano impossibile, per tutelare il debito pubblico dell’intera Eurozona.
2. Solo che è stato fatto, come ha preteso la Germania, sulla base della regola del “capital key”, cioè in ragione della quota di partecipazione degli Stati nel capitale della BCE, quindi la quota maggiore va ai Tedeschi, che non ne hanno bisogno, e (quasi) nulla va ai Greci, che invece ne hanno un gran bisogno.
3. Invece, checché ne dica la Germania, è possibile anche aiutare singoli Stati in modo differenziato, come dimostrano sia l’SMP, implementato nel 2010-2012 a favore di Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna e Italia, sia le OMT (acquisto illimitato di titoli pubblici), mai utilizzate finora ancorché siano state giudicate conformi ai trattati UE dalla Corte di Giustizia europea, nel ricorso presentato dalla Corte Cost. tedesca.
4. Il limite statutario invalicabile (mutuato dai trattati) è che la BCE non sconfini dalla politica monetaria a quella economica e che persegua il suo obiettivo principale (quindi c’è anche un secondo obiettivo, anche se subordinato, che però viene sistematicamente obliterato[1]): la stabilità dei prezzi nel medio periodo (cioè un tasso d’inflazione poco sotto il 2%). A questi si aggiungono i divieti di finanziamento degli Stati e di acquisto diretto (cioè sul mercato primario) dei titoli pubblici (art. 21 Statuto).[1]
[1] Cfr. QE, gli obiettivi ed i poteri della BCE e della FED
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2822739.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/qe-gli-obiettivi-ed-i-poteri-della-bce.html 
5. La lezione che si ricava dalla gestione della politica monetaria della BCE è che, se l’oligarchia che comanda in UE lo vuole, c’è un ampio margine di interpretazione delle regole, in senso restrittivo o estensivo. Come peraltro avviene per l’intera missione dell’UE sancita dall’art. 3 del TUE (quello che parla anche di “economia sociale di mercato”), articolata in vari obiettivi e sub obiettivi (tra questi ultimi, a ben vedere, c’è la stabilità dei prezzi, cfr. Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto (la conclusione dell’Appendice)
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html.

Ma questo dell’indipendenza delle banche centrali è un principio presente in tutti gli statuti delle banche centrali principali ma declinato da alcune con intelligenza e saggezza.[2]
Anche tra il Tesoro inglese e la BoE vige il divorzio ( = indipendenza della BoE), ma la BoE persegue l’interesse nazionale (come è scritto nel suo sito: “Promoting the good of the people”) e, quando è necessario, acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.
Anche tra il Tesoro USA e la FED vige il divorzio e il divieto per la FED di acquistare titoli del Tesoro sul mercato primario, ma la FED persegue l’interesse nazionale e non solo controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso, ma “orchestra” gli acquisti di titoli del Tesoro sul mercato aperto in accordo con i dealer, che sono gli unici abilitati ad acquistarli sul mercato primario.
Anche tra il Tesoro giapponese e la BoJ vige il divorzio, nel senso che è indipendente (art. 3 Statuto), ma la BoJ persegue l’interesse nazionale e deve coordinarsi col Governo (art. 4) e acquista massicciamente titoli pubblici e controlla il tasso d’interesse passivo, che infatti è basso.
Anche la BCE è formalmente e sostanzialmente indipendente dal potere politico (art. 7 Statuto) e, se e quando vuole, a sua completa discrezione, acquista titoli pubblici sul mercato aperto e controlla il tasso d’interesse passivo, che comunque è differenziato per Paese.
La Banca d’Italia, in quanto membro del SEBC, segue le regole ed esegue le disposizioni della BCE.
[2] Il divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981 e l’indipendenza delle banche centrali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2853463.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2017/01/il-divorzio-tesoro-banca-ditalia-del.html 
E, com’è noto, perfino la supposta rigorosa Germania fa la furba nel collocamento dei suoi titoli pubblici e si guarda bene dal danneggiare il suo Paese.

Citazione2: “L’altra regola sballata che è ormai sempre di più un elefante nella stanza è il 3% di deficit”.

Hai ragione, ma dimentichi il fiscal compact, che va oltre e prescrive l’equilibrio strutturale di bilancio. Allora ne approfitto per segnalare:

Dopo il sonoro NO al referendum costituzionale contro la deforma Renzi-Boschi, l’anno prossimo ci aspetta un altro impegno altrettanto importante: l’introduzione nei Trattati UE dello stupido e nefasto fiscal compact, che non soltanto impedisce politiche economiche realmente anticicliche, in particolare all’Italia che, a giudicare dai dati oggettivi EUROSTAT del deficit/Pil durante gli ultimi 5 anni, è stata discriminata dalla Commissione europea, ma, attraverso l’obbligo della riduzione a passi forzati del debito pubblico, accelera il declino dell’Italia, passando per più tasse e meno spesa pubblica e quindi più disoccupazione e meno servizi. Dovremo impegnarci TUTTI per far dire, questa volta al nostro Governo, un altro sonoro NO! Il Consiglio europeo (cioè i Capi di Stato e di Governo dei 28 Paesi) dovranno decidere se inserirlo nei Trattati UE, è necessaria l’unanimità, basterà che un solo Paese (ad esempio, l’Italia) dica NO e non si potrà fare.
L’ottimo Professor Gustavo Piga ci chiama alla mobilitazione generale.

2017, mobilitazione generale
Gustavo Piga – 9 DICEMBRE 2016
http://www.gustavopiga.it/2016/2017-mobilitazione-generale/

Io nel mio piccolo avevo già cominciato.


***


Enzo Michelangeli 19 dicembre 2016 alle 16:10

La deflazione e’ un sintomo, non un problema in se’: e’ la conseguenza della stagnazione economica, non la sua causa.
A parte poi il fatto che di deflazione ce n’e’ pochissima, e solo occasionalmente (quest’anno nell’Eurozona solo in febbraio, aprile e maggio, ma da giugno i prezzi hanno ricomiciato a risalire: http://www.tradingeconomics.com/euro-area/inflation-cpi); e la bassa inflazione degli ultimi decenni (peraltro generalmente in linea con i target 0 – 2% delle banche centrali) ha riguardato solo i prezzi al consumo; mentre i beni in conto capitale saliti di parecchio. C’e’ cioe’ stata elevata asset inflation fino alla crisi finanziaria, e anche dopo i prezzi di beni come gli immobili sono scesi di poco; in certi mercati hanno gia’ recuperato i livelli pre-crisi.
Quindi, no: ci sono altre cose di cui preoccuparsi, ma non della deflazione.


@Enzo Michelangeli
Non conosci bene l’obiettivo della stabilità dei prezzi. E Peter Praet non è d’accordo con te sulla deflazione.

3. Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”
Stabilità dei prezzi: definizione
Pur indicando chiaramente che l’obiettivo principale della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, il Trattato di Maastricht non ne ha precisato il significato. Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.
Con l’adozione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Trattato di Lisbona, 2009) la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo dell’UE. [Nel 2015, la pagina è stata rimossa; forse perché contraddice l’assunto della BCE che la stabilità dei prezzi sia un obiettivo gerarchicamente sovraordinato anche per l’UE?]
https://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/facts/monpol/html/mp_002.it.html

Ecco il link per leggere il testo in inglese (più esteso):
https://www.ecb.europa.eu/mopo/strategy/pricestab/html/index.en.html

La politica monetaria della BCE: ritorno alla stabilità dei prezzi a medio termine, ossia un’inflazione inferiore ma prossima al 2%
Contributo di Peter Praet, membro del Comitato esecutivo della BCE,
Süddeutsche Zeitung, 13 gennaio 2016
Un’inflazione troppo bassa è dannosa nel lungo periodo e la deflazione costituisce un pericolo
https://www.ecb.europa.eu/press/inter/date/2016/html/sp160113.it.html




***


Enzo Michelangeli 14 dicembre 2016 alle 07:02

In tal caso, l’unica via d’uscita e’ far funzionare questa unione monetaria senza trasferimenti fiscali, e questo richiede di diventare piu’ simili ai tedeschi, invece di criticarli. Su, non e’ difficile: non abbiamo handicap mentali che ce lo impediscano.


@Enzo Michelangeli
Visione quasi utopistica. Gli handicap sono soprattutto culturali (in senso antropologico e non) e si possono modificare – molto lentamente – con dosi massicce di educazione (nel significato anglosassone), rivolta in primo luogo all’agenzia educativa principale: la famiglia, e quindi alla donna.[1] Nel frattempo che si fa?


Enzo Michelangeli 14 gennaio 2017 alle 01:34

@vincesko: Niente meglio di una sana dose di realta’ educa persone abituate al diritto alla manna dal cielo. L'”Europa federata dalla fiscalità perequata” di cui parla Luca Zamarco e’ neolingua per “un’Europa dove noi spendiamo soldi che ci facciamo regalare dai tedeschi invece di guadagnarceli”. Questo modo di pensare ha preso piede in paesi come l’Italia perche’ comprare voti con i soldi degli altri e’ lo strumento principe del potere clientelare, ed e’ stato percio’ incoraggiato per generazioni in sede politica. Il bello dell’UE non federale e’ che funziona su altre basi, e in assenza di unione fiscale lascia poco spazio a politiche parassitarie.


@Enzo Michelangeli
Scusa, io me ne intendo un po’, la tua a me sembra una replica avulsa dalla realtà effettuale, tipico di chi ha problemi col principio di realtà, difetto peculiare – ho riscontrato frequentandoli – degli adepti del neo-liberismo (vedi la prossima mia risposta più sotto, a cui potremo attaccare il prosieguo eventuale della discussione).
L’Italia – che ha beninteso tanti difetti – ha un avanzo primario da 20 anni (tranne uno sotto il governo Berlusconi, nel pieno della crisi economica).[1] Non ha preso un euro dai vari fondi salva-Stato, incluso il MES, ma ve ne ha versati 60 mld, aumentando il proprio debito pubblico. La Germania è il Paese che trae i maggiori vantaggi dall’Euro, sottovalutato per lei di almeno un 20%. L’Italia è tra i Paesi che subiscono i maggiori svantaggi dall’Euro. La Germania ha sforato nel 2003-2005 il limite del 3% per finanziare con alcune decine di miliardi la sua riforma del lavoro che deflazionava i salari, commettendo due violazioni alle regole UE (deficit 3% e aiuti di Stato) e facendo concorrenza sleale, ecc. ecc.[2]. All’Italia, invece, è stato impedito sia di sforare il 3%,[3] discriminandola rispetto agli altri Paesi,[4] sia di finanziare il cosiddetto jobs act, se non con una misera flessibilità.

[1] Avanzo Primario Italia (%) 1999=4,9; 2000=5,5; 2001=3,2; 2002=2,7; 2003=1,6; 2004=1,2; 2005=0,3; 2006=1,3; 2007=3,5; 2008=2,5; 2009=-0,7; 2010=-0,10; 2011=1,0; 2012=2,5; 2013=2,2; 2014=1,6; 2015=1,6.

di Giuseppe Travaglini
Modello tedesco? Crescita a debito

28/05/2013
La crescita tedesca e il rientro dagli alti tassi di disoccupazione dei primi anni 90 sono stati resi possibili grazie all’intervento pubblico attuato attraverso la spesa in deficit fino al 2007
http://old.sbilanciamoc.info/Sezioni/capitali/Modello-tedesco-Crescita-a-debito-18574.html

[3] Deficit/Pil Italia (%) 1999=-2,00; 2000=-0,91; 2001=-3,19; 2002=-3,16; 2003=-3,65; 2004=-3,57; 2005=-4,49; 2006=-3,41; 2007=-1,59; 2008=-2,67; 2009=-5,45; 2010=-4,34; 2011=-3,72; 2012=-2,88; 2013=-2,78; 2014=-3,0; 2015=-2,6.

[4] EUROSTAT – Deficit/Pil
…………..2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015
Italia…….. -1,5..-2,7..-5,3…-4,2..-3,5..-2,9..-2,9.. -3,0..-2,6
Francia…...-2,5..-3,2..-7,2…-6,8..-5,1..-4,8..-4,0...-4,0..-3,5
Spagna…..+2,0..-4,4.-11,0…-9.4.-9,6.-10,4..-6,9..-5,9..-5,1
Gran Br…. -3,0..-5,0.-10,7.. -9,6..-7,7..-8,3..-5,6...-5,6..-4,4
Germania. +0,2..-0,2...-3,2…-4,2..-1,0..-0,1..-0,1..+0,3..+0,7
http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/table.do?tab=table&plugin=1&language=en&pcode=teina200


Enzo Michelangeli 14 gennaio 2017 alle 15:21

@vincesko: l’avanzo primario conta poco quando bisogna pagare interessi su un debito gigantesco (non piuvuto dal cielo ma accumulato con decenni di spesa pubblica dissennata). E semmai l’Italia ha da ringraziare l’ingresso nell’Eurozona se il peso degli interessi e’ sceso a livelli prossimi a quelli sul debito di paesi meno indebitati, come appunto la Germania: senza questo fattore il debito sarebbe salito alle stelle, e la lira oggi farebbe concorrenza al peso argentino.
Quanto ai presunti vantaggi per la Germania: e’ ben noto che l’euro fu imposto a Kohl, contro le obiezioni di Bundesbank, dai socialisti francesi (Mitterrand e Delors in primis) come contropartita dell’assenso alla riunificazione con la Germania dell’Est: http://www.voxeurop.eu/en/content/article/351531-you-get-unification-we-get-euro
Un po’ strano che facessero resistenza se la cosa conveniva loro cosi’ tanto, no?


@Enzo Michelangeli
Mi spiace, vedo che spari compulsivamente fesserie da fanatico adepto neo-liberista a ripetizione.

1. Avanzo primario
L’avanzo primario è (quasi) il più alto in UE28 ed ha oscillato intorno al 2%, cioè 32 mld in valore assoluto, mica bruscolini; gli interessi passivi circa il 4%; il delta è dunque pari a 2 punti percentuali, cioè 32 mld; ma l’Italia sconta da troppi anni la mancanza dello scudo della banca centrale (vedi FED, BoE, BoJ) ed ha in valore assoluto lo stesso debito pubblico della Francia, ma un’incidenza percentuale doppia sul Pil (4% contro 2%).

2. Spesa pubblica
Come spiega la Banca d’Italia, da 25 anni il debito pubblico cresce a causa non della spesa primaria ma degli interessi passivi.
Riporto i dati di RGS. L’Italia, com’è noto, sconta un maggior peso relativo degli interessi passivi (durante la crisi, superiore al 5% del Pil, ora sceso al 4,2% e calante), che si riflette sul dato della spesa complessiva, più alto della media UE tra uno e tre punti percentuali. Sostanzialmente in linea alla media UE, invece, è la spesa primaria (al netto degli interessi). Se poi si confrontano i dati relativi alla spesa procapite, tranne la Spagna, l’Italia è significativamente più bassa dei Paesi di confronto e in linea con la media UE.
Ragioneria Generale dello Stato
LA SPESA PUBBLICA IN EUROPA: ANNI 2006-2014
Tavola XII – Spesa pubblica: incidenza percentuale sul PIL – anni 2006-2014
Paesi …….2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014
Italia ……. n.d. .. n.d.. n.d…51,6 . 50,4 49,9 . 49,1 51,0 . 51,2
Germania . n.d. ..n.d. . n.d. ..48,1 . 47,7 45,3 . 44,7 44,5 . 44,3
Spagna….. n.d. ..n.d. . n.d… 46,3 . 46,3 45,2 . 45,6 45,1 . 44,5
Francia …. n.d. ..n.d. .n.d. …56,7 . 56,6 56,0 . 55,9 57,0 . 57,5
Regno U. .. n.d. ..n.d. . n.d. ..51,4 . 50,4 48,5 . 46,9 44,9 . 43,9
UE (27) … n.d… n.d. . n.d. …n.d. . 50,6 49,1 . 48,6 48,6 . 48,2

Tavola XIII – Spesa pubblica primaria: incidenza percentuale sul PIL – anni 2006-2014
Paesi ………2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 var % 2014-2006
Italia ……… 43,2 .42,0 .42,9 46,7 . 45,6 .44,4 . 45,6 46,2 .46,5 ……. 3,3
Germania … 42,0 .40,1 .40,9 45,0 . 44,8 .42,2 . 42,1 42,5 .42,5 ……. 0,5
Spagna …… 36,7 .37,3 .39,6 44,1 . 43,7 .43,1 . 45,0 41,7 .41,1 ……. 4,4
Francia …… 50,0 .49,6 .50,2 54,4 . 54,0 .53,3 . 54,2 54,7 .55,3 ……. 5,3
Regno Unito 40,9 .40,6 .44,4 47,7 . 45,9 .43,7 . 43,9 42,0 .41,2 ……. 0,3
UE (28) ……43,0 .42,3 .43,8 47,7 . 47,3 .45,7 . 46,1 45,9 .45,7 ……. 2,7

Tavola XVI – Spesa procapite – valori in euro – anni 2006-2014
Paesi ……….2006 …2007 ..2008 …2009 …2010 ..2011 …2012 .2013 ...2014
Italia ………12.702 12.935 13.310 13.638 13.524 13.556 13.804 13.735 13.600
Germania …12.976 13.073 13.576 14.274 14.904 14.783 14.961 15.308 15.980
Spagna …….8.766 ..9.393 .10.057 10.681 10.607 10.470 10.681 ..9.961 ..9.955
Francia …...15.386 15.966 16.523 17.103 17.446 17.722 18.169 18.412 18.633
Regno U. …14.607 15.204 14.433 13.331 14.154 13.892 15.123 14.354 15.394
UE (28) …...11.181 11.641 12.077 12.283 12.711 12.692 13.025 13.003 13.281

Tavola XVIII – Spesa primaria procapite– valori in euro – anni 2006-2014
Paesi ………..2006… 2007.. 2008....2009 …2010 ...2011 ...2012 ..2013…2014
Italia ……… 11.516 11.618 11.938 12.461 12.361 12.269 12.388 12.430 12.365
Germania … 12.191 12.259 12.744 13.482 14.124 13.958 14.191 14.625 15.343
Spagna …….. 8.400 ..9.016 ..9.679 10.284 10.172 ..9.906 10.021 ..9.219 ..9.197
Francia …….14.646 15.165 15.646 16.380 16.709 16.896 17.344 17.681 17.933
Regno U. …. 13.916 14.415 13.738 12.822 13.310 12.948 14.184 13.441 14.451
UE (28) ……10.546 10.956 11.376 11.652 12.031 11.937 12.260 12.282 12.582
http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Pubblicazioni/Analisi_e_valutazione_della_Spesa/La-spesa-pubblica-in-Europa/

Spesa pubblica primaria
Arrotondando, abbiamo: Italia 46%, Germania 42%. Parrebbe quella dell’Italia cresciuta molto più di quella tedesca. Ma proviamo a trasformare il dato in informazione: l’Italia ha perso dall’inizio della crisi circa 10 punti di Pil (mentre il Pil tedesco è aumentato), pari a circa 150 mld; se rapportiamo la spesa primaria al Pil corretto aggiungendo al denominatore 150 mld, otteniamo che l’incidenza % sul Pil scende al 42%, esattamente uguale al dato della Germania. Dunque, non è cresciuta la spesa primaria (numeratore), è diminuito il Pil (denominatore). Non dico che sia indifferente, ma solo che la spesa è cresciuta poco in valore assoluto (in 8 anni, del 3,3% in valore nominale, contro il 2,7% della media UE28) e che non va ridotta globalmente ma solo riqualificata (storni tra capitoli di spesa), come si evince anche dal dato della spesa primaria procapite, rimasta costante dal 2009.

3. Euro
Anche i sassi sanno ormai che l’Euro è sottovalutato rispetto al Marco, per la ragione elementare (che evidentemente ad un adepto fanatico come te è indigesta) che è stato il risultato della combinazione di 11 monete (poi nel 2001 si aggiunse la Grecia), deboli e forti. Se non lo sai, la negoziazione (perché ci fu in parte una contrattazione) dei cambi irrevocabili avvenne nel novembre 1996, e per l’Italia provvide Ciampi, ministro del Tesoro del I Governo Prodi, che riuscì ad ottenere un cambio Lira/Marco a 990, che poi in rapporto all’Ecu diventò 1.936,27 (ma gli industriali italiani volevano 2.050).
Cfr. Il ‘change over’ Lira-Euro e le responsabilità di Berlusconi
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2794137.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/06/il-change-over-lira-euro-e-le.html 
Vedi anche, per l’evoluzione dei tassi di riferimento Lira e Marco, gli articoli allegati nel mio post già linkato sopra:
Il divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981 e l’indipendenza delle banche centrali
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2853463.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2017/01/il-divorzio-tesoro-banca-ditalia-del.html 

Enzo Michelangeli 15 gennaio 2017 alle 03:55

@vincesko :
1) Avanzo primario: e chi ha negato che ci sia? Il punto e’ che l’avanzo primario da solo non conta nulla, perche’ gli interessi sul debito, anche se cio’ puo’ risultare una sorpresa per bancarottieri e truffatori vari, vanno pagati. E’ proprio per questo che bisogna essere cauti a far debiti, specialmente se essi vanno a finanziare non investimenti produttivi che facciano crescere l’economia in modo sostenibile, ma spesa corrente utile a comprare consenso politico. E la seconda cosa e’ quello che e’ stato fatto in Italia (http://www.corriere.it/politica/14_marzo_02/palla-piede-giuliano-amato-spiega-come-venne-creato-nostro-debito-e17137d8-a210-11e3-adcb-9ee016b80fee.shtml) e, su scala maggiore, in Grecia.
2) Spesa pubblica; vedi 1) qui sopra. E l’Italia puo’ ringraziare l’euro se l’interesse sul debito e’ sceso a livelli prossimi a quelli di paesi con debito (e quindi rischio d’insolvenza) ben minore (vedi: 
https://oraliberale.files.wordpress.com/2012/11/picture-1.gif). Mi dirai: ma se l’Italia non fosse nell’Euro potrebbe inflazionare il debito e svalutare. A parte il fatto che questa e’ un’operazione da repubblica delle banane popolate da cialtroni inadempienti, non funzionerebbe: per il semplice motivo che quando il rischio di cambio aumenta, il mercato chiede rendimenti nominali che lo incorporino. Quindi, cio’ che si e’ guadagnato svalutando lo si ripaga con interessi nominali piu’ alti, e il peso dell’interesse sul debito in termini reali non scende. Questo a meno di inflazionare ancora di piu’ con crescita esponenziale: e l’iperinflazione e’ appunto quello che succede ai paesi che tentano questa strada (Zimbabwe, Venezuela, Ecuador prima del 2000, Brasie prima del “plano Real” del 1994 etc.). In genere queste operazioni si concludono o col ripudio di strategie inflazionistiche (Brasile 1994) o con l’adozione di una valuta straniera, percio’ non inflazionabile (vedi la dollarizzazione dell’Ecuador nel 2000 o dello Zimbabwe nel 2011). Del resto, quando si e’ dei completi incapaci a gestire la propria moneta, ha senso farla gestire ad altri: e paesi come l’Italia o la Grecia, dove la cialtroneria e’ endemica, dovrebbero considerare l’assenza di sovranita’ monetaria come una benedizione.
3. Presunta sottovalutazione dell’Euro rispetto al Marco (e sopravvalutazione rispetto alla lira). Una valuta non e’ forte o debole per volonta’ divina: dipende dalle politiche economiche e monetarie che vengono seguite. E ricordiamoci che la lira rispetto al marco si era si’ rivalutata prima dell’ingresso nell’euro, ma non aveva fatto altro che riassorbire parte della due pesanti svalutazioni del 1992 e del 1994: http://4.bp.blogspot.com/-LdDzlSwhvcI/UkmUndxBVkI/AAAAAAAAAco/wT6igU9VHAw/s1600/Lira+Mark.jpg
Il cambio rispetto al marco con cui la lira e’ entrata nell’Euro e’ di circa il 20% piu’ _basso_ di quello che aveva mantenuto tra il 1985 e il 1992.

Ma tutto questo e’ comunque irrilevante, perche’ E’ ASSOLUTAMENTE FALSO che l’ingresso nell’euro abbia causato deflazione salariale in Italia (e in genere nella periferia) rispetto ai paesi “core”. La figura a https://oecafe.files.wordpress.com/2012/11/lohnhochvhs2012_275_unit-labour-costs_survey_figure-04-page_10-dwqid-blcv.jpg mostra anzi che il costo unitario del lavoro negli anni tra il 2000 e il 2008 sono restati stabili nei paesi “core”, e sono sostanzialmente saliti nei paesi della periferia (per Italia e Spagna di circa il 25%). OK, questo include anche i costi dovuti all’aumento della tassazione, ma certamente questi ultimi non possono essere imputati all’euro (semmai, a uno stato inefficiente che invece di tagliare la spesa corrente aumenta le tasse sulle attivita’ produttive).

E finalmente, tutto questo e’ doppiamente irrilevante, perche’ quest’articolo non discuteva se l’entrare nell’Euro sia o no stata una buona idea (e vorrei ricordare che famigerati “neoliberisti” come Milton Friedman avevano pesanti riserve a riguardo), ma se USCIRNE sia praticabile senza causare una catastrofe economica. Sinora non ho sentito nessun piano convincente su come evitare il fallimento delle banche e di altre grosse aziende, tutte indebitate in Euro con obbligazioni di diritto internazionale. Come disse Mark Twain, “it is easier to stay out than get out”.


***


Enzo Michelangeli 16 dicembre 2016 alle 10:53

E che alternativa hai, oltre a nomine da banchieri e da politici di governo? Vuoi nominare il CDA di una banca centrale con parlamentarie ospitate sui server di Casaleggio?
E comunque, la Banca d’Italia ormai non conta piu’ un gran che: la politica monetaria e’ decisa dalla BCE, cosi’ come, da novembre 2014, anche anche la vigilanza su istituzioni finanziarie di dimensioni significative (https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2014/html/pr141104.it.html). E non a caso il marcio ha cominciato a uscire da allora.


@Enzo Michelangeli
Sì, ma con un occhio di riguardo per le banche tedesche.


Enzo Michelangeli 14 gennaio 2017 alle 01:44

Quale occhio di riguardo? I maggiori beneficiari del QE sono stati i paesi della periferia. E sui famosi “200 miliardi” (in realta’ 15) che l;a Germania avrebbe speso per salvare le sue banche (in realta’ liquidate), vedi la puntualizzazione di Andreas Dombret nell’ultimo paragrafo a http://www.lastampa.it/2016/01/23/economia/dombret-bundesbank-ecco-le-condizioni-per-il-fondo-europeo-salvarisparmio-Mnj9rV3sDFAiFgKAFS1akL/pagina.html:
«Della crisi abbiamo imparato soprattutto che i meccanismi per le insolvenze delle banche erano inadeguati. E abbiamo dovuto prendere decisioni particolari anche in Germania, per proteggere la stabilità finanziaria e limitare gli effetti sull’economia. Allora fu varato anche un pacchetto congiunturale. Ma queste banche, poi, sono state liquidate: ricorderei il caso HypoRealEstate, o a WestLB. E’ questa la grande differenza, rispetto ad altri Paesi. E le risorse pubbliche investite sono consistite soprattutto di garanzie. Rientrate, nel frattempo. Finora le perdite per il fondo pubblico per le banche Soffin ammontano a circa 15 miliardi, e potrebbero diminuire. Per HypoRealEstate, ad esempio, abbiamo utilizzato molte garanzie e poco capitale. In Germania abbiamo tolto dal mercato subito le banche in crisi, abbiamo fatto subito le bad banks e liquidato gli asset cattivi. E’ dimostrato che i salvataggi alimentano policy sbagliate e non rappresentano una soluzione, nel medio termine. Una delle lezioni della grande crisi è che per le banche devono valere le stesse regole di mercato che valgono per le imprese: l’equilibrio di responsabilità e controllo. E in futuro non deve esserci più un sistema in cui i banchieri incassano ricchi bonus sui guadagni e il contribuente paga per le perdite».


@Enzo Michelangeli
Premessa
Il fanatismo e la spietatezza sono le spie di un’educazione stortignaccola, che poi è terreno fertile per l’attecchimento di ideologie strampalate e spietate al soldo dei ricchi, come il neo-liberismo. Per maggiori ragguagli, puoi leggere i miei 5 dialoghi nel blog NoisefromAmerika, questo è il quinto, in calce i precedenti quattro.
Dialogo n. 5 nel blog neo-liberista NoisefromAmerika: Isis
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2849637.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2016/08/dialogo-n-5-nel-blog-neo-liberista.html 

Premesso questo, debbo rilevare, innanzitutto, che hai omesso di riconoscere e scusarti, tipico di chi ha ricevuto un’educazione troppo severa, il tuo errore sul target d’inflazione della BCE.
Poi, trovo davvero strano che tu disconosca la ripartizione quantitativa del QE.[1]
[1] Quantitative easing e uscita dalla crisi economica
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2826693.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/08/quantitative-easing-e-uscita-dalla.html 
E che la Germania ha risparmiato solo nel 2015 28 mld.[2]
[2] http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-09-28/draghi-bundestag-dal-qe-risparmi-28-miliardi-la-germania-155858.shtml 
Infine, per l’occhio di riguardo, mi riferivo alla scelta dei criteri degli stress test, tarati sull’interesse della Germania, sia per la valutazione del rischio (derivati, di cui sono strapiene le banche tedesche, vs titoli sovrani), sia per l’esclusione delle sue malmesse banche regionali.
PS: E trovo anche strano che tu ti affidi alle dichiarazioni del vice presidente della Bundesbank, presieduta dal bugiardo Weidmann.[3] Se non hanno salvato le banche, com’è che il debito pubblico tedesco è cresciuto durante la crisi più di quello italiano?[4]

[4] di Giuseppe Travaglini
Modello tedesco? Crescita a debito
28/05/2013
La crescita tedesca e il rientro dagli alti tassi di disoccupazione dei primi anni 90 sono stati resi possibili grazie all’intervento pubblico attuato attraverso la spesa in deficit fino al 2007
http://old.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Modello-tedesco-Crescita-a-debito-18574.html


Enzo Michelangeli 14 gennaio 2017 alle 15:31

@vincesko: Di quale errore parli? Che cos’e’ che e’ fattualmente sbagliato in quello che sostengo a https://keynesblog.com/2016/12/10/neppure-i-noeuro-sanno-come-uscire-dalleuro/#comment-52737?
Riguardo ai tedeschi, mi pare che tu soffra di invidia: hanno fatto le scelte giuste e ne godono i frutti, mentre i paesi della periferia pagano inefficienze e incapacita’ di riformarsi. Finche’ questi ultimi non cambieranno rotta, imitando il nordeuropa invece di criticarlo e ammettendo le loro responsabilita’ invece di cercare di scaricarle su altri, la loro situazione continuera’ a peggiorare.


@Enzo Michelangeli

1. Il tuo errore è questo:
19 dicembre 2016 alle 16:10: “e la bassa inflazione degli ultimi decenni (peraltro generalmente in linea con i target 0 – 2% delle banche centrali)”.
Non 0-2%, ma poco sotto il 2%.
Poi aggravato da quest’altro:
22 dicembre 2016 alle 12:36: “Queste sono comunque libere interpretazioni della BCE”
Infine, ti ripeto l’invito a leggere la ricostruzione delle relative deliberazioni della BCE, riportata nel mio post (quasi in fondo all’Appendice):
Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html  oppure
http://vincesko.blogspot.com/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html 

2. Io ho avuto un’educazione diversa dalla tua, ispirata alla lealtà, alla sincerità, all’equanimità ed allo spirito critico, e aborro, nell’ordine, la slealtà, la menzogna, la furbizia, la faziosità e il doppio standard dei giudizi.
Io “invidio” l’organizzazione dei Tedeschi, ma, avendo sufficiente autostima, senza alcun complesso d’inferiorità, perché come organizzatore sono definito dagli altri un “tedesco”; e aborro la loro arroganza, la loro slealtà, la loro furbizia, il loro “chiagne e fotte”, il loro egoismo, la loro ottusità.
E dunque contrasto spietatamente l’autorazzismo a senso unico degli Italiani – per solito adepti del neo-liberismo – fanatici, spietati e felloni come te.


***


Enzo Michelangeli 19 dicembre 2016 alle 16:10

La deflazione e’ un sintomo, non un problema in se’: e’ la conseguenza della stagnazione economica, non la sua causa.
A parte poi il fatto che di deflazione ce n’e’ pochissima, e solo occasionalmente (quest’anno nell’Eurozona solo in febbraio, aprile e maggio, ma da giugno i prezzi hanno ricomiciato a risalire: http://www.tradingeconomics.com/euro-area/inflation-cpi ); e la bassa inflazione degli ultimi decenni (peraltro generalmente in linea con i target 0 – 2% delle banche centrali) ha riguardato solo i prezzi al consumo; mentre i beni in conto capitale saliti di parecchio. C’e’ cioe’ stata elevata asset inflation fino alla crisi finanziaria, e anche dopo i prezzi di beni come gli immobili sono scesi di poco; in certi mercati hanno gia’ recuperato i livelli pre-crisi.
Quindi, no: ci sono altre cose di cui preoccuparsi, ma non della deflazione.


@Enzo Michelangeli
Non conosci bene l’obiettivo della stabilità dei prezzi. E Peter Praet non è d’accordo con te sulla deflazione.

3. Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”
Stabilità dei prezzi: definizione
Pur indicando chiaramente che l’obiettivo principale della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, il Trattato di Maastricht non ne ha precisato il significato. Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.
Con l’adozione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Trattato di Lisbona, 2009) la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo dell’UE. [Nel 2015, la pagina è stata rimossa; forse perché contraddice l’assunto della BCE che la stabilità dei prezzi sia un obiettivo gerarchicamente sovraordinato anche per l’UE?]
https://http://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/facts/monpol/html/mp_002.it.html

Ecco il link per leggere il testo in inglese (più esteso):
https://http://www.ecb.europa.eu/mopo/strategy/pricestab/html/index.en.html

La politica monetaria della BCE: ritorno alla stabilità dei prezzi a medio termine, ossia un’inflazione inferiore ma prossima al 2%
Contributo di Peter Praet, membro del Comitato esecutivo della BCE,
Süddeutsche Zeitung, 13 gennaio 2016
Un’inflazione troppo bassa è dannosa nel lungo periodo e la deflazione costituisce un pericolo
https://www.ecb.europa.eu/press/inter/date/2016/html/sp160113.it.html


enzo michelangelo :da cio che mi risulta in mandato affidato alla bce è quello di tenere L,inflazione al 2% non tra lo zero ed il 2% forse per te sara lo stesso ma tra inflazione zero e 2% c,è un differenziale di circa 4 miliardi in piu di pil che moltiplicati per alcuni anni fanno una bella cifretta.


Enzo Michelangeli 22 dicembre 2016 alle 12:36

“da cio che mi risulta in mandato affidato alla bce è quello di tenere L,inflazione al 2% non tra lo zero ed il 2%”
Non esattamente. Il trattato di Lisbona, al comma 1 dell’Articolo 127 (ex articolo 105 del TCE), parla solo di “mantenere la stabilita’ dei prezzi”, che al mio paese significa “inflazione circa zero” (dove il preciso significato di “circa” e’ lasciato indeterminato):

«1. L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali, in appresso denominato “SEBC”, è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui all’articolo 119.»

Nel 1988 il Consiglio direttivo della BCE quantifico’ quest’obiettivo come “inflazione inferiore al 2%” (quindi, NON “circa uguale al 2%”: https://www.ecb.europa.eu/mopo/strategy/pricestab/html/index.en.html).
Nel maggio 2003 il Consiglio modifico’ leggermente questo obiettivo in “inferiore, ma vicino al, 2% sul medio termine”.

Queste sono comunque libere interpretazioni della BCE, non il suo mandato istituzionale che rimane quello generico della stabilita’ dei prezzi. E se la BCE cerca di evitare che l’inflazione scenda sotto lo zero e’ solo per non avere difficolta’ di trasmissione della policy monetaria, dato che a parita’di tassi d’interesse reali quelli nominali scendono con l’inflazione, e tassi d’interesse negativi, seppur praticabili, presentano vari inconvenienti.

Infine, vorrei rilevare che “un differenziale di circa 4 miliardi in piu di pil” causato dall’inflazione e’ puramente nominale, e perio’ illusorio: sentirsi piu’ ricchi per quello e’ come sentirsi dieci volte piu’ alti perche’ ci si mette a misurare la propria altezza in decimetri anziche’ in metri.


Lo ripubblico qua, poiché l’altro è in moderazione (ha più di un link). Aggiungo che la fissazione dell’obiettivo del tasso d’inflazione “sotto ma vicino al 2%” è stata affidata dai trattati alla BCE (nel post che ho linkato sopra “Allegato alla petizione: la BCE non rispetta il suo statuto”, quasi in conclusione, c’è la ricostruzione dettagliata di come è avvenuto).

@Enzo Michelangeli
Non conosci bene l’obiettivo della stabilità dei prezzi. E Peter Praet non è d’accordo con te sulla deflazione.

3. Obiettivo “inflazione sotto 2%, ma vicino”
Stabilità dei prezzi: definizione
Pur indicando chiaramente che l’obiettivo principale della BCE è il mantenimento della stabilità dei prezzi, il Trattato di Maastricht non ne ha precisato il significato. Nell’ottobre 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha quindi annunciato una definizione quantitativa di stabilità dei prezzi: “un aumento sui 12 mesi dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%”, specificando inoltre che essa deve essere preservata “su un orizzonte di medio termine”. Pertanto, il Consiglio direttivo cerca di mantenere l’inflazione su un livello inferiore ma prossimo al 2% nel medio periodo.
Con l’adozione del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Trattato di Lisbona, 2009) la stabilità dei prezzi diventa un obiettivo dell’UE. [Nel 2015, la pagina è stata rimossa; forse perché contraddice l’assunto della BCE che la stabilità dei prezzi sia un obiettivo gerarchicamente sovraordinato anche per l’UE?]
https://http://www.ecb.europaeu/ecb/educational/facts/monpol/html/mp_002.it.html     

Ecco il link per leggere il testo in inglese (più esteso):
https://http://www.ecb.europa.eu/mopo/strategy/pricestab/html /index.en.html  

La politica monetaria della BCE: ritorno alla stabilità dei prezzi a medio termine, ossia un’inflazione inferiore ma prossima al 2%
Contributo di Peter Praet, membro del Comitato esecutivo della BCE,
Süddeutsche Zeitung, 13 gennaio 2016
Un’inflazione troppo bassa è dannosa nel lungo periodo e la deflazione costituisce un pericolo
https://www.ecb.europa.eu/press/inter/date/2016/html/sp160113.it.html


Enzo Michelangeli 14 gennaio 2017 alle 02:05

@vincesko: “Un’inflazione troppo bassa è dannosa nel lungo periodo e la deflazione costituisce un pericolo”. Dissento completamente. Come ho scritto piu’ sopra, la deflazione e’ un pericolo quando e’ elevata come ai tempi della Grande Depressione; se e’ di piccola entita’ (meno di 1% in valore assoluto) ha pochi effetti negativi oltre quello di rendere piu’ difficile la politica monetaria. Ci sono stati periodi nella storia di crescita sotto persistente deflazione, per esempio tra il 1870 e il 1890 quando i prezzi dei prodotti lavorati (ma non i salari!) diminuivano a causa degli aumenti di produttivita’. In Italia il periodo del “miracolo economico” fu caratterizzato da bassa inflazione, e talora anche deflazione, come nel 1959 (Indice dei prezzi al consumo: -0,4% , PIL: +7%). Ovviamente, se la deflazione si verifica a causa di una crisi economica c’e’ da preoccuparsi: ma per la crisi e le sue cause strutturali, non per la deflazione in se’.


@Enzo Michelangeli
Il mandato principale della BCE è – ripeto – la stabilità dei prezzi, fissata poco sotto il 2% nel medio periodo. La deflazione (o inflazione molto sotto il target) che dura da 4 anni, perciò, costituisce e una sconfitta e un inadempimento statutario per la BCE; e un vantaggio per i creditori (Germania e satelliti) e simmetricamente uno svantaggio per i debitori (Piigs).
Esistono, appunto come tu scrivi, una deflazione buona (da aumento della produttività) e una cattiva (da crisi economica): da quasi 4 anni ci troviamo alle prese con una deflazione del secondo tipo. Separare capziosamente come fai tu la deflazione dalla crisi è un esercizio da leguleio o da adepto della strana setta chiamata neo-liberismo. E, mi spiace, da ignorante del compito precipuo (politica monetaria) e degli obiettivi statutari (art. 2 Statuto) della BCE.


Enzo Michelangeli 14 gennaio 2017 alle 15:56

@vincesko: allora, ripeto: il mandato che la BCE ha ricevuto dall’UE, dal trattato di Maastricht a quello di Lisbona, e’ _solo_ un generico “la stabilita’ dei prezzi”. Che questo significhi “inflazione sotto il 2%” o “inflazione inferiore, ma vicina al, 2%” sono interpretazioni _della BCE_, corrispondenti alle decisioni prese in piena autonomia dal suo consiglio direttivo (rispetivamente, nel 1998 e nel 2003).

Poi, non c’e’ nessuna deflazione che “dura da 4 anni”: l’inflazione dell’Eurozona e’ stata negativa per brevi periodi, particolarmente tra fine 2014 e inizio 2015 (sforando di pochissimo il -0.5%, e poi per qualche mese nella prima meta’ del 2016 (-0.2% a febbraio e aprile, e -0.1% a maggio). In tutto il resto del tempo e’ restata positiva, e nella seconda meta’ del 2016 si e’messa a salire toccando l’1.1% a dicembre: http://www.tradingeconomics.com/euro-area/inflation-cpi


@Enzo Michelangeli

1. Stabilità dei prezzi

Di nuovo? Francamente, anche conoscendo a menadito la “resistenza” di voi adepti del neo-liberismo (vedi i miei 5 dialoghi), mi sorprende che tu insisti con un’affermazione del tutto strampalata, sol perché sei incapace di ammettere la tua ignoranza, scusarti e ringraziarmi per l’informazione. Continuando quanto ti ho già risposto sopra, aggiungo che l’Unione europea è una Confederazione (atipica) di diritto, strutturata in Organi e disciplinata da norme e regole vincolanti, che promanano dai trattati e/o da deliberazioni successive dei suoi organi (vedi Appendice nel post “Allegato alla petizione…”). Ecco quanto scrive la BCE:

“La BCE ha definito la stabilità dei prezzi in termini quantitativi Pur indicando chiaramente che il mantenimento della stabilità dei prezzi costituisce l’obiettivo primario della BCE, il Trattato non ne fornisce una definizione precisa. Per meglio specificarlo, nel 1998 il Consiglio direttivo della BCE ha annunciato la seguente definizione quantitativa: per stabilità dei prezzi si intende “un aumento sui dodici mesi dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) per l’area dell’euro inferiore al 2%. La stabilità dei prezzi deve essere mantenuta in un orizzonte di medio termine”. Successivamente, nel 2003, esso ha inoltre precisato l’intenzione di mantenere l’inflazione su livelli inferiori ma “prossimi al 2% nel medio periodo”.
La definizione àncora le attese di inflazione e accresce la trasparenza e la responsabilità pubblica della BCE Varie ragioni hanno indotto il Consiglio direttivo ad annunciare una definizione quantitativa della stabilità dei prezzi. La prima è rappresentata dalla volontà del Consiglio di chiarire l a propria interpretazione dell’obiettivo assegnatogli dal Trattato, con il fine ultimo di agevolare l a comprensione del quadro di politica monetaria e quindi di accrescere la trasparenza di tale politica. La seconda è costituita dalla necessità di offrire un termine di riferimento chiaro e misurabile rispetto al quale i cittadini possano giudicare l’operato del l a BCE. Ove l’andamento dei prezzi non risultasse conforme alla suddetta definizione, la BCE sarebbe infatti tenuta a rendere conto di tale difformità e a spiegare come intende ripristinare la stabilità dei prezzi entro un periodo di tempo accettabile. La terza va infine ricercata nel desiderio di orientare il pubblico, consentendogli di formarsi delle aspettative quanto all’andamento futuro dei prezzi (cfr. riquadro 3.2). (pag. 59)
https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/whypricestability_it.pdf?341026fb3de63b56cb0f67865f6f7a36

2. Da 4 anni
Sei distratto (nessuna distrazione, direbbe Freud, è casuale), rileggi con calma, io ho scritto: “La deflazione (o inflazione molto sotto il target) che dura da 4 anni”.

Inflazione: ecco come la Bce può rivedere il suo obiettivo
05.02.16
Tommaso Monacelli
La Banca centrale europea ha fallito il proprio obiettivo di inflazione – un tasso vicino, ma al di sotto del 2 per cento – per più di tre anni consecutivi (vedi figura sotto).

http://www.lavoce.info/archives/39561/inflazione-ecco-come-la-bce-puo-rivedere-il-suo-obiettivo/ 


Enzo Michelangeli 15 gennaio 2017 alle 05:18

@vincesko: Quindi la BCE non e’ riuscita a stare sotto, ma viciono, al 2%, e tu vuoi che riveda l’obiettivo per piu’ del 2%? Se un atleta non riesce a saltare i 2 metri tu vuoi alzare l’asticella a 2 metri e dieci?
Ma soprattutto, basta con quest’idea da anni ’70 che piu’ inflazione significa maggior crescita. Non e’ cosi’: i paesi piu’ propensi a politiche inflazionistiche sono quelli che crescono di meno. Facci pace: o l’Italia cambia in direzione piu’ tedesca, o finisce come il sudamerica.


@Enzo Michelangeli
Che cosa hai bevuto? Rileggi con calma.


Enzo Michelangeli 15 gennaio 2017 alle 08:46

E oltretutto, che c’e’ da lamentarsi dui risultati della BCE? Per tutto il periodo tra il lancio dell’Euro e la fine del 2008 l’inflazione e’ stata in media _superiore_ al 2%, con un picco del 4.1% a luglio 2008. Se includiamo anche il periodo dal 2008 ad adesso (dicembre 2016, con inflazione in rapida risalita all’1.1%) la media e’ stata dell’1.73%, che a me pare consistente con “inferiore, ma vicina, al 2%”): http://www.ecb.europa.eu/mopo/html/index.en.html
Non mi pare che a questo punto sia necessario operare alcun ulteriore allentamento della politica monetaria.


Che cosa hai bevuto? Rileggi con calma, anche l’articolo de lavoce.


Enzo Michelangeli 16 gennaio 2017 alle 12:58

@vincesko: piuttosto controlla tu i dati storici dell’inflazione nell’Eurozona.


@Enzo Michelangeli
Non ho ancora letto le tue scuse sulle varie fesserie che hai scritto, papà troppo rompicoglioni? E’ una costante eziologica per chi non riesce ad ammettere gli errori e scusarsi.
Per quanto riguarda l’obiettivo dell’inflazione della BCE, l’1,1% (valore stimato) nel mese di dicembre 2016, cioè alla fine di un quadriennio, è comunque poco più della metà del target. Questi sono i dati dell’inflazione media relativa agli ultimi 4 anni per l’Europa (non è chiaro se sono i 19 dell’Eurozona o i 28 Paesi, ma quella dell’Italia è ancora più bassa: 1,4%, 0,4%, 0,0%, 0,0%):
l’Inflazione armonizzata media del Europa nel 2013: 1,35 %
l’Inflazione armonizzata media del Europa nel 2014: 0,43 %
l’Inflazione armonizzata media del Europa nel 2015: 0,03 %
l’Inflazione armonizzata media del Europa nel 2016: 0,16 %
http://it.inflation.eu/tassi-di-inflazione/europa/inflazione-storica/hicp-inflazione-europa-2016.aspx

Oltre che essere incapace di chiedere scusa, non riesci neppure a “leggere” un dato semplicissimo come una percentuale. Fatti dare, da uno bravo, una regolata al funzionamento del principio di realtà, per voi adepti del neo-liberismo è un problema serio.


Enzo Michelangeli 17 gennaio 2017 alle 02:50

@vincesko: Veramente sei tu che non sai leggere, e quando non sai che rispondere insulti. Rileggi bene quello che ho scritto:

«Per tutto il periodo tra il lancio dell’Euro e la fine del 2008 l’inflazione e’ stata in media _superiore_ al 2%, con un picco del 4.1% a luglio 2008. Se includiamo anche il periodo dal 2008 ad adesso (dicembre 2016, con inflazione in rapida risalita all’1.1%) la media e’ stata dell’1.73%, che a me pare consistente con “inferiore, ma vicina, al 2%”): http://www.ecb.europa.eu/mopo/html/index.en.html»

“Se includiamo anche il periodo dal 2008 ad adesso” significa “se facciamo la media dal primo gennaio 1999 (inizio della fase 3 dell’EMU) al 31 dicembre 2016. E su questo periodo la media e’ stata dell’1.73%: inferiore ma vicina al 2%. Ti ho anche linkato la figurina, ma pare che non sia stato sufficiente.


@Enzo Michelangeli
Non proiettare i tuoi difetti, tipico dei deboli di spalle. Quali insulti? Ti sto trattando bene, di solito sono più cattivo con voi adepti del neo-liberismo, che – plagiati dai ricchi – fate strame della verità, dei fatti, della matematica, della logica e perfino del buonsenso. E del rispetto verso i vostri interlocutori.
Appunto, tu NON devi INCLUDERE, furbescamente e maldestramente, ma tenere SEPARATO l’ultimo QUADRIENNIO (rileggi con calma un centinaio di volte i miei commenti, sono semplicissimi, quindi ci arrivi anche tu).
Infatti, la stabilità dei prezzi va garantita e quindi giudicata sul medio periodo, che è un concetto relativo, ma che riferito al fenomeno osservato si può individuare in un orizzonte temporale di un paio d’anni, mentre siamo già a 4 (quattro). (E, detto per inciso, il valore stimato di 1,1% di dicembre, che comunque è molto più basso del target, ha fatto un balzo rispetto allo 0,6% di novembre e può non essere confermato a gennaio e febbraio).
Inoltre, tu evidentemente non lo sai, ma la stessa BCE riconosce che la DEFLAZIONE va prevenuta, perché è molto più difficile combatterla ex post,[1] mentre proprio questo ha fatto, anzi peggio: non soltanto non l’ha prevenuta, ma L’HA CO-FAVORITA con la sua politica monetaria (e chiedendo le supposte salvifiche “riforme strutturali”, tra cui la deflazione dei salari). Primo, con la decisione sciagurata – unica banca centrale a farlo – di aumentare in piena crisi il tasso di riferimento; secondo, adottando una politica monetaria restrittiva anche quando ha allentato la borsa, poiché ha sempre sterilizzato (cioè ridotto di un importo equivalente la massa monetaria) i suoi – relativamente esigui – interventi non convenzionali; e, terzo, varando il QE con ben 6 anni di ritardo rispetto alla FED e alla BoE, per non parlare della BoJ.
Lascia perdere, non insistere, fatti dare prima un’occhiata da uno bravo. Vai da lui e chiedigli per cominciare: perché io povero sono così plagiabile che sono diventato un adepto di un’ideologia economica strampalata e spietata al soldo dei ricchi?

[1] “È perciò più difficile per la politica monetaria contrastare la deflazione che lottare contro l’inflazione”. (pag. 56) “La politica monetaria della BCE (2004)”
https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/monetarypolicy2004it.pdf?a7d0a699dc29cebf274cd6784659786d


Enzo Michelangeli 17 gennaio 2017 alle 15:20

@vincesko: L’idea che l’inflazione porti beneficio ai “poveri” e danneggi i “ricchi” e’ particolarmente malintesa. Se sei un Donald Trump con parecchi debiti ma con attivi di bilancio rappresenati da immobili, l’inflazione e’ una pacchia; ma se prepari hamburgers a MdDonald’s e non hai abbastanza forza contrattuale per negoziare un aumento di stipendio, l’aumento dei prezzi peggiora sostanzialmente il tuo tenore di vita (il tuo salario reale diminuisce con l’inflazione). Un tempo si pensava che inflazione portasse maggior crescita o almeno maggior occupazione, ma la presunta causalita’ incarnata nella “curva di Phillips” ha perso credibilita’ ormai da quarant’anni.

Per quel che riguarda il presunto fallimento delle banche centrali, e in particolare della BCE: se vuoi vedere un fallimento guarda al biennio successivo alla crisi del ’29, quando la FED non fu capace di prevenire una caduta dei prezzi del 30% che fu recuperata solo quindici anni dopo, con la seconda guerra mondiale. Al contrario, in questa crisi la deflazione c’e’ stata solo per brevi periodi in cui non ha superato lo 0.5%. Direi che tutto sommato le banche centrali hanno fatto un eccellente lavoro, e la ripresa e’ in atto anche nell’UE.

In atto tranne che in Italia, come nota anche il FMI: http://www.repubblica.it/economia/2017/01/16/news/fmi_stime_italia_crescita-156125739/?ref=nrct-6, e ne conosciamo il perche’: il sistema bancario necessita di una robusta ricapitalizzazione, ma i politici italiani oppongono feroce resistenza a mollare le loro grinfie che agiscono tramite le fondazioni, e ancor piu’ a far uso dell’unico meccanismo che potrebbe risanarlo, come si e’ visto in Spagna: il MES, con le condizionalita’ ad esso attaccate.


@Enzo Michelangeli
Mi sono accorto che il tuo modo di ammettere l’errore è cambiare la pizza o dare a pappagallo come un automa plagiato risposte non pertinenti e fesserie ovvie.
1. Dove avrei scritto che l’inflazione fa bene ai poveri o ai salariati (o ai pensionati)? E male agli indebitati?
2. Dove avrei scritto che la BCE ha fallito nel controllo intenzionale della deflazione (ammesso e non concesso che sia possibile)? Io ho scritto che la politica monetaria della BCE l’ha CO-FAVORITA.
3. Io aborro la censura, ma un po’ ha ragione Ihavenodream, quando ti accusa di venire qui a diffondere ostinatamente il tuo credo strampalato neo-liberista. La proposta dell’intervento della troika per salvare le banche tienila confinata nel sito NfA del turpiloquente Boldrin, esperto di contrattualistica. Peraltro, cosa che colpevolmente ignori poiché aborri la verità dei dati e dei fatti, la crisi delle banche italiane è stata causata, non da speculazioni sui titoli tossici, ma dal mastodontico consolidamento fiscale pro ciclico imposto all’Italia dal credo neo-liberista UE e BCE che ha aggravato e prolungato la crisi economica.[1] Avete già fatto, in 30 anni, abbastanza guai, prendetevi almeno un decennio di riposo. A te rinnovo l’invito di cui sopra.


PS: In definitiva,
“L’inazione prolungata della BCE (al netto, beninteso, dell’obiezione mossa dai keynesiani che la politica monetaria possa da sola – come sostiene una ben nota corrente economica predominante nell’ambito accademico e politico negli ultimi 30 anni, il Neoliberismo – combattere la deflazione e/o sostenere la crescita economica e dell’occupazione), poco comprensibile dal punto di vista tecnico,[89] ha sia pregiudicato il mantenimento della stabilità dei prezzi nel medio periodo, obiettivo statutario principale, facendo “salire il tasso di interesse reale”,[90][91] che avvantaggia i Paesi creditori (Germania e satelliti) e svantaggia i Paesi debitori (Piigs), sia co-determinato il prolungamento della recessione economica e del calo dell’occupazione nella Zona euro, contravvenendo all’obiettivo statutario secondario, sia causato – come temeva l’ex governatore della Banca di Cipro, ex membro del Consiglio direttivo della BCE e attualmente professore al MIT, Athanasios Orphanides,[92] – essendo stato tardivo e insufficiente -, una quasi inefficacia, con successivo potenziamento e prolungamento, del Quantitative Easing (QE), come poi è avvenuto”.
https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Banca_centrale_europea&diff=83520825&oldid=83506191#Inadempime


Enzo Michelangeli 18 gennaio 2017 alle 02:28

@vincesko:
“1. Dove avrei scritto che l’inflazione fa bene ai poveri o ai salariati (o ai pensionati)? E male agli indebitati?”
Hai detto: “[…] voi adepti del neo-liberismo, che – plagiati dai ricchi – […]” e precedentemente hai parlato di “un’ideologia economica strampalata e spietata al soldo dei ricchi”. Ti pare che i ricchi sprechino tempo e denaro a plagiare qualcuno per farlo parlare contro i loro interessi?
E poi che c’entra il neo-liberismo? Milton Friedman, che suppongo tu ne consideri un esponente di punta, da’ un pessimo giudizio dell’amministrazione Hoover e della FED di allora per aver fallito nell’impedire la deflazione a due cifre successiva alla crisi del ’29 (se non ti va di leggere “A Monetary History of the United States”, un riassunto delle sua tesi fatto da Ben Bernanke e’ disponibile a https://www.federalreserve.gov/boarddocs/speeches/2002/20021108/).

“2. Dove avrei scritto che la BCE ha fallito nel controllo intenzionale della deflazione (ammesso e non concesso che sia possibile)? Io ho scritto che la politica monetaria della BCE l’ha CO-FAVORITA.”
Per la verita’, piu’ sopra hai scritto “[…] non soltanto non l’ha prevenuta, ma L’HA CO-FAVORITA con la sua politica monetaria […]”. Ma comunque: ah, quindi se la BCE non fosse intervenuta non ci sarebbe stata deflazione o essa sarebbe stata inferiore? A parte il fatto che di deflazione ce n’e’ stata pochissima anche dopo la crisi, e anche nell’ultimo quadriennio a cui tu scegli di far riferimento (in esso, in media l’inflazione e’ stata positiva, a occhio dello 0.5%: http://www.ecb.europa.eu/mopo/html/index.en.html), questa e’ una teoria originale: il prossimo Nobel potrebbe essere tuo, se non sei battuto sul filo di lana da Brunetta.

“3. Io aborro la censura, ma un po’ ha ragione Ihavenodream, quando ti accusa di venire qui a diffondere ostinatamente il tuo credo strampalato neo-liberista.”
E da quando in qua sei l’amministratore di Keynesblog? Se Guido volesse un “safe space” per creature sensibili come se ne trovano nei college americani probabilmente ce lo farebbe sapere.

E ora, per tornare a cose serie, ci vuoi dare un commento sull’argomento originale di questo post, ossia: ammesso che uscire dall’Euro sia una buona cosa, come pensi si possa fare senza causare il fallimento di banche, imprese, stato o tutti e tre?


@Enzo Michelangeli

Inferenze
A causa di qualche elemento perturbatore, la tua capacità logico-deduttiva lascia alquanto a desiderare. Più che inferenze, le tue sono elucubrazioni autoreferenziali per non ammettere di avere torto. L’eziologia la sappiamo. Rileggi con calma.

BCE e deflazione
“se la BCE non fosse intervenuta non ci sarebbe stata deflazione o essa sarebbe stata inferiore?
Affermazione strampalata. Ripeto per l’ennesima volta: il compito statutario principale della BCE è la stabilità dei prezzi ( = tasso d’inflazione poco sotto il 2% nel medio periodo). Un tasso d’inflazione sensibilmente inferiore al target (diff.%) attesta che la BCE non ha saputo svolgere il suo compito statutario. Ancor più se si sconfina in deflazione, cioè in territorio negativo, che esige necessariamente un’opera di prevenzione. Nell’indagarne le cause, direi che occorre accertare se la BCE ha attivato le sue leve monetarie per evitare la deflazione o è stata troppo attendista o perfino inerte. Dall’analisi delle sue decisioni durante la crisi, risulta oggettivamente (aumento del tasso di riferimento in piena crisi economica, interventi non convenzionali insufficienti e/o tardivi) che la politica monetaria della BCE è stata inadeguata o inesistente. A questo va aggiunta la sua influenza negativa sulle scelte di politica economica (vedi la sua lettera del 5/8/2011 al Governo italiano e i vari interventi pubblici): consolidamento fiscale, taglio degli organici e blocco dei salari pubblici, riforme strutturali con effetti recessivi-deflattivi. Quindi, la BCE o è intervenuta nel modo sbagliato (tasso d’interesse) o è intervenuta in maniera insufficiente (SMP) e sbagliata (contestuale sterilizzazione) o è intervenuta tardi (“whatever it takes”) o troppo tardi (QE) e, dato il ritardo, in maniera insufficiente (Athanasios Orphanides, 2015, v. sua intervista nell’Allegato alla Petizione contro la BCE). Quindi, il Nobel è tutto tuo.

Censura
Io aborro la censura.

Uscita dall’Euro
Mi spiace, non sono all’altezza di indicare soluzioni. Quel che posso dire è che, avendo letto un po’ i trattati UE, gli indispensabili correttivi si possono trovare, in parte, anche all’interno delle attuali norme. Ma non ho nessuna fiducia nella resipiscenza della Germania. La soluzione le va imposta dopo aver portato la Francia al di fuori della diarchia (apparente) franco-tedesca. E’ la debole e condizionata Francia l’ago della bilancia.


PS: Mario Draghi prevede di raggiungere l’obiettivo statutario del tasso d’inflazione “poco sotto il 2% annuo” soltanto nel 2020 (forse).

“I tedeschi continuano così a denunciare le fragilità dell’Italia chiedendo di fatto alla Bce di metterle a nudo chiudendo i rubinetti del credito. Una mossa che non passa neppure per la testa del presidente della Bce, Mario Draghi, che proprio oggi ha rinnovato per altri nove mesi, fino al dicembre 2017, il Quantitative easing: la Banca centrale europea continuerà quindi a comprare titoli sul mercato secondario al ritmo di 80 miliardi di euro al mese fino a marzo e poi per 60 miliardi di euro al mese fino a fine anno. L’Ifo, invece, avrebbe voluto che l’Eurotower comunicasse la fine del Qe per marzo per evitarne “gli effetti negativi”. Per adesso, però, la Germania ha risparmiato 28 miliardi di euro grazie alla Bce.
Draghi però ha quindi tirato dritto per la propria strada respingendo ogni tipo di accusa: “Abbiamo sempre dimostrato di lavorare per l’Eurozona, non per aiutare il paesi mediterranei o l’Italia. Non siamo di parte”. L’obiettivo della Bce è quello di garantire la stabilità del prezzi con l’inflazione “poco sotto il 2% annuo”. Un tasso che non si vedrà prima del 2020 secondo le stime della Banca centrale per questo “saremo presenti sui mercati ancora a lungo” ha spiegato il presidente”.

La Germania spinge l’Italia fuori dall’euro, Draghi fa muro
Giuliano Balestreri – 8/12/2016 4:19:27 PM
https://it.businessinsider.com/la-germania-spinge-litalia-fuori-dalleuro-draghi-fa-muro/


***


Enzo Michelangeli 11 dicembre 2016 alle 11:55

E non dimentichiamo che uscire dall’euro implica uscire dall’UE. Nella normativa UE, non esiste un processo che permetta di de-eurizzarsi senza aver prima concluso il processo di uscita che inizia con l’invocazione dell’Art.50.


@Enzo Michelangeli
Citazione: “E non dimentichiamo che uscire dall’euro implica uscire dall’UE”.

Ti suggerirei di non impancarti a esperto di trattati. Non c’è in essi nessuna menzione di obbligo di uscita dall’UE se si esce dall’Euro.


Enzo Michelangeli 26 gennaio 2017 alle 11:27

Mi ero ripromesso di ignorare i tuoi vanloqui, ma faccio solo rilevare che questo e’ un errore fattuale: certo che nei Trattati non c’e’ “nessuna menzione di obbligo di uscita dall’UE se si esce dall’Euro”: ma non e’ prevista alcuna procedura di uscita dall’Eurozona per i paesi membri dell’UE (http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2015-05-08/draghi-euro-e-irreversibile-l-uscita-non-e-prevista-trattati-181452.shtml). Il fatto che pochi giorni fa Draghi abbia detto che prima di uscire dall’Eurozona si devono pagare i debiti netti (circa 312 miliardi per l’Italia) non contraddice l’affermazione di maggio 2015: prima si pagano i debiti, poi si invoca l’Art. 50 e si esce contemporaneamente dall’UE e dall’Eurozona. Altre procedure non ne esistono.


@Enzo Michelangeli,
Vedo che i termini “elucubrazioni autoreferenziali”, per nulla gratuiti, hanno colpito nel segno (vedi più sotto il mio commento del 25 gennaio 2017 alle 21:22). Puoi renderti conto di come io non abbia bisogno della censura per “far fuori” un interlocutore, ma ci riesca usando semplicemente le armi della logica e della verità dei dati e dei fatti. Dunque, non proiettare i tuoi difetti, non sta bene ed è un segno di debolezza. Né tu né Draghi siete esperti di trattati. Neppure io. I trattati internazionali sono materia complessa, per esperti. E i punti di vista, come succede sempre nelle questioni giuridiche, sono vari. Perfino per giudicare la liceità del fiscal compact e, pare, dell’Euro (vedi il Prof. Giuseppe Guarino), figuriamoci per uscirne.
Per rimanere al “Sole 24 ore”, allego:

“Uscita dall’euro
L’articolo 140 del Trattato Ue consolidato indica che il Consiglio «deliberando all’unanimità degli Stati membri la cui moneta è l’euro e dello Stato membro in questione, su proposta della Commissione e previa consultazione della Banca centrale europea, fissa irrevocabilmente il tasso al quale l’euro subentra alla moneta dello Stato membro in questione e prende le altre misure necessarie per l’introduzione dell’euro come moneta unica nello Stato membro interessato». Tutto si gioca sul termine «irrevocabilmente»: l’interpretazione della Commissione e del Consiglio è che la stessa adesione all’euro è irrevocabile. C’è invece chi sostiene che a essere irrevocabile è solo il tasso di cambio dell’euro (art.140/3) e dunque un Paese non può essere espulso ma può andarsene se decide così”.
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-01-05/uscita-dall-euro-cosa-prevede-trattato-144818.shtml


PS:
Il professor Guarino ha dimostrato che modificare i trattati Ue con i regolamenti è illegale, ma Merkel e Hollande ci riprovano
di Tino Oldani
http://www.italiaoggi.it/giornali/preview_giornali.asp?id=1990147&codiciTestate=1


PPS:
Sulla questione dell’ingresso nell’Euro, segnalo questa incoerenza tra quanto Prodi afferma sulla stupidità della regola del 3% (fissata dal Trattato di Maastricht, del febbraio 1992, assieme all’adozione dell’Euro come moneta unica, firmatario il ministro del Tesoro Guido Carli del VII Governo Andreotti) e l’accettazione dei Regolamenti 1466 e 1467 che rendono più stringente quella regola, approvati il 17 giugno del 1997 da parte del Ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi del I Governo Prodi (poi sostituiti, prima, dal Reg. 1175/2011 e, poi, nel 2012, dal fiscal compact). Vedi questa ricostruzione (severa e insinuante nei riguardi di Prodi):

L’ingresso dell’Italia nell’euro: è stato veramente un golpe?
04/11/2015 – Simone Nastasi

http://www.lultimaribattuta.it/35008_35008

NB: Quando allego un documento, non vuol dire necessariamente che ne condivido le tesi.


PPPS:
Infine, la risposta (al PPS), credo, la dà questo lungo e interessante documento di analisi dei due regolamenti e del fiscal compact, del Prof. Giuseppe Guarino, laddove scrive: “L’adesione al regolamento fu formalmente volontaria. Sostanzialmente, almeno per alcuni degli Stati membri, coatta. Ottenere consensi formalmente volontari, sostanzialmente coatti, è un metodo che anche in seguito sarebbe stato praticato”. (pag. 11)
NB: Al termine del par. 31, pag. 18, c’è un “non” di troppo. Al par. 72, “Gli obiettivi fondamentali sono enunciati all’art. 2, n. 3” va corretto in “art. 3, n. 3”.
http://www.nomos-leattualitaneldiritto.it/wp-content/uploads/2013/04/Nomos-201202Guarino-Euro-venti-anni-di-depressione.pdf


***


Enzo Michelangeli 12 dicembre 2016 alle 01:42

Ancora con questa bufala delle banche centrali private? Banca d’Italia e’ un ente DI DIRITTO PUBBLICO (tutti i dettagli a https://it.wikipedia.org/wiki/Banca_d'Italia#Lo_status), e la sua governance e’ decisa dal governo italiano, indpendentemente da chi ne detiene le azioni:
«La cassazione lo ha ribadito il 21 luglio 2006, con la sentenza 16751 a sezioni riunite, dove ha affermato che la Banca d’Italia “non è una società per azioni di diritto privato, bensì un istituto di diritto pubblico secondo l’espressa indicazione dell’articolo 20 del R.D. del 12 marzo 1936 n.375”. la proprietà può quindi essere di soggetti privati, la gestione ha un ruolo pubblicistico, come compiti e poteri.»

Quanto al famigerato surplus commerciale della Germania:
1. Mi spieghi come puo’ fare il governo tedesco a ridurlo? Impone a Volkswagen o BMW di fare auto di cattiva qualita’? Gli esportatori sono societa’ private, e vendono quanto pare a loro.
2. E’ fatto prevalentemente con paesi fuori dall’Eurozona, e la parte con l’Eurozona sta diminuendo (http://im.ft-static.com/content/images/9aaece78-9e7b-11e5-b45d-4812f209f861.png). Oh, e anche l’Italia ha un saldo delle partite correnti positivo (http://www.tradingeconomics.com/italy/current-account), quindi non e’ quello il problema.


@Enzo Michelangeli
Citazione: “Quanto al famigerato surplus commerciale della Germania:
1. Mi spieghi come puo’ fare il governo tedesco a ridurlo? Impone a Volkswagen o BMW di fare auto di cattiva qualita’? Gli esportatori sono societa’ private, e vendono quanto pare a loro”.

Mi sorprende che tu non lo sappia. Il Governo tedesco lo può fare (indirettamente) aumentando il tasso d’inflazione relativo (rispetto ai partner UE), via aumento dei salari e degli investimenti pubblici in infrastrutture (peraltro carenti) tedeschi, cioè accrescendo il benessere dei Tedeschi. Il che ridurrebbe la competitività dei prodotti tedeschi a favore di quelli dei partner UE e di conseguenza l’esportazione, e aumenterebbe l’importazione, riducendo così il surplus commerciale tedesco infra UE. E, last but not least, distribuirebbe il peso del riequilibrio più equamente tra Paesi forti e Paesi deboli.

Il salario minimo farebbe crescere l’Europa
I Paesi indebitati imitano il modello tedesco tagliando i salari. Ma è inutile se Berlino svaluta
di Sergio De Nardis* – 14 Marzo 2015
http://www.linkiesta.it/it/article/2015/03/14/il-salario-minimo-farebbe-crescere-leuropa/25043/



Post collegati:


La religione neo-liberista


L’illogicità del neo-liberismo ha assunto dignità costituzionale


Dialogo su L’alternativa all’economia del pensiero unico


Come ‘bastonare’ volentieri due iperliberisti sul cuneo fiscale



**********







Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. euro bce dialoghi neo-liberismo

permalink | inviato da magnagrecia il 31/1/2017 alle 16:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

L’illogicità del neo-liberismo ha assunto dignità costituzionale



  

Chi ha paura del governo tecnico?

Carlo Clericetti  -  28 NOV 2016


Citazione: “non sarebbe però male ogni tanto notare che la scienza economica non si limita ad un unico paradigma e che la complessità dei tempi che viviamo non sopporta risposte univoche”.


Prendo spunto dalla frase di Domenico, per fare, anzi ri-ripetere, alcune considerazioni.


Neo-liberismo

La frase di Domenico è un esempio preclaro di proiezione. Come se non avessero fatto già abbastanza danni col neo-liberismo, dopo 30 anni di sfracelli pagati dai poveri cristi per colpa di questa ideologia fallimentare (che suppongo il padre del liberismo, l’economista e filosofo morale Adam Smith, aborrirebbe), gli utili idioti al soldo dei ricchi non sono mai paghi, devono guadagnarsi la pagnotta. D’altronde, come farebbero i ricchi, che sono 4 gatti, a spadroneggiare se non potessero contare su risorse enormi, il controllo dei media, ormai da 30 anni anche quello accademico, e l’ausilio di utili idioti ben retribuiti e non? La loro presunta terapia, più che rasentare, anzi oltrepassare, la solita spietatezza degli adepti del neo-liberismo, come per solito capita a chi ha subìto un’educazione autoritaria e repressiva e diventa facile strumento della manipolazione psicologica, sfocia ormai nel ridicolo. Esilarante, se non fosse tragico per le vite di miliardi di persone.


Spread 2011


(a) Manovre correttive.

Come ho già rilevato più volte, il risanamento dei conti pubblici è iniziato nel 2010 (la prima manovra correttiva dopo la crisi della Grecia è stata il DL 78 del 31.5.2010, convertito dalla Legge 122/2010, di 62 mld cumulati) ed è stato mastodontico (nella scorsa legislatura, sono state varate manovre correttive per 330 mld cumulati, ¾ dal governo Berlusconi, pari a 267 mld cumulati, distribuiti in maniera molto iniqua, e ¼ dal governo Monti, pari a 63 mld cumulati, ripartiti in modo più equo, vedi IMU, patrimonialina sui depositi, TTF), per far fronte soprattutto agli accresciuti oneri per interessi passivi.

Le misure strutturali (cioè permanenti) delle manovre correttive, tra cui, ad esempio, la riforma delle pensioni Sacconi (2010 e 2011), ben più severa e incisiva della tanto vituperata riforma delle pensioni Fornero, valgono tuttora.

E’ ovvio, tranne per i neo-liberisti, che queste misure pro cicliche hanno avuto l’effetto di aggravare e prolungare la crisi economica.


(b) Latitanza della BCE

Gli interventi si resero necessari, e in quella dimensione, proprio a causa della latitanza della BCE, i cui interventi a favore degli Stati in crisi, assieme alla decisione assurda di aumentare, unica banca centrale ad averlo fatto, il tasso di riferimento in piena crisi economica (Gavronski, Graf.8 http://www.fulm.org/articoli/economia/progetto-euro-andato-storto-riforma-necessaria-dell-eurozona-1), chiedendo in cambio “riforme”, si sono limitati agli SMP per 209 mld, di cui 99 all’Italia (tra il maggio 2010 e il marzo 2011, la BCE ha acquistato titoli di Stato greci, irlandesi e portoghesi; da agosto 2011 a gennaio 2012, titoli italiani e spagnoli), al famoso e decisivo “whatever it takes” di Draghi del luglio del 2012, che non è costato 1 solo € alla BCE, e agli OMT, mai implementati finora.

In più, a differenza della FED (i cui interventi sono stati, invece, massicci), sterilizzando ogni volta gli importi, cioè riducendo di pari importo la massa monetaria, per paura della (fantomatica) inflazione.


(c) Riforme strutturali

Al posto dell’azione di politica monetaria, la BCE si è dedicata, travalicando il suo ruolo, alla declamazione-imposizione delle cosiddette riforme strutturali, che, se sono utili, lo sono soltanto nel medio-lungo periodo, oltre al “consolidamento” dei conti pubblici nel breve-medio periodo.

Infatti, nell’ambito del programma SMP, gli acquisti da parte della BCE di titoli di Stato italiani cominciarono il 22 agosto 2011, cioè 17 giorni dopo l’invio della famosa (o famigerata) lettera del 5.8.2011 della BCE, firmata da Trichet e Draghi, e 9 giorni dopo il varo da parte del governo Berlusconi-Tremonti del DL 138 del 13.8.2011, di 60 mld cumulati, contenente una buona parte delle misure chieste nella predetta lettera, e che faceva seguito, a distanza di neppure 40 giorni, al DL 98 del 6.7.2011, di 80 mld cumulati.


Politica economica keynesiana

Naturalmente, col solito meccanismo della proiezione, gli adepti del neo-liberismo imputano alla teoria keynesiana l’ostinazione di applicare in ogni congiuntura, sia quelle favorevoli che quelle negative, la stessa terapia economica. Ma questo non è affermato da Keynes. La deroga a questa regola, pur verificatasi in varie occasioni da parte dei governi in carica, non fa venir meno l’assunto principale della teoria keynesiana che, in congiunture economiche negative, è necessario l’intervento pubblico, aumentando la spesa pubblica e finanziandola a deficit accrescendo il debito pubblico. Provvedendo poi a ridurre la spesa ed aumentare le imposte, ove necessario, quando la crisi economica sia superata.

Purtroppo, con l’adozione della norma del pareggio strutturale di bilancio in Costituzione, sia nel vecchio che nel nuovo, eventuale, testo dell’art. 81, interpretata in maniera restrittiva dall’oligarchia europea, ci siamo preclusi “strutturalmente” la possibilità di attuare politiche economiche anticicliche. 

L’illogicità del neo-liberismo ha assunto dignità costituzionale. 



Post collegati:


Analisi parziale del complotto contro Berlusconi


La religione neo-liberista

Spread, tornano la strumentalizzazione e la paura


Per un’analisi complessiva della politica monetaria della BCE durante la crisi, corredata dalle prove (100 note), allego la modifica da me elaborata della relativa voce di Wikipedia (poi annullata da un volontario-amministratore per ragioni strampalate).

8. Attività della BCE dopo il trattato di Lisbona: analisi critica



**********




UE, che fare contro e con le regole europee


Nel post precedente[1 oppure 2] di questo blog, ho linkato un articolo del prof. Gustavo Piga, che commentando un saggio sugli USA spiega che l’obiettivo di diventare uno Stato federale richiede moltissimo tempo e il superamento di notevoli ostacoli.

Vi dicevo anche che l’UE è una confederazione (atipica) di Stati con economie molto eterogenee, priva degli strumenti riequilibratori tipici delle federazioni e degli Stati nazionali (i trasferimenti fiscali, soprattutto, dai Paesi o Regioni ricchi a quelli meno ricchi).

Assodato questo, in attesa di diventare federazione tra alcuni decenni, se ci riusciremo, occorre disporre - oggi - di strumenti idonei onde evitare che l’UE imploda.

Le regole attuali, ispirate in buona parte dal neo-liberismo (il mercato che si regola da sé), vanno forse bene nei periodi normali; non vanno bene invece per niente – come si vede da 7 anni in Italia o in Grecia o in Portogallo, ecc. – nei periodi di crisi, poiché non consentono politiche economiche anti-cicliche (il che è un obbrobrio logico prima che tecnico). Quindi andrebbero assolutamente adeguate. Un po’ lo si è fatto con decisioni sui generis (ad esempio, l’applicazione formale del fiscal compact[1] viene rinviata di anno in anno), ma appunto sono un palliativo temporaneo.

La Germania, con i suoi satelliti, non vuole cambiare le regole attuali, chi può costringerla? Lo potrebbe fare l’Italia, ma ha troppi scheletri nell’armadio, alcuni reali (il debito pubblico attuale, anche se, a ben vedere, nel lungo periodo è giudicato tra i più sostenibili), altri fittizi (l’equilibrio di bilancio: come è scritto anche nell’articolo che stiamo commentando, l’Italia è uno dei due Paesi che rispetta – da anni - il limite del 3% del deficit/Pil e quando l’ha sforato l’ha fatto di poco, mentre la Spagna, la Gran Bretagna, la Francia, ecc. hanno raggiunto durante la crisi fino il 10%). 

Anche la Francia ha delle debolezze e cerca di non gridare troppo per rimanere sotto la “fiducia” dell’ombrello finanziario teutonico, ma, come secondo membro della diarchia storica europea, è l’unico Paese che se veramente lo volesse potrebbe contrastare l’egemonia della Germania. Purtroppo, anche il sedicente socialista Hollande ha tradito il suo programma col quale ha vinto le elezioni presidenziali ed, irretito dal potere – come ha rivelato la sua ex moglie - si è affrettato anche lui ad applicare la ricetta mainstream neo-liberista: riduzione – anche se un po’ al rallentatore - del deficit e riforme strutturali: riforma del diritto del lavoro e deflazione dei salari (recalcitra invece sull’inasprimento della riforma delle pensioni). Ed è ora il presidente francese meno popolare nella storia della Francia, pregiudicandosi qualunque possibilità di sua riconferma alla presidenza (quindi non vedo che cosa ci abbia guadagnato).

Questo è il problema negli ultimi 30 anni: anche quando vince la sinistra, la politica economica attuata è di stampo liberista. I sedicenti socialisti e democratici (Blair, Hollande, Renzi) tradiscono gli ideali socialisti e/o i loro programmi elettorali.[2]

*

Che fare? Occorre agire su più direttrici. Atteso che è quasi vano sperare in una 'rivoluzione' progressista (siamo quasi tutti dei pantofolai, ma mai dire mai) e l'avversario - il ceto dominante da 30 anni - è ricchissimo, potentissimo (controlla i media e le università), bulimico e spietato, da una parte occorre partecipare assiduamente e, nelle forme a disposizione che includono il mezzo potente del web, bombardare senza sosta lo stato maggiore di sinistra, stimolandolo, criticandolo e punendolo; dall’altra, occorre appoggiarsi alla legge vigente, nel caso di specie i trattati UE (il nefasto fiscal compact non fa parte dei trattati, ma è una regola successiva, e andrebbe denunciato perché – afferma il prof. Guarino – li vìola) e chiederne l’applicazione rispettandone la lettera e lo spirito.

Qui arrivo al dunque: pochissimi – debbo presumere da quel che leggo in giro - hanno letto i trattati UE, se li si leggono e li si approfondiscono un poco, come ho fatto io da profano, ci si accorge che, almeno dacché è scoppiata la grave crisi economica in EUZ (Grecia, 2010), essi vengono patentemente violati sia nella lettera che nello spirito, da parte sia della Commissione europea, sia del Consiglio europeo, sia della BCE. Traggo dal mio post Replica alla risposta della BCE alla petizione sulla BCE[3]

E’ agevole notare che, a dispetto dell'impronta ideologicamente connotata in senso ordoliberista dei Trattati UE e contrariamente alla loro interpretazione maistream neo-liberista ostinatamente propalata stravolgendo spesso la lettera e lo spirito delle norme, la lingua, la matematica, la logica e perfino i fatti, la deduzione è arbitraria, non avvalorata da una semplice lettura dell’intero testo del Trattato, in particolare l’art. 3 del TUE, che, in aderenza ai "valori" contenuti nel preambolo della Carta dei Diritti Fondamentali, ribadisce i principi fondamentali del governo dell'Unione Europea, finalizzandolo a due obiettivi prioritari: la piena occupazione e il progresso sociale, essendo la stabilità dei prezzi un mero sub-obiettivo [Art. 3. L'Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un'economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico. L'Unione combatte l'esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.]; smentita dalle evidenze empiriche dell’ultimo quinquennio; contraddetta dai dati macroeconomici relativi al tasso d’inflazione e al tasso di disoccupazione dell’Eurozona; formalmente corretta per l’Eurosistema ma sostanzialmente fuorviante, poiché è in discussione non la prevalenza e la cogenza dell’obiettivo principale – la stabilità dei prezzi - ma l’obliterazione sistematica da parte della BCE del secondo obiettivo statutario – sostenere le politiche economiche dell’UE - che in deflazione o con inflazione inferiore (sensibilmente) al target, quando i due obiettivi sono assolutamente concordanti e complementari, ha le stesse dignità e cogenza del primo”.

Se ciò risponde, almeno in parte, al vero, occorrerebbe, come dicevo prima, appoggiarsi alla legge e – come Stati o come cittadini o, meglio, come soggetti organizzati (partiti, sindacati, associazioni) – “muovere” i due Organi deputati a dirimere la questione: in primo luogo, la Corte di Giustizia Europea (organo giurisdizionale), ricorrendone i presupposti, e, in secondo luogo, il Parlamento europeo (organo politico). Ho provato anche a fare un tentativo per pungolarne qualcuno, ma finora ho constatato che nessuno, né i docenti e gli intellettuali, i quali preferiscono gli inefficaci appelli, né i politici, né i sindacati, né i cittadini salvo casi sparuti, intende seguire questa strada. Ma è l’unica percorribile in tempi relativamente brevi e senza chiedere il permesso a chi detiene le leve del potere.


PS: Sono l’Ue e la Bce a non rispettare i trattati europei



**********




Dialogo su L’alternativa all’economia del pensiero unico

 
Carlo Clericetti  -  11 GIU 2015
L'alternativa all'economia del pensiero unico
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2015/06/11/lalternativa-alleconomia-del-pensiero-unico/
 

COMMENTI

  http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

magnagrecia7 11 giugno 2015 alle 17:51

Mi spiace, io sono pessimista e la considero una speranza vana. Il potere massonico-oligarchico-reazionario, avvalendosi di un certo numero di agit-prop ben retribuiti, del controllo dei media e di milioni - miliardi? - di UTILI IDIOTI che lo fanno gratis, troverà le formule per continuare a dettar legge, ad arricchirsi e a schiavizzare il resto dell'umanità.
Continuerò, comunque, con la mia grande, diuturna fatica di Sisifo a dare il mio piccolissimo contributo alla CONTROINFORMAZIONE.
Vincesko

 

  http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

magnagrecia7 11 giugno 2015 alle 18:54

Fatica di Sisifo

Esempio di fatica di Sisifo. Com'è noto, dopo la sua intervista a Radio Anch'io, in cui ha fatto delle affermazioni infondate sulla spesa pensionistica, dichiarazioni che ovviamente hanno avuto una grande eco sui media, ho avuto un dialogo via e-mail con Carlo Cottarelli in cui ho dimostrato documentalmente che le sue argomentazioni erano infondate. Ciononostante, egli le ha ribadite al Festival dell'Economia di Trento, con altrettanta eco sui media. Chissà, forse le ha anche scritte nel suo libro uscito da poco, che io non ho letto. Allora, anche per "punirlo", ho scritto una lettera ai media, al Governo, al PD e ai sindacati. Tra i media, c’era il GR Rai, il quale però nell’edizione delle 13:45 di oggi su Radio3, ha diffuso una notizia infondata, per cui gli ho inviato la seguente e-mail:

grr@rai.it 11 giu 2015 - 14:44
Oggetto: Notizia infondata del GR3 delle 13:45: Corte dei Conti e welfare
Segnalo che al GR3 delle 13:45 è stata data una notizia infondata, cioè che la Corte dei Conti, nel suo “Rapporto 2015 sul coordinamento della finanza pubblica” (
http://www.corteconti.it/in_vetrina/dettaglio.html?resourceType=/_documenti/in_vetrina/elem_0199.html), abbia segnalato la necessità della riduzione della spesa pensionistica, quando ha parlato di welfare, poiché, come ho verificato, salvo errori, dall’analisi del Rapporto, il riferimento è alla spesa sanitaria.
D'altronde sarebbe stato grave, anche se non del tutto sorprendente, che la Corte dei Conti avesse potuto partecipare all'opera di DISINFORMAZIONE sulle pensioni. Colgo l’occasione per suggerire di trasmettere a chi ha letto la notizia falsa il testo della mia e-mail che Vi ho trasmesso in data 1 giu 2015 13:51 e avente ad oggetto: Le pensioni e Carlo Cottarelli, che ho poi trascritto (con l’elenco di tutti i destinatari) nel post Lettera ai media, al governo, al PD e ai sindacati: le pensioni e Carlo Cottarelli 
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2833739.html oppure, se la piattaforma IlCannocchiale è in avaria http://vincesko.blogspot.com/2015/06/lettera-ai-media-al-governo-al-pd-e-ai.html.
Cordiali saluti
V.

In compenso, uno dei primi risultati della mia lettera è l’articolo di 2 giorni fa di Roberto Petrini su Repubblica, che è uno dei destinatari della lettera; ho anche avuto con lui, su sua richiesta, un lungo e cordiale colloquio telefonico. Salvo un paio di imprecisioni, descrive la situazione reale delle pensioni.
Dialogo intorno alla previdenza, tra un rigorista e un pensionando
di ROBERTO PETRINI
09 giugno 2015

http://www.repubblica.it/economia/2015/06/09/news/policy_dialogo_previdenza_pensioni_petrini-116455537/

Vincesko

 

  http://0.gravatar.com/avatar/dbfc0dd7789de0121e49e14dea2213db?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

desertflower 12 giugno 2015 alle 08:41

Non è una "sviolinata" ma è stato il lavoro che ho fatto per 33 anni ad aprirmi gli occhi sull'economia e la sua gestione in generale. (Ho seguito le spese di una grande azienda a consuntivo e facendone il budget, poi raffrontando i due numeri!) La lettura dei commenti nel blog di Clericetti, Vincesko, Basile e altri mi hanno in qualche modo fortificato nelle mie opinioni e allargato l'orizzonte cognitivo. E' chiaro che l'UE tutta sta andando dalla parte sbagliata della storia. Mentre gli USA con grande pragmatismo, fortunatamente con l'amministrazione Obama, hanno saputo navigare le acque procellose di questa economia globale, in Europa si persegue un'utopia difficilmente applicabile alla realtà dei fatti. E' il perseguimento caparbio di questa utopia che obbliga a scelte contrarie allo stesso concetto di "stato"! Genera conflitto e va contro la stessa dignità dei cittadini. Sembra una "maledizione" su quest'Europa che crea problemi per se stessa e per l'umanità! Ricordo che quando Reagan abolì la parità con l'oro, praticamente non solo per il dollaro, ma per tutte le monete, si disse che il monetarismo era finito. Forse si pensava all'onestà degli uomini o alla loro sagezza che li avrebbe fatto abbandonare la finanza, in favore dell'economia reale. Ma non è stato così! E' la finanza che predomina e che obbliga, in qualche modo ad andare "contro" l'uomo. Che veramente ci sia qualcosa di "diabolico" nella gestione dei soli "soldi"? Qualcuno "autorevole" ha detto: "non potete servire a Dio e a mammona." Saluti!

 

  http://1.gravatar.com/avatar/cb7f602aa944d3f5522ecee800bd9fe1?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

vincenzoaversa 12 giugno 2015 alle 10:08

@desertflower

piccola imprecisione: fu Nixon e non Reagan ad abolire il gold standard all'inizio degli anni 70.

Riguardo al post di Clericetti, l'iniziativa del Rethinking Economics è lodevole e spero che si allarghi anche ad altri istituti accademici. Questo aumenterebbe la probabilità che nei prossimi anni alcuni di questi "nuovi economisti" possano occupare dei posti chiave nelle amministrazioni. Sembra un po' un discorso di tipo massonico, ma a volte bastano pochi uomini con le idee giuste nei posti giusti per cambiare il destino di un Paese.
Non vorrei dire una fesseria, ma in fondo mi pare che fu così anche con Keynes: fu grazie al ruolo che ricopriva nel Tesoro inglese che le sue idee si imposero nel Regno Unito; se fosse stato solo un accademico la sua teoria economica avrebbe fatto molto più fatica a trovare un'applicazione pratica.

 

  http://1.gravatar.com/avatar/affe3c623c61cae23981fb1a575604d0?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

balduks 12 giugno 2015 alle 16:05

Le teorie economiche mainstream, che amano definirsi "razionali" e "scientifiche" sono in realta delle semplice pseudoscienze. I metodi su cui basano la matematica non sono assiomi, ma semplici posizioni filosofiche. E spesso nemmeno quelle, ma semplici posizioni politiche.

Il lavoro degli economisti, di questi tempi , e' modificare gli innumerevoli parametri arbitrari ed ingiustificati su cui basa la sua teoria economica, per compiacere il potentato di turno.

L'utima crisi del 2008-2009, e la nuova crisi nelle fasi iniziali (che si dispieghera' nel 2015-2016), infatti hanno entrambe alla base la profonda ipocrisia di volera far passare per infallibili delle teorie che sono stata gia' ampiamente screditate dai fatti. COrruzione a tutti i livelli, disotorsioni politiche, uso di giustificazioni economiche per perseguire fini banalmente politici (il caso grecia e' un caso scuola) , o il rovesciamento di ruolo tra politica e finanza,la seconda che detta le regole alla prima.

Abbiamo al fondo, una grave crisi antropologica, il fallimento delle teorie economiche che ci hanno governato negli ultimi 60 anni, e in cima a questo la piu' grande e catastrofica crisi di debito inesigibile della storia dell'umanita'.

(per essere piu' precisi, questa crisi di debito e' figlia dell'esaurimento delle risorse mondiali a basso costo, ma non intendo sovraccaricarvi)

Una nuova teoria economica, dite che servirebbe?

Beh, tenete conto che servono quantomeno tre requisiti:

1) Che incorpori le leggi della fisica ( della termodinamica) come base assiomatica, riducendo le attivita' umane a sottosistema della biosfera, non viceversa

2) che rispetti in conseguenza di cio' le leggi della biosfera. L'economia deve incorporare i principi deoi sistemi ecologici, su base fondamentale

3) che non si pieghi alle pressioni dellai politica e delle religioni.

Quando certe teste d'uovo di economista capiranno che su un pianeta morente non esiste economia ,e che prima di sparare sesquipedali scemenze su come saremo messi tra 50 anni si facessero dei calcoli di scenario basati su modellazioni fisiche e non econometriche, avremo fatto un balzo spaventoso in avanti.

Per esempio: come diavolo fai a dire, tu economista dei miei stivali, che in cina ci saranno tot milioni di macchine circolanti nel 2050, se le previsioni di scenario dicono che per quell'anno ci sara' circa il 70% in meno di petrolio disponibile? Vuol dire che stai solo giocando con i numeri per compiacere qualcuno e narrare storiella alle masse ignoranti, non che stai facendo un lavoro serio.

 

  http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

magnagrecia7 12 giugno 2015 alle 20:42

Una volta i privilegi erano appannaggio dei parlamentari e dei burocrati nazionali; ora, dopo la cura da cavallo dettata dall'austerità, sono rimasti appannaggio dei parlamentari e dei burocrati degli organismi sovranazionali.

Sulle pensioni, segnalo il trattamento applicato ai dipendenti della BCE:

giugno 10, 2015 posted by Ulrich Anders
AUSTERITÀ PER VOI, BABY PENSIONI PER NOI. FIRMATO BCE

http://scenarieconomici.it/austerita-per-voi-baby-pensioni-per-noi-firmato-bce/

Vincesko

 

  http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

magnagrecia7 12 giugno 2015 alle 20:44

E il trattamento pensionistico applicato ai dipendenti dell’UE:

giugno 11, 2015 posted by Fabio Lugano
Austerità per voi, baby pensioni per noi: firmato Unione Europea

http://scenarieconomici.it/austerita-pensionistica-con-il-c-degli-altri-le-pensioni-dei-dipendenti-dellunione-europea/

Vincesko

 

  http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

magnagrecia7 12 giugno 2015 alle 20:44

E, infine, il trattamento pensionistico applicato ai dipendenti del FMI, tra cui presumo ci sia anche Carlo Cottarelli:

giugno 12, 2015 posted by Fabio Lugano
Il terzo elemento della Trojka per l’Austerità: pensioni ed assistenza per i dipendenti del FMI

http://scenarieconomici.it/il-terzo-elemento-della-trojka-per-lausterita-pensioni-ed-assistenza-per-i-dipendenti-del-fmi/

Vincesko

 

  http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

domenicobasile 12 giugno 2015 alle 22:58

Lodevole, illusoria iniziativa, destinata probabilmente a restare confinata nelle aule universitarie.

Chi si ricorda oggi gli innumerevoli rivoli marxisti (alcuni veramente interessanti come i lavori ispirati da Gianfranco Pala alla Sapienza o dagli allievi di Althusser a Nanterre) negli anni ottanta, la riflessione post marxista e strutturalista coagulata intorno a Henry Lefebvre o quella di derivazione sociologica nell'entourage accademico di Habermas in Germania e negli anni novanta l'ondata di studi a dominante ecologista basata sulle implicazioni legate alla trasformazione energetica.

A mio avviso gli unici lavori che hanno lasciato il segno e che hanno introdotto degli anticorpi ancora attivi, all'interno del pensiero economico classico, sono quelli di Ralf Darhendorf e Amartya Sen alla LSoE, la cui influenza agisce sotto traccia anche nei lavori più iconoclasti come quelli di Thomas Piketty.

Ma le aporie teoriche sono una cosa e il pensiero economico "dominante" ne è un'altra e come ben dice Clericetti, la base matematica dell'economia è sempre funzionale ad una visione politica della società.
Ma se questo è vero, è vero anche che la parte meno nobile dell'economia e cioè la contabilità, è spesso, a torto, trascurata allorché essenziale sul piano macroeconomico.

Il bilancio di uno Stato non ha niente a vedere con quello di una impresa o peggio di una famiglia.

Lo Stato è, per definizione, perenne ma le risorse necessarie a farlo funzionare non lo sono affatto.

Quando le variabili budgettarie sono fuori controllo (come ho tentato di dimostrare in altri post), che il deficit autorizzato dai trattati sia del 3% o del 6%, che il livello della spesa pubblica sia del 47% o del 57%, che il debito sia del 100% o del 130%, che la spesa previdenziale sia del 10% o del 20%, è indispensabile far quadrare i conti cioè assicurare una coerenza contabile se no più nessuno vorrà prestarci 1 euro e finiremo in bancarotta.

Nessuna teoria economica ha ancora inventato la soluzione per risolvere l'accumulo di deficit, per il semplice fatto che non esiste.

Non c'è bisogno di algoritmi, solo di un pallottoliere ed in questo caso anche i margini di manovra della politica si riducono al lumicino.

Possiamo disquisire a iosa di pensiero unico e di teorie economiche dominanti
ma dovremo finire per capire che oggi le interferenze planetarie dei mercati, dei prodotti e degli attori finanziari non hanno più niente a che vedere con il passato e che le tanto denigrate organizzazioni transnazionali, come la UE o la BCE costituiscono per i cittadini l'unico baluardo poiché possono stabilire regole di disciplina comune, possono costruire dei fondi di mutua assistenza e possono pesare sulla normativa prudenziale per prevenire i rischi sistemici.

 

  http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

magnagrecia7 13 giugno 2015 alle 15:21

Caro Domenico,
Ti faccio 3 osservazioni.

Prima Citazione: “Ma se questo è vero, è vero anche che la parte meno nobile dell'economia e cioè la contabilità, è spesso, a torto, trascurata allorché essenziale sul piano macroeconomico”.

Hai ragione, ma allora per coerenza dovresti anche tu scrivere al luminare Cottarelli, a proposito di considerare nelle statistiche del FMI (e di tutti gli altri organismi nazionali e internazionali, con la parziale eccezione dell’OCSE che almeno analizza la spesa pensionistica al lordo e al netto delle imposte), il quale ritiene corretto ciò che per un contabile è una bestemmia: classificare un’entrata-ricavo come se fosse una uscita-spesa. Attendo riscontro, per conoscenza, della tua lettera (trovi l’indirizzo email nella mia lettera, anzi lo trascrivo: ccottarelli@ imf.org. Se vuoi inviarla p.c. a Mme Lagarde, trascrivo anche il suo: clagarde@ imf.org (ho aggiunto uno spazio per evitare che il server li trasformi in link).

Seconda citazione: “Nessuna teoria economica ha ancora inventato la soluzione per risolvere l'accumulo di deficit, per il semplice fatto che non esiste”.

Ah, la tua solita proiezione. Troppo facile darti ragione da solo, attribuendo agli altri quello che è il vizio fondamentale del neo-liberismo: applicare l’austerità a prescindere.
Io non sono all’altezza, lo spiegano molto meglio di me Romano Prodi e Gustavo Piga: nessuna teoria è perfetta, occorre ridurre il deficit negli anni di vacche grasse e aumentarlo negli anni di vacche magre. Esattamente il contrario di ciò che hanno imposto e impongono la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea.

Terza citazione: “dovremo finire per capire che oggi le interferenze planetarie dei mercati, dei prodotti e degli attori finanziari non hanno più niente a che vedere con il passato”.

Hai torto, è una balla: tranne brevissimi periodi o forse uno solo, tra gli anni '30 e gli anni '80 del secolo scorso, nella storia hanno sempre pagato i poveri, anche al posto dei ricchi. Ancor più oggi, in cui, nel disastro attuale, c’è l’arricchimento dei ricchi appetto all’impoverimento di tutti gli altri, per colpa del neo-liberismo e anche di organismi come la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea. Ci vuole una bella dose di masochismo a sostenere un’ideologia siffatta. A meno che non si sia ricchi o almeno non si raccolgano delle briciole sotto forma di privilegi pensionistici.

PS: A proposito di privilegi pensionistici, ti risulta che il trattamento pensionistico dei dipendenti della BCE sia come descritto dall’articolo di Scenari Economici?

Vincesko

 

  http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

magnagrecia7 13 giugno 2015 alle 21:02

Segnalo:

La rivoluzione dell’FMI: il debito pubblico non è un problema
ONEURO - REDAZIONE
12 giugno 2015

http://www.eunews.it/2015/06/12/la-rivoluzione-dellfmi-il-debito-pubblico-non-e-un-problema/37165

Vincesko

 

  http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

domenicobasile 13 giugno 2015 alle 22:12

Ciao Vincesko,

Non contare su di me per petizioni e quant'altro.
Ritengo sia un privilegio riservato ai detentori del "quinto potere", Clericetti e colleghi.
Quando avrai la tua tessera di giornalista (visto che sei 100 volte più competente e più dotato di fiuto che la maggior parte degli scribacchini che inquinano inutilmente le pagine dei quotidiani) potrai a giusto titolo rivendicare il tuo interventismo.
Io faccio un altro mestiere e mi riservo di non interloquire con le istituzioni.

Detto questo, permettimi per il momento di rispondere solo al tuo PS.

La griglia proposta corrisponde grosso modo alla realtà e si applica a tutti i funzionari internazionali fuori sede.
Considera inoltre che in ragione delle loro retribuzioni, queste persone, a tutti i gradi di inquadramento, possono facilmente adottare regimi complementari che apportano un lauto conguaglio al loro reddito previdenziale.
Questi privilegi, dovuti al loro rango, non hanno tuttavia niente di straordinario se comparati a quello che potrebbero ottenere nel giorno in cui decidessero di abbandonare il loro statuto e migrare nella sfera dei grandi studi legali internazionali o nelle banche tipo Goldman e simili, i cui impiegati di pari rango, superano col solo bonus annuale, l'intera retribuzione di un funzionario europeo.

Non so come tu inquadri questo problema nella tua giusta guerra fra ricchi e poveri ma al di là di ogni moralismo, abbiamo grande bisogno di persone che, dopo una rigorosa selezione, scevra da ogni clientelismo, decidono di lasciare il loro paese per vivere a Bruxelles, Luxenbourg, Straburgo o Francoforte che permettimi non sono il centro del mondo....

Domenico.

 

  http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

domenicobasile 13 giugno 2015 alle 22:40

Ot

La frase più emblematica sulla tragedia greca ormai prossima alla conclusione l'ha pronunciata (off) la Merkel :

"Tsipras è come uno studente in medicina a cui si impone di eseguire un'operazione a cuore aperto."

 

  http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

magnagrecia7 14 giugno 2015 alle 16:05

Caro Domenico,
il tuo tentativo di captatio benevolentiae nei miei confronti, con lodi francamente esagerate, oltre a segnalarmi una qual certa tua seria difficoltà, mi autorizza a mettere un po’ di pepe nella mia replica, anche per ravvivare un po’ l’ambiente.
1. Contare su di te? Mi sottovaluti. Come potrei sperare di contare su un umile soldatino, obbediente, poco coraggioso ed egoista come te, votato irrevocabilmente alla difesa della causa dei ricchi? Il mio invito era soltanto un’esca, a cui hai abboccato: rifiutandolo.
2. Ti riservi di non interloquire con le istituzioni? Of course, vedi sopra. Tu delle istituzioni sei – pare - un umile ed obbediente membro ligio alla causa dei più forti.
3. Di rispondere solo al p.s. per il momento? So già che non risponderai al resto.
4. E non lo farai, non lo potrai fare, perché ti sei sentito intimamente stanato, messo a nudo nel tuo conflitto d’interesse, stretto all’angolo del tuo egoismo. Lo arguisco dal tuo nervosismo e dallo iato tra le parole gentili e il tono sottesamente difensivo-aggressivo.
5. Sovente, chi si difende accusando gli altri di moralismo - in particolare capita a chi fa un uso abituale della proiezione - ha un comportamento immorale. Come quello di chi, per ottenere (e con la coscienza tacitata da) qualche briciola sotto forma di privilegio, usa il doppiopesismo, il doppio standard morale, grave indizio di coda di paglia. Poiché il trattamento pensionistico dei dipendenti della BCE, dell’UE e del FMI, che ovviamente vale erga omnes e non può essere limitato ai rappresentanti apicali, si configura come un privilegio, che non è il ristoro per un asserito disagio per risiedere in paesini sperduti nel deserto come Bruxelles o Francoforte o Nuova York, ma la moneta spicciola per asservirli alla causa dell’obbedienza e della spietatezza contro gli altri cittadini, contro cui esercitano tutta la loro sapienza tecnica, tutto sommato comprata a poco prezzo, poiché parallelamente comporta la svendita - quotidiana - della loro dignità personale.
Vincesko

 

  http://1.gravatar.com/avatar/96a34fb50de32f7c7cb22bb6d65b3e41?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

jeantine01 14 giugno 2015 alle 22:42

Credo che l'affermazione della teoria neoclassica come pensiero unico non sia solo dovuta al sostegno del potere economico cui era evidentemente congeniale (fattore evidentemente fondamentale, inutile sottolinearlo), o all'avere rappresentato la risposta agognata alla teoria marxista, che in quegli anni aveva improvvisamente e pericolosamente occupato il campo. Un aspetto cruciale della teoria delineata dagli austriaci e da Jevons è stata la particolarità di avere offerto la possibilità di definire un codice professionale per la scienza economica, separando l'economia dall'etica o dalla filosofia morale, così come la fisica si era resa autonoma dalla filosofia naturale un paio di secoli prima.Ha definito un ambito preciso di ricerca, ha postulato l'esistenza di leggi naturali universalmente valide, e ha offerto delle tecniche per poterle indagare e "scoprire". Tutto ciò che serve perché una professione si costituisca.

Chiunque , di fronte all'incapacità della teoria di predire le crisi e persino di ppendere atto dei fatti, si ponga l'obiettivo di sostituire la teoria neoclassica (con tutte le varianti introdotte nel tempo, in particolare a partire dagli anni '70) deve porsi innanzitutto il problema del se e come salvare una professione.

 

·         http://1.gravatar.com/avatar/60a55cb8eeae837ece8da5f1836a6bf5?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

cclericetti 14 giugno 2015 alle 23:42

Caro jeantine, mi sembra che la professione sia messa più in pericolo dalla concorrenza dei matematici, assunti senza risparmio dai gruppi finanziari...
La professione si salva se riesce ad accettare la realtà, ossia che l'economia non può pretendere di formulare leggi universali e che un economista che non esplicita le conseguenze etiche delle sue teorie è come il politico che dichiara di non avere alcuna ideologia: ignoranza o mistificazione?
Gli economisti che credono più alle loro formule che a quello che vedono non sono altro che sacerdoti di una religione misterica. Come tutti quelli che fanno prevalere la fede sull'analisi sono pronti a far bruciare sul rogo chi si azzardi ad affermare che la terra è rotonda e non è il centro dell'universo. Questo tipo di "professione" sarebbe assai auspicabile che scomparisse, ma purtroppo da quando esiste l'uomo finora non è mai accaduto.

 

  http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

domenicobasile 14 giugno 2015 alle 23:16

http://www.repubblica.it/economia/2015/06/11/news/padoan_ue-116627174/

Ciao Vincesko

Penso che io e te, come anche tutti gli altri partecipanti a questo blog, dovremo un giorno accordarci sull'ordine delle priorità da seguire nel quadro di una strategia riformista.

Per quanto mi riguarda gli elementi contenuti nell'articolo di Padoan, mi sembrano cruciali.

Oggi nessun ministro delle finanze dei grandi paesi, penso a Shauble o Sapin, scriverebbe mai frasi di questo genere né sosterrebbe apertamente una strategia federalista basata sul l'integrazione fiscale e budgettaria.

Sarebbe certo troppo, domandare alla classe politica italiana di assumere la leadership di questo movimento e tentare di coinvolgere, in una prima fase, tutti quei paesi periferici che trarrebbero enormi vantaggi da una tale integrazione. Purtroppo le resistenze sono ancora enormi e non mi faccio molte illusioni sulla sorte che il prossimo Consiglio Europeo riserverà alle raccomandazioni dei 4 presidenti.

Rispetto a questa che per me rimane la battaglia del XXI secolo, le critiche che hai mosso al mio post, perdono un po' di senso.

Punto 2
La teoria che attribuisci a Prodi-Piga rischia di far parte di quel passato, cui accennavo e che non ritornerà più.

Senza scomodare la "stagnazione secolare" di Summers, difficilmente vedremo, in Europa, nei prossimi decenni crescite durature dell'ordine del 3% che potremmo magari sfruttare per mettere a posto il bilancio. (Posto che questa manovra sia economicamente pagante).
Anche in USA e Cina i segnali sono contrastanti e potremmo, a medio termine, assistere a scenari inquietanti.
Non è affatto escluso che la Cina subisca un forte rallentamento economico dovuto a diversi fattori : la crisi dell'economia tradizionale con la perdita del vantaggio competitività-costo in ragione dell'adozione progressiva di regole anti inquinamento, l'incapacità di mantenere il livello attuale di investimenti nel settore della costruzione e infrastrutture a causa della saturazione e dell'indebitamento delle imprese, la trasformazione del modello economico in produttore di servizi e prodotti tecnologici a minore intensità dì manodopera e materie prime...gli impatti di tale scenario sarebbero a livello della zona e su scala globale.
Prima di tutto, la pletora di economie satelliti oggi esportatrici verso la Cina entrerebbero in crisi, ci sarebbero poi serie tensioni sul debito americano che riaprirebbe la guerra dei cambi fra Cina, Usa, Europa e paesi emergenti.
A quel punto ci sarebbe un grosso problema di rendimento per gli investitori che si ritroverebbero in mano liquidità a buon mercato senza sapere dove investirla con un rapporto accettabile di rischio e rendimento......
Quindi la competitività-paese diventerebbe il criterio decisivo per allocare risorse.
Competitività-paese vuol dire : sistema bancario efficiente, PA capace di rispettare scadenze e velocizzare gli iter, giustizia dotata di tempi certi e rapidi, imprese di taglia adeguata e mercato del lavoro in linea con gli standard dei concorrenti.

Quanto più forte sarà l'Unione monetaria e l'integrazione fiscale e budgettaria della zona euro tanto meglio ogni singolo paese resisterà alle sfide dei mercati.

Punto 3

La situazione politico-economica del secolo scorso non è più un punto di riferimento.
Tu stesso hai parlato, qualche mese fa, del peso dello shadow banking e potremmo aggiungere la coorte di fondi speculativi che, in assenza di normative vigenti e vincolanti, sono in grado di condizionare fortemente le politiche nazionali.
Oggi le normative prudenziali permettono di regolare i rischi nel settore bancario e dopo l'entrata in vigore di Solvency 2 anche in quello assicurativo.
Poco è invece oggi previsto per il settore dell'asset management e dell'investment banking mentre gli edge funds sguazzano nelle più totale impunità.
Il coordinamento internazionale su questi temi è vitale per prevenire bolle speculative e crisi sistemiche ed anche la guerra fra ricchi e poveri, come ha ben capito Thomas Piketty, deve essere analizzata alla luce di queste problematiche.


  http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

magnagrecia7 15 giugno 2015 alle 01:20

Caro Domenico,
Bla bla bla… Fumo senza costrutto e senza rispondere alle obiezioni.
Tra te e Prodi/Piga, mi spiace, non c’è gara. Qui, non incanti nessuno. Svegliati dall’incantamento interessato.

PS:
Cartier, il proprietario svela la sua più grande paura: "Che i poveri insorgano e facciano cadere i ricchi"
Redazione, L'Huffington Post
Pubblicato: 13/06/2015 16:31 CEST Aggiornato: 13/06/2015 16:31 CEST

http://www.huffingtonpost.it/2015/06/13/cartier-proprietario-paura-ricchi-poveri_n_7576120.html

Vincesko

 

 

  http://1.gravatar.com/avatar/cb7f602aa944d3f5522ecee800bd9fe1?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

vincenzoaversa 15 giugno 2015 alle 11:57

questo articolo del Prof. Terzi dovrebbe chiarire adeguatamente la confusione tra politiche Keynesiane e "corsa dissennata al debito publico".

http://www.ateconomics.com/2015/06/13/keynesiani-allitaliana/?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+ateconomics+(AT+Economics)

 

  http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

magnagrecia7 15 giugno 2015 alle 12:56

OT

Pubblico la e-mail che ho appena inviato ai parlamentari europei dei gruppi di Csx e di sinistra (salvo errori), membri della Commissione Problemi economici e monetari:
http://www.europarl.europa.eu/committees/it/econ/home.html#

Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto

Da: v 15 giu 2015 -12:40

A: roberto.gualtieri@europarl.europa.eu;peter.simon@europarl.europa.eu;hugues.bayet@europarl.europa.eu; pervenche.beres@europarl.europa.eu; udo.bullmann@europarl.europa.eu; fabio.demasi@europarl.europa.eu; anneliese.dodds@europarl.europa.eu; jonas.fernandezalvarez@europarl.europa.eu; elisa.ferreira@europarl.europa.eu; sven.giegold@europarl.europa.eu; neena.gill@europarl.europa.eu;catalin-sorin.ivan@europarl.europa.eu; diane.james@europarl.europa.eu; philippe.lamberts@europarl.europa.eu;olle.ludvigsson@europarl.europa.eu; marisa.matias@europarl.europa.eu; costas.mavrides@europarl.europa.eu; dimitrios.papadimoulis@europarl.europa.eu; alfred.sant@europarl.europa.eu; molly.scottcato@europarl.europa.eu; renato.soru@europarl.europa.eu; paul.tang@europarl.europa.eu; ernest.urtasun@europarl.europa.eu;marco.valli@europarl.europa.eu; miguel.viegas@europarl.europa.eu; jakob.vonweizsaecker@europarl.europa.eu; steven.woolfe@europarl.europa.eu; marco.zanni@europarl.europa.eu

In occasione dell’odierno dialogo economico con il presidente della Bce, Mario Draghi, Vi trasmetto, per opportuna conoscenza, il testo della Petizione da me lanciata in Change.org nel 2014, che ho inviato alla Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo, iscritta nel ruolo generale con il n. 2401/2014.
Cordiali saluti
V.

Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
p. c. Corte di Giustizia Europea
p.c. Corte Costituzionale italiana
p.c. Governo italiano
Lo statuto della Bce stabilisce due obiettivi. Il primo è la stabilità dei prezzi, "sotto, ma vicino, al 2%". Oggi in molti Paesi dell'Euro l'inflazione è sotto zero. La deflazione è un male ancora più grave dell'inflazione e la Bce non sta facendo quello che dovrebbe per riportare i prezzi all'obiettivo quantitativo da essa stessa deliberato.
Il secondo obiettivo è stabilito nello stesso articolo 2 dello statuto: "Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi", la Bce"sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea". Tra questi, una "crescita economica equilibrata"; la "piena occupazione"; "la solidarietà tra Stati membri".
Come tutti possono constatare, la Bce non ha fatto e non ha in programma di fare nulla per questi obiettivi, e queste problematiche sono del tutto assenti persino nelle esternazioni del suo presidente.
Tutto ciò premesso, noi chiediamo:
1. di accertare e di dichiarare se quanto da noi denunciato risponde al vero;
2. di accertare e di dichiarare se la BCE è colpevole di violazione statutaria e perciò anche passibile di denuncia alla Corte di Giustizia Europea (art. 35 dello statuto BCE).

Allegato
1 - Motivazioni della petizione
2 - Statuto BCE
3 - Obiettivo inflazione sotto 2%, ma vicino
4 - Federal Reserve Act (e divieto acquisto diretto titoli Tesoro USA)
5 - Trattato di Lisbona
6 - Trattato di Maastricht
Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html oppure http://vincesko.blogspot.it/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html
3 Novembre 2014

Vincesko

 

  http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

magnagrecia7 15 giugno 2015 alle 17:08

Segnalo:

Commissione VI Finanze Camera dei Deputati
Indagine conoscitiva sugli strumenti finanziari derivati 
Testimonianza del Vice Direttore Generale della Banca d’Italia
Luigi Federico Signorini
Roma, 15 giugno 2015

Secondo una rilevazione della Banca dei Regolamenti Internazionali sul mercato dei derivati OTC – dove si svolge la maggior parte delle contrattazioni – delle maggiori banche di 13 paesi sviluppati, a fine 2014 il valore nozionale dei contratti era di circa 520 mila miliardi di euro (tav. 1)6 , otto volte il PIL mondiale; il mercato è complessivamente cresciuto del 21 per cento dal 2008. Il valore di mercato lordo (pari alla somma in valore assoluto di tutti i contratti, sia quelli con valore di mercato positivo sia quelli con valore negativo) ammontava a circa 17 mila miliardi (25 mila nel 2008). L’80 per cento del valore nozionale è relativo a derivati su tassi di interesse. I CDS rappresentano una quota ridotta (3 per cento) dei derivati negoziati sui mercati OTC.
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-direttorio/int-dir-2015/Signorini-150615.pdf

Vincesko


  http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

domenicobasile 15 giugno 2015 alle 17:41

Aggiungerei qualche considerazione allo scambio fra Jeantine e Clericetti

Oggi la relazione fra l'economia reale, l'intermediazione svolta dalle teorie economiche e la formalizzazione dei modelli matematici che interagiscono direttamente con i mercati, assomiglia ad una piramide capovolta.
Il punto di contatto esiziale con l'economia reale si traduce in un concentrato di dati (sintetizzati secondo indicatori standardizzati) che vengono in seguito elaborati in maniera esponenziale fino alla base superiore della piramide capovolta dove le piattaforme di trading effettuano miliardi di operazioni al microsecondo.

L'economista non può interagire con questo universo parallelo (l'abbiamo visto con la diffusione planetaria di prodotti tossici all'epoca dei subprimes) ma può elaborare modelli concettuali e suggerire strategie prudenziali.

La teoria può, da un lato, agire sul substrato hard (l'economia reale) che modifica alla base il "big data" informativo cioè la materia prima della formalizzazione matematica e dall'altro può e deve stabilire le soglie di rischio oltre le quali si situa la probabilità di una crisi sistemica.

Mi lascia un po' perplesso, invece, il parallelo con l'etica, espresso da Clericetti :

Si deve intendere come buona fede metodologica, rispetto agli enunciati che sono alla base delle teorie?

Come rigore applicativo delle misure preconizzate per raggiungere gli obiettivi fissati?

O come trasferimento in campo economico dei convincimenti politici o religiosi che costituiscono l'intima natura dell'uomo?


·       •  http://1.gravatar.com/avatar/60a55cb8eeae837ece8da5f1836a6bf5?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

cclericetti 15 giugno 2015 alle 19:21

Caro Basile, cerco di spiegarmi meglio. Quando si intraprende qualsiasi attività bisognerebbe interrogarsi sulle conseguenze che possono derivarne. Naturalmente si può non farlo: non lo fecero, per esempio, gli antichi abitanti dell'Isola di Pasqua, che attuarono una deforestazione selvaggia che provocò una desertificazione dell'isola di cui poi pagarono duramente le conseguenze; e non lo fa chi oggi distrugge l'ambiente naturale. Per ciò che riguarda l'economia si applica lo stesso concetto: a che cosa deve servire l'economia (cioè il lavoro degli economisti)? Una risposta forse poco scientifica ma sostanziale è "deve servire a far stare meglio le persone". La risposta dei neoclassici, invece, è "a produrre più ricchezza possibile nel modo più efficiente possibile". In questa alternativa c'è un abisso. Chi sceglie la seconda risposta decide di non occuparsi delle conseguenze che l'obiettivo può provocare: per esempio, lo sfruttamento del lavoro, una disoccupazione maggiore di quello che potrebbe essere, danni ambientali, mancata protezione della salute, persino minore difesa dei consumatori. Chi sceglie invece la prima cercherà di ottenere il miglior compromesso possibile tra la ricerca dell'efficienza e la diffusione del benessere. Sono riuscito a spiegarmi?


  http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

domenicobasile 15 giugno 2015 alle 22:22

Buonasera Clericetti,

Si capisco; ma penso che Lei tenda a far coincidere, in maniera determinista, il fine etico di una dottrina con i presupposti concettuali e metodologici che sono alla base della dottrina stessa.

"Far stare meglio le persone" è, a mio avviso, il compito della politica, da Aristotele in poi (in concreto a partire dagli utopisti inglesi e da noi da Macchiavelli e Guicciardini fino a Rousseau)
Cioè ricercare il giusto equilibrio fra l'esercizio del potere e la possibilità riconosciuta ad ognuno di realizzare il proprio benessere nel rispetto delle regole.

Niente di tutto ciò per l'economia capitalistica che si è costituita sulla base del "mercantilismo" protestante prima per correggere, con le sue "regole", gli abusi di cattiva gestione e poi per formalizzarne" le leggi" ed adattarne via via "i principi" all'evoluzione dell'economia reale.

Anche oggi l'economia, prima di essere il braccio armato di una qualsiasi visione del mondo o anche solo lo strumento di una strategia politica, conserva una neutralità concettuale ed una flessibilità metodologica che giustifica i più accesi dibattiti fra gli economisti ed appassiona i profani di ogni orizzonte.

Queste persone non hanno smarrito il senso morale delle loro affermazioni, tentano, come anche io e Lei facciamo a scale diverse, di conciliare l'efficienza e l'efficacia di un sistema di variabili, per ottenere il miglior risultato se non per tutti, almeno per la maggior parte.

Il fatto che Lei ed io analizziamo il caso greco in maniera molto diversa non dovrebbe portarLa a trarre, nei miei confronti, conclusioni di ordine morale ma solo ad opporre la fondatezza "oggettiva" delle sue tesi ai miei grossolani errori di giudizio...;)


  http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

magnagrecia7 15giugno 2015 alle 23:11

@Cclericetti (15 giugno 2015 alle 19:21)
Dialogo tra sordi e tricoteuse
A scuola, il concetto di funzione sociale dell’azienda, del contemperamento degli interessi interni con quelli esterni (collettività), si insegna e fa parte del bagaglio teorico di qualunque studente di Economia,[1] presumo anche di Domenicobasile, che adesso lo ha dimenticato (nessuna dimenticanza è casuale). E’ che quando lo si deve applicare in concreto sorgono i problemi.Vuoi per l’educazione dell’imprenditore, vuoi per difficoltà oggettive (gestionali, dimensionali, reddituali, ecc.). Esso comunque rimane un problema microeconomico, circoscritto cioè all’ambito decisionale della singola azienda. Anche se poi la somma della maggioranza delle singole aziende può caratterizzare la cultura (insieme di valori) imprenditoriale, se non di un intero Paese, almeno di singoli distretti o città (si pensi all’area di Ivrea con l’Olivetti).
Oggi, cioè negli ultimi 3 decenni, però, si è andata concretizzando, per l’operare sinergico di vari fattori (sconfitta del comunismo, globalizzazione, nascita e/o consolidamento di multinazionali globali, segnatamente di quelle finanziarie, prevalenza della cultura accademica di stampo neo-liberista, debolezza crescente dei decisori politici, riforma involutiva delle leggi bancarie) un sistema economico-finanziario-industriale-commerciale di tali dimensioni e potere d’influenza da sovvertire ogni equilibrio tra i soggetti coinvolti direttamente e indirettamente e qualunque possibilità di contemperare gli interessi privati e pubblici.
In fondo, nulla di nuovo sotto il sole. Tranne per le dimensioni. Che sono diventate planetarie dal punto di vista spaziale, coinvolgono miliardi di persone e vedono in gioco cifre sesquipedali dell’ordine di migliaia di miliardi di dollari.
Domenicobasile ha descritto il meccanismo finanziario come una piramide capovolta con in cima un cervellone che specula in trilioni di dollari ogni giorno. Ma lo racconta, da bravo soldatino asservito alla causa dei ricchi e zelante agit-prop, come se fosse un dato di natura, immodificabile. Poiché, nella sua visione distorta, degna di un trattamento da TSO o, verrebbe voglia, da tricoteuse, le regole devono valere solo per i poveri cristi, e non anche per la finanza speculativa, sia vietando determinate operazioni speculative (ad esempio sul grano), sia assoggettandole a una tassa (TTF), destinandone il ricavato alla crescita e ai poveri cristi.
Caro CClericetti, è inutile discutere, è tempo perso, è un dialogo tra sordi; lo ha capito bene il patron di Cartier, sta arrivando – deve arrivare – di nuovo il tempo delle tricoteuse, sia per gli speculatori che per i loro scherani e agit-prop…

[1] https://books.google.it/books?id=zRVUNhsUawwC&pg=PA115&lpg=PA115&dq=sergio+sciarelli+%2B+equazione+del+profitto 

Vincesko

 

  http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G

magnagrecia7 15 giugno 2015 alle 23:26

Errata corrige:
- in penultima riga: "sia per i ricchi speculatori";
- sostituisco il link: Sergio Sciarelli ETICA E RESONSABILITA’ SOCIALE NELL’IMPRESA

Vincesko

 

Articolo collegato (aggiornamento del 24/06/2015):
 
Presumevo bene, anzi il cinquantanovenne (2014) Carlo Cottarelli è già un pensionato (privilegiato) FMI.
 
26/03/201406:08
IL COLLOQUIO
Cottarelli: «Sì, a 59 anni ho anche la pensione che sommo ai 12mila euro al mese»
http://www.iltempo.it/politica/2014/03/26/si-a-59-anni-ho-anche-la-pensione-che-sommo-ai-12mila-euro-al-mese-1.1233682

 
**********
 
http://vincesko.blogspot.com/2015/06/dialogo-su-lalternativa-alleconomia-del.html
  

Dialogo su debito pubblico, privatizzazioni, neo-liberismo, stato sociale

 
Riporto la discussione su debito pubblico, privatizzazioni, neo-liberismo, stato sociale, svoltasi nei giorni dal 16 al 19 febbraio 2015, in calce a questo articolo del blog di Carlo Clericetti su Repubblica.it.
 
Carlo Clericetti  15 FEB 2015
La frase che svela le ipocrisie
http://clericetti.blogautore.repubblica.it/2015/02/15/la-frese-che-svela-le-ipocrisie/
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 01:56
L’importo delle privatizzazioni previsto dalla legge di stabilità 2014 (governo Renzi-Padoan) era pari a 7 mld, in precedenza portato a parole a 10-12mld dal governo Letta, dopo le critiche della Commissione europea. La legge di stabilità 2015 prevede un importo di privatizzazioni pari allo 0,7% del Pil (cioè una decina di mld), definito ambizioso (
“In addition, I would like to restate the commitment of the Italian government to its ambitious plan of privatisation of state owned companies and assets. In 2014, a number of assets, including stakes in Fincantieri and Rai Way through IPOs and in CDP through trade sale, have been put on the market. Over the period 2015-2017, privatisation proceeds are expected to amount to 0.7 per cent of GDP on average and to be fully allocated to debt reduction”. http://www.mef.gov.it/primo-piano/article_0142.html, vedi la lettera del ministro Padoan).
Le quote da privatizzare riguardano ENI, ENEL, STM, ENAV, SACE, Fincantieri, CDP Reti, TAG, RAI WAY, FS, Poste italiane.
La motivazione ufficiale è la riduzione del debito, che è ora pari complessivamente a 2.160 mld, per cui l’importo atteso dalla vendita ne rappresenta un’aliquota quasi insignificante.
Stante la situazione dei tassi d’interesse, la redditività delle aziende le cui quote si intendono vendere (in particolare Eni ed Enel) è superiore al costo del debito, per cui sarebbe più conveniente, anziché vendere le quote, acquistarne indebitandosi.
Nonostante tutte le critiche avanzate al programma di privatizzazioni, presso il MEF sono stati già costituiti gruppi di lavoro ad hoc, che dovrebbero guadagnare il ritardo causato anche dalla decisione governativa di rinviare una parte delle privatizzazioni per il calo dei corsi azionari.
Per tutte le considerazioni predette, non si può che dar ragione a Carlo Clericetti per le motivazioni ideologiche sottostanti al programma di privatizzazioni, nonché alla disciplina del lavoro.
Nell’ambito di una visuale interpretativa “atipica”, ma a mio avviso intrigante, questo modo oggettivamente irrazionale e quindi apparentemente inspiegabile di procedere della Commissione europea, ormai braccio operativo degli ottimati più retrivi, è più comprensibile se si considera che è anch’esso il portato dei piani della corrente conservatrice e reazionaria della Massoneria sovranazionale, che annovera trasversalmente nelle sue file tutti gli attuali e principali rappresentanti delle Istituzioni europee.
Vincesko
 
·     http://1.gravatar.com/avatar/611639a8c1c75385f990808bc2ceb9b2?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
mainessuno 16 febbraio 2015 alle 04:20
In verità in quella frase non vedo nulla di ipocrita, non fosse altro perchè sono tematiche non introdote surretiziamente ma al centro del dibattito.
Vedo invece, nell'articolo, un atteggiamento ideologico, per non parlare dei 4 commenti che mi precedono (alcuni deliranti), dovuto a vari assunti 1) che il neo-liberismo è il male, 2) che ha fallito, 3) che il neo-liberismo non possa prevedere politiche di redistribuzione del reddito che sono le uniche a calmierare la pretese disuguaglianze.
Poi si tratta anche di intenderci su cosa sia liberismo: il rifiuto del salvataggio di Lehmann è stato concepito all'insegna del liberismo, ed è stato un errore colossale, la madre di tutti gli errori, il salvataggio di Dexia, Fortis, Royal Bank of Scotland, etc. è stato il contrario del liberismo, ma un'azione statale dentro l'economia, eppure il "salvataggio delle Banche" è comunemente inteso come cifra del liberismo, e potrei continuare.
Le privatizzazioni non sono buone o cattive, di certo lo Stato-Imprenditore ha dato più esempi di insipienza che altro, e se società pubbliche mal gestite vengono privatizzate si toglie un fardello ai conti e si recupera un pò di denari.
Di certo trovo un non-sense la privatizzazione di Enel o ENI ma forse per il Porto del Pireo è tutt'altra cosa.
 
·        http://1.gravatar.com/avatar/60a55cb8eeae837ece8da5f1836a6bf5?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
cclericetti 16 febbraio 2015 alle 11:06
L'ipocrisia sta nel fatto che si afferma di puntare ad un risanamento dei conti pubblici, mentre invece si vuole imporre un modello sociale. Non dico che il neo-liberismo "è il male", dico che è un'ideologia con una precisa connotazione politica (mascherata dalla pretesa di perseguire l'efficienza), che io non condivido perché non la ritengo adatta a regolare al meglio la società; e non dico affatto che ha fallito (rilegga le ultime righe): ha funzionato perfettamente per gli scopi che si prefiggeva. Quanto alla redistribuzione, certo che si potrebbe fare, ma si dà il caso che non si faccia: secondo lei le disuguaglianze sono "pretese"? Cioè si tratta solo di un mio abbaglio?
Quanto al fatto che lo Stato imprenditore abbia dato solo "esempi di insipienza", mi sembra un giudizio assai discutibile: l'Italia, con il settore pubblico più esteso dopo l'Unione sovietica, era diventata la quinta potenza industriale del mondo: non mi sembra che dopo l'ondata di privatizzazioni le cose siano andate meglio.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/dbfc0dd7789de0121e49e14dea2213db?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
desertflower 16 febbraio 2015 alle 05:57
Ipocrisie? Palesi "bugie", le chiamerei. I risparmi veramente esigui delle privatizzazioni, sono "disagi, sacrifici" immensi per le famiglie, con tutta la contabilità creativa che Padoan mostra di avere! La previsione di crescita del Pil è veramente un pio desiderio/bugia: 2014 +0,5; 2015 +1,0; 2016 +2,1 2017 +2,7, 2018 +2,8%, senza alcun cambio di legislazione, di quello che va nel Pil. ( TABLE I.1-1) Qualcuno faccia il conto: per il 2018 dovremmo avere un Pil d'un ammontare tale da aver risolto tutti i problemi. Fatto è che il 2014 si è chiuso con un - 0,5 e la fantasia di Padoan porta per il 2015 un +1,5% E tutta questa manfrina per portare il rapporto debito/pil da 131,7 nel 2014 a 129,5 nel 2018. E' "solo" un programma politico. Le privatizzazioni (7 miliardi, una goccia) servono solo a schiavizzare il lavoratore. E non vedo come possano essere caldeggiate, con quale motivazione? Ah, ma Padoan è lo stesso che ha detto che il debito Italiano di 2160 miliardi è sostenibile! Quello Greco di 370 miliardi di euro, no! Da farsi le croci!
 
·      http://1.gravatar.com/avatar/ef57d2f65fc52c0c66b186c561fa6696?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
lucianoavogadri 16 febbraio 2015 alle 07:36
Vorrei sommessamente ricordare che questa "ideologia fallita" è quella che sta permettendo a tutto il resto del mondo, dagli Stati Uniti alla Cina, dall'India al Canada, dal Nord europeo al Sud-Est asiatico di avere aumenti di ricchezza che invece le teorie "non fallite né fallimentarie" dell'Europa mediterranea si sognano da anni. Basta solo smetterla di sentirsi i migliori, soprattutto quando poi si vanno a chiedere i soldi agli altri "ideologi falliti".
 
·        http://1.gravatar.com/avatar/60a55cb8eeae837ece8da5f1836a6bf5?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
cclericetti 16 febbraio 2015 alle 11:20
Come ho risposto a mainessuno non ho affatto affermato che quell'ideologia ha fallito. Quanto ai mirabolanti aumenti di ricchezza (ma perché, prima del neo-liberismo non c'era progresso?) provi a chiedere che cosa ne pensano quelli del movimento americano del "99%".
 
·     http://1.gravatar.com/avatar/cb7f602aa944d3f5522ecee800bd9fe1?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
vincenzoaversa 16 febbraio 2015 alle 11:16
Purtroppo la situazione politica in Italia non ci consente di nutrire molte speranze: è vero che in politica (specialmente in Italia!) le posizioni ideologiche sono molto "fluide", ma quale partito al momento dovrebbe guidare la lotta all'austerità?
1. PD, NCD e Scelta Civica (o quel che ne rimane) sposano in pieno le politiche di Bruxelles; nessuno dei leader di questi partiti oserà mai di mettersi contro la Germania, semmai cercheranno di blandirla ed ottenere un po' di flessibilità sui conti, ma nulla che serva a cambiare sostanzialmente la situazione attuale.
2. Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d'Italia sono da tempo orientati verso posizioni anti-Euro, ma si tratta più di posizioni di convenienza elettorale piuttosto che di strategia economica. Una volta fuori dall'Euro, Salvini ci condurrebbe dritto verso il disastro economico perchè del tutto incapace di gestire la situazione.
3. Il M5S è troppo impegnato sul fronte dei rimborsi elettorali/scontrini fiscali per realizzare che gli "sprechi della Casta" sono pochissima cosa rispetto alle risorse economiche che sarebbero necessarie per far riprendere il Paese.
4. SEL esprime posizioni tipiche della sinistra massimalista europea (pari pari quello che lo Sinn Fein sostiene qui in Irlanda): guardano alla redistribuzione del reddito, all'imposizione di patrimoniali, ma nessuno ha il coraggio di dire che serve più deficit.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/8f2d5f034bd6175ef22fc5885ba0ecdb?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
ClaudeTadolti 16 febbraio 2015 alle 12:08
Carissimo dott. Clericetti,
pur dandole ragione nel complesso, è innegabile infatti che ci sia da almeno 2 decenni una pressione "neo-liberista" che spinge per eliminare dalla scena un modello sociale preciso, mi preme suggerirle qualche spunto per una migliore analisi...spunti che mi permetto di darle non dall'alto di chissà quale altisonante cattedra accademica ma dalle mie personali esperienze di vita e professionali svolte su 2/3 del pianeta Terra (sono infatti cresciuto negli USA e per svago/apprendimento/lavoro ho soggiornato in 28 Paesi su 4 diversi continenti).
Il modello "minacciato" a cui lei si riferisce è certamente il modello sociale non nato dalla rivoluzione d'Ottobre in Russia, il lavoro nell'URSS degli inizi più che un diritto era un obbligo con la gente deportata nelle fabbriche in mezzo al nulla che poi costituiscono parecchie "città" semi-abbandonate che rimangono in tutta l'area dell'ex URSS, bensì il modello sociale nato in Europa dopo il '68.
Senza scendere nei particolari, sarebbe troppo lungo, questo modello sociale che respinge la meritocrazia ed i suoi risvolti a favore di una "solidarietà" fatta di "diritti" acquisiti da tutti, il più possibile e senza alcun riguardo della sostenibilità in un dato momento (o del senso logico) di tali "diritti" fà semplicemente parte del passato.
Un passato in cui c'erano enormi palazzoni con dentro centinaia di impiegati che timbravano o trascrivevano pratiche a mano...operazioni che oggi svolge un solo server in pochi secondi.
Questa non è una idea politica ma la semplice realtà.
Quello che è cambiato, oltre all'innovazione tecno-informatica, è il panorama mondiale con la globalizzazione (dovuta, nessuno lo dice, all'evoluzione delle tecnologie dei trasporti di uomini, cose e dati che hanno "accorciato le distanze" annullandole).
Là fuori ci sono strutture economico-produttive colossali e funzionano tutte non sul "neo-liberismo"...ma su di una competizione feroce e senza quartiere.
Penso alla Cina, all'India ma anche al Pakistan, al Brasile, alla Nigeria (non se ne parla ma la Nigeria è la nuova frontiera della manodopera meccanica e tessile)...le ho appena elencato paesi che sommano quasi 3 miliardi di persone, gran parte delle quali con un tenore di vita bassissimo, vogliose di emergere, vogliose di crearsi una famiglia e vite dignitose.
Queste persone competono senza alcun problema, anzi degenerano appena hanno un minimo di successo in veri e propri schiavisti dei loro connazionali (ho visto cose agghiaccianti mi creda, le basti sapere che 1/3 dell'olio per friggere venduto in Cina è riciclato dalle fogne da aziende Cinesi senza scrupoli).
In questo quadro non dobbiamo assolutamente pensare di imitarli ma nemmeno sperare di poter mantenere i nostri attuali livelli di vita senza diventare nemmeno un pò "neo-liberisti" (ovvero opportunità pari per tutti, darci dentro e c'è chi vince e chi "perde" fatte salve le normali solidarietà per la salute e l'istruzione).
Insomma mantenere un bengodi di fancazzismo impunito nella piccola Italia nel generale quadro del mondo dominato dalla Cina, dall'India, dal Pakista etc... vuol dire solo condannare i nostri discendenti alla povertà futura, a diventare la "Nigeria" del 2200.
Saluti.
 
·        http://1.gravatar.com/avatar/60a55cb8eeae837ece8da5f1836a6bf5?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
cclericetti 16 febbraio 2015 alle 13:35
Gentile dr. Tadolti, quel modello sociale è il frutto di un'evoluzione storica iniziata ben prima del '68: bisogna risalire almeno a Bismarck. I suoi concetti basilari sono che lo Stato si occupi di assicurare i cittadini rispetto alle avversità della vita (malattia, perdita del lavoro, previdenza: cose che può fare in modo più efficiente del settore privato), garantisca l'istruzione, garantisca la dignità del lavoro tutelandone i diritti e la libertà di associazione. Nessuno ha mai sostenuto che debba "respingere la meritocrazia", ma il concetto di "merito" ha implicazioni più complesse di quel che potrebbe sembrare a prima vista, e va maneggiato con cura. La sostenibilità è certamente un fattore da considerare, e lei ha ragione ad osservare che spesso in passato si è trascurato di farlo. Ma anche quello non è un dato oggettivo, ma in parte dipendente da scelte politiche sulla distribuzione della ricchezza. Che la globalizzazione debba spazzare via quel modello è del tutto opinabile. L'Europa nel suo complesso è certo cresciuta molto poco, ma non è diventata più povera: non si vede dunque perché debbano peggiorare le condizioni della grande maggioranza dei suoi cittadini, mentre migliorano enormemente quelle di una piccola minoranza. Anche questo è frutto di una scelta politica, e io ne preferisco una diversa. Che non implica affatto la protezione del fancazzismo, né aborrisce il merito (con le avvertenze di cui sopra). Il punto è che bisogna decidere quali obiettivi perseguire, e a vantaggio di chi: la creazione della maggior ricchezza possibile, anche se poi va a vantaggio di un numero limitato di persone, o il maggior benessere possibile per tutti (senza che questo significhi appiattimento)? La differenza fra i due modelli è tutta qui.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 12:12
@Mainessuno (16 febbraio 2015 alle 04:20)
Dopo 6 anni di frequentazione di Internet, ho imparato che già la scelta del nickname svela la psicologia del commentatore. Il tuo è un esempio evidente di proiezione, dal momento che uno può facilmente eccepire che anche la tua è un’ideologia.
Il problema naturalmente non è il termine ideologia, ma le tesi, le argomentazioni a supporto e soprattutto l’analisi il più possibile oggettiva degli effetti di essa.
Io ad esempio mi sono limitato a fotografare gli atti normativi ufficiali, le loro motivazioni e le cifre: anziché contestarli nel merito, ti sei permesso di qualificarli come ideologici, tipico esempio di pregiudizio ideologico.
Che il neo-liberismo (che arrivo a pensare che anche il padre del liberismo, Adam Smith, economista e filosofo morale, criticherebbe), egemone negli ultimi 30 anni, abbia fallito, soprattutto nella gestione delle crisi, è un dato di realtà, che soltanto uno condizionato come te da una visione ideologica preconcetta, svelata plasticamente anche dall’aggettivo “pretese”, riferito alle disuguaglianze macroscopiche, scandalose e crescenti, denunciate spesso anche da Papa Francesco, e prima di lui dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (“Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”
http://www.pcgp.it/dati/2011-10/24-999999/RIFORMA-MONETARIA-italiano.pdf), può revocare in dubbio.
Anche il riferimento al salvataggio delle banche, portato ad esempio come decisione contraria al liberismo, è un giudizio ideologico, smentito dalla semplice osservazione che il neoliberismo solo a chiacchiere afferma la libertà economica, purché questa però non pregiudichi gli interessi sostanziali del ceto dominante, che ha al vertice la Cupola bancaria (copyright New York Times), talmente potente da aver ottenuto l’eliminazione delle regole del funzionamento del sistema bancario e finanziario, che avevano funzionato egregiamente per 60 anni, e da impedirne da tempo il ripristino, ma sempre pronta a sostenere le regole che riguardano gli altri, in particolare i poveri cristi, come me e te.
Dovresti, infine, aggiornarti: a) dopo le grandi privatizzazioni degli anni ’90, di aziende di proprietà dello Stato è rimasto ben poco, tant’è che gli incassi previsti sono molto esigui; b) non sempre privato è meglio del pubblico, dipende; e c) quasi sempre, i privati che acquistano cercano bellamente di mantenere i privilegi e le privative del pubblico. Alla faccia del liberismo.
Vincesko
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 12:38
@lucianoavogadri 16 febbraio 2015 alle 07:36
La tua è un’analisi (si fa per dire...) semplicistica. 1) La crescita del Pil degli USA è un effetto della politica keynesiana di Barack Obama. 2) Anche l’Italia aveva tassi di sviluppo importanti negli anni ’50-’60, che erano una conseguenza prima del Piano Marshall e poi degli investimenti pubblici. 3) Il neo-liberismo è la teoria economica meno adatta a gestire le crisi, che essa stessa periodicamente provoca. 4) Nessuno dei Paesi mediterranei (a parte forse la sciovinista Francia…) si sente migliore, anzi sono i Paesi del Nord Europa che si sentono tali, talvolta a ragione, talaltra a torto. 5) L’Italia non ha preso 1 € dagli altri Paesi, ma ha contribuito in ragione del 17,9% del totale degli aiuti.
Vincesko
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/8f2d5f034bd6175ef22fc5885ba0ecdb?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
ClaudeTadolti 16 febbraio 2015 alle 12:40
@DesertFlower
Il debito pubblico della Grecia è di 360 miliardi di euro contro i 2160 miliardi del nostro...ma il PIL della Grecia (11 milioni di abitanti) è pari alla metà del PIL della sola Lombardia (9 milioni di abitanti).
Non serve la calcolatrice per capire come la Grecia abbia un debito che è un ottavo del nostro ma una efficenza produttiva che è circa 1/3 della nostra.
Se poi consideri che demograficamente i 2 paesi sono uguali ma loro hanno in proporzione quasi il 30% in piu di pensionati mentre l'evasione galoppa in terra Ellenica oltre il 30% (ci sono isole in cui l'evazione è quasi del 70%!) si capisce perfettamente come mai il nostro debito sia sostenibile (potrei tirare in ballo quello aggregato, tra i più bassi d'europa, a fronte di una ricchezza complessiva tra mobiliare e immobiliare che è 3 volte il debito pubblico ma poi diventa complicato).
In sostanza la Grecia è in bancarotta per la quinta volta dagli anni '50, è stata salvata con i soldi anche nostri, e anche stavolta sta cercando di non poagare o pagare di meno o pagare quando vuole.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 12:51
@vincenzoaversa (16 febbraio 2015 alle 11:16)
“4. SEL esprime posizioni tipiche della sinistra massimalista europea (pari pari quello che lo Sinn Fein sostiene qui in Irlanda): guardano alla redistribuzione del reddito, all'imposizione di patrimoniali, ma nessuno ha il coraggio di dire che serve più deficit.
Che hai, Vincenzo? Ne hai sparato un’altra, dopo quella di ieri su Prodi.
a) SEL non è assimilabile alla sinistra massimalista (tipo RC o PdCI e simili), Vendola fece apposta una scissione. b) La redistribuzione del reddito è un pilastro della socialdemocrazia. c) L’imposta patrimoniale sui ricchi (5% delle famiglie) sarebbe una santa misura. d) Non mi pare che SEL sia contraria all’aumento del deficit come misura anticiclica o che non lo dica. Forse in Irlanda hanno nascosto la notizia...
Vincesko
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 13:28
@Desertflower (16 febbraio 2015 alle 05:57)
Come ho già segnalato, credo, qui in passato, che il debito pubblico italiano sia tra i più sostenibili nel lungo termine lo scrive da anni la Commissione Europea, che all'analisi della sostenibilità del debito pubblico in UE dedica un report periodico, reperibile nel suo sito. Varoufakis in questo caso ha sbagliato.
Il debito italiano è sostenibile. Mai rischiato il fallimento
Pubblicato da keynesblog il 20 dicembre 2012 in Economia, Europa, Italia
di Domenico Moro – da Pubblico
http://keynesblog.com/2012/12/20/il-debito-italiano-e-sostenibile-mai-rischiato-il-fallimento/
Vincesko
 
·      http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 13:29
PS:
#prideandprejudice
“L'Italia viene spesso descritta, soprattutto nella comunità internazionale, sulla base di alcuni indicatori negativi: il debito pubblico, la bassa competitività, il deficit nominale di bilancio (che in passato ha determinato l'apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea). Tuttavia, accanto a questi dati ci sono grandezze economiche utili a rappresentare l'Italia per ciò che è: uno dei paesi principali del mondo sviluppato, il secondo paese per produzione manifatturiera in Europa, la terza economia dell'Eurozona.
Un paese che negli ultimi venti anni ha saputo tenere i propri conti sotto controllo collocandosi tra i più virtuosi in Europa e nel mondo. Raccogliamo qui alcuni dati economici dell'Italia di cui non si parla mai, o non abbastanza, per combattere il pregiudizio e rappresentare adeguatamente un Paese che ha contribuito a fondare l'Unione Europea.
http://www.mef.gov.it/primo-piano/article_0143.html
 
·     http://1.gravatar.com/avatar/ef57d2f65fc52c0c66b186c561fa6696?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
lucianoavogadri 16 febbraio 2015 alle 13:34
@Magna Grecia e @clericetti. Penso che le parole liberismo, neoliberismo e simili vengono usate per coprire situazioni di privilegio, che si vogliono tenere ma facendosele pagare dagli altri. Fate un giro in Vietnam, Cambogia, Cina, Africa, America Meridionale per vedere i veri poveri, e chiedetevi come fanno a vivere. E poi chiedetevi a che cosa possano essere disposti pur di ottenere una parte della ricchezza (sì, della ricchezza) dei "poveri" italiani. Se volete un altro esempio piu vicino, pensate ai bergamaschi e ai veneti di cinquanta sessant'anni fa rispetto ai milanesi. Pensate poi ai miliardi di persone che il lavoro (= come procurarsi da vivere) se lo devono inventare senza nemmeno pensare di "poterlo" aspettare da qualcuno. Tralascio per ora lo Stato e il Pubblico usato per difendere i privilegi di chi ci è entrato, per sottrarsi alla concorrenza e in buona sostanza per evitare di rapportarsi al fruitore come cliente, in quel rapporto fornitore-cliente che sta alla base delle organizzazioni della Qualità. E mi scuso se il movimento 99% negli Stati Uniti non lo vedo.
 
·     http://1.gravatar.com/avatar/cb7f602aa944d3f5522ecee800bd9fe1?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
vincenzoaversa 16 febbraio 2015 alle 14:10
@magnagrecia 12:51
a. Per "sinistra massimalista" intendevo qualcosa più a sinistra dei partiti aderenti al PSE all'Europarlamento. Magari non è il termine appropriato, visto che come hai fatto notare ci sono formazioni ancora più a sinistra di SEL che si richiamano più o meno direttamente al PCI.
b. Concordo sulla redistribuzione del reddito, ma la mia osservazione era: quale reddito dobbiamo redistribuire? quello attuale è misera cosa, l'ideale sarebbe prima creare più reddito e cercare poi di distribuirlo equamente.
c. L'imposta patrimoniale è giusta dal punto di vista etico, ma non è necessaria da quello economico. Non è la presenza dei ricchi che sottrae risorse alla classe media, è la tassazione del governo che sottrae risorse a tutto il settore privato.
d. Non ho mai sentito SEL dire qualcosa a proposito della necessità di aumentare il deficit. Solitamente il giochino che fanno quando viene varata una finanziaria è quello di proporre una contro-finanziaria, ma a saldi invariati! E' questo approccio che io non condivido, qualcuno di sinistra dovrebbe avere il coraggio di dire che i saldi non devono essere invariati, bisogna fare più deficit e destinarlo a promuovere l'occupazione.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 14:52
@vincenzoaversa (16 febbraio 2015 alle 14:10)
a) SEL è un partito, in sostanza, riformista, che alberga una minoranza (meno del 20%) di intelligentoni massimalisti. D’altra parte, Vendola, che fece apposta la scissione da RC, è da quasi 10 anni governatore pragmatico della Puglia. E ci sono piccole formazioni politiche ancora più a sinistra di RC e PdCI.
b) Il reddito attuale non è affatto misera cosa.
c) Dati i vincoli UE, e la sordità della Germania per gli EuroUnionBond, l’imposta patrimoniale sui ricchi è l’unica misura (interna) anti-crisi congrua e possibile, suggerita anche da Confindustria nel 2011 e 2012, FMI e Bundesbank (cfr. Dossier Imposta Patrimoniale http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html ).
d) SEL è a favore del deficit spending, quella della contromanovra a saldi invariati è un esercizio accademico che svolge ogni anno Sbilanciamoci.info.
Vincesko
 
·     http://1.gravatar.com/avatar/1996a9d893d44554c1f145418c21a70e?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
luamat 16 febbraio 2015 alle 15:30
Penso che ci siano tanti corrotti, boiardi, mafiosi, mazzettari... insomma tutti quelli che per decenni hanno usato il denaro pubblico (che è sempre bene ricordarlo NON è la ricchezza dei parassiti MA il sudore degli ultimi!) come roba loro che le saranno molto ma molto grati.
La sinistra o comunque quei movimenti anti liberisti e anti mercato in teoria si battono per cose moralmente alte: la lotta alle diseguaglianze, redistribuzione della ricchezza, una società più giusta e solidale. Ma invece quello che fanno puzza! Puzza parecchio!
Tutto sa di casta e spartizione, di ipocrisia e privilegio.
Dietro ma anche molto davati alle loro battaglie c'è un mondo parassita, privilegiato e corrotto fino al midollo che abbraccia sindacati opulenti e imprenditori parassiti, tutti uniti nel mantenimento dello status quo. Quello che ben conosciamo e che è tutto tranne che solidale e ancor meno meritocratico.
Mandano in piazza utili idioti con le sirene del posto fisso a vita o della pensione a cinquanta o meno anni. Li imbrigliano su un futuro che non ci sarà mentre gli rubano il presente.
Il peggio del peggio!
Insomma lei ha poche idee ma assai chiare. Ma tutte sbagliate.
 
·        http://1.gravatar.com/avatar/60a55cb8eeae837ece8da5f1836a6bf5?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
cclericetti 16 febbraio 2015 alle 16:05
Dall'altra parte, invece, ci sono tutte persone integerrime, caritatevoli, pensose del bene comune. Meno male che c'è chi come lei mi spiega come va il mondo.
 
·     http://1.gravatar.com/avatar/611639a8c1c75385f990808bc2ceb9b2?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
mainessuno 16 febbraio 2015 alle 15:59
@magnagrecia, mi scuso ma il sistema delle repliche è qui un pò barocco.
Tralascio la parte in cui fai riferimento alla tua lunga frequentazione di internet e i relativi insegnamenti tratti in fatto di nick. Non saprei cosa dirti, vedo hai le tue convinzioni, coltivale.
Circa il fallimento di quello che chiami neoliberismo, su cui ci sono differenti sensi (gli USA fanno una politica neoliberista con 4 anni di QE ?, o la GB che ha nazionalizzato R.B.oS. ?), credo che anche qui si tratti piuttosto di convinzione.
Le crisi sono cicliche, questa è stata più lunga del ragionevole, per grossolani errori di percorso (la Grecia p.e. è stata lasciata marinare per 2 anni interi prima di prendere una decisione) e inficiata da quello che ho definito la madre di tutti gli errori, cioè l'aver lasciato fallire Lehmann.
Sono sicuro che senza quel fallimento le cose sarebbero andate molto diversamente.
Circa il salvataggio delle banche, constato che te la giri come vuoi, ovvero quello che conviene al tuo discorso è nel campo del neoliberismo, che lo sia di fatto oppure no.
Siccome non mi interessa una discussione nominalista, cioè non me ne frega nulla del neoliberismo, non resta che opporre convinzioni opposte.
Viene però nel complesso difficile replicare alle teorie complottiste (la Cupola, la massoneria, etc.). Di certo so che se il fior fiore del sistema bancario europeo fosse stato lasciato fallire adesso saremmo messi molto ma molto peggio.
Circa le privatizzazioni non sono a priori nè pro nè a favore.
Ho scritto che trovo stupido privatizzare ENEL, o ENi, ma il caso RAI per esempio è molto diverso. E soprattutto è stupido venderla con la finalità di abbattere il debito tanto la cifre sono incomparabili, semmai per raggranellare un pò di denari per progetti di sviluppo.
Invece la miriade di partecipate pubbliche, su cui si era soffermata la Spending Review di Cottarelli ha evidenziato un comparto largamente da privatizzare, a cominciare dalle partecipate comunali, cronicamente in rosso da decenni, i cui debiti vengono costantemente ripianati con soldi nostri, miei e tuoi.
P.S. - Quando ho scritto "alcuni deliranti" non mi riferivo al tuo commento ma in particolare a quelli di aquila 5
 
·      http://1.gravatar.com/avatar/611639a8c1c75385f990808bc2ceb9b2?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
mainessuno 16 febbraio 2015 alle 16:03
Piccola postilla sempre per @magnagrecia.
Come mai se la patrimoniale è un toccasana (addiritttura etica dice vincenzoaversa) l'unico paese che l'ha in ordinamento è la Francia, e fior fiore di Paesi dopo averla introdotta l'hanno poi cancellata ?
Sempre figli massonici della Cupola ?
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/5cf271ad63e81dde55f22eef0ce77eb4?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
rramella 16 febbraio 2015 alle 16:19
i Greci hanno eletto ripetutamente governi corrotti che hanno portato il debito alle stelle; non possono per questo morire di fame ed è giusto aiutarli ma almeno che privatizzino una parte dei carrozzoni mal gestiti e lavorino anche se sono pubblici impiegati: sembra la minima richiesta, un pò di neo liberismo che tanto odio là sarebbe l'uscita dalla palude.
 
·     http://1.gravatar.com/avatar/1996a9d893d44554c1f145418c21a70e?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
luamat 16 febbraio 2015 alle 17:09
Cari CC,
Punto primo, lei gestisce un blog ospite di Repubblica può fare il permaloso come su un forum da quattro soldi o mantenere un pò di distacco. Il fatto che si impermalosisca (io posso farlo lei no) come al bar la dice lunga su quanto abbia ragione e lei parli di cose ben al di là della sue capacità.
Punto secondo, le rispondo parafrasando Robin Williams a Matt Damon in genio ribelle, lei è solo (non un ragazzo) ma uno sprovveduto.
Lei è non mai stato in una trattativa tra sindacato e azienda dove si scambiano soldi pubblici(!!) in cambio di un ruolo,
lei non ha mai visto un appalto vinto per dieci divenire nel tempo cento e poi mille e non fare mai il lavoro,
lei non ha mai visto persone perdere la propria dignità e prostrarsi e piagnere e piegarsi in sagrestia, in sede sindacale o di partito per un posto(!!) di lavoro da fame che era solo lo spechietto delle allodole per far girare un sistema che li avrebbe costretti (ironia della sorte) ad una vita in schiavitù,
lei non ha mai visto persone vendersi per un pacchetto di patatatine e cercare di fottere compagni e amici per ancor meno per difendere il posto(!!) di lavoro. Perchè il posto(!!) di lavoro che difendevano non lo facevano con la professionalità ma era grazia ricevuta, e dovevano ubbidienza a vita a chi di dovere e la delazione faceva parte dello scotto,
.... e potrei continuare a lungo, molto a lungo.
Lei è tra i molti che nulla sa di economia e che non ha neppure mai vissuto nel mondo reale, o se lo ha fatto poco ha capito. Parla di cose di cui ha solo una vaga, vaghissima idea e che analizza e giudica secondo pregiudizi piccoli e stantii come tutti i pregiudizi. E in quetso internet le/vi da una gran mano!
Vede io sono liberista comePaperino!,e vorrei un mondo più giusto, meritocratico e libertario. Se non altro perché sono povero! E detesto gente come Limbaugh o Pallin (neocon doc) per gli stessi motivi che detesto lei; siete superficiali e manichei. Loro almeno ci diventano ricchi, e lei?, non credo ma quetso non la giustifica.
Entrambi gli schieramenti ideologici alfieri di un modo dove censo e caste (magari diversi tipi di caste ma non cambia nulla!) sono al potere e gli ultimi devono chiedere il permesso anche solo per sopravvivere. non volete ne welfare o merito ma sudditi di un potere più forte, per uno è lo stato per l'altro aziende non controllate dalla legge. Stessa cosa.
Insomma di due una, o lei è veramnte tanto ignorante (nel senso etimologico del termine) o veramnte tanto in cattiva fede.
Lei sa.
 
·        http://1.gravatar.com/avatar/60a55cb8eeae837ece8da5f1836a6bf5?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
cclericetti 16 febbraio 2015 alle 17:39
Egregio luamat, a differenza di quanto ha fatto lei io non l'ho insultata, e se dà del permaloso a me posso ricordarle la storiella del bue che dice cornuto all'asino. Sul resto di quello che dice non aggiungo nulla a quanto ho già scritto. Le posso solo far presente che io ho sempre lavorato nel settore privato e non ho mai frequentato sagrestie, né mi sono fatto appoggiare da sindacati o altri. Comunque, data la sua visione apocalittica del "mondo reale", non capisco che cosa ci possa essere oltre la sua rabbia ecumenica.
 
·     http://1.gravatar.com/avatar/280467bbe8ff068ebd660190d6859162?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
lords 16 febbraio 2015 alle 17:17
Caro Clericetti,
Grazie per il post, e' un tema cruciale. Purtroppo il giornale che la ospita e' l'agenzia culturale che piu' ha contribuito a quella linea politica, una linea politica che mira ad utilizzare i vincoli europei per imporre quelle che lei giustamente chiama 'controriforme neoliberali'. Gli intellettuali che scrivono su questo giornale e il partito che questo giornale sponsorizza sono un pilastro dell'ipocrisia che lei denuncia. Quando Renzi ha giudicato 'legittimo ed opportuno' il trattamento riservato dalla BCE alla Grecia, ha semplicemente fatto propria la teoria politica dei vari europeisti Amato, Ciampi, Prodi, Andreatta (si puo' continuare) - per non parlare dei governi della Troika, di cui Renzi e' l'ultima incarnazione. Di questa triste deriva antidemocratica, l'antiberlusconismo di la Repubblica e' stata un'arma potente, un'arma potente utilizzata per convincere gli Italiani della loro incapacita' a governarsi (indi la necessita' della troika e dell'europeismo, come invocato su queste pagine dai principali responsabili del giornale) e per nascondere il vero conflitto di interessi: quello dei tecnocrati del PD, pronti a riciclarsi nei gangli delle istituzioni UE e nelle compagnie finanziarie. Nel ringraziarla per l'intervento, la imploro di dissociarsi: senza la pasokificazione del PD e di Repubblica nulla puo' cambiare in Italia e in Europa!
Saluti e grazie ancora per l'intervento.
 
·        http://1.gravatar.com/avatar/60a55cb8eeae837ece8da5f1836a6bf5?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
cclericetti 16 febbraio 2015 alle 17:47
Gentile lords, per fortuna Repubblica dà spazio anche a riformisti all'antica come me.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 17:24
@mainessuno (16 febbraio 2015 alle 15:59)
1. “mi scuso ma il sistema delle repliche è qui un pò barocco”.
Quale barocco? Vedi che t’inventi le cose o le proietti? A differenza di quasi tutti gli altri blog, non c’è neppure da aspettare la moderazione, a meno che non si alleghi più di 1 link.
2. I cognomi si ereditano, i nomi non si possono scegliere, i nickname sì. Secondo te, non c’è nessun motivo perché tu ti sia scelto un nickname doppiamente “strano” (tra virgolette) come mainessuno (doppiamente, perché è composto da “mai” e “nessuno”) o io mi sia scelto il mio – magnagrecia - che è il mio primo e che ora il server di Repubblica mi costringe ad usare di nuovo al posto di Vincesko?
3. Vedi che t’inventi di nuovo le cose? Lo fai perché non sei in grado di replicare puntualmente e in maniera pertinente (ideologia, proiezione, disuguaglianze)? Dove avrei scritto che gli USA hanno fatto una politica liberista? Peraltro, se leggi la mia risposta a lucianoavogadri del 16 febbraio 2015 alle 12:38, puoi verificare che ho scritto esattamente il contrario: “1) La crescita del Pil degli USA è un effetto della politica keynesiana di Barack Obama”.
4. Il tema dei ritardi nell’aiuto alla Grecia qui è pane quasi quotidiano (v. il precedente post del blog), sfondi una porta aperta. Ma ometti di individuare le responsabilità.
5. Troppo comodo dire che le crisi sono cicliche, senza sceverarne le determinanti strutturali, gli effetti differenziati e i rimedi possibili. Comunque, sei ancora distratto: il mio assunto non sono le crisi, ma se il neo-liberismo è l’ideologia meno adatta a risolverle.
6. Io sono miscredente e aborro i paranoici del complotto. Mi piace indicare chiavi interpretative, anche eterodosse, fornendo le fonti (sulla Massoneria reazionaria, le ho già date qui in passato), poi ognuno ne fa l’uso che vuole.
7. E’ chiaro che il fallimento delle banche sarebbe stato dannosissimo, ma ometti di aggiungere – ed è una mancanza molto grave, ideologica… - che come contropartita non c’è stata neppure la regolazione adeguata della finanza malata, per cui paradossalmente le stesse banche hanno utilizzato i soldi ricevuti per non fallire, presi dalle tasche dei contribuenti (in Italia, in grandissima parte poveri cristi ad alta propensione al consumo, e per salvare banche straniere) e aumentando il debito pubblico, per speculare contro gli stessi Stati, aggravando le misure correttive e prolungando la crisi economica. Semplicemente pazzesco, ma tu colpevolmente non ne fai neppure un minimo accenno.
PS: Precisazione superflua, infatti io ho replicato sull’ideologia, non sul… delirio, che aborro anch’io.
PPS: Ti informo che, in sei anni, ho fatto centinaia di duelli dialettici, anche con professoroni, non ne ho mai perso nessuno. Poi mi sono scocciato. Però devi impegnarti maggiormente…
Vincesko
 
·     http://1.gravatar.com/avatar/611639a8c1c75385f990808bc2ceb9b2?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
mainessuno 16 febbraio 2015 alle 17:29
@clericetti
Potrebbe anche essere che per risanare i conti pubblici bisogni imporre un modello sociale, invece che il contrario, magari in particolare a quei paesi mediterranei, per storia un po’ furbi e levantini, che faticano a vestirsi con un modello sociale solidale, assunto e rispettato.
L'altro ieri abbiamo imparato che un insegnante su 5 è handicappato o ha handicappati a casa ….., da tempo sappiamo che quando gioca la nazionale in certi luoghi l'assenteismo aumenta, sappiamo che laddove a coprire i costi è il Pubblico, questi lievitano (esempio dicotomico RAI/Mediaset), etc., etc., etc.
Ecco forse per queste ragioni, perché non sappiamo disciplinarci, c'è bisogno lo faccia qualcun' altro.
Questo tipo di atteggiamenti, che la Grecia ha strutturali, il nuovo Governo greco li ha promessi di ritorno, davanti agli elettori.
Circa lo Stato Imprenditore, eravamo si la 5 potenza industriale, ma quando a competere ce ne stavano 7, poi i dati sono cambiati …….. e le privatizzazioni all'italiana sono state spesso una catastrofe.
Però, nel contempo, negli anni '70 circa da interi comparti industriali eravamo del tutto spariti (chimica, farmaceutica per esempio).
 
·     http://1.gravatar.com/avatar/2b78ec1e82eaa521a195af52a7b0140a?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
michelex 16 febbraio 2015 alle 17:37
Finalmente un articolo che mette in chiaro quali sono i veri fini di questa crisi: tramite il ricatto economico, obbligare il mondo intero a porsi su una linea neoliberista, mettendo all'angolo qualsiasi pulsione di tipo socialdemocratico. Dopo la caduta del muro di Berlino, la globalizzazione è stato l'atto preparatorio di questa maxitruffa; con essa si sono raggiunti contemporaneamente due obiettivi: corrompere l'ultimo baluardo rappresentato dalla Cina e contemporaneamente affamare le economie europee che, per l'alto livello culturale, avevano un rispetto per i lavoratori e i servizi sociali inconciliabile con le razzie egoistiche tipiche del capitalismo. L'Europa poteva essere un faro culturale per il mondo intero e invece si è lasciata sconfiggere dai barbari. La speranza è che, toccando il fondo, si liberi una reazione che con forza ripristini i principi basilari della cultura europea. Forse qualcosa già si sta muovendo e questo articolo lo dimostra.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 17:59
@luamat (16 febbraio 2015 alle 17:09)
“Cari CC, lei gestisce un blog ospite di Repubblica può fare il permaloso”
Scusandomi dell’intromissione, io, invece, l’ho trovata una risposta per niente permalosa, ma ironica e degna di un gentiluomo.
Luamat (nomen omen http://it.wikipedia.org/wiki/Nomen_omen), ti informo che qui non ci sono Carabinieri, in compenso siamo già forniti di paranoici che pensano di usare questo blog come terapia, scrivendo in un italiano improbabile. Fatica vana.
Vincesko
 
·     http://1.gravatar.com/avatar/1996a9d893d44554c1f145418c21a70e?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
luamat 16 febbraio 2015 alle 18:14
Dott. Clericetti,
non voglio fare polemica, ma la sua risposta stimola in me la riflessione. Infatti ero e sono(!) convito che anche un laureato in filosofia (pur non sapendo nulla di economia) sapesse leggere. Lei un pò mi lascia interdetto.
Detto questo quella che lei chiama rabbia e comunica (è un po di rancore c'è), non è affatto ecumenica io ce l'ho con lei e quelli come lei. Di estrema destra o estrema sinistra. Non con tutti. E soprattutto so cosa mi piace. Un mondo dove c'è diritto e onestà. Lei lo sa cosa le piace?
Lei avrà anche lavorato nel privato, come ho fatto io per 23 anni, ma lei (forse) saprà che il privato in Italia è spesso tale di facciata. Ad esempio l'editoria vive da decenni di contributi pubblici. È un fatto. E dunque qualcuo o in qualche sagrestia o sezione è andato, sennò i soldi...
Lei ha su tutto una grande fortuna, è nato nel '51(!), certe cose semplicemnete non le comprende. Ha vissuto l'età dell'oro. E non se ne rende neppure conto. Tutto era infinitamente più semplice e facile. Tutto, da aprire una pizzeria a fare l'impiegato. E anche il mondo era facile facile. O qui o lì. E fino a un paio di decadi fa passavi per intellettuale dicendo che era tutto colpa dell'Amerika. Si immagina qualcosa di più semplice.
Oggi se cerchi il nemico senza trovare soluzioni hai sicuramente un successone (fai una bella carriera nella lega, nel fronte nazionale, In Tzipras o nel m5stelle) ma almeno tutti sanno che per contare fino venti ti devi togliere le scarpe.
Buona serata... Io vado a cucinare
Post scriptum lei è veramnte molto permaloso ha mai pensato come sarebbe diventato se avesse passato venti anni tra call center e simili? Ci pensi.
La favoletta del bue e l'asino la raccontano solo i più astiosi, lo sai dal ginnasio.
 
·     http://1.gravatar.com/avatar/611639a8c1c75385f990808bc2ceb9b2?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
mainessuno 16 febbraio 2015 alle 18:14
@magnagrecia, dal tono del post e con evidenza della chiusa sei uno sbruffoncello da blog, e data questa situazione non c'è nessun interesse da parte mia a continuare.
Circa il "barocco" mi riferivo all'impossibiltà di replica sotto l'intervento cui si vuole replicare. Che obbliga a cercare di continuo il testo in questione, e d'altra parte ha trovare repliche ai propri parecchie righe sotto.
Una buona serata.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 18:18
@lords (16 febbraio 2015 alle 17:17)
'controriforme neoliberali'
Non “neoliberali”, ma “neoliberiste”. In Italia, è l’unico Paese in cui si deve fare la distinzione tra “liberalismo” (in politica) e “liberismo” (in economia).
Anche io, socialista riformista o socialdemocratico (europeo), sono liberale, ma non liberista.
Liberismo e liberalismo [Wikipedia]
Nella lingua italiana liberismo e liberalismo non hanno lo stesso significato: mentre il primo è una dottrina economica che teorizza il disimpegno dello stato dall'economia (perciò un'economia liberista è un'economia di mercato solo temperata da interventi esterni), il secondo è un'ideologia politica che sostiene l'esistenza di diritti fondamentali e inviolabili facenti capo all'individuo e l'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge (eguaglianza formale).
Nella lingua inglese i due concetti tendono a sovrapporsi nell'unico termine liberalism.[senza fonte] Nella tradizione politica degli Stati Uniti, il termine liberal indica un liberalismo progressista molto attento alle questioni sociali, ma nel contempo geloso custode del rispetto dei diritti individuali[2]. Secondo alcuni, i liberal americani sono l'equivalente dei socialdemocratici europei, o, secondo un'accezione diffusa, dei liberali sociali.
Alcuni danno come analogo inglese di liberismo il termine free trade (libero commercio). Un termine francese spesso usato in modo equivalente è laissez faire ("lasciate fare").
http://it.wikipedia.org/wiki/Liberismo
Vincesko
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 16 febbraio 2015 alle 19:04
@mainessuno (16 febbraio 2015 alle 18:14)
Strano che della mia replica articolata e puntuale ti abbia colpito così tanto solo la chiusa. Che ti ha impedito addirittura di rispondermi in tema in maniera educata.
Anche per mestiere, ne ho incrociato centinaia come te nella vita reale. Poi nel web. Che ne sono pieni. All’inizio, inesperto, non capivo. Ma ad un certo punto, dopo averne visti tanti, ci mett(ev)o 3 secondi a riconoscerli.
La tua risposta sopra le righe è soltanto la conferma (per gli altri, non per me) che hai la leggerezza di un caprone, il senso dell’umorismo di un calabrese permalosissimo (o un leghista del Nord) e soprattutto la perspicacia istintiva di un moscerino... Ma naturalmente (come insegnava il grande Dostoevskij, che per capacità introspettiva Robert Musil paragonava a Freud) pensi di essere un sapientone intelligentissimo che dispensa la sua scienza agli ottusi. Perciò ti sei scelto quel nickname rivelatore. Ma è solo - illusoria - proiezione.
Vincesko
PS: Che ti riferissi all’incolonnamento ovviamente l’avevo capito, ma era solo per sottolineare – indirettamente - la tua irresistibile inclinazione a pretendere dagli altri ciò che – purtroppo solo inconsciamente - “sai” di non essere in grado di dare. Il meccanismo difensivo della proiezione è soltanto un indizio di questo. Ma temo che questa spiegazione sia troppo difficile da capire per un sedicente sapientone come te.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
domenicobasile 16 febbraio 2015 alle 21:04
Le considerazioni di Carlo Clericetti sono ampiamente condivisibili sul piano strettamente politico ancorché bisognerebbe fare attenzione, trattando queste tematiche, a non portare acqua ed argomenti al mulino del populismo e dell'antipolitca come facilmente riscontrabile in alcuni post.
La saldatura fra pensiero neo-conservatore di matrice reaganiana e tatcheriana e la visione economica neo-liberista è un dato storico inconfutabile.
Quello su cui le nostre analisi divergono e non è poco, è sulle premesse che sottintendono la sua analisi e sulle implicazioni nelle dinamiche economiche in atto.
Ricondurre per esempio gli interventi sulle "privatizzazioni" o sulla "flessibilità del mercato del lavoro" a un disegno emanante dalla pervicacia dei, già evocati, "ciechi tecnocrati" (unicamente preoccupati del rispetto di rigidi ed inutili parametri), equivale a gettare discredito sulla totalità della costruzione europea e dell'eurozona, ignorando colpevolmente gli sforzi di chi opera proprio contro l'ortodossia monetarista e agisce per la riforma delle istituzioni.
Sbandierare contro la supposta dominazione del pensiero neo-liberista, un ritorno alla statalizzazione dell'economia, sembra preconizzare un rimedio peggiore del male e fa astrazione delle mutazioni intervenute rispetto all'epoca in cui l'Italia era la quinta potenza mondiale.
La fine dei blocchi, l'emergere dei paesi asiatici, la crescita dei Brics, in pratica la mondializzazione hanno sconvolto il mondo conosciuto ed imposto nuove sfide.
Possiamo forse essere nostalgici di economie regolate ed assistite a spese dei contribuenti, ma dobbiamo riconoscere che a parte settori come l'industria petrolifera dove il prezzo mondiale fa da calmiere alla redditività o la distribuzione di energia in cui il bacino captivo di clientela adatta in permanenza la struttura di costo ai margini, in settori come la siderurgia, l'automobile, la farmacia, l'aviazione civile, il disastro della statalizzazione è sotto gli occhi di tutti.
Privatizzare non voleva dire obbedire ai diktat del neo-liberismo, era il risultato di considerazioni economiche legate da un lato alla insostenibilità di modelli di business confrontati a nuove condizioni di concorrenza mondiale e dall'altro al bisogno di scindere il vincolo incestuoso e distorsivo della democrazia determinato dal connubio fra politica e potentati economici (ne sappiamo qualcosa) volti alla riproduzione di una certa classe politica.
Anche nel campo delle politiche sociali, a parte i bastioni neo-lib, neo-con (Stati Uniti, Gran Bretagna), siamo sicuri che i paesi a forte penetrazione sindacale (Germania, Francia...) si siano fatti laminare dalla dominazione reazionaria?
In Spagna dove le politiche di "deregulation" erano state inaugurate da Zapatero, in Italia dove, in tempi non sospetti Reichlin si era scagliato contro le Partecipazioni statali e Amendola aveva infranto il tabù del l'austerità, siamo sicuri che la flessibilità sia una battaglia di destra e che Renzi sia asservito al giogo dei "parametri"?
Non è piuttosto che i modelli di politica industriale concepiti nel dopoguerra e praticati fino agli anni 2000, si siano infranti, per mancanza di flessibilità, di fronte alle nuove condizioni concorrenziali che le imprese subiscono a causa della mondializzazione?
È ragionevole imputare all'Ue la miopia delle successive classi politiche?
Ps
Coraggio comunque a Clericetti poiché il tema sollevato è di quelli che fanno apparire i peggiori istinti.
 
·        http://1.gravatar.com/avatar/60a55cb8eeae837ece8da5f1836a6bf5?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
cclericetti 17 febbraio 2015 alle 00:35
Caro Basile, non mi faccia passare come un fautore della sovietizzazione dell'economia, perché non lo sono. Penso però che ci siano alcune cose che è opportuno - ognuna per ragioni specifiche, che ora sarebbe troppo lungo esaminare - riservare al settore pubblico. Così come penso che ci siano occasioni in cui l'intervento dello Stato non sarebbe solo opportuno, ma doveroso: il caso Ilva, tanto per fare un esempio. Invece non sono stato affatto tifoso delle manovre sull'Alitalia, che avrei venduto di corsa. L'avevo anche scritto su Rep (se vuole togliersi lo sfizio il pezzo è questo: http://nuke.carloclericetti.it/Telefonieaerei/tabid/137/Default.aspx , di Alitalia si parla verso la fine). Insomma, bisogna vedere caso per caso quando è bene che di una cosa si occupi lo Stato e quando invece è meglio lasciarla al mercato: non si può fare una regola generale, che invece è appunto quello che fanno i neo-liberisti. E a proposito dei "disastri della statalizzazione" non posso che ripetere che il nostro sviluppo è stato guidato dall'industria pubblica e che se ci sono stati disastri (e certo ci sono stati) non sono stati più di quelli dell'industria privata. Lei ricorda i (ne)fasti dell'Alfa Romeo pubblica, ma non è che la Fiat abbia fatto sfracelli, nonostante che sia sempre stata amorevolmente assistita. E la Telecom pubblica, con tutte le sue inefficienze, era tra le aziende più avanzate del settore: vogliamo parlare di come è ridotta dopo la privatizzazione?
Quanto al "disegno", magari fosse solo dei ciechi tecnocrati: è invece condiviso dalla quasi totalità delle classi dirigenti europee, compresi i cosiddetti socialisti che da Blair in poi sono passati armi e bagagli dall'altra parte. Ed è un "disegno" insito nella costruzione europea da Maastricht in poi, perché è stata fatta appunto in base a quei principi. Ora non mi faccia dire che voglio distruggere l'Europa: io sono molto europeista, ma vorrei un'Europa più simile a quella che avevano in mente i fondatori, che non mi risulta fossero leninisti e per la maggior parte neanche socialdemocratici. Lei dice che il mondo è cambiato e non è più possibile: davvero? Cioè il progresso consisterebbe nel peggioramento delle condizioni della maggioranza dei cittadini? A me sembra che soluzioni alternative ci sarebbero, a volerle attuare.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
domenicobasile 16 febbraio 2015 alle 21:29
Vincesko
Non so cosa tu possa avere contro i calabresi...;-) vorrei farti notare che fanno parte integrante della bella...magnagrecia.
Ciao.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/39d7d57f1ca44ef9e800a0fa16f79436?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
feanaaro 16 febbraio 2015 alle 22:26
Sarà così... peccato però che la Germania, principale promotrice delle politiche di austerity e di riforma del mercato del lavoro, è al contempo uno dei paesi con lo stato sociale più sviluppato, ivi comprese politiche di co-gestione delle imprese con lavoratori e sindacati. Quindi, insomma, qualche rotella gira a vuoto in questo ragionamento.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/dbfc0dd7789de0121e49e14dea2213db?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
desertflower 16 febbraio 2015 alle 22:54
@magnagrecia7 Ho cercato di commentare una tabella che ho trovato nel "documento programmatico di bilancio 2015" dal link che lei ci ha fornito! E mi sembra che i numeri non giustifichino la politica di Padoan-Renzi e fin qui perseguita. Anche perché "luce" per uscire dal buio non se ne vede, nonostante i sacrifici fatti e gli spending review ancora applicate. Guardavo le cifre in assoluto. I 360 miliardi di debito greco sono senz'altro spiccioli per le banche private che girano in Europa; i 2160 miliardi del nostro debito sono tanti! E se ci hanno attirato tanti sacrifici e lo sfascio dello stato..... allora checché sia stato giudicato sostenibile, è un debito che ci sta causando un sacco di..... grane! Ripresa dell'economia reale neanche a parlarne. Mettere alla gogna la nazione, l'Italia, o ricattare la Grecia e la democrazia perché la finanza vuole la meglio.... beh, lascio perdere. Purtroppo è la finanza e il governo che non "ci" lasciano perdere! Saluti!
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 17 febbraio 2015 alle 01:25
@feanaaro (16 febbraio 2015 alle 22:26)
il discorso, come si usa dire, è complesso. Comunque, l'uno non esclude l'altro: sono veri entrambi. Lo stato sociale serve anche ad integrare i 7-8 mln di mini job, ed eroga aiuti surrettizi di Stato alle imprese, vietati dall'UE, per deflazionare i salari e fare concorrenza sleale agli altri Paesi. La cogestione (Mitbestimmung) è un lascito socialdemocratico degli anni '50 del secolo scorso, riformata negli anni '70, e riguarda le aziende sopra i 500 dipendenti (qui un piccolo dossier: “Partecipazione dei lavoratori alla proprietà ed al controllo delle aziende” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2586257.html).
Vincesko
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 17 febbraio 2015 alle 01:33
@domenicobasile (16 febbraio 2015 alle 21:29)
Domenico, ecco la mia risposta serissima:
Il Sud uscirà dalla sua condizione di minorità soltanto quando la Calabria giungerà ad un livello di progresso socio-economico-culturale in linea con il resto d'Italia.
Dialogo sulla Calabria, sul Mezzogiorno http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2783416.html
Vincesko
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/8a0bbeee67226695dd04c23e37902de8?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
febo50 17 febbraio 2015 alle 10:34
Vero, ritengo che lei abbia ragione. E' un'ideologia che dai tempi di Regan e della Thatcher ha fatto danni inenarrabili. Forse aveva ragione Schumpeter quando diceva che durante le crisi economiche sarebbe meglio non intervenire perché altrimenti "quello che c'è da imparare va' perso". Senza l'intervento delle banche centrali già dal 2000 il sistema finanziario come lo conosciamo sarebbe stato spazzato via. Lo hanno tenuto su con le flebo ed è successo ancora peggio nel 2008. E' un problema interessante, continuano ad insistere con mezzi surrettizi ma evidentemente non funziona. Chissà cosa dovrà ancora succedere prima che si cambi rotta. Noto in un articolo di oggi che la Germania, prima potenza economica europea è quarta in quanto a salari medi, e l'Italia, quarta economicamente, è ottava in quanto a salari.
 
·     http://1.gravatar.com/avatar/cb7f602aa944d3f5522ecee800bd9fe1?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
vincenzoaversa 17 febbraio 2015 alle 10:51
A parte le privatizzazioni e la (de)regolamentazione del lavoro, il terzo perno su cui si basa l'ideologia neoliberista propugnata da Bruxelles è rappresentata dalle esportazioni. Ho più volte affrontato questo tema partecipando al blog, ma credo valga la pena di fare un paio di considerazioni:
1. In generale, non c'è nulla di male ad esportare: è un'indicazione che alcune (o molte) aziende di un territorio riescono a produrre beni e servizi di qualità tale che vengono richiesti all'estero. Il problema nasce quando l'export è l'unica possibilità che viene data ad uno Stato per aumentare il proprio PIL (dato che l'austerità deprime i consumi interni, non c'è altra via per cui uno Stato dell'Eurozona possa crescere): bisogna aumentare le "competitività", che detto in soldoni significa deflazione salariale. Si scatena una corsa al ribasso che ha come conseguenza un peggioramento delle condizioni lavorative dei lavoratori dipendenti.
2. Puntare esclusivamente sulle esportazioni ha un altro indubbio svantaggio, ovvero la dipendenza della propria economia da quelle dei propri "clienti" esteri. Il fatto che la Merkel in persona (anche se il compito presumo sarebbe toccato alla Mogherini?) si spenda per riportare la pace sul fronte russo-ucraino la dice lunga su quanto quel mercato sia importante per la Germania.
 
·     http://1.gravatar.com/avatar/da4bdce7161904777089b835a49f6dd7?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
stefanus88 17 febbraio 2015 alle 11:22
RISPOSTA a MAINESSUNO: VOlevo solo precisare che in belgio quando DEXIA e FORTIS stavano fallendo hanno fatto pressione allo stato con una propaganda pubblicitaria ed anche con altri metodi, che lo stato doveva salvarli il sedere dando a loro tot migliardi di euro (soldi dei cittadini) ma che una volta salvati dovevano essere rivenduti a prezzo stracciato di nuovo al privato !!!! ed e SCANDALOSO , E proprio questo il neo-liberismo dell'europa :"" IO privato, faccio i cavoli miei ,poi faccio cazzate,vado quasi in fallimento, vado dallo stato mi frego i suoi(cittadini) soldi dicendo che mi DEVE aiutare ,e poi di nuovo arrivederci !!! "" in pratica secondo il neo liberismo lo stato deve stare li solo come pappagallo e intervenire (sempre a spese nostri ,perche lo stato siamo noi) ,quando i privati fanno le cazzate e vanno quasi in fallimento.... MA SCHIFO é ??!!! Fossi IO uno come tsipras ,statalizzerei proprio tutto cio che ha un funzionamento pubblico e cosi deve essere dappertutto e basta con quaste privatizzazioni e banchieri ,fra poco non ci rimane neanche l'orto di casa...tutto cio puo avvenire solo con un partito serio con un programma serio...
 
·     http://1.gravatar.com/avatar/da4bdce7161904777089b835a49f6dd7?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
stefanus88 17 febbraio 2015 alle 11:33
mainessuno é mainessuno,... MA magna grecia fa solo copia incolla...
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 17 febbraio 2015 alle 12:10
Su 254 mld di prestiti alla Grecia, soltanto 11,7+15,3=27 mld sono andati alla gente.
Dove sono finiti i soldi della troika alla Grecia (mld):
Riacquisto del debito: 11,3 (4%)
Fabbisogno di cassa 11,7 (5%)
Debito in scadenza: 81,3 (32%)
Restituzione all’FMI 9,1 (3%)
Capitale all’ESM 2,3 (1%)
Ricapitalizzazione banche greche 48,2 (19%)
Deficit primario 15,3 (6%)
Pagamento degli interessi 40,6 (16%)
Spese per l’haircut sui bond sovrani 34,6 (14%)
Totale 254,4 (100,0%)
La troika ha salvato le banche, non la Grecia. Per questo il debito va rinegoziato
ONEURO – REDAZIONE - 14 gennaio 2015
http://www.eunews.it/2015/01/14/la-troika-ha-salvato-le-banche-non-la-grecia-ecco-perche-ora-il-paese-deve-ripudiare-il-debito/28422
Vincesko
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 17 febbraio 2015 alle 12:13
Ma chi sono i detentori del debito greco? Dei 330 miliardi di euro complessivi del debito greco il 72% sono da considerarsi “officials loans”, cioè crediti in mano a istituzioni pubbliche (60% della Ue attraverso i suoi fondi Efsf e Esm, e 12% dell’Fmi); 5% sono altri prestiti; l'8% è detenuto dalla Bce; il restante 15% sono marketable debt, cioè titoli di debito trattabili sul mercato secondario (11% sono bond e 4% sono bills, cioèprestiti a breve termine). Quindi, se si arrivasse a uno “sconto” per evitare l'uscita di Atene dall'euro, a perderci sarebbe soprattutto la Ue, attraverso l'Esm (il fondo salva-Stati) e i suoi stati membri: in percentuale maggiore laGermania, che ha una quota del 27% del fondo salva-stati europeo, seguita dalla Francia con il 20%, dall'Italia con poco meno del 18% e dalla Spagna con l’11,9 per cento. In una recente intervista sulla dimensione del debito pubblico ellenico, che quest'anno toccherà il picco del 177% del Pil, Klaus Regling, presidente del Fondo salva-Stati, ha spiegato come il debito greco sia comunque «sostenibile» finché proseguono le riforme strutturali. L'Esm detiene attualmente il 44% del debito pubblico greco, mentre sui fondi prestati, con una durata media di 32 anni, Atene paga tassi annui di interesse molto bassi «intorno all'1,5%».
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-12-11/grecia-chi-resta-il-cerino-mano-caso-ristrutturazione-debito-ma-tedeschi-ovvio-093535.shtml
Vincesko
 
·     http://1.gravatar.com/avatar/cb7f602aa944d3f5522ecee800bd9fe1?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
vincenzoaversa 17 febbraio 2015 alle 14:01
vorrei segnalare questo articolo di Varoufakis apparso ieri sul NYT:
http://www.nytimes.com/2015/02/17/opinion/yanis-varoufakis-no-time-for-games-in-europe.html?smid=tw-share&_r=0
lo trovo molto onesto nel definire quali siano i limiti invalicabili della negoziazione sul debito in corso (e che pare sull'orlo di un drammatico fallimento).
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 17 febbraio 2015 alle 15:39
Avevo ascoltato questa notizia ieri notte, questo articolo ne fa un ottimo resoconto:
Il giallo dell’accordo per salvare la Grecia scomparso
In conferenza stampa Varoufakis racconta di un documento sottopostogli da Moscovici che era pronto a firmare. Ma la mediazione di Parigi è saltata. E il fronte anti-Atene si è ricompattato
martedì 17 febbraio 2015 08:21
http://www.nextquotidiano.it/giallo-dellaccordo-per-salvare-grecia-scomparso/
Vincesko
 
·     http://1.gravatar.com/avatar/874c1f6aca7ef271c3d6865fc2ac3db9?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
viaen 17 febbraio 2015 alle 16:00
Il problema è, per l'appunto, culturale prima ancora che economico.
Col crollo del muro di Berlino il reaganismo, cioè l'idea di uno Stato sostanzialmente asservito alle grandi concentrazioni finanziarie la cui ricchezza sarebbe "gocciolata" sulle classi più basse, si presentò al mondo come vincitore della più costosa e (geograficamente) vasta guerra della storia: la guerra fredda. Guerra che in buona sostanza era iniziata già all'indomani della Rivoluzione d'ottobre, con una pausa dettata da un nemico comune.
La vittoria reaganista è una balla. Non vi fu una straordinaria vittoria neoliberista ma un Occidente infinitamente più ricco che riuscì a logorare quella che Ronchey chiamava "la superpotenza sottosviluppata". Superpotenza che, per dirla con Berlinguer aveva, comunque, esaurito la sua spinta propulsiva.
È da allora che la politica occidentale (e pure orientale per la verità) non riesce a mettere in dubbio alcuni dogmi di fondo del neoliberismo, in primo luogo la tecnocrazia.
Le scienze, per loro natura, non prendono decisioni ma provano a spiegare la realtà e, entro certi limiti, a prevederla.
La scienza economica, quindi, si deve muovere a valle di scelte "politiche", scelte che, per loro natura, sono arbitrarie. Nessuna formula matematica ci imporrà mai di privilegiare un'equa distribuzione della ricchezza e uno sviluppo ecologicamente e socialmente sostenibile.
Siamo noi, società, a doverlo scegliere.
Dal 1989 a oggi l'Occidente ha messo su il pilota automatico: destinazione "massima produzione di ricchezza".
Quale sia il costo sociale e ambientale di tale ricchezza non conta, a chi vada a finire tale ricchezza non conta nemmeno.
Così un'impersonale (e quindi irresponsabile) tecnocrazia ci porta a privilegiare sempre più l'accumulazione di ricchezza finiamo per distruggere il modello, (neo)keynesiano che ha portato a praticamente tutte le conquiste del '900.
Il modello keynesiano è comunque nato come risposta alle rivoluzioni e dittature della prima metà del '900 e temo che, analogamente, l'unico fattore che porterà all'accantonamento (magari parziale) del neoliberismo sia la paura dei vari fondamentalismi che si nutrono di disuguaglianza e sfruttamento.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/8a0bbeee67226695dd04c23e37902de8?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
febo50 17 febbraio 2015 alle 16:09
@vincenzoaversa Segnalo uno dei commenti sul NYT all'articolo citato: "
The Fig
Sudbury, MA 7 minutes ago
Enough with the financial double-talk. Pay your debts, the free lunch is over. You believe, like other welfare recipients that it is one else's problem to give you a hand-out. I'll let you in on a little in about game-theory: unless you are a bunch of geniuses from MIT, the house always wins. "
Certe mentalità sono dure a morire, chissà se "The Fig", il fico, si rende conto che senza l'intervento governativo in USA nel 2008 sarebbero sparite un bel po' di banche e pensioni. Ma i repubblicani insistono, come ho detto, mi sa che Schumpeter aveva ragione da vendere.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/39d7d57f1ca44ef9e800a0fa16f79436?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
feanaaro 17 febbraio 2015 alle 16:44
@magnagrecia7 è vero che lo stato sociale serve anche a quello. Tuttavia, se arrivi ad includere un robusto stato sociale nella tua definizione di liberismo, o neoliberismo che dir si voglia, allora la definizione ha ormai perso qualunque significato.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
domenicobasile 17 febbraio 2015 alle 19:50
Buonasera Clericetti
Lungi da me l'idea di farla apparire per quello che non è..!
Tuttavia la polemica fra proprietà pubblica, privata o italianità dell'azienda gioca brutti scherzi alla maggior parte degli osservatori.
Bisognerebbe notare che a discapito della supposta dominazione neo-liberista, in quasi tutti i paesi dell'Unione prevale già il pragmatismo del "caso per caso". Che il più delle volte non serve a granché soprattutto quando il modello di business non è sostenibile rispetto alle condizioni concorrenziali del settore.
Lei cita l'Ilva ma certamente conosce la vicenda Gandrange e Florange in Francia e l'impossibilità per i governi Sarkozy e Hollande di nazionalizzare gli stabilimenti.
Non è stata una questione di neo-liberismo galoppante ma piuttosto una scelta obbligata in un mercato come quello dell'acciaio impattato dalla concorrenza mondiale.
Che vuole fare con l'Ilva? Condannare generazioni di contribuenti a finanziare un mostro ambientale senza nessuna sostenibilità economica?
La inviterei, riguardo l'UE, ad osservare più da vicino l'enorme arsenale normativo che ha come principale obiettivo quello di stemperare, non di favorire, le tendenze neo-liberiste che spingono per una deregulation dei mercati.
È questo come Lei sa, va nella direzione dei principi espressi dai padri fondatori.
È l'Europa il vero campo di battaglia, è là che non bisogna cedere nulla ma per farlo è necessario osservare le strategie in atto tralasciando la lente rassicurante delle nostre ideologie.
 
·        http://1.gravatar.com/avatar/60a55cb8eeae837ece8da5f1836a6bf5?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
cclericetti 17 febbraio 2015 alle 20:22
Ma caro Basile, guardi che l'Ilva guadagnava, e pure bene, prima che scoppiasse (finalmente) lo scandalo. Come guadagnava la Terni: la decisione di chiuderla era dovuta al fatto che Thyssen aveva deciso di ridurre la produzione e, guarda un po', preferiva farlo in Italia piuttosto che in Germania. Gioie degli investimenti esteri...
Quanto al neo-liberismo europeo, si esprime essenzialmente nella compressione delle condizioni dei lavoratori e nella pressione per privatizzare anche le nonne, ma solo nei paesi periferici (anche qui: ma guarda un po'...). E comunque voglio vedere come va a finire la vicenda del TTIP, che dovrebbe chiamarsi piuttosto TPLM (Trattato per le multinazionali). A lei sembra che io usi la lente dell'ideologia, io sono ingenuamente convinto di guardare ai fatti.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
domenicobasile 17 febbraio 2015 alle 19:54
Grazie Vincesko
Per la citazione dell'articolo del Sole che conferma quello che sostenevo contro Carlo Clericetti e buona parte dei bloggers nei miei post dell'11 e 12 febbraio scorsi.
 
·        http://1.gravatar.com/avatar/60a55cb8eeae837ece8da5f1836a6bf5?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
cclericetti 17 febbraio 2015 alle 20:06
Dovrebbe riuscire a convincerne Vincenzo Visco. Ecco cosa scrive sul Sole di oggi:
"Se poi si guarda a come sono stati gestiti i cosiddetti “aiuti” alla Grecia c'è di che vergognarsi: dei 230-240 miliardi investiti dall'Unione solo il 25% circa è andato a beneficio diretto o indiretto del popolo greco. Il resto è servito ad evitare che le banche tedesche e francesi che avevano generosamente finanziato la Grecia subissero delle perdite, ed assicurare che Fmi, Bce e banche centrali di Francia e Germania ottenessero il rimborso pieno dei prestiti ottenuti. In questa operazione si è perfino ottenuto che Paesi come l'Italia e la Spagna che all'inizio della crisi greca avevano una esposizione molto modesta nei confronti del debito pubblico del Paese pari rispettivamente a 1,7 e a 2 miliardi, oggi si trovino esposti nei confronti della Grecia di 36 e 26 miliardi! I soldi dei contribuenti di Spagna e Italia sono stati di fatto utilizzati a favore di chi improvvidamente aveva finanziato lo sviluppo drogato dell'economia greca". http://24o.it/SyxEiu
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 17 febbraio 2015 alle 20:14
@feanaaro (17 febbraio 2015 alle 16:44)
Il welfare non è il discrimine. Non sono un espertone, ma da “La ricchezza delle Nazioni” di Adam Smith, padre del liberismo, ho appreso che la Gran Bretagna, storicamente uno dei Paesi con le maggiori diseguaglianze e dove il neoliberismo[1] certamente si applica, in passato aveva una legislazione nazionale di assistenza ai poveri, basata sui Comuni e le parrocchie. Dopo Beveridge,[2] ha introdotto uno dei migliori welfare.
La Germania ha sia l’Ordoliberismo,[3] che non si identifica col neo-liberismo, sia un forte partito socialdemocratico, che, tranne nell’ultimo periodo, si alternava al governo con i popolari ed ovviamente emanava leggi di sinistra. Ora vanno di moda le Grandi Coalizioni. E le Terze Vie.[4] E la sinistra riformista si è omologata alla destra.
Il discrimine sono le regole per il mercato (con particolare riguardo, oggigiorno, a quello finanziario, senza trascurare le imprese multinazionali, entrambi capaci di condizionare il decisore politico). E le disuguaglianze.
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Neoliberismo
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/William_Beveridge
[3] Che cos’è davvero l’Ordoliberalismo http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=12097
[4] La Terza Via secondo D’Alema http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2823368.html
Vincesko
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
domenicobasile 17 febbraio 2015 alle 21:14
Caro Clericetti
Mi sono già espresso su queste questioni nei miei post della scorsa settimana che oggi sono confermati dall'articolo del Sole citato da Vincesko.
Ribadisco che l'esposizione italiana da Lei citata ignora i titoli greci detenuti massicciamente da investitori privati convogliati nelle coperture garantite in mano all'Esm.
Il saldo non penalizza affatto i contribuenti italiani né spagnoli.
Il governatore Visco dovrebbe esimersi dal confondere "impieghi" (contabilizzati nel conto economico) e "titoli" (contabilizzati nello stato patrimoniale) per manifestare sottotraccia il suo "risentimento" rispetto alle condizioni del QE.
(off al forex)
Riguardo le trattative Ttip conferma quello che ho scritto già molte volte che la strategia americana ha 2 obiettivi
- imporre il predominio neo-lib delle multinazionali americane contro il rispetto della reciprocità normativa propugnata dalla UE
- disarticolare con ogni mezzo la zona euro per ritrovarsi (con buona pace di Obama) attore dominante nello spazio commerciale e finanziario europeo.
Ps
Se un giorno fosse possibile, La inviterei a effettuare uno stage esplorativo negli uffici della BCE per capire dove si situa il vero fronte contro il neo-liberismo.
(La ringrazio cordialmente per le Sue risposte)
 
·        http://1.gravatar.com/avatar/60a55cb8eeae837ece8da5f1836a6bf5?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
cclericetti 17 febbraio 2015 alle 21:34
Attenzione, non è il governatore (Ignazio), ma l'ex ministro delle Finanze (Vincenzo).
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
domenicobasile 17 febbraio 2015 alle 21:59
Grazie della correzione.
Porgo le mie umili scuse al governatore!
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/8eeb2473b0f9fae679ce018e260afe7b?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
gorby07 17 febbraio 2015 alle 22:41
Clericetti scrive......
>>> Si fa poco o nulla per superare la crisi in modo da mantenere alta la pressione ad introdurre le cosiddette “riforme strutturali”, che altro non sono se non il modo di trasformare definitivamente la società in senso reazionario>>>
Ariecco la teoria del complotto.
Anche in Germania hanno introdotto le cosiddette "riforme strutturali".
Anzi, le hanno introdotte per primi.
Ed oggi non mi sembra che in Germania se la passino male.
Ed allora, com'è che in certi paesi le riforme strutturali hanno messo quei paesi in ginocchio ?
La ragione è banale......
Perché quei paesi, negli anni prima della crisi, avevano fatto la bella vita.
Guardate quanto era cresciuto il debito pubblico greco (e portoghese) prima della crisi...... Guardate il grafico......
http://www.huffingtonpost.it/2015/02/17/debito-italia-wp-bomba-orologeria-europa_n_6696674.html?utm_hp_ref=italy
Praticamente, tra il 2000 ed il 2007, il pil greco era cresciuto del 40% abbondante.
Come ?
Con la spesa pubblica. Con gli stipendi pubblici. Con le pensioni regalate.
Ed allora, mi sembra evidente che non è il neoliberismo reazionario, che ha messo in ginocchio la Grecia.
E' stata la spesa pubblica cresciuta in modo folle prima della crisi, ad aver messo in ginocchio la Grecia.
Clericetti, lasci perdere il complotto.
 
·        http://1.gravatar.com/avatar/60a55cb8eeae837ece8da5f1836a6bf5?s=48&d=http%3A%2F%2F1.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
cclericetti 17 febbraio 2015 alle 23:10
Gorby, ma quale "teoria del complotto"... L'hanno detto chiaro e tondo, e anche più d'una volta.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 17 febbraio 2015 alle 23:03
@gorby07 (17 febbraio 2015 alle 22:41)
"Ariecco la teoria del complotto".
Evidente esempio di proiezione. Non scoprire ulteriormente la tua natura paranoica. Ormai sei nudo.
Vincesko
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 17 febbraio 2015 alle 23:17
Domenicobasile (17 febbraio 2015 alle 21:14)
Domenico, volevo chiedertelo l’altro giorno, poi sono stato preso da altre cose. Non mi pare che i dati che ho riportato ti diano ragione. Ma, prima di argomentare, ti prego di spiegarti meglio, evitando, per la comprensione anche degli altri, il più possibile i tecnicismi.
In sostanza, ti chiedo di rispondere ai 2 seguenti, semplici quesiti:
1. E’ vero che i debiti greci verso le banche (soprattutto) tedesche e francesi sono diventati debiti pubblici verso gli organismi europei (fondi salva-Stato e BCE, oltre FMI)?
2. E’ vero che, a seguito di ciò, l’Italia ha visto moltiplicarsi per 20 o 30 la sua esposizione verso la Grecia?
Grazie,
Vincesko
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 18 febbraio 2015 alle 00:44
Segnalo:
“Il problema di Bruxelles non è il debito pubblico ma quello delle banche”
Gaël Giraud, economista gesuita, si batte in Francia per separare il credito dalla finanza: in Europa ci sono molte bombe a orologeria
Non esiste un’«economia cattolica», ci dice padre Giraud, esiste un «forum pubblico mondiale nel quale si discutono le opzioni politiche. In questo forum gli economisti hanno un ruolo importante nell’aiutare la ripartizione delle risorse». La voce del quarantenne gesuita Gaël Giraud, che prima di diventare gesuita ha studiato da economista nelle alte scuole parigine (Normale e Polytechnique), ha un suo peso in questo «forum» e – ovviamente – una sua originalità. Non solo per la denuncia del «cin...
CESARE MARTINETTI
08/10/2014
http://www.lastampa.it/2014/10/08/cultura/il-problema-di-bruxelles-non-il-debito-pubblico-ma-quello-delle-banche-kyR0JBN09yh0ube3pKuhxH/premium.html
Vincesko
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
domenicobasile 18 febbraio 2015 alle 16:14
Ciao Vincesko,
Avevo tentato di rispondere a queste domande nei miei post della scorsa settimana ma vedo che non sono riuscito a spiegarmi.
Se vogliamo capirci, dobbiamo prima fare la differenza fra esposizione ai titoli di stato ed esposizione attraverso altre classi di attivi (finanziamenti, portafogli creditizi, filiali...)
Nei dati riportati questa separazione non appare.
Quando nel 2012 c'è stato il secondo piano di ristrutturazione per la Grecia, il fondo ESM ha essenzialmente ricomprato al nominale gran parte dei titoli greci detenuti da investitori privati (banche e assicurazioni).
Gli altri veicoli di esposizione (filiali, finanziamenti, portafogli creditizi) hanno continuato a pesare sui bilanci delle banche francesi e tedesche che hanno registrato perdite importanti e in alcuni casi fenomenali.
Ora restando all'esposizione sui titoli di stato greci, la situazione dell'epoca fra banche tedesche, francesi, italiane e spagnole era pressoché equivalente.
Quindi alla tua prima domanda rispondo :
1) Si ; i debiti greci (titoli di stato) in mano alle banche tedesche, francesi, italiane e spagnole, sono stati ricomprati dall'ESM e trasformati in debito pubblico spalmato secondo la chiave di ripartizione.
Alla tua seconda domanda rispondo:
2) No ; l'esposizione delle banche italiane è nell'immediato globalmente diminuita.
Per questa ragione tra l'altro i nostri istituti (al contrario degli altri) hanno ripreso gli acquisti massicci di titoli greci in 2013 e 2014.
Ps
(Cito un po' a memoria sulla base degli stress test Eba di quel periodo ma per avere la prova definitiva bisognerebbe spulciare i bilanci bancari e fare diversi confronti incrociati, ma non entrò nella tecnica).
Ciao.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 18 febbraio 2015 alle 18:50
@domenicobasile (18 febbraio 2015 alle 16:14)
”Alla tua seconda domanda rispondo:
2) No ; l'esposizione delle banche italiane è nell'immediato globalmente diminuita.
Ciao, Domenico, la mia seconda domanda (peraltro ho esagerato l’entità dell’esposizione dell’Italia attribuendola tutta alla Grecia) non attiene alle banche ma allo Stato italiano, i cui prestiti ai Paesi in difficoltà, secondo la Banca d’Italia, ammontano complessivamente (quindi dati non solo alla Grecia) a 60 mld.[*] E’ indubbio che l’Italia sia stata chiamata a finanziare attraverso i fondi salva-Stato (ai quali contribuisce in ragione del 17,9% del totale) crediti che erano originariamente detenuti dalle banche tedesche e francesi, ecc. E’ininfluente se questi crediti siano rappresentati da titoli di Stato o da passività Target2 (v. PS).
[*] Anziché quello della Banca d'Italia, reperibile sul suo sito alla voce debito pubblico, allego questo report del MEF che avevo per errore omesso dopo il post di Keynesblog linkato più sopra (16 febbraio 2015 alle 13:28), che contiene anche gli Aiuti di Stato alle banche in UE (2007-2013):
#prideandprejudice
“L'Italia viene spesso descritta, soprattutto nella comunità internazionale, sulla base di alcuni indicatori negativi: il debito pubblico, la bassa competitività, il deficit nominale di bilancio (che in passato ha determinato l'apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea).Tuttavia, accanto a questi dati ci sono grandezze economiche utili a rappresentare l'Italia per ciò che è: uno dei paesi principali del mondo sviluppato, il secondo paese per produzione manifatturiera in Europa, la terza economia dell'Eurozona.
Un paese che negli ultimi venti anni ha saputo tenere i propri conti sotto controllo collocandosi tra i più virtuosi in Europa e nel mondo. Raccogliamo qui alcuni dati economici dell'Italia di cui non si parla mai, o non abbastanza, per combattere il pregiudizio e rappresentare adeguatamente un Paese che ha contribuito a fondare l'Unione Europea.
http://www.mef.gov.it/primo-piano/article_0143.html
Vincesko
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 18 febbraio 2015 alle 18:50
PS:
Grexit, l'Italia rischia 61,2 miliardi
EUGENIO OCCORSIO
13 febbraio 2015
[…] l'esposizione dell'Italia verso la Grecia, che diventa automaticamente a rischio nel caso di uscita di Atene dall'euro, arriverebbe a 61,2 miliardi. Il calcolo è della Barclays, […] E si fanno i calcoli dei costi per i partner europei.
[…] La tabella sull' official exposure per l'Italia recita: 10 miliardi di prestiti bilaterali, 27,2 tramite il fondo salvastati, 4,8 come quota parte dell'operazione Securities Markets Programme del 2012 (l'acquisto di titoli di debito da parte della Bce di cui peraltro beneficiò anche il nostro Paese),19,2 come passività derivanti dal Target 2 (il sistema di compensazione dei pagamenti fra banche nazionali coordinato dalla Bce che rimarrebbe congelato dalla Grexit). Le ultime due voci sono calcolate sulla base del capital key, la quota dell'Italia nel capitale Bce che è del 17%. Totale: 61,2 miliardi,
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/02/13/grexit-litalia-rischia-61-2-miliardi06.html
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
domenicobasile 18 febbraio 2015 alle 18:53
Scusa Vincesko
Manca un paragrafo
.....2013 e 2014.
"In termini di paese, l'Italia ha aumentato la sua esposizione relativa poiché ha integrato quella delle sue banche ma non si è fatta carico del costo connesso alla quota proveniente da altre banche e parimenti importata nel fondo ESM.
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 18 febbraio 2015 alle 18:57
PPS: Sul Target2,segnalo questa interessante analisi (inclusi i commenti):
I famosi saldi TARGET2
28 marzo 2013 • enzo michelangeli
A partire dai primi mesi dell'anno passato, sulla stampa e in rete si è discusso in varie occasioni dei saldi del sistema di pagamento intra-eurozona chiamato TARGET (o, per essere precisi, TARGET2, per distinguerlo da sua una prima versione operativa fino al 2007). I commentatori si sono divisi tra coloro che considerano la cosa un sintomo di disfunzionalità dell'Eurozona, se non un preludio al suo crollo, e quelli che ne minimizzano l'importanza come dettaglio contabile di scarsa incidenza economica. In quest'articolo cercherò di fornire al lettore qualche elemento di valutazione in modo da aiutarlo a decidere a quale campo si senta di dar ragione.
http://noisefromamerika.org/articolo/famosi-saldi-target2
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 18 febbraio 2015 alle 19:24
Domenico, non mi pare che la tua risposta sia esauriente e sorretta da prove.
Purtroppo, io non sono riuscito a trovare le cifre relative ai singoli Paesi destinatari dei 60 mld prestati dall’Italia, ad eccezione dei 10 mld del prestito bilaterale alla Grecia, né quanti sono gli ex crediti delle banche tedesche e francesi verso la Grecia, “sostituiti” da noi.
La Banca d’Italia fornisce solo questi numeri:
Supplementi al Bollettino Statistico Indicatori monetari e finanziari /VNFSP
Finanza pubblica, fabbisogno e debito Nuova serie Anno XXV - 14 Gennaio 2015
Fig. 1 SOSTEGNO FINANZIARIO AI PAESI DELLA UEM (2) (valori cumulati; miliardi di euro) (1) Cfr. appendice metodologica. (2) Sono escluse le passività connesse con i prestiti in favore di paesi della UEM, erogati sia bilateralmente sia attraverso lo European Financial Stability Facility (EFSF) (serie S452657M), e con il contributo al capitale dello European Stability Mechanism (ESM) (serie S271668M) 
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/finanza-pubblica/2015-finanza-pubblica/suppl_3_15.pdf
Vincesko
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/12a4443da31088320ef8a3947a01b343?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
magnagrecia7 18 febbraio 2015 alle 19:26
PS: Per completare la disamina dei dati in mio possesso, la Voce.info dà questi numeri:
La Grecia ci deve 43 miliardi
26.01.15
First financing program, bilateral loans 10,01 mld
First financing program, IMF (SBA) 0,66 mld
Second financing program, EFSF 27,22 mld
Second financing program, IMF (EFF) 0,4 mld
ECB security Market Program 4,84 mld 
http://www.lavoce.info/archives/32587/grecia-ci-43-miliardi-2/
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
domenicobasile 18 febbraio 2015 alle 21:40
Vincesko
Solo le banche francesi hanno comunicato in 2011 le cifre della loro esposizione ma senza dettagliare. Le banche tedesche e italiane tradizionalmente restano opache e spalmano i titoli che detengono sull'insieme delle loro filiali.
Quindi per esempio se vuoi ricostruìre il possesso di titoli in Unicredito dovresti spulciare circa 200 bilanci.....
Ti prometto che in marzo riprenderò gli stress tests e cercherò una spiegazione.
Una cosa è chiara, più il sistema bancario è frammentato come in Italia o Germania, più l'opacità è grande e l'esposizione al rischio è "esponenziale".
Ma ricorda nelle tue ricerche che il problema sono i titoli di stato non i portafogli creditizi portati in diretta o attraverso le filiali. L'Esm ha ricomprato solo i titoli cercando di compensare l'effetto dell'haircut.
Per questo dico che le banche italiane se ne sono trovate avvantaggiate perché non avendo filiali importanti in Grecia non hanno subito perdite di bilancio ed hanno giocato con la loro esposizione netta in titoli per "lucrare" sulla cessione all'Esm, ritornando immediatamente sul mercato dei titoli greci.
Interessante il secondo articolo su Target2, un'arma a doppio taglio.
Ci ritornerò più tardi.
Ciao
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
domenicobasile 18 febbraio 2015 alle 22:56
Vincesko
Incrociando i dati delle tabelle che presenti si evince che, nel periodo di riferimento -2012-, l'aumento dell'esposizione italiana all'EFSF è stata di 27 miliardi.
Pottebbe essere questo l'ordine di grandezza che corrisponde alla copertura dei titoli delle banche italiane.
Ora bisognerebbe analizzare se a partire dall'esposizione totale del fondo Esm alla Grecia (al netto del contributo al capitale) azionando la chiave di ripartizione, si arriva ad un valore analogo.
Bisognerebbe poi fare la prova del nove con i dati analoghi emananti da Buba e Banque de France.
(e non è detto che dati analoghi siano disponibili)
 
·     http://0.gravatar.com/avatar/00844149bd1b89caf38a7a3ac24ef962?s=48&d=http%3A%2F%2F0.gravatar.com%2Favatar%2Fad516503a11cd5ca435acc9bb6523536%3Fs%3D48&r=G
domenicobasile 19 febbraio 2015 alle 08:51
Vincesko
Per completare le riflessioni in corso, direi che la cifra di 27 miliardi è comprensiva delle partecipazione italiana al secondo piano di salvataggio.
Quindi i fondi dedicati all'acquisto dei titoli greci detenuti dai privati è una frazione di quel numero.
In un resoconto dell'Ecofin di novembre 2012, è indicato che la somma stanziata a questo effetto era inizialmente di 10M ma è stata in seguito aumentata per far fronte ad un'offerta di titoli di 31M.
Questo non chiarisce ancora la ripartizione paese per paese ma per arrivarci bisogna partire da lì.
Ciao
 
 

Sfoglia ottobre        dicembre
temi della settimana

economia renzi governo monti bersani debito pubblico draghi banca d'italia curiosita' sessuali fake news bce germania ue sessualità sviluppo intellettuale crisi economica imposta patrimoniale berlusconi pd pensioni riforma delle pensioni fornero



ultimi commenti
4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


links


archivio

Blog letto1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0