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Lettera: Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero



  

Ecco uno degli esempi preclari della mia fatica di Sisifo.   


Lettera:Le BUFALE del Corriere della Sera (e di tutti i media) sulla Riforma dellepensioni Fornero.

sabato 18 gennaio 2020 - 21:32


ALLA C.A. DEL DIRETTORE LUCIANO FONTANA

CC: PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI LAVORO E POLITICHE SOCIALI, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI ECONOMIA E FINANZE, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, COMMISSIONI FINANZE CAMERA E SENATO, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO, PROF.SSA ELSA FORNERO, MEF, RGS, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI, ALTRI


Egr. direttore Luciano Fontana,

Mi sorprende che, nonostante le mie decine di lettere “circolari”, il Corriere continui a fare da tribuna prestigiosa alla generale DISINFORMAZIONE sulle pensioni (ormai mondiale), che dura dal 2013-14, per colpa di tutti i media, e coinvolge anche gli esperti previdenziali.

Dimentico di ciò che scriveva il Corriere nel 2012 riguardo agli effetti rilevanti della Riforma Sacconi.[1] E in sfregio alla normativa pensionistica, dal momento che le pensioni sono regolate da leggi emanate dal Parlamento e promulgate dal Presidente della Repubblica, al termine di un iter che coinvolge i servizi del Parlamento (gli ottimi e dettagliati dossier delle leggi elaborati dal Servizio Studi della Camera dei Deputati sono stati per il mio saggio e sono tra le mie principali e più affidabili fonti). Quindi è tutto verificabile, e se si vuole si può distinguere il grano dal loglio, il vero dal falso.

In data 27 dicembre 2019, il Corriere ha ospitato il seguente articolo di Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, scritto a quattro mani con Michaela Camilleri, anche lei di Itinerari Previdenziali:

L’articolo è stato rilanciato da parecchi media.

Poiché in esso veniva citata soltanto la Riforma Fornero e le veniva attribuito erroneamente l’aumento a 67 anni dell’età di pensionamento di vecchiaia, ho scritto la lettera n. 3 ad Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, inviata p.c. anche al Corriere della Sera.[2]

Ma, come in passato, Alberto Brambilla ha tenuto in non cale anche la mia terza lettera e, purtroppo, ha potuto pubblicare sul Corriere della Sera del 9.01.2020 un altro articolo, in cui ha ripetuto l’errata attribuzione alla Riforma Fornero del pensionamento a 67 anni:

Allora, dopo aver inutilmente segnalato la fake news di Alberto Brambilla alla segretaria di direzione del Corriere, che si è dichiarata non competente perfino a stampare la mia lettera pec e porla all’attenzione del direttore (già tra i destinatari della lettera a Brambilla), su suggerimento di un conoscente, ho inviato al Corriere, cinque volte complessivamente, via via modificata e ridotta, questa precisazione (ora integrata in alcuni elementi nella nota 3):

L'età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero ma dalla Riforma Sacconi.

9/1/2020 22:22

A  lettere@corriere.it,   letterealdocazzullo@corriere.it   Copia  lfontana@corriere.it,   nsaldutti@corriere.it,   emarro@corriere.it,   info@itinerariprevidenziali.it

In riferimento ai recenti articoli di Alberto Brambilla sul Corriere del 27.12.2019 e del 9.1.2020, Le segnalo di nuovo che l’età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero, che non ha quasi toccato le pensioni di vecchiaia se non per l’accelerazione dell’allineamento graduale da 60 a 65 anni delle donne del settore privato e la riduzione di 6 mesi della “finestra” (differimento dell’erogazione) per gli autonomi, ma dalla ben più severa (in termini sia di allungamento dell’età di pensionamento che del risparmio al 2060) Riforma Sacconi:

L’età di pensionamento a 67 anni è stata decisa dalla ben più severa (per allungamento dell’età di pensionamento e risparmio al 2060) Riforma Sacconi:

-          da 65 a 66 anni per i dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per gli autonomi uomini mediante la “finestra” di 12 o 18 mesi;

-          da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche;

-          da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);

-          da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita.

Riferimenti normativi: DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter; DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12; DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18; e DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, commi da 20 a 23. Può chiedere conferma al Vostro Enrico Marro.

[Trova l’analisi e le prove documentali in questo mio saggio LE MENZOGNE SULLE RIFORME DELLE PENSIONI SACCONI E FORNERO: Chi ha varato la riforma delle pensioni più severa (Le tre più grandi bufale del XXI secolo Vol. 2) https://www.amazon.it/dp/B07PVBXV98.]

Che il caporedattore Economia, Nicola Saldutti, mi ha chiesto di ridurre.[4]

Cosa che ho fatto, aggiungendo un lungo commento, inviato a vari destinatari.[5]

Il risultato finora (18.01) è stato che l’articolo di Alberto Brambilla con la notizia falsa sulla Riforma Fornero è rimasto in homepage del Corriere della Sera fino a giovedì 16.01, cioè per ben sette giorni, disinformando i lettori e alimentando la BUFALA gigantesca sulla Riforma Fornero, mentre la mia precisazione, per il poco che valeva, non è stata pubblicata.

Questo della DISINFORMAZIONE sulle pensioni (e sulle manovre finanziarie della XVI legislatura, Governi Berlusconi e Monti), che ha fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti, i docenti universitari, ministri, alti dirigenti pubblici, i sindacalisti, oltre all’estero, anche per colpa del Corriere della Sera, è davvero un caso surreale, che richiederebbe, come ho scritto pochi giorni fa al direttore de LINKIESTA in una lettera pec[6] inviata p.c. a centinaia di destinatari importanti, incluso il Corriere della Sera, un intervento della Procura della Repubblica o forse… dell’ONU, vista la sua dimensione ormai mondiale. E nella lettera al direttore de LINKIESTA aggiungevo: “Voi media, com’è noto, siete prodighi di esortazioni per la lotta in teoria alle fake news, alias BUFALE, ma poi siete i primi ad alimentarle nella prassi quotidiana”. E, nel caso della Riforma Fornero, limitatamente ai propalatori consapevoli delle BUFALE, con una ostinazione e una “resistenza” degne di una Commissione d’indagine (in senso lato: anche psicologico).

Distinti saluti,

V


_____________________


Note


[1] Si veda, ad esempio, questo articolo:

Corriere della Sera L'ETA MEDIA È SUPERIORE DI DUE ANNI RISPETTO ALLA FRANCIA E VICINA A QUELLA TEDESCA

Pensioni, «il sistema (ora) è in sicurezza» Mastrapasqua, la riforma e il bilancio dell'Inps

Nei primi sei mesi del 2012 l'età media per l'accesso alla pensione nel privato è stata di 61,3 anni

Il dato sull'aumento dell'età media di pensionamento risente soprattutto dell'effetto combinato dello scalino per la pensione di anzianità e dell'introduzione della finestra mobile mentre non tiene ancora conto della riforma Monti-Fornero che dispiegherà i suoi effetti a partire dal 2013.

28 luglio 2012

[2] Lettera n. 3 al Dott. Alberto Brambilla sulle sue notizie false sulle pensioni

[3] Questo è più completo:

-       -   da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[i] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 61 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2011, e da 61 a 65 anni, a decorrere dal 1° gennaio 2012, (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche;[ii] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-      -    da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);[iii] accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018;

-       -   da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[iv] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

[i] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.

[ii] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.

[iii] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.

[iv] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 nel 2013, +4 nel 2016, +5 mesi nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.

[4] Il 12 gennaio 2020 alle 17.51 Saldutti Nicola <NSaldutti@rcs.it> ha scritto:
Buongiorno,

nei prossimi giorni metteremo il suo chiarimento, le chiedo solo di ridurre la sua precisazione a 1300 battute, Grazie

nicola saldutti

Caporedattore Economia

Inviato da iPhone

[5] Re: L’età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero ma dalla Riforma Sacconi.

v

12-01-2020 23:00

A  Saldutti Nicola   Copia  Corriere-dellaSera-Lettere-e-Idee,   Marro Enrico,   info@itinerariprevidenziali.it,   a.brambilla@itinerariprevidenziali.it,   michaela.camilleri@itinerariprevidenziali.it,   maurizio.sacconi@senato.it,   damiano_c@camera.it,   elsa.fornero@unito.it,   ichino@pietroichino.it,   ogiannino@yahoo.com,   tito.boeri@unibocconi.it,   pietro.garibaldi@carloalberto.org,   segreteria.landini@cgil.it,   segreteria.camusso@cgil.it,   segreteria.ghiselli@cgil.it,   nazionale@spi.cgil.it,   segreteria.generale@cisl.it,   segreteriagenerale@uil.it  

Buonasera,

Reivio la mia precisazione in dimensioni ridotte.

CC maurizio.sacconi@senato.it, damiano_c@camera.itelsa.fornero@unito.itichino@pietroichino.itogiannino@yahoo.comtito.boeri@unibocconi.itpietro.garibaldi@carloalberto.org,

Egr. direttore Fontana,

In riferimento ai recenti articoli di Alberto Brambilla sul Corriere del 27.12.2019 e del 9.1.2020, rilanciati da tutti i media, Le segnalo che l’età di pensionamento a 67 anni non è stata decisa dalla Riforma Fornero, ma dalla ben più severa (per allungamento dell’età di pensionamento e risparmio al 2060) Riforma Sacconi: da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” di 12 o 18 mesi; da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche; da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privatogradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita); da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita. Riferimenti normativi: DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter; DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12; DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18; e DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, commi da 20 a 23.

***

Vi ringrazio della pubblicazione, ma trovo davvero utile aggiungere che la DISINFORMAZIONE sulle pensioni (che costituisce quella che io ho battezzato la Seconda più grande Bufala del XXI secolo; la Prima riguarda le manovre correttive della XVI legislatura, che ha avuto per vittime 60 milioni di Italiani, inclusi quasi tutti gli economisti, e poi l’estero, inclusi premi Nobel e giornali prestigiosi; e la Terza gli obiettivi statutari della BCE, che ha colpito perfino la nostra banca centrale) richiederebbe ben altro, poiché ha fatto anch’essa in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero, assumendo ormai una dimensione mondiale. Per responsabilità di tutti i media, dimentichi di ciò che scrivevano nel 2012 sugli effetti portentosi della Riforma Sacconi (i quali adesso vengono erroneamente attribuiti da TUTTI alla Riforma Fornero); e, in particolare, di alcuni esperti previdenziali: tra i principali – come ho dimostrato per tabulas nel mio saggio, nel mio blog, e nelle mie decine di lettere “circolari” -, anche per la loro notorietà, si annoverano Elsa Fornero, a mio avviso fin dalla ‘anomala’ struttura e formulazione del testo della sua Riforma (si veda, ad esempio, proprio il caso dell’aumento a 66 anni della pensione di vecchiaia o di 41 anni e 3 mesi della pensione anticipata, che le viene erroneamente attribuito, com’ella stessa incongruamente lamenta nel suo libro del 2018), Maurizio Sacconi, Cesare Damiano, Giuliano Cazzola, Oscar Giannino, Tito Boeri, Pietro Garibaldi, Pietro Ichino, Alberto Brambilla, ai quali ho scritto numerose volte, ma o non leggono le e-mail e pec o palesano un’ostinazione degna di miglior causa e che andrebbe indagata sotto il profilo psicologico e stigmatizzata (stigmatizzare = deplorare severamente e pubblicamente); ri-trovate tutte le lettere nel mio blog http://vincesko.blogspot.it. Ai quali si aggiungono ministri, parlamentari, alti dirigenti pubblici, sindacalisti (perfino della CGIL, che fu l’unico sindacato ad opporsi nel 2010-11 alla severissima Riforma SACCONI ed avrebbe tutto l’interesse a combattere le BUFALE sulle pensioni, non ad alimentarle, come fanno Camusso, Landini, Ghiselli, Pedretti, che ignorano le norme pensionistiche ed imitano le “complici” di Sacconi e Tremonti, CISL e UIL), governatori di banca centrale, giornali stranieri prestigiosi, OCSE, FMI, ecc.

Essa ha avuto – ed in parte ha ancora - insieme alle altre due un impatto molto negativo sull’Italia, poiché – come ho osservato in una mia recente lettera al giornale economico tedesco Handelsblatt - i pregiudizi verso l’Italia (coltivati anche – e soprattutto - dalla tecnostruttura UE a trazione tedesca e olandese) sono alimentati spesso da false notizie o, peggio, notizie false, provenienti in primo luogo dall’Italia. Come avvenne in particolare durante l’anno orribile 2011, ma continua tutt’oggi. E non è necessario essere patrioti sfegatati per ritenerla una prassi autolesionistica e profondamente antitaliana.

In conclusione, segnalo che quasi l’unico che abbia risposto finora al mio centinaio di lettere, inviate a migliaia di destinatari, è stato il Quirinale, che avevo coinvolto come extrema ratio nel caso dell’errata interpretazione del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza delle chiarissime norme della Riforma Fornero e della Riforma Sacconi relative all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita. È sconfortante constatare che neppure l’inoltro delle mie osservazioni da parte del Quirinale al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali è riuscito, sei mesi dopo, ad evitare che la burocrazia ripetesse tale errata interpretazione nel decreto direttoriale del 5.11.2019. E che nessun altro dei destinatari (segnatamente gli esperti) mi abbia dato una mano in questa difficilissima incombenza, avendo a che fare col moloch della terribile burocrazia italiana, la peggiore dell’Europa occidentale (si veda il poscritto nella mia lettera a RGS).

Dopodiché sono tornato alla carica, prima con i predetti due alti dirigenti e poi con la Ministra. Ma (i) a un cittadino normale è precluso ricevere informazioni dalla segreteria del RGS e perfino accedere telefonicamente alla segreteria del Ministro del Lavoro (che forse ignora l’esistenza della Riforma SACCONI, poiché non la cita mai); mentre, essendo il numero diretto pubblicato sul suo sito, (ii) ho attualmente in corso un’interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza, che ha riconosciuto la bontà delle mie osservazioni e ha delegato per la risposta un funzionario, che però è spesso assente e dopo due mesi non mi ha ancora risposto. Vale forse la pena di precisare che io sono già in pensione e faccio questo soltanto per contrastare le BUFALE, a me particolarmente invise (‘vizio’ che andrebbe anch’esso indagato…), e per i milioni di futuri pensionandi, inclusi voi che leggete (ma sembra che non vi freghi niente).

Cordialissimi saluti,

V.

PS: Vi sarei grato se mi poteste avvisare del giorno di uscita della mia precisazione.

[6] Lettera al direttore de LINKIESTA Christian Rocca (e a tutti i media) sulle loro false notizie sulle pensioni



Post collegato:


Lettera: Le BUFALE del Sole 24 Ore (e di tutti i media) sulla Riforma delle pensioni Fornero_20-01-2020



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Lettera al direttore de LINKIESTA Christian Rocca (e a tutti i media) sulle loro false notizie sulle pensioni





Lettera al direttore de LINKIESTA Christian Rocca (e a tutti i media) sulle loro false notizie sulle pensioni.


ALLA C.A. DEL DIRETTORE CHRISTIAN ROCCA

CC PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, PROF.SSA ELSA FORNERO, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO, RGS, DIR. GEN. PREVIDENZA, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI


martedì 14 gennaio 2020 - 21:13



Egr. direttore Christian Rocca,


Mi sorprende constatare che, nonostante le mie decine di lettere “circolari”, LINKIESTA continui ad alimentare, peraltro come fanno tutti i media, le BUFALE, ormai diventate mondiali, sulle pensioni ed in particolare sulla Riforma delle pensioni Fornero.

Come scrivo nel mio saggio LE MENZOGNE SULLE RIFORME DELLE PENSIONI SACCONI E FORNERO, secondo volume della trilogia LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO:

«A mio giudizio, formulato su base empirica, la materia pensionistica va distinta in due branche: (i) la legislazione e (ii) la spesa. Se è relativamente facile, per un docente universitario o un giornalista, analizzare e scrivere della spesa pensionistica, quasi nessuno si sobbarca al gravoso lavoro di studiare la complessa normativa pensionistica. Ma, ciononostante, tutti si sentono in grado di trattarla.»

In questo caso, siamo di fronte a un duplice errore: sia sulla normativa che sulla spesa pensionistica. Temo, dunque, che Lei debba fare e far fare un “tagliando” severo al Suo collaboratore Andrea Fioravanti (e ad altri) circa la vostra conoscenza delle norme pensionistiche, in particolare della Riforma SACCONI e della Riforma Fornero. Ma è (siete) in numerosissima compagnia: TUTTI i media, dimentichi di ciò che scrivevano nel 2012 sugli effetti rilevanti della Riforma Sacconi (oltre agli esperti italiani e internazionali e a 60 milioni di cittadini). Voi media, com’è noto, siete prodighi di esortazioni per la lotta in teoria alle fake news, alias BUFALE, ma poi siete i primi ad alimentarle nella prassi quotidiana.

1. Secondo l'Inps nel 2018 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 204,3 miliardi di euro, per erogare 17.827.676 pensioni, di cui il 63,1% è sotto la soglia di 750 euro. Più o meno il 16% del nostro prodotto interno lordo, quattro punti in più della media dei Paesi dell'Unione europea (12,6%).

Il Pil 2018 è pari a 1.753 mld. 204,3 su 1.753 fa dunque l’11,6%, lontano dal 16%. Ma involontariamente egli ha dato il dato corretto, cioè l’importo netto effettivo pagato dall’INPS. Infatti, coloro che raffrontano la spesa pensionistica al lordo delle imposte (55 mld), che sono una partita di giro, cioè quasi tutti, sono degli emeriti asini in Ragioneria, come capisce anche uno studente del 1° anno, che abbia studiato lepartite di giro e i conti transitori e di fatto dei propalatori di BUFALE e quindi degli imbroglioni, anche se sono dei luminari nel loro campo (nel mio saggio faccio qualche nome e cognome). Va anche considerato che il peso delle imposte italiane è il più alto in ambito OCSE, che, peraltro, è l’unico Ente che espone i dati al lordo e al netto fisco.


2. Su 204 miliardi però solo 183 miliardi sono arrivati dai contributi versati dai lavoratori. La differenza di 21 miliardi? L'ha messa lo Stato, cioè gli italiani con le loro tasse.

Falso, lo Stato copre la parte costituita dall’assistenza. Come risulta chiaramente anche dal Rapporto INPS relativo ai dati 2018, su cui si basa il vostro articolo:

«Le pensioni vigenti al 1° gennaio 2019 sono 17.827.676, di cui 13.867.818 di natura previdenziale (vecchiaia, invalidità e superstiti) e le restanti 3.959.858 di natura assistenziale (invalidità civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali). Nel 2018 la spesa complessiva per le pensioni è stata di 204,3 miliardi di euro, di cui 183 miliardi sostenuti dalle gestioni previdenziali. È quanto emerge dall’Osservatorio sulle pensioni erogate dall’INPS che analizza i dati del 2018.»

http://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=52542


3. Se la popolazione invecchia crescono i costi delle pensioni pari al 90% dell'ultimo stipendio ricevuto, basate ancora sul vecchio sistema retributivo, non coperto dai contributi.

Doppiamente falso: (i) NO, come spiega l’INPS, in ragione di 2 punti per ogni anno di contributi completi e fino a un massimo di 40, per cui con 35 anni è pari al 70%, con 40 anni è pari al massimo all’80%; e (ii) non dell’ultimo, ma della media degli ultimi anni: da 5 a 15.


4. Come ha fatto il sistema a non crollare? Il merito è della ministra più odiata dai leghisti: Elsa Fornero. Alla fine del 2011 ha ideato una riforma che ha imposto il limite oltre i 66 anni per andare in pensione, ovviamente da ricalcolare in base all’adeguamento della prospettiva di vita.

Doppiamente falso! (i) La Riforma Fornero non ha quasi toccato la pensione di vecchiaia, se non per l’accelerazione dell’allineamento da 60 a 65 anni delle donne del settore privato, gradualmente entro il 2018, già previsto da Sacconi gradualmente entro il 2023, e la riduzione da 18 a 12 mesi della “finestra” per i lavoratori autonomi (uomini e donne).

L’età di pensionamento a 67 anni è stata decisa dalla ben più severa (per allungamento dell’età di pensionamento e risparmio al 2060) Riforma Sacconi:

-          da 65 a 66 anni per i lavoratori dipendenti uomini o 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi uomini, mediante la “finestra” mobile di 12 o 18 mesi, che incorpora la “finestra” fissa reintrodotta dalla Riforma Damiano;[1] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 mesi) per le lavoratrici dipendenti pubbliche;[2] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

-          da 60 a 65 anni (più «finestra» di 12 o 18 mesi) per le donne del settore privato, gradualmente entro il 2026 (2023, includendo l’adeguamento automatico alla speranza di vita);[3] accelerato dalla Riforma Fornero, gradualmente entro il 2018;

-          da 66 a 67 anni per TUTTI mediante l’adeguamento alla speranza di vita, introdotto dalla Riforma Sacconi;[4] quindi la Riforma Fornero non c’entra.

(ii) Da quest’ultimo punto si deduce facilmente che anche l’adeguamento alla speranza di vita è stato introdotto dalla Riforma Sacconi (DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-bis), relativamente alla pensione di vecchiaia, alle “quote” e all’assegno sociale, cioè due anni prima che arrivasse il Governo Monti-Fornero, al quale viene da (quasi) tutti erroneamente attribuito. La Riforma Fornero lo ha soltanto esteso alla pensione anticipata (L. 214/2011, art. 24, comma 12) e reso biennale (comma 13) “successivamente a quello del 2019”, cioè dal 2022. Riguardo a quest’ultimo punto, re-informo che il Ragioniere Generale dello Stato interpreta male la norma. Gli ho scritto e inviato p.c. anche al PdR, come extrema ratio e perché l’errore è presente in varie leggi promulgate dal Capo dello Stato. E il Quirinale (destinatario anche della presente lettera pec), giudicando fondate le mie osservazioni, le ha inoltrate nel marzo 2019 al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (ministro Di Maio). Ma RGS ha ripetuto l’errore nel decreto direttoriale del 5.11.2019. E allora sono tornato alla carica, sia con la nuova ministra Catalfo (che pare ignorare l’esistenza della Riforma Sacconi, poiché nomina sempre e soltanto la Riforma Fornero), che con i due alti dirigenti. Attualmente, sono da quasi due mesi in attesa della risposta della Direzione Generale Previdenza, che anch’essa ha ritenuto fondate le mie osservazioni e mi ha preannunciato una risposta.

Perché non mi date una mano, tutti voi che leggete, in particolare gli ottimi Roberto Petrini (Repubblica), Diego Marro (Corriere della Sera), Davide Colombo (Il Sole 24 ore), ecc., visto che in gran parte vi riguarda? A me no, poiché sono già in pensione (di vecchiaia) dal 2012, dopo aver subito il rinvio di 12 mesi stabilito dalla Riforma Sacconi, un anno e mezzo prima che arrivasse il Governo Monti-Fornero.

E aiutarmi anche a convincere la professoressa Elsa Fornero, che io considero (e spiego nel mio saggio perché, secondo il mio parere, lo fa) uno dei principali responsabili (assieme a noti esperti previdenziali, citati nel mio saggio adducendo le prove documentali) della DISINFORMAZIONE ormai mondiale che circonda le pensioni, a smettere la sua reticenza (anche le mezze verità sono bugie intere) e a denunciare, vista la sua onnipresenza sui media, via etere e con altri mezzi, sia ai media (come ho fatto io finora da solo, da ultimo col Corriere della Sera nel caso delle BUFALE diffuse sullo stesso Corriere da Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, sulla Riforma Fornero), sia se occorre perfino alla Procura della Repubblica o non so a chi (forse all’ONU…), l’erronea e sistematica attribuzione a lei anche di tutte le norme della ben più severa Riforma SACCONI.

Come fa perfino la CGIL, che fu l’unico sindacato ad opporsi nel 2010-11, anche con due scioperi generali, alla Riforma Sacconi, considerate le critiche feroci che riceve nel Web per non essersi opposta alla Riforma Fornero, e perciò avrebbe tutto l’interesse a chiarire chi ha fatto che cosa in tema di pensioni. Non ad attribuire i 67 anni alla Riforma Fornero, come fanno Landini, Pedretti, ecc., o i 67 anni e i 1.000 mld di risparmio, come improvvidamente e incredibilmente ha fatto ieri notte Roberto Ghiselli a Radio1 RAI, alimentando la damnatio memoriae della severissima Riforma SACCONI e rivelando che non ha letto lo studio di RGS “LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017,[6] che io esamino nel mio saggio rilevandone le incongruenze e dove si analizza il risparmio al 2060 delle riforme delle pensioni dal 2004 (che sono 4: Maroni, 2004; Damiano, 2007; SACCONI, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), e ne parla forse per sentito dire.

Infine, dei 1.000 mld di risparmi stimati da RGS al 2060[6] dalle riforme delle pensioni dal 2004, al lordo dell’errata attribuzione delle norme, agevolata a mio avviso da una poco chiara formulazione delle stesse (ad esempio, nel caso dell’“appropriazione” dell’aumento già deciso da Sacconi dell’età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni e anticipata a 41 anni e 3 mesi, tramite l’eliminazione della “finestra” di Sacconi-Damiano col comma 5 della L. 214/2011, art. 24, e la sua incorporazione nell’età base, ma con commi diversi, 6 e 10, senza però esplicitare il legame) attestata dalla stessa professoressa Fornero nel suo libro del 2018[7] e che può confermarlo, essendo tra i destinatari anche di questa mia lettera) soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi successivi) vengono ascritti alla Riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Mentre quelli della Riforma Sacconi arrivano al 2060 e oltre. Ne consegue, al lordo di errori di RGS, che, dal momento che le principali misure delle riforme Maroni (lo “scalone”, prima che entrasse in vigore, dalla Riforma Damiano) e Damiano (le “quote”, dalla Riforma Fornero) sono state abolite, la grandissima parte dei residui 700 mld è ascrivibile alla Riforma Sacconi. Di fatto, perché né RGS né nessun altro lo dice.

Cordiali saluti,

V.


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Note

[1] Lettera al direttore de LINKIESTA, Francesco Cancellato, su sue notizie false su Elsa Fornero

Lettera a Mauro Bottarelli de LINKIESTA sulle sue notizie false sul ministro Savona, la BCE e la Troika

Lettera a Francesco Vecchi de LINKIESTA sulla sua notizia falsa sulle pensioni

Lettera ad Andrea Danielli e Alessio Mazzucco de LINKIESTA sulle loro notizie false sul Governo Monti

[2] Riforma Damiano L. 24.12.2007, n. 247; Riforma Sacconi DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 1 a 6; DL 138/2011, L. 148/2011, art. 1, comma 21, per l’estensione al comparto della scuola e dell’università.

[3] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies.

[4] DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 1, modificato dal DL 138, L. 148/2011, art. 1, comma 20.

[5] DL 78/2009, L. 102/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato sostanzialmente dal DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato per la decorrenza dal 2013 (quando è effettivamente decorso) dal DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 4. Finora ci sono stati 3 scatti: 3 nel 2013, +4 nel 2016, +5 mesi nel 2019 = 1 anno, dal 1.1.2019.

[6] LE TENDENZE DI MEDIO-LUNGO PERIODO DEL SISTEMA PENSIONISTICO E SOCIO-SANITARIO – AGGIORNAMENTO 2017

[7] Traggo dal mio saggio:

«Si noti bene che la Riforma Fornero ha (col comma 5) opportunamente eliminato la «finestra» di 12 mesi (estesa anche ai lavoratori autonomi in luogo dei 18 mesi e quindi riducendola di 6 mesi), sostituendola con un allungamento corrispondente dell’età base, sia delle pensioni di vecchiaia (comma 6, lettere c e d) che delle pensioni anticipate (comma 10), ma l’allungamento (già recato dalle Riforme Sacconi - 8 o 14 mesi - e Damiano – 4 mesi in media - con le «finestre») è solo formale. Ciò ha sia dato maggiore trasparenza al sistema, sia reso omogeneo il dato dell’età di pensionamento nel confronto internazionale. Per contro, non avendo il testo della Riforma Fornero esplicitato il legame tra l’allungamento dell’età base e l’abolizione delle «finestre», l’allungamento dell’età base di 12 mesi (o 18 mesi per gli autonomi, poi ridotto a 12 dalla Riforma Fornero) viene da tutti erroneamente attribuito alla Riforma Fornero e non alla Riforma Sacconicome lamenta la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro, già citato, che riporto in nota. E che, data la sua notevole importanza, trascrivo qua:

«Rispondeva infine essenzialmente a criteri di trasparenza l’assorbimento delle cosiddette «finestre mobili» nei requisiti anagrafici e contributivi, una modalità che era stata adottata per aumentare un po’ surrettiziamente l’età di pensionamento. […] La nostra decisione pertanto fu di rendere esplicito l’anno in più richiesto [sic; in effetti già deciso da Sacconi con la L. 122/2010, art. 12, commi 1 e 2, ndr]. Di fatto, questo non corrispondeva a un aumento dell’anzianità, eppure fu interpretato così, con il seguito di ulteriori aspre polemiche.» (Elsa Fornero, «Chi ha paura delle riforme: Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni», posizione nel Kindle 3134).

Ma in questo caso si può dire: chi è causa del suo mal pianga sé stessa.»


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christian.rocca@linkiesta.itandrea.fioravanti@linkiesta.it

CC 



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Lettera a Itinerari Previdenziali sulle notizie false del suo presidente Alberto Brambilla




Fake news sulle pensioni.

9/1/2020 17:09

A  mara.guarino@itinerariprevidenziali.it  


Buona sera,


Io ho scritto un saggio sulle pensioni. Il dott. Alberto Brambilla continua a sostenere (v., da ultimo, il Corriere della Sera di oggi   https://www.corriere.it/economia/pensioni/cards/pensioni-giovani-via-lavoro-71-anni-tre-proposte-cambiare-quota-100/correggere-problemi-creati-riforma-montifornero_principale.shtml) che l’età di pensionamento a 67 anni l’ha decisa la Riforma Fornero. A mio avviso, è un’evidente fake news alias notizia falsa alias bufala, dovuta o a errore o a malafede. Gliel’ho già scritto più volte, da ultimo con lettera pec del 28.12.2019, 22:02 (

https://vincesko.blogspot.com/2020/01/lettera-n-3-al-dott-alberto-brambilla.html), inviata a: a.brambilla@itinerariprevidenziali.it michaela.camilleri@itinerariprevidenziali.it e p.c. a numerosi destinatari, incluso in primo luogo il Quirinale, col quale ho avuto, come extrema ratio, un’interlocuzione sul tema delle pensioni, in relazione all’errata interpretazione da parte del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza della norma sull’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita.


Non le legge, le lettere a lui indirizzate? Allora, gli può chiedere, per favore, da parte mia, quale sarebbe la norma della Riforma Fornero che secondo lui avrebbe allungato l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni? Attendo fiducioso.


Grazie e cordiali saluti,


V.


PS: La informo che riporterò questa email e l’eventuale risposta nel mio blog.



Post collegato:

Lettera n. 3 al Dott. Alberto Brambilla sulle sue notizie false sulle pensioni



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Lettera n. 3 al Dott. Alberto Brambilla sulle sue notizie false sulle pensioni




Pubblico la terza lettera che ho inviato cinque giorni fa ad Alberto Brambilla, esperto di pensioni e presidente di Itinerari previdenziali, sulle sue notizie false sulle pensioni. Ho posposto l’aggettivo “false” al sostantivo “pensioni”, come faccio quando la falsità è intenzionale. Ad oggi, come per le due precedenti lettere, non ho ricevuto nessuna risposta.



Lettera n. 3 al Dott. Alberto Brambilla sulle sue notizie false sulle pensioni.


sabato 28 dicembre 2019 - 22:02



AL C.A. DEL DOTT. ALBERTO BRAMBILLA E DELLA DOTT.SSA MICHAELA CAMILLERI

CC PRESIDENTI SENATO E CAMERA, PDC, SEGR. GEN. QUIRINALE, MINISTRO E SOTTOSEGRETARI DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI, COMMISSIONI LAVORO E PREVIDENZA CAMERA E SENATO, PROF.SSA ELSA FORNERO, SEN. MAURIZIO SACCONI, ON. CESARE DAMIANO, RGS, DIR. GEN. PREVIDENZA, CNEL, INPS, UPB, MEDIA, SINDACATI


Egr. Dott. Alberto Brambilla,

Le scrivo per la terza volta per rappresentarLe, sorpreso ed anche un poco irritato, che neppure questa volta, nel Suo articolo Pensioni 2020, inizia il regno del contributivo.Così i giovani lavoreranno fino a 71 anni, pubblicato sul Corriere della Sera di ieri 27.12.2019, Lei è riuscito a nominare, neanche per sbaglio, la severa Riforma delle pensioni SACCONI. Commettendo una bugia di omissione, anzi peggio: poiché è un esperto, citando soltanto la Riforma Fornero, Lei falsifica l’informazione, deforma la verità, inganna chi legge. Anche Lei, purtroppo, fa parte di quel  gruppo di esperti previdenziali che, colpevolmente, alimenta la BUFALA, ormai mondiale, sulla Riforma delle pensioni Fornero, cui fa da pendant la damnatio memoriae della ben più severa Riforma delle pensioni SACCONI. Eppure dovrebbe conoscerla, visto che, dal Suo curriculum, risulta, tra l’altro, che Lei era Presidente del “Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale” presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del governo Berlusconi, dal luglio 2008 al giugno 2012, quando essa fu approvata nel 2010 (e modificata e integrata nel 2011). O forse proprio per questo la “dimentica”?


1) Pensione di vecchiaia[1]

Ad esempio quando ha scritto: “pur avendo un’età legale per l’accesso alla pensione di vecchiaia pari a 67 anni”.

La pensione di vecchiaia – come Lei sa - è uno dei due modi ordinari di pensionamento, anzi è quello “ordinario” in senso stretto. Essa è stata portata a 67 anni, per tutti, dalla Riforma SACCONIbenchmark in UE, vale a dire prima della Germania (2029), che l’ha ridotta nel 2014 a 63 anni in caso di 45 anni di anzianità contributiva, e molto prima della Francia, dove è a 62 anni e la riforma delle pensioni la si sta faticosamente approvando soltanto ora:

(i) per gli uomini, i quali non sono stati toccati dalla riforma Fornero;

(ii) per le dipendenti pubbliche, di 7 (sette) anni, quasi senza gradualità, le quali non sono state toccate dalla riforma Fornero; e

(iii) per le donne del settore privato, per le quali la riforma Fornero ha soltanto accelerato l’allineamento a tutti gli altri (già regolati da SACCONI) da 60 anni (2010) a 65 anni entro il 2018, ma l’aumento da 65 a 67 è dovuto per 4 mesi alla Riforma Damiano (“finestra”, L. 247/2007) e per 1 anno (adeguamento all’aspettativa di vita) e 8 mesi (“finestra”) alla Riforma SACCONI.


2) Pensione anticipata (ex anzianità)[2]

Osservo che ai “42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne” della pensione anticipata, va aggiunta la ripristinata “finestra”, nel 2018, di 3 mesi.

Aggiungo che, dei 42 anni e 10 mesi per gli uomini (rispetto ai 40 del 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma SACCONI (tranne 4 mesi alla Riforma Damiano) e 1 anno e 7 mesi alla Riforma Fornero (55,9%).

Dei 41 anni e 10 mesi per le donne (rispetto ai 40 del 2010), 1 anno e 3 mesi sono dovuti alla Riforma SACCONI (tranne 4 mesi alla Riforma Damiano) e 7 mesi alla Riforma Fornero (31,8%).

Va anche considerato che, per gli autonomi (maschi e femmine), la Riforma SACCONI ha aumentato l’età di pensione di vecchiaia e anticipata (tramite la “finestra”) di ulteriori 6 mesi, poi aboliti dalla Riforma Fornero.


3) Quote

gli anni medi di anticipo rispetto ai requisiti di legge ci dicono che siamo più vicini a Quota 103 che a Quota 100”.

D’accordo. Ma, per completezza, rilevo che, prima della Riforma Fornero (che ha abolito le “quote” ed è entrata in vigore dal 1° gennaio 2012), la “quota” era 97 nel 2012 e sarebbe aumentata di un anno, quindi a 98 anni, nel 2013, ma poiché era anche agganciata dalla Riforma Sacconi all’aspettativa di vita, il cui primo scatto, nel 2013, è stato di 3 mesi (limite massimo stabilito dalla riforma Sacconi, DL 78/2010, art. 12, comma 12-ter), sarebbe aumentata a 98 anni e 3 mesi nel 2013.

Se non ci fosse stata la Riforma Fornero, nel 2019, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita, deciso dalla Riforma Sacconi, la «quota» sarebbe aumentata di (3+4+5) 12 mesi, quindi si sarebbe arrivati a quota 99, cioè un anno meno della mirabolante «quota 100» salvinian-dimaiana.

E a quota 99 si sarebbe arrivati con un’età anagrafica tra i 62 e i 63 anni.

4) “Una riforma [Fornero] fin troppo rigida soprattutto per i più giovani, i cosiddetti contributivi puri; per loro, l’accesso alla pensione è previsto a 64 anni solo a patto di aver maturato un assegno pari a 2,8 il minimo”.

Va distinto: (i) il contributivo puro è stato deciso dalla Riforma Dini (L. 335/1995); e (ii) il relativo coefficiente 2,8 dalla Riforma Fornero.


5) Risparmio di spesa[3]

Infine, evidenzio che, del risparmio di spesa di 1.000 miliardi dalle riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, 2004; Damiano, 2007; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), stimato dalla Ragioneria Generale dello Stato al 2060, meno di 1/3 è attribuito alla Riforma Fornero; la grandissima parte dei 2/3, di fatto, alla Riforma Sacconi.[3] Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo introdotto dalla riforma Fornero fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa all’anno (su una quindicina di miliardi annui), che poi si riducono in breve fino a sparire.

Ecco, questo è il dato forse più clamoroso, poiché la vulgata, alimentata dagli esperti, è che la riforma Fornero abbia sostituito il metodo contributivo al retributivo per tutti, mentre in realtà ha solo esteso, pro rata dall’1.01.2012, il metodo contributivo, introdotto dalla riforma Dini nel 1995, a coloro che ne erano esclusi, vale a dire coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di anzianità contributiva, quindi relativamente anziani e presumibilmente in massima parte oggi già pensionati. Come conferma RGS, ma già nella relazione tecnica del 2011 (pag. 48): «buona parte dei lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995 hanno già acceduto al pensionamento;».

Conclusione.

Francamente, io che contrasto da nove anni queste BUFALE gigantesche, ormai diventate mondiali, sulle manovre finanziarie correttive della XVI legislatura e sulle pensioni, che hanno fatto in Italia 60 milioni di vittime, inclusi gli esperti e i docenti universitari, trovo che sia surreale e degno di studio, sotto i profili della comunicazione (riferito in particolare ai media) e psicologico, questa pervicacia Sua e di altri pochi esperti, inclusi la professoressa Elsa Fornero, l’ex senatore Maurizio Sacconi e l’ex deputato Cesare Damiano, oltre che dei media, e nell’indifferenza dei parlamentari, tutti destinatari da anni delle mie numerose lettere “circolari”, media che dal 2013 diffondono pari pari le notizie false proprie o di altri sulle pensioni (incluso il Corriere, che forse dovrebbe affidarsi maggiormente ad Enrico Marro, piuttosto che a esperti di previdenza complementare, cfr., da ultimo, la mia precedente lettera del 12.11.2019), di alimentare la BUFALA, ormai diventata mondiale per colpe “endogene”, sulla Riforma delle pensioni Fornero, alla quale viene attribuito scandalosamente anche ciò che ha deciso la severa Riforma delle pensioni SACCONI. Invece di fare – aggiungo speranzoso -  corretta divulgazione e di cooperare a far correggere, come sto provando ad ottenere io, semplice cittadino informato, da solo (ma, per fortuna, ora con l’appoggio del Quirinale!, l’unico che mi abbia risposto finora), le evidentissime errate interpretazioni del Ragioniere Generale dello Stato e della Direttrice Generale Previdenza delle norme pensionistiche Sacconi e Fornero relative all’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita, che impatteranno negativamente su milioni di pensionandi, scrivendo anche alla Ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo (la cui segreteria è inaccessibile telefonicamente ad un semplice cittadino come me),[4] lettere che peraltro ho già trasmesse per conoscenza anche a Lei.

Distinti saluti,

V.


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Note

[1] Pensionamento di vecchiaia

Riforma Sacconi: da 65 a 66 anni dall’1.1.2011 per i lavoratori dipendenti e a 66 anni e 6 mesi per i lavoratori autonomi (tramite la cosiddetta “finestra” di erogazione, di 12 mesi o di 18 mesi, DL 78/2010, art. 12, commi 1 e 2, DL 98/2011, art. 18, comma 22-ter, DL 138/2011, art. 1, comma 21); da 60 a 65 anni + “finestra” di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti pubbliche (DL 78/2009, art. 22-ter, comma 1, modificato dal DL 78/2010, art. 12, comma 12-sexies); e a 67 anni dall’1.1.2019 per tutti (grazie all’aggancio alla speranza di vita, DL 78/2009, art. 22-ter, comma 2, modificato dal DL 78/2010, art. 12, commi da 12-bis a 12-quinquies, modificato dal DL 98/2011, art. 18, comma 4).

Riforma Fornero: accelerazione da 60 a 65 anni dell’allineamento delle donne del settore privato a tutti gli altri già regolati da Sacconi, gradualmente entro il 2018; riduzione di 6 mesi per gli autonomi, allineandoli a tutti gli altri.

[2] Pensionamento anticipato

Riforma Sacconi: 41 anni dall’1.1.2011 (DL 78/2010, L. 122, art. 12, comma 2), + 1 mese dall’1.1.2012, + 1 mese dall’1.1.2013, + 1 mese (41 anni e 3 mesi) dall’1.1.2014 (DL 98/2011, L. 111/2011, art. 18, comma 22-ter); quindi, in forza della Riforma Sacconi, si arriva a 41 anni e 1 mese o 2 o 3 per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti e 41 anni e 7 mesi o 8 o 9 per i lavoratori e le lavoratrici autonomi.

Riforma Fornero: aumento di un anno, da 41 anni e 3 mesi (già statuiti dalla riforma Sacconi, anche se dal nuovo testo l’aumento di 1 anno e 3 mesi rispetto al 2010 sembra deciso dalla Riforma Fornero) a 42 anni e 3 mesi, limitatamente agli uomini (DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24, comma 10), + 7 mesi di adeguamento alla speranza di vita (L. 214/2011, art. 24, comma 12), che porta l’età a 42 anni e 10 mesi; un anno in meno per le donne.

Riduzione di 6 mesi per gli autonomi, allineandoli a tutti gli altri.

Ora 43 anni e 1 mese per gli uomini, un anno in meno per le donne, anziché 43 anni e 3 mesi previsto per gli uomini o 42 anni e 3 mesi per le donne, grazie all’ultima modifica legislativa del 2018, che ha sterilizzato l’adeguamento di 5 mesi alla speranza di vita, ma reintrodotto una “finestra” di 3 mesi, che è il solito trucco per indorare la pillola ai supposti cittadini allocchi.

[3] Risparmio dalle pensioni dal 2004

In sintesi, dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme delle pensioni dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell’errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo ultimo libro), soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo Lei a chi vanno ascritti i residui 700 mld? Dei quali nessuno, neppure Lei, parla.

[4] Finora, non ho ricevuto alcuna risposta dalla ministra, né potuto sapere se il problema da me sollevato è al suo esame (esame - si badi bene - che è stato chiesto dal Quirinale nel marzo scorso al precedente ministro Di Maio, ma il recente decreto direttoriale del 5.11.2019 ha reiterato l’errata interpretazione della norma Fornero, di cui al comma 13 dell’art. 24 della L. 214/2011). Invece, dopo varie telefonate, ho in corso un’interlocuzione con la Direzione Generale Previdenza, che ha ritenuto che le mie osservazioni non sono infondate e mi ha preannunciato una risposta.


***


Destinatari:

a.brambilla@itinerariprevidenziali.it, michaela.camilleri@itinerariprevidenziali.it,

CC 



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Lettera a Bruno Vespa sulla sua notizia falsa sul Governo Monti




Pubblico la lettera che ho inviato tre giorni fa a Bruno Vespa dopo aver letto un suo articolo su Quotidiano.net, in cui attribuisce a Monti la colpa della recessione italiana, che come sanno i lettori di questo blog è la Prima più Grande Bufala del XXI Secolo.

Non sono riuscito a sapere l’indirizzo email di Bruno Vespa, allora gliel’ho inviata a quello di Porta a Porta (destinataria delle mie lettere circolari, che spesso cestina le email) e a Quotidiano.net, la cui scortese e saccente segretaria di direzione (secondo lei tanti esperti che vanno in tv sanno che la recessione è colpa di Berlusconi: non so, io non guardo la tv, quel che so è che tanti esperti famosi - tre per tutti: Carlo Cottarelli, Emiliano Brancaccio e Veronica De Romanis sono riportati più sotto nei post collegati, tanti altri sono pubblicati in questo blog - sono destinatari da anni delle mie lettere, dopo aver riscontrato la loro ignoranza al riguardo) mi ha detto di non conoscerlo e di inviarle la lettera via posta, che gliela avrebbe inoltrata (sic), cosa che comunque farò. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera a Bruno Vespa sulla sua notizia falsa sul Governo Monti

Da: v

25/6/2019 17:40

A  b.vespa@rai.it,   portaaporta@rai.it     e altri 48+200


ALLA C.A. DEL DOTT. BRUNO VESPA

CC: DIRETTORE QUOTIDIANO.NET, PARLAMENTARI, MEDIA, ALTRI


Egr. Dott. Vespa,

Traggo dal Suo articolo su Quotidiano.net del 22 giugno scorso “Italia sotto accusa, i figliastri d'Europa”: 

La seconda ragione è che noi da molti anni veniamo messi in castigo per la nostra politica economica giudicata poco virtuosa. Dal 1993 nessun governo italiano è stato apprezzato dall’Europa su questo tema, tranne il governo Monti che pure resistette all’invio della Trojka che ci avrebbe commissariato. Ma l’austerità imposta a Monti non ha funzionato: peggiorarono i conti, aumentò la disoccupazione. La cura era sbagliata, il paziente smagrì e sarebbe un errore ripeterla.


Premesso che l’Italia, a giudicare dai dati, durante la crisi è stato uno dei Paesi più virtuosi (da ultimo, lho scritto ieri alla Commissaria Margrethe Vestager, p.c. anche a Porta a Porta), mi sorprende che Lei scriva questa BUFALA gigantesca su Monti. Non perché un noto giornalista come Lei dimostri di saperne sul Governo Monti quanto decine di milioni di uomini della strada o di casalinghe di Voghera, poiché vittime di tale BUFALA, oltre a tutti i media, ministri, parlamentari, sono anche quasi tutti i docenti universitari di Economia e perfino premi Nobel di Economia. Ma perché “Porta a Porta” è da un paio d’anni uno dei destinatari fissi delle mie periodiche lettere circolari in cui ho dato conto che si tratta di una BUFALA ormai mondiale. Evidentemente la redazione le ha cestinate tutte senza passargliele.

Traggo dal mio libro LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO, le cui fonti sono state Il Sole 24 ore, la CGIA di Mestre, l’ISTAT e i dossier del Servizio Studi della Camera dei Deputati (o del Senato):

Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Come può facilmente dedurre, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, Berlusconi ha battuto Monti per 4 a 1 (ancor di più in termini di iniquità).

E, come risulta dalla tabella n. 3, il grosso si concentrò dal maggio 2010 (dopo la crisi del debito greco, secondo Romano Prodi gestita malissimo, per colpa soprattutto della Germania) al dicembre 2011.

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL78/2010

36

12.131

25.068

  25.033

-

  62.268

22,8

DL98/2011

-

  2.108

  5.577

  24.406

49.973

  82.064

30,1

DL138/2011

-

732

22.698

  29.859

11.822

  65.111

23,8

Tot.Gov.B.

36

14.971

53.343

  79.298

61.795

     209.443

76,7

DL201/2011

-

-

20.243

  21.319

21.432

  62.994

23,1

DL95/2012*

-

-

603

   16

 27

 646

  0,2

Tot.Gov.M.

-

-

20.846

  21.335

21.459

  63.640

23,3

TOTALE

36

14.971

74.189

    100.633

83.254

     273.083

100,0

%

-

5,5

27,2

36,9

30,5

100,0


*Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680.

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

Tali manovre furono in buona parte imposte dalla Commissione Europea e dalla BCE, in primo luogo a Berlusconi, che adempì fedelmente i diktat dellUE, tranne il completamento (chiesto dalla irrituale lettera della BCE del 5.8.2011) della severa riforma delle pensioni SACCONI a causa del veto di Bossi. Dai dati dei Servizi Studi del Parlamento si ricava che il Governo Berlusconi ha dovuto varare in poco più di un anno manovre per ben 209 mld cumulati per il triennio o quadriennio successivo (ma le misure strutturali vigono tuttora), mentre il Governo Monti ne ha varato per “appena” 63 mld cumulati. La distribuzione degli importi nel periodo 2011-2014 spiega bene i nessi causali, facendo giustizia delle deduzioni infondate fatte al riguardo, in buona - dai 60 milioni di Italiani che ignorano le cifre - o cattiva fede: dai pochissimi – forse una ventina di persone - che le conoscono bene, come i ministri di allora Tremonti e Brunetta, i loro collaboratori e i funzionari del MEF o dei Servizi Studi del Parlamento o della Banca d’Italia, ma che o li nascondono o li interpretano - come fa l’on. Brunetta - a seconda della convenienza, ovvero se deve colpire l’inviso Monti, ed allora gli imputa incongruamente tutta la responsabilità della grave recessione, o replicare all’ex Commissario all’Economia Olli Rehn, che accusava il governo Berlusconi di avere fatto poco contro la crisi, ed allora gli oppone appunto i 267 mld su 330 mld. O smentire la sinistra, ed allora scrive nel suo sito e poi nel suo libro:

20 dicembre 2012 a cura di Renato Brunetta i dossier www.freefoundation.com TUTTI I FALSI DELLA SINISTRA La sinistra sostiene che Monti ha salvato l’Italia…FALSO! 253 www.freenewsonline.it 2 PAREGGIO DI BILANCIO NEL 2013 ¨ L’Italia raggiungerà il pareggio di bilancio nel 2013. Vero. Ma, come la sinistra ben sa, ai fini del conseguimento dell’obiettivo il governo Berlusconi ha contribuito per l’80%, il governo Monti per il restante 20%.

¨ I conti sono della Banca d’Italia: dal 2008 al 2011, il governo Berlusconi ha varato 4 manovre di finanza pubblica, finalizzate al pareggio di bilancio nel 2013, aventi effetto cumulato, fino al 2014, di 265 miliardi di euro. ¨ Il decreto cd. “Salva-Italia” del governo Monti avrà un impatto complessivo sulle finanze pubbliche, nel triennio 2012-2014, di 63 miliardi, e si è reso necessario a causa del

peggioramento della congiuntura economica nell’intera eurozona nell’autunno 2011.

http://www.freefoundation.com/wp-content/uploads/2013/08/253-La-sinistra-sostiene-che-Monti-ha-salvato-lItalia...FALSO_.pdf

Anche la riforma delle pensioni SACCONI, votata dal centrodestra nel 2010 e 2011, inclusa la Lega Nord, è molto più severa della riforma Fornero.

In particolare, sono ascrivibili alla riforma Sacconi (anche se vengono attribuiti erroneamente alla riforma Fornero praticamente da tutti, inclusi gli esperti, docenti universitari e, talvolta, Istituzioni come RGS, INPS e UPB) il pensionamento di vecchiaia a 67 anni, il pensionamento anticipato a 41 anni e 3 mesi e l’adeguamento triennale dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, nonché circa il doppio del risparmio al 2060 rispetto alla riforma Fornero.

Poi la potentissima propaganda berlusconiana e del centrodestra ha addossato tutta la colpa sui cattivissimi Monti e Fornero - che hanno contribuito con le loro oggettive millanterie - e alimentato due BUFALE che hanno fatto in Italia 60 milioni di vittime, oltre all’estero.

Concludo dicendo che il Governo Monti fu molto più equo del Governo Berlusconi, v. IMU (particolarmente odiata dall’on. Brunetta), patrimonialina sui depositi, TTF, nonché la modifica della iniqua clausola di salvaguardia tremontiana recata dal DL 98/2011; mentre il Governo Berlusconi, tra l’altro, addossò la gran parte del peso del risanamento sui ceti medio e basso e tagliò anche, dell’87%, la spesa sociale dei Comuni e delle Regioni destinata ai poveri. Mentre, probabilmente, congegnò apposta male i due provvedimenti separati del contributo di solidarietà sulle pensioni e sulle retribuzioni elevate per farle poi cancellare dalla Corte Costituzionale (bastava metterli nella stessa legge). Uno dei meriti maggiori del Governo Monti fu la reintroduzione dell’IMU sulla casa principale (4 mld), che per due terzi fu pagata dai ricchi e dai benestanti ed il cui costo consuntivo pro capite smentì il piagnisteo generale  (secondo il MEF, 225€ il gravame medio annuo e l’85% dei contribuenti ha pagato meno di 400€).

Gli esodati, frutto soprattutto di un errore di stima della burocrazia (RGS e INPS) e di carenze nella rilevazione degli accordi di uscita dal lavoro, dopo l’ottava salvaguardia (le maglie sono state man mano ampliate), sono stati 153.389, di cui 10.000 sono di SACCONI (L. 122/2010, art. 12, comma 6), ma vengono anch’essi attribuiti a Fornero.

Il problema degli esodati è stato aggravato dall’allungamento dell’età di pensionamento deciso dalla riforma SACCONI.

Anche l’accettazione del fiscal compact, contrariamente a ciò che generalmente si sostiene, non è opera di Monti ma di Berlusconi, che lo negoziò e lo sottoscrisse nel Consiglio europeo del 24 e 25 marzo 2011. Infatti, il relativo DdL costituzionale (come conferma lon. Brunetta nel suo libro) fu presentato dal governo Berlusconi nel mese di settembre 2011. Poi votato e introdotto in Costituzione nel 2012 durante il governo Monti, col voto favorevole di PDL, PD, Scelta Civica e Lega Nord.

Mi auguro di esserLe stato utile e che, col Suo potente megafono, voglia contribuire in futuro a contrastare queste due BUFALE mondiali.

Cordiali saluti,

V.



Post collegati:


Lettera ai Professori Brancaccio e Cottarelli sulle loro fake news su Monti e la riforma Fornero


Lettera n. 2 all’Osservatorio CPI (diretto da Carlo Cottarelli) sulle sue notizie false sulla stretta fiscale 2012


Lettera alla professoressa Veronica De Romanis sulle sue notizie false su chi ha attuato l’austerità economica



**********






Lettera al Prof. Sergio Fabbrini sulle sue notizie false sul Governo Monti in un suo articolo su Il Sole 24 ore





Pubblico la lettera che ho inviato quattro giorni fa al Prof. Sergio Fabbrini, editorialista del Sole 24 ore, sulle sue notizie false sul Governo Monti, che egli prende a base per spiegare il successo elettorale dei “sovranisti” Lega Nord e M5S. Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.


Lettera al Prof. Sergio Fabbrini sulle sue notizie false in un articolo su "Il Sole 24 ore".

Da: v

25/3/2019  14:50

A:  sfabbrini@luiss.it   Copia  fabio.tamburini@ilsole24ore.com   e altri 47+199


ALLA C.A. DEL PROF. SERGIO FABBRINI

P.C. DIRETTORE DE IL SOLE 24 ORE E ALTRI MEDIA


Egr. Prof. Fabbrini,

Traggo da:

Tra promesse e realtà un anno dopo il cambiamento

–di Sergio Fabbrini - 04 marzo 2019

«Le elezioni del 4 marzo 2018 sono state l’equivalente di un sommovimento sociale. Esse hanno registrato il successo delle due forze politiche (Cinque Stelle e Lega) che avevano dato voce al malessere diffuso nel Paese. Un malessere cresciuto costantemente dal novembre 2011, quando il governo politico in carica (il governo Berlusconi) fu sostituito da un governo tecnico (il governo Monti). È in quel passaggio storico che vanno cercate le ragioni della convergenza tra le due forze politiche che sono oggi al governo. Esse furono le uniche ad opporsi al governo Monti (da dentro e da fuori il Parlamento) e all’idea che l’Italia doveva sottostare alle regole di bilancio che tengono insieme l’Eurozona. Dietro la rivoluzione del 4 marzo c’è una contrastata (e finora irrisolta) relazione tra l’Italia e l’Europa integrata. Se non si capisce questo problema strutturale, non si potrà venire a capo del malessere italiano. Vediamo meglio.

Il governo Monti fu necessario per salvare l’Italia da un possibile default finanziario. 

Quel governo si impose perché la discrasia tra la struttura del bilancio pubblico italiano e la struttura della regolamentazione dell’Eurozona non era più gestibile.

Occorreva introdurre (in gran fretta) riforme strutturali (a cominciare da quella del sistema pensionistico) che riportassero l’andamento della spesa pubblica entro un orizzonte di compatibilità con le regole dell’Eurozona.

Tuttavia, le riforme strutturali producono benefici nel medio periodo, mentre i costi sociali da esse generati sono immediatamente percepiti. Di qui l’ascesa elettorale dei Cinque Stelle e della Lega. Nel marzo scorso, esse hanno dato rappresentanza proprio a coloro che avevano sostenuto quei costi (o che temevano che li avrebbero sostenuti). Una rappresentanza legittimata dal fatto che esse avevano di già contrastato il ritorno, con il governo Monti, alla politica del sentiero stretto.»


Deduco da ciò che ha scritto nel Suo editoriale del 4 marzo 2019 che anche Lei è vittima – come quasi 60 milioni di Italiani, ivi incluso l’ex direttore de Il Sole 24 ore Roberto Napoletano (v. il suo ultimo libro “Il cigno nero e il cavaliere bianco ), talvolta Il Sole 24 ore, ministri, parlamentari, nonché quasi tutti i docenti universitari di Economia o di Lavoro e Previdenza – della Prima e della Seconda Più Grande Bufala del XXI Secolo.

Infatti, da sette anni, per colpa anche dei media - fuorviati da informazioni spesso errate o, in piccola parte (coloro che conoscono i dati sono pochissimi), volutamente false – è stato completamente obliterato il nome del governo Berlusconi, alimentando la BUFALA sesquipedale che il mastodontico consolidamento fiscale e la conseguente recessione li abbia deciso o causato Monti; analogamente succede da cinque anni per la riforma delle pensioni Fornero, alla quale vengono erroneamente attribuite misure importanti della ben più severa riforma Sacconi. Vediamo nell’ordine.


Prima Più Grande Bufala

Riporto le CIFRE relative alle manovre della XVI legislatura:


Riepilogo delle manovre correttive (importi cumulati da inizio legislatura):

- governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld (80,8%);

- governo Monti 63,2 mld (19,2%);

Totale 329,5 mld (100,0%).

Le cifre. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld,  http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-07-07/oggi-garantiti-formalmente-miliardi-063705_PRN.shtml) che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, cosa che ha poi dovuto fare Monti aumentando l’IVA, piuttosto che confermare il taglio delle agevolazioni fiscali-assistenziali, e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld.

Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld.

Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: Il Sole 24 ore), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld.

Vale a dire, per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi, detto sinteticamente in linguaggio calcistico, Berlusconi ha battuto Monti 4 a 1. Per l’iniquità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine, scandali e cattivo rapporto con i partner europei, che incisero sul rating dell’Italia, al di là dei fondamentali macroeconomici), è stato anche peggio.


Le fonti da me utilizzate sono state:

Il Sole 24 ore Quattro anni di manovre: fisco pigliatutto Gianni Trovati 15 luglio 2012

Servizio Studi della Camera dei Deputati.

Sulla base dei dati di quest’ultimo, ho elaborato questa tabella relativa alle principali cinque manovre correttive, molte delle cui misure sono strutturali e quindi permanenti.[1]

Tabella n. 3 - Valori delle cinque manovre correttive varate dal 2010 al 2012

Governo Berlusconi: DL 78/2010, DL 98/2011 e DL 138/2011; Governo Monti: DL 201/2011 e DL 95/2012 (milioni di euro)

DL

2010

2011

2012

2013

2014

TOTALE

%

DL 78/2010

          36

12.131

25.068

25.033

 -

62.268

22,8

DL98/201 1

 -

  2.108

  5.577

24.406

49.973

82.064

30,1

DL138/2011

 -

     732

22.698

29.859

11.822

65.111

23,8

Tot.Gov.B.

         36

14.971

53.343

79.298

61.795

  209.443

76,7

DL201/2011

 -

 -

20.243

21.319

21.432

62.994

23,1

DL95/2012*

 -

 -

     603

       16

      27

     646

  0,2

Tot.Gov.M.

 -

 -

20.846

21.335

21.459

63.640

23,3

TOTALE

        36

14.971

74.189

100.633

83.254

  273.083

100,0

  %

 -

  5,5

  27,2

  36,9

  30,5

100,0

 *Minori spese per 20.326 milioni nel triennio 2012-14 sono compensate da minori entrate per 19.680. 

(Fonte: elaborazione mia su dati del Servizio Studi della Camera o del Senato)

Da essa, si evince che:

(i) gli importi e i tempi di attuazione furono imposti dai veri e propri diktat dell’UE e della lettera del 5/8/2011 della BCE al governo Berlusconi, costretto poi a dimettersi[1]), sostituito da Monti, che subentra a Berlusconi all’esito di un complotto sui generis orchestrato su input iniziale di Sarkozy-Merkel;[1]

(ii) nel quadriennio 2011-14 (nonché successivamente), impattarono sia le due manovre del governo Monti, sia le tre varate in precedenza dal governo Berlusconi, per un totale (esclusa la legge di stabilità 2011, che nel 2012 impatta per 2,8 mld[2]) di 273.083 milioni, di cui Berlusconi 209.443 mln (76,7%) e Monti 63.640 mln (23,3%).[1]


Seconda Più Grande Bufala

Per quanto riguarda la riforma delle pensioni, rinvio all’analisi dettagliata che ho fatto nel mio libro.[1] Qui mi limito a tre aspetti.

Il primo: è importante osservare che l’aumento dell’età di pensionamento sia di vecchiaia (da 65 a 66 anni) che di anzianità (da 40 a 41 anni e 3 mesi) – oltre all’adeguamento all’aspettativa di vita - viene di solito erroneamente attribuito alla riforma Fornero e non alla riforma Sacconi, come lamenta la stessa professoressa Fornero nel suo ultimo libro. Ma la colpa è della formulazione insufficiente e poco chiara della legge Fornero, che ha abolito la “finestra” mobile (con il comma 5) e contestualmente aumentato l’età base (rispettivamente, con il comma 6, lettere c e d, e con il comma 10 dell’art. 24 della L. 214/2011), senza però evidenziarne il legame, il che ha tratto in inganno tutti, perfino il Servizio Studi della Camera nell’immediatezza del varo della riforma Fornero (cfr. dossier L. 214/2011), RGS (cfr. NADEF 2018, pag. 61) e professori di Lavoro e Previdenza.

Il secondoil metodo contributivo è stato deciso dalla riforma Dini (Legge 8.8.1995, n. 335): (i) interamente retributivo per coloro che al 31.12.1995 avevano almeno 18 anni di contributi; (ii) misto per coloro che erano sotto questo limite; e (iii) interamente contributivo per coloro che hanno iniziato l’attività lavorativa dall’1.1.1996.

La riforma Fornero (Legge 22.12.2011, n. 214) lo ha soltanto esteso, pro rata dall’1.1.2012, a coloro che, al 31.12.1995, avevano almeno 18 anni di contributi, tutti relativamente anziani e ormai quasi tutti già in pensione.

Il terzo: dei 1.000 mld di risparmi pensionistici stimati da RGS al 2060 dalle 4 riforme dal 2004 (Maroni, 2004, la cui misura principale, lo ‘scalone’, fu abrogato da Damiano prima che andasse in vigore; Damiano, 2007, le cui “quote” furono abolite da Fornero; Sacconi, 2010 e 2011; e Fornero, 2011), al lordo dell’errata attribuzione delle norme (come conferma la professoressa Elsa Fornero nel suo ultimo libro), soltanto 350 (poi calati a 280 dopo i vari interventi legislativi) vengono ascritti alla riforma Fornero, i cui effetti peraltro si esauriscono nel 2045. Secondo Lei a chi vanno ascritti i residui 700 mld?[1]

Dall’analisi di RGS, risulta anche che il «pro-rata» contributivo introdotto dalla riforma Fornero fa risparmiare, a regime (2018), appena 200 milioni circa all’anno (su una quindicina di miliardi annui), che poi si riducono in breve fino a sparire.

Questo è il dato forse più clamoroso, poiché la vulgata è che la riforma Fornero abbia salvato i conti pensionistici sostituendo il metodo retributivo col contributivo.


Conclusione

Se ne deduce che la propaganda vittoriosa di Salvini della Lega Nord (che faceva parte del Governo Berlusconi ed ha approvato le pesanti e scandalosamente inique manovre correttive e la severa riforma Sacconi) e di Di Maio di M5S poggia su due BUFALE ormai mondiali. Con la differenza che il primo – al quale ho scritto due volte e contestatogli in diretta Radio1 - lo fa in malafede.

Spero di esserLe stato utile e che voglia contribuire in futuro a contrastare la DISINFORMAZIONE generale sulle tre BUFALE mondiali (la terza è sulla BCE).

Cordiali saluti,

V.

__________________________


Note

[1] LE TRE PIU’ GRANDI BUFALE DEL XXI SECOLO https://www.amazon.it/dp/B07PBXVWRS



Destinatari:


MEDIA


SITI ECONOMICI E PREVIDENZA


PROFESSORI VARI



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Lettera a Valentina Conte di “Repubblica” sulle sue notizie false sulle pensioni


Pubblico la lettera che ho inviato a Valentina Conte di Repubblica sulle sue notizie false sulle pensioni. Riporto in calce la sua risposta e la mia replica.


Lettera a Valentina Conte di "Repubblica" sulle sue notizie false sulle pensioni

Da: v

28/10/2018  01:07

A:  v.conte@repubblica.it   Copia  redazione.internet@ansa.it   e altri 47+49


Gentile Dott.ssa Valentina Conte,

Lei è una dei destinatari delle mie periodiche e-mail circolari sugli strafalcioni relativi all’interpretazione delle norme pensionistiche, per cui mi sorprende leggere, nel Suo articolo di oggi “Senza quota 100, in pensione a 67 anni”   http://www.repubblica.it/economia/2018/10/27/news/senza_quota_100_in_pensione_a_67_anni-210159191/, quanto segue:


1. “Nel primo caso, l’età però sale di cinque mesi rispetto ad oggi: a 67 anni (con un minimo contributivo di 20 anni). Si adegua - come previsto dalla legge Fornero - alla speranza di vita.


Falso. Come previsto dalla legge SACCONI (L. 122/2010, art. 12, comma 12bis) http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-5-31;78~art12!vig=.

Vedi anche: Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni


2. “dunque nel biennio successivo (2021-2022)”.


Questa è l’interpretazione di RGS, che deve emettere il decreto direttoriale, come previsto dalla riforma SACCONI, ma è errata. Infatti la norma Fornero, che modifica la periodicità da triennale a biennale dell’adeguamento all’aspettativa di vita (L. 214/2011, art. 24, comma 13), così recita:

“13 Gli adeguamenti agli incrementi della speranza di vita successivi a quello effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019 sono aggiornati con cadenza biennale secondo le modalita' previste dall'articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122 e successive modificazioni e integrazioni […]”

Cioè è relativo agli “adeguamenti successivi a quello [triennale, 2019-2021, ndr] effettuato con decorrenza 1° gennaio 2019”. Quindi, non quello del 2019, ma quello successivo a quello del 2019, cioè nel 2022.


3. “O addirittura - se la mortalità aumentasse nei prossimi quattro anni - in discesa (si uscirebbe prima dei 67 anni).


No, secondo RGS (e altri), le diminuzioni non vanno computate, interpretando male la norma, che recita:

In sede di prima applicazione tale aggiornamento non puo' in ogni caso superare i tre mesi e lo stesso aggiornamento non viene effettuato nel caso di diminuzione della predetta speranza di vita”.


Limitazione che invece dovrebbe valere soltanto “in sede di prima applicazione” (2013).


4. “Il meccanismo che lega l’aumento dei requisiti per la pensione all’aumento della speranza di vita ha una sua logica tecnica.


Anche per le cosiddette “quote”, il meccanismo dell’adeguamento alla speranza di vita fu deciso dalla riforma SACCONI. La riforma Fornero lo estese soltanto alle pensioni anticipate, che prescindono dall’età anagrafica (art. 24, comma 12).


Spero di essere stato utile.


Cordiali saluti,

V.


***


Riporto la risposta di Valentina Conte e la mia replica.


Re: Lettera a Valentina Conte di "Repubblica" sulle sue notizie false sulle pensioni

Valentina Conte<v.conte@repubblica.it>(v.conte@repubblica.it)

28/10/2018  17:12

A: v  


Gentile Signore, 

Le mail personali si mandano alle singole persone. 

Inviato da iPhone



Re: Lettera a Valentina Conte di "Repubblica" sulle sue notizie false sulle pensioni

Da: v

28/10/2018  18:20

A:  Valentina Conte  


Gentile Signora,

Mi spiace, nulla di personale, come Lei sa l'ho fatto decine di volte, fin dal 2012, quando replicò pari pari, con gli stessi errori sulle pensioni, l'articolo di Gianni Trovati del 15 luglio 2012 su Il Sole 24 ore «Quattro anni di manovre: fisco pigliatutto», ma di tutta evidenza non sono servite a niente. Lei, peraltro, non mi ha mai ringraziato o risposto.

Lei sa bene, visto che è da tempo nella mia mailing list, che la DISINFORMAZIONE sulle pensioni (e sulle manovre correttive della XVI legislatura e le responsabilità della recessione) ha fatto in Italia quasi 60 milioni di vittime, oltre all’estero, per colpa anche - forse soprattutto - dei media; faccio controinformazione da 7 anni, ho scoperto che l'unico modo efficace è fare come faccio da un anno (lo spiego nel post Pensioni, dopo una mia lettera Repubblica rettifica una notizia falsa che circola sui media da sei anni, allegato all'interno della lettera).

Per gli errori di interpretazione delle norme, ho scritto 2 volte anche al Ragioniere generale dello Stato, inviando p.c., come Lei sa, anche al Presidente della Repubblica, oltre che a 700 destinatari. E non so se è servito. Nel Suo caso, pur essendo “plurirecidiva”, mi sono limitato ai media. 

Spero che ora mi darà una mano a fare chiarezza sulle pensioni (e sulle manovre correttive della XVI legislatura). Perché non scrive anche Lei - che conta molto più di me - al Ragioniere generale, facendo riferimento se vuole alle mie due lettere, per chiedergli se intende rispettare le norme pensionistiche, finché non le cambiano?

La informo che, come faccio sempre, pubblicherò questo scambio di email nel mio blog.

Cordiali saluti,

V.



**********




Lettera alla Segretaria generale Susanna Camusso sulle sue notizie false sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato due giorni fa alla Segretaria generale della CGIL Susanna Camusso, dopo aver letto la sua dichiarazione in cui attribuisce erroneamente alla riforma Fornero l’allungamento dell’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni. Ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta.


Lettera alla Segretaria generale Susanna Camusso sulle sue notizie false sulle pensioni.

Da: v

17/9/2018 12:35

A:  segreteria.camusso@cgil.it   Copia  redazione.internet@ansa.it   e altri 48+150


ALLA SEGRETARIA GENERALE SIGNORA SUSANNA CAMUSSO

pc MEDIA, SINDACATI


Egr. Signora Segretaria generale Camusso,

Traggo dall’articolo di Repubblica di ieri “Manovra, Salvini e Di Maio affilano le armi. Brambilla contro le pensioni minime a 780 euro: "Spacchiamo il sistema"” http://www.repubblica.it/economia/2018/09/16/news/manovra_brambilla_contro_le_pensioni_minime_a_780_euro_spacchiamo_il_sistema_-206622328/ :

Insiste Camusso: "L'annuncio di quota cento, un giorno a 62 anni, un giorno a 64: numeri al lotto", la possibile riforma "messa come la sta mettendo il governo riguarda una piccola parte, fabbriche del Nord, e una parte della pubblica amministrazione. Ma per un lavoratore edile, per esempio, resta l'impianto della Fornero: deve restare fino a 67 anni sulle impalcature. Se vuoi eliminare delle ingiustizie non lo puoi fare solo per una parte perché la rappresenti elettoralmente. Vuol dire corporativizzare la riforma".

Le segnalo per l’ennesima volta (visti i Suoi reiterati errori in materia pensionistica, ho telefonato tempo fa al Suo ufficio e mi sono accertato che la Sua segretaria finalmente stampasse e Le trasmettesse le mie email) che l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni l'ha decisa la riforma SACCONI (DL 78/2010, L. 122/2010, art. 12 + DL 98/2011, L. 111/2011 + DL 138/2011, L. 148/2011), contro la quale la CGIL fece due scioperi generali, e NON la riforma Fornero (DL 201/2011, L. 214/2011, art. 24), contro la quale la CGIL non ha fatto nessuno sciopero, ma solo rivolto critiche spesso in gran parte infondate, poiché la scambia – come si vede anche in questo caso – con la ben più severa riforma SACCONI. E questo purtroppo è avvenuto non soltanto per bocca Sua, Segretaria Generale Camusso, ma anche di altri dirigenti della CGIL, come ad esempio l’ex segretario generale della FIOM, Maurizio Landini,[1] e l’attuale Segretario generale dello SPI-CGIL, Ivan Pedretti, che per soprammercato, nel suo blog su Huffington Post, censura o fa censurare o consente di censurare i commenti scomodi[2]).

E, infine, non ometto certamente di citare anche gli altri due Segretari generali della CISL, Annamaria Furlan, e della UIL, Carmelo Barbagallo, che, obliterando sistematicamente SACCONI e dando tutte le colpe a Fornero, almeno dimostrano una sorta di coerenza (si fa per dire), poiché i Segretari generali dell’epoca, Bonanni e Angeletti, furono “complici” dell’allora ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi nella stesura della sua severissima riforma delle pensioni.

Dispiace molto e sorprende sinceramente che anche voi della CGIL e voi sindacalisti, quasi tutti, abbiate contribuito e contribuiate ad alimentare una vulgata sulle riforme delle pensioni SACCONI, obliterandola, e soprattutto Fornero, attribuendole tutto, che ha fatto in Italia (quasi) 60 milioni di vittime, oltre all'estero (inclusi OCSE e FMI).


[1] Lettera n. 6 a Maurizio Landini sulle pensioni, e su chi ha deciso l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento


Cordiali saluti,

V.


Allego:

Susanna Camusso -  Fu Maroni ad agganciare età pensionabile e aspettativa di vita?

Pubblicato:28.11.2017 



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Lettera ai dirigenti del PRC sulle loro notizie false-fake news sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato pochi giorni fa al sito e ai dirigenti del Partito della Rifondazione Comunista (PRC) sulle loro notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero e sul governo Monti. Qui si sommano al massimo grado l’ignoranza dei dati e delle norme e la resistenza ideologica ad accettare la verità. Infatti, i più forti e tenaci avversari della severa riforma delle pensioni SACCONI e delle inique manovre finanziarie del Governo Berlusconi furono, oltre alla CGIL, i politici di estrema sinistra. Eppure anche loro sembrano essersene completamente dimenticati ed, immemori della riforma SACCONI, hanno spostato i loro strali polemici sul governo Monti, renitenti ad accogliere la verità dei dati. Ad oggi, non ho ricevuto nessuna risposta.


Siete anche voi vittime della DISINFORMAZIONE del cdx sulle pensioni e non solo.

Da:  v

19/1/2018 22:56

A  sitoprc@rifondazione.net,    segretario@rifondazione.it,    organizzazione.prc@rifondazione.it,    ufficiostampa@rifondazione.it,    alberto.celli@rifondazione.it  


Buonasera,

Ho letto stasera la vostra petizione e qualche articolo sul vostro sito: segnalo che anche voi di RC siete rimasti vittime della potentissima DISINFORMAZIONE berlusconiana e del centrodestra, in particolare del bugiardo on. Salvini, la cui ossessione contro la riforma delle pensioni Fornero è finta, poiché gli serve a nascondere la ben più severa riforma delle pensioni SACCONI (2010 e 2011), della quale attribuisce furbescamente misure severe alla riforma Fornero, in particolare l’infernale meccanismo dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita, in realtà deciso dal comma 12bis dell’art. 12 della L. 122/2010, che, al comma 12ter, prescrive all’ISTAT di considerare nel calcolo dell’aspettativa di vita gli aumenti e non anche le diminuzioni, e che porterà nel 2019 l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni e poi via via a 70 e oltre, e l’età di pensionamento anticipato a 43 anni e 3 mesi (42 anni e 3 mesi per le donne).

Per non dilungarmi troppo, allego le osservazioni di dettaglio e le altre prove documentali:

Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

Pensioni: l’estremismo di Bankitalia e Corte dei Conti

di Vincesko

27 October 2017

Lettera n. 6 a Maurizio Landini sulle pensioni, e su chi ha deciso l’adeguamento automatico dell’età di pensionamento

Pensioni, la congiura del silenzio di sette noti esperti di previdenza contro Elsa Fornero

Questo è un documento di 18 pagine in cui ho ricostruito le vicende politico-economiche della scorsa legislatura e dove forse troverete notizie e nessi sorprendenti:

L'assassinio della verità, chi ha davvero messo le mani nelle tasche degli Italiani e causato la grande recessione

Cordiali saluti

V.



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Lettera a Luca Cifoni de Il Messaggero sulle sue notizie false-fake news sulle pensioni




Pubblico la lettera che ho inviato a Luca Cifoni de Il Messaggero, con delle osservazioni su un suo articolo sul tema pensioni contenente qualche fake news.


Pensioni

Da: v

12/1/2018 16:19

A:  luca.cifoni@ilmessaggero.it  


Buongiorno,

Ho letto ora l’inizio del Suo articolo:

La previdenza/ Ma si può abolire la riforma Fornero?

di Luca Cifoni

ROMA Cosa vuol dire abolire la riforma Fornero? Alla lettera, significa tornare alle norme in vigore nel 2011: trattamento di vecchiaia per le lavoratrici del settore privato a 60 anni, pensione di anzianità con 35 anni di contributi e il meccanismo delle quote, assegno calcolato integralmente con il sistema retributivo almeno per chi ha iniziato a lavorare prima del 1978. Mentre l’adeguamento dei requisiti previdenziali ci sarebbe ancora ma in una forma più blanda di quella attualmente in vigore. Tutto ciò ha un...

Le chiedo: è sicuro di conoscere bene la normativa pensionistica ante-Fornero? Se ha scritto anche quest’altro articolo http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/legge_fornero_pregi_difetti_cosa_prevede-3470434.html, temo di no. Se mi invia l’articolo completo, mi permetterò di commentarlo puntualmente, come ho già fatto con vari Suoi colleghi, e, per Il Messaggero, un paio di mesi fa, con Marco Conti:

Lettera a Il Messaggero su chi è l’autore dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento

Ho inviato finora le mie email al direttore e al caporedattore economia (?) Roberto Stigliano, che evidentemente non le fanno circolare. L’ultima, di ieri sera, è questa (poi travasata nel mio blog):

Lettera n. 2 all’On. Matteo Salvini sulle sue notizie false-fake news-bufale sulla riforma delle pensioni Fornero

Cordiali saluti

V.



Post collegati:


Lettera a Il Messaggero su chi è l’autore dell’adeguamento automatico dell’età di pensionamento


Lettera a Paolo Baroni de La Stampa sulle sue notizie false-fake news sulle pensioni


Lettera a Davide Colombo del Sole 24 ore su un suo articolo con qualche fake news sulle pensioni



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4/10/2018 1:30:06 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Draghi ha detto che nel 2045 la spesa pensionistica sara' al 20%/PIL e non al 16%/PIL come previsto ..."
4/10/2018 1:00:55 PM
Gior in Lettera al Prof. Alberto Brambilla su un suo articolo con fake news sulla riforma Fornero
"Cosa ne dici di questo articolo? Fanno il confronto al ribasso sfruttando lo squilibrio ..."
3/27/2018 1:23:13 PM
Gior in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Sei evocato su Iceberg Finanza ..."
3/24/2018 4:20:09 PM
da magnagrecia in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"Salve,A Di Maio ho inviato più volte le mie e-mail p.c. Poi, visto che continuava a straparlare ..."
3/23/2018 10:30:25 PM
Pietro in Dialogo con Paolo Zani di Tuttoprevidenza sulle sue fake news sulle pensioni
"buonasera sig. V.scopro solo ora i suoi articoli sulle Pensioni e la sua battaglia per la verità ..."


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